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Dora Dvornik

Katarina Žanko
 Reggio Emilia, 1474
 Padre Niccolò (capitano della rocca della città) e
madre Daria Malaguzzi Valeri
 Nella sua gioventù condusse una vita brillante ed
ebbe varie relazioni amorose, sino al 1500 quando la
morte del padre lo costrinse a occuparsi della
famiglia (il cui patrimonio era in dissesto) e a
entrare al servizio degli Este, i signori di Ferrara:
nel 1502 divenne capitano della rocca di Canossa e
nel 1502 fu nominato segretario del cardinale
Ippolito, fratello del duca Alfonso I.
 Ariosto, che nel frattempo aveva iniziato la composizione
del Furioso, avrebbe voluto dedicare più tempo alla
letteratura e questo inasprì i rapporti col cardinale, che per
di più era un uomo alquanto rozzo e sordo alle lettere,
anche se a lui è dedicata la prima edizione
del poema apparsa nel 1516
 Nel 1513 conobbe a Firenze Alessandra Benucci, moglie
di Tito Strozzi, e tra i due iniziò una relazione
sentimentale che sarebbe durata tutta la vita, anche se
all'inizio il rapporto fu tenuto segreto per il fatto che lei
era sposata e perché lui non voleva rinunciare a privilegi
ecclesiastici ottenuti in precedenza.
 Ebbe vari figli illegittimi da diverse donne,
incluso Virginio che fu sempre il prediletto (la madre era
Orsola Sassomarino) e che alla fine riconobbe,
educandolo all'amore per la letteratura.
 I rapporti col cardinale Ippolito si incrinarono
definitivamente nel 1517, quando il prelato fu nominato
vescovo di Buda e pretendeva che Ariosto lo seguisse
quale suo segretario in Ungheria: il poeta si rifiutò,
motivando la scelta con motivi di salute (soffriva in
effetti di stomaco, anche se questa appare più come una
scusa per non lasciare la Benucci e il figlio Virginio) e
fu quindi licenziato dal suo protettore, ritrovandosi senza
lavoro.
 È probabile che il "gran rifiuto" fosse motivato anche da
ragioni di orgoglio personale, poiché la pubblicazione nel
1516 della prima edizione del poema aveva dato grande
fama all'Ariosto e lui mal si adattava al ruolo subalterno
cui il servizio al cardinale lo costringeva (lui stesso
giustificò ironicamente la sua scelta nella Satira I).
 Nel 1528 sposerà in segreto la
donna, sempre per conservare i
propri benefici ecclesiastici,
dopo che Alessandra era rimasta
vedova del marito.
 Negli ultimi tempi il Furioso
veniva sottoposto ai giudizi e alle
critiche degli amici letterati che
frequentavano la sua casa e
l'ultima definitiva edizione vide
la luce nel 1532, pochi mesi
prima della morte dell'autore
avvenuta il 6 luglio del 1533.
 La notizia della sua scomparsa non fece rumore e
raggiunse la corte estense solo pochi giorni più
tardi, e i funerali si svolsero in forma modesta,
secondo il suo stesso volere, nella chiesa di S.
Benedetto; i suoi resti vennero tumulati nel 1801
nella sala maggiore della Biblioteca comunale
ferrarese, dove riposano tuttora.
 La prima attività poetica di Ariosto fu in latino e
sembra che egli aspirasse inizialmente alla gloria
proprio in questo campo, anche se fu un periodo di
breve durata: scrisse circa una settantina di
componimenti variamente ispirati ai principali
autori classici studiati in gioventù,
(Catullo, Virgilio, Ovidio, Orazio).
 Più interessanti le Rime in volgare: si tratta di
liriche di stampo petrarchista come la maggior parte
di quelle composte in quegli anni, anche se il
petrarchismo di Ariosto non è di stretta osservanza e
le poesie rivelano una notevole originalità.
 sette Satire in terza rima, composte
tra il 1517 e il 1525 e dedicate a vari
argomenti attinenti alla vita
dell'autore che si ispira in modo
evidente al poeta latino Orazio
 Le Satire hanno tema vario e alcune
si riferiscono a episodi ben precisi
della biografia dell'autore
 Interessanti nelle Satire anche alcuni
apologhi ispirati con evidenza alla
letteratura classica, come la favola
della gazza fedele al padrone che va
al pozzo assetata e rimane indietro
 Ariosto si dedicò anche all'attività teatrale nell'arco
di buona parte della sua vita, sia come addetto
all'allestimento degli spettacoli alla corte di Ferrara,
sia come autore di commedie la cui messa in scena
curò personalmente e nelle quali talvolta lui stesso
recitò.
 Compose cinque commedie, le prime due
in prosa (la Cassaria e i Suppositi) anche se in
seguito le riscrisse in versi, e le successive in versi
sdruccioli (il Negromante e la Lena), mentre una
quinta commedia intitolata Gli studenti rimase
incompiuta e venne terminata e pubblicata dal
fratello Gabriele col titolo La scolastica.
 Le commedie di Ariosto sono tra le
prime del Cinquecento ad essere
scritte in volgare e non in latino
 L'ambientazione è per lo più
moderna, anche se i nomi dei
personaggi sono spesso greci e la
trama si rifà alle commedie latine
del III-II sec. a.C.
 Numerosi sono i riferimenti alla
società moderna e al malcostume
che l'autore colpisce anche in altre
opere, soprattutto nelle Satire.