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Modello contrattuale,

produttivit del lavoro e


crescita economica
Leonello Tronti
(Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Scuola nazionale dellamministrazione)
Master sindacale Ebit 15 aprile 2014
2
Argomenti
Il declino: crescita lenta, produttivit bloccata,
impoverimento relativo
Il quadro teorico di riferimento: il modello di Sylos
Labini
Leffetto Smith rivisitato: lo scambio politico
asimmetrico tra mercato del lavoro e mercato del
prodotto
L effetto Ricardo rivisitato: sistema contrattuale,
distribuzione del reddito e prezzo relativo del lavoro: un
modello deterministico basato sulla regola di Bowley
Costo assoluto e distribuzione funzionale del reddito
Disincentivi agli investimenti e alla crescita
Verifica del modello e riprogettazione del livello
contrattuale nazionale
Conclusioni

3


Il declino: crescita lenta,
produttivit bloccata,
impoverimento relativo
Crisi finanziaria e crisi
delleconomia reale
Ben prima dellinsorgere della crisi
finanziaria internazionale, leconomia
reale del nostro Paese entrata in un
sentiero di declino relativo di lungo
termine.
Nel periodo 1995-2007 (prima della crisi), la
crescita media annua del Pil stata in Italia
pari all1,4 per cento, mentre quella
dellEurozona era del 2,2 per cento (-0,8
punti lanno per 13 anni);
4
5
Pil pro capite in PPP in rapporto alla
media europea Anni 1995 e 2006
(numeri indice in base media Ue15=100)
28
37
40
44
68
62 62
64
79
106
103
100
110
109
94
106
98
109
112
114
108
130
89
136
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32
48
56
59
65
70
78
79
91
92
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102 102
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109 109
113
114
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118
130
139
159
20,0
40,0
60,0
80,0
100,0
120,0
140,0
160,0
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1995 2006
Fonte: Eurostat
6
Pil pro capite in rapporto alla media europea
Differenze 2007-1995 (pil pro capite in ppp;
differenze tra numeri indice media Ue15=100)
Fonte: Eurostat
Nel biennio 2008-2009 (crisi finanziaria) la
caduta stata -3,4 per cento lanno, quella
dellEurozona -2,2 (-1,4 p.c. lanno);
Nel biennio 2010-2011 (lieve ripresa) la
crescita stata dell1,1 per cento, quella
dellEurozona dell1,7 (-0,6 p.c. lanno);
Nel 2012-2013 (recessione) la caduta media
stata -2,15 per cento, quella dellEurozona del
-0,55 (-1,6 p.c. lanno).
Negli anni della crisi le cose
sono peggiorate
Pil a prezzi costanti (1995-2013)
Fonte: Eurostat
Dal declino relativo al declino
assoluto
In tutto, tra il 1995 e il 2013, lItalia ha segnato una
perdita di 20,1 punti percentuali di Pil rispetto alla
media dellEurozona.

La crisi finanziaria non ha fatto che far emergere in
modo ancor pi evidente il declino delleconomia
italiana,
Che era stato colpevolmente tenuto per anni sotto
silenzio
e che dal 2008 da relativo diventato assoluto.


Cos la crescita economica?
10
11
La pi semplice rappresentazione
formale della crescita economica
La crescita del prodotto data
dalla crescita dellinput di lavoro
E dallaumento della produttivit del
lavoro
(oltre a un termine di interazione tra i
due, di entit trascurabile nel breve
periodo).



N N Y
12
Crescita del prodotto lordo e contributi della
produttivit e delloccupazione nei paesi europei.
1995-2008 (su ogni colonna il valore % del contributo
della produttivit alla crescita del pil)
0.0
1.0
2.0
3.0
4.0
5.0
6.0
7.0
ITA GER DK CH FRA POR BEL EU15 AUS UK NL SVE NOR SPA FIN GRE ISL IRL
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Contributo occupazione
Contributo produttivit
11,0
65,3
55,5
60,6
52,2
54,0
51,5
46,3
59,4
62,9 43,8 72,4
42,7
7,3
54,6
73,3
59,0
39,9
Fonte: Eurostat
13
Pil per ora lavorata (produttivit oraria del lavoro) in
rapporto alla media europea Differenze tra 2007 e
1995 (Differenze tra numeri indice in base media
Ue15=100)
Fonte: Eurostat
Fonte: Eurostat


Quali sono gli effetti della
recessione sul mercato del lavoro?
14
15
Il ridimensionamento occupazionale non ha
ancora consentito una ripresa della
produttivit (numeri indice, I/2008=100)
15
Fonte: Istat, Conti nazionali e Forze di lavoro
16
Occupazione e disoccupazione
nella crisi
16
Fonte: Istat, Forze di lavoro
Da picco a cavo:
- Occupati 1,151 mila
- Disoccupati +1,760 mila
17
Fonte: Istat, Forze di lavoro
Disoccupati, inattivi e
inoccupati
18


Il ruolo economico
del modello contrattuale
19
Il Protocollo di luglio 1993
Il meccanismo di negoziazione dei salari previsto dal
Protocollo di Luglio 1993 prevede:
Due livelli negoziali, specializzati e non sovrapposti:
1. Importi tabellari (minimi) previsti dai CCNL e legati
allinflazione programmata;
2. Salario di risultato a livello aziendale o territoriale,
legato a produttivit, profittabilit e qualit a livello
locale.
Una forma di politica salariale danticipo (tasso di
inflazione programmata e recupero degli
scostamenti);
altri contenuti di ammodernamento del lavoro e delle
imprese (seconda parte).
Va notato che manca qualunque riferimento alla
stabilit delle quote distributive nel reddito.
Il modello contrattuale
salvaguarda i profitti
I contratti nazionali di categoria non remunerano gli
aumenti di produttivit ma si limitano a prevenire la
perdita di potere dacquisto del salario fondamentale.
Gli incrementi di produttivit vengono invece
remunerati quando derivano da specifici accordi siglati
in sede decentrata, aziendale o (assai pi di rado)
territoriale, e solo se si registrano i risultati attesi.
Questi vincoli creano di fatto una clausola di
salvaguardia dei profitti che nel tempo si dimostrata
insostenibile tanto quanto lo era, per i salari e
ventanni prima, la scala mobile con il punto unico di
contingenza.
20
Da un eccesso allaltro
Il modello negoziale italiano pone il costo del mancato
aumento di produttivit, in termini di corrispondente
stagnazione del salario reale, in capo ai lavoratori e non
alle imprese.
Queste infatti, in assenza di pressione salariale, possono
preservare i margini di profitto senza dover ricorrere a
impegnativi recuperi di produttivit.
Gli imprenditori non affrontano costose riorganizzazioni
alla leggera, non sfidano il futuro con massicci
investimenti a meno che non abbiano forti motivi per
farlo tra i quali quello salariale (ivi incluso il ruolo del
salario come elemento centrale della domanda di
consumi) uno dei pi rilevanti.
21
22
Perch lItalia si data un modello
contrattuale favorevole alle imprese e
non ai lavoratori?
Nel 1993 lItalia si trovava nella doppia
condizione:
Di dover fronteggiare la pi grave crisi occupazionale
del dopoguerra
E di dover accomodare lultima grande svalutazione
della lira (settembre 1992) in vista dellentrata nel
Club delleuro al primo turno.

In realt laccordo prevedeva la sua revisione
dopo 5 anni. Questa venne tentata dalla
Commissione Giugni (1997), le cui
raccomandazioni di estensione della
contrattazione territoriale (a livello regionale,
provinciale, di distretto) rimasero per senza
esito.
Ancora oggi la contrattazione di
secondo livello non decollata
Secondo lindagine Invind della Banca dItalia (DAmuri e
Giorgiantonio, 2013), la contrattazione decentrata copre oggi
allincirca il 21% delle imprese al di sopra dei 20 addetti nel
settore privato delleconomia.
Queste rappresentano oltre il 70% degli addetti nel settore
dellindustria in senso stretto e quasi il 60% nel comparto dei
servizi non finanziari.
Restano quindi prive di contrattazione decentrata:
il 79% delle imprese al di sopra dei 20 addetti,
ovvero il 30% degli addetti nellindustria in senso stretto
e quasi il 40% nei servizi non finanziari,
e quasi tutte le imprese sotto i 20 addetti,
Ovvero il 58% del totale degli addetti.
Queste evidenze sostengono la stima che la contrattazione
decentrata possa al massimo coprire il 25-30% dei lavoratori
dipendenti, lasciando quindi scoperti almeno il 70-75%.
23
La rottura della regola
doro
La mancata diffusione della contrattazione di secondo
livello che ancora esclude pi del 70 per cento dei
dipendenti delle imprese ha causato per la larga
maggioranza delle aziende il mancato rispetto della
cosiddetta regola doro dei salari, che richiede che i
salari reali crescano nella stessa misura della produttivit
del lavoro.
La regola doro perch soltanto nella sua vigenza pu
adempiersi la cosiddetta legge di Bowley, che comporta
la costanza delle quote distributive del lavoro e del
capitale nel reddito.
24
25
Salario, produttivit e regola di
Bowley
Sia w il salario di fatto, N
D
loccupazione dipendente, Q il
reddito reale totale e p i prezzi; la quota del lavoro, o quota
del lavoro dipendente nel reddito (S
L
), pu essere definita
nel modo seguente:


da cui, moltiplicando e dividendo per loccupazione totale
N
T
, e sostituendo la produttivit del lavoro al reddito per
occupato, abbiamo:


dove n
D
indica lincidenza delloccupazione dipendente sul
totale. Da questa equazione si ricava agevolmente la
condizione di crescita salariale che assicura linvarianza
della quota del lavoro:

1 1
p Q N w S
D L
,

1 1
p n w S
D L
,

D L
n p w S

0 .
26
Legge di Bowley e regola
doro dei salari
La slide precedente dimostra che la
legge di Bowley si verifica soltanto se:
la crescita del salario reale eguaglia la
variazione della produttivit del lavoro
(regola doro),
al netto della variazione dellincidenza
delloccupazione dipendente sul totale
(che nel breve periodo pu essere
considerata pari a zero).
Questa condizione vale tanto a livello macro,
per lintera economia, quanto a livello micro,
per la singola impresa.
Il modello di crescita
bilanciata di Kaldor (1957)
Se il tasso di crescita del rapporto capitale-lavoro
coincide con quello della produttivit del lavoro:

=
Y
L


il rapporto capitale-prodotto costante nel tempo.

E, se il saggio di profitto anchesso costante,
allora anche la quota del capitale nel reddito
costante e, per converso, costante anche la quota
del lavoro.

= .
27
Incentivo alla cooperazione
e stimolo ai consumi
Oltre ad essere uno dei pilastri della
crescita bilanciata la Kaldor, la legge
di Bowley:
preserva lincentivo chiave alla cooperazione
tra i partner sociali finalizzata al
miglioramento della produttivit e alla
crescita,
e consente il massimo aumento dei consumi
raggiungibile senza esercitare pressioni
inflazionistiche sul saggio di profitto.
28
Un rapporto inverso e anticiclico
tra produttivit e quota del lavoro
Nel modello contrattuale italiano, il
combinato disposto
della rigidit verso il basso in termini reali
del salario fondamentale definito dai
contratti nazionali (primo livello)
e della mancata diffusione della
contrattazione integrativa (secondo livello)
ha stabilito un rapporto inverso e
anticiclico tra crescita della produttivit
e quota del lavoro nel reddito.
29
Il meccanismo perverso del
modello contrattuale
Se la produttivit cresce (come dovrebbe
accadere sempre), la scarsa diffusione della
contrattazione integrativa fa s che i
guadagni di produttivit vadano ad
aumentare la quota del capitale nel reddito.
Se, viceversa la produttivit si riduce (come
non dovrebbe accadere mai), la rigidit
verso il basso del salario reale
fondamentale torna a far crescere la quota
del lavoro.
30
Produttivit e quota del
lavoro
Dagli anni 80 al 2008, come ricorda
lOrganizzazione Internazionale del
Lavoro, con la crescita della
produttivit, la quota del lavoro nel
reddito caduta in Italia di 10 punti.
Con la crisi, in corrispondenza con la
perdita di produttivit, per gli effetti
descritti la quota ne ha riguadagnati
quattro.
31
Il legame inverso tra produttivit del
lavoro e quota del lavoro nel reddito
(numeri indice, I/2006=100)
32
Fonte: Elaborazione su dati Istat, Conti nazionali trimestrali
33
Legge di Bowley e cooperazione
per la crescita - 1
Il Protocollo 93 ha quindi creato un meccanismo
che viola la legge di Bowley, alterando
automaticamente la stabilit delle quote
distributive, e istituisce un sistema di incentivi
evidentemente sfavorevole alla crescita economica:
Gli imprenditori trovano un equilibrio tra lincentivo
ad occupare lavoro a basso costo (e bassa
produttivit) e quello ad accrescere la produttivit
per spostare automaticamente a loro favore la
distribuzione del reddito;
I lavoratori sono esposti allazzardo morale di poter
riequilibrare la distribuzione del reddito solo frenando
la produttivit.
34
Regola di Bowley e cooperazione
per la crescita - 2
In altre parole, il sistema istituzionale
di regolazione delle retribuzioni
abbatte lincentivo per i partner
sociali a cooperare per la crescita.
E il sistema economico viene sospinto
dalle convenienze dei partner sociali a
imboccare un sentiero di stagnazione
economica.
La redistribuzione del
reddito dai salari ai profitti
Non difficile calcolare lentit della redistribuzione
di risorse dai salari ai profitti operata da questo
perverso meccanismo istituzionale.
In prima approssimazione, senza tener conto degli
effetti della distribuzione del reddito sulla crescita, il
computo pu essere condotto in modo
controfattuale
ovvero valutando la differenza tra il valore storico del
monte profitti e quello che si sarebbe verificato se i salari
reali fossero cresciuti nella stessa misura dei pur modesti
aumenti della produttivit, e dunque lasciando inalterata la
quota del lavoro nel reddito.
35
Un contributo ingente
Il contributo offerto dalla quota del lavoro ai
profitti stato davvero ingente:
a prezzi 2005, oltre 50 miliardi di euro gi due anni
dopo la sigla del protocollo,
fino a pi di 75 miliardi lanno nel triennio 2000-2002
e attorno ai 68 miliardi lanno tra il 2003 e il 2007.
Soltanto con la crisi (tra il 2009 e il 2012), in
dipendenza dalla della tenuta dei salari
contrattuali reali a fronte della caduta della
produttivit del lavoro, il contributo si ridotto
a valori pi modesti, tra i 30 e i 40 miliardi
lanno.
36
Contributo della quota del lavoro alla quota dei
profitti, a prezzi costanti del 2005 (differenza tra il valore
storico della quota profitti e quello che sarebbe risultato dallapplica-
zione della quota del lavoro del 1992, in termini di valori annuali e di
valori cumulati)
37
Fonte: Elaborazione su dati Istat, Conti nazionali
Il valore complessivo
Il valore cumulato di questi
trasferimenti impliciti operati
automaticamente dal modello
contrattuale dal 1993 al 2012
ammonta a ben 1.069 miliardi di
euro:
circa 53 miliardi di euro lanno!
38
Perch lItalia non cresce
Si tratta di una cifra indubbiamente
ragguardevole, sufficiente a spiegare:
non solo il freno dei consumi e laumento
dellindebitamento delle famiglie,
ma anche (e forse soprattutto) i ritardi di
innovazione, i mancati investimenti, la sopravvivenza
di imprese marginali i cui prodotti o servizi
continuano a gravare sui bilanci delle famiglie e delle
imprese competitive,
lincapacit del segmento sano dellapparato
produttivo di crescere sino a trainare fuori dal tunnel
lintero Paese.

39
Per crescere necessario che il potere
dacquisto dei salari aumenti
Il raffronto tra lentit delle risorse trasferite e i
risultati delleconomia smentisce lipotesi di neutralit
della distribuzione del reddito ai fini della crescita.
Il meccanismo perverso che ha garantito i profitti al di
l dei meriti di mercato nel lungo periodo ha minato,
per la cospicua parte del sistema produttivo esclusa
dalla contrattazione decentrata e dalla concorrenza
internazionale, lincentivo a investire per migliorare la
qualit dei processi produttivi e dei prodotti.
Il disincentivo ha influito tanto sulle scelte
imprenditoriali, garantite sul lato dei profitti, quanto
su quelle dei lavoratori, non remunerati in caso di
performance produttive migliori.

40
La depressione salariale
italiana
41
Fonte: Eurostat
Dopo laccordo del 1993
La revisione del modello contrattuale varata il 22
gennaio del 2009 (Accordo separato).
Lart. 8 della legge 148 del 2011.
Laccordo Linee programmatiche per la crescita
della produttivit e della competitivit in Italia
del 22 novembre del 2012 (anchesso
separato).
I primi passi di un patto dei produttori:
Laccordo Interconfederale del 28 giugno 2011,
Il protocollo dintesa del 31 maggio 2013,
Il testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio
2014.

42
43
Laccordo del 22 gennaio
2009: Struttura del salario
Il risultato economico complessivo per il
lavoratore deriva da:


1) gli aumenti previsti dal contratto nazionale,
pi
2) gli aumenti previsti
dalla
contrattazione
decentrata,
3) oppure
dallelemento di
garanzia retributiva.
44
Lelemento di garanzia
retributiva - 1
Nella misura e alle condizioni concordate
dai contratti nazionali,
e con particolare riguardo per le situazioni
di difficolt economico-produttiva,
legr va corrisposto ai dipendenti da aziende in
cui non si esercita il 2 livello contrattuale,
e che non percepiscono altri trattamenti, individuali o
collettivi, oltre a quelli previsti dal contratto
nazionale.
45
Lelemento di garanzia retributiva
2 (Linee guida Industria)
Il beneficio determinato con riferimento alla
situazione rilevata nellultimo quadriennio.
La verifica degli aventi diritto e lerogazione
stessa dell egr avranno luogo al termine della
vigenza del contratto nazionale.
Risultati: se si eccettuano le accelerazioni
salariali del 2009 e 2010 (che taluni giudicano
politiche), il potere dacquisto dei salari
tornato a ristagnare.
Si noti la differenza con il settore pubblico, dove la
contrattazione integrativa assicurata a tutti i
dipendenti.
Andamento del reddito da lavoro
dipendente per lavoratore a tempo
pieno nei settori pubblico e privato
46
Fonte: elaborazioni su dati Istat, Conti nazionali e Conti delle PA
Uscire dal tunnel una
proposta
Il 4 giugno 2013 si sono riuniti a Roma, alla Facolt di Economia
della Sapienza, alcuni economisti che negli anni recenti hanno
studiato il male oscuro del declino della crescita della produttivit
in rapporto con la contrattazione collettiva.
Tra loro Giuseppe Ciccarone, Nicola Acocella, Riccardo Leoni,
Marcello Messori, Paolo Pini, Anna Maria Simonazzi, Paolo
Piacentini, Antonella Palumbo, Antonella Stirati, Davide Antonioli,
Giovanni Di Bartolomeo, Pasquale Tridico, chi scrive e numerosi
altri.
Obiettivo dellincontro, organizzato dalla Facolt e da Economia &
lavoro, la rivista della Fondazione Giacomo Brodolini, era
confrontare risultati e indicazioni di policy per formulare una
proposta di uscita dal tunnel, da far giungere ai partner sociali e al
governo.
Le proposte di uscita dal tunnel provenienti dal Dialogo si possono
riassumere in tre punti fondamentali.
47
1. Riorganizzare i luoghi di
lavoro
Contrattazione di linee guida di
riorganizzazione dei luoghi di lavoro (nuove
tecnologie, organizzazione flessibile, rapporti di
lavoro ad alta performance) per agevolare, dal
lato dellofferta, luscita dalla crisi delle imprese
in condizioni pi difficili,
possibilmente nel quadro di una strategia di
politica industriale e di politica economica
promossa dal Governo e dallUnione Europea
che insista sulle indispensabili riforme strutturali sul
lato del capitale e dello Stato e non pi sul lato del
lavoro;
48
2. Programmare produttivit
e salari reali
Contrattazione di:
valori obiettivo di aumento della produttivit
(produttivit programmata), finalizzati a
ridurre il divario di produttivit tra lItalia e i
maggiori paesi partner nelleuro,
e crescita salariale reale in linea con essi,
indipendentemente dai risultati effettivi,
Per creare un forte stimolo dal lato della
domanda e responsabilizzare le imprese alla
riorganizzazione in accordo con le Linee guida di
cui al punto 1.
49
3. Contrattare la quota del
lavoro nel valore aggiunto
Contrattazione esplicita di un valore obiettivo
della quota del lavoro nel valore aggiunto
(quota del lavoro programmata), a livello sia di
impresa che di comparto, in relazione alla
politica salariale di cui al punto 2,
anche attraverso lestensione della contrattazione
decentrata,
da ottenersi con lo sviluppo della contrattazione
territoriale (v. la relazione della Commissione Giugni di
revisione del Protocollo del 93 e il Piano del Lavoro
2013 della Cgil), in modo da contemperare la
necessaria ripresa del livello dei consumi con quella
degli investimenti.
50
Partner sociali e governo
Sotto i duri colpi della crisi, i partner sociali
stanno muovendo assieme, e in modo finalmente
unitario, passi importanti per il rinnovamento del
sistema di relazioni industriali
e, sperabilmente, anche dellapparato produttivo e
del modello di sviluppo.
Spetta alle forze di governo:
abbandonare gli strascichi di un ventennio perdente,
accompagnare gli sforzi dei partner sociali
e riprendere il ruolo di guida del progresso del Paese,
senza il quale luscita dal tunnel rimarr un miraggio
irraggiungibile.

51