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MENINGITE

Uno degli argomenti più discussi che troviamo su quotidiani e siti web da alcuni
mesi, e in particolare dall’inizio del 2017, è il susseguirsi di notizie che riportano
casi di meningite causati da patogeni (noti e/o sconosciuti) responsabili di
malattia, e a volte anche di decessi, tra persone di qualunque età.
L’effetto mediatico ha generato preoccupazione tra la popolazione generale che si
chiede se nel nostro Paese è in atto, o meno, un’epidemia di meningite. In questi
giorni, molti servizi vaccinali delle Asl/ASP sono in difficoltà per le richieste
pressanti da parte dei cittadini che vorrebbero fissare un appuntamento ravvicinato
per la vaccinazione contro il meningococco. Obiettivo: la sicurezza di se stessi e
dei propri cari.

Cosa succede?
È veramente un’emergenza?
Cosa è cambiato?
Cosa dobbiamo temere?
La risposta è più semplice di quanto molti possano pensare: si tratta solamente di
una “epidemia mediatica”, in cui il patogeno, che si sta moltiplicando a
dismisura, contagiando giornali e lettori, è semplicemente la notizia giornalistica.
Cosa dicono i dati?
Dal punto di vista scientifico ed epidemiologico, la diffusione delle malattie invasive
(meningiti e/o sepsi) è sovrapponibile a quella dell’anno precedente. Il patogeno più
pericoloso, il meningococco, continua a essere responsabile, in Italia, di circa 200 casi
l’anno, mentre le forme invasive prevenibili con vaccinazioni dello pneumococco sono in
diminuzione.

Tuttavia la disponibilità di dati e di informazioni scientificamente valide non ha


impedito il dilagare di ansia e preoccupazione nella popolazione.

La scintilla che ha scatenato questa crescente attenzione


mediatica sulle malattie invasive da meningococco trova
la sua origine nell’anomalo aumento, dal gennaio 2015,
di casi da meningococco C nella zona centrale della
Toscana. Questo incremento, spiegato con la
circolazione in quell’area di un clone di meningococco
particolarmente aggressivo, ha innescato una risposta
decisa da parte delle autorità sanitarie della Regione
Toscana che, per fronteggiarne la diffusione, ha adottato
una politica di offerta vaccinale molto ampia a favore
della popolazione.
Copertura vaccinale in
Italia
http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/dati_Ita.asp
Ma se nel 2015, l’attenzione dei media era prevalentemente focalizzata sui casi e
sulla situazione locale, nel 2016 si è lentamente spostata a livello nazionale, senza
però che ciò fosse giustificato da un aumento dei casi di meningite meningococcica
in altre Regioni.

Ma perché ora vediamo così tante notizie sui giornali?

In un anno ci sono circa 1500 segnalazioni di malattia batterica invasiva (a fronte di


una popolazione italiana di 60 milioni di abitati) con un atteso di più di 4 casi al
giorno nel periodo più freddo. Inoltre, i media spesso riportano anche solo i casi
sospetti, segnalando lo stesso caso più volte per sottolinearne il decorso o l’esito
della malattia, dando così la falsa sensazione che ci si trovi di fronte a un alto numero
di casi prima non presente.
Tuttavia, l’obiettivo di ridurre la circolazione di questo patogeno tra i portatori, in
modo da limitare il numero di casi, non è stato purtroppo raggiunto neanche nel 2016
(infatti il numero dei casi del 2016 è stato simile a quello del 2015) probabilmente a
causa di livelli di copertura vaccinali non ideali in alcune fasce di età e gruppi di
popolazione. L’invito pressante alla vaccinazione, come riportato dalla
letteratura scientifica, ha avuto l’effetto collaterale di innalzare il livello di
preoccupazione.
Le malattie batteriche invasive
(meningiti, sepsi, polmoniti batteriemiche
ed altri quadri clinici con isolamento di
batteri da siti normalmente sterili) sono
caratterizzate da una elevata frequenza di gravi
complicanze e letalità.
Poiché sono disponibili vaccinazioni in grado
di prevenire una quota consistente di tali
malattie è importante monitorare la loro
diffusione e caratterizzare esattamente i
patogeni che le causano.
In Italia la sorveglianza è coordinata
dall'Istituto Superiore di Sanità, (con il
supporto finanziario del Ministero della
Salute) e richiede la segnalazione di tutti i casi
di malattie invasive batteriche causate da
meningococco (Neisseria meningitidis),
pneumococco (Streptococcus pneumoniae) ed
emofilo (Haemophilus influenzae), e di tutte le
meningiti batteriche.
Esaminando il numero
assoluto di casi per
sierogruppo, il
meningococco B ha
rappresentato il
sierogruppo più frequente
fino al 2014 (65%, 51%,
48%, 48%, 36%
rispettivamente nel 2011,
2012, 2013, 2014, 2015)
(Tab. 10).
Come supportare una
corretta informazione
Cosa possiamo fare noi, professionisti della salute, per controbattere questa
epidemia mediatica e le sue conseguenze negative sulla popolazione e
sull’organizzazione dei servizi sanitari? Possiamo aiutare il processo di
acquisizione di consapevolezza dei cittadini sui reali rischi delle malattie
batteriche invasive e sulle possibili soluzioni.

Tra le varie azioni possiamo ad esempio:

 rassicurare il cittadino che i rischi di contrarre questa malattia erano, e sono,


molto bassi
 illustrare alla popolazione generale che le vaccinazioni, incluse quelle contro i
patogeni responsabili di malattia invasiva, sono uno strumento
importantissimo di prevenzione per proteggere le categorie in cui la patologia
si manifesta più frequentemente. Quindi l’offerta vaccinale gratuita prevista
dal calendario vaccinale nazionale e/o regionale va sempre accettata perché è
disegnata per le categorie di popolazione più suscettibili
 discutere serenamente con i cittadini sull’opportunità di estendere la
vaccinazione per altri patogeni (ad esempio meningococco ACYW-135 e
meningococco B).
Queste vaccinazioni, infatti, potrebbero essere accessibili solo a pagamento a seconda
dell’età del soggetto e della Regione e potrebbero fornire una protezione aggiuntiva per
una maggiore tranquillità anche in caso di basso rischio di contrarre la malattia.

I vaccini sono efficaci e sicuri e la scelta finale di investire sulla protezione, spetta al
cittadino spiegare che non vi è alcuna emergenza o alcuna epidemia nazionale: la
vaccinazione può tranquillamente essere programmata dalla Asl a distanza di giorni o
settimane, senza un reale aumento di rischio da parte del cittadino.

Integrare le informazioni disponibili sui media con le informazioni istituzionali che


forniscono un quadro più completo della situazione. Esistono molte fonti informative
disponibili a chiarire dei dubbi (oltre allo stesso EpiCentro, Iss, ministero della Salute,
Regioni, Asl, Associazioni scientifiche).
Si tratta quindi di offrire un’informazione imparziale e corretta dal punto di vista
scientifico, che è quanto richiesto dal cittadino, il quale vede negli operatori sanitari una
fonte informativa affidabile.

È necessario quindi un lavoro di squadra e coerente tra le varie professionalità per un


approccio mirato verso la vaccinazione, ma senza allarmismi ingiustificati.
Meningite, il punto della
situazione in Italia
Fonte: Ministero della Salute, Ufficio stampa - comunicato n. 1 del 3 gennaio 2017.
Il termine "meningite" si riferisce a una condizione clinica di gravità variabile, che,
soprattutto, può essere determinata da germi assai vari che colpiscono in maniera
episodica, difficilmente prevedibile, attraverso contatti/portatori sani, la cui
identificazione è importantissima per sviluppare azioni di contenimento della
diffusione dei germi stessi.
Possono causare la meningite batteri come il meningococco (di vari ceppi, come il
tipo B e il tipo C, molto aggressivo, di recente e alta visibilità nelle cronache a causa
della sua concentrazione in Regione Toscana e della sua letalità, oppure altri tipi come
A, Y, W135), lo pneumococco (l’agente della polmonite invasiva), l’emofilo
influenzale, ma anche il bacillo della tubercolosi, così come stafilococchi,
streptococchi e batteri coliformi (batteri comuni, ma con aggressività variabile, spesso
secondo le condizioni di salute della persona colpita), che però non danno origine alla
malattia nella sua forma invasiva.
Nel 2016 sono stati segnalati 178 casi di meningite da meningococco, con
un’incidenza in lieve aumento rispetto al triennio 2012-14, ma in diminuzione
rispetto al 2015. Ciò è dovuto alla presenza in Toscana di una trasmissione più elevata
che nel resto d’Italia, dove la situazione è costante, soprattutto per quanto riguarda
l’infezione da meningococco di tipo C negli adulti già notata nel corso del 2014.
Il numero totale dei casi di meningite, dovuti, quindi, anche agli altri germi indicati, è
passato da 1479 nel 2014, a 1815 nel 2015 e a 1376 nel 2016, quindi con una discreta
diminuzione rispetto al biennio passato. Per esempio, si sono verificati 940 casi di
meningite da pneumococco nel 2016 (rispetto ai 1256 casi del 2015) e 80 da emofilo
(rispetto ai 131 del 2015): come si vede una tendenza in diminuzione.
E’ anche da dire che la letalità della meningite è di circa il 10% nei casi dovuti a
pneumococco (98 deceduti su 940 pazienti nel 2016) e di circa il 12% nei casi da
meningococco (21 su 178 pazienti), che aumenta al 23% nel caso in cui il ceppo di
meningococco sia il C (13 su 51 pazienti).
Non si intende certamente minimizzare la gravità, spesso, della patologia, ma
semplicemente riportare la questione entro i parametri della documentazione
oggettiva.
Al momento non esiste alcuna situazione epidemica, la circolazione dei germi che
causano la malattia è nella norma attesa in linea coi numeri degli ultimi anni, il presidio
preventivo rappresentato dalla vaccinazione è disponibile per le classi di età a rischio e
per le persone che presentano rischi particolari di contrarre una malattia invasiva grave e
sarà in distribuzione gratuita secondo le previsioni del nuovo Piano nazionale, inserito
per questi motivi nei Livelli Essenziali d’Assistenza che il Sistema Sanitario Nazionale
eroga. I nostri ospedali e i nostri medici garantiscono comunque e sempre un’assistenza e
una terapia di primissimo ordine ai pazienti che vengano ricoverati per meningite.
Il Ministero sta operando per garantire il consolidamento della copertura vaccinale, a
supporto delle Regioni, anche con studi e ricerche che possano chiarire i meccanismi di
trasmissione e di virulenza dei germi.
Questo non significa non essere attenti e non garantire interventi tempestivi e mirati
ogni volta che si verifichi una caso di meningite, così come non ci si stancherà mai di
raccomandare la vaccinazione secondo la scheda vaccinale nazionale in corso di
pubblicazione, ma è altrettanto vero che l’opinione pubblica deve poter comprendere
con precisione quali siano i rischi e quali siano i comportamenti da tenere,
escludendo ogni ingiustificato allarmismo.
Per quanto riguarda il meningococco di tipo C, il più letale, le cifre dicono che ha
causato 36 decessi negli ultimi quattro anni, in una popolazione di quasi 65 milioni di
persone. Considerando tutti i ceppi di meningococco che danno la meningite, non si
supera il 10% della letalità, anche in questo caso con 711 casi nel quadriennio (178
nel 2016) e 77 decessi registrati complessivamente (17 nel 2016). Se consideriamo
l’intero quadriennio analizzato (dal 2013 al 2016), abbiamo 629 decessi per
meningite da qualsiasi causa, a fronte di 6786 pazienti diagnosticati.
Per dare un’idea comparativa, i decessi da incidente stradale nel nostro Paese sono
stati 3419 solo nell’anno 2015.
Risorse utili
 sul sito dell’Iss le pagine dedicate ai rapporti della sorveglianza
nazionale
 la raccolta di faq pubblicate il 30 dicembre 2016 sul sito dell’Iss
 l’articolo:”Increased incidence of invasive meningococcal disease of
serogroup C / clonal complex 11, Tuscany, Italy, 2015 to 2016”,
pubblicato su Eurosurveillance il 24 marzo 2016
 sul sito della Regione Toscana la pagina dedicata alla campagna
contro il meningococco C
 sul sito del ministero della Salute il “punto della situazione”
pubblicato il 4 gennaio 2017