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Nazioni e nazionalismo nellera globale

Le tesi dellautore sono presentate con uno stile convincente e trascinante e con uninstancabile attetizione alle realt della vita moderna.
Times Literary Supplement In un mondo dominato dalleconomia transnazionale e dalle comunicazioni di massa, i conflitti etnici e il nazionalismo sono recentemente riemersi come forze politiche di grande spessore. Ma la cultura globale potr alla fine soppiantare il nazionalismo? In realt, sembra proprio lopposto: la rivoluzione portata dalla modernit ha rivitalizzato le memorie e le comunit etniche, in quanto gli individui, cercando stabilit e punti di riferim ento in unera interessata da cambiamenti senza precedenti, stanno tornando a volgersi verso le eredit del loro passato. In questo modo, il nazionalismo etnico sfida, ma anche rinforza, lo stato nazionale. Al suo confronto, gli ideali sovranazionali sembrano vaghi e sbiaditi, mentre il sogno di una cultura cosmopolitica globale resta unutopia. Anthony D. Smith sostiene che, nonostante tutti i loro difetti, la nazione e il nazionalismo rimarranno probabilmente gli unici ideali popolari, realistici e diffusi di comunit. Nazioni e nazionalismo nellera globale si presenta come un testo destinato certamente a diventare una lettura essenziale per gli studiosi e gli operatori nel campo della sociologia, della politica, delle relazioni internazionali.
Lautore: Anthony D.

Smith professore di Sociologia alla London School of Economics. Tra i suoi lavori pubblicati in Italia vi sono II revival etnico (1984) e Le origini etniche delle nazioni (1992).

Nazioni e nazionalismo nellera


Anthony D

Asterios

iPARHMfcNTO DI FILOSOFIA e TEORIA DELLE SCIENZE

Anthony D. Smith

Nazioni e nazionalismo nellera globale


Traduzione di Alessandro Sfrecola

Asterios Editore
Trieste

Prima edizione: ottobre 2000 Asterios Editore S.r.l. via Pigafetta, 1 - 34148 Trieste tel. 040/811286 - fax 040/825455 e-mail: asterios.editore@asterios. it Titolo originale: Nations and nationalism in a global era A. D. Smith 1995 Traduzione: Alessandro Sfrecola Grafica e impaginazione: Davide Martinelli Stampato in Italia ISBN 88-86969-29-5

Indice

Prefazione alledizione italiana................................................................ 11 Prefazione................................................................................................... 15 Introduzione..............................................................................................19 1. Una cultura cosmopolitica?....................................................................25 2. Lerrore modernista................................................................................ 45 3. Un revival etnonazionale?.......................................................................67 4. La crisi dello stato nazionale..................................................................99 5. Sovra- o super-nazionalismo?...............................................................127 6. In difesa della nazione.......................................................................... 155 Bibliografia.............................................................................................. 169

Prefazione alledizione italiana

Nellultima decade siamo stati testimoni di uno dei pi grandi rivolgi menti nella storia dellumanit. Al posto dei due grandi e monolitici blocchi di potere che dominavano il pianeta, ci troviamo infatti di fron te alla ripresentazione del precedente quadro politico multipolare, allinterno del quale una molteplicit di stati-nazione, grandi e piccoli, manovra in un mondo pi fluido e a volte persino anarchico per miglio rare la propria condizione e il proprio status. Come accadeva in passato, in questo momento tutti gli stati-nazione, dal Portogallo alla Corea del Sud, devono trovare il modo di inserirsi nelleconomia globale e nei siste mi regionali interstatali, senza tuttavia avere pi a propria disposizione dei ben distinti schieramenti ideologici o di potere. A questa maggiore libert si accompagna comunque un pi elevato livello dincertezza. La situazione espressa molto bene dal pi forte e vivo attaccamento alla nazione e alla collegata identit nazionale, ma si pu ritrovare anche nella maggiore indecisione e nella grande instabilit che contraddistin guono lodierno significato e la vitalit storica di queste due idee. Ulteriori sintomi di un tale mutamento possono anche essere scorti nel numero e nellintensit dei conflitti etnici attualmente in corso in nume rose zone del pianeta e, inoltre, nel riaccendersi di antiche lotte a carat tere nazionale in aree come il Caucaso, il Medio Oriente, il Corno dAfrica, lIndia e i Balcani. Il grande beneficiario dei cambiamenti avvenuti nellultimo decennio stato il nazionalismo. Essendosi sostituito alle ideologie dominanti del capitalismo liberale occidentale e del marxismo sovietico, il nazionalismo etnico forma le basi e il linguaggio dei movimenti e delle rivendicazioni politiche del mondo attuale. Ai nostri occhi, sembra quindi di vedere risvegliarsi dei territori che, come ha detto Ernest Gellner, languivano in una sorta di stato comatoso. come se queste aree, dove il cammino del progresso era stato in pratica congelato, si fossero rianimate e avessero

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cominciato a muoversi lungo strade che lOccidente ha gi percorso da lungo tempo nel corso del suo sviluppo. Un forte processo di moderniz zazione implica il passaggio e il superamento di una fase storica domina ta dal nazionalismo e il finale approdo alle quiete pianure della societ postmoderna. Questa la ragione per cui lepoca presente, contraddi stinta dal revival nazionalista, si presenta come unera ricca di timori e disordini; ed sempre per questa stessa ragione che stiamo assistendo al sorgere di cos tante manifestazioni di scontento a livello etnoregionale, che vanno dallItalia del Nord e dai Paesi Baschi al Kurdistan e alle regio ni settentrionali dello Sri Lanka. Ma esiste unulteriore spiegazione. Al contrario della precedente epoca del nazionalismo ottocentesco, gli anni attuali sono caratterizzati dalla globalizzazione. Il massiccio incremento dellinterdipendenza economica e della comunicazione di massa, con il relativo fenomeno di compressio ne del tempo e dello spazio, stimola in molti individui una reazione deter minata dalla paura di dover assistere allo snaturamento e allo sradica mento della propria cultura e delle proprie strutture sociali. A causa del brusco aumento della mobilit geografica e sociale, un numero di perso ne ogni giorno maggiore viene gettato negli enormi crogioli etnici che sono le grandi citt e il mercato del lavoro, controllati da stati burocra tizzati sempre pi invadenti. Privati dei legami con i propri luoghi dori gine, questi uomini si sentono vulnerabili e minacciati dagli effetti delle trasformazioni economiche e degli spostamenti di popolazioni in corso. Non c quindi da meravigliarsi se molti di loro cercano un sollievo dai propri timori nelle lingue tradizionali, nellappartenenza etnica, nelle reli gioni. Si pu in sostanza affermare che, pi il pianeta si trasformer senza sosta in un luogo privato delle sue peculiarit locali, pi saranno gli indi vidui sradicati che andranno in cerca di protezione nelle tradizioni e nei legami etnici a loro familiari. Ma questi affascinanti resoconti sullattuale rinascita dei nazionalismi resistono a unaccurata verifica? E inoltre, stiamo realmente ripercorren do epoche passate, cercando rifgio nella sacralit della tradizione? Questo sicuramente vero per alcuni, particolarmente per coloro i quali riprendono letteralmente le credenze nelle antiche scritture per dare nuove fondamenta alle loro scosse esistenze. Ma in molti altri casi, le interpretazioni moderniste insistono troppo sulla rottura con il passato e non riescono a intravedere la persistenza delle tradizioni allinterno della modernit. Questultima, infatti, non significa semplicemente sradica mento e distruzione del passato, ma anche il riadattamento di molte componenti di questultimo. Gli esseri umani non gettano a mare volta per volta le culture e le tradizioni dei loro progenitori, ma tendono inve ce a reinterpretare le eredit del passato in sintonia con le loro nuove esi

PREFAZIONE

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genze e vedute. Tenendo ben presente questa considerazione, ci si trover quindi di fronte a una pi bilanciata e convincente prospettiva dalla quale poter osservare lattuale ritorno del nazionalismo etnico. In sostanza, non dobbiamo porre troppa enfasi sul concetto di revival del nazionalismo: si tratta pi che altro della sua sopravvivenza, dopo la parziale eclissi dovuta alle ideologie del periodo della guerra fredda. Le tradizioni, difatti, sia a livello nazionale che regionale, sono coesistite accanto ai grandi progressi; le lingue indigene si sono sviluppate insieme alla scienza moderna; le comunit etniche si sono adattate alle nuove situazioni. Ci esattamente quello che doveva aspettarsi chi aveva rico nosciuto che come del resto avevo fatto io stesso in miei studi prece denti come The Ethnic Origins of Nations (1986)1 e National Identity ( 1991 ) gran parte delle nazioni e dei nazionalismi vanta profonde radi ci nelle culture e nelle strutture etniche del passato. Per tale motivo, non sono solo i sostenitori del nazionalismo a volgersi indietro per autentica re la natura peculiare dei fenomeni nazionali e legittimarne il destino: tutti noi, infatti, possiamo rintracciare gli echi e le continuit presenti dei trascorsi etnici che hanno interessato generazioni successive e mantenuto vive in molti individui le antiche tradizioni. questo passato vivente del popolo - cio della massa della popolazione designata - a conse gnare allodierno nazionalismo etnico le basi sociali e culturali per la mobilitazione politica della nazione. Questa la stessa considerazione che ha permesso a molti nazionalisti, da Mazzini a Tilak e a Nasser, di imbarcarsi in programmi di mobilitazione delle masse popolari contro gli elementi culturali estranei. A mio giudizio, la prospettiva appena delineata fornisce le basi per una pi convincente e sostenibile analisi dellattuale ondata di nazionalismo etnico. Allo stesso tempo, un tale punto di vista spiega il nostro sconcer to di fronte allemergere di una singola cultura globale, come anche le dif ficolt che stanno incontrando ledificazione di una comunit sovranazionale e di unidentit europea. Il nazionalismo rimane dunque una potente forza storica proprio a causa della sua specificit, cio del suo profondo radicamento in particolari contesti sociali e dei suoi anteceden ti culturali diversi per ogni regione. Esso attinge il suo significato e la sua vitalit dalla rievocazione del passato delle singole comunit e popolazio ni, che si sforza poi di trasformare nella nazione moderna. Il potere e la persistenza del nazionalismo non vanno dunque cercati nellenergia della modernizzazione e della globalizzazione, bens nella storia e nella cultura delle varie comunit e categorie etniche, che, come possiamo constatare di persona, godono ancora di un grande ascendente su moltissimi indivi
1 Trad. it. Le origini etniche delle nazioni, Bologna, Il Mulino, 1992 [N.d.T.]

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dui. La storia e la cultura seguitano quindi a costituire le fondamenta dei sentimenti e delle aspirazioni nazionalistiche, ed assai probabile che continueranno a farlo anche in futuro. Anthony D. Smith Londra, marzo 1998

Prefazione In ogni angolo del nostro pianeta, limprovviso scatenarsi su scala mon diale dei conflitti etnici e del nazionalismo ha lasciato interdetti e preoc cupati moltissimi uomini. Questi, infatti, avevano sperato in un mondo libero da contrasti etnici e nazionali, nella convinzione che identit etnica e nazionalismo fossero fenomeni ormai destinati a essere rapidamente superati: ci si era per scordati che le comunit etniche godono di una storia secolare, e che il nazionalismo, come ideologia e movimento, stato un potente attore sulla scena politica mondiale fin dal tempo della Rivoluzione americana e della Rivoluzione francese. La recente riapparizione del nazionalismo pu essere quindi compresa solo se inserita allinterno di un lungo pro cesso storico, e qualsiasi analisi che parta dalla caduta del Muro di Berlino, o anche dalla seconda guerra mondiale, non pu che risultare fuorviarne e superficiale. Lobiettivo che mi sono quindi proposto con questo libro di stabilire alcune delle metodologie con cui il ritorno del nazionalismo contempo raneo stato studiato e di presentare il mio punto di vista sulle attuali ten denze dello sviluppo di nazioni e nazionalismi. In questindagine, mi baser su alcune tesi da me brevemente adombrate nellultimo capitolo del volume National Identity e nel corso di un precedente articolo1. Non quindi mio proposito fornire una rassegna dei nazionalismi odierni n esaminare levoluzione empirica degli avvenimenti in una particolare zona del mondo: il lettore non trover qui alcuna analisi delle attuali lotte nel lex Jugoslavia, nel Caucaso o in Sudafrica, n previsioni sul nazionalismo sikh, quello palestinese o altri.
1 Vedi A. D. Smith (1990a, 1991).

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Non cercher neppure di impegnarmi in pi ampi dibattiti su moder nizzazione e globalizzazione e sulle loro conseguenze, a meno che non coinvolgano temi riguardanti il nazionalismo e le identit nazionali; ho fatto questa scelta in quanto convinto che la chiave di comprensione delle nazioni e dei nazionalismi, intesi come tendenze generali del mondo moderno, non stia negli effetti dellinterdipendenza globale, ma piuttosto nelle strutture e nelle eredit permanenti create dai legami etnici e dalle culture storiche. Con questo non intendo negare lenorme importanza degli effetti della modernizzazione e della globalizzazione. Le loro prin cipali conseguenze sul quadro delle associazioni umane sono state linde bolimento delle strutture tradizionali delle comunit e la diffusione del nazionalismo come ideologia, attraverso lo sradicamento dal suo parti colare contesto nazionale. Ma tale sradicamento era gi stato realizzato durante e attraverso la Rivoluzione francese, al punto che, paradossal mente, non sbagliato identificare in questo processo addirittura una delle forze trainanti dellinterdipendenza globale. La mia argomentazione consiste piuttosto nellattribuire la forza del nazionalismo al suo radicamento storico. Come ideologia, il nazionali smo si consolida solo quando tocca la sensibilit di un popolo, o quan do particolari ceti e strati sociali raccolgono il suo richiamo e vi si ispi rano. Tuttavia, il nazionalismo rappresenta molto pi di unideologia. A differenza di altri moderni sistemi di credenze, per quanto inerente alla sua forza, il nazionalismo dipende non solo dallidea generica di nazione, ma anche dalla specifica personalit e dal carattere di questul tima, che il nazionalismo trasforma poi in concetto assoluto. Il succes so del nazionalismo quindi legato a determinati contesti culturali e storici; ci significa che le nazioni che il nazionalismo contribuisce a creare derivano di volta in volta da aggregazioni etniche e lasciti cultu rali preesistenti e gi altamente caratterizzati. Questo, e non qualche formulazione rivoluzionaria ma astratta, ci che anima cos tanti uomini e donne nei pi diversi angoli del pianeta. Come Benedict Anderson ha sottolineato, il nazionalismo molto pi vicino alla reli gione e alle comunit religiose che, ad esempio, al liberalismo o al socia lismo. E questo il motivo principale per cui le attuali critiche moder niste e postmoderniste al nazionalismo vanno cos spesso fuori stra da, e per cui diviene necessario cercare altrove le cause della durevolez za della forza e della vitalit delle nazioni e del nazionalismo allintemo di un mondo ormai interdipendente. Sono grato a Anthony Giddens e alla Polity Press per avermi conces so lopportunit di esprimere la mia opinione su un argomento che ancora una volta divenuto una pressante questione internazionale, oltre che sociale e culturale. Vorrei anche esprimere i miei pi sentiti

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ringraziamenti ai professori Giovanni Aldobrandini e Maria Damiani Sticchi per avermi invitato alla LUISS di Roma a tenere agli studenti alcune lezioni che sono state poi il punto di partenza delle mie rifles sioni. Vorrei ringraziare inoltre i membri dellAssociazione per gli studi sulle etnie e il nazionalismo e il Comitato di ricerca sui fenomeni etni ci e il nazionalismo della London School of Economics per aver indet to conferenze, seminari e incontri intorno ai pi recenti contributi in questo settore. Mi assumo infine ogni responsabilit rispetto alle opinioni espresse nel volume o a eventuali errori in esso contenuti. Anthony D. Smith London School of Economics

Introduzione In questo libro voglio esaminare il motivo per cui, alla fine del secondo millennio, dovrebbe realizzarsi una rinascita dei conflitti etnici e del nazionalismo, e questo proprio in unepoca nella quale il mondo diventa sempre pi unificato e conglobato e le barriere tra i gruppi etnici e le nazioni cadono e si fanno superflue. In questi anni ci viene costantemente rammentato come il globo terrestre da noi abitato stia diventando sempre pi piccolo e integrato. Dovunque vengono forgiati vincoli sempre pi stretti tra leconomia e la societ del nostro pianeta, mentre stati e nazioni prima indipendenti vengono avvi luppati da una complessa ragnatela di organizzazioni e ordinamenti inter statali, in modo da creare una comunit realmente internazionale. In ogni angolo della Terra, il passato etnico viene aggiornato e le antiche culture frammentate e ricomposte. Ovunque lumanit si trova legata alla ruota della tecnologia automatizzata e attorniata dalla foresta delle comunicazio ni di massa. In breve, il nostro mondo diventato un unico luogo. Questa compressione del tempo e dello spazio ha fondamentalmente cambiato i modi in cui gli esseri umani si rapportano gli uni verso gli altri e verso i propri sistemi sociali. Non c dubbio che la modernit abbia rivoluzionato la nostra maniera di concepire il mondo e di giudicare le societ in cui questo diviso. Forse quindi giunto il momento di com prendere la speranza di Marx ed Engels, cio lauspicio che dalle tante cul ture e letterature nazionali potessero emergere una letteratura e una cul tura comuni. D altronde, forse arrivato anche il momento di rielabora re le nostre convinzioni e le nostre ideologie politiche e di spazzare via divisioni superflue e vecchi antagonismi, in linea con lemergente divisio ne internazionale del lavoro, che sta facendo cadere le barriere commer ciali e nello stesso tempo permette al mercato e al lavoro un libero movi mento attraverso i continenti. Una simile rivoluzione stata provocata dal crollo delle vecchie tradizioni e dei valori religiosi, che ha costretto molti

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individui a separare riti e credi dai loro contesti precedenti e a incorpora re la diversit di altri altre culture, altri popoli, altri stili di vita - nelle proprie autorappresentazioni e relazioni sociali1. Ma questa solo una faccia del quadro contemporaneo. Laltra rap presentata dallascesa e dal riprodursi di tutti i tipi di movimenti sociali e di protesta identitaria, che vanno dal femminismo fino alla lotta ecologi sta, dal movimento per i diritti civili ai revival religiosi. Siamo testimoni, in particolare, di una rinascita del nazionalismo etnico, dei fondamenta lismi religiosi e degli antagonismi fra i gruppi, e questo nonostante ci sia stato insegnato che essi erano da lungo tempo sepolti. Rivendicazioni etniche per lautonomia e la secessione, guerre per lirredentismo nazio nale e conflitti razziali esplosivi nellambito del mercato del lavoro e dello stato sociale proliferano invece in tutti i continenti. Nellera della globa lizzazione e della trascendenza ci troviamo afferrati da un vortice di con flitti che ruota intorno alle identit politiche e alla frammentazione etni ca. In India, nel Caucaso, nei Balcani, nel Corno dAfrica e in Sudafrica sono esplose guerre sanguinose, e anche in societ pi stabili e pi ricche, come il Canada, la Gran Bretagna, il Belgio, la Spagna, la Francia, lItalia e la Germania, si percepiscono periodicamente i sussulti provocati dai movimenti etnici popolari, dal razzismo xenofobo e dal nazionalismo. Per molti abitanti del pianeta un nazionalismo gretto e fissiparo diventa to la principale fonte di pericolo politico presente nellepoca attuale, men tre in ogni luogo lidentit etnica e quella nazionale rimangono questioni delicate e del massimo rilievo. Come si pu spiegare questo paradosso? Si tratta forse del prodotto ine vitabile della dialettica della globalizzazione culturale, che produce un nuovo tipo di politica di rivendicazione identitaria, sulla scia della rivolu zione disgregante provocata dalla modernit, oppure soltanto una reli quia di una precedente et caratterizzata dallodio nazionalistico e dalla guerra? Forse semplicemente unaberrazione temporanea, che verr spazzata via dallulteriore progresso capitalista o postindustriale, regione dopo regione? Oppure questa contraddizione della cultura moderna cre scer e si intensificher nel corso della sua espansione attraverso il globo? Tre sono le soluzioni di base proposte per questo paradosso. La prima vuole indicare che le nazioni e i nazionalismi contemporanei sono sem plicemente gli epigoni dei loro illustri predecessori, relitti di unaltra epoca, e quindi in ogni caso destinati a scomparire una volta compiuto il loro ciclo nelle diverse aree del globo terrestre. La tendenza attuale potrebbe proseguire per un paio di decenni e causare enormi sofferenze
1 Per i concetti di globalizzazione e compressione spazio-temporale vedi Featherstone (1990, in particolare il capitolo di R. Robertson).

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e spargimenti di sangue, ma, in linea di massima, gli odierni nazionali smi etnici e le forme di razzismo, per quanto possa sembrare che proli ferino e invadano le regioni vicine in breve tempo, secondo questinter pretazione non sono destinati a durare, e verranno presto depoliticizzati e normalizzati. In ogni caso essi non fanno parte dei grandi movimen ti della storia, del carro del progresso che legato alle grandi strutture e alle forze trainanti dei cambiamenti storici: la divisione internazionale del lavoro, i vasti mercati regionali, le potenti alleanze militari, le comu nicazioni elettroniche, la tecnologia dellinformazione computerizzata, leducazione pubblica di massa, i mass media, la rivoluzione sessuale, e cos avanti. Sono queste le forze del futuro, e lattuale propensione verso una realt in piccola scala e un mondo intimo non altro che una sorta di diversione di comodo o di cortina di fumo disposta per nascondere il crescente processo di avvicinamento e di massimizzazione delle risorse presenti nelle comunit umane. Siamo infatti gi testimoni sia del col lasso della nazione omogenea che sta avvenendo in molte societ dove le culture e le letterature legate allidentit nazionale diventano sempre pi ibride e ambivalenti - sia dellemergere (qualcuno direbbe del riemergere) di societ multietniche pi libere. Nellera postmoder na, come nella sua controparte premoderna, non c quindi molto spazio per unetnicit politicizzata o per il nazionalismo strutturato come forza politica autonoma2. Una seconda argomentazione vede invece le nazioni e il nazionalismo come inevitabili prodotti e produttori - della modernit. La moderniz zazione, solitamente fatta risalire alla Rivoluzione francese e a quella indu striale (e talvolta alla Riforma), ha trasformato il nostro modo di vivere a un punto e in un modo sconosciuti dal tempo della rivoluzione neolitica e della nascita dellagricoltura sedentaria. Il capitalismo industriale, lo stato burocratico, la guerra totale, la mobilitazione sociale di massa, la scienza e il razionalismo, linformazione computerizzata di massa, le comunicazioni elettroniche, il crollo dei valori della famiglia tradizionale e la rivoluzione sessuale hanno cambiato la vita di tutti gli individui del nostro pianeta, estirpandoli dalle loro abitudini e dalla loro routine quotidiana. I nuovi costumi e gli stili di vita non ortodossi hanno spaesato e disorientato grup pi e individui in uguale misura, distruggendo le precedenti strutture socia li e rendendo obsoleti i vecchi modi di pensare. La rivoluzione determina ta della modernizzazione ha portato una notevole frammentazione, ma anche nuovi tipi di comunicazione e integrazione basati sulle recenti tec nologie elettroniche dinformazione e di diffusione. In questa situazione
2 Riguardo al collasso delle nazioni vedi Kohr (1957); per una versione pi recente vedi McNeill (1986).

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senza precedenti le nazioni e i nazionalismi diventano necessari - anche se non graditi strumenti di controllo degli effetti distruttivi di un cambia mento sociale cos imponente; essi infatti vanno a fornire gli unici sistemi comunitari e di credenze potenti e su larga scala in grado di assicurare un minimo di coesione sociale, di ordine e di senso in questo mondo alie nante e disgregativo. Inoltre, rappresentano le sole forze popolari in grado di legittimare e rendere comprensibili le attivit del pi potente agente moderno della trasformazione sociale, lo stato nazionale. E perci impro babile che le nazioni e i nazionalismi spariranno, almeno finch tutte le aree del globo non avranno compiuto la dolorosa transizione verso una modernit stabile e ricca, sul modello occidentale3. Da un terzo punto di vista le nazioni e i nazionalismi sono invece perenni. Non sono n dei residuati di unera nazionalista che sta per esse re trascinata via o frantumata n inevitabili, se non deplorevoli, prodotti della modernit. Al contrario, saranno proprio la modernit e la cosid detta et postmoderna a sparire, mentre le nazioni continueranno a costituire il fondamento della societ umana. In base a questinterpreta zione, le nazioni e i nazionalismi costituiscono le forze e i processi di svi luppo principali dellet moderna, come anche di quella premoderna, mentre la modernizzazione e la modernit sono in verit semplicemente il modo in cui le nazioni si esplicano nel mondo contemporaneo. Secondo alcuni, e fra questi molti nazionalisti, tale processo parte e bagaglio di un ordine naturale primordiale; i membri di una particola re nazione possono essere stati indotti a dimenticarla, assieme al suo solitamente glorioso - passato, ma alla fine lordine naturale si riassester ed essa nazione rinascer. Per altri, le nazioni rappresentano le funzioni umane, fornendo coesione sociale, equilibrio, calore e realt simili. E per questo motivo che alcune nazioni, sebbene non facciano parte di alcun ordine naturale, ispirano nei loro membri la sensazione di abbracciare la totalit delle cose e risalire a tempi immemorabili: a noi, daltra parte, non resterebbe che ammettere il potere e il valore persistente di questi legami culturali fondamentali. In entrambi questi due casi, comunque, la comunit etnica e la nazione restano i fondamenti essenziali di qualsiasi nuovo ordine concepibile. Sebbene le loro forme possano subire cambia menti, la sostanza dei legami etnici e nazionali permarr nel tempo, a sca pito di qualsiasi trasformazione politica e sociale possa sopraggiungere4.
3 Carr ( 1945) e Deutsch ( 1966) rimangono i testi di riferimento per lo studio del rap porto modernit/nazione. Per una sintesi generale dei cambiamenti rivoluzionari apportati dalla modernit vedi Giddens (1991). 4 Questinterpretazione stata proposta da Shils (1957) e in seguito elaborata da Geertz (1963).

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A ogni modo, a mio avviso, nessuno di questi punti di vista rende giu stizia alla complessit della situazione. Tutti e tre sono imperfetti sia come base generale sia come guide nei confronti del paradosso dellinterdipen denza globale e del nazionalismo fissiparo. Quindi, piuttosto che vedere le nazioni e i nazionalismi come inutili relitti di unera pi antica e pi gretta o come prodotti inevitabili della modernizzazione globale o del tardo capitalismo, o ancora come elementi perenni e naturali della storia e della societ umane, servirebbe ricondurli ai loro contesti etnici e terri toriali di appartenenza. Dobbiamo allora collocarli in una pi ampia intersezione storica fra i legami culturali e le comunit politiche, in quan to questi due ultimi elementi hanno subito linfluenza, e a loro volta hanno influenzato, i processi di centralizzazione amministrativa, di tra sformazione economica, di comunicazione di massa e di sgretolamento delle tradizioni che usualmente associamo alla modernit. Se quindi vogliamo comprendere lonnipresente fascino e linesauribile presa degli ideali nazionali in un momento storico in cui altre forze sembrano prean nunciare, e sollecitare, lobsolescenza del nazionalismo, necessario adot tare sia una pi ampia cornice temporale sia il recupero del sostrato etni co che sta dietro alle forze nazionali. Inizier dunque considerando i punti di vista di coloro che ritengono le nazioni sorpassate dalla globalizzazione e dalla cultura globale (e i limi ti di tali analisi delletnicit e del nazionalismo). Questo primo passo sar seguito dallesame dei meriti e degli errori dei temi modernisti, di cui for nir alcuni esempi empirici di replica. Infine, passer alla posizione lega ta al nazionalismo perenne, che, pur rivelatisi insostenibile, si dimo strata per significativa. Metter in luce come ciascuno di questi punti di vista, nonostante evidenzi alcune importanti dimensioni degli sviluppi correnti del nazionalismo, si dimostri al contempo limitato. Il tema della cultura globale trascende levidenza e non riesce a cogliere il rilievo assunto dalla proliferazione dei nazionalismi etnici. Il punto di vista modernista pi realistico e molto ben motivato, ma anchesso manca di profondit e specificit storica. La tesi che punta alla perennit, daltra parte, dotata di limitato peso esplicativo, sebbene richiami lattenzione sulla necessit di una pi ampia cornice storica. La cornice storica crea infatti le basi per un approccio alternativo che ritengo sar sia pi completo sia pi convincente dei suoi rivali. Da que sta prospettiva, il problema viene inserito in un quadro che identifica la sua origine nella mutua influenza degli strati dellesperienza sociale e storica e nella derivazione dei fenomeni nazionali dal sistema organizzati vo e dal simbolismo etnico e territoriale. Questapproccio attinge dalla vasta sfera dellevidenza storica fornita dallassociazione e dallidentit umana per illuminare esattamente il problema implicito relativo alla

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profondit emozionale e alla presa sociale del nazionalismo, che costitui sce largomento che continua a sconcertare tutti coloro i quali sono coin volti in questo campo di ricerca. In tal modo, sar inoltre possibile affron tare il paradosso della frammentazione che interessa lera della globalizza zione da un punto di vista sociale e storico pi approfondito. Soltanto cogliendo il potere del nazionalismo e lincessante attrattiva dellidentit nazionale attraverso il loro radicamento nel simbolismo etni co premoderno e le loro modalit organizzative c qualche possibilit di comprendere la rinascita del nazionalismo etnico nel momento in cui potrebbe apparire che le condizioni oggettive lo rendano obsoleto. Senza questa presa di coscienza, rimarremmo semplicemente spettatori sconcertati degli imprevedibili drammi politici che si verificano in un mondo caratterizzato da attitudini contraddittorie e forze antagoniste.

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Una cultura cosmopolitica?

Nel suo studio sullevoluzione del nazionalismo - principalmente di quel lo europeo - Eric Hobsbawm dichiara che il fenomeno nazionalista di fine Novecento, ovvero la politica etnica, presenta un diverso meccani smo di funzionamento rispetto al nazionalismo e alle nazioni nel con testo storico del secolo XIX e dei primi anni del XX 1. La creazione delle nazioni intorno a stati nazionali ed economie indu striali nel XIX secolo e i movimenti anticoloniali di liberazione nazionale e di emancipazione della met del XX secolo erano entrambi - afferma Hobsbawn - fattori centrali rispetto allo sviluppo storico. Questo non per il caso dei nazionalismi etnici e linguistici che sono emersi nella seconda met del XIX secolo e che continuano tuttora a proliferare. I movimenti di edificazione e di liberazione nazionale erano in maniera tipica, nello stes so tempo unificatori ed emancipatori, mentre i nazionalismi propri della fine del XX secolo sono essenzialmente negativi, o, piuttosto, volti alla divi sione. Donde linsistenza sulletnicit e sulla lingua in quanto differenza, talvolta combinate, singolarmente o assieme, con la religione. In linea con lanalisi marxista classica, Hobsbawm considera questi movimenti legati ai precedenti movimenti delle piccole nazionalit che lottarono contro gli imperi asburgico, zarista o ottomano2. Ma, in un
1 Hobsbawn (1990), p. 163 [trad. it. p. 193]. Hobsbawn colloca lapogeo del nazio nalismo allinizio del XX secolo, mostrando di adottare una visione storica periodiz zante, in linea con le precedenti analisi storiche del fenomeno. Su queste ultime vedi Snyder (1954). 2 Ibid., p. 164 [trad. it. p. 194],

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altro senso, essi rappresentano lesatto opposto, cio un rigetto delle moderne strutture di organizzazione politica caratterizzato da: reazioni dettate dalla debolezza e dalla paura, tentativi di erige re barricate a difesa dagli assalti del mondo moderno, richia mando, sotto questo aspetto, i risentimenti dei Tedeschi di Praga spaventati davanti allinvadente immigrazione ceca, pi che non quelli dei Cechi in fase di avanzamento3. Questi timori sono stati alimentati dai recenti movimenti internazio nali a livello popolare e da rapide e fondamentali trasformazioni socioe conomiche. Hobsbawm cita come esempi le risposte degli Estoni, dei Gallesi e dei Franco-canadesi allimmigrazione russa e anglofona, e aggiunge: in qualsiasi societ urbanizzata vi sono luoghi in cui entriamo in contatto con stranieri: uomini e donne privi di radici che ci rammen tano la fragilit o il vero e proprio dissecamento delle nostre radici fami liari4. Egli continua poi a spiegare, usando una terminologia attinta dal lanalisi condotta da Simmel sui conflitti nei gruppi, che: il richiamo alletnia o alla lingua non offre alcuna guida per il futuro. E si configura come una mera protesta contro lo status quo, o pi precisamente, contro gli altri che minacciano il gruppo etnicamente definito. E questo perch: il nazionalismo esclude per definizione dal proprio campo tutti quelli che non appartengono alla sua propria nazione, cio la grande maggioranza del genere umano. Inoltre, mentre il fon damentalismo in grado, almeno in certa misura, di fare appel lo a quanto sopravvive dei costumi e delle tradizioni genuine, o alla pratica passata in quanto incarnata nella pratica religio sa, il nazionalismo, come abbiamo visto, , di per se stesso, osti le alle modalit caratteristiche del passato, quando, invece, non emerga addirittura dalle loro rovine5. Per quale motivo, allora, i nazionalismi etnici e linguistici sono divenu ti talmente predominanti al giorno doggi? Secondo Hobsbawm, perch
3 Ibid., p. 164 [trad. it. p. 195]. Questa considerazione in linea i classici attacchi marxisti ai movimenti nazionali delle piccole nazionalit dellEuropa orientale. Vedi anche Cummins (1980). 4 Ibid., pp. 166-67 [trad. it. p. 197]. A proposito del nazionalismo del Qubec, Hobsbawn fa osservare in opposizione la crescente miscela etnica presente nelle gran di citt del Canada. 5 Ibid., pp. 168-69 [trad. it. p. 199].

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essi costituiscono una risposta alla preponderanza del principio di for mazione statale non nazionale e non nazionalistico nella maggior parte del mondo nel secolo xx. Questo comunque non significa che le reazio ni etniche possano fornire un qualsiasi principio alternativo per la ristrut turazione politica del mondo nel XXI secolo6. Facendo richiamo a un tema ormai familiare, Hobsbawm sostiene che i principi propri di una simile ristrutturazione hanno poco a che fare con le nazioni e il nazionalismo. Le nazioni hanno infatti perduto le loro pre cedenti funzioni economiche, sebbene egli ammetta che i grandi stati continueranno a mantenere un importante ruolo nelleconomia mondia le. Tuttavia, linterdipendenza globale significa generalmente che saranno delle entit economiche molto pi grandi a fornire in futuro i fondamenti delle comunit. A giudizio di Hobsbawm, un assioma affermare che il nazionalismo nulla senza la creazione di stati-nazione; solo che un mondo composto di simili stati, rispondenti ai criteri di nazionalit su base etnico-linguistica, non costituisce al giorno doggi una prospettiva credibile7. Stabilito questo principio, ne consegue che, in quanto fenomeno etni co o linguistico: il nazionalismo, nonostante la sua posizione di grande rilievo, ora storicamente meno importante. Non pi un program ma politico di tipo globale, come invece direi sia stato nel seco lo XIX e nei primi decenni del XX. Perch al massimo oggi sem bra un elemento di complicazione, oppure un catalizzatore di altri processi storici. Ritirandosi davanti, o adattandosi alla nuova ristrutturazione sovranazionale del globo ... nazioni e nazionalismo continueranno a essere pre senti in questa storia, ma in funzione subordinata e spesso piuttosto secondaria. Prendendo spunto da Elie Kedourie, Hobsbawm conclude che, in considerazione dei rapidi progressi ultimamente compiuti dagli
6 Ibid., p. 173 [trad. it. p. 204]. Queste considerazioni sono contenute allincerno di una nostalgica panoramica sui modi con i quali i regime comunisti della Jugoslavia e dellURSS erano riusciti a limitare i disastrosi effetti del nazionalismo allinterno dei loro confini. 7 Ibid., p. 177 [trad. it. p. 207]. Questaffermazione presuppone uno scenario nel quale si prevede il raggiungimento della sovranit nazionale per ogni candidato etnonazionale. Ma questa semplicemente unipotesi di comodo: un tale scenario non solo impraticabile, ma non neppure mai stato considerato come un obiettivo globale. E invece accaduto che particolari etnie o leader abbiano richiesto lo status di nazione. Ancora una volta, quindi, il nazionalismo, sradicata lideologia, ha mostrato la sua dipendenza da specifici legami etnici preesistenti.

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storici nellanalisi del fenomeno costituito dalle nazioni e dai nazionali smi, possibile affermare che: come spesso avviene, il fenomeno abbia superato la sua fase acuta. Come dice Hegel, la nottola di Minerva, che reca la sapienza, prende a volare sul far della sera. E un buon auspicio che adesso stia aggirandosi dalle parti di nazioni e nazionalismo8.

Depoliticizzando la nazione
Lanalisi condotta da Hobsbawm una fra le tante che preannunciano la prossima scomparsa delle nazioni e del nazionalismo. Essa rappresenta la variante marxista di questa lettura, con la sua distinzione tra un naziona lismo positivo e unificatore (appartenente per al XIX secolo) e un nazio nalismo negativo e disgregante (quello contemporaneo). Questa precisa zione in linea con la distinzione storica che Hobsbawm, in conformit con lanalisi di Marx ed Engels, ha tracciato tra due tipi di nazionalismo, cio quello europeo e quello non europeo. Il primo, che fior tra il 1830 e il 1870, un nazionalismo politico democratico di massa; un naziona lismo delle grandi nazioni, che prende spunto dagli ideali di cittadi nanza della Rivoluzione francese. Il secondo, caratteristico del periodo che va dal 1870 al 1914, invece un nazionalismo prettamente etnico e linguistico, una reazione delle piccole nazionalit agli obsoleti governi degli imperi ottomano, asburgico e zarista tipica soprattutto tra popoli periferici e spesso stanziati in zone arretrate9. Nella seconda met dellOttocento, secondo Hobsbawm, lurbanizza zione, le migrazioni di massa e le nuove teorie sulla razza diedero un nuovo significato politico e un supporto di massa alle attivit degli intel lettuali romantici tra le classi intermedie dotate di un certo qual grado di istruzione. Questo port alla voga del nazionalismo etnico o linguistico (o etnolinguistico): il tipo di nazionalismo cos superfluo nellera globale delle economie e dei governi su vasta scala che, tuttavia, continua a infiammare limmaginazione della gente o che, per meglio dire, fornisce le risposte alle loro paure e debolezze. Il nazionalismo pi antico, quello
8 Ibid., pp. 181-83 [trad. it. pp. 213-15]; cfr. Kedourie (1960). Nel suo capitolo intro duttivo Hobsbawn elenca una serie di opere pubblicate a partire dagli anni Settanta che a suo giudizio rappresentano degli avanzamenti nel campo degli studi sul nazio nalismo. Dalla lista sono esclusi i numerosi traguardi raggiunti dai lavori pionieristici di Carlton Hayes, Louis Snyder, Boyd Shafer e Hans Kohn. Vedi in proposito A. D. Smith (1992b). 9 Ibid., cap. 1. Per il giudizio di Marx e Engels sul nazionalismo europeo vedi Davis (1967).

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democratico-politico, avendo compiuto il suo percorso storico e chiuso il suo ciclo, stato soppiantato dallondata dei pi recenti nazionalismi etnolinguistici, da considerare poco pi che risposte reazionarie o confu se alla rapidit dei cambiamenti globali in atto. Anchessi, per, presto appassiranno e si dissolveranno al cospetto degli inesorabili movimenti politico-economici a livello planetario propri della storia mondiale. Bisogna ora dire che questa sorta di ottimistico evoluzionismo materialista non rintracciabile solo negli studiosi marxisti. Di esso sono per meate le critiche liberali al nazionalismo, e pu anche essere ritrovato in una gamma di autori che va da Carr e Kohn a Smelser e Breuilly. Tutte queste critiche accettano tendenzialmente la persistente realt e il ruolo storico dello stato nazionale diffusosi su vasta scala, ma cercano per di depoliticizzarlo e di renderlo inoffensivo col ridurre la nazione nellin teresse di segmenti pi ampi dellumanit o persino di questa nella sua totalit10 - a un fenomeno puramente culturale e folcloristico privato di tutti i suoi significati politici. Un modo di raggiungere questa depoliticizzazione quello di separare il livello culturale della nazione dal livello politico dello stato, o meglio, dalle unioni economiche a livello regionale formate dagli stati. Solamente queste ultime aggregazioni, infatti, possiedono una reale importanza sociale e politica allintemo dellordine mondiale in evoluzione, non potendo lo stato-nazione contenere ulteriormente nei suoi confini sia le strutture di mercato esistenti sul territorio sia la cultura pubblica di massa. Avendo perduto entrambe queste funzioni pubbliche, la nazione discende alla condizione di etnicit e cultura, o folclore: un attacca mento puramente romantico a unepoca anteriore, che fra laltro si ade gua bene allespressivit culturale romanticizzata di alcune correnti inter pretative. Il concetto di nazione, cos, perde tutte le dimensioni politiche che aveva in passato11. Un secondo modo di depoliticizzare la nazione consiste nella sua demi litarizzazione. La nazione, che sia legata a un determinato stato o no, non pi lattore principale dellarena internazionale, in quanto nella scena attuale c unita esistenzialmente ai suoi vicini o a unalleanza militare regionale, e non pu pi quindi condurre una politica estera o di difesa realmente indipendente. Lo stato-nazione non si trova pi libero di con durre come desidera le sue relazioni estere: legato non solo da norme
10 Carr (1945); Kohn (1967); Smelser (1968); vedi anche Deutsch (1966) e Breully (1982). Nonostante il diverso approccio teorico e disciplinare, levoluzionismo libera le comune tra questi e altri studiosi. 11 Vedi Nairn (1977, cap. 5) per la distinzione tra realt materiale oggettiva e sogget tivismo romantico. Per lapproccio culturale fra gli studiosi vedi Meadwell (1989).

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generali e internazionali, come quelle della Carta delle Nazioni Unite, ma anche da specifici trattati regionali e da sodalizi in cui si trova coinvolto, volente o nolente. Con la perdita della garanzia militare, la sovranit nazionale viene ridotta radicalmente, se non addirittura abolita. In terzo luogo, infine, si pu normalizzare la nazione e ritualizzare il suo nazionalismo. Tramite le Nazioni Unite, per mezzo di forum e di con ferenze internazionali, intese multilaterali, organizzazioni e simili, le aspi razioni nazionali di ciascuna nazione vengono legittimate e quindi doma te. Esse diventano parte dellordine istituzionale internazionale e della rete formata dagli obblighi sanciti dallinsieme dei vari accordi. Le zanne del nazionalismo in questo modo vengono estratte e diventano de rigeur unidentit nazionale e un patriottismo sani e giovevoli, con il loro ripetuto simbolismo di bandiere, inni e parate. Con il rispetto reciproco delle leggi e dei costumi nazionali, il nazionalismo spogliato della sua forza politica e ridimensionato a una sfera simbolica, rappresentata, ad esempio, da una competitivit a carattere economico, artistico o sportivo. Quello che tutti questi tre aspetti hanno in comune il concetto di scindere la nazione dal dominio politico e di restituirla alla societ civile e allambito culturale da cui scatur, come se il genio malvagio potesse venire nuovamente rinchiuso nella proverbiale bottiglia. Tale intenzione, sfortunatamente, indice di un serio errore di comprensione della natu ra del nazionalismo, in quanto non solo va ad asserire che il nazionalismo culturale e il nazionalismo politico siano due fenomeni distinti, ma addi rittura che non siano neppure in relazione luno con laltro. Ci vuol dire scordarsi di una componente essenziale del potere del nazionalismo, cio della sua camaleontica abilit di trasformarsi in base alle percezioni e ai bisogni di diverse comunit e strati sociali, di fazioni o singoli individui antagonisti fra loro. E inoltre fortemente deleterio non interpretare esat tamente il rapporto tra cultura e politica che esiste allinterno del nazio nalismo. Questultimo non pu infatti essere ridotto a un principio uniforme secondo cui lunit culturale va resa congruente con lunit politica. Tale interpretazione non solo omette numerosi e vitali principi del fenomeno nazionalista, ma manca persino di cogliere il fatto che lo sviluppo di qualsiasi nazionalismo dipende dal collegare strettamente - se non proprio armonizzare la rigenerazione morale e culturale di una comunit con la mobilitazione politica e la volont di autodeterminazio ne dei suoi membri. Quindi, lidea che il nazionalismo possa essere cir coscritto in qualche ambito, anche fosse quello culturale, risulta ingenua e fondamentalmente scorretta. Questatteggiamento implica la rimozione della molla principale del nazionalismo, cio lideale del recupero della rigenerazione comunitaria in tutti i domini della vita umana, e in pi la sostituzione della forma pura della nazione territoriale con il suo conte

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nuto emozionale (sulla falsariga dellaltrettanto vuota strategia nazionale nella forma, socialista nel contenuto...)12. Anche dal punto di vista empirico, la ricomparsa continua del naziona lismo in varie parti del mondo - senza il risparmio degli stati federali o delle societ pi avanzate - suggerisce quanto pericolosamente erronea e ingannevole sia la convinzione che la depoliticizzazione della nazione possa rappresentare una contromisura ai nazionalismi aggressivi. Infatti, il rico noscimento conclusivo di Hobsbawm, riguardante la riapparizione e la dif fusa rifioritura dei nazionalismi etnolinguistici anche nei paesi pi indu strializzati, scalza la sua precedente argomentazione secondo la quale le nazioni e i nazionalismi sarebbero man mano stati soppiantati dalle forze transnazionali insite nella tarda modernit. Non pu non far riflettere anche gli evoluzionisti pi ottimisti o accaniti il fatto che sono proprio le regioni degli stati pi ricche e con il settore educativo pi sviluppato quel le che spesso spingono per unautonomia radicale o persino per la secessio ne - il Punjab in India, gli stati baltici nellex Unione Sovietica, la Slovenia e la Croazia nellex Jugoslavia, la Catalogna, i Paesi Baschi, il Quebec e che continuano a farlo nonostante il nazionalismo sia sulla scena politica da quasi duecento anni. Con il destino di tanti stati multietnici e multina zionali in equilibrio precario, solo una persona veramente superba tente rebbe di dimostrare la veridicit di una propria tesi sul successo delle nazioni pluralistiche fondandosi sul modello americano o su quello australiano. In proposito, sarebbe pi azzeccato affermare che i nazionali smi etnici la fanno oggi da padroni nelledifcazione degli stati contempo ranei e che il nazionalismo politico di uno stato nazionale e letnonazionalismo presente nelle sue diverse comunit convivono a disagio, se non sono proprio costantemente in conflitto: una situazione che esiste almeno dal 1945 e che non mostra tuttora segni dinvoluzione o di risoluzione13. Non ci sono, del resto, nemmeno sensibili segnali concernenti la demili tarizzazione delle nazioni. E vero che le superpotenze nucleari stanno attuando profondi tagli nei loro enormi arsenali, ma, allo stesso tempo, i nuovi pericoli di proliferazione nucleare in Kazakistan, Ucraina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord sono stati accompagnati da unimponen
12 Riguardo a questo principio vedi Gellner (1983, cap. 1); per le critiche a questa let tura unidimensionale del nazionalismo vedi Orridge (1981) e Hutchinson (1987). 13 Sul riemergere postbellico delPetnonazionalismo in Occidente vedi Esman (1977) e Williams (1982a); su alcune delle cause dellirredentismo e della secessione etnica in Asia e Africa vedi Horowitz (1985, cap. 6). Horowitz enfatizza il peso della povert e dellarretratezza di gruppi sociali o regioni, ma , tuttavia, abbastanza evidente che anche i gruppi avanzati delle regioni pi ricche siano suscettibili alle richieste di mag giore autonomia, e persino alla secessione da stati multietnici non graditi.

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te crescita del commercio darmi, rivolto soprattutto ai combattenti nelle aree di crisi, e da un costante aumento degli stanziamenti per le spese mili tari nei bilanci di molti paesi. Un gran numero di stati, anche appartenen ti allUnione Europea, rimane saldamente legato a una politica estera e di difesa indipendenti, una tendenza attualmente alimentata dalle nuove preoccupazioni concernenti il terrorismo, la diffusione di epidemie, il traf fico di stupefacenti e limmigrazione di massa. La paura delle ondate di immigranti ha fomentato lostilit verso i nuovi arrivati, stimolando un rin novato interesse verso lidentit culturale, la solidariet interna e la difesa dellinteresse nazionale, ansie che vengono poi trasformate dagli estremisti in razzismo xenofobo e antisemitismo e dai gruppi pi moderati nella riaf fermazione di un nazionalismo rivolto alla difesa del proprio stato. Gli squarci molto violenti portati negli ultimi anni a quello che una volta era vantato come il nuovo ordine mondiale in Iraq, Bosnia, Somalia, Sudafrica, Caucaso e altrove - hanno costretto gli stati nazionali a rivedere i loro impegni e orientamenti nel settore militare e in quello della sicurez za. Nella maggioranza dei casi, questa revisione ha condotto gli stati ad agire in base a quello che le loro lite consideravano linteresse nazionale. Neanche la promozione della normalizzazione ha inoltre affievolito i fuochi del nazionalismo. Se a questultimo stata accordata una gene rica legittimazione globale - almeno se guardiamo al diritto allautodeterminazione sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, applicato per sol tanto ai popoli delle ex colonie -, anche vero che allo stesso tempo que sta sta venendo erosa, se non altro nel senso che le rivendicazioni nazio nalistiche di altre popolazioni continuano a essere regolarmente denun ciate. Nonostante esista unampia accettazione della nazione come unica base per lazione politica e la mobilitazione di massa, il nazionalismo, sia come ideologia che come movimento, resta sospetto, mentre il separati smo nazionale viene generalmente disapprovato. Nemmeno lidea di bar dare il nazionalismo sbrigliato legando le nazioni di determinate regio ni con unioni economiche e politiche ha riscontrato grande successo. Ci non significa che in tutto il mondo molti stati nazionali non cooperino attraverso una moltitudine di progetti politici e pratici (come successo del resto in passato), ma tali collaborazioni non costituiscono una garan zia contro gli improvvisi risvegli delle passioni nazionali o del separatismo etnico, in qualunque momento le circostanze internazionali o le condi zioni sociali li permettano o li incoraggino14. I precedenti punti indicano la vacuit delle previsioni e i fallimenti delle politiche che intendono superare lidea di nazione e soppiantare il nazio
14 Sulle condizioni internazionali e le dimensioni del nazionalismo vedi Hinsley (1973) e Wiberg (1983). Il diritto allautodeterminazione nazionale nella Carta delle

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nalismo attraverso la loro depoliticizzazione. Questatteggiamento vanta una lunga storia, risalendo infatti al tempo della Societ delle Nazioni. I ripetuti fallimenti dei tentativi di depoliticizzazione non sono per sufficienti a scoraggiare i diffusi approcci evolutivi al naziona lismo (fra laltro incoraggiati dal nazionalismo stesso), ma dovrebbero almeno metterci in guardia di fronte alle affermazioni pi radicali dei sostenitori di tali approcci sullinevitabile cammino della storia e le irre versibili forze della globalizzazione.

Nuovi imperialismi?
Sia nellapproccio dellevoluzionismo socialista che in quello liberale sempre stato sottinteso lassunto che la nazione su grande scala o la grande nazione: comunque sempre uno stato nazionale - fosse lunico veicolo del progresso storico e sociale. Quindi, una volta che questa aves se esaurito la sua funzione nella storia mondiale, consistente nel convo gliare tutti i popoli verso il processo di civilizzazione, sarebbe stata sosti tuita da forme ancora pi grandi e potenti di aggregazione umana. In quanto passaggio obbligato nellascesa dellumanit, la grande nazione avrebbe ceduto il passo, volente o nolente, a unioni o comunit a livello continentale e regionale. Queste considerazioni ci portano comunque verso il concetto di un nuovo imperialismo15. Nelle pi recenti interpretazioni della questione, il principale fattore di sviluppo nella storia mondiale viene identificato nelle gigantesche compagnie multinazionali, nei grandi blocchi di potere e nei vasti siste mi di comunicazione di massa che ormai circondano il globo. Secondo i teorici del capitalismo avanzato nella sua fase globale, sono proprio le grandi multinazionali - con i loro imponenti bilanci, i veri eserciti di personale specializzato, gli investimenti massicci, i mercati a livello pla netario, le tecnologie avanzate - il motore primario della modernit capitalista. La loro posizione dominante e la loro preponderanza su quasi tutti gli stati con leccezione delle potenze principali rappre sentano un nuovo stadio del capitalismo. Il loro campo dazione esige per una classe transnazionale di capitalisti, come anche una potente ideologia globale e una cultura ispirata al consumismo di massa, con le relative teorie e pratiche della pubblicit di massa e il confezionamento degli incentivi materiali che possano trascinare sempre pi persone e
Nazioni Unite stato ristretto ai movimenti di liberazione dai domini imperiali e colo niali, ma ci sono segnali (vedi Slovacchi, Sloveni, Croati, Palestinesi) di un suo amplia mento ai movimenti di autodeterminazione etnica dagli stati nazionali. 15 Per una versione marxista vedi Davis (1967) e Connor (1984a).

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popolazioni intere nel regno delle multinazionali. Tutte queste pratiche, immagini e idee, sradicate da qualsiasi contesto individuale, sono ormai come una moneta corrente interscambiabile nel mercato mondiale della cultura consumistica: lo stato e le identit nazionali vengono, di conse guenza, bypassati e relativizzati16. Le teorie del postindustrialismo sono state particolarmente impres sionate dalle potenzialit politiche dei nuovi sistemi di comunicazione elettronica di massa. Queste ampie reti di telecomunicazioni, grazie agli enormi progressi compiuti nel campo dalle tecnologie informatiche pi sofisticate, ai quali si innestato limpatto della nuova generazione dei mass media visivi, hanno certamente promosso lassemblaggio standar dizzato di prodotti, immagini e mercati da parte delle compagnie multi nazionali. Allo stesso tempo, queste reti hanno fornito alle grandi orga nizzazioni internazionali, come il FMI o la Banca mondiale, lopportunit di crescere e di sfidare gli stati nazionali (a parte i maggiori), indicando anche degli obiettivi alla nuova cultura cosmopolitica globale, capaci come sono di superare i confini e di liberarsi dalle limitazioni imposte dallambito nazionale. Pare che l dove lesperanto ha fallito, possa riusci re la tecnologia dellinformazione17. Ma esiste anche unaltra possibilit. I nuovi sistemi di comunicazioni di massa radio, televisione, videoregistratori, personal computer stanno anche incoraggiando comunit linguistiche e gruppi sociali e politici molto pi piccoli a creare e sostenere delle proprie dense reti socioculturali, che si oppongono sia agli stati nazionali sia a una pi ampia cultura su scala con tinentale o globale. Questa una causa, forse inaspettata, della rinascita dei nazionalismi etnici, ma non certo la sua anima, come denunciano Hobsbawm e altri; questo fenomeno continua comunque a rafforzarsi allombra di organizzazioni pi grandi e pi slegate, come lUnione Europea, e delle loro ideologie pretenziosamente onnicomprensive18. Il sogno dellunit globale non comunque una novit. Risale difatti a quegli imperi universali - Hammurabi e Alessandro, Giustiniano e Harun al-Rashid, Genghis Khan e Carlo V, Napoleone e lImpero britan nico che si sono considerati e proclamati i corrieri della civilizzazione e hanno guardato agli altri come a selvaggi arretrati e barbari. Questi impe ri si sono inoltre presentati come civilt universali e sacre, dominando il
16 Questa tesi stata avanzata da Sklair (1991); cfr. anche Mandel (1975). Per il con cetto di sradicamento vedi Giddens (1991). 17 Per una critica delle descrizioni dellimperialismo dei media e dellimpatto globale dei mass media vedi Schlesinger (1987). 18 Ci quanto sostenuto da Richmond (1984) nel contesto di un pi ampio muta mento da una societ di tipo industriale a uria societ di servizi postindustriale, il

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mondo conosciuto e propagandosi tramite un linguaggio elitario e una cultura elevata che non conosceva confini (e ci nonostante il fatto che la maggior parte dei loro abitanti trascorresse la propria esistenza entro orizzonti culturali molto pi ristretti e fosse toccata solo occasionalmen te dalle tradizioni delle lite). Oggi, certamente, questimperialismo antiquato, sebbene non sia anco ra scomparso, stato invalidato e scacciato da un nazionalismo assertivo. I fedeli della cultura globale sono comunque ben lontani dal desiderio di essere in qualche modo associati alle antiche aspirazioni imperiali, anche nelle varianti culturali pi miti. Il loro relativismo culturale e il loro espli cito cosmopolitismo ecumenico si trovano infatti in netta opposizione non solo rispetto a un nazionalismo divisore, ma anche a tutti i generi dimperialismo aggressivo e autoesaltatore. Ma pu una cultura globale evitare limperialismo culturale? Pu diventare realmente cosmopolitica? Linglese, ad esempio, non forse sempre pi una globale lingua fianca?. Le istituzioni europee (in prevalen za quelle inglesi e francesi) e lo stile di vita americano non hanno forse cominciato a definire gran parte di quella che viene considerata la cultu ra internazionale, cio il contenuto culturale di telefilm come Dallas, della musica pop e dei jeans, ma anche della tecnologia dei computer, dei mass media, dellarchitettura urbana modernista, della legge, della demo crazia e della giustizia sociale costituzionalizzate? Perfino le cornici ideo logiche semiuniversali, cio il capitalismo e il socialismo, erano legate a uno specifico contesto storico, a particolari formazioni statali e a distinti blocchi di potere regionali, basati rispettivamente sullegemonia statuni tense e quella russa. Ma noi possiamo sfuggire agli attributi di un nuovo imperialismo, di una nuova Pax Americana (o Japonica o Europeana), ponendoci sotto la protezione cosmopolitica della cultura globale? In realt, troppo spesso gli esempi scelti per illustrare lavanzata di questul tima traggono le loro motivazioni e gran parte della loro attrazione dalla forza e dal prestigio di uno dei grandi centri metropolitani di potere o da una delle culture del mondo contemporaneo, cio dai nuovi imperi cul turali della modernit. Questo fatto suggerisce almeno che la ricerca della cultura globale e lideale del cosmopolitismo sono continuamente sovvertiti dalle realt della politica di potere e dalla natura e dai vari aspet ti sotto cui si presenta la cultura stessa19.
(1990a). 1J Sullimperialismo culturale e lautonomia nazionale vedi Tomlinson (1991, in par ticolare il cap. 3).
tutto sotto legida del capitalismo e del comuniSmo. Per i movimenti sociali come reti di protesta interpersonale vedi Melucci (1989) e, pi generalmente, A. D. Smith

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Ma tentiamo per un momento di immaginare una cultura globale con una reale connotazione non imperiale, non legata a un particolare ambito spa zio-temporale e, inoltre, priva al suo interno di unorigine e di un carattere nazionale. Una tale forma di cosmopolitismo viene talvolta giudicata una fortuita concomitanza o un prodotto della cultura postmoderna. Senza entrare nella dibattuta questione riguardante le diverse forme e i significati da attribuire al postmodernismo nelle sue varie espressioni, ci che la giu stapposizione fra globalismo e postmodernismo sembra esprimere un movimento contrassegnato da ambivalenza ed eclettismo culturale o da una mescolanza di particolarit locali sposate a una tecnologia scientifica stan dardizzata e semplificata. Da una parte c il giocoso e talvolta satirico uso, filtrato dai mezzi di comunicazione, di svariati stili, immagini e parole tra dizionali estratti da culture pi antiche e impiegati nellambito letterario, musicale, artistico e nella moda; dallaltra parte c la verniciatura unifican te di un discorso scientifico semplificato e uniforme che risponde alle qualit dellinfrastruttura determinata dalle comunicazioni tecnologiche20. A giudizio di alcuni, in verit, la narrazione della nazione stessa e, in par ticolare, il concetto attuale di popolo condividono qualcosa di queste forme ibride ed eclettiche. Entrambi sono infatti composti da brandelli e frammenti di culture storiche e caratterizzati da un tempo doppio e da una frattura tra lautorevole narrativa storica e pedagogica del popolo e la narrativa ripetitiva e performativa del significato assunto nellesistenza quo tidiana e tramite il quale il popolo viene riprodotto. In questo scenario, lidentit nazionale diventata ibrida e ambivalente: in sostanza, un assemblaggio delle storie narrate su di essa da tutti i tipi di gruppi sociali e di individui, specialmente da figure come lemarginato, loutsider, limmi grato, lesiliato, il subordinato, il cittadino delle ex colonie. Anche una cul tura globale, presumibilmente, rivelerebbe un carattere altrettanto ibrido, ricco di componenti ambivalenti, se non addirittura contraddittori: una miscela di motivi e stili tradizionali locali, popolari e nazionali; un discorso scientifico moderno, quantitativo e tecnologico; una cultura dove prevale il consumismo di massa, composta da un mercato, immagini, usanze e slogan standardizzati e massificati; e, infine, linterdipendenza a livello planetario dei precedenti elementi, strutturata sulla pressione unificatrice globale delle telecomunicazioni e dei sistemi dinformazione computerizzati21.
20 Per una descrizione pi ampia, dalla quale attinge il presente capitolo, vedi A. D. Smith (1990b). 21 II carattere ibrido e ambivalente delle identit nazionali nellOccidente moderno e la loro ridefinizione nei termini dellaltro: in questo caso minoranze, immigranti e abitanti delle ex colonie - stato messo in luce da Bhabha (1990, cap. 16).

Una cultura senza memoria?

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Nella pratica, una cultura cosmopolitica ibrida acquisterebbe certa mente sia tratti moderni che postmoderni. Ci aspetteremmo quindi che essa racchiudesse il discorso razionalista, tecnologico e scientifico della modernit, ma anche la manipolazione ambivalente e nostalgica, seppure cinica e artificiale, di un passato pluralistico ed eterogeneo, con le sue tradizioni popolari, le sue lingue e le sue culture nazionali (una manipolazione che contraddistingue la reazione postmoderna alla modernit). E tutto questinsieme si appoggerebbe sulla base quantitativa e tecnologica di reti informatiche sempre pi sofisticate e di sistemi elet tronici di comunicazione di massa. Nella concezione appena presentata, una cultura globale ibrida mostra di possedere tre attributi che indicano la sua reale novit: essa infatti universale, tecnologica ed eterna. universale nel senso in cui nemmeno limpero pi esteso e la sua connessa cultura cosmopolitica potrebbero mai essere. N la civilt cinese, n quella romana, buddista o islamica avrebbero mai potuto aspirare a una tale universalit, in quanto esse hanno sempre avuto altri imperi e altre culture a contrastarle sul loro limes. Queste civilt sono sempre state unespressione delle caratteristiche di determinate popolazioni in altrettanto determinati periodi della loro storia; inoltre, per quanto tenue potesse divenire tale rapporto, questi imperi erano comunque legati a specifici luoghi e momenti storici, men tre la loro cultura era quasi sempre diffusa attraverso eserciti conquistatori. Anche civilt grandiose come lislamica e la cristiana, considerate da John Armstrong le matrici di una simbologia culturale valida per nume rose comunit etniche pi piccole, tradivano il carattere del loro luogo dorigine o della loro fonte di legittimazione. La cultura globale di oggi o di domani, daltra parte, sebbene sia pi sviluppata in America e in Europa occidentale, non pu essere facilmente ascritta a un particolare contesto spaziale e temporale. Nel mosaico di elementi di cui compo sta, infatti, essa ha perso molto della sua specificit spazio-temporale, ma sicuramente destinata a lasciare per strada ancora parecchi dei suoi attri buti: essa diventer veramente planetaria22. Lodierna cultura globale anche la prima civilt puramente tecnologi ca. Il suo uso dellelemento etnico o nazionale emotivamente neutrale. Il suo modo di mescolare tali elementi giocoso e calcolato ed elimina ogni forma di passione dalle diverse problematiche, riducendole a rompi capi tecnici che richiedono soluzioni puramente tecniche. Il suo cosmo
22 SullIslam e la Cristianit medievali come civilt etnoreligiose, comprendenti iden tit etniche pi piccole nutrite da entrambe con risorse a carattere simbolico vedi Armstrong (1982, cap. 3). Per quanto riguarda gli imperi a burocratizzazione centra lizzata vedi Eisenstadt (1963) e Mann (1986, voi. l). Sui regni sacri vedi Anderson (1983, cap. 2).

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politismo riflette la sua base tecnologica uniforme, con i numerosi siste mi di comunicazione che creano reti sociali interdipendenti e che si espri mono attraverso un identico discorso standardizzato, nonch tecnico e molte volte anche quantitativo. Per questo motivo lintellighenzia tecnica diventata cruciale per la nuova modernit e ha soppiantato gli intellet tuali umanisti e spesso nazionalisti. Sono i tecnici che devono far funzio nare e gestire i sistemi globali di comunicazione di massa, mentre la loro cultura tecnica legata al discorso critico che determina il carattere specifi co dellemergente cultura globale23. Inoltre, una cultura globale non ha et. Inseguendo continuamente un presente inafferrabile, una cultura universale artificiale e standardizzata non possiede un background storico, n un ritmo di sviluppo, n il senso del tempo e dellordine. Senza un proprio dominio e fuori da ogni epoca, tale cultura artificiale pu scavare nel passato per meri fini illustrativi, oppure pu cinicamente servirsi di temi estratti da particolari contesti storici con capriccio eclettico, ma comunque rifiuta di darsi una localizzazione stori ca. Priva di ogni senso dello sviluppo, a parte un presente performativo, ed estranea a qualsiasi idea di legame, la vera cultura globale fluida, onni presente, priva di forma e superficiale dal punto di vista storico. Ma perch le persone si figurano e temono lavvento di una simile cul tura cosmopolitica e senza radici? Ed essa potrebbe mai realmente autosostenersi? La gente, comunque, immagina e paventa il suo arrivo a causa della rapida avanzata dei grandi blocchi di potere, delle enormi multina zionali, dei sistemi di comunicazione di massa e dellinevitabile cultura del consumismo di massa di cui abbiamo parlato in precedenza. Dopotutto, palese una crescente uniformit culturale ed economica in tutti i tipi di set tore e di prodotto. Lavanzamento della cultura americana e di quella pop, della lingua inglese, dei media visivi e della tecnologia informatica com puterizzata rappresenta chiaramente una significativa tendenza verso la formazione di una cultura globale e questo trend, a quanto pare, non cambier, almeno per alcuni decenni. Ma a cosa equivalgono, in realt, tali cambiamenti? Un numero cos grande di uomini e donne potr vivere di essi, oltre che con essi? E ancora, essi corrispondono a una cultura nuova? A un nuovo stile di vita che anche un modo di vivere e che pu infon dere speranza, oltre che conforto, agli esseri umani in presenza di perdite materiali, di un lutto o della morte? Quali ricordi, quali miti e simboli, valori e identit pu offrire una simile forma di cultura globale? Questo quanto, in sostanza, le culture del passato hanno sempre cer cato di fornire. Queste ultime, a differenza della cultura globale - priva di
23 Vedi Gouldner (1979) per la distinzione tra intellighenzia umanistica e intellighen zia tecnica.

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memoria e storicamente superficiale, basata presumibilmente sul discorso performativo delle abitudini quotidiane erano costruite anche attorno a ricordi, tradizioni, miti e simboli condivisi dalle successive generazioni degli elementi culturali o politici della popolazione, della classe, della regione, del governo, della comunit etnica o religiosa che esse tentavano di cristallizzare ed esprimere. Quindi, al contrario della cultura cosmopo litica demitizzata e ambivalente del qui e ora, le culture del passato posavano le loro fondamenta su miti, simboli, memorie e valori origina ri, narrati, ri-narrati e riaffermati dalle successive generazioni di ciascuna delle descritte comunit-culture. Se la futura cultura planetaria priva di tradizione e neutra di fronte ai valori, le numerose e distinte culture pas sate e presenti hanno invece sempre cercato di preservare i loro insosti tuibili valori culturali - come li chiamava Max Weber e i simboli, i riti, gli ideali e le tradizioni peculiari di coloro che le avevano forgiate e vi erano appartenuti24. Ma forse non dovremmo misurare la cultura cosmopolitica del futuro secondo gli standard adottati per le culture passate, vincolate al loro tempo e con tutti i loro limiti e particolarismi. Per definizione, le cultu re radicate nel passato, qualunque pretesa avessero, non si consideravano in possesso delFuniversalit necessaria per affermarsi come patrimoni globali dellintera umanit. Questo dato finora indubbiamente corret to, ma esiste qualche prova per la quale noi saremmo ora in grado di for giare una cultura realmente universale, che possa attrarre la totalit degli esseri umani e soddisfare i loro bisogni con le modalit proprie delle cul ture passate? In questeventuale cultura globale ladozione di motivi e simboli presi da tanti e particolari trascorsi etnici e nazionali suggerisce forse che questi ultimi continuano a pervadere la nostra sensibilit e a permeare le nostre strutture sociali? Ma saremmo davvero capaci di immaginarci sufficientemente liberi dal nostro passato, ancora vivo e penetrante, con tutte le sue credenze e presunzioni, e di iniziare dacca po, per cos dire, con la grande impresa di costruire una cultura globale, tecnologica, universale, senza tempo? Questo non ci indica pure che una tale cultura globale andrebbe dopotutto a rappresentare un taglio radi cale con il passato nazionalista, che fra laltro proprio ci che i suoi sostenitori sembrano credere e desiderare che sia? E, in fondo, la cosa migliore in cui si potrebbe sperare nel XXI secolo non proprio il conse guimento di quella diversit nazionale nellunit predicata da alcuni eurofederalisti? Resta il fatto che le culture sono storicamente specifiche, e cos pure il loro immaginario. Limmaginario preconfezionato della cultura globale
24 Weber (1947, p. 176).

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visionaria pu essere triviale e superficiale - una questione di pubblicit per prodotti di massa oppure radicato nelle culture storiche esistenti, da cui attinge tutti i significati e il potere che ne pu ricavare. Queste cultu re passate e presenti esprimono le esperienze di particolari gruppi sociali che compaiono appena sotto la superficie del ben assemblato immagina rio dellibrida e derivativa civilt dei prodotti di massa. Per un periodo potremmo comunque essere in grado di tirare avanti inventando tradi zioni e creando miti. I miti e le tradizioni devono risuonare tra un gran de numero di persone e attraverso pi generazioni, nel caso si voglia che siano mantenuti, e questo significa che devono inserirsi nellesperienza collettiva e nella memoria di particolari gruppi sociali. Se vogliono anda re oltre la generazione dei propri fondatori, anche le nuove tradizioni devono quindi essere culturalmente specifiche e capaci di attrarre e mobi litare i membri di determinati gruppi sociali, escludendo tacitamente gli outsider25. In breve, una cultura globale senza tempo non risponde ad alcun biso gno esistenziale e non evoca alcuna memoria. Se poniamo la memoria al centro dellidentit, non possiamo percepire nella creazione di tale cultu ra alcuna identit globale, come neppure unaspirazione a questultima o unamnesia collettiva che possa far rimpiazzare le esistenti culture radi cate con una cultura cosmopolitica piatta. Questa rimane quindi un sogno confinato in pochi intellettuali, non suscitando alcuna emozione tra le grandi masse di persone, divise ancora nelle loro abituali comunit di classe, genere, regione, religione e cultura. Immagini, identit, culture: tutte esprimono la pluralit e il particola rismo di storie singole e la loro lontananza da qualsiasi nuovo imperiali smo e da qualsiasi visione di un ordine globale cosmopolitico. Il falli mento dei poteri egemonici nel controllo dei nazionalismi di comunit etniche disposte a combattere o di stati nazionali esaltati scorre parallelamente alla continua riaffermazione dellautonomia comunale o nazionale di fronte alle richieste e agli incitamenti deHimperialismo culturale e del cosmopolitismo senza tempo dei beni di massa. Che siano nella sfera dei mass media, delle arti, delleducazione o degli stili di vita quotidiani, le pretese deUimperialismo e del cosmopolitismo culturali dlite vengono continuamente contestate, mentre, dietro il quasi-universale riconosci mento dei prodotti per il consumo di massa, i loro confini sono ritrac ciati. In ciascun caso, le richieste e le domande sono contestualizzate dalle tradizioni e dalle percezioni della comunit ricevente, come del resto
25 II concetto di tradizioni inventate analizzato e illustrato in Hobsbawn e Ranger (1983); cfr. Schlesinger (1987) per le differenti accoglienze nazionali e la comprensio ne dellimmaginario televisivo.

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fanno le generazioni successive delle intellighenzie locali, che cercano di adattare per s e per le proprie comunit le esigenze di occidentalizzazio ne e di una cultura autoctona. In questa cronica guerra culturale il ruolo chiave comunque giocato dal concetto di nazione26.

Conclusione
Due presupposti sono alla base di tutte le precedenti argomentazioni. Il primo tocca il concetto di livello. Per Marx e Hobsbawm, storicamen te il nazionalismo presupponeva una nazione in possesso di una determi nata soglia economica, cio una nazione che potesse ospitare la moder na economia capitalista in virt della sua capacit di garantire la popola zione e lo spazio territoriale bastanti per l'autosufficienza economica non ch per lindipendenza politica. Tale nazione assicurava un vasto mercato territoriale per gli scambi, gli investimenti, il lavoro, la produzione di beni. Anche se il territorio in questione non possedeva risorse naturali proprie, perlomeno non in quantit sufficiente, esso avrebbe comunque potuto sostenere una popolazione che avesse ladeguata competenza per la produzione di beni di consumo di massa indirizzati alle aree meno svi luppate del pianeta. Un simile criterio economico esclude le mini-nazio ni dalle unit politiche autosufficienti, considerandole in verit delle spine fastidiose sulla strada del progresso capitalistico27. Proprio questo progresso sociale e politico fu la conquista storica del classico nazionalismo politico di massa dellOccidente dallepoca della Rivoluzione francese fino agli anni Sessanta del XIX secolo. La presun zione in proposito riguardava il fatto che le nazioni in grado di soddi sfare il descritto criterio economico e politico, che poteva fornire i mer cati territoriali per il capitalismo avanzato e la sua cultura di massa, ave vano - e hanno ancora - un ruolo centrale da giocare nello sviluppo del potere politico e dei rapporti geopolitici. Questi ultimi contribuirono decisamente e in modo sproporzionato - se non intenzionalmente - alla divisione internazionale del lavoro. Le nazioni che avessero fallito di soddisfare il criterio dellautosufficienza economica e politica non pote vano trovare un ruolo nel grande movimento della storia, e lincorpora zione nelleconomia capitalista globalizzante, attraverso la breve stagio ne della loro indipendenza politica, segnava anche la loro imminente scomparsa come nazioni politiche autonome e capaci di autodetermi nazione. Questopinione condivisa da buona parte dei nazionalisti,
Tomlinson (1991, cap. 3); cfr. il dibattito sulla globalizzazione e la pluralizzazione contenuto in Arnason (1990). 27 Vedi anche Hobsbawn (1977).

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solitamente da quelli appartenenti a una o laltra delle grandi nazioni. In questo senso il nazionalismo era effettivamente il tic nervoso del capitalismo28. Il problema insito in questa prospettiva certamente il fatto che, al con trario di qualsiasi condizione esistente nel XIX secolo - quando il capitali smo richiedeva unindustria pesante e un vasto ma non specializzato prole tariato - il tipo di capitalismo avanzato odierno (o postindustrialismo) richiede invece grandi industrie dei terziario, una manodopera altamente qualificata e una sofisticata tecnologia informatica, che possano incoraggia re la tendenza verso la specializzazione flessibile, la diversificazione e le reti economiche interdipendenti. Nei fatti, per, lassenza dellautosufficienza 1 economica e una grandezza e una posizione limitate della pretesa nazione non hanno ostacolato la strada delle comunit culturali pi piccole verso la ricerca di autonomia o il mantenimento dellindipendenza politica ed eco nomica, una volta che questa era stata raggiunta. LIslanda, il Portogallo, la Norvegia, la Svizzera, Singapore, Taiwan, la Nuova Zelanda, Israele e la Tunisia sono soltanto alcuni fra gli stati nazionali pi piccoli la cui indipendenza non stata ostacolata da limitazioni di grandezza e livello (nono stante la mancanza di risorse naturali si sia dimostrata in alcuni casi uno svantaggio); e neppure il loro relativo benessere, sebbene certamente dipen dente dal pi ampio sistema del capitalismo avanzato (ma quale prosperit non lo ?), ha richiesto o incoraggiato la diminuzione della loro indipen denza politica o della loro distinzione culturale. Al contrario, agli occhi dei nazionalisti delle piccole nazioni, lindipendenza politica si dimostrata un singolare vantaggio economico, in quanto ha permesso di tentare di sce gliere tra le offerte delle grandi potenze rivali di aiuti-e-scambi e alleanza-e-difesa, manovrando a proprio favore una potenza contro laltra in un modo che sarebbe stato impossibile come colonia o come provincia incor porata in un impero o una federazione pi ampi29. Inoltre, sono spesso le aree e le comunit pi piccole ma pi ricche e pi produttive economicamente, e ci soprattutto allinterno dei ricchi stati occidentali o europei, che recentemente hanno cercato, o stanno attual28 Questo concetto va associato alleconomista Friedrich List. Il suo parallelo politico era la teoria di Hegel sui popoli senza storia, cio lidea che solo le grandi nazioni che avevano posseduto un proprio stato nel passato avrebbero potuto costruire dei propri stati nel futuro. Vedi, ad esempio, Kahan (1968) e Rodolsky (1964). 29 Vedi la critica implicita a Hobsbawn contenuta in Warren (1980). Per questultimo, lindipendenza politica un prerequisito per lo sviluppo economico capitalista. Le grandi differenze esistenti nel numero degli abitanti e nellestensione territoriale delle nazioni riconosciute un altro dato che poi va ricordato: si va dai 250 mila abitanti dellIslanda agli 80 milioni della Germania e ai 130 milioni della Russia (per non men zionare lIndia e la Cina).

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mente cercando, lindipendenza economica. Ultimamente, questa tenden za ha ricevuto nellambito della comunit internazionale un pi ampio con senso, sebbene ancora contraddistinto da cautela e diffidenza. Ci valido per quanto riguarda comunit come il Quebec, i Paesi Baschi, la Catalogna, la Repubblica Ceca, la Slovenia, la Croazia, gli stati baltici, ma anche Singapore, Taiwan e il Kuwait. La grandezza e il livello, quindi, sono diven tati molto meno importanti nelleconomia morale delle nazioni del mondo contemporaneo, mentre lindipendenza politica rimasta un importante obiettivo e valore intrinseco delle comunit etniche di ogni continente30. Se il punto di vista di Hobsbawm su tale problematica essenzialmen te condizionato dallesperienza classica del nazionalismo nel XIX secolo e nella prima parte del XX, esso raccoglie anche quellaltro errato presuppo sto ottocentesco che il riduzionismo economico. Quello che il XIX seco lo ci ha certamente insegnato il fatto che dobbiamo resistere a quelle argomentazioni che vogliono suggerire come i diversi livelli di cultura o culture devono o dovranno conformarsi e divenire funzionali a definiti modelli e stadi delle strutture economiche e politiche e come le tendenze economiche e politiche globali devono essere accompagnate (dopo un debito lasso di tempo) da corrispondenti cambiamenti nella scala, nel lorganizzazione e nel tipo di unit culturale. La scala, i bilanci, la tecno logia, il personale e la portata delle operazioni delle organizzazioni eco nomiche sono grandemente aumentati negli ultimi due decenni, ma ci non vuol dire che la natura, la scala e le azioni delle unit politiche e ancora meno di quelle culturali - debbano subire cambiamenti propor zionati. Tali unit appartengono a diversi domini. Di questi ultimi, poi, ciascuna unit presenta le propensioni e i processi specifici. Nel dominio culturale, le comunicazioni di massa hanno aperto nuove possibilit ai gruppi e alle comunit culturali pi ristretti di incrementare la loro den sit sociale e di aumentare il proprio livello di partecipazione popolare, e ci nel tempo stesso in cui il numero di centri di potere e la scala delle organizzazioni economiche sono cresciuti. C infatti poca rispondenza tra il crescente livello tecnologico e il successo economico da una parte e lascesa dei nazionalismi etnici nella sfera culturale o politica dallaltra, oppure tra la stagnazione o il declino economico e lemergere delle nazio ni come Walker Connor ha in conclusione dimostrato31.
30 Ci anche vero per quanto riguarda il passato: vedi anche lanalisi contenuta in Argyle (1976) sul nazionalismo delle minoranze etniche dellImpero asburgico. Sui movimenti attuali vedi, ad esempio, Tiryakian e Rogowsky (1985); cfr. anche Hall (1979). 31 Sulla necessit di tenere queste due sfere separate vedi Mouzelis (1990). Per una vigorosa critica della diffusa tendenza di spiegare il nazionalismo etnico nei termini dei processi economici vedi Connor (1984b).

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Con questo non si vuole negare che gli stati e le culture hanno subito mutamenti radicali, equivalenti in intensit e profondit a quelli che hanno interessato la sfera economica. La natura di questi cambiamenti e le loro cause non possono per essere semplicemente dedotte dalle tra sformazioni economiche, ma devono essere scoperte e analizzate con stru menti a loro consoni, poich le societ civili e le culture possiedono carat teristiche e tratti che sono piuttosto differenti da quelli dei sistemi eco nomici. In nessun campo questo fatto pi evidente che nella sfera delle nazioni e dei nazionalismi.

Lerrore modernista

Le opinioni probabilmente pi diffuse nel settore di studi qui preso in esame sostengono: che le nazioni e il nazionalismo sono essenzialmente fenomeni appartenenti al XIX e allinizio del XX secolo; che prima di que sto periodo le nazioni e il nazionalismo erano fenomeni perlopi scono sciuti; e, infine, che gli sviluppi politici ed economici cos decisivi in pas sato per la loro formazione e la loro proliferazione, ora, alla fine del secon do millennio, cominciano a renderli obsoleti. Alla base di tali convinzioni ci sono delle tesi sulla natura delle comu nit etniche e delle nazioni che possono essere sintetizzate come segue. Primo: le nazioni e i nazionalismi sono intrinsecamente moderni - nel senso di recenti -, ovvero emersi negli ultimi due secoli in seguito alla Rivoluzione francese. Secondo: le nazioni e i nazionalismi sono prodotti dai fenomeni specificatamente moderni del capitalismo, deHindustrialismo, della burocrazia, delle comunicazioni di massa e del secolarismo. Terzo: le nazioni sono costruzioni essenzialmente recenti, mentre i nazio nalismi sono il loro cemento moderno, mirante a soddisfare i requisiti della modernit. Infine: le comunit etniche, o ethnies1per usare un ter mine francese pi adatto -, sebbene molto pi antiche e diffuse, non sono n naturali n prestabilite allinterno della storia umana, ma sono per la maggior parte risorse e strumenti usati dai leader e dalle lite nelle loro lotte per il potere. A monte di tutte queste posizioni c, ovviamente, la
1 Vedi Lowenthal (1985); per alcuni dei morivi in base ai quali si considera la moder nit una rivoluzione vedi Giddens (1991).

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tesi fondamentale che la modernit costituisca una rivoluzione nella sto ria umana, o forse la rivoluzione, cio quella i cui effetti sono onnipre senti e universali. A questa considerazione si unisce la tesi che le et pre moderne siano giunte al capolinea, e con esse tutte le strutture e le cre denze fiorite in passato che hanno sostenuto quelle epoche lontane e ormai da tanto tempo scomparse. Il passato ora, effettivamente, un altro mondo2.

Approcci strumentalistie legamiprimordiali


Queste sono quindi le premesse fondamentali alla base di quelli che chia mer i punti di vista modernista e strumentalista sulletnicit e sul nazionalismo, cos prevalenti al giorno doggi. Innanzitutto dir qualco sa relativamente allapproccio strumentalista. Per dirla in breve, un approccio strumentalista quello secondo cui gli esseri umani sono sempre vissuti e hanno sempre lavorato nellambito di una vasta serie di gruppi sociali. Come risultato, i popoli possiedono una variet di identit collettive, che vanno dalla famiglia e dal genere alle affiliazioni di classe, religione ed etnia. Gli esseri umani si muovono con tinuamente dentro e fuori da queste identit collettive, scegliendo e costruendo le loro identit in base alle situazioni nelle quali vengono a trovarsi. Quindi, per gli strumentalisti, lidentit tende a essere situazio nale, pi che pervasiva, e deve venire analizzata come un attributo dei singoli piuttosto che delle collettivit 3. Per comprendere questi punti di vista, dobbiamo guardare alle identit collettive come a tante risorse e categorie circoscritte, dalle quali, attra verso i loro diversi ambienti, gli esseri umani possono attingere. Famiglie, scuole, congregazioni, ceti sociali, gruppi etnici, genere sono tutti unit delimitate di risorse da dove noi, in quanto individui, possiamo attingere in diversi momenti e in varie circostanze. I loro contenuti e i loro signifi cati sono per noi altamente malleabili. D altra parte, il confine sociale tra loro e noi solo relativamente permanente. I contenuti e i significati culturali delle identit etniche tendono infatti a mutare con le culture, le
2 Vedi Okamura (1981). 3 Per lapproccio del confine sociale vedi Bardi (1969, Introduction). In un senso, quello di Barth non puro strumentalismo - per non dire poi situazionalismo -, dal momento che lautore ritiene le identit etniche, nonostante siano create e rielaborate da continui scambi confinari, in qualche modo (pre)esistenti (in termini di processi duraturi di separazione sociale rinforzati da simbolici guardiani dei confini); vedi anche Jenkins (1988). Per un approccio strumentale che riconosce limportanza del rapporto affettivo, cio degli attributi emozionali delletnicit, ai quali si accosta lin teresse sociale, vedi Bell (1975).

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epoche, i periodi, le congiunture economiche e politiche, come anche secondo le percezioni e le attitudini di ogni individuo. Essi non sono mai statici o fissi, ed poi inutile cercare un'essenza nelle identit, poich queste vengono continuamente trasformate e possono essere in ogni occa sione rimodellate secondo le necessit. Come il fiume di Eraclito, le loro forme e i loro contenuti sono in continuo mutamento, cambiando in rap porto alla situazione corrente e ai bisogni e alle preoccupazioni degli indi vidui. Solo i loro confini sociali rimangono fissi. Le comunit etniche, o etnie, costituiscono per gli individui una delle descritte risorse circoscritte, o meglio un insieme di esse. Lungi dallessere radicate nella storia e nella natura umana, non solo tutte le etnie sono diverse tra loro, ma sono costantemente sottoposte a mutamenti. Oggi, agli occhi dei membri dellintero gruppo come agli estranei, essere italiano o russo non quello che poteva esserlo nel 1980, per non parlare del 1960. Nondimeno, letnicit fornisce agli individui e alle lite anche un preciso spazio simbolico e organizzativo di mobilitazione dei mezzi atti alla ricer ca di obiettivi comuni allinterno di uno stato. I simboli, quindi, sono importanti nella formazione degli insiemi di risorse (incluse le singole per sone), nel delineamento dei confini e nel fornire ai membri dei gruppi uno scopo e una direzione. Tuttavia, i simboli, come ogni altro codice cultura le, sono variabili e malleabili; essi possono essere adattati e perfino inven tati - per soddisfare gli interessi e le condizioni dei gruppi e dei singoli4. In netto contrasto con la visione strumentalista sono gli approcci pi datati nei confronti delletnicit, che attribuiscono alle identit culturali collettive, e soprattutto alle etnie, delle radici pi profonde nella societ e nella storia umana. Ci sono in proposito diverse posizioni, che spesso ven gono sommariamente inglobate sotto la generica etichetta di primordialismo. Secondo la versione estremista di questultima tendenza, gli esseri umani sarebbero in possesso di unidentit etnica cos come sono in pos sesso del dono della parola, della vista e dellolfatto. Questa forma di primordialismo considera gli esseri umani appartenenti per natura a comu nit etniche fisse, nello stesso modo in cui fanno parte delle famiglie. Questa una posizione comune fra i nazionalisti, sebbene non apparten ga a tutti: la troviamo presente soprattutto nella versione organica del nazionalismo, elaborata per la prima volta dai romantici tedeschi allinizio dellOttocento (nonostante possa gi essere riscontrata fra i seguaci di Rousseau in Francia). Secondo questinterpretazione, proprio come le nazioni possiedono dei confini naturali, cos hanno pure unorigine e un ruolo specifici in natura, come un carattere, una missione e un destino
^ Vedi Brass (1979) per unapplicazione di questapproccio elitario ai musulmani dellIndia settentrionale.

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peculiari. Da questo punto di vista, non c distinzione tra nazione ed etnia: entrambe sono considerate uguali componenti dellordine naturale, e il nazionalismo un attributo innato dellumanit5. Una seconda versione del primordialismo quella associata al recente revival della sociobiologia. In base a questargomentazione, le etnie e le nazioni sono unit naturali in quanto estensioni di ceppi famigliari sele zionati dallevoluzione genetica per la loro complessiva idoneit: un punto di vista che ha ricevuto ulteriore slancio quando le formulazioni di sociobiologi come Wilson, Trivers e Badcock sono state applicate alletnicit. Il successo individuale nella riproduzione massimizzato dal nepo tismo come dalla reciprocit, e anche la somiglianza culturale viene trat tata come un importante mezzo per la guida degli individui nella ricerca della riproduzione genetica realizzata attraverso ceppi famigliari inclusivi. La realt delle origini biologiche dei gruppi etnici si pu riscontrare nei loro miti culturali sullorigine e la discendenza. Lopera di Pierre van den Berghe costituisce un succinto esempio dellapplicazione del revival socio biologico alletnicit6. Una terza versione del primordialismo afferma che letnicit in genera le un vincolo sociale primario, costante ed efficace, sebbene talvolta oppri mente o ineffabile. Questo potere emotivo non per innato allinterno del vincolo etnico stesso, ma sentito dai partecipanti a un determinato contrasto etnico o dai membri di una particolare etnia. Sono gli stessi mem bri di unetnia o gli individui coinvolti nello scontro ad attribuire una qua lit primordiale alla loro peculiare etnia; ai loro occhi il legame etnico pos siede una priorit logica e temporale rispetto agli altri vincoli, ed essi rico noscono il suo effetto e il suo potere irresistibili. Ci non significa che le etnie sono fisse o statiche, ma, al contrario, che le comunit etniche stori che si formano, fioriscono e si dissolvono, oppure vengono assorbite dalle etnie vicine o conquistatrici, persino quando le loro pretese sono piena mente riconosciute. Secondo questa concezione, ogni essere umano deve appartenere a una o a unaltra comunit etnica; letnicit diviene essenziale per la nostra comprensione della storia; i vincoli etnici scavalcano le altre lealt. Tuttavia, le etnie prefissate possono comunque perdere la propria vitalit, sbiadire e languire, per essere poi rivitalizzate da forze esterne7.
5 Vedi Cobban (1964, cap. 4) per quanto riguarda Rousseau e le dottrine della Rivoluzione francese e Reiss (1955) per il romanticismo politico tedesco. 6 Van den Berghe (1979); per un resoconto generale sulla sociobiologia vedi Badcock (1991). 7 La tesi sostenuta da Geertz (1963), che a sua volta attinge da Shils (1957), sostiene che i membri e gli individui inseriti in unetnia dotano questi legami di una qualit pri mordiale. La primordialit un problema di attribuzione, che non inerente agli

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Le diverse versioni del primordialismo si prestano a numerose obie zioni. La pi scontata concerne il fatto che gli esseri umani vivono in una molteplicit di gruppi sociali, alcuni dei quali, in momenti diversi, sono pi significativi e rilevanti di altri. Quindi, il legame etnico non occupa una priorit assoluta, bens solo uno fra i vincoli diffusi ma variabili che possono avvicinare tra loro gli esseri umani in momenti definiti. In secondo luogo, i legami etnici, come gli altri vincoli sociali, sono soggetti alle forze economiche, sociali e politiche, e dunque flut tuano e cambiano secondo le circostanze. Inoltre, i frequenti matrimo ni fra membri di gruppi diversi e larrivo esterno di ricercata manodo pera qualificata - risultanti da fenomeni di spopolamento causati nella storia da eventi come le ripetute epidemie nelle aree urbane, i continui legami commerciali con altri popoli e regioni e la frequenza di conqui ste straniere hanno reso molto probabile il fatto che solo un esiguo numero di etnie piuttosto isolate abbia mai posseduto lomogeneit cul turale e lessenza pura ipotizzate dalla maggior parte dei primordialisti (e dei nazionalisti). In terzo luogo, come effetto dei sopraccennati cambiamenti storici, gli individui hanno una libert molto maggiore di scegliere la comunit etnica cui preferiscono appartenere - e quindi di essere arbitri del proprio destino e di quello delle proprie famiglie - di quanto non sia ammesso dai primordialisti, e questo vero in partico lare per il XX secolo8. Oltre a tutto, i processi proposti dai sociobiologi per spiegare la lealt a comunit molto pi grandi delle famiglie - cio meccanismi come il nepotismo, la proiezione e lidentificazione - sono argomentazioni cir condate da una considerevole incertezza. Non affatto chiaro perch la ricerca dellaffermazione riproduttiva individuale dovrebbe estendersi al di l della famiglia estesa, verso unit culturali molto pi vaste come le etnie; oppure, quanto a fondo un comportamento costante di questo tipo possa aiutare a spiegare il fenomeno variabile della nazione moderna. Anche le versioni pi flessibili di Geertz e Shils soffrono di una certa esa gerazione del lato affettivo e vincolante a priori delletnicit, e non rie scono a vedere come le scelte etniche siano influenzate dalle circostanze. Nei fatti, le solidariet etniche sono spesso il risultato di strategie perfet tamente razionali di massimizzazione del reciproco soccorso messe in atto
oggetti cognitivi: si tratta di un potere conferito al suo oggetto dagli esseri umani. Cfr. anche Stack (1986, Introduction). 8 Per queste argomentazioni vedi Brass (1979, 1980). McNeill (1986, cap. 1) affer ma che la civilizzazione richiede la specializzazione del lavoro e pertanto non pu non presentare delle gerarchie multietniche.

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da individui e gruppi, in particolare in presenza di una controparte di un certo peso9. Ci sono quindi molti equivoci in queste analisi. Mentre una parte delle critiche delle versioni forti (o naturaliste) del primordialismo coglie nel segno, parecchie valutazioni tuttavia tralasciano, o piuttosto spiegano in maniera sbrigativa, la qualit duratura e vincolante di molte etnie, come pure la loro spesso caparbia persistenza attraverso i secoli, anche quando (e forse proprio perch) entrano a far parte di gerarchie o mosaici multietnici pi ampi. Queste critiche, inoltre, trascurano o spiegano superfi cialmente anche i fortissimi sentimenti provati da chi partecipe o mem bro di etnie e nazioni nei confronti delle collettivit in cui inserito. Il senso di appartenenza e del dovere, del costume e della dignit, come il sentimento di un legame prioritario e pi forte degli altri, sono dati vita li per se stessi e in se stessi per qualunque ricerca sui significati delletnicit, e non possono essere trascurati solo perch alcune delle interpreta zioni primordialiste che li riguardano sono inadeguate o tautologiche10. Ancor pi importante il fatto che queste critiche confondono il livel lo individuale con quello collettivo. Per il livello collettivo, considerato come opposizione a quello individuale, letnicit rimane una forza poten te, esplosiva e spesso duratura. La categorizzazione e lorganizzazione etni ca sono state al centro dei rapporti e dei conflitti umani in gran parte delle epoche e dei continenti. Molti esseri umani hanno sperimentato il persi stente potere e la presa dei legami etnici e spesso considerato la propria etnia come esistente da tempo immemorabile. Nomi, patrie, memorie e simboli possono trascinarsi per secoli, nonostante lassoggettamento, la colonizzazione o la migrazione della popolazione cui erano legati e deli mitati in origine. Ci accadde alla cultura punica con la distruzione romana di Cartagine, e nuovamente in Iran ai Persiani, dopo che venne ro conquistati dagli Arabi musulmani e dal VII secolo in poi islamizzati. I Persiani mantennero patria, nomi, miti e memorie: in questo senso, si pu parlare di primordialismo dei partecipanti, cio di un sentimento di legame etnico duraturo tra i discendenti della comunit originaria, dovunque essi possano trovarsi11.
^ Vedi V. Reynolds (1980) per una critica della sociobiologia. Per il modello della scelta razionale vedi Hechter (1987, 1988). La versione di Geertz della primordialit stata fortemente criticata da Eller e Coughlan (1993) e difesa da Grosby (1994). 10 Vedi Grosby (1991) per unefficace e sapiente applicazione delle tesi di Geertz alla nazione e alla religione dellantico regno di Israele. 11 Sulla persistenza della cultura punica vedi Moscati (1973, pp. 168-69); sulla gra duale islamizzazione dellIran e la rinascita persiana vedi Frye (1966, cap. 6); la fonda-

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l limiti del modernismo


Ora passer al dibattito parallelo fra quelli che possiamo definire perennisti e modernisti. Questo comunque un discorso sulle nazioni, piuttosto che su etnie ed etnicit. Per alcuni studiosi anche le nazioni sono antichissime e perenni. Le loro radici vanno al Medioevo, o perfino allantichit. Non c mai stata unera senza le sue nazioni e i suoi nazionalismi, sebbene la dottrina dellautodeterminazione si sia sviluppata solo in et contemporanea. Ogni essere umano sente nelle sue ossa il durevole potere della propria nazione e la qualit pressoch eterna del carattere nazionale. Le nazioni si possono intravedere fin nella pi remota antichit, dalle prime testimo nianze lasciate dai Sumeri e dagli Egiziani, e a partire da allora hanno dominato la vita politica di ogni epoca12. Quella appena descritta non una visione apprezzata dalla grande mag gioranza degli studiosi, che su nazioni e nazionalismo sottoscrive piutto sto il rivale approccio modernista. Secondo questultimo punto di vista, le nazioni e i nazionalismi sono fenomeni piuttosto recenti (solitamente si fanno risalire alla Rivoluzione francese, ma talvolta anche alla Riforma), cio il prodotto delle rivoluzionarie forze moderne dellindustrialismo, del capitalismo, della burocrazia, delle comunicazioni di massa e della secolarizzazione. Alcuni studiosi associano al modernismo una particola- re enfasi sul carattere artificiale, addirittura inventato, della nazione come manufatto culturale; a ci uniscono una forte convinzione nella natura storicamente specifica e transitoria di nazioni e nazionalismo. Per questi studiosi, le nazioni e il nazionalismo appartengono essenzialmente al XIX e al XX secolo e sono legati a una particolare epoca della modernit, che in Occidente sta gradualmente giungendo a termine. Alle soglie del XXI secolo, linutilit di questi fenomeni nelle societ industriali avanzate sta quindi cominciando a divenire evidente13. Il punto di vista modernista, tuttavia, si occupa pi delladeguatezza e delladattamento alla modernit del nazionalismo che della sua sostitu zione. Per i modernisti, sia le nazioni che i nazionalismi devono essere trattati come elementi intrinseci della modernit, e come componenti
mentale natura consanguinea e la metafora del sangue proprie delletnicit sono bre vemente discusse in Nash (1989) e messe in rilievo anche da Connor (1993). 12 Le prime analisi perenniste della nazionalit nel mondo antico e medievale si trova no in Koht (1947) e Levi (1965). 13 Vedi, fra gli altri, Kedourie (1960), Gellner (1964, cap. 7) e Nairn (1977, cap. 2). Cfr. anche Anderson (1983) e Hobsbawn (1990) per osservare una maggiore enfasi sulle capacit di costruzione sociale di nazioni e nazionalismi. Le differenze tra que ste analisi sono in realt meno importanti della loro comune dedizione di base al modernismo.

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inevitabili dellascesa dello stato moderno. Secondo una versione di que stinterpretazione, le nazioni e il nazionalismo derivano direttamente dal sorgere e dalla natura del moderno stato territoriale e professionalizzato, sviluppatosi prima in Occidente allinizio dellet moderna e poi, attra verso il colonialismo, esportato nelle colonie doltremare di America Latina, Africa e Asia. Fu la trasformazione degli stati sovrani monarchici dopo la Rivoluzione francese, attraverso la democratizzazione di massa e il diffondersi dellideale della sovranit popolare, a dare prominenza alla nazione e a trasformare gli stati assolutisti in stati nazionali. Come abbia mo visto nel caso dellanalisi di Hobsbawm, in questa lettura il naziona lismo trae la sua forza e il suo significato solamente dallunione della nazione con lo stato moderno, ed questultimo che determina la porta ta e la potenza di qualsiasi nazionalismo. Nello stesso tempo, le nazioni e il nazionalismo richiedono referenti esterni, che sono forniti da una serie di stati nazionali in concorrenza fra loro allinterno di un sistema globale interstatale14. In unaltra versione, le nazioni e il nazionalismo possono essere consi derati un ponte sullo squarcio fra stato e societ civile apertosi in Europa al tempo della Riforma e la conseguente disaffezione che ci ha generato. Il nazionalismo tenta di risolvere il problema della dissociazione stato/societ attraverso il richiamo specioso allidea di una comunit-cul tura naturale e storica, usando argomenti sullautenticit e sulla cultura organica derivanti da Herder. In questo modo, esso tenta di evocare un sentimento di appartenza a una comunit organica che mascheri i con flitti di classe e le divisioni della societ moderna con passionali appelli alla solidariet. Pi recentemente, stato anche affermato che la natura riflessiva dello stato - con il suo monopolio dei poteri di amministrazio ne, coercizione e sorveglianza e le esigenze del sistema interstatale - ha formato il locus delle nazioni e dei nazionalismi. Il richiamo a una comu nit popolare sovrana e culturalmente distinta, nellepoca moderna degli spostamenti, dellalienazione e della detradizionalizzazione, completa e legittima i poteri dello stato moderno nel moderno sistema interstatale: si tratta qui del locus della violenza e della guerra. Con questa lettura, le nazioni e il nazionalismo divengono inerenti a una modernit autorifles siva che diventata oggi realmente globale in portata e penetrazione. Nondimeno, i nuovi modelli di distanziamento da tempo e luogo e lo sradicamento di molti elementi dal loro ambiente, aspetti cos caratte ristici della modernit, hanno creato un nuovo desiderio di fattori locali che diano fiducia e cooperazione di fronte a un mondo estraniante. La
14 Questo tipo di analisi riporta a Cobban (1945, cap. 2); vedi anche Tilly (1975, Introduction, Conclusion).

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nazione rappresenta dunque uno strumento per risolvere queste tensioni dialettiche prodotte dalla modernit15. In una visione alternativa, le nazioni e il nazionalismo sono fatti deri vare dalle esigenze dellorganizzazione sociale industriale moderna e dalle sue pressioni per la mobilit e lalfabetizzazione di massa. A differenza dei governi e delle societ antecedenti allera moderna, con le loro rigide sepa razioni tra le lite clericali e aristocratiche e la massa dei produttori di generi di sostentamento con le loro numerose culture locali, la societ industriale fluida e orientata alla crescita, e trae la sua spinta e la sua legittimit dalla propria capacit di rispondere alle aspettative materiali. Una siffatta societ, la cui base materiale lurbanesimo industriale, caratterizzata dal lavoro semantico piuttosto che da quello manuale. Il lavoro ha perduto ogni suo ancoraggio ai rapporti di ruolo ascritti e ristretti e pu trovare una sua fonte di solidariet sociale solo in un parti colare tipo di cultura: una cultura alta o coltivata, ottenuta sia tra sformando le culture basse, spontanee e orali, in culture evolute e lette rarie, sia forgiando queste ultime dai brandelli e dai frammenti dei materiali culturali esistenti in accordo con i bisogni di una societ di massa fluida ed egalitaria. Soltanto una societ moderna orientata verso la crescita, in grado di assicurare uno sviluppo economico su vasta scala, genera il bisogno di culture nazionali alte; queste, poi, possono essere sostenute solo dai sistemi di educazione pubblica di massa, diretti dallo stato e standardizzati16. Le teorie moderniste rappresentano lortodossia dominante nellanali si scientifico-sociale di nazioni e nazionalismi. Ci sono per varie obie zioni intorno a questo punto di vista. La prima a carattere storico: vero che il nazionalismo, come ideologia e movimento, un fenomeno piuttosto recente, che risale alla fine del XVIII secolo, ma anche possi bile identificare la crescita di sentimenti nazionali trascendenti i legami etnici nel XV e nel XVI secolo se non prima in numerosi stati dellEuropa occidentale. Nei ceti del clero e della burocrazia pi bassi troviamo espressioni di un fervente attaccamento al concetto di nazione, in quanto comunit territoriale-culturale e politica, nel XIV e nel XV seco lo in Francia, Inghilterra, Scozia, Spagna e Svezia, come in Polonia,
15 Per unanalisi secondo cui il nazionalismo rappresenta una particolare risposta allalienazione prodotta dalla spaccatura tra stato e societ moderna vedi Breully (1982, Conclusion). Sullidea che il nazionalismo integri a livello psicologico la natura riflessiva dello stato moderno, offrendo un territorio di fiducia e cooperazio ne, vedi Giddens (1985, cap. 8, e 1991). 16 Gellner (1983) accresce il materialismo e il funzionalismo delle sue tesi precedenti (1964, cap. 7), ponendo unenfasi minore sulla lingua e insistendo invece maggior mente sui legami tra istruzione pubblica di massa, cultura dlite e industrialismo.

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Russia e - probabilmente - Svizzera, se non addirittura anche in Galles e Irlanda. Entro il XVI secolo, in Inghilterra e in Olanda, se non anche in Francia, un nazionalismo della classe media pi sviluppato, nato dalla cultura urbana, cominci a imporsi; era un nazionalismo che elevava il popolo a una posizione sovrana, che presto sarebbe stata rinforzata dal mito dellelezione etnica incoraggiato dalle dottrine puritane. Queste sono le vecchie e costanti nazioni, quelle che Seton-Watson ha con trapposto alle molto pi giovani nazioni costruite, create da e sullon da del nazionalismo17. Anche da una prospettiva sociologica, la costruzione delle nazioni si dimostrata sfuggente. Troppo spesso, infatti, stata paragonata alledifi cazione di uno stato. Ma il costruire uno stato, sebbene possa favorire un forte nazionalismo (che sia leale o resistente allo stato in questione), non deve essere confuso con la creazione di unidentit nazionale culturale e politica tra popolazioni spesso culturalmente eterogenee. La fondazione di istituzioni statali incorporanti non rappresenta alcuna garanzia per li dentificazione culturale di una popolazione con lo stato n per laccetta zione del mito nazionale delletnia dominante; in effetti, linvenzione di una mitologia nazionale pi completa da parte delle lite, attuata per sostenere la legittimit dello stato, pu lasciare significativi segmenti della popolazione imperturbati o indifferenti. In molti dei nuovi stati dellAfrica o dellAsia, il potere assimilativo dello stato modernizzante non riuscito a prevenire la protesta e la disgregazione etnica, e tanto meno a minare le culture e i confini etnici. In parecchi casi - come Filippine, Sri Lanka, Iraq, Etiopia e Angola non si assistito alla fusio ne delle etnie attraverso lidentit territoriale nazionale, bens alla persi stenza di profonde spaccature e antagonismi etnici minacciami lesisten za stessa dello stato. In altri casi ancora, la tentata fusione stata vista, spesso a ragione, come etnocida (se non genocida), e la popolazione o la regione da sacrificare si sono volte alla resistenza e alla protesta di massa, se non allaperta rivolta e alla secessione. Questi tipi di antagonismo pos sono spesso essere provocati da rapporti etnici precoloniali o precedenti listituzione dello stato, fra cui antiche ostilit, o, alternativamente, dalle conseguenze sociali, economiche o culturali della modernizzazione giunta con il colonialismo. Ci indica la necessit di usare una certa cau tela nel concedere troppo peso ai poteri dello stato moderno quando si analizzano le nazioni e i nazionalismi recenti. Esistono infatti altre forze
17 Vedi Seton-Watson (1977, capp. 2-3); sullascesa del nazionalismo nellInghilterra del Cinquecento vedi Greenfeld (1992, cap. 2). Per i precedenti dibattiti sul naziona lismo nel Medioevo vedi Tipton (1972). Per la presenza di sentimenti nazionali nelle lite dellEuropa medievale vedi S. Reynolds (1984) e Guene (1985, cap. 3).

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e altri fattori in gioco, che possono predisporre popolazioni e aree cultu rali allattuazione di un programma ideologico nazionalista18. Un terzo problema sorge a causa dello strumentalismo presente nella maggior parte delle teorie moderniste. Queste hanno trovato diffcile spiegare la natura dinamica, esplosiva e talvolta irrazionale dellidentit etnonazionale e del nazionalismo etnico in un mondo sempre pi inter dipendente. Milioni di uomini e donne hanno annullato se stessi, e per fino immolato la propria vita, per la patria, per la Francia, lItalia, Israele, il Vietnam. Lapproccio strumentalista alletnicit, considerato sopra, nonostante tutta la sua indagine sullimportanza dei simboli, non in grado di spiegare perch le persone, invece della classe o la religione, dovrebbero scegliere proprio letnicit o il nazionalismo come veicolo di progresso. Perch quindi milioni di persone dovrebbero essere sensibili a bandiere e inni, monumenti e santuari nazionali, feste e commemora zioni? La teoria della scelta razionale ha tentato di ovviare a questa dif ficolt in termini di strategie individualiste razionali per la massimizza zione del bene pubblico nella popolazione culturalmente definita, ma si continua tuttavia a scontrarsi con lo spirito disuguale, esplosivo, spigo loso di una tale quantit di etnonazionalismo. Per quale motivo tanti individui dovrebbero essere pronti a combattere e morire per comunit etniche le cui lotte sembrano disperate e in cui qualunque bene pubbli co appare sempre elusivo? Perch tanta prontezza di fronte alla prospet tiva di diventare martiri per le cause di minoranze etniche che appaiono senza speranza19? Questo fatto suggerisce lesistenza di unulteriore lacuna negli approc ci modernisti e strumentalisti. Essi infatti si concentrano in larga parte sulla manipolazione delle masse condotta dalle lite, piuttosto che sulla dinamica della mobilitazione di massa in s. Questo il risultato del metodo top down utilizzato in gran parte delle analisi moderniste. Mentre il ruolo delle lite, cio dellintellighenzia, ritenuto fondamentale, da unaltra parte non viene posta sufficiente attenzione alle prospettive e ai bisogni dei poveri e degli esclusi, come neppure alle modalit con cui i loro interessi e i loro bisogni si differenziano in base alla classe sociale, al genere, alla religione, alletnicit. Inoltre, non stato dato neppure rilievo agli schemi con i quali ognuno di questi
18 Per il processo di edificazione nazionale vedi Deutsch e Foltz (1963); per una sua critica incisiva vedi Connor (1972). Sulla secessione e lirredentismo in Asia e Africa vedi Horowitz (1985, cap. 6). 15 Per un modello di secessione basato sulla scelta razionale vedi Hechter (1992) e cfr. Meadwell (1989). Sulle componenti autosacrificali del nazionalismo vedi Anderson (1983).

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gruppi e strati sociali pu essere o stato mobilitato, in accordo con le sue tradizioni culturali e politiche, le sue memorie, i miti, i simboli e le forme locali di espressione. Ci vale anche per quanto riguarda gli studiosi che, come Hobsbawm, riconoscono limportanza delle comu nit e dei sentimenti protonazionali tra i ceti pi bassi, ma che rifiu tano tuttavia di collegarli in qualsiasi modo ai successivi nazionalismi politici moderni. Tale impostazione ci impedisce di afferrare lattrazio ne sul popolo del nazionalismo, la sua capacit di realizzare la mobilita zione delle masse, il ruolo vitale e stimolante giocato dalla cultura e dal simbolismo20. Forse ancora pi importante il fatto che quello che ho chiamato il mito della nazione moderna non riesce a cogliere il valore e il potere costante dei sentimenti e dei legami etnici premoderni nel fornire una solida base per le future nazioni. A causa della loro determinazione di confermare come tutti gli elementi della tradizione siano collassati o siano stati erosi dalle rivoluzioni della modernit, i modernisti non sono riusciti a mostrare che la portata globale dei cambiamenti stata pi accentuata in alcune zone rispetto ad altre e, inoltre, che alcuni ceti o set tori sociali ne sono stati influenzati pi profondamente. In effetti, letnicit e la religione sono state due sfere che hanno resistito allassimilazione condotta dal dominante ethos secolare e universalista della modernit. Sebbene la forza politica della religione si fosse notevolmente affievolita in Occidente (tranne che in Irlanda, Spagna e America), non un caso accidentale che i potenti stati nazionali dellEuropa occidentale siano stati costruiti attorno a nuclei etnici di dimensioni considerevoli - gli Inglesi, i Francesi della Francia centro-settentrionale, i Castigliani, gli Svedesi -, che erano in grado di incorporare, se non di assimilare, i loro vicini minori in uno stato nazionale pi vasto (bench questo processo sia avvenuto con vari gradi di successo). Al di fuori dellOccidente, le reli gioni tradizionali e fondamentaliste detengono invece un potente ascen dente su milioni di persone: questo vero sia per quanto riguarda il sub continente indiano sia per le terre islamiche. Oggi, in modo analogo, molti stati non occidentali sono riusciti a forgiare nazioni che si sono fon date sulla base culturale di unetnia dominante. Ci valido sia per alcu ni paesi dellEuropa orientale (Polonia, Romania, Grecia) che per i nuovi stati dellAsia (Thailandia, Vietnam, Giappone e Corea), che hanno tutti
20 Hobsbawn (1990, cap. 2). Persino per questautore, per, il nazionalismo russo pi tardo potrebbe dovere qualcosa alla comunit protonazionale legata allo zar e alla Chiesa; su questultimo argomento vedi Cherniavsky (1975). Vedi anche Robinson, in Taylor e Yapp (1979), per una critica allapproccio elitario applicato da Brass (1974) al caso dei musulmani dellIndia settentrionale.

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subito una lunga tradizione di dominazione storica da parte di unetnia centrale strategica21. Il mito della nazione moderna, in breve, deve essere riconosciuto per quello che : unanalisi semi-ideologica delle nazioni e dei nazionalismi, che si trova in buona sintonia con i preconcetti e i bisogni moderni, par ticolarmente con quelli di unintellighenzia mobile e universalista, per la quale lo stato-nazione rappresenta soltanto una tappa obbligata nellasce sa deHumanit verso una societ e una cultura globali. Questultimo un ulteriore mito, in quanto rappresenta una rappresentazione largamente accettata e drammatizzata di un passato sacralizzato che serve gli scopi del presente ma anche lo stesso mito del nazionalismo, e che per questo moti vo andrebbe trattata con le stesse precauzioni22.

Modernit e nazionalismo
Esistono inoltre importanti obiezioni di tipo empirico agli approcci modernisti. Innanzitutto, la loro mancanza di considerazione dellepoca in cui una determinata popolazione comincia il suo ingresso nella modernit, par tecipando alloperazione culturale e politica rappresentata dalla creazione di una nazione. Aver intrapreso questo progetto, ad esempio, allinizio del XIX secolo in Europa o in America Latina unimpresa estremamente diversa e porta a risultati ben dissimili da quelli ottenuti dal nazionalismo o dal processo di edificazione nazionale in Africa o Asia a partire dalla seconda guerra mondiale. Lepoca postbellica stata testimone di un ordi namento molto pi globalizzante dellinterdipendenza fra i settori eco nomico, tecnologico e politico di quanto si potesse immaginare - per non dire realizzare quasi due secoli fa. Inoltre, lo sfasamento temporale importante in relazione alle manifestazioni molto diverse dei vari nazio nalismi e alle forme radicalmente differenti di nazioni che questi ultimi aiutano a creare. La lingua e il simbolismo della nazione, se non altro, sono fortemente pervasi dallepoca da cui emergono, essendo spesso influenzati da uno o pi centri nazionali - Inghilterra, Francia, Russia,
21 Seton-Watson (1977). In D. E. Smith (1974) si trovano esempi del revival religio so, mentre A. D. Smith (1989) sottolinea il ruolo dei nuclei centrali etnici. E necessa rio aggiungere che la funzione della religione nel passato continua a incidere su molti degli attuali conflitti etnici, come anche sulla configurazione delle nazioni. Irlanda, Polonia, Serbia e Grecia sono ovvie dimostrazioni europee di questo fatto, ma si pu anche ritenere che la fredda risposta delle popolazioni scandinave al processo di unifi cazione europea debba qualcosa ai sospetti protestanti nei confronti di un continente a guida cattolica. 22 Riguardo al mito politico vedi Tudor (1972); per il mito della nazione moderna vedi A. D. Smith (1988).

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Giappone, Cina - che agiscono da pionieri e modelli o chiavi del succes so dello sviluppo nazionale23. In pi, occorre dire che gli approcci nazionalisti sottovalutano in modo critico i contesti culturali e sociali locali. Questi ultimi sono trattati come tante variazioni indigene, che illustrano i temi complessivi della moder nizzazione nazionalista. Ma un solo momento di riflessione ci convincer della natura fuorviarne di tali esercitazioni interpretative. Lintroduzione di elementi di modernit pu al massimo contribuire a spiegare la manife stazione temporale delle spinte verso il nazionalismo e la formazione delle nazioni, ma non ci dice nulla sul carattere, lintensit, la durata o i raggi dazione dei processi legati ai fenomeni nazionali. Non c dubbio che la modernit abbia avuto un suo ruolo nellalimentare il nazionalismo degli Aborigeni in Australia o dei Mohawk in Canada, proprio come laveva avuto in Francia e in Russia. Ma cosa ancora ci suggerisce questa conside razione, anche solo relativamente alla collocazione temporale - per non parlare poi della portata e del carattere di nazionalismi totalmente diffe renti, che altrimenti divengono realmente dei mondi a parte?24 Altrettanto importante il fatto che il nazionalismo continua a fiorire, sebbene talvolta in forme meno violente ma sempre con molto vigore e tenacia, in alcune delle societ industriali pi avanzate, come Francia, Canada (Quebec), Catalogna e Stati Uniti. Questo suggerisce che i movi menti come il nazionalismo etnico sono relativamente indipendenti dai processi legati alla modernit; tale punto solleva quindi importanti inter rogativi di fronte allapproccio modernista nelle teorie sul nazionalismo. In un paese come la Francia, con la sua tradizione di rivoluzioni dove uneconomia avanzata, uno stato fortemente centralizzato e una burocra zia professionalizzata, uniti a una popolazione colta e relativamente bene stante, esemplificano i tratti di una societ totalmente modernizzata posta nel cuore delleconomia globale -, le ideologie sono andate e venute, ma il nazionalismo e un forte senso di identit nazionale sono rimasti forti, costanti e potenti. In senso negativo, questa permanenza stata espressa negli anni Cinquanta con le obiezioni francesi alla Comunit europea di difesa, negli anni Sessanta e Settanta con lopposizione gollista alla NATO e allegemonia americana e ancora negli anni Settanta, Ottanta e Novanta con la resistenza alle richieste culturali statunitensi nellUruguay round del GATT e con linsofferenza manifestata da molti uomini e donne francesi di fronte agli immigranti musulmani, agli Ebrei, a les Anglo-Saxons e alla loro dominazione culturale. In senso positivo, questi sentimenti sono stati
23 Su questi modelli e pionieri vedi Bendix (1966). 24 Per le differenze temporali nel sorgere del nazionalismo nelle diverse zone del mondo vedi Orridge (1980).

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invece accompagnati da una passione ugualmente fervida per il ricco patri monio culturale e ambientale francese, da un forte attaccamento alle tra dizioni storiche, da un amore ardente per la lingua nazionale, da unacuta sensibilit nei confronti delle frontiere storiche, da un evidente orgoglio per i simboli della gloria della Francia e delle sue conquiste, che fossero nellarchitettura e nella letteratura o nella cucina e nel cinema. Tutto que sto avvenuto nonostante il forte regionalismo ancora presente in Francia e i tanti dubbi e critiche sollevati sulle tradizioni nazionali ormai consoli date che in anni recenti sono comparsi nei manuali di storia o attraverso i canoni della storia dellarte, della museologia, ecc. Il gollismo e il suo con cetto di unEurope des Patries sono stati soltanto una delle espressioni politiche del sottostante nazionalismo culturale che affonda le sue radici nello stato, nella cultura e nella societ francesi25. Anche in Quebec troviamo una societ industriale relativamente ricca e progredita, inserita nellampia economia globalizzante nordamericana, che per presenta tutte le manifestazioni di un fervente nazionalismo, incerto tra sovranit o associazione nel momento in cui insegue comun que la completa indipendenza culturale. Qualcuno poteva aspettarsi che dopo la rivoluzione pacifica degli anni Sessanta e il riuscito trasferi mento di molte delle attivit professionali e commerciali della provincia ai francofoni, i qubcois si sarebbero accontentati dellassicurazione del legemonia culturale francese e dellautogoverno provinciale. Ma le cose non sono andate cos. I sentimenti e le ideologie dei Franco-canadesi sono rimasti forze vibranti e potenti allinterno della vita politica della provin cia, suscitando opposte reazioni a carattere etnico e nazionale nelle altre province della federazione canadese. In effetti, ci sono timori che, dopo il fallimento dellaccordo di Meech Lake e i nuovi poteri del partito dop posizione franco-canadese nel parlamento federale, un nuovo movimen to secessionista che sorgesse fra una delle componenti etniche pi ricche potrebbe alla fine condurre allo smembramento dello stato26. Dalla fine del XIX secolo la Catalogna ha cominciato a diventare una delle regioni commercialmente e industrialmente pi avanzate della Spagna, mentre Barcellona si trasformata in un grande punto franco e in uno dei maggiori centri della cultura europea. Il nazionalismo cultura le catalano nato con la Renaixenca letteraria e culturale di met
25 Sulle iniziali attitudini francesi vedi Benthem van den Berghe (1966). Per la revi sione delle passate tradizioni condotta allinterno dellinsegnamento della storia fran cese, basato sui diversi testi di Lavisse, vedi Citron (1988). Per il persistente regionali smo francese vedi Braudel (1989). 26 La composizione sociale dei sostenitori del nazionalismo franco-canadese analiz zata da Pinard e Hamilton (1984).

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Ottocento, che poi fiori a cavallo del Novecento attraverso numerosi movimenti letterari, culturali, artistici e scientifici, come anche accade mie, riviste e partiti. Da allora, la Catalogna una fra le regioni europee economicamente e politicamente pi avanzate e, dopo una lunga resi stenza popolare alloppressione culturale condotta dal regime franchista, emersa nuovamente come un forte centro etnonazionalista, conquistan do una larga autonomia politica nei confronti della capitale Madrid. Nonostante la sua totale modernizzazione ma forse proprio a causa di questa la Catalogna rimane una nazione caratterizzata da un vigoroso senso della sua identit nazionale e storica e dalle sue appassionate aspi razioni a una massima autonomia nellambito della penisola iberica27. Negli stessi Stati Uniti dAmerica - la pi dinamica arena della moder nizzazione - un potente nazionalismo a carattere continentale non dif ficile da mobilitare in caso di opportunit. Ogni volta che dei soldati sta tunitensi sono uccisi o catturati in una missione delle Nazioni Unite, ogni volta che il Presidente si tormenta su una scelta di politica estera che implica la presenza militare americana, ogni volta che le negoziazioni commerciali minacciano di favorire i rivali degli Stati Uniti, la percezio ne di una storia e di un destino americani distinti e unici emerge sullo sfondo, incoraggiando i cittadini statunitensi a credere nella loro comu ne missione storica di araldi della libert e della democrazia. La condivi sione del patriottismo, la fede messianica neUA merica e il senso quasi religioso del destino comune sembrano essere indipendenti dagli avveni menti economici e politici che toccano gli Stati Uniti o la societ ameri cana, poich emergono in ogni situazione e non sembrano diminuire con la sempre crescente opulenza n con lalto consumismo di massa. La fede in un Credo, in una Costituzione e in uno stile di vita americani, creando un arco sovrastante le tante culture delle etnie che formano gli Stati Uniti, rimasta un elemento dotato di una grande capacit di ripre sa, e ci nonostante le delusioni incontrate dagli Americani in casa e allestero28. In altre societ meno sviluppate ma in rapido processo di modernizza zione, come la Polonia, la Norvegia e lIrlanda, il nazionalismo etnico rimane un fattore potente, mentre il sentimento di appartenere a una stessa nazionalit radicato e largamente diffuso fra la popolazione. Questultimo elemento alimentato, ovviamente, dalla paura di un nemi co comune - nel caso polacco dal timore dellex Unione Sovietica; nel
27 Per un confronto con il nazionalismo basco vedi Payne (1971); per unanalisi pi dettagliata vedi Conversi (1984). 28 Sulla prowidenzialit del nazionalismo americano vedi Kohn (1957a) e Tuveson (1968).

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caso norvegese dallansiet per limpatto economico, politico e culturale dellingresso in unUnione Europea guidata da Francia e Germania; in Irlanda dalla storica diffidenza verso lInghilterra ma emerge anche dal , leredit storica fornita da unesistenza statale separata e/o dallincorpora zione di una comunit emarginata, e addirittura repressa o oppressa, in uno stato pi grande e avanzato. Mentre possibile interpretare le vivaci espressioni di nazionalismo in questi paesi come lasciti e residui della pre cedente epoca nazionalista, il fatto che esse riappaiano e che siano anco ra largamente diffuse suggerisce come sia necessario osservare pi atten tamente le origini sociali ed etniche di queste aspirazioni e di questi sen timenti collettivi29. Esiste poi anche il fenomeno pi recente della feroce xenofobia e della violenza etnica indirizzata verso gli immigrati, i Gastarbeiter e i profughi in cerca di asilo. Queste manifestazioni assumono sia forme popolari che ufficiali. A livello popolare, negli ultimi anni si assistito a violente esplo sioni di antisemitismo in Germania, Francia, Polonia, Ungheria e altri stati, affiancate da manifestazioni dodio ancora pi estreme contro gli immigrati o i Gastarbeiter turchi, albanesi e rom in Germania, Italia, Francia e nella Repubblica Ceca. Questi sentimenti sono stati infiamma ti da diverse organizzazioni neofasciste o neonaziste, che pretendono di difendere, sotto la bandiera del patriottismo, la purezza delleredit cul turale nazionale, nonch di salvaguardare le opportunit di lavoro per gli autoctoni. A livello ufficiale, una politica sia nazionale che paneuropea ostile ai rifugiati politici e agli immigrati stata coordinata dagli stessi governi; i requisiti per laccoglimento sono stati ristretti, e questo nello stesso momento in cui lAtto unico europeo e il trattato di Maastricht hanno unificato le popolazioni native dellEuropa nellUnione Europea, concedendo loro lentrata e la mobilit libera allinterno dei territori della comunit. Anche in questo caso, colpisce levidenza del paradosso fra uni ficazione e frammentazione e la difficolt di far coincidere la recente rina scita del nazionalismo etnico con un qualsiasi concetto di modernizzazio ne inteso come transizione dolorosa, la cui felice traversata nel regno della democratica opulenza di massa verrebbe poi per premiata con larmonia nazionale e la pace sociale30.
29 La persistenza del nazionalismo irlandese nel corso del XX secolo analizzata in Lyons (1979) e Hutchinson (1987); su religione e nazionalismo nella Polonia postbel lica vedi Chrypinski (1989); sulle prime tendenze del nazionalismo norvegese vedi Mitchison (1980), mentre, per quanto concerne sviluppi pi recenti, fra cui lo scetti cismo - per non dire la resistenza - nei confronti della Comunit Europea vedi Waever (1992). 30 Su questi modelli di neofascismo vedi Wilkinson (1983) e Husbands (1991).

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Identit, continuit e trasformazione


Il costante richiamo delletnicit e la persistenza dei nazionalismi etnici anche nelle societ industriali avanzate costituiscono quindi i maggiori ostacoli per i miti della trascendenza delletnicit attraverso la moderniz zazione, come pure per le teorie moderniste su nazioni e nazionalismo. La principale ragione del fallimento modernista sta nel rifiuto di collegare le conseguenze della modernit con la comprensione del ruolo costante gio cato dalle identit etniche e dai legami culturali nati in epoca premoderna. Questi ultimi sono rintracciabili allinterno di comunit particolari e regionali, cio tra i ceti pi bassi - contadini, minoranze indigene, artigia ni, operai - che hanno spesso formato la base sociale dei nazionalismi loca li allorigine delle mobilitazioni di massa. Gli errori delle teorie moderni ste hanno determinato la sistematica trascuranza delle fondamenta popo lari e della cornice culturale del nazionalismo. Per fornire unanalisi reali stica del paradosso dei nazionalismi disgreganti che prosperano in mezzo alla trascendenza globale, la ricerca deve iniziare dalle basi popolari e dal passato etnico, come dalle memorie, i miti, i simboli e le tradizioni delle comunit culturali. La critica ai tanto in voga approcci modernisti al nazionalismo fornisce quindi il punto di partenza necessario per una migliore comprensione di tutte le recenti tendenze politiche e sociali. Qualsiasi tentativo di comprendere linclinazione postmoderna delle clettico globalismo trascendente e del nuovo localismo deve quindi rap portarli non semplicemente ai processi di modernizzazione, ma anche alle pi remote identit ed eredit premoderne, che continuano a costituire le fondamenta di molte nazioni attuali e a esercitare una forte influenza a tuttoggi. La Francia e la Russia medievali non formano soltanto il piedi stallo e il crogiolo della Francia e della Russia contemporanee: i rapporti sociali e le consuetudini culturali di questi paesi sono radicate in tradi zioni, miti, memorie, simboli e valori che sono stati tramandati di gene razione in generazione, esercitando fino a oggi unelevata influenza - seb bene talvolta nascosta - sulle tradizioni politiche, la legge e i costumi, il paesaggio e i suoi luoghi sacri, la lingua e la letteratura, le forme architet toniche, i lasciti artistici e musicali, le danze, i costumi, i cibi e i passa tempi degli individui. Ci significa che, nel caso si desideri spiegare lat tuale proliferazione delle identit culturali e degli etnonazionalismi in ogni parte del mondo, le continuit con le influenze delle epoche premo derne devono essere analizzate in relazione alle tendenze moderne e post moderne e alla loro evidente interrelazione31.
31 Per una pi completa esposizione di queste influenze premoderne vedi A. D. Smith (1986a, cap. 8).

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Concludo quindi con un particolare esempio che ho in mente. Anche degli stati nazionali piccoli e neutrali come la Svizzera, che hanno resisti to per tanto tempo alla tentazione di essere coinvolti nelle alleanze e nelle rivalit politiche europee, cominciano ora a sentire linfluenza delle comunicazioni di massa, delle compagnie e dei mercati transnazionali e dellunificazione politica del Vecchio Continente. Questo avviene al punto che, nel 1991, persino le celebrazioni del settecentesimo anniver sario del mito della fondazione politica della Svizzera sono passate pres soch in sordina; i problemi del paese, causati in particolare dalla sua gio vinezza, sembravano aver poco a che vedere con lepoca delleroica fon dazione o con le semplici e solide virt associate allindipendenza svizze ra. Oggi, infatti, i problemi sembrano essere locali oppure globali, piut tosto che semplicemente nazionali, mentre il tradizionale racconto peda gogico sulla nazione tanto diffuso in Svizzera fino agli anni Settanta appa re sempre meno rilevante. Tuttavia non sono passati nemmeno due decenni da quando la Svizzera stata scossa da una campagna che intendeva tenere fuori i lavoratori stra nieri, soprattutto gli Italiani, e serbare il lavoro svizzero per gli Svizzeri, mantenendo cos intatti la purezza della cultura politica e lo stile di vita del paese. Con questo si guardava alla preservazione della sovranit dello stato nazionale fondato nel 1848 - o della precedente Repubblica Elvetica nata nel 1798 che si era cos ben mantenuta fino agli anni Settanta del , XX secolo. Dietro linsistenza sullindipendenza politica vi era una storia ben pi antica, nel corso della quale la vecchia Confederazione svizzera aveva difeso i suoi diritti cantonali e le sue culture politiche da una lunga serie di nemici esterni; questo processo si era protratto a lungo e aveva portato a forgiare la comunit attraverso la lotta e la separazione di una crescente identit svizzera da quella dei suoi grandi vicini32. Possiamo delineare tre grandi epoche nella continuit e nella trasfor mazione della Svizzera. Allinizio vi un lungo periodo premoderno di formazione etnica, quando fra i diversi cantoni vi erano accordi superfi ciali, e spesso ambivalenti, strutturati sulle consuetudini delle valli ale manne e delle istituzioni urbane, ma anche sulla lotta comune per pre servare o ripristinare i privilegi locali erosi dagli Asburgo. Questa fu suc cessivamente vista come let eroica, venne associata a numerose leggen de sulla fondazione (il patto del Rtli, Guglielmo Teli) e fu infine incor niciata da guerre esterne contro gli Asburgo e i Borgognoni. Solo dal sedi cesimo secolo le citt e i cantoni francofoni di stirpe non alemanna ten tarono di unirsi alla Confederazione, costringendo gli Svizzeri a cercare
32 Steinberg (1976) fornisce una vivida descrizione della complessit dellidentit nazionale degli Svizzeri.

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altre basi - non linguistiche - per la loro identit politica. Questo proces so fu poi seguito da un periodo di consolidamento, che ebbe come pro tagonisti i patriziati urbani e le oligarchie interdipendenti33. Quando nel XVIII secolo questidentificazione minacci di fossilizzarsi, un movimento di rinnovamento culturale e politico sorto a Zurigo, Berna e Ginevra cre unatmosfera favorevole allaccoglimento dellinfluenza e dellintervento francesi. Questa svolta apr una seconda e moderna sta gione di nazionalismo ideologico e di formazione nazionale, nella quale le varie lite secolari cercarono di diffondere lidea di unidentit nazionale svizzera fra i loro compatrioti. Il tentativo culmin nella proclamazione della Confederazione Svizzera e della Costituzione del 1848, avvenuta dopo la breve guerra a carattere religioso del 1847, nonch nellistituzio nalizzazione di un moderno stato nazionale34. Si da allora verificato il graduale emergere di uno stato nazionale sviz zero neutrale e attento alla difesa, e nello stesso tempo di una cultura poli tica aperta alle influenze politico-economiche esterne: un processo inizia to negli anni Sessanta del XX secolo e da allora in costante accelerazione. E ancora troppo presto per dire dove porter questa fase postmoderna, e se essa potr arrivare a intaccare lordinamento civile o lidentit cultu rale e politica della Svizzera. Il punto, comunque, riguarda il fatto che non possibile cominciare a valutare questeventualit senza prima aver preso in considerazione lintera portata della passata storia e dellidentit della Svizzera, almeno come base di partenza per unulteriore analisi35. Questultima osservazione tocca sia la sostanza sia il metodo. Sostanzialmente, qualsiasi nuovo modello di identificazione svizzera sar composto da memorie, simboli e tradizioni delle identit precedenti. Questo inevitabile, nonostante una parte degli Svizzeri pi giovani che abita nelle citt desideri rigettare i sensi di identificazione pi antichi. In ogni caso, ogni tipo di nuova identit a carattere europeo fra la giovent svizzera sar probabilmente permeata dalle identit locali pi antiche. Dal punto di vista metodologico, invece, qualsiasi analisi pi approfondita dei cambiamenti nellidentificazione collettiva degli Svizzeri deve dare il dovuto peso ai modelli di riconoscimento passati, che hanno guidato per tanti secoli la maggioranza degli uomini e delle donne del paese. A lungo
33 Per una completa analisi della formazione dellunit e dellidentit nazionale svizze re vedi Im H of (1991), che fa risalire il processo di costruzione nazionale al tardo Quattrocento. 34 Per dei sunti generali vedi Kohn (1957b) e Thurer (1970). 35 Vedi la storiamodernista della Svizzera di Fahrni (1983), che minimizza il signifi cato dei miti della fondazione e dei legami etnici; vedi anche Kreis (1991) per un approccio di tipo social-costruzionista al mito nazionale svizzero del 1291, interpre tato come il materiale con cui si poi fabbricato il nazionalismo di fine Ottocento.

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termine, ogni nuovo modello di identificazione sar altrettanto debitore sia con le antiche identit del paese sia con le recenti tendenze europei stiche e globali. Su entrambi i livelli, cio sostanziale e metodologico, le sempio svizzero fa da utile guida per la comprensione della natura degli attuali paradossi che interessano il nazionalismo e per afferrare il signifi cato dei moderni etnonazionalismi che hanno vissuto in questi anni una rinascita cos ampia ed eloquente.

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Un revival etnonazionale?

Il fallimento dellinterpretazione modernista nello spiegare la rinascita del nazionalismo fornisce alliniziale paradosso rilevato in precedenza un rilievo pi accentuato. Come abbiamo visto, la rivoluzione della moder nit non si assolutamente esaurita. Allo stesso tempo, la frammentazio ne etnica e il nazionalismo separatista sono tendenze fondamentali della storia recente, che persistono anche in aree di avanzata modernit: non si tratta quindi di episodi secondari temporanei. Perch mai, dunque, fram mentazione e separatismo si starebbero rivitalizzando con tanta forza in un momento in cui la strada della modernit e lerosione dei valori tradi zionali sembrano contraddire il particolarismo e le divisioni generate con tinuamente dal nazionalismo etnico? Cosa pu significare un revival etni co alle soglie del XXI secolo? Come mai si sono riaccese le fiamme di un nazionalismo feroce, neppure quarantanni dopo che parevano essersi spente nel Gtterdmmerung del Terzo Reich?

La critica delperennismo
E se invece fossimo veramente in presenza di una ripresa e di una rinasci ta? Se forse fossimo stati semplicemente delusi? In realt, le fiamme del nazionalismo non erano mai state spente, ma solo temporaneamente nascoste dai nostri sensi di colpa legati alla presa di coscienza delle loro terribili conseguenze. Anche in Occidente, il nazionalismo etnico era sopravvissuto dietro una sottile patina di democrazia sociale e di liberali smo; di conseguenza, lorigine di una grande percentuale dei movimenti postbellici per lautonomia etnica apparsi in Europa alla fine degli anni Cinquanta e Sessanta pu essere risalire molto pi indietro nel tempo. I

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gruppi per lautonomia bretone e fiamminga vennero fondati subito dopo la prima guerra mondiale; il movimento per lautonomia della Scozia emerse nel 1886, mentre il predecessore del Partito nazionale scozzese nacque nel 1928; il movimento basco di Sabino Arana fu costituito nel 1894; quello catalano negli anni Ottanta dellOttocento1. Sebbene in Occidente questi e altri gruppi abbiano conosciuto una rinascita di massa negli anni Sessanta del XX secolo, le loro radici cultura li possono essere collocate agli inizi dellOttocento, mentre le loro prime manifestazioni politiche risalgono alla fine dello stesso secolo. Solo quel senso di repulsione nei confronti del razzismo e di ogni cosa potesse esse re collegata alletnicit scatenato dagli orrori della seconda guerra mon diale pu aver mascherato alla nostra vista la persistenza dei nazionalismi etnici e aver determinato tanta sorpresa al momento della loro apparente improvvisa rinascita2. Ma le date non bastano a spiegare lintera faccenda. Che cosa esatta mente sopravvissuto, e che cosa si rianimato? Esisteva un nazionalismo popolare nel XIX secolo, che poi rinato negli anni Sessanta del Novecento? E possiamo parlare di comunit etniche sopravvissute intatte fin dai tempi pi remoti, dalle epoche premoderne? Oppure si in pre senza di una nazione premoderna che, come affermano i nazionalisti, si addormentata, per poi ridestarsi con un bacio nellinebriante atmo sfera dei ruggenti anni Sessanta?3 Queste domande ci avvicinano di molto alla posizione di quelli che ho chiamato perennisti. Dal loro punto di vista, le nazioni moderne sono semplicemente le espressioni recenti di un fenomeno antichissi mo, cio della nazione immemorabile, di cui si possono facilmente tro vare le tracce nellantichit e nel Medioevo. Non c nulla di veramen te nuovo nella nazione moderna, se non il periodo in cui essa emer ge e la tecnologia e gli apparati di governo controllati dalle sue lite amministrative e militari. La nazione in quanto tale, che i perennisti considerano una comunit eletta che condivide una cultura, una storia e una lingua comuni allinterno della propria patria, non praticamente mai mutata. Ci cui si assistito alla fine del XX secolo sem plicemente una riaffermazione della base nazionale sulla sovrastrut tura politica ed economica (per ribaltare, come gli stessi nazionalisti
1 Sulle origini di questi movimenti vedi Mayo (1974); sul movimento scozzese vedi Hanham (1969); sui movimenti basco e catalano vedi Payne (1971). 2 II neonazionalismo occidentale ha prodotto una vasta letteratura: vedi, fra gli altri, Esman (1977), Williams (1982a) e Tiryakian e Rogowski (1985). 3 Sulla metafora della Bellezza Dormiente vedi Minogue (1967a); per le immagini del risveglio, della rinascita e del rinnovamento nazionale vedi Pearson (1993).

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sono soliti dire, la metafora marxista). In altre parole, la cultura intendendo la cultura nazionale ha voluto riconfermare il suo pri mato sulla politica, leconomia e la tecnologia, in quanto essa linva riabile impalcatura della societ, con i suoi lenti ritmi di comunicazio ne, il suo profondo radicamento nella psiche umana, i suoi onnicom prensivi codici simbolici, le sue reti di relazioni sociali4. Ma si pu sostenere lidea della nazione immemorabile? Si pu affermare che la nazione, in qualche modo, sia sempre esistita, nel lantichit come nellepoca moderna? Si pu realisticamente asserire che le nazioni moderne sono le discendenti dirette delle loro copie medievali? E, di conseguenza, che le moderne nazioni russa o inglese sono in tutte le loro componenti essenziali identiche a quelle della Russia e dellInghilterra medievali; oppure, che queste comunit erano i veri antenati degli Inglesi (o dei Russi) di oggi, come dichiara lin troduzione al catalogo della mostra sugli Anglosassoni The Making of England?5 Una simile opinione vuole indicare sia che la modernit, nonostante tutti i progressi tecnologici ed economici portati, non ha influito sulle strutture di base delle associazioni umane sia che, al contrario, sono la nazione e il nazionalismo che in ciascun caso determinano o ci conduco no verso ci che chiamiamo modernit (con ogni nazione che definisce poi questa a modo suo). Quindi, lantica confederazione ebraica guidata dagli Asmonei (Maccabei) e dagli Idumei poteva, ad esempio, vantare le stesse caratteristiche di patria, popolazione, storia, lingua, culto centrale come anche il potere monarchico, lesercito e la capitale di tanti dei suoi vicini (e molte di queste sono qualit che troviamo nelle nazioni moder4 Per unincisiva esposizione perennista vedi Fishman (1980). Uninterpretazione pi complessa abbozzata da Armstrong (1982, cap. 1), che considera letnicit e la nazio nalit come strette alleate interscambiabili, in quanto insiemi di percezioni, attitudini e sentimenti legati a sensi didentit sia religiosi che di classe; in ogni caso, uno spar tiacque storico - lintroduzione del nazionalismo - distingue le nazioni dellepoca 1775-1815 da quelle del periodo seguente (Armstrong, 1992a). 5 Johnson (1992) ha sollevato alcune di queste problematiche in riferimento al catalo go della mostra The Making o f England (vedi Webster e Backhouse, 1991), dove lin troduzione storica di Nicolas Brooks si apre cos: Gli Anglosassoni, le cui conquiste artistiche, tecnologiche e culturali del VII, Vili e IX secolo sono esibite in questa mostra, furono i veri antenati degli Inglesi di oggi. Allepoca in cui queste opere vennero realizzate, esistevano fra gli Anglosassoni numerosi regni rivali, ognuno con una propria dinastia, una pro pria aristocrazia e delle distinte lealt e tradizioni. La lingua inglese parlata mostrava gi ampie differenziazioni dialettali a livello regionale. Ciononostante, negli Anglosassoni era presente il sentimento di appartenza a uno stesso popolo (Webster e Backhouse, 1991, p. 9).

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ne). Non potrebbe dunque essere possibile che il concetto e la realt della nazione siano dopotutto perenni, e che essi determinino la nostra visione della storia, inclusa quella che denominiamo et moderna, con tutti i rela tivi processi di sviluppo?6 E ora certamente sempre possibile definire lidea di nazione in modo che possa essere estesa a ogni principale identit territoriale e culturale di qualsiasi epoca. In questo senso, la nazione non pu essere distinta dalla comunit etnica o da ogni altra identit o gruppo culturale collettivo. Nondimeno, come punto di vista generale, il perennismo mostra delle incrinature, in quanto propone delle interpretazioni generiche sulla natu ra sottostante alle comunit culturali, sorvola le importanti differenze tra le culture-comunit premoderne e quelle moderne e semplifica il quadro spesso complesso delle associazioni umane. Tanto per iniziare, partia mo dal fatto che le nazioni moderne sono le nazioni di massa: si appel' lano, cio, allintera popolazione, e quando la elevano a nazione, lo fanno includendovi teoricamente tutti gli strati della popolazione designata in una nazione sovrana (anche se ci sono voluti diversi secoli prima che que sta rivendicazione fosse messa completamente in pratica con lemancipa zione delle donne allinizio del XX secolo). Trovare dei paralleli nellanti chit e nel Medioevo difficile, e gli antichi Ebrei costituiscono forse uneccezione significativa. La nazione di massa, quando emerge, sotto molti aspetti diversa dai piccoli gruppi elitari che solitamente passano per le nazioni antiche e medievali e che generalmente abbracciavano solo le fasce pi alte della popolazione. Nella nazione di massa moderna, ogni membro un cittadino; esiste, inoltre, una teorica uguaglianza fra tutti gli appartenenti alla comunit. Le leggi della nazione sono uguali per linte ra cittadinanza e, sempre a livello teorico, non dovrebbero esserci ele menti mediatori fra questultima e lo stato nazionale. Ci significa anche che il complesso dei cittadini delle nazioni di massa generalmente molto pi numeroso dei membri politicamente attivi nelle etnie premoderne o nelle citt-stato7. In secondo luogo, la nazione moderna, oltre a essere una comunit cul turale storica, anche una comunit politico-legale. Ci sono in propo
6 La tesi secondo cui la nazione e il nazionalismo sono gli elementi centrali che defi niscono i contenuti della modernit si trova in Greenfeld (1992, cap. 1); vedi anche Armstrong (1992a). Le caratteristiche dellantica confederazione ebraica sono delinea te in Mendels (1992), il quale comunque chiarisce come il suo uso del concetto di nazionalit nel mondo antico sia pi affine alle idee di etnia e etnicit che alle nazioni e ai nazionalismi moderni. 7 Esiste un particolare problema connesso alle citt-stato dellantichit, che potrebbe ro essere meglio descritte come nazioni precoci, sebbene su piccola scala. Le dimen sioni dellantica Atene coincidevano pi o meno con quelle dellodierna Islanda (250

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sito due aspetti da sottolineare. Il primo interno: la nazione moderna una comunit governata da comuni codici di legge e lappartenenza a una simile comunit rappresenta uno status legale, oltre che sociale. Cittadino viene definito chi, per il fatto di condividere la comune cul tura pubblica della nazione, esercita determinati diritti e assolve determi nati doveri verso i suoi concittadini. Tali diritti e doveri sono stabiliti dalle costituzioni formali o dalle norme consuetudinarie, o da entrambe, ma lidea di base sottostante che queste ultime sono costituite da codifica zioni della volont nazionale, la quale a sua volta esprime il modello con diviso dei valori e delle tradizioni della comunit. Laspetto eterno delle nazioni moderne rivelato dai concetti di autonomia e sovranit. La nazione moderna, nel suo esercizio di autogoverno e di autonomia, di fronte alle altre nazioni una comunit politica, che sia allinterno di una federazione oppure in qualit di stato sovrano fra altre entit sovrane. Essa diviene una comunit politica nazionale nella misura in cui richiede che il suo governo assuma la forma dellautogoverno nazionale dellintera comunit8. In terzo luogo, le nazioni moderne sono legittimate da unideologia universalmente applicabile: il nazionalismo. Come ideologia, il nazio nalismo considera il mondo diviso in nazioni, ciascuna delle quali con un proprio carattere e destino. Il nazionalismo sostiene poi che la lealt di un individuo deve in primo luogo essere indirizzata alla sua nazione; che questultima la fonte di tutto il potere politico; che per essere libe ro e completo lindividuo deve appartenere a una nazione; che ogni nazione deve esprimere la sua natura autentica cercando lautonomia; che un mondo di pace e giustizia pu essere costruito solo sulle fondamenta di un insieme di nazioni autonome. Questa dottrina centrale dellideologia nazionalista emersa soltanto nel Settecento, prima in Europa e in seguito nelle altre aree del mondo, sebbene alcune delle sue componenti fossero apparse gi nel XVI e nel XVII secolo. Prima del Cinquecento era per sconosciuta in Europa o altrove: quindi, nel caso fosse allora comparso qualcosa di rassomigliante alla moderna nazione
mila abitanti). D altra parte, solo i 30 mila ateniesi maschi erano considerati cittadini; meteci, donne e schiavi ne erano invece esclusi. Inoltre, da un punto di vista naziona lista, agli ateniesi mancava lelemento chiave dellindividualit culturale (piuttosto che lomogeneit); la loro cultura era infatti una variante della pi ampia cultura etnica ionia, e dellancora pi vasta rete culturale ellenica vedi Alty (1982) e Finley (1986, cap. 7). Sullidea che le nazioni e i nazionalismi siano esclusivamente fenomeni di massa, e quindi appartenenti al XX secolo, vedi Connor (1990). 8 Riguardo allultimo punto vedi Kedourie (1960); sulla cittadinanza e la nazione moderna vedi Bendix (1964) e Breully (1982, Conclusion); sulla nazione federale vedi Birch (1989).

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di massa (puntellata dal nazionalismo), si sarebbe trattato probabil mente di un episodio fortuito, oltre che raro. Le nazioni moderne sot toscrivono implicitamente questo tipo di ideologia nazionalista e spes so invocano alcuni dei suoi elementi per rafforzare le varie rivendica zioni e questioni in sospeso9. Quarto punto: la nazione moderna parte integrante di un sistema i internazionale pi ampio, nellambito del quale il mondo intero si trova diviso in distinti stati nazionali, messi in rapporto fra loro da idee e pra tiche comuni, incluse quelle implicite nellideologia nazionalista. Questo tipo di organizzazione cominci a svilupparsi nel continente europeo dopo la pace di Westfalia del 1648, divenendo il modello dominante in Europa, America settentrionale e America Latina dopo il 1815. In segui to, venne esportato attraverso il colonialismo e gli stati-nazione postcolo niali in altre parti del mondo, come il Medio Oriente, lAsia e lAfrica. Come sosterr pi avanti, i principi dominanti del mondo moderno sono il pluralismo culturale e quello politico. Essi garantiscono che lo stato nazionale divenga la norma sia per quanto riguarda le relazioni governa tive che quelle interstatali, e allo stesso tempo che il consenso popolare sia lunica giustificazione teorica per la permanenza in carica di un determi nato potere politico10. Il quinto punto, infine, si riferisce al fatto che la nazione moderna " dotata di un carattere preminentemente territoriale: si tratta cio di una popolazione umana delimitata da uno spazio allinterno del quale comunque in possesso di una certa mobilit - e i cui membri apparten gono a un particolare territorio, riconosciuto come loro di diritto. C una stretta corrispondenza, perfino una coincidenza, tra la patria e le sue risorse e il popolo; una corrispondenza filtrata attraverso la storia nel modo in cui vista dagli occhi dei membri della comunit, e spesso dei confinanti. Popolo e terra sono uniti da un paesaggio comune e dalla base ecologica di uneconomia unificata, ma anche in conseguenza di una sto ria composta da esperienze e memorie affini e dalla condivisione di gioie e sofferenze, che hanno legato gli eventi a particolari luoghi (campi di bat taglia, sedi di trattati, dimore di principi, eremi di santi, riunioni di saggi,
9 Un sostenuto attacco alle dottrine sul nazionalismo contenuto in Kedourie (1960); cfr. anche A. D. Smith (1971, cap. 7) e il cap. 6 del presente volume. Per la tesi che le societ agro-letterate premoderne, con la loro rigida divisione tra masse ed lite, non presentassero alcuna opportunit per nazioni e nazionalismo vedi Gellner (1983, cap. 3). Sui primi sviluppi delle idee sul carattere nazionale vedi il competente studio di Kemilinen (1964). 10 Sullo sviluppo del sistema interstatale in Europa occidentale vedi Cobban (1945) e Tilly (1975).

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ecc). lungo le rive di quei fiumi, su quelle colline e quelle montagne, in quelle vallate che ci che chiamiamo il nostro popolo nato, cresciuto e continua a fiorire: i paesaggi della nazione definiscono e caratterizzano lidentit delle sue genti11. Questi sono alcuni degli elementi distintivi che stanno alla base del concetto di nazione nel mondo moderno. Essi suggeriscono una defini zione funzionale che abbina agli elementi territoriali, legali e della cul tura pubblica la memoria comune e i lasciti del passato che caratteriz zano ogni identit culturale collettiva. Attraverso questa lettura, una nazione pu quindi essere definita una specifica popolazione umana che condivide miti, memorie, una cultura pubblica di massa, una patria designata, ununit economica e uguali diritti e doveri per tutti i suoi membri12. Ma, come indica anche questultima definizione, con questo abbiamo risolto solo una parte del problema. vero che possiamo non incontrare le nazioni nelle epoche premoderne, almeno non nella forma di massa, legale, pubblica e territoriale che hanno assunto negli ultimi secoli. Daltra parte, incontriamo nel passato un numero di unit culturali col lettive pi labili, che possiamo chiamare etnie e definire come specifi che unit di popolazione con comuni miti di ascendenza, alcuni agganci con un territorio storico e una certa misura di solidariet interna, almeno fra gli appartenenti alle lite. Queste collettivit culturali, o etnie, di cui ho gi discusso altrove, appaiono nelle testimonianze storiche almeno dalla fine del terzo millennio A.C. - cio dagli antichi Sumeri, Elamiti ed Egiziani - e sono poi riapparse in ogni continente in diverse epoche sto riche13. Se le nazioni sono moderne, almeno come fenomeni di massa legitti mati dallideologia nazionalista, devono comunque molto del loro attua le carattere e forma ai preesistenti legami etnici che discendono da etnie precedenti insediate nellarea pertinente. Ovviamente, molte etnie pi antiche sono scomparse o sono state assorbite da altre, oppure si sono scomposte in varie parti. Si possono citare in proposito gli esempi dei Fenici e degli Assiri nellantichit e dei Vendi e dei Burgundi nellera medievale. Tuttavia, alcuni legami etnici sono sopravvissuti ai periodi pre moderni, almeno fra determinati segmenti delle popolazioni, trasforman
11 La componente territoriale della nazioni - la patria - analizzata in A. D. Smith e Williams (1983). 12 Per una definizione di nazione vedi, fra gli altri, Deutsch (1966, capp. 1 e 4), Condor (1978) e A. D. Smith (1991, cap. 1). 13 Discussioni pi ampie su etnia ed etnicit si trovano in Schermerhorn (1970), de Vos e Romanucci (1975), Armstrong (1982) e A. D. Smith (1986a, cap. 2).

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dosi spesso nelle basi per la formazione delle nazioni e dei movimenti nazionalisti odierni. Lodierno movimento bretone deve chiaramente il suo richiamo alla persistenza di tradizioni, miti, memorie e simboli della Bretagna, sopravvissuti sotto varie forme nel lungo periodo di dominio della Francia metropolitana, avviato dallincorporazione della regione avvenuta con lalleanza dinastica nel 1532. Similmente, il nazionalismo catalano, emerso negli anni Ottanta del XIX secolo, che ha vissuto dei periodi di rinascita negli anni Trenta e di nuovo negli anni Settanta del Novecento, ha tratto ispirazione dalla lunga storia marittima della Catalogna, quando la provincia era una potente monarchia semi-indipendente, e dal fascino e dal prestigio della lingua e della cultura catala ne. Il nazionalismo croato e serbo di oggi si riallaccia a precedenti stagio ni di nazionalismo popolare risalenti alla met del XIX e poi del XX secolo e a loro volta derivanti dalle rielaborazioni moderne dei simboli e delle memorie popolari dei regni medievali indipendenti e di antiche differen ze religiose14. Questo non il luogo per esplorare ulteriormente ogni altra possibilit per quanto riguarda il caso delle nazioni premoderne. E comunque evi dente che, sebbene alcuni recenti nazionalismi occidentali si rifacciano ai nazionalismi popolari dellOttocento, le loro forme e i loro obiettivi sono oggi significativamente differenti; inoltre, mentre nelle epoche premo derne incontriamo molte etnie e diversi stati etnici, la stessa evidenza per quanto riguarda le nazioni premoderne nel migliore dei casi discutibile e problematica15.

Etnie premoderne
La precedente discussione ha evidenziato che, nel caso si intenda cogliere il valore di una qualsiasi rinascita etnica o resurrezione del nazionalismo nel mondo contemporaneo, le fonti del potere di queste forze politiche devono essere ricondotte al substratum etnico della comunit e delli dentit collettiva. Questa considerazione richiede una breve ricapitolazio ne dei principali concetti usati nellanalisi delle etnie premoderne che ci permetta di individuare i diversi percorsi attraverso i quali sono sorte le nazioni moderne.
14 Sul nazionalismo bretone vedi Berger (1977) e Beer (1977); i primordi del nazio nalismo catalano e basco sono confrontati in Conversi (1990); per una succinta storia dei Serbi e di Croati vedi Singleton (1985) e, pi in dettaglio, Jelavich (1983, specialmente il cap. 6). 15 Una pi ampia analisi delia questione delle nazioni premoderne contenuta in A. D. Smith (1994), dove i criteri proposti sono meno restrittivi di quelli impiegati da Connor (1990).

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Etnie laterali e verticali Il paesaggio storico premoderno caratterizzato da diversi tipi di comu nit etniche stanziate in aree differenti. Le pi comuni categorie di etnia sono state quelle definite laterali, o aristocratiche, e quelle verticali, o demotiche. Le etnie laterali hanno un carattere piuttosto esteso e diffu so, ma la loro cultura etnica confinata nelle classi alte (la corte, la buro crazia, il clero, la nobilt e i ricchi mercanti); in questo caso, dunque, let nia rappresenta anche lappartenenza a un gruppo di condizione sociale alta. Le etnie verticali sono invece territorialmente pi compatte e pre sentano una cultura etnica che si estende a tutte le classi della comunit; le barriere poste allaccesso a questultima tendono a essere forti; i loro membri, infine, possono essere pi facilmente mobilitati da movimenti etnoreligiosi di rinnovamento o da capi carismatici, che spesso emergono dalla gente comune. Entrambe queste categorie di etnia possono essere stimolate dal senso della missione e da miti relativi allelezione etnica: ci vale tanto per i cavalieri ungheresi e la nobilt catalana che per le trib arabe o israelitiche, tanto per i contadini guerrieri svizzeri che per i mili tanti sikh. In ciascuno di questi casi, possiamo identificare il permanere di diversi miti, memorie, tradizioni, rituali e simboli locali collettivi. Questi elementi, sia fra le etnie laterali che in quelle verticali, contribui scono a forgiare e a preservare una cultura-comunit storica, che si distin gue per i suoi peculiari stili di vita e lavoro. Molte di queste culturecomunit, nonostante abbiano subito numerosi cambiamenti, sono sopravvissute per generazioni, con le etnie verticali o demotiche spesso cristallizzate in un composito mosaico di gruppi sociali (solitamente subordinati). Tale processo ha fatto s che nellera moderna alcune cultu re-comunit presentino vari livelli di reti di interazioni e sentimenti gi pronti o disponibili, che forniscono alle unit di popolazione un senso di intimit familiare e di una distinta identit ancestrale, in contrasto con gli stili di vita e i credi alieni degli estranei16. Lera moderna non assolutamente, da questo punto di vista, una tabu la rasa. Al contrario, essa emerge dalle complesse formazioni sociali ed etniche delle epoche precedenti e dai diversi tipi di etnie, che le forze moderne trasformano, ma senza mai cancellare. In questottica, let moderna assomiglia a un palinsesto su cui sono state incise le esperienze e le identit di diverse epoche e di una variet di formazioni etniche, cro nologicamente influenzate e modificate da quelle successive fino alla pro duzione di un composito modello di unit culturale collettiva che possia mo chiamare la nazione. Come vedremo, le differenze e i conflitti tra le
16 Le differenze sui modelli di etnia premoderna sono descritte in Armstrong (1982, capp. 1, 3 e 7) e A. D. Smith (1986a, cap. 4).

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due forme fondamentali di etnia la laterale e la verticale possono esse re ritrovate alla base di molti dei problemi e dei conflitti politici nel mondo contemporaneo. La situazione simile per quanto riguarda il movimento e lideologia del nazionalismo. Certamente, in Olanda e in Inghilterra nessun movi mento o ideologia secolare di questo tipo si sono manifestati prima del XVIII secolo oppure, sotto forma religiosa, prima del XVI secolo. Vi erano per antecedenti ideologie e movimenti che preannunciavano il naziona lismo: si trattava di movimenti etnicisti sorti in difesa di particolari etnie, sia laterali che verticali, e di un etnocentrismo la cui base era un senso di missione legato alla predestinazione etnica. Talvolta questi movimenti erano sfociati in aperte guerre e ribellioni, come quando gli Ioni e gli Egiziani si rivoltarono contro i Persiani Achemenidi, i Galli e gli Ebrei contro i Romani, gli Svizzeri e gli Scozzesi contro gli Asburgo e i Plantageneti. Gli ideali e le leggende eroiche che si sono poi sviluppati attorno a queste gesta hanno indubbiamente influenzato le moderne aspi razioni nazionaliste di alcune etnie, mentre un successivo nazionalismo secolare ha modificato, pur mantenendoli, alcuni dei miti sullelezione etnica e delle tradizioni eroiche pi antiche17. dentro e periferia Una seconda importante eredit etnica lasciata dalle epoche premoderne la sopravvivenza delle cosiddette etnie periferiche. Queste sono di soli to a carattere verticale o demotico: degli esempi tratti dal mondo occi dentale dovrebbero includere i Franco-canadesi, i Baschi, i Catalani, i Corsi, i Bretoni, i Gallesi, gli Scozzesi, i Frisoni (tanto per nominarne solo alcuni); al di fuori dellEuropa possiamo invece indicare gli Ewe, i BaKongo, i Copti, i Curdi, i Drusi, i Sikh, i Naga, i Tamil, i Moro e gli Aborigeni australiani. Queste comunit etniche mostravano in passato (e in alcuni casi lo mostrano tuttora) un rapporto di disaffezione e subordinazione rispetto a etnie dominanti pi grandi, le cui lite governavano lo stato in cui le prime erano state incorporate secoli prima da signorie o monarchie espansioniste o, in periodi pi recenti, dalle potenze coloniali europee. I leader di queste etnie periferiche, o i capi di movimenti che proclamano di parlare a loro nome, dichiarano spesso che le loro comunit continua no a essere sfruttate e oppresse a vari livelli. In passato, le questioni socia

17 Per un singolare mito dellelezione etnica che ha nutrito il nazionalismo olandese nella prima et moderna vedi Schama (1987, cap. 2). Cfr. anche Kohn (1940) per un nazionalismo puritano inglese riguardante gli individui eletti etnicamente. Sui miti dellelezione etnica in generale vedi A. D. Smith (1992a).

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li, culturali e politiche formavano le basi della protesta, ma oggi, predo minando le rivendicazioni economiche, si vedono le comunit periferiche denunciare lo sfruttamento delle loro risorse e del loro lavoro, come anche la trascuranza e l'emarginazione della propria regione da parte di governi dominati dalletnia che ha un ruolo centrale o strategico allinter no dello stato18. Ci sono diversi considerazioni da fare di fronte a questa situazione. In primo luogo, come si affermato precedentemente, gli stati occidentali moderni sono stati costruiti sulla base di etnie centrali - i Castigliani, i Francesi, gli Inglesi, gli Svedesi le cui lite e i cui sovrani avevano crea , to potenti stati che hanno poi hanno inglobato le popolazioni minorita rie circostanti. Un simile processo si verificato in altre aree dellEuropa, sebbene con minore successo (Russia, Polonia, Ungheria e Jugoslavia). Nei casi relativi allEuropa orientale, in particolare, era esistita unetnia predominante - Russi, Lituani, Polacchi, Ungheresi, Serbi attorno alla quale era stato poi edificato uno stato il cui territorio aveva incluso diver se etnie periferiche di una certa rilevanza: Ucraini e Tartari, Ebrei, Rom, Croati, Musulmani, ecc. Questo mosaico di relazioni etniche dominan te-subordinato, centro-periferia, ha fornito lo sfondo storico per il sorge re dello stato nazionale in molti dei territori europei, sebbene possa esse re rinvenuto anche al di fuori del Vecchio Continente19. In secondo luogo, rispetto a un determinato stato e alla sua etnia domi nante, le comunit e le categorie etniche incorporate venivano trattate, dal punto di vista sociologico, come minoranze: non erano quindi sol tanto considerate minoranze in termini numerici, ma erano allo stesso tempo emarginate e discriminate anche sotto altri aspetti. Il modo di dire francese nessun bretone, nessuno sputo indicativo dei tanti pregiudi zi nei confronti delle minoranze etniche causati dal loro status subordi nato. Come Michael Hechter ha documentato per lOccidente industria- J lizzato, queste minoranze sono state oggetto di unampia gamma di sfrut tamenti economici, esclusioni sociali e discriminazioni culturali. I loro sistemi economici sono stati distorti per soddisfare i mercati e le richieste di particolari prodotti da parte delle etnie dominanti; la loro manodope ra qualificata spesso stata costretta a emigrare; le loro lite sono state cul turalmente assimilate; le posizioni coincidenti con un alto status sociale
18 La discussione globale sugli effetti dello sfruttamento del centro nei confronti delle etnie e delle regioni periferiche documentata da Hechter (1975). Per dei casi specifici vedi Stone (1979). 19 Per una penetrante analisi delle variazioni etnoregionali negli stati europei vedi Orridge (1982). Sui nazionalismi e i modelli di subordinazione etnica in Europa orien tale vedi Sugar e Lederer (1969).

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riservate ai membri delletnia dominante; i benefci sociali per le comu nit minoritarie ridotti; infine, anche un pi elevato tasso di alienazione sociale stato riscontrato tra i loro membri (maggior numero d crimini, alcolisti, divorzi, e cos via)20. Il terzo punto riguarda il fatto che queste minoranze etniche hanno comunque mantenuto nellepoca moderna un senso della loro distinzio ne culturale. Ci potrebbe essere il risultato sia del congelamento del loro status di subordinate sia della mancanza di penetrazione dei com merci e del capitalismo. Troviamo infatti delle comunit etniche dove per mane un senso di separazione negli stati agrari arretrati come in quelli industriali avanzati, allinterno di gruppi relativamente illetterati come in altri culturalmente pi progrediti. Questa realt non si applica solo alle etnie caratterizzate da una diaspora, come Armeni, Greci, Ebrei e Rom, ma anche a quelle stabili, come Baschi, Sloveni, Cechi, Ucraini, Finlandesi, Tartari, Curdi e Tamil. Attualmente, le stesse considerazioni valgono per comunit distanti e culturalmente differenti, come i Mohawk in Canada, gli Uiguri in Cina e gli Aborigeni in Australia. In tutti questi ; casi, molti valori, tradizioni e simboli che distinguono la minoranza dal letnia dominante e dallo stato mantengono la loro presa su ampi seg menti della popolazione21. Unetnostoria ineguale Vi tuttavia un altro attributo delleredit premoderna che doveva evi denziare le pi profonde conseguenze una volta che il processo di moder nizzazione cominci a interessare le differenti aree del mondo: si tratta della difforme diffusione delletnostoria. Con il termine etnostoria non intendo unindagine obiettiva e spassio nata dello storico sul passato, bens la visione soggettiva, presente genera zione dopo generazione, di una determinata unit culturale di popolazio ne rispetto alle vicende dei loro reali o presunti progenitori. Tale visione inseparabile da quello che gli storici o gli studiosi di scienze sociali chia merebbero mito. Come sostenuto prima, il mito non significa fabbrica zione o pura invenzione: in generale, i miti - e in particolare i miti poli- : tici - contengono un fondo di realt storica attorno al quale si sono inne- : state esagerazioni, idealizzazioni, distorsioni e allegorie. I miti politici sono
20 Vedi Hechter (1975) e la revisione della sua posizione, al fine di tener conto della divisione segmentaria del lavoro in Scozia, contenuta in Hechter e Levi (1979). Per unapplicazione critica ad altre zone industriali periferiche del concetto di colonialismo interno vedi i saggi contenuti in Stone (1979); cfr. anche A. D. Smith (1981a, cap. 2). 21 Per le comunit oggetto di diaspore vedi Armstrong (1976).

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storie narrate - e largamente credute su un passato eroico che soddisfa no alcune esigenze collettive presenti o future. Letnostoria, o il mithistoire etnico, rappresentano di volta in volta un amalgama di verit e idealizza zioni storiche selettive, con vari livelli di miti politici ed eventi documen tati, elementi romanzati pi o meno accentuati, eroismo e singolarit; lo biettivo presentare un ritratto commovente ed emozionalmente profon do della storia della comunit, costruito e osservato dal punto di vista delle successive generazioni dei membri della comunit stessa22. Letnostoria una particolarit rintracciabile nella maggior parte delle comunit culturali di tutte le epoche, mentre una storia imparziale e acca demica resta un fenomeno ristretto e peculiare solo a poche civilt e societ. I poemi omerici e la Bibbia sono fra gli esempi pi familiari della tradizione occidentale della scrittura etnostorica: lepica e la cronaca, del resto, hanno sempre costituito le principali forme di etnostoria nelle et premoderne. Questo tipo di storia didattica presenta ulteriori caratteristi che: lenfasi sugli aspetti eroici e nobili; la fede negli esempi forniti dalla virt; la cronaca delle origini e delle prime peregrinazioni della comunit, e forse anche della liberazione dalloppressione e dai tentativi di soffoca mento della sua identit; una descrizione della fondazione dello stato; e soprattutto, un mito su unet aurea di guerrieri, santi e saggi, che forni sce un modello interno per tutta la comunit, un exemplum virtutis per susseguenti emulazioni e uno stimolo e un punto di riferimento per la rigenerazione etnica. Gli antichi Greci potevano guardare allAtene della classicit o alla Bisanzio di Giustiniano, i Romani alla prima epoca repub blicana di Cincinnato e Catone, gli Ebrei ai regni di Davide e Salomone o allera dei Patriarchi, gli Arabi al periodo dei primi Compagni del Profeta, i Persiani a quello sassanide, gli Indiani a quello vedico, i Cinesi allepoca classica di Confucio23. Queste etnostorie non si trovano egualmente distribuite fra tutte le popolazioni presenti al mondo. Al contrario, alcune comunit ne possie dono di riccamente e pienamente documentate e ne sono quindi ben for nite, mentre altre sono prive di un passato etnico e fruiscono di poche testimonianze sulle vicende e le attivit dei loro antenati. Nellinsieme, le etnie maggiori sono riuscite, principalmente per mezzo del monopolio politico, a conservare e preservare il proprio retaggio etnico, e in partico
22 Sul mito politico vedi Tudor (1972); per lo studio del mito in generale vedi Kirk (1973). I miti politici descritti, o mithomoteurs, sono centrali nellanalisi dellidentit etnica dellIslam e della Cristianit medievali condotta da Armstrong (1982). Per una critica radicale del mito e delletnostoria vedi lintroduzione in Tonkin, McDonald e Chapman (1989). 23 Per alcuni esempi vedi A. D. Smith (1984).

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lare la loro etnostoria. Esse erano infatti in possesso di resoconti comple ti, di ricordi ricchi e diversi, di codici di comunicazione ben sviluppati, di un sistema istituzionalizzato di trasmissione delle memorie e di una clas se specializzata nel creare, tutelare e tramandare queste ultime (usual mente preti e copisti, ma anche bardi, profeti e artisti). Molte delle etnie pi piccole, periferiche e demotiche, daltra parte, prive degli strumenti per la propagazione politica e di supporti istituzionalizzati, e talvolta mancanti di una classe specializzata e di codici di comunicazione progre diti, non sono state capaci di trasmettere la maggior parte delle loro etnostorie, se non per il corso di qualche generazione. I loro ricordi sono tenui, gli eroi nebulosi, le tradizioni, se non irretite da quelle di altri e pi potenti vicini, frammentate e scarsamente documentate24. A ci va aggiunta una considerazione: altre etnie, a causa dei loro alter nativi ed efficaci e sistemi di comunicazione - usualmente tramite rap presentanti della propria cultura o religione itineranti o decentralizzati , sono comunque riuscite a mantenere e tramandare le loro eredit e le loro etnostorie di generazione in generazione: si pensi a popoli vittime di dia spore come gli Ebrei e gli Armeni, ma anche a etnie stabili ma oppresse come gli Irlandesi, i Baschi, i Curdi e i Sikh25.

Riappropriarsi della propria cultura


La difforme diffusione delletnostoria ha esercitato una notevole influen za sullo sviluppo della mobilitazione delle masse condotta dal nazionali smo, un fenomeno che prosegue per la sua strada anche nella nostra era della modernit avanzata. Si pu distinguere un certo numero di fasi cul turali sovrapposte del processo attraverso il quale le etnie verticali, o demotiche, si trasformano in nazioni etniche. In principio, esili nuclei di intellettuali indigeni, esposti alle culture di stati pi avanzati e sperimen tanti una crisi nei confronti dellautorit legittima, si accendono di fron te al desiderio di riscoprire il passato etnico della propria comunit, cominciando a realizzare la misura o la mancanza dellignoranza di que sta storia e ad avviare un confronto con ci che conoscono dei miti, delle tradizioni e delle memorie comuni di altre comunit. Questa fase pu essere denominata il primo stadio della riappropriazione storica. I lin guisti, gli scrittori e gli storici cercano di riscoprire il passato della comu nit e di elaborare, codificare, ordinare e ottimizzare in una singola e coe24 Gli Slovacchi e gli Ucraini forniscono due esempi del recupero di un passato etnico dimenticato e scarsamente documentato da parte di comunit messe in ombra da vici ni pi avanzati culturalmente; su questi casi vedi gli acuti studi saggi di Paul (1985) e Saunders (1993). 25 Vedi in proposito Armstrong (1982, cap. 7) e A. D. Smith (1986a, cap. 5).

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rente etnostoria i vari miti, tradizioni e ricordi collettivi che sono stati tra smessi a frammenti di generazione in generazione. Nel momento in cui ritrovano unetnostoria ben consolidata, con una sua forma canonica, essi selezionano e utilizzano gli elementi che a loro giudizio possono soddi sfare dei precisi scopi politici. Con questoperazione, in primis gli intellettuali, poi i pi ampi strati dellintellighenzia e dei ceti professionali e infine le altre classi vengono restituiti a costumi e usanze locali, linguaggi e simboli, miti e memorie reali o presunti, molti dei quali ancora esistenti in qualche forma tra le campagne o in alcune zone dove si ritiene si siano conservate delle tradi zioni autentiche. Un esempio in proposito stato il pellegrinaggio in Bretagna di un certo numero di artisti e intellettuali francesi alla scoper ta di una cultura antica, religiosa e quindi autentica. Lo stesso si veri ficato in Finlandia per la Carelia, regione dove Elias Lnnrot, Akseli Gallen-Kalela e altri artisti e intellettuali si rifugiarono per riscoprire un passato autentico ed eroico, considerato lultimo residuo dellantica storia finlandese, incarnato in quelle ballate contadine locali che Lnnrot poi raccolse nella sua epopea nazionale, il Kalevala16, Il recupero di unetnostoria precedente, inoltre, costituisce il punto di partenza per un successivo processo di mobilitazione vernacolare. Per qualsiasi aspirazione nazionalista che voglia essere soddisfatta, infatti essenziale che la comunit prescelta sia provvista di un passato adeguato e autentico. E per questa ragione che il concetto di autenticit cos importante: esso attesta loriginalit e la natura autogenerante di una determinata cultura-comunit. Sin da quando Anthony Ashley Cooper, 3 conte di Shaftesbury, divulg il concetto di un genio della nazione e Herder si vece portavoce dellidea di un genuino e originale spirito della nazione, lautenticit divenuta la prova del nove per ogni rivendicazio ne culturale, e dunque politica. Sostenere che unetnia priva di una sua autentica cultura ed etnostoria significa negare il suo diritto al riconosci mento nazionale27. Lautenticit e la dignit sono comunque le caratteristiche di ogni aspetto della cultura etnica, non solo della sua etnostoria. Di tali qua lit, la pi importante e conosciuta la lingua, in quanto essa distingue
26 Sul pellegrinaggio artistico in Bretagna a fine Ottocento, condotto alla ricerca di una religiosit etnica pura e primitiva, vedi Royal Academy of Arts (1979; in partico lare la figura di Emile Bernard). La compilazione della Kalevala da parte di Lnnrot nel 1835 documentata in modo esaustivo in Branch (1985, Introduction) e discus sa in Honko (1985). 27 Sulle idee di Herder vedi Berlin (1976); sullinfluenza dellopera di Lord Shaftesbury vedi Macmillan (1986).

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con chiarezza chi la usa da coloro che ne sono estranei, richiamando immediatamente un senso di intimit fra gli individui che la parlano. Il ruolo preminente giocato da filologi, grammatici e lessicografi in cos numerosi movimenti nazionalisti sottolinea limportanza tanto spesso legata alla lingua, che risulta un autentico codice simbolico abbracciante le peculiari vicende intime di unetnia. Sebbene la lingua non sia lu nico elemento significativo della nazione, come ha proclamato un gran de numero di nazionalisti dellEuropa centrale e orientale e come le sperienza di molti nazionalismi asiatici e africani ha invece contraddet to, essa rimane una vitale sfera simbolica di autenticazione e mobilita zione di una popolazione28. Il processo di mobilitazione vernacolare si estende poi ad altri settori: le arti, come musica, danza, cinema, pittura, scultura e architettura; lap propriazione nazionale del paesaggio, dei monumenti storici e dei musei; la costruzione di una mitologia e di un simbolismo politico della nazio ne. Le arti visive e la musica hanno goduto di un particolare rilievo nella cristallizzazione di un immaginario nazionale autentico e nella sua diffu sione a un pubblico pi vasto. Laccoglienza popolare concessa ad alcuni dipinti etnici e nazionalisti di David e Delacroix, Mihly Muncasi e Akseli Gallen-Kallela, Vasilj Surikov e Diego Rivera, ai film etnostorici di Ejzentein e Kurosawa, alle opere di Verdi, Wagner e Musorgkij, alle sinfonie e ai poemi sinfonici di Elgar, Dvorak e Cajkovskij - o di Bartk, Jandek e Sibelius nel Novecento - rivela il crescente coinvolgimento di pi ampi gruppi sociali nella cultura etnica vernacolare ripresa e sostenu ta dai ceti intellettuali indigeni29. La vernacolarizzazione del simbolismo politico particolarmente importante per dimostrare linsostituibilit dei valori della cultura etnica in uneconomia morale di tipo globale. I nazionalisti elevano determina ti eventi ed eroi, e determinati simboli, a icone nazionali: si tratti della figura di Cesare o di re Alfredo il Grande, di unepoca come let aurea di Atene o i regni di Davide e Salomone, di monumenti come il Grande Zimbabwe o lAngkor Wat, di una tradizione rinnovatrice come ladora
28 Per una valutazione critica dei rapporti fra lingua e nazionalismo vedi Edwards (1985, cap. 2); il ruolo di filologi, grammatici e lessicografi nella mobilitazione delle masse condotta dai nazionalismi europei messo in rilievo da Anderson (1983, cap.5). 29 Sulla musica e il nazionalismo romantico vedi Raynor (1976); sui temi nazionali nella musica di Sibelius ed Elgar vedi rispettivamente Layton (1985) e Crump (1986). Sul nazionalismo e la pittura a carattere storico in Europa vedi Rosenblum (1967, cap. 2) e, pi in generale, A. D. Smith (1993a). La pittura moderna in America Latina e le immagini dellidentit nazionale sono analizzate in Ades (1989, capp. 7 e 9).

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zione dellImperatore nel Giappone Meiji. Questi atti possono anche coinvolgere una rivoluzione, una mitologia nazionale o una rifondazione, come la celebrazione del Giorno della Bastiglia in Francia, del Quattro di Luglio negli Stati Uniti oppure del Grande Trek e della battaglia del Blood River festeggiate ogni anno dagli Afrikaner. Tutti questi tentativi traggono incitamento dal bisogno di dimostrare il possesso di un passato etnico e di uneredit culturale unici, autentici e appropriati, capaci di reggere il confronto con quelli delle altre nazioni. Il fatto che gli intellet tuali nazionalisti devono cos spesso adoperarsi per fornire la propria comunit di tali valori culturali testimonia la diffusione estremamente difforme di questi ultimi, e allo stesso tempo lardente desiderio di tanti gruppi di compensare le carenze che essi ritengono affliggano la propria storia e cultura etnica30.

Politicizzazione e purificazione culturale


La fase successiva della rigenerazione nazionale passa attraverso larena politica e coinvolge due distinti processi: la politicizzazione della cultura e la purificazione della comunit. Come descritto in precedenza, alcuni simboli, eventi, personaggi e monumenti del passato vengono rivestiti di nuovi significati nazionali. Mos, ad esempio, era tradizionalmente per gli Ebrei il pi grande fra i profeti, il primo servitore di Dio. Per i sionisti, tuttavia, divenne un eroe nazionale, il liberatore del suo popolo, un leader e un legislatore nazionale. Allo stesso modo, nella tradizione islamica, Maometto il pi grande messaggero di Allah e il suo messaggio la rivelazione finale; i nazionalisti arabi, invece, lo hanno trasformato principalmente in un leader nazionale arabo, nel fondatore della loro nazione e nella maggio re espressione del genio nazionale del loro popolo. Questa forma di nazionalismo retrospettivo pu politicizzare intere epoche passate, e nello stesso modo mutare i loro contenuti: lera vedica delle citt-stato classiche diviene cos let aurea dellIndia ariana, con Arjuna come pro totipo delleroe senza paura, mentre lepoca pagana di Cuchulain, Finn
30 La celebrazione da parte degli Afrikaner della Convenzione e della battaglia del Blood River oggetto di un particolare dibattito, sia a livello accademico che poli tico. Limpatto delle cerimonie del giuramento e del rituale valutato in Breully (1982, cap. 16), che giudica cerimoniali e simbolismi come la componente pi forte del fenomeno nazionalista. La veridicit storica dei miti dei Voortrekkers e della Convenzione esaminata minuziosamente da Thompson (1985), il quale giunge alla conclusione che le manifestazioni legate alla celebrazione di questi eventi sono perlopi invenzioni di Paul Kruger risalenti ai primi anni O ttanta del XIX secolo.

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MacCool e dei re di Tara nellIrlanda del IV secolo viene investita di una grandezza eroica e si trasforma nel periodo pi splendente della gloria nazionale irlandese31. Cos, non solo il passato, ma anche la cultura popolare del presente pos sono assumere sembianze politiche. Le usanze e le istituzioni contadine dei Polacchi, degli Svizzeri o degli Ungheresi sono divenute i modelli per lo stile di vita e la rigenerazione nazionale dei logori ceti urbani cosmo politi. Questa forma di populismo etnico, con la sua coltura delle usanze, le tradizioni, i mestieri e le forme di svago proprie delle campagne, si fatta quasi inseparabile dal perseguimento degli ideali nazionali. In que sto stata largamente assistita dal movimento del romanticismo politico, che ha mobilitato lintellighenzia e altri strati sociali fin dallinizio del XIX secolo. Per i romantici, le arti, la letteratura, larchitettura, i mestieri, le canzoni, le danze, labbigliamento e i cibi erano tutti fattori imbevuti dello spirito creativo e ardente del popolo e dimostravano la genialit innata di questultimo. Solamente ricongiungendo il popolo tramite la sua cultura vernacolare le classi urbane moderne avrebbero potuto rea lizzare se stesse nella loro autentica e incorrotta essenza32. La politicizzazione della cultura indigena, inoltre, andava spesso di pari passo con la purificazione della comunit. Questo significava in primo luogo il rigetto di tutti i tratti culturali estranei - parole, usanze, modi di vestire, pietanze, stili artistici e la riappropriazione dei caratteri loca li, al fine di rinnovare la cultura autoctona. Ma ci denotava anche la purificazione del popolo stesso, attraverso la forgiatura di un uomo nuovo e di una donna nuova ispirati a un modello puro rintracciabile solo in un passato idealizzato di eroico splendore. Gli scrittori vlkisch dellOttocento, quindi, proponevano limmagine dellantico pioniere ger manico: un colonizzatore di terre vergini, che conduceva una vita sem plice e genuina in armonia con la natura. Allo stesso modo, gli scrittori slavofili russi ottocenteschi idealizzavano la vecchia Russia senza classi precedente a Pietro il Grande e la sua unione sacra di Chiesa, terra e popolo retta dagli zar redentori33.
31 Riguardo alleroicizzazione del passato etnico, specialmente in India, vedi Kedourie (1971, Introduction); per lo stesso processo in ambito arabo vedi Sharabi (1970) e Kedourie (1992, cap. 6). Lutilizzo dellet aurea dellUlster da parte dei nazionalisti irlandesi analizzato da Lyons (1979) e Hutchinson (1987, capp. 3 e 4). 32 Sulle variazioni nazionali del romanticismo vedi Porter e Teich (1988). Linterpretazione in base alla quale il nazionalismo - la pi romantica e soggettivista delle ideologie - tuttavia spiegabile in termini di sviluppo capitalistico irregolare vedi Nairm (1977, capp. 2 e 9). 33 Questi scrittori vlkisch e la loro glorificazione del suolo sono esaminati da Mosse (1964); il nazionalismo conservatore-religioso degli scrittori slavofili analizzato in profondit daThaden (1964).

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Purificare una comunit richiedeva lindurimento degli atteggiamenti con cui rivolgersi agli elementi stranieri e alle minoranze etniche presen ti nel paese. Dove in precedenza minoranze e forestieri erano tollerati come gruppi o enclave commerciali svolgenti funzioni mediatrici, ora gli stessi venivano considerati non dei semplici rivali economici, bens ele menti culturali indigesti o - ancora peggio - i soggetti che erodevano in maniera insidiosa la purezza biologica e la fibra morale della nazione. Il desiderio di preservare intatta la straordinaria eredit culturale del popo lo si trasform in breve in uno stato dansia di fronte a qualcosa che minacciava il destino della comunit, nel senso di un incombente decli no della nazione, e da qui, infine, in un odio fanatico verso tutto quanto fosse straniero. A sua volta, ci portava alla stigmatizzazione di quelle minoranze etniche che per tanto tempo, bench talvolta faticosamente, avevano vissuto fianco a fianco tra loro o insieme alle maggioranze e che ora venivano considerate un pericolo imminente per il carattere e la stes sa esistenza della nazione: un pericolo che, dove possibile, andava rimos so chirurgicamente. In questo modo, la volont di creare una comunit morale omogenea, degna dei suoi eroici antenati e rigenerata attraverso la politicizzazione della sua cultura popolare, va a richiedere la purificazione della sua citta dinanza e la rigorosa esclusione o distruzione di ogni componente straniera. Le vicende della Legione dellArcangelo Michele di Corneliu Codreanu sono un valido esempio di questa progressione. Partita come movimento intriso di populismo romantico-nazionalista contrario ai valori urbani e al capitalismo borghese, la Legione predicava la difesa della cultura indigena e delle campagne rumene dalle devastazioni portate dal cosmopolitismo delle citt. Ben presto, per, essa degener in un vigoro so e brutale protofascismo, che mirava alla purificazione del popolo rumeno mediante unattiva e violenta crociata diretta contro gli Ebrei e gli stranieri34. Anche oggi, in Russia e in Europa orientale si pu essere testimoni del lincipiente desiderio di purificare delle comunit appena risorte. Piccoli ma chiassosi movimenti per la rigenerazione nazionale chiedono con urgenza per le nazioni dellEst, ora libere, una purificazione radicale da condursi attraverso lesclusione degli elementi stranieri (e ancora una volta, sulla scia del nazionalismo romantico-conservatore, lantisemitismo segue tenace). Movimenti come Pamjat (Memoria) in Russia o Vatra Romaneasca (Culla rumena) in Romania adoperano metafore etnoreligiose la Madre Russia; la Russia come un sacro monastero; gli slavi come popolo eletto; la casa e la patria rumene - per accendere nei loro
34 Vedi leccellente analisi del movimento di Codreanu contenuta in E. Weber ( 1966).

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seguaci lideale di una comunit purificata dalla contaminazione portata dallelemento straniero cosmopolita, specialmente dagli Ebrei: finch questi non saranno rimossi, la Russia (o la Romania) non potranno riprendere nelle loro mani il proprio destino e la propria missione come autentiche comunit elette del mondo slavo-ortodosso35. In forme pi mitigate, il richiamo della cultura vernacolare, la politi cizzazione di questultima e laspirazione a purificare la comunit hanno lasciato la loro impronta anche nei movimenti per lautonomia etnica sorti in Occidente a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Pochi di questi gruppi, comunque, hanno tratto le piene e logiche conseguenze dei propri ideali nel modo in cui lo hanno invece fatto i loro omologhi dellEuropa orientale prima della seconda guerra mondiale o anche di recente, sebbene lo stesso desiderio di ringiovanire una cultura e una comunit abbandonate pervada i movimenti scozzesi, gallesi, bretoni, baschi, catalani e occitani36. Fra tutti questi gruppi presente la stessa logica della mobilitazione popolare, della politicizzazione culturale e della purificazione comune. Con la musica folk e larte, il movimento bretone cerca di ricreare un revival culturale che possa opporsi allinfluenza dilagante della cultura francese; la Welsh Language Society ha provato a rinverdire la lingua gal lese e a limitare la dominante presenza della cultura e del popolo ingle se; i Baschi hanno combattuto per escludere gli elementi stranieri e le intromissioni castigliane adoperando dei concetti razziali. In ognuno di questi casi, sebbene a diversi livelli, le preoccupazioni si sono concentra te su una lingua morente, sui timori del declino e della mescolanza etni ca e culturale, sullansia che fronteggia la perdita degli stili di vita tradi zionali e, talvolta, sul violento desiderio di mobilitare il popolo minuto contro il potere etnico dominante, che siano i Francesi, gli Inglesi o i Castigliani37.

Il retroterra sociale del neonazionalismo


Si pu obiettare che lattuale etnonazionalismo - in particolare i movi menti occidentali non concordi realmente con lo schema culturale da me qui esposto, e che di conseguenza sarebbe meglio cercare le radici e i
35 Sul recente nazionalismo russo vedi Dunlop (1985) e Pospielovsky (1989). 36 Su questi movimenti vedi Williams (1982a); per uninterpretazione generale del neonazionalimo in Europa occidentale vedi Allardt (1979) e A. D. Smith (1981, capp. I e 9). 37 II movimento bretone descritto in Berger (1977) e Beer (1977). La Welsh Language Society e il nazionalismo gallese sono trattati in Williams (1977 e 1982b); sui Baschi vedi Medhurst (1982).

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tratti distintivi di questo fenomeno nelle tendenze economiche e sociali pi recenti. Le ragioni teoriche alla base della mia parziale omissione degli aspetti economici connessi al nazionalismo etnico dovrebbero essere chiare. Le interpretazioni moderniste generalmente enfatizzano le cause socioeco nomiche, indicando nazioni e nazionalismo come prodotti dei cambia menti su larga scala associati allascesa del capitalismo. La mia analisi si dissocia da questa visione modernista, sostenendo invece come nazioni e nazionalismi moderni poggino su legami etnici preesistenti e sulla cor relata mobilitazione politica di questi e siano quindi composti da tale retaggio: un punto di vista che lascia inevitabilmente uno spazio minore agli elementi meramente economici. Sarebbe assurdo affermare che fatto ri socioeconomici come il capitalismo, lurbanizzazione e lindustrialismo siano irrilevanti nella nascita e nello sviluppo del nazionalismo, oppure che essi non abbiano avuto un ruolo significativo nel sorgere dei conflit ti etnici e nellatteggiamento verso le minoranze etniche. Lassunto che le lotte etniche e il nazionalismo vadano attribuiti in prevalenza a cause eco nomiche sembra per ugualmente parziale. Accanto allomissione della cruciale sfera della politica, una simile visione vorrebbe indicare che i recenti etnonazionalismi possono comunque essere largamente spiegati evitando ogni riferimento alle componenti sociali e storico-culturali del lidentificazione e della categorizzazione etnica: un punto di vista che allo stesso tempo intrinsecamente non plausibile e poco convincente sotto laspetto empirico. Nel caso dei nuovi movimenti etnonazionalisti occidentali, i fattori socioeconomici possono essere daiuto nello spiegare la composizione sociale degli stessi, ma daltro canto ci dicono poco sul loro carattere, la loro forma e la loro intensit, oppure sulle ragioni in base alle quali tali movimenti sono sorti solo tra determinate etnie periferiche europee, e non in altre. Gli aspetti economici non ci aiutano quindi a risolvere il problema del perch sono i Baschi e i Bretoni, piuttosto che i Siciliani o i Frisoni, a inseguire lautonomia etnica. Possiamo spingere un po oltre queste considerazioni prendendo in esame le note tesi sui mercati del lavoro etnico. Queste sostengono che i pi recenti conflitti etnici sono alla fine riconducibili agli antagonismi sociali che nascono dalla competizione per i mercati del lavoro in atto allinterno della societ capitalista. I capitalisti, infatti, tentano di divide re direttamente la forza lavoro sulla linea delle categorie etniche attraver so dei salari disuguali, mentre gli stessi lavoratori sfruttati cercano da s di migliorare gli stipendi, la sicurezza e le condizioni dimpiego con politi che basate sulla discriminazione etnica e laccaparramento dei posti di lavoro. Similmente, i colletti bianchi e gli altri ceti medi possono cercare

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di restringere agli individui etnicamente affini le opportunit di educa zione e impiego in un mercato concorrenziale38. In questa sede sufficiente dire che tali argomentazioni traggono il loro unico valore dal fatto di accettare implicitamente sia la realt sia il senti mento comune della categorizzazione e dellidentificazione etnica. Non avrebbe senso tentare di dividere lungo linee etniche una forza lavoro le cui caratteristiche culturali erano omogenee (e in tale modo erano anche percepite). Inoltre, si dimostrerebbe impossibile riservare i posti di lavori a persone della stessa etnia se il senso della differenza e dellidentit etni ca fosse assente in una specifica popolazione. Sotto un certo aspetto, que stultima affermazione una verit palese, ma da un altro punto di vista ci indica la natura e lindipendenza delle variabili etniche in qualsiasi assetto sociale: limportanza dei miti di una stirpe comune, di una memo ria storica e di una cultura condivisa, dellattaccamento alla terra e al popolo. Sono proprio queste caratteristiche a costituire la pervasiva ere dit delle etnie premoderne nel mondo moderno. La mia tesi non vuole indicare che i fattori economici hanno solo un piccolo peso nella genesi e nello sviluppo dei neonazionalismi etnici: chia ramente, un siffatto ruolo esiste, ma assume semplicemente la forma di catalizzatore. Le tendenze o le crisi economiche spesso spiegano linsor genza temporale delletnonazionalismo, ma, come Walker Connor ha dimostrato in maniera convincente, i nazionalismi etnici possono emer gere in ogni sorta di cornice economica (avanzata, arretrata, in crescita, in declino, stagnante). Il nazionalismo etnico, quindi, non ha generalmente legami con landamento di uneconomia39. Sono invece gli effetti a lungo termine del corso economico sulla crea zione delle nazioni e dei nazionalismi che dovrebbero essere rapportati alla formazione delle classi e al ruolo pi rilevante assunto da queste ultime. Ci vale in eguale misura sia per le societ capitalistiche che per quelle dove presente un socialismo di stato: nazioni e nazionalismi etnici, infat ti, assumono una posizione di spicco in entrambi questi sistemi economi ci. Le variabili economiche forniscono il retroterra per la formazione delle classi e degli strati sociali che hanno solitamente assunto la guida dei movi menti etnonazionalisti nei due citati sistemi economici. Si tratta in parti colare dellessenziale intellighenzia secolare, dalla quale tali movimenti hanno preso molto del loro impeto: le sue necessit, preoccupazioni e aspi
38 Per le teorie sul ruolo mediatore delle minoranze vedi Bonacich (1973) e il som mario di tali interpretazioni contenuto in Zenner (1991, cap. 1). Un approccio criti co si pu ritrovare in Horowitz (1985, cap. 2). 39 Connor (1984b); per il supporto dellevidenza storica vedi A. D. Smith (1971, cap. 6).

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razioni hanno sempre avuto la tendenza a dettare gli obiettivi e le strategie degli etnonazionalismi, comunit dopo comunit. Sebbene limportanza di questo ceto sociale sia variata di societ in societ, in ogni parte del mondo esso sempre stato lavanguardia dei movimenti nazionalisti40. Questultimo fatto particolarmente vero per quanto riguarda i recen ti nazionalismi etnici sorti in Occidente e nellex mondo socialista. Sia in Nord America che in Europa, negli anni Sessanta e Settanta del XX seco lo una nuova intellighenzia, pi tecnica rispetto al passato e sostenuta da imprenditori e commercianti, ha guidato la protesta contro lo stato nazio nale centralizzato di stampo occidentale, seguita poi, negli anni Ottanta e Novanta, dalla sua controparte dellEuropa orientale e dellex Unione Sovietica. Esaminiamo prima lOccidente: in Quebec, ad esempio, i ceti professionali di ogni genere - avvocati, medici, giornalisti, insegnanti, ingegneri, farmacisti, tecnici e figure simili mandarono avanti con osti nazione quella che in seguito prese il nome di rivoluzione silenziosa dei primi anni Sessanta. Questa classe strapp il potere nella provincia dalle mani dei leader tradizionali di una comunit agraria e dominata dalla Chiesa, cominciando a rivendicare il riconoscimento della lingua france se in tutti i settori della vita pubblica e la sua parificazione con linglese. Il ritorno alle espressioni locali in una societ moderna fu accompagnato da un movimento per linnalzamento dei francofoni alla posizione di clas se media e, attraverso il Parti qubcois, per la conquista del potere poli tico nella provincia. Da qui, il passo verso la domanda della piena auto nomia etnica e alla fine della secessione era breve41. Anche nel Regno Unito, i movimenti per una maggiore autonomia etnica sono stati guidati da unintellighenzia in ascesa, particolarmente in Scozia. Qui, infatti, il Partito nazionale scozzese, sostenuto in prevalenza dai ceti professionali e dai piccoli imprenditori, ha cominciato a battersi per una piena indipendenza almeno a partire dagli anni Sessanta. Tuttavia, sebbene a prima vista la situazione economica apparisse favore vole grazie alla scoperta dei giacimenti di petrolio del Mare del Nord, la maggioranza degli Scozzesi non ha risposto allappello, specialmente in
40 Sulla prevalenza dei ceti intellettuali e professionali o dellintellighenzia allinterno dei movimenti nazionalisti vedi Kedourie (1971, Introduction), Gella (1976), A. D. Smith (1981a, capp. 5 e 6), Anderson (1983). Una valutazione critica si trova in Breully (1982, cap. 15). Hroch ha proposto uninterpretazione sociale a tre fasi dei nazionalismi dei popoli senza stato dellEuropa orientale, nella quale accordato un ruolo preminente agli intellettuali e allintellighenzia nelle fasi A e B. 41 Gouldner (1979) traccia una divisione tra le due ali dellintellighenzia, quella uma nistica e quella tecnica, e descrive la transizione dalla prima alla seconda. Per alcune prove a evidente sostegno della prevalenza dellintellighenzia nel caso del Quebec vedi Pinard e Hamilton (1984).

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occasione del voto per il decentramento del 1979, che and ben al di sotto del 40 percento richiesto (in seguito, per, lautonomia e il decen tramento si sono nuovamente ripresentati sullagenda politica). Queste vicende politiche non sembrano comunque essere in relazione con la forte e persistente coscienza di unidentit nazionale e culturale scozzese e con la diffusa aspirazione a una maggiore autonomia. Mentre la maggioranza degli Scozzesi d limpressione di volere una maggiore partecipazione locale, il processo di mobilitazione politica stato frenato dalla lunga tra dizione del coinvolgimento scozzese nel pi ampio quadro del governo e della societ inglesi e dalla tenace tenuta dei laburisti nella Scozia stessa. La flessibilit dimostrata dello stato britannico nel corso dei decenni stata un altro fattore di limitazione delle richieste separatiste, almeno sino a tempi recenti, come del resto labilit della Scozia nel far sentire in modo adeguato la sua voce politica sia nel governo e nella legislazione locale sia attraverso istituzioni nazionali come lo Scottish Office42. In Galles il processo di mobilitazione vernacolare ha invece avuto minore successo. Nonostante gli sforzi degli intellettuali della Welsh Language Society, la lingua gallese rimasta sostanzialmente confinata nel Nord rurale del paese; il Sud industrializzato, impregnato da forti tradi zioni legate alla classe operaia, ha optato per unidentit gallese contrasse gnata dalla lingua inglese. Sebbene una distinta cultura gallese sia comun que mantenuta - come dimostrato dalla preferenza delle cappelle rispet to alle chiese, dalla tradizione poetica, dai cori e dallo sport, dalla cura dedicata alle memorie storiche collettive dellEisteddfodau e del Gorsedd , il sostegno al Partito gallese (Plaid Cymry) debole, mentre resta marca ta linfluenza dello stato britannico e della societ inglese. Limpatto del lintellighenzia nazionalista gallese stato quindi limitato, nonostante almeno due delle universit della regione (Bangor e Aberystwyth) siano conformi al ben noto schema di fervore nazionalista riscontrabile fra i quadri accademici e gli studenti43. Anche in Catalogna il ruolo della lingua e degli intellettuali catalani stato penetrante. Questo processo va fatto risalire alla Renaixenca lettera ria di met Ottocento (vedi il cap. 2) e al nazionalismo politico e cultu rale di figure influenti come Prat de la Riba di inizio Novecento. La repressione franchista della lingua e della cultura catalana ebbe leffetto di allargare e accrescere linfluenza di entrambe, dal momento che la resi
42 Sul retroterra del nazionalismo scozzese vedi Hanham (1969) e Nairn (1977, cap. 2); per lascesa del Partito nazionale scozzese vedi Webb (1977), Brand (1978) e Maclver (1982). 43 Lo sviluppo del nazionalismo gallese trattato in K. Morgan (1982); sul revival delle tradizioni culturali gallesi, fra cui YEisteddfodau, vedi P. Morgan (1983).

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stenza si incentr naturalmente sulla loro protezione allinterno della sfera dei rapporti privati. A partire dalla transizione alla democrazia si assisti to a unenergica rinascita della cultura catalana e delle pubblicazioni in questa lingua; a ci si sono affiancate crescenti richieste per la massima autonomia, molte delle quali sono state soddisfatte attraverso il ripristino di istituzioni di autogoverno a carattere etnoregionale44. Nei casi descritti, i moti etnici dellintellighenzia secolare locale per una maggiore autonomia sono stati frenati sia dalla presenza storica di una pi estesa identit politica sia dalla possibilit di una risoluzione democratica delle rimostranze etniche. Da una parte, lincorporazione a lungo termine delle etnie periferiche e il potere dintervento dello stato centrale delletnia egemone hanno creato un elemento aggiuntivo di lealt e identit politica rispetto a quello etnonazionale originario; i Bretoni, gli Scozzesi e i Catalani possono sentirsi e in effetti si sento no - anche Francesi, Inglesi e Spagnoli (specialmente gli emarginati o gli emigrati allestero). A livello collettivo, lo stato nazionale storicamente centrale stato capace di forgiare una propria identit politica e nazio nale imperniata sul territorio, la legge, la cittadinanza e la cultura politi ca, usualmente nel corso di vari secoli (persino quando allinizio que stobiettivo non era voluto o solo debolmente sentito). Da unaltra parte, poi, lo sviluppo delle pratiche e delle istituzioni democratiche ha aiuta to a vari livelli a mitigare il senso dalienazione presente nelle etnie peri feriche e nelle loro classi intellettuali. Queste ultime hanno potuto pro curarsi dei canali attraverso i quali le proprie rimostranze collettive e i propri interessi potessero essere compensati e accomodati. Sebbene nes suno stato occidentale multietnico possa dire di aver risolto i suoi pro blemi etnici di base, le formazioni statali con una lunga tradizione democratica sono riuscite a moderare la protesta etnica, realizzare una mitologia e un simbolismo politico a carattere aggregatore e formulare un sistema di valori comuni e di memorie politiche validi per tutte le etnie costituenti il paese. Questi stati hanno potuto disporre della ric chezza e del potere politico spesso imperiale e coloniale - per garanti re delle posizioni di spicco agli ambiziosi e istruiti membri delle etnie periferiche: esempi che balzano subito agli occhi sono i Corsi in Francia e gli Scozzesi nellImpero britannico45.
44 Per una dettagliata analisi della crescita e dellattuale revival del nazionalismo cata lano vedi Conversi (1994). 45 La duplice lealt - verso lo stato nazionale territoriale e la nazione etnica pre sente in Occidente e le condizioni che la hanno resa possibile sono analizzate da A. D. Smith (1986b) e Birch (1989). Per uno studio storico dello sviluppo di un pecu liare nazionalismo britannico nel xvill secolo vedi Colley (1992).

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Intellettuali, miti etnici e religione


Mentre in Occidente lintellighenzia secolare vanta un ruolo importante allinterno del neonazionalismo etnico popolare, il peso di questo ceto in Europa orientale e nellex Unione Sovietica stato recentemente decisivo. Per quanto concerne queste regioni, la leadership assunta da uno strato anche ridotto di intellettuali puri o disimpegnati largamente ricono sciuta. Questo ci riporta alla nota distinzione formulata da Hans Kohn, che aveva infatti sostenuto come, al contrario dei nazionalismi occidenta li, con il loro carattere civile e razionale e la loro base sociale borghese, i nazionalismi dellEst (inteso come Est del Reno) dovessero il loro caratte re spesso autoritario, mistico e organico a una leadership che, in assenza di una borghesia, era formata da un esiguo strato di intellettuali. Sicuramente una tale visione semplificava i problemi: gli intellettuali ave vano avuto un peso cruciale nel nazionalismo inglese o in quello francese, che non si possono immaginare senza Rousseau e Michelet o Milton e Burke. A ogni modo, c uno sfondo di verit anche nel collegamento con epoche pi vicine, in quanto leconomia dirigista, nello stile del comuni Smo sovietico, lasciava libera larea della disaffezione e dello scontento sociale e politico a unintellighenzia dissidente, incoraggiata dalle oppres sive politiche comuniste in Europa orientale e in URSS a legare le proprie apprensioni per i diritti umani alle rimostranze etniche e nazionali46. Gli intellettuali di questa categoria organica hanno comunque gioca to un ruolo significativo pure nel neonazionalismo occidentale. Hugh McDiarmid in Scozia, Saunders Lewis in Galles, Yann Fouere in Bretagna, Frederico Krutwig nei Paesi Baschi hanno preparato e articola to la rinascita etnica delle rispettive comunit e proposto strategie per la sua realizzazione. AllEst, per, i ceti intellettuali e professionali sono stati ancora pi rilevanti nella politica nazionale. Il ruolo degli intellettuali in movimenti popolari come la Primavera di Praga e la rivoluzione di vel luto del 1989, il movimento croato dei primi anni Settanta o Solidarnos'c in Polonia ben noto. Egualmente vitale si dimostrato il contributo di questo ceto a Sajudis, il movimento nazionale lituano, e a Rukh, il movimento nazional-democratico ucraino; molti leader, fra cui il primo presidente della Lituania indipendente, erano difatti intellettua li. Lintellighenzia stata inoltre fondamentale per la crescita del nazio nalismo populista russo, mentre, sempre in Russia, il ceto intellettuale ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo del nazionalismo dissidente ebrai
46 Riguardo a questa distinzione vedi Kohn (1967, cap. 7); cfr. anche Plamenatz (1976). Vedi poi le critiche contenute in A. D. Smith (1971, cap. 8) e Hutchinson (1987, cap. 1). Sul declino dell'Unione Sovietica vedi G. E. Smith (1989).

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co dei refiisenikA1 dopo il 1967. In verit, uno dei pi pressanti problemi affrontati dall'Unione Sovietica nella sua agonia riguardava la crescente richiesta, da parte dellintellighenzia delle repubbliche e di varie etnie, di un maggiore potere politico: una domanda che non poteva essere soddi sfatta allinterno delle strutture dello stato di allora e neppure conciliata con le rivendicazioni delle tante comunit di Russi stanziate nelle repub bliche dove la maggioranza non apparteneva a questetnia48. Con il dissolvimento delluniversalismo insito nel comuniSmo marxi sta, prima in un nazionalcomunismo policentrico e quindi nel nazionali smo etnico, i ceti intellettuali e professionali sono ritornati alle rispettive eredit e mitologie etniche, sperando cos di realizzare la promessa mes sianica di una trasformazione rivoluzionaria della societ allinterno della propria comunit. Ma tale universalismo non stato soddisfatto, in quan to trasferito su un terreno arido e circoscritto, del tipo incontrato da Eduard Shevardnadze nella sua Georgia e da Leonid Kravcuk, comunista trasformatosi in nazionalista, in Ucraina. In altri casi, la resistenza al comuniSmo stata alimentata da un nazionalismo da lungo tempo sop presso. In Polonia, Solidarnosc ha mostrato dei collegamenti stretti sia con la Chiesa cattolica nazionale che con gli intellettuali nazionalisti, mentre anche i successivi governi del paese hanno posto linteresse nazio nale polacco al centro delle loro preoccupazioni e delle loro politiche49. Nella Cecoslovacchia dei tardi anni Ottanta, Vaclav Havel e il suo Forum civico hanno fuso il loro impegno per i diritti umani con una riso luta forma di solidariet nazionale da contrapporre al regime di stile sovie tico appoggiato dai Russi. In realt, al disotto delle apparenze, le tensioni fra le pi povere regioni cattoliche slovacche e la pi avanzata e occiden talizzata societ ceca - un contrasto che aveva trovato una chiara espres sione nei differenti regimi e condizioni sociali emersi dopo la seconda guerra mondiale - hanno inserito una forte vena di nazionalismo etnico nellepilogo della cosiddetta rivoluzione di velluto, aprendo cos la strada alla pacifica dissoluzione del paese. Non sarebbe dunque possibile descri vere con disinvoltura il recente distacco sopravvenuto tra le tradizioni lin guistiche, la storia e il retroterra culturale delle etnie ceca e slovacca e tra
4/ Questo termine indica gli Ebrei ai quali non era accordato il permesso di espatriare dallUnione Sovietica [N.d.T.]. 48 Sulle nazionalit dellURSS vedi in particolare G. E. Smith (1990) e Bremmer e Taras (1993). Sulla rinascita dei nazionalismi in Europa orientale vedi Ramet (1989), Vardys (1989) e Glenny (1990). Per una spiegazione del differente sviluppo dei nazionalismi in Europa orientale nei termini delle sue fasi evolutive vedi Gellner (1992). ^ Il ruolo della Chiesa cattolica nel recente nazionalismo polacco descritto in Chrypinski (1989).

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le loro patrie, come anche luso fatto di questi elementi dalle lite delle due parti. A ogni modo, la differente presa e la difforme distribuzione delle rispettive etnostorie, lex condizione periferica e la messa in ombra degli Slovacchi da parte dei loro vicini meglio preparati sul piano cultu rale e laspirazione slovacca ad affermare la propria individualit naziona le hanno rappresentato il substrato culturale, i punti di riferimento fon damentali e la legittimazione storica dei movimenti e della pratica politi ca recente del paese50. Il ruolo di tali memorie, miti e simboli etnici e il loro uso da parte degli intellettuali e di altre lite hanno costituito il soggetto del considerevole dibattito sorto intorno allinterpretazione dei recenti conflitti in Europa orientale e nellex Unione Sovietica. Pochi metterebbero in discussione la centralit dei ceti intellettuali e professionali aHinterno della leadership di gran parte dei movimenti etnonazionali emersi in questi paesi, ma la loro funzione considerata in maniera molto differente da strumentalisti e primordialisti. I primi vedono gli intellettuali come i modellatori e gli orchestratoti dei conflitti nazionali; ci si compie attraverso la manipola zione condotta dallintellighenzia dei simboli, della memoria etnica e dei miti; la sua ricerca di strategie razionali basate sul proprio interesse e sta tus economico a determinare in larga parte le fattezze e il contenuto di un gran numero degli etnonazionalismi dellEuropa orientale, dei Balcani e dellex Unione Sovietica. Questo vero in particolare per quanto concer ne lex Jugoslavia: Franjo Tudman, lo storico, si confronta con Radovan Karadzic, il poeta, ma entrambi costruiscono e modellano i simboli e gli obiettivi del conflitto per la guida del quale essi hanno cos tanto lottato, sebbene per meri scopi personali. I primordialisti, dallaltro versante, sono inclini a minimizzare il peso delle lite, fra cui gli intellettuali, e a scorge re le origini della contesa tra Serbi e Croati in un antagonismo storico di fondo, che vede lintellighenzia come semplice organizzatrice ed esecutri ce. In base a questinterpretazione, sono le profonde differenze religiose e i conflitti storici risalenti allepoca medievale, come anche i percorsi molto diversi presi da Serbi e Croati rispettivamente sotto lImpero otto mano e quello asburgico, ad aver prodotto i contrasti collettivi cos bru talmente manifestatisi con i massacri della seconda guerra mondiale e ripetutisi oggi51.
50 Sullascesa del nazionalismo in Slovacchia vedi Brock (1976) e Paul (1985); per le successive relazioni fra Cechi e Slovacchi vedi Glenny (1990, pp. 137-44). 51 Per una storia dellarea vedi Jelavich (1983). Una tesi che imputa il sorgere di un dilemma della sicurezza tra Serbi e Croati alle condizioni di anarchia suscitate dal collasso di stati dove le azioni delle masse appaiono minacciose specialmente quan do sono rafforzate da ricordi ancora vividi di conflitti di gruppo - contenuta in Posen (1993).

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Nessuna delle due precedenti interpretazioni appare comunque ade guata a spiegare le complessit di questi conflitti. Linimicizia e la fra tellanza serbo-croata sono in realt abbastanza recenti, risalendo al pi tardi agli anni Venti del XX secolo, quando i due popoli si trovarono per la prima volta incorporati nel Regno di Jugoslavia dominato dai Serbi. Prima di quel periodo, nonostante il sogno degli intellettuali di ununit degli Slavi del Sud manifestatosi con il movimento deHillirismo di inizio Ottocento, i due popoli, trovandosi allinterno di due differenti imperi, avevano avuto una storia e una tradizione politica separate. Sotto un altro aspetto, la manipolazione politica degli intellettuali serbi e croati pot dimostrarsi efficace solamente dove un numero sufficiente dei loro soste nitori etnicamente designati era pronto a rispondere al richiamo delletnicit e ai contenuti di miti, memorie e simboli. Tuttavia, se oggi nellex Jugoslavia la religione pi uninsegna deUetnicit che una sentita forza spirituale, la sua efficacia politica deriva da secoli di differenziazione cul turale e di reciproca esclusione sociale tra Serbi, Croati e ultimamente Musulmani, elemento divenuto parte della struttura delle societ balcani che. Quello che rimane, e quello che pu ed stato usato per arrivare a tali devastanti effetti, un ricco raccolto di simboli, memorie, miti e tra dizioni in cui lepopea delle battaglie, le leggende sui santi e i saggi e le ballate su eroi e banditi sono trasmesse di generazione in generazione sotto forma di una tradizione culturale viva nelle comunit dei piccoli paesi e dei villaggi. E negli usi popolari e intellettuali e nei rispettivi limi ti, di queste fondamentali componenti simboliche delletnicit che dob biamo cercare risposte pi adeguate ai cambiamenti nelle relazioni inte retniche e allinvocazione del nazionalismo come ultima soluzione politi ca e territoriale ai rapporti fra etnie nelle aree miste52. Il ruolo dei ceti intellettuali e professionali va quindi inserito allinter no di cornici storiche di lungo periodo e di contesti culturali pi ampi. Il perno di una tale analisi non deve essere costituito dagli obiettivi e dalle attivit degli intellettuali, dei ceti professionali o di altre lite, e neppure dai sentimenti e dalle memorie di massa della gente comune, ma piutto sto dai rapporti, spesso pi complessi, esistenti tra questi due elementi. Nella funzione politica e sociale dellintellighenzia possiamo vedere un microcosmo del nostro iniziale paradosso, cio la ben conosciuta crisi didentit che colpisce un cos gran numero di uomini e donne istruiti al momento di spostarsi da un ambiente chiuso e tradizionale a uno pi aperto, dinamico e pluralistico e che rispecchia le contraddizioni delle
Per i primi movimenti nazionali fra gli Slavi del Sud vedi Stavrianos (1961); per una veduta critica della transizione dallOrtodossia al nazionalismo vedi invece Kitromilides (1989).
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societ pi ampie. Leducazione dei ceti intellettuali e professionali in via di modernizzazione, con la sua cultura del discorso critico e il suo ethos universalista razionale e tecnicizzato, li lega alle loro controparti in ogni paese. Ma da unaltra parte, separando questi ceti dai loro consanguinei etnici, dal popolo, il razionalismo professionale causa sensi di estraniamento emotivi e culturali a carattere compensatore, che possono essere risolti solamente da un nuovo modello identitario e comunitario basato sulla mobilitazione vernacolare e sulla riappropriazione della storia auten tica: quella della nazione moderna, unautonoma comunit politica dove gli intellettuali e le classi professionali possono utilizzare la loro prepara zione e la loro competenza al servizio per del popolo, cio dei loro com patrioti civici ed etnici53. Questo processo di riappropriazione di un passato etnico ha inoltre aiu tato la promozione di un notevole revival religioso. Il ritorno di tanti musulmani secolarizzati allIslam in Bosnia, la crescita di forti movimen ti islamici tra le comunit musulmane che vivono in Occidente, la vigo rosa, spesso fanatica, adesione allInduismo o allIslam nel subcontinente indiano e persino il ritorno alla Chiesa ortodossa nazionalista in Russia sono tutti fenomeni connessi al rafforzamento dei legami etnici e al senso dellelezione etnica presente in comunit chiamate a raccolta allinterno di quelli che considerano degli ambienti estranei, se non proprio ostili. A ci si deve aggiungere la doppia ambivalenza che si accompagna ai valori della modernit: da un lato, il potere economico, tecnologico e militare associato alla modernit occidentale incute un senso di rispetto, e persino di emulazione; dallaltra parte, esiste per una profonda repulsione verso quella che appare una decadenza morale e sociale generata da un raziona lismo senza regole e da un progresso sfrenato. Questo rigetto assume in breve una dimensione religiosa ed etnica. LOccidente o la Cristianit occidentale vengono categorizzate come laltro, rispetto al quale il puro, il nobile o 1eletto devono realizzare i loro autentici valori e allo stesso tempo redimersi: ci significa il rigetto dellanomia dei valori occidentali in favore del mantenimento delle tradizionali strutture fami liari, delle antiche usanze, delle credenze comunitarie, dei valori etnici. E comunque mediante la loro esemplificazione etnica che la rinascita isla mica, induista, ortodossa, ebraica e buddista diviene politicamente effica ce, come mostrano gli esempi di Iran, Siria, Algeria, India, Russia, Israele, Sri Lanka, Birmania e Tibet. Lo stesso discorso vale finanche per la rivo luzione sciita che ha minacciato di travolgere lintero Medio Oriente: la sua nascita e il suo sviluppo in Iran hanno assicurato la considerevole influenza del nazionalismo di Teheran - come anche dei religiosi e delle
53 Vedi Gouldner (1979) e la nota 40 di questo capitolo; vedi inoltre Shils (1960).

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scuole islamiche iraniani - sulle attivit e le manifestazioni politiche dei rivoluzionari musulmani sciiti54. In questo punto si nasconde una contraddizione particolarmente acuta. Il diffondersi di schemi globali di politiche e di comunicazioni ha contri buito a ravvivare i legami etnici fra molte comunit attraverso il ritorno di tanti individui alla religione e alle mitologie religiose (ci si verifica parti colarmente in India, Africa e Medio Oriente). Ma non si tratta semplicemente di una risposta collettiva dettata dal timore e dalla protesta contro le pressioni della globalizzazione nelle sue incarnazioni occidentali; il revi val della religione pu infatti essere riscontrato anche nelle patrie occiden tali od occidentalizzate della modernit; in America, Paesi Bassi e Giappone, come del resto in Israele, Polonia, Irlanda e Messico. Il risveglio protestante e il rifiorire del Cattolicesimo e dellEbraismo, sebbene meno sconcertanti della ripresa dellIslam e dellInduismo, hanno un seguito rile vante e si legano spesso allautorivendicazione e ai miti dellelezione etni ca. In questi casi, le mitologie religiose agiscono come garanti della reden zione delle etnie oppresse o come agenti di ripristino di stili di vita o valo ri etnici sorpassati. Per mezzo dei miti della religione rinascente e dei suoi prescelti araldi, le forze della modernit possono essere governate e asser vite agli interessi delle classi e delle etnie emarginate o in ascesa55.

Conclusione
dunque uno sbaglio vedere nel ritorno a forme religiose radicali sola mente un sintomo di paura e risentimento o del collasso dei simboli e dei valori tradizionali. Il quadro globale infatti pi complesso. Sia a causa della propensione della maggior parte di miti, tradizioni e simboli reli giosi ad agire come fucine delle comunit, sia per la longevit e la diffu sione della loro influenza, non c nulla di inaspettato o di ragguardevole nel ritorno delle lite o di pi ampi ceti popolari a tradizioni o sistemi simbolici al fine di vedere come questi ultimi possano sfruttare, e aiutare a capire, le opportunit e i problemi sprigionati dai rapidi cambiamenti e dalla modernit. Pi di ogni altra cosa, la ripresa della religione e dei rela tivi miti dellelezione etnica permette sia alle lite sia al popolo di relati vizzare le proprie conoscenze dirette attraverso tradizioni che continuano
54 Le radici religiose della rivoluzione islamica in Iran sono trattate in Keddie (1981); vedi anche Halliday (1979) per una rassegna del pi ampio panorama geopolitico del larea. Per lo Sri Lanka vedi Roberts (1993); sullOrtodossia in Russia vedi Pospielovsky (1989). 33 Sul potenziale relativo alla mobilitazione delle masse presente nelle tradizioni reli giose vedi A. D. Smith; cfr. anche Banuazizi e Weiner (1986). Per una significativa trat tazione della rinascita cristiana e islamica nella Nigeria odierna vedi Igwara (1993).

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a promettere la salvezza tramite unimmortalit che va al di l del presen te ordine dellesperienza. Nello stesso tempo, questa classica aspettativa sempre di pi combinata con la speranza della redenzione terrena con cessa ai prescelti nella vita futura grazie al giudizio dei posteri, cio al giu dizio dei discendenti che andranno a formare le successive generazioni di una comunit unita da un destino e una storia comuni. Quello che sta poi verificandosi in tante parti del mondo una doppia appropriazione collettiva: la prima riguarda il tradizionale messaggio di una salvezza individuale e collettiva che segue lesperienza mondana; la seconda, invece, tocca un nuovo messaggio nazionalista dimmortalit collettiva per gli eletti per mezzo della posterit e del suo verdetto. Lunione di questi due tipi di appropriazione costituisce il singolare tra guardo raggiunto dalla visione storicista dellumanit e il riconoscimento che questa concede allunicit dei valori e dei destini culturali di ogni seg mento storico dellumanit stessa. Avere fornito unespressione politica a queste due appropriazioni gemelle la vera impresa del nazionalismo, conseguita legando la memoria tipica delletnostoria e gli antichi miti reli giosi dellelezione alla lotta per il riconoscimento territoriale collettivo e allautonomia politica nellambito di una patria storica. Nel mondo moderno, infatti, il riconoscimento e lautonomia sono pi sicuri e pro tetti allinterno di un proprio stato.

La crisi dello stato nazionale

Sostenere che lo stato-nazione ha fatto il suo tempo e che altre forme di aggregazione politica sono divenute dei veicoli pi adatti alla trasmissione delle tendenze e dei processi postmoderni o postindustriali, implica allo stesso tempo presentare un certo numero di considerazioni. La prima, come spiegato in precedenza, riguarda il fatto che le comunicazioni e i sistemi economici globali oltrepassano i confini nazionali e che lo statonazione non pu pertanto mantenere pi a lungo il suo controllo su que sto e altri processi. Questargomentazione stata per respinta nel capito lo 1. Una seconda e correlata asserzione - anche questa sfiorata in prece denza - la relazione a somma zero che esisterebbe tra lassociazione nazio nale e le altre forme di aggregazione politica; le nuove forme di aggrega zione politica, inoltre, implicherebbero necessariamente per lo stato-nazione la perdita della sua posizione di punto di convergenza della lealt poli tica. A ogni modo, intendo ritornare su tale questione nel capitolo 5. Qui intendo prendere in considerazione un terzo punto, cio il fatto che lo stato-nazione contemporaneo sta venendo sottoposto a unerosio ne, se non a una vera e propria disintegrazione, in quanto il suo carattere pluralistico, o multietnico, minato dai processi di espansione e di modernizzazione statale e dai problemi generati da tali fenomeni.

Lincorporazione burocratica
E allo stesso tempo vero e significativo che la maggior parte degli stati presenta un carattere pluralistico. Sotto questo aspetto, non si tratta chia-

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ramente di stati-nazione, ma tuttal pi di stati nazionali. In termini stretti, possiamo definire un soggetto come stato-nazione solamente quando e se un singolo gruppo etnoculturale inserito nei confini di uno stato che a sua volta si estende fino a includere al suo interno i con fini territoriali del gruppo etnoculturale in questione. Questo certa mente un criterio in base al quale si escluderebbero degli stati etnica mente omogenei che per presentano elementi di popolazione affine sotto il piano etnico e culturale in stati confinanti, o persino altrove. In questo senso, gli stati-nazione diventano ben pochi: Portogallo, Islanda, Giappone (esclusi gli Ainu e i Coreani), Danimarca (esclusi gli abitanti delle Faer 0er) ne costituiscono alcuni esempi. Parecchi altri stati, come la Polonia, si avvicinano a questo modello; tuttavia, solo il 10 percento degli stati membri delle Nazioni Unite sono stati-nazione. La maggio ranza degli altri stati ha infatti un carattere multietnico; inoltre, molti di essi sono anche rigidamente divisi lungo linee di separazione etnica: alcuni presentano al loro interno minoranze etniche numericamente significative, mentre altri sono frazionati fra due o un numero maggiore di grandi etnie (vedi Birmania, Indonesia, Malaysia, Kenya, Nigeria, Belgio, Canada, Gran Bretagna)1. Come si creata una tale situazione? Le nazioni, come ho indicato, si sono formate attraverso due percorsi principali. Il primo che ho discusso quello che transita per il processo di mobilitazione popolare e che ha interessato la maggior parte degli stati nazionali attuali. La seconda stra da invece sostanzialmente un processo di incorporazione burocratica avviato da una base di etnie laterali piuttosto estesa, dai contorni non ben definiti e perlopi confinata negli strati alti della popolazione. Nella mag gior parte dei casi, in effetti, un ceto aristocratico, guidato solitamente da un re o un principe e dalla sua corte e dai suoi assistenti, e inoltre soste nuto dal clero, governava una o pi comunit regionali o etniche, che a loro volta fornivano la forza lavoro e i servizi necessari al mantenimento del tenore di vita dellaristocrazia stessa. Questo stato lo schema di svi luppo per gran parte dellEuropa, rimasto attivo nella met orientale del continente dopo la piena stabilizzazione dei tre grandi imperi asburgi co, zarista e ottomano. Tale schema si mantenne poi senza grossi proble mi nel XIX secolo in altre regioni del mondo, come Medio Oriente, Asia meridionale e Corno dAfrica. Nel corso dellOttocento, gli imperi colo niali europei imposero una versione modificata di questo schema base, dove il ceto aristocratico in questione era rappresentato da unlite ammi nistrativa proveniente dal Vecchio Continente - talvolta appoggiata nel
1 Vedi Connor (1972) e Wiberg (1983); cfr. anche le distinzioni contenute in Tivey (1980).

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suo compito da coloni e missionari - che andava a formare una societ parallela, come si era del resto verificato in America centrale e in America Latina nel XVI secolo2. Queste etnie laterali o aristocratiche erano normalmente paghe della preservazione dei sistemi base di differenziazione culturale e di gerarchia politica. Ci vero per quanto concerne le tante antiche aristocrazie dominanti del mondo antico, come gli Hittiti, i Medi, i Persiani e anche 1 Filistei, che fecero poco o nulla per incorporare, a qualsiasi livello, i membri delle etnie subordinate nella loro cultura e nella loro societ pri meggiami. Soddisfatte di ricevere tributi, lavoro e servizi, le lite dellet nia dominante mantennero con gioia il fossato culturale esistente tra esse e le comunit o le categorie etniche conquistate e i cui territori erano stati annessi e sfruttati3. Ma, per ragioni che non sono del tutto chiare, un ridotto numero di queste etnie laterali o aristocratiche - o i loro governanti e il clero cominciarono a sentire il bisogno di diffondere la loro cultura etnica verso il basso e allesterno, cio in direzione di alcuni dei ceti medi (se non tal volta anche minori) e delle regioni pi remote dei loro domini. In entrambi i casi, delle considerazioni difensive possono aver giocato un ruolo cruciale. Le costanti incursioni di predoni o di altri stati avrebbero quindi sollecitato una pi ferma politica di incorporazione culturale nella terre di frontiera degli stati aristocratici, come avvenne ai confini del Galles, in Linguadoca, in Provenza o in Finlandia. Questobiettivo era spesso raggiunto insediando dei coloni appartenenti alletnia centrale sulle frontiere instabili o attraverso il rafforzamento del controllo ammi nistrativo, oppure in entrambi i modi. Anche il controllo ecclesiastico poteva essere utilizzato a questo fine: il riconoscimento della giurisdizio ne dellalto clero sui territori etnicamente misti o contesi poteva assicura re questi ultimi al dominio dello stato aristocratico. Nel caso della Spagna, la difesa del Cattolicesimo dai musulmani si trasform in una componente fondamentale della pi tarda identit nazionale spagnola, mentre in Francia il sostegno papale ai diritti franchi e poi capetingi come scelta etnica a protezione dellinfluenza cattolica si dimostr cruciale per la successiva espansione della giurisdizione reale francese, in particolare di fronte alle inclinazioni eretiche della Linguadoca. Pi tardi, la religione fu utilizzata dalla monarchia inglese dei Tudor non solo per rafforzare la pro2 Per la societ parallela vedi Balandier (1954); cfr. anche J. H. Kautsky (1962, Introduction). Per il modello delle relazioni sociali in Europa orientale vedi Sugar (1980). 3 Per queste antiche aristocrazie vedi Moscati (1962), Cook (1983) e Mann (1986, cap. 5).

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pria posizione, ma anche, con lestensione del controllo dellInghilterra i sullIrlanda attraverso la diffusione del Protestantesimo, per impedire alle potenze cattoliche continentali di attaccare il suolo inglese partendo dallIrlanda stessa4. ; E certamente in Europa che i processi di incorporazione burocratica delle regioni periferiche e dei ceti medi si dimostrarono pi evidenti. In : linea di massima, le monarchie assolutiste cercarono con sempre pi , tenacia di standardizzare e rendere omogenee le proprie comunit etni che. Allinizio si tratt di un effetto secondario del bisogno di incre mentare le entrate e le risorse militare al fine di massimizzare la propria competitivit nellambito degli stati dinastici, che a partire dalla fine del Quattrocento diventarono lelemento politico dominante in Europa. A met del Cinquecento, le nefaste conseguenze politiche delle lotte di reli gione allinterno dei vari regni, successive alla Riforma, accelerarono il processo di omogeneizzazione. Entro il Settecento, la standardizzazione S e lomogeneizzazione culturale e religiosa erano sempre di pi conside rate delle precondizioni per arrivare al successo nelle dispute internazio nali. Le misure di Richelieu per la riforma linguistica e la revoca da parte j di Luigi XIV delleditto di Nantes ne costituiscono solo gli esempi pi ovvi. Un secolo pi tardi, la leadership dellInghilterra era attribuita alla sua precoce unit religiosa, politica e linguistica e alla conseguente ideo logia di libert5. I processi di incorporazione burocratica sono stati comunque variabi li. Essi hanno incluso i noti provvedimenti per la costruzione degli stati: creazione di un singolo codice di leggi e di tribunali su tutto il territo- 2 rio; realizzazione di un unico sistema di tassazione e di politica fiscale; g costruzione di un sistema unificato di comunicazione e trasporto; snelli- f mento dellapparato amministrativo e centralizzazione del controllo * nelle mani dei governanti nella citt capitale; formazione di quadri pro- . fessionali di personale specializzato per le istituzioni amministrative chiave; infine, lideazione di una tecnologia e di una struttura militare effcenti e poste sotto il controllo centrale. In una fase successiva, altre misure per il benessere sociale, la tutela del lavoro, le assicurazioni, la salute e listruzione cominciarono a entrare nel processo di edificazione statale, usualmente accompagnate o seguite dallampliamento di tali
4 SullInghilterra dellepoca Tudor vedi Corrigan e Sayer (1985, cap. 2); per le proble matiche religiose in Francia e Spagna vedi Armstrong (1982, cap. 3). 5 Per il processo di centralizzazione linguistica in Francia vedi Rickard (1974); per il nazionalismo inglese e britannico del XVIII secolo vedi Newman (1987) e Colley (1992).

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benefici ai ceti medi e poi a quelli pi bassi, e come ultimo passo anche alle donne6. Parallelo a questo processo di costruzione degli stati vi lo sviluppo di una forte coscienza nazionale. Ci in parte la conseguenza della stessa edificazione statale, ma pure il prodotto, e in seguito anche la causa, della sovrapposizione di un analiticamente distinto movimento di costruzione della nazione. Questultimo un termine spesso utilizzato in maniera interscambiabile con il processo di edificazione statale, ma i punti focali e rilevanti della costruzione della nazione sono piuttosto dis simili. Essi includono: lo sviluppo, la cura e la trasmissione dei miti, delle memorie e dei sim boli condivisi dalla comunit; lo sviluppo, la selezione e la trasmissione dei riti e delle tradizioni sto riche della comunit; la scelta, la cura e la trasmissione degli elementi autentici della cultu ra comune del popolo (lingua, costumi, religione, ecc.); limpressione nella popolazione designata dei valori, della conoscenza e degli attributi autentici, realizzata attraverso istituzioni e metodi stan dardizzati; la demarcazione, la trasmissione e lattenzione verso i simboli e i miti di un territorio o una patria storici; la selezione e leconomizzazione delle risorse e della manodopera quali ficata entro il territorio demarcato; la definizione dei diritti e dei doveri comuni per tutti i membri della comunit prescelta. Laccento posto su ognuno di questi processi soggettivo, in quanto si di fronte prevalentemente ad attitudini, percezioni e sentimenti legati a simboli, miti, memorie, tradizioni, rituali, valori e diritti. Ma troviamo anche coinvolti degli insiemi di attivit oggettive: lautenticazione, lat tenzione, la selezione, la scelta, la conservazione e limpressione di valori, i simboli, le memorie e concetti similari. Questi processi di edificazione nazionale si collegano inoltre alla nostra definizione pratica di nazione, cio di una specifica popolazione umana che condivide miti, memorie,
6 Sul processo di affrancamento vedi Bendix (1964); sulla crescita deUamministrazione centralizzata e la professionalizzazione della guerra vedi Tilly (1975) e Giddens (1985).

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una cultura pubblica di massa, una patria designata, ununit economica e uguali diritti e doveri per tutti i suoi membri7.

La penetrazione dello stato e la crisi della legittimit


Durante il XIX e il XX secolo si tuttavia assistito a un enorme incremen to del potere e delle capacit di penetrazione dello stato scientifico, come componente chiave del pi ampio processo di modernizzazione. Ci si concretizzato sostanzialmente nellambizione dello stato burocra tico a usare la scienza e le tecnologie pi recenti per rafforzare la propria efficacia ed efficienza sia nelle questioni interne che in quelle estere. Se il controllo economico dello stato viene attualmente sfidato dalle grandi multinazionali e dalle pratiche che dominano in gran parte del globo, se la sua supremazia militare stata limitata prima dalle potenzialit nuclea ri delle due superpotenze e poi dallinternazionalizzazione delle strutture di comando e della tecnologia bellica, la sua infiltrazione e il suo potere socioculturali si sono semmai accresciuti, nonostante le trasformazioni senza precedenti scaturite dalla tecnologia informatica computerizzata e dai sistemi globali di comunicazione di massa. Questo fatto pu essere brevemente illustrato considerando tre settori: listruzione pubblica, i mass media, le politiche sociali e culturali - tutti fattori che hanno infatti rapporti stretti con le caratteristiche etniche e li dentit nazionale delle popolazioni statali. Listruzione pubblica giudicata da alcuni studiosi un fattore centrale nella produzione di una cultura letteraria alta, e di qui di una nazione omogenea. A partire dalla fine dellOttocento, la maggioranza dei gover ni ha certamente considerato uno dei suoi principali compiti lorganizza zione, il consolidamento e il controllo sempre pi rigido di un sistema distruzione di massa - obbligatoria, uniformata, gerarchica, supervisionata tramite le scuole, legata al rilascio di un titolo che aveva lo scopo , di creare una forza lavoro efficiente e una cittadinanza omogenea e leale. Questo era lobiettivo dichiarato della Terza Repubblica dopo la sconfit ta francese nella guerra franco-prussiana del 1870: un sistema distruzio ne pubblica standardizzato e di massa fu quindi preparato come uno degli strumenti chiave per unificare e produrre il Francese, che doveva dimo
7 Vedi pp. 72-73 per questa definizione; per una visione piuttosto differente della costruzione della nazione vedi Deutsch e Foltz (1963). Il modello di comunicazione sociale di Deutsch pone un accento particolare sul volume di messaggi e i meccanismi della loro trasmissione, sebbene non riesca a chiarire il contenuto delle memorie comu ni - cultura, comunit, patria - che si trasmettono di generazione in generazione, n a dare il giusto rilievo al potere di simboli, miti e tradizioni racchiusi nelle usanze, nei rituali e nelle cerimonie.

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strarsi capace di opporsi alla Prussia e di riconquistare le province dellAlsazia e della Lorena perdute in quel conflitto. A tal fine, per sosti tuire il precedente disdegno del corpo e dellattivit fsica tipico di intel lettuali e cattolici, furono adottati sia nuovi esercizi per migliorare la forma fisica sia nuovi ideali ispirati allarmonia atletica degli antichi Greci. Per inculcare una consapevolezza comune della passata grandezza della Francia, come anche dei suoi eroi, delle sue virt e del suo posto di spicco tra le nazioni, i leader della Terza Repubblica ricorsero anche allinsegnamento di una storia uniformata, attraverso i goffi libri di testo di Lavisse approntati per le scuole di vario grado. Il criterio scelto per misu rare la grandezza era preminentemente territoriale, cio la capacit di estendere i confini francesi e di integrare e unificare i suoi abitanti. In questo modo Richelieu e Luigi XIV, in virt delle loro aspirazioni monar chiche, erano oggetto di ampie lodi, mentre la raffigurazione di Napoleone, a causa del suo originale patriottismo repubblicano, era profondamente ambivalente: dopotutto, egli aveva perso entro gli anni 1814-15 la maggior parte dei territori guadagnati dalla Francia nel corso delle guerre rivoluzionarie. Ancora pi importante era il fatto che le ragioni della grandezza del paese, fatta risalire allepoca di Clodoveo, erano intraviste nella successione dinastica e nella persistenza delIesagono8 territoriale al cuore del concetto stesso del regno e dello stato fran cese. Era dunque questa la storia a carattere nazionalista che per decreto statale i bambini francesi (e delle colonie) dovevano imparare nelle scuo le di ogni ordine e grado9. Anche in Giappone ladozione dellistruzione pubblica di massa si rive lata altrettanto importante. Qui, infatti, alcuni anni dopo la Restaurazione Meiji del 1868, la classe aristocratica riformatrice che era alla guida del paese eman leditto imperiale sulleducazione (1890), nel quale si stabili va come fosse la lealt allImperatore il principio base dellistruzione stata le giapponese. Senza dubbio, lobiettivo era copiare e competere con le societ e gli stati occidentali sul loro stesso terreno, in quanto i riformato ri nipponici erano convinti che la chiave del successo economico e milita re dellOccidente stesse nellistruzione secolare; per conseguire questo tra
8 Esagono (hexagone) un termine utilizzato come sinonimo della Francia in virt del profilo geografico di quest ultima e impiegato dallOttocento come una sorta di codice per identificare il paese [N.d.T.]. ^ Vedi Gellner (1983, capp. 3-4) per una particolare sottolineatura del ruolo cruciale di un sistema distruzione pubblico di massa e standardizzato nella creazione delle nazioni. Per il caso della Terza Repubblica francese vedi il classico lavoro di E. Weber (1979); per uno studio sui libri di testo dal 1880 al 1980 vedi Citron (1988); per il tentativo di inculcare gli ideali greci sulla salute del corpo dopo la sconfitta subita a opera della Prussia vedi Leoussi (1992).

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guardo fu elaborato un sistema deducazione gerarchico e su larga scala, che doveva imprimere le conoscenze moderne e i valori imperiali giappo nesi. Esempi pi recenti di omogeneizzazione nazionale per mezzo delli struzione pubblica di massa possono essere riscontrati nei nuovi stati asia tici e africani. Nella maggioranza di questi casi, dei libri di testo di storia e letteratura standardizzati elencano le imprese e il passato della nazione e dei suoi eroi; in altre situazioni, in particolare alcuni stati islamici, una dimensione religiosa chiamata in causa a sostenere e reinterpretare quel li che sono sostanzialmente dei valori e delle finalit nazionalistiche. NellEgitto di Nasser, ad esempio, le politiche governative per listruzione armonizzarono lelemento arabo con quello islamico, nonostante al Cairo - come del resto in Siria - il nazionalismo fosse di orientamento essen zialmente secolare. Importante resta comunque il fatto che il sistema di struzione di massa mirante a inculcare negli individui valori e vedute comuni un apparato dello stato e da questultimo controllato. In Nigeria e Kenya, in Siria e in Iraq, in Israele e in Egitto, in Malaysia e a Singapore, 10 stato intervenuto direttamente a guidare - come a fondare e consoli dare la struttura educativa di massa10. Pure i mass media hanno avuto un ruolo sempre pi crescente e vitale nel puntellare il potere statale e permettergli di introdursi nella coscienza sociale. Ci era scontato negli stati fascisti o comunisti a partito unico degli anni Trenta del Novecento; successivamente, negli anni Cinquanta, Daniel Lerner e i suoi colleghi scoprirono che lo sfruttamento della radio e della televisione da parte statale stava avendo un forte impatto sulle clas si medie. Il timore dellimpiego che ne avrebbero potuto fare organizza zioni rivali come i Fratelli musulmani, ad esempio, spinse molti stati arabi, anche quelli che non ne avevano ancora lintenzione, ad assumere 11 controllo diretto dei mass media, soprattutto delle stazioni radio e tele visive. Nella mani dei regimi libici, algerini e iraniani (solo per citarne alcuni), i mass media hanno esteso linfluenza dello stato, associandolo indissolubilmente allidentit e al destino della nazione. Il valore di questi strumenti di comunicazione di massa pareva tale che la prima mossa di ogni autore di un colpo di stato era quella di impadro nirsi dei trasmettitori e delle stazioni radiotelevisive, al fine di trasmette re lannuncio dellawenuta liberazione; gli stati, a loro volta, hanno poi compreso limportanza vitale del mantenere i mass media sotto il loro controllo11.
10 Per il Giappone Meiji vedi Lehmann (1982, cap. 8, specialmente pp. 259-65); sul ruolo dello stato nei paesi islamici vedi Rosenrha) (1965); sullEgitto di Nasser vedi Vatikiots (1969). 11 Vedi Lerner (1958); cfr. anche Netti e Robertson (1968, parte III).

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Persino in Occidente, nonostante la maggiore libert di stampa e la qualit tradizionalmente pi liberale dellinterventismo statale, si assiste a una pesante intrusione dello stato nei programmi radio e, a minor livel lo, in quelli televisivi. Anche in presenza di un alto grado di libert, il con tenuto di molte trasmissioni - che siano notiziari, documentari o addi rittura rappresentazioni teatrali di gusto e inclinazione spiccatamente nazionale: il mondo ancora prevalentemente osservato attraverso le lenti del proprio stato nazionale. Anche lintervento dello stato allinterno e nel controllo nelle politiche sociali e culturali vistosamente aumentato. Lemergere di un nazionalismo culturale ufficiale negli stati europei del tardo Ottocento un fatto noto, esemplificato dalle varie azioni di magiarizzazione, russifica zione e germanizzazione (dei Polacchi della regione di Poznan). Entro il XX secolo, le politiche statali di nazionalismo culturale si erano fatte pi sofi sticate. Nel Messico degli anni Venti, i regimi postrivoluzionari di Obregn e Vasconcelos idearono una politica onnicomprensiva di nazionalismo cul turale basata sullidea della fusione delle razze e sullunione delle tante componenti culturali sotto legida dello stato messicano. Sfruttando le sco perte archeologiche di Teotihuacn, le ricerche di antropologi come Manuel Gamio e il talento di pittori come David Alfaro Siqueiros, Jos Clemente Orozco e Diego Rivera, lo stato commission e present al popolo un panorama di successive culture attraverso il quale un moderno mito della fusione delle razze (mestizaje) poteva essere tracciato fino allet precolombiana; in questo modo la discendenza del moderno stato messi cano veniva saldamente radicata in un passato millenario. Allo stesso tempo, il moderno stato nazionale poteva essere presentato come la sintesi e il legittimo erede delle susseguenti e diverse civilt ispanica e indiana che formavano larea culturale e leredit che il Messico rappresentava (a spese, si dovrebbe aggiungere, delle popolazioni indiane indigene)12. Nel XX secolo, anche il cinema si dimostrato un potente strumento per lesibizione delle politiche culturali statali e degli ideali nazionali, che in questo modo potevano raggiungere milioni di persone. I grandi film storici di Sergej EjzenStejn come La corazzata Polmkin, Aleksandr Nevskij e Ivan il Terribile riuscirono a cristallizzare e diffondere in milioni di cit tadini il senso che la nazione e lo stato russo (sovietico) fossero minaccia ti da nemici interni (o anche inesistenti). Altri famosi registi, come Akira Kurosawa, Luis Bunuel, Ingmar Bergman, Satyajit Ray, Andrzej Wajda, sono stati ugualmente capaci di comunicare un senso di individualit nazionale, ricreando con la cinepresa lunicit del passato e del presente,
12 Sul nazionalismo ufficiale vedi Anderson (1983, cap. 6). Per il rinascimento cul turale messicano e i muralisti vedi Franco (1970) e Ades (1989, cap. 7).

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dei paesaggi, delle leggende e delle atmosfere delle proprie nazioni. La maggioranza di questi artisti ha operato al di fuori delle specifiche politi che ufficiali, talvolta addirittura criticandole, ma nonostante ci il loro lavoro ha parimenti trasmesso il senso dellesistenza di un destino e di una storia nazionale distinti, avendo sottolineato indirettamente lattacca mento dei cittadini ai propri stati nazionali. Ai giorni nostri, inoltre, la simbiosi tra stato e nazione andata rafforzandosi grazie al crescente con trollo ministeriale su molti aspetti delle politiche sociali e culturali. Questo palesemente evidente per listruzione, in particolare per quella di tipo superiore, ma si sta dimostrando altrettanto indiscutibile per quanto riguarda altri settori come la regolamentazione di stampa, radio e televisione, la sanit e i servizi per la salute pubblica, le professioni libe rali, la condizione delle famiglie e delle relative agevolazioni a esse indi rizzate, lingegneria genetica, la giustizia, la polizia e il sistema carcerario. Attraverso luso delle pi avanzate scoperte tecnologiche e scientifiche, lo stato burocratico riuscito a introdursi in ogni aspetto della vita sociale e professionale, estendendo il suo raggio dazione ai pi remoti angoli del proprio dominio territoriale e ai nuclei familiari di tutte le regioni del paese da esso governato13. Il potere e linfiltrazione davvero notevoli del moderno stato nazionale hanno gi prodotto una crisi di coesione e legittimit di questultimo. Come discusso sopra, pochi stati si possono considerare monoetnici, e quindi stati-nazione genuini. Nella maggior parte dei casi si tratta di stati nazionali pluralistici, che generalmente includono rilevanti minoranze etniche e nazionali. Queste ultime si possono dividere in due categorie: minoranze sparse di immigrati, spesso provenienti da ex possedimenti coloniali doltremare, e minoranze stabili territorialmente compatte, soli tamente presenti sul luogo da lungo tempo. In genere, le prime vivono e lavorano in un clima di discriminazione, emarginazione e razzismo, men tre le seconde sono oggi considerate legittimi coinquilini anche se meno favoriti - dello stato nazionale, che comunque in periodi prece denti hanno dovuto sperimentare la discriminazione e il disinteresse da parte delle lite delletnia dominante. Entrambe queste categorie di mino ranze etniche rappresentano sempre di pi un elemento di frattura del lomogeneit e della purezza di unidentit nazionale che stata dipinta per fini politici e didascalici come un insieme organico. In questa fami liare narrativa pedagogica, gli immigrati, i cittadini delle ex colonie e gli emarginati e, possiamo aggiungere, le etnie periferiche residenti nello stesso stato -, a causa delle loro richieste per un trattamento distinto ma
13 Per un incisivo resoconto sugli attacchi del governo della Thatcher alle professioni in Gran Bretagna vedi Burrage (1992).

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paritario, delle loro specificit culturali e delle loro aspirazioni allautono mia e alla diversit, sono visti in misura sempre maggiore come un fatto re di indebolimento dello stato. Questi sentimenti, poi, sono motivati dalla trasformazione sociale operata dalla fortissima espansione e penetra zione dello stesso stato nazionale e dai suoi progetti di acculturazione e di omogeneizzazione nazionale14. La diffusione dellistruzione pubblica, dei mass media e di politiche burocratiche culturali a carattere nazionale alle etnie minoritarie e alle aree periferiche e i tentativi statali di pervadere e persino assimilare gli emi granti, gli abitanti delle ex colonie e i cittadini emarginati con la cultura delletnia dominante hanno incontrato solo un parziale successo. Gli stati nazionali hanno provato a mettere in piedi un sistema nazionale di istru zione, e quindi a costringere molti immigrati o membri delle etnie mino ritarie a far passare i propri figli attraverso questapparato scolastico unifor mato o qualche sua variante. Gli stati hanno poi tentato di porre le mino ranze e gli immigrati entro il raggio dazione dei mass media elettronici; allo stesso tempo, anche le politiche culturali statali in settori come le arti e la museologia, le universit e le scuole superiori, lutilizzazione della scienza e della medicina, i valori della famiglia, e cosi via - si sono intro dotte in molti degli spazi legati alle attivit di lavoro e dintrattenimento di immigrati e minoranze. Dallaltro versante, alla modernizzazione e allirruzione dello stato si troppo spesso accompagnato un fallimento nel mantenere le promesse fatte sul piano sociale ed economico (come il pieno impiego, alloggi migliori, maggiori fondi per listruzione, una sanit pub blica pi efficiente, ecc.). Questi insuccessi si sono manifestati sicuramen te a livello generale, nel senso che hanno coinvolto lintera popolazione, sebbene abbiano pesato maggiormente sui pi poveri, i meno istruiti e i rami pi periferici dello stato nazionale. Con le sue azioni e i suoi falli menti, lo stato sovraesteso ha contribuito ad attizzare la protesta e a far sorgere forme di resistenza alle sue insistenti pressioni per lirreggimentazione e la conseguente discriminazione delle minoranze etniche e regiona li pi povere e meno istruite. Gli strumenti principali usati per lincorpo razione e lassimilazione della cittadinanza, cio la comunicazione, la mobilitazione e la partecipazione, sono stati volti contro lo stesso stato nazionale e utilizzati per mettere in discussione, e perfino negare, le fon damenta nazionali del potere e della legittimit di statali. Si qui in presenza di due distinte critiche del potere e della legittimit dello stato. Si devono dunque distinguere due diverse forme dellattuale
14 Questelemento strutturale omesso nellanalisi, altrimenti percettiva, di Bhabha (1990, cap. 16). Per unesplorazione del multiculturalismo e della sua critica in Australia vedi Castles et al. (1988, capp. 6-7); cfr. anche Kapferer (1988, capp. 6-7), in particolare la critica a Blainey.

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crisi che affligge tale istituzione: la prima a carattere esterno e riguarda il malessere (e le critiche) che coinvolgono il potere economico e militare dello stato nellambito di un mondo dominato da grandi compagnie mul tinazionali, blocchi militari e organizzazioni su scala continentale collega te fra loro dal sistema di comunicazione elettronica di massa; il secondo tipo di crisi e critica invece interno e si esplica nella sfida allefficienza dello stato nazionale e ai suoi attributi di legittimit e rappresentanza in qualit di risposte ai bisogni e agli interessi dei cittadini. E questultimo fatto che intendo ora esaminare attraverso lanalisi dei problemi connessi alle questioni dellidentit e dei modelli di ordine politico nazionale.

Problemi legati al nazionalismo civico ed etnico


La teoria dello stato nazionale ha comunemente presunto lesistenza di una forma civica di nazionalismo. Lidea della sovranit popolare ha infat ti sempre presupposto una chiara visione della natura e dei confini del popolo che componeva i cittadini dello stato nazionale. E infatti con lappartenenza a un popolo che vengono accordati a un individuo i diritti e i doveri legati alla condizione di cittadino: solo i membri di un determinato popolo possono quindi essere cittadini e godere dei vantag gi che solo lappartenenza alla cittadinanza di uno stato nazionale pu conferire; solo a chi condivide la cultura pubblica del popolo, a chi ade risce alla religione civile dello stato nazionale, conferita una quota di quei diritti e doveri che costituiscono la cittadinanza. Se i diritti e i dove ri del singolo cittadino sono in linea di principio universali e presuppon gono per la loro applicazione una base uniforme in ogni parte del globo, essi sono in pratica disponibili solo per gli individui che sono o sono divenuti - membri di un popolo. Quindi, gli Ebrei, anche dopo esser stati emancipati dalla Rivoluzione francese, dovevano comunque privarsi delle loro particolarit etnoreligiose se volevano trasformarsi in individui uni versali come tutti gli altri e godere cos dei benefici della modernit legati allottenimento dello status di cittadino. In pratica, per, essi scambiarono un antico particolarismo collettivo per uno pi moderno. Per approfittare dei vantaggi della modernit, dovevano diventare cittadini dello stato nazionale di Francia e sposare la cultura pubblica francese, incluse la lingua, la storia e listruzione15.
15 Questa separazione della religione dailetnicit fu realizzata da Napoleone - vedi anche le considerazioni di Hetzberg (1960, Introduction) sugli Ebrei in Occidente. Si trattava del prodotto dellascesa del nazionalismo di massa in Francia e si differen ziava parecchio dalle varie imposizioni cui erano stati soggetti gli Ebrei negli stati monarchici medievali, fra le quali possiamo includere la loro espulsione di massa nel 1492 dalla Spagna cattolica appena unificata; vedi Almog (1990, Introduction).

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In Francia, come pure nella Germania di Guglielmo II e in quella di Weimar, gli Ebrei fecero del loro meglio per integrarsi, ma alla fine ci riu scirono (eventualmente) solo in casi individuali. Le forze dellantisemitismo - economiche, sociali o razziste, ma motivate da precedenti antago nismi e pregiudizi spesso a carattere religioso non permisero infatti alcu na assimilazione collettiva o su larga scala. Questo non semplicemente un altro esempio della generica sopravvivenza nellera moderna di ini micizie e categorizzazioni premoderne, ma va considerata una conse guenza della contraddizione interna che sta al cuore della stato nazionale, cio quella fra una concezione universale della cittadinanza, con diritti e doveri uniformi, e linevitabilmente particolaristica concezione del popolo (la comunit della quale membro ogni cittadino). A tale pro posito, dobbiamo riconsiderare le origini etniche di cos tante nazioni. Le comunit stesse discendono spesso da popolazioni premoderne di cui hanno ereditato memorie, tradizioni, miti, simboli e valori; il popolo poi lerede di queste popolazioni, delle quali spesso conserva ancora alcuni legami e attributi etnici. Sebbene lo stato nazionale possa essere rinato nel primo anno della Rivoluzione francese, i suoi membri e la comunit che essi formano possiedono degli antecedenti: una storia pre cedente di subordinazione, peregrinazione, esilio e sofferenze, ma tuttavia sempre una storia e, quindi, la coscienza di aver vissuto unesperienza comune, che va a separare quel popolo dagli altri e lo fornisce di un senso di appartenenza16. Non siamo comunque in presenza di una semplice questione di discen denza etnica. Molto spesso troviamo anche la forte convinzione comune di una superiorit morale e il senso della centralit e dellinsostituibilit dei valori culturali della propria comunit nazionale (elementi che posso no essere riportati alla precedente cura assegnata dalle lite delle etnie pre moderne al mito dellelezione etnica). Laddove nel passato tali miti presentavano un carattere fondamental mente religioso, oggi si tratta spesso di espressioni secolarizzate della superiorit etnica, almeno nelle versioni ufficiali. A ogni modo, anche attualmente, al di sotto della trasposizione pubblica, i sentimenti legati al valore e alla dignit della comunit nazionale sono permeati da un pi profondo contenuto religioso, che inevitabilmente conferisce unaura di esclusivismo alla comunit etnica centrale della nazione. Questo senso della dignit e dellelezione nazionale esiste in Francia o in Sudafrica,
16 Le grandi rivoluzioni si verificano fra popoli in possesso di unetnostoria antica, con il nazionalismo che presto comincia a influenzare - se non a motivare almeno in parte - il loro corso. Vedi ad esempio C. Johnson (1969) sul nazionalismo nella Cina maoista e Gildea (1994) per quanto riguarda la Francia rivoluzionaria.

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negli Stati Uniti come in Israele o Giappone, in Australia come nello Sri Lanka17. In altre parole, le nazioni moderne sono simultaneamente e necessariamente civiche ed etniche. In rapporto allo stato nazionale, lindividuo un cittadino con doveri e diritti civici, che riceve i benefci della moder nit attraverso la mediazione di una burocrazia imparziale e impersonale. Il nazionalismo dello stato nazionale quindi sia burocratico che civico, in quanto, nelle relazioni con i cittadini, lo stato istituzionalizzato e rap presentato dalla burocrazia e dai suoi organi. In questo modo, la buro crazia e il suo personale formano in misura sempre maggiore il locus del nazionalismo dello stato nazionale, e ci non semplicemente in termini di guadagno materiale o di posizione per i titolari degli organi burocratici, ma sotto laspetto del potere, dellunit e dellinteresse dello stato nazionaie stesso, i cui rappresentanti, sia internamente che esternamente, sono i funzionari e gli impiegati civili che lavorano per le sue istituzioni e mettono in atto le sue leggi e decisioni politiche. Tuttavia, in rapporto alla comunit etnica o al popolo, gli individui sono membri con legami e affinit basati sulla storia e la cultura vernacolare, ed per questo motivo che sono loro concessi i diritti di cittadinanza - e i relativi vantaggi della modernit - dello stato nazionale, che rappresenta, racchiude e protegge la comunit. Pertanto, il nazionalismo della comunit nazionale - della comunit territoriale legata da storia e cultura - presenta aspetti sia etnici che popolari; ci accade poiche la nazione e la sua identit si esprimono e si rivelano negli autentici miti, simboli, lasciti, memoria e cultura vernacolare del popolo, che va a formare una comunit unita da storia e destino, dove gli inteilettuali e i ceti professionali cercano di autenticare, salvaguardare e incarnare le eredit e la cultura del passato attraverso istituzioni educative e culturali inserite allinterno di una madrepatria autonoma. Il bisogno di protezione, riconoscimento e appartenenza incoraggia la nazione e i suoi membri, in particolare i ceti intellettuali e professionali, a tentare listituzionalizzazione dei propri simboli e lasciti e della propria cultura, dentro e tramite una stato nazionale che li personificher e soddisfer il descritto bisogno. I ceti intellettuali e professionali, a guardia e a guida delle istituzioni culturali ed educative presenti nella madrepa17

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Per alcuni miti dellelezione contemporanei vedi Thompson (1985), che tratta la Convenzione degli Afrikaner; Kapferer (1988) sul mito d ellANZAC [Australian and New Zealand Army Corps: il corpo di spedizione militare australiano-neozelandese in Europa durante la prima guerra mondiale. N.d.T.] in Australia; O Brien (1988) sui miti della fondazione e del destino degli Stati Uniti dAmerica; Yoshino (1992) sulla fede dei giapponesi nella loro unicit culturale. Per alcuni dilemmi sui miti identitari 1 dIsraele e degli Ebrei vedi Segre (1980) e A. D. Smith (1992c). i

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tria autonoma o nello stato nazionale, formano dunque il locus della nazione etnica e popolare; queste classi agiscono non solo nei termini del loro interesse materiale o di quello legato al loro status, ma anche come espressione e incarnazione dellidentit, dellunit e dellindipen denza della popolazione nazionale, generalmente rappresentata etnica mente dagli intellettuali e dai ceti professionali, che dirigono le politi che culturali della nazione e di questa autenticano le eredit, la cultura e i simboli per conto del popolo18. In questa lettura, la nazione riproduce una simbiosi necessaria, anche se r talvolta scomoda, tra componenti etniche e civiche, che si basa su fondamenta sociali burocratiche e professionali-popolari. Il successo di una qualsivoglia nazione nel mondo moderno dipende proprio da tale sim biosi e dal relativo supporto sociale. Questallineamento di forze sociali le prime capaci di comandare gli organi dello stato,, le seconde di mobi lizzare le energie del popolo - si rispecchia nella convergenza tra lele mento etnico e quello civico, con la quale gli individui vengono simulta neamente considerati cittadini e membri delletnia. Quando la simbiosi si dimostra quasi perfetta, quando non c discrasia tra la componente etni ca e quella civica, la cultura e la cittadinanza si rafforzano a vicenda, rea lizzando pienamente le capacit della nazione. Al contrario, quando la simbiosi viene minata o divisa in due, come avvenne nella Francia di fine Ottocento durante laffare Dreyfus, oppure quando lelemento etnico prevale su quello civico - o viceversa -, lunit e il potere della nazione si indeboliscono, mentre letnicit e la cittadinanza possono entrare in con flitto19. Si spesso sostenuto che lintrusione di fattori etnici e sentimenti di appartenenza collettiva nella vita della nazione genera inevitabilmente fenomeni di intolleranza ed esclusione; questa chiusura etnica poi vista come la fonte principale di molti degli attuali conflitti nazionali che affliggono il pianeta. Labituale denigrazione del nazionalismo va in realt considerata come la condanna di una delle sue forme pi comuni: letnonazionalismo e i correlati atteggiamenti di esclusione a sfondo etnico. In ogni caso, i nazionalismi etnici presentano diverse varianti e livelli: alcu ni sono relativamente pacifici, come i movimento ceco o catalano, altri invece aggressivi e a carattere esclusivo, del tipo osservato in Italia e Germania negli anni precedenti la seconda guerra mondiale o ai giorni nostri nellex Jugoslavia. Non esiste inoltre una relazione diretta tra nazio18 Sugli interessi ideali, come su quelli materiali, degli intellettuali e della loro missio ne nazionale vedi M. Weber (1947, The Nation) e A. D. Smith (1982). 19 Per il modo in cui 1afFare Dreyfus divise la Francia vedi Kedward (1965). Sui nazio nalismi civici ed etnici vedi Ignatieff (1993).

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nalismo ed esclusivismo: ancora una volta, i movimenti ceco e catalano ne sono una dimostrazione diretta20. Il fatto pi importante, comunque, lincapacit delle interpretazioni comuni di afferrare la natura del nazionalismo civico. Dal punto di vista delle minoranze coinvolte, questo tipo di nazionalismo non sembra n tollerante n equanime, come invece la rappresentazione che esso forni sce di s vorrebbe suggerire. Nei fatti, il nazionalismo civico pu essere in tutto e per tutto altrettanto rigido e intransigente delletnonazionalismo, in quanto spesso richiede, come compenso a livello etnico per lotteni mento della cittadinanza e dei vantaggi connessi, labbandono della pro pria comunit e individualit, lisolamento della religione nella sfera del privato, la delimitazione della cultura e delle tradizioni delle minoranze ! nellambito dei confini dello stato nazionale. E in questo modo che il nazionalismo civico francese tratt le lite nere e gli Ebrei: le loro culture e tradizioni furono svilite, le religioni tradizionali disprezzate, emargina te o soppresse, letnicit sradicata. Per diventare cittadini della Francia, essi furono costretti a diventare Francesi ebrei o di colore21. Quindi, non solo il nazionalismo etnico, ma anche quello civico pos sono chiedere lo sradicamento delle culture minoritarie e delle comunit proprio in quanto comunit, e ci in base alle tesi comuni, condivise da liberali e marxisti, non solo delluguaglianza attraverso luniformit, ma pure dei pi grandi valori necessariamente presenti nelle culture alte e nelle grandi nazioni rispetto alle culture basse e alle nazioni e alle etnie minori. La narrazione pedagogica delle democrazie occidentali diventa sotto ogni aspetto altrettanto esigente e rigorosa - e in pratica etnicamente unilaterale - di quella degli stati-nazione autoritari non occidentali, e ci poich presume lassimilazione delle minoranze etniche presenti allinterno dei confini dello stato nazionale attraverso il loro inserimento nella cultura etnica della maggioranza egemone. Leguaglianza sul piano civile di tutti i connazionali distrugge ogni orga nismo o forma associativa che fa da intermediario tra stato e cittadini, mentre lideologia del nazionalismo civico relega gli usi e i costumi popolari ai margini della societ, praticamente alla famiglia e al folclore. Con questatto, in modo cosciente e deliberato, il nazionalismo civico delegittima e declassa le culture etniche degli immigrati e delle mino ranze residenti nello stato.
20 Vedi il cap. 6 di questo volume; per delle critiche vedi Porter (1965). Lesempio opposto dei Catalani si trova in Conversi (1990). 21 Lassimilazione delle lite nere e lo svilimento culturale degli africani sono analizza ti in W. H. Lewis (1985); per il trattamento degli Ebrei nella Francia repubblicana vedi Vital (1975).

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La denigrazione aperta e deliberata di usanze e culture che non siano quelle della maggioranza civica egemone ha contribuito a creare l'attua le crisi interna dello stato nazionale. Non siamo dunque semplicemente in presenza del fatto che lo stato scientifico ha invaso ogni settore della societ, estendendo le sue leggi, le sue regole e i suoi bisogni a ogni indi viduo o territorio sotto il suo controllo, senza alcun riguardo verso le dif ferenze etniche e culturali, ma anche alla sua parallela incapacit di sod disfare le aspettative sociali ed economiche delle minoranze e dei pi poveri (mancanza che d cos pi forza alla consapevolezza e alla parteci pazione di gruppi prima silenziosi o di regioni sfruttate). Ci che ha estre mizzato la questione dello stato-nazione stato il suo carattere preva lentemente multietnico e il risveglio - causato dallinvadenza sociale e dallirreggimentazione culturale volute dallo stato scientifico retto dalle lite delletnia dominante - di etnie minoritarie in precedenza assopite e sommerse; a questi fattori si sono poi sommate la mancata soddisfazione delle aspettative popolari e la conseguente e crescente pressione delle minoranze scontente nellagone politico gestito dal centro e dalla relativa comunit etnica dominante22.

Rinforzare e ridefinire lo stato nazionale


11 coinvolgimento nella descritta crisi di legittimit di stati nazionali democratici antichi e perlopi fermamente consolidati, come la Francia, la Gran Bretagna, il Belgio e persino la Svizzera, ha spinto molte persone a guardare ormai allo stato nazionale come a una forma di associazione politica obsoleta e ad annunciare la fine dellet dello stato-nazione. Con leccezione delle pressioni esterne esercitate dalla globalizzazione e dalle spinte per lunificazione europea, le prove a sostegno di questa visione della situazione provengono dallattuale revival etnico presente al disotto della realt rappresentata dallo stato nazionale e originato dalle intrusioni statali e da una democrazia maggioritaria dove prevale letnia dominante. Questo revival, che si pu sintetizzare nello slogan LEuropa delle etnie, sembra quindi minacciare lintegrit e mettere in discussione la legittimit dello stato-nazione stesso. Si sono quindi potute constatare la forza e la portata della rinascita delletnonazionalismo in Europa orientale e nellex Unione Sovietica, come pure in Asia e Africa, e inoltre verificare la capa cit di questo fenomeno di ridisegnare la mappa del mondo, nonostante la vigorosa resistenza di stati singoli o associati in comunit. Le disparit regionali, lineguale distribuzione delle risorse culturali o il ritorno di vec12 Questa pressione della periferia sul centro studiata da Eisenstadt (1965) e appli cata, come nuovo modello di spiegazione, agli stati occidentali da Hechter e Levi (1979) eOrridge (1982).

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chi antagonismi etnici sono tutti fattori che hanno potuto contribuire a questa rinascita, ma i bisogni fondamentali dello stato nazionale e la rapi da estensione del potere statale - anche per quanto concerne gli stati colo niali o postcoloniali a cui si associa legemonia delletnia maggioritaria, , danno a tutte queste differenze, ineguaglianze e tensioni un nuovo peso e potere, in quanto, sotto legida delletnonazionalismo, prima avvicinano e poi mobilitano etnie, regioni e classi sociali escluse23. Un siffatto tipo di mobilitazione nazionale, comunque, non si limita semplicemente a dissolvere vecchi imperi e stati nazionali: per quanto riguarda questi ultimi, ne crea infatti di nuovi, ciascuno appoggiato su unetnia dominante. Ci significa che lidea, le strutture e il numero stes so degli stati nazionali hanno ricevuto nuova forza da una rinnovata ondata di pluralismo politico e culturale. Non solo gli stati nazionali si sono numericamente moltiplicati, ma il concetto stesso si effettiva mente imposto con maggiore fermezza come la norma base dellassocia zione politica nel mondo moderno; allo stesso tempo, anche le sue strut ture sono state rafforzate dalla tendenza a una maggiore omogeneit cul turale generata dal successo della secessione etnica. Sul piano pratico, ogni secessione produce sicuramente nuove enclave etniche, nuove mino ranze intrappolate, ma gli stati nazionali di fresca formazione sono in genere pi solidali e coesivi, poich organizzati con maggiore saldezza e limpidezza attorno a una precisa etnia dominante (che siano i Cechi, gli Slovacchi, gli Sloveni, i Russi, i Lituani, gli Armeni o i Georgiani). Questobiettivo, a ogni modo, era proprio laspirazione dei secessionisti, sebbene in alcuni casi la geografia, la storia e la demografia abbiano com binato le loro forze nel frustrare tali ambizioni come ad esempio avvenuto in Bosnia e Lituania o anche in Kazakistan, dove il numero dei Russi ha posto nuovi problemi di coesione e identit a questa neonata repubblica24. Se vogliamo fare alcune generalizzazioni intorno alle questioni della rinascita o dellobsolescenza dello stato nazionale, dobbiamo aver presen ti le seguenti considerazioni: 1. Al momento, lo stato nazionale rimane lunica struttura di associazio ne politica riconosciuta internazionalmente. Solo gli stati nazionali
23 Esempi tratti dallAfrica subsahariana coloniale e postcoloniale sono contenuti in Markovitz (1977) e Young (1985). Sullo slogan LEuropa delle etnie vedi Heraud (1963). Per una teoria del nazionalismo spiegato come prodotto dei bisogni dello stato vedi J. Snyder (1993). 24 Unanalisi delletnonazionalismo contemporaneo e delle sue prospettive nellex Unione Sovietica si trova in Armstrong (1992b); cfr. anche le analisi di casi specifici in G. E. Smith (1990) e Bremmer e Taras (1993).

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regolarmente costituiti sono ammessi alle Nazioni Unite e nelle altre organizzazioni internazionali, sebbene le nazioni etniche aspiranti possano presenziare come osservatori. 2. Dal 1991, almeno diciotto nuovi stati nazionali hanno ricevuto il rico noscimento di stati successori; anche il principio della secessione etnica in base alla volont popolare stato ammesso, pur se con rilut tanza. Questi atti seguono un lungo periodo di generici rifiuti soste nuti dalle superpotenze durante i quarantanni di guerra fredda, che hanno visto le uniche eccezioni alla regola nei casi particolari di Singapore e del Bangladesh. 3. La creazione di nuovi stati nazionali storicamente proceduta a onda te, in genere successive a periodi di guerra o alla stipula di trattati di pace (gli anni dopo il 1783, 1830, 1878, 1918 e 1945 costituiscono gli esempi pi ovvi). In altre parole, la creazione e il riconoscimento di nuovi stati non sono mai stati casi semplici n universalmente accetta ti, essendo emersi da situazioni costrittive o di conflitto che gli eventi internazionali avevano improvvisamente trasformato. A ogni modo, occorre vedere le cose con una certa cautela e non pronunciarsi in maniera troppo categorica su un tema che, per sua natura, appare talmente esplosivo e imprevedibile25. 4. Dal punto di vista sociologico, le categorie di stati nazionali esisten ti sono numericamente considerevoli. Da una parte troviamo stati nazionali in sostanza completamente dominati da unetnia centrale (Polonia, Danimarca, Giappone), mentre allestremo opposto ci sono stati nazionali profondamente divisi, come Belgio, Canada, Libano, Nigeria, Congo (ex Zaire), Angola, India e Pakistan. Nel mezzo vanno a collocarsi quegli stati dove esiste unetnia centrale o dominante, ma in cui sono presenti allinterno una o pi importan ti minoranze etniche o nazionali (ad esempio Cina, Vietnam, Indonesia, Birmania, Iran, Egitto, Zimbabwe, Algeria, Messico, Per, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Romania, Bulgaria e Georgia)26. 5. Anche politicamente, infine, troviamo una notevole differenziazio ne. Alcuni stati nazionali sono democratici, ma altri autoritari e mal disposti ad accontentare con facilit le richieste delle loro minoran ze etniche. In certi stati nazionali, come la Spagna postfranchista e il
25 Vedi Tilly (1975, Introduction e Conclusion). Per una tipologia delle relazioni stato/etnia vedi Anderson, von der Mehden e Young (1967), Geertz (1963) e Brass (1985). Per esempi tratti dallAsia sudorientale vedi Brown (1994).

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Canada, i governi che si sono susseguiti hanno messo in campo un grande impegno per accomodare le rimostranze etnonazionali delle varie etnie, mentre in altri, come il Sudan e la Birmania, le richieste e le aspirazioni delle minoranze hanno ricevuto concessioni scarse o nulle. In tutti questi casi, tuttavia, lo stato nazionale rimane lunica sede di dibattito per la soluzione dei problemi etnici. Da queste considerazioni sembrerebbe che, nonostante lampio spet tro delle differenze sociopolitiche, la preminenza dello stato nazionale come regola generale non sia stata seriamente sfidata. Sono la condot ta e lefficienza dei singoli stati e di loro regimi, accanto alla distribu zione dei poteri e delle risorse tra le diverse etnie costituenti uno stato nazionale, gli elementi che si trovano in misura sempre maggiormen te messi in discussione. Nei fatti, i movimenti etnici hanno attuato una sfida vincente al proprio stato nazionale, fondandone uno nuovo basato sulletnia secessionista, solamente in presenza di un fallimento nella risoluzione dei problemi a cui si sopra accennato; dove, spesso per ragioni molto differenti, il potere dello stato aveva ricevuto una scossa; o, infine, in virt della presenza di una superpotenza o di un potente protettore regionale che avevano deciso di appoggiare la causa secessionista27. I risultati sono stati comunque la rdefmizione e il rafforzamento del concetto e delle fattezze dello stato nazionale, realizzati attraverso un processo globale di pluralismo politico e culturale. Ci significa che li deale del nazionalismo di un mondo formato da stati nazionali dotati di una propria unicit ma paritari fra loro, ognuno in possesso di un destino e di un carattere insostituibili - ideale gi proclamato nellOttocento da Fichte, Mazzini e Michelet -, ha cominciato a per meare ogni parte del globo e a radicarsi profondamente in tutti i con tinenti. Il vecchio pluralismo politico di unEuropa formata da stati sovrani e dai loro possedimenti coloniali stato trasformato, rinforza to e moltiplicato dal principio nazionalista del pluralismo culturale e dal diritto di ogni cultura-comunit storica - assieme ai suoi miti, tra dizioni e memorie peculiari - a dotarsi, oltre che di un territorio stori co, preferibilmente, di un proprio stato sovrano. In questo processo, loriginario ideale di purezza e omogeneit etnonazionale, che persino in passato era andato spesso violato, sempre pi abbandonato a favo re di un modello di nazionalismo civico impostato sulletnia domi nante: un modello che implica sia un pi cosciente tentativo di abbracciare lideale civico sia la simultanea insistenza su uno stato
27 Sulle cause dei movimenti secessionisti vedi Horowitz (1985, cap. 6). Sulle condi zioni per il loro successo vedi Mayall (1990, cap. 4); cfr. anche Heraclides (1991).

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nazionale puntellato dalla cultura e dalle tradizioni della sua etnia cen trale o dominante, alla quale la maggior parte dei cittadini sente di appartenere. Questo non semplice compromesso, caratteristico dei primi stati nazionali occidentali, ossessiona gli attuali stati successri nellEuropa orientale e nellex Unione Sovietica, dove il timore comu ne, alimentato dalle ondate di immigranti, che un nazionalismo etni co del tipo manifestatosi nellex Jugoslavia possa ancora una volta riu scire a far precipitare quelle regioni nel disordine e a ridisegnare cos la mappa di ampie zone del mondo. Lesito, ancora una volta, non la sostituzione dellidea e delle strutture dello stato nazionale, ma, al con trario, la sua proliferazione e il suo rafforzamento sul piano etnico28. In Occidente, tuttavia, sia il modello civico che quello etnico di nazio ne sono stati messi in discussione e, apparentemente, indeboliti in maniera crescente. Ancora una volta, la massiccia immigrazione, lin fluenza degli abitanti delle ex colonie, le ondate di rifugiati e di persone in cerca di asilo e limpatto dei Gastarbeiter hanno agito da catalizzatori, fornendo il materiale per la ridefinizione nazionale e per un nuovo modo di interpretare i sensi di appartenenza e di attaccamento collettivo. Di conseguenza, abbiamo assistito a tentativi di unire lideale civico al pi recente concetto di nazione pluralistica, mediante il quale le etnie che compongono lo stato nazionale vengono considerate la sede dellappar tenenza e dellattaccamento emotivo. Alle etnie poi concesso un ampio potere di influenza in ambito socioculturale e, inoltre, sono incoraggia te a preservare le eredit culturali, che sia tramite accordi federali o doga nali. Lidentit della nazione come unico insieme si esprime per nello stato nazionale, nelle sue leggi, nella cultura pubblica e nei miti di fon dazione. Gli Stati Uniti dAmerica hanno fornito un modello per il con cetto pluralistico di nazione: qui, la preminenza storica della cultura e della lingua bianca anglosassone e puritana, associata ai miti messianici sullorigine e la fondazione, ha offerto una solida base etnica per la suc cessiva esperienza di pluralismo culturale. Attraverso la lngua e la cultu ra inglese, i codici di leggi e la struttura costituzionale regolata da accor di federali, gli Stati Uniti, a partire dalla fine del XIX secolo, sono riusci ti a saldare tra loro le successive ondate e generazioni di immigrati. Questo ha permesso alle numerose comunit etniche che formano il paese di acquistare una notevole libert e disponibilit di risorse in ampi settori della vita sociale, della cultura e persino dellorganizzazione poli tica (sebbene sia stato a lungo sostenuto che le culture etniche straniere e diverse cominciarono a essere corrose al momento delladozione
28 Questi timori sono descritti in Krol (1990) e Gienny (1990). Per unanalisi pi completa vedi A. D. Smith (1985).

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del credo americano, con il suo mito prowidenzialista, leredit etnica e la cultura pubblica dei fondatori anglosassoni). Solo in tempi pi recenti lidea di una genuina diversit etnica nellambito di una com plessiva unit basata sullo stato nazionale e sulla cultura pubblica anglosassone ha cominciato a ritagliarsi un maggiore spazio, nonostante non sia assolutamente accettata da tutti. La qualit pi distintiva del nazionalismo americano il suo fervore inclusivo. Gi Stati Uniti sono uno dei pochissimi stati nazionali che, a dispetto della loro straordinaria diversit, hanno scansato il problema delle nazionalit, mentre allo stesso tempo molti dei loro gruppi com ponenti presentano un profondo senso dellesistenza di un destino ame ricano sovrastante ogni cosa. Il paese certamente disseminato di proble mi razziali ed etnici, ma, in quanto gli immigrati sono sparpagliati in tutto il continente senza una base territoriale fissa, le rivalit non hanno mai condotto alla nascita di nazionalismi etnici (con lunica eccezione di uno sporadico episodio che ha interessato alcuni gruppi di neri afroame ricani negli anni Sessanta del XX secolo). Contemporaneamente, la mag gior parte dei gruppi etnici immigrati, come pure la maggioranza dei neri e delle popolazioni indiane, ha sottoscritto lideale americano storica mente fondato sulla cultura anglosassone; quando ci non avvenuto, come nel caso delle recenti ondate di immigranti ispanici, in molti stati si verificata una forte, anche se difforme, reazione tra gli americani anglofoni in difesa della lingua inglese29. In Canada, degli accordi federali similari, senza per la presenza di con comitanti miti unificanti di origine e fondazione, hanno fatto s che entro un sovrastante quadro nazionale politico e legale le comunit etniche godessero di ampi poteri nella sfera culturale, politica ed economica. Recentemente, dopo la rivoluzione silenziosa del Qubec, si assistito a un crescente impegno in favore della multiculturalit e dellidea di una nazione pluralistica e multietnica, tanto che, anche in virt delle conse guenze delle tendenze secessioniste dei Franco-canadesi, qualcuno potrebbe affermare che la struttura stessa di ogni identit storica puntel lante la federazione canadese stata messa a repentaglio. Nella vicenda del Canada, la duplice origine culturale dello stato e della societ e le politi che di immigrazione liberali hanno creato una situazione unica, ormai al limite estremo della sostenibilit di unidentit nazionale. Limportanza del modello pluralistico non dovrebbe comunque esse re esagerata. Se confrontato con i modelli etnico e civico, solo recente
29 Una trattazione del nazionalismo messianico statunitense si trova in Kohn (1957) e Tuveson (1968); sulletnicit simbolica degli immigrati bianchi di terza generazione vedi Gans (1979).

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mente esso ha cominciato a disporre di appoggi e solo in pochi stati nazionali, prevalentemente societ di immigrati come Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Argentina. Nella maggioranza di que sti casi esisteva unlite etnica dominante - pionieri e coloni creoli o anglosassoni che ha poi creato il quadro educativo, linguistico e legale del nuovo stato nazionale, fornendo la gran parte dei miti originari e degli eroi (nonostante alcuni di questi siano recentemente stati oggetto di indagini critiche). Solamente dopo alcune decadi, un pi largo afflus so di immigranti ha iniziato a modificare il carattere della comunit nazionale e a pluralizzare la sua identit etnonazionale precedente. Loriginale sostegno su base etnica ha per posto dei limiti a quella che possiamo considerare la nazione pluralistica, senza per minare com pletamente le comunit e la loro solidariet nazionale. Laddove si anda ti troppo oltre tali limiti, come in Canada, con la sua duplice eredit etnica, dei miti di fondazione alternativi e un movimento francofono militante, sono state messe in pericolo lunit e lintegrit dello stato nazionale stesso, insieme al nazionalismo multiculturale e pluralistico. La principale difficolt per il modello della nazione pluralistica quin di rivelata dalla sua incapacit di assicurare la necessaria coesione politi ca in caso di perdita della solidariet etnica e delluniformit civica30. Anche in Europa occidentale si assistito al diffondersi, senza chiari limiti, di quel logoramento degli orli riscontrato nelle identit nazio nali ormai invalse nelle vecchie democrazie del continente. Lafflusso di un grande numero di immigranti, Gastarbeiter, rifugiati, abitanti delle ex colonie e stranieri ha certamente alterato lodierno carattere dellidentit nazionale francese, olandese o britannica, che non pos sono pi essere descritte nei termini semplici e relativamente omogenei dellepoca precedente alla seconda guerra mondiale. Esistono oggi parecchie nuove facce nellidentit nazionale di Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi - dove sono sempre comunque state presenti importante differenze -, con inedite variazioni nel colore, nella religio ne, nella lingua, e cos via. A ogni modo, il predominio storico, nume rico e sociale di comunit centrali, egemoni e consolidate da lungo tempo, ha largamente segnato i confini e gran parte del carattere delle identit in mutamento di questi stati nazionali - che sia negli usi della vita pubblica, nella natura delle norme istituzionali e dei codici di legge, nel linguaggio politico e in quello dellistruzione, nel contenuto di gran
30 Per questi stati a immigrazione pluralistica vedi Seton-Watson (1977, cap. 5); sulle loro origini creole vedi Anderson (1983, cap. 4). Per il caso del Canada vedi Pinard e Hamilton (1982) e Laczko (1994). Sul multiculturalismo e i qubcos in Canada vedi Birch (1989) e Meadwell (1989).

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parte della storia e della letteratura insegnate nelle scuole, nelle tradi zioni culturali e politiche. In tutti questi settori, le comunit di stranieri, rifugiati, abitanti delle ex colonie e immigrati hanno fornito dei contributi vitali, il cui effetto cumulativo stato quello di modificare la personalit ormai acquisita delle vecchie identit nazionali e di offrire una maggiore fluidit e diver sit despressione. Ma, sebbene questi cambiamenti dellidentit abbiano costretto gli stati nazionali a ridefinire alcuni dei loro ruoli e delle loro funzioni, non si assistito a una diminuzione in termini di attribuzioni e poteri statali. In conclusione, le crisi di legittimit che hanno accompa gnato tali trasformazioni sono servite a rafforzare la fusione tra stato e identit aHintemo dei vecchi stati nazionali (almeno per quanto riguarda le comunit centrali e periferiche, anche se ci pu non valere per la mag gior parte degli immigrati). In qualche caso, il multiculturalismo implici to nei tentativi di soddisfare alcune delle pi grandi comunit di immi grati ha prodotto una violenta reazione sul piano etnonazionale, che ha portato alla rivendicazione del carattere originale delletnia dominante e delle tradizioni native dello stato nazionale. Persino in quegli stati nazio nali che hanno abbracciato il modello civico di nazione, letnonazionalismo della popolazione centrale una risorsa nascosta che pu ancora esse re mobilitata con efficacia e trasformata nello sciovinismo e nel razzismo esclusivi e aggressivi osservati di recente in Europa e ritenuti da molti individui la naturale espressione di ogni nazionalismo etnico31. Ancora una volta, i cambiamenti nel carattere delle identit nazionali, persino nelle solide democrazie occidentali, non dovrebbero comunque essere sovrastimati. Le trasformazioni in questione si sono tutte verificate nellambito dello stato nazionale stesso, a dispetto degli appelli per lEuropa e per una comunit mondiale e il frequente utilizzo di con fronti a livello nazionale. Questi ultimi servono solamente a fornire un sostegno al potere e alla centralit dello stato nazionale a spese delle nazio ni senza stato e delle comunit di immigrati. Nella casistica relativa agli stati occidentali, ci sono finora sia poche prove di una reale e genuina ero sione delle identit nazionali popolari fondate sulle stato nazionale in favo
31 Per la risposta del Front National allimmigrazione musulmana in Francia vedi Husbands (1991). Anche negli Stati Uniti, comunque, si assistito a una reazione antiispanica, mentre in Australia vi stata una forte critica della destra alle politiche per il multiculturalismo e allimmigrazione proveniente dallAsia; vedi Castles et al. (1988). In Gran Bretagna sorta invece una forte opposizione allimmigrazione degli afroca raibici e degli asiatici; vedi James (1989). Per il contributo femminile al processo di ricostruzione dei confini etnici e nazionali e la necessit di ripensare le concezioni della nazione in modo da includervi anche le donne vedi Yuval-Davis (1993); cfr. anche Gutierrez (1995).

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re di comunit etniche regionali o di immigrati, sia di qualche forte spin ta in direzione di una concezione della nazione pluralistica e multicultu rale. In larga misura, questo il risultato del primato storico dei modelli onnicomprensivi di nazione etnica e civica, prima in Europa e in seguito altrove, ma si tratta anche di una conseguenza della spinta nazionalista a voler legare lidentit nazionale a una comunit politico-territoriale. Ci vale per entrambi i modelli di identit nazionale: in quello etnico, dove la nazione immaginata come una comunit popolare di cultura e discen denza vernacolare in cerca di autonomia politica aHinterno della sua madrepatria storica, la pressione del nazionalismo si indirizza verso la mobilitazione del popolo e la fusione della comunit etnico-popolare con quella politico-territoriale; nel modello civico, in cui la nazione consi derata una comunit territoriale di cittadini stretta da leggi comuni e dalla condivsione di una cultura pubblica e di una religione civile, la tendenza del nazionalismo va verso lunificazione della cittadinanza nel proprio ter ritorio nazionale attorno a un insieme di simboli, miti e memorie comu ni e alla sua fusione con una comunit culturale identificabile. In entram bi i casi, si ottengono il consolidamento e il rafforzamento dellideale e delle strutture dello stato nazionale e la sua combinazione con unidentit nazionale popolare. Questo tentativo di unire e fondere stato e identit nazionale ha costituito un tema centrale della storia europea e mondiale, persino quando dei particolari tentativi di secessione sono falliti, facendo rimanere come unica opzione un nazionalismo culturale ad autonomia limitata. Il principio dellautodeterminazione nazionale, custodito prima dal movimento della Giovine Europa di Mazzini e, un secolo dopo, dalla Carta delle Nazioni Unite (sebbene con limitate applicazioni), esprime sia la stretta relazione esistente tra nazionalismo etnico e civico, sia la spinta verso la fusione dellidentit e della comunit nazionale popolare con uni dentit politico-territoriale e il relativo stato nazionale32.

Conclusione
Per molti studiosi, il nazionalismo un movimento che cerca di equipa rare la nazione allo stato. Essi affermano che senza lo stretto legame tra questi due ultimi soggetti, il nazionalismo avrebbe uno scarso significato a livello politico o sociale. Lelemento di importanza centrale nella storia moderna non starebbe quindi nella misura di nazionalismo in quanto tale, bens nel fenomeno stesso dello stato nazionale, che i nazionalisti,
32 Sui movimenti della Giovine Italia e della Giovine Europa di Mazzini vedi Mack Smith (1994, cap. 1); per alcune conseguenze attuali del diritto allautodeterminazio ne nazionale e alla secessione vedi Beitz (1979, parte III) e Mayall (1990, cap. 4).

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attraverso il principio dellautodeterminazione nazionale, hanno cos for temente elevato e perseguito. Senza la connessione allo stato, il naziona lismo avrebbe goduto di un interesse meramente folclorico33. C qualcosa di vero in questultima affermazione, ma sono prima neces sarie delle strette precisazioni. Il programma politico del nazionalismo ha generalmente coinvolto la conquista dello stato da parte della nazione e la fusione, in accordo con il principio dellautodeterminazione nazionale, di unidentit e di una comunit nazionale e popolare con degli omologhi politico-territoriali. Questo processo sfociava da alcuni dei dogmi basilari dellideologia nazionalista; i principi fondamentali del nazionalismo inclu dono infatti: lidea che il mondo sia diviso in distinte nazioni, con queste ultime come fonti principali del potere politico; il concetto che sia la nazione loggetto supremo della lealt individuale; la credenza che la nazio ne debba godere della massima autonomia per essere autentica in un mondo, daltra parte, composto da altre nazioni. Ma, proprio come pos siamo constatare che lideologia del nazionalismo si focalizza sulla nazione piuttosto che sullo stato, cos nella pratica riscontriamo casi in cui la mas sima autonomia non dipende minimamente dallo stato e dove la comunit nazionale sembra appagata da uno status politico federale o particolare, come in Scozia e Catalogna (almeno sino a oggi). Queste due ultime osser vazioni sono strettamente collegate: la nazione che va alimentata, protet ta e resa forte, e ogni sistemazione che permetter tale protezione e confe rir tale forza sar considerata quella appropriata. Lo stato territoriale il candidato pi ovvio e situato nella migliore posizione per svolgere questo ruolo protettivo, ma non lunico. Ne consegue che la spinta per la corri spondenza tra stato e nazione una componente del nazionalismo fre quente ed energica, ma sotto nessun aspetto inevitabile. Queste considerazioni implicano pure che il nazionalismo, in tutte le sue forme, andrebbe separato dallo stato nazionale, e lo stesso vale per li dentit nazionale e la sovranit statale. Lobiettivo del nazionalismo fare della nazione civica o etnica il modello e la misura dello stato, e ottenere che questultimo sia succube, ed espressione, della volont nazionale. Da questo punto di vista, il nazionalismo aggiunge alle classiche formulazio ni democratiche lideale di una comunit storica di cittadini che condivi de la stessa cultura ideologica pubblica - o, nella versione etnica, la stes sa cultura ancestrale ed eredit vernacolare. E la voce del popolo - defi nito come la nazione (civica o etnica) che deve venire ascoltata e alla cui volont bisogner obbedire; lo stato nazionale lunico soggetto a udire solamente la voce del popolo e a eseguire solo la sua volont. In s e di per s, lo stato non altro che uno strumento per lesecuzione della
33 Vedi Kedourie (1960), Tivey (1980, Introduction e cap. 3), Breully (1982, Introduction), Giddens (1985, pp. 116-21, 209-21) e Hobsbawn (1990, cap. 1).

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volont nazionale, mentre il significato della nazione e del nazionalismo risiedono nella loro capacit di poter mobilitare un largo numero di per sone in ogni zona del pianeta per unazione politica concertata, attraver so o contro lo stato e il sistema statale odierno. Per afferrare il significato del nazionalismo nel mondo moderno, non sufficiente mettere allo scoperto la sua secolare pressione per forgiare degli stati nazionali. Anche la direzione di questa spinta va compresa: dalla cul tura alla politica, dalla comunit-cultura storica allo stato nazionale com posto da cittadini. Lo stato che il nazionalismo ambisce a creare una societ civile definita e rivestita dalla cultura, che trae la sua raison d etre, come anche il suo carattere, dalla cultura storica delletnia dominante o, pi raramente, dalla cultura storica di pi di unetnia. Ci vero anche in quei casi dove molti dei cittadini si sono solo di recente aggiunti alla comunit nazionale. Ancora una volta, entro ogni singolo stato naziona le, il carattere e la formazione della nazione civica rivelano il potere coe sivo e il primato storico delle comunit nazionali, accanto ai loro simbo li, miti, valori e memorie. Lo stato nazionale, a sua volta, attinge il suo potere e il suo sostegno dalletnia dominante attorno alla quale si formato e che essa aveva con tribuito allo stesso tempo a unire e consolidare. A questo si era arrivati esprimendo e concretizzando la volont del popolo, che lo stato aveva aiutato a modellare in una nazione coesiva, dotata di una cultura pubbli ca e di un sistema distruzione uguali per tutti i cittadini. Persino dove tale cultura presentava delle varianti riconosciute, come nelle differenti lingue della Svizzera, lidentit nazionale emergente dallinterazione fra etnia dominante e stato territoriale ora comunque espressa attraverso una sin gola cultura pubblica e un insieme prioritario di miti etnici e memorie storiche, usualmente - anche se non invariabilmente - adottati da grup pi e individui che hanno aderito pi tardi allo stato nazionale (come nel caso dei cantoni francofoni e italofoni della Svizzera o delle successive ondate di immigranti verso partiti gli Stati Uniti o lAustralia). La descrit ta cultura non necessariamente omogenea o uniforme; nei fatti, pu risultare compenetrata da molti elementi etnici e linguistici e rivelare inoltre sottili varianti regionali. Essa per sufficientemente inclusiva e comune a tutti i cittadini per essere condivisa a livello pubblico, come anche per fornire loro un sentimento di affinit culturale con gli altri membri della comunit e un senso di distinzione dagli estranei34. Questo reciproco sostegno tra stato e nazione ha assicurato allo stato nazionale la sua sopravvivenza e la sua capacit di recupero come forma
34 Per le varianti neHidentifcazione culturale e politica degli Svizzeri e per i legami tra sversali vedi Warburton (1976) e Steinberg (1976, cap. 2).

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di ordinamento culturale, e cos continua a fare tuttora. Anche quando il conseguimento di unentit statale non si dimostra strettamente necessa rio per far s che il nazionalismo consegua i suoi obiettivi come nei casi di nazionalismo culturale o di autonomia (home rule) -, questa rimane comunque la normale modalit di autorealizzazione nazionale nel mondo moderno. Ci avviene in parte per il senso di protezione fisica e psicolo gica che il citato sostegno reciproco concede - come del resto i naziona listi non si stancano mai di ripetere e in parte a causa del riconosci mento che in generale un sistema di stati nazionali conferisce a coloro i quali si conformano ai suoi principi. Ma questo anche il risultato di uno sviluppo storico in base al quale i primi stati moderni professionalizzati con grande successo - Inghilterra (poi Gran Bretagna) e Francia - sono poi divenuti i modelli per unidentit nazionale coesiva fondata su unet nia centrale o dominante. Il modello anglo-francese, relativamente com patto, rimane il pi influente sulla scena internazionale. E pi malleabile e imitato del modello pluralistico americano, che resta difficile da imi tare a causa della sua grandezza, della sua scala, delle risorse di cui dispo ne e del peculiare sistema di bilanciamento e controllo racchiuso nella sua Costituzione federale: tutte caratteristiche che mal si adattano alle esi genze degli stati-nazione di Asia e Africa, pi piccoli, pi poveri e svi luppatisi in periodi seguenti. Accanto a queste ragioni, il modello anglo francese dimostra pure una sua priorit storica: la maggior parte degli stati nazione deve la sua esistenza come entit statale e lo stesso vale per i loro confini - alle potenze coloniali europee, principalmente Francia e Gran Bretagna (ed a queste che essi guardano ancora come a un modello fondamentale in base al quale la societ e lo stato nazionale dovrebbero essere formati e configurati)35. Fino a quando questo reciproco sostegno continuer, fino a quando gli stati proteggeranno e plasmeranno le identit nazionali, attingendo allo stesso tempo il proprio potere e consenso dalla cultura-comunit mobili tata nel loro nucleo centrale, gli stati nazionali rimarranno gli attori poli tici principali del mondo moderno: in questi ultimi, sovrani e territo rialmente delimitati, che gli individui del nostro pianeta continueranno a indirizzare la loro fede e la loro lealt.

35 Vedi Zartmann (1963) per il concetto di stato-nazione - cio di uno stato che tenta di forgiare una nazione - in Africa e Asia; sullinfluenza del colonialismo e del nazionalismo inglese e francese in Africa vedi Crowder (1968); per linfluenza dei con fini territoriali sulle politiche etniche in Asia e Africa vedi Horowitz (1985, cap. 2).

Sovra- o super-nazionalismo?

Se lo stato nazionale afflitto da una crisi interna, esso si trova anche minacciato da forze esterne. Il suo ruolo come principale attore cultura le, politico ed economico del globo stato improvvisamente messo in discussione. Sebbene tale questione sia stata toccata nel capitolo 1 di que sto volume, necessario affrontarla pi profondamente, in particolar modo alla luce dei recenti sviluppi politici che hanno interessato lEuropa. Lo stato nazionale, a quanto sembra, conserva buone capacit di recu pero, e anche le identit nazionali, pur se periodicamente rimodellate, non sono ancora sul punto di sfiorire. Se questa la situazione, possiamo seriamente considerare lidea di un mondo senza nazioni o nazionalismo, di un mondo dove gli stati nazionali consegnano spontaneamente i loro poteri a qualche organizzazione a livello continentale o planetario che si sostituir alla nazione come oggetto della lealt e dei sentimenti passio nali della maggioranza degli individui? Tale questione ha assunto nuovi risvolti dattualit. Il fatto che nella met occidentale dellEuropa lo stato nazionale sembra essere impegnato a spogliarsi dei suoi poteri, mentre in quella orientale appare ugualmente impaziente di riappropriarsi degli stessi dopo il lungo inverno sovietico di passivit politica, ha aumentato il senso del paradosso, come del resto hanno dimostrato i tragici eventi di Bosnia, proprio a due passi dai terri tori dellUnione Europea.

Verso una federazione regionale?


Il problema che ho qui presentato non nuovo. Ernest Renan, nella sua celebrata conferenza tenuta nel 1882 e intitolata Quest ce quune nation?,

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profetizz la venuta di unepoca nella quale lEuropa si sarebbe trovata unita in una sorta di federazione, aggiungendo per che tale evoluzione politica non era ancora possibile al tempo in cui egli viveva. Dopo oltre un secolo il problema si ripropone, sia in Europa che altrove1. Lammonimento di Renan si innesta in particolare sullormai familiare tesi secondo cui, a causa della scomparsa dello stato nazionale, una fede razione a livello continental-regionale costituirebbe la struttura politica che meglio potrebbe esprimere e servire la configurazione economica assunta dalle grandi compagnie multinazionali e dalle societ dellera postnazionale. In sintesi, questopinione vuole in primo luogo sostene re che lo stato nazionale non pi in grado di soddisfare i bisogni e gli interessi del mondo degli affari e delleconomia di mercato del capitali smo avanzato e, inoltre, che esso non rappresenta pi il punto focale della tecnologia militare e della sovranit; in secondo luogo, vuole indicare che una federazione continental-regionale, pi attrezzata sia per venire incon tro alle necessit del capitalismo transnazionale sia come ambito della sovranit, adatta specialmente a quelle popolazioni che condividono un forte legame storico e una stessa eredit culturale. La prima di queste rivendicazioni, essendo un argomento familiare che abbiamo in qualche modo esaminato nel capitolo 1, non ha bisogno di approfondimenti. Il nostro interesse non verte infatti sugli attori e le pra tiche transnazionali per se, ma solo sullimpatto che hanno sulla nazione e lo stato nazionale. Mentre vero che molte operazioni e istituzioni eco nomiche trascendono lo stato nazionale - com del resto sempre avve nuto -, ugualmente ovvio che le economie nazionali permangono lu nit standard di regolamentazione e di distribuzione delle risorse. Al pre sente, difficile vedere come potrebbe essere altrimenti, mancando un ritorno alle strutture imperiali o il salto verso un sistema-mondo total mente unificato che possa includere tutta lumanit in una singola unit politica ed economica. Persino in termini di dati politici, sociali ed eco nomici, lo stato nazionale resta quindi il principale fattore di riferimento, mentre il nazionalismo metodologico si conferma la regola2. Dal punto di vista empirico, certo che un elevato numero di compa gnie multinazionali occupa il globo e che le loro attivit sono ben poco' ostacolate dalle frontiere nazionali. Allo stesso tempo, per, siccome tali compagnie tendono a porre le proprie basi in uno o pi stati industrializzati, che agiscono da centro delle loro operazioni, esse risultano vulne rabili alle regole e alle politiche dello stato in questione. Le risorse a dispo sizione delle maggiori multinazionali sono indubbiamente enormi, e in
1 Vedi Renan (1882). 2 Vedi Merritt e Rokkan (1966).

SOVRA- O SUPER-NAZIONALISMO?

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molti casi maggiori dei bilanci di tanti piccoli o medi paesi, ma queste imprese non possono comunque violare le regole dei pi grandi stati nazionali, in cui di solito non controllano gli strumenti di violenza che sono a disposizione anche di entit statali non molto vaste. Vi sono evi denti prove dellesistenza di un sistema transnazionale composto da atto ri economici - finanzieri, banchieri, alti dirigenti - per i quali le barriere nazionali sono sempre di pi degli ostacoli irrilevanti; i ceti politici le lite transazionali devono alla fine influenzare e convincere rimangono per tuttora responsabili anche di fronte ad altri gruppi presenti allinterno di ogni stato nazionale, e attraverso il sistema elettorale, alla popolazione sta tale nel suo insieme3. Per quanto concerne poi il potere militare, linternazionalizzazione delle strutture di comando ha certamente prestato dei sostegni alle tesi secon do cui lo stato nazionale non pi la sede principale delle forze armate. Questo particolarmente vero per lapparato delle armi nucleari, nono stante dei recenti dibattiti in Francia, Ucraina e Corea del Nord indichi no lopportunit di dover considerare la situazione con una certa cautela. Inoltre, al livello convenzionale al quale le guerre sono oggi combattute, lo stato nazionale rimane il centro fondamentale della violenza e della tec nologia militare, come anche il principale fornitore e procacciatore di armamenti. Inoltre, finch manterr questa prerogativa, lo stato naziona le resta essenzialmente sovrano: si pu ritirare dagli accordi e sostenere il suo rifiuto con il potere necessario, sebbene al costo di severi sacrifici eco nomici. La storia ricca di casi di comunit che sono state disposte a pagare tale prezzo al fine di liberarsi, anche a rischio di soccombere4. Intendo comunque prendere in considerazione la seconda delle prece denti affermazioni: infatti, anche se lo stato nazionale mantenesse un ruolo importante sia nel settore economico che in quello militare della societ industriale avanzata, a lungo termine le associazioni e le federa zioni su scala continental-regionale non si rivelerebbero pi adeguate? E per innegabile che, avendo fatto registrare pochi casi di successo politi co, lo stato di servizio di tali federazioni o associazioni non incorag giante: lunione di Siria ed Egitto nella Repubblica Araba Unita ( r a u ) ebbe vita breve, come anche linclusione di Singapore nella Malaysia o il limitato successo della fusione fra i tre stati dellAfrica orientale di Kenya, Uganda e Tanzania, e lo stesso discorso vale anche per labortita Federazione dellAfrica occidentale. In altre occasioni, delle strutture
3 Per unesplicita esposizione del dominio del capitalismo transnazionale vedi Sklair (1991). 4 Sulla relazione di guerra e strategia con le identit nazionali vedi Marvick (1974), A. D. Smith (1981 b) e Posen (1993).

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federali sono state sottoposte a forti tensioni, come in Belgio, India e Canada. Nellex Unione Sovietica, una versione centralizzata di federali smo collassata, e resta ora da vedere se qualche sorta di arrangiamento federale pi blando riuscir o no a tenere. Se si guarda poi alla Jugoslavia, rimane difficile da immaginare come si possa salvare qualcosa dal naufra gio dello stato-partito di Tito. I casi in cui delle federazioni hanno sostenuto la prova del tempo, in particolare gli Stati Uniti, lAustralia e la Svizzera, sono dipesi da una certa dose di iniziale affinit storica e culturale tra la popolazione. Vi era in essi il puntello di unetnia centrale, oppure, nel caso degli Stati Uniti, di una larga base costituita da unetnia maggioritaria. Ancora una volta, un nucleo etnico ha formato il substrato storico e culturale per una pi alta percentuale di decentralizzazione e di delega dei poteri, aiutando nello stesso tempo il senso di solidariet. Ma le associazioni e le federazioni continental-regionali possono avere funzioni pi ampie e fondamenta pi profonde: mi sto riferendo a quel le associazioni innalzate sulla base di affinit culturali e abbraccianti uni deologia pan-nazionale. Il panarabismo, il panafricanismo, il pantur chismo, il panlatinoamericanismo ne sono degli esempi. Sono poi esistiti anche il pangermanesimo e il panslavismo di fine Ottocento, spesso tra mutatisi nellirredentismo tedesco e russo. Anche il panturchismo stato sovente utilizzato per fini irredentistici dal regime dei Giovani Turchi servendo a giustificare massacri e spostamenti di Armeni - attraverso lappello alle affinit linguistiche e razziali delle comunit turcofone, fra cui i Mongoli!5. Le funzioni di questi pan-nazionalismi sono ambivalenti. Da una parte, essi sembrano suggerire una sostituzione dello stato nazionale esi stente nellinteresse di superstati o supernazioni di maggiore ampiezza. Sotto un altro aspetto, per, puntellano lo stato nazionale, collegandolo a una struttura pi ampia di stati protetti e rafforzando il suo profilo cul turale e la sua identit storica con lopposizione a nemici e vicini cultu ralmente differenti. I pan-nazionalismi forniscono un ennesimo assor timento di guardie di confine e una nuova panoplia di simboli, miti, memorie e valori, che contraddistinguono un dato stato nazionale dagli altri. Noi siamo tutti Africani divenne negli anni Sessanta non solo uno slogan dei popoli colonizzati e spodestati, ma anche unaffermazione di diversit e dignit raggiungibili per mezzo dellunit culturale6.
5 Per esempi dei successi culturali e del fallimento politico dei pan-movimenti vedi Kohn (1960) per il panslavismo e Landau (1981) per il panturchismo. 6 Su questo slogan vedi Mazrui (1966). Per una storia completa del panafricanismo vedi Geiss (1974).

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Da un punto di vista pi strettamente politico, i pan-nazionalismi costituiscono dei fallimenti. Essi hanno svolto una certa funzione come forum politici e centri dinfluenza regionale, ma ben difficilmente facilita no lapertura di relazioni politiche o economiche che possono o potrebbe ro soppiantare gli stati nazionali (se mai questo fosse stato il traguardo cui ambivano). Al contrario, si pu pensare che la loro funzione sia normaliz zare, e quindi legittimare, lo stato nazionale stesso. Alla fine, queste vaste associazioni su scala continentale o regionale dipendono dalla buona volont e dalla cooperazione dei loro membri individuali, come si potuto constatare in occasione della sfida lanciata da Saddam Hussein alla Lega araba poco prima della guerra del Golfo. Si suppone, comunque, che la cooperazione e lassociazione tra stati culturalmente affini possano esercita re determinate pressioni nellarena internazionale e sulla pubblica opinione, in parte attraverso luso di stereotipi positivi e in parte a causa della forma zione di blocchi di voti. Persino al pi limitato livello dei progetti intersta tali di ambito economico o ecologico, le analogie culturali e le ideologie pan-nazionaliste possono rafforzare la cooperazione e le intese, sebbene gli stati nazionali abbiano sempre collaborato intorno a progetti e questioni specifiche giudicate rientranti allinterno del proprio interesse nazionale. E dunque un errore pensare che lo stato nazionale abbia mai raggiunto quella sovranit e quellindipendenza delle quali gli piace ornarsi7. Il rapido sviluppo delle telecomunicazioni e dei mass media ha senza dubbio incoraggiato la creazione di unampia rete su scala regionale e con tinentale. E necessario quindi esplorare il grado al quale le associazioni continental-regionali strutturate sul pan-nazionalismo possono generare cul ture e identit predominanti in grado di competere con lo stato nazionale e le identit etniche, o persino di soppiantarli. Come sosterr, queste asso ciazioni regionali su base culturale sono capaci di soddisfare e talvolta ci riescono - rilevanti esigenze sociali, culturali e filantropiche: per tale moti vo non andrebbero scartate a priori, persino dal dominio della politica.

Il progetto europeo
Quanto detto non va scordato al momento di considerare limpatto del nazionalismo e dello stato nazionale sulla crescente spinta alla formazio ne di ununit europea. E facile considerare questa relazione in termini esattamente contrapposti e a somma zero: pi forte sar lUnione Europea, minore sar lidentit nazionale di ogni singolo stato nazionale membro. Indubbiamente, questidea aleggia intorno al dibattito, spesso acceso, tra i pro- e gli anti-europeisti in Gran Bretagna e altrove, sebbene
7 Sui limiti del nazionalismo economico vedi Johnson (1968) e Mayall (1990, cap. 5).

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si colleghi poi ad altre dispute (sulla democratizzazione, lo stato sociale, lallargamento dellUnione Europea stessa). Gettando la sua lunga ombra attraverso il continente, da est a ovest, lo spettro del nazionalismo rifiu ta dunque di essere esorcizzato. Possiamo cominciare riconsiderando le vecchie e tanto ripetute dispute tra floeuropei ed euroscettici. A grandi linee, i filoeuropei sostengono che si debba creare lEuropa mediante uno stato federale (una minoranza diceva unitario), chiudendo in questo modo migliaia danni di distrutti vi conflitti europei e le guerre nazionalistiche che hanno portato alle car neficine cui abbiamo assistito nel XX secolo. Essi continuano poi a suffra gare la loro causa affermando che lEuropa potr in tal modo restaurare la sua precedente posizione di grande potenza sulla scena mondiale, alla pari con lAmerica, il Giappone e forse la Russia (lex Unione Sovietica); per mezzo di questunit e attraverso la creazione di un mercato libero dei beni e del lavoro, i popoli europei godranno di una prosperit mai cono sciuta allinterno dei loro confini doganali. Gli antieuropeisti ribattono affermando che la ragioni primarie dellunit europea sono state la guer ra fredda e il relativo bisogno di opporsi al potere russo-sovietico e/o ame ricano; essi aggiungono poi che il mercato interno favorir solo alcune delle maggiori potenze europee e a spese degli stati minori; la chiusura dellUnione Europea pregiudicher economicamente il Terzo Mondo; un club europeo diverr dal punto di vista politico-economico un insieme esclusivo. Con queste argomentazioni, gli antieuropeisti vogliono anche evidenziare sia laumento della possibilit che la Germania assuma il dominio politico ed economico di unEuropa unificata, sia la crescente tendenza allesclusivismo razziale ed etnico che porter necessariamente ununificazione del continente. In breve, questa fazione considera la coo perazione europea un benefcio per gli interessi e i pi ampi valori dei popoli, ma vede lunificazione come un passo deleterio. LEuropa delle Patrie di De Gaulle continua a rimanere il suo ideale8. Vi poi un parallelo dibattito tra euro-ottimisti ed euro-pessimisti. Si tratta di una disputa che coinvolge le probabilit e i meccanismi di rea lizzazione dellunit. A causa dellandamento economico e del sostegno delle generazioni pi giovani, a giudizio degli euro-ottimisti il clima per la creazione dellEuropa sembra propizio e le possibilit di successo quindi alte (a patto che le precondizioni di un leadership vigorosa e di un quadro istituzionale ben disegnato vengano soddisfatte). LEuropa del futuro unEuropa di network istituzionali retti dalle norme di una democrazia civile e sociale, che possa bilanciare i bisogni del mercato con
8 Vedi Gladwyn (1967) sul pro-europeismo; per il dibattito originato negli anni Sessanta dal gollismo vedi Camps (1965).

SOVRA- O SUPER-NAZIONALISMO?

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i diritti umani sotto legida di un organismo burocratico imparziale e pre sente in ogni settore, la Commissione, e di un ugualmente rispettato ramo giudiziario, la Corte europea di giustizia. Una variante di questo concetto sostiene invece che un forte esecutivo andrebbe bilanciato da unaltrettanto forte assemblea legislativa, in modo da garantire una mag giore dose di controllo democratico e dassunzione di responsabilit delle euroburocrazie. Gli euro-pessimisti considerano le possibilit di riuscita dellunificazio ne europea molto remote a ogni livello, escluso il pi superficiale (e buro cratico), e guardano alla marea crescente del nazionalismo etnico, che sembra posporre il progetto ancora pi lontano nel tempo. Rendere pi incisiva la leadership e rafforzare le istituzioni non permetter quindi di forgiare nessuna genuina unit europea a livello popolare, a meno che e finch non si assister a unadeguata evoluzione dei sentimenti, delle percezioni e delle attitudini dei popoli che allontani dalla nazione e dallo stato nazionale e porti verso unidentit europea a carattere inclusivo. LEuropa del futuro, se mai dovesse emergere, sar unentit caratterizza ta dallidentificazione di massa e dalla lealt a un ideale europeo parallelo o persino capace di sostituire le identit e le devozioni nazionali, e in una misura tale da far s che dei larghi segmenti di abitanti del Vecchio Continente non solo si vedano come i primi e i preminenti Europei, ma siano addirittura pronti a sacrificarsi per questideale9. Dietro le precedenti argomentazioni si notano valutazioni molto diffe renti del reale valore dellopera di aver legato gli individui allEuropa, vale a dire, alla nazione e allo stato nazionale. Le tesi economiche e politiche sperano, e spesso temono, di nascondere le molto pi vaghe ed elusive problematiche connesse alla cultura nazionale, riguardanti i valori, i sim boli, i miti, le memorie e le tradizioni che saldano i popoli fra loro, con federandogli un destino e una caratterizzazione peculiari. Qual la natu ra di tali fattori culturali e di tali eredit rispetto a ciascuna comunit? Come questa natura mutata nei recenti decenni? E quale sar limpatto dellEuropa su questinsieme di culture e identit? In proposito due punti vanno tenuti ben presenti. Il primo interessa la differente portata delle identit culturali a livello nazionale e collettivo. A livello individuale, infatti, le identit sono multiple e spesso situazionali. Come accennato nel capitolo 2, gli esseri umani possiedono identit mul tiple - familiari, di genere, di classe, religiose, etniche e nazionali -, che di volta in volta, in relazione a molte circostanze, prendono la precedenza sulle altre. Nella nostra patria sentiamo di appartenere, e di fatto apparteniamo,
9 Per una storia del processo di avvicinamento allintegrazione europea vedi Wallace (1990).

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a una particolare classe o territorio; allestero ci consideriamo, e siamo con siderati, membri di un determinato gruppo nazionale o etnico. In altre occasioni, sar invece la fede religiosa a definire la nostra identit, mentre per alcuni individui questa funzione sar svolta dal genere o la famiglia. In pratica, gli esseri umani tendono, in queste situazioni, a passare da uni dentit a unaltra con relativa facilit e in accordo con le situazioni e il con testo. Solo occasionalmente queste identit multiple causano delle reali fri zioni, e solo raramente entrano in reale conflitto fra loro10. Eppure le identit non sono solo solamente di tipo situazionale, ma possono essere anche pervasive. A livello collettivo, non sono le opzioni e i sentimenti degli individui a interessare, bens la natura del legame comune. Mediante la socializzazione, la comunicazione, e talvolta la coer cizione, ci troviamo legati a particolari identit fin dalla nascita. Possiamo cercare di resistere a questo potere, ma i nostri sforzi potrebbero rilevarsi inefficaci. Ci accade frequentemente nel caso di legami etnici e naziona li, e ci sono buoni esempi di quello che mile Durkheim avrebbe descrit to come la qualit avvolgente, generica ed esterna dei fatti sociali. Generazione dopo generazione, i legami identitari esercitano quindi una forte presenza nelle nostre vite, e possono rimanere forze durevoli e resi lienti, noncuranti delle defezioni di un numero anche grande di indivi dui. La sopravvivenza di tante nazioni e gruppi etnici molto antichi, mal grado le rinunce individuali e il logoramento - vedi i casi degli Armeni, degli Ebrei, dei Cinesi o dei Giapponesi -, un segno evidente dalla per sistenza di almeno un certo numero di legami e di confini etnici nel corso dei millenni, nonostante le trasformazioni periodiche dei contesti cultu rali, le espulsioni di massa e le defezioni di membri delle comunit11. Teoricamente, inoltre, sarebbe perfettamente possibile per i popoli europei sentire di appartenere a pi di unidentit culturale collettiva, cio considerare se stessi Siciliani, Italiani ed Europei, oppure Fiamminghi, Belgi ed Europei (e allo stesso tempo sentirsi anche donne, appartenenti alla classe media, musulmani, ecc.). Ma, contemporaneamente, bisogne rebbe anche chiedersi: quel la forza relativa di queste cerchie concen triche di devozione? Quali di queste cerchie hanno una connotazione politica decisiva? Quale di esse presenta la maggiore influenza sulle vite delle persone di oggi? E infine, quali tra queste lealt e identit culturali probabilmente la pi duratura e pervasiva?12
10 Vedi il cap. 2, le note 2-3 di questo capitolo e A. D. Smith (1991, cap. 1). 11 Per una spiegazione della sopravvivenza di queste etnie vedi Armstrong (1982) e A. D. Smith (1986a, cap. 5); per la teoria del confine sociale vedi Barth (1969, Introduction). 12 I circoli concentrici di devozione sono analizzati in Coleman (1958).

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Il secondo punto da considerare riguarda il fatto che, in base alle diffe renti aspettative, lunificazione europea se e quando verr - indica e pu indicare cose molto differenti. Nel linguaggio comune, questo termine assume spesso il significato connesso alla semplice creazione di un merca to comune, privo di alcuna connotazione politica; in alternativa, esso pu intendere un impegno in funzione federale, considerata il compimento dellunione economica. Nessuna delle due interpretazioni contiene comunque dei riferimenti a ununificazione a livello culturale. E vero che ritroviamo spesso il tacito assunto che il federalismo implica una certa dose di convergenza culturale, almeno in termini di unidentit e di una comunit europea sovrastante le gi esistenti identit nazionali, ma que sto per combinare la politica con la cultura; sebbene queste ultime pos sano trovarsi strettamente legate in casi particolari, i due campi andreb bero tenuti separati13. In ambito europeo, la tendenza moderna pu essere ritrovata nellequi parazione di identit e stato nazionale, ma accomunare le sovranit non la stessa cosa di fondere culture o amalgamare identit; inoltre, la crea zione di un super-stato europeo non lidentica cosa della formazione di una super-nazione europea. La spartizione dello stato polacco di fine Settecento, ad esempio, non comport la scomparsa del suo popolo o della sua cultura. La conquista delle trib cattoliche irlandesi da parte dei protestanti inglesi e lunione fra Inghilterra e Irlanda dopo il 1800 rafforz in modo efficace la cultura indigena e il senso di una comune etnicit irlandese. Neanche ununione monetaria o economica implica la perdita della cultura e della tradizione di un dato soggetto. Dopotutto, i Valloni e i Fiamminghi, gli Inglesi e gli Scozzesi, i Baschi e i Castigliani sono associati in unioni economiche e politiche, ma nessuna di queste etnie o nazioni ha perso qualcosa della sua peculiarit culturale. ben dif ficile immaginare, poi, come ununione economica o politica, o una fede razione europea, possano eliminare o cominciare a erodere le culture e le identit storiche tanto profondamente radicate nei molti ed eterogenei popoli dellEuropa14.
13 Nellantica Grecia, ad esempio, una comune cultura ellenica non produsse unu nione politica delle citt-stato, sebbene alcune di queste furono indotte ad aderire alla Lega peloponnesiaca e alla Lega di Deio, condotte rispettivamente da Sparta e Atene (ci si verific anche durante alleanze successive). Di converso, lunione politica del Belgio non ha dato vita a una cultura comune. Vedi Finley (1986, cap. 7) sullantica Grecia e Zolberg (1977) sul Belgio. 14 Vedi Davies (1982) per la storia della Polonia dopo le spartizioni; vedi Boyce (1982) per la storia irlandese nel XIX secolo. Per il caso dei Cechi e degli Slovacchi, uniti nel periodo tra le due guerre mondiali e sotto il comuniSmo ma culturalmente separati, vedi Pynsent (1994, cap. 4).

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Se poi una cale unione o federazione politica, accanto a essere possibi le, sia anche desiderabile, unaltra questione. Che la creazione in pochi decenni di una sorta di unione federativa sia per la maggior parte del con tinente ormai in vista un fatto non pi in discussione. Quanto a fondo essa si radicher, o in che misura i suoi poteri invaderanno nei settori vita li quelli degli stati che la costituiscono, ancora da stabilirsi. A ogni modo, tutte queste problematiche non dovrebbero andar confuse con la ben distinta questione della creazione di una cultura comune e di uni dentit condivise a livello realmente europeo.

Unidentit europea?
Siamo quindi in presenza di due contrastanti modelli di creazione di identit culturali collettive. Il primo riguarda le identit come artefatti costruiti socialmente, che possono essere prodotti e foggiati da una pro grammazione e degli interventi attivi. Secondo questa visione, la crea zione di unidentit culturale europea parte di un processo dinamico di formazione di un quadro istituzionale per una comunit politica. Proprio come la Germania, sotto laspetto di identit culturale, stata edificata attraverso il processo di preparazione della Zollverein del Reich bismarckiano, cos lidentit europea emerger dalla volont attiva e dalla programmazione deliberata di leader ed lite dalle idee chiare e dalle prospettive ben determinata. In base a questa visione militante e focalizzata sulle lite, unidentit europea si diffonder prevalentemente alla stessa stregua della cultura etico-aristocratica nelle etnie laterali, vale a dire tramite un processo di incorporazione burocratica delle classi medie e basse e delle regioni pi periferiche condotto dalllite guida centrale15. Il secondo modello vede le identit culturali come il precipitato di generazioni di esperienze e memorie comuni. In questinterpretazione, unidentit europea, se dovesse materializzarsi, si evolverebbe probabil mente attraverso un processo lento, incipiente e spesso non pianificato, e solo alcuni aspetti selezionati sarebbero il risultato di tentativi di pro grammazione deliberata. Come indicano gli euro-pessimisti, le unioni politiche ed economiche possono essere create consciamente formando infrastrutture comuni e identit collettive. D altra parte, queste ultime sono il prodotto d un insieme di tradizioni culturali, politiche e sociali, valori, memorie e simboli a livello popolare che si sono fusi col tempo per
15 Sullanalogia tedesca vedi Breully (1982, pp. 65-82) e Hughes (1988, cap. 4): a ogni modo, furono necessarie larte di governo e la politica di Bismarck per ottenere dei successi.

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dare luogo a uneredit comune e a un mithomoteur, cio un mito politi co costitutivo, allo stesso modo delle etnie demotiche, o verticali. E pos sibile immaginare una vera identit culturale europea a livello popolare solamente come risultato della condivisione di memorie, esperienze, tra dizioni, valori, simboli e miti unificanti da parte di numerose generazio ni di popoli europei (condivisi, cio, da tutti i popoli dEuropa). Ci sol leva un difficile problema: dove potremo trovare queste tradizioni, valori popolari, simboli ed esperienze paneuropee? Ci troviamo qui di fronte a due questioni. La prima la natura finora top-down (gerarchica) dellunificazione europea. Il progetto europeo stato costruito funzionalmente attraverso lazione e i programmi di lite finanziarie, amministrative e intellettuali, le cui necessit non possono incontrare una piena soddisfazione nel contesto dello stato nazionale. Queste lite hanno quindi cercato di costruire linfrastruttura economica e il quadro politico di una pi vasta unione a livello europeo. In base a questo ragionamento, la cultura di massa viene a rimorchio delle lite economiche e della prassi politica; essa richiede, inoltre, un periodo di stabilizzazione per mettersi alla pari con i descritti mutamenti politico economici, in modo da adempiere al suo compito nella divisione del lavo ro. Dove comandano le lite politiche, le masse si conformano, come risultato di uninfiltrazione dallalto delle nuove idee, delle pratiche e delle norme istituzionali dei ceti elitari16. La difficolt insita in questapproccio funzionale sta nella sovrastima assegnata a lite e leadership. Ci stato ampiamente dimostrato dalle risposte popolari alle disposizioni del trattato di Maastricht in Danimarca, Francia e Regno Unito, e da una certa freddezza di fronte allEuropa nei paesi scandinavi candidati a entrare nellUnione. I governi possono anche comandare, ma i loro popoli non sempre appaiono ansiosi di seguirli nella famiglia europea. Questa caratteristi ca speculativa dellattitudine verso lEuropa presente in molti ambienti suggerisce lassenza di profondi ed emotivi legami tra i popoli del con tinente, evidenziando allo stesso tempo i fievoli sentimenti sollevati da qualsiasi valore distintivo o sistema di credenze cui venga attribuita una condivisione esclusiva presso le popolazioni europee. Nonostante possa esistere in molti Europei il desiderio di cooperare, vivere e lavorare assieme, questo fatto non sembra essere sostenuto n da una chiara idea popolare del significato di Europa in termini di cultura, valori, ideali e tradizioni n da un vivido senso di appartenenza a una famiglia di popoli europei.
16 II paradigma funzionalista dellintegrazione europea trattato in Haas (1964). Vedi anche Hoffman (1994).

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Questo tema pu essere facilmente collegato al secondo dei problemi citati, cio la difficolt di definire la natura del legame europeo e la sua cultura distintiva. Un elemento della diatriba che circonda tale questione stato trattato in precedenza, durante lesame dei pan-nazionalismi. Questi fenomeni culturali su larga scala hanno spesso tentato, in genere senza successo, di legare stati diversi e le loro popolazioni sulla base dei criteri della condivisione e della comune eredit culturale, in modo da sal darli in una singola unit supernazionale. Movimenti nazionalisti di que sto tipo hanno incluso il panturchismo, il panslavismo, il panafricanismo, il panlatinoamericanismo e il paneuropeismo - con questultimo termine intendo il paneuropeismo di Coudenhove-Kalergi, Jean Monnet e del movimento europeo fondato nel 1948 allAja, e non un semplice approc cio lento e spezzettato verso ununione a carattere economico. Si tratta di un paneuropeismo che parte dallalto e si immerge nella societ, guarda a leader ed lite, a istituzioni e norme, a una volont cosciente e program mata per istruire e motivare dei quadri che, una volta formati, diffonde ranno il messaggio dellunit europea, creando un legame a livello conti nentale come unica realistica soluzione ai tanti mali che hanno per cos lungo tempo afflitto i popoli dellEuropa17. Il paneuropeismo era - ed - una grande visione. Si tratta di unidea che pone al cuore della nuova Europa la cultura e che cerca di edificare con istituzioni e cerimoniali una nuova mentalit: di creare, in effetti, dei nuovi europei, uomini e donne che siano. Ma proprio qui che sta il pro blema. Perch qualcuno dovrebbe scegliere una cultura e unidentit europea rispetto a qualsiasi altra? Su quale base si pu formulare un simi le appello e perch dovremmo aspettarci che esso ottenga una particolare risonanza, e fra chi? Per i paneuropeisti la risposta chiara: sono sempre esistite una cultu ra e unidentit europee, sebbene vaghe e difficili da afferrare e formula re, ed questo, dopotutto, a costituire la base del loro richiamo. Nonostante i paneuropeisti possano parlare di nuova cultura e di nuovi Europei, in realt essi guardano a versioni moderne di qualcosa gi esi stente in passato ma andato distrutto dallo stato nazionale e dalle guerre intestine, che ora deve essere recuperato e restaurato. In epoche prece denti, infatti, lunit europea poggiava sulla cultura cristiana e sulliden tit cattolica (pertanto nessuno dovrebbe rimanere molto sorpreso di fronte allinfluenza del Cattolicesimo allinterno della leadership del movimento europeo). La cultura della Cristianit medievale era essenzial mente quella dellEuropa occidentale, con un asse principale che scorreva
17 Sulla freddezza degli Scandinavi e la nostalgia del Nord vedi Waever (1992); la sto ria del paneuropeismo descritta da de Rougemont (1965) e Fallace (1990).

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lungo il Reno, le Fiandre, la Svizzera e lItalia, i suoi centri di popolazio ne e commercio nelle citt della Lega Anseatica e i fulcri politici nella Francia, nel Sacro Romano Impero e nellItalia dei Papi. Si trattava anche sostanzialmente di una cultura dlite: una cultura latina del clero e della nobilt, nonch dellhaute bourgeoisie. Questo era quindi il carattere del passato europeo: unEuropa cristiana in espansione, innovativa e militan te, minacciata a oriente dai Saraceni e dagli ottomani; una struttura che fornisce un modello di unit anche allEuropa secolarizzata di oggi18. Nessuno sta sicuramente patrocinando per la Cristianit un ritorno a quellepoca idealizzata. la forma, e non il contenuto, a fornire il model lo. LEuropa moderna deve trovare un equivalente secolare composto da una fede comune e da un sistema di valori che leghi assieme gli Europei del passato. In questo modo, tuttavia, si complica solamente il problema: dove vanno cercati il sistema di valori e la fede comune? Quali simboli, memorie, miti e tradizioni possono dimostrarsi efficaci e richiamare la lealt degli abitanti dellEuropa moderna? Inoltre, il pan-nazionalismo, nella forma dellideale paneuropeo, identifica semplicemente il problema, ma senza indicare alcuna nuova soluzione. Sarebbe dunque necessario guardare altrove, magari al caratte re spesso fragile, inventato, ibrido e ambivalente di tante identit e cultu re del tardo XX secolo? La stessa ambivalenza e fragilit e il carattere ibri do del manufatto culturale si ritrovano poi su scala continentale, e pure nei gradi nazionali di identit. In questo senso, seguendo il concetto di Wittgenstein di giochi linguistici, si potrebbe effettivamente parlare di una famiglia di culture europee, in quanto esistono parecchie esperien ze, valori e tradizioni politiche e culturali incomplete, ambigue e sovrap poste, che nel corso dei secoli si sono incrociate in molte aree e popoli del continente europeo. Molti di questi valori, tradizioni, esperienze e sim boli intereuropei sovrapposti, che hanno influenzato i popoli del Vecchio Continente in maniere e a livelli differenti, potrebbero essere utilizzati per costruire la comunit immaginata della nuova Europa, pur rimanendo questultima un affare riguardante perlopi le lite. In molte vaste zone del continente, le lite della maggior parte delle popolazioni (se non di tutte) hanno adottato tradizioni come il diritto e la giurisprudenza roma ni, il sistema giudeo-cristiano di valori etici, lumanesimo rinascimentale, lo spirito della Riforma, della Controriforma e deHilluminismo. Attraverso esperienze politiche, sociali e culturali come le grandi scoperte e il colonialismo, queste lite e i loro popoli hanno pure condiviso, seb
18 Per lEuropa occidentale nel Medioevo vedi Keen (1969); de Rougemont sottolinea lappello della Cristianit medievale come modello per lunit europea; cfr. anche Krol (1990).

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bene in maniera diversa, le grandi rivoluzioni; lespansione di capitalismo, industrialismo e urbanizzazione; i movimenti e il simbolismo del roman ticismo, del realismo e del nazionalismo. Ma il nazionalismo? E la divisione dellEuropa tra nazioni in lotta fra loro? Cosa c da dire su altre esperienze di massa micidiali per lEuropa, che devono cos tanto al nazionalismo, come le due guerre mondiali? Tutti i simboli, le tradizioni e le esperienze che abbiamo elencato non possiedono anche dei lati oscuri, divisivi e ambivalenti? Persino allapice della Cristianit cattolica, non vi sono state minoranze, come gli eretici, i lebbrosi e gli Ebrei, considerate estranee allEuropa ed emarginate dalla societ del continente, spesso in quartieri separati? E tuttavia, esse non hanno in tal modo definito la stessa Europa attraverso limmagine specu lare dellaltro? Il Rinascimento non ha illuminato alcune parti dellEuropa solo per lasciarne altre nel buio? I dogmi della Riforma e della Controriforma non hanno generato i sanguinosi massacri delle guerre di religione? In sostanza, le tradizioni e le esperienze comuni, i valori e i sim boli condivisi hanno semplicemente evidenziato la diversit sovrastante lEuropa, inasprito le divisioni e le ambiguit etniche e religiose e, infine, rivelato un caleidoscopio di distinte etnie e contro-culture, di minoranze, immigrati, stranieri e emarginati sociali indigeribili19. Il puro e semplice numero di queste minoranze e la vitalit di queste etnie divise fra loro, uniti allunicit delle loro culture, hanno significato che lEuropa stessa, unespressione geografica di problematica utilit, sia stata considerata un soggetto sfuggente e mutevole a causa delle eredit e delle culture radicate che compongono il suo ricco mosaico. Se parago nata allesuberanza e alla tangibilit della cultura e delle tradizioni etniche francesi, scozzesi, catalane, polacche o greche, unidentit europea sempre apparsa inespressiva e indefinibile, pi che altro un insieme ina nimato di tutti i popoli e le culture del continente, che aggiungeva poco a una realt gi esistente; in alternativa, lEuropa diveniva unarena, un campo di scontro per identit e culture conflittuali20.
19 Sullesclusione di eretici, lebbrosi ed Ebrei nel Medioevo vedi Moore (1987). Sul moderno mosaico europeo vedi Krejci e Velimsky (1981). Per il concetto di famiglia di culture vedi A. D. Smith (1992d, in particolare pp. 70-71), testo da quale attinge questa sezione. 20 Vedi Schlesinger (1992). Vi inoltre il connesso problema della demarcazione ter ritoriale dellEuropa; ci pu essere daiuto per spiegare la sensibilit pi sviluppata di fronte al concetto di Europa presente nei popoli della met occidentale del conti nente, protetta com dagli oceani, e nello stesso tempo la ricerca degli abitanti degli stati meridionali di distanziarsi dai popoli culturalmente stranieri dellaltra sponda del Mediterraneo, a dispetto dei tanti legami, antichi e moderni, esistenti con il Nordafrica. Ma perch poi questa relativa mancanza di attaccamento allEuropa fra gli

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Fatto ancora peggiore, unidentit europea suscita scarsi affetti di massa o lealt. un po come i suoi vantaggi della sua unione: tutti li desidera no, secondo quanto 1eurobarometro ci dice da sempre. Tutti, a parte gli Inglesi (e talvolta i Francesi), che sembrano indifferenti, se non schietta mente scettici, di fronte alle virt dellEuropa. Ma neanche gli Europei impegnati non possono fare appello a quel senso di intimit, a quel calo re, persino allamore, che la propria etnia o nazione tanto spesso ispirano. Se il nazionalismo amore, per citare Michel Aflaq, cio una passione che richiede un impegno travolgente, lastrazione della parola Europa compete a livelli ineguali con la tangibilit e il radicamento di ogni nazione, in questo modo, poeti e pittori hanno tramandato ed elogiato le bellezze di particolari luoghi dellEuropa, o di specifici scenari regionali, etnici e nazionali associati a storie e tradizioni uniche, ma mai il paesag gio europeo in generale; e lo stesso discorso vale per i romanzieri che hanno descritto la scenario della vita sociale in specifici villaggi, citt e paesi*21 . Il carattere astratto di unidentit europea non sicuramente acciden tale. Come abbiamo visto, dare calore e vita a tale identit significhereb be andare a ripescare ricordi che meglio lasciare in pace: guerre, espul sioni e massacri condotti da e fra i popoli europei (per non parlare di quelli nei confronti degli extraeuropei); tristi e recenti memorie. Secondo Renan, per la nazione il dimenticare altrettanto importante del ricorda re. Una memoria selettiva, aggiunta a una percentuale di amnesia, si rive la essenziale per la sua sopravvivenza. Ma per possibile scegliere ci che dovremmo scordare? Come concepibile cancellare - ammesso che lo sia il recente ricordo dellOlocausto? E gli Europei di oggi possono poi con cedersi il lusso del dimenticare? Il revival dellantisemitismo, gli attacchi dei neonazisti a immigrati e Gastarbeiter, la nuova messa in atto della pulizia etnica in terra bosniaca, lo spettro di una guerra balcanica per le satto nome da assegnare alla Macedonia sono tutti episodi che hanno ripresentato la questione relativa alla condanna dei popoli europei alla ripetizione di quello che non sono interessati a ricordare. Siamo qui in presenza di una controversia ancor pi fondamentale, cio
Scandinavi? LEst e i Balcani presentano invece in proposito minori problemi: lo loro ambivalenza il prodotto dellindeterminatezza geopolitica e culturale, mentre i con fini fluttuanti delle terre ortodosse continuano a ridurre la sensazione generale di una patria europea storicamente compatta. La linea europea deve dunque essere traccia ta al confine fra Cattolicesimo e Ortodossia, al confine cristiano-musulmano, al Mar Nero, al Mar Caspio o agli Urali (dove la indic De Gaulle)? 21 Sulle idee di Michel Aflaq, il fondatore del partito siriano del Baath vedi Binder (1964) e Kedourie (1971, Introduction). Per la penetrazione di temi nazionalisti nel larte europea del XIX secolo vedi A. D. Smith (1993a).

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il ruolo della memoria nellidentit collettiva. Pu una qualsiasi identit culturale collettiva concretizzarsi o sostenersi attraverso una completa rot tura con il passato? Le rivoluzioni delle scorse epoche non si sono in qual che modo adattate a schemi di valori, tradizioni, simboli e memorie delle precedenti generazioni della societ in cui sono entrate di prepotenza? Persino dove non vi stata una completa restaurazione di un ancien rgime, come in Inghilterra, Francia e pi tardi in Russia, si assistito a spe cifici tentativi di fondere differenti culture in una nuova civilt mista, del tipo perseguito dai rivoluzionari del moderno Messico. Pure il caso ame ricano non concede alcun controesempio: i Padri Pellegrini possono aver voltato le spalle alla madrepatria, i fondatori della Repubblica possono aver deciso di staccarsi il pi possibile dal Vecchio Mondo, ma essi sono invece ripetutamente indietreggiati nel suo vortice, rivolgendosi tante volte, fino a oggi, alla loro ascendenza e ai loro antenati. Questo fatto ci indica come per unidentit culturale collettiva una memoria comune sia altrettanto essenziale per la sopravvivenza di un senso del destino comu ne. Dimenticare porta allesilio, mentre il ricordo il segreto della reden zione22: di fronte alla prova della memoria, lEuropa di oggi se la passe rebbe male.

Miti e simboli dellEuropa


Se la memoria dellEuropa piena di ossessioni, se i suoi popoli condivi dono solamente i tristi richiami di un passato costituito da nazioni divi se, forse possibile unirsi attorno a miti e simboli comuni che indicano una solidariet e una diversit pi profonde? Quale forza e quali signifi cati i popoli dellEuropa attuale possono trarre da quei complessi mitico-simbolici che potremmo identificare? E infine, dove dovremmo cer care tali miti e simboli? Forse nelleredit greco-romana e nel diritto romano? Il retaggio del lantichit classica rilevante in tutta lEuropa odierna: nelle strade e nei nomi delle citt, nella scultura e nellarchitettura tradizionale, nella storia e nella filosofia, nel teatro e nei miti degli eroi, nella tradizione democra tica e imperiale, nel razionalismo e nello spirito della ricerca scientifica. Ma questeredit era - e rimane - sparsa in modo disuguale sul suolo con tinentale. Le terre del Mediterraneo erano profondamente imbevute dalle influenze e dalle tradizione classiche, mentre lEuropa settentrionale e
22 Detto di Baal Shem Tov [1698-1760. Fondatore del movimento mistico-religioso ebraico del chassidismo; N.d.T.]. Per lanalisi condotta da Renan su memoria e oblio vedi Gellner (1982). Lesempio americano dellancestralismo vernacolare discusso da Burrows (1982). Sulla questione generale del ruolo della memoria etnica, rispetto alle tradizioni greche rivali, vedi Just (1989) e A. D. Smith (1993b).

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orientale ne sono state in antichit escluse, sperimentandone solo una presenza tardiva dal Rinascimento in avanti. In pi, la classicit stata costantemente sfidata da altri ideali e tradizioni. La visione dellantica Grecia come giovinezza dellEuropa pu aver esaltato alcune lite, spe cialmente durante lera vittoriana, e ha comunque lasciato la sua impron ta nella moderna civilt occidentale (inclusa lAmerica), ma ora troppo lontana per sollevare una qualunque emozione profonda negli Europei23. Dovremmo invece forse guardare alla civilt cristiana e al suo sistema di valori giudeo-cristiani? Anche qui le influenze sono profonde: nella tradi zione delle Chiese stesse e nel ruolo del clero, nella traduzione della Bibbia nei linguaggi vernacolari, nel pi ampio interesse verso la giustizia e lo stato sociale, nelletica socialista e nei movimenti per luguaglianza degli oppressi e dei discriminati, in molte organizzazioni di carit e volon tariato. Ma troviamo pure tante divisioni profonde e tante influenze ambivalenti: gli scismi tra Cattolicesimo e Ortodossia, tra Cattolicesimo e Protestantesimo, tra Chiese e sette influenzano infatti diverse zone dellEuropa in svariate maniere. Il complesso mitico-simbolico della Cristianit - di una civilt cristiana prima unita dalle crociate contro gli infedeli, dal suo atteggiamento verso eretici ed Ebrei al suo interno e dalla lotta contro Bisanzio e i musulmani ai suoi estremi, e poi passata per le guerre di religione e andata dritta verso la bancarotta costituita della Germania nazista si ripetutamente mostrato incapace di fornire allEuropa quellunit morale che stata proclamata e che alcuni Europei vorrebbero ora resuscitare. Le divisioni religiose in aree chiave del conti nente europeo sono ancora penetranti, anche se solo pochi individui restano devoti credenti; la religione come insegna, come fattore di unio ne, come frontiera, la religione associata alletnicit sono tutti elementi che possono venire incontrati in molti degli aspri conflitti che ancora affliggono il continente, oppure come flusso di fondo di pi stabili ma ancora profonde spaccature24. E, per caso, potremmo trovare questunit simbolica e mitologica nel retaggio indoeuropeo rappresentato dalle lingue e dallorigine comune? E infatti vero che molte delle lingue europee appartengono alla famiglia indoeuropea, e che alcuni studiosi ancora sostengono la teoria della lin gua di Ur e di uno stesso luogo di provenienza, in un lontano passato,
23 Per le eredit classiche in epoca vittoriana vedi Jenkins (1992) e Leoussi (1992). 24 II complesso mitico-simbolico della Cristianit occidentale analizzato in Armstrong (1982, cap. 3); sui modelli di religione europea vedi Martin (1978). Le relazioni tra religione e identit nazionale in Irlanda e Jugoslavia sono descritte da Holmes (1982) e Alexander (1982). Per i complessi rapporti tra religione e coscienza nazionale in Europa orientale vedi Petrovich (1980) e Ramet (1989).

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delle trib parlanti lindoeuropeo, ma non si pu negare che archeologi, linguisti e storici si mostrino divisi: esistono infatti molte lingue dellEuropa odierna che non appartengono a questo gruppo (il basco, il finnico, lestone, lungherese); inoltre, fattore molto pi importante, dopo luso fatto dai nazisti della teoria del gruppo linguistico come razza, in molti Europei linteresse per il mito delleredit indoeuropea dive nuto molto scarso, se si eccettuano alcuni piccoli, ma rumorosi, raggrup pamenti di storici revisionisti e di razzisti25. Che cosa dire poi della tradizione imperialista delluomo bianco e della relativa esclusione degli uomini di colore? Non potremmo scovare pro prio qui quellunit mitico-simbolica che finora ci sfuggita? Se il mito indoeuropeo resta un affare di minoranza, non lo affatto il senso esclu sivo di una superiorit europea basata sul pregiudizio del colore. Questo punto certamente un potente ed esplosivo insieme di miti e simboli che potrebbe unire gli Europei contro gli estranei e creare le condizioni emotive di massa per politiche di discriminazione ed esclusione come quelle messe in atto da diversi governi degli attuali stati del continente. Si tratta indubbiamente di uno degli elementi chiave nel presente clima di timori etnici e panico morale di fronte a immigrati, persone in cerca da silo e stranieri che alcuni governi, media e gruppi dinteresse hanno orchestrato in molti paesi dellEuropa occidentale negli anni recenti. La questione dunque la seguente: pu un mito della superiorit della razza bianca europea unire gli abitanti del continente e far superare le differen ze interne, e, allo stesso tempo, pu il colore della pelle servire da base di un simbolismo delleuropeicit. Che questo fattore abbia cos agito in passato, almeno fra alcune lite europee, e che abbia tuttora il potere di infiammare di passione le masse, un dato incontestabile. Ma questo potere negativo: esso non fiorisce grazie a valori comuni o a una specificit esclusiva degli Europei, bens su differenze che sono percepite in differenti modi e a vari livelli. La pelle bianca pu infatti arrivare sino ai confini dello stato nazionale oppure ai margini di un villaggio o di un distretto urbano. Per alcuni, i Turchi sono degli estranei, per altri possono esserlo i Polacchi, i Serbi o gli Albanesi come anche i Francesi e gli Anglosassoni. Due particolari hanno fatto assumere alla questione dellaltro una grande rilevanza: limmigrazione e lIsIm. Il tema dellimmigrazione rinforza le percezioni dellidentit nazionale - e non di quella europea -, in quanto lo stato nazionale a
25 Una recente ricerca sulle origini indoeuropee presente in Mallory (1989); una nuova teoria invece presentata da Renfrew (1987). Sulle divisioni linguistiche in Europa vedi Armstrong (1982, cap. 8); sui precedenti del mito ariano elaborato dai nazisti vedi Poliakov (1974).

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controllare limmigrazione; sono i media nazionali a diffondere informa zioni e opinioni sugli immigrati; il mercato nazionale del lavoro a com piere discriminazioni; sono, infine, i membri della nazione a essere chia mati in causa quando gli immigrati vengono perseguitati o espulsi. Di conseguenza, la sensazione della presenza di estranei non bianchi rinfor za i pregiudizi e lidentit nazionali, sebbene in senso negativo attraverso la differenziazione, e non contribuisce in alcun modo a fornire un senti mento vicino allunit c allidentit europea26. LIslam, a prima vista, potrebbe sembrare contraddire la tendenza al nazionalismo, in quanto opera su base continentale. Esiste certamente un diffuso stereotipo dellIslam e dei musulmani che risale alle crociate e alla lunga lotta con i Turchi ottomani. Questo stereotipo paneuropeo mina le aspirazioni della Turchia nonostante il suo secolarismo ufficiale e lat tuale regime democratico - a diventare europea e aderire allUE. Il carat tere musulmano di gran parte della popolazione turca e il suo ruolo di nemico storico rendono questo stato sospetto a molti europei. D altra parte, lIslam presenta anche una sfida ai singoli stati nazionali europei, e di qui una propulsione al loro nazionalismo. Le dimensioni della comu nit islamica francese hanno fatto aumentare il sostegno al movimento di Le Pen, mentre quelle della comunit turca e di altre minoranze, cui viene negata la cittadinanza tedesca, hanno acceso la violenza e lodio razziale fomentati dai gruppi neonazisti. Anche in Gran Bretagna si assistito a disordini provocati da questioni legate allIslam come ad esempio laf fare Rushdie - che di volta in volta hanno sollevato il problema delli dentit nazionale britannica e del suo rapporto con il carattere inglese27. Se anche leredit imperialista dellesclusivismo bianco e cristiano agi sce in prevalenza sulla nazione, rafforzandone lidentit, possibile trova re nella storia dellEuropa qualche elemento comunitario e alcune figu re eroiche che possano servire da ispirazione per una coscienza europea? infatti una sorta di vexata questio affermare se in qualche modo esista o no una storia europea che non sia semplicemente una storia dei suoi popoli. Entro il continente possiamo osservare molte sequenze storiche e flussi di eventi che hanno influenzato varie aree in tempi diversi. Mi sono gi riferito ad alcuni schemi culturali e a particolari tradizioni filtra te in diversi modi attraverso i popoli europei, ma abbiamo anche visto
26 Sulle migrazioni nella nuova Europa vedi Miles (1993, in particolare R. Fernhout, Europe 1993 and its refugees, pp. 492-506); la situazione e le reazioni in Francia sono trattate in Miles e Singer-Kerel (1991). 27 Per il sostegno a Le Pen in Francia vedi Husbands (1991); su minoranze e identit nazionale in Gran Bretagna vedi Samuel (1989, voi. II). Su nazionalismo e fascismo in generale vedi A. D. Smith (1979a, cap. 3).

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come persino su questo fatto non si possa porre troppa enfasi. Il concet to dellesistenza di alcuni grandi temi comuni che i diversi processi di svi luppo avvenuti allinterno dellEuropa illustrano una notevole forzatura dellevidenza storica: unidea che dovrebbe essere considerata parte di quella mitologia paneuropea in costruzione da parte di determinate lite e gruppi dinteresse odierni. Tutto ci, almeno, appare chiaro dalla storia semiufficiale dellEuropa compilata da Jean-Baptiste Duroselle28. In mezzo a questa situazione, possiamo scoprire qualche grande model lo dellumanit e delleroismo europei? A chi possiamo allora risalire? Ad Augusto, che piangengo la perdita di Varo e delle sue legioni nella selva di Teutoburgo rinunciava allaltra met dellEuropa? A Carlomagno e ai suoi successori, il cui Sacro Romano Impero era ugualmente posizionato a occidente, ma i cui ideali medievali non hanno pi risonanza nei demo cratici e secolarizzati Europei moderni? A Napoleone, con le sue ambi zioni e il suo impero effimeri e privi di attrattiva come quelli di qualsiasi dittatore moderno? O forse dovremmo rivolgerci ai grandi artisti, scritto ri e scienziati europei: a uno Shakespeare, un Michelangelo, un Beethoven e un Einstein? Il loro genio per universale, la loro arte e la loro scienza trascendono tutti i confini; inoltre, come i talenti meno noti, anchessi sono generalmente stati nazionalizzati, e la loro influenza nazio nale si rivela spesso maggiore del richiamo che queste figure esercitano in ambito europeo o globale29. Vi poi un altro problema che caratterizza i tentativi di edificare lEuropa attorno alla sua storia, i suoi miti e i suoi simboli: infatti, nella maggior parte dei casi, gli esempi provengono dallEuropa occidentale e dallItalia. I modelli provenienti dallEuropa orientale, eccettuate alcune rilevanti eccezioni come Copernico, Cajkovskij, Chopin e Tolstoj, non hanno un grande rilievo per unEuropa originata prevalentemente dallOccidente, mentre casi come Ivan il Terribile o Pietro il Grande evo cano solo paura o repulsione. In relazione ai miti e ai simboli dellEuropa orientale, occorre aggiungere che, se paragonati a quelli che circondano il Rinascimento o la Rivoluzione francese, essi rivelano un carattere locale, poco familiare, perfino sospetto al di fuori dei loro paesi dorigine (con la possibile eccezione della guerra dindipendenza greca). Ancora una volta,
28 Vedi Duroselle (1990), significativamente intitolato LEurope: histoire de sespeuples-, vedi A. D. Smith (1992d) e Schlesinger (1992) per alcune critiche. 29 Sulla tradizione nazionale del romanticismo vedi Porter e Teich (1988); per i con trasti nazionali allinterno della tradizione neoclassica vedi Rosenblum (1967) e A. D. Smith (1979b). Per precedenti epoche auree e contributori a una storia europea vedi Duroselle (1990, capp. 9-11), che cerca di evidenziare la comunanza di esperien ze, pur riconoscendo la natura spesso parziale di queste ultime e le profonde dissonanze interne tra i diversi popoli e le zone culturali dellEuropa.

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il predominio dellEuropa occidentale evidenziato non solo dai suoi centri di ricchezza, tecnologia, popolazione e commercio, ma anche dalla scienza, la letteratura, listruzione e le arti, nonch dalla produzione e la divulgazione dei suoi miti, le sue tradizioni e i suoi simboli popolari30. Sembra, quindi, che ben difficilmente si potranno trovare dei miti e dei simboli europei in possesso di un richiamo e di un significato per i moder ni abitanti del continente e capaci di unificarli. Ci sono troppe lacune e zone desclusione e incomprensione, come ad esempio le terre delle chie se ortodosse, con le loro differenti strutture sociali, tradizioni culturali, principi e simbolismi, oppure le tante minoranze non cristiane e gli stra nieri - dai perseguitati Ebrei del Medioevo ai perseguitati Gastarbeiter di oggi -, i quali ben poco spazio potrebbero trovare in unEuropa che ritor nasse agli ideali della Cristianit medievale. I pi potenti complessi mitico-simbolici del continente europeo presentano origini e un contesto molto pi forti dal punto di vista nazionale che da quello europeo: che si tratti dei miti e dei simboli dellImpero romano, dellilluminismo, della Rivoluzione francese, del Risorgimento o della Rivoluzione bolscevica31. Ed ugualmente difficile trovare luoghi sacri o santuari di pellegrinag gio che attraggano tutti gli Europei: Aquisgrana troppo remota nel tempo; la cattedrale di San Paolo, Les Invalides o il castello di Wawel hanno un carattere troppo nazionale; persino Roma non domina pi i cuori e i pensieri degli abitanti dellEuropa occidentale o settentrionale. Sotto questaspetto, il paneuropeismo stato superato dal nazionalismo: i santuari e i monumenti connessi a questultimo sono dovunque, occu pando sia i centri ufficiali - con gli archi di trionfo o le tombe al Milite Ignoto che molte periferie popolari. La statuaria della nazione, i suoi templi e i monumenti commemorativi dominano le colline, riempiono le piazze e decorano i municipi, ricordando alla cittadinanza la sua lealt e richiamando il suo orgoglio. Ma accanto a questi memoriali di pietra, cosa ancora capace di offrire lEuropa? I suoi emblemi possono evo care le stesse passioni di quelli appartenenti alle sue nazioni?32 Si pu forse parlare di riti e cerimonie europee commensurabili che col
30 Sul predominio dellEuropa occidentale vedi Wallace (1990). Questo studioso sostiene che la Germania (nella maggior parte del suo territorio) parte dellOccidente, mettendo allo stesso tempo in evidenza gli importanti contributi scien tifici, letterari e artistici dellEuropa orientale e della Russia. 31 Vedi Atiyah (1968) e Ware (1984) per la Chiesa ortodossa e la Cristianit orienta le; cfr. anche Ramet (1989, in particolare i saggi su Jugoslavia, Romania e Bulgaria). 32 Larte statuaria, i monumenti, le cerimonie e gli emblemi del nazionalismo europeo del tardo Ottocento sono descritti da Hobsbawn (in Hobsbawn e Ranger, 1983, cap. 7); per una panoramica turistico-satirica dellEuropa nazionalista e dei suoi attuali san tuari e reliquie vedi Horne (1984).

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meranno i cuori e ispireranno limmaginazione di tutti gli abitanti del con tinente, nelle stesso modo in cui Washington, la Costituzione e il Giorno dellIndipendenza riescono a unire gli animi e colpire limmaginazione della maggior parte degli Americani? Forse col tempo, dopo parecchie generazioni, emergeranno dei riti e prenderanno forma delle cerimonie incentrate sul Parlamento europeo di Strasburgo e sulla sede della Commissione a Bruxelles. Tuttavia, il problema di tutte queste tradizioni inventate risiede nel fatto che i loro creatori non sono affatto certi se tali invenzioni troveranno un consenso pi profondo nelle generazioni future. Da questo punto di vista, il nazionalismo si trova sempre un passo avanti: ha infatti sempre mantenuto uno sguardo sul giudizio della posterit, gra zie al quale cerca di sostituire la salvezza oltremondana33. Senza memorie e significati condivisi, senza simboli e miti comuni, senza santuari, cerimonie e monumenti - a parte gli amari promemoria delle guerre e degli olocausti recenti -, chi si sentir europeo nel profon do del suo essere, e chi si sacrificher di sua volont per un ideale cos astratto? In breve, chi morir per lEuropa? Non molto indicativo fare riferimento a una sicurezza comune e a una politica estera che mobiliteranno una forza europea in scenari bellici dei continente oppure oltremare, e neanche pensare alla reazione popolare al momento delluccisione dei primi soldati europei. In realt, lo stato di servizio europeo sino a oggi non si dimostrato in proposito esaltante: sono state le Nazioni Unite guidate dagli USA a intraprendere linvasione del Kuwait nel 1990, mentre stata la N A T O , piuttosto che l U E , a prende re liniziativa nel 1994 in Bosnia, di fronte a un conflitto etnico che chia ramente si stava verificando allinterno dei confini del continente europeo. La storia di una difesa europea e di iniziative di politica estera comuni stata segnata da incomprensioni e dissidi (nelle occasioni pi recenti riguardo ai casi di Bosnia e Macedonia). Le unit di difesa europea riman gono esili, e vi un supporto popolare minimo per una difesa integrata o per avventure militari persino nel cuore stesso del continente - e ancor meno ai suoi confini, che di volta in volta sono indicati estendersi dallIrlanda alla Macedonia e agli stati baltici o dalla Francia al Caucaso e agli Urali34.
33 Sulle liturgie del nazionalismo vedi Mosse (1976); per i suoi riti e le sue cerimonie vedi Breully (1982, cap. 16) e la dettagliata descrizione delle celebrazioni patriottiche della Francia rivoluzionaria - alcune delle quali organizzate da Jacques-Louis David contenuta in Herbert (1972). Le cerimonie religioso-nazionaliste americane sono descritte da O Brien (1988). Vedi anche Schlesinger (1994). 34 Per differenti interpretazioni del background della questione macedone vedi Alexander (1982) e Kofos (1990).

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Anche i sacrifici militari sono inevitabilmente inseriti in un contesto nazionale piuttosto che europeo. In qualunque modo siano ufficialmente presentati, essi vengono interpretati dalla stampa e dalla popolazione come se riguardassero la propria nazione; di conseguenza, qualsiasi lutto sincero sar riservato ai connazionali, non agli Europei. La nazione etnica ha sempre proposto se stessa come la famiglia delle famiglie; lin sieme e lunione di ogni famiglia della comunit. Il suo mito quello della sovra-famiglia, composta dal sangue e da una discendenza comune fittizi: questo significa che, di generazione in generazione, i membri di una nazione o di una comunit etnica hanno imparato a vedersi e sentirsi parte di una larga ed estesa famiglia. In questo modo, la difesa nazionale percepita come un sacrifcio necessario per i propri conoscenti, per la propria famiglia35. Se confrontata con questa famiglia nazionale viva e tangibile, sebbene fittizia, la famiglia delle culture europea appare pallida e scheletrica. Come una conchiglia, nella quale le nazioni, le regioni e le etnie dellEuropa possono trovare rifugio, il progetto europeo fornisce una struttura dove risolvere i problemi e garantire dei benefici alle popolazio ni del continente, ma allo stesso tempo non sembra capace di formare dei legami profondi, delle forze vive, una comunit di fede. Questo fatto pu in effetti rivelarsi una delle primarie attrattive per tutte quelle regioni ed etnie minoritarie che ad alta voce proclamano la propria fedelt alla nuova Europa: sotto la protezione dellombrello europeo, infatti, la fondamen tale devozione delle persone torner a volgersi verso ci cui esse appar tengono, allontanandosi dai potenti stati nazionali e tornando alle neglet te e oppresse etnie. Lo slogan Europa delle Etnie esprime concisamen te questobiettivo, sebbene sul retro della stessa medaglia sia inciso Europa delle Patrie36.

Una supernazione europea?


Nessuno dei due precedenti obiettivi soddisfa comunque il sogno paneu ropeo. Per i paneuropei, infatti, lEuropa non n una cooperativa tra gli esistenti stati nazionali n uno scudo per proteggere le tante regioni ed etnie che mordono il freno al guinzaglio dello stato nazionale. La loro Europa unautentica unione sovranazionale, che realmente trascende la limitata prospettiva della nazione e cancella la faccia truce del naziona
35 Queste metafore della consanguineit e la loro forza primordiale sono analizzate da Horowitz (1985, cap. 6) e Connor (1993); cfr. anche Grosby (1994). 36 La tesi di un duplice attacco allo stato nazionale, condotto dallalto attraverso lu nit europea e dal basso dalle comunit etniche, risale agli anni Sessanta: vedi, ad esempio, Heraud (1963).

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lismo. Nei fatti, per, una tale unione andrebbe al di l della nazione e soppianterebbe il nazionalismo, come sperano con cos tanta fede i paneuropei? Oppure saremmo testimoni non della crescita di una nuova unit sovranazionale, bens di unaltra limpida nuova/vecchia nazione, con una bandiera, uno stemma, una capitale a Bruxelles, un passaporto, una moneta e una banca, un parlamento, un esercito e una politica este ra, universit e scuole, feste annuali, parate cerimoniali e processioni, monumenti ai caduti, commemorazioni dei suoi fondatori, musei della storia e del folclore europei? E inoltre, una simile supernazione non com porrebbe semplicemente i problemi legati a un mondo pieno di nazioni? In tal caso, lunificazione europea, lungi da far suonare la campana a morto per il nazionalismo, lo eleverebbe a un nuovo grado di potere e legittimit37. Questo il timore non solo dei nazionalisti presenti negli attuali stati nazionali, ma anche degli euro-pessimisti, per i quali lEuropa pu essere creata solamente a immagine della nazione e con le stesse fattezze e la stessa gestazione che diedero vita a questultima. Essi sostengono che, a causa delle sue dimensioni e della sua diversit, una tale unione avr s alcuni nuovi tratti distintivi (quelli, in effetti, della nazione plu rietnica); per, come ogni altra associazione umana a lungo termine, svi lupper pure quelle basi di identificazione collettiva - memorie condivi se, miti, valori, simboli - che ogni gruppo culturale deve produrre nel caso voglia sopravvivere per parecchie generazioni. Nel contesto euro peo, la sola via per la quale unEuropa realmente unificata potrebbe emergere transita attraverso la lenta formazione di memorie, tradizioni, valori, miti e simboli europei comuni, secondo lo schema proprio delle etnie e della nazione. Comunque, come spiegato sopra, in questa prospettiva il concetto dEuropa deficitario. Sebbene alcune tradizioni politiche e culturali siano a portata di mano, esse sono caratterizzate da ambivalenza e da una diffusione difforme; inoltre, eccetto gli ideali inutilizzabili della Cristianit medievale o dellimperialismo, non esistono memorie, miti e simboli condivisi e al di sopra di tutto che possano legare gli Europei. Volendo essere persino pi chiari, si pu affermare che qualsiasi tentativo di costruire unidentit europea attorno a questi elementi culturali comu ni dovrebbe competere con i miti, i simboli, le memorie e i valori etnonazionali preesistenti e profondamente radicati di quelle nazioni ed etnie che costituiscono larea geografica convenzionalmente assegnata allEuropa.
37 Per un prima interpretazione di questi timori vedi Galtung (1973); cfr. anche la discussione contenuta in Schlesinger (1992).

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questa competizione etnico-simbolica a rendere il conseguimento dellunit europea, sia a livello culturale che sociale e psicologico, cos improbabile nellimmediato futuro. Mentre alcune lite mobili, nella scia della tradizione delle aristocrazie dellEuropa medievale e moderna, potrebbero essersi liberate dai legami etnonazionali, lattaccamento popo lare e la devozione delle masse alle nazioni e agli stati nazionali rimango no ben saldi e sono rinforzati da una variet di moderni meccanismi burocratici e culturali, fra cui il sistema distruzione, i mass media, la lin gua, la letteratura e i codici di legge nazionali, e inoltre da pi sfuggenti ma ugualmente pervasivi fattori come il paesaggio, larte, la musica, lab bigliamento, i cibi, i divertimenti e il folclore. Questi elementi culturali non sono semplicemente invenzioni populistiche di intellettuali manipo latori, e neppure vestigia folcloriche di uno stile di vita precedente o attaccamenti romantico-nostalgici a un lontano passato idealizzato (nonostante questi caratteri possano in certe occasioni essere presenti). Essi sono i componenti di modelli arroccati di cultura popolare che, seb bene siano stati di recente sottoposti a un pi rapido ritmo di cambia mento, mantengono molte delle loro qualit e attributi distintivi; essi sono inoltre le parti costitutive di unidentit nazionale acquisita che, nonostante sia anchessa soggetta a considerevoli modificazioni, ancora in grado di unire le masse popolari di una nazione intorno a una visione condivisa di valori, memorie, tradizioni e simboli comuni38. Da questo punto di vista, la creazione di pi vaste entit supernazio nali esterne alle identit nazionali chiaramente differenziate fra loro rimane un fatto problematico. Trasferire le lealt e i sentimenti didenti ficazione della maggioranza delle popolazioni delle nazioni e degli stati nazionali e inserirli in un nuovo insieme di miti, memorie, valori e sim boli europei richiede un capolavoro di ingegneria sociale, culturale e psi cologica, da compiersi in sintonia con un quadro istituzionale pertinen te: unoperazione che in passato era possibile solamente tramite la disso luzione delle unit associative e delle collettivit esistenti o attraverso movimenti religiosi di massa. Dal momento che nessuna di queste due condizioni sembra facile da soddisfare nel prossimo futuro, e siccome nel frattempo lo stato nazionale resta resiliente e non si riscontrano segnali di
38 Limportanza della nostalgia per gli stili di vita idealizzati non deve essere sottova lutata - vedi Armstrong (1982, cap. 2). D altra parte, la grande crescita del turismo di massa e degli scambi di studenti, la divulgazione di informazioni sullo sviluppo del lunit europea presente nei media e linondazione di festival della musica, dellarte e del cinema europei ha reso alcune delle nuove generazioni pi aperte di fronte allidea di Europa e ai benefici di una maggiore integrazione, sebbene non sia chiaro n se tale atteggiamento sia libero da deviazioni e stereotipi nazionali n quanto profondi e dure voli potranno rivelarsi questi ultimi fattori.

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un qualsiasi indebolimento della consapevolezza etnica e dellautodeter minazione, sembra proprio che per lo sviluppo di un nuovo livello paneu ropeo di identificazione popolare supernazionale ci sia veramente poco spazio culturale o emotivo.

Conclusione
Possiamo quindi considerare il progetto europeo e gli altri tentativi di unificazione in due maniere distinte: come eroici tentativi, anche se desti nati al fallimento, di soppiantare la nazione, oppure come nuovi ed emer genti modelli di comunit nazionale. Forse stiamo assistendo a unaltra svolta nel lungo ciclo di formazione e dissoluzione delle associazioni umani. La storia fin qui documentata sempre stata interessata dallo scillazione fra modelli antagonistici di unit sociale e politica, con entit pi vaste che si formavano dalla conquista o dallunione di soggetti pi piccoli o si scomponevano nuovamente nelle loro parti costituenti. Le vicende dei grandi imperi, seguite dallinterregno feudale, offrono il para digma di questo processo storico. Al contrario delle convinzioni prece denti, sembra improbabile che la transizione a una moderna societ indu striale possa interrompere questo schema o alterare lo schema della riu nione e della dissoluzione. Sotto questo e altri aspetti, la cultura e la poli tica possiedono dei propri ritmi di cambiamento che non possono essere ricondotti a movimenti economici e tecnologici. La differenza risiede nel fatto che nelle societ moderne i movimenti di riunione e dissoluzione vanno di pari passo, spinti dalle stesse forze della mobilitazione popolare di massa, della politicizzazione culturale e della purificazione della comunit che abbiamo discusso prima. Questo ci riporta al nostro paradosso iniziale: la coesistenza, nella politica e nella societ contemporanee, di tendenze sia unificatrici che divisive, sia allar ganti che frammentanti. Fio suggerito allinizio del volume come queste ultime fossero il prodotto delle stesse forze generali della societ moder na, e ora posso spiegarlo in modo pi dettagliato. La tesi da me avanzata ritiene che gli sforzi di creare delle associazioni su larga scala in Europa occidentale o altrove mentre in molte altre aree del mondo grandi imperi e stati multinazionali si stanno smembrando nelle loro componenti etniche costituenti - derivano pi dalla pura e semplice variet delle traiettorie storiche e dalle culture etnostoriche profondamente differenti dei vari popoli e regioni che dagli ineguali livel li di sviluppo economico e politico. Difformi gradi di sviluppo politico, economico e tecnologico esercitano sicuramente delle importanti influen ze, ma in se stessi sono pi il prodotto che il produttore delle diverse cul ture, etnostorie e traiettorie storiche.

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Nel capitolo 3 ho descritto come le due pi importanti rotte storiche per la formazione delle nazioni nel mondo moderno quella laterale o ari stocratica e quella verticale o demotica - abbiano fortemente influenza to le forme e i contenuti successivi delle nazioni fuoriuscite dai diversi tipi di etnia. In un caso, una cultura etnica dlite veniva diffusa in tutta la popolazione da uno stato burocratico energico e incorporatore sia alle sterno che allinterno verso le classi basse. Questo era un processo partico larmente accentuato in Europa occidentale. In altre parti dellEuropa e dellAsia, una cultura vernacolare e popolare legata alla subordinazione e alloppressione si invece mantenuta come un luogo di custodia vivente, una risorsa attiva che lintellighenzia nativa pu mobilitare e politicizzare. Gli stessi processi di incorporazione burocratica da parte degli stati pi forti e di mobilitazione popolare delle masse urbane e rurali da parte del lintellighenzia etnica possono essere riscontrati in ogni continente - dalla Russia e dal Giappone allEtiopia, allIndia e al Messico. Le varie permuta zioni di questi processi storici aiutano sia a spiegare le sembianze tanto discordanti acquisite dalletnonazionalismo nelle diverse aree del mondo sia a fornire le basi per le insistenti rivendicazioni di distinzione culturale e divisione etnica che accompagnano la crescente interdipendenza globale. In verit, questa forte interdipendenza, portando a stretto contatto le culture pi disparate ed evidenziando apertamente le loro differenze, incoraggia i confronti etnici e storici e la proliferazione della frammentazione etnica. Quando a ci si aggiunge il potere delle moderne telecomunicazioni di massa, che amplifica e diffonde le diversit culturali e le caratteristiche sto ricamente uniche, il nostro iniziale paradosso acquista maggior chiarezza. Allo stesso modo, la crescente interdipendenza delle reti statali in diver se aree del pianeta, come nelle stesse Nazioni Unite, mette in luce le diver sit fra le culture e vincola pi saldamente molti individui a eredit e a unetnostoria che essi sentono minacciate. Il senso di insostituibilit dei propri valori culturali si acutizza quando luniformit globale diviene pi rilevante. Non si tratta comunque solamente di una questione di reazio ne popolare o elitaria alla percezione di un pericolo: il desiderio di pre servare antichi valori e tradizioni non una nostalgia da collezionista, ma la spinta alla restaurazione di una comunit perduta, a rivivere la propria et aurea, a rinnovare una comunit purificandola dagli elementi estra nei, alla riappropriazione del proprio distintivo retaggio culturale. Siamo ritornati alla fondamentale ricerca moderna di unautenticit culturale. Lautonomia, chiave della dignit nel mondo moderno, richie- 1 de lautenticit, la libert dipende dallidentit, e il destino dalla memo ria condivisa. In questo modo, il desiderio di sentirsi partecipi di un mondo moderno, dove sono presenti immense opportunit e conoscenze tecnologiche, necessita la realizzazione di comunit morali distinte con

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identit autentiche e incommensurabili. Ma se il segreto dellidentit la memoria, il passato etnico deve essere recuperato e divenire oggetto di riappropriazione, in modo da rinnovare il presente e costruire un futuro comune in un mondo di comunit nazionali in competizione fra loro. Non facile prevedere una fine imminente per il duplice processo di rinnovamento che coinvolge separazione e interdipendenza. Questi due fenomeni sono interrelati e autoriproduttivi, e non sembra esserci una strada semplice per rompere tale circolo. Il solo fatto che le etnostorie siano diffuse in maniera cos difforme, le culture differentemente politi cizzate e i popoli mobilitati con sistemi ineguali in un mondo di comu nicazioni di massa e dinterdipendenza economica suggerisce che, persino nel caso grandi progetti come lunificazione europea si consolidassero, questi potrebbero assumere alcune delle caratteristiche dei nazionalismi etnici esistenti, facendo cos sorgere nuove e pi pericolose rivalit. Se queste sono le circostanze, difficilmente assisteremo alla prossima scom parsa di quelle comunit nazionali unite da storia e destino e caratteriz zate dalla promessa di immortalit collettiva concessa loro dal giudizio dei posteri.

In difesa della nazione

Se consideriamo gli eccessi e le violenze delle quali i nazionalisti si sono resi responsabili in tutto il mondo, lidea che le nazioni e il nazionalismo esisteranno ancora per un po di tempo, e che questo fatto abbia a che fare con la capacit del fenomeno nazionale di assicurare dignit e immorta lit, pu apparire sia pessimistica che perversa. I commentatori amano attribuire al nazionalismo molte delle responsabilit dei conflitti che infe stano il nostro pianeta; essi tendono inoltre a sostenere che un mondo senza nazioni sarebbe libero dalla malefica compagnia del razzismo, del fascismo e della xenofobia. Un mondo privo di nazioni dichiarano sarebbe pi stabile e pacifico, come anche pi libero e giusto: un sogno che di fatto comune sia ai liberali che ai socialisti, per i quali la nazione rappresenta, nel migliore dei casi, un passaggio necessario nellevoluzione dellumanit e, nel peggiore, una deviazione e una violenta minaccia. Voglio comunque concludere esaminando brevemente le tesi contro il nazionalismo, al fine di evidenziare le ragioni per cui la nazione e il nazio nalismo rimangono le sole basi realistiche per una libera societ di stati nel mondo moderno.

Nazionalismo: i pro e i contro


Le argomentazioni contro il nazionalismo sono di tre tipi: intellettuali, etiche e geopolitiche. 1) Dal punto di vista intellettuale, il nazionalismo ritenuto incoeren te sotto il profilo logico, essendo i suoi postulati di base indifendibili. Questi ultimi sono il principio dellidentit culturale collettiva, il princi pio della volont collettiva e la dottrina dei confini nazionali.

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Per quanto concerne lidentit culturale collettiva, viene fatto notare come vi siano dei criteri contrastanti per la determinazione dellio nazionale. Tali criteri includono la lingua, la religione, la discendenza, le usanze e il territorio. Come Max Weber ha mostrato tanto tempo fa, nes suno di questi criteri pu essere applicato a tutte le identit culturali col lettive che si dichiarano o sono riconosciute come nazioni. NellAfrica subsahariana, ad esempio, esiste una serie di identit sovrapposte basate su differenti criteri identitari. Persino per quanto riguarda una singola comunit, i nazionalisti hanno presentato diverse norme per la determi nazione della nazione1. Le stesse difficolt circondano il principio della volont nazionale. Oltre a un plebiscito quotidiano, in realt non esistono altri mezzi per accertare la sua natura o decidere se essa sia nei fatti la vera e libera espres sione della volont popolare o degli individui che compongono la nazione. Vi poi anche il problema di stabilire chi andr incluso nel popolo: infatti sempre stato troppo facile per i demagoghi supporre di essere gli unici a poter interpretare la volont popolare e quindi a decide re chi appartenesse al popolo2. Simili problemi hanno accompagnato la dottrina dei confini nazionali. Per i nazionalisti, in genere, i confini si evidenziano da soli, come Danton sosteneva per la Francia e Mazzini per lItalia con il riferimento alle fron tiere nazionali. E per semplice dimostrare che le frontiere non sono mai naturali, anche quando esistono da lungo tempo o sono particolari; il Tirolo meridionale, ad esempio, rimane unarea disputata tra Austria e Italia. Gli abitanti delle zone di frontiera hanno poi labitudine di rifiuta re il riconoscimento della naturalit di determinati confini3. Tutte queste considerazioni hanno portato alcuni studiosi a concludere che non pu essere formulata alcuna valida dottrina del nazionalismo, in quanto esistono tanti nazionalismi quanti sono i nazionalisti e le nazio1 Questo capitolo basato su una relazione presentata alla conferenza Nations and Citizens tenuta al Centre for Philosophical Studies del Kings College di Londra nel 1993. Lultima parte di questo scritto gi apparsa in A. D. Smith, Ties that Bind, in: LSE Magazine 5, 1, 1993, pp. 8-11. Vedi anche M. Weber (1947, The Nation). In Neuberger (1986, cap. 3) sono analizzati i diversi criteri di autoidentificazione nazionale nellAfrica subsahariana. 2 Lutilizzo dei plebisciti per laccertamento della volont popolare ha sollevato pro blematiche complesse: vedi la vigorosa critica presente in Kedourie (1960 e 1971); cfr. anche Breully (1982, Conclusion). 3 Sulla questione sudtirolese vedi Doob (1964) and Katzenstein (1977). Per uninte ressante discussione sui confini nazionali e la geografia politica, in relazione allesagono francese, vedi E. Weber (1991, cap. 3).

IN DIFESA DELLA NAZIONE

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ni4. Questa sembra una lettura completamente erronea dellideologia del nazionalismo. Il solo fatto di poter provare ad analizzare un insieme di sentimenti, movimenti e idee tramite un termine collettivo - il naziona lismo indica una certa comunanza tra le differenti espressioni dei pre cedenti elementi. Non c bisogno di negare la grande variet delle inter pretazioni del fenomeno nazionale per ammettere un modello fondamentale, sintetizzabile in ci che ho indicato come la dottrina centrale del nazionalismo. Per comprendere i fraintendimenti presenti in molte critiche del nazio nalismo, necessario richiamare alla nostra mente i principi fondamen tali della dottrina e le idee alla base dei movimenti nazionalisti: il mondo diviso in nazioni, ognuna delle quali in possesso di un pro prio carattere e destino; la nazione la fonte di tutto il potere politico, e la fedelt alla nazione sorpassa ogni altra devozione; per essere libero, un uomo deve identificarsi con una particolare nazio ne; per essere autentica, ogni nazione deve essere autonoma; affinch la pace e la giustizia prevalgano nel mondo, le nazioni devono essere libere e sicure. Le idee basilari derivanti dalle precedenti proposizioni sono tre: li dentit nazionale, lunit nazionale e lautonomia nazionale. Questi sono gli obiettivi, variamente interpretati, dei nazionalisti di ogni epoca e continente, proprio come la dottrina centrale rappresenta la condi tio sine qua non del loro credo, persino quando essi aggiungono nuovi temi per adattare il nazionalismo alla condizione della propria comu nit. Se unite, le idee e le proposizioni base indicano una definizione di lavoro del nazionalismo come movimento ideologico per il consegui- " mento e il mantenimento dellautonomia, dellunit e dellidentit da parte di una popolazione che i suoi membri giudicano una nazione5.
4 Vedi anche la refutazione contenuta in Kedourie (1960, pp. 71-74). La pi comune distinzione quella derivante da Hans Kohn, che riguarda una dottrina organica e una dottrina volontaristica riscontrabili rispettivamente in Europa orientale e in Europa occidentale. A ogni modo, mentre la distinzione importante, essa esprime due varian ti dello stesso sistema di credenze generale, che nella pratica frequentemente si sovrap pongono. Per una discussione delle diverse tipologie di nazionalismo vedi A. D. Smith (1971, cap. 8) e Gellner (1992). 5 Per le definizioni di nazionalismo vedi L. Snyder (1954) e Connor (1978). Per le definizioni fornite qui vedi lesposizione completa contenuta in A. D. Smith (1973, sez. 2, e 1991, cap. 4); per la definizione di nazione vedi il cap. 3 di questo volume.

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Da queste idee e da queste proposizioni emerso un insieme di simbo li, miti e concetti che delimitano il mondo del nazionalismo da quelli del simbolismo, della mitologia e del discorso e che, inoltre, hanno infuso energia e sorretto popolazioni in tutte le aree del pianeta. Le cerimonie, i simboli e i miti sono cruciali per il nazionalismo: tramite essi che le nazioni sono formate e celebrate. Ora, tutte queste proposizioni, idee e definizioni del nazionalismo e della nazione non fanno alcun riferimento a un criterio specifico per sta bilire lidentit nazionale. Qualsiasi elemento culturale pu agire come segno diacritico o emblema della nazione, sebbene in proposito possa esserci una considerevole differenza nella scelta compiuta in particolari circostanze. Non si dovrebbe comunque condannare il nazionalismo per lincoerenza che manifesta a tale riguardo, in quanto non vi nulla nella sua dottrina centrale o nelle sue idee che formuli quali elementi culturali debbano essere impiegati come criteri di definizione dellidentit nazio nale (e lo stesso vale per i concetti di volont nazionale e frontiere naturali). Il nazionalismo non dispone di una teoria che spieghi come la volont del popolo o i confini naturali vadano accertati: esso deve quindi ricorrere ad altre ideologie per tale scopo, e per questo motivo stato sem pre combinato con tutti gli altri tipi di movimenti e dottrine: dal libera lismo al comuniSmo, al razzismo. La dottrina centrale del nazionalismo non fornisce nulla di pi che una cornice basica per un ordine sociale e politico del mondo, e va completata con altri sistemi didee e dei partico lari elementi distintivi che interessano la condizione di una comunit in un preciso momento della sua esistenza. Tuttavia, attribuire al nazionali smo unincoerenza logica significa trascurare il punto fondamentale e il potere - di questo movimento ideologico: esso infatti combina un alto grado di versatile astrazione con unabilit unica nel fare presa sulle aspi razioni e le necessit essenziali del popolo, ma senza aver mai la pretesa di offrire unanalisi esauriente e coerente della storia e della societ. 2) Le argomentazioni etiche contro il nazionalismo puntano in primo luogo contro la sua natura necessariamente estremista, la sua preoccupa zione per lomogeneit culturale che porta allesclusivismo e alla chiu sura sociale nei confronti delle minoranze - e la sua negazione dellindi pendenza, della diversit e dei diritti umani degli individui6. Vi una considerevole parte di verit in alcuni di questi argomenti, spe cialmente se applicati a casi specifici di nazionalismo. Per, prima di trar ne regole generali, c il bisogno di attente precisazioni. Lidea che tutti i nazionalisti siano fanatici dottrinari della volont e che ogni nazionalismo
6 Per queste critiche vedi Minogue (1967b) e cfr. Porter (1965). A questi due autori risponde in parte Miller (1973).

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sia estremista per natura smentita da tanti movimenti, leader e regimi che si sono nel complesso dimostrati democratici, liberali e moderati; i casi di Masaryk in Cecoslovacchia, Prat de la Riba in Catalogna, McDiarmid in Scozia e Snellman in Finlandia sono i primi a venire in mente. Se poi teniamo presenti le condizioni sociali e politiche profon damente differenti, anche al di fuori dallEuropa possiamo trovare esem pi di nazionalismi relativamente moderati: in Costa dAvorio, in Zambia, in Ghana dopo Nkrumah, in Tunisia, in Egitto dopo Nasser, in Turchia dopo Atatiirk, nel periodo del primo nazionalismo indiano, in Giappone dal 1945, in Messico dopo Cardenas. Sebbene non si possa affermare che molti regimi degli stati dellAmerica Latina, dellAfrica e dellAsia siano liberali o democratici, i loro difetti non possono essere attribuiti allestre mismo nazionalista; inoltre, molti altri fattori possono spiegare la natura spesso non democratica di questi governi. La questione importante che il nazionalismo si presenta in tante forme e a vari gradi, che non possono venire ammassati assieme nella singola rubrica deHestremismo. Non tutti i nazionalismi, poi, hanno lottato allo stesso modo per lo mogeneit culturale. Quello che ogni nazionalista chiede ununica cul tura pubblica:, ci sono state infatti situazioni dove alle minoranze religio se ed etniche stato concesso senza grossi problemi un certo grado di cul tura privata, a patto che ci non avesse troppe ripercussioni sullidentit nazionale creata dalla cultura pubblica dello stato nazionale. Questi esem pi non valgono, come in genere si suppone, solo per il nazionalismo civi co: come detto in precedenza, nei confronti delle minoranze, le nazioni civiche possono dimostrarsi non meno rigide delle nazioni etniche. La tolleranza, piuttosto, tende a essere riscontrata nelle nazioni pluralistiche originate da societ composte di immigrati, nonostante sia anche possibi le trovare forme di rispetto dei diritti delle minoranze in nazioni a etnia dominante come la Finlandia, la Malaysia o lex Cecoslovacchia. Non neppure vero che tutti i nazionalismi negano i diritti umani fon damentali e le diversit individuali. Questo un elemento presente nel caso di adozione di ideologie nazionaliste secondarie. La dottrina cen trale, pur richiedendo che la lealt vada rivolta in modo primario alla nazione, non dice nulla a proposito dei diritti umani o della diversit. E nella versione organica del nazionalismo, diffusa dai romantici tedeschi, che si ritrova piuttosto la tendenza a considerare gli esseri umani come prodotti del loro gruppo nazionale; sarebbe per un errore guardare alla dottrina del romanticismo tedesco come alla fonte normativa del nazio nalismo, almeno perch i principi della Francia rivoluzionaria sono stati molto pi influenti (ad esempio in Africa, dove i diritti umani sono lega ti alla liberazione nazionale). In ogni caso, mentre il nazionalismo mani festamente un movimento non democratico o liberale, probabile che la

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negazione dei suoi dogmi centrali vada ad arrestare il progresso della democrazia e dei diritti umani, come del resto Engels aveva osservato in relazione al nazionalismo polacco7. 3) Le argomentazioni precedenti hanno anche un certo rilievo nella prin cipale accusa di tipo geopolitico al nazionalismo: il fatto che esso sia desta bilizzante e divisivo. Ancora una volta si tratta di unesagerazione. Sicuramente esistono particolari casi di destabilizzazione e divisione e di nazionalisti che rimestano deliberatamente dei risentimenti tra le popola zioni di aree etnicamente miste come la Bosnia o il Caucaso. Per, come dimostrano gli esempi dellUnione Sovietica, della Jugoslavia, del Kurdistan e dellEtiopia, non il nazionalismo per se a essere responsabile della distru zione degli stati: esso tende infatti a emergere dalle rovine di entit statali la cui esistenza, per varie ragioni oltre a quelle etniche, non pi sostenibile. Negli altri casi, il nazionalismo etnico pu ingaggiare una lunga e vana bat taglia, come avvenuto con i Moro nelle Filippine o con i Naga in India. Laddove, per una ragione o per laltra, lesistenza di uno stato non pi sostenibile, il nazionalismo pu offrire alla situazione locale - spesso insta bile poich coercitiva - unalternativa pi fattibile, in quanto pi in sinto nia con le aspirazioni popolari di particolari regioni. Il carattere divisivo e destabilizzatore comune a cos tanti nazionalismi semplicemente laltra faccia della medaglia della loro dimensione popolare, unificatrice e solida ristica. Non si pu quindi imputare ai nazionalismi la responsabilit delle rivalit statali, che difatti precedono di molto il sorgere della dottrina nazio nale. II nazionalismo non ha inventato alcun tipo di antagonismo8: quello che ha invece realizzato stato fondare la competizione fra gli stati sovrani su una base culturale di massa, fornendo in tal modo alle societ un certo grado di coesione in periodi di rapidi mutamenti sociali.

Necessit, fimzionalit, radicamento


Da quanto ho sostenuto, si pu vedere che, sebbene le accuse portate al nazionalismo si rivolgano con veemenza a specifiche dottrine e particola ri movimenti, spesso non colgono il punto essenziale del problema, oppu re amplificano il caso singolo di fronte al fenomeno del nazionalismo in generale.
7 Sullosservazione di Engels vedi Davis (1967, p. 22). Le dottrine del romanticismo tedesco sono descritte da Kohn (1965), Robson-Scott (1965) e Hughes (1988, cap. 2). 8 Linserimento del nazionalismo in un ordine statale preesistente, prima in Europa e poi altrove, documentato in Cobban (1945), Hinsley (1973) e Mayall (1990, capp. 2-3). Per le tesi che indicano la destabilizzazione (la distruzione dello stato) come una precondizione piuttosto che un effetto del nazionalismo vedi Snyder (1993) e Posen (1993).

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In conclusione, voglio esporre tre argomenti che, se associati, indicano sia una difesa qualificata dellordine pluralistico rappresentato dalle nazio ni sia limprobabilit di qualsiasi precoce sostituzione delle nazioni e del nazionalismo. Questi tre argomenti sono: la necessit politica del nazio nalismo; la funzionalit sociale dellidentit nazionale; il radicamento sto rico della nazione. 1) Nel capitolo 4 ho discusso dellimportanza del nazionalismo per lor dine pluralistico del mondo moderno. Considerato il grande numero di stati nazione riconosciuti almeno a partire dal 1648, lintroduzione dei principi nazionalisti dopo il 1789 pu essere vista come un elemento di sostegno, di allargamento e di umanizzazione dellordine politico del sistema interstatale, ottenuto basando questultimo su criteri storici Scul turali, cio sullantecedente esistenza di culture-comunit storiche. Queste ultime sono comunit popolari fornite di culture e tradizioni che esprimono le loro aspirazioni come gruppo, e per le quali il nazionalismo cerca una collocazione allinterno della distribuzione del potere mondia le. E per tale motivo che il nazionalismo lotta cos frequentemente con tro gli stati esistenti e lordine interstatale, in modo da fare spazio a cul ture-comunit sommerse e non riconosciute in un mondo formato da stati nazionali. Inoltre, il nazionalismo combatte affinch ogni stato possa ottenere allinterno dellordine mondiale pluralistico una personalit poli tica distintiva, fondata su una cultura-comunit o una nazione unica e particolare. Questo fatto, oltre che per i nazionalisti, divenne evidente anche per gli altri individui una volta che i poteri del monarca vennero man mano erosi e trasferiti al popolo sovrano. La domanda chi il popo lo? si fece inevitabile, e il nazionalismo forn una risposta generale sotto la forma delle comunit storiche dotate di una cultura pubblica, che i nazionalisti stessi stavano aiutando ad adattare e completare. Ben presto, nessunaltra legittimazione per un ordine di stati sovrani pluralistico e per qualsiasi altra fonte di potere politico divent accettabile. Ne consegue che le nazioni e il nazionalismo rimangono necessit poli tiche, poich - e finch - solo essi possono radicare lordine interstatale nei principi della sovranit e della volont popolare, in qualsiasi modo siano queste definite. Unicamente il nazionalismo, attraverso un senso di identificazione collettiva con la cultura-comunit storica della patria, in grado di assicurare il consenso dei governati allunit territoriale cui sono stati assegnati. Fino a quando un qualunque ordine globale si baser sullequilibrio di stati in competizione, cos il principio della nazionalit fornir lunica legittimazione largamente accettabile, come anche il punto focale della mobilitazione popolare. Siccome si scorgono pochi segnali riguardo al fatto che la competizione fra gli stati, persino in Europa, stia venendo superata da un ordine politico completamente nuovo, restano

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quindi remote le possibilit che la nazione costituente la raison d'etre dello stato e della comunit - venga sormontata. Persino nel caso un certo numero di stati si trovasse a riunire i propri poteri sovrani, e persino nel caso le loro comunit nazionali fossero daccordo di federarsi in un sin gola struttura politica, la nazione e il nazionalismo resterebbero a lungo lunico valido centro dinteresse e di conferma elettorale per laccerta mento della volont popolare. Al di fuori dellEuropa, invece, non si osservano particolari indizi di attivit federative; di conseguenza, un mondo pluralistico di nazioni e stati nazionali rimane la sola salvaguardia contro la tirannia imperialista. 2) Lidentit nazionale, in quanto opposta agli altri tipi di identit col lettiva, funzionale in modo preminente alla modernit, essendo adatta ai bisogni di unampia gamma di individui e gruppi sociali dellepoca in cui viviamo. Ci non dovuto principalmente al fatto che il nazionali smo funzionale a una societ industriale che richiede eserciti di cittadi ni dotati di mobilit e istruzione per il suo efficace funzionamento: sono piuttosto i miti, le memorie, le cerimonie e i simboli legati al nazionali smo a fornire le basi esclusive per quella coesione sociale e quellazione politica cui devono fare appello le societ moderne, con la loro composi zione sociale etnica e sociale spesso eterogenea e i loro svariati obiettivi. Il nazionalismo unideologia del territorio storico, che concentra le ener gie degli individui e dei gruppi nellambito di una patria demarcata con chiarezza, dove tutti i cittadini sono ritenuti fratelli e sorelle e alla quale pertanto appartengono. Con la ripetizione nella madrepatria, a inter valli periodici, dei riti di fraternit di una comunit politica, la nazione entra in comunione con se stessa e si autovenera, facendo sentire ai citta dini il potere e il calore della loro identificazione collettiva e infondendo gli unautocoscienza e una riflessibilit sociale molto pi forti9. Come risultato, i membri individuali giungono a percepire le funzioni sociali della propria dipendenza dalla nazione, inclusi alcuni bisogni col lettivi come la conservazione degli insostituibili valori culturali della loro
9 strano che Durkheim, cos interessato alla coesione sociale nelle societ moderne, non abbia affrontato direttamente il problema del nazionalismo; forse anchegli, come Weber, ha semplicemente assorbito gli assunti nazionalistici, oppure stata la sua visio ne della solidariet sociale a costituire - attraverso le teorie organiche tedesche sulla societ - un prodotto indiretto dellepoca nazionalista. Fu solo durante la prima guer ra mondiale che il nazionalismo di Durkheim venne allo scoperto, sebbene sia possi bile leggere Le forme elementari della vita religiosa (orig. francese del 1912) - con le sue analogie tra riti totemici e riti secolari (della Rivoluzione francese) e il bisogno presen te nelle societ moderne di religione e di celebrazioni periodiche della vita collettiva - come il riconoscimento della centralit della nazione nel mondo moderno. Lelemento mancante, tuttavia, il riconoscimento del mito della patria e della dimen sione territoriale; vedi in proposito Mitchell (1931) e A. D. Smith (1983).

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comunit, la riscoperta delle sue radici autentiche, la celebrazione e le mulazione degli esempi di virt eroica, la ricreazione dei sentimenti di fraternit e consanguineit, la mobilitazione dei cittadini per obiettivi comuni. E da questi bisogni - che sono tanto spesso i temi degli appelli pubblici che fuoriescono i rituali e le cerimonie, le usanze e le feste, le tradizioni e i simboli che in ogni generazione commemorano e celebrano la nazione. Lo scopo comune di queste manifestazioni far sorgere nei cittadini una coscienza nazionale e dar vita a una volont nazionale; tali obiettivi sono poi raggiunti attraverso unostentazione pubblica e di massa e un vivido immaginario. Sebbene alcuni animi valorosi possano opporsi a particolari regimi nazionali, la maggior parte della cittadinanza si dimostrata fin troppo disposta a celebrare e a partecipare ai riti della nazione, accettando le storie e i miti dellidentit nazionale cos come erano giunti sino a loro. Le defezioni sono sempre state minime e, alme no fino a oggi, le maggioranze continuano a identificarsi con la versione ideale della nazione dipinta dal nazionalismo10. Il senso dellidentit nazionale, inoltre, di consueto sufficientemente forte a generare uno spirito di autosacrificio a favore della nazione in molti cittadini (se non nella maggior parte di essi). Ci si rivela, in par ticolare, in occasione di periodi di crisi e di guerra. In tali circostanze, si pu verificare quanto sia pronta la maggioranza della cittadinanza a sop portare privazioni e a sostenere sacrifici personali in difesa della nazio ne, sino al punto di arrivare a immolarsi volontariamente, spesso in massa (come accadde in tanti dei paesi che hanno combattuto le due guerre mondiali). Un tale autosacrificio su larga scala non immagina bile in nome di qualsiasi altro tipo di identit culturale collettiva pre sente nella nostra epoca (con la possibile eccezione di poche comunit religiose); daltra parte, il singolare potere della nazione di indurre al sacrificio di massa ad aver tanto spesso fatto di essa lobiettivo di dema goghi senza scrupoli. In questo modo, la nazione diventata il principa le strumento bellico, mentre lidentit nazionale la giustificazione pri maria per la partecipazione a conflitti letali. Inghilterra e Irlanda; Francia e Germania; Grecia e Turchia; Israele e paesi arabi; India e Pakistan, Khmer e Vietnamiti: il richiamo degli antagonismi etnonazionali delle poca moderna ci ricorda come i conflitti abbiano rinforzato la coscienza nazionale e come la mobilitazione delle nazioni abbia mutato per sem pre la natura della guerra11.
10 Sul ruolo del tradimento e della lealt vedi Grodzins (1956); sulle celebrazioni nazionali vedi Eri e jobbagy (1989, che tratta le celebrazioni del millenario ungherese del 1896) e, pi in generale, Hobsbawn e Ranger (1983). 11 Per limpatto delle due guerre mondiali sulla coesione nazionale vedi Marvick (1974) e, pi in generale, A. D. Smith (1981b). Il tema dellautosacrificio eroico per

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Quanto detto in se stesso insufficiente a presagire la persistenza delle identit nazionali. Come stato spesso dimostrato, la funzionalit di uni stituzione o di unideologia non una prova a sostegno del permanere della sua presenza o della sua influenza. Allo stesso tempo, le molte fun zioni che lidentit nazionale continua a svolgere vanno comunque prese in considerazione nella valutazione della vitalit del nazionalismo con temporaneo. 3) Come ho continuamente sostenuto, la nazione storicamente radi cata. Essa costituisce lattuale erede e la trasformazione di etnie pi anti che e meno sviluppate, raccogliendo in tal modo in se stessa tutti i sim boli e i miti delletnicit premoderna. Combinando questi legami e sen timenti premoderni con la moderna carica esplosiva della sovranit popolare e della cultura pubblica di massa, il nazionalismo ha creato il moderno e unico dramma della liberazione nazionale e della mobilita zione popolare in una patria ancestrale. Gli antichi miti dellelezione etnica - cio la credenza nellelezione condizionata di determinate comunit, i cui privilegi divini sarebbero dipesi dal costante adempi mento dei loro doveri non sono comunque mai sfioriti. Il nazionali smo gli ha semplicemente concesso nuovi orizzonti, ispirando il deside rio di una rigenerazione collettiva della madrepatria e della salvezza del lelezione nazionale, pur condizionate alla riappropriazione dellidentit autentica e del suolo ancestrale (come stato cos manifestamente dimo strato dal nazionalismo armeno e da quello sionista)12. Ci sono ulteriori esempi di radicamento storico della nazione in cor nici etniche molto pi antiche. Mentre Xidea di nazione pu venire estirpata, generalizzata e trasferita in ambienti dove non presente quel la che sarebbe la sua ovvia patria ancestrale o etnia storica - vedi ad esempio delle comunit isolane di immigrati eterogenei come Trinidad o Maurizio -, le nazioni pi attuali hanno attinto il proprio potere dai loro legami politici e popolari con identit o comunit etniche molto pi remote. Questo fatto ha permesso ai nazionalisti di riscoprire, riappro priarsi e ritornare a simboli, usanze e cerimonie tradizionali, alla manie ra delYEisteddfodau gallese, che, nonostante numerosi adattamenti e cambiamenti, restato nellinsieme in linea con il contesto del Galles medievale dei bardi, gradualmente scomparso nel XVI secolo ma soprav vissuto nella coscienza popolare nel locale almanacco eisteddfodau'. In alternativa, possono invece essere le lite religiose a preservare forme pi
la nazione in voga nellarte neoclassica analizzato da Rosenblum ( 1967, cap. 2) e A. D. Smith (1987, cap. 8). Questargomento trattato pi ampiamente in A. D. Smith (1992a). Sul naziona lismo armeno e sionista vedi Walker (1980) e Almog (1987).

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antiche di celebrazioni, come nel caso delle feste agrarie degli Ebrei del lantica Palestina, mantenute di anno in anno dalle comunit sempre pi urbanizzate della diaspora, per essere poi riprese come feste nazionali dai primi sionisti al momento del ritorno in Israele13. Anche gli eroi e le saghe sono stati oggetto di riappropriazione da parte dei moderni nazionalisti per i loro fini personali. Maometto e Mos hanno cessato di essere dei profeti e dei servitori di Dio, diventando dei leader nazionali per eccellenza; bardi appartenenti alla mitologia come Oisin (Ossian) e Vainamoinen sono divenuti i modelli dellantica saggez za nazionale irlandese e finlandese; gli eroi del Ramayana sono stati tra sformati nei prototipi della resistenza nazionale dellIndia. Rilevante in proposito non comunque lutilizzo che leader spesso senza scrupoli hanno fatto di questi antichi modelli, ma piuttosto il fervore delle masse che vi hanno creduto. La forza della loro identificazione con il passato etnico e le leggende, i miti, i simboli e i valori a questo collegati stata decisiva per il successo delle iniziative dei nazionalisti, dimostrandosi vita le anche per i contenuti del nazionalismo che ne conseguito. Il passato etnico pone inoltre dei limiti alle manipolazioni delle lite e fornisce gli ideali per la restaurazione della nazione e il suo destino. In tal modo, la nazione rimane radicata in un passato che foggia il futuro della nazione stessa molto pi di qualsiasi attuale tendenza a livello globale. Il presentismo ostacolante di tante analisi attuali non dovrebbe distogliere dalla continuit del potere, anche se talvolta nascosto, della discendenza nazio nale e dalla persistenza di particolari sentimenti e legami etnici, nei quali la nazione cos spesso radicata14. Ma non semplicemente il radicamento della nazione come la cono sciamo oggi a essere in discussione; anche il suo destino deve moltissimo del suo significato e della sua direzione a interpretazioni successive del passato etnico. questo collegamento fra etnostoria e destino nazionale che opera nel modo pi incisivo nel sostegno e nella preservazione di un mondo composto da nazioni. La nazione moderna si trasformata in
13 II contrasto tra nazionalismo formale e nazionalismo informale a Trinidad e Maurizio analizzato da Eriksen (1993); il revival dellEisteddfodau da P. Morgan (1983). Per lurbanizzazione del giudaismo Mishnah vedi Neusner (1981); per il revi val delle feste ebraiche da parte dei primi sionisti vedi Hertzberg (1960). 14 Su questo presentismo ostacolante in relazione alletnogenesi degli Yoruba vedi Peel (1989). Esempi di usi nazionalistici degli eroi e delle saghe del passato sono descritti da Kedourie (1971, Introduction); cfr. anche le critiche in Hutchinson (1987, cap. 1), Kapferer (1988) e Roberts (1993), che si focalizzano tutte sui limiti alla manipolazione nazionalista posti da relazioni sociali plasmate da una lunga storia di legami e sentimenti etnoreligiosi.

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quello che le comunit etnoreligiose erano nel passato: comunit con una storia e un destino comuni, che conferivano ai mortali un senso di immortalit fornito dal giudizio della posterit, piuttosto che dal giudizio divino dellaldil. Questabilit nel soddisfare una pi generale aspirazione allimmortalit distingue il nazionalismo dalle altre ideologie e dagli altri sistemi di cre denze del mondo moderno. In alcune zone, ci ha permesso al naziona lismo di allearsi con religioni a diffusione mondiale come lIslam o il Buddismo; in altre, stato lo stesso nazionalismo a sostituirsi a tradizio ni in declino. In entrambi i casi, tuttavia, quello che emerge come ideo logia essenzialmente secolare e simbolismo politico-culturale rivela una dimensione trascendentale, che innalza lindividuo oltre il mondo terre no e lo porta fuori dal tempo. In questo senso, il nazionalismo pu esse re considerato come un surrogato della religione, mentre la nazione come la continuazione, ma anche la trasformazione, della comunit etnoreligiosa premoderna15.

Conclusione
Quanto sostengo quindi che, a dispetto delle potenzialit del nazionali smo di generare terrore e distruzione su larga scala, la nazione e lo stesso nazionalismo costituiscono lunica realistica cornice socioculturale per il moderno ordine mondiale: attualmente essi non hanno rivali. Anche li dentit nazionale mantiene unampia attrattiva e una sua efficacia, essen do considerata da tanti individui un elemento in grado di soddisfare i loro bisogni di appagamento culturale, stabilit, sicurezza e fraternit. Molte persone sono ancora pronte a rispondere al richiamo della nazione e a dare la vita per questa causa. In sostanza, le nazioni sono legate dai vin coli della memoria, dei miti e dei simboli a quel tipo di comunit diffu15 stato talvolta affermato che le nazioni richiedono un destino comune cui si pu arrivare senza una storia condivisa: le nuove nazioni dellAsia e dellAfrica ne costi tuirebbero lesempio. Molto spesso, tuttavia, si tratta di nuovi stati, non di nazioni, con un nucleo centrale che pu vantare comunque una storia comune, anche se solo per poche generazioni. In questi casi, a ogni modo, la suddetta storia riguarda una regio ne o una provincia in cui sono presenti numerose etnie (e religioni); qui, il mero pote re di unesperienza storica comune rappresentata da una lunga lotta di liberazione ha unito una popolazione etnicamente eterogenea. Il nazionalismo opera quindi in que sti luoghi come un surrogato di religione, che va a sostituire precedenti etnie e reli gioni. Un esempio pu essere costituito dallEritrea, nonostante rimanga ancora da dimostrare se il nazionalismo locale sar in grado di forgiare una nazione completa da una comunit unita da un destino comune; cfr. Cliffe (1989). Per uninterpretazione simile del nazionalismo, cio di fenomeno collegato e in cerca di risposte di fronte alle questioni della morte e delloblio (cui possiamo aggiungere il problema del male) vedi Anderson (1983, pp. 17-19).

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so e durevole che letnia: questo a conferire loro un carattere unico e una profonda presa sui sentimenti e limmaginazione di cos tanti indivi dui. Nessuna delle precedenti affermazioni intende comunque negare la faccia oscura del nazionalismo e le sue potenzialit divisive, destabiliz zanti e distruttive. La realt da comprendere il potere onnipresente della nazione e del nazionalismo nel mondo globale, e ci pu essere fatto solo cogliendo le basi etnostoriche di questi ultimi e il modo in cui le inclina zioni dellera moderna hanno rivitalizzato dei legami etnici persistenti, venendone a loro volta modellate. Alla luce di tutte queste considerazioni, sarebbe dunque sciocco prean nunciare la prossima sostituzione del nazionalismo e limminente supera mento della nazione. Entrambi rimangono elementi indispensabili di un mondo interdipendente e del sistema delle comunicazioni di massa, in quanto una cultura globale sembra incapace di offrire le qualit di fede collettiva, dignit e speranza che solo un surrogato di religione pu elar gire attraverso la promessa legata a una cultura-comunit territoriale in grado di perpetuarsi generazione dopo generazione. Oltre e al di sopra qualsiasi beneficio politico o economico che il nazionalismo etnico possa concedere, tale promessa di immortalit collettiva, bench terrena, sfi dante la morte e loblio, ad aver sostenuto tante nazioni e stati nazionali in unera di cambiamenti sociali senza precedenti e ad aver dato nuova vita a tante minoranze etniche che apparivano ormai segnate nellepoca delluniformit tecnologica e del dinamismo delle grandi compagnie.

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