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TESI 13

Sviluppo del gusto armonico


I primi annunzi di unavanzante sensibilit armonistica si manifestarono gi nel corso del Cinquecento, durante il quale la polemica anticontrappuntistica prediligeva, in nome dellintelligibilit del testo poetico, lo stile declamatorio e omofonico, fondamentalmente accordale, tipico dei madrigali ariosi e delle canzonette alla napoletana. Nellambito di questa tradizione, che continuava ad appartenere in gran parte al dominio dellimprovvisazione, la responsabilit espressiva e musicale era affidata alla linea melodica accompagnata su un liuto o su un altro strumento a corde. da ritenere che, nellambito della prassi non scritta, fossero tollerate molte durezze armoniche prodotte dallornamentazione improvvisata dello strumento sostenitore, che invece erano respinte dalle regole della grammatica musicale elaborate dai teorici. Per evitare ci, negli ultimi decenni del secolo sincomincia a ricorrere sempre pi frequentemente alla messa per iscritto. Molto diffusa era anche labitudine di accompagnare con lorgano le polifonie liturgiche: lorganista, riducendo il numero delle parti vocali e raddoppiando la linea melodica della parte pi grave, forniva un opportuno sostegno ritmico e armonico senza disturbare le parti solistiche. Quindi, dal modo di pensare unilateralmente lineare-contrappuntistico pre-cinquecentesco, si passa ad una concezione pi complessa della creazione musicale in cui un ruolo essenziale affidato anche alla dimensione verticale accordale dei suoni.

Strumenti a pizzico, ad arco e a fiato


Nel Cinquecento, venivano utilizzati sistemi dintonazione in cui esistevano toni e semitoni pi ampi di altri toni e semitoni, con il risultato che gli intervalli compresi nellambito di unottava erano in numero superiore (esisteva, ad esempio, una differenza tra DO# e REb) rispetto a quelli che si ottengono nel nostro sistema temperato moderno, caratterizzato da una perfetta corrispondenza tra i semitoni. Tali sistemi dintonazione non temperata, che potevano adattarsi bene allesecuzione di musiche vocali, creavano invece difficolt non indifferenti nellesecuzione strumentale e rendevano anche complessa la costruzione di strumenti a tastiera (erano necessari tasti diversi per i suoni diesati e per quelli bemollizzati). Gli strumenti con intonazione mutevole (strumenti a pizzico, ad arco e a fiato) dovevano alterare laltezza dei suoni allorch si trovavano ad eseguire con un complesso di strumenti ad intonazione fissa (strumenti a tastiera). I liuti e le viole erano strumenti di comodo maneggio, dalle sonorit chiare e delicate, che si adattavano bene per accompagnare le voci o per adattarvi composizioni polifoniche vocali. Le viole erano di diverse taglie, corrispondenti ai diversi registri vocali (basso di viola, tenore di viola, ecc.), ed erano classificate in due sottogruppi principali: le viole da gamba (tenute fra le ginocchia o appoggiate su uno sgabello o a terra) e le viole da braccio (imbracciate sulla spalla alla maniera del violino, strumento che deriva da queste). I liuti e le viole da gamba applicavano spontaneamente e anzitempo quel temperamento equabile della scala che nella teoria doveva attuarsi molto pi tardi e avevano la tastiera divisa in sezioni denominate tasti, che permettevano la diteggiatura cromatica per semitoni. A fine Cinquecento si prefer sostituire il liuto con strumenti dalla risonanza pi aperta e sostenuta, tra cui la tiorba (strumento privo di registro acuto, armato di 16 lunghe corde) e il chitarrone (strumento a 14 corde pi lunghe ancora della tiorba che veniva pertanto tenuto in piedi). Molto impiegati nelle musiche da ballo erano gli strumenti a fiato, tra cui il cialamello (dal registro acuto, antenato delloboe moderno), le bombarde (strumenti di differenti misure e registri vocali) e i cromorni (strumenti anche questi di differenti misure, dal suono oltremodo nasale e penetrante).

Monodia e basso continuo


La maniera compositiva della monodia si riconnette alla pratica delle musiche a voce sola, pratica molto diffusa fin dai primi anni del Cinquecento e che prese anche impulso dalle critiche rivolte contro gli artifizi della scrittura contrappuntistica. La novit dello stile monodico vocale di fine secolo sta nelladozione di una maniera di canto espressivo fondato sulla dizione sillabica e inteso a comunicare allascoltatore, con efficacia e raffinatezza, i pi svariati sentimenti suggeriti dal testo poetico. Espediente tecnico essenzialmente legato al comporre monodico e concepito in maniera da fornire un opportuno appoggio ritmico e armonico alla voce solista il basso continuo, sulla cui partitura sono apposti dei numeri convenzionali che indicano allaccompagnatore le giuste armonie da realizzare. I manuali in genere richiedono agli strumenti del basso di non disturbare le parti vocali con passi e figurazioni eccessivamente elaborati e di evitare la condotta parallela degli accordi.

Le musiche a voce sola


Agli inizi del Seicento, contemporaneamente allo sviluppo della monodia accompagnata, alcuni cantanti, capaci di unire al virtuosismo canoro spiccate qualit espressive, vengono richiesti e contesi dalle principali corti (ad esempio Giulio Caccini a Firenze, Francesco Rasi a Mantova). In questepoca comincia ad affermarsi, nella prassi sia cameristica sia teatrale, la figura-chiave del cantante-virtuoso capace di esibire ad un pubblico di ascoltatori e di spettatori il nuovo stile di canto espressivo e affettuoso. I principi di questa nuova tecnica vocale raffinata, attenta alla corretta declamazione del testo e capace di piegarsi ad ogni sottile sfumatura dintensit e di timbro furono esposti da Caccini nella lunga prefazione a Le nuove musiche, una raccolta di sue musiche solistiche per voce e basso continuo. Da ci si evince che per Caccini lornamentazione vocale doveva rappresentare uno dei pi importanti veicoli di espressione musicale da porre al servizio del testo; da un altro lato, per, lui criticava severamente luso improprio e arbitrario di vocalismi. Il basso concepito in funzione della linea vocale, a cui offre un opportuno appoggio ritmico e accordale, ed generalmente scritto a valori lunghi. Di norma era il cantore che accompagnava se stesso con uno degli strumenti a pizzico (ad esempio, Caccini predilesse accompagnarsi al chitarrone).