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PERSONALITA’

E
CRIMINE
Dott. Marco Monzani, giurista criminologo

Associazione Italiana di Psicologia Investigativa


(A.I.P.I.)

Accademia di Psicopatologia e criminologia


della Svizzera Italiana (A.P.S.I.)
APPROCCI
CRIMINOLOGICI
 Approccio ANTROPOLOGICO allo studio del
crimine (cause di tipo fisico, psicologico,
psicopatologico);

 Approccio SOCIOLOGICO allo studio del crimine


(cause da ricercarsi nella società e nell’ambiente).

 Approccio MULTIFATTORIALE.
COMPONENTI DELLA
PERSONALITA’
Componenti di vulnerabilità individuale : Fattori diversi da
persona a persona, psicologici o biologici, che spiegano la
maggior o minor resistenza di ogni soggetto, a parità di
condizioni ambientali, a commettere azioni contrarie alle
norme.

Tali componenti sono: il temperamento, la moralità, la


reattività, l’intelligenza, i valori etici, capacità di sopportare
frustrazioni, aggressività, tolleranza, ecc. Tutti dipendono
dalla PERSONALITA’.

Fondamentale dunque l’integrazione tra individuo e ambiente,


tra fattori criminogeni endogeni ed esogeni.
PERSONALITA’ E
DELITTO
“Per ogni delinquente, per ogni delitto, sorge
un problema: quale significato ha questo
delitto? Come lo si può collocare nel quadro
di quella personalità? Come si deve ritenere
che abbiano agito i vari fattori che hanno
agito da stimolo remoto o prossimo? Quale
quadro si deve dare dello sviluppo della
personalità in ordine alla preparazione
remota o prossima e alla realizzazione
dell’atto delittuoso?” (A. Gemelli).
CONCETTO DI
COMPORTAMENTO
COMPORTAMENTO: l’insieme delle
risposte dell’uomo a stimoli interni
all’organismo e a stimoli provenienti
dall’ambiente sociale.

Il complesso coerente di atteggiamenti


che ogni individuo assume in funzione
dei suoi obiettivi e degli stimoli che gli
provengono dall’ambiente (Ponti).
CONCETTO DI
PERSONALITA’
PERSONALITA’: complesso delle disposizioni
psichiche dell’uomo che si riflettono sul modo di
reagire alla situazione esterna, di perseguire gli
interessi, di soddisfare i bisogni, di raggiungere i
fini; l’organizzazione dinamica degli aspetti
cognitivi, affettivi e volitivi dell’uomo; l’insieme delle
caratteristiche di ciascun individuo quali si
manifestano nelle modalità del suo vivere sociale,
nelle sue interrelazioni con il contesto; essa
costituisce l’aspetto dinamico dell’esistenza
dell’uomo. FONDAMENTALE LA REAZIONE DEL
PROSSIMO AL MODO DI INTERAGIRE DI UN
INDIVIDUO.
TEMPERAMENTO
e
CARATTERE
TEMPERAMENTO: base innata ancorata alla
struttura biologica della persona; l’insieme dei tratti
generali che caratterizzano la costituzione
fisiologica individuale di un soggetto. Esso risulta
poco modificabile nel tempo. E’ la struttura più
stabile della nostra personalità.

CARATTERE: risultante dell’interazione tra


temperamento e ambiente; e’ la componente più
dinamica della personalità, in quanto si modifica nel
tempo e con le esperienze della vita.
LA PERSONALITA’
ATHENS: “…capii che nessuno aveva considerato
l’autointerazione dei criminali violenti, ciò che
pensano quando uccidono, violentano o
aggrediscono un’altra persona.

MEAD: “Una persona è una personalità perché


appartiene a una comunità, perchè assume le
istituzioni di quella comunità nella propria
condotta”.
L’atteggiamento dei membri della comunità,
incorporato nel sé, è ciò che Mead indicava come
“altro generalizzato”
LA PERSONALITA’
ATHENS: “Quando le persone assumono
l’atteggiamento di un singolo individuo si dicono ciò
che un singolo individuo si aspetta da loro; quando
assumono l’atteggiamento di un singolo gruppo, si
dicono ciò che un particolare gruppo si aspetta da
loro; ma quando assumono l’atteggiamento
dell’altro generalizzato si dicono ciò che tutta la
loro comunità si aspetta da loro”.

Secondo Athens il concetto di MEAD di altro


generalizzato, per quanto brillante e sublime, non
si accordava con la realtà: Spiegava la conformità,
ma non riusciva a spiegare l’individualismo,
spiegava l’accordo ma non riusciva a spiegare il
disaccordo.
LA PERSONALITA’
ATHENS: “Conversiamo anche con degli altri
fantasma che non sono presenti ma il cui impatto
su di noi non è inferiore a quello delle persone
presenti nel corso di un’esperienza sociale. La
nostra comunità fantasma è sempre con noi”.

La comunità fantasma, e non l’”altro generalizzato”


era il luogo in cui gli attori violenti trovavano le
giustificazioni per le proprie risposte violente.
Gli attori violenti agiscono in modo violento perché
hanno una comunità fantasma diversa dalla nostra.
PERSONALITA’
E
DIRITTO
DIRITTO PENALE DEL FATTO: sorto dalla Scuola
Classica; ciò che rileva ai fini giuridici è il TIPO DI
REATO commesso, non il “tipo di soggetto” che ha
commesso un certo reato. Rappresenta il massimo
del garantismo ma anche della rigidità. Il
trattamento uguale di situazioni diverse provoca
disuguaglianza. Non consente l’adattamento della
norma alla specificità del caso concreto.
DIVIETO DI PERIZIA CRIMINOLOGICA (art. 220
c.p.p.) per stabilire la personalità dell’imputato.
PERSONALITA’
E
DIRITTO
DIRITTO PENALE DELL’AUTORE: richiama
l’attenzione sul soggetto che ha commesso un reato
e sulla sua PERSONALITA’. Esso rappresenta
l’ideale di malleabilità ed elasticità, il massimo di
adeguamento della norma generale al caso
concreto. Potrebbe però prestarsi a
strumentalizzazioni politiche allo scopo di eliminare
soggetti socialmente indesiderati. Si rischierebbe di
giudicare un soggetto “per ciò che è e non per ciò
che ha fatto” .
PERSONALITA’
E
DIRITTO
DIRITTO PENALE MISTO: tiene conto sia del fatto
reato che del suo autore; considera la
personalità del reo ma solo in relazione al
fatto reato, non come valutazione indipendente
dal fatto stesso. E’ il miglior punto di incontro tra
le esigenze garantiste e di certezza del diritto, e
le esigenze di flessibilità e di adattabilità della
norma giuridica al caso concreto.
PERSONALITA’
E
RESPONSABILITA’
INDIVIDUALE
 Dialettica tra SCUOLA CLASSICA (libero arbitrio) e
SCUOLA POSITIVA (determinismo).
Alla base del nostro sistema penale vi è il principio di
libero arbitrio: la punizione di un soggetto che ha
commesso un’azione antigiuridica deve presumere
una sua responsabilità per ciò che ha commesso,
dunque deve presumere una libertà nella scelta
delle sue azioni. Di qui la presunzione di
CAPACITA’ di autodeterminarsi nelle proprie azioni
(salvo dimostrazione contraria).
PERSONALITA’ E
RESPONSABILITA’
La responsabilità individualizzata deve tener conto
della personalità del reo ma senza sconfinare nella
c.d. “responsabilità per il modo di essere del reo”.
La valutazione della responsabilità va sempre riferita
ad un fatto specifico.

“L’agente risponde pur sempre di un fatto determinato


ma nei limiti in cui il reato e la sua concreta gravità
gli appartengono e pertanto gli possano essere
rimproverati” (Mantovani).
PERSONALITA’
E CODICE PENALE
Articoli del c.p. nei quali ha rilevanza la personalità del reo:
 Art. 42 c.p.: coscienza e volontà

 Art. 43 c.p.: dolo, intenzione, volontà, previsione

 Art. 44 c.p.: volontà

 Art. 59 c.p.: conoscenza delle circostanze

 Art. 61 c.p.: motivi abbietti e futili

 Art. 62 c.p.: particolare valore morale, stato d’ira,

suggestione, abitualità, professionalità, tendenza.


 Art. 85 c.p.: capacità di intendere e di volere

 Art. 88 c.p.: infermità, stato di mente

 Art. 89 c.p.: capacità di intendere e di volere grandemente

scemata

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CODICE PENALE 2
Art. 92 c.p.: ubriachezza volontaria o colposa
Art. 93 c.p.: azione di sostanze stupefacenti
Art. 94 c.p.: ubriachezza abituale
Art. 97 c.p.: imputabilità di soggetti minori di 14 anni
Art. 102 c.p.: abitualità
Art. 103 c.p.: condotta e genere di vita del colpevole,
dedizione al delitto
Art. 105 c.p.: professionalità nel delitto
Art. 108 c.p.: delinquente per tendenza, inclinazione
al delitto, indole particolarmente malvagia
Art. 133 c.p.: intensità del dolo e grado della colpa,
PERSONALITA’ E
CODICE PENALE 3
…capacità a delinquere, motivi a delinquere,
carattere del reo, condotta di vita del reo,
condizioni di vita individuale familiare e sociale.
Art. 148 c.p.: infermità tale da impedire l’esecuzione
della pena
Art. 202 c.p.: persone socialmente pericolose
Art. 203 c.p.: probabilità nella commissione di nuovi
reati
Art. 208 c.p.: riesame delle condizioni della persona
sottoposta a misura di sicurezza
Art. 224 c.p.: condizioni morali della famiglia in cui il
minore è vissuto
PERSONALITA’ E CODICE DI
PROCEDURA PENALE
Art. 194 c.p.p.: personalità del reo e personalità della
persona offesa
Art. 220 c.p.p.: divieto di perizia psicologica
Art. 236 c.p.p.: acquisizione documenti dai quali si
può desumere la personalità
Art. 274 c.p.p.: in tema di misure cautelari
Art. 381 c.p.p.: in tema di arresto facoltativo
Art. 47 O.P.: in tema di affidamento in prova al
servizio sociale.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Le questioni sono le seguenti:

- La punizione è equiparabile al crimine?


- Il criminale riceve quello che si è meritato per aver
commesso l’offesa?
- Quando si dovrebbe essere o no clementi?
- In che modo si possono predire ed anticipare il
rischio e la pericolosità futura del reo?
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Gli esseri umani decidono liberamente e
volontariamente quello che fanno oppure il loro
comportamento è determinato da varie condizioni
interne ed esterne?

E’ necessario un preventivo giudizio sul fatto e le


responsabilità, e poi un successivo giudizio
sull’autore ai fini della determinazione della pena?
(A. Saponaro).
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Dunque la perizia criminologica è
un’esigenza della giustizia penale
individualizzata, dove la pena non è
determinata solamente dalla gravità
oggettiva del reato, ma anche dalla
personalità del reo, e, grazie alla
vittimologia, dalle conseguenze del
crimine sulle vittime.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
“Apparente” (o reale?) contraddizione tra:

Art. 133 c.p.: il giudice deve tener conto della gravità del
reato e della capacità a delinquere del colpevole desunta
da….
E
Art. 220 c.p.p.: Divieto di perizia psicologia al fine di
determinare la personalità e il carattere del reo.

La valutazione della personalità deve essere compiuta dal


giudice stesso; retaggio derivato dalla convinzione che in
assenza di patologie il giudice sia in grado di valutare la
personalità di un soggetto senza necessità di ricorrere ad
esperti.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Il giudizio del legislatore in merito all’art. 220 c.p.p. è
insindacabile dal punto di vista costituzionale in
quanto rende inutilizzabile una scienza, e ciò è
costituzionalmente legittimo.
Resta comunque da chiedersi quale sia la ragione
dell’estromissione della criminologia e dell’esame
scientifico della personalità del reo dal processo
penale, e se ciò sia più o meno opportuno,
opinabile e condivisibile.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Nel 1930 la ragione dell’esclusione della perizia
criminologica risiedeva in una diffidenza che gran
parte dei giuristi nutriva per questo genere di studi
e per l’attendibilità dei loro risultati, oltre al
costante diniego che alcuni famosi psicologi, come
Agostino Gemelli, hanno fatto della criminologia
come scienza autonoma.

Ma oggi è ancora giustificata tale diffidenza?


PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
La posizione del legislatore di oggi potrebbe
stupire ove si consideri che allo stato non
sussistono le ragioni di sfiducia nei confronti
delle scienze umane , il cui apporto viene
estromesso dal processo, quali la
psicologia, l’antropologia, la criminologia,
ormai dotate di uno statuto epistemico e di
un oggetto formale ben definito. (F.
Saponaro)
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
La vera ragione è la inesatta attribuzione della veste formale di un
mezzo di prova, quale è la perizia, al parere di un esperto, ovvero
all’esame scientifico della personalità, che si situa al di fuori del
procedimento probatorio e delle sue regole, data la sua natura ed
i suoi contenuti. Tale attribuzione dovrebbe rimanere affidata ad
un giudice.

Detta attribuzione implica un giudizio di qualità della personalità


del reo, che afferisce a quella parte del sillogismo giudiziale,
relativa alla determinazione della pena, e non può essere confuso
con la dimensione processuale dell’accertamento del fatto (A.
Saponaro).
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Storicamente la scienza risulta introdotta ed
utilizzata nel processo penale essenzialmente in
due modi: le indagini e i pareri tecnico-scientifici:

1. Sono compiuti direttamente dal magistrato

1) Viene assunto il parere di un esperto


PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Il sistema del doppio binario trova la propria anima
nell’idea dell’individualizzazione della pena
attraverso l’esame della personalità del reo,
conferendo così una multidimensionalità della
pena stessa (nel tipo e nelle modalità di
esecuzione) ed esaltando il valore sintomatico del
reato quale misura della pericolosità, la quale va
sempre verificata in concreto e mai presunta. Da
ciò la predisposizione in sede processuale di
strumenti di accertamento della personalità e della
pericolosità sociale può apparire addirittura
scontata. Tuttavia…….
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
……l’art. 314 c.p.p. del 1930, e successivamente
l’art. 220 c.p.p. attuale, pongono un esplicito
divieto all’esame scientifico di natura peritale della
personalità dell’imputato, disponendo che
“non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o
la professionalità nel reato, la tendenza a
delinquere, il carattere e la personalità
dell’imputato ed in genere le qualità psichiche
indipendenti da cause patologiche” .
Si esclude espressamente l’utilizzazione del parere
peritale per l’esame della personalità del reo.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
In tal modo riacquista completamente nella
sua essenza più pura e nella sua piena
dimensione la libertà del giudice
nell’apprezzamento del materiale cognitivo a
sua disposizione (A. Saponaro).

Iudex peritus peritorum


PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
PERIZIA PSICOLOGICA: vietata (art. 220 c.p.p.)

PERIZIA PSICHIATRICA: vale a dire perizia in


presunzione di patologia mentale: ammessa e
disciplinata dall’art. 318 c.p.p. del 1930.

“La perizia psichiatrica è dunque ammissibile solo ove


vi siano fatti che dimostrino la probabile esistenza i
un’infermità mentale con un preciso carattere
anamnestico ed eziologico” (Cass. 22/10/59)
MA QUALI POTREBBERO ESSERE QUESTI FATTI?
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Riteniamo che se si ammette la necessità di un
universo cognitivo specialistico per
l’approfondimento della personalità del reo il
giudizio dovrebbe essere affidato esclusivamente
od eventualmente ad un perito.

Ciò in previsione anche di una individualizzazione


della pena, o meglio, di una personalizzazione del
trattamento. Tuttavia……
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA
GIURIDICA
……parte della criminologia radicale e critica
ritiene che un trattamento risocializzativo e
rieducativo implica una imposizione dei
valori e dei ruoli della maggioranza,
enfatizzando la tutela
dell’autodeterminazione e della libertà
dell’uomo, violando così i diritti inviolabili
della persona ad essere come e chi si vuole.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Secondo alcuni tale divieto contrasta con l’art. 3
Cost. perché viola il principio di eguaglianza tra
imputati adulti ed imputati minorenni, stante il
disposto del decreto 1404 del 1934 il quale
prevede l’ingresso, nel processo minorile, di
indagini e pareri sulla personalità, sia pur non in
forma di perizia.
Ma tale disparità di trattamento è da imputarsi alle
diverse filosofie e finalità che riguardano il
processo e la pena per maggiorenni, rispetto al
processo e alla pena per minorenni. Art. 27 Cost.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Infatti il Tribunale per i Minorenni è a composizione
mista, essendo composto da un magistrato togato
e da due giudici onorari in qualità di esperti.

Pertanto perde di significato il quesito dell’idoneità


stessa della perizia quale strumento di
integrazione del sapere giudiziale in sede
decisionale.
LA PERIZIA
CRIMINOLOGICA
Strumento processuale incentrato sull’effettivo
giudizio e valutazione della personalità
dell’imputato, non astretto negli angusti limiti
dell’accertamento dell’imputabilità (anzi,
presumendo quest’ultima), affiancandosi
parallelamente alla perizia psichiatrica e non
potendo sovrapporsi con l’oggetto tipico di questa.

Il fatto che possano essere nominati anche medici e


psichiatri non incide sulla natura e le finalità della
perizia criminologica.
LA PERIZIA
CRIMINOLOGICA
La preferenza comunque accordata al
criminologo indica che, in ogni caso, la
valutazione, sotto il profilo della idoneità alla
rieducazione, o risocializzazione in funzione
preventiva della recidiva, implica anche una
visione ed un profilo trattamentale, insito nel
giudizio criminologico della personalità (A.
Saponaro).
LA PERIZIA
CRIMINOLOGICA
Tuttavia, qualora la perizia criminologica si anticipata
alla fase delle indagini, sussiste realmente il
pericolo del pregiudizio che può instaurarsi ai fini
del convincimento del giudice relativo alla
responsabilità personale dell’imputato, attraverso
la conoscenza di tutte quelle informazioni bio-
socio-psicologiche assunte nell’esame di
personalità. Stante il principio di non colpevolezza
qualunque intervento di portata invasiva nella sfera
personale dell’imputato certamente costituirebbe
una lesione dei diritti umani della persona e
sarebbe pertanto inaccettabile.
LA PERIZIA
CRIMINOLOGICA
Infine sorgono le considerazioni derivanti
dalla tutela dei diritti costituzionali alla
privacy e della presunzione di non
colpevolezza oltre che dalla
pregiudizialità afferente il giudizio sulla
responsabilità (Amodio).
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
“ Il legislatore, richiedendo l’indagine del giudice sulla
personalità dell’imputato, è a posto con il precetto
costituzionale ma non ha fiducia nella perizia
psicologica e perciò nega l’approfondimento di
quell’indagine oltre i limiti raggiungibili dalla cultura
e dall’esperienza del giudice” (Corte Cost. n. 124
del 1970).

Secondo alcuni la perizia psicologica violerebbe il


principio di presunzione di innocenza ma se così
fosse, la stessa cosa varrebbe per la perizia
psichiatrica.
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
“Evidentemente lo domina [il legislatore] il pensiero
che lo studio della personalità dell’imputato possa
venir compiuto solo da chi abbia presente il
carattere afflittivo e intimidatorio della pena con
cui la finalità della rieducazione deve essere
temperata.
Non si esclude che la diffidenza verso la perizia
psicologica sia discutibile di fronte allo sviluppo
degli studi moderni sulla psiche ed è auspicabile
che la norma sia aggiornata” (Corte
Costituzionale 1970).
PERSONALITA’ E
PSICOLOGIA GIURIDICA
Al fine di ovviare al divieto espresso dall’art. 220
c.p.p. riteniamo legittima una valutazione non tanto
sulla personalità del reo, quanto piuttosto sulla
RELAZIONE che intratteneva con la vittima.
Ciò costituirebbe un’analisi fondamentale al fine della
comprensione della criminogenesi e della
criminodinamica anche ai fini della valutazione
della giusta pena, e nello stesso tempo non
rischierebbe di violare il precetto previsto dall’art.
220 c.p.p.
L’IMPUTABILITA’
Criteriologia di tipo PSICOPATOLOGICO puro: non
sono imputabili coloro che soffrono di una malattia
mentale diagnosticata e nosograficamente
definita, indipendentemente dalla valutazione
dell’incidenza di detta patologia sulla capacità di
intendere e di volere.

Criteriologia di tipo NORMATIVO puro: l’imputabilità


di un soggetto dipende dall’effettiva e concreta
capacità di intendere o di volere
indipendentemente dalla causa o dalle cause cha
hanno portato all’esclusione di detta capacità.
L’IMPUTABILITA’
In Italia il concetto di imputabilità è ancorato ad una
criteriologia nosografica (nel senso che si richiede
comunque la presenza di un’infermità) ma si tiene
in considerazione anche quanto questa infermità
abbia inciso sulla capacità d’intendere e di volere.
In Italia vi è dunque una doppia valutazione in merito:
1) Diagnosi di un’infermità
2) Valutazione di quanto e come questa infermità
abbia inciso o meno sulla capacità d’intendere o
di volere al momento della commissione del fatto.
Art. 85 codice penale
L’IMPUTABILITA’
Tale sistema è stato in parte attenuato da una
recente sentenza della Corte di Cassazione
a Sezioni Unite (n. 9163 del 8 marzo 2005)
la quale ha posto l’attenzione non tanto sulle
CAUSE quanto sugli EFFETTI dell’infermità.
Tale sentenza infatti ha stabilito che anche i
disturbi di personalità rilevano ai fini
dell’imputabilità se hanno provocato effetti
del tutto assimilabili ad una infermità vera e
propria.
L’IMPUTABILITA’
Cause di esclusione dell’imputabilità:

1) La minore età art. 97 c.p.


2) Il vizio totale di mente art. 88 c.p.
3) L’intossicazione cronica da alcool art.
95 c.p.
4) L’intossicazione cronica da
stupefacenti art. 95 c.p.
5) Il sordomutismo (solo in alcuni casi)
art. 96 c.p.
L’IMPUTABILITA’
Cause di diminuzione dell’imputabilità:

Vizio parziale di mente art. 89 c.p.


Ubriachezza dovuta al caso fortuito o a forza
maggiore art. 91 2 c. C.p.
Azione di sostanze stupefacenti art. 93 c.p.
Cronica intossicazione da alcool o da sostanze
stupefacenti art. 95 c.p.
Sordomutismo art. 96 c.p.
Minore degli anni 18 art. 98 c.p.
IMPUTABILITA’ E
MINORE ETA’
Il nostro codice penale prevede che il minore degli
anni 14 non è MAI imputabile; il maggiore degli
anni 18 si presume imputabile salvo la
dimostrazione di una delle cause di esclusione
viste sopra (sempre che abbiano inciso sulla
capacità d’intendere e di volere).

Per il minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni non


vi può essere nessun tipo di presunzione, ma la
sua capacità va verificata CASO PER CASO.
IMPUTABILITA’ E
INFERMITA’
INFERMITA’: concetto più ampio del concetto di
malattia in quanto ricomprende, oltre ad essa, anche
lo stato di debolezza residuato a malattia.
Essa può essere definita come una forma patologica
tale da rendere impossibile al soggetto qualsiasi vita
di relazione.

MALATTIA: concetto univoco in ambito medico-legale:


lo costituiscono l’abnormità del fenomeno, il
dinamismo del fattore causale, il conseguente
disturbo disfunzionale, l’esigenza di prestazioni
diagnostiche e terapeutiche.
LA CAPACITA’ DI INTENDERE E
DI VOLERE
Presupposti per l’imputabilità:

CAPACITA’ DI INTENDERE: capacità di conoscere la


realtà esterna e di rendersi conto del valore
sociale, positivo o negativo, di tali accadimenti e
degli atti che un soggetto compie.

CAPACITA’ DI VOLERE: Attitudine di un soggetto ad


autodeterminarsi, a determinarsi cioè in modo
autonomo tra i motivi coscienti in vista di uno
scopo, volendo ciò che l’intelletto ha giudicato di
doversi fare e quindi adeguando il proprio
comportamento alle scelte fatte.
VIZIO TOTALE E
PARZIALE DI MENTE
Art. 88 c.p.
“Non è imputabile chi, nel momento in cui ha
commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di
mente da escludere la capacità d’intendere o di
volere”

Art. 89 c.p.
“Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era,
per infermità, in tale stato di mente da scemare
grandemente, senza escluderla, la capacità
d’intendere o di volere, risponde del reato
commesso, ma la pena è diminuita”.
VIZIO TOTALE O
PARZIALE DI MENTE
Oltre alla valutazione diagnostica dell’infermità, oltre
alla valutazione della sua incidenza sulla capacità
d’intendere o di volere al momento del fatto,
occorre anche la valutazione del rapporto tra
infermità e reato, nel senso che QUELLA
PARTICOLARE INFERMITA’ DEVE AVER INCISO
SU QUEL PARTICOLARE REATO.

Es. soggetto affetto da delirio di gelosia che uccide il


vicino convinto che sia l’amante della moglie, o lo
stesso soggetto che emette assegni a vuoto.
GLI STATI EMOTIVI E
PASSIONALI
Art. 90 c.p.
“Gli stati emotivi e passionali non
escludono né diminuiscono
l‘imputabilità”

Articolo a nostro avviso “superfluo” visti


gli articoli precedenti; in fase di
abrogazione nel progetto di riforma del
codice penale.
LA CRONICA
INTOSSICAZIONE DA
ALCOOL E STUPEFACENTI
Art. 91 c.p.
“Non è imputabile chi, nel momento in cui ha
commesso il fatto, non aveva la capacità
d’intendere o di volere, a cagione di piena
ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza
maggiore.
Se l’ubriachezza non era piena ma era tuttavia tale
da scemare grandemente, senza escluderla, la
capacità d’intendere o di volere, la pena è
diminuita”
LA CRONICA
INTOSSICAZIONE DA
ALCOOL E STUPEFACENTI

Art. 92 c.p.
“L’ubriachezza non derivata da caso
fortuito o da forza maggiore non esclude
né diminuisce l’imputabilità.
Se l’ubriachezza era preordinata al fine di
commettere un reato, o di prepararsi
una scusa, la pena è aumentata”.
LA CRONICA
INTOSSICAZIONE DA
ALCOOL E STUPEFACENTI
Art. 94 c.p.
“Quando il reato è commesso in stato di
ubriachezza e questa è abituale, la pena è
aumentata.
Agli effetti della legge penale è considerato ubriaco
abituale chi è dedito all’uso di bevande alcooliche
e in stato di frequente ubriachezza.
L’aggravamento di pena stabilito nella prima parte di
questo articolo si applica anche quando il reato è
commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti
da chi è dedito all’uso di tali sostanze”.
LA CRONICA
INTOSSICAZIONE DA
ALCOOL E
STUPEFACENTI
Art. 95 c.p.
“Per i fatti commessi in stato di cronica
intossicazione prodotta da alcool ovvero da
sostanze stupefacenti, si applicano le
disposizioni contenute negli artt. 88 e 89”
[vizio totale e vizio parziale di mente].
IL SORDOMUTISMO

Art. 96 c.p.
“Non è imputabile il sordomuto che, nel
momento in cui ha commesso il fatto,
non aveva, per causa della sua
infermità, la capacità di intendere o di
volere.
Se la capacità di intendere o di volere
era grandemente scemata, ma non
esclusa, la pena è diminuita.”
LA PERICOLOSITA’
SOCIALE
DIFFERENZA TRA PENA E MISURA DI SICUREZZA

STRUMENTALIZZAZIONE DI UNO STRUMENTO

ALEATORIETA’ DEL CONCETTO DI PERICOLOSITA’

CAPACITA’ A DELINQUERE: motivi a delinquere, carattere del


reo, vita del reo antecedente al reato, condotta del reo
contemporanea o susseguente al reato, condizioni di vita (art.
133 c.p.).

LA PROGNOSI DI RECIDIVA e la psicologia investigativa