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2012 CSBE via Vittor Pisani, 6 20124 Milano

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LEADERSHIP FUTURA

a cura di Ivan Rizzi

ASSOCIAZIONE CENTRO STUDI B.E.

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Colophon Ivan Rizzi, curatore Vittorio Raschetti, responsabile culturale e curatore dei testi Angela Lanotte, redazione Roberto Zozzoli, art director Beniamino Soressi, collaboratore di redazione Angela Magr, editing e impaginazione

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Indice

Incipit/Excipit 11 Leadership futura Ivan Rizzi 41 Anticorpi antiautocratici Gabriele Albertini 51 Leadership pubblica Magdi Cristiano Allam 56 Il grado zero della democrazia Nelso Antolotti 62 Mobilitare attenzione, accompagnare il futuro Angelo Benedetti 66 Intransigenza necessaria Pierluigi Bernasconi 72 Rifondazione morale per una credibilit internazionale Marco Bizzarri 79 Labirinti della politica Dario Bonacorsi 83 Governare la complessit Giovanni Bossi 87 Lo spirito inquieto del leader Carlo Brunetti 91 Tempi fragili Ruggero Brunori 94 I giovani, la musica e il futuro Claudio Buja 97 Connessi alla societ civile Matteo Calise 102 Osmosi tra societ civile e sistema politico Loris Casadei

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108 Lisola della bellezza e della creativit Gabriele Centazzo 114 Vera politica grande assente Marco Colatarci 120 Decisioni condivise Andrea Colombo 125 Per un futuro di dignit Gherardo Colombo 129 Rottura di equilibri consolidati Patrick Colombo 134 Leadership tra complessit e incertezza Fabio Cusin 137 Governare il progresso per innovare e crescere Filippo Antonio De Cecco 141 Quando capiremo? Ma capiremo? Giovanni Degli Antoni 148 Autenticit esemplare Stefano Dominella 153 Spazio alllite della conoscenza Sergio Domp 157 Il coraggio del dubbio Armando Elisei 162 Un leader normale in tempi anomali Piero Fassino 166 Stato nazionale ed egemonia del politico sulleconomico Diego Fusaro 174 In attesa di una pausa democratica Giancarlo Galli 177 Infrastrutture future Vito Gamberale 185 Onest e assertivit Vladimiro Giacch 190 Libero leader in libero Stato Giordano Bruno Guerri 198 Persistenze oligarchiche Vincenzo Ilotte 204 Aut-aut per il Paese dei compromessi Edoardo Imperiale 209 Pianificare le nostre risorse Giancarlo Innocenzi Botti

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213 Etimologie e fenomenologie della leadership Simone Lenzi 216 Larte di ascoltare, il dovere di deliberare Massimo Maccaferri 220 Guida Maurizio Maggiani 222 Educazione alla leadership Maurizio Marinella 226 Biopolitica, tra potere e sopravvivenza Valentino Mercati 231 Determinazione morale, onest intellettuale Paola Michelacci 234 Il futuro di chi non ha futuro Valerio Millefoglie 237 Oltrepassare il presente Francesco Mutti 242 Energia di trasformazione Heiner Oberrauch 246 Oltre lautoreferenzialit burocratica Massimo Panzeri 251 Intelligenza emotiva del leader Laura Parigi 256 LEuropa siamo noi Giuseppe Pasini 260 La rivoluzione nella normalit Francesco Pesci 267 Il ruolo pedagogico della leadership pubblica Marina Debra Pini 273 Istanze di democrazia diretta Giorgio Pisani 278 Politica come vocazione Massimo Pizzocri 283 Leadership: cosa significa in tempi di guerra Alessandro Politi 288 Codice donore, etica del rigore Cristiano Portas 291 Svolta sostenibile Vittorio Prodi 298 Animali politici, tra branco e comunit Giulio Properzi

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303 Prova dorchestra Vittorio Raschetti 306 Diventare aggressivi! Lidia Ravera 309 La complessit della crisi di oggi Giovanni Reale 316 Capitani di ventura Francesco Rezzi 323 Nuova agor per futura comunit Fabio Rossello 328 Azione pragmatica, relazione empatica Carlo Salvatori 336 La leadership e le banche: un possibile ossimoro Giuseppe G. Santorsola 342 La guida e il suo angelo. Adriano Olivetti Giulio Sapelli 351 Vettori dellinnovazione Massimo Scaccabarozzi 356 I giovani, la cultura, la rete, il teatro Andre Ruth Shammah 359 Il vento del cambiamento Roberto Siagri 366 Ragionevole autorevolezza Alessandro Varisco 370 Lo scandalo della verit Elio Veltri 377 Piattaforme per lo sviluppo Michele Vinci 381 Leadershit Andrea Vitullo 386 Perch lItalia torni a essere un Paese per giovani Eleonora Voltolina 391 Cultura delle istituzioni Alberto Zanatta 395 Etica pubblica: timore, convinzione e responsabilit Luigi Zoja

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Leadership futura
Ivan Rizzi

Il lettore forse trover divagante questa apertura, in realt ogni paragrafo allude al significato della parola leadership e alla necessit di ripensare il modello della classe dirigente del paese, che oggi tutti vorrebbero quasi per diritto migliore. Ma ogni nostra pretesa deve fare i conti con quello che c. Un paese che non sa pi riveder le stelle lo nasconde nel linguaggio. Il significato luso1: una intuizione sempre rivelatrice cos a malincuore tra tanti sinonimi nella lingua italiana ho dovuto scegliere una parola inglese, leadership appunto, poich tutti gli altri nascondono un lato opaco, basta citarli e vedrete. cos anche per molti termini del campo sociale2. Eppure c ancora il meglio a cominciare dal mondo produttivo, la speranza che il resto lo possa fare la nostra irriducibile vocazione umanistica tuttaltro che perduta.

Ludwig Wittgenstein. Complice il tradimento dei chierici ancora il linguaggio che rivela lo slittamento semantico di alcuni termini verso un piano di sospetto. Basta confrontare il significato di alcune parole in italiano e in inglese con la medesima radice latina: Comunit: termine passatista; pi spesso postula obbiettivi difensivi / Community: alleanza di scopo e fine; condivisione, implica coesione sociale. Missione: impegno spesso considerato al limite della fissazione / Mission: scopo razionale. Ambizione: disvalore / Ambition: valore di ascendenza protestante; desiderio esplicito di realizzazione personale
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Incipit L arte contemporanea si guarda un po di sbieco, con diffidente attrazione, una esperienza percepita e dimenticata in rapida successione ma che ancora sa dirci qualcosa. Lui, vecchio, guarda estatico una giovane che lo abbraccia, mentre lei con una regalit arcaica rivolge altrove lo sguardo. L opera di Andres Serrano. Difficile accettare, senza un Dio, lineluttabile falcidie di ogni ciclo generazionale, eppure la presunzione della ratio agitata proprio da ci che non si comprende e dalla sofferenza profusa nel mondo. C anche lo stupore e lamore si dice che tutto ebbe inizio con un bacio ma per crederci c bisogno dellinnocenza, merce rara nel banco del nichilismo. Chi convincer lattuale classe dirigente al termine del giorno, quei mortali come li chiamava Omero, a restituire qualcosa delle loro vittorie, a lasciare alle nuove generazioni le opportunit del loro successo? E chi convincer i giovani a credere in loro stessi, a non subire lapprensione proprietaria dei genitori, a rifiutare lassistenza pelosa di uno stato che si alimenta anche del loro disagio? Lo sguardo della giovane di Serrano la fuga in avanti, verso il tempo stesso, la fuga di Cezanne, linvito di Salinger al giovane Holden, quello di Emerson, di Stevenson, di Jnger, di Christopher Hitchens a dare inizio alla propria ipotesi di libert. Ma si pu solo invitare allascolto, a scoprire quel meglio che pu illuminare lesistenza, il resto affar loro. Loro, le giovani generazioni, sono accudite dalla potente macchina del consumo-entertainment. La Matrice. Il marketing insegue il desiderio infinito e lo esaudisce ancor prima che venga espresso, fatto per pensare per loro. Molta psicologia riconosce il vulnus inferto, per lo pi inconsapevolmente, da genitori sopraffatti dallansia da inadeguatezza disposti a tutto pur di evitare limitazioni al figlio mitizzato. L infantilizzazione e il protrarsi della minorit ha pi padri. Accanto alla famiglia maternizzata e al plagio dei media c il grande disastro della scuola pubblica. Ripeto qui a mo di compendio testimoniale quanto sofferto da un insegnante particolare, il poeta Marco Lodoli: La cosa questa: a me sembra che sia in corso un genocidio di cui pochi si stanno rendendo
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Leadership futura

conto. A essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene pi prezioso di ogni societ che vuole distendersi verso il futuro. Non dovete prendere questa mia affermazione in modo metaforico [] Io sto notando qualcosa di molto pi grave, e cio che gli adolescenti non capiscono pi niente [] non riescono a connettere i dati pi elementari, a stabilire dei nessi anche minimi tra i fatti che accadono davanti a loro, che accadono a loro stessi.1 Unaltra anima avvilita, Paola Mastrocola, ci invita a uscire dallequivoco della scuola dobbligo. Una cosa lobbligo scolastico (o formativo che dir si voglia), unaltra lobbligo, tutto nuovo, tutto neoglobal-capitalistico, di andare al liceo, alluniversit; lo studio una scelta, ma allora perch torciamo i giovani? Perch obblighiamo tutti a studiare?2 Il vincolo sorretto da un immenso dispositivo burocratico deprime la passione mentre si afferma in ogni ceto il vilipendio del lavoro manuale e professionale. L interminabile aspettativa della futura forza lavoro non il solo frutto di un conformismo da transfert delle ambizioni genitoriali o del sogno egualitarista, anche limmenso vuoto a perdere in cui si confinano gli anni pi intensi dellesperienza umana avvilendoli irreparabilmente. E non ci sar pi nessun Sartre, n cattivi maestri a soffiare sullinquietudine aurorale dei giovani anche perch ogni rivolta ha bisogno di numeri, della quantit, e i giovani sono pochi (ogni anno in Italia sono meno di 600mila i ragazzi che compiono 20 anni e oltre 800mila sono coloro che ne compiono 65; mentre la maggioranza della popolazione del pianeta ha meno di trentanni). Si potr sempre sperare che una nuova ragione possa creare le condizioni di un comune sentire, un nuovo avvento, ma intanto ha da passa a nuttata. On sengage, et puis on verra. Poi qualcosa accadr. Bisogna imparare dai contadini che alla carestia rispondevano con lunica saggezza epica di cui disponevano: seminare. Ricominciare a seminare, ripetere lantica giustezza di quel gesto, e con la sua arcana rettitudine ricreare la speranza nel futuro, ossia la pi potente energia che le nostre celle esistenziali sanno produrre. Esplorare i saperi, coltivare la mente come il contadino la terra.
Marco Lodoli, Il silenzio dei miei studenti, La Repubblica. Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo. Saggio sulla libert di non studiare, Guanda.
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Fare figli, ospitare nuovi giovani dallaltrove del mondo, magari con qualche criterio autoconservativo3. Anche se ci non fosse sempre avveduto, esprimerebbe in s un proprio senso generativo e persino trascendentale che pu eccedere la nostra presunzione riflessiva. In esso sembra trapelare la fede spinoziana in ci che necessario. Intanto le giovani vite devono volere il volere, pretendere lepos di s anche nella solitudine della propria singolarit. C tempo per sbagliare perch c tempo per ricominciare. Nonostante le macerie della formazione pubblica il livello di erudizione oggi superiore a quello di ogni nostro passato, un esercito di riserva ancora a bassissimo costo. A disposizione di una nuova determinazione del fare e del pensare c un surplus di informazione, laccesso in rete ai dati e ai mercati, tanto che la difficolt si sposta sulla loro sovrabbondanza, sulla propriet della selezione e del distinguo. Tutto ormai troppo grande per conoscerlo (Too big to know secondo David Weinberger). Tutto insomma chiede di pensare una nuova offerta di fattivit in un mercato senza confini. La partita possibile quella di essere imprenditori di se stessi, creare una propria attivit, una rete di collaborazioni, una associazione per competere nelloutsourcing globale. Subire lo stato di fatto per questi esuberi significa anche riaprire la strada di una nuova emigrazione intellettuale come sta gi avvenendo nel Mezzogiorno4. C per bisogno di esempi. Non si pu fare a meno degli esempi. I modelli forti possono condurre allomologazione, ma il vero nodo che non si seguano solo le icone estetiche promosse da quella matrice, il sistema dello star system, i nuovi miti. Bisogna che la maschera venga gettata per quella splendida ipotesi che lautenticit, per questo si deve credere di essere una eccezione: qualcosa di irripetibile, oltrech un mistero. L deve resistere allimio personale.
3 Il solo criterio umanitarista dellaccoglienza adottato o subto ha fatto crescere quellesercito industriale di riserva del capitalismo che, come si sa, deprime nel breve-medio periodo la forza contrattuale del lavoro. 4 Quando il Giappone a fine Ottocento decise di uscire dal proprio isolamento e aprirsi alla forma di produzione e alla cultura europee, licenzi la casta dei samurai: esuberi per il nuovo corso della storia. Fu la loro fortuna e quella del paese: si trasformarono in imprenditori e il loro nuovo signore fu limpresa, il daimo da venerare, il cui benchmark era la forma-capitale dellOccidente. Si scopr che non era la spada la loro forza ma lorgoglio civile e morale, la dignit che edificava latto.

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Ma bisogna inseguire le tracce del meglio, lasciarsi stupire dal mondo e avere larroganza di partecipare alla sua crescita. Nessuno sa ex ante ci che , proprio perch tempo e non nel tempo. Diventa te stesso5 stato detto per poter essere in tempo quella temporalit creatrice. La tomba ti offrir un sacco di tempo per tacere6. Rischiare. Tentare. Interrogare. Sono le domande a guidarci. In fondo tutto esiste perch si fanno domande. L universo uneco. Evocare senza paura il presentimento di una delusione inappellabile: una esistenza mancata, una dissipazione senza bellezza. Il coraggio, merito stoico, oggi il grande assente, eppure sempre il migliore alleato contro la paura o i dubbi sulla nostra adeguatezza. Nel mondo Meglio le barbarie della noia! La nostalgia senile di Thophile Gautier era disposta a ripercorrere le temperie delle guerre. Dobbiamo convenire anche noi che s, esiste un terribile amore per le vie brevi della storia7. E oggi? Una generazione entra nella terza et risparmiata da quellimmane esperienza. Ma il conflitto entrato nellovunque del linguaggio, soprattutto in quello economico e sembra braccare ogni forma di equilibrio e di ragionevolezza. una nuova guerra fredda globale: L economia ha scelto la via lunga rispetto alla scorciatoia del nucleare8. Tutto lapparato circolatorio del denaro il FMI, la FED, la BCE, le banche di investimento (nella perversione predatoria anglosassone) , la tradizione del riserbo dei paesi ospitalieri della pecunia, lagilit dei fondi internazionali esprimono senza reticenza la ragione pugnace degli interessi9.
Christopher Hitchens, Consigli a un giovane ribelle, Einaudi. Jung ritorna al Nietzsche di Ecce Homo. 7 Carl Schmitt, Le categorie del politico, Il Mulino. James Hillman, Un terribile amore per la guerra, Adelphi. 8 Guido Ceronetti, La Stampa, 7/8/2011. 9 Jacques Delors, alta figura di europeista, appena lanno scorso ha dichiarato: Forse non pi come nel 1914-18, o nel 1939-45, ma tuttavia ci si pu fare la guerra tenendo le leve delleconomia.
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Non c determinazione pi forte nellera della fine del lavoro l dove nato. Nulla di nuovo. I peccati sono gli stessi, ci che cambia solo lhabitus, diventa pi incalzante grazie allintelligenza centripeta dellICT. Eppure siamo convinti che la memoria ci basti per non ripetere vecchi errori. Dopotutto il passato non ritorna per chi convinto di essere in cima al tempo. Non vogliamo credere che sia possibile ripercorrere lottusa intransigenza monetarista degli anni 20. Non possiamo credere che quella miopia si riaffacci oggi nella BCE, sotto la tutela della Bundesbank. Tutti furono lieti che il gigante numerico cinese si aprisse ai destini del mercato ma le controfattualit in patria non si sono fatte attendere mostrando la differenza tra mercati e democrazie. Intanto in Italia L Italia lepifania degli opposti, delle minuzie di antagonismi irriducibili come le cento torri di San Giminiano. Questa determinazione sfiduciaria un impulso che non dorme mai. Vi si pu leggere lintera storia economica interna. Il paese, tra divisivit e reale disunit culturale e morale, non sa riconoscere interessi sufficientemente coesivi. Soprattutto non possiede una modalit di best practice preminente. Cos riversa al proprio interno la terribile soluzione di un conflitto freddo. In generale si sempre creduto di avere migliori chances insistendo sui mezzi e sulle forme delle condizioni di vita. Sono stati loggetto culturale, il lavoro, il prodotto delle tecniche, la qualit della vita a incorporare la funzione di trascendere quello che c, non il dibattito politico pubblico. Insomma abbiamo la casa pulita e la strada sporca. Tutto perch non crediamo che il paese sia un paese, un luogo che ci appartenga veramente. L Italia un paese straniero. Stiamo parlando della storia delle leadership. Ci che sta fallendo non il lavoro produttivo in quanto tale, ma lo stato. La grande sovrastruttura pubblica. Quellimmenso dispositivo terziario che vuole dovunque pi stato anche dove non servirebbe, tutto per ingoiare pi ricchezza nellopaca funzione dellinterposizione pubblica, poco conta se la si brucia nellinefficienza e nello spreco. Che cosa potrebbe contrastare chi si ritiene di essere lo stato stesso?
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Il neopatrimonialismo, luso privato della cosa pubblica, si confonde con il ruolo pubblico, il lavoro produttivo espropriato dal lavoro improduttivo. Come nellancien rgime loligarchia il sogno dei redditieri. E forse la cosa un seme della contraddizione del capitalismo tardomoderno, come rileva Slavoj i ek: Mentre la sua logica Zz contraria alle regolamentazioni antistatale, nomadica e deterritorializzante ecc. la sua tendenza chiave verso il divenire rendita del profitto segnala un rafforzamento dello Stato la cui funzione regolatrice sta diventando ancor pi onnipresente10, e parassitaria. Si allarga anche quella contraddizione che il ceto medio, la massa del nuovo proletariato consumatore-produttore. E il mercato fa il resto, non sa che farsene dei vincoli stanziali della democrazia, insegue quel tizio indifferenziato che il consumatore in un non-luogo che lovunque del consumo. Nei misteri dolorosi dellItalia incompiuta c la scomparsa della borghesia, una borghesia imprenditoriale a volte capace di generare, oltre alla propria ricchezza, un sistema di valori, una immagine del dove andare, e una ragione politica sulla convenienza di stare insieme11. Parlo di cultura, dunque, la sola identit in grado di rompere i limiti della provincia Italia. Non c da meravigliarsi se senza la sua voce questa borghesia non ha reso possibile lemersione di una lite di classe dirigente n di un management capace di quella visione prospettica culturale, imprenditoriale, morale, politica dove cose e determinazioni si creino e si affermino nel mondo e non si subiscano. Rimaniamo vittime della nostra leggendaria quanto patetica capacit di adattamento lasciando ad altri lo stupore dellalba, di essere creatori di nuovo sapere e nuovo potere. Come nelle saghe della decadenza, lItalia degli ultimi decenni sar ricordata per la tragica esemplarit del suo tramonto. Saremo pi Napoli, bella e perduta, che apparizione fugace di potenza industriale? Mancata ogni riforma sostanziale, anche noi, orfani di una identitprogetto precipitiamo nella stasi di una identit-cosa (ci che non sa trasformarsi, come natura vuole, recede in entropia). La qualit degli universali sociali in cui siamo immersi diventa la qualit della nostra identit. Qui entra in scena lanomia. Il sociale coeso produce coesione dellio; il sociale anomico produce una intol10 11

Slavoj i ek, Benvenuti in tempi interessanti, Ponte alle Grazie. Zz Alberto Asor Rosa, Italia incompiuta, L Espresso, 12/1/2012.
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lerabile sofferenza dellio. L anomia sociale non solamente un dolore sociale, un dolore dellio, un dolore interpersonale che diventa intrapsichico (Enrico Pozzi). Anche per questo ci siamo rifugiati nelle scorciatoie dellio collettivo e nel simulacro del capo carismatico, ossia un riduttore di complessit, che appunto semplifica le scelte individuali nella seduzione di una delega assoluta. Ecco ci che rinfacciamo al padre mancato. La storia fratricida si perpetua poich non c nessun padre da uccidere. Giuseppe De Rita e Antonio Galdo ci ricordano che a bloccare lItalia insieme alla latitanza politica visionaria della borghesia imprenditoriale del Nord stato anche laltro deficit valoriale, quello del Sud del paese: Mentre le istituzioni si ingessavano e diventavano pi fragili, la pubblica amministrazione stata travolta dalla meridionalizzazione dello Stato, sotto la spinta della mobilit orizzontale []. I meridionali sono portatori di una cultura giuridica che prevede il primato della forma sul contenuto. Il risultato non conta. una cultura impastata di garanzie e di tranquillit, di non decisioni e di scarsa responsabilit, di molta burocrazia e poca efficienza, di continuit e mai di rottura. Siamo, in una parola, alla negazione dei valori borghesi, al loro esatto contrario.12 La responsabilit della leadership Qui insisto sulla domanda di un nuovo ordine di selezione e di qualificazione della dirigenza, a cominciare dallambito pi compromesso: quello istituzionale. Mentre non mi soffermo sulla controversa figura del leader, cos invadente nel Novecento e oggi concettualmente cos disagevole da essere ridotta a questione di marketing. La leadership rappresenta la testa del sistema delle relazioni sociali, esito di criteri selettivi il cui fondamento la responsabilit. Un sistema di relazioni volto a scongiurare il disordine nei rapporti sociali. La relazione intesa come interazione legittima degli interessiconvenienze. Cos la leadership la prerogativa di una generale decision-making al vertice delle scelte che possono influire su vaste parti della societ. quindi una prerogativa che si autopotenzia come in un sistema autoregolativo: acquista sapere e competenza, permette di ricono12

Giuseppe De Rita, Antonio Galdo, Leclissi della borghesia, Laterza.

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scere il meglio e il merito (cos dovrebbe). Da tale sistema di relazioni si esige una alta responsabilit sociale finalizzata a quellincognita imprescindibile che il Bene comune. La responsabilit in fondo una propriet logica13 (anche per questo la parola cos abusata), ma tutto nella parola induce ad assegnarla alla categoria semantica delletica. Ossia alla sensibile modalit di rispetto, di attenzione e di cura verso tutto lesistente, verso ci che contenuto sia dalla totalit esprimibile dalla logica, sia dallinesprimibile infinit delle cose ulteriori. Se proprio la responsabilit che non pu essere significata dalla sola ragione analitica, n dalla logica dellinteresse, sar necessario fare i conti anche con quella specifica infinit contenuta nella verit della declinazione dellamore. Una verit trascendentale. Sulla terra ogni ambito sociale o produttivo esprime proprie leadership dove ognuno dovrebbe potersi pensare un io inter pares. Nei periodi di alta interazione sociale e in particolare in quel luogo mentale che la comunit, si assiste proprio al diffondersi di un orgoglio del proprio compito-lavoro, qualsiasi esso sia, e di un certo reciproco riconoscimento, infine di unautolimitazione interna, su base deontologica, riducendo al minimo il riferimento deterrente alla giustizia. Anche le antiche corporazioni, gilde e societ di mutuo soccorso erano delle parti costitutive del sistema di diritto. (Paradigmatica lopera di Richard Wagner I maestri cantori di Norimberga). Penso si sappia naturaliter quali doti dovrebbe possedere una lite. Qualcosa di costante sembra ripetersi nelle sue prerogative ideali: sono un precipitato di aspettative comportamentali e tecniche elaborate dalla cultura e dal comune sentire. Ma su tutto e in piena mala tempora vorremmo fosse privilegiata una prospettiva di giustizia. Una leadership deve rappresentare lidea stessa del valore e questo valore definito dal criterio del giusto. Nella gara giusto che vinca il migliore, in fondo ci aspettiamo solo questo al di l delle nostre pi cieche preferenze; se questa aspettativa venisse tradita favorendo il demerito tutto franerebbe e si perderebbe quel piacere agonistico che appunto si regge sullaffermazione della verit di un giusto risultato. giusto che siano garantite le condizioni di parit di partenza per gareggiare, pi alte del caso o della natura, alle cui sole regalit pos13

Come insiste il giornalista scientifico Sergio Angeletti.


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siamo concedere limproprio dellingiustizia. giusto che venga favorito il merito. Che i talenti concessi dal caso o forzati dalla volitivit fioriscano, diventino ricchezza esistenziale. giusto in s che un errore costi, che una sconfitta si paghi. Sarebbe intollerabile se i nostri sbagli li pagassero gli altri. Ci si aspetta che un peccato venga punito a costo di attendere la giustizia divina. Soffriamo se cos non fosse, anche se le sconfitte sono spesso orfane e i successi hanno molti padri. Se insomma quellidea di valore protetta dal senso di giustizia venisse a mancare diffideremmo della nostra stessa comunit, anzi non potremmo pi viverci come ricordava Kant: verrebbe a mancare quel vincolo super-individuale che istituisce la nostra appartenenza a una societ. Solo dove c giustizia c casa. Sapere poi come essere giusto, essere io stesso nel giusto, c ancora tutto da dire. Per Jean-Luc Nancy Essere giusto [] una volta riconosciuto il minimo di ci che dovuto a tutti, significa essere capace di comprendere che ciascuno ha diritto a un riconoscimento. [] Non pretendere di sapere cosa giusto; essere giusto pensare che ci sia ancora pi giusto da trovare o da comprendere; essere giusto pensare che la giustizia ancora da compiere14. La domanda di giustizia resta sempre ontologicamente intatta e conferma le nostre aspettative di valore di una leadership. La giustizia nel senso pi alto e forse pi profondo, come norma del dovuto a ogni cosa; la giustizia come virt morale specifica; la giustizia come valore del buon ordinamento sociale15. Sono i tre piani dove siamo chiamati a confrontarci. Non sbaglia Roberta De Monticelli a sospettare una qualche relazione, non solo paranomastica, tra i termini giustezza e giustizia. C qualcosa di pi di quella attinenza tra il concetto di giusto come opposizione a sbagliato e di giusto in antitesi a ingiusto. La collezione del primo modo corretto, proporzionato, fino alla presunzione di esattezza relativo alla conformit di un principio ma anche allomologazione intercetta pi di quanto si creda le aspettative di una emersione della giustizia. La precondizione di una leadership che risponda al valore che progressivamente nel tempo diamo alla giustizia rappresentandola nei fatti16.
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Jean-Luc Nancy, Il giusto e lingiusto, Feltrinelli. Roberta De Monticelli, La questione civile, Raffaello Cortina. 16 Hilary Putnam, Fatto/Valore, Fazi.
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Senza guide valoriali la parola leadership degrada senza scampo nella sua latente valenza di sopraffazione e di arroganza, i cui nomi storici sono dittatura e oligarchia, oppure nellincognita sussidiaria della tecnica. Democrazia immaginaria La miseria culturale ha esposto le nostre ladership pubbliche, soprattutto, alle pressioni dellinteresse personale o di quello di parte, il che lo stesso. Per il resto il sistema dei veti incrociati sulle convenienze di parte o di categoria ha saputo fermare lintero paese in una immane paralisi. Anche la potest di una competenza pu deprimere la dialettica civile, riducendola a dialogo unidirezionale tra chi sa e chi non sa. Si visto quanto sia stato facile trasformare una padronanza matematico-quantistica in plagio, il virtuosismo tecnico in finanza di razzia17. lessenza stessa del nichilismo, del suo spegnere i lumi che pure le avevano fatto strada. Si tratta dello stesso codice tecnico efficientista cui si attennero i generali della Wermacht nella Seconda Guerra mondiale: eravamo cos impegnati a organizzare 98 divisioni che non cera tempo di pensare ad altro. Noi non possiamo accontentarci di un incremento di competenza. Vogliamo raccogliere pi saperi, metterli in relazione tra loro, pensare che sia possibile rintracciare se non una finalit di senso almeno un fine di giustizia. Forse venuto il momento di richiamare in vita lontologia e metterla in rapporto con lanalisi delloggettivit. Possiamo dubitare della stessa necessit di una leadership e persino pensare di abbandonare la categoria al suo destino storico a favore di pratiche diverse per riunire e per decidere, eppure si continua a parlare di guidare, ma non di come farlo; si accenna al condurre, ma senza specificare verso dove; si discute di dirigere ma senza entrare
17 La finanza, si dice, lessenza e il fine tendenziale degli animal spirits del capitalismo, la sua forma pi astratta e liberata dal disagevole nesso capitale/lavoro, nella frenesia scintillante della riproduzione e moltiplicazione della merce assoluta: il denaro. Il sistema creditizio rappresenta listituzione parallela delle democrazie competitive dove ai suoi pi alti interessi c la pura oligarchia, ossia un potere sempre sciolto dal sistema di produzione e dalle deliberazioni dei pi.

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nel merito di chi o cosa. Appare scontato che non c leader senza follower, ma non si d conto della qualit di questa relazione18. lo stato di fatto in cui versa la nostra economia della sfiducia che ci costringe a rendere attualissima la questione della leadership. Ci a cui stiamo assistendo la preminenza di un capitalismo relazionale, a numero chiuso, con una spiccata attitudine neopatrimonialista volta allaccaparramento di beni/privilegi della cosa pubblica. Una informazione accondiscendente enfatizza poi da decenni i soliti noti la cui vocazione autoreferenziale rende difficile il riconoscimento del merito. La leadership diventa notoriet motu proprio nellidentit di potere e riconoscibilit mediatica. Assicura, attraverso le porte girevoli un turnover di funzioni, cariche, e il loro accumulo, interrotti solo dalla morte. La matrice stata la politica italiota (a sua volta succedanea allipnotica liturgia ecclesiale), il suo compito stato quello di stabilizzare gli ospiti regnanti in una democrazia immaginaria (tanto che oggi parliamo di post-democrazia). Nellombra di un patto simbiotico sono ascese alla rendita immarcescibili primedonne di un presunto salotto buono (e visto che rende, anche buonista). Il sistema diventato progressivamente un arcipelago turrito di potest intoccabili, un patriziato classista che aspira alla fissit dinastica. Indistintamente, gran commis e burocrati di stato, parastato bancario, sindacati, categorie professionali, vedette dello star system, con qualche concessione per resettare periodicamente il sistema a talune eccellenze critiche della cultura e della scienza. Tutti aspirano allagio del rentrier. Alla democrazia si lascia solo la liturgia e al lavoro quello di produrre tacendo. Cos si allinea in un nuovo vasto proletariato la compagine di quello che abit lo status del ceto medio, tenuto a bada con briglie strette del credito e attraverso il panopticon centralista di una tassazione insostenibile che pure dobbiamo credere sacrosanta. Nellideale della democrazia le lite liberali vagheggiate da Tocqueville a Caillois dovevano assumere il compito di rappresentare insieme ai diritti dei pi il meglio del possibile, che detto con semplicit reso accessibile solo dal lavoro produttivo, cio dalla capacit
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Andrea Vitullo, Leadershit, Ponte alle Grazie.

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di creazione di ricchezza, e il meglio della mente umana raccolto nella culturalit. la messa in pratica della relazione tra competenze e possibilit che lattualit ci concede. Una leadership futura dovr essere lindice di questa relazione fiduciaria. Dovr per diffidare delluniversalismo (i princpi validi comunque e dovunque) e delluniversalit (il primato della generalit) e rispettare i diritti del particolare: sono le differenze a rendere realistiche le grandi opportunit. La speculazione o letica possono involarsi nelluniversale, ma le discipline terrestri tecnica, politica, giustizia, deontologia devono battere il suolo, percorrere le strade delle nostre citt. Sul ponte sventola bandiera bianca L Italia ha una tenuta civile labile anche perch si imposto alle sue storiche differenze modelli sociali e produttivi passepartout in un collettivismo comportamentale a dispetto del suo consistere. (Si pensi ai fallimenti di serie dei grandi investimenti imposti al Sud da un parastato troppo attento allaggio). Ma il metodo perch possa esprimere il meglio devessere collaborativo e non impositivo: la collaborazione/competizione esiste perch c la diversit. Proprio nellera della globalizzazione spinta il credito culturale e morale del particolare rappresenta la resistenza dellumano, la possibilit stessa della dignit. Altrimenti accade quanto tecnocrati e universalisti ci nascondono da sempre: una riduzione progressiva della democrazia, dove sembri bastare il loro sapere (e il loro potere) a istituire la reggenza-supplenza perfetta. Ci che stiamo vivendo appunto una espropriazione della decisivit sociale residua, ci che resta dellautodeterminazione. Non ci salva il fatto che possa essere una revoca temporale, poich ogni istante deve rispettare il possibile della libert. Il protettorato burocratico e creditizio che ha avuto mandato dallimperium, atlantico o della BCE, di gestire la recessione vuole convincerci che la fiducia in ci che rimane della nostra autostima e della pretesa di sovranit mal riposto. Ancora una volta Sul ponte sventola bandiera bianca. Il cul-de-sac in cui si sono infilati uno dopo laltro i poveri pigs (il significato gi una sentenza), piigs includendovi lItalia, inseguiti dalla crisi, concede ancora una volta ai paesi forti, cio liquidi, di fare
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shopping industriale nel nostro paese a prezzi doccasione e di controllare vasti settori del nostro mercato secondo una sequenza ritenuta inesorabile come legge di natura. Per David Harvey, riferendosi al concetto di rischio sistemico, Forze esterne possono provocare una crisi circoscritta a un settore o a un territorio []. Il risultato che periodicamente, in qualche parte del mondo, si crea uno stock di attivit svalutate e in molti casi sottovalutate, che pu essere rimesso allopera con profitto da chi possiede uneccedenza di capitale19. Infatti il nuovo patto per la stabilit e la crescita (2010) basato su misure di rigore rispetto al debito pubblico ha rappresentato per lItalia una pesantissima condanna, senza trovare alcuna resistenza da parte dei nostri governi. Spostare ora laccento sul debito, modificando il patto in essere [che insisteva soprattutto sul deficit], scorretto e sembra fatto con lintenzione di spostare lattenzione da alcuni Paesi oggi nellocchio del ciclone ad altri20. Il senso di colpa che lestablishment mediatico ci sta inculcando, forse ci permetter di accettare i rigori della recessione come espiazione necessaria. Ma quella popolazione che di fatto ha vissuto al di sopra delle sue reali possibilit sar la stessa che sconter la pena? La domanda retorica ma serve per non dimenticare il nesso giustizia/democrazia. La storia prodiga di esempi di dispersione della ricchezza e di umiliazione morale a partire dal nostro Cinquecento, dove grazie alla divisivit del tempo il meglio del nostro sapere fuggiva nelle corti dEuropa21. Oggi in Italia lintreccio tra nazione e internazionalizzazione
David Harvey, Lenigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza, Feltrinelli. 20 Vladimiro Giacch, Titanic Europa, Aliberti. 21 Alla fine del Cinquecento lItalia occupava ancora in Europa, nonostante i colpi subiti e lunit non raggiunta, una posizione sotto molti punti di vista allavanguardia. Tre generazioni dopo, nel secondo Seicento, era gi tutto finito. Eravamo andati completamente in rovina ridotti ai margini dellEuropa: e vi saremmo rimasti per due secoli. Si sta forse riproponendo quel tema il motivo della caduta nello spartito della nostra storia? Si gi imboccata una strada senza uscita, oppure siamo soltanto a un bivio? Ci aspetta un nuovo finis Italiae almeno dellItalia che abbiamo conosciuto e che ci siamo conquistata? Ernesto Galli della Loggia, Aldo Schiavone, Pensare lItalia, Einaudi.
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opera sin dalla sua nascita come stato non dir come nazione, e opera ancora oggi. [] Quellintreccio si rivelato un intreccio predatorio sul piano del capitale fisso e intellettuale dallItalia secolarmente accumulato. E questo si verificato ogni volta che esso raggiungeva una acme che poteva essere potente risorsa competitiva nellagone internazionale. Subito si provvedeva a castrare il paese, lo stato, di tale risorsa22. Il nuovo arcana imperii agisce sulle nostre menti. Pochi oggi sanno parlare senza opportunismo e codismo del significato della democrazia liberale, mai data definitivamente, del suo essere la condizione della libera dialettica. invece consuetudine il tradimento dei chierici23 e pochi possiedono larrischiante forza di una libera critica. L ideale elitistico delle leadership invece la prerogativa morale della giustizia, la capacit di autolimitazione soprattutto in quellambiente pieno di tentazioni che linterposizione pubblica. La crisi del paese il fallimento delle sue classi dirigenti che hanno coltivato il sogno di concedersi il consumo senza lavoro, di infeudarsi nelloblio del lavoro produttivo. Un dispositivo chiuso nellinconfessabile aspirazione al patriziato. Nomati che si guardano dalla illuminata ingenuit di Adriano Olivetti, immaginari antagonisti dello statalismo, ma sempre questuanti presso la Grande Madre. Non hanno attinenza con la borghesia occidentale, europea od oceanica, quella che ha fondato le grandi scuole tecnico-professionali e ha regalato alle cittadinanze quel surplus racchiuso nella fede dellavvenire che sono le sue storiche universit. Ricchezza e sapere sono sempre attinenti24.
Baster pensare allattacco portato ad alcune posizioni chiave della nostra collocazione nella divisione internazionale del lavoro []; la rapina della divisione elettronica dellOlivetti da parte di FIAT e Mediobanca, lassassinio di Mattei, la messa fuori gioco di Ippolito nel campo del nucleare []; sino a giungere alla recente spoliazione dellindustria nazionale per mano di privatizzazioni senza liberalizzazioni. Giulio Sapelli, Linverno di Monti, Guerini & Associati. 23 Il tradimento dei chierici, Julien Benda, 1927. Coloro che rispetto alla ricerca della verit (fattuale) preferiscono anteporle il fine ideologico. 24 Si veda il rapporto tra premi Nobel e ricchezza dei loro paesi di provenienza, ci noto quello tra il nostro Rinascimento e il potere finanziario e commerciale del tempo.
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In Italia investe di pi una sospetta Goldman Sachs nelluniversit nel caso e non a caso luniversit Bocconi che le banche nazionali. La cultura ci che trascende linvestimento, lo eccede trasformando tutto ci che c. Lepica della PMI Mentre la Piccola-Media-Impresa, senza vanit patriziali, sempre trafelata nella propria alienazione necessaria, guardata a vista da un credito diffidente, malversata da ci che resta dellodio di classe, troppo debole per pagarsi la comprensione dei media e insidiata dallantagonismo delle burocrazie e da un prelievo fiscale che qui pu spadroneggiare senza freni, si prepara a uscire dalla storia produttiva del Paese. (Nel solo Veneto dal 2008 al 2011 si sono suicidati 55 imprenditori e artigiani, e nei primi tre mesi del 2012 in Italia si sono tolti la vita ben 23 imprenditori). Proprio la PMI, lunica vera fonte di ricchezza, creatrice primaria della middle class, lentit pi colpita. Ma impietosamente dobbiamo riconoscere anche i suoi errori. La PMI ha disatteso ogni vera forma di rappresentanza (non la trova nemmeno in Confindustria) e soprattutto ha ridotto allirrilevanza ogni forma aperta di cultura o di investimento organizzato in ricerca (se si eccettua quelli prodotti in casa). N ha saputo esprimere una leadership vera. Rarissime sono le imprese che sanno dialettizzare con i saperi, ossia utilizzare la cultura a proprio vantaggio nelle sue declinazioni scientifiche e umanistiche. Ancor meno sanno investire in cultura, in formazione, e in una eventuale auto-qualificazione. Dopo 500 anni lorgoglio dellumana creativit del De hominis dignitate pi riconosciuto nellOccidente atlantico che in quello del paese in cui stato scritto. Giorgio Bocca qualche era fa raccontava limprinting di questa miopia in una cittadina del Nord: Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive non le ho viste. Di abitanti 57mila, di operai 25mila, di milionari a battaglioni, di librerie neanche una. La cittadina era Vigevano, il pi importante polo calzaturiero europeo di allora. Di tutto questo affanno produttivistico oggi non rimane che lombra. Limpresa per ostacolata dal dispositivo neosovietico ostativo,
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la vera autorit stabile: la burocrazia e la giustizia pi inadempienti del mondo. Dove non tutti i s significano s, e non tutti i no significano no. In un ambiguo confine tra il lecito e il vietato, tra laccondiscendenza e limposizione si costruisce una potest da forza di occupazione straniera. Chi nello stato vuole pi stato. A volte il suo ideale sembra essere una vasta proletarizzazione di tutta la fattivit. Lanima statalista, nella sua perversione equalizzante, diffida del merito e si rifugia nellaffiliazione. Esige il controllo sulla citt ma non vuole essere controllata. Lo stato italiano non fornisce alcun conto economico intelliggibile. Se c un enigma alessandrino, tanto che nel marzo di questanno si giunti al paradosso della Commissione Giovannini (ISTAT) che ha rimesso il proprio mandato perch non riuscita a reperire e allineare i costi complessivi dei nostri parlamentari e quindi a compararli con quelli europei. Un default della politica prima che della competenza. Ma il fallimento pi clamoroso dellapparato pubblico si disvela nella lotta al nuovo regno delle due sicilie, lantistato delle mafie, la pi grande economia esentasse del Belpaese, dove la caccia allevasione non sembra avere alcuna competenza. L brilla sovrana limpotenza di ogni istituto del diritto. Anche Lenin si rese conto troppo tardi che la sua analisi sociale prendeva in considerazione solo tre classi sociali (la borghesia, i contadini, il proletariato) mentre si stava profilando lemergere di una vasta burocrazia statale. La quarta classe, con propri interessi e proprie rivendicazioni spesso autonomi o divergenti da quelli delle altre classi. Lapparato statale si apprestava a diventare la vera base sociale del potere in una alleanza perversa con il potere politico la storia ci dir che fu questa classe a sciogliere il sogno universalista del comunismo contribuendo a far implodere lURSS. Ognuno sa, a casa nostra, quanto pesa il vincolo tra il sistema dei partiti e lapparato burocratico permanente, vincolo precipitato nella pratica pi conservatrice di una sovrastruttura, quella che la critica sociale chiamava la forma reazionaria. Sono le sabbie mobili della spesa pubblica dove sembra che qualcosa si muova, ma per dirla con Hegel un movimento di vermi. Del resto linteresse venale senza la ricchezza della cultura non ha freni. In generale la classe politica vive una condizione di sottosvi27

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luppo intellettuale25. Non disponiamo di nulla di simile a una cole nationale dadministration (ENA) o a una universit per le relazioni internazionali come quella di Mosca (MGIMO), n a una cultura della fattivit pubblica che era prerogativa degli istituti professionali, mentre al tramonto delle scuole di partito, oggetto strategico della nostra divisivit, non si ancora sostituito una formazione al cui centro sia posto una moderna concezione di Bene comune. Linter-essere delle nostre comunit. (Ci noto per che in 10 anni i partiti hanno incrementato i propri introiti del 1.100% e che solo 1/10 dei rimborsi elettorali e gestionali viene documentato fiscalmente. Mentre la quarta classe, la pi regressista della storia, in piena carestia, resta il ceto pi passivo e garantito del paese). Eternamente per il sentimento di fiducia, la sua necessit, che soccorre lio, lo salva dal recedere nellanomia e nella passivit. Con la fiducia luniversale che ognuno responsabile di tutto davanti a tutto (Dostoevskij) diventa vero. 1950. Lontanissimo eppure bruciante il celebre invito di Luigi Einaudi al rispetto del lavoro e dellintraprendenza: Migliaia di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, lorgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre pi vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se cos non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili che potrebbero sicu25 La marcia del mondo ha smesso di essere pensata dalla classe politica, [] La classe politica si accontenta dei rapporti di esperti, delle statistiche e dei sondaggi. Non ha pi pensiero. Non ha pi cultura. Non sa che Shakespeare la riguarda. Ignora le scienze umane. Ignora i metodi che sarebbero adatti a concepire e a trattare la complessit del mondo, a legare il locale al globale, il particolare al generale. Priva di pensiero, si messa al rimorchio delleconomia. Come sosteneva Max Weber, lumanit passata dalleconomia della salvezza alla salvezza tramite leconomia. Edgar Morin, La via, Raffaello Cortina.

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ramente e comodamente ottenere con altri impieghi. Non pare vero che tutto il pulviscolo del lavorio che sale dalle nostre citt, in una frenesia di traffico, nellaffiorare e nel disperdersi compulsivo di moltitudini, generi quel poco rispetto al molto delle altre citt occidentali nella loro superba compassatezza. Un correre di essenti incattiviti dalla loro stessa impotenza e umiliazione rispetto agli affluenti parassiti. Nulla di che: attendiamo il prossimo ciclo esistenziale fatto per almeno un terzo di nuove genti e nuovi volti che forse sapranno meglio di noi esprimere un inedito orgoglio e un nuovo senso di giustizia.

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Excipit

Il capitale morale

In genere per la modernit letica solo una vicenda intima, canto o preghiera di un io, non patrimonio culturale della socialit. Ma chi sa dove finisce il personale e incomincia il sociale? Se vero che la ragione morale mossa dalla consapevolezza di ci che si e di ci che si dovrebbe essere, letica un credere nelle aspettative di dignit e di grandezza dellesistenza in quanto aspettativa civile. Di fronte alle concretissime determinazioni del mondo e alle nostre interpretazioni questo pensiero ci pu restituire una consapevolezza pi alta di ogni ratio. Da tutti i lati dellesistere si estende loscurit. Nemmeno lIo padrone in casa sua, la coscienza unisola che riaffiora da un oceano incognito, sempre in rapporto precario con la sua scomparsa. Lessente, la singola presenza, nella sua verit inaccessibile. Ogni prossimo istante, deduttivamente incessante, in fondo reso pensabile (possibile) solo dalla fede che si possa vivere ancora. La stessa grande storia una immanenza al pari del destino. Tuttavia nella ragione morale contenuta la promessa che il fine e il senso di tutta questa vastit non siano estranei allattualit del nostro dibattito civile. L etica il nuovo nome del pensiero aveva detto Levinas forse con troppo ottimismo dopo quella immane umiliazione dellumano che fu lOlocausto. In un mondo dove tutto relazione, dove ogni atto insiste su altro, ogni forma di attenzione invocata dalla responsabilit. Lo stato di complessit sempre passibile di essere compromesso, c sempre leventualit che nomos precipiti in kaos. L attenzione, il rispetto, la cura sono criteri non solo della possibilit della convivenza o della stessa sopravvivenza ma anche di quel vincolo fiduciario che la condizione del mercato, come i vecchi economisti avevano capito.
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Il capitale morale

Si deve per raccogliere e ordinare ci che lattivit finalizzata e le sue discipline hanno spezzato. Ricomporre il vaso infranto, a cominciare da quel rapporto ineffabile che la verit pi rimossa: il vincolo tra finito e infinito in cui sta incognitamente lesistenza. Letica quindi trascendentale. Ma che utilit c per il nostro discorso pensarci in quanto trascendenza? Vediamo. Letica in terra strettamente vincolata alla giustizia. La cui condizione sempre eventuale, al pi si pu sperare nellavvento di una convenienza che tenga conto del principio di precauzione, del sentimento di equit, di reciprocit, o di quello di dignit ecc. Si tratta tuttavia di valori separati come tutte le cose. Ma il s vuole riconoscersi in una unit, in una comunione. linvocazione trascendentale dellecumene umana. Possiamo eluderla, ma il sempre dellumano. Ogni uomo in certi istanti sa di essere tutti gli uomini, in quei momenti abbandona ogni ansia del s sentendo di appartenere a uno spazio mistico. stato detto che solo una emersione cognitiva della materia. E lindeterminazione cos nota alla fisica non fa che ribadire quel vincolo essenziale con linfinito. Letica trascendentale si riferisce a questo vincolo quando parla dellinsieme dei rapporti umani. Qui irrompe il mistero della nostra condizione, il lato non illuminato della nostra volont e rappresentazione, ci che ha allontanato letica dal discorso della modernit, cio dal vincolo riduzionistico delle tecniche. Non ci siamo mai illusi che il pensiero morale fosse qualcosa di filogenetico creato per la nostra salvezza, ma stato elaborato come un processo di umanizzazione dei vincoli e dei rapporti, qualcosa insomma da imparare, e da creare come la coscienza o come un sapere. Viceversa la modernit ha decretato la fine di questa speranza riconoscendo alle tecniche ogni fine migliorativo. La sconfessione del progetto umanistico anche la svalutazione delle idee, vale a dire la svalutazione delle determinazioni di valore. Il relativismo non credere che non vi siano verit assolute, ma che tutto possa essere verit, tutto possa essere accettato indifferentemente. La cosa ci sta destinando a una inconcludenza generale tra inclusione e indifferenza o elusivit, spesso esentandoci dallonere di dare
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un giudizio dirimente. Persino lesemplarit o la semplice reputazione sono ridotte a ingenuit o supponenza. Cosa resta allora della speranza di migliorare la materia umana? Quella presunzione sembra possedere lo stigma dellinattuale. Senonch esistono i limiti che attraversano quando vogliono lesistenza, fino a quello assoluto, terminale, ai quali il pensiero tardomoderno e il suo fondamento nichilistico non sanno dare alcuna razionalizzazione, anzi vi si allontanano lasciandoci nella solitudine immane di affrontarli da soli. Lunica via sottesa a questo disimpegno della ragione la fede nella tchne. Non sembra aver bisogno daltro. Non ci sarebbe cos speranza per letica di diventare culturalit, elaborato collettivo. Limpulso individuale della coscienza nulla se non vi fosse anche quello trascendentale di auto-superarsi. Luomo supera infinitamente luomo (Pascal). qualcosa che ha agitato anche Marx: Sono nulla e dovrei essere tutto. Nellera dei diritti esistono solo risposte confortanti in grado di placare linsistenza inesauribile dei desideri. Sembrerebbe lEden nellagevole depensiero, liberato dalle presunzioni migliorative essendo gi tutte esaudibili nel sogno del consumo. Male Nostrum Purtroppo in Italia, come sappiamo, qualcosa dellincanto venale si spezzato. Ora vediamo annichilirsi in una serie drammatica di stop le nostre aspettative del diritto al benessere, mentre si fa strada la realt di un governo della societ senza pi crescita. Il male nostrum non solo un plesso di malevoli oggettivit ma anche il vasto spazio della sfiducia civile, eco di un generale senso di impotenza. La razionalit economica ora in impasse, mentre sale la domanda di giustizia e quella di senso-direzione, contro gli untori del contagio della corruzione, dopo la grande razzia finanziaria. Ma cera da stupirsi che la pochezza di riferimenti culturali e morali a disposizione della nostra classe dirigente ci potesse dare una politica diversa? Intanto nella selezione delle nostre lite vige ancora lo stile del manuale Cencelli, una guida alla lottizzazione accentrata, un Whos who delle sole persone che contano con cui interloquire, le sole nomate in base alle quote di influenza detenute.
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Il capitale morale

La norma, storica formula deterministica per distribuire le cariche ai tempi della DC, applicata nella prassi dellesclusione, cos la politica e leconomia relazionali sono divenute potere relazionale, dove in una ideale agenda figurano le caste pi conservatrici del mondo. Tutto il nuovo e il possibile, anche se si trattasse del meglio, semplicemente non viene considerato nellarroccamento difensivo di quel fallimento storico che lalta borghesia italiana. Non pu che essere la stessa cosa per il patronage, il reclutamento dellalta dirigenza pubblica. Tutto avvolto dalla discrezionalit e dalla opacit selettiva, e sempre pi il potere di nomina una pratica cooptativa, si serve sempre meno lidea, il partito e sempre pi il singolo podest. La concentrazione del potere, quello politico ma anche quello economico o mediatico, concerne appunto il centro ma sempre meno la periferia. Dobbiamo dunque ripartire dai territori, dai comuni, dalla minuta reputazione locale per assediare un centro senza qualit? E che dire dellistituzione bancaria. Si pu chiedere a un banchiere di essere illuminato? Certo dovrebbe ascendere fino ai cirri come Raffaele Mattioli o possedere la visione orografica di un Enrico Cuccia. C pi creativit in un tranviere che in un banchiere, che libero solo di sbagliare. Anime in grisaglia che laccondiscendenza ideologica ripaga con le pi alte remunerazioni del reame in gara solo con quelle delle potest pubbliche. Lautorevolezza soprattutto una propriet individuale, un patrimonio riconosciuto di valori, competenze ed esperienze, ed qui che la ragione morale, nel nostro discorso, ne pu orientare il significato. Di nuovo, tutto questo niente se il giacimento di una coscienza individuale non sa esprimere un vero interesse plurale. Se quel valore non diventa cultura, un bisogno di senso, una domanda costituzionale in grado di mobilitare una nuova leadership. Il compito, se esiste limmaginario di un compito, quello di indicare. Letica indica. Mostra i limiti dellesistere e la loro necessit, la giustizia della proporzione tra le parti, quella dellessenziale e infine il possibile di una metagiustizia. Questo pensiero sta sul bordo dellinesprimibile, ma non c altro
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sulla terra che possa illuminare la ragione sensibile del tutto1 o della ricerca della verit. Lio morale pu mettere in dubbio la presunzione della ratio e la devozione ai soli interessi venali, spingendole verso ci che crede abbia significato, verso ci che il vero interesse. come se in quellorizzonte la stessa giustizia apparisse visibile. Per Erich Fromm il significato moderno di vero interesse deformato: Il problema non che la gente si occupa troppo del suo interesse, ma che non si occupa abbastanza dellinteresse del suo vero io; il fatto non che siamo troppo egoisti, che non amiamo noi stessi2. Oggi in questa miseria culturale prima che morale non sembrerebbe difficile riparlarne. Persino il volto puntuto di De Gasperi ci sembra possedere una inarrivabile dignit, una forza iconica che pu essere ancora desempio. Per leadership non intendiamo solo una speciale forma di competenza e di responsabilit ma anche lattivit precisamente morale di un Giusto. Sol enicyn ci ricorda che il Giusto colui senza il quale non z esiste il villaggio. Senza questa preminenza morale non esiste la comunit, non esiste societ. Lobiettivo di separare lautorit dal danaro ancora tutto da pensare. Questo intreccio si cronicizzato nellattivit pubblica in una corrente pratica levantina. un circolo perverso che da un lato crea una indebita potest, dallaltro moltiplica la spesa pubblica senza alcun criterio di resa effettiva, di efficienza nei servizi alla cittadinanza, spesa sottratta a quella fonte limitata che il lavoro produttivo. In Italia tutti sono reticenti rispetto alle questioni valoriali, sembrano temere laccusa pi infamante per lavvedutezza mondana, quella di ingenuit. Dimenticando Vico e lesistenza dellanima, quindi il valore dei
Per Bauman La ragione non pu aiutare lio morale senza privare lio di ci che crea lio morale: limpulso privo-di-fondamento, non-razionale, nonspiegabile, privo-di-giustificazioni e non-calcolabile a protendersi verso laltro, accarezzarlo, essere per, vivere per, qualunque cosa ci comporti. Zygmunt Bauman, Le sfide delletica, Feltrinelli. 2 Erich Fromm, Dalla parte delluomo. Indagine sulla psicologia e sulla morale, Astrolabio.
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Il capitale morale

valori con cui si compiono le scelte pi decisive di una vita, tutti sembrano non vedere altro che la pratica omologante della vanit dellavere, la sua indiscutibile convenienza razionale. Ci che invece non vogliamo razionalizzare, detto con semplicit, la forza dei valori, la sua capacit di dare senso alla nostra presenza. Lio nella cognizione della sua finitudine potrebbe perseguire oltre alla via nichilista una aspettativa di qualit e di dignit. Dialoghiamo, lasciamo tracce, creiamo, perch, anche inconsapevolente, qualcosa di noi resista. Ma appunto dove pu resistere la nostra presenza se non in altre coscienze e negli uomini futuri? la nostra presenza che si deduce eterna per il solo fatto che ora c: pensiamo la nostra precariet, il finito che ora occupiamo, a partire da una presunta postazione di eternit e non dal suo opposto, come dovremmo. Il mondo pieno di lasciti elaborati come se fossero tecniche di sopravvivenza perch vi sia una barriera alla caducit, perch tutto sta in quel misterico rapporto tra presenza e assenza. Bene e male, giusto e ingiusto, non sono mai antinomie intime, cio solo dellio, ma sono sempre plurali, ossia culturali. Anche la solitudine pi remota di uno spirito non mai sola. Ma nelle infinite nuances tra luce e ombra, c una fondamentale differenza: un verso costruisce la socialit, laltro la distrugge. La speranza di un bene plurale intrinseca allidea di una qualit cumulativa e migliorativa dellumano. Questa qualit nel sociale si chiama Bene comune. Amate guide Echeggia ancora come una rivelazione il verso di Hlderlin noi siamo colloquio. Siamo un dialogo in cui si racchiude non solo il senso dellumano ma anche la possibilit stessa che la comunione, il logos, ci preservi dalla dissipazione. Se il dialogo nasconde opportunismi e menzogne ogni valore costruttivo si annulla. Il senso decade al fine egoistico e antagonista. il modello sociale omologante, lassoluto dellindividualismo raccolto in familismo o in varie forme di resistenza degli interessi prosaici che non sa trovare una nuova propriet unificante, una nuova visione coesiva. L possessivo privo delle grandi consolazioni collettive assiio ste in afasica solitudine alla procacit del marketing.
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Storia notissima e pure ancora potente, umilia in ingenuit lo spirito con le sue solite domande impossibili. Unica lomologazione globale. Ma c differenza. Altri detengono legemonia, altri la subiscono e altri ancora posseggono la speranza, corroborata da strategie di fini, hanno figli. Conta poco se vi si pu predire il ripetersi dei nostri errori. Il futuro sar di questi ultimi. E qui torniamo difilato alla nostra entropia domestica. C chi ci convince benignamente che continuiamo a essere in qualche modo rinascimentali: sappiamo esprimere vertici di eccellenza in un paesaggio di debole efficienza media del sistema. Siamo insomma lontano da quella mentalit oceanica che sa giocare la partita geopolitica globale. Si pu tollerare una egemonia solo se rispetta il sentimento di giustizia, il senso morale della reciprocit, condividendo le temperie. Ma necessario sapersi trasformare ascoltando con umilt ma anche con determinazione il meglio della mente umana, come, appunto, ha saputo fare il Rinascimento3. Salvare dalla smemoratezza le figure esemplari. Esempi. Amate guide. Ora che lItalia tornata al rispetto dellegemonia oceanica (non meravigli il crescente rilievo delluniversit Bocconi, diligente dpendance di Harward o del fatto che il nostro presidente del Consiglio ad interim sia stato cos intimo della Goldman Sachs o del Gruppo Bilderberg), si pu pensare anche un nuovo ideale di leadership afferente. In questo nuovo scenario si pu sperare di riscrivere ogni patto costituente che per non potr dipendere solo da una razionalit tecnica: proprio la natura della crisi che chiama la necessit di ripartire anche dai valori, dalle istanze spirituali per poter definire un nuovo modello culturale sia di sviluppo, sia di decrescita non infelice. Chi non sa quanto siano valsi i valori ingaggiati da Roosevelt per
3 Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in sulluscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum mio e chio nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanit mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povert, non mi sbigottisce la morte: tutto mi trasferisco in loro. Lettera di Niccol Machiavelli al suo amico Francesco Vettori (1513).

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Il capitale morale

uscire dalla prima grande crisi del Novecento e per vincere la Seconda Guerra mondiale? Non si farebbe nulla senza la fisica della necessit, anche se ci si pu sempre adattare al peggio. La crisi ci dovrebbe insegnare a volere di pi rispetto alle responsabilit delle nostre classi dirigenti, nonostante la consueta distrazione. Non solo la politica ma anche lalta borghesia ha rinunciato a ogni disegno sistemico, a ogni ideale fondativo e a pensare una vera strategia in grado di fronteggiare le sfide della nuova divisione internazionale del lavoro e i determinismi dei nuovi stili liberisti o neomercantilisti. Mentre stata la borghesia tradizionale4 il fiore dellintraprendenza italiana. Essa rappresenta ancora la generale attitudine alla libert del fare e del creare ed ci che resta dei nostri splendidi secoli che hanno dato origine alla civilt europea. Guai a ignorare il sentimento epico che solo pu donare il dominio cognitivo della temporalit quella distensio animi che pu contemplare la nostra finitudine senza disagio. Non una universit, non un solo istituto professionale, ripeto, sono stati fondati da quella alta borghesia immaginaria che poco ha saputo restituire della sua prolissit affluente alle giovani generazioni. Vanitas vanitatum. Egoismo, conformismo, eterni rifugi della paura, ma patetici, non chiedono n pensiero n amore. Imparare di nuovo, imparare sempre, questo linvito che ci pu offrire la cultura-civilt. Imparare a non dimenticare e a proiettare nel tempo la nostra volont e rappresentazione in una nuova aspettativa plurale, a limitare linsistere ansiogeno del presente. Ci che salva, ci che ci libera dallansia di un io pensarci insieme, prima fattivamente e poi trascendentalmente. Che lio sia laltro! Per lennesima volta Hannah Harendt ci ricorda che non esiste luomo, esistono gli uomini. La scommessa dellumanismo Al termine della notte sarebbe cos paradossale illuminare le nostre attivit e credenze con unetica pubblica moderna? Oggi dinnanzi ai deficit delle nostre lite, al livello pi basso di credibilit politica dei partiti, si pu pensare una classe dirigente che
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Cantata da Sergio Ricossa nei suoi indimenticabili pamphlet.


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ristabilisca, con lumilt di un inizio, il legame di senso e di fine tra il meglio della cultura animi e la pratica politica? Non si pu infatti concepire nulla di meglio anche nella vita pubblica senza conservare un nucleo di speranza metaforica: una cultura del progetto, una strategia animata da unutopia ontologica come negli anni della Ricostruzione. Poich siamo ancora chiamati a una ricostruzione! Ci troviamo nel cuore del paradosso: un paese svilito, dove la partita della produttivit competitiva, quella del lavoro, della sua dignit, e della sovranit strategica sono quasi tutte perdute, pu permettersi di invocare il fantasma del patrimonio di eminenza umanistica per il proprio rilancio? Certo necessario essere elitari ma nel senso pi autentico del termine: prendersi la responsabilit per il meglio della mente umana5. Da sempre tentiamo di salvarci dalla banalit e dallinnocenza di come natura vuole scommettendo sulla libert e sulla conoscenza. Nel comune vincolo del tempo c la trascendenza, ineluttabilmente complementare al tutto, come il mistero rispetto a ci che riusciamo a vedere. L epica delluomo invoca limmortale nonostante la finitudine e leterno. Ci che un tempo era il Cristo. Nellimitatio Christi si ricomponeva tutto linfranto. I saperi, gli interessi, le finalit, le passioni, cedevano a una forza di gravit di un fine-destino comune. Il nome della possibilit oggi letica. Essa il signo terrestre e trascendente che lega in un senso-fine ogni sapere, ogni disciplina, ogni volont e presunzione. Tutto ci ancora la nostra speranza.

(Ivan Rizzi, presidente dellIstituto Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership. Gi presidente della Fondazione Banca Europa)

George Steiner, Nel castello di Barbablu, Garzanti.

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