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Su Rennu Nuragico di Marcello Cabriolu Stato o organizzazione tribale?

Come pu un popolo, supposto come organizzato in trib, essere capace di sferrare attacchi agli imperi per pi di duecento anni?

Leggendo tra le righe dei lavori relativi alla lingua sarda, tracciati dal Prof. Massimo Pittau, si potuto individuare facilmente la composizione etnica dei gruppi umani presenti in Sardegna in epoca storica. Questa elaborazione stata ampiamente supportata sia dallepigrafia (es. nuraghe Aidu Entos di Mulargia) che dallanalisi relativa alla toponomastica sarda in piena concordanza con le fonti letterarie. Lelaborazione umana fatta dal prof. Pittau individua una cinquantina di populi e li distribuisce da nord a sud sul territorio insulare, con confini geografici molto precisi. Il prof. Raimondo Zucca, in un capitolo1 pubblicato su Storia della Sardegna Antica, conferma la consistenza, durante lepoca repubblicana e imperiale di Roma, dei gruppi umani e la localizzazione di ciascun populus. Unaltra traccia precisa lasciata dalla letteratura classica, riportata dal prof. Giovanni Ugas2, che individua la cinquantina di principi Tespiadi, come regnanti sugli altrettanti cantoni nuragici3. Questa divisione burocratica passa straordinariamente immutata e indenne attraverso i secoli tanto che la ritroviamo molto pi tardi, in epoca giudicale, sotto un altro nome: curatorias4, ovvero la definizione di aree amministrative sostanzialmente corrispondenti5 ai cantoni nuragici. Possiamo serenamente rimandare tale forma amministrativa ad unorigine arcaica indigena riflettendo sul fatto che se questa avesse avuto origine dal governo di Roma o dal governo di Bisanzio - supposti dominatori della Sardegna - avrebbe avuto una pi larga diffusione in altre regioni geografiche al di fuori della Sardegna stessa, cosa che invece non avviene. Possiamo per trovare delle corrispondenze a questa forma politica in Etruria e nella Creta Minoica - e successivamente Micenea - dove possibile individuare delle regioni amministrative caratterizzate appunto da populi o trib. La societ etrusca, mentre impone questo ordinamento attraverso le curie alla Roma arcaica, risulta divisa in trib costituite da cellule familiari definite covirie, stanziate in distretti6. La societ cretese del XV sec. a.C. appare chiaramente anchessa fondata sul principio del (genos), ovvero del clan, formato da ( philai), ovvero da famiglie, stanziato su un territorio ben preciso7 e che attorno al XII sec. a.C. risulta ancora tale. A questo punto pare corretto elaborare che la forma amministrativa introdotta, relativa alle curatorias, appare come elemento comune tra le etnie Sarda, Etrusca e Cretese, costituenti anticamente la lega Micenea dei Popoli del Mare. Lanalisi amministrativa mostra che a capo dei gruppi umani sardi, etruschi e cretesi compare una figura in grado di ricoprire il doppio incarico di magistrato e di sacerdote. Le statuette bronzee sarde evidenziano la figura di un capo, abbigliato con calottina berritta, spadone sulla spalla destra, bastone scettro, mantello sereniccu e pugnaletto ad elsa gammata rappresentante unascia bipenne incastonata su una colomba, tutte insegne e simboli della giustizia e della divinit. Precise similitudini e caratteristiche affini si presentano nelle figure e nelle rappresentazioni dei Lucumoni e dei ( kosmoi), i magistrati sacerdoti rispettivamente delle societ etrusca e cretese8. Tali
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R. Zucca, Gli Oppida e i Populi della Sardinia in A. Mastino (a cura di), Storia della Sardegna antica, ed. Il Maestrale, Nuoro 2005, pp.306-307 fig.35 2 G.Ugas, Lalba dei nuraghi, ed Fabula, Cagliari 2005, p. 80 3 M. Cabriolu, Il Popolo Shardana La cultura, la civilt, le conquiste, Domusdejanas editore, Selargius 2010, p.36 4 G.G. Ortu, La Sardegna dei Giudici, ed. Il Maestrale, Nuoro 2005, p.38 fig.1 5 C. Mura, Palmasalla ricerca delle radici civili e religiose, Litografia SUSIL, Carbonia 2006, p.7 6 M. Torelli, La storia, in A.A.V.V. (a cura di), Rasenna. Storia e civilt degli Etruschi, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano 1986, p.35. 7 G.Glotz, La Civilt Egea, Giulio Einaudi, Torino 1980, p.119 8 R.W.Hutchinson, Lantica civilt cretese, Giulio Einaudi, Torino 1976, p.226

figure, identificate sia in Etruria che a Creta, appaiono di tipo elettivo e nominate da un organo che possiamo quasi comparare ad un assemblea di capi famiglia. Di tale assemblea conosciamo solamente il nome di quella etrusca: coviria, perci supponiamo che il termine sardo coviadu, significante incontro di uomini9, indichi la medesima organizzazione. Le emergenze archeologiche sarde, analizzate da numerosi studiosi, ci mostrano lesistenza di luoghi di incontro e di discussione chiamati capanne delle riunioni. Da Santa Vittoria di Serri a Palmavera di Alghero, da SEga Marteddu di SantAntioco a Losa di Abbasanta, da Serra Orrios di Dorgali a Serucci di Gonnesa le capanne delle riunioni si mostrano capillarmente diffuse in ogni angolo del territorio, a sancire, con la presenza al loro interno dellascia bipenne simbolo della giustizia, lesercizio di potere da parte di unassemblea. Si pu facilmente elaborare che questo sistema amministrativo periferico fosse applicato persino ai grossi centri intercantonali quali Bruncu Su Nuraxi di Barumini oppure Santa Cristina di Paulilatino o Santa Vittoria di Serri, dove delle assemblee di rango pi elevato elaboravano decisioni per gruppi umani pi ampi. Esistono validi motivi per credere che le riunioni di rango elevato avvenissero ad esempio per lelezione di un individuo importante, come poteva essere un sovrano: in questo caso facciamo riferimento al Sardus Pater. Tali motivi scaturiscono dallattenta analisi sociale di civilt affini sia amministrativamente che culturalmente alla nostra, quali quella etrusca, quella minoica e quella micenea. La societ etrusca, nella fondazione di Roma, elabor un sistema amministrativo basato sui comizi curiati i quali votavano una lex curiata de imperio che conferiva e rimuoveva i poteri del rex sacrorum10. Il sovrano insomma era eletto e investito o rimosso dal suo incarico solamente per mandato dellassemblea dei rappresentanti delle trib. Nellambito cretese di cultura minoica possibile individuare la stessa procedura relativamente al Wanax, il supersignore sovrano sacerdote, il quale come tenente i poteri da uninvestitura religiosa veniva eletto dallassemblea, in una sola famiglia reale11, con un mandato di nove anni12. Perci perch non applicare questo criterio anche al popolo nuragico anchesso componente la Lega dei Popoli del Mare? Precisiamo che in un continuum culturale questa forma politica talmente radicata e collaudata, sopravvive immutata in Sardegna sino allAlto Medioevo, durante il quale studi accreditati individuano una componente amministrativa denominata Corona de Logu, assemblea composta da notabili del regno, a cui era demandato il potere di conferimento o di revoca del mandato del Giudice sovrano13. Torniamo ora al XIV sec. a.C. dove possiamo individuare la figura del sovrano cretese in un vaso, proveniente da Knosso, detto del Capo, in cui evidente un personaggio di statura elevata abbigliato con una tunica, calzante sul capo una corona di fiordalisi ornata di grandi piume14, con il braccio destro steso per tutta la sua lunghezza15. A questa descrizione cosi particolareggiata e cos familiare non possiamo non accostare la figura bronzea sarda proveniente da Genoni, raffigurante il Sardus Pater, senza notare che le somiglianze col sovrano del vaso cretese sono palesi e completano efficacemente un quadro di similitudini, culturali e tecnologiche, pi che ampio. La rappresentazione del vaso cretese continua attraverso unaltra figura di dimensioni pi piccole rispetto al sovrano e perci supposta come subordinata. Questa figura impugna con la destra una grande spada appoggiandola alla spalla e con la sinistra un grosso bastone nodoso pi alto del copricapo casco16. Spontaneo e scontato appare laccostamento della figura descritta con la statuetta bronzea del Capotrib rinvenuta a Uta, la quale evidenzia le medesime caratteristiche: la grossa spada brandita con la destra e poggiata sulla spalla e un bastone nodoso brandito con la mano sinistra. E opportuno a questo punto riflettere sulle organizzazioni amministrative etrusca, minoica e micenea, le quali nonostante fossero organizzate in trib ebbero la necessit di eleggere dei sovrani federali a guidare
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P.Casu, Vocabolario Sardo Logudorese Italiano, G.Paulis (a cura di), ed. ILISSO, Nuoro 2002, p.378 10 G. Geraci, A. Marcone, Storia Romana, Le Monnier Universit, Firenze 2004, p.24. 11 R.W.Hutchinson, Lantica civilt cretese, Giulio Einaudi, Torino 1976, p.226 12 G.Glotz, La Civilt Egea, Giulio Einaudi, Torino 1980, p.133 13 G.G. Ortu, La Sardegna dei Giudici, ed. Il Maestrale, Nuoro 2005, p.146 14 G.Glotz, La Civilt Egea, Giulio Einaudi, Torino 1980, p.133 15 G.Glotz, La Civilt Egea, Giulio Einaudi, Torino 1980, p.137 16 G.Glotz, La Civilt Egea, Giulio Einaudi, Torino 1980, p.137

il popolo durante eventi particolari. Limpero miceneo, costituito da tanti principi e signorotti, durante la guerra di Troia ebbe la necessit di demandare i poteri ad un sovrano unico quale il leggendario Agamennone. Sembra ovvio quindi pensare che, durante lattacco ai grossi imperi del Levante, anche i capi Shardana abbiano concentrato pieni poteri su un unico individuo il Sardus Pater, inteso quasi come un dictator della Roma arcaica, individuato come guida, del popolo e del Rennu - regno nuragico, in situazioni contingenti.