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Terza lezione

I modelli delletica della comunicazione

Quello che non fanno i codici deontologici

I codici deontologici non riescono a fare tre cose:

Il chiarimento di ci che buono allinterno di una particolare attivit comunicativa.


La sua giustificazione, ossia la fondazione di questo concetto di buono in campo comunicativo. La motivazione ad assumere, appunto, un tale atteggiamento comunicativo che viene riconosciuto e fondato come buono.

Quello che fa letica della comunicazione in senso stretto

Definizione:

Letica della comunicazione in senso stretto quella disciplina che intende stabilire che cosa buono, giusto, virtuoso allinterno di un contesto comunicativo e che intende giustificare lopzione che fa adottare un simile comportamento.

In che modo letica della comunicazione in senso stretto raggiunge il suo obbiettivo

Lo raggiunge secondo quattro paradigmi. Essi sono: 1) Il modello che fa riferimento a una specifica natura comunicativa delluomo; 2) Il paradigma dialogico;

3) Il modello che, per la scelta di specifiche strategie comunicative, fa riferimento allaudience, a un pubblico possibile;
4) Il paradigma dellutilitarismo: il riferimento cio, per le proprie scelte comunicative, al criterio dellutilit.

Il primo modello: quello che fa riferimento alla natura comunicativa degli esseri umani

Lessere umano, per quanto riguarda la sua natura, considerato come un essere che comunica (la tesi di Aristotele). Conformemente a questa tesi, buono tutto ci che, nellesercizio della parola e del discorso nellesercizio cio della comunicazione si rivela conforme a questa natura comunicativa.

Cattivo invece ci che la mette in questione, ovvero utilizza la comunicazione per scopi che sono contrari al sostegno e alla promozione di questa natura umana.

Il secondo modello: il modello dialogico

Il dialogo, il dialogo vero, il modello di un corretto agire comunicativo. Sue condizioni sono:

La disponibilit di ciascun interlocutore a riconoscere le ragioni dellaltro come potenzialmente buone; la disponibilit di ciascun interlocutore ad aprirsi allaltro; la disponibilit di ciascun interlocutore a cambiare idea.
Il rischio di questo atteggiamento dialogico, se non compiuto in maniera matura, quello di vedere intaccata, se non addirittura di perdere, la propria identit.

Il terzo modello: il modello della retorica

La tesi della retorica: buono in ambito comunicativo tutto ci che salvaguarda e viene incontro allaudience, al pubblico, agli interlocutori. Esiste per una buona e una cattiva retorica.
Buona retorica quella che subordina in ogni caso la capacit espressiva alla necessit di dire la verit.

Cattiva retorica quella per cui dire la verit irrilevante: bisogna solo persuadere a ogni costo il proprio interlocutore. ci che sostiene precisamente la sofistica.

Il quarto modello: il modello dellutilitarismo

La tesi dellutilitarismo: valori di riferimento anche nel comunicare sono lutile individuale o collettivo. Ci significa privilegiare lefficacia e lefficienza dei processi comunicativi: che solo in questo modo potrebbero essere funzionali a un utile specifico. Ma questa concezione del comunicare risulta diffusa, ma oltremodo unilaterale.

Ci che ricaviamo da questi quattro modelli

Ricaviamo una particolare definizione di ci che buono in ambito comunicativo (ci che corrisponde alla natura delluomo; ci che corrisponde al paradigma dialogico; ci che va incontro alle esigenze dellaudience; ci che risponde al criterio dellutile). Ricaviamo anche una giustificazione di ci che significa comunicare bene: a partire dalla natura delluomo, a partire dallesperienza del dialogo, a partire dallattenzione allinterlocutore, a partire dal raggiungimento dellutile, individuale o collettivo.

Limiti dei quattro modelli

Questi modelli per non danno: 1) Le motivazioni che ci inducono a comunicare in questo o in quel modo, secondo questo o quel criterio. Tali motivazioni sono considerate qualcosa di scontato. 2) Il perch questo o quel principio (ad esempio il bene comune o lutilit) debbono essere considerati validi in assoluto.

Un nuovo approccio:
letica nella comunicazione

Definizione:

Letica nella comunicazione unindagine sul linguaggio e sulla comunicazione che ritiene di essere in grado di ritrovare allopera, nella comunicazione stessa, particolari principi etici, che ciascun parlante si troverebbe indotto ad applicare.

La tesi di Apel e di Habermas

Questa concezione stata elaborata da Karl-Otto Apel e da Jrgen Habermas.


Il loro progetto caratterizzato dallintenzione di rinvenire allinterno dello stesso ambito comunicativo criteri e princip etici che pretendono di avere una validit universale. Gi nel discorso stesso, per il suo funzionamento, sono inscritti precisi obblighi morali. Ecco perch, nella misura in cui tali obblighi sono riconosciuti da ogni soggetto razionale, diviene possibile ricavare, da questi elementi insiti nella prassi comunicativa, le condizioni che consentono di elaborare unetica generale.

Approfondimento 1: Apel

Apel sostiene che vi una normativit morale allinterno dellatto comunicativo. Tutti noi, come potenziali interlocutori, facciamo parte di una comunit illimitata della comunicazione. I principi morali che governano il discorso sono: 1) La giustizia (cio luguale diritto per tutti i possibili partner del discorso allimpiego di ogni atto linguistico utile allarticolazione di pretese di validit in grado di ottenere un possibile consenso); 2) La solidariet (valida per tutti i componenti della comunit attuale, come pure per tutti i membri potenziali della comunit in linea di principio illimitata dellargomentazione, e riguardante il reciproco appoggio e dipendenza nel quadro di un comune intento di una soluzione argomentativi dei problemi) e 3) La co-responsabilit (che vincola i partner della comunicazione allo sforzo solidale per larticolazione e la risoluzione di problemi).

Approfondimento 2: Habermas

Habermas introduce la differenza fra: Lagire comunicativo strategico, il quale mira semplicemente a promuovere laffermazione di s e della propria tesi, e

Lagire comunicativo nellambito dell etica del discorso, che si configura per la sua aspirazione allintesa e per lidentificazione del linguaggio come luogo in cui una tale intesa si pu realizzare.
Nelletica del discorso Ogni norma valida dovrebbe poter trovare il consenso di tutti gli interessati, purch questi partecipino ad un discorso pratico.

Opportunit e limiti delletica nella comunicazione

Apel e Habermas mostrano che non si pu comunicare senza agire eticamente.

Resta per aperta domanda relativa al senso del nostro agire morale: la questione, in altre parole, riguardante il perch del nostro voler essere buoni, del nostro volerci effettivamente conformare a ci che in qualche modo risulta gi inscritto nel funzionamento dellargomentare comunicativo.

Conclusione

Necessit di uno sviluppo di questa dottrina. Necessit dindagare, per dare una risposta alla domanda sul senso e sulla motivazione del nostro comunicare bene (cio della nostra adozione dei principi etici gi insiti nel nostro linguaggio), il riferimento alla responsabilit delluomo.