Sei sulla pagina 1di 291

Appunti

di
Fisica Subnucleare
E. Iacopini
Dipartimento di Fisica, Universit`a di Firenze
e
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Sezione di Firenze, Italy
December 22, 2008
1
Libri consigliati da consultare:
D. Griths: Introduction to elementary particles
W.R. Frazer : Elementary particles
D.H. Perkins: Introduction to high energy physics
I.J.R. Aitchinson: Gauge theory in particle physics
J.D. Bjorken, S.D. Drell : Relativistic quantum mechanics
J.D. Bjorken, S.D. Drell : Relativistic quantum elds
S. Weinberg : The Quantum Theory of Fields
H. Muirhead : The Physics of elementary particles
2
Contents
1 Introduzione 7
2 Cenni di Teoria Quantistica dei Campi 9
2.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.1.1 Simmetrie discrete in Meccanica Quantistica . . . . . . . . 13
2.1.2 La Parit` a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
2.1.3 La Coniugazione di Carica . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
2.1.4 La simmetria di inversione temporale . . . . . . . . . . . . 33
2.1.5 Loperatore T
2
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
2.1.6 Il momento di dipolo elettrico, la parit`a e linversione tem-
porale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
2.1.7 Una curiosit`a: il vettore di Runge-Lenz . . . . . . . . . . . 52
2.2 La seconda quantizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
2.2.1 Il campo scalare libero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
2.2.2 Il campo vettoriale libero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
2.2.3 Il decadimento del
0
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
2.2.4 Il campo di Dirac libero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
2.2.5 Il decadimento del positronio . . . . . . . . . . . . . . . . 122
3 Scattering e decadimenti 126
3.1 La matrice S . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126
3.2 Propriet`a di S sotto CPT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 132
3.3 Lo scattering in QFT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 135
3.4 Lo spazio delle fasi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 146
3.4.1 Lo spazio delle fasi di due particelle . . . . . . . . . . . . . 146
3.4.2 Lo spazio delle fasi di tre particelle: il plot di Dalitz . . . . 155
3.4.3 Lo spazio delle fasi di n particelle . . . . . . . . . . . . . . 163
3.5 Applicazione allo scattering (quasi-)elastico . . . . . . . . . . . . . 165
3.5.1 Lo spin del pione
+
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 174
3.5.2 Lo scattering quasi-elastico + p n +e
+
. . . . . . . . . 178
3.6 Applicazione a processi di decadimento . . . . . . . . . . . . . . . 189
3.6.1 Il decadimento del pione . . . . . . . . . . . . . . . . . . 189
A Appendix: Generalit`a 210
A.1 Le unit`a di misura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 210
A.2 Le notazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 211
B Appendix: Cenni di Teoria Classica dei Campi 217
B.1 Le equazioni di Eulero-Lagrange per campi classici . . . . . . . . 218
B.2 Invarianza in valore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 220
B.3 Invarianza in forma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 224
3
B.3.1 Alcuni esempi di lagrangiane . . . . . . . . . . . . . . . . . 226
B.4 Il teorema di Noether . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 229
B.4.1 Linvarianza sotto il gruppo di Poincare . . . . . . . . . . 233
B.4.2 Linvarianza di gauge di prima specie . . . . . . . . . . . . 237
C Appendix: Le simmetrie C, P e T in Teoria Quantistica dei
Campi 240
C.1 Generalit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 240
C.2 La Coniugazione di Carica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 241
C.3 La Parit` a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 262
C.4 Linversione temporale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 273
4
E io stesso ho osservato anche che ogni fatica
e tutta labilit`a messe in un lavoro
non sono che rivalit`a delluno con laltro.
Anche questo `e vanit`a e un correr dietro al vento.
Salomone, Ecclesiaste 4:4
5
La Filosoa `e scritta in questo grandissimo libro che continuamento ci sta
aperto innanzi a gli occhi (io dico luniverso), ma non si pu`o intendere se prima
non simpara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne quali `e scritto.
Egli `e scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre
gure geometriche, senza i quali mezi `e impossibile a intenderne umanamente
parola; senza questi `e un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.
Il Saggiatore (1623).
Figure 1: Galileo Galilei (1564-1642)
6
1 Introduzione
La Fisica subnucleare studia le interazioni fondamentali pi` u rilevanti
1
che esistono
fra le particelle elementari
2
.
1
Linterazione gravitazionale `e del tutto trascurabile, almeno nel dominio di energie a cui
siamo interessati. Si noti, a questo proposito, per esempio, che il rapporto fra lenergia di
interazione gravitazionale ed elettromagnetica fra due protoni vale circa 0.8 10
38
!
2
Ricordiamo a questo proposito che ad una particella elementare dobbiamo richiedere di
avere denite almeno due quantit`a siche tipiche, che sono la sua massa m ed il suo spin s.
Questa esigenza discende, come `e noto, dal fatto che, se lo spazio-tempo `e omogeneo (invariante
per traslazioni) e vale linvarianza relativistica, allora lo spazio di Hilbert H degli stati di una
particella deve essere trasformato in se sotto il gruppo di Poincare T (traslazioni in quattro
dimensioni e trasformazioni del gruppo di Lorentz ortocrono proprio L

+
), i cui elementi agiscono
in H come simmetrie unitarie.
Alla particella elementare viene richiesto di essere tale per cui lo spazio di Hilbert H degli
stati non deve avere sottospazi invarianti (non banali) sotto queste trasformazioni, ovvero di
essere caratterizzata dal fatto che la rappresentazione unitaria di T su H sia irriducibile.
Queste rappresentazioni, come `e stato dimostrato da Wigner, per esempio, in
E. Wigner: On Unitary Representations of the Inhomogeneous Lorentz Group
Ann. Math. 40, 149 (1939)
sono individuate completamente dagli autovalori assunti sullo spazio di Hilbert degli stati del
sistema dai due soli operatori di Casimir (costruiti quindi con i generatori del gruppo) indipen-
denti (almeno nel caso di particelle con massa), i quali commutano con tutti i generatori del
gruppo stesso, i.e. gli invarianti
P

m
2
; W


1
2
m
2
s(s + 1)
dove P

`e loperatore di quadrimpulso, i.e. loperatore che genera le traslazioni nello spazio-


tempo, mentre il quadrivettore di Pauli-Lubanski W

`e legato anche ai gener-


atori M

del gruppo di Lorentz, per cui risulta


W
0
=

P

J;

W = P
0

J

P

K
essendo i generatori M

deniti implicitamente dalla consueta parametrizzazione della generica


trasformazione di Lorentz (attiva), secondo la quale abbiamo
= e

i
2

; (M

.
= i(

) (1.1)
con

matrice reale antisimmetrica.


Usando la consueta denizione dei generatori delle rotazioni

J ( R(

) = e
i

J
) e dei
generatori dei boosts di Lorentz

K ( B(n) = e
in

K
; th
1
) ne segue che (sia le
rotazioni che i boost sono trasformazioni attive, cio`e agenti sul sistema e non sul riferimento,
che resta sso !)

J (M
23
, M
31
, M
12
);

K (M
01
, M
02
, M
03
) (1.2)
[J
m
, J
n
] = i
mnr
J
r
; [J
m
, K
n
] = i
mnr
K
r
; [K
m
, K
n
] = i
mnr
J
r
(1.3)
Circa poi le regole di commutazione di questi generatori con limpulso, ricordiamo che risulta
[M

, P

] = i(P

) (1.4)
i.e. [J
m
, P
n
] = i
mnr
P
r
; [J
m
, P
0
] = 0; [K
m
, P
n
] = i P
0

mn
; [K
m
, P
0
] = i P
m
7
Nel seguito daremo per noto quanto gi`a illustrato nella parte propedeutica,
cio`e nel Corso di Complementi di Fisica Nucleare e Subnucleare.
In quellambito abbiamo visto come il quadro delle particelle elementari
3
e delle
loro interazioni costituisca il cosiddetto Modello Standard.
Quanto alle particelle elementari, come si `e visto, in questo modello esse sono rag-
gruppate in tre famiglie di massa crescente di leptoni, soggetti solo allinterazione
elettrodebole

e
(
e
)

) carica 0
e

(e
+
)

(
+
)

(
+
) carica 1(+1)
ed in tre famiglie di massa crescente di quarks, soggetti anche allinterazione
forte
u( u) c( c) t(

t) q = +2/3 (2/3)
d(

d) s( s) b(

b) q = 1/3 (+1/3)
Nel Modello Standard, le interazioni fra le particelle elementari di cui sopra sono
descritte nel contesto della Teoria dei Campi Relativistica (QFT), e ciascuna di
esse possiede un opportuno mediatore, i.e.
il fotone, per linterazione elettromagnetica;
il W

e lo Z
0
, per linterazione debole
4
propriamente detta;
i gluoni, per linterazione forte.
Sia la Teoria elettrodebole (EW) che quella forte (QCD) hanno la struttura
di teorie di gauge e sono teorie di campo rinormalizzabili.
da cui segue in particolare che lo scalare di Lorentz W

commuta con P

.
Venendo inne al caso di massa nulla, inne, le rappresentazione irriducibili di T sono ancora
pi` u semplicemente caratterizzate solo in termini di un numero quantico intero o semidispari
, che `e chiamato elicit`a e descrive la proiezione dello spin intrinseco della particella nella
direzione del suo impulso. Questa quantit`a, se la massa `e nulla e quindi la particella viaggia
costantemente alla velocit`a della luce, `e invariante per trasformazioni di Lorentz.
3
Ricordiamo che per particella elementare intendiamo una particella di cui non `e nota alcuna
struttura interna. Questo aspetto, come gi`a abbiamo avuto modo di mettere in evidenza, non
ha nulla a che vedere con leventuale instabilit`a della particella stessa poiche linstabilit`a non `e
legata al fatto che i prodotti del decadimento siano costituenti della particella instabile!
Il muone, per esempio, che decade in un elettrone, un neutrino ed un antineutrino, per quanto
ne sappiamo no ad oggi, `e una particella elementare e lelettrone il neutrino e lantineutrino
a cui d`a luogo non sono in nessun senso suoi costituenti. Il decadimento avviene solo perche le
interazioni deboli accoppiano lo stato di muone con quello fatto dalle tre particelle suddette,
per cui `e possibile una transizione da uno stato allaltro...
4
In realt`a linterazione elettromagnetica e debole sono unicate nella Teoria Elettrodebole.
8
2 Cenni di Teoria Quantistica dei Campi
2.1 Introduzione
La Teoria Quantistica dei Campi (QFT) nasce dalla sintesi della teoria classica
dei campi (cfr. Appendice), il cui paradigma principale `e il campo elettromag-
netico classico, con la teoria delle Meccanica Quantistica e quella della Relativit`a
Ristretta.
Il campo, che indicheremo per il momento genericamente con (x), ma senza
implicare con questo che esso non possa avere pi` u componenti, viene visto, in ogni
punto dello spazio-tempo, come una sorta di coordinata lagrangiana generalizzata
e come tale, in MQ, esso `e un operatore che agisce nello spazio di Hilbert degli
stati. La sua evoluzione, cio`e le equazioni del campo, sono ottenute a partire
da una opportuna Lagrangiana nel campo e nelle sue derivate L((x), (x), x),
attraverso il principio di minima azione, che fornisce, come `e noto, lequazione
L

L
(

)
= 0 (2.1)
dove abbiamo riportato esplicitamente leventuale indice associato alle possibili
componenti del campo .
Sempre attraverso la lagrangiana possiamo poi denire limpulso coniugato
al campo (ricordiamo che il campo in ogni punto deve essere visto come una
coordinata lagrangiana generalizzata ...)
(x) =
L

(2.2)
e quindi stabilire lalgebra del campo, attraverso le regole di commutazione (o
anticommutazione) canoniche.
Un concetto cruciale per la comprensione del quadro attuale delle particelle
elementari e delle loro interazioni, su cui vogliamo adesso fare qualche consider-
azione di carattere generale, `e certamente quello della simmetria
5,6
.
5
A questo proposito, ricordiamo che, come avremo modo di giusticare in seguito, un oper-
atore O che descriva un isomorsmo unitario o antiunitario dello spazio di Hilbert degli stati
in se, `e detto costituire una simmetria del sistema considerato.
Essa `e conservata o esatta se lo stato di minima energia (vuoto) `e non degenere ed O-invariante,
mentre la lagrangiana del sistema risulta invariante in forma sotto la trasformazione in ques-
tione, ovvero se loperatore O commuta con lhamiltoniana del sistema e dunque ne rispetta la
dinamica.
Si parla poi, invece, di simmetria rotta spontaneamente se lo stato di minima energia `e degenere
e non invariante sotto O, mentre la simmetria `e detta semplicemente rotta se la lagrangiana
non `e invariante in forma sotto O, ovvero se O non commuta con lhamiltoniana del sistema.
6
La parola simmetria signica della stessa misura ed esprimeva, nel mondo greco, il con-
9
Nel seguito tratteremo pi` u diusamente il caso delle simmetrie discrete, ma
non possiamo non richiamare brevemente uno dei risultati pi` u importanti ottenuti
cetto di commensurabilit`a, proporzione, rapporto armonico di dimensioni ... e per questo era
legato anche al concetto stesso di bellezza. Da allora, il concetto di simmetria si `e evoluto
e certamente una sua denizione fra le pi` u espressive e chiare `e quella operativa di Hermann
Weyl, secondo il quale una entit`a possiede una simmetria se c`e qualcosa che possiamo fargli
in modo che, dopo che labbiamo fatta, lentit`a in questione continua ad apparire esattamente
come prima. In questa accezione, simmetria e invarianza risultano evidentemente sinonimi.
La simmetria che in Natura `e molto comune `e quella destra-sinistra, cio`e la simmetria bilaterale
o chirale: una specie di prendi 2 e paghi 1 !
Linsieme delle operazioni che lasciano invariante un sistema assegnato forma, come oggi sap-
piamo, un gruppo, ed `e proprio questo strumento matematico che ha reso, poi, estremamente
fertile il concetto di simmetria in Fisica.
Ma come si `e arrivati al concetto di gruppo di simmetria ?
Dal tentativo di trovare la formula risolutiva delle equazioni algebriche di grado duperiore al
quarto ! Vediamo brevemente come `e successo, visto che questo `e molto istruttivo anche quanto
al modo stesso in cui dovremmo considerare lopportunit`a della Ricerca di base ...
Lidea dellequazione di primo grado e quindi lidea stessa dellincognita era nota, forse, gi`a in
epoca babilonese (1650 a.C., papiro di Ahmes) e si sapeva anche come risolverla
ax +b = 0 x = b/a
Anche lequazione di secondo grado ax
2
+bx +c = 0 si sa risolvere da tempo immemorabile,
certamente da Diofanto (250 d.C.) in poi, anche se venivano cercate solo soluzioni positive
(superci, lunghezze, compensi ...) per cui accadeva talvolta che le soluzioni erano due, talvolta
una sola e talvolta addirittura nessuna !
E solo da Gauss (1777 1855) in poi, infatti, che sappiamo che, pur di cercare le soluzioni
nel posto giusto, cio`e nel campo complesso, una equazione di grado n ammette n soluzioni
(eventualmente in parte coincidenti). Comunque, ben prima di Gauss, cio`e n dallinizio del
sedicesimo secolo, si sapeva risolvere lequazione generale di terzo grado (Del Ferro, Tartaglia,
Cardano) ed anche quella di quarto grado (Ferrari, 1545); per`o, quanto allequazione di quinto
grado, ogni sforzo continuava miseramente a fallire !
Furono Runi (1799) ed Abel (1824) i quali, indipendentemente, dimostrarono che ogni sforzo
per trovare una risolvente generale era vano, ma la vera spiegazione del motivo del fallimento
fu trovata successivamente da Evariste Galois (1832), il quale aront`o il problema da un lato
completamente nuovo, ed `e qui che entra la simmetria ! Egli prov`o a caratterizzare le equazioni
attraverso le propriet`a di permutazione dei polinomi a coecienti razionali che si annullano
sulle soluzioni dellequazione data.
Sembra un discorso complicato ma non lo `e: prendiamo, per esempio, la generica equazione
(propria) di secondo grado x
2
+bx +c = 0 con b, c razionali. Se x
1
ed x
2
sono le sue radici,
allora
(x x
1
)(x x
2
) = x
2
+bx +c b = (x
1
+x
2
); c = x
1
x
2
dunque esistono almeno due polinomi razionali indipendenti
P
1
(, ) = + +b; P
2
(, ) = c
che si annullano sulle soluzioni dellequazione data, ed essi sono simmetrici per scambio.
Lidea di Galois fu dunque di considerare tutti i polinomi a coecienti razionali che si annullano
sulle radici dellequazione data. Le permutazioni delle variabili del polinomio che lasciano
invariante il suo valore (nullo) quando viene valutato sulle soluzioni dellequazione costituiscono
il gruppo di Galois associato allequazione. Egli dimostr`o, in generale, che questo gruppo
10
nel ventesimo secolo, riguardo al legame fra simmetrie e costanti del moto, cio`e
il Teorema di Noether (1918) (per la dimostrazione e maggiori dettagli, vedi
Appendice).
Questo Teorema vale per simmetrie continue, descritte cio`e da un gruppo di Lie
ed aerma che, per ogni parametro del gruppo, esiste una corrente conservata.
Pi` u precisamente, esso stabilisce che, data una lagrangiana L((x),

(x), x) la
quale sia invariante in forma sotto le trasformazioni descritte da un gruppo di
Lie G(
a
), allora, se lazione della generica trasformazione del gruppo descritta
dal parametro
a
`e tale che, quando esso sia preso innitesimo, risulta
x x

: x

= x

a
(x)
a
x

+ x

(2.3)

(x)

(x

) :

(x

) = (

a

a
)

(x)

(x) +

(x) (2.4)
ne segue che le quadricorrenti

a
(x)
_

(x) +

(x)

a
(x)
_
L
(

)
L

a
(x) (2.5)
sono tutte, separatamente conservate.
Due brevi applicazioni per tutte (per maggiori dettagli, cfr. Appendice) ...
Se la lagrangiana non dipende esplicitamente dalle coordinate spazio-temporali,
ovvero se L = L((x),

(x)), allora essa `e necessariamente invariante in forma


sotto il gruppo di Lie a quattro parametri delle traslazioni, la cui azione `e denita
da
x x

: x

= x

a

a

a
=

a
(2.6)

(x)

(x

) =

(x)

a
= 0 (2.7)
per cui, secondo la (2.5), le seguenti quattro correnti (ponendo, per maggiore
chiarezza di notazioni, a = )

(x) = [

(x)

]
L
(

)
L

(x)
L
(

)
L

(2.8)
coincide con il gruppo S
n
delle permutazioni di n oggetti, dove n `e il grado dellequazione.
Galois dimostr`o altres` che le radici di unequazione potevano essere espresse a partire dalle
quattro operazioni ed estrazioni di radice su espressioni costruite con i suoi coecienti se e solo
se, ordinando il gruppo in sottogruppi normali (S `e un sottogruppo normale se, dato comunque
un elemento x del gruppo, allora sSx
1
= S) massimali, i rapporti fra le loro cardinalit`a erano
numeri primi.
Nel caso di S
2
, S
3
ed S
4
questo `e vero, mentre da S
5
in poi questo diventa falso ...
E dunque per questa strada che si giunse al concetto di gruppo ed in particolare a quello di
gruppo di simmetria. Ma una volta denito il gruppo, questa entit`a matematica astratta pu`o
venire slegata dalla sua particolare rappresentazione su un qualunque sistema assegnato, per
cui si `e nito oggi per separare il concetto di simmetria (operazione) da quello di invarianza
(eetto delloperazione sul sistema dato).
11
soddisfano separatamente la condizione di conservazione

(x) = 0 e dunque
risulta che, denendo
P

(t)
_
d
3
x
0
(x) (2.9)
questa carica `e conservata nel tempo, ovvero `e una costante del moto.
Nel caso presente, non `e dicile riconoscere nella (2.8) la denizione del tensore
energia-impulso
T

(x) =
L
(

(x) L

(2.10)
per cui il teorema di Noether mostra come la conservazione del quadrimpulso in
un sistema isolato sia la conseguenza dellinvarianza (simmetria) per traslazioni
della lagrangiana del sistema considerato.
Prima di continuare, osserviamo che, usando il tensore (2.10), possiamo riscrivere
in modo pi` u semplice anche la (2.5), mettendo in evidenza, nella corrente con-
servata, il contributo legato alleetto della trasformazione sulle coordinate (x)
e quello () sui campi stessi. Si ha infatti

a
(x)
_

(x) +

(x)

a
(x)
_
L
(

)
L
a
(x) =
=

(x)
L
(

)
+ T

(x)

a
(x) (2.11)
Passiamo adesso al secondo esempio di applicazione del Teorema di Noether,
particolarmente rilevante nellambito della Meccanica Quantistica.
Assumiamo che la Lagrangiana L riguardi i campi
1
e


2
, indipendenti
nel senso della loro parte reale e immaginaria. Assumiamo altres` che L sia
invariante in forma sotto una trasformazione di gauge di prima specie
7
, i.e. sotto
la trasformazione innitesima interna ai campi
x

+ i

(x) = 0 ;

1
1
= i ;
1
2
= 0 ;

2
1
= 0 ;
2
2
= i ;
In questo caso, la corrente conservata garantita dal Teorema di Noether, in base
alla (2.11), poiche la trasformazione non ha eetto sulle coordinate, `e unicamente
determinata dal solo eetto sui campi ed ha la forma seguente
J

(x) = i
_

L
(

)
+
L
(

_
(2.12)
che, come avremo modo di vedere, `e proporzionale, in generale, alla densit`a di
corrente elettromagnetica (ovvero alla densit`a di probabilit`a, nello schema di
prima quantizzazione).
7
In questo caso il gruppo di simmetria `e il gruppo di Lie (abeliano) ad un parametro U(1)
fatto dagli elementi e
iA
, dove A `e il generatore del gruppo stesso che, nella rappresentazione
del gruppo che descrive la gauge di prima specie coincide semplicemente con lunit`a.
12
2.1.1 Simmetrie discrete in Meccanica Quantistica
Tutte le particelle elementari sono descritte da un campo (x), in generale
complesso, le cui propriet`a di trasformazione dipendono dalle caratteristiche
speciche della particella stessa.
Se il campo `e intrinsecamente complesso, ovvero se, pi` u propriamente, (x)

`e indipendente da (x), allora particella e antiparticella risultano distinte (pur


avendo esse la stessa massa e lo stesso spin), mentre se questo non accade come,
per esempio, nel caso di un campo reale, la particella descritta `e una sola e
particella ed antiparticella coincidono
8
: il discrimine fra i due casi `e leventuale
presenza di carica (non necessariamente elettrica ...) associata alla particella:
anche essa possa essere antiparticella di se stessa `e necessario che tutte le sue
cariche siano nulle. Dunque, per esempio, nel caso dei fermioni, essendo essi tipi-
camente carichi, la particella risulta solitamente distinta
9
dallantiparticella
10
.
Nemmeno per i bosoni neutri (come il fotone) per`o la cosa `e cos` automatica:
per esempio, il
0
`e antiparticella di se stesso, ma il K
0
no !
Il punto sta nella legge di trasformazione del campo per coniugazione di carica
C, una simmetria discreta che, insieme alla inversione temporale T ed alla parit`a
P vogliamo adesso provare ad approfondire.
8
Un caso in cui questo accade `e, per esempio, quello del fotone: il campo A

`e intrinseca-
mente reale ed il fotone non `e diverso dallantifotone.
9
Questo non `e in nessun modo una necessit`a legata al fatto che il campo usato per descrivere
i fermioni `e spinoriale, infatti il campo di Majorana, pur essendo spinoriale, non distingue la
particella dallantiparticella. Dipende invece dal fatto che il campo ed il suo aggiunto siano o
no indipendenti fra loro.
10
Per i neutrini non `e ancora chiaro se questo sia vero, cio`e se si tratti di particelle di Dirac
( neutrino ,= antineutrino) o di Majorana ( neutrino antineutrino).
Ricordiamo, per prima cosa, che noi siamo soliti denire antineutrino quella particella che,
interagendo, pu`o convertirsi in un leptone carico positivamente, cio`e in un antileptone, o che,
in un processo di interazione debole, viene emesso simultaneamente ad un leptone carico nega-
tivamente. In modo analogo deniamo il neutrino come quella particella che, interagendo, pu`o
convertirsi in un leptone negativo oppure che `e emesso, in un processo debole, simultaneamente
ad un leptone positivo.
E lecito ora chiedersi, per`o, quale sia la caratteristica intrinseca che rende un neutrino capace
di produrre leptoni negativi e che conferisce allantineutrino le caratteristiche opposte.
Se i neutrini hanno massa non nulla, sono possibili due risposte distinte.
La prima possibilit`a `e che i neutrini posseggano una pseudocarica (additiva), il numero lep-
tonico, che si conserva rigorosamente e che vale 1 per neutrini e leptoni carichi negativamente,
e +1 per antineutrini e leptoni carichi positivamente. In questo caso, il neutrino `e distinto dalla
sua antiparticella dal numero leptonico, in modo simile a quanto avviene per esempio per
lelettrone quanto alla carica elettrica. Si parla allora di particella di Dirac in quanto gli
stati (liberi) di un tale neutrino possono essere descritti in termini di soluzioni dellequazione
di Dirac, i.e.
(i

m)(x) = 0
13
Per chiarire meglio il signicato di queste simmetrie, inizieremo trattandole
nellambito dello schema di prima quantizzazione, ovvero nellambito della Mec-
canica Quantistica non relativistica elementare.
Anche se pu`o sembrare banale, inizieremo con il puntualizzare, in questo
contesto, la distinzione fra propriet`a cinematiche e dinamiche di un sistema
sico, perch`e questo `e un punto che deve essere ben chiaro, per poter aerrare
poi compiutamente il concetto stesso di simmetria, che vogliamo discutere.
A questo scopo inizieremo richiamando, innanzitutto, alcuni aspetti formali
relativi alla formulazione della MQ, che, del resto, dovrebbero essere gi`a a tutti
ben noti, e che sono essenziali perch`e sia chiara la distinzione in questione. Questi
aspetti riguardano
C`e per`o una seconda possibilit`a in accordo con i dati sperimentali secondo la quale tutte le
particelle che chiamiamo neutrini potrebbero essere semplicemente caratterizzate dallavere una
elicit`a negativa, mentre per gli antineutrini essa sarebbe positiva. Potremmo quindi attribuire
allelicit`a il ruolo di distinguere neutrini da antineutrini.
In questo caso neutrino ed antineutrino sono semplicemente la stessa particella, dierenziate
solo dallo stato di spin: il numero leptonico non ha nessun signicato sico ne, tantomeno, si
conserva.
Un neutrino siatto pu`o essere descritto in termini di soluzioni dellequazione di Majorana
(E. Majorana, Teoria simmetrica dellelettrone e del positrone , Il Nuovo Cimento 14 (1937)
171-184), i.e.
i

(x) m
C
(x) = 0
dove
C
(x) i
2

(x) (questo `e equivalente alla notazione che useremo in seguito per il campo
di Dirac, in cui
C
= (
1

t
, con ( = i
0

2
= (
1
).
Nel caso particolare in cui =
C
, lequazione descrive una particella che coincide con la
propria antiparticella, i.e. una particella di Majorana.
Se i neutrini sono privi di massa, le due descrizioni sono indistinguibili. Essendo in questo
caso lelicit`a una grandezza conservata, scegliere una descrizione o laltra risulta solo in una
pura operazione di natura nominalistica, in cui si sostituisce, per esempio, lespressione elicit`a
negativa a quella numero leptonico = 1 e viceversa.
In questo caso, i neutrini di Dirac hanno solo due componenti sterili che quelli di Majorana non
hanno, ma non ci sono dierenze osservabili particolari legate alle interazioni deboli.
Se per`o i neutrini hanno una massa non nulla, allora lelicit`a non `e un buon numero quantico,
come lo dimostra il fatto che un opportuno boost di Lorentz `e in grado di cambiarne il valore,
per cui, passando da un riferimento ad un altro, un neutrino pu`o apparire come un antineu-
trino e viceversa. Inoltre, poich`e le interazioni deboli selezionano stati di chiralit`a denita e
questi coincidono con quelli di elicit`a solo se la massa `e nulla, nel caso di neutrini massivi di
Majorana diventa possibile, per esempio, il decadimento doppio beta senza emissione di neutrini
(decadimento proibito nel primo schema in cui il numero leptonico L `e conservato),
(A, Z) (A, Z + 2) + 2e

proprio perch`e la particella emessa nel decadimento beta, per via della presenza del proiettore
chirale

nella corrente debole carica, `e in realt`a uno stato misto, fatto quasi completamente
di un antineutrino (elicit`a= +1), con una piccola contaminazione di neutrino (elicit`a= 1):
questultimo pu`o quindi essere riassorbito dal nucleo (A, Z +1) con conseguente seconda emis-
sione beta.
14
la struttura matematica entro cui levoluzione temporale (il moto) e gli stati
del sistema sico vengono descritti;
il set delle osservabili cinematiche (quantit` a misurabili, la cui denizione
operativa prescinde dalle interazioni, ovvero dalle forze) e le relazioni (non
causali) fra di loro (come le loro regole di commutazione) che determinano la
struttura specica dellalgebra delle osservabili associata ad un dato sistema
sico;
la struttura generale delle equazioni della dinamica, che forniscono la re-
lazione causale fra le variabili cinematiche.
Iniziamo dal primo punto, cio`e dalla struttura matematica.
Dalla teoria elementare della MQ (prima quantizzazione) sappiamo che
1. ogni stato puro `e descritto da un raggio [ > (sottospazio lineare unidi-
mensionale, privato del vettore nullo) in uno spazio di Hilbert separabile
11
H;
2. se [a > e [b > sono due vettori dello spazio di Hilbert H degli stati, allora,
dati e numeri complessi qualsiasi, anche il vettore [ >= [a > +[b >
rappresenta uno stato
12
possibile del sistema (principio di sovrapposizione
lineare);
3. ogni quantit` a misurabile `e rappresentata da un operatore lineare hermitiano
da H in se;
4. i soli valori ottenibili da una misura di unosservabile sono gli autovalori
delloperatore hermitiano associato;
5. il valore di aspettazione di una data osservabile Q su uno stato puro [ >
`e < [Q[ > quando < [ >= 1.
Veniamo ora al secondo punto, relativo alle propriet`a cinematiche delle osservabili
del sistema.
Le relazioni cinematiche sono denite attraverso lalgebra degli operatori che
rappresentano le variabili del sistema e sono usualmente formulate come regole
di commutazione, le quali determinano appunto la struttura dellalgebra delle
osservabili. Esempi ben noti sono
[x, p] = i h (2.13)
[J
i
, J
j
] = i h
ijk
J
k
(2.14)
11
Uno spazio di Hilbert H `e separabile se e solo se ogni suo elemento pu`o essere scritto come
sovrapposizione di elementi di una base ortonormale numerabile opportuna e
1
, e
2
, ..., e
n
, ... .
12
Ignoreremo, per il momento, il problema dellesistenza delle regole di superselezione.
15
Altre propriet`a interne (ulteriori gradi di libert`a ...) del sistema come, per esem-
pio, lo spin isotopico, richiedono lintroduzione di altre variabili e delle relative
regole di commutazione sia fra di loro che con le altre variabili che servono a
caratterizzare il sistema.
Circa, inne, lultimo punto relativo alla dinamica, sappiamo che questultima
`e denita completamente dalloperatore hamiltoniano H, il quale `e esso stesso una
osservabile, funzione, in generale, di variabili cinematiche ( p, x, etc...).
Nella Schroedinger Picture (SP), come sappiamo, sono gli stati ad evolvere, i.e.
i h

t
[, t >= H [, t > (2.15)
mentre nella Heisenberg Picture (HP) evolvono le osservabili e risulta equivalen-
temente che, se H non dipende esplicitamente dal tempo, `e
i h

Q(t) = [Q(t), H] (2.16)
Dopo aver puntualizzato questi aspetti generali ben noti, torniamo adesso alla
questione generale di che cosa debba essere considerato una Simmetria in MQ.
Come sappiamo, il prodotto scalare fra vettori di stato che siano normalizzati
ha, in MQ, un signicato sico ben preciso:
[ < a[ b > [
2
(2.17)
rappresenta la probabilit`a di transizione fra gli stati [a > e [b >, ovvero, per
esempio, la probabilit`a che, eettuando una misura
13
sullo stato [ b >, si possa
ottenere come risultato lo stato [ a >.
Si capisce quindi la ragione per la quale, ad una Simmetria del sistema, che as-
sumeremo genericamente rappresentata dalloperatore O, `e richiesto di conservare
la (2.17), i.e., di essere tale per cui
[ < Oa[Ob > [
2
= [ < a[ b > [
2
[ a >, [ b > H (2.18)
In altre parole, ad una Simmetria `e richiesto di essere un isomorsmo fra gli stati,
tale da mantenere invariata la loro soggiacente struttura probabilistica.
Segue
14
allora dalla (2.18) che possono aversi solo due casi
15
: o loperatore O `e
13
Losservabile corrispondente deve avere [ a > come suo autovettore ...
14
La dimostrazione si trova nellAppendice al Capitolo 20 del libro
E. P. Wigner: Group Theory and its applications to the quantum mechanics of the atomic
spectra, Academic Press, New York 1959.
oppure nellAppendice A del secondo Capitolo del libro
S. Weinberg: The Quantum Theory of Fields, Cambridge Univ. Press, 1995.
15
Una Simmetria `e un cambiamento di punto di vista e come tale non deve poter inuenzare
16
lineare e allora la Simmetria che esso descrive `e rappresentata da un operatore
i risultati di possibili esperimenti.
Se un osservatore vede un sistema sico in uno stato (puro) rappresentato da un raggio 1
1
o 1
2
o, genericamente, 1
n
, allora un altro osservatore, in virt` u della trasformazione di simmetria,
vedr` a il sistema, rispettivamente, negli stati descritti dai raggi 1

1
, 1

2
, ..., 1

n
: i due osservatori,
per`o, osservando lo stesso sistema da punti di vista dierenti, dovranno comunque concordare
sul valore delle probabilit`a di transizione fra stati corrispondenti, i.e.
P(1
i
1
j
) P(1

i
1

j
) (2.19)
e questa `e lunica condizione che viene messa anche si possa parlare di simmetria.
Si osservi che, in base a quanto stiamo dicendo, a priori dobbiamo intendere la simmetria
come denita, al momento, solo sui raggi e, di conseguenza, quindi, denita su almeno un
vettore normalizzato per raggio.
Ricordiamo a questo proposito che un vettore di stato normalizzato [e > `e denito e denisce
un raggio 1 a e
i
[e >, a > 0, R nello spazio di Hilbert H degli stati (il raggio `e,
tecnicamente, un sottospazio vettoriale unidimensionale di H, privato dellorigine...).
Questo signica che se 1
a
ed 1
b
sono due raggi qualsiasi, individuati rispettivamente, modulo
una fase, dai vettori normalizzati [ > e [ >, allora S `e una Simmetria se e solo se, essendo
S1
a
ed S1
b
i raggi corrispondenti attraverso S ad 1
a
e 1
b
e [S > e [S > i vettori
normalizzati che, sempre modulo una fase, individuano i raggi trasformati, risulta
[ < S[S > [
2
= [ < [ > [
2
(2.20)
Vogliamo dimostrare, seguendo la strada tracciata da Wigner gi`a nel 1931, che, in questa ipotesi,
S `e un operatore unitario oppure antiunitario.
Iniziamo dimostrando che S deve essere invertibile sui raggi e per questo procediamo per
assurdo. Se S non `e invertibile, allora esisteranno due raggi dierenti 1
a
e 1
b
, individuati da
due opportuni vettori normalizzati [ > e > indipendenti, i quali sono mandati da S nello
stesso raggio S1, e quindi
[S >= [S > (2.21)
Ma allora, da un lato avremmo che
[ < S[S > [
2
= [ < S[S > [
2
= 1 (2.22)
mentre dallaltro dovremmo avere
[ < S[S > [
2
= [ < [ > [
2
< 1 (2.23)
essendo, per ipotesi, i due vettori [ > e > indipendenti e normalizzati.
Consideriamo adesso una base ortonormale numerabile in H (lo spazio di Hilbert, per ipotesi,
`e separabile e dunque ammette almeno una base ortonormale numerabile), fatta dai vettori
[e
k
>, k = 1, ..., n, ..., ciascuno dei quali indivividua, quindi, il raggio 1
k
a e
i
[e
k
>.
Per ipotesi, dunque
< e
i
[e
j
>=
ij
(2.24)
Consideriamo adesso i raggi trasformati dalla simmetria S, i.e.
1
k
S1
k
1

k
= b e
i
[Se
k
> (2.25)
17
O = U unitario, infatti
< U a[U b >< a[U

U b >=< a[ b > U

U = I (2.51)
dove i vettori normalizzati [Se
k
>, sulla base del fatto che `e loro richiesto solo di denire i raggi
S1
k
, sono evidentemente deniti a meno di una fase arbitraria.
Vogliamo dimostrare che anche [Se
k
> `e una base ortonormale dello spazio di Hilbert dato.
Infatti, dalla (2.20) segue che
[ < e
i
[e
j
> [
2
=
ij
= [ < S e
i
[S e
j
> [
2
(2.26)
e dunque i vettori S e
j
costituiscono un set di vettori ortonormali. Perche essi costituiscano
una base, occorre che non esista alcun vettore non nullo che sia ortogonale a tutti loro.
Di nuovo procediamo per assurdo e sia [ > questo vettore che, senza perdita di generalit`a,
potremo assumere normalizzato. Per ipotesi
j : < [S e
j
>= 0 (2.27)
Il vettore [ > individua comunque un raggio che, essendo S invertibile sui raggi, `e controim-
magine di un altro opportuno raggio descritto (modulo una fase) dal vettore normalizzato che
indicheremo con

, per cui risulta
[ >= [S

> (2.28)
Sostituendo nella (2.27) ed usando la (2.20, abbiamo
j : 0 = [ < [S e
j
> [
2
= [ < S

[S e
j
> [
2
= [ <

[e
j
> [
2
(2.29)
e questo `e impossibile perche

`e normalizzato e quindi non nullo e [e
i
> `e, per ipotesi, una
base: resta cos` dimostrato che [S e
j
> `e anchessa una base ortonormale.
Prima di continuare dobbiamo adesso cercare di ssare la convenzione di fase per i vettori
normalizzati [S e
j
>. Per questo consideriamo i vettori normalizzati
[
k
>=
1

2
([e
1
> +[e
k
>), k > 1 (2.30)
Ciascuno di essi individua univocamente il raggio 1
k
che, attraverso la simmetria S, sar`a
trasformato nel raggio 1

k
S 1
k
, a sua volta individuato da un opportuno versore [S
k
>,
denito a meno di una fase. Per la (2.20), abbiamo
[ < S
k
[Se
1
> [
2
= [ <
k
[e
1
> [
2
=
1
2
= [ < S
k
[Se
k
> [
2
(2.31)
mentre, per la stessa ragione, tutti gli altri coecienti dello sviluppo di [S
k
> nella base
[S e
j
> sono identicamente nulli. Dunque
[S
k
>=
1

2
_
e
i
[S e
1
> +e
i
[S e
k
>
_
(2.32)
Ma [S
k
> `e denito a meno di una fase e cos` pure i vettori normalizzati [S e
j
>: possiamo
dunque ssare la convenzione di fase in modo che risulti
k > 1 : [S
k
>=
1

2
([S e
1
> +[S e
k
>) (2.33)
18
e resta comunque ancora indeterminata una fase globale del tutto irrilevante ...
Ma che cosa accade ad un generico vettore normalizzato, relativo ad un generico raggio 1 ?
Partiamo dunque dal vettore
[ >=

j
[e
j
> (2.34)
che assumeremo, senza perdita alcuna di generalit`a, essere tale che
1
,= 0 (altrimenti baster`a
rinominare i vettori della base ...). Sia adesso [S > il versore (denito a meno di una fase)
che individua il raggio trasformato S 1. Chiaramente, dalla denizione stessa di base, segue
che
[S >=

j
[S e
j
> (2.35)
Ma usando la (2.20), ricaviamo subito che
j : [ < e
j
[ > [
2
= [ < S e
j
[S > [
2
[
j
[
2
= [

j
[
2
(2.36)
e analogamente
k > 1 : [ <
k
[ > [
2
= [ < S
k
[S > [
2
[
1
+
k
[
2
= [

1
+

k
[
2
(2.37)
da cui, usando il fatto che abbiamo assunto, per ipotesi,
1
,= 0, si ha

1
+
k

2
=

1
+

1 +

k

2
=

1 +

2
(2.38)
la quale implica che possano valere, in generale, solo le seguenti due possibilit`a
(a) :

k

1
=

1
(2.39)
(b) :

k

1
=
_

1
_

(2.40)
A priori potrebbe accadere, comunque, che, al variare di k potesse valere luna o laltra delle
due condizioni di cui sopra ...
Non `e cos` !
Per dimostrarlo, procediamo per assurdo e supponiamo che per un indice k ,= 1 valga la
condizione (a) mentre per un indice j ,= 1 valga la condizione (b) (assumeremo che i rapporti
siano intrinsecamente complessi e quindi deve essere necessariamente anche che j ,= k ...).
Deniamo allora il vettore normalizzato
[
kj
>=
1

3
([e
1
> +[e
k
> +[e
j
>) (2.41)
Poiche i rapporti fra i coecienti che esprimono il vettore dato nella base dei vettori [e
i
> sono
tutti reali, in ogni caso resteranno reali anche nel caso del vettore [S > espresso nella base
[S e
i
>, e quindi
[S
kj
>=
e
i

3
([Se
1
> +[Se
k
> +[Se
j
>) (2.42)
19
oppure loperatore O `e antilineare
16
, e allora la Simmetria `e rappresentata da un
ma allora, ritornando al generico vettore di stato [ >, abbiamo che deve essere altres`
[ <
kj
[ > [
2
= [ < S
kj
[S > [
2
[
1
+
k
+
j
[
2
= [

1
+

k
+

j
[
2
= (2.43)
unitamente al fatto che [
1
[ = [

1
[. Risulta allora
[
1
+
k
+
j
[
2
= [

1
+

k
+

j
[
2

1 +

k

1
+

j

2
=

1 +

1
+

2
(2.44)
e quindi, per lipotesi fatta sopra,

1 +

k

1
+

j

2
=

1 +

k

1
+
_

1
_

2
(2.45)
Ma in generale, dati due numeri complessi z e z

,
[1 +z +z

[
2
=

1 +z +z

2
((z +z

))
2
= ((z z

))
2
(z) (z

) = 0 (2.46)
che, nel caso particolare della (2.45), in generale `e falso.
Resta dunque provato che, data una simmetria S che soddisfa la (2.20), pu`o accadere che
k :

k

1
=

k
=
k

k
= e
i

k
(2.47)
oppure pu`o essere che
k :

k

1
=
_

1
_

k
=

k
= e
i

k
(2.48)
Ridenendo la trasformazione a meno della fase globale e
i
inessenziale, arriviamo alle sole due
possibilit`a:
(a) :

k
=
k
(2.49)
(a) :

k
=

k
(2.50)
estendibili in modo ovvio a tutto lo spazio di Hilbert in modo che, nel caso (a) loperatore che
descrive la simmetria sia lineare e unitario, mentre nel caso (b) sia antilineare e antiunitario.
16
Ricordiamo che, nella ben nota terminologia di Dirac, ad ogni ket [ > dello spazio di
Hilbert H degli stati, `e associato un bra < [ nel duale di H (coincidente con esso, data la sua
struttura hilbertiana) tale che
[ >= [ a > + [ b > < [ =

< a [ +

< b [ (2.52)
Un operatore O dello spazio di Hilbert in se `e lineare se accade che
O ([ a > + [ b >) = O[ a > + O[ b > (2.53)
mentre `e antilineare se
O ([ a > + [ b >) =

O[ a > +

O[ b > (2.54)
20
Vediamo le conseguenze che discendono da queste denizioni.
Se [ e
1
>, ..., [ e
n
>, ... `e una base ortonormale dello spazio di Hilbert, allora ogni suo vettore `e
univocamente rappresentato da ununica combinazione lineare dei vettori della base.
Posto dunque che sia
[ >=
i
[ e
i
> (2.55)
ne segue che per loperatore lineare V risulta
V [ >=
i
V [ e
i
>
i
V
ji
[ e
j
> (2.56)
dove la matrice complessa V
ji
descrive appunto lazione delloperatore V sugli elementi della
base, i.e.
V [ e
i
> V
ji
[ e
j
> V
ji
< e
j
[V e
i
>< e
j
[V [ e
i
> (2.57)
Per loperatore antilineare A, invece, risulta
A[ >=

i
A[ e
i
>

i
A
ji
[ e
j
> (2.58)
dove la matrice complessa A
ji
descrive, anche in questo caso, lazione delloperatore A sugli
elementi della base assegnata, in modo formalmente identico al caso precedente, i.e.
A[ e
i
>= A
ji
[ e
j
> A
ji
< e
j
[Ae
i
>< e
j
[A[ e
i
> (2.59)
Come si vede, sugli elementi della base, gli operatori lineari e antilineari agiscono sostanzial-
mente nello stesso modo, essendo la loro azione descritta in entrambi i casi da una opportuna
matrice complessa. Ci`o che li dierenzia `e il comportamento sulle combinazioni lineari degli
elementi della base. Inoltre, dati due vettori generici
[ >=
i
[ e
i
>, [ >=
j
[ e
j
> (2.60)
per un operatore lineare si ha
< [ V [ >< [ V >=

j
< e
j
[
i
V
ki
e
k
>=

j
V
ji

i
(2.61)
mentre per un operatore antilineare si ha ancora
< [ A >

j
< e
j
[ A > (2.62)
ma adesso `e
[ A >= A (
i
[ e
i
>) =

i
A[ e
i
>=

i
A
ki
[ e
k
> (2.63)
per cui ne segue che
< [ A >=

i
A
ji
(2.64)
Come si vede, la dierenza rispetto al caso delloperatore lineare `e che i coecienti dello sviluppo
del ket a cui loperatore antilineare `e applicato, entrano nel prodotto scalare non direttamente
ma attraverso i loro complessi coniugati.
Ad ogni operatore lineare V viene poi associato il suo aggiunto V

, ponendo
< V [ >< [V

> < V [ =< [V

(2.65)
21
operatore O = Aantiunitario, per il quale risulta
< Aa[Ab >< a[A

Ab >

=< a[ b >

(2.75)
Dalla denizione segue che per un operatore lineare `e
< e
i
[ V

< V e
i
[ = V

ji
< e
j
[ (2.66)
e dunque, denita la matrice V
+
come lhermitiana coniugata della matrice V , si ha
< e
i
[ V

e
j
>< e
i
[V

[ e
j
>= (V
+
)
ij
(2.67)
ovvero, su due generici vettori [ > e [ >, `e appunto
< V [ > = < V (
i
e
i
)[
k
e
k
>=

i
V

ki

k
=

k
(V
+
)
ik
< [ V

>=

k
(V
+
)
ik
(V

) = V
+
(2.68)
Dunque, nel caso di un operatore lineare V , la matrice che descrive, in una base assegnata,
loperatore V

`e la matrice V
+
, hermitiana coniugata della matrice che, nella stessa base,
descrive loperatore V stesso.
Anche per un operatore antilineare A si pu`o denire laggiunto A

, per`o occorre qualche


cautela, dato che la denizione usata per loperatore lineare (2.65) non `e pi` u direttamente
applicabile, come lo dimostra il fatto che, se `e un numero complesso qualsiasi, allora
< A()[ >=<

A[ >= < A[ > (2.69)


mentre
< [A

>=

< [ A

> (2.70)
Lunica denizione di operatore aggiunto che sia coerente con il carattere antilineare di A `e
infatti quella secondo cui anche A

`e antilineare e risulta
< A[ >< [ A

>

(2.71)
Abbiamo allora
< A[ > = < A(
i
e
i
)[
j
e
j
>=<

i
A
ki
e
k
[
j
e
j
>=
i
A

ki

k
=
i

k
(A
+
)
ik
< [A

>

=<
i
e
i
[

j
(A

)
kj
e
k
>

= [

j
(A

)
ij
]

=
i

j
(A

ij
(A

) = A
t
(2.72)
Dunque, per loperatore antilineare A, la matrice che descrive il suo aggiunto A

in una base
assegnata `e la matrice (A
t
), trasposta della matrice che, nella stessa base, descrive appunto
loperatore A.
Si parla inne di un operatore lineare V come di un operatore unitario se
< V [ V >< [ V

V >=< [ > V

V = I (2.73)
mentre un operatore antilineare `e denito antiunitario se
< A[ A >< [ A

A >

=< [ >

A = I (2.74)
22
Sempre a proposito degli operatori antiunitari, osserviamo che, ssata una
base ortonormale qualsiasi [ e
1
>, ..., [ e
n
>, ... possiamo denire su questa base
loperatore antiunitario K di coniugazione complessa nel modo seguente
17
K[ e
i
> [ e
i
> K

i
[ e
i
>=

i
[ e
i
> (2.76)
Esso `e antiunitario, infatti, se
[ >=
i
[ e
i
>, [ >=
j
[ e
j
> (2.77)
allora risulta
K[ > =

i
[ e
i
>;
K[ > =

j
[ e
j
> < K [ =
j
< e
j
[ (2.78)
e dunque
< K [ K >=
i

i
< [ > (2.79)
Evidentemente, poi, dalla (2.76) risulta altres` che
K
2
= I K = K
1
(2.80)
e siccome K `e antiunitario, dunque tale per cui K

K = I, evidentemente si ha
K = K

(2.81)
In termini di questo operatore K, dimostreremo adesso che ogni operatore
antiunitario A si pu`o scrivere come
A = U K (2.82)
dove U `e un opportuno operatore unitario.
Consideriamo infatti loperatore AK e dimostriamo che esso `e unitario.
Poiche, per ipotesi, A `e antiunitario, si ha infatti
< (AK)[ (AK) > = < K [ K >

< K [ K >=< [ > (2.83)


17
Si osservi che, date due basi diverse [e
i
> ed [f
j
>, i due operatori di coniugazione complessa
K
e
e K
f
deniti in ciscuna base attraverso la (2.76) non coincidono, bens` dieriscono per
una trasformazione unitaria. Abbiamo infatti che, poiche [e
i
> ed [f
j
> sono entrambe basi
ortonormali, potremo certamente scrivere [f
j
>= U
ij
[e
i
> per cui
K
e
[ f
j
>= U

ij
[ e
i
>= U

ij
(U
1
)
ki
[ f
k
>=
_
U
1
(U
+
)
t
_
kj
[ f
k
>
_
U
1
(U
+
)
t
_
kj
K
f
[ f
k
>
e la matrice U
1
(U
+
)
t
= U
1
(U
1
)
t
`e, evidentemente, unitaria ma, in generale, dierente
dallidentit`a ...
23
la quale dimostra come loperatore AK = U sia appunto unitario
18
e quindi,
moltiplicando a destra per K e tenendo conto che K
2
= I, che valga appunto la
(2.82). Come gi`a detto, K viene chiamato operatore di coniugazione complessa.
Vale la pena vederlo in azione in un caso molto semplice.
Consideriamo una particella senza gradi di libert`a interni. Sappiamo allora che
possiamo scegliere come base dello spazio di Hilbert quella fatta dagli autovettori
[x > della posizione, per cui, dalla denizione, in questa base `e
K[x >= [x > (2.84)
Consideriamo lo stato [ >, descritto dalla funzione donda (x),
[ >=
_
dx (x) [x > (2.85)
Evidentemente questo stato viene trasformato dalloperatore K in quello descritto
dalla funzione donda

(x), infatti
K[ >= K
_
dx (x) [x >=
_
dx

(x) K[x >=


_
dx

(x) [x > (2.86)


Un altro modo equivalente per determinare la funzione donda associata allo stato
K[ > `e il seguente.
Evidentemente, cos` come la funzione donda associata, in rappresentazione delle
coordinate, allo stato [ > `e
(x) =< x[ > (2.87)
analogamente la funzione donda associata, nella stessa rappresentazione, allo
stato K[ >, sar`a
< x[ K > (2.88)
Daltronde K `e antiunitario, K
2
= I e, per denizione, K[x >= [x >, per cui
risulta
< x[ K >=< K K x[ K >=< K x[ K >=< x[ >

(x) (2.89)
E interessante, a questo punto, osservare, data la denizione (2.84), che cosa
succede ad un autostato dellimpulso. Si ha
[ p >=
1
(2)
3/2
_
d
3
x e
i px
[ x > (2.90)
18
In generale, risulta infatti che il prodotto di un operatore unitario per un operatore antiu-
nitario `e antiunitario, mentre il prodotto di due operatori antiunitari risulta unitario.
24
per cui, evidentemente, risulta
K[ p >=
1
(2)
3/2
_
d
3
x e
i px
[ x >= [ p > (2.91)
ovvero, avendo denito K in modo che lasci invariati gli autostati della posizione,
ecco che questo operatore manda [ p > in [ p >.
Naturalmente, se altrettanto lecitamente avessimo denito K partendo dalla base
degli autostati dellimpulso [p >, sarebbero stati gli autostati della posizione a
cambiare di segno sotto il suo eetto ...
Ma riprendiamo adesso la questione delle Simmetrie in MQ.
Abbiamo concluso con Wigner che una simmetria deve essere rappresentata da
un operatore unitario o da un operatore antiunitario O, il quale manda lo spazio
di Hilbert degli stati H in se
O : H H (2.92)
e dunque ne costituisce un isomorsmo che, nel linguaggio della teoria degli spazi
di Hilbert, `e un modo per dire che esso descrive una trasformazione di base
ortonormale
19
[ e
i
>O[ e
i
> [ e
i
>

:
ij
=< e
i
[ e
j
>=< Oe
i
[ Oe
j
> (2.94)
In Meccanica Quantistica, per`o, sappiamo che gli eetti prodotti da una
trasformazione O sui vettori di stato, possono essere resi equivalentemente
20
con
la seguente trasformazione sulle osservabili Q del sistema
Q Q

= O

QO (2.95)
19
E facile convincersi che questo vale sia nel caso (ovvio !) delloperatore unitario che in
quello delloperatore antiunitario, visto che, in ogni caso risulta
[ < Oe
i
[ Oe
j
> [ = [ < e
i
[e
j
> [ =
ij
(2.93)
20
Se O `e un operatore lineare, la conclusione `e immediata per il fatto che risulta
< O[Q[O >=< O[QO >=< [O

QO >=< [O

QO[ >
Altrimenti, c`e una dierenza legata al carattere antilineare delloperatore, e risulta
< O[Q[O >=< O[QO >=< [O

QO >

=< [O

QO[ >

25
per cui, nel caso di simmetrie in cui, come abbiamo visto, O

= O
1
possiamo
equivalentemente adottare i due punti di vista per cui
a) [e
i
>[e

i
>= O[e
i
>; Q Q (2.96)
b) Q Q

= O
1
QO; [e
i
>[e
i
> (2.97)
Chiaramente, se indichiamo adesso con / lalgebra delle osservabili Q del sistema
dato e con /

quella denita dalle osservabili Q

, la simmetria O denisce a sua


volta un isomorsmo fra le due algebre (peraltro coincidenti ...)
1 : / /

per cui Q

= 1(Q) O
1
QO (2.98)
il quale, in quanto isomorsmo, conserva certamente le regole di commutazione
(anticommutazione) fra gli operatori
21
dellalgebra.
In molti casi, per`o, non si conosce esplicitamente loperatore O, ovvero il
suo modo di agire sugli stati del sistema, bens`, magari, si hanno informazioni
a priori sulla forma che lisomorsmo indotto da O dovrebbe produrre su un set
opportuno di osservabili o operatori dellalgebra /.
In questo caso, per denire O, si pu`o procedere partendo proprio da queste leggi
di trasformazione, badando bene a vericare, comunque, la loro compatibilit`a
cinematica con la struttura dellalgebra, i.e. la loro compatibilit`a con le regole di
commutazione o anticommutazione in essa denite.
Una simmetria, insomma, rispetter`a la struttura probabilistica presente nello
spazio di Hilbert degli stati, e questo implica che essa sar`a anche una trasfor-
mazione cinematicamente ammissibile.
Parleremo poi, come gi`a detto, di simmetria conservata se essa `e anche com-
patibile con la dinamica e di simmetria rotta, se invece questo non accade.
Per una simmetria conservata, se [, t >`e il risultato al tempo t dellevoluzione
temporale dello stato [, 0 > al tempo t = 0, allora deve accadere che O[, t >
descriva il risultato al tempo t dellevoluzione temporale dello stato O[, 0 > al
tempo t = 0, ottenuto a partire dalla stessa dinamica !
21
Per capirci meglio, se R `e una rotazione e O
R
loperatore (unitario) che la rappresenta,
allora, per esempio, per quanto riguarda il momento angolare, che `e un operatore vettoriale, si
avr`a
O
1
R
J
i
O
R
J

i
= R
ij
J
j
(2.99)
e deve aversi (come in realt`a si ha)
[J

i
, J

j
] = i
ijk
J

k
(2.100)
cos` come `e
[J
i
, J
j
] = i
ijk
J
k
(2.101)
26
E facile convincersi che se loperatore O che descrive la simmetria `e unitario,
la simmetria `e conservata se e solo se risulta [O, H] = 0, ovvero se loperatore
che descrive la simmetria commuta con lhamiltoniana.
Partiamo infatti dallequazione di evoluzione temporale per gli stati
i h

t
[, t >= H [, t > (2.102)
Se O commuta con lhamiltoniana, allora data una qualsiasi soluzione [, t >
dellequazione di evoluzione temporale (2.102), ecco che
i h

t
[, t > = H [, t >O
_
i h

t
[, t >
_
= OH [, t >
i h

t
O[, t >= OH [, t >= H O[, t > (2.103)
i.e., anche O[, t > `e soluzione della (2.102).
Il viceversa `e altrettanto vero, infatti se per ogni soluzione [, t > della (2.102),
anche O[, t > `e soluzione, allora, per il solo fatto che [, t > `e soluzione, risulta
i h

t
[, t >= H [, t >i h

t
O[, t >= OH [, t > (2.104)
mentre, per il fatto che anche O[, t > `e per ipotesi soluzione, risulta anche
i h

t
O[, t >= H O[, t > (2.105)
ed il confronto fra le due relazioni mostra che
H O[, t >= OH [, t > (2.106)
su qualsiasi soluzione dellequazione di evoluzione temporale.
Essendo le funzioni in questione una base, questo implica appunto che
[O, H] = 0 (2.107)
In modo analogo, per una generica simmetria antiunitaria O, si arriva invece
alla conclusione che, per essere conservata, essa deve anticommutare
22
con H, i.e.
O, H = 0 (2.109)
22
Se [, t > `e soluzione dellequazione di evoluzione temporale e O, H = 0, allora
ih

t
[, t > = H[, t >O
_
ih

t
[, t >
_
= OH[, t >
ih

t
O[, t >= OH[, t >= HO[, t > (2.108)
dunque anche O[, t > `e soluzione dellequazione di evoluzione temporale per la stessa hamil-
toniana. Analogamente si procede allinverso ...
27
Questo fatto, per`o ha come conseguenza che se [E > `e autovettore di H per
lautovalore E, allora il vettore O[E > `e autovettore di H per lautovalore E
e dunque lo spettro dellhamiltoniana deve essere simmetrico rispetto allorigine.
Questo, per`o, non `e possibile perche lo spettro dellhamiltoniana H `e limitato
verso il basso (esiste uno stato di minima energia del sitema), mentre non lo `e
per valori positivi ...
Questa `e la ragione per la quale Wigner, allinizio, escluse la possibilit`a che es-
istessero simmetrie antiunitarie: come vedremo, questa conclusione ha una ec-
cezione che `e proprio la time-reversal T (in cui, comunque H e T commutano !).
In alcune formulazioni, poi, nel concetto si simmetria si include pure la richi-
esta che anche la dinamica libera sia compatibile con la trasformazione, ovvero
che
[O, H
0
] = 0 (2.110)
dove
H
0
=
p
2
2m
(2.111)
Nel seguito del Corso, come gi`a anticipato, ci limiteremo a trattare solo il caso
delle simmetrie discrete
23
di parit`a P, di coniugazione di carica C e inversione
temporale (time-reversal) T.
23
Il caso delle simmetrie continue e analitiche, cio`e il caso in cui le simmetrie unitarie del
sistema costituiscono un gruppo di Lie, non verr`a trattato.
Ricordiamo soltanto che, in questo caso, ogni simmetria sar`a rappresentata nello spazio di
Hilbert degli stati del sistema da un operatore unitario che commuta con lhamiltoniana.
Anche questo accada, occorre e basta che lhamiltoniana commuti con i generatori del gruppo
(o, piuttosto, con la loro rappresentazione nello spazio di Hilbert ...) i quali quindi, essendo
hermitiani, rappresentano osservabili che risultano dunque conservate durante levoluzione tem-
porale del sistema.
Di questo genere `e la simmetria imposta dal principio di Relativit`a e dalla richiesta di omo-
geneit`a dello spazio-tempo, secondo cui lo spazio di Hilbert degli stati di un qualunque sistema
sico che sia isolato deve essere isomorfo a se stesso quando si osservi il sistema dato da un
diverso sistema di riferimento inerziale.
Questo signica, come sappiamo, che deve essere denita sullo spazio di Hilbert degli stati del
sistema una rappresentazione unitaria del gruppo di Poincare U(a, ), dove (a, ) `e il generico
elemento del gruppo, con a generica traslazione nello spazio-tempo e generica trasformazione
del gruppo di Lorentz ortocrono proprio.
28
2.1.2 La Parit`a
Consideriamo adesso la simmetria di parit`a P.
Questa deve operare sulle osservabili rispettando il loro modo classico di trasfor-
marsi ed inoltre, come ogni simmetria, deve essere cinematicamente ammissibile.
Iniziamo richiedendo dunque che, sulla base dellanalogia classica, sia

X

X

P
1

X P =

X (2.112)
da cui segue evidentemente
24
che P [ x > deve essere autovettore della posizione

X per lautovalore x (ma non necessariamente coincidente con [ x > !).


Una conseguenza
25
`e allora che P
2
[ x > deve concidere, di nuovo, con il vettore
di stato iniziale, a meno di un possibile fattore di fase, i.e.
P
2
[ x >= e
i
[ x > (2.114)
Siccome [ x > `e una base, se vogliamo che P
2
rispetti il principio di sovrappo-
sizione, la fase deve essere unica in tutto lo spazio di Hilbert degli stati e quindi,
assumendo che P sia unitario, essa pu`o essere riassorbita
26
nella denizione stessa
delloperatore P in modo tale che risulti
P
2
= I (2.115)
Per quanto riguarda P, a priori saremmo autorizzati solo a dire che
P [ x >= e
i(x)
[ x > (2.116)
ed il vincolo su P
2
impone solo che (x) + (x) = 0.
Assumeremo
27
ancora, oltre al fatto gi`a citato che P sia unitaria, che la fase
non dipenda da x e dunque, dovendo essere P
2
= I, potr`a essere solo
P [ x >= [ x > (2.117)
24
Infatti se [x > `e autovettore dellosservabile

X per lautovalore x, allora, dalla (2.112) segue
evidentemente che

[x >= x[x >= P


1

X P[x >xP[x >=

X P[x > (2.113)
25
Stiamo qui assumendo che il sistema sia semplice e senza spin, altrimenti occorre tenere
conto anche delle propriet`a di trasformazione delle altre variabili che, insieme alle coordinate,
costituiscono un set completo di osservabili per il sistema.
26
Con questo intendiamo dire che se P
2
[ x > deve rappresentare lo stesso stato rappresentato
dal vettore [ x >, allora P
2
([ x > +[ y >) deve anchesso coincidere con [ x > +[ y > a meno
di un fattore di fase, e questo pu`o accadere solo se `e indipendente da x. Ridenendo allora

P e
i/2
P ecco che, nellipotesi che P sia unitario,

P
2
= I ...
27
Non dimentichiamoci, infatti, che quanto stiamo facendo `e di cercare di arrivare ad
una denizione di P, per cui abbiamo ampia libert`a sul suo modo di operare, limitata solo
dallanalogia classica, dalla coerenza interna e dal fatto che vogliamo arrivare alla denizione
di una simmetria che, almeno nei casi in cui classicamente questo gi`a accade, sia conservata.
29
Chiameremo scalari i sistemi per cui P [ x >= [ x > e pseudoscalari quelli
per cui, invece P [ x >= [ x >.
Osserviamo adesso che, avendo in questo modo denito loperatore di parit`a
P su una base
28
, esso risulta completamente determinato.
Vediamo dunque come agisce, per esempio, sulloperatore di impulso

P.
Ricordiamo che

P `e il generatore delle traslazioni spaziali, per cui una traslazione
innitesima a `e rappresentata dalloperatore
T (a) I +
i
h

P a (2.118)
Siccome, classicamente, una traslazione di a seguita da una parit`a `e equivalente
ad una parit`a seguita da una traslazione di a nel verso opposto, ovvero di a,
per coerenza dobbiamo richiedere che
P T (a) = T (a) P (2.119)
ovvero che (si osservi che x qui `e un parametro, non un operatore ...)
P
_
I +
i
h

P a
_
=
_
I
i
h

P a
_
P = (2.120)
e dunque che
P (i

P) = i

P P (2.121)
Questa relazione, se loperatore P `e unitario, implica che, come ci aspettiamo in
base allanalogia classica, la parit`a anticommuti anche con limpulso, i.e. risulti
P
1

P P =

P (2.122)
Quanto poi allazione indotta dalla simmetria di parit`a P sullalgebra delle
osservabili, visto il modo come siamo arrivati alla sua denizione e cio`e attraverso
la sua azione su una base (quella degli autostati delle coordinate ...), questa non
pu`o che essere compatibile
29
con le regole di commutazione che, in ultima analisi,
si riducono a quelle canoniche fra posizione e impulso
[X
i
, P
j
] = i h
ij
(2.123)
28
Di nuovo, stiamo qui assumendo di trattare il caso della particella singola senza spin.
29
Si osservi che se avessimo assunto P come antiunitario, allora per la (2.121) esso dovrebbe
commutare con limpulso e questo sarebbe ancora compatibile con le regole di commutazione
canoniche!
Solamente, secondo questa denizione, si andrebbe contro laspettativa classica, in base alla
quale ci attendiamo che, sotto parit`a, tutte le grandezze vettoriali cambino di segno ...
30
dato che, come sappiamo, tutta lalgebra delle osservabili
30
della particella mate-
riale senza struttura interna poggia unicamente su queste regole di commutazione.
Perch`e poi questa simmetria sia conservata, come abbiamo gi`a detto, occorre
e basta che
[P, H] = 0 (2.126)
ovvero, essendo
H =
[

P[
2
2m
+V (x) (2.127)
occorre e basta
31
che P
1
V P = V V (x) = V (x) , cio`e, come cera ovvia-
mente da aspettarci, che il potenziale sia una funzione pari della posizione.
30
Unaltra variabile cinematica importante per il sistema di una particella singola senza spin
`e certamente il momento angolare

J. Esso, essendo denito come

J =

X

P (2.124)
ha propriet`a di trasformazione sotto parit`a immediatamente deducibili da quelle della posizione
(2.112) e dellimpulso (2.122), risultando, ovviamente,
[

J, P] = 0 (2.125)
in accordo con quanto ci aspetteremmo in base allanalogia classica, visto che

J `e un vettore
assiale (pseudovettore).
31
Si osservi che loperatore di parit`a P cos` denito commuta certamente con lhamiltoniana
libera H
0
=
1
2m
[ p[
2
.
31
2.1.3 La Coniugazione di Carica
Unaltra simmetria discreta molto interessante `e certamente quella della coni-
ugazione di carica C. Essa `e pi` u facilmente comprensibile nellambito della Teoria
Quantistica dei Campi e per poterne parlare in modo non banale nello schema
della prima quantizzazione, occorre considerare un sistema fatto da una carica in
interazione con il campo elettromagnetico, per cui lhamiltoniana completa del
sistema `e
H =
1
2m
_

P
e
c

A
_
2
+ e V =
=
[

P[
2
2m

e
2mc
_

A

P +

P

A
_
+
e
2
2mc
2
[

A[
2
+ e V (2.128)
dove e `e la carica elettrica,

A `e il potenziale vettore e V il potenziale scalare.
E immediato vericare che lhamiltoniana di cui sopra `e invariante sotto
la seguente trasformazione di simmetria C del campo elettromagnetico e della
carica elettrica
e e (2.129)

A (2.130)
V V (2.131)
con

P e

X invariati.
Visto che gli operatori di impulso e di posizione non cambiano sotto C, anche
essa conservi le regole di commutazione `e necessario solo che risulti
C
1
i C = i (2.132)
ovvero che C sia lineare e non antilineare, e dunque sia una simmetria unitaria.
Avremo modo di capirne meglio il signicato ed il suo modo di agire quando
la riprenderemo nellambito della Teoria Quantistica dei Campi.
32
2.1.4 La simmetria di inversione temporale
Si tratta della simmetria discreta meno intuitiva di tutte.
Intanto va notato che essa, nonostante il nome, non ha tanto a che vedere con
linversione del tempo, quanto piuttosto con la reversibilit`a dei processi sici.
Per meglio capire di che si tratta, vale la pena iniziare addirittura dalla Meccanica
Classica, considerando appunto un sistema meccanico, per esempio un punto
materiale di massa m il quale, al tempo t abbia velocit`a v(t) e sia semplicemente
soggetto, per esempio, alla forza di gravit`a.
Figure 2: Reversibilit`a della traiettorie di un punto materiale nel campo della
gravit`a
Al tempo t + t, ssate le condizioni iniziali al tempo t, i.e.
_

X(t)

X
0
, v(t) v
0
_
, il punto materiale si trover` a nella posizione

X(t + t)
ed il suo stato di moto sar`a tale che
v
x
(t + t) = v
0x
v

x
; v
y
(t + t) = v
0y
+ g t v

y
(2.133)
Chiedersi se c`e invarianza per inversione temporale (Time-reversal) della legge
del moto signica
prendere come nuovo punto di partenza quello di arrivo, i.e.
_

X(t + t)

X

, v(t + t) v

_
;
applicare la trasformazione di Time-reversal allo stato e dunque cambiare
il segno della velocit`a v

T(v

) v

, lasciando inalterata la posizione;


33
lasciare evolvere lo stato cos` ottenuto ancora per il solito intervallo di tempo
t, secondo la stessa dinamica;
vericare se il nuovo stato nale cos` ottenuto coincide o meno con il
Ttrasformato di quello di partenza.
Nel caso considerato della sola forza di gravit`a in assenza di attrito, questo `e
ci`o che eettivamente accade, infatti, dopo il tempo t, la stessa legge di moto
avr` a fatto s` che la nuova velocit`a acquisista dal punto materiale sia
v

x
= T(v

x
) = v
0x
v

y
= T(v

y
) + g t = (v
0y
+ g t) + g t = v
0y
ed avr` a fatto ripercorrere a ritroso la stessa traiettoria descritta originariamente
dal grave, per cui possiamo concludere che il moto di un punto materiale nel
campo della gravit` a `e eettivamente Tinvariante.
E opportuno, comunque, puntualizzare che, nel trarre questa conclusione, abbi-
amo implicitamente assunto che la massa m del corpo ed il campo della gravi-
tazione non siano alterati dalla trasformazione di Time-reversal, ovvero che siano
Tinvarianti. Per capire meglio cosa intendiamo dire, osserviamo che, nella trat-
tazione precedente, nulla cambierebbe se, al posto di un punto materiale nel
campo della gravit` a ci fosse una carica elettrica in un campo elettrico

E(x) dato.
Avremmo ancora reversibilit` a del moto, pur di assumere che la carica ed il campo
elettrico siano invarianti per Time-reversal.
Che succederebbe, per`o, se oltre al campo elettrico fosse presente, per esempio,
anche un campo magnetico?
E evidente dallespressione della forza di Lorentz che, visto che per Time-reversal
la velocit`a cambia segno, anch`e T possa essere una simmetria conservata in elet-
trodinamica, occorre assumere che

B, a dierenza di

E, cambi segno
32
sotto T.
Tutto questo per dire che, nel momento in cui dovremo trattare un problema
in cui `e presente uninterazione con campi esterni, prima di trarre conclusioni,
sar`a necessario tenere conto anche delle propriet`a di trasformazione di questi
ultimi sotto la simmetria considerata ...
Un altro modo equivalente a quello esposto sopra per vericare se in un certo
sistema meccanico `e rispettata linvarianza per Time reversal `e quello di partire
dalla legge di moto
x = x(t) (2.134)
e vericare se, sotto la trasformazione
T : t

t = t (2.135)
x(t) x
T
(

t) = x(t) (2.136)
32
Questo non ha nulla di misterioso ne di contraddittorio con quanto accade per il campo
elettrico, visto che il campo magnetico `e prodotto da cariche in moto e che, sotto T, il moto si
inverte di segno ...
34
la nuova legge di moto
x
T
(

t) = x(

t) (2.137)
implica comunque la stessa dinamica
33
(relativamente alla variabile temporale

t).
Ma veniamo adesso al problema della simmetria di Time-reversal in Mecca-
nica Quantistica e poniamoci, per comodit`a, nella Schr oedinger Picture.
Alla luce di quanto detto sopra, se [, t > `e levoluto al tempo t dello stato [ >
al tempo t = 0, vogliamo che, se T `e rispettata, allora lo stato T[, t >, lasciato
evolvere ancora per un tempo t, conduca di nuovo a T[ >.
Ma come agisce loperatore T sui vettori dello spazio di Hilbert ?
Cos` come abbiamo fatto per la Parit` a e la Coniugazione di Carica, occupiamoci
innanzi tutto di denire lazione di T sulle consuete osservabili

X e

P, usando
lanalogia classica e avendo bene in mente la necessit`a che questa denizione sia
anche compatibile con le regole di commutazione canoniche (compatibilit`a cine-
matica).
Evidentemente, partendo dal signicato classico che attribuiamo a questa sim-
metria, richiederemo ragionevolmente che risulti
T
1

X T =

X (2.143)
T
1

P T =

P (2.144)
Queste due semplici richieste, per`o, sono gi`a sucienti per dirci che se vogliamo
che T sia una simmetria, ovvero che rispetti le regole di commutazione canoniche
33
Evidentemente, nel caso di un punto materiale di massa m soggetto ad una forza esterna

F =

F(x) , questo `e sempre vero, poiche la seconda legge della dinamica
m
d
2
x
dt
2
=

F(x) (2.138)
`e invariante sotto la trasformazione t

t = t , per la quale risulta


x(t) x
T
(

t) = x(

t) = x(t) (2.139)

x(t)

x
T
(

t) =

x(

t) =

x(t) (2.140)

x(t)

x
T
(

t) =

x(

t) =

x(t) (2.141)
Pi` u in generale, in Meccanica Classica c`e invarianza per Time reversal quando il sistema
`e retto da un potenziale funzione solo delle coordinate e quindi il sistema `e descritto da una
lagrangiana del tipo
L =
1
2
A
ij
q
i
q
j
V (q
i
) (2.142)
che, chiaramente, `e invariante in forma sotto la trasformazione (2.135), i.e. sotto la trasfor-
mazione q
i
q
i
, q
i
q
i
.
35
[x
i
, p
j
] = i h
ij
, allora `e necessario che
T
1
i T = i (2.145)
ovvero che T sia rappresentato da un operatore antiunitario
34
.
Vediamo quindi che cosa deve essere richiesto
35
allhamiltoniana anch`e la sim-
metria di Time-reversal cos` introdotta sia conservata.
Ripartiamo per questo dalla legge di evoluzione temporale degli stati che ben
conosciamo
i h

t
[, t >= H [, t > (2.148)
T H [, t >= T i h

t
[, t > (2.149)
e poniamo per denizione
T [, t > [
T
,

t > (2.150)
Per quanto detto, T sar`a una simmetria conservata se [
T
,

t > evolve nella
variabile temporale

t con la stessa dinamica (i.e., con la stessa hamiltoniana)
secondo la quale lo stato [ , t > evolve nella variabile temporale t.
Quali ne sono le implicazioni?
34
Nel suo lavoro originario del 1932
E.P. Wigner;

Uber die Operation der Zeitumhehr in der Quantenmechanick
Nachr. Ges. Wiss. Gottingen, Math.-Physik Kl. 32, 546 (1932)
Wigner richiede che lhamiltoniana libera H
0
sia Tinvariante ed usa lequazione di evoluzione
temporale nella Schroedinger Picture per dimostrare che T deve essere antiunitario.
Questo viene dedotto dal fatto che lequazione contiene il fattore ih

t
al primo ordine.
Ci`o per`o non `e corretto, infatti, nel caso, per esempio, della generalizzazione relativistica
dellequazione del moto libero di una particella (scalare), lequazione di Klein-Gordon `e del
secondo ordine ...
In realt`a lantiunitariet`a delloperatore T `e imposta dal rispetto delle condizioni cinematiche
ovvero dal rispetto delle regole di commutazione fra posizione ed impulso !
Si osservi che `e ancora il carattere antiunitario di T a garantire la sua consistenza con le regole
di commutazione del momento angolare, i.e.
[J
i
, J
j
] = i h
ijk
J
k
(2.146)
dovendo essere, per la (2.143) e la (2.144) ed il suo signicato classico
T
1

J T =

J (2.147)
35
Si ricorder`a che, per una generica simmetria antiunitaria, avevamo dimostrato che, per
essere conservata, essa doveva anticommutare con H, da cui, poi, il problema dello spettro di
H non limitato verso il basso ...
36
Essendo, per ipotesi, T antiunitario, risulta
T i h

t
= i h

t
T = i h

t
T (2.151)
e quindi si ha
T H[, t >= T i h

t
[, t >= i h

t
T [, t > (2.152)
Se e solo se H e T commutano, i.e.
[H, T] = 0 (2.153)
allora lequazione (2.152) diviene
H T[, t >= T H[, t > = i h

t
T [, t >
H [
T
,

t >= i h

t
[
T
,

t > (2.154)
la quale mostra che se [, t > `e soluzione dellequazione di evoluzione temporale
per lhamiltoniana H, allora anche [
T
,

t > T[, t > lo `e.


Quindi, per quanto riguarda loperatore di inversione temporale T, possiamo
concludere che esso deve essere antiunitario e, anche possa rappresentare una
simmetria conservata del sistema, cos` come nel caso delle simmetrie unitarie,
deve commutare con lhamiltoniana.
Vediamo adesso di esplicitare lazione delloperatore T nel caso pi` u semplice
della particella senza spin.
Come sappiamo, lo stato sico [ , t > di una generica particella di massa m
senza spin `e univocamente determinato dalla sua funzione donda
(x, t) =< x[, t > (2.155)
tale quindi per cui
[, t >=
_
dx(x, t) [x > (2.156)
Per il fatto che T ed X commutano, poniamo
T [x >= [x > (2.157)
ovvero deniamo T sulla base degli autostati della posizione in modo che sia
coincidente con loperatore di coniugazione complessa K, che abbiamo preceden-
37
temente gi`a incontrato, denito sulla stessa base. Ne segue dunque che
36
T [, t >=
_
dx(x, t)

[x > (2.160)
e dunque che la funzione donda associata allo stato T [, t > [
T
,

t > `e sem-
plicemente la funzione

(x, t)

(x,

t).
Vediamo ora che, come cera da aspettarsi dallanalogia classica, T `e una simme-
tria conservata se la particella interagisce con un potenziale funzione solo delle
coordinate. In quel caso, infatti, se (x, t) `e soluzione dellequazione di evoluzione
temporale (equazione di Schroedinger)
i h

t
= H (2.161)
con H =
h
2
2m

2
+ V (x), allora, dovendo essere la funzione V reale anch`e
loperatore H possa essere hermitiano, evidentemente risulta, prendendo il com-
plesso coniugato dellequazione data, che vale anche la relazione
i h

t
= H

(2.162)
e dunque, essendo

t = t, che si ha
i h

t
= H

(2.163)
che dimostra quanto enunciato sopra.
Allo scopo di ssare bene le idee su come agisce la trasformazione di Time
Reversal prima denita, vale la pena, adesso, di vedere che cosa succede nel caso
della particella libera (senza spin) di impulso denito p.
Chiaramente lo stato [ p, t >, posto E p
2
/2m, ha come funzione donda la
funzione
(x, t) < x[ p, t >=
1
(2)
3/2
e
i px/h
e
iE t/h
(2.164)
36
Ricordiamo che, partendo dalla denizione delloperatore di coniugazione complessa denito
sulla base delle coordinate, abbiamo gi`a visto, per la (2.91), che risulta
K[ p >= [ p > (2.158)
ovvero, dato che abbiamo identicato T con K, ne risulta che loperatore di inversione temporale
applicato allautostato dellimpulso per lautovalore p lo trasforma nellautostato dello stesso
operatore per lautovalore p, i.e.
T [ p >= [ p > (2.159)
in perfetto accordo con quanto ci aspetteremmo in base allanalogia classica.
38
Per quanto abbiamo detto, la funzione donda associata allo stato T [ p, t > risulta
coincidere con la funzione che si ottiene dalla (2.164) prendendone la complessa
coniugata, ma scritta come funzione di

t = t, i.e.
< x[ T [ p, t >=

(x, t) =
T
(x,

t) (2.165)
e dunque

T
(x,

t) =
1
(2)
3/2
e
i px/h
e
iE

t/h
(2.166)
da cui, evidentemente, ne concludiamo che lo stato T [ p, t > risulta avere impulso
opposto a quello dello stato iniziale (come avevamo gi`a osservato) ma continua
ad avere la stessa energia dello stato di partenza, e non energia opposta (che
non signicherebbe nulla di sensato ...), come potremmo erroneamente ritenere,
basandoci solo sulleetto della coniugazione complessa.
Questo fatto
37
discende formalmente dallazione congiunta della coniugazione
complessa e dal fatto che, dopo la trasformazione T, la nuova variabile tem-
porale rispetto a cui occorre riferire levoluzione dello stato `e

t e non t medesima!
Vediamo adesso che cosa succede quando c`e anche lo spin.
In questo caso la sola coniugazione complessa K in generale non basta pi` u per
rappresentare T nello spazio di Hilbert delle funzioni donda poich`e questo oper-
atore non `e suciente per garantire linvarianza delle regole di commutazione per
quanto concerne gli operatori di spin. Ricordiamo infatti che

S dovr`a, come il
momento orbitale

J, anticommutare con T, ovvero questo operatore dovr`a essere
tale che
T S
k
= S
k
T (2.167)
Poniamoci, per semplicit`a, nel caso di spin 1/2: gli operatori di spin sono pro-
porzionali alle matrici di Pauli S
x
, S
y
ed S
z
37
La conclusione a cui siamo giunti era del tutto prevedibile sulla base dellanalogia classica.
Nellambito della MQ, comunque, le cose non cambiano infatti se T `e conservata allora essa
deve commutare con lhamiltoniana H del sistema e quindi risulta
H[E >= E [E > T H[E >= H T [E >= E T [E >
la quale mostra appunto che se [E > `e autostato di H per lautovalore E, allora anche T [E >
lo `e, per lo stesso autovalore.
39
S
x
=
h
2
_
0 1
1 0
_
=
h
2

1
(2.168)
S
y
=
h
2
_
0 i
i 0
_
=
h
2

2
(2.169)
S
z
=
h
2
_
1 0
0 1
_
=
h
2

3
(2.170)
E subito evidente che la sola coniugazione complessa non potr`a pi` u essere su-
ciente, infatti essa, mentre potrebbe bastare per S
y
, che `e rappresentata da una
matrice fatta da immaginari puri, certamente non pu`o bastare per S
x
ed S
z
, rap-
presentate entrambe da matrici reali.
Ci dobbiamo dunque attendere adesso che sia
T = U K (2.171)
dove U sar`a una matrice unitaria che agisce nello spazio dello spin in modo da
garantire, complessivamente, che T soddis la (2.167).
Quali sono allora le condizioni sulla matrice U ?
Evidentemente, per quanto detto, occorre che U, commutando con S
y
, inverta il
segno di S
x
e S
z
.
Chiaramente si deve trattare quindi di una rotazione di intorno allasse y, i.e.
delloperatore unitario
38
U = e
i

2
(2.174)
= I cos(/2) + i
2
sin(/2) = i
2
=
_
0 1
1 0
_
R (2.175)
Dunque, nel caso dello spin 1/2, proprio per ragioni cinematiche, i.e. anche le
regole di commutazione (dello spin) siano preservate, sar`a
T = RK (2.176)
dove R `e la matrice di rotazione (unitaria) data dalla (2.175).
38
Ricordiamo infatti che, per denizione
e
i
2
I +i
2
+
1
2!
(i
2
)
2
+
1
3!
(i
2
)
3
+... (2.172)
ma siccome (
2
)
2
= I, ne segue che
e
i
2
= I
_
1 +
1
2!
(i)
2
+...
_
+
2
_
i +
1
3!
(i)
3
+...
_
= I cos +i
2
sin (2.173)
40
2.1.5 Loperatore T
2
In generale, il semplice fatto che T sia antiunitario ha una conseguenza molto
importante.
Consideriamo loperatore T
2
: esso `e unitario e, applicato ad uno stato qualsiasi,
questo potr`a cambiarlo solo per un fattore di fase che, essendo T antiunitario,
non pu`o essere riassorbito attraverso una sua ridenizione. Decidiamo dunque
una base ortonormale qualsiasi [ e
1
>, ..., [ e
n
>, ... dello spazio di Hilbert. Sar`a
T
2
[ e
i
>= e
i
i
[ e
i
> (2.177)
Daltronde T `e antiunitario, quindi, in generale, in termini delloperatore di co-
niugazione complessa K gi`a introdotto, esso pu`o essere scritto con lausilio di un
opportuno operatore unitario U nella forma T = U K. Abbiamo allora
T = U K T
2
= U K U K (2.178)
ovvero, posto che
U [ e
i
>= U
ji
[ e
j
> (2.179)
risulta
T
2
[ e
i
> = U K U K[ e
i
>= U K U [ e
i
>= U K U
ji
[ e
j
>) = U U

ji
[ e
j
>=
= U

ji
U
kj
[ e
k
>= (U U

)
ki
[ e
k
>=
_
U (U
t
)
1
_
ki
[ e
k
> (2.180)
Daltronde sappiamo per la (2.177) che T
2
`e diagonale e se indichiamo con D la
matrice diagonale che lo rappresenta, i.e. (non sommato sugli indici ripetuti ...)
D
ij
=
ij
e
i
j
(2.181)
allora
U (U
t
)
1
= D U = DU
t
(2.182)
e prendendo la trasposta di entrambi i membri
U
t
= U D (2.183)
e quindi, sostituendo nella (2.182)
U = DU D (2.184)
Questo signica dunque che
U
ij
=

k,n
D
ik
U
kn
D
nj
=

k,n
e
i
i

ik
U
kn

nj
e
i
j
= U
ij
e
i(
i
+
j
)
(2.185)
41
ovvero, facendo i = j, che
e
i
i
= 1 (2.186)
e quindi, considerando i ,= j, che
i : e
i
i
= e
i
= 1 (2.187)
Dunque D T
2
deve essere multipla dellidentit`a ed i valori
39
possibili di T
2
in
un dato spazio di Hilbert di stati, cio`e per un sistema sico assegnato, possono
essere soltanto 1.
Per capire meglio il signicato sico di questo risultato, vediamone il legame
con lo spin.
Iniziamo considerando un sistema con spin intero S e siano [S, m > gli autostati
di S
z
per lautovalore m. Siccome T S
z
= S
z
T, ne segue che deve essere
40
T [S, m >= e
i(m)
[S, m > (2.188)
Daltronde esiste lo stato di momento angolare nullo, per il quale deve, evidente-
mente, essere
T [S, 0 >= e
i
[S, 0 > (2.189)
Ma siccome T `e antiunitario, allora, applicandolo ancora una volta, avremo
T (T [S, 0 >) = e
i
T [S, 0 >= e
i
e
i
[S, 0 >= [S, 0 > (2.190)
ovvero
T
2
[S, 0 >= [S, 0 > (2.191)
Dunque, per quanto gi`a detto, su tutti gli stati del sistema sovrapponibili con
quello considerato deve essere T
2
= 1, i.e. i sistemi con spin intero sono tutti
caratterizzati dal fatto che, su di essi
T
2
= I (2.192)
39
Questa conclusione non `e valida per operatori unitari come P e C, per i quali, a priori, nulla
vieta che P
2
= e
i
e C
2
= e
i
. Resta comunque vero che, dato il principio di sovrapposizione
lineare, per tutti questi operatori P, C, T il fattore di fase `e unico per tutti i vettori dello spazio
di Hilbert (a meno di regole di superselezione). Come abbiamo gi`a avuto modo di dire, questo
fatto consente, nel caso degli operatori unitari P e C, di riassorbire leventuale fattore di fase
presente nel loro quadrato, in modo che risulti comunque P
2
= C
2
= I.
Per il suo carattere antiunitario, questo non `e possibile per T, infatti, anche ponendo T

= e
i
T,
risulta comunque che che (T

)
2
= T
2
!
40
Questa conclusione discende, in realt`a, dal fatto che T commuta con S
2
, per cui i sottospazi
con S ssato sono T-invarianti.
42
Veniamo ora ai sistemi con spin semidispari.
Ovviamente, largomento usato prima non si pu`o pi` u usare perche non esiste
lautostato con m = 0.
Iniziamo dunque dal caso gi`a studiato di spin 1/2.
Si `e visto che, denita la matrice R attraverso la (2.175), `e
T = RK T
2
= R(R
t
)
1
(2.193)
Ma R, nel caso considerato, `e reale, dunque, essendo unitaria, `e tale che
(R
t
)
1
= (R
+
)
1
= R, e dunque
T
2
= R
2
=
_
0 1
1 0
__
0 1
1 0
_
=
_
1 0
0 1
_
I (2.194)
Questo risultato, come mostreremo adesso, `e del tutto generale: nel caso di spin
semidispari risulta necessariamente che T
2
= I, per cui, vista la conclusione
opposta a cui siamo giunti per gli spin interi, evidentemente loperatore T
2
dis-
crimina i fermioni dai bosoni !
Veniamo alla dimostrazione generale.
Consideriamo un sistema con momento angolare S qualsiasi (intero o semidispari)
e siano [S, m > gli autostati simultanei di S
2
e di S
z
.
La (usuale) convenzione
41
di fase fatta `e tale per cui ( h = 1)
S
z
[S, m > = m [S, m > (2.195)
S
+
[S, m > =
_
(S m)(S + m + 1) [S, m + 1 > (2.196)
S

[S, m > =
_
(S + m)(S m + 1) [S, m1 > (2.197)
dove
S

= S
x
i S
y
S
x
=
S
+
+ S

2
; S
y
= i
S
+
S

2
(2.198)
E evidente, allora, che, cos` come nel caso di spin 1/2, gli operatori S
z
e S
x
sono rappresentati da matrici reali, mentre S
y
`e rappresentato da una matrice
immaginaria pura.
Loperatore T, che anticommuta con

S, non pu`o quindi essere rappresentato solo
dalloperatore K, ma occorre, in generale, che questa sia accompagnata anche da
una opportuna trasformazione unitaria che anticommuti con S
x
e S
z
e commuti
invece con S
y
.
Giungiamo cos`, in generale, alla conclusione gi`a tratta nel caso dello spin 1/2,
ovvero che, in presenza di qualsivoglia spin, la trasformazione U che, insieme a
K, descrive linversione temporale, `e una rotazione di intorno allasse y, i.e.
T = U K; U = e
i S
y
(2.199)
41
Si tratta della convenzione seguita, per esempio, da
L. Landau, E. Lifchitz: Mecanique Quantique, ed. MIR 1974, pag 110
43
Daltronde, essendo S
y
immaginario puro, U `e reale, per cui
T
2
= U K U K = UU KK = UU = e
2i S
y
(2.200)
quindi, nella base considerata, T
2
`e sempre una rotazione di 2 intorno allasse y.
Solo che, nel caso degli spin interi, questa rotazione `e semplicemente lidentit`a I,
mentre per gli spin semidispari, come sappiamo, essa vale I (nel gruppo SU(2)
`e la rotazione di 4 che torna ad essere lidentit`a ...).
Veniamo inne ad unultima conseguenza che si ha per i sistemi caratterizzati
dallavere T
2
= 1.
Supponiamo di avere un sistema per cui T
2
= I ed assumiamo che linversione
temporale sia una simmetria conservata. Indichiamo con [E > un generico au-
tostato dellhamiltoniana. Siccome T `e conservata, loperatore T commuta con
lhamiltoniana e quindi anche
[E
(T)
> T [E > (2.201)
`e autostato dellhamiltoniana per lo stesso autovalore E. Si ha
< E[E
(T)
> < E[T E >=< T E[E >

=< TT E[T E >=


= < E[T E > < E[E
(T)
> (2.202)
dove le prime due uguaglianze sono ovvie, la terza proviene dallantiunitariet` a di
T e lultima dal fatto che, per ipotesi, T
2
= I.
La relazione ottenuta mostra chiaramente che gli stati [E > ed [E
T
> sono
necessariamente ortogonali fra loro e quindi che descrivono stati diversi
42
.
Si tratta della cosiddetta degenerazione di Kramers e vale, per quanto visto, solo
per sistemi con spin semidispari.
42
Il risultato ottenuto implica che, se T
2
= I allora lhamiltoniana non pu`o costituire, da
sola, un set completo di osservabili. Il sistema deve possedere anche un qualche grado di libert`a
che viene cambiato da T, in modo da produrre la degenerazione: solitamente (ma non `e sempre
cos`) questo grado di libert`a `e la componente z dello spin.
44
2.1.6 Il momento di dipolo elettrico, la parit`a e linversione temporale
Consideriamo un sistema sico come, per esempio, quello di una particella ele-
mentare, un atomo, una molecola, etc ... che sia posto in un campo elettrico
esterno debole. Lenergia del sistema, in funzione del campo elettrico, potr`a
essere scritta come
c = q V +

d

E +
1
2
Q
ij
E
i
E
j
+ ... (2.203)
dove V ed E
i
sono calcolati nel punto dove si trova il sistema di carica q, momento
di dipolo elettrico (EDM)

d, momento di quadrupolo Q, ... .
Il momento di dipolo

d, come `e ben noto dallelettrodinamica classica, `e una
misura della polarizzazione della carica nel sistema, preesistente allapplicazione
del campo elettrico esterno. Risulta infatti

d =

e
i
r
i
(2.204)
ed esso `e indipendente dalla scelta del sistema di coordinate se il sistema sico
considerato `e globalmente neutro (q = 0).
Supponiamo adesso che la parit`a P sia una simmetria conservata nel sistema
sico considerato, i.e. che
[P, H] = 0 (2.205)
Gli stati stazionari possono allora essere scelti in modo che siano anche auto-
stati della parit`a e, se il sistema `e non presenta degenerazione accidentale (oltre
a quella eventualmente legata al momento angolare
43
), allora ad ogni autoval-
ore dellhamiltoniana corripondono autostati di parit`a denita, eventualmente
degeneri in J
z
. Anche lo stato fondamentale avr` a dunque parit`a denita, per cui
<
0
[

d[
0
> = <
0
[P

P

d P

P[
0
>=< P
0
[P

d P
1
[P
0
>=
= <
0
[P

d P
1
[
0
>= <
o
[

d[
0
> (2.206)
ovvero il suo momento di dipolo
44
dovr` a essere nullo
45
.
Questo argomento fu usato per vericare la conservazione della parit`a nelle in-
43
Se il sistema `e invariante per rotazioni (e siamo in assenza di spin) H, J
2
e J
z
costituiscono
un set completo di osservabili che commutano. Siccome il momento angolare commuta a sua
volta con la parit`a, se non ci sono degenerazioni accidentali, ciascun multipletto deve avere
parit`a denita.
44
Abbiamo qui usato il fatto che
0
ha parit`a denita e che P

d P
1
= P
1

d P =

d.
Chiaramente infatti, data la denizione (2.204), assumendo che la carica elettrica sia uno scalare
per parit`a, il momento di dipolo risulta essere un operatore vettoriale e dunque deve anticom-
mutare con P, cos` come r.
45
Si noti che questo argomento vale non solo per lo stato fondamentale ma anche per
qualunque altro autostato dellhamiltoniana, visto che discende unicamente dal fatto che esso
ha, necessariamente, parit`a denita, per lipotesi di assenza di degenerazione accidentale.
45
terazioni forti, misurando leventuale EDM del neutrone
46
.
Fu per`o osservato successivamente da Landau
47
che un eventuale valore non
nullo dellEDM di un sistema elementare non degenere libero richiedeva anche
la violazione di T. Vediamo perche.
Nel caso di un sistema con momento angolare complessivo J intero (e quindi
con spin S intero ...), la degenerazione di Kramers non `e presente e, se il sis-
tema non presenta alcuna degenerazione accidentale, allora una base dello spazio
di Hilbert degli stati del sistema potr`a essere costituita da autostati simultanei
dellhamiltoniana, di J
2
e di J
z
, i.e. potr`a essere data nella forma
48
[ E
J
, J, m > (2.207)
dove, per lipotesi sulla non esistenza di alcuna degenerazione accidentale, ssato
E
J
, J risulta a sua volta univocamente determinato.
In questo caso, se T `e una simmetria conservata e dunque commuta con H, allora
lo stato T [ E
J
, J, m > deve appartenere al multipletto corrispondente allenergia
E
J
e, per quanto gi`a osservato, `e evidente che dovr`a essere
T [ E
J
, J, m >= U
mm
[E
J
, J, m > (2.208)
dove la matrice unitaria U risulta essere, come sappiamo, semplicemente la ro-
tazione di intorno allasse y, i.e.
U = e
i J
y
(2.209)
Veniamo ora al momento di dipolo elettrico. Poiche

d `e un vettore, per il
46
Nellarticolo sottocitato, gli autori considerano la possibilit`a che il nucleone possa avere un
momento di dipolo elettrico, data lo scarsa conoscenza che si aveva a quel tempo (1950) delle
interazioni forti e delle loro propriet`a.
E.M. Purcell, N.F. Ramsey: On the possibility od electric dipole moment for elementary particles
and nuclei Phys. Rev. 78, 807, (1950)
Usando la tecnica della risonanza magnetica applicata ad un fascio di neutroni polarizzati, essi
raggiunsero la precisione di 5 10
20
e cm, come risulta dalla loro successiva pubblicazione
J.H. Smith, E.M. Purcell, N.F. Ramsey: Experimental limit to the electric dipole moment of
the neutron Phys. Rev. 108, 120, (1957)
Ad oggi, la precisione raggiunta nella misura del momento di dipolo elettrico del neutrone con
la tecnica NMR applicata allatomo di
199
Hg (I = 1/2) `e di 10
25
e cm (cfr. R. Galub,
S.K. Lamoreaux: Neutron electric dipole moment, ultracold neutrons and polarized
3
He)
Phys. Rep. 237, 1, (1994)
ed esistono esperimenti in corso che dovrebbero giungere a sensibilit`a intorno a 10
28
e cm.
47
L. Landau; On the conservation laws in weak interactions
Nucl. Phys. 3, 127 (1957)
48
Nel caso di spin semidispari, la degenerazione di Kramers, comunque, non altera il discorso
che stiamo facendo perche, siccome T commuta con J
2
come si `e gi`a avuto modo di osservare,
T non pu`o far uscire dal multipletto.
46
teorema
49
di Wigner-Eckart risulta allora che
50
< E
J
, J, m[

d[E
J
, J, m >= C(E
J
) < J, m[

J[J, m > (2.212)


da cui ne segue quindi, per esempio, che `e
< E
J
, J, m[d
z
[E
J
, J, m >= C(E
J
) < J, m[J
z
[J, m >= mC(E
J
) (2.213)
Riguardo a T, abbiamo gi`a detto che risulta
T [E
J
, J, m >= U
mm
[E
J
, J, m > (2.214)
Daltronde, evidentemente `e
< E
J
, J, m[d
z
[E
J
, J, m >=< E
J
, J, m[T
1
T d
z
T
1
T [E
J
, J, m > (2.215)
ma, per la (2.143) e la denizione (2.203), risulta
T
1

d T =

d T

d T
1
=

d T d
z
T
1
= d
z
(2.216)
quindi
< E
J
, J, m[d
z
[E
J
, J, m > = < E
J
, J, m[T
1
d
z
T [E
J
, J, m >
< E
J
, J, m[T
1
d
z
T (E
J
, J, m) >=
= < T
1
T (E
J
, J, m)[T
1
d
z
T (E
J
, J, m) >
49
Ricordiamo che il teorema di Wigner-Eckart stabilisce che, se O
L
k
`e la componente k di un
operatore tensoriale (per rotazioni) di ordine L, allora, su stati che siano anche autostati di J
2
e
di J
z
, risulta in generale che, in termini del coeciente di Clebsh-Gordan < J

, m

[L, J; k, m >,
si ha
< J

, m

[ O
L
k
[J, m, >=< J

[[O[[J, >< J

, m

[L, J; k, m > (2.210)


dove < J

[[O[[J, > viene detto elemento di matrice ridotto.


Per un operatore vettoriale in particolare, questa relazione pu`o essere riscritta, allinterno dello
stesso multipletto, pi` u semplicemente come
< J, m

, [

V [J, m, >= C(, J) < J, m

J[J, m > (2.211)


dove C(, J) `e il rapporto fra lelemento di matrice ridotto denito sopra per loperatore

V e
quello per

J (certamente non nullo in multipletti in cui J ,= 0: se J = 0, comunque, la relazione
resta valida in quanto sia

V che

J hanno comunque solo elementi di matrice solo nulli).
Si osservi che la proporzionalit`a fra

V e

J esiste solo e soltanto allinterno di uno stesso multi-
pletto (e la costante pu`o dipendere dal multipletto stesso ...).
Nel caso di multipletti con J dierente, mentre pu`o accadere che

V abbia elementi di matrice
e quindi che < J

[[V [[J, >,= 0, `e certo che



J non pu`o averne perche esso commuta con J
2
e dunque, se J ,= J

o ,=

< J

[[J[[J, >= 0 !
50
Siccome per ipotesi il sistema non possiede degenerazione accidentale, questo implica che E
J
determina univocamente J per cui `e inutile precisare formalmente la dipendenza della costante
C anche dallautovalore di J.
47
ovvero, tenendo conto che T e quindi T
1
sono antiunitari ed usando la (2.208),
abbiamo
< E
J
, J, m[d
z
[E
J
, J, m > = < T (E
J
, J, m)[ d
z
T (E
J
, J, m) >

=
= < U
mm
(E
J
, J, m)[ d
z
U
mm
(E
J
, J, m) >

=
= [U
mm
[
2
< E
J
, J, m[ d
z
[E
J
, J, m >

(2.217)
ma d
z
`e un operatore hermitiano, quindi
< E
J
, J, m[ d
z
[E
J
, J, m >

=< E
J
, J, m[ d
z
[E
J
, J, m >
e dunque
< E
J
, J, m[d
z
[E
J
, J, m > = [U
mm
[
2
< E
J
, J, m[ d
z
[E
J
, J, m >
relazione che, evidentemente, non pu`o essere in accordo con la (2.213) senza che
C(E
J
) = 0, visto che essa fornisce la relazione
mC(E
J
) = m[U
mm
[
2
C(E
J
) (2.218)
Questo signica che, su un qualunque autostato dellhamiltoniana T-invariante
di un sistema che non presenta degenerazione accidentale, il momento di dipolo
elettrico (EDM)

d di quello stato deve avere valore medio nullo.
In particolare, questa conclusione `e vera, ovviamente, per lo stato fondamentale
del sistema in esame.
Ma signica questo che nessun sistema pu`o mai avere un EDM non nullo
senza che T sia violata ? Dopo tutto, sappiamo, per esempio, che certe molecole,
come quella dellacqua, sono polari ...
La questione sta nellassenza di degenerazione accidentale, ovvero nel fatto
che il sistema non possieda unaltra direzione intrinseca indipendente da quella
denita dal momento angolare.
Se questo accade, la conclusione per cui la presenza di un momento di dipolo
elettrico non nullo implica violazione di T non `e pi` u corretta.
Un caso particolarmente istruttivo `e quello dello stesso atomo di idrogeno. La
teoria non relativistica dellatomo di idrogeno senza spin prevede infatti, come
`e ben noto, che tutti gli stati con lo stesso numero quantico principale n siano
degeneri fra loro e quindi che esistano, a parte il caso n = 1, multipletti cor-
rispondenti a un diverso valore del momento angolare J, da J = 0 a J = n 1,
aventi tutti la stessa energia.
48
Questo implica che latomo possieda sul generico autostato [ n
1
, n
2
, m > (co-
ordinate paraboliche
51
, lungo z) un momento di dipolo elettrico
d
z
=
3
2
n(n
1
n
2
) [e[
h
2
me
2
=
3
2
n(n
1
n
2
) [e[
,
c

(2.223)
dove n
1
ed n
2
sono interi non negativi legati al numero quantico principale
52
n
ed allautovalore m di J
z
dalla relazione
53
n = n
1
+ n
2
+ 1 +[m[ (2.224)
ed abbiamo indicato, come `e consuetudine, con ,
c
la lunghezza donda Compton
ridotta dellelettrone e con la costante di struttura na.
Questo EDM non nullo, ovviamente, non implica alcuna violazione ne di T
ne di P, visto che c`e degenerazione accidentale.
Questa degenerazione accidentale discende dal fatto che, nel caso del potenziale
coulombiano V (r) = k/r, esiste un altro vettore conservato, indipendente da

J, che `e il vettore di Runge-Lenz, il quale classicamente, `e dato da

A =
1
m

P

J k
r
r
(2.225)
51
Lhamiltoniana dellatomo di idrogeno `e separabile anche in coordinate paraboliche, la cui
denizione `e la seguente:
x =
_
cos (2.219)
y =
_
sin (2.220)
z =
1
2
( ) (2.221)
per cui
r =
_
x
2
+y
2
+z
2
=
1
2
( +) (2.222)
52
Fissato n, i possibili valori di [m[ vanno da 0 a n 1. Fissati n e [m[, data la (2.224) n
1
pu`o assumere tutti i valori che vanno da 0 a n [m[ 1, ovvero pu`o assumere n [m[ valori
dierenti, dopodich`e n
2
, invece, `e univocamente ssato. Tenendo conto che per ogni m > 0
esiste un corrispondente m < 0, ecco che gli stati [n
1
, n
2
, m > con n ssato sono
2
n1

m=1
(n m) + (n 0)
dove lultimo addendo corrisponde ad m = 0. Risulta quindi
2
n1

m=1
(n m) + (n 0) = 2n(n 1) n(n 1) +n = n
2
che rappresenta, come sappiamo, la degenerazione del livello n dellatomo di idrogeno.
53
Cfr. L.Landau E. Lifchitz: Mecanique Quantique Ed. Mir, 1967, pagg. 153 e successive e
pagg. 319 e successive.
49
Quantisticamente
54
ciascuna di queste componenti commuta
55
con la sua omologa
componente di

J, ma non con J
2
, e le tre componenti A
i
non commutano
56
fra
loro. Lesistenza di questa osservabile conservata che non commuta con J
2
im-
plica lesistenza di una degenerazione ulteriore dei livelli energetici, oltre a quella
legata a J
z
, che `e detta, appunto, accidentale nel senso che la sua esistenza `e
direttamente legata al fatto che il potenziale `e coulombiano.
La base consueta (coordinate sferiche) [ n, J, m > usata per descrivere gli
autostati dellatomo di idrogeno `e fatta, come ben noto, da stati in cui, oltre
allenergia, sono diagonali anche J
2
e J
z
, mentre la base [n
1
, n
2
, m > sopra citata
`e fatta da stati dove, oltre allenergia, sono diagonali J
z
ed A
z
, i cui autovalori
sono proporzionali a
n
2
n
1
n
.
Losservabile

d, nel supermultipletto denito dal numero quantico principale
n, invece che essere parallela a

J come accadrebbe se non ci fosse alcuna degener-
azione accidentale (con le conseguenze viste sopra circa < [

d[ >, dovute, in buona


sostanza al fatto che T e

J anticommutano mentre T e

d commutano), risulta in
questo caso parallela ad

A (senza conseguenze su < [

d[ >, visto che anche T ed

A commutano), infatti si dimostra che risulta


57
< [

d[ >= c(n) < [

A[ > (2.229)
Questo per quanto riguarda T.
54
Siccome

P e

J non commutano fra loro, la denizione quantistica, che rende altres`
loperatore

A hermitiano, `e la seguente
A
i
=
1
2m

ijk
( P
j
J
k
+J
k
P
j
) k
r
i
r
(2.226)
55

A `e un operatore vettoriale per rotazioni, dunque tale che (h = 1)
[J
j
, A
k
] = i
jkn
A
n
(2.227)
Essendo

A un vettore polare, esso anticommuta con la parit`a e dunque non pu`o avere elementi
di matrice diversi da zero fra stati allinterno di uno stesso multipletto (stati aventi la stessa
parit`a ...) mentre pu`o avere elementi di matrice fra multipletti diversi, degeneri in energia (solo
con [J[ = 1, essendo loperatore

A di spin 1 ...).
56
Come mostrato in
A. Bohm: Quantum mechanics: foundations and applications, III edition, 1993, Springer, Ch.VI
opportunamente rinormalizzati (A
i


A
i
= A
i
/
_
2H/m, dove H `e hamiltoniana del sistema
di massa m), il commutatore degli

A
j
riproduce le componenti del momento angolare, i.e.
[

A
j
,

A
k
] = i
jkn
J
n
(2.228)
e questo implica che il gruppo di invarianza dellhamiltoniana relativa al potenziale coulombiano
`e pi` u esteso del solo gruppo delle rotazioni e coincide in eetti con SO(4).
57
Le due osservabili

d ed

A non sono proporzionali poiche la costante che le lega `e funzione
dellenergia (dipende infatti da n
2
...).
50
Torniamo inne al legame fra EDM e parit`a, da cui eravamo partiti.
Siccome A
z
non commuta con J
2
bens` ha elementi di matrice fra stati con
[J[ = 1, gli stati
58
[n
1
, n
2
, m > sono, in generale, combinazioni lineari di stati
con lo stesso autovalore di J
z
(ovvio !), ma appartenenti a multipletti dierenti,
corrispondenti allo stesso numero quantico principale n. Questo implica in par-
ticolare che essi non abbiano parit`a denita, per cui, lesistenza di un EDM non
nullo su questi autostati dellhamiltoniana, non implica, evidentemente, alcuna
violazione di P nella dinamica !
58
Giusto per completezza, osserviamo che se consideriamo, per esempio, il primo livello ecci-
tato (n = 2), allora, nella base [n
1
, n
2
, m > i quattro stati degeneri, espressi come combinazione
degli stati nella base pi` u consueta [n, L, m >, sono dati da
[1, 0, 0 > =
1

2
([2, 0, 0 > +[2, 1, 0 >) (2.230)
[0, 1, 0 > =
1

2
([2, 0, 0 > [2, 1, 0 >) (2.231)
[0, 0, 1 > = [2, 1, 1 > (2.232)
[0, 0, 1 > = [2, 1, 1 > (2.233)
ed `e allora del tutto evidente come d
z
possa avere valor medio non nullo sugli stati [1, 0, 0 >
e [0, 1, 0 > visto che la funzione donda di [2, 0, 0 > ha simmetria sferica, mentre quella di
[2, 1, 0 > `e proporzionale a z.
Si osservi inne che entrambe le funzioni donda possono essere scelte reali, per cui gli stati
[1, 0, 0 > e [0, 1, 0 > risultano entrambi T-invarianti come tanto

A che

d ...
51
2.1.7 Una curiosit`a: il vettore di Runge-Lenz
Classicamente, nel caso del moto di un punto materiale di massa m in un campo
coulombiano o newtoniano, fra le grandezze siche conservate c`e, come `e noto,
il vettore assiale del momento angolare
59

L r p mr

r
e, oltre a questo, il cosiddetto vettore (polare) di RungeLenz

M. Se lhamiltoniana
`e
H =
p
2
2m

k
r
allora il vettore di Runge-Lenz `e denito come

A =
1
m
p

L k
r
r
(2.234)
Esso, come vedremo, individua la direzione dellasse fuoco-direttrice, nel verso
del perielio.
Iniziamo provando che

A `e davvero una costante del moto. Ricordiamo a
questo proposito che

L `e indipendente dal tempo, per cui
d
dt
_
1
m
p

L
_
=
d
dt
_

L
_
= r

L (2.235)
ma, per la seconda legge della dinamica si ha che

r =
1
m
k
r
3
(r) (2.236)
dunque
d
dt
_
1
m
p

L
_
=
k
mr
3
r

L =
k
mr
3
r (r (m

r)) =
k
r
3
r (r

r)
Daltronde, risultando evidentemente
r = r n

r = r n + r

n (2.237)
si ha che
r

r = r (r

n) = r (r

n) (2.238)
59
Questo `e dovuto al carattere centrale della forza, i.e. al fatto che

F(r) = f(r) n, dove
n
r
r
, infatti
d

L
dt
= m
d(r

r)
dt
= m

r

r +mr

r = f(r) r n = 0
52
per cui ne segue che
d
dt
_
1
m
p

L
_
=
k
r
2
r (r

n) =
k
r
2
_
r (r

n)

nr
2
_
(2.239)
Daltronde, essendo
n
2
= n n = 1

n n = 0

n r = 0
e quindi, nalmente, si ha
d
dt
_
1
m
p

L
_
= k

n
d
dt
_
1
m
p

L k n
_
= 0 (2.240)
che prova appunto il fatto che il vettore di Runge-Lenz sia una costante del moto.
Vediamo ora come da questa legge di conservazione si possa dedurre che la
traiettoria percorsa dal punto materiale deve essere una conica.
Moltiplichiamo scalarmente il vettore

A per la coordinata radiale r: si ha

A r =
1
m
( p

L) r k r Ar cos = (

L) r k r (2.241)
dove langolo `e langolo fra r e

A. Ricordiamo adesso lidentit` a vettoriale
(a

b) c = (c a)

b
per cui risulta che
(

L) r = (r

r)

L =
1
m
[

L[
2

l
2
m
dove abbiamo indicato con l il modulo (costante) del momento angolare della
particella. Dunque abbiamo
Ar cos =
l
2
m
k r r (Acos + k) =
l
2
m

1
r
=
km
l
2
+
Am
l
2
cos (2.242)
che `e appunto lequazione di una conica di eccentricit` a
=
Am
l
2
km
l
2
=
A
[k[
(2.243)
Nel caso di potenziale attrattivo (k > 0) e nel caso particolare di un sistema
legato, come `e noto la traiettoria `e unellisse.
53
Vediamo, in questo caso, come `e fatto il vettore

A.
Senza perdita di generalit`a, visto che il moto `e piano data la costanza di

L a
cui il vettore posizione `e ovviamente sempre ortogonale, possiamo supporre che
esso avvenga nel piano (x, y). Poniamo allora
r = r (cos, sin, 0) (2.244)
e dunque

r = r (cos, sin, 0) + r

(sin, cos, 0) (2.245)
da cui

L = m r

r = mr
2

(0, 0, 1) (0, 0, l) (2.246)
Veniamo ora al calcolo esplicito di

A: dalla denizione si ha

A =
1
m
p (r p) k n =
p
2
m
r
1
m
p (r p) k n (2.247)
ma per determinare il vettore, essendo costante durante il moto, basta calcolarlo
in un punto qualsiasi dellorbita. Osserviamo allora che, essendo
r p = mr

r = mr r
il secondo addendo nellespressione (2.246) `e nullo sia al perielio che allafelio,
dove r = 0. In ciascuno di questi due punti, quindi, lespressione del vettore di
Runge-Lenz si semplica in

A =
p
2
m
r
1
m
p (r p) k n A =
p
2
m
r k n = n
_
r
p
2
m
k
_
(2.248)
Daltronde lenergia totale E della particella `e anchessa una costante del moto e
vale
E =
p
2
2m

k
r
per cui ne segue che
2r E = r
p
2
m
2 k (2.249)
da cui, sempre solo al perielio e allafelio, `e

A = (2rE + k) n (2.250)
Ma in un moto kepleriano lenergia totale E risulta
E =
k
d
54
dove d `e la lunghezza dellasse maggiore dellellisse per cui, detti a e b (a > b),
rispettivamente, la distanza dellafelio e del perielio dallorigine (fuoco dellellisse),
risulta
E =
k
a + b
(2.251)
per cui risulta
afelio :

A = n
a
_
2a
k
a + b
+ k
_
=
k(b a)
a + b
n
a
= [E[(b a)n
a
(2.252)
perielio :

A = n
b
_
2b
k
a + b
+ k
_
=
k(a b)
a + b
n
b
= [E[(a b)n
b
(2.253)
ed evidentemente i due risultati, come devono, sono coincidenti visto che n
a
=
n
b
.
Concludendo, il vettore di Runge-Lenz classico (vedi g.3) ha per modulo il
prodotto del valore assoluto dellenergia totale per la dierenza afelio-perielio, ha
per direzione quella dellasse dellellisse e verso quello che va dal fuoco al perielio.
Linteresse per questo vettore sta nel fatto che, come sappiamo, esso `e, per es-
empio, allorigine della degenerazione accidentale dei livelli nellatomo di idrogeno
(trattazione non relativistica, senza spin), per la quale lenergia dipende solo dal
numero quantico principale n e sono degeneri tutti i livelli con J = 0, ...n 1.
Figure 3: Vettore di Runge Lenz
55
2.2 La seconda quantizzazione
Arontiamo adesso il problema della quantizzazione dei campi.
2.2.1 Il campo scalare libero
Levoluzione libera del campo
60
scalare
61
carico di massa m, come sappiamo, `e
retta dalla lagrangiana
L = (

)(

) m
2

(2.258)
da cui ricaviamo appunto lequazione di Klein-Gordon sia per che per

(con-
siderati indipendenti)
2 + m
2
= 0; 2

+ m
2

= 0; (2.259)
Per eettuarne la quantizzazione, il campo scalare (complesso) (x) viene
espanso in termini di operatori di creazione/distruzione di singola particella
62
nel
modo seguente:
(x) =
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
(2.262)
60
Ricordiamo di nuovo che in Teoria Quantistica dei Campi (QFT), i campi non sono pi` u
delle funzioni, bens` sono operatori che agiscono nello spazio di Hilbert degli stati del sistema.
61
Per un campo scalare, la legge di trasformazione sotto il gruppo di Poincare `e la seguente
(a, ) : x x

= a + x (2.254)
(x)

(x

) = (x) (2.255)
e lazione sul campo scalare degli operatori U(a, ) della rappresentazione unitaria del gruppo
di Poincare denita sullo spazio di Hilbert degli stati del sistema `e, per denizione, la seguente
U
1
(a, ) (x) U(a, ) =

(x) (
1
(x a)) (2.256)
dove la seconda uguaglianza discende dalla (2.255).
Equivalentemente risulta
U(a, ) (x) U
1
(a, ) = (x +a) (2.257)
Si noti che, mentre la (2.257) descrive leetto della trasformazione quando la si pensi eettuata
sul sistema di riferimento (trasformazione passiva), la (2.255), equivalente alla (2.256), descrive
la corrispondente trasformazione sul campo (trasformazione attiva).
62
Coerentemente con la (2.256) e la (2.257), lazione degli operatori unitari U(a, ) sugli
operatori di creazione e distruzione a( p), a

( p), b( p) e b

( p) `e la seguente:
U
1
(a, ) c( p) U(a, ) = e
iap
c(

1
p); U(a, ) c( p) U
1
(a, ) = e
iap
c(

p) (2.260)
U
1
(a, ) c

( p) U(a, ) = e
iap
c

1
p); U(a, ) c

( p) U
1
(a, ) = e
iap
c

(

p) (2.261)
dove c sta per a oppure b e analogamente c

per a

o b

, mentre

p indica concisamente la
parte spaziale del quadrivettore (
_
m
2
+[ p[
2
, p), essendo m la massa del campo.
56
da cui

(x) =
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
b( p) e
ipx
+ a

( p) e
ipx
(2.263)
dove
p `e il quadrimpulso della particella/antiparticella: p (E
p
, p) (
_
m
2
+[ p[
2
, p);
a( p) annichila la particella di quadrimpulso (E
p
, p);
a

( p) crea la particella di quadrimpulso (E


p
, p);
b( p) annichila lantiparticella di quadrimpulso (E
p
, p);
b

( p) crea lantiparticella di quadrimpulso (E


p
, p);
ed questi operatori
63
soddisfano le seguenti regole di commutazione che, come
vedremo, garantiscono il rispetto delle regole di commutazione canoniche quando
si considerino i campi stessi, appunto, come variabili lagrangiane generalizzate
(tutte le altre coppie di operatori commutano fra loro ...)
[a( p), a

)] = [b( p), a

)] = 2 E
p
(2
3
)
3
( p

) (2.264)
Naturalmente, essendo gli operatori e

soluzioni di una equazione dieren-


ziale lineare e omogenea (lequazione di Klein-Gordon), essi sono evidentemente
indeterminati a meno di una costante moltiplicativa.
La scelta fatta attraverso lo (2.264) `e quella per cui la funzione donda
q
(x)
associata allo stato
64
[q > a

(q)[ >, autostato del quadrimpulso per lautovalore


(
_
m
2
+[q[
2
, q), `e semplicemente unonda piana, i.e.

q
(x, t) < x[ p >= e
iqx
e
i(Et qx)
= e
iEt
e
iqx
(2.265)
A priori, per il solo fatto che, per denizione delloperatore di creazione, a

(q)[ >
`e autostato del quadrimpulso, ne segue solo che la funzione donda
65

q
(x) sar`a
63
Si noti che gli operatori di creazione/annichilazione si riferiscono sempre a particelle o
antiparticelle aventi energia E
p
=
_
m
2
+[ p[
2
positiva !
64
Indicheremo qui e nel seguito con [ > lo stato di vuoto, i.e. lo stato di minima energia
del sistema considerato: assumeremo inoltre che esso sia non degenere.
65
La funzione donda in questione pu`o essere determinata anche facendo intervenire
loperatore di campo nel modo seguente

q
(x) < [(x)[q >=< [
_
d
3
p
2E(2)
3
a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
a

(q)[ >=
=
_
d
3
p
2E(2)
3
< [a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
a

(q)[ >=
57
tale che
q
(x) = K
q
e
iqx
.
La costante K `e denita proprio dal fatto che
< p[q > = < [a( p) a

(q)[ >=< [[a( p), a

(q)][ >= 2E
p
(2)
3

3
( p q)
la quale implica dunque che sia
<
p
[
q
>= 2E
p
(2)
3

3
( p q) (2.266)
Daltronde, ricordiamo che se
a
(x) e
b
(x) sono due funzioni donda soluzioni
dellequazione di Klein-Gordon, allora il loro prodotto scalare
66
`e
<
a
[
b
>= i
_
d
3
x
_

a
(
0

b
) (
0

a
)
b
_
(2.267)
dove le due funzioni sono valutate allo stesso tempo t.
Nel caso in esame, abbiamo dunque
<
p
[
q
> = i K

p
K
q
_
d
3
x
_
e
ipx
(iq
0
) e
iqx
ip
0
e
ipx
e
iqx
_
=
= K

p
K
q
_
d
3
x(q
0
+ p
0
)e
ix(pq)
= K

p
K
q
(q
0
+p
0
) e
it(p
0
q
0
)
(2)
3

3
( p q) =
= [K
p
[
2
2E
p
(2)
3

3
( p q)
ed il confronto con la (2.266) impone appunto che, indipendentemente da p , sia
[K[
2
= 1, ovvero
67
K = 1.
=
_
d
3
p
2E(2)
3
< [
_
a( p), a

(q)

[ > e
ipx
=
=
_
d
3
p
2E(2)
3
2E (2)
3
( p q) e
ipx
= e
iqx
66
Lespressione (2.267) non `e, a stretto rigore, un prodotto scalare nel senso solito di questo
termine in Meccanica Quantistica perche non `e denito positivo. Esso nasce dal fatto che se

1
(x) e
2
(x) sono soluzioni dellequazione di Klein-Gordon, allora lunica corrente conservata
antilineare in
1
e lineare in
2
(ovvero sequilineare in
1
,
2
...) risulta essere proporzionale
a
J

(x) = i [

1
(x)(

2
(x)) (

1
(x))

2
(x)]
da cui ne segue che
_
d
3
xJ
0
(t, x) = i
_
d
3
x
_

1
(
0

1
) (
0

1
)
2

`e certamente indipendente dal tempo e dunque rappresenta lunica generalizzazione possibile


(a meno di costanti moltiplicative) del prodotto scalare che non sia in conitto con la dinamica.
67
Si noti che [K[
2
= 1 impone solo che K abbia modulo unitario e dunque sia una fase che
pu`o essere semplicemente riassorbita nella denizione della base.
58
Vogliamo notare inne che, siccome la densit`a di corrente
68
di probabilit`a
associata alla generica funzione donda che soddisfa lequazione di Klein-Gordon
`e data da
j

(x) = i [

) (

)] (2.269)
la funzione donda
p
(x) = e
ipx
rappresenta uno stato con densit`a di particelle
pari a
(x) = J
0
(x) = i
_

(
0
) (
0

)
_
= 2E (2.270)
Concludendo, dunque, possiamo dire che la normalizzazione scelta `e tale per
cui gli stati a
+
(q)[ > descrivono stati con 2E particelle per unit`a di volume.
Questo risultato, come vedremo, ci ritorner`a utile in seguito, quando tratteremo
il problema dello spazio delle fasi, nellambito della teoria dello scattering.
Veniamo inne alla questione dei commutatori dei campi.
Sulla base dellanalogia classica secondo cui, ssato comunque un tempo t, il
campo (x; t) costituisce una generalizzazione del concetto di coordinata la-
grangiana, ci aspettiamo che risulti
[(x; t), (y; t)] = 0
_

(x; t),

(y; t)
_
= 0 (2.271)
Ma che dire del commutatore
_
(x; t),

(y; t)
_
?
Questo non pu`o essere altrettanto banale, infatti, proprio per lanalogia classica
secondo cui il momento coniugato alla variabile lagrangiana q `e
p
L
q
ne segue che il momento coniugato al campo (x, t) sar`a il campo
(x, t) =
L
(
t
)
=
t

(x, t) (2.272)
e, analogamente, quello coniugato al campo

(x, t) risulta essere

(x, t) =
L
(
t

)
=
t
(x, t) (2.273)
68
Come abbiamo visto in precedenza, parlando del teorema di Noether, se la lagrangiana `e
invariante in forma sotto il gruppo U(1) delle trasformazioni di gauge di prima specie x x,
e
i
,

e
i

allora la corrente conservata che ne deriva `e la seguente (cfr. (2.12))


J

(x) = i
_

L
(

)
+
L
(

_
(2.268)
59
Quindi, proprio per lanalogia con la Meccanica Quantistica di prima quantiz-
zazione, per cui ( h = 1) risulta
[p, x] = i (2.274)
dobbiamo adesso aspettarci
69
che valga la ovvia generalizzazione al caso continuo
della (2.274), i.e.
[(y, t), (x, t)] = i
3
(y x)

_
(x, t),
t

(y, t)
_
= i
3
(x y) (2.275)
e, analogamente, quindi, che sia
_

(x, t),
t
(y, t)
_
= i
3
(x y) (2.276)
Questo `e, in eetti, esattamente quanto accade usando le regole di commu-
tazione (2.264) ssate per gli operatori di creazione e distruzione. Infatti si ha
_
(x, t),
t

(y, t)
_
=
=
_
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
a( p)e
ipx
+ b

( p)e
ipx
,
t
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
b(q)e
iqy
+ a

(q)e
iqy

_
t=x
0
=y
0
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
iq
0
_
a( p), a

(q)
_
e
ipx
e
iqy
iq
0
_
b

( p), b(q)
_
e
ipx
e
iqy
_
t=x
0
=y
0
=
=
_
d
3
p d
3
q
2E
p
2E
q
(2)
6
iE
q
_
2E
q
(2)
3

3
( p q)
_
e
i( px qy)
+ e
i( pxqy)
__
dove si `e usata la denizione (2.264) unitamente al fatto che
abbiamo posto per denizione px p
0
x
0
p x
risulta x
0
= y
0
= t,
ed `e q
0
E
q
per cui, visto che per la presenza nellintegrale della funzione delta proveniente
dal commutatore, `e E
p
= E
q
, si pu`o evidentemente assumere che
p
0
x
0
q
0
y
0
= t(p
0
q
0
) = 0
69
E importante notare che, in base allanalogia con la MQ di prima quantizzazione, le regole
di commutazione possono essere denite solo a tempi uguali. Una volta che queste siano state
assegnate (propriet`a cinematica), le regole di commutazione a tempi diversi sono determinate
dallevoluzione del sistema nel tempo, cio`e dalla sua dinamica, ovvero dalle soluzioni esplicite
dellequazione del moto.
60
Ne segue quindi che il commutatore in studio, integrando la delta, vale
_
(x, t),
t

(y, t)
_
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
iE
p
_
e
i p(xy)
+ e
i p(xy)
_
(2.277)
Ma _
d
3
p e
i p(xy)
= (2)
3
(x y) =
_
d
3
p e
i p(xy)
quindi esso, alla ne, risulta pari a
_
(x, t),
t

(y, t)
_
= i
3
(x y) (2.278)
che `e quanto ci attendevamo in base allanalogia con la prima quantizzazione.
Lo stesso accade, ovviamente, anche per il commutatore [

,
t
] per il quale
risulta ancora
_

(x, t),
t
(y, t)
_
= i
3
(x y) (2.279)
Questo dimostra quindi che le regole di commutazione ssate per gli operatori di
creazione e distruzione (2.264) sono esattamente quelle in grado di riprodurre le
regole di commutazione che debbono valere, a tempi uguali, fra i campi ed i loro
momenti coniugati.
Ovviamente, per`o, le regole di commutazione (2.264) consentono anche di de-
terminare le regole di commutazione direttamente fra i campi stessi ed anche a
tempi dierenti. In generale
70
, infatti abbiamo
_
(x),

(y)
_
=
=
_
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p)e
ipx
+ b

( p)e
ipx
_
,
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
b(q)e
iqy
+ a

(q)e
iqy
_
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
__
a( p), a

(q)
_
e
ipx
e
iqy
+
_
b

( p), b(q)
_
e
ipx
e
iqy
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
2E
p
(2)
3

3
( p q)e
ipx
e
iqy
2E
p
(2)
3

3
( p q)e
ipx
e
iqy
_
Integrando in d
3
p, dato che quando p = q anche p
0
= q
0
= E
p
= E
q

_
m
2
+[q[
2
,
abbiamo
_
(x),

(y)
_
=
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
e
iq(xy)
e
iq(xy)
_
(2.280)
70
Evidentemente dalle regole di commutazione (2.264) segue immediatamente che
[(x), (y)] = [

(x),

(y)] = 0
61
e questo integrale, usando il fatto che
d
3
q
2E
q
= d
4
q (q
2
m
2
) (q
0
) (2.281)
pu`o essere riscritto nel modo seguente
_
(x),

(y)
_
=
1
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) (q
0
) e
iq(xy)

1
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) (q
0
) e
iq(xy)
(2.282)
ovvero, con la sostituzione q q nel secondo integrale, nalmente otteniamo
_
(x),

(y)
_
=
1
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(xy)
_
(q
0
) (q
0
)
_
=
i (x y; m) (2.283)
dove si `e fatto uso della denizione della funzione impropria
(x y; m)
i
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(xy)
_
(q
0
) (q
0
)
_
(2.284)
la quale, come si pu`o dimostrare facilmente
soddisfa lequazione di Klein-Gordon
_
2+ m
2
_
(x; m) = 0 (2.285)
`e denita in modo tale che

t
(x, t; m)[
t=0
= (x) (2.286)
`e reale e dispari;
`e manifestamente Lorentz invariante.
Si noti che dalla sua natura dispari e dal fatto che `e scalare sotto il gruppo
di Lorentz, ne segue che la funzione `e nulla se x `e un quadrivettore space-
like, potendo x essere cambiato di segno con una opportuna trasformazione
di Lorentz. Questo implica che il commutatore [(x),

(y)] `e nullo quando il


quadrivettore x y `e space-like, ovvero quando non `e possibile connettere x con
y in modo causale e quindi, in particolare, per esempio, quando x
0
= y
0
, i.e.
(x, 0; m) = 0 .
Questo risultato era comunque da attenderselo perche, se vogliamo coerenza con
la relativit`a ristretta, variabili non causalmente correlabili non possono inuen-
zarsi a vicenda e dunque non possono che commutare fra loro !
62
Quanto, inne, allazione delle simmetrie discrete C, P e T, si dimostra che
risulta (cfr. Appendice)
C a( p) C
1
= e
i
c
b( p) C a

( p) C
1
= e
i
c
b

( p) (2.287)
C b( p) C
1
= e
i
c
a( p) C b

( p) C
1
= e
i
c
a

( p) (2.288)
C (x) C
1
= e
i
c

(x) C

(x) C
1
= e
i
c
(x) (2.289)
P a( p) P
1
= e
i
p
a( p) P a

( p) P
1
= e
i
p
a

( p) (2.290)
P b( p) P
1
= e
i
p
b( p) P b

( p) P
1
= e
i
p
b

( p) (2.291)
P (x) P
1
= e
i
p
(Px) P

(x) P
1
= e
i
p

(Px) (2.292)
e
i
p
= 1 (2.293)
T a( p) T
1
= e
i
T
a( p) T a

( p) T
1
= e
i
T
a

( p) (2.294)
T b( p) T
1
= e
i
T
b( p) T b

( p) T
1
= e
i
T
b

( p) (2.295)
T (x) T
1
= e
i
T
(Tx) T

(x) T
1
= e
i
T

(Tx) (2.296)
dove, se x = (t, x), allora Px (t, x) e Tx (t, x).
Si osservi che la condizione C
2
= I , per come agisce la trasformazione C, non
pu`o dare condizioni sul valore della fase e
i
c
, mentre la condizione P
2
= I
implica che, quanto a e
i
p
, non possa essere che e
i
p
= 1 .
Quanto invece a T
2
, evidentemente T
2
= I , dato che lo spin della particella `e
nullo e quindi `e intero: essendo loperatore T antiunitario, questa condizione,
per`o, non pu`o fornire condizioni di sorta sulla fase e
i
T
.
Un altro operatore, inne, di cui `e interessante vericare la legge di trasfor-
mazione sotto le simmetrie C, P e T `e senzaltro la quadricorrente conservata
J

(x) associata allinvarianza di gauge di prima specie della lagrangiana (2.258),


i.e. losservabile
71
J

(x) = i
_

L
(

)
+
L
(

_
=
_
(

)(x)

(x) (

)(x) (x)
_
(2.297)
Risulta (cfr. Appendice)
C J

(x) C
1
= J

(x) (2.298)
P J

(x) P
1
= J

(Px) (2.299)
T J

(x) T
1
= J

(Tx) (2.300)
71
La quadricorrente (2.297) `e un operatore autoaggiunto, dunque `e unosservabile, a dierenza
dei campi stessi che, ovviamente, come gli operatori di creazione e distruzione, non lo sono.
63
2.2.2 Il campo vettoriale libero
Le equazioni di moto per i campi
72
che descrivono particelle vettoriali, cio`e di
spin 1, sono
73
le seguenti
(2+ m
2
)W

= 0

= 0
(2.306)
dove m `e la loro massa, che assumeremo diversa da zero.
Una Lagrangiana che, attraverso il principio di minima azione, determina le
equazioni di moto (2.306) `e la seguente
L =
1
2
F

m
2
W

(2.307)
dove
F

(2.308)
Infatti, dalle equazioni di Lagrange

L
(

)

L
W

= 0

L
(

L
W

= 0
otteniamo, rispettivamente

+ m
2
W

= 0 2W

) + m
2
W

= 0 (2.309)

+ m
2
W

= 0 2W

) + m
2
W

= 0 (2.310)
72
Ricordiamo che, per un campo vettoriale, la legge di trasformazione sotto il gruppo di
Poincare `e la seguente:
(a, ) : x x

= a + x (2.301)
W

(x) W

(x

) =

.
W

(x) (2.302)
ovvero (trasformazione attiva)
U
1
(a, ) W

(x) U(a, ) = W

(x) (2.303)
equivalente a
U
1
(a, )W

(x)U(a, ) =

.
W

(
1
(x a)) (2.304)
da cui (trasformazione passiva)
U(a, ) W

(x) U
1
(a, ) = (
1
)

.
W

(x +a) (2.305)
73
Un campo quadrivettoriale come W

, dal punto di vista delle rotazioni, `e la somma diretta


di un campo vettoriale (s = 1) e di un campo scalare (s = 0). La condizione

= 0 elimina
la componente scalare e quindi lascia solo lo spin 1.
64
Daltronde, essendo F

ovviamente antisimmetrico, `e

= 0
per cui, usando lespressione di sinistra dellequazione del moto (2.310) se ne
deduce che

[m
2
W

] = 0

= 0 (2.311)
dove si fatto uso del fatto che la massa del campo non `e nulla.
Analogamente, partendo da F

, si dimostra che anche la quadridivergenza di


W

`e nulla, per cui, in denitiva, risultano cos` dimostrate le equazioni di moto


(2.306) sia per W

che per W

.
La quantizzazione del campo W

, al solito, viene eettuata espandendolo in


termini di operatori di creazione/distruzione, nel modo seguente
W

(x) =
3

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
A(r, p)

(r, p) e
ipx
+ B

(r, p)

(r, p) e
ipx
_
(2.312)
W

(x) =
3

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
B(r, p)

(r, p) e
ipx
+ A

(r, p)

(r, p) e
ipx
_
(2.313)
dove
A(r, p) annichila la particella di quadrimpulso (E
p
, p) = (
_
m
2
+[ p[
2
, p) e
di stato di polarizzazione r;
A

(r, p) crea la particella di quadrimpulso p (E


p
, p) e polarizzazione r;
B(r, p) annichila lantiparticella di quadrimpulso p e polarizzazione r;
B

(r, p) crea lantiparticella di quadrimpulso p e polarizzazione r;


e questi operatori soddisfano le seguenti regole di commutazione (tutte le altre
sono nulle ...)
_
A(r, p), A

(s,

)
_
=
_
B(r, p), A

(s,

)
_
= 2 E
p
(2)
3

rs

3
( p

) (2.314)
dove
rs
`e il simbolo di Kronecker.
Quanto allo stato di polarizzazione, esso `e specicato dai tre quadrivettori

(r, p),
per r = 1, 2, 3. Questi quadrivettori, anche sia garantita la condizione di
quadridivergenza nulla

= 0, devono soddisfare il vincolo


p

(r, p) = 0 (2.315)
Sempre nel caso di una particella di massa m ,= 0, la scelta consueta `e quella
di ssare i quadrivettori

(r,

0) nel sistema di riferimento dove la particella `e


65
ferma, ovvero dove essa ha quadrimpulso p (m, 0, 0, 0) e quindi di denirli nel
riferimento dove essa ha impulso p, usando il boost che eettua la trasformazione
( p) p (E, p) senza ruotare gli assi, i.e. attraverso la matrice di Lorentz
( p) =
_
_
_
_
_
_
E
m
p
x
m
p
y
m
p
y
m
p
x
m
1 +
p
x
p
x
m(E+m)
p
x
p
y
m(E+m)
p
x
p
z
m(E+m)
p
y
m
p
y
p
x
m(E+m)
1 +
p
y
p
y
m(E+m)
p
y
p
z
m(E+m)
p
z
m
p
z
p
x
m(E+m)
p
z
p
y
m(E+m)
1 +
p
z
p
z
m(E+m)
_
_
_
_
_
_
(2.316)
Nel riferimento dove la particella `e ferma, la polarizzazione, dovendo essere or-
togonale al quadrimpulso (nella metrica di Minkowski), deve essere tale che

(r,

0) = (0, (r))
dove gli (r) sono tre versori indipendenti, individuati ciascuno dallindice r.
Se indichiamo con e
x
= e
1
, e
y
= e
2
e e
z
= e
3
i versori dei tre assi coordinati,
allora una scelta possibile `e semplicemente la seguente
(r) e
r
la quale conduce, secondo la regola sopra indicata, a quadrivettori di polariz-
zazione reali, dati da

(r, p) = ( p)

(r,

0) =
_
p
r
m
,
ir
+
p
i
p
r
m(E + m)
_
(2.317)
dove p
r
indica la componente resima del vettore p e
ir
`e il simbolo di Kronecker.
Unaltra scelta equivalente pu`o essere quella di usare invece autostati di s
z
, i.e.
(+)
1

2
(e
x
+ ie
y
) ; (0) e
z
; ()
1

2
(e
x
ie
y
) ; (2.318)
I quadrivettori di polarizzazione cosi deniti soddisfano
74
inoltre la condizione di
completezza seguente
3

r=1

(r, p)

(r, p) =

+
p

m
2
(2.323)
74
Dalla denizione segue in particolare che, nel caso (2.317) di vettori di polarizzazione reale,
risulta

(r, p)

(s, p) =
p
r
p
s
m
2

_

ir
+
p
i
p
r
m(E +m)
__

is
+
p
i
p
s
m(E +m)
_
=
=
p
r
p
s
m
2

rs
2
p
r
p
s
m(E +m)

p
r
p
s
(E +m)(E m)
m
2
(E +m)
2
=
=
rs
+p
r
p
s
_
1
m
2

2
m(E +m)

E m
m
2
(E +m)
_
=
=
rs
+p
r
p
s
m+E 2mE +m
m
2
(e +m)
=
rs
(2.319)
66
Quanto poi alla funzione donda

(r, p; x) che, in rappresentazione delle co-


ordinate `e associata allo stato
[r, p > A

(r, p)[ >


essa
75
`e data da

(r, p; x) =

(r, p) e
ipx
< [ W

(x) [r, p > (2.324)


Coerentemente con lespressione della corrente
76
di probabilit`a conservata in
virt` u dellinvarianza di gauge di prima specie della Lagrangiana (2.307),
J

= i
_
(

) W

) W

_
(2.328)
Questa relazione pu`o essere dedotta anche semplicemente osservando che siccome

(s, p) =
_
( p) (s,

0)
_

(2.320)
deve essere evidentemente che

(s, p)

(r, p) =
_
( p) (s,

0)
_

_
( p) (r,

0)
_
(2.321)
e per le note propriet`a del prodotto scalare fra quadrivettori, questa quantit`a `e pari a

(s,

0)

(r,

0) =
sr
(2.322)
visto come sono denite queste stesse polarizzazioni nel sistema del CM.
75
Per lo stato B

(r, p)[ > occorre semplicemente scambiare W con il suo hermitiano coniu-
gato W

.
76
Dal teorema di Noether (cfr. (2.12)) abbiamo
J

(x) = i
_

L
(

)
W

+
L
(

)
W

_
(2.325)
ovvero
J

(x) = i
_
F

= i
_
(

) W

) W

=
= i
_
(

) W

) W

) W

+ (

) W

(2.326)
che, tenendo conto che

= 0, si pu`o riscrivere come


J

(x) = i
_
(

) W

) W

_
W

(2.327)
Si osservi ora che il termine

J

_
W

soddisfa separatamente lequazione di continuit`a

= 0;
il suo contributo allintegrale spaziale di J
0
(x) `e nullo perche coincide con una divergenza
nelle sole variabili spaziali;
Per queste ragioni, allo scopo di denire il prodotto scalare fra due funzioni donda, possiamo
ignorarne il contributo, come abbiamo fatto nella (2.328).
67
il prodotto scalare fra due stati di singola particella [a > e [b >, rappresentati
dalle funzioni donda

(a)
(x) e

(b)
(x) si deve scrivere
77
< a[b >= i
_
d
3
x
__

(b)
(x, t)
_

(a)
(x, t)
_

(a)
(x, t)
_

(b)
(x, t)
_
(2.331)
per cui, di nuovo, la densit`a di particelle associata alla funzione donda (2.324)
vale 2E, infatti, per la (2.319), risulta
(x) = J
0
(x) = i
_
(
0

(r, p; x))

(r, p; x) (
0

(r, p; x))

(r, p; x)
_
=
= 2p
0
2E (2.332)
Veniamo adesso alla legge di trasformazione degli operatori di creazione e dis-
truzione sotto il gruppo di Poincare. Ricordiamo che il campo vettoriale gode
della propriet`a per cui
U(a, ) W

(x) U
1
(a, ) = (
1
)

.
W

(x + a) (2.333)
La presenza dei vettori di polarizzazione nella rappresentazione del campo
W

(x) =
3

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
A(r, p)

(r, p) e
ipx
+ B

(r, p)

(r, p) e
ipx
_
(2.334)
richiede che, per stabilire la legge di trasformazione degli operatori di creazione
e distruzione in modo coerente con la (2.333), si debbano conoscere preventiva-
mente come gli

(r, p) si trasformano sotto il gruppo di Lorentz.


Ricordiamo che, per la denizione (2.317), risulta

(s, p) ( p)

(s,

0) (2.335)
Dimostriamo adesso che il quadrivettore (s, p) `e combinazione lineare delle
polarizzazioni (r,

p), qualsiasi siano e p, i.e. che si ha
(s, p) = M
rs
(r,

p) (2.336)
77
Per gli autostati dellimpulso di cui sopra, si ha
< r, p[s, q >= i
_
d
3
x
__

(s, q; x)
_

(r, p; x)
_

(r, p; x)
_

(s, q; x)

(2.329)
i.e., risulta
< r, p[s, q > = i
_
d
3
x
_
(
0
e
iqx
)

(s, q)

(r, p) e
ipx

(r, p) (
0
e
ipx
)e
iqx

(s, q)

=
= i
2
_
d
3
x(q
0
+p
0
)e
ix(pq)

(r, p)

(s, q) = 2p
0

rs
(2
3
)
3
( p q) (2.330)
coerentemente con le regole di commutazione ...
68
con M matrice opportuna, che adesso determineremo.
La (2.336) pu`o essere riscritta, usando la denizione (2.335), come segue
( p) (s,

0) = M
rs
(

p) (r,

0)

1
(

p) ( p) (s,

0) = M
rs
(r,

0) (2.337)
Daltronde
1
(

p) ( p) `e una rotazione, poiche trasforma p in se stesso: si
tratta della rotazione di Wigner 1(, p)
1(, p)
1
(

p) ( p) (2.338)
E immediato allora osservare che, se R
js
`e la matrice ortogonale che descrive la
rotazione di Wigner di cui sopra in tre dimensioni, `e
1(, p)

(s,

0) = R
js

(j,

0) M
rs
= R
rs
(2.339)
cio`e la matrice M che abbiamo introdotto con la (2.336) altri non `e che la matrice
ortogonale denita dalla rotazione di Wigner 1(, p).
Riprendendo allora la (2.336)
(s, p) = R
rs
(r,

p) (2.340)
e moltiplicando a sinistra per (R
1
)
st
, otteniamo (si ricordi che R `e ortogonale)
(R
1
)
st
(s, p) = (R
1
)
st
R
rs
(r,

p) (t,

p) = (R
1
)
st
(s, p)
(t,

p) = R
ts
(s, p)

(t,

p) = R
ts

(s, p) (2.341)
Dato questo modo di trasformarsi dei vettori di polarizzazione, la legge di trasfor-
mazione degli operatori di creazione e distruzione che garantisce la (2.333) `e la
seguente
U(a, ) A(s, p) U
1
(a, ) = e
iap
R
rs
A(r,

p) (2.342)
U(a, ) A

(s, p) U
1
(a, ) = e
iap
R

rs
A

(r,

p) (2.343)
e lo stesso per gli operatori B e B

.
Risulta infatti (U U(a, )...)
U(a, ) W

(x) U
1
(a, ) =
3

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
U A(r, p) U
1

(r, p) e
ipx
+
U B

(r, p) U
1

(r, p) e
ipx
_
=
=

r,k
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
iap
R
kr
A(k,

p)

(r, p) e
ipx
+
e
iap
R

kr
B

(k,

p)

(r, p) e
ipx
_
69
Ponendo q = p p x = (p) (x) = q x, abbiamo allora
U(a, ) W

(x) U
1
(a, ) =
=

r,k
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
e
iq(a+x)
R
kr
A(k, q)

(r,

1
q) +
e
iq(a+x)
R

kr
B

(k, q)

(r,

1
q)
_
(2.344)
ma, per la (2.341)
R
kr
(r,

1
q) = R
kr

R
rt

1
(t, q) (2.345)
dove

R `e adesso la rotazione di Wigner denita da

1 =
1
(
1
q)
1
(q) =
_

1
(q) (
1
q)
_
1
=
=
_

1
(p) (p)
_
1
= (1)
1
(2.346)
e dunque
R
kr

(r,

1
q) =
_

1
_

(k, q) (2.347)
Sostituendo la (2.347) nella (2.344), otteniamo immediatamente la (2.333) che
risulta cos` dimostrata.
Quanto inne allazione delle simmetrie C, P e T, data la denizione (2.317)
del vettore di polarizzazione per cui

(r, p) =

(r, p) =

(r, p) (2.348)
abbiamo che risulta
C A(s, p) C
1
= e
i
C
B(s, p) C A

(s, p) C
1
= e
i
C
B

(s, p) (2.349)
C B(s, p) C
1
= e
i
C
A(s, p) C B

(s, p) C
1
= e
i
C
A

(s, p) (2.350)
C W

(x) C
1
= e
i
C
W

(x) C W

(x) C
1
= e
i
C
W

(x) (2.351)
P A(s, p) P
1
= e
i
P
A(s, p) P A

(s, p) P
1
= e
i
P
A

(s, p) (2.352)
P B(s, p) P
1
= e
i
P
B(s, p) P B

(s, p) P
1
= e
i
P
B

(s, p) (2.353)
P W

(x) P
1
= e
i
P
W

(Px) P W

(x) P
1
= e
i
P
W

(Px) (2.354)
T A(s, p) T
1
= e
i
T
A(s, p) T A

(s, p) T
1
= e
i
T
A

(s, p) (2.355)
T B(s, p) T
1
= e
i
T
B(s, p) T B

(s, p) T
1
= e
i
T
B

(s, p) (2.356)
T W

(x) T
1
= e
i
T
W

(Tx) T W

(x) T
1
= e
i
T
W

(Tx) (2.357)
70
dalle quali, per quanto riguarda la corrente (2.328)
J

= i
_
(

) W

) W

_
(2.358)
ricaviamo
C J

(x) C
1
= J

(x) (2.359)
P J

(x) P
1
= J

(Px) (2.360)
T J

(x) T
1
= J

(Tx) (2.361)
Veniamo adesso a considerare un caso molto particolare di campo vettoriale
cio`e quello del campo elettromagnetico A

(x).
Ricordiamo che, classicamente, in assenza di cariche e correnti, il campo A

soddisfa la seguente equazione del moto

2A

) = 0 (2.362)
la quale pu`o essere dedotta dalla lagrangiana gi`a usata nel caso massivo (2.307),
ponendo m = 0, ovvero dalla lagrangiana
78
L =
1
4
F

(2.363)
dove F

`e il tensore di cui alla (2.308), i.e.


F

(2.364)
che, nel caso attuale, `e proprio il consueto tensore del campo elettromagnetico
F

=
_
_
_
_
_
0 E
x
E
y
E
z
E
x
0 B
z
B
y
E
y
B
z
0 B
x
E
z
B
y
B
x
0
_
_
_
_
_
(2.365)
Si noti che, nello scrivere la lagrangiana abbiamo usato il fatto che, proprio
per il suo signicato sico in termini dei campi

E e

B, F

`e reale, i.e.
F

= F

(2.366)
78
Rispetto al caso del campo vettoriale carico di massa m, la lagrangiana presenta adesso
un fattore
1
4
invece di
1
2
perche adesso

compare quattro volte in essa, visto che compare


sia in F

che in F

... Chiaramente il fattore moltiplicativo non ha comunque eetto sulle


equazioni di moto, essendo esse omogenee nella lagrangiana: volendo scriverla correttamente
normalizzata nel sistema c.g.s. es., il fattore sarebbe in realt`a
1
16
.
71
e dunque anche il campo A

`e un campo autoaggiunto (o, comunque, pu`o essere


sempre imposto che sia tale !).
A dierenza del caso massivo, dallequazione di moto (2.362) non discende
la condizione (2.311) di quadridivergenza nulla. Questa condizione pu`o essere
imposta indipendentemente, usando il fatto che, ssato F

, cio`e ssati i campi


elettromagnetici

E e

B, il potenziale A

`e indeterminato a meno di una trasfor-


mazione di gauge
A

= A

(2.367)
dove = (x) `e una funzione scalare, a priori qualsiasi.
Questa arbitrariet`a pu`o essere usata per scegliere A

in modo che soddis la


condizione (gauge) di Lorentz
79
, i.e.

= 0 (2.368)
In questo modo, lequazione per il potenziale si semplica e diventa

2A

) = 0 2A

= 0 (2.369)
Lequazione
2A

= 0 (2.370)
ha soluzioni piane della forma
A

= N

e
ikx
(2.371)
dove k

k
2
= 0, N `e un opportuno fattore di normalizzazione ed

`e il
quadrivettore che descrive appunto la polarizzazione dellonda.
La condizione di Lorentz, come abbiamo gi`a visto nel caso massivo, implica che
non tutte le quattro polarizzazioni indipendenti siano possibili, bens` solo quelle
per cui
k

= 0 (2.372)
Questo, ovviamente, riduce da quattro a tre le polarizzazioni
80
possibili.
79
Come `e ben noto dallelettromagnetismo classico, basta che (x) sia scelto in modo che
soddis lequazione 2 =

: evidentemente il campo A

che discende dalla (2.367) ha


quadridivergenza nulla ed `e equivalente ad A

per quanto riguarda la descrizione dei campi


elettromagnetici.
80
Nel caso massivo, la condizione sulla quadridivergenza eliminava il contributo scalare, las-
ciando solo quello di spin 1. Nel caso di massa nulla, unaermazione simile perderebbe di
signicato perche, in questo caso, `e lo spin come variabile a non essere pi` u denito ! Per massa
nulla, si pu`o parlare, infatti, solo di stati di elicit`a denita (e questo `e sempre uno solo ...). La
condizione sulla quadridivergenza elimina uno stato di elicit`a che corrisponde a = 0.
72
Ma noi sappiamo che gli stati di polarizzazione indipendenti di un fotone con
impulso

k ssato sono solo due !
Lulteriore riduzione avviene, come noto, tenendo conto che la gauge di Lorentz
non esaurisce i gradi di arbitrariet`a che abbiamo su A

, infatti lulteriore trasfor-


mazione di gauge ristretta
A

= A

; 2 = 0 (2.373)
lascia inalterate sia la condizione di Lorentz che il tensore F

.
Questultima libert`a di gauge corrisponde, per le soluzioni piane, a traslare la
polarizzazione nel modo seguente ( `e un coeciente complesso arbitrario)

+ k

(2.374)
Questa possibilit`a ha conseguenze importanti, infatti proviamo a considerare una
soluzione con
k

= (k
0
,

k);

= (
0
, ) (2.375)
che soddisfa la condizione di Lorentz, i.e.
k = 0 (2.376)
La condizione di gauge (2.374) implica che si possa sommare ad

un qualunque
multiplo di k

ed avere ancora un vettore di polarizzazione equivalente a quello


di partenza. Essendo certamente k
0
,= 0 dato che k `e sul cono luce, possiamo
dunque sempre fare in modo che

0
= 0

= (0, ) (2.377)
La condizione di Lorentz diviene allora

k = 0 (2.378)
ovvero implica che , a sua volta, sia trasverso allimpulso spaziale del fotone e
dunque esistano solo due polarizzazioni indipendenti.
In questa gauge, evidentemente, div

A = 0 e, in assenza di cariche e correnti,


il potenziale scalare `e nullo, i.e. A
0
0: `e la gauge di radiazione detta anche
gauge di Coulomb o anche gauge trasversa, nella quale il potenziale scalare V =
A
0
soddisfa lequazione dellelettrostatica
81
. Ovviamente questa gauge non `e
covariante al cambiare del sistema di riferimento inerziale: lo `e, comunque, a
81
In presenza di cariche, vale lequazione
2
V = 4 : il potenziale scalare appare come se
si propagasse in modo istantaneo, cio`e a velocit`a innita. Il punto `e che il moto delle cariche `e
determinato dai campi

E e

B e non dal quadripotenziale e, visto che la scelta attuale dierisce
da quella canonica per una trasformazione di gauge, essa `e legittima e perfettamente equivalente
a quella canonica quanto ad eetti osservabili.
73
Figure 4: Polarizzazioni lineari del fotone e sua direzione di propagazione
meno di una trasformazione di gauge ristretta !
Per unonda che viaggia nella direzione

k dellasse z, possiamo scegliere

z
(1) = (1, 0, 0) (2.379)

z
(2) = (0, 1, 0) (2.380)
e questo corrisponde a scegliere polarizzazioni lineari e reali, per cui, evidente-
mente risulta

z
(i)

=
z
(i), i = 1, 2 (2.381)
Per ipotesi, i versori
z
(1),
z
(2) e

k/[

k[ formano una terna destrorsa, rispettiva-


mente come gli assi cartesiani x, y, z: seguendo la convenzione usata da Bjorken
e Drell
82
assumeremo che sia

z
(1) =
z
(1) (2.382)

z
(2) =
z
(2) (2.383)
Unaltra scelta equivalente e molto spesso pi` u comoda `e quella di usare po-
larizzazioni circolari, i.e., sempre per un fotone che viaggia lungo lasse z

z
(+) =
1

2
(
z
(1) i
z
(2)) =
1

2
(1, i, 0) elicita

= +1 (2.384)

z
() =
1

2
(
z
(1) i
z
(2)) =
1

2
(1, i, 0) elicita

= 1 (2.385)
82
J.D. Bjorken, S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields, McGraw-Hill 1965
74
ed in questo caso, risulta evidentemente che

z
()

=
z
() (2.386)
Sempre nel caso di polarizzazioni circolari, date le (2.382) e (2.383), risulta altres`

z
(+) =
1

2
(
z
(1) i
z
(2)) =
z
() (2.387)

z
() =
1

2
(
z
(1) i
z
(2)) =
z
(+) (2.388)
i.e.

z
() =
z
() (2.389)
Fin qui si `e sempre assunto che limpulso sia diretto come lasse z, nel suo verso
oppure in verso opposto.
Vediamo ora che succede nel caso generico in cui
k

= (k,

k) (2.390)
Posto che sia

k = k (sin cos, sin sin, cos) (2.391)


allora iniziamo denendo la rotazione seguente:
R

k
= R
z
() R
y
() R
1
z
() e
iL
3
e
iL
2
e
iL
3
(2.392)
dove gli L
j
sono i consueti generatori delle rotazioni in tre dimensioni, i.e. le
matrici
(L
j
)
kl
= i
jkl
(2.393)
Questa rotazione gode della propriet`a per cui
83
R

k
(0, 0, 1) = (sin cos, sin sin, cos) R

k
(0, 0, k) =

k (2.397)
83
Ricordiamo, per prima cosa, che una generica trasformazione attiva di rotazione R in tre
dimensioni pu`o essere sempre scritta come R = e
i

L
dove /[ [ `e lasse di rotazione (lasciato
invariato dalla stessa ...) ed [ [ `e lampiezza della rotazione stessa (in senso antiorario, intorno
allasse di cui sopra): la rotazione (2.392) risulta essere una rotazione di intorno allasse
n = R
z
()n
0
, dove n
0
(0, 1, 0).
Per dimostarlo, partiamo dal fatto che, in generale, risulta che Re
i

L
R
1
= e
i(R )

L
, ovvero la
trasformazione in questione sulla generica rotazione e
i

L
non altera lampiezza della rotazione
ma solo lasse intorno cui essa avviene che, invece di essere individuato dalloriginale , `e
75
Poniamo dunque, per denizione
84
(

k, s) R

k

z
(s)

(s,

k) (0, (

k, s)) (2.398)
Essendo R reale, ne segue in particolare che, per polarizzazioni circolari, risulta
(si ricordi che le componenti dei vettori di polarizzazione sono comunque solo
spaziali...)

z
()

=
z
()

(,

k) =

(,

k) =

(,

k) (2.399)

z
() =
z
()

(,

k) =

(,

k) =

(,

k) (2.400)
Venendo adesso allo sviluppo del campo elettromagnetico in termini di operatori
di creazione e distruzione, questo `e dato
85
da (E
p
[ p[)
A

(x) =
2

s=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, s)

(s, p) e
ipx
+ a

( p, s)

(s, p) e
ipx
_
=

=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )

(, p) e
ipx
+ a

( p, )

(, p) e
ipx
_
(2.401)
individuato da R . Essendo nel nostro caso
R
y
() = e
in
0

L
(2.394)
R
z
() e
iL
3
=
_
_
cos sin 0
sin cos 0
0 0 1
_
_
(2.395)
`e evidente che R
z
()n
0
= (sin, cos, 0) n `e leettivo asse intorno a cui avviene la ro-
tazione (2.392) e dunque che R
z
() R
y
() R
1
z
() descrive una rotazione di intorno allasse n
che, su basi semplicemente geometriche, manda evidentemente il versore (0, 0, 1) in

k.
Verichiamolo adesso direttamente. Si ha infatti
R
z
() R
y
() R
1
z
() (0, 0, k) = R
z
() R
y
() (0, 0, k) = R
z
() (k sin, 0, k cos) =
= k(sin cos, sin sin, cos)
che `e quanto volevamo dimostrare. In forma esplicita, la rotazione in questione `e
R

k
=
_
_
sin
2
+cos
2
cos sin cos(cos 1) sin cos
sin cos(cos 1) cos
2
+sin
2
cos sin sin
sin cos sin sin cos
_
_
(2.396)
84
Ne segue, allora, per esempio, che la convenzione sopracitata di Bjorken e Drell (2.382)
e (2.383) corrisponde, semplicemente, ad individuare il vettore (0, 0, k) rispetto al vettore
(0, 0, k) attraverso gli angoli di Eulero = , = 0 ...
85
cfr. J.D. Bjorkeen, S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields, McGraw-Hill 1965, pag.74
Lespressione (2.401) non `e covariante a vista a causa proprio della convenzione fatta per le
polarizzazioni che implica, per esempio, che A
0
= 0 ... Se vogliamo mantenere la covarianza
esplicita dellespansione del campo A

sotto il gruppo di Lorentz, allora `e necessario coinvolgere


tutte e quattro le componenti del campo, inclusi quindi i due gradi di libert`a non sici.
76
dove la somma `e fatta solo sui due stati di polarizzazione sici e

(, p) de-
scrive appunto lo stato
86
di polarizzazione del fotone generato dalloperatore di
creazione a

( p, ), quando esso viene applicato al vuoto.


Si osservi che, per come `e stato denito, il campo A

(x) risulta certamente


autoaggiunto
87
!
Quanto poi allalgebra del campo, essa `e denita attraverso le seguenti uniche
regole di commutazione non banali
[a( p, s) , a

(q, t)] = 2E
p
(2)
3
(q p)
st
(2.403)
Venendo inne allazione delle simmetrie discrete C, P e T, usando stati di po-
larizzazione circolari, risulta che
C a(

k, ) C
1
= a(

k, ) C a

k, ) C
1
= a

k, ) (2.404)
C A

(x) C
1
= A

(x) (2.405)
P a(

k, ) P
1
= a(

k, ) P a

k, ) P
1
= a

k, ) (2.406)
P A

(x) P
1
= A

(Px) (2.407)
T a(

k, ) T
1
= a(

k, ) T a

k, ) T
1
= a

k, ) (2.408)
T A

(x) T
1
= A

(Tx) (2.409)
Osserviamo adesso in particolare che, nel momento in cui richiediamo che
C a( p, )C
1
= a( p, ); C a

( p, )C
1
= a

( p, ) (2.410)
stiamo dicendo che fotone e antifotone sono la stessa particella, cosa del resto
ovvia visto che il campo `e autoaggiunto ...
86
Infatti la funzione donda del fotone individuato dallo stato a

( p, ) [ > `e data da

(x) = < [ A

(x) a

( p, ) [ >=
=

_
d
3
q
(2)
3
2E
q
< [
_
a(q,

(q,

) e
iqx
+a

(q,

(q,

) e
iqx

( p, ) [ >=
=

_
d
3
q
(2)
3
2E
q

(q,

) e
iqx
(2)
3

(q p) 2E
q
=

(q, ) e
ipx
(2.402)
dove si `e usato il fatto che < [ a a

[ >=< [[a , a

] [ > e che < [a

[ >= 0, nonche
lespressione canonica del commutatore.
87
Essendo il campo A

autoaggiunto, la lagrangiana che ne descrive la dinamica non pu`o


essere invariante per trasformazioni di gauge di prima specie e dunque non pu`o esistere una
corrente conservata ad essa associata ...
77
Come si vede, per`o, il fatto che particella e antiparticella in questo caso coinci-
dano, non implica che C non abbia alcun eetto sullo stato di fotone, infatti dalla
(2.410) segue immediatamente che
C [

k, s >= [

k, s > (2.411)
ovvero che su uno stato di n fotoni, risulta
C [ n fotoni >= (1)
n
[ n fotoni > (2.412)
e poiche lelettrodinamica (QED) `e invariante sotto C, da questo segue in par-
ticolare che non possono esistere elementi di matrice, dovuti allinterazione elet-
tromagnetica, fra stati C-dispari con un numero di fotoni pari e stati C-pari con
un numero di fotoni dispari: `e il teorema di Furry.
78
2.2.3 Il decadimento del
0
Proviamo adesso ad applicare quanto detto no ad ora circa le simmetrie discrete,
per esempio, al caso del decadimento del pione
0
.
Esso decade quasi unicamente per via elettromagnetica in due fotoni

0
(2.413)
attraverso lannichilazione della coppia di quarks/antiquarks che lo compongono.
Siccome il processo `e, appunto, elettromagnetico, si devono conservare separata-
mente C, P e T. Vediamo con quali conseguenze.
Iniziamo dalla conservazione di C.
Evidentemente, visto che i fotoni sono autostati dispari della coniugazione di car-
ica, i.e. e
i
C
()
= 1, ne segue immediatamente che il pione deve essere anchesso
autostato della coniugazione di carica, corrispondente allautovalore +1, dovendo
appunto essere
e
i
C
(
0
)
= e
i
C
()
e
i
C
()
= (1)
2
= +1 (2.414)
i.e.
C[
0
>= +[
0
> (2.415)
Poi sappiamo anche che il pione `e pseudoscalare
88
: quali sono le conseguenze
sullo stato dei due fotoni in relazione alla conservazione di P ?
88
La parit`a intrinseca del
0
viene determinata, come vedremo tra breve, proprio attraverso
lo studio della correlazione fra gli stati di polarizzazione lineare dei due fotoni emessi; ma questa
strada per`o, come `e ovvio, `e percorribile solo per il pione neutro...
Quanto, invece al pione carico, per esempio, al pione

, la sua parit`a intrinseca `e stata


determinata attraverso lo studio della reazione di cattura nucleare che segue alla cattura elet-
tromagnetica del

da parte del deutone, i.e. la reazione

+ d n + n (2.416)
Il deutone, come `e noto, `e in uno stato J
P
= 1
+
. Ricordiamo a questo proposito che, siccome la
forza forte conserva la parit`a, ci attendiamo che lo stato fondamentale di deutone abbia parit`a
denita: si trova infatti che questo sostanzialmente uno stato L = 0 con una piccola contami-
nazione da L = 2 (infatti possiede un piccolo momento di quadrupolo elettrico, incompatibile
con la simmetria sferica di L = 0), dunque uno stato pari. Quanto allo spin, esso deve essere
S = 1 per ragioni di statistica: i due nucleoni devono essere infatti in uno stato globalmente
dispari per scambio e, visto che lisospin del deutone `e nullo e dunque lo stato di isospin dei
due nucleoni che lo formano `e dispari mentre la parte orbitale `e pari, ne segue che lo stato di
spin deve essere anchesso pari e dunque pu`o essere solo S = 1.
Quanto al mesone

, si assume di sapere che esso abbia spin nullo (la dimostrazione speri-
mentale di questo fatto sar`a data in seguito e si basa sul confronto delle sezione durto della
reazione
+
+ d p + p con quella della sua inversa).
Ne segue che (cfr. K. Brueckner et al. in Phys. Rev. 81, 575 (1951)), siccome la cattura
(2.416) avviene in onda S (la forza forte `e una forza a corto range, perche possa agire `e nec-
essario dunque che la funzione donda del pione si sovrapponga apprezzabilmente a quella del
deutone e questo, come `e noto dalla teoria dellatomo di idrogeno, avviene sostanzialmente solo
79
Consideriamo, per semplicit`a, il caso del decadimento a riposo ed ammettiamo
che i due fotoni si propaghino lungo lasse z in versi opposti. Sappiamo che il

0
ha spin nullo, dunque la proiezione dello spin dei fotoni lungo qualunque asse
e quindi anche lungo lasse z deve restare nulla per conservazione del momento
angolare: ne segue che i soli stati possibili (entrambi i fotoni avranno, ovviamente,
la stessa energia k pari a k = m
0

/2) sono
[k, + > [ k, + > e [k, > [ k, > (2.418)
i.e. entrambi devono avere necessariamente la stessa elicit`a.
Occorre per`o tenere ora di conto del fatto che i fotoni sono bosoni identici e quindi
che lo stato deve essere simmetrico di scambio, per cui, in realt`a, gli stati possibili
per stati aventi L = 0) evidentemente lo stato di partenza deve essere tale che J
P
= 1
x
dove
x `e appunto la parit`a intrinseca, ignota, del pione. Lo stato nale dei due neutroni, essendo la
reazione mediata dalla forza forte che conserva la Parit`a, ha la stessa parit`a dello stato iniziale
e dunque (visto che il momento angolare deve anche lui conservarsi !) `e anchesso tale per cui
J
P
= 1
x
. Trattandosi di un sistema non relativistico, spin e momento orbitale sono separabili:
siccome i neutroni hanno spin 1/2, lo stato di spin della coppia pu`o essere solo S = 0 oppure
S = 1 per cui, per le ben note regole di composizione dei momenti angolari, dovendo lo stato
avere J = 1, pu`o solo essere
J = 1 L = 0, S = 1
L = 1, S = 0
L = 1, S = 1
L = 2, S = 1
Daltronde lo stato dei due neutroni deve essere antisimmetrico per scambio, ovvero, visto che,
per scambio, la funzione donda orbitale va come (1)
L
e quella di spin come (1)
S+1
, deve
risultare
(1)
L
(1)
S+1
= 1 (2.417)
la quale implica che L + S debba essere pari e lunico caso che realizza questa condizione ed
`e compatibile con J = 1 `e L = 1, S = 1. Ma allora, assunto che la parit`a si conservi nel
processo (interazione forte), poiche la parit`a dello stato dei due neutroni `e (1)
L
= 1, questa
deve essere anche la parit`a dello stato iniziale. Ma il fatto che la cattura avvenga in onda S
garantisce che la parit`a orbitale dello stato (

d) sia positiva e siccome la parit`a intrinseca


del deutone `e anchessa positiva (ricordiamo che, per convenzione, neutroni e protoni hanno
la stessa parit`a intrinseca che `e denita pari a +1, senza che questo possa avere conseguenze
osservabili visto che il numero barionico si conserva), ne segue che la parit`a intrinseca del pione
deve essere P

= 1, cio`e il pione negativo deve essere, appunto, una particella pseudoscalare.


Per il pione positivo, ovviamente non si pu`o fare lo stesso ragionamento perche, essendo positivo,
non subisce la cattura elettromagnetica da parte del nucleo e quella nucleare che ne consegue;
per`o, siccome esso `e Cconiugato con il pione negativo e le simmetrie P e C commutano, deve
valere anche per lui la stessa conlusione, i.e. che `e pseudoscalare.
80
sono
[A >
1

2
([k, + > [ k, + > +[ k, + > [k, + >) (2.419)
[B >
1

2
([k, > [ k, > +[ k, > [k, >) (2.420)
dove il primo vettore descrive lo stato del fotone 1 mentre il secondo quello del
fotone 2.
Poiche abbiamo visto che, per parit`a, risulta
P [

k, >= [

k, > (2.421)
evidentemente ne [A > ne [B > sono autostati della parit`a, bens`
P [A >= [B >; P [B >= [A > (2.422)
Daltronde, per la conservazione di P nelle interazioni elettromagnetiche, essendo
P [
0
>= [
0
> (2.423)
lo stato dei due fotoni deve essere autovettore di P per lautovalore 1, e quindi
deve essere descritto dalla combinazione lineare seguente
[2 dal
0
> =
1

2
([A > [B >) [2, P = 1 >=
=
1
2
([k, + > [ k, + > +[ k, + > [k, + >
[k, > [ k, > [ k, > [k, >) (2.424)
Come possiamo distinguerla, per esempio, da quella opposta, corrispondente allo
stato di parit`a +1 ?
Per esempio, se guardiamo il fotone che viaggia nel verso positivo dellasse z ed
osserviamo che ha una certa elicit`a denita , `e immediato che ne concludiamo
comunque che anche laltro fotone ha la stessa elicit`a e quindi non ci apprendiamo
nulla circa la parit`a dello stato.
Proviamo invece a vedere che succede se misuriamo lo stato di polarizzazione
del fotone che si muove nel verso positivo dellasse z lungo, per esempio, lasse x.
Poiche per la (2.384) e la (2.385) evidentemente `e

x
(

k) (

k, 1) =
1

2
_
(

k, ) (

k, +)
_
(2.425)
ecco che, se partiamo dallo stato [2, P = 1 > di cui sopra, allora se il fotone
che si muove nel verso positivo dellasse z viene osservato trovarsi nello stato di
81
polarizzazione lungo lasse x, ne segue che lo stato del fotone che si muove nel
verso negativo dellasse z, vista la (2.424) e la (2.425) deve essere il seguente
[(2) > =
1
2

2
([ k, > [ k, > [ k, + > [ k, + >)
=
1

2
([ k, > +[ k, + >) (2.426)
e dunque il suo stato di polarizzazione, sempre per le denizioni (2.384) e la
(2.385), risulta essere il seguente
(2) =
1
2
_
2i(

k, 2)
_
= i
y
(k) (2.427)
ovvero il fotone che viaggia lungo il verso negativo dellasse z deve risultare
polarizzato lungo y: in altri termini, la polarizzazione lineare dei due fotoni deve
risultare ortogonale.
Questo risultato `e una diretta conseguenza della parit`a dello stato di partenza:
se assumiamo infatti che questa sia +1, ovvero che
[2 > =
1

2
([A > +[B >) [2, P = +1 >=
=
1
2
([k, + > [ k, + > +[ k, + > [k, + > +
+ [k, > [ k, > +[ k, > [k, >) (2.428)
allora, se `e stata osservata la polarizzazione del fotone che viaggia nel verso
positivo dellasse z allineata lungo lasse x, lo stato del secondo fotone deve nec-
essariamente essere il seguente
[(2) > =
1
2

2
([ k, > +[ k, > [ k, + > [ k, + >)
=
1

2
([ k, > [ k, + >) (2.429)
e dunque il suo stato di polarizzazione deve risultare il seguente
=
1
2
_
2(

k, 1)
_
=
x
(k) (2.430)
ovvero le polarizzazioni lineari dei due fotoni devono, in questo caso, essere par-
allele.
Sperimentalmente si verica che le polarizzazioni sono ortogonali
89
, coerente-
mente con il fatto che P `e conservata e che il
0
`e pseudoscalare.
89
La polarizzazione di un fotone di alta energia viene inferita attraverso losservazione del
piano denito dalla coppia e
+
e

a cui esso d`a origine, che tende ad essere allineato, appunto,


con la direzione di polarizzazione lineare del gamma, come mostrato da N.M. Kroll e W. Wada
in Phys. Rev. 98, 1355 (1955).
82
2.2.4 Il campo di Dirac libero
Levoluzione del campo di Dirac
90
libero `e retta dalla lagrangiana
91
L =
i
2
[

) (

] m (2.450)
90
Le matrici

sono matrici 4 4 che anticommutano fra di loro, risultando (`e quella che
segue la loro denizione costitutiva !)

= 2

(2.431)
Per quanto riguarda la loro forma esplicita, useremo la rappresentazione di Dirac-Pauli, i.e.

0
=
_
I 0
0 I
_

i
=
_
0
i

i
0
_
(2.432)
essendo (
i
) le usuali matrici di Pauli, i.e.

1
=
_
0 1
1 0
_
,
2
=
_
0 i
i 0
_
,
3
=
_
1 0
0 1
_
(2.433)
Le

sono quindi tutte reali, eccetto la


2
che `e immaginaria pura.
Accanto alle matrici

, si denisce altres` la matrice reale


5
nel modo seguente

5
i
0

3
=
_
0 I
I 0
_
; (
5
)
2
= I (2.434)
Essa anticommuta con tutte le

.
La matrice
0
(come pure la
5
...) `e hermitiana, mentre le
i
sono antihermitiane (essendo le
matrici di Pauli, invece, ovviamente hermitiane...).
Da questo e dalla (2.431) segue immediatamente che

0
(

0
=

(2.435)
Venendo adesso alla legge di trasformazione sotto il gruppo di Poincare del campo di Dirac,
essa `e la seguente:
(a, ) : x x

= a + x (2.436)
(x)

(x

) = S() (x) (2.437)


ovvero, in termini delle trasformazioni unitarie U(a, ) che costituiscono la rappresentazione
del gruppo di Poincare denita sullo spazio degli stati del sistema (trasformazione attiva)
U
1
(a, ) (x) U(a, ) =

(x) = S() (
1
(x a)) (2.438)
da cui, equivalentemente
U(a, ) (x) U
1
(a, ) = S
1
() (x +a) (2.439)
La rappresentazione S() del gruppo di Lorentz non `e unitaria (non potrebbe mai esserlo trat-
tandosi di una rappresentazione non banale di dimensione nita di un gruppo non compatto),
infatti essa `e tale per cui
S()

=
0
S
1
()
0
S()

=
0
S(
1
)
0

0
S()

0
= S(
1
) (2.440)
Da questo fatto segue che, prendendo lhermitiana coniugata della (2.439) e ricordando che
(
0
)
2
= I, abbiamo
U(a, )

(x) U
1
(a, ) =

(x +a) S

(
1
)
U(a, )

(x) U
1
(a, )
0
=

(x +a)
0

0
S

(
1
)
0

U(a, )

(x) U
1
(a, ) =

(x +a) S() (2.441)
83
La rappresentazione spinoriale S() `e tale che
S() = exp
_
i
4

_
con

=
1
2i
[

];
S
1
()

S() =

;
Dalla denizione della rappresentazione S() discende direttamente che
siccome (

=
1
2i
[

] e risulta
0

0
=

, come abbiamo gi`a anticipato, risulta

0
S()

0
= S(
1
) S
1
() (2.442)
per una trasformazione attiva (v R(

) v)) denita dal vettore di rotazione



n,
risulta
S(

) = e

i
2

= cos(/2) I i(n

) sin(/2) (2.443)
dove

=
_
0
0
_
(2.444)
per un boost attivo (m(1, 0, 0, 0) m(1, vn)) denito dalla velocit`a v ( c = 1) nella
direzione n (trasformazione di Lorentz pura, senza rotazione degli assi), avendo denito
la rapidit`a y nel modo consueto, i.e.
y th
1
v (2.445)
risulta
S(v) = e

1
2
y n
= ch(y/2) I + (n ) sh(y/2) (2.446)
dove, per denizione, abbiamo posto
=
_
0
0
_
(2.447)
siccome la matrice
5
anticommuta con tutte del

, essa commuta con

ed `e quindi
scalare per trasformazioni di Lorentz, i.e. risulta
S
1
()
5
S() =
5
91
Al posto della lagrangiana (2.450) viene spesso usata la forma seguente, non simmetrica
nei campi e

L = (i

m) (2.448)
E immediato dimostrare che le due lagrangiane sono equivalenti fra loro, visto che la loro
dierenza `e una quadridivergenza dei campi, essendo appunto
L =
i
2
[

) + (

] =
i
2

] (2.449)
84
da cui si ricava appunto lequazione
92
di Dirac per e per

0
, cos` espressa
(i

m) = 0; i

+ m = 0 (2.451)
In prima quantizzazione, posto E
p

p
2
+m
2
, le soluzioni piane dellequazione
di Dirac hanno la forma
u( p) e
ipx
; v( p) e
ipx
(2.452)
dove gli spinori u( p) e v( p) soddisfano, rispettivamente, alle seguenti equazioni
93
(,p m)u( p) = 0 (2.453)
(,p +m)v( p) = 0 (2.454)
dove p (E
p
, p) ed abbiamo denito
94
,p p

.
Per quanto riguarda, poi, gli spinori u e v, essi soddisfano le stesse equazioni
degli spinori u e v, con la sola dierenza che adesso loperatore agisce sullo spinore
92
Osserviamo che, moltiplicando, per esempio, lequazione di Dirac per la a sinistra per
loperatore i

+ m otteniamo
(i
2

m
2
) = 0
La condizione

= 2

`e costitutiva della denzione delle proprio perche assicura


che la (come pure la ...) descriva una particella di massa m, i.e. soddis lequazione di
Klein-Gordon
(2+m
2
) = 0
Si osservi che questa equazione di K-G, comunque, avrebbe quattro soluzioni ad energia positiva
e quattro ad energia negativa, cio`e il doppio di quelle dellequazione di Dirac !
La cosa, naturalmente, non deve stupire visto che `e stata ottenuta iterando in un certo senso
lequazione di Dirac di partenza ...
93
Chiaramente, le equazioni (2.453) e (2.454) sono le equazioni algebriche in cui prende forma
lequazione di Dirac quando si vada in rappresentazione dellimpulso !
94
Ricordiamo alcune propriet`a algebriche degli operatori che stiamo trattando. Risulta
(, p m)(, p m) = (m , p)(m , p) =
= (p

m)(p

m) = p

2m , p +m
2
=
1
2
p

2m , p +m
2
= p
2
2m , p +m
2
=
= 2m
2
2m , p = 2m(m , p) (2.455)
mentre `e
(, p m)(, p m) = p

m
2
= 0 (2.456)
85
a destra, invece che a sinistra, i.e. risulta
95
u( p)(,p m) = 0 (2.461)
v( p)(,p + m) = 0 (2.462)
Gli spinori u( p) individuano soluzioni ad energia positiva, infatti
i

t
_
u( p) e
i px
_
= E
p
u( p) e
i px
(2.463)
a dierenza degli spinori v( p) che, invece, per la stessa ragione, individuano
soluzioni ad energia negativa: per entrambi i tipi di soluzione, poi, esistono due
componenti indipendenti dei relativi spinori, i quali, da ora in poi saranno quindi
individuati anche con un indice r opportuno, i.e.
u( p) u
(r)
( p); v( p) v
(r)
( p) r = 1, 2
La denizione esplicita degli spinori u e v che noi adotteremo `e la seguente
96
u
(r)
( p)
m+ ,p
_
m + E
p
u
(r)
0
u
(r)
( p) = u
(r)
0
m+ ,p
_
m +E
p
(2.464)
v
(r)
( p)
m ,p
_
m + E
p
v
(r)
0
v
(r)
( p) = v
(r)
0
m ,p
_
m + E
p
(2.465)
95
Dimostriamo, per esempio, la (2.461). Prendiamo dunque lhermitiana coniugata della
(2.453) e moltiplichiamola a destra per
0
.
Evidentemente si ha
[(, p m)u( p)]
+

0
= 0 (2.457)
ovvero
0 = u( p)
+
(, p m)
+

0
= u( p)
+

0
(, p m)
+

0
= u( p)
0
(, p m)
+

0
(2.458)
e siccome le
i
sono antiermitiane ed anticommutano con
0
, che, invece, `e hermitiana ed il suo
quadrato `e pari allidentit`a, abbiamo

0
(, p m)
+

0
= (, p m) (2.459)
per cui risulta inne che lequazione per u ha la forma seguente
[(, p m)u( p)]
+

0
= 0 u( p) (, p m) = 0 (2.460)
c.v.d.
96
Data la relazione (2.456), `e evidente che gli spinori u e v deniti rispettivamente dalle
(2.464) e (2.465) soddisfano le equazioni (2.453 ), (2.454 ), i.e. lequazione di Dirac. In pi` u, oc-
corre osservare che le denizioni in questione servono a ssare la normalizzazione delle soluzioni.
86
dove abbiamo posto
97
u
(1)
0
=
_
_
_
_
_
1
0
0
0
_
_
_
_
_
; u
(2)
0
=
_
_
_
_
_
0
1
0
0
_
_
_
_
_
; v
(1)
0
=
_
_
_
_
_
0
0
0
1
_
_
_
_
_
; v
(2)
0
=
_
_
_
_
_
0
0
1
0
_
_
_
_
_
(2.466)
per cui, denendo per comodit`a
w
(1)
=
_
1
0
_
; w
(2)
=
_
0
1
_
(2.467)
si ha
98
u
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
_
(m +E
p
) w
(r)
( p ) w
(r)
_
=
_
_
_
E
p
+ m w
(r)
_
E
p
m(n ) w
(r)
_
_
(2.469)
dove si `e usato il fatto che p =
_
E
2
p
m
2
n.
Per quanto riguarda, poi, gli spinori v
(r)
, ponendo adesso, in analogia con la
(2.467)
w
(1)
= w
(2)
=
_
0
1
_
; w
(2)
= w
(1)
=
_
1
0
_
(2.470)
dalla loro denizione
99
risulta che
v
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
_
( p ) w
(r)
(m + E
p
) w
(r)
_
=
_
_
_
E
p
m(n ) w
(r)
_
E
p
+ m w
(r)
_
_
(2.472)
e queste due relazioni (2.469) e (2.472) mostrano chiaramente come, nel limite di
bassa energia, le piccole e le grandi componenti degli spinori u e v si separino in
modo opposto.
97
Pu`o sembrare che la scelta (2.466) per quanto concerne le v sia quantomeno bizzarra. La
ragione `e che, come vedremo, nel sistema di quiete, `e proprio lo spinore associato a v
(1)
0
che
descrive lo stato di antiparticella di componente di spin s
z
= 1/2 (ovvero lo stato con energia
negativa con s
z
= 1/2), mentre quello associato a v
(2)
0
descrive quello con s
z
= 1/2.
98
Risulta infatti che, indicando con I lidentit`a in due dimensioni, esplicitamente risulta
(m+ , p) =
_
(m+E
p
)I p
p (mE
p
)I
_
; (m , p) =
_
(mE
p
)I p
p (m+E
p
)I
_
(2.468)
ed usando queste espressioni, le (2.469) e (2.472) seguono immediatamente dalle denizioni
(2.464) e (2.465), rispettivamente di u
(r)
( p) e v
(r)
( p).
99
Quanto ai vettori bidimensionali w
(i)
e w
(i)
, risulta
w
(i)
= (i
2
)
ji
w
(j)
w
(i)
= (i
2
)
ji
w
(j)
(2.471)
dove
2
`e la matrice di Pauli, generatore in SU(2) delle rotazioni intorno allasse y.
87
Gli spinori u e v descrivono lo stato di spin della particella/antiparticella e
giocano, in buona sostanza, lo stesso ruolo giocato, per esempio, dal quadrivet-
tore di polarizzazione

(p) del campo vettoriale carico W

.
Vediamo intanto quali sono le loro propriet`a di trasformazione sotto la rappresen-
tazione del gruppo di Lorentz S() denita, appunto, nello spazio degli spinori.
Iniziamo per questo dimostrando che, se
p
`e il boost di Lorentz denito dalla
(2.316), tale per cui, posto p (m, 0, 0, 0), allora
p
p = p, risulta semplicemente
u
(s)
(p) = S(
p
) u
(s)
( p); v
(s)
(p) = S(
p
) v
(s)
( p) (2.473)
Infatti, per i boosts di Lorentz puri (che agiscono, cio`e, senza ruotare gli assi)
posto
y th
1
v; n
v
v
(2.474)
dove v `e la velocit`a relativa fra i riferimenti, per la (2.446), sappiamo che risulta
S(v) = ch
y
2
I + (n ) sh
y
2
(2.475)
dove le matrici sono denite dalla (2.447). Nel nostro caso, abbiamo quindi
S(
p
) =
_
ch
y
2
sh
y
2
(n )
sh
y
2
(n ) ch
y
2
_
(2.476)
per cui, in termini dei vettori a due dimensioni w
(r)
deniti dalla (2.467), per
quanto concerne gli spinori u, abbiamo
S(
p
) u
(r)
( p) =

2m
_
ch
y
2
w
(r)
sh
y
2
(n ) w
(r)
_
(2.477)
Daltronde, in tutta generalit`a, risulta
ch = 2 ch
2

2
1 ch
2

2
=
1 + ch
2
ch

2
=

1 + ch
2
(2.478)
e si ha anche
1 th
2
=
1
ch
2

ch
2
=
1
1 th
2

(2.479)
Da questultima relazione, essendo, evidentemente, nel nostro caso thy = v, segue
che
chy =
1

1 v
2
= ch
y
2
=

1 +
2
=

1 + E/m
2
=

E + m
2m
(2.480)
88
Analogamente abbiamo
sh
y
2
=
_
ch
2
y
2
1 =

E +m
2m
1 =

E m
2m
(2.481)
per cui risulta inne che
S(
p
) u
(r)
( p) =
_
E + m w
(r)

E m (n ) w
(r)
_
= u
(r)
(p) (2.482)
come mostra la (2.469).
Per lo spinore v risulta analogamente che
S(
p
) v
(r)
( p) =

2m
_
sh
y
2
(n ) w
(r)
ch
y
2
w
(r)
_
(2.483)
dove w
(r)
sono i vettori di cui alla (2.470).
Per le considerazioni svolte in precedenza parlando degli spinori u, tenendo pre-
sente la (2.472), risulta altres` provato che
S(
p
) v
(r)
( p) = v
(r)
(p) (2.484)
Ma veniamo ora al caso generale, i.e. a valutare lespressione S() u
(s)
(p).
Abbiamo
S() u
(s)
(p) = S() S(
p
) u
(s)
( p) = S(
p
) S(
1
p
) S() S(
p
) u
(s)
( p) =
= S(
p
) S(
1
p

p
) u
(s)
( p) (2.485)
ma
1
p

p
1(, p) `e la rotazione di Wigner individuata da p e , che
abbiamo gia denito con la (2.338): come ogni rotazione, essa sar`a individuata
da un opportuno vettore

n, ed avremo allora, per la (2.443), che, in termini
di questo vettore, risulter`a
S(1(, p)) = cos(/2) I i sin(/2) (n

) (2.486)
dove le matrici

sono denite dalla (2.444).
Siccome S(R) `e evidentemente diagonale rispetto alle grandi/piccole componenti,
possiamo dunque denire in modo ovvio la matrice R(, n) di SU(2) corrispon-
dente alla rotazione 1(, p) nel modo seguente
R(, n) = cos(/2) I i sin(/2)(n ) R(, p) (2.487)
risulta allora
S(1(, p))u
(s)
( p) = R(, p)
ks
u
(k)
( p) (2.488)
89
e quindi, dalla (2.485), nalmente che
S() u
(s)
(p) = R(, p)
ks
u
(k)
(p) (2.489)
Per quanto riguarda poi lo spinore v, siccome le rotazioni sono diagonali
rispetto alle piccole e grandi componenti ed agiscono su di loro nello stesso modo,
la conclusione sarebbe esattamente la stessa di quella tratta per lo spinore u se,
nella denizione di v
(s)
(p), fosse stato scelto il vettore w
(s)
di cui alla (2.467),
invece del vettore w
(s)
di cui alla (2.470), legati fra loro da una rotazione di 180
0
intorno allasse y, essendo infatti
w
(r)
= (i
2
)
sr
w
(s)
w
(s)
= (i
2
)
rs
w
(r)
(2.490)
Si dimostra
100
allora che, in termini della stessa matrice R(, p) che compare nella
100
Dimostriamo la (2.504).
Applicando le stesse considerazioni svolte per u
(s)
(p), giungiamo evidentemente alla conclusione
per cui
S() v
(s)
(p) = S(
p
) S(1(, p)) v
(s)
( p) (2.491)
Ma, essendo 1 una rotazione, data la sua struttura (2.443), potr`a solo rimescolare gli spinori
v
(k)
( p), k = 1, 2 fra di loro, i.e. necessariamente dovr`a risultare
S(1(, p)) v
(s)
( p) = M
rs
v
(r)
( p) S() v
(s)
(p) = M
rs
v
(r)
(p) (2.492)
dove M sar`a una matrice 2 2 opportuna, che adesso vogliamo determinare.
A questo scopo, osserviamo che, ponendo
(i
2
)
sa
v
(s)
( p) v
(a)
(2.493)
data la (2.490)-destra, risulta che questo spinore `e denito in termini del vettore w
(a)
esatta-
mente come u
(a)
( p) (a parte linversione grandi/piccole componenti, irrilevante per le consider-
azioni che stiamo svolgendo vista la struttura diagonale di S(1)), per cui possiamo senzaltro
concludere che
S(1(, p)) v
(a)
= R
ba
v
(b)
(2.494)
ovvero che
(i
2
)
sa
S(1(, p)) v
(s)
( p) S(1(, p)) v
(a)
= R
ba
v
(b)
R
ba
(i
2
)
tb
v
(t)
( p) (2.495)
Sostituendo allora nella (2.491), abbiamo
(i
2
)
sa
S() v
(s)
(p) = (i
2
)
sa
S(
p
) S(1(, p)) v
(s)
( p) = S(
p
)
_
(i
2
)
sa
S(1(, p)) v
(s)
( p)
_
=
= S(
p
)
_
R
ba
(i
2
)
tb
v
(t)
( p)
_
= R
ba
(i
2
)
tb
v
(t)
(p) (i
2
R)
ta
v
(t)
(p) (2.496)
ma, per la (2.492), deve essere anche che
S() v
(s)
(p) = M
rs
v
(r)
(p) (i
2
)
sa
S() v
(s)
(p) = (i
2
)
sa
M
rs
v
(r)
(p)
(M i
2
)
ra
v
(r)
(p) (2.497)
90
(2.489), cio`e dellelemento R(, p) di SU(2) denito dalla rotazione di Wigner
1(, p)
1
p

p
(2.503)
risulta adesso
S() v
(s)
(p) = R

(, p)
ks
v
(k)
(p) (2.504)
Quanto inne agli spinori u e v, siccome vale lidentit`a
0
S

()
0
= S
1
(),
`e facile dimostrare da quanto precede che risulta
u
(s)
( p) S
1
() = R(, p)

ks
u
(k)
(

p) (2.505)
v
(s)
( p) S
1
() = R(, p)
ks
v
(k)
(

p) (2.506)
Dalle denizioni (2.464) e (2.465) segue inoltre che gli spinori u e v soddisfano
le relazioni algebriche seguenti
101
u
(s)
( p) u
(r)
( p) = 2m
sr
(2.507)
e quindi, dal confronto della (2.496) con la (2.497), abbiamo inne che deve essere
(M i
2
) = (i
2
R) M = (i
2
) R(i
2
) =
2
R
2
(2.498)
Daltronde, la rotazione R R(, p) di SU(2) avr`a necessariamente la struttura usuale di una
rotazione, i.e. se n individua lasse di rotazione intorno a cui si procede per un angolo , sar`a
R = e

i
2
n
= I cos(/2) i(n )sin(/2) (2.499)
per cui

2
R
2
= I cos(/2) i[n (
2

2
)]sin(/2) (2.500)
Daltronde `e facile vericare che

i
=
2

2
(2.501)
visto che
2
e lunica matrice di Pauli immaginaria pura e che le altre due anticommutano con
essa. Dunque
M =
2
R
2
= e
i
2

= R

(2.502)
che dimostra, appunto, la (2.504).
101
Dalla denizione (2.464), usando la (2.455) e la (2.469), segue immediatamente che
u
(s)
(p) u
(r)
(p) = u
(s)
(0)
(, p +m) (, p +m)
m+E
p
u
(r)
(0) =
=
2m
m+E
p
u
(s)
(0) (, p +m) u
(r)
(0) = 2m
rs
la quale dimostra appunto la (2.507).
Un altro modo per arrivare alla stessa conclusione `e quello di osservare che uu `e scalare per
trasformazioni di Lorentz, data la (2.473), e dunque basta valutarlo nel sistema del centro di
91
u
(s)
( p) u
(r)
( p) = 2E
p

sr
(2.508)
v
(s)
( p) v
(r)
( p) = 2E
p

sr
(2.509)
v
(s)
( p) v
(r)
( p) = 2m
sr
(2.510)
Passiamo adesso a denire i proiettori

sugli stati di energia positiva e


negativa. Dalla denizioni delle u e delle v, unitamente alle (2.455) e (2.456),
risulta evidente che questi proiettori, una volta ssato il quadrimpulso p

, non
possono che essere i seguenti

(p) =
m ,p
2m
(2.511)
massa dove, evidentemente, esso vale proprio 2m
rs
Veniamo ora alla dimostrazione esplicita della (2.508). Per lequazione di Dirac, si ha
u(p) (, p m) = 0 = (, p m) u(p)
e quindi risulta
u(p) [(, p m)

(, p m)] u(p) = 0
ovvero
2m u(p)

u(p) u(p), p,

u(p) = 0
daltronde
, p,

= p

= p

= 2p

dunque
2m u(p)

u(p) 2p

u(p) u(p) = 0
la quale ci dice che u(p)

u(p) =
p

m
u(p) u(p) ovvero che u(p)

u(p) `e un quadrivettore, visto


che prima abbiamo dimostrato che u(p) u(p) `e uno scalare.
Va notato ancora una volta che il fatto che u(p)

u(p) sia un quadrivettore potevamo dedurlo


anche direttamente, infatti, sempre per la (2.473), risulta
u(p)

u(p) = u( p) S
1
(
p
)

S(
p
) u( p) = (
p
)

.
u( p)

u( p)
Daltronde, per come sono deniti, u
(s)
( p)

u
(r)
( p) = (2m, 0, 0, 0)
rs
= 2 p
rs
e dunque
ritroviamo appunto che vale la relazione
u
(r)
(p)

u
(s)
(p) = 2p

rs
Facendo allora = 0, si ottiene inne la (2.508).
Analogamente si procede poi nei casi (2.509) e (2.510).
92
Infatti
102

+
+

= I (2.514)
(

)
2
=

(2.515)

= 0 (2.516)

+
u = u;
+
v = 0 (2.517)

u = 0;

v = v (2.518)
ovvero essi proiettano rispettivamente sugli stati individuati dagli spinori u(p)
(il proiettore
+
(p)), che descrivono, in prima quantizzazione, stati con energia
positiva e su quelli individuati dagli spinori v(p) (il proiettore

(p)), che, sempre


in prima quantizzazione, sono associati agli stati con energia negativa.
Un altro modo di rappresentare questi proiettori (teorema di Casimir) `e il
seguente
103
(
+
)


1
2m

r
u
(r)

( p) u
(r)

( p) =
1
2m

r
_
u
(r)
( p) u
(r)
( p)
_

(2.519)
(


1
2m

r
v
(r)

( p) v
(r)

( p) =
1
2m

r
_
v
(r)
( p) v
(r)
( p)
_

(2.520)
Vediamolo nel caso di
+
: dalla denizione, risulta
(
+
)

=
1
2m(m + E
p
)
_

r
(,p + m)u
(r)
0
u
(r)
0
(,p +m)
_

=
=
1
2m(m + E
p
)
_
(,p + m)
_

r
u
(r)
0
u
(r)
0
_
(,p + m)
_

(2.521)
ma in rappresentazione di Dirac-Pauli risulta (gli u
0
sono reali ...)

r
u
(r)
0
u
(r)
0
=
1 +
0
2

r
u
(r)
0
u
(r)
0
(2.522)
dunque
(
+
)

=
1
2m(m + E
p
)
(,p + m)
1 +
0
2
(,p + m) =
=
1
2m(m + E
p
)
_
1
2
(,p + m)(,p + m) +
1
2
(,p + m)
0
(,p +m)
_
(2.523)
102
Si osservi che, poiche per la (A.9) risulta che (

=
0

0
, ne segue che (
0

0
= 1 ...)
(

=
0

0
(2.512)
e dunque, data comunque una soluzione , se deniamo

, risulta che

0
=

0
=

0
=

(2.513)
ovvero i proiettori

agiscono nella stessa forma sia sulle che sulle



.
103
La sommatoria sullindice r `e estesa, ovviamente, da 1 a 2.
93
Daltronde, tenendo conto delle propriet`a di anticommutazione delle matrici gamma,
risulta

0
(,p +m) = m
0
+ p
0

0
+ p
i

i
= m
0
+ p
0

0
p
i

0
=
= m
0
+ 2p
0

0
,p
0
= 2E
p
+ (m ,p)
0
(2.524)
quindi, usando anche la (2.455), si ha inne che

+
=
1
2m(m + E
p
)
_
m(,p + m) +
1
2
(,p + m)
_
2E
p
+ (m ,p)
0
_
_
=
=
1
2m(m + E
p
)
m(,p + m) + E
p
(,p + m) =
,p + m
2m
(2.525)
Analogamente si dimostra che risulta altres`
104

=
,p + m
2m
(2.527)
Torniamo adesso alle soluzioni dellequazione di Dirac. Noi sappiamo che,
ssato un impulso spaziale qualunque p, esse sono quattro, per cui `e ragionevole
aspettarci che potranno esistere altri operatori di proiezione i quali
commutano con

;
separano le soluzioni r = 1, 2.
Daltronde, queste soluzioni, distinte dallindice r, hanno a che fare con le due
possibili direzioni di polarizzazione dello spin, per cui ci dobbiamo attendere
che questi operatori

siano una sorta di generalizzazione del proiettore non


relativistico dello spin che, nella direzione del generico versore n, come `e noto, `e
dato, a seconda che il verso sia quello di n oppure il suo opposto, da

n

1 n
2
(2.528)
Il primo problema da risolvere, ovviamente, riguarda il modo di generalizzare
la direzione n in cui eettuare la proiezione: se vogliamo rendere la denizione
covariante
105
occorre che questa sia denita tramite un quadrivettore che, nel
104
Si ricordi che, pur essendo anche in questo caso gli spinori v
0
reali, risulta per`o

r
v
(r)
0
v
(r)
0
=
1
0
2

r
v
(r)
0
v
(r)
0
(2.526)
105
Come vedremo, questa condizione, in generale, non sar`a possibile realizzarla per ogni
trasformazione di riferimento, ma solo per le trasformazioni da e verso il CM.
94
sistema del centro di massa individui una direzione spaziale, ovvero sia della
forma (0, n). Questa richiesta `e praticamente gi`a suciente allo scopo, infatti ci
dice che il quadrivettore n

che stiamo cercando dovr` a essere tale che


n

= 1; n

= 0 (2.529)
Queste condizioni restringono i gradi di libert`a su n

a solo due, e questo `e


appunto il numero di gradi di libert`a che ci aspettiamo per n

, visto che una


direzione nello spazio `e ssata in termini di soli due angoli. Osserviamo altres`
che le condizioni (2.529) non possono ssare il segno del quadrivettore n, e questa
ambiguit` a di segno corrisponde ai due versi possibili associati alla direzione data.
Proviamo dunque, tentativamente, a denire i proiettori di spin nel modo seguente

=
1
2
(1
5
,n) (2.530)
dove
5
, come si `e gi`a detto, `e denita dalla (2.434). Risulta
106
allora quanto
106
Iniziamo dimostrando la (2.538).
Si ha (larbitrariet`a di segno `e presente in entrambi i proiettori ...)
_
1
5
, n
2
,
m , p
2m
_
=
1
4m
[
5
, n, , p] (2.531)
ma
[
5
, n, , p] = n

(
5

) (2.532)
e poiche
5
anticommuta con le

, ne segue che
[
5
, n, , p] = n

5
(

) = n

= 2
5
n

= 0 (2.533)
che prova quindi la (2.538).
Passiamo adesso a dimostrare la (2.539). Risulta
1
5
, n
2

1
5
, n
2
=
1 2
5
, n +
5
, n
5
, n
4
(2.534)
ma

5
, n
5
, n = n

= n

(
5
)
2

= n

1
2

= n

= 1 (2.535)
per cui
1
5
, n
2

1
5
, n
2
=
2 2
5
, n
4
=
1
5
, n
2
(2.536)
che prova appunto la (2.539).
Quanto poi alla (2.540), essa `e evidente. Passando quindi alla (2.541), essa segue dalla (2.535),
infatti
1
5
, n
2

1
5
, n
2
=
1
5
, n
5
, n
4
= 0 (2.537)
95
segue
[

] = 0 (2.538)
(

)
2
=

(2.539)

+
+

= I (2.540)

= 0 (2.541)
Gli operatori
107

cos` deniti hanno quindi le caratteristiche di proiettori che


commutano con le

.
Proviamo adesso a vedere quali sono le loro propriet`a di trasformazione nel pas-
sare dal sistema del Laboratorio, dove limpulso della particella `e p

ed il proiet-
tore `e individuato dal quadrivettore n

, al sistema del CM.


Per ssare le idee, occupiamoci di
+
e supponiamo, per esempio, che sia

+
_

s
u
(s)
( p)
_
=
s
u
(s)
( p) (2.546)
Il secondo membro dellequazione (2.546) pu`o, per`o, scriversi anche come

s
u
(s)
( p) =
s
S(
p
) u
(s)
( p) = S(
p
)
_

s
u
(s)
( p)
_
(2.547)
mentre, per quanto riguarda il primo membro, abbiamo

+
_

s
u
(s)
( p)
_
=
+
_
S(
p
)
_

s
u
(s)
( p)
__
=
= S(
p
)S
1
(
p
)
+
S(
p
)
_

s
u
(s)
( p)
_
(2.548)
107
Anche per i proiettori

vale la stessa conclusione gi`a tratta per i proiettori

ovvero
che essi agiscono nella stessa forma sia sulle che sulle

. Infatti
(

=
_
1
5
, n
2
_

=
_
1 , n

5
2
_
(2.542)
ma, sia per il fatto che

5
=
5
che per il fatto che (cfr. (2.435)) (

=
0

0
, unitamente
al fatto che
5
anticommuta con le

, ne segue che
, n

5
= n

5
= n

5
= n

0
=
0

5
, n
0
(2.543)
e dunque, essendo
0

0
= 1, risulta che
(

=
_
1 , n

5
2
_
=
0

0
(2.544)
per cui, assegnata comunque una soluzione , se deniamo

, risulta appunto che

0
=

0
=

0
=

(2.545)
96
e dal confronto delle due espressioni abbiamo quindi che
S
1
(
p
)
+
S(
p
)
_

s
u
(s)
( p)
_

s
u
(s)
( p)
_
=
s
u
(s)
( p) (2.549)
ovvero il fatto che
s
u
(s)
( p) sia proiettato in se dal proiettore
+
`e equivalente
a dire che il suo stato trasformato nel CM `e trasformato in se dalloperatore

:
questultimo, in buona sostanza, rappresenta nel CM quello che il proiettore
+
rappresenta nel Laboratorio. Ma le propriet`a di trasformazione delle matrici

e
5
sotto la rappresentazione spinoriale dicono che
S
1
()
5
n

S() = n

5
S
1
()

S() =
5

.
n

=
5
(
1
n)

(2.550)
la quale consente di concludere inne che

`e esso stesso un proiettore del tipo di


+
, individuato dal quadrivettore

1
p
n,
descrive nel CM la stessa proiezione descritta nel sistema del Laboratorio
dal proiettore
+
.
Il passaggio Lab CM attraverso il boost
1
p
si manifesta dunque sul proiet-
tore
+
in modo covariante.
Vediamo adesso che i proiettori

nel CM coincidono proprio con proiettori di


spin non relativistici
n
!
Infatti, nel riferimento di quiete, evidentemente, deve essere
n

= (0, n) con [n[


2
= 1 (2.551)
e dunque
,n = n
i

i
= n
i

i
=
_
0 n
n 0
_
(2.552)
ovvero risulta
1
2
(1
5
,n) =
_
1n
2
0
0
1n
2
_
(2.553)
da cui segue, in particolare, che, posto n = (0, 0, 1), risulta

+
=
_
_
_
_
_
1 0 0 0
0 0 0 0
0 0 0 0
0 0 0 1
_
_
_
_
_
;

=
_
_
_
_
_
0 0 0 0
0 1 0 0
0 0 1 0
0 0 0 0
_
_
_
_
_
(2.554)
97
e dunque
108
gli stati u
(1)
0
e v
(1)
0
sono proiettati in se stessi da
+
mentre sono
annichilati da

e, viceversa, gli stati u


(2)
0
e v
(2)
0
sono proiettati in se stessi da

mentre sono annichilati da


+
, coerentemente con il fatto che, sia per gli stati
di particella che di antiparticella, r = 1 individua lautostato della componente z
dello spin con autovalore +1/2 e r = 2 quello con autovalore 1/2, i.e.
u
(1)
s
z
= +1/2; u
(2)
s
z
= 1/2 (2.555)
v
(1)
s
z
= +1/2; v
(2)
s
z
= 1/2 (2.556)
Linteresse di aver scritto il proiettore di spin

nella forma (2.530) sta


nel fatto che, come si `e gi`a osservato, esso `e covariante per boosts di Lorentz
Lab CM e quindi leetto del proiettore pu`o essere valutato facilmente in ogni
riferimento inerziale, riportandoci al sistema del CM con il boost opportuno.
Ma che succede, in generale, per quanto riguarda la forma del proiettore, nel
passaggio da un riferimento inerziale ad un altro, che non sia quello del CM ?
Potrebbe sembrare che, di nuovo, basti trasformare n

usando la trasformazione
di Lorentz che connette i due riferimenti ... ma purtroppo non `e cos` !
Supponiamo di partire dunque da un sistema inerziale dove il quadrimpulso della
particella `e p

ed il quadrivettore di spin che ci interessa `e n

.
Se eettuiamo una trasformazione di Lorentz , per cui il quadrimpulso della
particella diventa p

= p, quale deve essere il quadrivettore n

che individua lo
stesso proiettore di spin gi`a individuato da n ?
Come abbiamo visto, la prescrizione `e che i boosts inversi deniscano nel CM lo
stesso quadrivettore, i.e.

1
p
n

=
1
p
n n

=
p

1
p
n (2.557)
La trasformazione che dovevamo individuare `e dunque proprio
p

1
p
!
Ma come `e fatta ?
Chiaramente se la facciamo agire sul quadrivettore p essa lo trasforma in p,
dunque
1

p

1
p
lascia p invariato e quindi deve essere della forma seguente

1

p

1
p
=
p
R
1
p
(2.558)
dove R `e a priori una rotazione opportuna che, nel caso nostro, come adesso
vedremo, risulta essere proprio linversa della rotazione di Wigner 1(p, ).
Infatti, dalla equazione precedente, si ricava subito che
R =
1
p

1

p
=
_

1
p

p
_
1
= 1(p, )
1
(2.559)
108
Come mostra la (2.553), la forma dei proiettori di spin

sulle grandi e sulle piccole


componenti degli spinori `e opposta: questa `e la ragione delle scelte apparentemente anomale
di v
(1)
0
e v
(2)
0
, ottenuti per rotazione di 180
0
intorno allasse y (i.e. attraverso la rotazione i
y
)
degli spinori a due componenti che deniscono, rispettivamente, u
(1)
0
e u
(2)
0
.
Lopportunit`a della denizione delle v
(r)
0
sar`a ancora pi` u evidente allorche considereremo, tra
breve, la forma che assume la simmetria di coniugazione di carica sulle soluzioni dellequazione
di Dirac.
98
per cui, in conclusione, se n individua il proiettore di spin laddove il quadrimpulso
della particella `e p ed n

vogliamo sia quello che individua lo stesso proiettore


laddove il quadrimpulso della particella `e p, allora n

si ottiene da n attraverso
la trasformazione di Lorentz

_

p
1(p, )
1

1
p
_
(2.560)
la quale coincide quindi con solo se la rotazione di Wigner che compare nella
sua denizione `e la rotazione identica, ovvero se `e esso stesso un boost che
avviene nella direzione di p, senza ruotare gli assi.
Vediamo adesso di arrivare ad una rappresentazione parametrica signicativa
del quadrivettore di spin n

.
Iniziamo dimostrando che se p

`e il quadrimpulso di una particella di massa m e


k

`e un qualunque quadrivettore light-like, allora possiamo sempre trovare uno ed


un solo (a parte il segno) quadrivettore di polarizzazione n

della forma seguente


n

= p

+ k

(2.561)
che soddisfa, quindi, le condizioni di cui alla (2.529).
Cominciamo ad imporre la condizione di ortogonalit`a con il quadrimpulso: si ha
np = 0 m
2
+ (pk) = 0 =
m
2
(pk)
(2.562)
Daltronde, dalla condizione di normalizzazione di n, si ricava che deve anche
essere
nn = 1
2
m
2
+ 2 (pk) = 1 (2.563)
e sostituendo allora la (2.562) nella (2.563), si ha

2
m
2
= 1 =
1
m
(2.564)
e, di conseguenza
109
=
m
(pk)
(2.565)
109
Si noti che il prodotto scalare (pk) non pu`o, in nessun caso, essere nullo. Esso `e infatti un
invariante di Lorentz e nel riferimento in cui la particella `e ferma (riferimento del CM) esso vale
m

k
0
, dove abbiamo indicato con (

k
0
,

k) la forma assunta dal quadrivettore k

nel riferimento
del CM. Dalle propriet`a elementari dei vettori time-like, sappiamo che, necessariamente,

k
0
,= 0
perch`e un quadrivettore light-like non pu`o mai avere la componente temporale nulla, in nessun
riferimento.
99
Abbiamo cos` trovato che il problema che ci eravamo posti ha soluzione, anzi ne
ha due opposte
110
, che sono
n

=
1
m
_
m
2
(pk)
k

_
(2.566)
Volendo usare questi quadrivettori per denire il proiettore di spin, il fatto di av-
erne trovati due opposti non amplia il numero delle soluzioni indipendenti perche,
evidentemente, si ha

(n

) =

(n

)
Dati p

e k

in un riferimento assegnato, possiamo dunque, senza perdita alcuna


di generalit`a, limitarci a considerare i soli quadrivettori di spin n

di cui alla
(2.566), corrispondenti alla sola scelta di = 1/m, i.e.
n

=
1
m
_
m
2
(pk)
k

_
(2.567)
anche se, come vedremo, `e pi` u comodo mantenere comunque entrambe le scelte
possibili di , ovvero entrambi i segni come dalla (2.566).
Per conoscere, in generale, quale direzione di polarizzazione `e individuata da
questa soluzione, occorrer`a riportarsi nel centro di massa senza ruotare gli assi
e cio`e sar`a necessario applicare ad n

linversa della trasformazione di Lorentz


denita dalla (2.316), cio`e il boost
1
p
tale che
1
p
p = (m, 0, 0, 0) p.
Come abbiamo appreso a suo tempo, la matrice
1
p
`e cos` denita

1
p
=
_
_
_
_
_
_
E
m

p
x
m

p
y
m

p
z
m

p
x
m
1 +
p
x
p
x
m(E+m)
p
x
p
y
m(E+m)
p
x
p
z
m(E+m)

p
y
m
p
y
p
x
m(E+m)
1 +
p
y
p
y
m(E+m)
p
y
p
z
m(E+m)

p
z
m
p
z
p
x
m(E+m)
p
z
p
y
m(E+m)
1 +
p
z
p
z
m(E+m)
_
_
_
_
_
_
(2.568)
In questo modo, evidentemente

1
m
p

(1, 0, 0, 0) (2.569)
mentre, indicando con

k

lespressione assunta dal quadrivettore k nel riferimento


del CM denito a partire dal riferimento del Laboratorio attraverso la trasfor-
mazione
1
p
, avremo
m
2
m(pk)
k

k
0

= (1,

k
0
) (2.570)
110
Il fatto di aver trovato due soluzioni opposte `e gi`a scritto nelle equazioni (2.529) che denis-
cono il quadrivettore n

: esse non possono distinguerne il segno, quindi se n

`e soluzione, allora
anche n

lo `e.
Su questo punto ritorneremo, comunque, pi` u oltre.
100
e dunque risulta che, nel CM, il quadrivettore n

che descrive la direzione di


polarizzazione (2.567) diventa
n

(0, ), dove

k
0
(2.571)
per cui, in conclusione, avendo scelto n

nella forma (2.567), `e unicamente la


parte spaziale del quadrivettore k

vista nel sistema di riferimento del CM a


denire la direzione ed il verso nel quale viene eettuata la proiezione dello spin
dalloperatore
=
1 +
5
,n
2
ed il proiettore

diventa, in questo senso, ridondante


111
.
111
La scelta (2.567) di limitarsi ad usare solo il segno positivo nella (2.566), come abbiamo gi`a
osservato, non conduce a nessuna limitazione sui possibili valori di e quindi essa `e in grado,
a priori, di descrivere la proiezione dello spin in qualunque direzione.
Larbitrariet`a nella scelta del segno nella (2.566) deve essere dunque una specie di ridondanza...
Cerchiamo di vederne meglio il signicato e la ragione per la quale `e meglio mantenerla !
Immaginiamo quindi di aver ssato in modo arbitrario la direzione del versore nel riferimento
del CM. Costruiamo dunque il quadrivettore light-like

(1, ) (2.572)
e quindi poniamo
k = (p)

k (2.573)
dove (p) = (p
0
, p) =
1
(p
0
, p) essendo
1
(p) il boost denito dalla (2.568).
Evidentemente allora (si ricordi che, per denizione p k = p

k = m )
n

=
1
m
_
m
2
(pk)
k

_
= k

m
(2.574)
individua la polarizzazione lungo nel riferimento dove il quadrimpulso della particella `e p

.
Ma noi sappiamo anche che n

(segno negativo nella (2.566) ) individua la polarizzazizone


opposta, i.e.
k

m
(2.575)

p

m
k

(2.576)
Per`o il proiettore nella direzione , secondo la denizione di cui sopra, dovrebbe essere costru-
ito a partire dal quadrivettore light-like (che ovviamente non `e lopposto del quadrivettore

k
denito dalla (2.572 !)

(1, ) (2.577)
101
Lespressione generale del quadrivettore di spin che abbiamo studiato per le
particelle di Dirac massive
n

=
1
m
_
m
2
(p q)
q

_
(2.584)
consente anche di inferire
112
il comportamento della polarizzazione nel caso di
massa nulla, che assumeremo di raggiungere passando al limite per .
Iniziamo osservando che, nel riferimento assegnato dove
p

= E (1,

) m (1,

) (2.585)
denendo poi, analogamente a quanto sopra,
k

= (p)

k

(2.578)
e quindi ponendo (segno positivo nella (2.566))
n

=

k

m
(2.579)
Quale `e dunque il legame fra i due quadrivettori
p

m
k

e

k

m
?
La risposta `e che essi coincidono.
Possiamo vedere questo in vari modi, per esempio applicando loro il boost
1
(p), abbiamo

1
(p)
_
p

m
k

_
= (1,

0) (1, ) = (0, ) (2.580)

1
(p)
_

m
_
= (1, ) (1,

0) = (0, ) (2.581)
Siccome il boost `e una trasformazione invertibile, `e provato che
p

m
k

=

k

m
.
Un altro modo per dimostrare la stessa cosa fa uso del fatto che, dalla loro denizione, risulta
k

+k

= (p)(2,

0) =
2
m

p
p =
2
m
p

(2.582)
e quindi abbiamo che
n

() = k

m
= (k

+k

) k

m
=
=
2
m
p

m
=
p

m
k

= n

() (2.583)
Concludendo, se `e vero che nella (2.566) potremmo certamente limitarci ad un solo segno,
mantenendo il doppio segno questo, pur non ampliando le soluzioni possibili, facilita, per es-
empio, lindividuazione del quadrivettore n

() che proietta lo spin nella direzione opposta a


quello in cui lo proietta n

(), potendo porre, semplicemente n

() = n

() .
112
Il limite in questione va preso, comunque, con grande cautela perche esso conduce ad un
risultato che viola sia la condizione n p = 0 che quella per cui n n = 1. Questo accade
perche la condizione di massa nulla, in realt`a, non `e raggiungibile attraverso unoperazione di
limite a partire dal caso m ,= 0 ...
102
possiamo sempre scegliere il quadrivettore
113
light-like che compare nella (2.584)
nel sistema del laboratorio, in modo che sia
q

= (1, n) (2.586)
con n versore a priori qualsiasi, in quanto, per la (2.584) n

non cambia sotto la


trasformazione q

con reale qualsiasi non nullo. Risulta allora


n

=
_
m
m(1

n)
(1, n) (1,

)
_
=
=
_
1

1
1 cos
(1, n) (1,

)
_
(2.587)
Chiaramente, se

ed n non sono paralleli e concordi, ovvero se cos ,= 1, il primo
termine nellespressione (2.587) diventa trascurabile nel limite in cui e
dunque risulta
n

m
(2.588)
ovvero n

nisce per descrivere solo comunque polarizzazioni longitudinali.


Questo accade anche se cos = 1, i.e. quando

= n.
In questo caso infatti, nel limite in cui 1, risulta
n

=
_
1

1
1
(1, n) (1,

)
_
=
=
_
1

1
1
(1,

) +
1

1
1
(0, (1 )n) (1,

)
_

(1,

)
_
1
(1 )

_
= (1,

)
1
2
(1 )
(1 )
(2.589)
ma
1
2
(1 ) = 1
1
1
2
=
1
2
1 +
1
2
=
2
(1 )
e dunque anche in questo caso, nel limite ultrarelativistico risulta
n

(1,

)
1
2
(1 )
(1 )
= (1,

)

2
(1 )
(1 )
=
= (1,

)
p

m
(2.590)
113
Si ricordi che n non fornisce la direzione in cui punta lo spin descritto da n

: per conoscerla
occorre valutare la parte spaziale del quadrivettore ottenuto da q

attraverso il boost
1
(p)
che manda nel riferimento di quiete ovvero che trasforma il quadrimpulso p

in (m, 0, 0, 0).
103
Prima di passare ad altro argomento, vogliamo ribadire ancora una volta che
queste conclusioni non sono rigorose e costituiscono una sorta di forzatura che ha
solo il senso di darci una guida circa quello che possiamo attenderci riguardo alla
polarizzazione delle particelle di massa nulla.
Infatti, nche m ,= 0, i quadrivettori (2.587) sono in grado di descrivere polariz-
zazioni in qualsiasi direzione dello spazio (e non solo quelle longitudinali...), per
qualunque valore nito di !
Un proiettore di spin molto interessante `e certamente quello che proietta su
stati di elicit`a denita, ovvero nella direzione di moto della particella.
Per quanto abbiamo detto, evidentemente, ssato comunque il quadrimpulso della
particella p

= (E, p), occorrer`a cercare un quadrivettore space-like di modulo


unitario n

che, nel riferimento del CM, punti proprio nella direzione di p.


Cerchiamolo del tipo (2.561), avendo posto
k

(p, p) (2.591)
Per quanto detto sopra, dalla (2.566), segue che la soluzione del tipo cercato sar`a
n

=
1
m
_
m
2
(pk)
k

_
(2.592)
Vediamo se fa al caso nostro !
Intanto osserviamo che
(kp) = Ep p
2
= p(E p) = p(E p)
E + p
E + p
=
m
2
p
E + p
(2.593)
e quindi risulta
114
n

=
1
m
_
E + p
p
k

_
=
1
m
(p , En) (2.595)
dove
n
p
p
(2.596)
114
Infatti si ha
n

=
1
m
_
E +p
p
k

_
=
1
m
E +p
p
(p, p)
1
m
p

=
=
1
m
(E +p, (E +p)n)
1
m
(E, p) =
1
m
(p, En) (2.594)
104
Applichiamogli ora il boost di Lorentz (2.568) per vedere che forma esso assume
nel riferimento del CM in modo da determinare la direzione in cui agisce il
proiettore di spin: si ha
115

1
m
p

(1, 0, 0, 0)
E + p
mp
k

E + p
mp
E p
m
k

=
1
p
(p, p) (1, n) dove n
p
p
per cui

1
p
n

= (0, n) (2.599)
e dunque n

`e proprio il quadrivettore che cercavamo per individuare i proiettori


di elicit`a

.
Ma vediamo adesso come si pu`o esplicitare meglio lazione di questi proiettori
direttamente sugli spinori di Dirac. Osserviamo che
k

= p

(E p, 0, 0, 0) (2.600)
e quindi risulta
n

=
1
m
_
E + p
p
p

_

E + p
mp
(E p) (1, 0, 0, 0) =
=
1
m
E + p p
p
p

m
2
mp
(1, 0, 0, 0) =
E
mp
p

m
p
(1,

0) (2.601)
Evidentemente si ha allora che
,n n

=
E
mp
,p
m
p

0
(2.602)
115
Si dimostra infatti facilmente che, se k `e dato dalla (2.591) e
1
p
dalla (2.568), allora
risulta

1
p
k =
E p
m
k
Infatti, data la (2.600) e vista la prima colonna della (2.568), abbiamo che

1
p
k = p (E p)
1
m
(E, p) = (mE
E p
m
,
E p
m
p) (2.597)
ma
m
E(E p)
m
=
m
2
E
2
+Ep
m
=
m
2
m
2
p
2
+Ep
m
=
E p
m
p
per cui `e cos` dimostrato che eettivamente risulta

1
p
k =
E p
m
(p, p) =
E p
m
k (2.598)
105
Ne segue quindi che, quando questo operatore viene applicato, per esempio, alla
soluzione u( p) dellequazione di Dirac, essendo
,p u( p) = mu( p) (2.603)
risulta
,nu( p) =
E
mp
mu( p)
m
p

0
u( p) =
E
p
u( p)
m
p

0
u( p) (2.604)
per cui abbiamo

u( p)
1
5
,n
2
u( p) =
1
2
_
1
5
_
E
p

m
p

0
__
u( p) (2.605)
Come si vede, quindi, nel limite ultrarelativistico in cui E + (e con-
seguentemente E/p 1), i.e. nel limite in cui la massa m diventa trascurabile
rispetto allenergia E della particella, si ha che i proiettori

, sugli spinori u( p),


diventano
116
tale per cui

u( p)
1
5
2
u( p) (2.627)
116
E istruttivo vedere pi` u da vicino le implicazioni della (2.627).
Supponiamo, infatti, di considerare uno stato u( p) =
s
u
(s)
( p) con [
1
[
2
+[
2
[
2
= 1, ovvero il
generico stato di una particella di Dirac vista nel suo riferimento di quiete.
Usando i proiettori

deniti dalla (2.632), possiamo scomporre lo stato in questione nelle sue


componenti chirali, ponendo
u( p) =
+
u( p) +

u( p) u
+
( p) +u

( p) (2.606)
Data la struttura di
5
, i due vettori u

( p) sono tali che


u

( p) =
s
u
(s)

( p) (2.607)
dove
u
(s)

( p)

u
(s)
( p) =
1
2
_
u
(s)
( p) (i
2
)
rs
v
(r)
( p)
_
(2.608)
ed `e poi immediato che i vettori u

( p) risultano avere entrambi la stessa norma, essendo


u

( p) u

( p) = u

( p)

u( p) = u

( p)
2

u( p) = u

( p)

u( p) =
=
1
2
u

( p) u( p) =
1
4m
(2.609)
essendo u

( p)
5
u( p) = 0.
Immaginiamo ora di applicare ad u( p) un boost generico
p
: sappiamo che lo stato trasformato
di quello in esame sar`a adesso descritto dallo spinore
u
(s)
( p) = S(
p
) u
(s)
( p) (2.610)
Quanto ai proiettori chirali, risulta evidentemente ancora che
u( p) =
+
u( p) +

u( p) u
+
( p) +u

( p) (2.611)
106
Per quanto riguarda, invece, lazione di

sugli spinori v( p), partendo dal fatto


e siccome
5
commuta con le S(), ne segue che

u( p)

S(
p
) u( p) = S(
p
)

u( p) = S(
p
) u

( p) (2.612)
e dunque risulta
u( p) = S(
p
) u
+
( p) +S(
p
) u

( p) (2.613)
Ammettiamo ora che lo stato u( p) rappresenti una particella di Dirac con lo spin allineato
nella direzione n e che il boost
p
avvenga nella stessa direzione della polarizzazione, confer-
endo quindi alla particella un impulso spaziale pn. Abbiamo allora che, per qualunque valore
dellenergia, risulta comunque che

+
u( p) = u( p) (2.614)
dove
+
`e appunto, per denizione, il proiettore di elicit`a nel verso dellimpulso pn.
Ma abbiamo detto che, per gli spinori di tipo u, quando E >> m,
+

+
e dunque, nel
limite di alta energia, quanto sopra implica che
u( p) =
+
u( p)
+
u( p) = u
+
( p) (2.615)
Vista per`o la (2.611), che ne `e di u

( p) ?
Il punto `e che la rappresentazione del gruppo di Lorentz S() non `e unitaria e quindi non
conserva la norma dei vettori a cui vengono applicati i suoi operatori. I vettori u

( p) hanno la
stessa norma, ma questo non resta vero per i vettori u

( p) !
Accade, in particolare, che, nel limite di alta energia, se limpulso spaziale punta nella direzione
dello spin relativo allo stato u

( p), allora il vettore u

( p) tende a zero. Abbiamo infatti


u

( p) = S(
p
) u

( p) = S(
p
)
_

s
u
(s)

( p)
_
=
1
2

s
S(
p
)
_
u
(s)
( p) (i
2
)
rs
v
r
( p)
_
=
=
1
2

s
_
u
(s)
( p) (i
2
)
rs
v
r
( p)
_
(2.616)
Ma essendo u

, per denizione, autostato di


5
per lautovalore 1, le sue grandi componenti
sono necessariamente uguali ed opposte alle sue piccole componenti: occupiamoci dunque delle
prime, che indicheremo, per semplicit`a, con w

( p). Avendo gi`a denito con n la direzione


dellimpulso spaziale, dalle denizioni (2.469) e (2.472) degli spinori u e v, abbiamo che
w

( p) =
1
2

s
_

E +m w
(s)
(i
2
)
rs

E m(n ) w
(r)
_
(2.617)
ma, come osservato nella (2.490), risulta che (i
2
)
rs
w
(r)
= w
(s)
e dunque
w

( p) =
1
2

s
_

E +m w
(s)

E m(n ) w
(s)
_
(2.618)
Daltronde, per ipotesi lo spinore u( p) descrive uno stato di spin allineato proprio con la di-
rezione n, per cui, data la struttura di u( p) in termini dei vettori bidimensionali w
(s)
, deve
essere necessariamente che
(n )
_

s
w
(s)
_
=
s
w
(s)
(2.619)
107
che adesso lequazione di Dirac fornisce
,p v( p) = mv( p) (2.628)
ne risulta che
,nv( p) =
E
mp
mv( p)
m
p

0
v( p) =
E
p
v( p)
m
p

0
v( p) (2.629)
e dunque risulta
w

( p) =
1
2
_

E +m

E m
_ _

s
w
(s)
_

1
2
_

E +

E
m
2E

E +

E
m
2E
_ _

s
w
(s)
_
=
=
m
2E

E
_

s
w
(s)
_
(2.620)
il quale, evidentemente, tende a zero nel limite in cui E .
Per completezza, vediamo adesso che cosa succede, invece, a u
+
( p). Si ha
u
+
( p) = S(
p
) u
+
( p) = S(
p
)
_

s
u
(s)
+
( p)
_
=
1
2

s
S(
p
)
_
u
(s)
( p) + (i
2
)
rs
v
r
( p)
_
=
=
1
2

s
_
u
(s)
( p) + (i
2
)
rs
v
r
( p)
_
(2.621)
Stavolta u
+
`e autovettore di
5
per lautovalore +1 e dunque le sue grandi componenti coinci-
dono con le piccole: indichiamole con w
+
( p). Risulta
w
+
( p) =
1
2

s
_

E +m w
(s)
+ (i
2
)
rs

E m(n ) w
(r)
_
(2.622)
e quindi, ripetendo le stesse considerazioni di cui sopra, possiamo concludere che
w
+
( p) =
1
2
_

E +m+

E m
_ _

s
w
(s)
_

1
2
_

E +

E
m
2E
+

E
m
2E
_ _

s
w
(s)
_
=
=

E
_

s
w
(s)
_
(2.623)
il cui confronto con la (2.620) mostra in particolare che
w

( p)
m
2E
w
+
( p) (2.624)
ovvero che la componente di elicita sbagliata si riduce, ad alta energia, proporzionalemte a
m
2E
.
Concludiamo inne largomento, occupandoci di u( p) stesso: dalla denizione risulta che
u( p) =
r
_
E +m w
(r)

E m(n ) w
(r)
_
(2.625)
ovvero, vista la polarizzazione concorde con la direzione dellimpulso, per quanto gi`a osservato
u( p) =
r
_
E +m w
(r)

E m w
(r)
_

E
_

r
w
(r)

r
w
(r)
_
+
m
2

E
_

r
w
(r)

r
w
(r)
_
(2.626)
la quale mostra direttamente, in modo evidente, la separazione di u( p) nelle due componenti
u
+
( p) e u

( p), unitamente al fatto che, per E >> m,


+
u( p)
+
u( p).
108
e dunque si ha

v( p)
1
5
,n
2
v( p) =
1
2
_
1
5
_
E
p
+
m
p

0
__
v( p) (2.630)
ovvero, nel limite ultrarelativistico in cui E >> m, abbiamo che adesso risulta

v( p)
1
5
2
v( p) (2.631)
E opportuno ricordare a questo punto che, indipendentemente dai proiettori
di elicit`a, sono comunque deniti gli operatori
117
scalari seguenti


1
5
2
(2.632)
117
Occorre mettere in evidenza una dierenza importante che esiste fra i proiettori

con quelli di chiralit`a

, deniti dalla (2.632), almeno nel caso di massa non nulla.


Evidentemente, essendo infatti
[

, , p m] = 0 = [

, , p m]
ne segue che se (p) `e soluzione dellequazione di Dirac per energie positive/negative, allora
anche

lo sono (essendo, eventualmente nulle ...).


Questo, se m ,= 0, non `e vero per

proprio perche
[

, , p m] ,= 0
Supponiamo infatti, per esempio, che (p) soddis lequazione
(, p m) (p) = 0
ovvero sia una soluzione dellequazione di Dirac per energie positive e dunque uno spinore di
tipo u: siccome
5
anticommuta con le

, ecco che per


5
vale piuttosto lequazione
(, p +m)
5
(p) = 0
ovvero, si tratta di uno spinore di tipo v. Evidentemente, se la massa `e nulla, largomento cade
perche in quel caso , p m , p; ma nel caso di massa non nulla possiamo concludere, per quanto
riguarda gli stati

, che essi non sono soluzioni dellhamiltoniana di Dirac.


In altre parole, mentre

sono proiettori compatibili con la dinamica libera della par-


ticella di Dirac, il proiettore di chiralit`a non gode di questa propriet`a: esso `e un proiettore
cinematico, incompatibile con la dinamica (se la massa della particella `e diversa da zero).
Per esempio, se `e il campo del neutrino e questo non ha massa nulla, allora non `e corretto
dire che esso `e descritto da
1
5
2
e quindi che lo stato di neutrino `e autostato della chiralit`a per
lautovalore 1. Ci`o che `e corretto `e che la presenza del proiettore di chiralit`a nellespressione
della corrente debole e quindi nel vertice dellinterazione favorisce lo stato di neutrino di elicit`a
negativa (dato che, usualmente, la massa del neutrino risulta molto minore della sua energia
nel sistema del laboratorio). Detto altrimenti, in un processo del tipo
e

+A B +
con A e B anchessi particelle di Dirac massive, il neutrino, nel sistema del CM del pro-
cesso, avr`a prevalentemente elicit`a negativa, con una piccola contaminazione di elicit`a positiva
dellordine di m/E e, in ogni caso, sar`a descritto da uno spinore di tipo u !
109
i quali proiettano su stati di chiralit`a
118
denita
119
: loperatore

entra diret-
tamente nella denizione della corrente debole carica ed `e proprio a causa della
sua presenza che le interazioni deboli violano
120
la parit`a !
Come abbiamo osservato sopra, il proiettore chirale `e scalare per trasfor-
mazioni di Lorentz e dunque stati di chiralit` a denita restano tali anche al cam-
biare del sistema di riferimento.
Abbiamo invece visto che il proiettore di spin, per selezionare gli stessi stati al
cambiare del riferimento, deve essere modicato in modo ben preciso, attraverso
la trasformazione di Lorentz (2.560) sul quadrivettore n

.
Ma che dire del proiettore di elicit`a ? Potrebbe sembrare che, poich`e i proiettori

sono deniti come degli opportuni proiettori di spin, anche questi mutino al
cambiare del riferimento nello stesso modo dei primi.
Questo per`o `e falso.
La ragione `e che, ssato un sistema di riferimento,

viene denito attraverso


,n dato dalla (2.595) e questultima prescrizione non coincide con quella che ha
condotto alla trasformazione (2.560) nel caso di un proiettore di spin, perche,
mentre in questo caso vogliamo mantenere la stessa direzione nel CM, nel caso
dellelicit`a vogliamo che la direzione nel CM sia allineata con la direzione di moto
della particella nel riferimento dato, e quindi, a meno di un boost in questa stessa
direzione, in generale avremo leggi di trasformazione dierenti.
Come abbiamo osservato, se in un dato sistema di riferimento `e
p

(E, pn) (2.633)


allora ne segue che, in questo riferimento, il quadrivettore di elicit`a `e
n

=
1
m
(p, En) (2.634)
Se il quadrimpulso della particella diventa
p

= (E

, p

) (2.635)
dovremo semplicemente usare
n

=
1
m
(p

, E

) (2.636)
118
La parola chiralit`a deriva dal greco o che signica mano. Indica la propriet`a di
avere unimmagine speculare non sovrapponibile a se, come avviene, appunto, nel caso di una
mano. Come vedremo, per parit`a, abbiamo infatti che
+

.
119
Solo nel caso in cui E >> m, come abbiamo visto, questi stati possono essere identicati
con quelli di elicit`a denita !
120
Intuitivamente possiamo gi`a rendercene conto n da ora in quanto, per esempio, nel caso
ultrarelativistico, a causa di

verr`a selezionato nella dinamica del processo, per la particella,


lo stato di elicit`a 1 e per lantiparticella quello con lelicit`a +1. Ed `e proprio il fatto che i due
stati di elicit`a per particella e antiparticella non entrino nella dinamica nello stesso modo che
`e allorigine della violazione della simmetria di parit`a ...
Il fatto, poi, che la dinamica delle particelle con elicit`a positiva/negativa sia la stessa delle
antiparticelle con elicit`a negativa/positiva signica che la simmetria CP, invece, `e conservata.
110
E veniamo inne alla quantizzazione del campo di Dirac.
Questo avviene, di nuovo, espandendo il campo in termini di operatori di creazione/distruzione
di particella/antiparticella ed il modo come ci`o avviene `e il seguente
(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
(2.637)

(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
+ a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
(2.638)
dove, al solito
121
a
(r)
( p) annichila la particella di quadrimpulso (E
p
, p) = (
_
m
2
+[ p[
2
, p) e
di stato di spin r;
a
(r)
( p) crea la particella di quadrimpulso (E
p
, p) e di stato di spin r;
b
(r)
( p) annichila lantiparticella di quadrimpulso (E
p
, p) e di spin r;
b
(r)
( p) crea lantiparticella di quadrimpulso (E
p
, p) e di stato di spin r;
e questi operatori soddisfano le regole di anticommutazione (tutte le altre sono
nulle ...) seguenti
a
(r)
( p), a
(s)
(

) = b
(r)
( p), b
(s)
(

) = 2 E
p
(2)
3

rs

3
( p

) (2.639)
mentre, sotto il gruppo di Poincare, essi si trasformano secondo la legge seguente
122
U(a, ) a
(s)
( p) U
1
(a, ) = e
iap
R
sr
a
(r)
(

p) (2.651)
U(a, ) b
(s)
( p) U
1
(a, ) = e
iap
R
sr
b
(r)
(

p) (2.652)
121
Si osservi che, come nel caso del campo scalare e vettoriale, quelle che nel gergo della prima
quantizzazione abbiamo chiamato soluzioni ad energia negativa, cioe le soluzioni che, nel caso
in esame, sono associate agli spinori di tipo v, si riferiscono semplicemente alle antiparticelle !
122
Questa legge di trasformazione discende direttamente dalla legge di trasformazione degli
spinori u e v sotto il gruppo di Lorentz (2.489) e (2.504)
S() u
(s)
(p) = R(, p)
ks
u
(k)
(p) (2.640)
S() v
(s)
(p) = R(, p)

ks
v
(k)
(p) (2.641)
assunto che vogliamo che, per il campo (x), valga la legge di trasformazione (2.439).
Dimostriamo infatti che le leggi di trasformazione (2.651) e (2.652) conducono appunto alla
(2.439). Per fare questo, partiamo dalla denizione della decomposizione spettrale del campo,
i.e. dalla relazione
(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
a
(r)
( p) u
(r)
(p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
(p) e
ipx
(2.642)
111
dove R `e la matrice di SU(2) individuata dalla rotazione di Wigner 1(
1
, p)
denita, come si ricorder`a, nel modo seguente
123
1(, q)
1
q

q
(2.655)
ne segue che
U(a, ) (x) U
1
(a, ) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
U(a, ) a
(r)
( p) U
1
(a, ) u
(r)
( p) e
ipx
+
+ U(a, ) b
(r)
( p) U
1
(a, ) v
(r)
( p) e
ipx
(2.643)
e dunque, imponendo la (2.651) e la (2.652), ne segue che
U(a, ) (x) U
1
(a, ) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
iap
R
rs
a
(s)
(p) u
(r)
(p) e
ipx
+
+ e
iap
R

rs
b
(s)
(p) v
(r)
(p) e
ipx
(2.644)
e ponendo p = q, essendo (px) = p x = q x, risulta
U(a, ) (x) U
1
(a, ) =
2

r=1
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
e
iaq
R
rs
a
(s)
(q) u
(r)
(
1
q) e
iqx
+
+ e
iaq
R

rs
b
(s)
(q) v
(r)
(
1
q) e
iqx
(2.645)
Ma abbiamo visto che, in generale, risulta
S() u
(s)
(p) = R(, p)
ks
u
(k)
(p) (2.646)
S() v
(s)
(p) = R(, p)

ks
v
(k)
(p) (2.647)
dove la matrice R che compare nella (2.646) e (2.647) `e la matrice di SU(2) individuata dalla
rotazione di Wigner 1(, p). Facendo allora =
1
, si ha
S(
1
) u
(s)
(q) = R
ks
u
(k)
(
1
q) (2.648)
S(
1
) v
(s)
(q) = R

ks
v
(k)
(
1
q) (2.649)
da cui, sostituendo nella (2.645), si ottiene appunto che
U(a, ) (x) U
1
(a, ) = S
1
() (a + x) (2.650)
123
Si osservi che se partiamo dal sistema del CM, i.e. se il quadrimpulso di partenza `e
p (m, 0, 0, 0) mentre =
p
, allora la rotazione di Wigner 1(
p
, p) coincide semplicemente
con lindentit`a, infatti essendo
p
= I,
p
p p,
1
p
=
1
p
si ha
1
p

p
=
1
p
I I e
quindi risulta in particolare che
U(a,
p
) a
(r)
( p) U
1
(a,
p
) = e
iap
a
(r)
(p) (2.653)
U(a,
p
) b
(r)
( p) U
1
(a,
p
) = e
iap
b
(r)
(p) (2.654)
112
Veniamo inne alla questione della normalizzazione dei campi e

.
Anche in questo caso, evidentemente, abbiamo libert`a di normalizzazione, essendo
anche lequazione di Dirac una equazione dierenziale lineare e omogenea.
La scelta `e fatta, di nuovo, in modo che la funzione donda
(s)
q
(x) associata
in rappresentazione delle coordinate allo stato di particella libera con impulso q
e stato di spin s, i.e. [q, s > a
(s)
(q)[ >, sia semplicemente
124

(s)
q
(x) = u
(s)
(q) e
iqx
(2.677)
La dimostrazione di quanto adesso asserito `e del tutto analoga a quella vista nel
caso del campo scalare.
Infatti, cominciamo con losservare che dalla teoria dellequazione di Dirac, gi`a
sappiamo che la funzione donda di una particella con impulso denito q e spin
s, per la (2.453), `e necessariamente del tipo

(s)
q
(x) = K u
(s)
(q) e
iqx
La normalizzazione, al solito, si determina osservando che
<

q

, s

[q, s > = < [ a


(s

)
(

) a
(s)
(q)[ >=
= < [ a
(s

)
(

) , a
(s)
(q)[ >=
= 2E
p
(2)
3

s s

3
(q

) (2.678)
Daltronde, il prodotto scalare fra due soluzioni dellequazione di Dirac, in
rappresentazione delle coordinate, `e data da
<
1
[
2
>=
_
d
3
x

1
(x, t)
2
(x, t)
124
Anche in questo caso la funzione donda si pu`o determinare attraverso luso del campo
(x), nel modo seguente

(s)
q
(x) = < [(x)a
(s)
(q)[ >=
=
2

r=1
_
d
3
p
2E(2)
3
< [a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
a
(s)
(q)[ >=
=
2

r=1
_
d
3
p
2E(2)
3
u
(r)
( p) e
ipx
< [a
(r)
( p) , a
(s)
(q)[ >= u
(s)
(q) e
iqx
(2.656)
La stessa regola vale, pur con qualche precauzione, anche per la funzione donda
dellantiparticella.
A questo proposito occorre ricordare che se (x) `e soluzione dellequazione di Dirac libera,
allora anche

C
(x) (
1

(x)
t
con ( i
0

2
=
_
_
_
_
0 0 0 + 1
0 0 1 0
0 + 1 0 0
1 0 0 0
_
_
_
_
= (
1
(2.657)
lo `e, e
C
`e detta la soluzione coniugata di carica della .
113
per cui risulta
<
(s

)
q
[
(s)
q
> =
_
d
3
x
(s

)
q
(x, t)
(s)
q
(x, t) =
La ragione di questa denizione sta nel fatto che, in presenza di interazione elettromagnetica,
usando laccoppiamento minimale canonico, i.e.
p

e
c
A

ih

ih

e
c
A

(2.658)
allora se `e soluzione dellequazione di Dirac in presenza di un dato campo elettromagnetico
A

, i.e. ( h = c = 1)
(i

e A

) m = 0 (2.659)
ne segue che la
C
denita sopra risolve lequazione di Dirac nello stesso campo esterno ma
per una particella di carica opposta (e stessa massa), i.e. risulta
(i

+e A

)
C
m
C
= 0 (2.660)
Infatti, prendendo lhermitiana coniugata dellequazione di partenza (ricordiamo che A

`e
reale), abbiamo
(i

e A

) m = 0

(i

) e A

= 0
i

0
e A

0
m

0
= 0
i

0
e A

0
m

0
= 0 (2.661)
dove abbiamo usato il fatto che (
0
)
2
= I.
Daltronde

0
=

e
0

0
=

, dunque otteniamo che vale quindi lequazione


i

eA

m

= 0 (2.662)
per cui trasponendo, si ha
i

)
t

t
eA

)
t

t
m

t
= 0 (2.663)
e se moltiplichiamo a sinistra per la matrice (
1
sopra introdotta, che gode delle propriet`a per
cui
( (

)
t
=

( ; (
1
= ( = (
t
(2.664)
ecco che risulta
i

(
1
(

)
t

t
eA

(
1
(

)
t

t
m(
1

t
= 0
i

(
1

t
+eA

(
1

t
m(
1

t
= 0 (2.665)
per cui, ponendo appunto (
1

t

C
, otteniamo inne lequazione
i

C
+eA

C
m
C
= 0 (2.666)
che prova appunto la (2.660).
Osserviamo ancora che se `e una soluzione ad energia positiva, allora
C
`e, evidentemente
(data la coniugazione complessa) ad energia negativa e viceversa.
114
Lassociazione degli stati di antiparticella con le soluzioni ad energia negativa procede dunque
attraverso lidenticazione degli stati di antiparticella con le soluzioni coniugate di carica delle
soluzioni ad energia negativa; per cui, se prendiamo la generica soluzione piana ad energia
negativa v
(s)
( p) e
ipx
, essa individua uno stato di antiparticella libera avente funzione donda
= (
1
v
(s)
( p)
t
e
ipx
= ( v
(s)
( p)
t
e
ipx
(2.667)
e questa `e evidentemente una soluzione ad energia positiva: siccome risulta
( v
(s)
( p)
t
= (
1
v
(s)
( p)
t
= u
(s)
( p) (2.668)
essa descrive lo stato di antiparticella di spin s.
Ritornando adesso, per esempio, alla determinazione della funzione donda del positrone
libero, essa si determina in maniera analoga a quella dellelettrone, per il quale abbiamo visto
dalla (2.656) che risulta
elettrone :
(s)
q
(x) =< [ (x) a
(s)
(q) [ >= u
(s)
(q) e
iqx
(2.669)
usando per`o, al posto del campo , il campo coniugato di carica, ovvero (cfr. eq. (C.140)) il
campo
C
= (
1

t
. Si ha infatti
positrone :
(s)
q
(x) =< [
C
(x) b
(s)
(q) [ >=
= < [(
1

r
_
d
3
p
2E(2)
3
_
b
(r)
( p) v
(r)t
( p)e
ipx
+a
(r)
( p) u
(r)t
( p)e
ipx
_
b
(s)
(q) [ >=
= (
1

r
_
d
3
p
2E(2)
3
v
(r)t
( p)e
ipx
< [b
(r)
( p) b
(s)
(q) [ >=
= (
1

r
_
d
3
p
2E(2)
3
v
(r)t
( p)e
ipx
< [
_
b
(r)
( p) , b
(s)
(q)
_
[ >=
= (
1
v
(s)t
(q)e
iqx
= u
(s)
(q) e
iqx
(2.670)
Come si vede, quindi, la funzione donda dellelettrone e del positrone coincidono !
E ragionevole ?
Certo, visto che si tratta di particelle di Dirac aventi la stessa massa !
Per`o si potrebbe obiettare che, poiche la corrente elettromagnetica `e J

= e

, se la fun-
zione donda dellelettrone `e la stessa di quella del positrone, allora anche la corrente sar`a la
stessa nei due casi, invece che avere segno opposto ...
Qui la soluzione dellapparente paradosso sta nel fatto che, per trattare correttamente la ques-
tione, occorre inquadrare il problema nellambito della QFT, uscendo quindi dallo schema della
prima quantizzazione.
In questo contesto (cfr. eq.(C.91) e seguenti), la densit`a della corrente elettromagnetica `e il
prodotto n ordinato dellespressione gi`a riportata, i.e.
J

= e :

: (2.671)
ovvero
J

=
e
2
_

e
2
_

(2.672)
115
= [K[
2
u
(s

)
(

) u
(s)
(q) e
iE

t
e
iEt
_
d
3
xe
ix(q

)
=
= (2)
3
[K[
2

3
(q

) u
(s

)
(

) u
(s)
(q) =
= (2)
3
[K[
2

3
(q

)
s s
2E (2.679)
ed il confronto con la (2.678) mostra appunto che deve essere di nuovo, per gli
stessi argomenti gi`a usati per il campo scalare, K = 1.
Osserviamo adesso che, dato lo stato di particella [q, s > a
(s)
(q)[ >, rap-
presentato dunque dalla funzione donda
(s)
q
(x) = u
(s)
(q) e
iqx
, la densit`a di
corrente ad esso associata, come sappiamo, `e
j

(x) =

(s)
q
(x)

(s)
q
(x) = u
(s)
(q)

u
(s)
(q)
Ne segue quindi che la sua componente temporale, la quale fornisce la densit`a di
particelle per unit`a di volume, data la (2.508 ), `e, come nel caso scalare, di nuovo
pari a
(x) = j
0
(x) = u
(s)
(q)
0
u
(s)
(q) = u
+(s)
(q) u
(s)
(q) = 2E (2.680)
Per quanto riguarda, poi, le regole di anticommutazione dei campi e

,
queste si possono ottenere a partire dalla decomposizione dei campi (2.637) e
Ricordando che `e una matrice colonna mentre

`e una matrice riga, in linguaggio matriciale
risulta
J

=
e
2
_

)
t

=
e
2
_


t
(

)
t

(2.673)
e dunque, visto che

C
= (
1

C
=
t
(
1
(2.674)
ne segue che
J

C
=
e
2
_

C

t
C
(

)
t

t
C

=
e
2
_

t
(
1

(
1

t
((
1

t
)
t
(

)
t
(
t
(
1
)
t

=
=
e
2
_

t
(
1

(
1


((
1
)
t
(

)
t
((
1
)
t

=
=
e
2
_

t
_
(
1

(
1
_

_
(
1

(
1
_
t

_
(2.675)
Daltronde
_
(
1

(
1
_
= (

)
t
per cui risulta inne che
J

C
=
e
2
_

t
(

= J

(2.676)
che `e quanto volevamo appunto dimostrare.
116
(2.638) in termini di operatori di creazione e distruzione e dalle regole di anti-
commutazione (2.639) a cui questi ultimi obbediscono.
A tempi uguali, risulta

(x),

(y)
x
0
=y
0
= 0 =
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
(2.681)
mentre `e
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
=


3
(x y) (2.682)
Dimostriamo questultima relazione. Si ha
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
=
_
_
d
3
p
2E
p
(2)
3

r
_
a
(r)
( p) u
(r)

( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)

( p) e
ipx
_
,
_
d
3
q
2E
q
(2)
3

s
_
b
(s)
(q) v
+(r)

(q) e
iqy
+ a
(s)
(q) u
+(r)

(q) e
iqy
_
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
_

r,s
u
(r)

( p)u
+(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
a
(r)
( p), a
(s)
(q)
_
+
+

r,s
v
(r)

( p)v
+(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
b
(r)
( p), b
(s)
(q)
_
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
2E
q
(2)
3

3
( p q)
_

r
u
(r)

( p)u
+(r)

(q) e
ipx
e
iqy
+

s
v
(s)

( p)v
+(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
(2.683)
Integrando su q, otteniamo quindi
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
ip(xy)

r
u
(r)

( p)u
+(r)

( p) + e
ip(xy)

s
v
(s)

( p)v
+(s)

( p)
_
ma, per ipotesi, x
0
= y
0
, quindi risulta
p(x y) = p (x y) (2.684)
poi, quanto al prodotto fra gli spinori, essendo u u
+

0
, si ha evidentemente
che

r
u
(r)

( p)u
+(r)

( p) =

r
u
(r)

( p) u
(r)

( p)
0

(2.685)
ed usando la (2.519) e la (2.525), abbiamo quindi che

r
u
(r)

( p)u
+(r)

( p) = 2m(
+
)

=
_
(,p + m)
0
_

(2.686)
117
Analogamente, per la (2.520) e (2.527), si ha

s
v
(s)

( p)v
+(s)

( p) =

s
v
(s)

( p) v
(s)

( p)
0

= 2m(

=
=
_
(,p m)
0
_

(2.687)
Sostituendo, si ha quindi
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
i p(xy)
_
(,p + m)
0
_

+
+
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
i p(xy)
_
(,p m)
0
_

(2.688)
Daltronde, il secondo integrale, se poniamo p p, diventa
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
i p(xy)
_
(E
p

0
+ p m)
0
_

(2.689)
da sommare al primo integrale che esplicitamente vale
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
i p(xy)
_
(E
p

0
p + m)
0
_

(2.690)
per cui, in denitiva, essendo (
0
)
2
= I, risulta appunto che
_

(x),

(y)
_
x
0
=y
0
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
e
i p(xy)
2E
p


3
(x y) (2.691)
A tempi non uguali, procedendo in modo del tutto simile a quanto sopra,
troviamo che lunico anticommutatore non nullo vale
_

(x),

(y)
_
= i (m + i

(x y, m)
i S

(x y, m) (2.692)
dove la funzione `e gi`a stata denita attraverso la (2.284), i.e.
(x y; m)
i
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(xy)
_
(q
0
) (q
0
)
_
(2.693)
e si `e posto
S

(x y, m) (m + i

(x y, m) (2.694)
118
Infatti risulta
_

(x),

(y)
_
=
_
_
d
3
p
2E
p
(2)
3

r
_
a
(r)
( p) u
(r)

( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)

( p) e
ipx
_
,
_
d
3
q
2E
q
(2)
3

s
_
b
(s)
(q) v
(r)

(q) e
iqy
+ a
(s)
(q) u
(r)

(q) e
iqy
_
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
_

r,s
u
(r)

( p)u
(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
a
(r)
( p), a
(s)
(q)
_
+
+

r,s
v
(r)

( p)v
(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
b
(r)
( p), b
(s)
(q)
_
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
d
3
q
2E
q
(2)
3
2E
q
(2)
3

3
( p q)
_

r
u
(r)

( p)u
(r)

(q) e
ipx
e
iqy
+

s
v
(s)

( p)v
(s)

(q) e
ipx
e
iqy
_
(2.695)
ed integrando su d
3
q otteniamo dunque
_

(x),

(y)
_
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
ip(xy)

r
u
(r)

( p) u
(r)

( p) + e
ip(xy)

s
v
(s)

( p) v
(s)

( p)
_
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
ip(xy)
(m+ ,p) e
ip(xy)
(m ,p)
_

=
= (m + i

_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
ip(xy)
e
ip(xy)
_
(2.696)
Ma nellintegrale riconosciamo, evidentemente, la funzione (z; m) di cui alla
(2.284), per cui in denitiva si ha
_

(x),

(y)
_
= i (m + i

(x y; m)
i S

(x y; m) (2.697)
Questa conclusione mostra allora, per le note propriet`a della funzione (z; m),
che lanticommutatore che stiamo considerando soddisfa la causalit`a, essendo
comunque nullo quando il quadrivettore z = x y `e space like.
119
Venendo inne allazione delle simmetrie discrete C, P e T, si dimostra che
risulta
C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) (2.698)
C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) (2.699)
C (x) C
1
= e
i
c
(
1

t
(x) C

(x) C
1
= e
i
c

t
(x) (
1
(2.700)
( = i
0

2
(2.701)
P a
(r)
( p) P
1
= e
i
p
a
(r)
( p) P a
(r)
( p) P
1
= e
i
p
a
(r)
( p) (2.702)
P b
(r)
( p) P
1
= e
i
p
b
(r)
( p) P b
(r)
( p) P
1
= e
i
p
b
(r)
( p) (2.703)
P (x) P
1
= e
i
p

0
(Px) P

(x) P
1
= e
i
p
(Px)
0
(2.704)
e
i
p
= 1 (2.705)
T a
(r)
( p) T
1
= e
i
T
f
r
a
( r)
( p) T a
(r)
( p) T
1
= e
i
T
f
r
a
( r)
( p) (2.706)
T b
(r)
( p) T
1
= e
i
T
f
r
b
( r)
( p) T b
(r)
( p) T
1
= e
i
T
f
r
b
( r)
( p) (2.707)
T (x) T
1
= e
i
T

3
(Tx) T

(x) T
1
= e
i
T
(Tx)
3

1
(2.708)
e si `e posto
r = 1 : f
r
= +1; r

1 = 2 (2.709)
r = 2 : f
r
= 1; r

2 = 1 (2.710)
Evidentemente, siccome T `e antiunitario, indipendentemente dalla fase e
i
T
,
risulta comunque T
2
= I.
Da queste leggi di trasformazione discendono in modo pi` u o meno immediato,
per esempio, le propriet`a di trasformazione sotto C, P e T della corrente elettro-
magnetica e debole.
Consideriamo, per esempio, la corrente debole carica
J

w
= (x)

1
5
2
(x) (2.711)
Sotto parit`a, evidentemente, per quanto detto sopra, si ha
J

(x) P J

(x) P
1
= (Px)
0

1
5
2

0
(x) =
= (Px)
0

0
1 +
5
2
(Px) =
= (Px)

1 +
5
2
(Px) ,= J

(Px) (2.712)
la quale mostra come la simmetria P non trasformi la corrente debole carica
nel modo che ci aspetteremmo per una corrente: infatti, come sappiamo, P `e
120
violata nelle interazioni deboli e questo accade a causa della presenza in essa
del proiettore chirale

che, sotto parit`a, diventa


+
. E altres` evidente come,
invece, la corrente elettromagnetica e

si trasformi per parit`a in modo


corretto, per cui P `e invece conservata nelle interazioni elettromagnetiche.
Veniamo ora allinversione temporale. Sempre per linterazione debole carica,
risulta che (si ricordi che T `e antiunitario e che
5
`e reale)
J

(x) T J

(x) T
1
= T

(x)

1
5
2
(x) T
1
=
= T

(x) T
1
T

1
5
2
T
1
T (x) T
1
=
= T

(x) T
1

1
5
2
T (x) T
1
=
=

(Tx)
3

1
5
2

1

3
(Tx) (2.713)
ma, come si pu`o vedere direttamente (tutte le matrici sono reali, a parte la
2
che `e immaginaria), risulta

1
5
2

1

3
=
3

3
1
5
2
=

1
5
2
(2.714)
e dunque
T J

(x) T
1
=

(Tx)

1
5
2
(Tx) = J

(Tx) (2.715)
che mostra come, invece, T sia rispettata anche nellinterazione debole
125
, oltre
che, evidentemente, in quella elettromagnetica.
E veniamo inne alla simmetria di coniugazione di carica.
In questo caso `e pi` u opportuno (cfr. Appendice C) usare la forma N-ordinata
della corrente, i.e. lespressione
126
J

(x) =
e
2
_

(x),

1
5
2
(x)
_
(2.716)
Ripetendo quanto visto in precedenza, `e facile concludere che J

(x) non cambia


segno sotto C come ci aspetteremmo, bens` accade che
J

(x) C J

(x)C
1
=
e
2
_

(x),

1 +
5
2
(x)
_
(2.717)
ovvero, mentre il termine vettoriale cambia segno, quello pseudovettoriale non lo
fa: anche C `e massimamente violata nelle interazioni deboli, mentre non lo `e in
quelle elettromagnetiche (corrente vettoriale ...). E facile poi rendersi conto da
quanto precede che il prodotto delle due simmetrie CP sono, invece, conservate,
come deve accadere vista la conclusione tratta su T ed il teorema CPT.
125
Stiamo qui usando unespressione semplicata della corrente debole, senza mixing ...
126
Naturalmente anche per P e T, lespressione giusta `e quella N-ordinata, ma in questi casi,
poiche la simmetria non altera la posizione relativa dei campi e

, si arriva al risultato
corretto anche usando la forma non N-ordinata.
121
2.2.5 Il decadimento del positronio
Come applicazione di quanto abbiamo visto nora, studiamo adesso i modi di
decadimento (annichilazione) del positronio. Questo `e un sistema legato fatto da
un elettrone ed un positrone. Esso `e del tutto analogo ad un atomo di idrogeno,
a parte la massa ridotta =
m
e
2
invece di =
m
e
m
p
m
e
+m
p
m
e
e quanto ad essa
collegato (Rydberg , raggio di Bohr r
1
...).
Inoltre, siccome elettrone e positrone non hanno fattore di forma ed hanno mo-
menti magnetici uguali in modulo e opposti in segno, a dierenza di quanto accade
nel caso dellatomo di idrogeno, nel positronio non c`e eetto Zeeman
127
.
Ma la dierenza fondamentale naturalmente `e che, essendo esso costituito da un
sistema particella/antiparticella, non `e stabile, bens` si annichila in fotoni.
Lo stato fondamentale del positronio, analogamente a quanto accade per
latomo di idrogeno, `e lo stato n = 1, L = 0 ed il sistema dei due fermioni pu`o
trovarsi in uno stato di tripletto di spin (S = 1) oppure in uno stato di singoletto
(S = 0). Nel primo caso si parla di ortopositronio (Ops), mentre nel secondo
caso, si parla di parapositronio (Pps). Questa distinzione `e molto importante in
quanto Ops e Pps hanno vite medie e modi di decadimento (annichilazione) del
tutto diversi. Vediamo perche.
Occupiamoci per prima cosa della simmetria di Coniugazione di Carica C la quale,
poiche il processo di decadimento (annichilazione) `e puramente elettromagnetico,
sappiamo essere una simmetria conservata dalla dinamica.
Lo stato di positronio sar`a evidentemente descrivibile in termini di operatori
di creazione a

e b

sia dellelettrone che del positrone, i.e. avremo


[ps >= a

1
b

2
[ > (2.718)
dove, per semplicit`a, non abbiamo indicato ne le variabili spaziali ne quelle di
spin, ma le abbiamo indicate globalmente con lindice 1 per lelettrone e con
lindice 2 per il positrone.
127
La ragione dellassenza delleetto Zeeman al primo ordine si pu`o capire facilmente anche
ragionando in termini classici. Dato che le masse delle due particelle sono uguali ed esse hanno
cariche opposte, il moto orbitale non pu`o mai determinare nessuna corrente, per cui il fattore
di Lande g
L
`e necessariamente nullo e quindi il moto orbitale non pu`o contribuire alleetto
Zeeman. Daltronde, nemmeno gli stati di spin possono farlo, visto che
se il sistema si trova in stato di singoletto, non esiste nessuna direzione denita dello
spin e quindi il valore di aspettazione sullo stato di singoletto del momento magnetico
non pu`o che essere nullo;
se il sistema `e in stato di tripletto, allora gli spin delle due particelle sono allineati ma
poiche i loro momenti magnetici sono uguali ed opposti, si compensano uno con laltro.
Per questi motivi, quindi, semplicemente leetto Zeeman non pu`o manifestarsi nel positronio,
a meno di usare campi magnetici estremamente intensi, tali da provocare lo splitting dei livelli
al secondo ordine in B.
122
Sotto loperatore di coniugazione di carica
128
, si ha (ricordiamo che il vuoto `e
C-invariante)
C [ps > = C a

1
b

2
[ >= C a

1
C
1
C b

2
C
1
C [ >= b

1
a

2
[ >=
= a

2
b

1
[ > (2.719)
ovvero, a parte un segno meno che viene dalle regole di anticommutazione degli
operatori del campo spinoriale, loperatore di coniugazione di carica si comporta
esattamente come loperatore di scambio fra le due particelle, e dunque uno stato
con L ed S deniti sar`a autostato di C per lautovalore
C = (1)
L
(1)
S+1
(1)
L+S
(2.720)
Il parapositronio, allora, il quale ha L = 0 ed S = 0, `e pari sotto C, i.e.
C [Pps >= +[Pps > (2.721)
e questo implica, per quanto visto circa leetto della coniugazione di carica sul
fotone, che
(e
+
e

)
Pps
2, 4, ... (2.722)
Poiche la sezione durto di annichilazione elettrone-positrone in due fotoni si pu`o
dimostrare che, a momento trasferito nullo, essa `e pari a

2
=
T
= 4 r
2
0
= 4
_
e
2
mc
2
_
2
= 4
_
e
2
hc
hc
mc
2
_
2
=
= 4
2
/
2
C
(2.723)
la probabilit`a di decadimento dello stato di Pps per unit`a di tempo (allordine pi` u
basso, ovvero trascurando i decadimenti con un numero pari di fotoni maggiore
di due) sar`a data da

2
=
T
c [(0)[
2
s
1
(2.724)
dove [(0)[
2
fornisce la densit`a di probabilit`a di sovrapposizione dellelettrone
con il positrone che, sullo stato fondamentale n = 1, L = 0, vale
129
[(0)[
2
=
1

1
a
3
=
1

_
e
2
h
2
_
3
=
1
8
_
mc
h
e
2
hc
_
3
=
1
8

3
/
3
C
(2.725)
128
Un eventuale fattore di fase e
i
C
non `e rilevante, trattandosi di un sistema parti-
cella/antiparticella, per il quale ci sarebbe comunque compensazione fra quello che molti-
plicherebbe a

e quello, complesso coniugato, che moltiplicherebbe b

.
129
Con intendiamo qui la massa ridotta del sistema, mentre con m indichiamo la massa
dellelettrone (positrone).
123
per cui risulta

2
= 4
2
/
2
C
c
1
8

3
/
3
C
=
c
2

5
/
1
C
=
1
2

5
mc
2
h
(2.726)
e quindi, essendo la vita media
2
niente altro che linverso di
2
, abbiamo inne
che

2
= 2
5
h
mc
2
= 2 (137)
5
6.582 10
22
0.511
= 1.24 10
10
s (2.727)
Veniamo adesso allo stato dei due fotoni emessi. Visto che (e
+
e

)
Pps
ha evi-
dentemente J = 0, possiamo dire senzaltro che, nel sistema dove esso `e a riposo, i
due fotoni emessi in direzione necessariamente opposta (con la stessa energia, pari
alla massa dellelettrone) dovranno avere la stessa elicit`a dato che la componente
del momento angolare totale in ogni direzione (e dunque anche in quella di volo
dei fotoni) deve comunque essere nulla. Questo, per`o, come abbiamo gi`a visto nel
caso del decadimento del
0
, non basta a denire completamente lo stato, visto
che questa prescrizione individua due stati indipendenti, i.e. (prescindendo dalla
simmetrizzazione dello stato ...)
[

k, + > [

k, + > e [

k, > [

k, > (2.728)
per cui, a priori, una qualunque loro combinazione lineare soddisferebbe ancora
la condizione di conservazione del momento angolare.
In realt`a lo stato dei due fotoni `e univocamente determinato perch`e il Pps ha
anche parit`a denita ed questa simmetria `e pure essa conservata dalla dinamica,
i.e. dallinterazione elettromagnetica.
Ma qual `e la parit`a del positronio nel suo stato fondamentale ?
Evidentemente risulta
P = (1)
L
P
e
+ P
e
(2.729)
dove P
e
+ P
e
`e il prodotto delle parit`a intrinseche del positrone e dellelettrone
che, per quanto visto, sar`a comunque sempre pari a 1.
Dunque, essendo sul fondamentale L = 0, ne segue che la parit`a sia del para-
positronio che dellortopositronio `e comunque P = 1.
Per il parapositronio ci troviamo quindi esattamente nella stessa situazione che
nel caso del decadimento del
0
, avendo lo stato iniziale momento angolare nullo
e parit`a negativa: per quanto visto trattando il decadimento del
0
, i due fotoni
avranno dunque polarizzazioni lineari ortogonali.
Non `e un caso che si sia ritrovato questo risultato.
Il
0
, infatti, `e fatto proprio dalla combinazione particella/antiparticella, essendo
[
0
>=
1

2
_
[u u > [d

d >
_
(2.730)
124
Ogni coppia (q q) nel
0
ha momento angolare orbitale relativo L = 0 e si
trova in uno stato di singoletto di spin, i.e. S = 0, per cui lo spin del
0
, cio`e
il momento angolare complessivo J del sistema, `e nullo. La particella risulta
pseudoscalare
130
proprio perche `e costituita da coppie quark/antiquark che es-
sendo fermioni, hanno parit`a intrinseca opposta, ed essi si trovano in uno stato
che ha L = 0.
Quanto inne allOps, esso, avendo S = 1, pur continuando ad avere parit`a
negativa, `e autostato della coniugazione di carica C per lautovalore 1.
Esso non pu`o decadere in un numero pari di fotoni e quindi, non potendo decadere
per ragioni cinematiche in un solo fotone, deve decadere in almeno tre. Questo
signica che questo processo di annichilazione avviene ad un ordine perturbativo
pi` u alto di quello in due fotoni e dunque dobbiamo aspettarci che

3

2
(2.731)
Per ragioni di spazio delle fasi, compare poi un fattore extra
1
4
_
4
3
_
2
(
2
9) per
cui alla ne risulta

3
=
1
4
_
4
3
_
2
(
2
9)
1
2

5
mc
2
h

3
=
2

1
_
1
4
_
4
3
_
2
(
2
9)
_
1
= 1.38 10
7
s (2.732)
130
Sia chiaro che esistono anche mesoni neutri che hanno autovalori diversi da J
PC
= 0
+
,
ma, generalmente, quelli di massa pi` u bassa hanno L = S = 0 e dunque J = 0, P = 1 ,
ovvero sono dei mesoni pseudoscalari.
125
3 Scattering e decadimenti
I processi di scattering, insieme a quelli di decadimento (che, comunque, sono
molto simili a quelli durto quanto a trattazione formale), costituiscono la strada
naturale che fornisce accesso alla dinamica delle interazioni fra le particelle ele-
mentari.
3.1 La matrice S
Loperatore che descrive completamente il processo durto `e la matrice S.
Nel seguito ne forniremo la denizione e quindi vedremo di inquadrarne bene il
signicato, anche allo scopo di renderne possibile una valutazione perturbativa;
ma per far questo, `e bene ripartire dai principi primi della Meccanica Quantistica !
E noto che se [, t > `e il ket che rappresenta, nello spazio di Hilbert H
associato al sistema considerato, un certo stato sico al tempo t, allora esso
soddisfa lequazione
i

t
[, t >= H [, t > (3.733)
dove H `e loperatore hamiltoniano del sistema che, per ipotesi `e autoaggiunto.
Quando H non dipende esplicitamente dal tempo (sistemi conservativi) lequazione
precedente si integra facilmente nel modo seguente:
[, t >= e
iHt
[, 0 > (3.734)
e loperatore unitario
U(t) = e
iHt
(3.735)
viene chiamato, con ovvio signicato, operatore di evoluzione temporale.
Se adesso A `e una qualsiasi osservabile del sistema, i.e. un qualsiasi operatore
autoaggiunto, allora, se indichiamo con

A

(t) il valor medio di tale osservabile


sullo stato [, t >, questo, che `e un numero reale, risulta essere pari a

(t) = < , t[A[, t >=< , 0[e


iHt
Ae
iHt
[, 0 >=
= < , 0[ U
1
(t) A U(t) [, 0 > (3.736)
Come si vede, e come, del resto, dovrebbe essere ben noto dalla Meccanica
Quantistica elementare, i due diversi punti di vista
126
i) evolvono solo gli stati secondo la legge [, t >= e
iHt
[, 0 >,
ii) evolvono solo le osservabili del sistema, secondo la legge A(t) = e
iHt
Ae
iHt
sono equivalenti ai ni della valutazione dei valori medi delle osservabili ad un
dato istante, peraltro arbitrario.
Come al punto di vista i) (Schr odinger Picture SP) corrisponde lequazione di
moto per lo stato (equazione di Schrodinger)
i

t
[, t >= H [, t > [, t >= e
iHt
[ > (3.737)
cos` al punto di vista ii) (Heisenberg Picture HP) corrisponde lequazione di moto
per le osservabili (equazione di Heisenberg)
i

t
A(t) = [A(t), H] A(t) = e
iHt
Ae
iHt
(3.738)
Sia ora data U() una famiglia di operatori unitari, parametrizzata dalla variabile
reale . Tanto nello schema di Heisenberg come in quello di Schrodinger `e banale
rendersi conto che la seguente trasformazione simultanea su stati e osservabili
[ > [, >= U
1
()[ > (3.739)
A A

= U
1
() A U() (3.740)
lascia invarianti tutti i valori di aspettazione, infatti
< , [A

[, >=< [U
1
() U
1
() AU() U
1
()[ >=< [A[ > (3.741)
Se poniamo adesso
U() U
1
(t) = e
iHt
(3.742)
ecco che questa trasformazione unitaria ci fa passare dallo schema di Heisenberg
a quello di Schrodinger, dato infatti che risulta
[, t >
S
= U(t) [ > U(t) [ >
H
A
S
= U(t) A
H
U
1
(t)
(3.743)
Ponendo invece
U() U(t) = e
iHt
(3.744)
ovviamente passiamo dallo schema di Schrodinger a quello di Heisenberg ...
Supponiamo adesso che lhamiltoniana del sistema possa essere scritta come
H = H
0
+H

(3.745)
127
dove, convenzionalmente, H
0
rappresenta la parte libera, i.e. quella che solita-
mente sappiamo trattare per ci`o che riguarda levoluzione del sistema (autostati,
etc ...) ed H

rappresenta la perturbazione, i.e. uninterazione.


Ammettiamo che sia H
0
come H non dipendano esplicitamente dal tempo e poni-
amo
U
0
(t) e
iH
0
t
, U(t) e
iHt
(3.746)
Indichiamo con [, t >
S
e A
S
, rispettivamente, gli stati e le osservabili nella SP
e con [ >
H
, A
H
(t) i medesimi nella HP.
Accanto a questi due schemi, se ne pone un altro, quello che `e denominato in
letteratura rappresentazione di interazione (Interaction Picture, IP) che, come
vedremo, `e una specie di via di mezzo fra i due ed `e molto comodo per trattare,
appunto, il problema legato agli eetti dellinterazione stessa.
Facciamo per questo la seguente trasformazione simultanea su stati e osservabili
[, t >
S
A
S

[, t >
I
U
1
0
(t) [, t >
S
= e
iH
0
t
e
iHt
[ >
H
A
I
(t) U
1
0
(t) A
S
U
0
(t)
(3.747)
Per quanto detto prima, evidentemente gli stati [, t >
I
e le osservabili A
I
(t)
sono buoni quanto gli stati [, t >
S
e le osservabili A
S
, oppure gli stati [ >
H
e
le osservabili A
H
(t) per ci`o che concerne lo studio dellevoluzione del sistema, cio`e
per quanto riguarda la valutazione dei valori medi delle osservabili, in funzione
del tempo. Questi valori medi
131
saranno ovviamente dati infatti da
132
I
< , t[ A
I
(t)[, t >
I
(3.748)
Determiniamo ora come evolvono gli stati nella IP: si ha
i

t
[, t >= i

t
U
1
0
(t) U(t) [ >
H
= i

t
e
iH
0
t
e
iHt
[ >
H
=
= H
0
e
iH
0
t
e
iHt
[ >
H
+e
iH
0
t
H e
iHt
[ >
H
=
= H
0
[, t > +e
iH
0
t
H e
iH
0
t
e
iH
0
t
e
iHt
[ >
H
=
= e
iH
0
t
(H H
0
) e
iH
0
t
[, t > H

I
(t) [, t >
I
(3.749)
mentre per le osservabili risulta
i

t
A
I
(t) = i

t
U
0
(t) A
S
U
0
(t) = [A
I
(t), H
0
] (3.750)
In sostanza, quindi, nella IP, mentre gli stati evolvono con lhamiltoniana H

I
(t),
che, ricordiamolo ancora, `e denita come
H

I
(t) = U
0
(t) H

U
0
(t) = U
0
(t)
1
H

U
0
(t) = e
iH
0
t
H

e
iH
0
t
(3.751)
131
Nel seguito, per comodit`a di notazione, ometteremo, quando questo non produrr`a possibili
confusioni, lindice I.
132
Questo schema, naturalmente, coincide con quello di Heisenberg quando linterazione `e
assente ... !
128
le osservabili evolvono secondo lhamiltoniana libera H
0
, esattamente come ac-
cade, in assenza di interazione, nella Heisenberg Picture.
Deniamo adesso loperatore unitario U(t, t

) nel modo seguente


U(t, t

) [a, t

>
S
[a, t >
S
(3.752)
Dalla denizione si ottiene immediatamente che
U(t, t

) U(t

) [a >
H
= U(t) [a >
H
[a > H (3.753)
ovvero risulta
U(t, t

) = U(t) U
1
(t

) (3.754)
per cui `e immediato dimostrare che
U(t, t

) U(t

, t

) = U(t, t

)
U(t, t

)
1
= U(t

, t)
U(t +, t

+ ) = U(t, t

)
U(t, 0) = U(t)
U(0, t) = U
1
(t)
(3.755)
Accanto a questo operatore possiamo denire, in maniera del tutto analoga,
loperatore U
I
(t, t

), ponendo appunto
U
I
(t, t

) [a, t

>
I
[a, t >
I
(3.756)
e si ottiene ancora che risulta
U
I
(t, t

) = U
I
(t) U
1
I
(t

) (3.757)
come pure che valgono, anche per questo operatore, le propriet`a (3.755).
Poich`e dalla denizione (3.747) `e evidente che risulta
U
I
(t) U
1
0
(t) U(t) = e
iH
0
t
e
iHt
ne segue altres` che
U
I
(t, t

) = U
I
(t) U
1
I
(t

) = U
1
0
(t) U(t) U
1
(t

) U
0
(t

)
= U
1
0
(t) U(t, t

) U
0
(t

) (3.758)
E veniamo adesso alla matrice S.
Sia un set completo di osservabili che commutano, relative al sistema consider-
ato, comprendente lhamiltoniana imperturbata. Indichiamo con [ > la base da
esso denita, vista nello schema di Heisenberg relativamente al caso imperturbato
(hamiltoniana H
0
).
129
Supponiamo adesso che uno stato [ > si sia evoluto liberamente no al tempo
t e quindi, fra t e t

, si sia evoluto secondo lhamiltoniana completa (pertur-


bata dallinterazione H

).
Ci chiediamo qual `e, al tempo t

, lampiezza relativa alla transizione dallo stato


cos` ottenuto ad un certo stato [ >, causata dallinterazione stessa.
In altre parole, ci facciamo la seguente domanda: assumendo di considerare il
sistema come libero sia prima di t che dopo t

, lo stato che si `e ottenuto dopo


t

a partire dallo stato [ > al tempo t, come `e connesso con gli stati che risul-
terebbero da unevoluzione libera del sistema, regolata solo da H
0
?
Per quanto concerne lampiezza di transizione di cui sopra, evidentemente avremo
A

(t

, t) =
S
< , t

, lib[ U(t

, t) [, t, lib >
S
(3.759)
dove [, t, lib >
S
`e lo stato [ > che si evoluto liberamente no al tempo t
e, analogamente [, t

, lib >
S
`e lo stato [ > che si `e evoluto liberamente no al
tempo t

. Poich`e, in generale, risulta


[, t, lib >
S
= U
0
(t) [ >
H
(3.760)
abbiamo evidentemente che
A

(t

, t) =
H
< [U
1
0
(t

) U(t

, t) U
0
(t) [ >
H
(3.761)
ovvero, per la (3.758),
A

(t

, t) = < [ U(t

, t)
I
[ > (3.762)
Passando al limite la (3.762) per t e t

che vanno a + otteniamo proprio, per


la sua stessa denizione, lelemento di matrice S fra i due stati considerati, i.e.
S

< [ S [ >= lim


t,t

+
A

(t

, t) = lim
t+
< [U
I
(t, t)[ > (3.763)
ovvero
S = lim
t+
U
I
(t, t) = U
I
(, ) (3.764)
La matrice S, evidentemente unitaria vista la denizione du cui sopra, viene
cos` legata alloperatore di evoluzione temporale in rappresentazione di inter-
azione. Essa, per come labbiamo denita, descrive quindi lazione determinata
dalla presenza dellinterazione H

su un set completo di autostati dellhamiltoniana


libera, deniti in rappresentazione di Heisenberg.
Chiaramente, per conoscere eettivamente gli elementi di matrice S

, occor-
rer`a in qualche modo riuscire poi ad esplicitare loperatore U
I
(t

, t) e quindi
passare al limite. Daltronde, per la (3.757), risulta
U
I
(t

, t) = U
I
(t

) U
1
I
(t)
130
dove, per la (3.747), `e
133
U
I
(t) = U
1
0
(t) U(t) = e
iH
0
t
e
iHt
Ne segue quindi che
dU
I
(t

, t)
dt

=
_
dU
I
(t

)
dt

_
U
1
I
(t) (3.765)
Ma, evidentemente loperatore U
I
(t) soddisfa la seguente equazione dierenziale
i
dU
I
dt
= H
0
e
iH
0
t
e
iHt
+ e
iH
0
t
H e
iHt
=
= e
iH
0
t
H
0
e
iH
0
t
e
iH
0
t
e
iHt
+ e
iH
0
t
H e
iH
0
t
e
iH
0
t
e
iHt
= e
iH
0
t
[H H
0
] e
iH
0
t
e
iH
0
t
e
iHt
= H

I
(t) U
I
(t)

dU
I
dt
= i H

I
(t) U
I
(t) (3.766)
Quindi, sostituendo nella (3.765), si ha
dU
I
(t

, t)
dt

= i H

I
(t

) U
I
(t

) U
1
I
(t) i H

I
(t

) U
I
(t

, t) (3.767)
Daltronde, evidentemente, U
I
(t

, t

) = I e con questa condizione al contorno, si


dimostra che lequazione (3.767) pu`o essere formalmente integrata in serie nel
modo seguente:
U
I
(t

, t) = I + (i)
_
t

t
H

I
() d + (i)
2
_
t

t
H

I
() d
_

t
H

I
(

) d

+ ...
per cui, data la (3.764), risulta inne
S = I + (i)
_

I
() d + (i)
2
_

I
() d
_

I
(

) d

+ ...
= I +

n=1
(i)
n
n!
_

d
1
, ..., d
n
T
_
H

I
(
1
) ...H

I
(
n
)
_
=
T
_
exp
_
i
_
+

dt H

I
(t)
__
(3.768)
dove T
_
H

I
(
1
) ...H

I
(
n
)
_
`e il prodotto cronologico (time-ordered) degli operatori
in parentesi, introdotto da Dyson, che coincide con il prodotto degli stessi oper-
atori, con il tempo che cresce andando da destra verso sinistra.
133
La seconda uguaglianza `e valida solo se, come abbiamo sempre assunto nora, sia H
0
che
H, e quindi H

, non dipendono esplicitamente dal tempo.


131
3.2 Propriet`a di S sotto CPT
Consideriamo un sistema inizialmente libero, retto dallhamiltoniana H
0
, per il
quale venga accesa linterazione descritta dallhamiltoniana H

In QFT, sotto ipotesi molto generali, come la localit`a e linvarianza sotto il


gruppo di Lorentz, si dimostra che il sistema possiede certamente la simmetria
134
CPT : assumiamo dunque che loperatore commuti sia con lhamiltoniana
imperturbata H
0
che con quella di interazione H

.
La matrice S che descrive, in rappresentazione di interazione, le transizioni fra
gli stati imperturbati, come abbiamo visto prima, `e data da
S = T
_
exp
_
i
_
+

dt H

I
(t)
__
(3.769)
dove H

I
(t) `e lhamiltoniana di interazione in rappresentazione di interazione, i.e.
H

I
(t) = e
iH
0
t
H

e
iH
0
t
(3.770)
Osserviamo per prima cosa che loperatore , per via del suo carattere antiuni-
tario legato a T, non commuta con H

I
(t). Abbiamo, infatti, intanto che
e
iH
0
t

1
=
_
I +
(iH
0
t)
1!
+
(iH
0
t)
2
2!
+ ...
_

1
=
= I +
(iH
0
t)
1!
+
(iH
0
t)
2
2!
+... = e
iH
0
t
(3.771)
dove si `e usato il fatto che commuta con H
0
. Ne segue allora che, poich`e per
ipotesi commuta anche con H

, risulta
H

I
(t)
1
= e
iH
0
t

1
H

1
e
iH
0
t

1
=
= e
iH
0
t
H

e
iH
0
t
= H

I
(t) (3.772)
Torniamo adesso alla matrice S.
Vogliamo stabilire leetto che ha la trasformazione su di essa.
Per fare questo, immaginiamo per prima cosa di ottenere, al solito, la matrice S
come limite per di S(, ), dove
S(, ) U
I
(, ) = T
_
exp
_
i
_
+

dt H

I
(t)
__
(3.773)
essendo loperatore S(, ) U
I
(, ) niente altro che loperatore di evoluzione
temporale, scritto in rappresentazione di interazione, fra e +.
Dunque, se vogliamo conoscere questo operatore fra e + , i.e. loperatore
134
Quanto concluderemo adesso per vale anche per linversione temporale T, se essa `e una
simmetria conservata del sistema, poiche, come , essa `e antiunitaria, ed `e proprio questo,
come vedremo, laspetto cruciale che ci consente di giungere al risultato.
132
S(, + ), questo di otterr`a applicando al vettore di stato prima loperatore
S(, ) e quindi loperatore S(, +), i.e. risulter`a
S(, + ) = S(, + ) S(, ) (3.774)
Evidentemente, poi, vista la sua denizione, nel limite in cui 0, loperatore
S(, + ) potr`a essere scritto anche come (al primo ordine in )
I i H

I
() S(, + ) I i H

I
( + ) (3.775)
Dalla (3.774) segue evidentemente che, ssato comunque un intero N e posto
= /N (3.776)
abbiamo
S(, ) = lim
N
[S( , )S( 2, )...S(, + )] (3.777)
il quale, per la (3.775), nel limite in cui N , a sua volta diviene
S(, ) = lim
N
(I i H
I

(
1
) ) (I i H
I

(
2
) ) ... (I i H
I

(
2N
) )
lim
N
S(N, ) (3.778)
dove il prodotto di cui sopra (il quale, nella forma in cui i vari fattori sono
linearizzati al primo ordine, denisce appunto la quantit` a S(N, )), `e fatto da
2N fattori ed abbiamo posto, per comodit`a

n
= n n/N; n = 1, ..., 2N (3.779)
Risulta allora che
S
1
= lim

_
lim
N
S(N, )
_

1
=
= lim

lim
N
[I i H
I

(
1
) ]
1
[I i H
I

(
2
) ]
1
...
[I i H
I

(
2N
) ]
1
=
= lim

lim
N
[I + i H
I

(
1
) ] [I + i H
I

(
2
) ] ...
[I + i H
I

(
2N
) ] =
= lim

lim
N
[I + i H
I

() ] [I +i H
I

( + ) ] ...
[I + i H
I

( ) ] (3.780)
Ma, essendo reale ed H

I
hermitiana, risulta
I + i H

I
(t) =
_
I i H

I
(t)
_

(3.781)
133
per cui lespressione di sopra diviene
S
1
= lim

_
lim
N
[I i H
I

( ) ] ... [I i H
I

() ]
_

= S
1
(3.782)
Dunque possiamo concludere che, essendo una simmetria antiunitaria conser-
vata, la matrice S, sotto , `e tale per cui
S
1
= S

(3.783)
Da questa conclusione segue allora che, dati comunque due stati imperturbati
[ A > e [ B >, poiche lampiezza di transizione fra uno e laltro risulta data da
/
BA
< A[S [ B > < A[S B >=<
1
A[
1
S
1
B >=
= <
1
A[
1
S

B > (3.784)
e poiche
1
`e antiunitario, si ha inne che
< A[ S [ B > = <
1
A[
1
S

B >=< A[ S

B >

=
= < S

B[ A > (3.785)
Daltronde S `e lineare e quindi
< S

[ >=< [ S > (3.786)


per cui, in denitiva, in termini di ampiezze di transizione, abbiamo che
/
BA
=< A[S [ B >=< B[ S A >< B[ S [A > /
AB
(3.787)
ovvero, se H
I
ed H
0
sono invarianti, allora lampiezza di transizione indotta
dalla interazione H
I
dallo stato [ B > allo stato [ A > `e uguale a quella che la
stessa interazione induce dallo stato [ A > allo stato [ B >.
Per esempio, se consideriamo un processo di scattering come il seguente
a( p, s
a
) + b(q, s
b
) c(

P, s
c
) + d(

Q, s
d
) (3.788)
allora, per via della simmetria CPT , ne segue che
[ < c(

P, s
c
) , d(

Q, s
d
) [ S [a( p, s
a
) , b(q, s
b
) > [ =
= [ < a( p, s
a
) ,

b(q, s
b
)[ S [ c(

P, s
c
) ,

d(

Q, s
d
) > [ (3.789)
visto che, dalle relative denizioni segue che la simmetria CPT trasforma lo
stato di particella in quello di antiparticella, non cambia lautovalore dellimpulso
ed inverte il segno dellautovalore della componente di spin (la presenza del mod-
ulo `e per ovviare alla presenza di possibili fattori di fase dierenti nelle due
ampiezze ...).
134
3.3 Lo scattering in QFT
Abbiamo visto che, nellipotesi in cui un sistema sico sia retto da unhamiltoniana
H = H
0
+ H

, dove H
0
`e lhamiltoniana del sistema imperturbato ed H

`e
lhamiltoniana di interazione, allora, se [i > ed [f > rappresentano nella HP
due stati del sistema, autostati
135
dellhamiltoniana H
0
per lo stesso autovalore
E, lampiezza di transizione da [i > ad [f > indotta dalla perturbazione H

`e
data da
S
fi
=< f[S[i >< f[U
I
(, )[i > (3.790)
dove la forma esplicita della matrice S `e data dalla espressione (3.768).
Questo risultato `e stato dedotto, almeno implicitamente, nello schema della
prima quantizzazione, ma esso continua a valere anche quando il processo di inter-
azione `e pi` u complesso che, per esempio quello di un semplice scattering elastico
da potenziale, e addirittura, nellinterazione, possono prodursi nuove particelle ...
Per descrivere questo tipo di processi, in cui il numero delle particelle non
necessariamente si conserva, occorre per`o far uso della Teoria dei Campi (QFT.
In questo schema, adopereremo come spazio di Hilbert degli stati asintotici del
sistema, lo spazio di Fock di particella libera che, per denizione, ha per base i
vettori seguenti:
[ > vuoto
a

( p)[ > una particella


a

(p)a

(q)[ > due particelle


. . .
Finch`e i campi restano liberi, non c`e molto di pi` u da dire: questi stati sono
stazionari, per cui, fra di loro non `e permessa alcuna transizione.
Ma supponiamo ora che sia presente una interazione H

.
In questo caso, partendo da uno stato dei precedenti, esso non rimarr`a pi` u neces-
sariamente uguale a se stesso poiche linterazione potr`a consentire transizioni fra
stati diversi. Nel caso in cui lenergia totale del sistema sia positiva, queste tran-
sizioni sono niente altro che quelle legate ai processi che usualmente chiamiamo
di decadimento se lo stato inziale `e fatto da una sola particella e di scattering se,
invece, `e fatto da due
136
.
135
Come abbiamo gi`a detto, gli stati [i > e [f > sono chiamati stati asintotici e, come
rappresentativi del sistema completo, vanno pensati in rappresentazione di interazione, i.e. in
rappresentazione di Heisenberg riguardo ad H
0
.
136
Si possono prevedere anche casi pi` u complicati, ma noi ci limiteremo a trattare questi due
soli casi ...
135
Per analizzare questi processi, come abbiamo gi`a detto, useremo stati stazionari
137
dellhamiltoniana libera e calcoleremo lampiezza di transizione indotta fra di loro
a causa dellinterazione. Considereremo quindi pi` u precisamente
uno stato [
a
>, che chiameremo iniziale, comprendente vari frammenti
(uno, se si tratta di decadimento, due se `e un processo di scattering) in un
canale
138
denito, che abbiamo indicato con la lettera a;
uno stato nale [
b
> comprendente, in generale, altri frammenti in un
altro canale
139
, che indicheremo con la lettera b.
Per t lo stato [
a
> sar`a fatto dalle particelle non interagenti del canale
a: per esempio, nel caso di uno scattering fra due particelle 1 e 2 aventi,
rispettivamente, impulso p e q, avremo evidentemente
[
a
>= a

1
( p) a

2
(q)[ > (3.791)
dove gli operatori a

1,2
sono gli operatori di creazione dei frammenti liberi presenti
nel canale a di ingresso (per semplicit`a di notazione non stiamo considerando qui
la presenza dello spin).
Per t +, analogamente, se assumiamo di essere niti nel canale b fatto
ancora da due particelle 3 e 4, non necessariamente coincidenti con quelle di
partenza e aventi, rispettivamente, impulso

P e

Q, sar`a
[
b
>= a

3
(

P) a

4
(

Q)[ > (3.792)


dove gli operatori a

3,4
si riferiscono ora ai frammenti nel canale b di uscita.
Evidentemente lo scopo della teoria sar`a proprio quello di calcolare lampiezza di
transizione fra tali stati determinata dallinterazione, i.e. la quantit` a
S
ba
<
b
[S[
a
> (3.793)
Per la valutazione di S
ba
, rifacciamoci ancora al fatto che, almeno nello schema
di prima quantizzazione, `e stato dimostrato che, lavorando in rappresentazione
di interazione, risulta
S = T
_
exp
_
i
_
+

dt H

I
(t)
__

T
_

n=0
(i)
n
n!
_
dt
1
... dt
n
H

I
(t
1
)...H

I
(t
n
)
_
(3.794)
137
Non avrebbe senso, ovviamente, trattare con stati stazionari dellhamiltoniana completa,
dato che, come `e ovvio, fra questi, per denizione di stazionariet`a, non potrebbero avvenire mai
transizioni !
138
Un canale `e denito come uno specico insieme di frammenti separati, ognuno in uno stato
quantico ben denito, non interagenti fra di loro quando la loro distanza di separazione `e molto
grande (con la sola possibile eccezione dellinterazione coulombiana che, essendo a lungo range,
non `e lecito considerare mai spenta...).
139
Se indichiamo dunque con H
a
lhamiltoniana libera di cui `e autostato lo stato iniziale,
e con H
b
lhamiltoniana libera di cui `e autostato lo stato nale, in generale sar`a H
a
,= H
b
.
Luguaglianza equivale, evidentemente, a dire che lo scattering `e elastico !
136
dove H

I
(t) `e appunto lhamiltoniana di interazione nella Interaction Picture
H

I
(t) e
iH
0
t
H

e
iH
0
t
(3.795)
ed il simbolo T indica, come abbiamo gi`a detto, loperatore di ordinamento crono-
logico, denito in modo tale che
T
_
H

I
(t
1
)...H

I
(t
n
)
_
H

I
(t
i
1
)...H

I
(t
i
n
) con t
i
1
t
i
2
...t
i
n
(3.796)
In MQdi prima quantizzazione, avevamo identicato in generale lhamiltoniana
di perturbazione H

con il potenziale di scattering V .


Che accade in QFT ?
In questo caso H

`e espressa usando gli stessi campi che deniscono la teoria. Ab-


biamo visto che H

I
(t) evolve nel tempo esattamente come in rappresentazione di
Heisenberg libera, ovvero H

I
(t) deve semplicemente essere scritta usando i campi
liberi, cio`e dipendenti dal tempo come se linterazione non fosse presente !
Dunque
H

I
(t) =
_
d
3
x H

(t, x) (3.797)
dove H

(x) `e appunto la densit`a di energia di interazione


H

(x) = H
tot
(x) H
0
(x) (3.798)
e H
tot
(x) e H
0
(x) sono, rispettivamente, loperatore di densit`a hamiltoniana totale
e quello relativo allevoluzione libera.
Quanto alla matrice di scattering S, risulta quindi che
S T
_
exp
_
i
_
d
4
x H

(x)
__
(3.799)
dove adesso
140
T
_
H

(x
1
)...H

(x
n
)
_
H

(x
i
1
)...H

(x
i
n
) con x
0
i
1
x
0
i
2
...x
0
i
n
(3.800)
140
Lambiguit`a che consegue nella (3.800) quando due coordinate temporali sono uguali `e
irrilevante poiche
[H

(x), H

(y)] = 0 se (x y)
2
< 0
e questo, a sua volta, `e conseguenza della microcausalit`a, i.e. delle relazioni di
(anti)commutazione dei campi (fermionici)bosonici e del fatto che il numero di campi fermionici
che entrano nella lagrangiana di interazione e quindi nella H

deve essere pari, se vogliamo che


linterazione possa essere relativisticamente invariante.
137
Dal punto di vista dellinvarianza sotto il gruppo di Lorentz
141
della matrice
S, occorre osservare che, essendo H = T
00
, dove T

`e il tensore (densit`a di)


energia-impulso, denito in termini della lagrangiana dalla ben nota relazione
T

=
L
(

L
T
00
H =
L

L (3.802)
ne segue che la densit`a hamiltoniana non `e, in generale, scalare sotto il gruppo
di Lorentz per cui nemmeno S, denita in termini di H, lo sarebbe...
C`e per`o unimportante eccezione che `e quella dellaccoppiamento diretto dei
campi, cio`e senza termini che coinvolgono le loro derivate
142
. In questo caso,
infatti, per quanto riguarda il contributo dovuto alla sola interazione, risulta
T

(x) = L(x)

e quindi (stiamo indicando con L(x) solo il termine di interazione ...!)


H

(x) = L(x) (3.803)


che `e scalare. Questa identit` a (3.803) viene assunta comunque valita in ogni
circostanza, per cui risulta, in denitiva, che
S T
_
e
i
_
L(x) d
4
x
_
(3.804)
141
Come abbiamo visto, ssato un riferimento inerziale, lampiezza di decadimento da uno
stato iniziale [

> e uno stato nale [

> vale
S

=<

[S[

>
Se andiamo in un altro sistema di riferimento, legato al precedente da una trasformazione del
Gruppo di Poincare U(a, ), allora se [

>= U(a, )[

> e [

>= U(a, )[

> sono gli


stessi stati [

> e [

visti nel nuovo riferimento, essendo il sistema sico rimasto il solito e


cos` pure la dinamica dellinterazione, deve evidentemente essere che
S

=<

[S[

>=<

[S[

>
ovvero
S = U
1
(a, ) S U(a, ) (3.801)
i.e., la matrice S deve commutare con tutti gli operatori che, nello spazio di Hilbert degli
stati, rappresentano il gruppo di Poincare (occorre e basta che accada per i generatori della
rappresentazione ...) e, in questo senso, deve quindi essere un operatore scalare e invariante
per traslazioni.
142
In realt`a, gi`a nel caso dellinterazione elettromagnetica con un campo scalare carico, c`e un
acoppiamento derivativo. Si dimostra comunque che, anche in questi casi, lespressione corretta
da usare per la matrice S `e la (3.804).
138
Molto spesso la matrice S viene riscritta nella forma seguente
S = I + R (3.805)
separando cio`e il termine che descrive lassenza di interazione dagli altri.
Evidentemente, dalla denizione, risulta
R = T
_

n=1
i
n
n!
_
d
4
x
1
... d
4
x
n
L(x
1
)...L(x
n
)
_
=
=

n=1
i
n
n!
_
d
4
x
1
... d
4
x
n
T (L(x
1
)...L(x
n
)) (3.806)
Consideriamo adesso lo sviluppo della matrice S al primo ordine perturbativo.
Si ha
S = I + i
_
d
4
x L(x) R = i
_
d
4
x L(x) (3.807)
Supponiamo, come al solito, che gli stati
143
iniziali e nali [
a
> e [
b
> siano
anche autostati dellimpulso spaziale e indichiamo con p
a
e p
b
gli autovalori del
quadrimpulso ad essi corrispondenti. Risulta
R
ba
=<
b
[ S I [
a
>= i <
b
[
_
d
4
x L(x) [
a
> (3.808)
Daltronde sappiamo che loperatore di quadrimpulso P

`e il generatore delle
traslazioni spazio-temporali, ovvero
U(a) = e
iaP
= e
ia

(3.809)
per cui
e
iPy
L(x) e
iPy
= L(x + y) (3.810)
e dunque
L(x) = e
iPx
L(0) e
iPx
(3.811)
per cui, in denitiva, si ha
R
ba
= i <
b
[
_
d
4
x e
iPx
L(0) e
iPx
[
a
>= i
_
d
4
xe
ix(p
b
p
a
)
<
b
[ L(0) [
a
>=
= i(2)
4

4
(p
b
p
a
) <
b
[ L(0) [
a
> (3.812)
Questa struttura del risultato
R
ba
= i(2)
4

4
(p
b
p
a
) /
ba
(3.813)
143
Si ricordi che per questi stati, essendo liberi, la rappresentazione di interazione coincide
con quella di Heisenberg e dunque essi non evolvono nel tempo.
139
si pu`o dimostrare
144
che resta sempre valida, indipendentemente dallordine dello
sviluppo perturbativo.
La quantit` a /
ba
viene chiamata elemento di matrice (invariante) della tran-
sizione.
Osserviamo che lespressione di cui alla (3.813), da un punto di vista stret-
tamente sico, discende unicamente dalla conservazione del quadrimpulso
145
, i.e.
dal fatto che gli stati iniziali e nali devono comunque avere p
a
= p
b
.
Nel caso, poi, in cui il processo di interazione possa essere rappresentato tron-
cando lo sviluppo al primo ordine, da quanto precede risulta evidentemente che
/
ba
=<
b
[ L(0) [
a
> (3.814)
In ogni caso, se P
a
e P
b
sono gli autovalori dello stato iniziale e nale, da quanto
precede possiamo concludere, comunque, che risulta
146
S
ba
=
ba
+ i (2)
4

4
(P
a
P
b
) /
ba
(3.815)
Supponiamo, per il momento, di sapere
147
come fare per determinare lelemento
di matrice invariante /
ba
: il nostro scopo `e comunque quello di arrivare a fare
144
Consideriamo infatti un generico termine dello sviluppo perturbativo
< b[
_
dxdy ...dz L(x)L(y)...L(z) [a >
Vogliamo dimostrare che esso contiene in modo intrinseco il fattore
4
(p
b
p
a
).
Eettuiamo, infatti, sulloperatore la seguente trasformazione
_
dxdy ...dz L(x)L(y)...L(z) =
=
_
dxdy ...dz U(x)L(0)U
1
(x) U(x)L(y x)U
1
(x)...U(x)L(z x)U
1
(x) =
=
_
dX dY ...dZ U(x) [L(0)L(y x)...L(z x) ] U
1
(x)
per cui, sostituendo (si noti che questo non interferisce con lordinamento temporale e quindi
con il prodotto T-ordinato) si ha
< b[
_
dxdy ...dz L(x)L(y)...L(z) [a >=
= (2)
4

4
(p
b
p
a
) < b[
_
dY ...dZ < b[ L(0)L(Y )...L(Z) [a >
dove abbiamo posto Y = y x; ...Z = z x.
Risulta cos` provato quanto volevamo dimostrare.
145
Nel caso dello scattering da potenziale, avevamo trovato una delta di conservazione solo
dellenergia. Questo era dovuto al fatto che, in quel processo, solo lenergia era conservata e
non limpulso spaziale, per via proprio del potenziale esterno ...
146
Abbiamo indicato formalmente il prodotto scalare <
b
[
a
> con il simbolo
ba
; ma la sua
forma esplicita dipende, naturalmente, dalla normalizzazione degli stati...
147
Il calcolo di /
ba
`e, in genere, unimpresa piuttosto laboriosa. Esso viene usualmente
140
confronti con dati sperimentali ovvero, tipicamente, determinare sezioni durto
di processi di scattering, vite medie di particelle instabili, etc ...
Come `e legata /
ba
con queste grandezze ?
Evidentemente, per quanto detto sopra, la probabilit`a che dallo stato a si sia
passati allo stato b, quando b ,= a, sar`a
W
ba
= [S
ba
[
2
= (2)
4

4
(P
a
P
b
) (2)
4

4
(P
a
P
b
) [/
ba
[
2
(3.816)
e qui abbiamo una espressione che richiede di essere trattata, dal punto di vista
matematico, con una qualche cautela ... Abbiamo infatti ottenuto il quadrato di
una di Dirac che non `e un operatore ben denito !
Ma vediamo come `e nato. La delta si origina dallintegrale
_
e
i(P
a
P
b
)x
d
4
x (2)
4

4
(P
a
P
b
)
Il quadrato della delta, dunque, signica
_
e
i(P
a
P
b
)x
d
4
x
_
e
i(P
a
P
b
)y
d
4
y
(2)
4

4
(P
a
P
b
)
_
e
i0
d
4
y = (2)
4

4
(P
a
P
b
) V T (3.817)
dove il prodotto V T `e il quadri-volume di integrazione, che, a stretto rigore, `e
appunto
4
, ma che noi tratteremo inizialmente come se fosse nito, per poi
passare al limite solo alla ne...
Dunque, al prezzo di questi maltrattamenti della matematica, abbiamo
W
ba
= (2)
4

4
(P
a
P
b
) V T [/
ba
[
2
(3.818)
Va detto comunque che, siccome in generale lo stato b appartiene al continuo,
noi in realt`a saremo interessati pi` u che alla probabilit`a di transizione verso un
particolare stato b, a quella verso un gruppo di stati vicini allo stato b.
La Regola doro di Fermi ci dice allora che dovremo moltiplicare W
ba
per il numero
di stati nali permessi, ovvero per il numero di cellette dello spazio delle fasi
disponibile, i.e. per la quantit` a
d^ =
n

i=1
_
d
3
p
i
V
h
3
_
=
n

i=1
_
d
3
p
i
V
(2)
3
_
(3.819)
dove n `e il numero di frammenti nello stato nale ed abbiamo usato il fatto che,
per il principio di indeterminazione, una cella dello spazio delle fasi ha dimensione
eettuato con lausilio del metodo dei graci di Feynman, che, ssato lordine perturbativo
desiderato, consente, attraverso regole abbastanza semplici, caratteristiche dellinterazione stu-
diata, di poter tener conto di tutti i vari contributi allampiezza di scattering.
141
h = 2 h e noi abbiamo convenuto di porre h = 1.
Quindi, con questa precisazione, risulta piuttosto che
dW
ba
= (2)
4

4
(P
a
P
b
) V T [/
ba
[
2
n

i=1
_
d
3
p
i
V
(2)
3
_
(3.820)
ovvero otteniamo una probabilit`a di transizione per unit`a di tempo pari a
d
dt
(dW
ba
) = (2)
4

4
(P
a
P
b
) V [/
ba
[
2
n

i=1
_
d
3
p
i
V
(2)
3
_
(3.821)
Osserviamo adesso che per poter procedere al calcolo esplicito dellelemento
di matrice /
ba
, occorre aver denito la normalizzazione degli stati asintotici fra
cui valutarla.
Lespressione (3.821) vale nel caso che gli stati siano normalizzati allunit`a in
tutto lo spazio; ma non `e questa una scelta ragionevole, non fossaltro per il
motivo che gli stati a e b sono autostati dellenergia e dellimpulso corrispondenti
ad autovalori nel continuo e quindi non hanno ne possono norma nita !
Quello che potremo fare in generale sar`a, in realt`a, solo di poter scegliere il
valore delle densit`a spaziali
i
di particelle descritte dalle funzioni donda asso-
ciate agli stati asintotici e quindi occorrer`a dividere la (3.821) per gli opportuni
coecienti di normalizzazione
i
V che ne conseguono, i.e. avremo piuttosto
d
dt
(dW
ba
) =
(2)
4

4
(P
a
P
b
) V

k
j=1
(
in
j
V )
[/
ba
[
2

n
i=1
_
d
3
p
i
V
(2)
3
_

n
i=1
(
out
i
V )
(3.822)
dove abbiamo indicato con k il numero di frammenti nello stato iniziale.
Allo scopo di ottenere espressioni che siano relativisticamente invarianti a
vista, conviene scegliere la normalizzazione
148
degli stati in modo che la densit`a
spaziale di probabilit`a valga sempre 2E.
148
Come abbiamo visto, questo corrisponde a prendere, per esempio, nel caso del campo
scalare semplicemente le onde piane, i.e.
< x[ p, t >= e
ipx
senza alcun coeciente davanti.
Nel caso del campo di Dirac, invece, questo corrisponde a normalizzare gli spinori secondo le
(2.464) e (2.465), i.e. a porre
u
(r)
(p) =
, p +m

m+E
u
(r)
0
; v
(r)
(p) =
m , p

m+E
v
(r)
0
per cui, per esempio, per la particella, risulta che (cfr.(2.677))
< x[p, s >= u
(s)
(p)e
ipx
142
In questo caso, la probabilit`a dierenziale per unit`a di tempo diviene dunque
d
dt
(dW
ba
) = (2)
4

4
(P
a
P
b
)
n

i=1
_
d
3
p
i
(2)
3
(2E
i
)
_

V

k
j=1
(2E
j
V )
[/
ba
[
2
(3.823)
La quantit` a (2)
4

4
(P
a
P
b
), che descrive semplicemente la conservazione del
quadrimpulso nel processo, moltiplicata per la produttoria che la segue nella
(3.823), i.e. la quantit` a
d (2)
4

4
(P
a
P
b
)
n

i=1
_
d
3
p
i
(2)
3
(2E
i
)
_
(3.824)
viene chiamata
149
elemento invariante dello spazio delle fasi (o anche dLips: dif-
ferential Lorentz invariant phase space) ed ha a che fare con la cinematica dello
stato nale del processo considerato, ssate le condizioni iniziali, descritte ap-
punto attraverso la delta di conservazione.
La cinematica dello stato iniziale si trova, invece, nel termine T, denito dalla
relazione
1
T

V

k
j=1
(2E
j
V )
(3.825)
mentre la dinamica del processo resta, invece, tutta dentro il modulo quadro
dellelemento di matrice [/
ba
[
2
, legato direttamente allinterazione.
In termini di queste quantit`a, risulta allora che
d
dt
(dW
ba
) =
1
T
[/
ba
[
2
d (3.826)
A proposito poi della cinematica dello stato iniziale, come gi`a detto, dis-
tingueremo sostanzialmente due casi, ovvero quello in cui partiamo da una sola
o da due particelle.
Nel caso in cui lo stato iniziale sia fatto da una sola particella, i.e. nel caso di un
decadimento, la probabilit`a (dierenziale) per unit`a di tempo `e il rate (dieren-
ziale) del decadimento, il quale vale quindi, in generale
d =
d
dt
(dW
ba
) =
V
2E V
[/
ba
[
2
d =
1
2E
[/
ba
[
2
d (3.827)
Nel caso particolare, poi, in cui il decadimento avvenga nel sistema di riferimento
dove la particella a (di massa M
a
) che decade si trova a riposo (riferimento del
149
L.B. Okun: Leptons and quarks, North-Holland 1982
143
CM), il rate dierenziale assume evidentemente la forma seguente
150
d
CM
=
1
2M
a
[/
ba
[
2
d (3.828)
Se invece lo stato iniziale `e fatto da due particelle, ovvero si tratta di un processo
di scattering, allora il processo stesso sar`a caratterizzato da una sezione durto
dierenziale, denita come
d
dt
(dW
ba
) = d j (3.829)
dove j `e la densit`a di usso incidente (cm
2
sec
1
).
Siccome, con la normalizzazione adottata, ci siamo riportati comunque al caso di
una sola particella proiettile nel volume V , la quale urta contro una sola particella
bersaglio, ecco che il usso incidente sar`a pari alla densit`a di particelle proiettile
per il modulo della velocit`a relativa proiettile-bersaglio (valutata nel riferimento
del bersaglio fermo), i.e.
j = v
rel
(densita

della seconda particella) = v


rel

1
V
e dunque
d =
d
_
dW
ba
dt
_
j
=
V
2M
1
2E
2
V
2
V
v
[/
ba
[
2
d =
1
2M
1
2E
2
v
[/
ba
[
2
d (3.830)
dove il termine 2M
1
2E
2
v `e detto termine di usso.
Nel riferimento in questione risulta
151
M
1
E
2
v =
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
(3.831)
150
Si osservi che, poiche tanto [/
ba
[
2
che d sono invarianti, integrando la (3.827) e la (3.828)
se ne conclude che
=
M
E

CM
=
1


CM
ovvero, essendo = h, esse aermano il fatto ben noto secondo cui la vita media di una
particella vista in un riferimento in cui essa `e in moto risulta volte maggiore di quella osservata
nel riferimento di quiete della particella
=
CM
151
Valutiamo infatti, nel sistema di riferimento in cui M
1
`e ferma, la quantit`a
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
Evidentemente, in questo riferimento, risulta
P
1
= (M
1
,

0), P
2
= (E
2
, p
2
)
dunque
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
= (M
1
E
2
)
2
M
2
1
M
2
2
= M
2
1
(E
2
2
M
2
2
) = M
2
1
[ p
2
[
2
144
quindi, nalmente, si ottiene
d =
1
4
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
[/
ba
[
2
d (3.832)
la quale mostra chiaramente il carattere invariante di d.
Questo risultato `e corretto per particelle senza spin.
Se le particelle che partecipano al processo hanno anche spin, allora, nel caso in
cui lo stato iniziale non abbia spin definito e quello degli stati nali non sia
osservato, risulta, rispettivamente
d =
1
2S
a
+ 1

1
2E
a
[/
ba
[
2
d (3.833)
d =
1
(2S
1
+ 1)(2S
2
+ 1)

1
4
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
[/
ba
[
2
d (3.834)
dove S
a
`e lo spin della particella che decade, S
1
, S
2
quello delle due particelle che
collidono e [/[
2
indica la somma su tutti gli stati di spin iniziali e nali.
I fattori
1
2S+1
servono appunto a tener conto che, in eetti, sugli stati iniziali
occorre mediare e non sommare, come invece si deve fare su quelli nali ...
e dunque
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
= M
1
p
2
Daltronde, in generale, sappiamo che
p/E = v
e dunque risulta provato quanto asserito, i.e. che nel riferimento in cui la prima particella `e in
quiete, si ha
_
(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
= M
1
E
2
v
145
3.4 Lo spazio delle fasi
3.4.1 Lo spazio delle fasi di due particelle
Nel caso di due particelle nello stato nale, lelemento di spazio delle fasi invari-
ante, secondo la denizione (3.824), `e
d = dLips(p, q; P) = (2)
4

4
(p + q P)
d
3
p
(2)
3
2E
p
d
3
q
(2)
3
2E
q
(3.835)
dove p, q sono i loro quadrimpulsi, mentre P `e quello di tutto il sistema ed
abbiamo posto
E
p

_
M
2
1
+[ p[
2
, E
q
=
_
M
2
2
+[q[
2
(3.836)
Lelemento di spazio delle fasi (3.835) pu`o essere riscritto come dunque anche
come
d = dLips =
1
16
2
(E
p
+ E
q
c)
3
( p +q

P)
d
3
p
E
p
d
3
q
E
q
(3.837)
dove c P
0
`e lenergia totale del sistema (valutata nel particolare sistema di
riferimento dove stiamo studiando il processo) mentre

P `e il suo impulso totale.
Supponiamo, come di solito accade, di essere interessati ad una particella
particolare, per esempio a quella di quadrimpulso p e di guardarla a prescindere
dallaltra particella. Il contributo alla distribuzione che si riferisce alla particella
considerata, proveniente dallo spazio delle fasi (sia che si tratti di scattering, come
di un decadimento) si ottiene, evidentemente, integrando lespressione precedente
nellaltra variabile, cio`e in d
3
q. Otteniamo cos`
d =
1
16
2
(E
p
+

E c)
d
3
p
E
p

E
(3.838)
dove abbiamo posto

E
_
M
2
2
+[

P p[
2
a rappresentare lenergia della parti-
cella che non guardiamo, avente massa M
2
e momento lineare
q =

P p
Passando in coordinate polari, risulta
d
3
p = p
2
dp d
e quindi, pi` u esplicitamente
d =
1
16
2

_
E
p
+

E( p) c
_
p
2
dp d
E
p

E( p)
(3.839)
146
Daltronde
E
2
p
= M
2
1
+ p
2
E
p
dE
p
= p dp
per cui si ha
d
3
p = p E
p
dE
p
d
e dunque, nalmente
dLips =
1
16
2
(E
p
+

E c)
p E
p
dE
p
d
E
p

E
=
1
16
2
(E
p
+

E c) p
dE
p

E
d (3.840)
Questo risultato `e corretto in ogni sistema di riferimento.
Esso pu`o essere ulteriormente semplicato se studiamo il processo di scattering
nel sistema del CM, dove p +q =

P

0.
Indichiamo con b il modulo del momento lineare delle due particelle uscenti
nel sistema del CM. Poich`e
E
2
p
= M
2
1
+ b
2
E
2
q
= M
2
2
+ b
2
abbiamo, evidentemente, che
b db = E
p
dE
p
= E
q
dE
q
Introduciamo allora la variabile w = E
p
+ E
q
. Otteniamo
dw = dE
p
+ dE
q
=
b db
E
p
+
b db
E
q
=
E
p
+ E
q
E
p
E
q
b db
=
w
E
p
E
q
b db =
w
E
q
dE
p
=
w
E
p
dE
q
i.e.
dw
w
=
dE
q
E
p
=
dE
p
E
q
Sostituendo allora nella espressione (3.840), otteniamo (E
q
=

E; w = E
p
+

E)
dLips =
1
16
2
(w c
CM
) b
dw
w
d
CM
(3.841)
che pu`o essere facilmente integrata e fornisce
dLips =
1
16
2
b
c
CM
d
CM
(3.842)
147
Ma, per denizione, lenergia totale del sistema nel centro di massa `e niente altro
che
c
CM
=

s (3.843)
mentre, per quanto riguarda il modulo dellimpulso b
152
, risulta
b =
_
(s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
2

s
(3.844)
Perci` o, dalle (3.842), (3.843) e (3.844) otteniamo nalmente lespressione seguente,
scritta, per quanto possibile, in termini di invarianti di Lorentz
153
dLips =
1
16
2
_
(s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
2s
d
CM
(3.845)
Nel caso si voglia determinare lespressione dello spazio delle fasi nel sis-
tema del Laboratorio invece che nel sistema del centro di massa, si pu`o ripartire
dallespressione (3.839)
d dLips =
1
16
2

_
E
p
+

E( p) c
_
p
2
dp d
E
p

E( p)
(3.846)
152
Ricordiamo infatti che
c
CM

_
M
2
1
+b
2
+
_
M
2
2
+b
2

c
2
CM
= M
2
1
+b
2
+M
2
2
+b
2
+ 2
_
M
2
1
+b
2
_
M
2
2
+b
2

2
_
M
2
1
+b
2
_
M
2
2
+b
2
= s M
2
1
M
2
2
2b
2

4(M
2
1
+b
2
)(M
2
2
+b
2
) = (s M
2
1
M
2
2
2b
2
)
2

4M
2
1
M
2
2
+ 4M
2
1
b
2
+ 4M
2
2
b
2
+ 4b
4
= (s M
2
1
M
2
2
)
2
+ 4b
4
4b
2
(s M
2
1
M
2
2
)
4b
2
s = (s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
b =
_
(s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
2

s
153
E forse utile, a questo punto, ricordare che, per la (3.844), b esiste se e solo se
(s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
0
(s M
2
1
M
2
2
)
2
4M
2
1
M
2
2
s M
2
1
M
2
2
2M
1
M
2
s (M
1
+M
2
)
2
M
1
+M
2

s
ovvero se e solo se siamo sopra soglia di produzione ...
148
dove abbiamo voluto mettere chiaramente in evidenza il fatto che non solo E
p
,
ma anche

E dipende da p, essendo, come si `e visto

E

E( p) =
_
M
2
2
+[

P p[
2
Per poter aver lespressione della dipendenza angolare della distribuzione, occorre
prima fare lintegrale in dp, eliminando cos` la delta.
Ma largomento della di Dirac `e una funzione di p, che vale
F( p) =
_
M
2
1
+ p
2
+
_
M
2
2
+[

P p[
2
c (3.847)
Daltronde la condizione F( p) = 0 altri non `e che la formalizzazione della con-
servazione dellenergia nel processo, mentre

E
q
=
_
M
2
2
+[

P p[
2
contiene la
conservazione dellimpulso lineare (integrazione in d
3
q...), quindi la soluzione
p = p (cos)
dellequazione F( p) = 0 `e niente altro che la soluzione
154
che esprime limpulso
154
Lequazione F( p) = 0, come si `e detto, esprime la conservazione dellenergia nel sistema di
riferimento del Laboratorio e contiene implicitamente quella dellimpulso.
In questo riferimento, infatti, il sistema delle due particelle ha, per ipotesi, energia totale
c ed impulso spaziale

P che, senza perdita di generalit`a, potremo assumere sia diretto come
lasse z. Il quadrimpulso del sistema `e dunque dato da
(P

Lab
) = (c,

P) = (c, 0, 0, P) s = c
2
+P
2
(3.848)
Questo signica che la velocit`a

del sistema del CM visto dal Laboratorio `e diretta lungo
lasse z e vale, in modulo
=
P
c
=
c

c
2
P
2
=
c

s
(3.849)
Daltronde, visto che la massa invariante del sistema delle due particelle `e appunto

s mentre
le loro masse sono, rispettivamente, M
1
m e M
2
M , ecco che, nel sistema del CM, il
modulo dellimpulso spaziale di entrambe le particelle vale, come `e noto
b =
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
2

s
(3.850)
Dunque, nel sistema del CM, limpulso spaziale della particella M
1
m sar`a dato, in generale,
senza perdita di generalit`a, dalla relazione
p = b (sin, 0, cos) (3.851)
dove `e proprio langolo di scattering nel sistema del CM. Trasformando dunque allindietro,
avremo che, nel sistema del Laboratorio, sar`a
p
x
= b sin; (3.852)
p
y
= 0; (3.853)
p
z
= b cos +
_
m
2
+b
2
(3.854)
149
uscente della particella urtante in funzione dellangolo di scattering, date le con-
dizioni iniziali del processo, denite da c e da

P.
dove

m
2
+b
2
`e lenergia della particella considerata nel sistema del CM, tale che
m
2
+b
2
= m
2
+
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4s
=
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
+ 4m
2
s
4s
=
=
(s m
2
+M
2
)
2
4s

_
m
2
+b
2
=
s +m
2
M
2
2

s
(3.855)
Dunque, in termini dellangolo di scattering , abbiamo
p
x
= b sin (3.856)
p
z
= b cos +
p

s
s +m
2
M
2
2

s
= b cos +
p
2s
(s +m
2
M
2
) (3.857)
Ritroviamo cos` il fatto ben noto che limpulso della particella nel sistema del Laboratorio sta
su unellisse [J. Blaton: On a geometrical interpretation of energy and momentum conservation
in atomic collisions and disintegration processes; Mat.-Fys Medd. vol 24, nr 20, 1 (1950)]
avente semiasse minore pari a b , semiasse maggiore pari a b e centro spostato di
p
2s
(s +m
2
M
2
) lungo lasse z.
Questo signica, come sappiamo, che se
b >
p
2s
(s +m
2
M
2
) (3.858)
allora lellisse contiene lorigine e ad ogni angolo di scattering nel sistema del CM (0 )
corrisponde uno ed un solo angolo di scattering nel sistema del Laboratorio (0 ).
Invece, nel caso in cui sia
b <
p
2s
(s +m
2
M
2
) (3.859)
allora lellisse non contiene lorigine e dunque non tutti gli angoli sono possibili nel sistema
del Laboratorio, ma solo quelli che non eccedono un opportuno
max
; inoltre, ad ogni angolo
0
max
corrispondono, in generale, due valori di e dunque per ogni angolo di scattering
nel sistema del Laboratorio sono possibili due valori di p.
Langolo
max
sta nel primo quadrante: esso si pu`o determinare in base a semplici considerazioni
geometriche. Infatti, data in generale lellisse di equazione
y = b sin; z = a +b cos
_
z a
b
_
2
+
_
y
b
_
2
= 1 (3.860)
allora la tangente dellangolo
max
`e la pendenza k della retta y = kz che intercetta lellisse in
due punti coincidenti. Sostituendo nellequazione dellellisse, si ha
(z a)
2
+k
2

2
z
2
=
2
b
2
z
2
(1 +k
2

2
) 2za +a
2

2
b
2
= 0 (3.861)
La condizione di due soluzioni coincidenti `e, ovviamente, quella di discriminante nullo, i.e.

4
= 0 = a
2
(1 +k
2

2
)(a
2

2
b
2
) a
2
a
2
+
2
b
2
k
2

2
(a
2

2
b
2
) = 0
k
2
=
b
2
a
2

2
b
2
k =
b
_
a
2

2
b
2
(3.862)
150
Dunque, nel nostro caso
_
a =
P
2s
(s +m
2
M
2
)
_
`e
tg
max
=
b
_
[
P
2s
(s +m
2
M
2
)]
2

2
b
2
(3.863)
Daltronde
_
P
2s
(s +m
2
M
2
)
_
2

2
b
2
=
P
2
4s
2
(s +m
2
M
2
)
2

c
2
s
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4s
=
=
P
2
(s +m
2
M
2
)
2
(s +P
2
)
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2

4s
2
=
=
P
2
_
s
2
+m
4
+M
4
+ 2sm
2
2sM
2
2m
2
M
2
(s
2
2sm
2
2sM
2
+m
4
+M
4
+ 2m
2
M
2
4m
2
M
2
)

4s
2

s
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2

4s
2
=
P
2
4sm
2
4s
2

_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2

4s
=
=
4m
2
P
2
(s m
2
M
2
)
2
+ 4m
2
M
2
4s
=
4m
2
(M
2
+P
2
) (s m
2
M
2
)
2
4s
(3.864)
dunque, ricordando la denizione di b, abbiamo inne
tg
max
=
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
_
4m
2
(M
2
+P
2
) (s m
2
M
2
)
2
(3.865)
Torniamo ora alla condizione che discrimina il caso in cui c`e corrispondenza uno a uno fra
e e quello in cui questo non accade. Riscriviamo, per questo, la condizione in questione:
abbiamo visto che c`e corrispondenza uno a uno se e solo se
b >
P
2s
(s +m
2
M
2
) (3.866)

s
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
2

s
>
P
2s
(s +m
2
M
2
)

P
c
<
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
s +m
2
M
2

b

b
2
+m
2
(3.867)
E questo risultato mostra che, come era ovvio che dovesse essere, anche la condizione (3.866)
sia soddisfatta occorre e basta che la velocit`a
CM
del sistema del CM
_

CM

P
E
_
sia inferiore
al modulo della velocit`a della particella considerata (di massa M
1
= m nel sistema del CM
_

CM
1
=
b

b
2
+m
2
_
.
Ma riveniamo adesso alla questione da cui eravamo partiti, cio`e a quella di esplicitare la
funzione p = p (cos).
Lespressione trovata in funzione dellangolo di scattering nel sistema del CM non `e la
pi` u adatta per questo scopo: ci `e servita solo per capire se e quando ci dobbiamo aspettare
limitazioni dalla cinematica del processo sul valore stesso dellangolo di scattering nel sistema
del Laboratorio.
Ripartiamo dunque dallequazione F( p) = 0, dove la funzione F `e data dalla (3.847), i.e.
F( p) =
_
M
2
1
+p
2
+
_
M
2
2
+[

P p[
2
c = 0 (3.868)
151
la quale fornisce, evidentemente, la relazione
c =
_
M
2
1
+p
2
+
_
M
2
2
+[

P p[
2
(3.869)
dalla quale si ha
_
M
2
+[

P p[
2
= c
_
m
2
+p
2
(3.870)
ovvero, elevando al quadrato
M
2
+P
2
2Ppcos +p
2
= c
2
+m
2
+p
2
2c
_
m
2
+p
2
(3.871)
dove `e proprio langolo di scattering nel sistema del Laboratorio, i.e. langolo fra limpulso
complessivo del sistema

P e limpulso p della particella in esame, dopo il processo durto.
Semplicando, ricordando che s c
2
P
2
otteniamo
2c
_
m
2
+p
2
= s + 2Ppcos M
2
+m
2
(3.872)
da cui, quadrando ancora, si ricava
4c
2
(m
2
+p
2
) = (s +m
2
M
2
)
2
+ 4pPcps(s +m
2
M
2
) + 4p
2
P
2
cos
2

4p
2
(c
2
P
2
cos
2
) 4pP(s
2
+m
2
M
2
)cos + 4m
2
c
2
(s +m
2
M
2
)
2
= 0(3.873)
Daltronde c
2
P
2
cos
2
= c
2
P
2
+P
2
sin
2
= s+P
2
sin
2
quindi lequazione a cui arriviamo
inne `e la seguente
4p
2
(s +P
2
sin
2
) 4pP(s +m
2
M
2
)cos + 4m
2
c
2
(s +m
2
M
2
)
2
= 0 (3.874)
la quale `e unequazione di secondo grado nellimpulso incognito p della particella di massa m,
parametrica in (tutte le altre quantit`a sono ssate dalle condizioni iniziali).
Il discriminante ridotto dellequazione vale

4
= 4P
2
(s +m
2
M
2
)
2
cos
2
4(s +P
2
sin
2
)
_
4m
2
c
2
(s +m
2
M
2
)
2

=
= (s +m
2
M
2
)
2
_
4P
2
cos
2
+ 4(s +P
2
sin
2
)

4(s +P
2
sin
2
) 4m
2
c
2
=
= (s +m
2
M
2
)
2
(4s + 4P
2
) 4m
2
4c
2
(s +P
2
sin
2
) =
= 4c
2
(s +m
2
M
2
)
2
4c
2
4m
2
(s +P
2
sin
2
) =
= 4c
2
_
(s +m
2
M
2
)
2
4m
2
(s +P
2
sin
2
)

(3.875)
Evidentemente questo `e sempre positivo, qualunque sia langolo , se e solo se
(s +m
2
M
2
)
2
> 4m
2
(s +P
2
) 4m
2
c
2
(3.876)
ovvero se e solo se
(s +m
2
M
2
) > 2mc
_
m
2
+b
2
2

s > 2mc

m
2
+b
2
m
>
c

s

(CM)
1
>
CM
(3.877)
152
in accordo con quanto avevamo gi`a ottenuto con la relazione (3.867) (
(CM)
1
`e il delle particelle
di massa m = M
1
nel sistema del CM, mentre
CM
`e il del sistema del CM visto dal sistema
del Laboratorio).
Supponendo adesso, per semplicit`a, che valga la condizione

(CM)
1
>
CM

(CM)
1
>
CM
(3.878)
allora, poiche il termine noto dellequazione di secondo grado `e evidentemente negativo, essendo
il coeciente di p
2
positivo, lequazione ha due radici di segno opposto. Siccome la soluzione
che cerchiamo deve essere positiva, essendo il modulo di un vettore, essa sar`a la maggiore delle
due, ovvero coincider`a necessariamente con
p() p
+
=
2P(s +m
2
M
2
) +
_
/4
4(s +P
2
sin
2
)
=
=
2P(s +m
2
M
2
) + 2c
_
(s +m
2
M
2
)
2
4m
2
(s +P
2
sin
2
)
4(s +P
2
sin
2
)
=
=
P(s +m
2
M
2
) +c
_
(s +m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4m
2
P
2
sin
2

2(s +P
2
sin
2
)
(3.879)
Nel caso che sia
(CM)
1
<
CM

(CM)
1
<
CM
allora, come gi`a sappiamo, non tutti gli angoli
di scattering nel sistema Laboratorio sono possibili, ma solo quelli per i quali /4 0, i.e.
(s +m
2
M
2
)
2
> 4m
2
(s +P
2
sin
2
) (s +m
2
M
2
)
2
4m
2
s > 4m
2
P
2
sin
2

(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
> 4m
2
P
2
sin
2

sin
2
sin
2

max

(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4m
2
P
2
(3.880)
da cui, appunto,
cos
2

max
= 1 sin
2

max
=
4m
2
P
2
+ 4m
2
M
2
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
P
2
(3.881)
e dunque, come avevamo gi`a trovato,
tg
max
=

(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4m
2
P
2
+ 4m
2
M
2
(s m
2
M
2
)
2
(3.882)
essendo
max
nel primo quadrante.
Nel caso, comunque, in cui 0
max
, cio`e quando lequazione di secondo grado in p ha
soluzioni reali, allora, visto che il termine noto dellequazione `e positivo come il coeciente di
p
2
, entrambe le soluzioni devono essere dello stesso segno.
Siccome p
+
`e positivo poiche P(s+m
2
M
2
) > 0, allora anche p

`e positiva e dunque entrambe


le soluzioni sono accettabili. Risultano cos` due diversi valori di p per uno stesso valore di ed
essi sono tali che
p

() =
P(s +m
2
M
2
) c
_
(s +m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
4m
2
P
2
sin
2

2(s +P
2
sin
2
)
(3.883)
153
Quanto poi alla delta, sappiamo che, in generale, avremo (assumiamo per
semplicit`a una sola soluzione p = p())
(F( p)) = (p p)
1
dF
dp

p= p
per cui, data la (3.847), risulta
dF
dp

p= p
=
p
E
p
+
p Pcos

E
p
=

E
p
p + E
p
p E
p
P cos
E
p

E
p
e quindi, sostituendo nella (3.846), si ha
d =
1
16
2
(E
p
+

E(p) c)
p
2
dp d
E
p

E(p)
=
=
1
16
2
(p p)
E
p

E
p

E
p
p + E
p
p E
p
P cos
p
2
dp d
E
p

E(p)
=
=
1
16
2
E
p

E
p

E
p
p + E
p
p E
p
P cos
p
2
d
E
p

E
p
=
=
1
8
p
2
d (cos )

E
p
p + E
p
p E
p
P cos
=
1
8
p d (cos)

E
p
+ E
p
E
p
P
p
cos
(3.884)
Chiaramente, per`o

E
p
+ E
p
= c
per cui, nalmente, si pu`o scrivere che, per un sistema di due particelle aventi
quadriimpulso totale (c,

P), lelemento invariante di spazio delle fasi nel sistema
del Laboratorio (integrato nellangolo azimutale), relativo ad una qualunque delle
due particelle, `e espresso dalla relazione
155
d =
1
8
p d (cos)
c E
p
P
p
cos
(3.885)
dove (E
p
, p) `e il suo quadriimpulso dopo il processo durto, mentre `e langolo
polare (di scattering), entrambi misurati nel laboratorio.
155
J.D. Bjorkeen and S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields, Ch.16 McGraw Hill, 1965
154
3.4.2 Lo spazio delle fasi di tre particelle: il plot di Dalitz
Consideriamo per concretezza un processo di decadimento
156
a tre corpi
X A +B + C
dove X abbia massa M, mentre A, B, C abbiano, rispettivamente, masse m
A
, m
B
ed m
C
, con, ovviamente
M m
A
+ m
B
+m
C
Abbiamo visto dalla (3.833) che, mediando sullo spin iniziale e sommando su
quelli nali, quanto al rate di decadimento, risulta
d =
1
2J + 1
1
2E
[/[
2
d (3.886)
dove J `e lo spin della particella X, E `e la sua energia nel sistema di riferimento
scelto, [/[
2
`e la somma dei moduli quadri degli elementi di matrice per i vari
stati di spin iniziali e nali.
Lelemento di spazio delle fasi per tre particelle nello stato nale, data la
(3.824), si scrive, evidentemente, come
d = (2)
4

4
(p +q + k P)
d
3
p
(2)
3
2E
p
d
3
q
(2)
3
2E
q
d
3
k
(2)
3
2E
k
(3.887)
dove p, q, k sono, rispettivamente, i quadrimpulsi delle particelle A, B, C mentre
P `e quello della particella X. Come si vede, lelemento d e quindi d (attraverso
d e [/[
2
) dipendono formalmente da 9 variabili, i.e. p, q e

k. Lintegrazione
della
4
ne elimina 4, per cui si resta cos` con 5 variabili eettive.
Cerchiamo adesso di capire meglio la natura cinematica di queste variabili restanti
e di determinare quali sono quelle su cui si pu`o integrare ulteriormente, certi che
d non potr`a comunque essere da loro dipendente (attraverso [/[
2
).
Per far questo, mettiamoci nel sistema del CM, ovvero nel sistema di riferimento
in cui X `e in quiete. Limpulso lineare p della particella A, per esempio, potr`a,
a priori, essere orientato in una direzione qualsiasi, e questo comporta 2 angoli
di Eulero ! Gli altri due impulsi, q e

k, dovranno essere coplanari con p, dato
che la somma dei tre impulsi `e nulla: ma il piano potr`a essere qualsiasi e dunque
esiste ancora un angolo di rotazione azimutale intorno a p, che ssa la posizione
di questo piano.
In conclusione, dei 5 parametri liberi da cui dipende d, 3 sono angoli che
ssano nello spazio la terna p, q,

k ma da cui [/[
2
non pu`o dipendere, almeno
156
Nel caso di un processo di scattering con tre corpi nello stato nale, le considerazioni sullo
spazio delle fasi sono del tutto analoghe, solo che, invece di rate di decadimento d parleremo
di sezione durto dierenziale d ed al posto del fattore
1
2S+1

1
2E
ci sar`a, come abbiamo visto,
il termine di usso, ovvero il fattore
1
(2S
1
+1)(2S
2
+1)

1
4

(P
1
P
2
)
2
M
2
1
M
2
2
155
nellipotesi di isotropia dello spazio (stiamo, comunque, qui assumendo implici-
tamente che la particella che decade non sia polarizzata)...
Potremo quindi integrare su di essi, per arrivare inne ad un elemento dello spazio
delle fasi del sistema che, come pure [/[
2
, potr`a dipendere solo da due parametri
cinematici del processo.
Vediamo qual `e la forma che d nisce dunque per assumere.
Essendo d un invariante di Lorentz, operiamo nel sistema del CM, dove appunto

P = 0. Ripartiamo dalla (3.887) ed integriamo in d


3
k. Si ha
d =
(2
4
)
(2)
9
1
2E
p
1
2E
q
1
2

E
(E
p
+ E
q
+

E M) d
3
p d
3
q (3.888)
dove, per tener conto che p +q +

k = 0, abbiamo denito

E
_
m
2
C
+[ p +q[
2
(3.889)
Passando in coordinate polari per quanto riguarda p, abbiamo
d =
1
(2)
5
1
2E
p
2E
q
2

E
(E
p
+ E
q
+

E M) p
2
dp d
p
d
3
q (3.890)
Possiamo integrare su d
p
, e questo corrisponde a sommare sulle direzioni di
p nello spazio: otteniamo
d =
4
(2)
5
1
2E
p
2E
q
2

E
(E
p
+ E
q
+

E M) p
2
dp d
3
q (3.891)
Avendo integrato in d
p
, abbiamo assorbito i due gradi di libert`a relativi
allorientazione del vettore p nello spazio (il vettore q qui `e pensato rigida-
mente legato al vettore p), per cui, da ora in poi, dobbiamo ritenere p fisso
nello spazio, per esempio orientato secondo lasse z.
Usando ancora le coordinate polari per q, ma riferite stavolta a p come asse polare
(per quanto riguarda lintegrazione precedente in d
3
p, lasse polare di riferimento
era arbitrario !), abbiamo, evidentemente
d
3
q = q
2
dq sin d d
ma largomento della dipende solo dallangolo fra i vettori p e q e non
dallangolo azimutale , attraverso la quantit`a
[ p +q[
2
= p
2
+ q
2
+ 2pq cos
quindi di pu`o integrare in d (e questo corrisponde appunto alla arbitrariet`a di
scelta del piano su cui giacciono i tre vettori p, q,

k, ... ), ottenendo cos`


d =
4
(2)
5
2
1
2E
p
2E
q
2

E
(E
p
+ E
q
+

E M) p
2
dp q
2
dq sin d
=
2
(2)
3
1
2E
p
2E
q
2

E
(E
p
+ E
q
+

E M) p
2
dp q
2
dq d(cos) (3.892)
156
Possiamo ora integrare in cos per eliminare la di Dirac. Il solo termine nel suo
argomento che dipende da cos `e

E =
_
m
2
C
+ p
2
+ q
2
+ 2pq cos
e si ha

(E
p
+E
q
+

E)
(cos)


E
(cos)

=
2pq
2

E
=
pq

E
(3.893)
quindi
157
d =
2
(2)
3
1
2E
p
2E
q
2

E
(cos + cos

)
1
pq

E
p
2
dp q
2
dq d(cos) (3.894)
dove abbiamo indicato con cos

la soluzione in cos dellequazione


E
p
+ E
q
+

E M = 0
i.e. dellequazione
_
m
2
A
+ p
2
+
_
m
2
B
+ q
2
+
_
m
2
C
+ p
2
+ q
2
+ 2pq cos = M
Integrando, risulta
d =
2
(2)
3
1
2E
p
2E
q
2

E

E
p q
p
2
dp q
2
dq
=
1
(2)
3
1
2E
p
2E
q
p dp q dq (3.895)
Daltronde, essendo
E
p

_
m
2
A
+ p
2
; E
q

_
m
2
B
+ q
2
risulta
p dp = E
p
dE
p
; q dq = E
q
dE
q
per cui, in conclusione, per lelemento di spazio delle fasi invariante di un sistema
di tre particelle, nel CM si ha semplicemente
d =
1
4(2)
3
dE
p
dE
q
(3.896)
157
Ricordiamo a questo proposito che se f(x) `e una funzione derivabile, allora, se indichiamo
con x
i
i suoi zeri, i.e. i punti per i quali f(x
i
) = 0, se accade che
f
x
[
x=x
i
,= 0, risulta
(f(x)) dx =

i
(x x
i
)

f
x
[
x=x
i

dx
157
Poniamo adesso, per comodit`a di notazione
p
1
p p
2
q p
3
k
m
1
m
A
m
2
m
B
m
3
m
C
e deniamo i seguenti invarianti di Lorentz (masse invarianti quadre delle tre
possibili coppie di particelle)
s
1
(p
2
+ p
3
)
2
= m
2
2
+ m
2
3
+ 2(p
2
p
3
) (3.897)
s
2
(p
1
+ p
3
)
2
= m
2
1
+ m
2
3
+ 2(p
1
p
3
) (3.898)
s
3
(p
1
+ p
2
)
2
= m
2
1
+ m
2
2
+ 2(p
1
p
2
) (3.899)
Evidentemente, dalla conservazione del quadrimpulso, risulta anche
s
1
(P p
1
)
2
= M
2
+ m
2
1
2(Pp
1
) (3.900)
s
2
(P p
2
)
2
= M
2
+ m
2
2
2(Pp
2
) (3.901)
s
3
(P p
3
)
2
= M
2
+ m
2
3
2(Pp
3
) (3.902)
che, nel sistema del CM, diventano
158
s
1
= M
2
+m
2
1
2ME
1
(3.904)
s
2
= M
2
+m
2
2
2ME
2
(3.905)
s
3
= M
2
+m
2
3
2ME
3
(3.906)
Il loro signicato sico `e proprio quello descritto nel riferimento del CM dalle
relazioni (3.904)-(3.906): descrivono, a parte costanti, lenergia nel CM delle tre
particelle. Risulta
ds
1
= 2M dE
1
2M dE
p
(3.907)
ds
2
= 2M dE
2
2M dE
q
(3.908)
e quindi, poich`e d `e invariante di Lorentz e nel CM assume la forma
d =
1
4(2)
3
dE
p
dE
q
=
1
4(2)
3
ds
1
ds
2
(2M)
2
(3.909)
158
I tre invarianti non sono indipendenti fra loro, infatti sommando le (3.904)-(3.906) e ricor-
dando che nel CM
E
1
+E
2
+E
3
E
A
+E
B
+E
C
E
p
+E
q
+E
k
= M
si ottiene
s
1
+s
2
+s
3
= 3M
2
+m
2
1
+m
2
2
+m
2
3
2M(E
1
+E
2
+E
3
) =
= M
2
+m
2
1
+m
2
2
+m
2
3
(3.903)
158
essendo s
1
ed s
2
invarianti, lespressione (3.909) deve essere valida in ogni sistema
di riferimento
159
.
In conclusione, per tre particelle, abbiamo, in generale, che, in qualunque riferi-
mento, risulta
d =
ds
1
ds
2
16M
2
(2)
3
(3.910)
e. se sostituiamo questa espressione di dLips nellespressione completa del rate di
decadimento e della sezione durto dierenziale, abbiamo nalmente le espressioni
d =
1
2J + 1
1
2E
[/[
2
ds
1
ds
2
16 M
2
(2)
3
(3.911)
d =
1
2J
1
+ 1
1
2J
2
+ 1
1
4
_
(P
in1
P
in2
)
2
M
2
in1
M
2
in2
[/[
2
ds
1
ds
2
16 s (2)
3
(3.912)
Limportanza del risultato ottenuto sta nel fatto che, se si fa uno scatter plot
degli eventi nelle variabili s
1
ed s
2
, lo spazio delle fasi fornisce un contributo
uniforme in tutta la zona cinematicamente accessibile, quindi ogni addensamento
di punti che si osservi in essa `e dovuto alla dinamica del processo
160
.
Lo scatter plot in questione si chiama
161
plot di Dalitz-Fabri.
Per esempio, se le particelle B e C formano uno stato risonante di massa M

,
allora, nel plot di Dalitz, si osserver`a un addensamento di eventi per s
1
= (M

)
2
!
Veniamo inne alla determinazione della zona cinematicamente accessibile del
Dalitz plot. Abbiamo visto che
s
i
= M
2
+ m
2
i
2M E
i
(3.913)
dunque, essendo E
i
m
i
, risulter`a
s
i
M
2
+m
2
i
2M m
i
= (M m
i
)
2
(3.914)
Daltronde
162
, posto che (i, j, k) sia una permutazione pari di (1, 2, 3), risulta
s
i
= m
jk
= (P p
i
)
2
= (p
j
+p
k
)
2
(m
j
+ m
k
)
2
(3.915)
159
Naturalmente, dato che i tre invarianti sono linearmente dipendenti fra loro secondo la
(3.903) una qualunque coppia (s
i
, s
j
) dei tre va altrettanto bene ...
160
Naturalmente stiamo qui assumendo una accettanza del rivelatore perfettamente uniforme:
se questo non accade, allora anche laccettanza pu`o, ovviamente, selezionare eventi nello spazio
delle fasi e quindi provocare disuniformit`a nel plot in questione.
161
E. Fabri: A study of tau-meson decay Il Nuovo Cimento 11, 480 (1954)
R.H. Dalitz: Decay of mesons of known charge Phys. Rev 94, 1046 (1954)
162
Ricordiamo che la massa invariante del sistema di due particelle `e denita come
m
2
AB
(p
A
+p
B
)
2
159
quindi abbiamo da soddisfare simultaneamente le tre disuguaglianze seguenti
(m
2
+m
3
)
2
s
1
(M m
1
)
2
(3.916)
(m
1
+m
3
)
2
s
2
(M m
2
)
2
(3.917)
(m
1
+m
2
)
2
s
3
(M m
3
)
2
(3.918)
ed inoltre deve valere luguaglianza
s
1
+ s
2
+ s
3
= M
2
+ m
2
1
+ m
2
2
+ m
2
3
3s
0
(3.919)
Ne segue che, ssando arbitrariamente, per esempio, s
1
ed s
2
in modo che sod-
disno, rispettivamente, la (3.916) e la (3.917), allora, ponendo
s
3
= 3s
0
s
1
s
2
se questa quantit`a soddisfa la disuguaglianza (3.918), la terna (s
1
, s
2
, s
3
) cos`
individuata verica le condizioni (3.916)-(3.919) e questo equivale a dire che, nel
CM, la terna delle energie E
1
, E
2
, E
3
soddisfa le condizioni
E
i
m
i
;
3

i=1
E
i
= M (3.920)
Ma questo non signica ancora che la cinematica del decadimento sia rispettata,
infatti, se `e vero che, dalla (3.920) si possono denire i moduli degli impulsi
spaziali delle tre particelle, attraverso le relazioni
p
2
i
= E
2
i
m
2
i
e questi risulteranno sicuramente reali essendo E
i
m
i
, non `e aatto detto
che questi valori di p
i
possano essere tali che la loro somma vettoriale sia nulla.
Anch`e questo accada, occorre e basta che i moduli p
1
, p
2
e p
3
soddisno la
disuguaglianza triangolare, i.e., per esempio, siano tali che
163
p
1
+ p
2
p
3
; [p
1
p
2
[ p
3
(3.921)
e nel sistema del CM, dove
p
A
= (E
A
, p); p
B
= (E
B
, p)
si ha
m
2
AB
= (E
A
+E
B
)
2
e siccome E
A
m
A
, E
B
m
B
, segue che
m
2
ab
(m
A
+m
B
)
2
163
E un risultato di geometria che se la disuguaglianza triangolare vale nella forma della
(3.921), allora vale per qualunque altra permutazione degli indici ...
160
e dunque
(p
1
+p
2
)
2
p
2
3
p
2
1
+ p
2
2
+ 2p
1
p
2
p
2
3
(3.922)
[p
1
p
2
[
2
p
2
3
p
2
1
+ p
2
2
2p
1
p
2
p
2
3
(3.923)
ovvero
2p
1
p
2
p
2
1
+ p
2
2
p
2
3
2p
1
p
2
[p
2
1
+p
2
2
p
2
3
[ 2p
1
p
2
(3.924)
da cui, quadrando ancora, si ottiene
p
4
1
+p
4
2
+ p
4
3
2
_
p
2
1
p
2
2
+ p
2
1
p
2
3
+p
2
2
p
2
3
_
(3.925)
Daltronde, per la (3.913), si ha
p
2
i
= E
2
i
m
2
i
=
_
M
2
+ m
2
i
s
i
2M
_
2
m
2
i
(3.926)
per cui, sostituendo la (3.926) nella (3.925), in termini solo di s
1
, s
2
e delle masse
delle particelle, si ottiene, dopo aver moltiplicato per M
2
, che deve essere
s
1
s
2
2
+ s
2
1
s
2
s
1
s
2
_
m
2
1
+ m
2
2
+m
2
3
+M
2
_
+
+s
1
_
m
2
2
m
2
3
M
2
m
2
3
m
2
1
m
2
2
+ M
2
m
2
1
_
+
+s
2
_
m
2
1
m
2
3
M
2
m
2
3
m
2
1
m
2
2
+ M
2
m
2
1
_
+
+M
2
m
4
3
m
2
1
m
2
2
m
2
3
M
2
m
2
2
m
2
3
M
2
m
2
1
m
2
3
+
+M
4
m
2
3
+ m
1
m
4
2
+ m
4
1
m
4
2
m
2
1
m
2
2
M
2
0 (3.927)
Imponendo allora la condizione in questione, insieme a quella sui limiti per s
1
ed
s
2
dati dalle (3.916) e (3.917), si ha inne la zona cinematicamente accessibile
del plot di Dalitz.
Spesso poi, al posto delle variabili s
1
ed s
2
si usano variabili adimensionali
164
,
come, per esempio,
u =
s
1
+ s
2
2M
2
s
1
= M
2
(u + v)
(3.928)
v =
s
1
s
2
2M
2
s
2
= M
2
(u v)
164
Si osservi che nelle variabili u, v denite dalla (3.928), lelemento di spazio delle fasi, essendo
ds
1
ds
2
= 2M
4
du dv
risulta espresso da
d =
2M
4
du dv
16M
2
(2)
3
=
M
2
8(2)
3
du dv
161
0.3 0.325 0.35 0.375 0.4 0.425 0.45 0.475 0.5
U
-0.1
-0.075
-0.05
-0.025
0.025
0.05
0.075
0.1
V
Figure 5: Regione permessa nel Dalitz plot relativo al decadimento
K

.
In questo caso, ponendo
i
m
i
/M, la disuguaglianza (3.927) diviene
2u
3
+v
2
u
2
2uv
2
+ u
_

2
1
+
2
2
2
2
1

2
2
2
2
3
+
2
1

2
3
+
2
2

2
3
_
+
+u
2
_

2
1

2
2

2
3
_
+ v
_

2
1

2
2

2
1

2
3
+
2
2

2
3
_
+ v
2
_

2
1
+
2
2
+
2
3
_

2
1

2
2
+
4
1

2
2
+
2
1

4
2
+
2
3

2
1

2
3

2
2

2
3

2
1

2
2

2
3
+
4
3
0 (3.929)
La gura 5 mostra la regione accessibile nel Dalitz plot nelle variabili u, v so-
pradenite, nel caso particolare in cui
i
=
139.57018
493.677
= 0.2827, che corrisponde al
decadimento
K

162
3.4.3 Lo spazio delle fasi di n particelle
Abbiamo visto che, nel caso di n particelle, risulta
d
(n)
= (2)
4

4
(
n

i=1
p
i
P)
n

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
(3.930)
Questo elemento invariante dello spazio delle fasi pu`o essere riscritto come prodotto
di quello relativo a (n1) particelle per quello di due particelle, in modo da per-
mettere una sua valutazione ricorsiva per qualunque n.
Lidea `e che le n particelle dello stato nale considerato potranno essere rag-
guppate in un insieme di (n1) particelle, a cui aggiungere poi la n-esima. Con-
siderando linsieme di (n1) particelle come un unico soggetto (di quadrimpulso
e massa invariante variabili ...), ecco che il sistema iniziale risulter`a composto
da due particelle: una vera, mentre laltra `e ttizia e descrive linsieme delle
restanti (n 1) particelle, la cui struttura interna sar`a poi precisata da
(n1)
.
Vediamo formalmente come questo accada.
Poniamo, per comodit`a di notazione
d
(n)
= (2)
4

4
(
n

i=1
p
i
P)
n

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
d
(n)
(P; p
1
, ..., p
n
) (3.931)
e riscriviamolo, intanto, come segue
d
(n)
(P; p
1
, ..., p
n
) = (2)
4

4
(p
1
+ ... + p
n
P)
d
3
p
n
(2)
3
2E
n
n1

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
(3.932)
Osserviamo quindi che, qualunque sia m 0, vale la seguente identit` a
1 =
_

0
d
2
2
_
d
4
q
(2)
4
2 (q
0
) (q
2

2
) (2)
4
(p
1
+ ... + p
m
q) (3.933)
Facendo m = n 1 e sostituendo questa espressione nella (3.932), otteniamo
d
(n)
(P; p
1
, ..., p
n
) =
=
_
d
2
2
_
d
4
q
(2)
4
2 (q
0
) (q
2

2
) (2)
4

4
(p
1
+ ... + p
n1
q)
(2)
4

4
(p
1
+ ... + p
n1
+ p
n
P)
d
3
p
n
(2)
3
2E
n
n1

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
=
=
_
d
2
2
_
d
4
q
(2)
4
2 (q
0
) (q
2

2
)
(2)
4

4
(p
1
+ ... + p
n1
q)
n1

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
(2)
4

4
(q + p
n
P)
d
3
p
n
(2)
3
2E
n
163
ma, come sappiamo, risulta
_
d
4
q
(2)
4
2 (q
0
) (q
2

2
) =
1
(2)
3
d
3
q
2q
0
e quindi, in denitiva, abbiamo
d
(n)
(P; p
1
, ..., p
n
) =
_
d
2
2
(2)
4

4
(p
1
+ ... + p
n1
q)
n1

i=1
d
3
p
i
(2)
3
2E
i
(2)
4

4
(q + p
n
P)
d
3
p
n
(2)
3
2E
n
1
(2)
3
d
3
q
2q
0
=
=
_
d
2
2
d
(2)
(P; p
n
, q)d
(n1)
(q; p
1
, ..., p
n1
) (3.934)
che `e la formula di ricorrenza cercata.
Per quanto riguarda inne i limiti di integrazione in d
2
, si osservi che, essendo
q = p
1
+ ... + p
n1
ne segue che
q
2

2
m
2
1
+ ... +m
2
n1
164
3.5 Applicazione allo scattering (quasi-)elastico
Consideriamo adesso in dettaglio il processo di scattering fra due particelle A e
B (aventi masse M
A
e M
B
, quadrimpulsi k e p, negli stati di spin e , rispetti-
vamente) che d`a luogo a due particelle C e D (di masse M
C
e M
D
, quadrimpulsi
k

e p

, negli stati di spin

, rispettivamente), che non coincidono, necessari-


amente, con quelle incidenti:
A(k; ) + B(p ; ) C(k

) + D(p

) (3.935)
Abbiamo gi`a visto che questo processo `e descritto dalla sezione durto dif-
ferenziale invariante
d =
1
F
[/[
2
d (3.936)
dove, ricordiamolo ancora una volta
F `e il termine di usso incidente, associato alla cinematica delle particelle
A e B, dato da
F = 4
_
(kp)
2
M
2
A
M
2
B
(3.937)
d `e, per un assegnato impulso totale P
tot
k + p, lelemento di spazio
delle fasi invariante di Lorentz, associato alle due particelle C e D, uscenti
dallinterazione
d(k

, p

; P
tot
) = (2)
4

4
(k

+ p

P
tot
)
d
3
k

(2)
3
2E
C
d
3
p

(2)
3
2E
D
(3.938)
con E
C
=
_
M
2
C
+[

[
2
, E
D
=
_
M
2
D
+[

[
2
le energie delle particelle C e
D, rispettivamente.
[/[
2
`e il modulo quadro dellampiezza di scattering invariante, relativa al
processo in esame.
Se le due particelle incidenti non sono polarizzate, allora occorre evidentemente
mediare sugli stati di spin iniziali, i.e. operare nella (3.936) la sostituzione
[/[
2

1
2S
A
+ 1
1
2S
B
+ 1

,
[/(, ;

)[
2
(3.939)
mentre, se non osserviamo lo spin delle particelle emergenti, dobbiamo sommare
sui possibili stati di spin nali, i.e. porre
[/[
2

[/(, ;

)[
2
(3.940)
Perci` o, se le particelle incidenti sono non polarizzate e non ci curiamo degli stati
di spin nali, allora
[/[
2

1
2S
A
+ 1
1
2S
B
+ 1
[/[
2
(3.941)
165
dove
[/[
2

[/(, ;

)[
2
(3.942)
Poiche [/[
2
`e un invariante relativistico, esso potr`a essere funzione solo di
invarianti costruiti, evidentemente, a partire dai quadrimpulsi delle particelle che
partecipano al processo.
Insieme alla massa invariante quadra s del sistema che gi`a conosciamo, deni-
amo ora anche gli altri due invarianti di Mandelstam t ed u , associati processo
di scattering considerato, ponendo
s = (k + p)
2
= M
2
A
+M
2
B
+ 2(kp) = (k

+ p

)
2
= M
2
C
+ M
2
D
+ 2(k

) (3.943)
t = (k k

)
2
= M
2
A
+ M
2
C
2(kk

) = (p

p)
2
= M
2
D
+ M
2
B
2(pp

) (3.944)
u = (k p

)
2
= M
2
A
+ M
2
D
2(kp

) = (k

p)
2
= M
2
C
+ M
2
B
2(k

p) (3.945)
Questo `e quanto ci basta e gli invarianti cos` deniti sono, addirittura troppi,
infatti essi non sono fra loro indipendenti
165
e soddisfano lequazione
166
s + t + u = M
2
A
+ M
2
B
+ M
2
C
+ M
2
D
(3.954)
165
Il processo durto coinvolge quattro particelle, ma a causa della conservazione del quadrim-
pulso totale, solo tre quadrimpulsi sono indipendenti tra loro. Con tre quadrivettori possiamo
costruire sei invarianti, ma quattro combinazioni di questi dovranno coincidere con le masse
delle particelle date, per cui non potranno che esistere solo due scalari indipendenti (a parte le
masse) costruiti con i quadrimpulsi delle particelle coinvolte nel processo.
166
Osserviamo che dalle denizioni (3.943)-(3.945) segue che, sommando membro a membro
le sei equazioni, risulta
2s + 2t + 2u = 3
_

M
2
_
+ 2 A (3.946)
dove abbiamo posto
_

M
2
_
M
2
A
+M
2
B
+M
2
C
+M
2
D
(3.947)
A (kp) + (k

) (kk

) (pp

) (kp

) (k

p) (3.948)
Daltronde
A = (kp) + (k

) (kk

) (pp

) (kp

) (k

p) =
= (kp) + (k

) k(k

+p

) p(k

+p

) = (kp) + (k

) (k +p)(k

+p

) =
= (kp) + (k

) s (3.949)
A = (kp) + (k

) (kk

) (pp

) (kp

) (k

p) =
= (kk

) (pp

) +p(k k

) p

(k k

) = (kk

) (pp

) (k k

)(p

p) =
= (kk

) (pp

) t (3.950)
A = (kp) + (k

) (kk

) (pp

) (kp

) (k

p) =
= (kp

) (k

p) +p(k p

) k

(k p

) = (kp

) (k

p) (k p

)(k

p) =
= (kp

) (k

p) u (3.951)
166
per cui, ssate le masse delle quattro particelle, in generale, sar`a
[/[
2
= [/[
2
(s, t, u) (3.955)
dove solo due invarianti sono realmente necessari.
Quanto poi al termine di usso (3.937), ricavando (kp) dalla (3.943) in ter-
mini della variabile s, possiamo riscriverlo nel modo seguente
F = 2
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
(3.956)
ovvero, usando la (3.966) e quindi facendo intervenire il modulo a dellimpulso
spaziale delle particelle iniziali nel CM
F = 4 a

s (3.957)
Per quanto riguarda poi lelemento di spazio delle fasi invariante d, integrando
la (3.938) in d
3
p

e quindi in dk, come sappiamo dalla (3.845), si ottiene


d =
1
16
2

4
(k

+p

p
tot
)
d
3
k

E
C
d
3
p

E
D
=
=
1
16
2
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
2s
d
CM
(3.958)
=
1
16
2
b

s
d
CM
(3.959)
dove
d
CM
`e lelemento di angolo solido associato nel CM ad una qualsiasi delle
due particelle uscenti;
la quantit` a
167
b
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
2

s
= [

CM
[ = [

CM
[ (3.961)
`e il modulo dellimpulso spaziale sia della particella C che D, cos` come
appare nel riferimento del CM.
Dunque, sommando, otteniamo
3 A = A (s + t +u) 2 A = (s + t +u) (3.952)
e quindi, sostituendo nella (3.946), si ha appunto che
(s + t +u) =
_

M
2
_
M
2
A
+M
2
B
+M
2
C
+M
2
D
(3.953)
167
Osserviamo ancora una volta che questultima quantit`a `e denita solo se
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
0 s (M
C
+M
D
)
2
(3.960)
i.e., se ci troviamo sopra soglia di produzione ...!
167
E '

%
A B
D
C
E
T

C
z
x
y
Se il sistema
168
del CM `e scelto in accordo con la gura sopra riportata e
lo scattering `e simmetrico attorno allasse z, (per esempio, perch`e le particelle
incidenti A e B sono non polarizzate...), allora
d =
1
16
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
s
d(cos
CM
) (3.969)
168
Allorch`e trattammo la cinematica dellurto anelastico fra due particelle A e B, di massa
M
A
ed M
B
, che danno luogo a due particelle C e D, di massa M
C
ed M
D
, vedemmo che, nel
sistema del CM, se allineiamo gli assi in modo che A si propaghi lungo la direzione dellasse
polare z, abbiamo
A : k = (
_
M
2
A
+a
2
, 0, 0, a) (3.962)
B : p = (
_
M
2
B
+a
2
, 0, 0, a) (3.963)
C : k

= (
_
M
2
C
+b
2
, b sin, 0, b cos) (3.964)
D : p

= (
_
M
2
D
+b
2
, b sin, 0, b cos) (3.965)
dove a, b sono, rispettivamente, i moduli degli impulsi lineari delle due coppie (A,B) e (C,D),
legati alla variabile di Mandelstam s (massa invariante quadra del sistema) dalle relazioni
a =
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
2

s
; b =
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
2

s
(3.966)
per cui possiamo anche scrivere
E
A
=
_
M
2
A
+a
2
=
s +M
2
A
M
2
B
2

s
; E
B
=
_
M
2
B
+a
2
=
s +M
2
B
M
2
A
2

s
(3.967)
E
C
=
_
M
2
C
+b
2
=
s +M
2
C
M
2
D
2

s
; E
D
=
_
M
2
D
+b
2
=
s +M
2
D
M
2
C
2

s
(3.968)
168
Perci`o, usando questo risultato nella equazione (3.936), insieme con lespressione
del usso incidente dato dalla equazione (3.956), otteniamo inne
d =
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32s
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
[/[
2
d(cos
CM
)
(3.970)
i.e.
d =
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32s
b
a
[/[
2
d(cos
CM
) (3.971)
la quale, nel caso di scattering elastico (le particelle nello stato nale coincidono
con quelle nello stato iniziale) si semplica, evidentemente, in
d[
el
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
[/[
2
32s
d(cos
CM
) (3.972)
Invece dellangolo di scattering cos
CM
, talvolta `e pi` u conveniente usare altre
variabili, come, per esempio, la variabile adimensionale
169
y denita nella nota
riportata sotto, attraverso lequazione (3.974), in termini del momento trasferito
q k k

= p p

(3.983)
Abbiamo dimostrato [cfr. (3.978)] che la variabile y pu`o essere scritta come
y = /B cos
CM
(3.984)
169
Deniamo la variabile adimensionale y in termini del quadrimpulso trasferito
q k k

(3.973)
dalla particella A a B, nel modo seguente
y
pq
pk
= 1
pk

pk
= 1
2 pk

2 pk
(3.974)
Ma, dalle equazioni (3.963), (3.964) e dalle equazioni (3.967), (3.968), si ha
2 pk

= 2
_
M
2
C
+b
2
_
M
2
B
+a
2
+ 2ab cos
CM
(3.975)
= 2
s +M
2
C
M
2
D
2

s
s +M
2
B
M
2
A
2

s
+ 2ab cos
CM
(3.976)
mentre, dalla denizione stessa di s in termini dei quadrimpulsi di A e B, risulta
2 pk = s M
2
A
M
2
B
(3.977)
169
dove [cfr.(3.979), (3.980)]
/ = 1
(s +M
2
C
M
2
D
)(s + M
2
B
M
2
A
)
2s(s M
2
A
M
2
B
)
(3.985)
(3.986)
B =
2ab
s M
2
A
M
2
B
= (3.987)
=
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
2s(s M
2
A
M
2
B
)
(3.988)
Perci` o, per una energia totale ssata nel CM

s = c
CM
, abbiamo
dy = B d(cos
CM
) (3.989)
e dunque, ripartendo dalla relazione (3.971)
d =
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32 s
b
a
[/[
2
d(cos
CM
) (3.990)
otteniamo
d =
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32 s
b
a
[/[
2
dy
B
=
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32 s
b
a
[/[
2
s M
2
A
M
2
B
2ab
dy
Perci`o, sostituendo nella equazione (3.974), otteniamo inne
y = /B cos
CM
(3.978)
dove
/ = 1
(s +M
2
C
M
2
D
)(s +M
2
B
M
2
A
)
2s(s M
2
A
M
2
B
)
(3.979)
B =
2ab
2 pk
=
=
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
2s(s M
2
A
M
2
B
)
(3.980)
da cui, evidentemente, per s ssato, risulta
d(cos
CM
) =
dy
B
(3.981)
e quindi, in termini della variabile y,
d =
1
8
s M
2
A
M
2
B
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
dy (3.982)
170

d
dy
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
32 s
[/[
2
s M
2
A
M
2
B
2a
2
(3.991)
ovvero, nalmente
d
dy
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
16
s M
2
A
M
2
B
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
[/[
2
(3.992)
con
170
/B y /+B (3.1001)
170
Si osservi che nel limite di alta energia, i.e. quando s >> M
2
, risulta comunque che
/
1
2
; B
1
2
(3.993)
per cui i limiti di integrazione in dy diventano, rispettivamente, 0 ed 1.
Se accade che M
A
= 0 , ci sono poi alcune semplicazioni.
Quanto alla sezione durto dierenziale, risulta evidentemente
d
dy
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
16
1
(s M
2
B
)
[/[
2
(3.994)
con
/ = 1
(s +M
2
C
M
2
D
)(s +M
2
B
)
2s(s M
2
B
)
(3.995)
B =
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
2s
(3.996)
le quali, nel caso in cui possa essere trascurata anche la massa M
C
, diventano
/ 1
(s M
2
D
)(s +M
2
B
)
2s(s M
2
B
)
(3.997)
B
s M
2
D
2s
(3.998)
per cui ne risulta che, quanto agli estremi di integrazione, `e
/B 1
s M
2
D
s M
2
B
(3.999)
/+B 1 +
s M
2
D
s M
2
B
M
2
B
s
(3.1000)
171
Unaltra variabile talvolta utile per esprimere la sezione durto dierenziale
fra due particelle, `e linvariante Q
2
, denito
171
come
Q
2
(q q) (k k

)
2
= t (3.1009)
Dalla equazione (3.1006), abbiamo
Q
2
= Q
2
0
(s M
2
A
M
2
B
) B cos
CM
(3.1010)
dove Q
2
0
`e dato dalla (cfr (3.1005))
Q
2
0
=
(s + M
2
A
M
2
B
)(s + M
2
C
M
2
D
) 2s(M
2
A
+M
2
C
)
2s
(3.1011)
171
Questa variabile `e denita come
Q
2
q
2
t = (k k

(k k

= M
2
A
M
2
C
+ 2(kk

) (3.1002)
Dalla (3.962) e (3.964), abbiamo
2(kk

) = 2
_
M
2
A
+a
2
_
M
2
C
+b
2
2ab cos
CM
(3.1003)
i.e.
Q
2
= M
2
A
M
2
C
+ 2
(s +M
2
A
M
2
B
)
2

s
(s +M
2
C
M
2
D
)
2

s
2ab cos
CM
=
(s +M
2
A
M
2
B
)(s +M
2
C
M
2
D
) 2s(M
2
A
+M
2
C
)
2s
2ab cos
CM
(3.1004)
Se deniamo allora la quantit`a costante (ssato s)
Q
2
0

(s +M
2
A
M
2
B
)(s +M
2
C
M
2
D
) 2s(M
2
A
+M
2
C
)
2s
(3.1005)
ed esprimiamo 2ab in termini di B, usando lequazione (3.980) e lespressione di 2(pk) come
data dalla (3.977), otteniamo
2ab = 2(pk) B = (s M
2
A
M
2
B
) B
per cui, nalmente, otteniamo
Q
2
= Q
2
o
(s M
2
A
M
2
B
) B cos
CM
(3.1006)
e dunque, di nuovo, ad s ssato
dQ
2
= (s M
2
A
M
2
B
) B d(cos
CM
) (s M
2
A
M
2
B
) dy (3.1007)
per cui, dalla (3.982), risulta
d =
1
8
1
_
(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
dQ
2
(3.1008)
172
e B `e dato dalla (3.988).
Se lenergia c =

s nel CM `e ssata, allora
dQ
2
= B (s M
2
A
M
2
B
) d(cos
CM
) = (s M
2
A
M
2
B
)dy (3.1012)
e perci`o, dalla (3.991), nalmente si ha
d
dQ
2
=
[/[
2
16 [(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
]
(3.1013)
dove
Q
2
0
B (s M
2
A
M
2
B
) Q
2
Q
2
0
+B (s M
2
A
M
2
B
) (3.1014)
Di nuovo, nel caso poi in cui le particelle incidenti siano non polarizzate e non
si osservi lo stato di spin delle particelle prodotte, risulta
d
dQ
2
=
1
(2S
A
+ 1)(2S
B
+ 1)
1
16
[/[
2
1
[(s M
2
A
M
2
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
]
(3.1015)
173
3.5.1 Lo spin del pione
+
Oggi sappiamo che i tre pioni sono costituiti da una coppia quark/antiquark della
prima generazione (i.e. up e down), ed in particolare che risulta
[
+
>= [u

d >, [
0
>=
1

2
_
[u u > [d

d >
_
, [

>= [d u > (3.1016)


Il quark e lantiquark, che hanno entrambi spin S = 1/2, sono legati in uno stato
di singoletto di spin ed hanno momento angolare orbitale relativo L = 0, per cui
i pioni hanno, a loro volta, spin nullo
172
.
Questo era un fatto messo in evidenza sperimentalmente ben prima che si
arrivasse a capire la loro struttura in termini di quarks. Per questo, si era usato
il metodo
173
del confronto fra la sezione durto del processo
p + p
+
+ d (3.1017)
con quella del processo inverso

+
+d p +p (3.1018)
In entrambi i casi si tratta di un processo di scattering quasi-elastico e, come
abbiamo visto, la sezione durto dierenziale di un generico processo di questo
tipo, nel caso in cui lo stato iniziale non abbia spin denito e lo spin delle particelle
nello stato nale non venga osservato, in base alla (3.834), tenendo conto della
(3.957), pu`o essere scritta nel modo seguente
d

=
1
(2S
a
+ 1)(2S
b
+ 1)
1
4

s a
[/

[
2
d (3.1019)
dove


s `e la massa invariante del sistema delle due particelle;
a indica, nel sistema del CM, il modulo dellimpulso di entrambe le parti-
celle incidenti;
S
a
e S
b
sono gli spin delle due particelle che collidono;
172
Chiaramente lo spin nullo dei pioni, dalla legge di composizione del momento angolare,
potrebbe ottenersi anche se i due costituenti fossero legati in uno stato di tripletto di spin ed
in onda P, cio`e con momento angolare relativo L = 1.
Questa possibilit`a `e esclusa, per`o, dalla parit`a intrinseca del pione, che, come abbiamo visto
almeno nel caso del
0
, risulta essere negativa (il pione `e una particella pseudoscalare ...):
poiche esso `e costituito da una coppia particella/antiparticella di Dirac, esso ha comunque
parit`a intrinseca pari a (1) (1)
L
e quindi L deve essere pari.
173
Cfr., per esempio, H. Muirhead: The Physics of elementary Particles , Pergamon Press
1965, pag. 26.
174
[/

[
2
`e la somma dei moduli quadri delle ampiezze invarianti di scattering,
relative al processo (3.1017 ), che chiameremo diretto
174
, sommate su tutti
gli stati di spin iniziali e nali;
d sta per lelemento di spazio delle fasi Lorentz-invariante, relativo allo
stato nale considerato.
Nel centro di massa, per due particelle, lelemento dello spazio delle fasi, abbiamo
visto che pu`o essere scritto come
d =
1
16
2
_
(s m
2
M
2
)
2
4m
2
M
2
2s
d
CM

1
16
2
b

s
d
CM
(3.1022)
dove m ed M sono le masse delle due particelle prodotte nello stato nale e b
indica, al solito, il modulo del loro impulso spaziale. Abbiamo quindi
d

=
1
(2S
a
+ 1)(2S
b
+ 1)
1
4

s a
[/

[
2
1
16
2
b

s
d
CM
=
=
1
(2S
a
+ 1)(2S
b
+ 1)
1
64
2
s
b
a
[/

[
2
d
CM
(3.1023)
Poiche le interazioni forti sono invarianti per time reversal, nel caso del processo
considerato, che avviene, appunto, via interazione forte, poiche la matrice S
soddisfa quindi la relazione T S T
1
= S

, il modulo quadro degli elementi di


matrice per i due decadimenti, diretto e inverso, sono uguali, per cui abbiamo
[/

[
2
= [/

[
2
(3.1024)
quindi, ponendo adesso, per maggior chiarezza
a p
p
; b p

(3.1025)
dal confronto delle due sezioni durto dierenziali valutate per lo stesso valore di
energia totale nel CM (i.e., per lo stesso valore di

s), usando il fatto che lo spin


174
Una espressione del tutto analoga vale, evidentemente, per il processo inverso, cio`e per la
reazione

+
+d p +p (3.1020)
per la quale, con ovvio signicato di simboli, avremo
d

=
1
(2S
c
+ 1)(2S
d
+ 1)
1
4

s b
[/

[
2
d (3.1021)
avendo adesso indicato con b il modulo dellimpulso nel CM delle particelle incidenti nel pro-
cesso inverso e con d, analogamente, lelemento di spazio delle fasi associato alle particelle
nello stato nale del processo inverso.
175
del protone vale 1/2, mentre quello del deutone, come `e noto, vale 1 e tenendo
conto inne che lo stato nale, nel caso della reazione inversa, `e fatto da due
particelle identiche, che dimezza lo spazio delle fasi (lintegrazione avviene su 2
e non su 4 ...), risulta
d

=
1
22
p

p
p
1
2
1
3(2S+1)
p
p
p

=
3(2S + 1)
2
p
2

p
2
p
=

(3.1026)
dove S `e appunto lo spin ignoto del
+
.
La misura della sezione durto del processo diretto fu eettuata da Cartwright
175
e collaboratori nel 1953, ottenendo, per un protone incidente su un bersaglio di
idrogeno con energia
176
, nel laboratorio, pari a 341 MeV , il valore di

= (1.8 0.6) 10
28
cm
2
Da questo conclusero che il processo inverso, valutato per lo stesso valore di massa
invariante del sistema, avrebbe dovuto avere una sezione durto di

= (3.0 1.0) 10
27
cm
2
175
W.F. Cartwright, C. Richman, M.N. Whitehead, H.A. Wilson: The production of positive
pions by 341-MeV protons on protons Phys. Rev. 91, 677, (1953)
176
Si osservi che, essendo la massa del deutone pari a M
d
= 1875.6 MeV , quella del protone
`e M
p
= 938.3 MeV e quella del pione carico pari a m

= 139.6 MeV , la soglia della reazione


p +p
+
+d si raggiunge per unenergia del protone incidente su bersaglio sso, pari a
2M
2
p
+ 2M
p
E = (M
d
+m

)
2
E =
(M
d
+m

)
2
2M
2
p
2M
p
= 1225.7 MeV
ovvero per unenergia cinetica del protone pari a T
s
= 287.4 MeV .
Lesperimento di Cartwright operava quindi a poco pi` u di 50 MeV sopra la soglia, ad una
energia cinetica dei protoni pari a T
0
= 341 MeV , ovvero ad una massa invariante pari a

s =
_
2M
p
(M
p
+E) =
_
2M
p
(2M
p
+T
0
) = 2040.0 MeV
a cui corrisponde un impulso del protone nel sistema del CM che `e pari a
p
p
=
_
(s 2M
2
p
)
2
4M
4
p
2

s
=

_
s
2
_
2
M
2
p
= 400 MeV/c
Circa la reazione inversa d +
+
p +p , allo stesso valore di massa invariante, corrisponde
unenergia del pione carico su deutone fermo che `e pari a
s = m
2

+M
2
d
+ 2E

M
d
E

=
s m
2

M
2
d
2M
d
= 166.4 MeV
176
se lo spin del pione fosse stato nullo
177
, oppure 1/3 di quel valore, in accordo con
la (3.1026), nel caso fosse stato pari a 1, etc ...
Il confronto con le misure di assorbimento di pioni positivi in deuterio
178
gi`a
eettuate, propendeva decisamente verso un valore nullo dello spin del
+
.
Questo risultato fu denitivamente stabilito nel 1957 da Cohen
179
e collab-
oratori, i quali, sulla base dei risultati sperimentali sin l accumulati, poterono
concludere che
(2S

+ 1) = 1 0.1 (3.1027)
corrispondente ad una energia cinetica nel sistema del laboratorio pari a
T

= E

= 26.8 MeV ed ad un impulso nel sistema del CM di


p

=
_
(s m
2

M
2
d
)
2
4m
2

M
2
d
2

s
= 83.3 MeV/c
per cui il fattore cinematico (per S

= 0) fra le due sezioni durto valeva

=
2
3
_
p
p
p

_
2
= 15.4
Al tempo dellesperimento, le masse non erano note con tutta la precisione con cui le conosciamo
oggi, e questo fattore fu valutato essere pari a 16.7, da cui fu estrapolato il valore di

= (3.0 1.0) 10
27
cm
2
a partire dalla misura di

= (1.8 0.6) 10
28
cm
2
.
177
Lesistenza stessa della reazione implicava, evidentemente, che lo spin del pione fosse co-
munque intero ...
178
D.L. Clark, A. Roberts, R. Wilson: Cross section for the reaction
+
+d p +p and the
spin of the
+
meson Phys. Rev. 83, 649 (1951)
D.L. Clark, A. Roberts, R. Wilson: Disintegration of the deuteron by
+
mesons and the
spin of the
+
meson Phys. Rev. 85, 523 (1952); i quali avevano misurato
= (4.5 0.8) 10
27
cm
2
.
R. Durbin, H. Loar, J. Steinberger: The absorption of pions by deuterons
Phys. Rev. 84, 581 (1951); i quali avevano misurato = (3.1 0.3) 10
27
cm
2
.
179
E.R. Cohen, K.M. Crowe, J.M. Dumond: Fundamental costants of physics Interscience
Publisher, New York, 1957
177
3.5.2 Lo scattering quasi-elastico + p n + e
+
In questo paragrafo ci occuperemo dello scattering quasi-elastico di antineutrino
perche, come `e noto, fu attraverso questo processo che fu rivelata per la prima
Figure 6: Apparato sperimentale usato da Cowan e Reines
volta, lesistenza di questa particella.
Lesperimento che port`o alla prima osservazione sperimentale diretta del neutrino
(in realt`a, dellantineutrino ...) fu quello di Cowan e Reines, che si concluse
180
nel 1953. La dicolt`a della misura richiese ben 7 anni per il suo compimento.
Cowan e Reines osservarono la reazione beta-inversa
181
+ p n +e
+
(3.1028)
180
F. Reines, C.L. Cowan jr: A proposed experiment to detect the free neutrino,
Phys. Rev. 90, 492 (1953)
F. Reines, C.L. Cowan jr: Detection of free neutrino, Phys. Rev. 92, 830 (1953)
F. Reines, C.L. Cowan jr, F.B. Harrison, A.D.McGuire, H.W. Kruse:
Detection of free antineutrino, Phys. Rev. 117, 159 (1960)
181
Quanto vale lenergia di soglia che deva avere il neutrino anche la reazione possa avvenire?
178
Figure 7: Principio di funzionamento dellesperimento di Cowan e Reines
presso la centrale nucleare di Savannah River, negli USA, in grado di fornire un
usso
182
di ben 10
13
/cm
2
s sul bersaglio, costituito da 200 litri di acqua in
cui erano disciolti 40 Kg di cloruro di cadmio (Cd Cl
2
). Il segnale era costituito
dallosservazione dei due gamma da 0.511 MeV di annichilazione del positrone,
182
In un processo di ssione neutronica del nucleo
235
U, si ottengono tipicamente due nuclei
ricchi di neutroni ed un paio di neutroni che consentono la prosecuzione della reazione a catena
(per es.
235
U + n
140
54
Xe +
94
38
Sr + 2 n). I prodotti di ssione danno luogo a decadimenti
di corta vita media (ms), a cascata. In media si hanno circa 6
e
di varia energia per ogni
ssione, ed un totale di circa 200 MeV di energia prodotta. Dunque, il numero di antineutrini
emessi dal reattore, per secondo, vale
N

6 N
fis
=
6 P
th
2 10
8
1.6 10
19
dove P
th
`e la sua potenza termica. Assumendo P
th
3 GW, ne segue che, nellintero angolo
solido, vengono emessi dellordine di
6310
9
3.210
11
= 5.6 10
20
antineutrini per secondo.
Ad una distanza di 20 m dal reattore, il loro usso F

vale quindi
F

=
5.6 10
20
4(2000)
2
1.1 10
13
/(cm
2
s)
179
osservati in coincidenza ritardata (circa 30 sec ) con i gamma emessi dal nucleo
di Cadmio che cattura il neutrone.
Il rivelatore era costituito da 1400 litri di scintillatore liquido disposto intorno
al bersaglio, visto da circa un centinaio di fotomoltiplicatori.
Reines e Cowan osservarono che la dierenza di conteggi reattore on - reattore
o era di 3 0.2 conteggi allora, in sostanziale accordo con la previsione.
Da questo essi estrassero una sezione durto totale pari a
( + p e
+
+ n)
exp
= 12
+7
4
10
44
cm
2
(3.1029)
Vediamo adesso di calcolarla !
Tratteremo la reazione di scattering quasi-elastico
+ p e
+
+n (3.1030)
nellassunzione che protone e neutrone possano essere considerati come particelle
di Dirac senza struttura.
Data la bassa energia
183
del neutrino e quindi il basso momento trasferito, la
teoria di Fermi `e ampiamente suciente per descrivere il processo in questione.
Nellambito della Teoria di Fermi (corretta per la violazione di parit`a), il termine
della Lagrangiana di interazione che descrive il processo di scattering (3.1030) `e
il seguente
L
w
(x) =
G
F

2
J

(had)
(x) J
(lept)

(x) (3.1031)
dove, con ovvio signicato di simboli, si `e posto
J
(lept)

(x) =
l
(x)

(1
5
)

(x) (3.1032)
mentre per la parte adronica, nellassunzione che si possano appunto trattare sia
il protone che il neutrone come particelle di Dirac senza struttura, analogamente
abbiamo
J

(had)
(x) =
n
(x)

(1
5
)
p
(x) (3.1033)
La sezione durto in un generico processo quasi-elastico, come si `e visto prece-
dentemente, nellipotesi di non osservare gli stati di spin, `e data dalla relazione
d =
1
(2S
1
+ 1)(2S
2
+ 1)
1
F
[/[
2
d (3.1034)
183
Il limite di applicabilit`a della Teoria di Fermi, come `e noto, si raggiunge quando il momento
trasferito della reazione diventa confrontabile con la massa del bosono W.
180
dove
S
i
sono gli spin delle particelle nello stato iniziale;
F `e il termine di usso, legato alla massa invariante

s del sistema ed alle
due masse delle particelle nello stato iniziale M
A
m

e M
B
M
p
dalla
ben nota relazione
F = 2
_
(s M
2
A
M
B
)
2
4M
2
A
M
2
B
(3.1035)
che, nel nostro caso in cui la massa dellanti-neutrino sia considerata nulla,
diviene
F 2(s M
2
p
) (3.1036)
[/[
2
`e la somma sugli stati di spin iniziali e nali dei moduli quadri degli
elementi di matrice invarianti della reazione;
d `e lo spazio delle fasi invariante che, come ben sappiamo, nel sistema del
CM, `e dato da
d =
1
16
2
_
(s M
2
C
M
2
D
)
2
4M
2
C
M
2
D
2s
d
CM
=

1
8
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
2s
(d cos) (3.1037)
essendo
CM
langolo nel CM fra la direzione dellantineutrino inci-
dente e quella del positrone uscente.
Tenendo quindi conto che di stati di spin per lantineutrino ne esiste uno solo,
abbiamo
d =
1
2
1
2(s M
2
p
)
[/[
2
1
8
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
2s
(d cos) =
=
1
64
1
s(s M
2
p
)
[/[
2
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
(d cos) (3.1038)
Passiamo dunque a valutare la somma sugli stati di spin dei moduli quadri
dellelemento di matrice.
Nella stessa convenzione usata per trattare in generale lurto anelastico, scriviamo
(Q, b) + p(P, r) e
+
(q, a) + n(p, s) (3.1039)
181
ovvero indichiamo, rispettivamente, con (p, s), (P, r) limpulso e lo spin per il
neutrone ed il protone, e con (q, a), (Q, b) quelli del positrone e dellantineutrino.
Al primo ordine, risulta
/ = < out[L(0)[in >=
= < n(p, s)[J

(had)
(0)[p(P, r) >< e
+
(q, a)[J
(lept)

(0)[ (Q, b) > (3.1040)


ovvero
/ =
G
F

2
< n(p, s)[

n
(0)

(1
5
)
p
(0)[p(P, r) >
< e
+
(q, a)[

(0)

(1
5
)
e
(0)[ (Q, b) >=
=
G
F

2
< n(p, s)[

n
(0)[ >

(1
5
) < [
p
(0)[p(P, r) >
< [

(0)[ (Q, b) >

(1
5
) < e
+
(q, a)[
e
(0)[ >=
=
G
F

2
_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_
(3.1041)
da cui, evidentemente,
[/[
2
=
G
2
F
2

a, b ,r ,s
_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

G
2
F
2
L

(3.1042)
dove abbiamo denito i due tensori leptonico e adronico L

e W

nel modo
seguente
184
L

a, b
_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

(3.1043)
W

r ,s
_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_ _
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

(3.1044)
Iniziamo dunque calcolando il tensore leptonico.
Siccome, come si `e gi`a osservato, ogni elemento del tensore `e un numero com-
plesso e cos` pure ogni quantit` a entro parentesi quadra nella (3.1043), ne segue
che ciascuna di queste quantit` a complesse pu`o essere vista anche come lunico
elemento di una matrice 1 1, ovvero essa coincide con la traccia della matrice
stessa.
Quanto poi alla coniugazione complessa di una tale quantit`a, essa pu`o anche es-
sere vista come la coniugazione hermitiana della matrice 1 1 corrispondente,
184
Si osservi che ciascun termine entro parentesi quadra `e un c-numero !
182
per cui possiamo scrivere, in denitiva, che
L

Tr
_
_
_

a, b
_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

_
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q)
_

_
_
_
=
= Tr
_
_
_

a, b
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q) v
(a)
e
(q) (1

5
)

v
(b)

(Q)
_
_
_
(3.1045)
ma, come ben sappiamo
v = v

0
; (
0
)
2
= I;
0

0
=

;
0
= (
0
)

; ( v)

=
0
v

5
=
5

0
;

5
=
5
per cui, sostituendo, si ha
L

= Tr
_
_
_

a, b
v
(b)

(Q)

(1
5
) v
(a)
e
(q) v
(a)
e
(q) (1 +
5
)

v
(b)

(Q)
_
_
_
(3.1046)
e quindi, usando la propriet`a della traccia per cui Tr(AB..CD) = Tr(DAB...C),
otteniamo
L

= Tr
__

b
v
(b)

(Q) v
(b)

(Q)
_

(1
5
)
_

a
v
(a)
e
(q) v
(a)
e
(q)
_
(1 +
5
)

_
=
= Tr (,Qm

(1
5
) (,q m
e
) (1 +
5
)

=
= Tr ,Q

(1
5
) ,q (1 +
5
)

(1
5
) ,q (1 +
5
)

m
e
,Q

(1
5
) (1 +
5
)

+ m

m
e

(1
5
) (1 +
5
)

(3.1047)
Gli ultimi due contributi sono evidentemente nulli, dato che (1 +
5
)(1
5
) = 0.
Anche il secondo termine della somma, proporzionale a m

, `e nullo e non solo


perche abbiamo assunto m

= 0, infatti risulta
Tr

(1
5
) ,q (1 +
5
)

= Tr

(1
5
) (1
5
) ,q

=
= 2 Tr

(1
5
) ,q

= 2 Tr

,q

5
,q

(3.1048)
e la traccia del prodotto di un numero dispari di

`e nulla.
Dunque, in deniva, abbiamo
L

= Tr ,Q

(1
5
) ,q (1 +
5
)

=
= Tr ,Q

(1
5
) (1
5
) ,q

=
= 2 Tr ,Q

(1
5
) ,q

=
= 2 Tr ,Q

,q

2 Tr ,Q

5
,q

=
= 2 Q

Tr

2 Q

Tr

(3.1049)
183
ma, come `e dimostrato in Appendice, risulta
Tr

= 4 [

] (3.1050)
Tr

= Tr


5
= 4i

(3.1051)
per cui, in denitiva, abbiamo (

)
L

= 8 [Q

+ Q

(Q q)

+i

] (3.1052)
dove Q `e il quadrimpulso dellantineutrino mentre q `e quello del positrone.
Veniamo adesso al tensore adronico e procediamo nel solito modo: si ha
W

r ,s
_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

_
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

=
=

r ,s
Tr
__
u
(s)
n
(p)

(1
5
) u
(r)
p
(P)
_

_
u
(r)
p
(P) (1 +
5
)

u
(s)
n
(p)
__
=
= Tr
__

s
u
(s)
n
(p) u
(s)
n
(p)
_

(1
5
)
_

r
u
(r)
p
(P) u
(r)
p
(P)
_
(1 +
5
)

_
=
= Tr
_
(,p + M
n
)

(1
5
) (,P + M
p
)(1 +
5
)

_
(3.1053)
da cui, confrontando con quanto ottenuto per il tensore leptonico, si ottiene
immediatamente
185
W

= 8
_
p

+ p

(p P)

+ i

_
(3.1056)
dove P `e il quadrimpulso del protone e p quello del neutrone.
Sia nel caso del tensore leptonico che in quello del tensore adronico, abbiamo la
parte reale che `e simmetrica mentre la parte immaginaria risulta antisimmetrica:
evidentemente, nella contrazione dei due tensori, le due parte reali si contrarranno
fra loro e cos` pure le due parte immaginarie, ma non ci saranno
186
termini misti.
185
Forse non `e inutile ricordare che risulta altres`
Tr
_

_
= 4
_

(3.1054)
Tr
_

5
_
= 4i

(3.1055)
e che
0123
= +1 =
0123
.
186
Termini misti sarebbero immaginari e si vede male come questi potrebbero esistere in un
modulo quadro ... !
184
Risulta quindi
[/[
2
=
G
2
F
2
L

=
G
2
F
2
64 [Q

+ Q

(Q q)

+ i

_
p

+ p

(p P)

+ i

_
=
= 32 G
2
F
[(Qp)(qP) + (QP)(qp) (pP)(qQ) +
+ (QP)(qp) + (Qp)(qP) (pP)(qQ)
(Qq)(pP) (Qq)(pP) + 4(pP)(qQ)

_
(3.1057)
Tenendo conto che

= 2 (

) (3.1058)
abbiamo quindi
[/[
2
= 32 G
2
F
[2(Qp)(qP) + 2(QP)(qp) + 2 p

)] =
= 32 G
2
F
[2(Qp)(qP) + 2(QP)(qp) + 2(Qp)(qP) 2(QP)(qp)] =
= 128 G
2
F
(pQ)(qP) (3.1059)
Sostituendo dunque la (3.1059) nellespressione seguente della sezione durto dif-
ferenziale ( a e b indicano i moduli degli impulsi nel CM delle due particelle
nello stato iniziale e nale, rispettivamente)
d =
1
64 s
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
s M
2
p
[/[
2
(d cos) =
=
1
64 s
b
a
[/[
2
(d cos) (3.1060)
abbiamo quindi
d =
G
2
F
2 s
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
s M
2
p
(2pQ)(2Pq) (d cos) =
=
G
2
F
2 s
b
a
(2pQ)(2Pq) (d cos) (3.1061)
Per questo tipo di processo, per`o, `e pi` u utile usare, al posto della variabile
cos cos
CM
, la variabile
187
y che abbiamo introdotto attraverso la (3.974) e
per la quale abbiamo dimostrato che, ad s ssato, risulta
d(cos) =
1
B
dy; /B y /+B (3.1064)
187
Secondo la denizione, la variabile y, che `e scalare sotto il gruppo di Lorentz, come si `e gi`a
visto, essa risulta espressa dalla equazione
y =
P(Qq)
PQ
(3.1062)
185
essendo, nel caso presente
/ = 1
(s + m
2
e
M
2
n
)(s + M
2
p
m
2

)
2s(s M
2
p
m
2

)
=
= 1
(s + m
2
e
M
2
n
)(s +M
2
p
)
2s(s M
2
p
)
(3.1065)
B =
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
_
(s M
2
p
m
2

)
2
4M
2
p
m
2

2s(s M
2
p
m
2

)
=
=
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
2s
=
2ab
s M
2
p
(3.1066)
e le semplicazioni dipendono dal fatto ohe abbiamo assunto m

= 0 .
In termini di questa variabile, abbiamo dunque
d
dy
=
2G
2
F

(pQ)(Pq)
s(s M
2
p
)
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
1
B
=
=
4G
2
F

(pQ)(Pq)
(s M
2
p
)
=
G
2
F

(2pQ)(2Pq)
(s M
2
p
)
(3.1067)
Daltronde
y =
2(PQ) 2(Pq)
2(PQ)
= 1
2(Pq)
2(PQ)
2(Pq) = 2(PQ)(1 y) (3.1068)
ma
s = (P +Q)
2
= 2(PQ) + M
2
p
(3.1069)
e dunque
2(Pq) = (s M
2
p
)(1 y) (3.1070)
per cui abbiamo inne
d
dy
=
G
2
F

(1 y) (2pQ) (3.1071)
Nel riferimento del Laboratorio, dove il protone pu`o essere considerato fermo, essa vale dunque
y =
M
p
(E

E
e
)
M
p
E

=
E

E
e
E

(3.1063)
ovvero essa rappresenta proprio la frazione di energia leptonica che viene trasferita al sistema
adronico, calcolata nel riferimento in cui ladrone che subisce lurto `e inizialmente in quiete.
186
Fino a questo punto non abbiamo fatto approssimazioni, se non quella di consid-
erare neutrone e protone come particelle di Dirac senza struttura interna.
Daltronde
P + Q = p + q P q = p Q
M
2
p
+m
2
e
2(Pq) = M
2
n
2(pQ)
2(pQ) = M
2
n
M
2
p
m
2
e
+ 2(Pq) (3.1072)
per cui, se confondiamo adesso la massa del protone con quella del neutrone e
trascuriamo del tutto la massa dellelettrone, ecco che (Pq) = (Qp) e dunque
risulta
d
dy
=
G
2
F

(1 y)
2
(s M
2
) (3.1073)
dove M `e appunto la massa del nucleone.
Volendo adesso determinare la sezione durto totale relativa al processo di scatter-
ing in esame, occorre evidentemente integrare la (3.1073) fra gli estremi deniti
nella (3.1064). Daltronde, nella stessa approssimazione sopra citata in cui si
trascurano le masse leptoniche e si confondono fra loro quelle adroniche, risulta
/ = 1
(s + m
2
e
M
2
n
)(s +M
2
p
m
2

)
2s(s M
2
p
m
2

)
1
s + M
2
2s
=
s M
2
2s
(3.1074)
B =
_
(s M
2
n
m
2
e
)
2
4M
2
n
m
2
e
2s

s M
2
2s
(3.1075)
e dunque lintegrazione in y va fatta fra /B = 0 ed /+B = 1
M
2
s
.
Ma
_
1
M
2
s
0
(1 y)
2
dy =
_
1
M
2
s
t
2
dt =
1
3
_
_
1
_
M
2
s
_
3
_
_
=
=
1
3
_
1
M
2
s
_
_
_
1 +
_
M
2
s
_
+
_
M
2
s
_
2
_
_
=
s M
2
3s
_
_
1 +
_
M
2
s
_
+
_
M
2
s
_
2
_
_
(3.1076)
per cui risulta evidentemente che
( p ne
+
) =
G
2
F

(s M
2
)
2
3s
_
_
1 +
_
M
2
s
_
+
_
M
2
s
_
2
_
_
(3.1077)
Nel caso del processo studiato da Cowan e Reines, lenergia E

del neutrino (nel


sistema del laboratorio) era dellordine di alcuni MeV , quindi certamente grande
187
rispetto alla massa dellelettrone ma molto minore di quella del nucleone.
In questo caso (limite di bassa energia), essendo
s = 2E

M + M
2
s M
2
= 2E

M (3.1078)
risulta
( p ne
+
) =
G
2
F

4E

2
M
2
3s
_
_
1 +
_
M
2
s
_
+
_
M
2
s
_
2
_
_

G
2
F

4 E
2

(3.1079)
dove abbiamo usato il fatto che, in questa approsssimazione M
2
/s 1.
Numericamente abbiamo
( p ne
+
)
G
2
F

4 E
2

=
(1.166 10
5
)
2

4 10
6
_
E

1 MeV
_
2
GeV
2
=
= 1.73 10
16
_
E

1 MeV
_
2
GeV
2
(3.1080)
Volendo esprimere la sezione durto totale in cm
2
, occorre moltiplicare lespressione
precedente per ( hc)
2
: ricordando che
hc = 197.327 MeV fm = 0.197 10
13
GeV cm
otteniamo inne
( p ne
+
) = 1.73 10
16
(0.197 10
13
)
2
_
E

1 MeV
_
2
=
= 6.72 10
44
_
E

1 MeV
_
2
cm
2
(3.1081)
in buon accordo con il valore (3.1029) trovato da Cowan e Reines, i.e.
( + p e
+
+ n)
exp
= 12
+7
4
10
44
cm
2
(3.1082)
Va comunque detto che, in realt`a, nemmeno nel caso dellurto anelastico a bassa
energia, quando la lunghezza donda di De Broglie del neutrino `e comunque an-
cora molto maggiore delle dimensioni del nucleone, `e lecito trascurarne la strut-
tura interna. Lespressione del tensore W

ha altri contributi oltre a quelli visti


in precedenza, ed anche quelli legati alla parte vettoriale ed assiale della cor-
rente dipendono poi da fattori di forma che sono funzione del momento trasferito
(dellinvariante (Qq)
2
...).
Poi, nel limite di alta energia (s >> M
2
), dove lespressione della sezione
durto da noi calcolata fornirebbe
( p ne
+
)
G
2
F
3
s =
G
2
F
3
2EM (3.1083)
occorre tenere conto che lurto avviene sui quarks costituenti (di valenza e su
quelli virtuali (del mare): si parla, in questo caso, di Deep Inelastic Scattering
(DIS) e la sua trattazione va oltre gli scopi di questo Corso.
188
3.6 Applicazione a processi di decadimento
Vediamo adesso come possiamo applicare quanto abbiamo appreso a processi
di decadimento che, con quelli di scattering, completano le nostre possibilit`a di
studio della dinamica delle interazioni fra particelle.
3.6.1 Il decadimento del pione
Vogliamo studiare la reazione di decadimento
188

+
l
(3.1084)
dove l

sta per un generico leptone negativo (pu`o trattarsi solo di e

...
visto che m

>> m

!).
Come abbiamo gi`a avuto modo di osservare, esso avviene via interazione debole e
precisamente via lannichilazione dello stato (d u) in un W

virtuale che decade


quindi in un sistema puramente leptonico, come mostra la g.(8).
Figure 8: Decadimento del pione negativo in muone e antineutrino muonico
Poiche il processo avviene su una scala di energie ( m

139 MeV ) molto minore


della massa
189
del W, la teoria di Fermi (corretta per la violazione di parit`a) `e di
nuovo del tutto adeguata a descriverlo. Essa aerma che
L
W
(x) =
G
F

2
J

(x) J

(x) (3.1085)
dove J

(x) `e la somma della corrente adronica e leptonica e, quanto a questultima,


come abbiamo gi`a osservato in precedenza, risulta data da
J

lept
(x) =

l
(x)

(1
5
)

(x) (3.1086)
188
Per il decadimento coniugato di carica
+
l
+

l
valgono considerazioni del tutto simili.
189
M
W
81 GeV
189
Ricordiamo che, per quanto visto precedentemente, se prescindiamo dallo stato di
spin delle particelle nello stato nale, il rate dierenziale di decadimento risulta
essere dato dallespressione generale (3.833)
d =
1
2S + 1
1
2E
[/[
2
d (3.1087)
dove S `e lo spin della particella che decade (S = 0 per il pione ...), E `e la sua
energia nel sistema di riferimento dove stiamo operando, [/[
2
`e la somma sugli
stati di spin iniziali e nali dei moduli quadri degli elementi di matrice invarianti
del decadimento e d `e lelemento di spazio delle fasi invariante associato allo
stato nale, che, nel nostro caso, come si `e gi`a visto, `e dato da
d =
1
16
2
_
(s m
2
1
m
2
2
)
2
4m
2
1
m
2
2
2s
d
CM
(3.1088)
essendo d
CM
lelemento di angolo solido relativo ad una delle due particelle nello
stato nale (la direzione di moto dellaltra `e, ovviamente, opposta ...) ed s la
massa invariante quadra del sistema, pari, ovviamente a s = M
2
.
Se ci poniamo quindi nel sistema del CM, ovvero nel riferimento in cui il
pione `e fermo, ed assumiamo al solito che sia nulla la massa del neutrino, detta
m la massa del leptone carico, risulta dunque
d =
1
1
1
2M
[/[
2
1
16
2
(M
2
m
2
)
2M
2
d
CM
=
=
1
32
M
2
m
2
M
3
[/[
2
d(cos
CM
) (3.1089)
dove M `e la massa del pione e d
CM
si riferisce alla direzione di volo del leptone
carico nel sistema del CM orientato, comunque, in modo arbitrario.
Veniamo adesso al calcolo esplicito di /.
Per quanto gi`a visto (cfr. eq.(3.814)), risulta
/=< out[ L
W
(0) [in > (3.1090)
dove si `e usato il fatto che la densit`a lagrangiana debole non contiene accoppia-
menti derivativi e dunque `e opposto alla densit`a hamiltoniana.
Poiche gli stati adronici e leptonici hanno in comune solo lo stato di vuoto,
deve essere
/=
G
F

2
< l

[J
lept

(0)[ > < [J

hadr
(0)[

> (3.1091)
Ma allora, se indichiamo con P

il quadrimpulso del pione, essendo esso una


particella senza spin, quanto alla quantit` a < [J

hadr
(0)[

> essa non pu`o che


essere semplicemente proporzionale a P

, i.e.
< [J

hadr
(0)[

>= f P

(3.1092)
190
dove la costante f , nellottica di descrivere con lo stesso formalismo anche i
decadimenti degli altri mesoni pseudoscalari, dovendo essere una funzione scalare
di Lorentz, potr`a dipendere, in questo caso, solo dalla massa stessa del pione, i.e.
f = f(m

) = f

cos
C
(3.1093)
dove il fattore cos
C
nasce dal fatto che oggi sappiamo che la reazione di annichi-
lazione (d u) W

procede attraverso la corrente u

(1
5
) d
C
e il campo del
quark d
C
`e sostanzialmente pari a d
C
= d cos
C
+ s sin
C
essendo s il campo
del quark strano e
C
langolo di Cabibbo.
Veniamo ora allaltra quantit`a che compare nella (3.1091), i.e. consideriamo
lespressione < l

, [J
lept

(0)[ >.
Pi` u esplicitamente, se q e k con s , r sono, rispettivamente, gli impulsi e gli stati
di spin del leptone carico e dellantineutrino, dobbiamo valutare lespressione
< l

(q, s) , (k, r)[

l
(0)

(1
5
)

(0)[ > (3.1094)


la quale, evidentemente, risulta pari a
< l

(q, s) (k, r)[

l
(0)

(1
5
)

(0)[ >=
= < l

(q, s)[

l
(0) [ >

(1
5
) < (k, r)[

(0)[ >=
= u
(s)
l
(q)

(1
5
) v
(r)

(k) (3.1095)
per cui, essendo P

= k

+ q

, abbiamo
/ =
G
F

2
f

cos
C
(k

+ q

) u
(s)
l
(q)

(1
5
) v
(r)

(k) =
=
G
F

2
f

cos
C
u
(s)
l
(q) ,q (1
5
) v
(r)

(k)

G
F

2
f

cos
C
u
(s)
l
(q) (1 +
5
) ,k v
(r)

(k) (3.1096)
dove abbiamo usato il fatto che
5
anticommuta con tutte le

.
Daltronde, se come abbiamo nora ammesso, possiamo considerare il neutrino
come avente massa nulla, allora, per lequazione di Dirac, si ha che
,k v
(r)

(k) = 0 (3.1097)
mentre, per lo stesso motivo, risulta
u
(s)
l
(q) ,q = m u
(s)
l
(q) (3.1098)
dove m `e la massa del leptone carico. Dunque abbiamo inne
/ = m
G
F

2
f

cos
C
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k) (3.1099)
191
A noi, comunque, per calcolare d, serve di valutare [/[
2
, ovvero serve la
quantit` a
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

C
_
m
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
_
(3.1100)
ma

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
=
=

r,s
_
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_ _
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_

=
=

r,s
_
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_ _
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_

=
= Tr
_

r,s
_
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_ _
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_

_
(3.1101)
dove abbiamo usato il fatto che
_
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_
`e un numero complesso e
come tale pu`o anche essere visto come una matrice 11 e quindi come coincidente
con la sua stessa traccia.
Dunque, ricordando che v

= v
0
,

5
=
5
, u

=
0
u, (A B)

= B

, abbiamo
Tr
_

r,s
_
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_ _
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_

_
=
= Tr

r,s
u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k) v
(r)

(k)
0
(1
5
)
0
u
(s)
l
(q) (3.1102)
Ma Tr(A B C) = Tr(B C A) , dunque

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
=
= Tr
__

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q)
_
(1
5
)
_

r
v
(r)

(b) v
(r)

(k)
_
(1 +
5
)
_
(3.1103)
dove si `e usato il fatto che
0
e
5
anticommutano, mentre
2
0
= I.
Daltronde, come sappiamo (si ricordi che il neutrino ha massa nulla ...)

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q) =,q + m;

r
v
(r)

(b) v
(r)

(k) =,k (3.1104)


e quindi

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
= Tr [(,q + m)(1
5
) ,k (1 +
5
)] =
= Tr
_
(,q + m) ,k (1 +
5
)
2
_
= 2 Tr [,q + m) ,k (1 +
5
] =
= 2 Tr [,q ,k+ ,q ,k
5
+ m ,k + m ,k
5
] (3.1105)
192
ma
Tr(

) = 4

(3.1106)
Tr(


5
) = 0 (3.1107)
Tr(

) = 0 (3.1108)
Tr(

5
) = 0 (3.1109)
per cui, in denitiva, risulta
m
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
= 8 m
2
(k q) (3.1110)
e dunque, nel caso in cui non interessa lo stato di spin del leptone carico l

,
abbiamo
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

C
_
m
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
_
=
= 4 m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(k q) (3.1111)
per cui abbiamo
d =
1
2M
4 m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(k q)
1
32
2
M
2
m
2
M
2
d
CM
(3.1112)
ma
(k + q)
2
= M
2
M
2
= 0 + 2 (k q) + m
2

2 (k q) = M
2
m
2
= 2M E

(3.1113)
dove E

e lenergia del neutrino nel sistema del CM.


Sostituendo nella (3.1111), otteniamo quindi
[/[
2
= 4M G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
m
2
E

= 2m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(M
2
m
2
) (3.1114)
e dunque
d =
1
2M
2 m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(M
2
m
2
)
1
32
2
M
2
m
2
M
2
d
CM
(3.1115)
da cui, integrando sullangolo solido (il decadimento, come `e ovvio che debba
essere, `e isotropo nel CM), si ha nalmente che
=
1
2M
2 m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(M
2
m
2
)
1
32
2
M
2
m
2
M
2
4 =
= M m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
1
8
_
M
2
m
2
M
2
_
2
(3.1116)
193
Questa relazione consente, in particolare, di determinare il rapporto fra i BR dei
due decadimenti in elettrone-neutrino e muone-neutrino. Abbiamo
R


e
)
(

)
=
_
m
e
m

_
2
_
M
2

m
2
e
M
2

m
2

_
2
=
=
_
0.511
105.7
_
2
_
139.6
2
0.511
2
139.6
2
105.7
2
_
2
2.337 10
5
5.492
1.283 10
4
(3.1117)
che, per gli anologhi decadimenti del K, diventa
190
R
K

(K


e
)
(K

)
=
_
m
e
m

_
2
_
M
2
K
m
2
e
M
2
K
m
2

_
2
2.337 10
5
1.098
2.567 10
5
(3.1119)
Questi risultati mostrano come il decadimento in elettrone-neutrino sia molto
sfavorito rispetto a quello in muone-neutrino, nonostante il vantaggio del maggior
spazio delle fasi a disposizione (tanto pi` u vero nel decadimento del pione ...).
La ragione sta nella conservazione del momento angolare, unitamente al fatto che
la struttura della corrente debole carica implica che, nel limite di massa nulla,
lelicit`a della particella e della antiparticella debbano essere opposte.
E soltanto per via che i leptoni carichi hanno massa che essi possono essere
prodotti in uno stato di elicit`a opposto a quanto stabilirebbe, per massa nulla, il
proiettore di chiralit` a

=
1
5
2
caratteristico delle interazioni deboli, ma questa
possibilit`a `e pesata, nellampiezza del processo, con la massa stessa del leptone
carico.
E bene, per`o, a questo punto chiarire bene che la soppressione di elicit`a, descritta,
per esempio, dal fattore (3.1119) nasce unicamente dal carattere vettoriale della
corrente e non tanto dalla presenza in essa del proiettore chirale

.
Infatti consideriamo una generica corrente vettoriale
J

(x) =

a
(x)

b
(x) (3.1120)
e supponiamo che, nel processo in cui essa `e coinvolta, questa corrente sia respon-
sabile della creazione della particella a e della antiparticella b (ricordiamo che
possiede loperatore di creazione di antiparticelle, mentre

quello di creazione
delle particelle), potendo essere, beninteso, anche che a e b siano la stessa parti-
cella (come accade in QED).
190
Lo SM, tenendo conto di correzioni di ordine superiore, fornisce, rispettivamente
R

= 1.235 10
4
; R
K
= 2.47 10
5
(3.1118)
194
Figure 9: Ampiezze di elicit`a associate alla corrente vettoriale
Ricordando che
+
+

= I e che (

)
2
=

, abbiamo intanto che


J

(
+

b
) +

b
) =

[(
+
)
2

b
] +

[(

)
2

b
] =
= (

(
+

b
) + (

+
)

b
) (3.1121)
dove si `e usato il fatto che

.
Poniamo adesso
191

R

+

R
=

;
L

L
=


+
(3.1123)
per cui risulta
J

R,a

R,b
+

L,a

L,b
(3.1124)
I due termini di cui sopra, detti rispettivamente termine di corrente right (R) e
termine di corrente left (L), nel caso considerato (creazione della particella a e
della antiparticella b) generano, per quanto abbiamo gi`a visto circa il legame fra
chiralit` a ed elicit`a, ampiezze con i pesi relativi di cui alla Fig. 9 che, nel caso
particolare in cui, per esempio, la massa della particella b sia nulla, si riducono
come in Fig. 10.
Come si vede chiaramente, se il sistema delle due particelle considerate trae orig-
ine da una particella di spin nullo, la conservazione del momento angolare impone
che possano contribuire comunque solo le ampiezze relative a processi con parti-
celle/antiparticelle di elicit`a uguale, che sono per`o soppresse del fattore m/E ...
191
Si ricordi che, visto che
5
`e reale e simmetrica ed anticommuta con
0
, risulta
(

) =

(3.1122)
195
Figure 10: Ampiezze di elicit`a associate alla corrente vettoriale, nel caso in cui
una massa sia nulla
Nel caso poi delle interazioni deboli, per via della struttura V A, accade poi
che sia presente solo il termine left ... ma questo fatto , come si `e visto, non ha
praticamente rilevanza alcuna sulla questione della soppressione di elicit`a !
Vediamo adesso come si modicano i risultati ottenuti in precedenza, nel caso
in cui il neutrino abbia una massa ,= 0 e sia una particella di Dirac.
Iniziamo occupandoci di [/ = [
2
: il punto di partenza `e ancora lelemento di
matrice (3.1096), i.e.
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) ,q (1
5
) v
(r)

(k) + u
(s)
l
(q) (1 +
5
) ,k v
(r)

(k)
_
=
=
G
F

2
f

cos
C
_
m u
(s)
l
(q)(1
5
) v
(r)

(k) u
(s)
l
(q) (1 +
5
)v
(r)

(k)
_
(3.1125)
dove abbiamo usato il fatto che u
(s)
l
(q) ,q = m u
(s)
l
(q) e che ,k v
(r)

(k) = v
(r)

(k).
Poniamo allora
R = m(1
5
) (1 +
5
) = (m)
5
(m + ) = R

(3.1126)
risulta cos`
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)
_
(3.1127)
da cui ricaviamo
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)[
2
(3.1128)
196
ma, al solito, possiamo scrivere

r,s
[ uR v[
2
=

r,s
( uR v) ( uR v)

r,s
( u R v) ( uR v)

=
= Tr
_

r,s
uR v v

_
= Tr
_

r,s
uR v v
0
R
0
u
_
=
= Tr
__

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q)
_
R
_

r
v
(r)

(k) v
(r)

(k)
_

0
R
0
_
=
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_
(3.1129)
dove abbiamo denito

R
0
R
0
= (m) +
5
(m +) (3.1130)
Siccome sia R che

R hanno un numero pari di matrici , gli unici termini che
possono contribuire alla traccia (3.1129) sono
mTr(R

R) + Tr(,qR ,k

R) (3.1131)
Risulta (si ricordi che Tr(
5
) = 0 )
mTr(R

R) = mTr [(m)
5
(m + )][(m) +
5
(m + )] =
= m[4(m)
2
4(m + )
2
] = 16 m
2

2
(3.1132)
mentre `e (si ricordi che Tr(
5
)

= 0 )
Tr(,qR ,k

R) = Tr ,q [(m)
5
(m + )] ,k [(m) +
5
(m + )] =
= Tr
_
(m)
2
,q ,k (m + )
2
,q
5
,k
5
_
=
= 4(m)
2
(qk) + 4(m + )
2
(qk) = 8(m
2
+
2
)(qk) (3.1133)
per cui, in denitiva, risulta

r,s
[ u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)[
2
= 8(m
2
+
2
)(qk) + 16 m
2

2
(3.1134)
e dunque, nalmente,
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

C
8
_
(m
2
+
2
)(qk) + 2 m
2

2
_
=
= 4 G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
(m
2
+
2
)(qk) + 2 m
2

2
_
=
= 4 G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
m
2
[
2
+ (qk)] +
2
[m
2
+ (qk)]
_
=
= 2 G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
m
2
(2
2
+ M
2
m
2

2
) +
2
(2m
2
+ M
2
m
2

2
)
_
=
= 2 G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
m
2
2ME

+
2
2ME
l
_
=
= 4M G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
m
2
E

+
2
E
l
_
(3.1135)
197
dove E

ed E
l
sono, rispettivamente, le energie nel centro di massa del neutrino
e del leptone (da confrontare con la (3.1114), ottenuta direttamente nel caso in
cui = 0).
Per quanto riguarda inne d, occorre tenere conto della massa del neutrino
anche nellelemento di angolo solido d: si ha
d =
1
16
2
M
2
m
2
2M
2
d
CM

1
16
2
_
(M
2
m
2

2
)
2
4m
2

2
2M
2
d
CM
=
1
16
2
b
l

s
d
CM
(3.1136)
dove b
l
`e il modulo dellimpulso spaziale del leptone carico e dellantineutrino,
visti nel sistema del CM. Risulta quindi
d =
1
2M
[/[
2
d =
=
1
2M
4M G
2
F
[f

[
2
cos
2

C

_
m
2
E

+
2
E
l
_

1
16
2
b
l
M
d
CM
ovvero, integrando sullangolo solido, abbiamo inne
=
1
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
m
2
E

+
2
E
l
_
b
l
M
=
=
1
4
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(M
2
m
2

2
)(m
2
+
2
) + 4 m
2

2
M
2
b
l
=
=
1
4
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
m
2
(M
2
m
2
)
2
(M
2
+ 2m
2

2
)
M
2

_
(M
2
m
2

2
)
2
4m
2

2
2M
(3.1137)
Fin qui abbiamo ignorato lo stato di spin delle particelle prodotte.
E per`o molto istruttivo vedere che cosa accade ad [/[
2
quando, per esempio, si
ssi lo stato di spin del leptone carico l

.
Inizieremo assumendo di nuovo che la massa del neutrino sia nulla.
Occorre ripartire dalla (3.1096), inserendo adesso nellespressione dellelemento
di matrice, il proiettore di spin del leptone
192
=
1 +
5
,N
2
(3.1139)
192
Si ricordi che (idem per lo spinore v ...)
(u) = (u)

0
= u

0
= u
0

0
= u
0
1+ , N

5
2

0
= u
1
0
, N

5
2
=
= u
1 , N
5
2
= u
1 +
5
, N
2
= u (3.1138)
198
descritto dal quadrivettore N

, le cui propriet`a generali, lo ricordiamo, sono che


(Nq) = 0; N
2
= 1 (3.1140)
Si ha
/ =
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) ,q (1
5
) v
(r)

(k)+
+ u
(s)
l
(q) (1 +
5
) ,k v
(r)

(k)
_
(3.1141)
ovvero, essendo la massa del neutrino nulla (,k v
(r)

(k) = 0), risulta


/ =
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) ,q (1
5
) v
(r)

(k)
_
(3.1142)
Ma i proiettori di spin commutano con i proiettori

e dunque
193
(,q + m) = (,q + m) ,q =,q (3.1143)
per cui, essendo u
(s)
l
(q) ,q = m u
(s)
l
(q), abbiamo
/ =
G
F

2
f

cos
C
_
m u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)
_
(3.1144)
e dunque
[/[
2
= m
2
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
(3.1145)
Procediamo dunque al calcolo di

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
. Si ha

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
=
=

r,s
[ u(1
5
) v] [ u(1
5
) v]

r,s
[ u (1
5
) v] [ u(1
5
) v]

=
= Tr
_

r,s
[ u(1
5
) v] [ u(1
5
) v]

_
=
= Tr
_

r,s
u (1
5
) v v

(1
5
)

_
=
193
Come `e noto, infatti, essendo (Nq) = 0, si ha

5
, N , q =
5
N

=
5
N

+ 2

] =
5
, q , N + 2
5
(Nq) =, q
5
, N
199
= Tr
_

r,s
u (1
5
) v v
0
(1
5
)
0

0
u
_
=
= Tr
__

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q)
_
(1
5
)
_

r
v
(r)

(k) v
(r)

(k)
_
(1 +
5
)
_
=
= Tr (m+ ,q) (1
5
) (,k) (1 +
5
) = Tr
_
(m+ ,q) (1
5
)
2
,k
_
=
= 2Tr
_
(m+ ,q)
2
(1
5
) ,k
_
= 2Tr (m+ ,q) (1
5
) ,k (3.1146)
dove si `e usato il fatto che
u

=
0
u,

=
0

0
, (1
5
)
2
= 2(1
5
),
2
= , ,q =,q

s
u
(s)
(q) u
(s)
(q) =,q + m,

r
v
(r)
(k) v
(r)
(k) =,k
Risulta quindi dalla (3.1146), ricordando la denizione di , che

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
= Tr (m+ ,q) (1 +
5
,N) (1
5
) ,k =
= Tr m(1 +
5
,N) (1
5
) ,k+ ,q(1 +
5
,N) (1
5
) ,k =
= Tr m(1
5
) ,k + m
5
,N (1
5
) ,k+ ,q
5
,N (1
5
) ,k+ ,q (1
5
) ,k
ma i termini con un numero dispari di hanno traccia nulla, per cui il primo ed
il terzo addendo dellespressione di sopra danno contributo nullo alla traccia, e
quindi

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
= Tr m
5
,N (1
5
) ,k+ ,q (1
5
) ,k (3.1147)
ma

5
,N (1
5
) = ,N
5
(1
5
) =,N (1
5
) (3.1148)
e ricordando che la traccia del prodotto di due per la
5
`e nulla, ecco che si ha

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r)

(k)[
2
= Tr m ,N (1
5
) ,k+ ,q (1
5
) ,k =
= Tr m ,N ,k + ,q ,k = 4m(N k) + 4(q k) 4(r
+
k) (3.1149)
dove si `e posto, per denizione,
r

+
q

+ mN

(3.1150)
Sostituendo nella (3.1145), si ottiene
194
dunque
[/[
2
= m
2
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) (1
5
) v
(r
)
(k)[
2
=
= m
2
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

C
(4r
+
k) = 2m
2
G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
(r
+
k) (3.1151)
194
Chiaramente, se sommiamo le due ampiezze quadre, ottenute per la polarizzazione N

e
per la sua opposta N

, essendo che (r
+
k) + (r

k) = 2(qk) ritroviamo la (3.1111)...


200
E immediato adesso dimostrare che il fattore (r
+
k) `e nullo quando si scelga come
direzione e verso di polarizzazione del leptone quella corrispondente ad elicit`a
negativa nel riferimento del CM (pione fermo). Infatti, in questo riferimento,
quanto agli impulsi, usando le formula consuete, abbiamo che
l

: q = (E, b n); : k = (b, b n) (3.1152)


con
b =
M
2
m
2
2M
; E =
M
2
+ m
2
2M
(3.1153)
dove M `e la massa del pione (o del kappa ...) ed m `e quella del leptone carico.
Il quadrivettore che descrive lelicit`a positiva del leptone nel riferimento del CM
`e allora, come sappiamo, il seguente
N =
1
m
(b, En) (3.1154)
per cui, per lelicit`a negativa, si ha
r
+
= q + m(N) = (E, b n) (b, En) = (E b, (b E) n) =
= (E b)(1, n) (3.1155)
il quale ha prodotto scalare nullo con il quadrivettore k = b(1, n) essendo
195
light-like e ad esso proporzionale.
Questo dimostra che il leptone negativo originato dal decadimento `e in uno
stato di elicit`a denita ed essa `e positiva, ovvero opposta a quella che, per
una particella di massa nulla, stabilirebbe il proiettore chirale che compare nella
lagrangiana che descrive le interazioni deboli, e questa `e la ragione per la quale il
195
Si ricordi che, se q

`e il quadrimpulso di una particella di Dirac di massa m in un certo


riferimento inerziale, allora i quadrivettori che ne descrivono la polarizzazione in una data
direzione (nei due versi ...) in quel riferimento sono della forma
n

=
1
m
_
m
2
q q
q

_
(3.1156)
dove q `e un quadrivettore light-like. Ne segue che
mn

=
m
2
q q
q

(3.1157)
e quindi anche i quadrivettori
r

= q

mn

=
m
2
q q
q

(3.1158)
sono comunque light-like con parte temporale positiva visto che, come segue immediatamente
dalla (3.1158), nel sistema di quiete della particella la loro parte temporale vale proprio +m.
201
decadimento del pione (kappa) nel pi` u massivo muone `e pi` u frequente di quello
in elettrone.
Questa deduzione `e esatta nellipotesi in cui la massa del neutrino `e nulla.
Ma vediamo che succede nel caso in cui ,= 0. Il punto di partenza `e sempre
lelemento di matrice (3.1096) che, nel caso in cui ,= 0, ha condotto alla (3.1127),
i.e.
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)
_
(3.1159)
Quando si imponga al leptone carico una polarizzazione =
1+
5
N
2
, questo,
avendo posto R = (m)
5
(m +), diventa
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)
_
(3.1160)
da cui
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)[
2
(3.1161)
e la sommatoria, stavolta, diventa

r,s
[ u R v[
2
=

r,s
( uR v) ( uR v)

r,s
( uR v) ( uR v)

=
= Tr
_

r,s
uR v v

_
= Tr
_

r,s
u R v v
0
R

0
u
_
=
= Tr
__

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q)
_
R
_

r
v
(r)

(k) v
(r)

(k)
_

0
R
0

_
=
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_
= Tr
_
(,q +m) R (,k )

R
_
=
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_

r,s
[ uR v[
2
(3.1162)
dove abbiamo usato il fatto che (,q + m) = (,q + m) e che
2
= .
Questa traccia `e fatta da quattro termini, che sono i seguenti:
1) : Tr
_
,q R ,k

R
_
= Tr
_
,q R
2
,k
_
(3.1163)
2) : mTr
_
R ,k

R
_
= mTr
_
R
2
,k
_
(3.1164)
3) : Tr
_
,q R

R
_
(3.1165)
4) : mTr
_
R

R
_
(3.1166)
dove
R
2
= (m)
2
+ (m + )
2
2
5
(m
2

2
) =
= 2(m
2
+
2
) 2
5
(m
2

2
) (3.1167)
R

R = (m)
2
(m + )
2
= 4 m (3.1168)
202
Quindi, quanto al primo termine, abbiamo
Tr
_
,q R
2
,k
_
= Tr
_
,q (1 +
5
,N)
_
(m
2
+
2
)
5
(m
2

2
)
_
,k
_
=
= Tr
_
,q (m
2
+
2
) ,k
_
= 4 (m
2
+
2
)(q k) (3.1169)
mentre dal secondo termine otteniamo
mTr
_
R
2
,k
_
= mTr
_
(1 +
5
,N)
_
(m
2
+
2
)
5
(m
2

2
)
_
,k
_
=
= mTr
_

5
,N (
5
(m
2

2
)) ,k
_
=
= 4 m(m
2

2
)(N k) (3.1170)
Quanto al terzo termine esso non contribuisce, infatti
Tr
_
,q R

R
_
=

2
Tr ,q(1 +
5
,N) (4m) = 0 (3.1171)
mentre il quarto termine fornisce
mTr
_
R

R
_
=
m
2
Tr (1 +
5
,N) (4m) = 8 m
2
(3.1172)
Quindi risulta inne che

r,s
[ uR v[
2
= 4 (m
2
+
2
)(q k) + 4 m(m
2

2
)(N k) + 8 m
2

2
(3.1173)
= 4 (m
2
(q k + mN k) + 4
2
(q k mN k) + 8 m
2

2
=
= 4 m
2
(r
+
k) + 4
2
(r

k) + 8 m
2

2
(3.1174)
ovvero abbiamo
196
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)[
2
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
2 m
2
(r
+
k) + 2
2
(r

k) + 4 m
2

2
_
(3.1177)
196
Si osservi che
sommando sui due stati di polarizzazione descritti dai quadrivettori N e N riotteniamo
la (3.1134)

r,s
[ u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)[
2
= 8(m
2
+
2
)(qk) + 16 m
2

2
(3.1175)
ponendo = 0 riotteniamo la (3.1149), (si ricordi che, per 0, R m

...)

r,s
[ u
(s)
l
(q) m(1
5
) v
(r)

(k)[
2
= 4 m
2
(r
+
k) (3.1176)
203
Siccome r

sono quadrivettori light-like con parte temporale positiva, le quantit`a


(r

k) sono sempre strettamente positive


197
.
Questo signica che il leptone uscente, adesso, non `e in uno stato puro (di spin)
e quindi non `e completamente polarizzato.
Lo stato nale `e uno stato entangled e, visto che il pione non possiede spin
e che il decadimento avviene in onda S essendo linterazione di contatto, la
conservazione del momento angolare impone che ci sia completa correlazione fra
le elicit`a
198
dei due leptoni le quali, per`o, risultano adesso possibili entrambe:
evidentemente, quindi, se prescindiamo dallo stato di spin dellantineutrino, il
leptone carico pu`o essere descritto solo come una miscela statistica di stati per
cui non appare completamente polarizzato non essendo in uno stato puro.
Verichiamo adesso la correlazione menzionata sopra fra le elicit`a .
Per questo, ripartiamo dallelemento di matrice (3.1096) che, nel caso in cui ,= 0,
ha condotto alla (3.1127), i.e.
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)
_
(3.1178)
dove R (m)
5
(m + ) = R

.
Imponendo che lo stato di spin del leptone carico sia quello che `e denito at-
traverso il proiettore =
1+
5
N
2
e che lo stato di spin del leptone neutro sia
quello denito attraverso il proiettore =
1+
5
n
2
, lelemento di matrice che de-
scrive il processo diventa
/=
G
F

2
f

cos
C
_
u
(s)
l
(q) R v
(r)

(k)
_
(3.1179)
da cui otteniamo
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) Rv
(r)

(k)[
2
(3.1180)
e la sommatoria diventa ora
199

r,s
[ uRv[
2
=

r,s
( u Rv) ( u Rv)

=
197
Evidentemente, se indichiamo con r
0

le componenti temporali (positive !) dei quadrivettori


r

nel riferimento di quiete dellantineutrino, la quantit`a scalare che stiamo considerando vale
2 m
2
(r
+
k) + 2
2
(r

k) + 4 m
2

2
= 2 m
2
r
0
+
+ 2
2
r
0

+ 4 m
2

2
> 0
198
Rispetto al caso del neutrino con massa nulla in cui lo stato nale era rappresentato da
un unico vettore di stato, adesso lo stato nale pu`o essere descritto in termini di due vettori
di stato in cui, alternativamente, un leptone ha lelicit`a sbagliata. I due stati si realizzano
con le proprie opportune probabilit`a e quindi si sommano in modo incoerente (si sommano le
probabilit`a e non le ampiezze ...).
199
Si ricordi che
R (m)
5
(m+) = R

;

R (m) +
5
(m+)
204
= Tr
_

r,s
uRv v

_
= Tr
_

r,s
uRv v
0

0
u
_
=
= Tr
__

s
u
(s)
l
(q) u
(s)
l
(q)
_
R
_

r
v
(r)

(k) v
(r)

(k)
_

0
R
0

_
=
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_
=
= Tr
_
(,q + m) R (,k )

R
_

r,s
[ uRv[
2
(3.1181)
Questa traccia `e fatta dei quattro termini seguenti
1) : Tr
_
,q R ,k

R
_
(3.1182)
2) : mTr
_
R ,k

R
_
(3.1183)
3) : Tr
_
,q R

R
_
(3.1184)
4) : mTr
_
R

R
_
(3.1185)
e risulta
R =
1
2
(1 +
5
,N)[(m)
5
(m +)] =
=
1
2
[(m)I (m + )
5
+ (m)
5
,N + (m + ) ,N](3.1186)


R =
1
2
(1 +
5
,n)[(m) +
5
(m + )] =
=
1
2
[(m)I + (m + )
5
+ (m)
5
,n (m +) ,n] (3.1187)
I contributi non nulli al primo termine sono solo i seguenti (per ogni termine
in R esiste un solo termine in

R che consente un contributo non nullo alla
traccia ...)
Tr
_
,q R ,k

R
_
=
1
4
Tr ,q(m) ,k(m) ,q(m +)
5
,k(m +)
5
+
+ ,q(m)
5
,N ,k(m + )
5
,n ,q(m + ) ,N ,k(m + ) ,n =
=
4
4
_
(m)
2
+ (m + )
2
_
(q k) +
+
1
4
[(m)
2
(m + )
2
] Tr ,q ,N ,k ,n

0
= ;
2
=
0

0
= ;
2
=
(, q +m) = (, q +m); (, k ) = (, k )
205
ma
Tr ,q ,N ,k ,n = q

Tr
_

_
=
= 4 q

) =
= 4[(q N)(k n) + (q n)(k N) (q k)(n N)] (3.1188)
e siccome (q N) = (k n) = 0, abbiamo inne che
Tr
_
,q R ,k

R
_
=
= 2(m
2
+
2
)(q k) 4m(q n)(k N) + 4m(q k)(n N) (3.1189)
Veniamo ora al secondo termine: abbiamo
mTr
_
R ,k

R
_
=
m
4
Tr (m) ,k(m + ) ,n (m + )
5
,k(m)
5
,n+
+ (m)
5
,N ,k(m + )
5
+ (m +) ,N ,k(m) =
=
4m
4
_
(m
2

2
)(k n) + (m
2

2
)(k n)+
+ (m
2

2
)(k N) + (m
2

2
)(k N)
_
=
= 2 m(m
2

2
)(k N) (3.1190)
Quanto al terzo termine, analogamente risulta
Tr
_
,q R

R
_
=

4
Tr ,q(m)(m +) ,n ,q(m + )
5
(m)
5
,n+
+ ,q(m)
5
,N(m + )
5
+ ,q(m + ) ,N(m) =
=
4
4
_
(m
2

2
)(n q) (m
2

2
)(n q) +
(m
2

2
)(N q) + (m
2

2
)(N q)
_
=
= 2 (m
2

2
)(n q) (3.1191)
Ed inne, circa lultimo termine, abbiamo
mTr
_
R

R
_
=
m
4
Tr (m)(m) (m +)
5
(m + )
5
+
+ (m)
5
,N(m)
5
,n (m + ) ,N(m + ) ,n =
=
4m
4
_
(m)
2
(m + )
2
(m)
2
(n N) (m +)
2
(n N)
_
=
= m
_
4m + 2(m
2
+
2
)(n N)
_
= 4m
2

2
+ 2m(m
2
+
2
)(n N) (3.1192)
per cui, combinando insieme i quattro risultati, otteniamo
200
inne

r,s
[ u
(s)
l
(q) Rv
(r)

(k)[
2
= 2(m
2
+
2
)(q k) 4m(q n)(k N) +
+4m(q k)(n N) + 2m(m
2

2
)(k N) + 2(m
2

2
)(n q)
+4m
2

2
+ 2m(m
2
+
2
)(n N) (3.1194)
200
Come verica del risultato ottenuto, osserviamo che se sommiamo il risultato per la polar-
206
da cui
[/[
2
=
G
2
F
2
[f

[
2
cos
2

r,s
[ u
(s)
l
(q) Rv
(r)

(k)[
2
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

_
(m
2
+
2
)(q k) 2m(q n)(k N) + 2m(q k)(n N)+
+ m(m
2

2
)(k N) + (m
2

2
)(n q) +
+ 2m
2

2
+ m(m
2
+
2
)(n N)
_
(3.1195)
Questo risultato, fornendo [/[
2
in funzione sia dello stato di polarizzazione del
leptone carico e che di quello neutro, ci permette di vericare la correlazione
diretta che esiste fra le elicit`a dei due leptoni nel sistema
201
del CM.
Poniamoci dunque nel CM del decadimento, dove abbiamo
k = (c, b n); q = (E, b n) (3.1196)
c =
M
2
+
2
m
2
2M
; E =
M
2
+m
2

2
2M
(3.1197)
b =
_
(M
2
m
2

2
)
2
4m
2

2
2M
(3.1198)
essendo n la direzione di volo dellantineutrino.
Iniziamo ssando lelicit`a dellantineutrino in modo che essa sia positiva ( = +1):
come `e noto, questo implica che il quadrivettore che individua questo stato di spin
sia
n =
1

(b, c n) (3.1199)
Determiniamo il valore di [/[
2
dalla (3.1195) imponendo che, per quanto riguarda
invece il leptone carico, la sua elicit`a sia negativa ( = 1), i.e.
N =
1
m
(b, En) (3.1200)
In queste ipotesi, quanto ai prodotti scalari che entrano nella (3.1195), risulta
(q k) = E c + b
2
=
M
2
m
2

2
2
(3.1201)
izzazione dellantineutrino descritta dal quadrivettore n con quello relativo alla polarizzazione
ad essa opposta, descritta dal quadrivettore n, otteniamo la (3.1173), i.e.

r,s
[ uR v[
2
= 4 (m
2
+
2
)(q k) + 4 m(m
2

2
)(N k) + 8 m
2

2
(3.1193)
201
Si ricordi che mentre il risultato (3.1195) `e invariante di Lorentz, ma la descrizione degli
stati di elicit`a non lo `e e necessita quindi di denire il riferimento in cui viene compiuta.
207
(q n) =
1

(E b + b c) =
b

(E +c) =
bM

(3.1202)
(k N) =
1
m
(c b +E b) =
b
m
(E +c) =
bM
m
(3.1203)
(n N) =
1
m
(b
2
+ E c) =
1
2m
(M
2
m
2

2
) (3.1204)
per cui, sostituendo nella (3.1195), abbiamo
[/[
2
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(m
2
+
2
)(q k) 2m(q n)(k N)+
+ 2m(q k)(n N) + m(m
2

2
)(k N) + (m
2

2
)(n q) +
+ 2m
2

2
+ m(m
2
+
2
)(n N)
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(m
2
+
2
)
M
2
m
2

2
2
+ 2m
bM

bM
m

2m
M
2
m
2

2
2
1
2m
(M
2
m
2

2
) m(m
2

2
)
bM
m
+
+ (m
2

2
)
bM

+ 2m
2

2
m(m
2
+
2
)
1
2m
(M
2
m
2

2
)
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
2M
2
b
2

(M
2
m
2

2
)
2
2
+ 2m
2

2
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(M
2
m
2

2
)
2
2
2m
2

(M
2
m
2

2
)
2
2
+ 2m
2

2
_
= 0 (3.1205)
La congurazione di spin richiesta `e dunque impossibile.
Altrettanto impossibile `e la congurazione opposta, in cui entrambe le elicit`a sono
cambiate di segno: la dimostrazione formale di questo segue immediatamente da
quanto sopra, visto che gli unici termini lineari in n ed N presenti nella (3.1205)
si elidono lun laltro (gli altri termini sono funzioni pari dei quadrivettori di spin
e dunque non cambiano).
Possono esistere, quindi, solo le congurazioni in cui le elicit`a dei due leptoni
sono entrambe positive o entrambe negative.
Iniziamo dal caso in cui siano entrambe positive. Rispetto al caso precedente
occorre solo cambiare il segno ad N, ovvero prendere adesso
N =
1
m
(b, En) (3.1206)
cambiando, nella (3.1205), i segni a tutti i prodotti scalari che coinvolgono il solo
quadrivettore N. Si ha
[/[
2

=+1
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(m
2
+
2
)
M
2
m
2

2
2
2m
bM

bM
m
+
208
+ 2m
M
2
m
2

2
2
1
2m
(M
2
m
2

2
) + m(m
2

2
)
bM
m
+
+ (m
2

2
)
bM

+ 2m
2

2
+ m(m
2
+
2
)
1
2m
(M
2
m
2

2
)
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(m
2
+
2
)(M
2
m
2

2
) 2M
2
b
2
+
+
(M
2
m
2

2
)
2
2
+ 2bM(m
2

2
) + 2m
2

2
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(m
2
+
2
)(M
2
m
2

2
)
(M
2
m
2

2
)
2
2
+
+ 2m
2

2
+
(M
2
m
2

2
)
2
2
+ 2bM(m
2

2
) + 2m
2

2
_
=
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

_
(m
2
+
2
)(M
2
m
2

2
) + 2bM(m
2

2
) + 2m
2

2
_
(3.1207)
che, nel caso in cui entrambe le elicit`a siano invece negative, diventa
202
[/[
2

=1
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

_
(m
2
+
2
)(M
2
m
2

2
) 2bM(m
2

2
) + 2m
2

2
_
(3.1208)
Le due espressioni dieriscono per il termine 2bM(m
2

2
) che ha il segno del
valore comune delle due elicit`a .
Nellipotesi in cui M > m, possiamo approssimare questo termine nel modo
seguente
2bM(m
2

2
) = (m
2

2
)
_
(M
2
m
2

2
)
2
4m
2

(m
2

2
)(M
2
m
2

2
)
_
_
1
1
2
_
2m
m
2
m
2

2
_
2
_
_
=
= (m
2

2
)(M
2
m
2

2
)
2m
2

2
(m
2

2
)
M
2
m
2

2
(3.1209)
per cui, sostituendo, si ha
[/[
2

=1
= G
2
F
[f

[
2
cos
2

C
_
(M
2
m
2

2
)
_
(m
2
+
2
) (m
2

2
)
_
+
+ 2m
2

2
_
1
m
2

2
M
2
m
2

2
__
(3.1210)
dalla quale si ricava in particolare che, se M > m, allora, con buona approssi-
mazione, risulta
[/[
2

=+1
[/[
2

=1

_
m

_
2
(3.1211)
202
Solo i termini lineari in n o N cambiano segno ...
209
A Appendix: Generalit`a
A.1 Le unit`a di misura
Il sistema di unit`a di misura di cui faremo uso, se non altrimenti specicato, `e il
sistema cgs es (di Gauss) ed esso fornisce i seguenti valori delle costanti universali
pi` u comuni (1 ues =
1
2997924580
coulomb, 1 erg = 10
7
J)
carica dell

elettrone e = 4.8032 10
10
ues
massa dell

elettrone m = 9.1095 10
28
g
costante di Planck h =
h
2
= 1.05457266 10
27
erg s
velocita

della luce c = 2.99792458 10


10
cm/s
Comunque, siccome questo sistema di unit`a di misura non `e sempre di pratica
applicazione in sica nucleare e subnucleare, in quanto le sue unit`a di misura
sono spesso troppo grandi per la descrizione di sistemi di particelle,
per quel che riguarda le distanze, useremo spesso il fermi (equivalente al
femtometro, denito dalla relazione
1 fermi = 1 fm = 10
13
cm = 10
15
m = 10
5

Angstrom;
per lenergia, useremo lelettronvolt (ed i suoi multipli), legato al sistema
cgs ed SI dalla equivalenza
1 eV = 1.60219 10
12
erg = 1.60219 10
19
J;
per le masse delle particelle, invece dei grammi, useremo gli
eV
c
2
e relativi
multipli, per cui la massa dellelettrone, per esempio, `e
m
e
= 9.1095 10
28
(2.99792458 10
10
)
2
erg
c
2
= 8.187 10
7
erg
c
2
= 0.511
MeV
c
2
poi, siccome molto spesso, sar`a pi` u comodo porre c = 1, scriveremo anche
m
2
= 0.511 MeV ;
per limpulso, coerentemente con quanto sopra, useremo spesso le unit`a
eV
c
e relativi multipli. In questo modo, un elettrone che abbia una velocit`a v,
possiede un impulso
203
p = mv = mc = 0.511
MeV
c
.
203
Se v/c 1, allora, in realt`a, come `e dimostrato nel testo, p = mc , dove
= (1
2
)
1/2
, comunque, `e un numero puro e quindi non ha dimensioni.
210
Nel sistema cgs es (di Gauss), le equazioni di Maxwell nel vuoto si scrivono
nel modo seguente
div

E = 4 ;
div

B = 0;
rot

E =
1
c

B
t
rot

B =
4
c

J +
1
c

E
t
(A.1)
e la costante di struttura na `e data da
=
e
2
hc
(A.2)
Per confronto, invece, nel Sistema Internazionale (SI) ed in quello di Heaviside-
Lorentz risulta
=
_
e
2
4
0
hc
_
SI
=
_
e
2
4 hc
_
LH
=
_
e
2
hc
_
Gauss
=
1
137.035 099 76
A.2 Le notazioni
La convenzione sugli indici che seguiremo `e quella usata nel libro Relativistic
Quantum Mechanics di Bjorken e Drell. Gli indici greci (, , ..) vanno da 0 a
3, mentre gli indici italici (i, j, ..) vanno da 1 a 3.
Il tensore metrico g

`e tale che

00
= +1
11
=
22
=
33
= 1 (A.3)
ed il prodotto scalare di due quadrivettori p e q `e indicato semplicemente con il
simbolo pq, oppure (pq), se il simbolo senza parentesi pu`o dar luogo ad errori di
interpretazione
pq p

(A.4)
Dato un quadrivettore p, rappresenteremo poi con p
2
la sua lunghezza invariante
p
2
(p p) = p

(A.5)
che, come `e noto, pu`o essere sia positiva che negativa o nulla.
Loperatore di DAlembert `e denito come
2

=
2
0

2
=

2
t
2


x
i

x
i
(A.6)
211
Per quanto riguarda, poi, le matrici

di Dirac, ricordiamo che esse soddisfano


le seguenti condizioni generali:
(
0
)
2
= I (A.7)
(
0
)

=
0
(A.8)
(

=
0

0
(A.9)

= 2

(A.10)
Per denizione poi, se p `e un quadrivettore, allora
p

= p

,p (A.11)
La matrice
5
`e denita dal prodotto

5
= i
0

3
(A.12)
e risulta

5
,

= 0 (A.13)
(
5
)

=
5
(A.14)
(
5
)
2
= I (A.15)
mentre

i
2
[

] (A.16)
Dove necessario, adotteremo la rappresentazione di Pauli-Dirac delle matrici ,
i.e.

0
=
_
I 0
0 I
_

i
=
_
0
i

i
0
_
(A.17)
dove
i
sono le usuali matrici di Pauli, i.e.

1
=
_
0 1
1 0
_
,
2
=
_
0 i
i 0
_
,
3
=
_
1 0
0 1
_
(A.18)
In questa rappresentazione,
5
`e data da

5
=
_
0 I
I 0
_
(A.19)
212
Per quanto concerne, poi, le tracce delle matrici , risulta
a) Tr

= 0 = Tr
5
(A.20)
b) Tr

= 4

(A.21)
c) Tr

1
...

2n+1
= 0 (A.22)
d) Tr

1
...

2n
=

2
Tr

3
...

2n

3
Tr

4
...

2n

+...

2n
Tr

2
...

2n1
(A.23)
da cui si ha
e) Tr

= 4(

) (A.24)
Se, fra le c`e anche
5
, allora
f) Tr

1
...

2n+1

5
= 0 (A.25)
ed inoltre si ha
g) Tr

5
= 0 (A.26)
h) Tr

5
= 4i

(A.27)
i) Tr

5
= 4i

(A.28)
dove il tensore completamente antisimmetrico
204

`e cos` denito:

= +1 se , , , sono una permutazione pari di 0, 1, 2, 3

= 1 se , , , sono una permutazione dispari di 0, 1, 2, 3

= 0 negli altri casi


e perci`o, data la denizione di sopra, abbiamo

0123
= 1;
0123
= 1
Passiamo adesso alla dimostrazione di quanto sopra aermato.
La (A.20) `e del tutto evidente dalle denizioni (A.17) e (A.19).
Passiamo quindi alla (A.21). Per la propriet`a della ciclicit`a della traccia per cui
TrAB = TrBA
204
Si osservi che, a dierenza del tensore a tre indici
ijk
, una permutazione ciclica non
mantiene la parit`a iniziale. Per esempio, mentre (0123) `e ovviamente pari, (1230) `e dispari,
come ci si pu`o convincere facilmente visto che si passa da (1230) a (0123) con tre permutazioni,
i.e.
(1230) (1203) (1023) (0123)
213
e per la (A.10), si ha
Tr

=
1
2
Tr

=
1
2
2

TrI = 4

Veniamo quindi alla (A.22).


Ricordiamo a questo proposito che
2
5
= I, per cui, sempre per la propriet`a ciclica
della traccia, si ha
T Tr

1
...

2n+1
= Tr

1
...

2n+1

5
= Tr
5

1
...

2n+1

Usando adesso la (A.13), si ha appunto che


T = (1)Tr
5

1
...
5

2n+1
= (1)
2n+1
Tr
5

1
...

2n+1
= T
T = 0
Passiamo ora a dimostrare la (A.23).
Premettiamo a questo riguardo una osservazione. Sia il prodotto di varie ma-
trici , allora, visto che dalla (A.10) sappiamo che

+ 2

I =

+ 2

ne segue che risulta


Tr

= Tr

+ 2

Tr
Veniamo allora alla (A.23): si ha
T Tr

2
...

2n
= Tr

1
...

2n
+ 2

2
Tr

3
...

2n
=
= (1)
2
Tr

1
...

2n
2

3
Tr

4
...

2n
+ 2

2
Tr

3
...

2n
=
= (1)
2n1
Tr

3
...

2n

1
+ 2

2
Tr

3
...

2n

2

3
Tr

4
...

2n
+ ... + 2

2n
Tr

3
...

2n1

ovvero, usando la propriet`a ciclica della traccia sul primo termine del secondo
membro, si ottiene, nalmente, il risultato (A.23), i.e. appunto che
Tr

2
...

2n
=

2
Tr

3
...

2n

3
Tr

4
...

2n
+
+... +

2n
Tr

3
...

2n1

Evidentemente la (A.24) `e un caso particolare della (A.23).


Veniamo ora alla (A.25).
Essa discende direttamente dalla propriet`a ciclica della traccia, unita alla (A.13).
Infatti si ha
T Tr

1
...

2n

2n+1

5
= (1)Tr

1
...

2n

2n+1
=
= (1)
2n+1
Tr
5

1
...

2n+1
= T
Tr

1
...

2n

2n+1

5
= 0
214
Quanto alla (A.26), essa non `e cos` ovvia.
Per dimostrarla occorre ripartire dalla denizione della matrice
5
, i.e.

5
i
0

3
ed osservare che da questa discende che

5
==
i
4!

(A.29)
infatti, per la denizione del tensore completamente antisimmetrico

solo
prodotti di quattro matrici con indici dierenti fra loro potranno comparire
al secondo membro della (A.29). Ne segue allora che gli indici delle stesse cos-
tituiranno necessariamente una permutazione degli indici (0, 1, 2, 3). Siccome
matrici con indici dierenti anticommutano, il prodotto delle quattro matrici
potr`a sempre essere ricondotto al prodotto
0

3
(1)
S
con un numero di
scambi S che sar`a pari se la permutazione di partenza era pari, mentre sar`a dis-
pari nellaltro caso.
Dunque, ciascun addendo della somma

`e esattamente uguale
a
0

3
. Siccome le permutazioni possibili sono, ovviamente, 4!, la (A.29)
risulta cos` dimostrata.
Usando un argomento analogo, si prova anche che

=
i
3!

(A.30)
Infatti, per quanto detto sopra in relazione alla (A.29), segue evidentemente che

5
=
i
3!

x
(A.31)
dove, x `e un indice generico su cui, per`o, non si somma...
Identicando dunque lindice x con lindice e moltiplicando ambo i membri
della (A.31) per

, senza sommare su questo indice, si ha

=
i
3!

) (A.32)
Per` o risulta

0
=
1

1
=
2

2
=
3

3
= I
quindi dalla (A.32) segue immediatamente la (A.30).
Veniamo cos` a dimostrare la (A.26). Si ha
Tr

5
= Tr

= Tr

i
3!

=
=
i
3!

Tr

215
ovvero, per la (A.24)
Tr

5
=
i
3!

(A.33)
per cui, data la completa antisimmetria del tensore

, la quantit` a al secondo
membro della (A.33) `e evidentemente nulla e dunque la (A.26) `e provata.
Dimostriamo inne la (A.27). Occorre dimostrare che
Tr

5
= 4i

Consideriamo la matrice =

. Se fra gli indici , , , ci sono


almeno due indici uguali, usando le propriet`a di anticommutazione fra matrici
diverse ed il fatto che, qualunque sia lindice x,
x

x
= I (non si somma sullindice
x ...) ecco che la matrice si semplica nel prodotto di solo due matrici gamma
(di indice diverso) o, addirittura, nellidentit` a. Ma siccome
Tr


5
= 0 = Tr
5

la (A.27), in questo caso, risulta soddisfatta.


Supponiamo allora che i quattro indici siano tutti dierenti. Evidentemente, in
questo caso essi costituiscono una permutazione opportuna di (0, 1, 2, 3). Indichi-
amo questi indici dierenti con
0
,
1
,
2
,
3
: per quanto detto precedentemente,
risulta

5
= i

0

1

3
dove `e inteso che non si somma su alcun indice. Ne segue allora che


5
= i

3
= i

3
Ma siccome, per ipotesi,
0
,=
1
,
0
,=
2
,
0
,=
3
, e, come abbiamo gi`a
osservato, qualunque sia lindice x
x

x
= I, si ha
=

3
=

3
=
=

3
=

3
=
=

3
e, continuando, siccome
1
,=
2
,
1
,=
3
, ne segue che
=

3
=

3
=

3
=
=

3
= I
e dunque

3

5
= i

1

2

3
I
per cui, nalmente, risulta dimostrato che
Tr


5
= 4i

216
B Appendix: Cenni di Teoria Classica dei Campi
La teoria dei campi classica nasce come naturale generalizzazione del metodo
lagrangiano al caso di inniti gradi di libert`a.
Figure 11: Joseph Louis de Lagrange (1736-1813)
Il metodo lagrangiano `e un metodo elegante e conciso che si basa su una fun-
zione, la lagrangiana L appunto, (o lhamiltoniana H: si passa dalluna allaltra
attraverso una trasformazione di Legendre), funzione delle variabili dinamiche
del sistema e delle loro derivate prime. Mediante la lagrangiana viene espressa
lazione S, da cui poi, attraverso il principio di minima azione, si possono ottenere
le equazioni del moto e, via il teorema di Noether, le grandezze siche conservate
che sono associate a simmetrie continue della lagrangiana.
Ricordiamo che lazione S `e espressa, classicamente, dalla relazione
S =
_
dt L(q(t), q(t)) (B.1)
dove q(t) sono appunto le variabili lagrangiane del sistema.
In una teoria di campo relativistica la coordinata temporale e quelle spaziali
dovranno essere trattate alla stessa stregua, per cui lazione S sar`a piuttosto
217
espressa dalla relazione
S =
_
d
4
x L((x),

(x)) (B.2)
e la funzione L((x),

(x)) viene chiamata, con ovvio signicato, densit`a la-


grangiana. Essa `e costruita a partire dai campi e dalle loro derivate, ma, se
vogliamo che la teoria risultante sia coerente con la relativit`a ristretta, essa dovr` a
essere locale poich`e, siccome in Relativit`a `e esclusa lazione a distanza, i campi
possono interagire lun laltro solo nello stesso punto. Non `e quindi accettabile
che nella densit`a lagrangiana compaia un campo (o una sua derivata) in un punto
x che interagisce con un altro ma in un punto y diverso dal precedente.
Considerazioni generali limitano poi la forma della densit`a lagrangiana e
spesso ne consentono una individuazione pressoch`e completa.
Per esempio, se vogliamo avere una teoria di campo relativisticamente invariante,
e quindi delle equazioni di moto per i campi che siano covarianti, allora la densit`a
lagrangiana
205
dovr`a essere scalare per trasformazioni di Lorentz ...!
Ricordiamo inne che lapproccio lagrangiano mette in evidenza in modo nat-
urale la profonda connessione esistente fra simmetrie e leggi di conservazione.
Chiaramente le simmetrie potranno dipendere dalla particolare teoria consider-
ata, ma una simmetria che dovr`a comunque essere posseduta da ogni teoria di
campo `e quella che discende dal principio di relativit`a.
Il gruppo di simmetria di base, in questo caso, `e il gruppo di Poincar`e T, fatto
dalle traslazioni nello spazio tempo (non esiste un punto privilegiato...) e dal
gruppo di Lorentz (non esistono riferimenti inerziali privilegiati). I suoi elementi
sono solitamente indicati con (a, ), (b, ), ... e soddisfano la legge moltiplicativa
(a, )(b, ) = (a + b, )
dove a e b sono quadrivettori qualsiasi che descrivono la traslazione dellorigine
del sistema di riferimento, mentre , indicano generici elementi del gruppo di
Lorentz.
Come vedremo in seguito, linvarianza in forma della Lagrangiana per trasfor-
mazioni di Lorentz comporta la conservazione della somma del momento angolare
orbitale e di spin, mentre linvarianza per traslazioni comporta la conservazione
del quadrimpulso.
B.1 Le equazioni di Eulero-Lagrange per campi classici
Supponiamo che la dinamica dei campi classici

(x) sia descritta dalla densit`a


lagrangiana
L(x) = L(

(x),

(x), x) (B.3)
205
Ricordiamo che la densit`a hamiltoniana, invece, in generale, essendo la componente 00 del
tensore energia-impulso, non `e scalare per trasformazioni di Lorentz ...
218
Questo signica che i campi

(x) soddisfano le equazioni di Eulero-Lagrange


L

L
(

)
= 0 (B.4)
Esse, infatti, seguono direttamente dal principio di minima azione, che aerma
che la dinamica dei campi `e tale per cui lintegrale di azione
_
D
L(

, x) d
4
x (B.5)
valutato partendo da una soluzione compatibile con la dinamica dei campi, `e
minimo (estremale) per variazioni dei campi

che si annullano sul bordo del


dominio di integrazione D, peraltro arbitrario (aperto in R
4
), i.e.

_
D
L(

, x) d
4
x 0 (B.6)

_
D
L(

), x) d
4
x
_
D
L(

, x) d
4
x
con

(x) = 0, x

DD, essendo

D la chiusura topologica
206
dellaperto
D.
Dalla (B.6) si ha infatti
0 =
_
D
_

)
L
(

)
_
d
4
x (B.7)
ma il secondo termine pu`o essere scritto anche come

)
L
(

)
=

L
(

)
_

L
(

)
(B.8)
Il primo addendo `e una quadridivergenza e quindi non fornisce alcun contributo
al secondo membro della eq.(B.7) perch`e, via il teorema di Gauss
207
, esso pu`o
essere riscritto come
_

L
(

)
n

d
206
Un sottoinsieme 1 di uno spazio topologico T `e aperto se ogni suo punto x `e tale per cui
esiste almeno un suo intorno tutto contenuto in 1.
Un sottoinsieme 1 di uno spazio topologico T `e detto chiuso se il suo complementare in T `e
aperto: esistono sottoinsiemi ne aperti ne chiusi ...
207
Il teorema di Gauss generalizzato in quattro dimensioni aerma che
_
D

d
4
x
_

d (B.9)
dove n

`e il versore di R
4
ortogonale (nella metrica euclidea di R
4
) allelemento di supercie
d . Si osservi, in particolare, che esso non richiede che le quattro funzioni F

si
trasformino come un campo quadrivettoriale. In eetti, il teorema viene dimostrato semplice-
mente richiedendo a R
n
la sua struttura ordinaria di spazio lineare.
219
e, per ipotesi,

`e nullo su !
Perci` o il principio di minima azione implica che
0 =
_
D
_

L
(

)
_
d
4
x =
=
_
D

_
L

L
(

)
_
d
4
x (B.10)
e per larbitrariet`a del dominio di integrazione D e delle variazioni dei campi

,
questo implica la validit` a delle equazioni di Eulero-Lagrange (B.4)
L

L
(

)
0 (B.11)
In questo modo abbiamo dimostrato che il principio di minima azione implica le
equazioni di Eulero-Lagrange per i campi.
Assumendo la validit`a delle equazioni di Eulero-Lagrange e andando indietro
dalla eq.(B.10) alla eq.(B.7), possiamo facilmente dimostrare che anche laltro
verso dellimplicazione `e vero, i.e. che le equazioni di Eulero-Lagrange implicano
il principio di minima azione
208
.
B.2 Invarianza in valore
Sia L(

(x),

(x), x) una Lagrangiana che descrive la dinamica dei campi

,
= 1, ..., n. Consideriamo adesso una trasformazione locale dei campi e delle
coordinate, che ammette inversa, i.e. tale che
x x

: x

= X

(x); (B.12)
: x = X(x

) (B.13)

(x)

(x

) :

(x

) =

((x)) (B.14)
:

(x) =

((x

)) (B.15)
Assumiamo inoltre che lo Jacobiano J della trasformazione di coordinate
J = [[

[[ sia costante e che le funzioni X, X

siano derivabili.
Vogliamo vedere se la dinamica dei campi trasformati

pu`o ancora essere


ottenuta dal principio di minima azione, i.e. da una opportuna lagrangiana.
Iniziamo con il denire la funzione L

seguente
L

, x

) L(

(),

(), X(x

)) (B.16)
208
Si osservi che, da quanto sopra detto, discende anche la conclusione secondo cui se due
Lagrangiane dieriscono solo per una quadridivergenza, esse sono equivalenti nel senso che de-
scrivono la stessa dinamica, come pure che, essendo le equazioni di Eulero-Lagrange omogeneee,
due Lagrangiane che dieriscono solo per un fattore moltiplicativo sono, di nuovo, equivalenti.
220
Per denizione, la funzione L

prende, ovunque, nelle variabili trasformate, lo


stesso valore assunto dalla Lagrangiana originale L, per i campi e le coordinate
non trasformate.
Facciamo osservare che, date le relazioni biunivoche (B.14), (B.15) fra i campi
e ,

costituir`a una possibile descrizione della dinamica dei campi se e solo
se potremo scrivere

= (

), con

una opportuna soluzione delle equazioni
di Eulero-Lagrange per i campi ! Se dimostriamo che, per qualunque

che
descrive la dinamica del sistema in un dato (arbitrario) dominio D

, la variazione
attorno a questa soluzione dellintegrale di azione, costruito usando L

come La-
grangiana, `e eettivamente nulla quando i campi vengono cambiati di un qualsiasi
, purch`e = 0 risulti nullo sulla frontiera del dominio di integrazione D

, al-
lora avremo dimostrato che anche la dinamica dei campi pu`o essere derivata
dal principio di minima azione e che L

`e una
209
possibile Lagrangiana che ne
descrive la dinamica.
Questo teorema implica linvarianza in valore della Lagrangiana sotto trasfor-
mazioni locali.
Dimostrazione
Sia

una qualunque soluzione in un opportuno dominio D, e sia

= (

): i
campi

sono, evidentemente, deniti nel dominio D

= X

(D).
Valutiamo quanto vale la variazione

_
D

, x

) d
4
x

(B.17)
quando i campi

vengono variati intorno a


di un qualsiasi

tale che

sia nullo sulla frontiera

del dominio di integrazione D

. Evidentemente si ha

_
D

d
4
x

=
_
D

_
L

+
L

)
_
d
4
x

Comunque, data la denizione di L

, risulta
L

=
L

+
L
(

)
(

mentre
L

)
=
L
(

)
(

)
(

)
209
La Lagrangiana non `e unica poich`e, come abbiamo gi`a detto, le equazioni dei campi non
cambiano se L viene moltiplicata per una qualunque costante non nulla, sommata ad una
qualsiasi quantit`a reale ssa o, pi` u generalmente sommata ad una quadridivergenza ...
221
perci`o

_
D

d
4
x

=
_
D

__
L

+
L
(

)
(

+
L
(

)
(

)
(

)
_
d
4
x

ma

)
(

)
=

e perci`o

_
D

d
4
x

=
_
D

__
L

+
L
(

)
(

+
L
(

)
_
d
4
x

Comunque, siccome chiaramente risulta

si ha

_
D

d
4
x

=
_
D

__
L

+
L
(

)
(

+
L
(

)
_
d
4
x

Consideriamo adesso il secondo termine dellintegrale di sopra:


L
(

) =

_
L
(

_
L
(

_
Lintegrale del primo termine pu`o essere riscritto come
_
D

_
L
(

_
d
4
x

=
_
D

_
L
(

_
J(x) d
4
x
ma dato che abbiamo assunto che lo Jacobiano J(x) sia costante, lintegrando
risulta essere una quadridivergenza, quando espressa come funzione di x e dunque,
via il teorema di Gauss, pu`o essere trasformata in un integrale di supercie sulla
frontiera del dominio D. Comunque, poich`e le funzioni X e X

sono analitiche,
la frontiera di D `e mandata nella frontiera di D

e viceversa, i.e. x x

.
Quindi, le variazioni che per ipotesi si annullano su

, sono nulle anche quando


x e, di conseguenza, lintegrale di sopra `e nullo. In conclusione, risulta

_
D

d
4
x

=
_
D

__
L

+
L
(

)
(

_
L
(

__
d
4
x

(B.18)
222
Inoltre

_
L
(

_
=

L
(

+
L
(

(B.19)
e poich`e

=
(

ecco che il secondo addendo dellespressione (B.19) cancella il secondo addendo


nella prima parentesi quadra della (B.18), per cui nalmente otteniamo

_
D

d
4
x

= J
_
D
_
L

L
(

d
4
x
= J
_
D
_
L

L
(

)
_

d
4
x (B.20)
Daltronde la quantit`a in parentesi graa `e nulla, dato che i campi vericano
per ipotesi le equazioni di Eulero-Lagrange; dunque risulta cos` dimostrato che
il principio di minima azione `e valido anche per i campi quando si prenda L

come loro Lagrangiana.


Esempio
Supponiamo che sia un campo scalare e consideriamo la trasformazione di
coordinate lineare e locale, descritta dalla generica matrice non degenere M. Per
denizione, si ha
x x

: x

= Mx x

= M

.
x

;
: x = M
1
x

= (M
1
)

.
x

;
(x) (x

) : (x

) ((x)) = (x)
: (x) ((x

)) = (x

)
Chiaramente lo Jacobiano J della trasformazione di coordinate `e costante (risul-
tando J = [[M[[) e le funzioni , sono le funzioni identiche.
Partiamo dalla seguente Lagrangiana libera che, come vedremo, descrive il
campo scalare di massa m
L = (

)(

) m
2

2
(B.21)
223
A causa dellinvarianza in valore della Lagrangiana sotto trasformazioni locali,
secondo la equazione (B.16), la dinamica del campo trasformato `e descritta
dalla nuova funzione lagrangiana
L

(,

) = L((),

()) (B.22)
Ma
() = ;

() =

(x

) =

= M

e quindi, sostituendo nella (B.22), otteniamo


L

(,

) = (M

)(M

m
2

2
(B.23)
dove

= g

= g

`e lelemento () del tensore metrico di Minkowski.


Con un poco di semplice algebra e denendo
M
.

(B.24)
abbiamo allora
L

(,

) = M

.
M

) (

) m
2

2
= M

.
M

) (

) m
2

2
M

.
M
.

) (

) m
2

2
(B.25)
Da quanto precede, concludiamo dunque che questa `e la nuova Lagrangiana che
descrive la dinamica del campo trasformato , ed essa coincide formalmente con
quella di partenza se e solo se accade che
M

.
M
.

B.3 Invarianza in forma


Se, nellesempio precedente, la matrice M `e una matrice di Lorentz e dunque
descrive una trasformazione omogenea di coordinate che lega due riferimenti in-
erziali fra loro, allora, poich`e
(M)

.
(M
1
)

M
.

.
M
.

la Lagrangiana L

diventa dunque, come abbiamo visto


L

(,

) = (

) (

) m
2

2
(B.26)
i.e., la Lagrangiana L

dipende da con la stessa dipendenza funzionale secondo


la quale L dipendeva da .
224
In questo caso, diciamo che la Lagrangiana `e invariante in forma sotto la trasfor-
mazione locale considerata. Chiaramente, se questo accade, la dinamica del
campo `e la stessa di quella del campo , i.e. le equazioni di moto per
sono formalmente identiche a quelle per .
Si noti, comunque, che, mentre linvarianza in forma della Lagrangiana implica
che le equazioni di moto restino formalmente le stesse, linverso non `e a priori
vero. Per rendercene conto, consideriamo la Lagrangiana di un campo scalare,
libero ma di massa nulla
L = (

)(

) (B.27)
ed eettuiamo una trasformazione locale che sia una dilatazione uniforme delle
coordinate (trasformazione di scala),
x x

: x

= X

(x) = x x

= x

;
: x = X(x

) =
1
x

=
1
x

;
(x) (x

) : (x

) ((x)) = (x)
: (x) ((x

)) = (x

)
Chiaramente lo Jacobiano J della trasformazione di coordinate `e costante, es-
sendo J = [[
4
[[, cos` come le funzioni , sono, di nuovo, le funzioni identiche.
Si ha
() = ;

() =

(x

) =

perci`o la nuova Lagrangiana per il campo risulta


L

(,

) = L((),

()) =
2
(

)(

) (B.28)
Poich`e le equazioni di Eulero-Lagrange sono omogenee in L, il fattore
2
in (B.28)
`e irrilevante, per cui la dinamica del campo `e ancora descritta dallequazione
di Klein-Gordon per massa nulla, cos` come per il campo .
Comunque, la Lagrangiana (B.27) non `e invariante in forma sotto la trasfor-
mazione locale di cui sopra !
225
B.3.1 Alcuni esempi di lagrangiane
Equazione di Schrodinger
Anche lequazione di Schr odinger pu`o essere ottenuta, via il principio di
minima azione, da una densit`a Lagrangiana, bilineare nella funzione donda
e nelle sue derivate.
Prendiamo infatti la seguente densit`a lagrangiana
210
L =
i h
2
(

0

0

) +
h
2
2m
(
i

)(
i
)

V (B.29)
Dalla equazione del moto per

L
(

)
= 0 (B.30)
essendo
L

=
i h
2

0
V
L
(
0

)
=
i h
2

L
(
i

)
=
h
2
2m

ne segue lequazione
211
i h
2

0
V
0
(
i h
2
)
i
(
h
2
2m

i
) = 0
i h

t
=
h
2
2m

2
+ V (B.31)
che `e appunto lequazione di Schrodinger per il campo .
Procedendo a partire dalla equazione analoga alla (B.30) relativa al campo
, otteniamo lequazione del moto per

. Essendo comunque la lagrangiana


(B.29) evidentemente reale, lequazione per

che cos` si ottiene `e semplice-


mente la complessa coniugata della (B.31), i.e.
i h

t

=
h
2
2m

+ V

(B.32)
210
Per il potenziale V si `e assunto che esso sia reale e funzione solo della posizione.
211
Si ricordi che
i
=
i
e quindi che
i

i
=
2
.
226
Campo scalare di massa m
La densit`a lagrangiana
212
che descrive levoluzione libera del campo scalare,
neutro, di massa m, come abbiamo gi`a avuto modo di anticipare, `e
L = (

)(

) m
2

2
(B.33)
Sostituendo infatti la (B.33) nella (B.11), lequazione di moto
213
che si
ottiene `e
2 m
2
2

) = 0 2 + m
2
= 0 (B.34)
i.e. appunto lequazione di Klein-Gordon per il campo scalare di massa m.
Se il campo `e carico, allora esso pu`o essere descritto solo in termini di un
campo intrinsecamente complesso. La densit`a lagrangiana, che comunque
`e reale, in questo caso, `e
L = (

)(

) m
2

(B.35)
la quale, via il principio di minima azione, implica che sia il campo come
il suo complesso coniugato

soddisno entrambi lequazione di Klein-


Gordon di massa m.
Campo vettoriale di massa m
La densit`a lagrangiana che descrive la dinamica libera del campo vettoriale
neutro di massa m `e:
L = (

)(

) m
2

(B.36)
Usando questa densit`a lagrangiana nella (B.11), otteniamo
2 m
2

) = 0 2

+ m
2

= 0 (B.37)
Nel caso particolare in cui il campo

abbia massa nulla e la sua quadridi-


vergenza sia anchessa nulla, come accade, per esempio, nel caso del fotone
(

), allora, ponendo
F

(B.38)
212
Come abbiamo gi`a avuto modo di osservare, la lagrangiana non `e mai unica, essendo denita
a meno di una quadridivergenza e di una costante moltiplicativa non nulla. In questo senso
sarebbe pi` u corretto parlare di una lagrangiana che descrive ....
Resta il fatto che la lagrangiana (B.33) `e quella pi` u semplice ed in questo senso risulta
la lagrangiana ...
213
Useremo qui e nel seguito loperatore di DAlembert 2 nella sua denizione (A.6)
2


2
0

2
227
per ottenere le stesse equazioni del moto, possiamo usare anche la La-
grangiana seguente
L(

) = (

)(

) F

(B.39)
infatti, dalla (B.11), abbiamo
0

[2(F

)] 0 (B.40)
da cui, usando la proprieta di antisimmetria di F

e lipotesi che la quadridi-


vergenza dei campi sia nulla, otteniamo appunto
4

= 0 2

= 0 2

= 0 (B.41)
Se il campo `e carico, analogamente al caso scalare, la densit`a lagrangiana `e
L = (

)(

) m
2

(B.42)
E interessante osservare che, usando invece la lagrangiana
L =
1
2
F

m
2

(B.43)
nel caso in cui m ,= 0 , la condizione di Lorentz discende direttamente dalle
equazioni del moto che, per il campo

, sono

+ m
2

= 0 2

+ m
2

= 0 (B.44)
Queste sembrano diverse dallequazione di Klein-Gordon, ma non lo sono,
infatti, derivandole rispetto a

ed usando la propriet`a di antisimmetria di


F

, segue immediatamente che deve altres` essere

= 0 (B.45)
e dunque che il campo deve soddisfare sia la gauge di Lorentz che lequazione
di Klein-Gordon.
Campo di Dirac
La densit`a lagrangiana che descrive levoluzione libera del campo classico
di Dirac `e:
L =
i
2
[

) (

] m (B.46)
Usando questa Lagrangiana, derivando rispetto a , dalla (B.11) otteniamo
lequazione di Dirac per il campo
m

(i

) = 0 (i

m) = 0 (B.47)
mentre, derivando rispetto a , otteniamo lequazione di Dirac per
m

(i

) = 0 i

+ m = 0 (B.48)
228
B.4 Il teorema di Noether
Abbiamo visto che, sotto ipotesi molto generali, una trasformazione locale lascia
la densit`a lagrangiana invariante in valore, i.e.
L

(,

) = L((),

()) (B.49)
In alcuni casi, pu`o anche risultare invariante in forma, i.e.
L

(,

) = L((),

()) = L(,

) (B.50)
In questo caso diciamo che la trasformazione locale agisce come una simmetria
per il sistema sico che stiamo considerando. Una delle conseguenze, come ab-
biamo gi`a messo in evidenza, `e che le equazioni di Eulero-Lagrange per i campi
trasformati coincidono formalmente con le equazioni del moto per i campi .
Se la Lagrangiana `e invariante in forma sotto un gruppo di Lie di trasfor-
mazioni ad m parametri, allora il teorema di Noether aerma che ci sono m
quadricorrenti conservate.
Figure 12: Emmy Amalie Noether (1882-1935)
Prima di dimostrare il teorema, ricordiamo che un gruppo di Lie ad mparametri
`e un gruppo in cui i suoi elementi g possono essere descritti analiticamente in ter-
mini di m parametri reali, i.e. g = g(
1
, ...,
m
).
229
Per denizione, la parametrizzazione `e scelta in modo che g(0, ...0) sia lelemento
neutro del gruppo, i.e. g(0, ...0) = I. Comunque, quello che importa per la de-
scrizione del gruppo, sono i suoi generatori G
a
, deniti come
lim

a
0
g(0, ...,
a
, ..., 0)

a
= G
a
, a = 1, ..., m (B.51)
Dalla teoria dei gruppi di Lie sappiamo che questi generatori soddisferanno regole
di commutazione del tipo
[G
a
, G
b
] =
abc
G
c
dove i coecienti
abc
sono appunto le costanti di struttura dellalgebra di Lie
del gruppo considerato.
Evidentemente, in un gruppo di Lie, una trasformazione locale innitesima
pu`o essere scritta come
214
g(
a
) I +
a
G
a
dove (
a
) rappresentano, da adesso in poi, quantit` a reali ma innitesime.
Supponiamo allora di avere i campi

(x), = 1, ...n ed assumiamo che siano


denite delle leggi di trasformazione locali dei campi stessi, sotto un opportuno
gruppo di Lie, del tipo
x x

: x

= x

a
(x)
a
x

+ x

(B.52)

(x)

(x

) :

(x

) = (

a

a
)

(x) (B.53)
Evidentemente, sia le matrici
a
(matrici n n), che le funzioni
a
(x), costitu-
iscono una rappresentazione dei generatori del gruppo di Lie
215
.
214
Qui noi usiamo il simbolo + per indicare loperatore di composizione interna denito nel
gruppo.
215
Ricordiamo che, per denizione, il gruppo di Lie `e tale che
g()g() g()g()
a

b
[G
a
, G
b
]
a

b

abc
G
c
Questa struttura di gruppo impone dei vincoli sulle funzioni . Si ha
x x

g()x = x

a
(x)
a
x

x g()x

= x

b
(x

)
b
= x

a
(x)
a
+

b
(x + (x))
b
e perci`o
x = g()g()x = x

a
(x)
a
+

b
(x)
b
+

b
(x)

a
(x)
a

x = g()g()x = x

b
(x)
b
+

a
(x)
a
+

a
(x)

b
(x)
b

a
da cui otteniamo
[g()g() g()g()]x =
a

b
[

a
(x)

b
(x)

b
(x)

a
(x)]
230
Supponiamo ora che la dinamica dei campi sia descritta dalla densit`a la-
grangiana L = L(

, x) ed assumiamo che essa sia invariante in forma


sotto il gruppo di Lie delle trasformazioni di cui sopra. Questo signica che essa
lo sar`a, in particolare, per trasformazioni innitesime.
Consideriamo allora lintegrale di azione
_
D

(,

, x

) d
4
x

A causa dellinvarianza in valore della Lagrangiana, questo `e uguale allintegrale


di azione per i campi non trasformati, calcolato nel dominio non trasformato D,
usando la Lagrangiana originale, i.e.
_
D

(,

, x

) d
4
x

=
_
D
L(,

, x) d
4
x
Comunque, essendo L invariante in forma, L

= L, per cui si ha
_
D

(,

, x

) d
4
x

=
_
D
L(,

, x) d
4
x =
_
D

L(,

, x

) d
4
x

dove luguaglianza fra il primo ed il secondo membro vale a causa dellinvarianza


in valore, mentre quella fra il primo ed il terzo vale a causa dellinvarianza in
forma della Lagrangiana.
Siccome la trasformazione `e innitesima, possiamo scrivere
_
D

L(,

, x

) d
4
x

=
_
D
L(,

, x) d
4
x +
_

L(,

, x)x

dove `e la frontiera del dominio D e nel secondo integrale abbiamo sostituito


con , approssimando cos` la Lagrangiana allordine zero, dato il fatto che
lintegrando contiene il fattore x

, che `e gi`a innitesimo del primo ordine.


Allo stesso ordine di approssimazione, si ha anche che

(x) =

(x

(x) +

a

a

(x)

(x) x

(x) +
_

(x)

(x)

a
(x)
_

(x) +

(x)
che deve essere compatibile con

b

abc
G
c

a

b

abc

c
(x)
per cui otteniamo

a
(x)

b
(x)

b
(x)

a
(x) =
abc

c
(x) (B.54)
In modo analogo, possiamo dimostrare che deve essere

b
(
b

a
)

.
(
a

b
)

.
= [
a
,
b
]

.
=
abc

c
(B.55)
231
e perci`o
0 =
_
D

L(

, x

) d
4
x


_
D
L(

, x) d
4
x =
=
_
D
L(

, x) d
4
x +
_

L(

, x)x


_
D
L(

, x) d
4
x =
=
_
D
L(

), x) d
4
x +
_

L(

, x)x

_
D
L(

, x) d
4
x
da cui, prendendo la dierenza fra il primo ed il terzo addendo e ritrasformando
allindietro, via il teorema di Gauss, lintegrale di supercie su in un integrale
di volume su D, si ottiene
0 =
_
D
_

)
L
(

)
+

(Lx

)
_
d
4
x (B.56)
Comunque, dalle equazioni di Eulero-Lagrange per i campi , sappiamo che
L

L
(

)
perci`o

)
L
(

)
=

L
(

)
+

)
L
(

)
=

L
(

)
_
Usando questo risultato nella equazione (B.56), nalmente otteniamo
0 =
_
D

L
(

)
+Lx

_
d
4
x
Poich`e il dominio D `e qualsiasi, questo risultato implica che

L
(

)
+Lx

_
= 0
Ma siccome

(x)

(x)

a
(x)
_

a
x

a
(x)
a
abbiamo

_
_

(x)

(x)

a
(x)
_
L
(

)
+L

a
(x)
_

a
= 0 (B.57)
232
Poich`e i parametri di Lie
a
sono indipendenti, questo risultato signica che, se
deniamo (abbiamo cambiato di segno ...) le m quadricorrenti seguenti

a
(x)
_

(x) +

(x)

a
(x)
_
L
(

)
L

a
(x) (B.58)
allora ognuna di esse `e separatamente conservata, i.e.

a
= 0 (B.59)
e questo `e appunto quanto aerma il teorema di Emmy Noether !
B.4.1 Linvarianza sotto il gruppo di Poincare
Iniziamo supponendo che la densit`a lagrangiana L = L(

) sia invariante in
forma per traslazioni spazio-temporali (e per questo `e suciente che non dipenda
esplicitamente dalle coordinate, ma solo attraverso i campi e le loro derivate).
Il gruppo di Lie di simmetria `e dunque il gruppo delle traslazioni e le trasfor-
mazioni da considerare sono le seguenti
x x

: x

= x

a

a

(x)

(x

) =

(x)
Nelle notazioni usate per provare il teorema di Noether, abbiamo quindi

a
= 0;

a
(x) =

a
dove a `e un indice che va da 0 a 3, descrivendo i quattro gradi di libert`a di
traslazione. Dal teorema prima dimostrato, abbiamo che le quadricorrenti con-
servate, individuate dallindice a , sono allora

L
(

)
L

L
(

)
L

(B.60)
Abbassando lindice con il tensore metrico, i.e. denendo

ovvero

(x) = [

(x)

]
L
(

)
L

(x)
L
(

)
L

(B.61)
concludiamo che le quattro correnti individuate dallindice = 0, .., 3, sod-
disfano separatamente la condizione di conservazione

(x) = 0 e dunque,
denendo
P

(t)
_
d
3
x
0
(x) (B.62)
233
risulta che questa carica `e conservata nel tempo, ovvero `e una costante del
moto.
Non `e dicile riconoscere nella (B.61) la denizione del tensore energia-impulso
216
T

(x) =
L
(

(x) L

(B.63)
per cui il teorema di Noether mostra come la conservazione del quadrimpulso in
un sistema isolato sia la conseguenza dellinvarianza (simmetria) per traslazioni
della lagrangiana del sistema considerato.
Prima di continuare, osserviamo che, usando il tensore (B.63), possiamo riscri-
vere in modo pi` u semplice anche la (B.58), mettendo in evidenza, nella corrente
conservata, il contributo legato alleetto della trasformazione sulle coordinate
(x) e quello () sui campi stessi. Si ha infatti

a
(x)
_

(x) +

(x)

a
(x)
_
L
(

)
L
a
(x) =
=

(x)
L
(

)
+ T

(x)

a
(x) (B.64)
Veniamo adesso alle conseguenze che derivano, via il Teorema di Noether, dallinvarianza
in forma della lagrangiana sotto il gruppo di Lorentz.
Ricordiamo che questo gruppo, in accordo con la (1.1), `e parametrizzato come
gruppo di Lie nel modo seguente
= e

i
2

; (M

.
= i(

) (B.65)
con

matrice reale antisimmetrica.


In questo caso, evidentemente, risulta
x x

: x

= x

+
1
2

_

M

.
x

(B.66)

(x)

(x

) =

(x) +
1
2

(B.67)
dove abbiamo posto

i M

_

M

.
= (

) (B.68)
Nelle notazioni (B.52) e (B.53) le (B.66) e (B.67) implicano, evidentemente, che
(

=
_

M

.
x

; (

= (

(B.69)
216
cfr. J.D. Bjorken, S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields, pag. 18
Si osservi come, per come `e stato denito, il tensore T

non `e necessariamente simmetrico:


quello che il teorema garantisce `e che, comunque,

= 0 e quindi che sono le funzioni


T
0
(x) le quali costituiscono le densit`a (covarianti) di quadrimpulso del campo.
234
per cui, usando la (B.64), possiamo concludere che sono conservate le seguenti sei
correnti (si ricordi che

e dunque

M

sono antisimmetriche negli indici


(, ) !)
(

(x) = (

(x)
L
(

)
+T

(x)
_

M

.
x

(B.70)
ovvero, cambiando di segno ed alzando lindice , abbiamo inne
(

(x) = (

(x)
L
(

)
T

.
(x) [

] x

=
=
L
(

)
(

(x) T

(x) x

+ T

(x) x

(B.71)
Il teorema di Noether assicura che le quantit` a
_
d
3
x (

)
0
(x) sono conservate
dalla dinamica. Vediamo quale `e il loro signicato sico. Per questo, cominciamo
con il porre r (x, y, z) e

T(x) (T
01
(x), T
02
(x), T
03
(x)) e deniamo quindi
J
1
(x)
_

23
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
23
)

(x) + T
03
(x) y T
02
(x) x =
= S
1
+
_
r

T(x)
_
1
(B.72)
J
2
(x)
_

31
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
31
)

(x) + T
01
(x) z T
03
(x) x =
= S
2
+
_
r

T(x)
_
2
(B.73)
J
3
(x)
_

12
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
12
)

(x) + T
02
(x) x T
01
(x) y =
= S
3
+
_
r

T(x)
_
3
(B.74)
i.e.
J
i
(x) =
1
2

ijk
_
L
(
0

)
(
jk
)

(x) + T
k
(x) r
j
T
j
(x) r
k
_
(B.75)
in cui riconosciamo la densit`a di momento angolare totale associato al campo,
fatto sia dalla parte orbitale
_
r

T(x)
_
che da un termine di spin

S del campo,
legato alle , cio`e alla rappresentazione del gruppo delle rotazioni nello spazio
delle componenti del campo stesso.
Le altre tre quantit`a conservate legate allinvarianza sotto il gruppo di Lorentz
provengono dalle seguenti densit`a
K
1
(x)
_

01
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
01
)

(x) + T
01
(x) t T
00
(x) x (B.76)
K
2
(x)
_

02
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
02
)

(x) + T
02
(x) t T
00
(x) y (B.77)
K
3
(x)
_

03
_
0
(x) =
L
(
0

)
(
03
)

(x) + T
03
(x) t T
00
(x) z (B.78)
235
i.e.
K
i
(x) =
L
(
0

)
(
0i
)

(x) + T
i
(x) t T
00
(x) r
i
(B.79)
Mentre la costanza di

J esprime la conservazione del momento angolare totale
(orbitale e spin), il fatto che il vettore

K sia anchesso conservato, esprime sem-
plicemente la costanza della velocit`a del moto del centro di massa del sistema dei
campi considerato.
Per capire meglio il modo come la parte orbitale e quella legata alla trafor-
mazione dei campi si combinano fra di loro, vediamo adesso che cosa accade nel
caso del campo elettromagnetico libero.
Il campo elettromagnetico libero
236
B.4.2 Linvarianza di gauge di prima specie
Uninvarianza che si incontra spesso in Meccanica Quantistica `e linvarianza per
trasformazione di fase della funzione donda, i.e.
(x) e
i
(x);

(x) e
i

(x) (B.80)
Nel linguaggio lagrangiano, questo corrisponde evidentemente a dire che la den-
sit`a lagrangiana L da cui sono poi ricavate le equazioni del moto, `e invariante in
forma sotto le trasformazioni precedenti, le quali costituiscono, evidentemente,
un gruppo di Lie abeliano ad una dimensione.
Consideriamo allora una trasformazione di fase innitesima: nel linguaggio gen-
erale della (B.52), sviluppato per dimostrare il teorema di Noether, i.e.
x x

: x

= x

a
(x)
a
x

+ x

(B.81)

(x)

(x

) :

(x

) = (

a

a
)

(x) (B.82)
questo signica, evidentemente
217
x

+ i

(x) = 0 ;

1
1
= i ;
1
2
= 0 ;

2
1
= 0 ;
2
2
= i ;
(B.83)
per cui, sostituendo nella espressione generale della corrente conservata di cui alla
(B.58), riscritta nel caso particolare in cui il gruppo di simmetria sia ad un solo
parametro,

a
J

(x) +

(x)

(x)
_
L
(

)
L

(x) (B.84)
otteniamo inne
J

= i
_

L
(

)
+

L
(

)
_
(B.85)
che, per quanto precede, `e quindi una quadricorrente
218
conservata dalla dinam-
ica.
Ma evidentemente, il fatto che la corrente (B.85) sia conservata, implica che

0
_
d
3
x J
0
(x

) +
i
_
d
3
xJ
i
(x

) = 0 (B.86)
217
Per semplicit`a ed uniformit`a di notazioni assumiamo qui che lindice con cui sono label-
lati i campi assuma i valori 1 e 2, e risulti
1
;
2

. Inoltre, essendo il gruppo di


trasformazioni ad un solo parametro, omettiamo lindice a.
218
Si noti che, cos` come la densit`a lagrangiana `e determinata a meno di una costante molti-
plicativa, anche la quadricorrente, omogenea nella lagrangiana, `e anchessa determinata a meno
di un fattore di scala arbitrario.
237
per cui, se possiamo assumere che J
i
si annulli allinnito spaziale pi` u velocemente
di R
2
, allora, trasformando il secondo membro in un integrale di supercie
attraverso il teorema della divergenza di Gauss, esso `e nullo, ovvero risulta

0
_
d
3
xJ
0
(x, t) = 0
_
d
3
xJ
0
(x, t) = cost (B.87)
La quantit`a
_
d
3
xJ
0
(x, t) `e, in generale, proporzionale, come vedremo, al numero
di particelle descritte dal campo, che, nello schema di prima quantizzazione della
MQ, sostanzialmente coincide con la norma stessa della funzione donda.
Equazione di Schrodinger
Abbiamo visto come la densit`a lagrangiana da cui si deriva lequazione di
Schr odinger, sia
L =
i h
2
(

0

0

) +
h
2
2m
(
i

)(
i
)

V (B.88)
Palesemente essa `e invariante sotto la trasformazione di fase (B.83): la
corrente conservata che ne discende secondo la (B.85) risulta allora data da
J

= i
_

L
(

)
+

L
(

)
_
(B.89)
da cui segue che
J
0
= i
_

_
i h
2

_
+

i h
2

__
= h

(B.90)
J
i
= i
_

_
h
2
2m

_
+

_
h
2
2m

__
= i
h
2
2m
_
(
i

(
i
)
_
= h
_
i h
2m
_

_
_
(B.91)
dove abbiamo usato il fatto che

i


x
i

i

i
Dunque, la quadricorrente conservata
219
`e
J

(J
0
, J
i
) h
_
[[
2
,
i h
2m

_
(B.93)
219
Per motivi di maggior concisione, introduciamo qui il simbolo

: f

g f(

g) (

f)g (B.92)
238
A parte il fattore globale h, dunque, ne risulta che la parte temporale della
quadricorrente J
0
altri non `e che la densit`a di probabilit`a [[
2
, per cui la
parte spaziale J
i
=
ih
2m

necessariamente individua la densit`a di cor-


rente di probabilit`a.
Ricordiamo inne, prima di concludere largomento, che in prima quantiz-
zazione, la conservazione della probabilit`a signica semplicemente la con-
servazione dellesistenza della particella descritta dalla funzione donda ,
non essendo permesso alcun meccanismo di creazione e distruzione della
stessa.
Campo scalare carico
Nel caso del campo scalare carico, abbiamo visto che la Lagrangiana `e
L = (

)(

) m
2

(B.94)
Chiaramente anche questa lagrangiana `e invariante per trasformazioni di
fase (B.83) ed `e immediato dimostrare che la corrente conservata (B.85)
che ne risulta `e
J

= i [(

) +

)] i

(B.95)
per cui risulta
J
0
= i
_

t

_
(B.96)
la quale `e denita positiva soltanto se nello sviluppo di Fourier della fun-
zione compaiono solo frequenze positive, i.e. andamenti temporali del
tipo e
iEt
con E > 0.
Campo di Dirac
Nel caso del campo di Dirac, abbiamo visto che la lagrangiana `e
L =
i
2
[

) (

] m (B.97)
Di nuovo, essendo

(

)
t

0
e
0
reale, essa `e evidentemente invariante
per la trasformazione di fase (B.83). La corrente conservata che ne consegue
in base alla (B.85) `e
J

=
i
2
_

L
(

)
+

L
(


)
_
=
i
2
_
i

_
=

(B.98)
Quanto poi alla componente temporale della quadricorrente, essa risulta
evidentemente pari a
J
0
=

0
=

(B.99)
239
C Appendix: Le simmetrie C, P e T in Teoria
Quantistica dei Campi
C.1 Generalit`a
Anche per introdurre la nozione di simmetria in teoria quantistica dei campi
(QFT), assumeremo in generale che, in stretta analogia con quanto fatto nello
schema di prima quantizzazione, esistano operatori O capaci di trasformare gli
stati in modo da lasciare invariata la struttura probabilistica dello spazio da essi
costituito. Visto come isomorsmo dellalgebra degli operatori in se, quello in-
dotto dalloperatore O dovr`a necessariamente essere compatibile con le condizioni
di quantizzazione, cio`e dovr`a rispettare lalgebra dei campi. Al solito, questa con-
dizione sar`a automaticamente soddisfatta se deniremo loperatore su una base
dello spazio di Hilbert, mentre dovr`a essere imposta se lisomorsmo dellalgebra
in se verr`a costruito in base a qualche ragione a priori.
Un operatore che soddis le condizioni precedenti `e detto essere una simmetria.
Se poi accade anche che
lo stato di minima energia (vuoto) `e non degenere e O-invariante;
la lagrangiana L(x, t) `e invariante in forma sotto loperatore O,
allora essa `e detta conservata o esatta o anche invarianza.
Si osservi che il rispetto della seconda condizione di cui sopra implica che la
trasformazione O rispetti la dinamica, ovvero che le equazioni di moto siano
O-invarianti, i.e. che, al solito
[O, H] = 0 (C.1)
La simmetria `e rotta se la lagrangiana L non `e O-invariante, mentre viene
detta rotta spontaneamente se, pur essendo la lagrangiana O-invariante, `e lo stato
di minima energia ad essere degenere e non O-invariante.
Detto questo in generale, passerermo adesso a denire le trasformazioni di co-
niugazione di carica C, di parit`a P e di inversione temporale T mostrando come,
in base a quanto visto precedentemente nello schema di prima quantizzazione
ed al concetto classico che abbiamo di loro, queste trasformazioni agiscono nello
spazio
220
di Fock di particella libera, ovvero sugli operatori di creazione e dis-
truzione.
220
Ricordiamo a questo proposito che lo spazio di Fock `e lo spazio di Hilbert che ha per base
lo stato di vuoto [ > che, per ipotesi, `e unico, e gli stati di multiparticella/antiparticella in
autostati dellimpulso, i.e.
[ >
a

( p
1
)...a

( p
n
)b

(q
1
)b

(q
m
) [ >; n, m 1
240
Per quanto detto, volendo che C, P, T siano simmetrie, richiederemo altres` che
il vuoto sia non degenere e C, P, T invariante
221
, i.e.
C [ >= P [ >= T [ >= [ > (C.3)
C.2 La Coniugazione di Carica
Classicamente, la simmetria di coniugazione di carica C comporta il cambia-
mento di segno della carica elettrica e dei campi elettrici

E e magnetici

B. In
questo modo, la lagrangiana
222
del campo elettromagnetico in interazione con
una quadricorrente J

L(x) =
1
4
F

(x) F

(x) J

(x)A

(x) (C.4)
risulta evidentemente invariante, in quanto, sotto lazione di C, si ha
A

(C.5)
Quindi, in elettrodinamica classica, C `e una simmetria conservata.
In QFT, manterremo ancora, senzaltro, la richiesta caratterizzante di questa
simmetria, ovvero che sia
C A

C
1
= A

(C.6)
e quindi, anche C possa essere una simmetria conservata non solo per il campo
libero, ma anche nel caso di interazione elettromagnetica, sar`a necessario, quanto
alla densit`a di corrente elettrica, che risulti
C J

C
1
= J

(C.7)
221
A priori basterebbe imporre linvarianza dello stato di vuoto e non necessariamente del vet-
tore che lo rappresenta. Questo signica che, se indichiamo con una qualsiasi delle simmetrie
C, P, T, linvarianza del vuoto impone solo che
[ >= e
i
[ > (C.2)
Lipotesi che facciamo `e quella di riassorbire comunque questa fase nella denizione stessa della
simmetria, in modo che valga comunque la (C.3).
222
Cfr. J.D. Bjorkeen, S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields , McGraw-Hill, 1965, pag. 70
e pag. 86
241
Ma naturalmente la densit`a di quadricorrente elettrica `e costruita a partire dai
campi che descrivono le particelle, quindi, se vogliamo che C sia una simmetria
conservata anche in QFT, occorrer`a denirla sui campi stessi in modo che
garantisca la validit` a della (C.7);
garantisca che anche la lagrangiana libera del campo sia C-invariante;
garantisca il rispetto della struttura algebrica costruita con i campi, ovvero
il rispetto delle regole di commutazione/anticommutazione che li riguardano.
Richiederemo inoltre, cos` come abbiamo visto accadere in prima quantizzazione,
che questa simmetria sia unitaria.
Inizieremo trattando il caso del campo scalare carico .
Come ben sappiamo, la sua lagrangiana libera
223
`e
L(x) = (

)(

) + m
2

(C.9)
da cui seguono le equazioni per i campi liberi
(2+ m
2
) = 0 = (2+ m
2
)

(C.10)
i quali sono dati, in termini degli operatori di creazione e distruzione di parti-
cella/antiparticella, dagli sviluppi seguenti
224
(x) =
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
_
a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
_
(C.11)

(x) =
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
_
b( p) e
ipx
+ a

( p) e
ipx
_
(C.12)
con le regole di commutazione (le sole non nulle ...)
_
a( p), a

(q)
_
=
_
b( p), b

(q)
_
= (2)
3
2E
p

3
( p q) (C.13)
equivalenti, come abbiamo visto, alle regole di commutazione canoniche (2.271)
e (2.283), i.e.
[(x), (y)] = 0 =
_

(x),

(y)
_
(C.14)
_
(x),

(y)
_
= i (x y, m) (C.15)
223
Pi` u propriamente dovremmo usare la sua forma simmetrizzata nei due campi e

, i.e.
L(x) =
1
2
_

_
+
1
2
m
2
_
,

_
(C.8)
224
Come al solito, con px intendiamo il prodotto scalare di Lorentz p

, mentre
E
p

_
[ p[
2
+m
2
.
242
dove, per denizione, risulta
(x y, m)
i
(2)
3
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(xy)
_
(q
0
) (q
0
)
_
(C.16)
Deniremo allora la simmetria di coniugazione di carica C in modo che essa
scambi lo stato di particella con quello di antiparticella e viceversa, rispettando il
loro stato di impulso ed eventuali gradi di libert`a interni, i.e., nel caso considerato
del campo scalare, porremo
C [ a( p) > [ b( p) >; C [ b( p) > [ a( p) > (C.17)
da cui risulta chiaramente, in particolare, che C
2
= I.
Un altro modo equivalente di denire la simmetria `e quello di vederne leetto
direttamente sugli operatori di creazione e distruzione: essendo
[ a( p) > a

( p) [ >; [ b( p) > b

( p) [ > (C.18)
ed essendo, per ipotesi, il vuoto Cinvariante, la relazione (C.17) pu`o essere
tradotta nelle condizioni
C a

( p) C
1
b

( p); C b

( p) C
1
a

( p) (C.19)
da cui, siccome si `e assunto che C sia unitaria, prendendo laggiunto di entrambi
i membri, si ottiene altres` che, per gli operatori di annichilazione, deve essere
C a( p) C
1
= b( p); C b( p) C
1
= a( p) (C.20)
Prima di continuare, vogliamo osservare che la richiesta che la simmetria di
coniugazione di carica C mandi uno stato di particella in uno di antiparticella e
viceversa, non la ssa univocamente. Infatti questa richiesta `e rispettata anche
se deniamo
C [ a( p) >= e
i
c
[ b( p) >; C [ b( p) >= e
i
c
[ a( p) > (C.21)
In questo caso, si ha ancora che C
2
= I e ne consegue che
C a

( p) C
1
= e
i
c
b

( p) C a( p) C
1
= e
i
c
b( p) (C.22)
C b

( p) C
1
= e
i
c
a

( p) C b( p) C
1
= e
i
c
a( p) (C.23)
Lunica richiesta che dobbiamo ragionevolmente mantenere `e che il fattore di fase
e
i
sia indipendente dallimpulso p. Questo per non violare lulteriore richiesta
che facciamo a C, cio`e quella per cui vogliamo che lo stato coniugato di carica,
per esempio, dello stato rappresentato dal vettore
[ a( p) > + [ a(q) > (C.24)
243
sia comunque rappresentato dal vettore
225
[ b( p) > + [ b(q) > (C.26)
a meno di un eventuale fattore di fase globale, inessenziale.
Ritorniamo ora al punto principale, che `e quello di giungere inne alla denizione
di una simmetria la quale descriva lo scambio particella-antiparticella e che sia
conservata, ovvero
sia esatta anche per il campo libero;
sia tale per cui la densit`a di corrente elettromagnetica soddisfa la condizione
(C.7).
Partiamo dunque dalla denizione (C.21) che, evidentemente, contiene la
(C.17) come caso particolare in cui
c
= 0, e vediamo se questa trasformazione
gode delle propriet`a suddette.
Per prima cosa, determiniamo quale `e lazione di C sui campi e

.
Ricordiamo che, per ipotesi, C `e stata supposta essere lineare (e non antilineare),
per cui, usando la (C.22) e la (C.23), otteniamo
C (x) C
1
= C
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
_
C
1
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
i
c
b( p) e
ipx
+e
i
c
a

( p) e
ipx
_
=
= e
i
c

(x) (C.27)
mentre risulta ovviamente che
C

(x) C
1
= C
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b( p) e
ipx
+ a

( p) e
ipx
_
C
1
=
=
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
i
c
a( p) e
ipx
+ e
i
c
b

( p) e
ipx
_
=
= e
i
c
(x) (C.28)
225
Si osservi a questo proposito che, usando la denizione (C.21), per una combinazione lineare
di stati di particella e antiparticella, la presenza del fattore di fase e
i
c
nella denizione di C
fa, in eetti dierenza, infatti risulta
C ([ a( p) > + [ b(q) >) = e
i
c
[ b( p) > + e
i
c
[ a(q) > (C.25)
e questo vettore certamente non rappresenta, in generale, lo stesso stato del vettore [ b( p) >
+ [ a(q) > ...
Lo stesso accade se consideriamo una sovrapposizione lineare di un vettore che rappresenta
una particella/antiparticella ed il vuoto, oppure uno stato di n particelle con quello di m
antiparticelle, in cui n ,= m.
E un fatto questo che avremo modo di riprendere.
244
Passiamo adesso a vericare che la dinamica del campo libero `e rispettata
dalla simmetria C. Come abbiamo avuto modo di dire precedentemente, questo
signica che dobbiamo vericare linvarianza delle equazioni del moto sotto C.
Se vogliamo partire dalla densit`a lagrangiana, questo signica vericare che essa
`e invariante in forma sotto C. Daltronde, nel nostro caso, date la (C.27) e la
(C.28), abbiamo
C : x x (C.29)
(x)
C
(x) = e
i
C

(x)

(x) = e
i
C

C
(x) (C.30)

(x)

C
(x) = e
i
C
(x) (x) = e
i
C

C
(x) (C.31)
Linvarianza in valore della lagrangiana
L(x) = (

)(

) m
2

(C.32)
garantisce che i campi
C
e

C
soddisfano le equazioni del moto dedotte dalla
densit`a lagrangiana seguente (ottenuta dalla precedente per sostituzione ...)
L
C
(x) =
_

e
i
C

C
(x)
_ _

e
i
C

(x)
_
m
2
e
i
C

(x) e
i
C
(x) =
= (

C
)(

C
) m
2

C

C
(C.33)
che, apparentemente, siccome
C
e

C
non commutano, non coincide in forma con
L(x) ...! A parte che si potrebbe facilmente vedere che, comunque, la lagrangiana
L
C
d`a luogo alle stesse equazioni del moto che la lagrangiana L, in realt`a il punto
sta nel fatto che, proprio allo scopo di trattare allo stesso modo i campi e

,
avremmo dovuto piuttosto partire dalla lagrangiana (C.8)
L(x) =
1
2
_

_
+
1
2
m
2
_
,

_
(C.34)
la quale, invece, `e ovviamente Cinvariante dato che `e simmetrica nello scambio

.
Un altro modo per vericare che la dinamica del campo libero `e rispettata
dalla simmetria `e quello di vericare che C, qualunque sia
c
, commuta con
lhamiltoniana libera H
0
. Ricordiamo per questo che, in termini degli operatori
di creazione e distruzione, risulta
226
H
0
=
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
_
E
p
a

( p) a( p) + E
p
b

( p) b( p)
_
(C.37)
226
Abbiamo, infatti, per esempio, che
H
0
[ a(q) > H
0
a

(q)[ >=
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
_
E
p
a

( p) a( p) +E
p
b

( p) b( p)

(q)[ > (C.35)


e poiche [b, a

] = 0 e b[ >= 0 , il secondo termine nellespressione precedente non contribuisce.


Quanto al primo, usando il fatto che
a a

= [a , a

] +a

a
245
Daltronde, evidentemente, risulta
C a

a C
1
= C a

C
1
C a C
1
= e
i
c
b

e
i
c
b = b

b (C.38)
ed analogamente si ha
C b

b C
1
= C b

C
1
C b C
1
= e
i
c
a

e
i
c
a = a

a (C.39)
per cui `e banale che risulti
C H
0
C
1
= H
0
[C, H
0
] = 0 (C.40)
Appurato che C rispetta la dinamica del campo scalare libero, verichiamo
per completezza che essa rispetta anche le regole di commutazione.
Risulta che sotto C si ha
_
a( p), a

(q)
_

_
b( p), b

(q)
_
= (2)
3
2E
p
( p q) (C.41)
[a( p), a(q)] [b( p), b(q)] e
2i
c
= 0 (C.42)
[a( p), b(q)] [b( p), a(q)] = 0 (C.43)
_
a

( p), a

(q)
_

_
b

( p), b

(q)
_
e
2i
c
= 0 (C.44)
ovvero abbiamo (gli altri commutatori restano identicamente nulli ...)
C [(x),

(y)] C
1
= [

(x), (y)] = [(y),

(x)] = [(x),

(y)] (C.45)
dove la seconda uguaglianza discende dal carattere antisimmetrico del commu-
tatore, mentre la terza uguaglianza discende dal carattere dispari della funzione
(x) di cui alla sua denizione (C.16).
Resta cos` provato
227
che C `e eettivamente una simmetria conservata per il
campo scalare libero che `e conservata indipendentemente dal valore della fase
c
.
e che, di nuovo, a[ >= 0 , esso diventa
H
0
[ a(q) > =
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
E
p
a

( p)
_
a( p), a

(q)

[ >
=
1
(2)
3
_
d
3
p
2E
p
E
p
a

( p) (2)
3
2E
p
( p q)[ >=
= E
q
a

(q)[ > E
q
[ a(q) > (C.36)
Questo prova che, sulla base degli autostati di singola particella, loperatore H
0
denito dalla
(C.37) `e diagonale ed ha come autovalore lenergia complessiva dello stato. Questo stesso
risultato pu`o essere facilmente dimostrato anche per gli stati di antiparticella e di multiparti-
cella/antiparticella, per cui ne segue che loperatore H
0
dato dalla (C.37) coincide eettivamente
con lhamiltoniana libera. Evidentemente, infatti, loperatore a

( p) a( p) fornisce il numero di
particelle con impulso p presenti nello stato considerato, mentre b

( p) b( p) fornisce quello di
antiparticelle !
227
Osserviamo che, per quanto riguarda la compatibilit`a con le regole di commutazione, non
poteva essere altrimenti visto che, attraverso la (C.21), abbiamo denito C su una base dello
spazio di Hilbert ...
246
Quanto poi allosservazione che abbiamo anticipato, per cui, se la fase
c
non
`e nulla, allora, in generale, per esempio
[ a( p) > + [ b(q) >e
i
c
[ b( p) > +e
i
c
[ a(q) >,=
,= ([ b( p) > + [ a(q) >) fase opportuna (C.46)
al momento limitiamoci ad osservare solo che, almeno se particella e antiparti-
cella dieriscono
228
nella carica elettrica, allora, per la regola di superselezione
sulla carica che impedisce la possibilit`a di realizzare stati sici che siano sovrap-
posizione di stati con carica diversa, il problema non si pone.
Riprenderemo comunque largomento quando si tratter`a di considerare il sistema
dei mesoni K, dove K
0
,=

K
0
, ma entrambi sono elettricamente scarichi ...
Passiamo adesso a studiare lazione di C sulla quadricorrente.
Come abbiamo gi`a detto, per mantenere a C il carattere di simmetria conservata
anche in presenza di interazione elettromagnetica, richiediamo che la densit`a di
corrente elettrica soddis la (C.7), cio`e che, sotto C, risulti J

(x) J

(x).
Daltronde, la densit`a di quadricorrente elettromagnetica associata ad un campo
scalare carico `e pari alla densit`a di quadricorrente di probabilit`a, moltiplicata per
la carica elettrica assoluta e della particella (quindi e ha un segno univocamente
denito una volta stabilito chi `e la particella e chi `e lantiparticella). Come sappi-
amo, questa corrente di probabilit`a `e quella che si ottiene dal teorema di Noether,
applicato allinvarianza in forma della densit`a lagrangiana per trasformazioni di
gauge di prima specie dei campi. Abbiamo
229
J

(x) = i e
_

(x)(

)(x) (

)(x) (x)
_
= (J

(x) (C.48)
e visto che
C : e
i
c

e
i
c
(C.49)
`e evidente allora che, indipendentemente dalla fase
c
, risulta
230
C : J

(x) J

(x) (C.53)
228
Non `e sempre questo il caso ...
229
Pi` u propriamente occorre qui prendere il prodotto normal ordinato dei campi, in cui,
per denizione, gli operatori di annichilazione sono a destra di quelli di creazione, per cui, nel
caso considerato, per esempio risulta
< [ J

[ >= 0 (C.47)
230
Sempre basandoci sul fatto che loperatore a

( p) a( p) fornisce il numero di particelle con


impulso p presenti nello stato considerato, mentre b

( p) b( p) fornisce quello di antiparticelle,


risulta evidentemente che loperatore di Carica `e dato da
Q = e
_
d
3
p
(2)
3
2E
p
_
a

( p) a( p) b

( p) b( p)

(C.50)
247
la quale dimostra quindi che loperatore di coniugazione di carica C `e una simmetria
conservata non solo per il campo scalare libero, ma anche quando si consideri la
sua interazione con il campo elettromagnetico.
Come abbiamo evidenziato esplicitamente nella (C.48), la densit`a di corrente
elettromagnetica deve essere un operatore hermitiano. Questo deve accadere in
quanto
J

(x) A

(x) (C.54)
`e la lagrangiana di interazione con il campo elettromagnetico ed il campo A

`e
autoaggiunto, risultando
A

(x) =
_
d
3
p
2E
p
(2)
3

s=
_
a( p, s)

s
( p) e
ipx
+ a

( p, s)

s
( p) e
ipx
_
(C.55)
dove, essendo la massa del fotone nulla, E
p
[ p[ e lunico commutatore non nullo
`e il seguente
_
a( p, s), a

(q, r)
_
= 2E
p
(2)
3
( p q)
sr
(C.56)
mentre

s
( p) `e il vettore di polarizzazione associato ad un fotone di impulso p ed
elicit`a s, i.e., per esempio nel caso di un fotone avente quadrimpulso (p, 0, 0, p), `e

=
1

2
(0, 1, i, 0) (C.57)
Sotto coniugazione di carica, il campo A

non `e invariante, come potrebbe a


prima vista sembrare naturale, visto che il fotone `e elettricamente scarico, bens`
esso deve cambiare di segno, se vogliamo mantenere lanalogia classica, i.e.
C : A

(x) A

(x) (C.58)
dove e `e la carica elettrica della particella. Da quanto si `e detto, `e evidente allora che risulta
C QC
1
= Q (C.51)
visto che
C : a

( p) a( p) b

( p) b( p) (C.52)
248
Questo si realizza
231
richiedendo che
C a( p, s)C
1
= a( p, s); C a

( p, s)C
1
= a

( p, s) (C.60)
in analogia (a parte il segno meno ...) con la denizione precedentemente data
nel caso del campo scalare, se ricordiamo che, essendo A

autoaggiunto, fotone
e antifotone sono la stessa particella. Come si vede, per`o, il fatto che particella
e antiparticella in questo caso coincidano, non implica che C non abbia alcun
eetto sullo stato di fotone, infatti dalla (C.60) segue immediatamente che
C [ a(

k, s) >= [ a(

k, s) > (C.61)
ovvero che su uno stato di n fotoni, risulta
C [ n fotoni >= (1)
n
[ n fotoni > (C.62)
e poiche lelettrodinamica (QED) `e invariante sotto C, da questo segue in parti-
colare che non possono esistere elementi di matrice, dovuti allinterazione elettro-
magnetica, fra stati con un numero di fotoni pari e stati con un numero di fotoni
dispari: `e il teorema di Furry.
Parlando di QED e di interazione elettromagnetica, non possiamo non discutere,
a questo punto, leetto della coniugazione di carica C sul campo spinoriale
(ovvero sul campo di Dirac), che ben descrive particelle cariche come, per es-
empio, lelettrone ... In questo caso, come gi`a sappiamo, `e
(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
(C.63)

(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
+ a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
(C.64)
e valgono le regole di anticommutazione (tutte le altre sono nulle ...)
a
(r)
( p), a
(s)
(

) = b
(r)
( p), b
(s)
(

) = 2 E
p
(2)
3

rs

3
( p

) (C.65)
mentre gli spinori u e v sono normalizzati nel modo seguente
u
(r)
( p) =
m+ ,p

m +E
u
(r)
0
; u
(r)
( p) = u
(r)
0
m+ ,p

m + E
(C.66)
v
(r)
( p) =
m ,p

m +E
v
(r)
0
; v
(r)
( p) = v
(r)
0
m ,p

m + E
(C.67)
231
Si noti che la (C.60) denisce una simmetria conservata per il campo libero, in quanto la
densit`a lagrangiana
L(x) =
1
4
F


1
4
(

)(

) (C.59)
`e ovviamente invariante sotto C, ovvero sotto un cambiamento di segno di A

, e cos`
pure le regole di commutazione, coinvolgendo esse sempre il prodotto di due operatori di
creazione/distruzione. Inoltre risulta evidentemente ancora che C
2
= I.
249
essendo
u
(1)
0
=
_
_
_
_
_
1
0
0
0
_
_
_
_
_
; u
(2)
0
=
_
_
_
_
_
0
1
0
0
_
_
_
_
_
; v
(1)
0
=
_
_
_
_
_
0
0
0
1
_
_
_
_
_
; v
(2)
0
=
_
_
_
_
_
0
0
1
0
_
_
_
_
_
(C.68)
per cui, denendo per comodit`a
w
(1)
=
_
1
0
_
; w
(2)
=
_
0
1
_
(C.69)
w
(1)
= w
(2)
=
_
0
1
_
; w
(2)
= w
(1)
=
_
1
0
_
(C.70)
si ha che, posto n p/p, risulta
u
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
_
(m +E
p
) w
(r)
( p ) w
(r)
_
=
_
_
_
E
p
+ m w
(r)
_
E
p
m(n ) w
(r)
_
_
(C.71)
v
(r)
( p) =
1
_
m +E
p
_
( p ) w
(r)
(m + E
p
) w
(r)
_
=
_
_
_
E
p
m(n ) w
(r)
_
E
p
+m w
(r)
_
_
(C.72)
Come sappiamo, levoluzione del campo libero di Dirac `e retta dalla densit`a
lagrangiana
L =
i
2
[

) (

] m (C.73)
la quale gode anchessa, evidentemente, dellinvarianza di gauge di prima specie,
che stabilisce, appunto, la conservazione della densit`a di corrente
232
elettromag-
netica
J

(x) e

(x)

(x) (C.78)
232
Osserviamo di nuovo che, almeno se e

si riferiscono alla stessa particella, risulta
(J

= J

(C.74)
Infatti
(J

= e

)
+
(

(C.75)
ma

0
(J

= e

)
+
(
0
)

(C.76)
e siccome
0
= (
0
)
+
, (
0
)
2
= I e (

)
+
=
0

0
, risulta
(J

= e

(
0
)
2
J

(C.77)
250
Veniamo adesso allazione sul campo spinoriale della simmetria di coniugazione
di carica C.
Proviamo a denirla
233
, in completa analogia con quanto fatto nel caso del campo
scalare carico, ponendo di nuovo, semplicemente
C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) (C.80)
C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) (C.81)
Vogliamo capire come si trasformeranno i campi e

sotto questa trasfor-
mazione, ovvero se, come nel caso scalare, vanno uno nellaltro ... ed in partico-
lare che succede poi alla corrente J

(x).
Consideriamo quindi, per esempio, lintegrando dello sviluppo in operatori di
creazione e distruzione del campo , i.e. il termine
a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
(C.82)
Sotto la simmetria di coniugazione di carica denita dalle (C.80) e (C.81), esso
diviene evidentemente
e
i
c
b
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
(C.83)
il quale rassomiglia eettivamente allintegrando dello sviluppo della

, con la
dierenza, per`o che, a parte il fattore di fase, in questultimo laddove compare
lo spinore u vi compare v e laddove compare lo spinore v c`e u. Inoltre (come
del resto gli spinori u e v) `e una matrice colonna, mentre

(come pure u e v)
`e una matrice riga ... quindi, se mai, la simmetria C potr`a legare con

t
e,
analogamente,

con
t
... ma non potr`a accadere, come nel caso del campo
scalare, che mandi direttamente in

e viceversa !
Ricordiamoci comunque che, dopo tutto, il nostro scopo `e quello di giungere ad
una denizione di C sul campo spinoriale tale per cui, per la corrente (C.78),
risulti
C : J

(x) J

(x) (C.84)
Partiamo dunque, piuttosto, da questo punto fermo per cercare di capire la
forma che dovr` a assumere C sui campi e

. Riprendiamo dunque lespressione
della corrente
J

(x) = e

(x)

(x) (C.85)
233
Osserviamo che, con questa denizione, C
2
commuta con gli operatori di creazione e dis-
truzione e dunque con e

, ovvero con qualunque operatore dellalgebra dei campi. Questo
signica che possiamo, senza perdita di generalit`a alcuna, assumere che
C
2
= I (C.79)
251
Questa espressione ha, per`o, un problema: il suo valore di aspettazione sul vuoto
non `e nullo, a causa del modo asimmetrico con cui vi compaiono i campi e

.
In realt`a, la forma corretta della densit`a di corrente `e piuttosto il prodotto
normal-ordinato
234
dellespressione precedente, i.e.
J

= e :

: (C.91)
ovvero
235
J

=
e
2
_

_
(C.92)
dove questa espressione va intesa esplicitamente nel modo seguente
J

=
e
2
_

_
(C.93)
per cui, ricordando che `e una matrice colonna mentre

`e una matrice riga, in
linguaggio matriciale si ha
J

=
e
2
_

)
t

t
_
=
e
2
_


t
(

)
t

t
_
(C.94)
234
Tralasciando, per comodit`a di notazione, di trascrivere sia gli spinori che gli esponenziali
che compaiono nello sviluppo dei campi, per la corrente abbiamo
J

= e

(b +a

)(a +b

) (C.86)
ed il termine b b

ha valor medio non nullo sul vuoto.


Il prodotto Nordinato implica che in ogni addendo, gli operatori di creazione precedano quelli
di annichilazione, dunque
: (b +a

)(a +b

) : : (b a +b b

+a

a +a

) : = b a b

b +a

a +a

(C.87)
dove, per giungere a questa espressione, si `e usato il fatto che
b b

= b

b +b , b

(C.88)
e lanticommutatore, che `e un c-numero, `e stato quindi sottratto.
A questa stessa espressione (C.87) si pu`o giungere se prendiamo lespressione della corrente
data dalla (C.92). Usando gli stessi simboli di cui sopra, si ha infatti
e
2
_

e
2
_
b +a

, a +b

=
e
2
_
(b +a

)(a +b

) (a +b

)(b +a

=
=
e
2
_
b a +b b

+a

a +a

a b a a

b b

=
=
e
2
_
2 b a + 2a

+a

a +a

a a

, a b

b b

b +b

, b

=
= e
_
b a +a

+a

a +b

(C.89)
dove si sono usate le relazioni
a a

= a

a +a

, a; b b

= b

b +b

, b; e a

, a = b

, b (C.90)
235
cfr. J.D. Bjorkeen and S.D. Drell: Relativistic Quantum Fields, Mc Graw-Hill 1965, pag.
91
252
Se adesso ricordiamo le osservazioni precedenti secondo le quali, ragionevolmente,
la trasformazione di coniugazione di carica C deve legare con

t
e

con
t
,
unitamente alla esigenza gi`a ricordata per cui vogliamo che risulti
C : J

(x) J

(x) (C.95)
tutto questo ci suggerisce di cercare C in modo che scambi semplicemente i due
addendi nella (C.94), i.e.
236
C : (
1

t
e
i
C
(C.98)


t
( e
i
C
(C.99)
dove ( dovr`a essere una matrice 4 4 tale che
(

(
1
= (

)
t
((
1
)
t
(

)
t
(
t
=

(C.100)
In questo caso, infatti, avremo evidentemente che
C : J

e
2
_

t
( e
i
C

(
1

t
e
i
C

_
(
1

t
e
i
C
_
t
(

)
t
_

t
( e
i
C
_
t
_
=
=
e
2
_

t
(

(
1

t
+

((
1
)
t
(

)
t
(
t

_
=
=
e
2
_

t
(

)
t

_
= J

(C.101)
Ma vediamo ora se una matrice ( che soddis la condizione (C.100) esiste !
Per esplicitarla ci porremo, al solito, nella rappresentazione di Pauli-Dirac delle
matrici

, dove

0
=
_
I 0
0 I
_

i
=
_
0
i

i
0
_
(C.102)
236
Siccome, evidentemente, i campi e

non sono indipendenti, le due leggi di trasformazione
(C.98) e (C.99) devono essere compatibili. Assumendo che valga, per esempio, la prima, ne segue
allora che, avendo assunto C unitario, risulta
C C
1
= e
i
C
(
1

t
C

C
1
= C
+

0
C
1
= C
+
C
1

0
C
1
=
= (C C
1
)
+

0
= (e
i
C
(
1

t
)
+

0
= e
i
C
(

t
)
+
((
1
)
+

0
=
= e
i
C
[(
+

0
)
t
]
+
((
1
)
+

0
= e
i
C
[
0
(
+
)
t
]
+
((
1
)
+

0
=
= e
i
C

0
((
1
)
+

0
(C.96)
dove abbiamo usato il fatto che
0
`e simmetrica e reale (quindi anche hermitiana). Anche
valga la (C.99), occorre e basta, dunque, che valga la (C.98) e che la matrice ( sia tale per cui

0
((
1
)
+

0
= ( (C.97)
253
essendo
i
le usuali matrici di Pauli, i.e.

1
=
_
0 1
1 0
_
,
2
=
_
0 i
i 0
_
,
3
=
_
1 0
0 1
_
(C.103)
Dalla loro denizione segue immediatamente che, essendo evidentemente
(
1
)
t
=
1
; (
2
)
t
=
2
; (
3
)
t
=
3
(C.104)
risulta
(
0
)
t
=
0
(C.105)
(
1
)
t
=
1
(C.106)
(
2
)
t
=
2
(C.107)
(
3
)
t
=
3
(C.108)
per cui la condizione (C.100) diviene quindi
(
0
(
1
= (
0
)
t
=
0
(C.109)
(
1
(
1
= (
1
)
t
=
1
(C.110)
(
2
(
1
= (
2
)
t
=
2
(C.111)
(
0
(
1
= (
3
)
t
=
3
(C.112)
Daltronde ricordiamo che

= 2

(C.113)
ovvero che le con indice diverso anticommutano, mentre
(
0
)
2
= I = (
1
)
2
= (
2
)
2
= (
3
)
2
(C.114)
Proviamo dunque a porre
( = i
0

2
=
_
_
_
_
_
0 0 0 1
0 0 1 0
0 1 0 0
1 0 0 0
_
_
_
_
_
(C.115)
Risulta intanto evidente che ( `e reale e tale da soddisfare la (C.97), infatti
(
1
= i (
2
)
1
(
0
)
1
= i
2

0
= i
0

2
= ( (C.116)
(
t
= i (
2
)
t
(
0
)
t
= i
2

0
= i
0

2
= ( (C.117)
(
1
= (
+
= ( ; (
2
= I (C.118)

0
((
1
)
+

0
=
0
(
0
= ( (C.119)
254
Quanto poi alle sue propriet`a di commutazione con le matrici

, si ha
(
0
(
1
=
0

2
=
0

2
I
2
=
0
(
2
)
2
=
0
(C.120)
(
1
(
1
=
0

2
=
0

2
= (
0
)
2

2
=
=
2

2
= (
2
)
2

1
=
1
(C.121)
(
2
(
1
=
0

2
=
0
(
2
)
2

2
= (
0
)
2

2
=
2
(C.122)
(
3
(
1
=
0

2
=
0

2
= (
0
)
2

2
=
=
2

2
= (
2
)
2

3
=
3
(C.123)
Resta cos` dimostrato che la matrice ( denita dalla (C.115) soddisfa eetti-
vamente le condizioni (C.100) e (C.97) e quindi pu`o essere usata per denire
loperatore C sui campi spinoriali e

, in accordo con la (C.98) e la (C.99), in
modo che la corrente J

soddis
237
la (C.95).
Evidentemente per`o, se e

si trasformano sotto C secondo la (C.98) e (C.99),
queste stesse leggi di trasformazione deniscono univocamente anche lazione di
C sugli operatori di creazione e distruzione di particella e antiparticella.
Qual `e dunque il modo di agire di C su questi operatori ?
E facile convincersi che, eettivamente, cos` come avevamo ipotizzato, risulta
semplicemente che
C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) (C.124)
C a
(r)
( p) C
1
= e
i
c
b
(r)
( p) (C.125)
C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) (C.126)
C b
(r)
( p) C
1
= e
i
c
a
(r)
( p) (C.127)
Consideriamo infatti, come esempio, il caso del campo .
Usando le (C.124)-(C.127), otteniamo (si ricordi che, per ipotesi, C `e lineare e
237
Si osservi che, volendo usare la denzione consueta di J

(x) avremmo potuto giungere al


risultato corretto ma al prezzo di qualche forzatura ... Vediamo come. Partiamo dunque da
J

(x) =

(x)

(x) J

C
C J

C
1
=

C
=
t
(
1

(
1

t
=
t
(

)
t

t
Potrebbe ora sembrare che, essendo

una matrice 1 1, sia

t
(

)
t

t
= (

)
t
=

ma questo `e errato nel primo passaggio poiche stiamo scambiando fra loro di posto operatori
di creazione/distruzione che anticommutano, senza tenerne conto ! Se ne teniamo conto ed
ignoriamo il valore non nullo degli anticommutatori fra operatori di creazione e distruzione che
si riferiscono entrambi alla particella o alla antiparticella, allora otteniamo il risultato corretto
J

C
=
t
(

)
t

t
= (

)
t
=

= J

ma `e del tutto evidente che la strada seguita non `e corretta proprio perche ci forza ad ignorare
i contributi degli anticommutatori di cui sopra che, invece, non entrano in gioco quando si
assuma la forma N-ordinata di J

...
255
non antilineare ...)
C (x) C
1
= C
_
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
_
_
C
1
=
= e
i
c
_
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ a
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
_
_
(C.128)
Osserviamo adesso che, dalla denizione segue che
( u
(r)
( p) = (
m+ ,p
_
m + E
p
u
(r)
0
= (
m+ ,p
_
m + E
p
(
1
( u
(r)
0
=
=
1
_
m + E
p
_
p

(
1
+ m
_
( u
(r)
0
=
1
_
m + E
p
_
p

)
t
+ m
_
( u
(r)
0
=
=
1
_
m + E
p
(m ,p)
t
( u
(r)
0
(C.129)
Daltronde, dalla denizione (C.115) della matrice ( e da quella degli spinori u
(r)
0
e v
(r)
0
(C.68), risulta
( u
(1)
0
=
_
_
_
_
_
0 0 0 1
0 0 1 0
0 1 0 0
1 0 0 0
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
1
0
0
0
_
_
_
_
_
=
_
_
_
_
_
0
0
0
1
_
_
_
_
_
= v
(1)
0
(C.130)
( u
(2)
0
=
_
_
_
_
_
0 0 0 1
0 0 1 0
0 1 0 0
1 0 0 0
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
0
1
0
0
_
_
_
_
_
=
_
_
_
_
_
0
0
1
0
_
_
_
_
_
= v
(2)
0
(C.131)
quindi possiamo scrivere che
( u
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
(m ,p)
t
v
(r)
0
(C.132)
Daltronde, essendo v
(r)
0
reale e
0
simmetrica, si ha
v
(r)
0
=
0
v
(r)
0
=
_
v
(r)t
0
(
0
)
t
_
t
=
_
v
+(r)
0

0
_
t
=
_
v
(r)
0
_
t
(C.133)
e dunque risulta
( u
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
(m ,p)
t
_
v
(r)
0
_
t
=
_
_
v
(r)
o
m ,p
_
m +E
p
_
_
t
=
=
_
v
(r)
( p)
_
t
(C.134)
256
Analogamente abbiamo
( v
(r)
( p) = (
m ,p
_
m + E
p
v
(r)
0
= (
m ,p
_
m + E
p
(
1
( v
(r)
0
=
=
1
_
m + E
p
_
mp

(
1
_
( v
(r)
0
=
1
_
m + E
p
_
m + p

)
t
_
( v
(r)
0
=
=
1
_
m + E
p
(m+ ,p)
t
( v
(r)
0
(C.135)
Daltronde, siccome (
2
= 1, ecco che
(u
(r)
0
= v
(r)
0
(v
(r)
0
= u
(r)
0
(C.136)
dunque
( v
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
(m+ ,p)
t
u
(r)
0
(C.137)
ma, al solito, essendo u
(r)
0
reale e
0
simmetrica, si ha
u
(r)
0
=
0
u
(r)
0
=
_
u
(r)t
0
(
0
)
t
_
t
=
_
u
+(r)
0

0
_
t
=
_
u
(r)
0
_
t
(C.138)
e dunque risulta ancora che
( v
(r)
( p) =
1
_
m + E
p
(m+ ,p)
t
_
u
(r)
0
_
t
=
_
_
u
(r)
o
m+ ,p
_
m + E
p
_
_
t
=
=
_
u
(r)
( p)
_
t
(C.139)
Usiamo adesso questi due risultati (C.134) e (C.139) nella (C.128): si ha
C (x) C
1
= e
i
c
_
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ a
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
_
_
=
= e
i
c
_
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b
(r)
( p) (
1
( u
(r)
( p) e
ipx
+ a
(r)
( p) (
1
( v
(r)
( p) e
ipx
_
_
=
= (
1
e
i
c
_
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b
(r)
( p)
_
v
(r)
( p)
_
t
e
ipx
+ a
(r)
( p)
_
u
(r)
( p)
_
t
e
ipx
_
_
=
= e
i
c
(
1

t
(x)
ovvero
C (x) C
1
= e
i
c
(
1

t
(x) (C.140)
257
In modo del tutto analogo si pu`o dimostrare poi che risulta altres`
C

(x) C
1
= e
i
c

t
(x) ( (C.141)
In realt`a non `e necessario ripetere la dimostrazione
238
in quanto, come abbiamo
gi`a osservato, se ( soddisfa la (C.97), ovvero la condizione
0
(()
+

0
= (
allora, nellipotesi che C sia unitario, risulta che
C (x) C
1
= e
i
C
(
1

t
(x) (C.145)
C

C
1
= e
i
C

t
( (C.146)
Le (C.124)-(C.127) deniscono dunque una trasformazione C che scambia
particella ed antiparticella e soddisfa le condizioni (C.98) e (C.99), ovvero che `e
tale per cui
C : J

(x) J

(x) (C.147)
Ma `e una simmetria ?
Proprio perche `e tale per cui vale la (C.147), possiamo senzaltro dire n dora
che se lo `e per il campo libero, lo `e anche per quanto riguarda linterazione del
campo elettromagnetico con la corrente prodotta dal campo spinoriale.
Per il campo libero dobbiamo vericare ancora sia linvarianza della densit`a la-
grangiana che la coerenza della trasformazione con lalgebra dei campi, ovvero
con le loro regole di anticommutazione.
Iniziamo da queste ultime. Per gli unici anticommutatori non nulli si ha
C :
_
a
(r)
( p), a
(s)
(q)
_

_
b
(r)
( p), b
(s)
(q)
_
(C.148)
e siccome le regole di anticommutazione canoniche (C.65) ci dicono che esse coin-
cidono per gli operatori di particella e di antiparticella, possiamo concludere che,
238
Formalmente risulta infatti che se
C (x) C
1
= e
i
C
(
1

t
(x) (C.142)
allora, essendo C, per ipotesi, unitaria, risulta
C

C
1
= C

0
C
1
= C

C
1

0
= C

0
=
_
CC
1
_

0
=
=
_
e
i
C
(
1

t
_

0
= e
i
C
(

t
)

((
1
)
+

0
(C.143)
ma, per quanto visto precedentemente, essendo ((
1
)
+
= (, e
0
= (
0
)
t
= (
0
)
+
, risulta
inne
C

C
1
= e
i
C
_
_

0
_
t
_

(
0
= e
i
C
_
(
0
)
t
(
t
)

(
0
=
= e
i
C

0
(
0
= e
i
C

t
( (C.144)
258
eettivamente, la trasformazione C denita dalle (C.124) - (C.127) `e senzaltro
compatibile con lalgebra del campo di Dirac.
Veniamo ora alla dimostrazione della sua compatibilit`a con la dinamica.
Partiamo al solito dalla densit`a lagrangiana del campo di Dirac
L(x) =
i
2
_

) (

_
m

(C.149)
ed osserviamo che la trasformazione C sui campi e

`e tale che
239
C : x x (C.152)
(x)
C
(x) = e
i
C
(
1

t
(x)

= e
i
C

t
C
(
1
(C.153)

(x)

C
(x) = e
i
C

t
(x) ( = e
i
C
(

t
C
(C.154)
Linvarianza in valore della lagrangiana garantisce che levoluzione dei campi
trasformati
C
e

C
`e retta dalla densit`a lagrangiana seguente:
L
C
(x) =
i
2
__
e
i
C

t
C
(
1
_

e
i
C
(

t
C
_

e
i
C

t
C
(
1
_

_
e
i
C
(

t
C
__
+
+ m e
i
C

t
C
(
1
e
i
C
(

t
C
(C.155)
Iniziamo allora con il considerare il termine di massa. Si ha
m e
i
C

t
C
(
1
e
i
C
(

t
C
= m
t
C

t
C
= m (
C
)

C
)

(C.156)
dove la somma sulle componenti dei campi, individuate dallindice , si estende,
ovviamente, da 1 a 4.
Questo termine, apparentemente, `e opposto a quello che compare nella densit`a
lagrangiana originaria del campo di Dirac, dove il termine di massa `e appunto
espresso dal termine
m

= m

(C.157)
In realt`a occorre ricordare, di nuovo, che i prodotti che compaiono nella densit`a
lagrangiana vanno sempre intesi come normal-ordinati e siccome e

anticom-
mutano, evidentemente `e
:

: = :

: (C.158)
239
Abbiamo infatti che (si ricordi che (
t
= (
1
= ()

C
= e
i
C
(
1

t
C
= e
i
C
((
1
)
t
= e
i
C
(

= e
i
C

t
C
(
1
(C.150)
e cos` pure risulta

C
= e
i
C

t
(

t
C
= e
i
C
(
t
= e
i
C
((
t
)
1

t
C
= e
i
C
(

t
C
(C.151)
259
per cui, in denitiva, il termine di massa (C.156) coincide eettivamente con
quello canonico, presente nella densit`a lagrangiana di Dirac.
Veniamo ora agli altri due termini, i.e. alle quantit`a
_
e
i
C

t
C
(
1
_

e
i
C
(

t
C
_

e
i
C

t
C
(
1
_

_
e
i
C
(

t
C
_
=
=
t
C
_
(
1

(
_ _

t
C
_
+
_

t
C
_ _
(
1

(
_

t
C
(C.159)
Daltronde, essendo (
1
= (, evidentemente si ha
(

(
1
= (

)
t
(
1

( = (

)
t
(C.160)
e dunque i due termini di cui sopra diventano

t
C
(

)
t
_

t
C
_

t
C
_
(

)
t

t
C
(C.161)
ovvero, esplicitamente
(
C
)

C
)

C
)

C
)

=
=

_
(
C
)

C
)

C
)

C
)

_
(C.162)
da confrontare con gli analoghi termini della densit`a lagrangiana di Dirac origi-
naria

_
(C.163)
ed `e allora evidente che, tenendo conto, di nuovo del normal-ordering e le regole
di anticommutazione dei campi, i due termini hanno la stessa forma.
Ricordiamo di nuovo che un metodo equivalente per vericare che i campi e

C
(e dunque anche

e

C
...) hanno la stessa dinamica `e, naturalmente, quello
di dimostrare che lhamiltoniana libera H
0
del campo di Dirac risulta essere C-
invariante.
Richiamiamo, a questo scopo, lespressione di H
0
in termini degli operatori di
creazione e distruzione. Risulta
H
0
=

r
_
d
3
p
(2)
3
2E
p
_
E
p
a
(r)
( p) a
(r)
( p) + E
p
b
(r)
( p) b
(r)
( p)
_
(C.164)
ed `e evidente, allora, che, siccome risulta
C a

a C
1
= b

b; C b

b C
1
= a

a
loperatore C commuta eettivamente con H
0
.
Dato che loperatore C rispetta anche lalgebra dei campi essa `e dunque una
simmetria conservata anche per il campo di Dirac, la quale rimane tale anche
in presenza di interazione elettromagnetica, per il fatto che inverte il segno della
densit`a di corrente ...
260
Prima di concludere largomento, veniamo ad unultima osservazione concer-
nente il fattore di fase e
i
C
, detto anche parit`a di carica intrinseca della particella.
Come si `e visto, almeno nei casi esaminati, essa `e, a priori, arbitraria, con la sola
eccezione del caso delle particelle che coincidono con le loro antiparticelle, per le
quali pu`o solo essere
e
i
C
= 1 (C.165)
dovendo essere C
2
= 1.
Il fotone `e una di queste e, come sappiamo, ha parit`a di carica intrinseca pari a
1, i.e.
C [ >= [ > (C.166)
La conoscenza della parit`a di carica intrinseca del fotone (e, eventualmente,
di altre particelle) viene usata per ssare quella di altre particelle, sulla base
dellesistenza di un decadimento di queste ultime che sappiamo avvenire at-
traverso una imterazione che conserva C (come linterazione elettromagnetica o
linterazione forte) e coinvolge fotoni e/o altri autostati di C di autovalore noto.
Naturalmente, la bont`a della conclusione deve essere poi vericata attravero altri
decadimenti che non contraddicano la conclusione cos` tratta !
261
C.3 La Parit`a
Classicamente la simmetria di parit`a P `e la simmetria legata allinversione degli
assi spaziali, i.e.
P : x x ; t t (C.167)
Secondo questa simmetria, quindi, ci aspettiamo che le grandezze vettoriali cam-
bino di segno, mentre quelle pseudovettoriali non lo facciano. Per esempio, ci
aspettiamo che
P : p p ;

J

J (C.168)

E(x, t)

E(x, t) ;

B(x, t)

B(x, t) (C.169)
A

(x, t) A

(x, t) ; (C.170)
E per quanto riguarda gli stati ?
Abbiamo gi`a visto, nello schema di prima quantizzazione, che loperatore P, che
descrive la trasformazione di parit`a, pu`o essere denito in modo che sia una
simmetria unitaria tale che
P
2
= I (C.171)
Se prendiamo allora, per esempio, una base di autostati simultanei dellimpulso
e della componente z dello spin, questa simmetria dovr` a agire in modo che
P [ p, s > e
i
P
[ p, s > (C.172)
e la fase
P
dovr`a essere la stessa su tutti i vettori con cui si possono fare sovrap-
posizioni lineari, se vogliamo che
P [[ p, s
1
> + [ q, s
2
>] [ p, s
1
> + [ q, s
2
> (C.173)
Questo implica che, limitandoci per esempio solo allo spazio degli stati di parti-
cella singola,
P
sia unica su tutto lo spazio. Daltronde
P
2
= I e
2i
P
= 1 (C.174)
e dunque
e
i
P
= 1 = e
i
P
(C.175)
Passiamo adesso a vedere quale pu`o essere lazione di P sul campo scalare carico.
Da quanto abbiamo detto, segue che ci aspettiamo che risulti
P [ a( p) > = e
i
P
[ a( p) > (C.176)
P [ b( p) > = e
i
P
[ b( p) > (C.177)
262
ovvero, assunto di nuovo che il vuoto [ > sia Pinvariante, possiamo richiedere
agli operatori di creazione di particella e antiparticella di essere tali per cui
P a

( p) P
1
= e
i
P
a

( p) (C.178)
P b

( p) P
1
= e
i
P
b

( p) (C.179)
e quindi, essendo P per ipotesi unitaria, sar`a altres`
P a( p) P
1
= e
i
P
a( p) (C.180)
P b( p) P
1
= e
i
P
b( p) (C.181)
A priori le fasi
P
e
P
possono essere considerate come indipendenti, visto che
riguardano una la particella e laltra lantiparticella. Comunque, poiche i campi
e

contengono entrambi operatori sia di particella che di antiparticella, solo


un legame fra le due fasi consentir` a di giungere a leggi di trasformazione semplici
per i campi stessi.
Usando questo ulteriore vincolo, possiamo facilmente convincersi che deve
essere
240

P
=
P
(C.183)
e dunque
P a

( p) P
1
= e
i
P
a

( p) (C.184)
P a( p) P
1
= e
i
P
a( p) (C.185)
P b

( p) P
1
= e
i
P
b

( p) (C.186)
P b( p) P
1
= e
i
P
b( p) (C.187)
Quanto ai campi, denendo per comodit`a
Px = P(x
0
, x) (x
0
, x) (C.188)

P
(x)
P
(x
0
, x) = P (x) P
1
P (x
0
, x) P
1
(C.189)
risulta allora che

P
(x) = P (x) P
1
= e
i
P
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p) e
ipx
+ b

( p) e
ipx
_
=
= e
i
P
(x
0
, x) e
i
P
(Px) (C.190)
240
Ricordando comunque che
e
i
p
= 1 = e
i
P
(C.182)
263
e, analogamente (si ricordi comunque che e
i
P
= e
i
p
)

P
(x) = P

(x) P
1
= e
i
P
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
b( p) e
ipx
+ a

( p) e
ipx
_
=
= e
i
P

(x
0
, x) e
i
P

(Px) (C.191)
in perfetto accordo con quanto potevamo attenderci in base allanalogia classica.
E banale dimostrare adesso che questa legge di trasformazione `e compatibile con
le regole di commutazione del campo.
Come sappiamo, infatti, lalgebra del campo scalare `e denita univocamente dalle
regole di commutazione degli operatori di creazione e distruzione e gli unici com-
mutatori non nulli sono
_
a( p), a

(q)
_
=
_
b( p), b

(q)
_
= 2E
p

3
( p q) (C.192)
Daltronde, sotto parit`a, gli operatori di creazione e distruzione di particella e
antiparticella restano tali, solo che si invertono i segni degli impulsi, i.e.
p p ; q q (C.193)
Siccome per`o la funzione `e una funzione pari, evidentemente la simmetria di
parit`a P conserva la struttura canonica dellalgebra del campo scalare.
Quanto poi alle equazioni del moto, evidentemente se i campi (x
0
, x) e

(x
0
, x)
soddisfano lequazione di Klein-Gordon, allora anche i campi

P
(x

)
P
(x
0
, x) = e
i
P
(x) (C.194)

P
(x

P
(x
0
, x) = e
i
P

(x) (C.195)
lo fanno, poiche
P :

(C.196)
e dunque il DAlembertiano non cambia per parit`a.
Questo stesso risultato pu`o essere altres` ottenuto formalmente a partire dalla
densit`a lagrangiana, dimostrandone, al solito, linvarianza in forma sotto P.
Infatti, come ben sappiamo, per il campo scalare abbiamo
L(x) = (

)(

) m
2

(C.197)
Daltronde, secondo la trasformazione in questione risulta
P : x x

= Px x = Px

(C.198)
(x)
P
(x

) = e
i
P
(x) (x) = e
i
P

P
(x

) (C.199)

(x)

P
(x

) = e
i
P

(x)

(x) = e
i
P

P
(x

) (C.200)
264
Ma linvarianza in valore della lagrangiana ci garantisce che
P
(x

) e

P
(x

) veri-
cano le equazioni di Eulero-Lagrange ottenute a partire dalla densit`a lagrangiana
(si noti che i due fattori di fase in e

si compensano lun laltro)


L
P
(x

) = (

P
(x

))(

P
(x

)) m
2

P
(x

P
(x

) (C.201)
e siccome

P
(x

) =

P
(x

P
;

P
(x

) =

P
(x

P
(C.202)
ecco che risulta nalmente che
L
P
(x

) = (

P
)(

P
) m
2

P
(C.203)
ovvero che L `e invariante in forma sotto P e dunque e
P
hanno la stessa
dinamica !
Da tutto questo, segue quindi che P `e una simmetria conservata per il campo
scalare libero.
Campi per cui e
i
P
= +1 sono detti campi scalari, mentre campi per cui
e
i
P
= 1 sono detti campi pseudoscalari e la quantit` a e
i
P
= 1 `e chiamata
anche parit`a intrinseca del campo o della particella considerata.
Si noti inne che, per campi scalari, la parit`a intrinseca della particella `e la stessa
di quella dellantiparticella.
Consideriamo adesso, di nuovo, linterazione elettromagnetica. Classicamente
essa `e invariante per parit`a perche
P : J

(x) J

(Px) (C.204)
A

(x) A

(Px) (C.205)
e dunque
L
int
(x) = J

(x)A

(x) J

(Px)A

(Px) = L
int
(Px) (C.206)
Volendo mantenere lanalogia, richiederemo senzaltro che sia
P : A

(x) A

(Px) (C.207)
e ne vedremo fra breve le conseguenze.
Ma per quanto riguarda la densit`a di corrente associata al campo scalare carico?
Come sappiamo, essa `e data da
J

(x) = i
_

(x) (

(x))
_

(x)
_
(x)
_
(C.208)
265
Come si trasforma per parit`a ? Si ha
P J
0
(x
0
, x) P
1
= i
_
P

(x) P
1
P
0
(x) P
1
P
0

(x) P
1
P (x) P
1
_
=
= i e
i
P
e
i
P
_

(x

0
(x

(x

) (x

)
_
=
= J
0
(x

) J
0
(x
0
, x) J
0
(Px) (C.209)
dove abbiamo usato il fatto che, ovviamente,
0
=

0
.
Per quanto riguarda invece le componenti spaziali, proprio perche

=

,
ripetendo la dimostrazione di cui sopra, si conclude che
P

J(x) P
1
=

J(x

J(x
0
, x)

J(Px) (C.210)
ovvero risulta dimostrato che eettivamente si ha
P J

(x) P
1
= J

(x

) J

(x
0
, x) J

(Px) (C.211)
e questo indipendentemente dal fatto che il campo sia scalare o pseudoscalare.
Per quanto riguarda poi il campo elettromagnetico, abbiamo gi`a detto che, in
base al suo signicato classico ed alle propriet`a note del campo stesso, richiediamo
che, anche per il campo quantizzato, accada che
P A

(x) P
1
= A

(x

) A

(Px) (C.212)
Abbiamo gi`a visto che lo sviluppo del campo elettromagnetico in termini di op-
eratori di creazione e distruzione `e dato da
A

(x) =

s
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, s)

s
( p) e
ipx
+ a

( p, s)

s
( p) e
ipx
_
(C.213)
dove

s
( p) descrive lo stato di polarizzazione
241
del fotone generato dalloperatore
di creazione a

( p, s), quando esso viene applicato al vuoto.


Abbiamo detto che vogliamo che risulti
P A

(x
0
, x) P
1
= A

(x
0
, x) (C.215)
241
Infatti la funzione donda del fotone individuato dallo stato a

( p, s) [ > `e data da

s
(x) = < [ A

(x) a

( p, s) [ >=
=

_
d
3
q
(2)
3
2E
q
< [
_
a(q, )

(q, ) e
iqx
+a

(q, )

(q, ) e
iqx

( p, s) [ >=
=

_
d
3
q
(2)
3
2E
q

(q, ) e
iqx
(2)
3

s
(q p) 2E
q
=

(q, s) e
ipx
(C.214)
dove si `e usato il fatto che < [ a a

[ >=< [[a , a

] [ > e che < [a

[ >= 0, nonche
lespressione canonica del commutatore, per cui risulta
[a( p) , a

(q)] = 2E
p
(2)
3
(q p)
266
ovvero, visto che nella gauge di radiazione A
0
= 0, questo signica che
P

A(x
0
, x) P
1
=

A(x
0
, x) (C.216)
Cerchiamo allora di vedere che cosa questo implichi sugli operatori di creazione e
distruzione del fotone e riprendiamo per questo lo sviluppo consueto del campo
A

, usando per descrivere lo stato di polarizzazione dei fotoni gli stati con elicit`a
denita. Risulta
A

(x
0
, x) =

=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )

( p, ) e
ipx
+ a

( p, )

( p, ) e
ipx
_
dove gli stati di polarizzazione sono quelli di elicit`a, i.e. = 1, il cui signicato,
lo ricordiamo, `e quello della proiezione del momento angolare nella direzione del
moto. Ci aspettiamo dunque che, per parit`a, visto che il moto si inverte di senso
ma il momento angolare no, sia
P : (C.217)
Proviamo dunque a denire
P a( p, ) P
1
= a( p, ) (C.218)
P a

( p, ) P
1
= a

( p, ) (C.219)
Risulta allora, usando le relazioni
242
sulle polarizzazioni (2.387) e (2.388), che
P

A(x
0
, x) P
1
=

=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )( p, ) e
ip
0
x
0
+i px
+
+ a

( p, )

( p, ) e
ip
0
x
0
i px
_
=
=

=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )( p, ) e
ip
0
x
0
+i px
+
+ a

( p, )

( p, ) e
ip
0
x
0
i px
_
242
Nella gauge di radiazione, detta anche gauge di Coulomb (nella quale il potenziale scalare
soddisfa lequazione dellelettrostatica e dunque, in assenza di densit`a di carica, `e nullo) per
unonda che viaggia nella direzione

k dellasse z, possiamo scegliere
(

k, 1) = (1, 0, 0) (C.220)
(

k, 2) = (0, 1, 0) (C.221)
e questo corrisponde a scegliere polarizzazioni lineari: per ipotesi, i vettori (

k, 1), (

k, 2) e

k/[

k[ formano una terna destrorsa, rispettivamente come gli assi cartesiani x, y, z. Seguendo
la convenzione consueta (usata, p.es. anche da Bjorken e Drell), per unonda che viaggia in
verso opposto alla direzione

k dellasse z assumeremo altres` che sia
(

k, 1) = (

k, 1) (C.222)
(

k, 2) = (

k, 2) (C.223)
Unaltra scelta equivalente e molto spesso pi` u comoda `e quella di usare polarizzazioni circolari,
i.e., sempre per un fotone che viaggia lungo lasse z
267
Scambiando allora e p q, si ha
P

A(x
0
, x) P
1
=

=1
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a(q, )(q, ) e
iq
0
x
0
+iq(x)
+
+ a

(q, )

(q, ) e
iq
0
x
0
iq(x)
_
=
=

A(x
0
, x) (C.228)
che dimostra la (C.216) e quindi la (C.215).
E facile poi vericare che la legge di trasformazione (C.218)-(C.219)
rispetta con lalgebra del campo elettromagnetico;
lascia, evidentemente, invarianti le equazioni del moto
2A

= 0;

= 0 (C.229)
in quanto
P :

; A

(x) A

(Px) (C.230)
Quindi P denisce una simmetria conservata per il campo elettromagnetico libero.
Osserviamo, prima di lasciare questo argomento, che, per quanto detto sopra,
lo stato di fotone `e tale per cui
P [ p, >= P a

( p, ) P
1
P [ >= a

( p, ) [ >= [ p, > (C.231)


ovvero che il fotone ha parit`a intrinseca negativa.
E veniamo, inne, allazione della trasformazione di parit`a sul campo di Dirac.
Evidentemente, cos` come nel caso del campo scalare, anch`e P possa continuare
ad essere una simmetria conservata in presenza di interazione elettromagnetica,
vogliamo che accada che
P : J

(x) J

(Px) (C.232)
(

k, +) =
1

2
_
(

k, 1) i(

k, 2)
_
=
1

2
(1, i, 0) elicita

= +1 (C.224)
(

k, ) =
1

2
_
(

k, 1) i(

k, 2)
_
=
1

2
(1, i, 0) elicita

= 1 (C.225)
In questo caso, date le (C.222) e (C.223), risulta
(

k, +) =
1

2
_
(

k, 1) i(

k, 2)
_
=(

k, ) (C.226)
(

k, ) =
1

2
_
(

k, 1) i(

k, 2)
_
=(

k, +) (C.227)
268
Ma procediamo, di nuovo, a partire dallo sviluppo del campo in termini di oper-
atori di creazione e distruzione, tenendo conto dellanalogia classica.
Dovendo, la parit`a invertire il segno dellimpulso ma non alterare lo stato di spin
della particella/antiparticella, possiamo provare a scrivere
P a
(r)
( p) P
1
= e
i
P
a
(r)
( p) (C.233)
P a
(r)
( p) P
1
= e
i
P
a
(r)
( p) (C.234)
dove la (C.234) discende direttamente dalla (C.233) visto che abbiamo assunto
che P sia unitaria.
Per quanto riguarda poi lazione di P sugli operatori di creazione e distruzione
dellantiparticella, in analogia con quanto accadeva nel caso del campo scalare
243
,
possiamo provare a porre
P b
(r)
( p) P
1
= e
i
P
b
(r)
( p) (C.235)
P b
(r)
( p) P
1
= e
i
P
b
(r)
( p) (C.236)
con e
i
P
= 1 = e
i
P
, per il fatto che deve comunque essere P
2
= I.
Vediamo leetto della trasformazione P sopra denita sui campi e

. Si ha
P (x
0
, x) P
1
= P
_

r
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a
(r)
( p)u
(r)
( p) e
ipx
+
+ b
(r)
( p)v
(r)
( p) e
ipx
+
__
P
1
=
= e
i
P

r
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a
(r)
( p)u
(r)
( p) e
ip
0
x
0
+i px
+
+ b
(r)
( p)v
(r)
( p) e
ip
0
x
0
i px
_
=
= e
i
P

r
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a
(r)
(q)u
(r)
(q) e
iq
0
x
0
+i q(x)
+
+ b
(r)
(q)v
(r)
(q) e
iq
0
x
0
i q(x)
_
(C.237)
Ma essendo
u
(r)
( p) =
m+ ,p
_
m +E
p
u
(r)
0
=
p
0

0
p + m
_
m +E
p
u
(r)
0
(C.238)
chiaramente risulta
u
(r)
( p) =
p
0

0
+ p + m
_
m + E
p
u
(r)
0
=
(p
0

0
+ p + m)
0
_
m + E
p

0
u
(r)
0
=
243
Ricordiamo a questo proposito che la ragione per cui il fattore di fase che compare nella legge
di trasformazione sotto P di b

sia il complesso coniugato di quello relativo ad a

, discendeva
solo dallesigenza di avere, alla ne, una legge di trasformazione semplice per il campo . Come
vedremo, questa stessa esigenza ci costringer`a, nel caso del campo , a giungere ad una diversa
conclusione.
269
=
0
(p
0

0
p + m)
_
m + E
p

0
u
(r)
0
=
0
p
0

0
p + m
_
m + E
p
u
(r)
0
(C.239)
visto che
0

k
=
k

0
e
0
u
(r)
0
= u
(r)
0
. Dunque si ha
u
(r)
( p) =
0
u
(r)
( p) (C.240)
Per quanto riguarda lo spinore v
r
( p), a sua volta, si ha che, essendo
v
(r)
( p) =
m ,p

m +E
v
(r)
0
(C.241)
risulta che
v
(r)
( p) =
mp
0

0
p
_
m + E
p
v
(r)
0
=
(mp
0

0
p )
0
_
m + E
p

0
v
(r)
0
=
=
0
(mp
0

0
+ p )
_
m + E
p
(v
(r)
0
) (C.242)
essendo stavolta
0
v
(r)
0
= v
(r)
0
. Quindi abbiamo
v
(r)
( p) =
0
v
(r)
( p) (C.243)
Questo diverso comportamento degli spinori u dagli spinori v richiede un ripen-
samento delle (C.233)-(C.236).
Se vogliamo, infatti, che il campo si trasformi sotto parit`a in modo ragionevole,
i.e.
P (x
0
, x) P
1
(x
0
, x) (C.244)
allora, mantenendo per gli operatori a e a

che agiscono sulla particella, le


relazioni (C.233) e (C.234) occorre, quanto agli operatori b e b

che agiscono
sullantiparticella, imporre che soddisno piuttosto le relazioni seguenti
P b

( p) P
1
= e
i
P
b

( p) (C.245)
P b( p) P
1
= e
i
P
b( p) (C.246)
Infatti, in questo caso, per la (C.233) e la (C.245), avremo
P (x
0
, x) P
1
= e
i
P

r
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a
(r)
(q) u
(r)
(q) e
iq
0
x
0
+iq(x)

b
(r)
(q) v
(r)
(q) e
iq
0
x
0
iq(x)
_
=
= e
i
P

0

r
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a
(r)
(q) u
(r)
(q) e
iq
0
x
0
+iq(x)
+
= +b
(r)
(q) v
(r)
(q) e
iq
0
x
0
iq(x)
_
=
= e
i
P

0
(x
0
, x) (C.247)
270
Ovvero, posto al solito

P
(x) P (x) P
1
(C.248)
risulta

P
(x) = e
i
P

0
(Px) (C.249)
Per il campo

, nelle stesse ipotesi, otteniamo evidentemente che
244
P

(x
0
, x) P
1
= e
i
P
(x
0
, x)
0

P
(x) = e
i
P
(Px)
0
(C.251)
Quindi, nel caso spinoriale, particella e antiparticella hanno parit`a intrinseche
opposte: se poniamo e
i
P
1, la particella ha parit`a +1 e lantiparticella ha
parit`a 1, mentre vale lopposto se e
i
P
= 1.
Cerchiamo ora di vedere se la trasformazione P cos` denita `e una simmetria
conservata nel caso del campo spinoriale libero.
E facile convincersi che P `e coerente con lalgebra dei campi in quanto rispetta
le regole di anticommutazione. Infatti, per le uniche non nulle, si ha
_
a
(r)
( p) , a
(s)
(q)
_
= 2E
p

rs
( p q)
P :
_
e
i
P
a
(r)
( p) , e
i
P
a
(s)
(q)
_
= 2E
p

rs
( p +q) 2E
p

rs
( p q)
_
b
(r)
( p) , b
(s)
(q)
_
= 2E
p

rs
( p q)
P :
_
e
i
P
b
(r)
( p) , e
i
P
b
(s)
(q)
_
= 2E
p

rs
( p +q) 2E
p

rs
( p q)
Veniamo ora alla dinamica. La densit`a lagrangiana del campo spinoriale, come
ben sappiamo, `e
L(x) =
i
2
_

) (

_
m

(C.252)
La legge di trasformazione descritta da P `e tale per cui
P : x x

P x x = P x

(C.253)
(x)
P
(x

) e
i
P

0
(x) (x) = e
i
P

P
(x

) (C.254)

(x)

P
(x

) e
i
P
(x)
0


(x) = e
i
P

P
(x

)
0
(C.255)
244
Si pu`o procedere formalmente come abbiamo fatto nel caso del campo (x), a partire dalle
leggi di trasformazione degli operatori di creazione e distruzione, oppure si pu`o semplicemente
osservare che, dalla legge di trasformazione di (x), segue che
P

(x
0
, x) P
1
= P
+
(x)
0
P
1
= P
+
(x) P
1

0
=
_
P (x) P
1
_
+

0
=
=
_
e
i
P

0
(Px)
_
+

0
= e
i
P
_

0
(Px)
_
+

0
= e
i
P
(Px)
+

0
=
= e
i
P
(Px)
0
(C.250)
271
dunque levoluzione dei campi
P
e

P
`e retta dalla densit`a lagrangiana (invari-
anza in valore ...)
L
P
(x

) =
i
2
_
e
i
P

P
(x

)
0

[e
i
P

P
(x

)]

[e
i
P

P
(x

)
0
]

e
i
P

P
(x

)
_

m e
i
P

P
(x

)
0
e
i
P

P
(x

) =
=
i
2
_

P

0

0
(

P
) (

P
)
0

P
_
m

P

P
(C.256)
dove abbiamo usato il fatto che

e che (
0
)
2
= I.
Poich`e
0

0
=

, abbiamo immediatamente che


L
P
(x

) =
i
2
_

P
) (

P
)

P
_
m

P

P
(C.257)
la quale prova che la densit`a lagrangiana del campo di Dirac risulta invariante in
forma per parit`a e quindi i campi e
P
hanno la stessa dinamica.
Resta cos` dimostrato che la trasformazione P denita da
P a
(r)
( p) P
1
= e
i
P
a
(r)
( p) (C.258)
P a
(r)
( p) P
1
= e
i
P
a
(r)
( p) (C.259)
P b
(r)
( p) P
1
= e
i
P
b
(r)
( p) (C.260)
P b
(r)
( p) P
1
= e
i
P
b
(r)
( p) (C.261)
`e una simmetria conservatata per il campo di Dirac libero.
Vediamo ora che succede, di nuovo, nel caso dellinterazione elettromagnetica.
Evidentemente P sar`a ancora una simmetria conservata se e solo se
P : J

(x) J

(Px) (C.262)
Dalle leggi di trasformazione di e

, essendo
245
J

(x) = e

(x)

(x) (C.263)
abbiamo eettivamente che
P J

(x) P
1
= e P

P
1

P P
1
=
= e e
i
P
(Px)
0

e
i
P

0
(Px) =
= e

(Px)

(Px) J

(Px) (C.264)
dunque risulta cos` provato che P `e una simmetria conservata anche nel caso
dellinterazione elettromagnetica, quando la densit`a di corrente elettrica sia quella
associata ad una particella di Dirac.
245
Siccome P manda e

in se, ovvero non le scambia come fa invece C, non `e strettamente
necessario usare per J

la forma N ordinata. Va da se comunque che, se la usiamo, continua


a valere la (C.262), come il lettore pu`o vericare direttamente.
272
C.4 Linversione temporale
Come abbiamo avuto modo di concludere gi`a nellambito dello schema di prima
quantizzazione della Meccanica Quantistica, loperatore T di inversione temporale
`e antiunitario. In quel contesto, ma in tutta generalit`a, abbiamo altres` osservato
che questo operatore `e una simmetria conservata del sistema se, dato uno stato
[ A > al tempo t e lasciato evolvere per un intervallo di tempo t in modo da
ottenere lo stato [ B >, allora, preso il suo riflesso
246
nel tempo [ B >
T
e lasciato
evolvere con la stessa dinamica per lo stesso intervallo di tempo t, otteniamo
di nuovo il riflesso nel tempo [ A >
T
dello stato [ A > di partenza.
Classicamente abbiamo gi`a discusso come questa simmetria abbia a che fare
con la reversibilit` a di un processo sico, associata alla trasformazione
t t

= t (C.266)
per quanto concerne il suo eetto sulle variabili cinematiche che deniscono lo
stato.
Sotto loperatore T, dunque, se vogliamo garantire la validit` a dellanalogia
classica, deve accadere, per esempio, che
T

X T
1
=

X (C.267)
T

P T
1
=

P (C.268)
T

J T
1
=

J (C.269)
ed inoltre, assunto che la densit`a di carica sia scalare sotto inversione temporale,
246
Per esempio, per uno stato che sia autostato simultaneo dellimpulso, di J
2
e di J
z
,
il riflesso nel tempo si ottiene dallo stato di partenza, invertendo il segno dellautovalore
dellimpulso e della componente z del momento angolare, i.e.
T : [ p, J, m > [ p, J, m > (C.265)
273
dovr` a essere altres` che
247
T

E(x, t) T
1
=

E(x, t); T

B(x, t) T
1
=

B(x, t) (C.275)
T A

(x, t) T
1
= A

(x, t) (C.276)
Siccome, per`o, evidentemente, sempre sulla base dellanalogia classica, deve essere
T J

(x, t) T
1
= J

(x, t) (C.277)
ecco che, linterazione elettromagnetica, descritta classicamente nella lagrangiana
dal termine J

, risulta essere Tinvariante.


Naturalmente vogliamo che questa medesima conclusione rimanga valida an-
che nellambito della teoria quantistica dei campi, per cui T sar`a costruita in
questo ambito usando lanalogia classica ed avendo in mente di mantenerla come
simmetria conservata.
Vediamo che cosa implica questa richiesta ed iniziamo dal campo scalare.
Ricordiamo a questo proposito che, quando abbiamo studiato T in prima quan-
tizzazione, abbiamo concluso che, nel caso di una particella scalare, i.e. nel caso
in cui limpulso costituisce un insieme completo di osservabili che commutano,
allora risulta che
T [ p >= e
i
T
[ p > (C.278)
247
Il campo elettrico ha origine nelle cariche, che sono assunte scalari sotto T, quindi non
cambia di segno, a dierenza del campo magnetico che ha come sorgenti le correnti, le quali,
essendo legate al moto delle cariche, invece, cambiano di segno sotto T. Dunque, ricordando
che
F

=
_
_
_
_
0 E
x
E
y
E
z
E
x
0 B
z
B
y
E
y
B
z
0 B
x
E
z
B
y
B
x
0
_
_
_
_
F

=
_
_
_
_
0 E
x
E
y
E
z
E
x
0 B
z
B
y
E
y
B
z
0 B
x
E
z
B
y
B
x
0
_
_
_
_
(C.270)
ecco che
T : F

(C.271)
ma poiche chiaramente risulta
T :

(C.272)
visto che, per denizione
F

(C.273)
ecco che deve valere appunto la relazione
T : A

(C.274)
274
e questo pu`o essere tradotto, per quanto riguarda lazione di T sugli operatori di
creazione di particella ed antiparticella, nella relazione
248
T a

( p) T
1
= e
i
T
a

( p) (C.279)
T b

( p) T
1
= e
i
T
b

( p) (C.280)
e quindi
249
per gli operatori di distruzione avremo altres`
T a( p) T
1
= e
i
T
a( p) (C.287)
T b( p) T
1
= e
i
T
b( p) (C.288)
Si osservi che le leggi di trasformazione (C.279)-(C.280) e (C.287)-(C.288) sono
formalmente le stesse che nel caso della parit`a P, quindi
250
loperatore T `e com-
patibile con lalgebra del campo scalare, cos` come sappiamo che lo `e loperatore
di parit`a P.
Vuol dire questo che T e P coincidono nel caso del campo scalare ? No !
La ragione `e che la trasformazione P `e unitaria mentre T `e antiunitaria.
Vediamo dunque che cosa consegue da questo fatto, per esempio, per quanto
248
Il fatto che per particella ed antiparticella la fase sia opposta discende, di nuovo, dal fatto
che, solo in questo modo si pu`o dedurre una legge di trasformazione semplice per il campo
scalare (dato che nella sua decomposizione spettrale compaiono a e b

) e per il suo aggiunto

.
249
Se prendiamo, infatti, laggiunto di entrambi i membri delle (C.279) e (C.280), otteniamo
(T
1
)

a( p) T

= e
i
T
a( p) (C.281)
(T
1
)

b( p) T

= e
i
T
b( p) (C.282)
e se T fosse unitario, non avremmo esitazioni ... ma `e antiunitario: quanto vale, allora (T
1
)

?
Ricordiamo che, per un operatore antiunitario A, dati comunque i vettori [ > e [ > risulta
< A[ >< [ A

>

(C.283)
quindi, nel caso di T
1
, si ha
< T
1
[ >=< [ (T
1
)

>

(C.284)
ma
< T
1
[ >=< T
1
[ T
1
T >=< [ T >

(C.285)
e dunque, per larbitrariet`a di [ > e [ >, confrontando la (C.284) con la (C.285). si conclude
che `e ancora
(T
1
)

= T (C.286)
250
In realt`a questa conclusione `e meno ovvia di quanto possa sembrare ... come vedremo tra
breve.
275
riguarda la legge di trasformazione del campo stesso.
Ripartendo dal ben noto sviluppo
(x
0
, x) =
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p) e
ip
0
x
0
+i px
+b

( p) e
ip
0
x
0
i px
_
(C.289)
ed usando la (C.287) e la (C.280), nonche tenendo conto del carattere antiunitario
di T, abbiamo
T (x
0
, x) T
1
= e
i
T
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p) e
ip
0
x
0
i px
+b

( p) e
ip
0
x
0
+i px
_
(C.290)
Cambiando variabile di integrazione, i.e. ponendo q = p , si ha allora che
(p
0
= q
0
!)
T (x
0
, x) T
1
= e
i
T
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a(q) e
iq
0
(x
0
)+i qx
+ b

(q) e
iq
0
(x
0
)i qx
_
=
= e
i
T
(x
0
, x) e
i
T
(Tx) (C.291)
dove si `e posto
251
, per comodit`a di notazione ed in analogia con quanto gi`a fatto
per la parit`a,
Tx T(x
0
, x) = (x
0
, x) (C.292)
Analogamente poi per

risulta
T

(x
0
, x) T
1
= e
i
T

(x
0
, x) e
i
T

(Tx) (C.293)
e questi risultati, evidentemente, sono in perfetto accordo con quanto potevamo
attenderci sulla base dellanalogia classica !
A questo punto, `e opportuno tornare sulla questione della compatibilit`a della
trasformazione con le regole di commutazione, che abbiamo prima accertato sulla
base dellidentit`a formale con quelle per la parit`a.
Bisogna ricordare che T, a dierenza di P, `e antiunitario: la conclusione tratta
sulla base dellanalogia con P risulta corretta solo perche i commutatori
252
fra gli
operatori di creazione e distruzione sono comunque reali !
Veniamo adesso al problema di vedere se T `e una simmetria conservata nel caso
del campo scalare libero.
251
E evidente che la matrice T che descrive lazione della trasformazione sul quadrivettore x
`e semplicemente lopposto del tensore metrico g.
252
Abbiamo visto che, per il campo scalare, le regole di commutazione canoniche si traducono
nella relazione
_
(x),

= i (x y; m) (C.294)
dove
i (x)
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iqx
_
(q
0
) (q
0
)

(C.295)
276
La trasformazione `e tale per cui
T : x x

= Tx x = Tx

(C.304)
(x)
T
(x

) = e
i
T
(x) (x) = e
i
T

T
(x

) (C.305)

(x)

T
(x

) = e
i
T

(x)

(x) = e
i
T

T
(x

) (C.306)
Sotto T, per quanto visto sopra, abbiamo
T
_
(x),

(y)

T
1
=
_
(Tx),

(Ty)

(C.296)
quindi, la compatibilit`a di T con le regole di commutazione del campo si traduce nel fatto che
deve risultare
T i(x; m) T
1
= i (Tx; m) (C.297)
ovvero che la quantit`a (si ricordi che T `e antiunitario)
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iqx
_
(q
0
) (q
0
)

(C.298)
deve essere uguale alla quantit`a
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(Tx)
_
(q
0
) (q
0
)

(C.299)
Quanto alla prima quantit`a (C.298), si ha
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iqx
_
(q
0
) (q
0
)

= i (x; m) (C.300)
e poiche la funzione `e dispari, abbiamo
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iqx
_
(q
0
) (q
0
)

= i (x; m) =
= i (x; m) =
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iqx
_
(q
0
) (q
0
)

(C.301)
Veniamo ora alla seconda quantit`a (C.299). Poiche risulta evidentemente che
q(Tx) = (Tq)x (C.302)
ecco che, ponendo p = Tq p
0
= q
0
, abbiamo
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
iq(Tx)
_
(q
0
) (q
0
)

=
1
(2
3
)
_
d
4
q (q
2
m
2
) e
i(Tq)x
_
(q
0
) (q
0
)

=
1
(2
3
)
_
d
4
p (p
2
m
2
) e
ipx
_
(p
0
) (p
0
)

= i (x; m) (C.303)
per cui resta dimostrato che la (C.298) e la (C.299) coincidono e dunque `e cos` dimostrato in
modo diretto che la trasformazione di inversione temporale T `e compatibile con lalgebra del
campo. Si osservi ancora una volta che, per giungere a questa conclusione, `e stato necessario
usare il fatto che T `e antiunitario.
277
Quanto alla densit`a lagrangiana, linvarianza in valore ci garantisce che, essendo
quella del campo scalare libero data da
L(x) = (

(x))
_

(x)
_
m
2
(x)

(x) (C.307)
risulta (i fattori di fase, evidentemente, si compensano ...)
L
T
(x

) = (

T
(x

))
_

T
(x

)
_
m
2

T
(x

T
(x

) (C.308)
Daltronde, evidentemente `e
T :

(C.309)
per cui abbiamo inne che
L
T
(x

) =
_

T
(x

)
_ _

T
(x

)
_
m
2

T
(x

T
(x

) (C.310)
ovvero la densit`a lagrangiana `e invariante in forma sotto T e dunque e
T
hanno la stessa dinamica, per cui T, che abbiamo gi`a visto essere compatibile
con lalgebra del campo, risulta essere una simmetria esatta per il campo scalare
libero.
Che succede, ora, nel caso in cui la corrente associata al campo scalare inter-
agisca con il campo elettromagnetico ?
Abbiamo gi`a detto che T rester`a una simmetria conservata se e solo se
T J

(x) T
1
= J

(Tx) J

(x

) (C.311)
Ma la densit`a di corrente associata al campo scalare carico `e dato da
J

(x) = i e
_

(x) (

(x))
_

(x)
_
(x)
_
(C.312)
e in base a quanto detto sopra, abbiamo (di nuovo, i fattori di fase si compensano)
T J

(x) T
1
= i e T
_

(x) (

(x))
_

(x)
_
(x)
_
T
1
=
= i e
_
T

(x)T
1
_

T (x) T
1
_

(x)T
1
_
T (x) T
1
_
=
= i e
_

(Tx) (

(Tx))
_

(Tx)
_
(Tx)
_
=
= i e
_

(x

)
_

(x

)
_

(x

)
_
(x

)
_
=
= J

(x

) (C.313)
dove, nellultimo passaggio, abbiamo fatto uso della (C.309).
Il risultato (C.313) cos` ottenuto prova quindi che T rimane una simmetria con-
servata anche nel caso di interazione fra il campo elettromagnetico e una corrente
prodotta da un campo scalare carico.
Mostriamo adesso, prima di concludere largomento, una dierenza interessante
278
relativa al comportamento sotto inversione temporale della funzione donda di
una particella scalare e del campo scalare stesso.
Per la funzione donda, vedemmo a suo tempo che risulta
T : (x, t)
T
(x, t) =

(x, t) (C.314)
mentre per il campo scalare abbiamo visto adesso che risulta, a parte un fattore
di fase inessenziale, che
T (x, t) T
1
=
T
(x, t) = (x, t) (C.315)
mentre avremmo potuto aspettarci, per analogia, che al secondo membro della
(C.315) ci comparisse piuttosto

...
Non c`e, naturalmente, nessuna contraddizione.
Per rendersene conto, consideriamo uno stato di singola particella di impulso
denito p. Esso sar`a individuato dal vettore
[ p >= a

( p) [ > [ a( p) > (C.316)


Ma qual `e la sua funzione donda ?
Essa, come sappiamo, `e data semplicemente da
(x, t) =< [ (x, t) [ a( p) > (C.317)
Consideriamo allora la funzione donda dello stato T [ a( p) >: evidentemente
avremo

T
(x, t) =< [ (x, t) T [ a( p) >=< [ T T
1
(x, t) T a( p) > (C.318)
Daltronde, essendo il vuoto Tinvariante, abbiamo evidentemente che

T
(x, t) =< T [ T T
1
(x, t) T a( p) > (C.319)
ma T `e antiunitario, quindi

T
(x, t) =< T [ T T
1
(x, t) T a( p) >=< [ T
1
(x, t) T a( p) >

(C.320)
Daltronde si `e visto che, a parte una fase inessenziale, risulta
T (x, t) T
1
= (x, t) (C.321)
e dunque
T
1
(x, t) T = (x, t) (C.322)
ovvero
253
T
1
(x, t) T = (x, t) (C.323)
253
Si ricordi, infatti, che, nel caso scalare T
2
= 1 e dunque T = T
1
.
279
per cui, sostituendo, ecco che risulta

T
(x, t) =< [ (x, t) a( p) >

=< [ (x, t) [ p >

(x, t) (C.324)
in accordo con il risultato ben noto ottenuto nello schema della prima quantiz-
zazione.
Veniamo ora al campo elettromagnetico.
Abbiamo gi`a detto che, in base allanalogia classica, ci aspettiamo che debba
essere
T : A

(x) A

(Tx) (C.325)
Cerchiamo adesso di vedere come questo risultato pu`o essere dimostrato, de-
nendo lazione di T, al solito, sugli operatori di creazione e distruzione del
fotone. Per arrivare a questo, chiediamoci: come potr`a agire T, in base al signi-
cato che gli diamo, su uno stato di fotone di impulso p ed elicit`a ?
Se vogliamo mantenere lanalogia classica, poiche sia limpulso che il momento
angolare si invertono di segno per inversione temporale, dobbiamo concludere
che sotto T, lautovalore dellimpulso spaziale p dovr` a cambiare di segno, mentre
quello dellelicit`a non dovr` a farlo, i.e. dovr`a essere
T [ p, >= e
i
T
[ p, > (C.326)
Osserviamo intanto che, per il carattere antiunitario di T, qualunque sia la fase

T
, valendo la (C.326), ne segue che T
2
= I, come ci aspettiamo che accada visto
che il fotone ha spin intero.
Ma torniamo al nostro problema di denire lazione di T sul campo elettromag-
netico A

e proviamo a porre semplicemente


T a

( p, ) T
1
= e
i
T
a

( p, ) (C.327)
e dunque, per quanto detto precedentemente, anche
T a( p, ) T
1
= e
i
T
a( p, ) (C.328)
Risulta allora che, essendo lo sviluppo del campo A

dato da
A

(x) =

_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )

( p, ) e
ipx
+ a

( p, )

( p, ) e
ipx
_
(C.329)
per quanto assunto e per il carattere antiunitario di T, avremo
T A

(x) T
1
=

_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
T a( p, ) T
1

( p, ) e
ipx
+
+T a

( p, ) T
1

( p, ) e
ipx
_
=
=

_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
e
i
T
a( p, )

( p, ) e
ipx
+
+e
i
T
a

( p, )

( p, ) e
ipx
_
280
Gi`a da questo risultato si vede che, per mantenere il carattere autoaggiunto del
campo, in realt`a la fase
T
non pu`o che essere nulla
254
.
Abbiamo quindi, eettuando la sostituzione di variabile q p , che risulta
T A

(x) T
1
=

_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a( p, )

( p, ) e
ipx
+
+a

( p, )

( p, ) e
ipx
_
=
=

_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a(q, )

(q, ) e
iq
0
(x
0
)+iqx
+
+a

(q, )

(q, ) e
iq
0
(x
0
)iqx
_
Ricordiamo adesso che, per le (C.226) e (C.227), risulta
(

k, ) =(

k, ) (C.330)
e per la (C.224) e (C.225), che

k, ) = (

k, ) (C.331)
per cui

k, ) =

(

k, ) = (

k, ) (C.332)
Poiche
0
0 , possiamo allora scrivere che
T

A(x
0
, x) T
1
=

_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a(q, )(q, ) e
iq
0
(x
0
)+iqx
+
+a

(q, )

(q, ) e
iq
0
(x
0
)iqx
_
=

A(x
0
, x) (C.333)
e siccome siamo nella gauge di radiazione, questo implica proprio che
T A

(x) T
1
= A

(Tx) (C.334)
E evidente adesso che questa legge di trasformazione la quale, ripetiamolo,
sugli operatori di creazione e distruzione del fotone assume la forma seguente
T a

( p, ) T
1
= a

( p, ) (C.335)
T a( p, ) T
1
= a( p, ) (C.336)
`e compatibile con le regole di commutazione del campo elettromagnetico.
Questo segue infatti dal fatto che lunico commutatore non nullo `e quello fra gli
operatori di distruzione e di creazione e vale
_
a( p, ), a

(q, )
_
= 2E
p
(2)
3

( p q) (C.337)
254
In realt`a dal solo carattere autoaggiunto del campo possiamo concludere solo che e
i
T
= 1.
Il segno negativo viene escluso proprio dalla richiesta che il campo si trasformi sotto T come
quello classico, i.e. che valga la (C.325).
281
il quale `e reale (dunque il carattere antiunitario di T non comporta conseguenze)
ed `e pari in p q .
E altres` semplice capire che le equazioni del moto del campo Ttrasformato
coincidono con quelle del campo di partenza A

, infatti esse sono


2A

= 0;

= 0 (C.338)
ma sotto T abbiamo visto che accade semplicemente che

; A

(x) A

(Tx) A

(x

) (C.339)
per cui, evidentemente, entrambe le equazioni (C.338) restano della stessa forma
255
,
ovvero loperatore T che abbiamo denito sopra risulta essere una simmetria con-
servata per il campo elettromagnetico libero.
Veniamo inne allultimo campo interessante da considerare per quanto riguarda
la simmetria di inversione temporale T, cio`e al campo di Dirac.
A questo proposito, vale ancora una volta losservazione gi`a fatta precedente-
mente per le simmetrie P e C, cio`e che se vogliamo che T possa essere una sim-
metria conservata anche nel caso dellinterazione elettromagnetica, visto il modo
di trasformarsi sotto T del campo A

, poiche la corrente elettrica associata al


campo di Dirac carico `e data da
J

(x) = e

(x)

(x) (C.340)
occorre che i campi e

si trasformino sotto T in modo tale per cui accada che
T J

(x) T
1
= J

(Tx) (C.341)
Questa `e una esigenza imprescindibile, se vogliamo che lelettrodinamica quan-
tistica, cos` come nel caso classico, risulti T invariante.
Al solito, per arrivare a vedere come T agisce sui campi e

, partiamo dagli
operatori di creazione e distruzione di particella e antiparticella.
La prima osservazione che dobbiamo fare `e che, sempre anch`e lanalogia
classica sia rispettata, sotto T ci attendiamo che limpulso p e la componente z
dello spin s si invertano di segno, sia che si tratti di particella o che si tratti di
antiparticella, i.e.
T [ a( p, s) > [ a( p, s) > (C.342)
T [ b( p, s) > [ b( p, s) > (C.343)
Pi` u precisamente, per le considerazioni gi`a fatte sulloperatore T quando lo ab-
biamo studiato nello schema di prima quantizzazione, sappiamo che, per quanto
255
Si poteva, naturalmente, procedere di nuovo dalla densit`a lagrangiana ...
282
riguarda la variabile di spin, oltre al suo rovesciamento `e coinvolta una rotazione
di intorno allasse J
y
, i.e.
T [ p, s >= R
ss
e
i
T
[ p, s > (C.344)
dove il fattore di fase e
i
T
`e a priori qualsiasi e
R e
i J
y
(C.345)
Dunque, se usiamo la base consueta degli autovettori di
z
, risulta ( h = 1)
J
y
=
1
2

z
=
1
2
_
0 i
i 0
_
i J
y
=

2
_
0 1
1 0
_


2
U (C.346)
e quindi
R = e
i J
y
= e

2
U
= I +

2
U +
1
2!
_

2
_
2
U
2
+
1
3!
_

2
_
3
U
3
+
1
4!
_

2
_
4
U
4
+... =
= I +

2
U
1
2!
_

2
_
2
I
1
3!
_

2
_
3
U +
1
4!
_

2
_
4
I + ... =
= I cos(

2
) + U sin

2
= U (C.347)
Dunque abbiamo
256
T [ p , + > = e
i
T
[ p , > (C.348)
T [ p , > = e
i
T
[ p , + > (C.349)
Proviamo adesso, in analogia con quanto gi`a fatto per gli operatori C e P,
a tradurre tutto questo nel linguaggio degli operatori di creazione e distruzione.
Tentativamente poniamo dunque
T a

( p, s) T
1
= e
i
T
R
ss
a

( p, s) e
i
T
f
s
a

( p, s) (C.350)
T b

( p, s) T
1
= e
i
T
R
ss
b

( p, s) e
i
T
f
s
b

( p, s) (C.351)
dove, in base a quanto visto precedentemente
257
, `e
f
+
R
+
= +1; f

R
+
= 1 (C.352)
e si `e posto, per comodit`a di notazioni,
a

( p, +1) a
(1)
( p); a

( p, 1) a
(2)
( p) (C.353)
b

( p, +1) b
(1)
( p); b

( p, 1) b
(2)
( p) (C.354)
256
Si noti che R
2
= U
2
= I , in accordo con il fatto che per particelle di spin 1/2, come
abbiamo gi`a visto, T
2
= I ...
257
Usiamo qui il simbolo s per indicare lautovalore della componente z dello spin della par-
ticella/antiparticella modulo h/2, per cui s = 1.
283
Prendendo adesso laggiunto delle (C.350)-(C.351), poiche R `e reale, abbiamo
che, per gli operatori di annichilazione, dovr`a essere quindi
T a( p, s) T
1
= e
i
T
R
ss
a( p, s) e
i
T
f
s
a( p, s) (C.355)
T b( p, s) T
1
= e
i
T
R
ss
b( p, s) e
i
T
f
s
b( p, s) (C.356)
A questo punto, domandiamoci: queste leggi di trasformazione sono o no com-
patibili con lalgebra dei campi ?
Ricordiamo a questo proposito che gli unici anticommutatori non nulli sono
_
a( p, s), a

(q, s

)
_
=
_
b( p, s), b

(q, s

)
_
= 2E
p
(2)
3

3
( p q)
ss
(C.357)
Visto che T agisce allo stesso modo sugli operatori di particella e antiparticella,
limitiamoci a vedere se T rispetta lalgebra costruita con gli operatori di creazione
e annichilazione della particella.
Evidentemente lalgebra sar`a rispettata se e solo se
T
_
a( p, s), a

(q, s

)
_
T
1
= T 2E
p
(2)
3

3
( p q)
ss
T
1
(C.358)
ovvero, essendo il secondo membro della (C.358) reale, se accade che
T
_
a( p, s), a

(q, s

)
_
T
1
= 2E
p
(2)
3

3
( p q)
ss
(C.359)
Daltronde
T
_
a( p, s), a

(q, s

)
_
T
1
=
_
T a( p, s) T
1
, T a

(q, s

) T
1
_
=
=
_
e
i
T
R
ss
a( p, s), e
i
T
R
s

s
a

(q, s

)
_
=
= R
ss
R
s

s
2E
p
(2)
3

3
( p q)
ss
(C.360)
dove si `e usato il fatto che

ss
=
ss
e che
3
(v) =
3
(v)
Rispetto al secondo membro della (C.359), abbiamo formalmente in pi` u il fattore
R
ss
R
s

s
che, per`o, vista la presenza della
ss
, vale comunque sempre e soltanto
+1, nei casi in cui lanticommutatore `e non nullo.
Resta cos` dimostrato che c`e, eettivamente, compatibilit`a fra la denizione data
di T e lalgebra delle osservabili del campo di Dirac.
Veniamo ora allazione esplicita della trasformazione di inversione temporale
T sui campi e

. Siccome T si limita ad agire sugli autovalori degli au-
tostati di impulso e spin (componente z), ma non tocca le condizioni di par-
ticella/antiparticella, allora cos` come nel caso della parit`a, ci attendiamo che
mandi in se, i.e. che risulti
T : (x) e
i
T
M
0
(Tx) (C.361)
284
e dunque che
258
sia
T :

(x) e
i
T
(Tx) M
+

0
(C.364)
dove M `e una matrice 4 4 la quale, se vogliamo che valga la relazione per noi
imprescindibile che
T J

(x) T
1
= J

(Tx) (C.365)
deve essere tale per cui
M
+

M
0
=

(C.366)
Infatti (ricordiamoci che T `e antilineare ...)
T

(x)

(x) T
1
= T

(x) T
1
T

T
1
T (x) T
1
=
= e
i
T
(Tx) M
+

M
0
(Tx) e
i
T
(C.367)
ed anche valga la (C.365) `e necessario, appunto, che sia
M
+

M
0
=

(C.368)
Vediamo allora se una tale matrice esiste.
Iniziamo facendo = 0: poiche
0
=
0
=
0
e (
0
)
2
= (
0
)
2
= I, ne segue che,
anche possa valere la (C.368), `e necessario che
M
+
M = I (C.369)
ovvero che M sia unitaria. Usando allora questo fatto nella (C.368) unitamente
al fatto che (
0
)
2
= I, abbiamo

M = M

0
(C.370)
Il caso = 0, ovviamente, `e automaticamente soddisfatto, essendo quello che ci
ha condotto alla condizione di unitariet`a di M, usata appunto per passare dalla
(C.368) alla (C.370). Nel caso in cui = 1, essendo
1
reale ed essendo
1
=
1
,
abbiamo
= 1 :
0

1
M = M
1

0
(C.371)
258
Infatti se vale la (C.361) allora, essendo
0
=
0+
, segue che
T :
+
(x)
+
(Tx)
0
M
+
=

(Tx) M
+
(C.362)
e dunque
T :

(x)
+
(x)
0


(Tx) M
+

0
(C.363)
285
mentre nel caso in cui = 2, siccome
2
`e immaginaria pura, risulta
= 2 :
0

2
M = M
2

0
(C.372)
Inne, nel caso in cui = 3, poiche siamo di nuovo nella stessa situazione che
nel caso in cui = 1, abbiamo
= 3 :
0

3
M = M
3

0
(C.373)
Siccome
0
anticommuta con tutte le
i
, le relazioni di sopra divengono le seguenti

1
M = M
0

1
(C.374)

2
M = M
0

2
(C.375)

3
M = M
0

3
(C.376)
cio`e M commuta con
0

1
e
0

3
mentre anticommuta con
0

2
.
La soluzione `e la matrice seguente
M =
1

0
(C.377)
infatti (ricordiamo che
i

i
= I, qualunque sia i)
= 1 :
I :
0

0
=
0

0
=
3
II :
1

1
=
1

1
= (
1
)
2

3
=
3
(C.378)
= 2 :
I :
0

0
=
2

3
(
0
)
2
=
1

3
II :
1

2
=
1

2
=
1

3
(C.379)
= 3 :
I :
0

0
=
0

1
(
3
)
2

0
=
0

0
=
1
II :
1

3
=
1
(
3
)
2
=
1
(C.380)
Verichiamo adesso che M `e eettivamente unitaria. Osserviamo a questo propos-
ito che
M
+
=
_

0
_
+
= (
0
)
+
(
3
)
+
(
1
)
+
=
0

1
(C.381)
dove si `e usato il fatto che
0
`e hermitiana mentre le
i
sono antiermitiane.
Risulta quindi
M M
+
=
1

1
=
1
(
3
)
2

1
= (
1
)
2
= I (C.382)
Inne, poiche nelle (C.361) e (C.364) compaiono, rispettivamente, le combinazioni
M
0
e M
+

0
, calcoliamo direttamente queste matrici: si ha
M
0
=
1

0
=
1

3
(C.383)
M
+

0
=
0

0
=
3

1
(C.384)
286
Tornando quindi allazione di T sui campi e

, abbiamo dunque trovato che
se essa `e tale per cui
T : (x) e
i
T

3
(Tx) (C.385)

(x) e
i
T
(Tx)
3

1
(C.386)
allora vale la condizione (C.341) e dunque `e possibile che T risulti una simmetria
conservata anche nel caso dellinterazione elettromagnetica in cui la corrente `e
quella associata ad un campo di Dirac carico.
Daltronde, noi lazione di T per`o labbiamo tentativamente gi`a denita sugli
operatori di creazione e distruzione attraverso le (C.350)-(C.351) e (C.355)-(C.356).
Queste denizioni portano o no alle (C.385)-(C.386) ? Vediamo.
Iniziando dal campo , abbiamo
(x) =
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a
(r)
( p) u
(r)
( p) e
ipx
+ b
(r)
( p) v
(r)
( p) e
ipx
_
(C.387)
dunque, tenendo conto che T `e un operatore antilineare, `e
T (x) T
1
=
=
2

r=1
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
T a
(r)
( p) T
1
u
(r)
( p) e
ipx
+T b
(r)
( p) T
1
v
(r)
( p) e
ipx
_
(C.388)
Ovvero, usando la (C.355) e la (C.351) e denendo, per quanto riguarda gli indici
di spin, r nel modo seguente

1 = 2;

2 = 1 (C.389)
abbiamo
T (x) T
1
=

r
_
d
3
p
2E
p
(2)
3
_
a
( r)
( p) e
i
T
f
r
u
(r)
( p) e
ipx
+
+b
( r)
( p) e
i
T
f
r
v
(r)
( p) e
ipx
_
(C.390)
Cambiando ora variabili, i.e. ponendo
q = p; s = r r = s (C.391)
otteniamo
T (x) T
1
= e
i
T

s
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a
(s)
(q) f
s
u
( s)
(q) e
iq
0
(x
0
)+iqx
+
+ b
(s)
(q) f
s
v
( s)
(q) e
iq
0
(x
0
)iqx
_
(C.392)
287
Consideriamo dunque la quantit`a
259
f
s
u
( s)
(q) (C.398)
vogliamo dimostrare che risulta
f
s
u
( s)
(q) =
1

3
u
(s)
(q) (C.399)
Infatti, dalla denizione, si ha
u
(r)
(q) =
m +q

_
m + E
q
u
(r)
0
(C.400)
Daltronde, per la (C.370) e la (C.377), risulta

0
=
1

0
(C.401)
quindi, moltiplicando a sinistra la (C.400) per
1

3
, si ha

3
u
(r)
(q) =
1

3
m + q

_
m + E
q
u
(r)
0
=
1

0

0
(m + q

)
_
m + E
q
u
(r)
0
(C.402)
ma
0

0
=

, dunque risulta

3
u
(r)
(q) =
1

0
m + q

_
m + E
q

0
u
(r)
0
=
=
1
_
m + E
q
_

3
m + q

0
_
u
(r)
0
=
=
1
_
m + E
q
_

3
m + q

0
_
u
(r)
0
=
=
1
_
m + E
q
_
m + q

_

1

3
u
(r)
0
(C.403)
259
Come sappiamo, le polarizzazioni individuate da r = 1, 2 si riferiscono, rispettivamente,
agli autostati di s
z
per gli autovalori +1/2 e 1/2, per cui, da quanto precede, risulta che,
essendo
f
2
= f
1
= f
+
= +1; f
1
= f
2
= f

= 1 (C.393)
si ha
s = 1 s = 2 : f
1
u
(

1)
(q) = u
(2)
(q) (C.394)
f
1
v
(

1)
(q) = v
(2)
(q) (C.395)
s = 2 s = 1 : f
2
u
(

2)
(q) = +u
(1)
(q) (C.396)
f
2
v
(

2)
(q) = +v
(1)
(q) (C.397)
288
dove si `e usato il fatto che
0

0
=
1

3
.
Osserviamo adesso che la matrice
1

3
`e tale per cui

3
=
_
0
1

1
0
__
0
3

3
0
_
=
_

1

3
0
0
1

3
_
=
=
_
_
_
_
_
0 1 0 0
1 0 0 0
0 0 0 1
0 0 1 0
_
_
_
_
_
(C.404)
Quindi

3
u
(1)
0
= u
(2)
0
(C.405)

3
u
(2)
0
= u
(1)
0
(C.406)
e dunque

3
u
(1)
(q) =
1
_
m +E
q
_
m + q
0

0
+q

_
() u
(2)
0
=
= u
(2)
(q) = f
1
u
(

1)
(q) (C.407)
mentre

3
u
(2)
(q) = u
(1)
(q) = f
2
u
(

2)
(q) (C.408)
che provano appunto la (C.399).
Per quanto, poi, riguarda gli spinori v, anche per essi risulta
f
r
v
( r)
(q) =
1

3
v
(r)
(q) (C.409)
Per dimostrarlo, partiamo di nuovo dalla denizione, i.e. dalla equazione
v
(r)
(q) =
mq

m + E
q
v
(r)
0
(C.410)
Ripetendo la dimostrazione gi`a fatta per gli spinori u, concludiamo che

3
v
(r)
(q) =
1
_
m + E
q
_
mq

3
v
(r)
0
(C.411)
ed anche stavolta accade che
260

3
v
(1)
0
= v
(2)
0
(C.413)

3
v
(2)
0
= v
(1)
0
(C.414)
260
Si ricordi che
u
(1)
0
=
_
_
_
_
1
0
0
0
_
_
_
_
; u
(2)
0
=
_
_
_
_
0
1
0
0
_
_
_
_
; v
(1)
0
=
_
_
_
_
0
0
0
1
_
_
_
_
; v
(2)
0
=
_
_
_
_
0
0
1
0
_
_
_
_
(C.412)
289
per cui risulta

3
v
(1)
(q) =
1
_
m + E
q
_
mq
0

0
q

_
()v
(2)
0
=
= v
(2)
(q) = f
1
v
(

1)
(q) (C.415)

3
v
(2)
(q) = v
(1)
(q) = f
2
v
(

2)
(q) (C.416)
che provano la (C.409). Sostituendo allora la (C.399) e la (C.409) nella (C.390),
si ha nalmente che
T (x
0
, x) T
1
= e
i
T

r
_
d
3
q
2E
q
(2)
3
_
a
(r)
(q)
1

3
u
(r)
(q) e
iq
0
(x
0
)+iqx
+
+ b
(r)
(q)
1

3
v
(r)
(q) e
iq
0
(x
0
)iqx
_
=
= e
i
T

3
(x
0
, x) (C.417)
e dunque, per quanto gi`a visto, che
T

(x
0
, x) T
1
= e
i
T
(x
0
, x)
3

1
(C.418)
Resta cos` dimostrato che loperatore di inversione temporale T, denito sugli
operatori di creazione secondo le (C.350)-(C.351) e su quelli di distruzione at-
traverso le (C.355)-(C.356), `e tale per cui la corrente J

(x) si trasforma sotto T


in accordo con la (C.365).
Passiamo inne a dimostrare che T lascia invarianti le equazioni del moto del
campo di Dirac libero.
Questo, dato che abbiamo gi`a dimostrato che T `e compatibile con lalgebra del
campo, garantir` a che T `e una simmetria conservata per il campo libero.
La regola n qui usata era quella di riscrivere la densit`a lagrangiana per i
campi trasformati e vericare che essa aveva la stessa forma di quella di partenza.
C`e per`o ora una novit` a, rappresentata dal carattere antiunitario di T: essa agisce
non solo sui campi, ma anche sui coecienti complessi che possono comparire
nella densit`a lagrangiana !
Ricordiamo che la densit`a lagrangiana di partenza `e
L(x) =
i
2
_

) (

_
m

(C.419)
La trasformazione T, per quanto visto e detto precedentemente, `e dunque tale
che
T : x (x
0
, x) Tx (x
0
, x)

(C.420)
(x)
T
(x) =
1

3
(Tx) (x) =
3

T
(Tx) (C.421)

(x)

T
(x) =

(Tx)
3


(x) =

T
(Tx)
1

3
(C.422)
290
i i (C.423)

(C.424)
m m (C.425)
Linvarianza in valore della densit`a lagrangiana ci dice quindi che i campi
T
e

T
soddisfano le equazioni del moto che si ottengono dalla densit`a lagrangiana
L(x), sostituendovi alle quantit`a non Ttrasformate quelle Ttrasformate, i.e.
L
T
(x

) =
i
2
_

T
(x

)
1

T
(x

)] [

T
(x

)]
1

T
(x

)
_

T
(x

)
1

T
(x

) (C.426)
Ricordiamo adesso che (
0
)
2
= (
1
)
2
= (
3
)
2
= I e che
0
anticommuta con

1
e
3
, per cui, dalla (C.370) e (C.377) abbiamo

0
=
1

0

0

3
=
1

3
=
0

=
1

1
=
3

1
=

(C.427)
e quindi
L(x

) =
i
2
_

T
(x

T
(x

)
_

T
(x

)
_

T
(x

)
_

T
(x

)
T
(x

) (C.428)
che prova linvarianza in forma della densit`a lagrangiana di Dirac sotto T e quindi,
nalmente, che T `e eettivamente una simmetria conservata per il campo di Dirac
libero. Siccome si `e visto che, sotto T, la corrente si trasforma in modo che il
termine che descrive linterazione con il campo elettromagnetico sia invariante,
i.e.
T : J

(x) A

(x) J

(x

) A

(x

) (C.429)
essa `e anche una simmetria conservata nel caso di interazione elettromagnetica
con la corrente prodotta da un campo spinoriale.
291