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ALLOMBRA DEL VESEVO

LE CITT SEPOLTE DI POMPEI E DI ERCOLANO


Ecco il Vesuvio, poc'anzi verdeggiante di vigneti ombrosi, qui un'uva pregiata faceva
traboccare le tinozze; Bacco am questi balzi pi dei colli di Nisa, su questo monte i Satiri
in passato sciolsero le lor danze; questa, di Sparta pi gradita, era di Venere la sede, questo
era il luogo rinomato per il nome di Ercole. Or tutto giace sommerso in fiamme ed in tristo
lapillo: ora non vorrebbero gli di che fosse stato loro consentito d'esercitare qui tanto
potere.
Marziale (Lib. IV. Ep. 44), pochi anni dopo la terribile eruzione del 79 d.C.

ALLOMBRA DEL VESEVO


LE CITT SEPOLTE DI POMPEI E DI ERCOLANO
Ecco il Vesuvio, poc'anzi verdeggiante di vigneti ombrosi, qui un'uva pregiata faceva
traboccare le tinozze; Bacco am questi balzi pi dei colli di Nisa, su questo monte i Satiri
in passato sciolsero le lor danze; questa, di Sparta pi gradita, era di Venere la sede, questo
era il luogo rinomato per il nome di Ercole. Or tutto giace sommerso in fiamme ed in tristo
lapillo: ora non vorrebbero gli di che fosse stato loro consentito d'esercitare qui tanto
potere.
Marziale (Lib. IV. Ep. 44), pochi anni dopo la terribile eruzione del 79 d.C.

GRAND TOUR
Larea Vesuviana rappresenta il pi straordinario complesso storico naturalistico italiano
per la complessit e completezza della sua storia e delle sue bellezze. Ed per questo
che, se il Grand Tour ebbe inizio gi nel seicento, solo con la scoperta degli scavi di
Pompei e di Ercolano che questo diventer il viaggio per eccellenza delluomo di
cultura nel secolo dei lumi.

Il Vesuvio

Il Vesuvio il Vulcano pi famoso del mondo, alto circa 1281 m, ha


alle spalle millenni di storia.
stato protagonista di molte opere letterarie, infatti gi nellantichit
sia la letteratura greca che quella latina dedicarono una mole di
scritti allantico cratere.
Il nome del Vulcano associato al termine cas che significa
risplendere, bruciare o ancora lo si ricollega al nome della Dea
greca Vesta, divinit del fuoco e del focolare. Il monte era amato
per le sue fertili terre, per le sue magnifiche tenute di campagna, per
i suoi fenomeni geologici e soprattutto perch zona residenziale di
lusso dei patrizi romani. Secondo gli studiosi le popolazioni che
vivevano alle falde del Vesuvio prima del I secolo a. C., erano del
tutto inconsapevoli che tale vulcano fosse attivo e pericoloso a causa
delle possibili violente eruzioni di lava, anche se alcuni letterati greci,
primo tra tutti lo scrittore Strabone e poi Diodoro Siculo, nel I
secolo a. C., avevano ben individuato il profondo nesso tra il fiume
di fuoco (lava) e Vesuvio. I successivi intellettuali latini, Seneca,
Sisenna, Plinio il Vecchio, Vitruvio, Virgilio, Columella, ecc, ignari che
il gigantesco monte avesse un passato di sconvolgenti eruzioni lo
stimarono come locus amoenus, ossia inizialmente lo apprezzarono
per i suoi giardini, per la sua coltivazione orticola e per la sua
notevole attivit vinicola.

Eruzione Vesuvio 79 d.C.

Le Eruzioni
Latroce risveglio del cratere si ebbe la
notte del 24 agosto del 79 d.C., quando
durante leruzione del Vesuvio furono
distrutte intere citt, tra le quali
Ercolano, Stabia e Pompei, seppellite
dalle ceneri e lapilli. Nei secoli a seguire
ci sono stati numerosi autori che hanno
raccontato tante altre catastrofiche eruzioni avutesi fino ai nostri giorni, (ricordiamo che lultima
avvenuta nel marzo 1944). Nel corso degli anni, a partire dal 1631 fino al 1944, infatti si sono
sempre pi intensificati fortissimi boati, terremoti, terribili tuoni emessi dal Vulcano, lente
effusioni di lava, piogge di zolfo che hanno bruciato molti campi, lanci di scorie e blocchi
vulcanici. Quindi spesso il Vesuvio ha emesso soffocanti nubi di gas, colate di fango, frane di
materiali vulcanici che hanno seminato anni addietro panico e distruzione. A livello geologico si
possono tuttavia distinguere i principali tipi di eruzione che hanno visto protagonista il nostro
Vesuvio negli ultimi 25 mila anni; quella di tipo esplosiva pliniana che un eruzione catastrofica
(79 d. C. ), quelle definita effusiva (che si ebbe ad esempio nel 685 d. C), ed considerata un
eruzione moderata; o ancora quelle dette effusive-esplosive del 472 d. C., del 787 d. C., del 1631,
ecc, le quali sono eruzioni forti dette subpliniane. Questi cataclismi furono caratterizzati ora da
flussi di lava, ora da imponenti colate di lava verso il mare, ora da colonne stromboliane e da
lahar (colata di fango ricco di materiale piroclastico), ora dalla caduta di ceneri. Le ceneri del
Vesuvio, in molti casi, spinte dal vento, sono arrivate fino alla Puglia, e sono state capaci di
coprire le vie dei paesi vesuviani raggiungendo addirittura strati di altezza anche di 70-90
centimetri. Tanto vero durante leruzione del 1906, il paese di Ottaviano fu coperto per
lappunto da uno strato di cenere di 90 centimetri, mentre a San Giuseppe Vesuviano lo strato di
ceneri e lapilli raggiunse 38 centimetri di altezza.

Eruzione Vesuvio 79 d.C.

Le Eruzioni
Latroce risveglio del cratere si ebbe la
notte del 24 agosto del 79 d.C., quando
durante leruzione del Vesuvio furono
distrutte intere citt, tra le quali
Ercolano, Stabia e Pompei, seppellite
dalle ceneri e lapilli. Nei secoli a seguire
ci sono stati numerosi autori che hanno
raccontato tante altre catastrofiche eruzioni avutesi fino ai nostri giorni, (ricordiamo che lultima
avvenuta nel marzo 1944). Nel corso degli anni, a partire dal 1631 fino al 1944, infatti si sono
sempre pi intensificati fortissimi boati, terremoti, terribili tuoni emessi dal Vulcano, lente
effusioni di lava, piogge di zolfo che hanno bruciato molti campi, lanci di scorie e blocchi
vulcanici. Quindi spesso il Vesuvio ha emesso soffocanti nubi di gas, colate di fango, frane di
materiali vulcanici che hanno seminato anni addietro panico e distruzione. A livello geologico si
possono tuttavia distinguere i principali tipi di eruzione che hanno visto protagonista il nostro
Vesuvio negli ultimi 25 mila anni; quella di tipo esplosiva pliniana che un eruzione catastrofica
(79 d. C. ), quelle definita effusiva (che si ebbe ad esempio nel 685 d. C), ed considerata un
eruzione moderata; o ancora quelle dette effusive-esplosive del 472 d. C., del 787 d. C., del 1631,
ecc, le quali sono eruzioni forti dette subpliniane. Questi cataclismi furono caratterizzati ora da
flussi di lava, ora da imponenti colate di lava verso il mare, ora da colonne stromboliane e da
lahar (colata di fango ricco di materiale piroclastico), ora dalla caduta di ceneri. Le ceneri del
Vesuvio, in molti casi, spinte dal vento, sono arrivate fino alla Puglia, e sono state capaci di
coprire le vie dei paesi vesuviani raggiungendo addirittura strati di altezza anche di 70-90
centimetri. Tanto vero durante leruzione del 1906, il paese di Ottaviano fu coperto per
lappunto da uno strato di cenere di 90 centimetri, mentre a San Giuseppe Vesuviano lo strato di
ceneri e lapilli raggiunse 38 centimetri di altezza.
Lultima eruzione del Vulcano avvenuta il 18 marzo 1944, anche se alcuni segni premonitori si
ebbero il 6 Gennaio. Nel mese di Gennaio si frattur il conetto eruttivo vesuviano che comport la
scesa di un intenso flusso lavico mentre nel mese di Marzo esplosioni stromboliane, le scosse
sismiche, la diffusione del fumo dannoso dal
cratere e nei giorni a seguire la formazione
di ben 8 fontane di lava. Il fiume di lava
raggiunse i Comuni di S. Sebastiano e Massa
di Somma. Le cittadinanze maggiormente
colpite dal cataclisma furono Terzigno,
Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino
e Cava; ci furono dei morti e tanti disastri nel
settore agricolo-pastorale. Passarono molti
mesi per scoprire quanti disagi subirono gli
orti e gli interi Paesi. Lo stato di calma
inizi il 7 Aprile 1944 e perdura fino ad oggi.

Le Zone
Oggi il Vulcano in fase di quiescenza; si limita a emettere visibili fumarole allinterno del
cratere e le sue falde sono intensamente abitate e coltivate. Case, alberghi, ristoranti, villette,
palazzi, hotel e uffici sono stati edificati fino a 700 metri di altura, pertanto ledilizia
ampiamente sviluppata attorno al Vulcano, sebbene nel corso degli anni sono state emanate
leggi che hanno proibito la realizzazione di vari e diversi immobili in determinate zone
vesuviane. I paesi che circondano il Vesuvio sono detti per lappunto Paesi Vesuviani e tra
essi 18 Comuni sono ad alto rischio: Pompei, S. Anastasia, Torre del Greco, Somma
Vesuviana, Torre Annunziata, Ercolano, Pollena Trocchia, Boscoreale, Portici, Boscotrecase,
Trecase, S. Giorgio a Cremano, Terzigno, S. Giuseppe Vesuviano, S. Sebastiano al Vesuvio,
Massa di Somma e Cercola. Essi infatti vengono indicati come paesi appartenenti alla Zona
Rossa, (area dei paesi da evacuare poich in quest area prevista una distruzione totale); ci
significa che circa 578.175 persone sono in pericolo. Si ricorda che stato steso un apposito
piano di evacuazione dalla questura di Napoli, garantendo un operazione ordinata e coordinata
molto efficace ed efficiente. I cittadini qualora dovranno allontanarsi dall'area a rischio
avranno a disposizione vari mezzi di trasporto: treni, navi, bus e auto. Inoltre sono state
designate con differenti colori le altre zone considerate meno rischiose, a secondo la gravit di
una eventuale eruzione abbiamo dunque la zona rossa, la zona arancione, la zona verde e
quella gialla.

Le Zone
Oggi il Vulcano in fase di quiescenza; si limita a emettere visibili fumarole allinterno del
cratere e le sue falde sono intensamente abitate e coltivate. Case, alberghi, ristoranti, villette,
palazzi, hotel e uffici sono stati edificati fino a 700 metri di altura, pertanto ledilizia
ampiamente sviluppata attorno al Vulcano, sebbene nel corso degli anni sono state emanate
leggi che hanno proibito la realizzazione di vari e diversi immobili in determinate zone
vesuviane. I paesi che circondano il Vesuvio sono detti per lappunto Paesi Vesuviani e tra
essi 18 Comuni sono ad alto rischio: Pompei, S. Anastasia, Torre del Greco, Somma
Vesuviana, Torre Annunziata, Ercolano, Pollena Trocchia, Boscoreale, Portici, Boscotrecase,
Trecase, S. Giorgio a Cremano, Terzigno, S. Giuseppe Vesuviano, S. Sebastiano al Vesuvio,
Massa di Somma e Cercola. Essi infatti vengono indicati come paesi appartenenti alla Zona
Rossa, (area dei paesi da evacuare poich in quest area prevista una distruzione totale); ci
significa che circa 578.175 persone sono in pericolo. Si ricorda che stato steso un apposito
piano di evacuazione dalla questura di Napoli, garantendo un operazione ordinata e coordinata
molto efficace ed efficiente. I cittadini qualora dovranno allontanarsi dall'area a rischio
avranno a disposizione vari mezzi di trasporto: treni, navi, bus e auto. Inoltre sono state
designate con differenti colori le altre zone considerate meno rischiose, a secondo la gravit di
una eventuale eruzione abbiamo dunque la zona rossa, la zona arancione, la zona verde e
quella gialla.

La produzione agricola vesuviana


Per quanto riguarda la produzione agricola verso le basse e fertili pendici, ricche di silicio e potassio,
(materiali preziosi per la vegetazione), permane la zona orticola, dove intensamente ricoperta di
frutta, legumi, agrumi (albicocche, ciliege, mandarini, noci, noccioline, fichi, arance, pomodori, fave,
piselli, zucchine, cavolfiori, carciofi, broccoli, finocchi, ecc.). Nei campi vesuviani rimasto vivo
soprattutto lantico culto latino per il vino. Infatti fino ai 400-500 m di altura domina la vite e, il buon
vino che si consiglia di gustare il cosiddetto caprettone, il cui vero nome la Coda di Volpe. Tra i
vini pregiati del Vesuvio ricordiamo anche quello ricavato dalluva Falangina e Lacryma Christi,
questultimo lo si ottiene dai grappoli duva del Piedirosso del Vesuvio. L'altezza ed il profilo del
Vesuvio hanno subito nel corso dei millenni evidenti variazioni, a causa delle successive eruzioni e
degli innalzamenti ed abbassamenti del suolo. Si ricorda, ad esempio, che durante lo spaventoso boato
avvenuto allalba del 4 aprile 1906, il nostro Vulcano sub difatti una notevole recisione, ossia i
vulcanologi, dopo vari mesi, notarono che la cima
della montagna si era dimezzata di ben duecentoventi
metri. Ma ci che personalmente cattura la mia
attenzione il favoloso panorama che offre la vista
del vulcano. Dalla sua altura, guardando verso il
basso, possibile ammirare di fronte a s il mare di
Torre Annunziata, tutto il Golfo di Napoli, la Penisola
Sorrentina, Castellammare di Stabia, Torre del Greco,
Capri, Procida e Ischia. Di sera la vista ancora pi
suggestiva poich il tutto illuminato dalle luci dei
lampioni, dai colori delle varie casette collocate lungo
il bordo del cratere e dallo scintillio delle stelle e dalla
luminosit della luna che si riflette in tutta la sua
bellezza, nelle acque del mare che bagna i diversi
Paesi Vesuviani.

Parco Nazionale del Vesuvio


Un altro componente del Vulcano attualmente noto il Parco Nazionale del Vesuvio,
nato nel 1995 e realizzato per salvaguardare lambiente, le specie animali e vegetali, le
bellezze storico-naturalistiche, ma anche per custodire le tradizioni, i reperti
archeologici e soprattutto per promuovere ulteriori ricerche scientifiche, geologiche e
vulcanologiche. Il Parco Nazionale del Vesuvio caratterizzato dalla foresta
mediterranea, vi sono pini, boschi di leccio, vigne, querce, castagneti, vari tipi di fiori:
margherite, orchidee, la famosa ginestra decantata dal poeta G. Leopardi in una sua
poesia, e infine nel Parco c una fauna doviziosa: diversi volatili e vari rettili, lepre,
farfalle, coniglio selvatico, volpe, ecc.

Osservatorio Vesuviano
Tra Torre del Greco e Ercolano situato LOsservatorio Vesuviano, un
Osservatorio in continuo monitoraggio, fatto costruire nel 1841 da Ferdinando II
di Borbone. LOsservatorio indispensabile per osservare e studiare i vari
fenomeni della vulcanologia, infatti attraverso le innumerevole ricerche effettuate
nel corso degli anni stato possibile realizzare vari strumenti tecnici/scientifici che
sono in grado di tenere sotto controllo il rischio del sisma, del bradisismo, la
situazione geofisica, geologica, ecc. Si ricorda che un terribile terremoto accadde il
23 Novembre 1980, il quale provoc molti danni nei vari Paesi Vesuviani, e
nellOttobre 1983 e nel Marzo 1984 si ebbe il Bradisismo Flegreo verificatosi
nella zona di Pozzuoli. Esso caus linnalzamento del suolo.

Parco Nazionale del Vesuvio


Un altro componente del Vulcano attualmente noto il Parco Nazionale del Vesuvio,
nato nel 1995 e realizzato per salvaguardare lambiente, le specie animali e vegetali, le
bellezze storico-naturalistiche, ma anche per custodire le tradizioni, i reperti
archeologici e soprattutto per promuovere ulteriori ricerche scientifiche, geologiche e
vulcanologiche. Il Parco Nazionale del Vesuvio caratterizzato dalla foresta
mediterranea, vi sono pini, boschi di leccio, vigne, querce, castagneti, vari tipi di fiori:
margherite, orchidee, la famosa ginestra decantata dal poeta G. Leopardi in una sua
poesia, e infine nel Parco c una fauna doviziosa: diversi volatili e vari rettili, lepre,
farfalle, coniglio selvatico, volpe, ecc.

Osservatorio Vesuviano
Tra Torre del Greco e Ercolano situato LOsservatorio Vesuviano, un
Osservatorio in continuo monitoraggio, fatto costruire nel 1841 da Ferdinando II
di Borbone. LOsservatorio indispensabile per osservare e studiare i vari
fenomeni della vulcanologia, infatti attraverso le innumerevole ricerche effettuate
nel corso degli anni stato possibile realizzare vari strumenti tecnici/scientifici che
sono in grado di tenere sotto controllo il rischio del sisma, del bradisismo, la
situazione geofisica, geologica, ecc. Si ricorda che un terribile terremoto accadde il
23 Novembre 1980, il quale provoc molti danni nei vari Paesi Vesuviani, e
nellOttobre 1983 e nel Marzo 1984 si ebbe il Bradisismo Flegreo verificatosi
nella zona di Pozzuoli. Esso caus linnalzamento del suolo.

Scrittori a Napoli
Sir Walter Scott
Sir Walter Scott, il celebre scrittore
scozzese considerato linventore del
romanzo storico, autore del famoso
Ivanhoe, si rec a Napoli nel 1832
per recuperare benessere, quando le
energie fisiche e mentali avevano
preso a venirgli meno. Sotto la guida
di esperti ciceroni, lillustre ospite,
per quanto notoriamente legato
alladorata Scozia cui spesso tornava
il pensiero, privilegi i siti
dinteresse storico e artistico
recandosi dapprima a Pozzuoli,
proseguendo poi con Cuma e Lago
dAverno, il Tempio dApollo
dApollo, il Lago Lucrino, il Monte
Nuovo, Baia, Miseno. Non manc,
naturalmente, unaccurata visita del grande romanziere agli scavi di Pompei, dove ebbe
come guida lamico Sir William Gell, famoso storico residente a Napoli, il cui libro pi
popolare, edito proprio in quel 1832, aveva appunto il titolo di Pompeiana. Walter Scott,
tuttavia, vedendo per consuetudine il tutto con locchio del poeta pi che dellarcheologo,
per quanto indotto nella sua osservazione verso quei resti che maggiormente meritavano
attenzione, era ascoltato esclamare spesso: La citt dei Morti!, a prevalenza di altre
considerazioni di pregio.
Fra gli ammiratori del grande letterato scozzese va annoverato anche lo stesso Ferdinando
II, a dimostrazione di come, contrariamente alle asserzioni dei malevoli, fosse tuttaltro
che insensibile al merito letterario. In occasione di una riunione conviviale a Corte e
conosciuto lo scrittore, Ferdinando ebbe con lui una lunga conversazione rivelandogli il
piacere provato nel leggere le sue opere. Il conciliabolo avvenne in francese, lingua di uso
comune presso la Corte partenopea: inoltre, poich lattenzione di Scott era stata attratta da
un vecchio manoscritto inglese conservato nella biblioteca reale, il Re, venuto a
conoscenza del suo desiderio di copiarlo, glielo fece recapitare a casa, mostrando una volta
di pi tutta la sua deferenza verso leminente ospite.

Bulwer Lytton
Giunto a Napoli nel 1833, anche
Bulwer-Lytton ebbe come maestro e
guida nella sua visita il citato Sir
William Gell, profondissimo
conoscitore della cittadina vesuviana
sommersa dalle ceneri. Bulwer-Lytton
ascolt le erudite delucidazioni del
miglior cicerone dItalia sugli scavi
pompeiani circa le dimore degli
scomparsi abitanti e luso di ogni
articolo ad essi appartenuto,
rievocando quasi la presenza dei
popolani dellormai nota Citt dei
Morti. Meglio di qualsiasi odierna
agenzia turistica, lautore britannico
con Gli ultimi giorni di Pompei, successo tra i pi luminosi nel campo
del romanzo storico, suscit un interesse pressoch universale verso la
magica Pompei, che divenne in misura maggiore meta di studiosi e di
semplici appassionati viaggiatori.

Bulwer Lytton
Giunto a Napoli nel 1833, anche
Bulwer-Lytton ebbe come maestro e
guida nella sua visita il citato Sir
William Gell, profondissimo
conoscitore della cittadina vesuviana
sommersa dalle ceneri. Bulwer-Lytton
ascolt le erudite delucidazioni del
miglior cicerone dItalia sugli scavi
pompeiani circa le dimore degli
scomparsi abitanti e luso di ogni
articolo ad essi appartenuto,
rievocando quasi la presenza dei
popolani dellormai nota Citt dei
Morti. Meglio di qualsiasi odierna
agenzia turistica, lautore britannico
con Gli ultimi giorni di Pompei, successo tra i pi luminosi nel campo
del romanzo storico, suscit un interesse pressoch universale verso la
magica Pompei, che divenne in misura maggiore meta di studiosi e di
semplici appassionati viaggiatori.

James Fenimore Cooper

Ugualmente noto James Fenimore Cooper, lautore che introdusse


nella letteratura americana lo spirito
avventuroso e il fascino del West, con i suoi
racconti che evocano romanticamente la
vita dei pionieri e degli indiani delle
praterie. Soggiornando allombra del
Vesuvio negli anni di Ferdinando II, Cooper
fu prodigo di favorevoli impressioni sulla la
vita e le abitudini del popolo al cui cospetto
veniva a trovarsi.

Percy Bysshe Shelley


Nato a Horshan nel Sussex da famiglia
aristocratica, viene annoverato fra i
grandi poeti romantici inglesi, quali
Coleridge e Byron di cui fu grande amico
e del quale condivise le idee radicali ed
anticonformiste.
Nella sua poesia abbondano i riferimenti
mitologici ed i toni esaltati e visionari.
Entrato a Oxford nel 1810 ne fu espulso
l'anno successivo a seguito della
pubblicazione di un libello del titolo
"La necessit dell'ateismo". Nel 1812
Venne diseredato dopo essere fuggito con la sedicenne Harriet
Westbrook, il loro matrimonio sarebbe fallito di l a poco per poi
temrinare tragicamente nel 1816 con il suicidio per annegamento di
Harriet. Nel 1814 fugge con Mary Godwin in Francia. Insieme viaggiano
attraverso l'Europa, si sposeranno nel 1816 al ritorno in Inghilterra. Nel
1818 la famiglia Shelley si trasfer nuovamente in Italia dove Percy
sarebbe morto nel 1822, appena trentenne, annegando nel golfo di
LaSpezia a seguito dell'affondamento in un giorno di tempesta del suo
piccolo shooner, l'Ariel.
Fra le sue opere: "Ode to the West Wind" (1819), "To a Skylark" (1820),
il dramma poetico Prometheus Unbound (1820), e "Adonais" (1821),
un'elegia a John Keats.

Ode a Napoli
Nella citt dissotterrata udivo
il passo lieve, di fantasma, delle
foglie autunnali erranti per le vie,
e dentro quelle sale scoperchiate
fremere a tratti l'assonnata voce
della montagna: un suono oracolare
che scosse la mia anima in ascolto
con il sangue sospeso. Era la Terra
che parlava dal suo cuore profondo.
La sentii senza udirla. Per le
bianche
colonne ardeva con vivido fuoco
il mare ondoso che sostiene l'isola:
un pianoro di luce fra due cieli
azzurri! Molti splendidi sepolcri
mi raggiavano intorno, belli d'una
pura bellezza che il Tempo - come
si compiacesse a salvare la Morte non aveva distrutta. Ed era limpida
ogni vivente linea di quei volti
come alla mente di chi li scolp.
Le corone di mirto, edera, pino
immobili nel marmo come foglie
d'inverno modellate nella neve
non crescevano all'aria cristallina
che in silenzio pesava sulla loro
vita, come una Forza sovrumana
ogni cosa cullando, sulla mia.

Ode a Napoli
Nella citt dissotterrata udivo
il passo lieve, di fantasma, delle
foglie autunnali erranti per le vie,
e dentro quelle sale scoperchiate
fremere a tratti l'assonnata voce
della montagna: un suono oracolare
che scosse la mia anima in ascolto
con il sangue sospeso. Era la Terra
che parlava dal suo cuore profondo.
La sentii senza udirla. Per le
bianche
colonne ardeva con vivido fuoco
il mare ondoso che sostiene l'isola:
un pianoro di luce fra due cieli
azzurri! Molti splendidi sepolcri
mi raggiavano intorno, belli d'una
pura bellezza che il Tempo - come
si compiacesse a salvare la Morte non aveva distrutta. Ed era limpida
ogni vivente linea di quei volti
come alla mente di chi li scolp.
Le corone di mirto, edera, pino
immobili nel marmo come foglie
d'inverno modellate nella neve
non crescevano all'aria cristallina
che in silenzio pesava sulla loro
vita, come una Forza sovrumana
ogni cosa cullando, sulla mia.

Ode to Naples
I stood within the city disinterred;
And heard the autumnal leaves like
light footfalls
Of spirits passing through the streets;
and heard
The Mountain's slumberous voice at
intervals
Thrill through those roofless halls;
The oracular thunder penetrating
shook
The listening soul in my suspended
blood;
I felt that Earth out of her deep heart
spokeI felt, but heard not:- through white
columns glowed
The isle-sustaining Ocean flood,
A plane of light between two heavens of
azure:
Around me gleamed many a bright
sepulchre
Of whose pure beauty. Time, as if his
pleasure
Were to spare Death, had never made
erasure;
But every living lineament was clear
As in the sculptor's thought; and there
The wreaths of stony myrtle, ivy and
pine,
Like winter leaves overgrown by
moulded snow,
Seemed only not to move and grow
Because the crystal silence of the air
Weighed on their life; even as the
Power divine,
Which then lulled all things, brooded
upon mine.

Lettera di Plinio il giovane a Tacito


"Mi chiedi che io ti esponga la morte di mio zio, per poterla tramandare con una
maggiore obiettivit ai posteri.
Te ne ringrazio, in quanto sono sicuro che, se sar celebrata da te, la sua morte
sar destinata ad una gloria immortale.
Era a Miseno e teneva direttamente il comando della flotta. Il 24 agosto, verso
l'una del pomeriggio, mia madre lo informa che spuntava una nube fuori
dell'ordinario sia per grandezza che per aspetto. Egli dopo aver preso un bagno
di sole e poi un altro nell'acqua fredda, aveva fatto uno spuntino stando nella sua
brandina da lavoro ed attendeva allo studio; si fa portare i sandali e sale in una
localit che offriva le migliori condizioni per contemplare quel prodigio.
Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da
quale montagna (si seppe poi in seguito che era il Vesuvio): nessun'altra pianta
meglio del pino ne potrebbe riprodurre la figura e la forma. Infatti slanciatasi in
su come se si sorreggesse su di un altissimo tronco, si allargava poi in quelli che
si potrebbero chiamare dei rami; credo che il motivo risiedesse nel fatto che,
innalzata dal turbine subito dopo l'esplosione e poi privata del suo appoggio
quando quello and esaurendosi, o anche vinta dal suo stesso peso, si dissolveva
allargandosi: talora era bianchissima, talora sporca e macchiata, a seconda che
aveva trascinato con s terra o cenere.
Nella sua profonda passione per la scienza, stim che si trattasse di un fenomeno
molto importante e meritevole di essere studiato pi da vicino. Ordina che gli si
prepari una liburna e mi offre la possibilit di andare con lui se lo desiderassi.
Gli risposi che preferivo attendere ai miei studi e, per caso, proprio lui mi aveva
assegnato un lavoro da svolgere per iscritto.
Mentre usciva di casa, gli viene consegnata una lettera da parte d Rettina,
moglie di Casco, la quale, terrorizzata dal pericolo incombente (infatti la sua
villa era posta lungo la spiaggia della zona minacciata e l'unica via di scampo
era rappresentata dalle navi), lo pregava che la strappasse da quel frangente cos
spaventoso.
Egli allora cambia progetto e ci che aveva incominciato per un interesse
scientifico lo affronta per l'impulso della sua eroica coscienza.

Fa uscire in mare delle quadriremi e vi sale egli stesso, per venire in soccorso
non solo a Rettina ma a molta gente, poich quel litorale, in grazia della sua
bellezza era fittamente abitato. Si affretta col donde gli altri fuggono e punta la
rotta ed il timone proprio nel cuore del pericolo, cos immune dalla paura da
dettare e da annotare tutte le evoluzioni e tutte le configurazioni di quel
cataclisma, come riusciva a coglierle successivamente con lo sguardo.
Ormai, quanto pi si avvicinavano, la cenere cadeva sulle navi sempre pi calda
e pi densa, vi cadevano ormai anche pomici e pietre nere, corrose e spezzate
dal fuoco, ormai si era creato un bassofondo improvviso ed una frana della
montagna impediva di accostarsi al litorale. Dopo una breve esitazione se
dovesse ripiegare all'indietro, al pilota che gli suggeriva quest'alternativa tosto
replic: La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano".
Questi si trovava a Stabia, dalla parte opposta del golfo (giacch il mare si
inoltra nella dolce insenatura formata dalle coste arcuate a semicerchio); col
quantunque il pericolo non fosse ancora vicino, siccome per lo si poteva
scorgere bene e ci si rendeva conto che, nel suo espandersi, era ormai
imminente, Pomponiano aveva trasportato su delle navi le sue masserizie,
determinato a fuggire non appena si fosse calmato il vento contrario. Per mio zio
invece questo era allora pienamente favorevole, cos che vi giunge, lo abbraccia
tutto spaventato com'era, lo conforta, gli fa animo e, per smorzare la sua paura
con la propria serenit, si fa calare nel bagno: terminata la pulizia, prende posto
a tavola e consuma la sua cena con un fare gioviale o, cosa che presuppone una
grandezza non inferiore, recitando la parte dell'uomo gioviale.
Nel frattempo dal Vesuvio risplendevano in parecchi luoghi delle larghissime
strisce di fuoco e degli incendi che emettevano alte vampate, i cui bagliori e la
cui luce erano messi in risalto dal buio della notte. Egli, per sedare lo sgomento,
insisteva nel dire che si trattava di fuochi lasciati accesi dai contadini
nell'affanno di mettersi in salvo e di ville abbandonate che bruciavano nella
campagna. Poi si prese un po' di riposo e ripos di un sonno certamente genuino.
Infatti il suo respiro, che, a causa della sua corpulenza, era piuttosto profondo e
rumoroso, veniva percepito da coloro che andavano avanti e indietro dinanzi alla
sua soglia.

Senonch il cortile da cui si accedeva alla sua stanza, riempiendosi di cenere mista a
pomici, aveva ormai innalzato tanto il suo livello che, se mio zio avesse ulteriormente
indugiato nella sua camera, non avrebbe pi avuto la possibilit di uscirne.

Svegliato, viene fuori e si ricongiunge al gruppo di Pomponiano e di tutti gli altri, i quali
erano rimasti desti fino a quel momento. Insieme esaminano se sia preferibile starsene al
coperto o andare alla ventura allo scoperto. Infatti, sotto l'azione di frequenti ed enormi
scosse, i caseggiati traballavano e, come se fossero stati sbarbicati dalle loro fondamenta,
lasciavano l'impressione di sbandare ora da una parte ora dell'altra e poi di ritornare in
sesto. D'altronde all'aperto cielo c'era da temere la caduta di pomici, anche se erano
leggere e corrose; tuttavia il confronto tra i due pericoli indusse a scegliere quest'ultimo.
In mio zio una ragione predomin sull'altra, nei suoi compagni una paura s'impose
sull'altra. Si pongono in testa dei cuscini e li fissano con dei capi di biancheria; questa era
la loro difesa contro tutto ci che cadeva dall'alto.
Altrove era gi giorno, l invece era una notte pi nera e pi fitta di qualsiasi notte,
quantunque fosse mitigata da numerose fiaccole e da luci di varia provenienza. Si trov
conveniente di recarsi sulla spiaggia ed osservare da vicino se fosse gi possibile tentare il
viaggio per mare; ma esso perdurava ancora sconvolto ed intransitabile. Col, sdraiato su
di un panno steso per terra, chiese a due riprese dell'acqua fresca e ne bevve. Poi delle
fiamme ed un odore di zolfo che preannunciava le fiamme spingono gli altri in fuga e lo
ridestano.
Sorreggendosi su due semplici schiavi riusc a rimettersi in piedi, ma subito stramazz: da
quanto io posso arguire, l'atmosfera troppo pregna di ceneri gli soffoc la respirazione e
gli ottur la gola, che era per costituzione malaticcia, gonfia e spesso infiammata.
Quando riapparve la luce del sole (era il terzo giorno da quello che aveva visto per
ultimo) il suo cadavere fu trovato intatto, illeso e rivestito degli stessi abiti che aveva
indossati: la maniera con cui il suo corpo si presentava faceva pi pensare ad uno che
dormisse che non ad un morto.
Frattanto a Miseno io e mia madre... ma questo non interessa la storia e tu non hai
espresso il desiderio dl essere informato di altro che della sua morte. Dunque terminer.
Aggiunger solo una parola: che ti ho esposto tutte cose alle quali ho partecipato o che mi
sono state riferite immediatamente dopo, quando i ricordi conservano ancora la massima
precisione."

La Ginestra
Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor n
fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme
contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un
tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno
aspetto
Faccian fede e ricordo al
passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di
tristi
Lochi e dal mondo abbandonati
amante,
E d'afflitte fortune ognor
compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin
risona;
Dove s'annida e si contorce al
sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggir di spiche, e
risonaro
Di muggito d'armenti;

Fur giardini e palagi,


Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur citt famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando
oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto
intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un
profumo,
Che il deserto consola. A queste
piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga
quanto
il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potr dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento
annulla
In parte, e pu con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive .
Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i
passi,
Del ritornar ti vanti,
E procedere il chiami.

Al tuo pargoleggiar
gl'ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre
ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch'a
ludibrio talora
T'abbian fra s. Non io
Con tal vergogna
scender sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto
che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avr quanto si
possa aperto:
Ben ch'io sappia che
obblio
Preme chi troppo all'et
propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai
finor mi rido.
Libert vai sognando, e
servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e
per cui solo
Si cresce in civilt, che
sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Cos ti spiacque il vero
Dell'aspra sorte e del
depresso loco
Che natura ci di.

Per questo il tergo


Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe' palese: e, fuggitivo,
appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che s schernendo o gli altri,
astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado
estolle.
Uom di povero stato e membra
inferme
Che sia dell'alma generoso ed
alto,
Non chiama s n stima
Ricco d'or n gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma s di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e
noma
Parlando, apertamente, e di sue
cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io gi, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in
pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicit, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo
in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo
crollo

Distrugge s, che avanza


A gran pena di lor la
rimembranza.
Nobil natura quella
Che a sollevar s'ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca
lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in
sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra s nel soffrir, n gli odii e
l'ire
Fraterne, ancor pi gravi
D'ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l'uomo
incolpando
Del suo dolor, ma d la colpa a
quella
Che veramente rea, che de'
mortali
Madre di parto e di voler
matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro
a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome il vero, ed ordinata in
pria
L'umana compagnia,
Tutti fra s confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle
angosce
Della guerra comune. Ed alle
offese
Dell'uomo armar la destra, e
laccio porre

Al vicino ed inciampo,
Stolto crede cos qual fora in
campo
Cinto d'oste contraria, in sul
pi vivo
Incalzar degli assalti,
Gl'inimici obbliando, acerbe
gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col
brando
Infra i propri guerrieri.
Cos fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi
al volgo,
E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social
catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il
retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra
radice
Avranno allor che non superbe
fole,
Ove fondata probit del volgo
Cos star suole in piede
Quale star pu quel ch'ha in
error la sede.
Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par
che ondeggi,
Seggo la notte; e su la mesta
landa

In purissimo azzurro
Veggo dall'alto fiammeggiar le
stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vto seren brillare il
mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci
appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son
terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo nulla,
Sconosciuto del tutto; e quando
miro
Quegli ancor pi senz'alcun fin
remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui
non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in
uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre
stelle
O sono ignote, o cos paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggi, di cui fa
segno
Il suol ch'io premo; e poi
dall'altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante
volte

Favoleggiar ti piacque, in questo


oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra
ha nome,
Per tua cagion, dell'universe cose
Scender gli autori, e conversar
sovente
Co' tuoi piacevolmente, e che i
derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi
insulta
Fin la presente et, che in
conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto
allora,
Mortal prole infelice, o qual
pensiero
Verso te finalmente il cor
m'assale?
Non so se il riso o la piet
prevale.
Come d'arbor cadendo un picciol
pomo,
Cui l nel tardo autunno
Maturit senz'altra forza atterra,
D'un popol di formiche i dolci
alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l'opre
E le ricchezze che adunate a
prova
Con lungo affaticar l'assidua
gente
Avea provvidamente al tempo
estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; cos d'alto
piombando,
Dall'utero tonante
Scagliata al ciel profondo,

Di ceneri e di pomici e di
sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli
O pel montano fianco
Furiosa tra l'erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d'infocata
arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar l su
l'estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su
quelle or pasce
La capra, e citt nove
Sorgon dall'altra banda, a
cui sgabello
Son le sepolte, e le
prostrate mura
L'arduo monte al suo pi
quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell'uom pi stima o cura
Che alla formica: e se pi
rara in quello
Che nell'altra la strage,
Non avvien ci d'altronde
Fuor che l'uom sue
prosapie ha men feconde.
Ben mille ed ottocento
Anni varcr poi che
spariro, oppressi
Dall'ignea forza, i popolati
seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in
questi campi
Nutre la morta zolla e
incenerita,

Ancor leva lo sguardo


Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta pi mite
Ancor siede tremenda, ancor
minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli
averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell'ostel villereccio, alla
vagante
Aura giacendo tutta notte
insonne,
E balzando pi volte, esplora il
corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall'inesausto grembo
Su l'arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel
cupo
Del domestico pozzo ode mai
l'acqua
Fervendo gorgogliar, desta i
figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via,
con quanto
Di lor cose rapir posson,
fuggendo,
Vede lontan l'usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico
schermo,
Preda al flutto rovente,
Che crepitando giunge, e
inesorato
Durabilmente sovra quei si
spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l'antica obblivion l'estinta

Pompei, come sepolto


Scheletro, cui di terra
Avarizia o piet rende all'aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito
giogo
E la cresta fumante,
Che alla sparsa ruina ancor
minaccia.
E nell'orror della secreta notte
Per li vacui teatri,
Per li templi deformi e per le
rotte
Case, ove i parti il pipistrello
asconde,
Come sinistra face
Che per vti palagi atra s'aggiri,
Corre il baglior della funerea
lava,
Che di lontan per l'ombre
Rosseggia e i lochi intorno
intorno tinge.
Cos, dell'uomo ignara e
dell'etadi
Ch'ei chiama antiche, e del seguir
che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi
procede
Per s lungo cammino
Che sembra star. Caggiono i
regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol
vede:
E l'uom d'eternit s'arroga il
vanto.
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate

Queste campagne dispogliate


adorni,
Anche tu presto alla crudel
possanza
Soccomberai del sotterraneo
foco,
Che ritornando al loco
Gi noto, stender l'avaro
lembo
Su tue molli foreste. E
piegherai
Sotto il fascio mortal non
renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora
indarno
Codardamente supplicando
innanzi
Al futuro oppressor; ma non
eretto
Con forsennato orgoglio inver
le stelle,
N sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna
avesti;
Ma pi saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto
le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte
immortali.

TREKKING SUL VESUVIO


Il trekking un'escursione molto particolare per gli ambienti che si
attraversano ed i panorami. Estremamente suggestiva la discesa su
terreno lavico che conduce nella Valle dell'Inferno, teatro dell'ultima
eruzione del Vesuvio (1944).
Per la durata (circa 4 ore) ed i 500 metri di dislivello in salita (iniziali),
classificabile come trekking di secondo grado; il percorso circolare.
Un breve tratto esposto messo in sicurezza da adeguate protezioni; il
primissimo tratto della discesa nella Valle dell'Inferno richiede
attenzione.
E' consigliata adeguata attrezzatura da trekking, bastoncini compresi.
Nello zainetto: molta acqua, indumenti di ricambio, alimenti energetici

La devozione popolare attribuisce a San


Gennaro la fine delleruzione del 1631
Durante la terribile eruzione del 1631 si ebbero violenti scrosci
di pioggia che mobilizzarono le ceneri deposte sui pendii
del vulcano e causarono valanghe di fango che coprirono la
maggior parte dei paesi sulle sue pendici. Nel corso del secondo
giorno dell'eruzione (17 dicembre), l'arcivescovo ordin una
nuova processione di intercessione con l'esposizione le reliquie
di San Gennaro e, secondo molti storici e letterati dell'epoca,
l'eruzione cominci a scemare proprio quando la statua del Santo
fu rivolta al vulcano.
L'eruzione ebbe fine 17 giorni dopo aver eruttato un quantitativo
di circa cento milioni di metri cubi di lava.

La devozione popolare attribuisce a San


Gennaro la fine delleruzione del 1631
Durante la terribile eruzione del 1631 si ebbero violenti scrosci di
pioggia che mobilizzarono le ceneri deposte sui pendii
del vulcano e causarono valanghe di fango che coprirono la
maggior parte dei paesi sulle sue pendici. Nel corso del secondo
giorno dell'eruzione (17 dicembre), l'arcivescovo ordin una
nuova processione di intercessione con l'esposizione le reliquie
di San Gennaro e, secondo molti storici e letterati dell'epoca,
l'eruzione cominci a scemare proprio quando la statua del Santo
fu rivolta al vulcano.
L'eruzione ebbe fine 17 giorni dopo aver eruttato un quantitativo
di circa cento milioni di metri cubi di lava.

Micco Spadaro:San Gennaro ferma la lava del Vesuvio

Pittura Romana
Le uniche testimonianze di pittura romana si sono conservate fino a noi
grazie all'eruzione del Vesuvio (79 d.c.) che seppell la zona di Pompei.
Si sono conservati dunque all'interno delle abitazioni molti affreschi che
sono per insufficienti a fornire un quadro completo della pittura
romana: primo perch si hanno reperti risalenti solamente al 79 d.c.,
secondo perch senza dubbio l'arte rappresentata da Pompei differiva
da quella della capitale.
I quattro stili Pompeiani
Dunque la pittura romana viene tradizionalmente divisa in 4 stili
pompeiani:
I Stile (ad incrostazione),
II sec - met I sec a.c.
Imitazione con stucco ed altri
materiali poveri di rivestimenti
marmorei. Successivamente tali
rivestimenti erano direttamente
dipinti sul muro
II Stile (dell'architettura in
prospettiva),
met I sec a.c. - inizi I d.c.
Portici, finestre e cornici
illusionisticamente dipinti per
suggerire l'idea di profondit e di
sfondamento del muro; decorazioni di
gusto ellenistico con chiari riferimenti
teatrali. Le figure sono ben
proporzionate in atteggiamenti sciolti
e naturali, spesso dipinte di scorcio
con un sapiente uso del chiaroscuro
che finge la tridimensionalit.

Villa dei Misteri

III Stile (della parete reale o


ornamentale),
prima met I sec d.c.
Scene di pochi elementi,
composizioni semplici spesso su
sfondo a tinta unita (famoso il
rosso pompeiano ma anche l'ocra
e il verde). Viene ripreso il motivo
architettonico o paesaggistico con
cura per i particolari. I colori
intensi creano forti contrasti
cromatici
La fanciulla che coglie i fiori
Museo archeologico di Napoli

Pittura Compendiaria,
I sec d.c. - III d.c.
Un discorso a parte merita senza
dubbio la suggestiva
pittura compendiaria, una pittura
rapida e immediata, vivace,
eseguita per tocchi sintetici e
puntuali (non vi ricorda qualcosa,
ovvero qualcuno?), di derivazione
ellenistica.

Napoli, Museo Archeologico


Nazionale (Veduta di un porto)

IV Stile (dell'illusionismo
prospettico o fantastico)
met I sec- fine I sec d.c.
Viene ripreso il II stile ma con
maggiore ricchezza e complessit
nella ricerca di un gusto pi
sontuoso e fastoso: gli elementi
architettonici vengono interpretati
in chiave fantastica

Napoli, Museo Archeologico


Nazionale

Tutti gli affreschi romani erano realizzati "a secco", vale a dire
che la tempera non veniva stesa sull'intonaco ancora umido,
come oggi; la loro tecnica ancora oscura ed ancor pi lo il
fatto che le opere cos realizzate si siano conservate fino a noi
in quanto ogni tentativo di realizzare un affresco a secco dal
Rinascimento in poi si rivelato catastrofico: infatti dopo
pochi anni la pittura si screpola.

I mosaici

La battaglia di Isso
Museo Archeologico di Napoli
Il pi celebre mosaico, restituito dagli scavi, fu rinvenuto nella casa del
Fauno di Ercolano e raffigura la battaglia di Alessandro Magno contro
il re persiano Dario.
Il mosaico, commissionato probabilmente poich antenati del
proprietario dovevano avere rapporti con il re macedone, una copia
del famoso dipinto di epoca greca, eseguito dal pittore Filosseno ed
stato realizzato con circa un milione e mezzo di tessere.

La villa di Poppea ad Oplonti

Grandiosa per dimensioni, qualit degli affreschi e adorna di numerose


sculture in marmo, venne costruita intorno alla met del I secolo a.C. e
poi ampliata in et claudia.
Essa stata attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore
Nerone, per la presenza di un'iscrizione dipinta su di un'anfora,
indirizzata a Secundus, liberto di Poppea: in ogni caso essa doveva
appartenere al ricchissimo patrimonio della famiglia imperiale che,
come molti altri esponenti del patriziato romano, prediligeva la costa
campana, famosa gi nell'antichit per la salubrit del clima e lungo la
quale amava edificare sontuose ville residenziali (ville di otium).
La decorazione pittorica, con finte porte e colonne, correlata
all'architettura reale, creando cos giochi prospettici, corrispondenze fra
reale ed immaginario. Numerosi e di grande qualit i particolari delle
decorazioni pittoriche, costituiti da maschere, cesti di frutta, fiaccole,
uccelli.
La villa era originariamente adorna di numerose sculture, in prevalenza
copie romane di originali di ambito ellenistico del III-II secolo a.C.