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PALEOSTORIES

Nozioni fondamentali di PaleoStories Parte 1: L'architettura degli animali


Vi sono alcune nozioni fondamentali che devono essere sapute prima di poter affrontare consapevolmente i nostri viaggi attrraverso le meraviglie della vita sulla terra e della sua evoluzione. Cos come, prima di partire per il mare o per la montagna siamo indaffarati nel preparare le valige e tutto l'occorrente, cos necessario acquisire un bagaglio nozionistico di base per poter iniziare con sicurezza e senza dubbi le nostre avventure. Per questo motivo, i prossimi post saranno una sorta di lista dei preparativi, con le nozioni di base assolutamente necessarie. Ovviamente, visto che questo un blog per tutti, cercher di essere pi chiaro possibile e spero sintetico e poco noioso. Se qualcuno avesse qualche domanda, o se vi accorgete di un mio errore, o volete chiarimenti, non esitate a lasciare commenti. Premessa importante: qui non spiegher nulla riguardo alla teoria evolutiva, alla sua storia e ai suoi concetti di base. Questo sia per mancanza tempo (sarebbe un discorso troppo lungo e ampio), sia perch ritengo che almeno alcune cose sull'evoluzione siano conosciute anche ai meno istruiti (ad esempio, spero vivamente che tutti i lettori accettino la teoria dell'evoluzione darwiniana e che abbiano una mezza idea di cosa significhi la frase "discendenza con modificazioni"). Il primo di questa serie di post parla di quelle che sono le caratteristiche generali degli animali, i protagonisti principali di questo blog, e in particolare della loro struttura di base. Noi uomini possediamo un gran numero di caratteristiche in comune con gli altri animali, ad esempio, come essi bruciamo energia nel compiere le nostre azioni, ci riproduciamo e siamo formati tutti dalla stessa unit di base: la cellula. Questo perch (nozione della teoria dell'evoluzione) discendiamo tutti da un medesimo antenato comune, da cui abbiamo ereditato tali caratteristiche che accomunano noi e gli altri esseri viventi. A partire da questo primo organismo per (l'antenato comune di tutti gli altri esseri viventi), ogni taxon (taxon=insieme di organismi le cui caratteristiche morfologiche e/o genetiche consentono di raggrupparli in un gruppo distinguibile da tutti gli altri organismi) si poi evoluto in maniera diversa, sviluppando caratteristiche differenti a seconda della pressione selettiva del suo habitat. Per quanto riguarda l'organizzazione del corpo degli esseri viventi, sono presenti due grandi distinzioni, che riguardano il numero di cellule presenti in un organismo. La prima condizione quella che presenta una sola cellula, composta da tutti gli organuli e dalle strutture utili alla sopravvivenza, tale che, anche da sola, pu assicurarsi prosperit e discendenza. Questa condizione, detta organizzazione unicellulare, presente in molti organismi attuali, come i protozoi. Molti altri esseri viventi, tra cui le piante, i funghi e i Metazoi (i veri animali), sono formati da pi di una cellula, tale che le varie cellule collaborano tra di loro, aiutandosi nelle funzioni necessarie alla sopravvivenza dell'intero organismo. Tale organizzazione detta multicellulare o pluricellulare. Negli esseri viventi pluricellulari, le cellule vengono a trovarsi in stretto contatto tra di loro, scambiandosi informazioni e svolgendo funzioni diverse a seconda della loro struttura. Un passo avanti nella complessit dell'organizzazione dei viventi si osserva quando cellule che adempiono a funzioni diverse vengono ad aggregarsi, formando un tessuto, appunto un insieme di cellule specializzate per una specifica mansione. Pi tessuti insieme possono aggregarsi per formare organi, ancora pi specializzati. Organi sono ad esempio il cuore, i polmoni, il cervello. Ultimo livello di complessit la formazione di sistemi, in cui vari organi cooperano per svolgere una

determinata funzione, spesso associata a bisogni necessari alla vita, come l'alimentazione, la riproduzione, la respirazione, etc. L'organizzazione delle cellule, oltre a consentare uno stile di vita pi o meno complesso, porta l'organismo ad avere un piano strutturale ben definito, diverso a seconda delle differenze di habitat e della storia evolutiva di ciascun organismo. Ovvimanete ci collegato allo sviluppo del corpo e al suo grado di complessit. (L'origine del corpo sar oggetto di un post futuro). Tralascio alcune nozioni di biologia ed embrionologia relativamente avanzata (come i vari modelli di segmentazione); quello che mi interessa ora arrivare a due importanti concetti della zoologia e dell'anatomia animale: la simmetria del corpo e il celoma.

La simmetria di un corpo si riferisce al numero e al tipo di assi (rette) che possono passare dal centro di tale corpo in modo da dividerlo in due met esattamente uguali morfologicamente (simmetriche). All'interno dei metazoi, esistono due tipi diversi di simmetria, una radiale (tipica di organismi come ricci di mare o meduse), in cui due o pi assi possono tagliere il corpo in due parti speculari, e una simmetria bilaterale, in cui il corpo pu essere suddiviso in due met speculari (sinistra e destra) da un solo asse di simmetria. Tale condizione visibile ad esempio nell'uomo, nel cane, nel cocodrillo, nella formica, nella lumaca e in un gran numero di animali (la maggior parte di essi). L'acquisizione di tale struttura corporea (bilaterale) costituir, come vedremo, uno dei pi grandi eventi evolutivi della storia della vita sulla Terra. Oltre al piano di simmetria, un'altra grande innovazione sar costituita dall'acquisizione di un celoma, una cavit piena di liquido posta tra la parete esterna del copro e il tubo digerente, nella famosa conformazione del "tubo dentro ad un altro tubo".

La presenza di celoma permette agli animali di organizzarsi in maniera pi complessa, alloggiando organi interni, sviluppando dimensioni maggiori e una maggiore elasticit e flessibilit corporea, data dalla presenza di liquido all'interno di tale cavit. Attualmente esistono animali celomati, senza celoma (acelomati) oppure una struttura simile al celoma ma di origine embrionale diversa (pseudocelomati). Come vedremo, l'acquisizione del celoma sar un'altra delle grandi conquiste dell'evoluzione degli animali. Spero di non avervi annoiato troppo, ma mi premeva che questi concetti fossero ben chiari, visto che, specialmente nelle prime PaleoStorie, verranno utilizzati piuttosto spesso.

Nei prossimi post vedremo altre nozioni di base, in particolare, nel prossimo verranno presentati alcuni concetti fondamentali di sistematica. Alla prossima!

Nozioni fondamentali di PaleoStories Parte 2: Sulla punta della lingua!


Ci sono un italiano, un inglese, un francese, un tedesco e uno spagnolo...no, fermi, non sono impazzito.Non sto raccontando una barzelletta. Questo solo l'inizio dell'introduzione dell'argomento di oggi: la tassonomia e la sistematica. Dunque: ci sono un italiano, un inglese, un francese, un tedesco e uno spagnolo riuniti intorno ad un tavolo, che stanno cercando di scambiarsi opinioni a proposito di un nuovo tipo di cavallo scoperto nelle loro rispettive nazioni. Ovviamente, provenendo tutti da paesi diversi, ognuno tender a usare la propria lingua: "cavallo!" dir l'italiano; "horse!", ribatter l'inglese, "cheval!" grider il francese scuotendo la testa..."no, no, hauspferd!", urler il tedesco in un impeto di rabbia..mentre lo spagnolo sussurra nella sua testa "caballo". Uff..non riescono proprio a capirsi! Ma, ad un certo punto, a tutti i partecipanti viene una grande idea e, all'unisono, gridano convinti:"Equus caballus!" Con grande gioia, tutti e 5 gli studiosi si accorgono di aver trovato la parola magica, quel nome, comprensibile a tutti, che riesce a far capire a ogni persona di qualsiasi lingua di che creatura vivente si sta parlando. Ma cosa differenzia la parola "Equus caballus" da "horse", da "cavallo" o da "hauspferd"? In fondo abbiamo solamente detto la stessa cosa in un'altra lingua, il latino, non parlato da nessuno dei nostri 5 studiosi (ed persino una lingua morta!). Per capire cosa c' di geniale in Equus caballus necessario raccontare un'altra storia. Fin dall'alba dei tempi, l'uomo si sempre interessato della natura che lo circonda e dalle sue stranezze. Per tale motivo, spaventati anche dal grande caos che deriva dal vastit della biodiversit presente sul nostro pianeta, molti studiosi hanno da sempre cercato di rimettere ordine alle conoscienze umane, ideando metodi di classificazione dei viventi e sistemi ordinati in cui "far quadrare i conti". Nacque cos la sistematica, o scienza che mira alla classificazione dei viventi (anche nel tentativo di ricostruire i rapporti evolutivi tra di essi). Ma cosa c'entra tutto questo con Equus caballus? un attimo... Nel 1758 l' olandese Karl Von Linn, uno dei pi grandi sistematici dell'epoca, pubblic la sua opera "Systema Naturae" in cui era contenuta la classificazione di tutti gli esseri viventi allora conosciuti. Il lavoro di Von Linn (allora andava di moda il latino, specie tra gli eruditi, tanto che egli pass alla storia come Carolus Linnaeus, o Linneo), oltre a costituire un'opera di grandissima estensione e alto valore scientifico, conteneva in se due idee assolutamente fantastiche, che sarebbero poi perdurate nel tempo fino ai giorni nostri. Per prima cosa, la classificazione di Linneo consisteva in un sistema gerarchico, in cui gli organismi venivano ordinati in base a categorie ascendenti, con gruppi con un grado di inclusione sempre maggiore. Ogni gruppo, detto taxon ( taxon=insieme di organismi le cui caratteristiche morfologiche e/o genetiche consentono di raggrupparli in un gruppo distinguibile da tutti gli altri organismi), a sua volta era inserito in un insieme di dimensioni maggiori, comprendente organismi

con un grado di somiglianza sempre minore, come in una specie di matriosca. Per fare un esempio, uomo e scimpanz erano riuniti in un taxon, a sua volta incluso in un ulteriore gruppo comprendente uomo, scimpanz e topo, a sua volta incluso in uno contenente uomo, scimpanz, topo e riccio di mare, a sua volta incluso in un gruppo contenente questi 4 pi la formica, etc. Bench Linneo non credesse nell'evoluzione, questo sistema metteva in luce la natura gerarchica della vita, originata da un unico antenato comune (tale per cui tutti gli organismi hanno un parente comune e possono essere riuniti in un unico gruppo) e sviluppatasi poi in varie eventi evolutivi in direzioni sempre pi specifiche (come vedremo in seguito, a ogni evento evolutivo corrisponde una ramificazione nella storia di una linea, con la formazione di nuovi taxa sempre pi evoluti). La seconda, ancora pi geniale, idea di Linneo fu l'invenzione di un sistema di nomi che fosse standard e unico per tutti gli organismi viventi, in modo da essere chiaro, preciso, e facilmente utilizzabile ( lo davvero). All'interno della sua classificazione, il taxon pi ristretto era costituito dalla specie, il gruppo contenente individui pi simili tra di loro che non con qualsiasi altro individuo di qualsiasi altro animale. Per nominare una specie, Linne ide il concetto di nomenclatura binomia: a ciascuna specie viene dato un nome (di derivazione latina o greca) costituito da due parole (binomiale significa appunto "due nomi"). Il primo nome, con l'iniziale in maiuscolo, corrisponde al genere, l'unit tassonomica sopra la specie (il concetto piuttosto difficile da spiegare: in breve, il genere quel gruppo che include una - e almeno una - o pi specie, maggiormente simili tra di loro che non con altre specie). Il secondo nome, scritto tutto in minuscolo, corrisponde invece alla specie. Entrambi vanno scritti sempre in corsivo. Cos, ad esempio, il cavallo comune detto Equus (genere) caballus (specie), o la nostra specie Homo sapiens. Il nome generico ha significato anche da solo (e pu essere abbreviato, se seguito dalla specie), mentre quello specifico deve essere sempre accompagnato dal genere (esempio: Homo, vuol dire tale genere e tutte le specie al suo interno; sapiens da solo non significa assolutamente niente ed scorretto). Lo stesso nome specifico pu essere utilizzato per pi generi diversi, mentre non possono esistere due generi con lo stesso nome ( a parte casi eccezionali). Questo sistema, incredibilmente semplice e immediato vinse contro il tempo e se oggi i nostri 5 studiosi sono riusciti a capirsi proprio grazie a Linneo! Per questo motivo, qui su PaleoStories verr usato d'ora in avanti il sistema della nomenclatura binomiale, in modo che, nel caso qualche fortunato (si fa per dire) lettore straniero capitasse su questo blog, possa almeno intuire di cosa si sta parlando. E, ovviamente, perch il linguaggio ufficiale della scienza. Bene, abbandoniamo ora queste questioni (noiose, lo so, ma importanti) e addentriamoci in uno degli argomenti principali di questo blog, la filogenesi (ricostruzione dei rapporti tra gli organismi viventi e della loro evoluzione), argomento del prossimo post. Arrivederci dunque alla prossima e penultima (poi inizieremo - finalmente- le paleostorie) puntata! P.S. ATTENZIONE: Essendo il nome in latino, non bisogna metterci nessun articolo davanti: dire "l'Homo sapiens", oppure "il Tirannosaurus rex" assolutamente scorretto. Scorretto anche "l'italianizzazione"dei nomi (o qualsiasi traslazione in altre lingue), come ad esempio "tirannosauro". Il metodo utilizza solo la lingua latina! SI: Homo sapiens, Tyrannosaurus rex, Felis catus, Betta splendens, T. rex, B. splendens. NO: homo sapiens, Tirannosauro rex, Felis Catus, H. sapiens, betta, e altri orrori.

Nozioni fondamentali di PaleoStories Parte 3: Quel taxon ha proprio un bel caratterino!


PREMESSA: Gli argomenti trattai in questo terzo post sulle nozioni di base di PaleoStories rappresentano solamente un introduzione ad un argomento che assai pi complesso e che, per una comprensione a 360' gradi, meriterebbe molto pi che un singolo post (probabilmente molto pi che un blog). Per, essendo i suoi concetti essenziali per poi comprendere alcune delle storie, cercher di spiegare alcune di queste cose nella maniera pi chiara e semplice possibile. Sappiate per che questa solo una piccola briciola. Abbiamo visto nel post precedente l'importanza di un metodo standard e universale per descrivere e catalogare i taxa viventi in modo ordinato e comprensibile a tutti. Una volta nominati gli esseri viventi a nostra conoscienza, per poter descrivere, apprezzare, conoscere e studiare le caratteristiche che li distinguono necessario un metodo altrettando oggettivo e preciso, capace di dare un idea del concetto di vita e di evoluzione privo da ogni speculazione personale.Ci fondamentale se vogliamo capire come si sono evolute certe strutture, quali taxa sono pi imparentati tra di loro o per poter ripercorrere la storia evolutiva di una certa linea. "Verso la met degli anni 50 del secolo scorso gli scienziati cominciarono a capire che l'unico metodo, vero e oggettivo, per tentare di studiare l'evoluzione della vita sulla Terra consisteva nell'analizzare gli organismi semplicemente studiando le omologie tra le loro parti corporee. Punto fondamentale era studiare tali omologie per quello che erano davvero, non per quello che sembravano, e in un'ottica che tenesse conto dell'impossibilit di conoscere tutti i taxa passati (come vedremo nel prossimo post) e della vastit del tempo passato, di una profondit tale da renderne alquanto difficile l'interpretazione. Creatore di un metodo innovativo fu Willi Hennig, uno studioso di insetti: Hennig dimostr come il metodo pi oggettivo e preciso possibile per ragione intorno alla storia della vita sulla Terra fosse quello di tentare di comprendere l'evoluzione degli organismi a partire dallo studio delle loro caratteristiche condivise, indipendentemente dal tempo e senza prendere in considerazione la loro storia di antenati e discendenti. In questo modo egli voleva occuparsi dello studio del percorso della vita sulla terra senza ipotizzare nulla riguardo alla componente causale e temporale del'evoluzione." Il metodo di Hennig, chiamato analisi filogenetica, o cladistica, ancora oggi utilizzato ed un metodo affidale, ogettivo e non speculativo, utile per studiare l'evoluzione dei taxa viventi e passati. Ma in cosa consiste, in breve, il metodo cladistico? Prima ho parlato di "caratteri omologhi", il concetto che sta alla base della cladisitca: cosa sono dunque i caratteri omologhi? Se guardiamo attentamente il nostro corpo e lo confrontiamo con quello di altri animali possiamo notare che condividiamo con essi alcune importanti caratteristiche: ad esempio, se prendiamo in considerazione gli animali con cui abbiamo pi a che fare (cani, gatti, piccioni, cavalli, mucche, lucertole,etc.) noteremo che tutti quanti abbiamo due gambe, due braccia, una testa, due occhi, una bocca,etc. Non solo, scendendo nel dettaglio possiamo notare che, ad esempio, le ossa che compongono il nostro braccio sono le stesse che sono presenti nell'ala del piccione, nell'arto anteriore del cane, del gatto, del coccodrillo, della mucca, dell'elefante, etc. Questo perch, come ormai dovreste aver capito, noi uomini condividiamo con essi un antenato comune, e i nostri tratti condivisi sono tali perch ereditati da questo nostro antenato comune. "Nel caso di strutture anatomiche morfologicamente simili, derivate tutte da una singola struttura

presente nellantenato comune, si parla di omologie. Le strutture omologhe sono quindi somiglianze dovuta a eredit e riflettono la storia di una linea in senso genealogico e, se correttamente identificate, permettono di organizzare le specie in alberi evolutivi." Il concetto di omologia contrastato da quello di omoplasia (o analogia), in cui due strutture, bench apparentemente simili o utilizzate per la stessa funzione (come ad esempio la pinna dei pesci o l'arto pinniforme delle balene), possiedono invece una struttura diversa o una storia evolutiva differente. In che modo il concetto di omologia pu essere utilizzato per comprendere le relazioni filetiche tra i vari taxa? B semplice: tante pi caratteristiche in comuni (omologie) avranno due taxa, tanto pi saranno imparentati tra loro. In questo modo, avendo numerosi taxa e sapendo riconoscere i caratteri diagnostici (che identificano i vari taxa) e le omologie condivise, possiamo ricostruire un diamagramma che metta in relazione questi taxa. Un diagramma di questo tipo detto cladogramma, dal greco klados, ramo. "In termini evolutivi, un clade rappresenta un gruppo di individui che si sono evoluti tutti da uno stesso antenato comune, e che quindi sono per genealogia pi affini tra di loro di quanto non lo siano con tutte le altre creature."

Alla base di questo ragionamento vi anche il concetto di sister group (gruppo sorella in inglese): essendo tutti i taxa derivati da un antenato comune, ed essendo l'evoluzione il meccanismo di differenziazione delle specie, i vari taxa si evolveranno secondo un meccanismo dicotomico, espresso sul cladogramma dal nodo, o punto di incontro tra due rami. Ogni nodo corrisponde ad una o pi caratteristiche condivise (dette sinapomorfie) e i taxa posti sui rami che si dipartono da tale noto sono sister - taxa (o sister group, uguale) e fanno parte di un gruppo monfiletico. "La monofilia una propriet importante di un gruppo, poich indice del possesso di un antenato comune esclusivo. Per tale motivo, gruppi che comprendono invece taxa derivati da pi di un antenato (gruppi polifiletici) o comprendenti solo alcuni taxa derivati da un medesimo antenato comune (gruppi parafiletici) non possono essere presi in considerazione per comprendere l'evoluzione degli organismi."

Un ultimo appunto su alcuni termini importanti che verranno utilizzati nei post sucessivi: abbiamo visto l'importanza del considerare i caratteri dei vari taxa come mezzi per comprendere la loro evoluzione. Fondamentale per comprendere la natura di questi caratteri, poich non tutti possono essere utili alla nostra causa. Poich stiamo indagando alla ricerca di possibili eventi evolutivi, saranno utili solo i caratteri innovativi, derivati o, detto meglio, apomorfici, mentre caratteri primitivi, ancestrali, plesiomorfici, non sapranno darci informazioni in pi. Ad esempio, se vogliamo sapere le relazioni filetiche all'interno dei mammiferi, caratteri come la presenza di una colonna vertebrale, di quattro arti o di due occhi, non saranno utili, poich presenti in tutti i nostri taxa e derivati da eventi evolutivi avvenuti molto prima della comparsa dell'antenato comune dei mammiferi. So che questi concetti possono sembrare difficili, ed , per me, difficile esporre queste cose in modo chiaro avendo cos poco spazio ( ci vorrebbe molto pi di un post, come gi detto). Sper in ogni caso di avervi reso il pi comprensibile possibile alcuni concetti chiave dell'analisi filogenetica. Se avete domande, potete chiedere senza problema nell'area dedicata ai commenti. Il prossimo, ed ultimo post di "nozioni fondamentali di PaleoStories", parler di ci che sta alla base di questo blog, al primo posto come importanza: i fossili e la paleontologia. ------------------------------------------------------------------------------------Immagini prese da wikipedia (prima immagine) e dal sito della Florida International University (seconda immagine). Citazioni da "In Dino Veritas, Castiello Lampugnani Broccoli, In press."

Nozioni Fondamentali di PaleoStories Parte 4: Jackpot di oggi? Fossilizzarsi!


Lo so, molto che non posto sul blog e ho infranto il mio buon proposito dellalmeno un post a settimana. Potete sgridarmi lo merito. Potrei stare qui a raccontarvi i come e i perch della mia assenza (unica citazione, un fantastico soggiorno a Bruxelles), ma probabilmente ci non interesserebbe a nessuno. Ora per, il momento di riprenderlo questo blog, possibilmente per acquisire una frequenza maggiore. Il tema di oggi, che rientra nelle nozioni fondamentali di Paleostories (per lultima volta, promesso), riguarda quello straordinario e rarissimo processo biogeologico che prende il nome di Fossilizzazione. Generalmente, vengono considerati fossili tutti i resti pietrificati di organismi vissuti nel passato (o meglio, in un periodo di tempo abbastanza passato da poter essere morti, sepolti e fossilizzati) e eventualmente anche qualsiasi tipo di traccia che lasci presupporre la loro esistenza (impronte, resti di escrementi, tracce di abitazione, di pasto, uova, depositi secreti, etc.). Un fossile quindi, rappresenta qualcosa che un tempo era vivo (o collegato alla vita) e che, per motivi del tutto straordinari, si conservato sotto forma di roccia. Per un organismo vivente, diventare un fossile non assolutamente una cosa semplice. Questo perch, il destino inesorabile di quasi tutta (circa il 99,9%) la materia organica presente al mondo di decomporsi fino a scomparire. Alla morte di un organismo, le cellule e la materia organica che compongono il suo corpo vengono utilizzate da altri organismi (decompositori, predatori) come fonte di sostentamento o prelevate da qualche altro sistema. In natura, niente dura per sempre e tutto viene riciclato. Pu far male, ma cos. Anche qualora faceste parte di quello 0,01% scampato allazione della decomposizione, le vostre

probabilit di fossilizzarvi sarebbero in ogni caso molto esigue. Riducendo tutto allosso, si potrebbe dire che fossilizzarsi richiede molta, molta fortuna: bisogna morire nel luogo giusto (o esservi trasportati), essere sepolti nel tempo e nel modo giusto, e, infine, avere la fortuna di scampare a tutti i processi distruttivi che incombono sugli strati rocciosi del pianeta, compreso quello in cui, per fortune precedenti, siete capitati. Solamente il 15% delle rocce pu preservare fossili. Le rocce ignee, di provenienza magmatica, ovviamente non favoriscono la conservazione di alcuna materia organica, cos come quelle metamorfiche (forse ancora peggiori). Per fossilizzarsi, necessario capitare in rocce abbastanza compatte e sicure da permettere ai vostri resti di evitare la decomposizione e di trasformarsi, tramite ad esempio sostituzioni chimiche, in materiale minerale, in modo da creare una copia rocciosa delloriginale. In seguito i vostri cari sedimenti, custodi di quello che rimane di voi (gi pietrificato), devono piegarsi, contorcersi, pressarsi, senza che voi perdiate la vostra forma e veniate spezzati, rotti o sbriciolati dalla forza di questi processi. E infine, se volete un po di notoriet (e non esservi fossilizzati, diciamo, antropicamente, per niente), dovreste avere la grandissima fortuna (forse ancora pi grandi di tutte quelle avute precedentemente) di essere rinvenuti da una qualche persona e dichiarati oggetto di interesse scientifico, evitando cestinaggio o sonno a tempo indeterminato in qualche cassetto di museo. Come vedete (e ho spiegato le cose molto semplicemente), fossilizzarsi non assolutamente una cosa semplice. Un fossile, di conseguenza, qualcosa di veramente raro. Se nella vostra vita avrete loccasione di prendere in mano un fossile, indipendentemente dalla sua et, pensate che state tenendo in mano i resti di un essere vivente che ha avuto pi fortuna di quanta ne avreste voi in caso di vincita del superenalotto ogni anno. Ovviamente, dovrete moltiplicare il tutto per parecchi milioni di anni. Proprio per questo, conosciamo veramente poco della vita del passato e delle sue incredibili forme. Quasi tutti gli organismi vissuti sulla Terra fino a questo momento non hanno lasciato nessuna traccia di se. E di quelli che lo hanno fatto, ben pochi sono stati scoperti, grazie al lavoro (spesso poco sostenuto da chi di dovere per poter operare su larga scala) dei paleontologi. Si ritiene che meno di una specie su 10.000 abbia lasciato tracce fossili. Il messaggio chiaro: ci che possediamo non che un assaggio di tutta la vita sviluppatasi sulla Terra. Inoltre, spesso possediamo solo pochi resti di alcuni animali (alcuni taxa fossili, per esempio, sono descritti sulla base di poche ossa, o di poche scaglie, o di tracce indirette di attivit). E, per farci ancora pi male, circa il 95% delle oltre 250.000 specie fossili finora conosciute appartengono ad organismi vissuti nel mare, in modo da distorcere pericolosamente il nostro quadro della vita sulla Terra. Per concludere, pensiamo un istante a questa frase: "quellosso a circa 150 milioni di anni fa. Bene, riusciamo a quantificare 150 milioni di anni fa? Uno come me, che non si ricorda cosa ha mangiato due giorni fa a colazione, trova terribilmente lontano quel tempo. Eppure, tutti i fossili del mondo appartengono ad un passato molto pi remoto di quanto possiamo immaginare. Molto pi della durata della nostra vita. A volte sembrano lontani i romani, gli egizi, i sumeri. Eppure, gli antichi geroglifici egizi, datati a 5.000 anni fa (pi o meno), sono 30.000 volte pi recenti del nostro caro osso. La profondit del tempo sta alla base della ricerca paleontologica seria, che implica lassenza di speculazioni avventate su cose che nessuno di noi potr mai verificare ( come ad esempio quanta carne mangiava un Tyrannosaurus al giorno, o quanta distanza percorreva in un anno un trilobite, o se era pi forte tizio o caio, e altre fantasiose domande da programma televisivo). vero, molte delle successive paleostorie saranno supposizione di eventi avvenuti nel passato. Un passato in cui nessuno potr tornare indietro.Ma un passato documentato dai fossili.

Perci, diamo un po di onore a chi ha avuto la fortuna di fossilizzarsi. Grazie ai fossili oggi possiamo conoscere qualche (seppur misero) aspetto della vita sul passato. E, in modo razionale, rigoroso e coscienzioso, cercare di analizzarne gli aspetti e tentare di capire come sono andate le cose. Bene. Ora siamo pronti a partite. Arrivederci alla prima PaleoStoria.