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Jesse Owens Schonberg e

e le olimpiadi la
Disastri
del 36’ dodecafonia
Nucleari

Italia nella 2°
guerra
mondiale Hiroshima e
2° guerra
mondiale Nagasaki

Italo calvino
Il sentiero Albert
dei nidi di Einstein e la
ragno bomba
atomica
Premonicion
de guerra
civil Guernica
Futurismo
artistico

Futurismo
letterario

Nascita e
sviluppo del
fascismo

Tecnologie
Le sue spaziali
scoperte col
telescopio
Edwin
Hubble
10 giugno 1940 :l’Italia entra in guerra
Quando le truppe naziste varcarono il confine polacco, Mussolini
non fu nemmeno avvertito. Secondo quanto prevedeva il patto
d’ acciaio l’Italia sarebbe dovuta scendere in guerra al fianco
della Germania. Inizialmente l’Italia dichiarò uno stato di non
belligeranza, ossia che per il momento non partecipò alla guerra
pur rimanendo alleata della Germania.
Però dopo i rapidi successi riportati dall’ esercito nazista in
Polonia e in Francia Mussolini si convinse che sarebbe stata una
guerra rapida e vittoriosa, e che l’ Italia avrebbe dovuto
parteciparvi per poi beneficiare dei vantaggi dovuti alla vittoria
tedesca. Cosi l’ Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940. La scelta
di Mussolini purtroppo fu un tragico errore, sottovalutò la
capacità di resistenza degli Inglesi e il fatto che potessero entrare
in guerra gli Stati uniti. I nostri soldati vennero mandati in guerra
con viveri, abiti, equipaggiamenti e armi insufficienti in una
guerra alla quale la maggior parte della popolazione era
contraria
Le truppe italiane in Russia
Il 22 giugno 1941 scattò l’operazione Barbarossa, l’attacco tedesco contro l’Urss. I vertici militari
sottovalutarono l’Armata Rossa ed erano convinti di sconfiggerla in cinque settimane, prima del rigido
inverno russo (che già era costato caro a Napoleone). I sovietici attuarono la tattica della terra bruciata,
indietreggiando verso l’interno, mentre Stalin si appellava al nazionalismo russo per spingere la
popolazione civile alla resistenza contro l’invasore e ad atti di sabotaggio nelle retrovie. Mussolini, che
era stato tenuto all'oscuro dei piani hitleriani, si associava e inviava un corpo di spedizione di circa
60.000 uomini, il Csir - Corpo di spedizione italiano in Russia - poi Armir - armata italiana in Russia,
composto dalle divisioni Pasubio, Torino e Celere, al comando del generale Giovanni Messe. Nell'estate
del '41, unito alla 11a armata tedesca, il Corpo di Spedizione Italiano, fu incaricato di forzare il fiume
Dnestr in più punti, dove i tedeschi avevano scarsi rinforzi, e tentare di chiudere in una sacca, tra il
Dnestr e il fiume Bug, alcuni contingenti sovietici. In agosto scoppiarono i primi veri e propri
combattimenti che impegnarono in particolar modo la divisione Pasubio che dette ottima prova di sé,
anche se il problema dell'impreparazione si manifestava in modo sempre più insistente. Il Csir dimostrò
immediatamente di non essere all'altezza della situazione sia come qualità che come quantità di
armamenti e mezzi trasporto: i carri armati erano inadeguati alle caratteristiche delle rotabili,
l'artiglieria, come riferisce la Storia Ufficiale del Corpo di spedizione, era preda bellica austro-ungarica e
i cannoni erano già veterani della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale. A volte si arrivava a
livelli paradossali. A causa dello scarsissimo numero di autocarri infatti, le divisioni erano costrette a fare
a turno per utilizzarli, così che tra un reparto e l'altro si formavano centinaia di chilometri di distanza,
provocando il fenomeno della dispersione delle truppe e rendendo i collegamenti tra le stesse
estremamente difficoltosi. Nel primo mese, i tedeschi invasero e devastarono la Russia per una
profondità di 500 chilometri. Smolensk fu occupata dopo aspri combattimenti, nel corso dei quali i russi
avevano lanciato potenti contrattacchi. Fino a quando l'altrettanto impreparato esercito russo adottò la
tattica della difesa ad oltranza, le vittorie si susseguirono con relativa facilità ed in poche settimane
l'esercito tedesco insieme ai suoi alleati, attaccando sul Dnepr, obbligò alla resa la città di Kiev e fece
seicentomila prigionieri.
25 luglio 1943: cade Mussolini, Badoglio sale al
governo
Il 25 luglio 1943 il Gran consiglio del Fascismo, che riuniva i più influenti
gerarchi del regime, approvo a larga maggioranza un ordine del giorno
contrario a mussolini e invitò il re a riprendere i poteri dei quali il Duce si era
appropriato. Prontamente, Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e
formò un nuovo governo, presieduto dall’ anziano maresciallo Pietro
Badoglio, che soppresse il partito fascista e i tribunali speciali, rimise in libertà
coloro che erano stati arrestati o inviati al confino. A questo punto molti
speravano in una pace immediata, ma Badoglio, pur iniziando trattative
segrete con il comando angloamericano, dichiarò che la guerra al fianco della
Germania sarebbe continuata. Naturalmente i Tedeschi non si fidarono e
inviarono nuove truppe. Forse per accelerare le decisioni di Badoglio, gli
Alleati intensificarono gli attacchi aerei sulle città italiane. Nei mesi di luglio e
agosto Napoli, Milano; Torino e la stessa Roma subirono pesanti
bombardamenti, con gravi perdite tra la popolazione.
La Resistenza

In Italia, i primi nuclei di partigiani si costituirono subito dopo l’armistizio dell’ 8


settembre 1943; nacquero per iniziativa di giovani militari che riuscirono ad
impadronirsi di qualche arma e a rifugiarsi sulle montagne. Dopo la caduta di
Mussolini, infatti, i partiti italiani avevano ripreso l’ attività politica; a quelli che già
esistevano(come socialisti, comunisti, repubblicani, liberali) se ne aggiunsero altri : il
Partito d’azione, di orientamento socialista moderato e repubblicano e la Democrazia
cristiana, nata per iniziativa di alcuni esponenti del vecchio Partito popolare.
Nell’inverno del 1943-44 tutti questi partiti iniziarono a sostenere la lotta armata, così
in tutta l’Italia settentrionale nacquero le brigate e divisioni.
Le più organizzate e numerose furono le brigate Garibaldi, legate al partito comunista,
meno numerose ma efficienti furono le brigate Giustizia e Libertà, coordinate dal
partito d’azione mentre in Piemonte furono attive quelle degli autonomi, di ispirazione
monarchica e liberale, formate soprattutto da militari.
In città invece operavano i GAP(Gruppi di azione patriottica) formati da venti/trenta
uomini. L attività dei GAP prevedeva sabotaggi e attentati, assalti alle caserme fasciste
e tedesche, uccisioni di militari nazisti o delle brigate nere.
Nelle città si nascondevano anche i comandi militari della Resistenza e la repressione
nazista nei loro confronti fu particolarmente dura. Duccio Galimberti fu una delle
figure più importanti della Resistenza piemontese e venne ucciso a cuneo nel 1944.
L’ espressionismo, Arnold Schonberg e
l’ atonalità
All’ inizio del 20° secolo, nell’ area austro-tedesca, si afferma il movimento di avanguardia
chiamato Espressionismo. Essi vogliono dare forma al loro universo interiore. In campo musicale,
l’ espressionismo caratterizza la produzione di Arnold Schonberg e i suoi allievi, Anton Webern e
Alban Berg. Le loro composizioni utilizzano l’ atonalità, un genere musicale molto duro e
dissonante e risulta molto difficile l’ ascolto. Anche la musica con l atonalità, esprime l’
inquietudine e la sofferenza della condizione umana.
Arnold Schonberg nasce a Vienna nel 1874 da una famiglia ebrea. Compositore e insegnante, tra
il 1925 e il 1933 è docente presso l’ Accademia Statale di Berlino. Nel 1933 il regime nazista
sospese i suoi insegnamenti perché ebreo. Schonberg lascia la Germania e, dopo un breve
soggiorno in Francia si trasferisce negli Stati Uniti. Alla fine della seconda guerra mondiale,
Schonberg decide di non rientrare in Europa e ottiene la cittadinanza americana. Il compositore
muore nel 1951.
La dodecafonia è una tecnica compositiva ideata da Schonberg e adottata anche dai suoi allievi.
La composizione impiegherà sistematicamente la serie sia orizzontalmente che verticalmente,
ossia sia per formare successioni melodiche, sia per sincronizzare più note. Questo tipo di
architettura musicale comporta l'assenza di un centro tonale globalmente riconoscibile, poiché
nessuno dei 12 suoni della serie viene impiegato con frequenza maggiore degli altri. Poiché però
il riconoscimento di un centro tonale non dipende solo dalla frequenza media di apparizione di
una nota, ma anche dalle particolari successioni orizzontali e verticali adoperate e dalle loro
"attrazioni" , anche nella musica dodecafonica si avvertono (e nelle opere di Schönberg sono
sfruttati consapevolmente e intensivamente) residui di forza armonica tonale nei singoli passaggi
accordali.
Suite op. 25
Arnold Schonberg partecipa alla 1° guerra mondiale combattendo al fronte. L’ esperienza lo
sconvolge, ed è un periodo di crisi personale e di riflessione sulla sua musica. Il silenzio creativo
termina nel 1921 con la sua Suite op. 25, per pianoforte, la prima composizione dodecafonica di
Schonberg. La «Suite für Klavier» op. 25 fu portata a termine fra il luglio 1921 ed il marzo 1923.
Essa è formata da sei pezzi: Preludio, Gavotta, Musette, Intermezzo, Minuetto, Giga, tutti basati
sulla serie mi, fa, sol, re bemolle, sol bemolle, mi bemolle, la bemolle, re, si, do, la, si bemolle. A
cinquant’anni di distanza, e malgrado la smentita dell'autore, alcuni pezzi della «Suite», in
particolare le danze, recano il segno d'epoca: l'aura della restaurazione, avvertibile specialmente
nella stroficità ritmica, che apparenta la «Suite» agli umori neoclassici degli anni Venti.
Italo calvino
Il sentiero dei nidi di ragno
Cap. 1: Il protagonista del romanzo è Pin, un bambino con voce rauca, da vecchio, e
delle lentiggini rosse enere intorno agli occhi. Malgrado la sua voce Pin canta già di
mattina presso i borghi della città ricevendo insulti dalle persone. La storia si sviluppa
durante l'occupazione tedesca quando Pin vive con la sorella prostituta che riceve in
casa militari tedeschi. Pin non ha amici coetanei ma solo grandi infatti è considerato
l'amico dei grandi. Un giorno, all'osteria dove va a cantare canzonacce con gli uomini
del quartiere incontra “Comitato”, un capo partigiano, venuto a organizzare un “Gap”;
in conseguenza di ciò riceve l'incarico di impossessarsi della pistola di un marinaio
tedesco che frequenta sua sorella.
Cap. 2: Pin riesce nell'impresa di rubare la pistola, e ne è orgoglioso; arrivato
all'osteria non comunica ai grandi di aver preso l'arma e dopo aver sentito che
parlavano male di2Comitato” decide di nascondere la pistola sottoterra, vicino ai “nidi
di ragno”, il suo posto segreto.
Cap. 3: Pin viene arrestato per il furto della pistola e portato in una caserma tedesca;
la mattina seguente viene interrogato ma non parla così viene portato in prigione
come prigioniero “politico”; qui ha la possibilità di arruolarsi nelle “Brigate Nere” dei
fascisti, ma l'indeciso Pin conosce anche un famoso partigiano, Lupo Rosso, di gran
lunga più affascinante e più avventuroso dei fascisti fino ad allora incontrati e decide di
rimanere con lui.
Cap. 4: Pin che è in prigione incontra Pietromagro, l'uomo per cui faceva il garzone,
parlandogli viene a sapere che era molto malato e che presto sarebbe morto.
Successivamente arriva Lupo Rosso con il quale riece a fuggire, poi si separano con
l'intento di ritrovarsi a sera, Lupo Rosso però manca all'appuntamento e il rassegnato
ad affamato Pin rimane male: diretto verso i Nidi di ragno incontra un altro partigiano,
un uomo conosciuto come “Cugino”, che gli dà un pezzo di pane da mangiare e si
dirigono verso l'accampamento in collina.
Cap. 5: Pin e Cugini arrivano all'accampamento dove trovano solo Mancino e la moglie
Giglia. Gli altri erano andati verso 2 carrarmati tedeschi, dove va a recarsi anche
Cugino per aiutarli. Pin rimane con Giglia e Mancino, dopo aver ascoltato i rumori
delle bombe a mano e delle mitragliette e dopo aver fatto da mangiare rientra tutto il
battaglione con a capo Dritto, poco dopo rientra un altro battaglione dove c'era anche
Lupo Rosso.
Cap. 6: Pin che era amico con tutti i componenti del battaglione entra a far parte del
distaccamento del “Dritto”. Pin racconta a tutti della sua pistola ma nessuno gli crede,
fino a quando arriva da “Pelle” che parte per la città e scommette con Pin che troverà
la sua pistola perché lui sapeva dove si trovano i nidi di ragno.
Cap. 7: nel 7° cap. Duca e i suoi cognati portano in barella Marchese ucciso
dalla Brigata Nera, che viene seppellito nella fossa fattagli dei prigionieri. Alla
sera mentre ascoltavano Pin cantare Giglia e Dritto distraendosi mettono
troppa legna nel fuoco così da incendiare il casolare; dopo aver portato fuori
tutto il possibile iniziano a camminare verso il nuovo accampamento.
Cap. 8: nel 8° cap. i partigiani e Pin arrivano nel nuovo accampamento, un
fieni-le. Successivamente, mentre si discuteva sul colpevole della guerra passa
un aereo che poi bombarderà la città.
Cap. 9: nel 9° cap. arrivano all’accampamento Kim e Ferriera, che raccontano
di non fidarsi degli alleati e che il giorno seguente una colonna tedesca
avrebbe risalito le montagne per fare un rastrellamento e consiglia alla
brigate di appostarsi sulle creste dei monti. Ma la notizia più sconcertante è
quella del tradimento di Pelle, tutti sono d’accordo sulla sua uccisione, ma Pin
è preoccupato perché probabilmente lui aveva la su pistola.
Cap. 10: nel 10° cap. Pin e gli uomini dell’accampamento si preparano per la
battaglia dell’indomani, Pin riceve il permesso dal Dritto per partecipare alla
battaglia, ma la mattina dopo decide di rimanere all’accampamento perché li
ci rimanevano Dritto e Giglia. Dopo che gli altri partirono, Dritto ordinò a Pin
di an-dare a prendere dell’acqua e di scavare una fossa per il falchetto morto,
al ritorno dal secondo incarico li trovò avvolti in una coperta tra i cespugli.
Cap. 11: nell’11° cap. la battaglia si conclude con una ritirata da parte dei
parti-giani che dopo molte ore di marcia arrivano all’accampamento. Dalla
battaglia i partigiani escono con un morto, ”Giacinto lo stagnino” e con un
ferito lieve “Conte”. Successivamente arriva Lupo Rosso che racconta
l’uccisione di “Pelle” da parte di un “Gap”. Dopo iniziò a cantare una canzone
su quello che era successo tra Dritto e Giglia senza però fare nomi, così Dritto
si arrabbiò e costringendolo con la forza a non cantare, Pin scappò nel pianto
e successivamente arrivarono due armati, erano due portaordini del comando
di brigata mandata di Ferriera e Kim a prendere Dritto.
Scheda Tecnica

Construcción blanda con judías hervidas (Premonición de la Guerra Civil)


Autor Salvador Dalí, 1936
Técnica Óleo sobre lienzo
Estilo Surrealismo
Tamaño 100 cm × 99 cm
Localización Museo de Arte de Filadelfia, Filadelfia,
Estados Unidos
Premonicion de Guerra civil Espanola
Construcción blanda con judías hervidas (Premonición de la Guerra Civil) es un
cuadro realizado por el pintor español Salvador Dalí en 1936. La obra, de
estilo surrealista, está pintada al óleo sobre lienzo y mide 100 x 99 cm. Actualmente se
encuentra en el Philadelphia Museum of Art.
Esta obra es una de las más agresivas pintadas en toda la historia. Muestra el horror
de la Guerra Civil Española que se inició en el año en que fue pintada. En realidad, Dalí
terminó la obra seis meses antes del estallido de la guerra y, hasta que ocurrió este
acontecimiento, la pintura no tuvo el subtítulo "Premonición de la Guerra Civil". Aun
así, Dalí parece ya saber que la posibilidad de una guerra era inminente, y pinta un
monstruo amorfo de carnes que se estrangulan unas con otras.
La figura está constituida por una pierna y una extremidad de la que surge otra. Estas
dos partes se intentan despedazar. Debajo del monstruo amorfo hay un pie, el cual
tiene un dedo de gran tamaño. Arriba se encuentra una cabeza sonriente inclinada
hacia arriba, pareciendo ser cegada por el Sol. Esta cabeza recuerda mucho la pintura
de Goya Saturno devorando a sus hijos, de carácter sombrío y terrorífico.
La pintura también se inspira en El coloso de Goya, a quien había sugerido la obra los
horrores de la invasión francesa de España durante las Guerras Napoleónicas. Sin
embargo, la creación de Dalí es aún más visionaria que la de Goya.
Salvador Dalì
Nació en Figueras, Girona, el 11 de mayo de 1904. En 1921 ingresó en la Escuela de
Bellas Artes de San Fernando (Madrid), de donde fue expulsado en 1926. En esa época
vivió en la Residencia de Estudiantes de Madrid, donde se relacionó con Federico
García Lorca, Luis Buñuel, Rafael Alberti, José Moreno Villa y otros artistas. En 1929,
durante su estancia en París, conoció a Pablo Picasso y en 1930 se adhirió al
movimiento surrealista, del que más tarde fue relegado por sus ideas comerciales. La
producción de Dalí de este periodo se basa en su método 'paranoico-crítico', inspirado
en buena parte en las teorías de Freud: representación de imágenes oníricas y objetos
cotidianos en formas compositivas insospechadas y sorprendentes, como los relojes
blandos de La persistencia de la memoria (1931, Museo de Arte Moderno, MOMA,
Nueva York). Dalí se trasladó a Estados Unidos en 1940, donde permaneció hasta
1948. Sus últimas obras, a menudo de contenido religioso, poseen un estilo más
clásico, entre ellas cabe citar la Crucifixión (1954, Museo Metropolitano de Arte,
Nueva York) y La última cena (1955, National Gallery, Washington)..
La técnica pictórica de Dalí se caracteriza por un dibujo meticuloso, una
minuciosidad casi fotográfica en el tratamiento de los detalles, con un colorido muy
brillante y luminoso. Dalí realizó varias películas surrealistas en colaboración con
Buñuel como Un perro andaluz (1929) y La edad de oro (1930), libros ilustrados,
diseños de joyería así como escenografías y vestuarios teatrales. También escribió
libros autobiográficos como La vida secreta de Salvador Dalí (1942) y Diario de un
genio (1965). Fue miembro de la Academia Francesa de Bellas Artes desde 1979.
Murió el 23 de enero de 1989 en Figueras.
Bombardamenti di Hiroshima e
Nagasaki
Il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8:15 l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba
atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio
dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100 000 a 200
000,[2] quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti e indiretti causati dagli ordigni e
per le implicazioni etiche comportate dall'utilizzo di un'arma di distruzione di massa, si è trattato
del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi.
Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, così come gli effetti e le
giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti. Negli Stati Uniti prevale la posizione
secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero potuti servire ad accorciare la seconda guerra
mondiale di parecchi mesi, risparmiando le vite dei soldati (sia alleati, sia giapponesi) e dei civili,
destinati a perire nelle operazioni di terra e d'aria nella prevista invasione del Giappone. In
Giappone l'opinione pubblica tende invece a sostenere come i bombardamenti siano crimini di
guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese.
Altri sostengono che essi non potessero essere giustificati solo da una vittoria sul fronte
giapponese ormai vicino alla resa, ma che fossero una dimostrazione di potenza verso quello che
si profilava come il nuovo nemico, ovvero l'Unione Sovietica che preparava l'invasione
all'arcipelago nipponico proprio nei giorni successivi al bombardamento. Altri ancora aggiungono
alle motivazioni quella di testare la potenza dell'ordigno costato miliardi di dollari su una città e
ciò spiegherebbe i due bombardamenti in cui si usarono le due tipologie di bomba prodotte.
Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell'evento, che non è
più stato replicato
Hiroshima durante la guerra
Nel 1945 Hiroshima era una città di grande importanza militare e industriale e nei suoi pressi erano
presenti alcune basi militari, come il quartier generale della Quinta Divisione e quello del
maresciallo Shunroku Hata, secondo quartier generale dell'esercito a cui faceva capo l'intero sistema
difensivo del Giappone Meridionale. Hiroshima era una base minore, dedita al rifornimento e
all'appoggio per le forze armate. La città era soprattutto un centro per le comunicazioni, per lo
stoccaggio delle merci e un punto di smistamento delle truppe: per questo motivo fu deliberatamente
tenuta fuori dalle rotte dei bombardieri, proprio per permettere lo studio degli effetti di una bomba
atomica in un ambiente ideale.[
La priorità per lo sgancio della bomba fu infine data proprio a Hiroshima dopo la segnalazione che essa
era l'unico tra gli obiettivi che non avesse al suo interno e nei dintorni campi per i prigionieri di guerra. Il
centro della città ospitava una grande quantità di edifici di cemento armato e alcune strutture più
leggere. In periferia l'area era congestionata da una miriade di piccole strutture di legno, usate come
locali da lavoro, posizionate tra una casa e l'altra. Alcuni stabilimenti industriali si estendevano non
lontano dal limite periferico della città. Le case erano di legno, con soffitti leggeri, e molti edifici
industriali avevano a loro volta pareti a incastro di legno.
La città nella sua interezza era potenzialmente ad altissimo rischio d'incendio.[9] La popolazione di
Hiroshima aveva raggiunto un picco di 381 000 abitanti prima della guerra, ma prima del
bombardamento atomico la popolazione era rapidamente diminuita a causa di un'evacuazione generale
ordinata dal governo giapponese, tanto che il 6 agosto si contavano circa 255 000 abitanti.[1] Si calcola
questa cifra sulla base dei dati mantenuti per l'approvvigionamento della popolazione (che era
razionato) e le stime sugli operai e sui soldati presenti in città al momento del bombardamento sono, di
fatto, molto poco accurate.
Nagasaki durante la guerra
La città di Nagasaki era uno dei maggiori porti del Giappone meridionale, di grande importanza bellica a causa
delle sue diversificate attività industriali, che spaziavano nella produzione di munizioni, navi, equipaggiamenti
militari e altri materiali bellici. Contrariamente alla Nagasaki moderna, all'epoca la gran parte delle abitazioni
era costruita con una struttura in legno, o addirittura interamente in legno, e con i tetti in mattonelle.
Molte delle piccole industrie e dei vari stabilimenti ospitavano nelle vicinanze alloggi in legno per gli operai,
quindi facilmente infiammabili e ovviamente non in grado di sostenere l'esplosione di bombe, men che meno
nucleari. La città inoltre si era sviluppata senza piano regolatore, come consuetudine del modello urbano
nipponico, cosicché le case molto spesso erano adiacenti ai fabbricati industriali.
Fino allo sgancio della bomba atomica Nagasaki non era mai stata sottoposta a bombardamenti su larga scala,
anche se il 1º agosto 1945 un certo numero di bombe ad alto potenziale era stato sganciato sulla città (più
precisamente sui cantieri navali e sul porto, nella parte meridionale) e sulla fabbrica d'acciaio e d'armi
Mitsubishi, mentre sei bombe caddero sull'ospedale e scuola medica di Nagasaki e altre tre nelle sue
immediate vicinanze. Anche se i danni procurati da questo bombardamento furono assai modesti, suscitarono
comunque la preoccupazione della popolazione e molti decisero di abbandonare la città per rifugiarsi in
campagna, riducendo in tal modo il numero di abitanti presenti al momento dell'attacco nucleare.
Per ironia della sorte la città di Nagasaki era una delle più ostili al governo militare e al fascismo giapponese sia
per la tradizione socialista ancor viva malgrado le forti persecuzioni degli anni trenta, sia perché ospitava la più
grande e antica comunità cristiana (soprattutto cattolica) giapponese, tradizionalmente più ben disposta verso
gli stranieri in generale e gli occidentali in particolare. A nord di Nagasaki erano inoltre presenti campi per
prigionieri di guerra britannici, impegnati a lavorare nelle miniere a cielo aperto di carbone: alcune fonti
parlano di otto prigionieri morti a seguito dello sgancio della bomba nucleare a Nagasaki.
Autore Pablo
Picasso
Data 1937
Tecnica olio su tela
Dimensio 349×777 c
ni m
Ubicazion
e Museo
Nacional
Centro de
Arte Reina
Sofia, Mad
rid

Guernica
Caratteristiche: L’ uso della tecnica cubista per i corpi sofferenti e dilaniati rende ancora più
forte la loro espressività, il braccio spezzato è cavo come quello di una statua, l’ arte muore
insieme alle persone, vicino all’impugnatura della spada spunta n piccolo fiore come segno
di speranza , il pelo del cavallo è tratteggiato come se si trattasse di un collage di carta da
giornale, richiamando cosi una tecnica caratteristica del cubismo.
Guernica: La storia
Nel gennaio del 1937, durante la guerra civile spagnola, venne chiesto a Picasso di partecipare, con un dipinto
di grandi dimensioni, all’ allestimento del padiglione iberico per l’ Esposizione Internazionale di Parigi. Il 26
aprile 1937 gli aeroplani di unita aerea nazista, inviata da Hitler in supporto del generale Franco, bombardano
la città di Guernica, provocando oltre mille morti tra i civili. Picasso allora decide di dedicare il suo dipinto al
terribile evento. Lo strazio e la distruzione sono espressi attraverso l’ agonia e la morte di un cavallo, un toro, e
alcune persone sorprese nel bombardamento . L’ esperienza cubista gli permette di esprimere con grande
forza, deformando i volti e i corpi dei personaggi. La frammentazione delle forme richiama i collage tipici del
Cubismo Sintetico.
La scelta di tonalità brune e grigie, maturata dopo diversi bozzetti, risponde tanto a una volontà simbolica, cioè
al desiderio di esprimere il dolore e il lutto, quanto a una ricerca di realismo: infatti picasso, come moltissime
persone è venuto a sapere la notizia del terribile evento attraverso i giornali e i notiziari cinematografici in
bianco e nero.
Vita di Picasso
Pablo Picasso Nasce a Malaga, in Spagna, nel 1881.
A 15 anni si trasferisce con la famiglia a Barcellona dove resta fino all'età di 24 anni.
Dopo di che va a vivere in Francia, dove rimane fino alla morte avvenuta a Mougins nel 1973.
Età giovanile
Grande influenza sul giovane Pablo ebbe la professione del padre, professore di disegno alla scuola di
belle arti, che gli insegnò le nozioni tecniche fondamentali. Avendo raggiunto il massimo grado di
perfezione nella tecnica appresa dal padre, acquistò una grande fiducia in se stesso, al punto tale da
realizzare, non ancora quattordicenne, una mostra dei suoi lavori a La Coruña.
Parigi
Alla fine dell'estate del 1900, non sopportando più l'ambiente che lo circonda, decide di trasferirsi
a Parigi dove frequenta assiduamente i quartieri di Montmartre e Montparnasse e dove conosce molti
artisti allora attivi a Parigi.
Dal 1901 al 1904 Periodo Blu
Dipinti cupi, freddi, sui toni del blu e del turchese. I soggetti rappresentati in questo periodo
appartengono alle categorie degli emarginati, dei poveri, creature sole e senza speranza. Dal 1907 al
1909 Periodo Africano
In questo periodo sentì moltissimo l'influenza dell'arte africana, soprattutto della scultura e delle
maschere tribali. Les Demoiselles d'Avignon, che rappresenta 5 prostitute spagnole, è il quadro più
significativo di questo periodo.
1910-1912 Cubismo Analitico
In questo periodo il paesaggio ha un ruolo marginale nell'opera di Picasso. Dipinge
soprattutto nature morte, a cui si aggiungono volti e figure umane. Le figure e gli
oggetti vengono come “frantumati” in una miriade di punti di vista. L'uso del colore è
quasi abolito in favore di una pressoché totale monocromia. I quadri di questo periodo
si distinguono a fatica da quelli di Braque che con Picasso condivise la paternità del
movimento cubista.
1912-1914 Cubismo sintetico
Dopo il periodo analitico inizia quello “sintetico”: la sintesi viene realizzata con
l'introduzione nei quadri di lettere stampate, listelli di legno e altri oggetti in trompe
l'œil, attraverso collage e papiers collés, che vogliono rappresentare dei veri e propri
pezzi di realtà integrati nel quadro.

Gli ultimi lavori di Pablo Picasso miscelano tutti gli stili conosciuti e sperimentati
durante la sua vita. Lavorò incessantemente, producendo moltissimi quadri, fino al
giorno della sua morte, avvenuta a Mougins l'8 Aprile del 1973.
La vita di Albert Einstein
Albert Einstein nacque ad Ulma il 14 marzo del 1879 da una benestante
famiglia ebraica, figlio di Hermann Einstein, proprietario di una piccola azienda che
produceva macchinari elettrici, e di Pauline Koch. Frequentò una scuola
elementare cattolica e, su insistenza della madre, gli furono impartite lezioni di violino.
All'età di cinque anni il padre gli mostrò una bussola tascabile ed Einstein si rese conto
che qualcosa nello spazio "vuoto" agiva sull'ago spostandolo in direzione del nord;
descriverà in seguito quest'esperienza come una delle più rivelatrici della sua vita.
Einstein concluse gli studi al politecnico nel luglio del 1900, superando gli esami finali
del diploma con la votazione di 4,9/6 e classificandosi quarto su cinque promossi. Egli
fu l'unico dei diplomati a non ottenere un posto come assistente. Nel 1900 gli venne
garantito un diploma da insegnante e nel 1901 fu naturalizzato svizzero. In quel
periodo Einstein discuteva dei suoi interessi scientifici con un ristretto gruppo di amici.
Nel 1933, quando Hitler assunse il potere in Germania, Albert Einstein diede le
dimissioni dall’Accademia di Prussia e si stabilì a Princeton, nel New Jersey, a causa
dell’ondata antisemita.
Albert Einstein aveva già 60 anni quando nel 1939 scoppiò il secondo conflitto
mondiale ed è in quello stesso anno che il fisico Bohr, giunto in America, annunciava
che a Berlino gli scienziati Hahn e Strassman avevano scoperto la "scissione nucleare".
Einstein e la bomba atomica
Il fondamento teorico è il principio di equivalenza massa-energia, espresso dall'equazione E=mc² prevista nella teoria della
relatività ristretta di Albert Einstein. Questa equivalenza generica suggerisce in linea di principio la possibilità di trasformare
direttamente la materia in energia o viceversa. Einstein non vide applicazioni pratiche di questa scoperta. Intuì però che il
principio di equivalenza massa-energia poteva spiegare il fenomeno della radioattività, ovvero che certi elementi emettono
energia spontanea.
Successivamente, si avanzò l'ipotesi che alcune reazioni che implicano questo principio potevano effettivamente avvenire
all'interno dei nuclei atomici. Il "decadimento" dei nuclei provoca un rilascio di energia. L'idea che una reazione nucleare si
potesse anche produrre artificialmente e in misura massiccia, sotto forma cioè di reazione a catena, fu sviluppata nella seconda
metà degli anni trenta in seguito alla scoperta del neutrone. Alcune delle principali ricerche in questo campo furono condotte in
Italia da Enrico Fermi.
Un gruppo di scienziati europei rifugiatisi negli Stati Uniti d'America (Enrico Fermi, Leo Szilard, Edward Teller ed Eugene Wigner) si
preoccupò del possibile sviluppo militare del principio. Nel 1939, gli scienziati Fermi e Szilard, in base ai loro studi teorici,
persuasero Albert Einstein a scrivere una lettera al presidente Roosevelt per segnalare che c'era la possibilità ipotetica di costruire
una bomba utilizzando il principio della fissione ed era probabile che il governo tedesco avesse già disposto delle ricerche in
materia. Il governo statunitense cominciò così a interessarsi alle ricerche. Enrico Fermi proseguì negli Stati Uniti nuove ricerche
sulle proprietà di un isotopo raro dell'uranio, l'uranio 235, fino a ottenere la prima reazione artificiale di fissione a catena
autoalimentata: il 2 dicembre 1942, il gruppo diretto da Fermi assemblò a Chicago la prima "pila atomica" o "reattore nucleare a
fissione" che raggiunse la condizione di criticità, costituito da una massa di uranio naturale e grafite disposti in maniera
eterogenea.
Pochi mesi prima, nel giugno del 1942, in base ai calcoli fatti in una sessione estiva di fisica all'università della California guidata
da Robert Oppenheimer, si era giunti alla conclusione che era teoricamente possibile costruire una bomba che sfruttasse la
reazione di fissione a catena. La sua realizzazione tecnica richiedeva però enormi finanziamenti.
Gran parte dell'investimento sarebbe servito per produrre uranio sufficientemente "arricchito" del suo isotopo 235, o una
quantità sufficiente di plutonio 239. I calcoli indicavano infatti che per produrre una massa critica occorreva una percentuale di
arricchimento, cioè una concentrazione di isotopo fissile, molto più alta di quella necessaria per un reattore nucleare.
La prima bomba atomica fu realizzata con un progetto sviluppato segretamente dal governo degli Stati Uniti. Il programma
assunse scala industriale nel 1942 (cfr. Progetto Manhattan). Per produrre i materiali fissili, l'uranio 235 e il plutonio 239, furono
costruiti giganteschi impianti con una spesa complessiva di due miliardi di dollari dell'epoca. I materiali (escluso il plutonio
prodotto nei reattori dei laboratori di Hanford nello stato del Washington e l'uranio prodotto nei laboratori di Oak Ridge) e i
dispositivi tecnici, principalmente il detonatore a implosione, furono prodotti nei laboratori di Los Alamos, un centro creato
apposta nel deserto del Nuovo Messico. Il progetto era diretto da Robert Oppenheimer e includeva i maggiori fisici del mondo,
molti dei quali profughi dall'Europa.
La prima bomba al plutonio (nome in codice "The Gadget") fu fatta esplodere nel "Trinity test" il
16 luglio 1945 nel poligono di Alamogordo, in Nuovo Messico. La prima bomba, all'uranio, ("Little
Boy") fu sganciata sul centro della città di Hiroshima il 6 agosto 1945. La seconda bomba, al
plutonio, denominata in codice "Fat Man", fu sganciata invece su Nagasaki il 9 agosto 1945.
Questi sono stati gli unici casi d'impiego bellico di armi nucleari, nella forma del bombardamento
strategico.
Il principio della bomba atomica è la reazione a catena di fissione nucleare, il fenomeno fisico per
cui il nucleo atomico di certi elementi con massa atomica superiore a 230 si può dividere
(fissione) in due o più nuclei di elementi più leggeri quando viene colpito da un neutrone libero.
La fissione si può innescare in forma massiccia, cioè come reazione a catena, se i nuclei fissili
sono tanto numerosi e vicini fra loro da rendere probabile l'ulteriore collisione dei neutroni
liberati con nuovi nuclei fissili. Gli isotopi che è possibile utilizzare nella pratica sono l'uranio 235
e il plutonio 239. Questi metalli pesanti sono i materiali fissili per eccellenza.
Quando un neutrone libero colpisce un nucleo di U235 o di Pu239, viene catturato dal nucleo per un
tempo brevissimo, rendendo il nucleo composto instabile: questo si spezza entro 10−12 secondi in
due o più nuclei di elementi più leggeri, liberando contestualmente da due a quattro neutroni.
Circa l'uno per cento della sua massa viene convertita in energia sotto forma principalmente
di fotoni ed energia cinetica dei nuclei leggeri residui e dei neutroni liberi, per un totale di circa
200 MeV.
I neutroni liberati dal processo possono urtare a loro volta altri nuclei fissili presenti nel sistema,
che quindi si fissionano liberando ulteriori neutroni e propagando la reazione a catena in tutta la
massa di materiale. Come già detto però la reazione a catena avviene se e solo se la probabilità di
cattura dei neutroni da parte dei nuclei fissili è sufficientemente alta, cioè se i nuclei sono
numerosi, molto vicini fra loro e le perdite per fuga dal sistema sono opportunamente ridotte.
Questo si ottiene, tipicamente, mettendo insieme in una geometria a basso rapporto
superficie/volume una certa quantità di uranio (o plutonio) metallico altamente "arricchito", in
cui cioè l'isotopo fissile è presente in concentrazione molto più alta di quella naturale, addirittura
superiore al 90% del totale, in quantità tale da superare la cosiddetta "massa critica".
Disastri Nucleari
Un incidente nucleare o incidente radiologico è un evento in cui si produce un'emissione di
materiale radioattivo o un livello di radioattività suscettibile di apportare pregiudizio alla salute
pubblica.
Può prodursi a vari livelli di gravità in una centrale elettronucleare o in un impianto nucleare
militare o civile, oppure anche in stabilimenti dove vi sia una qualsiasi attività legata alla
manipolazione di elementi radioattivi come impianti di produzione del combustibile nucleare o di
manipolazione delle scorie radioattive, laboratori di ricerca e reparti radiologici degli ospedali.
Sebbene le tipologie di guasto ad una centrale nucleare con i relativi effetti possano essere
molteplici, in generale gli aspetti più critici in termini di sicurezza del funzionamento di
un reattore nucleare a fissione, per i quali storicamente si sono verificati i due maggiori incidenti
nucleari della storia (disastro di Černobyl' e disastro di Fukushima Dai-ichi), sono quelli legati alla
gestione della grande energia termica prodotta dalla reazione di fissione.
Livello 0 (deviazione): evento senza rilevanza sulla sicurezza.
Livello 1 (anomalia): evento che si differenzia dal normale regime operativo, che non coinvolge
malfunzionamenti nei sistemi di sicurezza, né rilascio di contaminazione, né sovraesposizione degli
addetti.
Livello 2 (guasto): evento che riguardi malfunzionamento delle apparecchiature di sicurezza, ma che
lasci copertura di sicurezza sufficiente per malfunzionamenti successivi, o che risulti in esposizione di un
lavoratore a dosi eccedenti i limiti e/o che porti alla presenza di radionuclidi in aree interne non
progettate allo scopo, e che richieda azione correttiva.
– esempi: l'evento di Civaux, Francia (1998) e di Forsmark, Svezia (2006).
Livello 3 (guasto grave): un incidente sfiorato, in cui solo le difese più esterne sono rimaste operative,
e/o rilascio esteso di radionuclidi all'interno dell'area calda, oppure effetti verificabili sugli addetti, o
infine rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell'ordine di decimi di mSv.
Livello 4 (incidente senza rischio esterno): evento causante danni gravi all'installazione (ad esempio
fusione parziale del nucleo) e/o sovraesposizione di uno o più addetti che risulti in elevata probabilità di
decesso, e/o rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell'ordine di pochi mSv.
Livello 5 (incidente con rischio esterno): Evento causante danni gravi all'installazione e/o rilascio di
radionuclidi con attività dell'ordine di centinaia di migliaia di TBq come 131I, e che possa sfociare
nell'impiego di contromisure previste dai piani di emergenza.
– esempi: l'incidente di Three Mile Island, USA (1979), l'incidente di Windscale, Gran Bretagna (1957) e
l'incidente di Goiânia, Brasile (1987).
Livello 6 (incidente grave): evento causante un significativo rilascio di radionuclidi e che potrebbe
richiedere l'impiego di contromisure.
– esempi: l'Incidente di Kyštym, URSS (1957).
Livello 7 (incidente molto grave): evento causante rilascio importante di radionuclidi, con estesi effetti
sulla salute e sul territorio.
– esempi: L'incidente di Černobyl', URSS (1986) e l'incidente di Fukushima, Giappone (2011).
Disastro di Černobyl
Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata
in Ucraina settentrionale (all'epoca parte dell'URSS), a 3 km dalla città di Pryp'jat' e 18 km da quella di Černobyl', 16 km
a sud del confine con la Bielorussia. Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia
tecnico sia dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso e nella sua errata
gestione economica e amministrativa. Nel corso di un test definito "di sicurezza" (già eseguito senza problemi di sorta
sul reattore n. 3), il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso,
portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4
della centrale: si determinò la scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da
provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell'idrogeno e
della grafite incandescente delle barre di controllo con l'aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che
provocò lo scoperchiamento del reattore e di conseguenza causò un vasto incendio.
Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole
pesantemente e rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi
radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via
minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa
orientale del Nord America.
Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre), conta 65 morti accertati
e più di 4.000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei
quali probabilmente attribuibili alle radiazioni. La maggior parte di questi casi sono stati trattati con prognosi favorevoli.
Al 2002 si erano contati 15 morti.[2]
I dati ufficiali sono contestati da associazioni antinucleariste internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una
stima di fino a 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al
disastro secondo il modello specifico adottato nell'analisi. Il gruppo dei Verdi del parlamento europeo, pur concordando
con il rapporto ufficiale ONU per quanto riguarda il numero dei morti accertati, se ne differenzia e lo contesta sulle
morti presunte, che stima piuttosto in 30 000-60 000.
Alle ore 1:23:54 (ora locale) del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 esplose. Si trattò
di una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che sparò in aria il
pesante disco di copertura – oltre 1.000 tonnellate – che chiudeva il cilindro ermetico
contenente il nocciolo del reattore. All'esplosione del contenitore seguì il violento
incendio della grafite contenuta nel nocciolo, incendio che in alcune ore disperse
nell'atmosfera una enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione fissili
contenuti all'interno. Fu il primo incidente nucleare a essere stato classificato come
livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari; il secondo caso a
essere classificato come livello 7 è quello della centrale nucleare di
Fukushima in Giappone, avvenuto l'11 marzo 2011.
Le esplosioni non furono di tipo nucleare – non si trattò di una reazione a
catena incontrollata di fissione nucleare come avviene nelle bombe atomiche – bensì
ebbero una causa chimica. Il surriscaldamento del nocciolo dovuto all'improvvisa
perdita di controllo sulla reazione nucleare portò al raggiungimento di elevatissime
temperature che fecero arrivare la pressione del vapore dell'impianto di
raffreddamento a un livello esplosivo. Si innescarono inoltre reazioni fra le sostanze
chimiche contenute (acqua e metalli), inclusa la scissione dell'acqua in ossigeno e
idrogeno per effetto delle temperature raggiunte, che contribuirono a sviluppare
grandi volumi di gas.
L'istituzione delle Nazioni Unite chiamata UNSCEAR (United Nations Scientific
Committee on the Effects of Atomic Radiation, Comitato scientifico delle Nazioni Unite
per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti) ha condotto 20 anni di dettagliata
ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti del disastro. A parte i 57 decessi
direttamente ascrivibili all'incidente, l'UNSCEAR ha originariamente predetto fino a
4.000 casi di tumori da attribuire all'incidente.[
Jesse Owens e le olimpiadi del 36’
James Cleveland Owens è un ragazzo nero che viene dall’Alabama. Appartiene
ad una famiglia poverissima. Poverissima perché del sud e in un periodo
storico in cui gli Stati Uniti stanno vivendo la grande depressione e
poverissima perché di colore.
Il nome Jesse glielo appioppano quando si sposta con la famiglia a Cleveland e
ad una maestra che gli chiede il suo nome James risponde J.C., le sue iniziali,
ma con il forte accento del sud che si ritrova la maestra non lo capisce bene
ed ecco che, per lei e per tutti, diventa Jesse.
Jesse è il settimo di una famiglia di dieci figli ma ha una caratteristica che
nessun altro possiede. È un atleta formidabile. Corre velocissimo ed è un
portento anche nel salto in lungo. Viene notato dall’università dell’Ohio che lo
prende con se ad allenarsi. Nel 1935, in una sola gara, Owens stabilisce 3
record del mondo e ne eguaglia un quarto (che comunque già gli
apparteneva).
L’anno successivo ci sarebbero le olimpiadi, il regime nazista non lascia gli
Stati Uniti tranquilli tanto che vorrebbero pure boicottare i giochi ma alla fine
decidono di partecipare. Ed è così che nell’agosto del 1936 Owens vola a
Berlino per prendere parte agli undicesimi giochi dell’olimpiade moderna.
Le olimpiadi di Berlino, si aprono il primo Agosto del 1936. Per la prima volta
nella storia i giochi vengono inaugurati da un tedoforo che entra nello stadio
con la fiamma olimpica ed accende il bracere (da li in poi si farà sempre) e per
la prima volta nella storia i giochi vengono ripresi dalla televisione. Tutto è
organizzato alla grande, il regime nazista si è impegnato a fondo per mostrare
al mondo la potenza della Germania e la superiorità della razza ariana.
A scombinare i piani di Hitler e dei suoi ecco però che arriva un ragazzo
dell’Alabama, americano e di colore. È Jesse Owens e diverrà il protagonista
assoluto di quei giochi olimpici.
Owens conquista tutte le principali competizioni di atletica. Vince 4 medaglie
d’oro conquistando i 100 e i 200 metri, la staffetta 4X100 e il salto in lungo.
Nel salto in lungo, in particolare, Owens si scontra proprio con un atleta
ariano, Luz Long il quale aveva l’onere di portare a casa la medaglia d’oro in
quella disciplina essendo stato appunto selezionato dal regime. Ma non c’è
niente da fare, Owens è il più forte, l’oro è suo e a Long non rimane che
accontentarsi del secondo posto.
La leggenda vuole che, dopo la vittoria di Owens su Long, Hitler si sia alzato
lasciando lo stadio per non dover stringere la mano al ragazzo nero. In realtà
ciò non accadde. Dopo essere sceso dal podio Owens passò davanti alla
tribuna d’onore e ricevette il saluto di Hitler che, da lontano, agitò la mano in
direzione di Jesse. Lo stesso “Omaggio” non gli venne reso in patria da
Roosevelt, il quale, impegnato nella campagna presidenziale, preferì non
incontrare l’atleta di colore per evitare di perdere i voti dei conservatori.