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Il Popolo Shardana La civilt, la cultura, le conquiste di Marcello Cabriolu Domusdejanas editore ISBN 978 88 97084 02 0

5.5 Le citt. Il modulo cittadino, prevalentemente edificato su rilievi dominanti e in prossimit di fonti di approvvigionamento idrico, curiosamente in piena armonia con i centri urbani dei Tursha1, ricalca a grandi linee limpostazione degli insediamenti cantonali, definiti ora distretti2. Ancora insistono, persino nei centri pi importanti, i vari quartieri racchiusi da cinte murarie palesemente a sacco, con lesterno in grosse pietre talora sbozzate e linterno in pietre pi piccole3. Un esempio preciso lo possiamo trovare nel contesto di Sulky, dove appunto la cinta, ridefinita arbitrariamente di casematte, composta da grossi blocchi ignimbritici, in bugnato rustico4. Essa separa il quartiere dei vivi da quello dei morti, con parallelismi davvero interessanti tra gli apparati urbani etruschi5. Si detto che le citt ricalcano e si fondano su insediamenti precedenti - come il caso dei centri etruschi quali Veio6 - anche perch persistono attorno a queste dei nuraghi semplici a controllo delle principali vie daccesso7. Il Nuraghe Tersilla, ad esempio, controlla laccesso, collocato a Nord, dellabitato di Santa Giusta a Muravera8. Nellabitato di Sulky, a SantAntioco, si porta invece come esempio il nuraghe collocato alla base del Forte Su Pisu, disposto anchesso in prossimit de Santa e Is Andaras, ovvero la via sacra di accesso allabitato. I dubbi sulleffettiva collocazione di Sulky creano, nello scrivente, non poche difficolt di elaborazione, in quanto il centro urbano rinvenuto tuttora non rispetta le misurazioni date dallinterpretazione cartografica della geografia tolemaica. Lelaborazione resa da Tolomeo si rivela sempre cos esatta9 e puntale per tutti gli altri insediamenti tanto da presupporsi altrettanto esatta nella collocazione dellantico centro di Sulky. Solleva tante perplessit invece quello che gli studiosi attuali travisano come centro urbano sulcitano che attualmente non rispetta n le coordinate tolemaiche n le distanze stabilite in epoca romana e si mostra come affetto da un errore di collocazione superiore ai 12 km. Definita questa precisazione passiamo ora al contesto tharrense, dove il Nuraghe Baboe Cabitza controlla costa e accesso alla citt con lo stesso ruolo che occupano il Nuraghe Diana relativamente allaltipiano di Pani Loriga a Santadi oppure ancora il Tanca di Spartivento10 e il Monte Settiballas relativamente al centro di Bithia. Le citt nuragiche si presentano inoltre corollate da cinte di muraglioni concentrici collocati sul profilo del rilievo ospitante, segnale di una consistente organizzazione militare a difesa del territorio e della posizione di rilievo occupata, protrattasi almeno sino al VI sec. a.C.11. Le citt presentano opere difensive quali porte turrite e cinte murarie poderose rinforzate da torri, tutte remore della concezione difensiva degli insediamenti rurali,
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M. Torelli, La storia, in AA.VV. (a cura di), Rasenna. Storia e civilt degli Etruschi, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano 1986, p.45
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F. Barreca, La Civilt feniciopunica in Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari 1986, p. 37 E. Acquaro, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, IPZS, Roma 1988, p.63 P. Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari 2009, p.119
Torelli, La storia, p.47 Torelli, La storia, p. 44

F. Barreca, Carbonia loc. Monte Sirai, in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, Ed. Jaca Book, Milano 1984, p. 54 fig. 16
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F. Barreca, Muravera Loc. Santa Giusta di Monte Nai, in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, M. Cabriolu, G. Vargiu, Cercando Metalla. La geografia antica del Sulci, Ed. Envisual, 2005, p.114, figg. 50-51
Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.87
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Ed. Jaca Book, Milano 1984, p. 122


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quali ad esempio le torri a tenaglia della cinta muraria eretta al Nuraghe Losa, dove assolutamente possibile asserire con fermezza la completa assenza di frequentazione fenicia o punica12. La citt del Bronzo Medio - come poteva essere Sulky13, giudicata tra le pi antiche insieme agli insediamenti del Sulcis14 - fungeva da collettore e da ridistributore del surplus di risorse, come ad esempio il rame argentifero, il piombo, il ferro e largento15. Il materiale proveniente dai centri interni16 veniva trasportato su una rete stradale costellata da insediamenti rurali come il nuraghe Sirai 17 o da avamposti militari come Monte Sirai18 oppure Pani Loriga, anchessi protetti da cinta muraria19. Si pu sostenere che gli impianti urbani del Sulcis siano tra i pi antichi in quanto sono quelli che presentano maggiori affinit urbane e di cultura materiale con lAntico Egitto e la regione del Levantino a sud di Monte Carmelo (El Hawat). Di riflesso in Egitto nei contesti di Medinet Habu, quasi a corroborare questa elaborazione compaiono chiaramente rappresentati i guerrieri Shardana con le insegne tipiche dei bronzetti rinvenuti a Uta, in localit Monte Arcosu e a Santadi20 . A testimoniare lalta antichit o una forma esclusiva di contatti estesi in precedenza solo al Sulcis, accostabili alle presenze Shardana nel Levantino e nellEgeo, si cita la presenza di frammenti di ceramica qualificabile come Miceneo III (1190-1050 a.C.)21, rinvenuti nel contesto abitativo di Sulky. Ulteriore conferma allelaborazione precedente ci viene data dal recupero di ceramiche qualificate come in stile miceneo e filisteo - quali una Stirrup Jar rinvenute ad esempio in prossimit del Nuraghe Is Baccas a Nora22, sottolineando il costante e capillare contatto culturale e manifatturiero, quasi invadente, da parte dei contesti isolani nei confronti del Levantino, molto pi di quanto non ci venga solitamente descritto. Limpianto urbano ordinato viene esposto avente forma fusiforme o sub ellittica e cinto da mura di macigni aggettanti, ridefinite a cremagliera, con cortine semplici e torri23. Limpianto cittadino mostra abitazioni, magazzini e laboratori raggruppati in isolati allungati che si affacciavano su lunghe vie tendenzialmente parallele: uno schema urbano che si protrae sino allepoca imperiale, come testimonia il poeta Claudiano (IV sec. d.C.)24. Qui ci si sofferma ad accomunare la planimetria di abitati quali Karalis, Sulky, Tharros, Sirai con contesti abitativi egizi quali Tell el-Amarna 25 e Deir el11

Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.91 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.113 Barreca, La Civilt feniciopunica in Sardegna, p. 25 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.61

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P. Bartoloni, Archeologia fenicio-punica in Sardegna. Introduzione allo studio, CUEC, Cagliari 2009, p.39
Bartoloni, Archeologia fenicio-punica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.34 Bartoloni, Archeologia fenicio-punica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.44 Barreca, La Civilt feniciopunica in Sardegna, p.25 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.86

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M. Cabriolu, Bronzetti: un attribuzione difficile in Lcanas, 41 (2009), p. 38


Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.62 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.73 Barreca, La Civilt feniciopunica in Sardegna, p. 69

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C. Tronchetti, Cagliari in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, Ed. Jaca Book, Milano 1984, p.
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Medina26, ricordando che questi ultimi erano frequentati dagli Shardana e perci tali da costituire una fonte dispirazione per i gruppi umani rientrati in patria. Tale elaborazione suffragata dalla presenza di elementi di culture materiali, definite cipriota ed egizia, databili attorno al XII sec. a.C.27, segno di esclusiva frequentazione da parte della Lega micenea in centri come ad esempio Tharros o Sulky, abitati da genti nuragiche. Di riflesso, quasi a confermare lorigine Shardana dei centri, si sottolinea che in contesti quali Santu Antine di Genoni, San Simeone di Bonorva, Su Palattu di Padria non si rinvenuto nessun elemento di matrice punica28. Per dovere di cronaca si riporta limprecisa e insistente, quasi ostinata, pretesa di alcuni studiosi29 di voler legare toponimi quali Magomadas, Tharros oppure Neapolis - dove non esistono tracce di frequentazione fenicia o punica30 - con il termine Qart Hadasht, inteso come citt nuova, solo per giustificare unimprobabile matrice nordafricana dei contesti indigeni. Ci si vuole soffermare un attimo per rimarcare la totale assenza di contrasto tra popolazioni di etnie differenti in quanto e ci confermato dalla genetica - non sussistono in Sardegna popolazioni differenti. I contatti, evidenziati a seguito di scambi commerciali, paiono univocamente svolti tra lo stesso gruppo umano sia esso stanziato sul territorio sia esso navigante, in quanto ambedue le componenti sono caratterizzate dalluso della stessa suppellettile che dalle medesime abitudini urbane. Limpianto stradario urbano ci mostra dei tracciati rettilinei senza tortuosit, come ad esempio a Tharros e Karalis, della larghezza di circa 4 m, che si adeguano alla configurazione del terreno. Il fondo stradale, come negli insediamenti minori, era pavimentato da lastre di vari litotipi e verr successivamente ricalcato nellimpianto urbano di epoca romana imperiale. Gli edifici possono essere descritti di forma quadrangolare, costituiti da piano terra e primo piano soppalcato e con diversi vani intonacati con una miscela di cenere e calce 31. La conformazione strutturale delle abitazioni ricorda le capanne definite a settori dei centri rurali, come ad esempio Su Nuraxi di Barumini e Serra Orrios di Dorgali, dove ora i tramezzi semicircolari di origine arcaica, rigorosamente a telaio, vengono sostituiti dai tramezzi rettilinei. Le murature interne definiscono degli ambienti precisi, affacciati sul cortile centrale, luogo di raccolta delle acque piovane, creando edifici somiglianti a is lollas attuali. I diversi ambienti di cui erano costituite le abitazioni mostrano un indirizzo prevalentemente residenziale anche se in alcuni contesti vengono rinvenuti locali a chiaro uso artigianale come ad esempio per la lavorazione e la conservazione del tonno. La pavimentazione delle abitazioni e degli edifici in genere viene realizzata in cocciopesto, un metodo di impasto che richiama lantica abitudine di rinforzare gli impasti ceramici con dimagrante di tipo calcareo per dare pi solidit al manufatto. Lapprovvigionamento idrico urbano era assicurato dalle numerose cisterne domestiche e dalle fonti pubbliche, connesse mediante canalizzazioni sotterranee ai punti di fruizione - come viene testimoniato anche nellimpianto urbano etrusco32 - oltre che dalle canalizzazioni di acque piovane attraverso pozzetti fognari ciechi33. Per quanto riguarda gli edifici osservati, questi sono stati individuati esclusivamente ad uso civile (abitazioni, bagni termali,
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N. Grimal, Storia dellAntico Egitto, Laterza, Roma 1988, p.301, fig.83


Grimal, Storia dellAntico Egitto, p.365, fig.116 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.93 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.109 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.94 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.95

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P. Bartoloni, Il museo archeologico comunale F. Barreca di SantAntioco, Carlo Delfino Editore, Sassari 2007, p.37
Torelli, La storia, p.45 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.75
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botteghe) o a carattere religioso (templi)34, rimangono perci assenti le strutture ad uso politico, forse per il protrarsi dellutilizzo dei nuraghi e delle capanne delle riunioni. Larea funeraria rispetta la collocazione degli insediamenti cantonali: prevalentemente nei settori settentrionali35 36 e quasi a ridosso degli abitati. Le testimonianze a sostegno di ci si possono trovare nel contesto di Olbia37 come in quello di Kalaris 38 o ancora di Monte Luna, a settentrione di Santu Teru di Senorb, oppure ancora a Pani Loriga di Santadi39 o a Nora40, aree tutte caratterizzate dalla presenza della sepoltura di un antenato/eroe. Il rituale funerario, attestato sin dal Neolitico, prevedeva linumazione verosimilmente per le classi meno abbienti - in camere ipogee e, solo in casi eccezionali, motivati probabilmente da epidemie, lincinerazione. Linumazione appare quindi consolidata e indiscutibile anche nellEt del Ferro (IX sec.a.C. VI sec. a.C.) nonostante le varie e immotivate supposizioni contrarie. Tralasciando diverse centinaia di aree funerarie, un esempio tangibile di inumazione in camere ipogee riviste e ampliate costituito dal contesto di Pani Loriga a Santadi, dove le Domus de Janas neolitiche furono ampliate e rivisitate41 durante il Bronzo Medio. Unaltra testimonianza data dagli ipogei funerari sottostanti la Basilica di SantAntioco Martire a SantAntioco i quali, nati come Domus de Janas e decorati con motivi a spirale e protomi taurine42, vennero riutilizzati con soluzione di continuit sino allepoca cristiana. Il rapporto tra abitato e necropoli sempre stato correlato, tanto che la crescita di uno avrebbe comportato necessariamente lampliamento dellaltra. La crescita cittadina, in contesti come Tharros, Sirai, Karalys, carenti di spazi a meridione, spinse allo spostamento della cinta muraria settentrionale, che and cos a sovrapporsi alle pi antiche sepolture43, mentre la necropoli prosegu la sua espansione ponendo le sepolture pi recenti sempre pi a settentrione. Il sostegno a tale elaborazione si pu facilmente trovare nellanalisi del contesto funerario di Sulky dove le sepolture pi antiche sono collocate in zona Montecresia, in prossimit della vecchia cinta muraria. Una volta ampliata la citt la cinta venne riposizionata dove sorge attualmente - ovvero in corrispondenza della collina del Forte sabaudo - e le sepolture pi arcaiche dove compare una protome taurina - vennero inglobate nel tessuto urbano, mentre le pi recenti vennero scavate pi a Nord44. La presenza eccezionale di due necropoli, una meridionale ed una settentrionale, nei centri di Tharros e Karalys, fa supporre lesistenza di due centri nati separati e confluiti poi in un unica grande citt. Lo scavo degli ipogei, probabilmente attuato da una squadra di operai specializzati, rivela lutilizzo di strumenti quali scalpelli con taglio di circa 4 cm oppure di
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Barreca, La Civilt fenici punica in Sardegna, p.71 Acquaro, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, p.63

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A. Stiglitz, Note sullo spazio funerario urbano della Sardegna punica, in Span Giammellaro Antonella (a cura di), Atti del V Congresso internazionale di studi fenici e punici. Universit degli studi di Palermo 2005, pp 1117-1125
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Acquaro, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, p.86 Barreca, La Civilt feniciopunica in Sardegna, p. 69

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F. Barreca, Santadi Loc. Pani Loriga in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, Ed. Jaca Book, Milano 1984, p. 140
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A. Siddu, Nora fenicio-punica in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, Ed. Jaca Book, Milano 1984, p. 131
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Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.88

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M. Cabriolu, La Preistoria nellisola di SantAntioco, Gruppo Ed. Lespresso, 2005


Stiglitz, Note sullo spazio funerario urbano della Sardegna punica, p.1124 Bartoloni, Il museo archeologico comunale F. Barreca di SantAntioco, p.43
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piccozze come quelle forgiate nei contesti metallurgici (cfr 5.3). Le camere spesso propongono pitture parietali riproducenti la Divinit oppure motivi geometrici e metopali45 di profonda tradizione neolitica. Addirittura, nel caso di Othoca46, un lampante esempio di riutilizzo - con precisi accostamenti ad un caveaux batis di Byblo - mostra il soffitto a doppio spiovente di indubbio gusto neolitico. La struttura architettonica delle sepolture, nonostante trovi precisi riferimenti con il nord Africa47, autoctona, in quanto molto antica e affermata sul territorio. Lalta antichit e loriginalit degli elementi sepolcrali sardi, quali i corredi e le decorazioni in rilievo e dipinte in rosso ocra, scaturiscono in maniera talmente forte e importante da infiltrarsi persino tra gli elementi berberi collocati nella sponda meridionale del Mediterraneo. Non errato considerare che verosimilmente la cultura ipogeica sarda sia stata esportata nel Mediterraneo centrale e nel Nord Africa dai naviganti Shardana durante i contatti con i Libou e i Meshwesh. La tecnica di tumulazione prevedeva gli stessi procedimenti tipici quali il lavaggio e lunzione48, caratterizzanti il rituale di matrice neolitica49. Si gi preannunciato che allinterno delle aree funerarie trovano spazio alcuni edifici definiti templariheroon, probabilmente in corrispondenza della citata sepoltura dellantenatoeroe, come possibile osservare ad Antas di Fluminimaggiore50, a Monte Sirai di Carbonia51, a Sa Guardia e is Pingiaras di SantAntioco oppure ancora a Su Muru Mannu di Tharros e a Nora52. E doveroso segnalare che i rituali funerari appena descritti, quali il processo di trattamento del defunto unito allinumazione in camere ipogee quasi addossate alla sepoltura delleroeantenato, trovano sempre un riscontro preciso nei complessi funerari dellAntico Egitto53, quasi a dare sostegno alle testimonianze di contatti e scambi culturali tra le milizie Shardana e la cultura egizia del XIV sec. a.C. Eancora dobbligo segnalare che la consuetudine di tumulare in prossimit di eroi o antenati testimoniata in svariati siti trasversalmente a varie epoche e culture come a SEna e Thomes di Dorgali (Tomba dei Giganti Bronzo Medio e epoche di tumulazione successive), a Su Romanzesu di Bitti (heroon e sepolture successive), a Montecresia a SantAntioco (domus con protome e catacombe cristiane), ad Antas di Fluminimaggiore (sepolture a forno del Bronzo Finale/Ferro I)54. Sulla base di queste valutazioni possibile descrivere un contesto sinora trascurato e che merita pi ampi studi e valutazioni quale lacropoli di Tharros. Lacropoli di Tharros, denominato anche Su Muru Mannu, ospita il basamento di un edificio rettangolare decorato con motivi metopali e numerosi frammenti di colonne. Attorno alledificio emergono, in un contesto trascurato e coperto di erbacce, i gradoni di accesso alla struttura, in materiale ignimbritico, segnati dagli incavi per gli stipiti in legno. Le dimensioni della struttura e gli accessi suggeriscono che si tratti di una costruzione importante, la collocazione sul colmo dellacropoli sostiene lipotesi avanzata e la presenza di numerosi frammenti di colonne, in arenaria
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Bartoloni, Archeologia fenicio-punica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.59 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.93 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.108 Bartoloni, Archeologia feniciopunica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.58 Cabriolu, La Preistoria nellisola di SantAntioco Acquaro, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, p.71 Acquaro, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, p.67 Bartoloni, Archeologia feniciopunica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.34 Grimal, Storia dellAntico Egitto, p.156 fig. 43

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R. Zucca, Il Tempio di Antas, Carlo Delfino Editore, Sassari 1989, p.36


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gessosa, suggerisce che si tratti di un tempio. Nel 1974 e nelle successive campagne di scavo svolte nella localit Monti Prama vennero rinvenuti dei frantumi di arenaria gessosa in giacitura secondaria, derivati dalla frammentazione di grosse statue. Queste statue, frammentate in pi di 5000 pezzi erano accompagnate in uno strato sterile da frammenti di bronzo e ceramica che andavano dallEt Nuragica a quella romana55. Un restauro operato in tutta fretta con metodi alquanto invasivi ha restituito dei colossi di 2,50 mt circa di altezza riproducenti 16 pugilatori, 8 guerrieri ed un individuo pi grande rispetto agli altri, per un totale di 25 statue. Si segnala inoltre che lazione di restauro deve aver asportato accidentalmente la colorazione originale presente sulle statue56. I frammenti hanno rivelato inoltre la presenza di capitelli di colonne e riproduzioni di lucerne o bruciaprofumi erroneamente classificati come modellini di nuraghi. Per fortuna i rinvenimenti di bracieri57, simili ai modellini di nuraghi - quali quello della capanna delle riunioni di Palmavera ad Alghero oppure quello collocato nel pozzo di origine nuragica a Campu e sa Domu a Carbonia - dovrebbero aver fugato i dubbi interpretativi anche tra gli studiosi pi tenaci. La frantumazione delle statue, confermata da studi autorevoli58, sembrerebbe un atto intenzionale, visto che i pezzi sono spezzati negli stessi punti. I frammenti rivelano un intervento sistematico verso collo, gambe, spalle e polsi delle statue probabilmente dettato o legato a qualche credenza religiosa59 oppure, a detta di altri, risultato di uno scontro inverosimile tra conterranei60. Lo scrivente ipotizza che la collocazione originaria delle statue sia stata sullacropoli di Tharros61, in quanto questa ospita ancora la pianta di una struttura templare. Oltre al verosimile impianto, sullacropoli residuano numerosi frammenti in arenaria gessosa con le stesse decorazioni dei frammenti/lucerne di Monti Prama, al contrario della localit di rinvenimento, che non mostra invece traccia della presenza di un tempio. La collocazione delle statue deve essere stata sopra basamenti62 anchessi in arenaria gessosa. Uno studio autorevole63, effettuato dal Prof. Massimo Pittau, ne colloca sedici in particolare, ovvero i pugilatori, a fungere da cariatidi, o meglio telamoni laterali, per la trabeazione in legno64 del tipico tetto templare a doppio spiovente. Larredo templare si suppone abbellito con le lucerne e le colonne decorate e completato con le otto statue di guerrieri collocate alle spalle della statua indefinita, pi grande delle altre, che M. Pittau nella sua opera suppone sia il Sardus Pater. Anche se lo scrivente ha supposto una figura umana governante a rappresentare lantenato Sardus Pater - come si pu verificare che accada nei contesti egei ed egizi - condivide pienamente lelaborazione del Pittau sulleroizzazione dellAntenato. Tale considerazione scaturisce dalle analisi culturali di chi scrive relative al periodo in esame e dalla convinzione che i templi65 dedicati al Sardus Pater, in armonia con gli scrittori classici, fossero parecchi. Tale valutazione nasce spontanea se si considera che nei centri urbani definibili
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C. Tronchetti, Nuragic statuary from Monte Prama, in A.A.V.V. (a cura di), Studies in Sardinian Archaeology II: Sardinia in the Mediterranean, Ann Arbor 1986, p.41
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Tronchetti, Nuragic statuary from Monte Prama, p.41 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.126

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M. Pittau, Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monti Prama, EDES-Editrice Democratica Sarda, Sassari 2008, p.41
Pittau, Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monti Prama, p.41 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.94

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M. Cabriolu, I giganti di Monti Prama, in I Giganti di Monti Prama, Conferenza 10 luglio 2009, SantAntioco
Tronchetti, Nuragic statuary from Monti Prama, p.44 Pittau, Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monti Prama, p.24

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E. Contu, Larchitettura nuragica, in AA.VV. (a cura di), Ichnussa. La Sardegna dalle origini allEt classica, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano, p.141
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come citt possibile osservare degli edifici templari collocati, nella maggior parte dei casi, nella zona nord delle necropoli. Questi edifici, interpretati discutibilmente come tophet, restituiscono nello strato pi antico elementi quali vasi bollilatte di foggia nuragica realizzati al tornio66. Questi edifici riassumono il concetto delleroizzazione dellantenato, celebrato nel penetrale, con la deposizione degli individui attorno al commemorato, tipica di contesti precedenti, come possibile vedere nella Tomba dei Giganti di SEna e Thomes di Dorgali, circondata da fosse terranee successive. E corretto poter affermare che tali edifici sono una prerogativa sarda e della Tyrrenide, in quanto sia nel Levantino che nella penisola iberica sono completamente assenti67, mentre risultano utilizzati in Sardegna gi dallVIII sec. a.C. (Sulky a SantAntioco, non necessariamente allatto di fondazione della cittadina). In merito alla collocazione temporale il Pittau elabora unedificazione templare pi tarda, legata alla sconfitta di Cartagine68. Lo scrivente invece elabora unet pi alta per quella in cui prese vita il Tempio del Sardus Pater, individuandola verosimilmente nel periodo della talassocrazia micenea, ovvero delle vicende dei Popoli del Mare, periodo in cui numerosi individui indigeni ebbero la possibilit di occupare elevati ranghi della scala sociale egizia (Guardia del Faraone) 69 o degli stati del Levantino (Guardie a Byblo)70. I successi, la particolare benevolenza militare ottenuta (Stele di Tanis Ramses II)71, uniti ai contesti di vita cittadini e al tenore di vita allestero avranno di certo stimolato lego dei Shardana. E verosimile considerare che, a seguito del rientro in patria dopo alcune campagne militari, i guerrieri abbiano sentito lesigenza di celebrare gli eroi e le conquiste, contemporaneamente alla pretesa di rendere in patria adeguamenti urbanistici dettati dalle abitudini acquisite allestero (Karnak Egitto). Si segnala che in Egitto e non solo le abitudini cultuali stimolavano gli ingegneri a progettare, in contesti celebrativi dei faraoni attorniati dalle tombe della propria corte (simile alleroizzazione dellantenato), delle strutture templari. I colonnati ottenuti appaiono sempre costituiti da 8 oppure 16 elementi, come ad esempio a Luxor nel tempio di Amenhotep III nella colonnata processionale72 oppure a Medinet Habu, nel tempio funerario di Ramses III, sistemato allinterno delle corti delimitate dai piloni riproducenti le battaglie contro i Popoli del Mare73. Questa consuetudine rinvenibile anche localmente analizzando il contesto del vano mediano del Tempio di Antas dove, davanti alle pareti, possibile osservare otto pilastri con capitelli dorici destinati a sostenere il tetto74, e dove forse testimoniata persino la presenza di monumentali75 gole egizie. Ancora, in ultima analisi, si pu citare il tempietto K di Tharros, proposto con fregio di urei, gola egizia e coronato dal segno distintivo della Dea Madre: un toro sormontante il
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Contu, Larchitettura nuragica, p.141


Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.61 Bartoloni, Archeologia feniciopunica in Sardegna. Introduzione allo studio, p.66 Pittau, Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monti Prama, p.55

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G. Ugas, Alba dei Nuraghi, Fabula, Cagliari 2005, p.207 J.A. Knudtzon, Die El Amarna Taflen, Lipsia 1907, pp. 394 528 530 A. Gardiner, La Civilt Egizia, Einaudi, Torino 1971, p. 236
Grimal, Storia dellAntico Egitto, p.348, fig.107 Grimal, Storia dellAntico Egitto, p.110

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F. Barreca, Fluminimaggiore loc. Antas, in E. Anati (a cura di), I Sardi: La Sardegna dal Paleolitico allEt romana, Ed. Jaca Book, Milano 1984, p. 62
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Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.126


Il Popolo Shardana La civilt, la cultura, le conquiste di Marcello Cabriolu Domusdejanas editore ISBN 978 88 97084 02 0

Il Popolo Shardana La civilt, la cultura, le conquiste di Marcello Cabriolu Domusdejanas editore ISBN 978 88 97084 02 0

frontone del tempio76. In merito alla collocazione delle urne cinerarie in prossimit di queste strutture si possono avanzare due ipotesi: la prima preventiva che si tratti di individui giovani77 deceduti a seguito di malattie contagiose e perci cremati onde evitare contagi; la seconda, ipotizzata dallo scrivente come rituale, tenga conto del fatto che, essendo i deceduti individui al di sotto delladolescenza o in procinto di arrivare ad essa, essi non avessero ancora superato il rituale del fuoco. Questo rituale, coincidente con lattuale festivit di San Giovanni, era il passo necessario per entrare nella fase adulta e di pienezza religiosa. Quindi si pu supporre che fosse fondata la credenza relativa al mancato passaggio nellOltretomba degli individui senza battesimo, un po come veniva concepita una non recente credenza cristiana, sul fatto che lanima dei bimbi deceduti non ancora battezzati non raggiungesse il Paradiso. Pare verosimile pensare che in mancanza di questo ai defunti prematuri venisse forzato un surrogato di battesimo, attraverso la cremazione, affinch lanima defunta raggiungesse laldil.

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Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.132 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.58
Il Popolo Shardana La civilt, la cultura, le conquiste di Marcello Cabriolu Domusdejanas editore ISBN 978 88 97084 02 0

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