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Anticorpi antiautocratici
Gabriele Albertini

Alla presentazione del volume che raccoglie riflessioni e ricordi di quasi un decennio da primo cittadino Nella stanza del sindaco mi affiancava un terzetto composto da Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri e Cesare Romiti, rispettivamente lartefice e gli ispiratori, le due eminenze grigie, della mia candidatura. I due super-manager mi avevano conosciuto in occasione del mio incarico in Confindustria. Romiti era presidente Fiat quando io ero presidente di Federmeccanica, Confalonieri faceva invece parte del comitato di presidenza di Assolombarda di cui ero allora vice presidente. Ma come era stato possibile che un outsider estraneo alla politica di professione fosse stato candidato a una poltrona cos ambita e cos simbolicamente importante, in un momento cruciale della Seconda Repubblica? Io stesso mi ero stupito della mia candidatura a sindaco, non avevo maturato alcuna esperienza politica. Ma il partito borghese non poteva accettare un burocrate di professione o lennesimo boiardo di Stato e auspicava piuttosto un uomo proveniente dalla societ civile e preferibilmente un imprenditore. L antefatto era che la sinistra aveva candidato come sindaco di Milano il presidente dei giovani industriali Aldo Fumagalli, spiazzando cos il centro-destra: sembrava infatti paradossale che il partito di riferimento della classe imprenditoriale, che aspirava a rappresentare il partito borghese di massa, non contrapponesse a sua volta la candidatura di una figura di estrazione imprenditoriale: cos a totale mia insaputa, con il beneficio di una totale innocenza ai confini con lingenuit, divenni il potenziale candidato nella strategia del Centrodestra. Allofferta di Berlusconi della candidatura, rifiutai con decisione per ben tre volte, la quarta volta addirittura per iscritto. Le ragioni del diniego erano motivate dallimpegno assunto come rappresentante del mondo confindustriale, dovendo affrontare questioni importanti sul tema delle relazioni industriali e sui rapporti tra contrattazione nazionale e aziendale. Per convincermi a cambiare idea, Berlusconi mi disse: Lei un uomo di azienda, per non solo un imprenditore chiuso dentro i cancelli della fabbrica, ma anche il pre41

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sidente della pi importante federazione dellindustria con una grande rilevanza simbolica e dialetticamente in stretto rapporto con la questione operaia. Ma nella sua visione e aspirazione non c solo il cancello della fabbrica ma anche la volont di propugnare, divulgare, raccontare e far condividere i valori dellimpresa, di affermarli. Io credevo con assoluta convinzione nei valori dellimpresa e intendevo testimoniarli: conservavo perfetta memoria degli anni Settanta, in cui a venir messo in discussione era stato il ruolo stesso dellimprenditore, la sua indispensabile funzione guida, la sua centralit non solo nel sistema produttivo, ma anche in quello della comunit sociale in senso pi ampio. Gli echi di una cultura ferocemente anti-industriale e di unaspra conflittualit erano ancora troppo emotivamente vicini per non suscitare, dentro la mia coscienza dibattuta, un improvviso scatto dorgoglio identitario, una pulsione spontanea e reattiva del carattere profondo. Due mondi antropologicamente sospettosi luno dellaltro avevano combattuto, per tutti gli anni Settanta, una a mio avviso inattuale guerra di classe, invece che cercare sinergie per difendere il ruolo centrale della cultura industriale nel Paese. Questo era il mio background, la mia biografia di uomo dellindustria metalmeccanica; Berlusconi evidentemente lo sapeva, e dopo avermi lusingato con la candidatura, di fronte al mio ostinato rifiuto, decise di giocare larma decisiva per convincermi andando a toccare il mio orgoglio pi profondo, il mio senso di colpa unito al senso del dovere, incapace di disobbedire al richiamo allimpegno. Berlusconi impieg tutto il suo talento maieutico: dopo aver fatto leva sulla mia vanit, cambi improvvisamente registro persuasivo facendo leva sul mio senso di colpa. Al mio ormai estremo tentativo di replica: Non non sono un politico, avr contrasti, certi meccanismi e bizantinismi della politica non si adattano al mio carattere, non smusser gli angoli, avr una linea determinata e intransigente, Berlusconi, perfettamente consapevole di aver ormai vinto la mia ritrosia, rispose con una stoccata finale: Lei anche umile, proprio quello che ci vuole. In questo episodio racchiusa la genealogia e, in fondo, il senso della mia esperienza di imprenditore prestato alla politica nella prima grande stagione dellantipolitica. L identikit del sindaco secondo i desiderata dei milanesi di allora era: al primo posto lonest si veniva immediatamente dopo Tangentopoli poi lo spirito di iniziativa, il saper fare, il rigore gestionale e la managerialit, la competenza e la concretezza operativa. Tra gli ultimi valori cera il carisma e lesperienza politica. Da qui ha preso il via lamministrazione pi imprenditoriale di tutta la storia politica di Milano. In nove anni abbiamo
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realizzato sei miliardi in opere pubbliche. Abbiamo provvisto allossigeno finanziario con una decisiva manovra di liberalizzazioni, privatizzando AEM, le farmacie comunali, la Centrale del Latte. Abbiamo dato avvio a un processo radicale di trasformazione del volto architettonico della citt con lapertura di cantieri che hanno contribuito a riqualificare lidentit di Milano: una filosofia di modernizzazione e sviluppo fondata su sinergie e partnership con il settore privato, sempre per riservando alla Pubblica Amministrazione le scelte fondamentali di indirizzo, pianificazione e regia politica. Abbiamo cercato di creare le condizioni per rendere pi appetibili gli investimenti internazionali nellarea metropolitana di Milano favorendo lafflusso di capitali. Una politica di ottimizzazione e operosa ricerca di efficienza fondata su un approccio di tipo privatistico per le aziende controllate dal Comune che dal 98 hanno ricominciato a generare utili. ATM ereditava un pesante passivo, ed tornata in attivo senza bisogno di ricorrere a un incremento del prezzo del biglietto. Noi abbiamo introdotto per primi nel nostro Paese la figura chiave del city manager. Come esperienza amministrativa abbiamo puntato, da una parte, sulla capacit gestionale e organizzativa, sul rigore lonest e la trasparenza dallaltra, dopo la cesura epocale di Tangentopoli che ha visto Milano come luogo determinante nella genesi del processo di transizione verso la Seconda Repubblica. Io ho assunto personalmente lonere e la responsabilit politica di selezionare direttamente lo staff dei miei collaboratori, senza passare per il filtro della giunta o la mediazione con il consiglio comunale. Si trattato indubbiamente di una interpretazione poco politically correct della leadership che ha inteso contrastare le logiche di tradizionale spartizione partitica e correntizia del potere. Facevo valutazione rigorose in deroga alle normative ma assumendomi le responsabilit in prima persona senza nascondermi dietro paludamenti, tattiche e concertazioni. Si trattato di uno stile nuovo di leadership del sindaco, incentrato su un modello di decision making diretto, focalizzato e intransigente, un metodo di decisioni polarizzato e binario: fondato su un irriducibile prendere o lasciare con poco spazio ai compromessi e finalizzato alla realizzazione concreta e tangibile di risultati invece che al mantenimento di un prudente e opportunistico equilibrio politico. La coerenza spinta fino allostinazione ha consentito di dare unimpronta di novit allazione di leadership, determinando una risposta e un consenso politico molto forte focalizzato sulla persona del sindaco. Nessuna demonizzazione del capitale privato che rappresenta una risorsa se viene ben gestito senza essere soverchiante sugli interessi
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pubblici, che devono in ogni caso sempre rimanere al centro dellazione amministrativa per valutare le proposte in modo oggettivo, onesto, imparziale e trasparente senza favorire nessuno. La presenza del privato costituisce una risorsa quando si confronta con unamministrazione autorevole e indipendente, con una leadership rigorosa e capace di realizzare opere di utilit generale senza sottomettersi alle pressioni di lobby e agli interessi di poteri pi o meno forti. Il successo della formula dellimprenditorialit al governo fatta di grande rigore morale unita a efficienza amministrativa e capacit gestionale, ha certamente pagato sul piano politico consentendo una riconferma del mio mandato. Ho confermato il mandato con un largo margine anche sulla mia lista e ci ha significato un consenso pi largo della coalizione e del partito. Un grande voto disgiunto significa la presenza di consenso personale anche presso le file degli oppositori. L elemento vincente stato quello del rappresentare una politica di una destra ma con una identit non populista, severa e rigorosa ma gentile. La meritocrazia, lefficienza, la legalit sono valori di destra. Noi siamo pi marcati su questi argomenti rispetto a quelli della giustizia sociale e sulla distribuzione di ricchezza. Crediamo nel valore dellindividuo rispetto alla socialit. Crediamo nella libera iniziativa piuttosto che nel controllo dirigista delleconomia. Certamente smarrire il valore guida della legalit assolutamente radicato nella mappa dei valori della maggioranza silenziosa del partito borghese di massa ha rappresentato il limite pi grande alla proposta politica del centro-destra. Milano una citt che ha sempre anticipato le tendenze poi seguite dal resto del Paese. L fatto dopo Tangentopoli e lo sta facendo in ha questo momento di svolta del sistema politico. Il sistema politico gravitante attorno alla coalizione di centro-destra pi di tutti si fondato sulla leadership carismatica di Berlusconi. Il Berlusconi che ho conosciuto nel 94, quello che mi implorava, con grande umanit, facendo leva sulle mie convinzioni pi intime e profonde per spingermi a sciogliere le riserve e accettare la candidatura a sindaco, spronandomi a uscire dalla trincea del lavoro e affrontare il campo aperto dellagone politico, un Berlusconi che oggi non c pi, evaporato con la sua immagine e il suo carisma mediatico. Oggi c un Berlusconi che ha costituito una sorta di signoria rinascimentale fondata sulla fedelt mercenaria di un esercito di pretoriani disposti ad arroccarsi in una difesa a oltranza come soldati giapponesi in un atollo nel Pacifico. Il potere berlusconiano ha assunto negli anni sempre pi un carattere autocratico grazie alla dimensione extra ordinem di un inedito concentrato di potere mediatico, finanziario, politico senza confronti nel panorama
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dei moderni sistemi democratici occidentali. Si deve riconoscere a Berlusconi di essere certamente stato un grande comunicatore, un grande intuitivo, un uomo coraggioso capace di motivarsi e motivare mobilitando sfide azzardate, con una capacit di reinventarsi ogni volta, di saper risorgere anche dai momenti di pi bruciante delusione e sconfitta. Un leader che stato capace, per quasi un ventennio, di sintonizzarsi direttamente con la pancia, con gli istinti profondi, con i desideri e le paure pi viscerali degli italiani. Allora Berlusconi mostrava un atteggiamento inclusivo e arruolava le persone che nella societ avevano espresso leadership, nellimpresa, nelle professioni, nelle universit. Si trattava di personalit con un retroterra di radicamento nella societ civile, io stesso sono stato cooptato dentro un contesto preciso come quello dellorganizzazione confindustriale; pur essendo un neofita della politica, disponevo di un DNA di valori di riferimento e una identit, una struttura di pensiero liberale molto netta e definita. Quando si stabilizzato questo nuovo quadro di potere, Berlusconi ha pensato di poter fare a meno dei propri legionari e si trasformato in un imperatore non pi aperto e illuminato, ma di tipo autoreferenziale, si circondato di cortigiani e, com noto, di cortigiane. Ci che ha definitivamente rotto la relazione diretta e il rapporto di identificazione tra certi valori della borghesia e classe media, la cosiddetta maggioranza silenziosa, e la figura di Berlusconi sono stati i casi reiterati della corte delle ragazze. Ricordo nel 2005 di avere fatto una telefonata piuttosto lunga, non stato facile convincerlo, per rinunciare alla presenza nel listino bloccato alle elezioni regionali di quella che oggi una mia collega europea, Lara Comi, una persona perbene, con una dialettica e qualit intellettuali, ma che aveva allora a mio avviso il torto di essere troppo inesperta: aveva allora solo ventun anni e pressoch nessun background politico significativo. Davvero troppo poco per sostituire quello che consideravo un uomo prezioso, il mio capo di gabinetto, con unesperienza significativa e figura strategica per mantenere un rapporto e un sistema di relazioni con il mondo lombardo. Dovetti faticare per convincere Berlusconi che intendeva sostituire un uomo di comprovata esperienza amministrativa con un network di relazioni significative nel sistema lombardo con una giovanissima e ancora acerba di politica come Lara Comi. In quel caso sono orgoglioso di essere riuscito a convincere Berlusconi. Ma ormai la lucidit politica a mia avviso era declinante. Qualche anno dopo si sarebbe arrivati al famigerato caso Minetti con i corollari e la difesa dellindifendibile da parte della cerchia stretta dei pretoriani del principe. L affaire Minetti rappresenta il punto pi basso, quello del tradi45

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mento dei valori di meritocrazia e della competenza con il trionfo di una visione decadente della politica. il ribaltamento dei valori in cui una destra civile pu credere. Fosse un caso isolato, qualche attenuante di delirio senile potrebbe anche essere forse concessa in un paese cattolico e controriformista che ha fatto delle indulgenze un proprio tratto storico, ma purtroppo un fatto diventato sistemico, assunto a prassi consolidata, paradigma di selezione della classe dirigente destinata a occupare ruoli istituzionali. Pensiamo al caso di quel pesce ormai politicamente abboccato allamo del nepotismo del figlio di Bossi, che entrato in politica con un curriculum di studi tragicomico: un recidivo dellesame di maturit, un cervello in fuga nei suoi rocamboleschi tentativi di afferrare titoli di studio negli esamifici di mezza Europa. Non si pu parlare di docta ignorantia, ma semmai di somma arroganza di chi lo ha elevato a ruoli impensabili e immeritati. La giustizia non di questo mondo, ma certamente lo la nemesi e la pena del contrappasso, visti i rovesci della dea fortuna sulle sponde del divino Po. Non necessario mettersi nei panni severi del Catone il Censore, o del Savonarola di turno per scandalizzarsi: basta lesercizio del senso comune, per comprendere che si sia davvero esagerato. Le belle ragazze che fanno carriera per avvenenza e disponibilit arrivando a ricoprire ruoli istituzionali di vertice, derivano la loro carriera da un rapporto di pura cooptazione, favore e capriccio del principe. Si tratta di una degenerazione da basso impero che rivela una patologia grave del sistema, una malattia mortale della morale pubblica. Quella degli incarichi pubblici non una dimensione che attiene alla sfera di disponibilit privata come potrebbe essere unazienda, ma si tratta di ruoli politici che arrivano, attraverso un meccanismo di nomine, a incardinarsi in ruoli istituzionali. Qui si deborda dal rapporto di leadership per entrare nel regno dei rapporti di signoria che funziona solo fino al termine del carisma del principe. Una leadership da principato rinascimentale, ma senza leccellenza culturale delle grandi famiglie del Quattrocento fiorentine, poco neoplatonismo, solo un certo peronismo, scarso gusto estetico sostituito da una buona dose di kitsch: limperatore paralizzato dagli stessi mostri che lui stesso ha creato. Un intero popolo vive la disillusione di un quindicennio. C ancora un imperatore, ma ai confini gi premono i barbari. Le personalit con qualcosa da proporre e una credibilit da spendere vengono escluse sistematicamente dai cerchi ristretti delle decisioni, perch chi nominato per favori e fedelt non tollera gli eletti portatori di consensi e legittimit. L implosione del centro-destra a partire dalla fronda di Gianfranco Fini si basata su queste motivazioni: la necessit di rifondare
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i rapporti politici interni con lapprovazione di un codice etico, congressi con dibattiti veri e pluralismo, per stabilire una linea politica e lidentificazione di un ceto dirigente generato da un processo elettivo e non da una cooptazione dal vertice: in fondo si tratta solo dellabc della democrazia interna di un moderno partito occidentale. Senza libero dibattito delle opinioni in un partito non possibile istaurare una dinamica virtuosa di inclusione delle opinioni, ci si limita a rimuovere le opinioni differenti, alimentando inevitabilmente un processo di secessioni e rotture che prelude alla deriva balcanica, alla centrifuga polverizzazione del sistema in un sistema feudale di piccoli potentati in lotta tra di loro secondo un principio del bellum omnium contra omnes, quella forma di anarchia ben descritta da Hobbes destinata a moltiplicarsi in una molteplicit di satrapie personali. Ma questa classe dirigente con vocazione nichilistica non pu accettare il mutamento. Se il ceto dirigente viene selezionato esclusivamente in base al rapporto personale con limperatore, che pu essere di adulazione o interesse, uno scambio di favori o il sorriso di una bella ragazza, non si pu arrestare una deriva di culto orientale sul modello dellimpero romano doriente: il sultanato come approdo terminale di una leadership politica fondata sul culto della personalit. Gli adulatori non fanno altro che alimentare la tendenza ipertrofica dellego del leader. Nessun consigliere di alto profilo stato in grado di portare una parola di verit al vertice, che si rinchiuso ostinatamente su se stesso. Come nelle tragedie greche, non lambizione ma la tracotanza a innescare il meccanismo irreversibile di ribaltamento: linizio della fine comincia quando si perde il contatto con lorizzonte mortale della realt. Ma dalla divinizzazione il passo ulteriore inevitabilmente quello della demonizzazione. Chi arriva a credersi dio perde il contatto con se stesso e con il mondo arrivando a compiere atti inaccettabili pur di conservare il culto di s e il potere che ne costituisce lo strumento. Tutte le tragedie politiche hanno purtroppo mostrato questo questa parabola declinante. Tutte le forme di autocrazia, anche quelle pi illuminate seguono una morfogenesi simile. Nel nostro caso, non si affermata bisogna per onest intellettuale riconoscerlo una dittatura, per certamente stata ferita in modo profondo letica pubblica e la dignit delle istituzioni. La tragedia e la farsa sono due fasi che si sono alternate innescando la deriva pi grottesca di questo finale: un certo tono da commedia allitaliana ha finito per prevalere prima che la durezza della seconda ondata della crisi ci trascinasse sempre pi in basso nella considerazione internazionale. Il partito carismatico lo rimasto sino a ora senza riuscire a trovare
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unalternativa credibile e praticabile. Presenze spesso telegeniche che imparano a memoria un discorsetto interpretando il verbo del capo non sono pi sufficienti a coprire il vuoto e lassenza di elaborazione di idee. Come una profezia di McLuhan la leadership immersa nel domino della media-sfera, da capacit decisionale, lungimiranza, visione, profondit intellettiva, conoscenza dei dati complessi della realt e delle persone, si trasforma in pura presenza mediatica e performance televisiva. La politica si converte nella sua rappresentazione mediatica. Da qui la politica fondata sugli annunci. Un approccio post-moderno fondato sulla forza pervasiva e sulla retorica emozionale del paradigma televisivo. Un linguaggio politico studiato a immagine e somiglianza della pellicolare evanescenza del format del talkshow. La leadership politica in una societ cos mediatizzata finisce per insistere sulla semplificazione basata sulla superficialit e sulla mancanza di memoria. La parola diviene avulsa dal contenuto e si fonda solo sul principio ipnotico dellaffabulazione pubblicitaria. Qualcosa di simile avviene nella parossistica fase terminale del berlusconismo pi pindarico, virtuale e leggero che per deve impattare con il ritorno alla pesante zavorra gravitazionale nella pesantezza irriducibile della crisi. La differenza tra il politico professionale e il politico professionista la medesima che corre tra la visione tolemaica e quella copernicana. Due visioni cosmologiche opposte. Il politico professionale sa fare le sue scelte con lucidit e razionalit simili per certi aspetti al manager di impresa, valutando le varie situazioni, esercitando quotidianamente unanalisi approfondita e ponderata dei rischi e delle opportunit e prendendo decisioni improntate alla ricerca del benessere collettivo secondo il principio utilitaristico del maggior benessere per il maggior numero di persone. Questo un paradigma di politico assimilabile per analogia al sistema copernicano dove il Sole, inteso come il bene della comunit, il centro attorno a cui gravitano i pianeti che rappresentano i differenti ruoli pubblici. Il politico professionista invece assimilabile al pianeta Terra nel sistema tolemaico: il centro delluniverso attorno a cui deve gravitare tutto luniverso di ruoli e decisioni. Professionista della politica chi antepone la strategia di conservazione a qualsiasi costo del proprio potere personale. Noi abbiamo un partito che ha rifiutato la sottoposizione al giudizio di legalit e alla riflessione etica come precondizione dellattiva politica. Essere candidabile dovrebbe essere il risultato di un esame approfondito della specchiata dirittura morale e dellintonsa fedina penale della persona. Oltre lAtlantico i parametri di candidabilit, i
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requisiti morali di credibilit di fronte al tribunale della pubblica opinione impongono ben altri standard, basti pensare, in America, al caso di Gary Hart gi candidato alle primarie presidenziali che dovette rinunciare alla nomination non per aver commesso chiss quale reato, ma solo per aver mentito alla nazione. Infatti lopinione pubblica americana non giudica in base a una pruderie puritana ma sulla base del paradigma etico fondamentale e se vogliamo fondamentalista del principio di verit opposta in modo manicheo alla menzogna. indispensabile restaurare anche nel nostro Paese condizioni elementari di opportunit rispetto alle candidature politiche: serve un codice etico in grado di indicare delle coordinate morali per la partecipazione alla competizione elettorale: qualsiasi societ che voglia rigenerarsi a partire dal rispetto delle leggi e dalla funzione pedagogica della questione delletica pubblica. Aver ricevuto un avviso di garanzia si sta trasformando quasi da stigma negativo a una decorazione, come galloni guadagnati sul campo in una deriva che considera sempre pi la legalit un inutile orpello, quasi un ostacolo. Certamente non sono mancati gli eccessi: ci sono stati casi di accanimento, dove legittimo invocare il fumus persecutionis, ma altrettanto certo che la corruzione sia presente ed estremamente diffusa nei nodi cruciali della Pubblica Amministrazione. Noi siamo lunico Paese occidentale con una legge elettorale che sostanzialmente ribalta i criteri della democrazia nel senso classico del termine, cio il comando del popolo, dato che nessuna legge elettorale cumula norme come la clausola di sbarramento, le liste bloccate senza preferenze, e il forte premio di maggioranza. A questo si deve aggiungere il fenomeno in crescita verticale dellastensionismo che non assimilabile a quello anglosassone e dei Paesi di solida tradizione democratica, dove i partiti si assomigliano e il sistema politico vede una consolidata tradizione di alternanza di governo tra i principali partiti politici. Nei Paesi di consolidata tradizione democratica non c un clima politico da guerra permanente tra i partiti con lacrimonia tra opposte fazioni e la delegittimazione reciproca, a volte anche una pretesa differenza antropologica tra rappresentanti delle diverse ideologie che porta a competere non come semplici avversari ma come irriducibili nemici di una guerra civile permanente. Quello italiano un assenteismo di protesta e di rigetto e non gi di assuefazione alla democrazia come nelle compiute democrazie di stampo occidentale o nordico. Se sommiamo astensionismo alla clausola di sbarramento, che impedisce il diritto di tribuna a molti partiti, arriviamo a un fenomeno di pericolosa sottorappresentanza del quasi 65%.
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Da noi invece il coordinatore politico, il vero titolare del potere di nomina nelle liste, che si di fatto sostituito al popolo sovrano, ha assunto il ruolo di autentico deus ex machina del sistema di selezione delllite politica. Il leader autentico deve saper parlare non solo al lato inconscio e rimosso di una nazione, deve parlare il linguaggio della verit, del sacrificio: perch solo chi mostra stoica autodisciplina pu chiedere a un popolo di affrontare la durezza di un cammino nel deserto. Un leader deve saper esprimere una severit affettuosa, non complicit ammiccante con i vizi del proprio popolo: solo in tal modo pu delineare un orizzonte di fiducia costruttiva mobilitando lautostima e non il narcisismo di una nazione. Chiunque non ricorda il proprio passato condannato a riviverlo. Montanelli, pur se tendenzialmente pessimista verso gli italiani, in realt li aveva sopravvalutati, credeva che, rispetto alla leadership di Berlusconi, si sarebbero in breve creati degli anticorpi naturali rispetto alle suggestioni del populismo, ma questa reattivit non c invece stata. La mancanza di lettura della Storia e lincapacit di interpretare il passato conduce a reiterare errori. Solo una massiccia dose di antibiotici di origine europea stata in grado di ristabilire un ciclo reattivo nel metabolismo della vita democratica. Ma la convalescenza sembra pi lunga della cura.

(Gabriele Albertini, deputato, presidente Commissione Affari Esteri al Parlamento Europeo)


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Leadership pubblica
Magdi Cristiano Allam

Linconcludenza strategica e lalibi della divisivit della nostra classe politica mostrano il dramma post-democratico della scomparsa del concetto moderno di Leadership. Baster il vecchio schema elitistico della reputazione e dellaristocrazia morale a spiegare limpasse della classe dirigente politica nazionale? Oggi ci troviamo di fronte a unItalia, che al pari della Grecia, denuncia il sostanziale svuotamento della democrazia. Il Parlamento, costituito da deputati e senatori designati e non eletti, dopo aver dato una pessima rappresentazione della democrazia parlamentare, ha finito per scegliere di auto-commissariarsi pur di non determinarne lo scioglimento che avrebbe fatto perdere a circa il 40% dei suoi membri il diritto a maturare la pensione. Ci si verificato in un contesto dove i partiti, dopo il crollo del muro delle ideologie e lannacquamento delle identit politiche, si sono appiattiti e omologati nella mercificazione del potere finendo per non avere remore a governare in modo consociativo ovunque ci si traduca in un vantaggio materiale. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha sfruttato leffettiva crisi di potere registrata con il tracollo della credibilit del governo Berlusconi per operare come se di fatto lItalia fosse gi una Repubblica presidenziale, assumendo in prima persona il potere esecutivo e decidendo di promuovere linsediamento del governo Monti, espressione dei poteri finanziari globalizzati (basta considerare lappartenenza di Monti alla Goldman Sachs, Moodys, Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale). La magistratura, che dagli inizi degli anni Novanta ha svolto un ruolo protagonista nella politica determinando il tracollo della Prima Repubblica, di fatto riuscita a scardinare anche la Seconda Repubblica che avrebbe dovuto sorreggersi sul bipolarismo se non addirittura sul bipartitismo. La quasi totalit della grande stampa nazionale, che seppur da posizione differenziate ha concorso nella caduta del governo Berlusconi, oggi schierata in modo compatto al fianco di Monti dando vita a un quadro del tutto inedito di uniformit mediatica. Persino la Chiesa cattolica, che dovrebbe promuovere un modello di sviluppo e di societ ispirata
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dalleconomia sociale di mercato, ha espresso il proprio apprezzamento per il governo Monti. Dal canto loro i cittadini, anche dalle recenti rilevazioni fatte dagli istituti demoscopici, sono a tal punto delusi dalla politica che solo 8 italiani su 100 dice di fidarsi dei partiti. La crisi odierna sinteticamente dovuta allabbandono dei valori assoluti e universali e alla certezza delle regole fondanti della civile convivenza, nonch alla perdita dellidentit e al collasso della nostra civilt tradizionale. Se vogliamo recuperare una leadership credibile sorretta dalladesione al senso dello Stato, alletica della responsabilit e alla cultura del bene comune dobbiamo partire da questo quadro dinsieme. Nel ritorno del tragico a chi affidiamo la ricostruzione della competenza e della credibilit di una leadership pubblica? Noi viviamo in un mondo dove si imposta la globalizzazione della materialit della modernit ma dove non c la globalizzazione della spiritualit della modernit. Sono globalizzati i mercati, le borse, la finanza, il commercio, le tecnologie, ma non sono globalizzati i diritti fondamentali della persona, i princpi giuridici che sottostanno allo stato di diritto e le norme che sono il fondamento della democrazia sostanziale. Il risultato pi significativo il sodalizio tra le ideologie del capitalismo e del comunismo, che si ritenevano incompatibili, nella condivisione della concezione della persona come produttore di materialit per poter consumare il pi possibile. Consumate! Consumate! Consumate! diventata la parola dordine in un sistema finanziario ed economico globalizzato dove non a caso la Cina capital-comunista emerge come la super-potenza egemone destinata a controllare il mercato mondiale. Pi recentemente abbiamo scoperto che il circuito finanziario mondiale stato profondamente contaminato da un tumore che ha prodotto delle metastasi talmente diffuse da risultare inestirpabile e incurabile. Venendo meno i valori e le regole, prevalendo il principio della crescita del profitto costi quel che costi, mettendo al centro di tutto il dio denaro, ci ritroviamo in un mercato finanziario inquinato da una massa di denaro virtuale, i cosiddetti titoli virtuali, il cui ammontare supera di 12 volte tanto il valore del PIL dei Paesi del mondo. In questo contesto proprio coloro che si sono resi responsabili di questo crimine finanziario oggi hanno la pretesa di governare il mondo, per imporre sostanzialmente agli Stati il baratto tra il denaro virtuale da loro emesso e il denaro reale frutto del lavoro di chi produce beni e servizi. Ci troviamo pertanto di fronte a un bivio: rassegnarci a diventare sudditi di questi poteri finanziari forti o, in alternativa, riscattare la nostra sovranit monetaria e nazionale?
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Leadership pubblica

Quali sono i valori non negoziabili che dovrebbero ispirarla? Il processo di riscatto deve partire da ciascuno di noi acquisendo innanzitutto la consapevolezza della realt per quella che , non per quella che ci viene raccontata in modo mistificatorio dai giornali omologati ed esaltata dalle dichiarazioni del governo che si legittima sulla base di parametri attinenti alla macro-economia, quale il pareggio di bilancio, o squisitamente finanziari, quali lo spread, i cui indici si prestano facilmente alla speculazione dei poteri finanziari forti. Nel processo di emancipazione dalla dittatura finanziaria dobbiamo credere e radicare in noi la fede nella centralit della persona quale depositaria dei valori non negoziabili dellinviolabilit nella sacralit della vita, dellinalienabilit della dignit personale e del rispetto della libert di scelta. Dove sono i maestri e gli esempi? I maestri sono tanti, a cominciare dal Papa Benedetto XVI e dalla sua Enciclica Caritas in Veritate. Gli esempi sono invece rari sulla scena pubblica mentre pi facile rinvenirli tra chi opera in sordina rimboccandosi le maniche giorno dopo giorno. Oggi sempre pi rara la figura del testimone che fa s che ci che dice corrisponde a ci in cui crede e si traduce in ci che fa. Esiste un fondamento teorico concettuale per una lite pubblica? Oggi llite pubblica quella che appartiene al mondo della finanza o che comunque fa riferimento al mondo della finanza, penso per esempio a coloro che controllano i mezzi di comunicazione di massa. Di fronte alla crisi strutturale della finanza e delleconomia globalizzata simporr una revisione delle basi su cui dovr fondarsi llite pubblica, ispirandosi alla dimensione dellessere pi che alla dimensione dellavere e dellapparire. Su questi basi diventer possibile promuovere un nuovo gruppo dirigente che si fonda su una concezione etica della politica concepita come servizio alla collettivit, che diventa protagonista di verit e libert, che si eleva a testimone di fede e ragione, che si erge a costruttore di un modello di sviluppo che investe sui micro, piccoli e medi imprenditori che fanno grande lItalia rappresentando il 97% dellinsieme della realt imprenditoriale e il 70% del fatturato complessivo delle imprese, unitamente a un modello di societ che promuove la cultura della vita, sostenendo la famiglia naturale, valorizzando la maternit, incentivando la natalit, assicurando un futuro di certezze ai giovani per vincere la tragica crisi demografica che vede lItalia con i pi bassi indici di natalit in Europa, laddove lEuropa larea con il pi basso indice di natalit al mondo. Ricordiamoci che storicamente il tra53

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collo degli imperi e la dissoluzione delle civilt hanno avuto origine dalla crisi demografica perch sintomatica della perdita dei valori e delle regole e, parallelamente, della diffusione del relativismo e dellarbitrio. I centri di potere (esercizio della decisione o sovranit) sono sempre pi centri di competenza che in s contraddicono il principio democratico della maggioranza (la met + 1 dei pi), quale leadership pu sciogliere questa aporia? Oggi lItalia e la Grecia sono di fatto sottomesse a una dittatura finanziaria a cui fa da sponda una dittatura mediatica. La democrazia stata svuotata dei suoi contenuti sin da quando si privato il cittadino del diritto a scegliere il proprio candidato, facendo venir meno il rapporto fiduciario tra lelettore e leletto che il cardine della democrazia. I parlamentari che di fatto non sono stati eletti dai cittadini e che non devono rispondere del loro operato ai cittadini, ma che dipendono dalla disponibilit dei leader dei partiti a inserirli nelle liste bloccate, hanno finito per ridurre il Parlamento in un mercato dove i deputati pi scaltri si sono messi in vendita al miglior offerente, sconvolgendo lassetto politico uscito dalle urne passando da uno schieramento allaltro e costituendo dei nuovi soggetti politici che rispondono esclusivamente a logiche di accaparramento del potere in un contesto di scontro frontale tra i dirigenti politici per interessi materiali. Il risultato che ha finito per prevalere la logica della mercificazione del potere e la perdita totale della dimensione dei valori, delle identit e delle stesse regole della democrazia. Ecco perch solo restituendo ai cittadini il diritto del voto di preferenza e solo in presenza di una nuova cultura politica ridefinita eticamente che metta al centro la persona e sia finalizzata al perseguimento del bene comune, noi potremo favorire lavvento di una nuova classe dirigente che sappia intercettare e interpretare correttamente le istanze reali della maggioranza dei cittadini, proponendo delle soluzioni concrete e al tempo stesso lungimiranti, in grado sia di tamponare lemergenza sia soprattutto di procedere sulla base di una prospettiva che garantisca la stabilit, la continuit e il miglioramento delle condizioni generali di vita dei cittadini. Se e quale tipo di processo formativo, dopo il tramonto delle scuole di partito, pu contribuire al ricambio della nostra classe dirigente pubblica? L attuale classe dirigente pubblica ha sostanzialmente fallito sia perch ha fatto prevalere il proprio interesse individuale rispetto a quello collettivo arrivando al punto di tradire il mandato con gli elettori accettando di auto-commissariarsi pur di salvaguardare i privilegi della Casta, sia perch ha finito per governare in modo consociativo evidenziando
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Leadership pubblica

la deriva morale che mercifica il potere e svuota di sostanza la dialettica che alla base della democrazia, sia infine perch ha ingannato i cittadini trattandoli come destinatari di messaggi elettorali multimediali per affascinarli e carpirne il voto, limitandosi quindi a intrattenere un rapporto virtuale dove viene meno la dimensione dellincontro, del confronto e della conoscenza, salvo poi ignorarli il giorno dopo le elezioni. Ebbene, il recupero della fiducia dei cittadini alla politica e ai partiti come strumento di aggregazione del consenso, non pu che iniziare dalla riesumazione delle sedi fisiche quali centri fondamentali dellattivit politica basata proprio sullincontro con i cittadini, che devono essere considerati i veri protagonisti della politica e non dei gregari a cui sostanzialmente ci si limita a domandare di sottoscrivere una delega incondizionata al salvatore della patria di turno. Queste sedi devono diventare delle vere e proprie scuole di vita pi che scuole di partito. Dove innanzitutto si fa corretta informazione affinch, a dispetto della mistificazione prevalente nei mezzi di comunicazione di massa, i cittadini possano conoscere la realt per quella che . Contemporaneamente nelle sedi si deve fare formazione politica intesa in senso lato, mettendo i cittadini nella condizione di potersi confrontare ed esprimere la loro valutazione sullinsieme delle tematiche che attengono alla pubblica amministrazione. In questo contesto le sedi devono offrire delle risposte concrete ai problemi reali dei cittadini, attivando delle iniziative di consulenza legale, fiscale e amministrativa, creando delle opportunit di crescita delle imprese e di incontro tra i datori e i richiedenti lavoro, venendo incontro alle necessit dei pi bisognosi avvalendosi della disponibilit dei pi abbienti. In definitiva il percorso informativo, formativo e operativo che si sviluppa in seno alla sede deve essere finalizzato a incentivare e consolidare la consapevolezza che solo se ciascun cittadino far la propria parte da protagonista della politica risulter possibile conseguire il comune traguardo del cambiamento dellItalia e dellEuropa, radicando in ciascuno di noi un sentimento di fraternit e solidariet umana, condivisione di valori non negoziabili, certezza delle regole fondanti la civile convivenza, determinazione a operare congiuntamente per il successo della comune missione di cambiare lItalia e lEuropa dalla quale non possiamo prescindere, considerando il pesante condizionamento dei poteri finanziari che gestiscono leuro e che l80% delle leggi nazionali sono ormai la semplice trasposizione delle direttive emesse dallUnione Europea.
(Magdi Cristiano Allam, deputato al Parlamento Europeo nel Gruppo del Partito Popolare Europeo)
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Nelso Antolotti

Le caratteristiche imprescindibili di un leader sono innanzitutto lonest, la correttezza, la coerenza, la verit, la trasparenza: con la menzogna dopotutto non si va molto lontano. Il sogno e la visione come veicoli di motivazione sono fondamentali e si ritrovano nei grandi leader della storia; emblematico a questo proposito il celebre discorso di Martin Luther King con quellinizio rimasto nella storia: I have a dream, ma si potrebbe pensare anche alla pi recente campagna elettorale di Barak Obama e al suo refrain: Yes we can. La leadership lo specchio di una societ che la crea e la riconosce. I nostri leader del secondo dopoguerra, quando ci siamo trovati a dover ricostruire lItalia dalle macerie morali del fascismo, hanno collaborato tutti insieme condividendo lobiettivo del rifondare un Paese e, pur nelle differenze ideologiche, si sono rispettati tra loro contribuendo costruttivamente alla riformulazione dellassetto valoriale raccolto nella Costituzione. DallAssemblea Costituente al boom economico, dagli anni del centrismo ai primi governi del centrosinistra, la lotta politica dura e fondata sulla dicotomia di visioni del mondo opposte non ha per mai impedito una cooperazione sulle grandi questioni di responsabilit nazionale indipendentemente dal colore politico e dellideologia. Nel punto di incrocio perfetto tra politica, economia, interessi strategici, un personaggio come Enrico Mattei ha certamente interpretato al massimo livello un ruolo di leadership pragmatica, di grande visione e grande ambizione unanimemente riconosciuto a livello internazionale e fermato solo da una morte tragica e sospetta. Nella Seconda Repubblica sorta sulla spinta moralizzatrice scaturita dopo tangentopoli non sembrato invece esservi pi alcuno spazio possibile per il rispetto da parte dei leader degli opposti schieramenti, impegnati in una ventennale tendenza alla delegittimazione reciproca. Siamo cos arrivati al grado zero delletica pubblica. Senza pi alcuna vergogna, leader colti in flagrante a compiere illeciti oppure inquisiti con prove infamanti a proprio carico, ostentano sfrontata sicurezza sui media e non accennano a pre56

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sentare dimissioni non legalmente dovute ma certamente moralmente opportune. Una sorta di cleptocrazia sembra ispirare lazione delle istituzioni centrali e territoriali in una diffusione della corruzione non pi episodica e isolata ma sempre pi generalizzata e assunta a vero e proprio metodo di gestione e conservazione del potere. Leader che prima rubano e poi si vantano e vanno in tv per mostrarsi invincibili. Pi rubano e pi diventano importanti. Non si era mai arrivati a questa tracotanza e degrado politico e amministrativo a tutti i livelli. Da quando ci siamo arricchiti come Paese abbiamo cominciato a perdere attenzione per letica: questa decadenza dei costumi morali, come insegna la storia, impero romano in primis, per molti aspetti tipica delle fasi degenerative delle civilt entrate in una parabola discendente. Cos abbiamo cominciato a perdere la cultura della dignit, in nome di una rincorsa ossessiva verso un efficientismo propagandistico e di facciata. A questa degenerazione si accompagnata una eccessiva centralizzazione del potere e una perdita della fiducia nella funzione della delega: accentrando il potere infatti si accelera il processo autoritario, autocratico e autoreferenziale della leadership e si innestano i germi della decadenza che prima o poi determina limplosione del potere su se stesso. A questo punto indispensabile affrontare la crisi con veri leader, dotati di carisma, che riescano a spingere gli altri con la forza autentica di un ideale. importante insistere sugli aspetti di verit rispetto alle apparenze superficiali. Oggi c troppa immagine e poca sostanza: il leader vero deve agire ben oltre il velo manipolatorio e retorico dellapparenza. Deve trascinare, motivare, mobilitare i migliori. Il leader deve creare sopratutto fiducia allinterno ma anche credibilit verso lesterno. Qualcosa in questo senso sembra essere cambiato in questo momento: il governo tecnico come una sospensione, una messa tra parentesi degli opposti estremismi dei partiti. Per cambiare fino in fondo bisogna saper introdurre nello spazio pubblico valori non negoziabili come rispetto, rigore, onest: ci richiede un esempio chiaro e credibile per i giovani. Questa rottura di continuit rappresentata dallesecutivo Monti a mio avviso benefica. Abbiamo assistito a scene di contrapposizione violenta e assurda per dieci anni, unita a una inconcludenza da parte della classe politica intrappolata in riti vuoti e ripetitivi. Ora serve una trasformazione della legge elettorale che consenta di selezionare una nuova classe dirigente di livello per un opportuno processo di transizione. Mi rifiuto di pensare che non esistano alternative a questa classe politica: i leader ci sono nel Paese, nella societ civile, nelle professioni, nelle universit, ma si tratta di sceglierli con un
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metodo nuovo, in un modo diverso oltre il nepotismo e la cooptazione. Per questo letica fondamentale: il leader deve mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per porre non se stesso ma gli altri al centro. finito il tempo della leadership aggressiva, individualista e incurante degli altri: la leadership del futuro deve essere inclusiva, non deve dividere allargando le differenza, ma unire. Una leadership etica serve anche a evitare che venga messo in discussione il sistema del libero mercato; un eccesso di deregulation ha certamente favorito il diffondersi di illegalit nella finanza internazionale come nel caso dei titoli tossici che, creati da speculatori e collocati dalle banche, hanno innescato la crisi economica pi profonda dal 29. La brama di plusvalenze determina una insistenza del mercato finanziario su risultati di brevissimo periodo che vanificano linnovazione profonda: le imprese hanno bisogno di almeno un medio periodo per realizzare un ritorno sugli investimenti pi innovativi. L economia reale e produttiva non pu essere equiparata alleconomia finanziaria sempre pi virtuale e smaterializzata. A livello globale si perso il senso della realt nel pretendere di sostituire leconomia reale con leconomia finanziaria. Creare una societ in grado di sopravvivere al proprio leader indispensabile: affiancare giovani motivati e farli crescere lobiettivo di un leader generoso e attento al futuro e alla continuit delle generazioni. Affiancare i giovani ai leader impiegando tecniche come il mentoring e il coaching consente di fondere le culture delle generazioni con un passaggio di consegne. Con i prepensionamenti abbiamo distrutto nelle imprese la continuit del rapporto di integrazione tra giovani ed esperti, abbiamo dissipato grandi competenze non creando un passaggio di consegne e di cultura. Mario Monti un leader molto pi politicamente raffinato di Angela Merkel e sta anche tentando di ammorbidire il rigore unilaterale e ostinato della Cancelliera tedesca. La leadership europea mai stata di cos basso profilo, mai stata tanto ripiegata solo su interessi interni e nazionali: ci rappresenta una caduta di visione e di aspirazione nel processo di integrazione politica europea. Se avessimo aiutato sin dallinizio la Grecia non sarebbe successo quello che poi successo, invece si voluto agire con rigore eccessivo e punitivo, ci ha determinato una propagazione dei rischi di default a grandi Paesi come la Spagna e lItalia, uno dietro laltro in un devastante rischio di effetto domino: grandi Paesi, importanti economie a rischio per la mancanza di vera leadership da parte della diarchia franco-tedesca. Sono errori clamorosi fatti per miopia o ideologia dai leader europei:
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pensiamo alla Cancelliera tedesca Merkel che si confronta con una rigidit teutonica e pretende di applicare la propria cultura al mondo dellEst europeo o ai Paesi dellEuropa mediterranea. Aiutare la Grecia non era affatto impossibile, ma non lo si voluto fare: si poteva optare per una soluzione pi soft di standby per un certo tempo in una posizione di limbo, fuori dallEuropa per qualche tempo in attesa di un rientro nei parametri per poi rientrare. Da una parte abbiamo una politica europea del rigore assoluto di bilancio dove invece in USA si pratica una politica dello sfondare i bilanci. Non chiaro quale sia la formula giusta, e chi ne possa trarre un vantaggio nel lungo periodo: sono due opposte filosofie del rapporto tra Stato e debito pubblico, sono due opposti modelli politico-culturali. Ci che certo per che in USA si assiste a una ripresa economica dopo un grande investimento nella creazione di nuovi posti di lavoro. Noi europei, invece, sotto il giogo della ortodossia della parit di bilancio come vincolo etico, prima ancora che strumento di politica economica, con la politica del rigore imposta da Berlino li stiamo perdendo ovunque, tranne che nellisola felice della Repubblica Federale Tedesca. Quando c la crisi spetterebbe allo Stato far ripartire gli investimenti pubblici per moltiplicare la crescita economica. La Germania ha fatto pagare allEuropa il ricongiungimento storico con la DDR, ma non stata altrettanto generosa quando si trattato di solidarizzare con la Grecia. Tutti gli stati dellEuropa mediterranea stanno pagando con durezza la crisi; ci si chiede se questo prima o poi si possa rivelare un boomerang anche per le esportazioni tedesche nel resto degli Stati europei: non esiste solo lo spread di stato a determinare le sorti di una economia, ma anche la bilancia commerciale dellimport-export dei beni. Noi abbiamo rischiato in questa drammatica crisi di distruggere leuro, ma abbiamo anche perso la grande occasione di sostituire il dollaro con leuro nelle transazioni internazionali. Questo sarebbe stato un vero passaggio epocale per lEuropa. Lo sviluppo incessante degli Stati Uniti non dipende infatti solo dal finanziamento del debito pubblico da parte della Cina e degli altri Stati in attivo, ma anche dalla forza strategica del dollaro come moneta di pagamento internazionale. Per anni il nostro Paese stato tenuto in scacco dal tema del conflitto di interessi di Berlusconi; ci dipeso non solo dal potere del Cavaliere ma anche dal fatto che la sinistra quando salita al governo non ha approvato una doverosa legge per regolare il conflitto di interessi. Berlusconi si occupato solo di se stesso e della questione della riforma della Giustizia e del blocco della intercettazioni, disinteressandosi delleconomia, ma una classe dirigente che si sente perfetta59

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mente trasparente e inattaccabile non dovrebbe temere lo strumento investigativo delle intercettazioni. Berlusconi nel suo ultimo periodo di permanenza a Palazzo Chigi non ha fatto nulla per favorire lo sviluppo ma anzi ha nascosto dolosamente lentit della crisi ritardando fin che ha potuto una presa di coscienza collettiva della gravit della situazione italiana. Berlusconi, che aveva promesso investimenti in ricerca e sviluppo, garantendo una spesa pari al 2% del PIL, ha, invece, tolto anche il misero 0,5% che gi cera. Altro tema disatteso: le liberalizzazioni. Al momento di fare le liberalizzazioni, il Partito della libert ha subito pesantemente la lobby delle farmacie e anche quella delle professioni forensi, ostacolando quella politica liberale a cui vorrebbe ispirarsi. Pi che di liberalismo si pu parlare di neocorporativismo. Noi industriali ci troviamo a dover competere con un costo energetico molto pi elevato che altrove. Ci dipende non solo per la dipendenza dallestero delle fonti di energia, ma anche per una miope tutela politico-corporativa degli interessi delle aziende municipalizzate che negli anni sono diventate dei veri e propri mostri giuridici, prede dellappetito lottizzatorio del potere che ne ha snaturato la mission di servizio alla collettivit. Le municipalizzate rappresentano degli aggregati di potere territoriale con lunico interesse di far lievitare le bollette: come aziende manifatturiere non possiamo competere nel mondo se la questione della bolletta energetica per le aziende non viene affrontata con seriet. Rispetto allarticolo 18, noi industriali non siamo per una battaglia ideologica dei veti incrociati, ma siamo abituati a convivere con questa dimensione italiana; il vero problema sono gli effetti disincentivanti della rigidit in uscita del nostro mercato del lavoro sugli investimenti esteri. Allestero la percezione che in Italia si pu divorziare dal coniuge ma non dal dipendente. Io non credo che gli investimenti dallestero possano partire ora, siamo fuori tempo massimo a mio avviso, dovevamo prendere in tempo gli anni Ottanta e Novanta, ora abbiamo oltre un quindicennio di ritardo. Poi c il problema della mancanza di certezza del diritto, leccesso di leggi: la giungla normativa. La pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese rende il nostro sistema iniquo e punitivo dal punto di vista della competizione internazionale. Abbiamo troppi vincoli: British Gas ha recentemente deciso di abbandonare un grande investimento in Puglia perch il progetto del rigassificatore non ha ottenuto, dopo oltre un decennio, le necessarie autorizzazioni. Hanno vinto i verdi ma ha perso lItalia. Anche a Napoli i Cinesi hanno abbandonato lidea di investire nel porto e sono andati a investire in quello di Amsterdam. Le grandi op60

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portunit del nostro Paese sono state terreno di caccia esclusivo per il settore pubblico, intrecciato a doppia fila con il mondo politico: chimica, meccanica fine, aeronautica, trasmissioni. Questi settori hanno rappresentato per lungo tempo preziosi bacini di voti e posti di lavoro, non si operato per stimolare e accrescere anche il settore industriale dellindotto potenziale in grado di crescere attorno a questi grandi investimenti. Pensiamo alla deregulation nel settore dellaviazione e allo scandalo dellAlitalia, che pur potendo vantare eccellenze al suo interno, non ha preso per tempo la decisione di separare il buono dal cattivo allinterno del gruppo, procrastinando per anni limpasse nella governance e nella indispensabile ristrutturazione sotto il veto politico-sindacale e arrivando troppo tardi allappuntamento con la trasformazione e di conseguenza finendo in quel pasticcio che costato allItalia un mare di soldi pubblici. Enel, malgrado sia finito il monopolio legale dellenergia elettrica, di fatto opera in un mercato che ancora la favorisce, determinando una posizione ancora di dominio del mercato. Di fatto si rende impossibile creare un business competitivo e alternativo dellenergia distribuita. Il settore dei pannelli solari italiani stato ostacolato, il settore delle celle a combustibile potrebbe favorire un grande sviluppo in grado di creare migliaia di posti di lavoro nel nostro Paese; eppure le grandi commesse vanno allestero e si perdono grandi occasioni di lavoro per le aziende italiane interessate nellindotto. Il futuro non nei grossi centri di produzione di energia ma in un modello di energia distribuita in un network di democrazia energetica, ma il nostro Paese sembra intenzionalmente dimenticarsene.

(Nelso Antolotti, presidente Turbocoating)


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Mobilitare attenzione, accompagnare il futuro


Angelo Benedetti

La leadership, per essere autenticamente tale, deve essere riconducibile a una matrice etica; si pu anche ricoprire il ruolo di leader negativi, la storia ne piena di esempi, ma questo porta poi fatalmente alla distruzione e non alla creazione di valore nel tempo. Un leader mosso da un interesse esclusivamente personale destinato a essere fallimentare: la modalit di un ego che pretende di vincere solamente per affermare se stesso, che vuole solamente per s togliendo agli altri, costituisce un gioco di breve durata a somma zero senza riuscire a moltiplicare i vantaggi generando utilit per tutti. Quando la leadership si fonda su questo vizio originario di megalomania autoreferenziale delIo, la malattia interiore che la intacca arriva prima o poi a minare la vitalit di una comunit che si regge su una leadership di tale fragilit. La ricerca ossessiva della conservazione del potere a qualsiasi costo nasconde sempre interessi personali, e rappresenta dunque uno sviamento dalle finalit del potere, sia esso pubblico o privato. La mancanza di senso del limite, di autoregolazione, la dismisura del volere senza confini, costituisce un pericolo sempre in agguato per chi detiene dosi rilevanti di potere. I politici e gli uomini delle istituzioni devono perdere lattaccamento alle cariche e le poltrone di potere vissute come vitalizi personali perch hanno il dovere categorico di interpretare la loro missione dirigenziale come una funzione pubblica al servizio della collettivit pro-tempore, invece il nostro Paese attraversato dal malcostume diffuso della tendenza a procrastinare indefinitamente il fatidico momento del ricambio e allarroccarsi sul proprio feudo di potere senza scadenza. Se la ricerca del consenso finalizzata alla conservazione del potere fine a se stesso e non come strumento per compiere ulteriori scelte di pubblica utilit, si finisce per distruggere il concetto stesso di bene comune, danneggiando ogni prospettiva di sintesi tra gli interessi individuali e sacrificando loccasione per ricucire il tessuto di una maggiore coesione e ordine sociale, in un contesto sempre pi segnato da anarchia e individualismo esasperato. Mai come in questa stagione politica, il veleno della ricerca del con62

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Mobilitare attenzione, accompagnare il futuro

senso a tutti i costi sembra portare il sistema politico a incepparsi in una pericolosa impasse generata dalla ricerca della popolarit che mette a rischio la tenuta dellintero equilibrio del sistema paese. Il rischio di una gestione demagogica elettoralistica o ancora peggio sondaggistica della leadership quello di decidere di non decidere per non scendere nei sondaggi. Se chi ha il dovere di gestire il bene comune secondo trasparenza e accortezza determina le proprie scelte sotto linflusso di un ego ipertrofico e seguendo il filo conduttore della propria azione politica, dettato dal perseguimento dellinteresse personale, cercando di convincere dellopportunit delle proprie decisioni con risibili giustificazioni e storielle o menzogne, o ancor peggio utilizzando la forza dei mezzi di comunicazione di massa per distrarre lattenzione della pubblica opinione, allora veramente il Paese rischia davvero un declino di dignit e una perdita di credibilit internazionale. La crisi finanziaria globale nasce da questa perversione della comunicazione finanziaria, con banche che da intermediarie di servizi diventano a loro volta artefici di prodotti finanziari virtuali, che contribuiscono ad alimentare la relazione sempre pi fittizia tra economia reale e finanziaria in una spirale di intrecci e conflitti di interessi. Dietro questo meccanismo vi una perdita del meccanismo della finanza strutturata globale della rispondenza al principio di realt; lo stesso vale quando lopinione pubblica si viene a formare su notizie false create ad arte per distogliere dei veri problemi di una nazione. Allo stesso tempo la struttura di governance di impresa ha permesso laffermarsi in molti casi di una leadership negativa, incentrata su comportamenti infedeli verso la propriet e gli azionisti finalizzati a capitalizzare stock-options a beneficio del top-management e a nocumento della sostenibilit economica dellimpresa. Una distorsione della fiducia nella leadership diventa fatale, la stessa finanza fondata su una catena quasi astratta di scommesse sul futuro; il tradimento dei meccanismi fiduciari da parte di chi detiene il controllo dei processi introduce un crollo della relazione fiduciaria e credibilit del sistema. Per ritrovare il giusto rapporto tra economia reale e finanziaria necessaria la presenza di leader etici e credibili in grado di cementare la fiducia tra gli appartenenti alla comunit economica e finanziaria. Serve una capacit di autovalutazione di autolimitazione da parte di chi siede sulle poltrone del comando. Se chi al potere alla fine di una giornata si guardasse allo specchio dicendo a se stesso io oggi con le mie parole cosa ho combinato, cosa ho comunicato agli altri?. Se il mantenimento del consenso o del potere si fonda sullinganno, sia essa una bolla speculativa finanziaria, sia esso un consenso politico ottenuto con la manipolazione dellinformazione, al63

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lora non si tratta di leadership vera, ma di abuso di potere. L uomo in s una creatura che si alimenta, agisce e reagisce energeticamente. Una verit contribuisce a veicolare energia, una bugia o una falsit sottrae energie, anche quando non si consapevoli delle menzogne, la falsificazione opera come un parassita che assorbe energia. possibile scegliere la migliore frutta, quella pi matura, semplicemente osservandola con giusta attenzione: dalla lettura della superficie si pu fare una previsione della qualit nascosta allinterno. Quelle che hanno pi luce sono pi vive, quelle che hanno meno luce sono gi in una fase troppo matura, sono finite nel loro percorso di evoluzione. La lucentezza energia di luce trasparenza senza opacit. Anche nella parola, nella comunicazione pu esserci verit, trasparenza, od opacit e dissimulazione. Il leader autentico, trasparente e credibile un vettore di energie transitive, restituisce e scambia energie positive. Unorganizzazione che funziona scambia energia e comunicazione senza intoppi, un sistema burocratico tende ad arrestare la comunicazione e ad assorbire energia. La formula vincente di unorganizzazione vitale, privata o pubblica : meno gerarchia, meno burocrazia, pi energia. Noi italiani siamo stimati nel mondo dal punto di vista della creativit e della ingegnosit, ma siamo molto poco strutturati come sistema-paese, siamo poco organizzati, siamo scarsamente capaci di muoverci come squadra con un obiettivo comune, quando si tratta di venire supportati dal sistema burocratico ci troviamo in difficolt e scontiamo ritardi e inefficienza. Nel nostro sistema manca una vera visione di tutela del bene sociale dellimpresa come fattore di ricchezza diffusa, come opportunit da valorizzare e non da penalizzare. C una serpeggiante visione anti-impresa che si va diffondendo nel nostro Paese. L azienda un bene comune da salvaguardare. L impresa non solo remunerazione economica e opportunit di benessere, ma diffusione di cultura, tecnologia, crescita umana e professionale, relazione sociale. un luogo di sfide e di apertura al futuro. Una occasione per fare esperienze, viaggiare e conoscere e confrontarsi con il mondo globale, per crescere in autostima e nella realizzazione personale. Troppo di frequente limpresa viene penalizzata da una cattiva politica che vuole controllarla a fini elettorali che non coincidono con lefficienza e il valore di mercato. La politica deve ricominciare a costruire un clima di maggiore collaborazione con il mondo produttivo. C una diffusa tendenza a valorizzare solamente il lato dellacquisizione di diritti senza considerare laltro lato della bilancia, che quello dellassunzione dei doveri. Il meccanismo del rapporti tra voto e acquisizione di diritti tende a essere abusato attraverso il fenomeno del voto
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Mobilitare attenzione, accompagnare il futuro

di scambio. Il voto come mezzo per ottenere protezione purtroppo il sintomo di una tendenza a vivere lo spazio politico non come luogo di impegno ma come strumento di pressione finalizzato a ottenere concessioni e privilegi. La forza morale non il chiedere sempre, il pretendere tutto, ma il fare, lattivismo, il generare azioni a partire da se stessi. Lo sviluppo della propria persona comincia dallo sforzo di superare i limiti del contesto in cui ci si trova a vivere e lavorare. Bisogna cominciare a prendere su di s limpegno etico di generare autonomamente la forza attiva: solo in tal modo si innesca un processo realmente evolutivo e non involutivo e degenerativo. Il limite deve trasformarsi da impedimento in risorsa generativa e occasione creativa. Il mondo, con la sua complessit, con le sue contraddizioni, non per un nemico: siamo noi a dover cambiare il mondo con le nostre emozioni e positivit. Non si deve essere contro a priori, ideologicamente, ma bisogna conservare sempre, soprattutto nelle difficolt, un atteggiamento costruttivo. Una cultura non dello scontro, ma della collaborazione, della cooperazione, della sinergia su obiettivi comuni. Alle nuove generazioni serve meno quantit di nozioni, meno conoscenze teoriche e pi esperienza diretta. Serve pi motivazione, focalizzazione sui compiti, autostima e competenza nel fare. Oggi, la carriera politica troppo ambita perch viene vissuta da molti come una scorciatoia verso il potere, come unoccasione per accedere ai privilegi di una casta; deve invece essere ripristinato un codice morale e una selezione della leadership improntata a valori di servizio e non di dominio. Nella politica c troppa energia bloccata nellinteresse tattico a guadagnare privilegi e potere per s. La politica tende a essere parassitaria, a sottrarre energie positive. C troppo trasformismo, troppa similarit tra gli opposti schieramenti. Per questo necessario recuperare un rapporto autentico con la verit delle parole e la verit dei fatti. Serve meno distrazione su piccoli problemi e pi concentrazione sui veri problemi del Paese. Un vero leader non mai contro ma si spende per favorire la realizzazione di un sogno, per aggregare energie, non per distruggere. Gandhi, uno dei leader pi grandi, con la sua pratica della non violenza non ha lottato contro la guerra, ma a favore della pace. Essere leader significa essere energetici e innovatori, rivolgersi allanticipazione degli scenari guardando al lungo periodo, essere sinceri e diretti, aprirsi a una visione internazionale con uno sguardo a un mondo globale e non provinciale. Un leader sa mobilitare attenzione e comunicare in modo assertivo. Sa interpretare e aprire gli scenari di discontinuit e cambiamento per incoraggiare e accompagnare il futuro.
(Angelo Benedetti, presidente e direttore generale Gruppo Unitec)
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Intransigenza necessaria
Pierluigi Bernasconi

Sin da giovane mi sono trovato a capo di organizzazioni di vendita salendo gradino per gradino nella gerarchia aziendale, da capo area a direttore vendite aziendale; il requisito principale su cui ho tentato di fondare la leadership era la capacit professionale, la tecnica di vendita. La struttura di vendita che gestivo era composta da molti senior e venditori con una grande esperienza alle spalle, ed essendo molto pi giovane dei collaboratori dovevo dimostrare di essere allaltezza del compito. La mia leadership poteva fondarsi solo su una credibilit riconosciuta direttamente sul campo riuscendo a vendere, dati alla mano, altrettanto se non di pi dei miei uomini. Questo accadeva circa una trentina di anni fa, quando la letteratura manageriale non aveva ancora introdotto la parola leadership. Quale miglior modo di venire riconosciuto nella propria leadership, che arrivare a crearsi unaura di abilit di vendita e una credibilit con i clienti fondati sulla qualit di relazione e risultati tangibili e misurabili? Non avevo titoli di studio accademici significativi, solo la mia reputazione commerciale poteva essere il passepartout per la leadership. Si trattava di dirigere agenti molto esperti e con personalit spiccate. Il rapporto tra venditore junior e senior non era facile, quando si trattava di andare a fare pressing sui risultati e sulle performance, potevo essere credibile solo perch avevo dimostrato in prima persona di essere stato in grado di raggiungere quei risultati: dunque il fattore esempio e coerenza erano decisivi nella leadership. Un ulteriore fattore chiave della leadership di allora era lidentificazione e la vicinanza: i miei collaboratori sapevano che ero uno di loro, che conosceva per esperienza diretta i problemi, e che non li avrebbe lasciati soli ma li avrebbe supportati nelle sfide che avevano di fronte. Fiducia, dedizione al lavoro, professionalit, impegno e cura del dettaglio vincente sono state le chiavi di un rapporto di fidelizzazione nel tempo. Mi sono trovato a guadagnare reputazione presso i clienti e i miei collaboratori, senza mai essere troppo pressante e mantenendo un livello di comportamento fondato sul rispetto dellAltro.
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Mano a mano che sono cresciuto in posizioni di maggiore responsabilit, ho vissuto come meno centrale la competenza strettamente professionale ed diventata pi importante per la leadership la visione, lelaborazione strategica, la pianificazione a medio-lungo periodo, lintuito sullevoluzione degli scenari dei mercati, letica e la cultura dellazienda. Il mio modo di interpretare la leadership si incentra sulla vicinanza emotiva e il coinvolgimento dei propri collaboratori. Personalmente non ho mai creduto a un modello di leadership fondato su uno stile militare e che interpreta i mercati come campi di battaglia. Io non voglio essere percepito come un generale da parte dei miei uomini: credo che le persone scelgano di seguirti in piena libert perch credono nelle tue capacit, perch sei in grado di offrire una prospettiva ai tuoi uomini, perch li fai sentire attivi protagonisti di una sfida vincente, perch sentono di collaborare in un contesto di eccellenza. La condivisione di uno stile di seriet ed eticit una parte decisiva della cultura dei valori indispensabili per una azienda che intende avere una identit e una durata nel tempo: il leader colui che garantisce la continuit del rispetto di questi principi imprescindibili. L aver successo un enorme facilitatore nella leadership: si possono possedere tutte le doti che fanno di un individuo un perfetto leader naturale, ma se non si arriva a cogliere il successo si perde un elemento che serve a caratterizzare la forza e lesemplarit della leadership. Mi riferisco non al successo a ogni costo, perch pu sempre capitare di avere un momento in cui il fatturato per motivi congiunturali o di mercato non mantiene gli standard e le aspettative, ma di un successo di lungo periodo che affonda le sue radici su un terreno reso fertile da un rapporto con letica, il sacrificio e la moralit. O si etici o non si etici: tertium non datur, non ci sono vie di mezzo da questo punto di vista, nessun compromesso, nessuna concessione alle zone grigie, nel campo della moralit lintransigenza senza eccezioni fondamentale. Anche nei momenti di difficolt il leader autentico stringe i denti, non concede spazio ai compromessi con la moralit, non si affida alle scorciatoie, ma prosegue sulla strada pi lunga della coerenza. Noi che facciamo un lavoro commerciale ci confrontiamo con un mondo duro, incentrato sul profitto, non siamo certo dei missionari, per questo non ci esenta dal dotarci di unetica nel modo di sviluppare il business. Il leader deve seguire un modello di comportamento corretto fondato sul rispetto della parola data, la tenacia sui risultati, la volont di eccellere, la capacit di affrontare i momenti difficili offrendo ai collaboratori una visione positiva, per
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garantire, se non il successo nellimmediato, una prospettiva di seriet che garantisca una continuit nel lungo periodo. Il carattere, la capacit di motivarsi e resistere alle difficolt il fattore qualificante di un certo stile di leadership. La leadership migliorabile sulla base di caratteristiche personali, leader non ci si improvvisa, e nemmeno ci si pu troppo costruire, perch poi alla fine quando si va sotto stress e ci si trova ad attraversare situazioni difficili: vengono fuori lattitudine vera, il carattere vero e le capacit vere. Si pu essere leader costruiti nei tempi di pace e tranquillit, quando tutto facile e il mondo in discesa, quando si tratta solo di godere dei benefici della leadership, ma quando si nella difficolt diventa decisivo il carattere e la capacit naturale di sostenere lo stress mantenendo la freddezza e la lucidit che derivano da risorse interiori quasi innate: caratteristiche di base che non credo si possano apprendere in corso o da qualcuno. Certo si pu migliorare qualche aspetto o dettaglio o sfumatura ma lattitudine alla leadership rimane confinata in un livello profondo del carattere e una certa predestinazione al comando decisiva e riguarda caratteristiche di personalit. La leadership un fatto naturale che certamente per arrivare a manifestarsi ha anche bisogno di condizioni facilitanti, ha bisogno di non incontrare sin dallinizio troppe difficolt che inibiscano o frustrino un carattere in formazione, una competenza che si va strutturando. Io avuto la fortuna, come ho il vezzo di dire, di partire dal marciapiede, dalle vendite e di conquistare una responsabilit graduale adatta al mio livello di maturazione e di esperienza senza arrivare a bruciare precocemente la mia credibilit, come potrebbe fare chi riceve troppo presto delle investiture di responsabilit. Ho ricevuto la fiducia degli azionisti quando si fondata una nuova societ che ho aperto io per conto di un grande gruppo. Devo riconosce che ha contato anche il presentarsi di una serie di circostanze favorevoli, ma, a onor del vero, se non avessi avuto alcune predisposizioni di base non sarei stato considerato un leader e la mia esperienza si sarebbe interrotta in breve tempo oppure si sarebbe indirizzata verso posizioni pi di staff e meno di vertice. La durata , in fondo, lelemento che certifica la credibilit e la non casualit di una leadership. Il mondo pubblico lo conosco soprattutto relativamente allambito locale, con qualche sporadico contatto con assessori, o sindaci con cui per motivi professionali abbiamo avuta relazioni in merito ad aperture di nostri centri e punti vendita: mi capita di incontrare giovani sindaci o assessori molto motivati, che rivelano una grande attenzione al pub68

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blico, ai cittadini, alla funzione che svolgono con grande perizia e capacit di ascolto. Giovani aperti, schietti e senza sovrastrutture, diretti e senza tutto quellapproccio in politichese in grado di comunicare fiducia al primo impatto. Capita per anche di confrontarsi con uffici pubblici e istituzioni dove si incontrano funzionari o politici locali che, gi al primo contatto, risultano ostici e diffidenti, con scarsa trasparenza, a volte hanno anche nei nostri confronti un pregiudizio a priori dovuto al fatto di far parte di una grande multinazionale. Come ex venditore so bene quanto limpressione del primo momento abbia una grande importanza sia nel favorire un approccio positivo, sia nel sedimentare pregiudizi negativi da parte dei cittadini: su questo una parte del sistema pubblico deve fare ancora molto. La priorit per il Paese cominciare a creare valore aggiunto, noi usciamo da alcuni decenni di mancata crescita. Dagli anni dalla discesa in campo di Berlusconi nel 94, se conteggiamo gli anni di governo di una parte politica e dellaltra, ci accorgiamo che i periodi in cui sono stati alternativamente al governo le due coalizioni pi o meno si equivalgono e dunque le responsabilit di politiche inadeguate a rilanciare leconomia e la struttura sociale del Paese sono pi o meno equivalenti. Berlusconi fino a poco tempo fa, di fronte alla crisi, sosteneva la necessit di stimolare i consumi e i mercati non chiedendosi per con quali mezzi. La produzione, che sia di beni materiali, di servizi, di cultura, se non viene stimolata, se non viene facilitata, contribuendo a creare valore aggiunto, alla fine finisce per appiattirsi impoverendo il sistema. Stimolare i mercati con una politica esasperata di welfare, che finisce per gravare sul sistema fiscale, una risposta di politica economica che purtroppo rischia di avvitarsi su se stessa se non si affrontano poi anche i problemi strutturali insieme a quelli congiunturali. Affrontare la riduzione del costo della macchina amministrativa il dato ormai ineludibile che la leadership politica ha dovuto affidare al governo dei tecnici: una vera e propria abdicazione della politica che ha dovuto autocertificare la propria impotenza ad affrontare limpopolarit delegando al governo Monti il compito di somministrare lamara medicina per il Paese. Si tratta di una certificazione di una effettiva carenza di leadership da parte del sistema politico. Alla fine credo che purtroppo pagheranno coloro che hanno gi pagato queste manovre, con un inasprimento per il cittadino medio. Quando si parla di equit della manovra si dovrebbe dire che il primo step dellequit il fatto che tutti paghino le tasse. Il secondo step dellequit, solo una volta che viene accertato che tutti abbiano pagato le tasse, consiste nellanalizzare le sperequazioni allinterno
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delle categorie tra chi paga troppo e chi paga troppo poco. Su 60 milioni di italiani tutti coloro che hanno lobbligo perch hanno un reddito, o un patrimonio, devono necessariamente pagare le tasse salvo poi ricorrere e vedersi restituito quando pagato in eccesso. Il vero problema il rapporto tra il totale della popolazione e gli occupati: noi siamo ai minimi livelli di occupazione rispetto ai Paesi pi avanzati, abbiamo troppa disoccupazione giovanile, femminile, troppi baby pensionati rispetto alla popolazione attiva, abbiamo troppe rendite a cui non corrisponde una attivit produttiva, e quindi se non si mette mano a questa situazione impossibile determinare maggiore equit nel sistema. Il messaggio da dare ai giovani quindi: fare bene il proprio mestiere rendendosi utili ai propri clienti e giochiamoci la nostra partita sul mercato senza attenderci alcun aiuto da nessuno. Sono orgoglioso di poter dire a testa alta di non aver nessuno scambio di favori con la politica. La nostra filosofia massima indipendenza per non mettersi nella condizione di dover subire pressioni indebite da chicchessia. Quindi indipendenza, rispetto delle norme e richiesta di reciprocit da parte degli altri quando le regole sono distorte per crearci un impedimento. Dunque molto rigore. Uno stile come modello di libert. Noi in Italia in 20 anni siamo riusciti a costruire un gruppo da 8mila persone in piena indipendenza da qualsivoglia pressione da parte del sistema politico. Nel nostro sistema politico si andata affermando, e purtroppo anche accentuando, la prassi deleteria e immorale di tutelare interessi corporativi, di casta e di lobby, garantendo privilegi, protezioni immotivate e ingiuste del tutto inattuali rispetto alle vere priorit della nazione: il trionfo del cosiddetto particulare a discapito del bene comune, alimentato da una classe politica irresponsabile e incurante del futuro del Paese. Io preferisco non leggere i libri di Gian Antonio Stella per evitare di arrabbiarmi troppo: sentir parlare della casta dei politici mi fa male alle coronarie. Anche politici di buon livello morale tendono a strumentalizzare la questione dellantipolitica per motivi corporativi e dovrebbero sottolineare che i primi veri responsabili dellantipolitica sono quei politici che votano vitalizi vergognosi a proprio favore abusando del proprio potere. Non si chiedono atti di sacrificio estremo o di eroismo, che sono sempre pi rari, tranne nel caso degli eroi civili che con abnegazione personale hanno sacrificato la propria vita, persone che hanno perso la vita nelle missioni militari allestero o in prima linea nella lotta per la legalit, se invece guardiamo alla classe dirigente, di eroi in grado di esprimere uno spirito di sacrificio in prima persona, di leadership
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autentica si visto poco. Noi dobbiamo ritornare a comprendere il significato della parola senso civico, abbiamo dimenticato i valori autentici. Un leader dovrebbe avere un ruolo pedagogico ed etico verso i cittadini e la societ civile. Pensiamo alle vicende recenti dei nostri leader politici, senza entrare nella vita privata, certamente gli esempi sono poco edificanti per i giovani. La condotta personale del leader deve essere ispiratrice verso il popolo, si deve mantenere una sobriet che stile di comportamento e che rivela una lucidit di pensiero: tutto questo mancato. Io ho il pessimismo del capitano di barca a vela, che vede arrivare una tempesta, non la pu evitare, per attrezza la nave, si prepara al peggio, pronto ad affrontare qualsiasi situazione. Ci dobbiamo preparare a un biennio molto difficile per la nostra Nazione. Mi auguro che alla fine di questo momento si ristabilisca non solo una condizione di benessere economico e maggiore equit nella distribuzione delle opportunit, ma anche un nuovo spirito sociale e di motivazione morale per tutti: tutto questo dipende molto dalla leadership pubblica, dalla capacit di ricostruire un livello di crescita economica e soprattutto etica nel Paese.

(Pierluigi Bernasconi, amministratore delegato Mediamarket)


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Marco Bizzarri

Mentre la conoscenza e la competenza si possono apprendere, la leadership si caratterizza come dote per certi aspetti innata e connaturata alla personalit individuale. Nella scelta delle nostre risorse umane cerchiamo persone con spiccate tendenze alla leadership e in grado di sposare una filosofia aziendale di ricerca di massima eccellenza e distinzione. Servono inoltre affinit elettive e disponibilit alla condivisione di una visione tra i componenti del gruppo. Le aziende moderne sono come locomotive ad alta velocit che corrono su binari altamente sollecitati, dove se salta un semplice bullone si rischia il deragliamento: perci lorganizzazione deve essere precisa nei dettagli e perfettamente integrata e tutti devono essere altamente responsabilizzati e fortemente motivati, ma senza mai arrivare a essere omologati. Perch leadership richiede personalit e distinzione: le differenze infatti consentono di innescare elementi di creativit e mobilitare idee nuove e dinamiche innovative. A questo proposito avere vissuto significative esperienze allestero, esposti allo shock salutare delle differenze culturali, rappresenta uno stimolo significativo che incrementa il livello di leadership in una personalit. Viviamo un mondo letteralmente bombardato dagli stimoli delle differenze, globalizzazione infatti non significa solo omologazione, ma le varianti restano numerose e significative: religiose, culturali, politiche, etiche, estetiche. L etica da questo punto di vista costituisce un elemento qualificante della differenza culturale essendo un punto di condensazione dove convergono stratificazioni di modi di pensare, sistemi di vita, valori, visioni e rappresentazioni del mondo. L etica non conservativa e statica, ma evolve nel tempo lungo assi di trasformazione determinati dal contatto tra valori depositati storicamente nella memoria e nella tradizione e dinamica di metamorfosi generata dallimpatto della tecnica sul sistema sociale. La leadership, in un microambiente come quello aziendale, si fonda sullimprinting determinato dallesempio, sulla coerenza, sulla trasparenza, su comportamenti pienamente intelligibili, razionali e compren72

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sibili e non aleatori e dipendenti dallimprevedibilit umorale e dalle idiosincrasie di un potere personalista, ma sul valore pedagogico di reazioni attese e prevedibili da parte del vertice. La trasparenza del leader si fonda su un concetto cristallino di verit dove deve essere eliminata ogni opacit, ambiguit e retro-pensiero, e dove si possa affermare il principio di evidenza secondo il canone del: what you see is what you get. Da parte del leader indispensabile garantire la massima condivisione di informazioni anche tra livelli differenti allinterno della struttura aziendale. La fiducia allinterno dellorganizzazione si fonda infatti sulla piena circolazione della comunicazione senza barriere di tipo gerarchico o funzionale. E la fiducia a sua volta una chiave determinante del successo. Una maggiore disponibilit di informazioni significa possibilit di prendere decisioni pi ponderate: spetta perci al leader di favorire al massimo la comunicazione interna e stimolare la condivisione della conoscenza per dare vita a una organizzazione fondata su un network di intelligenza collettiva. La leadership richiede sempre pi di assumersi lonere di prendere decisioni strategiche in tempi rapidi. Per crescere in una dimensione globale, il prodotto certamente condizione necessaria, perch chi fa contraffazioni rimane sempre e comunque un mero follower, ma non gi sufficiente, perch indispensabile essere in grado di costruire e gestire la squadra migliore provvista delle persone pi creative: solo chi riesce a creare un squadra coesa e innovativa in grado di affrontare le grandi sfide di un futuro ad alta complessit e aleatoriet. Alle organizzazioni, private e pubbliche, servono persone di qualit che vivono letica del lavoro e della professione come questione di dignit dellimpegno personale. Come gruppo siamo nati a Vicenza, dove ci sono ancora persone che lavorano con noi da oltre trentanni testimoniando tutto lorgoglio della passione artigiana per leccellenza. L artigianato rappresenta senza ombra di dubbio la punta di diamante del sistema Italia. Le Scuole di arti e mestieri, che derivano dalle storiche botteghe rinascimentali, costituiscono non solo una eredit culturale e un bacino prezioso di conoscenza ma anche un prezioso punto di incontro tra generazioni che si tramandano per via personale gli antichi segreti delleccellenza della manifattura. Questo ci conforta ricordandoci anche che lautentico Made in Italy non si pu in realt copiare, dato che non una semplice etichetta pubblicitaria, ma il frutto della stratificazione di secoli di esperienze e tradizioni manifatturiere del nostro Paese. Non si pu clonare lunicit del processo artigianale, la cultura dei materiali, labilit dei saperi della trasformazione, non si pu banalizzare larte della sensibilit per la bellezza che ci deriva da una storia italiana fatta di contami73

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nazioni permanenti con il mondo, di incontri e shock culturali che hanno prodotto nel tempo un sapere profondo e ineguagliabile. La nostra attivit davvero molto poco assimilabile a un processo industriale, se non per i numeri e lampiezza globale dei mercati: abbiamo infatti 5000 persone in una struttura aziendale fondata su un network di indotto di piccole imprese artigiane e familiari in cui la tradizione si trasmette da padre a figlio; ci rappresenta un enorme patrimonio di conoscenza artigianale concentrato su unarea territoriale ben precisa che non perci in alcun modo copiabile ed esportabile: questa allo stesso tempo la forza e la fragilit di questa filiera ineguagliabile di produzione. A questo proposito ci siamo interrogati molte volte sullefficacia delle delocalizzazioni rispetto a una domanda di realizzazioni di altissima gamma. La risposta stata negativa: la strada dunque quella di tutelare il bacino di competenze presente sul territorio. L eccellenza italiana negli anni 70 e 80 era costruita attorno ai distretti, tutte microrealt in cui la peculiarit era determinata dalla prossimit culturale e dal costante flusso di informazioni in tempo reale, di scambio prezioso di esperienze per elaborare esperienze e variazioni, alimentando il circuito virtuoso delleccellenza e del saper fare trasmesso sul territorio da generazioni. L errore di strategia industriale italiana coinciso con il tentativo fallimentare di elaborare una competizione sui costi con Paesi dove la manodopera incomparabilmente pi a buon mercato. Scelte di politica industriale sbagliate; se invece governanti pi illuminati avessero intuito da subito la vera forza ed eccellenza di un Paese come il nostro si sarebbe potuto valorizzare scuole e formazione e investire in infrastrutture dedicate per supportare tutta la qualit del prodotto artigianale di altissima gamma. Leccellenza manifatturiera si fonda sul perfetto connubio tra la mente creativa del designer e la competenza del modellista artigiano. Il dialogo e la collaborazione, lintesa e la complicit tra questi due mondi sono la fucina della creativit, della traduzione di idee in forme concrete. perci indispensabile e doveroso riuscire a garantire il ricambio generazionale a questi maestri artigiani. Per diventare modellista esperto servono anche 15 anni tra studio e apprendistato, per avvicinare i giovani a questo mondo ricco di opportunit professionali abbiamo creato Scuola della pelletteria e istituito borse di studio per i giovani che arrivano da tutto il mondo per apprendere un mestiere artigiano. Si tratta di percorsi a garanzia di occupazione e che permettono di esprimere al meglio il proprio talento e trovare un futuro a elevata professionalit. Purtroppo i giovani sono immersi in un mondo sempre pi incentrato sulla dimensione della virtualit che molto di74

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stante dalla concretezza dellartigianato: perci si rende doveroso e indispensabile promuovere con una azione capillare la conoscenza di questo mondo ricco di opportunit, ma poco noto. Leadership significa saper affrontare le condizioni di crisi con la forza tranquilla fondata sulla calma dei forti e lautorevolezza della consapevolezza in se stessi. Durante la crisi finanziaria del 2008, nel momento di massimo panico e incertezza, abbiamo reagito al calo del fatturato con la decisione controcorrente, e poi rivelatasi vincente, di mantenere i posti di lavoro per tutti. Una leadership incentrata sulla fiducia e sul mantenimento dei rapporti con i nostri uomini al di l della crisi. A qualche anno di distanza si pu affermare che lincertezza sistematica e le crisi sono ormai fenomeni quasi permanenti. Le curve anomale e le improvvise contrazioni sono sempre pi frequenti e obbediscono a leggi imponderabili di incertezza sistematica ad altissima velocit di propagazione. Non esistono pi porti al sicuro dalle tempeste. Siamo immersi in un mondo globale sempre pi dominato dal paradigma dellinsicurezza. Pressoch ovunque sono presenti focolai potenziali di crisi, basti pensare alla previsione di decrescita relativa al PIL della Cina: anche solo lannuncio di una brusca frenata nella locomotiva delleconomia cinese in grado di terrorizzare borse e governi di tutto il mondo innescando effetti a cascata. Di fronte agli scenari pi inattesi spetta al leader di impresa e della politica il compito di elaborare risposte offrendo soluzioni e garantendo fiducia alla comunit. L assunzione di responsabilit fondamentale: la visione in prospettiva indispensabile. In una situazione di instabilit come quella attuale elaborare un piano strategico analitico e dettagliato non ha pi senso: non si possono fare pianificazioni settennali secondo un modello dirigista di stampo vetero-comunista. Grazie alla infrastruttura tecnologica oggi un leader in un secondo in grado di monitorare le tendenze facendo predizioni in tempo reale. Ogni minuto abbiamo informazioni di mercato, abbiamo un monitoraggio costante del mercato rispetto a shock esterni, shock di borsa piuttosto che una reazione tiepida del mercato rispetto a determinati prodotti. Ma questo richiede a fortiori di focalizzare i concetti chiave verso cui dirigere il gruppo. La semplicit un altro valore indispensabile: il leader deve comunicare in modo chiaro e intelligibile senza essere ridondante. Molto spesso nei piani strategici delle imprese c troppa complicazione e nei programmi dei leader politici c troppa confusione. Si deve invece individuare con sufficiente precisione i destinatari della comunicazione per massimizzare lefficacia dellatto comunicativo. La mancanza di chiarezza nella comunicazione impedi75

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sce alla catena di comando di imprimere tutta la convergenza dellorganizzazione necessaria per una azione efficace. L intuizione rappresenta uno strumento indispensabile per il leader e consente di dedurre da segnali deboli, o solo apparentemente insignificanti, vere e proprie previsioni e tendenze future. Anche lerrore fa parte del gioco, il leader non pu negarlo, ma deve essere invece in grado di riconoscerlo con la massima onest intellettuale reagendo col massimo tempismo e imponendo brusche virate nella direzione di marcia. Componente indispensabile della leadership anche una dimensione inconscia, una sorta di attenzione fluttuante capace di governare non con attenzione ossessiva e soffocante ma con una modulazione variabile, con un processo di sensibile accentuazione e attenuazione di intensit di controllo e di presa sugli eventi e sulle persone. L ossessione paranoide per il controllo assoluto deve mantenersi entro limiti sensati di ragionevolezza ed equilibrio per la salute emotiva di una organizzazione. Freedom whithin a framework: inquadrare e delimitare il contesto, ma agire poi al suo interno con piena libert di azione. Si viene in questo modo a creare una vivacit e una creativit che non sarebbe altrimenti possibile per il leader, se gli shareholder lo chiamassero a rendere conto ogni giorno delle azioni intraprese, lo stesso accadrebbe nel caso del politico che dovesse subire il vaglio continuo di elezioni a ripetizione. Il leader per agire deve ricevere unapertura di credito, ovviamente non illimitata, per poter agire in modo efficace con una sufficiente autonomia. In questa libert il leader si gioca il suo successo, nel coraggio di prendere decisioni e scegliere il giusto passo nella sequenza di obiettivi pi o meno ambiziosi e realistici da perseguire. In accordo con il concetto schumpeteriano di distruzione creativa, nellattraversare una crisi si aprono innumerevoli opportunit per i pi aperti al cambiamento. Nella crisi recente invece si cercato piuttosto di proteggere le situazioni e i soggetti pi fragili allinterno del sistema economico-sociale. Si scelto anche di agire per puntellare i capitali del sistema dalle istituzioni bancarie per evitare di fare crollare larchitrave portante del sistema finanziario. Per guidare unimpresa il leader deve sapere dove andare e giorno per giorno deve essere ossessionato dal dettaglio. Non si pu permettere di fare scelte di brevissimo termine che siano in contrasto con la visione nei prossimi ventanni: necessario agire con una coerenza assoluta con il brand senza compromessi, rispettando pienamente lidentit e i valori aziendali. Questo vero per lazienda ma vale anche per il sistema Paese nel suo insieme. Pensiamo allofferta turistica e allimmagine della nazione: il mercato affollato di opportunit, perci si deve veicolare una identit riconoscibile. vero per i brand prodotto,
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Rifondazione morale per una credibilit internazionale

vero per i corporate brand, ma vero anche per la percezione del sistema Italia nel mondo. La domanda che dobbiamo porci : La catena di comando politico riesce a incidere sulla realt?. Per dare concretezza alle scelte del leader occorre la mediazione delle persone, la differenza dunque fatta dalle persone: nessun leader pu unicamente imporre le scelte ma necessita della collaborazione degli uomini. Oggi non si pu pi agire come battitori liberi, il leader non pu essere universale, onnisciente e accentratore. La differenza fatta dalletica delle persone: non si pu operare un controllo continuo e totalizzante ma indispensabile la selezione e la delega: se i collaboratori non sono eticamente corretti non vi spazio per la sincerit. Se i collaboratori operano un ostruzionismo paludato, possono arrivare a sabotare dallinterno lapplicazione delle decisioni. Per questo il leader deve scegliere uomini eticamente leali e affidabili. Il problema per il leader non tanto lesattezza in s dellidea o della scelta, ma piuttosto la capacit di concretizzarla in una forma non annacquata da mediazioni e modifiche in grado di snaturarla: questa una problematica tipica nellattuazione della decisione politica. La difficolt spesso insormontabile di dare una forma compiuta e coerente a una volont normativa si scontra con la tortuosit delliter legislativo, complicato ulteriormente dalla ridondanza del meccanismo istituzionale del bicameralismo perfetto. Ci siamo purtroppo assuefatti al peggio e al degrado etico del sistema politico. Questo devastante: schieramenti contro schieramenti, in un gioco autolesionista di divieti incrociati, una entropia che dissipa nel disordine ogni possibile occasione di regolamentazione della convivenza sociale. Il sistema politico, a differenza di quello imprenditoriale, vede i suoi leader del tutto esenti da qualsivoglia legge di responsabilit rispetto ai propri atti: ci dipende anche dal proliferare di soggetti ed enti che rende spesso impossibile identificare i reali autori di un determinato provvedimento: enti locali, regionali, sistemi ramificati sul territorio che bloccano secondo uno schema di contropotere diffuso o ritardano meccanismi di decisione politica di rilevanza collettiva. indispensabile dare risposta alla domanda che mette in gioco il senso vero dellattivit politica: pi importante vincere le elezioni o fare il bene del Paese?. L etica un problema di qualit umana. L onest intellettuale, limpegno del professor Monti e la coerenza che ha dimostrato nel corso della sua vita sono fuori discussione, ma la pi grande sconfitta per lItalia quella di essere costretta dalle condizioni ad accettare un governo privo di una legittimazione popolare. Abbiamo visto che di fronte alle proposte di Monti si mobilitata una sorta di plebiscito unanime con maggio77

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ranze bulgare: non c pi una funzione di opposizione. Tutti insieme centro, destra, sinistra in un indifferenziato, e per questo pericoloso dal punto di vista della salvaguardia della democrazia, nuovo corso segnato dalla parola dordine del tutti insieme appassionatamente. necessaria una svolta culturale che parta dalletica delle persone, da una nuova visione, dai giovani, dalla scuola, dalla formazione. I giovani sono molto pi disincantati della generazione che li ha preceduti, sono meno egoisti e individualisti, sono maggiormente disponibili a condividere e a mettere a fattor comune il loro talento, sono anche molto meno smaniosi di accumulazione e ostentazione. indispensabile ripartire da una rifondazione meritocratica nelle assunzioni e nelle carriere nelle aziende e a fortiori nella Pubblica Amministrazione. Per qualsiasi ruolo, da quello pi alto a quello pi basso, devono essere assunte persone esclusivamente per merito e competenze. Questo deve essere un criterio assoluto e inderogabile a qualsiasi livello, nel sistema pubblico e in quello privato. Ogni sistema di scambio clientelare deve essere bandito nel nostro Paese, perch ci rappresenta un boomerang devastante che contribuisce a creare sacche di inefficienza che si ritorcono contro chi le ha create. I partiti sono ormai diventati lobby corporative e realt autoreferenziali e non riflettono pi una volont popolare, ammesso che effettivamente si possa ancora parlare di una volont popolare in un contesto sociale sempre pi frammentato e disgregato come quello attuale. C anche relativamente poco dissenso rispetto alla gravit delle condizioni di impoverimento reale, soprattutto della classe media del Paese: forse un sintomo di grande rassegnazione e sfiducia radicale nella possibilit di cambiare attraverso lazione politica. Situazioni come questa trentanni fa avrebbero dato vita ad autentiche rivoluzioni o moti di piazza. Nella generale perdita di credibilit del sistema politico la popolarit del Presidente Napolitano ha consentito al Paese di evitare un collasso e ha al contempo esercitato un ruolo attivo come vero ago della bilancia per mobilitare una risposta alla crisi politica. Il potere del Presidente in questa occasione stato di tipo morale prima ancora che istituzionale; la sua azione bipartisan si fondata in gran parte su una forza di persuasione morale esercitata su tutte le forze politiche. Il nostro Paese ha bisogno di una rifondazione morale prima ancora che politica, per questo servono figure di alto profilo in grado di contaminare positivamente con lesempio. L esempio il motore decisivo del cambiamento in grado di stimolare soprattutto nei giovani il coraggio di raccogliere le sfide e abbandonare lo spirito di sfiducia nichilistica.
(Marco Bizzarri, presidente e amministratore delegato Bottega Veneta)
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Labirinti della politica


Dario Bonacorsi

condizione necessaria, ma non sufficiente, quella della presenza di doti personali e predisposizioni spontanee al comando, perch, senza un opportuno bagaglio di training, di formazione dedicata, diventa davvero difficile tradurre quella che solo una attitudine naturale in una leadership effettiva in un contesto strutturato. Dunque non si nasce leader, ma lo si diventa: con cinquanta per cento di carisma e con cinquanta per cento di esperienza sul campo e formazione dedicata. Al di l degli obiettivi stringenti che si manifestano con maggiore urgenza in ogni organizzazione, io credo che la leadership si caratterizzi principalmente per la presenza di una dimensione valoriale: il ruolo decisivo del leader quello del custode dei valori dellorganizzazione che devono essere incarnati con coerenza esemplare dal vertice per essere trasmessi ai collaboratori. Non si pu rendere vitale un gruppo se manca una visione di sintesi sulle grandi questioni di fondo e gli stili di comportamento da assumere nella propria azione. Una organizzazione coerente dal punto di vista valoriale esprime una identit, una riconoscibilit, un sentire comune che trasmette il senso di una costituzione unitaria e di una presenza credibile nel tempo. Nel caso invece dellassenza di una cultura condivisa, quando viene a manifestarsi una disseminazione esplicita o implicita di valori, rivelata da prassi e comportamenti non allineati con la visione dellazienda, si produce una frattura che tende a sedimentars8i come una sorta di patologia interna dellorganizzazione. Chi si ritrova a non condividere i valori dellorganizzazione a cui, per libera scelta, ha deciso di appartenere, finisce per ritrovarsi a vivere il peso di una dissonanza che lo porta a vivere male e, prima o poi, a scontrarsi con lorganizzazione. Quando un individuo non pu essere se stesso, autentico, fino in fondo, difficilmente pu essere efficace e autorevole, e mostrarsi credibile. La vera personalit di un individuo non pu essere a lungo dissimulata, prima o poi viene allo scoperto: come un lapsus psicoanalitico che rivela un rimosso legato a un cattivo rapporto con la censura del super-io, del sistema censorio dei valori mo79

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rali legato al complesso di colpa. Un leader che ha come compito principale quello di motivare non pu essere a sua volta demotivato. Questo si rivela disastroso nel momento in cui il leader dellorganizzazione mosso da motivazioni velatamente dissonanti o in aperto conflitto rispetto a quelle che ispirano la propriet dellazienda. I conflitti interni alla governance tra consiglio di amministrazione e amministratore delegato sono spesso il sintomo di una visione valoriale differente e possono essere fonte di significative criticit per un gruppo. Molte crisi aziendali trovano la loro origine proprio in questo diversa interpretazione di questioni di fondo da parte del vertice. Pensiamo alle situazioni in cui il leader tiene un comportamento negativo o colposo, negligente e incapace, ma addirittura doloso, volontario e premeditato preordinato al tradimento dei valori dellazienda. Purtroppo non infrequente la presenza di leader che tradiscono il mandato fiduciario dellazienda contravvenendo non solo alla deontologia ma anche alla legge. Stili di leadership, cultura aziendale, modelli di incentivazione delle persone, possono essere declinati in modo molto diverso e secondo una scala differente di intensit di controllo dei comportamenti. Esistono aziende molto tolleranti e incentrate sulla valorizzazione della diversit allinterno del gruppo, e al contrario possiamo avere modelli fondati su una logica che tende a uniformare e pretendere un allineamento assoluto, ci determina come corollario ladozione di paradigmi di leadership differenti. Anche una matrice culturale di tipo americana o europea, anglosassone o continentale, nordica o latina, pu contribuire a caratterizzare modelli diversi nella prassi del comando. A questo proposito ricordo, quasi come un caso di scuola, il diverso stile di leadership tra Procter&Gamble e Unilever: due modi agli antipodi ma di altrettanto successo. Gli stessi modelli di gestione, sviluppo delle risorse umane allinterno dellazienda possono seguire logiche pi inclini alla promozione e incentivazione piuttosto che di stigmatizzazione e punizione, in questo la forma di esercitare la leadership pu essere molto diversa. Il clima aziendale uno specchio fedele dei valori adottati dallorganizzazione che pu essere incentrato su una cultura dellagonismo o della cooperazione, incentivando un modello individualistico o di lavoro di team. Una ulteriore variabile relativa al modello di leadership dipende dalla condizione congiunturale che il gruppo si trova ad attraversare in un determinato momento: se lazienda in una fase dinamica espansiva e di sviluppo, pu richiedere un approccio diverso rispetto a un momento di stagnazione oppure di regressione. Il leader deve avere la sensibilit e la flessibilit di riuscire a cambiare atteggia80

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Labirinti della politica

menti e correggere la direzione dellazienda rimodulando il proprio stile di comando in funzione dellevoluzione nel tempo del gruppo. Il leader deve, allo stesso tempo, essere in ascolto e contatto con una molteplicit di fonti di informazione e relazione, deve essere connesso con lazienda e con lambiente esterno e la comunit, ma allo stesso tempo deve essere capace di prendere decisioni in solitudine basandosi sulla propria confidenza in se stesso e la propria coscienza etica. Il dovere di un leader essere immerso nelle relazioni ma anche mantenere indipendenza assoluta nelle decisioni, evitando di subire linfluenza esterna qualora questa si possa tradurre in una spinta a uno sviamento dei propri doveri di tutela e valorizzazione dellazienda. Venendo alla leadership politica, ho personalmente creduto nella prospettiva di una vera rivoluzione liberale: un grande cambiamento nel modello di decision-making della cosa pubblica a partire dalladozione di uno stile di leadership modellato su approccio pi simile allesperienza di guida delle organizzazioni aziendali. Si tratta di esportare alla dimensione della decisione politica alcune prassi di efficienza e di misurazione dei risultati delle politiche pubbliche e fondate anche su approccio a uno stile di leadership in grado di intessere un rapporto immediato e diretto con il cittadino per eliminare le complessit e leccesso di astrazione e autoreferenzialit del linguaggio partitico cos tipico del sistema politico italiano. Un leader politico ideale deve riuscire a comporre un giusto equilibrio tra una parte calda di comunicazione informale e popolare e una parte fredda razionale, distaccata e controllata capace di sostenere anche limpopolarit in nome del bene comune. stato certamente un errore di ingenuit credere di poter applicare sic et simpliciter il modello di leadership di impresa al sistema politico. Nellimpresa: due pi due fa quattro, mentre nella politica: due pi due, quasi mai fa quattro; le logiche non sono dirette e lineari come nel sistema impresa. Chiunque nel nostro Paese si trovi a essere investito di responsabilit di governo, ha lonere di confrontarsi con la complessit degli apparati amministrativi della macchina burocratica della forma policentrica del potere. Il processo di trasmissione della volont politica nella effettivit dellamministrazione pubblica non mai lineare e diretto ma assume i contorni di un intricato labirinto. La leadership politica deve affrontare, oltre i nodi di una complicata questione epocale di riforme strutturali ormai improcrastinabili, anche una ondata di reazione sempre pi sdegnata da parte della societ civile nei confronti dei privilegi della casta politica. C lurgenza di riconfigurare il modello di selezione della leadership alla
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luce di una sempre pi ineludibile questione nazionale di etica pubblica e di qualit morale della classe politica. Si arrivati a una dilatazione parossistica di incarichi pubblici e apparati amministrativi solo per garantire posti di potere agli apparati politici. La prassi del voto di scambio e della corruzione ha raggiunto in alcune aree del Paese livelli non pi di eccezione criminale, ma addirittura di prassi consolidata di sistema, arrivando perci a mettere in dubbio la possibile tenuta democratica delle istituzioni. La moltiplicazione dei livelli di governo intermedi, invece di attuare un modello pragmatico di decentramento e sussidiariet, ha in molti casi rallentato il processo di effettivit del modello di decisione. Le rivalit tra diversi livelli di governo ha creato i presupposti per una tendenza allimpasse come frutto avvelenato dei veti incrociati che intaccano la forza della leadership e la possibilit del governo dei problemi del Paese. Il salto culturale necessario da compiere quello di garantire una maggiore partecipazione democratica al processo di scelta delle lite e della leadership mediante una maggiore trasparenza nel processo di selezione. La leadership politica tende a essere paludata dentro un fattore opacit che non consente effettivamente di operare un controllo reale non solo sul merito ma anche sul metodo democratico del processo di decisioni di interesse pubblico. necessario fornire alla leadership la possibilit di costruire un vero percorso di governo garantendo strumenti adeguati a svolgere effettivamente e fino in fondo il proprio ruolo, per poi lealmente sottoporsi allesame degli elettori come accade nei Paesi anglosassoni di pi antica tradizione democratica, abituati da sempre a garantire una autentica alternanza tra partiti e leader di governo senza scontrarsi in una lotta permanente di delegittimazione reciproca.

(Dario Bonacorsi, presidente Indena)


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Governare la complessit
Giovanni Bossi

Affrontare il tema della leadership non mai stato cos difficile come in questi tempi, e forse proprio per questo non mai stato cos necessario. In Italia, in Europa, e ovunque nel pianeta assistiamo al consumo di leader e al superamento della leadership a ritmi sempre pi rapidi, come se anche la capacit di gestione del potere fosse diventato un bene velocemente deperibile. Non vale obiettare che in politica, e a volte in azienda, accade che potentissimi settantenni, a volte ottantenni, esercitino ruoli di peso. Raramente si tratta di leader in senso stretto: pi spesso sono icone, talvolta semplici gestori di interessi particolari. Credo piuttosto che, in un mondo in cui linformazione viaggia veloce come mai prima, anche la leadership tenda a perdere rapidamente stabilit. In un certo senso viene messa in discussione sempre, in un crescendo di relativismo che non aiuta a piantare saldamente al terreno i cardini dellazione di un leader. Come se il tema della leadership fosse anche questione di capacit di stare di pi dentro il mercato, interpretandolo e assecondandolo, mentre eravamo forse abituati a pensare al leader come a un assoluto innovatore, un inventore di idee, cui tributare fiducia. Oggi, in politica, in azienda, nella societ civile, dura luomomediatore, e chi dura ancor pi il rappresentante di interessi, a volte anche solo propri, ma pi spesso condivisi. Ma il sistema ha bisogno di leader, non di rappresentanti. In questo sistema, fatto di mille piani e della loro interazione caotica, esistono allora valori non negoziabili in tema di leadership? Questa una domanda che reputo molto buona proprio perch tremendamente rischiosa. Rispondere di no significa optare per il relativismo e correre il rischio di non poter dare risposte coerenti e sistematicamente, stabilmente, credibili. Optare per lesistenza di valori non negoziabili pu significare schierarsi in un campo che rischia di diventare obsoleto troppo in fretta. Credo anche nel ruolo di mediatore del leader, mediatore tra so83

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ciet, azienda, ambiente di riferimento, da un lato; e tra strade da percorrere, vie da esplorare, desideri da soddisfare, dallaltro. per necessaria una coerenza intrinseca tra lazione del leader e la sua personale visione delle cose della vita. Non sono un filosofo, non un sociologo, ma credo che questa coerenza, che mi piace colorare di lealt nei confronti di se stessi, sia un pezzo centrale e non negoziabile per una leadership duratura e riconoscibile. Entra allora in gioco la visione del leader. Qui il quadro si fa inevitabilmente complesso e mi pare di poter dire solo che il leader deve poter esprimere un concetto, riconoscibile, caratteristico, che appartenga al suo vissuto, di bene comune. Bene che marchi in modo chiaro anche il gruppo cui fa riferimento, identificandolo, ma che sia anche nel proprio credo, da qualsiasi parte lo si voglia vedere. Del leader e della leadership, i gruppi, le masse, le organizzazioni sociali o economiche, hanno sempre avuto bisogno. E a loro volta i leader hanno avuto bisogno di un ambiente al quale applicare la loro capacit di comunicare passione, unidea, innovazione, cambiamento, o pi spesso tutte queste cose insieme. La gestione del potere, la costruzione di un modello sociale, o anche di unazienda, raramente sopravvivono a lungo senza coordinamento dellazione, senza spinte credibili il cui ritmo viene impresso da qualcuno. Ma la complessit del mondo di oggi e la sua velocit esponenziale rendono davvero poco praticabile la riproposizione di modelli del passato. Molta leadership del passato stata costruita sul mito, e il mito frana in fretta se lopinione delle persone non lo alimenta. Oggi twitter, blog, comunicazione ad alta frequenza bombardano le menti e non facile formare opinioni consapevoli. Sappiamo tutto, pi di tutto, troppo, in tempo reale, a volte anche ci che non accaduto Affermare che le caratteristiche di leader del passato si siano adeguate al mondo di oggi ridicolo. Le intelligenze restano, quelle s, ma credo profondamente che lo stile di leadership sia funzione del mondo e del mercato su cui agisce, e non vada bene per tutte le stagioni. E allora benvenuto al nuovo; il vecchio pu e deve essere studiato, ma non copiato, non pi. Oggi un leader ha bisogno di essere profondamente interconnesso con il proprio mercato. La leadership richiede capacit che definirei multimediali, multitasking, multilingua, multitarget. Semplificare molto i messaggi e lapproccio, per un leader, sempre possibile, ma il rischio quello di essere travolti al primo temporale. Una leadership per essere credibile oggi richiede un mix straordinario di passione e ragione, in dosi smodate ma allo stesso tempo coerenti. Richiede co84

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Governare la complessit

noscenza, a volte esperienza, ma non troppa, perch andrebbe a detrimento della passione, e forse della ragione. Richiede capacit di comunicare. Ma soprattutto capacit di interpretare correttamente i segni soft di un ambiente complesso. La nostra societ vive una fase di grande disordine e confusione. Appare abbastanza evidente il ritardo della politica rispetto allevoluzione dellambiente economico e sociale. C chi trae beneficio dal caotico evolvere delle cose; c persino il sospetto, in finanza e in economia, di strumentalizzazione della rapidit di circolazione delle informazioni, di manipolazione delle reazioni emotive rispetto a verosimili falsit, non notizie, preoccupazioni. In questo humus sentiamo tutti il bisogno forte di un rinnovamento, di un nuovo modo di fare in politica, in economia, nella societ civile e persino nei rapporti interpersonali. In questi momenti di distacco da un funzionamento soddisfacente nella societ si crea lo spazio per nuove leadership. il bisogno di nuovo che porta alla reazione, e attenzione perch la reazione pu essere brutale e violenta, manifestandosi contro quelle regole che hanno generato il malessere. Se a scendere in campo la passione io credo che non vi sia spazio per i professionisti del potere, e forse alla lunga neppure per i tecnici, perch comanda il calore del rinnovamento, e pu sciogliere ogni ingegneria. Se sposiamo la teoria dellinevitabilit di una nuova leadership, o di pi nuove leadership, come risposta allinstabilit, allora dobbiamo porci il problema del ricambio, e soprattutto del come cambiare. C bisogno di pi societ, di pi apertura, di pi partecipazione. Per esempio, di pi donne. ridicolo il numero di donne presenti come leader in azienda come in politica. Non mi spiego come possa una societ progredire facendo a meno in modo pressoch aprioristico del 50% del proprio potenziale, cos come di larga parte delle classi pi giovani, private della possibilit di esprimersi in una societ a crescita zero e con i posti a tavola occupati dalle generazioni precedenti. E c bisogno di pi spiriti liberi. Che, per svilupparsi, richiedono una dose elevata di coraggio non gi in loro, ma in chi lascia loro lo spazio per diventare grandi. Forse la leadership di cui abbiamo bisogno ora, subito, fatta di un mix di coraggio e visione, di capacit di fare spazio con generosit e di guidare con fermezza quando necessario, di richiesta forte a tutte le componenti della societ di essere protagonista, senza timore di perdere qualcosa, perch se andiamo avanti cos perdiamo tutti comunque tutto. Ecco: ora di non avere paura e di dare lo spazio a quei giaci85

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menti di meraviglia, figli della nostra storia e di altre storie di altri luoghi, che vivono con poca speranza e poca gioia perch altri hanno rapito il loro futuro. Il coraggio del cambiamento, anche se esso incide nel proprio particolare. Perch, senza, rischiamo di trovarci tutti pi poveri, e non solo in termini economici. La generosit generazionale il primo elemento sul quale dobbiamo concentrarci. La leadership pu svilupparsi, il leader crescere, solo se la nostra societ vecchia smette di difendersi, impaurita da ogni cosa nuova la sfiori. Inevitabilmente il cambiamento accadr, ma il timing e il modo non sono irrilevanti. Pu accadere per lucida consapevolezza da parte della classe dirigente di oggi; o per le insoddisfazioni che scatenano spallate a un sistema che funziona male, in un contesto accelerato dalla crisi economica. Preferisco pensare che, se vogliamo veramente nuovi leader, dobbiamo desiderarli fortemente, essere pronti a pagare il prezzo per la loro crescita, e soprattutto avere il coraggio di guardarli crescere con la passione per il nuovo e per il bene.

(Giovanni Bossi, amministratore delegato Banca Ifis)


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Lo spirito inquieto del leader


Carlo Brunetti

Il leader imprenditore deve esercitare una guida responsabile muovendosi oltre la semplice rendita di posizione. Il fondatore di una impresa un pioniere visionario dotato di coraggio e ostinazione nel promuovere il proprio progetto, ma altrettanto capace di capire in anticipo quando il momento di cedere la guida. Il leader autentico uno spirito inquieto e dinamico, attento alla mutazione continua dello scenario e del contesto, preferendo operare con un approccio adattivo ed evolutivo piuttosto che meramente conservativo fondato su rendita e mantenimento di posizioni gi acquisite. Il leader illuminato percepisce quando il caso di avviare il passaggio generazionale: si tratta di una fase ad alta fragilit, soprattutto nel mezzo della transizione, quando si rischia di creare un vuoto di potere nella leadership. Occorre saper tenere il timone dritto mantenendo una direzione coerente verso gli obiettivi. Faccio parte della seconda generazione di una impresa a guida familiare, mio padre ha avuto la lungimiranza di anticipare la crisi del passaggio generazionale intervenendo con una significativa ristrutturazione dei processi di governance in senso manageriale, prima dellingresso dei figli in azienda. Per i figli affacciarsi su unazienda ben strutturata e con una precisa delimitazione del campo di azione della leadership consente di evitare conflitti di ego e sovrapposizione di poteri, permettendo una maggiore fluidit e minore attrito nelle decisioni. Questo stato forse lomaggio pi prezioso da parte di nostro padre, perch ci ha dato la possibilit di sperimentare sul campo come la governance di unorganizzazione con una certa struttura con una certa funzionalit pu essere molto pi efficace rispetto a una classica azienda padronale e di origine familiare. Il vero leader deve essere in prima persona vettore del cambiamento. Il mondo non si ferma mai, ma si trasforma continuamente. Cos, quando noi figli siamo entrati, in azienda abbiamo fatto un percorso differenziato di apprendimento e di sviluppo della leadership in funzione anche delle nostre differenti personalit, attitudini e abilit. La vita aziendale fatta di confronti anche difficili ma importante che siano leali.
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Per evitare di avere eventuali contrapposizioni e conseguente depotenziamento della leadership nei confronti dellorganizzazione, mio padre, prima di trasferire la leadership, si premurato di creare un ruolo super partes, una sorta di arbitro in grado di mediare potenziali divergenze nella governance familiare, trasferendo una parte dei propri poteri a un direttore generale, un top manager estraneo alla propriet. Questa struttura fondata su una precisa delimitazione delle competenze consente di supportare e armonizzare al meglio le decisioni strategiche, evitando sconfinamenti e sovrapposizioni di poteri. Unarchitettura della leadership fondata sullequilibrio tra poteri e competenze. Da questo punto di vista assume un carattere fondamentale il livello emotivo e il clima relazionale determinato dal modello di leadership. Si deve saper cogliere le opportunit nel cambiamento dotandosi di una predisposizione allottimismo. Bisogna aprirsi alla curiosit per comprendere il mondo del futuro. La fiducia assume un ruolo decisivo e indispensabile nel determinare il successo della leadership. Le visioni possono essere diverse tra chi ha un spirito pi competitivo e chi ha una visione pi pacificata, chi pi innovativo e chi ha uno spirito pi conservativo. Chi ha unindole pi commerciale e chi ne ha una pi tecnica. Un leader deve dotarsi di un approccio globale e sistemico in grado di garantire la gestione quotidiana del day-by-day ma anche la visione a medio lungo termine. Il leader ha il dovere di spingere ad allinearsi ai cambiamenti epocali e globali cercando di governare e non essere governati dalla complessit. La nostra azienda appartiene a un settore, quello delle materie plastiche, che vive una vera e propria rivoluzione copernicana sia dal punto di vista tecnologico, con laffacciarsi sul mercato di una nuova generazione di materiali, le bioplastiche, sia dal punto di vista culturale, con la diffusione di una sensibilit ambientale fondata sul paradigma della sostenibilit. Attraversiamo grandi cambiamenti fondati su una maggiore consapevolezza verso il tema della salvaguardia dellequilibrio del pianeta e dove il riciclo dei materiali e il destino dei prodotti a fine vita diventa un fattore chiave nel modello industriale ed economico. Sentiamo il compito culturale di cercare di diffondere la conoscenza e combattere il pregiudizio verso le materie plastiche educando i nostri clienti verso materiali diversi. Stiamo andando verso un mondo dove il petrolio e i suoi derivati giocher un ruolo sempre minore, perci si deve operare una metamorfosi nella produzione di materie plastiche approdando alle nuove generazioni di materiali biodegradabili e/o derivanti da fonti rinnovabili e riciclabili. La chimica italiana, dal premio nobile Natta in avanti, ha avuto nel passato un ruolo di vero leader mondiale. Poi la pessima gestione politica ha determinato scelte che hanno fatto crollare la
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Lo spirito inquieto del leader

nostra leadership in questo settore strategico. Il mondo anglosassone ha approfittato della nostra debolezza di politica industriale del passato per acquisire pezzo per pezzo il puzzle della chimica italiana. Un asset fondamentale del nostro Paese stato progressivamente smantellato a causa di una pessima gestione politica incapace di tutelare interessi strategici della nazione. Oggi ci stiamo riaffacciando sullo scenario internazionale con produzioni di nicchia molto innovative. Sui sacchetti di plastica di nuova generazione il nostro Paese allavanguardia in Europa e ha condotto una battaglia vincente contro le grandi lobby della plastica tradizionale. un segnale che indica la ripresa della leadership della chimica italiana in settori altamente avanzati come le bioplastiche. Questo testimonia come il nostro Paese in grado di catalizzare di nuovo lattenzione internazionale attorno a tecnologie innovative e capaci di giocare una leadership industriale nei prossimi anni a venire. Se un sistema di imprese in grado di competere a livello internazionale ancora presente nel nostro Paese, non lo dobbiamo certo a un sistema politico che sembra aver fatto tutto per sabotare lo sviluppo di sinergie tra pubblico e privato e il coordinamento di un vero sistema Paese in grado di essere credibile sul piano della crescita e dello sviluppo economico. Il sistema politico deve saper interpretare e gestire questo cambiamento, a partire dai leader di partito, ammesso e non concesso che la struttura del partito politico abbia ancora un futuro, ai tecnici parlamentari che devono arrivare a scrivere la leggi in una maniera chiara e intelligibile e comprensibile per tutti, offrendo ai cittadini il bene inestimabile ma troppo raro della certezza delle diritto e delle regole. La mancanza di un lessico normativo e amministrativo rappresenta un danno concreto per i cittadini, oltre che lalibi pi facile per chi intende violare le norme. Siamo tutti stanchi di leggi e di una burocrazia imperante, lEuropa ci sta mettendo del suo, contribuendo ad appesantire la gi immensa mole e complicata stratificazione della ipertrofica produzione normativa del nostro Paese. Gi lItalia storicamente il luogo di massima espressione della complicazione e della sottile esasperazione del bizantinismo giuridico, se a questo aggiungiamo la produzione della regolamentazione comunitaria arriviamo a un punto di parossismo normativo. Siamo oltre ogni ipotesi di buon senso: dal combinato disposto della produzione legislativa e della prassi burocratica otteniamo un effetto devastante per il privato cittadino o per limprenditore che deve agire in un mare di complessit e di incertezza. Rischiamo di perire di burocrazia. In questo modo limprenditore si trova a dover agire nellincertezza normativa con costi e rischi enormi. Per questo dobbiamo ritrovare un nuovo approccio di semplicit, tornare alle concretezza del buon senso, sciogliendo
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il nodo gordiano della complessit burocratico-procedimentale nella gestione della cosa pubblica e facendo prevalere il pragmatismo. Dobbiamo votare norme prive di quella abituale ambiguit che le rende interpretabili in dieci modi diversi. Non del tutto fugato il dubbio che forse le norme sono intenzionalmente scritte in maniera ambigua. Manca la capacit di sintesi nel processo della leadership pubblica. Serve una classe dirigente con una cultura della leadership completamente diversa rispetto allattuale. Persone nuove con una visione finalmente in linea con il mondo contemporaneo. Bisogna fare spazio a idee giovani, non necessariamente ai giovani in senso banalmente anagrafico. Si deve agire per sbloccare un sistema di politica fine a se stessa o basata sulla propria autoconservazione e sopravvivenza. Per questo sono necessari mandati parlamentari non reiterabili allinfinito ma a termine per evitare la sistematica occupazione del potere e innescare un sistema di ricambio e di ri-generazione del sistema. Servono nuovi pensieri. Serve un passo nuovo, una velocit allineata con quella del mondo attuale. I giovani si trovano di fronte il muro di gomma di un sistema politico che li respinge e li allontana. I giovani, malgrado le loro enormi potenzialit e competenze non riescono a sfondare il muro di esclusione dal potere. Ci si trova a combattere contro i diritti acquisiti da generazioni troppo tutelate e che congelano energie che potrebbero essere liberate per dare speranza e prospettive per le giovani generazioni. Le nuove generazioni devono essere liberati dal giogo di quelle che le precedono e che detengono una fetta troppo ampia delle risorse: indispensabile drenare risorse dalla vecchia alla nuova generazione se si vuole davvero innescare una dinamica di ripresa. Nel sistema politico ci sono troppi personaggi riciclati che non sono pi credibili e che hanno perso ormai definitivamente la fiducia e il consenso reale nel Paese e che si attardano a conservare oltre ogni limite le posizioni acquisite di potere. C bisogno di ricambio come c bisogno di ossigeno. Il leader, se vuole essere credibile, deve essere onesto e trasparente e non deve trovarsi in nessuna posizione di conflitto di interessi, mantenendo una severa linea di demarcazione precisa e invalicabile tra gli interessi pubblici e quelli privati. Deve mantenere in ogni occasione una linea comportamentale ispirata alla sobriet e al rigore. Onest intellettuale e buona fede sono caratteristiche apprezzabili insieme con il senso dei propri limiti: il leader deve avere la capacit di farsi da parte al momento giusto, anzi un attimo prima del momento giusto: questo il vero spirito di servizio che deve contraddistinguere il suo ruolo.
(Carlo Brunetti, vice presidente Innovation Apiplastic)
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Tempi fragili
Ruggero Brunori

La leadership viene attribuita da altri, non mai frutto di una auto attribuzione, c sempre qualcun altro che riconosce il leader che si staglia per la presenza di caratteristiche particolari diverse dal comune. Questo un aspetto fondamentale perch le leadership vere sono proprio quelle che vengono riconosciute le altre sono false o sono autocompiacimenti che non hanno senso. C indubbiamente una componente di predisposizione originaria, per cos dire genetica, sulla quale deve poi innestarsi applicazione, esperienza e dedizione. Un destino da scoprire dentro di s, un modo di porsi nei confronti degli altri, una credibilit che si riesce a comunicare agli altri. Ci sono persone che sembrano nate con il codice genetico della leadership dentro di loro. Persone che hanno una dote innata per larte del comando: il leader deve avere lostinazione di combattere ogni giorno. Molte persone pur non essendo in grado di comandare cercano di farlo ma il pi delle volte con esiti disastrosi, possono essere degli ottimi professionisti, ma non sono dei leader. Servono delle capacit per attribuire mansioni, compiti, per scegliere luomo giusto al posto giusto, individuare i responsabili: questo un compito da leader, il saper comprendere le persone, intuire il potenziale nascosto dentro le persone. Certamente il leader deve avere una profonda conoscenza; senza capire a fondo lessenza di quello che si fa non si possono gestire le persone, i ruoli. C bisogno di una capacit di riflessione interiore per analizzare i dettagli dei problemi senza lasciare nulla al caso. Dietro la velocit di una scelta deve esserci una profonda comprensione delle questioni, altrimenti si commettono errori distruttivi. Volont, costanza, sacrificio sono altri elementi fondamentali del leader. Il leader non pu essere un introverso ma deve rapportarsi agli uomini. Non pu durare un leader chiuso in se stesso nella sua torre davorio: il confronto con gli altri necessario, fondamentale il flusso delle informazioni, le relazioni, il feedback ai collaboratori che consente di modificare atteggiamenti e comportamenti non conformi
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alle direzioni prestabilite. Dal confronto possibile ridefinire il problema e riuscire a risolverlo grazie a un abile esercizio di ristrutturazione dei dati con un metodo pragmatico di problem solving. Gli errori possono essere compresi solo se c sincerit e apertura da e verso il leader. Riconoscere gli errori senza larroganza del ruolo una dote indispensabile al leader. Viviamo un periodo di grande fragilit come Paese perch esistono ruoli che vengono assegnati a persone del tutto prive di competenze. La classe politica e molti alti funzionari della Pubblica Amministrazione vanno a ricoprire ruoli importanti spesso del tutto privi di reali capacit conquistate sul campo e assolutamente non in grado di esercitare una effettiva leadership, essendo carenti di credibilit e dunque di seguito. Sono spesso personaggi smarriti in un ruolo che non li riguarda e allora agiscono a caso, al solo scopo di mostrare una parvenza di autorit che in realt non possiedono. Per ottenere risultati necessario avere alle spalle una storia, aver compiuto un percorso, non ha senso essere nominati al vertice di una amministrazione senza avere un curriculum, una legittimazione non solo tecnica, ma morale rispetto al ruolo a cui si viene chiamati. I padri costituenti avevano una statura intellettuale assolutamente incommensurabile con i personaggi che si aggirano oggi nel sottoscala del pi bieco sottogoverno. Sono degli intrusi nel palazzo nobile della politica. I politici del dopoguerra si nutrivano di ideali e di intransigenza, erano persone integerrime in confronto al circo Barnum che abbiamo visto accamparsi recentemente nei palazzi della politica. La politica ha, per forza di cose, sempre avuto a che fare con una dimensione dura, con una lotta senza sconti, ma certamente cera una dignit che oggi si persa. Il tutto poi si trasforma in una illogicit, in una incoerenza, in una assurdit della produzione legislativa; le norme sono il prodotto di una classe politica trasformista e incompetente che dunque produce un apparato normativo lacunoso e incoerente, di dubbia interpretazione, e molto spesso inapplicabile: tutto questo un danno vero e proprio per i cittadini e gli imprenditori che si ritrovano a subire una legislazione che rende impossibile vivere e lavorare nel nostro Paese, abbandonato alla deriva da una classe dirigente grottesca e incurante dei problemi reali. Uno spettacolo ignobile di trasformismo senza nessuna moralit con scambi di voti, ribaltoni e controribaltoni in un perenne ondeggiare secondo le regole della convenienza personale. Una metastasi di etica politica. Mario Monti si ritrovato in una situazione complicatissima, sta cercando di risolvere uno a uno i nodi principali e pi urgenti che il
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Tempi fragili

Paese si ritrova a dover affrontare dopo un periodo di declino inarrestabile su tutti i fronti, a partire dalla credibilit e dalla dignit del Paese. Si tratta di un leader onesto, competente, credibile, trasparente e leale che parla un linguaggio di dati e non di chimere, un uomo che sa raffreddare la polemica senza farsi travolgere in querelle con i media. Un leader deve accudire lidentit e il bene del nostro Paese di fronte anche al naufragio di una credibile politica europea. Mai come oggi la crisi che attanaglia il nostro Paese, pur avendo enormi responsabilit nazionali, dipende per anche da una impasse e una crisi di identit e soprattutto di visione di lungo periodo da parte dellEuropa, sempre pi smarrita nella ricerca di massimizzare vantaggi di posizione da parte di singoli Stati. Gli USA, la Cina, la Russia, hanno una visione, magari non condivisibile, ma capace di esercitare una influenza, mentre lEuropa sembra un coacervo di politiche estere: una per ogni Stato. Certamente con leader come Helmut Kohl o Franois Mitterrand lEuropa non sarebbe caduta cos in basso: la crisi europea anche una crisi di leadership. C un problema di incapacit dei partiti politici di selezionare non solo il carisma e la competenza ma anche lequilibrio e la trasparenza dei potenziali leader: pensiamo al partito socialista francese che stava per candidare allEliseo Dominique Strauss-Khan, politico certamente di primissimo piano, prosciolto dal sistema giudiziario americano, ma certamente affetto da un delirio di onnipotenza che gli ha sbarrato la porta per una Presidenza che sembrava a portata di mano. Dunque se Roma piange, certamente Parigi non ride e dunque siamo di fronte a una sorta di agonia della capacit dei partiti di selezionare candidature per solide leadership. L Italia pu ritrovare leadership solo a partire da una forte e credibile relazione con lEuropa. Serve una ridistribuzione del carico dei sacrifici in modo equo per alimentare una politica di ripresa. L Europa deve essere rigorosa ma anche generosa e con un indirizzo non solo restrittivo ma di apertura di prospettive.

(Ruggero Brunori, presidente Ferriera Valsabbia)


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I giovani, la musica e il futuro


Claudio Buja

Il mondo della musica, o meglio del music business, dovrebbe essere, sulla carta, un ambiente dove i giovani (tanto gli artisti quanto gli operatori) possano portare un grande contributo di creativit, di innovazione, di rinnovamento. E se vero che il pubblico della musica, soprattutto della musica pop, un pubblico dallet media decisamente bassa, allora anche i suoi protagonisti artisti, discografici, operatori, giornalisti dovrebbero essere analogamente naturalmente predisposti a rispecchiare e rappresentare al meglio le nuove tendenze; lindustria dovrebbe accettare e incoraggiare forze fresche e idee giovani per alimentare linteresse del pubblico e formare una leadership futura. Invece la scena musicale italiana soffre di un progressivo e apparentemente irreversibile processo di invecchiamento a tutti i livelli a partire dagli artisti, per i quali manca un effettivo ricambio generazionale, per passare agli operatori discografici, molto legati ai propri ruoli consolidati e poco inclini a inserire nelle proprie strutture ideative, creative e operative, soprattutto in posizioni di vertice, tutta la freschezza energetica e lentusiasmo creativo portato dai giovani collaboratori. Questa tendenza si radicalizzata nellultimo decennio: quello dellera di Internet, della multimedialit e delle social community. Cosa accaduto? La rete ha assestato un colpo durissimo, forse letale, mettendo seriamente in crisi le prospettive di sopravvivenza dellindustria discografica. Una tecnologia semplice e alla portata di tutti come il peer to peer ha reso semplicissimo lo scambio di file garantendo di fatto laccesso gratuito a ogni tipo di musica e pi in generale di contenuto multimediale in violazione del diritto dautore e dei diritti connessi alla produzione musicale. Si tratta di una questione che ha visto il diffondersi di una mistificazione culturale che ha fatto in modo che si arrivasse a confondere la fondamentale e mai contestata libert della rete con larbitrio e lappropriazione illecita dei diritti dautore. Un conto infatti la censura (di cui troppo spesso parlano a sproposito i difensori del tutto gratis) e un altro invece creare siti con contenuti protetti, cio con
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I giovani, la musica e il futuro

materiale (letterario, iconografico, musicale, video) di propriet altrui, al fine di condividere i contenuti stessi senza riconoscere alcuna forma di compenso a chi ha contribuito a creati e realizzati. In sostanza, la libera (e diremmo gratuita, se il concetto di gratuit non si fosse reso decisamente ambiguo e strumentalizzato) circolazione di materiale musicale in formato digitale ha provocato il collasso del mercato discografico, con conseguenze devastanti non soltanto relative alla perdita diretta di posti di lavoro nel settore, ma anche nei tagli drastici alle spese, a partire da quelle destinate alla ricerca musicale e alla produzione di giovani talenti e nuove sonorit. Le strutture discografiche non solo in Italia, ma in tutto il mondo hanno dovuto perci affrontare un radicale ridimensionamento con leffetto di innalzare ulteriori barriere generazionali rendendo pi difficile lingresso di forze giovani e fresche nel mondo musicale. Un passaggio interrotto, ci si augura forse non del tutto. C evidentemente ancora spazio per chi in futuro sapr lavorare nel mondo della musica in maniera molto diversa dal passato, inventando nuove vie di sfruttamento dei diritti e creando collegamenti e links fra quelle che una volta erano le funzioni diverse dellattivit industriale (produzione, marketing, distribuzione) per semplificare il processo e sfruttare la rete nelle sue infinite potenzialit di interconnessione. I cambiamenti a cui lindustria sar costretta nel futuro prossimo potrebbero rappresentare un fattore decisivo nel forgiare una nuova classe dirigente molto pi aperta e in grado impiegare al meglio tutte le potenzialit delle nuove tecnologie e dei nuovi media. Una nuova leadership, un profondo ricambio generazionale, un nuovo linguaggio creativo ispirato a una sensibilit artistica sempre pi fondata su una intelligenza collettiva e condivisa. Le nuove tecnologie possono rappresentare davvero il vettore del cambiamento, lo strumento di accelerazione e metamorfosi del modo di concepire la leadership del futuro ispirato non da una visione topdown, dallalto in basso, ma strutturato su una rete di infinite connessioni. Un modo di concepire la leadership infinitamente pi democratico e meno autoritario: un processo di trasformazione e condivisione: pensiamo a una forma di sapere fondata su un aggiornamento costante come Wikipedia: un sapere accessibile, trasparente e continuamente in progress, in divenire continuo. Per cambiare il modello di potere occorre cambiare il paradigma delle conoscenze e della comunicazione. decisiva la trasformazione generata da nuova visione aperta nei confronti delle nuove tecnologie e dei modi di creazione e fruizione della musica pensiamo solo a come linvenzione delli95

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Pod abbia salvato la Apple dal fallimento e abbia generato una nuova ondata di creativit nellindustria digitale. Un mercato potenzialmente pi frammentato, dove le cos dette nicchie avranno pi spazio per la maggior facilit distributiva, in questo modo salvando il discografico futuro dallassillo della quantit del massive hit, in favore di un criterio di successo maggiormente allargato ad aree e frange di pubblico sino a qui considerate marginali o difficilmente raggiungibili. E se da una parte diminuiscono le opportunit di lavoro allinterno di unindustria pensata con i criteri tradizionali, dallaltra si intravede lo sviluppo di possibilit legate al fai-da-te tipiche della Rete pensiamo allautoproduzione, allautopromozione e alla distribuzione attraverso piattaforme digitali che gi oggi vengono utilizzate da artisti nuovi in cerca di visibilit, in unallegra anarchia apparentemente sottratta al potere delle case discografiche. Ci conferisce ai giovani talenti una grande libert creativa e una opportunit di accedere a inediti canali distributivi potenzialmente in grado di mettere in contatto il talento sconosciuto con tutto il mondo semplicemente a portata di click. Un nuovo modello di leadership, una nuova generazione di protagonisti possibile grazie a un processo di disintermediazione della conoscenza e di accesso diretto ai canali di distribuzione della conoscenza e dei contenuti. La qualit della democrazia del futuro, la ridistribuzione del potere a favore delle nuove generazioni dipende in buona sostanza dallesito del confronto tecnologico e giuridico, nellequilibrio tra libert e regolamentazione nel mercato dei contenuti culturali veicolata dai nuovi media e dalle digital community del futuro prossimo. Nel suo bel saggio Senti questo, il critico Alex Ross scrive: molti giovani ascoltatori sembrano pensarla come liPod. Non si consacrano pi ad un unico genere () Le playlist di brillanti appassionati di rock comprendono spesso qualche pezzo di musica classica del XX secolo. Gli intenditori di dance elettronica citano tra i loro eroi Stockhausen, Terry Riley e Steve Reich () E nuove generazioni di musicisti () stanno trovando alleati nel mondo popolare, alcuni dei quali si preoccupano delle vendite e degli ingaggi meno di molti celebri violinisti. Se questo nuovo scenario presenta per voi degli eccitanti elementi di sfida, siete pronti per provare ad addentare la Grande Mela: il music business del terzo millennio.

(Claudio Buja, presidente Universal Music Publishing Ricordi)


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Connessi alla societ civile


Matteo Calise

La coerenza un valore fondante della leadership, insieme allumilt che nasce dalla consapevolezza che si viene eletti su mandato dai cittadini e per i cittadini: si alle dipendenze dei cittadini, sotto il loro insindacabile giudizio: si pu essere revocati, rimossi o mandati a casa. Questa semplice ovviet sembra purtroppo essere stata dimenticata da una classe di politici che si percepisce come casta autoreferenziale, chiusa al contatto con il popolo, intoccabile e inamovibile. Un ulteriore elemento caratterizzante indispensabile per letica della politica quello della libert da intendere come indipendenza da interessi che non siano quelli della tutela della cosa pubblica. I partiti invece subiscono la pressione delle lobby e lazione di tutela di interessi particolari e corporativi, si creano canali privilegiati e unidirezionali di comunicazione e relazione con un unico punto di vista che tende a rimuovere lazione verso il bene pubblico trasformando linteresse generale nella protezione di un interesse particolare. Una forma di diffuso mancato esercizio di un interesse pubblico, che rende i politici di fatto dipendenti da questi legami e vittime inconsapevoli o addirittura coscienti delle lobby e dunque in ogni caso non indipendenti. Essere indipendenti fondamentale: poter dire e votare in piena libert di coscienza senza connessioni con gruppi di pressione dovrebbe essere un fondamento irrinunciabile, il minimo comun denominatore di una democrazia, ma di fatto nel nostro sistema partitico questo principio di democrazia finisce per non funzionare, in virt della sottomissione ai gruppi di pressione e ai poteri forti. La casta partitocratica un sistema che non consente eccezioni, che rende quasi impossibile essere diversi dal sistema, che considera ingenuo chi vuole perseguire linteresse generale. Questo il motivo per cui abbiamo deciso di entrare allinterno di questo sistema della politica mantenendo alta la sorveglianza e con le dovute precauzioni per non farsi assimilare dal sistema. Il limite di non pi di due legislature per il politico serve a concentrarsi sullefficacia di una azione politica che non rimanda al futuro quello che pu fare oggi, e allo stesso tempo consente al politico di evitare di an97

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dare alla ricerca di un capitale personale di consenso solo per venire rieletto. Il meccanismo perverso che si deve rompere quello dei politici di professione, che si appropriano del potere senza restituirlo ai cittadini. A questa nostra proposta che ci distingue radicalmente da tutto il panorama politico da destra a sinistra, lobiezione che ci viene fatta quella di chi ci domanda: Chi ci garantisce che non cambierete, che non vi omologherete al resto dei politici della casta?. La risposta che in realt le occasioni per uniformarci ci sono gi state, come nel caso dei rimborsi elettorali quando ancora nessuno ne parlava: avendo eletto quattro consiglieri regionali ci avevano offerto un 1 milione e 600mila euro a titolo di rimborso elettorale che abbiamo rifiutato. Inoltre ci hanno proposto di partecipare alla spartizione di nomine nelle aziende municipalizzate e anche in questo caso abbiamo rifiutato. Abbiamo rinunciato ai privilegi che ci sono stati offerti una volta che abbiamo cominciato a eleggere nostri rappresentanti nelle istituzioni. Il valore della trasparenza pu essere perfettamente veicolato grazie allimpiego di internet per diffondere la comunicazione di ogni passaggio decisionale di pubblico interesse. Trasmettere tutte le riunioni in diretta streaming consente in qualunque momento al cittadino di verificare la coerenza del politico tra opinioni espresse e azioni concrete svolte. Noi spingiamo su strumenti come il referendum deliberativo senza quorum, in questo modo il politico subir una maggiore pressione a comportarsi in modo corretto. L esempio a cui ci possiamo ispirare quello della Svizzera dove, con lo strumento dei referendum deliberativi, i cittadini possono direttamente partecipare alla vita politica con il potere di decidere su questioni precise e concrete. Trasparenza e controllo dei cittadini con uno strumento referendario non episodico e senza il limite del quorum significa che i politici sono molto pi attenti a fare un investimento straordinario che non va dalla parte dei cittadini o che non una priorit per la comunit, perch sono consapevoli che i cittadini in breve tempo possono fare un referendum abrogativo. Avere degli strumenti di democrazia diretta che funzionano davvero decisivo, ma basta vedere come vengono disattese le leggi di iniziativa popolare dal Parlamento per comprendere quale disattenzione ci sia da parte dei politici nei confronti dellautentica volont popolare. Sempre per fare riferimento alla Svizzera, la partecipazione ai referendum riscuote una maggiore attenzione e partecipazione rispetto al momento delle elezioni dei rappresentanti politici. La democrazia diretta lo strumento pi maturo, partecipativo ed efficace per il controllo delloperato della classe politica, e svolge la funzione di cane da guardia rispetto alla democrazia rappresentativa. Unaltra nazione a cui
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Connessi alla societ civile

guardiamo con particolare attenzione per la propria capacit di innovazione politica lIslanda dove, recentemente, il ricorso allo strumento dei referendum ha consentito di revocare la fiducia al governo in pi occasioni. Si tratta di un modello di influenza diretta del popolo sullazione di governo molto efficace nel determinare le politiche pubbliche. Assolutamente originale e democratico stato poi il processo che ha dato vita alle riforme istituzionali nel sistema islandese, dove sono stati estratti a sorte 25 cittadini dalla societ civile che poi su internet hanno riscritto la Costituzione. Una riforma che ha concesso grande spazio alla libert di informazione facendo in modo che il giornalismo dinchiesta sia protetto dalla legge e che la pubblicazione di atti anche segreti venga protetta dalla Costituzione. L Islanda diventa un Paese allavanguardia dal punto di vista della libert di stampa e di inchiesta. Anche il fatto che loriginale della costituzione sia stato pubblicato direttamente su internet mostra anche dal punto di vista simbolico il carattere fortemente innovativo e ispirato da un nuovo approccio alla conoscenza e alla condivisione dellinformazione come fattore decisivo per la trasparenza e linterazione tra cittadini e sistema politico. Energia, salute, alimentazione devono essere riportate dentro lorbita della dimensione pubblica come avvenuto nel recente referendum sullacqua pubblica. Privatizzando beni come lacqua e il territorio si distrugge un patrimonio fondamentale e inalienabile della collettivit. La nostra classe politica tende a semplificare attraverso una enfatizzazione ideologica che non aiuta a risolvere pragmaticamente e modernamente i problemi. Ci si ferma alla strategia politica, destra-sinistra, senza concentrarsi su temi reali. Pensiamo a una politica per il verde pubblico e non intesa a incassare oneri di urbanizzazione concedendo di aumentare il suolo edificabile delle citt solo per fare cassa pensando allimmediato e perdendo di vista il fatto che il suolo pubblico un bene che una volta cementificato perduto per sempre. Il tema energetico fondamentale e trascende la querelle destra-sinistra. Pensiamo allo sviluppo e ai benefici di un parco agricolo a Milano per consentire unautonomia alimentare per la metropoli in linea con una filosofia della filiera corta dellapprovvigionamento alimentare, sulla base del paradigma del chilometro zero. Pensiamo alla Sicilia, a come potrebbe essere energeticamente indipendente soltanto seguendo scelte politiche corrette e in linea con un piano di conversione verso le energie rinnovabili. Jeremy Rifkin ci ha mostrato le straordinarie opportunit di renderci energeticamente indipendenti attraverso un piano di decentralizzazione e democratizzazione della produzione e della distribuzione della rete energetica. Serge Latouche ha demistificato il
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ruolo della crescita infinita del PIL come fattore unico del modello di sviluppo. Si tratta di traghettare il sistema economico verso un processo di decrescita felice. L etica dipende da scelte di vita, da stili di comportamento concreti, dalla coerenza con cui si segue un modello di consumo o di sviluppo sostenibile a partire dalle scelte quotidiane come impiegare bicchieri di vetro al posto di quelli di plastica. Il nostro movimento ambisce a essere un catalizzatore del cambiamento, rendendo pi veloce la transizione verso il futuro: ci consente di raccogliere il consenso di tanti giovani e dei ceti pi innovativi del Paese. internet come struttura policentrica e diffusa, anti-gerarchica e distribuita, a caratterizzare la forma del nostro movimento: pi che il talento o le competenze individuali, il network e la sua connessione con la societ civile a fare la differenza. La possibilit del cittadino di essere attivo, di interagire con contributi originali e istanze dal basso arricchendo la qualit della conoscenza sui problemi e partecipando direttamente alla formazione dellopinione pubblica. Se unidea valida viene condivisa e diffusa in modo virale. Questo impiego di strumenti di comunicazione libera e priva di gerarchie produce una svolta in particolare sulle nuove generazioni che arrivano a interagire con internet prima ancora dei media tradizionali come la televisione. In Indonesia, per esempio, arrivato prima il web della televisione. Questo determina una rivoluzione nei rapporti con la comunicazione e nella libert dellinformazione: unidea falsa fa fatica a diffondersi in rete mentre pu essere veicolata e mistificata in una struttura broadcasting come una televisione controllata dallalto. C una vera e propria guerra in corso tra i media per il domino della comunicazione: internet sta vincendo grazie alla sua pervasivit e alla sua capacit di assorbire gli altri media tradizionali. Il web 2.0 sta modificando il modo di produrre e diffondere i contenuti e la comunicazione. Sul piano politico internet un vettore incredibile e inarrestabile di democrazia, basti pensare al movimento degli indignati in Spagna, la primavera araba, il VDay di Beppe Grillo l8 settembre 2007, una data singolare per lItalia, che raccolse in una sola giornata 350mila firme per una legge di iniziativa popolare: qualcosa di mai avvenuto prima e che mostra quanto possa essere dirompente limpatto del web sulla capacit di auto-convocazione e di trasformazione delle democrazie grazie ai nuovi media. I nuovi media sono dialettici per definizione, non sono solo ricettivi, ma permettono di auto-convocare eventi, aumentando esponenzialmente il tasso di democrazia reale dei Paesi. Per quanto riguarda la selezione delle sue candidature, il Movimento 5 Stelle si impegnato a fare delle primarie aperte on line, senza una prefigurazione a monte dei candidati sostenuti dal movi100

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Connessi alla societ civile

mento. Si pubblicano i curriculum su internet per farsi conoscere grazie alla rete presso gli attivisti. Si viene posti sotto la lente di ingrandimento per consentire di valutare competenza, attitudini, coerenza, valori, credibilit. Un esame ai raggi x nella massima trasparenza. Questo consente di conoscere in modo approfondito chi si candida a un ruolo di leadership pubblica. Noi intendiamo la funzione politica come un servizio civile a tempo, non estendibile oltre due legislature, ci ci preserva da avere appeal presso gli aspiranti professionisti della politica: il nostro movimento non pu avere appeal presso eventuali trasformisti che volessero entrare nel nostro sistema solo per carrierismo personale. Con questa semplice norma crediamo di aver costituito un efficace sistema di anticorpi per prevenire qualsiasi contagio da parte della casta politica. Il nostro movimento richiede come requisito indispensabile di ammissione il fatto di non possedere alcuna altra tessera di partito e dunque si tutela dal rischio di chi, appartenendo a partiti in declino, voglia infiltrarsi nel movimento per salire sul carro dei vincitori visto il successo in tutte le competizioni elettorali recenti e le previsioni di enorme crescita nei prossimi anni. Il politico non pu essere un tuttologo, ma deve ha avere delle competenze pur se non altamente tecnico operative, ma culturali e di indirizzo. Il rapporto tra politico e tecnico deve essere tale per cui la complessit deve essere affrontata con competenza e analisi pensiamo al policy making, alla determinazione delle politiche pubbliche con un problem solving di tipo razionale configurando diversi tipi di scenari su cui operare le scelte. Senza il supporto di un think-tank composto da un gruppo di esperti neutrali e ispirati da una assoluta onest intellettuale, la decisione politica rischia di essere solo ideologica e non pragmatica oppure ispirata dallopportunismo politico. Noi non intendiamo ridurre la nostra azione politica a una querelle ideologica aprioristica: destra vs. sinistra, ma dare il nostro assenso su singoli progetti in linea con al nostra visione di sviluppo. Noi pretendiamo che tutti gli atti e i processi di decisioni politiche vengano resi pubblici e sottoposti al giudizio della pubblica opinione in modo assolutamente trasparente. Sono i processi che conducono alle decisioni finali nel chiuso dei palazzi della politica, nellopacit dei compromessi partitocratici, che spesso vengono posti sotto sordina modulando ad arte un calo di volume e di attenzione mediatica proprio per far passare nel silenzio mediatico e nella distrazione dellopinione pubblica le scelte pi cruciali della politica nazionale o locale.
(Matteo Calise, consigliere Movimento 5 Stelle)
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Osmosi tra societ civile e sistema politico


Loris Casadei

Una leadership ottimale, sia per quanto riguarda il mondo privato che quello pubblico, si fonda su due presupposti: il primo, la competenza di tipo tecnico, il secondo, il carisma individuale che dipende dallessere riconosciuto come leader grazie a una ben definita e trasparente investitura nel ruolo di responsabilit. Un buon leader si caratterizza per una decisa focalizzazione sul raggiungimento di obiettivi ambiziosi definiti in modo chiaro, unita a una spiccata attenzione al clima relazionale istaurato con i collaboratori. Questo doppio binario di attenzione ai risultati e alle persone destinato a variare in funzione delle condizioni in cui il leader chiamato volta per volta a operare. In una situazione caratterizzata dallemergenza come quella che sta attraversando una nazione come la Grecia, chi chiamato a occupare un ruolo di leadership politica, di fronte alla drammatica urgenza di tenuta complessiva del quadro politico-economico della nazione, dovr necessariamente sacrificare lattenzione alla qualit della relazione con le persone e concentrarsi esclusivamente sul raggiungimento degli obiettivi improrogabili posti dagli stringenti piani di risanamento economico, non dovendo badare alla eventuale impopolarit dei provvedimenti presso lopinione pubblica. In una situazione meno drammatica invece il leader pu permettersi di concedere una maggiore enfasi sulla ricerca della qualit delle relazioni e del consenso. A questo proposito ricordo un esemplare film in bianco e nero: Twelve oclock high sulla battaglia di Inghilterra tra RAF e LUFTWAFFE come perfetto apologo sulla necessit di variare il modello di esercizio della leadership. Il comandante dellaviazione inglese, amato dai suoi uomini cui concede molti privilegi, un leader saggio, rispettato e popolare, ma dopo le prime sconfitte, viene sostituito da un nuovo ufficiale aggressivo e spietato che non concede benefit di alcun tipo ai suoi uomini istaurando una disciplina ferrea. Dopo aver sventato un tentativo di insubordinazione dei sottoposti insofferenti e demoralizzati, riesce a cogliere un primo successo militare e a interrompere la serie di debacle della sua squadriglia e motivare gli aviatori a credere
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Osmosi tra societ civile e sistema politico

in se stessi e nella possibilit della vittoria finale. Da questo film si evince in modo esemplare come il leader deve riuscire a conservare i valori di riferimento, sapendo al contempo variare latteggiamento tattico a seconda della situazione. Un vero leader deve possedere questa doppia attitudine, ma difficile perch come esseri umani naturalmente si tende a offrire un solo lato di s mantenendo un atteggiamento inerziale e fissato su una sola modalit monocorde. Se preferiamo farci amare ci difficile assumere atteggiamenti duri e intransigenti: ma il leader vero deve possedere, o meglio, sviluppare, questa ulteriore abilit di modulazione del proprio stile di potere sintonizzato sulle necessit volta per volta contingenti. Il sistema pubblico italiano ha vissuto negli ultimi tre lustri una situazione per cos dire paradossale: lattivit meritoria dellinchiesta Mani pulite dellinizio degli anni Novanta ha segnato la svolta epocale verso la c.d. Seconda Repubblica, ha allo stesso tempo determinato lazzeramento delle classi dirigenti consolidatesi nella prassi della Prima Repubblica. La Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, larea socialista e i partiti di matrice liberale sono scomparsi dalloggi al domani dallagone politico come conseguenza diretta delle inchieste sulla corruzione e dei suoi effetti corollari sul sistema politico del Paese. Prima di tale terremoto politico la classe dirigente pubblica veniva lentamente formandosi allinterno delle strutture e delle correnti interne ai partiti politici. Il partito secessionista e poi federalista sorto in antitesi allo status quo della Prima Repubblica, la Lega, non ha caso rappresenta oggi il partito con la classe dirigente anagraficamente pi giovane che si venuta formandosi a partire da quella stagione di transizione. Con il crollo dei vecchi partiti del Novecento conseguentemente venuto meno tutto il sistema delle strutture di formazione politica. Oggi assistiamo a tentativi di leadership a livello locale espressi sulla base di liste civiche piuttosto che partitiche, generalmente estranei per scelta alladesione ai grandi valori ideali plasmati in una ideologia coerente, ma assemblati sul campo a partire da esperienze concrete di governo locale, di amministrazione quotidiana, di gestione dei bisogni concreti e dei servizi da erogare al cittadino. Si va affermando una classe dirigente nata e radicata su un terreno esclusivamente locale. L emblema di questo fenomeno la grande popolarit dei nuovi sindaci su cui si vanno costruendo alcune delle pi brillanti e rapide carriere politiche di questi anni. Tutta questa efficacia a livello locale molto spesso poi si scontra con la mediazione del rapporto con i piani alti della politica di livello nazionale. Questo modello di leadership locale intercetta e incentiva una istanza diffusa di partecipazione dei cittadini
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pi larga possibile, a partire dai consigli di quartiere fino al consiglio comunale. Si tratta di valorizzare un terreno di esplorazione e formazione politica che permette la nascita di nuovi leader in grado di realizzare sul campo un autentico autogoverno della concretezza. Oggi il tema del federalismo e del decentramento, fino a qualche anno fa bandiera politica di un unico partito, ormai accettato nelle sue linee di fondo da gran parte degli schieramenti. Assistiamo a una fenomeno per certi versi contraddittorio: da una parte stato tolto il voto di preferenza, si impedito di fatto ai cittadini di esprimersi direttamente sulle persone dei candidati, ma allo stesso tempo si vanno diffondendo istanze sempre pi sentite di democrazia diretta e partecipata da parte dei cittadini a tutti i livelli. Il fenomeno vede polarizzarsi una antitesi: un impoverimento e una distanza della politica nazionale da un lato, e dallaltro una crescita della considerazione di una politica locale a diretto contatto con i cittadini. Il controllo diretto e percepibile in prima persona da parte dei cittadini sulla macchina amministrativa del Comune si rivela essere la vera piattaforma di partenza per un percorso di apprendistato e di lancio verso la creazione di leadership di respiro nazionale. Le recenti elezioni amministrative e le consistenti percentuali di partecipazione ai quesiti referendari hanno mostrato il ritorno al valore collettivo della politica dopo anni di crescita costante dellastensionismo. C una nuova attenzione verso dopo anni di distanza e disaffezione. Pur nella differenza delle prassi e delle finalit, anche nel mondo delle imprese si sta registrando un fenomeno che ha anche dei tratti sorprendentemente analoghi: la presenza di grandi gruppi nazionali che proprio per la loro complessit tendono a dismettere un controllo ferro stringente verso le situazioni periferiche, consentendo il moltiplicarsi di leader locali e dallaltro la necessit per le imprese di radicarsi con una forte collocazione nel terreno del sociale. Le finalit del profitto e della costruzione del valore economico non sono pi vissuti come radicalmente alternativi, ma piuttosto secondo una relazione di integrazione crescente dato che il ruolo dellimpresa tende ad assumere sempre maggiore rilevanza sociale con ricadute positive sul contesto allargato della comunit. Questa contaminazione di finalit tra pubblico e privato, pur nel pieno riconoscimento delle differenze istituzionali, si ritrova anche nella leadership delle organizzazioni, che mostra una discreta abilit a migrare dal pubblico al privato e viceversa. Una figura manageriale sia nel settore privato che nel settore pubblico deve comunque essere sempre fondata su competenze tecnico organizzative di base che, se presenti, consentono anche una certa
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Osmosi tra societ civile e sistema politico

intercambiabilit tra ruoli. Indubbiamente il management del settore privato si caratterizza per una maggiore rapidit decisionale, per una maggiore propensione allinnovazione motivata dalla necessit di efficacia ed efficienza misurata in tempo reale sul mercato. Nelle aziende di tipo privato conferita al leader loccasione di scegliere direttamente i propri collaboratori, di assegnare direttamente degli obiettivi e misurare performance premiando i successi. Tutto questo invece trova degli ostacoli rilevanti, per non dire insormontabili, allinterno del settore pubblico, dove lattivit delle risorse codificata in modo rigido e burocratico, dove le modalit di compenso e incentivazione degli uomini sono stabilite da norme giuridiche inderogabili. La cultura organizzativa del settore pubblico rende perci quasi impossibile esercitare con efficacia le classiche funzioni dellazione di management. Il manager pubblico spesso privo degli strumenti del comando, non riceve gli strumenti per allineare lazione dei collaboratori alla cultura aziendale e alle strategie del gruppo. Per questo si deve restituire anche al management pubblico quegli strumenti tipici di chi chiamato ad amministrare una situazione complessa di guida di uomini. Il leader si differenzia dal puro manager in quanto dispone di una funzione carismatica con un riconoscimento duplice che proviene dallalto con una investitura, dallaltro deve essere legittimato e riconosciuto sul campo direttamente dal gruppo dai collaboratori che si fidano di lui. necessario un riconoscimento pubblico. Si discute se un affermato leader del settore privato pu esercitare una funzione utile per la comunit che il luogo della politica. Proprio per la distruzione di una intera classe politica oggi si sente parlare spesso di imprenditori che potrebbero assumere ruoli politici scendendo in campo nellagone politico. Cos come sta crescendo una nuova classe politica a livello locale, anche le associazioni hanno fatto grandi progressi in anni di latitanza della politica. Confindustria e le associazioni di categoria gestiscono un intreccio di relazioni in grado di surrogare il ruolo spesso assente della politica nazionale in questo momento storico. Serve una maggiore istituzionalizzazione nel processo di ricerca e di selezione di lite allinterno di queste tipologie di associazioni che si muovono pragmaticamente ma anche con valori e idealit, sia sul terreno degli interessi di categoria ma anche di quelli del sociale. Non credo che sia il modello organizzativo o istituzionale a poter risolvere da solo il problema della morale pubblica: anche la migliore delle leggi elettorali possibili impotente se si scontra con il malcostume e lillegalit degli uomini. Se analizziamo la legge elettorale in
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vigore che avrebbe dovuto portare a un bipartitismo semplificando il quadro della competizione politica, vediamo che la frammentazione tipica della Prima Repubblica si riproposta allinterno delle coalizioni che si sono succedute in tutti questi anni. Quello che le istituzioni di solito fanno, al di l della struttura organizzativa che si danno, sempre connesso a quello che lo strato profondo della societ decide di fare. Noi abbiamo una societ non granitica ma frammentata e il sistema politico non fa che rispecchiarne la forma e le dinamiche. In Francia la maggiore unitariet della forma-stato e delle sue istituzioni di pi solida tradizione restituisce una maggiore coesione del sistema politico in una forma pi solida e maggiormente accettata dalla comunit e anche i valori delletica pubblica, della trasparenza sono pi presenti nella cultura istituzione della Francia. Ripensare a politici intellettuali e allo stesso tempo leader come Einaudi o Spadolini, veri e propri statisti, evoca immediatamente un confronto con la palude culturale del presente politico. Il modello corrente non quello di un bene comune di una morigeratezza e un rigore della contabilit pubblica. Il tema dunque quello dellesercizio del potere: quando abbiamo un uso distorto del potere si genera un effetto negativo. Lesercizio del potere deve avvenire in modo trasparente in vista di obiettivi che siano chiari in quanto vi siano situazioni di divisione tra interesse collettivo e interesse privato. Come si realizza un esercizio controllato del potere: ci dipende dalla cultura etica di chi lo esercita. Gli atti che passano attraverso una autorit politica passano attraverso una amministrazione che spesso non cambia al variare del cambio politico, che mantiene una imparzialit nella propria azione. Attenzione ai propri atti e allefficienza di un modello di esercizio del potere che richiede una tecnica della gestione del potere. L etica delle intenzione e la cultura del rispetto delle regole. Vi saranno comunque sempre episodi di gestione disonesta del denaro pubblico, ma certamente fondamentale costruire un maggiore professionalit della politica dal punto di vista della competenza della gestione e dei processi del sistema pubblico. Servono politici che hanno fatto esperienze di formazione, non possiamo pi permetterci politici eletti grazie al consenso demagogico ma privi di una necessaria cultura del governo. Non possiamo scadere a selezione di candidature politiche fatte esclusivamente di subrette televisive, ex sportivi, attori in disarmo, artisti falliti o comunque persone senza spessore autenticamente politico e amministrativo. Fare politica richiede competenze di tipo politico. Come fare a stabilire una relazione diretta tra politici ed elettore quando si fuoriesce dal Comune di pochi abitanti in
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Osmosi tra societ civile e sistema politico

cui esiste una relazione immediata diretta tra rappresentati e rappresentanti. In questo caso ci si avvale della televisione. Molti leader politici si sono fortemente esposti in televisione e traggono la loro popolarit proprio dal rapporto con la televisione. Le persone amano votare qualcuno che conoscono: questo un dato da tenere presente. Oggi forse il web, forse internet in grado di modificare il rapporto tra televisione e democrazia. Nasceranno movimenti e campagne tramite web facebook, twitter, ma il rapporto di fiducia pu nascere per noi esseri umani solo a partire dal contatto con una persona, il contatto diretto. Il cittadino oggi tende a rifiutare i candidati sconosciuti o espressione di apparati autoreferenziali dei partiti, o imposti dallalto o comunque privi di una connessione con la societ civile. Il problema della politica connesso a una crisi del linguaggio pubblico; da questo punto di vista si pone il problema di un linguaggio sempre pi banale e per slogan. C una statistica di oltre 20 anni fa che rivelava come circa il 70% delle frasi dei politici non veniva conclusa: immaginiamo oggi come sono peggiorate le cose, basta assistere a un talkshow di politica. La parola politica un legame con lanima delle persone come gi il pensiero greco aveva compreso. I sofisti portavano i loro massimi livelli di paradossalit del linguaggio arrivando allo scetticismo ma anche insegnando come la parola potesse essere falsificata e dunque ponendo lattenzione verso i rischi del linguaggio. Io non sono a favore del pensiero debole, ma certamente una buona quota di relativismo un fattore decisamente importante per mettere in dubbio le certezze di politici che cercano di mistificare la realt violando il senso e la logica del linguaggio. Per questo occorre ripartire da una formazione politica che riporti la leadership al rigore verso il linguaggio e al rispetto della comunit che costitutivamente insieme comunit di valori e comunit di parola. I valori etici sono lasse portante della comunit sociale per questo sono i soli in grado di aggregare anche in momenti di sfaldamento attorno al rigore e allo spirito di sacrificio e allirrinunciabilit della ricerca del bene autenticamente comune.

(Loris Casadei, direttore generale Porsche Italia)


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L isola della bellezza e della creativit


Gabriele Centazzo

Considero leader colui che persegue una linea guida con coerenza o, meglio ancora, colui che traccia una vision e riesce a entusiasmare i suoi collaboratori per rendere lobiettivo condiviso. Ci detto, penso che lItalia avrebbe estremo bisogno di un vero leader con un sogno da condividere con tutti i cittadini. Il nostro Paese come una barca in mezzo al mare, piena di falle e in procinto di affondare. Abbiamo chiamato i tecnici, perch cerchino di tappare i buchi e salvare la nave dal naufragio, ma una nave ha bisogno anche di un comandante, che sappia manovrare il timone verso una direzione definita, fuor di metafora la linea guida. Purtroppo i tecnici sono troppo impegnati nel lavoro di chiusura delle falle e il timone libero, senza nessuno al comando. Inoltre lequipaggio non composto da bravi marinai, ma da politici che costituiscono una ciurma litigiosa, riottosa e anarchica, sempre pronta a ordire trame sottocoperta, sempre pronta allammutinamento. Allinterno di questo equipaggio, poi, ognuno ha unidea diversa sulla direzione da intraprendere o, peggio ancora, nessuna idea. Ma quale potrebbe essere la giusta direzione per lItalia? Quale la sua visione? Quale il suo sogno? In lontananza scorgiamo alcune isole e dobbiamo scegliere dove approdare, per poter offrire possibilit economiche alle generazioni future. C lisola delle materie prime: per noi non una buona meta, perch lItalia ne priva. C lisola della produzione di grandi numeri a basso prezzo, ma lItalia ha il costo del lavoro dieci volte pi alto che in altri Paesi e non pu competere in questo campo. C lisola della ricerca di base, ma qui certamente non riempiremmo le stive della nostra nave, perch per anni abbiamo investito pochissimo in questo settore. Eravamo tra i primi al mondo nella chimica, con il premio Nobel Giulio Natta, inventore di materie plastiche, ma i poli della chimica italiana sono ormai diventati veri e propri cimiteri arrugginiti. Eravamo leader dellelettronica con Olivetti, che ha realizzato il primo computer al mondo, e per miopia politica abbiamo lasciato morire
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Lisola della bellezza e della creativit

unazienda modello a livello mondiale. Eravamo tra i primi nella fisica, ma quasi tutti gli scienziati sono emigrati in altri Paesi. Verso quale isola, dunque, deve essere diretta la nave-Italia con una rotta ben definita da un grande leader carismatico, che sappia coinvolgere tutta la ciurma politica verso ununica direzione? Rimane lisola della creativit e della bellezza. Per creativit non intendo quella che scaturisce da progetti pianificati e di lungo periodo come la ricerca di base, nella quale non abbiamo investito. Credo che il nostro Paese possa primeggiare in una forma di creativit spontanea e ingegnosa, fondata sullintuito del piccolo imprenditore in grado di realizzare brevetti sulla base della capacit di elaborazione del pensiero e dellintelligenza individuale. Questa forma di creativit naturale, per, si perde se non viene opportunamente stimolata. Per nutrirla necessario rifondare il nostro modello di istruzione, inserendo sin dalla scuola primaria nuove materie che stimolino la capacit di elaborazione del pensiero. Il nostro cervello come un ingranaggio che, se non viene utilizzato, si arrugginisce: possono essere inserite informazioni su informazioni, ma se non vengono elaborate non si ottiene vera conoscenza. Il problema di molti giovani proprio questa mancanza di elaborazione del pensiero: arrivano miliardi di stimoli, ma non vengono elaborati e strutturati in un percorso di esperienza conoscitiva e creativa. L altro capitale che troviamo nellisola dove dobbiamo dirigerci la bellezza. Anche qui fondamentale incidere nei programmi scolastici, inserendo fin dalla prima elementare la storia dellarte, lo studio degli stili e utilizzando metodi efficaci per sensibilizzare i sensori della bellezza, in modo che non si atrofizzino fino allincapacit di indignarci di fronte al suo sfregio. Creativit e percezione della bellezza: due abilit da valorizzare come capisaldi della formazione delle nuove generazioni italiane, come capitale da incrementare per i nostri figli e nipoti. In Italia viviamo circondati da paesaggi, tesori artistici e architettonici di inestimabile valore. Perdere la capacit di riconoscere, comprendere, interpretare la bellezza, significa perdere la nostra memoria, la nostra identit. Nella nostra penisola, nasciamo provvisti di particolari antenne, i sensori della bellezza. Atrofizzare questi sensori naturali significa perdere la capacit di intercettare i segnali della sua presenza. indispensabile, per la nostra sopravvivenza, riuscire a crescere generazioni curiose, sensibili e in grado di assorbire e rielaborare la
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conoscenza in maniera creativa. Per esercitare il gusto e la cultura estetica necessaria una vera e propria educazione alla bellezza: innanzitutto dobbiamo educare alla sensibilit percettiva della bellezza. E, partendo da quella estetica, possiamo fare un salto ulteriore, sino al livello dellastrazione concettuale, al pensiero della bellezza, la cosiddetta bellezza filosofica, un ideale perennemente in fuga che richiede di essere sempre rincorso. Questa necessita di un forte desiderio, di una costante applicazione, di una volont assoluta, di un lavoro appassionato, di perenne movimento: chi si ferma perduto e si ritrova nella bruttezza. indispensabile, allora, educare i giovani alla bellezza insegnando loro a interpretarla e a distinguerla dal nichilismo e dalla banalit dellomologazione e della standardizzazione. Non un compito facile, perch negli ultimi decenni abbiamo distrutto il capitale naturale fregandocene delle generazioni future, abbiamo depredato la ricchezza del lavoro attraverso le speculazioni finanziarie, abbiamo costruito industrie e aziende artigiane pensando solo a massimizzare i volumi senza porre attenzione alla qualit estetica dei luoghi di lavoro. Dentro questi ambienti, questi cubi di cemento che sono le fabbriche, possibile sviluppare la creativit e la bellezza? Noi industriali abbiamo una precisa responsabilit, quella di valorizzare e sviluppare la creativit diffusa nelle aziende italiane, nelle quali i necessari obiettivi economici devono essere affiancati da una focalizzazione sulla cultura e sulla tecnica della bellezza. Se il sistema pubblico ha il dovere di portare creativit e bellezza allinterno delle scuole, gli industriali italiani hanno il compito di diffondere la cultura della bellezza allinterno delle fabbriche. Se vogliamo essere inventivi e creativi, se vogliamo realizzare cose belle, dobbiamo considerare questa cultura il valore pi grande allinterno dellazienda. Abbiamo perso tempo rincorrendo le chimere della finanza, alla ricerca del denaro facile: un approccio che nel lungo periodo tende a distruggere la capacit industriale. Dobbiamo considerare, inoltre, il fatto che il sistema capitalista non pu pi reggere a lungo, perch basato sullaumento della produzione allinfinito: in uno spazio finito come la Terra, per, i consumi non possono crescere indefinitamente. Il consumo, inoltre, crea rifiuti, la bellezza non crea rifiuti. L Italia, per uscire da questa spirale distruttiva, deve rinnovare la propria identit artistica e culturale e ripristinare la sua secolare capacit artigianale e creativa. Possiamo risalire la china della crisi solamente investendo su questa capacit, ma serve una vera e propria rivoluzione, una nuova visione guidata da un leader in grado di aprire una prospettiva di speranza e di offrire nuovi ideali allItalia del Ventunesimo secolo.
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Lisola della bellezza e della creativit

Il leader deve tracciare un segno riconoscibile, trasmettere una visione intelligibile, mobilitando limpegno collettivo. Colui il quale vorr guidare questo processo di cambiamento dovr porsi allincrocio tra la strada tecnica e quella umanistica: nel punto esatto dellincrocio tra le due vie che si pu elaborare una visione creativa. E anche le scuole non dovranno pi essere solo umanistiche o solo tecniche, ma tecnico-umanistiche, perch linnovazione nasce dallintreccio dei saperi, dalla contaminazione delle pratiche. Il grande pittore dispone di pensiero, filosofia, cultura, unita a unottima tecnica del disegno e del colore. Il leader, allora, dovr saper utilizzare, in maniera corretta ed equilibrata, sia le competenze tecniche sia quelle umanistiche. Il leader, poi, dovr recuperare il senso etico che abbiamo ormai perso. Per farlo, potrebbe iniziare la sua opera imparando a mettere in successione, come diceva mia nonna, quattro verbi: essere, ogni individuo unico e originale e dotato di un pensiero e di una personalit autonoma; fare, il lavoro nobilita luomo; avere, come giusta ricompensa del fare; condividere, cio saper offrire la propria esperienza agli altri. Non dovrebbe certamente invertire lordine dei verbi, come spesso accade oggigiorno: molti mettono al primo posto lavere per essere utilizzando la cosiddetta finanza creativa, che esclude il fare. Il grande leader, dunque, mantiene sempre letica come prospettiva principale della sua azione, non pu essere un furbo individualista, un personaggio scaltro con un universo ristretto ai propri piccoli interessi personali. Una visione alta, nobile, forte ed etica della politica come unessenza che impregna tutto quello che c attorno. Il leader che dispone di unidea forte trascina sempre chi ha vicino a s. Il leader autentico dispone di un alone carismatico, non ha bisogno di pensieri complessi e strategie sofisticate: le idee vengono automaticamente accolte dai suoi collaboratori attraverso un processo naturale e spontaneo, ma questo nasce solo da una visione e da unidea vincente. Poche parole, pochi concetti, ma credibili. Un leader innovativo dovr essere capace di superare mille ostacoli e dovr dimostrare di possedere lo spirito della sfida. E ancora: deve avere la dote dellumilt, non pu essere una persona esaltata, perch se diventa un idolo esce dalla dimensione della purezza delletica. Al leader servono essenzialmente tre doti: speranza, coraggio e tenacia. Deve avere speranza, perch senza speranza non pu sussistere la visione del futuro. Deve avere coraggio, perch senza coraggio non si rischia niente e si rimane sempre fermi e ancorati alle proprie certezze statiche. Deve avere tenacia, per perseguire fino in fondo lobiettivo.
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Il sociologo Zygmunt Bauman, a una domanda sulla mancanza di possibilit per i giovani contemporanei, risponde cos: Vaclav Havel, nella sua battaglia contro il regime illiberale della Cecoslovacchia comunista, non aveva n armi n esercito, non poteva avvalersi di potenti mezzi di comunicazione, ma aveva tre virt personali: la speranza, il coraggio, la tenacia. stato perseguitato, arrestato, torturato, ma alla fine stato in grado di rovesciare il sistema comunista con una rivoluzione pacifica. Tutti possono disporre, se davvero lo vogliono, di queste qualit. Con speranza, coraggio e tenacia si pu diventare veri leader e cambiare il mondo. Il leader che cerca la bellezza, che cerca letica, automaticamente cerca anche la verit. Chi raggiunge un certo livello di eticit e di percezione della bellezza, porta dentro di s, naturalmente, una vocazione a cercare il senso della verit: sono tutti elementi connessi tra di loro. L elemento della complessit dellorganizzazione burocratica impatta sullefficacia innovativa della leadership: una scala piramidale troppo strutturata blocca la creativit, sia nelle grandi aziende che nelle amministrazioni pubbliche. La piccola organizzazione, al contrario, ha unelasticit enorme, che consente di comunicare in maniera ottimale e, per esempio, di trasformare immediatamente unintuizione in un prototipo. La crisi che stiamo attraversando, tuttavia, non ancora sufficiente a determinare il cambiamento, perch attualmente stiamo solo cercando di riportare la locomotiva della crescita capitalista a correre come prima. Il treno, mosso da questa locomotiva, per correre ha bisogno di lubrificante e di energia. Il lubrificante, che consente laumento della velocit mitigando lattrito prodotto, laumento del Prodotto Interno Lordo (PIL). L energia, che muove il convoglio del capitalismo, la felicit del possesso: quello capitalistico un sistema fondato sulla creazione di desideri e dal soddisfacimento dei desideri stessi attraverso la produzione di beni di consumo. Il desiderio di possesso porta allacquisto di questi beni e fa scoccare la scintilla che manda avanti il treno del consumismo. Tale processo (desiderio-acquisto-felicit del possesso-nuovo desiderio) stato sempre pi accelerato per obbedire alle leggi del sistema capitalista, ma, come accennato precedentemente, tale corsa non pu avere un futuro. necessario recuperare altri modelli di felicit, come la felicit dellamore, la felicit della simbiosi con luniverso, la felicit della bellezza, modelli che non siano il possesso degli oggetti e limpulso al consumo sfrenato. Ora si cerca di riavviare il treno, ma questo sforzo non potr che andare verso una crisi ancora pi grande: un intero sistema che
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Lisola della bellezza e della creativit

non pu pi stare in piedi. La direzione del treno non lha decisa nessun leader, ma la forza impersonale e meccanica delleconomia capitalista e neoliberista. Il capitalismo finanziario ha saldato le rotaie in un cerchio, la finanza la nostra filosofia di vita, lei che dato una direzione circolare al treno. Cos noi siamo schiavi della finanza, che diventata padrona del nostro pensiero, e la bellezza rimane in secondo piano. Non abbiamo saputo orientare i binari del treno, perch eravamo impegnati, allinterno delle nostre comode carrozze, a consumare la felicit del possesso. Ora dovremmo trovare il coraggio di sprigionare unidea e una forza ideale in grado di ripristinare una visione lineare e progressiva, in grado di liberarci dal gioco circolare di una produzione finalizzata al nichilismo del consumo. Per tutto ci che abbiamo scritto indispensabile un leader dotato di intelligenza morale, di purezza estetica, di chiarezza intellettuale, che sappia dare slancio a un nuovo destino di creativit esistenziale e a una nuova libert morale: ne va del senso stesso del nostro vivere, individuale e collettivo. Solo se il nuovo leader sar in grado di tracciare una linea guida basata sulla bellezza potr costituire attorno a lui un movimento nel quale tutti gli italiani, qualunque lavoro facciano, qualunque iniziativa intraprendano, invece di chiedersi se stanno facendo una cosa conveniente o furba, si pongano innanzitutto una domanda: Sto facendo una cosa bella?. Se operai, impiegati, politici, industriali, ricercatori, studenti avessero in mente questo interrogativo, saremmo gi allinizio di un Nuovo Rinascimento Italiano, basato sulla vision di una nuova leadership, che abbia come mete creativit e bellezza.

(Gabriele Centazzo, presidente Valcucine)


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Vera politica grande assente


Marco Colatarci

Ogni nazione esprime una classe dirigente che, seppur in modo indiretto, attraverso gli strumenti istituzionali della rappresentanza politica, finisce comunque per riflettere le tendenze di fondo presenti nella societ civile. La classe politica esprime i livelli di cultura civica e le concezioni di etica pubblica presenti in un popolo in un determinato momento storico, ne rappresenta perci uno specchio fedele. L lite politica non rappresenta un corpo separato dal popolo, ma rivela, nel bene e nel male, valori e comportamenti presenti nella societ di cui espressione. Nel corso del tempo il rispecchiamento tra popolo e classe politica pu arrivare a interrompersi; in una democrazia compiuta tale cambiamento pu per essere certificato solamente per mezzo dello strumento delle libere elezioni. La qualit e lo standard di etica pubblica praticata in un Paese dipende in larga misura dalla presenza di una dinamica di scambio virtuoso e dialogo tra i settori pi impegnati della societ civile e llite politica. Perci tutte le componenti attive della societ hanno il dovere di farsi carico, con uno sforzo comune mirato e condiviso, di elevare il livello di cultura della partecipazione e di impegno diretto nel sociale: solo nel dispiegarsi di una relazione sinergica e sussidiaria tra classe politica e formazioni sociali possibile arrivare a costruire un tessuto sociale sufficientemente equilibrato, pluralista e policentrico. Il mondo industriale, il sistema bancario e pi in generale delle imprese produttive, deve sempre pi imparare a confrontarsi con questioni che si spingono ben oltre la mera creazione di profitti e utili per gli azionisti e che assumono una rilevanza di pi largo impatto sociale. Si tratta di fare bene il proprio compito, includendo nel perimetro della propria azione, anche la responsabilit verso lesterno, quello che nel mondo anglosassone viene chiamata Corporate Social Responsability. Il confronto con il paradigma della sostenibilit rappresenta un terreno di sfida che mette alla prova il management aziendale con questioni di ampio respiro che coinvolgono lessenza stessa dellazione imprenditoriale in una responsabilit di vasta portata, che
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Vera politica grande assente

coinvolge il sistema del business allinterno dello spazio allargato della comunit in una prospettiva a lungo termine. Un processo analogo dovr a fortiori sempre di pi essere attivato dal sistema pubblico e dal mondo universitario, che rappresenta un punto strategico di riferimento per la creazione di competenze fondamentali necessarie a dare respiro alla competitivit e alla crescita del sistema-paese. Nella direzione di un ristabilito equilibrio meritocratico si potr finalmente arrivare ad aprire un luogo cruciale, uno spazio pubblico di discussione collettiva e leale confronto di proposte, una sorta di moderna Arena delle idee dalla quale, attraverso una civile e equilibrata competizione potr nascere e svilupparsi una nuova classe dirigente caratterizzata da una tangibile diversit e da una profonda discontinuit con quella presente. Sembra quasi scontato a dirsi, ma, per nulla facile a farsi, il fatto di scommettere sui giovani per trasformare a fondo, anche antropologicamente, la classe dirigente del Paese. Il ricambio comporta un radicale ripensamento e rimodellamento della societ nei suoi valori portanti: fondamentale innanzitutto investire sulla qualit etica dei nuovi leader. L attitudine morale, lo stile di vita pubblica e privata, lintransigenza dei comportamenti priva di ombre anche su aspetti pi di dettaglio, sono aspetti portanti che contribuiscono a delineare il profilo etico di leader integerrimi: fin quando vi saranno personaggi privilegiati caratterizzati dalla grettezza e dal misero malcostume dellappropriarsi del rotolo di carta igienica in un Grand Hotel, risulter del tutto utopico aspirare a una classe dirigente credibile, perch lonest una abitudine mentale e un abito morale di rigore verso se stessi, che non sopporta eccezioni e che solo se trova origine dai comportamenti privati e anche minimali pu arrivare alle questioni pi alte e generali. Letica pubblica si genera a partire dalla coerenza e dal rigore dei comportamenti privati. In questi ultimi anni il mondo politico ha mostrato una preoccupante lontananza dai problemi concreti dei cittadini al punto da venir oggi percepito addirittura come irrilevante, come il grande assente, rispetto alle drammatiche questioni che assillano una societ travolta dalla violenza di una crisi economica senza paragoni e senza confini. In questo contesto, i manager dimpresa, i cosiddetti tecnici, possono rappresentare una risorsa preziosa per il Paese, contribuendo a esprimere anche nellamministrazione pubblica una leadership maturata in contesti globali ad alta complessit e caratterizzata da multiculturalit, internazionalit e grandi competenze organizzative e gestionali. Non si tratta di replicare una mentalit aziendale nella politica, lamministrazione dello Stato segue infatti finalit, logiche e mecca115

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nismi diversi dalla gestione di una azienda privata, ma piuttosto di implementare una mentalit di misurazione e miglioramento dei processi seguendo parametri di maggiore efficienza anche nella Pubblica Amministrazione. Ma davvero difficile pensare che i manager dimpresa lascino unazienda privata dove hanno conseguito un ottimo livello di responsabilit e remunerazione, per andare nel pubblico come amministratori della cosa pubblica. E non sempre i precedenti hanno dimostrato che questa migrazione tra management privato e pubblico funziona davvero. Si tratta di due mondi che, nel nostro Paese, per cos dire viaggiano in parallelo. Per cui anche in Italia, come in Francia, sarebbe auspicabile la creazione di una sorta di Grande cole, una Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione con docenti internazionali di alto livello in grado di preparare giovani in gamba e altamente motivati a occuparsi di Pubblica Amministrazione. Questo potrebbe essere il primo cambiamento davvero epocale. Anche nel mondo dellimpresa, la dimensione politica fondamentale, per i leader, per poter influenzare e agire. Etichettare come dilettanti del potere i manager prestati alla politica un modo molto parziale di descrivere la realt. I professionisti della politica si sono mostrati padroni del metodo, ma non altrettanto del contenuto. A livello della classe politica, lappartenenza a un partito piuttosto che a un altro non dovrebbe essere frutto di una scelta solo unilaterale ed ideologica, ma di una apertura su una visione della volont generale e motivata dal desiderio e dallimpegno di migliorare la condizione complessiva del proprio Paese e dei propri concittadini. Esser chiamati a far parte della classe dirigente dovrebbe essere vissuto non come un privilegio fondato su una logica opportunistica di vantaggio personale, ma come un onore nella consapevolezza degli oneri che un ruolo di vertice necessariamente comporta. La motivazione ad assumere un ruolo apicale nel sistema pubblico deve essere unicamente fondata sulla generosit e sullorientamento per il bene comune. Per ottenere questo, sarebbero necessarie alcune modifiche strutturali del nostro apparato Costituzionale: meno parlamentari, esclusione di tutti i privilegi, divieto di cumulo di incarichi, diminuzione del numero dei consiglieri regionali e comunali, norme tassative sui limiti alla rieleggibilit per impedire ai politici di rimanere in eterno al potere, consentendo ai politici di rimanere in carica non oltre 5 o 7 anni al massimo. Il Governo Monti pu rappresentare per certi aspetti un esempio involontario e ante litteram di questa auspicabile impostazione che vedrebbe da una parte la tecnicit e la competenza come criterio di scelta e dallaltra la predeterminazione di una scadenza del governo non
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Vera politica grande assente

oltre il termine della legislatura come antidoto alla tentazione della reiterazione sine die del potere. La prima indispensabile caratteristica per un leader il carisma: non si pu guidare un gruppo senza essere in grado di comunicare e di essere convincenti e persuasivi. Da questo punto di vista, lo stile di comunicazione della leadership deve porre una enfasi particolare sul registro emotivo e motivazionale: si deve trasmettere non tanto informazioni quanto emozioni. Il leader deve possedere e soprattutto saper trasmettere una visione, una missione, e tutta la sequenza di obiettivi intermedi necessari per riuscire a ottenere lo scopo finale guidando il gruppo con regole in grado di trasmettere la disciplina indispensabile a una svolgimento ordinato ed efficiente dei processi. Il leader deve essere credibile: perci deve essere naturalmente autorevole. Deve inoltre essere aperto allinnovazione nel senso pi ampio del termine. Deve poi anche essere dotato di un orizzonte multiculturale, deve essere cosmopolita e cittadino del mondo, capace di lavorare con persone di culture e paesi diversi. Il leader deve possedere una statura culturale di alto livello: chi non possiede una laurea o un ottimo background culturale non legittimato a guidare un gruppo in un mondo fatto di competenze e complessit. A questa indispensabile preparazione di base deve aggiungersi un solido bagaglio di competenze specifiche maturate con anni di esperienza sul campo. Non indispensabile essere leader, non un obbligo, chi non dispone di un retroterra adatto si trova a usurpare un ruolo guida che non gli consente di essere riconosciuto come leader: meglio fare altro, oggi non ci si pu improvvisare alla guida. Il leader alla guida di un lavoro collettivo, deve perci essere dotato spiccate capacit di lavoro di quipe, deve saper scegliere le persone e assemblare insieme i gruppi trasmettendo il principio secondo cui quello del bene comune un valore che va oltre il successo dei singoli e trascende laffermazione delle individualit. Da tutte queste caratteristiche si evince un ritratto del leader che non deve essere un tecnocrate ma possedere doti umanistiche purtroppo sempre di pi perdute nella societ contemporanea. Umanista non significa tuttologo o generalista, colui che sa un po di tutto (e forse non sa niente), ma colui che un indiscusso portatore di valori positivi fondati su una visione generale e condivisa basata sul postulato che il bene collettivo deve prevalere sempre sul bene del singolo. Da troppi anni il nostro Paese vive sullinganno buonista del potersi permettere di concedere un posto di lavoro assicurato per tutti e per tutta la vita: ci riguarda il settore pubblico, e in misura assai meno appariscente anche molte grandi aziende private.
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Una burocrazia costosa, macchinosa e di una lentezza devastante, priva di un ponte di comando provvisto degli strumenti adatti a renderla pi snella e funzionale con processi trasparenti. Politici demagogici e impresentabili, incompetenti arruffa popolo cui si concede maggiore ascolto e visibilit di chi invece si esprime con la competenza e seriet di dati documentati reali e oggettivi. L onest intellettuale di chi parla con competenza sovrastata dal rumore di fondo di chi urla per imporre un punto di vista parziale che nega la realt in nome della retorica della disinformazione. I dulcamara, venditori del magico elisir che dona salute, giovinezza e amore si sono solamente trasformati, non estinti; molti oggi come ieri riescono a vivere con linganno: le nuove promesse ogni buon demagogo e ogni parassita sociale ben le conosce. Ma forse pi consolatorio linganno di chi dice il contrario? Anche se televisione e media illustrano e promuovono un mondo facile: un esempio fra tutti, le domande, banali, dei quiz televisivi; il mondo in realt complesso e per viverlo da attore protagonista, comprenderne i meccanismi, leggere i fenomeni nella loro evoluzione, anticipare le tendenze, e non semplicemente subirlo da comparsa, senza comprenderlo, richiesta una alta capacit di comprensione intellettuale e una decisa consistenza psicologica e caratteriale per affrontare con coraggio e proattivit un futuro fondato sullincertezza e la metamorfosi continua dei fenomeni e delle tendenze. La forbice tra ricchezze immense e povert assoluta in questi anni andata crescendo: quando troppe persone con la pancia vuota si trovano di fronte alle vetrine del lusso e dellabbondanza per sempre pi pochi happy few le rivolte nel lungo periodo sono inevitabili: anche se i tempi della storia sono imprevedibili. Abbiamo tradito il futuro dei nostri figli costruendo un debito pubblico demagogico, irresponsabile e insanabile: occorre il coraggio di comunicare al Paese, senza ipocrisie e giri di parole, ad alta voce, la dura verit, sperando che una maggioranza responsabile ne comprenda il senso e i corollari, oppure, stavolta tutto davvero perduto. Sicuramente il primo passo da fare quello di riconoscere con doverosa onest intellettuale e prendere consapevolezza che certamente non viviamo nel migliore dei mondi possibili come diceva il personaggio del professor Pangloss nel Candido di Voltaire. Successivamente occorre prendere atto della situazione con sano realismo e lavorare per individuare e distinguere, con tutto il pragmatismo del caso, ci che ineluttabile, e che sarebbe solo vana ostinazione tentare di ostacolare, da quello che invece possiamo gestire modificando e adattando il nostro modo di vivere alle mutate condizioni del contesto nazionale e glo118

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Vera politica grande assente

bale. Questo dovr avvenire in modo da rispettare il pi possibile il vincolo dellequit, altrimenti le reazioni sociali non potranno che essere ostili. Inoltre gli interventi di cambiamento devono essere integrate da opportune contromisure che bilancino i sacrifici, per esempio: la fine della politica del posto di lavoro a vita dovr essere accompagnata da nuove politiche sociali per lerogazione dei mutui per la casa. necessario quindi spezzare definitivamente alcuni luoghi comuni, dannosissimi per il futuro del nostro Paese, come quello del Chi non paga le tasse pi furbo e scaltro di chi le paga. Oppure quello secondo cui: Per ottenere un risultato importante, necessario uno scambio: chi chiede deve essere disposto a remunerare il favore, chi concede nel diritto di chiedere una remunerazione (extra). Oppure ancora quello secondo cui: Il rispetto delle regole e la certezza del diritto sono variabili dipendenti nella vita sociale italiana. Spezzare questo tipo di luoghi comuni significa operare una trasformazione epocale dei costumi e della qualit della vita collettiva del nostro Paese, significa avviare una trasformazione culturale in grado di attribuire un senso morale alla vita pubblica italiana. Quella che stiamo attraversando oltre che una crisi sistemica un cambiamento, ma cosa porter con s questo cambiamento davvero impossibile da prevedere, cos arduo predire come sar costretta a cambiare la prossima classe dirigente. Siamo forse sul sottile filo di rasoio tra rivoluzione, impoverimento irreversibile e riforme radicali, anche se si finge di ignorare la prima ipotesi: se sar rivoluzione il cambiamento comporter inevitabilmente con s una nuova classe di leader. i nuovi leader dovranno avere una caratura etica fatta innanzitutto di rinuncia a qualsiasi demagogia, virt decisiva per affrontare con realt e onest i problemi collettivi senza indulgere alla consolazione e alla rincorsa del facile consenso. Inoltre i leader dovranno mostrare di possedere il dono della coerenza e della chiarezza, comunicando in modo chiaro e univoco. E quindi nuovi modi di porsi, prendendo spunto dal modelli ormai consolidati nella dimensione dellorganizzazione aziendale, dove espressioni anglosassoni come role model, walk the talk fanno parte della prassi comportamentali, dove la leadership si confronta con lattitudine quotidiana a dare lesempio con coerenza, modalit tutte attualmente ancora troppo lontane dalla pratica, e anche dalla cultura politica del nostro Paese, ma certamente non impossibili da modificare nelle mentalit delle prossime generazioni alla guid
(Marco Colatarci, country manager Solvay Italia)
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Decisioni condivise
Andrea Colombo

La leadership si fonda su alcuni elementi imprescindibili. Il primo di questi la conoscenza intesa come cultura, possesso di nozioni, competenza e padronanza della materia da gestire. Lautorevolezza che scaturisce dalla leadership non pu prescindere da una profonda conoscenza tecnica. difficile mostrarsi leader allinterno di un gruppo senza possedere una indispensabile credibilit nel merito delle questioni, sarebbe difficile poter rappresentare una guida, un faro per gli altri essendo impreparati, imprecisi, approssimativi sugli argomenti delle decisioni: vale infatti il principio del conoscere per deliberare. Evidentemente la materia oggetto della decisione pu avere livelli differenziati di specializzazione e tecnicit: il leader non tenuto a essere il massimo esperto di un campo, ma certamente non deve essere ignaro del significato e soprattutto delle conseguenze, dei corollari, dellimpatto della sua decisione. Occorre inoltre distinguere tra autorevolezza e autorit allinterno di un gruppo: mentre in passato era il sigillo dellautorit a segnare la forza del leader, oggi la guida efficace dipende dalla presenza di una credibilit e un carisma fondato sul riconoscimento del gruppo che ne determinano il grado di autorevolezza. La leadership richiede la presenza di spiccate doti relazionali perch i contesti organizzativi sono sempre pi labour intensive e sempre meno capital intensive: le organizzazioni sono sempre pi incentrate sul fattore competitivo determinato dal capitale umano dato che macchine e tecnologie tendono a trasformarsi nel medio periodo delle commodity. Paesi come lItalia sono sempre pi fondati sul settore terziario e dove la produzione viene dislocata su altre nazioni: in un contesto di questo genere evidente che il capitale umano assuma una rilevanza di gran lunga maggiore rispetto a contesti puramente produttivi e industriali. La capacit di un leader di sviluppare delle alte relazionali diventa fondamentale e strategica. Possesso di doti relazionali significa capacit di ascolto che molto diverso dal puro sentire, che implica una spiccata attitudine empatica cio la capacit di immedesi120

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Decisioni condivise

marsi nelle emozioni degli altri arrivando a comprenderne appieno la differenza prospettica e assumendo i punti di vista altrui con la raffinata abilit di coglierne dettagli e sfumature. Capacit relazionale significa anche grande disponibilit al dialogo, tendenza a non imporre il proprio punto di vista, ma a elaborare le proprie decisioni il pi possibile condivise. Personalmente tendo a coinvolgere molto i miei collaboratori e ad ascoltarli e stimolarli a essere propositivi nelle idee e il pi possibile critici nei commenti, trovo inutili gli yes-man, non cerco lunanimismo e il consenso acritico: il dibattito aperto e la posizione dissonante, ritengo contribuisca a sviluppare la creativit e il problem solving, il multiculturalismo consente di aprire prospettive da far scaturire soluzioni innovative, allargando i punti di vista. In un contesto organizzativo come una azienda esiste ovviamente anche una gerarchia e a un certo punto una decisione deve essere presa, ma normalmente non una decisione unilaterale e arbitraria di tipo top-down, ma il frutto di un lavoro analitico di squadra con un contributo allargato a uno spettro ampio di collaboratori. La capacit di un leader di ascoltare i propri collaboratori, di coinvolgerli, di stimolarli alla risoluzione dei problemi, rappresenta un modello di partecipazione e responsabilizzazione fondato su un concetto di intelligenza collettiva e distribuzione della conoscenza. Questo percorso verso la condivisione di conoscenze, di fusione di punti di vista diversi rappresenta un metodo di direzione vincente sia dal punto di vista cognitivo sia emotivo sia motivazionale, innescando unattitudine diffusa alla circolazione della comunicazione e alla fiducia reciproca. La sicurezza e lassertivit nello stile di comunicazione favoriscono leffetto di favoriscono la percezione di autorevolezza. Chi arrogante difficilmente potr essere un leader. Il carattere autoritario completamente antitetico rispetto alle doti richieste a un leader. Alzare la voce nei confronti del team non utile ed anzi dannoso generando risentimenti e non linearit e assenza di trasparenza nella comunicazione. Un leader pi che essere temerario o prudente deve essere concreto, pragmatico e realista. Nella vita aziendale evidente che ci si deve assumere dei rischi. impossibile progredire o fare dei passi avanti senza prendersi dei rischi. Senza assumersi dei rischi non si sarebbe potuto godere di determinati risultati scientifici o tecnologici: certe conquiste dellumanit non si sarebbero ottenute senza il coraggio di osare. L innovazione figlia di questa attitudine umana. Il coraggio non deve per sfociare nella follia o nellavventurismo; il grado
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del coraggio o della prudenza varia in funzione del contesto, del momento storico. Un leader deve partire da una base di pragmatismo spostando lago della bilancia secondo i contesti, sapendo assumere dei rischi il pi possibile ponderati dalla ragionevolezza e dalla razionalit. Un leader politico evidentemente sempre sotto i riflettori dellopinione pubblica molto pi di quanto lo possa essere un leader dimpresa. Difficile essere autorevoli se la persona non dotata di valori, di principi, di un senso di responsabilit e di una moralit. Un politico che ha lonore e lonere di guidare un Paese pu essere tecnicamente eccellente, pu essere dotato di qualit relazionali strepitose, ma se non dotato di un profondo senso del dovere, di un assoluto senso di responsabilit, del tutto inadatto perch incapace di perseguire linteresse pubblico cio la finalit che deve ispirare la sua missione. Il problema di questo Paese credo che sia innanzitutto culturale, e anche concettualmente la cultura di una classe dirigente viene prima delle regole, le regole devono essere ben fatte, agevolano o consentono di minimizzare eventuali dispersioni allinterno del sistema, ma se non c una cultura morale fondata sul senso di responsabilit e sul rispetto delle istituzioni con una consapevolezza di svolgere una funzione pro tempore e non basata sulloccupazione di poltrone e di porzioni di potere personale, non c regola che possa risolvere il problema. Oggi a mio avviso c in Italia un profondo problema di cultura da parte della classe dirigente: non mi riferisco alla classe dirigente attuale cio al governo Monti, ma alla casta partitocratica che ha occupato e invaso ogni spazio possibile di gestione della cosa pubblica incurante di qualsiasi istanza di ricambio generazionale. Questo Paese ha la necessit assoluta di persone di moralit specchiata e di grande competenza istituzionale che siano orientate al bene del Paese e del futuro dei giovani: non scordiamoci il fatto che soprattutto in politica vale la regola secondo cui: il bene nel lungo termine il male nel breve termine e che il bene per le attuali generazioni si rivela un male per le generazioni future. Purtroppo le regole in questo momento sono un aggravante perch non limitano, non mitigano questa molto italiana propensione al mantenimento del potere. Il nostro un sistema che cumula la scarsa propensione morale della classe politica con leggi sbagliate che non solo non impediscono ma che agevolano il mantenimento del potere sine die. I problemi di questo Paese non nascono oggi, nascono negli anni Ottanta, oggi per cos dire il cameriere venuto a chieder un conto salato, ma in verit al ristorante ci si abbuffa da 30 anni. L Italia deve fare mea culpa dato che ha vissuto per decenni oltre le proprie possi122

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Decisioni condivise

bilit, deve fare un bagno di sano realismo, che non di pessimismo, ma di puro realismo, da questo deve ripartire con una mentalit e un approccio diverso: si tratter certamente di un percorso difficile e lungo, perch non si pu cambiare mentalit dalla sera alla mattina, ci vogliono anni, a volte anche delle generazioni. indispensabile una svolta che rompa il circolo vizioso tra casta politica irresponsabile e voto di scambio, occorre compiere un profondo cambiamento con uno spostamento del baricentro dagli interessi personali a quelli generali del Paese e da interessi di chi ha gi conquistato determinate posizioni di privilegio a interessi delle nuove generazioni. Occorre una serie di provvedimenti importanti come la riforma pensionistica, le liberalizzazioni dove il governo sta purtroppo ancora toccando solo una parte del macromondo fatto di interessi di lobby e barriere allingresso enormi e la riforma del mercato del lavoro, dove, senza arrivare a un modello iper-liberista di stampo americano, si deve fare, da parte di tutte le parti sociali, una riflessione sul fatto che il nostro sistema tutela molto chi gi entrato nel mercato del lavoro e ostacola chi cerca di entrare. Il prezzo di questo sistema una barriera grandissima nei confronti di chi vuole entrare nel mercato del lavoro, soprattutto le giovani generazioni. Occorre stimolare le imprese alle nuove assunzioni. L esempio cui ispirarsi quello dei paesi nordici che permettono una certa flessibilit allargando le maglie in entrata e in uscita del mercato del lavoro ma allo stesso tempo caricando sulle aziende una parte rilevante dei costi e degli oneri degli ammortizzatori sociali. Una modifica del modello di welfare pi che al modello anglosassone deve essere rivolta al modello continentale nordeuropeo come la Germania o i paesi scandinavi. Un modello che afferma due principi: fatta salva la protezione di quelli che sono diritti costituzionali come il divieto di licenziamento discriminatorio per motivi di natura religiosa, politica, razziale. Una volta protetti questi diritti e una volta eliminate le casistiche relative ai licenziamenti discriminatori, il modello prevede la facolt per lazienda di procedere ai licenziamenti ma allo stesso tempo chiede alle aziende di sobbarcarsi i costi degli ammortizzatori sociali connessi a un licenziamento. L azienda deve pagare i costi sociali legati a un licenziamento e gli incentivi allesodo. Si tratta di un modello fair di relazione tra datore e prestatore di lavoro che tende a scaricare il costo della flessibilit non sulla comunit ma sulle aziende. Lo scacchiere geopolitico del nostro continente profondamente cambiato, ogni singolo Paese fa fatica a trovare una propria identit e ruolo, lEuropa un perimetro assolutamente necessario e fondamen123

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tale ma per poter mostrarsi al mondo deve operare come un soggetto unico in una ritrovata unit di strategie e di finalit, invertendo la tendenza degli ultimi anni dove, tra veti e necessit di conservare margini elevati di sovranit dei singoli Paesi, non solo in materia di politica estera, ma anche di politica economica e monetaria, si mostrata con un volto troppo frammentato e disomogeneo, fornendo un facile alibi ai suoi detrattori e avversari. Sono stati probabilmente commessi anche errori tecnici da parte delllite europea che, seguendo una roadmap di integrazione con i paesi pi deboli troppo affrettata, ha avuto il torto di mettere a dura prova la tenuta del progetto europeo nel suo complesso. La fretta, che nei processi storici rischia spesso di fare compiere passi falsi, invece auspicabile per spronare le velocit di riforme che sono urgenti in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, mi auguro che la componente tecnica riesca a rimanere in sella il pi a lungo possibile: lItalia, in questo passaggio tra i pi complicati e difficili della sua storia, necessita di una classe dirigente esclusivamente competente e sganciata dalla complicit con qualsiasi interesse di parte per dedicarsi esclusivamente allinteresse generale del Paese che richiede scelte super partes, dolorose ma indispensabili.

(Andrea Colombo, amministratore delegato di Namco Bandai Partners Italia e vice presidente Mediterranean Region del Gruppo)
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Per un futuro di dignit


Gherardo Colombo

Traducendo il concetto anglosassone leadership nella parola italiana guida, e interrogandomi sulla dibattuta querelle circa la guida del Paese, che ha assunto una declinazione sempre pi personalistica, devo dire che, in controtendenza rispetto a chi discute delle qualit e competenze personali per delineare il profilo pi adatto al compito, io credo invece che la guida non debba tanto essere cercata, quanto piuttosto essere riscoperta, perch gi presente da ben pi di mezzo secolo: la Costituzione. Contrariamente a chi si ostina a personalizzare la leadership associandola a un singolo individuo, io invece credo che la guida spetti ai princpi contenuti nella nostra Carta fondamentale. Se la guida la Costituzione, la guida della guida, la chiave di volta dellarchitettura costituzionale si pu trovare nelle prime parole dellart. 3 dove scritto: Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale. Larticolo contiene, infatti, non solo un principio fondamentale, ma anche una sorta di meta-principio, un canone ermeneutico, un criterio con cui leggere e interpretare il resto del testo costituzionale. Il principio di pari dignit fornisce il tono fondamentale, la nota attorno a cui accordare tutta la struttura armonica della Costituzione. Lo stesso principio di uguaglianza, altro cardine fondamentale della Costituzione, in fondo un corollario, una conseguenza logica del riconoscimento della dignit universale dellessere umano. Il riconoscimento della dignit rappresenta un valore in s, ma da ci consegue anche che, solo se tutte le persone sono pienamente degne, allora logico e necessario che debbano essere trattate in modo uguale. Il primo comma dellart. 3 esprime il riconoscimento delluguaglianza formale dei cittadini: i cittadini hanno pari dignit sociale e di conseguenza sono uguali davanti alla legge. Il secondo comma dellart. 3 aggiunge al principio di uguaglianza formale il concetto di uguaglianza sostanziale: dato che esistono ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libert e leguaglianza dei cittadini, la Repubblica si assume il compito di ripristinare condizioni di pari opportunit per tutti i cittadini per consentire un pieno sviluppo
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della persona umana. I padri costituenti hanno lavorato attorno alla cesellatura e allarmonizzazione sistematica di queste norme, elaborando un nucleo che chiamerei esperienziale di princpi irrinunciabili. Una esperienza non solo etica e valoriale ma esistenziale e storica: lelaborazione del nucleo profondo della Costituzione infatti il frutto dellintenzione di tutelare la nascente Repubblica da derive autoritarie e illiberali come la dittatura fascista, da tragedie assolute come le leggi razziali e da drammi collettivi come il secondo conflitto mondiale e la conseguente guerra civile. Preferirei impiegare la parola princpi piuttosto che valori, perch, mentre quando si parla di valori si tende a delinearne il valore assoluto, la perfezione ideale auto-evidente in senso platonico, quando invece si impiega la categoria dei princpi si fa riferimento a concetti dinamici che sono sempre in movimento e in relazione. Da una parte c una concezione meta-storica e universalistica dei valori assoluti e dei diritti naturali, dallaltra ci sono princpi storici e relativi fondati su elementi esperienziali e finalizzati pragmaticamente a evitare di ripetere errori del passato. Nel disegno dei costituenti si mostra la dialettica di una pluralit di culture politiche e sensibilit sociali differenti: cattolica, socialista, comunista, liberale, azionista che esprime una sintesi in una convergenza attorno al nucleo dei princpi fondamentali della Costituzione. La Carta costituzionale prevede la propria possibile riforma attraverso la strumento previsto dallart. 138, ma in chiusura lart. 139 sancisce limpossibilit della revisione della forma repubblicana e dei princpi fondamentali sui quali si fonda. Il nucleo dei princpi fondamentali della Carta costituzionale finalizzato alla garanzia della libert e non a una visione assolutista e totalitaria come quella di uno Stato etico. La nostra Costituzione difende la libert di coscienza dei cittadini da ogni tentativo di imposizione dallalto di valori assoluti da parte di uno Stato etico che si erge a detentore di una moralit universale. Ci avviene grazie al riconoscimento della dignit persona, da cui consegue la tutela della libert di ciascuno, che anche il presupposto per leffettivo funzionamento della democrazia. L art. 1 della Costituzione afferma che lItalia una Repubblica democratica, ma la democrazia possibile soltanto se i cittadini sono davvero liberi. La libert di opinione, di parola e il suffragio universale sono gli strumenti fondamentali per lesercizio effettivo della sovranit del popolo. Se tutte le persone hanno la stessa dignit e quindi sono in grado di esercitare la democrazia, allora il punto di equilibrio da trovare dato dalla relazione tra il popolo e chi lo rappresenta. Il problema fondamentale dunque quello del buon esercizio della li126

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Per un futuro di dignit

bert da parte dei cittadini e cio dalla capacit di essere liberi. Ci conduce al tema cruciale e decisivo delleducazione alla libert. Si tratta di contribuire a trasformare laspetto formale della libert in aspetto sostanziale: tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignit e diritti; ammesso che possa effettivamente accadere, ci stabilisce il principio secondo cui nessuno pu essere ridotto in schiavit o perdere la propria soggettivit e capacit giuridica. Ma un neonato non per nulla libero, persino la sua vita e sopravvivenza dipende dagli altri: siamo infatti la specie fondata sulla cura pi che sulla natura, abbiamo bisogno di tutto per sopravvivere, dipendiamo interamente dagli altri. Dunque non siamo liberi al momento della nascita ma lo diventiamo successivamente attraverso un percorso. Si diventa liberi attraverso leducazione e la relazione. Se non si compie un percorso educativo non si diventa mai liberi. Perci sono indispensabili le relazioni con le figure simboliche che accompagnano un percorso verso la libert, contribuendo a plasmare punti di riferimento e al contempo tutelando la libert di coscienza dellindividuo in formazione. Il contesto familiare decisivo: sarebbe sbagliato essere deterministi nellinterpretazione della genesi della personalit deviante o criminale, ma al contempo innegabile come la generalit delle persone che nasce in un ambiente familiare di camorra tendenzialmente diventa camorrista. Il linguaggio delle relazioni sociali dellambiente in cui si viene cresciuti assume un grande impatto nellevoluzione della personalit. Il linguaggio contribuisce a delineare il modello delle relazioni intersoggettive. Pensiamo allinfluenza sul modello di relazioni interpersonali di un impiego linguistico dei verbi al modo imperativo, come avviene in Italia, piuttosto che al condizionale, come avviene usualmente in Francia. Pensiamo al fatto che in Inghilterra ci si rivolge indistintamente verso chiunque impiegando solo la seconda persona singolare, una forma linguistica che lo specchio di un approccio differente, di un modello di pensiero e di relazioni sociali profondamente diverso da un universo culturale, linguistico e gerarchico dove, alternativamente, si pu impiegare anche la seconda persona plurale. La biografia familiare e il contesto culturale di riferimento, la relazione con figure e autorit simboliche incidono profondamente nello sviluppo della personalit e nelleducazione alla legalit e al nucleo dei valori delletica collettiva. Il tema del familismo amorale italiano stato per anni un fattore decisivo nella genesi dellantitesi tra codice familiare e codice delle relazioni tra cittadini e nella forte tendenza anomica e anarcoide presente nel nostro sistema culturale.
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C un rapporto complesso tra potere di influenza e libert di coscienza; la cultura infatti si fonda sulla capacit di condividere significati simbolici e visioni del mondo, perci il potere di influenza gioca un ruolo fondamentale nel veicolare e trasmettere valori e principi alle nuove generazioni. Da questo punto di vista indispensabile tornare alla riflessione di Kant su cosa lIlluminismo, necessario favorire i processi che permettano alle persone di uscire dallo stato di minorit. La libert autentica non data una volta e per sempre, ma il frutto di un processo, di un rapporto di interrogazione quotidiano con le istanze del presente. La genealogia della libert si fonda sul coraggio di affrontare i dilemmi cruciali delle scelte in prima persona, senza demandare ad altri il rapporto con la verit a partire dallassunzione di una responsabilit personale. In questa crisi si respira un clima di attesa dellimperscrutabile, dellignoto che ci attende. Sarebbe bello riuscire a vivere questo momento epocale di trasformazione con il coraggio e la volont di esserci autenticamente, investendo tutta la vitalit di noi stessi per reindirizzare la crisi verso unapertura a un nuovo modo di esprimere dignit, libert e partecipazione.

(Gherardo Colombo, ex magistrato, presidente Garzanti Libri)


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Rottura di equilibri consolidati


Patrick Colombo

Essendo una azienda familiare, sempre governata da membri della famiglia da sessantanni, ci siamo trovati di fronte alla questione del ricambio generazionale come molte aziende fondate negli anni del dopoguerra. Questo diffusissimo tessuto imprenditoriale di piccole o micro-imprese del nostro Paese si trova spesso ad affrontare come momento critico la fase della successione generazionale che coincide con il cambio di leadership: il fondatore dellazienda per abitudine mentale si sente inossidabile, insostituibile e fa davvero fatica a cedere lo scettro del comando, abitudine peraltro condivisa dai nostri politici. Gli imprenditori degli anni 50 e 60 hanno sottovalutato questo problema rimandandolo sine die. Le nuove leve imprenditoriali italiane fanno fatica a indossare i panni dellimprenditore perch purtroppo rispetto a tanti loro colleghi stranieri debuttano alla guida a unet troppo avanzata: ben oltre i 30 e 40 a volte oltre i 50. Si tratta di un periodo di attesa troppo lungo che, invece di costituire un momento di maturazione, rappresenta spesso un lento sfiorire dellenergia emotiva e il coraggio che rappresenta il centro dello spirito imprenditoriale. Un debutto troppo acerbo certamente pericoloso, ma un ricambio troppo avanzato rende il leader troppo responsabilizzato sulla conservazione del passato piuttosto che spinto a cavalcare il nuovo. Viene a mancare lopportunit per il giovane di avere il tempo per commettere errori e dunque per fare esperienza sul campo. Cominciare a essere leader a una et troppo matura significa non avere pi a disposizione il tempo per sbagliare e sperimentare e ci incide in modo profondo sullo stile di conduzione imprenditoriale italiana. Questo impedisce alle aziende di trasformarsi, ingrandirsi e internazionalizzarsi per meglio affrontare le sfide globali. Quello dellimprenditore unattivit rischiosa e totalizzante ma se esercitata in Italia diventa anche una lotta quotidiana perch poco valorizzata dal mondo politico, osteggiata da quello sindacale, accusata da quello dei media: limprenditore in Italia vive una situazione contestuale poco favorevole, mentre la sua un attivit che, pur se esercitata nella ricerca di un profitto, assume una enorme rilevanza
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sociale. Per i piccoli imprenditori italiani, vale appieno la formula nemo propheta in patria: ma noi continuiamo a resistere e a credere nel futuro, non abbiamo mai pensato di de-localizzare allestero e continuiamo la sfida di ogni giorno mantenendo gli impianti produttivi nel nostro Paese. Io resto qui come imprenditore perch credo non sia il caso di trasferirsi in Svizzera anche se sono a soli 15 km dal confine: perch, malgrado tutto, credo ancora nel valore del mio Paese. Essere imprenditore richiede di possedere una scintilla dentro di s: se non si convinti non si pu essere convincenti, per questo non obbligatorio seguire la strada di una successione familiare; in assenza di convinzione meglio trasferire la governance ai manager. Senza carisma non si verr mai riconosciuti come leader. I collaboratori percepiscono immediatamente a livello inconscio la leadership: se la persona al vertice non viene riconosciuta come leader pu venire considerata un capo, un superiore gerarchico con i gradi, che comanda ma che non coinvolge. Il capo ottiene risultati solo perch le persone eseguono, mentre il leader colui che riesce a coinvolgere le persone nei propri progetti. Il capo ha bisogno di essere presente per esercitare il comando, il leader presente interiormente, nella mente e nella motivazione dei propri uomini, anche quando assente. Non pi attuale una visione paternalistica, padronale e accentratrice del leader: oggi fondamentale distribuire le competenze attraverso la delega e la responsabilizzazione. Il leader un campo di energia che si irradia verso il gruppo, un catalizzatore di reazioni positive nella squadra. Credere nel progetto, nel gruppo: uno pi uno deve dare tre e non due. Anche nei momenti difficili, il leader deve saper tenere la barra dritta, non deve mai cedere allo sconforto dei suoi uomini, deve essere una figura di sostegno motivazionale. Deve avere capacit di coaching cercando di guidare il miglioramento e lefficacia personale attraverso unattenzione individuale e mirata. Tra le tante realizzate, ricordo in azienda unesperienza formativa molto utile fondata sul role playing, basato sullinterpretare ruoli diversi dal proprio: i collaboratori hanno avuto lopportunit di interpretare le particolarit e difficolt delle mansioni degli altri: grazie allimmedesimazione nei ruoli si ottenuta maggiore comprensione dellalterit e le dinamiche relazionali dellazienda sono sensibilmente migliorate. Chi ha sperimentato il ruolo di direttore generale ha potuto scoprire la difficolt del prendere le decisioni, e la responsabilit del guidare gli altri. Si compreso come il leader spesso ha unidea, una strategia, un obiettivo di fondo che spesso non riesce a trasferire e deve negoziare con gli altri pi di quello che si pensi: il leader in co130

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Rottura di equilibri consolidati

stante mediazione con il gruppo: solo attraverso questo pu ottenere risultati veri che trasformano le cose e non il semplice assenso di facciata senza convinzione. La curiosit, il desiderio di fare sempre qualcosa di nuovo o di fare in modo diverso qualcosa, la voglia di evolvere continuamente alla base del leader inteso come vettore del cambiamento. In tutte le sessioni di formazione in aula sono sempre stato presente in prima fila, spronando i collaboratori in prima persona. C sempre qualcosa da scoprire e pretendo che chi lavora in azienda continui a imparare ad accrescere e distribuire la propria conoscenza e cultura. Allargare la conoscenza e la cultura in azienda fondamentale, per crescere come professionisti, come persone e come gruppo: il leader deve essere ispiratore ma anche esempio coerente: se vuole innescare un cambiamento deve essere il primo a praticarlo. I veri imprenditori non guardano al proprio vantaggio nel breve termine, oggi purtroppo prevale una mentalit fondata sulla speculazione finanziaria a cui interessa solo la performance di breve periodo, senza alcuna passione per le sorti dellimpresa. Il raggiungimento di un obiettivo richiede di porsi un obiettivo ulteriore altrimenti lo spirito imprenditoriale si esaurisce. Il successo si fonda su questa ostinata direzione verso lobiettivo, ma, per definizione, limprenditore uno spirito inquieto con una passione per il fare instancabile e inesauribile. Oggi il leader ha sempre pi bisogno di tecniche e metodologie che gli dimostrino con i numeri che cosa sta facendo. La governance dellazienda ha bisogno di essere supportata da metodologie statisticomatematiche sempre pi sofisticate: una volta cera pi spazio per intuito ed empirismo, il fiuto dellimprenditore era pi rilevante, cera anche maggior possibilit per limprenditore di sperimentare compiendo errori di percorso. Le informazioni circolavano meno velocemente e quindi cera anche tempo per limprenditore per calibrare la sua azione, le sue decisioni potevano essere riassestate. Oggi i sistemi informativi sono in grado di indicare quello che sta accadendo in tempo reale e oltretutto di simulare con ottima precisione degli scenari evolutivi. Il guizzo geniale dellimprenditore deve essere sempre pi supportato da tecniche e strumenti di simulazione degli effetti delle decisioni. Un aiuto massiccio alla leadership deriva dellintelligenza artificiale dei software. Si possono correggere errori veniali ma non errori fatali: occorre misurare le proprie decisioni con grande oculatezza perch il mondo globale degli affari oggi sempre pi severo e punisce con severit errori che potrebbero compromettere la salute dellazienda. Una volta il leader prendeva le proprie decisioni in solitudine, adesso ha bisogno della collaborazione dei propri stretti membri di
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staff che lo assistono nelle decisioni. Ci sono molte pi riunioni, condivisione degli obiettivi, scambio di pareri, c un processo di decisionale molto pi strutturato, un coinvolgimento nel governo dellimpresa di una pluralit di soggetti che supportano tecnicamente il momento della decisione del leader. Una struttura pi diretta, meno formalizzata, pi a rete, meno burocratica, con maggiore circolazione delle informazioni e dialogo critico tra collaboratori e il leader. I politici del dopoguerra erano autentici statisti che conoscevano bene il significato della politica, sapevano cosa doveva essere lo Stato, avevano una passione per la cosa pubblica. Oggi c un scarsa coscienza della dimensione collettiva, una assenza non solo di comportamenti ma anche di educazione civica. C un desiderio di accaparrarsi qualcosa nel breve, brevissimo periodo senza alcuna cura per il futuro. C un distacco profondo dal valore del sociale. Abbiamo cominciato a perdere di vista il sociale a partire dal momento in cui ne abbiamo confuso il significato con il termine assistenzialismo, secondo cui tutti dovevano avere senza che nessuno dovesse dare. Dentro il concetto di attenzione al sociale c il concetto di rispetto e di responsabilit oltre lindividualismo esasperato e miope. Nella mia azienda erano presenti questo tipo di atteggiamenti per cui ho voluto far comprendere ai collaboratori, con un grande sforzo formativo, quali erano le ricadute di una mentalit chiusa e autoreferenziale interessata esclusivamente alla propria parcellizzata parte del proprio processo produttivo e completamente disinteressata ai problemi della fase successiva. Questo atteggiamento stato corretto da una profonda azione formativa, e oggi chi in difficolt viene aiutato in un processo di aiuto reciproco e di lavoro di squadra. indispensabile operare un lavoro di tessitura di senso per valorizzare lattivit di quipe, per ricostruire il senso unitario del corpo sociale in un mondo che ha sempre pi spezzato il legame sociale comunitario e la solidariet collettiva. Perdere un interesse verso un senso un accontentarsi di bassa qualit esistenziale. Serve crescere insieme, porre i propri dubbi in una dimensione costruttiva. C una rassegnazione, un fatalismo diffuso a tutti i livelli. Come nella Patente di Pirandello si accetta un ruolo passivo, la ricezione passiva di una identit ricevuta dallesterno. Ma c la possibilit di uscire dal coro, le cose possono essere cambiate, si pu reagire alla condizione data. Io credo che lItalia meriti impegno. I cittadini non sono numeri ma persone. Ogni cittadino un universo che merita rispetto. Serve il rispetto per la persona umana al di l dei ruoli. Dentro la persone c una inesauribile capacit di stupire, di trasformarsi, di ricrearsi sempre, c sempre unoccasione per dare il meglio di s.
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Rottura di equilibri consolidati

I politici, di fronte alla drammaticit della situazione, sembrano vivere come marziani, e tendono a fare una tattica nei confronti del governo Monti cercando di mantenere le mani libere. Questo un governo che pu portare lItalia fuori dal sistema della concertazione che ha fatto dei grossi danni, perch concertano tutti, ma decide solo una minoranza delle corporazioni. C un eccessivo garantismo per le minoranze che blocca la volont generale della maggioranza con una sorta di paradossale dittatura della minoranza. Ci sono troppi intoccabili nel nostro Paese. I soliti professionisti della politica stanno gi tramando nellombra: infatti mentre apparentemente tessono le lodi di questa stagione di sospensione della rissa permanente tra partiti, si stanno riorganizzando contro il governo tecnico. Ci sono lobby invisibili che fanno quello che vogliono e tramano nellombra per tutelare gli interessi forti che hanno interesse allo status quo. I vecchi equilibri soddisfano solo una parte della societ italiana, Monti ha le carte in tavola per instillare un germe di cambiamento epocale in Italia, ma necessario che dopo di lui si operi un cambiamento integrale della classe politica di gerontocrati che impediscono di aprire una stagione di riforme e trasformazione strutturale del Paese. Mi sembra che in questa fase si stia si manifestando troppa connivenza e ambiguit, come se nessuno sapesse in fondo che gioco sta veramente giocando in una pericolosa tendenza allo scambio dei ruoli: politici che fanno i confindustriali, industriali che fanno i politici, tecnici che fanno i politici. Si tratta di una commistione di interessi che determina una pericolosa ambiguit nella classe dirigente e nei poteri forti. Non ci siamo accorti della grande importanza di nuovi Paesi in via di sviluppo con un grande energia e voglia di crescere. Ci stiamo deindustrializzando senza aver consapevolezza che il terziario ha bisogno dellindustria. Stiamo creando una marea di disoccupati in Europa perdendo il nostro secolare know-how nei confronti dei Paesi emergenti o in via di sviluppo. Una sorta di abdicazione dei Paesi occidentali fondata sulla stessa miopia politica con cui si sono ammessi al WTO Paesi che non avevano nessun diritto a entrarci perch creano dumping economico verso altri Paesi. Dobbiamo dare spazio a una nuova stagione di reindustrializzazione moderna del Paese svincolata da ideologie e pregiudizi. Bisogna dare spazio a una trasformazione integrale, una rottura degli schemi, una creativa rivoluzione delle regole per rilanciare il Paese con regole nuove e uomini nuovi, pieni di entusiasmo e senza timore di rompere vecchi equilibri corporativi.
(Patrick Colombo, presidente Sacma Macchina per Lamiera)
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Leadership tra complessit e incertezza


Fabio Cusin

Consideriamo la novit una buona notizia, la precariet un valore, linstabilit un imperativo, libridezza una fonte di ricchezza; padroneggiamo tutti larte di vivere nel labirinto. Cos vedono oggi il mondo, secondo Jacques Attali, i figli della cosiddetta modernit liquida: condizione questultima che ognuno di noi esperimenta quotidianamente, anche senza aver letto Zygmunt Bauman. La societ occidentale si modifica, con curva esponenziale, verso condizioni di complessit e incertezza (due facce della stessa medaglia) inconcepibili sino a pochi anni fa; ma simmetricamente le nostre risposte, gli strumenti utilizzati per il governo di queste nuove condizioni ci appaiono inadeguati. La velocit crescente consentita dalla tecnocrazia aumenta in modo perverso gli effetti della nostra ignoranza, perch prevedere le conseguenze delle nostre azioni sempre pi difficile. vero che le conoscenze complessive dellumanit sono aumentate, ma vero anche che la nostra ignoranza aumentata di pari passo e luso di una tecnologia potente e rapida, che d sempre meno spazio al momento della riflessione, pu moltiplicare i pericoli cui lignoranza ci espone (G.O. Longo). Anche spostando lo sguardo su quanto accade nellambito delle organizzazioni aziendali ambito che interessa chi scrive ma che deve interessare anche chi legge, per le evidenti implicazioni sulla collettivit osserviamo un fenomeno che desta preoccupazione: la retorica del management tende alla neutralizzazione dellincertezza, alla sua rimozione. Mentre la societ liquida tesa a cogliere ogni opportunit ancora inesplorata magari in modo compulsivo/ossessivo , nelle scuole di management si continuano a proporre modelli di governo di organizzazioni altamente complesse (quali sono oggi le aziende, specie quelle di grandi dimensioni) fondati su una visione tradizionale,
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Leadership tra complessit e incertezza

solida, dove il cambiamento/incertezza vissuto e affrontato come un ostacolo da superare, un fastidio temporaneo da rimuovere (si veda in tal senso lapproccio abitualmente proposto verso il change management). Oggi il riconoscimento del ruolo non episodico o eccezionale, ma costitutivo, dellincertezza una delle principali ragioni della crisi dei modelli standard delle teorie e delle prassi nella vita organizzativa e nellesperienza manageriale (Ugo Morelli). In questo contesto, il tema centrale che si pone senza dubbio quello delle forme di esercizio della leadership: ci dobbiamo cio domandare se il modello dominante di gestione del potere in grado o meno di assicurare alle nostre aziende una navigazione sicura nel mare insidioso dei mercati a concorrenza perfetta, tra gli scogli della complessit e dellincertezza; ma la nostra risposta, come si intuisce, negativa. Non c manuale di management che, sul tema molto frequentato del modello di leadership, non limiti la sua analisi sulle qualit soggettive del leader, pretendendolo a volte assertivo, carismatico, dominante, intuitivo; altre volte lesatto contrario. Non sono gli ingredienti a essere sbagliati, ma la ricetta in s: quella navigazione travagliata oggi richiede una capacit nuova di dialogo tra le diverse componenti dellorganizzazione, regole inedite di democrazia interna, unattenzione per il governo della partecipazione ai processi decisionali, fino alla individuazione di vie originali per la gestione delle relazioni asimmetriche e del potere (U. Morelli). Il grande pensatore francese Michel Foucault ne Il pensiero di fuori notava che c sempre qualcosa, nel corpo sociale, nelle classi, nei gruppi che sfugge in un certo modo alle relazioni di potere; qualcosa che non affatto la materia prima, pi o meno docile e resistente, ma il movimento centrifugo, lenergia di segno opposto, lelemento sfuggente. Per affrontare e governare temi cos nuovi e sfidanti servirebbe quindi un leader nel quale si combinino armonicamente rare caratteristiche cognitive, emotive e realizzative: un campionario vivente di quelle che Howard Gardner defin intelligenze multiple. Ma quel leader, semplicemente, non esiste. Gardner ha dimostrato infatti che lintelligenza costituita da un insieme di facolt differenti: tra quelle che il nostro leader/campione virtuale dovrebbe possedere in egual misura segnaliamo lintelligenza logico-razionale, lintelligenza sociale, lintelligenza negoziale/conflittuale, lintelligenza introspettiva e quella valorizzativa/creativa.
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Chi pu rispondere, allora, al nostro annuncio cercasi leader esperto navigatore nel liquido della post-modernit, spiccata intelligenza multipla, astenersi perditempo?. L osservazione della realt in cui viviamo, come spesso succede, ci fornisce una risposta: oggi le organizzazioni aziendali che vincono la sfida con la complessit sono quelle che riescono a trasformare questultima in materia propellente, coinvolgendo nei processi decisionali le migliori intelligenze disponibili, selezionate per le loro differenze, sapientemente combinate tra loro in un network a geometria variabile, mai uguale a se stesso, fatto della stessa sostanza del mondo che lo ospita. Chi primeggia nellarte di vivere nel labirinto non Teseo, ma il Minotauro, creatura multiforme per definizione.

(Fabio Cusin, presidente e amministratore delegato Gemeaz Cusin)


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