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La riforma degli enti locali nella

transizione costituzionale della


XVII Legislatura
Seminario CISL-Scuola
12/05/2014


Intervento di Marco Orlando
Segretario Unione Province Piemontesi
Le ragioni della riforma /1
La riforma degli Enti Locali approvata nella XVII Legislatura la legge n.
56 del 7 aprile 2014, cd. Legge Delrio, definitivamente approvata dalla
Camera dei Deputati il 3/4/2014 dopo 8 mesi di discussione
parlamentare.

Lesigenza di una riforma organica degli Enti Locali ha origini fin dalla
riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 e dalla
successiva esplosione del contenzioso costituzionale fra Stato e Regioni
sul riparto di competenze

La necessit di provvedere mediante una legge parlamentare stata
determinata dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 220/2013, che nel
luglio del 2013 ha censurato di illegittimit il metodo di riforma utilizzato
nel precedente disegno del Governo Monti.

Le ragioni della riforma /2
Nelle Legislature dalla XIV in poi si sono succeduti almeno tre tentativi
organici di riforma dellassetto locale, nessuno dei quali ha prodotto un
esito positivo.

Tutti i precedenti tentativi di riforma si sono fermati di fronte alla
complessit di riportare a unit e razionalit il sistema delle competenze
amministrative fondamentali dei sistemi di governo locale multilivello.

Lapplicazione della riforma del Titolo V del 2001 ha avuto un andamento
disomogeneo nelle diverse regioni italiane, determinando fenomeni di
neocentralismo regionale che hanno penalizzato in particolare le grandi
conurbazioni metropolitane

Le ragioni della riforma /3
Il cd. federalismo amministrativo avrebbe dovuto essere accompagnato
dal cd. federalismo fiscale e dalla responsabilizzazione della classe
politica locale nellutilizzo delle risorse proprie.

Loscillazione delle metodologie e dei criteri di misurazione dei fabbisogni
standard di spesa per le funzioni fondamentali, unita a un catalogo
fragile e stratificato di competenze (peraltro, molto povere di
indirizzo politico) hanno determinato fin dal 2011 il fallimento della
precedente stagione di riforme dellordinamento.

La congiuntura economica dal 2007 in poi ha accelerato la necessit di
riaccentrare funzioni e compiti verso i governi regionali e verso lindirizzo
politico nazionale.

I cardini della riforma Delrio:
1/ la centralit dei sindaci
La riforma innova profondamente la logica degli interventi di
decentramento del ventennio 1977-1997, poich afferma la netta centralit
dei Sindaci come classe politica di base del governo locale e quindi anche
dellordinamento democratico.

Al sistema attuale in cui le funzioni amministrative interessano tre livelli
di indirizzo politico autonomamente espressi mediante elezioni
democratiche, si sostituisce un sistema in cui la rappresentativit degli
interessi locali resta soltanto al Comune e alla Regione.

Con la riforma Delrio, il cd. governo di prossimit arriva al cd.
governo di area vasta e provoca la ricostruzione dellindirizzo politico a
partire dalle esigenze dei territori e dal loro peso relativo.
I cardini della riforma Delrio:
2/ la differenziazione
La legge 56/2014 comporta la rottura del principio di uniformit
dellorganizzazione amministrativa esistente fin dalla Legge Rattazzi del 1859.

Alle conurbazioni metropolitane e, in misura minore, alle Province viene consentito
di differenziare i poteri interni alla forma di governo e lesercizio delle funzioni
amministrative.

Alla fonte statutaria (e in misura solo marginale alla legge) viene consegnato il
compito di regolare il concreto funzionamento dellarea vasta e delle sue
competenze.

La riforma induce a instaurare un rapporto funzionale molto stretto fra il
governo dei comuni e il governo sovra-comunale, in cui le esternalit (positive e
negative) del Comune capoluogo possono diventare elemento di negoziazione
istituzionale con i territori facenti parte delle Citt Metropolitane e delle Province.

I cardini della riforma Delrio:
3/ lautonomia e la responsabilit
La riforma richiede ai Sindaci di interpretare gli interessi di una comunit molto pi
ampia di quella che li ha eletti, attraverso la composizione delle esigenze territoriali.

Il Consiglio Metropolitano, eletto con voto diseguale e ponderato secondo la
popolazione rappresentata, il luogo chiamato a operare la sintesi. Non c un
rapporto di fiducia tra il Consiglio e il Sindaco Metropolitano (o il Presidente delle
nuove Province) e il bilanciamento dei poteri va ricercato nello Statuto e
nellassetto del decentramento funzionale.

I Sindaci sono anche chiamati a superare i limiti del municipalismo, gestendo in
forma associata 9 funzioni fondamentali comunali entro il prossimo 31/12/2014.

E una riforma che propone una nuova interpretazione del principio di autonomia
locale, basata sulla condivisione delle responsabilit.

Il disegno complessivo:
riorganizzare due livelli di governo
La legge Delrio opera a Costituzione invariata, come gi fece la riforma della
fine degli anni 90 (Bassanini) rispetto alla riforma del Titolo V del 2001.

Anche questa riforma opera dichiaratamente in funzione anticipatoria di una
revisione della Costituzione volta (tra laltro) a eliminare la parola province dalla
Carta costituzionale, disegnando un nuovo e inedito modello di area vasta
azionabile in modo differenziato dalle Regioni.

La riforma fa convergere sul modello politico-organizzativo delle unioni di
comuni due finalit e due processi di riforma che finora, procedevano paralleli
e con finalit differenti:
la riorganizzazione delle funzioni comunali per mezzo delle Unioni;
la riorganizzazione delle funzioni sovra comunali, prima svuotando e poi
sopprimendo le Province

La cooperazione nei territori unipolari:
le Citt Metropolitane
La riforma ordinamentale separa la configurazione amministrativa delle 10
principali conurbazioni da quella della cd. altra Italia delle Province non
metropolitane.

Le Citt Metropolitane (territori unipolari) vengono investite di compiti tipici del
livello regionale (es. pianificazione strategica) per espandere la competitivit delle
aree urbane a livello internazionale, semplificando la filiera decisionale.

Il catalogo di competenze fondamentali delle Citt Metropolitane non
comparabile con quello delle attuali province, poich composto da ambiti di
materie e non da semplici funzioni amministrative (es. il coordinamento dello
sviluppo economico e sociale).

Nel riordino delle funzioni da parte della legge statale e regionale sar possibile
determinare doppie velocit fra il territorio strettamente metropolitano e il resto
dellarea vasta (integrazione/decentramento).
La cooperazione nei territori multipolari:
le Province non metropolitane

Le nuove Province dellaltra Italia vengono trasformate in agenzie
politiche a servizio dei Comuni, che possono usufruire attraverso di loro
di servizi di area vasta altrimenti non raggiungibili, a causa delle ridotte
economie di scala e della polverizzazione comunale (es. le funzioni di
stazione appaltante).

Le funzioni che non dovessero essere confermate allattuale governo delle
Province potrebbero essere riaccentrate al livello regionale oppure
conferite ai Comuni e alle loro unioni, laddove operanti.

Le nuove Province accentueranno comunque la loro specializzazione nei
servizi di assistenza tecnico-amministrativa alle municipalit.
Rischi e opportunit
Il successo della riforma Delrio dipende da una molteplicit di fattori che
devono essere azionati in tempi brevi:
La corretta e innovativa interpretazione delle fonti statutarie
La tempestiva e coerente riallocazione delle funzioni amministrative da parte
dello Stato e della Regione
La definizione di zone omogenee di decentramento funzionale e politico,
utili a riequilibrare il peso dei comuni capoluogo di Provincia rispetto ai piccoli
comuni
La realizzazione di forti e grandi unioni di comuni capaci di cooperare nella
definizione dellindirizzo politico di area vasta e non di competere fra di loro
sulle risorse di finanza derivata
La riforma di gran parte dellordinamento del pubblico impiego
Leffettivo conseguimento di risparmi e di sinergie nellutilizzo delle risorse
finanziarie.

Grazie per lattenzione
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