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Leredit delle parole: primi appunti per uno studio linguistico sistematico sullopera di Carlo Alianello

Rosa Piro
1. Lautore e lopera Carlo Alianello, scrittore romano di origini lucane, nato e morto a Roma (1901-1981) dopo aver vissuto in pi parti dItalia per lattivit del padre che era ufficiale dellesercito,1 pu essere considerato liniziatore di quel filone del neorealismo,2 senza dubbio il pi grande, decisivo e duraturo fenomeno della lingua italiana del Novecento,3 che scelse di raccontare, dagli anni 40 del Novecento in poi, la verit dei fatti che

1 Buona parte della sua vita si ricostruisce dal saggio autobiografico C. Alianello, Lo scrittore o della solitudine, Paoline, Roma, 1970, nonch dai numerosi interviste che spiegano la sua scelta di narrare romanzi storici. 2 Per collocare lopera di Alianello stato indispensabili M. Corti, Tre campi di tensione, in Il viaggio testuale, Einaudi, Torino, 1978, pp. 39-41 e G. Falaschi, La Resistenza armata nella narrativa italiana, Einaudi, Torino, 1975; il testo G. Luti, C. Verbaro, Dal Neorealismo alla Neoavanguardia, Le Lettere, Firenze, 1995, e in particolare il saggio, ivi contenuto, di C. Verbaro, Il dibattito delle poetiche tra neorealismo e Neoavanguardia, pp. 49-113; per buona riorganizzazione dei testi degli studiosi che hanno tentato di dare una datazione al realismo degli anni 30 e il neorealismo si rimanda ad A.C. Sozzi, Neorealismo e Neorealisti, IULM, Milano, 1980. Per una visione di insieme delle correnti letterarie del Novecento, si rimanda a C. Segre, La letteratura italiana nel Novecento, Laterza, Roma-Bari, 2004 [I ed. 1996]. 3 I. Baldelli, Aspetti della lingua della prosa letteraria contemporanea, in Ulisse, XXI, 1968, settembre, vol. IX, p. 42.

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portarono allUnit dItalia. Si ricorda spesso che a narrare quegli eventi sia stato Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, uscito postumo nel 1957; anzi si attribuisce al romanzo siciliano il primo tentativo di ridisegnare le sorti del realismo derobertiano, riproponendone i temi e gli ambienti. Tuttavia, anche se Alianello non descrisse (se non parzialmente e solo ne Lalfiere del 1942) ci che avvenne in Sicilia durante il 1860, egli pu ben essere considerato lantesignano del nuovo genere realista nel Novecento.4 Sebbene la notoriet di Alianello sia legata principalmente ai romanzi che scrisse, egli, in realt, cominci la sua attivit artistica scrivendo poesie, cos come dimostrano i numerosi manoscritti contenuti nellarchivio del Fondo Alianello a Tito,5 e si occup anche di teatro.6 Pubblic, infatti, un saggio sul Teatro di Maurizio Maeterlinck (Roma 1928) e due opere teatrali, raccolte ne Il Teatro codino (Torino 1965): Il sogno di Enea che prende le mosse dallincontro di Enea con la Sibilla cumana, narrato nel VI libro del poema virgiliano, e I 49 di Sandomir che inscena la storia del sacrificio di un gruppo di frati domenicani intorno alla met del XIII secolo in Polonia, durante lincursione dei Tartari. Furono sette, invece, i romanzi che egli pubblic7 e

4 Gi Ettore Paratore riconobbe il merito di Alianello nellarticolo Il Risorgimento con il canocchiale alla rovescia, in Il Giornale DItalia, 6-7 novembre 1964.
5 Il fondo, che ho avuto modo di consultare, stato donato dai figli di Carlo Alianello a Tito, in provincia di Potenza, paese di origine della famiglia della madre dello scrittore. Le notizie circa questo legame di Alianello con Tito si apprendono in C. Alianello, Lo scrittore, p.117.

6 Io ho tentato col teatro dapprima, ma della gente del teatro nessuno mi rispondeva e nessuno mi sapeva neppure. E ancora non mi sanno. Perci mi rivolsi al romanzo (C. Alianello, Lo scrittore, p. 144). 7 Ma v da aggiungere che almeno un altro romanzo era gi quasi pronto per la pubblicazione, necessitava della rilettura, prima che Alianello morisse. Anche di

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che possono essere ripartiti tra romanzi storici del ciclo meridionalista8 e romanzi cattolici. Tra primi si ricordano: Lalfiere, Einaudi, Torino, 19429 (da questo momento siglato con La); Soldati del re, Mondadori, Milano, 1952 (SR); Leredit della Priora, Feltrinelli, Milano, 1963 (LeP); Linghippo, Rusconi, Milano, 1973 (Li). Di argomento cattolico sono: Il mago deluso, Mondadori, Milano, 1947 (Md); Maria e i fratelli, Vallecchi, Firenze, 1955 (Mf); Nascita di Eva, Vallecchi, Firenze, 1966 (NE). I romanzi storici, in particolare, narrano fatti che vanno dal 1848, durante i moti napoletani (SR), al 1860, durante la resistenza degli ultimi baluardi dei Borbone fino alla capitolazione di Gaeta (La); dal 1861, dalla nascita del Regno dItalia (LeP), fino agli eventi dello scandalo della Banca romana e alla sconfitta di Adua nel 1896 (Li). Giudizi trancianti, e a volte superficiali accuse di filoborbonismo, hanno determinato lemarginazione di Alianello scrittore, che pare essere stato dimenticato dalla critica letteraria soprattutto nellultimo ventennio, forse per la scelta di raccontare nelle opere una versione non ufficiale della storia risorgimentale. Alianello, infatti, stato un grande illustratore della realt, come i veri grandi realisti, come coloro che

questo ho preso visione nel Fondo Alianello a Tito.


8 Cfr. anche F. Gianfranceschi, Alianello e i suoi eroi, in Il Tempo, 2-05-1981. Di Alianello come autore meridionalista non c traccia nellutilissimo saggio di F. Loriggio, Il romanzo meridionalista, ovvero dellimmaginaziona antropologica, in, Cultura Meridionale e letteratura italiana. I modelli narrativi dellet moderna, a cura di P. Giannantonio, Atti dellXI Congresso dellAssociazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana, Napoli-Salerno 14-18 aprile 1982, Loffredo, Napoli, 1985, pp. 712-735.

9 Il romanzo fu ristampato anche da Feltrinelli e Vallecchi.

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sanno che la contraffazione della realt obiettiva, causata naturalmente da fattori sociali il sezionamento delluomo totale in uomo pubblico e privato significa la deformazione, la mutilazione dellessenza umana. Dunque non solo come grandi illustratori della realt, ma anche come umanisti essi protestano contro questa inevitabile contraffazione [...].10

Egli si oppose alla contraffazione storica operata dai vincitori dopo lUnit dItalia, ma senza lintento di negare il processo unitario, ma con la volont di capire come si fossero svolti davvero gli eventi.11 2. Retorica: sintassi e linguaggio Tra le caratteristiche della prosa degli scrittori neorealisti rilevante quella di far parlare i personaggi secondo il proprio ruolo nella societ e secondo la propria lingua, facendo confluire, allinterno dei testi, quattro codici di comunicazione: lingua comune media, italiano regionale, dialetto, lingua letteraria.12 Carlo Alianello presta molta attenzione alla voce dei personaggi, come ho avuto modo di dimostrare altrove;13 in questo contributo, tuttavia, si dar conto soprattutto di un mannello di espedienti retorici adoperati dallautore che ne evidenziano una volta di pi labilit

10 G. Lukcs, Saggi sul realismo, Einaudi, Torino, 1950 [I ed. Budapest, 1946], p. 19. 11 Oltre a farne tema dei quattro romanzi storici, Alianello narr in un saggio storico le vicende legate alla liberazione del Sud da parte dei garibaldini in C. Alianello, La conquista del Sud, Rusconi, Milano, 1972. 12 M. Corti, Tre campi di tensione, p. 97. 13 Per lo studio e lapprofondimento degli usi dei vari dialetti da parte di Alianello nel romanzo de Leredit della Priora, mi permetto di rimandare al mio contributo: R. Piro, Ricognizioni per unanalisi linguistica dei romanzi di Carlo Alianello, Atti del II Convegno del Dipartimento degli Studi letterari e Filologici dellUniversit della Basilicata, Potenza, 2008, in corso di stampa.

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scrittoria. Laccumulazione, un artificio retorico frequente nei romanzi, molto usata in tutte le narrazioni di Alianello:
(1) Cera una mente nuova che Gerardo non si spiegava, ma che intuiva da ogni parte, da quei monti, dai boschi, dalle torme dei contadini che gli passavano accanto (LeP 122) (2) ma Dio le cose le sa e Caino va a chiederglielo. Veramente va a domandare addirittura il Paradiso terrestre, coi suoi frutti, col suo miele copioso, col non faticare, con la beata letizia, come i genitori gli han fatto capire mentre ragionavano tra loro, e per consolazione della mamma che non deve piangere pi (NE 106) (3) Caino aveva appreso a nuotare nella corrente del fiume; ma unonda, unonda vera, non laveva mai vista e perci ne fu sbigottito. Quella giunse fulminea [...], cozz contro il cerchio di scogli [...], mand in aria zampilli altissimi [...], abbranc furiosa gli scogli, li scosse, li ricopr di spuma e rimbalz indietro scrosciando, come la zampata di una bestia cattiva che strappa e torna ad abbattersi (NE 143).

Allinterno dellaccumulazione si ritrovano spesso strutture correlative che servono a dare simmetria alla disposizione della materia trattata.14 Le serie binarie ricorrono spesso in tutto il romanzo sia nelle situazioni narrative sia nei dialoghi:
(4) [...] ed ecco che la mia pazzia mha portato fra il peccato e la morte e son toccato dal peccato, atterrito dalla morte (...) (La 436) (5) Come se fosse una pazzia dolce... E cos, si scorda delle cose... del mondo. Si scorda di quello che (SR 14) (6) Quella volta il mare era tutto azzurro, ma cheto, ma liscio, che, se non ci fosse stata la frangia delle spume e quel mormoro placido, faceva davvero pensare al cielo intero, disteso ai loro piedi, a un cielo rovesciato. Due cieli: tanto di sopra e tanto di sotto, per quello basso tinto dun turchino pi cupo, mentre quello di sopra quasi bianco [...]. (NE 155-56)

14 La stessa attenzione alla dispositio simmetrica dei dati della rappresentazione si trova nei romanzi di Pier Paolo Pasolini, cos come si legge in E. Testa, Lo stile semplice, pp. 267-268.

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Allinterno delle costruzioni binarie pu anche essere segnalata literazione di due aggettivi con valore avverbiale:
(7) Andrea rimase sul pianerottolo ad aspettare, tutto ammirato dalla forza di quella donna che con una sola spinta laveva ributtato tre passi indietro facile facile, lui che grande e grosso (LeP 277) (8) Aveva parlato con voce alta, energica; ma appena ebbe terminato, serr la bocca stretta stretta e gli occhi le sempirono di lacrime (Li 436).

In alcuni casi compaiono veri e propri costrutti seriali ternari:


(9) E se Concita muore, anche a te la vita parr sospesa nel vuoto per un attimo, un giorno una settimana, perch lei non c pi, eppoi tornerai a mangiare, a dormire, a ragionare come sempre, che ora ti pare impossibile (Md 283) (10) perch ogni cosa nella piana, foresta, prato, rovaio, sera fatta fango, pantano, acquitrino, ogni cosa palude (NE 70) (11) Quel silenzio lo spavent. Ma non era silenzio; piuttosto un sussurro disumano; uno strillare di fiati dietro i tronchi [...]; una rete di mormorii e di voci [...] (NE p.107) (12) E Caino sa che il peccato la medesima cosa del nulla, del non essere, della morte verace (NE 188).

Si registrano varie costruzioni seriali prolettiche:


(13) [Pino Lancia balla con Titina:] Quel contatto, quello sguardo, quel riso, quella certezza fulminea e sorprendente dessere amato, per s, per s solo, senza conquista e senza pena, lo stupivan come una gioia inattesa e immeritata (La 213).

Spesso le sequenze binarie e ternarie sono rafforzate dalle figure della ripetizione (come s gi si potuto notare negli esempi citati 4 e 5) e si riconoscono alcune figure: Anafore:
(14) E a noi mancan le armi, mancan vestiti, mancan denari (La 350)

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(15) Non hanno che un solo impulso: la fame; un solo ideale: il bottino (La 351) (16) Gerardo le dette un ultimo sguardo; pareva addolcita dalle lagrime e forse pi bella. Un ultimo desiderio, un ultimo sospiro, unultima violenza della ragione che gli diceva: no. (LeP 53) (17) Cera chi aveva uno schioppo, chi laccetta o un falcetto o il pennato, chi andava con le mani franche (LeP 120).

Geminatio:
(18) Ah! Quel sorriso, quel sorriso nero su una faccia di morto! Gerardo lo guard brusco: Grazie. Ma prima vorrei... Scusatemi conte, dovreste essere cos gentile dindicarmi la toilette. E poi ho fame... Una fame che non mi reggo. Prima mangiare e poi... (LeP p.45) (19) Buio, nero buio; ma gli pareva che dovesse essere gi giorno fatto, un giorno impellente, preciso come un filo che sandasse avvolgendo inesorabile alla spola, finch almeno la ruota girava (Li 97).

In alcuni casi, soprattutto nei dialoghi, si ha iterazione della stessa parola per furia nomeclatoria:
(20) E Ges, Ges, Ges... te ringrazio. (LeP 454) (21) Lei cattivo, cattivo, cattivo (Md 209).

Anadiplosi:
(22) Tu sei Gerardo, Gerardo Satriano, no? (LeP 5) (23) Era la vecchia, la vecchia che la sua rovina, la sua dannazione, specialmente adesso che s fatta suora, suora conversa, dacch le hanno fucilato il marito [...] conversa e non conversa, perch i voti non li ha presi e conserva il suo nome che sarebbe Apollonia, la Santa del mal dei denti, un nome che le sta bene, cos burbera (LeP 433).

In (23), inoltre, si registra anche un gioco paranomastico tra conversa e conserva, nonch una diafora in conversa e non conversa.

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Epanadiplosi:
(24) Uccidere per amore, uccidere per amore... Ormai la mente del ragazzo avendo persa ogni forma di pensiero cominciava a vaneggiare, tuttavia occupata e vinta da quella forma bianca bianca, come una falena in un cerchio dombra che gira gira. E che dice, che dice? O il ronzio delle mosche? Che dicono? piano, piano, che lorecchio quasi non sente? Uccidere per amore, uccidere per amore. (SR 98) (25) Brigante, pensava Gerardo. Agguati, fucilate, rapine, la caccia alluomo e chi sa? la faccia al muro e quattro pallottole nella schiena. E quel nome: brigante... (LeP 39) (26) Libero amore! S, amore che costa poco, mezza lira, quattro soldi, quanto basta per tirare coi denti una vita schifosa... quando non arrivano i questurini e addio libero amore! [...] Libero amore? Schiavit, bordello e il ragazzino dentro, nella pancia, che devi strangolare di notte, al buio, se vuoi campare tu... Solo i signori possono permettersi il libero amore, quando sono generosi (Li 133)

In (24), nel racconto Olimpia in SR, lo studente Angelo Capece sta per morire: prende coscienza che Olimpia per pura vanit ha fatto uccidere a tradimento il capitano della guardie svizzere, suo amante. La circolarit della figura retorica dellepanadiplosi, accompagnata da due geminazioni bianca bianca e gira gira, serve a rendere anche lo stato fisico in cui Angelo, ormai moribondo, si trova: la testa gli gira cos come i pensieri, che diventano quasi ossessivi in quel ritorno martellante e conclusivo di Uccidere per amore, uccidere per amore. In (26) lepanadiplosi aiuta Alianello a rendere il pensiero tormentato di Ded, protagonista femminile de Linghippo. Lespressione Libero amore, ripetuta quattro volte e apparentemente una semplice anafora, costruisce, in realt, i confini circolari che racchiudono i pensieri della donna.

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Poliptoto:
(27) E se dormisse? Non dorme no, e, sio la chiamo sottovoce e solo il mio respiro che si senta, verr a me, subito (Md 222) (28) Adesso trionfa cio trionfava. Ma si o viento v cambi, lo vedo e non lo vedo (LeP 153).

Spesso associata al poliptoto, molto frequente la derivatio:


(29) Gli venne da tremare, un tremito solo, ma violento, forse per il freddo, forse perch in un attimo la sua mente sera smarrita (LeP 65) (30) Vittorio si guardava attorno. Lo sguardo pass lento dal viso del padre a quello di donna Leopolda (Li 479).

Diafora:
(31) fai un favore... un segreto un segreto (LeP 466).

Epifora:
(32) [Adamo riflette sulla propria condizione dopo la cacciata dal paradiso:] Fatichi per te, riposi per te, morrai per tuo conto, se vero che anche luomo pu morire (NE 22).

Paronomasia:
(33) Come ruffiano, pens Gerardo, vali pi tu di Max Schaub. Max per era pi dignitoso. Un anno prima glielavrebbe detto sul muso e lavrebbe anche preso a paccheri, ma ora! E di certo Caruso non partir: il suo mestiere lo deve fare qui. Per, disse Gerardo, si chiama Katia. Non Katia, Ketty. la stessa cosa, fece Gerardo, la medesima funzione... (LeP 590).

In (33) la paronomasia ha un valore decisivo e, simbolicamente, serve a dare la svolta conclusiva alla storia. Gerardo Satriano, soldato del re borbonico, aveva aperto il romanzo con il ruffiano Max Schuab il quale

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gli aveva presentato la tedesca-polacca Katia. La donna irretir il soldato per farlo entrare nelle truppe borboniche, ma in seguito, pur di aver salva la vita, non esiter a tradire il re borbone. Gerardo giunge a Roma e, alla fine della storia, gli si presenta un altro ruffiano: don Rosario Caruso che raccoglie mercenari per andar a combattere la guerra di secessione in America. La storia per lui si ripete e, quando gli viene detto che sar sollazzato da Ketty, una donna dal nome simile a quello di Katia, la jatta traditrice, amaramente constater: Per ultima, arriva pure la femmina lussuriosa e... stanotte dormir morbido. Mannaggia! Chesto o destino mio! Che nce vulimmo fa? Salviamo lideale! (LeP 590). Tra le figure della ripetizione notevole luso delle allitterazioni, che spesso servono a dare musicalit alla frase:
(36) Pure in quellora il mare era nero [...]. Pareva che uno picchiasse: tan-tan-tan e poi ancora tan-tan, tacendo a intervalli eguali (La 155-156) (37) Ma tutto era, o pareva cos lontano, cos sfocato, cos irreale, nellafa attonita e nel polverone alto e fermo, che di tante percezioni due soltanto o una, in cui voci e rumori e le cose moventisi e immote si sommavano quasi annullandosi (SR 24) (38) Ma subito torn triste, torvo, perch listinto che lo port si l potr riprenderlo e trascinarlo unaltra volta (Md 224).

3. Gli appellativi della morte Prima di concludere lascio un breve saggio danalisi di un brano tratto da LeP, tra i pi riusciti del romanzo, in cui si coglie labilit del narratore. Si tratta dellepilogo della storia damore tra Maria Palomba, contadina alla quale hanno ucciso il marito, e Ugo Navarra,

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filosofo abruzzese che sposa la causa borbonica dopo che i piemontesi gli hanno ucciso la sorella e il cognato innocenti. Ugo bacia Maria proprio sul cadavere del marito e per questo ne prende il posto. Dopo lidillio amoroso, i due, che riescono a ritagliarsi un momento di vita fuori dalla guerra fratricida, saranno uccisi nei boschi dai carabinieri piemontesi. Maria una contadina, una cafona semicolta,15 incapace di produrre un testo complesso e coeso, perch non ha studiato. Ma Alianello riesce, ricostruendo il lessico della donna e mescolandolo ai suoi pensieri dautore in un discorso indiretto libero, a creare uno dei momenti pi lirici della sua prosa. La donna, nel passo scelto, cerca di esprimere il suo pensiero della morte,16 della quale ha paura e della quale sente vicina la presenza:

15 Lespressione italiano semicolto, com noto, stata diffusa negli studi linguistici da F. Bruni, Traduzione, tradizione e diffusione della cultura: contributo alla lingua dei semicolti, in Alfabetismo e cultura scritta nella storia della societ italiana, Atti del seminario, Perugia, 29-30 marzo 1977, Perugia, 1978, pp. 195-234. Qui si accoglie la proposta di Bruni (Litaliano. Elementi di storia della lingua e della cultura, UTET, Torino, 1984, p. 205 ss. e Litaliano letterario nella storia, Il Mulino, Bologna, 2007, p. 186) di definire italiano semicolto il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto, sostituendola a quella di italiano popolare data da M. Cortelazzo, Lineamenti di italiano popolare, in Avviamento critico allo studio della dialettologia italiana, Pacini, Pisa, 1972, vol. III, p. 11. Per unanalisi dei tratti dellitaliano dei semicolti si rinvia a P. DAchille, Litaliano dei semicolti, in Storia della lingua italiana, vol. II: Scritto e parlato, a cura di L. Serianni e P. Trifone, Einaudi, Torino, 1994, pp. 41-79. 16 Il tema della morte ricorre in molte opere di Alianello per il quale la morte ci che non sappiamo riconoscere (Alianello, Lo scrittore, p. 109), e in tutti i romanzi essa presente ora come cosa disgustosa, ora come cosa che si percepisce appena come voce o come spirito.

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(38) Ugo lei se l preso ed suo perch lha baciata sul corpo del marito morto, ed come una consacrazione e un obbligo [...]; lobbligo rimane. Verso chi? Lei non lo sa verso chi; verso i morti, pensa. Quella cosa che sta fra cielo e terra e nello sprofondo, che si chiama i morti, e una faccia sola non ha, non una voce sola, ma infinite. Lessere morto, per lei, non il non essere pi, ma un altro modo di essere [...] perch i morti sono la cosa che occupa il mondo squallido, dove non ci sta niente, se non luce nera, spenta, e la cosa, dove trova buio in questo mondo di luce, l si getta. La cosa immensa, senza fine, ma anche sottilissima , ch entra nel pensiero degli uomini, dove sta il buio che noi non conosciamo e invece i morti lo sanno. Sanno tutto i morti. C linferno, s, il paradiso e il purgatorio, e i poveri morti noi li preghiamo con i suffragi; ma questo un altro pensiero. Sono quelli, ma non i medesimi, non fantasmi, non spettri, non lemuri, che pure ci stanno, ma gli altri: la cosa. Forse sono soltanto i dolori dei morti quando furono vivi, che l rinascono (LeP 239-240).

Maria Palomba si concede astrazioni che richiederebbero un lessico pi ricco e forbito per poter esprimere bene il suo pensiero. Fa della filosofia come il compagno Ugo Navarra, e cerca pian piano, con il repertorio lessicale che ha a disposizione, di avvicinarsi al concetto della morte. A un certo punto pensa ai morti e allinferno e al paradiso, residuo, forse, di quanto ha appreso attraverso la sua formazione cristiana, ma si rende conto che quello un pensiero che la porta lontana dal pensiero pi profondo che sta cercando di articolare. Come se le preghiere fossero superstizione, mentre la sensazione che sta cogliendo pi profonda, pi ideale.
(39) [Maria e Ugo al torrente:] Ti vergogni di me? si meravigli il giovane. Neh, Maria Pal, quante volte tho vista...? No, no, interruppe lei, di te, no. E di che? Di tutto... e torn a guardarsi intorno. Tutto per lei ogni cosa, laria, il cielo, la costa del monte, la foresta [...]. Tutto sono le rocce bigiastre, le erbe della ripa, tutto la libellula che saetta avanti e indietro sulla corrente, il gorgheggio fitto degli uccelli nellombra, il falco che passa a grandi ruote squittendo, ombra labile sullo scoglio, tutto rombare degli

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insetti, lo stridio dei grilli, le nacchere delle cicale, lininterrotta voce della terra sotto il sole, che compone limmane silenzio della calura. Tutto, ripet e rise; ma una risata stenta, come se si vergognasse anche del suo pudore. Paurosa! le grid Ugo. Hai paura di te? Della natura! E non sei natura anche tu? Le volt le spalle [...] Non so... disse Maria Palumba, quando vengo qua p lacqua, co la veste e la cammesa addosso, come Dio comanda, e sono sola... emb, chi mappaura? Nisciuno. Eppure, se chiami, chi te sente? Si strilli, la voce tua presto cade o gli alberi, il vento, te la buttano indietro. Ma mi pare ca sto pi alto, ca so differente, e nun ce penso. Questi non mappaurano. Nun so si me faccio cap... sinterruppe imbarazzata. Chi sono questi? chiese Ugo. ...questi... la donna prese un pugno di ghiaia dal greto e la gett nellacqua. Quella fece: clop! [...] Emb, continu la donna, nuda accuss, mi pare che ci stanno tanti occhi da ogni parte che mi guardano... parlava lenta, quasi trasognata, occhi, gente che non ha curiosit se tu piangi o ridi e neppure se muori... ma della carne tua, s, curiosa. [...] Noi uomini, sussurr Maria Palumba, ce nhanno cacciato via da tanto tempo, secoli e secoli... le cose. Perch noi siamo dun altro pensiero e nun ce vonno chi p la via loro... camminando insieme co essi. No. Ora Ugo capiva anche lui e rabbrivid per la sua donna sgomenta di trovarsi nuda e diversa nellintatto creato, lei intrusa in un mistero che ha voluto forzare. Ignuda, si sente inerme contro le cose [...] (LeP 244-245).

Nelle porzioni di testo riportate si nota una climax, un crescendo in astrazione. I morti diventano la cosa, connotati con un sostantivo generico da Maria Palomba che cerca di renderli pi concettuali con le possibilit lessicali di cui dispone. Il pensiero della donna riesce a concettualizzarsi, o per lo meno cos sembra a Maria, attraverso luso del pronome essi, che non proferito dialetto, come pure avrebbe potuto scegliere di fare Alianello, ma in italiano. Come se la morte fosse spiegabile solo in italiano: i morti sono prima la cosa, finch la donna riesce a trovare nel proprio lessico unespressione che le consenta di raggiungere il massimo grado di astrazione: essi,

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pronome dellitaliano letterario e formale, come se, cos facendo, potesse innalzare anche largomento di cui sta parlando. E Ugo, che fino a quel momento, non aveva capito cosa volesse intendere Maria Palomba con il genericismo la cosa, rabbrividisce al suono del pronome essi, perch capisce lo sforzo che costato alla donna elaborarne il concetto, e perch capisce quanto ella ci sia riuscita. Quel pronome si imprimer nella mente del giovane filosofo che lo ripeter poco prima di essere ucciso, quasi come una cantilena premonitrice, come si legge in (40) e in particolare nellultimo periodo che chiude il brano, in cui lepanadiplosi di essi segna la fine della storia di Ugo e quindi dellidillio amoroso:
(40) [Dopo la morte di Maria Palomba:] Ugo stava a sedere su un sasso, con la carabina [...] Perch non me ne vado? Dieci passi pi in l magari... Lui non ha vegliato mai i morti cos... Solo. [...] Essi, quelli che mettevano tanta paura a lei, non ci hanno a che fare. E... chi sono essi? [...] Sent un sibilo leggero e insieme gli giunse un rumore di ferro contro la roccia. Essi son giunti, uomini o bestie lo stesso: essi. (LeP 251).