Sei sulla pagina 1di 11

Origini del Futurismo

Il Futurismo è stato un movimento artistico,culturale


Italiano dell'inizio del XX secolo, nonché la prima
avanguardia europea. Ebbe influenza su movimenti
affini che si svilupparono in altri paesi dell'Europa (in
particolare in Russia e Francia), negli Stati Uniti
d'America e in Asia. I futuristi esplorarono ogni forma
di espressione, dalla pittura alla scultura,
alla letteratura (poesia e teatro), la musica,
l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e
persino la gastronomia. La denominazione ufficiale
del movimento si deve al poeta italiano Filippo
Tommaso Marinetti.
Il XX secolo era quindi invaso da un
nuovo vento, che portava una nuova
realtà: la velocità. I futuristi
intendevano idealmente "bruciare i
musei e le biblioteche" in modo da non
avere più rapporti con il passato e
concentrarsi così sul dinamico
presente; tutto questo, come è ovvio,
in senso ideologico. Le catene di
montaggio abbattevano i tempi di
produzione,
le automobili aumentavano ogni
giorno, le strade iniziarono a riempirsi
di luce artificiale, si avvertiva questa
nuova sensazione di futuro e velocità
sia nel tempo impiegato per produrre o
arrivare ad una destinazione, sia nei
nuovi spazi che potevano essere
percorsi, sia nelle nuove possibilità di
comunicazione.
 Nel Manifesto Futurista pubblicato inizialmente in
vari giornali italiani e definitivamente, due settimane
dopo sul quotidiano francese Le Figaro il 20
febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti espose i
principi-base del movimento. Poco tempo dopo
a Milano nel febbraio 1910 i pittori Umberto
Boccioni, Carrà, Giacomo Balla, Severini e Luigi
Russolo firmarono il Manifesto dei pittori futuristi e
nell'aprile dello stesso anno il Manifesto tecnico della
pittura futurista. Nei manifesti si esaltava la tecnica e
si dichiarava una fiducia illimitata nel progresso, si
decretava la fine delle vecchie ideologie Si
esaltavano inoltre il dinamismo, la velocità,
l'industria, il militarismo, il nazionalismo e la guerra,
che veniva intesa come "igiene dei popoli".
 La prima importante esposizione futurista si tenne
a Parigi presso la galleria Bernheim-Jeune dal 5 al
24 febbraio 1912. All'inaugurazione della mostra
erano presenti Marinetti, Boccioni, Carrà, Severini e
Russolo. L'accoglienza iniziale fu fredda, ma nelle
settimane successive il movimento suscitò un certo
interesse divenendo presto oggetto di attenzioni
internazionali tanto da favorire la riproposizione della
mostra anche in altre città europee come Berlino.
IL FUTURISMO NELL’ARTE
 Nelle opere futuriste è quasi sempre costante la ricerca del
dinamismo; cioè il soggetto non appare mai fermo, ma in
movimento: ad esempio, per loro un cavallo in movimento non
ha quattro gambe, ne ha venti. Così la simultaneità della visione
diventa il tratto principale dei quadri futuristi; lo spettatore non
guarda passivamente l'oggetto statico, ma ne è come avvolto,
testimone di un'azione rappresentata durante il suo
svolgimento.
 Per rendere l'idea del moto nelle arti visive tradizionali, immobili
per costituzione, il Futurismo si serve, nella pittura e
nella scultura, principalmente delle “linee-forza”; poiché la linea
agisce psicologicamente sull'osservatore con significato
direzionale, essa, collocandosi in varie posizioni, supera la sua
essenza di semplice segmento e diventa “forza” centrifuga e
centripeta, mentre oggetti, colori e piani si sospingono in una
catena di “contrasti simultanei”, determinando la resa del
“dinamismo universale”.
DINAMISMO E VELOCITA’
UMBERTO BOCCIONI
 Viene considerato il più autorevole esponente del Futurismo, per quanto
riguarda le arti visive. I suoi studi sul “dinamismo plastico” influenzeranno
per lungo tempo l’arte del XX secolo. Boccioni nasce a Reggio Calabria ma,
a causa del lavoro del padre (usciere di prefettura) è costretto a spostarsi
in molte città diverse nel corso dell’infanzia: Forlì, Genova, Padova,
Catania. Non saranno le uniche mete nella vita di questo “artista
viaggiatore”. Sarà proprio questo suo intenso girovagare ad aiutarlo a
sviluppare quell’apertura mentale che renderà rivoluzionaria la sua ricerca
artistica. La prima forma d’arte a cui Boccioni si avvicina è però
la letteratura: a diciotto anni) pubblica infatti il suo primo romanzo,
 Si avvicinerà alla pittura a vent’anni, dopo essersi trasferito a Roma nel
1901. Nella capitale conosce infatti gli artisti Gino Severini, Giacomo
Balla (artista già affermato all’epoca) e Mario Sironi, con cui stringerà una
decennale amicizia.
 Neanche a Roma Boccioni riesce a stare fermo ,grazie al sostegno della
famiglia intraprende un viaggio attraverso l’Europa, per conoscere le
Avanguardie artistiche. Si reca a Parigi, in Russia e a Monaco di Baviera.
 Tra un viaggio e l’atro, nel 1907 trova anche il tempo per iscriversi
alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia.
 Del resto la poetica artistica di
Boccioni trova nel Futurismo e
nei suoi ideali il naturale sbocco.
La capacità di cogliere
il movimento e
il dinamismo nel dipinto e nella
scultura è una delle chiavi di
lettura principali per
comprendere la tecnica
dell’artista italiano.
 A Boccioni è attribuita infatti la
paternità del “dinamismo
plastico”, tecnica basata sulla
rappresentazione della
simultaneità del movimento nelle
arti figurative. Ne è un magnifico
esempio l’opera
scultorea Forme uniche della
continuità nello spazio (1913).
raffigurata sulla moneta da venti
centesimi!
U. Boccioni, Cavallo +
cavaliere + caseggiato
Questa tela è stata datata dagli storici dell’arte
come dipinta tra il 1913 e il 1914, ed è certo che fu
esposta nel febbraio 1914 presso la Galleria
Sprovieri in Via del Tritone a Roma per la Prima
Esposizione Libera Futurista.
Il cavallo e il cavaliere, non ben definiti,
occupano la parte centrale del quadro, e in
particolare il cavallo sembra uscire con forza oltre la
cornice. Sullo sfondo invece si erge il
caseggiato, composto da una semplificazione
geometrica delle abitazioni.
Tutte le figure che compongono l’opera sono dipinte
con forti pennellate, molto materiche e ricche di
colore. Le linee-forza determinate dagli
accostamenti cromatici, che come si può notare,
sono costruite con il sapiente accostamento di
colori freddi e caldi e conferiscono al dipinto
quell’idea di dinamismo e simultaneità, tanto cara ai
futuristi.

I segni matematici + – x = servono ad ottenere delle


dinamicità e meccanismi geometrici.
Se si osserva lateralmente la scultura, si può riconoscere
facilmente una figura umana in cammino priva però di alcune
parti (ad esempio le braccia) e, per così dire, del suo "involucro"
esterno. La figura appare così per un verso come uno
"scorticato" anatomico (si riconoscono distintamente alcuni
muscoli, come i polpacci, e l’articolazione del ginocchio), per un
altro come una "macchina", come un ingranaggio in movimento.
L’opera inoltre si sviluppa mediante l’alternarsi di cavità, rilievi,
piani e vuoti che generano un frammentato e discontinuo
chiaroscuro fatto di frequenti e repentini passaggi dalla luce
all'ombra. Osservando la figura da destra, il torso ad esempio
pare essere pieno ma se si gira intorno alla statua e la si
osserva da sinistra esso si trasforma in una cavità vuota. In tale
modo sembra che la figura si modelli a seconda dello spazio
circostante ed assume così la funzione per così dire di plasmare
le forme. Anche la linea di contorno si sviluppa come una
sequenza di curve ora concave, ora convesse: in tal modo i
contorni irregolari non limitano la figura come di consueto ma la
dilatano espandendola nello spazio. L’interno stesso della
statua è attraversato da solchi e spigoli che "tagliano" i piani,
come se le figure fossero più di una e si sovrapponessero di
continuo. Se vista lateralmente, la statua dà l’impressione di un
movimento avanzante che si proietta energicamente in avanti.
Tuttavia se la si guarda frontalmente o a tre quarti si può notare
forme uniche della continuità una torsione o avvitamento delle forme nello spazio: più di una
linea infatti si avvolge attorno alla figura in un moto a spirale,
nello spazio coinvolgendo i diversi piani in una rotazione che suggerisce
un’ulteriore espansione delle forme.
L'opera originale di Boccioni è in gesso, e non è mai stata
prodotta la rispettiva copia in bronzo nel corso della vita
dell'autore. Il gesso è in mostra al Museo di Arte
Contemporanea, a San Paolo. Due calchi sono stati effettuati
nel 1931 uno è in mostra al Museum of Modern Art, due sono
state effettuate nel 1949 (uno è in mostra alla Metropolitan
Museum of Art, e nel 1972 (uno è in mostra alla Tate Modern, e
altri otto nel 1972, non a partire dal gesso originale, ma un calco
del 1949.
Dinamismo di un cavallo
in corsa + case
Umberto Boccioni si volge alla scultura dopo la
pubblicazione del suo Manifesto Tecnico della
Scultura Futurista l’11 aprile 1912. I presupposti
estetici futuristi espressi nel documento
prevedono l’uso di materiali disparati in una
sola opera, il rifiuto della forma chiusa e l’idea di
una compenetrazione tra oggetto e ambiente
circostante, ottenuta mediante piani che si
intersecano. Qui Boccioni associa legno,
cartone e metallo parzialmente dipinti in un uso
futurista dei piani, influenzato dal Cubismo di
Pablo Picasso e Georges Braque.
Boccioni,esegue molti studi dal vero di cavalli,
prima di trasformare questo soggetto in uno dei
simboli dell’età moderna. Qui l’artista si serve
dell’immagine del cavallo per dimostrare come
la qualità stessa della percezione visiva crei
l’illusione di una fusione di forme: quando la
distanza tra il cavallo in corsa e la casa è
visivamente impercettibile, cavallo e casa
sembrano sommarsi in un’unica, mutevole
immagine. Questa e altre simili sculture
intendono rappresentare l’apparente
compressione dello spazio che si verifica
quando un oggetto lo attraversa e la
Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915 ridefinizione che l’oggetto stesso subisce in
Guazzo, olio, legno, cartone, rame e ferro dipinto, 112,9 x 115 questo spazio.
cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia