Sei sulla pagina 1di 84

ELEMENTI

DI
VITTIMOLOGIA

Dott. MARCO MONZANI, giurista criminologo.

Associazione Italiana di Psicologia Investigativa (A.I.P.I.)

Accademia di Psicopatologia e criminologia


della Svizzera Italiana (A.P.S.I.)
1
PERCHE’ studiare le
vittime di reato?

dott. Marco Monzani 2


LA VITTIMA
NEL DIZIONARIO
ITALIANO
“Nel rito sacrificale, animale o uomo, offerto,
per uccisione, alla divinità; chi perde la
vita o subisce gravi danni personali o
patrimoniali in seguito a calamità,
sventure, disastri, incidenti e simili; chi
soggiace ad azioni ingiuste, a
prepotenze, violenze, sopraffazioni e
simili; chi subisce, anche senza averne
piena coscienza, le conseguenze
negative di errori, vizi, difetti propri o
altrui”
dott. Marco Monzani 3
LA VITTIMA NELLA
STORIA
 Responsabilità collettiva
 Nascita del commercio
 Valore monetario dell’offesa
 Da vittima a testimone
 Responsabilita’ personale

dott. Marco Monzani 4


LA VITTIMA NEL DIRITTO
ATTUALE
 Dal punto di vista giuridico la vittima si
identifica con il soggetto passivo del
reato, cioè con il titolare dell’interesse
offeso dal reato stesso (altra cosa è il
danneggiato dal reato).

 Può essere una persona fisica o una


persona giuridica

dott. Marco Monzani 5


LA VITTIMA NEL
DIRITTO
“Vittima del crimine: persone che, individualmente o
collettivamente, hanno sofferto una lesione, incluso
un danno fisico o mentale, sofferenza emotiva,
perdita economica od una sostanziale
compressione o lesione dei loro diritti fondamentali
attraverso atti od omissioni che siano in violazione
delle leggi penali operanti all’interno degli Stati
membri, incluse le leggi che proibiscono l’abuso di
potere criminale” (Risoluzione Nazioni Unite n.
40/34, 29/11/85).

dott. Marco Monzani 6


LA
CRIMINOLOGIA
“Scienza autonoma, multidisciplinare,
multifattoriale, che ha per oggetto di
studio il fatto-reato, l’autore del reato
e la reazione sociale al reato” ……..

….e la vittima del reato?

dott. Marco Monzani 7


LA CRIMINOLOGIA
 DIRITTO PENALE DEL FATTO: Scuola Classica,
principio del libero arbitrio, pena retributiva, punitiva,
afflittiva, proporzionata alla gravità del fatto, certa
nella durata e predeterminata. Massima certezza e
massima rigidità.

 DIRITTO PENALE DELLA PERSONA: Scuola


Positiva, principio del determinismo, misura di
sicurezza, durata in base alla pericolosità sociale.
Cause endogene. Massima elasticità e minima
certezza.

 DIRITTO PENALE MISTO: valuta la persona in


relazione ad un determinato fatto.
dott. Marco Monzani 8
LA CRIMINOLOGIA

 STUDI SUL NUMERO OSCURO

 INDAGINI SUL CAMPO

 INCHIESTE DI VITTIMIZZAZIONE

dott. Marco Monzani 9


LA VITTIMA IN
CRIMINOLOGIA
“Qualsiasi soggetto danneggiato o che ha
subito un torto da altri, che percepisce
se stesso come vittima, che condivide
l’esperienza con altri cercando aiuto,
assistenza e riparazione, che è
riconosciuto come vittima e che
presumibilmente è assistito da agenzie-
strutture pubbliche, private o collettive”
(E. Viano).
dott. Marco Monzani 10
LA VITTIMA IN
CRIMINOLOGIA
 DANNO: fisico, economico, psichico, morale, biologico,
esistenziale…per forza reale o anche soltanto percepito?
 CONSAPEVOLEZZA: riconoscere se stessi come vittime.
 RICHIESTA DI AIUTO: “preparare il terreno” per mettere in
condizione la vittima di denunciare la situazione di
vittimizzazione.
 CONVALIDA: riconoscimento dello status di vittima da parte
della società in genere ma soprattutto dell’A.G.
 L’AIUTO: psicologico, economico, materiale, ecc.

 SONO TUTTI ELEMENTI DESCRITTIVI E NON


COSTITUTIVI DEL CONCETTO DI VITTIMA !!!!!!!!
dott. Marco Monzani 11
LA
VITTIMOLOGIA
Branca della criminologia che ha per
oggetto lo studio della vittima del reato,
della sua personalita’, delle sue
caratteristiche biologiche, psicologiche,
morali, sociali e culturali, delle sue relazioni
con l’autore del reato, e del ruolo che essa
ha assunto nella criminogenesi e nella
criminodinamica (G. Gulotta).

dott. Marco Monzani 12


LA VITTIMOLOGIA

Lo studio scientifico delle cause, della natura e degli


effetti della vittimizzazione determinata da un
comportamento, da un atto o da un’attività
criminale, inclusa l’interazione tra la vittima e
l’autore e tra le vittime ed il sistema giudiziario
penale e la reazione e la risposta sociale, formale
ed informale, in termini di supporto, assistenza ed
aiuto alle vittime (Saponaro).

dott. Marco Monzani 13


QUALI VITTIME PER LA
VITTIMOLOGIA?
 Tutte le vittime o solo le vittime di reati?

 Le vittime di tutti i reati? O solo le vittime dei cc.dd. “mala


in se”?

Elias: “Il campo di indagine della vittimologia è lo studio a


scopi diagnostici, preventivi e riparativi delle situazioni, dei
contesti, delle cause e delle ragioni che possono portare
alla violazione di DIRITTI DELL’UOMO”.

14
QUALI VITTIME PER LA
VITTIMOLOGIA? 1
 Tutte le vittime di reati o di violazioni di diritti dell’uomo?

Viano: “Da una prospettiva politica dovremmo anche


domandarci se sia più o meno desiderabile rendere
coscienti i soggetti del loro status di vittime, nel caso in
cui tale coscienza manchi e si siano adattati
all’ingiustizia e all’oppressione. Ci sono circostanze in
cui ciò può causare più danno che bene? Cosa fare nel
caso in cui non vi siano soluzioni disponibili e quindi la
consapevolezza della vittimizzazione è inutile e
addirittura infligge ulteriore dolore?…..
15
QUALI VITTIME PER LA
VITTIMOLOGIA? 2
……Cosa fare se ciò porta soltanto a sforzi isolati e
senza frutti per il cambiamento della situazione,
che avrà anzi come risultato solo una maggiore
repressione? E’ giusto causare insoddisfazione e
far nascere false speranze, quando un soggetto
non può effettivamente introdurre cambiamenti o
assicurarsi qualche successo?
Alcuni esperti sostengono che i soggetti vittimizzati
dovrebbero almeno essere disposti a considerare
se stessi come vittime, prima che la vittimologia li
consideri come tali”…… 16
QUALI VITTIME PER LA
VITTIMOLOGIA 3
La questione, a mio avviso, non deve riguardare la
consapevolezza in sé, quanto piuttosto la effettiva
possibilità di offrire una valida alternativa alla
vittima nel momento in cui si decide di renderla
consapevole del proprio status di vittima.
Le domande alle quali bisogna rispondere devono
essere le seguenti: “cui prodest detta
consapevolezza?” e “la rinuncia a rendere
consapevole una vittima della propria situazione
corrisponde ad una rinuncia della società a
ricercare soluzioni alternative?”
dott. Marco Monzani 17
QUALI VITTIME PER LA
VITTIMOLOGIA? 4
….Le più importanti questioni a
riguardo quindi sono:

 Quali sono i corretti limiti della


vittimologia?

 Quando un soggetto diviene il legittimo


“oggetto” di studio vittimologico? 18
LA RICERCA IN
VITTIMOLOGIA
 Ricerche direttamente vittimologiche e ricerche
indirettamente vittimologiche a seconda delle loro
finalità (studio di vittime o di reati)

 Ricerche qualitative e ricerche quantitative

 Ricerche a scopo diagnostico


 Ricerche a scopo preventivo
 Ricerche a scopo riparativo

dott. Marco Monzani 19


LA
CRIMINALISTICA
“L’insieme delle molteplici tecnologie che vengono utilizzate per
l’investigazione criminale; utilizza apporti della medicina
legale, dattiloscopia, balistica, grafometria, biologia, chimica,
tossicologia, ematologia, ecc. ….”.
Storicamente è figlia della medicina legale

Ricerca la traccia fisica, chimica, ematica, biologica, organica,


ecc. del reato. Tracce oggettive e misurabili e presentabili in
dibattimento.

…..e la psicologia? Il “nuovo” concetto di TRACCIA del reato.

dott. Marco Monzani 20


LA VITTIMA IN
CRIMINALISTICA
Qualsiasi individuo colpito da un reato,
sopravvissuto o no al reato stesso, che
puo’ in qualunque modo essere di aiuto
alle indagini ai fini di un’esatta ricostruzione
dei fatti, delle dinamiche relazionali, della
raccolta delle tracce e dell’identificazione
del reo.

Concetto di traccia mnestica del reato


dott. Marco Monzani 21
LA “VITTIMALISTICA” ?
Branca della criminalistica applicata alla vittima
del reato ( NO “vittimologia investigativa”)

Criminalistica tradizionale applicata alla vittima


non sopravvissuta al reato
+
Psicologia della testimonianza vittima
sopravvissuta sul FATTO e sulla RELAZIONE

Criminologia : Criminalistica
=
Vittimologia : Vittimalistica
dott. Marco Monzani 22
LA VITTIMALISTICA
La collocazione di una disciplina all’interno di una
scienza piuttosto che di un’altra non è una
questione puramente formale, ma ha risvolti
sostanziali importanti.
Infatti da detta collocazione dipendono le finalità, i
compiti e le metodologie di detta disciplina.
Collocare la vittimalistica all’interno della
criminalistica anzichè della vittimologia significa
attribuirle finalità, compiti e metodologie particolari,
legati alle indagini e all’investigazione; significa
cioè collocarla all’interno di “interventi di
situazione” piuttosto che all’interno di “interventi di
problema”.
dott. Marco Monzani 23
LA VITTIMALISTICA
Approccio della criminalistica applicato alla
vittima del reato; si propone un ampliamento
dell’oggetto di studio della criminalistica
tradizionale (attraverso un ampliamento del
concetto di “traccia del reato”)
ricomprendendo in esso non solo la vittima
non sopravvissuta al reato ma anche e
soprattutto la vittima sopravvissuta attraverso
l’esame della sua testimonianza, utile per
un’esatta RICOSTRUZIONE DEI FATTI
oggetto di reato.
dott. Marco Monzani 24
LA VITTIMALISTICA
Modello operativo di indagine della psicologia
investigativa la quale ha, tra le sue finalita’, oltre
alla ricostruzione dei fatti oggetto di reato
(attraverso la raccolta di tracce mnestiche dei fatti
stessi nei testimoni e nella vittima-testimone) anche
la comprensione delle motivazioni e delle
DINAMICHE RELAZIONALI tra autore e vittima
che hanno fatto sì che i due soggetti (o almeno uno
di loro) abbiano deciso di risolvere un conflitto
attraverso la commissione di un reato.

dott. Marco Monzani 25


LA VITTIMALISTICA
Soltanto attraverso lo studio della RELAZIONE
autore-vittima è possibile comprendere non
solo il perché si è consumato un reato, ma
anche e soprattutto perché un reato si è
verificato proprio tra quei due soggetti e non
tra altri, perché si è verificato proprio quel
tipo di reato e non un altro, perchè il reato si
è verificato proprio in quel momento e non in
un altro, perché si è verificato proprio con
quelle particolari modalità e non con altre…..
dott. Marco Monzani 26
AVVERTENZE
L’importanza della vittima a fini investigativi e di indagine
deve SEMPRE essere subordinata al RISPETTO della
persona, della sua DIGNITA’ e della sua
SOFFERENZA. Ciò DEVE sempre essere tenuto a
mente da parte di tutti i professionisti che si trovano ad
interagire con la vittima stessa: non solo la Magistratura
giudicante, non solo la magistratura inquirente e i suoi
referenti, ma anche, e forse soprattutto, l’avvocatura,
vista la posizione particolarmente delicata del suo ruolo
nel processo e nei rapporti con le vittime di reato.
Deontologia e correttezza professionali sono
D’OBBLIGO!!!, indipendentemente da qualunque
previsione normativa a riguardo.

dott. Marco Monzani 27


BIBLIOGRAFIA
 ROSSI L.: “L’analisi investigativa nella psicologia criminale. Vittimologia: aspetti teorici e
casi pratici” ed. Giuffrè, Milano, 2005.

 SAPONARO A.: “Vittimologia”, ed. Giuffrè, Milano, 2005.

 GULOTTA G.: “La vittima”, ed. Giuffrè, Milano, 1976.

 GULOTTA G. – VAGAGGINI M. (a cura di): “Dalla parte della vittima”, ed. Giuffrè, Milano,
1981.

 BALLONI A. – VIANO E.: “Vittimologia. 4° Convegno Mondiale, la giornata bolognese” ed.


Clueb, Bologna, 1981.

 CECCAROLI G.: “Sulle tracce del delitto” ed. Imprimitur, Padova, 2000.

 PISAPIA G.: “Sulle tracce dell’investigatore” ed. Imprimitur, Padova, 1999.

dott. Marco Monzani 28


COME studiare
le vittime di reato?

dott. Marco Monzani 29


LA VITTIMA PRIMA
DEL REATO
LE PREDISPOSIZIONI VITTIMOGENE

 Generiche: situazioni particolari ma


comunque generali, che potrebbero
riguardare chiunque: nevrosi da
destino, senso di colpa, collezionisti di
ingiustizie, ecc.
dott. Marco Monzani 30
LA VITTIMA PRIMA DEL
REATO
LE PREDISPOSIZIONI VITTIMOGENE

 Specifiche:
innate: sesso, razza, eventuale infermità…
acquisite: stile e abitudini di vita, attività
intraprese, ambienti frequentati….
permanenti: presenti fino alla morte
temporanee: di media-lunga durata
passeggere: di breve durata
dott. Marco Monzani 31
LA VITTIMA PRIMA DEL
REATO
LE PREDISPOSIZIONI VITTIMOGENE

Bio-fisiologiche: età, sesso, razza, stato


fisico…

Psicologiche: deviazioni sessuali, stati


psicopatologici, tratti del carattere…

Sociali: professione, condizioni economiche,


situazioni sociali…
dott. Marco Monzani 32
LA VITTIMA PRIMA DEL
REATO
LA SCELTA DELLA VITTIMA E….LE SCELTE
DELLA VITTIMA
Generalmente la responsabilità del reato ricade
esclusivamente sull’autore; il comportamento della
vittima potrà semmai facilitare un’azione criminale
di cui l’autore rimarrà il solo responsabile. Anche le
scelte di vita della vittima possono influire sul suo
destino.

IL RISCHIO VITTIMOGENO E LA PAURA DEL


CRIMINE
Il problema maggiore a riguardo è quello di
distinguere tra aspetto emotivo e aspetto cognitivo.
dott. Marco Monzani 33
LA VITTIMA PRIMA DEL
REATO
CRIMINOGENESI: rappresenta il “perché” del reato; studia
l’interazione tra le diverse caratteristiche del soggetto con le
variabili sociali e ambientali. Concetto statico.

CRIMINODINAMICA: rappresenta il “come” del reato; studia


come l’evoluzione di dette interazioni porterà il soggetto a
scegliere le “sue motivazioni”. Non riguarda la dinamica
dell’evento bensì la dinamica delle interazioni. Spiega la scelta
del tipo di reato, del momento e delle modalità con cui VERRA’
commesso. Concetto dinamico ma sempre riferito ad un
momento antecedente il reato. Non è l’equivalente del modus
operandi !!!

34
LA VITTIMA PRIMA DEL
REATO
CONTESTO RELAZIONALE

COPPIA PENALE: la relazione autore-vittima è un


rapporto particolare, che non si limita alla semplice
somma algebrica AUTORE + VITTIMA ma è
qualcosa di più complesso e profondo, una “terza
creatura”, un insieme inteso come una complessità
organizzata, in cui l’intero è diverso dalla somma
delle sue parti. Teoria dei sistemi.
A volte gli effetti di un reato non sono rivolti alla vittima
del reato stesso, bensì alla relazione. A volte
uccidere una persona, ad esempio, significa
uccidere una RELAZIONE.
dott. Marco Monzani 35
LA VITTIMA DURANTE IL

REATO
FUNGIBILITA’ DELLA VITTIMA:
vittima accidentale
vittima indiscriminata

 INFUNGIBILITA’ DELLA VITTIMA:


vittima per imprudenza
vittima alternativa
vittima provocatrice
vittima volontaria

LA PERICOLOSITA’ SOCIALE DI UN AUTORE DI REATO E’


DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA FUNGIBILITA’
DELLE SUE VITTIME.

36
LA VITTIMA DURANTE IL
REATO
IL GRADO DI PARTECIPAZIONE DELLA VITTIMA AL
REATO
Non significa necessariamente corresponsabilità della
vittima al reato stesso. Significa piuttosto diverso
coinvolgimento della vittima nel reato.

Vittime passive: si limitano a subire il reato.

Vittime attive: hanno un ruolo “attivo” nel reato: aggressive,


provocatrici, disonoranti, consenzienti, favorenti, per il
ruolo, per inversione dei ruoli.

dott. Marco Monzani 37


LA VITTIMA DURANTE IL
REATO
IL GRADO DI PARTECIPAZIONE DELLA VITTIMA
AL REATO

In base al loro “grado di colpa”: vittima del tutto


innocente, con colpa lieve, colpevole quanto il
delinquente, maggiormente colpevole del
delinquente, con altissimo grado di colpa
(Mendelsohn).

In base al “modo” di partecipazione: precipitazione,


facilitazione, vulnerabilità, opportunità, attrattività
(Sparks).
dott. Marco Monzani 38
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
 PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini

 Il S.A.S.C.
(Sistema di Analisi della Scena del Crimine)
Sezioni: - identificazione del caso: tempi, luoghi, ecc.
- notizie sulla vittima: generalità, tratti somatici, stile di vita,
lesioni corporee, sede del ritrovamento, posizione del corpo, lo stato
di conservazione, gli indumenti, presunta causa di morte, ecc.
- armi
- reperti
- veicoli
- aggressore
- annotazioni varie

dott. Marco Monzani 39


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
 La vittima sopravvissuta al reato:

L’ispezione medico-legale (raccolta tracce di tipo


organico, biologico, ematico, ecc., verifica di
eventuali trasmissioni di malattie, infezioni,
ecc.).
Essa deve avvenire nel massimo rispetto per la
vittima. L’esigenza investigativa deve SEMPRE
tenere conto dei bisogni e della sofferenza della
vittima; prima che “fonte di prova” la vittima è
una PERSONA.
dott. Marco Monzani 40
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
 La vittima sopravvissuta al reato:

La raccolta di sommarie informazioni: per la ricerca di


tracce mnestiche del reato; riproducibilità in
dibattimento; rispetto della dignità della PERSONA.
 Tipo di reato subito, partecipazione allo stesso

 Carattere della vittima (grado di emotività)

 Precedente rapporto con l’autore

 Modalità e tempi dei soccorsi

 Modalità della raccolta: fondamentali per

l’efficacia e per il rispetto della persona… 41


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

Modalità della raccolta di s.i.:


- Accertare la disponibilità della vittima a riferire sul caso;
- Ridurre eventuali interferenze nella memoria (attivazione di processi
immaginativi inconsci, ridefinizione dei vissuti)
- Sblocco dei fattori emotivi
- Variabili: - sistema memoria in situazioni di stress (es. effetto arma).
- rischi del falso ricordo
Le variabili che entrano in gioco in questa fase sono diverse dalle
variabili che entrano in gioco durante la testimonianza in
dibattimento (memoria, stress, situazione ambientale ed
emozionale, modalità e scopo delle domande, ecc.)

42
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

Le conseguenze della vittimizzazione: possono essere di tipo


fisico, psicologico, economico, sociale, ecc.
Variabili principali:
- - tipo di reato subito
- - struttura fisica della vittima
- - tipo di aggressione subita
- - tipo di reazione della vittima
- - luogo in cui si è verificato il reato
- - tempo a disposizione del reo per compiere il fatto
- - tempo trascorso tra consumazione del reato e soccorsi
dott. Marco Monzani 43
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

Le conseguenze psicologiche: variabili principali:


- - tipo di reato (generalmente i reati contro la persona producono
reazioni emotive più forti rispetto ai reati contro il patrimonio);
- - tipo di autore (o meglio, dal tipo di RELAZIONE tra i due);
- - tipo di vittima
- - supporto psicologico ricevuto

Conseguenze: nella fase acuta: terrore, panico, isteria, ansia,


autobiasimo, depressione, autocolpevolizzazione, vergogna; nella
fase a lungo termine: tensione muscolare, disturbi gastro-
intestinali, vergogna, autocolpevolizzazione
-

44
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

La seconda vittimizzazione: consiste in conseguenze


psicologiche ulteriori per la vittima provocate dalla
situazione nella quale si viene a trovare in seguito alla
conoscenza del fatto da parte delle agenzie di controllo
formale (e informale); conseguenza del dover riferire a
terzi l’esperienza di vittimizzazione; risultato di una
raccolta di s.i. svolta in maniera errata, con pregiudizi
verso la vittima e sua conseguente colpevolizzazione.
Il solo dover raccontare l’accaduto a terzi può essere
causa di una seconda vittimizzazione.
45
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

La protezione fisica della vittima: necessita quando il


reato si è verificato in certi ambienti, soprattutto se
la vittima collabora attivamente con l’A.G.; a volte
si rende necessaria anche per i familiari della
vittima stessa; altre volte è necessario un
trasferimento in località segrete per evitare
ritorsioni da parte dell’autore o di soggetti ad egli
collegati; ciò potrebbe provocare un forte impatto
psicologico. dott. Marco Monzani 46
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:
L’aiuto economico: danno economico diretto (es.
valore di mercato del bene rubato); danno
economico indiretto (es. spese per cure mediche,
mancato guadagno professionale). Il nostro
sistema giuridico pone grossi problemi per il
soddisfacimento economico della vittima. Ciò crea
grossi rischi per l’esercizio del diritto di difesa.
La mediazione penale potrebbe essere un valido
strumento per accelerare detto risarcimento.
dott. Marco Monzani 47
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima sopravvissuta al reato:

Il supporto materiale:
- cure mediche
- - somministrazione di cibo e bevande

- - consegna di abiti puliti

- - mezzi di trasporto

- - assistenza ai figli

- - intercessione col datore di lavoro

- - anticipazione di somme di denaro

dott. Marco Monzani 48


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

Il sopralluogo tecnico-giudiziario: per assicurare le


fonti di prova del reato; fissazione dello stato dei
luoghi e delle cose, repertazione oggetti sulla
scena del delitto; riprese fotografiche e con video
camera, segnalazioni con cartellini alfa-numerici;
raccolta di impronte e tracce di tipo fisico.
Trasporto in laboratorio e successive analisi.
IL SOPRALLUOGO “PSICOLOGICO”.
dott. Marco Monzani 49
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

Il sopralluogo medico-legale: esame esterno del


cadavere per raccordare i dati di natura biologica
inerenti il cadavere stesso e le tracce organiche di
natura umana, con i dati di rilievo criminalistico:
prima analisi superficiale relativa all’accertamento
della morte, datazione della stessa, cause e mezzi
che l’hanno determinata, identificazione della
vittima, ricerca sul cadavere delle tracce dell’autore
del fatto.
dott. Marco Monzani 50
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

L’autopsia medico-legale:
- - tanatodiagnosi: verifica del decesso
- - tanatocronologia: tesa a stabilire l’epoca presumibile della
morte (rigor, frigor, livor); è sempre un arco temporale
- sede del cadavere (posizione, postura, integrità)
- dati identificativi (sesso, età apparente, peso, altezza…)
- ricerca di tracce biologiche (capelli, frustoli di epidermide..)
- ricerca di oggetti nelle cavità naturali
- stato degli indumenti (integrità, compostezza, marche…)
- esame del tasso alcolico o tracce di stupefacenti
- esame degli organi sessuali (tracce di violenza, organiche)
- mezzi e cause della morte (naturale, violenta, accidentale)51
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

L’assenza del cadavere: potrebbe essere indicativa


per quanto riguarda il collegamento con casi
precedenti nell’analisi del modus operandi o della
firma. Potrebbe altresì significare la complicità di un
terzo per il trasporto del cadavere in altro luogo.
In questi casi viene meno una fonte di prova e di
tracce del reato fondamentale, come visto, ai fini
investigativi: il cadavere.
dott. Marco Monzani 52
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

L’autopsia psicologica: valutazione socio-psicologica di un


individuo deceduto; l’indagine è svolta attraverso le
testimonianze di parenti e conoscenti sui comportamenti del
soggetto, per valutare se il suo stato mentale può essere
compatibile con la scelta di suicidarsi.
Una ricostruzione retrospettiva della vita di una persona capace di
individuare aspetti che ne rivelino le intenzioni rispetto alla
propria morte.
Ha rilevanza vittimologica o vittimalistica?
Tabelle di Ebert e Shneidman
dott. Marco Monzani 53
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato

La storia della vittima: abitudini e stile di vita,


carattere, luoghi e compagnie frequentate,
professione, perquisizione dei luoghi (abitazione,
posto di lavoro, ecc.) sono tutti ambiti di indagine
che possono dare un contributo fondamentale alle
indagini.

dott. Marco Monzani 54


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato

L’aiuto della statistica: può essere estremamente


importante, soprattutto per alcuni tipi di reati, ma
nello stesso tempo rischioso e fuorviante a causa
della relatività delle statistiche sulla criminalità
(numero oscuro, strumento “macro” e non “micro”).
Statistiche sì, solo in alcuni tipi di reati, e sempre
CUM GRANO SALIS.
Il rischio è l’abbandono del metodo falsificazionista.
dott. Marco Monzani 55
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
PRIMA DEL PROCESSO: la fase delle indagini
La vittima NON sopravvissuta al reato:

Il case linkage: consiste in un processo di


comparazione tra diversi reati in modo da valutare
la possibilità di attribuzione degli stessi ad un unico
autore.
Ne esistono di diversi tipi: basati su impronte digitali,
sul tipo di arma, sulle caratteristiche delle vittime,
sui luoghi dei delitti, sui giorni della settimana in cui
avvengono, sul modus operandi, sulla firma, ecc.
dott. Marco Monzani 56
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

La testimonianza della vittima: ha caratteristiche proprie


rispetto alla testimonianza di un semplice testimone-
osservatore e rispetto alle dichiarazioni rese in sede di
sommarie informazioni dalla vittima stessa.
La vittima è il soggetto nelle migliori condizioni oggettive
(distanza, tempo di esposizione all’evento, ecc.) e nelle
peggiori condizioni soggettive (stress, alterazione emotiva,
ecc.) per poter effettuare una fedele ricostruzione dei fatti e
una corretta identificazione del presunto autore.
L’interesse personale può influire sulla testimonianza sia a
livello conscio che a livello inconscio.
Occorre una preparazione specifica per chi si accinge a
raccogliere la testimonianza delle vittime. 57
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

La testimonianza in generale:

- - PERCEZIONE (deficit sensoriali, difetti individuali degli


organi d senso, assunzione di droghe, durata dell’evento,
condizioni ambientali, caratteristiche di personalità,
pregiudizi).
- - RICORDO (fattore temporale, attività ricostruttiva,
informazioni successive, pressioni sociali).
- - RACCONTO (scenario processuale, linguaggio, storia,
cultura, grado di scolarizzazione, lavoro, ambienti
frequentati, tipo di domande poste).
dott. Marco Monzani 58
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

Il processo della vittima o…la vittima del processo?


La seconda vittimizzazione.

Differenze tra la posizione della vittima durante la raccolta di s.i. e


durante la testimonianza resa in fase dibattimentale: maggior
tempo trascorso dai fatti, seconda vittimizzazione dovuta alla
pubblicità del processo, controesame da parte del difensore
dell’imputato. Il rischio di seconda vittimizzazione si ha anche nel
momento in cui vengono esaminati testimoni presentati dalla difesa
dell’imputato i quali tenteranno di screditare la vittima.
A ciò si pone rimedio attraverso soprattutto una grande deontologia
professionale dell’avvocato difensore il quale deve rispettare
comunque la vittima al di là delle esigenze difensive; avvocato
come ruolo pubblico.

59
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

Il supporto psicologico: dipende dal tipo di reato


subito, dal carattere della vittima, dalle
conseguenze del reato, dall’aiuto ricevuto
nell’immediatezza del fatto, ecc.
Supporto di tipo diverso rispetto alle altre fasi: aiuto a
superare la fase della testimonianza e ad
affrontare in maniera serena e il meno traumatica
possibile la propria deposizione durante il
dibattimento. Aiuto a non temere ritorsioni da parte
dell’autore e a “sentirsi al sicuro” da ogni minaccia.
dott. Marco Monzani 60
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

Il supporto materiale:
- - aiuto a raggiungere il tribunale

- - intercessione col datore di lavoro

- - informazione udienze ed eventuali rinvii

- - accudimento dei figli

- - costante aggiornamento delle diverse fasi

processuali

dott. Marco Monzani 61


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

La protezione fisica: tutela fisica della vittima e


dei suoi familiari durante la fase processuale.
A volte tali protezioni sono talmente invasive
della libertà personale da risultare
particolarmente problematiche anche dal
punto di vista psicologico, ma comunque
necessarie per l’incolumità dei soggetti
coinvolti.
dott. Marco Monzani 62
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

L’aiuto economico: possibile necessità di un aiuto


economico specifico per poter affrontare il
processo (sia per raggiungere il luogo di
svolgimento, sia per affrontare le spese
processuali “vive”). Necessità di un anticipo sul
rimborso spese.
Proposta di estendere in modo adeguato il “gratuito
patrocinio” anche alle parti offese dal reato e non
solo ai soggetti imputati.
dott. Marco Monzani 63
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DURANTE IL PROCESSO

La costituzione di parte civile: artt. 60, 78 e 405 c.p.p.


Possibilità di richiedere un risarcimento danni
meramente economico nel caso in cui il reato
abbia provocato anche un danno di natura
economica. Unica possibilità per la vittima di
intervenire come tale nel processo.
Possibilità negata nel processo penale minorile a
causa della sua ratio (processo della personalità).
Proposta di programmi di mediazione penale come
strumenti di conciliazione tra le parti.
dott. Marco Monzani 64
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

La protezione fisica: riguarda sia la vittima che i suoi


familiari.
In caso di assoluzione dell’imputato: rischi di
ritorsioni e vendette da parte di costui.
Nel caso di condanna del colpevole: rischi dovuti ai
familiari del condannato o degli appartenenti al
medesimo “clan malavitoso” (soprattutto in
ambienti di criminalità organizzata).
Difficile definire la durata di queste esigenze.
Ripercussioni psicologiche importanti, soprattutto in
casi di trasferimento in luoghi “protetti”.
dott. Marco Monzani 65
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO
La condanna del reo non sempre soddisfa le esigenze,
soprattutto psicologiche, delle vittime.
Il supporto psicologico: la necessità di tale supporto può
perdurare per lungo tempo anche dopo la fine del processo.
Essa dipenderà dal tipo di reato subito e dalle conseguenze
psicologiche che esso ha avuto sulla vittima.
Il supporto psicologico potrebbe essere necessario anche per
i familiari della vittima o per coloro che sono stati coinvolti a
diverso titolo nel fatto-reato, anche semplici testimoni.
Necessità di finanziare pubblicamente detti programmi in
modo che siano accessibili a tutti e non gravino sulle vittime
stesse.
Un percorso di questo tipo potrebbe essere previsto all’interno
di un programma di MEDIAZIONE PENALE? 66
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Il supporto economico: con la fine del processo non vengono


meno le necessità economiche delle vittime gravate
pesantemente dalle conseguenze (dirette e indirette) del
reato, TENUTO CONTO DELLA DURATA MEDIA DEI
PROCESSI E DEI TEMPI DI ATTESA MEDI DI
OTTENIMENTO DEL RISARCIMENTO DANNI (sempre che
ciò avvenga).
Perdita del lavoro, danno economico diretto, spese per cure
varie, diminuzione della qualità della vita in generale,
rendono necessario, a volte, un supporto economico
urgente, importante e duraturo nel tempo.
Possibilità di risolvere almeno in parte questo problema
attraverso l’istituto della MEDIAZIONE PENALE? 67
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Il supporto legale: termine “legale” del processo


(sentenza passata in giudicato) e termine
“criminologico-vittimologico” del processo (termine
effetti del reato).
Necessità di una continua informazione alla vittima in
merito all’esecuzione della pena e ad eventuali
scarcerazioni anticipate del reo.
Diritto della vittima alla conoscenza di eventuali
possibilità alternative sorte dopo la conclusione del
processo (es. possibilità di MEDIAZIONE
PENALE). dott. Marco Monzani 68
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

La “terza vittimizzazione”: in caso di assoluzione


“ingiusta” del colpevole sorge nella vittima
un’ulteriore sofferenza e dolore per l’ingiustizia
subita; potrebbe nascere un sentimento di sfiducia
nella giustizia e nella società in generale che
potrebbe provocare ulteriori sofferenze e necessità
di interventi di tipo psicologico-terapeutico.
A volte la convinzione che la condanna del reo
comporti un automatico sentimento di
soddisfazione e “appagamento” della vittima si
rivelerà una mera illusione e potrà essere,
paradossalmente, addirittura controproducente. 69
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

L’esecuzione della pena: ambito dal quale la vittima è stata


completamente esclusa (almeno nei sistemi civili).
MODELLI DI GIUSTIZIA:
- Retributivo: oggetto: reato
finalità: accertamento colpevolezza
mezzi: sanzione
Riabilitativo: oggetto: autore del reato
finalità: reinserimento sociale del reo
mezzi: trattamento
Riparativo: oggetto: danno del reato
finalità: eliminazione conseguenze reato
mezzi: attività riparatrice del reo
70
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Crisi dell’ideologia del trattamento: quando si può dire


che un trattamento ha fallito? Errore metodologico
compiuto fino ad oggi dai ricercatori.
Unico metro di giudizio: tasso di recidiva per cui tale
valutazione potrà essere fatta solo a distanza di
tempo.
Il fatto poi che il soggetto abbia commesso nuovi reati
potrebbe dipendere anche da altri fattori (sociali,
ambientali, ecc.).
Ruolo della psicologia investigativa nella
determinazione del tasso di recidiva.
71
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

La mediazione: “…un processo, il più delle volte


formale, con il quale un terzo neutrale tenta,
mediante scambi tra le parti, di permettere a
queste ultime di confrontare i rispettivi punti di
vista e di cercare, con il suo aiuto, una soluzione
al conflitto che le oppone” (Bonafè Schmitt).
Mediazione Penale: processo avente come scopo il
tentativo di risoluzione di un conflitto provocato da
un reato e che si sviluppa in collaborazione con
una o più agenzie del sistema della giustizia.
dott. Marco Monzani 72
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Diversi tipi di mediazione:

- - penale: in alternativa alla pena tradizionale o


addirittura al processo; vincoli costituzionali:
principio di obbligatorietà dell’azione penale.
Rischio di partecipazione del reo interessato
esclusivamente ad uno sconto di pena.
- - extra-penale: indipendente dalla comminazione e
dall’esecuzione della pena. Vincoli costituzionali:
principio di presunzione di innocenza.
- Probabile partecipazione “sincera” del reo. 73
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Proposte di lavoro de jure condendo:

Modello penale misto: interpretazione estensiva del


concetto di “obbligatorietà dell’azione penale”:
obbligo per lo Stato di “prendersi cura del caso”; in
caso di fallimento del programma: pena
tradizionale.
Modello extra-penale misto: in presenza della
confessione del reo, inizio percorso di mediazione
al termine del primo grado di giudizio
(accelerazione tempi del risarcimento). 74
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Caratteristiche del mediatore:


- Imparzialità
- Neutralità
- Umiltà
- Equilibrio
- Responsabilità
- Flessibilità
- Empatia
- Moderazione
- Capacità negativa: rendersi vulnerabile al dubbio

dott. Marco Monzani 75


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Modalità della mediazione DIRETTA:


prevede l’incontro tra l’autore e la vittima.

PRIMA FASE: presa in carico, selezione dei casi e


assegnazione del mediatore

SECONDA FASE: incontro preliminare separato tra mediatore


e parti

TERZA FASE: incontro congiunto vittima-autore

QUARTA FASE: relazione sul caso e monitoraggio 76


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
DOPO IL PROCESSO

Modalità della mediazione INDIRETTA:


Non prevede l’incontro diretto tra autore e vittima del
reato. Compito del mediatore negli incontri separati sarà
quello di riferire ad una parte richieste, domande,
curiosità, sensazioni, vissuti dell’altra parte.
Rischio di “inquinare” le esatte sensazioni al momento
della comunicazione all’altra parte.
Occorre un equilibrio particolare del mediatore rispetto
alla mediazione diretta.

77
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
IN MANCANZA DEL PROCESSO

Cause: mancata individuazione del responsabile,


decesso del reo, prescrizione del reato, ricorso a
riti alternativi, remissione della querela, ecc.

Il fatto che non vi sia un processo non significa che


non vi sia stato un reato e soprattutto che non vi sia
una vittima col suo dolore, le sue sofferenze, i suoi
bisogni.

dott. Marco Monzani 78


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
IN MANCANZA DEL PROCESSO

La protezione fisica: si rende necessaria soprattutto


nel caso in cui l’autore del reato non sia stato
individuato e possa quindi reiterare il proprio
comportamento ai danni della vittima (soprattutto
per alcuni tipi di reati).
La remissione della querela dovrebbe essere un
campanello di allarme di possibili minacce e
pressioni sulla vittima; necessità di approntare
sistemi di protezione efficaci.
dott. Marco Monzani 79
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
IN MANCANZA DEL PROCESSO

Il supporto psicologico: in assenza del processo


verranno meno le esigenze di supporto psicologico
legate alla seconda vittimizzazione in fase
dibattimentale, ma rimarranno inalterate (se non
amplificate) le esigenze di ogni altro supporto di
tipo psicologico (es. necessario per tranquillizzare
la vittima sulla sua incolumità e sicurezza nel caso
in cui l’autore non sia stato individuato).
Restituzione alla vittima di sicurezza e fiducia nel
prossimo e nella società. 80
LA VITTIMA DOPO IL
REATO
IN MANCANZA DEL PROCESSO

Il supporto economico: il fatto che non vi sia


processo non significa che non vi siano danni
economici diretti e indiretti conseguenza del reato.
In questo caso non vi saranno i costi strettamente
legati alla fase processuale vera e propria
(parcelle, spese per partecipare alle udienze, ecc.)
ma per contro il risarcimento degli altri danni
economici apparirà più difficile e improbabile.

dott. Marco Monzani 81


LA VITTIMA DOPO IL
REATO
IN MANCANZA DEL PROCESSO

La terza vittimizzazione: si ha una terza


vittimizzazione anche nel caso in cui il
processo non si svolga a causa, ad esempio,
della mancata individuazione del presunto
colpevole.
Ciò potrebbe provocare nella vittima sentimenti
di insicurezza, sfiducia nella giustizia e nella
società in genere.
dott. Marco Monzani 82
LA VITTIMA IN
MANCANZA DEL REATO
VITTIMA SIMULATRICE: sostiene
consciamente la propria accusa pur
sapendo dell’infondatezza di essa.
Motivazioni: vendetta, ritorsione, ricatto,
discolpa.
Potrebbe configurare il reato di calunnia.
Non sono vittime né oggettivamente né
soggettivamente.
dott. Marco Monzani 83
LA VITTIMA IN
MANCANZA DEL REATO
LA VITTIMA IMMAGINARIA: non è
consapevole della sua falsa pretesa.
Motivazioni: patologie, ignoranza della legge.
Percezione di fatti inesistenti come realmente
accaduti, o valutazione errata degli stessi.
Sono vittime dal punto di vista soggettivo ma
non dal punto di vista oggettivo.

dott. Marco Monzani 84