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Il DPR 917/1986 (TUIR), non individua una definizione generale di


reddito, ma adotta il metodo casistico, volto allindividuazione delle
singole fattispecie che costituiscono reddito, suddivise nelle seguenti
categorie (art.6):
a) Redditi fondiari;
b) Redditi di capitale;
c) Redditi di lavoro dipendente;
d) Redditi di lavoro autonomo;
e) Redditi dimpresa;
f) Redditi diversi.
Durante il corso analizzeremo la disciplina fiscale dei redditi di
capitale e dei redditi diversi, i regimi di tassazione del risparmio, ed
alcuni istituti giuridici di amministrazione della ricchezza (welth
management) i cui proventi rientrano in tali categorie di reddito.

Redditi di CAPITALE
(Proventi per maturazione:
esempio cedola BTP)

Redditi
FINANZIARI
(categoria non disciplinata
dal TUIR)

Redditi DIVERSI
(proventi differenziali:
plusvalenza titolo
azionario)

Anni 70:, il DPR 597/1973 ed il DPR 600/1973, discipliavano un


sistema di tassazione fondato su un prelievo alla fonte definitivo di
tipo proporzionale, in cui era prevista unesenzione per i proventi dei
titoli pubblici ed equiparati (art. 31, DPR 601/1973).
Anni 80: per effetto dellincremento del debito pubblico e degli
elevati tassi dinteresse sono stati assoggettati a tassazione i proventi
dei titoli pubblici. (D.L. 556/1986).
Anni 90: linternazionalizzazione dei mercati finanziari ha
determinato ladozione di particolari cautele fiscali nei confronti dei
soggetti non residenti, nei cui confronti si passati (i) da un sistema
di tassazione basato sul rimborso della ritenuta da parte dellErario,
ad un sistema in cui (ii) i soggetti non residenti percepiscono i
proventi al lordo (soggetti lordisti). (D.L. n. 377/1993, per i soli titoli
pubblici e successivamente
successivamente esteso dal D.Lgs.
239/1996, a tutti i titoli emessi dai cosiddetti grandi emittenti).

La legge delega n. 825/1971, imponeva linclusione nel reddito


complessivo delle persone fisiche delle plusvalenze (comprese quelle
finanziarie) realizzate a seguito di operazioni effettuate con fini
speculativi su beni non dimpresa. La disciplina prevedeva lonere a
carico dellamministrazione (prova diabolica) di dimostrare lesistenza
dellintento speculativo: ci ha determinato una sostanziale
immunit fiscale delle plusvalenze speculative isolate.
Lart. 76 del DPR 597/1973, ha introdotto una presunzione
assoluta (senza, quindi, possibilit di dimostrare la prova contraria)
di speculativit per le compravendite di partecipazioni non quotate
il cui patrimonio fosse prevalentemente investito in beni immobili, se il
periodo intercorrente tra lacquisto e la vendita di tali beni non fosse
stato superiore a 5 anni.

Con lart. 3, c. 11, del D.L. 853/1984, stata la stabilita (con una
presunzione assoluta) la natura speculativa, e quindi limponibilit,
delle plusvalenze conseguite su partecipazioni rilevanti (superiori al
2, al 10, al 25 per cento del capitale della societ partecipata,
secondo che si tratti di azioni ammesse alla Borsa o al mercato
ristretto di altre azioni ovvero partecipazioni non azionarie)

Lart. 81, comma 1, let. c) DPR 917/1986 (TUIR) ha mantenuto la


tassazione ad aliquota progressiva IRPEF delle plusvalenze
infraquinquennali derivanti dalla cessione di partecipazioni
rilevanti.
Il D.L. 27/1991 ha escluso le plusvalenze su partecipazioni dalla
base imponibile IRPEF, introducendo un regime di tassazione
sostitutiva proporzionale. Inoltre, tali plusvalenze erano escluse da
tassazione se il periodo intercorrente tra lacquisto e la vendita fosse
stato inferiore a 15 anni.
La riforma introdotta con il D.Lgs. 461/1997, si basa sulle direttive:
della proporzionalit, della neutralit (razionalizzando la tassazione
su due aliquote: 12,5% e 27%) e della semplificazione. A tale ultimo
riguardo, ha previsto 3 regimi opzionali di tassazione del risparmio
che hanno trasferito in capo agli intermediari la gestione
amministrativa del tributo (classico esempio di tassazione attraverso
le aziende).
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La leva fondamentale per il successo della tassazione la necessit,


per questi tipi di investimenti, dagli elementari titoli di stato fino ai
pi sofisticati prodotti finanziari, di rivolgersi ad un intermediario
qualificato, che pu svolgere il solito compito di ausiliario del fisco,
tipico della nostra tassazione analitica esternalizzata sulle strutture
aziendali. La gestione amministrative/fiscale dei prodotti finanziari
richiede un circuito di strutture amministrative in cui il fisco pu
intromettersi con una certa facilit. Daltra parte, la clientela retail
preferisce ricorre allintermediario, piuttosto che correre i rischi di
una gestione autonoma dei propri investimenti.
Laliquota del 12,5% sembra molto modesta, e ne stato spesso
ventilato un aumento. Il problema per che il rendimento degli
investimenti finanziari serve prima di tutto a salvaguardare
dallinflazione (cosiddetta tassa occulta) il potere di acquisto del
capitale che a differenza degli immobili non ha un valore
intrinseco. Unaliquota modesta, consente una compensazione
forfettaria al fatto che tali redditi iniziano dove finisce linflazione ed
al disotto dellinflazione rappresentano sostanziali perdite (LUPI).
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L art. 3, L.80/2003 (Legge delega Riforma Tremonti), prevedeva:


Lomogeneizzazione dellimposizione su tutti i redditi di natura
finanziaria, indipendentemente dagli strumenti giuridici utilizzati per
produrla (delega non esercitata);
Il coordinamento tra imposizione sui redditi di natura finanziaria e
quella sui redditi dimpresa al fine di evitare che a fronte di redditi
imponibili in capo al socio come redditi di natura finanziaria (ad
aliquota agevolata) si creassero costi deducibili dal reddito
dimpresa. A tal fine la medesima norma prevedeva: labolizione del
credito dimposta sui dividendi, lirrilevanza ai fini della
determinazione del reddito dimpresa, delle minusvalenze e delle
svalutazioni delle partecipazioni immobilizzate e una disciplina che
limitava la deducibilit degli interessi (delega esercitata).

100%

ALFAA

BetaA

Ante
Riforma
Tremonti
(fino al 2003) :
1.Beta distribuisce 100 di
riserve di PN;
2.Alfa
incassa
100
di
dividendi, che non hanno
effetto
sostanziale
sullimposta da versare per
effetto del credito dimposta
sui dividendi;
3.Alfa deduce la svalutazione
di 100 della partecipata Beta

Post Riforma Tremonti (dal


2004):
1.Beta distribuisce 100 di
riserve di PN;
2.Alfa
incassa
100
di
dividendi, imponibili al 5%,
senza
alcun
credito
dimposta sui dividendi;
3.Alfa
non
deduce
la
svalutazione di 100 della
partecipata Beta

Tassazione ALFA =
+100 (dividendo)
-100 (svalutazione partecip.)
+ CRIMP DIV
= Credito IRPEG

Tassazione ALFA =
+5 (dividendo)
-0 (svalutazione partecip.)
+ 0 CRIMP DIV
= 5 (imponibile IRES)

Fino all'entrata in vigore, nel 1988 del DPR 917/1986 Testo unico
Imposte sui Redditi (TUIR), tanto i redditi di capitale quanto i redditi
diversi erano individuati solo quale conseguenza economica (nozione
reddito prodotto) dalla conclusione di atti negoziali e/o speculativi
(approccio giuridico formale).
La linea di discrimine tra le due categorie passava attraverso l
intento speculativo inteso non come elemento di carattere
psicologico dello speculatore, bens come idoneit dellinsieme delle
circostanze a realizzare una plusvalenza, attesa la rarit del bene ed
il lasso di tempo intercorso fra lacquisto e la vendita (DE MITA
descrive un contesto speculativo, piuttosto che lintento)

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Redditi di CAPITALE

Frutti civili e
proventi
assimilati

Redditi
FINANZIARI
(categoria non disciplinata
dal TUIR)

Reddito
prodott
o

Plusvalenze
e proventi
differenziali

Intento
speculativo
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Redditi DIVERSI

Con il TUIR per individuare i redditi diversi stata introdotta la nozione


di reddito-entrata relativa a quei proventi finanziari differenziali che si
realizzano per il solo fatto di consistere in una differenza positiva (senza
lattributo della speculativit e della preordinazione) indice di un
incremento di ricchezza manifestatosi quasi automaticamente,
passivamente, indipendentemente dallatto giuridico realizzato e
dallesistenza di un intento (contesto) speculativo.
Redditi di CAPITALE
(art. 44 TUIR)

Redditi
FINANZIARI
(categoria non disciplinata
dal TUIR)

Nozione di
Reddito Prodotto

Nozione di
Reddito Entrata
Intento
speculativo
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Redditi DIVERSI
(art. 67 TUIR)

Pertanto,
con
lintroduzione
del
TUIR,
sotto
dellinquadramento sistematico possibile individuare:

il

profilo

I redditi prodotti, che costituiscono redditi di capitale ossia


quei proventi che, in misura definita, costituiscono il frutto
determinato dall'impiego del capitale (nozione ancora legata a
quella giuridico formale del frutto civile ex art. 820 C.C.)

I redditi-entrata, costituiscono i redditi diversi (o "da" capitale),


rappresentativi degli incrementi di ricchezza che non si
pongono in un diretto rapporto causa-effetto con limpiego di
capitale.

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La determinazione della base imponibile:


Lindividuazione di due categorie di redditi consente una diversa
modalit di determinazione della base imponibile.
Per i redditi (prodotti) di capitale, la base imponibile costituita dai
proventi percepiti al lordo degli eventuali e correlati costi e oneri e si
presta perci fisiologicamente ad essere assoggettata a tassazione
mediante cedolari o ritenuta alla fonte.

Per i redditi (entrata) diversi, invece, la base imponibile determinata


al netto dei costi ed oneri necessari alla loro realizzazione (e ci per la
stessa natura di differenziale che propria delle plusvalenze
finanziarie) e, quindi, mal si presta alla tassazione mediante ritenuta
alla fonte.
Momento di effettuazione della tassazione: sia i redditi di capitale
che quelli diversi sono tassati allatto dellincasso (la percezione - per
i redditi di capitale ed il conseguimento - per i redditi diversi).
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Il D.Lgs. 461/1997 (Riforma Visco), aveva lobiettivo di riformulare la


disciplina dei redditi di capitale e diversi secondo una nozione
economico-strutturale, in luogo della previgente definizione giuridicoformale (prevalenza della sostanza sulla forma)
In base a tale approccio, :
la nozione dei redditi di capitale, stata estesa a tutti quei
proventi che derivano da un impiego di capitale secondo uno
schema produttivo analogo ma pi esteso rispetto alla nozione
civilistica di frutto civile (art. 820 C.C.);
sono stati inclusi tra i redditi diversi, anche a quei proventi
finanziari differenziali determinati da una differenza positiva
(derivati) a prescindere dalla presenza o meno dellintento
speculativo.
Nulla cambia in materia di determinazione della base imponibile e con
riferimento al momento di effettuazione della tassazione.
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Sono redditi di capitale:


a)gli interessi e gli altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti
correnti;
b)gli interessi e gli altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, degli
altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari, nonch dei certificati di
massa;
c)le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue di cui agli articoli
1861 e 1869 del codice civile;
d)i compensi per prestazioni di fideiussione o di altra garanzia;
e)gli utili derivanti dalla partecipazione in societ ed entisoggetti
all'imposta sul reddito delle persone giuridiche, salvo ildisposto
della lettera d) del comma 2 dellarticolo 49;
f)gli utili derivanti da associazioni in partecipazione e daicontratti
indicati nel primo comma dell'articolo 2554 del codice civile,salvo il
disposto della lettera c) del comma 2 dell'articolo 49;
g)i proventi derivanti dalla gestione, nell'interesse collettivodi pluralit
di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme didenaro e
beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti;
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g-bis) i proventi derivanti da riporti e pronti contro termine sutitoli e


valute
g-ter) i proventi derivanti dal mutuo di titoli garantito;
g-quater) i redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenzadi
contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione;
g-quinquies) i redditi derivanti dai rendimenti delle
prestazionipensionistiche di cui alla lettera h-bis) del comma 1,
dell'articolo 47erogate in forma periodica e delle rendite vitalizie
aventi funzioneprevidenziale;
h) gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti
aventi per oggetto l'impiego del capitale, esclusi i rapporti
attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi
e negativi indipendenza di un evento incerto.

Di fatto, larticolo 44 TUIR, nellindividuare i redditi di capitale, si


affida ad un metodo casistico (lett. da a) a g) della norma citata) e d
una norma di chiusura di carattere residuale (let. h) che ha lutilit di
individuare un criterio per la tassazione dei casi non previsti.
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In base alla vigente versione della norma contenuta dalla lettera h)


(introdotta con decorrenza 1 luglio 1998 dal D.Lgs. 461/1997), si
qualifica come norma di natura residuale che serve a definire il reddito
di capitale (ed in parte anche i redditi diversi). Essa prevede che, ove
una certa manifestazione di ricchezza, non sia espressamente
compresa nellelenco delle fattispecie individuate dal comma 1 dellart.
44 del TUIR, essa pu essere considerata reddito di capitale se:
- Derivi da un rapporto avente ad oggetto limpiego di capitale;
- Non derivi da rapporti attraverso cui possono essere realizzati
differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento
incerto (contratti derivati);
- Tale rapporto non consenta la realizzazione di una perdita e,
pertanto, lincremento in esame possa essere considerato certo
nellan anche se eventualmente incerto nel quantum (FERRANTI).

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Attraverso l'utilizzo del termine "derivante per il legislatore sia


sufficiente la presenza di un semplice rapporto di causa ed effetto
(approccio sostanziale), anche non giuridicamente qualificato, tra il
conseguimento del provento e l'impiego del capitale (ESCALAR).
Anche la nozione di "impiego di capitale una nozione di
carattere economico/sostanziale e non civilistica: per impiego
di capitale deve intendersi tecnicamente e semplicemente, la
mera concessione temporanea alla controparte della disponibilit
del capitale : sufficiente che all'altra parte passi la disponibilit
temporanea del capitale e che da tale situazione consegua in termini
economici un vantaggio, e cio un provento (anche non
necessariamente corrispettivo), a favore di chi il capitale ha
impiegato (F. GALLO)

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Per effetto della riforma, quindi, i redditi di capitale sono assimilati


ai frutti economici (concetto che comprende il frutto civile, ma
anche qualcosa di pi del frutto civile) costituiti dagli incrementi
patrimonio di un soggetto, in relazione alla concessione da parte
sua della disponibilit di un capitale, si tratti o meno di provento in
misura determinata o determinabile, di un corrispettivo per il
godimento che controparte ne abbia o, ancora, di una
remunerazione di una partecipazione e cos via (ESCALAR parla di
godimento statico del capitale).

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Gli interessi, quando hanno natura:


1. di corrispettivo (si pensi al mutuo), sono tassati come "classici"
redditi di capitale ai sensi della lettera a) dell'art. 44, TUIR;
2. di interessi compensativi, non possono mai essere strutturalmente
considerati redditi, costituendo essi per definizione una mera
reintegrazione patrimoniale;

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3. dinteressi dilatori e moratori, non sono frutto di rapporti aventi per


oggetto limpiego di capitale (quindi non rientrano nella categoria
residuale di cui allart. 44, let. h, TUIR). Essi, sono individuati,
quale fattispecie reddituale, dallart. 6, comma 2, ultima parte, del
TUIR che dispone: "Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione
di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da
cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati". Pertanto, gli
interessi dilatori e gli interessi moratori non sono tassabili tout
court come redditi di capitale ma soltanto se accessori ad altri
redditi e con la disciplina propria di tali redditi (non sono tassabili
in caso di accessoriet ad un patrimonio).

1. Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non


sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o
da societ in nome collettivo e in accomandita semplice, n in relazione alla
qualit di lavoratore dipendente:
()
c) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di
partecipazioni
qualificate.
Costituisce
cessione
di partecipazioni
qualificate la cessione di azioni, diverse dalle azioni di risparmio, e di ogni
altra partecipazione al capitale od al patrimonio delle societ di cui
all'articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti
di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a), b) e d), nonch la cessione di diritti o
titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni, qualora
le partecipazioni, i diritti o titoli ceduti rappresentino, complessivamente, una
percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria superiore al 2 o
al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore
al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati
regolamentati o di altre partecipazioni. Per i diritti o titoli attraverso cui possono
essere acquisite partecipazioni si tiene conto delle percentuali potenzialmente
ricollegabili alle predette partecipazioni. La percentuale di diritti di voto e di
partecipazione e determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nel
corso di dodici mesi, ancorch nei confronti di soggetti diversi (segue 1)
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(segue 1)
Tale disposizione si applica dalla data in cui le partecipazioni, i titoli ed i diritti
posseduti rappresentano una percentuale di diritti di voto o di partecipazione
superiore alle percentuali suindicate. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla
presente lettera quelle realizzate mediante:1) cessione di strumenti finanziari di
cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 44 quando non rappresentano una
partecipazione al patrimonio;2) cessione dei contratti di cui all'articolo 109,
comma 9, lettera b), qualora il valore dell'apporto sia superiore al 5 per cento o
al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo
bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti
di societ i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre
partecipazioni. Per le plusvalenze realizzate mediante la cessione dei contratti
stipulati con associanti non residenti che non soddisfano le condizioni di cui
all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo, l'assimilazione opera a
prescindere dal valore dell'apporto;3) cessione dei contratti di cui al numero
precedente qualora il valore dell'apporto sia superiore al 25 per cento
dell'ammontare dei beni dell'associante determinati in base alle disposizioni
previste del comma 2 dell'articolo 47 del citato testo unico;
c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai sensi della lettera
c), realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni e di ogni
altra partecipazione al capitale o al patrimonio di societ di cui
all'articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti
di cui allart. 73 (segue 2)

(segue 2)
nonch di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette
partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera
quelle realizzate mediante:1) cessione dei contratti di cui all'articolo 109, comma
9, lettera b), qualora il valore dell'apporto sia non superiore al 5 per cento o al
25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo
bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti
di societ i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre
partecipazioni;2) cessione dei contratti di cui alla lettera precedente qualora il
valore dell'apporto sia non superiore al 25 per cento dell'ammontare dei beni
dell'associante determinati in base alle disposizioni previste dal comma 2
dell'articolo 47;
c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis),
realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli
non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere,
oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti,
di metalli preziosi, semprech siano allo stato grezzo o monetato, e di
quote di partecipazione ad organismi d'investimento collettivo. Agli
effetti dell'applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo
oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente; (segue
3)
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(segue 3)
c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati,
comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o
l'obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute,
metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o
pi pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di
strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad
ogni
altro
parametro
di
natura
finanziaria.
Agli
effetti
dell'applicazione della presente lettera sono considerati strumenti
finanziari anche i predetti rapporti;
c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli
precedentemente indicati, realizzati mediante cessione a titolo oneroso
ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante
cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di
strumenti finanziari, nonch quelli realizzati mediante rapporti
attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi
in dipendenza di un evento incerto;

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Il TUIR, rispetto alla previsione del DPR 597/1973, da un lato (i)


individua un maggior numero di fattispecie tassabili e dallaltro (ii) ha
espunto tali redditi dalla tassazione progressiva IRPEF.
Anche se la legge individua una categoria, la norma contiene
unelencazione di casi eterogenei individuati con criteri puramente
empirici ed arbitrari. A norma dellart. 67, c.1, TUIR, lunica nota
comune che hanno tali redditi negativa: non essere stati conseguiti
nellesercizio dimprese commerciali, di lavoro autonomo o in relazione
alla qualit di lavoro dipendente.
La categoria dei redditi diversi comprende forme di arricchimento che
restano escluse dalle categorie tradizionali di reddito o per mancanza
di un requisito tipico (il censimento per i redditi catastali, labitualit
per i redditi dimpresa e di lavoro autonomo) o per le loro
caratteristiche specifiche che impediscono di ricondurle ad una
categoria tipica (plusvalenze speculative). (De MITA).

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Gi l'art. 44, lettera h), effettua una parziale incursione nel campo
dei redditi diversi, espungendo dallambito dei redditi di capitale i
proventi derivanti dalla stipula di contratti derivati. Per completare
la nozione, bisogna leggere il successivo art. 81, aggiungendo ai
redditi derivanti da impiego di capitale la cui produzione aleatoria,
quegli altri redditi scaturenti o dalla mera attivit finanziaria di
negoziazione - nei quali vi un impiego peraltro inteso come
investimento di capitale.
La linea di demarcazione tra, redditi diversi da negoziazione
finanziaria e redditi di capitale, passa attraverso il fatto che la
plusvalenza da cessione di titoli non deriva direttamente da un
rapporto avente per oggetto un impiego di capitale, ma dal fatto che
il contribuente, avendo gi impiegato (e cio investito) il capitale per
acquistare titoli che fruttano redditi di capitale (e cio interessi o
dividendi), cede successivamente detti titoli ad un prezzo superiore
rispetto al costo dacquisto conseguendo cos una plusvalenza, che
, appunto, solo reddito diverso (GALLO).
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Il regime naturale di tassazione del risparmio (imposta sostitutiva 12,5% di


cui allart. 5 D.Lgs. 461/1997) quello della dichiarazione, in cui il
contribuente autoliquida limposta.
A fianco a tale regime esistono due regimi opzionali:
ove l'incarico di custodire e di amministrare un capitale sia conferito ad
un soggetto abilitato ai sensi della normativa mobiliare, il contribuente pu
optare per il regime del risparmio amministrato (art. 6 del decreto) che
implica una tassazione per cassa, con aliquota 12,50 per cento operata
dallintermediario;
ove il patrimonio venga conferito ad un intermediario istituzionale,
nellambito di un contratto di gestione patrimoniale, il regime impositivo
muta sensibilmente. L'art. 7 dispone infatti una diversa imposta sostitutiva
(sempre del 12,5%) che si applica ai redditi annualmente maturati dai
valori mobiliari in gestione, seppur non liquidati e corrisposti al soggetto
gestito (tassazione sul maturato). L'imposta sostitutiva si applica
contemporaneamente ai redditi di capitale e diversi maturati nel corso della
gestione, comprese le perdite dei 5 periodi dimposta precedenti. La somma
algebrica di tutte le menzionate tipologie di reddito, costituisce ununica
base imponibile, anche se esse mantengno la loro individualit giuridica
(GALLO).

Ministero delle Finanze: Circolare 165/1998 e Relazione D.Lgs.


461/1997;

F. GALLO: Il reddito di capitale come frutto economico di Franco


Gallo. In "il fisco" n. 20 del 18 maggio 1998;
G. ESCALAR: Contributo allo studio della nozione di reddito di
capitale. In "rassegna tributaria" n. 2 di marzo-aprile 1997, pag.
285.
E. De MITA: Principi di Diritto Tributario. Giuffr Editore (2000);
R. LUPI: Evasione fiscale, paradiso e inferno. Ed. IPSOA (2008);

G. FERRANTI: Redditi di natura finanziaria. Ed. IPSOA (2008)

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