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La storia del problema Cattaneo si arresta sulla soglia degli anni trenta, dopo lacutissima revisione operata da Alessandro

Levi dellossificato schema positivistico continuato e radicalizzato nel capitolo di Le origini della filosofia contemporanea in Italia, di Giovanni Gentile. Revisione questa, gi certo carica di tutti gli stimoli che faranno di Cattaneo un simbolo e un problema nellimmediato dopoguerra ma soprattutto un simbolo di netta ostilit verso il nesso tra la mentalit ontologicospeculativa e la perdita di ogni genuina possibilit di confronto politico e di progresso. Gi alla fine degli anni Venti, e in clima comunque molto maturo politicamente per tali considerazioni, Levi si esprimeva senza compromessi, ma con la necessaria cautela, su questa dimensione della attualit di Cattaneo, volta cio a individuarne per intero le valenze concrete e antifideistiche, e in campo storico, e, sia pure indirettamente, politico. N pu dirsi davvero un assertore della passivit dello spirito questo positivista [...] mai, com qualche attuale sedicente idealista [...] prono al fatto compiuto e ancora: Non si fece mai comodo viatico dellacquiescenza ai fatti [...] non sald tuttavia in orgogliosa sintesi una filosofia naturale [a quelle] civili. Prendendo le mosse dalla gi esaminata critica delle interpretazioni in cui la scienza veniva meccanicamente a sovrapporsi alla filosofia, e i saperi specialistici, in campo antropologico e linguistico, alle speculazioni delle essenze della natura e del linguaggio umani, lautonomia teorica della filosofia cattaneana veniva a porsi come un problema e daltro canto la robustezza della sua voce, sempre pronta ad ammonire contro le prevaricazioni politiche e i dogmatismi teorici, iniziava a fungere da esempio. Cos, la parte costruttiva del libro di Alesando Levi, oltre a mostrare, come nella pagina che citeremo pi avanti, le prime tracce del grande Cattaneo simbolico e esemplare, - sua la prima attribuzione al Milanese dellattributo di classico che sar il fulcro del saggio a

tesi Stati uniti dItalia, di Norberto Bobbio, -registra, dopo la sicumera dei positivisti, e di Gentile, una sottigliezza spinta quasi fino alla confusione al momento di delineare i tratti teorici del pensatore Cattaneo. Direi che il pensiero di Cattaneo oscillasse tra due concezioni della filosofia: come di sintesi obiettiva delle altre scienze empiriche; come di analisi dello spirito nelle sue differenti manifestazioni [] del pensiero che scruta s stesso. Una volta appurata linconciliabilit del positivismo di Cattaneo con quelli stranieri, restava da legare coerentemente la fede nellosservazione (lo stesso positivismo abbisogna di una fede) con lo storicismo e il largo affiato umanistico, lo spirito classico e critico. Dopo la demistificazione, lammirazione e la genericit. Lassenza duna cogente filosofia della storia, duna ardente e incondizionata fede politica, duna teorizzazione rigida dellegemonia delle scienze fisico-naturali, inducevano a caratterizzare, quasi per negazione, la sua filosofia come un metodo. Positivismo, dir poi Norberto Bobbio, portando questa tendenza alle estreme conseguenze:spirito positivo, non come metafisica della positivit, teleologismo evolutivo, ma come empirismo, storicismo, non come dottrina conseguente, ma come grande capacit di comprensione storica. Ma armata di cosa, oltre che di qualit morali? In Levi manca una vera risposta a questa domanda. C s un ponte tra il materialismo storico e il principio della Antitesi delle menti associate, che viene riconosciuto degno, in tale senso di sviluppo, _ma appare evidente la sproporzione tra tali spunti e il confronto con la filosofia di Cattaneo, che viene elusa nella determinatezza dei suoi problemi. Lesigenza di sfuggire alle filosofie della storia, sostanziando lo sviluppo del pensiero e della stessa scienza con una posizione di principi che si lasciasse alle spalle la meccanicit del progresso tardo-illuministico, strettamente assicurato ala estensione sociale delle facolt individuali. Lo sforzo cattaneano di porre i principi duno

sviluppo del pensiero che sfuggisse tra le maglie degli ontologismi e degli utopismi, delle forzature fisiologiche o teologizzanti_ cade nellombra, ne emerge la punta pregevolissima del principio dellantitesi, che si constata sfuggire al positivismo e andare ben oltre il generico storicismo e lafflato umanistico. Daltro canto, la certo giusta considerazione della non esaustivit del Vico cattaneano, si lega allincomprensione della attenzione, tutta concreta, alla Storia ideale eterna, la quale viene ancora una volta ricondotta a un grossolano fraintendimento, quale legge dello sviluppo storico, fisiologia comparata. Ci che sfugge interamente a Levi il carattere per nulla cogente che il termine legge assume nel Cattaneo filosofo e antropologo. Manca certo la metafisica vichiana, ma, com stato mostrato altrove, siamo qui molto lontani dalla riduzione di Vico ad un ormai superato tratteggiatore dellincivilimento, come appunto era stato in Gian Domenico Romagnosi. N lanti-determinismo, cos ben rintracciato, spinge Levi a individuare la precisa determinazione del problema filosofico del Cattaneo nella necessit di unificare la dottrina, senza dogma, del progresso, con quella del rifiuto, appunto, dei teleologismi. Problema la cui soluzione fu puntualmente perseguita nella fissazione di principi alla stregua dei quali [sotto il cui sviluppo] fosse spiegabile il diseguale svolgersi del progresso. Tanto da rendere questultimo non una fede dogmatica, ma una tesi scientifica, certo eticamente sentitissima. Da qui lo statuto della scienza filosofica, nella sua funzione di raccordo non delle conoscenze matematiche e della tirannia metodologica, ma delle continuamente ristorate conoscenze storiche, geografiche, duna scienza naturale al servizio della vita civile e soprattutto dellurbanistica, e infine di quella che oggi si direbbe antropologia culturale. Visto cos di scorcio attraverso la valutazione degli ultimi, e pi acuti positivisti, Cattaneo, come metodologo delle scienze, ovviamente anche e soprattutto,

umane, resta nettamente in ombra. Ci che accomuna la cruda mistificazione delle interpretazioni che culminano in quella gentiliana e la valorosa riabilitazione, in specie dovuta ad Alesando Levi, la persistenza della visione dun Cattaneo passivo nella dipendenza dalla metodologia scientifica esistente (in grandissima parte scaturente dallincontestato modello-guida delle discipline fisiconaturali) e, genericamente, a latere, ottimo storico. La modernit del problema succitato, del rapporto tra le facolt umane e il diseguale corso dello sviluppo storico della civilt e delle scienze, proprio in quanto si forma come problema squisitamente filosofico viene trascurato accuratamente. Il raccordo e la sintesi tra le scienze, certo auspicato in una prospettiva robustamente storicistica di spiegazione e di ricerca molto legata alla prassi propria dello storico (Fubini) ma c altro. C la determinazione a fare emergere dalla critica, questa s imposta dalla pratica storica e poi strenuamente perseguita, a tutti i teleologismi e le sintesi metafisicognoseologiche della natura umana, i principi, profondamente vichiani come si altrove dimostrato, attorno ai quali sorganizza linterazione tra la concretezza della vita associata e il complesso svolgersi dei processi culturali. La risposta alla metafisica della storia orientata teologicamente o biologisticamente non stata data da Cattaneo raccomandando asciuttamente la positivit e la concretezza della ricerca storica, cosa che del resto fece anche, n ricadendo nella metafisica, intesa nella accezione che egli adoperava, attraverso la banale adorazione della scienza quale esisteva, che peraltro molto amava. Questa controversia, unita appunto alla necessit fondamentale di spiegare quale fosse la ragione della disuguaglianza dei popoli e delle loro condizioni di vita, fu affrontata anzitutto riducendola a problema teorico e poi risolta nello sforzo di superare limmagine unilateralmente fisiologica dellincivilimento romagnosiano, in una direzione che non esemplasse la

direzione del progresso sulla chaine delle sensazioni e del formarsi delle idee nellindividuo isolato. Questimpostazione del problema e del progresso e della sua diseguale concreta manifestazione, se apriva da un canto lo spazio nel quale si sarebbero sviluppate le scienze umane, restava su un terreno prettamente filosofico e si riempiva decisivamente dunattenta e concreta interpretazione vichiana, diversa come stato avvertito_ tanto da quella settecentesca e poi romagnosiana, che da quella romantica e poi idealistica. Secondo la quale tanto linterpretazione biologistica che quella spiritualisticostoricista della disuguaglianza tra le culture, potevano essere rintuzzate. La comprensione di tale discrasia veniva in tal modo avviata sulla base della interrelazione tra le diverse facolt, e di queste ultime con le forme, i principii della vita associata. Ponendo tale nesso socialmente concreto Cattaneo mirava a fondare la interdipendenza, per cos dire, di scienza, credenza e sistema sociale. Le filosofie della storia, riconosciute come residui mitici collegati al dispotismo di caste privilegiate, venivano ricacciate nella superstizione, pur in pari tempo riconoscendone, fuori delle semplificazioni illuministiche, la vitalit e il senso. Alla luce di ci possibile richiamare e ridiscutere il problema dellincomprensione e della sfortuna del nostro autore, come vuole Norberto Bobbio. E possibile infatti affermare che la coincidenza tra la mistificazione filologica e quella sostanziale del nostro autore si interrompe. Il quadro dell interpretazione gentiliana presentava infatti, funzionalmente collegati, lo stravolgimento della lettera e la non accettazione sostanziale. E del resto neanche le mistificazioni sono casuali, la forza del Cattaneo interprete della storia, i geniali lampi di materialismo storico, potevano essere elusi solo schiacciandoli sotto la secca riduzione a piatto positivismo, la cui insostenibilit manifesta sembra quasi denunciare il senso di colpa inconscio della troppo banale

macchinazione. Ma appunto Cattaneo viene fatto completamente sparire da Gentile proprio perch non ha (e rifiuta) una filosofia della storia, ma elabora una robustissima filosofia legata ai problemi storici e interprete acuta del pensiero italiano, nonch tutta volta, quasi nata, alla critica di questultima. Proprio per questo, per negare unalternativa tra scientismo positivista e filosofia dello spirito, viene attribuito a Cattaneo il primo dei due corni di questa antinomia gi fissata in anticipo. Mentre lo sforzo del pensatore Cattaneo proprio tutto risolto nel tentativo di trovare lalternativa tra una storia razzistica e una teofanica, entrambe prone al fatto compiuto e inaccettabile di popolazioni conculcate e in catene. Cos, nel momento in cui gli ultimi positivisti, spinti proprio dalla consunzione del naturalismo di Ardig, ristabilirono la verit la concretezza dellapporto filosofico del pensatore che studiavano con tanta venerazione e con idee piuttosto precorritrici sul ruolo da fargli giocare una volta venuti tempi migliori, continu a sfuggirgli. Al momento di trovare un franco orientamento per riassumerne il contributo teorico, ferma restando la classicit e criticit naturalmente indubbie, Alessandro Levi resta ancorato comprensibilmente alla qualifica di positivista ma, di pi, non va oltre la gi avvertita genericit di definizioni. Non coglie il tentativo di trovare quella via alternativa tra le filosofie della storia inaccettabilmente cogenti della cui ricerca parlavamo poco sopra, usando insieme lempirismo antispeculativo contro la teologia metafisica di Rosmini, ma anche contro gli idealisti tedeschi e lacuta lettura vichiana in aperta polemica con i razzisti ma pure con le semplificazioni (tardo)illuministiche. Anche nel bel saggio di argomento cattaneano che fu pubblicato da uno studioso della tempra di Mario Fubini nellimmediato dopoguerra, resta la rilevata condizionalit storica di ogni opera umana [1953; pp.174 sgg.] che induce a vedere latteggiamento da

illuminista e positivista, pi come una reazione, una difesa contro i miti del suo tempo, osservazione peraltro pertinentissima, che come atteggiamento genuino. Di contro, appunto riprendendo losservazione di cui poco avanti, egli inquadrava il meglio dellopera cattaneana sotto il profilo storico, e dava appunto questa qualifica al nostro autore. In questo senso, praticamente, la sfumatura sulla definizione dellinclinazione di fondo del pensatore milanese era il solo punto rispetto al quale il discorso di Fubini variava rispetto a quello di Alessandro Levi. Da un lato la storia e la pratica storica, dallaltro, dallaltro latteggiamento positivistico definito dalluno in termini descrittivi e generali come fede nellosservazionee dallaltro come reazione polemica contro la metafisica e la teologia rosminiane. Quando pose mano per la prima volta a Carlo Cattaneo, Norberto Bobbio rest, molto vicino anche temporalmente al saggio di Fubini, non pot che restare, in gran parte, legato a questa situazione e temperie interpretativa. Cos Stati uniti dItalia sapre proprio tematizzando quello che era stato un punto molto caro a Fubini. LItalia che esce dalla tragedia della guerra civile e del fascismo ha bisogno vitale di modelli culturali concreti, i quali in armonia con linterpretazione del maestro torinese, possono sorgere per lispirazione per lappunto, della polemica di Cattaneo contro la mentalit speculativa e le filosofie della storia. In lui ritroviamo una posizione di pensiero che possiamo definire utile al lavoro, che dobbiamo intraprendere, di adeguamento della cultura alla vita, della scienza allazione [] questo lavoro ha bisogno di un franco e retto abbandono da parte nostra della mentalit speculativa [] per una nuova e pi temprata mentalit positiva. Partendo della lode alla concretezza del Cattaneo storico e civile, che come abbiamo visto si era stratificata nella critica vicina alla memoria del pensatore milanese e dalla sempre pi importante nella temperie culturale del dopoguerra, critica alla mentalit speculativa, questo primo saggio di

Bobbio costruisce la figura di un Cattaneo anzitutto simbolico e pratico. Viene a essere in questo senso privilegiato laspetto, certo fondamentale, di un Cattaneo cultore filosofia civilee pi che mai scolaro del Romagnosi e erede degli illuministi lombardi. Solo che, al momento di arrivare alla trattazione delle idee dellautore di cui caldeggiava ladozione come grande ispiratore del cammino da percorrere, Bobbio resta ancora molto vicino alla interpretazione di Levi. Dopo aver giustamente affermato che la sobriet metafisica, in Cattaneo il frutto della seriet delle sue aspirazioni scientifiche, del suo amore disinteressato per la verit, che non si vuole imprigionare in sistemi chiusi, in formule precostituiteaggiunge che inevitabilmente alcune formule della filosofia di Cattaneo erano le formule stesse della filosofia positivistica: In continuit con le analisi cos acutamente condotte da Alessandro Levi, legato alla stagione del positivismo sarebbe il tema della filosofia come scienza generale, di raccordo, di sintesi, o lassunzione del fatto come criterio del vero. Al di l della affermazione subito posta a precisazione di queste ultime, che la visione di questi temi non doveva convincere linterprete della presenza in Cattaneo di chiavi di interpretazione della realt universale, come ipotesi o principi speculativi, la dipendenza dal criterio analitico degli interpreti del filone Levi-Fubini, molto evidente. Soprattutto, ancora il Vico di Cattaneo a essere ridotto, nel sottolineare il fraintendimento dellequivalenza verum-factum, alla formula che era stata di Levi di unattenzione al grande Napoletano, pi da scienziato che filosofo. Da qui due coerenti conseguenze: perfetta continuit tra il fraintendimento settecentesco di Vico e Cattaneo, e in conseguenza pi che lineare con questassunto, inettitudine a porre i problemi autonomi e vitali di una filosofia forte, non gravata dalle formule positivistiche e dal peso soverchiante della mentalit scientifica. Ecco allora che si getta una luce

sullaffermazione seguente, e decisiva, di Bobbio. Il suo bagaglio di formule non era tanto quello del positivista che si stesse in lui ridestando quanto piuttosto dellilluminista che in lui, allacciato, attraverso Romagnosi suo maestro ai riformatori lombardi [] se ne stava assopito. Poggiava su questo sviluppo dellassunto di Alessandro Levi, che appunto si deve a Bobbio, la tesi, poi divenuta quasi una consuetudine, di fare di Cattaneo lultimo degli illuminLa filosofia cattaneana, ferma sulle soglie della storia ideale eterna, ma incapace di cavarne un problema filosofico, e, dunque, costretta a raccomandare ai filosofi la collazione e la sintesi che sono il compito delle scienze generali, doveva ancora ridurre la filosofia al quadro concettuale delle scienze fisiconaturali per farne qualcosa di pi che una fandonia. Da un lato, sul discorso del primo Bobbio pesava lo stimolo polemico a rivalutare ci che di grandissimo la tradizione illuministica aveva rappresentato e poteva ancora insegnare a unItalia che, egli auspicava uscisse dallegemonia idealistica durata mezzo secolo_ dallaltro, decisivamente, la strada interpretativa aperta da chi aveva scritto prima di lui. Dopo molti anni la tesi qui sopra esaminata, verr rivista da Bobbio nel senso di un ristabilimento doveroso della distanza del nostro autore da entrambi i filoni, i quali appunto, non contrassegnano un autore per mezzo di strumenti di precisione. Bobbio avvertir acutamente come il suo auttore, stia in mezzo tra gli illuministi, la cui eredit sicuramente accoglieva ma in tempi molto mutati, e un positivismo italiano da cui Bobbio avverte in maniera ormai nettissima, la marcata distanza di Cattaneo. I punti invece, sui quali la sua posizione dipender irriducibilmente da quellimmediato dopoguerra, sono due: la presenza in Cattaneo del concetto positivistico di scienza, e la saldissima continuit teorica con il pensiero tardoilluministico, dunque di filiazione idologique. Proprio questo inquadramento teorico rende debitore della

genericit di definizione che avevamo gi descritto in precedenza, quello che poi un passo decisivo di Stati uniti dItalia, quanto ad interpretazione del pensiero di Cattaneo. Come era stato gi posto in grande risalto da Fubini, allatteggiamento illuministico e positivo Cattaneo affiancava unentusiastica adesione al frutto migliore della sua et, [Fubini, 1953, pag. 174], il pensiero storico. Ora anche Bobbio, ovviamente, si accostanel passo suddetto, a questa decisiva questione cattaneana. La sua mentalit illuministica, seppur dun illuminismo, come s detto, rigenerato ed integrato in una visione non pi astratta ma storica dellincivilimento, lo stacca ancora una volta dal positivismo.Da questa pregnante considerazione Bobbio far discendere a lucida distinzione del pensiero cattaneano sia dalla metafisica evoluzionistica che dallo storicismo idealistico, arrestandosi per al momento di trarre una conseguenza forse ormai trasparente dellantievoluzionismo: e cio la inequivocabile divergenza della sua filosofia e delle sue formule da ogni possibile orientamento positivistico. Per concludere che Cattaneo fu soprattutto uno storico e uno scienziato della storia. Col che, dopo aver delineato con una precisione non comune la temperie polemica sulle cui basi poggia il tema della storia in Cattaneo, questo veniva per neutralizzato. Al pensatore milanese era s riconosciuta una nettissima presa di distanza tanto dallevoluzionismo che dalla metafisica della storia, ma nel solco in cui veniva mantenuto irriducibilmente, queste, mosse caratterizzanti non venivano viste come i prodromi non tanto duna capacit originale di porre il problema filosofico della storia, quanto di affrontare la storia come un problema scientifico cui la stessa filosofia veniva subordinata (si ricordi il persistere in Cattaneo delle formule positivistiche). Come gi avevano detto Levi e Fubini resta lo storico, lo scienziato al pi, che si occupa delle vicende umane. Sintomaticamente in questa interpretazione permane il Vico illuministico e frainteso, e

non quello sulla cui scorta, e con un procedimento esegetico ferreo, Cattaneo sistematicamente sostituisce tanto agli schemi tardo-illuministici romagnosiani che alle filosofie della storia, romantiche, i principi dellincivilimento. Indubbiamente Bobbio coglie proprio nel segno quando lega la prospettiva storica a quella dellincivilimento, la sua interpretazione sindebolisce proprio dove rinunzia a fare discendere da questo tema un netto abbandono della stessa concezione positivistica della filosofia. Parallelamente a questa, lemergere in Cattaneo di una riduzione della disuguaglianza e disomogeneit tra gli incivilimenti a problema filosofico, dove proprio la critica della metafisica approdava dove proprio la critica alla metafisica approdava a posizioni antipodali rispetto alla Unphilosophie. Ci che per lappunto traeva in inganno gli interpreti era una modernissima variazione di prospettiva, secondo la quale ad un unico principio storico propulsivo veniva sostituita una concezione capace di spiegare il legarsi della storia civile e politica allo sviluppo della conoscenza come impresa collettiva, dal pensiero selvaggio fino agli esiti scientifici, superando la concezione illuministica che riduceva le tappe della civilt al modello di formazione delle idee nellindividuo isolato. Questa concezione era quella, certo frammentaria ma non per questo meno penetrante, dei principi dellincivilimento, il sistema e lantitesi. Del resto, come altrove stato detto prendendo a modello linterpretazione di Ferruccio Focher, il tema, lidea centrale della riflessione cattaneana, cio il problema di come sia possibile il progresso, la sua diseguale fortuna, la sua invitta linearit, da mettere in rapporto con la successione dei sistemi, con linterna capacit che vichianamente capacit civile di chiarificare la verit dei fenomeni liberandola dalle tenebre della mistificazione braminica_ ma insieme capacit politica e pratica di abbattere i sistemi di potere in cui queste false dottrine si trovano ad essere

incardinate. Lidea centrale cos certo sviluppata, come vuole ancora Bobbio nel saggio La filosofia una milizia, di contro alle filosofie speculative della storia, come il complesso intrico delle vicende umane e dunque seguita attraverso il manifestarsi effettuale della civilt, nella lingua, nelle religioni, nelle testimonianze archeologiche; ma questo in tanto possibile in quanto tale congerie pu essere raccordata e sintetizzata nel concetto di sistema. Naturalmente a Bobbio non sfugge per nulla limportanza di tutto questo, ma nella sua trattazione questi temi sono posti a lato duna concezione della storia da interpretarsi con mentalit strettamente sperimentale, il che nellessere propriamente vero, esclude la prospettiva pi originale della problematica cattanena. [per Cattaneo sperimentale vale: alla confluenza di prospettive diverse: antropologica, linguistica, geoantropica, economica, propriamente politica cfr lettera a Caddeo sulla Sardegna. Insomma sperimentale non vuol dire a imitazione del metodo fisico-naturale.] La tendenza interpretativa qui sopra delineata safferma come dominante per tutta la stagione cattaneana che la cultura italiana attraverser negli anni Cinquanta. Prendendo le mosse dal primo saggio di Bobbio, la visione illuministica del pensiero di Cattaneo rester quasi indiscussa e dominante fino al gi citato ridimensionamento operato proprio da Bobbio col gi citato Illuminista o positivista? Che si colloca proprio alla fine del decennio. Nel 1952, Paolo Rossi, ancora agli inizi di una carriera molto brillante, restava, col suo Umanesimo e positivismo nel pensiero di Carlo Cattaneo, nel solco consueto Da un lato una serie di concetti di cui egli ci offre la teorizzazione in sede speculativa e dallaltro una visione del mondo che, pi duttile, renderebbe possibile lincontro e la convivenza desperienze spesso assai divergenti[Rossi 1952; pag.208] Da qui, dopo aver fissato tale distinzione, che in un certo senso richiama

quella di Levi, e indicato nellindebita sovrapposizione dei due aspetti lorigine della confusione e dei contraddittori giudizi sullopera del nostro autore, Rossi passa ad analizzarne lapparato concettuale. Cos la filosofia viene ancora una volta considerata un corollario delle scienze positive quale garanzia e giustificazione alloperare delle discordanti dottrine. La gi citata altra concezione della filosofia, quella storicistica o storicizzante, viene s accolta da Levi, ma solo al fine destremizzarne la presunta contraddittoriet con la prima. La contraddizione viene tematizzata da Rossi sviluppandola anche nella direzione dellimproponibilit della convivenza tra una teoria che radichi la filosofia nella societ ma che daltro canto persegua la formalizzazione la formalizzazione pi aspramente scientifica che sia possibile. Cos in Rossi si perpetuava senza modifiche la dipendenza di Cattaneo dalla metodologia delle scienze assunta cogentemente. Di pi, il giovane assistente di Banfi utilizzava il modello fin qui esaminato per spingere alle estreme conseguenze il dualismo proposto da Alessandro Levi. Se la filosofia era posta nel rapporto gi delineato con le scienze, la stessa proposta storicistica non poteva che cadere sotto il peso dellautorit del metodo inteso rigidamente: la filosofia proceda dal noto allignoto. Non un caso che questo sia il passo citato con peso decisivo tra quelli metodologici delle opere filosofiche del nostro autore. Rossi sappresta, partendo da questo assunto, a svalutare la stessa attenzione di Cattaneo per la storia del pensiero. Laderenza del Cattaneo al fatto, il suo spirito di agnosticismo di fronte ai [] massimi problemi della filosofia impediscono al Cattaneo di dare a questa fede [la fede nel progresso, basata secondo Rossi su argomentazioni ottimisticoilluministiche] una qualsiasi giustificazione, la fede non deriva in lui da una filosofia della storia, perch essa presuppone una assolutizzazione. Da questa sommaria demolizione della filosofia legata al problema della storia,

Rosi trae due conclusioni, il principio dellantitesi non si solleva al livello della dialettica, quindi lo storicismo viene negato recisamente come collocazione per il derelitto Cattaneo. La seconda lega le pagine di Cattaneo contro la storia della filosofia la gi da lui avvertita fiacchezza storicistica. Lantimetafisica, in sostanza, sarebbe un viatico troppo scomodo sia per intendere lo svolgersi dialettico delle vicende umane, sia per capire autenticamente leredit del passato. Rossi, quasi inutile ribadirlo, cade nella trappola posta dagli schemi consueti delle interpretazioni acclarate, che estremizza da un punto di vista storicistico dialettico. I suoi errori interpretativi poggiano su alcune impropriet filologiche di rilevante portata. Anzitutto ci che Cattaneo critica con tanta asprezza polemica la risoluzione della storia del pensiero in storia interna della metafisica. Limpermeabilit della concatenazione dei problemi puramente filosofici, in cui avverte con grande lungimiranza lalito delladdomesticamento e dellastrazione. Ci che Cattaneo rivendica, ci che Cattaneo rivendica, dalla Psicologia delle menti associate, all Intelligenza come principio di civile economia, la risoluzione, al contrario, dei problemi teorici nellambito di quelli posti dalla realt sociale nel suo complesso. La capacit dei popoli di pensare di pensare autonomamente e in maniera creativa vista dal Milanese come il tratto caratteristico della loro civilt. Proprio perch queste vicende non si lasciano racchiudere in uno schema prefissato, che sia quello della storia della filosofia, che lascia fuori molto del pensiero umano e lo incatena a posteriori, che sia anche ovviamente quello della filosofia della storia. Ad essa Cattaneo non si piega, non come vuole rossi, perch incapace di elevarsi al suo livello, sia pur esso quello della dialettica, ma perch non crede che sussumere tutti i dati in uno schema prefissato sia metodologicamente corretto. Ma questo non abdicare alla filosofia, anzi, al contrario, un pressante invito a spogliarsi della falsa coscienza in

senso ideologico. Compito del pensiero la analisi della libera analisi, nel senso non di sovrapporre i problemi e le formule filosofiche ai problemi concreti, ma avere la determinazione di risalire alle condizioni nelle quali i problemi si sono posti e ricostruirle. Vedere di spiegare veramente la complessa e variegata evoluzione delle conoscenze e della civilt umana dallo interno, senza gli schemi delle storie interne della metafisica, delle filosofie della storia, dei razzismi, dei biologismi, degli scientismi, dello stesso criticismo. Sotto questaspetto la revisione del senso dellimpegno filosofico sorientava s verso lo storicismo, ma uno storicismo senza dialettica. Uno storicismo tale perch basato non su scelte di campo programmatiche, ma sulla operazione filosofica pi volte ribadita. La scelta cio del modello vichiano del compenetrarsi, del doversi intendere, in reciproca continuit delle facult umane e del dovere dunque rinunziare ad un loro comportamento evolutivo diretto, lineare, da poter fare passare come modello dello sviluppo sociale. Da qui la critica a tutta la linea di pensatori che davano la evoluzione della societ come garantita da uno sviluppo filosofico prefissato.Logico il passaggio di questorientamento, maturato sulla critica della esegesi vichiana tardo-illuministica, alla demolizione dellaffermarsi dun simile principio biologistico nelle teorie razziste. Sicch non certo rivolta ai massimi problemi della filosofia la perplessit del nostro autore, ma alla loro ipostatizzazione. Cos com molto curioso il fraintendimento, che qui anche di Rossi allinizio degli anni Cinquanta, ma era stato sin dal 1947 del maestro Garin e verr da lui ribadito nel 1966, della raccomandazione cattaneana di non contrapporre ma sovrapporre la psicologia del singolo a quella sociale. Partendo dal presupposto, che lanima solitaria come tale unastrazione e che non ha senso parlare delluomo come essere singolo, Garin sostiene di non sapere in quale ambitocollocare la Psicologia delle menti associate

parendogli la sua filosofia sociale un capitolo della riduzione della natura a idea. Dove a noi pare invece evidente