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Studio Legale Avv.

Marcello Nardi
C.so Luigi Fera 190-87100 Cosenza Tel&Fax:0984/394606-Cell:329/4120335 Posta Elettronica Certificata: avv.marcello.nardi@legalmail.it

Avv. Marcello Nardi Dott. Raffaele Massimo Greco Dott.ssa Bernadette Benvenuto Silva RICORSO STRAORDINARIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ROMA ex art. 8 e ss. del D.P.R. n. 1199/1971 Ecc.mo Signor Presidente della Repubblica Italiana PER Italia Nostra Onlus, costituita con atto ricevuto da Notaio Carlo Capo del distretto di Roma, Rep. n. 85868, Racc. 33867, del 29/10/1955, C.F. 80078410588, avente sede in Roma alla Via Liegi 33, in persona del legale rappresentante e Presidente Sig.ra Alessandra Mottola Molfino, nata a Roma il 24 aprile 1939 nominata, conformemente a quanto prevede lo statuto, dal Consiglio Direttivo con verbale del20 settembre 2009 rappresentata e difesa dall'Avv. Marcello Nardi presso il cui studio in Cosenza al C.so Luigi Fera 190 elegge domicilio giusto mandato in calce al presente atto il quale dichiara che eventuali avvisi potranno essere inviati al seguente numero di fax: 0984 39 46 06 oppure al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: avv.marcello.nardi@legalmail.it CONTRO Comune di Scalea, in persona del Sindaco in carica p.t. con sede alla Via Plinio il Vecchio 1; CONTRO C.E.M. Spa, in persona del legale rappresentante p.t., con sede in Napoli alla Via S. Lucia 143; E NEI CONFRONTI Regione Calabria, Dipartimento Politiche dell'Ambiente, in persona del Dirigente p.t., sito in Catanzaro al V.le Isonzo n. 414; avverso e per l'annullamento, previa sospensione o adozione di ogni altra opportuna misura cautelare del Decreto del Dirigente Generale della Regione Calabria n. 10303 del 23 agosto 2011 (doc. 2) pubblicato il 14 ottobre 2011 nel supplemento straordinario n. 6 al

B.U.R.C. n. 18 dell'1ottobre 2011 con cui si esprimeva parere favorevole in merito alla compatibilit ambientale del progetto per i lavori di realizzazione del Porto Turistico Torre Talao nel Comune di Scalea di ogni atto presupposto, conseguente o comunque connesso. PRELIMINARMENTE pare opportuno argomentare sulla legittimazione attiva e sulle motivazioni che inducono Italia Nostra Onlus ad instaurare il presente ricorso. Stabilisce la Corte Costituzionale nella sentenza n. 641/1987 che l'ambiente "bene primario ed assoluto" e la sua protezione "elemento determinante per la qualit della vita", "non persegue astratte finalit naturalistiche o estetizzanti, bens esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce e che necessario alla collettivit e, per essa, ai cittadini"; in tale modo, la Consulta ha riconosciuto che il danno ambientale pu recare lesione alla posizione giuridica dei singoli. La giurisprudenza di legittimit, ancora, ha rilevato che il danno ambientale presenta, oltre a quella pubblica, una dimensione personale e sociale quale lesione del diritto fondamentale all'ambiente salubre di ogni uomo e delle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalit; il danno in oggetto, in quanto lesivo di un bene di rilevanza costituzionale, quanto meno indiretta, reca una offesa alla persona umana nella sua sfera individuale e sociale. Tale rilievo porta alla conclusione che la legittimazione al ricorso straordinario spetta anche alle persone singole o associate in nome dell'ambiente come diritto fondamentale di ogni uomo. Di conseguenza la legittimazione in oggetto spetta anche alle associazioni ecologistiche quando hanno il timore che il procedimento possa sfociare in un provvedimento che crei un danno allambiente e di conseguenza alluomo. Applicando tali principi al caso concreto, non vi chi non veda, che non sussista motivazione alcuna per escludere lassociazione Italia Nostra Onlus al ricorso che oggi occupa. Infatti lassociazione portatrice di una posizione giuridica sostanziale che verrebbe lesa in modo diretto ed immediato dalleventuale e malaugurato non accoglimento del ricorso, atteso che, per come verr di seguito illustrato, il sito sul quale dovr essere costruito il porto di Scalea particolarmente pregiato da un punto di vista archeologico e paleontologico. L'opera de quo dovrebbe inglobare la rocca di Torre Talao (XVI sec), ma, per come verr illustrato in seguito, il progetto presenta delle carenze macroscopiche e si dubita se realmente potr essere eseguito. Con il rischio, oltre dello sperpero di denaro sia pubblico che privato, di deturpare inutilmente un luogo di rara bellezza e suggestione.

Stabilisce, ancora, lart. 18 della L. 349/86 al comma 5: le associazioni individuate in base all'articolo 13 della presente legge possono intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi. Italia Nostra Onlus stata individuata come associazione di protezione ambientale ai sensi dellart. 13 della legge 8 luglio 1986 n. 349 con D.M 20/02/1987 del Ministero dellAmbiente (cfr G.U. del 27 febbraio 1987, n. 48) che legittima lo scopo finale dell'associazione che quello di promuovere la partecipazione dei cittadini alla difesa dellambiente ed alla definizione della propria qualit di vita perseguendo cos, la protezione della persona umana, delle specie animali e vegetali e di quel concetto di ambiente, secondo uninterpretazione di bene giuridico, costituzionalmente orientata. Inoltre lart. 3-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 (Testo Unico Ambiente, d'ora in poi TUA), rubricato principio dellazione ambientale, prevede che la tutela dellambiente e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche e private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dellazione preventiva, della correzione. Si richiama, infine, il principio di sussidiariet orizzontale sancito dall'art.118 della Costituzione a mente del quale: Stato, Regioni, Citt metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivit di interesse generale, sulla base del principio di sussidiariet. Di guisa che la predetta associazione, in attuazione di detto principio, ha ha pieno titolo per impugnare atti che si ritengono illegittimi e che possano ledere un patrimonio appartenente alla collettivit.

Si precisa che in questa sede non si vuole entrare nel merito della legittimit di tutto l'iter procedimentale che sta conducendo alla costruzione del porto (e di profili di illegittimit ce ne sono tanti) ma ci si limita a contestare la sola VIA con riserva, se vi saranno i presupposti, di proporre l'impugnativa avverso tutto l'iter non appena verr emanato l'atto conclusivo. Si precisa, ancora, che allo stato, nonostante una specifica richiesta di accesso agli atti datata 13/12/11, non si riusciti ad ottenere la documentazione detenuta da parte della Regione Calabria in ordine alla VIA che oggi si impugna. Pertanto, si proceder con il ricorso sulla base della documentazione che si riusciti a reperire grazie al contributo dei cittadini che si trovavano in possesso di alcuni atti. Malgrado tutto, nel raccontare come si

dipanato tutto l'iter amministrativo, si riuscir lo stesso a dare il senso della fattispecie e a far emergere le illegittimit. PREMESSO - che con deliberazione di Giunta Comunale n. 178 del 02/09/02 il Comune di Scalea affidava all'ufficio Tecnico l'incarico di redigere un progetto preliminare per la realizzazione di un porto turistico in localit Torre Talao; - che con determinazione del responsabile dell'UTC n. 126/UT del 13/12/02 veniva affidato incarico di consulenza tecnica al prof De Girolamo Paolo da Roma per l'acquisizione degli studi e delle analisi necessarie per valutare la reale fattibilit del porto turistico; - che il Prof. De Girolamo consegnava al Comune di Scalea la documentazione tecnica richiesta, in particolare: relazione illustrativa, studio meteomarino; studio dell'impatto delle opere portuali sulla dinamica costiera e studio dell'inserimento ambientale paesaggistico (doc. da 3 a 6); - che con delibera n. 4 del 26/02/03 (doc. 7) il Consiglio Comunale del Comune di Scalea approvava la proposta di procedere alla realizzazione dell'opera con il sistema della concessione di costruzione e gestione previsto dagli artt. 19 e 20 della L. 109/94 e dall'art. 84 del DpR 554/99 per un porto a moli convergenti di circa 320 barche e concessione di durata non eccedente i trenta anni; - che in data 14/04/03, 20/05/03 e 17/06/03 si tenevano le conferenze dei servizi per esprimersi sul progetto preliminare di realizzazione del porto che si concludevano con parere favorevole con prescrizioni (doc. da 8 a 8D); - che con bando del 22/03/04 pubblicato all'Albo Pretorio n. 279 si dava avviso che l'amministrazione intendeva affidare, ai sensi della Legge n. 109/94 e smi, la progettazione, costruzione e gestione del porto turistico di Scalea; - che con Determinazione n. 20-SA del 09/10/07, Reg Gen n. 1104 del 15/10/07 (doc. 9) si approvavano le risultanze della gara, aggiudicando in via definitiva l'affidamento della progettazione, la realizzazione e la gestione del porto turistico di Scalea all'ATI CEM Spa Impresa Costruzioni da Napoli e Ing. Ferrara Raffaele da Napoli mandante; - che con contratto Rep. 750 del 03/06/08 (doc. 10) si affidava all'ATI CEM Spa la concessione di che trattasi per una durata di 90 anni, (in palese contrasto con quanto approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 4 del 26.02.03 che prevedeva trent'anni); - che con delibera n. 113 del 09/09/08 la Giunta Comunale approvava il progetto definitivo del porto Turistico di Scalea e, discostandosi dal progetto preliminare (che prevedeva un

bacino a moli convergenti per una capacit di 320 barche), si progettava la realizzazione di un porto a bacino interno molto pi ampio, di capienza di 510 barche prevedendo a mare un'imponente diga foranea radicata alla riva (molo sopraflutto) lunga circa 300metri, alta 4 che si estende per oltre 200 metri dalla riva sulla quale anche prevista l'edificazione di una torre di controllo alta 16,50 pari ad un edificio di 5 piani (doc. da 13 a 13 H) ; - che in data 15/05/09 si teneva presso il Comune di Scalea la prima e unica seduta della conferenza dei servizi con la quale si dava atto della acquisizione di una serie di pareri, ma si concludeva senza un nulla di fatto in quanto non di adottava nessuna decisione n si rinviava ad altra data (doc. da 12 a 12 C); - che con istanza del 11/09/09 prot. 14770, l'amministrazione comunale di Scalea trasmetteva alla Regione Calabria, Dipartimento Politiche dell'Ambiente, la richiesta di compatibilit ambientale per il progetto di realizzazione di un porto turistico in localit Torre Talao; - che il nucleo VIA-VAS-IPPC della Regione Calabria nella seduta del 27/07/2011 esprimeva parere favorevole con prescrizioni ; - che il Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dell'Ambiente faceva proprio il parere del nucleo VIA-VAS-IPPC ed emanava il decreto oggi impugnato (doc. 2); Tanto premesso, la ricorrente impugna il succitato provvedimento illegittimo nonch ogni altro atto endoprocedimentale, presupposto, connesso e consequenziale per i seguenti MOTIVI 1) Eccesso di potere per carenza di istruttoria, falsit di presupposti, travisamento dei fatti e erronea valutazione di essi. Violazione e falsa applicazione dell'art. 5, comma 1, del TUA. Violazione e falsa applicazione dell'art. 22, comma 3, lett c) del TUA. Violazione e falsa applicazione dell'art. 26, comma 5, del TUA. Violazione e falsa applicazione dell'art. 26, comma 1, del TUA. Violazione dell'art. 97, comma 1, della Costituzione per mancata conduzione dell'azione della P.A. secondo il criterio del buon andamento. Per come gi detto in narrativa, il Consiglio Comunale del Comune di Scalea con la delibera del 26.02.03 (doc. 7) approvava la proposta per la costruzione di un porto a moli convergenti della capienza di 320 posti barca. Per tale ipotesi di progetto erano gi stati predisposti, da parte del prof. De Girolamo, la relazione illustrativa, lo studio meteomarino lo studio dell'impatto delle opere portuali sulla dinamica costiera e lo studio dell'inserimento ambientale paesaggistico (doc. da 3 a 6);

Con contratto Rep. 750 del 03/06/08 (doc. 10) si affidava all'ATI CEM Spa la concessione di redigere il progetto definitivo. La societ provvedeva ad adempiere al suo obbligo ma il progetto originario veniva completamente stravolto. Si passava da un porto per 320 posti barca (progetto approvato nel 2003) ad un progetto per 510 posti barca (progetto approvato nel 2008). Ovviamente il progetto originario veniva completamente stravolto, in particolare nella tipologia delle opere a mare (frangiflutti); cosicch, da un porto a moli convergenti si passati ad un porto a bacino interno. Di guisa che al 2008 esistevano 2 progetti notevolmente differenti: il preliminare (2003) e il definitivo (2008) (per una comparazione delle due opere si rimanda alla tavola di cui al doc. 11 in cui si sovrappongono le due opere) Giova evidenziare che gi nel 2003 l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Reggio Calabria, nel parere (doc. 8 d, allegato al verbale della conferenza dei servizi) reso in data 14.03.03 sul progetto preliminare a moli convergenti, dopo aver esaminato anche gli studi del Prof. De Girolamo, si esprimeva in questi termini: Invece nel merito dell'impatto delle opere sulla dinamica costiera, quest'ufficio del parere che la fase dei successivi affinamenti del progetto venga supportata da un adeguato modello fisico in scala adeguata, che permetta di rendere conto delle interferenze del porto con il trasporto solido longitudinale e degli effetti indotti a monte ed a valle delle opere stesse. Il modello fisico non rappresenta altro che la c.d. prova in vasca per verificare le interferenze del porto sulla dinamica costiera e le possibili modifiche delle linee di costa. Consiste nella fedele riproduzione in scala dei luoghi ove ubicare il porto, con inserita la fedele riproduzione del porto e nella simulazione del moto ondoso e delle correnti marine per un determinato periodo di tempo, che pu stabilirsi anche in mesi, in modo tale da poter verificare le trasformazioni in modo attendibile e quanto pi prossimo alla realt. Gi, dunque, nel 2003 era sorta l'esigenza di eseguire la prova in vasca. Lo prescriveva in modo specifico il suddetto Genio Civile. Di fronte a tale prescrizione era logico aspettarsi che il Comune di Scalea si adoperasse in tal senso. O che lo facesse la stessa ATI CEM Spa alla quale, con il contratto Rep. 750 del 03/06/08 (doc. 10) era stato affidato il compito di a) redigere la progettazione definitiva del Porto di Scalea ; c) ad attivarsi in proprio per ottenere tutti i pareri, permessi, concessioni, nulla osta, ed autorizzazioni comunque denominate, necessari alla realizzazione delle opere, in base alla normativa vigente in materia; d) ad espletare le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto; Succede, invece, che la ATI CEM, per come gi detto, nel redigere il progetto definitivo, non solo stravolge il progetto preliminare originario, ma non si preoccupa minimamente

della prova in vasca, nonostante fosse stata gi prescritta. (la fase dei successivi affinamenti del progetto venga supportata da un adeguato modello fisico). Il progetto definitivo veniva approvato dalla Giunta Comunale del Comune di Scalea con delibera n. 113 del 09/09/08 e si arrivava cos alla Conferenza dei Servizi del 15.05.09 alla quale partecipava di nuovo l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Reggio Calabria il quale, ricalcando sostanzialmente il precedente parere del 14.03.03 (doc. 8 D) ne rilasciava uno nuovo datato 07.05.09 (doc 12 B, allegato al verbale della conferenza dei servizi) con il quale: Invece nel merito dell'impatto delle opere sulla dinamica costiera, esaminati i risultati del modello matematico prodotto, che consentono di prevedere l'evoluzione dinamica della linea di costa in presenza della costruzione dell'approdo turistico fino all'anno 2032 e dal quale si evince il sostanziale equilibrio fra i tratti sottoflutto e sopraflutto, poich i modelli matematici sono affetti da alcune incertezze relative anche alla loro calibrazione, stante l'importanza dell'opera, si mantiene la prescrizione, di cui al parere di quest'ufficio relativo al progetto preliminare, di supportare il progetto da un adeguato modello fisico che permetta di rendere conto delle interferenze del porto con il trasporto solido longitudinale e degli effetti indotti a monte ed a valle delle opere stesse, ci in relazione agli effetti indotti dalla deviazione del torrente Tirello. Questa seconda prescrizione pi pregnante rispetto a quella dettata nel primo parere. In primis perch si dichiara che il modello matematico a corredo del progetto affetto da alcune incertezze e, in secundis, perch si fa riferimento alla presenza e alla deviazione del torrente Tirello. Si evidenzia che il modello matematico di cui si tratta nella nota quello predisposto dal Prof. De Girolamo (doc. 5) per un porto scavato a terra con imboccatura del tipo a moli convergenti.Tale studio era stato predisposto per il progetto preliminare, quello del 2003, di forma e dimensioni diverse rispetto al progetto definitivo del 2008. E' ovvio, quindi, che tale modello matematico sia affetto da alcune incertezze. Era stato predisposto per un progetto di un porto molto pi piccolo e molto meno sporgente a mare (la maggiore sporgenza dei moli convergenti raggiungeva circa 80 metri dalla riva). Ma poi viene utilizzato anche per il progetto del 2008. Il Genio Civile, in realt, stato molto delicato nel definire il modello matematico affetto da incertezze. Ben avrebbe potuto dire che non centrava nulla col progetto definitivo. Infatti una cosa sono i moli convergenti che sporgono 80 metri, ben altra una diga foranea lunga 300 mt. parallela alla costa e radicata alla riva di forma completamente diversa che sporge 200 mt. dalla spiaggia. Riciclare un modello matematico cos come hanno fatto la CEM e il Comune di Scalea (con modalit che, tra l'altro, lasciano stupiti; infatti hanno cambiato la copertina allo

studio del 2002 (doc. 5), attaccandone un'altra con la data del 2008 doc. 13) semplicemente assurdo. E' contro ogni logica scientifica. Per il progetto del 2008 andavano rifatti i calcoli ex novo. Anche perch, lo steso Prof. De Girolamo, nella relazione illustrativa, alle pagg. 7 e 8 (doc. 3) sconsigliava la soluzione poi adottata con il progetto definitivo. Infatti si esprimeva testualmente: Un'altra delle possibili varianti da considerare riguarda il tipo dell'imboccatura, che pu ad esempio caratterizzare una soluzione del tipo a bacino (B1a edi fig. 4 e 5) o una del tipo a moli convergenti (B1b- vedi fig. 6 e 7). Modernamente, nel caso di trasporto solido non trascurabile e di possibilit di arrivo dell'agitazione ondosa da un ampio settore, si tende a privilegiare la soluzione a moli convergenti, in quanto limita i rischi di interrimento del bacino portuale, riduce l'impatto delle opere portuali sulla stabilit delle spiagge adiacenti e favorisce una corretta navigazione. Si osservi in proposito la figura 8 allegata, nella quale sono chiaramente illustrati i diversi comportamenti delle due soluzioni. Nel complesso quindi si optato per una soluzione del tipo B1B (vedi fig. 6) e nell'ambito di questa si proceduto alla cosiddetta ottimizzazione, tenendo conto delle esigenze nautiche ed urbanistiche Il Genio Civile prescriveva di supportare il progetto di un adeguato modello fisico perch, giustamente, fa riferimento al canale Tirello -canale consortile di rilevante funzione idraulica- che, secondo il progetto, verr non solo deviato a sud della darsena, ma anche tombato per un bel tratto alla foce. La questione non certo di poco conto atteso che la deviazione e la tombatura di un torrente alla foce non certo una operazione che pu essere effettuata a cuor leggero, in quanto si vanno a stravolgere equilibri tra elementi naturali che si sono armonizzati nei secoli. E la tombatura dei canali spesso causa di disastri in quanto, in caso di ostruzione, si creano rigurgiti incontrollabili. Si aggiunge che il quadro ancora pi complesso in quanto, per come verr detto nel motivo dedicato alla questione legata all'esistenza dei torrenti consortili, l'Autorit di Bacino della Regione Calabria, in un parere reso nella conferenza dei servizi del 15.05.09 (doc. 12 a, allegato al verbale della conferenza dei servizi), imponeva la deviazione (a nord della darsena) di un altro torrente parallelo al Tirello: il Sallegrino. Il Tirello, insieme al Sallegrino, costituiscono i due maggiori torrenti scolanti consortili situati al centro del paese che ricevono l'acqua da pi collettori a monte e che sfociano a mare, lambendo alla base, nell'ultimo tratto, rispettivamente i lati sud e nord della rocca di Torre Talao. Terminata in data 15/05/09 la conferenza dei servizi, si arriva al'11 settembre 2009, momento in cui il Comune di Scalea trasmette al Dipartimento Politiche dell'Ambiente

della Regione Calabria la richiesta di compatibilit ambientale. E tra il 15.05.09 e l'11.09.09 non succede nulla. In particolare non si prevede, nel progetto, la deviazione del Sallegrino, imposta dall'ABR, non si predispone un nuovo modello matematico che tenesse conto della forma del porto a bacino interno con diga foranea e delle deviazioni dei torrenti consortili e non si effettuava l'esperimento della prova in vasca. E' agevole intuire, a questo punto, e siamo al nocciolo della questione, che il progetto definitivo per la realizzazione del porto approda al Nucleo VIA della Regione Calabria in assenza dei dati per valutare il pi importante degli impatti ambientali afferente alla costruzione del porto. Mancano, come detto, sia la variante progettuale per deviare il Sallegrino, sia lo studio matematico (quello allegato al progetto definitivo, si ripete, era stato predisposto per il progetto preliminare, che era di tutt'altra forma e lunghezza e non teneva conto della deviazione del canale Sallegrino imposta dall'Autorit di Bacino Regionale, e pertanto non era assolutamente attendibile) sia la prova in vasca. E' palese, allora, l'illegittimit in cui incorsa la Regione Calabria. Si spinge a emettere un giudizio di VIA positivo in assenza del dato pi rilevante: l'impatto del porto sulla

costa. Si tratta di una carenza istruttoria talmente grave da inficiare tutta la VIA.
Elementari ragionamenti logici, prima ancora che giuridici, impongono che prima di valutare positivamente un progetto sia necessario capire quali siano le specificit dell'opera stessa. Ad es. per valutare positivamente un parco eolico il dato pi importante da verificare, oltre all'estetica, riguarda la forza, la durata e la direzione dei venti. Per valutare positivamente una centrale a biomasse il dato pi importante da controllare rappresentato dal piano di approvvigionamento del cippato. Per valutare positivamente un porto necessario avere bene in mente e con chiarezza quale sar l'evoluzione dinamica della linea di costa. Sarebbe assurdo valutare positivamente un parco eolico senza sapere se, dove verr installato, ci sar vento a sufficienza. O una centrale a biomasse in assenza del piano di approvvigionamento. O un porto senza sapere l'impatto sulla costa. Invece successo che la Regione Calabria ha dato parere favorevole in assenza del dato pi importante da verificare. E' il dato alquanto grave poich sul luogo dove si dovr intervenire confluiscono ben due torrenti per uno dei quali, il Sallegrino, manca ancora il progetto per la sua deviazione. Eppure tutto l'apparato normativo contenuto nel TUA chiarisce bene che cosa una VIA e come come deve essere condotto il lavoro per formularla. L'art. 5 del TUA, al comma 1 lett. c) stabilisce: 1. Ai fini del presente decreto si intende per: b) valutazione ambientale dei progetti, nel seguito valutazione d'impatto ambientale, di seguito VIA: il procedimento mediante il quale vengono preventivamente individuati gli

effetti sullambiente di un progetto, secondo le disposizioni di cui al Titolo III della seconda parte del presente decreto, ai fini dellindividuazione delle soluzioni pi idonee al perseguimento degli obiettivi di cui allart. 4, commi 3 e 4, lettera b) Gi in questa norma di carattere preliminare, dettata per individuare le definizioni di carattere generale, si stabilisce chiaramente che la VIA finalizzata a verificare preventivamente gli effetti del progetto sull'ambiente. La norma ribadisce un concetto ovvio. Se cos non fosse, non avrebbe senso la VIA stessa. L'art. 22 del TUA al comma 3, lett c), recita: Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti informazioni: c) i dati necessari per individuare e valutare i principali impatti sull'ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto pu produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio. E' facile intuire, da quanto argomentato, che al Nucleo VIA doveva arrivare un progetto corredato sia dalla prova in vasca che da un adeguato modello matematico che dalla variante progettuale per deviare il Sallegrino. E in loro assenza, pertanto, avrebbe dovuto negare la Valutazione di Impatto Ambientale perch impossibilitata a verificare il pi importante dei dati: l'incidenza del porto sulla costa. Ma il Nucleo VIA, contrariamente a quanto prescrivono le succitate norme del TUA e ad elementari regole logiche, rilascia il parere favorevole. Nel fare questo, per, si inventa un'acrobazia procedurale; tira fuori dal cappello una prescrizione del seguente tenore: al fine di determinare il reale impatto delle opere di progetto sulla dinamica costiera, dovr essere sviluppato, a supporto del modello matematico utilizzato in fase progettuale (che, va ricordato, riguarda un altro progetto, quello preliminare per 320 posti barca), un adeguato modello fisico che permetta di rendere conto delle interferenze del porto con il trasporto solido longitudinale e degli effetti indotti a monte e a valle delle opere stesse Tale modus operandi non pu che lasciare perplessi e basiti. Infatti si capovolge completamente il senso di una VIA. Le norme citate (e la logica) sono chiare nello stabilire che necessario che i dati sugli impatti di un opera siano conosciuti in via anticipata. Pertanto, illegittimo adottare una prescrizione di tale contenuto che posticipa a una fase successiva ci che necessariamente e inderogabilmente doveva conoscersi in via preliminare. Palese, di conseguenza, anche la violazione dell'art. 26, comma 5, del TUA il quale recita:il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione, esercizio e dismissione dei progetti, nonch quelle relative ad eventuali malfunzionamenti.

Tale comma non fa altro che stabilire quando le prescrizioni possono e devono essere adottate. Le prescrizioni, secondo tale comma, vanno intese per evitare, ridurre o compensare gli effetti negativi di un progetto sull'ambiente. Sono utilizzate dall'amministrazione competente in materia di valutazione ambientale per evitare, ove possibile, di esprimere una valutazione negativa. Non hanno efficacia esplorativa. Ma, al contrario, una volta individuati preventivamente gli impatti negativi, servono a mitigarli. Pertanto la prescrizione presuppone la conoscenza degli impatti di un'opera e non li va ad indagare. La prescrizione, pertanto, non pu essere intesa a colmare le lacune progettuali in cui incorso l'ente che richiede la VIA. E' stato commesso un'errore madornale nel confondere ci che previsto dall'art. 26, comma 5, cio le prescrizioni, con i dati da corredare al progetto per ottenere la VIA. Anche perch, si ripete per l'ennesima volta, l'Ufficio del Genio Civile in ben due pareri aveva gi stabilito di ricorrere alla prova in vasca. Ma la Regione Calabria va oltre. Continua la prescrizione dettando: qualora i risultati di tale modello fisico, previa verifica e controllo da parte dell'Arpacal, si discostino dalle previsioni del modello matematico, le nuove necessarie valutazioni progettuali dovranno essere sottoposte a valutazione di impatto ambientale. In tale ultima pseudo prescrizione sono contenute due abnormit. In primis si stabilisce che i dati della prova in vasca dovranno essere paragonati con il modello matematico gi in atti. E' gi emerso in precedenza che tale modello stato predisposto del Prof. De Girolamo per il progetto preliminare a moli convergenti del 2003 (doc. 5). Progetto totalmente differente rispetto a quello definitivo adottato nel 2008. Tale studio, in realt, non doveva neanche essere utilizzato per richiedere la VIA. Anche perch il Prof. De Girolamo, nel 2003, per come detto, sconsigliava la scelta progettuale adottata poi nel 2008. La domanda, allora, sorge spontanea: ma come fa uno studio matematico che non centra nulla con il progetto approvato, ad essere elevato al rango di termine di paragone? In secundis si evidenzia, (ricollegandosi al concetto precedentemente esposto con cui si evidenziava che una prescrizione del genere di per s gi illegittima) che l'istituto della VIA a singhiozzo o a due tranches non esiste. L'art. 26, comma 1, del TUA, infatti, stabilisce una tempistica abbastanza stringente di tutto il procedimento che deve condurre alla VIA. E non potrebbe essere altrimenti. Sarebbe assurdo ragionare in questi termini: anche se manca lo studio pi importante sull'impatto del porto, intanto io Regione ti rilascio il parere favorevole e poi si vede. Questo poi si vede pu andare bene quando si abita nel paese della banane. Non degno di un paese civile.

La Valutazione di Impatto Ambientale rappresenta un atto importantissimo. Ai sensi dell'art. 26, comma 4, del TUA sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta, e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto Rappresenta il fulcro di tutto l'iter autorizzativo. E non un caso che il procedimento si debba concludere in 150 giorni, salvo ulteriori brevi proroghe in presenza di ben determinate fattispecie. La Regione Calabria, invece, con l'atto oggi impugnato, ha invece protratto i termini a sine die svuotando completamente il procedimento del suo contenuto. Con l'aggravante di aver ingenerato un illegittimo affidamento alla ditta proponente sulla possibilit di realizzare il porto. 2) Stessi motivi di cui al punto 1 in relazione ad ulteriore profilo. Il sito dove dovrebbe costruirsi il porto uno dei pi importanti in Calabria dal punto di vista archeologico e paleontologico. Le grotte di Torre Talao esistenti ai piedi della rocca costituiscono, infatti, il pi importante complesso musteriano della regione ed quello che ha segnato l'inizio delle ricerche sul Paleolitico Calabrese ad inizio secolo. Inoltre nel XVI secolo sullo scoglio di Talao fu costruita una importante torre di avvistamento. Non un caso che il progetto stato sottoposto all'attenzione di esperti in materia, i quali hanno dettato delle importanti prescrizioni. Nella VIA, infatti, si prevedeva: siano attuate tutte le misure di salvaguardia, conservazione e valorizzazione del complesso archeologico Torre Talao cos come riportato negli elaborati progettuali, nella relazione paesaggistica e nello studio di impatto ambientale ed in particolare, a tal riguardo, dovranno essere accolte e sviluppate nel progetto esecutivo, tutte le indicazioni contenute nelle relazioni archeologiche (del Dott. Tagliacozzo) e geologica (del Dott. Gisotti) parte integrante del parere reso dalla soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria di Reggio Calabria in data 16.03.09, prot. n. 4641; La relazione geologica del Dott. Gisotti (doc. 8 a, allegato al verbale della conferenza dei servizi del 2003), al punto E prevede che: Si ritiene necessario un rilievo planoaltimetrico di dettaglio, ricavato anche da opportune indagini geofisiche, che definisca il perimetro anche sepolto, non visibile, della Rocca, individuando cio sia la roccia in posto (bedrock) che i sedimenti che la coprono e la tamponano, allo scopo di poter meglio progettare i sopra citati interventi di tutela Tra gli interventi di tutela ai punti B e C sono indicati i seguenti: Realizzare opere di difesa del suolo sulle pendici e ai piedi della Rocca, allo scopo di minimizzare il rischio idrogeologico. Realizzare alla base della Rocca una sorta di cuscinetto o

salvagente che lo separi dallo specchio d'acqua portuale. In altre parole si ritiene necessario realizzare, interno all'intero perimetro della Rocca, una fascia di rispetto di adeguato spessore che funzioni da un lato come sostegno al piede del versante, da un lato eviti il contatto diretto fra l'acqua marina e le grotte che si trovano a quella quota L'archeologo Tagliacozzo (doc. 8 b, allegato al verbale della conferenza dei servizi del 2003) si trova sulla stessa linea d'onda; infatti al punto 2 del suo parere stabilisce: necessario prevedere, intorno all'intero perimetro dell'isolotto, una fascia di rispetto di 3/4 metri che, opportunamente protetta con opere di sostegno, garantisca da un lato il contenimento del terreno e dall'altro eviti l'ingresso dell'acqua verso le grotte. Si evidenzia, anche in questa sede, quanto gi sostenuto nel punto precedente. Infatti non si doveva dare luogo, in sede di VIA, a certe prescrizioni in quanto era opportuno e doveroso verificare in anticipo alcuni aspetti e dati. Infatti il rilievo planoaltimetrico, richiesto al punto E dal dott. Gisotti, non andava ulteriormente prescritto con la VIA, bens doveva far parte dei documenti che il Nucleo Via avrebbe dovuto esaminare in anteprima. La sua assenza, infatti, comporta che non dato capire quale sia l'esatta consistenza della Rocca. Attualmente, alla base, essa ricoperta da materiale che dovr essere asportato e dragato e presenta un piano di campagna sopraelevato di 4/5 metri rispetto al livello del mare. Per realizzare il porto, il piano di campagna dovr, ovviamente, essere abbassato e portato al di sotto del livello del mare di ulteriori 3 metri per un totale di 7/8 metri circa di profondit dallattuale livello. Ma in assenza dello studio planoaltimetrico non si sa quale sar il reale perimetro della Rocca denudata. Il dato non di poco conto, atteso che intorno alla Rocca dovrebbe essere realizzato un salvagente (fascia di rispetto) dello spessore di 3/4 metri. E senza conoscere le esatte misure della Rocca (che ha un andamento conico) e del relativo salvagente, vi il rischio che il progetto cos come stato approvato non potr essere realizzato o, nella migliore delle ipotesi, che il porto non sar funzionale. Infatti, analizzando la planimetria che allo scopo stata realizzata (doc. 14), esiste il serio pericolo che tra il salvagente e la darsena, lato est, si vadano a creare dei corridoi troppo stretti o, nell'ipotesi peggiore, dei veri e propri punti di tangenza (che nella tavola di cui al doc. 14 vengono identificati con le lettere A e B). Eppure tali dati avrebbero dovuto essere verificati prima di emanare la VIA favorevole. Bastava predisporre telerilevamenti a infrarossi o magnetometrici comunemente utilizzati per le indagini archeologiche. Tali tecniche avrebbero fornito l'esatta consistenza della

Rocca nella parte seppellita in modo che si poteva calcolare l'esatta consistenza e le esatte misure del salvagente prescritto dalle relazioni Tagliacozzo e Gisotti. Le tavole fornite dalla ditta proponente, in cui sono rappresentate le curve di livello, sono approssimative e sono state predisposte in assenza di quel rigore, che nella fattispecie de quo, era doveroso utilizzare. Ma vi di pi. Non conoscere gli esatti confini e le esatte misure del luogo dove sar collocato il salvagente ancora pi grave alla luce delle prescrizioni dettate dall'Autorit di Bacino della Regione Calabria che ha imposto (per come sar illustrato nel motivo successivo) la deviazione del canale Sallegrino a nord della darsena (attualmente tale torrente sfocerebbe nella stessa darsena). Per deviare il canale Sallegrino sar necessario prevedere una infrastruttura di canalizzazione che occuper un certo spazio. Ma analizzando le tavole progettuali predisposte dalla ditta proponente (doc da 13A a 13H), balza agli occhi che i margini di manovra sono quasi inesistenti o molto risicati. C' il serio rischio che il porto, cos congegnato, non potr essere realizzato. Infatti, fare spazio al canale per deviare il Sallegrino significa restringere la darsena, visto che pi a nord non si pu andare per la presenza dei palazzi, parcheggi ed altre infrastrutture funzionali al porto. Ma stringere la darsena significa andare a ridosso del salvagente e della Rocca. Ma tutto ci comporta stravolgere il progetto. Si tratta di una situazione labirintica che era doveroso risolvere in anticipo. Si ribadisce quanto sostenuto nel punto precedente: certe valutazioni e certi controlli, essendo cruciali e imprescindibili, vanno effettuati prima di esprimersi con un giudizio favorevole. Il nucleo VIA doveva conoscere in anticipo, con una precisione millimetrica (e le tecnologie lo consentono) l'esatta portata del salvagente e l'esatta portata dell'infrastruttura per la deviazione del Sallegrino. Allo stato, su questi aspetti, la VIA cos come stata concepita non serve a nulla. Quando i nodi cominceranno a venire al pettine, sar impossibile scioglierli. 3) Stessi motivi di cui al punto 1 in relazione ad ulteriore profilo. Il nucleo VIA della Regione Calabria ha trattato la questione relativa ai canali Tirello e Sallegrino con molta superficialit. O meglio, per essere realistici, non li ha trattati per nulla. Si limita a dire: Nello S.I.A. (Studio di Impatto Ambientale) vengono analizzati i vincoli PAI e i progettisti dichiarano che: - l'area di progetto non rientra tra le aree pericolose; - sono stati rilevati nel tempo danni di bassa entit;

- non sono presenti punti o zone di rischio; - non presente il rischio di erosione costiera del tratto di costa interessato dal progetto; - l'area del Canale Tirello stata classificata come zona di attenzione, la sistemazione della foce, con la conseguente eliminazione degli attuali problemi di insabbiamento, migliorerebbe l'officiosit della foce; La questione dei due canali troppo importante per essere liquidata con queste due righe, che si riportano integralmente a quanto dichiarato dai progettisti. Eppure tra i documenti che il Comune di Scalea depositava in Regione per ottenere la VIA, vi era il parere reso dall'ABR (Autorit di Bacino Regionale) datato 15/05/09 (doc. 12 a, allegato al verbale della conferenza dei servizi del 2009), che fa delle considerazioni abbastanza importanti delle quali non si tiene minimamente conto. Tale documento, nell'affrontare il tema del rischio d'inondazione detta esplicitamente (pag. 2, rigo da 40 a 44) : Alla luce di quanto sopra riportato nella citata Tavola PAI -RI 78138 e da quanto risulta dagli elaborati tecnici A01-Planimetria Stato di Fatto- M01 Rilievo Stato dei Luoghi Batimetria e M02 Rilievo stato dei Luoghi Sovrapposizione Opere da Realizzare-, analogamente a quanto previsto per il Canale Tirello, deve essere

predisposta la deviazione del Canale Sallegrino ipotizzando un percorso a monte


dell'opera portuale in zona di sopraflutto. Dall'analisi delle tavole progettuali definitive predisposte dalla CEM (doc. da 13A a 13H) non risulta che si sia dato luogo a tali prescrizioni. L'ABR arriva a queste conclusioni dopo aver effettuato una serie di importanti premesse: In merito al rischio di inondazione, per come riportato dalla Tavola PAI -RI 78138, scala 1:25.000, si evidenziano perimetrazioni di zone di attenzione lungo i corsi d'acqua, Canale Sallegrino e Canale Tirello, retrostanti l'area interessata dall'infrastruttura portuale. E' utile precisare che dalle zone di attenzione, che costituiscono una prima perimetrazione delle aree a rischio in attesa di essere classificate secondo una specifica metodologia, discendono le aree di attenzione per le quali, in mancanza di studi di dettaglio, valgono le stesse prescrizioni vigenti per le aree a rischio R4 - art. 24 comma 4 delle Norme di Attuazione e Misure di Salvaguardia (NAMS) del PAI. Si precisa, pertanto, che l'ammissibilit dell'intervento in esame, per quanto attiene il citato rischio di inondazione, deve essere ricercata nei dettati del citato art. 21 -comma 2 lettera g) delle NAMS del PAI- (ampliamento e ristrutturazione delle opere pubbliche o d'interesse pubblico riferite ai servizi essenziali e non delocalizzabili, nonch la sola realizzazione di nuove infrastrutture lineari o a rete non altrimenti localizzabili, compresi i manufatti funzionalmente connessi, a condizione che non costituiscano ostacolo al libero deflusso, o riduzione dell'attuale capacit d'invaso, previo parere dell'ABR)

L'ABR, pertanto, ente competente alla attuazione delle norme del PAI e delle NAMS, descrive uno stato di fatto e dei luoghi che impongono la deviazione del Torrente Sallegrino. Sarebbe stato doveroso, alla luce di questo importante parere, che la CEM o il Comune di Scalea ottemperassero alla realizzazione della importante variante progettuale prima di presentare la documentazione presso la Regione Calabria per ottenere la VIA. Valgono, a tal proposito, le stesse considerazioni effettuate nei punti precedenti: non ammissibile una VIA favorevole senza avere cognizione di cosa si stia valutando. Non ammissibile che la Regione abbia valutato favorevolmente un progetto che si presentava monco di un elemento essenziale e cruciale. Eppure la questione importantissima. Si tratta del tema del rischio idrogeologico. Tema a cui connessa la salvaguardia delle vite umane. Le cronache degli ultimi decenni non fanno altro che raccontare di disastri avvenuti in Calabria a causa del dissesto idrogeologico. Famoso stato il caso Soverato, dopo che il canale Beltrame travolse un campeggio autorizzato nelle prossimit della sua foce. Autorizzazione che si rilasciava sul presupposto che negli ultimi secoli non si aveva memoria di episodi importanti. Adesso si va a costruire un porto alla foce di ben due Torrenti. E la Regione che fa? Anzich usare la lente d'ingrandimento, non si avvede neanche che la progettazione della deviazione del Sallegrino stata totalmente omessa. Ma si fida ciecamente da quanto sostenuto dalla ditta proponente secondo la quale dal punti di vista idrogeologico tutto a posto. C' da chiedersi se qualcuno del Nucleo VIA si era accorto dell'esistenza del parere dell'ABR!!!! (e dire che il Nucleo VIA era composto da ben 19 elementi!!!!!). Ma vi di pi. L'ABR non solo prescrive la deviazione del Sallegrino, ma detta ulteriori condizioni (che si vogliono riportare per esteso, anzich effettuare un pi comodo rinvio per relazionem, per dare al lettore l'esatta portata della superficialit in cui incorsa la Regione Calabria): Nella deviazione del canale Sallegrino occorre evitare la tombatura, e, qualora quest'ultima si rendesse necessaria, va limitata a brevi tratti richiamando integralmente il Cap. 4 -par. 4.1- delle Linee Guida Idrauliche del PAI, che recita espressamente: E' vietata la tombatura di qualsiasi tipologia di corso d'acqua, anche di fossi minori. Limitate tombature sono ammesse solo in casi eccezionali e di comprovata necessit, previo parere vincolante di questa Autorit di Bacino Regionale. In quest'ultimo caso, oltre alle verifiche ed alle prescrizioni sopra citate per gli attraversamenti, dovranno essere previste tutte le opere e le cautele necessarie affinch non avvengano ostruzioni all'imbocco ed all'interno dell'opera. L'opera deve essere in ogni caso di dimensioni tali da essere manutenibile con mezzi meccanici

Questa Autorit di Bacino Regionale deve esaminare l'intubata nel suo insieme (tratto esistente e tratto di futura realizzazione); a tale scopo si rende necessario conoscere l'esatto andamento planimetrico, l'effettivo diametro dello speco, la sua lunghezza complessiva, se sussistono le condizioni di accesso per effettuare periodiche ispezioni e lavori di manutenzione possibilmente con mezzi meccanici. Continua ancora l'ABR specificando che per le tombature le prescrizioni sono dettate non solo per il Sallegrino, ma anche per il Tirello. Infatti: Inoltre, sempre in riferimento alle tombature in esame (Canale Tirello e Canale Sallegrino), necessario procedere alla loro verifica idraulica sotto l'ipotesi di parziali ostruzioni e alla verifica che il materiale solido trasportato dalla corrente non venga depositato al suo interno. Lo studio idrologico-idraulico da produrre deve essere conforme a quanto previsto dal Cap. 2 delle sopraccitate Linee Guida idrauliche del PAI. Per quanto attiene, pi propriamente l'assetto geometrico dell'alveo, oltre alle planimetrie e ai profili longitudinali altimetrici, necessario rilevare, in scala maggiore o uguale ad 1:500, delle sezioni topografiche estendendole a valle fino alla foce e a monte oltre l'innesto con le intubate preesistenti. Si precisa che dall'esame delle suddette sezioni devono emergere la caratterizzazione di tutti i tronchi in studio, la rappresentazione della geometria attuale dei due alvei, le singolarit (variazioni di pendenza, variazioni di scabrezza, presenza di tratti intubati, ponti, briglie, aree golenali, argini etc.) e le variazioni delle sezioni medesime lungo i tratti in indagine. Particolare importanza assumono le sezioni all'imbocco delle intubate esistenti, all'innesto tra le intubate esistenti e quelle eventualmente da realizzare, allo sbocco delle nuove e quelle rilevate in corrispondenza delle summenzionate singolarit in alveo. Per quanto attiene al punto 2.6 -Modalit di deflusso in piena ed effetti degli interventi in progetto- del Cap. 2, considerato che l'analisi finalizzata alla quantificazione delle caratteristiche idrauliche del moto della corrente in condizioni di piena, l'esecuzione dei calcoli idraulici impone che lo schema di calcolo minimo da utilizzare, per la determinazione del profilo idrico della corrente, sia quello di moto permanente monodimensionale. E' necessario, inoltre, che il calcolo idraulico contenga indicazioni riguardo alle condizioni iniziali e al contorno utilizzate, nonch ai valori di scabrezza inseriti nel codice di calcolo. Chiude l'ABR esprimendo il parere favorevole dettando un'ulteriore prescrizione:

vengano redatti, prima dell'inizio dei lavori, elaborati grafici e studi idrologici idraulici relativi al Canale Tirello e al Canale Sallegrino, per come sopra indicato, da trasmettere alla scrivente Autorit per acquisire specifico parere in relazione alla normativa del PAI Tutto ci non mai avvenuto. Questo parere stato rilasciato prima che si desse avvio alla procedura VIA. In conclusione, era doveroso, prima di attivare la procedura VIA, ottemperare a tutto quanto prescritto dall'ABR e, quindi, si doveva progettare in primis la deviazione del Sallegrino per poi predisporre ed elaborare tutti quegli studi in ordine sia al Tirello che al Sallegrino. Tutto ci non avvenuto con la conseguenza che la fase procedimentale che ha condotto alla VIA deve considerasi completamente affetta da illegittimit perch ha avuto ad oggetto un progetto monco e sono del tutto assenti quegli ulteriori studi dettati dall'ABR sui quali l'ABR stessa si era riservata di esprimere un ulteriore specifico parere in relazione alla normativa del PAI. Parere che tuttora manca. E non si pu pensare di acquisirlo successivamente a VIA conclusa perch, sia il progetto completo che gli ulteriori studi dovevano essere oggetto di VIA. Valgono anche qui le considerazioni dettate per il punto 1. Non possibile immaginare che si concluda una VIA in senso favorevole, quando ancora mancano valutazioni di cruciale importanza. Tanto varrebbe non attivarla per nulla. E se non prevista dall'ordinamento la procedura VIA a due tranches, non neanche prevista la procedura di VIA con riserva di aggiungere successivamente un ulteriore parere che si dovr esprimere su questioni di rilevanza primaria. Infatti la VIA, come gi detto, sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni senza possibilit di effettuare aggiunte a scoppio ritardato. Altrimenti si creerebbe solo confusione e si tradirebbe lo spirito della legge e il criterio del buon andamento. E anche in questo caso la ditta proponente sapeva in anticipo, cio prima di depositare gli atti in regione per attivare la procedura VIA, della necessit degli ulteriori elaborati. Pertanto la omissione risulta ancora pi grave. 4) Eccesso di potere per illogicit e contraddittoriet. Violazione e falsa applicazione dell'art. 26, comma 4, del TUA Per come stata concepita la VIA, volendo realizzare il progetto, si arriva a dei risultati paradossali. Recita l'art. 26, comma 4, del TUA che la VIA sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta, e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto

Se la VIA coordina tutte le autorizzazioni e i pareri deve, giocoforza, far combaciare tutti i pezzi. Tra i pezzi da incastrare vi il predetto parere dell'ABR e una prescrizione dettata dalla Regione stessa. Quella che prevede la prova in vasca. E' stato gi detto che tale prescrizione in realt illegittima; ma fintanto che l'atto oggi impugnato non verr annullato (e si spera che tale ipotesi si verifichi al pi presto) la ditta proponente legittimata ad andare avanti. Ed ecco la domanda: come possibile procedere alla prova in vasca se il progetto monco? La prova in vasca, come gi detto, riproduce in scala lo stato dei luoghi per collocarvi l'opera progettata. Ma se manca un pezzo importante del progetto, e cio la deviazione del canale Sallegrino, che senso ha effettuare la prova in vasca? Ovviamente nessuno. Perch, ammesso che, non si sa in quale futuro, la ditta proponente incaricher una ditta specializzata ad effettuare una prova in vasca sul progetto definitivo monco, verr partorito un risultato ovviamente inattendibile. E un atto cos congegnato non pu che essere illegittimo. ISTANZA CAUTELARE Nelle more del giudizio di merito si rende in ogni caso necessario disporre la sospensione dell'esecutivit dei provvedimenti impugnati essendo ravvisabile la sussistenza del requisito del fumus boni juris e il requisito del periculum in mora. Il fumus affidato ai motivi che precedono. Il periculum di tutta evidenza. La Regione Calabria, avendo inventato il modello VIA a due tranches e quello di VIA con riserva ha contribuito notevolmente a dare una accelerata alla prosecuzione dei lavori per dare vita alla realizzazione del porto. Esiste il serio pericolo (visto che la Pubblica Amministrazione ha dimostrato, durante tutto l'iter procedimentale di essere a dir poco distratta) che, di distrazione in distrazione, a breve si cantierizzi il sito su cui costruire il porto. Infatti non da escludere che il Comune di Scalea, che finora stato capace di far approvare un progetto che fa acqua da tutte le parti, forte di possedere una VIA in tasca, dia il via libera definitivo per la realizzazione dell'opera. Il progetto, come si visto, si pu considerare ancora in una fase iniziale. Mancano, infatti, lo studio matematico sulla dinamica delle coste, non si conosce l'esatta consistenza e misura della rocca di Torre Talao, manca la previsione progettuale della deviazione del Sallegrino, manca la prova in vasca, non esistono gli elaborati richiesti dall'Autorit di Bacino Regionale sulla tombature dei canali. Non si sa neanche se, colmate tutte le lacune, il progetto sia realizzabile.

E' opportuno che tutto si fermi al pi presto perch, continuando di questo passo, la situazione diventer ancora pi ingarbugliata e pasticciata, con il rischio che alle problematiche ancora esistenti si diano soluzioni aberranti. In gioco vi sono interessi pubblici enormi, a cominciare dalla esigenza della tutela del sito archeologico per finire alle questioni legate al rischio idrogeologico. Consentire l'ulteriore prosieguo dell'iter potrebbe comportare la compromissione di tali interessi. Per tutto fin qui illustrato e dedotto il ricorrente si rivolge all'Ill.mo Sig. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA affinch, udito il parere del Consiglio di Stato, accolga il presente ricorso annullando gli atti impugnati e prima ancora adotti ogni pi opportuna misura cautelare. Si chiede che gli scritti difensivi delle altre parti siano portati a conoscenza del sottoscritto con assegnazione di un termine congruo per replicare. Si allegano i seguenti documenti: Decreto del Dirigente Generale della Regione Calabria n. 10303 del 23 agosto 2011 pubblicato sul BURC il 14 ottobre 2011; relazione illustrativa, studio meteomarino, studio dell'impatto delle opere portuali sulla dinamica costiera e studio dell'inserimento ambientale paesaggistico del Prof. De Girolamo (estratti); delibera del 26.02.03del Consiglio Comunale del Comune di Scalea; verbale della conferenza dei servizi del 17.06.03 con i relativi sub allegati: relazione Gisotti, relazione Tagliacozzo, parere della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, parere dell'Ufficio del genio Civile per le Opere Marittime di Reggio Calabria del 14.03.03; Determinazione n. 20-SA del 09/10/07, Reg Gen n. 1104 del 15/10/07 del Comune di Scalea; contratto Rep. 750 del 03/06/08; tavola con sovrapposti il progetto del 2002 con il progetto del 2008; verbale della conferenza dei servizi del 15.05.09 coni seguenti sub allegati: parere dell'ABR (Autorit di Bacino Regionale) datato 15/05/09, parere dell'Ufficio del genio Civile per le Opere Marittime di Reggio Calabria del 07.05.09, parere della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria del 16.03.09; estratto dello studio morfodinamica costiera e relazione sedimentologica (allegato RSED); tavole progettuali (M01- M03- M04- A01- A02- A03- A04- A05); planimetria con evidenziati punti di tangenza; pubblicazione ad opera del comitato Scalea 2020; atto costitutivo; statuto; verbale del Consiglio Direttivo del 20/09/2009. Cosenza, l 03.02.2012 Avv. Marcello Nardi

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