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Il Potenziale Chimico

Poiché in un sistema chimico ci sono abitualmente variabili


chimiche (il numero di moli dei diversi componenti), l’energia di
Gibbs (che è una funzione estensiva) risulta funzione di variabili
fisiche e chimiche, cioè:

G  G T , P , ni 

dove ni rappresenta il numero di moli del componente iesimo. Il


differenziale totale della funzione energia libera vale allora:

 G   G   G 
dG     dT     dP   
  dni  ... (PC1)
 T  P , n  P  T , n  n i  T ,P ,n j
Il Potenziale Chimico
 G 
La quantità   è l’energia di Gibbs molare parziale
 n 
 i  T ,P ,n j
del componente i e prende il nome di potenziale chimico del
componente i :

 G 
G i ,m   
  i (PC2)
 n i  T ,P ,n j

E’ evidente dalla definizione che il potenziale chimico è una


proprietà intensiva e rappresenta la variazione di energia libera
che si verifica quando si aggiunge 1 mole del componente i ad
una massa infinita di sistema (in modo che l’aggiunta non ne
faccia variare la composizione).
Energia di Gibbs: dipendenza dalle variabili fisiche e chimiche
Per un processo a T e P costanti, si ottiene dalle (PC1) e (PC2) :
dGT ,P  1  dn1   2  dn2  ..... (PC3)

Se sono invece le variabili chimiche a rimanere costanti si ha:


dG  dH  d T  S   d U  P  V   d T  S  (PC4)
dG  dU  P  dV  V  dP  T  dS  S  dT (PC5)
ma per la prima legge della termodinamica è:
dU  dq  P  dV (PP3)

dq
inoltre dS 
T

cioè dq  T  dS (PC6)
Energia di Gibbs: dipendenza dalle variabili fisiche e chimiche
dalle (PP3) e (PC6)
dU  T  dS  P  dV
dU  P  dV  T  dS  0 (PC7)

dalle (PC5) e (PC7) segue allora:


dG  dU  P  dV  V  dP  T  dS  S  dT
(PC8)
dG  V  dP  S  dT
la (PC8) è stata ricavata nel caso in cui le variabili chimiche siano
costanti ed esprime quindi la dipendenza dell’energia di Gibbs del
sistema dalle sole variabili fisiche. Il differenziale totale della
funzione energia di Gibbs può quindi essere scritto:

dG  V  dP  S  dT  1  dn1   2  dn2  ...... (PC9)


Il Potenziale Chimico
Abbiamo visto che:
dGm  Vm  dP  Sm  dT

A T = costante
dGm  Vm  dP (PC10)
Pf Pf

Pi
dGm   Vm  dP
Pi
(PC11)

Per una sostanza gassosa a comportamento perfetto:


Pf Pf R T

Pi
dG m  
Pi
P
 dP (PC12)

dP
P f dGm  R  T P f
P P
(PC13)
i i P
Il Potenziale Chimico

Pf
G m  Pf   G m  Pi   R  T  ln
Pi (PC14)

Ponendo
G 
Pi  P pressione standard, 1 bar , m i
0 P   G 
m

E introducendo P in luogo di Pf, si ottiene:


P
G m  P   G m  R  T  ln
P (PC15)
Il Potenziale Chimico
Per una miscela di gas a comportamento perfetto, P
rappresenta la pressione parziale del gas di interesse e Gm(P)
l’energia di Gibbs molare parziale (quindi il potenziale
chimico) del gas di interesse.
Dunque, per qualunque componente j di una miscela gassosa
a comportamento perfetto potremo scrivere:
Pj
 j    R  T  ln

j
P (PC16)
O più semplicemente, tenuto conto che P0 =1 bar:

 j   j  R  T  ln Pj (PC17)
L’equazione ottenuta descrive il potenziale chimico dei diversi
componenti di una miscela gassosa a comportamento
perfetto.
Tensione di vapore
I liquidi ed alcuni solidi (quelli molecolari) subiscono un processo
continuo di evaporazione.
Le molecola sono trattenute nel corpo del liquido da una forza
netta di attrazione verso l’interno. Le molecole con maggiore
energia cinetica possono però sfuggire dalla superfice.
Le molecole possono sia
sfuggire dalla superfice
del liquido verso il vapore
che ricondensare dal
vapore verso la superfice
del liquido.
Parte delle molecole del liquido –quelle con energia cinetica
maggiore- tenderanno a sfuggire dalla superficie del liquido per
cui nello spazio sovrastante il liquido si forma del vapore.

Se il liquido è lasciato in un recipiente aperto col tempo evaporerà


completamente. Diverso è il comportamento in un recipiente chiuso
Consideriamo un liquido in un recipiente chiuso in cui sia stato
fatto il vuoto (per evitare interferenze con altre molecole di gas)
La pressione parziale del vapore sovrastante il liquido aumenta
progressivamente e con essa aumenta il numero di molecole presenti
in fase vapore e, allo stesso tempo, la probabilità che molecole del
vapore collidano con la superficie del liquido e ricondensino in fase
liquida.

Quando la velocità di condensazione diventa uguale alla velocità di


evaporazione si raggiunge uno stato di equilibrio dinamico.
liquido ↔ vapore
La pressione parziale esercitata dal vapore in condizioni di equilibrio
con il suo liquido è chiamata tensione di vapore. Lo stato di
equilibrio è una funzione di stato: non dipende dalla forma del
recipiente, dalla quantità di liquido, ecc.
La tensione di vapore di una sostanza dipende dalla temperatura.
Al crescere della temperatura aumenta l’energia cinetica
molecolare e quindi la tendenza delle molecole a sfuggire dal
liquido. Di conseguenza la tensione di vapore aumenta all’aumentare
della temperatura.
Misura della tensione di vapore

Ff
fffff
Ffffffff
Ffffffff
Ffffffff
ffffffff
Un liquido (o un solido) è detto volatile se ha una elevata tensione di
vapore a temperatura ambiente.
Si chiama punto di ebollizione la temperatura alla quale la tensione
di vapore del liquido uguaglia la pressione esterna (pressione
atmosferica).
Il punto di ebollizione dipende dalla pressione esterna.
Ad esempio l’acqua bolle a 100°C ad 1 atm ma a 95°C a 0,83 atm.
Il punto di ebollizione normale di un liquido è il punto di ebollizione
alla pressione esterna di 1 atmosfera.
Punto di Ebollizione
• Il liquido entra in
ebollizione quando la
pressione di vapore e’
uguale alla pressione
esterna
• Il Punto di
Ebollizione aumenta
all’aumentare della
pressione.
Punto di Ebollizione Normale: pressione = 1 atm
Punto di Ebollizione Standard: pressione = 1 bar
Pressione di Vapore
• Evaporazione: le molecole
sfuggono dalla superficie
• Ebollizione: il gas si forma
anche all’interno del liquido
Ebollizione
• Solo quando la pressione di
vapore raggiunge la
pressione esterna, le bolle di
vapore riescono a vincere la
pressione e formarsi
all’interno del liquido.
• E’ possibile far bollire un
liquido aumentando la
temperatura o diminuendo la
pressione
Pentola a Pressione
•Denis Papin nel 1682 inventa la
Pentola a Pressione, completa di
valola di sfogo.
• In una normale pentola, la temperatura
dell’acqua non supera mai i 100 °C.

• Nella pentola chiusa


ermeticamente, l’acqua
evapora aumentando la
pressione di vapore.
• La temperatura dell’acqua
raggiunge
22 i 120 °C e 2 Atm.
Ebollizione a Bassa Pressione
Localita’ Altitudine (m) P.to Ebollizione H2O (oC)

Rimini 0 100.0
Courmayeur 1600 95.0
Mt. Everest 8000 76.5
Ebollizione a Bassa Pressione
MARTE Temperatura media: 218 K (-55 °C)
Range: 140/300 K (-133/27 °C)
Atmosfera: CO2 95.3%
N2 2.7%
Ar 1.6%
O2 0.15%
H2O 0.03%
Pressione media: 6 millibar

In queste condizioni l’acqua è solida o gassosa.


Nelle zone a pressione più alta, l’acqua bolle a 10 °C.

I marziani non possono cucinare la pasta,


a meno di usare la pentola a pressione!!
Tensione di vapore
La tensione di vapore di un liquido dipende dalle forze intermolecolari: la
facilità con cui una molecola abbandona il liquido è determinata dalla
forza con cui è attratta dalle altre molecole.
In generale un liquido in cui le forze intermolecolari sono elevate ha una
bassa tensione di vapore e, di conseguenza, un’elevata temperatura di
ebollizione.
Poiché le forze di van der Waals (in particolare quelle di London)
aumentano con il peso molecolare, la temperatura di ebollizione di un
liquido, in cui agiscono solo queste
forze, aumenta anch’essa con il
peso molecolare, visto che
diminuisce la tensione di vapore.
Un’importante eccezione a
questo andamento è
rappresentata dalla molecole
che formano legami a idrogeno
(HF, H2O, NH3)
Legge di Raoult

 Consideriamo una miscela con un liquido volatile


e un liquido o un solido non volatile
 Come varia la pressione parziale del liquido
volatile al variare della frazione molare?
 Indichiamo con p* la pressione di vapore del
liquido puro
Legge di Raoult
 Aggiungendo del soluto non
volatile ad una soluzione di
liquido volatile, la pressione
di vapore diminuisce
Bloccato
 Vi sono meno molecole di
solvente sulla superficie. Il
soluto impedisce ad alcune
molecole di passare nella
fase gassosa, ma non ne
impedisce il ritorno alla fase
liquida.
Legge di Raoult
 Se assumiamo che le
interazioni solvente-solvente
siano identiche a quelle soluto-
solvente, possiamo concludere
che la pressione di vapore e’
proporzionale alla frazione
molare

pA = xApA*
Soluzioni Ideali

pA = xApA*

 Le soluzioni che seguono la


legge di Raoult di chiamano
Soluzioni Ideali
Francois Raoult
(1830-1901)
Il Potenziale Chimico
L’equazione che descrive il potenziale chimico di una miscela
gassosa a comportamento perfetto è il punto di partenza per
l’espressione del potenziale chimico di un componente di una
soluzione liquida in funzione della composizione della
soluzione.
Si consideri una soluzione, costituita da un solvente e un soluto
non volatile, in equilibrio col proprio vapore. Poiché il soluto è
non-volatile, il vapore è costituito dal solvente puro.
La condizione di equilibrio (teorema di Gibbs) è che il potenziale
chimico del solvente sia identico nella fase liquida e in quella
vapore.
Se indichiamo il solvente con A, il suo potenziale chimico vale:
 A  l    A  g   R  T  ln PA (PC18)
Il Potenziale Chimico
Per la legge di Raoult:
PA  x A  PA* (PC19)

x A  frazione molare di A nella soluzione;


PA*  tensione di vapore di A puro
Segue:
 A  l    A  g   R  T  lnx A  PA*    A  g   R  T  ln x A  R  T  ln PA*

Né A 
 g  né R  T  ln PA
*
dipendono dalla composizione
della miscela. Ponendo:
 A*   A  g   R  T  ln PA* potenziale chimico di A puro
Il Potenziale Chimico

Si ottiene:
 A  l    A*  R  T  ln x A (PC20)

Equazione che descrive il potenziale chimico del solvente A in


una soluzione molto diluita contenente un soluto non volatile.
Tra poco estenderemo la trattazione al caso in cui, pur essendo la
soluzione molto diluita, anche il soluto sia volatile.
Ora occupiamoci di vedere come variano G, H ed S quando due
componenti A e B si miscelano per dare luogo a una soluzione
ideale.
L’energia di Gibbs di miscelamento
Per calcolare la variazione dell’energia di Gibbs quando due
componenti si miscelano per dare luogo a una soluzione ideale,
basta ipotizzare un processo il cui stato iniziale sia costituito dai
due componenti separati e il cui stato finale sia costituito dai
componenti miscelati. Siano nA e nB le moli dei due componenti.
Gi  nA   A ,i  nB  B ,i (PC21)

Gi  nA   A*  R  T  ln x A   nB  B*  R  T  ln x B  (PC22)

Poiché i componenti sono puri, xA= xB= 1. Dunque:

Gi  nA   A*  nB  B* (PC23)
L’energia di Gibbs di miscelamento
A miscelamento avvenuto:
Gf  nA   A ,f  nB  B ,f (PC24)

Ed esplicitando i potenziali chimici:


Gf  nA   A*  R  T  ln x A   nB  B*  R  T  ln x B  (PC25)

La variazione di energia di Gibbs è quindi:


G  Gf  Gi  R  T  nA  ln x A  nB  ln x B  (PC26)
Considerato che
nA nB
xA  ; xB  (PC27)
n n
L’energia di Gibbs di miscelamento
Si ottiene
G  n  R  T   x A  ln x A  x B  ln x B  (PC28)

Si noti che poiché xA e xB sono entrambe minori di 1, G < 0,


cioè il miscelamento è spontaneo in tutte le proporzioni.
Come sappiamo:
G  H  T  S
Dal confronto segue che:
H  0
Poiché le interazioni intermolecolari sussistono anche nelle
soluzioni ideali, il fatto che l’entalpia di miscelamento sia nulla
indica che in queste soluzioni le interazioni solvente-solvente,
soluto-soluto e solvente-soluto sono identiche.
L’energia di Gibbs di miscelamento

Dal confronto segue anche che:


 T  S  n  R  T   x A  ln x A  x B  ln x B  (PC29)
S   n  R   x A  ln x A  x B  ln x B  (PC30)

Ricordando che xA e xB sono entrambe < 1, si conclude che


l’entropia di miscelamento è positiva.
Si noti, in proposito, che a seguito del miscelamento non viene
fornito né sottratto calore all’ambiente (H = 0) così che l’entropia
dell’ambiente non subisce variazioni.
La spontaneità del miscelamento è esclusivamente dovuta
all’aumento di entropia del sistema.
Soluzione di due Liquidi Volatili
 Consideriamo ora due liquidi volatili.
 Entrambi hanno una pressione di vapore
Legge di Raoult per Liquidi Volatili
 Se assumiamo che la soluzione sia ideale:
 La pressione di vapore di ogni componente

puo’ essere calcolata mediante la legge di


Raoult
 La pressione totale e’ la somma delle due

pressioni parziali.

p A = A p A * pB = B pB*
ptot = pA + pB = A pA* + B pB*
Soluzione di Toluene e Benzene
H CH3

H C H H C H
C C C C

C C C C
H C H H C H
Benzene Toluene
H H

Benzene e Toluene sono composti volatili con una


struttura simile e quindi forze intermolecolari
simili. Una loro soluzione si comporta idealmente
Soluzione Ideale e non Ideale

ptot = A pA* + B pB*


Soluzioni Non Ideali
 La maggior parte delle soluzioni non sono ideali
 Le interazioni tra A e B sono diverse da quelle AA e BB

Deviazione positiva Deviazione negativa


Le Soluzioni diluite ideali
Anche in caso di deviazioni dal comportamento ideale, la tensione
di vapore del solvente (il componente presente in concentrazione
preponderante) è ben descritta dalla legge di Raoult. Non ci si può,
tuttavia, aspettare altrettanto per il soluto che, circondato da un
numero preponderante di molecole di solvente, non può avere un
comportamento all’evaporazione correlato in modo semplice a
quello del soluto puro. In questi casi, la tensione di vapore del
soluto volatile è ancora proporzionale alla sua frazione molare in
soluzione, ma la costante di proporzionalità non è più
rappresentata dalla tensione di vapore del soluto puro.
La relazione tra tensione di vapore e frazione molare del
soluto è fornita dalla legge di Henry:

pB  x B  K B KB= costante di Henry (PC31)


Le Soluzioni diluite ideali
KB

pB*

0 1
xB
KB è l’intercetta della tangente alla curva sperimentale in xB = 0
Le Soluzioni diluite ideali

Di solito è di maggior interesse conoscere come la concentrazione


molare del soluto dipende dalla pressione parziale e la legge di
Henry si scrive:
B   K H  p B

KH /(mol m-3 kPa-1)


CO2 3.39 10-1
N2 6.49 10-3
H2 7.78 10-3
CH4 1.48 10-2
O2 1.30 10-2
Le Soluzioni diluite ideali
In completa analogia a quanto visto in precedenza per il potenziale
chimico del solvente, possiamo scrivere:
B  l   B  g   R  T  ln pB (PC32)

B  l   B  g   R  T  ln K B  R  T  ln x B (PC33)

B  B*  R  T  ln x B (PC34)

Che può essere scritta:


B  B*  R  T  ln cos tante  R  T  lnB  (PC35)

B  B  R  T  lnB  (PC36)


Le Soluzioni diluite ideali
La concentrazione di O2 nell’acqua necessaria a sostenere la vita
aerobica è di circa 4.0 mg/litro. Qual è la pressione parziale di O2
minima nell’atmosfera in grado di assicurare tale concentrazione?
O 2 
pO 2  K H  1.30  10 2 mol  m 3  kPa 1
KH
La concentrazione dell’ossigeno deve essere espressa in unità di
misura coerenti con quelle di KH, quindi in molm-3:
3
10 1g
L 1mol 4.0
O 2   4.0mg  L  3  3 
1
 mol  m  3
10 mg 1m 32g 32
4.0 1
pO 2  mol  m  3   9.62kPa
2 3 1
32 1.30  10 mol  m  kPa
La pressione parziale dell’ossigeno a livello del mare è circa 21
kPa.
Solubilità nel Sangue

 Ad alte pressioni l’Azoto e l’ossigeno si


sciolgono nel sangue.
 L’ossigeno viene consumato, ma l’Azoto rimane
nel sangue.
Legge di Henry

 Ad alte pressioni
l’azoto e l’ossigeno
si sciolgono nel
sangue.
 Tornando in
superficie troppo
velocemente, si può
soffrire di Embolia
 Camere Iperbariche
 Sangue Artificiale
Legge di Henry

 Molti prodotti sfruttano la


grande solubilità dei gas in
acqua

CO2
Osmosi e pressione osmotica
Per comprendere l’osmosi occorre premettere una breve discussione
sulle membrane semipermeabili. Queste sono dotate di pori di
dimensioni tali da consentire il passaggio di alcune molecole ma da
impedire quello di altre molecole più grandi. Alcune membrane
semipermeabili, per esempio, sono dotate di pori tanto piccoli da
consentire il passaggio delle molecole H2O ma da impedire quello di
ioni (idratati) e di molecole più grandi di H2O. Altre membrane, dotate
di pori più grandi, consentono il passaggio dell’acqua ma non quello
di molecole molto grandi, come ad esempio le molecole proteiche, che
hanno masse molecolari dell’ordine di migliaia di u.m.a. Il passaggio
selettivo di ioni e piccole molecole ma non delle proteine è chiamato
dialisi ed è comunemente usato in biochimica nei processi di
separazione e purificazione. (I nostri reni possono essere considerati un
complicato sistema di tubicini di dialisi che espellono liquidi, sali e piccole
molecole di scarto ma trattengono le proteine).
Osmosi e pressione osmotica
La pressione osmotica è una delle proprietà colligative e, come tale, è
causata dall’abbassamento del potenziale chimico del solvente
causato dalla presenza del soluto.
L’OSMOSI È IL FLUSSO DI SOLVENTE ATTRAVERSO UNA
MEMBRANA SEMIPERMEABILE

Nell’osmosi:
1. l’acqua si muove da una soluzione più diluita (o dal solvente puro)
verso una più concentrata.
2. Le molecole d’acqua si muovono liberamente attraverso la membrana.
3. Le particelle d’acqua che si muovono verso la soluzione più
concentrata sono maggiori di quelle che fanno il cammino opposto.
Nel caso della figura le particelle d’acqua determinano un aumento di
volume nella parte più concentrata
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L’OSMOSI È IL FLUSSO DI SOLVENTE ATTRAVERSO UNA
MEMBRANA SEMIPERMEABILE

La pressione che deve essere


esercitata sulla soluzione,
separata dal solvente da una
membrana osmotica, per impedire
il flusso osmotico è chiamata
pressione osmotica della
soluzione.
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Osmosi e pressione osmotica
All’equilibrio di pressione osmotica, il potenziale chimico del solvente
deve essere identico ai due lati della membrana semipermeabile. Dunque,
il potenziale chimico del solvente puro alla pressione P deve uguagliare il
potenziale chimico del solvente in soluzione alla pressione P + :
 A*  P    A  x A , P    (PC37)
Ma come abbiamo visto
 A  x A , P      A*  P     R  T  ln x A (PC38)

Per un liquido, sostanzialmente incomprimibile, vale dunque


Gm  Vm P  *A P      *A P   VA  P (PC39)

 *A P      *A P   VA  P (PC40)

 *A P    A x A , P      * P     RT ln X A   *A P   VA  P  RT ln X A
A
Osmosi e pressione osmotica
La condizione di uguaglianza del potenziale chimico del solvente ai due
lati della membrana può quindi essere scritta:
 A*  P    A*  P   VA    R  T  ln x A (PC41)
Ma
ln x A  ln1  x B  (PC42)
1 1
ln1  x B    x B   x B2   x B3 .... (PC43)
2 3
Se xB << 1, i termini successivi al primo dello sviluppo in serie sono
trascurabili e si ottiene:

ln1  x B    x B (PC44)
Osmosi e pressione osmotica
E la condizione di uguaglianza del potenziale chimico del solvente ai
due lati della membrana diventa:
VA    R  T  x B
(PC45)
Ma
nB nB
xB  
n nA
nB
VA    R  T  nA  VA    nB  R  T
nA (PC46)

Poiché la soluzione è molto diluita:


nA  VA  V V    nB  R  T   B   R  T (PC47)
La pressione osmotica è una proprietà colligativa ed è
proporzionale alla concentrazione molare del soluto M:

= M R T

In cui R è la costante dei gas e T è la temperatura assoluta.


Si noti l’analogia tra questa equazione e quella per i gas reali, più
evidente se si tiene conto che M=n/V e quindi:

PV=nRT P=(n/V) RT P=MRT

Esempio: Calcolare la pressione osmotica di una soluzione


0,02 M di glucosio a 25°C

= MRT = 0,02 mol/l0,0821 latm/(K mol)298 K=


= 0,5 atm
La pressione osmotica viene utilizzata per calcolare il peso
molecolare di sostanze polimeriche o macromolecole.
Problema: 50 ml di una soluzione acquosa contengono 1,08 g di una
proteina e presentano una pressione osmotica di 5,85 mmHg a 298 K.
Quale è il peso molecolare di tale proteina?
5,85 mmHg
La pressione in atmosfere è: P   7,70  10 -3
760 mmHg/atm

La concentrazione molare della proteina è:


π 7,70  10-3 atm
π  MRT   3,15  mol / L
RT 0,0821 L  atm/(K mol)  298K
Il numero di moli della proteina è:
moli
M moli  M  V  3,15  10-4 mol/L  50  10- 3 L  1,58 10 5 mol
V
La massa molare della proteina è:
massa 1,08 g
Mm    6,84  10 4
g/mol
moli 1,58  10 mol
-5
Soluzioni di Elettroliti
Un elettrolita è una sostanza che si scioglie in acqua producendo
ioni e formando una soluzione che conduce l’elettricità.
Un non-elettrolita è una sostanza che si scioglie in acqua senza
produrre ioni e forma una soluzione che non conduce
l’elettricità.
Un elettrolita può essere un composto ionico o molecolare:
H2 O
NaCl (s)  Na+ (aq) + Cl (aq) Dissociazione
HCl (g) + H2O(l)  H3O+ (aq) + Cl (aq) Ionizzazione
Un non-elettrolita è un composto molecolare che non ionizza
Un elettrolita può essere debole o forte
Un elettrolita forte è presente in soluzione completamente
sotto forma di ioni

HCl (g) + H2O(l)  H3O+ (aq) + Cl (aq) Elettrolita forte


Un elettrolita debole è solo parzialmente ionizzato in soluzione
 NH + (aq) + OH (aq)
NH3 (g) + H2O(l)  Elettrolita debole
4
Proprietà colligative di soluzioni di elettroliti

Per spiegare le proprietà colligative di soluzioni di elettroliti si


deve tener conto della concentrazione totale di tutti gli ioni
piuttosto che della concentrazione dell’elettrolita.

Esempio: ogni unità formula NaCl si dissocia in ioni Na+ e Cl-,


cioè in due particelle che contribuiscono entrambe a tale
proprietà colligativa.

Ogni molecola di glucosio solido si scioglie in acqua dando


origine a una molecola di glucosio in fase acquosa.
In generale si può scrivere:

 = i M R T

in cui i è il numero di ioni provenienti da ogni unità formula.

NaCl Na+ + Cl- i=2


K2SO4 2K+ + SO42- i=3

Fe2(SO4)3 2Fe3+ + 3SO42- i=5

Questo è rigorosamente vero solo per soluzioni molto diluite.


La tonicità è una misura comparativa della pressione osmotica di
due soluzioni separate da una membrana semipermeabile. È
comunemente impiegata per descrivere le reazioni delle cellule
quando vengono immerse in una soluzione esterna. Come la
pressione osmotica, la tonicità dipende soltanto dai soluti che non
possono superare la membrana, poiché solo questi ultimi
esercitano una pressione osmotica. I soluti che oltrepassano la
membrana, invece, non condizionano la tonicità, perché saranno
sempre in uguale concentrazione su entrambi i lati della membrana.
Esisto tre gradi di tonicità di una soluzione comparata ad un'altra:

ipertonicità: una soluzione si dice ipertonica se contiene una


maggiore concentrazione di soluti impermeabili rispetto alla
soluzione presente sull'altra faccia della membrana;

ipotonicità: una soluzione si dice ipotonica se contiene una minor


concentrazione di soluti impermeabili rispetto alla soluzione
presente sull'altra faccia della membrana;

isotonicità: una soluzione si dice isotonica se contiene un'uguale


concentrazione di soluti su entrambi i lati della membrana.
Osmosi e Globuli Rossi
Soluzione Isotonica Soluzione Ipertonica Soluzione Ipotonica
I Globuli Rossi hanno la la concentrazione la concentrazione
stessa concentrazione esterna e’ piu’ alta esterna e’ piu’ bassa
del liquido circostante Raggrinzimento Emolisi
Tonicità di una cellula vegetale a seconda della soluzione in
cui viene immersa