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LA TRASMISSIONE DELLA SCIENZA ANTICA E LA CULTURA


SCIENTIFICA ARABA1

La tradizione storiografica identifica il Medioevo con il periodo che va dal 476 (caduta dell'Impero Romano d'Occidente) al 1453 (conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi). A tale datazione, del tutto convenzionale, si collega spesso una visione tradizionale e stereotipata secondo cui, dopo il miracolo greco ed ellenistico l'ellenismo, per la scienza, fu non meno importante del periodo ellenico, ed anzi, per la matematica, fu pi importante seguirono dieci secoli di buio culturale e scientifico e di barbarie, e quindi, con la riscoperta dei tesori della cultura greca (dovuta anche alla diffusione dei manoscritti greci salvati via dall'Oriente e messi in circuito in tutta Europa), si ebbe l'inizio di un periodo di rinascita (di cui sono espressione l'Umanesimo e il Rinascimento) che culmin nel pensiero scientifico del Seicento (Galileo, Descartes, Newton). L'immagine di una condizione di buio e di barbarie ha un fondamento soltanto per il periodo che va dal VI secolo al IX secolo. La cultura scientifica dell'Impero Romano d'Occidente fu sempre modestissima (vedi ad es. W. H. Stahl, La scienza dei Romani, Roma-Bari, Laterza, 1991): interessante constatare l'indifferenza quasi totale dei Romani nei confronti della scienza e della filosofia, per cui della cultura greca essi assimilarono esclusivamente l'apporto letterario, poetico, artistico. N Platone, n Aristotele, n Euclide, n Archimede furono tradotti in latino, almeno in epoca classica e, la traduzione dell'Organon di Aristotele fu fatta dal cristiano Boezio nel VI secolo. Il crollo dell'Impero d'Occidente (476) segn quindi una decadenza totale, in tutti i campi, dato il modestissimo livello culturale degli invasori Germani e Goti in particolare. Fu peraltro l'Impero stesso a distruggere la cultura scientifica, che pur non assimilata veramente, si era conservata trasmigrando in Alessandria d'Egitto, dove la biblioteca contava gi alla fine del III secolo a.C. circa 750.000 volumi. Gi nel 47 a.C. la distruzione della flotta egiziana nel porto di Alessandria, ad opera di Giulio Cesare, comport un incendio parziale della biblioteca con rilevanti danni. Nel periodo che va dal 379 al 395 d.C. regn l'Imperatore cristiano Teodosio che spart l'impero fra i suoi due figli, Onorio (Italia e Occidente) e Arcadio (Grecia, Egitto e Medio Oriente). Egli proscrisse la religione pagana e ordin la distruzione di tutti i templi greci. Ci comport, ad esempio, la distruzione del tempio di Serapide che si ritiene contenesse circa 300.000 manoscritti di opere greche: parte di questi vennero cancellati per essere riutilizzati. Nel 529 l'Imperatore d'Oriente Giustiniano chiuse tutte le scuole filosofiche greche. Il colpo finale alla biblioteca di Alessandria fu dato dalla
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CORSO MONOGRAFICO DI STORIA DELLA MATEMATICA (A.A. 2005-6; Prof. GIORGIO ISRAEL). APPUNTI DI S TORIA DELLA MECCANICA. Questi appunti costituiscono materiale didattico riservato strettamente agli studenti del corso per la preparazione dell'esame; essi non possono essere n citati n diffusi al di fuori di tale ambito.

conquista dell'Egitto nel 640 (otto anni dopo la morte di Maometto) da parte delle trib arabe unificate. Il califfo Omar diede ordine di bruciare tutta la biblioteca di Alessandria, e i bagni della citt vennero riscaldati per sei mesi bruciando rotoli di pergamena. Questo sviluppo segna la sorte dell'Europa nei secoli successivi. Mentre l'Impero d'Occidente si ormai disgregato ed caduto sotto il dominio barbarico, precipitando in una oscurit intellettuale quasi assoluta, l'Impero d'Oriente, sia pur ridotto dall'invasione musulmana, resiste con capitale Costantinopoli e raccoglie molti studiosi in fuga che qui trasportano un patrimonio di conoscenze che, otto secoli dopo, rientrer nel circuito di tutta Europa. Ma questo darebbe credito all'immagine storica stereotipata di cui abbiamo dato conto all'inizio e che anzi caricaturale perch non tiene conto del fatto che, dopo la prima fase di puro rifiuto e distruzione della cultura greca, gli invasori musulmani se ne lasciarono sedurre e divennero i protagonisti di un rinascimento culturale e scientifico che costituisce la vera premessa del Rinascimento poi conosciuto dall'Europa occidentale a partire dal Quattrocento. Quindi, dopo un periodo di assestamento, inizia una fase di straordinario sviluppo della cultura e della scienza da parte dei conquistatori arabi, che ha il suo fulgore nei secoli IX, X, XI e XII, dopo i quali segue la decadenza araba e il testimone ripassa all'Occidente. Ma prima di questa fase rinascimentale ne esiste quindi un'altra, per cui la comprensione del costituirsi della scienza moderna implica il tener conto di due rinascimenti quello arabo e quello europeooccidentale. E prima di questa fase il mondo europeo occidentale appare davvero, al confronto col mondo islamico, immerso in una fase di profonda e buia decadenza, nella quale sembra che tutto ci che ha prodotto la cultura e la scienza greca sia stato dimenticato in mod pressocch totale. Troviamo contributi isolati come quelli di Boezio (480-524?), autore di trattati di aritmetica, geometria e astronomia e di Cassiodoro (475-570), modesto traduttore di opere greche e ricordato soprattutto come ideatore della classificazione poi divenuta tradizionale delle arti liberali in artes (grammatica, retorica e dialettica) o Trivium, e disciplinae (aritmetica, geometria, musica e astronomia) o Quadrivium, che compongono assieme le sette arti liberali del Trivium e del Quadrivium. Alcuni risultati della scienza antica furono conservati negli scritti del vescovo spagnolo Isidoro di Siviglia (560-636), autore di una ventina di volumi di matematica e di medicina e del Venerabile Beda (674735). fin troppo facile cogliere il carattere elementare e rozzo di questi contributi e la loro incredibile arretratezza rispetto al livello della scienza greca testimonianza di una decadenza drammaticamente tangibile. Si pu piuttosto accordare loro il merito di avere contribuito modestamente a conservare nel contesto delle attivit di numerosi monasteri l'interesse per il sapere e la conoscenza e per la ricostituzione delle eredit culturali perdute dell'antichit. Ben pi significativa la figura di Gerberto d'Aurillac (papa Silvestro II, 940-933). Anche nel suo caso, i suoi studi matematici appaiono insignificanti a meno che non vengano considerati sullo sfondo oscuro degli studi matematici del X secolo {Dijksterhuis] in Occidente. Ma egli gi vive in un periodo di grande fioritura della civilt araba e in Spagna acquis, frequentandovi le scuole arabe, la 2

conoscenza del nuovo sistema di numerazione indo-arabo che contribu a far conoscere in Occidente. Per questo, ovvero per questo ruolo di trasmissione, egli pi importante degli altri e la sua opera pi feconda, anche se il contatto con queste nuove forme di conoscenza scientifica gli cost l'accusa di praticare la magia nera. L'interesse di Gerberto per la cultura antica, con una forte propensione per la matematica e la scienza, ebbe come maggiore risultato la creazione di una scuola annessa alla cattedrale di Chartres che fu portata ad un grande sviluppo dal suo allievo Fulberto e poi raggiunse il suo culmine nel XII secolo con Bernardo di Chartres e Teodorico di Chartres. La scuola di Chartres era ispirata soprattutto al platonismo ancora l'opera di Aristotele era sconosciuta all'Europa occidentale ed ebbe qualche importanza nella storia del pensiero meccanico per la formulazione di una cosmogonia meccanicista collegata con speculazioni numerologiche di tipo neopitagorico. L'importanza storica della scuola di Chartres determinata dalla sua grande possibilit di accesso alle nuove fonti di conoscenza che si aprivano attraverso i contatti sempre pi stretti con la cultura araba. I contatti con la cultura bizantina erano praticamente bloccati non vi erano canali di comunicazione ma la scienza araba penetrava attraverso la Sicilia e i monasteri dell'Italia meridionale e attraverso la Spagna. Ecco perch siamo ricondotti, per il periodo che va dal VII secolo all'XII secolo al ruolo centrale dell'Islam. Questo ruolo stato ben descritto, almeno in termini generali, da Koyr: con ardore sorprendente che, dopo aver completato la conquista politica, il mondo arabo-islamico si lancia alla conquista della civilt, della scienza e della filosofia greche. Tutte le opere scientifiche, tutte le opere filosofiche saranno sia tradotte, sia il caso di Platone esposte e parafrasate. Il mondo arabo si sente, e si dice, erede e continuatore del mondo ellenistico. E in ci ha ben ragione. Perch la brillante e ricca civilt del Medio evo arabo che non un Medio Evo ma piuttosto un Rinascimento , in tutta verit, continuatrice ed erede della civilt ellenistica. Ed per questo che essa ha potuto giocare, a fronte della barbarie latina, il ruolo eminente di educatrice che stato il suo. Indubbiamente, questa fioritura della civilt arabo-islamica stata di corta durata. Il mondo arabo, dopo aver trasmesso all'Occidente latino l'eredit classica che aveva raccolta, la ha lui stesso persa e persino ripudiata. Ma, per spiegare questo fatto non c' bisogno di invocare, come fanno molto spesso gli autori tedeschi e anche francesi una ripugnanza congenita dell'Arabo per la filosofia; una opposizione irriducibile fra lo spirito greco e lo spirito semitico; una impenetrabilit spirituale dell'Oriente per l'Occidente si dicono molte sciocchezze sul tema Oriente-Occidente Si pu spiegare la cosa molto pi semplicemente con l'influsso di una reazione violenta dell'ortodossia islamica che, non senza ragione, rimproverava alla filosofia la sua attitudine antireligiosa, e soprattutto, con l'effetto devastatore delle ondate di invasione barbare, turche, mongole (berbere in Spagna) che hanno distrutto la civilt araba e hanno trasformato l'Islam in una religione fanatica e ferocemente ostile alla filosofia. 3

probabile che senza quest'ultima influenza la filosofia araba avrebbe proseguito uno sviluppo analogo a quello della scolastica latina; che i pensatori arabi avrebbero saputo trovare delle risposte alle critiche di Al Gazal (Ghazzali), avrebbero saputo islamizzare Aristotele Non ne hanno avuto il tempo. I turchi e i berberi hanno brutalmente arrestato il movimento e fu all'Occidente latino che spett il compito di raccogliere l'eredit araba, assieme all'eredit greca che gli Arabi avevano trasmesso. (A. Koyr, tudes d'histoire de la pense scientifique, Paris, Gallimard, 1973). L'espansione araba fu rapida e vastissima, subendo due battute d'arresto decisive a Costantinopoli dove nel 717-8 la flotta araba fu sconfitta dai bizantini e a Poitiers, dove Carlo Martello vinse una battaglia che segn l'arresto dell'avanzata araba verso l'Occidente e l'inizio della riconquista cristiana della Spagna, che impieg tuttavia pi di sette secoli per vedere il suo totale completamento. L'immenso impero musulmano ebbe prima come capitale Damasco e poi si scisse (nell'VIII secolo) in due imperi, l'uno con capitale Bagdad e l'altro con capitale Cordova. Nel 1236 Cordova cadde sotto l'assedio cristiano mentre era re Ferdinando III di Castiglia, anche se un enclave musulmana con capitale Granada resistette fino al 1492, mentre nel 1258 Bagdad fu conquistata dai Mongoli. La Sicilia cadde sotto il dominio musulmano nell'831 e poi fu conquistata dai Normanni nel 1060; di particolare importanza, dal punto di vista culturale, fu il dominio di Federico II di Svevia nel Duecento, mentre nel Trecento la Sicilia cadde sotto la dominazione spagnola. Il 1492 segna una data storica, in quanto in quell'anno si ebbe la riunificazione del regno di Castiglia e di Aragona, con la formazione di un regno cattolico unificato di Spagna, la definitiva espulsione degli arabi dalla Spagna, l'espulsione degli Ebrei dalla Spagna (che costituivano una comunit fiorente, la terza numericamente), e la scoperta dell'America. Si tratta quindi, simbolicamente e non soltanto, di una data di svolta. I cunei di penetrazione della cultura araba in Europa sono quindi, in primo luogo, la Spagna e poi la Sicilia e l'Italia meridionale. La presenza di pi culture a contatto (in particolare, araba, ebraica, cristiana) crea un contesto di scambi fertilissimo ed qui che viene avviata l'attivit di traduzione dei testi classici, punto di partenza per la loro successiva diffusione e assimilazione in tutto l'Occidente. Tipico anche il caso della Scuola Salernitana di Medicina (vero punto di partenza della medicina moderna), sviluppatasi a partire dall'XI secolo, in cui le lezioni venivano date in quattro lingue: arabo, ebraico, latino, greco. Prima di tornare sul tema fondamentale delle traduzioni, accenniamo rapidamente al contributo arabo alla scienza, visto in s, e non soltanto in termini di trasmissione. Saremo succinti su questo tema, anche perch esso ancora storiograficamente meno sviluppato di altri, il che testimonia come, ancor oggi, vi sia la tendenza a considerare l'apporto arabo pi, per l'appunto, in termini di trasmissione che in quanto tale. Il che certamente del tutto insoddisfacente. In una prima fase, l'Islam ebbe un atteggiamento puramente ricettivo nei confronti della scienza greca e anche di quella indiana, sia attraverso il recupero di quanto ne era rimasto, dopo le distruzioni della prima fase, sia attraverso un primo lavoro di traduzione in arabo. La setta cristiana siriaca dei Nestoriani aveva 4

avuto un ruolo importante fin dal 300 nella conservazione del patrimonio della cultura greca, ed aveva fatto numerose traduzioni dei testi antichi in siriaco. In una prima fase fu proprio il siriaco l'anello di collegamento fra greco e arabo. Importante fu il ruolo dell'istituto per traduzioni di Bagdad diretto da Hunain ibn Ishaq che promosse poi anche traduzioni dirette dal greco. A questo sforzo contribuirono oltre ai Siriaci, numerosi eruditi greci emigrati in Persia, studiosi ebrei e di molte altre nazionalit. Si pu ben dire che questa attivit ebbe un ruolo nel plasmare la stessa lingua araba che divenne man mano la lingua colta dell'epoca. A partire dall'VIII secolo la cultura e la scienza, in particolare, acquista un ruolo centrale nella citta musulmana, dove si istituiscono accademie, centri di cultura, osservatori astronomici. Lo scienziato arabo non tale nel nostro senso del termine: esso spesso, al contempo, un filosofo, un matematico, un astronomo, un fisico, un medico e anche uno storico, un geografo o un poeta. Tale il caso di Al-Kindi (prima met del IX secolo), il filosofo degli Arabi, AlFarabi, Ibn Sina (Avicenna, 980-1037), Al-Biruni (973-1050, storico, astronomo, matematico, filosofo, geografo, fisico). Forse l'apporto pi originale e decisivo per gli sviluppi successivi della filosofia araba fu il recupero e la rivalutazione del pensiero di Aristotele. Non c' dubbio che la grande fortuna che poi conobbe Aristotele nel pensiero scolastico medioevale ha la sua matrice in questo apporto. Fu Al-Kindi ad introdurre un'interpretazione neo-platonistica di Aristotele, e non diverso fu l'approccio del grande Avicenna (autore anche di un Canone di Medicina che ambiva a riconciliare il pensiero medico di Galeno con quello di Aristotele). Ma il massimo esponente dell'aristotelismo arabo fu il grande filosofo Averro (Ibn Rushd), considerato in tutto il Medioevo come il Commentatore di Aristotele e che ebbe un'immensa influenza sulla formazione del pensiero scolastico. Va notato che anche nell'ambito della cultura ebraica profondamente legata nel suo sviluppo a quella araba e che si bas su una rilevantissima presenza di ebrei in Spagna e in Sicilia, per cui la Spagna medioevale fu anche detta la Spagna delle tre religioni si svilupp una corrente tendente a rivalutare l'aristotelismo. Esponente massimo di tale corrente fu il medico e filosofo Maimonide (nato a Cordova). Per cui, si pu ben dire che la filosofia medioevale caratterizzata dalla presenza di tre grandi esponenti nelle tre religioni Averro, Maimonide e Tommaso d'Aquino che hanno evidenti punti di contatto. Anche la struttura della scienza araba influenzata in modo decisivo da quella greca e, in particolare, dall'opera di Euclide, Tolomeo, Galeno, Archimede, Apollonio, Erone e Diofanto, che vengono tradotti, studiati, reinterpretati e rielaborati. Anche gli apporti indiani vengono assimilati e rielaborati dagli Arabi e, in particolare, il sistema numerico di notazione posizionale decimale; che viene diffuso e sistematizzato nei trattati di Al-Khwarizmi (Abu Abdullah Ibn Musa, 800?-850?), che sviluppa inoltre la teoria delle equazioni quadratiche. Il contributo degli arabi assolutamente decisivo nel campo dell'algebra che essi concepiscono come una scienza autonoma, teorica e algoritmica assieme. Fra i massimi esponenti dell'algebra araba citiamo Al-Karagi (fine X secolo - 1020?) autore di trattati sull'aritmetica e l'algebra , Al-Khayyam (Omar Khayyam, 1048?-1131?) matematico, astronomo, filosofo e poeta, che svilupp la teoria 5

geometrica delle equazioni cubiche , Al-Mahani (860?-880?, equazioni di terzo grado), Abu Kamil (850?-930?, sviluppo dell'algebra nel senso di Al-Khwarizmi), Al-Khazin (m. 965?, equazioni cubiche, analisi diofantea). Ma vanno citate anche altre figure di primaria importanza. L'astronomo AlFarghani (Alfragano) scrisse un trattato Elementi di astronomia che sviluppava la dottrina tolemaica ed esercit un grande influsso sull'astronomia europea fino al Quattrocento. L'astronomo Al-Battani fece un gran numero di accurate osservazioni che permisero di calcolare l'inclinazione dell'eclittica e la costante di precessione, e di scoprire il movimento della linea degli absidi dell'orbita solare. Il pi celebre fisico arabo fu Ibn-Al-Haytham (Alhazen, 965-1039) che scrisse un trattato sul crepuscolo ed uno sull'altezza dell'atmosfera, ma soprattutto un grande volume di ottica, che costituiva un grandissimo passo in avanti rispetto alle conoscenze dei greci. Studi la teoria degli specchi sferici e parabolici (che conduceva all'analisi di un'equazione biquadratica) e la struttura dell'occhio. All'astronomo Al-Bitrugi (Alpetragio) si deve una teoria del moto dei pianeti diversa da quella di Eudosso e di Tolomeo, mentre l'astronomo Ibn Bajja svilupp una critica del sistema tolemaico secondo il punto di vista aristotelico. ben vero che la scienza araba era fortemente influenzata da quella greca e spesso plasmata su di essa. Ma la critica storica ha insistitito troppo esclusivamente su questa funzione conservativa (o di trasmissione) pur ammettendo che in essa la scienza araba super Bisanzio e costitu il ponte principale attraverso cui la scienza greca pot raggiungere l'Europa occidentale (Dijksterhuis). Ma se pur si ammette anche che in certi campi come la matematica e l'ottica la scienza araba apport qualcosa di completamente nuovo, eguagliando e persino superando i Greci nelle loro conquiste specificamente geometriche (Dijksterhuis), si tende troppo spesso a sottovalutare l'originalit dell'apporto arabo, soprattutto per quanto attiene l'astronomia e l'uso sempre pi diffuso del metodo sperimentale un fatto davvero nuovo rispetto all'approccio dei Greci che condusse alla fabbricazione di strumenti come gli astrolabi e i quadranti. L'interesse per l'osservazione e quindi per il confronto diretto fra speculazioni teoriche e realt naturale si manifesta anche nella botanica, nella zoologia, nella geografia ma soprattutto nella medicina, un campo nel quale l'apporto arabo, assieme a quello ebraico, rappresenta un progresso assolutamente originale e di grande portata. La medicina fornisce un esempio dell'atteggiamento pi aperto nei confronti delle pratiche manipolative della natura fondamento della formazione della mentalit sperimentale. Difatti, nell'ambiente arabo ed ebraico la medicina conosce grandi sviluppi perch la religione non fa divieto come invece il caso del cristianesimo medioevale di eseguire la dissezione dei cadaveri. Neppure va trascurato tuttavia un campo che ha un enorme sviluppo nel Medioevo, e soprattutto fra gli Arabi e gli Ebrei: e cio l'alchimia e l'astrologia. La visione positivistica moderna contrapponendo queste discipline a quelle moderne della chimica e dell'astronomia, e vedendo questa contrapposizione come un'opposizione fra superstizione e razionalit ha troppo sottovalutato il ruolo che esse ebbero nella formazione della scienza sperimentale moderna. Per quanto riguarda l'alchimia, osserva acutamente Dijksterhuis:

L'antica storia dei figli che, dopo la scomparsa del padre che sul letto di morte aveva accennato a un tesoro nascosto, si misero a vangare la loro vigna e che, se non trovarono quanto si aspettavano ne guadagnarono indirettamente, poich col loro lavoro avevano accresciuta la fertilit del terreno, trova una perfetta analogia nella storia della chimica. L'illusione degli alchimisti di poter imparare a produrre l'oro spinse ricercatori a sottoporre per molti secoli la materia trovata in natura a ogni sorta di trattamenti fisici e chimici, e l'esperienza cos acquisita alla fine ebbe come risultato qualcosa di pi prezioso dell'oro: la chimica moderna. Per quanto riguarda l'aspetto della trasmissione il processo pi importante che si manifesta nel mondo scientifico e filosofico arabo quello della sistematica traduzione e diffusione delle opere dell'antichit classica. Come abbiamo detto, la Sicilia, l'Italia meridionale ma soprattutto la Spagna furono i luoghi in cui si svilupp la raccolta e la traduzione di manoscritti in latino (la lingua colta dell'Occidente cristiano), che poi si diffusero in Occidente attraverso viaggi e la funzione di conservazione e diffusione praticata dalle biblioteche dei monasteri benedettini. Nacque cos la figura del traduttore e quindi si formarono veri e propri centri di traduzione. Uno dei primi traduttori fu Adelardo di Bath (10751160) originario dell'Inghilterra che viaggi in Sicilia, a Gerusalemme, Damasco e Bagdad e tradusse in latino alcune opere di Al-Khwarizmi, gli Elementi di Euclide, e l'Almagesto di Tolomeo. Di primaria importanza fu per la Spagna e soprattutto la citt di Toledo che, pur conquistata dai cristiani nel 1085, vedeva la presenza di una consistente comunit araba ed ebraica. Sotto l'impulso dell'arcivescovo Raimondo si costitu qui una scuola di traduttori che ebbe un'importanza assolutamente straordinaria nella formazione della cultura scientifica dell'Occidente. Le traduzioni non si facevano mediante dizionari, bens attraverso la collaborazione di diversi personaggi: l'uno che conosceva l'arabo e il castigliano (per lo pi si trattava di un ebreo) e l'altro che conosceva il castigliano e il latino (quasi sempre un cristiano). Gli ebrei avevano spesso la duplice funzione di traduttore e di autore in lingua araba o ebraica. Fra i traduttori ricordiamo Domenico Gundisalvi che collaborava con l'ebreo cristianizzato Giovanni di Siviglia (Johannes Hispalensis), oppure Platone Tiburtino che collaborava con l'ebreo Savasorda (Abraham bar Hiyya di Barcellona) che fu anche autore di un'opera in ebraico volta a diffondere la scienza araba nella comunit ebraica e del Liber Embadorum (tradotto in latino da Platone Tiburtino) che il primo libro in latino che tratta delle equazioni di secondo grado e sul quale si form Leonardo Pisano. Ricordiamo inoltre Roberto di Chester (traduttore di AlKhwarizmi), Ermanno di Carinzia, Rodolfo di Bruges. Ma di certo il traduttore pi produttivo, che ha un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza medioevale Gherardo di Cremona (Cremona, 1114 - Toledo, 1187), che tradusse 92 opere in latino, assieme ai suoi collaboratori toledani, fra cui gli Elementi di Euclide, e opere di Archimede, Apollonio, Tolomeo, Ippocrate, Galeno, Aristotele, Al-Kindi, Al-Farabi, Avicenna, etc. Testimonianza preziosa delle forme di trasmissione della scienza antica e araba, ben prima dell'apporto bizantino, la vicenda di Leonardo Pisano (Fibonacci, 1170?-1250?). Nato a Pisa, Leonardo parte col padre mercante per 7

l'Algeria dove apprende l'arabo e l'aritmetica e poi si sposta in Egitto, Siria, Grecia e Sicilia. Al suo ritorno, egli ha raccolto una gran quantit di nozioni della scienza araba (e greca nelle forme trasmesse dagli arabi) e compone, nel 1202 il celebre Liber Abaci, vera enciclopedia che assieme alla Practica geometriae del 1220 sar il punto di partenza degli studi algebrici nell'Italia rinascimentale. Il Liber Abaci parte dal sistema di numerazione arabo-indiano e introduce per la prima volta lo zero, poi tratta di applicazioni finanziarie e commerciali, della risoluzione delle equazioni di secondo grado, di equazioni indeterminate, dei calcoli dei radicali, etc. Il suo livello talmente elevato per le conoscenze diffuse in Occidente da restare per parecchio tempo incomprenso e inutilizzato nelle scuole. Concludiamo offrendo un quadro delle principali traduzioni compiute nella fase di trasmissione del rinascimento arabo, il quale fornisce un'idea della estrema importanza di questa fase nella formazione della cultura scientifica occidentale (le tabelle sono tratte da A. Crombie, Da S. Agostino a Galileo, Milano, Feltrinelli, 1970; e sono comunque da ritenersi soltanto una prima informazione sommaria rispetto ai risultati conseguiti dalle ricerche pi recenti (v. ad es. J. S. Gil, La Escuela de Traductores de Toledo y sus colaboradores judios, Toledo, 1985). Fonti principali della scienza antica nell'Occidente cristiano (500-1300) Fonti latine e greche Autore
Platone Aristotele Dioscoride Anonimo Lucrezio Vitruvio Seneca Plinio Macrobio Marziano Capella Boezio Cassiodoro Isidoro di Siviglia Beda

Titolo

Traduttore in latino

Luogo e data di traduzione


IV sec. Italia, VI sec. VI sec.

Timeo (primi 53 cap.) Calcidio dal greco Opere di logica Boezio dal greco Materia medica dal greco Physiologus, Compositiones De rerum natura De Architectura Naturales questiones Naturalis historia In somnium Scipionis Satyricon etc. Opere matematiche, etc. Arti liberali Etymologiarum sive Originorum, De Natura rerum De natura rerum, De temporum ratione

Fonti principali della scienza antica nell'Occidente cristiano Fonti arabe dopo il 1000 8

Autore

Titolo

Traduttore in latino
dall'arabo

Luogo e data di traduzione


XII, XIII sec.

Giabir Ibn Hayyan (IX-X Opere di chimica sec.) Al-Khwarizmi Liber Ysagogarum Alchorismi Al-Khwarizmi Tavole astronomiche Al-Khwarizmi Algebra Al-Kindi Thabit Ibn Qurrah Ar-Rhazi Ar-Rhazi Ar-Rhazi Al-Farabi Ali Inb Al-Abbas Ali Inb Al-Abbas Pseudo-Aristotele Alhazen Avicenna Avicenna Avicenna Avicenna Alpetragio Averro Leonardo Pisano De aspectibus, De umbris et diversitate aspectuum Liber Charastonis

Adelardo di Bath dall'arabo inizio XII sec.

Adelardo di Bath dall'arabo 1126 R o b e r t o d i Chester Segovia, 1145 dall'arabo Gherardo di Cremona Toledo, 1145 de dall'arabo Toledo, XII sec. Toledo, XII sec. Sicilia, 1279 Toledo, XII sec. Toledo, XII sec. Italia meridionale, XI sec. 1127 Toledo, XII sec. XII sec. Toledo, XII sec. Toledo, XII sec. Spagna, XIII sec. Toledo, XII sec. Toledo, 1217 inizi XIII sec. 1202

Gherardo di Cremona dall'arabo De aluminibus et salibus Gherardo di Cremona dall'arabo Liber continens Mos Farachi dall'arabo Liber Almansoris Gherardo di Cremona, dall'arabo Distinctio super Librum Gherardo di Cremona, Aristotelis de naturali dall'arabo uditu Liber regalis Costantino l'Africano e Giovanni il Saraceno dall'arabo Liber regalis Stefano di Antiochia dall'arabo De p r o p r i e t a t i b u s Gherardo di Cremona elementorum dall'arabo Opticae Thesaurus dall'arabo Kitab al-Shifa (fisica e Domenico Gundisalvi e filosofia) Giovanni di Siviglia dall'arabo Commento ad Aristotele Domenico Gundisalvi e Giovanni di Siviglia dall'arabo De mineralibus Alfredo di Sareshel dall'arabo Canone Gherardo di Cremona dall'arabo Liber astronomiae Michele Scoto dall'arabo Commentari alle opere di Michele Scoto dall'arabo Aristotele Liber Abaci

Fonti principali della scienza antica nell'Occidente cristiano Fonti greche dal 1100 Autore
Ippocrate e scuola

Titolo
Aforismi

Traduttore in latino

Luogo e data di traduzione

Burgundio da Pisa dal XII sec. greco

Ippocrate e scuola Aristotele Aristotele Aristotele Aristotele

Trattati vari

Aristotele

Aristotele Aristotele Euclide Euclide Euclide Euclide

Apollonio Pergeo Apollonio Pergeo Archimede Archimede Diocle Erone di Alessandria Erone di Alessandria Pseudo-Aristotele Pseudo-Aristotele Pseudo-Aristotele Pseudo-Euclide Galeno Galeno Galeno Galeno Tolomeo Tolomeo

Gherardo da Cremona ed altri dall'arabo, Guglielmo di Moerbeke dal greco Analitici posteriori dal greco Analitici posteriori dall'arabo Meteorologica Enrico Aristippo dal greco Fisica, De generatione et dal greco corruptione, Parva naturalia, Metafisica, De anima Metereologica, Fisica, Da Gherardo da Cremona caelo et mundo, De dall'arabo generatione et corruptione, De animalibus Michele Scoto dall'arabo Opere quasi complete Guglielmo di Moerbeke dal greco Elementi Adelardo di Bath dall'arabo Elementi Ermanno di Carinzia dall'arabo Elementi Gherardo di Cremona dall'arabo Elementi revisioni della versione di Adelardo di Bath da parte di Giovanni Campano di Novara Optica e Catoptrica dal greco Optica, Data, Coniche dall'arabo la prima, dal greco la seconda; forse Gherardo da Cremona De mensura circuli Gherardo da Cremona dall'arabo Opere complete (tranne Guglielmo di Moerbeke Arenario, Lemmata, Metodo) De s p e c u l i s Gherardo da Cremona comburentibus dall'arabo Pneumatica dal greco Catottrica Guglielmo di Moerbeke dal greco Mechanica problemata dal greco Mechanica problemata Bartolomeo da Messina dal greco De plantis o De Alfredo di Sareshel vegetalibus dall'arabo Liber Euclidis de dall'arabo ponderoso et levi Trattati vari Burgundio da Pisa dal greco Trattati vari Gherardo da Cremona dall'arabo Trattati vari Guglielmo di Moerbeke dal greco Trattati di anatomia dal greco Almagesto dal greco Almagesto Gherardo da Cremona dall'arabo

Toledo, XII sec. XII sec. Toledo, XII sec. Sicilia, 1156 XII sec.

Toledo, XII sec.

Spagna, 1217-1220 1260-1271 inizi XII sec. XII sec. Toledo, XII sec. 1254

probabilm. Sicilia XII sec. Toledo, XII sec. 1269 Toledo, XII sec. Sicilia, XII sec. dopo il 1260 inizi del XIII sec. Sicilia, c. 1260 Spagna, probabilm. prima del 1200 XII sec. c. 1185 Toledo, XII sec. 1277 XIV sec. Sicilia, c. 1160 Toledo, XII sec.

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Tolomeo Alessandro di Afrodisia Alessandro di Afrodisia Simplicio Simplicio Simplicio Proclo

Ottica

Eugenio da Palermo dall'arabo Commentario a l Guglielmo di Moerbeke Metereologica dal greco De motu et tempore Gherardo da Cremona dall'arabo Commentario al De caelo Roberto Grossatesta dal et de mundo greco Commentario alla Fisica dal greco Commentario al De caelo Guglielmo di Moerbeke et de mundo dal greco Physica elementa dal greco

c. 1154 XIII sec. Toledo XII sec. XIII sec. XIII sec. 1271 Sicilia, XII sec.

APPENDICE Il Liber Charastonis la versione latina di un trattato arabo dovuto al matematico e astronomo Thabit Ibn Qurrah (836-901), nel quale troviamo una trattazione della teoria della bilancia romana.

Si considera una sbarra cilindrica omogenea ab, i cui bracci ag e bg sono diseguali e mantenuti in posizione orizzontale mediante un peso e appeso alla estremit del braccio pi corto ag. Se bd la lunghezza per cui il braccio pi lungo supera quello pi corto, eu il centro di bd, il peso e sta a bd come gu sta a ga. Se p il peso totale della sbarra, si ha db e = p 2ga .

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