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INGEGNERIA TISSUTALE

An interdisciplinary field that applies


the principles of engineering and life
sciences toward the development of
biological substitutes that restore,
maintain, or improve tissue function or
a whole organ*
Langer R., Vacanti J.P. (May 1993).
"Tissue engineering, Science
*Un campo interdisciplinare che applica i principi
dellingegneria e delle scienze della vita per lo sviluppo di
sostituti biologici che riparano, mantengono o migliorano le
funzioni di un tessuto o di un organo intero

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Si lavora su due fronti:
Cellule eterologhe o biomateriali
Cellule autologhe

Approcci alla ricostruzione tissutale

Impianto di biomateriali sintetici1


Trapianto di cellule staminali2

Limiti correlati, rispettivamente:

Reazioni immunitarie da corpo estraneo


Mancato attecchimento

Impianto di biomateriali e reazioni immunitarie

In questa fase segnali di sopravvivenza sono mediati da fattori di


adesione come lintegrina 2 e strutture specializzate come i
podosomi
Successivamente altre proteine di membrana come i recettori del
mannosio e lintegrina 1 portano alla fusione dei macrofagi e
alla formazione della cellula gigante da corpo estraneo (FBGCs)

Questa struttura che fisiologicamente permette lisolamento


delagente estraneo e la circostante ricostruzione della lesione
pu influire negativamente sullefficacia della protesi in
questione..

1.

I macrofagi attivati secernono nello spazio tra


membrana e biomateriale una grande quantit di
proteasi, ROS e [H+] che possono danneggiare
materiale non predisposto (polipropilene, sutura; polietilene,
protesi articolari)

2.

Il potere microbicida dei macrofagi e le altre cellule


dellinfiammazione risulta fortemente diminuito per
la dispendiosit del respiratory burst, rendendo il
tessuto pi suscettibile a infezioni

Nuovi materiali in corso di sperimentazione, come i


poliuretani di quarta generazione, sono disegnati in
modo da inibire ladesione delle cellule
dellinfiammazione e da non essere suscettibili a
nessun attacco biodegradativo.

Diversi tipi di staminali

Limiti che pone lutilizzo di cellule staminali a fini rigenerativi:

Una piccolissima frazione delle cellule impiantate


attecchisce positivamente
In un ambiente ricco di cellule e tessuto necrotico, come
accade in un tessuto rigenerativo, le poche cellule che
hanno attecchito sono poco controllabili
Le cellule staminali richiedono una complessa rete di
segnali che mediano crescita, vascolarizzazione e
innervazione che non si organizzano spontaneamente

Cosa possono fare i biomateriali?

Stimolare e dare sostegno alle S.C. in loco


Facilitare linterazione delle cellule trapiantate
con lambiente:

Costituendo una matrice organizzata in maniera da


proteggerle e allo stesso tempo favorire la viabilit
Fornire citochine che stimolino langiogenesi e la
riparazione tissutale
Fornire citochine che indirizzino alla
differenziazione

In altre parole

Fornire una nicchia artificiale che predisponga, tramite


interazioni intercellulari e cellula-matrice, ad una
riorganizzazione funzionale tridimensionale che
riporti il tessuto al suo aspetto origiario.

ORIGINE ALLOGENICA O
XENOGENICA, COME DI CELLULE
STAMINALI, IN TESSUTI
Concludendo
INGEGNERIZZATI APRE AD UNA
MIRIADE DI SFIDE

NATURE, 2009 NOVEMBER 26

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule autologhe:
Vantaggi: immunocompatibilit, non necessit di
un donatore, conservazione plasticit e
adattabilit del tessuto
Svantaggi: sperimentazione su uomo difficile,
moltitudine di meccanismi di regolazione da
comprendere e prevedere
Possibili soluzioni: empirismo e sperimentazione
in vitro
Esempi: stimolazione cellule epatiche per
produzione di insulina 3

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere
per la cura del diabete I
ATTUALI TERAPIE:
- insulinoterapia, che non previene complicazioni come cecit, infarti del
miocardio, amputazione degli arti o insufficienza renale, sviluppate da
circa il 50% dei diabetici cronici;
- trapianto delle cellule delle isole di Langerhans del pancreas umano
che per richiede immunosoppressione a lungo termine ed soggetta alle
difficolt di reperimento del tessuto;
- trapianto di cellule simil- ingegnerizzate da cellule del pancreas di
roditori; non utilizzata perch ad alto rischio di zoonosi;

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere
per la cura del diabete I
POTENZIALIT DELLE CELLULE STAMINALI:
- Sono state coltivate con successo in vitro;
- Sono cellule pluripotenti, che possono generare molteplici tipi cellulari;
I fattori che influenzano lattivit replicativa e differenziativa delle cellule
staminali sono:
- Ambiente circostante
- Regolazione dellespressione genica

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere
per la cura del diabete I
RUOLO DEI MASTER REGULATOR GENES NELLA
DIFFERENZIAZIONE DELLA CELLULA:
PDX-1 (Pancreatic and Duodenal Homeobox gene-1) il fattore che
determina il differenziamento di una cellula staminale del dotto pancreatico
in cellula in condizioni fisiologiche;
Le cellule ovali del dotto biliare sono cellule pluripotenti che si attivano
in caso di danno al parenchima epatico. Si provato ad indurre PDX-1 in
queste cellule (nel topo) per promuovere la crescita di cellule simil- ,
producenti insulina e sensibili ai livelli di glicemia.

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI

Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere


per la cura del diabete I
TECNICA ADOTTATA:
Biopsia di fegato
Coltura cellule
Ricombinazione di PDX-1 usando
come vettore un Adenovirus
ricombinante
Trapianto delle cellule simil- nel
fegato
Immunoessay con Ab antiinsulina per testarne la
produzione
Analisi del sangue per osservare
landamento della glicemia nel
tempo

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere per
la cura del diabete I
RISULTATI:
I topi trattati esprimono livelli di
insulina pi alti;
il gene dellinsulina stato
trascritto e tradotto e i
precursori dellinsulina sono
stati sintetizzati e poi attivati.

IRI: Immunoreactive
insuline

RICOSTRUZIONE DI TESSUTI
DANNEGGIATI
Cellule epatiche e produzione insulina: frontiere
per la cura del diabete I
IMPORTANZA DELLA PRESENZA DELLE CELLULE
PLURIPOTENTI E DEL VETTORE VIRALE:
Lesperimento, se effettuato in vitro, dove la percentuale di epatociti maturi e
gi differenziati raggiunge il 98%, non risulta con linduzione del gene per
linsulina;
ci suggerisce che la ricombinazione sia avvenuta nelle cellule
pluripotenti;
Inoltre luso del vettore virale induce la proliferazione delle cellule epatiche
(e quindi lattivazione delle cellule pluripotenti) per rispondere al danno
che potrebbe causare il virus, rendendole pi permissive per la
ricombinazione;

MODIFICAZIONE DI TESSUTI
AUTOLOGHI A FINI TERAPEUTICI
Vantaggi: immunocompatibilit, non necessit di
un donatore
Svantaggi: sperimentazione su uomo difficile,
moltitudine di meccanismi di regolazione da
comprendere e prevedere
Possibili soluzioni: empirismo e sperimentazione in
vitro
Esempi: potenziamento cellule T per la terapia del
cancro 4

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Cellule T e cancro
Le cellule T rappresentano una
potenziale opportunit di trattamento
in quanto:
- sono in grado di proliferare in risposta
a proteine immunogeniche espresse
nel cancro
-sono in grado di generare una
memoria immunologica capace di

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Cellule T possono essere stimolate
inducendo un'immunit specifica al
fine di:
-Vaccini per il cancro
-trattamento del cancro con cellule T

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Vaccino
Il vaccino si propone di manipolare la
risposta immune specifica diretta
contro Ag specifici tumorali (es.
HER2/neu) per correggere o superare i
difetti dell'immunit endogena.
Problemi associati: l'utilizzo da parte
del vaccino di un solo Ag come target
pu portare ad una non completa
regressione del tumore.

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Cellule autologhe contro cellule
tumorali allogeniche:
1)Resezione chirurgica del tumore
primario
2)espansione in vitro del tumore
3)modificazione del tumore in modo
tale da renderlo pi immunogenico
Insorgenza di problemi tecnici che
hanno limitato ulteriori studi

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Sperimentazione del vaccino come
trattamento adiuvante in pazienti
affetti da carcinoma di cellule renali in
seguito a nefrectomia:
-558 pazienti assegnati in modo
casuale o al vaccino o all'osservazione
-5 anni di follow-up:
risulta migliore la sopravvivenza senza
progressione tumorale nel gruppo che
aveva ricevuto il vaccino

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Ingegneria genetica su cellule tumorali:
le cellule tumorali sono sottoposte a
modificazioni genetiche per stimolare
l'immunogenicit:
-maggior espressione citochine come IL-2,
IL-4, TNF e IFN che potenziano le funzioni
delle APC
-espressione di molecole co-stimolatorie di
cellule T

Modificazione di tessuti autologhi a fini


terapeutici
TRATTAMENTO CANCRO CON
CELLULE T:
Lo scopo di questa procedura consiste
nell'aumentare la risposta specifica di
cellule T contro tumori oltre ci che
possibile con il vaccino.
Inoculazione di cellule T competenti
contro il tumore potrebbe permettere
all'immunit di eradicare la malattia.

Modificazione di tessuti autologhi a fini


terapeutici
Utilizzo di cellule T AUTOLOGHE:
La clonazione di antigeni tumorali ha
stimolato cellule T autologhe con lo
scopo di creare una risposta immune
funzionale, endogena, policlonale e
che implichi sia CD4+ che CD8+.

Modificazione di tessuti autologhi a


fini terapeutici
Per cercare di effettuare questo processo:
-tentativi di espansione non specifica di linfociti del
sangue periferico tramite l'utilizzo di citochine.
Efficacia limitata.
-nuovi approcci:sostituzione di cellule APC
autologhe con cellule APC artificiali dotate di
propriet amplificate di stimolazione delle cellule T
(modalit in vitro)
-in alternativa: immunizzazione in vivo del paziente
per rafforzare il num. iniziale di cellule T specifiche
contro un Ag prima dell'espansione ex-vivo.

FONTI

1- Studio di James M. Anderson, Analiz Rodriguez, and David T. Chang,


Department of Pathology, Case Western Reserve University, Cleveland, OH
44106 2 Department of Biomedical Engineering, Case Western Reserve
University, Cleveland; Published in final edited form as: Semin Immunol. 2008
April
2- Studio di Matthias P. Lutolf1, Penney M. Gilbert2, and Helen M. Blau2 1
Institute of Bioengineering, Ecole Polytechnique federale de Lausanne, CH1015 Lausanne, Switzerland 2 Baxter Laboratory in Stem Cell Biology,
Department of Microbiology and Immunology, Institute for Stem Cells and
RMedicine, Stanford, California 94305, USAM a n u s c r i p t Nature, 2009
November 26
3- Studio di Sarah Ferber PhD e Irit Meivar-Levy PhD, Endocrine
Institute, Sheba Medical Center, Tel-Hashomer, Israel, pubblicato su IMA
Journal, giugno 2006
4- Studio di Mary L Disis, MD, Prof Helga Bernhard, MD, and Prof
Elizabeth M Jaffee, MD, Center for Translational Medicine in Womens
Health, Tumor Vaccine Group, University of Washington, Seattle, WA,
USA (Prof M L Disis MD); Department of Haematology/Oncology
Klinikum rechts der Isar, Technical University of Munich, Munich,
Germany (Prof H Bernhard MD); Clinical Cooperation Group AntigenSpecific Immunotherapy, GSF-Institute of Health and Environment and
Technical University of Munich, Munich, Germany (Prof H Bernhard); and
The Sidney Kimmel Cancer Center at Johns Hopkins, Johns Hopkins
University, Baltimore, MD, USA (Prof E M Jaffee MD); Lancet. 2009
February 21