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UNA NEBULOSA NELLIMMAGINARIO LETTERARIO WU MING

Il New Italian Epic racconta le difcolt di un paese incapace di elaborare il lutto e quindi di immaginare il proprio futuro
Il New Italian Epic vede la luce nel marzo del 2008, nel corso di Up Close & Personal, un seminario sulla letteratura italiana contemporanea tenutosi alluniversit McGill di Montral. Wu Ming I lo usa per indicare una nebulosa di opere letterarie italiane, prodotte allincirca tra il 1993 e il 2008. Queste opere non rientrano in un preciso genere letterario o in un canone stilistico, ma sono accomunate da alcuni tratti che riguardano i contenuti (la Morte del Vecchio, la commistione tra sto1 ria e fantascienza per creare storie alternative, ucronie potenziali ), lo stile (lo sguardo obliquo del narratore, una sperimentazione stilistica dissimulata, libridazione eso-letteraria che ne fa oggetti narrativi non identicati), la fruizione (la ricerca di una complessit narrativa che non vada a discapito di unattitudine popular, il carattere transmediale che accompagna lopera oltre i conni della parola scritta), il contesto in cui sono stati prodotti: lItalia che va dallinizio degli anni Novanta (la ne della Prima Repubblica) al 2008. Dal dibattito che il saggio di Wu Ming, pubblcato nel 2008, ha sollevato (e ancora oggi solleva) appare evidente come la questione non riguardi solo la letteratura, ma vada a toccare dei nervi scoperti della storia recente e della situazione politica presente, imponendosi nello scontro per la possibilit di immaginare un futuro che non ci dato.

KRISIS MAGAZINE - Pare che terreno fertile e comune per la produzione di molte opere New Italian Epic sia il tema della Morte del Vecchio, ossia la scomparsa dei fondatori e dei capostipiti, che lascia le nuove generazioni nella condizione di postumi, condizione che impone loro il difcile compito di elaborare il luttoe immaginare un nuovo futuro. Pensate che questa condizione sia in qualche modo collegata alla crisi dellidentit che oggi colpisce il singolo individuo, piuttosto che una comunit locale o la popolazione di una nazione? WU MING - Il tema dellelaborazione del lutto, della perdita, della mancanza dei genitori, del vuoto, riguarda tanto il singolo quanto la collettivit. Oggi c una patologia diffusa legata alla mancata elaborazione del lutto: senza elaborazione del lutto non c nuova assunzione di responsabilit. Abbiamo perso i fondatori, i capostipiti, ma non siamo ancora ripartiti, ci stiamo ancora crogiolando nella perdita, particolarmente in Italia, la viviamo con melancolia. Clinicamente, la melancolia identicazione del soggetto con loggetto perduto; questa identicazione impedisce il distacco e lelaborazione. Lo vediamo un po ovunque, ma soprattutto nella sinistra smembrata di questo paese c una sovra-identicazione con la scontta, con la perdita di un mondo di riferimenti, c un mood melancolico inequivocabile. Ci sembra che negli ultimi anni diversi romanzi abbiano intercettato questo mood, indipendentemente dalle intenzioni iniziali degli autori e abbiano rappresentato un mondo in cui, per dirla con Lacan, evaporato il nome del padre. Quando si parla di scomparsa del padre bisogna chiarire che il padre pu anche essere femmina, evitare equivoci sessisti e chiarire anche che nonostante oggi viviamo in un mondo -e in un paese- di maschi aggressivi, questi maschi non sono padri, non sono fondatori di nulla, sono gli allo sbando, anche quando hanno gli a loro volta. Il padre la gura che mette in equilibrio legge e desiderio: legge perch un padre ti insegna che non puoi sempre fare tutto quello che vuoi, desiderio perch comunque il suo esempio dovrebbe spronare il glio a costruire un futuro per s. Ecco, oggi questa funzione in forte crisi. Berlusconi non un padre, la legge non c se non ad personam e quindi il desiderio non incontra contrappesi. Berlusconi quello che dice: Italiano, tu puoi fare quel cazzo che vuoi: andare a 150 in autostrada, evadere le tasse ch tanto condoniamo etc. Siamo in un mondo di melancolia e assenza del padre. Queste considerazioni devono parecchio al lavoro di Massimo Recalcati. Non tutto ci convince, ma molti spunti sono utilissimi, consigliamo lultimo libro che ha pubblicato Luomo senza inconscio, molto utile.

Lidentit usata come un randello: NOI contro di LORO (i migranti, gli islamici, i diversi, i genitori dei bimbi a cui togliamo il vitto negli asili). Chiaramente nemmeno qui si trovano padri fondatori di qualcosa, persone che mettano in equilibrio legge e desiderio; si trova quasi solo odio, ricerca del capro espiatorio, paranoia, paranoia dellidentit. La paranoia laltra faccia della melancolia. Anche qui c una deresponsabilizzazione, un riuto di distaccarsi da quel che si perso che si manifesta nellattribuire sempre ad altri, ai loro complotti, ai loro malvagi disegni, ogni colpa delle proprie disfatte, ogni intoppo nella nostra vita. In questa fase storica la colpa dei migranti. Lidentit ha a che fare con tutto questo.

K - Nel saggio New Italian Epic si legge: La letteratura unarte maieutica e leggere sempre un atto di partecipazione e cocreazione, e ancora: Tra pi scrittori e molti, moltissimi lettori pu stabilirsi qualcosa che somiglia a una forza storica e in realt unonda telepatica. Quanto le opere NIE possono essere una reazione alla crisi apertasi con la Morte del Vecchio e avere un potere maieutico nel formare una generazione privata della propria identit? WM - sempre difcile misurare gli effetti di unopera darte o comunque di una narrazione. Non c modo di quanticare limpatto di un romanzo o di un lm o di una pice teatrale sulle coscienze dei singoli e dei gruppi, un nodo che nessuno mai riuscito a sciogliere. Di certo la letteratura ha uninuenza limitata nel breve termine ma estesa sulla lunga durata, perch contribuisce a costruire limmaginario, le mentalit (a costruire o a distruggere, chiaramente: distruggere luoghi comuni incancreniti etc.). Sicuramente chi legge romanzi o comunque fruisce narrazioni ha un mondo immaginale pi vasto di quello di un non-lettore, quindi ha potenzialmente pi opzioni, sa che esistono mondi diversi, che possono esistere modi di vivere diversi, ha fatto molte esperienze vicarie calandosi nei panni di personaggi anche molto lontani nello spazio e nel tempo vivendo le loro vite, immedesimandosi nei loro amori o traumi. Questo arricchisce la vita.

The New Italian Epic tells the struggle of a country unable to elaborate mourning and therefore to imagine its own future
New Italian Epic sees the light in march 2008, during Up Close & Personal, a seminar on contemporary Italian literature that took place at the McGill University of Montreal. Wu Ming I uses it to refer to a nebula of Italian literary works, produced around the period between 1993 and 2008. These works do not belong to one precise literary genre or canonical style, but they share some features in the contents (Death of the Old Man, the blend between history and science ction to create alternative stories, potential uchronias 1,), the style (the obliquitous look of the narrator, a concealed stylistic experimentation, the exo-literary hybridisationon that creates unidentied narrative objects), the fruition (the research of a narrative complexity that does not penalise a popular attitude, the transmedial trait that accompanies the work beyond the borders of the written word), the context in which they were produced: Italy, going from the early Nineties (the end of the rst republic) through 2008. By the debate that Wu Mings essay, published in 2008, has set off (and its currently ongoing), it seems to be clear how the matter does not refer to literature exclusively, but it touches some exposed nerves of recent history and the current political situation, imposing itself in the struggle for the possibility to imagine a future that is not given.

K - Se da una parte pare decisivo recuperare labilit di immaginare un futuro che non ci pi dato, cruciale diventa anche riuscire a riappropriarsi della memoria storica e del proprio passato. In che modo la letteratura (e il linguaggio in generale) possono svolgere un ruolo su questo duplice fronte? WM - una variante della domanda precedente; la risposta non sar molto diversa da quella gi data. Chi non legge ha una prospettiva pi piatta, uno sguardo pi schiacciato al suolo, molto calato nel presente e ha meno occasioni di alzare gli occhi per vedere la scia dietro di s, o la direzione che ha preso. Leggendo molte storie, anche ambientate nel passato, allarghiamo allindietro quel mondo immaginale a cui facevamo riferimento prima. Vediamo che prima di ci che stiamo vivendo c stato altro:

K - Ma questa assenza della gura paterna ha poi una controparte nella difcolt ad avere unappartenenza identitaria oggi? Sempre che per voi oggi ci sia questa difcolt WM - No, oggi avere unappartenenza identitaria addirittura troppo facile. C una tendenza fortissima a intrupparsi, ad aggregarsi al primo esercito di cazzoni che agita un mito sconclusionato come la Padania, i Celti oppure lOccidente, il Crocisso.

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prima di noi ci sono stati altri che vivevano in modo diverso. Dopo di noi ci saranno altri e possiamo immaginare come vivranno, fare ipotesi, la fantascienza importantissima, oppure a lato del nostro presente possiamo immaginare altre dimensioni, altri mondi. Se tutto questo, da solo, ancora non equivale ad avere una coscienza storica strutturata (perch quella si ottiene studiando) di certo propedeutico, di certo aiuta, anzi, senza di esso anche studiare servirebbe a poco.

K - Quindi possiamo dire che la facolt di immaginare e di riuscire a narrare i frutti di quellimmaginare sono imprerogabili per lelaborazione del lutto e per aprire nuove strade future? WM - Esattamente. Lelaborazione del lutto ha a che fare con quale storia raccontiamo a noi stessi. Quella melancolica una narrazione rimasta impelagata nella perdita e ancora una volta basta fare il consueto esempio della sinistra italiana.

qualunquismo storico si passati, azzardo dopo azzardo, a tentativi espliciti di rivalutazione del fascismo e di Sal. Gli attacchi agli eccessi dei partigiani sono diventati attacchi alla Resistenza, allidea stessa che vi sia stata una Resistenza. Una cosa interessante che diceva Foucault in una vecchia intervista che prima si dice che oggi non c pi lotta, e poi si arriva a dire che non vi mai stata alcuna lotta (nel senso: lotta non mossa da un meschino tornaconto). Dire che non vi mai stata alcuna vera lotta antifascista, ma solo azioni dissennate di pazzoidi o di gente che lottava perch Stalin invadesse lEuropa serve, di converso, a dire che nessuna lotta legittima oggi.

una lingua, una cultura, unideologia). In che modo possibile restituire alla questione identit la sua complessit e come riuscire a comunicare tale complessit? Pu lio narrante del NIE (capace grazie al suo sguardo obliquo di assumere punti di vista inattesi e inconsueti, compresi quelli di animali, oggetti, luoghi e addirittura ussi immateriali) essere gi una risposta? WM - Pu essere forse una promessa di ricerca di una risposta, ma lio narrante di un romanzo pu solo dare suggestioni, non risposte, pu riformulare le domande. Noi pensiamo che la strada sia quella, lobliquit dello sguardo, limmaginare altri punti di vista, lo sperimentare empatia, lipotizzare un mondo senza umani etc. Sono tutti esperimenti mentali. Un gesuita li chiamerebbe esercizi spirituali e non avrebbe torto. Ma di per s non sono risposte, un esperimento sempre una domanda e siccome noi non lavoriamo in un laboratorio chimico in cui gli esperimenti hanno risultati misurabili, quanticabili, registrabili secondo parametri uguali in tutti i laboratori non possiamo parlare di risposte. K - Allora parliamo di suggerimenti. Avete qualche suggerimento da dare per restituire questa complessit al termine identit? WM - Intanto ribadiamo che lasceremmo perdere la parola. In campo narrativo secondo noi bisogna continuare a lavorare sui conitti che hanno dato forma allItalia, conitti su cui non

K - Ma quanto pesa alla sinistra italiana non riuscire ad affrontare lemergenza identit? WM - Se per identit intendi riconoscibilit di un discorso, di una prassi, di un modo di stare al mondo certo che pesa. Ma forse non quella la parola giusta Identit una parola pericolosa, la usano i demagoghi. Oggi ogni stretta repressiva fatta in nome dellidentit, per difendere lidentit. Noi pensiamo che usando questa parola si riattivi ogni volta il frame concettuale del nemico. Le parole non sono neutre o astratte, sono dentro rapporti di potere e stanno sempre dentro quadri concettuali. Per questo bisogna stare attenti a quali parole si scelgono, e a come le si usa, e a come si usano. Ogni parola accende un concetto in una precisa cornice di riferimenti: in questo momento il frame dominante quello della difesa dellidentit contro gli alieni e noi temiamo che il ricorso alla parola identit crei confusione.

K - Quando oggi si pensa al problema dellidentit, questo sembra rimandare subito allimmaginario (culturale e politico) della destra. Tuttavia lidentit italiana del dopoguerra porta impressa su di s la Resistenza e la lotta partigiana al fascismo. Come stato possibile in soli cinquantanni dimenticarsi di un momento cos signicativo della nostra storia (qualcosa di molto simile ad una guerra civile), e quanto importante per la nostra identit far s che momenti come questo tornino a caricarsi di attualit? WM - stato possibile perch non era un patrimonio comune, non poteva esserlo dato che il fascismo aveva avuto un consenso di massa e non era possibile che allimprovviso tutti fossero diventati antifascisti. Anche in questo caso vediamo allopera la rimozione delle responsabilit, il classico, italianissimo Io non cero, e se non cero dormivo, e anche se fossi stato sveglio che cazzo potevo fare?. Nessuno mai stato fascista, nessuno ha mai votato DC e vedrai che tra qualche anno Berlusconi subir la stessa sorte, tutti ngeranno di non averlo mai visto n conosciuto perch nessuno si assume mai una responsabilit o comunque pochissimi. Allora, tornando al punto, c stata una buona met di italiani che antifascista non lo proprio mai stata, ha dissimulato le proprie pulsioni per oltre cinquantanni, si messa sotto lombrello protettivo della prima repubblica. La DC ha svolto un ruolo importante nel mimetizzare la spaccatura del paese perch il suo sistema di potere copriva tanto il anco destro quanto il anco sinistro, ma sotto la mantella lodio covava ancora. Per 50 anni sono passate inosservate, bench avessero vasto successo popolare, narrazioni revanscistiche e revisionistiche, o comunque assolutorie, perch banalizzanti, sugli accadimenti del fascismo, della guerra, della liberazione. Si tenuto vivo un ecosistema di storie, pensiamo ai libri di Arrigo Petacco, pieni di luoghi comuni, pensiamo allo stesso Montanelli con la sua Storia dItalia. Per decenni si sparso qualunquismo storico a piene mani. Non appena c stata loccasione tutto questo emerso con virulenza, gli enunciati si sono radicalizzati e da un pi vago

c memoria condivisa. Bisogna raccontare quei conitti tenendosi lontani dai clichs e dalle vulgate e, ci che pi importante, senza puntare alla memoria condivisa, che se non c vuol dire che non ci pu essere. Cosa dovremmo condividere con uno che esalta i repubblichini? Cosa dovremmo condividere con uno che rimpiange il potere temporale ponticio? Cosa dovremmo condividere con chi pensa che Craxi fosse un grande statista? Non ci auspichiamo alcuna memoria condivisa, ci auspichiamo che le storie ci vengano restituite con tutte le loro urticanti contraddizioni, con tutta la loro complessit. Ad esempio raccontando la storia del movimento operaio in tutta la sua complessit e senza soluzioni di comodo si pu far capire a chi oggi, volente o nolente, erede di quella storia, quanto sia stato complesso e contrastato e per nulla scontato tutto il percorso che ci ha portati alloggi e quindi pu anche far capire che per ricostruire, per fondare qualcosa di ulteriore e nuovo, dovremo incamminarci su un terreno altrettanto difcile e accidentato e non troveremo alcuna soluzione di comodo, non avremo assi nella manica, non avremo cilindri da cui estrarre il coniglio. Niente deus ex machina, n Grillo, n Di Pietro, n Vendola, n alcun leader carismatico. Mettiamoci in testa che le soluzioni semplici non esistono, men che meno i taumaturghi che toccandoti ti guariscono.
1. Tutte le citazioni presenti del testo sono tratte da: Wu Ming, New Italian Epic, Einaudi, Trento, 2009. Versione pdf scaricabile gratuitamente presso www.wumingfoundation.com/ italiano/WM1_saggio_sul_new_italian_epic.pdf

K - Per identit intendo pi che altro anche un senso di appartenenza (che di certo non dato dalla carta didentit o dallessere italiano) che di per s mutevole ma costituisce comunque un punto di partenza per porsi nel mondo WM - Lappartenenza dipende dalle prassi che adotta un gruppo sociale, qualcosa di molto terra-terra e ogni volta negoziato. Non va feticizzata, non un valore di per s. Si pu essere molto appartenenti senza che questo sia un valore, anzi, dipende da cosa fa il gruppo a cui appartieni, dipende da come appartieni. Certe appartenenze sono disvalori. Una volta sentimmo a Radio Maria un prete parlare con un ex-tossico, dicevano cose impressionanti, un feticismo dellappartenenza a Dio, alla Chiesa come alternativa alla dissipazione delleroina, allatomizzazione, alla mancanza di valori. Ecco, per noi quel tossico era semplicemente passato da una dipendenza allaltra e da unappartenenza allaltra: prima apparteneva alloppio in senso stretto, ora appartiene alloppio in senso lato. Meglio per le sue arterie, meglio per le sue gengive, ma quanto alla sua visione del mondo, boh K - A nostro avviso un fattore determinante della crisi delle identit la sua riduzione alla semplice opposizione io-altro, in relazione allappartenenza ad un gruppo (denito da un territorio,

Wu Ming. A nebula in the literary imagination


K - It seems that the fertile and common soil for the production of many New Italian Epic works is the theme of Death of the Old Man, that is the disappearing of founders and forerunners, which leaves the new generations in the condition of heirs, condition that imposes the difcult task of elaborating mourning and imagining a new future. Do you think that this condition is in some way linked to the identity crisis that today strikes the individual rather than a local community or the population of a nation? WM - the theme of the elaboration of mourning, of loss, of absence of parents, the emptiness, concerns the individual as well as the collectivity. Nowadays, there is a widespread pathology linked to the unfullled elaboration of mourning: without the elaboration of mourning, a new load of responsibilities does not occur. We have lost the founders, the forerunners, but we have not taken off yet, we are still lingering in the loss, especially in Italy, we live it with melancholy. Clinically, melancholy is the identication of the subject with the lost object; this identication obstacles detachment and elaboration. We see it about everywhere, but mostly

in the dismembered left wing of this country there is a superidentication with loss, with the loss of a world to refer to, there is an unmistakable melancholic mood. We think that in the last years, various novels have intercepted this mood, irrespective of the initial intentions of the authors and they have represented a world in which, to say it with Lacan the name of the father has evaporated. When speaking of disappearance of the father, we need to make clear that the father can be female as well, in order to avoid sexist misunderstandings and to make clear that although today we live in a world and in a country of aggressive males, these males are not fathers, they are not founders of anything, they are deranged children, even when they have children themselves. The father is the gure that balances law and desire: law because a father teaches you that you cannot always do whatever you please, desire because his example should anyhow induce the child to build a future of his own. So, this function is today in severe crisis. Berlusconi is not a father, law does not exist but ad personam and therefore desire does not meet counterbalances. Berlusconi is what he says: Italians, you can do the fuck you want: drive at 150 on the motorway, evade tax for we shall condone it etc. We are in a world of melancholy and absence of the father. These considerations owe a lot to the work of Massimo Recalcati. Not everything convinces us, but many hints are very useful; we suggest the lastest book that he published, Luomo senza inconscio , very useful.

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K - But this absence of the father gure, does it have a counterpart in the struggle to belong to an identity today? Given that for you this struggle exists today WM - No, to belong to an identity is today even too easy. There is a very strong tendency to in-trouping, to take part to the rst army of wankers that agitate a random myth such as Padania, the Celts, or the West, the Crucix. Identity is used as a truncheon: WE vs. THEY (migrants, muslims, the outsiders, parents of children to whom we deny meals in kindergardens). Clearly, not even here we nd founding fathers of something, people that would balance law and desire; we almost exclusively nd hate, research of a scapegoat, paranoia, identity paranoia. Paranoia is the other face of melancholy. Here as well there is a de-responsibilisation, a refusal to detach from what we have lost that manifests in always putting on others, on their plotting, on their evil plans, every fault of our own undoings, every obstacle in our life. In this historical phase migrants are to be blamed. Identity relates to all this.

ground, they are very into the present and have less chances to lift their eyes up and see the wake behind them, or the direction they have taken. Reading many stories, set in the past as well, we broaden that imaginational world to which we were referring to before. We see that before what we are experiencing there was something else: before us, there were others that lived in a different way. After us, there will be others and we can imagine how they will live, we can make hypothesis fantasy is most important , or , our present aside, we can imagine other dimensions, other worlds. If all this, alone, does not equal having a structured historical conscience (because that we obtain it by studying), it is certainly preparatory, certainly it helps, rather, without it studying would help little.

K - Then we can say that the faculty of imagining and the capability of narrating the fruits of that imagining are essentials, for the elaboration of mourning and for opening new future ways? WM - Precisely. The elaboration of mourning has to do with what story we tell ourselves. That melancholy is a narration left entangled in loss and one more time it is enough to make the usual example of the Italian left wing.

been kept alive, think of the books by Arrigo Petacco, full of common places, think even of Montanelli with his History of Italy. For decades, historical apathy has spread like wildre. As soon as the chance occurred, all this has emerged with virulence, the utterances have radicalised and from a more than vague historical apathy we have assisted, gambling on, to explicit attempts to re-evaluate fascism and Sal. The attacks to the excesses of partisans have become attacks to the Resistance, to the very idea itself that there was a Resistance, ever. An interesting thing that Foucault said in an old interview is that rst we say that today there is not a struggle, and then he gets to say that there was never a ght, ever (meaning: a ght that is not moved by any evil gain). To say that there never was any real antifascist struggle, but only random actions played by lunatics or people that would ght to have Stalin invade Europe means, on the contrary, that no ght is legitimate today.

K - To us, a determinant factor of the crisis of identities is its reduction to the simple opposition I-other, in relation to belonging to a group (dened by a territory, a tongue, a culture, an ideology). In what way is it possible to return to the matter of identity its complexity and, how to get to communicate such complexity? May the narrative I of NIE (capable, thanks to its obliquitous look, of assuming unexpected and unusual point of views, including those of animals, objects, places and even immaterial streams) be already an answer? WM - It might be a promise of research of an answer, but the narrative I of a novel may only give suggestions, not answers, it may reformulate the questions. We believe that the way is that one, the obliquity of the look, imagining other point of views, experimenting empathy, hypothesising a world without humans etc. They are all mental experiments. A jesuit would call them spiritual exercises and he would not be wrong. But they are not answers of their own, an experiment is always a question and since we do not work in a lab where experiments have measurable results, quantiable, recordable based on parameters that are the same in all labs, we cannot talk of answers.

K - But how heavy is it, for the left wing, not to face the identity emergency? WM - If for identity you mean recognition of an argument, of a protocol, of a way to live, it does weight. But maybe that is not the right word Identity is a dangerous word, demagogues use it. Today every repressive st is made in the name of identity, to defend identity. We believe that by using this word, the conceptual frame of the enemy is each time repeated. Words are not neutral or abstract, they are inside power chains and they always are in conceptual frames. Because of this, it is necessary to pay attention to which words we choose, and to how we use them, and how they are to be used. Each word ignites a concept in a precise frame of references: in this moment the dominant frame is that of the defense of identity against the aliens and we fear that the aid of the word identity creates confusion.

K - In the essay New Italian Epic we read: Literature is a maieutic art and reading is always an act of participation and co-creation, and again: Among more writers and many, a lot, of readers, there may be established something that seems an historical force and it really is a telepathical wave. How much of the NIE works can be a reaction to the crisis opened with Death of the Old Man, and can they have a maieutic power in educating a generation deprived of their own identity? WM - It is always difcult to measure the effects of a work of art, or of a narration whatsoever. There is no way to quantify the impact of a novel, or a lm, or a theatre piece on the conscience of the single individuals and of the groups, it is a knot that no one has ever managed to untie. Certainly, literature has a limited inuence in the short term, but extensive over the long term, because it contributes to build imagination, mentalities (to build or to destroy, obviously: destroy stale common places etc.). Of course those who read novels, or in any case enjoy narrations, have an imaginational world vaster than the one of a non-reader, therefore they potentially have more options, they know that there are different worlds, that there may be different lifestyles, they have lived many vicarious experiences, walking in the shoes of characters, even very far in space and time, living their lives, empathising their loves or traumas. This enriches life.

K - Lets talk about suggestions then. Have you any suggestions to give in order to return this complexity to the term identity? WM - rst lets repeat that we shall leave the word out. In the narrative eld, in our opinion, we need to keep on working on the conicts that have shaped Italy, conicts that are not reconductable to a shared memory. We need to tell of those conicts keeping away from clichs and popular versions and, what is most important, without pointing at a shared memory, that if it does not exist it means that it cannot be. What should we share with one that supports small republicans? What should we share with who thinks that Craxi was a great statesman? We do not aim at any shared memory, we aim at stories being returned with all their itching contradictions, with all their complexity. For instance, telling the history of the movement of the workers in all its complexity and without easy solutions, we can make understand to whom today, wanting or not, is heir of that history, how complex and contrasted and not to be taken for granted at all was the whole path that has taken us to where we are today. Therefore I may also explain that in order to rebuild, to establish something ultimate and new, we should take a step on an equally difcult and damaged path, and we wont have any easy solutions, we wont have any aces up our sleeve, we wont have rabbits to pull out of the hat. No deus ex machina. Lets accept in our minds that easy solutions do not exist, nor in the slightest miracle workers that by touching you they heal you.
1. All the quotes taken from Wu Ming, New Italian Epic, Einaudi, Trento, 2009. Free .pdf download here: www.wumingfoundation.com/italiano/ WM1_ saggio_sul_new_italian_epic.pdf. 2. Acronym meaning Democrazia Cristiana (literally Christian Democracy), the political party founded by Alcide De Gasperi in 1942. From 1946 until 1994 the DC was the largest party in Parliament.

K - When today we think about the identity issue this seems to immediately refer to the imagination (cultural and political) of the right wing. However, the post-war Italian identity carries the Resistance, the partisan ght against fascism, imprinted into itself. How has it been possible in only fty years to have forgotten about such a signicant moment in our history (something very similar to a civil war), and how important it is for our identity to make moments like this regain contemporaneity? WM - It has been possible because it was not a common patrimony, it could not be, since fascism had had a mass approval, and it was not possible that everyone would have become anti-fascist all of a sudden. In this case as well, we see the removal of responsibilities in action, the classic, utmostly Italian I was not there, and if I wasnt there I was sleeping, and even if I would have been there, what the fuck could I do?. Nobody was ever a fascist, nobody has 2 ever voted for the DC and, wait and see that within few years Berlusconi will suffer the same destiny, everybody will pretend they have never seen him or met him, because no one ever takes a single responsibility, or very few at the most. Therefore, getting back to the point, there was a good half of Italians that were never anti-fascist in the slightest, that have disguised their own feeling for over fty years, under the protective umbrella of the rst republic. The DC has played an important role in concealing the crack in the country, because their power system would cover the right wing as well as the left wing, but underneath the coat, hate would still smoulder. For 50 years, revanchistic and revisionistic narrations, or absolutory because banalising, on the facts of fascism, of war, of liberation, have passed unobserved, although they had massive popular success. An ecosystem of stories has

K - For identity I am referring more to a sense of belonging (that certainly is not given by an ID or by being Italian), which is itself ever changing but nonetheless represents a starting point on how to behave in the world WM - The sense of belonging depends on the protocol that a social group adopts, it is something very down to earth and each time negotiated. It must not be made a fetish, it is not a value in its own. We can be very part of without this becoming a value, better still, it depends on what the group you belong to does, it depends on how you belong. Some sense of belonging is a negative value. Once we heard a priest, on Radio Maria, speaking with a former junkie; they told hideous things, a fetishism of belonging to God, to the Church, as an alternative to the dissipation of heroin, to the atomisation, to the lack of values. Now, to us that junkie simply went from one addiction to the other and from a sense of belonging to another: rst he belonged to opium in the strict sense, now he belongs to opium broadly. Better for his arteries, better for his gum, but as for his vision of the world, dunno.

K - If on one side it seems pivotal to regain the ability to imagine a future that is no longer given, it becomes crucial to reach a reappropriation of the historical memory and of our own past. In which way literature (and language in general) may play a role on this double front? WM - It is a variant of the previous question; the answer wont be much different from the one already given. Those who do not read have a more at perspective, a look more attened to the

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