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Percorso Formazione 24 Cfu

La Ricerca Educativa

Gemma Errico

Università degli studi di Roma "Tor Vergata", 26 e 27


gennaio 2018
Il corso introduce allo studio delle basi teoretiche,
epistemologiche e metodologiche della ricerca pedagogica,
teorica ed empirica.
Il corso è articolato in due parti.
 La prima parte prende in esame i fondamenti teorici ed
empirici delle scienze dell'educazione, mettendo in luce la
complessità della pedagogia; presenta, inoltre, la struttura
della ricerca educativa, evidenziando i principali problemi
teorici e metodologici di quest'ultima.
 La seconda parte del corso affronta la questione del
metodo, illustrando gli approcci e le modalità di ricerca e
descrivendo, infine, alcuni metodi di indagine, sia qualitativi
sia quantitativi, utilizzati per l'investigazione critica della
prassi educativa, per lo studio metodico dei problemi
connessi all'insegnamento-apprendimento e delle dinamiche
relazionali.
Pedagogia (dal greco pais, paidos: bambino e ago: guidare,
condurre):
riflessione filosofica, politica e morale sul fatto educativo;
riflessione sui significati dell'educazione e orientamento per la
prassi.

Sapere dell'educazione (teorico-pratico)

Tale sapere nasce con la filosofia, a cui resterà legato fino al


XVIII secolo.
La pedagogia del Settecento:
caratterizzata dall'esigenza di rendere l'intervento educativo
fare controllato e ripetibile, ovvero di non lasciarlo
all'improvvisazione o alla ripetizione di schemi tradizionali
scontati.
Tra il 1760 e la fine del secolo, con Rousseau (1712-1778),
Pestalozzi (1746-1827):
si afferma l'esigenza di provare, sperimentare in sede
educativa, al fine di conoscere con precisione e di
trasformare al meglio l'essere umano.
Kant (1724-1804):
ritiene necessaria una sperimentazione pedagogica che eviti gli
improduttivi ed erronei apriorismi; invita a tentare prima di
programmare, prima di realizzare riforme pedagogiche.
Anche l'educatore deve sottoporre a verifica, sperimentare
ogni sua idea.
Impossibilità di un programma universale e assoluto per
l'umanità.
Nel XIX secolo e poi nel XX secolo, il nesso
pedagogia/filosofia si romperà a favore delle scienze
(biologia, psicologia, sociologia, antropologia culturale).

Pedagogia: scienza interdisciplinare

La scienza dell'educazione è fatta oggi di fonti scientifiche e


di riflessività filosofica sull'educazione stessa.

Pedagogia: scienza complessa e critica.


Il cammino della pedagogia verso l'acquisizione dello
statuto di scienza autonoma
F. Herbart (1776-1841): esigenza di un approccio scientifico
all'educazione.
Ideale herbartiano: porre delle basi rigorose alla pedagogia
grazie a una fondazione psicologica di tipo esatto e quantitativo.
Pedagogia generale derivata dal fine dell'educazione (1806):
la pedagogia inizia a essere vista come una disciplina dotata di
rigore sistematico; come un ambito di riflessione volto a
coltivare autonomamente i concetti che le sono propri e a fornire
quei principi generali tesi a orientare l'azione educativa.

La pedagogia (non indipendente dalla riflessione filosofica in


generale) risulta edificata su due colonne:
la filosofia (indica il fine ultimo dell'educazione) e la psicologia
(indica i mezzi per conseguire tale scopo).
É. Durkheim (1858-1917)
Educazione: «azione esercitata da una generazione su quella che
viene dopo, allo scopo di adattare quest'ultima all'ambiente
sociale nel quale è chiamata a vivere»1.
Pedagogia: “la teoria pratica dell'educazione”, una riflessione sui
fatti e sui sistemi educativi che guida il lavoro degli educatori.

L'educazione, in quanto fatto sociale, è suscettibile di


conoscenza scientifica.

Scienza dell'educazione: riferita alla genesi e al funzionamento


dei sistemi educativi, affronta su base scientifica i temi
educativi.

É. Durkheim, La Sociologia e l'educazione, tr. it., Milano, Ledizioni, p. 63 (ed.


or. 1922).
J. Dewey (1859-1952)

Scienza

Corpo di Atteggiamento e
conoscenze metodo
Metodo: un modo di trattare delle conoscenze
Atteggiamento:
[…] l’atteggiamento scientifico (...) è una qualità che si manifesta in
ogni passo della vita. E allora che cos’è? Se lo definiamo per
negazione, è libertà dalla schiavitù, dall’abitudine, dal pregiudizio, dal
dogma, dalla tradizione accettata in modo acritico, dal puro egoismo.
In termini positivi è il desiderio di ricercare, esaminare, discriminare,
tracciare conclusioni solo sulla base della evidenza, dopo essersi presi
la pena di raccogliere tutti i dati possibili. È l’intenzione di
raggiungere credenze, e di provare quelle che risultano accettabili,
sulla base dei fatti osservati, riconoscendo al tempo stesso che i
fatti sono privi di senso a meno che non indichino idee. È, d’altra
parte, l’atteggiamento sperimentale che riconosce come, mentre le
idee sono necessarie per l’organizzazione dei fatti, esse sono al
tempo stesso ipotesi di lavoro da verificare sulla base delle
conseguenze che producono.2
2. J. Dewey, L'unità della scienza come problema sociale, tr. it. 2000, p. 35
(ed. or. 1939).
[...] la parola “scienza” ha un vasto campo d’applicazione. Vi sono
color che vorrebbero limitarla alla matematica o alle discipline
nelle quali si possono determinare dei risultati esatti mediante
metodi rigorosi di dimostrazione […] Sicuramente si deve
intendere l’idea di scienza con una certa larghezza e con
sufficiente elasticità in modo da comprendervi tutte le discipline
che sono comunemente considerate scienze.3

3.J. Dewey, Le fonti di una scienza dell’educazione, tr.it., 1984, pp. 1-3.
Scienza:
presenza di metodi sistematici di ricerca, «i quali quando siano
applicati a un complesso di fatti, ci consentono una migliore
comprensione e un controllo più intelligente»4 delle pratiche.
Il valore della scienza dell'educazione consiste nel suo
potere chiarificatore e nella guida all'osservazione e alla
valutazione delle situazioni di fatto.

Le fonti di una scienza dell'educazione (1929):


la pedagogia è una disciplina scientifica, ovvero una disciplina
che può utilizzare i metodi delle scienze sperimentali;
la pedagogia intrattiene rapporti significativi con le altre
scienze dell'educazione (filosofia, psicologia, sociologia
dell'educazione), che si presentano come fonti speciali per
comprendere l'accadere educativo.

4. J. Dewey, Le fonti di una scienza dell'educazione, tr. it., 1984, p. 2.


Contributo di Dewey nella ridefinizione del modo di concepire la
ricerca educativa

La ricerca deve coinvolgere gli educatori (i pratici), affinché i


risultati scientifici siano significativi sul piano pedagogico e tali
da consentire l'elaborazione di una teoria dell'educazione.
Compito della ricerca educativa: rendere la pratica educativa
più scientifica.

Esperienza posta al centro della ricerca scientifica:


le soluzioni pratiche possono essere individuate solo assumendo
l'esperienza come oggetto di ricerca e come criterio per la
validazione delle soluzioni individuate.
Esperienza: banco di prova di una teoria o di un metodo
M. Montessori (1870-1952)

Pedagogia scientifica (secondo il paradigma positivista):


fondata sulla conoscibilità scientifica dei bambini.

Soluzioni scientifiche sono valide non in assoluto, ma in


quanto relative e confutabili.

Scelta di altre vie epistemiche:


itinerari educazionali di vita affettiva ed esistenziale,
dove a prevalere non sono le certezze, il corpo, la
collettività, l'esistenza, ma i dubbi, l'anima, la
singolarità, l'essenza.
Comparsa dell'espressione “scienza dell'educazione”

1869: titolo di un'opera di P. Siciliani (1832-1885): Della


pedagogia positiva e della scienza dell'educazione in Italia.
1870: titolo di un'altra opera di Siciliani: Su la Scienza
dell'educazione. Prolusione al corso d'antropologia e pedagogia
del 1869-70.
1879:
in Inghilterra: titolo di un libro di A. Bain (1818-1903):
Education as a science;
in Italia: titolo di un testo di Siciliani: La scienza
dell'educazione nelle scuole italiane come antitesi alla
pedagogia ortodossa.
1893: titolo delle lezioni di pedagogia di R. Ardigò (1828-1920).
Comparsa dell'espressione “scienze dell'educazione”

1912: nascita, a Ginevra, dell'Istituto di Scienze


dell'Educazione “Jean-Jacques Rousseau”.
Nel primo Novecento, la pedagogia si ritrova connessa ai vari
saperi scientifici, in particolare alle scienze dell'uomo.
Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, la pedagogia appare
dissolta in tante scienze dell'educazione, rispetto alle quali non
è subordinata, né rappresenta delle stesse meramente un
settore applicativo.
Pedagogia come sapere scientifico (teorico ed empirico)

F. De Bartolomeis (1918)
individua tre «specializzazioni principali della pedagogia
scientifica»: psicologia dell'educazione, sociologia dell'educazione
e pedagogia sperimentale.

La fondazione scientifica della pedagogia coincide con la determinazione


della sua autonomia, cioè con il riconoscimento che essa ha un proprio
ambito problematico e propri strumenti di ricerca. Ma la natura
dell'educazione è tale che la pedagogia può realizzare la sua autonomia
non con l'isolamento, ma ammettendo la sua interna eterogeneità, la
necessità di farsi centro di collaborazione di una molteplicità di scienze.
[…] la molteplicità di ricerche consente ricchezza di conclusioni, saldi
punti di orientamento, attendibilità a quel tipo di indagine che
giustamente vuole avere una visione d'insieme, generale e non generica,
della natura, dei mezzi e dei fini dell'educazione.5

5. F. De Bartolomeis, La pedagogia come scienza, Firenze, La Nuova Italia, 1953,


pp. 8-14.
Secondo De Bartolomeis (1953), introdurre l'esperienza e
l'osservazione nella pedagogia non implica una riduzione di
questa a scienze naturalistiche.
L'espressione “pedagogia come scienza” «mentre introduce
la necessità di una trattazione critica e sperimentale dei
problemi educativi, dà un cospicuo posto ma non il
monopolio alle scienze positive»6.
Il carattere scientifico riguarda una complessiva attitudine
nuova verso i problemi educativi, abbraccia una molteplicità di
scienze, ciascuna delle quali compie il suo lavoro a favore della
educazione in maniera originale e insostituibile.7

6. F. De Bartolomeis, La pedagogia come scienza, op. cit., p. 8.


7. Ivi, pp. 27-28.
G. Mialaret (1918-2016)
Le scienze dell'educazione (1976):
sistema di classificazione delle scienze dell'educazione che
prevede tre classi.
 Le scienze che studiano le condizioni generali e locali
dell'educazione (storia dell'educazione, sociologia scolastica,
economia dell'educazione, ecc).
 Le scienze che studiano la situazione educativa (psicologia
dell’educazione, scienze della comunicazione, didattica delle
discipline, scienze della programmazione e della valutazione,
ecc.)
 Le scienze della riflessione generale sull'educazione (filosofia
dell'educazione).
Il fine delle scienze dell'educazione: definire e «identificare i
fatti educativi che possono essere soggetti ad un'analisi
scientifica e rigorosa»8.
8. G. Mialaret, Introduzione alle Scienze dell'Educazione, Roma, Editori
Laterza, 1989, p. 32 (ed. or. 1985).
A. Visalberghi (1919-2007)
Pedagogia e scienze dell'educazione (1978):
schema circolare per visualizzare le scienze dell'educazione.
Settori intorno ai quali si sono sviluppate le scienze
dell'educazione:
 settore psicologico, conoscenza dell'allievo e dei processi di

apprendimento (psicologia generale, psicologia dell'educazione,


evolutiva, sociale, dell'apprendimento, ecc).
 settore sociologico, studio del rapporto scuola-società
(sociologia generale, dell'educazione, della conoscenza, economia
dell'educazione, ecc.).
 settore metodologico-didattico, studio dei mezzi, metodi e
strumenti dell'educazione (tecnologie educative, metodologie
didattiche, teorie sulla programmazione e sulla valutazione
scolastica, docimologia, ecc.).
 settore dei contenuti, analisi delle discipline di insegnamento e
della conoscenza in generale (storia dell'educazione,
epistemologia generale e genetica, teoria del curricolo)
L’enciclopedia pedagogica di Visalberghi
Dalla disciplinarietà alla transdisciplinarietà
Multidisciplinarità: confluire di informazioni relative a due o più
discipline o settori di conoscenza, ma senza che le discipline entrino in
comunicazione tra loro.

Pluridisciplinarità: collaborazione tra due o più discipline che prendono


in esame uno stesso problema risolvendo autonomamente ciascuno il
proprio compito.

Interdisciplinarità: collaborazione tra discipline diverse che conduce


a una reciprocità negli scambi tale che si arrivi a un completo
arricchimento scambievole.

Transdisciplinarità: quando discipline distinte si aggregano e si


integrano in un nuovo sistema di quadri concettuali e di saperi fino a
perdere l’originaria identità e a crearne una nuova.
Visalberghi, Pedagogia e scienze dell’educazione, 1978

Se per determinare il tracciato ottimale di una nuova ferrovia si


richiede la collaborazione di topografi, geologi, demografi ed
economisti, assegnando a ciascuno precisi quesiti a cui rispondere
dopo aver fatto specifiche ricerche, realizziamo rapporti di
pluridisciplinarità.
Se per studiare le cause delle neoplasie promuoviamo la
collaborazione di fisiologi, istologi, immunologi e specialisti di
biologia molecolare, realizziamo una situazione interdisciplinare,
giacché questi ricercatori si influenzeranno a vicenda durante tutto
il corso della ricerca, discutendo assieme le ipotesi, le metodologie e
le stesse strumentazioni.
Infine fisici specialistici di radiazioni, chimico-fisici e biologi
molecolari che studiano i meccanismi che determinano le mutazioni
genetiche realizzano una situazione di transdisciplinarità, giacché si
muovono tutti in un sistema ipotetico-deduttivo in massima parte
unitario.
Se il problema è di stabilire l’arredamento ottimale, e il fisiologo della
percezione stabilisce che lavagne verde-chiaro sulle quali si scriva con il
gesso giallo affaticano meno la vista, e l’igienista indica certe dimensioni
per seggiole e tavolini, mentre psicologi e pedagogisti fanno altre
richieste, il rapporto è pluridisciplinare.
Ma in una ricerca sul condizionamento socio-culturale del profitto la
collaborazione fra sociologo, psicologo sociale, specialista del testing
attitudinale e di quello relativo al profitto è molto più intima e stretta, di
tipo interdisciplinare. Infatti essi discuteranno assieme ipotesi di lavoro,
metodologie di indagine e financo strumenti di rilevazione, dai questionari
ai test.
Né infine mancano, nel campo della ricerca pedagogica, situazioni almeno
tendenzialmente transdisciplinari. Psicometria e docimologia, per
esempio, non solo condividono i fondamenti statistici, ma realizzano in
misura crescente la convinzione che non ci sia modo di distinguere
nettamente l’innato dallo acquisito, sicché i test di attitudine e quelli di
conoscenza si collocano lungo uno spettro continuo. I principi e le
tecniche sono dunque sostanzialmente gli stessi, anche se il singolo
ricercatore può essere diversamente specializzato nell’ambito di una
struttura scientifica complessivamente unitaria.
Lezioni di didattica
Dalla pedagogia alle scienze dell’educazione

Pedagogia è considerata una disciplina che riflette sui fatti


educativi in quanto branca della filosofia (fino al 1700). Indica gli
obiettivi dell’educazione e ne fissa i modelli e i fini.
a

Scienza dell’educazione: uso di un metodo scientifico (confronto


tra ipotesi e fatti). Ossia uso di metodo sistematico di ricerca che
consente una migliore comprensione e un controllo più intelligente
e meno confuso, arbitrario e abitudinario e che si avvale del
contributo di più scienze (Dewey, 1929).

a
Scienze dell’educazione: più scienze che si occupano, anche in
modo marginale, di elementi dei fenomeni educativi. Si parla di
circolarità delle conoscenze pedagogiche (Mialaret, Visalberghi).
Il termine ricerca designa:
«il lavoro condotto con precisi e collaudati metodi (osservazione,
sperimentazione, inchieste, colloqui in profondità, etnografia,
osservazione partecipata, ma anche argomentazione filosofica e
analisi dei testi) per giungere [...] ad una descrizione, conoscenza,
spiegazione, comprensione degli aspetti, cause, effetti, motivazioni,
diffusione di un certo fenomeno, detto “oggetto di ricerca”» (P.
Bertolini, Dizionario di pedagogia, Bologna, Zanichelli Editore, 1996, p.
508);
«il tentativo sistematico, dettagliato e relativamente prolungato di
scoprire o confermare i fatti riguardanti un certo problema o certi
problemi e le leggi o principi che li governano» (H. B. English e di A. C.
English, A comprehensive Dictionary of Psychological and
Psychoanalytical Terms, New York, Longmans, Green and Co., 1958, p.
459).
Definizione generale di ricerca quale attività sistematica di
risoluzione di problemi; dove il «termine sistematico qualifica i
mezzi della ricerca e i modi di adoperarli»10.
10. F. De Bartolomeis, La ricerca come antipedagogia, Scandicci (Firenze), 1993,
p. 60.
La ricerca in educazione

Finalità: comprendere i fenomeni educativi al fine di assumere


decisioni efficaci; introdurre linee innovative dell'agire
educativo, del fare cultura.
Secondo De Bartolomeis, il pedagogista, «sia che si occupi
sperimentalmente di problemi riguardanti la pratica educativa
sia che tratti problemi di significato pedagogico della psicologia
e della sociologia, [...] è un ricercatore scientifico di pieno
diritto».

La ricerca pedagogica deve affrontare i problemi dell'attività


educativa con procedimenti e atteggiamenti scientifici, ai quali
è legata la qualità delle soluzioni pedagogiche.
Atteggiamento della ricerca

 Analisi della situazione educativa e definizione del


problema.
 Formulazione di ipotesi risolutive e traduzione di tali
ipotesi in un piano di intervento.
 Attuazione di tale piano e rilevazione dei dati.
 Analisi e interpretazione dei dati ed eventuale rettifica
delle ipotesi.
La ricerca pedagogica costruisce il sapere educativo, quel
sapere prassico che orienta la pratica educativa fornendo
indicazioni ipotetiche per l'interpretazione di casi specifici.

Ricerca pedagogica: teoretica ed empirica


La ricerca teoretica: adotta il metodo dell'investigazione
filosofica per esaminare le questioni centrali relative all'agire
educativo.
La ricerca empirica: quale indagine sul campo, ricorre a varie
tecniche epistemiche.
Le riflessioni teoretiche devono agganciarsi a ricerche aventi
come oggetto la pratica educativa, poiché
le pratiche dell'educazione forniscono i dati, gli argomenti, che
costituiscono i problemi dell'indagine; esse sono l'unica fonte dei
problemi fondamentali su cui si deve investigare. Queste pratiche
dell'educazione rappresentano inoltre la prospettiva definitiva del
valore da attribuire al risultato di tutte le ricerche.11

11. J. Dewey, Le fonti di una scienza dell'educazione, tr.it., 1984, pp. 16-17.
La ricerca teorica

Pone al centro:
 le dimensioni problematiche e critiche dell'educazione
 le dimensioni assiologico-normative dei processi educativi

Varie chiavi di lettura della ricerca teorica:


Personalismo Adozione di un
Problematicismo approccio
Fenomenologia investigativo fondato
su una metodologia
Ermeneutica critico-utopica
La ricerca storica

Studio dei modelli pedagogici (storia delle idee e delle


dottrine educative) e delle istituzioni formative
(scolastiche ed extrascolastiche).
Nuove fonti: documenti privati, diari, biografie,
epistolari.
Nuovi paradigmi di indagine: narrativo, economico-
sociale, euristico-filologico, genetico-evolutivo.
Ricerca comparata

Rigoroso confronto tra fenomeni analoghi in ambito


educativo ma distinti geograficamente, culturalmente.
Raccoglie e compara i dati quantitativi e qualitativi relativi
agli ordinamenti giuridici, organizzativi, curricolari,
didattici dei sistemi scolastici
per
cogliere differenze e somiglianze tra modelli diversi di
sistemi educativi
Obiettivo: revisionare, migliorare la realtà formativa.

Approccio investigativo: osservativo-descrittivo-


interpretativo-valutativo.
Ricerca clinica

Studia le dinamiche che si generano nelle relazioni


interpersonali.
Trasferisce nelle dinamiche di gruppo le metodologie
tipiche della psicologia clinica, della psicoanalisi,
dell'antropologia culturale.
Al centro: la relazione, teorizzata quale vissuto spazio-
temporale.
Metodologie per esplorare vissuti qualitativi: biografia
(narrazione compilata dal ricercatore), autobiografia (il
narrarsi da parte del soggetto).
Ricerca sperimentale

Tesa a indagare le relazioni sistematiche esistenti tra due


o più variabili, partendo dalla formulazione di un'ipotesi (da
verificare sperimentalmente) su tali rapporti.
Osservazione, interpretazione, verifica di processi
formativi
con
strumenti di rilevazione empirica, prove oggettive di
misurazione delle dinamiche relazionali e dei rendimenti
cognitivi dei soggetti in formazione.
Ricerca empirica: ricerca sul campo e ricerca-azione
Ricerca sul campo
 Indaga i processi di alfabetizzazione e di socializzazione
dei soggetti in età evolutiva (sia in ambito scolastico che
extrascolastico).

Ricerca-azione (dispositivo di indagine e di intervento


educativo)
 Rigoroso sistema di ipotesi (teoria) ed efficaci strategie
metodologiche-operative (prassi).
 Interagisce con le altre metodologie della ricerca.
 Il soggetto che indaga e l'oggetto indagato sono posti in
un circuito metodologico circolare.
 Ha una propria identità epistemologica e metodologica.
Identità epistemologica
 Logica formale: paradigma induttivo prassi-teoria-prassi.
 Logica empirica: gli oggetti di indagine non sono
determinabili a priori.
 Metodo: metodologia di segno critico e plurale.
 Linguaggi: produzione di conoscenze sia cognitive e
metacognitive sia emozionali; trasmissione di conoscenze
attraverso vari codici culturali (gesto, suono, immagine,
parola orale e scritta).
 Criterio di legittimazione: storicità-contingenza-
precarietà delle validazioni degli indicatori emersi dalla
ricerca.
Identità metodologica
 Connessione tra oggetto di ricerca e problemi sociali.
 Risultati della ricerca mai definitivi e oggettivi.
 Coinvolgimento del ricercatore.
 Gli oggetti di indagine subiscono cambiamenti ed
emancipazione.
 Procedure non determinate a priori, poiché dipendono
dalla natura dell'oggetto di indagine.
 Affettività: relazione tra il ricercatore e l'oggetto della
ricerca.
 Valutazione formativa in itinere, al fine di accrescere le
possibilità di sviluppo dell'oggetto di indagine.
Ricerca empirica in educazione

Anni sessanta, in Italia: la pedagogia inizia a coltivare la ricerca


empirica.
Approccio di subordinazione rispetto alle scienze umane con uno
statuto scientifico modulato sul paradigma positivistico.

Predominio della logica quantitativa e sperimentale (ritenuta la


sola a garantire la validità scientifica).

In seguito, si adotteranno anche approcci qualitativi, nella


consapevolezza che non esiste un unico metodo di ricerca.
Ogni ricerca si svolge sempre dentro un
Paradigma: insieme degli assunti (ciò che noi assumiamo di
sapere del mondo empirico) e dei valori (ciò che noi riteniamo
giusto) che guidano l'azione epistemica, le scelte del
ricercatore.
T. Kuhn (The structure of scientific revolutions, 1962)
descrive il paradigma come una prospettiva teorica condivisa
dalla comunità scientifica che guida la ricerca sia nella
formulazione delle ipotesi sia nella scelta delle tecniche di
ricerca empirica.
Assunzioni:
 ontologiche (la natura della realtà che si intende indagare)

 gnoseologiche (in che cosa consiste la conoscenza)

 epistemologiche (le vie per cercare una conoscenza "vera")

 metodologiche (quali approcci utilizzare per raccogliere i dati)

 etiche (responsabilità del ricercatore)

 politiche (quale tipo di ricerca è bene condurre).


Paradigma dominante: paradigma positivistico

Principio: solo un approccio matematico e/o sperimentale


garantisce il conseguimento di una conoscenza oggettiva del
reale.
Limiti:
gli approcci quantitativi considerano solo precisi insiemi di
variabili, sui quali si costruiscono i risultati;
esclusione del significato elaborato dall'essere umano e delle
intenzioni che guidano le loro attività;
dominio dei metodi quantitativi;
inapplicabilità dei dati generali ai casi particolari.
Svolta epistemologica

Transizione
dal

Paradigma
positivistico

al

Paradigma
ecologico
Presupposti ontologici
Paradigma positivistico
 Realtà: governata da leggi eterne e trascendenti; separabile in
parti sempre più piccole; conoscibile come aggregato di parti
distinte.
 Metafora prevalente: la macchina.
Paradigma ecologico
 Realtà: soggetta a leggi immanenti ed evolutive; composta di
enti la cui identità è definita dalle relazioni di cui ciascun ente
è strutturato.
 Conoscere gli enti significa conoscere le relazioni di cui sono
intessuti.
 Metafora prevalente: organismo.
 Implicazione epistemica: compito del ricercatore è quello di
cercare le relazioni che strutturano il fenomeno indagato.
Presupposti gnoseologici
Paradigma positivistico
 La conoscenza è rappresentazione isomorfa del reale.
 Conoscere significa conoscere la forma degli enti nel modo in
cui essa è (realismo).
 Il soggetto è nettamente distinto dall'oggetto.
Paradigma ecologico
 La conoscenza è costruita da una mente che si struttura nel
corso del processo cognitivo.
 Il soggetto condiziona l'oggetto a cui si rapporta assimilandolo
alle sue forme mentali, ma è influenzato nello stesso tempo
dalle forme dell'oggetto.
 La realtà ci è accessibile attraverso i filtri dei nostri modi di
vedere.
Presupposti epistemologici
Paradigma positivistico
 La realtà va letta in termini matematici e attraverso procedure
sperimentali.
 I criteri che guidano l'indagine: quantità, approccio
sperimentale, principio disgiuntivo, logica causale, dualismo
razionalità/sentire.
 Oggettività: concetto statico e neutrale.
Paradigma ecologico
 La complessità della realtà implica diversi approcci epistemici e
non sempre è quantificabile.
 Criteri che guidano l'indagine: qualità (e quantità), approccio
naturalistico, principio di contestualizzazione, logica circolare,
relazione razionalità/sentire.
 Concetto empatico e dinamico dell'oggettività.
Presupposti etici
Paradigma positivistico
 Il ricercatore non ha alcuna responsabilità, poiché il suo compito è

quello di scoprire qualcosa di preesistente.


 L'accrescimento della conoscenza rappresenta un valore in sé.

Paradigma ecologico
 Il ricercatore è responsabile di tutto il processo della ricerca,
anche della teoria che elabora, poiché costruita.
 La ricerca della conoscenza deve essere finalizzata al
miglioramento della qualità della vita.
Presupposti politici
Paradigma positivistico
 La ricerca che è bene fare è quella che consente il controllo del

reale; quel che conta è il controllo degli eventi.


Paradigma ecologico
 è bene condurre la ricerca che permette di comprendere in

profondità il reale e di averne cura; quel che conta è il grado di


significatività sociale.
Cultura di ricerca

 Epistemologie di ricerca (criteri generali per impostare un


processo d'indagine in modo da pervenire a una conoscenza
attendibile).
 Filosofie di ricerca (direzione di senso del lavoro di ricerca).
 Metodi di ricerca (forniscono indicazioni sul processo di
raccolta, analisi e costruzione della teoria).
 Disegni di ricerca (forniscono indicazioni rispetto
all'impostazione e alla conduzione della ricerca).
 Tecniche d'indagine (indicano il modo di raccogliere i dati).