Sei sulla pagina 1di 99

Leganti, solventi e vernici

La struttura di unopera pittorica molto complessa e il suo


aspetto estetico non dipende soltanto dai componenti pi evidenti,
cio pigmenti e coloranti, ma anche dallinterazione di questi con
numerose altre sostanze

Nellarte pittorica sono quindi altrettanto importanti i composti utilizzati


per applicare e proteggere i colori:
i leganti, che hanno lo scopo di facilitare l'adesione dei pigmenti al
substrato di applicazione
i solventi, che permettono lapplicazione in fase liquida di composti con
funzioni varie
le vernici, che hanno genericamente funzione protettiva e in parte
decorativa
Questi composti possono essere classificati in vari modi; dal punto di
vista chimico sono tutti composti organici, la cui struttura permette di
classificarli in alcuni gruppi:
Composti a base di proteine
Composti a base di polisaccaridi
Composti a base di grassi
Resine
altri composti

I leganti pittorici
Dal punto di vista fisico, ogni tecnica pittorica pu essere descritta come
la stesura di un rivestimento colorato sottile e coerente su una
superficie. Lagente colorante, pigmento, colorante o lacca che sia,
generalmente disponibile in forma di polvere e pertanto non pu essere
steso autonomamente. Loperazione del dipingere richiede quindi lausilio
di un secondo agente che funge da intermediario tra il pigmento e la
superficie da rivestire: il legante pittorico
Per semplicit, nel seguito del
discorso indicheremo con pigmento il
materiale colorante grezzo, e con
pittura (paint in inglese) la miscela
pigmento + legante. Il blu oltremare
(in alto nella figura) non potrebbe mai
essere usato per dipingere se non
fosse disperso in un mezzo come lolio
di lino (al centro) per ricavare una
pittura
avente
caratteristiche
ottimali (in basso)

Questa sezione sottile


tratta da una superficie
colorata in blu. Negli strati
superiori si pu notare come
le particelle di blu oltremare
e
azzurrite
appaiano
disperse allinterno di una
massa biancastra. Si tratta
appunto del legante (olio di
lino in questo caso)
Al di sopra degli strati di
pittura c una vernice
protettiva, mentre al di
sotto presente il gesso, usato come imprimitura
Il legante svolge duplice funzione. Esso, mantenendo le particelle di
pigmento unite, deve creare la pellicola che aderisce alla superficie
sottostante; inoltre, circondandone completamente le particelle, deve
proteggere il pigmento stesso da agenti esterni
Per questo motivo va scelto in modo che abbia determinate propriet
fisiche e chimiche

Propriet fisiche dei leganti


La funzione principale del legante appunto
quella di legare insieme le particelle di pigmento
e contemporaneamente farle aderire, sotto
forma di film sottile coerente, alla superficie
del supporto. Il legante deve quindi avere
propriet coesive e adesive. Ci si riassume nel
dire che deve avere propriet filmogene: il
legante, dopo un tempo ragionevole, deve
seccare e trasformarsi in un film sottile,
pseudo-solido, sufficientemente resistente, non
appiccicoso e contemporaneamente elastico. E
deve, ovviamente, durare nel tempo. Solo dopo lessiccamento la
pittura esiste, nel senso vero e proprio

Per agire con efficienza il legante deve trovarsi allo stato fluido, in modo
da formare con il pigmento un impasto stabile, omogeneo, stendibile,
opportunamente viscoso. Questo non significa che debba essere
necessariamente liquido: deve essere solubile in un opportuno solvente
legante solido
(gomma arabica)
legante liquido
(olio di lino)
La viscosit della pittura molto importante per la sua stesura. Una
pittura poco viscosa tende a separarsi nelle sue componenti, mentre una
troppo viscosa difficile da applicare. La viscosit dipende dal rapporto
pigmento/legante e aumenta allaumentare della quantit di pigmento
disperso
Molto importante anche la stabilit della pittura: le due fasi miscelate
non devono separarsi a pittura ultimata o secca

Propriet ottiche dei leganti


Le propriet ottiche pi importanti in un legante sono la trasparenza e
lassenza di colore. In altre parole, il legante non deve alterare le
propriet ottiche del pigmento. Naturalmente queste caratteristiche
dovrebbero essere mantenute il pi a lungo possibile
Tuttavia, pur essendo trasparente e
incolore,
il
legante
subisce
interazioni con la luce che possono
contribuire positivamente alleffetto
cromatico del film pittorico, ma
anche
causare
fenomeni
di
alterazione del legante stesso.
Inoltre,
in
quanto
mezzo
trasparente, il legante ha un indice
di rifrazione non nullo e anche
questo
influisce
sullaspetto
complessivo della pittura. Ci cos
importante
che
ogni
tecnica
pittorica si identifica pi per il tipo
di legante che per il tipo di pigmento

Propriet chimiche dei leganti


Oltre ad essere fisicamente inerte allazione della luce, il legante
dovrebbe essere chimicamente inerte agli inquinanti atmosferici e
ai solventi usati per le puliture di restauro. Questo perch la sua
trasformazione chimica causerebbe indesiderate alterazioni delle
propriet meccaniche e ottiche della pittura
Una differenza significativa dal punto di vista del comportamento
chimico si ha tra leganti idrofili (tempere acquose) e idrofobi (oli
siccativi): i primi hanno maggiore possibilit di veicolare gli agenti
aggressivi che sono spesso sostanze idrosolubili, quindi per la
stabilit del film pittorico i secondi sono preferibili. In maniera
analoga, alcune reazioni tra pigmenti sono pi favorite in un
legante acquoso che in uno oleoso: nelle pitture a olio si verificano
raramente casi di incompatibilit tra pigmenti, come tra bianco
piombo e vermiglione

Naturalmente il legante deve anche essere compatibile con i pigmenti,


evitando di reagire con essi. Negli oli siccativi il legante deve essere in
forma polimerica. I residui di acidi grassi liberi, cio non esterificati con
la glicerina, sono dannosi perch possono interagire con ioni metallici
(Pb2+, Zn2+) per formare saponi

H2C O
HO

O
R'

HC O
H2C O

C
C
C

O
R'
O
R''
O
R'''

acidi grassi liberi

acidi grassi esterificati

dannoso

ottimale

La compatibilit si esprime anche in maniera pi sottile: noto che


alcuni leganti si imparentano meglio con determinati pigmenti, sia
per motivi estetici legati ai rispettivi indici di rifrazione, sia per
motivi fisici legati alla bagnabilit dei pigmenti e ad altre
propriet. Alcuni pigmenti si mescolano facilmente in tempera a
uovo: bianco titanio, verde ossido di cromo, le terre naturali in
genere; altri, costituiti da polveri finissime, richiedono una
preparazione diversa, usando lalbume: lacche rosse, blu di Prussia,
nerofumo, blu oltremare, terra di Kassel. Per le pitture preparate
con oli siccativi e vernici ci sono meno problemi

Luso storico dei leganti


I primi leganti pittorici, usati dagli artisti del Paleolitico,
potrebbero essere stati a base di acqua essendo questo il
materiale pi semplice e comune da reperire. In alcune pitture
rupestri ci sono evidenze delluso di oli o succhi vegetali, saliva,
urina, grassi animali, midollo osseo, sangue e albume, materiali
quindi di varia natura dal punto di vista chimico
Gi a partire dallantico Egitto (3000 a.C.) si nota limpiego di
gomma arabica, gelatina, bianco duovo e cera dapi, leganti
decisamente pi efficienti e sofisticati; successivamente questi
materiali diventano popolari in tutto larea mediterranea
Attorno al 1200 a.C. i Cinesi svilupparono luso della lacca come
mezzo disperdente e artistico nel tempo stesso. Nel Medioevo e
poi nel Rinascimento entra in uso il tuorlo duovo, seguito a breve
distanza dagli oli siccativi e dalle tecniche miste
Con la pittura moderna si entra nellera delle resine sintetiche, tra
cui le pi importanti sono le resine acriliche

Le propriet richieste ad un materiale per poter agire come legante sono


sufficientemente stringenti da aver indotto gli artisti a selezionare, sulla
base dellesperienza, i prodotti pi propri per le loro esigenze. Questo
processo si sviluppato nel corso di una secolare sperimentazione. Il
risultato di queste prove empiriche che al giorno doggi, nonostante i
notevoli progressi della scienza chimica e la grande disponibilit di nuovi
materiali, gli odierni prodotti sintetici non sono in grado di sostituire
totalmente i materiali classici, dei quali non hanno la stessa durata nel
tempo. Opere recenti presentano danni non riparabili, dovuti anche alla
loro non reversibilit, mentre dipinti antichi di millenni mantengono
spesso un eccellente stato di conservazione. Questo sta ad indicare che
le tecnologie antiche non erano poi cos sprovvedute e che gli artisti
erano degli sperimentatori assennati
Come si detto in precedenza, a seconda del legante utilizzato per la
realizzazione di un dipinto si possono distinguere le tecniche pittoriche in
tecniche a tempera
tecniche a olio
tecniche miste
tecniche moderne

Le tempere
Con il termine tempera o temperare indicata in genere lazione di
modificare i pigmenti in polvere con sostanze liquide che li trasformano in
impasti facilmente stendibili sui diversi supporti. A questa definizione
corrispondono tutti i leganti, di qualsiasi natura, ma con lavvento delluso
degli oli siccativi il termine tempera passato ad indicare solo i leganti
che vengono utilizzati in dispersione acquosa
A seconda della natura chimica si possono distinguere due tipi principali
di tempere:
a base proteica, di origine prevalentemente animale
colle animali
uovo (bianco e rosso)
caseina
a base polisaccaridica, di origine prevalentemente vegetale
gomme vegetali
amidi e destrine

Tempere a base proteica


Le proteine sono macromolecole organiche costituite da sequenze di
amminoacidi. Gli amminoacidi a loro volta sono composti polifunzionali in
quanto presentano sia una funzione amminica, avente comportamento
chimico basico (-NH2), che una funzione carbossilica, di comportamento
acido (-COOH)
NH2
COOH
La funzione amminica pu essere salificata dalla funzione acida, presente
nella stessa molecola, per cui gli amminoacidi esistono in due forme in
equilibrio fra loro
+

NH2
COOH

NH3
COO

In particolari condizioni il gruppo acido di una molecola pu reagire con il


gruppo amminico di unaltra molecola, attraverso un meccanismo di
polimerizzazione per condensazione, cio per eliminazione di acqua,
creando un legame di grande importanza in natura noto come legame
peptidico che alla base della formazione delle proteine
HOOC R NH2

HOOC R' NH2

HOOC R NH CO R' NH2

H2O

Gli amminoacidi essenziali impiegati dagli organismi viventi sono 20. Dalla
polimerizzazione combinata di questi 20 mattoni monomerici vengono
sintetizzate le innumerevoli e complesse sostanze proteiche presenti in
natura, aventi funzione strutturale (es. collagene) o enzimatica

Oltre che dalla sequenza di amminoacidi, le proteine sono


caratterizzate dalla struttura tridimensionale o terziaria,
importante soprattutto dal punto di vista fisiologico
Nellimmagine mostrata la struttura 3D della proteina del virus
del mosaico del tabacco

Le proteine posseggono molti gruppi capaci di


formare legami a idrogeno (gruppo peptidico,
carbossilico, amminico, ecc.) per cui risultano
sostanze tipicamente idrofile, ossia affini
allacqua. Esse sono in grado di formare
soluzioni acquose di natura colloidale, non
costituite da singole molecole ma da aggregati
molecolari chiamati micelle che si trovano
disperse stabilmente in acqua grazie ad uno
strato elettrico di ioni che circonda ognuna di
esse
La carica elettrica globale delle micelle fa s
che esse si respingano le une con le altre
impedendone laggregazione. La stabilit di
questa condizione notevolmente influenzata
dal pH; variando il
pH si pu causare
laggregazione delle micelle, quindi la flocculazione o la
coagulazione. In particolare per ogni proteina esiste un
valore di pH, detto punto isoelettrico, per il quale la
carica elettrica globale minima e ci rende la
proteina facilmente precipitabile dallacqua
Nella foto SEM: micelle di caseina nel latte

Dal punto di vista chimico, le proteine sono molecole molto resistenti poich sia i
legami peptidici che gli amminici e quelli carbossilici hanno scarsa reattivit.
Risultano pi reattivi i gruppi solfidrici (-SH) presenti negli amminoacidi solforati
come la cisteina
Sono invece facilmente degradabili per azione di microorganismi, infatti se non
preservate le soluzioni proteiche possono essere attaccate da muffe e batteri.
Inoltre la complessa struttura tridimensionale delle proteine pu essere
facilmente alterata sotto lazione di agenti chimici e fisici (acidi, alcool, acetone,
formaldeide, radiazioni UV, raggi X, calore, ecc.): questo processo di alterazione
prende il nome di denaturazione
Una proteina denaturata
perde le sue caratteristiche
e cambia la sua natura. Sotto
laspetto chimico-fisico la
denaturazione si manifesta
con
unalterazione
della
solubilit, normalmente una
diminuzione. Ci positivo
quando la proteina funge da
legante pittorico, negativo
quando la sua funzione deve
essere reversibile (adesivo,
consolidante, ecc.)

Formazione del film pittorico


I leganti proteici sono caratterizzati da una fase polimerica
polipeptidica gi presente al momento della stesura, a differenza
degli oli siccativi. Dopo la stesura della pittura, il processo di
essiccamento e di formazione dello strato pittorico avviato dalla
perdita di acqua per evaporazione. Le forze che stabilizzano le
proteine per idratazione (legami a idrogeno) vengono meno e si ha
la perdita delle condizioni di organizzazione spaziale delle
proteine stesse, cio le strutture tridimensionali, con conseguente
insolubilizzazione della proteina. La denaturazione causa
lesposizione allesterno dei gruppi funzionali reattivi delle
proteine, grazie alla quale si stabiliscono interazioni fra le catene
proteiche dispiegate e gli ioni metallici dei pigmenti
Il sistema pigmento + legante, trasformato in film pittorico,
possiede una reattivit elevata che in funzione delle condizioni
ambientali (luce, umidit, agenti biologici, interazione con altre
specie chimiche) pu subire nel tempo profonde alterazioni

Tipi di leganti proteici


Le tempere a base proteica sono essenzialmente di tre tipi, tutti di
origine animale:
le colle, usate come
adesivi
e
come
leganti

le tempere a uovo,
che impiegano sia il
tuorlo che lalbume

tempere
con
le
caseina
e
altre
proteine del latte

Le colle animali
Le colle animali sono sostanze proteiche solubili in acqua, aventi
funzione di adesivi. Non sono quindi leganti classici in quanto non
usati per disperdere i pigmenti, ma piuttosto come mezzi per le
preparazioni pittoriche
Nella composizione prevale la proteina
collagene (sx) e sono poi presenti altre
sostanze non proteiche, di origine sia organica
che inorganica. Nella catena polipeptidica del
collagene predomina lamminoacido glicina, poi
lidrossiprolina
Aspetto, costituzione chimica e propriet
fisiche delle colle variano a seconda dei
trattamenti di preparazione o purificazione. Le
qualit meno purificate sono chiamate colle
forti, quelle pi pure gelatine; queste ultime
sono costituite esclusivamente da collagene

Le colle vengono estratte da tessuti animali, come tendini, pelle


(colla di pelle) e ossa (colla dossa) e da varie parti di pesci (colla
di pesce). Anticamente si usava anche la pergamena bollita in
acqua (colla di pergamena) che dava una gelatina molto pura
Le soluzioni di colla si preparano facendo rigonfiare i pezzi del
materiale in acqua fredda e completando la solubilizzazione con un
riscaldamento pi o meno moderato a seconda che si usi la colla
come adesivo (e allora va evitata la denaturazione generata dal
calore) o come legante
Le colle, a differenza delluovo, formano soluzioni acquose
reversibili, possono quindi essere ridisciolte e riutilizzate, dopo
lessiccamento. Le soluzioni di colla hanno per tendenza a
imputridire perdendo le propriet adesive, e vanno quindi protette
con antifermentativi

Limpiego principale delle colle legato al loro ampio potere adesivo, per il
quale sono preferite colle meno pure, ma sono state anche utilizzate come
mezzo disperdente per le preparazioni pittoriche, cio per preparare i
fondi da stendere sui supporti; in questo caso sono necessarie colle pi
raffinate, in quanto lazione legante richiede propriet meccaniche pi
equilibrate. Nel Medioevo e nel Rinascimento, la preparazione principale
era ottenuta con impasti di gesso e colle animali in soluzione acquosa. A
partire dal 500-600 subentrato luso di aggiungere altre sostanze di
natura grassa, oli siccativi, resine, amidi, agli impasti gesso + colla, per
ottenere preparazioni pi grasse e quindi pi flessibili, pi adatte ai
supporti in tela
Limpiego diffuso delle colle come leganti nelle preparazioni ha come
conseguenza che i fenomeni di alterazione ad esse collegati hanno
notevole incidenza. Questi fenomeni di invecchiamento, non
completamente chiariti, portano alla perdita di coesione (indebolimento
delle preparazioni) e di adesione (distacco dal supporto degli strati
pittorici) nei dipinti. I fenomeni sono legati principalmente allazione
dellacqua, veicolo per altri reattivi o per organismi che possono
esercitare attivit degradativa

Tempere a uovo
La tempera a uovo la pi importante, se non la tempera per eccellenza. Luovo
utilizzato mescolato allacqua, sia intero (tuorlo + albume) che usando
separatamente bianco o rosso
rosso
duovo
o
tuorlo:

unemulsione tra una soluzione


acquosa colloidale di fosfoproteine
e un insieme di grassi e oli animali,
stabilizzata dalla lecitina

duovo
e
albume:

bianco
essenzialmente
una
soluzione
acquosa colloidale di proteine,
soprattutto albumina, con piccole
quantit di grassi e di sali minerali
Dal confronto delle composizioni,
risulta che nel tuorlo sono presenti
sia proteine che grassi, mentre
nellalbume prevalgono nettamente le
proteine. I grassi sono di natura non
siccativa, cio hanno scarsa tendenza
a polimerizzare

Tuorlo

% su fresco

% su secco

Acqua

51

Proteine

15

31

Grassi, oli

22

45

Lecitina

18

Sali, altro

% su fresco

% su secco

Acqua

85

Proteine

12

80

Grassi

0.2

Lecitina

tracce

Sali, altro

2.8

19

Albume

Per azione del calore o per perdita dacqua ed essiccamento, luovo si


trasforma in un gel irreversibile, cio una volta secco non pi solubile in
acqua. Quando usato come legante pittorico, luovo seccando forma un
film con notevoli propriet di coesione
Lalbume da solo meno adatto come legante, in quanto forma un film
fragile e sensibile allacqua per assenza di oli e di grassi. Il tuorlo, invece,
grazie allelevata percentuale di grassi crea un film di eccellenti propriet
meccaniche, filmogene e di flessibilit, che migliorano ulteriormente con
linvecchiamento. Ottime sono anche le propriet ottiche che si
mantengono tali nel tempo senza tendere allingiallimento
Nella pratica della pittura a tempera, veniva
usato il rosso separato dal bianco, mescolato
con poca acqua, in modo da ottenere una
pasta stendibile. Veniva aggiunto a scopo
antifermentativo, ma anche per ritardarne il
rapido essiccamento, qualche goccia di aceto
o di lattice di fico. Il bianco duovo sembra
fosse usato principalmente per le miniature
dei manoscritti insieme a miele, zucchero,
glicerina, ecc.; era utilizzato anche come legante per gli inchiostri. Luovo
infine viene citato anche come legante per dorature

I processi degenerativi che interessano luovo seguono


probabilmente lo stesso andamento di quelli delle colle e cio sono
riconducibili allazione attiva e passiva dellumidit. Luovo risulta
per un materiale molto meno aggredibile, sia per linsolubilit
delle sue proteine, sia per la reciproca protezione che esercitano
grassi e sostanze proteiche in intima connessione. La pittura a
tempera duovo, se difesa dallumidit, si dimostrata alla prova
dei fatti una delle tecniche pi resistenti, tanto da pervenire sino
ai nostri giorni molto ben conservata. Luovo inoltre ha una
tendenza assai minore allingiallimento, se paragonato agli oli
siccativi
Molte antiche pitture a uovo possono apparire ingiallite a causa
delle ridipinture e di restauri (puliture, fissativi), ma soprattutto
ingiallite a causa delle vernici. Una volta liberate da questi
materiali estranei in fase di restauro, esse tornano in molti casi
alla primitiva brillantezza cromatica

Proteine del latte


La caseina una fosfoproteina contenuta nel latte, del cui
contenuto proteico costituisce circa il 70%. Essa pu essere
estratta dal latte parzialmente scremato, riscaldato a 35C e
portato a pH 4.8 che ne rappresenta il punto isoelettrico; in
alternativa pu essere denaturata con solfato di ammonio,
raccogliendo e lavando poi il precipitato
La caseina cos ottenuta non solubile in acqua e deve essere
fatta reagire con alcali, formando dei caseinati. I pi comuni sono
il caseinato di ammonio, ottenuto da caseina + ammoniaca, e il
caseinato di calcio, ottenuto da caseina + calce spenta, Ca(OH) 2. Il
primo frequentemente usato come legante pittorico (anche se
meno comune delle tempere a uovo) soprattutto nella pittura
murale ma anche nella pittura su tavola e nei colori ad acqua. Il
secondo, invece, ha caratteristiche di adesivo tenace ed stato
utilizzato raramente come legante, in emulsione per colori a olio

Lo scarso uso che storicamente si fatto della caseina


come legante dovuto essenzialmente alla rapidit dei
processi degenerativi che il film pittorico cos ottenuto
subisce nel tempo, soprattutto a carico delle propriet
meccaniche. Infatti tende facilmente a screpolarsi e a
divenire fragile. A causa di questa scarsa flessibilit la
caseina deve essere usata in strati molto sottili
Probabilmente maggiore fortuna come legante ha avuto
il latte, il quale non che caseina ancora in emulsione
con i grassi. La pittura ottenuta disperdendo i pigmenti
del latte stabile e ha un bellaspetto, molto simile alla
tempera duovo dalla quale, a livello di composizione,
non differisce poi molto. Sembra che il latte sia stato
utilizzato spesso come fissativo e come additivo per
molte ricette

Storia dei leganti proteici


I leganti proteici, specialmente quelli a base di uovo, sono noti sin
dallantichit; il perfezionamento della tecnica a tempera e la sua
affermazione dovuto per allarte
bizantina. In Europa, luso di tempere
ha avuto la sua pi ampia diffusione a
partire dal Medioevo fino al
Rinascimento, per la pittura su tavola
e tela. La tempera a uovo stata
inoltre usata per lesecuzione di
finiture a secco su dipinti murali, per
la realizzazione di una vera e propria
pittura murale a secco e per
interventi di restauro, anche come
fissativo in miscela con laceto
Nella pittura su tela ancora
ampiamente utilizzata

La prima descrizione completa delluso


di rosso duovo come legante risale a
Cennino Cennini (XV secolo):

Due maniere di tempere ti son buone,


luna miglior che laltra. La prima
tempera, togli la chiara e il rossume
delluovo,
metti
dentro
alcune
tagliature di cime di fico, e ribatti
insieme
La seconda tempera si e proprio
rossume duovo, e sappi che questa
tempera e universale, in muro, in
tavole, in ferro

Tempere a base polisaccaridica


I polisaccaridi derivano dalla polimerizzazione per condensazione
di molecole di zuccheri semplici o di loro derivati, con formazione
di legami glucosidici secondo il seguente schema:
R
O
HO

OH

OH
HO

OH

+
OH

OH
O
R

OH

O
HO

OH

OH
O
OH

OH
O

OH

H 2O

La reazione pu procedere linearmente, oppure con formazione di


pi legami glucosidici per ogni molecola di monomero,
determinando in questo caso strutture tridimensionali. Sullanello
a sei atomi il gruppo R, che nel glucosio -CH 2OH, pu essere
anche sostituito da altre funzioni ossigenate, soprattutto il
gruppo carbossile -COOH

I polisaccaridi sono ovviamente materiali idrofili in


quanto, grazie al grande numero di ossidrili, possono
formare con facilit legami a idrogeno con lacqua.
Formano quindi facilmente sali solubili in acqua,
soprattutto se sono presenti gruppi -COOH che
possono ionizzarsi
Questa propriet giustifica luso dei polisaccaridi come
leganti per le pitture a tempera, similmente alle
proteine. Come i materiali proteici, anche quelli
polisaccaridici tendono ad essere attaccati da
microorganismi;
inoltre
sono
meno
resistenti
chimicamente, a causa della presenza di numerosi
gruppi OH liberi che possono dare luogo a molte
reazioni

Tipi di leganti polisaccaridici


Le tempere a base polisaccaridica sono essenzialmente
di due tipi, entrambi di origine vegetale:
gomme vegetali
amidi e destrine

Le gomme vegetali
Le gomme vegetali propriamente dette sono dei materiali amorfi, cio non
cristallini, che ricavano da alcune specie di piante come essudati.
Chimicamente si tratta di polisaccaridi di struttura complessa e ancora
non del tutto chiarita, essenzialmente costituita da una sequenza di
monosaccaridi, alcuni contenenti un gruppo carbossilico (acidi uronici) in
forma di sale di calcio, magnesio o potassio
A differenze di altri essudati da piante, come le resine naturali tra cui
lambra, le gomme vegetali sono solubili in acqua e insolubili nei solventi
organici. Tale caratteristica costituisce appunto la distinzione tra le
gomme e le resine naturali
Bisogna considerare che il termine gomma spesso utilizzato nel
linguaggio comune per indicare materiali elastici di natura resinosa e di
origine naturale (derivati del caucci) o artificiale, che andrebbero
chiamati tecnicamente elastomeri. Relativamente al discorso artistico,
indichiamo con gomme solo gli essudati vegetali di natura polisaccaride
solubili o rigonfiabili in acqua

Le gomme vegetali pi utilizzate nelle tecniche


artistiche sono le seguenti:
la gomma arabica, la pi importante, ricavata da varie
specie di Acacia; le sue macromolecole sono composte
da unit di arabinosio, galattosio, ramnosio e acido
glucuronico

gomma
Adragante,
essudato
dai
rami
la
dellAstragalus; le sue macromolecole sono composte
da unit di arabinosio, galattosio, acido galatturonico,
fucosio e xilosio
la gomma di ciliegio, essudato di vari alberi da frutto;
le sue macromolecole sono composte da unit di
arabinosio, galattosio, mannosio, xilosio e acido
glucuronico

La gomma arabica di gran lunga la pi famosa, tanto che nelle


tecniche artistiche, quando si parla genericamente di gomma ci si
riferisce ad essa. In effetti dal punto di vista della solubilit in
acqua la gomma arabica presenta le caratteristiche migliori,
essendo solubile anche a freddo, mentre le altre gomme hanno
solubilit
inferiori
e
tendono
piuttosto
a
rigonfiarsi. La migliore
gomma arabica si estrae
dallessudato
gommoso
delle piante di Acacia del
Senegal. La composizione
dellessudato in parte
proteica (1.5-3%)

Le gomme sono state impiegate fino


dallantichit come leganti soprattutto
nella pittura su supporti leggeri, come
nei manoscritti miniati, nei colori ad
acqua e nella preparazione degli
inchiostri. Sono usate anche per
formare delle emulsioni e miscele con
oli, uovo e caseina, come adesivi e come
mordenti per loro. Inoltre hanno
trovato impiego limitato come adesivi
reversibili per carta
Per
prevenire
lattacco
dei
microrganismi le gomme vengono in
genere addizionate di antifermentativi.
Spesso necessario anche aggiungere
degli umettanti (miele, glicerina) per
diminuire la fragilit dei film

Amidi e destrine
Gli amidi sono polimeri del glucosio ad elevato peso molecolare e struttura
complessa, contenuti sotto forma di granuli nei semi dei cereali, nei
tuberi ed in altre parti verdi dalle quali vengono sintetizzati a partire
dallanidride carbonica atmosferica e dallacqua, attraverso il processo
della fotosintesi clorofilliana. Lamido in realt costituito da una miscela
di due polimeri, lamilosio a struttura lineare e lamilopectina che ha
struttura parzialmente ramificata
La complessit strutturale dellamido impedisce una vera e propria
solubilit in acqua, ma ad alta temperatura si riesce ad ottenere per
rigonfiamento una soluzione colloidale viscosa. A temperature superiori a
100C lamido si trasforma, per rottura di diversi legami glucosidici, in
polimeri a pi basso peso molecolare, le destrine, pi solubili in acqua
Data lelevata viscosit dellamido, esso stato utilizzato principalmente
come adesivo; occasionalmente viene miscelato ad altri leganti pi comuni.
Le destrine sono invece state usate, pur in maniera limitata e soprattutto
in miscela, insieme alle gomme vegetali nelle composizioni leganti per i
colori ad acqua. Anche per le destrine limpiego principale quello di
sostanze adesive

Oli siccativi
Oli e grassi sono una vasta specie di composti naturali di
origine sia vegetale che animale. Il nome olio riferito a
materiali liquidi a temperatura ambiente, il termine grasso,
invece, a quelli solidi o semisolidi. Con entrambe le
denominazioni ci si riferisce per lo pi a esteri della
glicerina (dx) con acidi grassi, noti come trigliceridi

H2C OH
HC OH
H2C OH

Gli oli utilizzati in pittura sono essenzialmente costituiti da miscele di


origine vegetale di trigliceridi insaturi, cio esteri della glicerina con
acidi grassi insaturi a catena lunga. Gli acidi insaturi sono normalmente
tre:
acido oleico C18H34O2 con un doppio legame in posizione 9-10
acido linoleico C18H32O2 con due doppi legami in 9-10 e 12-13
acido linolenico C18H30O2 con tre doppi legami in 9-10; 12-13 e 15-16
In aggiunta a questi, le miscele contengono una quantit minore di acidi
saturi, soprattutto palmitico (C16H32O2) e stearico (C18H36O2). Tutti gli
acidi esterificati con la glicerina sono a catena lineare

Le propriet dei vari tipi di olio, e quindi leventuale uso come leganti
pittorici, sono determinate in gran parte dalla natura e dai rapporti
relativi degli acidi grassi presenti. Gli oli possono essere classificati, in
base alla loro capacit di essiccare formando un film, in
oli siccativi, tra cui prevale lacido linolenico (C18:3)
oli semisiccativi, tra cui prevalgono acidi grassi con due doppi legami
(C18:2) e che necessitano di calore per essiccare
oli non siccativi, che hanno percentuali basse di acidi con doppi legami
Spesso per classificare gli oli usati in pittura si indica un
I2
parametro noto come numero di iodio, equivalente ai
grammi di iodio assorbito per 100 grammi di olio.
C C
Siccome l'assorbimento di iodio proporzionale al
numero di legami insaturi nelle catene alchiliche,
possibile suddividere gli oli in siccativi se il numero di
iodio superiore a 130, semisiccativi per valori compresi tra 115 e 130,
non siccativi per valori inferiori a 115

La reattivit del doppio legame alla base di


importanti trasformazioni che possono subire gli oli,
come ad esempio lidrogenazione, che li trasforma in
composti stabili e solidi (grassi), lossidazione con
demolizione (irrancidimento) e la pi importante nel
settore artistico, lossidazione con polimerizzazione
che li trasforma in polimeri a consistenza solida
Il processo di ossidazione con polimerizzazione
sfruttato per luso storico di alcuni oli insaturi come
leganti pittorici. Lolio di lino e alcuni altri oli hanno
infatti capacit di trasformarsi, per essiccamento, in
film che presentano ottime propriet meccaniche ed
ottiche, perfettamente adatti alla formazione di
stesure pittoriche; sono detti perci oli siccativi

Le caratteristiche dei tre principali acidi insaturi condizionano


fortemente le propriet dei vari oli
lacido oleico (C18:1) garantisce stabilit: allaumentare della sua
percentuale diminuisce la possibilit che lolio irrancidisca dopo
lessiccamento
lacido linoleico (C18:2) un componente stabile, responsabile
dellessiccamento e della formazione di un film robusto e
flessibile; pi alta la sua percentuale, migliore il film
lacido linolenico (C18:3) invece un componente instabile,
responsabile di irrancidimento, ingiallimento, fragilit e rottura,
fenomeni dovuti ad una rapida ossidazione del film pittorico;
allaumentare della percentuale, aumenta la velocit di
alterazione

Il processo di essiccamento degli oli, in particolare dellolio di lino, stato


oggetto di approfonditi studi che ne hanno chiarito in parte i complessi
meccanismi. Lolio di lino steso allaria in film sottile assorbe
gradualmente ossigeno fino al 20-30% del suo peso, impegnandolo in una
reazione ossidativa alla quale, dopo 2-3 giorni, corrisponde la formazione
di perossidi che si generano dalladdizione di molecole di O 2 ai doppi
legami C=C presenti nellacido grasso
O O

+ O2

perossido
In conseguenza di questa reazione, si registra un notevole aumento della
viscosit, dellindice di rifrazione e di altre propriet chimico-fisiche
I gruppi perossidici, assai instabili, si rompono facilmente dando luogo alla
formazione di radicali molto reattivi che innescano il secondo stadio
dellessiccamento, consistente in una polimerizzazione

O O

O O

Lessiccamento degli oli corrisponde alla formazione di macromolecole a


partire dai radicali prima descritti. Questo processo nel giro di pochi
mesi interessa la maggior parte dello spessore del film ma si completa
solo in un periodo assai pi lungo, non ben definito
La formazione del film pittorico a partire da oli siccativi quindi un
processo differente rispetto a quanto descritto per le tempere. Nelle
tempere proteiche e polisaccaridiche, entrambe con leganti a base
acquosa, un ruolo chiave nella formazione del film pittorico svolto
dallallontanamento del solvente, cio levaporazione dellacqua. Inoltre le
macromolecole presenti non mutano la propria composizione ma piuttosto
la propria struttura 3D. Nel caso degli oli siccativi lindurimento, cio il
passaggio da fase liquida (la pittura) a fase solida (il film pittorico)
avviene per polimerizzazione a partire da unit monomeriche, con
modifica quindi della composizione originaria delle molecole del legante
In questo senso il termine essiccamento, per quanto di uso generale,
tecnicamente scorretto se riferito a pitture a olio; andrebbe usato
invece il termine indurimento
Il prodotto dellossidazione e polimerizzazione dellolio di lino viene
chiamato anche linossina

La tabella riporta le percentuali medie di acidi grassi esterificati alla


glicerina nei pi importanti oli siccativi usati in pittura. Mentre in passato
i pi usati erano lino, papavero e noce, attualmente gli artisti
contemporanei tendono ad usare, oltre a lino e papavero, anche cartamo,
soia e girasole
Olio

Palmitico Stearico

Oleico

Linoleico

Linolenico

(C16)

(C18)

(C18:1)

(C18:2)

(C18:3)

Lino

22

16

51

Papavero

10

11

72

Noce

17

60

12

Cartamo

17

70

Soia

12

25

53

Girasole

26

63

10-12

2-3

70-80

7-10

<1

Oliva

Dal confronto si evidenzia come l'olio di oliva non sia adatto come legante
pittorico, in quanto troppo ricco di acido oleico numero di iodio < 90

Qual lolio migliore?


Olio di lino: si estrae per pressione dai semi
del lino o Linum usitatissimum. Si tratta
senza
dubbio
dellolio
siccativo
pi
importante. La pianta del lino la pi antica
coltivata in Europa. L'olio era gi usato nelle
ricette per pittura dagli antichi Romani. Da
un lato ha propriet di resistenza, coesione
ed elasticit nettamente superiori agli altri
oli; daltra parte subisce fenomeni di ingiallimento in maniera pi
marcata, ed perci inadatto per la preparazione delle pitture pi
chiare, specialmente bianco e alcuni blu chiari . Entrambi gli
aspetti sono legati alla prevalenza di acido linolenico, il pi
insaturo, nella distribuzione degli acidi grassi esterificati. Il
bilancio delle propriet positive e negative comunque a favore
dellolio di lino rispetto agli altri oli

Lolio di lino si ricava con metodi vari; a scopo artistico


il migliore e pi caro quello ottenuto per pressatura a
freddo dei semi. Importanti sono soprattutto i
trattamenti di raffinazione per eliminare alcuni
componenti naturali, come fosfatidi e gomme, che
pregiudicherebbero
le
propriet
siccative.
Neutralizzazione con alcali e sbiancamento con terra
rendono il prodotto finale molto puro e leggero.
Lultimo
stadio
del
raffinamento
consiste
nelleliminazione della cera presente sui semi, che viene
cristallizzata a 4C e rimossa meccanicamente
Il costo dell'olio di lino pu essere molto basso
(vantaggio da non sottovalutare) se il prodotto
ricavato dalla produzione industriale di olio raffinato
con alcali

Olio di noce: migliore dal punto di vista


dellessiccamento, che pi veloce e pi omogeneo;
inoltre ha minore tendenza allingiallimento ed
perci pi adatto per pigmenti bianchi e blu chiari.
Tende per ad irrancidire ed stato perci meno
usato rispetto allolio di lino. Attualmente
disponibile in preparati stabili ma meno usato dei
tradizionali oli di lino e papavero. Il miglior olio di
noce si ricava da noci leggermente invecchiate
Olio di papavero: ricavato dai semi del Papaver
somniferum, forma un film meno secco dellolio di
lino, pi morbido e meno resistente. Ha un colore
chiaro che lo rende adatto per disperdere
pigmenti bianchi e blu. Attualmente ancora molto in uso
Oltre agli oli citati, di largo impiego nella tradizione artistica antica,
attualmente l'industria dei materiali pittorici sfrutta numerosi altri oli
vegetali e non edibili, a vario grado di rapidit di essiccamento, tra cui
girasole, cartamo, soia; si studiano inoltre gli oli di Lesquerella, Euphorbia
lagascae, Vernonia galamensis e Calendula officinalis

Catalizzatori
Il tempo di essiccamento delle pitture a olio un parametro di grande
importanza. Generalmente si hanno tempi superiori o comunque pi
regolabili rispetto alle tempere, e ci ne rende pi facile lapplicazione
La velocit di essiccamento degli oli pu essere regolata da fenomeni
catalitici di varia natura, che possono influire sia sul primo che sul
secondo stadio. Alcuni composti, contenenti soprattutto ioni Pb 2+, Ca2+,
Co2+, Zr4+ e Mn2+, influenzano notevolmente lo stadio ossidativo e sono
detti appunto agenti siccativi. Il meccanismo di interazione pu passare
attraverso reazioni redox come la seguente:
R-H + Mn R + H+ + Mn-1
in cui favorita la formazione di intermedi radicalici

In passato si usava lo stesso composto, es. il bianco piombo, come


pigmento e come siccativo, oppure si cuoceva lolio in recipienti di
piombo. Un altro siccativo impiegato era lossido di piombo
Attualmente come siccativi si usano saponi metallici solubili in olio,
normalmente ottanoati o naftenati di cobalto, piombo, rame o
zirconio. Tra questi il sapone di cobalto tende a favorire
lessiccamento in superficie e quindi, se
usato da solo pu favorire il corrugamento
della superficie. Saponi di piombo o
zirconio favoriscono invece lessiccamento
omogeneo del film in tutto il suo spessore.
Per questo (e considerata la tossicit del
piombo) si usano spesso miscele di saponi
di cobalto e zirconio

Effetto di agenti fisici


Anche lazione della luce e della temperatura sembrano accelerare
globalmente o comunque influenzare il processo di essiccamento,
agendo in particolare sulla polimerizzazione
Per quanto riguarda la luce, noto che il processo di essiccamento
va portato avanti in condizioni luminose in quanto il buio favorisce
lingiallimento. Tra le complesse reazioni che avvengono durante
lessiccamento c la formazione di cromofori gialli, che
normalmente virano allincolore in presenza di luce solare man
mano che si formano. Ci non avviene in oscurit e questo il
motivo per cui un dipinto tenuto al buio pu sviluppare
ingiallimento; va considerato che lessiccamento un processo che
dura anche un anno. Lingiallimento moderatamente reversibile in
condizioni di ri-esposizione alla luce

Per quanto riguarda la temperatura, va detto che sono noti fin da tempi
antichi metodi di precottura a temperature attorno a 100C. Lolio
addizionato di siccativi e scaldato a circa 100C detto olio cotto.
Mentre lolio di lino crudo impiega settimane per polimerizzare, un olio di
lino cotto arriva ad essiccare nel giro di 36-48 ore
Un tipo di olio di lino di produzione
recente il cosiddetto stand oil, olio di
lino (o altri siccativi) preparato per
riscaldamento a 250C in assenza di aria,
in modo da ottenere un prodotto
prepolimerizzato
che
secca
pi
lentamente ma pi durevole e meno
soggetto allingiallimento. Generalmente
gli stand oils hanno un numero di iodio
inferiore ai siccativi da cui si originano

Aspetto dei pigmenti in olio


L'uso dell'olio siccativo come legante cambia notevolmente l'aspetto dei
pigmenti. Le pitture che si ottengono risultano generalmente pi
trasparenti di quelle in tempera a uovo. Inoltre, l'indice di rifrazione
dell'olio differente, con la conseguenza che il colore di un pigmento pu
essere diverso rispetto all'equivalente pigmento disperso in tempera
acquosa: ad esempio, il blu oltremare pi scuro, il che ne rende
necessaria la miscelazione con biacca; il vermiglione appare meno vibrante
e va adulterato con rosso piombo (gli artisti medievali sarebbero
inorriditi al pensiero di tale perdita di valore simbolico da parte dei due
pigmenti pi preziosi). Il verde malachite diventa inadatto e il verdigris
va miscelato con biacca, a vantaggio dell'uso di resinato di rame. In un
certo senso la tavolozza dei pittori va aggiornata in funzione del nuovo
legante
In virt della maggiore trasparenza dei colori a olio, essi si possono
impiegare come velature agendo da filtri cromatici: una vetrinatura con
lacca rossa su uno sfondo blu trasforma questo colore in porpora

Aspetti conservativi
Dal punto di vista conservativo, il mezzo costituito da olio
siccativo presenta un grosso vantaggio: la sua natura grassa
esclude l'azione dell'acqua, il principale veicolo degli agenti
inquinanti. Nell'olio le particelle di pigmento sono isolate e non
possono reagire tra di loro, in quanto necessitano del solvente
acquoso. Perci pigmenti chimicamente incompatibili, che non si
potrebbero miscelare in tempere acquose, sono invece impiegabili
in olio e ci aumenta le possibilit di miscelazione

Ingiallimento degli oli


Tutti gli oli hanno tendenza allingiallimento, con linvecchiare. Questo
processo, non del tutto chiarito, dipende da vari fattori tra i quali il
grado di purezza, i trattamenti subiti, la presenza di particolari pigmenti,
di siccativi, lumidit, la luce e il tipo di olio. A parit dei suddetti
parametri lolio di lino ingiallisce pi facilmente degli altri oli siccativi.
Riguardo agli effetti fotochimici noto che loscurit o meglio lassenza
di luce, aumenta lingiallimento
Nell'olio di lino l'ingiallimento si ritiene causato da idroperossidi insaturi
coniugati che si trasformano in chetoni coniugati insaturi, i quali possono
produrre polieni a lunga catena colorati
In pi, se durante l'indurimento si formano 1,4-dichetoni, i tautomeri
enolici possono reagire con l'ammoniaca presente nell'atmosfera per
produrre un derivato del pirrolo, che genera un composto colorato per
ossidazione o per condensazione in presenza di acido formico. Anche gli
agenti siccativi metallici possono contribuire allo scolorimento e/o
ingiallimento dell'olio di lino
Per prevenire l'ingiallimento possibile addizionare all'olio aldeidi
alifatiche sature

Invecchiamento degli oli


Durante la polimerizzazione ossidativa degli acidi grassi, in particolare
linoleico e linolenico che sono molto reattivi, si ha la contemporanea
produzione di piccole molecole sotto forma di acidi mono- e dicarbossilici.
La lunghezza delle catene di questi prodotti dipende dalla posizione
dellinsaturazione nellacido grasso di partenza e, poich tutti i maggiori
costituenti degli oli sono caratterizzati dalla presenza di insaturazioni in
posizione C9, il prodotto principale lacido azelaico

HO

C
O

(CH2)7 C OH
O

La presenza di questacido indicativa di un olio siccativo invecchiato.


Altri acidi dicarbossilici che si possono ritrovare in un olio invecchiato
sono il pimelico, il suberico e il sebacico
Gli acidi saturi sono meno reattivi e restano inalterati nel film pittorico

Storia degli oli siccativi


L'introduzione degli oli siccativi in pittura storicamente associata all'opera dei
fratelli fiamminghi van Eyck. Giorgio Vasari, ne Le vite de piu eccelenti pittori,
scultori e architetori (1550), ne attribuisce l'invenzione attorno al 1410 a "Giovanni
di Bruges", ovvero Jan van Eyck. Paradossalmente, quindi, la tecnica pittorica che
fece la fortuna dell'arte Italiana del Rinascimento arrivava dal Nordeuropa,
sorgente di quello stile Gotico che agli occhi degli Italiani rappresentava tutto ci
che era incolto e barbarico. Lo stesso Vasari, per il quale i pittori Fiorentini erano
insuperabili, riconosceva i meriti dell'artista fiammingo, perfino oltre i suoi meriti
In realt la pittura a olio esisteva gi prima del XV secolo, ed era usata per
velature sulle pitture a tempera o per dipingere sculture. Plinio e Dioscoride
descrissero la preparazione dell'olio di noce e di papavero senza citarne
esplicitamente l'uso in pittura, ma probabile che almeno dal V secolo d.C. ci fosse
quantomeno la consapevolezza che alcuni oli vegetali potevano essere usati in
pittura, se non altro come vernici. Nel tardo V secolo un medico-scrittore
mediorientale dell'epoca, Aetius Amidenus, menzionava l'uso di un olio da stendere
sui dipinti. Menzione analoga si ha nel Manoscritto di Lucca, VIII secolo, in cui si
parla di una vernice composta da una resina sciolta in olio. Sembra poi che in
Giappone nell'VIII secolo si usasse l'olio dell'erba officinale Perulla frutescens
addizionato di un sale di piombo

Recentemente alcuni ricercatori


Giapponesi, in cooperazione con
lESRF di Grenoble e altri
laboratori, hanno trovato evidenza
delluso di pittura o olio sulle
pareti delle caverne di Bamiyan, in
Afghanistan

Le
grotte
sono
situate vicino alla
statua
gigante
di
Buddha distrutta dai
Talebani nel 2001, e
hanno a loro volta
subito notevoli danni
dal bombardamento

Le pitture risalgono al VII-IX secolo e sarebbero


quindi le pi antiche eseguite con pittura a olio. Il
legante usato sarebbe estratto da noci e semi di
pioppo. Si pensa che gli autori delle pitture siano
artisti viaggiatori sulla Via della Seta, lantica via
commerciale tra lOccidente e la Cina

Luso degli oli come leganti pittorici propriamente detti poi documentato da testi
dellXI e XII secolo, in particolare da Teofilo e da Eraclio. In Italia e in Grecia si
usava come siccativo l'olio di oliva che per aveva tempi eccessivamente lunghi di
essiccamento; questo fatto citato (senza spiegazione) da Teofilo che nel De
diversis artibus, libro I, capitolo XX, indica questa ricetta:
"Prendi il seme di lino ed essiccalo...mettilo in una pressa che si usa solitamente per
estrarre l'olio di oliva, di noce o di papavero in modo che venga estratto alla stessa
maniera. Trita minio o cinabro con questo olio su di una pietra senza acqua e con un
pennello applicalo sulle porte o i pannelli che vuoi tingere di roso, ed essicali al sole "
Successivamente, nel capitolo XXV, egli dice che
"tutti i colori possono essere mischiati con questo olio di semi di lino ed usati su
lavori di legno, ma solo su oggetti che possono essere asciugati al sole, perch ogni
qual volta tu applichi un colore, non puoi applicarne un altro sopra fino a che il primo
non sia asciugato, perch sulle figure questo un procedimento particolarmente
lungo e noioso"
Se Teofilo e quelli che seguivano la ricetta erano soliti usare una classica pressa
per olive per ricavare l'olio dai semi di lino, la conseguenza era di contaminare l'olio
siccativo con uno - quello di oliva, appunto - non siccativo

I fratelli van Eyck (Jan, sx, e Hubert)


artisticamente nascono come miniatori,
esperti, quindi soprattutto nell'applicare
tempere a uovo. La loro capacit di
sperimentare nuove soluzioni li port a
sviluppare una vernice stabile che poteva
essiccare a velocit controllata, impiegando
olio di lino o di noce miscelato con resine. Il
salto di qualit avvenne quando usarono la
vernice come legante pittorico al posto
dell'uovo: il risultato era brillantezza,
traslucenza e intensit di colore. La
superficie piatta e monotona della tempera
si era trasformata in un mezzo adatto a
rappresentare la luce naturale

Il segreto dei van Eyck era una miscela di ossa calcinate e pigmenti minerali in olio
di lino, mantenuta viscosa a temperatura di ebollizione. Oltre all'olio di lino, essi
impiegarono anche noce e papavero.
Probabilmente era a loro gi noto il
fatto che l'esposizione dei dipinti alla
luce solare ne accelerava l'indurimento
probabile che Jan van Eyck tenne per
s il segreto dell'olio siccativo quasi fino
alla sua morte, avvenuta nel 1441
Gli storici dell'arte concordano con il
fatto che il Matrimonio Arnolfini (sx,
1434), dipinto conservato presso la
National Gallery di Londra, sia uno dei
primi e migliori esempi della nuova
tecnica a olio. In questa opera la
tavolozza analoga a quella dei pittori
Italiani dell'epoca, ma l'uso dell'olio
rende i pigmenti come sospesi in uno
strato in cui sia intrappolata anche la
luce. L'effetto ottico risultante, tipico
delle opere di van Eyck, quello di una
smaltatura

Un'altra opera importantissima, perfino precedente, il celeberrimo Polittico


dell'agnello mistico (1432), conservato presso la Cattedrale di San Bavone a Ghent
(Belgio), alla cui creazione contribu probabilmente il fratello Hubert prima di
morire nel 1426

La tecnica dei van Eyck prevedeva di


stendere velature a olio su una base a
tempera, combinando le propriet
migliori di entrambe: aspetto lustrato
e possibilit di miscelazione per la
prima, velocit di essiccamento per la
seconda
Non pensabile, quindi, che i pittori
delle epoche successive abbiano
abbandonato di colpo le tecniche a
tempera a favore dell'uso dell'olio: le
due tecniche sono coesistite per
lungo tempo, come nella Allegoria di
Cosimo Tura (1460), probabilmente il
primo dipinto parzialmente a olio di
scuola italiana

Poco dopo Jan van Eyck, il pittore siciliano Antonello da Messina


(1430-1479) a introdurre un miglioramento tecnico dal punto di
vista dei leganti. Egli infatti impiega ossido di piombo o litargirio,
PbO, per incrementare le propriet siccative delle pitture. La
ricetta prevede di sciogliere a fuoco
lento nell'olio di noce il litargirio, per
creare il gi citato olio cotto
In
seguito,
gli
oli
siccativi
rimpiazzarono
gradualmente
le
tempere a uovo fino a diventare la
tecnica principale fino all'avvento
delle resine sintetiche nel XX secolo.
I colori a olio sono attualmente
ancora in largo uso, anche perch lo
standard di qualit della pittura a
olio, in termini di propriet ottiche e
di lavorazione, non pi stato
sorpassato

Anche Leonardo da Vinci diede un contributo alla storia della


tempera a olio, cuocendo le pitture a bassa temperatura grazie
all'addizione di cera d'api dal 5 al 10%. Si evitava cos l'insorgere
di colori troppo scuri. Successivamente Giorgione, Tiziano e
Tintoretto apportarono piccole variazioni alla ricetta originale,
che fu mantenuta nel segreto degli atelier italiani per almeno tre
secoli, garantendo la supremazia della scuola in tutta Europa
Durante la permanenza in Italia per nove anni all'inizio del XVII
secolo, il pittore fiammingo Rubens ebbe modo di studiare i
materiali pittorici usati dai pittori Italiani e ne fece tesoro.
Rubens usava olio di noce con ossido di piombo e mastice (una
resina) dissolti in trementina

Tecniche miste
Nei periodi di transizione fra una tecnica pittorica e
unaltra naturale che trovassero spazio quelle che
possono essere definite tecniche miste, basate cio
sullimpiego contemporaneo dei leganti di entrambe le
tecniche. ci che si registra nel passaggio dalla
classica tempera a uovo alluso di oli siccativi: nella fase
intermedia furono indubbiamente messe in atto in
pittura, tecniche miste, nelle quali cio il legante era
costituito da uovo e olio mescolati insieme. Lo stesso
Cennini ci informa nel suo trattato che si facevano
mescolanze di colori con olio, ma che questo era un
lavoro molto faticoso

Nelle definizioni correntemente usate si parla anche di tempere magre e tempere


grasse. Nel suo Piccolo trattato di tecnica pittorica, Giorgio De Chirico ne ha
illustrato la differenza: le tempere magre sono quelle in cui non compare nessun
additivo oleoso, n vernice, mentre le tempere grasse sono quelle alle quali viene
addizionato al tuorlo o alluovo intero un certo quantitativo di olio e a volte di
vernice. Il rosso delluovo ha gi in se un emulsionante naturale, la lecitina, che
rende possibile entro certi limiti laggiunta di componenti oleosi in forma di
emulsione stabile. Il sistema tollera bene anche laggiunta di acqua e ovviamente
con laggiunta dei pigmenti, la pittura si stabilizza ulteriormente. Sono da
considerarsi tempere magre: le tempere con solo uovo, con latte di fico, con uovo e
gomma, e le tempere a colla. Le tempere grasse, dette anche emulsioni, forse non
hanno lintensit luminosa delle tempere magre, ma sono certamente pi resistenti
e cambiano meno di tono dopo essere verniciate. Esistono in questo campo una
variet infinita di ricette e proprio questa variet rende simile la pittura a
tempera allarte culinaria. Anche con la pasta infatti si possono fare infinite
ricette ma la base, cio luovo, rimane sempre la stessa
La tempera grassa gode di alcuni vantaggi, ma anche di svantaggi, rispetto alla
tempera di solo uovo: ad esempio il film ancora pi flessibile e meno fragile, ma
asciuga lentamente. Una volta intrapresa la via delladdizione alluovo di altri
componenti, probabile ma non facilmente dimostrabile, che non fu aggiunto solo
lolio, ma anche vernici resinose, lattici e altri componenti, magari come additivi
secondari, nelle diverse botteghe

Leganti sintetici moderni


Con lo svilupparsi della moderna industria della chimica organica di
sintesi, si resa disponibile una enorme variet di materiali
polimerici artificiali o resine, alcuni dei quali hanno mostrato
propriet adatte per essere impiegati come leganti pittorici. A
partire dalla met del XX secolo si iniziato ad utilizzare alcune
di queste sostanze per realizzare nuove tecniche pittoriche, che
hanno incontrato il favore di molti artisti contemporanei tra cui
Pablo Picasso, Andy Warhol e altri esponenti della Pop Art
americana. Limpatto di queste nuove sostanze stato talmente
elevato che nuove formulazioni sono state sviluppate
espressamente ad uso degli artisti. Al giorno doggi i leganti
sintetici sono i pi diffusi i campo artistico
I polimeri pi idonei sono risultati quelli acrilici, quelli vinilici e
quelli chiamati alkyd

Colori acrilici
Le resine acriliche sono costituite da una famiglia di polimeri ad alto peso
molecolare (50.000-100.000) basate sugli esteri dellacido acrilico (sx) e
metacrilico (dx)
H
H2C

CH3

H2C

HO

O
HO

estere etilico

H2C

O
O

CH3

H2C

O
O

C2H5

estere butilico

C4H9

La chimica degli acrilati largamente determinata dai due doppi legami


coniugati; in particolare il legame C=C il punto chiave per la reazione di
polimerizzazione che porta alla formazione delle resine acriliche

La polimerizzazione dei monomeri acrilici una reazione di addizione tra i


doppi legami carbonio-carbonio ed normalmente catalizzata da un
iniziatore
H

COOC2H5

H H
H

n
COOC2H5

Si tratta di una reazione altamente esotermica, cio con sviluppo di


calore, ed estremamente rapida; tuttavia, grazie alle conoscenze
sviluppate nel campo della sintesi, un processo che pu essere
controllato per ricavare un prodotto con le propriet desiderate
I polimeri acrilici possono essere omopolimeri (in cui i monomeri sono di
ununica specie), copolimeri (ottenuti da due differenti specie
monomeriche) o anche terpolimeri (tre specie diverse). Copolimeri e
terpolimeri possono anche essere ottenuti accoppiando un monomero
acrilico e uno di altra natura, es. vinilico

Le resine acriliche sono disponibili in due forme fisiche: come soluzioni in


solventi organici e come emulsioni acquose, cio sistemi bifasici in cui le
molecole acriliche sono stabilizzate con tensioattivi in unit micellari.
Entrambi i tipi di resine tendono ad essiccare in tempi molto rapidi
Le due preparazioni hanno comportamento differente per quanto riguarda
la formazione del film pittorico e la successiva stabilit agli agenti
chimici. Le resine in soluzione (peraltro di tossicit maggiore) si essiccano
per semplice evaporazione del solvente e perci possono essere
risolubilizzate con trementina o altri solventi organici; ci rende
difficoltosa lapplicazione di strati successivi. Le resine in emulsione,
invece, seguono processi pi complessi. In esse, le molecole polimeriche
sono organizzate in micelle, quindi in unit sferiche con moltissime
molecole. Dopo levaporazione del solvente acquoso, i polimeri si
deformano (tecnicamente subiscono un fenomeno di coalescenza) e
contemporaneamente incorporano le particelle di pigmento, formando un
film che risulta essere praticamente insolubile nel solvente originario e
assai insolubile anche nei pi forti solventi organici: ci rende possibile
lapplicazione di strati pittorici successivi
Per ovviare al problema della facilit di ridissoluzione delle resine in
soluzione, si usano spesso preparazioni miste acriliche-viniliche

I colori acrilici hanno ottime propriet tecniche che li rendono


idonei alla pittura. In particolare sono caratterizzate da rapidit
di essiccamento, buona solidit, elevata brillantezza ed elasticit.
Questo insieme di propriet li rende versatili per ottenere effetti
intermedi tra quelli caratteristici delle tempere e quelli
conseguibili con lolio. In particolare rispetto agli oli siccativi non
presentano il fenomeno dellingiallimento
Uno svantaggio che presentano e che legato alla relativa novit
della loro introduzione (50-70 anni al massimo) il fatto che non
nota la durata nel tempo e la resistenza chimica di questi colori.
Essendo utilizzati solo da pochi decenni poco o niente si pu
ancora affermare di sicuro in proposito. Lazione del tempo e degli
agenti atmosferici segue infatti meccanismi non sempre
prevedibili e ricostruibili in laboratorio

Altre resine sintetiche


Oltre alle resine acriliche, altri composti polimerici di sintesi sono
disponibili come leganti, tra cui il pi importante il polivinilacetato (PVA)
CH2

CH
O
O

CH2

CH
O

O
CH3

CH
O

O
CH3

CH3

Come per le resine acriliche, la maggior parte delle pitture in PVA sono in
emulsione acquosa. Si preparano in maniera analoga alle acriliche e
seguono meccanismi analoghi di formazione del film pittorico, le cui
caratteristiche sono per tecnicamente inferiori in quanto lomopolimero
di PVA troppo duro e fragile per formare un film continuo. Le
formulazioni in PVA necessitano quindi di additivi per ammorbidire le
particelle polimeriche

Resine alchidiche
Le resine alchidiche (alkyd in inglese), introdotte negli anni '30,
sono costituite da poliesteri modificati con oli. A differenza delle
resine acriliche, quindi, esse contengono una base di acidi grassi.
L'incorporazione di olio richiesta per produrre uno strato
pittorico avente sufficiente flessibilit, che una composizione con
solo poliestere non avrebbe
Il termine alkyd deriva dai due principali ingredienti del
poliestere: un alcol poliossidrilico o poliolo e un acido
policarbossilico. Il poliolo deve avere almeno tre gruppi ossidrilici,
mentre il poliacido deve avere almeno due gruppi carbossilici
L'introduzione di acidi grassi nella formulazione diminuisce il
grado di cross-linking o reticolazione; solitamente si usa un olio
siccativo che impartisce buone propriet di essiccamento,
generando un prodotto utile come legante pittorico

Le due resine alkyd pi diffuse


sono quelle preparate a partire
dai
polioli
glicerina
e
pentaeritrite
I poliacidi pi usato sono gli
isomeri
acido
ftalico
e
isoftalico
Si addizionano inoltre acidi
grassi (acido pelargonico, acidi
grassi del sego) e oli (olio di
cocco,
pesce,
soia,
lino,
cartamo) e modificanti per
impartire
specifiche
caratteristiche
(isocianati,
siliconi, esteri, fenoli, acidi
terpenici, ecc.)

OH

OH

OH

R1
O
R4

glicerina

pentaeritrite

O
O

R2

O
O

R3

COOH
COOH

COOH

COOH

acido ftalico e isoftalico

Commercialmente queste vernici hanno diverse denominazioni,


classificabili in quattro grandi classi a seconda della percentuale
dell'olio:
a corto olio, al 30-45% d'olio, sono usate come plastificanti,
vernici da sottofondo o per verniciatura a fuoco di auto e
superfici metalliche in genere
a medio olio, contenenti il 46-55% d'olio, le pi versatili perch
applicabili sia con pennello sia a rullo o a spruzzo
a lungo olio, contenenti il 56-70% d'olio, caratterizzate
dall'elevata resistenza all'invecchiamento e quindi utilizzate per
vernici marine, smalti architettonici, ecc.
a lunghissimo olio, contenenti pi del 70% d'olio, usate
inchiostri da stampa e vernici per esterni sia per legno sia
metallo

per
per

Dal punto di vista tecnico le resine alkyd hanno ottime propriet in


termini di ridotto tempo di essiccamento, durabilit e resistenza,
tanto che costituiscono una larga fetta del mercato delle vernici
industriali, mentre, sorprendentemente, hanno avuto limitata
attenzione dai produttori di pitture per artisti; soltanto la Winsor
& Newton ha prodotto una linea completa di colori per pittori in
alkyd. Nonostante ci, molti grandi pittori contemporanei hanno
usato queste pitture

I solventi pittorici
Per quanto meno affascinanti, i solventi sono sostanze molto
importanti nella pittura in quanto consentono di fatto
lapplicazione di molti leganti, oltre che di resine e vernici
protettive. Lacqua di fatto il solvente pi semplice, impiegato
nelle tempere proteiche e polisaccaridiche e nei colori acrilici in
emulsione (in questo caso non si tratta di vere soluzioni)
Le soluzioni sono sistemi chimico-fisici caratterizzati da
omogeneit, cio da composizione costante in ogni punto. Sono
costituite da due o pi componenti di cui la prioritaria il
solvente, la o le minoritarie sono i soluti. Pur non essendo di
interesse pratico nella pittura, va sottolineato che le soluzioni non
sono necessariamente liquide
Se lacqua il solvente-base della pittura a tempera, solventi
organici sono impiegati nelle pitture a olio e acriliche. Ci sono
sostanzialmente due variet di solventi principali: la trementina e i
distillati di petrolio

La trementina
La trementina un fluido che si ricava
dalla distillazione di resine provenienti
da alcune specie di conifere, in
particolare pini tra cui il pino
marittimo (Pinus pinaster) e il pino di
Aleppo (Pinus halepensis). Si tratta
del solvente pi forte, ma anche del
pi tossico in quanto facilmente
assorbito dalla pelle; ha inoltre un
valore estremamente basso di flash
point, la temperatura alla quale i
vapori si incendiano. Nonostante queste caratteristiche
indesiderabili, il pi usato dei solventi in pittura in quanto ha
capacit di dissoluzione notevoli

-pinene

-pinene

La composizione della trementina


complessa e basata su due parti: un olio
essenziale,
lessenza
di
trementina,
costituito da terpeni (principalmente pinene e -pinene) e residui non volatili,
come la rosina o colofonia e la trementina
Veneta, costituiti da una miscela di di- e
triterpeni

I terpeni sono sostanze aventi spiccate propriet aromatiche,


presenti in molte essenze naturali. Derivati dei due terpeni sono la
canfora e il geraniolo
Siccome i terpeni sono presenti in alcune resine naturali, usate
come nella preparazione di vernici, la trementina ha buone
propriet solventi nei loro confronti, secondo la regola che il
simile scioglie il simile

Storicamente una delle prime fonti di trementina si pensa che sia


stata il terebinto o albero della trementina (Pistacia terebinthus),
una specie mediterranea simile al pistacchio. Il terebinto
menzionato nella Bibbia, es. in Isaia, capitolo 1, versetto 29:

Vi vergognerete delle querce di cui


vi siete compiaciuti
La parola ebraica corrispondente
traducibile con quercia o anche con
terebinto
La trementina ricavata dal terebinto
nota come trementina di Chio

Distillati del petrolio


Laltra famiglia di solventi di comune applicazione quella dei
distillati dal petrolio. Molti prodotti commerciali cadono sotto
questa denominazione; si tratta di miscele ricche di idrocarburi
saturi (C5-C10) con piccole percentuali di idrocarburi naftenici e
aromatici, differenti per intervallo di temperatura di ebollizione.
Le miscele pi volatili sono note come eteri di petrolio, quelle
intermedie si chiamano benzine e quelle pi altobollenti sono note
come petrolio. Si tratta di miscele molto infiammabili e di
discreta tossicit. Sciolgono abbastanza bene grassi, bitumi, cere
e paraffine, mentre sono inerti nei confronti dei composti resinosi
Con il termine di acquaragia si intende un prodotto commerciale di
basso costo, ottenuto addizionando alle miscele terpeniche
quantit variabili di petrolio, in particolare idrocarburi a catena
C9-C16. Si tratta di un liquido altamente volatile e infiammabile

Protettivi e vernici
Sugli strati pittorici propriamente detti prassi stendere uno o
pi strati di sostanze aventi funzione protettiva. Esse sono di due
tipi:
le vernici: sostanze che svolgono allo stesso tempo funzioni
protettive e funzioni estetiche, migliorando le propriet ottiche
della superficie per brillantezza e saturazione del colore. Si
preparano dalle resine naturali
i protettivi: sostanze filmogene trasparenti con la funzione
primaria di preservare gli strati pittorici dal contatto con
lambiente: depositi di polvere, azione ossidante dellaria e della
luce, umidit. Le cere sono fra i migliori agenti protettivi per
inerzia chimica, stabilit e idrorepellenza

Lapplicazione di una vernice su una superficie pittorica


ha importanti effetti sul suo aspetto cromatico. Un
parametro che cambia notevolmente la saturazione
del colore: uno strato di vernice crea una superficie pi
liscia in grado di riflettere la luce con una componente
speculare (colorata) maggiore a scapito di quella
diffusa (luce bianca) che tende a diluire, ovvero a
desaturare, la luce colorata riflessa dallo strato
pittorico. In secondo luogo i colori appaiono pi scuri in
quanto la vernice ha indice di rifrazione maggiore
rispetto allaria

Resine naturali
Le resine naturali sono sostanze polimeriche di natura chimica molto complessa,
ricavate da secrezioni di alcune piante quando queste vengono incise. Sono
conosciute da tempi molto antichi e largamente impiegate in virt delle loro
propriet filmogene, adesive e idrorepellenti. Da sole o in miscela con altre
sostanze appaiono in numerose ricette per preparare prodotti vari, utilizzati come
stucchi, adesivi, consolidanti e, di interesse per la pittura, film protettivi,
trasparenti e isolanti
Fino ad epoche recenti erano di origine esclusivamente naturale; sono poi state
affiancate nel XX secolo da resine artificiali. Trovano ancora applicazione nel
restauro
Le caratteristiche chimico-fisiche che le accomunano sono:
insolubilit in acqua (a differenza da altri essudati vegetali come le gomme)
solubilit in solventi organici (alcoli, chetoni, esteri, idrocarburi), in cui formano
soluzioni colloidali con propriet filmogene e adesive
bruciano con fiamma fuligginosa
struttura amorfa in stato solido; allaumentare della temperatura rammolliscono
piuttosto che fondere

Composizione
Chimicamente le resine naturali sono miscele molto complesse.
Spesso le sostanze che compongono le miscele sono note solo in
parte, alcune costituite da molecole semplici, altre da molecole
polimeriche a struttura complessa
La maggior parte dei composti presenti sono riconducibili alla
classe degli idrocarburi terpenici e ai loro derivati con funzioni
carbossiliche e alcoliche, i cosiddetti oli essenziali. Ci sono poi
acidi aromatici, acidi resinosi e reseni, sostanze polimeriche
ancora scarsamente sconosciute
Alcuni componenti hanno propriet chimiche, dovute a gruppi
carbossilici, che le rendono capaci di interagire con ioni metallici
come nel caso del resinato di rame che si forma per interazione di
un composto a base di rame (es. verdigris) con una resina per
formare saponi

Classificazione
Un tipo di classificazione che tiene conto sia dellorigine che della
consistenza delle resine naturali la seguente:
oleoresine e balsami: essudati da alberi viventi, morbide e
appiccicose a causa dellelevato contenuto in oli essenziali.
Mentre le oleoresine sono composte prevalentemente da oli
essenziali, i balsami contengono anche alcoli, esteri e acidi
aromatici
resine: essudati da alberi viventi, di consistenza solida pi o
meno dura
resine fossili: materiali resinosi di origine fossile, come lambra e
la copale
resine animali: sostanzialmente la gommalacca, originata da
insetti Coccidi

Alcuni esempi
Alcune tra le principali sostanze
resinose usate in campo pittorico sono
le seguenti:
trementina veneta: un balsamo
ricavato dall'essudato del Larix
decidua, conosciuto fin dall'antichit
e usato per vernici e nelle velature.
Possiede aspetto giallognolo viscoso
e appiccicoso. Si tratta di uno dei
balsami con cui si preparava nel
Rinascimento il pigmento resinato di
rame. Una variet antica era nota
come trementina di Strasburgo

dammar: considerata una delle migliori


resine per vernici pittoriche per via della
sua spiccata azione protettiva. Si ricava
da piante tropicali, soprattutto delle
Indie Orientali, ed commercializzata in
pezzetti trasparenti, color giallo chiaro,
inodori. Solitamente sciolta in
trementina, uno dei pochi solventi capaci
di farlo
colofonia o pece greca: il residuo
resinoso prodotto da varie specie di pini
(la parte volatile costituisce lessenza di
trementina). Si usa da tempi molto
antichi. Meno efficiente della dammar in
quanto il film di vernice tende a
decolorare e diventare fragile; dato il suo
basso costo era spesso impiegata come
adulterante. Trova invece applicazione
negli adesivi per restauro

sandracca: il nome deriva dal persiano


sandarus, che significa colore rosso. I Greci
e i Romani usavano il nome sandracca per
indicare pigmenti arsenicali come realgar o
orpimento, probabilmente per la somiglianza
con il colore acquisito dalla resina nel tempo.
Si tratta di una resina da conifere che
crescono in Africa settentrionale e Spagna.
L'aspetto di lacrime secche, trasparenti,
con colore giallo. Pi che una vernice vera e
propria utile come additivo per vernici, per
regolare la durezza del film
mastice: resina prodotta dalla pianta
Pistachia lentiscus, tipica dell'area del
Mediterraneo orientale, in particolare
dell'isola greca di Chio. Si trova sotto forma
di lacrime color giallo paglierino. Il suo
impiego in pittura vasto, soprattutto come
componente resinoso per vernici. La vernice
con mastice produce un film molto brillante,
anche se tende ad ingiallire nel tempo, a
screpolarsi e a dare luoghi a fenomeni di
opacizzazione noti come bloom

Vernici pigmentate
Tra le resine naturali impiegate come vernici, alcune influenzano
maggiormente laspetto cromatico in quanto sono pigmentate e
intervengono quindi sulla tinta oltre che sulla saturazione del
pigmento sottostante

Le pi importanti vernici pigmentate sono il sangue di drago e la


gambogia

Il sangue di drago una resina prodotta dai


frutti di alcune palme delle Indie Orientali,
tra cui le specie Calamus draco, Dracaena
draco e Dracaena cinnabari che deriva dal
nome con cui era conosciuta la resina presso i
Romani, ovvero cinnabaris
Chimicamente costituita da una miscela
complessa di sostanze flavonoidi tra le quali
prevalgono la dracorubina e il dracoflavilio che
le impartiscono il caratteristico colore rosso
scuro

H3C
OCH3

OCH3

Dracorodina

Nordracorodina

OH
O

H3C
O

O
OCH3
OCH3

Dracorubina

Dracoflavilio

Il sangue di drago era


usato gi dal tempo dei
Romani.
Lorigine
del
prodotto descritta da
Plinio in termini leggendari,
essendo il frutto di una
lotta tra un elefante e un
grosso serpente. Era a
volte adulterata con sangue
di capra

Lapplicazione in campo artistico


della resina era nella stesura di
velature trasparenti di tono
rosso, nella miniatura e nelle
vernici per violini

Gambogia o gommagutta: si tratta di


una resina giallo-arancione prodotta
da varie specie del genere Garcinia,
come la G. hanburyi (dx) e la G.
tinctoria, piante diffuse nei paesi del
Sudest asiatico, presso i quali
impiegato come colorante dallVIII
secolo. In Europa fu regolarmente
importata almeno dal XVII secolo
Si utilizza nella tecnica dellacquerello
o come vernice pigmentata, non
nellaffresco perch reagisce con la
OH
O
calce. La composizione dellestratto
O
O
O
per il 70-80% una parte resinosa in cui
prevale lacido gambogico (sx), per il
20% una gomma solubile in acqua che
OH O
funge anche da legante. Molti
componenti
dellestratto
sono
citotossine e lestratto risulta perci velenoso oltre che molto diuretico
O

Le cere
Le cere consistono di miscele complesse di esteri di acidi grassi con alcoli ad alto
peso molecolare, acidi grassi liberi, alcoli liberi e idrocarburi a catena lunga
Le cere naturali sono di origine animale (es.
cera dapi), vegetale (cera di carnauba) o
minerale (cera montana)
A temperatura ambiente, le cere sono solidi
teneri di aspetto grasso, che fondono ad alta
temperatura
Tra le cere, una delle pi importanti
sicuramente la cera dapi, usata da epoche remote. Tracce di cera dapi sarebbero
state trovate sulle pitture rupestri di Lascaux e sulle
mummie egizie. Gli antichi Egizi la usavano anche nella
costruzione delle navi come agente impermeabilizzante. In
epoca Romana, la cera era largamente impiegata come
legante nella tecnica dellencausto e come agente
impermeabilizzante nelle pitture murali. Dal punto di vista
scientifico, la cera dapi la secrezione dellape comune e il
suo componente principale il palmitato di miristile
(C15H31COOC30H61)