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Le basi di un filamento sono legate a quelle dell'altro filamento con legami ad idrogeno secondo la legge della COMPLEMENTARIETA': A=T

e CG Sono sempre legate tra di loro una purina e una pirimidina. REPLICAZIONE DEL DNA Prima della divisione, il DNA si duplica in maniera SEMICONSERVATIVA in modo che ogni cellula figlia riceva: - un filamento preesistente (della cellula madre) - un filamento di nuova sintesi Lallungamento avviene sempre in direzione 5 - 3 Lenzima DNA-POLIMERASI lega all-OH del C3 dello zucchero dellultimo nucleotide lacido fosforico legato al C5 del successivo nucleotide (legame fosfodiesterico) La DNA-polimerasi utilizza nucleotidi trifosfati per ricavare lenergia necessaria a formare il legame fosfodiesterico PRINCIPALI ENZIMI E FATTORI DELLA REPLICAZIONE DEL DNA La DNA-polimerasi non in grado di iniziare la sintesi ex-novo, ma pu solo aggiungere nucleotidi ad un innesco gi preparato. Linnesco (PRIMER) costituito da un corto frammento di RNA prodotto da una RNA-polimerasi detta PRIMASI Il complesso di inizio un sistema enzimatico che comprende, oltre alla primasi: >ELICASI : si incunea fra i due filamenti stampo e apre la forcella di replicazione > proteine SSB (single-strand binding): capaci di legare i singoli filamenti di stampo e tenerli distesi >TOPOISOMERASI : capaci di svolgere i superavvolgimenti che si formano a valle della forcella di replicazione La sintesi richiede lapertura di una forcella di replicazione, ma poich i due filamenti sono antiparalleli, la direzione di allungamento : sul filamento GUIDA continua e proceder nella direzione di apertura della forcella di replicazione sul filamento LENTO avverr a tratti discontinui (FRAMMENTI DI OKAZAKI) e proceder in direzione opposta allapertura della forcella di

replicazione. Una volta che il DNA stato duplicato i primer (RNA) vengono rimossi dalle attivit di taglio di unaltra DNA-polimerasi capace anche di riempire i tratti rimasti vuoti con DNA I frammenti adiacenti vengono uniti ad opera di DNA ligasi. Meccanismo della replicazione La forca replicativa la regione di DNA compresa tra il duplex parentale srotolato e i duplex figli neoreplicati Le unit di replicazione (repliconi) possono essere uni o bi-direzionali a seconda che allorigine si siano formate 1 o 2 forche replicative Procarioti 1 origine 1 forcella di replicazione (Bidirezionale) SINCRONA EUCARIOTI La replicazione in eucarioti avviene a partire da molti punti lungo il cromosoma (molte bolle di replicazione) ASINCRONA 2 forcelle di replicazione (bidirezionale) Repliconi: ciascuno ha la propria origine da cui le forcelle si muovono in direzioni opposte DIFFERENZE NELLA REPLICAZIONE TRA PROCARIOTI ED EUCARIOTI PROCARIOTI Non hanno nucleo Il DNA circolare EUCARIOTI Hanno il nucleo Il DNA lineare

Enzima principale della replicazione:


DNA-polimerasi III 1 sola bolla di replicazione 1 forcelle di replicazione (bidirezionale) DNA-polimerasi alfa e delta Molte bolle di replicazione 2 forcelle di replicazione (bidirezionale)

TELOMERASI Dopo la replicazione semiconservativa, nuovi segmenti di DNA uniti da ponti di idrogeno allelica stampo hanno primer di RNA allestremit. I primer di RNA sono rimossi, la DNA polimerasi riempie le interruzioni risultanti e la DNA ligasi

congiunge i frammenti adiacenti. Tuttavia ai due telomeri si trovano ancora interruzioni alle estremit derivanti dalla rimozione dei primer di RNA.

La DNA telomerasi un enzima in grado di aggiungere alle estremit cromosomiche blocchi ripetuti della sequenza telomerica. Struttura telomeri: sequenze ripetute ricche in G e T

Il legame ad idrogeno (H) un legame debole, ma altamente direzionale dovuto al fatto che lH lunico atomo con un solo elettrone (-) e quindi un solo protone. Quando latomo di idrogeno cede le- o lo mette in comune con un altro atomo, la carica (+) del protone non si esaurisce nel legame appena formato, ma rimane dellenergia (+) con cui lH attira a s debolmente altri atomi (-) (legame ad H) I legami ad H tra le basi sono responsabili della formazione dellalfa elica. Essendo un legame debole lelica facilmente apribile (es. scaldando il DNA lelica si apre e i due filamenti si separano).
2 DNA (linguaggio chimico = nucleotidi) TRASCRIZIONE -> RNA (linguaggio chimico = nucleotidi) TRADUZIONE -> PROTEINE (linguaggio chimico = aminoacidi) Nella trascrizione viene sintetizzato un Rna messaggero che la copia complementare di uno dei due dilamenti del DNA. LmRna porta linformazione genetica sotto forma di gruppi di 3 basi chiamati codoni , ognuno dei quali specifica un amminoacido.. I codoni dellmRNA sono tradottti uno dopo laltro, cos da specificare la sequenza degli aminoacidi nella catena polipeptidica. La trascrizione richiede anche tRNA e ribosomi Procarioti Trascrizione RNA e traduzione (proteine) avvengono nel citoplasma e sono contemporanee. Eucarioti Trascrizione avviene nel nucleo e traduzione nel citoplasma. Non sono contemporanee. RNA: - 1 solo filamento (strutture secondarie) - zucchero: RIBOSO (non desossi-riboso)

- basi: A, C, G, e U (uracile) al posto di T TRASCRIZIONE La sintesi avviene in direzione 5'3'. Gli RNA vengono sintetizzati copiando un singolo filamento di DNA (detto filamento di senso) secondo la legge della complementariet (con unica eccezione che A complementare ad U). L'enzima che sintetizza RNA la RNA-POLIMERASI capace di iniziare la sintesi dal primo nucleotide: non necessita quindi dell'innesco (primer).

PROCARIOTI
1 sola RNA-polimerasi L'RNA-polimerasi composta da: - core (subunit 2, , ') - subunit sigma () La polimerasi deve trascrivere una determinata sequenza di DNA corrispondente ad un gene. A monte della zona che dovr essere trascritta esiste una zona di regolazione per il preciso e corretto attacco dell'RNA polimerasi: PROMOTORE INIZIO DI TRASCRIZIONE La subunit sigma si lega al core ed esplora il DNA sino a trovare una sequenza a -35 nt dal sito di inizio della trascrizione e successivamente una sequenza a -10 nt dal sito di inizio della trascrizione (ricca in T ed A), detta PRIBNOWBOX, alla quale si lega. Una volta legata induce il DNA a srotolarsi aprendo una bolla di trascrizione e posizionando il core in modo preciso perch copi il primo nucleotide (+1) e successivamente gli altri. Dopo aver iniziato la trascrizione, sigma si stacca e va a legarsi ad un altro core. Il legame tra i vari nucleotidi viene formato dalla subunit , mentre serve a tenere legato il DNA. TERMINAZIONE a) presenza di sequenze di terminazione (palindromiche) sul DNA: sequenze complementari invertite distanziate da un tratto centrale variabile. Es. GCCCGAACCGGACGGGCUQueste sequenze una volta trascritte formano una struttura a stelo (pi o meno complessa) che sgancia l'RNA trascritto dal legame con la polimerasi e con il DNA. b) In alcuni casi interviene anche una proteina detta proteina Rho () che favorisce la terminazione legandosi alla parte terminale dell'RNA sganciandolo.

EUCARIOTI
Il processo di trascrizione ha le stesse modalit descritte in Procarioti con alcune differenze: a) il DNA complessato con proteine istoniche che devono essere temporaneamente allontanate per permettere la trascrizione; b) la trascrizione avviene nel nucleo c) Esistono 3 tipi di RNA-polimerasi: -RNA-polimerasi I per rRNA 28S, 18S, 5,8S (nel nucleolo) -RNA-polimerasi II per mRNA (nel nucleo) -RNA-polimerasi III per tRNA e rRNA 5S (nel nucleo) d) richiesta la presenza di Fattori Trascrizionali Generali perch le RNApolimerasi possano iniziare la trascrizione, in quanto non esiste il corrispondente del fattore sigma e) gli RNA trascritti (PRIMARI) debbono subire delle trasformazioni (MATURAZIONE) prima di passare nel citoplasma ed essere funzionali f) trascrizione e traduzione non sono contemporanee Sia in PROCARIOTI sia in EUCARIOTI molte polimerasi si legano in sequenza al DNA per cui molti filamenti di RNA vengono trascritti dallo stesso gene in breve tempo RNA-POLIMERASI II Si trova nel nucleo. -Trascrive RNA primari (hnRNA) che successivamente verranno modificati (maturazione) per dare mRNA funzionanti. -Per iniziare ha bisogno di fattori trascrizionali generali (D, B, F, E, H). -Tali fattori si legano ad una sequenza del promotore detta TATA BOX (-40). Esistono anche a monte della TATA BOX sequenze ricche di CG e CAAT BOX

MATURAZIONE del trascritto primario (hnRNA) 1) Al 5' viene aggiunto un nucleotide (7-metilguanosina) detto Cap con funzione di protezione dalla degradazione e funzione specifica nella traduzione. 2) Una polimerasi specifica aggiunge al 3' una lunga catena: (100-200) nucleotidi di A (poli A) con funzione di protezione dalla degradazione. 3) L'hnRNA costituito da sequenze dette: - esoni (codificanti) - introni (non codificanti) Grazie ad un meccanismo complesso che prevede l'intervento di ribonucleoproteine, piccoli e grandi RNA (spliceosoma) gli introni vengono escissi e gli esoni vengono saldati tra loro. (All'estremit 5' e 3' degli introni esistono sequenze specifiche (5'GU---------AG3') che sono punti di riconoscimento per l'escissione delle sequenze introniche mediante formazione di anse che avvicinano l'estremit degli esoni fiancheggianti). NUMERO DEGLI INTRONI = NUMERO DEGLI ESONI - 1 Esempio: 16 esoni=15 introni -----esone-introne-esone-introne-esone-----

Il codice genetico
INTERAZIONE TRA mRNA, tRNA e RIBOSOMI mRNA: - codice per la sintesi di una determinata proteina tRNA: - ogni molecola specifica per il trasporto di un determinato aminoacido - converte sequenze di nt in sequenze di amminoacidi Ribosoma: - permette il corretto appaiamento tra mRNA e i diversi tRNA - partecipa attivamente alla formazione della catena proteica STRUTTURA MOLECOLARE DEL tRNA Nel piano: il filamento assume una forma a quadrifoglio - 2 zone a bracci in cui le basi sono appaiate - 2 anse senza appaiamento (basi modificate post-trascrizionalmente) Iniziando dal 5:

- ANSA D: vi si lega l'enzima aminoacilsintetasi specifico per legare un determinato aminoacido al suo tRNA - ANSA dell'ANTICODONE: contiene una tripletta complementare e antiparallela al codone che sull'mRNA codifica per un determinato aminoacido - Un'ansa variabile - ANSA del TC (=pseudouracile): legame con rRNA 5S della subunit grande del ribosoma Il tRNA termina al 3' con tripletta CCA (aggiunto postrascrizionalmente) a cui viene legato l'aminoacido specifico di quel tRNA Il tRNA nello spazio si ripiega in una struttura detta a L rovesciata dove rimangono bene accessibili l'ansa dell'anticodone e l'aminoacido legato Esempio di reazione di legame dell'aminoacido al tRNA aminoacilsintetasi leu(specifico per leucina) tRNA + LEUCINA+ ATP tRNALEU + AMP+P+P (energia) L'aminoacido con il suo gruppo carbossilico (-COOH) si lega all'-OH del C3 del ribosio del nucleotide (A) al 3' del tRNA. Le aminoacil-sintetasi sono 20, una per ogni aminoacido. Ognuna trasferisce un AA diverso sul rispettivo tRNA. I tRNA sono pi di 20 (circa 30-40 in procarioti, 50 in Eucarioti) per cui: ad alcuni aminoacidi corrisponde pi di un tRNA STRUTTURA MOLECOLARE DEL RIBOSOMA Il ribosoma ha una struttura molecolare complessa formata da rRNA e proteine ribosomiali. Negli eucarioti gli rRNA vengono prodotti nel nucleolo (tranne il 5S: nel nucleo) dove entrano anche le proteine ribosomiali (prodotte nel citoplasma) che si assemblano con i rispettivi rRNA per formare i ribosomi. Nei procarioti tutto ci avviene nel citoplasma. I ribosomi procariotici sono pi piccoli dei ribosomi eucariotici. Le differenze tra ribosomi procariotici ed eucariotici sono dovute al numero e alle grandezze diverse degli rRNA e delle proteine. I ribosomi sono formati da due subunit (piccola e grande) che si assemblano solo al momento della traduzione (le due subunit ribosomiali si assemblano e diventano funzionali solo in presenza di mRNA).

LmRNA passa attraverso uno spazio presente tra le due subunit ribosomiali. Allinterno del ribosoma sono presenti due siti di legame per i tRNA che riconoscono codoni adiacenti. Il sito A (sito per lamminoacil-tRNA) lega un amminoacil-tRNA che sar usato per aggiungere un amminoacido alla catena in allungamento. Il sito P (per il peptidil-tRNA) lega il tRNA che porta la catena polipeptidica in allungamento. STRUTTURA DEGLI mRNA IN PROCARIOTI Il filamento di mRNA inizia con una sequenza detta LEADER, che non viene tradotta in proteina, contenente la sequenza di Shine-Delgarno. Tale sequenza si appaia durante la traduzione con l'rRNA 16S. La sequenza codificante inizia sempre con la tripletta AUG e termina con una tripletta detta di STOP. Segue un tratto detto TRAILER non codificante. I geni codificanti proteine sono POLICISTRONICI (ad un unico promotore seguono tutti i geni di una determinata via metabolica per cui vengono trascritti tutti contemporaneamente). IN EUCARIOTI L'mRNA ha struttura simile a quella dei Procarioti. In aggiunta: - 5 CAP (7-metilguanosina): si legher all'rRNA 18S durante la traduzione - coda di poli-A al 3'. I geni che codificano per proteine sono MONOCISTRONICI (ciascun gene ha il suo proprio promotore). IL CODICE GENETICO Perch avvenga la traduzione necessario passare da un linguaggio fatto di NUCLEOTIDI ad un linguaggio di AMINOACIDI. Gli aminoacidi presenti in tutte le proteine sono 20 mentre le basi sono solo 4. Se ogni base specificasse per 1 amminoacido, avremmo solo 4 aminoacidi specificati 41=4. Se la combinazione di due basi specificasse per 1 aminoacido, avremmo: 42=16 aminoacidi specificati. Se la combinazione di tre basi specificasse per 1 aminoacido, avremmo: 43=64 combinazioni per 20 aminoacidi. Il codice pertanto a triplette, cio la combinazione di tre basi specifica per 1 aminoacido. Ogni tripletta detta CODONE. 61 dei 64 codoni codificano per uno dei 20 amminoacidi. AUG, viene usato per linizio della sintesi proteica (codone dinizio). Esistono 3 triplette che non codificano per nessun aminoacido e sono dette di STOP (UAG; UAA; UGA) (codoni di terminazione).

Poich ci sono 64-3 (codoni di stop)=61 triplette per 20 aminoacidi si dice che il codice DEGENERATO o RIDONDANTE: ogni aminoacido pu essere specificato da pi di un codone. Esempio: leucina 6 codoni, valina 4 codoni, triptofano e metionina 1 codone, etc. (i diversi codoni per un aminoacido sono diversi soprattutto nella 3 base). CARATTERISTICHE DEL CODICE GENETICO Il codice genetico UNIVERSALE cio uguale per tutti gli esseri viventi tranne alcune eccezioni. Il codice genetico NON E' AMBIGUO cio un determinato codone specifica per un solo aminoacido. Il codice genetico senza punteggiature, cio viene letto linearmente (di tre basi in tre basi) e non sovrapponibile (es. la stessa base non pu essere letta come lultima di un codone e la prima del successivo). 4 Proteine Le proteine si distinguono in: -SEMPLICI: solo catene polipeptidiche -CONIUGATE: presentano gruppi di natura non proteica (es. zuccheri, lipidi etc). FUNZIONI DELLE PROTEINE ENZIMI Sono catalizzatori biologici di tutte le reazioni chimiche che avvengono negli esseri viventi. Sono in grado di accelerare reazioni che senza l'enzima avverrebbero a temperature, a pH e tempi incompatibili con la vita (es. 50 C, pH 9, formazione di una molecola ogni ora ). Gli enzimi sono estremamente specifici: ciascuno di essi catalizza un solo tipo di reazione. PROTEINE STRUTTURALI Proteine della membrana cellulare, proteine del citoscheletro (es. actina), proteine della matrice extracellulare (es. collagene). PROTEINE DI TRASPORTO Es. emoglobina che trasporta ossigeno e anidride carbonica. PROTEINE CONTRATTILI Proteine che permettono il movimento muscolare (miosina). PROTEINE DI DIFESA

Es. anticorpi che riconoscono e inattivano sostanze estranee dell'organismo (antigeni). FATTORI DI CRESCITA E ORMONI Regolano la crescita, il metabolismo e il differenziamento cellulare. PROTEINE DI LEGAME O RECETTORI Legano ormoni o fattori di crescita (interazione funzionale biologica). TOSSINE Proteine tossiche che derivano dai processi di degradazione cellulare e che vengono eliminate nel sangue e nelle urine. DIVISIONE CELLULARE Ogni cellula si riproduce portando avanti una sequenza ordinata di eventi in cui essa raddoppia i suoi componenti e poi si divide in due. Organismi unicellulari: (es. batteri ) ogni divisione cellulare produce un intero organismo nuovo. Organismi pluricellulari: la divisone cellulare riguarda sia le cellule somatiche sia le gametiche. Per le cellule somatiche la divisione cellulare prende il nome di mitosi, avviene durante lo sviluppo e il differenziamento dell'organismo e per alcuni tipi cellulari anche durante tutta la vita. Per le cellule gametiche (cellula uovo e spermatozoo) la divisione cellulare prende il nome di meiosi. CICLO CELLULARE MITOTICO Il ciclo cellulare prevede che le cellule generate da una mitosi inizino e completino il loro ciclo cellulare con la successiva mitosi. Il ciclo cellulare si divide in due periodi: l'interfase e la fase M. L'interfase rappresenta l'intervallo tra una fase M e la successiva e occupa una ampia parte del ciclo vitale. L'interfase viene suddivisa in tre stadi G1, S, G2. La fase M include la mitosi (divisione del materiale nucleare) e la citochinesi (divisione della cellula). Le cellule in base alla loro capacit di dividersi si suddividono in tre categorie: - cellule in continua divisione cellulare: cellule che rimangono in ciclo (es. epidermide) - cellule stabili: cellule che dopo la differenziazione escono dal ciclo ed entrano in una fase quiesciente detta GO (G zero) dalla quale possono ritornare in ciclo se opportunamente stimolate (es. epatociti)

- cellule perenni: cellule che dopo la differenziazione escono definitivamente dal ciclo entrando in una fase detta GZ (es. neuroni). Esiste una correlazione negativa tra duplicazione e specializzazione, cio in generale, pi una cellula specializzata meno andr incontro a divisione. Interfase (G1, S, G2) La cellula entra dapprima in fase G1 (durata 0-20 h). La cellula raddoppia il suo volume, svolge le funzioni a lei deputate e nella tarda fase G1 replica i geni responsabili della duplicazione del DNA. Fase S Durata: 6-8 h; la cellula duplica fedelmente il DNA e i centrioli. Fase G2 Durata: 3-4 h; viene reclutata la tubulina per il fuso, si sintetizzano e si attivano i fattori proteici necessari per la mitosi. Il DNA si condensa e si iniziano ad evidenziare i cromosomi. Fase M Durata: 0,5-1h; dopo di che le due cellule che derivano dall'evento di divisione entrano nello stadio G1 dell'interfase successiva. REGOLAZIONE DEL CICLO CELLULARE Per il ciclo cellulare vale il concetto dell'unidirezionalit e dell'irreversibilit. Gli eventi del ciclo cellulare devono avvenire in una certa sequenza che va mantenuta, anche se una delle fasi si protrae pi del previsto. Esistono dei freni molecolari capaci di arrestare il ciclo a vari posti di blocco, detti punti di controllo (check points), che evitano il passaggio alla fase successiva se la precedente deve ancora concludersi. PRIMO CHECK-POINT In G1 c' un primo punto di controllo precoce che tiene conto: - della massa cellulare (dimensioni sotto la soglia critica) - del rapporto ottimale nucleo/citoplasma - delle condizioni del DNA. Tale punto di controllo arresta il sistema e non permette alla cellula di proseguire in G1 se non si verificano le precedenti condizioni o se il DNA danneggiato. Superato il primo punto di controllo la cellula deve essere stimolata da fattori proteici esogeni e deve trovare condizioni ambientali opportune per progredire nel ciclo. Gli stimoli sono rappresentati in primo luogo da: fattori di crescita di competenza (PDGF, FGF..) che agiscono nella prima parte di G1 (azione irreversibile) fattori di crescita di progressione (EGF, insulina) che agiscono solo se preceduti da fattori di competenza.

In culture cellulari stato dimostrato che le cellule smettono di dividersi se manca loro lo spazio (inibizione da contatto); in questo caso diminuisce la sintesi proteica e la cellula smette di proliferare. Il ritmo della sintesi proteica determinato anche da importanti trasformazioni del citoscheletro. SECONDO CHECK-POINT Un secondo punto di controllo presente nella fase tardiva di G1, punto di restrizione (R), superato il quale la cellula in grado di passare alla fase S. Il punto R : un punto di controllo superato il quale la cellula va verso la divisione e completer il suo ciclo con i suoi specifici tempi, non pi determinata dalle condizioni esterne. TERZO CHECK-POINT Un terzo e ultimo punto di controllo si ha nella parte finale di G2, dove la cellula si pu fermare prima di entrare in mitosi. Questo controllo consente alla cellula di verificare se la replicazione completa, il DNA integro e le dimensioni cellulari superano la soglia critica. Meccanismi molecolari di controllo Il ritmo della divisione cellulare controllato da meccanismi molecolari ancora non del tutto conosciuti che permettono ad una cellula di dividersi solo se sono necessarie altre cellule. Il sistema di controllo molecolare consiste principalmente in una serie di complessi proteici, ciascuno composto da una subunit regolatrice detta ciclina e una subunit catalitica detta protein chinasi ciclina-dipendente (cdk). Le cdk si legano ad una specifica ciclina formando un eterodimero (ciclina-cdk) in grado di fosforilare proteine bersaglio. Nelle cellule proliferanti le cdk persistono in tutte le fasi, tuttavia vengono attivate dalle cicline solo in momenti ben definiti del ciclo per essere disattivate rapidamente subito dopo per la degradazione della corrispondente ciclina. L'attivazione e la disattivazione di questi complessi regolano le transizioni G1S, SG2, G2M. Tra i vari complessi che regolano i vari passaggi tra gli stadi del ciclo ricordiamo: - il complesso ciclina-cdk di fase S che induce la cellula ad entrare in fase S - MPF (mitosis-promoting factor) complesso ciclina-cdk mitotico che induce la cellula ad entrare in mitosi. Fattori che Modificano Il Ciclo Cellulare Il ciclo cellulare regolato da stimoli provenienti da fattori proteici esogeni. Tra questi ricordiamo gli ORMONI, capaci di agire per via endocrina, e i FATTORI DI CRESCITA, capaci di agire per via endocrina, paracrina e/o autocrina (fattori di competenza e progressione). Tutti i fattori che arrivano ad una cellula possono agire perch la cellula (cellula bersaglio) possiede RECETTORI specifici per determinati fattori.

Es. Le cellule nervose presentano un recettore specifico per il fattore di crescita del nervo NGF (neuronal growth factor) capace di promuove la crescita degli assoni. Tutti i recettori una volta legato il rispettivo ligando innescano una risposta cellulare che consiste nellattivazione di protein Kinasi capaci di trasferire un gruppo P da ATP a proteine bersaglio che a loro volta si fosforilano. RECETTORI 1) Glicoproteine di membrana che riconoscono specifici ligandi (es. fattori di crescita: primi messaggeri). Posseggono un sito di riconoscimento extracellulare per il ligando e un sito intracellulare per la risposta cellulare. 3 tipi di recettori: A) che possiedono attivit chinasica (fosforilano) B) che attivano la via dell'AMP ciclico C) che attivano la via dell'inositolo e del diacilglicerolo Recettori intracellulari Si trovano all'interno della cellula e riconoscono ligandi di natura idrofobica che attraversano la membrana plasmatica (Vit.A,D, ormoni steroidei, tiroidei). Esplicano la loro attivit direttamente nel nucleo. - un dominio per il ligando (es. ormone) - un dominio per il DNA (es. sequenza di riconoscimento sul DNA) - un dominio per un fattore proteico che lega il DNA (fattori di trascrizione specifici). Apoptosi (morte cellulare programmata) Il numero delle cellule di un determinato tessuto regolato dalla proliferazione, dal differenziamento, dall'arresto della crescita e dalla morte cellulare. Infatti le cellule normalmente dopo circa 30-50 generazioni perdono la capacit replicativa e vanno incontro alla morte cellulare programmata detta apoptosi. L'apoptosi caratterizzata da frammentazione del nucleo e rottura del DNA in piccoli frammenti. Alla fine del processo il citoplasma, con alcuni frammenti del nucleo inclusi, forma i corpi apoptotici. Sono stati individuati alcuni geni che producono proteine che regolano il processo di apoptosi. Tali geni che promuovono l'arresto della crescita cellulare sono detti geni oncosoppressori (es. p53). Il processo apoptotico viene eseguito tra 15-60 minuti, mentre la decisione per la cellula di entrare in apoptosi pu durare da pochi minuti ad alcune ore. L'apoptosi non deve essere confusa con la necrosi che una morte non programmata, ma accidentale. Quest'ultima provoca danneggiamento del tessuto ed caratterizzata dalla dissoluzione di tutti gli organelli primi fra tutti i mitocondri.

Controllo proliferazione cellulare


Le cellule tumorali si definiscono in base a due caratteristiche: - si riproducono incuranti delle limitazioni previste normalmente (inibizione da contatto) e diventano immortali - invadono e colonizzano territori solitamente riservati ad altre cellule Le cellule che presentano solo la prima caratteristica cio continuano a proliferare eccessivamente, ma rimangono aggregate in una unica massa formano un tumore benigno. FENOTIPO DELLA CELLULA TUMORALE E stato catalogato un gran numero di differenze, sia strutturali sia biochimiche, tra le cellule sane e quelle tumorali. Tuttavia, esistono anche molte differenze tra un tipo di cellula tumorale e un altro, tali da rendere impossibile la descrizione delle propriet di una tipica cellula tumorale. Molte delle conoscenze fino ad oggi ottenute si hanno grazie allo studio di tali cellule tumorali lasciate crescere in coltura (crescono pi facilmente). Cellule sane possono essere convertite in cellule tumorali tramite un trattamento con un cancerogeno chimico, radiazioni o un virus tumorale infettivo : la trasformazione. CAUSE DEL CANCRO Sostanze chimiche Radiazioni Virus a DNA e RNA (retrovirus) Alimentazione Altro Le alterazioni che avvengono a seguito della trasformazione sono: - Assetti cromosomici aberranti - Cambiamenti morfologici nel citoplasma (citoscheletro ridotto o disorganizzato) - Cambiamenti sulla superficie cellulare: espressione di antigeni tumorali minore adesivit (perdita del contatto con matrice extracellulare e cellule circostanti) mobilit in coltura (perdita dellinibizione da contatto) - Minore dipendenza dalla presenza di siero (le cellule tumorali proliferano senza dipendere da segnali trasmessi dai loro recettori di superficie) - Mobilit in coltura (non necessitano di un substrato solido per crescere, perdono la dipendenza dallancoraggio)

- Non subiscono processi di invecchiamento (continuano a dividersi indefinitamente es. ripristinata attivit telomerasica) GENETICA DEL CANCRO Lo sviluppo di un tumore maligno (tumorigenesi) un processo a pi stadi caratterizzato da una progressione di alterazioni genetiche per le quali le cellule diventano sempre meno rispondenti ai normali meccanismi di controllo. Non basta una mutazione sola per rendere cancerosa una cellula. Generalmente sono necessarie almeno cinque o sei mutazioni indipendenti perch una cellula diventi maligna. Leffetto combinato di un certo numero di mutazioni ritenuto responsabile dello sviluppo dello stato maligno conclamato. In molti casi il primo stadio nello sviluppo di un tumore maligno la formazione di un tumore benigno. Alcuni tumori benigni rimangono tali, altri hanno molte probabilit di produrre cellule che oltrepassano il confine tra lo stato benigno e quello maligno. GENI COINVOLTI NELLA CANCEROGENESI Esistono due categorie di geni che, se mutati, sono responsabili della trasformazione in cellule neoplastiche. I prodotti di tali geni sono responsabili di attivit come: - la progressione della cellula nel ciclo cellulare - ladesione della cellula alle vicine - il riparo dei danni del DNA Geni oncosoppressori : codificano per proteine che inibiscono la proliferazione cellulare e capaci di sopprimere la crescita neoplastica (funzione protettiva) Es. gene oncosoppressore p53 La p53 agisce come: 1) Fattore trascrizionale che attiva lespressione p21 (blocco in G1-S) 2) Svolge un ruolo diretto nei meccanismi di riparo del DNA 3) Dirige la cellula lungo un percorso che porta a morte per apoptosi Gli oncosoppressori agiscono in maniera recessiva. Se vengono alterati o deleti entrambi gli alleli di una cellula questa diventer neoplastica (azione recessiva). Sono necessari due eventi mutazionali somatici per causare la perdita della capacit di inibire la proliferazione cellulare.

In alcuni tumori ereditari l'individuo nasce con una copia del gene gi alterata (mutazione della linea germinale) per cui per sviluppare il tumore sufficiente un solo evento cio una sola mutazione somatica. 2) Oncogeni: nel nostro organismo esistono dei geni normali (protoncogeni) che codificano per recettori, fattori trascrizionali, protein kinasi, fattori di crescita presenti nella cellula. I prodotti di questi geni sono coinvolti nei meccanismi di regolazione della proliferazione dove svolgono un ruolo fondamentale. Versioni alterate (mutazioni) dei protoncogeni vengono chiamati oncogeni. E' sufficiente che venga alterato (attivato) uno solo dei due alleli perch la cellula inizi a proliferare in maniera incontrollata (azione dominante). Es. un allele difettoso di un recettore per un fattore di crescita rimane sempre attivo anche in assenza del suo ligando (fattore di crescita). Oncogeni: codificano per proteine che promuovono la perdita del controllo di crescita e la conversione allo stato maligno (cio la cellula non pi in grado di controllare il proprio stato proliferativo). Esistono diversi tipi di oncogeni: - che codificano per i fattori di crescita o loro recettori - che codificano per protein Kinasi citoplasmatiche - che codificano per fattori nucleari di trascrizione - che codificano per prodotti che regolano lapoptosi Loncogene il risultato di una mutazione somatica. E possibile che un oncogene ereditato conduca alla morte dellembrione (fenotipo letale), il che spiegherebbe perch tali geni non siano associati a predisposizione ereditaria a sviluppare il cancro (eccezioni). Le modalit con le quali un protoncogene si trasforma in oncogene sono: 1. Attivazione virale: Le infezioni da virus possono determinare linsorgenza di numerosi tipi di tumori mediante lintroduzione di oncogeni o di altri geni che promuovono la divisione o per soppressione di geni che inibiscono la divisone cellulare. Esistono due tipi di virus: a) Retrovirus Il loro genoma formato da RNA. Questo, che pu contenere geni che inducono la proliferazione cellulare (di solito omologhi dei protoncogeni umani), si integra nel genoma della cellula ospite. I geni che promuovono la proliferazione hanno un vantaggio selettivo per i retrovirus stessi in quanto le cellule che infettano si moltiplicano pi velocemente aumentando la possibilit che il virus possa dare origine a nuovi cicli di infezioni.

attivazione da retrovirus 1) mutazione durante la trasduzione 2) associazione con una zona regolatrice virale e successiva trasduzione b) I virus tumorali a DNA Hanno come materiale genetico DNA. Di solito non contengono oncogeni che siano riconoscibili come forme anormali di geni della cellula ospite. Al contrario, i geni contenuti da questi virus, causa di crescita incontrollata, sono di origine esclusivamente virale. 2. attivazione non virale: a) mutazione puntiforme in una sequenza codificante b) amplificazione genica=presenza di pi copie dello stesso gene c) riassetto cromosomico d) Fusione con forte enhancer overespressione e) Fusione di due geni di cui uno attivamente trascritto overespressione Il cancro una malattia che deriva da alterazioni nel comportamento delle cellule, alterazioni causate da fondamentali cambiamenti nellinformazione genetica delle cellule stesse. Tali alterazioni (mutazioni) rendono le cellule indipendenti dai controlli sulla proliferazione e la sopravvivenza cellulare. Le neoplasie vengono definite sulla base di due caratteristiche: - si riproducono senza tenere conto dei limiti che solitamente controllano la crescita (tumore benigno) - invadono e colonizzano territori che normalmente sono riservati ad altre cellule (tumore maligno) Un tumore considerato un cancro soltanto se maligno, cio solo se le sue cellule hanno la capacit di invadere altri tessuti e formare tumori secondari o metastasi. Le forme di cancro sono classificate a seconda del tessuto e del tipo cellulare da cui esse derivano. Es. - cellule epiteliali: carcinomi - tessuti connettivo o muscolare: sarcomi - tessuto ghiandolare: adenocarcinomi - cellule emopoietiche: leucemie - cellule del sistema nervoso: neuroblastomi ecc.

FATTORI EPIGENETICI Lo sviluppo di un cancro pu essere favorito da fattori che non alterano la sequenza del DNA della cellula. Esistono: - sostanze che si comportano da iniziatori tumorali, cio provocano mutazioni nei geni (es.: alcune sostanze chimiche dette cancerogeni = agenti alchilanti, idrocarburi policiclici, ecc; le radiazioni come raggi X, UV, ecc) - sostanze di per s non mutagene, dette promotori tumorali (es.: esteri del forbolo) che provocano il cancro solo se agiscono dopo un iniziatore. I promotori tumorali si pensa che agiscano principalmente stimolando la crescita e la proliferazione delle cellule, non essendo in grado di indurre mutazioni, e ci favorisce il verificarsi di ulteriori mutazioni che producono il cancro e che sono necessarie affinch le cellule diventino completamente maligne. I cambiamenti provocati da un iniziatore tumorale sono irreversibili.

6 DIFFERENZIAMENTO Negli organismi pluricellulari il differenziamento cellulare assume una particolare importanza sia nell'individuo adulto sia durante lo sviluppo quando vari tipi di cellule ( nervose, muscolari, sanguigne, etc.) cominciano a differenziarsi nella vasta gamma che caratterizzer l'adulto. Gli organismi multicellulari devono acquisire durante lo sviluppo embrionale la specializzazione strutturale e funzionale tipica delle loro diverse popolazioni cellulari e conservarla per tutta la durata della vita. ORIGINE DEI DIVERSI TIPI CELLULARI DURANTE LO SVILUPPO Nel corso dello sviluppo embrionale vengono generati molti tipi di cellule a partire dall'uovo fecondato. Il mezzo attraverso il quale le cellule eucariotiche si differenziano la capacit di "accendere e spegnere" alcuni geni. Le cellule attivano diversi gruppi genici a seconda della posizione che occupano. Questo fa s che i diversi tipi di cellule di un embrione vengano prodotti secondo uno schema spaziale regolare. La formazione di questo schema di solito comincia con asimmetrie esistenti nell'uovo e continua per mezzo di interazioni cellula-cellula che avvengono nell'embrione. I primi geni che vengono espressi sono i geni materni detti geni di polarit dell'uovo: definiscono la polarit dorso-ventrale e cefalo-caudale. Successivamente vengono espressi i geni della segmentazione: permettono la suddivisione dell'embrione prima in 3 poi in 7 poi in 15 regioni e infine i geni

omeotici: hanno la capacit di accendere e spegnere geni (mezzo attraverso il quale le cellule eucariotiche si differenziano durante lo sviluppo). I geni omeotici specificano le differenze tra i diversi segmenti corporei e attribuiscono a ciascun segmento la sua identit. I geni omeotici codificano per proteine che legano il DNA (fattori trascrizionali), quindi inducono la trascrizione genica. In ogni organismo lordine dei geni nel cromosoma rispecchia lordine spaziale della loro espressione nellembrione GENI OMEOTICI Sono caratterizzati da un elemento comune chiamato homeobox che viene tradotto in una sequenza di amminoacidi chiamato omeodominio capace di legare il promotore di tutti i geni che sono controllati da quel determinato gene omeotico. Il controllo genico da parte di questi geni omeotici combinato a specifici fattori trascrizionali pu portare alla formazione di tipi cellulari differenti durante lo sviluppo. Le cellule embrionali non devono solo diventare differenti, devono rimanere differenti anche dopo che l'influenza che ha iniziato la diversificazione cellulare scomparsa. Nell'embrione di un animale esistono segnali di posizione e interazioni reciproche cellulari che funzionano su piccole distanze e che lasciano il loro segno sulle caratteristiche della cellula, mediante il fenomeno della MEMORIA CELLULARE. Questa consiste in una specie di archivio storico scritto nel genoma sotto forma di stati durevoli o stabili di attivazione o repressione genica. Quindi il comportamento futuro della cellula viene guidato non solo dalle indicazioni che provengono momento per momento dall'ambiente circostante, ma anche dalle informazioni accumulate in precedenza. Attraverso la memoria cellulare, le differenze tra i tipi cellulari, dovute a diverse influenze a cui le cellule sono state sottoposte nellembrione, sono conservate poich, le cellule ricordano gli effetti di quelle influenze del passato e le tramandano alla loro progenie. STADI DELLO SVILUPPO Uovo fecondato (zigote) Segmentazione (blastomeri) Morula Blastocisti (annidamento) I FOGLIETTI EMBRIONALI Questi sono costituiti da cellule uguali dalle quali si svilupperanno tutti gli organi dellindividuo adulto, le cui cellule sono diverse per forma e funzione. 1) ECTODERMA (sistema nervoso epidermide e derivati)

2) MESODERMA (app. scheletrico, muscolatura, tessuto connettivo, app. circolatorio e urogenitale) 3) ENDODERMA (epitelio, vie respiratorie , tubo digerente e ghiandole annesse) Lo sviluppo embrionale lantitesi del cancro Il cancro perturba larchitettura ordinata del corpo, lo sviluppo crea. Negli animali il piano strutturale corporeo determinato da movimenti cellulari programmati. La distribuzione delle cellule specializzate si definisce progressivamente in modo sempre pi preciso per mezzo di segnali che operano in successione. I meccanismi di base di segnalazione sono relativamente pochi e vengono ripetutamente usati in contesti differenti. STADI DI DIFFERENZIAZIONE Nel processo di differenziazione cellulare si possono distinguere tre fasi corrispondenti ad una graduale restrizione della potenzialit differenziativa e quindi ad una graduale specializzazione delle cellule. Fase Iniziale: le cellule totipotenti (zigote e primi blastomeri) sono capaci di dare origine a tutti i tipi cellulari e quindi a tutti i tessuti che saranno presenti nell'organismo adulto. Fase Intermedia: formazione dei tre foglietti embrionali (ectoderma, mesoderma, endoderma) costituiti da cellule multipotenti. Durante questa fase le cellule di ciascun foglietto si differenziano nelle cellule pluripotenti o staminali (es. di cellule staminali sono quelle emopoietiche del midollo osseo). Fase Terminale: le cellule pluripotenti subiscono un processo di differenziamento trasformandosi in cellule unipotenti (es. cellule emopoietiche: eritrociti, piastrine, etc). Tale fase tipica dello sviluppo, ma anche dell'individuo adulto. Durante il differenziamento cellulare l'intera informazione genetica dello zigote viene conservata. Una cellula differenziata contiene tutti i geni dello zigote, ma ne esprime solo alcuni. DIFFERENZIAMENTO NELLADULTO I processi di differenziamento continuano nell'organismo adulto in quei tessuti che si rinnovano continuamente (es. cellule emopoietiche ed epidermiche). Ogni tessuto si rinnova con un suo ritmo caratteristico grazie alla presenza di cellule staminali indifferenziate che contribuiscono a mantenere costante il numero delle cellule nel tessuto. Le cellule staminali hanno la caratteristica di dividersi senza differenziarsi provvedendo in tal modo a mantenere un serbatoio di cellule in grado di rinnovare le cellule morte del tessuto. CELLULE STAMINALI Le propriet che definiscono una cellula staminale sono:

- non essa stessa una cellula differenziata terminalmente ( cio, non si trova alla fine del percorso di differenziamento) - pu dividersi senza limite - quando si divide ogni cellula ha due possibilit: pu rimanere una cellula staminale o pu imboccare una via che la porter irreversibilmente al differenziamento terminale. La funzione della cellula staminale non quella di svolgere il ruolo differenziato, ma di produrre cellule che lo svolgeranno. Conseguentemente, le cellule staminali non possiedono alcun aspetto peculiare, fatto che le rende difficili da identificare. Tuttavia questo non vuol dire che le cellule staminali siano tutte uguali tra loro. Per quanto non siano ancora differenziate in modo terminale, sono comunque predestinate. Le cellule staminali che danno origine ad un solo tipo di cellule differenziate sono dette unipotenti, e quelle che danno origine a molti tipi cellulari sono dette pluripotenti. La differenziazione cellulare unidirezionale nel senso che una cellula acquistando una nuova caratteristica non pu "tornare indietro". La cellula differenziata riduce la sua potenzialit genetica nel senso che, bench il genoma sia integro, esiste un sistema di controllo cellula-specifico per cui solo alcune proteine verranno sintetizzate e altre no. Le proteine prodotte appartengono a due classi: Funzioni di Mantenimento: proteine prodotte da tutte le cellule perch strettamente legate alla sopravvivenza cellulare (es.enzimi per la produzione di ATP). Funzioni di Lusso: proteine specifiche di un determinato tipo cellulare, utili all'intero organismo (es. emoglobina). Esiste una correlazione negativa tra attivit duplicativa e specializzazione: pi una cellula si specializza meno si duplica (es. neurone). Una cellula altamente specializzata tende ad impiegare le sue capacit sintetiche per svolgere la funzione a lei deputata evitando la sintesi di proteine impiegate in altre attivit quale la duplicazione del DNA. Esempio di differenziamento nell'adulto la formazione delle cellule del sangue (unipotenti) dalla cellula staminale totipotente (presente nel midollo osseo).