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1 Introduzione

In queste note espongo le formule di decomposizione spettrale di un operatore


autoaggiunto. Queste formule generalizzano i teoremi di diagonalizzabilit`a di
una matrice hermitiana al caso di operatori su spazi innitodimensionali. Le
formule di decomposizione spettrale permettono di denire facilmente funzioni
di operatore per una vasta classe di funzioni.
Le note sono cos` organizzate: nella sezione 2 si richiama alcuni risultati della
teoria nel caso nito dimensionale; in 2.1 si ricordano i teoremi elementari sulla
diagonalizzabilit`a di una matrice; in 2.2 si sottolineano gli aspetti essenziali della
teoria della misura e dellintegrazione necessari alla comprensione delle formule
di decomposizione spettrale; in 2.3 si introduce il concetto di misura a valori
proiettori; in 2.4 `e mostrata la formula di decomposizione nella sua forma adatta
alla generalizzazione al caso innito dimensionale.
Nella sezione 3 sono esposte le denizioni e i teoremi nella loro forma generale
su spazi di Hilbert separabili. Si pu`o leggere la sezione 3 saltando la 2 che
serve soltanto da introduzione. Nella sottosezione 3.1 sono descritti due esempi:
loperatore di posizione e limpulso.
Nella sezione 4 si mostra come si possono denire le funzioni di operatore us-
ando le formule di decomposizione spettrale e nella sottosezione 4.1 si utilizzano
i risultatati per discutere il teorema di Stone.
La sezione5 ripercorre i risultati alla luce dellinterpretazione probabilistica
della M.Q..
Nelle due appendici sono dimostrati alcuni risultati utilizzati nel testo.
2 Decomposizione spettrale di un operatore au-
toaggiunto nel caso nito dimensionale.
2.1 Richiami dai corsi di geometria
In questa sezione si considera il caso pi` u semplice che si possa immaginare, quello
a dimensione pi` u bassa: un operatore A autoaggiunto su uno spazio di Hilbert
bidimensionale. E noto dai corsi di geometria che in uno spazio vettoriale
a dimensione nita gli operatori autoaggiunti, endomorsmi hermitiani nel
linguaggio dei corsi di geometria, sono diagonalizzabili. Per essi esiste una base
ortonormale costituita da autovettori. Nel caso bidimensionale esistono due
autovalori
1
e
2
, reali per la hermiticit`a delloperatore, che supponiamo
divesi e due corrispondenti autovettori ortogonali tra di loro e normalizzati e
1
e e
2
:
Ae
i
=
i
e
i
, i = 1, 2
(e
i
, e
j
) =
i,j
, i = 1, 2
. (1)
Facendo uso dei risultati ora richiamati, scriveremo nel seguito di questa sezione
loperatore A in modi equivalenti e via via pi` u complessi, inutilmente complessi
1
nel caso bidimensionale, ma necessari e ineludibili nel caso generale di operatori
autoaggiunti su spazi di Hilbert innito dimensionali.
Usando la base ortonormale dello spazio costituita dai due vettori e
i
, si pu`o
far corrispondere alloperatore A la matrice:
A => A =
_

1
0
0
2
_
(2)
e decomporre la matrice A nel seguente modo:
A =
_

1
0
0
2
_
=
1
_
1 0
0 0
_
+
2
_
0 0
0 1
_
=
1
A
1
+
2
A
2
; (3)
questa `e la decomposizione spettrale delloperatore A , nella sua forma pi` u
elementare.
Conviene osservare che la (3) `e in realt`a una decomposizione della ma-
trice che rappresenta loperatore nella base dei suoi autovettori piuttosto che
delloperatore stesso. Occorre dare della (3) una formulazione intrinseca, cio`e
indipendente dalluso di una base particolare.
Per questo notiamo che le due matrici A
1
e A
2
sono autoaggiunte e soddis-
fano le relazioni
A
2
1
= A
1
A
2
2
= A
2
e A
1
A
2
= A
2
A
1
= 0 (4)
come si verica subito e rappresentano dunque nella base scelta due proiettori
P
1
e P
2
tali che P
1
P
2
= P
2
P
1
= 0 . E evidente, dalla loro espressione matriciale
nella base degli autovettori di A, che P
1
e P
2
proiettano rispettivamente sugli
autospazi relativi agli autovalori
1
e
2
. Autospazi relativi ad autovalori diversi
di un operatore autoaggiunto sono ortogonali; per questo valgono le relazioni
P
1
P
2
= P
2
P
1
= 0 . Inoltre la diagonalizzabilit`a di A implica che P
1
+ P
2
= 1
perch`e se sommo i componenti di un vettore su una base ortonormale ricostruisco
il vettore: P
1
x +P
2
x = x , x H .
La (3) in forma intrinseca diventa la seguente rappresentazione spettrale:
A =
1
P
1
+
2
P
2
; (5)
i termini che vi compaiono hanno il signicato e vericano le relazioni sopra
precisate; sono deniti senza far uso della scelta di una base.
E ovvio che le stesse considerazioni si possono fare per un qualsiasi operatore
autoaggiunto in uno spazio di Hilbert di dimensione nita arbitraria n, si otterr`a
la decomposizione spettrale:
A =
n

k=1

k
P
k
; (6)
e valgono le relazioni:
P
k
P
l
= 0 k = l , P

k
= P
k
, P
2
k
= P
k
,
n

k=1
P
k
= 1 . (7)
2
In (6) P
k
sono i proiettori sugli autospazi; se un autovalore
k
`e degenere il
proiettore corrispondente proietta su un sottospazio di H con dimensione n
k
maggiore di uno , per questo il limite superiore n

nella somma in (6) pu`o essere


minore di n, ma naturalmente deve sempre risultare
n

k=1
n
k
= n . (8)
Nel caso di operatori autoaggiunti su spazi di Hilbert innito dimension-
ali lutoaggiuntezza non garantisce aatto la diagonalizzabilit`a; si presenta la
possibilit`a della presenza dello spettro continuo. Abbiamo discusso esempi di
questa situazione [?], in alcuni di essi lo spettro puntuale `e del tutto assente;
decomposizioni come la (5) non possono essere generalizzate cos` come sono;
occorre prima riscriverle in un modo che appare articioso e complesso nel caso
nito dimensionale ma che si generalizza al caso innito dimensionale. Questo
`e largomento delle prossime due sezioni.
2.2 Richiami e complementi relativi alla teoria della misura
e dellintegrazione
E opportuno a questo punto richiamare alcuni fatti generali della teoria della
misura e dellintegrazione che sono necessari alla comprensione delle formule di
decomposizione spettrale.
1) La costruzione di un integrale necessita di uno spazio di misura X cio`e di
uno spazio X , di una sigma algebra di sottoinsiemi di X,denotata con ( gli
elementi di si chiamano insiemi misurabili) e di una misura sigma additiva su
, denotata con . Uno spazio di misura `e la tripla (X, , ) .
2) Quando sia dato uno spazio di misura X si pu`o costruire un integrale,
in modo formalmente indipendente da quale particolare spazio di misura si stia
considerando, seguendo passo passo la costruzione dellintegrale di Lebesque
per le funzioni di variabile reale, capitoli 3 e 4 del Royden [?]. I teoremi che si
ottengono sono gli stessi di quelli che valgono nel caso dellintegrale di Lebesque
sulla retta. Per esempio valgono i soliti teoremi di scambio limite integrale e si
possono denire gli spazi L
p
(X, ) che risultano completi.
3) Se su uno spazio X su cui `e denita una sigma algebra sono date
due misure e si pu`o porre il problema di confrontarle. Si hanno a questo
proposito due denizioni e due teoremi che ora riporto:
Denizione 1: si dice che `e assolutamente continua rispetto a se e solo
se (E) = 0 implica (E) = 0. In altre parole per la misura ci sono pi` u
insiemi di misura nulla di quelli per . La collezione degli insiemi di misura
nulla per `e contenuto in quella di misura nulla per . La denizione `e motivata
dal seguente teorema:
Teorema 1 (di Radon-Nikodim): `e assolutamente continua rispetto
a se e solo se esiste una funzione misurabile tale che
(E) =
_
X
(x)
E
(x) , (9)
3
`e univocamente determinata quasi ovunque rispetto alla misura . Si ricordi
che la misurabilit`a di una funzione `e denita in relazione alla sigma algebra
e non ha niente a che fare con le misure.
Denizione 2: si dice che e sono mutuamente singolari se e solo se
esiste un insieme misurabile E tale che (E) = 0 e (X E) = 0, questa `e una
maniera concisa per dire che esistono sia insiemi di misura nulla per ma di
misura diversa da zero per che insiemi di misura nulla per ma di misura
diversa da zero per . Non c`e nessuna relazione di inclusione tra le due collezioni
di insiemi di misura nulla.La denizione `e motivata dal seguente teorema:
Teorema 2: date due misure e (sulla stessa sigma algebra ) , vale la
seguente decomposizione
=
a.c.
+
sin .
(10)
dove
a.c.
`e assolutamente continua rispetto a e
sin .
e sono mutuamente
singolari.
Nella applicazione della teoria che segue, X sar`a sempre la retta reale, perch`e
lo spettro di un operatore autoaggiunto `e un sottoinsieme dellasse reale, mentre
la sigma algebra di sottoinsiemi di R sar`a sempre costituita dai borelliani e
indicata con B .
Su R, B diamo alcuni esempi di misure:
a) La misura esterna m , che `e sigma additiva su B vedi Royden capi-
tolo 3[?];lintegrale costruito a partire dallo spazio di misura R, B,m `e datto
dallintegrale di Lebesgue
_
A
f(x)m (11)
b) Le misure assolutamente continue rispetto a m cio`e espresse dalla
formula
(A) =
_
(x)
A
(x)m =
_
A
(x)m, (12)
in cui A B e (x) 0 misurabile, (x) `e univocamente determinata q.o.
rispetto a m ; lintegrale costruito a partire dallo spazio di misura R, B, `e datto
da _
A
f(x) =
_
A
f(x)(x)m (13)
c) Le misure d concentrate su punti della retta, per esempio su due punti

1
,
2
R . La misura d `e cos` denita: d(
1
) = a ; d(
2
) = b ; d(A) = 0 se
A `e un borelliano che non contiene i due punti
1
,
2
. Lintegrale costruito a
partire dallo spazio di misura R, B,d `e datto allora da
_
A
f(x)d = af(
1
) +bf(
2
) (14)
2.3 Operatori autoaggiunti, misure a valori proiettori (PVM),
e misure nel caso nitodimensionale
Torniamo a considerare il caso dell operatore autoaggiunto A su uno spazio
bidimensionale come nella prima sezione. Ad A sono associati i due autovalori
4

1
,
2
e i due proiettori P
1
, P
2
e viceversa autovalori e proiettori determinano
univocamente loperatore secondo la formula 5.
Si pu`o equivalentemente associare in modo uno a uno alloperatore A una
misura a valori proiettori, abbreviata con PVM (Projection Valued Measure)
nel seguito, cio`e una funzione P
A
che associa ad ogni borelliano E della retta
non un numero reale non negativo come nel caso di una normale misura, ma un
proiettore nel seguente modo (confronta lesempio c) della precedente sezione)
:
P
A
(E) = somma dei proiettori corrispondenti agli autovalori contenuti in E.
(15)
Per le propriet`a in 7 la somma di questi proiettori `e ancora un proiettore. E ev-
idente che P
A
determina A : infatti P
A
(
i
) = P
i
, per cui dalla conoscenza di P
A
si ricavano sia gli autovalori che i corrispondenti proiettori e quindi loperatore.
La PVM ora denita gode di propriet`a simili a quelle di una misura, per
questo si chiama misura (a valori proiettori); `e infatti immediato vericare che:
P
A
(
i
E
i
) =

i
P
A
(E
i
) se E
i
E
k
= (16)
che `e analoga alla sigma additivit`a di una misura e inoltre P
A
() = 0 e P
A
(R) =
1.
Riassumendo alloperatore A autoaggiunto `e associata in modo uno a uno
una PVM che gode delle propriet`a sopra indicate.
Fissato un vettore dello spazio di Hilbert e una PVM si ottiene una misura

denendo

(E) = (, P
A
(E)) (17)
`e immediato vericare che

(E) 0 e, nel caso nito dimensionale, la sigma


additivit`a di

. Nel caso bidimensionale questa misura coincide con quella


illustrata al punto c) della sezione precedente: gli unici insiemi di misura diversa
da zero possono essere solo i due autovalori
1
,
2
e risulta

(
i
) = (, P
A
(
i
)) = (, P
i
) = (P
i
, P
i
) = |c
i
|
2
, i = 1, 2 (18)
in parole: la misura dellautovalore
i
`e uguale al modulo quadro della compo-
nente iesima del vettore nella base ortonormale degli autovettori delloperatore.
Notate che questa misura `e indipendente dalle fasi arbitrarie che sono presenti
quando si normalizza una base, `e una misura intrinsecamente denita. La
misura dipende solo dalloperatore A tramite la PVM associata e dallo stato
. Cosiderazione del tutto analoghe valgono nel caso n-dimensionale, se ce de-
generazione la misura degli autovalori e data dalla lunghezza al quadrato della
proiezione dello stato sullautospazio corrispondente.
2.4 PVM e decomposizione spettrale di un operatore au-
toaggiunto nel caso nito dimensionale
Mostriamo ora come tramite lintegrale denito usando le misure

si possa
riottenere loperatore A, diamo cio`e la versione inutilmente complessa della for-
5
mula 5 preannunciata nella sezione iniziale. Ricordata la 14 si ottiene
(, A) = (

i
c
i
e
i
, A

k
c
k
e
k
) =

l
|c
l
|
2

l
=
_
R

(19)
La conoscenza di (, A) per ogni determina loperatore A come di-
mostrato nellappendice 16. Le considerazioni e la formula di decomposizione
appena trovate valgono anche nel caso di un qualunque operatore autoaggiunto
su spazi separabili anche innito dimensionali come verr`a precisato nei teoremi
della sezione che segue senza dimostrazioni.
3 I Teoremi di decomposizione spettrale di un
operatore autoaggiunto
Denizione 1: si chiama misura a valori proiettori (PVM) una applicazione P
dalla sigma algebra degli insiemi misurabili, i borelliani B della retta nel nostro
caso, nellinsieme dei proiettori con le seguenti propriet`a:
a)
P(E) = un proiettore E B (20)
b)
P() = 0 P(R) = I (21)
c) se E =
i=1
E
i
con E
i
E
k
= per i = k allora si ha
P(E) = s lim
n
n

i=1
P(E
i
) (22)
in cui s lim
n
indica il limite forte. Si noti che questo limite non
pu`o essere uniforme; infatti la serie

i=1
P(E
i
) non ha limite uniforme:
la dierenza di due somme parziali non tende a zero perch`e `e ancora un
proiettore che ha norma uno.
Dalle propriet`a a) e c) segue che vale la seguente importante identit`a ( per
la dimostrazione vedi lappendice 2 6 )
P(E
1
)P(E
2
) = P(E
1
E
2
) (23)
in particolare questo risultato mostra che P(E
1
) e P(E
2
) commutano e che se
E
1
e E
2
sono insiemi disgiunti si ha P(E
1
)P(E
2
) = 0 (confronta con le propriet`a
dei proiettori nel caso nito dimensionale 16).
Da una PVM si pu`o costruire, per ogni vettore H una misura m

cos`
denita:
m

(E) = (, P(E)) E B , (24)


6
`e immediato dalle propriet`a di una PVM vericare che m

gode di tutte le pro-


priet`a di una misura; la sigma additivit`a, per esempio, discende dalla propriet`a
c). Si noti che dalla propriet`a b) discende m

(R) = ||||
2
e lintera retta risulta
di misura nita.
Teorema 1: ad ogni operatore autoaggiunto A, D
A
`e asociata univocamente
una PVM, e viceversa ad ogni PVM `e univocamente associato un operatore,
questa associazione `e data dalle seguenti formule:
D
A
=
_
H :
_
R

2
m

<
_
; (, A) =
_
R
m

D
A
(25)
, si ricordi che secondo lappendice 16 dalla conoscenza di (, A) , D
A
,
si ricava A, D
A
, cio`e lazione delloperatore sul suo dominio di autoag-
giuntezza.
Si usano per queste formule le seguenti notazioni abbreviate:
m

= (, P()) = d(, P()) (26)


che `e analoga alla notazione dx per la misura di Lebesque: m = dx , mentre
(, A) =
_
R
m

si abbrevia omettendo e i prodotti scalari:


A =
_
R
dP() . (27)
Conviene notare e ricordare che in queste notazioni non `e mai indicata la dipen-
denza dalloperatore A, per esempio in (25) nel simbolo m

manca lindicazione
della dipendenza da A.
3.1 Esempi
3.1.1 Loperatore Q di posizione
Loperatore Q di posizione `e denito in L
2
(R) nel seguente modo (vedi le mie
note )
(Qf)(x) = xf(x) D
Q
= {f L
2
(R) : xf(x) L
2
(R)}. (28)
La seguente PVM
(P(E)f)(x) =
E
(x)f(x) , f L
2
(R) , E B (29)
`e quella associata alloperatore Q come ora vericheremo.
La misura associata a questa PVM e ad un vettore f L
2
(R) `e
m
f
(E) = (f, P(E)f) =
_
R
f(x)
E
(x)f(x)dx =
_
E
f(x)f(x)dx (30)
7
Questo mostra che (f, P(E)f) `e assolutamente continua rispetto alla misura
di Lebesque m = dx sulla retta, con (x) = f(x)f(x) , e si ha secondo la 25:
D
Q
=
_
f H :
_
R

2
m
f
<
_
=
_
f H :
_
R

2
f()f()d <
_
(31)
_
R
()d =
_
R
f()f()d = (f, Qf) = f D
Q
(32)
come deve essere, cio`e dimostra che la PVM data dalla 30 `e eettivamente quella
associata alloperatore Q.
3.1.2 Loperatore impulso P sulla retta
Loperatore P, impulso, `e denito in L
2
(R) nel seguente modo (vedi le mie note
)
(Pf)(x) = i
d
dx
f(x) D
Q
= {f L
2
(R), f : ass. continue,
d
dx
f L
2
(R)}.
(33)
La seguente PVM `e quella associata alloperatore P come vedremo
F
1
(P(E)F , E B (34)
dove P(E) `e la PVM associata alloperatore Q discusso nellesempio precedente
e F `e loperatore unitario trasformata di Fourier in L
2
(R). La PVM associata
a P `e quindi unitariamente equivalente a quella associata a Q.
La misura associata a questa PVM e ad un vettore f L
2
(R) `e
(f, F
1
P(E)Ff) = (Ff, P(E)Ff) =
_
E

f()


f()d (35)
Questo mostra esplicitamente che (f, P(E)f) `e assolutamente continua rispetto
alla misura di Lebesque d sulla retta, con () =

f()

f() , e si ha secondo
la 25 ragionare sul dominio
_
R
()d =
_
R

f()


f()d = (Ff, F
_
i
d
dx
f
_
) = (f, Pf) f D
Q
(36)
come deve essere, cio`e dimostra che la PVM data dalla 34 `e eettivamente quella
associata alloperatore P.
4 Funzioni di operatore
La formula di decomposizione spettrale, vedi ([1]), permette di denire una
classe molto generale di funzioni di operatore (autoaggiunto) .
8
Conviene prima discutere che cosa si intende per funzione di operatore e
quali funzioni di operatore si vuole considerare. Una funzione in generale `e una
corrispondenza, applicazione, tra due insiemi. Le funzioni reali di variabile
reale sono le applicazioni da R in R Queste costituiscono con le loro propriet`a
largomento dei corsi di analisi: insiemi di denizione, continuit`a derivabilit`a
etc... Si da in questi corsi anche un elenco di funzioni elementari ben studiate
e tabulate, che hanno il privilegio di avere un nome perch`e risolvono problemi
importanti: per esempio la funzione esponenziale, le funzioni trigonometriche,
il logaritmo etc..
In queste note si considerano applicazioni dallinsieme degli operatori nellinsieme
degli operatori, cio`e funzioni a valore operatore di una variabile operatoriale.
Per esempio la funzione aggiunto di un operatore, denotata con , denita
come (A) = A

,la funzione f elevazione al quadrato (A)


2
= AA , la funzione
prodotto (AB) = AB con B operatore ssato . Abbiamo gi`a incontrato queste
e alcune altre funzioni di operatore e ne abbiamo studiato anche le propriet`a
pi` u semplici: per esempio la continuit`a.
Si pone ora il problema di denire un insieme abbastanza generale di fun-
zioni di operatore: quelle funzioni di operatore che in qualche senso corrispon-
dono a funzioni di variabile reale. Non `e utile stabilire questa corrispondenza
in modo arbitrario ma conviene che la corrispondenza tra funzione f di vari-
abile reale e funzione di operatore corrispondente f(A) soddis certe propriet`a
algebriche naturali : se f(x) = x deve risultare f(A) = A se f(x) = x
2
deve risultare f(A) = AA ; se generale f(x) = h(x)g(x) x deve risultare
f(A) = h(A)g(A) A. In questo modo linsieme delle funzioni di variabile reale
e quello delle funzioni di operatore corrispondenti condividono le relazioni al-
gebriche tra funzioni calcolate nello stesso punto. Per esempio la relazione
sin
2
+cos
2
= 1 valida per le funzioni varr`a anche per le corrispondenti fun-
zioni di operatore, oppure exp(x) exp(x) = exp(( + )x) varr`a anche per
exp(A) exp(A) = exp(( +)A) A .
Pi` u formalmente si cerca dunque una mappa che associ ad ogni funzione
f di una certa classe di funzioni un operatore (f) con le seguenti propriet`a:
(f +g) = (f) + (g) , (fg) = (f)(g) , (f) = (f) (1) = 1
se f(x) = x (f) = A , (f

) = (f)

(37)
Una che soddisfa le propriet`a (37) si chiama homomorsmo; homomor-
smo soltanto se non soddisfa (f

) = (f)

.
Abbiamo gi`a incontrato un esempio di costruzione della mappa che ora
richiamo. Ricordiamo che se loperatore A `e limitato, ||A|| < , e la funzione f
`e analitica in un disco di raggio centrato nellorigine cio`e vale
f(x) =

n=0
c
n
x
n
, |x| < (38)
9
si pu`o denire
f(A) =

n=0
c
n
A
n
(39)
la serie di operatori (39)converge nel senso uniforme . Per le funzioni analitiche
con raggio di convergenza maggiore di la mappa `e data da
((f)) (A) =

n=0
c
n
A
n
(40)
La mappa cos` denita `e una applicazione dallalgebra delle funzioni analitiche
in un disco di raggio centrato nellorigine nellalgebra delle funzioni di operatori
denite sugli operatori limitati; si verica subito che `e uno - homomorsmo.
Questo risultato `e troppo limitato perch`e oltre a richiedere lanaliticit`a della
funzione f richiede la limitatezza delloperatore. Gli operatori rilevanti in mec-
canica quantistica non sono quasi mai limitati.
Le considerazioni che seguono invece non richiedono ne limitatezza ne analiticit`a
ma valgono solo per operatori autoaggiunti: le funzioni di operatore che si ot-
tengono hanno come insieme di denizione gli operatori autoaggiunti.
Cominciamo con il caso nito dimensionale della sezione 2). Si ha allora
A =
n

k=1

k
P
k
; (41)
e valgono le relazioni:
P
k
P
l
= 0 k = l , P

k
= P
k
, P
2
k
= P
k
,
n

k=1
P
k
= 1 . (42)
Calcoliamo ora A
2
AA =
n

k=1

k
P
k
n

s=1

s
P
s
=
n

k,s=1

s
P
k
P
s
=
n

k,s=1

ks
P
s
=
n

k=1

2
k
P
k
(43)
notate il ruolo delle relazioni P
k
P
l
= 0 k = l , P
2
k
= P
k
in questo conto.
Analogamente si calcola A
n
e si ottiene:
A
n
=
n

k=1

n
k
P
k
(44)
e per un polinomio si ottiene il risultato
f(A) =
n

k=1
f(
k
)P
k
(45)
10
Lespressione precedente ha senso anche per funzioni arbitrarie di variabile
reale e denisce una corrispondenza tra ogni funzione f di variabile reale e una
funzione di operatore: f f(A) =

n

n
k=1
f(
k
)P
k
. Questa corrispondenza
risulta, come si verica subito uno homomorphismo.La relazione precedente
si pu`o come abbiamo visto riscrivere come integrale (27):
A =
_
R
dP() . (46)
e in questa forma si estende al caso innito dimensionale.
Valgono i teoremi:
Teorema 2: Per ogni funzione misurabile f lespressione
f(A) =
_
R
f()dP

(47)
denisce un operatore sul domino
D
f(A)
= { H :
_
R
|f()|
2
m

< } ; (48)
se f `e reale f(A) , D
f(A)
`e autoaggiunto.
Questo teorema denisce la mappa sulle funzioni misurabili associando
loro funzioni di operatore denite su operatori autoaggiunti a valori operatori
. `e uno homomorsmo. La verica di questo risultato si basa come nel
caso nito dimensionale sulle propriet`a della PVM associata alloperatore A in
particolare sulla (23).
Teorema 3:Per ogni funzione h misurabile e limitata lespressione
h(A) =
_
R
h()dP

(49)
denisce per ogni A un operatore limitato (h)(A) su tutto H; la corrispondenza
:funzione funzione di operatore cos` denita soddisfa le seguenti ulteriori
propriet`a:
1. ||(h)(A)|| ||h||

1
;
2. se h
n
h puntualmente e se ||h
n
||

< M ,n allora (h
n
)(A) (h)(A)
in senso forte;
Nota1:la funzione f(x) = x non fa parte dellinsieme delle funzioni misura-
bili e limitate ;la funzione di operatore f(A) = A non sta nellimmagine della
mappa se la si restringe a questo tipo di funzioni. Vale tuttavia in proposito
il seguente risultato:
Teorema 4:se la successione h
n
di funzione misurabile e limitate `e tale
che puntualmente h
n
(x) x e inoltre |h
n
(x)| |x| per ogni x R e per ogni
n, allora si ha lim
n
(h
n
) = A per ogni D(A).
Nota 2: La (49) denisce uno homomorsmo con certe propriet`a ag-
giuntive, alcune sopra esplicitate nei teoremi 3 e 4, ed `e lunico che le soddisfa.
1
ricordare la def di ||h||
11
4.1 Il teorema di Stone
Come applicazione ([1]) dei teoremi esposti dimostriamo che esponenziando un
operatore autoaggiunto si ottiene un gruppo di trasformazioni unitarie. Pre-
cisamente:
Teorema: Se A `e autoaggiunto, denito U(t) = e
itA
,si ha:
1. Per ogni t R , U(t) `e un operatore unitario e U(t + s) = U(t)U(s) per
ogni t, s R.
Dim: Segue immediatamente dal fatto che le aermazioni corrispondenti
valgono per le funzioni e
it
e dal fatto che `e uno homomorsmo.
2. Per ogni H si ha
lim
tt0
U(t) = U(t
0
) (50)
cio`e U(t) `e fortemente continuo in t .
Dim: si deve mostrare che ||(U(t) U(t
0
))||
2
0 per t t
0
:
((U(t) U(t
0
), (U(t) U(t
0
)) = (, (2 +e
i(tt0)A
e
i(tt0)A
))
_
R
|2 +e
i(tt0)
e
i(tt0)
|
2
m

=
_
R
|e
it
e
it0
|
2
m

(51)
lultimo integrale `e un integrale di Lebesque su un insieme R di misura nita,
secondo la misura m

, e la funzione integranda |e
it
e
it0
|
2
`e limitata da una
costante |e
it
e
it0
|
2
4 che `e sommabile su R,si pu`o quindi applicare il
teorema di Lebesque di scambio limite integrale e ottenere il risultato.
3. Per ogni D
A
vale
lim
t0
U(t) 1
t
= iA (52)
cio`e la derivata in senso forte calcolata nellorigine di e
itA
vale iA.
Dim: si deve mostrare che per ogni D
A
:
lim
t0
((
U(t) 1
t
iA), (
U(t) 1
t
iA)) =
lim
t0
_
R
|(
e
it
1
t
i)|
2
m

= 0, (53)
se si tiene conto della seguente maggiorazione |(
e
it
1
t
| || si ottiene
|(
e
it
1
t
i)|
2
4||
2
che `e m

sommabile quando D
A
(vedi (25)).
4. se esiste il limite lim
t0
U(t)1
t
allora D
A
. Cio`e D
A
`e linsieme dei
H per cui esiste lim
t0
U(t)1
t
.
12
Dim: denito
D
B
=
_
: lim
t0
U(t) 1
t
esiste
_
(54)
e denito iB = lim
t0
U(t)1
t
si osservi che
(iB)

= iB

= lim
t0
U(t)

1
t
= lim
t0
U(t) 1
t
= (iB) (55)
come si controlla dalla corrisponente relazione per le funzioni lim
t0
e
it
1
t
=
lim
t0
e
it
1
t
. Dalla precedente relazione che vale per ogni in D(B) si ricava
che B `e simmetrico. Ma per il punto 3. B A per cui per lautoaggiuntezza
di A deve essere B = A, quindi D(B) = D(A).
Denizione: Uninsieme di operatori unitari dipendenti da un parametro
che soddis le propriet`a 1. e 2. si chiama gruppo unitario ad un parametro
fortemente continuo.
Il teorema di Stone inverte il teorema precedente. Precisamente:
Teorema (Stone): Per ogni gruppo unitario ad un parametro fortemente
continuo U(t) esiste un operatore autoaggiunto Atale che U(t) = e
itA
. Loperatore
A si chiama generatore del gruppo.
Ometto la dimostrazione ma rimando al le il gruppo delle traslazioni )nelle
mie note per la discussione di un esempio particolarmente signicativo.
5 Interpretazione della formula di decomposione
spettrale nello schema della Meccanica Quan-
tistica
Le formule di decomposione spettrale e le quantit`a che vi compaiono hanno un
signicato sico trasparente in meccanica quantistica. Quanto segue serve a
connettere molto schematicamente e acrititcamente il linguaggio della sica a
quello della matematica.
Uno stato puro di un sistema in meccanica quantistica `e descritto da un
vettore di norma uno nello spazio di Hilbert associato al sistema; e

= e
i

( R ), entrambi vettori a norma uno, rappresentano lo stesso stato puro. Gli


stati puri sono classi di equivalenza di vettori di norma uno: equivalente a

= e
i
.
Le quantit`a osservabili sono nella meccanica quantistica identicate con gli
operatori autoaggiunti (A, D(A) ).
Ad A `e univocamente associata una PVM dalla quale ssato uno stato puro
, si ottiene una misura m

. Se E `e un insieme della retta (un borelliano


per la precisione) m

(E) `e un numero positivo minore o uguale a uno e rap-


presenta la probabilit`a che in una misura dellosservabile A sul sistema nello
stato puro si ottenga un risultato (un numero reale) contenuto in E. Notate
che, come deve essere, m

(E) non cambia se moltiplico per una fase e


i
( R ). E ovvio che se E = R , m

(R) deve essere uno perch`e `e certo che


13
la misura dellosservabile A produrr`a un qualche numero reale nito, la prob-
abilit`a di cui sopra deve dunque essere uno. Abbiamo gi`a mostrato infatti che
m

(R) = ||||
2
= 1. La sigma additivit`a di m

ha analogamente un signicato
probabilistico evidente: la probabilit`a che il risultato di una misura sia compreso
o in E
1
o in E
2
deve essere la somma delle due probabilit`a m

(E
1
) e m

(E
2
)
se E
1
E
2
= .
Dopo aver interpretato come specicato il signicato di m

il secondo mem-
bro della formula di decomposizione spettrale
(, A) =
_
R
m

D
A
(56)
`e il valor medio dellosservabile A nello stato , perch`e il valor medio di molte
(innite) misure dellosservabile A sul sistema che si trova nello stato puro si
ottiene sommando (integrando) i possibili risultati della misura, , moltiplicati
per la probabilit`a m

di ottenerli . Quindi il secondo membro della formula


spettrale fornisce il signicato del primo membro:
(, A) `e quando D
A
il valor medio dellosservabile A nello stato puro
.
Discutiamo che cosa si pu`o dire se / D(A).
Ricordiamo che D(A)
_
H :
_
R

2
m

<
_
; cio`e, detto diversamente,
la funzione deve appartenere a L
2
(R, m

) ; nella misura m

la retta ha misura
nita (=1) e sappiamo che su insiemi di misura nita
L
2
(R, m

) L
1
(R, m

). (57)
Possono dunque esistere stati per cui la funzione L
1
(R, m

) ma /
L
2
(R, m

). Questi sono stati che non appartengono al dominio delloperatore,


tuttavia ha senso _
R
m

. (58)
Per questi stati, non nel dominio delloperatore, esiste il valor medio dellosservabile
A.
Perci`o si conclude che:
Se D(A) esiste sempre il valor medio dellosservabile e si pu`o calcolare
come (, A).
Se / D(A) ma
_
R
m

< esiste il valor medio dellosservabile nello


stato ma non si `e autorizzati a collegarlo a
_
R

2
m

. La quantit`a (, A) non
`e legittima nella teoria perch`e non si pu`o applicare loperatore a vettori non
nel dominio delloperatore: se si insiste a farlo perch`e magari sembra naturale
valutare lazione di A su pu`o accadere che A / H e quindi non ha senso il
prodotto scalare (, A), oppure (, A) ha senso ma non ha nulla a che fare
con il valor medio dellosservabile nello stato .
Poich`e D(A)
_
H :
_
R

2
m

<
_
e
_
R

2
m

< ha il signicato di
valor medio del quadrato del risultato delle misure dellosservabile A quando il
sistema `e nello stato , ne consegue che `e la nitezza di questa media il criterio
14
che discrimina dal punto di vista dei risultati di misure gli stati nel dominio
dellosservabile dagli altri.
Si pu`o notare che il numero
_
R

2
m

coincide, vedi il paragrafo sulle funzioni


di operatore, con (, A
2
) se D(A
2
), cio`e se
_
R

4
m

< e si ripropone
per A
2
una discussione analoga a quella appena fatta per A.
Ecco alcuni esempi che illustrano in parte quanto esposto:
Esempio 1: Consideriamo sullo spazio di Hilbert L
2
(, ) loperatore
autoaggiunto
A = i
d
dx
, D
A
{ L
2
, a.c.,

L
2
, () = ()} (59)
e prendiamo lo stato puro =
1

2
, che non appartiene al dominio delloperatore
e calcoliamo
(, i
d
dx
) =
i

2
,
_

1(
d
dx
1)dx = 0 (60)
concluderemmo, erroneamente, che il valor medio dellosservabile A = i
d
dx
nello
stato =
1

2
`e zero. Calcoliamo ora questo valor medio correttamente usando
il secondo membro : sappiamo che A `e diagonalizzabile con spettro puntuale, i
suoi autovalori sono {
n
= n + 1/2}
nZ
, e le autofunzioni corrispondenti

n
=
e
i(n+
1
2
)x

2
, n Z (61)
`e immediato calcolare i coecienti di Fourier c
n
= (
n
, ) e lo sviluppo dello
stato nella base
n
e : si ottiene
c
n
= (
n
, ) =
1

(1)
n
n + 1/2
=
1

2
=
1

(1)
n
n + 1/2
e
i(n+
1
2
)x

2
. (62)
Ora il valor medio dellosservabile Adeve essere

n
|c
n
|
2
=
1

n+1/2
(n+1/2)
2
=
1

1
n+1/2
. Questa serie `e divergente: pi` u precisamente `e una serie nu-
merica a termini positivi e negativi che `e assolutamente divergente (la serie
dei moduli `e divergente) infatti allinnito va come
1
n
. Scegliendo opportu-
namente il modo di sommarla si pu`o ottenere qualunque risultato ( anche zero
naturalmente). Questo `e dunque un esempio di uno stato per cui non esiste il
valor medio dellosservabile
A = i
d
dx
, D
A
{ L
2
, a.c.,

L
2
, () = ()} (63)
ma ligenuo calcolo di (, i
d
dx
) fornisce il valore zero.
Lesempio che segue mostra invece che se si usano le formule correttamente
non si ottengono contraddizioni.
15
Esempio 2:
Consideriamo sullo spazio di Hilbert L
2
(, ) loperatore autoaggiunto
dellesempio precedente:
A = i
d
dx
, D
A
{ L
2
, a.c.,

L
2
, () = ()} (64)
e prendiamo lo stato puro (x) = x, che appartiene questa volta al dominio
delloperatore e calcoliamo
(, i
d
dx
) = i
_

x(
d
dx
x)dx = 0 (65)
Utilizziamo ora la formula di decomposizione spettrale: si ha calcolando esplici-
tamente i coecienti c
n
di Fourier della funzione x
c
n
=
(1)
n
(n +
1
2
)
2
(66)
e (, A) =
_
R
m

D
A
fornisce
0 = (, A) =
_
R
m

(n +
1
2
)
(n +
1
2
)
4
=

1
(n +
1
2
)
3
(67)
che deve risultare una relazione vera avendo scelto D
A
. Infatti la serie `e ora
una serie assolutamente convergente che si pu`o sommare dunque nellordine pi` u
conveniente: si ha

1
(n +
1
2
)
3
=

0
1
(n +
1
2
)
3
+

1
1
(n +
1
2
)
3
= 0 (68)
zero perch`e le due serie coincidono a parte il segno.
Esempio 3:
Consideriamo sullo spazio di Hilbert L
2
(1, ) loperatore autoaggiunto Q :
Q = x , D
Q
{ L
2
, x L
2
(1, )} (69)
e prendiamo lo stato
(x) =
_
1
x
2+
, (70)
che appartiene a L
2
(1, ) ma non al dominio D
Q
delloperatore:
(x(x))
2
=
1
x

/ L
1
(1, ). (71)
calcoliamo (senza errori ma illecitamente)
(, Q) =
_

1
x
x
2+
dx =
1

(72)
16
il membro di destra della formula di decomposizione spettrale fornisce lecita-
mente questa volta il valor medio dellosservabile, vedi (32) nella discussione
delloperatore di posizione,
_
R
m

=
_

1
x
x
2+
dx =
1

(73)
un risultato coincidente con il primo membro della stessa equazione. Qui per
caso non c`e contraddizione : lespressione illecita (, Q)., che non `e un prodotto
scalare tra due elementi dello spazio di Hilbert perch`e Q / L
2
(1, ), coincide
con quella lecita
_
R
m

che fornisce il valor medio di misure della posizione


nello stato .
6 Appendici
Appendice 1: dalla conoscienza di
(, A) D
A
(74)
si pu`o ricavare
(, A) , D
A
(75)
Dim: , D
A
( +, A( +)) = (, A) +||
2
(, A) +(, A) +(, A) (76)
per = 1 e = i si ottengono dalla identit`a precedente sia (, A) + (, A)
che (, A) (, A) come somma di elementi diagonali, sommando si ricava
(, A) .
Nota: per la densit`a di D
A
da (, A) , D
A
si pu`o ricavare A : la
conoscenza degli elementi di matrice (, A) determina loperatore.
Appendice 2: dalle propriet`a a) e c) di una PVM segue che
P(E
1
)P(E
2
) = P(E
1
E
2
). (77)
Dim: se E
1
E
2
= risulta P(E
1
)P(E
2
) = 0 infatti da c) si ha
P(E
1
) +P(E
2
) = P(E
1
E
2
) F (78)
e per la a) Q `e un proiettore e quindi x H si ha
||x||
2
(Fx, Fx) = (x, Fx) = (x, P(E
1
)x) + (x, P(E
2
)x) (79)
per x = P(E
1
)y si ottiene y
||P(E
1
)y||
2
||P(E
1
)y||
2
+ (P(E
1
)y, P(E
2
)P(E
1
)y) =
||P(E
1
)y||
2
+ (P(E
2
)P(E
1
)y, P(E
2
)P(E
1
)y) (80)
17
da cui segue che P(E
2
)P(E
1
)y = 0 y cio`e P(E
2
)P(E
1
) = 0 .
Se ora E
1
E
2
= A = si ha
P(E
1
)P(E
2
) = (P(E
1
A) +P(A))(P(A) +P(E
2
A)) = P(A) = P(E
1
E
2
)
(81)

References
[1] M.Reed and B.Simon: Methods of modern mathematical physics, I func-
tional analysis, Accademic Press, N.Y. 1970.
18