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TEORIE SUL

LINGUAGGIO
Dal mondo greco al Medioevo

NELLA CULTURA OCCIDENTALE


La riflessione sul linguaggio nasce come sottoprodotto
dellontologia.
possibile dire lessere?
E come?

VI-V sec. a.C.: i nomi delle cose sono naturali o


convenzionali?
Luso polisemico del termine logos sembra testimoniare
a favore dellidea di ununit di linguaggio e realt.

PLATONE, CRATILO
Status quaestionis circa lalternativa
natura/convenzione dei nomi.
Cratilo (Eraclito) vs Ermogene (Parmenide)

coappartenenza

antecedenza

Sofisti: decisi assertori del convenzionalismo.

PLATONE, CRATILO/2
Tesi di Socrate (in Platone): i nomi vanno
pensati come strumenti.
Attraverso i nomi ci insegniamo qualcosa
reciprocamente.
Conclusione di Platone: un nome va valutato
in base al suo scopo. Ci chiediamo se stato
un buon arnese.
Il criterio dellutilit stempera il problema
dellopposizione natura-convenzione.

PLATONE,
FEDRO

Dalloralit alla
scrittura.

Il tema della comunicazione


affrontato parallelamente a quello
dellamore:
Leros, e non la trasmissione,
dovrebbe essere il principio cardine
della comunicazione.
Struttura del dialogo:

Cf J.D. Peters,
Parlare al vento.
Storia dell'idea di
comunicazione,
Meltemi, Roma
2005.

Prima parte: tre discorsi sullamore.

Seconda parte: riflessione sulla


retorica (la scrittura del discorso). Si
conclude con la critica di Socrate
alla scrittura.

PLATONE,
FEDRO

Fedro: limpresario
entusiasta
delleloquenza.

Lisia: loratore,
accusato di essere uno
scrittore di discorsi.

Socrate: appassionato
di discorsi.

Fedro ha in mano il discorso appena


ascoltato dalla bocca di Lisia.
Tesi di Lisia: meglio che un giovane
si scelga un educatore/amante
(synousia) mosso dal calcolo che
non dalla follia dellamore.
Lisia: un approccio freddo nella
relazione amorosa pu risparmiare
ad entrambi le sofferenze
dellamore. Lamore un accordo
che pu essere gestito meglio in
assenza di frenesia.

PLATONE,
FEDRO

In ogni anima c un conflitto tra ragione


(logos), volont (thumos) e brama (epithumia).
Socrate usa qui limmagine del carro trainato
dal cavallo bianco (virt) e dal cavallo nero (la
brama terrena).

Lidea che Socrate ha


dellamore e della
comunicazione (cf
secondo discorso).

Per Socrate lamore/comunicazione per


eccellenza quello basato sulla totale
reciprocit. N padrone n schiavo.
Questo modello di amore stato poi detto
platonico.
Questo tipo di amore permette di contemplare
larmonia affettiva/comunicativa, cio di
contemplare il divino.
Lamore diventa strumento di reciproca
salvezza.

PLATONE,
FEDRO

Scrivere discorsi vuol dire concedersi a


chiunque.
Un messaggio pu non essere adatto a un
certo tipo di destinatario.

Critica alla
scrittura

Socrate preferisce scegliersi il suo


interlocutore e realizzare una relazione di
totale reciprocit in cui egli si dichiara
ignorante come il suo interlocutore.
La buona retorica erotica: comporta
ununione reciproca e un circuito di
comunicazione chiuso.
Il discorso di Lisia: non riconosce la
differenza tra un amante innamorato e uno
che non lo ; allo stesso modo la scrittura
non ha idea dellanima del destinatario.

ARISTOTELE
NellOrganon il discorso analizzato attraverso la chiave
dellenunciato apofantico o dichiarativo.
Altri tipi di discorso sono analizzati nella Retorica e nella
Poetica.
De interpretatione: I suoni della voce sono simboli
delle affezioni che hanno luogo nellanima, e le lettere
scritte sono simboli dei suoni della voce.
Solo le affezioni (pathemata) sono uguali per tutti.
Il linguaggio mediazione tra pensiero e realt. Esso
deve perci rispecchiare lunivocit del reale. Altrimenti
sarebbe initilizzabile al suo scopo.

DA LEGGERE IN RELAZIONE
ALLA METAFISICA
In Metafisica G, 4, 1006b, 6-13, Aristotele dice che se il
termine uomo avesse infiniti significati, allora non si
potrebbe evidentemente fare alcun ragionamento,

giacch non avere un solo significato


equivale a non avere significato alcuno, e se i
nomi non hanno significato alcuno, viene di fatto
soppresso ogni scambio di pensiero non solo con
gli altri, ma, a dire il vero, anche con se medesimi;
difatti impossibile possedere un pensiero, se non
si pensa una cosa sola, e [] a questa cosa non si
potr assegnare che un solo nome. Allora [] il
nome sta a significare qualcosa, anzi [] sta a
significare una cosa sola.

ARISTOTELE, LA METAFORA
Poetica 1457b, 24-29;
Retorica 1405a, 34-36

Non mero ornamento del discorso

Ha una funzione conoscitiva

Strumento di innovazione lessicale

Strumento di concettualizzazione


CONCLUSIONE SUL
MONDO GRECO
Il mondo greco porta lanalisi del linguaggio essenzialmente sul piano
delle proposizioni dichiarative. Questo tipo di proposizione assunta
come funzione basilare del linguaggio.

Cf critica di J. Austin

PLOTINO

Enneadi: il processo di conoscenza


ripercorre in maniera ascendente i
gradi di emanazione dallUno.
Il discorso il contrario dellEssere,
perch pu cogliere i concetti solo
uno dopo laltro, quindi nel tempo e
nella differenza.

Dal mondo greco


verso i padri della
Chiesa.

Il linguaggio segno di inopia:


nasce quando lintelligenza non
basta pi a se stessa. Lartigiano
comincia a ragionare quando
incontra una difficolt.

PLOTINO

Quando parliamo, parliamo di


qualcosa, ma lUno (senza il
qualcosa).
Come possiamo parlare dellUno?

Nonostante i pochi
riferimenti al
linguaggio
nellopera di Plotino,
ad essi si ispirano i
successivi
svolgimenti della
tradizione
teolinguistica.

Possiamo parlarne al pi per via


negativa.
Pu parlare di Dio anche la follia o
coloro che sono ispirati o invasi dalla
divinit.

AGOSTINO DIPPONA (354-430)


De magistro (388-390)
De Trinitate (399?-427)

AGOSTINO, DE MAGISTRO
In quo disputatur et quaeritur, et
invenitur, magistrum non esse, qui docet hominum
scientiam, nisi Deum, secundum illud etiam quod in
Evangelio scriptum est: Unus est Magister vester
Christus.

Retractationes I,12:

Obiettivo: dimostrare che Cristo lunico maestro.


A tal fine, Agostino costruisce tutta la prima parte,
nella quale mette in luce lincapacit delle parole, e
quindi di coloro che usano le parole (i maestri umani)
di insegnare.
Cf G. Piccolo, I processi di apprendimento in Agostino
dIppona, Aracne, Roma 2009.

A DIFFERENZA DEL MENONE


Agostino limita il ruolo del maestro umano.
Non accentua la dimensione del ricordare, ma
quella dellinsegnare.
Lo scopo dellapprendimento per Agostino
trovare la verit nellinteriorit, piuttosto che
portar fuori come nella maieutica socratica.
Cap. XIV: coloro che sono chiamati
discepoli, considerano in se stessi se siano
state dette cose vere, osservando cio quella
verit interiore come possono.

VERBA LOCUTIO DOCERE


Cap. 9: ti accorgi certamente di
quanto le parole siano da ritenere
inferiori a ci per cui usiamo le parole,
dal momento che luso stesso delle
parole gi da anteporre alle parole
stesse; le parole infatti sono in
funzione di ci per cui le usiamo; e di
fatto le usiamo per insegnare.

UN PASSAGGIO SORPRENDENTE
I primi 9 capitoli del De magistro sono dedicati alla
descrizione dei vari tipi di segni (tra cui ci sono le
parole).
Ma in 10,34 leggiamo: per ea signa, quae verba
appellantur, nos nihil discere.
Le parole non ci consentono mai di conoscere un
oggetto che non sia gi conosciuto previamente da
noi.
Esempio di Agostino: sarabara.
Cap. X: Quando infatti mi dato un segno, se mi trova
nella non conoscenza della cosa di cui segno, non mi
pu insegnare nulla, ma se la so gi, allora che cosa
imparo mediante il segno?

LE PAROLE
Per Agostino hanno una funzione evocativa o
segnaletica.
La conoscenza avviene nellinteriorit dove le
parole non giungono.
Da dove viene questa idea dei limiti dei
verba?
Probabilmente dallo
Stoicismo:
Suono
inarticolato

fwn

(materiale)

lxij

Parola (materiale)

lgoj

Enunciato (immateriale)

AGOSTINO, DE TRINITATE
Solo dopo il 389 Agostino comincia ad
attribuire verbum alla seconda persona della
Trinit.
Verbum interius e verbum exterius vanno letti
in relazione al rapporto nosse/cogitare
Sappiamo (nosse) pi di quanto pensiamo
(cogitare).
Notitia (conoscenza di cui non sono
attualmente consapevole).
Cogitatio (pensiero formato su cui ora sto
portando la mia attenzione)

AGOSTINO, DE TRINITATE
Verbum interius: esprimibilit intrinseca della
notitia.
Come il Verbo da sempre presso Dio, senza
aver preso una specifica carne umana, cos il
verbum da sempre intrinseco alla
conoscenza, e assume una veste linguistica
determinata solo nel momento in cui deve
essere detto per qualcuno.
Un modello teologico quindi usato per
spiegare una realt umana (linguisticocognitiva).

IN IOHANNIS EVANGELIUM
TRACTATUS XIV,7
Presta attenzione al tuo cuore [] quando dunque
concepisci la parola che proferisci, vuoi dire una cosa, e la
stessa concezione della cosa nel tuo cuore gi la parola;
non ancora venuta fuori, ma gi nata nel cuore, e vi
rimane per venir fuori; ma tu presti attenzione a chi ti
rivolgi, alla persona con cui stai parlando; se latina,
cerchi una parola latina, se greca pensi a parole greche;
se punica vedi se conosci il punico; ricorri alle diverse
lingue in base alla diversit degli ascoltatori, per proferire la
parola che hai concepito; ma ci che avrai concepito nel
cuore non era legato a nessuna lingua. Ora, dal momento
che Dio, quando parla non si serve di nessuna lingua e non
assume nessun tipo di linguaggio, in che modo ascoltato
dal Figlio, dal momento che Dio ha detto il Figlio stesso?.