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Claudio Cecca

INDICE
Capitolo 1 : RIFIUTI:CIVILTA E GESTIONE La civilt dei rifiuti Lo sviluppo sostenibile La strategia delle 5 R Cosa c nel bidone? Il riciclaggio La carta La plastica Il vetro I metalli Lumido Il Compostaggio Digestione anaerobica Rifiuti pericolosi RAEE La discarica controllata La Pirolisi Capitolo 2: RISPARMIO ENERGETICO Introduzione Lefficienza energetica Leffetto serra I cambiamenti climatici Risparmio energetico in casa Capitolo 3: LACQUA E VITA NON SPRECHIAMOLA Introduzione Come ridurre gli sprechi Capitolo 4: LA SICUREZZA IN CASA Limpianto elettrico sicuro Gli elettrodomestici Il gas in casa Gli incendi La sicurezza alimentare Capitolo 5: IL RISCHIO AMBIENTALE Il rischio Il rischio idrogeologico Le alluvioni Le frane. Subsidenze e sprofondamenti p. 3 p. 4 p. 5 p. 7 p. 8 p. 9 p.10 p.11 p.13 p.14 p.15 p.16 p.17 p.21 p.22 p.23 p.24 p.35 p.36 p.37 p.38 p.39 p.40 p.51 p.52 p.53 p.57 p.58 p.58 p.59 p.61 p.64 p.67 p.68 p.68 p.69 p.70 p.71 2

Il rischio sismico e vulcanico Le valanghe Erosione costiera e mareggiate

p.72 p.75 p.76

Capitolo 6: LE NUOVE ENERGIE Introduzione Fonti energetiche non rinnovabili Protocollo di Kyoto Fonti energetiche rinnovabili LIdrogeno : caratteristiche e tecnologie Fusione nucleare a freddo

p.77 p.78 p.78 p.80 p.81 p.84 p.118

Capitolo 1

Il problema dellinquinamento da rifiuti sempre esistito, anche se solo ora ha assunto dimensioni davvero preoccupanti! Luomo consumatore il responsabile del degrado ambientale poich sfrutta senza scrupoli i beni naturali. Gi presso i primi insediamenti ebraici esistevano leggi che obbligavano a deporre i rifiuti personali fuori dallaccampamento, in luoghi appositi dove venivano sotterrati: ecco le prime discariche della storia! Gli antichi non sottovalutarono nemmeno i rifiuti provenienti dalle attivit lavorative: nel XVIII secolo a.C. il re Babilonese Hammurabi impose ai conciatori di pelli di installare i loro laboratori fuori dalle mura della citt per evitare contaminazioni dellacqua e dellaria. I Romani per la salvaguardia della salute pubblica avevano fatto costruire cloache apposite per gli scarichi di acque luride di cui la pi nota la Cloaca Massima : il primo esempio di fognatura! Il problema della gestione dei rifiuti esiste da sempre e nella storia tutte le diverse popolazioni hanno dovuto confrontarsi con esso, dando cos prova del loro grado di civilt. Nel corso dellultimo secolo per la quantit di rifiuti prodotta andata aumentando vertiginosamente: i rifiuti si trovano ormai dappertutto, ammucchiati ai bordi delle strade delle nostre citt, abbandonati nei campi o sulle spiagge, in fondo al mare come alle pendici dei monti! Questa impennata nella quantit di rifiuti prodotta da attribuirsi essenzialmente a due fattori: la crescita della popolazione mondiale ed il progresso economico. Negli ultimi cento anni, e in particolare negli ultimi cinquanta, si assistito ad una crescita enorme della popolazione umana accompagnata da una capacit straordinaria di modificare e distruggere ambienti naturali e specie viventi, di trasformare energia e risorse naturali, di produrre unincredibile massa di rifiuti solidi, liquidi, gassosi, e di sostanze estranee ai metabolismi naturali. Nellultimo secolo, soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale, la crescita demografica mondiale ha avuto un picco, oggi sulla Terra siamo circa 6 miliardi di individui, un numero enorme, circa 4 volte superiore al dato relativo ad un secolo fa. Il progresso economico, portando benessere ad una larga fascia di popolazione, ha fatto s che rapidamente luomo trasformasse le proprie abitudini di vita: in pochi decenni luomo diventato consumatore, ed in quanto tale, produttore di enormi quantit di rifiuti! Il consumismo, il boom economico del secondo dopoguerra, lavvento di nuove tecnologie hanno fatto s che i cosiddetti beni di consumo entrassero nelle case di tutti e cambiassero lo stile di vita di milioni di persone.

Quanti rifiuti produciamo?


ognuno di noi produce circa:

1,5 kg di rifiuti ogni giorno


Oltre a questo abnorme incremento nella produzione di rifiuti, sotto gli occhi di tutti il problema ormai drammatico dellinquinamento delle acque, dellaria e del suolo.

Sentirci padroni della natura ci ha portato a modificarla a nostro piacimento senza preoccuparci delle possibili gravi conseguenze di ci. Negli ultimi cinquanta anni limpatto delle attivit umane sul mondo naturale ha determinato profondi sconvolgimenti che in alcuni casi sono diventati vere e proprie emergenze ambientali (buco dellozono, effetto serra, desertificazione, perdita di biodiversit ecc.). A ci va a sommarsi limpoverimento delle risorse del nostro pianeta: luomo si sempre avvalso di quanto trovava disponibile in natura (legna, pietra, acqua,...), ma con lavvento della rivoluzione industriale tale sfruttamento divenuto sistematico e su larga scala. I giacimenti di petrolio e minerali, lo sfruttamento intensivo dei campi, luso dellacqua nellindustria sono solo alcuni esempi del costante e continuo depauperamento delle risorse naturali che luomo compie ormai da decenni. Perch si arrivati ad una situazione cosi drammatica?

Progresso economico

+ =

Crescita della popolazione

Inquinamento di acqua, aria e suolo Impoverimento delle risorse Enorme aumento rifiuti
LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Le disuguaglianze socio-economiche e il deterioramento ambientale sono temi dibattuti fin dagli anni 70, scienziati e opinione pubblica si sono confrontati per anni su tali argomenti, al fine di ricercare i possibili rimedi allattuale modello di sviluppo. A fronte della compromissione della qualit della vita presente e futura, si via via affermata la consapevolezza dello stretto legame esistente tra sviluppo economico, salvaguardia dellambiente ed equit sociale e si cominciato a parlare di sviluppo sostenibile. Diamone qualche illustre definizione: risponde alle necessit del presente, senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare le proprie (Commissione Bruntland, 1987 UNCED). oppure il soddisfacimento della qualit della vita mantenendosi entro i limiti della capacit di carico degli ecosistemi dai quali essa dipende (Rapporto Caring for the Earth, 1991 - UNEP, IUCN, WWF). oppure "uno sviluppo che offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunit, senza minacciare l'operabilit del sistema naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi (International Council for Local Environmental Initities, 1994).

Con sviluppo sostenibile si intende quindi un modello di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Si sviluppato cos il concetto di sostenibilit, intesa come l'insieme di relazioni tra le attivit umane con la loro dinamica e la biosfera, con le sue dinamiche, generalmente pi lente. Queste relazioni devono essere tali da permettere alla vita umana di continuare, agli individui di soddisfare i loro bisogni e alle diverse culture umane di svilupparsi, ma in modo tale che le variazioni apportate alla natura dalle attivit umane stiano entro certi limiti cos da non da non distruggere il contesto biofisico globale. Se riusciremo ad arrivare a un'economia da equilibrio sostenibile le future generazioni potranno avere almeno le stesse opportunit che la nostra generazione ha avuto: un rapporto tra economia ed ecologia, in gran parte ancora da costruire, che passa dalla strada dell'equilibrio sostenibile. I progetti di sviluppo sostenibile definiti a livello internazionale sono riuniti nell' Agenda 21, documento di propositi ed obiettivi programmatici su ambiente, economia e societ sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo durante la Conferenza su Ambiente e Sviluppo (UNCED) svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992. LAgenda 21 internazionale indica un programma operativo per perseguire lobiettivo di uno sviluppo sostenibile, includendo risultati da raggiungere, responsabilit e stima dei costi: 1) the Prospering World: come armonizzare lo sviluppo economico del Sud con la sostenibilit ambientale 2) the Just World: come affrontare i problemi demografici e la povert 3) the Habitable World: come affrontare i grandi problemi degli insediamenti urbani 4) the Desert Fertile World: come combattere l'erosione del suolo 5) the Shared World: come affrontare i problemi del cambiamento globale 6) the Clean World: come gestire il problema di rifiuti tossici e prodotti radioattivi 7) the People's World: come combattere l'analfabetismo, come affrontare il ruolo delle minoranze Le nuove teorie dello sviluppo sostenibile stravolgono leconomia classica basata su due soli parametri: il lavoro ed il capitale, proponendo un economia ecologica che prevede tre parametri: il lavoro, il capitale naturale e il capitale prodotto dalluomo. Con capitale naturale si intende linsieme dei sistemi naturali (flora, fauna, laghi, mari,), ma anche prodotti agricoli, della pesca, della caccia, nonch il capitale artistico-culturale di un territorio. I principi alla base di questa economia della sostenibilit sono quello del rendimento sostenibile, che prevede che la velocit del prelievo delle risorse naturali sia uguale a quella di rigenerazione, e quello che la velocit di produzione dei rifiuti sia uguale alla capacit di assorbimento da parte degli ecosistemi in cui essi vengono immessi. Il primo passo a questo proposito ovviamente la riduzione dei rifiuti, limitandone la produzione e privilegiando il riuso di oggetti e materiali; rimane per il problema di come trattare quelli prodotti. Allo stato attuale possiamo contare su tre sistemi di trattamento: raccolta differenziata e riciclaggio, discarica controllata , pirolisi e digestione anaerobica anche combinati , mentre sulla termovalorizzazione, neologismo coniato ad arte e presente solo nella lingua italiana, si hanno molti dubbi circa la sua capacit di produrre diossine, furani metalli pesanti ecc. Le diossine prodotte dagli inceneritori, termine corretto per i termovalorizzatori, non vengono smaltite dal corpo umano nel breve e medio periodo, ma cos la diossina? Le diossine sono tra le pi tossiche fra le sostanze chimiche, e tra le meno biodegradabili nel tempo. Il problema principale della diossina deriva dalla sua notevole lipofilia, cio dalla tendenza ad accumularsi nei grassi, sia animali che vegetali: col tempo, laccumulo della sostanza e il continuo incremento della sua concentrazione, negli animali e nelluomo provoca malattie molto gravi quali tumori (polmoni, pleura, etc.), sarcomi, diabete, infertilit, leucemie e linfomi. 7

Pu inoltre provocare disturbi ai sistemi endocrino, nervoso e immunitario, malformazioni fetali e cloracne. Dagli studi finora effettuati sembra che la sostanza agisca indirettamente sul DNA, causando una replicazione cellulare incontrollata. Solo in minima parte la diossina viene assorbita dagli esseri viventi attraverso le vie respiratorie, per lo pi per via digerente. Un ciclo tipico di questo processo si pu cos descrivere: depositandosi ed accumulandosi nel suolo, la diossina passa nei vegetali, tra i quali lerba, alimento principale degli animali da pascolo, e si deposita nei loro tessuti adiposi. Da l, passa alluomo attraverso i loro prodotti quali latte, derivati e carni. In presenza di laghi, fiumi o mari, la diossina viene assorbita dai pesci, che si nutrono (tra laltro) dei microrganismi depositati sul fondo. In ogni caso, essendo luomo lultimo anello della catena alimentare, in esso si riscontra infine la maggiore concentrazione di diossina, in particolare nel latte materno, da cui passa ai neonati in elevatissime concentrazioni.. Le fonti principali di diossina - Inceneritori di rifiuti urbani 26% - Fonderie 18% - Inceneritori di rifiuti ospedalieri 14% - Attivit metallurgiche non legate al ferro 4% Il restante 38% dovuto agli impianti di riscaldamento domestico a legna, incendi e traffico Una corretta gestione dei rifiuti impone l'utilizzo razionale ed integrato di tutti e tre questi sistemi, con una tendenza a superare lo smaltimento in discarica, il quale, comunque, disperde risorse e trasmette problemi alle generazioni future.

Problema dei rifiuti: difficile, ma non impossibile!


Per risolvere il problema rifiuti si deve intervenire su ogni fase della loro produzione, massimizzare il riutilizzo o il riciclaggio e infine sfruttare il contenuto energetico mediante la produzione di compost e biogas con digestione anaerobica e trattando ci che non stato possibile riutilizzare con il processo di pirolisi. Bisogna quindi affrontare il problema su pi fronti, come prevede la

STRATEGIA DELLE 5 R: R Riduzione all'origine dei rifiuti (cartone da imballaggio, carta da ufficio,) R - potenziamento della Raccolta differenziata; R Riuso degli oggetti tal quali, (ad es. le bottiglie di vetro); R Riciclo dei materiali utili (vetro, carta, alluminio, ferro, plastica,...) nell'industria, nelle
costruzioni e nell'agricoltura; 8

R Recupero di energia contenuta nel rifiuto non riutilizzabile, attraverso nuovi impianti di
termovalorizzazione a minimo impatto ambientale.

Dobbiamo imparare a produrre meno rifiuti!

MENO IMBALLAGGI = MENO RIFIUTI


Prima di acquistare qualcosa assicuriamoci di averne veramente bisogno;

Evitiamo imballaggi inutili, preferiamo merce sfusa! Preferiamo cibi e bevande in contenitori di vetro: igienico, riutilizzabile e
riciclabile!

Utilizziamo

Scegliamo prodotti riciclati!

le ricariche, le confezioni salvaspazio, quelle comprimibili: produrremo meno rifiuti!

I rifiuti non sono tutti uguali, nei cassonetti delle nostre citt trovano posto gli oggetti pi diversi,
dagli scatoloni da imballaggio ai resti della potatura di una siepe, dal vecchio triciclo agli scarti dellinsalata: insomma un po di tutto! La composizione dei rifiuti solidi urbani (RSU) varia molto inoltre a seconda di dove ci troviamo: nel cassonetto di Aosta troveremo sicuramente materiali molto diversi rispetto a quelli presenti in un cassonetto di Palermo! Alcuni archeologi a partire dai resti di antiche discariche hanno potuto addirittura ricostruire le abitudini di vita di alcuni popoli dellantichit: i nostri rifiuti parlano di noi! Facendo una media nazionale ecco come sono composti i rifiuti in Italia:

organico 35% carta e cartone 21% materie plastiche 13% vetro 12%
9

- metalli 6% - verde e legno 7% - altro 6%


Scendendo pi nel dettaglio notiamo che i rifiuti solidi urbani (RSU) sono costruiti da: materiali decomponibili (scarti organici in genere, residui vegetali, carta, legno, tessili, avanzi di cibo, carogne di animali); materiali non decomponibili (metalli, vetro, ceramica, materiali ferrosi e plastici); ceneri e polveri; rifiuti ingombranti (materiali provenienti da demolizioni, macchinari, elettrodomestici, vecchie auto e parti meccaniche); contenitori e imballaggi (in vetro, alluminio, plastiche, materiale cellulosico); rifiuti urbani pericolosi (pile, batterie, farmaci, i prodotti tossici e infiammabili, come candeggina, vernici, colle, insetticidi, oli minerali usati, residui ospedalieri, lampade, tubi catodici, raee ecc.); residui solidi risultanti dal processo di trattamento dei liquami (materiali trattenuti dalle griglie degli impianti di depurazione, materiali solidi stabilizzati, fanghi biologici); rifiuti industriali (sostanze chimiche di varia natura, tinture e simili, sabbie, cascami di lavorazione, oli e grassi); rifiuti derivati da attivit minerarie (scorie, polveri); rifiuti derivati da attivit agricole (letame, rifiuti zootecnici, scarti vegetali). Buona parte dei rifiuti costituita da CARTA, PLASTICA, VETRO e METALLI: tutti materiali riciclabili! o trasformabili in CDR (combustibile derivato da rifiuti) Vediamo ora quanto tempo la natura da sola impiegherebbe a degradare alcuni dei pi comuni rifiuti prodotti dalla nostra societ:

TORSOLO DI MELA FAZZOLETTO DI CARTA GIORNALE FILTRO DI SIGARETTA LATTINA BOTTIGLIA DI PLASTICA BOTTIGLIA DI VETRO

da 15 giorni a 3 mesi da 3 a 6 mesi da 4 a 12 mesi 2 anni da 20 a 100 anni da 100 a 1000 anni 4000 anni

Come evidente, soprattutto per i materiali non organici, i tempi sono lunghissimi; alla luce di ci risulta ancora pi evidente la convenienza a riciclare, sia in termini di tempo che di risparmio delle risorse.

Il RICICLAGGIO
Il riciclaggio dei rifiuti il processo di trasformazione dei rifiuti in materiali riutilizzabili. Il riciclaggio una pratica abbastanza recente, nata intorno agli anni Cinquanta per rispondere a esigenze di tipo economico ed ecologico: in primo luogo, infatti, un sistema intelligente di smaltimento dei rifiuti e un modo per ridurre i consumi energetici e i costi delle industrie, in secondo luogo, un modo per risparmiare le risorse naturali del pianeta. 10

Dal punto di vista ecologico, lalternativa pi vantaggiosa ai sistemi convenzionali di smaltimento dei rifiuti quali laccumulo nelle discariche e lincenerimento in appositi impianti, che oltre a non essere pi sufficienti per smaltire il sempre crescente carico di rifiuti prodotti, hanno un elevato impatto ambientale.

Se evitiamo di gettare tutti insieme il vetro, il metallo, le plastiche e la carta che usiamo ogni giorno, ma li deponiamo negli appositi cassonetti, possiamo riciclarli e usarli di nuovo. Ci aiuta a conservare le risorse naturali della Terra. Il riciclaggio riduce drasticamente la quantit dei rifiuti, linquinamento dellaria e dellacqua e fa risparmiare energia. Il primo passo verso il riciclaggio la RACCOLTA DIFFERENZIATA dei rifiuti, vediamone i principali vantaggi:

riduce la quantit di rifiuti che vanno in discarica separa i rifiuti pericolosi recupera i materiali riciclabili

si ottengono cos:

Risparmio economico

Salvaguardia dellambiente

Alla base della raccolta differenziata sta il principio che i rifiuti non sono tutti uguali e che imparando a separarli opportunamente si possono ottenere enormi vantaggi sia in termini di risparmio economico per lintera societ che di salvaguardia dellambiente. Nelle nostre strade devono trovare posto tanti cassonetti di colori diversi, ognuno adibito ad una diversa tipologia di rifiuto, che una volta raccolta, verr avviata ad uno specifico processo di riciclaggio. Vediamo ora qualche regola utile per una corretta raccolta differenziata: I materiali da riciclare devono essere per quanto possibile asciutti e puliti. E' sufficiente togliere i residui alimentari. Infatti un materiale sporco di alimenti avviato al riutilizzo, crea putrescenze che possono interferire con il sistema di riciclaggio. Mettere la cosa giusta nel cassonetto giusto! Non farlo pu vanificare il riciclaggio di altri materiali. Ad esempio mettere un piatto nel cassonetto del vetro crea grossi problemi: la porcellana ha un punto di fusione superiore, ne rimarranno quindi pezzi non fusi nel vetro fuso che risulter non riutilizzabile.

Gli imballaggi vanno schiacciati, in modo da occupare meno spazio! Non farlo, significa occupare spazio inutile nel cassonetto, che quindi si riempie prima costringendo ad un numero maggiore di svuotamenti o, peggio, costringendo gli altri ad abbandonare i rifiuti in strada. Basta pensare che una bottiglia di plastica non schiacciata occupa la spazio di 3 schiacciate. Lo stesso vale per le lattine.

LA CARTA
Per produrre 1 tonnellata di carta da cellulosa vergine occorrono: 11

15 alberi
440.000 litri dacqua 7.600 kWh di energia elettrica
Per produrre 1

tonnellata di carta riciclata bastano: nessun albero 1.800 litri dacqua 2.700 kWh di energia elettrica
Come evidente il risparmio enorme: non solo non c bisogno di abbattere alberi, ma anche il consumo di acqua e di energia elettrica notevolmente inferiore nel caso di carta riciclata. Per una corretta raccolta differenziata fondamentale sapere quali rifiuti mettere nel cassonetto della CARTA:

SI
GIORNALI e RIVISTE VECCHI QUADERNI OPUSCOLI SACCHETTI di CARTA FOTOCOPIE E MODULI PACCHI e SCATOLE in CARTONE

NO
CARTA con residui di COLLA o altre SOSTANZE CONTENITORI della PIZZA (se molto unti) CARTA CHIMICA CARTA COPIATIVA BICCHIERI e PIATTI di CARTA POLIACCOPPIATI (brick del latte e succhi di frutta)

La carta sotto il simbolo del NO non vuol dire che non riciclabile ma finisce all'interno del CDR per produrre energia elettrica e termica (cogenerazione) I rifiuti riciclabili derivano da oggetti di uso quotidiano, per tutti noi quindi, con un minimo di accortezza, sar semplice raccoglierli in maniera differenziata! In Italia la carta da macero usata soprattutto nella produzione di carta per imballaggio, mentre ancora molto ridotta negli altri settori.

Il CICLO della CARTA


La carta depositata negli appositi cassonetti per la raccolta differenziata, viene ritirata e trasportata ai centri di raccolta dove SELEZIONATA per una prima separazione di giornali, cartoni, carta pi leggera; i vari materiali vengono poi PRESSATI e confezionati in balle da inviare alle cartiere. In CARTIERA inizia il processo di riciclaggio vero e proprio, il primo stadio avviene nel PULPER, o SPAPPOLATORE, che un macchinario che trita e aggiunge acqua calda, facendo diventare la carta una vera e propria poltiglia. Questa pasta prima attraversa un FILTRO a grossi fori che trattiene le impurit pi grossolane, quindi un DEPURATORE che separa la pasta di cellulosa dalle impurit non trattenute prima. Per ottenere carta bianca necessario aggiungere solventi per eliminare gli inchiostri. Alla pasta proveniente da carta di recupero viene aggiunta cellulosa vergine in proporzioni differenti a seconda del tipo di utilizzo al quale la carta destinata.

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La PLASTICA
Per la produzione della plastica si parte dal petrolio a cui vengono aggiunte sostanze diverse per ottenere i vari tipi di plastica che comunemente usiamo, ecco una rassegna dei pi comuni tipi di plastica, delle loro sigle e dei rispettivi usi:

TIPO
Polietilentereftalato

USO
Bottiglie per bevande gassate

Polivinilcloruro

Bottiglie Nastro isolante Fili elettrici Tubi Siringhe Pennarelli

Polipropilene

Polietilene

Sacchetti per limmondizia Sacchetti per la spesa Sacchetti per surgelare cibi

Vediamo ora cosa corretto introdurre nel cassonetto della PLASTICA:

SI
BOTTIGLIE FLACONI lavati OGGETTI in PLASTICA

NO
BICCHIERI PIATTI SACCHETTI GIOCATTOLI TUBETTI DENTIFRICIO VASETTI YOGURT BOTTIGLIE dellOLIO

Attenzione! tutto con i simboli: PET, PE

La plastica sotto il simbolo del NO non sta ad indicare che non sia riciclabile ma solo la sua destinazione a CDR per produrre energia elettrica e termica .

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Il CICLO della PLASTICA


La plastica raccolta dai cassonetti per la raccolta differenziata viene inviata ai CENTRI di SELEZIONE e STOCCAGGIO, dove i vari tipi di plastica vengono divisi per polimero attraverso vari sistemi (ad esempio i raggi X). Successivamente vengono TRITURATI, LAVATI e avviati alla lavorazione di nuovi prodotti nelle varie industrie. Con la plastica riciclata si possono ottenere i materiali pi disparati: dal vestiario in pile, ai giochi per bambini, dai contenitori per alimenti alle pavimentazioni plastiche.

Il VETRO
Per produrre 1.000 kg di VETRO occorrono:

740 kg sabbia 130 kg soda 130 kg calcare


Per produrre vetro con 50%

materia riciclata e 50% materia prima occorrono:

370 kg sabbia 65 kg soda 65 kg calcare


E inoltre necessaria una minore T di fusione: oltre ad un risparmio in termini di materie prime si ha quindi necessit di meno energia e tale processo comporta anche minori emissioni in atmosfera! Ecco alcuni suggerimenti sui materiali da raccogliere nel cassonetto adibito al VETRO:

SI BOTTIGLIE BARATTOLI

NO
VETRI per FINESTRE BICCHIERI PIATTI SPECCHI PIROFILE da FORNO TAZZINE da CAFFE PORCELLANA LAMPADINE

Come risulta evidente dallelenco sopra riportato circa l89% del vetro prodotto ha destinazione domestica: questo significa che tutti noi con un impegno minimo possiamo RICICLARE! ! 14

Il VETRO un materiale che prima di essere riciclato pu anche essere RIUTILIZZATO con il sistema del vuoto a rendere! Il vetro RICICALABILE al 100%: esso mantiene infatti sempre inalterate le sue caratteristiche, anche se fuso pi volte, i suoi requisiti tecnici e igienici rimangono identici a quelli del prodotto iniziale. Per poterlo per riciclare importante raccoglierlo in modo corretto, cio senza mescolarlo ad altro (porcellane, specchi, ...)! Gli oggetti non di vetro hanno infatti temperature di fusione pi alte di quella del vetro e possono rovinare il prodotto finale.

Il CICLO del VETRO


Il vetro dai cassonetti della raccolta differenziata viene trasportato ai CENTRI di SELEZIONE e STOCCAGGIO dove i vari tipi di vetro vengono separati e frantumati, in seguito, attraverso apposite ELETTROCALAMITE, vengono eliminati gli anelli di metallo delle chiusure e per aspirazione vengono rimossi i residui di plastica e carta. Si passa quindi ad una fase di LAVAGGIO, dopo la quale il vetro viene inviato alle vetrerie per la FUSIONE e la realizzazione di nuovi oggetti. Le bottiglie in vetro prodotte in Italia risultano per pi di un terzo prodotte in vetro riciclato.

I METALLI
I metalli non sono tutti uguali, ne esistono molti tipi diversi e vengono normalmente suddivisi in ferrosi e non ferrosi; solo alcuni di essi vengono impiegati nella produzione di lattine, scatolette, bombolette, altri si utilizzano nella realizzazione di elettrodomestici, pentole, ... E importante in questa sede ricordare che i rifiuti ingombranti, come appunto gli elettrodomestici, non devono essere abbandonati vicino ai cassonetti o peggio in qualche discarica abusiva ai bordi delle strade, ma che vanno portati in appositi centri di raccolta dove vengono smontati, suddivisi nei vari componenti e quindi avviati alle fonderie per il recupero dei metalli. Per produrre 1 Kg di alluminio occorrono:

Bauxite 14/16 kWh di energia


Per produrre 1

Kg di alluminio da materiale riciclato occorrono:

Bauxite 0.7/0.8 kWh di energia


Gli oggetti da conferire tra i METALLI sono:

SI LATTINE SCATOLETTE BOMBOLETTE

NO VECCHIE RETI FERRI da STIRO RAEE e PICCOLI ELETRODOMESTICI

I rifiuti sotto il simbolo del NO (rifiuti ingombranti) trovano nuova vita nei centri di trattamento specializzati dove sono ritrasformati nelle materie prime che li costituiscono, e nel caso dei frigoriferi , recuperando in maniera corretta anche i gas da raffreddamento 15 (freon) che , se lasciati liberi , costituirebbero un grave pericolo per l'ambiente.

Lo sapevate che
Il recupero di alluminio permette di intercettare il 30% di quanto viene prodotto, ma il consumo di lattine in Italia tra i pi bassi: ITALIA 26 pezzi/abitante x anno GERMANIA 62 pezzi/ab x anno SVEZIA 96 pezzi/ab x anno GRAN BRETAGNA 119 pezzi/ab x anno STATI UNITI 400 pezzi/ab x anno

Il CICLO dei METALLI


A titolo di esempio riportiamo qui il percorso dellALLUMINIO, dal cassonetto al riutilizzo. Lalluminio raccolto con la raccolta differenziata viene trasportato in appositi CENTRI di SELEZIONE e STOCCAGGIO, dove, per mezzo di ELETTROCALAMITE, vengono scartati i contenitori non in alluminio. Il materiale in alluminio viene quindi LAVATO, PRESSATO in balle e mandato alle FONDERIE per iniziare una nuova vita.

LUMIDO
Con il termine UMIDO si intendono tutti gli scarti di provenienza alimentare, vegetale, animale ad alta umidit, che rappresentano circa il 30 35% dei rifiuti solidi urbani In questa categoria di rifiuti confluiscono moltissimi oggetti di uso quotidiano, vediamo quali:

SI
RESTI DI FRUTTA, ORTAGGI CARNE, PESCE a piccoli pezzi GUSCI dUOVA ALIMENTI DETERIORATI FONDI DI CAFFE o TE ERBA SECCATA FOGLIE,TERRICCIO,POTATURE PANE, PASTA, RISO LETTIERE DI ANIMALI PAGLIA,CORTECCE,SEGATURA

NO
VETRO METALLI CERAMICA CONTENITORI PLASTICA TESSUTI COLORATI LEGNO VERNICIATO FOGLI di ALLUMINIO SPAZZATURA OLII, GRASSI CARTA PATINATA
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Il COMPOSTAGGIO
Il compostaggio vuole imitare, riproducendoli in maniera controllata e accelerata, i processi naturali che trasformano gli scarti in humus, che costituisce una vera e propria riserva di nutrimento per le piante data la sua capacit di liberare lentamente ma costantemente elementi nutritivi fondamentali per la crescita vegetale come azoto, fosforo e potassio. Il processo per produrre il compost quindi copiato dalla natura con qualche modifica per renderlo ancor pi efficiente e veloce. Si tratta di un processo aerobico (cio che avviene in presenza di Ossigeno) di decomposizione biologica della sostanza organica che avviene in condizioni controllate, che permette di ottenere un prodotto biologicamente stabile, il compost appunto che altro non che un terriccio molto ricco in humus e flora microbica attiva. Cerchiamo di spiegare meglio come avviene il compostaggio; la sostanza organica proveniente dalla raccolta differenziata viene disposta in cumuli (normalmente di sezione triangolare o trapezoidale) ed a questo punto inizia il compostaggio vero e proprio, esso si articola essenzialmente in due fasi:

IL COMPOSTAGGIO DOMESTICO
Per ottenere un buon compost necessario che i diversi materiali siano ben triturati per offrire una maggiore superficie di contatto con aria e acqua ma non troppo piccoli, in quanto si avrebbe la costipazione del terriccio che impedirebbe cos la circolazione dell'aria e il drenaggio dell'acqua. E' importante alternare gli strati di materiale nella compostiera: miscelare in parti pressoch uguali materiale secco e legnoso (legno o potature sminuzzati, paglia, trucioli, foglie secche) con materiali verdi e umidi (erba, scarti di cucina, fiori appassiti, resti dell'orto). Svantaggio enorme della compostiera che emette gas metano: 20 volte pi dannoso della CO2 ai fini del buco nell'ozono

Cosa mettere nella compostiera?


Si possono utilizzare tutti gli scarti biodegradabili. Vanno invece evitati i rifiuti di origine sintetica o contaminati da sostanze non naturali:

SI

avanzi di cucina, verdura, frutta, fondi di the e caff, scarti del giardino, legno di potatura, sfalcio dei prati, foglie secche, altri materiali biodegradabili, carta per alimenti non patinata, segatura e trucioli provenienti da legno non trattato, cenere, piume, pelo, tovaglioli e fazzoletti di carta

NO

vetro, pile scariche, tessuti, vernici e altri prodotti chimici, manufatti con parti in plastica o in metallo, liquidi, lattine, legno verniciato, farmaci, carta patinata o

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stampata, pannolini

POCO

avanzi di cibo di origine animale, cibi cotti (in piccole quantit perch potrebbero attrarre animali o insetti), foglie di piante resistenti alla degradazione: in piccole quantit e miscelando con materiali pi facilmente degradabili (magnolia, faggio, castagno, aghi di conifere), lettiere per cani e gatti

LA DIGESTIONE ANAEROBICA DI RIFIUTI ORGANICI: - RIFIUTI ORGANICI (FORSU) Frazione organica da RSU - SFALCI DI GIARDINO LIQUAMI
La digestione anaerobica, processo di conversione di tipo biochimico, avviene in assenza di ossigeno e consiste nella demolizione, ad opera di microrganismi, di sostanze organiche complesse (lipidi, protidi, glucidi), contenute nei vegetali e nei sottoprodotti di origine animale e umana. Questo processo in grado di produrre un gas (biogas) costituito per il 50%-70% da metano e per la restante parte da anidride carbonica (vedi tabella2), ed avente un potere calorifero di 23.000 KJ/Nm3. Il biogas cos prodotto viene raccolto, essiccato, compresso ed immagazzinato e pu essere utilizzato come combustibile per alimentare caldaie a gas per produrre calore o motori a combustione interna per produrre energia elettrica. Al termine del processo di fermentazione nell effluente si conservano integri i principali elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio), gi presenti nella materia prima, favorendo cos la mineralizzazione dell azoto organico; leffluente risulta in tal modo un ottimo fertilizzante. L impiego delle biomasse per fini energetici sta assumendo rilevanza sempre maggiore, oltre che per gli indiscussi benefici ambientali, soprattutto come scelta strategica in grado di diminuire il ricorso alle fonti fossili e, quindi la dipendenza energetica da altri paesi. Lenergia solare, disponibile annualmente sotto forma di radiazione sulla superficie terrestre, 11.000 volte superiore alla domanda energetica annua necessaria per le attivit umane. La biomassa una sofisticata forma di accumulo dell energia solare: le piante convertono l energia solare attraverso il processo di fotosintesi, con un rendimento medio dello 0, 1%, accumulandola in modo permanente nelle foglie, negli steli e nei fiori. Tra le energie rinnovabili, la biomassa lunica a poter essere convertita in combustibili solidi, liquidi o gassosi mediante opportune tecnologie di conversione, ormai ben collaudate. Di conseguenza, questo vettore energetico pu essere utilizzato in un vasto campo di applicazioni energetiche, dalla produzione di energia termica ed elettrica alla produzione di combustibili per i mezzi di trasporto. La produzione annuale globale di biomassa supera l attuale consumo energetico mondiale di 13 volte. L utilizzo delle biomasse o FORSU pu dare un valido contributo al settore energetico, garantendo effetti molto pi contenuti in termini di emissioni di gas serra. Si tratta di una risorsa energetica rinnovabile sempre disponibile; infatti, rispetto all utilizzo diretto dell energia solare, non presenta i problemi di aleatoriet caratteristici di quest ultima fonte.

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Dopo opportuni trattamenti, lutilizzo delle biomasse pu produrre: Energia termica Energia elettrica Biocombustibili

L energia rappresenta la chiave per la sopravvivenza a lungo termine della civilt moderna. In media, ognuno dei sei miliardi di persone che vivono sulla terra utilizza due tonnellate di carbonio all anno per fini energetici. Tuttavia, esiste un grosso divario tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo: un europeo, ad esempio, consuma pi di 6 tonnellate di carbonio, quantit 40 volte superiore rispetto a quelle consumate da un abitante del Bangladesh. Attualmente, il 90% delle fonti energetiche utilizzate sono di origine fossile ed il loro uso associato all emissione di anidride carbonica nell atmosfera. In particolare, ogni anno l atmosfera del nostro pianeta riceve pi di 15 miliardi di tonnellate di CO2. Gli scienziati di tutto il mondo sono concordi nell affermare che, con lattuale valore di emissione di CO2 e degli altri gas serra, si produrranno danni irreversibili al clima del pianeta. Il fabbisogno energetico dell uomo pu essere soddisfatto senza dover necessariamente ricorrere a vettori energetici fossili. Inoltre, dalle risorse energetiche il cui sfruttamento non associato all emissione di CO2, come lenergia solare, lenegia eolica e le biomasse, si possono ottenere la maggior parte dei vettori energetici attualmente utilizzati. La coltivazione di piante specifiche da avviare alla digestione anaerobica per la produzione di biogas pu essere una soluzione per ridurre la sovrapproduzione agricola, ma anche una valida alternativa per lutilizzo di aree incolte e a riposo (set aside) o di aree irrigate con acque recuperate dai depuratori urbani. Nel corso degli ultimi anni molti studi sono stati effettuati su mais, sorgo, foraggi (ma anche altre colture hanno dimostrato di possedere un buon potenziale di produzione di biogas) per valutarne le caratteristiche ai fini del loro utilizzo energetico e la resa in biogas. Anche le tecnologie impiantistiche sono orientate allintroduzione di tali substrati, sia liquidi che solidi, nel digestore. Luso delle colture energetiche come co-substrato, infatti, permette di ottimizzare la produzione di biogas e il riciclo dei nutrienti. Questo perch possono essere prodotte in azienda ed essere addizionate come co-substrati agli effluenti zootecnici direttamente o dopo insilamento e il digestato ottenuto a seguito del trattamento anaerobico pu essere utilizzato per fertilizzare le aree agricole in cui le stesse vengono coltivate. Scarti organici e acque reflue dellagro-industria: ingenti quantit di prodotti agricoli sono lavorati nellindustria alimentare. Durante tali lavorazioni si producono reflui che spesso possono essere avviati alla digestione anaerobica. Il fango anaerobico risultante pu essere utilizzato come ammendante su terreni agricoli. Tipici sottoprodotti e scarti agro-industriali sono ad esempio, il siero di latte, contenente proteine e zuccheri dallindustria casearia, e i reflui liquidi dallindustria che processa succhi di frutta o che distilla alcool. Di interesse per la digestione anaerobica sono anche diversi scarti organici liquidi e/o semisolidi dellindustria della carne (macellazione e lavorazione della carne), quali grassi, sangue, contenuto stomacale, ecc. (vedi Regolamento CE n. 1774/2002 Norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano). Tali residui, ad esempio possono essere addizionati come co-substrati nella digestione di liquami zootecnici e/o fanghi di depurazione. Fanghi di depurazione Sono il residuo del processo di depurazione delle acque reflue urbane e industriali. Sono costituiti da biomassa batterica e da sostanza inerte, organica ed inorganica. In generale gli obiettivi della 19

digestione anaerobica dei fanghi di depurazione sono: la stabilizzazione della sostanza organica, la distruzione degli eventuali microoganismi patogeni e la facilitazione per lo smaltimento finale. Frazioni organiche di rifiuti urbani Nei rifiuti urbani domestici la percentuale di frazione organica umida compresa in genere tra il 25 e il 35% in peso. La presenza di piccole quantit di plastica e vetro in genere inferiore al 5% sul totale. Queste frazioni organiche presentano un elevato grado di putrescibilit ed umidit (> 65%) che le rendono adatte alla digestione anaerobica. Liquami umani I liquidi e i solidi organici di origine umana vengono suddivisi in acque brune ( 7% sostanza secca) e acque gialle (2% di sostanza secca) che presentano una producibilit in biogas pari rispettivamente a 65,50 m3biogas/ton e 20 m3biogas/ton. Anche le discariche, opportunamente attrezzate, possono produrre biogas , ma solo il 40% circa del gas generato pu essere raccolto, mentre la rimanente parte viene dispersa in atmosfera. Poich il metano, di cui in gran parete costituito il biogas, un gas serra con effetto circa venti volte superiore a quello dell anidride carbonica, chiara la necessit di evitarne le emissioni in atmosfera. Quando, invece la decomposizione dei rifiuti organici ottenuta mediante digestori anaerobici chiusi, quasi tutto il gas prodotto viene raccolto ed usato come combustibile. Il processo di digestione anaerobica consiste nella metabolizzazione delle sostanze organiche per opera di microrganismi, il cui sviluppo condizionato dalla presenza di ossigeno. Questi batteri convertono sostanze complesse in altre pi semplici, liberando anidride carbonica e acqua, e producendo un elevato riscaldamento del substrato, proporzionale alla loro attivit metabolica. Lenergia prodotta pu essere cos trasferita all esterno. Il sistema biologico sul quale si intende sviluppare l intervento di tipo anaerobico con digestione termofila. Attraverso la digestione anaerobica a caldo si ottiene oltre al biogas, labbattimento del carico inquinante, dovuto al fatto che una flora microbica selezionata in grado di utilizzare le sostanze organiche e inorganiche presenti nei residui vegetali ed animali per moltiplicarsi e trasformarle quindi in una nuova sostanza vivente.

VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA DIGESTIONE ANAEROBICA Vantaggi:


Produzione di biogas.Il biogas pu essere utilizzato come fonte di energia necessaria per il funzionamento dellimpianto (pompe, miscelatori, sistemi di termostatazione), e per le utenze esterne. Ci rappresenta un notevole vantaggio rispetto ai processi aerobici, perch pu non dipendere dalla fornitura di energia di altre reti. Lassenza di sistemi di insufflazione dellaria, necessari invece per i processi di depurazione delle acque a fanghi attivi, limita i problemi tecnici ed elimina la necessit di un apporto energetico ulteriore. Bassa produzione di fanghi di supero e produzione di un fango stabilizzato usato a fini agronomici, costi ridotti. In molti casi un processo anaerobico in grado di operare efficientemente con elevati valori di carico organico (fino a 30 kg CODm3/d, contro i 3,2 dei normali impianti aerobici). La produzione di fanghi bassa, in quanto il prodotto principale della rimozione del carico organico il biogas (mentre negli aerobici il metabolismo volto alla produzione di biomassa). Mediamente, ogni kg di COD rimosso in un impianto anaerobico comporta una produzione di 2050 g di biomassa; inoltre i fanghi di supero risultano generalmente stabilizzati: le spese per il loro smaltimento sono dunque contenute. La frequenza di scarico dei fanghi dal sistema pu essere molto pi bassa rispetto ai sistemi convenzionali, e per questo motivo anche in questa fase i costi sono ridotti.

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Dimensione limitata degli impianti. Vi una notevole flessibilit di scala: il trattamento anaerobico pu applicarsi per impianti grandi (migliaia di m) e per impianti su scala pilota (meno di un litro di volume). La lenta crescita cellulare limita la necessit di aggiungere nutrienti, quali fosforo ed azoto, al sistema. Limitata dispersione in aria di contaminanti organici volatili (es: solventi clorurati). Migliore rimozione di agenti patogeni. L uso di un trattamento termofilo rende superfluo il post-trattamento di disinfezione previsto per gli impianti mesofili.

Svantaggi:
Sensibilit del processo a variazioni di PH, alla presenza di sostanze inibenti o tossiche e a sbalzi di temperatura. Svantaggio superabile attraverso l uso di opportuni sistemi di coibentazione dei digestori e un monitoraggio in continuo di parametri quali PH, alcalinit, etc Periodi di start-up lunghi, che si riducono per se si interviene con una digestione termofila. Costi derivanti dall installazione di sistemi di rimozione di composti quali: azoto, fosforo; nonch di sistemi di filtrazione del biogas per l eliminazione degli odori e dell idrogeno solforato che corrode lacciaio. Necessit di trattamento delle acque in eccesso.

Nel corso degli ultimi dieci anni la digestione anaerobica si diffusa in molti paesi europei. Questi impianti vengono realizzati non solo allo scopo di recuperare energia rinnovabile, ma anche di controllare le emissioni maleodoranti e di stabilizzare le biomasse prima del loro utilizzo agronomico. Anche il processo di evoluzione nella politica ambientale, attivatosi a seguito della Conferenza di Kyoto sulla riduzione dell inquinamento atmosferico da gas serra, pu accentuare l attenzione sul recupero del biogas. Ne deriva l utilit di potenziare e di razionalizzare i sistemi che sfruttano processi di co-digestione anaerobica di biomasse di varia natura. Si assiste quindi ad un aumento (o risveglio) dell interesse per questa tecnologia, che in futuro potrebbe e, si auspica, dovrebbe fornire un contributo non trascurabile al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto ed una ulteriore possibilit di gestione sostenibile di rifiuti e residui derivanti dalle attivit umane. E forse il caso di ricordare che a partire dal 1973, in conseguenza della crisi petrolifera, vi era gi stato un boom di interesse e di applicazioni per la digestione anaerobica, ma le aspettative allora create si realizzarono solo in minima parte. Ne anzi derivato in molti ambiti e per molto tempo, un atteggiamento critico nei confronti della digestione anaerobica- giudicata troppo complessa da gestire e poco affidabile. Le cause di quanto avvenuto sono molteplici e non tutte riconducibili ad aspetti tecnici, anche se vero che le conoscenze e le esperienze applicative dell epoca, unite a modalit realizzative e qualit dei macchinari modesti, sono state in molte situazioni alla base degli insuccessi ottenuti. Rispetto ad allora le conoscenze di base ed applicate sul processo di digestione anaerobica sono aumentate enormemente e conseguentemente le tipologie impiantistiche disponibili ed il grado di affidabilit di questa tecnologia. Quanto pi la funzione della digestione anaerobica evolve da sistema di trattamento depurativo a sistema per la produzione di energia, tanto pi gli obiettivi degradativi e le necessit di controllo aumentano. La massimizzazione dei benefici ambientali infatti strettamente legata all ottimizzazione del processo degradativo, ottenendo in questo modo la massima produzione di metano, i minori quantitativi di prodotto digerito e la maggiore stabilit del prodotto. Negli ultimi anni le reselettriche dei motori sono sensibilmente cresciute, fino a valori massimi del 40% e questo rappresenta certamente un miglioramento rilevante 21

rispetto al passato per il bilancio energetico e la redditivit della digestione anaerobica. Una quota dell energia termica viene utilizzata per compensare i fabbisogni termici del processo e questo rappresenta comunque un vantaggio della digestione anaerobica rispetto ad altre tecnologie di conversione energetica. Stante l attuale situazione del mercato dell energie rinnovabili, le prospettive economiche della digestione anaerobica di biomasse, sono sicuramente buone dal momento che gli investimenti nel settore risultano avere una redditivit discreta e di lunga durata, a fronte di un rischio estremamente contenuto. In futuro le prospettive economiche per il settore non potranno che migliorare, considerando il sempre maggior peso che assumeranno le fonti energetiche rinnovabili e la raccolta differenziata dei rifiuti.

Impianto anaerobico

I RIFIUTI PERICOLOSI
PILE: le pile alcaline contengono mercurio e cadmio, molto tossici anche in quantit ridotte; anche pile ricaricabili, a bottone e saline; BATTERIE D'AUTO ESAUSTE: contengono piombo allo stato metallico e acido solforico entrambi molto tossici per lambiente; FARMACI SCADUTI O INUTILIZZATI; 22

RIFIUTI ETICHETTATI con la sigla T/F: candeggine, lacche, solventi, vernici; per riconoscerli sufficiente controllare i simboli messi in evidenza sulle etichette dei contenitori come la fiamma, il teschio o la X; i contenitori anche se vuoti vanno comunque considerati rifiuti pericolosi; FITOFARMACI E PESTICIDI: la maggioranza dei prodotti utilizzati per trattare le piante; essi contengono principi chimici velenosi; OLI ESAUSTI: oli di lubrificazione di parti meccaniche; TUBI NEON E LAMPADE A FLUORESCENZA: possono essere conferiti solo al CRM; tubi neon e lampade a fluorescenza non devono essere rotti: contengono prodotti nocivi per luomo e lambiente. Per la pericolosit e tossicit delle sostanze e dei materiali che li costituiscono questi rifiuti vannosottoposti a trattamenti preliminari prima di poter essere recuperati o smaltiti in discariche apposite od ancora bruciati in appositi inceneritori. RIFIUTI ELETTRONICI, RAEE o e-waste sono rifiuti di tipo particolare: cellulari, computers, stampanti ecc, che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all'abbandono. I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l'ambiente e la non biodegradabilit di tali apparecchi. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell'ambiente o in discariche e termovalorizzatori con conseguenze di inquinamento del suolo, dell'aria, dell'acqua con ripercussioni sulla salute umana. Questi prodotti vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, evitando cos uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature oltre a la sostenibilit ambientale. Questo tipo di rifiuti sono comunemente definiti RAEE' e sono regolamentati dalla omonima "Direttiva " (o Direttiva WEEE, da Waste of Electric and Electronic Equipment). I RAEE, acronimo di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, ovvero Rifiuti di AEE. Le AEE sono apparecchiature che per un corretto funzionamento dipendono dall'energia elettrica, sia come utilizzatrici, sia come generatrici, progettate per funzionare a tensioni fino a 1000 V AC o 1500 V CC, e appartengono a una delle seguenti categorie: 1. 2. 3. 4. 5. 6. Grandi elettrodomestici; Piccoli elettrodomestici; Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; Apparecchiature di consumo; Apparecchiature di illuminazione; Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni); 7. Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero; 8. Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti); 9. Strumenti di monitoraggio e controllo; 10. Distributori automatici. Il trattamento dei RAEE svolto in centri adeguatamente attrezzati, autorizzati alla gestione dei rifiuti ed adeguati al "Decreto RAEE", sfruttando le migliori tecniche disponibili. Le attivit di trattamento prevedono varie fasi, indicativamente:

messa in sicurezza o bonifica, ovvero asportazione dei componenti pericolosi smontaggio dei sotto-assiemi e separazione preliminare dei materiali 23

lavorazione meccanica per il recupero dei materiali.

L'attivit di reimpiego delle apparecchiature dopo test di funzionamento un'opzione prevista della normativa sui RAEE ma non esiste una normativa sulle apparecchiature reimmesse sul mercato.

LA DISCARICA CONTROLLATA
Il sistema di smaltimento dei rifiuti solidi pi diffusamente utilizzato in Europa quello delle discariche, nelle quali viene trasportato l88% dei rifiuti solidi urbani e l82% di quelli industriali. Per discarica controllata si intende lo smaltimento dei rifiuti, in un sito oculatamente selezionato e preparato, che prevede lo stoccaggio programmato e controllato per strati sovrapposti allo scopo di facilitare la fermentazione della sostanza organica. Questo molto diverso dal vecchio concetto di discarica, con il quale si intendeva una grande buca nel terreno in cui i camion adibiti alla raccolta dei rifiuti urbani scaricavano limmondizia cos come veniva raccolta dai cassonetti. Per fortuna oggi si sta cercando di superare tutto ci e di arrivare ad una discarica che sia una vera e propria unit di trattamento dei rifiuti. La discarica controllata deve garantire il rispetto delle esigenze igienico sanitarie della collettivit; deve prevedere misure di contenimento del rischio di inquinamento dellaria, dellacqua, del suolo, e del sottosuolo; deve il pi possibile evitare il degrado dellambiente e del paesaggio in cui sorge, rispettando al tempo stesso le esigenze di pianificazione economica e territoriale dellarea.

Come si realizza una discarica controllata:


Innanzi tutto fondamentale la scelta del sito su cui andare a realizzare la discarica; in questa fase preliminare vengono condotti studi sulla geologia (caratteristiche del sottosuolo) e sullidrogeologia (andamento delle acque superficiali e sotterranee) della zona, si realizzano indagini di campo (sondaggi geognostici, piezometri,...) al fine di verificare soprattutto la resistenza del terreno, che sar sottoposto ad un elevato carico dovuto al peso dei rifiuti, e la permeabilit del terreno stesso, che dovr essere molto bassa in modo che, eventuali perdite accidentali di reflui dal bacino della discarica, non si infiltrino in profondit causando linquinamento della falda sotterranea. Stabilita lidoneit del sito ad ospitare la discarica controllata si procede con le operazioni di scavo della vasca (a volte non necessario scavare, come nel caso ad esempio di una vecchia cava dismessa), scavo che normalmente si approfondisce di qualche metro (normalmente non pi di 10-15 m, per discariche pi profonde vengono previsti sistemi che ne aumentino la stabilit). Sul fondo dello scavo viene realizzato uno strato impermeabile con argilla compatta, di spessore non inferiore al metro, al di sopra del quale viene posta una membrana impermeabile in polietilene ad alta densit e quindi uno strato di materiale drenante in cui vengono alloggiate le tubazioni fessurate per la raccolta del percolato, cio del liquido prodotto dalla infiltrazione della pioggia nello strato di rifiuti. In discarica controllata non dovrebbero essere conferiti i rifiuti indifferenziati, ma solo la frazione residuale della raccolta differenziata, cio quei materiali che non possono essere riciclati n usati per la produzione di compost o della frazione organica stabilizzata (FOS). I rifiuti vengono scaricati nellarea e stesi in strati di circa 50-70 cm, quindi compattati dal ripetuto passaggio di un mezzo compattatore in modo da ridurne il volume. La coltivazione 24

avviene per sovrapposizione di strati successivi fino al raggiungimento della quota e della forma prevista. Per evitare gli odori sgradevoli e la dispersione di materiale volatile, alla fine di ogni turno di lavoro lo strato di rifiuti viene ricoperto con circa 20 cm di terra o di FOS. Una volta esaurito il volume utile della discarica, si procede alla copertura definitiva dei rifiuti attraverso una membrana impermeabile superiore (capping) che v a saldarsi con quella inferiore. Al di sopra verr posto uno strato di terreno vegetale per la piantumazione di specie erbacee ed arbustive tipiche della zona, che forniranno un ambiente favorevole alla fauna, rendendo la discarica poco riconoscibile. A questo punto per, dopo 10-15 anni di coltivazione, la discarica non ha esaurito la sua vita, infatti i processi di degradazione della frazione organica dei rifiuti ad opera dei batteri sono lenti e si compiono in decine di anni. Tale degradazione avviene soprattutto in condizioni anaerobiche, cio in assenza di Ossigeno, e genera come prodotto un gas costituito essenzialmente da metano ed anidride carbonica, il biogas. Tale gas, oltre a essere causa di cattivi odori, di enorme inquinamento, pu provocare anche fenomeni esplosivi, esso viene quindi captato dalla discarica attraverso pozzi o trincee scavati nei rifiuti ed avviato ad impianti appositi che lo usano per la produzione di energia elettrica. La discarica controllata avrebbe dovuto evitare la dispersione incontrollata dei rifiuti, concentrandoli e diminuendo le loro potenzialit inquinanti attraverso dispositivi e tecniche di gestione che avrebbero dovuto mitigare gli aspetti di impatto ambientale. In realt cos non stato, avendo sino ad oggi svolto il solo compito di ricevere rifiuti. Per questo sono state ricercate ed attuate valide alternative .

DESCRIZIONE GENERALE di un IMPIANTO per produzione di energia elettrica e termica da CDR con PROCESSO di PIROLISI
GENERALITA La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili costituisce unimportante alternativa alle usuali forme di produzione di energia elettrica. Attualmente, a seguito dellapplicazione dei provvedimenti legislativi sul risparmio energetico e sulla riduzione delleffetto serra, la produzione di energia elettrica viene promossa , grazie ad un incentivo tariffario, quale forma di produzione di energia da fonti rinnovabili. PROCESSI USUALI DI UTILIZZO DELLE BIOMASSE E DEL CDR Le due usuali forme di utilizzo delle biomasse per la produzione di energia sono generalmente la combustione diretta o la gassificazione. Le due forme si distinguono per alcuni parametri e per la diversa impiantistica richiesta, oltre che per un diverso criterio di protezione ambientale. La gassificazione un processo di combustione in difetto di ossigeno ma con presenza di fiamma fuoco all'interno del processo La pirolisi un processo che si svolge in totale assenza di ossigeno, che gassifica la materia organica carboniosa e/o con base idrogena presente nella biomassa e nei materiali organici in genere, il materiale viene trattato in un apposito reattore in cui possono essere variati agevolmente tutti i parametri. In altra parte dellimpianto avviene la combustione dei gas prodotti. Contemporaneamente avviene la formazione di carbone che a sua volta pu essere gassificato o bruciato in altro apparecchio con altro processo conseguente al primo. 25

PIROLISI DA CDR Pirolisi o piroscissione indica un processo di decomposizione chimica generata esclusivamente dallintervento dellenergia termica. I processi di pirolisi furono fra le prime reazioni realizzate dagli alchimisti e dai chimici. Lindustria di oggi adotta su vasta scala processi di pirolisi nel settore chimico e petrolchimico.

La pirolisi una tecnologia di trattamento delle sostanze a prevalente matrice plastica ed a alto contenuto calorico e sta ricevendo sempre maggiori attenzioni per le sue caratteristiche che, oltre a favorire il recupero di materia e di energia, facilitano il controllo del processo. In assenza di aria, quindi in ambiente riducente, la pirolisi provoca la decomposizione termochimica della materia. Applicata al trattamento del CDR, la tecnologia della pirolisi offre vantaggi significativi. Il processo, per sua natura endotermico, opera la scissione delle molecole complesse che formano le gomme, le plastiche, i componenti cellulosici e altri componenti chimici complessi, costituenti il CDR, trasformandole in molecole strutturalmente pi semplici. Le variabili principali che governano la pirolisi, come del resto per gli altri processi chimici, sono la temperatura, il tempo di residenza e la pressione. Oggi, fra i nuovi sistemi di smaltimento a tecnologia complessa, la pirolisi si avvia ad essere lalternativa agli impianti di incenerimento. Gli esperti del settore hanno infatti rivolto molte critiche agli inceneritori tradizionali contestando, oltre alle difficolt di conduzione e di funzionamento, la possibilit che prodotti altamente inquinanti possano essere dispersi in atmosfera nonostante la presenza di costosi e monumentali sistemi di abbattimento e depurazione fumi.

DESCRIZIONE DEL PROCESSO DI GASSIFICAZIONE PIROLITICA Il processo di gassificazione pirolitica consiste nel privare il materiale di partenza delle sostanze organiche in esso presenti con ottenimento di carbonio. Tale operazione condotta in assenza di aria ad una temperatura oscillante fra i 500 ed i 600 C con tempi variabili a seconda della pezzatura dei prodotti di partenza. La reazione cosiddetta di pirolisi pu essere sintetizzata con la seguente semplificazione

CH2 O = C + H2O
La reazione esotermica in modo netto cio sviluppa calore di per se stessa.Durante questa fase si hanno emissioni di acqua e di una serie di prodotti da distillazione che potrebbero essere recuperati con vantaggio su impianti di discreta potenzialit. Da questi, infatti si ottengono numerosi S.O.V. (sostanze organiche volatili). Durante il processo, con una temperatura superiore ai 400 C si ha una forte produzione di metano, mentre sopra i 700 C si ha formazione di idrogeno. Poich si vuole evitare quanto pi possibile la formazione di idrogeno, la temperatura massima di carbonizzazione generalmente mantenuta al di sotto dei 600 C.

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IMPIANTO DI CDR MEDIANTE PIROLISI II processo si compone di una linea di trattamento del materiale ed una di depurazione fumi, avente lo scopo di realizzare la pirolisi del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) o di altro rifiuto e/o residuo avente simili caratteristiche e potere calorifico paragonabile secondo le pi moderne tecnologie. Limpianto pu trattare numerosi materiali contenenti carbonio come elencato nella seguente tabella facente riferimento ai relativi codici CER:

Codice CER 02 01 03 02 01 04 03 01 01 03 01 05 03 03 01 03 03 02 03 03 07 03 03 10 04 02 21 04 02 22 05 01 03 05 01 07 05 01 08 05 01 10
05 06 03 07 02 99 16 03 06 17 02 03

Rifiuto / Residuo
scarti vegetali

rifiuti di plastica
scarti di corteccia e sughero

segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci


corteccia fecce

scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone scarti di fibre e fanghi contenenti fibre rifiuti da fibre tessili grezze rifiuti da fibre tessili lavorate
morchie da serbatoio catrami altri catrami fanghi da trattamento effluenti altri asfalti rifiuti non specificati altrimenti rifiuti organici plastica

Codice CER
17 03 01 17 03 02 17 03 03

Rifiuto / Residuo miscele bituminose contenenti catrame di carbone miscele bituminose catrame di carbone e prodotti contenenti catrame
rifiuti della ricerca e diagnosi

18 02 03 19 12 04 19 12 10 19 12 12 20 01 01 20 01 08 20 01 10 20 01 11 20 01 38 20 01 39 20 02 01 20 03 01 20 03 02

plastica e gomma rifiuti combustibili (CDR) rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti
carta e cartone

rifiuti biodegradabili di cucine e mense abbigliamento prodotti tessili legno plastica


rifiuti biodegradabilii rifiuti urbani non differenziatii rifiuti di mercati

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N.d.

farina animale (disidratata)

Visto l'elevato potere calorifico delle farine animali, il processo pirolitico viene considerato uno dei metodi pi innovativi che consente sia il recupero dellelevato contenuto energetico sia la soluzione al grave problema del loro smaltimento conseguente al divieto di nutrire gli animali con prodotti derivati dalle farine stesse.

FASI DEL PROCESSO L'impianto costituito dalle seguenti fasi: Caricamento. Reattore di pirolisi. Camera di combustione gas di pirolisi-vetrificazione. Caldaia a recupero per produzione di vapore. Unit di trattamento fumi (processo Solvay). Controlli, impianto elettrico, quadro comandi. Sistemi e dispositivi di raccolta. Requisiti per evitare inquinamento da rumore.

Caricamento E' costituito da un sistema di nastri per il trasporto del materiale fino alla quota dell'imbocco del reattore di pirolisi. I nastri sono di tipo chiuso onde evitare contatti, dispersioni e dilavamenti con eventi metereologici avversi, nonch per ridurre la dispersione delle polveri nellambiente di lavoro. Il nastro, le cui dimensioni di massima sono metri 0,80 x 8,00 /10,00, viene comandato da un inverter per la regolazione della velocit di trasporto. Il materiale viene scaricato in una tramoggia, parte superiore di un cilindro, ove viene fatto scorrere un pistone che con il suo moto alternativo assicura la traslazione e anche la compressione del 28

materiale al fine di assicurare la tenuta del sistema. Il moto alternativo del pistone ed i tempi di pausa sono regolati in modo da garantire la portata richiesta. All'estremit del cilindro di alimentazione inserita una vite senza fine per la rottura del blocco compresso del rifiuto.

Reattore di pirolisi E' costituito da un cilindro in acciaio refrattario in grado di sopportare temperature di 1.100 C ed ha dimensioni massime di mm D = 2.500 L = 10.000 con all'interno un sistema di coclee in grado di attuare un rimescolamento efficace del materiale oltre che la traslazione dello stesso. La velocit del sistema viene regolata automaticamente tramite un PLC seguendo landamento delle temperature previste in fase di progetto. Il reattore viene percorso due volte dal rifiuto assicurando il completo sviluppo del processo.La temperatura del processo di 500 C circa.L'intero reattore coibentato a mezzo di una camicia costituita da materiale refrattario ed isolante di spessore tale da garantire una temperatura esterna di parete di 60 C quando all'interno persiste una temperatura di 1.300 C.Tutte le tenute degli organi rotanti sono realizzate con vapore e la pressione di esercizio all'interno del reattore viene mantenuta circa 20 mm di colonna dacqua inferiore a quella atmosferica. Camera di combustione vetrificazione E' la sede in cui vengono combusti parte dei gas di pirolisi ed ha una cubatura di circa 50 mc ed tale di assicurare un tempo di permanenza dei fumi di oltre 3 secondi alla temperatura di combustione di 1.400 C E' interamente realizzata in materiale refrattario e rivestita con materiale isolante in modo che la temperatura esterna di parete non superi i 60 C. A questa associato un forno rotativo, avente una cubatura di 25 mc con le stesse caratteristiche della camera di combustione, ove viene realizzata la vetrificazione delle scorie che vengono estratte per caduta e raccolte in una vasca a piscina; da qui estratte mediante nastro e raccolte in una vasca drenante. Caldaia a recupero E' una caldaia a fascio tubiero con pluri-ricircolo dei fumi provenienti dalla combustione dei gas di pirolisi che sfrutta l'energia termica contenuta dagli stessi per la produzione di vapore surriscaldato. Trattamento dei fumi I fumi provenienti dalla combustione, dopo lo sfruttamento del loro contenuto energetico, utilizzato per il riscaldamento del rifiuto alla temperatura di reazione del processo e per la successiva produzione di vapore, vengono miscelati in appositi miscelatori alla temperatura di 220 250 C con bicarbonato di sodio e carbone attivo, la cui portata regolata tramite PLC in base al pH dei fumi, e quindi filtrati in filtri a manica autopulenti. Dopo tali operazioni i fumi vengono smaltiti in atmosfera con valori limite, per ciascun agente inquinante, che rispondono pienamente ai limiti presentati nella seguente tabella:
Contaminante Polvere totale Sostanze organiche in forma di gas e vapori (COT) Cloruro di idrogeno Fluoruro di idrogeno Biossido di zolfo Valori di emissione impianto di pirolisi 3 mg/Nmc 3,5 mg/Nmc 2 mg/Nmc 0,1 mg/Nmc 12 mg/Nmc Limite di emissione fissati dalle norme 10 mg/Nmc 10 mg/Nmc 10 mg/Nmc 1 mg/Nmc 50 mg/Nmc

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Cd e Tl e loro composti Hg e suoi composti Sb + As + Pb + Cr + Co + Cu + Mn + Ni + V + Sn CO (come valore medio giornaliero) NOx Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) (come valore medio su 8 ore) PCDD + PCDF

< 0,01 mg/Nmc < 0,005 mg/Nmc < 0,05 mg/Nmc < 4 mg/Nmc < 16 mg/Nmc < 0,001 mg/Nmc < 0,01 ng/Nmc

0,05 mg/Nmc 0,05 mg/Nmc 0,5 mg/Nmc 50 mg/Nmc 200 mg/Nmc 0,01 mg/Nmc 0,1 ng/Nmc

Controlli, impianto elettrico e quadro comandi Ciascuna fase viene controllata mediante trasduttori con segnale proporzionale e dotati di comandi di retroazione con transitorio trascurabile in modo da gestire in automatico le varie fasi del processo mediante un terminale a video. La fase di caricamento, che la responsabile della quantit di rifiuto, viene controllata e regolata in base alla temperatura di processo ed alla qualit dei fumi in uscita. La velocit di rotazione del reattore di pirolisi, e quindi i tempi di permanenza del materiale, regolata dalla temperatura di processo. L'aria di combustione nelle caldaie viene regolata da un analizzatore in continuo di CO e di ossigeno, la cui presenza pu inibire l'intero processo se l'anomalia perdura per oltre 5 sec, oltre che dalla temperatura raggiunta in caldaia. La produzione di vapore viene controllata da pressostati e termocoppie che controllano temperatura e pressione del vapore agendo sui dispositivi di sicurezza del sistema. Un analizzatore in continuo dei fumi per il controllo dei microinquinanti regola la quantit di bicarbonato e carbone attivo ed in grado di inibire l'intero sistema qualora l'anomalia persista per un tempo superiore ai 10 sec. Per ciascuna fase sono previsti apparecchi di misura in modo da controllare in tempo reale le quantit in gioco. Dispositivi di sicurezza In caso di anomalia delle camere di combustione i gas di pirolisi sono convogliati in due torce e combusti.Tutte le procedure di accensione e di spegnimento vengono realizzate in presenza di vapore al fine di prevenire indesiderati scoppiettii. Sistemi e dispositivi di raccolta I sottoprodotti del processo sono rappresentati dalle scorie della vetrifcazione, dal particolato raccolto nel filtro a maniche e dall'eventuale ulteriore polvere raccolta durante la fase di lavaggio e neutralizzazione. Il vetrificato, viene scaricato in continuo dal vetrificatore in una vasca metallica contenente acqua in modo da consentire un rapido raffreddamento ed estratto con un nastro a letto forato onde consentire il rapido deflusso dell'acqua e successivamente scaricato in apposito container. Il particolato viene estratto dal filtro a maniche per mezzo di una coclea ed inviato con sistema pneumatico alla tramoggia di alimentazione del vetrificatore e miscelato con le scorie della pirolisi destinate a vetrificazione. Per quanto riguarda infine le polveri raccolte nella vasca polmone di lavaggio e neutralizzazione, vengono estratte con sistema idropneumatico ed inviate anch'esse in forma umida al vetrificatore.

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Lestrazione verr fatta settimanalmente ed il trasporto alla tramoggia del vetrificatore verr eseguito manualmente. Requisiti per evitare linquinamento da rumore Le fonti di rumore nell'impianto sono individuabili nelle elettroventole per la fornitura dell'aria di combustione e di regolazione oltre che nelle elettroventole destinate al trasporto pneumatico. Per ridurre l'inquinamento da rumore le elettroventole sono fornite di box ad alto coefficiente di assorbimento acustico. DESCRIZIONE DEL PROCESSO Il materiale viene sollevato tramite una coclea in collegamento con la tramoggia di alimentazione di uno spintore idraulico che ha lo scopo di trasferire il materiale fino alla bocca del reattore e nello stesso tempo comprimere lo stesso in modo da realizzare un tappo tale da non consentire transiti di aria dall'esterno e contemporaneamente gas dall'interno del reattore. L'accesso della bocca del reattore munito di una vite di Archimede per la rottura di eventuali ponti e di una rotocella a camere a tenuta. All'interno del reattore sono disposte tre coclee, di cui due a circa met del diametro del reattore e la terza sulla generatrice inferiore dello stesso. La rotazione delle coclee tale da far percorrere al materiale l'intera lunghezza del reattore rispettivamente in un verso e successivamente in quello opposto. La rotazione delle coclee di mezzo giro al minuto e pu essere regolata tramite inverter. Il materiale traslato e contemporaneamente rimescolato acquista per irraggiamento l'energia necessaria per la reazione nella prima fase del tragitto e, nella fase successiva, per lulteriore contatto con la parete del reattore, aumenta la velocit di reazione. Il processo viene realizzato lungo l'intero percorso con la produzione di gas di pirolisi costituiti principalmente da idrocarburi ed una fase solida costituita preminentemente da carbone. A causa del regime di pressioni instaurate nell'intero impianto i gas vengono convogliati, previo decantazione a mezzo di ciclone, in parte in un bruciatore installato nel combustore, addizionati con la necessaria aria di combustione e bruciati e in parte in un forno rotativo unitamente alle scorie ad elevate temperature. Il combustore dotato di ulteriori tre bruciatori che, oltre all'avviamento dellimpianto, servono anche per garantire il rispetto delle temperature di progetto in ogni condizione di funzionamento dellimpianto. Il potere calorifico dei gas tale da garantire all'interno una temperatura superiore ai 1.500 C e solo motivi di instabilit del refrattario che la temperatura all'interno viene limitata a 1.400 C. Le scorie solide del processo di pirolisi vengono sospinte dalla terza coclea fino ad un orificio comunicante, tramite valvola stellare, con una coclea di sollevamento che li trasferisce all'interno di un forno rotativo, ove per la presenza dell'aria di combustione e dell'elevata temperatura bruciano e vetrificano la parte incombustibile che viene scaricata in un serbatoio di acqua e da qui estratta da una coclea. La vetrificazione delle scorie tale da consentire un rilascio di metalli in acqua acida inferiore allo standard europeo e pertanto il prodotto da considerarsi a tutti gli effetti un materiale inerte. I fumi, generati dal combustore del gas di pirolisi e dalla camera di vetrificazione delle scorie, si trasferiscono, per il regime delle pressioni interne esistenti nellimpianto, fornendo l'energia necessaria per il sostentamento del processo. Poich l'energia posseduta di gran lunga superiore a quella richiesta dal processo, l'esubero viene utilizzato per la produzione di vapore. All'uscita dallimpianto di produzione vapore, i fumi possiedono ancora una energia sfruttabile per un preriscaldamento dell'acqua di alimentazione del produttore di vapore. Una volta svolto il loro compito energetico, i fumi vengono depurati mediante miscelazione, con bicarbonato di sodio e carbone attivo, e successivo passaggio in filtri a maniche autopulenti 31

(processo Solvay). Il particolato risultante dal trattamento degli effluenti gassosi viene anchesso inviato al forno rotante ed inertizzato insieme alle altre scorie del processo. Il processo di pirolisi, quindi, trasforma il rifiuto in due fasi, una solida ed una gassosa, consentendo una combustione della fase gassosa gestibile pi facilmente e con produzione di fumi di gran lunga inferiori ad altri processi alternativi quali linceneritore. La fase solida utilizzando parte dei gas prodotti viene resa inerte mediante un processo vetrificazione recuperando nel contempo la maggior parte del potere energetico contenuto nel carbone componente principale della fase solida. Il processo molto flessibile e facilmente controllabile lungo tutte le sue fasi. I rendimenti ottenibili superano il 70%.

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CONFRONTO CON GLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO 33

Il procedimento di pirolisi sviluppato si pone in netta competizione con la tecnologia di termodistruzione dei rifiuti (incenerimento). Lincenerimento dei rifiuti avviene in un apposito forno, generalmente del tipo a griglia mobile, appositamente progettato per bruciare il particolare combustibile caratterizzato da basso potere calorifico e da elevata disomogeneit qualitativa e dimensionale. La combustione diretta dei rifiuti presenta indubbiamente una serie di vantaggi, tuttavia, nel confronto col procedimento di pirolisi ne risultano evidenti tutti i limiti:
TECNOLOGIA DI PIROLISI TECNOLOGIA DI INCENERIMENTO Dubbia compatibilit ambientale, in particolare Minimo impatto ambientale ed elevata affidabilit di esercizio. in relazione alle emissioni di micro-inquinanti, e minore affidabilit in relazione alle caratteristiche disomogenee del rifiuto. Loperazione di depurazione della corrente gassosa estremamente semplice in quanto il flusso di gas di pirolisi, prodotto in ambiente riducente, e non ancora soggetto a combustione, caratterizzato da molecole strutturalmente semplici ed assolutamente privo di quei composti organici clorurati che, ad esempio, possono fungere da precursori alla formazione di diossine. La distillazione in assenza di aria trasforma gli alogeni e lo zolfo, principali responsabili del macroinquinamento, in composti acidi idrogenati che vengono facilmente abbattuti ed allontanati dalla corrente gassosa prima della sua combustione. Il ciclo termodinamico della pirolisi evita, in ogni punto dellimpianto, la presenza contemporanea di quelle condizioni che portano alla formazione di diossine e furani. La possibilit di trattare la corrente gassosa prima della sua combustione, in quantit relativamente limitata poich non ancora diluita dallaria comburente rende notevolmente pi semplice ed economico la rimozione di composti indesiderati. La pirolisi dei rifiuti produce un quantitativo di gas circa 10 volte inferiore a quello prodotto con le usuali tecnologie di combustione diretta. Le complicazioni, sia al livello di progettazione che di gestione dellimpianto, che sorgono per il fatto di operare con un flusso di materiale disomogeneo in condizioni termodinamiche difficilmente controllabili quali, alte temperature, ambiente ossidante, presenza di vapor dacqua, rendono arduo controllare la formazione di composti organici alogenati e fanno sorgere dubbi circa laffidabilit del sistema nei confronti dei microinquinanti organico-clorurati. In tali condizioni risulta difficile contrastare i fenomeni di formazione di diossine e furani, composti che poi risulta anche dispendioso rimuovere dai fumi a causa dellelevato volume dei gas prodotti dalla combustione.

Trattamento effluenti gassosi a valle della combustione e quindi su un flusso quantitativamente importante rende molto costoso il processo di depurazione dei fumi. Per ottenere una combustione il pi possibile completa dei rifiuti, si opera infatti con un eccesso daria pari a 1,5 2,5 volte la quantit strettamente necessaria.

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Il processo di pirolisi, per sua natura endotermico, viene condotto in condizioni riducenti a temperature relativamente basse, prossime ai 500 C. Questo facilita il controllo della temperatura e di tutto il processo, riduce drasticamente il quantitativo di effluenti gassosi prodotti ed evita la formazione di prodotti tossici indesiderati. Nessuna produzione di reflui liquidi che necessitano poi di una propria sezione di depurazione e trattamento acque con gli ovvi benefici economici-ambientali del caso.

I processi dincenerimento sono processi esotermici ossidativi, caratterizzati da temperature superiori a 1.000 C. La regolazione della temperatura del processo di combustione di difficile gestione in quanto influenzato principalmente dalla variazione della portata dei rifiuti in alimentazione (elevata inerzia del sistema). Necessit di unimportante sezione per il trattamento dei reflui liquidi, con tutte le problematiche economiche ed ambientali connesse. A causa del movimento dei rifiuti sulla griglia e delle notevoli portate daria necessarie alla combustione, si ha una notevole presenza di polveri e particolato nei fumi con i conseguenti costi di rimozione prima dellemissione in atmosfera. La combustione diretta di un prodotto eterogeneo come il rifiuto, con formazione di svariati prodotti caratterizzati da molecole complesse e presenza di incombusti rende difficoltoso una perfetta gestione del processo di combustione. I forni di incenerimento a griglia possono

La bassa temperatura a cui si svolge il processo di pirolisi e la pratica assenza di elevate turbolenze allinterno del reattore riduce notevolmente il trascinamento di polveri e particolato nel gas di pirolisi.

Poich il processo di pirolisi ha, come prodotto principale, un combustibile in forma gassosa costituito dal gas di pirolisi, risulta poi agevole la gestione del successivo processo di combustione e con recupero energetico.

La tecnologia della pirolisi costituisce un sistema di smaltimento pressoch universale, potendo essere applicato ad un ampia gamma di rifiuti.

risultare sensibili alle variazioni di potere calorifico del materiale, in particolare rifiuti caratterizzati da un alto potere calorifico (pneumatici usati) possono danneggiare le griglie.

Come residuo solido, il processo di pirolisi, produce unicamente scorie vetrificate che risultano totalmente inerti per quanto riguarda il rilascio di elementi tossici nellambiente. Anche le polveri risultanti dal processo di depurazione dei fumi di combustione prima del loro rilascio in atmosfera vengono ricondotti dentro limpianto e vetrificate. Gli impianti di incenerimento producono un elevato quantitativo di scorie, fino al 30% del rifiuto immesso, di cui risulta poi problematico lo smaltimento.

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I grossi difetti dellincenerimento, che possono essere riassunti in: Incompleta combustione dei residui solidi Grossa produzione di scorie solide tossiche Grossi volumi di fumi da trattare Emissioni pericolose in atmosfera Perdita di valore delle componenti inorganiche del rifiuto

In sintesi il pirolitico un processo applicabile a diverse tipologie di rifiuto, in grado di evitare i danni ambientali e contenere i costi di smaltimento ed il valore dellinvestimento. CONFRONTO CON GLI IMPIANTI DI GASSIFICAZIONE Il riscaldamento di materiale organico in assenza daria porta invariabilmente alla sua degradazione, con produzione di vapori e gas ed eventualmente con la formazione di una massa solida residuale a base di carbonio. Poich in tale processo il potere calorifico del materiale originario non viene praticamente sfruttato, esso si ritrova ridistribuito nei gas e nei solidi prodotti. Se tale trattamento viene effettuato senza apporto di reagenti, il processo prende il nome di pirolisi; altrimenti di massificazione se si inietta vapor dacqua, con ci innescando una complessa sequenza di reazioni chimiche che aumentano lo sviluppo di gas: si tratta di un processo che ha intrinsecamente pi alte necessit di assorbimento energetico e di conseguenza esso viene effettuato simultaneamente ad un processo di combustione parziale del materiale per compensare il deficit energetico che la gassificazione introduce. Proprio questa necessit costituisce lelemento di debolezza nellapplicazione della gassificazione, in quanto o riduce alla fine tale processo ad un normale processo di incenerimento, con tutte le pesanti conseguenze sul successivo intervento di trattamento dei fumi di combustione (e poco importa che essa sia effettuata in un certo numero di stadi successivi), oppure impone di effettuare un trattamento intermedio dei gas prodotti, previo un loro brusco raffreddamento fino a temperature prossime a quelle ambiente, con un notevole spreco di energia.

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Capitolo 2

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INTRODUZIONE
Per risparmio energetico, in senso stretto, si intende il risparmio di fonti energetiche altrimenti utilizzabili, quindi, in concreto, si intende il risparmio di petrolio, metano, combustibili solidi e materiali fissili. Questo perch in massima parte le fonti energetiche rinnovabili non si possono risparmiare, ad es. non si pu risparmiare l' energia solare incidente al suolo o il vento che soffia, come si suol dire: acqua passata non macina pi Le stesse fonti rinnovabili spesso possono essere un mezzo di risparmio energetico: il loro utilizzo pu ridurre il consumo di fonti energetiche altrimenti utilizzabili. Quindi il risparmio energetico una forma di energia rinnovabile, e viceversa. Il risparmio energetico un fine , mentre l' utilizzo razionale dell' energia (e quindi l'applicazione delle tecnologie efficienti) il mezzo o il metodo: ci che permette, nella pratica, di ridurre il consumo di risorse energetiche altrimenti utilizzabili. Esempio di utilizzo razionale dell'energia: investendo energia per coibentare meglio la casa si ottiene un minor consumo di combustibili, (risparmio energetico passivo). Altro esempio: investendo energia per produrre e installare sistemi di riscaldamento e/o per generazione di energia elettrica tramite sistemi FER ( risparmio energetico attivo) si avr ancora una riduzione del consumo di combustibili.

Ci che determina la scelta di metodi per il risparmio energetico attivo o passivo dovrebbe essere l'EROEI ( acronimo inglese per ritorno energetico sull'investimento energetico) e il ROI (ritorno economico dell'investimento). Lobiettivo la riduzione dei consumi energetici mantenendo stessi comfort e servizi, spesso con risparmio anche economico. Per favorire il risparmio energetico ottenibile tramite l'utilizzo razionale dell'energia e delle tecnologie efficienti possono essere stabiliti, a norma di legge, degli standard minimi di efficienza energetica, con incentivi per chi adotta misure pi efficienti della norma, incentivi non necessariamente economici. Anche il risparmio di materie prime contribuisce al fine del risparmio energetico, in quanto per ottenerle serve comunque l'impiego di energia, quindi il ricliclaggio dei rifiuti, la riduzione degli stessi e il riutilizzo di prodotti concorrono all'obiettivo del risparmio energetico, la Comunit Europea sta discutendo standard industriali-produttivi per ottimizzare l'impatto economico ed ambientale nel ciclo di vita dei prodotti (LCA) Nella accezione pi comune, invece, per risparmio energetico si intende il minor utilizzo dell'energia a nostra disposizione nelle azioni di tutti i giorni. Si compie attraverso comportamenti virtuosi ed intelligenti, ad es. spegnendo le luci quando non servono, utilizzando veicoli di bassa cilindrata o andando in bicicletta laddove possibile o a piedi, in questo senso non c' limite al risparmio energetico ma una forma che riguarda pi la sensibilit, l'etica e l'intelligenza individuale. In questo comportamento virtuoso ci pu essere rinuncia a comfort e/o servizi, ma non necessariamente: comportamenti intelligenti permettono un considerevole risparmio energetico senza particolari rinunce, necessario conoscere la materia e saper dosare sobriet, intelligenza ed equilibrio. In sintesi il risparmio energetico ottenibile dai comportamenti quotidiani si pu definire come risparmio energetico intelligente, in quanto scaturisce da conoscenza e cultura individuale. Per favorire il "risparmio energetico intelligente" servono azioni di informazione e sensibilizzazione, quindi serve una promozione culturale poich i comportamenti quotidiani non possono essere imposti per legge, n sperare troppo che possano essere adottati spontaneamente su larga scala e nel breve periodo, anche se ci auspicabile e sicuramente sempre pi vantaggioso sotto l'aspetto sia economico che ambientale. 38

LEFFICIENZA ENERGETICA
Il Novecento stato un secolo caratterizzato da una crescita senza precedenti della popolazione umana, consentita dallo sviluppo industriale ed agricolo e dal ruolo che in esso hanno avuto i combustibili fossili. Tale crescita stata inevitabilmente accompagnata da emissioni di effluenti di vario genere, interagenti con l'ecosistema terrestre, e dalla nascita di iniziative volte a contenere gli effetti negativi sull'ambiente. Fondamentalmente possibile intervenire a tre livelli per razionalizzare ed ottimizzare la filiera energetica e ridurne conseguentemente l'impatto ambientale:

all'atto del prelievo (pozzi petroliferi, miniere, dighe, aeromotori, etc); in fase di conversione in vettore energetico (le fonti primarie, come i combustibili e l'energia solare, vanno trasformate in elettricit o in combustibili raffinati - come l'idrogeno - per consentirne il trasporto all'utenza e l'utilizzo); al momento dell'utilizzazione (mezzi di trasporto, elettrodomestici, riscaldamento, processi industriali, etc).

Le prime due possibilit trovano spesso spazio nelle cronache in quanto riguardano interventi importanti, con ricadute evidenti sul territorio, sia positive che negative, nonch problematiche autorizzative talvolta insormontabili e ingenti movimentazioni di capitale (si pensi ad una diga, un metanodotto o una centrale termoelettrica). Anche i quantitativi energetici connessi sono rilevanti.

Una moderna centrale elettrica a ciclo combinato da 300 MW presenta consumi annui di gas naturale nell'ordine dei 400-500 milioni di m3, un volume corrispondente a quello di un grattacielo con una base di 200 m per 200 m ed un'altezza di 1 km. Per tale motivo
interventi di miglioramento dell'efficienza nell'ambito di queste due fasi implicano riduzioni consistenti degli sprechi energetici. Da un punto di vista dell'inquinamento atmosferico occorre distinguere fra sostanze responsabili dell'effetto serra (come il biossido di carbonio, il vapore acqueo o il metano incombusto), che possono interagire con il clima globale variandone la temperatura ed alterandone i flussi atmosferici, ed inquinanti veri e propri (come il monossido di carbonio, l'ozono troposferico, il particolato) che producono effetti dannosi direttamente sull'uomo ed operanti a livello locale. Alcuni prodotti della combustione rientrano nella prima categoria, altri nella seconda, altri ancora in entrambe. Per determinate emissioni possibile ricorrere a sistemi di filtraggio ed abbattimento, utili per prevenire l'immissione nell'ambiente di alcune sostanze, come l'acido solforico o i composti organici volatili, mediante la loro trasformazione in composti stabili e non dannosi per l'ambiente. Gas come il biossido di carbonio sono per inevitabili, essendo il prodotto base della combustione della molecola del carbonio, presente in tutti i combustibili fossili in quantit decrescente passando dal carbone al gas naturale. L'unica possibilit attualmente allo studio consiste nel ricorso a tecniche di confinamento nel sottosuolo. Per ridurre l'impatto degli inquinanti pertanto opportuno seguire queste due strade: ricorrere alle fonti rinnovabili di energia, ottimizzare i consumi di energia presso l'utenza, intervenendo all'atto dell'utilizzazione. Le possibilit di azione sono innumerevoli e riguardano tutti i settori, dalla grande industria alle residenze, e tutti i dispositivi e le macchine, dal motore delle auto agli impianti di climatizzazione, dal processo industriale alla lampadina fluorescente compatta. Mediante il ricorso a strategie di

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demand side management (DSM: si tratta di attivare iniziative per la gestione della domanda di energia, a livello degli usi finali) si evita la necessit di costruire nuove centrali e reti di trasmissione, si riduce la richiesta di energia, e quindi la spesa per i consumatori, si contiene la dipendenza dall'estero per l'approvigionamento delle fonti fossili, e si d sviluppo all'industria del settore ed al suo indotto , caratterizzata ancora da una buona presenza dell'industria nazionale. Perch importantissimo fare risparmio energetico:

Per consumare meno energia, risparmiando sulla bolletta; Per contribuire a ridurre sensibilmente i consumi di combustibile da fonti esauribili; Per proteggere lambiente e contribuire alla riduzione dellinquinamento.
La riduzione dei consumi energetici nel settore industriale, nei trasporti e nelle nostre case rappresenta uno dei passi fondamentali nella lotta allinquinamento. Nel dicembre del 1997 a KIOTO (Giappone) si svolto un vertice mondiale sul cambiamento climatico, a cui hanno partecipato oltre 160 nazioni; stato firmato un documento dintesa che richiede una riduzione entro il 2008-2012 del 5% dei gas serra sotto i livelli del 1990 di tutti i paesi industrializzati. Tra i Paesi industrializzati, responsabili di gran parte delle emissioni che minacciano il clima ed ai quali tocca perci lo sforzo maggiore per una loro riduzione, solo l'Unione europea ha in parte tenuto fede ai suoi impegni; quanto all'Italia, malgrado alcuni positivi passi in avanti - siamo stati uno dei primi Paesi ad adottare una "energy-carbon tax", imposta che grava sugli usi energetici a maggiore impatto climalterante -, l'obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il 2010 resta lontanissimo.

LEFFETTO SERRA
Le radiazioni provenienti dal Sole attraversano latmosfera vengono assorbite dalla Terra, che ne riflette, tuttavia, gran parte sotto forma di raggi infrarossi. Intrappolati da alcuni gas presenti nellatmosfera (anidride carbonica, metano, ossidi di azoto, idrocarburi alogenati e ozono), questi raggi infrarossi non riescono ad uscire dallatmosfera terrestre, provocando un innalzamento della temperatura. Negli ultimi anni questo fenomeno naturale andato progressivamente intensificandosi a causa dellinquinamento atmosferico, determinando un aumento della temperatura media del pianeta. Il contributo pi consistente all'effetto serra artificiale viene dalla liberazione di gas per la combustione dei fossili (carbone, petrolio,...) e dallabbattimento delle foreste, fondamentali per la loro funzione di assorbire anidride carbonica; il principale colpevole quindi lanidride carbonica a cui si uniscono altri gas quali il metano , i clorofluorocarburi (CFC) responsabili anche della distruzione della fascia di ozono, l'ossido di azoto dovuto alla concimazione artificiale oltre alla combustione dei combustibili fossili. Alcuni di questi gas hanno una vita media molto lunga. L'anidride carbonica per esempio rimane Atmosfera 100 anni nell'atmosfera senza distruggersi. Gli effetti sono di conseguenza dilazionati nel tempo e rendono la situazione ancora pi grave. L'impiego dei combustibili fossili contribuisce per circa l'80% all'aumento del livello di anidride carbonica nell'atmosfera, mentre il 20% legato alla deforestazione con i continui disboscamenti ad opera dell'uomo. Se non facciamo nulla per invertire la rotta e ridurre le emissioni di gas nocivi in atmosfera tutta lumanit sar presto in grave pericolo e gli scenari apocalittici di tanti film di fantascienza potrebbero trasformarsi nella terribile realt. Intere regioni sarebbero sommerse dagli oceani o

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diventerebbero immensi deserti, molte popolazioni sarebbero costrette a spostarsi per trovare condizioni di vita sopportabili, si creerebbero cos tensioni e guerre tra i popoli: alla catastrofe ecologica si assocerebbe una catastrofe sociale. Lenorme quantit di anidride carbonica prodotta proviene dal petrolio (83%), dal carbone (8%) e dal gas naturale (9% circa). In Europa, i combustibili fossili coprono pi dell'80 % del fabbisogno di energia.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Il 1998 stato l'anno pi caldo dal 1860 con un aumento della temperatura media di 0,6 C negli ultimi cento anni. Ormai non c' pi alcun dubbio sulla correlazione tra questo aumento della temperatura e le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, aumentate del 30% dall'inizio della rivoluzione industriale. Secondo gli ultimi studi le emissioni di gas serra prodotti da attivit umane stanno crescendo ad un ritmo annuo compreso tra lo 0,5% e l'1%, pari a circa 23 miliardi di tonnellate annue di anidride carbonica, e le attivit umane sono le maggiori responsabili dell'aumento della temperatura degli ultimi cinquanta anni. Con questo andamento la temperatura media aumenter entro il 2100 tra 1,4 e 5,8 gradi rispetto ai livelli attuali. Lo scioglimento dei ghiacciai la prima conseguenza dell'aumento della temperatura media del Pianeta, che determiner l'aumento del livello dei mari, con effetti a catena: il livello dei mari aumenter di 5 millimetri all'anno, determinando l'aumento di fenomeni di piene fluviali, di precipitazioni e alluvioni, riduzione della disponibilit di acqua dolce, erosione costiera accelerata, montagne senza neve, con un possibile incremento di epidemie ai Tropici. Parte di questi effetti sono gi visibili. L'altezza delle onde marine dell'Oceano Atlantico sulle coste aumentata di circa un metro negli ultimi trenta anni e il numero dei giorni di mare in tempesta tra gli anni '70 e '80 raddoppiato fino ad arrivare a 14 al mese. I ghiacci del mare artico si sono ridotti tra il 10 e il 15%, mentre quelli dell'Antartico si sono ritirati verso il sud di 2,8 gradi di latitudine a partire dalla met degli anni '50. Il futuro imminente quindi vedr aumentare il rischio alluvioni in alcune aree mentre diminuiranno le piogge in altre destinate a diventare semi-desertiche. Anche per il nostro Paese si osservano gi attualmente i primi effetti dell'aumento della temperature, che per l'Italia di 0,7C negli ultimi 100 anni. Cos anche i ghiacciai delle Alpi nell'ultimo secolo la loro estensione in Italia diminuita di quasi la met: dai circa 1.000 chilometri quadrati della fine del secolo ai 500 di oggi. Una delle dimostrazioni pi evidenti il caso di Forni in Valtellina, il pi grande ghiacciaio italiano, il cui fronte arretrato di 2 Km, perdendo il 15% della sua superficie, negli ultimi cento anni. Le possibili conseguenze non riguardano solo la perdita di paesaggio, ma anche aumento di rischio frane, slavine e dissesti geologici, nonch una notevole diminuzione della disponibilit della risorsa idrica. Negli ultimi 50 anni la quantit di pioggia annua media diminuita del 10%, ma tende a concentrarsi in un minor numero di giorni, con eventi pi intensi di carattere alluvionale; e parimenti sono diminuite anche le precipitazioni nevose a tutte le quote. Per i grandi centri urbani gli aumenti della temperatura media annua sono stati pi marcati, 1-2C, con un raddoppio di eventi di onde di calore, temuti fenomeni meteorologici estivi che fanno registrare innalzamenti bruschi della temperatura anche di 7/15C, con pesanti effetti sulla salute della popolazione pi debole.

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Quale sar il clima dellItalia tra 50 anni? Secondo uno studio dell'Enea e dell'Ipcc nel 2050 la temperatura media sar pi elevata di circa 3C, con un aumento pi accentuato al Nord, con un incremento della piovosit invernale del 10% nelle regioni settentrionali e un calo del 30% di quella estiva nel Sud. I ghiacciai si ridurranno ulteriormente del 20-30%. Il livello del Mediterranneo aumenter di 20 centimetri: questo provocher a Venezia fenomeni di acqua alta superiori al metro tra gli 80 e i 115 giorni all'anno (oggi sono appena 7). A queste condizioni i centri abitati di Venezia, Chioggia e delle isole minori rischiano un lento ed inesorabile allagamento. Ma a rischio non solo Venezia: attorno al 2050 saranno a rischio inondandazione 4.500 chilometri quadrati di aree costiere. Le conseguenze saranno pesanti, con danni che rischiano di essere di migliaia di miliardi. E ormai urgentissimo che tutti i Paesi diano inizio a politiche di risparmio energetico e di promozione delle energie rinnovabili. Le possibilit di risparmiare energia, anche in casa, sono davvero tante e alla portata di tutti, sufficiente imparare a fare un po di attenzione: ridurre i consumi irrazionali fin da oggi significa pensare al futuro!

RISPARMIO ENERGETICO IN CASA


lo realizziamo attraverso: 1. interventi sulla nostra casa 2. il riscaldamento 3. lilluminazione 4. gli elettrodomestici Le nostre case sprecano quotidianamente molta energia e le nostre bollette continuano ad aumentare: impariamo il risparmio energetico!

1. Per risparmiare tanto combustibile ogni anno dobbiamo intervenire sulla nostra CASA:
ridurre le dispersioni di calore dalle pareti e dal tetto attraverso opportuni sistemi di isolamento ; limitare le fughe di aria calda dalle finestre con doppi vetri, guarnizioni,..; abbassare la temperatura degli ambienti non utilizzati (garage, cantine, solai); sfruttare al meglio lenergia del combustibile regolando bene limpianto di riscaldamento.

Tutto ci significa spendere denaro, ma questo solo un investimento per un risparmio sulla nostra bolletta e per aiutare lambiente! 2. Il RISCALDAMENTO , dopo il traffico, la maggiore causa dellinquinamento delle nostre citt! Impariamo qualche semplice accorgimento per risparmiare energia: manteniamo la caldaia sempre pulita per farla funzionare al meglio; controlliamo la qualit e la temperatura con cui fuoriescono i fumi dal cammino: sapremo come sta la nostra caldaia e se ha bisogno di manutenzione; non mettiamo copritermosifoni o tende pesanti davanti ai radiatori: ostacoleremmo la circolazione dellaria calda da essi prodotta;

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installiamo su ogni radiatore valvole termostatiche che regolano automaticamente lafflusso di acqua calda in base alla temperatura dellambiente da riscaldare; periodicamente facciamo uscire laria dai radiatori, essa ne impedisce il corretto e omogeneo riscaldamento; avvolgiamo con materiale isolante le tubature non inserite nei muri, soprattutto se passano in locali come cantine o garage.

Due fra gli interrogativi pi ricorrenti della civilt odierna trovano risposte esaurienti nell' ENERGIA GEOTERMICA, a cui provvede semplicemente una legge della Natura. Il terreno infatti contiene una inesauribile sorgente di calore: la temperatura, man mano che si scende sotto terra, aumenta grazie all'energia geotermica che dal nucleo terrestre si dirige verso la superficie; il terreno inoltre assorbe quasi la met dell'energia che riceve dal Sole. Si tratta di una fonte di energia INESAURIBILE, costantemente disponibile e soprattutto RINNOVABILE Generalmente siamo abituati a pensare alla GEOTERMIA in termini di vapore da utilizzare in centrali termoelettriche, come per esempio a Larderello, oppure come acque termali per usi diretti volti alla climatizzazione; tuttavia evidente che pu essere considerata una risorsa del genere anche il "terreno" di casa nostra. A pochi metri di profondit dalla superficie terrestre il terreno mantiene una temperatura quasi costante per tutto l'anno, e questo ci permette di ESTRARRE CALORE d'inverno per riscaldare un ambiente, e di CEDERE CALORE durante l'estate per rinfrescare lo stesso ambiente. Tale scambio di calore viene realizzato con POMPE di CALORE ABBINATE A SONDE GEOTERMICHE che sfruttando questo principio permettono di riscaldare e rinfrescare le nostre case con un unico impianto assicurando un alto grado di rendimento nell'intera stagione, e con un fabbisogno di energia elettrica contenuto rispetto alle prestazioni. Non neppure necessario alcun apporto termico esterno (per esempio una caldaia a metano) per coprire le punte invernali. Le pompe di calore per riscaldare le case esistono sul mercato dagli anni 50, proprio come televisori, lavatrici e altri apparecchi domestici a noi famigliari, si tratta dunque di una TECNICA AFFIDABILE ed AMPIAMENTE COLLAUDATA.

3. AllILLUMINAZIONE sono dovute circa l8-10% delle spese totali di energia elettrica di una
famiglia tipo di 4 persone. La soluzione non certo tornare alluso delle candele, ma semplicemente scegliere tra i tanti diversi tipi di lampada ed imparare ad usarle bene: dobbiamo scegliere il tipo di illuminazione pi adatto in base allambiente da illuminare (grandezza, presenza di finestre, colore di pareti e mobilio,...), alle attivit che vi si svolgono (studio, relax, sport,..), alla durata media dellilluminazione (illuminazioni lunghe e continuate, brevi e frequenti,...); disporre le lampade in modo da ottimizzarne limpiego senza che si creino zone dombra; sostituire le lampade secondo la vita media indicata dal costruttore: lampade vecchie fanno molta meno luce pur consumando la stessa energia; le lampade pi moderne (a scarica di gas) costano di pi delle classiche lampade ad incandescenza, ma durano molto di pi e consumano molta meno energia; preferiamo tinteggiature chiare per le pareti per aumentare la luminosit degli ambienti; ad un unico lampadario centrale preferiamo pi sorgenti luminose: accenderemo di volta in volta solo le luci necessarie evitando inutili sprechi.

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Particolarmente interessante appare l illuminazione a led : la sostenibilit una questione di estrema importanza. Poich un incasso downlighter a LED da 3 W equivale a un'alternativa alogena da 20 W, si capisce come l''illuminazione allo stato solido convenga dal punto di vista ambientale. Non solo crea un ambiente accattivante, ma contribuisce direttamente al programma di sostenibilit. In pi, gli impianti a LED non sono facilmente rimovibili, una vera grazia per i gestori di alberghi ben consapevoli di come tutto ci che rimovibile possa essere rubato! I LED sono gi stati utilizzati nelle stanze degli ospiti, nei corridoi, nelle reception e nelle aree di svago. Attualmente, l'illuminazione allo stato solido pi frequente negli ambienti che necessitano di colore. Ma gli sviluppi della tecnologia a LED stanno continuamente migliorando l'efficienza della luce bianca calda; nel giro di pochi anni, l'illuminazione allo stato solido rappresenter un'alternativa vantaggiosa alle lampade a fluorescenza e alogene nell'illuminazione generale.

4. Ormai gli ELETTRODOMESTICI sono diventati aiuti indispensabili nelle nostre case, non potremmo pi farne a meno, ma quanto ci costano in termini di energia e di impatto sullambiente? Ecco qualche suggerimento per usarli nel modo pi corretto :

- LAVATRICE: 80 famiglie italiane su 100 possiedono una lavatrice, ma lavare la nostra


biancheria non tra le attivit pi economiche: il costo elevato dovuto soprattutto al riscaldamento dellacqua di lavaggio (e solo in minima parte al motore) e alluso eccessivo di detersivo. Ecco qualche consiglio per un utilizzo adeguato di questo elettrodomestico: collegare la lavatrice ad uno scaldabagno in modo da alimentarla direttamente con acqua calda, ci ridurr i consumi di energia ed i tempi di lavaggio; utilizzare la lavatrice solo a pieno carico oppure scegliere i lavaggi a mezzo carico anche se mezzo carico non equivale alla met di energia consumata; scegliere la quantit di detersivo in base alla durezza dellacqua (la durezza la quantit di alcuni sali disciolti in acqua) senza mai esagerare; selezionare il programma in base ai tessuti da lavare evitando i cicli troppo lunghi e/o a temperature troppo elevate (non sopra i 60C); evitare luso del prelavaggio, che raddoppia il consumo di acqua e aumenta di molto anche quello di energia; non utilizzare la lavatrice nelle ore di punta (9-12 e 14-16) e/o contemporaneamente alla lavastoviglie; pulire frequentemente il filtro, tenere sempre pulito il cassetto del detersivo ed utilizzare prodotti contro il calcare; per lasciugatura usiamo il sole e non asciugatrici che consumano tantissima energia; scegliamo sempre elettrodomestici con marchio di qualit e con letichetta energetica che ci informa dei consumi e delle caratteristiche tecniche dellelettrodomestico. - LAVASTOVIGLIE : per questo elettrodomestico valgono molte delle considerazioni fatte per la lavatrice, vediamole nel dettaglio: disporre le stoviglie gi ripulite dai residui pi grossolani;

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non usare lasciugatura con aria calda che consuma moltissima energia e aumenta i tempi di lavaggio; pulire frequentemente il filtro e tenere sempre pulito il cassetto del detersivo; non utilizzare la lavastoviglie nelle ore di punta (9-12 e 14-16) e/o contemporaneamente alla lavatrice; utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico oppure scegliere i lavaggi a mezzo carico; selezionare il programma in base alle stoviglie da lavare evitando i cicli troppo lunghi e/o a temperature troppo elevate (non sopra i 60 C); scegliamo sempre elettrodomestici con marchio di qualit e con letichetta energetica che ci informa dei consumi e delle caratteristiche tecniche dellelettrodomestico.

- FRIGORIFERO e CONGELATORE. Si tratta di un altro di quegli elettrodomestici indispensabili nelle nostre cucine, che come gli altri importante saper usare bene, vediamo qualche suggerimento:

posizionare il frigorifero nel punto pi fresco della cucina e il congelatore, quando possibile, in garage o in cantina; lasciare almeno 10 cm dal retro dellelettrodomestico al muro per consentire una buona circolazione daria; regolare il termostato a seconda della stagione e comunque su temperature medie, mai troppo basse; non riempire troppo il frigorifero, necessaria una circolazione interna daria; disporre correttamente i cibi: verdure e frutta nella zona pi bassa, mentre carne e pesce in quella pi in alto che la pi fredda; non introdurre cibi caldi nel frigorifero, favoriscono la formazione del ghiaccio, sbrinare periodicamente lelettrodomestico: il ghiaccio impedisce un corretto ed omogeneo raffreddamento; scegliamo sempre elettrodomestici con marchio di qualit e con letichetta energetica che ci informa dei consumi e delle caratteristiche tecniche dellelettrodomestico.

- FORNO. Risparmiare cucinando non significa dover mangiare cibi mezzi crudi, ma utilizzare la
cucina in modo intelligente, vediamo come: scegliere il tipo di cottura pi adatta ed energeticamente conveniente per i diversi cibi: microonde, stufe a gas, forni ventilati hanno caratteristiche diverse; evitare di aprire il forno, soprattutto durante il preriscaldamento, che andrebbe comunque evitato; non tenere acceso il forno fino a cottura ultimata, spegnendolo un po prima si ottiene lo stesso risultato perch mantiene allinterno una temperatura elevata; pulire accuratamente il forno ed i bruciatori (nel caso di cucina a gas) dopo lutilizzo per garantirne la perfetta efficienza nelle successive cotture; in caso di cotture lunghe (arrosti, minestroni,...) preferire la pentola a pressione in modo da risparmiare tempo ed energia; scegliamo sempre elettrodomestici con marchio di qualit e con letichetta energetica che ci informa dei consumi e delle caratteristiche tecniche dellelettrodomestico. - FORNO SOLARE . Delle prove fatte a Seattle e in Arizona hanno dimostrato che i forni solari a scatola possono essere costruiti pi facilmente anche dei metodi pi semplici usati

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finora. Questi esperimenti hanno aperto la strada ad un metodo di costruzione che permette di fare un forno in poche ore e con una spesa veramente modesta. Questo forno stato chiamato "Minimum", perch al momento, esso rappresenta il pi semplice progetto che si poteva realizzare. Quello che il nome non comunica il fatto che questo forno non affatto "minimum" nelle prestazioni, e caratterizzato da un ottimo funzionamento. Bench l'utilizzo dei forni solari sia principalmente dedicata alla cottura del cibo ed alla pastorizzazione dell'acqua, nuove utilizzazioni sono continuamente in sviluppo . L'avvicinamento all'uso dei forni solari condizionato da vari fattori quali la disponibilit di combustibili tradizionali, il clima, le preferenze alimentari, fattori culturali, e capacit tecniche. Dall'assimilazione dei principi dell'energia solare e dalla disponibilit di semplici materiali come cartone, fogli di alluminio e specchi, possibile costruire un efficiente dispositivo per la cottura con energia solare. Questa pubblicazione indica i principi di base della progettazione di forni solari e identifica una variet di materiali potenzialmente utili. Questi principi base, generalmente utilizzati nella realizzazione o nella modifica di forni per cucina ad energia solare, sono applicabili a differenti problematiche indipendentemente dalla necessit di cuocere il cibo, pastorizzare l'acqua o essiccare pesce e granaglie. A. I principi del calore Lo scopo principale del forno da cottura ad energia solare, quello di riscaldare gli oggetti, cucinare il cibo, purificare l'acqua, sterilizzare gli strumenti. Un forno da cottura ad energia solare un grado di cuocere perch l'interno del contenitore riscaldato dall'energia solare. I raggi solari , sia quelli diretti sia quelli riflessi, entrano nel contenitore attraverso la copertura in vetro o plastica. Vengono trasformati in energia termica attraverso la superficie di assorbimento o dal contenitore di cottura che provoca l'innalzamento della temperatura interna del forno Le temperature di cottura del cibo e di pastorizzazione dell'acqua vengono raggiunte rapidamente. E chiaro che tra due contenitori con la stessa capacit di ritenzione del calore, quello con maggiore apporto di calore, avr una temperatura interna maggiore. Considerando due contenitori, con lo stesso apporto calorico, quello con maggiore ritenzione di calore, migliore isolamento delle pareti del fondo e del coperchio, raggiunger una maggiore temperatura interna. B. Incremento della temperatura. Questo effetto causato dal riscaldamento di uno spazio chiuso riscaldato dai raggi solari che filtrano attraverso un materiale trasparente come vetro o plastica. I raggi luminosi visibili passano facilmente attraverso il vetro e sono assorbiti e riflessi dagli oggetti contenuti.

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L'energia dei raggi luminosi che viene assorbita dalla piastra nera di assorbimento posta sotto al tegame viene convertita in energia termica con onde di maggiore lunghezza e irradia dai materiali contenuti. La maggior parte di questa energia, avendo un maggiore lunghezza d'onda, non pu passare di nuovo attraverso il vetro e resta perci intrappolata all'interno dello spazio chiuso. I raggi riflessi possono essere assorbiti da altri materiali presenti all'interno dello spazio o uscire ripassando attraverso il vetro perch non hanno cambiato la loro lunghezza d'onda. La buona qualit del forno di cottura data dalla sua capacit di trasferire il calore raccolto dalla piastra di assorbimento al contenitore con il cibo da riscaldare e cucinare. Orientamento dei vetri: Maggiore l'esposizione del vetro ai raggi solari, maggiore sar l'incremento termico. Anche se la dimensione dei vetri sia la stessa per i due contenitori 1 e 2 , l'esposizione al sole superiore nel contenitore 2. Va notato che il contenitore 2 ha una maggiore superficie attraverso la quale pu disperdere calore. Riflettori, Incremento addizionale: I riflettori, singoli o doppi, convogliano all'interno del contenitore una maggiore quantit di raggi. Questo incremento dell'ingresso di raggi solari comporta una addizionale quantit di calore che innalza la temperatura di cottura.

C. Perdita del calore .La seconda legge della termodinamica stabilisce che la temperatura passa sempre dal caldo al freddo. Il calore dall'interno del forno viene perso principalmente in tre modi: Conduzione, Radiazione, Convezione Le maniglie di un tegame in metallo posto su una stufa o un fuoco diventano calde per trasferimento del calore attraverso il materiale del tegame: nella stessa maniera viene perso il calore interno al forno di cottura .

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La piastra di assorbimento dell'energia solare trasferisce il calore sotto al tegame di cottura. Come mostrato in fig.6, la piastra di assorbimento viene sollevata dal fondo con supporti isolati per annullare la perdita di calore per conduzione. Radiazione: Gli oggetti riscaldati, fuoco, cucine, tegami, cibo in cottura, emettono onde termiche ed irradiano calore verso gli oggetti vicini attraverso l'aria o lo spazio. La maggior parte del calore irradiato da un tegame in un forno di cottura riflesso verso il tegame stesso o il fondo di assorbimento dal vetro o dalla superficie trasparente. Anche se le superfici trasparenti riescono a riflettere all'interno la maggior quantit di calore irradiato, una buona parte riesce a sfuggire all'esterno. Il vetro riflette meglio di molte plastiche. Convezione: Le molecole di aria entrano ed escono dal contenitore attraverso fenditure. Il loro trasferimento di calore detto convezione. L'aria calda dei forni di cottura ad energia solare sfugge principalmente attraverso le fenditure del coperchio, l'apertura di accesso laterale, imperfezioni di costruzione. Dalle stese vie l'aria fredda pu entrare nel contenitore.

D. Conservazione del calore. La capacit del forno di mantenere la temperatura aumenta mano a mano che aumenta la densit ed il peso allinterno di un forno riempito con pietre, mattoni, pesanti tegami, acqua o cibi molto bagnati, impiegher un tempo maggiore per riscaldarsi a causa della sua capacit di conservazione del calore. L'energia introdotta viene trasferita e trattenuta da questi materiali pesanti rallentando il riscaldamento dellaria nel forno, allo stesso modo per essi conserveranno ed irradieranno calore per un periodo pi lungo dopo il tramonto.

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E. Specifiche dei materiali . Esistono tre tipi di materiali che sono principalmente usati nella costruzione dei forni di cottura ad energia solare: fondamentale la loro resistenza all'umidit. La struttura del materiale deve essere tale per cui il contenitore possa durare nel tempo e mantenere le forme e le caratteristiche con cui viene creato. Il materiale di costruzione include: cartone, legno, compensato, masonite, bambu, metallo, cemento, mattoni, pietre, vetro, fibra di vetro,vimini intrecciati, plastica, carta pesta, argilla, terra battuta, metallo, corteccia, tela cerata o gommata. Molti dei materiali con buone caratteristiche strutturali sono troppo densi per essere buoni isolanti. Per avere delle buone caratteristiche strutturali e di isolamento, necessario usare diversi materiali con diverse caratteristiche complementari. Per ottenere all'interno del forno una temperatura sufficiente per la cottura necessario che le pareti ed il fondo del contenitore siano convenientemente isolate al fine di ottenere una buona ritenzione del calore. I buoni materiali di isolamento includono i fogli di alluminio ( riflessone radiante), piume ( quelle d'oca sono le migliori), lana di vetro e di roccia, cellulosa, pula del riso, lana, paglia, giornali . Quando si realizza un forno di cottura importante che il materiale di isolamento avvolga completamente tutte le pareti della cavit interna ad esclusione di quella trasparente che solitamente quella superiore. Il materiale isolante deve essere installato in modo da ridurre al minimo la trasmissione della temperatura dal materiale del contenitore strutturale interno a quello del contenitore esterno. Minore la perdita di calore, maggiore la temperatura di cottura.

Almeno una delle superfici deve essere trasparente ed essere rivolta verso il sole per effettuare il riscaldamento con l'effetto serra. I materiali trasparenti pi comuni sono il vetro e le plastiche per alta temperatura come i sacchetti per cottura in forno. Nei sistemi a doppia superficie trasparente, siano vetro o plastica, entrambi partecipano ad incrementare ed a disperdere il calore. In funzione del materiale utilizzato si pu ridurre del 5-15% il rapporto "trasmissione solare / incremento del calore" . Tuttavia, poich la perdita del calore attraverso il vetro o la plastica diviso in due, il risultato finale sar comunque migliore. Tutti i cibi che vengono cotti nei forni a cottura solare contengono umidit. Quando l'acqua o il cibo vengono riscaldati nel forno solare, si crea una pressione che spinge l'umidit dall'interno verso l'esterno del contenitore. Ci sono molti modi in cui pu avvenire questo trasferimento. Pu sfuggire direttamente dalle fessure o, se non sono previste le barriere antiumidit, pu essere compresso nelle pareti o nel fondo del contenitore. Se il contenitore progettato con barriere antiumidit ed efficienti guarnizioni di alta qualit, possibile mantenere il vapore all'interno della camera di cottura. Nella progettazione dei forni di cottura molto importante che la superficie pi interna del contenitore sia una ottima barriera antivapore.

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Questa barriera protegge i componenti della struttura e dell'isolamento dai danni causati dall'umidit che potrebbe trasferirsi nelle pareti e nel fondo del contenitore. F. Disegno, proporzioni e funzionamento Il forno per cottura solare deve essere dimensionato:

Sulla quantit di cibo normalmente cucinata; Sulla possibilit di spostare agevolmente lo stesso forno; Sulla forma del contenitore compatibile con i tegami disponibili.

Mantenendo costanti tutti gli altri parametri, maggiore l'area di captazione esposta al sole confrontata con l'area di dispersione del contenitore, maggiore sar la temperatura di cottura. Supposto che due contenitori abbiano la stessa area di captazione con le stesse dimensioni e proporzioni, quello con minore profondit avr una minore dispersione avendo un'area di dispersione inferiore. Un forno per cottura solare rivolto verso il sole di mezzogiorno deve avere la sua dimensione maggiore orientata nella direzione est/ovest per avere una migliore esposizione del riflettore durante il periodo di alcune ore di cottura. Mano a mano che il sole si sposta attraverso il cielo, questa configurazione si dimostra la pi idonea per una migliore temperatura di cottura rispetto a quella con un contenitore di forma quadrata o con la dimensione maggiore in direzione nord/sud, casi nei quali infatti una maggiore percentuale di raggi solari sar inopportunamente riflessa fuori del contenitore. Uno o pi riflettori possono essere utilizzati per convogliare una maggiore quantit di raggi solari all'interno del contenitore per incrementare la temperatura di cottura. Anche se senza i riflettori possibile cucinare correttamente nelle aree equatoriali dove il sole praticamente a picco, il loro utilizzo nelle zone temperate pu migliorare notevolmente le caratteristiche del forno. G. Operativita' del forno solare Una delle caratteristiche positive del forno di cottura solare la sua semplicit d'uso. Per le latitudini comprese tra 20N e 20S , il forno a cottura solare senza riflettori richiede piccoli allineamenti per seguire il sole nei suoi spostamenti. Per i forni con riflettori utilizzati nelle zone temperate si possono raggiungere maggiori temperature se il contenitore viene allineato ogni una o due ore. Questo modifica dell'allineamento diviene meno necessaria se le dimensioni est/ovest sono significativamente superiori a quelle nord/sud. H. Fattori Culturali Oltre agli aspetti tecnici, vi sono altri elementi come la cultura, una tecnologia appropriata e l'estetica, che giocano un fattore importante nella diffusione dei forni a cottura solare.

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Nei secoli l'energia solare stata sfruttata in vari modi. Come in altri tentativi, anche nella cottura tramite forni solari esistono progetti pi efficienti di altri. La tecnologia che viene realizzata per soddisfare uno specifico progetto, utilizzando determinate energie, conforme a determinate realt ambientali, sociali, culturali, e/o standard estetici, viene spesso definita come " tecnologia sostenibile". Sfortunatamente i sistemi a cottura solare non sempre soddisfano queste richieste tecniche e sociali. Ad esempio, un concentratore parabolico pu cuocere del cibo ma se confrontato con un forno a cottura solare lo troviamo pi difficile da costruire, richiede materiali specifici e un costante allineamento, pu bruciare il cibo e non facilmente introducibile in determinati contesti sociali e culturali. Praticamente, in seguito al fallimento negli anni '60 dello sviluppo di progetti allora molto pubblicizzati, oggi per lo pi si crede che la cottura con energia solare non sia realizzabile. Pi il progetto di un forno per cottura solare adotta determinate tecnologie maggiore il suo successo con gli utilizzatori finali. L approccio infatti ad un basso livello tecnico pu consistere nello scavare un buco poco profondo, isolare il fondo con erba o foglie secche, introdurre il cibo o l'acqua in contenitori neri e coprire il tutto con un vetro, e ci chiaramente appare difficile definire progresso; diversa invece lapplicazione degli stessi principi in un forno a cottura solare integrato architettonicamente nel lato esposto a sud di una cucina tradizionale, con lo sportello del forno inserito nella parete a lato del forno a microonde. I contenitori in cartone possono essere appropriati per molte culture perch il materiale ampiamente disponibile ed economico. Ma a suo svantaggio il cartone mostra una eccessiva sensibilit all'umidit e la sua durata non comparabile a quella di molti altri materiali. Anche l'estetica importante. Culture abituate a figure rotonde possono rifiutare totalmente il concetto del forno solare perch quadrato. Altre culture potrebbero rifiutare il cartone perch considerato materiale troppo povero. Stante laccertato funzionamento, va escluso che il principio base dei forni di cottura ad energia solare non venga accettato a causa di errori metodologici nel trasferimento della tecnologia, compresi quelli legati alla non conoscenza della cultura nella quale si vuole introdurre. Il progetto Indiano in Himalaya, sponsorizzato da India e Germania (Dhauladhar) un positivo esempio dell'applicazione della tecnologia alle necessit di una specifica cultura. Il forno non portatile costruito in terra e mattoni ed ha una doppia schermatura in vetro. Il contenitore scatolato interno costruito con contenitori per olio usati. La coibentazione attorno al contenitore interno realizzata con pula di riso. I partecipanti al Dhauladhar Project, nell'adattamento del progetto alle necessit ed alle caratteristiche locali, hanno mostrato un reale processo di trasferimento tecnologico. La comunti per definizione una interconnessione di attivit: per la cottura solare, la possibilit di divenire parte di una cultura locale deve essere considerata nel contesto degli aspetti di quella comunit: dall'economia locale, al lavoro, dalla sanit alle attivit sociali, dalle risorse energetiche alla deforestazione, all educazione, alle infrastrutture.

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La cottura con forni solari gi stato introdotto all'interno di varie culture. Ma abbiamo solo graffiato la superficie. La grande potenzialit di questa risorsa in termini di benefici nei confronti della fame mondiale, la salute e la deforestazione deve ancora essere sondata.

- SCALDABAGNO. Qualche consiglio anche sulla scelta ed il corretto utilizzo dello


scaldabagno:

inserendo un timer si fa funzionare lo scaldabagno solo quando effettivamente serve; regolare il termostato a seconda della stagione (circa 40C destate e 60C dinverno); installare un miscelatore sullo scaldacqua in modo da eliminare dispersione di calore nelle tubazioni per arrivare al rubinetto dove di norma inserito il miscelatore; nel caso di scaldabagno elettrico meglio acquistarne due piccoli anzich uno grande per alimentare cucina e bagno: i due ambienti hanno funzioni molto diverse; installare lelettrodomestico vicino al punto di utilizzo per evitare dispersioni durante il percorso; scegliamo sempre elettrodomestici con marchio di qualit e con l etichetta energetica che ci informa dei consumi e delle caratteristiche tecniche dellelettrodomestico.

Il solare termico una tecnologia usata ormai da decenni per la produzione dell'acqua calda sanitaria e per uso riscaldamento, per essiccazione, sterilizzazione, dissalazione e cottura cibi. Applicazioni di questo tipo sono testimoniate fin dal 1700. Inizialmente trovarono ampio spazio le tecnologie ad alta temperatura per la produzione di vapore (concentratori parabolici), che non si affermarono, nonostante continue riduzioni dei costi, a causa delle espansioni successive dei combustibili fossili (carbone prima, petrolio poi). Nei paesi industrializzati l'energia solare termica viene sfruttata in tre campi principali:

collettori piani e sottovuoto per la produzione di acqua calda per usi sanitari, riscaldamento e preriscaldamento acqua di processo; collettori piani ad aria; concentratori per la generazione elettrica e calore di processo.

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Capitolo 3

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INTRODUZIONE
Lacqua un bene prezioso, indispensabile per praticamente tutte le attivit umane! Lacqua un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da tutti: tutti abbiamo il dovere di economizzarla e di utilizzarla con cura! E vero circa il 70% della superficie del pianeta Terra ricoperta di acqua, ma solo il 2,5% di essa acqua dolce e di questa percentuale la stragrande maggioranza congelata nelle calotte polari e presente sotto forma di umidit nel terreno: insomma meno dell1% delle risorse di acqua dolce sono disponibili per lutilizzo da parte delluomo!

Lacqua non una fonte inesauribile!


LItalia un paese abbastanza ricco di acqua, per di pi di ottima qualit, e noi siamo abituati ad averne sempre a disposizione in abbondanza, ma non per tutti cos:

circa un sesto della popolazione mondiale (pi di un miliardo di persone) soffre per la carenza e la cattiva qualit dellacqua; ogni giorno circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata e da mancanza di igiene; circa l80% di tutte le malattie causato da acqua non potabile e da scarsa igiene.

Lacqua quindi un bene, una vera e propria ricchezza, che non uniformemente ed equamente divisa nel mondo: accanto a chi muore per la sua scarsit e cattiva qualit c chi ogni giorno la spreca e la inquina! Vediamo qualche dato per renderci conto dello spreco di acqua dolce che pi o meno consapevolmente facciamo ogni giorno: ogni giorno ogni italiano consuma in media 250-300 litri di acqua; un rubinetto lasciato aperto per un solo minuto consuma 12 litri dacqua; per una doccia di 5 minuti sprechiamo pi di 50 litri dacqua, per non parlare del bagno per cui se ne consumano circa il doppio; semplicemente per lavarci i denti usiamo circa 30 litri dacqua; da un rubinetto che perde in un anno vanno sprecati circa 4.000 litri dacqua; un foro di solo un millimetro in una tubatura fa perdere 2.000 litri dacqua in un giorno. Ma come usiamo tutta questa acqua? Consideriamo un consumo medio giornaliero di 270 litri dacqua:

70 litri per usi igienici; 80 litri per le pulizie personali; 40 litri per le pulizie domestiche;
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30 litri per lavare la biancheria; 30 litri per lavare le stoviglie; 20 litri per lavare la cucina.
Solo il 12% dellacqua erogata in Italia destinata ad usi civili, il 60% copre i fabbisogni agricoli e il 28% quelli industriali, altri due settori in cui sprechi e perdite producono ogni anno un assurdo sperpero di risorsa idrica preziosa. Per produrre 1 tonnellata di acciaio occorrono 25.000 litri dacqua, per una di vetro ne servono 70.000 litri e per una di carta addirittura 450.000 litri! Lagricoltura non da meno: in estate 1 metroquadrato di prato consuma 4-5 litri di acqua al giorno, per produrre 100 quintali di granoturco occorrono 4 milioni di litri dacqua e solo la met provengono dalle piogge. Cerchiamo di capire dove avvengono gli sprechi: Nelle reti di distribuzione: la rete idrica italiana perde ogni anno circa il 33% dellacqua che trasporta; ci dovuto al fatto che la stragrande maggioranza delle tubature e delle prese sono vecchie di oltre 50 anni e ormai molto danneggiate; Nelle utenze dimpiego: queste avvengono anche nellagricoltura e nellindustria, ma ben il 70% ha luogo negli edifici privati.

Ridurre gli sprechi domestici si pu, importante per che ogni singolo cittadino consideri lacqua come una risorsa indispensabile per il presente e per il futuro e che comprenda che il suo spreco, oltre a significare un costo enorme per la collettivit, rappresenta anche un rischio concreto per la qualit della nostra vita. Dobbiamo quindi sviluppare un nuovo modo di considerare lacqua e correggere certe cattive abitudini che ci portano ogni giorno a sprecarne enormi quantit. Per ridurre gli sprechi nelle nostre case bastano pochi e semplici accorgimenti che, se adottati da tutti, portano a elevatissimi risparmi di risorsa idrica. 1. CONTROLLO dellIMPIANTO DOMESTICO Un rubinetto che perde significa 4.000 litri di acqua sprecati in un anno; un minuscolo foro nelle tubazioni in un giorno dissipa circa 2.000 litri di acqua; il malfunzionamento dello sciacquone del water in un anno implica 52.000 litri di risorsa idrica persi. Per controllare se i rubinetti hanno una perdita basta disporvi sotto un contenitore, dopo qualche ora potrai rilevare anche una minima perdita. Nella cassetta del water si pu vuotare, prima di andare a dormire, del colorante alimentare ( lavabile e non fa danni!); se la mattina seguente troveremo le pareti del WC o lacqua sul fondo colorate sapremo che c stata una perdita. Per scoprire perdite nelle tubazioni basta leggere, la sera prima di coricarsi, il livello di consumo sul contatore; al mattino appena svegli, controllando di nuovo la cifra sul contatore sapremo se ci sono state perdite: anche una piccola differenza sar infatti dovuta alla cattiva tenuta della rete idrica. Una corretta manutenzione e, se necessario, qualche piccola riparazione, ci faranno risparmiare denaro e soprattutto tanta acqua! Quando si va in ferie o ci si assenta per lunghi periodi da casa buona regola chiudere il rubinetto centrale dellacqua, evitando cos perdite e disagi dovuti a rotture impreviste nellimpianto 55

2. USIAMO DISPOSITIVI per il RISPARMIO IDRICO Esistono alcuni sistemi di erogazione che consentono notevoli risparmi di acqua: il frangigetto una retina che ha lo scopo di rompere il getto dacqua che fuoriesce dal rubinetto miscelandolo con aria: in questo modo si riduce di circa la met la fuoriuscita dacqua; i rubinetti a tempo (a pulsante) e a comando elettronico (con sensore a raggi infrarossi) forniscono acqua con una portata ed un tempo prefissati, chiudendosi automaticamente: se usati soprattutto nei bagni pubblici, nelle scuole, nei centri sportivi oltre ad essere pi igienici (chiusura automatica) evitano gli sprechi dovuti a tempi di apertura eccessivi. Ladozione su larga scala di tali dispositivi pu portare a notevoli riduzioni dei consumi che fanno ammortizzare in poco tempo i costi di installazione. 3. NON FACCIAMO SCORRERE ACQUA INUTILMENTE Lavarsi i denti o farsi la barba sono solo alcune delle operazioni quotidiane in cui possibile risparmiare molta acqua: basta aprire il rubinetto solo quando necessario! Per la rasatura sufficiente riempire un po il lavandino e lasciar scorrere lacqua solo alla fine. Per lavarsi i denti inumidiamo lo spazzolino e poi riapriamo il rubinetto solo alla fine per risciacquare. Lo stesso vale quando ci facciamo lo shampoo ed in mille altre situazioni. Sono accorgimenti che possono sembrare stupidi, ma se adottati da tutti portano ad un concreto risparmio di risorsa idrica. 4. PREFERIAMO la DOCCIA al BAGNO Se siete tra quanti amano immergersi in una vasca colma di acqua e schiuma, forse lo farete con un po di senso di colpa sapendo che questo comporta uno spreco di 100-150 litri dacqua, pi del doppio di una rapida e tonificante doccia! Adottiamo quindi comportamenti pi saggi e rispettosi di un bene cos prezioso come lacqua. 5. USIAMO BENE GLI ELETTRODOMESTICI Usare razionalmente lavatrici e lavastoviglie significa metterle in funzione solo a pieno carico, dato che la quantit dacqua che consumano la stessa anche se mezze vuote! E importante anche la temperatura di lavaggio che si sceglie: per un ciclo a 30C una lavatrice media consuma 80 litri dacqua, che diventano il doppio per cicli a 90C; oltre a un aumento dei consumi idrici avremo, come gi ricordato, anche un notevole aumento di quelli energetici. E inoltre fondamentale luso di tipi e quantit di detersivi appropriati: una eccessiva dose implica lo spreco di moltissima acqua in fase di risciacquo, oltre ad inquinare e a significare un costo inutile. 6. SOSTITUIAMO la VECCHIA CASSETTA del WATER Ogni volta che spingiamo il tasto dello sciacquone consumiamo 12 litri di acqua: ma proprio necessario? Inserendo nella cassetta di scarico appositi rubinetti o sostituendola con moderni modelli a doppio tasto potremo scegliere di scaricare 6 o 12 litri di acqua a seconda dellesigenza, risparmiando cos decine di litri di acqua ogni giorno. I gabinetti con classificazione di risparmio idrico usano il 67% in meno di acqua di quelli tradizionali. 7. RISPARMIAMO ACQUA IN CUCINA Quando laviamo i piatti o la frutta e la verdura non facciamolo sotto lacqua corrente, ma mettiamo il tappo al lavandino. Inoltre usiamo lacqua di lavaggio di frutta e verdura per innaffiare le piante. 56

L acqua di cottura della pasta un ottimo sgrassante : usiamola per lavare i piatti,non la sprecheremo e useremo meno detersivo! 8. RISPARMIAMO ACQUA LAVANDO LA MACCHINA Evitare, quando possibile, di lavare l'automobile con acqua potabile ed in particolare evitare di farlo in prossimit di fiumi o torrenti. Quando puoi riduci i lavaggi e usa sempre il secchio invece dell'acqua corrente: bagnare la carrozzeria, insaponare l'auto e risciacquarla, puoi farlo ottenendo un ottimo risultato sprecando meno acqua. 9. RISPARMIAMO ACQUA IN GIARDINO Innaffiando le piante: innaffiando di primo mattino o nel tardo pomeriggio puoi ridurre lo spreco dacqua causato da evaporazione. Raccogliendo lacqua piovana: i raccoglitori dacqua piovana possono fornire acqua per il tuo giardino. Innaffiando efficientemente: usa annaffiatoi e pistole a spruzzo per innaffiare soltanto le aree che ne hanno bisogno. E inoltre importante innaffiare la base delle piante, non le foglie. Ci fornisce acqua direttamente alle radici, dove pi necessaria. Facendo le pulizie: usa una scopa invece della manichetta dellacqua per pulire i vialetti e le aree pavimentate. Scelta delle piante: scegliete piante native e altre che hanno meno bisogno dacqua e prati erbosi che usano meno acqua, perch richiedono minore manutenzione e attirano la fauna selvatica nativa. Alcune erbe da prato hanno radici profonde e tollerano meglio la siccit, perci non hanno bisogno di essere innaffiate tanto sovente quanto altri tipi di erbe. Sistemi dirrigazione a sgocciolo: il sistema dirrigazione a sgocciolo il metodo dinnaffiare pi efficace poich si spreca pochissima acqua a causa del vento, dellevaporazione, per dispersione o spruzzi eccessivi. Facendo sgocciolare lentamente lacqua nel suolo alla base delle piante, lacqua viene rilasciata cos lentamente da essere assorbita pi facilmente e solo dov necessaria. Tagliando lerba: evita di tagliare lerba del prato troppo corta, e usa lerba falciata come pacciame per mantenere il suolo umido. Piantando nuove aiuole: raggruppa le piante che hanno un bisogno dacqua nella stessa quantit poich ci aiuta ad assicurare che tutte ricevano la giusta quantit dacqua.

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Capitolo 4

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LIMPIANTO ELETTRICO
Limpianto elettrico domestico per molti di noi qualcosa di oscuro, infiliamo la spina nelle prese e gli elettrodomestici funzionano, ma cosa ne sappiamo veramente degli impianti elettrici? Quanti anni sono trascorsi dalla posa dei cavi elettrici, dall'installazione degli interruttori? Quale lo stato di isolamento dei vari apparecchi? Limpianto elettrico domestico costituito da molti elementi: il contatore, la centralina, gli interruttori magnetotermici, gli interruttori differenziali, limpianto di terra, la rete, le prese, gli interruttori, Tutti questi elementi devono essere costruiti, installati e mantenuti in modo corretto, da tecnici abilitati, cos come prevede la legge 46/90, a fine lavori il tecnico tenuto a rilasciare una dichiarazione di conformit dellimpianto che ne garantisce la sicurezza e la rispondenza alla suddetta normativa. Impianti elettrici non a norma possono provocare folgorazione, cortocircuito, incendio. Ecco alcuni consigli utili per evitare incidenti domestici dovuti al malfunzionamento dell'impianto elettrico: Per l'installazione, le modifiche o la manutenzione dell'impianto elettrico ricorrere sempre a tecnici abilitati e dopo ogni intervento sull'impianto bisogna farsi rilasciare la dichiarazione di conformit. Installare prese schermate, con protezioni davanti agli alveoli che non consentono di introdurre chiodi, spilli e altri oggetti acuminati: operazioni molto pericolose per i bambini. E importante non sovraccaricare, con spine doppie o riduttori, un'unica presa di corrente con pi elettrodomestici per evitare corto-circuiti e pericoli di incendio. Sostituire le spine rotte o danneggiate con altre nuove. Inserire e togliere le spine afferrando il corpo, mai tirando il filo. Quando si puliscono gli apparecchi elettrici, bisogna accertarsi che la spina di alimentazione sia staccata dalla rete. Togliere la corrente dallinterruttore generale, ogni volta che si opera su qualche apparecchio elettrodomestico. Nel caso di uso di termocoperta, staccare la spina prima di mettersi a letto. Scegliere lavatrici e lavastoviglie dotate di sistema antiallagamento. Quando ci si allontana da casa per giorni, staccare gli elettrodomestici dalle prese a muro ed il televisore dal cavo dellantenna. E buona norma non stendere prolunghe sotto i tappeti, il cavo potrebbe surriscaldarsi e il tappeto potrebbe bruciare.

GLI ELETTRODOMESTICI
Le nostre case sono piene di apparecchi e strumenti di vario genere che sono ormai supporti praticamente indispensabili per i lavori domestici, per cucinare, per ligiene e la cura del corpo, E importante quindi saper scegliere, utilizzare e provvedere alla manutenzione di tali apparecchi correttamente, in modo che essi non costituiscano un pericolo per noi e per la nostra casa . Il primo passo per una casa sicura quello di acquistare solo elettrodomestici che riportino il marchio CE , tale marcatura infatti obbligatoria ai sensi del Decreto 60

legislativo 626/96, essa certifica prodotti conformi ai requisiti essenziali di sicurezza fissati dalla normativa comunitaria. Tale marchio deve essere posto sul prodotto e/o sullimballaggio e/o sulle avvertenze alluso che accompagnano il prodotto stesso. Vediamo ora pi nel dettaglio alcune semplici accortezze nelluso degli elettrodomestici, esse sono solamente delle regole di comportamento, ma in molti casi possono salvarci la vita. E buona abitudine non lasciare gli elettrodomestici accesi e incustoditi, un banale corto circuito potrebbe essere la causa dellincendio della nostra casa! Prima di procedere alla pulizia o al lavaggio di tutte le apparecchiature alimentate elettricamente fondamentale staccare sempre prima la spina, isolando lapparecchio, se esso collegato direttamente allimpianto va staccato linterruttore generale. Al termine dellutilizzo di un elettrodomestico buona norma spegnere lapparecchio e staccare la spina delicatamente, evitando strappi violenti. Quando ci si assenta per lunghi periodi bene staccare sempre tutte le spine dei vari apparecchi dalle prese. E importante controllare periodicamente il cavo di alimentazione di quegli elettrodomestici, come ferro da stiro, aspirapolvere,, in cui esso di norma sottoposto a notevoli sollecitazioni meccaniche e quindi facilmente deteriorabile. Avvolgere i cavi di alimentazione troppo stretti una pessima abitudine, soprattutto quando questi sono ancora caldi, bisogna prima farli freddare e quindi avvolgerli. E bene usare gli elettrodomestici su superfici di appoggio piane e pulite, lasciare gli apparecchi in bilico, ad esempio sul bordo di un tavolo, o del lavandino o della vasca, un comportamento ad alto rischio. Non bisogna attaccare gli elettrodomestici alle pareti, ma buona norma lasciare sempre almeno 10-15 cm tra il retro dellapparecchio ed il muro, in modo da assicurare laerazione ed evitare pericolosi surriscaldamenti. Fondamentale infine ricordare di indossare sempre le scarpe e non restare a piedi nudi quando usiamo gli elettrodomestici, in modo da creare un isolamento tra il nostro corpo e la terra.

IL GAS IN CASA Gli utilizzi del gas nellambito domestico sono molteplici, dalluso in cucina, alla produzione di acqua calda, al riscaldamento. Limpianto domestico del gas pu essere collegato alla rete fissa (metano) oppure pu essere alimentato da bombole (GPL). E fondamentale che linstallazione, la manutenzione e/o la modifica di impianti a gas avvenga sempre ad opera di personale qualificato e abilitato, che a fine lavori rilasci una dichiarazione di conformit dellimpianto, cos come previsto dalla legge 46/90, che ne garantisce la sicurezza e la rispondenza alla sopraccitata normativa. Per questo genere di lavori il fai da te assolutamente vietato! Nella messa a punto dellimpianto, nella scelta degli apparecchi a gas, nel loro utilizzo e nella loro manutenzione vanno quindi seguite alcune norme, dettate dallesperienza e dal buon senso o frutto del lavoro del CIG ()o dellUNI (), che indica appunto norme e criteri per la costruzione e linstallazione in totale sicurezza. Il primo passo un cauto acquisto: bisogna accertarsi che lapparecchio riporti la marcatura CE, che come gi ricordato, indica la conformit alla normativa comunitaria (90/396/CEE), che sinonimo di qualit e sicurezza per lutente. In fase di installazione fondamentale che quella degli apparecchi a gas di tipo tradizionale non avvenga nelle camere da letto e nei bagni, dove ci sono condizioni molto limitative per linstallazione di apparecchi per la sola produzione di acqua calda. Questo 61

perch qualsiasi apparecchio che presenti un bruciatore in funzione assorbe aria durante la combustione ed emette i fumi prodotti dalla combustione stessa. Camere da letto e bagni sono locali in cui si tende a tener chiuse le finestre e quindi non presentano una sufficiente aerazione: sarebbe quindi pericoloso installarvi apparecchi a gas. Il pericolo maggiore, che costituisce la causa della maggior parte degli incidenti, dovuto alla formazione e alla diffusione del Monossido di Carbonio (CO), il cosiddetto killer silenzioso, esso infatti un gas inodore, incolore e altamente tossico, letale anche in piccolissime concentrazioni. Tale gas si forma se la combustione avviene in un locale insufficientemente areato oppure per il cattivo funzionamento del sistema di scarico dei fumi. Vediamo ora alcune semplici regole ed accortezze da seguire per lutilizzo in sicurezza dellimpianto a gas domestico. Verificare la permanente ventilazione dei locali che contengono apparecchi a gas (stufe, caldaie, scaldabagni,). Mantenere sempre in efficienza e puliti i sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione come camini e canne fumarie. Controllare la fiamma: deve essere di forma regolare ed azzurra. Le caldaie andrebbero controllate e pulite ogni anno, prima dellinizio del periodo di utilizzo. Ci garantisce un utilizzo in piena sicurezza, ma anche un significativo risparmio sui consumi e una riduzione delle emissioni inquinanti. E importante che il tubo di gomma flessibile di allaccio delle cucine a gas non sia sottoposto a sforzi n a surriscaldamenti e che venga sostituito almeno ogni 5 anni, cio entro la data stampigliata sul tubo stesso. Il contatore del gas non deve essere usato per appoggiarvi oggetti vari, come le tubazioni del gas a vista non devono essere impiegate per la messa a terra di apparecchi elettrici, n per altri usi impropri. Le tubazioni sotto traccia poi devono essere collocate in posizioni obbligate e opportunamente segnalate dallinstallatore, per evitare forature accidentali. Unaltra utile precauzione quella di chiudere la valvola del contatore o quella della bombola quando non si utilizza limpianto, quindi sia la sera prima di andare a letto che ovviamente quando ci si assenta anche per brevi periodi. La corretta procedura per accendere il bruciatore del piano cottura : 1. Accendere il fiammifero; 2. Accostare il fiammifero acceso al bruciatore; 3. Aprire il rubinetto del gas. Eseguire tali operazioni nellordine inverso costituisce un potenziale rischio: dopo aver aperto il rubinetto del gas potrebbe intervenire un qualsiasi elemento di distrazione o disturbo che pu far si che la successiva accensione del fiammifero abbia gravi conseguenze. E importante non riempire troppo le pentole, n lasciarle incustodite sul fuoco; lo spegnimento della fiamma causato dal trabocco di liquidi in combustione o da eventi accidentali pu provocare gravi inconvenienti. Ci pu essere evitato con ladozione di piani cottura provvisti del dispositivo di sicurezza per lo spegnimento accidentale della fiamma, che interrompe immediatamente lafflusso del gas se si spegne la fiamma. Vediamo ora alcuni accorgimenti specifici, oltre a quelli gi elencati, da seguire nel caso in cui limpianto domestico del gas sia alimentato da bombole (GPL). La sostituzione della bombola non affatto unoperazione banale e va eseguita da personale competente. Le bombole non devono essere installate in locali sotto il livello stradale, non devono essere esposte al sole n ad altre fonti di calore. La possibilit di installare bombole dipende dal volume del locale: per locali inferiori ai 10 m3 esclusa linstallazione, per quelli compresi tra 10 e 20 m3 si pu installare una sola 62

bombola con contenuto fino a 15 kg, se il volume supera i 20 m3 si possono mettere al massimo 2 bombole, per un contenuto complessivo comunque non superiore a 30 kg. E poi vietato tenere bombole non allacciate vuote o piene, anche parzialmente.

Come comportarsi se si sente odore di gas? Lodore del gas facilmente riconoscibile, infatti per legge tutti i gas combustibili devono avere un odore caratteristico, in modo che sia possibile rilevarne la presenza in caso di fuga, prima che raggiungano concentrazioni pericolose. A questo punto ecco cosa fare tempestivamente: aprire finestre e porte per arieggiare il locale; spegnere immediatamente tutte le fiamme (caldaie, fornelli, candele,); chiudere la valvola principale del contatore o della bombola; non fumare, n accendere fiammiferi o accendini; non azionare interruttori, campanelli, apparecchi elettrici o telefoni: una loro eventuale scintilla potrebbe innescare unesplosione; portarsi al di fuori dellambiente e telefonare al pronto intervento della societ distributrice del gas ed ai Vigili del Fuoco.

GLI INCENDI
Lincendio una combustione che si sviluppa in modo incontrollato nel tempo e nello spazio. La combustione una reazione chimica tra un corpo combustibile e un corpo comburente. I combustibili sono numerosi: legno, carbone, carta, petrolio, gas combustibile, ecc. Il comburente che interviene in un incendio laria o, pi precisamente, lossigeno presente nellaria (21% in volume). Il rischio di incendio, quindi, esiste in tutti i locali. Lesplosione invece una combustione a propagazione molto rapida con violenta liberazione di energia. Pu avvenire solo in presenza di gas, vapori o polveri combustibili di alcune sostanze instabili e fortemente reattive o di materie esplosive. Le cause, che possono provocare un incendio, sono:

fiamme libere (ad esempio operazioni di saldatura) particelle incandescenti (brace) provenienti da un focolaio preesistente scintille di origine elettrica, elettrostatica o provocate da un urto o sfregamento superfici e punti caldi innalzamento della temperatura dovuto alla compressione dei gas reazioni chimiche

Gli incendi non sono tutti uguali, ai fini di individuare la natura caratteristica di un fuoco si sono distinte le seguenti Classi di Fuoco: Classe A: fuochi di materie solide, generalmente di natura organica, sono detti fuochi secchi. La combustione pu presentarsi in due forme: combustione viva con fiamme o combustione lenta senza fiamme, ma con formazione di brace incandescente. Lagente di estinzione raccomandato lacqua.

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Classe B: fuochi di idrocarburi solidificati o di liquidi infiammabili, detti fuochi grassi. Un buon estinguente deve, oltre l'azione di raffreddamento, esercitare un soffocamento individuabile nella separazione tra combustibile e comburente. E controindicato luso di acqua a getto pieno per lo spegnimento.

Classe C: fuochi di combustibili gassosi. Questi combustibili non possiedono n forma n volume proprio, sono molto pericolosi se miscelati in aria per la possibilit di generare esplosioni. L'azione estinguente si esercita mediante azione di raffreddamento, separazione e inertizzazione della miscela gas-aria: al di fuori di ben precise percentuali di miscelazione infatti il gas combustibile non brucia. Classe D: fuochi di metalli (magnesio, manganese, alluminio, ), che hanno la caratteristica di interagire, anche violentemente, con i comuni mezzi di spegnimento, in particolare con l'acqua.

Classe E: fuochi di natura elettrica. A tale categoria di fuochi si intendono appartenere tutte le apparecchiature elettriche, ed i loro sistemi di servizio che, anche nel corso della combustione, potrebbero trovarsi sotto tensione. La prevenzione degli incendi costituisce lelemento pi importante per la sicurezza dai rischi del fuoco dato che PREVENIRE E MEGLIO CHE REPRIMERE! Oltre alle normali accortezze che tutti dobbiamo osservare al riguardo, un ruolo chiave lo giocano linstallatore ed il progettista degli impianti che devono porre in opera determinati elementi di protezione passiva ed attiva nei confronti degli incendi. La protezione passiva si persegue in fase di progettazione e consiste nel prevedere strutture, opere e sistemi capaci di resistere al fuoco. Con protezione passiva si intende: ridurre il carico di incendio; scegliere materiali di arredamento (tappezzeria, moquette,) poco combustibili; attuare unopportuna compartimentazione dei locali, conferendo alle strutture adeguata resistenza al fuoco; prevedere vie di fuga e luoghi sicuri, adeguati per numero, localizzazione e caratteristiche delledificio (scuola, abitazione, ospedale,) .

Quando per non sia possibile ottenere o mantenere un sufficiente livello di protezione passiva, occorre allora riequilibrare il sistema di sicurezza mediante la protezione attiva, adottando cio interventi veri e propri contro lincendio. La protezione attiva infatti volta a ridurre le conseguenze derivanti dal verificarsi di un incendio, essa prevede: un adeguato impianto di rivelazione/segnalazione automatica (del fumo e/o del calore); un impianto di estinzione, manuale o automatico (ad acqua, a schiuma, a polvere, a CO2, ad Halon,); un impianto di estrazione dei fumi, naturale o forzato. 64

C un incendio: che fare? La regola fondamentale in questi casi mantenere la calma, ed evitare fenomeni di panico, reazione che, specialmente in ambito collettivo, pu risultare pericolosa poich non consente il controllo della situazione creatasi, coinvolgendo un gran numero di persone e rendendo difficili eventuali operazioni di soccorso. Il panico si manifesta con diversi tipi di reazioni emotive: timore e paura, oppressione, ansia fino ad emozioni convulse e manifestazioni isteriche, nonch particolari reazioni dell'organismo quali accelerazioni del battito cardiaco, tremore alle gambe, difficolt di respirazione, aumento o caduta della pressione arteriosa, giramenti di testa e vertigini. Tutte queste condizioni possono portare le persone a reagire in modo non controllato e razionale. Allo stesso tempo possono venire compromesse alcune funzioni comportamentali quali l'attenzione, il controllo dei movimenti, la facolt di ragionamento. Tali comportamenti possono essere modificati e ricondotti alla normalit se il sistema in cui si evolvono preparato e organizzato per far fronte ai pericoli che lo insidiano. E per questo che la formazione e la prevenzione hanno un ruolo fondamentale nel combattere il panico; il piano di evacuazione, con il percorso conoscitivo necessario per la sua realizzazione, pu dare un contributo fondamentale in questa direzione consentendo di: - essere preparati a situazioni di pericolo; - stimolare la fiducia in se stessi; - indurre un sufficiente autocontrollo per attuare comportamenti razionali e corretti; - controllare la propria emozionalit e saper reagire all'eccitazione collettiva. In altre parole tende a ridurre i rischi indotti da una condizione di emergenza e facilita le operazioni di allontanamento da luoghi pericolosi. Se quindi siamo a scuola, in ufficio, o in luoghi per cui stato predisposto un piano di emergenza, dovremo seguire le istruzioni imparate nel corso delle esercitazioni e con calma e ordine abbandonare ledificio. Scoppia un incendio in casa: come comportarsi chiudere la porta della stanza invasa dal fuoco, cercando di sigillare dall'esterno ogni possibile fessura; chiudere i contatori del gas e della corrente; cercare di spegnerlo con estintori, acqua, coperte, ; Controllare che nessuno sia nel luogo in cui divampa il fuoco e dare l'allarme alle altre persone; Uscire all'aperto proteggendoti con panni bagnati, coprendosi naso e bocca con un fazzoletto bagnato e camminando curvi se c' fumo; Abbandonare l' edificio usando, se possibile, le uscite di emergenza e non l'ascensore; Lascia chiuse porte e finestre; Se si rimane intrappolati in un locale bisogna chiudere la porta e non aprire le finestre se non dopo aver sigillato con stracci e coperte le aperture verso le stanze invase dal fuoco e dal fumo.

Scoppia un incendio allaperto: come comportarsi 65

segnalare immediatamente a Vigili del Fuoco, Guardie Forestali e Centri Operativi Regionali la presenza di fumo o focolai di incendio, cercando di precisarne l'ubicazione; gettare terra sul fuoco se si tratta di combustibile lento (tronchi o ceppaie); Gettare acqua alla base della fiamma se si tratta di combustibili rapidi (foglie secche, erba e cespugli); Battere il fuoco con pale o frasche; Delimitare la zona con una fascia sterrata; Evitare la fuga lungo il pendio, specialmente se in salita. Per prevenire rimuovere i frammenti di vetro che possono agire da lenti ustorie; non gettare per terra sigarette e fiammiferi, comunque non prima di essersi accertati che siano ben spenti; non abbandonare immondizia o materiale infiammabile nel bosco. LA SICUREZZA ALIMENTARE Probabilmente sembrer strano, ma conservare e preparare i cibi li espone a molteplici possibilit di contaminazione, crescita e proliferazione di diverse specie patogene. Ovviamente il rischio risulta superiore per alcuni alimenti e per particolari categorie di persone, quali ad esempio bambini, anziani e donne in gravidanza. Il primo passo verso la sicurezza alimentare leggere attentamente letichetta dei cibi ed attenersi scrupolosamente a quanto riportatovi. Per quanto riguarda la data di scadenza essa pu essere espressa con la formula da consumarsi preferibilmente entro il che indica la data entro cui il prodotto, se ben conservato, mantiene inalterate le sue qualit; o, per prodotti altamente deperibili, dalla formula da consumarsi entro il che indica invece il termine entro cui si deve consumare. E importante sottolineare per che una cattiva conservazione (temperatura, umidit, calore,) pu compromettere un cibo anche prima della data di scadenza. Cerchiamo ora di descrivere quei comportamenti atti a ridurre il rischio alimentare nelle varie fasi, dallacquisto al consumo degli alimenti. Letichetta per non contiene solo la data di scadenza, ma anche le modalit duso e di conservazione che forniscono al consumatore le informazioni importanti: temperatura e luogo di conservazione, nonch le modalit di mantenimento dopo lapertura. Trovano posto sulletichetta anche il luogo di produzione e/o confezionamento, il luogo di origine, gli eventuali marchi di qualit, lelenco degli ingredienti e la tabella nutrizionale che consente di valutare lapporto nutrizionale del prodotto. Acquisto e trasporto del cibo E importante leggere sempre la data di scadenza di un alimento prima di acquistarlo, questa per legge deve essere riportata sulla confezione. E poi buona abitudine prelevare gli alimenti surgelati e congelati al termine della spesa, senza lasciarli a lungo nel carrello, riponendoli subito in apposite borse termiche in modo da evitarne lo scongelamento durante il tragitto verso casa, che deve essere il pi rapido possibile. Una volta a casa bisogna subito riporre gli alimenti surgelati e congelati nel frezeer o procedere immediatamente alla loro cottura. Anche per gli alimenti non surgelati bisogna usare delle accortezze, un comportamento a rischio ad esempio lasciare il cibo per molte ore nellauto parcheggiata, in particolare nei mesi caldi; bisogna invece portare subito la spesa a casa e riporre i diversi alimenti nella dispensa o nellappropriato ripiano del frigorifero (vedi Conservazione in frigorifero). Conservazione in dispensa 66

E importante che i cibi vengano conservati in condizioni ideali, bisogna quindi evitare laccumulo di polvere sugli scaffali della dispensa ed accertarsi che non vi siamo piccoli insetti che possano accedere agli alimenti. Lambiente in cui avviene la conservazione dei cibi deve essere il pi possibile asciutto, non sono adatti quindi locali umidi, come ad esempio scantinati. E buona norma non lasciare mai le confezioni degli alimenti aperte: una volta aperte prima di riporle in dispensa, vanno richiuse con delle clips o, meglio, i cibi vanno depositati in contenitori appositi, a chiusura ermetica, ricordandosi in questultimo caso di apporvi unetichetta con la data di scadenza riportata sulla confezione del cibo stesso. Conservazione in frigorifero La conservazione dei cibi in frigorifero una garanzia di sicurezza, perch il freddo, cos come la cottura, impedisce lo sviluppo dei microrganismi patogeni presenti nel cibo; fondamentale quindi controllarne il corretto funzionamento e utilizzarlo in modo appropriato. La temperatura del frigorifero va tarata nellintervallo 2-5C, a seconda della stagione e delle personali esigenze; quella del congelatore deve essere sempre non superiore ai 18C. I ripiani non devono mai essere riempiti troppo e soprattutto si deve aver cura di non accostare troppo i cibi alle pareti: ci impedisce la corretta aerazione del frigorifero. E buona norma evitare di aprire troppo spesso il frigorifero e soprattutto lasciarlo aperto per lunghi periodi, ci compromette la stabilit della temperatura interna, facendo subire ai cibi sbalzi termici che potrebbero comprometterne la conservazione. I cibi riposti nel frigorifero non devono essere mai caldi,ci potrebbe alterare la temperatura interna: devono essere lasciati raffreddare e poi, ricoperti con apposite pellicole per alimenti, riposti nel frigorifero. Gli alimenti deperibili vanno sempre riposti in frigorifero, rispettando la temperatura, le modalit di conservazione e soprattutto la data di scadenza riportate sulla confezione. Se poi, nonostante queste accortezze, si osservano alterazioni del colore, della consistenza e/o dellodore di un alimento conservato in frigorifero bisogna sempre gettarlo via. E fondamentale leggere attentamente il manuale duso del nostro frigorifero dove verranno corrette modalit di pulizia e manutenzione. E comunque buona abitudine periodicamente controllare le guarnizioni, in modo da verificare la corretta chiusura, e rimuovere la brina dalle pareti del frigorifero, che accumulandosi pu ridurne la funzionalit. Preparazione degli alimenti La fase della preparazione degli alimenti che forse la pi delicata, lintegrit dei cibi pu infatti essere compromessa dalle precarie condizioni igieniche dellambiente in cui essi vengono cucinati. E fondamentale quindi preservare ligiene della cucina: lavando accuratamente i piani di lavoro e le superfici di servizio e pulendo sempre con cura superfici e utensili prima di utilizzarli per alimenti diversi. I contenitori per i rifiuti, i detergenti e i detersivi vanno sempre tenuti lontani dai cibi in preparazione, riponendoli in uno spazio appositamente dedicato ed esclusivo. Gli strofinacci da cucina, le spugne per il lavaggio, i panni da spolvero e da pavimento vanno sempre mantenuti puliti. E buona norma mantenere separati gli alimenti crudi da quelli cotti, questi ultimi devono essere consumati subito dopo la cottura oppure conservati in frigorifero, dopo essere stati ricoperti con apposita pellicola per alimenti, evitandone il pi possibile la permanenza a temperatura ambiente. E infine importante non fumare in cucina, in particolare mentre si preparano i cibi, in modo da evitare che i microrganismi patogeni, che risiedono nel cavo orale, possano essere trasportati con le mani agli alimenti.

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La cottura La cottura, oltre a rendere i cibi pi facilmente digeribili trasformando sostanze chimiche complesse in altre pi semplici, li rende igienicamente pi sicuri; il calore infatti contribuisce a debellare la popolazione microbica normalmente presente nei cibi. I diversi tipi di cottura garantiscono condizioni di igienizzazione dei cibi diverse tra di loro:

Modalit di cottura Lessatura A vapore Pentola a pressione

Temperatura 100 C 100 C 120 C

Igiene del cibo


Distruzione di tutti i batteri patogeni, ma non delle spore e delle tossine Distruzione di tutti i batteri patogeni, ma non delle spore e delle tossine Conserva meglio i nutrienti termosensibili contenuti nel cibo, come le vitamine e alcuni aminoacidi essenziali

Forno Griglia Frittura

180-220 C 200 C 180-190 C

Distruzione di tutti i batteri patogeni, delle spore e in attivazione di tutte le tossine batteriche Distruzione di tutti i batteri patogeni, delle spore e in attivazione di tutte le tossine batteriche Distruzione di tutti i batteri patogeni, delle spore e in attivazione di tutte le tossine batteriche

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Capitolo 5

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IL RISCHIO Il rischio definito come "lentit del danno atteso in una data area e in un certo intervallo di tempo in seguito al verificarsi di un particolare evento calamitoso". Lentit dei danni attesi su un particolare elemento a rischio pu essere valutata considerando: la pericolosit ovvero la probabilit che un evento calamitoso si verifichi entro un certo intervallo di tempo ed in una zona tale da influenzare lelemento a rischio. La pericolosit dunque funzione della frequenza dellevento. In certi casi (come per le alluvioni) possibile stimare, con una approssimazione accettabile, la probabilit di accadimento per un determinato evento entro il periodo di ritorno. In altri casi, come per alcuni tipi di frane, tale stima di gran lunga pi difficile da ottenere. la vulnerabilit ovvero il grado di perdita (espresso in una scala da 0 = "nessun danno" a 1 = "perdita totale") prodotto su un certo elemento esposto a rischio risultante dal verificarsi dellevento calamitoso temuto; essa indica quindi lattitudine di un determinata componente ambientale (popolazione umana, edifici, servizi, infrastrutture, etc.) a sopportare gli effetti in funzione dellintensit dellevento. il valore dellelemento a rischio ovvero il valore (che pu essere espresso in termini monetari o di numero o quantit di unit esposte) della popolazione, delle propriet e delle attivit economiche, inclusi i servizi pubblici, a rischio in una data area. Il prodotto vulnerabilit per valore indica quindi il danno cio le conseguenze derivanti alluomo, in termini sia di perdite di vite umane, che di danni materiali agli edifici, alle infrastrutture ed al sistema produttivo. Sotto determinate ipotesi il rischio pu essere espresso semplicemente dalla seguente espressione, nota come "equazione del rischio":

Rischio = Pericolosit x Vulnerabilit x Valore


Il rischio esprime dunque il numero atteso di perdite di vite umane, di feriti, di danni a propriet, di distruzione di attivit economiche o di risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso. Spesso per difficile giungere ad una stima quantitativa del rischio per la difficolt della parametrizzazione, in termini probabilistici, della pericolosit e della vulnerabilit e, in termini monetari, degli elementi a rischio. RISCHIO IDROGEOLOGICO Con questo termine si fa riferimento al rischio derivante dal verificarsi di eventi meteorici estremi che inducono a tipologie di dissesto tra loro strettamente interconnesse, quali frane ed esondazioni.

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Le dimensioni del fenomeno vengono rese chiaramente da una panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area italiana: 5.400 alluvioni e 11.000 frane negli ultimi 80 anni, 70.000 persone coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20 anni. Basti pensare che 5.5811 comuni italiani (68,9% del totale) ricadono in aree classificate a potenziale rischio idrogeologico pi alto: il 21,1% dei comuni ha nel proprio territorio di competenza aree franabili, il 15,8% aree alluvionabili e il 32,0% aree a dissesto misto ( aree franabili e aree alluvionabili ). La superficie nazionale, classificata a potenziale rischio idrogeologico pi alto, pari a 21.551,3 Km2 (7,1% del totale nazionale). La regione con il maggior numero di comuni interessati il Piemonte, mentre la Sardegna la regione con il minor numero. Le regioni caratterizzate dalla percentuale pi alta, relativa al numero totale dei comuni interessati da aree a rischio potenziale pi alto, sono la Calabria, lUmbria e la Valle dAosta, mentre la Sardegna quella con la percentuale minore. In Italia il rischio idrogeologico si presenta sotto forme diverse a seconda dellassetto geomorfologico del territorio: frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo i conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura. Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio a frane ed alluvioni, rientra senza dubbio la conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da unorografia giovane e da rilievi in via di sollevamento. Tuttavia lazione delluomo e le continue modifiche del territorio hanno, da un lato, incrementato la possibilit di accadimento dei fenomeni e, dallaltro, aumentato la presenza di beni e di persone nelle zone dove tali eventi erano possibili e si sono poi manifestati, a volte con effetti catastrofici. Labbandono dei terreni montani, labusivismo edilizio, il continuo disboscamento, luso di tecniche agricole poco rispettose dellambiente, lapertura di cave, loccupazione di zone di pertinenza fluviale, lestrazione incontrollata di fluidi dal sottosuolo, il prelievo di inerti dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi dacqua hanno sicuramente aggravato il dissesto e messo ulteriormente in evidenza la fragilit del territorio italiano. Vediamo ora pi nel dettaglio alcuni fenomeni attraverso cui pu manifestarsi il dissesto idrogeologico. LE ALLUVIONI Le alluvioni sono tra le manifestazioni pi tipiche del dissesto idrogeologico e sono causate da un corso dacqua che, arricchitosi con una portata superiore a quella prevista, rompe le arginature oppure tracima sopra di esse, invadendo la zona circostante ed arrecando danni ad edifici, insediamenti industriali, vie di comunicazione, zone agricole, etc. Le alluvioni pi importanti che hanno interessato lItalia e che hanno comportato un pesante bilancio sia in termini di vite umane che di danni, sono state quelle del Po nel Polesine (1951), dellArno (1966) e del Po (1994 e 2000). In Italia le aree a rischio elevato e molto elevato di alluvione sono moltissime, coprono una superficie di 7.774 kmq, pari al 2,6 % della superficie nazionale. Questi fenomeni avvengono con frequenza sempre maggiore e spesso sono causati da precipitazioni che possono anche non avere carattere di eccezionalit; tra le cause vi sono senza dubbio lelevata antropizzazione e la diffusa impermeabilizzazione del territorio, che impedendo linfiltrazione della pioggia nel terreno, aumentano i quantitativi e le velocit dellacqua che defluisce verso i fiumi, e la mancata pulizia dei fiumi che rende meno efficienti dal punto di vista idraulico gli alvei dei corsi dacqua. Molti bacini idrografici, soprattutto in Liguria e Calabria, sono caratterizzati da tempi di sviluppo delle piene dellordine di qualche ora; per tale motivo, fondamentale allertare gli organi 71

istituzionali presenti sul territorio con il maggior anticipo possibile, al fine di ridurre lesposizione delle persone agli eventi e limitare i danni al territorio. Una efficiente difesa dalle alluvioni si basa sia su interventi strutturali quali, per esempio, argini, invasi di ritenuta, canali scolmatori, drizzagni, etc., sia su interventi non strutturali, ovvero quelli relativi alla gestione del territorio, come i provvedimenti di limitazione della edificabilit, oppure quelli relativi alla gestione delle emergenze, come la predisposizione dei modelli di previsione collegati ad una rete di monitoraggio, la stesura dei piani di emergenza, la realizzazione di un efficiente sistema di coordinamento delle attivit previste in tali piani. Alluvioni: come comportarsi Soprattutto se si vive in zone a rischio importante ascoltare con attenzione la radio o la televisione per apprendere dell'emissione di eventuali avvisi di condizioni meteorologiche avverse. utile avere sempre a disposizione una torcia elettrica e una radio a batterie, per sintonizzarsi sulle stazioni locali e ascoltare eventuali segnalazioni utili. Se ci si trova in condizione di preallarme si possono salvaguarda i beni collocati in locali allagabili, solo se sei in condizioni di massima sicurezza; bisogna poi assicurarsi che tutti gli abitanti siano al corrente della situazione; bene quindi dirigersi verso i piani alti delle case, evitando scantinati e piani terra, evitando la confusione e mantenendo la calma. Se non si corre il rischio di allagamento, preferibile rimanere in casa, avendo cura di chiudere il gas, limpianto di riscaldamento e quello elettrico; di porre paratie a protezione dei locali situati al piano strada e di chiudere le porte di cantine o seminterrati. Allesterno infatti la situazione potrebbe diventare critica: lacqua dei fiumi trasporta detriti galleggianti che possono ferire o stordire; macchine e materiali possono ostruire temporaneamente vie o passaggi che cedono allimprovviso; le strade spesso diventano dei veri e propri fiumi in piena. E fondamentale ricordare che la differenza tra il preallarme e lallarme o evento in corso, pu essere minima e di difficile previsione: sufficiente che la pioggia si concentri in una zona ristretta per dar luogo a fenomeni improvvisi di inondazione. Se ci si trova fuori casa bene evitare luso dellautomobile se non in casi strettamente necessari; evitare di transitare o sostare lungo gli argini dei corsi dacqua, sopra ponti o passerelle, nei sottopassi, sotto scarpate naturali o artificiali. E bene allontanarsi tempestivamente verso i luoghi pi elevati, non andando mai verso il basso. Raggiunta la zona sicura, bisogna prestare la massima attenzione alle indicazioni fornite dalle autorit di protezione civile, attraverso radio, TV e automezzi della Protezione Civile. E importante evitare qualsiasi contatto con le acque: spesso lacqua pu essere inquinata da petrolio, nafta o da acque di scarico; inoltre pu essere carica elettricamente per la presenza di linee elettriche interrate. Il fondo delle strade pu essere indebolito e potrebbe collassare sotto il peso di una automobile, si dovrebbe quindi evitarne luso. LE FRANE Una frana avviene quando delle masse di roccia si staccano da pendii pi o meno ripidi e cadono, o scivolano, verso il basso sotto lazione della forza di gravit. Il meccanismo di una frana si pu spiegare in questo modo: il materiale che costituisce un pendio, una scarpata o una parete rocciosa, attirato verso il basso della gravit, la forza che d peso a ogni oggetto. Rimane in quella posizione perch delle resistenze interne lo trattengono. Questo equilibrio di forze dipende da fattori come la natura del terreno o della roccia, la forma del pendio o la quantit dacqua presente. Tali condizioni possono cambiare, per cause naturali o artificiali. In questo caso lequilibrio si pu spezzare in favore della forza di gravit, che vince le resistenze interne e trascina il materiale verso il basso causando, in altre parole, una frana. 72

Ogni frana un evento a s, nel senso che pu essere generata e si pu sviluppare a seguito di elementi e situazioni locali molto varie. Essa fondamentalmente caratterizzata da fattori predisponenti, ossia fattori che creano situazioni favorevoli alla sua generazione, come la natura e la struttura del suolo, la pendenza dei versanti o linclinazione degli strati, e fattori determinanti, ossia fattori che danno il via al movimento franoso, quali le piogge, le infiltrazioni dacqua nel terreno, i terremoti, ecc. Le frane possono essere provocate da cause naturali, quali la pioggia o la presenza di fratture nel terreno, e da cause artificiali, quali la costruzione di edifici sui pendii, o il disboscamento, che priva il terreno della protezione delle radici. Per questo motivo sempre molto importante rispettare la natura, il cui equilibrio regola con armonia le forze che luomo invece tende a violare. Frane: come comportarsi Dettare precise norme di comportamento nel caso si fosse coinvolti in una frana praticamente impossibile, dato che gli elementi che la caratterizzano sono molteplici e di difficile controllo. E bene essere informarti sulla presenza di aree a rischio di frana nel territorio comunale di residenza; anche losservazione del terreno una misura preventiva si possono rilevare piccole frane o variazioni nella morfologia del terreno che potrebbero essere avvisaglie di eventi franosi. In alcuni casi poi, prima delle frane, sono visibili sui manufatti alcune lesioni e fratturazioni e alcuni muri tendono a ruotare o traslare. E importante ricordare che non ci sono case o muri che possano arrestare una frana, soltanto un luogo pi elevato pu considerarsi sicuro; spesso le frane si muovono in modo repentino, come le colate di fango, bisognerebbe quindi evitare di transitare nei pressi di aree gi sottoposte ad eventi franosi, in particolar modo durante temporali o piogge violente. Nel caso ci si trovi coinvolti in un evento franoso bisogna tempestivamente allontanati dai corsi dacqua o dalle incisioni torrentizie nelle quali vi pu essere la possibilit di scorrimento di colate rapide di fango. Se ci si trova allinterno di un edificio bisogna ricordare che questo luogo pu non essere sicuro, n garantire alcun riparo, si deve quindi uscire ed allontanarsi immediatamente. Se la frana viene verso di noi o se sotto di noi, ci si deve allontanare il pi velocemente possibile lateralmente, cercando di raggiungere una posizione pi elevata o stabile; se non possibile scappare, bene rannicchiarsi il pi possibile su se stessi, proteggendo la testa. E bene guardare sempre verso la frana facendo attenzione a pietre o ad altri oggetti che, rimbalzando, ci possano colpire; soffermarsi sotto pali o tralicci non una buona precauzione, questi potrebbero crollare e caderci addosso. Se invece si sta percorrendo una strada in macchina ed una frana appena caduta, bisogna segnalare il pericolo alle altre automobili che potrebbero sopraggiungere e dare tempestivamente lallarme al pi vicino centro abitato. Una volta che la frana sembra finita importante non avvicinarsi al ciglio esso infatti risulta estremamente instabile; bisogna invece allontanarsi subito dallarea dato che pu esservi il rischio di ulteriori frane. Mantenendosi allesterno dellarea in frana si deve controllare se vi sono feriti o persone intrappolate segnalandone, in questo caso, la presenza ai soccorritori. Le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche, del gas e dellacqua, unitamente allinterruzione di strade e ferrovie. Nel caso di perdita di gas da un palazzo, non si deve assolutamente entrare per chiudere il rubinetto del gas, ma riferire subito questa notizia ai Vigili del Fuoco o ad altro personale specializzato. SUBSIDESCENZE E SPROFONDAMENTI 73

La subsidenza consiste in un lento processo di abbassamento del suolo, che pu coinvolgere territori di estensione variabile. Tale fenomeno generalmente causato da fattori geologici, ma negli ultimi decenni stato localmente aggravato dallazione delluomo ed ha raggiunto dimensioni spesso preoccupanti. La subsidenza naturale causata da diversi fattori: movimenti tettonici, raffreddamento di magmi allinterno della crosta terrestre, costipamento di sedimenti, ; i movimenti verticali di tipo naturale possono raggiungere valori di qualche millimetro lanno. Le subsidenze prodotte o aggravate da azioni antropiche invece possono essere anche di qualche metro; esse sono di norma causate da emungimento di acque dal sottosuolo, estrazione di gas o petrolio, carico di grandi manufatti, estrazione di solidi, ... In Italia i fenomeni di lenta subsidenza si sono verificati lungo la fascia costiera adriatica da Rimini a Venezia (dove questo fenomeno particolarmente noto), specialmente nei pressi del Delta del Po, ma anche nei dintorni di agglomerati urbani come Milano, Bologna e Modena, in questi casi soprattutto per lestrazione di acqua dal sottosuolo. Casi pi recenti sono stati segnalati in Puglia, nella Piana di Sibari e nella Pianura Pontina. I provvedimenti da attuare a fini preventivi consistono essenzialmente in una corretta gestione delle risorse idriche, evitando di ricorrere in modo eccessivo al prelievo dalle falde, ed in una rigorosa pianificazione delle attivit estrattive. Un problema affine a quello della subsidenza, ma che ha, al contrario del primo, importanti ricadute di protezione civile, quello degli sprofondamenti rapidi (sinkholes). Tali fenomeni sono dovuti sia a cavit naturali presenti nel sottosuolo che a cavit realizzate dalluomo fin dallantichit (cave in sotterraneo, ambienti di vario uso, depositi, acquedotti, fognature, drenaggi,). Il rischio legato alle cavit sotterranee particolarmente diffuso nelle aree urbane dove lazione delluomo ha portato alla creazione di vuoti nel sottosuolo per la maggior parte dei quali si persa la consapevolezza dellesistenza, a causa soprattutto della incontrollata crescita urbanistica degli ultimi decenni. RISCHIO SISMICO E VULCANICO Il termine terremoto deriva dal latino trrae mtus che significa movimento della terra, sisma invece viene dal greco seisms, scossa; con tali vocaboli si intende un'improvvisa vibrazione del terreno prodotta da una brusca liberazione di energia, tale energia si propaga in tutte le direzioni (come una sfera) sotto forma di onde. Lorigine di questa energia una zona del sottosuolo in cui si era andata nel tempo accumulando, tale zona chiamata ipocentro, mentre il punto della superficie terrestre posto sulla verticale di essa viene detto epicentro. I terremoti possono originarsi a pochi chilometri di profondit ma anche a profondit notevoli, fino ad oltre 700 chilometri sotto la superficie terrestre. A parit di energia liberata lampiezza dellarea in cui il terremoto si manifesta tanto meno estesa quanto pi superficiale lipocentro. Con il crescere della profondit dellipocentro gli spostamenti del terreno in superficie si fanno sempre pi lievi ma nello stesso tempo si estende larea in cui gli effetti del sisma si fanno sentire; da ci si deduce che i terremoti pi violenti generalmente sono quelli con ipocentro poco profondo.

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Vediamo ora qual lorigine dellenergia che scatena un sisma: se una porzione di roccia inizia a deformarsi, essa offrir una certa resistenza (che cambia a seconda del tipo di roccia), ma quando le forze che tengono insieme la roccia vengono superate da quelle che la deformano allora questa si spezza e si ha un brusco spostamento delle due parti che rilasciano l'energia che avevano accumulato durante la deformazione e ritornano in uno stato indeformato. Lo spostamento avviene sia verticalmente che orizzontalmente. Di solito queste rotture, ed i conseguenti spostamenti, si hanno lungo linee preferenziali chiamate faglie, che sono sostanzialmente fratture nel terreno, profonde anche vari chilometri, lungo le quale avvengono i movimenti del terreno. Infatti una faglia non altro che una linea di minore resistenza della roccia sottoposta a pressioni e quindi la rottura avviene sempre lungo questa linea. Diverse possono essere le cause che generano il terremoto: eruzioni vulcaniche, collassi di caverne o impatti con meteoriti, ma le pi frequenti sono gli spostamenti reciproci delle zolle di cui formata la crosta terrestre. Nella maggior parte dei casi quindi i terremoti si generano quando due placche slittano lungo la superficie di separazione (detta piano di faglia) in direzioni opposte. Normalmente lattrito impedisce che le zolle si muovano lungo la linea di contatto, ma questa resistenza comporta un notevole accumulo di tensione nei blocchi rocciosi che lentamente si deformano. Quando lungo il margine delle placche a contatto le pressioni che si vengono a creare superano la resistenza dovuta allattrito, si verifica un improvviso e brusco movimento reciproco. Un esempio di questo meccanismo di azione si ha in California dove la gigantesca zolla del Pacifico, spinta dal magma che fuoriesce dalla dorsale medio-oceanica, entra in contatto con la zolla del Nord-America lungo la famosa e temutissima faglia di San Andreas: quando lattrito che si genera fra questi due enormi blocchi di crosta terrestre raggiunge il limite di resistenza lenergia lentamente accumulata si scarica tutta insieme generando un terremoto. A volte, invece che scontrarsi con sollevamento della crosta e conseguente nascita di possenti catene montuose (come avvenuto ad esempio per le Alpi e lHimalaia) una placca si infila sotto unaltra: il fenomeno si chiama subduzione e rappresenta la causa principale dei fenomeni sismici che tormentano larcipelago nipponico mettendo in pericolo costante e mortale una delle zone a pi alta concentrazione demografica del mondo. Le regioni pi sismiche sono fondamentalmente due: il bordo dellOceano Pacifico, il cosiddetto anello di fuoco, che comprende da un lato Cile, Per, Equador, Columbia, America Centrale, Messico, California e Alaska e dallaltro Russia, Giappone, Filippine, Nuova Guinea e Nuova Zelanda dove si verifica l80% dei terremoti e la fascia mediterranea (allinterno della quale inserita anche la nostra penisola) che si protende in Asia fino a congiungersi con quella del Pacifico attraverso le Indie Orientali: qui si verifica il 15% dei terremoti. Il rimanente 5%, distribuito nel resto della Terra, concentrato soltanto in ristrette aree, con prevalenza sulle creste delle dorsali medio-oceaniche, mentre praticamente non si manifestano terremoti nel corpo dei continenti e nei fondi oceanici che sono considerate le zone pi stabili della Terra. Non meno importante il rischio associato alle eruzioni vulcaniche, concentrato per in un'area sensibilmente pi ristretta rispetto a quella sottoposta al rischio sismico. Un vulcano la via attraverso la quale il materiale fuso, chiamato magma, dall'interno della Terra arriva in superficie, trabocca all'esterno e si raffredda formando la roccia effusiva chiamata lava. Nel corso di tale movimento porzioni di magma possono rimanere intrappolate entro la crosta e non raggiungere mai la superficie. In questo caso si raffreddano e formano roccia solida all'interno della 75

crosta stessa, dando origine alle rocce plutoniche o intrusive. Vediamo che magmi diversi (per composizione chimica, per temperatura o per contenuto in gas), che fuoriescono in situazioni geologiche diverse (sul fondo del mare, o dopo aver attraversato la crosta oceanica o quella continentale), danno origine a differenti tipi di eruzioni; queste a loro volta, a secondo del modo di come avvengono, danno origine a diversi prodotti vulcanici e a diversi vulcani. Tra i fattori che determinano la natura di un'eruzione, quelli principali sono: la composizione chimica del magma, la sua temperatura e la quantit di gas disciolti in esso. I primi due controllano principalmente la mobilit del flusso di magma, chiamata pi precisamente viscosit; quanto pi questo viscoso tanto maggiore la sua difficolt a muoversi e scorrere. Una delle differenze composizionali che pi determinano differenti viscosit e quindi differenti tipi di eruzioni la quantit di silice (SiO2). Se osserviamo la distribuzione dei vulcani nel mondo, notiamo che questa ricalca quella vista in precedenza per le aree sismiche. La maggior parte di essi infatti si trova in corrispondenza dei contatti tra le varie placche che formano la crosta, e in particolare lungo i margini di subduzione. Alcuni invece si trovano lontani da questi margini attivi, come quelli delle Hawaii, che sono associate agli hot spots, fessurazioni della crosta attraverso cui il magma risale direttamente dal mantello. In Italia sono considerati attivi solamente larea costiera della Campania, con i complessi vulcanici dei Campi Flegrei, Ischia e Somma-Vesuvio, lEtna e le isole Eolie. Associati al rischio vulcanico sono numerosi fenomeni tra cui: colate di lava e piroclastiche; ricaduta di proietti vulcanici di varie dimensioni; emissione di gas; colate di fango; terremoti e maremoti (vedi ad esempio quello avvenuto nel corso delleruzione dello Stromboli del 2002, probabilmente collegato ad una frana sottomarina da un fianco del vulcano). Il rischio vulcanico elevato, nelle suddette aree, principalmente per la concentrazione e lestensione dellurbanizzazione a ridosso degli apparati vulcanici attivi. Particolarmente allarmante il caso del Vesuvio, apparentemente quiescente dal 1944, e dei Campi Flegrei in cui, in caso di necessit, evidente la difficolt di utilizzare efficacemente la macchina dei soccorsi e procedere allevacuazione delle centinaia di migliaia di persone individuate come sottoposte a rischio elevato. Le eruzioni dellEtna e dellisola vulcanica di Stromboli del 2002, fortunatamente senza gravi conseguenze, sono il pi recente esempio di come levento vulcanico, per quanto pi facilmente prevedibile e modellabile rispetto al terremoto, rimanga comunque una sorgente significativa di rischio e conservi margini significativi di incertezza rispetto allevoluzione dei fenomeni. In conseguenza di ci, insieme a studi sempre pi approfonditi, assume carattere prioritario nel medio e lungo termine un energico intervento di pianificazione territoriale per ripristinare un corretto assetto urbanistico. Terremoto: come comportarsi Innanzi tutti fondamentale cercare di mantenere la calma e non farsi prendere dal panico. Se ci si trova in un luogo chiuso sbagliato precipitarsi fuori, meglio restare allinterno, riparandosi sotto un tavolo, sotto gli architravi delle porte o vicino ai muri portanti; importante tenersi lontano invece dalle finestre, dalle porte a vetri, dagli armadi perch potrebbero cadere, rompendosi e ferirci. Un luogo da evitare il vano delle scale, queste potrebbero crollare o comunque danneggiarsi: pericoloso quindi usarle, sempre preferibile avvalersi delle scale di emergenza esterne. Ledificio andrebbe abbandonato solo allordine di evacuazione dei Vigili del Fuoco, bisogna quindi seguire scrupolosamente le loro indicazioni e, se ci si trova a scuola, il piano di evacuazione previsto, uscendo dalledificio senza usare gli ascensori n le scale principali, ma le scale e le uscite 76

demergenza. Una volta fuori ci si deve radunare negli appositi spazi di raccolta in modo da non correre ulteriori rischi e da facilitare il compito ai vigili.

Se ci si trova allaperto bisogna tempestivamente allontanarsi dagli edifici, dagli alberi, dai lampioni e dalle linee elettriche perch potrebbero cadere e ferirci. E importante trovare un posto dove non si ha nulla sopra di noi (balconi, insegne, lampioni,) o comunque cercare riparo sotto qualcosa, come una panchina ad esempio. Infine bene non avvicinarsi agli animali, questi sono molto spaventati dai terremoti e potrebbero imbizzarrirsi e ferirci. LE VALANGHE Le valanghe (o slavine) sono costituite da masse nevose che si distaccano in modo improvviso e repentino dai pendii di un rilievo, precipitando verso valle ed accrescendosi di volume durante il percorso. Il pericolo delle valanghe fortemente legato alla presenza di turisti ed escursionisti in montagna e quindi della maggiore esposizione sia delle persone che degli edifici e delle infrastrutture al rischio di valanghe. La classificazione delle valanghe non delle pi semplici a causa delle notevoli variabili che entrano in gioco (tipo di distacco, tipo di neve, posizione del piano di scorrimento, etc.). E molto importante, per le valanghe (che possono essere sia spontanee che innescate), determinare se si tratti di valanghe di superficie o di fondo: se la rottura avviene allinterno del manto nevoso, si ha una valanga di superficie, mentre se avviene a livello del terreno, la valanga detta di fondo. Le valanghe possono essere poi radenti (a contatto con la superficie) o nubiformi (queste ultime sono dette anche polverose e possono essere costituite di neve asciutta). Prevedere la caduta di una valanga non un compito semplice, in quanto spesso la loro caduta non preceduta da alcun preavviso; pur tuttavia sono note con una certa precisione quali sono le aree a rischio di valanghe e vengono segnalate situazioni di pericolo mediante i cosiddetti bollettini delle valanghe. Le cause della valanghe possono essere diverse, ma in ogni caso riferibili alla diminuzione della coesione della massa nevosa, che ne determina il distacco. A questo proposito, aspetti di una certa rilevanza sono la lunga permanenza di uno strato di neve in superficie, il riscaldamento primaverile e lazione di piogge di una certa consistenza. I provvedimenti da attuare nel caso di rischio valanghe consistono innanzitutto nel conoscere quali sono le aree dove tali fenomeni si generano: in generale, infatti, le valanghe prendono origine quasi sempre dagli stessi luoghi, tipicamente aree di alta montagna, con terreni rocciosi nudi, tra i 2.000 ed i 3.000 metri, prive per lo pi di copertura vegetale. In questo caso un provvedimento da adottare consiste senzaltro nellevitare queste aree, soprattutto in periodi molto pericolosi, come linizio della primavera, quando linnalzamento delle temperature pu essere tale da provocare lo scioglimento repentino delle masse nevose. Valanghe: come comportarsi E bene informarsi sempre sulle condizioni di innevamento e dei versanti, consultando frequentemente anche i bollettini delle valanghe, che forniscono indicazioni rapide e sintetiche sul pericolo di valanghe, secondo una scala numerica crescente da 1 a 5. 77

Rispettare la segnaletica e le indicazioni presenti sulle piste riguardo le condizioni dei percorsi sci, alpinistici e di discesa fuori pista, evitando di passare attraverso versanti a forte pendenza ed a forte innevamento o attraverso pendii aperti, canaloni e zone sottovento, specialmente nelle ore pi calde, basilare per evitare inutili rischi. E essenziale poi che ogni escursionista non sia mai solo, sia adeguatamente equipaggiato, al fine di rendere possibile lautosoccorso da parte degli altri escursionisti in un arco di tempo sufficientemente ridotto. E necessario dunque disporre di un apparecchio di ricerca per la rapida localizzazione in valanga (ARVA) che, posto in trasmissione allinizio dellescursione, viene commutato in modalit di ricerca nel caso di incidente. Gli altri materiali per lautosoccorso sono costituiti da una sonda leggera per lindividuazione del punto esatto in cui si trova la persona sepolta ed una pala per poter liberare il pi velocemente possibile una persona sepolta: in genere la profondit di seppellimento si aggira intorno al metro. Lequipaggiamento sopra menzionato deve essere in possesso di ogni componente della comitiva. Nel caso in cui non si sia in grado di effettuare lautosoccorso, o anche semplicemente per avere bisogno di aiuto, occorre chiedere immediatamente soccorso telefonando al 118. In questo caso scatta il cosiddetto soccorso organizzato organizzato appunto dal Soccorso Alpino con lausilio di elicotteri, cani da valanga e tecnici specializzati. Se si rimane coinvolti in prima persona dalla valanga bene ricordare che la neve tende ad accumularsi nella zona centrale e quindi potrebbe essere pi facile trovare una via di fuga laterale, bisogna quindi muovere braccia e gambe, come se si nuotasse, per cercare di avvicinarsi al margine della valanga e di rimanere in superficie.

EROSIONE COSTIERA E MAREGGIATE In un paese con migliaia di chilometri di coste come il nostro, il problema dellerosione costiera molto diffuso e sentito. Negli ultimi decenni, a causa dei prelievi indiscriminati di ghiaia e di sabbia lungo lalveo di molti fiumi italiani, diminuito enormemente lapporto del trasporto solido fluviale (sedimenti, detriti, ) recapitato alle spiagge. Per tale motivo, in numerosi litorali la linea di costa vistosamente arretrata, portandosi a ridosso di strade, edifici, insediamenti industriali, minacciandone lintegrit e costringendo talvolta la popolazione ad evacuare larea. Il problema stato inoltre aggravato dalle mareggiate che, con frequenza variabile, si abbattono sulle coste e modificano, in modo anche sostanziale, la morfologia della linea di costa. Per contrastare tali fenomeni, sono state spesso costruite numerose opere di difesa, sia trasversali alla riva (pennelli), longitudinali (frangiflutti), che radenti (muri di sponda, paratie, etc.). Nei casi in cui larretramento sia stato talmente cospicuo da erodere gran parte della spiaggia, sono stati attuati interventi pi drastici, quali il ripascimento artificiale, consistente nel disporre sulla spiaggia idoneo materiale di riporto, estratto da cave, in modo da ripristinare le originarie condizioni dellarenile.

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Capitolo 6

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INTRODUZIONE
Come gi evidenziato, la domanda di energia continuer a crescere, fondamentalmente, a causa dellaumento di popolazione, quindi dei consumi mondiali e dellaumento del tenore di vita dei PVS e soprattutto della vertiginosa industrializzazione di Cina e India. Ci comporta e comporter un aumento della produzione di combustibili fossili, proprio per far fronte ai previsti incrementi dei consumi finali di energia. A questo punto appare rilevante la gestione dellenergia: una corretta gestione si pu ottenere agendo direttamente sulla produzione, con unelaborazione istante per istante dellenergia richiesta. Questa una pratica estremamente difficile ed onerosa e pu essere applicata in casi particolari (turbine a gas o sistemi di caduta idraulica) usufruendo per di un vettore energetico, lelettricit, estremamente raffinato e costoso. Ben pi proficua la pratica di accumulare energia per poi ridarla nel tempo. Laccumulo pu avvenire sfruttando fenomeni naturali oppure valendosi di azioni tecnologiche su larga scala oppure mediante azioni istantanee compiute sullandamento di disponibilit energetica in relazione alla domanda. Contemporaneamente assume grande rilevanza il tema del trasporto di energia che, avvalendosi prevalentemente dellelettricit quale vettore energetico, presenta innanzitutto problemi di carattere economico. E emerso allora, come aspetto di economicit di trasporto, luso di aeriformi o di composti chimici particolari. Infine, le tecnologie di recupero del calore, sviluppate in conseguenza del marcato aumento del prezzo del petrolio, hanno dato impulso al sistema di trasporto e gestione del calore a distanza (teleriscaldamento) dando possibilit di differenziare sempre pi la fase di utilizzo. In ogni caso, mentre prima per il vettore energetico le varie fasi di elaborazione, trasporto e consumo finale risultavano concentrate, ora si tende sempre pi ad usare vettori energetici adatti e ottimizzati per ciascuna delle tre fasi . La priorit, oggi, quella di garantire un corretto accesso alle fonti onde consentirne uno sfruttamento razionale e, nel breve-medio periodo, giungere alla sostituzione graduale delle fonti fossili con fonti rinnovabili tra le quali sta assumendo crescente importanza lidrogeno la cui produzione, come si vedr in seguito, strettamente connessa con entrambe le categorie di fonti. Nei prossimi paragrafi si effettuer quindi, unanalisi delle questioni connesse alla gestione delle principali fonti energetiche considerando la loro fondamentale distinzione in fonti rinnovabili e non, cui seguiranno le relative implicazioni ambientali.

1. Le fonti energetiche non rinnovabili


Le fonti di origine fossile che attualmente sono alla base della produzione di energia sono il petrolio, il carbone e il gas naturale. Il combustibile fossile per eccellenza il petrolio: esso ha avuto unampia e irreversibile diffusione parallelamente e coerentemente con lo sviluppo della tecnologia industriale e civile. Il petrolio alla base di consumi energetici per generazione di calore a bassa e media temperatura e di consumi per produzione di numerose materie prime di sintesi. Uno degli aspetti pi significativi quello della distribuzione e del consumo delle risorse in Paesi differenti da quelli in cui si ha il massimo di produzione. Conseguentemente, le crisi economiche che hanno avuto origine dai tagli alla produzione di petrolio, hanno coinvolto tutti i Paesi industrializzati la cui economia basata prevalentemente sullimpiego di questo combustibile. Il petrolio cos intimamente connesso con la struttura energetica, industriale ed economica, che ogni sua variazione di prezzo, di uso, di tecnologia pu avere effetti imprevedibili. Le stesse politiche di risparmio sono in parte legate ad un continuo aumento del prezzo che costantemente sotto 80

controllo gestionale delle principali compagnie petrolifere. Il prezzo di mercato del petrolio, infatti, non ancorato ai costi bens viene fissato con precisi criteri di opportunit politica. Ma proprio il continuo aumento dei prezzi, sta mutando questa situazione, permettendo investimenti anche in giacimenti sino ad ora non ritenuti remunerativi. Lutilizzazione dei grandi giacimenti del Mare del Nord, dei giacimenti off-shore nel Mediterraneo, nellAdriatico in particolare, ha avuto proprio origine da tutto ci . Il problema principale posto dallimpiego dei combustibili fossili quello del danno ambientale causato dai prodotti della loro combustione, ma anche dalle tecnologie per la loro estrazione, trasporto, trattamento ed in particolare il loro utilizzo finale. E indubbio che lutilizzo dei combustibili fossili, ancorch abbia agevolato ed in alcuni casi addirittura permesso lo sviluppo tecnologico ed il progresso, purtuttavia ha avuto un effetto dannoso sullambiente provocando anche effetti economici negativi, diretti ed indiretti. I danni maggiori, comunque, sono quelli legati al loro impiego finale. In particolare, la combustione libera nellaria, oltre allanidride carbonica, anche elementi aggiunti nella fase di raffinazione (piombo, alcol, metanolo, etanolo, ecc.). Una volta liberati nellatmosfera, essi, mescolati allacqua e con effetti innescati dalla luce solare, si combinano chimicamente con altre sostanze, cambiando la loro forma e dando vita ad agenti inquinanti secondari (nitrati, acidi, ecc.) che provocano linquinamento, con notevoli effetti sulla salute umana e sul mondo animale e vegetale. Oltre alle cosiddette piogge acide, provocate dagli ossidi di azoto e di zolfo, sono state ormai anche riconosciute la rugiada, la nebbia e le nevi acide, la cui deposizione provoca lacidificazione di suoli ed acque (Veziroglu, 1998). Infine, non da sottovalutare la principale conseguenza di tali fenomeni: il cosiddetto effetto serra. Da qualche decennio, un aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera ne sta riducendo la trasparenza alle lunghezze d'onda infrarosse, causando un aumento globale della temperatura. Vengono generalmente definiti gas serra quei gas in grado di "intrappolare" la radiazioni infrarosse causando l'aumento della temperatura sulla superficie terrestre. Questi gas sono essenzialmente: l'anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto, gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e l'esafluoruro di zolfo. Se, a causa dell'effetto serra, dovesse verificarsi un riscaldamento globale della superficie terrestre, il ghiaccio della Groenlandia e del Mar Glaciale Artico si scioglierebbe e una enorme quantit di acqua dolce si aggiungerebbe a quella del Tropico. Inoltre la temperatura pi mite farebbe aumentare le piogge sull'Artico, la loro acqua dolce aggraverebbe la situazione, la Corrente del Golfo non farebbe pi sentire i suoi benefici effetti e i ghiacci artici ricomincerebbero ad estendersi. Dato che l'acqua riflette solo il 10% della radiazione solare, assorbendo il resto (e quindi riscaldandosi), mentre il ghiaccio ne riflette ben il 90%, si avrebbe quindi un ulteriore raffreddamento, che porterebbe ad una nuova era glaciale (http://www.inclasse.it). Tra i gas l'anidride carbonica (CO2) certamente quello pi influente sull'effetto serra. Dopo ladozione del Protocollo di Kyoto , lacceso dibattito sugli indicatori di emissione dei gas serra, in particolare di CO2, costituisce il segnale della reale attenzione dei Paesi industrializzati alla riduzione di tali emissioni. Gli accordi raggiunti, se rispettati, consentiranno una notevole riduzione ed un miglioramento qualitativo dellimpiego di energia nei Paesi partecipanti. Le emissioni mondiali di CO2, , sono cresciute costantemente dell1,3% allanno durante gli anni 1980, mentre la crescita aumentata notevolmente nella seconda met degli anni 1990. I Paesi che hanno fortemente contribuito a determinare laumento delle emissioni di CO2 (anche fino al 6%), sono quelli dellarea asiatica, mediorientale e dellAmerica Latina mentre le emissioni dei Paesi industrializzati non sono aumentate, in media, pi del 2%. ll settore che di gran lunga contribuisce a tali emissioni quello della produzione di energia, in seguito alla crescente elettrificazione delle aree in via di sviluppo, che si prevede continuer ed aumentare nei prossimi anni. Questa tendenza sar accentuata dallimpiego di una quantit sempre crescente di combustibili solidi per la generazione di energia termica, mentre si prevede una riduzione delle emissioni dei settori terziario e domestico grazie allimplementazione del gas naturale. Attualmente, esistono diversi metodi per catturare lanidride carbonica prodotta dalla combustione delle fonti fossili negli impianti per la produzione di energia e si suddividono in genere in processi pre-combustione e post-combustione. 81

Nel secondo caso, si tratta di adottare particolari metodi di reforming e gassificazione, che saranno trattati nel prossimo capitolo. Per quanto riguarda i processi pre-combustione, al flusso di gas prodotto viene applicato un particolare solvente a base di ammina, gi utilizzato nellindustria chimica e petrolifera. Esso consente di catturare lanidride carbonica che viene poi isolata tramite riscaldamento del solvente, e quest ultimo riutilizzato per altri processi. Lenergia necessaria alla Lenergia necessaria alla rigenerazione del solvente rappresenta uno dei principali svantaggi di questo metodo, oltre agli alti costi delle strutture necessarie. Diversi studi infatti, hanno dimostrato che lintero processo comporterebbe una riduzione delle emissioni di anidride carbonica dell80% a fronte, per, di un notevole incremento dei costi operativi ed una diminuzione dellefficienza di produzione di elettricit (Wallace, 2000). Numerosi studiosi infine, si sono occupati di quantificare economicamente il danno ambientale provocato dalle fonti energetiche. Tali costi (le cosiddette esternalit) non sono da considerare compresi nei prezzi dei combustibili fossili. Essi sono pagati dalla collettivit, direttamente o indirettamente, tramite tasse, spese sanitarie, premi di assicurazione, e anche attraverso la diminuzione della qualit della vita. Se i rispettivi danni ambientali fossero inclusi nel prezzo dei combustibili, si ricorrerebbe certamente allintroduzione di fonti "pulite" con notevoli benefici ambientali ed economici

IL PROTOCOLLO DI KYOTO
Il protocollo di Kyoto un accordo internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta (global warming), firmato il 7 dicembre 1997, il giorno seguente alla chiusura ufficiale della terza Conferenza delle Parti della Framework Convention on Climate Change. Ladozione del protocollo di Kyoto ha rappresentato la tappa pi rilevante del processo di negoziazione per il controllo del cambiamento climatico, avviato alla Conferenza di Rio del 1992. I Paesi soggetti a vincolo di emissione sono 39, ed includono, sostanzialmente, i Paesi dellOCSE e quelli con economie in transizione. Il tasso di riduzione delle emissioni (misurate in CO2 equivalenti) gi differenziato per ogni Paese con un valore medio di riduzione pari al 5,2%. Le percentuali di riduzione dei diversi Paesi sono state oggetto di lunghe trattative e non sono state accettate dalla politica statunitense e giapponese che prevedevano, invece, la semplice stabilizzazione delle emissioni ed una riduzione al 2,5%. Al contrario, allEuropa, stato accordato un tasso di riduzione dell8% bench si fosse dichiarata disposta ad una pi massiccia riduzione del 15%. Molti altri obbiettivi sono stati fissati a seguito di posizioni intransigenti sostenute dalla Norvegia, Australia, Federazione Russa. Al di l degli importantissimi problemi di equit, un fatto che lesclusione dei PVS dal vincolo di emissione indebolisce notevolmente la forza del protocollo. Si stima infatti che i dellincremento delle emissioni di CO 2 , tra lanno 1995 e lanno 2010, verr dalla Repubblica Popolare di Cina e dai PVS mentre per raggiungere la stabilizzazione delle emissioni globali di gas serra occorre una loro diminuzione del 50% entro lanno 2050. Laccordo lascia alle Parti un certo grado di libert nel raggiungimento dellobiettivo, da realizzare nellintervallo 2008-2012, attraverso alcuni meccanismi che dovrebbero dar luogo, con la dovuta flessibilit, ad una minimizzazione dei costi (http://www.energiaonline.com). Le principali politiche energetiche che si stanno attuando puntano in primo luogo alla riduzione delle emissioni di CO2, che senza tali misure, si stima possano aumentare del 30% nellanno 2020. Tali politiche, oltre alla riduzione nei livelli di attivit ed al miglioramento dellefficienza di conversione nella fase di fornitura dellenergia, prevedono numerosi interventi nel settore dei trasporti. Essi consistono essenzialmente nel cambiamento graduale dei combustibili impiegati con incremento dellimpiego di fonti rinnovabili, nellincoraggiare i costruttori a sviluppare ed investire in tecnologie per la costruzione di veicoli a ridotto impatto ambientale ed alta efficienza energetica e nel favorire lacquisto di tali veicoli attraverso lerogazione di incentivi. Inevitabilmente, per la complessit degli impegni e dei meccanismi previsti, il documento incompleto e ha lasciato, implicitamente o esplicitamente, un gran numero di questioni irrisolte. 82

Infatti, undici mesi dopo Kyoto, a Buenos Aires, nella quarta conferenza delle Parti, i Paesi si sono incontrati per cercare di chiudere tali questioni. La divergenza degli interessi e le differenti sensibilit ambientali dei Paesi hanno dato luogo ad una sorta dimpasse: il chiarimento dei punti critici stato rimandato ad un piano dazione alla cui scadenza, ancora una volta non sono stati rispettati gli impegni assunti. Purtroppo noto a tutti lo sviluppo negativo che ha accompagnato il raggiungimento degli obbiettivi prefissati a Kyoto ed il fallimento della sesta conferenza delle Parti tenutasi allAia, caratterizzata tra laltro dalle continue e pressanti manifestazioni di gruppi di ambientalisti: la conferenza si conclusa con una "sospensione" dei lavori a causa della rigidit della posizione statunitense, determinata a non ridurre il livello di emissioni ma ad avvalersi dellazione dei cosiddetti "carbon sink", ovvero boschi ed altre colture in grado di assorbire CO2, la cui produzione stata gi vietata in Giappone. La questione ambientale resta cos ancora una volta irrisolta, segno degli innumerevoli interessi che si celano dietro la volont reale di tutti i Paesi di contribuire alla riduzione delle emissioni nocive.

2. Le fonti energetiche rinnovabili


La soluzione immediata al problema ambientale consiste innanzitutto nellimpiego di fonti energetiche non inquinanti. Esse attualmente contribuiscono in misura limitata alla produzione di energia. Ci nonostante si visto che il petrolio, nel breve-medio periodo, continuer ancora a rivestire un ruolo fondamentale, mentre la maggior parte delle fonti rinnovabili sar ancora ostacolata da difficolt quali lintermittenza casuale della produzione di energia e gli elevati costi, difficolt che sono ben lungi dal renderle competitive con le caratteristiche che invece rendono vantaggioso limpiego del petrolio. Alcune di queste fonti (acqua e geotermia) sono gi ampiamente sfruttate, altre sono ai primi stadi di applicazione (eolica, solare e biomasse) mentre per nuove fonti rinnovabili, quali lidrogeno (di cui si discuter ampiamente nel prossimo capitolo), la ricerca ancora in fase sperimentale. Prima fra tutte lenergia idroelettrica, protagonista della rivoluzione industriale dei Paesi ricchi, contribuisce con il 2,3% alla produzione mondiale di energia e da alcuni anni in espansione nei PVS, anche se oggi si tende a valutare con pi attenzione limpatto ambientale. Il problema della gestione inoltre riguarda non soltanto il trasporto e la distribuzione ma anche un corretto esercizio di questa pregiata fonte di energia attraverso una adeguata considerazione dei fattori qualitativi dellenergia prodotta: tempo, intensit, elaborazione in base alla richiesta dellutenza. Per questo motivo si sta sempre pi diffondendo la realizzazione delle cosiddette "centrali ad accumulazione" che consentono la produzione di elettricit in base alla richiesta e prevedono laccumulo, sotto forma di potenziale energia meccanica, della produzione in esubero nei periodi di minore richiesta. Si prevede che questo tipo di centrali avranno uno sviluppo positivo. Per quanto riguarda la fonte geotermica invece, oltre al perfezionamento delle attuali tecniche per lutilizzo dei flussi di vapore, per il futuro si prevede luso diretto di acque calde che, anche se non possiedono un elevato contenuto energico, permettono in ogni caso un risparmio prezioso di combustibile fossile. E quindi importante sottolineare il rapporto corretto che deve esistere fra luso della risorsa geotermica e lambiente; necessario trovare la maniera di usarlo e gestirlo proficuamente laddove esso presenti particolari caratteristiche qualitative e dove esistono possibili utenze nelle vicinanze. Un comportamento non programmato pu comportare danni allambiente e soprattutto il decadimento della risorsa stessa (Ciborra, 1999). Allo stato attuale, nellambito delle fonti rinnovabili, lenergia eolica quella pi vicina alla competitivit con le fonti tradizionali per la produzione di energia elettrica laddove esistono caratteristiche favorevoli. Questo tipo di energia non inquinante, ossia una forma pulita ed il fatto che si renda disponibile sotto forma meccanica consente una sua facile trasformazione in energia elettrica. I fattori negativi vanno ravvisati nel fatto che ha una bassa concentrazione energetica, elevata irregolarit e mutevolezza. Questa fonte denergia ha avuto la crescita maggiore soprattutto in Germania, Stati Uniti dAmerica, Danimarca, India e Spagna mentre esistono Paesi come la Francia in cui linstallazione di impianti eolici privati addirittura proibita. Molti altri Paesi sono interessati a progetti e programmi di sfruttamento dellenergia eolica, poich certe previsioni, anche se da alcuni ritenute 83

esagerate, parlano di una produzione futura paragonabile a quella ricavabile dallenergia nucleare (Chiacchierini, 1992). Lattenzione maggiore dellattuale tecnologia posta soprattutto allefficienza di conversione e allazione di accumulo dellenergia prodotta. Solo attraverso lapprofondimento di questi due temi si potr rilanciare lenergia eolica e contemporaneamente realizzare lintegrazione dei sistemi eolici con sistemi di produzione e accumulo di energia sotto forma chimica, come si recentemente proposto di fare nel caso della produzione di idrogeno. Gli stessi problemi sono legati anche allimpiego dellenergia solare. Il maggior problema che si deve affrontare al fine di sviluppare questa inesauribile sorgente di energia quello della sua conversione in altre forme economicamente sfruttabili. Questo perch la densit media dellirraggiamento solare piuttosto bassa e discontinua secondo le stagioni, la latitudine, laltezza alla quale si capta, lora del giorno, le condizioni atmosferiche. Il problema della gestione dellenergia solare va quindi affrontato tenendo conto di questi fattori, per cui disponibile, in termini di utilizzo assai ridotti rispetto alle usuali tendenze della civilt moderna . Lapplicazione pi importante la produzione di acqua calda a bassa temperatura per usi industriali e per impieghi nel settore civile mediante pannelli solari il cui vantaggio principale, attualmente, quello di consentire la sostituzione delle fonti di energia tradizionali. Unaltra importante applicazione dellenergia solare la conversione fotovoltaica che sfrutta le propriet delle celle fotovoltaiche a semiconduttori in grado di trasformare in elettricit oltre l11% dellenergia raggiante solare che le investe. Nonostante i notevoli progressi che si sono avuti negli ultimi anni, gli impianti fotovoltaici sono ancora in fase di sviluppo e sono caratterizzati da costi molto elevati; ci rende ancora incerte le prospettive di competitivit di questo tipo di impianti per l'alimentazione della rete elettrica . Lenergia solare ed i sistemi fotovoltaici rivestono un particolare interesse come fonte denergia per la produzione di idrogeno. Sempre nellambito delle fonti rinnovabili, le biomasse offrono prospettive interessanti soprattutto per la possibilit di produrre "bio-combustibili" la cui validit stata ormai ampiamente dimostrata. I problemi connessi a questa fonte, sono relativi ai diversi materiali con cui si produce: un maggiore impiego del legno, per esempio, comporterebbe un incremento della deforestazione e dellinquinamento atmosferico provocato dagli scarichi nocivi delle canne fumarie. Daltro canto, la produzione specifica di piante destinate a questo scopo, pur risolvendo il problema dellimpatto ambientale, entrerebbe in concorrenza con la destinazione delle aree coltivabili al settore agricolo. Maggiori prospettive, quindi, si prevede possano avere le biomasse da rifiuti agroalimentari sulla base delle esperienze fatte nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Si quindi evidenziato come per un corretto sviluppo delle fonti rinnovabili sia innanzitutto opportuno applicare degli appropriati sistemi di accumulo dellenergia prodotta in eccesso. Nella tabella successiva schematizzata la linea di produzione di combustibili di sintesi che consentirebbero di valorizzare tale fase di accumulo, per consentire un uso appropriato dellenergia prodotta in base alle necessit delle diverse utenze. Come si evince dalla tabella, oltre ai biocombustibili prodotti dalle biomasse, lidrogeno rappresenta il combustibile che potrebbe sostituire i combustibili fossili nel mercato dellenergia primaria. Il vantaggio principale di tale modifica consisterebbe nellenorme guadagno in termini di benefici ambientali che controbilancerebbe i notevoli costi di questo passaggio (Coiante, 1995).Naturalmente esistono diverse difficolt, alcune delle quali ancora insormontabili, di carattere tecnico e soprattutto economico che impediscono la realizzazione di tutte le tecnologie basate sullidrogeno In occasione della riunione IPHE del maggio 2004 a Beijing, il MATT ha formulato una strategia di introduzione dellidrogeno, volta principalmente a migliorare il mix delle fonti energetiche primarie, alla riduzione delle emissioni inquinanti in ambiente urbano (ossidi di azoto, SO2, polveri, ecc.) ed al contenimento delle emissioni di CO2. Detta strategia si articola sulle realizzazione nel medio e lungo termine, di diverse tipologie di centri di produzione dellidrogeno (Hub): N. 8 Punti centralizzati di produzione di idrogeno da fonte fossile di grande taglia, con separazione e cattura della CO2, 84

N. 15 Punti locali di produzione di idrogeno da fonti rinnovabili (solare termico, fotolisi) di media taglia, N. 42 Punti locali di produzione di idrogeno da biomasse e /o rifiuti di media - piccola taglia.

I primi saranno dedicati alla produzione di energia elettrica centralizzata e alla produzione di idrogeno, da trasportare e distribuire mediante reti dedicate, da utilizzare per la trazione (circa 10.000 t/anno) e per la produzione decentrata di energia elettrica. Gli altri Hub, prevedono la produzione locale di idrogeno da utilizzare, mediante reti di distribuzione di modesta entit, per la produzione di energia elettrica e per i trasporti

Hydrogen Hub Fossil Fuel based


Power generation 560 MW

Coal Oil Gas


Hydrogen production plant

Hydrogen vehicles 2500 buses 25000 cars

H2
Distributed generation 240 MW 2.3 2.7 Mt /year

CO2 sequestration

85

LIDROGENO: CARATTERISTICHE E TECNOLOGIE


1.Introduzione Come gi evidenziato, il settore energetico attualmente in un periodo di transizione. Le riserve di combustibili fossili diminuiscono gradualmente ed il loro impiego reso difficile da questioni ambientali ed economiche. Lutilizzazione di combustibili fossili, con le emissioni dei residui di combustione nellatmosfera e talvolta la loro accidentale fuoriuscita nelle acque di mari sta provocando effetti dannosi al sistema ecologico. La soluzione del problema con lintroduzione di dispositivi anti-smog e combustibili cosiddetti "verdi" non ha risolto il problema ma ha solo contribuito ad aumentare i costi dellintero settore energetico. Il futuro di tale settore, quindi, dipende dallo sviluppo di nuove, economiche, non inquinanti fonti energetiche come lidrogeno. L'idrogeno non pu essere propriamente definito una fonte d'energia: la sua produzione, deriva dall'elaborazione di altre sorgenti energetiche, per cui esso viene pi frequentemente definito come forma o vettore d'energia. Si tratta, quindi, di una forma di energia particolare, che negli ultimi decenni ha richiamato particolare attenzione in quanto ha sintetizzato caratteristiche particolari che consentono di coprire campi nei quali risulta meno agevole l'applicazione di altre forme d'energia. La gamma di utilizzazione dell'idrogeno decisamente vasta e le possibilit che si aprono sono veramente numerose. In realt il passaggio ad un'economia energetica basata in larga parte sull'idrogeno potr avvenire solo gradualmente attraverso le prime applicazioni per usi particolari (in campo chimico), seguite poi da quelle siderurgiche (riduzione diretta di minerali e ferro), per giungere infine all'uso allargato dell'idrogeno quale combustibile su larga e piccola scala (Ciborra, 1999). 2. Propriet dell'idrogeno L'esistenza dell'idrogeno nota da secoli, ma la sua vera natura comincia ad emergere solo intorno al XVI secolo quando Paracelso per primo descrisse un gas infiammabile prodotto per reazione dell'acido solforico con il ferro. In seguito, nel 1760, Henry Cavendish approfond gli studi sulle propriet e la preparazione dell'idrogeno dall'acqua e nel 1783 Lavoisier diede a questo gas il nome di idrogeno, che significa "generatore di acqua". Esso rappresenta l'elemento pi abbondante nell'universo, come risulta dall'analisi spettrale della luce emessa dalle stelle, che rivela che la maggior parte di esse sono costituite principalmente da idrogeno; ad esempio nel sole, la stella a noi pi vicina, presente per circa il 90%. Con l'ossigeno ed il silicio uno degli elementi pi diffusi (0,9% in peso) sulla crosta terrestre Molto raro l'idrogeno allo stato elementare sul nostro pianeta in quanto l'attrazione gravitazionale terrestre, minore di quella delle stelle e dei grandi pianeti, insufficiente a trattenere molecole molto leggere come quelle dell'idrogeno. Si trova libero nelle emanazioni vulcaniche, nelle sorgenti petrolifere, nelle fumarole e nell'atmosfera ad un'altezza superiore ai cento chilometri. Particolarmente abbondante invece allo stato combinato: con l'ossigeno presente nell'acqua di cui costituisce l'11,2% in peso; combinato con carbonio, ossigeno ed alcuni altri elementi uno dei principali costituenti del mondo vegetale ed animale, l'organismo umano ne contiene circa il 10% del suo peso. Nel solo campo della chimica organica sono noti milioni di composti contenenti idrogeno che vanno dal pi semplice degli idrocarburi, il metano, alle gigantesche proteine dei carboidrati con un enorme numero di atomi di idrogeno. Esso pu formare molecole biatomiche che possono trovarsi in due stati energeticamente diversi e ci dovuto al fatto che atomi con numero dispari di protoni o di neutroni possono accoppiarsi nella 86

formazione della molecola in modo parallelo o antiparallelo, dando luogo alle forme orto e para rispettivamente. Nella tabella 2.1 sono riportate alcune importanti propriet dell'idrogeno. L'idrogeno a temperatura ambiente un gas incolore, inodore e praticamente insolubile in acqua. Dopo l'elio il gas pi difficile a liquefarsi. E' un discreto conduttore di calore e di elettricit, viene facilmente assorbito da taluni metalli. Generalmente poco attivo a freddo, l'idrogeno d luogo, a caldo o in presenza di catalizzatori, a numerose reazioni chimiche. Tab. 2.1 Propriet dell'idrogeno. Peso molecolare Densit Potere calorifico superiore Kg/m3 MJ/Kg MJ/m3 Potere calorifico inferiore MJ/Kg MJ/m3 Temperatura di ebollizione Densit come liquido Punto critico temperatura pressione densit Temperatura di auto-ignizione Limite di ignizione aerea Miscela stechiometrica aerea Temperatura di combustione aerea Coefficiente di diffusione Calore specifico K (vol. %) (vol. %) K cm /s
2

2,016 0,0838 141,90 11,89 119,90 10,05 20,3 70,8 32,94 12,84 31,40

K Kg/m3 K bar Kg/m3

858 4-75 29,53 2,318 0,61

KJ/(kg K) 14,89

Esso si combina direttamente alla maggior parte dei non metalli e dei metalli alcalini e alcalinoterrosi. La combinazione con ossigeno, per dare acqua, avviene spesso con esplosione a temperatura elevata o in presenza di un catalizzatore. Con lo zolfo si combina intorno ai 250 C; la reazione con azoto, che d luogo all'ammoniaca, richiede l'uso di catalizzatori, alta temperatura ed alta pressione. Con il carbonio reagisce verso i 1100 C per generare metano. Insufflando idrogeno in un arco elettrico si ottiene un gas dotato di propriet riducenti eccezionali detto "idrogeno atomico", che riduce tutti gli ossidi e si combina a freddo con la maggior parte dei non metalli.L'idrogeno ha il pi alto contenuto di energia per unit di massa di tutti gli altri combustibili, il potere calorifico superiore 141,9 MJ/Kg (Ciborra, 1999). 87

3. Impieghi dell'idrogeno L'idrogeno un gas industriale di primaria importanza. Fu per lungo tempo utilizzato per il gonfiamento degli aerostati; ma a causa della sua infiammabilit, che provoc gravissimi incidenti (Akron, Hindenburg, ecc.), stato sostituito dall'elio, leggermente pi pesante ma non infiammabile. L'idrogeno usato come materia prima in un gran numero di operazioni chimiche. La pi importante la sintesi dell'ammoniaca, ma vanno anche ricordate l'idrogenazione degli oli di pesce e delle nafte, la fabbricazione del metanolo e dei carburanti sintetici. Attualmente, l'unico impiego dell'idrogeno come combustibile, avviene nei programmi spaziali della NASA. Idrogeno ed ossigeno liquidi, vengono combinati per ottenere il combustibile necessario per lo space shuttle ed altri razzi. Le celle a combustibile a bordo inoltre, sempre combinando idrogeno ed ossigeno, producono gran parte dell'energia elettrica richiesta. L'unico materiale scaricato dalle celle acqua pura, utilizzata dall'equipaggio per dissetarsi (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Oggetto delle pi recenti ricerche, l'impiego dell'idrogeno nelle celle a combustibile (vedi Cap.4). L'obiettivo quello di realizzare un sistema energetico basato sull'idrogeno, con la costruzione di impianti per la produzione di energia che utilizzino l'idrogeno prodotto dall'elettrolisi dell'acqua marina.Anche se la ricerca ha raggiunto apprezzabili traguardi, tutte le tecnologie relative all'uso dell'idrogeno, sono ancora da sviluppare e perfezionare e notevoli sono gli ostacoli da superare affinch tale visione diventi realt. 4. L'idrogeno come fonte d'energia L'interesse all'idrogeno come fonte denergia, risale ai primi anni 1970, durante la prima crisi petrolifera. Fu proprio con il verificarsi di tali condizioni, che diversi studiosi cominciarono a considerare il ruolo fondamentale che l'idrogeno avrebbe potuto giocare in campo energetico. Esso poteva essere agevolmente prodotto con l'impiego di energia elettrica, tramite elettrolisi, ed essere quindi immagazzinato e trasportato in diversi modi. La visione di un sistema energetico basato sull'idrogeno, per, era strettamente correlata, nella realt, con la disponibilit di energia elettrica a basso costo, unico vincolo alla realizzazione di un sistema efficiente e competitivo. Metodi per la produzione di idrogeno alternativi all'elettrolisi, erano comunque legati alla disponibilit di combustibili fossili e ci rafforz ancor pi la convinzione che senza la possibilit di disporre di energia elettrica poco costosa, non vi erano altre concrete possibilit di far fronte, nel breve termine, all'impellente crisi energetica. Di conseguenza, i progetti di ricerca legati all'energia dall'idrogeno furono progressivamente abbandonati. Nel corso degli anni 1980, furono fatti notevoli passi avanti nello studio delle tecnologie relative alle risorse rinnovabili e all'efficienza energetica, tanto che la ricerca su sistemi energetici altamente efficienti basati su idrogeno e fonti rinnovabili, apparve sempre pi interessante. In particolare, si intensificarono gli sforzi per lo sviluppo di tecnologie che rafforzassero il legame tra idrogeno e fonti rinnovabili, al fine di ridurre, se non eliminare del tutto, la dipendenza dai combustibili fossili tradizionali (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Il raggiungimento di un sistema completamente basato sul ciclo di vita dellidrogeno, presuppone infatti limpiego di fonti rinnovabili per la produzione didrogeno da cui risulterebbe un impatto ambientale nullo dato che da tali processi di produzione residuerebbero solo ossigeno ed acqua. Successivamente lidrogeno verrebbe immagazzinato e trasportato per poi essere utilizzato nelle diverse possibili applicazioni. Attualmente, anche se la ricerca ha compiuto ulteriori, notevoli passi, le sofisticate tecnologie oggetto dei recenti piani di studio necessitano ancora di quei perfezionamenti che consentiranno il graduale passaggio ad uneconomia basata sullidrogeno. 5. I vantaggi dell'idrogeno Lidrogeno ormai considerato come il combustibile del futuro, le sue particolari caratteristiche infatti, ne fanno una fonte d'energia ideale. L'idrogeno pu essere prodotto, come l'elettricit, da 88

qualsiasi fonte d'energia, comprese quelle rinnovabili: la materia prima fondamentale per la produzione dell'idrogeno l'acqua, che disponibile in abbondanza; l'idrogeno una fonte completamente rinnovabile dato che il prodotto della sua utilizzazione, sia tramite combustione sia attraverso conversione elettrochimica, acqua pura o vapore acqueo. L'idrogeno quindi compatibile con l'ambiente, poich la sua produzione dall'elettricit (o direttamente dall'energia solare), il suo immagazzinaggio e trasporto, ed il suo utilizzo finale non producono alcun agente inquinante (eccetto alcuni NOx se bruciato con l'aria) o qualsiasi altro effetto nocivo per l'ambiente. Esso inoltre non produce alcun gas serra, in particolare CO2 (Barbir,1999). Lidrogeno pu essere immagazzinato in forma gassosa (conveniente per l'immagazzinaggio in larga scala), in forma liquida (conveniente per il trasporto aereo e terrestre) o in forma di idruri di metallo (conveniente per l'applicazione sui veicoli o per altre richieste di immagazzinaggio su scala relativamente ridotta) e pu essere trasportato lungo enormi distanze attraverso oleodotti o tramite navi cisterna (nella maggior parte dei casi pi economicamente ed efficientemente dell'elettricit). Un altro vantaggio dellidrogeno la possibilit di convertirlo in altre forme d'energia in diversi modi, per esempio tramite combustione catalitica, conversione elettrochimica, creazione di idruri, ecc.. L'idrogeno pu essere combinato con benzina, metanolo, etanolo e gas naturale; aggiungendo appena il 5% di idrogeno alla miscela aria/benzina in un motore a combustione interna si possono ridurre le emissioni di ossido di azoto del 30%-40%. Un motore convertito per bruciare idrogeno puro produce solo acqua ed una minore percentuale di ossidi di azoto come gas di scarico (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Lidrogeno potrebbe rappresentare per il futuro la base di un sistema energetico indipendente dalle fonti di energia convenzionali. Le tecnologie chiave in tale sistema sono quelle legate alla produzione, all'immagazzinaggio, al trasporto ed all'utilizzazione dell'idrogeno. Nei prossimi paragrafi tali tecnologie saranno illustrate considerando lo stato attuale e gli sviluppi della ricerca. 6. Tecnologie di produzione dell'idrogeno Attualmente, in tutto il mondo sono commercializzati circa 500 miliardi di Nm3 di idrogeno la cui maggior parte trae origine da fonti fossili. Esso prodotto principalmente come "co-prodotto" dellindustria chimica, in particolare dei processi di produzione del polivinile di cloruro (PVC), che forniscono il 38% dellidrogeno mondiale, e di raffinazione del petrolio greggio, che contribuisce al 2% circa della produzione . Per quanto riguarda invece il suo impiego come fonte denergia, attualmente esso avviene solo in piccoli impianti che servono prevalentemente industrie del settore petrolchimico. Per il futuro, considerata lattuale evoluzione del settore energetico, si prevede un notevole incremento della domanda di idrogeno. Essa sar determinata principalmente dalle conseguenze che avranno i numerosi vincoli imposti dalla legislazione ambientale e dalla necessit di trovare altre fonti di energia. La produzione di idrogeno incontra nella pratica numerosi problemi soprattutto per l'alto costo della sua produzione e del suo immagazzinaggio. Le principali tecnologie di produzione dell'idrogeno sono: Elettrolisi dellacqua. Steam reforming del gas metano. Ossidazione parziale non catalitica di idrocarburi. Gassificazione del carbone. Gassificazione e pirolisi delle biomasse. Altri metodi.

Le tecnologie di produzione sono meno sviluppate rispetto a quelle dimmagazzinaggio e trasporto ed un loro miglioramento si tradurrebbe in una notevole riduzione dei costi dinvestimento del 89

settore energetico. Inoltre, progressi nelle tecnologie di produzione dell'idrogeno consentirebbero di ottenere significativi miglioramenti nelle infrastrutture necessarie per un uso diffuso dell'idrogeno.Oltre al miglioramento dellefficienza dellelettrolisi dellacqua e degli altri metodi gi sfruttati commercialmente, l'attenzione della ricerca rivolta a progetti per metodi innovativi quali processi di fotoconversione come sistemi fotobiologici e fotoelettrochimici, oltre a processi termochimici come gassificazione e pirolisi (National Renewable Energy Laboratory, 1995). 6.1. L'elettrolisi dellacqua L'idrogeno pu essere ottenuto tramite lelettrolisi dell'acqua (Fig. 2.1). Questo processo fu applicato per la prima volta da Sir William Grove, nellanno 1839. L'elettrolisi richiede il passaggio di corrente elettrica attraverso l'acqua. La corrente entra nella cella elettrolitica tramite il catodo, un elettrodo caricato negativamente, attraversa l'acqua e va via attraverso l'anodo, un elettrodo caricato positivamente. L'idrogeno e l'ossigeno cos separati confluiscono rispettivamente verso il catodo e verso l'anodo. L'elettrolisi il metodo pi comune per la produzione di idrogeno anche se incontra notevoli ostacoli per la quantit limitata di idrogeno prodotta e per i costi, ancora troppo elevati, dovuti all'impiego di energia elettrica. Attualmente, solo il 4% della produzione mondiale di idrogeno avviene per elettrolisi dell'acqua e solo per soddisfare richieste limitate di idrogeno estremamente puro .

Fig. 2.1. L'elettrolisi. Per risolvere questo problema, si prevede lapplicazione dellelettrolisi con vapore ad alta temperatura (900-1000 C). Lalta temperatura del sistema accelera le reazioni, riduce le perdite denergia dovute alla polarizzazione degli elettrodi ed accresce lefficienza complessiva del sistema. 90

Questa tecnologia offre lopportunit di ridurre il consumo di elettricit al 35% di quella utilizzata dagli attuali elettrolizzatori in commercio. Questa notevole riduzione dei costi, e lelevata efficienza di conversione stimata (circa il 90%), consentirebbe allelettrolisi di essere competitiva anche con lo steam reforming, che richiede notevoli investimenti strutturali (Hydrogen R&D Program, 1999). In ogni caso, prima che le nuove tecnologie vengano perfezionate e divengano completamente operative, il costo per la produzione dell'idrogeno dall'elettrolisi il pi alto rispetto a qualsiasi altra tecnologia. I costi maggiori sono rappresentati dai sistemi fotovoltaici ed eolici i quali, nonostante i miglioramenti tecnologici previsti per i prossimi anni, richiedono e richiederanno ancora costi elevatissimi per la produzione di energia da impiegare nell'elettrolisi. Un altro aspetto da valutare che l'idrogeno attualmente viene prodotto in sito e su domanda, vengono quindi trascurati i costi di magazzinaggio e trasporto che renderebbero il prezzo dell'idrogeno "consegnato", anche se in quantit ridotte, ancor meno competitivo. Nellambito delle applicazioni pratiche i costi per l'elettrolisi tramite celle a membrana polimerica si prevede che siano minori dei sistemi con celle alcaline. L'elettrolisi, nonostante le ancora insormontabili barriere dei costi, resta comunque il procedimento che riveste maggiore interesse e su cui la ricerca punta maggiormente. E questo il motivo che spinge la ricerca allo studio di sistemi che impieghino fonti di energia alternative a quella elettrica. 6.2. Steam reforming del gas metano (SMR) Lo steam reforming del metano un processo ben sviluppato ed altamente commercializzato e attraverso il quale si produce circa il 48% dell'idrogeno mondiale. Tale metodo pu essere applicato anche ad altri idrocarburi come l'etano e la nafta. Non possono essere utilizzati idrocarburi pi pesanti perch essi potrebbero contenere impurit. Altri processi, invece, come l'ossidazione parziale, sono pi efficienti con idrocarburi pi pesanti (Padr e Putsche, 1999). Lo SMR implica la reazione di metano e vapore in presenza di catalizzatori. Tale processo, su scala industriale, richiede una temperatura operativa di circa 800 C ed una pressione di 2,5 MPa. La prima fase consiste nella decomposizione del metano in idrogeno e monossido di carbonio. Nella seconda fase, chiamata "shift reaction", il monossido di carbonio e l'acqua si trasformano in biossido di carbonio ed idrogeno (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Il contenuto energetico dell'idrogeno prodotto , attualmente, pi elevato di quello del metano utilizzato ma l'enorme quantit d'energia richiesta per il funzionamento degli impianti fa scendere il rendimento del processo a circa 65% (Morgan e Sissine, 1995). Tramite assorbimento o separazione con membrane, il biossido di carbonio separato dalla miscela di gas, la quale viene ulteriormente purificata per rimuovere altri componenti. Il gas rimanente, formato per circa il 60% da parti combustibili, utilizzato per alimentare il reformer (Zittel e Wurster, 1996). I processi di questo tipo su scala industriale avvengono alla temperatura di 200 C o superiore, e richiedono l'impiego di calore per dare avvio al processo. Il costo del gas naturale incide fortemente sul prezzo finale dell'idrogeno, secondo alcune analisi costituisce il 52%-68% del costo totale per impianti di grosse dimensioni, e circa del 40% per impianti di dimensioni minori (Padr e Putsche, 1999). I costi dello SMR sono notevolmente inferiori a quelli dell'elettrolisi e competitivi con quelli delle altre tecnologie, esso comporta inoltre un ridottissimo impatto ambientale. Alcuni autori, sostengono che la tecnologia SMR pu essere conveniente, se combinata con l'alimentazione di veicoli, per l'applicazione su celle a combustibile prodotte su scala ridotta. La tecnologia SMR inoltre, stata ampiamente sperimentata nella produzione combinata di idrogeno, vapore ed energia elettrica tramite un sistema integrato di produzione. Dopo le prime installazioni negli Stati Uniti dAmerica ad opera di compagnie come la Mobil, la Texaco, la Air Products e centrali di grosse dimensioni come quelle sulla costa occidentale, questi impianti si stanno diffondendo anche in Europa, uno tra i pi importanti situato a Pernis, vicino Rotterdam. Il funzionamento principale di tali sistemi quello descritto in precedenza con la particolarit che il calore prodotto grazie alla alte temperature operative, viene opportunamente recuperato ed impiegato nelle fasi di preriscaldamento e desulfurizzazione del 91

metano, riscaldamento dellacqua e generazione di vapore. Lidrogeno prodotto impiegato direttamente per la produzione di energia elettrica che verr poi erogata dallimpianto stesso. Tali sistemi integrati presentano numerosi vantaggi rispetto al caso di impianti separati per la produzione di idrogeno, vapore ed energia elettrica. Innanzitutto, consentono di realizzare risparmi gi al livello di progettazione in quanto un unico progetto coinvolge tre strutture, successivamente proprio lintegrazione consente di risparmiare fino al 50% dei costi operativi e di ridurre notevolmente lincidenza dei costi fissi allaumentare della produzione; basta considerare il fatto che gli investimenti iniziali costituiscono il 60% dei costi per la costruzione di un impianto isolato per la produzione di energia. Un altro aspetto fondamentale riguarda limpatto ambientale ridottissimo di tutta la tecnologia che comporta una riduzione del 50% delle emissioni di NOx mentre il CO prodotto dalle turbine a gas viene bruciato allinterno del reforming stesso. In futuro, il funzionamento continuo ed il perfezionamento di questi impianti consentir inoltre di migliorarne lefficienza e laffidabilit. Gli impianti attualmente funzionanti, si limitano alla fornitura di energia elettrica ad industrie del settore chimico e petrolchimico con delle piccole reti di trasmissione ma si prevede che nei prossimi decenni possano svilupparsi e sostituire gradualmente le attuali centrali (Terrible et al., 1999). Altre innovazioni invece, riguardano pi in particolare lo SMR stesso. Uno degli obbiettivi della ricerca , infatti, quello di migliorare il tradizionale processo SMR con il perfezionamento di un nuovo processo denominato Sorbtion Enhanced Reforming (SER). Rispetto al tradizionale SMR tale processo implica la produzione di idrogeno a temperatura particolarmente bassa e labbinamento di un processo di rimozione selettiva dellanidride carbonica rilasciata durante la fase di reforming. Il vantaggio principale del SER quindi, consiste nellottenere direttamente dei flussi separati, estremamente puri, sia di idrogeno che di CO2 senza ricorrere a costosi sistemi di purificazione. Questo nuovo processo ha dunque la possibilit di prevalere rispetto ai processi convenzionali, e di favorire lintroduzione a breve termine dellidrogeno, non solo per i ridotti costi operativi che esso comporta ma anche per il contributo alla riduzione della concentrazione dei gas serra nellatmosfera. Le attivit di ricerca sono ovviamente volte allindividuazione dei materiali pi idonei allassorbimento di CO2, alla dimostrazione della validit tecnica dei sistemi sperimentali e allanalisi dei relativi vantaggi economici. Anche il tradizionale processo di cracking dei combustibili fossili sta subendo delle notevoli innovazioni. Le nuove tecnologie di decomposizione termocatalitica degli idrocarburi, in assenza di aria o ossigeno, eviteranno di sostenere costi per la purificazione dellidrogeno prodotto tramite leliminazione della produzione degli ossidi di carbonio. Ci avverr tramite lidentificazione e la modificazione di opportuni catalizzatori a base di carbonio e la successiva ottimizzazione del processo di produzione tramite limpiego di combustibili liquidi o gassosi. Lobbiettivo primario , inizialmente, quello di aumentare il contenuto di idrogeno a pi dell85% e di ridurre notevolmente le emissioni di gas inquinanti. 6.3. Ossidazione parziale non catalitica di idrocarburi L'idrogeno pu essere ottenuto dall'ossidazione parziale non catalitica, ad una temperatura che varia tra 1300-1500 C, di idrocarburi pesanti, come la nafta. Questa tecnologia pu utilizzare qualsiasi genere di idrocarburo che possa essere compresso. In ogni caso l'efficienza complessiva del processo (50%) minore di quella ottenuta dalla tecnologia SMR (65% - 75% ) ed necessario ossigeno puro. Lossigeno necessario alla reazione, infatti, quello contenuto nellatmosfera quindi mescolato con una grande quantit di azoto. Dunque con lossidazione parziale si ottiene un flusso di idrogeno impuro fortemente contaminato dallazoto. Nel caso si utilizzi del metano, l'efficienza di questo processo raggiunge solo il 70% di quella dello steam reforming. Tramite una reazione controllata tra combustibile e ossigeno, si ottiene anidride carbonica, ossigeno e molto calore. Un sistema rapido che consente per di ottenere modeste quantit didrogeno, tanto quanto ne contiene il combustibile di partenza. I reformer per l'ossidazione parziale utilizzano in genere solo

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combustibili liquidi. Attualmente solo due compagnie, la Texaco e la Shell, hanno la disponibilit, a livello commerciale, di queste tecnologie di conversione (Padr e Putsche, 1999). I costi per la produzione di idrogeno tramite combustibili pesanti sono sensibilmente pi alti, per stesse quantit di materia impiegata, di quelli relativi all'utilizzo di gas di cokeria. Questo dovuto alla necessit di sostenere il trattamento e la rimozione delle impurit derivanti dal processo. Nel caso dell'utilizzo di gas di cokeria possibile, attualmente, realizzare economie di scala che si riflettono in una notevole riduzione del prezzo finale dell'idrogeno. Simili risultati sono attesi per l'impiego di combustibili pesanti. Anche se i costi di questa tecnologia non sono particolarmente elevati rispetto a quelli degli altri processi, bisogna anche considerare i costi aggiuntivi per l'eventuale pulizia degli impianti, a cui conseguirebbe un aumento del prezzo finale dell'idrogeno. 6.4. Gassificazione del carbone In generale, il processo di gassificazione consiste nella parziale ossidazione, non catalitica, di una sostanza solida, liquida o gassosa che ha l'obiettivo finale di produrre un combustibile gassoso, formato principalmente da idrogeno, ossido di carbonio e da idrocarburi leggeri come il metano. Tramite la gassificazione il carbone viene convertito, parzialmente o completamente, in combustibili gassosi che dovranno essere purificati prima dellutilizzo. La produzione di idrogeno mediante gassificazione del carbone una tecnologia che trova numerose applicazioni commerciali, ma competitiva con la tecnologia SMR solo dove il costo del gas naturale molto elevato (per esempio: Repubblica Popolare di Cina e Sud Africa). Nel settembre del 2000 stato siglato dallENEA e dal Ministero della Scienza e della Tecnologia (MOST) della Repubblica Popolare di Cina, un Accordo di collaborazione tecnico-scientifica per lo sviluppo congiunto della ricerca sullidrogeno. Come ben noto, nella Repubblica Popolare di Cina, i problemi associati allinquinamento atmosferico allinterno delle citt e, pi in generale, lingente quantit di emissioni di CO2 legato alluso massiccio del carbone, sono estremamente gravi ed urgenti. Si prevede infatti che nel 2020 la Repubblica Popolare di Cina brucer ben tre miliardi e mezzo di tonnellate di carbone allanno, contribuendo a pi di un quarto delle emissioni planetarie di anidride carbonica. Nel programma di cooperazione con lENEA, il carbone, in presenza di acqua, trasformato in idrogeno e CO2. Lidrogeno poi bruciato con emissioni zero, mentre la CO2 "sequestrata" permanentemente in forma liquida nelle profondit della terra, senza apprezzabili emissioni nellatmosfera. E quindi possibile trasformare anche il carbone in un combustibile pulito e quasi ad "emissioni zero". Per quanto riguarda la gassificazione, vengono utilizzati principalmente tre metodi: fixed-bed (letto fisso), fluidized-bed (letto fluidificato) e entrained-bed (letto trascinato) (Padr e Putsche,1999). Tutti questi metodi impiegano vapore, ossigeno o aria, per ossidare parzialmente il carbone ed ottenere come risultato del gas. I gassificatori a letto fisso producono, a basse temperature (425-650 C), un gas contenente prodotti "devolatilizzati" come metano, etano ed un flusso di idrocarburi liquidi contenente nafta, catrame, oli e fenolici. I gassificatori a letto trascinato producono gas ad alta temperatura (>1260 C), che essenzialmente elimina i prodotti devolatilizzati dal flusso di gas e dagli idrocarburi liquidi. Questo metodo, infatti, consente di ottenere un prodotto composto quasi interamente da idrogeno, monossido di carbonio e biossido di carbonio. I gassificatori a letto fluidificato, infine, producono pressappoco dei prodotti intermedi, nella composizione, rispetto ai due precedenti ed agiscono a temperature medie (925-1040 C). Il calore necessario per la gassificazione fornito principalmente dall'ossidazione parziale del carbone. Generalmente le reazioni di gassificazione del carbone sono esotermiche, cos al gassificatore vengono di solito abbinate delle caldaie per il riscaldamento dei rifiuti da smaltire. La temperatura, e quindi la composizione del gas prodotto, dipendono dalla quantit dell'agente ossidante e del vapore, nonch dal tipo di reattore utilizzato nell'impianto di gassificazione.

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I gassificatori producono delle sostanze inquinanti (principalmente ceneri, ossidi di zolfo e ossidi di azoto) che devono essere eliminate prima che entrino a far parte del gas prodotto. Il loro livello dipende sia dal gassificatore utilizzato sia dalla composizione del combustibile. Esistono due tipi di sistemi per la separazione delle impurit: sistemi a caldo e sistemi a freddo. La tecnologia di separazione a freddo sfruttata commercialmente e sperimentata da diversi anni mentre i sistemi a caldo sono ancora in fase di sviluppo. La ripulitura dei gassificatori a letto trascinato, comporta una serie di operazioni in base alla diversa natura dei residui con una perdita di efficienza, affidabilit ed un aumento rilevante dei costi di questi sistemi (http://www.fetc.doe.gov). Per questa tecnologia, il costo della materia impiegata raggiunge quasi il 25% del prezzo dell'idrogeno prodotto. Costo del capitale, manutenzione dell'impianto e smaltimento dei rifiuti solidi, costituiscono altri costi da sostenere. Rispetto alle altre tecnologie quindi, sempre escludendo l'elettrolisi, i costi sono leggermente pi elevati ed, allo stato attuale, non ancora possibile realizzare delle particolari economie di scala. La presenza di numerose riserve in diverse parti del mondo, fa del carbone il possibile sostituto di gas naturale ed oli come materia prima per la produzione di idrogeno . 6.5. Gassificazione e pirolisi delle biomasse Come la gassificazione, anche la pirolisi, o distillazione secca, un processo che per mezzo della decomposizione termica, spezza le molecole complesse delle sostanze organiche in elementi semplici, separati. Essa consiste nel riscaldare la sostanza a 900-1000 C, in assenza di aria, in opportuni impianti, con ottenimento di sostanze volatili e di un residuo solido (Chiacchierini, 1992). L'applicazione di calore alle biomasse (legno, grassi e rifiuti agricoli) produce numerosi differenti gas, tra cui l'idrogeno. La composizione dei gas dipende dal tipo di materiale, dalla presenza di ossigeno, dalla temperatura della reazione e da altri parametri. La ricerca sull'idrogeno incentrata attualmente sui gas dalle biomasse, a medio potere calorifico, da utilizzare principalmente come combustibili . La gassificazione delle biomasse, prevede limpiego sia di materiale derivato dai rifiuti solidi urbani sia materiali specifici appositamente coltivati per essere inpiegati come fonte di energia. Gassificatori di biomasse sono stati sviluppati utilizzando tecnologie di combustione fixedbed, fluidized-bed, entrained-bed. Le biomasse possono essere gassificate utilizzando metodi indiretti e diretti. La gassificazione indiretta, come avviene negli impianti della Battelle-Columbus Laboratoires and Future Energy Resource Corporation (BLC/FERCO), usa un veicolo, come la sabbia, per trasferire calore dal bruciatore alla camera di gassificazione. Nella gassificazione diretta il calore alla camera di gassificazione fornito dalla combustione di una parte delle biomasse (Padr e Putsche, 1999). In generale, il costo dell'idrogeno prodotto tramite gassificazione indiretta leggermente minore di quello dell'idrogeno ottenuto per gassificazione diretta. Un metodo alternativo di produzione dell'idrogeno dalle biomasse la combinazione di pirolisi e processo di steam reforming. Tale metodo, applicato alle biomasse, genera vapori reattivi che possono, quindi, essere convertiti in idrogeno, monossido di carbonio e biossido di carbonio usando vapore in ambiente catalitico. Tramite questo processo le biomasse vengono decomposte termicamente ad alte temperature (400-450 C), in atmosfera inerte, per formare un "bio-olio" costituito da sostanze organiche ossigenate, per l85%, e acqua, per il 15% . Il "bio-olio", quindi, viene sottoposto al processo usuale di steam reforming per la produzione di idrogeno. Alternativamente i componenti fenolici del "bio-olio" possono essere estratti con etil-acetato per ottenere come prodotto aggiuntivo delle resine fenoliche. Anche in questo caso i restanti componenti possono essere sottoposti allo steam reforming. In entrambi i casi il gas prodotto viene purificato tramite un processo standard di assorbimento a pressione variabile. Anche i deflussi derivanti da altre tecnologie di trattamento delle biomasse possono costituire un interessante materiale per la produzione dell'idrogeno. In particolare, sono stati compiuti degli studi sul trattamento dei residui della separazione del "bioolio" in derivati della lignina, utilizzati per la produzione di resine fenoliche o additivi per combustibili, e derivati dei carboidrati, eventualmente sottoposti allo steam reforming. 94

Questo sistema ha numerosi vantaggi rispetto alla tradizionale tecnologia di gassificazione delle biomasse, innanzitutto il "bio-olio" pu essere trasportato pi facilmente delle biomasse e quindi la pirolisi ed il reforming possono essere realizzati in luoghi diversi, con eventuale riduzione dei costi. Per esempio una serie di pirolisi di piccole quantit di materiali, pu avvenire dove essi sono disponibili ad un costo non elevato. Successivamente, l'olio pu essere agevolmente trasportato in un impianto di reforming, situato dove siano presenti impianti d' immagazzinaggio ed infrastrutture per la distribuzione. Il secondo vantaggio , ovviamente, il notevole potenziale derivante dal recupero dei materiali derivati. Questo stato dimostrato con l'utilizzo di un reattore a letto fluidificato, con del nichel come catalizzatore, sviluppato per il trattamento di gas naturale e nafta, con cui stato possibile ottenere sostanze composte il cui contenuto di idrogeno di circa il 90% (Czernik et al., 2000). Questo processo potenzialmente pu divenire una delle tecnologie di produzione meno costose, ma i ricercatori sono ancora impegnati nella ricerca di un catalizzatore ottimale per la fase di reforming ed alla valutazione della fattibilit economica e della sostenibilit ambientale dell'intero processo (Padr e Putsche, 1999). La produzione dellidrogeno dalle biomasse, sia tramite gassificazione sia tramite pirolisi, possiede notevoli possibilit di sviluppo tra i processi che utilizzano fonti rinnovabili di energia (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Un importante vantaggio ambientale dell'utilizzo delle biomasse come fonte di idrogeno che il biossido di carbonio, una delle principali emissioni responsabili dei cambiamenti climatici, emesso nella conversione delle biomasse, non contribuisce ad aumentare la quantit totale di gas nell'atmosfera. Il biossido di carbonio consumato dalle biomasse durante la crescita e solo la stessa quantit viene restituita all'aria durante il processo di conversione. Purtroppo, per, il contenuto d'idrogeno solo del 6%-6,5%, rispetto al 25% del gas naturale. Per questa ragione i costi sono ancora molto elevati e ci non consente a questi sistemi di essere competitivi con altre tecnologie come, per esempio, il reforming del metano. Di gran lunga, i maggiori costi operativi per questa tecnologia sono legati alla materia da impiegare e quindi sono particolarmente alti per processi che utilizzano biomasse costituite da materiali specifici mentre possono scendere nel caso si impieghino biomasse da rifiuti. Anche in questo caso, i costi sono ancora sensibilmente elevati, infatti, le tecnologie non sono ancora perfezionate, mancano dei sistemi specifici d'immagazzinaggio e applicazione dell'energia prodotta per cui non ancora possibile realizzare economie di scala che ne consentano un possibile largo impiego. D'altro canto il ridotto impatto ambientale, riveste un importante ruolo per la ricerca. Inoltre, gli oli vegetali hanno un potenziale per la produzione di idrogeno, maggiore delle sostanze che contengono cellulosa o lignina, ma il loro costo ancore notevolmente alto quindi, solo un processo integrato, che preveda il riutilizzo delle sostanze derivate dalle biomasse, pu consentire una alternativa economicamente valida (Czernik et al., 2000). Affinch le biomasse diventino una fonte di idrogeno con costi accessibili, la ricerca deve ancora compiere notevoli passi. Le tecniche per la separazione e la purificazione dell'idrogeno tramite delle membrane selettive o processi catalitici, devono essere migliorate. Nuove idee per la purificazione dei gas (rimozione di catrame ed oli) necessitano di una migliore valutazione. Una delle principali priorit della ricerca un concetto avanzato di gassificazione catalitica che consenta di ottenere risultati quando il gassificatore agisce continuamente (National Renewable Energy Laboratory, 1999) mentre altri settori della ricerca si stanno occupando della messa a punto di un nuovo sistema di gassificazione. Esso, agendo ad elevate temperature e con particolari catalizzatori al carbonio, consente la produzione di idrogeno da materiali con un alto contenuto di umidit. Le biomasse, infatti contengono circa il 50% dacqua e sono stati messi a punto diversi processi termici per eliminarla. Questo nuovo processo di gassificazione invece, eliminando il ricorso a strumenti di essiccazione non pone particolari limiti al tipo di biomassa da impiegare. Inoltre, ottenendo il reforming completo delle biomasse impiegate dal processo non si hanno residui di combustione. I primi reattori di questo genere sono stati costruiti recentemente mentre lintera tecnologia deve essere ancora testata e verificata nei prossimi anni (http://www.eren.doe.gov).

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6.6. Altri metodi di produzione Oltre ai metodi analizzati nei precedenti paragrafi, la ricerca attiva in diversi settori riguardanti la produzione dellidrogeno. Essa si muove fondamentalmente in due direzioni: migliorare le tecnologie esistenti e sperimentare nuovi metodi.Lobbiettivo principale quello di abbattere i costi delle tecnologie ormai in uso riducendo la quantit dei materiali impiegati e aumentando quindi i rendimenti di conversione degli impianti esistenti. In secondo luogo, si cerca di perfezionare nuovi sistemi che consentano di risolvere la questione dellimpatto ambientale delle tecnologie basate sullimpiego degli idrocarburi. In particolare, si sta puntando molto su sistemi che consentano la produzione di idrogeno tramite limpiego diretto dellenergia solare, in sostituzione dellenergia elettrica necessaria per lelettrolisi dellacqua. Uno di questi, la produzione dell'idrogeno per fotoconversione, associa un sistema di assorbimento della luce solare ed un catalizzatore per la scissione dell'acqua. Questo processo usa l'energia della luce senza passare attraverso la produzione separata di elettricit richiesta dall'elettrolisi. Ci sono due classificazioni principali di tali sistemi: fotobiologico e fotoelettrochimico.Un altro esempio dellinterazione tre energia solare e produzione dellidrogeno fornito dalle centrali fotovoltaiche a idrogeno le quali costituiscono, attualmente, lunico esempio fattibile di impiego di fonti rinnovabili per la produzione di idrogeno.Si tratta, tuttavia, prevalentemente di tecnologie in fase sperimentale, le cui attivit di laboratorio richiedono ancora notevoli perfezionamenti. A.. Tecnologie fotobiologiche I processi di produzione fotobiologici riguardano la generazione dell'idrogeno da sistemi biologici, che usano generalmente la luce solare. Alcune alghe e batteri sono in grado di produrre idrogeno sotto specifiche condizioni. I pigmenti delle alghe assorbono l'energia solare e gli enzimi nella cellula agiscono da catalizzatori per scindere l'acqua nei suoi componenti di idrogeno e ossigeno.La ricerca sta analizzando i meccanismi dettagliati di questi sistemi biologici. In ogni caso si ai primi stadi ed il livello di efficienza di conversione in energia (rapporto tra l'ammontare di energia prodotta dall'idrogeno e l'entit della luce solare impiegata) basso, circa il 5%. Per la produzione di idrogeno su larga scala, questi processi richiedono efficienza pi elevata e riduzione dei costi. La ricerca incentrata su due approcci: sistemi "whole-cell", che coinvolgono batteri, e sistemi "cellfree", che utilizzano solo gli enzimi che producono l'idrogeno. I sistemi "whole-cell" hanno potenziale per la produzione a breve termine con efficienza di conversione dal 5% al 10%, mentre i sistemi "cell-free" si prospettano come tecnologie di produzione a lungo termine che possono raggiungere un'efficienza di circa il 25%. Oltre ai problemi relativi alla bassa efficienza di conversione, lazione di quasi tutti gli enzimi che elaborano l'idrogeno, notevolmente rallentata dalla presenza dell'ossigeno prodotto dalla scissione dell'acqua. C', inoltre, il problema del mantenimento in vita dei sistemi produttivi per periodi prolungati che consentano di ottenere maggiore stabilit di produzione (National Renewable Energy Laboratory, 1995). Esistono numerose attivit di ricerca che hanno lo scopo di adeguare i sistemi di produzione fotobiologica a tali difficolt. A breve termine si prevede lidentificazione di batteri e sviluppo di un sistema che possa produrre idrogeno puro a temperatura e pressione ambiente, nell'oscurit. Attualmente, sono state isolate circa 400 specie di questo tipo di batteri, capaci di combinare, nell'oscurit, monossido di carbonio ed acqua per produrre quantit piuttosto elevate di idrogeno e biossido di carbonio. L'analisi dettagliata di 25 tra queste specie, ha dimostrato che esse sono in grado di produrre idrogeno da circa il 100% del monossido di carbonio impiegato ma un solo tipo di sistema, basato sull'azione di alcune specie di cianobatteri, ha dato risultati soddisfacenti. I cianobatteri possono crearsi semplicemente allinterno delle miniere di sale con la luce solare come fonte di energia, lanidride carbonica come fonte di carbonio e lacqua come fonte di elettroni. Sempre nellambito delle sperimentazioni riguardanti i cianobatteri, sono allo studio alcuni progetti per la modificazione genetica di alcune di queste specie, in grado di produrre quantit elevate di idrogeno. Esse 96

verrebbero modificate tramite i geni clonati di enzimi in grado di produrre reversibilmente molecole di idrogeno da ioni di idrogeno. La modificazione genetica di questi organismi incontra per alcuni ostacoli nelle fasi di isolamento del DNA e clonazione dei geni per cui la realizzazione di questo sistema prevede diverse fasi, tra queste la costruzione di un vettore per i geni e il mantenimento delle colonie di batteri, la cui realizzazione avverr gradualmente nel tempo (Paupe e Brand, 1999). Un altro obbiettivo della ricerca quello di superare l'intolleranza di tali sistemi all'ossigeno tramite l'individuazione di batteri i cui enzimi non presentino questo inconveniente. Tali enzimi verrebbero estratti ed introdotti geneticamente in una specie di alga, la Chlamydomonas, creando cos una nuove specie i cui enzimi hanno la capacit di produrre simultaneamente idrogeno ed ossigeno. Attualmente sono state identificate sei tipologie di organismi con queste caratteristiche. Sempre allo stesso scopo, si sta sviluppando un sistema "cell-free" che separer gli enzimi produttori di idrogeno dagli enzimi produttori di ossigeno con una sostanza solida. La separazione fisica superer il problema della tolleranza dell'ossigeno ed i sistemi "cell-free" avranno un potenziale di efficienza di conversione che raggiunger circa il 25%. Anche in questo caso il progetto sperimentale coinvolge la Chlamydomonas, e punta alle due reazioni a catena che nelle piante usano la luce solare per sintetizzare carboidrati ed idrogeno. Nella prima fase i pigmenti scindono l'acqua direttamente ottenendo ossigeno e creando un flusso di elettroni per la reazione successiva. Nella seconda fase tali elettroni vengono utilizzati per ridurre il biossido di carbonio in carboidrati. In assenza di ossigeno questi elettroni sono utilizzati per la produzione di idrogeno (Rossmeissl, 1995). B. Tecnologie fotoelettrochimiche I sistemi fotoelettrochimici usano degli elettrodi semiconduttori in una cella fotoelettrochimica per convertire energia ottica in energia chimica. Esistono essenzialmente due tipologie di tali sistemi: una utilizza semiconduttori, l'altro metalli complessi dissolti. Nel primo tipo, un materiale semiconduttore utilizzato sia per assorbire l'energia solare sia per agire da elettrodo per la scissione dell'acqua. Questa tecnologia ancora ai primi stadi del suo sviluppo sebbene l'efficienza di conversione dell'energia sia cresciuta da meno dell'1%, nellanno 1974, all'attuale 8%. Efficienze ancora pi elevate sono state ottenute con l'aggiunta di una carica elettrica esterna per facilitare la reazione chimica. L'azione a lungo termine di tali sistemi limitata dalla corrosione dei materiali semiconduttori indotta dalla luce ed altri effetti chimici (National Renewable Energy Laboratory, 1995). La ricerca attualmente si sta occupando di migliorare l'efficienza di conversione in energia di tali celle, della loro durata e della riduzione dei costi, a tale scopo vi sono progetti per lidentificazione di nuovi materiali semiconduttori ad alta efficienza e stabilit. Attualmente il materiale con la pi alta efficienza un composto (conosciuto come fosfuro di indio tipo-p) che agisce come semiconduttore. Il fotoelettrodo pi stabile il biossido di titanio, il quale, per, ha un'efficienza di conversione minore dell'1%. Entrambi questi materiali necessitano di un voltaggio esterno che faciliti la reazione di scissione dell'acqua. Sono allo studio altri materiali, che non richiedono elettricit esterna, come fosfuro di indio e gallio, semiconduttori organici stabili, e diverse nuove leghe di semiconduttori. La ricerca punta inoltre alla scoperta di nuovi metodi per ridurre la corrosione: uno dei pi promettenti l'uso di un materiale protettivo ultra-sottile applicato sulla superficie dell'elettrodo. Nellanno 1996, gli studi in questo campo hanno dimostrato di poter ottenere un'efficienza di conversione del 7,8%, usando un "fotocatodo" costruito per il 10% da silicio amorfo. La configurazione di questi sistemi prevedeva il collegamento tra l'anodo ed il "fotocatodo", separati, tramite un conduttore. Negli anni successivi l'attenzione si spostata su sistemi con anodo e catodo integrati. Attualmente, si sta sperimentando il progetto di un nuovo "fotoelettrodo" integrato, fabbricato completamente con la lavorazione di una pellicola sottile, di cui sono state dimostrate le sequenze della lavorazione per la costruzione del prototipo. Di conseguenza la ricerca progredisce verso il perfezionamento di pellicole conduttive, protettive, con efficienza ottimale. Alcuni dei sistemi sperimentati hanno raggiunto un'efficienza di conversione dell'energia 97

solare in idrogeno, del 15% (Miller e Rocheleau, 2000). Si sta sperimentando inoltre, lincorporazione di strati multipli di materie coloranti sensibilizzate per massimizzare l'assorbimento solare e la conversione in idrogeno. Tale progetto imita la fotosintesi, dove sistemi multipli di fotoconversione agiscono insieme per intensificare l'energia della luce solare al fine di provocare reazioni chimiche. La ricerca sta procedendo nell'area dei sistemi a bassi costi che potrebbero provenire dall'utilizzo di strati multipli di materie coloranti organiche e semiconduttori a strato sottile. Il secondo tipo di sistemi fotoelettrochimici usa materiali complessi dissolti come catalizzatori. Il materiale complesso solubile assorbe energia e crea una separazione tramite carica elettrica che conduce alla reazione di scissione dell'acqua. La ricerca si sta occupando di individuare dei catalizzatori che possano dissociare pi efficientemente l'acqua e produrre idrogeno. Questo metodo attualmente meno avanzato dei processi con semiconduttore ma offre buone prospettive per evitare il problema della corrosione (National Renewable Energy Laboratory, 1995). C. Centrali fotovoltaiche ad idrogeno Come gi detto, le fonti rinnovabili costituiscano la base per la produzione di combustibili di sintesi, in particolare di idrogeno, come sistema di accumulo. Nel campo della produzione di energia elettrica infatti, si prevede la produzione dell'energia dalla luce solare tramite una cella fotovoltaica la quale fornisca l'elettricit necessaria per la produzione d'idrogeno tramite elettrolisi. Indubbiamente, tali sistemi rivestono interesse per i loro benefici ambientali ma due sono le principali barriere alla loro realizzazione: l'elettricit solare non trova sempre applicazione diretta, per esempio nei motori a combustione, ed difficile e costosa da immagazzinare. Bisogna quindi confrontare questa possibilit di produzione con le altre, in termini di costi, impatto ambientale ed efficienza. Il vantaggio fondamentale dei sistemi fotovoltaici ad idrogeno quello di soddisfare la richiesta di corrente continua necessaria per l'elettrolisi; d'altro canto la produzione di idrogeno tramite steam reforming di idrocarburi, il metodo che consente di ottenere la maggiore efficienza . Obbiettivo della ricerca, a breve e medio termine, principalmente quello di sviluppare la potenzialit dei sistemi fotovoltaici, tramite lo sviluppo di sistemi integrati, che comprendano, oltre al generatore fotovoltaico, anche un sistema di accumulo stagionale dell'energia previsto per particolari applicazioni o nicchie di mercato. Uno dei primi Paesi che ha creduto, sin dagli anni 1980, al potenziale di sfruttamento dellenergia solare con un sistema di accumulo lArabia Saudita. Risale infatti ai primi anni 1990 la costruzione della prima centrale solare a idrogeno. Anche se nella prima fase di attuazione si sono verificati dei problemi, la centrale attualmente funzionante; con una potenza di 350 kW e capace di produrre 463 m3 di idrogeno al giorno, essa in grado di fornire energia elettrica al cosiddetto "Solar Village", presso Riyadh in Arabia Saudita, costituito da un agglomerato di zone rurali con circa 4000 abitanti. Questo progetto realizzato in collaborazione con ricercatori tedeschi che stanno realizzando una centrale di questo tipo a Stoccarda. Altri progetti che coinvolgono produzione di idrogeno ed energia solare sono realizzati in collaborazione con il Department of Energy Statunitense (Huraib, 1999). Anche lENEA sta compiendo da alcuni anni numerosi studi relativi alla produzione di idrogeno da sistemi fotovoltaici. Questo modello di centrale fotovoltaica composta da un generatore fotovoltaico, da un sistema di produzione elettrolitica e di stoccaggio dell'idrogeno e da un sistema a cella combustibile per il suo successivo utilizzo, potenzialmente capace di competere sul piano tecnico con le centrali elettriche convenzionali. In questo modo le centrali fotovoltaiche potrebbero gradualmente sostituire gli impianti di potenza convenzionale, aggiungendo al valore del kWh prodotto, altri vantaggi in termini di risparmio di combustibile e capacit di potenza. Il funzionamento della centrale, in termini di flusso di energia, schematizzato nella figura 2.2. L'energia solare, che cade sui pannelli fotovoltaici, viene trasformata in energia elettrica in tempo reale. Durante le ore di buona insolazione, una parte dell'energia elettrica viene inviata direttamente ad alimentare il carico, mentre la parte eccedente le necessit istantanee dell'utenza viene trasformata in energia chimica sotto forma di idrogeno ed immagazzinata nel serbatoio di accumulo. 98

Durante le ore di buio e nei giorni di scarsa insolazione, l'energia chimica dell'idrogeno viene ritrasformata in elettricit nella cella a combustibile ed inviata a soddisfare le esigenze del carico. La possibilit di immagazzinare energia solare per lunghi periodi e di usarla in tempo differito al momento della richiesta consente di garantire la continuit temporale dell'alimentazione dell'utenza, portando la centrale fotovoltaica ad idrogeno sullo stesso piano delle centrali a combustibili fossili.

Fig. 2.2. Schema di una centrale fotovoltaica ad idrogeno. Le centrali a idrogeno fotovoltaico possono quindi rappresentare unottima soluzione tecnica per superare il ruolo marginale in cui il fotovoltaico si viene a trovare a causa della intermittenza della generazione di energia. Inoltre, i costi aggiunti al kWh fotovoltaico dalla produzione ed accumulo dell'idrogeno possono essere mantenuti entro limiti accettabili, in considerazione dell'alta efficienza energetica dello stadio intermedio di condizionamento della potenza (Barra e Coiante, 1993). Sempre a cura dellENEA, si sperimentata una piccola centrale fotovoltaica ad idrogeno per fornire energia elettrica ad unutenza domestica nellambito del progetto SAPHYS (Stand Alone Photovoltaic Hydrogen System). Limpianto realizzato di piccole dimensioni e non ha dato i risultati attesi. E stato comunque importante dimostrare che con un opportuno sistema di controllo tali sistemi possono garantire affidabilit di funzionamento senza sorveglianza diretta. Gli studi relativi a questo tipo di centrale sono ormai numerosi, il che fa ben sperare in una prossima effettiva realizzazione, con costi accessibili, di tali tecnologie il cui pregio principale senz'altro l'impatto ambientale praticamente nullo. Per il momento si prevede la loro diffusione nel mercato attraverso lapplicazione di impianti di dimensioni modeste per alimentare utenze situate in zone lontane dalla rete centrale (isole, montagne, basi militari ecc.). Ovviamente, nel lungo termine lo sviluppo di tali sistemi sar fortemente condizionato anche dal parallelo perfezionamento dellintera tecnologia; le riduzioni dei costi si potranno ottenere solo con laumento della taglia degli impianti e con loperativit continua (http://www.erg9218.casaccia.enea.it). D. Altre tecnologie innovative Una delle tecnologie di produzione dell'idrogeno che ancora ai primissimi stadi della ricerca, basata sui metodi di conversione enzimatica del glucosio e di altri zuccheri. Il glucosio, come prodotto della fotosintesi, un prodotto rinnovabile cos come altri zuccheri quali xilosio, lattosio e saccarosio. Tutti hanno la possibilit di essere convertiti in idrogeno tramite l'azione di due enzimi: 99

il Thermoplasma Acidophilum ed il Pyrococcus Furiosus. Il contenuto massimo di idrogeno ottenibile da questa conversione di una mole per ogni mole di zucchero utilizzato, anche se recenti studi hanno dimostrato che possibile aumentare questo risultato a circa 12 moli di idrogeno per una mole di glucosio. Con l'obbiettivo di favorire la produzione di idrogeno da utilizzare per celle a combustibile con applicazione mobile o in impianti stazionari di modeste dimensioni, sono in fase di sviluppo piccoli reformer ed ossidatori parziali. Questi ultimi agiscono a temperature pi basse rispetto ai reformer, per cui il loro processo di commercializzazione, con costi accessibili, sicuramente pi semplice. Nelle applicazioni mobili si spera di trarre vantaggio dall'alta densit di energia di tali sistemi e dalla maneggevolezza del combustibile per le celle. Attualmente non ancora possibile la produzione in serie di questi impianti, che hanno solo un'applicazione sperimentale (Zittel e Wurster, 1996). Un altro metodo per la produzione di idrogeno, utilizzato molto frequentemente, il recupero dei gas residui di altri processi industriali. Essi spesso forniscono residui con alta concentrazione d'idrogeno come accade, per esempio, per i cascami dei flussi delle raffinerie di petrolio, i gas prodotti dallo scoppio delle camere di compressione, i residui dei processi delle industrie chimiche, ecc., accumulare e purificare questi gas non comporta costi elevatissimi. La maggior parte dell'idrogeno cos ottenuto, viene utilizzato dalle stesse industrie che lo producono, quindi, bench questo metodo costituisca un'importante figura del mercato futuro, sembra improbabile che possa contribuire in misura significativa al soddisfacimento della crescente richiesta di idrogeno come combustibile. Un'altra tecnologia ancora in fase sperimentale la radiolisi. Essa consiste nella separazione delle molecole dell'acqua tramite la collisione con particelle ad alto contenuto energetico prodotte in un reattore nucleare. Purtroppo, dato che gli atomi di idrogeno ed ossigeno cos prodotti si ricombinano molto velocemente, si suppone che questo metodo non raggiunga un'efficienza superiore all'1%. Per questo motivo la maggior parte dei ricercatori considera questa tecnologia meno promettente delle altre (Morgan e Sissine, 1995). Sempre nellambito delle tecnologie innovative, si prevede che possano essere commercializzati particolari impianti per il reforming del plasma. Il plasma uno stato della materia ad alto contenuto energetico caratterizzato da alte temperature ed unelevata ionizzazione. Rispetto agli altri processi, i reformer del plasma offrono numerosi vantaggi quali alta densit energetica, flessibilit nelluso del combustibile, semplicit dei materiali di costruzione ed alta efficienza di conversione. Un reformer del plasma pu agire in diverse tipologie di processi inclusi lo SMR, lossidazione parziale e la pirolisi. La ricerca attualmente si sta occupando di definire le eventuali emissioni nocive di tale processo e i metodi per eliminarle. Inoltre, si progetta la costruzione di un reattore compatto che incorpori la reazione del metano e la "shift reaction" in ununica fase e che possa essere utilizzato anche per le applicazioni mobili. Si stanno sperimentando anche sistemi che permettano di sostenere costi particolarmente bassi come il processo denominato Ion Transport Membrane (ITM) il quale consente la produzione di un gas di sintesi, formato da idrogeno e monossido di carbonio, ottenuto dal gas naturale. Il processo ITM prevede lutilizzazione di membrane di ceramica, conduttrici, per separare lossigeno dallaria e, contemporaneamente, convertire il gas naturale in idrogeno. Laria viene pre-riscaldata a pi di 600 C e passata attraverso un reattore ITM il quale composto di una membrana di ceramica non porosa che trasporta lossigeno verso un reticolato di cristalli. Lossigeno a sua volta reagisce con una parete catalizzata nella parte in cui affluisce il combustibile e quindi passa sul letto a base di catalizzatori del reformer per favorire la produzione del gas. Naturalmente, il sistema ITM deve essere perfezionato tramite lindividuazione dei materiali ottimali per la costruzione delle membrane e dei processi di purificazione del gas prodotto. Recentemente infine, a causa dei costi ancora eccessivamente elevati, sono stati sospesi i progetti di ricerca relativi alla produzione di idrogeno tramite gassificazione di una sostanza liquida ottenuta dal trattamento dei rifiuti solidi urbani. Il progetto presentava aspetti interessanti per il contributo che avrebbe fornito al problema dello smaltimento dei rifiuti e per la possibilit di ottenere, dopo una opportuna fase di "pre-trattamento", un materiale da impiegare integralmente e che non avrebbe posto, in seguito, il problema dello smaltimento delle scorie residue (http://www.fetc.doe.gov). 100

7. Il trattamento dell'idrogeno Dopo la produzione, l'idrogeno richiede ulteriori processi di purificazione. Successivamente esso verr quindi compresso ( il livello di pressione dipender dal tipo di applicazione o immagazzinaggio) o liquefatto (idoneo al trasporto o per soddisfare la domanda di sistemi ad alta densit d'energia). Secondo il tipo di impurit presenti ed il grado di purezza richiesto, vengono applicati diversi metodi. Se l'idrogeno prodotto tramite reforming, ossidazione parziale o processi di pirolisi, le sostanze estranee possono essere rimosse direttamente al momento della produzione per cui l'idrogeno prodotto sar gi parzialmente purificato, solo i grossi impianti di produzione sono dotati di tali sistemi mentre nella maggior parte dei casi ci si affida a strutture decentralizzate. Inoltre, se l'idrogeno prodotto da oli, carbone, gas naturale o biomasse, possibile applicare questi processi direttamente alle materie utilizzate, prima della produzione tramite reforming o ossidazione parziale. Si procede, quindi, alla rimozione delle polveri dai gas di carbonio o dai biogas, alla desulfurizzazione del gas naturale ed alla rimozione del biossido di carbonio. La possibile presenza di cloro o il contenuto di metalli pesanti (per es. mercurio) pu, come anche lo zolfo, danneggiare i catalizzatori degli impianti di reforming, per cui essi vengono rimossi in una fase di pre-pulitura. I separatori per la rimozione delle polveri, anche se con efficienza del 98%, hanno una limitata applicazione in quanto con questo metodo vengono rimosse solo le particelle con uno spessore maggiore di 5mm. Per ottenere una raffinazione pi elevata, in base al materiale trattato e al grado di purezza richiesto, devono essere utilizzati dei filtri appropriati come filtri elettrostatici, filtri reticolari e filtri a nastro. Il processo di desulfurizzazione particolarmente necessario nella fase preliminare del reforming del gas naturale per evitare danni o la disattivazione dei catalizzatori al nickel o al platino (l'odore del gas naturale provocato da una sostanza contenente zolfo). Per questo scopo sono state sviluppate intere catene di processi fisico/chimici molti dei quali sono attualmente disponibili in grandi impianti di reforming, mentre sono ancora in fase di sviluppo metodi specifici da applicare nei piccoli impianti decentralizzati. Nel campo della purificazione del gas naturale esistono tre processi, ormai ben collaudati, conosciuti come processo MEA, MDEA e Purisol. I primi due processi applicano tecniche di assorbimento chimico mentre il processo Purisol consiste in un lavaggio fisico mediante il quale i composti di COS (carbonio, ossigeno, zolfo) sono prima convertiti in H2S e successivamente assorbiti da un solvente. Per la pulitura di biogas e di altri gas residui dei vari processi si dimostrata efficace l'applicazione di carbonio attivo. Lo sviluppo di numerosi processi avvenuto in connessione con la gassificazione del carbone la quale basata su una reazione di assorbimento seguita da una reazione chimica con ossidi di metallo. Per l'eliminazione del biossido di carbonio, infine, i processi di assorbimento chimico si servono della reazione tra una sostanza contaminante e una soluzione detergente la quale, nella fase rigeneratrice elimina la sostanza contaminante tramite l'impiego di diversi livelli di temperatura. Nella fase successiva avviene la rimozione dei componenti silicei del gas. Ovviamente il costo di tali processi oltre a dipendere dalla purezza richiesta e dalla grandezza degli impianti, influenzato dal grado di contaminazione dei gas. Nella fase di ripulitura successiva alla produzione, avviene la separazione delle sostanze estranee direttamente dall'idrogeno. Con questi sistemi (catalitici, ad assorbimento, a membrana, ad idruri di metallo) vengono rimossi i prodotti del reforming incompleto. I processi catalitici, a differenza degli altri, servono esclusivamente alla rimozione del monossido di carbonio tramite ossidazione, metanizzazione e conversione. Le efficienze realizzabili dipendono dai parametri di reazione quali temperatura, pressione, flusso volumetrico, concentrazione del gas grezzo e materiale catalizzatore. Normalmente vengono combinati diversi processi, i quali, in base alle procedure adottate, consentono di ridurre i livelli di impurit anche molto al di sotto dell'1%. La selezione delle sequenze di reazioni da adottare dipende dal materiale catalizzatore impiegato.Il pi elevato grado di purezza dell'idrogeno, fino al 99,99%, ottenuto con il metodo di assorbimento a pressione discontinua. Con questo metodo, l'idrogeno grezzo costretto ad attraversare sotto pressione un filtro al carbonio attivo o un reticolato di molecole di carbonio. Il processo discontinuo perch ad intervalli regolari necessaria la rigenerazione del filtro tramite pulitura. Il 101

metodo di assorbimento a temperatura discontinua invece, seppure con ampie possibilit di applicazione, scarsamente utilizzato. I processi con membrane si servono delle caratteristiche di trasmissione del materiale membrana per diverse molecole per cui i materiali pi efficienti sono anche i pi costosi (membrane al palladio). Grazie alla loro estrema purezza, esse vengono utilizzate attualmente nell'industria chimica e microelettronica. Recentemente stato sviluppato dalla CJB-Development Limited un piccolo purificatore con membrana ad argento e palladio.I purificatori di gas basati sulle leghe di metallo vengono principalmente usati per la produzione di gas puri per l'industria dei semiconduttori. Essi necessitano, per innalzare ulteriormente il livello di purezza, di gas pre-trattati con altri metodi di pulitura. La ricerca, che sta compiendo notevoli passi, punta alla creazione di materiali altamente efficienti e alla riduzione dei costi. I mercati pi promettenti per i processi di post-purificazione, sono quelli dei piccoli purificatori per impianti decentralizzati. Di conseguenza la ricerca di materiali meno costosi, in particolare per le membrane e gli idruri di metallo, avviene in questa prospettiva. A tale proposito una membrana di ceramica permeabile stata utilizzata con successo in Israele, per la separazione del monossido di carbonio dall'idrogeno. Altri esperimenti, recentemente, sono stati condotti con una membrana semipermeabile polisulfurea che sembra offrire ampie possibilit di risparmi in termini di costo. Con questo stesso obbiettivo, si sono sperimentati filtri al palladio tramite l'applicazione di materiali assorbenti su un substrato costituito da una superficie attiva di materiale poco costoso. Recentemente stato utilizzato con successo, per la prima volta, un idruro a base di nichel ed alluminio per la conversione del gas grezzo, il quale integrato ad un processo d'immagazzinaggio, comporterebbe una notevole riduzione dei costi complessivi (Zittel e Wurster, 1996). 8. Sicurezza nelluso dellidrogeno Altro obbiettivo fondamentale dei piani di ricerca la definizione di una serie di norme e standards per un impiego sicuro dellidrogeno oltre allo sviluppo di affidabili ed economici sistemi di rilevamento di eventuali fughe dello stesso. Infatti, gli attuali rilevatori in commercio sono voluminosi, complessi e molto costosi. Essi richiedono dei cablaggi elettrici, per il controllo e la trasmissione dei segnali, che possono facilmente infiammarsi in caso di deterioramento. Il funzionamento di tali sistemi, inoltre, disturbato dallinterferenza di segnali elettromagnetici. La soluzione a tali inconvenienti rappresentata dallintroduzione di sensori a fibra ottica o costituiti da sottili membrane. Il rilevatore a fibra ottica basato sul cambiamento reversibile delle propriet ottiche di una sottile membrana applicata alla fine della fibra ottica. Tale cambiamento rilevato grazie al fenomeno di assorbimento della superficie di rivestimento del sensore il quale disegnato in modo che il fascio di luce riflesso sulla parte esterna del sensore sia utilizzato come segnale di riferimento interno. Data la sensibilit di questi sistemi a cambiamenti di qualsiasi entit, per evitare segnalazioni insignificanti, i dati che il rilevatore mostra allesterno esprimono il rapporto tra il segnale di riferimento interno ed il segnale ottico alterato dallidrogeno. Il fatto che vengano rilevate solo le alterazioni dovute alla presenza di idrogeno particolarmente importante nelle applicazioni mobili, nelle quali lavvolgimento e la curvatura dei cavi, e le vibrazioni della strada possono facilmente alterare la trasmissione ottica. Il meccanismo dei sensori a membrane invece, basato sui cambiamenti nella resistenza elettrica del palladio (il materiale di cui sono costituite appunto le membrane) corrispondente allammontare di idrogeno assorbito. La concentrazione di idrogeno nel palladio pu essere misurata tramite le variazioni dellespansione volumetrica, della resistenza o della tensione elettrica. Ovviamente tali sistemi devono essere ancora migliorati in quanto necessario perfezionare i meccanismi di selezione dellidrogeno, la velocit di risposta, la resistenza al deterioramento fisico e la qualit dei materiali impiegati al fine di ottenere sistemi pi affidabili e resistenti (http://www.eren.doe.gov). 9. Tecnologie di immagazzinaggio e trasporto dell'idrogeno

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Attualmente le tecnologie di immagazzinaggio e trasporto sono molto pi sviluppate rispetto a quelle di produzione. Alcune di esse, come gli idruri chimici e le microsfere di cristallo, sono gi sfruttate commercialmente, altre presentano notevoli vantaggi riguardo la sicurezza e la salvaguardia dellambiente. Gli svantaggi, per, sono legati alle diverse tecnologie di produzione e alle applicazioni pratiche dellidrogeno. Infatti, nonostante lenorme versatilit delle caratteristiche fisiche e chimiche dellidrogeno, spesso molto difficile abbinare agli impianti di produzione idonee tecniche di immagazzinaggio, cos come non sempre i metodi di trasporto soddisfano le necessit degli utilizzatori finali. Nei successivi paragrafi sar effettuata l'analisi delle diverse tecnologie d'immagazzinaggio e trasporto dell'idrogeno alla luce dei problemi connessi. Un processo d'immagazzinaggio pratico ed economico dipende dalla capacit, dall'integrit strutturale del materiale impiegato, dal costo totale e da altre condizioni quali temperatura, pressione e purezza dell'idrogeno (National Renewable Energy Laboratory, 1995).Le tecnologie di immagazzinaggio analizzate sono: Idrogeno compresso. Idrogeno liquefatto. Idruri di metallo. Idruri chimici. Sistemi basati sul carbonio. Microsfere di cristallo. Altri metodi.

I primi tre metodi, sono in genere usati in impianti per la produzione di energia e per il rifornimento degli autoveicoli. La tecnologia ad idruri chimici, invece, idonea per l'immagazzinaggio a lungo termine dell'idrogeno. In seguito, quindi, i processi di immagazzinaggio saranno analizzati considerando il caso della produzione di energia e, dove applicabile, si discuter dell'impiego su veicoli. 9.1. Idrogeno come gas compresso Limmagazzinaggio dellidrogeno sotto forma di gas compresso o liquefatto e, quando necessario per stabilizzare il livello di pressione, tramite idruri di metallo richiede lutilizzo di compressori. Lidrogeno pu essere compresso tramite compressori a pistoni assiali, radiali o alternati. Questi ultimi possono avere potenza fino a 11.200 kW e trattare flussi di idrogeno di 890 kg/h a pi di 25 MPa di pressione. I compressori assiali e radiali invece sono usati per flussi anche dieci volte maggiori. Uno dei vantaggi dei compressori assiali che ne possono essere montati diversi su uno stesso albero ma il fatto che debbano essere installati meccanismi per la protezione dalle oscillazioni ne riduce lefficienza al 50%. La compressione avviene in pi fasi, a diverse pressioni, e pu essere effettuata anche tramite limpiego di idruri di metallo sfruttando la diversa pressione operativa delle fasi di idrogenazione e deidrogenazione. In genere essi vengono fatti agire in serie in modo che il calore rilasciato dalluno venga utilizzato dal successivo, con unazione a catena. Molti sistemi di compressione utilizzano meccanismi di espansione per recuperare parte dellenergia della fase di compressione mentre negli attuali processi di liquefazione essi hanno lo scopo di aumentare lefficienza di raffreddamento dellidrogeno. Per grossi flussi didrogeno vengono impiegati i cosiddetti "turboespansori" che se completamente operativi hanno efficienza dell85% ma risultano molto meno efficienti con carichi inferiori. I meccanismi di espansione sono anche utilizzati per modificare la pressione dellidrogeno in base alla tecnologia dimmagazzinaggio e allapplicazione finale (http://www.eren.doe.gov). L'idrogeno pu essere immagazzinato, come gas compresso, all'aperto, sotto terra e a bordo di veicoli. Questa tecnologia dimmagazzinaggio la pi semplice in quanto le uniche attrezzature necessarie sono un compressore ed un contenitore pressurizzato. L'idrogeno viene compresso a circa 20,7 MPa ed immagazzinato in cilindri per il gas, a pressione 103

standard, o in contenitori sferici per quantit superiori a 15.000 Nm3. In generale, l'immagazzinaggio sotto forma di gas compresso, in tubi ad alta pressione, generalmente limitato a sistemi inferiori ai 14.000 Nm3 o ancora minori, a causa del loro costo elevato. I costi stimati di questa tecnologia, nel caso di immagazzinaggio all'aperto, sono molto elevati per l'immagazzinaggio giornaliero con l'utilizzo di tubi pressurizzati rispetto al caso dell'utilizzo di contenitori; essi inoltre dipendono fortemente dal tasso di rotazione delle scorte (Padr e Putsche, 1999). L'immagazzinaggio dell'idrogeno in impianti sotterranei, invece, conveniente per il trattamento di grossi quantitativi o per lunghi periodi. Attualmente esistono numerosi impianti d'immagazzinaggio sotterraneo. La citt di Kiel, in Germania, utilizza questo tipo di strutture sin dallanno 1971, per l'immagazzinaggio del gas di citt, costituito per il 60%-65% da idrogeno. La societ nazionale per il gas, francese, Gaz de France, ha immagazzinato prodotti gassosi di raffineria, ricchi di idrogeno, in strutture acquifere vicino Baynes, in Francia. La Imperial Chemical Industries immagazzina l'idrogeno in miniere saline vicino Teeside, Regno Unito. Questa metodologia pi o meno conveniente, in termini di costi, secondo che si sfruttino strutture preesistenti (miniere saline, pozzi di gas svuotati ecc.) o ne sia necessaria la loro creazione (pozzi artificiali ecc.). La maggior parte dei costi rappresentata dal costo dell'energia impiegata per la compressione e dipendono, quindi, dalle quantit trattate e dal periodo d'immagazzinaggio. Questa tecnologia d'immagazzinaggio, ad una pressione di 20,7-55,2 MPa, la meno costosa per il rifornimento di autoveicoli ma, purtroppo, ha una densit d'energia in rapporto al volume, molto bassa (13-3,4 MJ/l) se comparata a quella della benzina (32,4 MJ/l). Anche se quest'ultimo svantaggio pu essere eliminato con l'aumento della pressione, non bisogna trascurare la questione della sicurezza. Sono stati sviluppati serbatoi con fibra rinforzata, composta (per esempio alluminiocarbone) ma il loro costo, attualmente ancora elevato, andrebbe a gravare ulteriormente sul costo complessivo d'immagazzinaggio, rendendolo ancor meno conveniente se rapportato alla densit d'energia che comunque resta esigua (Padr e Putsche, 1999). 9.2. Idrogeno liquefatto I processi di liquefazione usano una combinazione di compressori, scambiatori di calore, motori di espansione e valvole a farfalla per ottenere il raffreddamento desiderato. Il processo di liquefazione pi semplice il ciclo Linde o ciclo di espansione JouleThompson. Tramite questo processo, il gas compresso a pressione ambiente e quindi raffreddato in uno scambiatore di calore prima di passare attraverso una valvola in cui sottoposto al processo di espansione JouleThompson producendo del liquido. Una volta rimosso il liquido il gas ritorna al compressore tramite lo scambiatore di calore. Il processo Linde opera con gas, come lazoto, che si raffreddano per espansione a temperatura ambiente. Lidrogeno al contrario, in questa fase si riscalda e per evitare ci la sua temperatura deve essere inferiore alla sua temperatura dinversione di 202 K. Per raggiungere tale temperatura alcuni processi raffreddano lidrogeno con dellazoto liquido preraffreddato che prima del passaggio nella valvola despansione, consente la riduzione della temperatura dellidrogeno a 78 K. Lazoto viene quindi recuperato e riciclato nel ciclo continuo di refrigerazione. Altri sistemi, che superino gli inconvenienti legati alle basse temperature operative, sono in corso di perfezionamento . L'idrogeno pu essere liquefatto per la produzione stazionaria di energia sia per il rifornimento di veicoli. Successivamente, nella maggior parte dei casi, viene immagazzinato ad una temperatura di -253 C. L'unico inconveniente di questo sistema l'eventuale fuoriuscita di parte dell'idrogeno liquido ed il notevole dispendio energetico dellintero processo. Infatti circa il 30% dellenergia dellidrogeno necessaria per il suo raffreddamento Inoltre sono necessarie particolari attrezzature per il mantenimento dello stato liquido (Padr e Putsche, 1999). Una delle preoccupazioni maggiori legate a questo processo quindi, quella della riduzione delle fuoriuscite di liquido. Dato che lidrogeno immagazzinato ad una temperatura che corrisponde al suo punto di ebollizione, qualsiasi passaggio di calore attraverso il liquido causa levaporazione di una parte dellidrogeno e qualsiasi evaporazione si riflette in una perdita 104

dellefficienza del sistema. La fonte di tale calore potrebbe essere la conversione della configurazione elettronica delle molecole didrogeno da orto a para (vedi cap. 2), lenergia del pompaggio, oppure la conduzione, convezione o irraggiamento diretto del calore. Per quanto riguarda il primo caso, la conversione delle molecole da orto a para, alla temperatura di ebollizione dellidrogeno (20,3 K) la concentrazione di equilibrio quasi tutta para-idrogeno, ma a temperatura ambiente o superiore, la concentrazione del 25% para-idrogeno e 75% orto-idrogeno. La conversione non catalizzata della molecole da orto a para procede molto lentamente cos, senza una fase di conversione catalitica, lidrogeno liquefatto contiene significative quantit di orto-idrogeno. La loro conversione richiederebbe quindi una reazione esotermica il cui rilascio di enormi quantit di calore causerebbe levaporazione del 50% dellidrogeno liquido nel giro di pochi giorni. Alcune delle soluzioni, prevedono la conversione da orto a para durante la liquefazione, per evitare che ci accada durante limmagazzinaggio, tramite limpiego di particolari catalizzatori. Limpiego di contenitori criogeni isolati invece, pu far fronte al problema del calore generato per conduzione, convezione ed irraggiamento. Tali contenitori sono progettati in modo da evitare qualsiasi trasmissione di calore dalla parete esterna al liquido, per cui sono tutti costituiti da un doppio rivestimento il cui interno vuoto per impedire il passaggio di calore per conduzione o convezione. Per prevenire lirraggiamento diretto di calore invece, tra la parete interna ed esterna del contenitore sono installati dei pannelli protettivi a bassa emissione di calore a base di plastica ed alluminio. La maggior parte dei contenitori di idrogeno liquido hanno forma sferica perch questultima ha la pi bassa superficie per il trasferimento di calore per unit di volume. Inoltre, al crescere del diametro dei contenitori il volume aumenta pi velocemente della superficie esterna per cui contenitori pi grandi, in proporzione, provocano minori perdite per trasferimento di calore. I contenitori cilindrici, invece, sono preferibili per la loro facilit ed economicit di costruzione. Anche se sottoposto con cautela allirraggiamento solare, una parte dellidrogeno pu evaporare ed essere destinata ad aumentare la pressione nel contenitore o riciclata nel processo di liquefazione oppure, in alcuni casi, semplicemente liberata. Il pi grande sistema d'immagazzinaggio per l'idrogeno liquido, con una capacit di 3.800 m3, posseduto, attualmente, dalla NASA. Riguardo questa tecnologia, il costo operativo maggiore dovuto all'elettricit necessaria per la compressione per cui, attualmente, si stanno analizzando alcuni metodi per la riduzione della quantit di energia elettrica richiesta. Una delle possibili soluzioni, la liquefazione magnetica, in fase di sviluppo . Per quanto riguarda il rifornimento di veicoli, quello dell'idrogeno liquefatto potrebbe sembrare uno dei metodi pi adatti. Senonch bisogna considerare i notevoli rischi legati, solo per fare un esempio, alle perdite di carburante o ai problemi di sicurezza . Inoltre, si stanno progettando dei serbatoi ad alta pressione leggeri ed impermeabili allidrogeno. Lo scopo quello di utilizzare tali serbatoi in spazi ristretti ed in particolare a bordo di veicoli. Basato sul principio fisico che i cilindri siano efficienti nel contenere la pressione interna, questi serbatoi sono costituiti da pi cilindri congiunti, con un reticolato rinforzato interno. Il risultato quindi quello di un contenitore "multi-cella" il cui numero ottimizzato in base al volume del liquido da immagazzinare. Con questo metodo possibile immagazzinare il 50% di idrogeno in pi rispetto alluso di serbatoi tradizionali multipli. Attualmente sono stati gi sperimentati i primi serbatoi formati da sole due celle (http://www.eren.doe.gov). 9.3. Idruri di metallo Gli idruri di metallo sono dei composti che trattengono idrogeno nello spazio interatomico di un metallo (fig. 3.1). La loro origine risale allanno 1866 quando Graham not lassorbimento di consistenti quantit di idrogeno da parte del palladio ma fino agli anni 1960 furono poche le applicazioni degli idruri di metallo.

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Figura 1. Semplificazione della reazione didrogenazione del metallo.

Il motivo di questo disinteresse era dovuto al fatto che gli idruri conosciuti erano di tipo "binario" cio composti solo da un metallo e dallidrogeno e anche quando furono sperimentati i primi idruri di tipo "ternario" fu inizialmente quasi impossibile controllare le loro propriet meccaniche e termodinamiche. Questi problemi rimasero irrisolti fino a quando, in seguito ai lavori pionieristici di S.R. Ovshinsky, si crearono i primi idruri a base di leghe di metalli le cui diverse propriet furono adeguatamente impiegate e le applicazioni pratiche degli idruri rese cos possibili (http://www.ovonic.com). Gli idruri si formano ed agiscono attraverso due fasi: lassorbimento ed il rilascio dellidrogeno. L'assorbimento dell'idrogeno nello spazio interatomico (idrogenazione) un processo esotermico che richiede raffreddamento mentre la sottrazione di idrogeno (deidrogenazione) un processo endotermico che richiede calore. Quando la pressione dellidrogeno viene inizialmente aumentata lidrogeno si dissolve nel metallo e quindi comincia a legarsi con esso. In questa fase la pressione operativa rimane costante fino al raggiungimento del 90% della capacit di immagazzinaggio. Al di sopra di questo limite necessario operare con pressioni elevate per raggiungere il 100% della capacit. Le dispersioni di calore durante la formazione dellidruro devono essere continuamente rimosse per evitare che lidruro si infiammi. Se lidrogeno viene estratto da un altro gas, una parte di esso pu essere liberata in modo che porti via gli elementi estranei che non si legano al metallo. Con la deidrogenazione invece, si spezza il legame formatosi tra il metallo e lidrogeno e la pressione operativa aumenta con laumentare della temperatura. Inizialmente si opera a pressione elevata e viene rilasciato idrogeno puro quindi in seguito alla rottura del legame con il metallo la pressione si stabilizza fino a ridursi drasticamente quando nellidruro residua circa il 10% dellidrogeno. Questultima parte di gas molto difficile da rimuovere essendo quella pi saldamente legata al metallo e quindi spesso non pu essere recuperata nel normale ciclo di carico e scarico . La temperatura e la pressione di queste reazioni dipendono dalla composizione specifica dell'idruro. Il calore di reazione pu variare da 9.300 fino a 23.250 kJ/kg di idrogeno e la pressione pu anche superare i 10 MPa. La temperatura di deidrogenazione a sua volta pu superare i 500 C. considerato questo vasto campo di temperatura e pressione, la costruzione di unit dimmagazzinaggio presenta notevoli difficolt. Inoltre, ogni lega ha differenti caratteristiche quali il ciclo di vita e la temperatura di reazione. Il contenitore dellidruro deve essere pressurizzato e contenere una area sufficientemente grande per lo scambio del calore al fine di garantire la rapidit delle fasi di carico e scarico dellidruro per le quali richiesta, inoltre, stabilit termica e strutturale della lega impiegata . Anche se per la deidrogenazione necessario calore, l'eventualit che si verifichino perdite di idrogeno non riveste particolare importanza ed questo il motivo per cui tali tecnologie sono considerate sicure. Gli svantaggi sono, per, la pesantezza dei sistemi, la bassa densit gravimetrica dell'idrogeno (1%-7%) ed i costi generalmente elevati che non consentono ancora la realizzazione di sistemi di immagazzinaggio ad idruri di metallo funzionanti commercialmente su larga scala. I costi operativi per tali sistemi includono quelli relativi alle operazioni di raffreddamento per l'idrogenazione e riscaldamento per la deidrogenazione. L'ammontare di calore richiesto dipende dal tipo di metallo e dalle sue applicazioni. Se, per esempio, il sistema integrato con una cella a combustibile, la 106

quantit di calore necessaria pu essere fornita dal carico di raffreddamento della cella ed avere in questo modo un costo insignificante. Cos, idruri a bassa temperatura potrebbero ben integrarsi con celle PEM (Polymer Electrolyte Membrane 4) che operano a 80 C, mentre idruri ad alta temperatura con celle del tipo SOFC (Solid Oxide Fuel Cell) e MCFC (Molten Carbonate Fuel Cell) che operano rispettivamente a 1000 C e 650 C. Gli altri sistemi d'immagazzinaggio, invece, non hanno la possibilit di integrarsi con tali tecnologie. Il costo totale di questi sistemi influenzato fortemente dal costo dell'idruro di metallo e sono ulteriormente penalizzati dall'assenza di economie di scala. Queste leghe, inoltre, non hanno attualmente un largo impiego, per cui sono prodotte in quantit limitate. Una crescita della loro domanda, con conseguente carenza di materiali disponibili, avrebbe come conseguenza incrementi notevoli dei loro costi e l'impossibilit, quindi, di realizzare economie di scala. Per il futuro, anche se si prevede un incremento del costo delle leghe impiegate, si auspica che almeno sistemi molto piccoli possano essere competitivi con altre tecnologie. 9.4. Idruri chimici Gli idruri chimici costituiscono un altro metodo per l'immagazzinaggio dell'idrogeno, utilizzato principalmente per periodi d'immagazzinaggio stagionali. Questo metodo pu essere utile per Paesi, come il Canada, che hanno un surplus di energia idroelettrica durante l'estate ed una carenza durante i mesi invernali. Il Giappone inoltre, sta programmando la produzione di idrogeno in Canada, sfruttando appunto lenergia idroelettrica per lelettrolisi, per poi importarlo sotto forma di idruro e rigenerarlo per la produzione di elettricit. Lo svantaggio di tale tecnica quello delle imponenti e costose attrezzature necessarie per il trasporto. A tal proposito, sono state proposte numerose sostanze chimiche contenenti idrogeno, tra cui ammoniaca e metanolo la cui elevata tossicit pone per non pochi problemi. L'uso dei sistemi chimici vantaggioso perch le infrastrutture di trasporto ed immagazzinaggio sono gi esistenti, la tecnologia sfruttabile commercialmente e l'idrogeno liquido facilmente maneggiabile (Padr e Putsche, 1999). In particolare, lutilizzo del toluene, con formazione di metilcicloesano (il sistema basato su Metilcicloesano-Toluene-Idrogeno, MTI) promettente poich sia il toluene sia il metilcicloesano sono composti conosciuti, facilmente trasportabili e sicuri. La formazione di metilcicloesano ottenuta mediante idrogenazione del toluene seguita da quella di deidrogenazione (che avviene a circa 500 C), con un consumo del 20% dellenergia contenuta nellidrogeno liberato. Per il peso e lingombro degli impianti questa tecnica si presta, oltre che per laccumulo stagionale, anche per lutilizzo su mezzi pesanti (Ruberti, 2000). E' stato inoltre analizzato un sistema composto da energia idrica-elettrolisi-MTI integrato con una cella a combustibile che, in rapporto allelettricit generata, sarebbe competitivo con i nuovi sistemi ad energia idrica (Padr e Putsche, 1999). 9.5. Sistemi basati sul carbonio A temperature criogene (70-113 K) e pressioni moderate (42-54 atm) il carbonio reso radioattivo, pu assorbire, reversibilmente, 0,043-0,072 kg H2/kg di carbonio. Il National Renewable Energy Laboratory (NREL) ha recentemente raggiunto una capacit d'immagazzinaggio gravimetrica del 5%-10%, a temperatura normale, usando nanotubi al carbonio. Attualmente, sono numerosi gli studi relativi a sistemi che consentano d'immagazzinare, a temperatura normale, attraverso tali tecnologie, notevoli quantitativi d'idrogeno. Le nanostrutture al carbonio possono rappresentare la risposta tecnologica alla richiesta di un sistema che renda realizzabile il progetto di veicoli alimentati ad idrogeno. Le due nanostrutture al carbonio che rivestono maggiore interesse sono nanotubi isolati singolarmente e nanofibre di grafite. I nanotubi al carbonio, pori allungati con diametri di dimensioni molecolari, assorbono idrogeno, con un'azione capillare a temperature noncriogene. Il NREL ha prodotto e testato dei nanotubi isolati, con tecniche di produzione ad alti rendimenti, che hanno dimostrato di poter trattenere il 5%-10% del peso dell'idrogeno, a temperatura normale. Le nanofibre alla grafite sono composte da materiali generati dalla 107

decomposizione di miscele contenenti idrocarburi. La parte solida formata da un insieme di nanocristalli distanziati uniformemente a 0,34-0,37 nanometri, curvati insieme dalle forze di van der Waals per formare una struttura di nanopori a parete flessibile. La Northeastern University prevede che queste strutture possano avere eccellenti capacit d'immagazzinaggio. I sistemi con nanostrutture al carbonio potrebbero essere realizzati con costi particolarmente bassi, ma la ricerca ancora ai primi passi e non possibile effettuare analisi precise. Attualmente, infatti, nessuno di questi sistemi pu essere sfruttato commercialmente. 9.6. Microsfere di cristallo Oltre ai numerosissimi studi sullo sviluppo delle nanostrutture, la ricerca sta indirizzandosi verso altre soluzioni. Una di queste potrebbe essere limmagazzinaggio dellidrogeno in microsfere di cristallo. Esse consistono in piccole sfere di cristallo, vuote, con un diametro che varia da 25 a 500 micron ed uno spessore di un solo micron. Attualmente in commercio ne sono disponibili numerosi tipi di diversa taglia, spessore e composizione dei cristalli. Le microsfere vengono trattate e trasportate commercialmente sotto forma di polvere fluida. Possono essere utilizzate su grossi basamenti per immagazzinare idrogeno ad alta pressione. Lincapsulamento dellidrogeno realizzato tramite il riscaldamento di un letto di microsfere vuote in un ambiente denso di idrogeno. Lidrogeno si introduce nelle sfere attraverso il sottile involucro esterno di cristallo reso permeabile dalle alte temperature alle quali avviene il processo (da 200 C a 400 C). Tale processo si conclude quando lidrogeno, allinterno delle sfere, raggiunge la stessa pressione esterna. Alla fine il letto viene raffreddato e lidrogeno non incapsulato viene liberato o trattenuto per altre applicazioni. Lefficienza del processo quindi, dipende da determinate caratteristiche quali: pressione dellidrogeno, temperatura e volume del letto, dimensioni e composizione chimica delle microsfere. Una volta raffreddate a temperatura ambiente le sfere trattengono al loro interno lidrogeno, successivamente vengono ricoperte, immagazzinate in recipienti a bassa pressione e trasportate sotto forma di una sottile polvere. Lestrazione dellidrogeno dalle microsfere avviene tramite il loro riscaldamento, successivamente vengono nuovamente ricoperte e riciclate per altri incapsulamenti. Il rilascio dellidrogeno pu essere provocato anche con la rottura delle sfere, con lo svantaggio, per, di non poterle pi riutilizzare. Lenergia termica necessaria a questo scopo pu essere fornita da un riscaldatore elettrico alimentato da una piccola cella ad idrogeno o da una batteria, ricaricate da un generatore meccanico. E stato dimostrato che questo metodo dimmagazzinaggio, opportunamente accessoriato e modificato, pu risultare pratico e conveniente per lapplicazione su veicoli. Sono state anche individuate le microsfere pi idonee, per composizione e dimensioni, a tale applicazione. Esso inoltre pi conveniente degli idruri di metallo, ha la loro stessa sicurezza e non presenta problemi in caso di esposizione allaria. Tale metodo, ha buone prospettive di prevalere rispetto agli altri sia per le caratteristiche tecniche sopra descritte sia per la sua competitivit a livello economico (Morgan e Sissine, 1995). 9.7. Altri metodi dimmagazzinaggio Nellambito dei processi chimici, stato recentemente sperimentato un sistema che ha consentito di trattenere idrogeno in piccole sfere di composti di sodio, potassio o litio. Se liberate in acqua, esse si combinano rilasciando idrogeno e dando vita a composti, a loro volta riciclabili, come idrossido di sodio, idrossido di potassio, ecc. La Power Ball, una ditta statunitense, ha sperimentato questo sistema utilizzando delle sfere ricoperte con un involucro di plastica che consente il rilascio dellidrogeno quando richiesto, con un processo che divide le sfere una per volta (http://www.warsitz.com). Unaltra tecnica attualmente ancora in fase sperimentale, presuppone lutilizzo di ferro polverizzato ed acqua. Ad alte temperature, la loro reazione produce ruggine ed idrogeno. Questo processo poco costoso ed ha unefficienza del 4,5%. Lunica necessit il recupero del ferro tramite leliminazione dellossigeno per consentirne il riciclaggio. Lo svantaggio 108

di questa tecnica consiste negli enormi quantitativi di ferro necessari. Sono inoltre allo studio sistemi simili agli idruri di metallo con impiego di particolari idrocarburi o prodotti chimici (metanolo, metano liquido e ammoniaca) in sostituzione del metallo (Morgan e Sissine, 1995). 9.8. Scelta dei sistemi dimmagazzinaggio La scelta di un sistema dimmagazzinaggio varia in base a numerosi fattori legati allidrogeno, quali le applicazioni successive, la densit denergia, la quantit ed il periodo dimmagazzinaggio, e fattori propri dei sistemi, quali la manutenzione, laffidabilit e la sicurezza, oltre alla disponibilit denergia. Per quanto riguarda le applicazioni successive dellidrogeno, solo la richiesta di temperature particolarmente basse impone la scelta della liquefazione mentre limmagazzinaggio come gas compresso o in altre forme adattabile a qualsiasi altra forma dimpiego. La densit denergia dellidrogeno pu essere espressa in termini di densit denergia rispetto al volume o rispetto al peso dellidrogeno. Essa una caratteristica molto importante, per esempio il trasporto di un solo autocarro di idrogeno liquido equivale, in termini di energia, al trasporto di 20 autocarri di idrogeno compresso. Anche gli idruri di metallo hanno una altissima densit volumetrica ma una densit di peso molto ridotta per cui mentre la loro superficie ridottissima, il loro peso pu raggiungere anche diverse tonnellate. E questo il motivo per cui tale sistema non idoneo per le applicazioni mobili mentre non incontra limiti nelle applicazioni stazionarie. La scelta di un sistema dimmagazzinaggio in base alla quantit di idrogeno da trattare importante nei casi in cui possibile realizzare economie di scala o, come nel caso della liquefazione, quando aumentando la quantit immagazzinata si riducono le perdite per evaporazione. Per quantit non elevate invece, si preferiscono sempre i metodi di compressione che, rispetto alla liquefazione, oltre a non presentare il problema dellevaporazione comportano costi minori. Gli idruri di metallo vengono invece preferiti nel caso in cui si operi a bassa pressione e sia invece richiesta una pressione elevata al momento dellimpiego dellidrogeno. Essi, per modestissime quantit didrogeno, non presentano costi molto elevati rispetto alla compressione. Al crescere della quantit immagazzinata, invece, il costo dellidruro sale notevolmente a causa della maggiore incidenza del costo della lega impiegata, mentre i costi della compressione per unit di volume decrescono grazie allimpiego di contenitori sempre pi capienti. Ecco quindi che gli idruri di metallo sono preferiti, come accennato prima, solo se richiesto idrogeno ad alta pressione ed disponibile calore in quantit elevate (necessario per la deidrogenazione). Limmagazzinaggio sotterraneo dellidrogeno sotto forma di gas compresso, infine, il metodo pi conveniente nel caso di quantit elevate mentre per quanto riguarda gli altri metodi, essendo ancora in fase di sviluppo essi non sono ancora suscettibili di confronti. Nel caso dimmagazzinaggio per lunghi periodi i metodi pi convenienti, in seguito alla minore incidenza dei costi operativi, sono limmagazzinaggio dellidrogeno liquefatto o limmagazzinaggio sotterraneo dellidrogeno compresso, che risulta conveniente anche per brevissimi periodi. Sotto laspetto della manutenzione ed affidabilit degli impianti i problemi maggiori sono legati alla gestione ed al funzionamento degli impianti di liquefazione e compressione mentre gli idruri di metallo presentano minori difficolt tecniche. Altro vantaggio degli idruri la loro sicurezza in quanto essendo necessario molto calore per il rilascio dellidrogeno, il rischio di perdite accidentali, per esempio durante il trasporto, quasi inesistente. I rischi della compressione sono ovviamente legati agli effetti della pressione elevata ed alla facilit di perdite in caso di crepe o fessure dei contenitori. Anche lidrogeno liquefatto presenta questi inconvenienti ma meno rischioso perch, una volta evaporato, lidrogeno si disperde molto velocemente nellaria diminuendo cos il rischio di detonazione. La disponibilit di energia infine, un fattore che coinvolge tutti i principali metodi condizionando cos i processi di compressione, liquefazione e, per gli idruri di metallo, di deidrogenazione. In conclusione quindi, limmagazzinaggio sotterraneo dellidrogeno compresso il pi delle volte il metodo pi conveniente perch i costi per la compressione sono indipendenti dal volume immagazzinato o dalla durata dellimmagazzinaggio. Gli idruri di metallo invece, sono poco competitivi a causa dei costi ancora elevati delle leghe di metallo impiegate. Rispetto 109

allimmagazzinaggio in contenitori pressurizzati, la liquefazione dellidrogeno risulta conveniente allaumentare della quantit didrogeno e del periodo dimmagazzinaggio. Lunica via per rendere pi conveniente la compressione sarebbe laumento della pressione e la conseguente riduzione delle dimensioni dei contenitori, il che comporterebbe per un aumento dei rischi legati a tale sistema (Amos, 1998). 9.9 Tecnologie di trasporto dell'idrogeno Al trasporto dell'idrogeno possono essere adattate, anche se non sempre agevolmente, le normali modalit di trasporto di altri materiali, per cui la scelta pu essere effettuata tra diverse alternative. Le difficolt che possono sorgere, in questo caso, sono legate non solo alle distanze pi o meno lunghe da coprire ma soprattutto ai metodi di produzione ed immagazzinaggio e alla successiva applicazione dell'idrogeno. Per cui la scelta sar fortemente condizionata principalmente dalla forma liquida o gassosa dellidrogeno in base alla quale avverr la scelta del trasporto tramite gasdotti o tramite mezzi stradali, ferroviari o navali. 9.10. Trasporto dellidrogeno compresso o liquefatto Lidrogeno come gas compresso pu essere trasportato in cilindri ad alta pressione, autocisterne e gasdotti (vedi paragrafo successivo). I cilindri ad alta pressione (40 MPa), pur consentendo un minore ingombro sono molto pericolosi da maneggiare e trasportare. Le autocisterne invece, sono spesso composte da diversi cilindri in acciaio montati su di unintelaiatura protettiva e possono contenere da 63 kg a 460 kg di idrogeno compresso ad una pressione di soli 20 MPa. Attualmente il trasporto ferroviario dellidrogeno sotto questa forma non viene ancora effettuato. Inoltre questo metodo comporterebbe la costruzione di particolari vagoni con materiali idonei al trasporto dellidrogeno con conseguente notevole incremento dei costi di trasporto. Lidrogeno liquido immagazzinato in contenitori isolati, come gi detto, viene trasportato tramite autocarri ed altri automezzi in quantit elevate e con modeste perdite per evaporazione (0,3%-0,6% al giorno). Per quanto riguarda il trasporto navale, a causa dei lunghi periodi di tempo che richiede, impiegato solo per l'idrogeno liquido. Il Canada ha sviluppato numerosi progetti di navi per il trasporto transoceanico dellidrogeno. Uno di questi prevede limpiego di cinque piccole chiatte trasportate in una nave pi grande, che possono essere separate alla fine del viaggio. Ciascuna di esse trasporterebbe 21.200 kg di idrogeno senza alcuna perdita durante 50 giorni di viaggio. Altri progetti prevedono invece limpiego di diversi contenitori sferici o di una singola petroliera con la capacit di 7000 tonnellate. Nessuna di questa navi stata ancora realizzata ma quelle dedicate al trasporto di gas naturale liquefatto sono in grado di trasportare gi 125000 m3 di gas (equivalenti a 9000 tonnellate di idrogeno). Una tecnica sperimentale innovativa per il trasporto dellidrogeno liquido consiste in un gasdotto contenete un materiale superconduttore. Lidrogeno liquido agirebbe da refrigerante per il superconduttore e consentirebbe il trasporto dellelettricit attraverso lunghe distanze senza le grosse perdite di corrente delle convenzionali linee di potenza. Gli inconvenienti di questo metodo sarebbero rappresentati dai materiali necessari per lisolamento dellimpianto e dalla necessit di pompaggio e raffreddamento continuo dellidrogeno durante il trasporto. Recentemente si anche ipotizzato il trasporto aereo dellidrogeno per coprire lunghe distanze in tempi brevi e ridurre cos le perdite per evaporazione (Amos, 1998). 9.11. Trasporto tramite gasdotti Formalmente l'idrogeno, essendo un aeriforme, pu essere gestito, con opportune precauzioni, in una struttura analoga a quella usata per il gas naturale. Le opportune precauzioni consistono nel tenere conto di taluni aspetti: il contatto dell'idrogeno con acciai speciali provoca un loro infragilimento; necessario prevedere sistemi, visivi ed olfattivi, per l'individuazione di eventuali 110

fughe; inoltre sono da considerare necessarie le ovvie precauzioni per evitare inneschi di combustione (materiali e sistemi antideflagranti) dati i caratteri chimico-fisici di facile innesco a combustione di questo gas (Ciborra, 1999). Per far s che questi impianti vengano ampiamente utilizzati, quindi, il primo problema da risolvere quello dellinfragilimento di tubi e guarnizioni, con la conseguenza della rottura dellimpianto, provocato dal contatto dellidrogeno con i materiali di cui essi sono costituiti, Al momento esistono gi delle tecnologie in grado di ovviare a tale inconveniente ma la loro applicazione contribuisce ad aumentare i costi di distribuzione. Paragonato alle centinaia di migliaia di chilometri coperti dalle reti esistenti per il trasporto del gas naturale, la rete di gasdotti per lidrogeno molto piccola: solo circa 740 km negli Stati Uniti dAmerica e pi di 600 km nel nord Europa (Morgan e Sissine, 1995) e servono per il rifornimento di idrogeno direttamente dal produttore al consumatore o ad intere aree industriali. Esse coprono distanze di oltre 100 km ed operano da pi di 50 anni senza particolari problemi. Altre reti, di dimensioni molto modeste, hanno funzionalit interne per le stesse ditte produttrici di idrogeno, infatti sono solitamente abbinate a degli impianti di reformer (Zittel e Wurster, 1996). La capacit di trasportare energia di un dato impianto sempre minore nel caso di trasporto di idrogeno rispetto al trasporto di gas naturale. Ad una determinata pressione il flusso di idrogeno tre volte pi veloce ma la relativa quantit denergia circa tre volte minore a causa delle notevoli dispersioni che avvengono durante il trasporto. Quindi, dato che i compressori agiscono sul volume del gas ma non sul suo contenuto energetico, un sistema ottimale di gasdotti dovrebbe essere opportunamente dimensionato in base a questi fattori (Morgan e Sissine, 1995). Il costo dei gasdotti dipende naturalmente dal diametro del tubo, attualmente sono ancora elevati ma i costi stimati per le applicazioni di questo sistema si basano sui gasdotti esistenti per il trasporto del gas naturale oppure si tratta di stime fatte in base a parametri incompleti. Numerose relazioni ipotizzano l'utilizzo degli impianti esistenti, per il trasporto di idrogeno o una miscela di idrogeno/gas naturale ma questo potrebbe creare problemi con l'alta pressione per il trasporto dell'idrogeno e, sebbene alcuni componenti del gas naturale favoriscano la trasmissione dell'idrogeno, non sarebbe possibile applicare compressori e contatori. Per cui i materiali di tali sistemi, soprattutto i pi vecchi, andrebbero modificati ed i compressori rettificati con nuove valvole e guarnizioni (Padr e Putsche, 1999). 9.12. Scelta dei sistemi di trasporto Gli elementi principali che influenzano la scelta del sistema di trasporto dellidrogeno sono la quantit e la distanza. Per grossi quantitativi di idrogeno il metodo pi conveniente quello dei gasdotti che, dopo gli investimenti necessari per la loro costruzione, richiedono costi operativi molto bassi. Questa modalit conveniente rispetto al trasporto dellidrogeno liquido che diversamente, non comportando costi dimpianto, conviene nel caso di trasporto transoceanico.Per modeste quantit didrogeno i gasdotti non sono competitivi mentre lidrogeno compresso pu rappresentare in alcuni casi lalternativa allidrogeno liquido i cui costi operativi sono molto elevati. Come accennato in precedenza per, il trasporto del gas compresso, a causa della sua bassa densit energetica, presenta notevoli svantaggi per cui pu essere indifferente rispetto al trasporto dellidrogeno liquido solo per piccolissime distanze. La distanza infine, laltro elemento che gioca a favore dellidrogeno liquido o compresso in quanto allaumentare di essa i costi per la costruzione dei gasdotti subiscono notevoli incrementi ed anche se questo metodo non comporta il sostenimento di costi per la liquefazione, questa viene comunque preferita. Lunico caso in cui si potrebbe preferire la costruzione di gasdotti quello della contemporanea distribuzione di energia elettrica in quanto essi non comportano le notevoli perdite denergia causate dagli impianti di trasmissione solitamente impiegati (Amos, 1998).

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10 Applicazioni dellidrogeno Le attuali possibilit di applicazione dellidrogeno sono la generazione stazionaria di energia e lapplicazione mobile. Nel primo caso, lattenzione sempre maggiore verso sistemi di produzione da fonti rinnovabili ed il parallelo interesse per impianti di produzione in grado di minimizzare i consumi di combustibile, ha spinto fortemente linteresse della ricerca verso le celle, o pile, a combustibile. Esse sono capaci di coprire unampia gamma di potenze e caratterizzate da elevati rendimenti di conversione oltre che da impatto ambientale praticamente nullo. Per quanto riguarda lapplicazione nel settore dei trasporti, oltre allattuale impiego dellidrogeno in campo aerospaziale, come combustibile, la ricerca particolarmente attiva nello studio di applicazioni su veicoli leggeri, come le automobili, e pesanti, come gli autobus. Quindi, lo sviluppo e le prospettive di applicazione di tali sistemi, considerati gli innumerevoli vantaggi in termini di risparmio energetico e salvaguardia ambientale, rivestono particolare interesse. Proprio per mettere in luce vantaggi e difficolt tecnologiche ed economiche legate alla realizzazione di tali strutture, nei seguenti paragrafi saranno evidenziati lo stato attuale della tecnologia e gli specifici problemi relativi ad ogni singola applicazione. 10.1 Le celle a combustibile Nel parlare di questa tecnologia, bisogna innanzitutto evidenziare come nonostante i numerosi vantaggi che essa offre, le applicazioni delle celle a combustibile siano tuttora relegate a sistemi sperimentali. I motivi di queste mancate realizzazioni pratiche sono principalmente di carattere storico. La prima cella a combustibile, secondo la maggior parte degli interessati alla loro storia, fu realizzata nellanno 1839 dallinglese William Grove che, rifacendosi allesperienza di Volta, la chiam "pila voltaica a gas" (Fig. 4.1). Si trattava di una pila del tipo ad acido solforico ma rest di fatto una curiosit di laboratorio. Negli anni successivi, si continuarono a produrre ingenti quantit di energia elettrica con altri metodi che, in rapporto alle conoscenze tecnologiche dellepoca, risultavano sicuramente meno complessi considerate le difficolt di perfezionamento delle tecnologie e di reperimento di materiali idonei che avrebbe richiesto invece lo sviluppo industriale delle celle a combustibile.

Gli stessi motivi impedirono la realizzazione ed applicazione delle celle a sali fusi sperimentate da Becquerel nellanno 1855. Il termine "fuel cell" fu coniato nellanno 1889 da Ludwing Mond e 112

Charles Langer, che tentarono di costruire il primo meccanismo pratico che impiegava aria e gas ricavato dal carbone. La prima applicazione riuscita delle celle a combustibile fu quella provata dallingegnere Francis Bacon nellanno 1932. Egli sostitu il costoso catalizzatore al platino impiegato da Mond e Langer con una cella a idrogeno e ossigeno, impiegando un elettrolita alcalino meno corrosivo ed elettrodi al nichel, meno costosi. Le difficolt tecniche scoraggiarono comunque le sperimentazioni e solo nellanno 1959 Bacon e i suoi collaboratori furono in grado di dimostrare il funzionamento di una saldatrice alimentata da un sistema di 5 kW. Sempre nello stesso anno, Harry Karl Ihring dimostr il suo famoso trattore a fuel cell, con una potenza di 20 cavalli. Altre sperimentazioni come quelle delle celle con elettrolita solido costituito da miscele di ossidi proposte da Baur e Preis nellanno 1937 o, infine, di quelle a membrana polimerica sviluppate a partire dagli anni 1960 dalla General Electric non trovarono comunque notevoli sviluppi. Tutto ci fino a quando, sempre nello stesso periodo, non ebbero luogo le prime applicazioni ad opera della NASA dopo aver scartato i reattori nucleari perch troppo rischiosi, le batterie perch troppo pesanti e di breve durata e lenergia solare per i sistemi troppo ingombranti. Successivamente, proprio i numerosissimi contratti di collaborazione avviati dalla NASA per portare avanti la ricerca e la sperimentazione di queste tecnologie, ne hanno consentito limpiego nelle principali missioni spaziali e la diffusione delle nozioni tecniche acquisite anche per diverse applicazioni nel settore energetico (http://www.ttcorp.com). Le ragioni di questo lungo periodo di stasi quindi, cos come dei recenti sviluppi, sono dunque numerose e di varia natura; esse sono state influenzate da numerosi fattori quali disponibilit di materiali e tecnologie sempre pi adeguati, forti cambiamenti nel panorama energetico mondiale, crescenti vincoli ambientali, graduale superamento dei problemi tecnologici, concrete prospettive di riduzione dei costi. Prima di affrontare con maggiore dettaglio questa analisi, verr data una breve descrizione del funzionamento delle pile a combustibile a cui seguiranno, nei paragrafi successivi, le trattazioni specifiche di ciascuna diversa tecnologia. Allinterno di una cella a combustibile entrano un combustibile ed un ossidante che reagendo chimicamente provocano la scissione del carburante stesso in molecole di idrogeno e ossigeno. Al termine del processo, dalla cella escono energia elettrica, acqua e vapore. I principali meccanismi funzionali sono assicurati essenzialmente da due elettrodi, anodo e catodo, ove avvengono le reazioni chimiche che complessivamente presiedono allossidazione "controllata" del combustibile, da un elettrolita con funzioni di trasporto degli ioni dallanodo al catodo (o viceversa secondo il tipo di elettrolita e la carica, positiva o negativa, degli ioni) e dai sistemi di inserimento dei gas di processo e di prelievo della corrente elettrica. Proprio la corrente elettrica, che dipende dalla richiesta di potenza da parte dellutilizzatore, lo strumento di controllo della reazione di ossidazione che avviene nella pila. Ad elevati prelievi di potenza, e quindi elevate correnti, corrispondono forti flussi ionici attraverso lelettrolita, con conseguente accelerazione della reazione; al contrario, in assenza di richiesta di potenza, e quindi a corrente nulla, non si ha flusso ionico attraverso lelettrolita e la reazione risulta impedita. Nelle applicazioni pratiche dunque, il coefficiente di utilizzo del combustibile viene mantenuto entro determinati limiti, regolando la portata di combustibile in funzione della corrente richiesta. I valori ottimali sono prescelti in funzione di numerosi fattori, tecnici ed economici, ma determinati principalmente in base al tipo di applicazione e alla configurazione dellimpianto. 10.2 Impianto per produzione di idrogeno da rifiuti In ogni processo di combustibile solido, salvo casi particolari, si verificano in genere due eventi: 1. la pirolisi 2. la gassificazione

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La prima si verifica in zone ove assente laria di combustione sviluppando cos la pirolisi ossia la scissione delle molecole costituenti il combustile in molecole pi semplici con produzione di pirogas costituito essenzialmente da idrocarburi facilmente condensabili mentre la parte restante costituita essenzialmente da carbone dolce. La seconda si verifica nelle zone dove la presenza daria tale da non essere sufficiente per la completa combustione del combustibile con formazione di ossido di carbonio. Il processo prevede la realizzazione della pirolisi prima e della gassificazione poi per la trasformazione del rifiuto in gas in modo da poter gestire il suo contenuto energetico in modo pi completo e corretto. Infatti scopo del processo la formazione di gas dal rifiuto nella maggiore quantit possibile. Perch la pirogassificazione? Il processo di pirolisi, da solo, genera due componenti: la componente gassosa, costituita da un gas facilmente condensabile che d origine ad un olio che necessita di stoccaggio e mezzi di trasporto per il trasferimento dello stesso al punto di consumo, e la componente solida costituita da carbone dolce, che trattandosi di un rifiuto accompagnata da scorie che ne limitano luso come combustibile . La gassificazione la combustione parziale del carbonio presente nel rifiuto utilizzando come agente gassificante ossigeno, vapore od altro agente in grado di cedere ossigeno. Normalmente viene utilizzata aria, ossigeno e vapore. La gassificazione del rifiuto presenta delle difficolt nella realizzazione del processo con materiali avente elevata pezzatura o pezzature non omogenee anche con dimensioni elevate della camera di gassificazione, necessita di dispositivi in grado di realizzare un intimo contatto tra il mezzo fluidificante ed il rifiuto con rendimenti alquanto bassi. Per contro la gassificazione delle scorie proveniente dalla pirolisi, essendo queste ultime gi granulari e con un peso del 30-40% rispetto al rifiuto in ingresso consentono una migliore miscelazione con il mezzo fluidificante, tempi di permanenza e volumi pi ridotti della camera di gassificazione. Il prodotto del processo di gassificazione un gas costituito essenzialmente da ossido di carbonio ed idrogeno, gas che pu essere trasportato con gasdotti o compresso in bombole e portato allutilizzo mediante carri bombolai. Mentre le scorie contenute nel rifiuto vengono vetrificate e smaltite in discariche per materiali inerti od utilizzate come inerti per riempimenti o drenaggi appositamente autorizzati . Sotto questo aspetto sono intuibili i vantaggi del processo che consentono di conseguire un impatto ambientale limitato alle scorie prodotte e al traffico veicolare per il conferimento del rifiuto . Il gas prodotto in tale impianto ha un potere calorifico medio di 2500-2700 kCal/mc. Esso pu essere utilizzato per la produzione di energia elettrica sia sul posto di produzione che in siti con impianti gi esistenti. I vari metodi di trasformazione energetica si differenziano per i rendimenti conseguibili e per limpatto che producono sullambiente. E recente la trasformazione con celle a combustibile che consentono la conversione con rendimenti superiori al 60% e con impatto sullambiente praticamente trascurabile. Da quanto esposto facile intuire le vie del processo che possono essere sintetizzate con il termine di Pirogassificazione. Il rifiuto ridotto in pezzatura 30/50 mm viene inviato nel reattore di pirolisi ove acquista lenergia necessaria per lo sviluppo del processo realizzando la formazione delle fase gassosa e della fase solida. Molto drasticamente si pu ritenere che circa il 60% in peso del prodotto in ingresso venga trasformato in gas mentre la restante parte, costituita per l80% da carbone, rappresenta la scoria. La parte solida viene inviata ad alimentare un forno rotativo assieme ad un quantitativo daria tale da consentire una combustione parziale del prodotto e creando un ambiente termico favorevole (temperatura >1000 C ) per la idrogassificazione. I gas ed il materiale solido, formatesi allinterno del forno rotativo, sono in intimo contatto tra loro realizzando cos in parte la gassificazione cercata. La bocca estrema del forno rotativo comunica con il reattore di gassificazione dove oltre ai prodotti del forno rotativo arriva il pirogas distribuito su due o pi ugelli unitamente con vapore dacqua surriscaldato. In questo reattore operante a temperatura superiore a 1100 C si realizzano le reazioni di gassificazione ed idrogassificazione con produzione di gas costituito da CO, CO2, H2, CH4 ed altri in quantit trascurabili. I gas prodotti hanno una temperatura oscillante tra 1000 e 1200C quindi con un contenuto energetico sfruttabile, pertanto sono utilizzati per fornire lenergia necessaria per il processo di pirolisi e successivamente per la produzione di vapore dacqua surriscaldato da 114

utilizzare come mezzo fluidificante. Alluscita del reattore il gas ha ancora una temperatura di 300 C quindi energeticamente sfruttabile per riscaldare acqua o laria di combustione viene pertanto inviato in uno scambiatore di calore a fascio tubiero raffreddato ad acqua fino alla temperatura di 60C. In caso contenesse elevati valori di idrogeno solforato previsto un passaggio dello stesso su letto di ossido di zinco per il trattamento in serie con lo scambiatore. Eventuali condense, tar e acqua, vengono raccolte nel recipiente di stoccaggio sottostante separate gravimetricamente e inviate, lacqua allimpianto di trattamento, ed il tar al reattore di gassificazione. Il gas cosi raffreddato viene lavato in uno scrubber con elementi di riempimento con acqua a ph 8-10 , successivamente neutralizzato e quindi compresso alla pressione di esercizio per lutilizzo od il trasporto. Lacqua raccolta nel serbatoio sottostante raccoglie anche il particolato contenuto nei gas e quindi viene sottoposta a trattamento nella fase successiva. Limpianto ha in dotazione anche una parte destinata allemergenza che si inserisce in automatico allorquando si verificano condizioni programmate che si discostano dal corretto funzionamento. Tale unit costituita da due scambiatori a fascio tubiero raffreddati ad acqua con serbatoio di stoccaggio condensato che realizzano un abbassamento della temperatura del pirogas fino a 150 C il primo e fino a 60C il secondo. Allinterno del serbatoio di stoccaggio del secondo scambiatore realizzato un sistema di separazione dellacqua che viene inviata al trattamento. Un sistema di elettropompe asservito a dei misuratori di livello consente lo svuotamento degli stessi ed il riempimento di una unit di riserva a due scomparti per lo stoccaggio definitivo. A condensazione avvenuta rimane un gas costituito da CO, H2, CO2, CH4 ed altri che viene inviato in uno scrubber ad umido per essere lavato e neutralizzato, dopodich viene compresso e stoccato. Il sistema dotato di torcia per leventuale combustione di surplus indesiderati. Lacqua utilizzata come mezzo refrigerante viene inviata in due torri evaporative e quindi reimmessa in ciclo. Le acque provenienti dagli scrubber ad umido contenenti particolato metalli etc vengono inviate in una unit di trattamento costituita da una vasca di neutralizzazione con piaccametro a servizio della pompa di alimentazione del neutralizzante di un agitatore e di un piaccametro in uscita, da una vasca di aggiunta flocculante munita di pompa dosatrice ed agitatore, della vasca di sedimentazione con pozzetto di estrazione fanghi e surnatanti da un pozzetto raccolta depurato e pompa di rinvio. I fanghi prelevati dalla sedimentazione vengono inviati in una centrifuga previa aggiunta di polielettrolita portati allumidit del 70% ed inviati nella camera di massificazione ove, grazie allalta temperatura vengono vetrificate. Le acque provenienti dalla centrifugazione vengono inviate in testa allimpianto di depurazione. Limpianto dotato di n3 serbatoi di stoccaggio di gas tecnici e precisamente: n 1 serbatoio di azoto n1 sebatoio di anidride carbonica n1 serbatoio di ossigeno Il primo si utilizza nellavviamento dellimpianto o nelle situazioni di emergenza che si dovessero verificare durante lesercizio dellimpianto. Lanidride carbonica pu essere utilizzata come mezzo fluidificante per una maggiore produzione di gas di sintesi. Lossigeno per aumentare la temperatura allinterno del reattore di massificazione. Il collegamento al reattore realizzato in modo da poter misurare le quantit immesse alla pressione desiderata e interdetto con saracinesche a chiusura rapida.Anche se non indispensabile per il funzionamento dellimpianto, tuttavia stato previsto limpianto di trattamento fumi nellipotesi che il gas prodotto venga combusto nella stessa sede di produzione con conseguente produzione di fumi. Limpianto, che sar in serie al generatore di vapore, costituito da due serbatoi di stoccaggio contenente rispettivamente calce e carbone attivo da due coclee dosatrici, da un mulino, da un sistema di trasporto ad aria, da una camera di miscelazione e da due filtri a manica autopulenti disposti in parallelo. Tutte le regolazioni di portata delle sostanze neutralizzanti, sono gestite da un plc asservito ad un piaccametro. La temperatura di ingresso dei fumi nel sistema di 180 C . Alluscita del sistema situato leconomizzatore e/o lo scambiatore per il preriscaldo dellaria di combustione. Limpianto di pirogassificazione un complesso di macchinari e reattori collegati tra loro in modo da realizzare lobiettivo prefissato. 115

Il cuore dellimpianto il reattore dove si verificano le reazioni di pirolisi e di gassificazione. E rappresentato da tre camere rivestite da refrattario dello spessore composito racchiuso in involucro metallico con nervature irrigidenti e sostenuto da una struttura metallica a tre piani onde consentire le ispezioni delle strumentazioni delle condotte di alimentazioni e dei macchinari a queste collegate. Nella parte superiore inserito il reattore di pirolisi con appoggi scorrevoli onde consentire le dilatazioni dello stesso. Il reattore collegato tramite tubazione deformabile al sottostante forno rotativo alimentato con le scorie prodotte dalla pirolisi, dal combustibile prodotto e dallaria di combustione. La temperatura raggiunta allinterno dello stesso 1300/1400 C e il gas allinterno del forno costituito da CO2, CO e N2 . Tale forno in comunicazione con il reattore verticale alimentato dai gas di pirolisi, dal mezzo fluidificante, nel nostro caso vapore, e delleventuale ossigeno che si rendesse necessario. Sulla circonferenza sono disposti in doppia fila i bruciatori alimentati con il gas di pirolisi oltre che dalleventuale tar che si dovesse separare dalla condensazione del gas prodotto. Il rapporto ossigeno/vapore tenuto ad un livello tale da garantire una temperatura allinterno del reattore attorno a 1200 C. Considerata lelevata temperatura le scorie vengono fluidificate raccolte sul fondo della camera e scaricate in una vasca contenente acqua. Lelevato sbalzo termico produrr la solidificazione con produzione di materiale granulare di pezzatura variabile che viene estratto tramite nastro. I gas prodotti, ad elevato contenuto energetico vengono utilizzati come fonte di energia termica per il reattore di pirolisi e successivamente per la produzione del vapore necessario per le reazioni chimiche chiudendo cos il ciclo. Lelevato percorso e la disposizione delle varie parti consentono la creazione di turbolenze che permettono una intima miscelazione dei vari reagenti con elevati rendimenti reattivi. I processi vengono controllati nelle varie parti con analizzatori di gas, termocoppie trasduttori di pressione che trasmettono i dati ad un software appositamente studiato in grado di gestire il processo regolando le portate dei vari componenti in modo da conseguire il migliore rendimento possibile. Tale software inoltre in grado di gestire le situazioni anomale che si dovessero verificare, di gestire le situazioni di emergenza e di allarme. Le reazioni che si sviluppano allinterno del reattore sono complesse e a pi stadi ma si possono sintetizzare con le seguenti: C + H2O = CO + H2 28.1 kcal/mole 2C + O2 = 2CO + 58.2 kcal/mole H2 + 1\2 O2 = H2O +33800 kcal/kg (3) (1) (2)

La prima si sviluppa raggiungendo lequilibrio a 900C mentre la reazione (2) si sviluppa gi a 350400 C con produzione di calore. E possibile regolare le reazioni in modo da produrre un ambiente che consente lo sviluppo delle stesse. Il pressante bisogno di smaltire i rifiuti associato alla necessita di non alterare lecosistema locale e allo sfruttamento del loro contenuto energetico ha indotto i ricercatori allo sviluppo di tecnologie di produzioni energetiche con impatti ambientali trascurabili e rendimenti elevati (celle a combustibile) anche se ad oggi il loro sfruttamento non ancora praticabile se non per piccole potenze.Tecnologie che per il loro funzionamento,richiedono alimentazioni con combustibili gassosi con insignificanti percentuali di inquinanti o veleni cio molto puliti. E problema quotidiano il pensiero di sostituire,soprattutto negli autoveicoli il combustibile tradizionale, con un combustibile alternativo che non contenga carbonio (polveri sottili e monossido di carbonio) pensando allidrogeno. Da questa analisi basilare si pensato di realizzare un impianto che potesse soddisfare tali esigenze. Orbene limpianto riesce a soddisfare il 95% delle richieste sopraindicate. Limpianto che abbiamo chiamato forse impropriamente disgregatore molecolare un insieme di (tre) reattori che partendo dal rifiuto selezionato (cdr) produce idrogeno ed anidride carbonica. Entrambi i prodotti sono commerciabili Risultato: nessuna immissione in atmosfera di gas.

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Nellipotesi che si voglia produrre energia elettrica,in attesa di uno sviluppo delle celle a combustibile,si possono accoppiare allimpianto,previa una modifica dello stesso, motori a gas accoppiati ad alternatori con produzione di energia con rendimenti di trasformazione del 40% e/o sistemi pi tradizionali di produzione di energia elettrica (turbogas,caldaia pi turbina a vapore). In questo caso i gas che vengono immessi in atmosfera sono anidride carbonica e vapore acqueo ossia gli stessi della combustione del metano. I lati negativi: I lati negativi dellimpianto sono raffigurabili : nellavviamento dello stesso ove si dovr procedere a portare in temperatura il sistema e pertanto occorrer bruciare una certa quantit di metano con scarico in atmosfera di gas costituito da anidride carbonica e vapore acqueo,operazione questa che ha una durata di sei ore circa. Scarico nellambiente di scorie vetrificate conseguenti al fatto che nel rifiuto sempre presente una parte inorganica che non partecipa alle reazioni ed al loro contenuto di ceneri. Scarico stimato attorno al 7% della alimentazione. Il fatto per che le scorie siano vetrificate e pertanto inattive ai fini del dilavamento con acqua acida, quindi inerti fa s che possano essere accantonate e smaltite in apposite discariche senza rappresentare alcuna preoccupazione dal punto di vista ambientale se non per il loro volume,tra laltro molto ridotto,a causa del loro elevato peso specifico. In definitiva,se si confrontano i benefici che si ottengono con ladozione di tali impianti con gli inconvenienti appena descritti,il bilancio dellattivit sicuramente rivolto preponderatamente verso i benefici ottenuti. La superficie strettamente necessaria per listallazione dellimpianto di mq 400 circa. Laltezza di ml.15,00 circa. Senza entrare nei paricolare tecnici,limpianto rappresentabile come la somma di quattro reattori che lavorano in serie tra loro e precisamente: Un reattore di carbonizzazione Un reattore per la produzione di energia per il processo. Un reattore di reforming Un reattore di conversione

Oltre ad una serie di ausiliari che consentono il recupero di parte dellenergia necessaria per le reazioni e la purificazione dei gas ottenuti. Nel primo reattore si realizza la carbonizzazione del rifiuto con la formazione di gas e di carbone unitamente con le scorie del rifiuto . Nel secondo reattore si produce lenergia necessari per il processo e la vetrificazione delle scorie. Nel terzo rettore i gas ottenuti subiscono un processo di reforming con acqua(vapore) ed ossigeno. Nel quarto reattore si ha la conversione dei gas in idrogeno ed anidride carbonica. Gli ausiliari presenti,consentono la purificazione dei gas ottenuti ed il recupero di parte dellenergia occorsa per il processo. Una rappresentazione schematica ma molto significativa per dare una idea grossolana dei prodotti in uscita dallimpianto la seguente: 1kg (cdr) produce : 0.96 mc di H2 e 0.9 mc CO2 Elenco dei principali componenti: Impianto di gassificazione: reattore costituito da un involucro cilindrico nella parte inferiore e troncoconico con calotta nella parte superiore realizzato in acciaio refrattario in grado di operare alla temperatura 900-950C rivestito con materiale ceramico dello spessore di cm 35 con successivo rivestimento in lamiera e tale da formare un intercapedine dello spessore di cm 30 con il reattore. Diametro reattore m. 1.50 alla base e m. 2.50 in testa; altezza complessiva m. 7.00. Dotato di sistema di distribuzione mezzo fluidificante inintasabile, imbocco alimentazione con relativa tramoggia di alimentazione coclea di trasferimento del diametro di cm 30 refrigerata, n2 attacchi

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per prelievo gas refrigerati, bocca per mezzo fluidificante over bed, n1 serie di termocoppie per il rilevamento e registrazione della temperatura allinterno del reattore. Aerociclone: aerociclone per la sedimentazione di particolato e ceneri coibentato con valvola di chiusura ed estrazione ceneri a mezzo di coclea del diametro di cm 20 refrigerata e trasporto del sedimentato alla tramoggia dellalimentatore. Generatore vapore a tubi da fumo a fascio tubiero della potenzialit di 1.500.000 kcal/h per la produzione di vapore over bed alla pressione di 3 kg/cmq con valvola di intercettazione motorizzata a tre vie. Torre di raffreddamento con sottostante serbatoio per accumulo acqua ed eventuali oli, con relative pompe di trasporto acqua al recupero ed oli al forno rotativo. Scrubberr ad umido con lavaggio gas e neutralizzazione degli stessi con soluzione di soda con sonda piaccametro e plc di regolazione neutralizzazione utenza finale. Analizzatore di gas in continuo con registratore Trattamento scorie Sistema di estrazione delle scorie prodotte a mezzo depressione con trasporto pneumatico realizzato con gas inerte completo di aerociclone filtro e compressore del gas di trasporto. Sistema di trasporto delle scorie al vetrificatore Turboalternatore della potenza di 1,9 MW. Impianto elettrico di potenza e di regolazione con relativi quadri elettrici contenenti le protezioni delle linee ed i comandi delle varie regolazioni. Software di gestione dellintero complesso con regolazione delle varie fasi nonch le procedure di avviamento e di allarme e di spegnimento dellimpianto. Codificazione delle procedure di allarme e di rallentamento o sospensione dellattivit con misurazione dei parametri fisici pi significativi e loro registrazione oraria. Previsioni di progetto: Limpianto prevede come combustibile,luso di CDR e di scarti vegetali per complessive 8 ton/h Lanalisi elementare del combustibile pu essere cos espressa,salvo ulteriori e migliori accertamenti dalla seguente tabella : H2 C N2 O2 Umidit Ceneri 3.90 % 47 % 1.70% 29.8 % 6% 11.8 % =kg 312 =kg 3760 =kg 136 =kg 2384 =kg 480 =kg 944

La parziale combustione dopo il processo di pirolisi dar luogo ad un gas la cui quantit in peso cos rappresentabile: CO = 8760 kg pari a 7000 Nmc H2 = 415 kg pari a 4662 Nmc N2= 136 kg pari a 109 Nmc H2O = 750 kg pari a 900 mc Per complessivi Nmc 12671 con un potere calorifico inferiore di 2700 kcal/Nmc con un contenuto entalpico di circa 909 kcal/kg. Tale contenuto energetico verr in parte utilizzato per la pirolisi del prodotto ed in parte per la produzione di vapore surriscaldato. Lenergia termica che si sviluppa dalla combustione dei gas prodotti di 31.500.000 kcal e la sua trasformazione in energia elettrica dipende dal tipo di sistema adottato ed compresa tra 10 e 18Mwh 118

Se la composizione del rifiuto fosse costante nel tempo il discorso sarebbe chiuso,ma in realt la composizione del rifiuto una variabile non determinabile a priori per cui il sistema necessita di una intelligenza artificiale che consenta di regolare il comburente ed il mezzo fluidificante in modo da garantire lo sviluppo delle reazioni in premessa e la costanza entro determinati limiti dei parametri termici del reattore. Lintelligenza artificiale il software del sistema associato agli strumenti fisici di controllo che segnalano le stato del sistema che il software elabora con risposte di intervento sulle portate del mezzo comburente e fluidificante Pertanto tutto il reattore contiene una serie di strumentazione che consente la determinazione dello stato fisico,chimico del sistema. Nel caso si utilizzassero come combustibile le biomasse la cui composizione sul secco pu essere rappresentata dalla seguente tabella: C = H2 = O2 = N2 = 49.8 % corrispondente a 6.1 % 43.8% 0.3% kg 3984 kg 244 kg 3504 kg 24

Si otterrebbe un gas costituito da : CO kg 9244 pari a 7395 Nmc H2 kg 495 pari a 5561 Nmc Azoto ed altri trascurabili Potere calorifico inferiore gas 2820 kcal/Nmc. Contenuto entalpico 654 kcal/kg.Energia termica sviluppata nella combustione 36.624.670 kcal pari a 12.2 Mwhe con processo di conversione tradizionale ossia caldaia pi turbina a vapore a condensazione.

Combustibile

syngas prodoto mc.

Potere cal.

Energia netta prodotta

el. Fumi prodotti

teorici Temperatur a media

Energia el cogenerata

C.D.R. 8 ton/h Biomassa 8 ton/h = =

11.600

2700kcal/mc

9.10Mwh

30.000Nmc/h

500 C

1.0 Mwh

12900

2800kcal/mc

10.5Mwh

48.000Nmc/h

500 C

1.5 Mwh

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FUSIONE NUCLEARE A FREDDO Cos come per la fusione termonucleare (fusione calda), anche per la fusione fredda necessario avvicinare i nuclei di deuterio e trizio a distanze tali da vincere la forza coulombiana di repulsione dei nuclei, carichi positivamente, e quindi poter permettere le reazioni di fusione. Mentre per nella fusione calda questa energia viene fornita dal calore di una miscela gassosa portata ad altissima temperatura (plasma), nella fusione fredda tali reazioni vengono accelerate dai cosiddetti catalizzatori ed avvengono a temperature e a pressioni relativamente basse. A seconda del tipo di catalisi utilizzata, si parla di fusione fredda prodotta tramite "confinamento muonico", "confinamento chimico", o "fenomeni collettivi":

confinamento muonico: il muone in grado di far avvicinare i nuclei di deuterio e trizio a temperatura ambiente e pressione atmosferica; purtroppo per la vita del muone molto breve e ad oggi non si ancora in grado di fargli catalizzare un numero sufficiente di reazioni prima che "muoia", tali da rendere il suo utilizzo conveniente dal punto di vista energetico; confinamento chimico: questo tipo di confinamento, che quello utilizzato anche da Fleischmann e Pons nella loro cella elettrolitica, consiste nell'utilizzare la propriet del palladio (o di altri catalizzatori) di impregnarsi di idrogeno e dei suoi isotopi, formando deuteruro oppure idruro di palladio. fenomeni collettivi: sono state proposte teorie in cui il deuterio riuscirebbe a superare la repulsione elettrostatica grazie alla schermatura degli atomi del reticolo di palladio. In questo modo, due nuclei di deuterio formerebbero un composto simile alla coppia di Cooper nella superconduttivit, avvicinando quindi la fusione fredda ai fenomeni collettivi tipici della teoria dei sistemi a molti corpi, come il Condensato di Bose - Einstein, l'elio superfluido, e la superconduttivit appunto.[1] Un problema di questa interpretazione che i fenomeni collettivi nei solidi si riscontrano generalmente a temperature prossime allo zero assoluto.

Immergendo in una soluzione liquida a base di deuterio due elettrodi (uno di palladio e l'altro di platino) e fornendo energia elettrica, si ha il passaggio di una corrente attraverso la soluzione elettrolitica che d origine a elio, trizio, neutroni, raggi gamma e raggi X. Si registra inoltre la produzione di una quantit di calore maggiore dell'energia fornita attraverso la batteria che alimenta la cella. Ci sarebbe dovuto alla fusione dei nuclei degli atomi di deuterio, grazie alle propriet catalizzatrici del palladio. Materia antimateria la nuova fonte di energia? Ogni oggetto che ci circonda fatto di materia. Ma se ogni cosa di materia, che cosa allora l'antimateria? Per avere la risposta bisogna tornare indietro nel tempo fino agli anni '30. Nel 1928 Dirac formul una teoria per il moto degli elettroni in campi elettrici e magnetici, includendo sia effetti quantistici che effetti relativistici. Questa teoria, in grado di descrivere i risultati delle misure sperimentali in modo eccezionalmente preciso, port anche ad una sorprendente previsione. L'elettrone doveva avere una "antiparticella" con stessa massa ma carica elettrica opposta a quella negativa di un normale elettrone. La previsione di Dirac trov conferma sperimentale nel 1932 Oggi sappiamo che tutte le particelle con momento angolare intrinseco (spin) semi-intero, devono avere un'antiparticella. Mentre la massa di particelle e antiparticelle identica, altre 120

propriet sono caratterizzate da valori che hanno segno matematico opposto. Ad es. l'antiprotone ha la stessa massa del protone ma carica elettrica opposta (la carica del protone positiva, quella dell'antiprotone negativa). Anche alle particelle elettricamente neutre, come il neutrone, corrispondono antiparticelle. Esse possiedono propriet, con segno cambiato, differenti dalla carica elettrica, ad es., il momento magnetico intrinseco.

Quando materia e antimateria si incontrano diventano energia

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