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il magazine della CROCE ROSSA ITALIANA Anno II ~ NUMERO 3 Maggio + Giugno 2012

il magazine della

CROCE ROSSA ITALIANA

Anno II ~ NUMERO 3 Maggio + Giugno 2012

ULTIMORA

TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA

AL LAVORO PER UNA NUOVA EMERGENZA

L’INTERVISTA

ANDREA RICCARDI

VIGILARE CONTRO LA CULTURA DEL DISPREZZO

SCRIVE PER NOI

MARCELLO VILLARI

QUANDO LA DISCRIMINAZIONE COLPISCE I PROFUGHI

DISCRIMINAZIONI
DISCRIMINAZIONI

EDITORIALE

D

150+

A FIANCO DI CHI HA BISOGNO

di Francesco Rocca

Commissario straordinario Croce Rossa Italiana

Rocca Commissario straordinario Croce Rossa Italiana Mentre stiamo andando in stampa, gli ultimi drammatici

Mentre stiamo andando in stampa, gli ultimi drammatici eventi del terre- moto in Emilia e della bomba di Brindisi ci hanno costretto a ritardare di qualche giorno e cambiare ovviamente l’apertura e l’editoriale. Questo numero è stato dedicato alle discriminazioni e alle tante sfaccettature che questa parola porta con sé e proprio per questo abbiamo voluto ospi- tare una serie di importanti interventi sul tema. Avrei voluto parlare del- l’importanza della Croce Rossa e del volontariato per far fronte a un problema che purtroppo cova sempre sotto la cenere e che tante, troppe volte, torna fuori con estrema drammaticità. Tutto è cambiato, ovviamente, quando ci siamo svegliati sabato 19 mag-

gio con la tragedia della bomba infame di Brindisi davanti alla scuola Morvillo-Falcone che ha tolto la vita a Melissa e ha ferito un’intera comunità nazionale: una violenza che non ha giu- stificazioni e che deve essere solo condannata fermamente. Colpire una scuola è infatti un atto di inaudita ferocia:

si colpisce la speranza, si colpisce il luogo dove si diffonde il sapere e si dissemina la cultura dell'integrazione e della cittadinanza attiva. In quella circostanza, i volontari della Croce Rossa di Brindisi sono intervenuti a sostegno delle vittime e dei familiari. Poche ore dopo, poi, una forte scossa di terremoto sconvolgeva la vita dell’Emilia, colpendo una serie di paesi e mettendo in ginocchio un tessuto sociale e soprattutto industriale che faceva prosperare quella zona del nostro Paese. Il 29 una seconda scossa raddoppiava il numero degli sfollati e portava a 17 il numero delle vittime. Scrivo questo editoriale, appena tornato da una visita che ho voluto fare nelle zone maggiormente colpite dal terremoto, per rendermi conto personalmente della situazione e per incontrare le centinaia di uomini e donne della nostra As- sociazione che hanno risposto e stanno rispondendo a questa nuova emergenza. Storie di volontari di Finale Emilia,

di Sant’Agostino, di San Felice sul Panaro, giusto per citarne qualcuno, che subito dopo aver messo in sicurezza i pro-

pri cari, hanno indossato la divisa della Croce Rossa e si sono messi a disposizione della propria comunità. Una ri- sposta efficiente e puntuale dell’intero sistema di Protezione Civile che proprio in Emilia Romagna è un’eccellenza.

A causa delle frequenti repliche di scosse di terremoto, ho riscontrato nella popolazione presente nei campi, com-

posta anche da moltissimi anziani e da stranieri, molta preoccupazione e disagio. Proprio per questo, abbiamo de- ciso di aumentare il sostegno psicologico: passata la paura per la prima grande scossa, ora per alcuni comincia anche l’angoscia per il domani. Sappiamo che ci sono a rischio parecchi posti di lavoro perché il tessuto industriale è stato gravemente danneggiato. Dal punto di vista sociale c’è un lavoro molto delicato da fare e i nostri volontari stanno cercando di dare il loro contributo al meglio. L’altro aspetto che stiamo implementando è l’animazione: è oppor- tuno creare dei momenti di svago, per alleggerire la tensione. Poi ci sono molti anziani e questo è un altro problema molto serio. Alcuni sappiamo non vogliono lasciare la terra dove sono cresciuti, dove hanno le radici e quindi dob- biamo cercare di farli uscire dalle tende senza sradicarli. Insieme a loro questa fragilità nella fragilità del tessuto ur- bano riguarda anche i nuclei familiari più deboli, quello degli extracomunitari, degli stranieri, che sono da sostenere. Un grande lavoro, una grande sfida, che i volontari e gli operatori della CRI, sapranno sicuramente portare a ter- mine nel migliore dei modi.

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LIPTON ICE TEA. DRINK POSITIVE
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Croce Rossa Italiana 150 + Il Magazine della Croce Rossa Italiana Registrazione al Tribunale di

Croce Rossa Italiana

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Hanno collaborato:

Marco Accorinti, Maria Grazia Baccolo, Sandra Crowther, Ludo- vico Di Meo, Silvia Elzi, Ilaria Forte, Adele Fraschetti, Marco Ga- lassi, Paola Longobardi, Marusca Micchi, Eloisa Miranda, Michele Novaga, Gian Marco Onorato, Fabio Patruno, Alessandro Pistecchia, Paolo Russo, Andrea Niccolò Strummiello, Marcello Villari, Giovanni Zambello.

Progetto grafico, photo editing, impaginazione e produzione:

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Segreteria di redazione:

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@pressCROCEROSSAIbrahim Malla, Andrea Niccolò Strummiello, E.Tovar. Ufficio Stampa - Croce Rossa Italiana S OMMARIO D 4

Ufficio Stampa - Croce Rossa ItalianaAndrea Niccolò Strummiello, E.Tovar. @pressCROCEROSSA S OMMARIO D 4 ULTIM’ORA Terremoto in Emilia Romagna, al

SOMMARIO

D

4 ULTIM’ORA Terremoto in Emilia Romagna, al lavoro per una nuova emergenza 10 L’INTERVISTA Vigilare
4
ULTIM’ORA
Terremoto
in Emilia Romagna, al lavoro per una nuova emergenza
10
L’INTERVISTA
Vigilare contro la cultura del disprezzo
Intervista ad Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione
16
PRIMO PIANO
Conoscenza dell’altro e integrazione per un futuro migliore
Come imbrigliare l'islamofobia
Rom e discriminazione
Discriminazioni antigay
Se la diversità si chiama dipendenza
È la diversità che accomuna
28
TESTIMONIANZE
Oltre 20 anni di impegno contro le discriminazioni
Franco Pittau racconta la sua ventennale esperienza nella lotta alle discriminazioni
34
IN MEDIA CRI
I tentacoli della discriminazione
Quando progresso tecnologico e civile non vanno di pari passo
40
FOCUS
Impegno concreto per le pari opportunità
Al servizio dei ragazzi disabili, una struttura che insegna l’autonomia
48
SCRIVE PER NOI
Quando la discriminazione colpisce i profughi
Marcello Villari, Caporedattore ai Servizi Esteri del TG5 racconta la sua esperienza
52
STORIE DI VOLONTARI
Insegnando si riceve più di quanto si dà
Eloisa Miranda racconta le sue esperienze di insegnamte al Centro di Accoglienza Migranti
Nulla accade per caso
La storia di Marusca Micchi, forza e volontà al servizio di CRI
Una volontaria italiana in Siria
Silvia Elzi racconta l’incontro fra due culture
64
CRI NEL MONDO
CRI in Palestina: capoeira a Hebron
70
LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE
Kazakistan: il volontariato come strumento per combattere l’esclusione sociale
Bosnia Erzegovina: i sette principi in scena
74
IL COMITATO INTERNAZIONALE
Croce Rossa Cipriota: la 188 a Società Nazionale del Movimento
CICR, Giornata Internazionale per la sensibilizzazione sulle mine
78
CONOSCIAMO I COMITATI
Le attività della CRI a Milano, Napoli e Urbino
84
ATTIVITÀ
News dal territorio
Disagio giovanile e devianze: come la CRI interviene
92
DIU

Diritto Internazionale Umanitario e le discriminazioni

© Michele Belmondo TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA, AL LAVORO PER UNA NUOVA EMERGENZA IL 20
© Michele Belmondo
TERREMOTO
IN EMILIA ROMAGNA,
AL LAVORO PER UNA NUOVA EMERGENZA
IL 20 MAGGIO IL SISMA HA SCONVOLTO LA REGIONE.
MARTEDÌ 29 LA SECONDA TERRIBILE SCOSSA. NELLE
PRIME ORE SUBITO IN AZIONE 200 VOLONTARI CRI
PER ASSISTERE LA POPOLAZIONE

ULTIMORA

U LTIM ’ ORA

di Felicia Mammone e Lucrezia Martinelli

UN FORTISSIMO SISMA HA COLPITO IL 20 MAG- GIO IL NORD ITALIA, DEVASTANDO L’EMILIA RO- MAGNA. LA SCOSSA, DI MAGNITUDO 5,9 DELLA SCALA RICHTER, SI È VERIFICATA ALLE 4.04 CON EPICENTRO A 36 CHILOMETRI A NORD DI BO- LOGNA, FRA LE PROVINCE DI MODENA E FER- RARA. POI UNA SECONDA TERRIBILE SCOSSA HA PORTATO A 17 IL NUMERO DELLE VITTIME E A 15.000 QUELLO DEGLI SFOLLATI. FINALE EMI- LIA, FERRARA, SANT’AGOSTINO, MIRANDOLA, SAN FELICE SUL PANARO, SAN POSSIDONIO, BONDENO, CAVEZZO, MEDOLLA, FERRARA, MO- GLIA (MANTOVA) SONO I CENTRI PIÙ COLPITI.

Fin dai primi minuti la Croce Rossa Italiana ha attivato la Sala Operativa Nazionale, che ha coordinato le operazioni e la Sala Operativa Regionale Emilia Romagna insieme alle Sale Provinciali. Mobilitati inizialmente 200 volontari dell’Emilia, ai quali se ne sono poi aggiunti anche altri provenienti da Toscana, Trentino, Umbria. La CRI, in stretta collaborazione con Protezione Civile, è stata impegnata anche nei giorni successivi nelle attività di assi- stenza alla popolazione colpite dal sisma. Coordinati da Michele Camurati, Responsabile della Sala Operativa Regionale, ad oggi sono operativi oltre 200 volontari CRI (nel momento in cui an-

diamo in stampa) che gestiscono i punti di accoglienza di: S. Ago- stino (FE), presso il Palareno, con capienza fino a 210 persone; Moglia (MN), 52 persone assistite; Finale Emilia (MO), 170; Cam- posanto (MO), 50; Bondeno (FE), 30; Mirandola (20), 20; Fer- rara (FE), 50 persone. La CRI ha garantito supporto sanitario-logistico e distribuzione di generi di conforto. Ha mon- tato 12 tende pneumatiche ad uso centro di accoglienza e attivato 3 PMA (Posto Medico Avanzato) a Finale Emilia, a Mirandola e a

San Felice sul Panaro. Montate ed attivate 2 cucine. Le attività svolte riguardano il supporto e l’assistenza sanitaria, trasferimenti

e trasporto disabili, distribuzione generi di conforto e pasti (pre- parati da altre associazioni), monitoraggio e censimento della po- polazione nei punti di accoglienza. Effettuata anche attività di

carattere psico-sociale con l’ausilio per i più piccoli di clowneria

e animazione.

Quindici volontari CRI sono stati impiegati a San Possidonio (MO) nel campo per 250 ospiti allestito dalla Regione Toscana. Per la presenza di oltre 60 bambini e ragazzi in una fascia d’età che va da zero anni fino a 17 circa, su iniziativa dei volontari CRI pro- venienti dal Comitato Locale di Firenze e con l’aiuto della Mise- ricordia di Montenero, è stata aperta una ludoteca per le attività ludico-creative.

SISMA EMILIA:CROCE ROSSA ITALIANA ATTIVA RACCOLTA FONDI PER SOCCORSO E ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE

La Croce Rossa Italiana ha attivato una raccolta fondi per sostenere gli abitanti dell’Emilia Romagna colpiti dal sisma del

20 maggio. Le donazioni raccolte saranno impiegate nelle operazioni di soccorso e di assistenza alla popolazione.

La CRI, operativa sin da subito dopo il terribile evento, è al momento impegnata nella gestione dei centri di accoglienza

per gli sfollati, nel supporto sanitario-logistico e nella distribuzione di generi di conforto, con mezzi adibiti al trasporto

di materiale sanitario e pulmini per il trasporto disabili, e nelle attività psico-sociali con l'ausilio, per i più piccoli, di

Clowneria e animazione.

E’ possibile donare mediante:

BONIFICO SU CONTO CORRENTE BANCARIO Codice IBAN:IT19 P010 0503 3820 0000 0200 208 Intestato a:"Croce Rossa Italiana,Via Toscana 12 - 00187 Roma" presso Banca Nazionale del Lavoro - Filiale di Roma Bissolati Tesoreria -Via San Nicola daTolen- tino 67 - Roma Indicare la causale "Sisma Emilia Romagna" (Per donazioni dall'estero codice BIC/SWIFT:BNLIITRR)

CONTO CORRENTE POSTALE

n.300004

intestato a:"Croce Rossa Italiana,via Toscana 12 - 00187 Roma" Indicare la causale "Sisma Emilia Romagna"

ON-LINE Sul sito www.cri.it,nella sezione DONA on-line,selezionare la causale "Sisma Emilia Romagna"

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U LTIM ’ ORA

ULTIMORA

LA GIOIA DI ESSERE

D’AIUTO NEI

RACCONTI DEI VOLONTARI

DI FINALE EMILIA

I PRIMI INTERVENTI DI SOCCORSO RACCONTATI DA GABRIELE

«Siamo riusciti ad intervenire prontamente subito dopo il sisma: alle 4.27 il nostro sistema era già a regime, devo dire anche per merito di un nucleo di sei volontari che si sono resi subito disponibili». Alle 4.27 Gabriele Mantovani, vo- lontario della Croce Rossa e coordinatore del servizio am- bulanze CRIdi Finale Emilia, è entrato in attività per questa drammatica emergenza. A distanza di 40 ore era ancora al lavoro senza sosta, infaticabile come gli altri volontari che lo hanno affiancato in uno straordinario lavoro di assistenza alla popolazione colpita dal terremoto. «Grazie poi al supporto del Comitato locale CRIdi Carpi - racconta Gabriele - nel giro di un’ora dal sisma siamo riu- sciti a gestire tutti i trasporti, i feriti su chiamata del 118, le persone sfollate dalle case inagibili al centro raccolta po- tendo contare, a Finale, su 5 ambulanze, 2 pullmini, una au- tomobile per trasporto disabili più altri mezzi di trasporto vari. Abbiamo anche partecipato all’evacuazione degli ospedali di Finale, Mirandola e Cento». «Domenica, il giorno del terremoto, è stata una giornata davvero intensa, mi ha colpito soprattutto la calma della po- polazione civile che ha reagito mostrando sentimenti di grande solidarietà e unione. Il panico era dipinto sui volti delle persone anziane che non volevano abbandonare la casa. Alcune di esse erano anche ferite, con fratture al fe- more, al bacino e traumi vari, accomunati da una unica esclamazione:“Io non lascio casa mia!”. In questi casi - pro- segue Gabriele - c’è voluta molta pazienza per fare opera di convincimento, del resto non potevamo fare diversamente, erano feriti e le loro abitazioni inagibili». Professionalità, ef- ficienza, umanità, doti fondamentali per gestire con il do- vuto controllo la situazione, anche se operare nella propria città distrutta è un dolore che si rinnova ad ogni angolo. «Non ho potuto fare a meno di commuovermi - ammette Ga- briele - quando mi sono recato nel PMA della Croce Rossa:

era di fronte alla Rocca di Finale, il simbolo della città. Quando l’ho vista in quelle condizioni non è stato facile…».

© Michele Belmondo
© Michele Belmondo
© Michele Belmondo
© Michele Belmondo

IL LAVORO SENZA SOSTA DI MARCO ED ELISA

«Tutto è stato molto casuale, noi solitamente non facciamo il turno di sabato… ma ci siamo trovati in 3 a voler trascorrere

la notte in Comitato e così, per una fortunata sfortuna, ab-

biamo potuto rispondere prontamente alle necessità della popolazione colpita dal sisma». Inizia come il racconto di una coincidenza la cronaca dei soccorsi che Marco Alber- ghini, 46 anni e da 17 volontario della Croce Rossa, ha pre- stato con i volontari del Comitato CRIdi Finale di Emilia a feriti e sfollati nelle notte di sabato 19 maggio. «Appena abbiamo sentito la scossa ci siamo svegliati e pochi minuti dopo, alle 4.25, eravamo già fuori in ambulanza

per un codice rosso - racconta Marco -. Da subito, forse, non

ci eravamo resi conto della potenza del terremoto. Abbiamo

iniziato a realizzare bene i danni che aveva provocato quando sulla strada per San Felice, dove eravamo diretti per soccorrere una signora, una dopo l’altra ci sono apparse le case distrutte e le macerie», dice Marco, che è anche Com- missario del Comitato locale CRI di Finale. «Il codice rosso era un’anziana che a causa della scossa era caduta, aveva

battuto la testa ed era in stato confusionale. Appena arrivati a casa della signora le abbiamo prestato le prime cure e su- bito abbiamo provveduto a trasportarla all’ospedale di Mi-

randola

traumi facciali, lesioni agli arti, gente in preda al panico, il terremoto era stato veramente forte». Ivolontari della CRIsanno benissimo che in questi momenti

fermarsi per razionalizzare serve a poco, se si vuole dare una mano a chi è in difficoltà è necessario reagire: un sor- riso, una pacca sulla spalla o anche una semplice parola di conforto sono importanti sostegni. «Abbiamo continuato il nostro turno fino a domenica sera - spiega Alberghini - ab- biamo trasportato un malato all’ospedale di Modena e poi abbiamo portato una bambina a Carpi.La piccola soffriva di attacchi epilettici e non avendo le medicine con sé neces-

sitava di stare sotto osservazione medica; durante il viaggio abbiamo giocato con lei, era abbastanza impaurita, ma noi con pupazzi e qualche piccolo passatempo siamo riusciti a farla sorridere. È stata una bella soddisfazione».

Il lavoro di Marco e degli altri volontari di Finale di Emilia

è continuato per tutta la giornata di domenica 20 maggio.

«Proprio durante la seconda scossa, quella delle 15.18, ho messo in salvo una signora. Eravamo stati chiamati dal 118 per soccorrere l’anziana che si trovava al secondo piano di una casa pericolante tra Canaletto e Finale ma, proprio in quel momento, è arrivata la scossa. Lei ci chiedeva aiuto dalla finestra e mentre tutto “ballava” sono salito su per le scale, l’ho presa in braccio e l’ho portata in strada - ci rac- conta - Niente di che, non ho pensato tanto prima di agire…

e lì - continua Marco - c’era il caos: persone con

© Michele Belmondo © Michele Belmondo
© Michele Belmondo
© Michele Belmondo

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mi è solo venuto in mente che se fosse stata mia nonna anche io avrei voluto che qualcuno l’aiutasse». La modestia accompagna i racconti del volontario. «Non sono mica un eroe - dice - quelli hanno le croci, bèh noi anche portiamo una croce ma la nostra è rossa! - e continua - non è facile mettersi in gioco, non è facile portare l’aiuto giusto, noi ci proviamo e teniamo duro. Gli occhi atterriti delle persone traumatizzate dalla scossa non si dimenticano facilmente,

sono esperienze che ti segnano profondamente - spiega Marco - ma di certo ogni volontario cerca di fare il suo me- glio per aiutare chi ha bisogno,anche semplicemente ascol- tando i loro racconti, i sacrifici fatti per costruire quelle case che il terremoto in pochi secondi ha distrutto… sì, anche solo l’ascolto e un abbraccio possono alleviare le sofferenze

di queste persone».

UNA FORTUNATA SFORTUNA

Imomenti di fortunata sfortuna hanno continuato a coinvol- gere i volontari della CRI. «La mattina del 20 maggio ci siamo recati al Posto Medico Avanzato perché chiamati ad aiutare un signore anziano… ma ci siamo trovati a dare au-

silio a diversi ospiti della struttura». Così, con tono positivo

e una voce tanto dolce ed entusiasta, Elisa Confente, infer-

miera di professione, 27 anni e da 3 in CRI, ci racconta di una macchina dei soccorsi che continua a lavorare anche

dopo l’immediata emergenza. «Siamo andati poi al PMA al-

lestito dalla Protezione Civile presso il Centro sportivo di Finale per trasportare a casa un anziano che si alimenta tra- mite Peg (sondino in plastica inserito nello stomaco di una persona per permetterne la nutrizione). Mentre cercavamo

di trovare una giusta soluzione al trasporto del signore, una

donna si è avvicinata dicendoci che non aveva i propri far- maci. Un paio di telefonate e abbiamo rintracciato un far-

macista che si è subito prodigato per aiutare la signora. Poi

- continua Elisa - abbiamo saputo che la casa dell’anziano

non era agibile e quindi, tramite il 118, riamo riusciti a tro- vargli una sistemazione in un hotel della zona che sta fun- zionando come “centro di riposo per anziani”. Inoltre, abbiamo procurato delle coperte per una signora e proprio mentre pensavamo di aver finito il da farsi, all’improvviso, una signora ha avuto un grave problema respiratorio: siamo intervenuti subito con i nostri macchinari e siamo riusciti a soccorrerla».

«Sono in servizio da 2 giorni - racconta la volontaria - e non

ci penso proprio ad andare a casa. Sono contentissima di

stare qui, nel pieno dell’emergenza. Mangio quel che mi ca- pita, dormo poco ma io non potrei stare altrove: voglio aiu- tare gli abitanti di Finale e tutte le altre persone che sono in difficoltà. È questo il mio compito da volontaria».

© LucioTagliazucchi
© LucioTagliazucchi
© Michele Belmondo
© Michele Belmondo

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ULTIMORA

© LucioTagliazucchi © Michele Belmondo 7 U LTIM ’ ORA QUANDO LA VITA È APPESA A

QUANDO LA VITA È APPESA A UN FILO

Salvataggi drammatici e interventi singolari. Un giornata di intensa attività quella del 20 maggio, raccontata da Paola Re, volontaria 31enne della Croce Rossa di Finale Emilia e capo equipaggio, in azione insieme con gli altri volontari CRI pochi minuti dopo la devastante scossa di terremoto. «Alla fine di una giornata così intensa come quella del 20 maggio,

la soddisfazione di essere stati d’aiuto a così tante persone

è grande, ma certo lo è molto di più sapendo di aver con-

tribuito a portare a buon fine il salvataggio di una vita umana”. Con grande entusiasmo e coinvolgimento Paola ri-

percorre uno dei primi, forse il più drammatico intervento

di emergenza-urgenza messo in atto da un equipaggio della

CRIdi Finale Emilia, operativo pochi minuti dopo la scossa

delle 4.04, in soccorso di un giovane malato di SLA. «Il pa- ziente, di 45 anni, viveva attaccato ad un respiratore - rac- conta Paola - ma subito dopo la violenta scossa di terremoto

in tutta la cittadina è saltata la corrente elettrica. Il respira-

tore, per la precisione un ventilatore polmonare insieme con un’altra macchina per l’aspirazione della saliva, hanno smesso di ricevere energia elettrica e non avevano che pochi minuti di autonomia per proseguire prima di cessare il funzionamento. Dopo la segnalazione immediatamente ci siamo recati con il nostro equipaggio nella frazione rurale di Finale Emilia dove si trovava il paziente, lo abbiamo subito trasportato all’aperto e in prossimità di un prato siamo riu- sciti ad attaccarlo ad un generatore dei Vigili del Fuoco. Poi

- conclude Paola - con non poche difficoltà, abbiamo ap-

prontato il trasporto in ambulanza e trasferito l’uomo al- l’ospedale di Beggiovara. Inutile descrivere la nostra contentezza…».

SALVATAGGIO IN“ZONA ROSSA”

Dopo il terremoto anche a Finale Ligure il centro storico ha guadagnato la triste etichetta di “zona rossa”, edifici dan-

neggiati, crolli diffusi, strade invase di macerie. Qui, in un vecchio palazzo dal soffitto collassato, domenica 20 maggio

i volontari del Comitato Locale della Croce Rossa e i Vigili

del Fuoco,sono riusciti a raggiungere quel che restava della casa di un’anziana signora di 88 anni, malata di alzheimer e costretta a letto. «Quando siamo arrivati verso le 13 - rac- conta Paola - era spaventatissima, aveva lo sguardo atter- rito ed era circondata da calcinacci, i vetri erano in frantumi, oggetti e mobili rovesciati e sparsi ovunque. La sua badante dopo la scossa era fuggita e l’aveva abbandonata lì da sola. Grazie ai Vigili del Fuoco che ci hanno preceduto creando un varco tra le macerie per farci passare, siamo riusciti ad arrivare dalla signora e a trasportarla in ospedale, dove è stata poi raggiunta dai familiari».

© Michele Belmondo
© Michele Belmondo

DISCRIMINAZIONI

VIGILARE CONTRO LA CULTURA DEL DISPREZZO INTERVISTA AD ANDREA RICCARDI, MINISTRO PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
VIGILARE CONTRO
LA CULTURA DEL DISPREZZO
INTERVISTA AD ANDREA RICCARDI, MINISTRO PER LA
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E L’INTEGRAZIONE
di Lucrezia Martinelli

L’INTERVISTA

L’I NTERVISTA

“A OGNI INDIVIDUO SPETTANO TUTTI I DIRITTI E TUTTE LE LIBERTÀ ENUNCIATI NELLA COSTITUZIONE E NELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Andrea Riccardi è il Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione del governo Monti. Professore di storia contempo- ranea all’Università di Bari, alla Sapienza e all’Università di Roma Tre, premio Unesco per la pace e fratellanza tra i popoli, è il fon- datore della Comunità di Sant’Egidio, da sempre impegnata nella lotta alla povertà e nell’inclusione sociale.

Ministro Riccardi, chi sono oggi le vittime di atteggia- menti discriminatori e razzisti in Italia? Sicuramente i migranti, gli stranieri e i rom in una dimensione spesso sottovalutata, sono vittime di atteggiamenti di intolleranza, di di- scriminazione, di violenza. Nonché la comunità ebraica, sempre og- getto di attacchi inaccettabili, dalle scritte sui muri, ai siti web antisemiti. Abbiamo il dovere di garantire e proteggere in primis la sicurezza di questi soggetti. Ma credo pure che la società italiana nel suo insieme rischi di diventare, anch’essa, vittima di gesti o pa- role del genere. Bisogna sempre vigilare contro quella che defini- sco la “cultura” del disprezzo, perché in tali circostanze viene compromessa la possibilità che la nostra società sia aperta, paci- fica, integrata.

Che cosa è possibile fare per contrastare le discrimina- zioni? C’è una responsabilità dell’azione di governo, e delle forze politi- che. A ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enun- ciati nella Costituzione e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, senza distinzione alcuna. Sono questi i principi fonda- mentali che costituiscono la base di ogni democrazia, di ogni stato di diritto. L’azione di governo - oggi e nel futuro, qualunque mag- gioranza la sostenga - è chiamata a salvaguardare e a riaffermare queste acquisizioni. E dunque ad impedire e a sanzionare, a ga- rantire e a tutelare, a favorire e ad incoraggiare, dando vita a una rete di riferimento non soltanto normativa, ma pure propositiva, perché ogni manifestazione di disprezzo, di discriminazione, di raz- zismo, sia isolata, ridotta, ed infine eliminata. E poi c’è una re- sponsabilità dell’intero corpo sociale. Una società che si facesse conquistare dal fascino di parole d’ordine semplificatrici ma illuso- rie, sarebbe meno libera, meno democratica e senza prospettive. Il benessere, la dignità, il riscatto di ognuno di noi sono stretta- mente legati a quelli di coloro che ci vivono accanto, chiunque essi siano.

Quant’ è importante la Sua esperienza sul campo, a San- t’Egidio, per poter rispondere ora dall’interno delle isti- tuzioni al disagio delle categorie più vulnerabili e allo stigma nei loro confronti? Ce la può raccontare?

Nell'esperienza di Sant'Egidio la fede si fa anche cultura. Cultura della vita, promozione umana. E cambiamento di contesti bloccati. In tutto il mondo le nostre "Scuole della pace" guardano con af- fetto alla vita dei più piccoli in ambiti in cui il minore non ha quasi rilievo. Lo stesso può dirsi a proposito degli anziani, del lavoro che la Comunità porta avanti per vincere la loro solitudine, per proporre alternative all’istituzionalizzazione. E potrei continuare ci- tando l’impegno per gli immigrati con le scuole d’italiano e la for- mazione dei mediatori culturali. E poi il grande amore per l’Africa, gli sforzi per la pace, i tanti progetti, Dream, un programma di cura gratuita per decine di migliaia di malati di Aids in dieci paesi sub- sahariani …. Insomma, tutto questo bene si lega con la titolatura del dicastero che dirigo, con la cooperazione, con l’integrazione, con la delega alle politiche familiari, etc. Certo, non è che guar- dare le cose dal punto di vista delle istituzioni renda tutto più sem- plice, più fattibile. Anzi, c’è da fare i conti con la mancanza di fondi, con l’esigenza di armonizzare politiche, scelte, problematiche con- crete.

Negli ultimi tempi gli italiani hanno imparato a conside- rare gli immigrati come una risorsa, un’opportunità per l’economia e per la famiglia. Qual è il loro contributo so- ciale, culturale, economico?

Andrea Riccardi Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione del governo Monti
Andrea Riccardi
Ministro per la Cooperazione Internazionale e
l’Integrazione del governo Monti

11

L’I NTERVISTA

L’INTERVISTA

Penso che sempre più, negli ultimi tempi, si stia riuscendo ad an- dare oltre le generalizzazioni, i luoghi comuni. Perché il razzismo, la xenofobia, la discriminazione, la contrapposizione, si nutrono di luoghi comuni. Ma lo stereotipo non è la verità. Mentre la realtà è quella che sempre più italiani imparano a riconoscere, a sperimen- tare. Una realtà fatta, certo, di qualche difficoltà, ma anche di un grande sostegno al bene comune, al bene nazionale – e al bene individuale e familiare di tanti – che passa attraverso il contributo degli immigrati, attraverso la loro “scommessa” sull’Italia. Lo rico- noscono sempre più famiglie italiane, che, per alleggerire la vita dei loro componenti più deboli – gli anziani, i bambini, i portatori di handicap – si affidano a chi viene dall’Europa dell’Est. Lo rico- noscono sempre più imprenditori e artigiani italiani, che portano avanti la loro attività in un tempo difficile con chi viene dall’Africa. Lo riconoscono gli economisti e anche l’Inps che dichiara esplici- tamente che senza i contributi versati da milioni di stranieri i suoi bilanci sarebbero compromessi. Parliamo di una realtà di supporto e di sviluppo che è in crescita e che lo sarà sempre di più.

Le cronache purtroppo continuano a registrare, seppur sporadicamente, episodi di intolleranza nei confronti

© Marko Kokic
© Marko Kokic

degli immigrati. Si tratta di fenomeni isolati oppure esi- ste un pregiudizio xenofobo in Italia? C’è un atteggiamento xenofobo che,

quando non è contrastato, si fa strada, in particolare tra i più giovani. La sfida è educativa, formativa, co- municativa. Gli italiani non sono raz- zisti. Ma ci sono segnali che non vanno sottovalutati e che soprattutto vanno contrastati. Credo che il pro- blema sia agire su più livelli. Respon- sabilizzare le comunità immigrate, e i rom. Responsabilizzare i media ri-

spetto al linguaggio che usano. Favo- rire i mille percorsi educativi presenti nelle scuole italiane. Favorire i processi di incontro con l’altro. E parlare. Per condannare, certo, quando ci sono reati; ma anche per spiegare, per informare, per avvicinare.

“Il ruolo della Croce Rossa Ita- liana è prezioso proprio in una tale prospettiva. Un’istituzione che unisce,che guarda alla complessità del mondo”

In questo scenario di crisi economica è ancora più com- plesso costruire percorsi di integrazione sociale. Quale modello immagina per il nostro Paese?

La società italiana, per l’acutizzarsi della crisi economica, per l’ato- mizzazione degli individui, per lo spaesamento di tanti, per l’insuf- ficienza di un investimento culturale di largo respiro, è percorsa da troppe pulsioni divisive. In questo tempo più solo e più difficile si

è tanto maggiormente risentiti e irritati, tanto più spesso alla ri-

cerca di nuovi e vecchi capri espiatori. Ma è un’illusione pensare

che dalla crisi si esca da soli. O alimentando contrapposizioni e an- tagonismi. Dalla crisi si esce insieme. Non c’è solo un problema di risorse economiche da reperire per favorire politiche di integra- zione – problema che pure esiste e che va in qualche modo messo sul tavolo – ma c’è anche un problema di scelte culturali, di mes- saggi che si mandano. Il modello che immagino per il nostro Paese

è un modello “inclusivo”, è un fare sistema tutti insieme. Perché

sempre le costruzioni che uniscono le forze, le visioni, che met- tono in sinergia interessi e prospettive differenti, sono le più solide

e le più capaci di resistere alle tempeste della vita e della storia.

In questo contesto come vede il ruolo della Croce Rossa Italiana?

Il ruolo della Croce Rossa Italiana è prezioso proprio in una tale

prospettiva. Un’istituzione che unisce, che guarda alla complessità del mondo - del mondo di casa nostra e di quello globale - con una visione aperta e solidale, ecco un segno importante per la so- cietà in cui viviamo e ancor più per quella in cui vivremo nel futuro.

Lei è stato insignito del Premio Carlo Magno, un presti- gioso riconoscimento attribuito a persone e istituzioni che si sono particolarmente distinte nella promozione di

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L’I NTERVISTA

L’INTERVISTA

un’Europa unita e nella diffusione di una cultura di pace e di dialogo. In questa ottica come vede il futuro del- l’Europa? Il futuro dell’Europa lo decideremo noi europei. E scelte chiuse, meschine, prive di visione, potrebbero anche condurre a un’Eu- ropa irrilevante, fuori dalla storia, avulsa dal respiro del nostro tempo globale. Da parte mia credo che l’Europa non possa vivere per se stessa. Il mondo ha bisogno dell’Europa, del suo umanesimo, della sua forza ragionevole, della sua capacità di mediazione e di

dialogo, delle sue risorse, della sua cultura. Schumann, padre fon- datore dell’Europa, scriveva: «L’Europa unita prefigura la solida- rietà universale del futuro». L’Europa nel mondo è un segno di pace. L’Europa, una e molteplice, realizza la civiltà del convivere. È la civiltà che tante volte manca a un mondo che reagisce con gli scontri di civiltà e di religione; che manca a un’economia disumana, senza quel quid che viene dall’umanesimo di tradizione europea.

e di religione; che manca a un’economia disumana, senza quel quid che viene dall’umanesimo di tradizione

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PAGINA A CURA DI INCE MEDIA

P AGINA A CURA DI I NCE M EDIA
LAND ROVER SOSTIENE LA LOTTA ALL'AIDS CON LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA E DELLA
LAND ROVER
SOSTIENE LA
LOTTA ALL'AIDS
CON LA FEDERAZIONE
INTERNAZIONALE DELLA CROCE
ROSSA E DELLA
MEZZALUNA ROSSA

La Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mez-

World”. Tra i numerosi progetti globali, l'iniziativa fornisce il sup-

in

ambito di prevenzione mediante l’attuazione di un programma

zaluna Rossa (IFRC) è uno dei sei partner di Land Rover nel Glo- bal Humanitarian & Conservation Partners, all'interno del programma Land Rovers’ Our Planet. Nel 2010, l’IFRC e Land Rover hanno lanciato una partnership triennale chiamata “Reaching Vulnerable People Around the

porto ai programmi della Croce Rossa nella lotta alla HIV in Sud Africa ed in Cina.

sensibilizzazione e di educazione. Le informazioni per preve-

nire e per combattere l’infezione sono state divulgate ad una platea di 7.675 persone. Presso il Red Cross Kids Club viene of- ferto un pasto nutriente ai bambini in maggiore difficoltà, spesso l’unico della giornata. Analoga iniziativa è stata estesa in Estremo Oriente. La Croce Rossa Cinese, oltre a promuovere una campagna di preven-

di

Il

Sud Africa è una delle nazioni maggiormente colpite. Ogni

zione rivolta all’intera popolazione, ha sostenuto oltre 354 fami- glie colpite distribuendo trattamenti farmacologici anti-retro virali

giorno 100 persone muoiono di malattie legate all’AIDS e 5,6 milioni hanno contratto l’HIV. Nel KwaZulu-Natal, una delle re- gioni più povere del Paese, un bambino su cinque ha perso uno

facendo esami del sangue, così che i malati potessero con-

trollare il virus e rimanere in buona salute. Importante e in netta crescita è l’impatto del programma nella

e

o

entrambi i genitori a causa di questo male.

zone oggetto dell'azione. Sono stati aiutati oltre 39.109 individui

Nell’ultimo anno, insieme a Land Rover, la IFRC ha aiutato 240

affetti da HIV /AIDS e le famiglie più vulnerabili, con i loro mem-

orfani e bambini in difficoltà e offerto assistenza domiciliare a 271 persone affette da HIV fornendo cibo, generi essenziali per

bri gravemente colpiti dall’HIV, hanno ricevuto un sostegno vitale dalla Croce Rossa.

la

famiglia ed abbigliamento. Importante il contributo dato anche

PRIMO

P RIMO P IANO

PIANO

Conoscenza dell’altro e integrazione per un futuro migliore

di Riccardo Pacifici

LA COMUNITÀ EBRAICA ATTRAVERSO LE PAROLE DELPRESIDENTE RICCARDO PACIFICI

La sfida che dovrà affrontare la società italiana ed europea, sarà

I pregiudizi e luoghi comuni a cui stiamo assistendo, collegano l’im-

magine degli immigrati a risorse che sottraggono il lavoro, pensiero

che degenera con lo stereotipo dell’italiano che non ha più voglia

di svolgere lavori domestici o di assistere anziani e bambini. Altro

luogo comune, rivolto a persone di diverse nazionalità, comporta che spesso si arrivi a pensare che gli albanesi commettano atti di violenza contro le nostre donne o che i rumeni si ubriachino e pro- vochino incidenti automobilistici. Ancora peggiore è il pensiero che tutti i musulmani siano dei fanatici estremisti e terroristi. Per non parlare poi di noi ebrei che, pur non essendo immigrati, siamo per eccellenza gli stranieri fra tutti, magari dimenticando che, per esem- pio, molti ebrei hanno costruito e contribuito all’unione dell’Italia. Ovvio che possano esserci persone di altre nazionalità che rubano

a bordo degli autobus o che commettono atti di estrema violenza,

ma ciò non significa che tutte le persone di queste nazioni siano di- soneste o capaci solamente di delinquere.

La nostra sfida è preparare le persone già nelle scuole a saper co-

quella di saper cogliere le opportunità che si presentano, le spinte

gliere la ricchezza dei fenomeni migratori, aiutando tali popolazioni

che arrivano dalle nuove migrazioni e il saper affrontare l’ingresso

a

integrarsi nel nostro Paese. Ad ognuno di loro bisogna insegnare

di

masse di uomini e donne disperate che immaginano di trovare

la

nostra lingua, quale miglior mezzo per evitare incomprensioni e,

in

Italia ed Europa una speranza. Noi pensiamo che questa spe-

allo stesso tempo, prepararle a conoscere le nostre leggi e i nostri

ranza esista e qualora mancasse, dobbiamo far sì che venga co- struita. Immaginare di chiudere e blindare le nostre frontiere,

valori, iniziando dalla Costituzione. Nel contempo è necessario anche saper respingere coloro che

significa non aver compreso che queste saranno lo spartiacque di una Europa che ha voglia di crescere e invertire la rotta del declino e del calo demografico a cui, con remissività, ci stiamo abituando. Le nuove immigrazioni possono e debbono essere colte anche come l’opportunità di arricchirci culturalmente ma anche di saper competere con nazioni che prima di noi hanno saputo utilizzare queste masse migratorie come un modello di sviluppo, ci riferiamo

sfruttano questi flussi migratori per venire a delinquere o peggio an- cora per commettere azioni legate al terrorismo internazionale. Solo coniugando valore e accoglienza, un principio cardine del- l’etica ebraica, la conoscenza dell’altro e l’integrazione con l’esi- genza della sicurezza dei cittadini, possiamo lasciare una speranza per un futuro migliore ai nostri figli. Sopratutto ai figli dei nuovi cit- tadini italiani.

in particolare agli Stati Uniti d’America e alla città di New York in

primis. Nello stato di Isarele per esempio, negli anni ‘90 a seguito del- l’abbattimento del Muro di Berlino e dell’opportunità degli ebrei

russi di lasciare il loro paese nativo, sono arrivati circa un milione

di persone in un paese, come quello dello Stato ebraico, che al-

l’epoca contava circa cinque milioni di abitanti. Per fare un altro esempio, è come se in Italia fossero ritornati a casa dieci milioni di italo americani. Tra loro vi erano indubbiamente disperati e gente molto povera ma il livello di istruzione in ogni campo ha fatto si che tale sforzo di accoglienza sia poi diventato il motore di un piccolo Paese che oggi, anche grazie a questa ondata migratoria, è al- l’avanguardia nel settore della ricerca scientifica e tecnologica e che ha la più alta percentuale di premi Nobel rispetto al numero dei suoi abitanti. Tali sfide debbono purtroppo conciliarsi con il tema più delicato e

spesso odioso, quale la xenofobia, oltre agli egoismi, le lotte sociali,

la disoccupazione, la paura del diverso, e sopratutto il razzismo.

Riccardo Pacifici Presidente Comunità Ebraica
Riccardo Pacifici
Presidente Comunità Ebraica

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PRIMO

P RIMO P IANO Come imbrigliare l'islamofobia di Omar Camiletti – socio fondatore del “Tavolo Interreligioso

PIANO

Come imbrigliare l'islamofobia

di Omar Camiletti – socio fondatore del “Tavolo Interreligioso di Roma”, collaboratore della Grande Moschea di Roma e del Centro Islamico Culturale d’Italia

La grande prova di solidarietà e di generosità mostrata più volte dalla gente comune e dalle ong italiane nelle difficili realtà del- l'immigrazione, non ci può far ignorare taluni suoi risvolti amari, ov- vero, l'affiorare di sentimenti razzisti, di vessazioni economiche nei confronti dei più deboli. All'interno di questo magma “esplosivo” va posta maggior atten- zione ad una particolare forma di intolleranza, l'islamofobia, di cui ad esempio il caso di Neila e Nadia, a Monterotondo, per citare l'ultimo episodio, ne evidenzia tutta la viltà. Nel corso degli ultimi venti anni da vari paesi del Nordafrica, dall'Asia e dai Balcani, sono arrivati uomini, donne, anziani e minori, in un numero tale da far quotare i fedeli dell'islam come la seconda religione di fatto del Belpaese. Ci si può rendere facilmente conto come ciò sia una po- sizione impegnativa per ambedue le “parti”, nella necessità reci- proca di sforzi per imbrigliare estremismi. È indubbio che l'attacco terroristico dell’11 settembre 2001 ha fornito la base, per così dire, alla vulgata mediatica o alla pubblicistica per dipingere i mu- sulmani come fanatici, violenti ed essere percepiti da settori della popolazione come degli invasori, in cui minareti e moschee – e perfino i kebab – sarebbero gli effetti di questa conquista terri-

© Andrea Strummiello Omar Camiletti – socio fondatore del“Tavolo Interreligioso di Roma”
© Andrea Strummiello
Omar Camiletti – socio fondatore
del“Tavolo Interreligioso di Roma”

toriale. Il risultato evidente, a proposito di esecrabili fatti di cronaca nera, è l'accentuazione nel “discorso pubblico” della preoccupazione, in modo spesso esclusiva, da cui far dedurre la diversità, la volontà dei musulmani di vivere separati dal resto della popolazione; le considerazioni implicite del tipo: “tutti i musulmani ucciderebbero la figlia disobbediente”, “tutti i musulmani costringono mogli e fi- glie a portare il velo”, “tutti i musulmani aderiscono al Jihad”, por-

i musulmani costringono mogli e fi- glie a portare il velo”, “tutti i musulmani aderiscono al

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PRIMO

P RIMO P IANO tano a giudicare i musulmani incompatibili e refrattari alla convi- venza sociale

PIANO

tano a giudicare i musulmani incompatibili e refrattari alla convi- venza sociale e civile. Il segno che si sia in presenza di islamofobia non risiede nella cri- tica a questo o a quell'aspetto dell'islam e dei musulmani, cosa in sé pienamente legittima al pari di ciò che si può pensare per ogni religione, filosofia o politica. Al di là dell'insultare, offendere e de- ridere la figura e l'opera del Profeta dell'islam, come è avvenuto in più occasioni – ricordiamo il caso delle vignette danesi – che possiamo far rientrare nella problematica della blasfemia, dob- biamo essere avvertiti su quanto la propagazione di pregiudizi, ste- reotipi e soprattutto di generalizzazioni, costituisca un grave rischio per la nostra società. Infatti, la storia tragica del '900 ci dovrebbe trovare più cauti. Speranze tuttavia allignano nella stessa vita politica a partire dal- l'iniziativa del Ministro Andrea Riccardi nel promuovere la Confe- renza permanente “Religioni, Cultura e Integrazione” alla quale partecipano le principali organizzazioni islamiche, fra cui spicca la Grande Moschea di Roma. Favorire programmi di conoscenza, nelle scuole in particolare e consentire, secondo i principi costituzionali, il massimo della libertà religiosa sono questi temi che le comunità islamiche si aspettano di veder affrontati. La Grande Moschea di Roma si è particolarmente attivata nella de- licata missione intrapresa da alcune aziende ospedaliere romane di accogliere al meglio degenti di diverse fedi religiose. Per esempio,

il documento d'intento realizzato dall’ospedale Santo Spirito con un opuscolo che illustra l'atteggiamento dei fedeli di fronte alla ma- lattia e anche il San Camillo-Forlanini con la stipula di un protocollo che permette di agevolare l'assistenza spirituale, un compito a cui si dedica il tavolo interreligioso di Roma. La questione invece spe- cifica ai media è emersa durante un recente convegno svoltosi a Roma (“MEDIAMente diversi. Giornalismo e immigrazione in Italia e in Europa”) in cui si è delineata la necessità di inserire giovani delle seconde generazioni nel settore dell'informazione. Gli argini al- l'islamofobia si costruiscono anche cosi.

seconde generazioni nel settore dell'informazione. Gli argini al- l'islamofobia si costruiscono anche cosi. 19
seconde generazioni nel settore dell'informazione. Gli argini al- l'islamofobia si costruiscono anche cosi. 19

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P RIMO P IANO Rom e discriminazione di Marco Accorinti - ricercatore IRPPS-CNR, Delegato tecnico del

PIANO

P RIMO P IANO Rom e discriminazione di Marco Accorinti - ricercatore IRPPS-CNR, Delegato tecnico del

Rom e discriminazione

di Marco Accorinti - ricercatore IRPPS-CNR, Delegato tecnico del Commissario Straordinario per la progettazione Rom e Senza Dimora e Alessandro Pistecchia - Dottore di ricerca in Storia d’Europa, Coor- dinatore dell’intervento del Comitato Locale CRIRoma presso il Vil- laggio attrezzato di Salone

IL PARLAMENTO EUROPEO, NELLA RISOLUZIONE DEL 25 MARZO 2010, HA ESPRESSO FORTI PRE- OCCUPAZIONI DINANZI ALLE DISCRIMINAZIONI DI CUI I ROM SONO VITTIME NEI SETTORI DEL- LISTRUZIONE (IN PARTICOLARE LA SEGREGA- ZIONE), DELLALLOGGIO (SEGNATAMENTE LE ESPULSIONI FORZATE E LE DIFFICILI CONDIZIONI DI VITA), DELLOCCUPAZIONE (INGRESSO ALMONDO DEL LAVORO) E DELLA PARITÀ DI ACCESSO AI SI- STEMI DI ASSISTENZA E CURA.

Ma chi sono e perché si trovano in Europa e in Italia le popolazioni rom e sinte? Nel nostro Paese la prima presenza di comunità zin- gare è descritta da una cronaca del 1422 registrata presso la città

di Bologna, cui seguono documenti che ne confermano la presenza

a Forlì, Roma e in altri centri. Sono gli esiti del successo ottomano

nella battaglia del Kosovo (1389) e della penetrazione nei territori

Balcani, che avrebbe portato all’approdo di comunità rom unita-

mente a minoranze albanesi (o Arbëreshë) e croate attraverso l’Adriatico. Tracce di questa presenza sono tutt’oggi ritrovabili tra

i “rom abruzzesi” (storicamente calderai e sensali, sedentari ma ra-

mificati in diverse regioni e nelle grandi città) che costituiscono il gruppo numericamente più importante tra i rom di antico insedia- mento, insieme al cosiddetto gruppo di “rom calabresi”.

Il popolo sinto, sottogruppo considerevole nella macrocategoria

degli zingari, suddiviso e classificato etnicamente in base alla re- gione di stanziamento, è tradizionalmente dedito allo spettacolo

viaggiante e all’artigianato. Si distingue dal sottogruppo rom per una variante fortemente germanizzata della lingua romanes, che prova

la maggiore presenza in età moderna nei territori tedeschi ed un

passaggio in Italia attraverso le Alpi.

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In seguito a flussi migratori intermittenti tra la fine del secolo XIX e l’inizio del

In seguito a flussi migratori intermittenti tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, alle comunità di antico insediamento si aggiungono i rom cosiddetti Vlax, provenienti dalle terre romene ed affrancati dalla schiavitù, abolita nel biennio 1855-86 in Moldavia e Valac- chia. Tra questi troviamo diversi sottogruppi (Ciurari, Ursari, Ru- dari, Kaldersaa e Lovara), insieme ad altre comunità di origine slava come i rom sloveni, croati ed istriani. Ma in tempi più recenti, il conflitto nella ex Jugoslavia ha dato ori- gine al flusso di consistenti comunità, tra cui i rom xoraxané (mu- sulmani) e dashikané (cristiano ortodossi) da Serbia, Montenegro e Bosnia, già protagonisti di movimenti migratori verso l’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta con l’avviamento della politica dell’auto- gestione della Jugoslavia titoista. Le più recenti migrazioni hanno visto un crescente transito di rom di origine romena (tra i quali Ru- dari, Caldarari, Lautari e Spoitori della Dobrugia), con altri gruppi mimetizzatisi con i connazionali migranti economici. Tale flusso, con l’ingresso in UE di Romania e Bulgaria ha registrato un picco dal 2007, a causa della facilitazione della regolarizzazione dei docu- menti di soggiorno. I rom rumeni si sono insediati principalmente nelle periferie delle grandi città, frequentemente in accampamenti

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grandi città, frequentemente in accampamenti 21 P RIMO P IANO abusivi. In conclusione possiamo dire che

PIANO

abusivi.

In conclusione possiamo dire che parlare di “zingari”, o “rom”, de-

finire sottogruppi per mestiere, provenienza o reti parentali è un’operazione assai problematica, trattandosi di gruppi cultural- mente distinti ed eterogenei, che praticano diverse strategie di in- serimento socio-economico. Il nomadismo, l’utilizzo della lingua romanes, il rispetto di specifici rituali funerari, la credenza nella di-

cotomia puro/impuro, la risoluzione delle controversie attraverso tribunali ritualizzati, sono stati più volte tenuti in considerazione per stabilire il tratto fondamentale dell’identità romanì. I tentativi si sono dimostrati sempre vani, tanto che l’unico carattere ricono- sciuto come sufficiente e necessario all’individuazione dell’etnicità rom sembra essere la considerazione negativa dei non zingari (gagé) verso gli zingari. Quali sono le condizioni di esclusione e di mancata integrazione so- ciale delle popolazioni rom e sinte?

La comunità romanì non gode di riconoscimento della legislazione

italiana come gruppo etnico-linguistico e ciò rende problematico

il rafforzamento della tutela dei diritti delle comunità per favorire

l’integrazione e attenuare i profondi sentimenti generali di ostilità. L’esclusione e lo stigma antigitano hanno radici profonde e com-

plesse: la percezione dell’opinione pubblica resta generalmente ne- gativa (anche rispetto ad altre comunità straniere, peraltro) ed è tesa all’equazione rom=criminale, mentre la valenza antipopolare degli interventi a favore delle comunità rom contribuiscono alla mancata applicazione delle tutele normative in ambito scolastico, sa- nitario, occupazionale, abitativo.

Esistono tuttavia dei tentativi e dei progetti tesi alla sensibilizza- zione e alla lotta contro l’etnocentrismo e lo stereotipo antizin- garo, che mirano ad un’attenuazione dell’ansia collettiva e dei suoi devastanti effetti.

La CRI, impegnata con volontari e professionisti, da anni a fianco

delle popolazioni rom più vulnerabili e marginalizzate, supporta l’autonomia e la partecipazione delle comunità rom, con forme di

assistenza diretta. Inoltre, nel rispetto del principio fondamentale dell’umanità, riconosce e sostiene i diritti fondamentali contrastando

il processo di disumanizzazione dei rom, spesso non percepiti come

individui, e i miti che hanno giustificato in passato comportamenti vessatori e pratiche genocidarie.

Gli interventi di sostegno della CRI, oltre a favorire l’inclusione so- ciale e la tutela sanitaria delle comunità rom più vulnerabili, rap- presentano un messaggio per la popolazione non rom, uno strumento simbolico di prossimità verso l’altro che può favorire la rottura di barriere culturali e paure immaginarie.

In linea con la sua storia e con l’intervento promosso da molti vo-

lontari in Italia, la CRI, coinvolta per l’elaborazione della strategia

italiana volta all’inclusione di rom, sinti e caminanti, ha fornito un contributo tecnico di rilievo all’elaborazione del testo recente- mente inoltrato dal Governo alla Commissione Europea. L’opera

di inclusione delle comunità romanì può realizzarsi solo attraverso

una duplice azione: favorendo il coinvolgimento e la partecipa-

zione della popolazione e continuando l’opera di sensibilizzazione

e di distruzione del pregiudizio presso i “gagé”.

PRIMO

P RIMO P IANO

PIANO

Discriminazioni

antigay

di Paolo Patanè - presidente nazionale Arcigay

DISCRIMINAZIONE È OMOFOBIA, È TRANSFOBIA E CIOÈ ODIO, DISGUSTO E VIOLENZA.

Omosessuali, lesbiche e transessuali ne sono vittime, sia in quei paesi che si confrontano con più serenità rispetto al passato con i “curiosi” affetti persone dello stesso sesso (perché amare è essen- zialmente essere gay) sia, più visibilmente in quelli dove i nostri amori sono ancora puniti con la pena di morte, con l’arresto e il carcere. E il nostro paese, che è tra quelli che il 17 maggio di ogni anno celebrano la Giornata internazionale contro l’omofobia e la tran- sfobia e che hanno incominciato a confrontarsi con l’omosessualità, resta a metà del guado dilaniato tra pregiudizi su “ricchioni” e “lelle” e spinte, anche favorite dal movimento lgbt, e cioè lesbico, gay, bisessuale e trans, verso un futuro più accogliente per tutti. Ma quanta fatica. Mentre le cronache ci informano di uccisioni barbare di omoses- suali all’estero, è il caso di Daniel Zamudio, un giovane omosessuale cileno segregato e ucciso da un gruppo neonazista o di David Kato Kisule, attivista gay ucciso a martellate in Uganda per il coraggio di essere se stesso, uomini che diventano simboli di lotta per la li- bertà, assistiamo in Italia ad una miriade di atti di vergognosa di- scriminazione. Un gruppo di ragazzi gay viene pestato in discoteca in provincia di Verbania, un ragazzo gay è inseguito e insultato per strada a Napoli, un anziano omosessuale subisce un’estorsione, e un giovane viene apostrofato come “checca” da un bullo e abbandona la scuola, una donna perde il lavoro perché ama una donna, mentre si rin- corrono le dichiarazioni omofobe di questo o quell’esponente po- litico o di una importante giornalista dalle tribune della TV

nazionale. E poi c’è il web, dove apre un nuovo gruppo antigay su Facebook, dove la diffusione di odio è facile quanto un click. Ma questa è la punta dell’iceberg di un fenomeno dai contorni sfuocati: la discriminazione lgbt, per sua natura non emerge, non è denunciata nel meccanismo discriminatorio più classico: la vittima

non denuncia né assume visibilità per evitare altra violenza, che co- munque arriverà.

È uno stillicidio quotidiano, che ho scelto di raccontare anche con

alcuni scatti ripresi dai muri di diverse città italiane e raccolti da En- cilopegaya.com, inoffensivi all’apparenza ma di una potenza evo- catrice senza pari nella loro brutale e gratuità volgarità. E nel loro ricordare ad ogni omosessuale e lesbica il disgusto ancora troppo diffuso e profondo nella società italiana.

È un disgusto che accompagna generazioni di uomini e donne, gio-

vani e anziani, gay, lesbiche, transessuali, che continuano e essere emarginati nel silenzio di biografie e identità rifiutate e stravolte, ov- vero condannate (o autocondannate) al disprezzo, fino alla vio- lenza, alla tortura, all’assassinio. E la discriminazione antigay italiana, certificata, se proprio ce ne fosse bisogno, in ambito istituzionale da una recente “Relazione sulla discriminazione in Italia” diffusa da UNAR, l’agenzia antidiscri- minazioni italiana, o da un libro bianco sull’omofobia che è a di- sposizione sul sito di Arcigay e che aggiorniamo ogni anno. È una piaga che chiede risposte istituzionali e personali, dall’intimo di ogni individuo. Le istituzioni dovrebbero offrire al Paese una legge che non c’è:

gli omofobi italiani, a differenza dei razzisti, sanno di poter agire im- punemente tanto i codici italiani sono privi di qualsivoglia tutela per le vittime. Ogni individuo deve riflettere su quanto la tolleranza e il rispetto della dignità degli omosessuali esattamente come quella di donne, ebrei, islamici, cattolici, le persone di colore, gli handicappati, i malati, grassi, magri, alti o bassi (e chi più ne ha più ne metta) sono valori non negoziabili per il pieno compimento della democrazia e un parametro di autentica realizzazione della Costituzione nella quale ci riconosciamo. E che meno omofobia è sempre meno san- gue versato, meno ferite e meno morti.

© Giovanni Dall’Orto/enciclopegaya.com
© Giovanni Dall’Orto/enciclopegaya.com

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PRIMO

P RIMO P IANO

PIANO

Se la diversità si chiama dipendenza

di Fabio Patruno - Presidente network europeo ERNA (European Red Cross / Red Crescent Network on HIV, AIDS and TB), tra i fondatori di Villa Maraini, Servizio Operazioni Internazionali e Attività Sociali Sani- tarie - Desk Riduzione del Danno.

Durante una lezione
Durante una lezione

L’AIDS e la tossicodipendenza sono in qualche modo legate fra di loro per via dello scambio di siringhe, pratica questa che ha de- terminato in alcuni paesi europei l’esplosione dell’epidemia HIV fra tossicomani all’inizio e, dopo il suo passaggio alla popolazione ge- nerale, attraverso i rapporti sessuali non protetti. Della tossicodipendenza e dell’AIDS i mass media non parlano se non in maniera allarmistica, lasciando così che la paura basata sul- l’ignoranza dilaghi e che della prevenzione si occupino, in maniera insufficiente in quanto forzosamente limitata, solo gli esperti. La gente ha paura dei tossicomani, ha paura della gente malata di

AIDS. Questa paura nasce dall’ignoranza, dal non sapere in cosa ef- fettivamente consistono questi problemi, come possono essere pre- venuti e come poter aiutare queste persone a vivere in condizioni rispettose della loro dignità umana. Vista la difficoltà dei Governi a risolvere questi problemi e l’emer- genza sociale e sanitaria che ne consegue, il Movimento Interna- zionale di Croce Rossa ha scelto di aiutare le persone più vulnerabili fra quelle colpite da TD e AIDS. La pratica di eccellenza sviluppata

in questo campo con 36 anni di attività a Villa Maraini in Roma per

iniziativa del dr. Massimo Barra e sotto l’egida della CRI è divenuta

un modello per tutto il Movimento Internazionale di Croce Rossa,

e a questo esempio di buona pratica le Società Nazionali interes-

sate possono ispirarsi per intraprendere nuove attività o poten-

ziare quelle in essere nel loro Paese. 34 SN e rappresentanti della Federazione di tutto il mondo hanno partecipato a corsi intensivi

a Villa Maraini in un programma che vede la CRI promotore e la

Federazione coordinatore. Che la Croce Rossa si occupi dei drogati e dell’AIDS è un ele-

Secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) 25 milioni di persone nel mondo soffrono di gravi forme di tossicodipendenza. Comportamenti errati, personalità fragili, ambienti di vita partico- lari, tante possono essere le concause di una storia di dipendenza. È certamente questo un modo di vivere sbagliato, che porta gioia temporanea ma poi, inevitabilmente, il dolore. La gente preferisce non vedere, non parlare, dimenticare l’esistenza dei tossicomani e

di solito ci riesce a meno che non si tratti di un proprio parente o

di un amico stretto.

Un’altra patologia che ha creato allarme sociale è l’AIDS. Tossico- dipendenti e malati di AIDS sono persone considerate diverse, da cui tenersi alla larga, eppure sono solo esseri umani che come mag- giore colpa hanno quella di avere scelto comportamenti sbagliati, come i tossicomani, o che soffrono di una malattia infettiva, come l’AIDS.

Uno scorcio del giardino dellaVilla
Uno scorcio del giardino dellaVilla

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Massimo Barra FondatoreVilla Maraini
Massimo Barra
FondatoreVilla Maraini

mento che muove le coscienze dei popoli e dei Governi. Queste persone discriminate dalla Società vengono finalmente riconosciute “malate” e quindi meritevoli di assistenza e di ricevere quello di cui hanno bisogno per la loro condizione di vulnerabilità, esse non sono più solo degne di attenzione in quanto criminali da condan- nare o malati infettivi da isolare. I servizi che noi promuoviamo vogliono raggiungere i più vulnera- bili, noi non ci limitiamo ad assistere coloro che vengono a chie- dere aiuto al nostro centro, costoro hanno già maturato il seme del cambiamento, ma andiamo sulla strada, nei sottopassaggi, nelle sta- zioni, negli angoli più nascosti della città, a raggiungere coloro che vivono completamente rinchiusi ed isolati nel mondo della droga.

Costoro vivono come fossero in una sorta di limbo dove l’unica preoccupazione è procurarsi la dose successiva e non si pongono il problema di avere con sé una siringa sporca o non averla affatto ed usare la prima che capita. L’esperienza di Villa Maraini ha di- mostrato che se si avvicinano queste persone accogliendo il loro dolore senza giudicare, ma fornendo loro il contatto, il sostegno, le opportunità e gli stimoli per una ripresa, in breve “accompa- gnandole” il miracolo può accadere! Con tempi e modi diversi per- ché ogni storia è differente e ogni persona deve poter fare le sue scelte, a noi il compito di fornire le più adatte modalità di assi- stenza, cura e riabilitazione.

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PRIMO

P RIMO P IANO

PIANO

È la diversità che accomuna

di Giuseppe Trieste - Presidente FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche)

La diversità è un concetto positivo e negativo assieme, a seconda

del valore che ognuno di noi le attribuisce in determinate situazioni.

La diversità può generare sentimenti avversi oppure può diventare

una vera e propria ricchezza attraverso lo scambio ed il confronto che genera con l’altro.

Nel nostro Paese il “diverso” fa ancora paura. “Diverso” viene con- siderato non solo chi appartiene ad un’altra etnia, parla un’altra lin- gua o professa un’altra religione, ma anche chi ha una disabilità. Permangono barriere culturali che non permettono di affrontare con maggiore serenità il problema della diversità e generano così pregiudizi e discriminazioni.

È necessario pertanto favorire un cambiamento culturale che vede

nella diversità un valore aggiunto, non un ostacolo ma una risorsa.

L’articolo 3 della nostra Costituzione recita:“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione

di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di

condizioni personali e sociali”.

Tutti siamo diversi e proprio perciò tutti siamo uguali e l’uguaglianza implica, quindi, pari dignità e pari opportunità. La diversità unisce

e arricchisce la collettività; sono le differenze che invece separano

GiuseppeTrieste Presidente FIABA
GiuseppeTrieste
Presidente FIABA
che invece separano GiuseppeTrieste Presidente FIABA e creano disuguaglianze. Tutti siamo unici e perciò a

e creano disuguaglianze. Tutti siamo unici e perciò a tutti, proprio

per la unicità che viene rappresentata, deve essere garantito di vi-

vere la propria vita e l’ambiente in cui s’interagisce senza problemi, ostacoli, senza discriminazioni. Ognuno di noi è portatore di un “modello individuale” che arricchisce e contribuisce a realizzare un confronto costruttivo ed un’appartenenza. Ecco perché FIABA si propone di abbattere tutte quelle barriere, da quelle architettoniche a quelle culturali, psicologiche e senso- riali, che precludono la possibilità di godere e di vivere l’ambiente

in tutte le sue forme e caratteristiche.

Dalla sua costituzione FIABA sta tracciando un percorso che tocca

e si prospetta verso tutti gli ambiti della vita per affermare una

nuova visione di welfare che consideri al primo posto la “qualità della vita” per tutti. Per questo promuove la fruibilità universale e la progettazione di ambienti totalmente accessibili secondo i principi della Total Qua- lity e dell’Universal Design, che non si limitano solo all’eliminazione delle barriere ma che hanno anche come obiettivo quello di eli- minare la “discriminazione della progettazione” e di fornire una piena partecipazione sociale a tutti i membri della società. Di ciò ne beneficeranno non solo le persone con disabilità ma tutta la popolazione in quanto la disabilità è una condizione che può ri- guardare tutti noi in qualsiasi momento della nostra vita in modo temporaneo o permanente. Un ambiente accessibile e fruibile, non solo da chi ha un’esigenza particolare, è un ambiente che eleva la qualità della vita di tutte le persone ed è garanzia per l’afferma- zione delle pari opportunità. Se si riducono le possibilità di scelta anche la qualità della vita si riduce; senza una piena ed effettiva par- tecipazione ed inclusione all’interno della società, si ledono i di- ritti umani, il rispetto per la dignità della persona.

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T ESTIMONIANZE di Franco Pittau coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes Oltre 20 anni di

TESTIMONIANZE

T ESTIMONIANZE di Franco Pittau coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes Oltre 20 anni di impegno

di Franco Pittau coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes

Oltre 20 anni di impegno contro le discriminazioni

Più di 20 anni di impegno contro le discrimina- zioni nei confronti degli immigrati: è questa la singolare esperienza che ho potuto fare nel- l’ambito del “Dossier Statistico Immigrazione” della Caritas e della Migrantes, vedendo man mano questo rapporto annuale concepito e rea- lizzato in ambito ecclesiale, diventare sempre più un sussidio sempre più utilizzato in ambito istituzionale e sociale con la creazione di quelle sinergie assolutamente indispensabili in questo settore di impegno.

La Caritas (alla quale successivamente si è unita la Fondazione Mi- grantes), pur avendo una funzione prettamente religiosa come or- ganismo della Conferenza Episcopale Italiana, si è sentita coinvolta fin dall’inizio nella promozione umana dell’immigrazione in Italia. In particolare, questi due organismi pastorali hanno ritenuto oppor- tuno favorire l’approccio statistico all’immigrazione come rimedio al pericolo di un suo inquadramento aprioristico, parziale e con- troverso, non tanto in occasione delle prime due leggi sull’immi- grazione (n. 943 del 1986 e n. 39 del 1990), approvate con una larga maggioranza parlamentare, quanto negli anni successivi, ca- ratterizzati da una forte contrapposizione tra i diversi schieramenti politici e i cittadini, come è stato riscontrato in occasione delle successive leggi (n. 40 del 1998 e n. 189 del 2002) e, special- mente, del cosiddetto “pacchetto sicurezza”(Legge 94/2009). L’equipe del “Dossier Statistico Immigrazione” è stata costituita ai tempi della Legge 39/1990, quando era diffuso l’interesse al nuovo fenomeno mentre i dati risultavano scarsamente disponibili e, per giunta, spesso discordanti. Pubblicare un dossier statistico sull’immigrazione ha significato fin dall’inizio impegnarsi a racco- gliere il maggior numero di dati per compendiarli in tabelle e pre- sentarli con una breve introduzione finalizzata a facilitarne la lettura, distinguendo il compito dei redattori da quello dei promotori Ca-

T ESTIMONIANZE ritas e Migrantes che valutano anche le politiche migratorie e, al- l’occorrenza, le

TESTIMONIANZE

T ESTIMONIANZE ritas e Migrantes che valutano anche le politiche migratorie e, al- l’occorrenza, le sottopongono

ritas e Migrantes che valutano anche le politiche migratorie e, al- l’occorrenza, le sottopongono a critica. La visione d’insieme è data non solo dalla ricchezza dei contenuti, ma anche dall’approccio pluriprofessionale che caratterizza la re- dazione del “Dossier”, composta da esperti in vari discipline umane. Dai singoli dati si arriva alle linee strutturali del fenomeno migra-

torio, sia a livello di territori che di collettività. Se si individuano

le linee strutturali, si riesce a cogliere ciò che veramente conta nella

comparazione tra i differenti territori e le differenti collettività. Il fruitore delle statistiche viene posto in grado di ripercorrere per suo conto il processo conoscitivo, non solo perché gli si fa leggere l’introduzione ragionata di chi ha curato il testo, ma anche perché vengono messe a disposizione le tabelle con i dati indispensabili per

verificare criticamente la metodologia seguita. Dalla lettura quantitativa si può passare a quella qualitativa: è que- sto lo sforzo che compiamo, dall’inizio del Duemila, insieme al CNEL che cura gli “Indici di inserimento territoriale degli immigrati”, in cui gli indicatori statistici vengono accorpati in indici omogenei

e il diverso posizionamento di regioni e provincia dà luogo a pun-

teggi specifici e poi ad un punteggio complessivo. L’integrazione è

e resterà sempre un processo di adattamento delle singole per- sone, ma ciò non toglie che attraverso i dati così strutturati si pos- sano individuare i contesti nei quali questo processo risulta di per sé più agevole. Certamente la statistica non può essere considerata una via alter- nativa alle scelte politiche, ma sarebbe sbagliato e fuorviante tra- scurare la lezione dei numeri. Gli interventi sociali debbono essere diversamente calibrati a seconda del numero degli immigrati, della loro ripartizione di genere, della loro età, della loro anzianità di soggiorno, del vivere o meno in famiglia, dei settori lavorativi di in- serimento, dei paesi di provenienza e delle relative culture, delle religioni professate, della situazione culturale ed economica: tutti questi aspetti si conoscono attraverso le statistiche. Spesso si rimane invischiati nelle sigle, negli schieramenti culturali o religiosi, nelle parole d’ordine dei partiti, mentre un orizzonte li- mitato non consente di cogliere la sostanza del fenomeno e di pre- pararsi al futuro. Il “Dossier”, con la metodologia improntata alla riflessione statistica, ha voluto essere un incentivo a consonanze trasversali. L’immigrazione, pur senza nasconderne i problemi, va inquadrata al di là delle esperienze personali negative, delle paure

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TESTIMONIANZE

T ESTIMONIANZE 31
T ESTIMONIANZE 31

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T ESTIMONIANZE

TESTIMONIANZE

T ESTIMONIANZE collettive e dei capri espiatori, del sentito dire (magari in televisione da un politico

collettive e dei capri espiatori, del sentito dire (magari in televisione da un politico “autorevole”), dei calcoli elettorali, della paura di perdere la fede, della sindrome da invasione. A questo punto viene da chiedersi cosa è cambiato a partire dagli anni ’90. Si è passati dall’indifferenza iniziale, all’emergenza e alla preoccupazione nel corso degli anni ’90, e a partire dall’inizio del secolo alla sistematizzazione in positivo o in negativo. Una buona parte della popolazione ha capito che con l’immigrazione si deve convivere e se ne è fatta una ragione, dando anche esempi ammi- revoli di lavoro fatto per gli immigrati e con gli immigrati. Un’altra parte, anch’essa molto consistente, ha radicalizzato le paure e ne ha fatto un programma, le ha per così dire razionalizzate. L’avver- sione agli immigrati, anche quando non è diventato un programma partitico, da questi cittadini è stato ritenuto frutto di buon senso, qualcosa di scontato, un principio da far valere da chi ama il pro- prio paese. Personalmente ritengo che non ci sia bisogno né di sconti verbali né di altro tipo e chi ha maggiormente approfondito il tema del- l’immigrazione deve avere una pazienza senza fine e molto ben ar-

gomentata nel parlare agli altri che non sono sulle stesse posizioni. Con calma bisogna far capire che senza gli immigrati non si può pensare il futuro dell’Italia. Dagli anni ’90, ormai, il sistema Italia non tira più, ma ciò non può essere addebitato ai nuovi venuti stranieri, che avranno anche creato qualche problema sociale (as- sistenza, casa, scuola ecc.) per le esigenze proprie di ogni essere umano, ma fondamentalmente hanno rappresentato un aiuto fon- damentale a livello demografico e occupazionale. Questi aspetti si possono giustificare con i dati statistici e su di essi bisogna conti- nuare a far perno per ottenere la convinzione della gente. In Ita- lia gli immigrati sono una realtà innovativa che può aiutare per il cambiamento di cui abbiamo bisogno. I cittadini stranieri, molti dei quali nati in Italia, sono una risorsa del paese e non una presenza da combattere. Il razzismo è una strategia cieca e, oltre tutto, anche poco conveniente. Una politica migratoria che non valorizza gli im- migrati equivale a un grande spreco, mentre dal punto di vista dei valori ci scredita a livello internazionale e rinnega il passato di oltre un secolo di emigrazione, durante il quale abbiamo sollevato al- l’estero le stesse richieste degli attuali immigrati.

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IN MEDIA

I N M EDIA a cura di Ludovico Di Meo - Vicedirettore di RaiUno I TENTACOLI
a cura di Ludovico Di Meo - Vicedirettore di RaiUno
a cura di Ludovico Di Meo - Vicedirettore di RaiUno

I TENTACOLI DELLA

DISCRIMINAZIONE

I N M EDIA «Vivere nel mondo di oggi e discriminare qualcuno per sesso, reli-

IN MEDIA

I N M EDIA «Vivere nel mondo di oggi e discriminare qualcuno per sesso, reli- gione,

«Vivere nel mondo di oggi e discriminare qualcuno per sesso, reli- gione, colore della pelle o quant’altro, è come vivere in Alaska ed essere contro la neve». Così diceva William Faulkner, il grande scrit- tore, poeta e drammaturgo, già negli anni ’50. Allora sembrava che la guerra contro ogni tipo di discriminazione potesse essere vinta, e in fretta, ma invece così non è stato, e stiamo ancora a parlarne nel secondo decennio del terzo millennio, come se il tempo non fosse mai passato. Sembra incredibile come il progresso tecnologico vada a quadrupla velocità rispetto al progresso civile e sociale, come se fosse più semplice inventare un telefonino che abbandonare definitivamente atteggiamenti ed idee sinceramente indifendibili ed anacronistiche. Dunque la discriminazione esiste an- cora, e siccome è molto diffusa, non fa più notizia. La discrimina-

zione più odiosa (semmai fosse possibile una classifica in questo senso) rimane quella razzista: e in questo caso su giornali e tg viene ancora - giustamente - segnalata con indignazione. La persona di co- lore, lo “straniero” in genere, vittima di una discriminazione gua- dagna sicuramente uno spazio importante sui media. Le ragioni sono molte: anzitutto la sensazione di aver a che fare con un rot- tame del passato, roba che sa di ku-klux-klan, croci incendiate, schiavismo medievale. Con un presidente americano di colore (e persino con un campionissimo del golf come Tiger Woods!) difen- dere qualsiasi idea di razzismo è come pensare che sia il sole a gi- rare attorno alla terra e non viceversa. Eppure, lo sappiamo, il razzismo più o meno strisciante esiste ancora, non viene espresso a parole (non sarebbe “politically correct”!) ma con i fatti e gli at-

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IN MEDIA

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teggiamenti quotidiani. Si sussurra all’orecchio dell’amico compia-

cente, ma mai a voce alta. Stessa storia con altre forme di discri- minazione, come il sessismo o l’omofobia. Difficilmente troverete persone che davanti ad una telecamera o al taccuino di un gior- nalista ammettono di odiare i gay o affermano che una donna, nel lavoro, è considerata una comprimaria.

La nostra società (quella democratica e opulenta, occidentale in-

tendo) ha formalmente accettato le unioni gay o lesbiche, e solo qualche formazione estremista ritiene gli omosessuali dei diversi

quasi senza diritti. Questa aria nuova ha permesso molti “outing”

da parte di omosessuali, quasi sempre persone famose, che con il

loro gesto (non semplice, non facile) sperano di fare da volano,

di convincere quelli che vivono in segreto la loro condizione, a

uscire allo scoperto, e parlarne con la famiglia e gli amici. Ma que- sto non succede, almeno non succede con una frequenza che può indurre a pensare che qualcosa, nella società, sia cambiato. E al- lora, nonostante la nostra mente moderna, si sorride e si ammicca vedendo un gay, e addirittura dal mondo dorato e machista del cal-

cio, lo sport nazionale, arrivano secche smentite alle voci che vo- gliono questo o quel campione “sospettato” di legami omosessuali. (Il presidente iraniano Ahmadinejad disse alle Nazione Unite: «Nel mio

paese non esistono omosessuali»). Nel mondo del lavoro la loro vita non sempre è facile, anche se qualcuno parla addirittura di “lobby gay” per definire centri di potere più o meno occulti che facendo leva sul senso di colpa degli “altri”, impongono scelte ed orien- tano decisioni. E’ l’altra faccia della medaglia, sinceramente poco credibile. Anche la discriminazione verso le donne è dura da morire. Le cro- nache dei giornali degli anni 50 erano piene di articoli sul delitto d’onore, la nostra Italia era in pieno medioevo: «le donne de- vono stare a casa a seguire la famiglia, e non in ufficio», «le donne che lavorano tolgono posti all’uomo»: discorsi del genere li ab- biamo sentiti tutti, ancora adesso. In realtà in Italia sono stati no- tevoli gli sforzi fatti negli ultimi decenni per creare quelle che si definiscono “politiche di discriminazione positiva”, ovvero creare i presupposti per avvantaggiare quelle categorie di persone po-

Le cronache dei giornali degli anni 50 erano piene di articoli sul delitto d’onore,la no- stra Italia era in pieno medioevo

tenzialmente vittime di discriminazione. Si è creata una struttura per

le pari opportunità tra i sessi e si è introdotta in Parlamento la re-

gola delle cosiddette “quote rosa” per garantire quote minime di

presenza femminile nelle rappresentanze politiche ed istituzionali. Al momento la percentuale di parlamentari donna oscilla, tra camera

e senato, fra il 14 e il 17 per cento. Ancora troppo poco?

Sul fronte europeo l’anno 2007 è stato definito “l’anno europeo per le pari opportunità per tutti”. Nell’articolo 21 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea si afferma che «È vietata

qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso,

la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le carat-

teristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni perso- nali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap,

o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap,

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I N M EDIA

IN MEDIA

l'età o le tendenze sessuali». Nell'ambito d'applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull'Unione euro- pea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi. Insomma, le istituzioni nazionali ed europee si impegnano a contra- stare ogni discriminazione verso le donne, ma forse quelle più dif- ficilmente estirpabili si nascondono in casa, in famiglia: ogni tanto storie di donne vessate e maltrattate trovano la dignità di pubbli- cazione su giornali o telegiornali, ma la sensazione - sgradevolissima - è quella di avere a che fare con la classica punta dell’iceberg. Sessismo, razzismo, xenofobia, omofobia. La piovra chiamata di- scriminazione ha tentacoli lunghi e spesso invisibili. I media se ne

occupano, quando la storia fa notizia, e forse è sempre troppo poco. Come se non sempre l’equazione discriminazione = indi- gnazione funzionasse a dovere. L’abitudine al malcostume, alle in- giustizie, al sopruso, condiziona gli animi di tutti e sembra anestetizzare le coscienze. Fino ad un certo punto: fino a quando, inaspettatamente, diventiamo noi stessi, magari inaspettatamente, vittime. E solo allora, in quell’attimo, prima di reagire o dimenticare in fretta, realizziamo quanto doloroso e violento possa essere giocare nella serie B della vita.

reagire o dimenticare in fretta, realizziamo quanto doloroso e violento possa essere giocare nella serie B

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PAGINA A CURA DI INCE MEDIA

P AGINA A CURA DI I NCE M EDIA
CON ORGOGLIO SIAMO PARTE DI UNA GRANDE FAMIGLIA
CON ORGOGLIO
SIAMO PARTE
DI UNA GRANDE
FAMIGLIA

La Croce Rossa Italiana da un anno ha un nuovo partner che si occupa della protezione e del benessere dei Volontari durante la loro instancabile opera di assistenza. Erbasan, ditta leader nel

settore dell’abbigliamento da lavoro, è dal 2011 il fornitore uffi- ciale di divise e capi di vestiario per i Volontari del Soccorso. Sappiamo benissimo che la parola d’ordine fra i Volontari è “emergenza”.

Si lavora in emergenza, ci si occupa di emergenza, si viene av-

visati con il preavviso inesistente che un’emergenza impone. Sono proprio queste le situazioni che mettono alla prova anche Erbasan.

Infatti la caratteristica distintiva delle nostre divise è la loro emo- repellenza sia al contatto che alla pressione, ma questa pecu- liarità impone una lavorazione lunga e attenta. Per questo abbiamo sviluppato procedure e tempistiche che ci permettono

di essere pronti ogni volta che il nostro importante partner ne ha

bisogno. Queste divise infatti vengono realizzate in Italia, ma per

acquisire la loro caratteristica impermeabilità, devono volare fino in Indonesia. Lì infatti subiscono un trattamento denominato “EPIC” che consiste in un incapsulamento con materiali parti- colari in modo da formare una vera e propria membrana ag- giuntiva, così sangue e liquidi biologici non intaccano i tessuti neanche se vengono compressi sulla divisa. È per questo che Sergio Erba, titolare dell’azienda, ci riferisce con una nota di orgoglio che, considerando importantissima l’in- columità e la sicurezza del personale di Croce Rossa, è lieto di poter garantire questa protezione grazie all’uso delle divise tec- nologicamente avanzate della Erbasan.

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garantire questa protezione grazie all’uso delle divise tec- nologicamente avanzate della Erbasan. 39 www.erbasan.it

www.erbasan.it

IMPEGNO CONCRETO PER LE PARI OPPORTUNITÀ di Alessandra Servidori - Consigliera Nazionale di parità -

IMPEGNO CONCRETO PER LE PARI OPPORTUNITÀ

di Alessandra Servidori - Consigliera Nazionale di parità - Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Coerentemente come è la scelta che mi accompagna nell’esercizio del ruolo affidatomi di consigliera nazionale di parità, mi corre l’obbligo di sottolineare che dalla parte delle donne e del lavoro,

siddetta “legge di stabilità”, prevede, tra le altre cose, una serie di incentivi finalizzati a favorire l’occupazione sia giovanile che fem- minile e la ricollocazione del personale in esubero. Ma anche il

sono adempimenti già previsti nella legislazione vigente, da at- tuare, che hanno nel Governo una grande attenzione anche nella

vi

D.Lgs. n. 167/2011 (il cosiddetto “Testo Unico dell’apprendistato”) sostiene un nuovo incentivo in favore dei lavoratori in mobilità,

predisposizione delle linee del PNR (Piano di riforma nazionale) quale adempimento annuale e soprattutto che sono stati illustrati,

quindi anche delle donne, che possono essere assunti con con- tratto di apprendistato, con possibili vantaggi economici e norma-

in

parte, dal Ministro Fornero nella sua programmazione in materia

tivi per i datori di lavoro. Ma occupiamoci dell’aspetto femminile.

di

politiche di pari opportunità nella audizione al Senato e alla Ca-

Il Governo con i suoi provvedimenti sia in materia di riforma del

mera il 24 gennaio scorso e che peraltro ritroviamo confermate

lavoro che di legge di stabilità sta promuovendo atti necessari che

nella recente riforma del mercato del lavoro in discussione in Par- lamento.

abbracciano l’intera materia, dai regimi di orario ai rapporti di la- voro flessibili, al rafforzamento dei servizi fino alle misure per una

È

fondamentale attuare quanto detto anche con politiche antidi-

effettiva parità nei trattamenti di genere. In questo contesto stiamo

scriminatorie attive. Non solo la normativa, contenuta nella Legge n. 183/ 2011, co-

valorizzando l’avviso comune sulla conciliazione lavoro/famiglia sot- toscritto nel marzo 2011 dalle parti sociali: è una batteria di stru-

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FOCUS

F OCUS

menti di politica attiva che trovano nell’Osservatorio nazionale sulla contrattazione della Consigliera di parità una ricca raccolta di ac- cordi e nuove prassi in materia di flessibilità e produttività lavora- tiva. Per divulgare e implementare strumenti condivisi per rafforzare la produttività e la flessibilità sui luoghi di lavoro e sostenere così l’occupazione femminile, il salario di produttività con le sue age- volazioni previste sia per le aziende che per le lavoratrici e lavo- ratori è una leva fondamentale per sviluppare politiche di conciliazione e quindi maggiore flessibilità produttiva. La Carta delle pari opportunità e uguaglianza sul lavoro che i Mi- nisteri del Lavoro e delle Pari opportunità in collaborazione con la Rete delle consigliere, Sodalitas e importanti realtà associative come Aidda, Ucid, Impronta Etica e successivamente sottoscritta da numerose aziende, rappresenta un importante strumento di politi- che attive dando ai suoi dieci punti (che coincidono con gli stru- menti dell’avviso comune) una aggregazione tra le parti sociali che portano beneficio alle imprese e alle lavoratrici . Tra gli obiettivi del decreto “Salva Italia” che peraltro valorizzano il Piano Italia 2020 per l’occupabilità femminile e i provvedimenti assunti dal precedente Governo, rimane quello di incentivare l’oc- cupazione femminile. In sintesi, gli interventi previsti dalla Manovra per rilanciare il lavoro femminile sono:

Sgravi Fiscali. Sono stati introdotti sgravi dell’Irap (Imposta re- gionale sulle attività produttive) per le imprese che assumeranno donne (oltre che giovani sotto i 35 anni) a tempo indeterminato. Queste imprese avranno la possibilità di dedurre 10.600 euro per ogni nuova lavoratrice di sesso femminile. La cifra sale a 15.200 al Sud. È un provvedimento che incide sulla domanda di lavoro da parte delle imprese.

Irap Incentivo di natura fiscale. L’art. 22, comma 7, della Legge n. 183/2011 prevede un incentivo di natura fiscale che ogni Regione potrebbe attuare a partire dal 2012, strettamente corre- lato alla contrattazione collettiva territoriale od aziendale finalizzata alla produttività, alla qualità ed al miglioramento del servizio. Con l’art. 2 del D.L. n. 201/2011 si è ulteriormente intervenuti in ma- teria prevedendo agevolazioni fiscali nei confronti di chi assume a tempo indeterminato personale femminile e giovani al di sotto dei trentacinque anni di età.

Contratti di apprendistato. I datori di lavoro con più di 9 di- pendenti che assumano da gennaio 2012 a dicembre 2016 mano- dopera femminile avranno uno sgravio contributivo del 100% per un periodo di tre anni, del 10% dal terzo anno in avanti.

Contratti di inserimento. È riconosciuto un contributo a tutti i datori di lavoro che favoriscono il lavoro femminile, stipulando contratti con lavoratrici di qualunque età purché prive di un im- piego da almeno sei mesi e che risiedano in territori con tasso di

disoccupazione superiore al 20% e che superi di 10 punti quello maschile.

Incentivi di natura economica. Tutti i lavoratori assunti con contratto di inserimento possono essere inquadrati in deminutio fino a due livelli inferiori a quello previsto in applicazione del Ccnl, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è preordinato il progetto di inseri- mento dei lavoratori. Il sotto inquadramento non trova applica- zione per le lavoratrici sopra indicate (lettera e. dell’art. 54, comma 1, del D.Lgs. n. 276/ 2003), salvo che non si rinvenga una di- versa previsione nella contrattazione nazionale o territoriale.

Incentivi di natura contributiva. Per tutti gli assunti con con- tratto di inserimento (ad eccezione dei giovani di età compresa tra i diciotto ed i ventinove anni - art. 54, comma 1, lettera a) viene riconosciuto un abbattimento della contribuzione a carico del da- tore di lavoro, pari al 25%: la concessione della contribuzione age-

abbattimento della contribuzione a carico del da- tore di lavoro, pari al 25%: la concessione della

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FOCUS

F OCUS

volata comporta anche la rispondenza ai requisiti del regolamento Ce n. 2204/2002 sulle persone svantaggiate e per le donne di qualsiasi età.

Lavoratori e lavoratrici disoccupati o sospesi da almeno 24 mesi. L’art. 8, comma 9, della Legge n. 407/1990 prevede un abbattimento contributivo per trentasei mesi nel caso in cui i da- tori di lavoro assumano a tempo indeterminato disoccupati da al- meno ventiquattro mesi o lavoratori sospesi e beneficiari di trattamento integrativo straordinario da un uguale periodo. L’age- volazione appare riconoscibile anche in altre ipotesi: in caso di so- spensione del rapporto per astensione dal lavoro a causa della maternità, cosa che comporta ‘‘lo spostamento’’ in avanti della frui- zione.

Assunzione a tempo indeterminato di lavoratori e lavora- trici in mobilità. L’art. 25, comma 9, della Legge n. 223/1991,

prevede che l’assunzione di un lavoratore iscritto nelle liste di mo- bilità venga incentivata sotto una duplice forma: quella contributiva

e quella economica. Il Ministero del lavoro, con una nota risalente

al 1999, condivisa dall’Inps, ha ritenuto che in caso di maternità con relativa sospensione del rapporto, il datore di lavoro abbia di- ritto ad usufruire dei benefici contributivi, cosa che comporta il differimento degli stessi per un periodo uguale a quello della so- spensione.

Lavoratori e lavoratrici che usufruiscono di trattamento integrativo in deroga - Assunzione a tempo determinato

per sostituzione di lavoratrice in maternità. L’art. 10, comma 2, della Legge n. 53/2000, poi confluito nell’art. 4 del D.Lgs. n. 151/2001, ha previsto incentivi di natura contributiva in favore delle aziende sottodimensionate alle venti unità che assu- mano con contratto a tempo determinato per sostituire lavoratori

in congedo ex art. 4 del D.Lgs. n. 151/2001.

ticipata dal lavoro delle lavoratrici in stato interessante. A partire dal 1° aprile 2012 saranno la Direzione territoriale del lavoro e la Asl a disporre l’interdizione. Quest’ultima si applicherà in tre ipo- tesi:

a. Per il periodo precedente al parto;

b. Per uno o più periodi nel caso di gravi complicanze della gra-

vidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;

c. quando le condizioni di lavoro ambientali siano ritenute pregiu-

dizievoli alla salute della donna e del bambino e la lavoratrice non

possa essere spostata ad altre mansioni. Molto interessante è la parte, in via di definizione, del Ddl del Go- verno di riforma del mercato del lavoro dedicato all’occupabilità femminile soprattutto in dimensione proprio antidiscriminatoria. Infatti nel Capo V, Ulteriori disposizioni in materia di mercato del lavoro, art. 55. (Tutela della maternità e paternità e contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco) si prevede:

1. Il comma 4 dell’articolo 55 del Decreto Legislativo 26 marzo

2001, n. 151, è sostituito dal seguente:

“4. La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di di- missioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravi-

danza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni

di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore

adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all’articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per ter- ritorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l’effica- cia della risoluzione del rapporto di lavoro”. Segue comma 2, 3,4,5,6,7,8 omissis.

Art. 56 (Sostegno alla genitorialità)

1. Al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di

maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della

coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro,

Fondo per il finanziamento. La Legge n. 214 del 22 dicembre

in

via sperimentale per gli anni 2013 - 2015:

2011 - art 24 comma 26 ha istituito presso il ministero del La-

a) il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita

voro, Salute e Politiche Sociali il “Fondo per il finanziamento di in- terventi a favore dell’incremento in termini quantitativi e qualitativi

del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di tre giorni, anche continuativi, ….omissis. Segue b, art 2 a,b, art3 omis-

dell’occupazione giovanile e delle donne”. Il finanziamento sarà ef-

sis.

fettuato in diverse tranches, distribuite nell’arco temporale 2012-

In

buona sostanza queste sono le principali novità introdotte in

2015. Quest’anno saranno apportati 200 milioni di Euro di risorse, mentre per ognuno degli anni 2013 e 2014 la somma sarà di 300 milioni di Euro. Per l’anno 2015 l’ammontare sarà pari a 240 mi- lioni di Euro. Con decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti i criteri e le modalità istitutive del predetto Fondo.

materia di sostegno all’occupabilità femminile, vero è che alle parti sociali e alle consigliere di parità spetta in collaborazione con gli enti locali e le parti sociali l’impegnativo compito di far conoscere e applicare in un vero meccanismo di mainstreaming interistituzio- nale di genere, ovvero gestione della conoscenza in quanto ele- menti strategici che fanno parte del processo di miglioramento ed innovazione e di governance del mercato del lavoro femminile.

Astensione anticipata dal lavoro per lavoratrici in stato in- teressante. Si semplifica la procedura per avviare l’astensione an-

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AL SERVIZIO DEI RAGAZZI DISABILI, UNA STRUTTURA CHE INSEGNA L’AUTONOMIA

di Paola Longobardi

«Ciao, io sono Marco, del Centro Archimede di Croce Rossa». È così che ci accoglie uno dei ragazzi ospitati nel centro diurno di via Ramazzini, a Roma. Nato nel febbraio del 1991 con la denomina- zione di “Laboratori Arti e Mestieri”, inizialmente la struttura era un servizio interno al Centro Educativo Motorio (CEM), quale rispo- sta operativa alla richiesta di inserimento di giovani e adulti disa- bili. Rispondere alla carenza di servizi per quei ragazzi che dopo la scuola dell’obbligo non potevano percorrere la strada dell’inseri- mento lavorativo, con gravi rischi di regressione e isolamento, è il motivo della nascita di questa importante struttura di Croce Rossa. Dopo una prima collocazione a Palazzo Mario Riva, sede del CEM a Villa Maraini, il Centro sposta la propria residenza al primo piano della cosiddetta “Casa nel Bosco”, sempre all’interno della Villa. Inaugurati i nuovi locali, la struttura si inserisce nel più ampio ser- vizio a favore dei diversamente abili svolto dalla Croce Rossa di Roma. I lavori di ristrutturazione del villino, che ospita il Centro diurno, hanno consentito di raddoppiare la capacità ricettiva e di rendere maggiormente accoglienti gli ambienti utilizzati dagli utenti che potranno rimanervi per alcuni periodi. Il lavoro, svolto da per- sonale altamente qualificato, tende attraverso l’inserimento in atti- vità programmate, al mantenimento delle attitudini dei ragazzi e allo sviluppo delle loro capacità al fine di rafforzarne l’autosuffi- cienza.

La struttura, inaugurata nel 2006 dall’allora Sindaco di Roma Wal-

ter Veltroni e dal Presidente nazionale della Croce Rossa, Massimo

Barra, è oggi non solo formativa ma anche riabilitativa, e al centro

di ogni azione viene posta esclusivamente la persona. Qui i ragazzi

imparano ad essere autonomi e allo stesso tempo a svolgere lavori.

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© Ufficio Comunicazione CRI
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FOCUS

F OCUS © Ufficio Comunicazione CRI 45
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COUNTDOWN

F OCUS C OUNTDOWN Gioielli, oggetti in ceramica, sculture in legno e disegni, sono solo alcuni

Gioielli, oggetti in ceramica, sculture in legno e disegni, sono solo alcuni degli prodotti creati dagli ospiti, che seguiti costantemente dall’equipe di educatori, svolgono durante l’arco della giornata le iniziative per cui sono assegnati quotidianamente. Attività ludico ri- creative e laboratori di arti e mestieri che impegnano i ragazzi di- verse ore della giornata. Tra questi, anche il giardinaggio e la manutenzione del verde, esperienza che si estende fino all’inse- gnamento. Infatti, in collaborazione con le scuole del territorio, gli ospiti del Centro Archimede, insegnano agli studenti ciò che im- parano loro stessi attraverso i laboratori di giardinaggio. Iniziativa

di grande successo che permette integrazione e socializzazione, pa-

role chiave che la coordinatrice del Centro intende specificare più volte. E queste attività di interazione con l’esterno, sono uno stru-

mento molto utile per concretizzare l’inserimento sociale. Attual- mente, la necessità della struttura è quella di disporre anche dei locali ai piani superiori della palazzina, per avviare il servizio di re- sidenza temporanea. «Questo servizio – ha spiegato Antonella Ticca, responsabile del Centro Archimede – è la fisiologica evoluzione del percorso che i nostri ospiti compiono, ovvero la possibilità di vivere

in modo autonomo, organizzato e sociale, brevi periodi di tempo

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lontano dalle loro famiglie, sviluppando quindi processi di eman- cipazione e distacco da queste. Tutto ciò ora sarà finalmente rea- lizzabile». I ragazzi si sono fatti parte attiva di questa azione allestendo, nei luoghi da loro desiderati, una mostra aperta al pub- blico di opere che rappresentassero in modo tangibile come avreb- bero voluto che fossero trasformati ed utilizzati i locali. Ad oggi questi ambienti non possono però ancora essere usati, ma una volta realizzato anche questo passaggio, sarà possibile e auspicabile of- frire all’utenza maggiori garanzie di ospitalità, nonché di sollecita- zioni ed esperienze che ne arricchiscano il percorso. Ma soprattutto

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FOCUS

che ne arricchiscano il percorso. Ma soprattutto 47 F OCUS C OUNTDOWN © Ufficio Comunicazione CRI

COUNTDOWN

© Ufficio Comunicazione CRI

consentirà di proiettare gli educatori e i formatori verso uno sce- nario di ampliamento dei servizi portando a completamento il ven- taglio di interventi che il Centro stesso potrebbe ancora offrire ai propri utenti, in particolare sarà possibile dare una risposta con- creta ai genitori di questi ragazzi che ogni giorno si domandano che cosa succederà quando non potranno più occuparsi dei loro figli. E l’obiettivo ultimo è proprio questo, superare al più presto le barriere burocratiche per arrivare all’apertura di una Casa Famiglia che porti all’autonomia e all’emancipazione di tutti gli ospiti del Centro Archimede.

S CRIVE PER N OI di Marcello Villari - Caporedattore Servizi Esteri TG5 Quando la

SCRIVE PER NOI

S CRIVE PER N OI di Marcello Villari - Caporedattore Servizi Esteri TG5 Quando la discriminazione

di Marcello Villari - Caporedattore Servizi Esteri TG5

Quando la discriminazione colpisce i profughi

Ero a Mosca quel 25 dicembre del 1991 quando accadde un evento fino a pochi mesi prima inimmaginabile, la dissoluzione del- l’Unione Sovietica, un avvenimento epocale che ha concluso in modo del tutto inaspettato il Novecento. Nessuno in quel momento poteva pensare allo sconvolgimento che avrebbe provocato nella vita di milioni di persone che fino a quel momento avevano vissuto in uno spazio comune dove convivevano più di 170 nazionalità di- verse. Molti cittadini sovietici, si ritrovarono dalla sera alla mattina, dopo che le ex 15 repubbliche che formavano l’URSS erano di- ventate stati indipendenti, a essere stranieri in quella che era stata la loro patria, perché i russi che abitavano nei paesi baltici o nel- l’Asia centrale, i georgiani che abitavano in Armenia, gli azeri che vivevano in Kazakhstan e così via persero in quel momento il diritto allo stipendio – erano in gran parte dipendenti pubblici o militari – alla pensione, alla casa. Sul passaporto di ogni sovietico c’era scritta la nazionalità, e così un dato che voleva dimostrare la con- vivenza di paesi ed etnie diverse in un’unica nazione divenne un motivo di discriminazione e di emarginazione. Chi aveva qualche ag- gancio se ne tornò nel paese di origine, dove forse non aveva mai abitato: milioni precipitarono in miseria, discriminati e spesso, come accade ai russi in Lettonia o Estonia privati pure del diritto di voto. Una tragedia poco conosciuta di cui sono stato, in quegli anni, di- retto testimone, perché coinvolse anche gente che avevo cono- sciuto. Di lì a poco altri milioni di persone – e in modo molto più cruento – si sarebbero trovati nelle stesse condizioni nella ex Ju- goslavia.

La condizione di profugo – per ragioni politiche, economiche, guerre o fame non importa – è il primo passo verso la discrimina- zione, il razzismo, il rifiuto da parte di chi si sente invaso dagli

SCRIVE PER NOI

S CRIVE PER N OI

“altri”– soprattutto quando ci si trova di fronte a fenomeni di massa

o a cambiamenti radicali nella struttura statale – anche dove non

c’è in origine un razzismo diffuso. Ero in Somalia nel 1993 all’epoca dell’operazione umanitaria “Restore Hope”, alla quale partecipò anche l’Italia. Intorno a Mogadiscio, in campi improvvisati maleo- doranti e dalle condizioni igieniche spaventose si ammassavano cen- tinaia di migliaia di essere umani arrivati dall’interno per sfuggire alla

siccità e alla fame. Respinti anche dagli abitanti della città (tutto è relativo!) che si vedevano assediati da folle di affamati. L’operazione umanitaria, come è noto, fallì e la situazione del Corno d’Africa è tutt’ora drammatica. È da questa parte del continente che arriva in Europa uno dei filoni dell’immigrazione clandestina. Nel 2009 li ho rivisti a Malta, primo fronte di sbarco dei barconi di disperati che partivano dalla Libia. Ero andato nei giorni delle polemiche con l’Italia sulla sorte del mercantile turco con 144 migranti a bordo che vagavano senza cibo ne acqua nel Mediterraneo, dopo il rifiuto di Malta di accoglierli nonostante la nave fosse in acque di competenza maltese. Alla fine li accolse il nostro paese. Nell’isola, intorno alla Valletta, c’erano due grandi campi, una vecchia caserma abbando- nata dagli inglesi e una tendopoli, stile lager, guardati a vista da mi- litari armati. Il ministro degli esteri, Tonio Borg, mi disse chiaramente: “siamo una piccola isola, ne abbiamo migliaia, si sta creando una situazione sociale ingestibile, prendeteveli voi che siete più grandi e più ricchi”. Dalla tragedia della fame al dramma del- l’emarginazione…allo stesso modo del resto accade e continua a succedere in Italia. Il benestante, la persona affermata, l’uomo d’af- fari, qualunque sia il colore della pelle, difficilmente provoca sen- timenti di razzismo, il povero, l’emarginato sì: di fronte all’esercito di dannati che preme ai confini, che invade la tua città o il tuo borgo, la differenza razziale, spesso abilmente sfruttata dalla poli- tica o da imprenditori senza scrupoli, diventa discriminazione e causa di ogni “male”, dalla disoccupazione alla criminalità. Ma la storia può essere anche diversa. Nel luglio del 2006 ero a Beirut, devastata dai durissimi bombardamenti israeliani, durante la guerra fra il Libano e lo stato ebraico. Mentre cercavo di entrare

in città arrivando dalla valle della Bekaa – ero entrato in Libano

attraverso il confine con la Siria – avevo incontrato colonne inter- minabili di automobili che procedevano in senso inverso, lascia- vano la città: si disse in quei giorni che quasi 100 mila persone avevano abbandonato Beirut e altre località del sud del paese, di-

rette in Siria appunto, oppure, via nave, a Cipro e in Grecia. Pro- fughi di guerra…ma…In quei giorni di bombardamenti coloro che avevano potuto lasciare il paese, in particolare verso l’Europa, erano generalmente famiglie benestanti o del ceto medio o co- munque non gente particolarmente disagiata. I media libanesi – io ero a Beirut – raccontavano dell’ottima accoglienza ricevuta a Cipro e della disponibilità di proprietari di barche, yacht e altri mezzi na- vali ad accompagnare i “profughi” alla destinazione prescelta. Un’al- tra storia appunto che suggerisce una considerazione più generale:

razzismo, discriminazione, odio interetnico hanno certamente radici culturali e storiche antiche, ma la grave crisi economica internazio- nale e il conseguente peggioramento dei livelli di reddito e occu- pazione anche nei paesi più ricchi rischiano di riproporre nelle varie aree del mondo, Europa compresa, fantasmi d’altri tempi e fenomeni nuovi che gettano una luce sinistra sul nostro immediato futuro.

Europa compresa, fantasmi d’altri tempi e fenomeni nuovi che gettano una luce sinistra sul nostro immediato

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S TORIE DI V OLONTARI di Eloisa Miranda Insegnando si riceve più di quanto si

STORIE DI VOLONTARI

S TORIE DI V OLONTARI di Eloisa Miranda Insegnando si riceve più di quanto si dà

di Eloisa Miranda

Insegnando si riceve più di quanto si dà

“No matter how short a man is, he can still see the sky”

La sveglia, una canzone dei Beatles, suona alle 7.15. È la canzone

che mi ha svegliata ogni mattina degli ultimi mesi passati a scrivere

la tesi. Sembra diversa adesso, mentre apro gli occhi in questa

stanza del Centro di Accoglienza Migranti di Mineo, ma probabil- mente sono io che sono cambiata, senza accorgermene né volerlo. Solo ora, a distanza di mesi, me ne rendo conto.

La maggior parte delle emozioni provate da me e da alcune per-

sone che ho avuto al mio fianco sono indescrivibili, nella loro com- plessità, in quel binomio ossimorico di asprezza e dolcezza che le

ha caratterizzate ogni giorno. Non sempre è possibile trovare le

parole per spiegare ciò che si prova, a volte dovremmo accon- tentarci di assaporarne il ricordo. Ma in questo caso bisogna fare uno sforzo, soprattutto per coloro che non c'erano.

Una volta assegnata all'info-point, l'ufficio di interpreti e mediatori, ho accettato con entusiasmo la proposta di occuparmi del corso

di lingua italiana per gli ospiti adulti, ma le preoccupazioni non

hanno tardato a sorgere. Non avevo esperienza come insegnante:

cosa e come avrei dovuto insegnare? Sarei riuscita a farmi rispet- tare da una classe di adulti? Quanti sarebbero stati? E se dopo due lezioni ci fosse stato il deserto? Se avessi ceduto alla paura di non riuscire ad affrontare una classe composta da persone con una di- versa base di partenza a seconda della lingua di riferimento e del livello di istruzione, non tutte davvero interessate e praticamente tutte sprovviste di materiale per scrivere, il corso si sarebbe con- cluso al secondo giorno. Ma non è stato così, grazie alla tenacia dei miei studenti, che per settimane hanno usato i fogli volanti che mi procacciavo dagli ope- ratori della logistica («maestra! vorrei u-un foglia, per favore!»), orientandosi tra il crescente numero di cartelloni appesi alle pareti con il nastro adesivo, che mi hanno ascoltata con attenzione reli- giosa e non si sono scoraggiati di fronte a niente. I risultati sono stati sorprendenti e, per me, le ore di scuola erano diventate fon-

S TORIE DI V OLONTARI damentali per affrontare anche il resto, per mantenere il sangue

STORIE DI VOLONTARI

damentali per affrontare anche il resto, per mantenere il sangue

Durante quella lunga e afosa estate siciliana, scandita dagli sbarchi

freddo, essere più paziente e riflessiva e vedere le problematiche

e

dalle notizie sull'andamento della guerra in Libia, che stampa-

del campo, da quelle minime a quelle più gravi, in una prospettiva

vamo da internet in inglese, francese e arabo e appendevamo alla

più obiettiva.

porta a vetri dell'info-point in modo che tutti potessero leggerle

La grammatica, le storie che inventavo come esempi, i consigli che

e

commentarle, i pomeriggi passati in classe hanno lasciato un segno

cercavo di dare quando mi chiedevano come comportarsi in Italia una volta usciti dal campo, i tentativi di metterli in guardia sullo stato dell'economia, del mercato del lavoro, delle politiche sul- l'immigrazione, nutrendo la mia loquacità con il loro bisogno di sa-

indelebile. Lo hanno lasciato sui ragazzi, che hanno imparato a par- lare e a scrivere in italiano, ma lo hanno lasciato anche su di me. Mi hanno insegnato che anche se la vita può essere crudele, sot- toporci alle prove più dure, costringerci a lasciare la nostra terra

pere: sentivo che tutto ciò che dicevo mi tornava indietro e mi

e

la nostra famiglia, ad attraversare il deserto su camion stracolmi,

costringeva a riflettere. I loro occhi, la loro attenzione, mi comu-

il

mare su barconi arrugginiti, mezzo continente asiatico nel baga-

nicavano qualcosa, da interpretare e da cui imparare. «Come mi comporterei se fossi nella loro situazione? Avrei la forza di affron- tare la diversità, le novità, l'ostilità di tanta gente? Di dimostrare che persona sono, di cosa sono capace, che posso essere utile al Paese,

gliaio di una macchina per cominciare da zero, non bisogna mai perdere la speranza, la fiducia in noi stessi e la determinazione di cambiare ciò che si può cambiare. «La vita è bella, semplice e molto meno pesante quando qualcuno

anche se non è quello in cui sono nata e cresciuta? Riuscirei a man- tenermi integra, fedele a me stessa, senza vendermi o cercare scap-

riesce la prendre con filosofia. Le personni si conoscono un giorno, un'altro inelutabilmente devono continuare la loro strada e seguire

patoie, combattendo per farmi riconoscere come persona cui

il

loro destino». (Ahmed)

spettano non solo doveri, ma anche diritti?».

«La vita è una scelta, sia felice nella scelta della tua vita. E la vita è

non solo doveri, ma anche diritti?». «La vita è una scelta, sia felice nella scelta della

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STORIE DI VOLONTARI

S TORIE DI V OLONTARI molto corta, bisogna vivere. Sia felice nella pazienza e nel corag-
S TORIE DI V OLONTARI molto corta, bisogna vivere. Sia felice nella pazienza e nel corag-

molto corta, bisogna vivere. Sia felice nella pazienza e nel corag- gio». (Alfayo) Ho imparato ad apprezzare quello che ho, a dare valore anche a ciò che può sembrare insignificante. Ho capito che possiamo essere

privati di tutto tranne che della nostra dignità. E sono la dignità, il buon umore, la tenacia di persone a cui il destino ha, per ora, tolto quasi tutto, che mi hanno insegnato che a ogni fine corri- sponde un inizio e che è in noi stessi che bisogna trovare la forza

di ricominciare, di continuare a sorridere.

«Maestra… the expression 'mamma mia!'… what should a man use,

“papà mio”?» (Atta)

«Il governo e l'individuo hanno molti i soldi ma il governo è non

buono. Abbiamo molti belle ragazze, non queste vecchie e brutte ragazze qui … lei rida …» (IK) «Poi la polizia ha presso me nell'ufficio e ha scritto la mia storia ha preso una foto di me e firmo con le miei deci dita sulla macchina. Poi un'uomo chi lavora nella croce rossa ha dato me una casa. La casa ha due letto con le coperte e lenzuola anche una finestra e una porta». (Daniel)

Grazie ai loro racconti ho viaggiato per i paesi dell'Africa e dal Pa- kistan attraverso l'Asia, li ho visti tramite i loro occhi, ne ho per- cepito l'amore, la nostalgia e la rabbia di fronte a problemi decennali che impediscono a milioni di persone di vivere serena- mente nei luoghi che vorrebbero chiamare “casa”. Ho imparato ad amare quelle terre, le loro contraddizioni, la loro asprezza e la loro poesia e ho capito che è lì che voglio che mi porti la mia strada. «La vita nel villaggio molto bene. Pakistan è paradiso. Se volete andare Pakistan allora dovete partire subbito, non in ritardo». (Amjad) «L'Eritrea ha fatto il divincolarsi lungho e forte con l'Ethiope della sua libertà. Poi ha vinto sull'Ethiope e ha ottenuto la sua libertà nel 1990 dopo trenta anni la guerra lungha». (Daniel) «In foreste ci vivono elephante, garafia, gazzale e diverse tipi di animale. La sua citta somiglia a Roma e questo è perche Mossoline built». (Abdelfetah) «Abidjan il suo capitale economica, no ha niente a invidiare à altre citta del monde, con il suoi miniatura gratte cielo. Da l'impressione di essere da qualche parte in America o europa». (Ahmed)

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S TORIE DI V OLONTARI di Marusca Micchi Nulla accade per caso Tutto cominciò per

STORIE DI VOLONTARI

di Marusca Micchi

Nulla accade per caso

Tutto cominciò per caso, una di quelle dome- niche indaffarate, c'era da riorganizzare la sede e gran parte del lavoro era ancora da fare. Eravamo un gruppo, i soliti amici e tra una chiacchiera e l'altra si tirava avanti nel tentativo di fare un po' d'ordine. Poi, nell'an- golo più nascosto ecco uno scatolone con tanti fogli arrotolati.

«Chissà che contiene», mi dico. D'istinto allungo la mano e prendo quello più grande, quello arrotolato con cura, incuriosita. É uno di

quei cartelli in polietilene, di quelli che si mettono esposti fuori, che non si “logorano” con il tempo, una pubblicità di un evento orga- nizzato dalla CRI. Mi si illumina il volto, guardo Alice cercando com- plicità, detto e fatto. Ci faremo due cartelli da esporre al cancello. «Voglio che si veda sempre, voglio che chi passa sappia che qui ci siamo noi, che qui c'è la Croce Rossa!». D'altronde la nostra sede non è visibile, bisogna affacciarsi all'entrata del piccolo parcheggio

e

scorgere i mezzi parcheggiati, per capire che siamo lì. Lo pulisco

e

lo appendo da sola. Bene, a distanza di tanti mesi, non avrei im-

maginato che tutta quella mia caparbietà nel voler “mostrare” l'em- blema, un giorno mi avrebbe regalato una delle emozioni più belle della vita. Passano i mesi, infatti, tra mille impegni e difficoltà, tanti cambiamenti, forse troppi, forse “troppa dedizione” e alla fine sono quasi vicina a mollare tutto. Non sono più in grado di aiutare nes- suno, sto vedendo tutto nel modo sbagliato, troppo polemica, troppo pessimista e probabilmente sto perdendo quei principi che tanto avevano dato un’impronta alla mia vita. C'è da fare questo, quello e quell'altro e così mi ritrovo più impegnata, più coinvolta, più incasinata. Sì perché non c'è solo la CRI nella vita di un volon- tario, c'è anche tutto il resto, tutti i problemi della vita quotidiana, tanti, troppi da gestire tutti assieme. In fondo però la vita va avanti, deve andare avanti se pur tra mille difficoltà, così insisto, porto avanti il mio compito di Collaboratore Tecnico di Gruppo alla For- mazione, ogni tanto studio per l'esame di Istruttore PSTI, ma prin- cipalmente continuo a fare i turni, a dare una mano a chi, per quanto nelle mie possibilità, ne ha bisogno. Non ho cambiato idea,

continuo a fare i turni, a dare una mano a chi, per quanto nelle mie possibilità,
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STORIE DI VOLONTARI

S TORIE DI V OLONTARI

sono sempre convinta che dopo gli imminenti impegni dovrò dare uno “stop”, soprattutto per me stessa, perché ho bisogno di ri- mettere assieme le idee, di ricominciare da qualche parte con o senza la Croce Rossa. Poi succede che il destino decide che è il momento di metterti

alla prova. Non basta avere dubbi, non basta perdere l'affetto di una persona cara, non basta perdere il lavoro, non è sufficiente ri-

non c'è mai nessuno per la strada, non sapevo dove andare, ero senza meta, fino a quando non ho visto quel cartello e le vostre macchine. Mi son detto che qui “doveva” esserci qualcuno».

Già, quel cartello di qualche mese prima, quell'emblema per indi- care che noi eravamo là e quel qualcuno che doveva essere lì in quel momento. Abbiamo fatto poco per Basil, gli abbiamo dato tutto ciò che potevamo, per prendere quel treno che per lui era

manere semplicemente soli, no, il destino decide di darti una spinta,

la

salvezza, qualcosa da mangiare e dell'acqua.

o

cadi o vai avanti.

Mi

è difficile esprimere le esatte parole che ha usato per ringra-

Ed è così che qualche domenica fa, dopo un tranquillo turno po-

meridiano passato tra amici, arrivano le diciannove. É ora di tor- nare a Pistoia. Ero ancora in fila nel traffico quando arriva l'ennesimo sms del capo che chiedeva se ero libera la sera stessa perché c'era da preparare il nuovo corso, i ripassi, i documenti. La caparbietà del capo di solito ha la meglio e tanto in sede dovevo passare ugualmente. In sede ero sul pianerottolo della scala per fu- mare una sigaretta, stavo guardandomi attorno, senza pensare a

niente, osservando semplicemente i riflessi delle auto illuminate dal faro che sta sopra alla porta. Vedo la sagoma di un uomo alto e distinto che si avvicina con passo indeciso. Rimane perplesso nel vedermi fuori, probabilmente stava pensando a cosa dire. «Scu- sami», mi dice coprendosi la bocca, tira fuori un foglio di carta con dentro dei biscotti, «Scusami stavo mangiando un biscotto».

Mi colpisce il gesto, l'educazione nel non voler parlare mentre man-

gia e nel porre la sua mano davanti alla bocca. «Buonasera», con-

tinua salendo le scale. È un fiume di parole quelle che escono dalla bocca di quest'uomo, parole scandite in un pressoché perfetto ita- liano che denota che si trova in Italia ormai da diverso tempo. Sono frastornata e sinceramente non capisco cosa vuole. Il re- sponsabile prova a chiedergli «Di cosa hai bisogno, cosa stai cer- cando?». L'uomo si ferma, ci guarda entrambi e dice: «Avevo solo bisogno di parlare con qualcuno che mi guardasse negli occhi, che

mi facesse capire che c'è ancora una speranza, che sono un uomo

e devo andare avanti».

Ho smesso di respirare in quel momento, mi sono bloccata. Quanta dignità in quell'uomo, quanto “vivere” c'era in lui. Aveva solo bi-

sogno di parlare con qualcuno, aveva bisogno di essere semplice- mente considerato “un uomo”. Ci racconta la sua storia, di uomo

“in regola”, di persona di sani principi che semplicemente non può

tornare al proprio paese. Gli avevano preso tutto. Gli era rimasta solo la dignità di uomo di 46 anni, di padre di famiglia, di lavora- tore. Ci racconta che stava camminando, preso dalla disperazione per non avere una soluzione che lo facesse tornare a casa, parla

di depressione, di rabbia, di dolore. “Camminavo lungo la strada

venendo dalla stazione, non ho incontrato nessuno. A quest'ora

ziarci, erano confuse, emozionate ma soprattutto sincere. Prima di

salutarlo gli ho dato un abbraccio ed ho visto i suoi occhi riempirsi

di lacrime, gli ho detto che avremmo aspettato sue notizie e su un

foglietto gli abbiamo scritto i nostri nomi e l'indirizzo. «Grazie. Dirò

ai miei figli cosa avete fatto per me questa sera, che eravate qui in-

vece di essere nelle vostre case, o fuori a divertirvi con le vostre famiglie ed amici. Insegnerò loro cosa significa il gesto che ho ri- cevuto stasera, io ero finito, disperato e non sapete quanto mi

avete dato, quanta forza mi avete fatto ritrovare questa sera». Guar- dando l'emblema sulla mia divisa ha detto: «Grazie». Io ed il capo rimaniamo in silenzio, ho le lacrime agli occhi e nella testa comin- ciano a rimbalzarmi tutti i pensieri, uno dopo l'altro, senza freno,

un susseguirsi ordinato di eventi e di situazioni. Perché avevo vo-

luto quel cartello, perché avevo tanto insistito per metterlo, per- ché quella fila nel traffico che mi ha fatto ritardare, perché

l'insistenza del capo nel dover preparare il corso proprio quella

sera, perché non avevo avuto il solito invito a cena, perché dovevo

o meglio dovevamo essere in sede proprio quella sera, quando di

solito è chiusa, perché proprio ora che stavo per mollare la CRI? Troppe coincidenze, troppe cose che non dovevano essere ed in- vece erano e tutte semplicemente perché Basil doveva passare di

lì, e doveva regalare a me e Claudio la più grande emozione e la

più grande gioia che un volontario possa ricevere dopo tanto, tanto impegno in questa unica, grande Associazione chiamata “Croce Rossa”. Basil ci ha fatto il più bel regalo, ci ha insegnato che spesso basta veramente poco per aiutare qualcuno, ci ha in- segnato che prima o poi la nostra caparbietà, il nostro impegno, i

nostri sacrifici, nel momento più inaspettato verranno ricompen- sati, con un semplice sorriso, con occhi pieni di lacrime e con un “grazie” pronunciato a bassa voce. Tutto questo vale molto di più

di tante onorificenze, di tanti discorsi, di qualsiasi ricompensa eco-

nomica. Basil, non scorderò mai ciò che ha fatto per me con la sua “stretta” così forte e con i suoi occhi. Spero, se mai un giorno potrò insegnare, di poter trasmettere ciò che egli mi ha veramente insegnato, ad “essere un volontario”.

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S TORIE DI V OLONTARI UNA VOLONTARIA ITALIANA IN SIRIA di Silvia Elzi Quando si

STORIE DI VOLONTARI

UNA VOLONTARIA ITALIANA IN SIRIA di Silvia Elzi
UNA VOLONTARIA
ITALIANA IN SIRIA
di Silvia Elzi

Quando si inizia a fare volontariato si pos- sono avere varie aspettative ma forse pochi pensano di incontrare il proprio de- stino. Se entri a far parte di un’organizza- zione internazionale, di un mondo ampio e variegato come quello di Croce Rossa in breve tempo la tua vita puo’ cambiare completamente: puoi trovarti a parlare un’altra lingua,conoscere una cultura di-

versa in un paese nuovo e sentirti comun- que a casa. Questa è la mia storia. Dalla Croce Rossa Italiana alla Mezzaluna Rossa Siriana, la mia avventura nel volontariato mi ha condotta attraverso due paesi, due società e due culture molto diverse ma ani- mate dalla stessa passione per l’Umanità, passando per Solferino dove ho conosciuto mio marito Ibrahim Malla.

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Sono volontaria del soccorso dal 2004 e istruttrice di Diritto In- ternazionale Umanitario, ho fatto per diversi anni servizio sull’am- bulanza nel gruppo di Gorla Minore - Comitato di Busto Arsizio (VA), una delle piccole e meravigliose cellule che costituiscono la base del nostro Movimento. Mi è capitato spesso di pensare a quanti di questi gruppi ci sono nel mondo, tutti uniti da uno scopo e da ideali comuni. Una delle esperienze più belle per un volonta- rio di Croce Rossa è partecipare alla Fiaccolata di Solferino: lì si respira davvero l’internazionalità della nostra organizzazione: vo-

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STORIE DI VOLONTARI

della nostra organizzazione: vo- 61 S TORIE DI V OLONTARI © Ibrahim Malla lontari da tutto

© Ibrahim Malla

lontari da tutto il mondo si riuniscono per celebrare un’idea che ogni anno ringiovanisce anziché invecchiare. Nel 2009, per il 150esimo anniversario dell’Idea di Croce Rossa, il mio comitato ha realizzato un gemellaggio con la Siria. Io sono laureata in lingue e ho studiato brevemente anche la lingua araba, quindi mi sono occupata con entusiasmo di questo progetto, senza sapere che per me questo evento era anche un appuntamento con il destino perchè stavo per conoscere mio marito. Qualche giorno prima della Fiaccolata, con altri volontari del co-

S TORIE DI V OLONTARI mitato e una bandiera con l’emblema, sono andata all’aeroporto ad

STORIE DI VOLONTARI

mitato e una bandiera con l’emblema, sono andata all’aeroporto ad accogliere la delegazione siriana: posso quindi dire che io e Ibrahim ci siamo incontrati letteralmente sotto la bandiera di Croce Rossa. Ibrahim collabora con la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in Medioriente e Nord Africa come istruttore di comunicazione e fotografia ed è il fotografo ufficiale della Mezza- luna Rossa Araba Siriana. A Solferino ha allestito una mostra foto- grafica sulle attività della Mezzaluna Rossa in Siria, in questo contesto abbiamo collaborato e abbiamo avuto modo di con- frontarci su diversi temi e nonostante la diversità culturale e religiosa ho trovato in lui gli stessi principi e lo stesso spirito che mi anima. Damasco non è proprio dietro l’angolo, e credo che la distanza abbia svolto un ruolo fondamentale nella nostra storia, perchè ci ha spinti a valutare l’importanza che avevamo l’uno per l’altra e quindi a compiere dopo pochi mesi un passo importante per en- trambi: abbiamo deciso di sposarci. All’inizio avevamo tanti interrogativi e ci chiedevamo come sarebbe stato il futuro ma ci siamo promessi di affrontarlo insieme. Adesso quando qualcuno ci chiede se abbiamo problemi dovuti alla reli- gione o alla cultura diversa ci viene da sorridere, perché rispetto

alle difficoltà pratiche che normalmente si incontrano nella vita, forse la religione e la cultura sono le più semplici da affrontare: se

ci sono amore e rispetto, la diversità non è un ostacolo, è anzi un punto di interesse, di dialogo e quindi di incontro.

Trasferirmi in Siria non è stato facile: ho lasciato la mia famiglia, gli amici, il lavoro, ma non il volontariato. Sono cambiate le persone

e le attività, ma la stessa passione che ho conosciuto in Italia l’ho ritrovata qui nella Mezzaluna Rossa Siriana.

All’inizio la barriera linguistica era un ostacolo importante perciò se- guivo Ibrahim sui servizi e facevo attività con i bambini perché con loro non servono molte parole. Poi il mio arabo è migliorato e mi sono integrata nel gruppo dei soccorritori fino a diventare istrut- trice di primo soccorso con un corso tenuto dalla Croce Rossa Li- banese. Le tecniche di primo soccorso hanno delle differenze dovute al contesto, sono diversi i materiali e a volte le procedure: ricordo che una delle cose che più mi ha stupito è che in Italia nei trasporti con

la barella posizioniamo il paziente in modo che veda dove ci stiamo

dirigendo perché questo lo possa tranquillizzare, in Siria invece è

al contrario: il paziente non vede dove andiamo perché non si spa-

venti.

© Ibrahim Malla
© Ibrahim Malla

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STORIE DI VOLONTARI

S TORIE DI V OLONTARI © Ibrahim Malla Inizialmente queste differenze mi hanno sorpresa e mi
© Ibrahim Malla
© Ibrahim Malla

Inizialmente queste differenze mi hanno sorpresa e mi hanno tolto la “sicurezza” dei nostri protocolli, la sensazione di conoscere, nella maggior parte dei casi, il modo migliore per aiutare chi ha bisogno. Poi ho capito che non c’è un modo solo ma tanti modi, che pra- tiche diverse possono raggiungere il miglior risultato, e anche che c’è sempre un modo per contribuire a mantenere alto il valore del- l’Umanità. Dall’inizio della crisi in Siria, in quanto straniera, non ho più potuto fare servizio sull’ambulanza, né seguire Ibrahim nelle missioni con il Comitato Internazionale (CICR) per la consegna di aiuti umanitari nelle città più colpite come Homs e Idlib. Ma ho avuto la possibi- lità di vedere, tramite le foto di mio marito, la straordinaria atti- vità che il Comitato Internazionale, la Federazione e la Mezzaluna Rossa Araba Siriana stanno compiendo in questo momento storico per il paese, e ho trovato il mio modo di contribuire mantenendo

i contatti con altre società nazionali e inviando loro materiale fo- tografico per diffondere e sostenere le attività in Siria. Oggi le foto di Ibrahim sono pubblicate sul sito della Croce Rossa Italiana e di altre società nazionali di tutto il mondo che ci hanno contattato per ringraziarci e per dirci quanto le immagini rendano più efficaci le campagne di raccolta fondi per la Siria, questo ci rende molto orgogliosi. Ogni giorno riceviamo messaggi di sostegno che diffondiamo in facebook e tra i volontari siriani perché sentano la vicinanza e il senso di fratellanza che persone da tutto il mondo condividono con noi e perché continuino la loro attività con orgoglio: il corag- gio con cui i volontari stanno affrontando la difficile situazione, il desiderio di contribuire, con neutralità e indipendenza, a migliorare le condizioni e la dignità delle persone sono degni di ogni lode e sono gli stessi che oltre 150 anni fa mossero Henry Dunant.

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CRI IN PALESTINA CAPOEIRA A HEBRON di Gian Marco Onorato Delegato CRIin Medio Oriente e

CRI IN PALESTINA

CAPOEIRA A HEBRON

di Gian Marco Onorato Delegato CRIin Medio Oriente e Nord Africa (MENA)

Poco tempo fa accompagnavo una delegazione di rappresentanti dell’ufficio ECHO di Gerusalemme e di Amman a Hebron, nel sud della West Bank. Essi volevano vedere alcune attività del programma psicosociale che, sostenuto dalla CRI da vari anni, è implementato con successo dalla Mezza Luna Rossa Palestinese. Decidemmo di vi- sitare, tra l’altro, una scuola media femminile, nel centro della cittá vecchia di Hebron, dove si svolgeva una sessione di Capoeira. La cittá vecchia è l’antico centro storico di Hebron, dove si dice che la presenza dell’uomo sia stata continua per oltre 5.000 anni. Adesso, questa parte della città, con l’antica Moschea di Ibrahim, il suo suk e il suo labirinto di viuzze, si trova nel Settore H2, sotto amministrazione militare israeliana. Qualche centinaio di coloni ul-

64

traortodossi ebrei si sono installati nel Centro Storico, accompa- gnati da circa 1.500 militari israeliani. Attorno a loro, vivono nel dubbio circa 10.000 palestinesi, il resto di una popolazione che, prima della guerra del 1967, la famosa “guerra dei sei giorni”, con- tava più di 30.000 abitanti. La città di Hebron è antica e la con- vivenza tra arabi ed ebrei è stata spesso travagliata e tragica. Ma cosa ci faceva la Capoeira in questo luogo che ricorda immanca- bilmente il teatro della tragedia greca? Cosa proponevano giovani brasiliani a fanciulle palestinesi dal capo coperto? La Capoeira è una forma d’arte marziale che combina danza e mu- sica. O meglio, essa è una danza che è lotta e una lotta che è danza. Essa nacque in Brasile, forse nel XVI secolo, come una spe-

CRI NEL MONDO

CRI NEL M ONDO

ranza di sopravvivenza, uno strumento grazie al quale uno schiavo in fuga, sprovvisto di qualsiasi strumento di difesa, poteva soprav- vivere in un ambiente ostile e sconosciuto, sfuggire alla caccia dei “capitaes-do-mato”, agenti coloniali a cavallo armati e incaricati di ritrovare i fuggitivi. Le rappresentazioni sono generalmente teatrali, acrobatiche e con poca marzialità. Ma l’arte marziale è presente, ancorché sottile e na- scosta, al punto che coloro che non la praticano ne ignorano la presenza. L’“inganno” è sempre presente e l’esperto capoeirista non distoglie mai lo sguardo dal suo opponente. Un attacco può presentarsi persino sotto le vesti di un gesto amichevole. La “mali- zia” fa parte del bagaglio di Capoeira. Durante e dopo la rappresentazione mi sono soffermato su tutti questi aspetti di “resistenza”, “malizia”, teatralità”, cercando di ve- dere le possibili equivalenze esistenti tra questa disciplina “esotica” nata dalla schiavitù degli africani da parte degli europei e la Terra Biblica che trova in Hebron il suo punto di partenza: Abramo, il padre degli ebrei e dei palestinesi, si fermò a Hebron e qui acquistò le grotte che dovevano servire alla sepoltura sua e di sua moglie Sarah (le Grotte di Macpelah = le Tombe dei Patriarchi). Su que- ste grotte, si dice, fu costruita la Moschea di Abramo. Ebbene, tutto mi parve improvvisamente presente nella complessa società israelo-palestinese: la “resistenza” all’occupazione israeliana da parte dei palestinesi e quella non meno forte degli ebrei nei confronti dei loro “cugini” lontani nella ferrea convinzione che la Terra sia loro per diritto divino. La “Malizia” nella costante alternanza di gesti

“amichevoli” e di confronti fisici. La “Teatralità” con la quale ognuno esprime i suoi umori e anela ad aver il tutto necessario per essere un vero abitante della Terra Santa, Promessa, Posseduta. Le bambine palestinesi, nella scuola media a Hebron, iniziano mo- vimenti che con il tempo, forse, diventeranno eleganti e flessibili, sotto la guida di giovani brasiliani che sottolineano la necessità di guardare l’avversario sempre negli occhi, onde evitare di farsi sor- prendere. Io mi auguro che questo sguardo attento possa anche in- dividuare segni di pace, un sorriso non malizioso che termina con un teatrale abbraccio, di quelli che ti strappano le lacrime di feli- cità. Nel fondo, se le parole non sono più sufficienti per comuni- care e per capirsi, forse con il linguaggio del corpo potremo stabilire un miglior dialogo.

In Brasile la Capoeira è un simbolo di resistenza all’oppressione ma é anche diventato un modo per interagire, schivando i colpi, evi- tando il contatto fisico e doloroso, mostrando grazia e intelligenza. A Hebron, ho sognato che essa diventasse l’ispiratrice di confronti maliziosamente pacifici. Non più “occhio per occhio” ma “occhi negli occhi”.

Nota: Capoeira contribuisce a dare forza, flessibilità, resistenza fisica e mentale ed equilibrio. Insomma, “mens sana in corpore sano”. Per questa ragione è stata spe- rimentata all’interno del programma psicosociale di PRCS ma anche adottata da UNRWA e ONGinternazionali che lavorano nei territori palestinesi occupati e in Israele.

di PRCS ma anche adottata da UNRWA e ONGinternazionali che lavorano nei territori palestinesi occupati e

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CRI NELMONDO 10 8 12 9 7 13 11 LE ATTIVITÀ INTERNAZIONALI n Attività di

CRI NELMONDO

CRI NELMONDO 10 8 12 9 7 13 11 LE ATTIVITÀ INTERNAZIONALI n Attività di emergenza
10 8 12 9 7 13
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11 LE ATTIVITÀ INTERNAZIONALI n Attività di emergenza in caso di catastrofe naturale, conflitto armato,
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LE ATTIVITÀ
INTERNAZIONALI
n Attività di emergenza in caso di catastrofe naturale, conflitto armato, ten-
sione interna, grave situazione di crisi sanitaria o alimentare in ambito internazionale
n
n

Progetti di soccorsi e sviluppo in collaborazione e a sostegno dello svi-

luppo istituzionale delle Società di Croce Rossa degli altri Paesi,in favore delle popolazioni svantaggiate e ad alta vulnerabilità sociale

 

Africa

 
1
1

Repubblica Democratica del Congo

Ristrutturazione ed Equipaggia- mento dell'Ospedale GILD di Kinshasa

Il

progetto mira ad aumentare e migliorare l'ac-

cessibilità alle cure mediche per la popolazione

a

basso reddito del Comune di Mont Ngafula nel-

la

città di Kinshasa.La Croce Rossa Italiana ha de-

ciso di collaborare con l'Ong BUS - Bambini Uni-

ti

per la Solidarietà,per portare a termine e ren-

dere effettivo l'ospedale pediatrico "Gild" di Kin- shasa.

2
2

Etiopia Integrated and Community Based Water-Sanitation in Saharti Samre Woreda and ERCS Tigray Region Adwa Sub Branch capacity building Idue progetti prevedono da un lato l'imple-

mentazione di un programma di Water and Sa- nitation presso la Saharti SamreWoreda (villaggi

di

Samre e Mai Tekli),a 60 km a sud ovest di Ma-

kallé, e dall'altro delle attività di Capacity Building nella Red Cross local Branch di Adwa, 150 km a nord.

3
3

Madagascar Keep-up: moustiquaireset infor-

4
4

mation, education and communi-

cation pour eliminer le paludisme dans duex district della regione di Atsimo Atsinanana

Il progetto si propone di contribuire all’elimi-

nazione progressiva a lungo termine della malaria,

secondo la politica del governo Malgascio in con- formità con l'Obiettivo dello Sviluppo del Mil-

lennio. In particolare gli interventi previsti mirano

a ridurre la mortalità e la morbilità dovuta alla ma- laria nei distretti di Midongy del Sud e Befotaka della regione di Atsimo Atsinanana. Samar II Securité en mer

Il progetto prevede la formazione e sensibiliz-

zazione dei volontari della CRM del distretto di Nosy Be e della popolazione in generale, sulle norme di base da adottare in materia di sicurezza in mare. Considerata inoltre la fatiscenza delle

strutture portuali e dei mezzi utilizzati per il tra- sporto dei malati dalle isole circostanti Nosy Be all'ospedale maggiore,il progetto prevede un in- tervento di ristrutturazione del porto di Nosy Be

e l'acquisto di nuovi mezzi di trasporto unitamente

a materiale di salvataggio.

Mozambico Riduzione del rischio disastri in 25 comunità distretti di Govuro e Vi- lankulo, Provincia di Inhambane

Il progetto propone di contribuire al rafforzamento

della prevenzione disastri in due distretti fre-

66

5
5

quentemente soggetti a gravi fenomeni atmosfe- rici al fine di ridurre la vulnerabilità della popo- lazione locale.

Ruanda Agazozi villaggio modello della Cro- ce Rossa Ruandese a Nyamashek

Il progetto contribuisce a raggiungere gli Obiet-

tivi del Millennio attraverso la realizzazione di due

villaggi pilota. Lo sviluppo di tali villaggi servirà

a ridurre la soglia di povertà raggiungendo gli

obiettivi posti in essere dallaVisione 2020.Il Pro- getto è co-finanziato dalla Commissione Europea. Progetto di riduzione dei rischi ca- tastrofi Obiettivo del programma è garantire una risposta

efficace alle catastrofi e alla riduzione del rischio disastri nelle province del Nord e dell’Ovest ga- rantendo l’intervento in otto distretti.Nelle zone in cui il progetto sarà operativo,i Comitati Locali del-

la CR Ruandese verranno riorganizzati nel setto-

re dell’emergenza attraverso squadre di volonta-

ri più efficaci in risposa alle catastrofi. Ivolontari

formati attraverso moduli standardizzati acquisi- ranno le capacità tecniche in attività di riduzione dei rischi.

Il programma prevede,inoltre,il potenziamento dei

materiali di primo soccorso presso i Comitati lo- cali attraverso l’acquisto degli equipaggiamenti ne- cessari. La realizzazione del programma,di durata triennale,

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CRI NELMONDO

32 30 20 19 14 2 18 6 15 1 5 4 3 CRI NELMONDO  
   

favorisce lo sviluppo di attività prioritarie per la Società Nazionale Ruandese dandole la pos- sibilità di accrescere le proprie competenze nel campo inerente alla gestione catastrofi.

6
6

Gabon Gestion de Catastrophe Il progetto è stato concepito sia per rinforzare le capacità di risposta ai disastri dei volontari della Croce Rossa del Gabon sia per migliorare le condizioni di vita di tutta la popolazione del Gabon.

7
7

Gambia Changing Minds Saving Lives Il progetto è volto ad incrementare la formazione dei volontari della Croce Rossa Giovanile del Gambia per garantire una rapida ed efficace ri- sposta alle esigenze della popolazione e nel- lo specifico dei gruppi più vulnerabili.

 

Americhe

 
8
8
 

Honduras Progetto“Ampliando Opportunità (PAO)” Progetto in consorzio con la CR Honduregna,la CR Svizzera e il CICR per la riduzione dei fat- tori di rischio sociale e di emarginazione del- la popolazione giovanile (2011) del Barrio S.Francisco - Tegucigalpa.Costo complessivo

9
9

del progetto 500.000 dollari,di cui 250.000 a ca- rico della CRIda suddividere in tre anni di at- tività, con avvio nel 2011. Progetto “Preparazione delle co- munità agli adattamenti dovuti ai cambiamenti climatici e per fron- teggiare i disastri in caso di inon- dazioni (PRACC)” progetto di rafforzamento della capacità co- munitaria e istituzionale a far fronte ai disastri causati dalle inondazioni,agli effetti collegati ai cambiamenti climatici e alle conseguenze dei disastri,con particolare attenzione ai gruppi di vulnerabili perché affetti da HIV,nelle comunità individuate come prioritarie, quali: Tela, La Ceiba e Jutiapa nel Dipartimento di Atlántida, Choloma e Chamalecón nel Dipartimento di Cortes, in collaborazione con la CR Hondure- gna (2012-2013).1° annualità anno 2012.Costo complessivo del progetto: Euro 260.000,00.

Nicaragua Progetto“Mi Hogar Saludable Miglioramento delle condizioni di salute, ge- stione rifiuti ed igiene nell’Isola di Ometepe”:

progetto in collaborazione con la CR Nicara- guense focalizzato nell’ampliamento delle co- noscenze delle comunità sul tema specifico di uso dell’acqua,delle latrine,della gestione dei rifiuti organici, igiene personale e domestica. Le attività vertono inoltre nella realizzazione del-

67

 

le infrastrutture necessarie (500 latrine) in quattro lo-

calità carenti,nel rafforzamento dell’operatività del nuo-

vo Posto di Soccorso e nella formazione dei nuovi vo- lontari sul tema. Costo complessivo del progetto Euro 145.000,00 con termine a maggio 2012. (avvia-

to a Luglio 2011)

Progetto“Hermano Sol” Promuovere il tema del Cambiamento Climatico all’in-

terno ed all’esterno della CRN in 6 Dipartimenti del Pae- se”: Intervento finalizzato alla diffusione di nozioni specifiche sul tema del Cambiamento Climatico nelle Filiali della CR Nicaraguense per promuovere azioni uti-

li

all’adattamento a livello locale attraverso programmi

e

progetti specifici.Costo del progetto Euro 260.000,00.

Il

progetto ha una durata di 18 mesi con avvio a febbraio

 

2012.

10
10

Haiti

 

Progetto “La Sanità in Movimento – Gressier”

In consorzio con CR Haitiana e Lussemburghese, si

è ritenuto di fornire servizi socio-sanitari alla popo-

lazione della città di Gressier e delle comunità semi- rurali circostanti, attraverso il potenziamento delle strutture e del personale del Centro Sanitario della CR Lussemburghese e del Comitato Locale della CRH a Gressier.Costo del progetto Euro 142.000,00,

1° anno di attività (avviato a novembre 2011).

Progetto“Villaggio Haitien Solferino”

Il

progetto mira al miglioramento delle condizioni

di

resilienza, salute, educazione ed economia di 53

CRI NELMONDO

CRI NELMONDO

 

famiglie haitiane colpite dal terremoto, attra-

verso attività integrate. La principale prevede

la

costruzione di un villaggio di 53 case, una

scuola, campi sportivi, un centro comunitario,

ed il rafforzamento di un centro sanitario. In collaborazione con IFRC e Padri Scalabriniani

di

Haiti per gli aspetti di progettazione,costru-

zione ed integrazione sociale (scuole, attività psicosociali, attività produttrici di reddito), af-

fiancandosi ed integrando il progetto Fu-

ture4Haiti dell’ASCS nelle attività generatrici

di

reddito. Costo del progetto Euro

2.342.680,00 in 3 anni. 1° anno di attività 2012. Progetto“Supporto psicosociale”

CRIha aderito mediante Pledge al consorzio con IFRC,ICRC,CR Haitiana,CR Islandese e CR Norvegese, per la realizzazione del Pro- gramma Nazionale di Appoggio PsicoSociale della CRH, al fine di fornire servizi di sostegno psicosociale a lungo termine in qualsiasi cir- costanza, come anche in caso di crisi. CRIha messo a disposizione Euro 400.000,00 per i 4

 

anni

di durata prevista.2° anno di attività 2012.

 

Progetto “Risposta Appello FICR MDRHT008 Haiti Hearthquake” Progetto 4 del “Programma 2 - Attività Psico- sociali per Haiti”, denominato “Programma di intervento integrato a sostegno della Croce

Rossa Haitiana - Risposta all'appello della FICR”nel quale è stato previsto di fare seguito

agli

accordi presi in occasione del Summit di

 

New

York del mese di maggio 2010 con l’ade-

 

sione della CRIall'appello per Haiti indetto dalla FICR.Firmato un Pledge Earmarked e im- pegnato l’importo di CHF 1.412.000 (€ 1.000.000 circa), per lo sviluppo della CR Hai- tiana nel settore della Salute,in particolare per primo soccorso,ambulanze e staff della Società Nazionale.

11
11

Ecuador Miglioramento delle condizioni di salute della popolazione più vulne- rabile nella Comunità La Victoria – Provincia di Cotopaxi L’obiettivo è contribuire al miglioramento

della salute psico-fisica di 1336 bambini mi-

 

nori

di 5 anni, anche diversamente abili, e di

 

donne in età fertile, attraverso la sensibilizza-

zione al problema della contaminazione da piombo e l’importanza dell’assunzione di cal-

cio come protettore dell’organismo dall’intos- sicazione, in una comunità che fonda il suo sostentamento sulla lavorazione della cera- mica tradizionale. In collaborazione con CR Ecuadoregna. Costo del progetto Euro 125.000,00 in 2 anni (iniziato a maggio 2011).

annualità anno 2012.

12
12

Guatemala Progetto “Potenziamento dell’Isti-

tuto di formazione Integrale della Croce Rossa Guatemalteca (IFI)”

in

consorzio con le CR di Giappone, Spagna,

Canada e Norvegia, attraverso il potenzia- mento della struttura di formazione della Con- sorella e lo sviluppo di un programma di auto finanziamento, si punta al progresso nella for- mazione sia del personale della SN, sia della popolazione in generale, in un contesto dove all’educazione è conferita particolare atten- zione sociale. Costo del progetto Euro 200.000,00 in 2 anni. 1° annualità anno 2012.

13
13

El Salvador Progetto “Promuovendo Opportu-

nità per la Inclusione sociale della popolazione giovanile di Habitat Confien - San Salvador”

In

consorzio con la CR Salvadoregna e il CICR,

il

progetto si propone di diminuire i fattori di

esclusione e rischio sociale dei giovani e delle loro famiglie, attraverso la lo sviluppo delle proprie abilità individuali, favorendo la scelta

di

alternative positive a quella prevalente di

adesione a gruppi criminali come forma di af- fermazione sociale. Costo del progetto Euro

240.000,00 in 3 anni (avviato ad aprile 2011).

annualità anno 2012.

 

Asia e Pacifico

 
14
14

Cambogia Community based health care Programma sanitario di formazione rivolto alle co- munità più vulnerabili per migliorare i servizi sa- nitari di base e per la prevenzione della tossico- dipendenza.

15
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Indonesia Fornitura materiali di assistenza per risposta ai disastri Programma di prevenzione ai disastri con l'ac- quisto di materiale di assistenza (mascherine e

cucine comunitarie). Il progetto è co-finanziato dalla Regione Veneto (€ 20.000). Riduzione rischio nella prepara- zione ai disastri per la Comunità della Provincia di Kalimantan

Si

tratta di formare la popolazione locale ed i vo-

lontari di Croce Rossa attraverso corsi di forma-

zione rivolti a dette categorie con la super-visione della CR di Jakarta.Lo scopo è di rafforzare la CR Indonesiana,sia a livello centrale che periferico,

la

Comunità locale di base con le Municipalità,

nel settore della ''preparazione ai disastri'' e nell'adattamento ai cambiamenti climatici.Ibe- neficiari sono 4.316 tra personale dipendente di CR e volontari,160 persone di quattro villaggi e 50 scuole locali.

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16

Korea Dem.Rep. Capacity building for communica- tion Programma di rafforzamento della S.N. nell'am- bito della comunicazione interna alla S.N.ma an- che esterna con l'acquisto di materiale di diffu- sione (manuali,video etc) e di promozione.È pre- visto uno scambio tra le due S.N. nel settore co- municazione.

17
17

Mongolia Disaster preparedness Definito accordo quadro di cooperazione sulla

preparazione ai disastri.In fase di stesura proposta

di

progetto e budget dettagliati.

1 8
1
8

Sri-Lanka Health care for children (bambini cardiopatici)

Programma di sostegno per intervento chirurgico

a

bambini cardiopatici.

 
19
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Thailandia

Programma per riduzione del dan- no HIV e rafforzamento sistema sa- nitario a Bangkok

Il

Programma mira a fornire sostegno sanitario

68

 

formativo per la salute mamma -bambino sie- ropositivi a Bangkok (800 beneficiari). Programma per riduzione danno HIV e rafforzamento sistema sanita- rio a Chang- Mai

e

Il

Programma fornisce sostegno sanitario e for-

mativo ai nonni di bambini sieropositivi rimasti or- fani a causa dell'Aids a Chiang –Mai (60 beneficari).

Cliniche mobili a Bangkok

È

rivolto a circa 8.400 beneficiari in strada per ri-

durre il rischio HIV.Circa 300 volontari guidati da personale specializzato su due camper a turno dan-

assistenza diretta alle persone a rischio di con- trarre la malattia. “È una tua scelta”a Chiang-Mai

no

È

rivolto a circa 600 famiglie per l’assistenza alle

minorenni in gravidanza. Con l’aiuto di persona-

le

specializzato e di volontari si vuole prevenire la

gravidanza non voluta nei minori, ridurre la per- centuale di minori in gravidanza, coinvolgere non solo i minori ma anche le loro famiglie.

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20

Laos Programma di formazione e assi- stenza mamma-bambino rivolto a circa 1400 donne con 800 bambini per la cura e prevenzione malattie tra cui la sindrome HIV.

 

Europa e Asia Centrale

 
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21

Bielorussia

Migliorare l’accesso di donne tossi- codipendenti ai servizi di preven- zione HIV e di riduzione del danno

Il

Progetto contribuisce a mitigare la diffusione del-

la

epidemia HIV attraverso il miglioramento del-

la

fruibilità dei servizi a favore delle persone tos-

sicodipendenti di sesso femminile nella Regione

di

Grodno.

Humanitarian Assistance Program- me to the Vulnerable in Belarus

Il

Programma - svolto in collaborazione con CR Bie-

lorussa, CR Svizzera e IFRC - assicura supporto alle fasce della popolazione bielorussa maggior- mente colpite dalla grave crisi economica che il paese sta attraversando. Obiettivi principali: ga-

rantire adeguati livelli nutrizionali ai gruppi più vul- nerabili, migliorare il loro accesso a sevizi socia-

li

di qualità, sensibilizzare la più ampia comunità

locale e mobilitare risorse in loco da destinare al- l’assistenza.

22
22

Bosnia-Herzegovina Organizational Development of Red Cross of Bosnia-Herzegovina

Il

Progetto, di particolare rilevanza dati i delicati

equilibri geo-politici dell’area, mira al rafforza-

mento istituzionale e allo sviluppo organizzativo della RC BiH,con l’intento di contribuire al processo di“unificazione”delle due Società di CR afferen-

ti

alle due Entità politiche del paese (Repubblica

Srpska e Federazione Bosniaca),avviato nel 2006

e

per il momento realizzata attraverso l’elezione

di

un unico Presidente della CR di BiH, due vice-

presidenti ed un unico Segretario Generale.Il Pro- getto CRIoriginario è stato ampliato e rafforzato dalla partecipazione,anche finanziaria,di ICRC e IFRC discussa ed elaborata congiuntamente a CR BiH. First Aid Training and Advocacy Pro- gramme in Bosnia-Herzegovina (First Aid at Work)

Il

Progetto intende contribuire ad una delle prio-

rità strategiche definite dalla CR Bosniaca:es-

sere riconosciuta dalle autorità governative del paese quale organizzazione di riferimento in tut-

to il territorio della BiH nel fornire corsi di for-

mazione in primo soccorso di elevata qualità,

in base ai requisiti richiesti dal First Aid Cer-

tificate dell’Unione Europea,anche in vista del necessario allineamento della Bosnia-Herze- govina alle normative europee nel processo di integrazione nell’UE attualmente in corso. Home Care Programme 2006-2010 Review in Bosnia-Herzegovina Sin dal 2006,la Croce Rossa Italiana supporta,

in partnership con CR Bosniaca e IFRC, il Pro-

gramma Home Care che garantisce assistenza

domiciliare socio-sanitaria a migliaia di persone non autosufficienti nel paese, principalmente anziani. L’idea di una valutazione del Pro- gramma pluriennale fin qui svolto con il sup- porto della CRIè legata non solo a ragioni di accountability, ma anche per sostenere la CR Bosniaca nella individuazione di punti di forza

e debolezza nell’attuale gestione del Pro-

gramma e nella definizione un piano d’azione che ne assicuri la sostenibilità a lungo termine. Social Inclusion and Income Ge- nerating Activities for Roma Com- munities Il Progetto intende dare continuità e rafforzare ulteriormente le attività della Croce Rossa Bo- sniaca a favore dell’integrazione sociale della popolazione Rom nel paese,attraverso:a) pro- mozione di una cultura di pace,solidarietà e in-

clusione mediante scambi (youth camp) tra gio- vani Rom e giovani di Croce Rossa; b) forma- zione professionale che faciliti l’inserimento la- vorativo dei Rom,in coordinamento con ufficio

di collocamento nel paese.

BulgariaRom,in coordinamento con ufficio di collocamento nel paese. Support to Home Care Centers Pro- gramme Dal

Support to Home Care Centers Pro- gramme Dal 2004 la Croce Rossa Italiana e la Croce Ros-

sa Bulgara promuovono un programma di assi-

stenza agli anziani isolati in Bulgaria,che ha per- messo, nel corso degli anni,l’apertura di 3 centri

diassistenzadomiciliarenellecittàdiPlovdiv,Mon-

tana e Blagoevgrad. In ogni Centro è attiva una

squadra di infermieri professionali/infermieri

generici e promotori sociali che hanno effettua-

to mediamente 18.000 visite domiciliari all'anno.

ItreCentrilavoranoincollegamentoconilnetwork

dei medici di famiglia,con i Municipi e le autori-

tà provinciali.

Georgia Combattere la diffusione dell’HIV/AIDS e la stigmatizzazione attraverso attività di prevenzione e riduzione del danno Combattere la diffusione dell’HIV/AIDS e la stigmatizzazione attraverso attività di prevenzione e riduzione del danno

Prosecuzione di Progetto per limitare la diffu- sione della epidemia HIV attraverso attività di prevenzione fra i giovani e riduzione del dan-

no fra i tossicodipendenti in Rustavi,Gori eTbi-

lisi. Supporto alla ristrutturazione del Centro Sociale per Anziani di Bol- nisi Il Progetto contribuisce al rafforzamento della at- tività svolte dalla Croce Rossa Georgiana a fa- vore degli anziani,attraverso la ristrutturazione del Centro Sociale di Bolnisi gestito dalla Con- sorella in coordinamento con le autorità locali.

25
25

Montenegro

Accesso all'istruzione e inclusione sociale per bambini e giovani Rom dei Campi Konik di Podgorica

Il

progetto in partnership con Croce Rossa

Montenegrina, promuove l'inclusione sociale

di bambini Rom (3-6 anni) dei Campi Konik

a Podgorica, facilitando il loro accesso al-

l'istruzione e contrastando il fenomeno della

dispersione scolastica;facilita,inoltre,l'accesso

di

adolescenti e giovani Rom (15-20 anni) a

corsi di formazione professionale, contri- buendo al reinserimento e finalizzazione del ciclo scolastico di base e ottenimento di di- plomi necessari per l'iscrizione ad istituti pubblici professionali; contribuisce a mi-

gliorare la prevenzione sanitaria presso i campi Konik, attraverso iniziative di sensibi- lizzazione. Home Care: assistenza socio-sani- taria domiciliare agli anziani Il Progetto Home Care di assistenza domici- liare ad anziani e persone non autosufficien-

ti,

mira al rafforzamento della gestione dei ser-

vizi home care forniti dai volontari della CR Montenegrina e promuove iniziative volte alla sostenibilità del programma, attraverso:

attività di formazione dei volontari; la defini- zione e realizzazione di un piano di comuni- cazione e fund-raising; la realizzazione di uno studio sul livello di soddisfazione dei ser- vizi home care offerti e sul ruolo specifico di Croce Rossa nel prestare tale assistenza,al fine

di

giungere a raccomandazioni utili al mi-

glioramento del programma.

26
26

Tajikistan Community Development Sostegno alla Comunità di Sagirdasht finaliz- zato all’acquisto di medicinali e piccole at- trezzature per l'Ospedale e per adattare uno spazio ad attività fisico-riabilitative.

27
27

Ucraina Riduzione del danno: HIV/AIDS e droga per vie iniettiva in Ucraina Prosecuzione di Progetto per limitare la dif- fusione dell’ epidemia HIV e migliorare i ser- vizi per le persone tossicodipendenti e per le persone affette da HIV a Kiev, Zaporizhzhya, Melitopol a Chernivtsy.

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28

Albania

Social and Professional Support to Disavantaged Women in Albania

Il

Progetto, in partnership con Croce Rossa

Albanese, intende contribuire a ridurre la di- scriminazione sociale nei confronti delle donne albanesi - in particolare le donne capo-famiglia con scarsi mezzi di sostenta- mento che vivono in aree rurali isolate - of- frendo loro opportunità di formazione pro- fessionale che faciliti il loro inserimento nel mondo del lavoro, rafforzando la loro auto- stima e migliorando il loro accesso all’assi- stenza sanitaria. Il progetto è svolto in colla- borazione con CR Albanese.

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29

Europa e altre aree geografiche Supporto alla Federazione Inter- nazionale di Croce Rossa e Mezza- luna Rossa per il funzionamento del Network Europeo su HIV,AIDS e Tubercolosi “ERNA” e per il Pro-

69

CRI NELMONDO

e Tubercolosi “ERNA” e per il Pro- 69 CRI NELMONDO Il CRI. Medio Oriente La di

Il

CRI.

Medio Oriente

La

di

vato.

A

SiriaIl CRI. Medio Oriente La di vato. A Il di Il zio da Il

Il

di

Il

zio

da

Il

gramma di rafforzamento delle SN nel- l’ambito dei progetti contro le tossico- dipendenze e di harm reduction

coordinamento è tenuto da IFRC Ginevra in col-

legamento con le diverse Zone e CRI. Attività in corso di svolgimento in Argentina,Azerbaijan,Cam- bogia, Kazakstan, Uganda e Kenia. Il contributo so- stiene anche le attività del Network Europeo della Federazione ERNA, la cui Presidenza è retta dalla

Libia Supporto psicosociale a bambini, ge- nitori e insegnanti Supporto psicosociale a bambini, ge- nitori e insegnanti

CRI, dal 1 ottobre 2011, in consorzio con la Croce

Rossa Danese ( CRD) e la Mazzaluna Rossa Palesti- nese (PRCS) ha deciso,sfruttando le competenze ac- quisite con il programma psicosociale in Palestina,

allestire un centro psicosociale nella città di Aj-

dabiya al sud di Bengazi, dove il conflitto armato ha lasciato segni profondi nella popolazione locale e nella popolazione di sfollati, trovando nella Libyan Red Crescent (LRC) un partner interessato e moti-

breve e medio termine,il PSP in Libia ha come tar-

get principale i bambini e l'assistenza agli ex dete-

nuti e agli ex combattenti. A lungo termine, il PSP prevede di ampliare l'ambito di intervento alla co- munità in generale e di coprire tutta l'area nord del paese, da Bengazi a Tripoli.

Programma di reclutamento e forma- zione di volontari siriani

progetto si propone di aiutare la Mezzaluna Rossa

Siriana a reclutare e formare giovani volontari. La SARC,la più grande organizzazione umanitaria in Si- ria, negli ultimi anni ha visto aumentare il volume

delle attività svolte, contro un diminuire della base

volontariato. Inoltre, non è stata sviluppata

un’adeguata struttura dell’organizzazione, che si trova ora a dover fronteggiare attività troppo ampie per le sue capacità. Per questo motivo la CRIsi pro- pone di dare assistenza per migliorare la loro abi- lità nel coinvolgere nuovi giovani volontari e mi- gliorare la qualità dei loro servizi alle comunità.

Palestina Supporto psicosociale a bambini,geni- tori e insegnanti Supporto psicosociale a bambini,geni- tori e insegnanti

programma psicosociale messo in atto dal consor-

PSP riscuote ogni anno grandi successi ed è sem-

pre più visto come un progetto capace di effettuare

eccellenti interventi ed arrivare ad ottimi risultati.Per- tanto viene rinnovato ogni anno con forte consenso

parte della popolazione palestinese.

Supporto psicosociale a bambini,geni- tori e insegnanti a Jenin Questo progetto,non coperto da ECHO,sarà attuato a

Jenin, una zona particolarmente vulnerabile nel nord della West Bank. Organizational Development / Disaster Management

progetto prevede la preparazione della popolazione

locale al pronto intervento in caso di disastri di ori- gine naturale, cui il territorio palestinese è soggetto, come terremoti, inondazioni, carestie, o di origine umana, come guerre, data la precaria e instabile si- tuazione politica. Il programma è composto di due parti: Capacity Building e Disaster Risk Reduction.

L A F EDERAZIONE I NTERNAZIONALE

LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE

KAZAKISTAN: IL VOLONTARIATO COME STRUMENTO PER COMBATTERE L’ESCLUSIONE SOCIALE

di Assel Tastanova - Coordinatrice di Comunicazione e Principi e Valori Fondamentali, Delegazione Regionale FICR in Kazakistan

Alimahmad,cittadino tajiko di 21 anni, lavora ad Astana,Kazakistan,come spazzino.Nel tempo libero,assiste i volontari
Alimahmad,cittadino tajiko di 21 anni,
lavora ad Astana,Kazakistan,come
spazzino.Nel tempo libero,assiste i
volontari della Mezzaluna Rossa nel
raggiungere altri migranti che,come
lui prima,si trovano in condizioni di
vulnerabilità e di esclusione sociale/
Mezzaluna Rossa Kazaka

Alimahmad, un cittadino tajiko di 21 anni, arrivò ad Astana, Kaza- kistan, nel 2007, costretto a lasciare la sua casa alla ricerca di un un lavoro e di una fonte di sostentamento per la sua famiglia. Giunto nella capitale, Alik – così lo chiamano i suoi amici – trovò lavoro come spazzino presso uno dei blocchi di appartamenti della città. Alik inviava alla famiglia quasi l’intero salario che percepiva, rima- nendo con poco denaro che bastava a stento a garantirgli cibo e abiti. «Quando venni a conoscenza della Mezzaluna Rossa e mi recai da loro per chiedere aiuto, mi trovai di fronte persone di- sponibili e generose, che mi diedero da vestire e cercarono di sup- portarmi come potevano» ricorda Alimahmad che, per paura di essere scoperto, non si avventurava mai fuori dall’edificio in cui abitava o dal suo luogo di lavoro. Per questo motivo, spesso non aveva mai nessuno con cui parlare. Alik cominciò a frequentare il comitato locale di Astana della Mez- zaluna Rossa Kazaka, a volte anche solo per condividere i propri problemi con il personale della Società Nazionale. Quando, nel 2009, con il supporto dell’Unione Europea, fu lan- ciato il progetto del Network delle Società Nazionali della Mezza- luna Rossa in Asia Centrale per lavoratori migranti, Alik divenne un volontario attivo e cominciò ad assistere la Mezzaluna Rossa nel garantire accesso umanitario ad altri migranti dal Tajikistan. Dall’altro lato, l’esperienza lo aiutò considerevolmente a superare l’esclusione sociale in cui era sprofondato: insieme ad altri volon- tari, prese parte a campagne informative sui servizi offerti dalla Mezzaluna Rossa e, dopo aver ricevuto una formazione specifica, cominciò a informare altre persone migranti su come condurre uno stile di vita sano e prevenire HIV, tubercolosi e altre malattie ses- sualmente trasmesse.

Nell’aprile 2010, Alimahmad fu obbligato a lasciare il paese e a ri- tornare in Tajikistan. Il comitato locale di Astana della Mezzaluna Rossa Kazaka lo supportò nell’acquisto del biglietto aereo di ri-

torno e gli fornì i riferimenti di centri informativi per migranti pre- senti all’interno del suo paese di origine.

I centri presenti in Kazakistan, Tajikistan, Uzbekistan e Kirghizistan fanno parte di una rete che ha come scopo quello di migliorare le condizioni dei lavoratori migranti nei paesi di origine e destina- zione in Asia Centrale. In base al progetto del Network, volontari

e dipendenti di questi centri lavorano a stretto contatto tra loro,

condividendo informazioni sulle attività e i servizi ai beneficiari. Coloro che presentino domanda presso la Società Nazionale del paese in cui si trovano sono inclusi nel programma di reintegra- zione. È anche offerta loro possibilità di diventare volontari e con- tribuire così alla promozione dei principi e valori umanitari della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Tutte le informazioni sulla situazione di Alik furono quindi inviate alla persona incaricata di migrazioni all’interno della Mezzaluna Rossa Ta- jika e al Rappresentante di Paese della FICR in Tajikistan. Alik, tut- tavia, lasciò di nuovo il paese dopo pochi mesi, spinto delle necessità finanziarie della propria famiglia. Pochi mesi fa, Alik bussò di nuovo alla porta del comitato della Mezzaluna Rossa di Astana, ricordando il supporto materiale e umano che aveva ricevuto da loro e raccontando del tentativo an- dato a vuoto di cercare lavoro in Russia e altri paesi. Ora Alik è tornato a lavorare come spazzino nella capitale del paese e, nel tempo libero, assiste i volontari della Mezzaluna Rossa nel raggiungere altri migranti che, come lui prima, si trovano in con- dizioni di vulnerabilità e ad esclusione sociale.

70

LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE

L A F EDERAZIONE I NTERNAZIONALE BOSNIA ERZEGOVINA : I SETTE PRINCIPI IN SCENA di Michele

BOSNIA ERZEGOVINA:

I SETTE PRINCIPI IN SCENA

di Michele Rezza Sanchez - Rappresentante Paese della FICR e Delegato della Croce Rossa Italiana in Bosnia Erzegovina

La proposta arrivò da un collega della Croce Rossa della Bosnia Erzegovina, Nidal, un giovane dipendente della sede centrale della

Società Nazionale che ha stretti contatti con i volontari di altri co- mitati del paese.

Un giorno, lo scorso set- tembre, Nidal si presentò nel mio ufficio con un do- cumento in mano: la pro- posta di un progetto elaborata dai giovani vo- lontari del comitato di Sre- brenik, nella parte orientale del paese, e mi chiese se fossimo disposti ad aiutarli. Dopo una breve discus- sione, l’idea iniziò ad allet- tarmi: si trattava di uno spettacolo teatrale, dal ti- tolo “Seven Principles” (i Sette Principi), interamente ideato, realizzato e rappre- sentato da volontari. Il bud- get richiesto era minimo. Lo spettacolo andò in scena nel dicembre del- l’anno scorso nel teatro della cittadina, invitate anche le autorità locali… Un successo travolgente! Fui invitato alla prima dello spettacolo e naturalmente andai, anche se Srebrenik si trova a tre ore di strada da Sarajevo e la rappresenta- zione si svolgeva di sera, il che avrebbe significato dover rientrare a casa du- rante la notte guidando sulle strade ingombre di

neve. Ma non me lo volevo perdere assolutamente. Appena entrato nel teatro, un po’ prima dell’inizio della rappre- sentazione, fui immediatamente colpito dall’atmosfera che regnava tra il pubblico: era gioiosa, carica di attesa, coinvolgente. Vado a

teatro ogni tanto ma non ricordo di aver mai provato un’emozione del genere in attesa di fronte a un palcoscenico. Lo spettacolo si presentò come un misto di prosa e balletto, in- frammezzati da spezzoni di filmati proiettati su un grande schermo,

e poi musica, una musica un po’ inquietante forse, ma assoluta-

mente in sintonia con il contenuto dei video. I balletti erano ese- guiti dai volontari stessi, quindi non da professionisti, ma l’effetto

mi parve veramente riuscito.

Volontari del comitato locale di Srebenik durante la performance teatrale ëSeven Principlesí tenutasi lo scorso
Volontari del comitato locale di Srebenik
durante la performance teatrale ëSeven
Principlesí tenutasi lo scorso Dicembre nella
cittadina/ Croce Rossa della Bosnia
Erzegovina

La storia narrava di un gruppo di volontari di Croce Rossa impegnati nel pronto soccorso, e della loro capa-

cità di vivere i Sette Principi Fondamentali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in ogni momento della loro quotidianità… Ma non vi svelo ulteriori informazioni, sperando che abbiate occa- sione di assistere alla rap- presentazione prima o poi, magari in uno dei prossimi incontri internazionali che ve- dranno riunita la gioventù di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Dato lo strepitoso successo

di quest’iniziativa - la cui

continuazione anche la De- legazione del CICR in Bosnia

Erzegovina si è mostrata in- teressata a supportare - ci piacerebbe mettere in scena

lo spettacolo in altre due lo-

calità della Bosnia. Per il mo- mento, il progetto è curato dal gruppo di volontari che ha avuto originariamente l’idea, ma l’intenzione è quella di formare volontari

di altre sedi locali perché

possano replicarlo all’interno

della loro comunità.

Il trasporto, l’intensità e la forza con cui ho visto recitare i giovani volontari di Srebrenik mi hanno colpito profondamente, facendomi ricordare quanto i no- stri Principi Fondamentali influiscano su ogni azione che svolgiamo, su ogni pensiero o parola che produciamo quotidianamente. Penso che questa rappresenti un’importante iniziativa per far co- noscere a tutti i principi fondamentali e i valori umanitari che sono alla base del nostro Movimento, ma soprattutto per ricordare a noi stessi da dove veniamo e in che direzione stiamo andando.

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L A F EDERAZIONE I NTERNAZIONALE

LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE

AMRA JAHIC

Amra Jahic è volontario sin da quando aveva 15 anni, per cui, quando parla dei Principi di Croce Rossa, in un certo senso parlo dei

principi con cui è cresciuto. Quando ascoltò per la prima volta la storia di Henry Dunant e di Solferino, ne rimase affascinato. «Ecco come l’azione di una singola persona può cambiare il mondo», pensò. Dunant era un uomo di grandissima umanità, forte volontà, grande slancio ed entusiasmo, che fu in grado di trasmettere ad altri queste qualità. Riuscì a risvegliare ciò che di buono c’è nelle persone, a spingerle ad aiutare un amico, oppure uno sconosciuto per strada, senza distinzione alcuna: questo è ciò che la Croce Rossa ha fatto negli ultimi 150 anni, cambiando per sempre il mondo in cui viviamo. Amra racconta che «Fare parte di una stessa famiglia e sapere che in tutto il mondo ci sono persone che seguono gli stessi principi che seguo io mi dà la forza per continuare a credervi. Umanità. Imparzialità. Neutralità. Indipendenza. Volontariato. Unità. Universalità. Per me e per tanti altri, queste non sono solo parole, sono un modo di vedere e vivere il mondo».

é

Volontari del comitato locale di Srebenik durante la performance teatrale ëSeven Principlesí tenutasi lo scorso
Volontari del comitato locale di Srebenik durante la performance teatrale ëSeven
Principlesí tenutasi lo scorso Dicembre nella cittadina/ Croce Rossa della Bosnia
Erzegovina
ORHAN IBRAHIMAGIC
ORHAN IBRAHIMAGIC

Per Orhan Ibrahimagic, come per tutti i volontari di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, i Sette Principi rappresentano uno stile di vita.

È impossibile pensare che una persona possa far parte del nostro Movimento senza credere fermamente nei principi e valori su cui

esso si basa. L’Umanità è un principio che ciascuno dovrebbe portare dentro di sé, e ogni momento delle nostre vite dovrebbe es-

sere contraddistinto dalla volontà di fare del bene e dal desiderio di creare un mondo più giusto e migliore per tutti. Nella rappresentazione teatrale Orhan ricopre il ruolo di Tarik. Tarik è il capitano di una squadra di primo soccorso che durante un’ope- razione perde la propria ragazza. I sentimenti irreprimibili di rabbia e senso di colpa lo spingono a lasciare la squadra e ad abban- donare la città in cui vive. La storia si sviluppa attorno al suo personaggio, che incarna alcuni dei Principi Fondamentali. Già dalle sue prime rappresentazioni a Srebrenik e Lukavac, questa iniziativa ha dimostrato come, attraverso le proprie azioni, i gio- vani possano fare la differenza. «Spero che – continua Omar – quanti più giovani possibile abbiano occasione di vedere ‘Sette Prin- cipi’, e comprendere come ciascuno ha dentro di sé le potenzialità per provocare un cambiamento nel mondo in cui vive, per se stesso

e per gli altri».

é

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I L C OMITATO I NTERNAZIONALE

IL COMITATO INTERNAZIONALE

CROCE ROSSA CIPRIOTA:

LA 188 a SOCIETÀ NAZIONALE DELMOVIMENTO

traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo (tratto dal nr. 490 del Caffè Dunant)

Nel corso della riunione del 22 e 23 feb- braio 2012, il Comitato Internazionale dellaCroceRossa(CICR)hariconosciuto la Croce Rossa di Cipro come la 188 a So- cietà Nazionale del Movimento interna- zionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Intervista a Philip Spoerri,direttore del diritto internazionale e della coopera- zione al CICR.

del diritto internazionale e della coopera- zione al CICR. 74 Perché la Croce Rossa di Cipro,

74

Perché la Croce Rossa di Cipro, che esisteva in quanto organizzazione indipendente dal 1960, è stata ricono- sciuta solo ora? Ogni volta che la Croce Rossa di Cipro ha chiesto il riconosci- mento - la prima volta fu nel 1971 - non ha soddisfatto tutti i cri- teri indicati nello statuto della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa per il riconoscimento come una società nazionale. La recente adozione da parte della Croce Rossa Cipro di nuovi strumenti statutari di base ha aperto la strada per la procedura di riconoscimento, e il CICR, in virtù delle responsabilità statutarie di cui è incaricato, ha attentamente esaminato la posizione giuridica della Società per valutare se rispettava le dieci condizioni per il ri- conoscimento. Ora siamo lieti di accogliere la 188 a Società Na- zionale, riconosciuta come parte del Movimento.

Che cosa si intende per "Movimento"? La Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa, che è un'or- ganizzazione composta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, e dopo che la Croce Rossa di Cipro è stata riconosciuta, da 188 Società Nazionali di Croce Rossa o Mez- zaluna Rossa. La Croce Rossa di Cipro, come le sue 187 consorelle, svolge molti ruoli ed ha obiettivi diversi per sostenere le persone e le comunità che hanno bisogno di aiuto. Fornisce servizi di ambulanza, gestisce una casa per bambini malati e assiste i migranti. Secondo la legge 1967 sulla Croce Rossa di Cipro, si comporta anche come ausiliario alle autorità nazionali della Repubblica di Cipro in campo umani- tario e svolge un ruolo centrale nella preparazione alla risposta in caso di catastrofi.

La situazione politica nell'isola di Cipro ha ostacolato il processo di riconoscimento? La procedura per il riconoscimento di una nuova Società nazionale

in seno al Movimento segue rigorosamente considerazioni di ca-

rattere legale ed è determinato da dieci condizioni per il ricono- scimento di cui ho parlato. Si tiene conto inoltre di prassi precedenti. Considerazioni politiche o conflitti non entrano in gioco nelle decisioni, queste si basano sui Principi Fondamentali del Movimento, in particolare quello della neutralità, e l'impegno preso dalla Società Nazionale di offrire i suoi servizi a tutte le per- sone e tutte le comunità. Va inoltre rilevato che la decisione di ri- conoscere una Società Nazionale ha effetto solo a livello della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa.

Può ricordarci i criteri richiesti a una Società Nazionale per essere riconosciuta all'interno del Movimento?

Le dieci condizioni per il riconoscimento sono definite nell'articolo

4 dello Statuto del Movimento. La prima condizione è che lo Stato,

sul cui territorio la società nazionale richiedente è costituita in con-

formità della legislazione nazionale, deve rispettare le Convenzioni

di Ginevra del 1949. Altre condizioni riguardano lo statuto di au-

tonomia della Società Nazionale richiedente nei confronti del go- verno, l'uso di un emblema riconosciuto e il rispetto dei sette Principi fondamentali.

La settima condizione riguarda il fatto che la Società Nazionale ri-

chiedente abbia accesso a tutto il territorio dello Stato. In questo caso specifico è stato un problema, dato l'attuale clima politico sull'isola di Cipro. Tuttavia, il CICR ha concluso, sulla base di pre-

di Cipro. Tuttavia, il CICR ha concluso, sulla base di pre- 75 I L C OMITATO

75

IL COMITATO INTERNAZIONALE

sulla base di pre- 75 I L C OMITATO I NTERNAZIONALE cedenti, che questo fatto non

cedenti, che questo fatto non avrebbe potuto impedire alla Croce Rossa di Cipro di chiedere il riconoscimento, dato che la Società

non è stata in grado di estendere la sua azione all'intero territorio

a causa di circostanze non dipendenti dal suo controllo. Questa de-

cisione è in accordo con l'interpretazione della condizione settima data dalla commissione congiunta CICR / Federazione Internazio- nale per gli Statuti delle società nazionali, che è responsabile del- l’esame di nuove domande per il riconoscimento e l'ammissione in seno alla Federazione. La Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa deve ancora esaminare la questione prima di prendere una decisione definitiva sull'ammissione della Croce Rossa di Cipro. Questa procedura può essere effettuata ufficialmente prima dell'As- semblea Generale della Federazione nel 2013.

Le considerazioni culturali o religiose che influenzano ogni processo di ammissione? Dato il principio fondamentale di imparzialità, proprio del Movi- mento, le operazioni della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa de- vono essere condotte senza discriminazione, basate sulla nazionalità, razza, credo religioso, di classe o di opinioni politiche. Nel 2012, le maggiori operazioni del CICR sono state condotte per le persone che vivono nel mondo musulmano, in paesi come Af- ghanistan, Somalia, Iraq, Pakistan e Sudan. In questi paesi, lavo- riamo a stretto contatto con le Società Nazionali della Mezzaluna Rossa, come facciamo con le Società Nazionali della Croce Rossa in altri contesti. In definitiva, il nostro obiettivo è di alleviare la sofferenza e ci sforziamo di dare priorità ai bisogni umanitari più urgenti, indipendentemente questioni di origine e cultura.

Quali rapporti il CICR e il Movimento hanno con la "So- cietà della Mezzaluna Rossa turca di Cipro del Nord"?

Il CICR intende sostenere lo sviluppo di attività che questa entità

svolge per le persone che hanno bisogno di assistenza. Sono in corso trattative con la Federazione per pianificare una missione congiunta alfine di incontrare rappresentanti della Mezzaluna Rossa turca, nel nord di Cipro, di discutere le circostanze e le disposizioni necessarie per poter stabilire un vero dialogo.

I L C OMITATO I NTERNAZIONALE

IL COMITATO INTERNAZIONALE

CICR, GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA SENSIBILIZZAZIONE SULLE MINE:

FERMARE LE ARMI CHE CONTINUANO A UCCIDERE!

di Felicia Mammone

In occasione della Giornata Interna- zionale per la sensibilizzazione sulle mine antipersona, il 4 aprile, il Comi- tato Internazionale della Croce Rossa ha rivolto un appello,ancora una volta, per porre fine alla sofferenza causata dalle armi che uccidono e devastano le vite anche dopo la fine dei conflitti.

e attuassero pienamente i trattati di diritto internazionale umanita-

rio che cercano di affrontare i problemi causati da queste armi, cioè la Convenzione di messa al bando delle mine Anti-persona, la Convenzione sulle munizioni a grappolo e il Protocollo sui residui bellici esplosivi. “Mentre l’attuale quadro normativo è un risultato notevole in sè, investire sull’implementazione è essenziale per raggiungere gli obiet- tivi umanitari” ha detto Mister Daccord. In particolare, c’è un reale

bisogno di aumentare il supporto alle persone che sono state col- pite da mine e da altri residui bellici letali. Costoro hanno bisogno di un accesso a vita all’assistenza medica, alla riabilitazione fisica e

ai servizi psicologici, così come l’assistenza per riconquistare il loro

posto nella società. “Gli Stati devono intensificare i loro sforzi per distruggere le mine

e le bombe a grappolo e aumentare la bonifica dalle mine - ha

detto Daccord -. In molti luoghi, la raccolta dei dati delle vittime deve essere migliorata e, attuando la legislazione nazionale, per imporre gli obblighi del trattato che deve ancora essere adottato”. Quest’anno sancirà il 15 o anniversario della Convenzione del 1997 sulla messa al bando delle mine anti-persona. Un totale di 159 Stati hanno aderito alla Convenzione, di cui almeno 35 ancora hanno obblighi di sminamento. Il Protocollo 2003 sui residui bellici esplo- sivi ha coinvolto 76 Stati. Un totale di 70 Stati hanno aderito alla Convenzione del 2008 sulle bombe a grappolo e altri 41 Stati l’hanno firmata.

“La comunità internazionale deve continuare ad agire fino a quando

le persone continueranno a essere uccise o mutilate dalle mine,

dalle bombe a grappolo e dai residui bellici esplosivi - dice Yves

Daccord, Direttore Generale del CICR -. Maggiori sforzi devono essere fatti per sminare i campi da mine, bombe a grappolo e altre forme di ordigni inesplosi e abbandonati. Anche l’uso di mine-an-

tiuomo e bombe a grappolo deve finire”. Il Direttore Generale del CICR ha espresso rammarico visto che le mine e altri esplosivi pericolosi non sono solo un’eredità delle lun- ghe guerre passate ma anche una minaccia nei conflitti recenti. In Libia, per esempio, i residui bellici esplosivi stanno ostacolando il ritorno delle persone alle loro case, così come il rallentamento della ricostruzione post-bellica. Anche se il conflitto è durato meno

di un anno, la rimozione di queste armi andrà avanti per un lungo

tempo a venire.

La sofferenza causata dalle mine e da altre munizioni inesplose po-

trebbe essere di gran lunga ridotta se tutti gli Stati collaborassero

Colombia,gli scolari in una città in dipartimento del Cauca partecipare al seminario CICR su come
Colombia,gli scolari in una città in dipartimento del Cauca partecipare al
seminario CICR su come tenersi al sicuro dalle mine
© ICRC - E.Tovar
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IL COMITATO INTERNAZIONALE

I L C OMITATO I NTERNAZIONALE Brazzaville,il quartiereTalangai.Un esperto CICR nella rimozione di ordigni esplosivi
Brazzaville,il quartiereTalangai.Un esperto CICR nella rimozione di ordigni esplosivi durante un'operazione di
Brazzaville,il quartiereTalangai.Un esperto CICR nella rimozione di ordigni
esplosivi durante un'operazione di bonifica
©ICRC

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di Michele Novaga CROCE ROSSA PER LA STRAMILANO Il 25 marzo si è corsa la

di Michele Novaga

CROCE ROSSA PER LA STRAMILANO

Il 25 marzo si è corsa la 41esima edi- zione della Stramilano,la gara che dal 1972 coinvolge oltre 50.000 persone.De- terminante l’apporto della Croce Rossa ProvincialediMilanoche,comeavviene da quasi un decennio, ha fornito assi-

stenza logistica e sanitaria per l’ottima riuscita della manifestazione che pre- vede tre gare: la Stramilano vera e pro- pria di 10 chilometri, la Stramilanina dedicata ai più piccini e la mezza ma- ratona di 21 chilometri.

78

CONOSCIAMO I COMITATI

C ONOSCIAMO I C OMITATI

È mattina presto quando la colonna dei mezzi si muove dal CPE- CRI del Parco Nord di Milano direzione Parco Sempione, nel cen- tro della città. Un’ora dopo oltre 250 operatori della Divisione Emergenze della Croce Rossa Provinciale di Milano, sono già al la- voro per montare il Villaggio degli Atleti, punto di riferimento per chi l’indomani correrà la Stramilano. Anche per l’edizione di que- st’anno, infatti, come da tradizione consolidata dell’ultimo decen- nio, la Croce Rossa fornirà agli oltre 60.000 partecipanti, di quella che è stata definita la corsa più bella d’Italia, l’assistenza sa- nitaria durante il percorso e all’arrivo ma anche l’assistenza logi- stica. «In questo villaggio montato tra l’Arena Civica e l’Arco della Pace custodiremo 6.500 borse dei partecipanti alla mezza mara- tona e prepareremo e serviremo 6.000 pasti che verranno con- sumati all’interno della mensa montata nella tenda pneumatica di ultima generazione di 400 mq», racconta Antonio Arosio, Delegato Provinciale CRI alle Attività di Emergenza, mentre coordina le ope- razioni. «Durante la corsa di domani saranno impiegati circa 300 operatori oltre a 40 mezzi e 15 ambulanze per il soccorso avan- zato. In 16 bag points alloggeremo e custodiremo le borse degli atleti della mezza maratona, altre tre serviranno allo staff dei fisio- terapisti per massaggiare i muscoli dei maratoneti. All’interno del- l’Arena e durante il percorso, allestiremo dei PMA sanitari per assistere e medicare eventuali traumatizzati». Tra i vialetti e i prati del Parco Sempione c’è un gran fermento: ci sono squadre che montano i gazebo delle borse, ci sono i cuochi già all’opera a tagliare le verdure per il sugo, ci sono gli elettrici- sti intenti a montare l’impianto di illuminazione, ci sono quelli che allestiscono la mense con decine di tavoli e panche, c’è chi spazza, chi pulisce e chi guida il bilico da una parte all’altra dei 4.000 metri quadrati di estensione del villaggio. Le divise rosse dei vo- lontari creano un divertente confronto cromatico con l’azzurro in- tenso del cielo di Lombardia (che, come diceva il Manzoni, “….è così bello quand’è bello”) e il verde degli alberi secolari del parco. Ma per molti dei volontari questi due giorni saranno un test d’esame del corso Opem-Operazioni d’Emergenza della Scuola Divem. «Ab- biamo approfittato di questo avvenimento per svolgere gli esami di specializzazione che prevedono un’attività pratica nella gestione lo- gistica del montaggio delle strutture - commenta Gianmaria Parotti, responsabile del Comitato Scientifico di Scuola Divem -.Tutto il corso è stato finalizzato allo svolgimento di questa prova e 54 cor- sisti oggi hanno lavorato all’allestimento facendo tesoro dell’attività teorica svolta in aula». Sono le 8.30 di domenica, i primi atleti affollano la piazza Duomo. Quaranta operatori CRI si posizionano sotto lo striscione della partenza per contenere la folla degli oltre 50.000 che si cimen- teranno nella corsa non competitiva, di 10 chilometri, a breve. Anche le 7 squadre di soccorso appiedate e ciclomontate sono già sparpagliate tra partenza, arrivo (dentro l’Arena Civica) e lungo il percorso. Così come sono pronti gli equipaggi delle ambulanze e del centro mobile di soccorso. Al Villaggio ci si dà un gran da fare per sistemare le borse degli atleti

che partono per la mezza maratona da piazza Castello. Il colpo di cannone decreta l’inizio. La gara dei professionisti si svolge senza particolari problemi. Come tradizione viene consegnato il Premio Croce Rossa MF35 alla prima donna 35 enne arrivata al traguardo, in memoria di Michela Rossi, l’atleta abruzzese morta nel devastante terremoto dell’Aquila poche ore dopo aver corso la Stramilano 2009. Nel frattempo il Sergente Maggiore Massimo Boncristiano è il primo della delega- zione di corridori di Croce Rossa ad arrivare al traguardo. Una cinquantina saranno, alla fine delle due gare, gli interventi sa-

nitari sui corridori soprattutto per curare storte, stati di affatica- mento e piccole escoriazioni in seguito a cadute.

La corsa è finita ma al tendone mensa i 20 cuochi e i 30 addetti

alla distribuzione dei pasti non si fermano un attimo: in otto turni,

tutti i 6.000 atleti della mezza maratona a rotazione ricevono e consumano un pranzo completo a base di orecchiette al sugo, par- migiano, salame, pane e frutta. Gli ultimi a mangiare sono gli ope-

ratori CRI che, finalmente si possono rifocillare, in vista del lavoro

di smontaggio che li attende nel pomeriggio.

A ringraziarli personalmente Alberto Bruno, Commissario CRI Pro- vinciale di Milano. «Voglio ringraziare tutti per il lavoro svolto sin da ieri. Tutto quello che abbiamo fatto per consentire lo svolgi- mento di un grande evento e una grande festa di popolo, è allo stesso tempo una grande esercitazione molto reale in caso di emer- genza». Ringraziamenti a cui si è associato, con uguali parole, il Commissario Regionale, Maurizio Gussoni, presente all’evento in- sieme all’Ispettrice Regionale dei Pionieri, Sabrina Turrin. Mentre i cittadini milanesi affollano il parco in questo caldo e as- solato pomeriggio domenicale, i volontari sono al lavoro per smon- tare tutto e caricarlo, di nuovo, sui mezzi per il ritorno al CPE-CRI del Parco Nord.

Rientreranno alla base stremati ma contenti, pronti per una nuova… emergenza!

il ritorno al CPE-CRI del Parco Nord. Rientreranno alla base stremati ma contenti, pronti per una

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a cura di Paolo Russo L’AMERICA’S CUP A NAPOLI La prima edizione dell’America’s Cup a

a cura di Paolo Russo

L’AMERICA’S CUP A NAPOLI

La prima edizione dell’America’s Cup a Napoli non era partita pro- prio bene, anzi non era partita affatto. Rallentamenti, ripensamenti hanno fatto temere fino all’ultimo che la manifestazione risentisse del ritardo che giorno dopo giorno andava accumulandosi. Per la Croce Rossa Italiana, e il Comitato Provinciale CRI di Napoli, la prima riunione organizzativa si è tenuta il 26 marzo e l’assegna- zione ufficiale delle attività di soccorso sanitario alla CRI è avve- nuta nove giorni prima dell’inizio delle gare. Così, a ritmo di passo,

è stata avviata la macchina organizzativa. Il primo step è stato ga- rantire un presidio sanitario avanzato, con volontari e personale paramedico, nell’area che da Mergellina arriva a Piazza Vittoria dove è stato successivamente allestito il Villaggio ospitalità, del- l’area tecnica riservata ai team e al Comitato organizzatore.

Completati a tempo di record i lavori, sabato 7 aprile, si apre la manifestazione. Il sole del giorno prima lascia il posto alla pioggia,

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CONOSCIAMO I COMITATI

C ONOSCIAMO I C OMITATI

motivo per cui buona parte degli eventi previsti, taglio del nastro compreso, vengono spostati all’interno degli stand istituzionali. Il sin- daco di Napoli, Luigi De Magistris, incontra i volontari della CRI,

visita l’area dove l’Associazione ha istallato, con strutture gonfiabili,

un Posto Medico Avanzato (PMA), una tenda per l’alloggio tempo-

raneo di visitatori e il camper di coordinamento delle attività.

La pioggia fa da padrona per tutta la giornata di domenica te-

nendo lontano i visitatori. In serata, nella fantastica cornice di Piazza del Plebiscito, si svolge la spettacolare cerimonia di inaugurazione:

Venerdì le previsioni annunciano un mini-tornado in arrivo su Na-

poli. L’intera giornata di gare viene annullata e tutto il villaggio rin- forza gli ormeggi e si prepara al peggio. Nonostante questo nessun volontario della Croce Rossa Italiana lascia il villaggio, preparandosi

a fronteggiare l’emergenza, che per fortuna non arriverà.<