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CORSO DI TEORIA MUSICALE E CANTO LEGGERO Lezione n1 Introduzione alla tecnica vocale Cantare un'arte e significa utilizzare alcune

e parti del nostro corpo: le corde vocali innanzitutto (dalle loro vibrazioni esce allesterno del nostro corpo la voce); la faringe (chiamata comunemente anche GOLA) un muscolo a forma di canale che deformandosi, in lungo e/o in largo, ha la capacit di modificare gli effetti della risonanza del suono nella testa; i polmoni (sono il serbatoio per laria che utilizziamo per far vibrare le corde vocali); il diaframma ( un muscolo a forma di cupola, sottile e flessibile, che separa il torace dalladdome, dalla sua cooperazione con i polmoni e i muscoli addominali nasce la colonna daria destinata a trasformarsi in suono con le vibrazioni delle corde vocali); i muscoli addominali (aiutano il diaframma a comprimere i polmoni e a far uscire la colonna daria); i muscoli del collo e delle spalle (per una corretta postura durante lesecuzione di una canzone). Quindi per cantare bene bisogna utilizzare in modo corretto alcune parti del nostro corpo. Se utilizziamo in modo errato le corde vocali, causiamo delle infiammazioni dellapparato fonatorio, accompagnate da conseguenti abbassamenti di voce. Se questo utilizzo nocivo persiste nel tempo, ci possono essere delle conseguenze anche pi gravi(cistiti, noduli, etc)! 1

Quanto stato detto finora non vale solo per i cantanti, ma anche chi usa il parlato per professione (doppiatori, attori, speaker, conferenzieri, insegnanti, venditori ecc. ecc), nonch per chi vuole comunque parlare correttamente (sempre pi persone oggigiorno si rivolgono per questo al medico - logopedista). Per cantare bene occorre acquisire una tecnica. Chiaramente ogni genere musicale ha una sua specifica tecnica, quindi diffidate, per esempio, dallinsegnante di musica lirica che vuole insegnare canto leggero e viceversa. Importantissimo conoscere i propri limiti, che , attraverso lo studio del canto, possono variare, per evitare cos i danni sopra citati. Tanti sono i vantaggi che si hanno utilizzando una buona tecnica nel cantare: Possiamo aumentare la nostra estensione vocale (saremo cio in grado di cantare note pi basse e note pi alte di quanto non avessimo mai creduto). Possiamo avere sempre una perfetta intonazione. Possiamo rendere la nostra voce pi gradevole e armoniosa allascolto. Possiamo cantare pi a lungo ed evitare, cos, che la voce si abbassi.

N.B.: Ci tengo a precisare che ogni caso a s e che lascolto da parte dellinsegnante molto importante per correggere eventuali errori (questo si sa, non vale solo per il canto), ma queste sono regole generali che valgono un po per tutti! La respirazione diaframmatica Iniziamo con un po di pratica!! 1. Immettete nei polmoni una gran quantit daria, stando attenti a non alzare le spalle e a gonfiare la cassa toracica (vi consiglio di mettervi davanti allo specchio per controllare il procedimento). 2

2. Trattenete laria per qualche secondo e poi svuotate i polmoni emettendo il suono O, facendo assumere alla vostra bocca una posizione pi tondeggiante possibile (esagerate!!). 3. Questultima detta bocca (udite, udite!!) a culo di gallina!! 4. Quando decidiamo di espirare dobbiamo mantenere ben tonici i muscoli addominali onde fornire la giusta pressione sul diaframma e regolare quindi lemissione dellaria cos come noi vogliamo mantenendo cos costante e prolungato nel tempo lo svuotamento dei polmoni. Il flusso di aria emessa dovrebbe essere il pi possibile costante. Eventuali tremoli si ripercuoteranno anche sulla stabilit della nota quando andremo a cantare. Un vecchio trucco per vedere se stiamo facendo bene ed esercitarci quello di emettere l'aria sulla fiammella di una candela. Se il flusso sar costante, come deve essere, la fiammella sar sempre piegata con una inclinazione sempre uguale. Se si alza e si abbassa in continuazione il nostri flusso di aria non costante. 5. Questi movimenti vanno fatti lentamente, cio inspirando ed espirando con calma, e vanno ripetuti varie volte. Lezione n2 Respirazione diaframmatica (approfondimento) e postura nel canto Il diaframma E un muscolo a forma di cupola, sottile e flessibile, che separa il torace dalladdome. Dalla sua cooperazione con i polmoni e i muscoli addominali nasce la colonna daria destinata a trasformarsi in suono con le vibrazioni delle corde vocali. Durante linspirazione il diaframma, compresso dalla base dei polmoni che si gonfiano, si abbassa assumendo una forma pianeggiante. Quando espiriamo, invece, i polmoni si sgonfiano e il diaframma si risolleva. Oltre che a separare due cavit con funzionalit differenti, il diaframma il nostro 3

fondamentale sostegno del suono: qui che avviene il cosiddetto 'appoggio'. Con un'immagine fantasiosa possiamo dire che il diaframma il 'vassoio' che sostiene il suono. Nella prima lezione abbiamo parlato di come effettuare una buona respirazione diaframmatica. Abbiamo detto che, per cominciare a respirare correttamente, bisogna immettere una gran quantit daria nei polmoni, stando attenti a non alzare le spa*le e a gonfiare la cassa toracica. Bisogna , inoltre, cercare di spingere laria inspirata verso la pancia, percependo, cos, la sensazione di un palloncino che si gonfia nel nostro addome (in questo modo stiamo convogliando laria inspirata anche nella parte bassa dei polmoni costringendo il diaframma a spostarsi verso il basso sotto la spinta dei polmoni). Quella diaframmatica, allora, non altro che una respirazione effettuata con tutto il polmone. Per avere unidea di questo tipo di respirazione completa, effettuata nel modo pi naturale possibile, bisogna osservare i bambini molto piccoli. La loro, infatti, i quali non sono diventati ancora vittime dello stress della vita quotidiana, quella respirazione che noi abbiamo perduto da tempo e dobbiamo, quindi, imparare di nuovo. N.B.: Per verificare se la vostra respirazione diaframmatica corretta, mettetevi davanti ad un grande specchio e fate un bel respirone. Se nell'inspirare le spalle si alzano, allora la vostra respirazione va rivista. Se invece, sempre facendo un bel respiro, le spalle rimangono immobili e l'aria inspirata vi va a gonfiare l'addome, (questo accade perch a gonfiarsi sono la parte bassa dei polmoni) allora va tutto bene, la vostra respirazione diaframmatica corretta. Ora si tratta solo di applicarla al canto!!

La postura Molto importante nel canto anche la postura, sia da un punto di vista fisico che estetico. Una adeguata postura permette al suono di sfruttare al meglio le risonanze naturali del nostro corpo. La nostra posizione, allora, deve essere rilassata e sicura nello stesso tempo: 1.VERTICALITA DELLA COLONNA VERTEBRALE 2. GINOCCHIA LEGGERMENTE FLESSSE E MANTENUTE ELASTICHE Questa posizione permette di avere una buona distribuzione del peso sul tutto il corpo e ottenere una postura che favorisca lappoggio e una buona respirazione. LE GAMBE DEVONO ESSERE LEGGERMENTE DIVARICATE Il bacino si sposta leggermente in avanti, sostenuto in questo dalla lieve flessione delle ginocchia. Il tronco va tenuto eretto. Le spalle vanno tenute basse e il collo ben rilassato. La testa va tenuta dritta con lo sguardo fisso in avanti verso un punto qualsiasi. Procediamo con un po di pratica: Per esercitare la respirazione addominale. Questo esercizio ci insegna ad utilizzare la pancia nella respirazione. Sdraiamoci in posizione supina su una superficie rigida. Appoggiamo bene le spalle a terra. Posiamo una mano sull'ombelico. Inspiriamo col naso e gonfiamo la pancia. Dobbiamo vedere la nostra mano che si alza per effetto dell'aria che ci riempie. Tratteniamo l'aria per 2-3 secondi. Espiriamo con la bocca sgonfiando la pancia. La 5

nostra mano segue anche la fine di questo movimento. Prima di riprendere restiamo un paio di secondi con il corpo svuotato. Tecniche di rilassamento corporeo La respirazione diaframmatica, se eseguita correttamente, insieme allassunzione di una corretta postura, contribuiscono entrambe al rilassamento totale del nostro corpo. Non a caso, questo tipo di respirazione molto simile a quella effettuata nelle tecniche di meditazione mantra, tipiche della tradizione indiana. Se, per esempio, mentre si effettua la respirazione a pieni polmoni, eseguita molto lentamente e assumendo una posizione pi comoda possibile, si pronunciano con un filo di voce le parole am e so (rispettivamente allatto dellinspirazione e dellespirazione), che dal sanscrito (lingua antichissima) significano io esisto, il nostro corpo ne trarr immediato giovamento e si avr un sensazione di relax totale. Lezione n3 Nozioni di teoria musicale Iniziamo con la parte un po pi noiosa del corso, ma indispensabile per un buon cantante per essere, appunto, definito tale. Niente paura per!!! E solo uninfarinatura per permettere a chiunque di avere conoscenze di base (se non le avete gi) della teoria musicale. Il suono e le sue caratteristiche Il suono l'elemento che costituisce la musica ed riconoscibile attraverso quattro attributi: Altezza, Durata, Timbro e Intensit. 6

L'altezza di un suono ci che ci permette di dire se un suono grave (basso) o acuto (alto). La durata la propriet del suono di durare nel tempo. Durate diverse di suoni successivi danno vita al ritmo (disposizione dei suoni nel tempo). Il timbro l'impronta che un certo strumento d al suono. E' quindi quella caratteristica che ci permette di distinguere, per esempio, il suono di un pianoforte da quello di una chitarra. L'intensit di un suono data dalla forza con cui viene prodotto o percepito. L'alternarsi di suoni forti e deboli genera la dinamica. Le note musicali Chi di noi non conosce le note musicali?!? Beh, per chi ancora non lo sapesse, le note sono 7 e sono: DO RE MI FA SOL LA SI. Nota storica: Gli attuali nomi delle note in uso nei paesi latini risalgono al XII secolo e la definizione del loro criterio e del loro nome attribuita a Guido dArezzo; corrispondono alle sillabe iniziali dei primi sei versetti di un inno a San Giovanni Battista:UT queant laxis REsonare fibris MIra gestorum FAmuli tuorum SOLve polluti LAbii reatum, Sancte Iohannes (affinch i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato, o santo Giovanni, dalle loro labbra indegne). Nel XVI secolo la settima nota riceve il suo nome definitivo (SI, dalle iniziali di Sancte Iohannes) e nel XVII secolo la nota UT (nome ancora oggi usato in Francia) viene sostituita con il nome attuale DO. Anticamente si usava una notazione di origine greca che utilizzava le lettere dellalfabeto. Tale notazione ancora in uso nei paesi di lingua inglese: 7

A = LA ; B = SI ; C = DO ; D = RE ; E = MI ; F = FA ; G = SOL. La notazione letterale tuttora in uso anche nei paesi di lingua tedesca, con un'unica differenza: la nota SI viene indicata con la lettera H (mentre B corrisponde al si bemolle). Esse vengono rappresentate sul pentagramma in modo da distinguerne laltezza. In realt, i suoni producibili sono ben pi di sette. Quindi, per raffigurarli tutti, occorre ripetere la sequenza delle sette note pi volte a diverse altezze. Questo provoca la ripetizione dei nomi ogni sette note. L'ottava nota ha lo stesso nome della prima. Infatti la distanza tra due note di ugual nome ma di altezza diversa si chiama "ottava". Piu' precisamente l'ottava e' divisa in dodici parti uguali: i sette suoni principali e le cinque alterazioni. Queste dodici frazioni sono chiamate semitoni; due semitoni formano un tono. Per capire meglio questo concetto si pensi alla tastiera di un pianoforte, composta di tasti bianchi e tasti neri. I tasti bianchi corrispondono ai sette suoni principali (le sette note), i tasti neri alle loro alterazioni. Il passaggio da un tasto a quello adiacente (bianco o nero) e' un semitono (o mezzotono). La laringe e le corde vocali La laringe la fonte di produzione del suono. Si tratta di un organo mobile formato da cartilagini, la pi voluminosa delle quali la cartilagine tiroidea, o pomo d'Adamo, visibile sulla parte anteriore del collo (soprattutto negli uomini). Questa cartilagine la pi voluminosa di tutte e costituisce una sorta di scudo protettivo per le altre cartilagini della laringe. All'interno della cavit laringea troviamo le corde vocali o pieghe vocali. Esse sono quattro, due false (superiori) e due vere (inferiori), per parlare e cantare vengono usate solo quelle vere. Sono ripiegature della mucosa laringea ,spesse, di colore bianco-perla tra le quali c' uno spazio di circa 2 mm. 8

Il suono si produce utilizzando il passaggio dell'aria tra le corde vere, unitamente all'azione dei muscoli vocali che sono, a loro volta, comandati dai centri nervosi cerebrali. Lo spazio allungato in cui le corde vocali sono collocate si chiama glottide o rima glottica. La misura della lunghezza della glottide, e dunque delle corde vocali, di circa 14-20 mm nella donna e 18-25 mm nell'uomo. La misura della larghezza della fessura tra le corde, varia a seconda dei movimenti delle corde. Aumentando l'altezza del suono le corde si avvicinano sempre di pi fino a chiusura quasi totale nei suoni alti. La misura di massima apertura si ottiene durante il riposo (il silenzio) ed di circa 7 mm. Le differenze timbriche della voce dipendono anche dallo spessore delle corde: le corde pi sottili appartengono a persone con voce pi leggera ed acuta; corde grosse producono invece suoni pi gravi. Emissione e attacco del suono Lemissione del suono vocale deve iniziare dopo che linspirazione completamente ultimata; latto deve essere del tutto naturale. Effettuata linspirazione nasale, bisogna abbassare la mascella inferiore, cercando di mantenere i muscoli del collo, della testa e del viso in uno stato di calma e di riposo, atteggiando le parti mobili della bocca (labbra, lingua) come per la pronuncia della vocale A. Lattacco del suono consiste nel passaggio delle corde vocali dalla posizione normale respiratoria a quella fonatoria. La bocca dovr chiudersi solo dopo che il suono sar del tutto terminato, evitando cos fastidiosi suoni gutturali finali. Procediamo con un po di pratica Esercizio n 1 Si tratta di una serie di vocalizzi per incominciare ad allenare la voce in modo 9

corretto rendendola pi melodica. E un esercizio molto semplice (standard), adatto sia a voci maschili che a quelle femminili, in quanto si sviluppa nella tessitura centrale, che custodisce i caratteri timbrici naturali. Per cui, gli uomini tenderanno naturalmente ad intonare le note unottava sotto(a meno che non abbiano un estensione abbastanza acuta), mentre le donne intoneranno lesercizio nellottava in cui suonato questultimo. Eseguite lesercizio diverse volte, cercando di intonare le note e pronunciando (esagerate nellarticolazione della bocca!) la seguente successione di sillabe : GEF GHEN MIC SONG AIR LES GO UIN GEF. Queste ultime non significano assolutamente nulla, ma sono state studiate, recentemente, per associare allintonazione di ogni nota la giusta apertura (nonostante lesagerazione dei movimenti che vi ho consigliato). Ammetto che difficile esercitarsi senza laiuto di un maestro che possa correggere eventuali errori, ma non dovrebbero esserci grosse difficolt!! Si tratta di un modo innovativo di eseguire esercizi vocali standard (molti maestri di canto non ne sono neppure a conoscenza), ma ricordate di utilizzare la respirazione diaframmatica, di assumere la postura corretta (vedi lezioni 1 2) e , soprattutto, di non forzare mai la voce. Lezione n4 Nozioni di teoria musicale Le alterazioni Le alterazioni hanno la funzione di aumentare o diminuire laltezza di un suono naturale (principale) di un semitono (o di un tono, nel caso di alterazioni doppie). Le note alterate corrisponderanno quindi ai tasti neri del pianoforte. Le alterazioni sono due: il Diesis (simbolo # ), alterazione ascendente, e il Bemolle (simbolo b), alterazione discendente. Ogni tasto nero, perci, potr contemporaneamente avere 10

due nomi. Ad esempio, il tasto nero tra Do e Re potr chiamarsi Do diesis o Re bemolle, quello tra Fa e Sol Fa diesis o Sol bemolle, ecc. Le alterazioni vengono neutralizzate dal Bequadro, che riporta il suono alla nota naturale.

Il pentagramma Il pentagramma, detto anche "rigo" musicale, composto di 5 linee orizzontali e 4 spazi. Linee e spazi si contano dal basso verso l'alto. Su di esso le note sono disposte in modo alternato sulle linee e negli spazi. Se una nota posizionata su una linea, quella che nella sequenza delle sette note viene dopo, occupa uno spazio. Ad esempio se sulla prima linea c' un mi, allora nel primo spazio c' un fa. Le note sulle linee, quindi, sono: MI SOL SI RE FA ; mentre quelle negli spazi sono: FA LA DO MI . Per meglio associare il nome delle note alla rispettiva posizione sul rigo musicale, preferibile memorizzare le note sulle linee separatamente da quelle negli spazi. Il pentagramma permette di contenere solo 9 note (5 sulle linee e 4 negli spazi). Tuttavia, ci non basta a rappresentare le note pi acute e quelle pi gravi. Quindi stato introdotto un sistema per estendere il pentagramma ogni qual volta ve ne sia bisogno. Bisogna, cio, usare dei "tagli addizionali", vale a dire dei trattini che servono a creare temporaneamente nuove linee e nuovi spazi sopra e sotto il rigo musicale. Sul margine sinistro del pentagramma sono indicate la chiave, il tempo e la tonalit. E' suddiviso in battute, o misure, che sono spazi compresi tra due linee verticali. Criteri per la classificazione delle voci

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E piuttosto comune fare una sommaria distinzione fra le voci acute e quelle gravi, ignorando e confondendo alcuni termini (estensione, tessitura, timbro o colore, volume o intensit) indispensabili alla precisa definizione delle caratteristiche di una voce. LESTENSIONE : il numero di note che il cantante pu eseguire partendo dal suono pi grave (basso) che riesce ad emettere fino a raggiungere quello pi acuto (alto). LA TESSITURA : la parte dellestensione di una voce nella quale lemissione delle note risulta pi spontanea e comoda. Talvolta con questo termine si intende anche, con riferimento ad un brano musicale, laltezza media delle note che compongono una melodia. IL TIMBRO (o colore) : spesso definito anche pasta, una caratteristica della voce che non pu essere cambiata se non in minima parte. Il timbro esprime la fisionomia di un suono e permette di distinguere una voce dalle altre (si pensi ad esempio al particolare timbro della voce di Mia Martini o di Carmen Consoli). IL VOLUME (o intensit): il volume di una voce pu essere forte oppure piano. Chiaramente con tutte le gradazioni del caso. Nel canto si pu variare e mantenere lintensit della voce con un delicato gioco di compensazioni tra tecnica vocale, forza fisica e indole personale. Ricordate per che un errore concentrare gli sforzi sul potenziamento del volume attraverso il fiato, perch pu portare a un logoramento dellorgano vocale, in pi, rischia di essere inefficace, quando non fastidioso. Lintensit del suono va utilizzata e dosata in funzione dellespressivit e non come valore in s. E tenete sempre presente che alto volume non significa alta qualit. Lezione n5 12

Nozioni di teoria musicale Violino Le chiavi musicali Le chiavi musicali sono segni che indicano come leggere le note sul pentagramma. Convenzionalmente, sono sette: Chiave di violino o chiave di sol; Chiave di Basso o chiave di Fa; Chiave di tenore; Chiave di soprano; Chiave di mezzosoprano ;Chiave di contralto o chiave di Do; Chiave di baritono. La pi usata e' la chiave di violino, che fissa la posizione del Sol sulla seconda riga. Da l si pu determinare la posizione delle altre note. Altra chiave frequentemente utilizzata e' la chiave di Basso, che determina la posizione del Fa sulla quarta riga Voce di petto, voce di testa e falsetto Ogni voce, anche quella non allenata, si sviluppa almeno su due registri: quello di petto o basso e quello di testa o alto. La voce di petto un'emissione dal timbro grave e scuro, ottenuta utilizzando le sole vibrazioni della scatola cranica. La voce di testa un'emissione, invece, dal timbro sottile, ottenuta utilizzando le sole vibrazioni della scatola cranica. Una delle propriet del suono quella di propagarsi attraverso le ossa del corpo umano. Si capisce, dunque, perch la testa e il petto, siano zone di risonanza importantissime. Nella voce di petto presente una componente della voce di testa e viceversa. Le interferenze della voce di testa su quella di petto sono pi consistenti dell'inverso. Con l'esercizio teso a migliorare la voce di petto si ottiene anche un benefico effetto 13

sulla voce di testa. E, viceversa, migliorando la voce di testa, la voce di petto risulter pi brillante. Le due voci sono assolutamente interconnesse. Non si pu avere buona solo una delle due voci. Se pensate di avere, ad esempio, dei buoni bassi ma pochi alti, state certi che non avete davvero dei buoni bassi. Esiste poi il registro in falsetto (che approfondiremo pi avanti) dovuto alla vibrazione del solo margine libero esterno delle corde vocali vere. Lezione n6 Nozioni di teoria musicale Le figure musicali La durata dei suoni viene rappresentata dando forma diversa alle note. Queste forme prendono il nome di "figure musicali". Queste ultime sono costituite da una testa, che pu essere piena o vuota, ed eventualmente da una gamba, la quale pu presentare uno o pi tagli. I nomi delle figure musicali sono: semibreve, minima, semiminima, croma, semicroma, biscroma, semibiscroma. La durata di ciascuna figura vale met della precedente ed il doppio della successiva. Ad esempio, la semiminima vale la met di una minima ed il doppio di una croma. Il valore della semibreve, che nella nostra notazione moderna definita anche come intero, in quanto rappresenta la figura musicale di valore pi grande, espresso con la frazione 4/4. Da questa figura si originano tutte le altre figure musicali. Di conseguenza la minima rappresenta i 2/4 dell'intero (1/2, la met), la semiminima 1/4, la croma 1/8, la semicroma 1/16, la biscroma 1/32 e la semibiscroma 1/64. 14

La durata dei suoni espressa dalle figure musicali comunque facilmente intuibile anche graficamente. Infatti, al segno ovale della semibreve, per ottenere una minima occorre aggiungere una gamba; la semiminima ha in pi la testa piena; la croma ha un taglio nella gamba; la semicroma due tagli, e cos via. Per comodit di scrittura e di lettura, quando possibile si tende a sostituire i tagli delle figure musicali di valore pi piccolo con delle linee orizzontali che le uniscano a gruppi di due o pi note. I registri vocali (prima parte) Nellambito dellestensione della voce umana si distinguono diversi registri vocali: per le voci femminili quelli di SOPRANO, MEZZOSOPRANO, CONTRALTO; per le voci maschili quelli di TENORE, BARITONO e BASSO. I suddetti registri a loro volta si suddividono in tre settori: (comunemente detti a loro volta registri) grave o di petto medio acuto o di testa (vedi lezione n5). Il registro varia sia a seconda dellet della persona (infanzia, adolescenza, maturit) che del sexxo, perch diversa la conformazione delle strutture dellapparato fonatorio (laringee e sopraglottiche) che rendono in genere la voce femminile pi chiara ed alta (acuta) di quelle maschile che risulta essere pi bassa (grave) e scura. La voce adulta , quindi, un carattere sessuale secondario. Una delle prime cose che si nota infatti nellet della pubert, soprattutto nei ragazzi, il cambiamento della voce (muta vocale). La voce nei maschi, in effetti, diventa pi profonda e grave, mentre nelle femmine la differenza si nota poco. Inoltre, il completamento dello sviluppo vocale avviene in genere intorno ai 15-16 15

anni per le ragazze e ai 17-18 per i ragazzi. Fino a quellet non consigliabile iniziare a studiare canto, perch unimpostazione della voce non corretta potrebbe causare danni permanenti alle corde vocali. Nelle voci infantili (le cosiddette voci bianche) invece lieve la diversificazione delle voci, che dovuta ad unimmaturit anatomico-strutturale dellapparato fonatorio. Lezione n7 I registri vocali (seconda parte) Voci femminili Il Soprano nel canto il registro pi acuto delle voci femminili. L'estensione normale del soprano di circa due ottave, generalmente a partire dal do centrale, anche se molti soprani superano questi limiti. I soprani si suddividono in drammatici, lirici e di coloratura, una voce, quest'ultima, estremamente flessibile e capace di eseguire passaggi di grande virtuosismo. Il termina indica anche la cantante in possesso di tale registro vocale; tra le voci di soprano pi note del XX secolo in Italia e allestero si ricordano Maria Callas, Renata Tebaldi, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, Montserrat Caball e Jessye Norman. Il Mezzosoprano la voce femminile il cui registro cade tra quello del soprano e quello del contralto. La sua estensione, di circa due ottave, va generalmente dal la bemolle sotto il rigo al si sopra il rigo. I mezzosoprani si suddividono in leggeri e drammatici. Il Contralto la pi profonda delle tre principali gamme vocali femminili. La sua estensione di circa due ottave a partire dal mi o dal fa sotto il do centrale, ed caratterizzato da un timbro ricco e corposo nel registro pi basso. Tra le voci di contralto pi note ricordiamo quella di 16 Marian Anderson. L'artista

americana, celebre negli anni Cinquanta, riscosse per la sua eccezionale voce il plauso di Toscanini. Voci maschili Il Tenore nel canto il registro pi alto della voce maschile, con un'estensione approssimativa di due ottave a partire normalmente dal do sotto il rigo. Abitualmente si distinguono due classi di tenori: il tenore drammatico, che nel registro inferiore ricorda il tono del baritono, e il pi leggero e agile tenore lirico. Il termine indica anche il cantante in possexxo di tale registro vocale; tra i tenori pi noti del XX secolo in Italia e allestero si ricordano Tito Schipa, Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Placido Domingo e Jos Carreras. Il Baritono la voce maschile intermedia tra il basso e il tenore, dotata normalmente di un'estensione di circa due ottave a partire dal secondo la sotto il do centrale. I baritoni si suddividono in comici, lirici e drammatici. Il Basso la voce maschile pi profonda, la cui estensione normalmente di circa due ottave a partire dal mi che si trova un'ottava e una sesta sotto il do centrale, ma pu toccare anche note poste molto pi in basso e pi in alto. I bassi abitualmente si suddividono in basso profondo, un tipo di voce molto grave e potente; basso cantante, una voce con la gamma superiore ben sviluppata; e basso buffo, una voce agile e adatta ai ruoli comici. Questa classificazione vocale, abbastanza rigida, in genere utilizzata nella musica lirica. Nel canto moderno questa diversificazione molto pi elastica. Spesso, infatti, capita che dei cantanti abbiano delle caratteristiche vocali appartenenti a pi registri vocali.

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Procediamo con un po di pratica Esercizio n2 Lesercizio una serie di vocalizzi molto simile allesercizio n1, ma suonato in una tonalit leggermente pi alta e in un tempo pi veloce. Ci serve a sviluppare una cerca duttilit vocale (vi ricordo che questi sono esercizi standard indispensabili per allenare al meglio la voce, soprattutto quelle pi diseducate!). Come per lesercitazione n1 (attenzione alla respirazione e alla postura vedi lezioni 1 2), eseguite lesercizio diverse volte, cercando di intonare le note e pronunciando (esagerate nellarticolazione della bocca!) la seguente successione di sillabe : GEF GHEN MIC SONG AIR LES GO UIN GEF. Step 2 Fate assumere alla vostra bocca una posizione tondeggiante come per la pronuncia della o o di una a chiusa (una specie di a/o, insomma!!). Anche in questo caso e non per essere ripetitivo, importante assumere una postura corretta ed effettuare la respirazione diaframmatica. Eseguite tutto lesercizio intonando le cinque vocali (nella sequenza A-E-I-O-U) una alla volta e cercando di mantenere la posizione iniziale della bocca. Vi consiglio di mettervi davanti ad uno specchio per controllare tutto il procedimento. Ripetete lesercizio diverse volte cercando di non forzare mai la voce. Lezione n8 Elementi di Storia della musica

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Cenni sulla musica Afroamericana (introduzione) LAfroamericana nasce come musica degli africani deportati come schiavi nel continente americano e dei loro discendenti. Le prime manifestazioni della musica afroamericana, infatti, (i canti di lavoro (work songs), i richiami, gli hollers (grida di campo e di strada), i canti in rima, gli spirituals), oltre a rappresentare un sollievo psicologico alla situazione degradante della schiavit e una forma di preghiera, offrivano agli schiavi anche un mezzo per scandire i gesti del lavoro e un modo per comunicare tra loro senza farsi intendere dai padroni bianchi. I canti di lavoro avevano perlopi la tipica forma africana a chiamata e risposta: una voce solista intonava la melodia e gli altri si univano in coro nel ritornello. Lo spiritual, genere popolare religioso della tradizione musicale americana che si svilupp parallelamente al movimento evangelico dell'inizio dell'Ottocento (i primi riferimenti a spirituals cantati dagli schiavi neri risalgono al periodo compreso tra il 1825 e il 1850), come il gospel, il blues, il jazz e il soul, si rif appunto alla pratica della chiamata e risposta tipica della musica africana e cio, quindi, all'alternarsi di solo e coro. Alla fine dell'Ottocento gli spirituals, sia bianchi sia neri, furono in gran parte soppiantati dai gospels. Larticolazione e la dizione Il termine articolazione si riferisce alla produzione di suoni per formare le parole di un linguaggio. Tra le strutture necessarie all'articolazione dei suoni vi sono le labbra, la lingua, i denti e il palato. La parola articolata interrompendo o dando una forma alla corrente d'aria, vocalizzata o non vocalizzata, con il movimento della lingua. I denti sono usati per produrre alcuni suoni specifici. Nel canto, per articolazione si intende la giusta apertura delle vocali quando esse si pronunciano. E' importantissimo specificare per bene il suono di ogni vocale. Pi la 19

nota acuta e pi bisogna dare spazio alla voce, occorre quindi aprire maggiormente le vocali e assumere un'espressione del viso sorridente. L'articolazione del viso molto importante anche nel parlato. Cenni sulla dizione (prima parte) Unattenzione particolare deve essere prestata, nel canto, alla cura della dizione. Lincisivit, la chiarezza e larticolazione eviteranno di ostacolare la comprensione delle parole e nello stesso tempo faciliteranno lemissione e lintonazione. Quindi inutile dire che per cantare bene bisogna avere una buona dizione! Nella lingua italiana le vocali vanno distinte fra: Vocali alfabetiche (che sono cinque): aeiou; Vocali fonetiche (che sono sette): a (aperta) (chiusa) i (aperta) - (chiusa) u. Altra distinzione necessaria per pronunciare correttamente le parole italiane quella tra accento tonico e accento fonico: laccento tonico la forza che viene data ad una sillaba in particolare tra quelle che compongono la parola (Es.: tvolo, perch, tastira); laccento fonico indica la distinzioni tra suoni aperti e chiusi per le vocali e ed o. Per indicare quali vocali vanno pronunciate aperte e quali chiuse, inoltre, si usano due tipi di accento fonico: Accento grave per indicare le vocali da pronunciare aperte (Es.: pdio, sdia);

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Accento acuto per indicare le vocali da pronunciare chiuse (Es.: brsa, perch). La aperta Ecco alcuni casi in cui la lettera e ha un suono aperto: 1. Nel dittongo "-ie-" - Esempi: bandira, iri, cavalire, lito, ditro; 2. Quand' seguita da vocale - Esempi: coli, costi, fudo, ida, li; 3. Quand' seguita da una consonante dopo la quale vengono due vocali -Esempi: assdio, gnio, egrgio, prmio; 4. Nelle terminazioni in "-ello", "-ella" - Esempi: paglla, mastllo, llo, sorlla, fratllo, fardllo, spinllo, porcllo, padlla, caramlla, lavllo, manovlla spesso usate anche come suffissi di diminutivi e/o vezzeggiativi come asinllo, torllo, praticllo, bricconclla, cattivlla, orticllo La chiusa Ecco alcuni casi in cui la lettera e ha un suono chiuso: 1. Nei monosillabi atoni - Esempi: (congiunzione), m, n, t, s, r (monarca), v, pr; 2. Nei vocaboli tronchi in "-ch" - Esempi: perch, giacch, anzich, poich, fuorch, sicch, macch; 3. Nei pronomi personali - Esempi: gli, lla, sso, ssa, ssi, sse; 4. Nelle preposizioni articolate - Esempi: dl, dlla, dllo, dgli, dlle, di, nl, nllo, nlla, ngli, nlle, ni, pi La aperta Ecco alcuni casi in cui la lettera o ha un suono aperto: 21

1. Nel dittongo "-uo" - Esempi: tuno, scula, umo, sui, tui, bui, vui, sucera, nura, sura, cure; 2. Nei vocaboli tronchi terminanti in "-o" comprese le forme verbali del futuro e del passato remoto - Esempi: per, fal, andr, arriv, cerc, sogn, pedal, ritir, acquist; 3. Nelle terminazioni in "-orio", "-oria" Esempi: stria, glria, dormitrio, conservatorio; 4. Nelle terminazioni in "-odo", "-oda", "-ode" Esempi: brdo, chido, sda, mda, pagda, chido, ldo, do, frdo, frde La chiusa Ecco alcuni casi in cui la lettera o ha un suono chiuso: 1. Nei monosillabi che terminano con consonante Esempi: cn, nn, cl; 2. Nelle terminazioni in "-oce" Esempi: crce, ferce, atrce, fce, nce; 3. Nelle terminazioni in "-ogno", "-ogna" Esempi: bisgno, cargna, sgno, cicgna, zampgna, rampgna; 4. Nelle terminazioni in "-one" Esempi: missine, ottne, nasne, calzne, coccolne, briccne, mascalzne, pantalne, giaccne, vegline, torrine, bastine

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