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SPECIALE

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IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

VIAREGGIO RICORDA

Per quelli che il 29 giugno ci hanno lasciato Per i bambini, per i grandi ed i piccini Per quelli che hanno salvato, e con il fuoco combattuto Per quelli sopravvissuti, e per noi che ricordiamo Per il 29 giugno che si ripeta Per questo tempo difficile e indimenticabile Per restare pi vicini Per ogni volta che ci ripenso e vorrei che non fosse mai successo Per le persone andate che sempre ci mancheranno Per la speranza di un mondo migliore Alice, scuole elementari Lambruschini, estate 2009

Custodisco idisegni,i peluche ele parole dichi volevabene: quisietevivi. IosonolaCasina deiRicordi evogliodirvi che cimancate,tutti

o, la Casina dei ricordi, faccio la guardia a un passo dai binari che tre anni fa si trasformarono nell'inferno. Tengo stretti volti e ricordi di chi non c' pi, tra i disegni, le poesie, i peluche, le parole che tante mani hanno voluto lasciare. Qui i morti sono vivi. Beh, mi manchiecco tutto. Daria era amica di Hamza Ayad, 17 anni quando morto tra le fiamme di via Ponchielli tentando di salvare la sorellina Iman, 4 anni. La sua assenza impressa per sempre sul grande cartellone che custodisco tra queste mie assi di legno.

Nella Casina de i biker delle Tartarughe lenteione. Hamza segna un altro gol nell'ora di educazione fisica, mentre Andrea Falorni e Luisa Carmazzi fanno l'ennesimo giro di pista con gli amici Rina e Luciano, e Federico Battistini sorride felice con la moglie Elena Iacopini tentando di convincere l'amico Gabriele a giocare con lui a calcetto. Rosario Campo lo vedo a faticare sulle barche col suo amico Cesare al quale, oggi, manca la parlata siciliana del collega. Le passeggiate e lamicizia: cos Massimo ricorda Claudio

Bonuccelli che ancora parla dei suoi nipoti sfiorando il tubo di ferro in cima al Molo, come faceva suo padre. Marcooooo, sembra di sentirla ancora la Stefy che sgrida il marito, appena sposato, patito dei tuffi in piscina. Gli occhi grandi di Stefania Maccioni se l' portati via il fuoco, insieme alle vite dei suoi bambini Lorenzo e Luca Piagentini. Per sempre a fare allegria da qualche parte, con il sorriso sulle labbra. Bambini. Come quelli affidati alle mani di Magdalena Oliva Cruiz, entrata nelle famiglia

di Rosaria portando affetto, gioia. Ed un paio di scarpine per il pi piccolo. Angeli. Come quelli che dipingeva Emanuela Milazzo. Come Ilaria e Michela Mazzoni, sorelle, amanti della libert. Come Sara Orsi ed Emanuela Menichetti, che ancora sorridono insieme nelle foto alle pareti, gli sguardi sereni nel ricordo di Alessandro. Donne forti, arrivate dall'altro capo del mondo. Elisabeth Silva che trattava Filippo e Fanny come fossero i suoi figli, oggi rimasti orfani in Ecuador. E Ana Habich che donava alle-

gria e serenit anche se la vita non era stata tenera con lei. Uomini, grandi lavoratori. Come il fornaio Antonio Farnocchia, per sempre ragazzo dal cuore enorme nelle parole di Moreno, suo compagno di banco. "Beh, ci mancate ecco tutto": non ci sono altre parole. Chi apre piano la mia porta, giorno dopo giorno, lo sa, mentre i treni fuori sfrecciano e fischiano. (nella foto Baldaccini-Paglianti, mai pubblicata fino a oggi: listante dellesplosione)

Album y Viareggio 2009-2012

IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

Il testimone
di ORESTE MARSILI

Oreste era alla stazione quando passato il treno maledetto. Lo rivedo, come se fosse oggi: volavano pietre e scintille, i cavi dellalta tensione come fruste impazzite. Una ragazza svenuta, la fuga, quel vagone che si ribalta. E poi linferno

e ho ancora davanti agli occhi, quelle due luci che mi vengono incontro nella notte, alluscita dalla curva di ingresso in stazione. Passo spesso dalla stazione di Viareggio, per lavoro. Quella notte di tre anni sono sul binario quattro, aspetto il treno per Napoli. Quel treno merci va forte, penso. Sono un perito tecnico. Calcolo almeno 80 allora. Cos passa lungo le banchine. Lannuncio allontanarsi dalla linea gialla, treno in transito normale. Ma mi rendo conto subito che qualcosa non va: i

carri toccano il marciapiede, vo- batte estive che ho ai piedi. Il lano pietre ovunque, si rompo- treno, intanto, prosegue la corno i tubi dellacqua della stazio- sa. Appena il tempo di passare il ne, crollano pezzi di pensilina, i punto dove il bar...vedo sto cavi dellalta tensione si abbat- vagone che si ribalta... E subito tono a terra, sembrano grosse una coda di fuoco che viene verfruste. Le vediamo abbattersi a so la stazione, allindietro rispetpochi metri da to al percorso del me, da una ragaztreno. za e da una don- La coda di fuoco un attimo: la na l vicine. coda si come alBisogna traver- la ricordo bene, zata, diretta imsare i binari, di provvisamente corsa, trascinan- era di color ruggine verso il lato oppodoci dietro i bagasto a quello della gli. Penso solo che devo raggiun- stazione. La coda di fuoco ha un gere luscita della stazione. La colore, lo ricordo ancora molto ragazza svenuta. La prendo in bene, come quello della ruggibraccio. Nella fuga perdo le cia- ne...poi cambia. Quando la ve-

do correre verso il bar mi rendo Ho lasciato la ragazza sdraiata davvero conto che era accaduto sul divano, a cercare di riprenqualcosa di grave. dersi. E sono corso fuori per cerCon la ragazza che si era sen- care di recuperare la macchina tita male mi precipito fuori dalla che avevo parcheggiato sotto il stazione. Grido, cerco di avvisa- cavalcavia, lungo il canale Burlare le auto. Non so che una cister- macca. na si squarciaRespiro non so ta, n conosco il cosa. Lodore luncontenuto tra- Il rogo delle auto, go la strada che sportato. La pricosteggia i binari ma porta che mi lo choc e problemi terribile. Quanviene aperta, una do sono allaltezvolta in strada, di respirazione za della Croce quella della senaVerde e vedo trice Manuela Granaiola, che quelluomo a terra, bruciato, non smetter mai di ringrazia- con il suo motorino mi rendo re. conto della tragedia. E ancora Ora sono di nuovo in strada. non so che cosa sta accadendo

dallaltra parte dei binari. Allauto non sono mai arrivato. stata tra le prime ad finire nel rogo dei mezzi parcheggiati. Ho perso il lavoro, perch non sono arrivato a Napoli per tempo. Ho avuto bisogno di cure legate a problemi di respirazione che si sono manifestati subito dopo quella notte. Quando mi chiedono come sto, oggi posso rispondere meglio. Ma so che quel 29 giugno qualcosa dentro di me cambiato. (Oreste Marsili un testimone del momento del disastro, alla stazione)

GIOVED 28 GIUGNO 2012 IL TIRRENO

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La mia casa ha oscillato tre volte: ho pensato la fine


di DANIELE BALDASSARRI

ento le urla, ma non vedo nessuno. Perch le fiamme sono altissime. Ed io so che l in mezzo ci sono i miei vicini di casa, le persone che conosco da quando sono arrivato in via Aurelia, in questa casa che si affaccia sul dedalo di corti di via Ponchielli. Penso che sia la fine, che di l a poco saremo tutti morti. La casa ha oscillato per tre volte. Mi sono svegliato pensando al terremoto. Intanto il campanello squilla senza tregua: mio figlio che dalla strada grida brucia tutto, pap vieni gi!. Aveva appena parcheggiato - mi dice - quando, fatti pochi metri, la sua auto esplosa. Una volta in strada mi giro verso la ferrovia: le fiamme sono altissime. Ma non riusciamo a capire, a renderci conto. Tanto che io torno dentro, fin sulla terrazza. Nellattimo stesso in cui mi affaccio la casa della famiglia Billet mi crolla sotto gli occhi. Sento le grida di aiuto...Tante voci. un incubo. Riconosco quella di Massimo Gigliotti. Mi chiede aiuto, lo sento ma non lo vedo, nascosto dal muro di fiamme. Sta scappando con il figlioletto in braccio. Due famiglie che se la sono cavata. Ma lho saputo solo dopo. Perch sotto la mia terrazza, invece, hanno trovato la morte sette persone. E tra di loro anche Emanuela Menichetti e Sara Orsi. Che io ho visto vive. Quelle due bimbe, insieme, sul marciapiede...Sono lultimo a parlare con Emanuela: un soccorritore vuole metterle il respiratore, lei insiste sto bene, sto bene.... Oggi le ritrovo solo al cimitero. Intorno il caos. Nessuno ha capito subito che cosa sta accadendo sui binari. Solo quando arrivano i primi vigili del fuoco, in via Porta Pietrasanta, convinti che la cisterna in fiamme sia quella del camion parcheggiato, la gente indica loro la ferrovia. Da l, anche noi che siamo usciti di ca-

Vengono ancora in mente i versi di Spoon River: Tutti dormono sulla collina. Per a Viareggio non ci sono colline e nessuno dei vivi ha dormito. Nelle coscienze si agitano sentimenti tumultuosi, delusioni profonde. Si pretende verit e giustizia: ma nellincidente probatorio la verit gi stata negata dalle pessime scelte di tutti. E la giustizia continua a frustrarla il tempo, linfinito tempo trascorso e quello che dovr passare. Graziano Maffei, avvocato

Al citofono mio figlio urlava: Scendi, qui brucia tutto


sa abbiamo capito. In strada c linferno. E non un modo di dire. Un soccorritore della Croce Verde, con in braccio Lorenzo Piagentini, cerca dellacqua. Lautista del camion, un polacco, perde i pezzi delle braccia, come una candela quando cola... Vediamo i morti, uno dietro laltro. E non posso non ripensare ad Emanuela Milazzo: la conoscevamo da quando siamo venuti a stare nella zona. Andavamo a casa loro, ci regalava i suoi quadretti. Quando mio figlio era bambino, ai primi degli anni 80, in via Ponchielli cera unanziana che faceva le bamboline di lana. Portavo il bambino sul muretto a veder passare i treni. Ed immancabilmente lei gli regalava una bambolina. Questa era via Ponchielli. Spazzata via, in un attimo di morte, da quello che non si pu e non si deve dimenticare. (Daniele Baldassarri abita in via Aurelia a pochi metri da via Ponchielli)

La distruzione
Daniele abita a pochi passi dalla strada invasa dal fuoco. Ho visto scene terribili: sentivo grida ma non vedevo persone, le fiamme erano pi alte di ogni cosa

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IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

Il volontario
di LUIGI CORDONI

Era di turno quella notte alla Croce Verde, correndo ai soccorsi rimasto gravemente ustionato stato difficile superare quei momenti, poi ha deciso di tornare sulle ambulanze: Non ho voluto rinunciare

uella notte era di turno la IV squadra. Insieme a me alla Croce Verde, cerano Carla Vivoli, Marco Deri, Gilberto Bonetti, Gianluca Capuana, Linda Luisi, Elisa Bonuccelli, Davide Carrara, Laura Angeli. Eravamo fuori dalla sede di via Garibaldi, stavamo parlando fra noi, quando abbiamo udito un rumore strano, poi un bagliore ha illuminato il cielo quasi a giorno. Poi abbiamo visto arrivare trafelati i due macchinisti che in pratica ci hanno salvato la vita, perch ci hanno

fatto capire lentit di quanto In quei momenti concitati stava accadendo. fai le cose di istinto, Carla e LiSiamo rientrati allinterno sa erano a letto e sono andate a della sede, abbiamo udito una chiamarle per farle uscire. Soseconda esplosione: se non fos- no sceso nel garage, perch vosimo entrati subito avremmo levamo portare fuori le amburischiato di fare la fine di Rosa- lanze stato in quel momento rio Campo, che che sono stato inha perso la vita vestito da una proprio davanti Ci hanno salvato fiammata che la nostra sede inquella che mi ha vestito da una i due macchinisti provocato le fiammata. ustioni e si Sua moglie dando lallarme chiusa la porta in labbiamo socmodo che gli alcorsa noi e siamo stai i primi ad tri che mi stavano seguendo avvertire sia il 118 che i vigili hanno avuto la possibilit di del fuoco di quello che pur- evitare anche loro di rimanere troppo era accaduto. ustionati.

Per come andata posso riSono stato aiutato anchio tenermi fortunato, sono stato i dal punto di vista psicologico, n ospedale per diverso tempo, perch non si pu dimenticare per ritornando indietro con la quanto accaduto, sono segni mente di quella notte credo che ti rimangono non solo da l che qualcuno mi ha voluto be- punto di vista esteriore, ma crene, perch c chi ha perso la vi- do che sono forse pi dolorosi ta e chi rimasto e difficili da riprisegnato in modo stinare quelli ingrave. Marco Pia- Ad ogni anniversario teriori, nello spigentini con il rito, dove ci vuoquale ci siamo in- si rinnova il dolore le davvero una contrati pi volforza per superate cerca sempre provato quei giorni re queste situadi farmi coragzioni. gio, lui che ha perso persone Nonostante tutto ho deciso care della propria famiglia e di rimanere sempre vicino a coche ha subito ustioni molto loro che hanno perso i propri gravi. cari. E in ogni ricorrenza ci so-

no sempre, anche se sono giorni dolorosi. Ho deciso di tornare sullambulanza, anche se ho cambiato squadra, adesso sono nella sesta. Sono tornato perch la scelta di fare volontariato dentro di me e non ho voluto rinunciarci. Il 29 giugno 2009 rimarr sempre con me, e credo sia giusto cos, soprattutto nel rispetto di chi non c pi . Spero come tutti che sia fatta realmente giustizia. Lo meritano le 32 vittime e i loro familiari. (Luigi Cordoni un volontario della Croce Verde ferito nellesplosione)

GIOVED 28 GIUGNO 2012 IL TIRRENO

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Abbiamo fatto tutto il possibile. E a volte non bastato


di GINO BARBACCI

ro fuori del pronto soccorso e stavo parlando con gli agenti del posto fisso di polizia dellospedale. Cerano stati dei problemi per una persona che era stata portata al Versilia , quando abbiamo sentito una forte esplosione seguita da un bagliore in cielo che faceva intuire che qualcosa di grave fosse accaduto. I poliziotti telefonarono al 113 per avere notizie e arrivarono le prime informazioni frammentarie che cera stato qualcosa in stazione a Viareggio fra treni. Allinizio per non era chiaro di cosa potesse essere accaduto realmente, solo man mano che trascorrevano i minuti si cominci ad avere chiara purtroppo la dimensione della tragedia che poi ha portato a 32 vittime innocenti. In tanti anni di lavoro non mi era capitato di dover gestire una cosa del genere, feriti e ustionati a questi livelli di gravit. Tutta la struttura ospedaliera fu in breve allertata per fronteggiare lemergenza con i primi feriti gravi che stavano arrivando. Cominci per tutti noi un lavoro difficile che per siamo riusciti a portare avanti, con i feriti pi gravi che poi cominciammo a trasferire in centri specializzati per le ustioni. Sono arrivate persone davvero in uno stato di estrema gravit, abbiamo cercato di fare il possibile per salvare pi vite umane, anche se per alcuni di loro ci rendemmo subito conto che le condizioni in cui erano sopraggiunti al pronto soccorso erano davvero critiche. In quei momenti la stanchezza non la sentivamo, perch il nostro unico obiettivo era quello di alleviare il dolore di tutti coloro che con le ambulanze in continuazione arrivavano da noi. C un momento in cui ci siamo trovati di fronte a diversi feriti che sono arrivati tutti insieme ed abbiamo fatto il possibile per aiutarli. E stato doloroso quando qualcuno di loro non ce lha fatta. Il giorno do-

Un bagliore visto da lontano e la vita cambiata


po ho visto infermiere per quello che vissuto quella notte. A distanza di tre anni riavvolgo spesso il film di quei momenti di tanta sofferenza purtroppo per molte persone. Sono rimasto in contatto con Luigi Cordoni, il volontario della Croce Verde che ha riportato ustioni nel tentativo di salvare alcuni mezzi che erano nel garage dellassociazione. Per la nostra citt stata una tragedia che rimarr per sempre viva nelle menti di tutti noi che per professione siamo stati a diretto contatto con i feriti e con i loro familiari, perch un altro aspetto difficile da gestire stato anche quello psicologico. Anche da questo punto di vista abbiamo fatto di tutto per per dare un sostegno nel limite del possibile anche a chi si trovato di fronte ad una tragedia di queste proporzioni per la quale ci auguriamo che venga fatta al pi presto giustizia. (Gino Barbacci medico al pronto soccorso del Versilia)

Il medico

Curavamo i feriti e cercavamo di aiutare i parenti che affollavano il pronto soccorso Ricordo le infermiere che piangevano sconvolte: per questo oggi, pi di ieri, chiedo giustizia
INSERTO A CURA DELLA REDAZIONE DI VIAREGGIO TESTI RACCOLTI DA DONATELLA FRANCESCONI CLAUDIO VECOLI E ROY LEPORE FOTOGRAFIE AGENZIA ROBERTO PAGLIANTI

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IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

Il vigile del fuoco


Ero sulla passerella e mi resi conto che le fiamme nascevano da un treno merci. Quando passo da via Burlamacchi sento un vuoto
di ANTONIO CERRI

uando mi capita di passare da via Burlamacchi nei pressi del Dopolavoro Ferroviario e non vedo pi la Passerella che attraversava i binari, non posso non ricordare quella tragica notte. E inutile che mi distragga o cerchi di farlo: la mente va subito a quel 29 giugno. La vecchia Passerella io la utilizzavo come tanti viareggini, abitando alla Migliarina, ed anche se era ridotte in condizioni pessime, prima che realizzassero il sottopas-

so era utile, perch lasciando Lesplosione, i bagliori, le lauto sula via Aurelia evitavi stesse fiamme in un primo di trovarti nel traffico del cen- momento non ci fornivano tro che raggiungevi pi co- unimmagine chiara di quanmodamente a piedi. to fosse accaduto in realt. Per me la passerella sulla Non riuscivamo a capire cosa ferrovia era sempre stato un fosse successo, da dove e da ricordo bello, dicosa provenissevertente, una ro quelle fiamscorciatoia ver- Eravamo a due passi, me altissime. so il mare. Ma Decisi di salitutto cambia- partimmo prima re sulla Passerelto quella notte. la e vidi che si Con i colleghi dellallarme trattava di un che eravamo in treno merci e servizio quella notte maledet- che le fiamme provenivano ta siamo partiti prima ancora dalla ferrovia. che qualcuno chiamasse in Chiedemmo rinforzi in mocentrale per dare lallarme.. do che la macchina dei soc-

corsi si mise in moto leghi motivo di orgoglio. . Quella notte rimasta nitiCondividiamo le varie da nella mia mente e di quan- esperienze che hanno orgati quella notte sono interve- nizzato da quella sera in poi e nuti per portare i soccorsi. quello che voglio assicurare Non possibile dimentica- che noi ci saremo sempre a re. E tanta gente da questa loro fianco. Il fatto che sia staesperienza dolota trovata una rosa ha apprezdefinitiva collozato ancora di Da quel giorno cazione della pi la figura del Casina dei Rivigile del fuoco. siamo stati vicini cordi, che un Fa quasi piaceluogo dove chi re di essere di- ai superstiti ha perso i proventati dei punpri cari pu troti di riferimento anche di que- vare conforto stato imporste famiglie che hanno perso tante proprio alla vigilia del dei propri cari, essere al loro terzo anniversario della strafianco per me e per tutti i col- ge.

La speranza che sia fatta chiarezza per quanto accaduto per la memoria delle 32 vittime e dei propri familiari. Noi che abbiamo vissuto con loro quanto accaduto quella notte e nei giorni successivi resteremo vicini a chi continua a soffrire in modo da dargli un sostegno, perch in questi casi facendo sentire un po di calore attorno a chi soffre importante per alleviare il dolore per la perdite dei propri cari innocenti. (Antonio Cerri vigile del fuoco fra i primi a intervenire nella notte dellincidente)

GIOVED 28 GIUGNO 2012 IL TIRRENO

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Giorni impressi nelle nostre anime come cicatrici


di LUCA LUNARDINI

re lunghi anni per il calendario. Per un calendario fatto di giorni, mesi, scadenze. Solo un attimo per la memoria e la coscienza di ognuno di noi. Perch per la nostra coscienza, fatta di ricordo, dolore, rabbia, tutto come quella notte. Una coscienza collettiva e personale che ha nel 29 giugno 2009 uno spartiacque che ha inciso e continua ad incidere il tessuto stesso della nostra comunit. Prima del 29 giugno ognuno viveva la morte e il suo dolore come un evento certo terribile ma anche privato. Tutt'al pi esteso al proprio cerchio familiare o amicale. Dopo il 29 giugno abbiamo appreso che la morte, il dolore, possono essere un evento collettivo, che colpisce ovunque, con crudele brutalit, straziando la coscienza anche quando, solo apparentemente, non direttamente colpita. I 32 morti, i feriti, i superstiti, sono divenuti parte di noi, della memoria collettiva di questa citt. Vi sono cose di quei giorni che sono impresse per sempre nella nostra anima come cicatrici: il rombo delle esplosioni, il bagliore nella notte, il respiro affannoso e il sudore di chi correva, fosse per fuggire o per soccorrere; il calore di quelle fiamme, l'odore acre che ammorbava l'aria, l'urlo lacerante delle sirene e quello straziante dei feriti; i visi anneriti dei soccorritori, quelli angosciati dei parenti, quelli sfigurati dal dolore della carne ustionata; il pianto dei giorni a seguire, le camere sterili degli ospedali, le cerimonie funebri che non sembrano mai finire e le parole rivolte a chi rimasto che sembrano vuote ed inutili nel mondo di dolore di quei giorni, solo parzialmente alleviato dalla carezza di un Presidente a un bimbo superstite. E poi le fatiche infinite di una ricostruzione che deve superare i mille ostacoli di una burocrazia magari (anzi certamente) corretta, ma spesso fredda. E una Legge per i nostri morti ed i nostri feriti. Una legge talvolta laboriosa ma importante e generosa. Alcune cose potevano essere fatte pi rapidamente? Certamente s. Talvolta la difficile routine giornaliera pu anche aver reso meno efficace l'azione di uffici e strutture. Ma se qualche possibile ritardo si pu segnalare nelle ultime opere pubbliche da completare, la priorit fu giustamente data alle strutture e alloggi privati. E se la distribuzione delle elargizioni per i feriti psicologici ancora in corso, le vittime ed i feriti gravissimi sono tutti coperti e la Legge stata corretta, a tempo di record per gli standard italiani, per colmare alcune sue lacune. Tre anni e un oggi in cui forze politiche, istituzioni, mondo del volontariato, non hanno mai abbassato tensione e impegno. E di questo va riconosciuta una grande parte di merito ai Comitati delle vittime che con la determinazione ed il coraggio che nascono solo da una inenarrabile sofferenza, hanno saputo mantenere alta l'attenzione. Attenzione per un evento statisticamente impossibile ma che possibile stato, per un evento che criminale perch un responsabile dovr pur esserci, per un evento immensamente crudele perch non vi dolore paragonabile a chi ha perso un figlio. Inchiniamoci allora di fronte al silenzioso coraggio di chi ha subto e perso cos tanto.

Il sindaco

Luca Lunardini e quel 29 giugno che ha fatto da spartiacque nella storia della citt Tutti devono attenzione a un evento che criminale. Perch un responsabile dovr pur esserci

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IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

Cercando la verit
di DONATELLA FRANCESCONI

Un carico di Gpl, una cisterna che si squarcia, una strage con trentadue morti, decine di feriti e un quartiere devastato Il complesso intreccio delle responsabilit: per il Pm questo un disastro che nega i valori della Costituzione

on ammissibile, allo stato dell'arte delle tecnologie, che una cricca non sia stata individuata tempestivamente. Un carro ferroviario, un asse, una frattura (la cricca) che per troppo tempo ha lavorato, killer silenzioso senza che nessuno lo intercettasse. Un anno e mezzo dopo il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio: il 12 dicembre 2010, sul tavolo di Aldo Cicala, procuratore capo a Lucca, c

il lavoro dettagliato, attento, minuzioso dell'ispettore superiore della Polfer, Angelo Laurino. Tre parole: e quel "non ammissibile" diventa il filo di un'indagine lunga tre anni. Segnata dal giro di boa di questi giorni, a ridosso del terzo anniversario della strage di via Ponchielli. Il filo di un gomitolo contorto che tocca ai pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino dipanare. Lo si capisce subito, mentre Viareggio ancora brucia ed i feriti lottano in ospedale: se dal groviglio

dei pezzi sui binari si uscir di l a poco, da quello dell'intreccio di responsabilit si rischia di non liberarsi pi. Venti marzo 2010: Elisabeth Silva morta solo tre mesi prima. Ed il conto delle vittime ha toccato quota 32. ancora la mano dell' ispettore Laurino, che nelle indagini ha messo testa e cuore, a squarciare la nebbia dei rapporti contrattuali tra le imprese protagoniste del disastro (Gatx Austria, Fs logistica e Divisione Cargo di Trenitalia): 25,08 euro al giorno il co-

sto del noleggio del carrocisterna, manutenzione compresa. A queste condizioni si portano merci pericolose da Nord a Sud, lungo la penisola. ammissibile? Nel caso di Viareggio si trattava di Gpl. Chiuso dentro 14 cisterne, in viaggio da Trecate (Novara) a Gricignano (Caserta). Una sola, quando l'asse marcio ha ceduto, si squarciata nell'impatto con uno dei picchetti di misurazione delle curve. Ne convinta la Procura, che si affidata al lavoro preciso e puntuale dellingegnere Paolo To-

GIOVED 28 GIUGNO 2012 IL TIRRENO

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ni. Non lo sono Rete ferroviaria italiana, ed i consulenti di Mauro Moretti che di Fs amministratore delegato: per Ferrovie la "ferita" nella cisterna stata provocata da un pezzo dello scambio, la cosiddetta "zampa di lepre". Convincimento "contagioso", visto che novembre 2011 - al termine dell'incidente probatorio disposto dal gip Simone Silvestri - si schierano con questa ipotesi i periti che lo stesso Gip ha nominato: gli ingegneri Dario Vangi e Riccardo Licciardello. Anche qui, per avere davanti tutti gli elementi, bisogna ricorrere al lavoro di Angelo Laurino (sempre coadiuvato dall'assistente capo, Paolo Cremonesi): la relazione del 2 dicembre 2009 a ricordare che Rete ferroviaria italiana fin dal 2001 si era data l'obiettivo di sostituire i picchetti man mano che sul-

Tre anni di inchiesta, trentotto indagati e l'attesa dei rinvii a giudizio


la rete si fossero prodotte modifiche. Dove corrono le "frecce" dell' Alta velocit i picchetti non ci sono pi. A ridosso delle case di via Ponchielli che hanno visto esplodere l'inferno in una notte di prima estate, invece, sono ancora tutti al loro posto. ammissibile? Tre relazioni, tre pezzi dell'inchiesta, tre "fili" della matassa che il processo dovr dipanare. Chiamando a rispondere ciascuno degli indagati (la fase dell'incidente probatorio ne ha contati 38) per la parte di competenza in base a ruolo ricoperto e relative responsabilit. Da una parte Viareggio, i suoi morti; dall'altra soprattutto lui, Mauro Moretti. Che la mattina del 30 giugno, mentre la citt brucia, parlando in Municipio mette subito in chiaro : Allente ferroviario italiano non ascrivibile alcuna responsabilit. Da allora sono passati 1.095 giorni, durante i quali i familiari delle vittime non hanno mai mollato. A novembre 2011, nellaula dellincidente probatorio, il pm Giuseppe Amodeo a

spiegare perch: Ci troviamo di fronte a disastri, e devo dire che questa valutazione non una considerazione facilmente moralistica, ma tiene conto della scala di valori dettata dalla Costituzione, che pone in una posizione privilegiata il valore della integrit fisica e della salute. Dallaltra parte della ferrovia c la nuova via Ponchielli. Il commissario straordinario, Enrico Rossi (presidente della Regione) ha il merito di aver riconsegnato alla citt un luogo nuovo. Dove la voce si abbassa spontaneamente, dove ogni centimetro dasfalto racconta di quella notte. Quello che ti voglio dire che ti vorr sempre e persempre bene, da vivo o morto ti sar sempre accanto. Infinito dolore di una ragazzina, per il padre scomparso tra le fiamme. ammissibile?

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IL TIRRENO GIOVED 28 GIUGNO 2012

Sul palco non salirono divi, n artisti, ma solo persone


di DALIA GABERSCIK

l 29 giugno ero a Viareggio. Dopo cena ho preso l'autostrada per tornare alla mia attivit milanese. Sono passata davanti alla stazione, come sempre. Era tutto normale. Tutto come sempre. A Milano, ben oltre la mezzanotte, ho acceso il computer e su facebook ho visto alcuni messaggi sulle bacheche dei miei amici viareggini. Leggevo parole senza senso. Era come se mi mancasse un pezzo. Poco tempo prima, un caro amico aveva perso la vita nel fuoco, il figlio di due nostri "fratelli", il piccolo Matteo Valenti appena affacciato al mondo del lavoro. Un dolore non contenibile che mi aveva colpito per la vicinanza, per la violenza e che ancora oggi dilania le vite di tutti quelli che gli hanno voluto bene. Era successo di nuovo: non potevo neanche pensare che altro ingiusto dolore fosse arrivato proprio l, nella terra dello svago, del divertimento, delle serate passate a cantare in spiaggia. Solo la mattina dopo, sono arrivati i primi nomi. Il "bilancio delle vittime". La disperazione ancora poco comprensibile, che aumentava insieme alla consapevolezza. Due nomi tra quelli che ho letto mi si sono fissati nella mente e non sono mai andati via: Lorenzo e Luca. Sono i nomi dei miei figli e sono i nomi, insieme a quello di Leonardo, dei figli di Marco, un nuovo amico che stimo e a cui voglio bene. Nomi che mi hanno fatto correre quella mattina di giugno allo Stadio dei Pini per i funerali. E l, di fronte al dolore della citt, a tutte quelle bare ho sentito un sentimento di appartenenza forte, sincero. Viareggio non era un pi solo un posto dove mi portava l'uomo di cui sar sempre "figlia". Era diventata la terra in cui abbiamo scelto di vivere, la terra che ci ha adottato. Poi il sindaco mi ha chiesto di "fare qualcosa", un evento, un raduno. Non era ancora tempo di cantare, ma tutti noi della Fondazione abbiamo sentito forte la necessit di "fare qualcosa". Facciamo un memorial -dico io un po' timorosa- una serata che sottolinei l'importanza della memoria e che porti ai molti che ancora stanno soffrendo, a coloro che lottano negli ospedali il nostro abbraccio, l'affetto della loro citt. E che porti a coloro che hanno perso delle persone almeno la certezza di non essere soli. Sono andata casa per casa, e sono stata accolta con amicizia da persone travolte dal dolore che mi hanno raccontato quel 29 giugno, la storia dei loro parenti, delle persone che quella notte hanno perso la vita. Non credo sia descrivibile il senso di gratitudine che provo per queste persone che oggi considero amiche. Mi hanno concesso il grande privilegio di poter raccontare attraverso la loro testimonianza le storie di quelle vite che non ci sono pi. Ricordo perfettamente tutte le parole che ho ascoltato, gli sguardi pieni di terrore che ho incrociato. Contemporaneamente in quei venti giorni che non si cancelleranno mai, con l'aiuto della stupenda Betta, chiamavamo artisti, illustri cittadini che sinceramente legati a questa terra, ci consentissero di sognare che quelle storie, che

Limpegno
Dalia Gaberscik e la Spoon River alla Cittadella dedicata ai morti: Lemozione ancora dentro di me
con tutta la delicatezza che eravamo capaci cercavamo di raccogliere nelle case dei tanti che siamo andati a disturbare, potessero trasformarsi in un racconto e in un abbraccio sincero, sentito. La Croce Verde, in quel momento compromessa dalla violenza del fuoco, ci ha aiutato a stabilire molti di quei contatti preziosi che ci hanno permesso, insieme ad Alessandra Scotti, oggi autrice del Festival Gaber, di confezionare un testo composto da tanti frammenti di un'unica storia. La cittadella il 26 luglio era piena come non l'avevo mai vista e il tono di quella serata do- rivavano, senza niente. Tra le ve tutti quelli che sono saliti mani solo "il loro fogliettino", sul palco, persone pi o meno con la storia che si sarebbero famose, sono state ecceziona- apprestati a leggere; questi sili, stato davvero irripetibile. gnori mi hanno regalato una fiNon c'erano divi, non c'era- ducia che ancora oggi non so no artisti, ma solo persone. Co- come posso essermi meritata s, dal nulla, sali(se non per gene vano sul palco paterno, che pedove c'era solo Da quella serata r in questi casi un leggo, che non affatto detgli indicavamo la consapevolezza to che centri due da dietro le quingenerazioni di fite. Arrivavano di un legame vero la!), la stessa fiducon la loro maccia che ci hanno china, si sentivano anche un regalato tutti quelli che alla Citpo' in colpa per non aver par- tadella hanno avuto voglia di cheggiato dove avevano par- venire, per stare insieme a tutcheggiato gli altri cittadini e ar- ta la citt e trarre forza dallo stare insieme. E quell'abbraccio che cercavamo alla fine arrivato. L'alba del 26 stata un'alba attesa, carica di sentimento e di una responsabilit che sentivo e che con grande incoscienza mi ero caricata sulle spalle, nella speranza di poter "fare qualcosa". La cittadella piena, il tono cos misurato della serata, e l'amicizia delle persone che ho conosciuto, accompagnano la mia vita. E sono tra le cose di cui vado pi fiera. Vorrei poterla raccontare ai miei nipoti, come da anziani si raccontano le storie ai bimbi. Con parole semplici, cercando di farsi capire. Mi immagino al caminetto che racconto a dei piccoli Luporini questa storia, senza pretese ma con l'orgoglio di averci creduto fino in fondo. E spero di poter insegnare loro l'importanza del ricordo, del non dimenticare mai, e la forza e la fiducia che quella serata ha insegnato a me. Spero, almeno allora, di essere in grado di spiegare UN PERCHE'. (Dalia Gaberscik con la Fondazione Gaber ha organizzato la serata alla Cittadella dedicata alla strage)

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Piccoli segni di aiuto, grandi eventi musicali e, su tutto, una legge


di MANUELA GRANAIOLA

uando penso alla strage di Viareggio mi domando spesso quale sia stato l'ultimo pensiero delle vittime prima che l'esplosione distruggesse le loro vite, sottraendole all'affetto dei familiari e della nostra comunit: cosa stavano pensando, che cosa progettavano per il proprio futuro quando sono state investite dall'ondata di fuoco. Dopo quello che accaduto abbiamo visto una eccezionale reazione della nostra comunit: tanti piccoli e spontanei gesti di aiuto, grandi eventi come il concerto di agosto e molto altri avvenimenti. Ma soprattutto una legge che in qualche modo qualificasse la solidariet verso vittime, superstiti e famiglie colpite. Che cosa stavano pensando, che cosa sognavano, quali erano i loro progetti per il domani. So che non c' risposta a questa domanda, ma so anche che, per quanto mi riguarda, ho fatto di tutto affinch la strage non rimanesse impunita. Per i diretti interessati e per tutta la citt. Mi sono battuta fin dalle prime ore, affinch non passasse l'idea che il disastro fosse causato dalla sfortuna, minimizzando le gravi responsabilit delle Ferrovie dello Stato. Minimizzare significava anche ridurre al minimo i "costi" d'immagine e il costo dei risarcimenti. Ci che accaduto a Viareggio non deve pi ripetersi ed per questo che, in attesa dell'accertamento giudiziario delle responsabilit, ho presentato un disegno di legge che prevedeva fosse assegnata al Commissario straordinario, la somma di 30 milioni, dei quali 20 finalizzati a un'equa elargizione a favore delle famiglie delle vittime del disastro a titolo di risarcimento dei danni morali subti e 10 milioni a integrazione dei 15 milioni stanziati dal Governo, oltre agli 1,5 stanziati dalla Regione, per la ricostruzione e per il finanziamento di iniziative proposte dal Comitato istituzionale per gli interventi urgenti e la ricostruzione. I danni materiali non risolvono infatti il problema degli indennizzi: era necessario ottenere che lo Stato anticipasse parte dei risarcimenti, in attesa del percorso giudiziario che sar purtroppo lungo. E questo era un passaggio chiave. Ho proposto che l'elargizione a favore dei familiari delle vittime fosse corrisposta anche a soggetti non parenti n affini, n legati da rapporto matrimoniale, che risultassero conviventi a carico della persona deceduta negli ultimi tre anni precedenti l'evento, nonch ai conviventi more uxorio. stato, questultimo, un traguardo difficile, raggiunto insieme agli altri parlamentari della provincia. Abbiamo preteso e ottenuto che la solidariet dello Stato non lasciasse nessuno da solo. Questo impegno ha fatto s che il parlamento approvasse la cosiddetta legge Viareggio che ha assegnato10 milioni per speciali elargizioni in favore dei familiari delle vittime e in favore di coloro che a causa del disastro hanno riportato lesioni gravi e gravissime. Non la cifra che avevo chiesto. Ma, in attesa della conclusione della vicenda giudiziaria, un segno concreto di un Paese che si stringe intorno ai suoi cittadini in lutto. (Manuela Granaiola senatrice della Repubblica)

La solidariet

Manuela Granaiola, senatrice, ha presentato la proposta che poi diventata la Legge Viareggio: sostegno immediato alle famiglie delle vittime e apertura ai diritti delle coppie di fatto

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Il ricordo
di GIULIANO BANDONI

Le Tartarughe lente sono il gruppo di motociclisti che si occupa della Casina, vicino a via Ponchielli e ai binari Un giorno qualcuno gett via i fiori messi per lutto. Provammo rabbia. Tutto cominci da l

ulce e Scarburato. L'abbiamo voluta ribattezzare cos quella che per tutta Viareggio, dopo quel tremendo 29 giugno 2009, diventata semplicemente la casina dei ricordi. Pulce e Scarburato come i soprannomi di Luisa e Andrea quando salivano in sella alla loro moto e tutti insieme ci trasformavamo nelle Tartarughe lente, un gruppo di amici con la passione dei motori che sotto quella pacifica insegna ha girato in lungo e in largo mezza Italia. Luisa e Andrea erano i

veri leader di quel gruppo: da lente, adesso diventato un loro partiva sempre l'idea giu- valore assoluto. Lo diventasta su cosa fare, su quali posti to quasi per caso, il 12 luglio andare a scoprire, sugli itine- 2009, neppure due settimane rari da seguire. Ma, soprattut- dopo la strage. Quel giorno, to, Pulce e Scarburato sapeva- mentre eravamo a San Miniano sempre donarci anche un to per una cerimonia dedicasorriso, un conta al disastro, siglio, una pacper una scelta ca sulla spalla, Un muratore sciagurata, qualuna barzelletta, cuno gett nei una smorfia. Ed trov una campana cassonetti della cos che ci piaspazzatura le letce ricordarli an- tra le macerie... tere, i bigliettini, cora oggi. i pupazzi, i fiori Gi, il ricordo. La casina di e i mille altri oggetti lasciati di Pulce e Scarburato ruota tut- fronte a via Ponchielli che erata intorno a questo concetto. no la testimonianza dell'affetChe, per noi delle Tartarughe to della citt per chi aveva

perduto la vita nell'esplosio- go della memoria diventato ne del treno. Quando sco- una sorta di tempio del ricorprimmo cosa era accaduto, ci do e della coscienza civile. mont dentro una rabbia in- C' un'intera parete che accocontenibile. Cominciammo a glie peluche di ogni tipo. Ma rovistare fra i rifiuti fin dentro ci sono anche i disegni dei la discarica per recuperare bambini, le frasi lasciate da quel patrimochi ha voluto vinio che rischiasitare di persova di andare irri- Pulce e Scarburato na i luoghi della mediabilmente strage, le sciarperduto. E ci riu- sapevano donarci pe dei tifosi di scimmo. La casicalcio venuti apna dei ricordi anche tanti sorrisi positamente in nacque l, quel via Ponchielli, le giorno. Da quella collera che foto di chi non c' pi lasciate si trasformata in energia po- da amici o parenti. L'ultimo sitiva. di questi cimeli una campaIn questi tre anni quel luo- nella di ferro che un murato-

re ha trovato mentre lavorava alla ricostruzione di via Ponchielli. All'inizio l'aveva presa con s. Poi, in un gesto di condivisione, ha voluto lasciarla a noi. Non sempre e non da tutti la casina dei ricordi stata accolta favorevolmente. Qualcuno ha equivocato le nostre intenzioni. Ha pensato che volessimo fare una sorta di cimitero. Forse, dopo tre anni, le vere intenzioni sono state finalmente comprese. (Giuliano Bandoni il presidente del gruppo Tartarughe lente)

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Venticinque anni di duro lavoro, di orgoglio e sacrifici


di FRANCESCO PINTO

ono arrivato subito. E sono stato in via Ponchielli che moriva fino alle 6,30 del mattino e non ho capito niente e ho visto cose forti che non avrei mai immaginato di vedere. Ho visto tante cose, ho visto quelle persone che conoscevo quasi tutte... Ancora oggi mi sento in colpa per gli altri... Mi sento in colpa perch sono stato fortunato... Ancora oggi vado a letto, la sera, e davanti agli occhimi passa tutto. Sapere chi il colpevole vero, sapere chi ha colpa: questo mi aiuterebbe, sarebbe qualcosa a cui potersi aggrappare. Perch se avessi fatto scoppiare una bombola nella mia officina uccidendo qualcuno sarei gi a San Giorgio... Invece, si capisce bene che qui ci sono di mezzo le potenze vere... Certo. Abbiamo ricostruito ed importante. Ci hanno dato i soldi per ricostruire gli stabili: ma poi nessuno ha pensato "andiamo a vedere se hanno bisogno di qualcosa"... Vale per le imprese e per le persone... Ci si aiuta tra di noi. Ci sono anziani, qui, che prima della tragedia erano dei prilli. Ed ora, invece, li vedi invecchiati tutti dun colpo. Perch abbiamo subito tutti una cosa che non normale... Sono omicidi: un conto la natura, unalluvione, un terremoto. E un conto il profitto. Tanti, quando parlano della strage, dicono: A quelli l hanno dato un sacco di soldi. Io vorrei rispondere: Bene. Ti do 800mila euro e ti levo la famiglia... voglio proprio vederli... Perch ci sono due tipi di ricchezza: sono ricco se c il mio pap che mi vuole bene... E se mi danno i soldi dopo che morto, sono povero. Com' oggi, tre anni dopo? Siamo rimasti qui perch non cerano alternative. E abbiamo riaperto per non buttare al vento venticinque anni di attivit, l'orgoglio del primo capannone che avevamo appena acquistato. Non so come

Ho la fortuna di poter vivere e di poter reagire


andr a finire: si sente la crisi, ma anche tanti clienti che in via Ponchielli non ci vogliono pi mettere piede. Con tutta la voglia che ho di riavere la vita di prima, noi che possiamo averla perch c' chi non pu, ad oggi non lo so se ho fatto bene... La strada chiusa da due anni e non pi come prima... Non era cos, era trafficata, c'era movimento, vita... Tanti viareggini sono sensibli: passare di qui non facile, sia che una parola su quello che successo ci scappa. Ci vorranno anni, servir tempo, per ricostruire davvero al di l delle mura. Ho tanta rabbia, dentro. Per quello che avevo e non ho pi. E non parlo dellimpresa. Parlo delle persone che non ci sono pi. Di Stefania e dei suoi bambini, con i quali sandava al mare insieme: la mia famiglia e quella di Marco. Contenti di quello che avevamo. (Francesco Pinto titolare con i fratelli del Centro noleggi F.lli Pinto in via Ponchielli)

Ricostruire

Via Ponchielli, la devastazione e la rinascita. Parla il titolare di unattivit commerciale Abbiamo nuove mura, importante. Ma ci vorranno anni, ci vorr tempo, per risorgere

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La sicurezza
di ALBERTO CHIOVELLI

Il direttore dellAgenzia per la sicurezza ferroviaria: ecco cosa abbiamo fatto per evitare nuove Viareggio Ma lItalia deve intensificare il rigore nella prevenzione, nelle ispezioni e nei controlli

essuna infrazione, da parte dellItalia, per le misure prese dallAgenzia per la sicurezza delle Ferrovie, allindomani del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. La procedura che fu aperta allepoca in sede di Unione europea stata archiviata in questi giorni. Gli stessi giorni in cui, in seguito allo svio accaduto a Bressanone, proprio grazie alle disposizioni relative alla esigenza di tracciabilit dei carri (standard costruttivi adottati, data di fabbricazione, fabbricante, attivit manutentive, ma-

nutentore/impianto di assegnazione, ultime revisioni e scadenze) lAgenzia stata in grado di fornire le informazioni utili sulle sale montate (ruote pi asse) del carro sviato. Tracciabilit, controlli straordinari alle frontiere e non solo, fino allobbligo di mancata accettazione dei carri con assili privi di tracciabilit e che non abbiamo superato i controlli straordinari, le check list definite con il ministero ed i controlli al confine per intercettare le perdite di sostanze dalle ferrocisterne: il lavoro che lAgenzia ha messo in moto dallagosto 2009. Negli stessi mesi in cui

muoveva i primi passi la task dellItalia, ci non ancora avforce europea istituita dopo Via- venuto. Oggi queste misure soreggio. Task force che nella citt no adottate su base volontaria colpita si riunita, voglio ricor- dagli operatori. Questa circodarlo, e che ha condiviso una stanza ci induce a ritenere che serie di misure a livello euro- le misure nazionali che abbiapeo, insieme alle altre Agenzie mo unilateralmente introdotto nazionali, - come ho sosteallAgenzia euronuto recentepea e alle associa- Viaggiare sereni mente nel corso zioni di settore dellaudizione un diritto, europee. davanti alla comCi aspettavamissione di indamo, sinceramen- un bene collettivo gine istituita dal te, che tali misuSenato - siano asre fossero rese obbligatorie, co- solutamente da mantenere. sa che ritenevamo e riteniamo Nella convinzione che la sicupi che opportuna. Purtroppo, rezza sia un diritto. Non solo nonostante le ripetute richieste una parola, ma bene collettivo

da salvaguardare come da mandato di questa Agenzia nazionale. Dietro i risultati ottenuti (meno 75% di sversamenti di merci pericolose in tre anni) c un continuo, giornaliero, lavoro di analisi degli eventi lungo le linee ferroviarie, incidenti compresi. Un lavoro di prescrizioni verso gli operatori, di attivit ispettiva e di controllo circa lottemperanza alle prescrizioni, ed in alcuni casi di introduzione di limitazioni e restrizioni dellesercizio. Ed facile immaginare che levoluzione del sistema ferroviario verso un sempre crescente numero di opera-

tori richieda unazione sempre pi continua ed incisiva dellAgenzia. Il cui compito principale non va dimenticato - quello sancito dalla norma europea. In base alla quale lAgenzia provvede affinch la responsabilit del funzionamento sicuro del sistema incomba sui gestori dellinfrastruttura e sulle imprese ferroviarie, obbligandoli a mettere in atto le necessarie misure di controllo del rischio. (Alberto Chiovelli direttore dellAgenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria)

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Trentadue volti e voci ci spingono, come dopo il primo minuto


di DANIELA ROMBI

o faccio per Emanuela e per tutti... Me lo ripeto da tre anni. Se sei una persona normale cos che ti va la vita, dopo... Cosa dovrei fare? Me lo sono chiesta tante volte. Stare a casa, a piangere? Andare al cimitero? Io e la mia famiglia si stava bene come s'era...A noi sono venuti fin dentro casa, a straziarci. Che armi abbiamo per battere un gigante come quello con il quale ci stiamo confrontando? Ce lo siamo domandato ogni giorno da quella maledetta notte. E abbiamo risposto con i fatti: solo la battaglia delle mamme, dei padri, delle sorelle, dei fratelli, dei figli. La battaglia di chi rimasto, senza poter fare a meno di dare voce, anche un solo attimo, a chi ci manca con lo stesso dolore del primo minuto. Trentadue persone che la sera non sbattono pi la porta di casa. Trentadue voci che nessuno ascolta pi. Trentadue sorrisi che nessuno vede pi. Io, Claudio, Valentina non vedremo mai Emanuela donna. E nessuno incontrer Luca e Lorenzo Piagentini ragazzi sul motorino. Se non possiamo sapere come saranno, perch a questa domanda non c' risposta, pretendiamo di sapere cosa li ha uccisi, rivendichiamo il diritto di chiedere perch successo e di chi la responsabilit. Questo il senso dei tre anni che noi familiari delle vittime abbiamo passato in strada, con i ferrovieri e i tanti cittadini che ci hanno sostenuto. Salgo sul palco, anche questo 29 giugno, indossando lo stesso vestito che ho raccolto dalla sedia quella notte, quando Emanuela mi ha telefonato dall' ospedale. Sul palco con tutti loro. In questo anniversario che un punto di svolta. Nell'attesa che ci consuma per quella chiusura delle indagini che deve aprire la strada verso la verit e la giustizia. Ma la nostra azione, cos come quella di chi da tre anni al nostro fianco, non ha mai smesso di pretendere anche sicurez-

Abbiamo incontrato lo strazio di tante altre tragedie dItalia


za. Lungo i binari, sui treni. Per chi viaggia, lavora, abita lungo la ferrovia. Siamo andati a Bruxelles, a Roma, a Genova, Firenze. E intorno a noi si sono strette le tragedie d'Italia che l'uomo poteva evitare; perch la sicurezza, nel nostro Paese, altro non considerata che un costo. In ferrovia come in fabbrica. Non ce ne faremo mai una ragione, non illudetevi. Noi familiari abbiamo letto, studiato, siamo diventati un po' ingegneri e un po' avvocati. Abbiamo trovato dentro di noi parole che non sapevamo. Abbiamo incontrato tecnici, magistrati, istituzioni, politici. Lo faremo ancora. E lo faranno in Tribunale i nostri legali ed i nostri consulenti. Con noi, i nostri morti. Vivi nella voce che sappiamo dare loro. Questa e sar la nostra forza. Diversamente non possiamo fare. Per non lasciarli andare via. Perch altri non debbano mai pi vivere lo stesso tormento. Perch chi deve, paghi. (Daniela Rombi la madre di Emanuela, morta nella strage. Ed la presidente ellassociazione Il mondo che vorrei).

Chi rimasto

Daniela Rombi, madre di una giovane morta nellesplosione: diamo voce a chi non c pi, chiediamo verit e sicurezza. E nessuno si illuda: non ce ne faremo una ragione