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La luce

nellArte
Povera
The Light
in
Arte Povera
Ombre
archeologiche
a
Francoforte
Archeological
Shadows
in
Frankfurt
Imprese
italiane,
nuove
sfide
Italian
Companies,
New
Challenges
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LUCE
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AIDI
Associazione Italiana di Illuminazione
GIE
Gruppo Italia Energia
Scenari
Illuminare Venezia e non solo, nel mondo 06
Interviste a Raffaele Bonardi
e Giovanni Roncan di Citelum
Lighting not onlyin Venice but also in the world
di Silvano Oldani e Mauro Bozzola
Industria italiana di illuminazione: 16
un valore per i mercati internazionali
Intervista a Patrizia Di Sano, presidente ASSIL
Italian lighting industry:
a value for international markets
di Emanuele Martinelli
Le imprese italiane pronte a nuove sfide 30
Intervista a Dante Cariboni,
presidente Cariboni Group e vice presidente AIDI.
Italian companies
are ready to take up new challenges
di Emanuele Martinelli
Arte
La luce nell'Arte povera 42
The light in Arte Povera
di Jacqueline Ceresoli
Luce interni
Racconto magico nel mondo della luce 52
A magic story in the world of light
di Andrea Cerquiglini
Francoforte
Ombre archeologiche di Fabrizio Corneli 64
Archaeological Shadows
di Mauro Bozzola
3
LUCE 297/298 1-2/2012
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SOMMARIO
Design
Atollo ovvero lisola che c 70
Atollo the existing isle
di Andrea Calatroni
Luce esterni
Illuminazione di centri urbani con tecnologie LED 78
Intervista a Margherita Suss
Lighting city centres
using LED technologies
di Silvano Oldani e Mauro Bozzola
Innovazione
Luce e colore 88
per una degenza ospedaliera
The light and colours
during hospital stay
di Carla Balocco, Enrico Marmonti
Le macchie di luce sui dipinti 100
Disturbing veiling reflections in Galleries
di Mario Bonomo, Claudia Cester
Tecniche di simulazione 106
per la progettazione di apparecchi a LED
Simulation techniquesin
designing of LED devices
di Fulvio Musante, Danilo Paleari, Maurizio Rossi
Ricerca
Nuovi concepts di luce alla IUAV 118
New light concepts
di Alberto Pasetti
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LUCE INTERNI GE LIGHTINGS EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY
uello che abbiamo cercato di fare stato utilizzare
la luce come un qualsiasi materiale, per
costruire e raccontare, per emozionare.
Non credo che la missione di questo grande
spazio fosse insegnare, in modo
didascalico, a illuminare il soggiorno,
lingresso di un albergo, un centro
commerciale. Io credo che questo luogo
avr realizzato il suo obiettivo se sar in
grado di lasciare una traccia nel visitatore,
se sapr emozionare. Questo progetto un
viaggio in un mondo plasmato con la luce.
Si alzi il sipario allora, entrate con me, che il
viaggio abbia inizio, e si accendino le luci!
Immaginate di ritrovarvi in un luogo, meglio in
uno spazio che dentro un edificio, ma che non ha
nulla a che vedere con ci che pavimento, pareti,
soffitto. Uno spazio dove ci che conta non
lapparecchio dilluminazione, ma la luce, la
sola luce, leffetto che fa; luce costruita e
come incastrata, piegata, utilizzata come legno,
ferro, gesso, per costruire da protagonista lo spazio.
What we have tried to do is to use the light as any
other material to construct, tell and excite.
I do not think that the mission of this enormous
space is to teach, in a didactic tone, to illuminate a
living room, a hotel entrance or a shopping centre.
I believe that this place will achieve its objective if it
is able to leave a trace in a visitor, if it is capable of
exciting. This project is a journey to a world
moulded by the light. Let us raise the curtain, come
with me, let the journey start, let the lights turn on!
Imagine that you stay in a place, or rather a space in-
side a building, which has nothing which resembles
the floor, the walls and the ceilings. A space, where
the only thing that counts is not a lighting device, but
the light, just the light and its effect, how it is con-
structed, squeezed, folded, used like wood, iron and
plaster where it is a chief constructor of the space.
What do you do when you want to meet a friend, tell
a story to a person that you have not seen for ages? I
think there is no better way than going for a walk,
isnt it? And that is why this space is a walk in a park,
in a geometric and angular wood, like the trunks of
its trees. And in the wood, the light filters through
forms, comes down from top and passes through
the branches. While I am walking there, I see things
in front of me, and then behind me, what I find far-
ther, what things appear and disappear. So, for ex-
ample, when I look left, I see some forms behind
these shapes; behind these branches I see a yet an-
other space which is not angular anymore, but deli-
cate, rounded and calm, where also the light
becomes soft and round. The light follows the shape
of things and gives shape to the things. Later, after
the walk, as we also discover the pleasure of taking a
break, having a seat, I will invite you to talk more
about the light, which can be either aggressive and
sharp, or cosy and heady; it can relax and not excite.
Later.
We keep walking and arrive to a place from which
you can see, but from a distance, a clearing with a
lake and trees that are different though, as the sea-
sons change in the wood. Here the trees are round
and rotund, of special type. They are called
ball_trees because they are almost magic, they
are so shiny from the light coming from the inside:
di Andrea Cerquiglini
RACCONTO MAGICO
NEL MONDO DELLA LUCE
Q
A MAGIC STORY
I N THE WORLD OF LI GHT
European Lighting Experience Center
di GE Lighting a Budapest.
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LUCE 297/298 1-2/2012
Se vuoi incontrare un amico, se vuoi raccontare una storia a
una persona che non vedi da molto tempo, cosa fai? Io
penso che non ci sia cosa pi bella di una passeggiata, o
no? E allora questo spazio nasce come una passeggiata in
un parco, in un bosco geometrico e spigoloso, come lo sono
i tronchi dei suoi alberi. E, in un bosco, la luce filtra tra le
forme, arriva dall'alto, passa tra i rami. Camminandovi, vedo
le cose davanti a me, e poi anche cosa c' dietro di me, cosa
c' alla fine, cosa appare e scompare. Allora, ad esempio,
guardando a sinistra vedo che dietro a quelle forme, dietro a
quei rami c' un altro spazio che non pi spigoloso, ma
lieve, arrotondato e tranquillo, dove anche la luce diventa
morbida e rotonda. La luce segue la forma delle cose, e d
forma alle cose. Poi, dopo aver camminato poich nasce in
noi anche il piacere di fermarsi, di sedersi t'invito a parlare
ancora della luce, che pu essere aggressiva e spigolosa,
ma che pu essere anche avvolgente e inebriante, e rilassare
e non eccitare.
Poi.
Riprendiamo il cammino, e arriviamo in un luogo in cui si
vede per da lontano una radura, con un lago, con gli
alberi che sono per cambiati, come cambiano in un bosco
le stagioni. Qui son alberi tondi e rotondi, di tipo speciale,
chiamati palla_tree, perch quasi magici, perch luminosi
con la luce che viene dallinterno: fatti di luce.
A questo punto siamo a met del viaggio nel mondo della
luce; siamo usciti dal bosco, lasciamo la natura, e ci
fermiamo a parlare ancora, se vogliamo.
Entriamo in citt. Le forme non sono pi libere, non pi
rotonde, non pi spigolose, ma sono razionali e organizzate:
siamo arrivati in una piazza. Una piazza che, ancora una
volta, ci serve per raccontare la luce, in modo meno
metaforico e pi realistico. Erano stati esempi, la luce
mostrata attraverso applicazioni possibili.
Ancora una volta, una volta ancora, la tentazione di scappar
via e di fuggire dal raccontare la realt cos com' e dal
mettere in scena un mondo finto di statue di cera. Poi, l'idea o
lintuizione di organizzare delle scene all'interno di spazi
regolari e razionali: scatole aperte, composte intorno ad uno
spazio, come la forma di una piazza. Scatole che sono edifici,
ognuno dei quali ospita una funzione, un'attivit: vendere,
lavorare, mostrare. Dove ogni attivit raccontata con la luce.
Per la natura ancora presente, poich la natura anch'essa
un materiale da costruzione e, dunque, parte della citt. E la
natura, o gli spazi aperti, o meglio, la luce per la notte per gli
spazi aperti, l'ultima tappa di questo viaggio nella luce,
raccontato con la luce. E si arriva allora in un prato che nero,
perch notte, dove la luce filtra tra neri alberi e nere forme.
Continua il viaggio.
Perch questo showroom stato pensato proprio come un
viaggio, una passeggiata, mettetela come preferite,
camminate come volete, prendete il vostro passo, ma il
senso quello del procedere, in ogni caso, un andare che
inizia da un bosco magico e incantato, e poi arriva in citt.
Le luci, le vedo, le ho fatte, le ho pensate, le abbiamo
pensate. Ora mi sembra di sentire i suoni, che cambiano.
Non c' pi la luce sussurrata che scappa via e guizza da
pareti e soffitti, che morbidamente rotola dalle forme tonde e
giocose degli alberi obesi, i palla_tree. Stiamo lasciando il
bosco e arrivando in un altro luogo. Continua, continua
questo viaggio magico nel mondo della luce, nellassoluto
trasporto della fantasia e dell'immaginazione.
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LUCE INTERNI GE LIGHTINGS EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY
they are made of the light.
At this point we are in the middle of our journey in the world of
light. We have left the wood, now we are leaving the nature,
then we stop to talk a bit more, if we like.
We enter the city. The shapes are not so free, not rotund any-
more, but rational and organized. We have reached a square.
This square serves us to talk again about the light in a less
metaphorical and more realistic way.
These were the examples of light shown through possible ap-
plications.
Again and again a temptation to run away and to escape from
talking about reality as it is, from putting up a fake world of wax
figures. Then, an idea or intuition to organise the scenes inside
regular and rational spaces: open boxes, composed around
a space, like a form of a square. Buildings represented by
boxes, each of them houses a function, an activity of selling,
working, showing. Each activity is told with the light there.
However, nature is still present, since nature is also a con-
struction material and thus a part of the city. And nature or
open spaces, or rather the light for night intended for open
spaces is the last leg of this journey to the light, told with the
light. We reach a meadow. It is black because of the night
when the light filters through black trees and black forms.
The journey continues.
Since this showroom was designed to travel or to walk through
it, take it as you like, walk as you like, at your own pace. The
point is to continue in any case, to pass through a magic and
enchanted wood to get to the city.
The lights, I see them, I have created them, I have invented
them, we have invented them. Now I seem to be hearing
voices that change. It is not a whispering lights that flits away
and leaps from the walls and ceilings that softly roll from round
and playful forms of rotund trees, the palla_trees. We are
leaving the wood to get to another place.
This magic journey to the world of light continues further to
reach the absolute passion of fantasy and imagination. There
was this driving thought, the main thought, a strong idea that in-
spired us in the course of the project: do not surrender to reality.
Never accept too much reality, never accept too much realism.
There is always this concept: do not copy, do not recopy, never.
Instead, add or take, interpret, change something, do not ever
be too didactic, too real, too realistic, and too concrete: What
is the point? Is it right? Reality has to be observed and then
changed. Well, this was the driving thought of all this work: to
start from reality and to get to fantasy and imagination; to fly
away from representation of too real spaces, too concrete
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cosa rispetto alla prima, bens una sorta di primo e secondo
atto, come in un film, in una commedia. E se il primo atto
pi libero, il secondo sembra essere quello pi calcolato.
Alla fine del primo atto, ci sono una radura, un'area centrale.
Dopo la radura e il lago ghiacciato, si passa in uno spazio
che si fa pi concreto, si vede, ci rendiamo conto, che
cambiano le forme, le geometrie, il linguaggio. C'
continuit, ma le cose anche mutano, abbiamo lasciato il
bosco incantato, stiamo arrivando in citt, lo spazio
costruito dell'uomo.
E non ci sono pi forme libere, rimandi alla natura, che hanno
lasciato il posto alla razionale ortogonalit dell'ambiente
costruito. S, siamo in citt, ed di questo che dobbiamo
parlare, anzi dobbiamo far parlare, e lasciare spazio alla luce,
che deve parlare di se stessa, di quello che sa fare, di quello
che pu fare, e dare il meglio di se, per lo spazio dell'uomo.
Finora, nel bosco, la luce l'abbiamo utilizzata noi, l'abbiamo
piegata e forgiata e plasmata, per gioco, al nostro volere, ma
ora tocca a lei dire e parlare e raccontare. Andiamo in citt,
allora, e ascoltiamola.
C' uno spazio, che una piazza, l'archetipo, l'essenza di una
piazza, intorno alla quale tutte le attivit sono organizzate.
Una piazza sulla quale si affacciano tutti gli edifici, che la
concludono e la perimetrano.
Recuperare l'essenza della citt, evocarla, per organizzare
volumi e architetture, stato il pensiero che ha sottinteso
questa parte del progetto.
Dalla piazza, possibile osservare i negozi, gli spazi per il
lavoro, che si susseguono. Ciascuno di essi si apre, come
una scatola, una magica scatola bianca. Magica, ancora una
volta, perch l'intenzione continua a essere quella, ancora una
volta, andare oltre la rappresentazione della realt, cos com'.
E c' stato un pensiero guida, un pensiero principale, un'idea
forte che ci ha ispirato, per tutta la durata del progetto: non
cedere mai alla realt. Mai troppa realt, troppo realismo. Il
concetto sempre quello: non copiare, non ricopiare, mai.
Invece aggiungere, oppure togliere, interpretare, cambiare
qualcosa, mai essere troppo didascalici, reali, realistici,
concreti: che senso ha? Che gusto c'? La realt va
osservata, e poi cambiata. Ecco, questo stato il pensiero
guida, di tutto questo lavoro: partire dalla realt, arrivare alla
fantasia, all'immaginazione.
Rifuggire, correre via dalla rappresentazione di spazi troppo
reali, luoghi troppo concreti, ambienti troppo realistici, ossia
cos come sono, cio, noiosi.
A mio giudizio, si deve andare in questo luogo per vedere
qualcosa di diverso, di molto diverso, realistico, ma non reale.
Lo showroom deve essere governato dalla fantasia.
Bene, allora mettere in atto questo intendimento stato facile,
sufficientemente facile (... ehi, non esageriamo, per, che ha
richiesto tempo, il suo giusto tempo per trovare e dare le
giuste forme all'idea).
Facile stato il fatto di non doversi confrontare con nessuno,
ma solo nella prima parte del viaggio, con l'unico obbligo di
stupire, ossia colpire l'immaginazione del visitatore, lasciare
una traccia, un ricordo, una luce, ovviamente.
Facile stato perch a costruire scenografie di luce e
architettura una mia passione, e la prima parte del viaggio
stata un lavoro di pura scenografia, teatrale, se vogliamo di
divertimento, immaginazione e fantasia.
Lo so.
Lo sappiamo, lo showroom un po' come se fosse diviso in
due parti, ma non nel senso che la seconda parte tutt'altra
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LUCE INTERNI GE LIGHTINGS EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY
places, too realistic environments, from what they are dull.
In my view it is necessary to visit this place to see something
different, something much more different, realistic, but not real.
The showroom has to be ruled by fantasy.
Good. So, it was easy to put this intent in place, sufficiently
easy (... but let us not exaggerate as finding and giving right
shapes to the idea took some necessary time).
It was simple, not having to confront with anybody, but only in
the first part of the journey, whose sole focus was to astonish
that is strike the visitors imagination, leave a trace, a memory
and obviously, a light.
It was simple because setting a stage of light and architecture
are my passion, and the work at the first part of the journey
consisted just in stage setting, theatrical and in a way enter-
taining, marked by imagination and fantasy.
I know it.
We know that the showroom is sort of divided in two com-
pletely different parts. They are rather like the first and the sec-
ond act, like in a movie, in a comedy, where the first act seems
to be freer, and the latter more thought out.
By the end of the first act there is a clearing, a central area.
The clearing and the frozen lake are followed by a space
which becomes more definite. We realize this fact; we change
forms, geometry and language. There is continuity, but the
things change, we have left the enchanted wood, we are
reaching the city, a space constructed by man.
There are no free forms anymore or references to nature that
have given way to rational orthogonality of the constructed en-
vironment. Yes, we are in the city and this is what we have to
talk about, or rather we have to make others talk, to give room
to the light that has to talk about itself, about what is able to
do, what it can do and how it does best for the space of man.
So far, we have used the light in the wood, we folded and
moulded as we liked to play. But now it is time it spoke and
talked. So let us get to the city and listen to it.
There is a space, a square, an archetype, the essence of a
square around which all the activities are organized. All the
buildings overlook, close and set up its perimeter. Retrieving,
evoking the essence of the city to organise volumes and archi-
tecture was the leading thought of this part of the project.
From the square it is possible to watch the shops, workspaces
following one another. Each of them opens like a box, like a
magic white box. Magic again because the intent is still the
same, yet another time to go beyond the representation of re-
ality as it is.
Every environment is a box, a white, neutral container with ob-
jects. Inside every box there is a stage on which a story of an ac-
tivity is told of selling, working, showing, and presented. We
wanted neutral containers that were able to include different, ar-
ticulate situations, to leave space to the light and let it show itself
in the best way. It is important to remember it: in this work, archi-
tecture has always accompanied the light and remained at its
service. Then a decision to break the rules that is to open
these containers, and enunciating it: in short to break the rules.
Every box contains a real play. As we are approaching, the
play enlivens, it is put in motion as a sort of carillon.
Considering that what is presented in every environment refers
to the true, the world in which all of this is played did not want
to be didactic, but evocative; a concept description appears
to be a metaphoric draft sketch.
Thus the shops are not real because it was not our intention
whatsoever to put real shops (What would be the point? GE
lighting may create shops, but shop furniture?). We wanted
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LUCE 297/298 1-2/2012
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assolutamente nostra intenzione presentare dei negozi veri (Che
senso ha? GE lighting fa forse negozi, arredamenti per negozi?)
volevamo delle ambientazioni pi suggestive, pi astratte, pi
oniriche, nelle quali lasciare spazio alla luce, libera di far vedere
quel che pu fare per raccontare spazio, colori e forme.
Ogni ambiente stato cos sviluppato intorno ad un tema
centrale, un soggetto.
Eccesso.
Il troppo e il troppo poco. Molto colore e molto poco. Molta
geometria oppure molto poca. L'eccesso della decorazione,
che rimanda a un immaginario barocco di ori, decorazioni e
cornici che si arrampicano su pareti e soffitto, e poi colori
accesi. L'eccesso del razionalismo, nel rigore di una
scacchiera anche aberrata che, con il suo ritmo serrato
sembra rimandare alle incisioni di Escher. Questi sono allora i
temi utilizzati per rappresentare il fashion-shop,
contraddistinto dall'eccesso del barocco e, dalla parte
opposta, del razionalismo. Oro e bianco/nero. Note barocche;
cornici e drappeggi; adeguati sfondi per esaltare i colori dei
vestiti, con forza e vigore. Dall'altro lato, adeguato contraltare,
la scacchiera in bianco e nero, storta e prospettica.
Finestra.
Lo spazio dedicato alla vendita dei prodotti alimentari
come una finestra. All'interno di un mondo artificiale, in ogni
caso sempre geometrico, questambiente il collegamento
che rimanda allo spazio aperto, alla campagna,
caratterizzato dal cielo che dalla parete di fondo arriva a
rivestire l'intero soffitto. Sulle pareti, oggetti dalle forme
rotonde e morbide, contribuiscono a rimandare ai prodotti
della natura, evocazione delle ampie ceste di vimini per
raccogliere la frutta, gli ortaggi e custodire il pane.
Ogni ambiente una scatola, un contenitore di oggetti,
bianco, neutro. E dentro ogni scatola, c' un palcoscenico sul
quale raccontata una storia, un'attivit: vendere, lavorare,
mostrare, presentare. Volevamo dei contenitori neutri, poi in
grado di ospitare situazioni diverse, articolate, in modo tale da
lasciare spazio alla luce, per mettersi in mostra, nel modo
migliore. importante ricordarlo: in questo lavoro, l'architettura
sempre stata al fianco della luce e al suo servizio. Poi, la
decisione di rompere le regole, ossia di aprire questi
contenitori, articolandoli: insomma di rompere le scatole .
Dentro ogni scatola c' uno spettacolo vero.
Ci avviciniamo e lo spettacolo si anima e si accende, come
una sorta di carillon.
Se ci che rappresentato in ogni ambiente rimanda al vero,
il modo in cui tutto ci messo in scena non voleva essere
didascalico ma evocativo; descrivere un concetto quasi fosse
un bozzetto con una metafora.
I negozi non sono quindi negozi reali, perch non era
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more suggestive, more abstract, more dreamlike settings where
there would be left space for the light that would be free to show
what it can do to tell the space, colours and forms. Each envi-
ronment was developed around a central theme, a subject.
Excessiveness.
A lot is not enough. Many and very few colours. Lots of or very
few geometric forms. Excessiveness is decoration that refers
to an imaginary baroque of gold, decors and frames climbing
up the walls and ceilings, as well as vivid colours. Excessive-
ness or rationalism limited by the rules of a chess-board, also
an aberrant one, with its locked rhythm that seems to refer to
the Eschers engravings. These are thus the themes used to
represent a fashion-shop, distinguished both by the exces-
siveness of baroque by and rationalism. Gold and black/white.
Baroque notes; frames and draperies; adequate backgrounds
to exalt colours of the cloths with force and vigour. On the
other hand, there is the crooked, prospective black and white
chess-board that is adequate to balance it.
The window.
The space dedicated for sales of alimentary products is like a
window. Inside an artificial world, geometric one in every case,
this environment is a link that refers to an open space such as
country side characterised by the sky that enters and covers
the ceiling inside. Round-shaped and soft objects on the walls
contribute to refer to the products of nature, evoke voluminous
wicker basket to pick up fruit, vegetables and keep bread.
Irony.
Let us stop for a while, let us joke a bit, let us play. Irony is a
theme around which the setting dedicated to large-scale distri-
bution was constructed. The entire setting has a fresh smell.
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Where are we? In a fridge? In a kind of large fridge, inside of
which there are other two fridges, real ones this time gosh it
is cold here and... Thus to prevent this installation from getting
too realistic, we resorted to penguins, to silent, small and lumi-
nous penguins thatwhat are they doing? Maybe they are
waiting for their turn, also being attracted by optimum illumina-
tion provided by LED systems.
Disassembly.
Then there is the office, constructed and destined to disas-
sembly. It is a real contradiction, isnt it?
As in the case of fashion, also the office environment needs
space which occupies both areas. Two boxes, still white and
neutral outside, that inside become complex, disassembled
and articulated, with walls and ceilings that run and follow
each other softly and dynamically, compenetrating with deli-
cate forms, that refer to the equally soft, comfortable and dy-
namic use that the light absolutely needs to feature in the
work environment.
The night.
Finally, the night has come. A lot of time has passed since we
entered the showroom. A lot of time has passed, but we did not
realize it. The evening has come; there is no light (the solar
one). Yet another time we should and want to refer to the light
(the artificial one).
The night has come, its long shadow reaches us, and like a
long blade, it wedges itself in the square, it approaches us and
attracts attention. It is winding but also sharp, flows down the
pavement and climbs up the walls to create a background for
the world, the world of artificial light. This is how the night needs
the light to be complemented. In the same time, the light with
a help of the night becomes exalted.
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complesse e smontate e articolate, con pareti e soffitti che,
dinamicamente e morbidamente, corrono e sinseguono,
compenetrandosi, con forme morbide, che rimandano all'uso
altrettanto morbido e confortevole e dinamico che la luce,
nell'ambiente di lavoro, deve assolutamente avere.
Notte.
Infine la notte. passato molto tempo da quando abbiamo
fatto ingresso nello showroom, passato molto tempo, ma non
ce ne siamo accorti. giunta la sera, non c' pi luce (quella
del sole), ancora una volta dobbiamo e vogliamo ricorrere alla
luce (quella artificiale). La notte ci ha raggiunto, la sua lunga
ombra arriva e, come una lunga lama, sincunea nella piazza,
arriva e richiama la sua attenzione. Sinuosa, ma anche
spigolosa, scorre lungo il pavimento, e si arrampica sulle pareti,
a creare sfondo per il mondo, quello della luce artificiale. E cos
la notte ha bisogno della luce, per completarsi, e la luce chiede
aiuto alla notte per essere esaltata.
Ironia.
Fermiamoci un attimo, scherziamo un poco, giochiamo.
L'ironia il tema intorno al quale stato costruito l'ambiente
dedicato alla grande distribuzione. Tutto l'ambiente sa di
fresco, dove siamo? Dentro un frigorifero? Una sorta di grande
frigorifero, all'interno del quale ci sono altri due frigoriferi,
questa volta veri, accidenti viene freddo e... allora, per non
rischiare il troppo realismo di questa installazione, siamo ricorsi
ai pinguini, ai piccoli e luminosi pinguini che, silenziosi, che
fanno? Forse aspettano il loro turno, forse anch'essi attratti
dall'illuminazione ottimale fornita dai sistemi a LED.
Smontaggio.
Poi l'ufficio, costruito all'insegna dello smontaggio, un vero
controsenso, no? Come nel caso della moda, anche
l'ambiente ufficio aveva bisogno di spazio e due sono quindi
le scatole da esso occupate. Due scatole ancora
esternamente bianche e neutre, che internamente diventano
62
LUCE INTERNI GE LIGHTINGS EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY
64
FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI
l Museo Archeologico di Francoforte, per la
seconda volta nella sua storia, ospiter una mostra
dedicata all'arte italiana della luce. Dopo la
collettiva "Luces" del 2010, dal 13 aprile fino al 6
maggio, si focalizzer sulla figura di Fabrizio
Corneli, con la mostra JETZT Archologische
Schatten,(JETZT Ombre Archeologiche) curata da
Gisella Gellini con la consulenza per la parte
artistica di Evelyn Parusel.
L'evento patrocinato da AIDI; Scuola di Design
del Politecnico di Milano; ENIT Italia; Istituto Italiano
di Cultura, Francoforte; Camera di Commercio
Italiana per la Germania, Francoforte. Sponsor
tecnico Philips.
Si tratta di circa una decina di installazioni che
andranno a innestarsi nello specifico contesto
museale instaurando un dialogo sia con i reperti
esposti che con l'architettura stessa dell'edificio
che li ospita.
Fabrizio Corneli ha scritto la curatrice Gisella
Gellini un artista che sa unire passato e
presente con la luce e per questo si adatta
perfettamente allo spazio espositivo del Museo, un
ambiente particolare sia dal punto di vista
architettonico che per gli oggetti esposti, antichi
reperti e manufatti anche risalenti alla preistoria.
Corneli si potrebbe definire un artista che disegna
con lombra, la compagna inseparabile della luce,
utilizzando forme tridimensionali con le quali irradia
immagini sulle pareti, facendoci vedere una sorta di
archetipo derivato dalla relazione di
interdipendenza fra loggetto stesso e l'immagine
che appare sulla parete.
Oltre che con la luce artificiale, dalle candele ai
LED, Fabrizio Corneli ama interagire e dialogare
con la luce naturale. Le sue opere, alcune delle
quali saranno site-specific, riescono a parlarci del
fluire del tempo, delle cose che mutano e si
trasformano e proprio per questo stabiliscono una
relazione intima con losservatore, coinvolgendolo
For the second time in its history the Museum of Ar-
chaeology in Frankfurt will house an exhibition dedi-
cated to the Italian art of light. After the "Luces"
collective exhibition in 2010, from 13th April to 6th
May, the event will focus on Fabrizio Corneli through
his exhibition JETZT Archologische Schatten,
(JETZT Archeological Shadows) with Gisella Gellini
as curator and artistic consulting by Evelyn Parusel.
The event is patronised by AIDI Italian Lighting As-
sociation; School of Design at the Technical Univer-
sity of Milan, ENIT Italia, Italian Institute of Culture
Frankfurt, Italian Chamber of Commerce for Ger-
many, Frankfurt.
It encompasses ten installations that will be inserted
in a specific museum context establishing a dia-
logue both with the exposed finds and architecture
of the building that will house the exhibition.
Fabrizio Corneli wrote curator Gisella Gellini is
an artist who is able to combine the past with the
present by means of light. Thus he fits perfectly to
the exhibition space of the Museum special ambi-
ence both from the architectural point of view and
the exposed objects, antique finds and artefacts
also dating back to prehistoric times.
Corneli may be defined as an artist that designs with
the shadow, an inseparable companion of light. The
application of three-dimensional forms allows him to
irradiate images on the walls showing us a kind of
archetype derived from a relation of interdepend-
ence between the object and the image that ap-
pears on the wall.
Apart from artificial light emitted through LED can-
dles, Fabrizio Corneli loves to integrate and dialogue
with natural light. His works, of which some will be
site-specific, are able to talk to us about the flow of
di Mauro Bozzola
O M B R E
ARCHEOLOGI CHE
DI FABRI ZI O CORNELI
I
ARCHAEOLOGICAL
SHADOWS
Le opere di Fabrizio Corneli in mostra al Museo Archeologico di Francoforte,
in occasione di Luminale,
il grande festival della luce nella citt tedesca
Fabrizio Cornelis exhibition at the Museum
of Archaeology showing some previously
unseen works on the occasion of Luminale,
a great festival of light held in the German city
Bolla, 2012
Installazione site specific inedita per la mostra
JETZT, ombre archeologiche, Museo
Archeologico di Francoforte.
Previously unseen site-specific installation
for the exhibition JETZT, Archaeological Shadows,
Museum of Archaeology, Frankfurt.
65
LUCE 297/298 1-2/2012
questo insieme eterogeneo.
La Direzione del Museo, anche allo scopo di sostenere con
modalit al di fuori degli schemi lo spirito intrinseco dei suoi
spazi, che esprimono in modo provocatorio un dialogo fra
tradizione e modernit (Kleihues), ha pensato di proporre al
pubblico i reperti conservati, databili dallet della pietra fino
al Medioevo, confrontandoli con forme darte
contemporanea. Nel 1999, ad esempio, Raimer Jochims con
Erde und Licht (Terra e Luce) esponeva i suoi lavori
accanto a statuine di epoca cicladica. Con ben altri formati
lavorava invece nel 2000 lo scultore Joachim Kuhlmann
incitando al dialogo i monumenti romani in pietra con
Steinwelten (Mondi di pietra). E nel 2010 lesposizione
Luces, nellambito della Luminale, immergeva la navata
gotica della chiesa in unaura completamente nuova.
Se questa esposizione collettiva di artisti italiani della luce,
curata da Gisella Gellini, calamitava con le sue istallazioni
lattenzione dei visitatori, per il 2012 la Chiesa dei Carmelitani
funger da cornice per le opere del fiorentino Fabrizio
Corneli. Definito come colui che disegna con le ombre,
Corneli si immerge con proiezioni di luci e ombre di
dimensioni gigantesche nel flusso del tempo, che nel Museo
Archeologico si estende per millenni. Larte di Corneli,
insinuandosi tra i resti tombali celtici, i monumenti votivi
romani e i monili dei Franchi, offre una prospettiva totalmente
nuova delle opere esposte e degli spazi che le accolgono.
Durante Luminale 2012 la Chiesa dei Carmelitani torner ad
essere uno spazio di esperienza che render Francoforte,
la sua storia, la sua architettura e la creazione artistica che
ospita, sperimentabile in grandi dimensioni e in luoghi
inusuali e per questo ancora pi entusiasmanti.
in unesperienza che non solo di pura osservazione ma di
partecipazione emotiva al divenire dellopera nel suo aspetto.
Il Museo Archeologico sorge in quella che un tempo era la
chiesa dell'annesso ex convento delle Carmelitane, uno dei
pochi edifici di epoca medioevale rimasti a Francoforte e oggi
utilizzato anche dall'Istituto di Storia cittadina per eventi culturali.
L'attuale complesso museale caratterizzato dal singolare
contrasto fra l'architettura tardo gotica della chiesa e lo stile
post-moderno dell'ala moderna aggiunta, realizzata alla fine
degli anni '80 dall'architetto Josef Paul Kleihues, che ha attinto
dall'architettura monastica rileggendola e dove l'elemento pi
evidente di questa operazione provocatoria la struttura in
acciaio integrata nella costruzione nel tetto della Chiesa di
Nostra Signora. Il risultato un edificio dalla personalit unica
e speciale, che le opere di Fabrizio Corneli, faranno vedere
sotto una luce nuova.
Archeologia e Arte nella Chiesa dei Carmelitani di
Francoforte
(traduzione di Stefania Soriano)
Il convento dei Carmelitani di Francoforte resta una delle
pochissime aree cittadine in cui storia e architettura sono
sopravvissute alla distruzione causata dalla seconda guerra
mondiale. Qui risiede inoltre il Museo Archeologico e lIstituto
Storico della Citt, due istituzioni comunali che preservano,
restaurano e rendono fruibili al pubblico resti del passato
della pi diversa natura. Al cuore gotico della struttura
ecclesiale, unito agli elementi architettonici postbellici e in
continua evoluzione, si fonde lala degli uffici amministrativi
del Museo Archeologico, progettata in stile postmoderno da
Josef Paul Kleihues, che completa ed energizza ulteriormente
66
Peter Fascld
Responsabile delle mostre
del Museo Archeologico
FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI
Grande Volante VIII, 2002
Alluminio verniciato, lampada HIT,
dimensioni 5 x 4,5 m. Installazione
per la mostra La scultura italiana nel
XXI secolo, Fondazione Arnaldo
Pomodoro, Milano, 2010.
Painted aluminium, HIT lamp,
dimensions 5 x 4,5 m. Installation for
the exhibition Italian Sculpture in the
21st Century, Arnaldo Pomodoro
Foundation, Milan, 2010.
time, things that change and transform. Thus they establish an
intimate relation with the observers involving them in an experi-
ence that is not only pure observation, but also emotive partici-
pation in the work of art taking shape.
The Museum of Archaeology has been created in a former
church of the Carmelite Monastery, which is one of few build-
ings from the Middle Ages remained in Frankfurt. Today also
cultural events of the Institute for City History are located there.
The present museum complex is characterised by a unique
contrast between the Late Gothic architecture of the church
and a post-modern style of a modern wing attached designed
by architect Josef Paul Kleihues at the end of the 80s. He
draws on and re-interprets the monastic architecture. The
most evident and provocative proof of his acting is a steel
structure that has been integrated with the roof construction of
the Church of Our Lady. The effect obtained is a building of
unique and distinctive personality that the artworks of Fabrizio
Corneli will show in the new light.
Archaeology and Art in the Carmelite Church of Frankfurt
(translation to Italian by Stefania Soriano)
The Carmelite Convent of Frankfurt is one of few urban areas
where history and architecture survived the destruction of the
World War II. There are located the Museum of Archaeology
and the Institute for City History, two communal institutions that
preserve, restore and render available to the public the re-
mains from the past of all kinds.
In the gothic heart of the ecclesiastic structure along with post-
war architectural elements and those continuously evolving, a
wing of administration offices the Museum of Archaeology is
coalesced, designed in a postmodern style by Josef Paul Klei-
hues, who ultimately completes and energises this heteroge-
neous complex.
The management of the Museum, also in order to sustain in-
trinsic spirit of its spaces in an unconventional manner, that
provoke a dialogue between tradition and modernity (Klei-
hues), has thought to propose the public the preserved finds
dating back from the Stone Age to the Middle Ages through
their confrontation with the forms of contemporary arts. For ex-
ample, in 1999, Raimer Jochims with Erde und Licht (The
Earth and Light) exposed his works next to Cycladic stat-
uettes. In turn in 2000 sculptor Joachim Kuhlmann worked with
quite different formats inciting a dialogue of stone Roman
monuments with through his Steinwelten (The Worlds of
Stone). In 2010 at the Luces exhibition, in the framework of
the Luminale, a gothic church nave was immersed in a com-
pletely new air.
This collective exhibition of Italian artists of light, with Gisella
Gellini as curator, attracted the visitors attention with its instal-
lation, and thus in 2012 the Carmelite Church will act as a
frame for the works of the Florentine artist Fabrizio Corneli. De-
fined as the one who designs with shadows, Corneli dives in
with enormous projections of lights and shadow in a flow of
time, that in the Museum of Archaeology is extended to millen-
niums. The art by Corneli, interwoven among the remains of
Celtic tombs, Roman votive monuments and Frankish neck-
laces, offers a totally new perspective of the exposed artworks
and the surrounding spaces. At the Luminale 2012 the
Carmelite Church will turn again into a space of experience.
It will enable us to experience Frankfurt, its history, architec-
ture, and the housed artistic creation in large dimensions and
in unusual places and thus even more exciting.
67
Peter Fascld
Person responsible for exhibitions
of the Museum of Archaeology
Punta, 2011
Alluminio saldato, alogena, ombre.
Dimensione oggetto altezza 120 cm.
Dimensione proiezione variabile.
Welded aluminium, halogen lamp,
shades. Object height: 120 cm.
Projection size: variable.
Melancolia, 2012
Installazione site specific inedita per
la mostra JETZT, ombre
archeologiche, Museo Archeologico
di Francoforte.
Previously unseen site-specific
installation for the exhibition JETZT,
Archaeological Shadows, Museum of
Archaeology, Frankfurt.
LUCE 297/298 1-2/2012
68
L'artista: Fabrizio Corneli
Nato a Firenze nel 1958, dove vive e lavora, dopo studi di
carattere scientifico al liceo si forma allAccademia di Belle
Arti di Firenze e al DAMS a Bologna.
Nel 1979 partecipa alla mostra Le alternative del nuovo al
Palazzo delle Esposizioni di Roma, con lavori sulla luce e
l'ombra, materiali che contraddistingueranno il suo operato nel
corso del tempo. Nel 1993 si trasferisce in Germania, a Colonia,
dove risieder per cinque anni e dove realizzer la prima
installazione solare di grandi dimensioni, "Augenblick"
(Momento), presso il Parkplatz del Klner Stadt-Anzeiger, in
collaborazione con la Stiftung der Cellitinnen. Nel 1999
partecipa alle mostre collettive "Arcadia in Celle-Gori Collection"
nei musei di Kamakura, Mie e Sapporo in Giappone. Nel 2000
personale presso la Galleria Mssohkan di Kobe, Giappone e
nel 2001 al Tokyo Metropolitan Museum of Photography.
Nel 2005 installa unopera esterna a luce artificiale Micat in
vertice alla villa medicea La Magia a Quarrata, Prato. Nel
2006 a Bruxelles in uno spazio pubblico nel quartiere di
Anderlecht Grande Volante III, installazione permanente
esterna a luce solare e artificiale. Nel 2007 realizza sulla parete
esterna del grattacielo Sannomya Tower, nel centro di Kobe,
lopera a luce solare Duetto. Nel 2008 presso la sede St.
Angela a Bornheim-Hersel, fra Colonia e Bonn, inaugura
linstallazione Das Nochmal (Ancora), a luce artificiale e
solare. Ha realizzato opere in Corea del Sud, India e Spagna.
La curatrice: Gisella Gellini
Gisella Gellini, architetto, ha seguito corsi di ricerca e
specializzazione di estetica sperimentale con riferimento a
spazio-tempo-luce. Dopo Firenze si trasferita a San Paolo
del Brasile, dove ha progettato importanti edifici, fra cui la
facolt di Arte e Musica Santa Marcellina e allestimenti
storici in citt brasiliane, oltre ad attivit di consulenza per il
Centro di Studi e Ricerche dello Stato di San Paolo.
Ricercatrice della cultura della luce con particolare
riferimento alla Light Art, ottiene la collaborazione e la
consulenza del collezionista Giuseppe Panza di Biumo. Nel
2009 curatrice per lesposizione Dan Flavin nella
Collezione Panza al Museo Berardo, Lisbona. Nel 2010 per
Luminale curatrice invitata della mostra Luces. Light art
from Italy, collettiva di artisti italiani della luce al Museo
Archeologico di Francoforte.
Sta realizzando una mostra antologica della Collezione Panza a
San Paolo del Brasile al Museo Tomie-Ohtake per l'evento
Momento Italia-Brasile 2011-2012. Insegna alla Scuola di
Design del Politecnico di Milano, ed invitata a seminari e
workshop come esperta di Light Art. Prossima la pubblicazione
del suo quarto volume della collana Light art in Italy.
Artist: Fabrizio Corneli
Born in Florence in 1958, where he lives and works. After
graduating from scientific high school he enrols the Acad-
emy of Fine Arts in Florence and the DAMS in Bologna.
In 1979 he participated in exhibition The alternatives of the
novelties at the Palace of Exhibition in Rome, presenting
light and shadow works, materials of expression that would
mark his artworks in the course of time. In 1993 he moved
to Cologne, Germany for five years. He realised there, in
cooperation with the Stiftung der Cellitinnen, his first large-
sized solar installation "Augenblick" (The Moment) at the
Parkplatz of Klner Stadt-Anzeiger. In 1999 he participated
in the collective exhibition "Arcadia in Celle-Gori Collection"
in the museums of Kamakura, Mie and Sapporo in Japan.
In 2000 and in 2001 he worked for the Mssohkan Gallery of
Kobe, Japan and Tokyo Metropolitan Museum of Photogra-
phy, respectively.
In 2005 he installed an external artificial light work Micat in
vertice at de Medici villa La Magia in Quarrata, Prato. In
2006 he presented Grande Volante III, an external solar
and artificial light installation, in a public space of Ander-
lecht, a quarter of Brussels. In 2007 he realised on an exter-
nal wall of Sannomya Tower in the centre of Kobe a solar
light work entitled Duetto. In 2008 he inaugurated an exter-
nal solar and artificial light work Das Nochmal (Again) at
the house St. Angela in Bornheim-Hersel located between
Cologne and Bonn. He realised works in South Korea, India
and Spain.
Curator: Gisella Gellini
Gisella Gellini, architect, completed courses of research and
specialization at experimental aesthetics of space, time and
light. After her experience in Florence she moved to So
Paulo, Brazil where she designed important buildings, among
others the Faculty of Art and Music Saint Marcellina and his-
toric mountings in Brazilian cities. She was also a consultant
of the Centre of Studies and Research in So Paulo.
The researcher of light culture with a particular reference to
the Art cooperated as a consultant for the Giuseppe Panza
di Biumo Collection. In 2009 she was a curator of the Dan
Flavin in the Panza Collection exhibition at Berardo Mu-
seum, Lisbon. In 2010 she worked as an invited curator of
Luces. Light art from Italy for the Luminale, a collective ex-
hibition of Italian artists of light at the Museum of Archaeol-
ogy in Frankfurt.
She is currently working on an Anthological Exhibition of the
Panza Collection So Paulo, Brazil, at the Tomie-Ohtake Mu-
seum for the event 2011/2012 Italy-Brazil Moment. She
teaches at the School of Design at the Technical University
of Milan. She has been also invited to seminars and work-
shops as a Light Art expert. Her fourth volume of the Light
art in Italy series is to be published soon.
FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI
Museo
Il singolare edificio che ospita il
Museo Archeologico di Francoforte,
collocato in un ex convento
carmelitano nel centro storico della
citt, a cui stata aggiunta un'ala
moderna progettata dall'architetto
Josef Paul Kleihues.
The Museum of Archaeology in
Frankfurt is located in the city centre
in a unique building of a former
Carmelite Monastery with an
integrated modern wing designed by
architect Josef Paul Kleihues.
Altro, 2010
Rame, lampada alogena, dimensioni
rame cm. 30x26x20.
Dimensione approssimativa della
proiezione 2,3x2 m.
Copper, halogen lamp, shadow. Dim.
copper cm 30x26x20. Dim. projection
approximately 2,3x2 m.
Scelta del LED e delle lenti
Le categorie di prodotti utilizzabili per il pro-
getto nel campo applicativo descritto, possono
ridursi alle seguenti tre:
LED array.
Power LED di ultima generazione.
Moduli LED con lenti integrate.
Linserimento dei LED array tra le possibile
scelta si reso necessario dato che rappresen-
tano una soluzione tecnica che consente di ge-
stire una quantit di flusso luminoso di
quantit adeguate alle applicazioni di illumina-
zione pubblica. I LED array oggi hanno una no-
tevole applicazione negli interni per la
realizzazione di proiettori con ottiche riflettenti,
laddove richiesto un indice di resa cromatica
elevato e un flusso emesso consistente in rap-
porto allo spazio occupato, in questo modo si
semplifica la costruzione del prodotto riducen-
done il numero di componenti e quindi la com-
plessit.
stata inoltre considerata, la famiglia dei
Power LED dato che ad oggi offre la pi vasta
scelta di prodotti e di ottiche, a riflessione e a
rifrazione, con efficienze molto elevate, nellor-
dine del 80-85% circa [1].
In particolare ci si concentrati su lenti free-
form asimmetriche per esterni di produzione
LEDIL, adatte per differenti tipologie di LED. La
combinazione di lenti con differente emissione,
consente di creare dei moduli che realizzano di-
stribuzioni fotometriche complesse, come
quelle richieste per applicazioni stradali. Que-
sta rappresenta la soluzione attualmente pi
diffusa per la realizzazione di apparecchi di il-
luminazione a LED in esterni, dato che con-
sente di ottenere delle buone distribuzioni
fotometriche senza effettuare costosi investi-
menti per lo studio e la produzione dei sistemi
di controllo del flusso luminoso, siano essi a ri-
flessione o a rifrazione.
Il principale svantaggio di questa soluzione
consiste nel numero elevato di LED che occorre
impiegare nelle applicazioni pi impegnative,
con i risvolti negativi che esso impone sulle
scelte tecniche nella fase di progettazione del
prodotto, prima tra tutte le notevoli dimensioni
106
INNOVAZIONE PROGETTAZIONE APPARECCHI A LED
Tecniche di simulazione
per la progettazione
di apparecchi a LED
Simulation techniques in
designing of LED devices
articolo prende spunto dalle ri-
cerche in corso al Politecnico di
Milano sulla progettazione di si-
stemi ottici e apparecchi a LED
per lilluminazione pubblica
degli spazi esterni.
Verr descritto un metodo spe-
rimentale messo a punto per la
progettazione di un sistema ottico a LED me-
diante lutilizzo di strumenti di simulazione ot-
tica (ray-tracing) e termica (con un simulatore
CFD); lo scopo quello di mettere a fuoco una
metodologia di progetto che riduca il numero
di prototipi e tentavi prima raggiungere la so-
luzione finale e consenta una definizione pi
accurata di quelle che sono le criticit produt-
tive e i costi di produzione nelle fasi iniziali di
progettazione.
Nel corso dellarticolo verranno trattati tre
aspetti della progettazione dellapparecchio: la
scelta del LED, il progetto del sistema ottico me-
diante lenti tradizionali e free-form, il dimensio-
namento del sistema di dissipazione.
Nei sistemi a rifrazione per applicazioni stradali,
nella maggior parte dei casi, lottica suddivisa
in due parti: un supporto che orienta nello spa-
zio e sostiene le ottiche secondare dei LED uti-
lizzati, svolgendo anche una funzione di
dissipatore, e un sistema costituito dal LED e da
unottica secondaria di tipo TIR. Le principali so-
luzioni progettuali, ad oggi disponibili sul mer-
cato, con riferimento alla geometria del
supporto, possono essere classificate secondo
tre tipologie principali: una geometria piana, ov-
vero che utilizza una disposizione dei LED su
una superficie parallela al manto stradale, una
geometria tridimensionale, che sfrutta le tre in-
clinazioni disponibili per disporre i LED nello
spazio, ed infine, una geometria bidimensionale,
che rappresenta un compromesso tra le due per-
ch sfrutta le due inclinazioni dei LED per co-
struire il supporto delle ottiche.
Ad oggi il supporto piano (in abbinamento a
lenti free-form) la tecnica costruttiva che sem-
bra, meglio di altre, consentire una riduzione dei
costi di produzione ed pertanto quella che
verr trattata nel seguito dellarticolo.
L
* Laboratorio Luce
Dipartimento INDACO Politecnico di Milano
di Fulvio Musante, Danilo Paleari, Maurizio Rossi *
he article draws on research
aimed at designing optical sys-
tems and LED devices for public
lighting of external spaces that is
currently conducted by Technical
University of Milan.
The paper covers a description of
the experimental method applied in
designing of an optical LED system by means
of optical (ray-tracing) and thermal (CFD simu-
lator) simulation tools. Its objective is to present
a designing methodology that may reduce the
number of prototypes and attempts before
reaching the final solution as well as allow more
accurate defining of productive critical points
and production costs in the initial designing
phases. In the course of article three aspects of
device designing will be discussed: the choice
of LED, designing of the optical system by
means of traditional and free-form lenses, and
sizing of dissipation system.
In most of the road refractive systems, optical
components are divided in two parts: a sup-
port that directs in space and sustains sec-
ondary optical components of the applied
LEDs, having also a dissipating function, and
a system consisting of the LED and second-
ary optical components of TIR type. The main
designing solutions available currently on
the market related to supportive geometry
may be divided in three basic types: plane
geometry with LEDs arranged on a surface
which is parallel to the road layer; three-di-
mensional geometry that takes advantage of
inclinations available to arrange the LEDs in
space; and two-dimensional geometry which
is a compromise of the two as it makes use of
two inclinations of LEDs to construct the sup-
port for optical components. At present, plain
support (combined with free-form lenses) is
a construction technique that seems to allow,
better than others, reducing production
costs. Therefore it will be discussed in the
present article.
The choice of LED and lenses
The product that could be used in the project,
in the described application field, covers three
following categories:
LED array;
Ultimate generation Power LED;
LED modules with integrated lenses.
The application of LED arrays as one of the pos-
sible choices proved necessary due to a techni-
cal solution they offer. Namely, it allows
management of luminous flow in a quantity
that is appropriate for the use in public lighting.
Currently, LED arrays are widely applied in the
interiors due to the creation of reflective-type
projectors where a high colour rendering index
and a consistent flow emitted with respect to
the occupied space are required. In this way
the product construction may be simplified in
that the number of components and thus its
complexity are reduced.
Moreover, the family of Power LED was also
considered as it presently offers a wider choice
of reflective and refractory optical products
characterised by very high efficiency reaching
about 80-85% [1].
The focus was put, in particular on free-form
asymmetrical lenses for external use manufac-
tured by LEDIL and adapted for different types
of LED. The combination of lenses charac-
terised by different emission allows creation of
modules that realise complex photometric dis-
tribution such as those required by road appli-
cations. Currently, this is the most widespread
solution applied in the construction of external
LED lighting devices as it allows obtaining
good photometric distribution which does not
require expensive investments on the study
and production of reflection or refraction control
systems of luminous flow.
The main advantage of this solution consists in
a high number of LEDs that needs to be used in
more complex applications. This issue affects
technical choices in the project designing stage,
as basically, the number of LEDs to be employed
depends on the model, technology, product dis-
sipation capacity, and also on the purchase price
of the component which is a fundamental eval-
uation criterion for lightning device designers.
As for the modules, this type of LED sources
107
LUCE 297/298 1-2/2012
Frutto dellattivit di ricerca del Politecnico di Milano
larticolo descrive un metodo sperimentale messo a punto per la progettazione
di un sistema ottico a LED mediante lutilizzo di strumenti di simulazione ottica e termica.
The result of research of the Technical University of Milan;
the article describes an experimental method developed to design a LED optical system
through application of optical and thermal instruments of simulation.
T
* Laboratory of Light - INDACO Department
Technical University of Milan
Simulazione ottica di apparecchi a LED
Il progetto del sistema ottico di un apparecchio
a LED inizia con la modellazione della sorgente
LED o del sistema LED con lente.
Ai fini della simulazione, la sorgente rappre-
sentata mediante un "ray set" ottenuto dalla di-
stribuzione fotometrica di campo lontano
derivante da misura gonio-fotometrica tradizio-
nale, oppure attraverso il ray-set delluscita
della lente o riflettore fornito da produttore del
sistema ottico. Si descriver nel seguito un me-
todo per ottenere il ray-set [2] a partire da un
file di interscambio fotometrico che normal-
mente reso disponibile sul sito dei produttori.
Il metodo pu essere applicato sia alle sole sor-
genti LED, ad esempio per la progettazione di
un riflettore, sia al complesso LED pi ottica se-
condaria rifrattiva, per la progettazione di si-
stemi ottici ibridi.
I dati di ingresso del sistema sono:
Un file di interscambio in formato Eulumdat o
IESNA [3] contenente la distribuzione delle
intensit luminose di cui si vuole ottenere la
corrispondente distribuzione di raggi. Il nu-
mero di piani C e angoli esplorati deve es-
sere adeguato al tipo di emissione che si
vuole generare (normalmente si utilizza un
passo di 1 per gli angoli e 5 per i piani C).
Il numero di raggi della sorgente, tenuto conto
che un numero troppo basso di raggi porter
ad una rappresentazione grossolana della di-
stribuzione del flusso luminoso nello spazio.
Il flusso luminoso complessivamente emesso.
Il flusso luminoso emesso dallapparecchio
viene opportunamente scalato per essere
uguale al flusso imposto.
La superficie da cui partono i raggi, normal-
mente si tratta di semplici primitive geome-
triche come un piano, un disco, una sfera, un
cilindro, di cui lutente libero di fissare le di-
mensioni[4]. Nel caso di sorgenti power LED
la scelta sar un piano di qualche millimetro
di dimensione per rappresentare il DIE del di-
spositivo, oppure un disco per rappresentare
la superficie emittente fosforata di un LED
array o di una lente TIR, una semisfera per
rappresentare il dome del dispositivo.
Il vettore Normale e il vettore di UP: questi due
vettori, ortogonali tra loro determinano lorien-
tamento della fotometria rispetto alla superfi-
cie di partenza dei raggi: in particolare il
vettore normale individua la direzione dellan-
golo =0 del solido fotometrico, mente il vet-
tore di up rappresenta la direzione con la quale
allineare il piano C0 del solido fotometrico.
La distribuzione fotometrica di campo lontano
utilizzata per generare una matrice conte-
nente le seguenti informazioni:
Coordinata x di partenza del raggio sulla su-
perficie scelta.
Coordinata y di partenza del raggio sulla su-
perficie scelta.
Coordinata z di partenza del raggio sulla su-
perficie scelta.
Coseno direttore rispetto all'asse X.
Coseno direttore rispetto all'asse Y.
Coseno direttore rispetto all'asse Z.
Valore del flusso del raggio nella direzione
specificata.
I valori delle coordinate x, y, z di partenza del
108
di questo genere di apparecchi, infatti il numero
di LED da impiegare dipende essenzialmente
dal modello, dalla tecnologia, dalla capacit di
dissipazione del prodotto, ma anche dal prezzo
di acquisto del componente che rappresenta un
parametro di giudizio fondamentale per i co-
struttori di apparecchi di illuminazione.
Per quanto riguarda i moduli, la scelta pu rica-
dere su questa tipologia di sorgenti LED in
quanto rappresentano ci che maggiormente si
avvicina al concetto di sorgente tradizionale:
rappresentano dei componenti pronti alluso che
non necessitano n dello sviluppo di PCB o di cir-
cuiti elettronici, n della scelta e combinazione
di lenti differenti per ottenere la distribuzione fo-
tometrica desiderata. In particolare sono stati
considerati alcuni moduli di produzione Edison.
Questi prodotti garantiscono un elevato grado
di protezione contro lingresso dei liquidi e della
polvere (IP 67); questa caratteristica consente
di semplificare lo sviluppo del prodotto e po-
trebbe, almeno in linea di principio, eliminare la
necessit di introdurre uno schermo di prote-
zione delle ottiche migliorando le performance
luminose del prodotto, infatti si osservato che
lintroduzione di uno schermo comporti sempre
una perdita, in termini di flusso luminoso
emesso, nellordine del 7-10%.
108
Figura 1. Edison MPW-C60MORG-121U.
Figura 2. Distribuzione fotometrica
Edison MPW-C60MORG-121U.
Photometric distribution
Edison MPW-C60MORG-121U.
INNOVAZIONE PROGETTAZIONE APPARECCHI A LED
may be chosen as they seem to be most similar
to the concept of traditional source in that they
have ready-to-use components that do not re-
quire neither development of PCB or electrical
circuits, nor a choice and combination of differ-
ent lenses to obtain the desired photometric
distribution. In particular, some models manu-
factured by Edison were considered.
These products are highly protected against liq-
uids and dust (IP 67) which allows simplification
of the product development. Moreover, it could, at
least in principle, eliminate the need of optical pro-
tective screen and improve luminous performance
of the product. In fact, it was observed that intro-
duction of a screen always entails a 7-10% loss of
the luminous flow emitted. Figures 1 and 2.
LED devices optical simulation
The project of an optical system of a LED device
starts with modelling of a LED source or a LED
system with a lens. For the purpose of simula-
tion the source is represented by means of a
"ray set" obtained through photometric distribu-
tion of a distant field deriving from a traditional
goniophotometric measurement, or by means of
a ray-set of the lens, or a reflector provided by
the optical system manufacturer.
Below is presented a method to obtain the ray-
set [2] from the photometric interchange file that
may usually be accessed on the manufacturer's
website. The method may be applied to single
LED sources, such as, e.g. designing a reflector,
a complex LED with secondary refractive optics,
and designing hybrid optical systems.
The system input data are as follows:
An Eulumdat or IESNA [3] formatted inter-
change file containing the luminous intensity
distribution for which the corresponding ray
distribution is to be obtained. The number of
C planes and angle explored should be ad-
equate for the emission type to be generated
(usually steps of 1 for angles and 5 for C
planes are used).
Number of the source rays, it was considered
that a too low number of rays a rough repre-
sentation of the luminous flow distribution in
space would be obtained.
The overall luminous flow emitted. The lumi-
nous flow emitted by the device is adequately
scaled to make it equal to the flow set.
The ray starting surface is usually charac-
terised by simple geometry and it may encom-
pass a plane, a disc, a sphere, or a cylinder the
dimensions of which may be freely established
by the user [4]. In the case of LED power
sources the dimension of the plane chosen will
be of a few millimetres in order to represent
the DIE of the appliance, or a disc that will rep-
resent the phosphated emitting surface of a
LED array, or a TIR lens, and a semisphere that
will represent the appliance dome.
The normal vector and the vector of UP: these
two orthogonal vectors determine the photom-
etry orientation with respect to the ray starting
surface. In particular, the normal vector defines
the direction of =0 angle of the photometric
solid. In turn the vector of UP indicates the di-
rection by means of which C0 plane of the pho-
tometric solid should be aligned.
Photometric distribution of a distant field is ap-
plied to generate the matrix containing the fol-
lowing information:
the starting x-coordinate of the ray on the se-
lected surface;
the starting y-coordinate of the ray on the se-
lected surface;
the starting z-coordinate of the ray on the se-
lected surface;
the direction cosine with respect to X axis;
the direction cosine with respect to Y axis;
the direction cosine with respect to Z axis;
a value of the ray flow in a specified direction.
The values of starting x, y, z coordinates of the
ray are obtained through an equal division of
the surface in a number of points corresponding
to the number of rays to be traced and corre-
sponding by pairs to u, v parameters in the sur-
face domino. The value to be applied to the
luminous flow of each ray may be determined
in two different ways:
as a uniform flow, where all the rays will have
the same flow value, and the only change will
be in the number of rays traced for each direc-
tion with respect to the value of the luminous
flow closed within the solid angle (defined
by intervals C and ). The method lends it-
self well if the number of rays to be traced is
sufficiently high. Otherwise, a certain approx-
imation of photometric solid zones with little
luminous flow emitted (cut-off). Figure 3.
as a constant angle, which denotes each sam-
ple ray, will have a different flow value in that
ray distribution could be weighed with re-
spect to the flow.
To ray distribution obtained in this way, it will
be possible to apply translation transformations
to the point of application of rays and rotations
around three coordinate axes in order to render
coherent the emission obtained in the phase of
calculation for the optics study. It is usually bet-
ter to generate the rays through the emission
surface centred on the origin so that the normal
vector and the UP could coincide with coordi-
nate axes and subsequently, translation and ro-
tation transformations could be applied.
The ray generating mechanism does not allow
establishing their point of origin on the basis on
information contained in the photometric file. It
is thus necessary for the user to specify the sur-
face intended for arranging the generated rays.
The ray tracing software applied for the cre-
ation of simulation presented in the article is
TracePro, manufactured by Lambda Research.
Lens shading
Photometric distribution provided by lens man-
ufacturers generally refers to a system of
LED+lens simulated or measured but devoid of
any obstruction deriving from the presence of
other optical devices or the structure of the il-
luminating device. The previous technique may
be easily applied to estimate mutual shading
among various parts of the optical system in
order to evaluate how photometric distribution
changes caused by shading.
Also the effect of the front protective screen of
the device, necessary to evaluate the fall of lu-
minous flow emitted due to the defilement of
emitting optical surfaces, may by simulated by
ray tracing in a satisfactory manner.
109
Figura 3. Schema per la generazione dei raggi a partire
dalla distribuzione dei flussi luminosi nello spazio: in
giallo rappresentato un angolo solido elementare che
raccoglie una certa quantit di flusso luminoso a cui oc-
corre fare corrispondere una certa distribuzione di
raggi.Ray generation scheme from luminous flows distri-
bution: elementary solid angle, marked in yellow, en-
compasses a certain quantity of luminous flow to which
a certain ray distribution should correspond.
LUCE 297/298 1-2/2012
dello stesso apparecchio simulato, con e senza
vetro di protezione a parit di flusso luminoso
emesso; come si vede dalla distribuzione foto-
metrica in colore rosso appare evidente che, per
valori bassi dellangolo i raggi incidenti con
angoli inferiori a 60 fuoriescono senza troppa
difficolt dallapparecchio provvisto di schermo
di chiusura piano.
Per valori pi elevati dellangolo i raggi ven-
gono invece riflessi allinterno dellapparecchio
(nella simulazione mostrata il flusso riflesso al-
linterno stato considerato assorbito) ed per
questo motivo che appare evidente il solido di
colore giallo che rappresenta la distribuzione
delle intensit luminose in assenza di vetro.
In alcuni casi i costruttori delle lenti fornisco dei
dati relativi alla quantit di flusso intercettato
dalle lenti adiacenti quanto queste sono poste
molto vicine le une alla altre; la Tabella 1 mo-
stra, ad esempio i valori forniti da LEDIL per le
sue lenti strada DW e DN nella versione
square, adatte per LED della famiglia CREE
XP. Lipotesi fatta dal costruttore che vi sia
una lente centrale illuminata posta allinterno
di una matrice 3x3 di altre lenti, di diverso tipo,
che intercettano il flusso luminoso emesso
dallelemento illuminato. La disposizione delle
lenti, nel caso la lente illuminante sia di tipo DW
e quelle schermanti di tipo DN, riportata alla
figura 5.
Tabella 1 Ombreggiatura reciproca per le lenti
LEDIL Strada DW e DN square per LED CREE
della famiglia XP (fonte: LEDIL).
Figura 5. Esempio di disposizione utilizzata per
la valutazione dellombreggiatura reciproca tra
le lenti: in colore rosso rappresentata una
lente DW, in colore grigio le lenti DN.
Le informazioni della Tabella 1 possono essere
utilizzate per la definizione della superficie
emittente e il posizionamento del ray-set, gene-
rato come spiegato in precedenza, rispetto alla
geometria della lente.
I valori ottimali per la geometria mostrata risul-
tano i seguenti:
Dimensione superficie di emissione 15x15 mm.
Il posizionamento del file raggi rispetto alla
geometria della lente emittente risulta al cen-
tro della base, alzata rispetto a questultima
di 4.6 mm.
In queste condizione, gli assorbimenti previsti
per la configurazione mostrata risultano pari al
3.2% e al 5.9 % per la configurazione duale (si
scambia il ruolo delle lenti DW con le DN).
La conoscenza di queste informazioni, rende pos-
sibile stimare in modo sufficientemente accurato
leffetto dellombreggiatura per configurazioni di
lenti qualsiasi, che dipendono dalla distribuzione
fotometrica che si desidera realizzare.
Si osserva che lefficienza complessiva del si-
stema ottico dipende da tre fattori:
Efficienza luminosa del LED impiegato, fun-
raggio, sono ottenuti suddividendo uniforme-
mente la superficie in un numero di punti pari al
numero di raggi da tracciare e corrispondenti a
coppie di parametri u,v nel domino della superfi-
cie .
Il valore da attribuire al flusso luminoso di cia-
scun raggio, pu essere determinato in due
modi differenti:
Flusso uniforme, cio tutti i raggi avranno il
medesimo valore del flusso e ci che varia sar
soltanto il numero di raggi tracciati per cia-
scuna direzione in rapporto al valore del flusso
luminoso racchiuso allinterno di un angolo so-
lido (definito da intervalli C e . Il me-
todo funziona bene se il numero di raggi da
tracciare sufficientemente elevato, in caso
contrario si introduce una certa approssima-
zione nelle zone del solido fotometrico dove c
poco flusso luminoso emesso (cut-off).
Vedi figura 3.
Angolo costante, cio ciascun raggio cam-
pione avr un valore differente di flusso, in
modo tale che la distribuzione dei raggi risul-
ter pesata rispetto al flusso.
Alla distribuzione di raggi cos ottenuta po-
tranno essere applicate delle trasformazioni di
traslazione al punto di applicazione dei raggi e
le rotazioni attorno ai tre assi coordinati, in modo
da rendere coerente lemissione ottenuta du-
rante la fase di calcolo per lo studio dellottica.
Di solito conviene generare i raggi con la super-
ficie di emissione centrata nellorigine in modo
tale che il vettore normale e di UP coincidano con
gli assi coordinati e applicare successivamente
le trasformazioni di traslazione e di rotazione.
Il meccanismo di generazione dei raggi non con-
sente di stabilire il loro punto di origine a partire
dalle informazioni contenute nel file fotome-
trico; occorre quindi che lutente specifichi la
superficie su cui disporre i raggi generati.
Il programma di ray-tracing impiegato per la
realizzazione delle simulazioni presentate nel-
larticolo TracePro, prodotto dalla societ
Lambda Research.
Ombreggiatura delle lenti
La distribuzione fotometrica fornita dai produt-
tori delle lenti generalmente riferita a un si-
stema LED+lente simulato o misurato, ma privo
di qualsiasi ostruzione derivante dalla presenza
di altri dispositivi ottici o dalla struttura stessa
dellapparecchio di illuminazione.
La tecnica precedente pu essere agevolmente
utilizzata per la stima dellombreggiamento reci-
proco tra le varie parti del sistema ottico in modo
da poter valutare come la distribuzione fotome-
trica si modifica a causa delle ombreggiature.
Anche leffetto dello schermo di protezione fron-
tale dellapparecchio, necessario per valutare il
deprezzamento del flusso luminoso emesso a
causa dellinsudiciamento delle superfici ottiche
emittenti, pu essere simulato in maniera sod-
disfacente mediante ray tracing.
In questultimo caso, occorre sottolineare che
leffetto di un vetro piano, non soltanto quello
di ridurre la quantit complessiva di flusso
emesso, ma anche quella di modificarne la distri-
buzione fotometrica come mostrato alla figura 4.
La figura mostra la distribuzione fotometrica
110
Figura 4. In colore giallo riportato il solido foto-
metrico dell'apparecchio privo di vetro, in colore
rosso lo stesso apparecchio dotato di vetro piano.
The photometric solid of the device without glass
and the same device with plain glass are marked
in yellow and red, respectively.
illuminated lens shading lenses light affected
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DN 1.1 %
Strada-SQ-T-DW Strada-SQ-T-DN 3.0 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW 1.6 %
Strada-SQ-T-DW Strada-SQ-T-DW 6.2 %
INNOVAZIONE PROGETTAZIONE APPARECCHI A LED
111
In this last case, it is necessary to underline that
the effect of flat glass does not only reduce the
complex flow quantity, but also to modify pho-
tometric distribution, as presented in Figure 4.
The figure shows photometric distribution of
the simulated device with and without pro-
tective glass at the same plane of the lumi-
nous flow. As photometric distribution shows,
marked in red, it seems evident that at low
values of angle intersecting rays at an-
gles lower than 60 escape without much dif-
ficulty from the device equipped with the flat
closure screen.
In turn at higher values of angle the rays are
reflected within the device (in the presented
simulation the flow reflected inside was consid-
ered absorbed). For this reason, that appears
evident, the yellow solid presents distribution
of luminous intensity without the glass.
In some cases lens designers provide data re-
lated to the quantity of the flow intercepted
from adjacent lenses, as they are positioned
very close to each other. Table 1 presents, e.g.
values provided by LEDIL referring to its lenses
strada DW and DN square version, adapted
for the LED of CREE XP family. The designer's
hypothesis says that there is a central illumi-
nated lens located within a 3x3 matrix of differ-
ent types of other lenses that intersect the
luminous flow emitted by the illuminated ele-
ment. The lens disposition, if the illuminating
lens is of DW type and the screening ones of DN
type, is presented in Figure 5.
Table 1 Mutual shading for LEDIL Strada DW
and DN square lenses for LED CREE of XP fam-
ily (source: LEDIL).
Information presented in Table 1 may be used to
define the emitting surface and the positioning
of the ray-set, generated, as explained above,
with respect to the lens geometry. Optimum val-
ues for the presented geometry are as follows:
Emitting surface size: 15x15 mm;
Positioning of ray file with respect to the geom-
etry of emitting lens results arranged at the base
centre, elevated with respect to it by 4.6 mm.
In these conditions the absorption estimated for
the presented configuration equal 3.2% and
5.9% for dual configuration (with the ex-
changed role of DW lenses to the DNs). This
knowledge makes it possible to estimate in a
sufficiently accurate way the effect of shading
for a configuration of any lenses that depend on
desired photometric distribution.
It has to be noticed that complex efficiency of
the optical system depends on three factors:
Luminous efficiency of the LED applied, the
function of supplying power and the thermal
regime on which it operates;
Lens efficiency that may be different in vari-
ous LEDs;
Lens shading.
This is confirmed by the data concerning LEDIL
DW and DN lenses adapted for the LED CREE
XM-L. The table indicated that mutual shadings
are much higher than those of the same dispo-
sition realised with LED CREE XP-G.
Table 2. Mutual shading for LEDIL Strada DW
and DN square adapted to LED CREE XM-L
lenses (source: LEDIL).
Also the lens performance, understood as a re-
lationship between the luminous flow emitted
by the LED may vary significantly, depending
upon the size of LED crystal.
The assessment of mutual radiation of the
lenses and the screening effect of the support
is obtained through accessing one source at a
time (the geometry of the selected lens was
considered a perfect transmitter) and assimilat-
ing as perfectly absorbing the geometry of all
other lenses of the device. The rays outgoing
from the optical system are collected in sphere
of 25m radius. Its centre coincides with the pho-
tometric centre of the device, both of which su-
perimpose contribution of all the single lenses.
The distribution of rays on the sphere may be
used to obtain photometric files (in *.ies or *.ldt
format) that are necessary for the device design
assessment. Figure 6.
Last but not least, the technique of ray tracing
may be applied to estimate the screening of op-
tical system in that regulations laid down in re-
gional laws on light pollution may be respected
(0.49 cd/klm for angles: 90) [5].
The main difficulty at the creation of screening is
the need to eliminate the emission around =90,
without affecting much the flow emitted by the
device, and above all luminous intensity inclining
the road surface and contribute to increase the
value of mean luminance of the carriageway.
illuminated lens shading lenses light affected
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DN 1.1 %
Strada-SQ-T-DW Strada-SQ-T-DN 3.0 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW 1.6 %
Strada-SQ-T-DW Strada-SQ-T-DW 6.2 %
Figura 5. Esempio di disposizione utilizzata per la
valutazione dellombreggiatura reciproca tra le
lenti: in colore rosso rappresentata una lente
DW, in colore grigio le lenti DN.
Example of exposition used to assess mutual
shading among the lenses: a DW lens was
marked in red and DN lenses - in yellow.
illuminated lens shading lenses light affected
SStrada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DN 1.5 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DN 3.2 %
Strada-SQ-T-DW-US Strada-SQ-T-DN 4.8 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW-EU 5.7 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DW-EU 19.0 %
Strada-SQ-T-DW-USStrada-SQ-T-DW-EU 26.0 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW-US 4.4 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DW-US 13.1 %
Strada-SQ-T-DW-USStrada-SQ-T-DW-US 18.6 %
LUCE 297/298 1-2/2012
6080 lumen (152 lm per ciascun LED alla tempe-
ratura di giunzione Tj=65C) e una potenza di
66 W (i dati fotometrici di Ottica + LED utilizzati
sono quelli misurati in laboratorio).
Ciascun LED risulta equipaggiato da unottica
TIR opportunamente scelta (sono state impie-
gate 3 differenti tipi di lente, destra, sinistra,
centrale) orientate nello spazio in modo tale da
ottenere la distribuzione fotometrica desiderata.
Vedi Figura /.
Nella figura 8 si riporta la curva fotometrica del-
lapparecchio generata tramite simulazione di
tracciamento raggi, mentre alla successiva fi-
gura 9, si riportano i dati misurati in laboratorio
sul campione realizzato (figura 7).
Il flusso luminoso dellapparecchio prototipo mi-
surato risulta pari a 5245 lm contro i 5114 lm
previsti dalle simulazioni di ray tracing proba-
bilmente a causa della diversa temperatura di
giunzione del prototipo rispetto al dato assunto
nella fase di progettazione dellapparecchio
(Tj=65C) e a causa della schermatura laterale
presente sul prototipo non considerata nella
fase di simulazione e finalizzata a contenere la
dispersione verso l'alto del flusso luminoso.
La curva misurata appare molto simile (come
forma) a quella simulata e presenta la stessa
asimmetria di emissione tra la parte destra e
quella sinistra, riscontrabile anche nella simu-
lazione, si vedano a tal proposito la figura 8 e
figura 9.
Un altro esempio di progettazione realizzata
con la tecnica descritta lapparecchio speri-
mentale PLUS, un prodotto modulare sviluppato
allinterno di un progetto di ricerca tra Politec-
nico di Milano (Dipartimento INDACO) ed
ENEA, che aveva come obbiettivo lo sviluppo
di sistemi di illuminazione intelligenti, ad alta
efficienza e a basso costo di produzione, per l'il-
luminazione della Smart Street.
Il sistema impiega due o quattro moduli equi-
paggiati con differenti modelli di lenti al fine di
ottenere diverse distribuzioni fotometriche per
la realizzazione delle categorie illuminotecniche
S e CE (figura 10).
Anche in questo caso, la tecnica descritta
stata impiegata nella progettazione del pro-
dotto al fine di determinare lombreggiamento
tra le lenti e si adottato un compromesso tra
la necessit di contenere le dimensioni dellap-
parecchio e quella di non penalizzare eccessi-
vamente le prestazioni, e leffetto di
schermatura del bordo, necessario per il conte-
nimento della dispersione del flusso luminoso
verso lalto.
Comportamento Termico
Il dimensionamento termico di un apparecchio
a LED costituisce un problema molto com-
plesso da risolvere, dal momento che le scelte
del progettista vanno ad incidere su almeno
tra aspetti fondamentali del prodotto:
Il regime termico di funzionamento influenza
la quantit di flusso emesso dai LED e quindi
determina il numero di componenti che ne-
cessario inserire nel prodotto per ottenere le
prestazioni impiantistiche desiderate e
quindi ha forte impatto sul costo del prodotto.
La temperatura di giunzione influenza la ve-
locit di decadimento del flusso luminoso del-
zione della corrente di alimentazione e del re-
gime termico a cui viene fatto lavorare.
Efficienza delle lenti, che pu variare da LED
a LED.
Ombreggiatura delle lenti.
A dimostrazione di questo si riportano i dati re-
lativi alle lenti LEDIL DW e DN adatte per i LED
CREE XM-L; dallesame della tabella si eviden-
zia che gli ombreggiamenti reciproci sono molto
pi elevati rispetto a quelli della medesima di-
sposizione realizzata con LED CREE XP-G.
Tabella 2. Ombreggiatura reciproca per le lenti
LEDIL Strada DW e DN square per LED CREE
XM-L(fonte: LEDIL).
Anche il rendimento della lente, inteso come
rapporto tra flusso luminoso uscente dal si-
stema ottico e flusso luminoso emesso dal LED,
pu variare notevolmente a seconda delle di-
mensioni del cristallo del LED.
La valutazione dellirraggiamento reciproco tra
le lenti e leffetto di schermatura del supporto si
ottiene accendendo una sorgente per volta (la
geometria della lente selezionata stata consi-
derata un trasmettitore perfetto) e assimilando
la geometria di tutte le altre lenti dellapparec-
chio come perfettamente assorbenti.
I raggi uscenti dallintero sistema ottico ven-
gono collezionati su una sfera di raggio 25 m il
cui centro viene fatto coincidere con il centro fo-
tometrico dellapparecchio andando a sovrap-
porre tra loro i contributi di tutte le singole lenti.
La distribuzione di raggi sulla sfera pu essere
utilizzata per ottenere i file fotometrici (in for-
mato *.ies o *.ldt) necessari per la valutazione
impiantistica dellapparecchio. Vedi figura 6.
Infine, ma non meno importante, la tecnica di
ray tracing pu essere utilizzata per stimare la
schermatura del sistema ottico al fine di garan-
tire il rispetto dei vincoli imposti dalle leggi re-
gionali sullinquinamento luminoso (0.49 cd/klm
per angoli 90) [5].
La principale difficolt nel realizzare la scherma-
tura risiede nel fatto che occorre eliminare le-
missione in prossimit di =90, senza
penalizzare troppo il flusso emesso dallappa-
recchio e soprattutto le intensit luminose che
incidono in modo radente alla pavimentazione e
che contribuiscono ad elevare il valore di lumi-
nanza media della carreggiata.
Risultati preliminari ottenuti
Come esempio applicativo della tecnica descritta
si considerato un sistema ottico costituito da
un power LED e una lente TIR; si riportano i dati
ottenuti dalla simulazione di apparecchio LED
che utilizza 40 LEDs Cree XP_G, alimentati alla
corrente di 550 mA con un flusso complessivo di
112
illuminated lens shading lenses light affected
SStrada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DN 1.5 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DN 3.2 %
Strada-SQ-T-DW-US Strada-SQ-T-DN 4.8 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW-EU 5.7 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DW-EU 19.0 %
Strada-SQ-T-DW-USStrada-SQ-T-DW-EU 26.0 %
Strada-SQ-T-DN Strada-SQ-T-DW-US 4.4 %
Strada-SQ-T-DW-EUStrada-SQ-T-DW-US 13.1 %
Strada-SQ-T-DW-USStrada-SQ-T-DW-US 18.6 %
Figura 6. Esempio di disposizione geometrica
utilizzata per la valutazione delle ombreggiature
reciproche e per la schermatura dellemissione
luminosa nellemisfero superiore.
Example of geometric disposition applied
to assess mutual shading for a light emission
screen in the upper hemisphere.
INNOVAZIONE PROGETTAZIONE APPARECCHI A LED
113
Figura 7. Apparecchio prototipo realizzato
(Butterfly 01) FRAEN.
The realised prototype device (Butterfly 01)
FRAEN.
Preliminary results obtained
An optical system consisting of a power LED
and a TIR lens is an example of application of
the described technique. There are presented
data obtained through stimulation of the LED
device that uses 40 LEDs Cree XP_G, powered
by 550 mA current with complex flow of 6080
lumen (152 lm for each LED at junction temper-
ature of Tj=65C) and power of 66 W (the pho-
tometric data of Optics + LED used are those
measured in the laboratory).
Each LED is equipped with suitably selected
TIR optical components (there were applied 3
different lens types: right, left and central) di-
rected in space in a way to obtain the desired
photometric distribution. Figure 7.
Figure 8 presents a photometric curve of the de-
vice generated by means of ray tracing simula-
tion. In turn Figure 9 shows data measured in
the laboratory on the created sample (Figure 7).
The measured luminous flow of the prototype
device equals 5245 lm against 5114 lm predicted
ray tracing simulation. This result was probably
caused by a different junction temperature of
the prototype with respect to the data assumed
in the designing phase (Tj=65C). Another rea-
son for it might have been the lateral screening
present on the prototype which was not consid-
ered in the simulation phase, mounted to pre-
vent luminous flow from dispersing up.
The curve measured appears very similar (as a
form) to the simulated one. It reveals the same
asymmetry of emission between the right and
the left side, present also in the simulation. This
is reflected in Figures 8 and 9.
Another example of designing realised by means
of the described technique is PLUS experimental
device. It is a modular product developed in the
framework of a research project of Technical Uni-
versity of Milan (INDACO Department) and
ENEA. It aimed at developing high-efficiency in-
telligent lighting systems at low production
costs to provide illumination of Smart Street.
The system applies two or four modules
equipped with different lens models with a
view of obtaining diverse photometric distribu-
tion to implement S and CE categories of artifi-
cial lighting (Figure 10).
Also in this case the described technique was
115
applied in designing the project in order to de-
termine shading between the lenses. There
was reached a compromise between the needs
to contain the device dimensions and not to af-
fect excessively its performance as well as the
edge screening necessary to contain luminous
flow dispersing up.
Thermal behaviour
Thermal sizing of a LED device constitutes a
very complex problem to resolve, as the de-
signer's choices impact at least three funda-
mental aspects of the product:
Thermal regime of functioning influences the
quantity of flow emitted by the LEDs. Thus it
determines the number of components that
are necessary to mount on the product in order
to obtain desired plant performance. Conse-
quently, it strongly impacts the product cost.
The temperature of junction influences the
speed luminous flow decay of the device in
time, and as a result, its economic practicability
to substitute a traditional device in the plants.
The dissipater project, as an integral part of
the device design, and thus presumably with
a different than classic finned surface, entails
a need to resort to other projecting tools than
classic thermal sizing by means of an ana-
logue electrical circuit [6] or sizing tools of
fanned surfaces [7] that are widely used in
the field of electronics.
Analogue electrical circuit is a circuit in which
the heat flow produced by LED sources is rep-
resented through an electric power generator,
its unit of measurement is not Ampere, but
Watt, electric tension of temperatures in various
points of dissipater or a PCB is equal, and the
unit of measurement is not Volt, but degree Cel-
sius. Thermal resistance is substituted by elec-
tric resistance which is not defined in Ohm, but
in C/W. It is thus possible to use an equation
which formally corresponds to Ohm's Law. More
complex designing techniques predict the use
of CFD simulation software (Computational
Fluid Dynamics) that allow obtaining more ac-
curate results reducing the number of proto-
types and further changes required by the
procedure described above. The CFD simulation
allows also realising dissipation systems that
considerably differ from the traditional finned
dissipaters. They give the designer more room
for manoeuvre and creativity at form designing.
An example of application of these techniques
is presented in Figure 11, where the dissipation
system behaviour was simulated by means of
fluid-dynamic calculating software, from the ini-
tial phase of the product concept to reaching a
fair compromise between freedom of designing,
dissipation efficiency of heat produced by LED
sources and containing production costs.
This way made it possible to assess dissipation
efficiency of different solutions (different from
each other in terms of aesthetics) without the
need to create prototypes.
Figura 8. Indicatrici di emissione misurate (cd/1000lm)
del prototipo Butterfly01 nei piani C0-180 e C90-270. La
misura in cd assolute con il rendimento pari al 100%.
Indicator functions of emission measured (cd/1000lm) of
Butterfly01 prototype at C0-180 and C90-270 planes. The
measurement is at absolute cd with 100% performance.
Figura 9. Indicatrici di emissione (cd/1000lm) dellappa-
recchio Butterfly01 simulato con il metodo su esposto
(senza schermi laterali) nei piani C0-180 e C90-270.
Nella simulazione, la fotometria non assoluta e il ren-
dimento del sistema ottico di circa 84%.
Indicator functions of emission measured (cd/1000lm) of
Butterfly01device simulated by means of the above-men-
tioned method (without lateral screens) at C0-180 and
C90-270 planes. In the simulation the photometry is not
absolute and the performance of optical system equals
about 84%.
LUCE 297/298 1-2/2012
fine di trovare un giusto compromesso tra li-
bert progettuale, efficienza nella dissipazione
del calore prodotto dalle sorgenti LED e conte-
nimento dei costi di produzione.
In questo modo stato possibile valutare leffi-
cienza dissipativa di diverse soluzioni (molto di-
verse tra loro dal punto di vista estetico), senza
dover ricorrere alla prototipazione.
Ringraziamenti
Un particolare ringraziamento alle persone che
hanno collaborato a queste attivit di ricerca: Simo-
netta Fumagalli dell'ENEA, Marco Angelini della
FRAEN, Matteo De Canal di CrossPoint e Daria Ca-
sciani del Lab. Luce - Politecnico di Milano.
BIBLIOGRAFIA
[1] Mikhail A. Moiseev, Leonid L. Doskolovich,
and Nikolay L. Kazanskiy, "Design of high-
efficient freeform LED lens for illumination
of elongated rectangular regions," Opt. Ex-
press 19, A225-A233 (2011).
[2] Technical Note, Import ANSI/IESNA Photo-
metric Data to TracePro, Lambda Research.
[3] ANSI/IES LM-63-02 ANSI Approved Stan-
dard File Format for Electronic Transfer of
Photometric Data and Related Information,
Illuminating Engineering Society.
[4] Radiant Imaging, Inc., Prosource User's Manual
for use with Prosource Version 7.0.0 or later.
[5] Legge Regionale 27 marzo 2000, n. 17 e suc-
cessive modificazioni, Misure urgenti in
tema di risparmio energetico ad uso di illu-
minazione esterna e di lotta allinquina-
mento luminoso. (B. U. 30 Marzo 2000, n.
13, 1 suppl. ord.).
[6] Application Note CLD-AP05.002, Cree
XLamp LED Thermal Management.
[7] Natsink manual, programma di dimensiona-
mento di dissipatori alettati disponibile gra-
tuitamente sul sito:
http://frigprim.x10.mx/frigus_natsink.html
lapparecchio nel tempo e quindi la sua mag-
giore o minore convenienza economica a so-
stituire un apparecchio tradizionale negli
impianti.
Il progetto del dissipatore, come parte inte-
grante del design dellapparecchio e quindi
presumibilmente di forma diversa dalla clas-
sica superficie alettata, pone la necessit di
ricorrere a strumenti di progetto diversi dal
classico dimensionamento termico tramite cir-
cuito analogo elettrico [6] o strumenti di di-
mensionamento delle superfici alettate [7],
che sono comunemente impiegati in ambito
elettronico.
Lanalogo elettrico un circuito in cui il flusso
di calore, prodotto dalla sorgenti LED, viene rap-
presentato mediante un generatore di corrente
elettrica, l'unit di misura cambia da Ampere a
Watt, le temperature nei vari punti del dissipa-
tore o del PCB, hanno un equivalente nella ten-
sione elettrica, l'unit di misura passa da Volt a
gradi Celsius. La resistenza termica sostituita
dalla resistenza elettrica e non viene definita in
Ohm ma in C/W, ed possibile quindi utilizzare
un'equazione formalmente uguale alla legge di
Ohm. Tecniche di progetto pi sofisticate, pre-
vedono limpiego di programmi di simulazione
CFD (Computational Fluid Dynamics), che con-
sentono di ottenere risultati pi accurati ridu-
cendo il numero di prototipi e modifiche
successive a cui necessario ricorrere con il pro-
cedimento descritto precedentemente. La simu-
lazione CFD consente anche di realizzare
sistemi di dissipazione che differiscono di molto
dai tradizionali dissipatori alettati, offrendo al
progettista maggiori margini di manovra e crea-
tivit nella progettazione delle forme.
Un esempio di applicazione di queste tecniche
riportato alla figura 11, dove il comportamento
del sistema di dissipazione stato simulato me-
diante un programma di calcolo fluido-dinamico,
fin dalla fase iniziale di concept del prodotto al
116
Figura 10. Moduli apparecchio PLUS, progettato
dal Politecnico di Milano allinterno di un progetto
di ricerca coordinato da ENEA. I due moduli mon-
tano differenti tipi di lente (LEDIL STRADA T-DW
e T-DN). Prototipi realizzati da Cross Point srl.
Modules of PLUS device designed by Technical
University of Milan within a research project co-
ordinated by ENEA Two modules with two dif-
ferent lens types mounted (LEDIL STRADA T-DW
and T-DN). Prototypes realized by Cross Point srl.
INNOVAZIONE PROGETTAZIONE APPARECCHI A LED
117
Acknowledgements
The authors would like to give special thanks
to the following persons who cooperated on
this research: Simonetta Fumagalli, ENEA;
Marco Angelini, FRAEN, Matteo De Canal di
CrossPoint and Daria Casciani, Laboratory of
Light,Technical University of Milan.
BIBLIOGRAPHY
[1] Mikhail A. Moiseev, Leonid L. Doskolovich,
and Nikolay L. Kazanskiy, "Design of high-
efficient freeform LED lens for illumination
of elongated rectangular regions," Opt. Ex-
press 19, A225-A233 (2011).
[2] Technical Note, Import ANSI/IESNA Photo-
metric Data to TracePro, Lambda Research.
[3] ANSI/IES LM-63-02 ANSI Approved Stan-
dard File Format for Electronic Transfer of
Photometric Data and Related Information,
Illuminating Engineering Society.
[4] Radiant Imaging, Inc., Prosource User's
Manual for use with Prosource Version 7.0.0
or later.
Figura 11. Simulazione fluido dinamica del dissi-
patore dell'apparecchio sperimentale PLUS, pro-
gettato dal Lab. Luce Politecnico di Milano per
ENEA.Fluid dynamic simulation of a dissipater of
PLUS experimental device designed by Lab.
Luce, Technical University of Milan for ENEA.
[5] Legge Regionale 27 marzo 2000, n. 17 e
successive modificazioni, Misure urgenti
in tema di risparmio energetico ad uso di
illuminazione esterna e di lotta allin-
quinamento luminoso. (B. U. 30 Marzo
2000, n. 13, 1 suppl. ord.), [Regional Law
of 27th March 2000 no. 17, as amended
"Urgent measures in the scope of power
saving at external lighting and fighting
light pollution"].
[6] Application Note CLD-AP05.002, Cree
XLamp LED Thermal Management.
[7] Natsink manual, programma di dimensiona-
mento di dissipatori alettati disponibile gra-
tuitamente sul sito:
http://frigprim.x10.mx/frigus_natsink.html
LUCE 297/298 1-2/2012
118
RICERCA NUOVI CONCEPTS DI LUCE DELLA FACOLT DI DESIGN E ARTI VENEZIA / IT
li studenti della Laurea magistrale in disegno
industriale del prodotto della Facolt di Design
e Arti dellIstituto Universitario di Architettura
di Venezia sono coinvolti da anni in
tematiche relative allo studio della luce,
dapprima con il Corso di illuminotecnica e pi
recentemente con la materia di Micro e nano
tecnologie per il disegno industriale. Questi due
corsi hanno costituito unopportunit molto
interessante di condurre i giovani futuri
designers verso un momento di riflessione
allinterno delle potenzialit del mondo della
luce. Lattivit stata articolata in due fasi
concatenate: la prima costituita
dallacquisizione di nozioni fondamentali
dellilluminotecnica, della fisica ottica e
della geometria ottica, la seconda attraverso la
panoramica operativa del lighting design,
allinterno della quale condurre una circoscritta
esperienza progettuale. Lobiettivo non semplice,
per diverse ragioni, ma soprattutto perch spesso
The students of the Masters degree programme in
product industrial design at the Faculty of Desin
and Arts at the Architecture University Institute of
Venice have for years been involved in the issues
related to the study of light. Previously, it has cov-
ered a course on artificial lighting and now it offers
a course of micro and nano technologies at indus-
trial design. These two courses have given very in-
teresting opportunities for future young designers to
reflect on the potential of the world of light. This ac-
tivity has been divided in two interrelated phases.
The first one has encompassed the study of funda-
mental concepts of artificial lighting, optical physics
and optical geometry. The second stage has cov-
ered operational observation of lighting design
which leads to a design experience. The objective
is not simple for various reasons. The most impor-
tant one is that the students frequently have limited
command of fundamental principles applied in the
lighting sector. From a certain point of view, this as-
pect constitutes also a strong point, because start-
ing without prejudice (except for the term artificial
lighting that to less experienced persons may
seem strictly related to calculation and engineer-
ing), their mind remains more receptive and sus-
ceptible to simulation by surprising
phenomenological aspects, such as those existing
in the lighting sector created by the artists and de-
signers. Nonetheless, the difficulty lies also in the
timeline (it is a 60-hour, one semester course)
which imposes selection of the issues studied at
the course. The course on light encompasses the
issues of experimental research, like those pre-
sented further. Yet, it should always consist in
teaching at least minimum required knowledge of a
specific subject, although it does not make a part of
main discipline of the studies. This aspect raises
great interest, as by the end of the semester the
students will have developed an experimental and
innovative project in the specific field of interest.
They will also have to check their theoretical knowl-
edge at an oral exam. From the previous year a
combination of two interrelated A and B modules,
that is micro and nano technologies, has allowed to
set a standard for a new interpretation of the world
of light applied in the activity of design. The first
di Alberto Pasetti
NUOVI CONCEPTS
DI LUCE ALLA IUAV
NEW
LI GHT CONCEPTS
Luce cieca
Nicolas Battistini, Elisabetta
Costa, Giada Luzi.
G
119
LUCE 297/298 1-2/2012
Luce cieca
Nicolas Battistini, Elisabetta
Costa, Giada Luzi.
120
RICERCA NUOVI CONCEPTS DI LUCE DELLA FACOLT DI DESIGN E ARTI VENEZIA / IT
Luce cieca
Nicolas Battistini, Elisabetta
Costa, Giada Luzi.
121
LUCE 297/298 1-2/2012
module, conducted by Prof. Diego Basset, devoted to the ex-
ploration of nano technologies through an analysis of primor-
dial material components, in particular their structures and
surface properties of two- and three-dimensional products,
created as a result of industrial research, aimed at innovation
and optimisation of the application by the consumers. The se-
mester dedicated to this preparation enabled other student to
acquire some knowledge about properties of materials. It
greatly helps them understand some lighting phenomena. In
fact, in the designing phase, the students tend to reason
from the perspective of infinitesimal physics which in the field
of lighting is translated into optical physics. However, there is
a feature of methodology referring to the subject under study
which does not consist in resolving an exercise for the sake of
it, through infinite expressions of light in the presence of the
matter, but it is based on in-depth understanding of the per-
ception concept. Indeed, the aim of the analytical and proac-
tive work of single candidates is to explore human perception
through the knowledge of phenomenological principles. The
reason for such an approach is that humans, in every instant
of their life, experience vision that is related to the whole of
physiological responses, of which some are directly con-
nected with the nervous system or brain interpretation. In this
way, future young designers with their creative competences
make a step forward. Although they are not specialists in any
sector, they provide bases for new project ideas aimed at
potential contemporary users, both in terms of functional fea-
tures and for purely recreational reasons, to the benefit of
physiological wellbeing. These two objectives are frequently
achieved within one project and thus its concept becomes re-
ally feasible. In other cases, the meaning of the work remains
in an early stage of research, which is not devoid of stimulat-
ing messages and contents, though. A metal railroad bridge
intended for pedestrians, used in the concept of Annamaria
Laterza and Caterina Marzolla is the first example where the
need to resolve the issue of insufficient lighting is combined
with the perceptive effect value of phosphorescent stripes.
They highlight the directive of perspective through geometric
dynamics which recalls the graphic patterns of the first sub-
way signs. The route is constructed with a polychrome light
rail which stimulates the sense of spatial perception and to
provide information through long adhesive films on metal pan-
els treated with phosphorescent powders in the same time.
The activated phosphorescent phenomenon stores natural
daylight. Moreover it is sustained by remote LED sources
which are inserted in specific light wells. Prototyping of a part
of the panel allowed checking the project feasibility in terms
of optical performance of the stripes and their geometric rela-
tions. The most profound meaning of the project entitled Im-
mersed in the Invisible, outlined on the basis of some
phenomenological analogies, but with more abstract and ex-
Colour stone
Jacopo Stefan, Tommaso Calore.
Il giocattolo funziona come una
lavagnetta luminosa in cui il
bambino interagisce con le mani
(presenza di sensori di tatto sotto
lo strato siliconico) accendendo le
sorgenti led sottostanti. La
selezione del colore avviene
toccando una delle zone
corrispondenti. Per disegnare in
sintesi additiva si lavorer su un
lato della lavagnetta (RGB);
ruotandola fisicamente si avr la
possibilit di disegnare in sintesi
sottrattiva (CMY). In posizione
verticale ed in carica la lampada
potr eseguire degli scenari
prestabiliti da programma.
The idea of the toy is that of a light
board which enables children to
interact with their hands (touch
sensors located under a silicone
layer) and turn on the led sources
underneath the layer. Colours are
selected through touching the
respective areas. Drawing in
additive synthesis (RGB) can be
performed on a side of the board.
The board, if turned; gives a
possibility to draw in subtractive
synthesis (CMY). Vertical position
and the charged lamp make it
possible to implement scenarios
pre-set by the software.
studenti di acquisire una parte di quella conoscenza sulle
propriet dei materiali che permette di aiutare
significativamente la comprensione di alcuni fenomeni
luminosi. Infatti, nella fase progettuale gli studenti sono gi
predisposti a ragionare con un orientamento legato alla fisica
infinitesimale che, nel campo della luce, si traduce
successivamente in fenomeni riconducibili alla fisica ottica.
Esiste per una caratteristica metodologica che riguarda il
tema di ricerca da svolgere che non si risolve nello sviluppo
di un esercizio fine a s stesso, attraverso le infinite
manifestazioni che la luce pone in presenza della materia, ma
parte dal presupposto che vi sia alla base lapprofondimento
di un concetto percettivo. Infatti, la finalit del lavoro analitico
e propositivo dei singoli candidati esplora la percezione
umana attraverso la conoscenza di principi fenomenologici.
Come potrebbe essere diversamente, dato che luomo
sperimenta in ogni istante della propria esistenza lesperienza
della visione in funzione di un insieme molto articolato di
risposte fisiologiche, alcune delle quali direttamente
connesse al sistema nervoso e allinterpretazione cerebrale?
Cos i giovani futuri designers entrano in gioco, con la loro
competenza creativa, perch pur non essendo specialisti di
alcun settore pongono le basi per idee progettuali verso
nuove istanze rivolte ai potenziali utenti contemporanei, sia
per finalit funzionali che per ragioni puramente ludiche a
beneficio del benessere fisiologico. In alcuni casi, non rari, i
due obiettivi sono raggiunti dallo stesso progetto e pertanto
collocano il concept progettuale allinterno di unaurea di
concretezza e di reale fattibilit. In altri casi, il significato del
lavoro rimane in un ambito di embrionale ricerca, ma non
privo di messaggi e contenuti stimolanti. Il ponte metallico
ferroviario ad uso pedonale utilizzato nel concept di
Annamaria Laterza e Caterina Marzolla lespressione del
primo esempio dove, alla necessit funzionale di colmare la
carenza di illuminazione, si unisce il valore delleffetto
gli studenti partono da una limitata conoscenza dei principi
fondamentali nel settore dellilluminazione. Da un certo punto
di vista, questaspetto costituisce anche un punto di forza
perch, partendo senza pregiudizi (ad eccezione della
denominazione illuminotecnica che richiama, ai meno
esperti, un significato molto legato al calcolo e ad una
materia ingegneristica), la loro mente rimane pi ricettiva e
suscettibile di essere stimolata da aspetti fenomenologici
sorprendenti, come quelli esistenti nel settore della luce ad
opera di artisti e progettisti. Tuttavia, la difficolt risiede anche
nellarco di tempo circoscritto (il corso in un semestre ha una
durata di circa 60 ore) che impone di fare delle scelte
sullopportunit di affrontare alcune tematiche rispetto ad
altre. Pur affrontando delle tematiche sperimentali di ricerca,
come quelle di seguito esposte, un corso inerente alla luce
dovrebbe sempre basarsi sullassimilazione dei requisiti
minimi che la conoscenza di una materia specialistica come
questa richiede, anche se non ancora collocata tra le
discipline fondamentali del percorso di studi. Questo aspetto
di grande interesse perch al termine del semestre gli
studenti non devono soltanto avere sviluppato un progetto
sperimentale ed innovativo, nellambito specifico di interesse,
ma richiesto loro di dar prova della loro conoscenza teorica
con un esame orale approfondito. Dallanno scorso il
connubio tra due moduli A e B, in Micro e Nano tecnologie,
luno propedeutico allaltro, ha permesso di gettare le basi
per una nuova chiave di lettura del mondo della luce
applicata allattivit del design. Il primo modulo, tenuto dal
Prof. Diego Basset, parte dallesplorazione delle nano
tecnologie attraverso lanalisi di componenti primordiali dei
materiali, in particolare rivolti alle tessiture e alle propriet
superficiali di prodotti bidimensionali e tridimensionali frutto di
ricerca industriale, finalizzata allinnovazione e
allottimizzazione degli impieghi nellambito consumer. Il
semestre dedicato a questa preparazione ha permesso agli
122
RICERCA NUOVI CONCEPTS DI LUCE DELLA FACOLT DI DESIGN E ARTI VENEZIA / IT
Immerso nellinvisibile
Isis Cocco, Christian Durofil,
Maddalena Rossi.
123
LUCE 297/298 1-2/2012
perimental effects, is related to interactions between the visi-
tor and the imaginary space constituted by a shell module
with various graphic compositions in the entire field, on the in-
ternal membrane. Different types of design are treated with
phosphorescent powders of various colours and composition
which react to different wavelengths. Therefore they become
visible in a selective manner. On the basis of this concept, the
observer upon entering into the module sees a luminous
sphere that radiates a determined light frequency which cor-
responds to some graphic scenes, whereas the other images
remain obscured. There is no better instance to paraphrase
the concept which says that we see what we enlighten. This
case though is about seeing what the light reveals. The idea
of revealing by light not only for recreational, but for educa-
tional purposes was applied to the colour stone project
aimed at children. A child using three primary colours (red,
green and blue) to touch the surface may add and subtract
numerous colours of the spectrum and learn elementary prin-
ciples of addition and subtraction. The rule of such a hypo-
thetical game is based on mixing through a dense grid of rgb
LEDs protected by a monocoque plastic surface which inter-
acts with the human touch like a real touch-screen. According
to the same logic, new generation light sources are hidden
from view but inserted in light systems that are able to interact
with the human eye to create a real perceptive and change-
able ambient. Such a work embraces the idea of Light in Ice
Age, Blind Light and Walls of light, in which the central
issue refers to changeable possibilities that the space may
imprint in the psyche by means of a relationship between in-
novative materials and highly flexible capillary light sources.
Light in Ice Age constitutes an idea that derives from obser-
vation of light phenomena in icebergs, in particular cave for-
mations and inside the clefts. The iceberg matter itself, both
due to water cleanliness and atmospheric pressure to which it
is exposed, presents a property to transmit rays of light that
Immerso nellinvisibile
Isis Cocco, Christian Durofil,
Maddalena Rossi.
Immerso nellinvisibile
Isis Cocco, Christian Durofil,
Maddalena Rossi.
come un vero e proprio schermo touch-screen. Nella stessa
logica delle sorgenti, di nuova generazione, occultate alla
vista ma inserite in sistemi luminosi in grado di interagire con
locchio umano per creare delle vere proprie ambientazione
percettive e mutevoli si collocano i lavori light in iceage,
luce cieca e muri di luce, dove il tema centrale
dellindagine riguarda le possibilit mutevoli che lo spazio
pu imprimere sulla psiche utilizzando il rapporto tra materiali
innovativi e fonti di luce capillari dotate di grande flessibilit.
Light in iceage costituisce unidea che trae origini
dallosservazione del fenomeno luminoso nei ghiacciai, in
particolare nei volumi cavernosi e allinterno dei crepacci. La
materia stessa del ghiaccio, sia per la purezza dellacqua e la
pressione atmosferica a cui sottoposta, possiede propriet
di trasmissione dei raggi luminosi che generano effetti
spettacolari ed emozionali di rara bellezza. La scomposizione
dei raggi luminosi attraverso fenomeni rifrattivi della materia
pu generare effetti cromatici sorprendenti anche in luoghi
non direttamente esposti alla luce naturale ma sottoposti ai
percorsi articolati dei raggi luminosi che si riflettono e si
rifrangono. Nel caso in cui luomo tenti di riprodurre tali
manifestazioni della natura deve riorganizzare gli elementi
primordiali di una scena artificiale. Gli spazi pensati da
Decaro, Picco e Pizzutilo, sono dei veri e propri light-cocoon
sperimentali costituiti da membrane tese, diffondenti,
attraversate o lambite da fasci luminosi di ampiezza e
cromaticit variabile. In questo caso la stessa presenza
dellosservatore allinterno dello spazio a modificarne il
risultato visivo finale, dato che la sua stessa ombra si colora e
imprime effetti geometrici visivi a terra o sulle pareti.
Inversamente, quando non lo spazio ad assumere la forma
progettuale ma un oggetto a s stante, un monolite, in grado
di allestire il campo visivo dellosservatore attraverso la sua
valenza cromatico-luminosa il riferimento ad un progetto
quale luce cieca implicito. Un monolite che assume la
forza formale di un volume sospeso tridimensionale quasi
fluttuante per assenza di supporti meccanici evidenti,
costituito da una superficie elastica tesa diffondente
aggrappata ad un leggero telaio in alluminio, riesce ad
irradiare in tutte le direzioni un flusso luminoso
percettivo delle fasce fosforescenti, capaci di sottolineare il
senso prospettico attraverso una dinamica geometrica che
ricorda gli stilemi grafici di comunicazione delle prime
metropolitane. Il percorso si concretizza nella costruzione di
una guida ottica policroma in grado di stimolare il senso di
percezione spaziale e allo stesso tempo fornire informazioni
attraverso lapplicazione di lunghe pellicole adesive su
pannelli metallici, trattate con polveri fosforescenti.
Lattivazione della fenomeno fosforescente, oltre che
dallimmagazzinamento di luce diurna pensato per essere
coadiuvato da sorgenti a LED, remote, inserite in opportuni
cavedi. La prototipazione di una porzione di pannello ha
permesso di verificare la fattibilit sotto il profilo della resa
ottica delle fasce e dei rapporti geometrici delle stesse.
Impostato con alcune analogie fenomenologiche, ma di
appartenenza pi astratta e sperimentale, si colloca il
progetto Immerso nellinvisibile in cui il significato pi
profondo appartiene allinterattivit tra il visitatore e uno
spazio immaginario costituito da un modulo a chiocciola con
svariate composizioni grafiche, a tutto campo, sulla
membrana interna. Varie tipologie di disegno sono trattate
con polveri fosforescenti di colore e composizione diversa
che reagiscono a lunghezze donda diverse e pertanto
diventano visibili in maniera selezionata. In base a questo
concept, quando losservatore entra nel modulo gli viene
messa a diposizione una sfera luminosa che irradia una
determinata frequenza luminosa corrispondente ad una delle
scene grafiche, le altre rimangono oscurate. Quale migliore
esempio per parafrasare lassunto noi vediamo ci che
illuminiamo, solo che in questo caso si tratta proprio di
vedere ci che la luce rivela. Lidea che la rivelazione possa
essere tradotta in uno scopo non solo ludico, ma educativo,
ha preso forma nel progetto color stone rivolta ai bambini.
Infatti, attraverso lutilizzo dei tre colori primari (rosso, verde e
blu) il bambino sfiorando la superficie pu sommare o
sottrarre molti colori dello spettro, apprendendo
intuitivamente i valori elementari della sintesi additiva e
sottrattiva. Il funzionamento di questo ipotetico gioco si basa
sulla miscelazione di una fitta rete di led rgb protetti da una
superficie-scocca plastica che interagisce con il tatto umano
124
RICERCA NUOVI CONCEPTS DI LUCE DELLA FACOLT DI DESIGN E ARTI VENEZIA / IT
Muri di Luce 1
Caterina Bolge, Chiara Basso,
Luca Fioraso.
Oltre alle combinazioni
cromatiche uniformi possibile
sfruttare la tecnologia LED per
creare ambientazioni evocative in
linea con lo stato danimo
dellutente. In questo caso i Muri
di Luce ripropongono una
situazione di quiete e tranquillit
con tinte sfumate dal violetto al
blu generando cos sensazioni
mattutine di pace e serenit.
Walls of light 1
Apart from chromatic and
uniform combinations it is
possible to apply LED technology
in order to create evocative
ambient that corresponds to the
users mood. In this case the
Walls of Light offer a peaceful
and quite atmosphere with
shades ranging from violet to
blue which generate morning
sensations of peace and
cheerfulness.
125
LUCE 297/298 1-2/2012
generate spectacular and emotional effects of rare beauty.
Decomposition of rays of light through refractive phenomena
of the matter may generate surprising chromatic effects also
on the sites that are not directly exposed to natural light, but
are clearly subjected to reflections and refractions of rays of
light. An attempt to reproduce such demonstrations of nature
entails a need to reorganise primordial elements of an artificial
scene. The spaces created by Decaro, Picco and Pizzutilo
are real experimental light-cocoons consisting of tight, propa-
gating membranes. Lighting stripes of different width and
chromaticity pass through or circle the membranes. In this
case it is the presence of the observer inside the space that
modifies the final visual result. Conversely, when the space
does not assume the design form but an object itself, a
monolith, able to set up the visual field of the observer
through its chromatic and lighting valence, the reference to a
project of blind light is implicit. A monolith which assumes a
formal force of a suspended three-dimensional and almost
fluctuant volume by the absence of noticeable mechanical
supports, consisting of an elastic propagating surface
stretched and sustained on an aluminium frame, is able to ir-
radiate variable monochromatic light flow in all the directions.
The combination of these lighting panels in space deter-
mines, due to their position and orientation, not only a distri-
bution order, with a consequent route of the observer, but also
lighting interaction, one with respect to the other. This phe-
nomenon influences the surrounding space generating lumi-
nous effects with three-dimensional chromatic fields that
visually identify distinct physical portions in space. Finally, the
work entitled Wall of Light expresses this part of research
thought which focuses on the entire abstraction of the visual
component of technology with respect of architectural interi-
ors, as it coincides with architecture itself. It is an image of a
room whose geometric structure could emanate the light and
module, according to preset scenarios revoking the effects of
sky, sunsets and simple or complex chromatic effects. Lateral
walls are transformed in large luminous windows assuming di-
mensions of the entire walls. It is not necessary to indicate the
obvious presence of technology, but only to evoke the mean-
ing of light which may induce to remove or reinforce a physi-
cal character of space. In this last case, similarly as in the
previous ones, dominates an idea that a physical and spatial
concept related to the visual perception represents a field to
be explored. However, it actually constitutes an area of design
and research. More than ever before, the students dispose at
a heritage of innovation which is so rich and malleable from
the technological point of view. Nonetheless, a vision which is
able to predict the trends and tendencies of future uses and
habits should focus on an integrated design approach in
which technology is not aim itself, but it constitutes opportuni-
ties for increasing number of new interpretations. In the same
way a sensitive design approach becomes also sustainable
thanks to its implications on the human nature and the envi-
ronment. For these reasons it is worth emphasizing not only a
growing number of research opportunities, but the fact that
young students have possibilities to learn about great poten-
tial of the mix of light, matter and psychology of vision which
always more characterise the contemporary communication
between design and architecture.
The works presented in the article, come from the course files
and represent a significant, but not exhaustive part of the
courses on Artificial Lighting, Micro and Nano Technologies
conducted by Prof. Alberto Pasetti at the Faculty of Design and
Arts, within the Masters degree programme at product indus-
trial design.
Muri di Luce 2
Caterina Bolge, Chiara Basso,
Luca Fioraso.
In questa visione sono stati
ricreati, attraverso tinte calde,
paesaggi e sensazioni esotiche.
Notiamo quindi come i Muri di
Luce si prestino a creare
qualsiasi tipologia di
combinazione cromatica
prestabilita o scelta dallutente.
Walls of light 1
This view shows exotic
landscapes and sensations
created with warm shades.
Walls of Light thus lend
themselves to creating any type
of pre-set chromatic combination
or that selected by the user.
126
RICERCA NUOVI CONCEPTS DI LUCE DELLA FACOLT DI DESIGN E ARTI VENEZIA / IT
Ponte luminoso, render
Anna Maria Laterza, Caterina
Marzolla.
Utilizzando le luci fluorescenti si
creata una grafica che diventasse
anche un modo nuovo di dare
luce al ponte. Luso di linee per lo
pi orizzontali dettato dalla
lunghezza del ponte e dal fatto
che sia un luogo di passaggio
veloce. In corrispondenza
delluscita dei binari del treno
sono indicati i numeri a loro
collegati in modo da avere una
veloce e immediata lettura.
Lighting bridge, render
A graphic design created by
means of fluorescent lights offers
a new source of bridge lighting.
The choice of mostly horizontal
lines is motivated by the bridge
length and a subway site. Along
with the platform exits their
corresponding numbers are
indicated in a way that can be
read quickly and immediately.
Ponte luminoso, stato di fatto
Anna Maria Laterza, Caterina
Marzolla.
Le fonti luminose sono sei
lampioni presenti solo nella parte
centrale, tutte le scale e gran
parte del camminamento
risultano carenti.
Lighting bridge,
current situation
Light sources are constituted by
six lampposts located only in the
central part; they are not present
at all the stairs and a major part
of walkway.
127
LUCE 297/298 1-2/2012
progettuale sensibile diventa anche sostenibile grazie alle sue
implicazioni implicite sulla natura delluomo e sul suo
ambiente. Per questi motivi interessante che le occasioni di
ricerca si moltiplichino ma soprattutto che i giovani studenti
siano portati alla conoscenza delle grandi potenzialit
contenute nel connubio tra luce, materia e psicologia della
visione che, sempre pi, caratterizzano il modo espressivo
della comunicazione contemporanea tra design e architettura.
I lavori presenti nellarticolo, tratti dallarchivio del corso,
rappresentano una parte significativa ma non esaustiva dei
corsi di Illuminotecnica e Micro e Nano tecnologie tenuti dal
Prof. Alberto Pasetti presso la Facolt di Design e Arti, allinterno
della Laurea magistrale in disegno industriale del prodotto.
monocromatico variabile. La combinazione di questi pannelli
luminosi nello spazio determinano, per loro posizione ed
orientamento, non solo un ordine distributivo, con
conseguente percorso dellosservatore ma soprattutto
uninterazione luminosa delluno nei confronti dellaltro.
Questo fenomeno influenza per ricaduta lo spazio
circostante, generando effetti luminosi con campiture
cromatiche tridimensionali che individuano visualmente
porzioni fisiche distinte dello spazio. Infine, il lavoro muri di
luce, esprime quella parte del pensiero della ricerca che
orientato alla pi completa astrazione della componente
visiva della tecnologia nei confronti degli spazi interni
dellarchitettura in quanto coincide con larchitettura stessa.
Limmagine di una stanza la cui struttura geometrica sia
emanazione stessa della luce e questa possa modularsi
secondo scenari prestabiliti rievocando gli effetti della volta
celeste, di tramonti o effetti cromatici semplici o compositi. Le
pareti laterali si trasformano in grandi finestre luminose a tutta
parete, senza denotare presenze palesi di tecnologia ma solo
evocando il significato che la luce pu indurre nellannullare o
rafforzare la fisicit dello spazio. In questultimo caso, come in
quelli precedenti, primeggia lidea che un concetto fisico-
spaziale legato alla percezione visiva rappresenti un territorio
ancora tutto da esplorare ma di fatto costituisce gi materia di
progettazione e ricerca. Mai come oggi gli studenti hanno a
disposizione un patrimonio di innovazione, dal punto di vista
tecnologico, cos ricco e malleabile. Tuttavia, una visione
capace di anticipare le tendenze e le declinazioni degli usi e
costumi futuri deve essere indirizzata al pensiero progettuale
integrato, in cui la tecnologia non rappresenti un fine a s
stesso ma costituisca sempre unopportunit di affacciarsi su
nuove interpretazioni. Allo stesso modo un pensiero
Light in Iceage
Paolo Decaro, Carmen Picca,
Francesca Pizzutilo.