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Porti shardana nel Sulcis

di Marcello Cabriolu Analizzando la geomorfologia e la batimetria dell'attuale arcipelago sulcitano, si possono ancora individuare quelli che in un passato remoto erano i confini naturali dell'Isola di Sant'Antioco. Considerando che durante il secondo pleniglaciale di Wurm, dal 28.000 B.P. al 14.000 B.P., il mare si ritir toccando i -110 mt rispetto al livello attuale1, possiamo, data la profondit del Golfo di Palmas e del Canale di San Pietro e individuate le linee batimetriche dei -20 mt, verosimilmente dichiarare che durante la preistoria e gran parte del periodo storico, non esistesse un arcipelago sulcitano ma un unico promontorio legato alla Sardegna. Tale considerazione si resa possibile grazie allo studio della cartografia storica relativa al Golfo di Palmas, allosservazione della progressiva ingressione delle acque e allocclusione e al graduale arretramento delle foci del Rio Palmas e dellarcaico Rio Maqarba Santu Millanu2. Gli ulteriori interventi di antropizzazione hanno dato origine ad un impaludamento compreso tra le localit di Corrulongu e Cruccianas e alla formazione di numerose lagune costiere ampliatesi, a seguito dellimpianto della Salina, sino al comune di SantAnna Arresi. La prolungata presenza delluomo nellarea testimoniata in maniera efficace da innumerevoli siti preistorici e protostorici di lunga durata e notevole estensione. I gruppi umani che si sono succeduti, in epoca preistorica e storica, nell'Isola, hanno avuto, nello sviluppo della propria cultura e per complessi fattori esistenziali, la necessit di navigare. Il bisogno si creato quando le materie prime locali non sono state pi in grado di soddisfare i fabbisogni delle comunit. Vecchie credenze portano a pensare che il popolo dei Nuraghi non amasse il mare, ma ci non vero anzi piuttosto vero il contrario. Sono diverse infatti, le strutture arcaiche presenti sull'isola la cui articolazione e complessit, legate a una collocazione costiera, fanno pensare ad un utilizzo prettamente marino. Gli uomini Sardi del passato scelsero appunto dei promontori o linterno di foci - pratica testimoniata anche da gruppi umani stanziati nellEgeo3 -, opportunamente riparati dai venti dominanti e dai marosi, per sviluppare dei sistemi dapprodo definibili porti a tutti gli effetti. Forse il pi conosciuto della zona, di cui rimane traccia nella letteratura, il Sulcitanum Portus, un ampio tratto formato da fiumi, terra e litorale inclusi ora nelle pertinenze dei comuni di San Giovanni Suergiu e Masainas e gi anticamente sfruttato per limbarco di legname, metalli, sale e carbone vegetale 4. Lanalisi fornita dallarticolo invece mirata alla rivalutazione di una particolare insenatura presente sullIsola di SantAntioco, su Portu de Coe Cuaddu, opportunamente riparato ai venti dominanti della zona, e che ricalca unabitudine insediativa di probabile origine neolitica. Tramite lo studio di questa installazione, correlata a su Portu de Cale Saboni, intendiamo definire appunto il criterio del doppio approdo da sfruttarsi alternativamente a seconda delle stagioni e dei venti dominanti. Le insenature preannunciate si dispongono geograficamente a Oriente e a Occidente della Piana di Cannai, una pianura coltivabile di origine alluvionale solcata da diversi sistemi idrici e chiusa a 360 da alcuni gruppi collinari popolati anticamente da svariati insediamenti. Descrivendo la localit denominata Porto di Coe Cuaddu possiamo inquadrare un grosso arenile risultato dalla polverizzazione di una antichissima e pi avanzata spiaggia fatta di fossili di molluschi impastati nella roccia effusiva 5.
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M. TZORODDU, Kirkandesossardos sardegna ricerca dellorogine, Zoroddu editore, Fiumicino 2008, pag. 91 fig.4
2

P.ORRU A.ULZEGA, Carta Geomorfologica della piattaforma continentale e delle coste del Sulcis, 1:100.000, N.O. 11/89, Istituto Idrografico della Marina - Genova
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R.W.HUTCHINSON, Lantica civilt cretese, Giulio Einaudi editore, Torino 1976, pag.78

M.CABRIOLU, Il Popolo Shardana La Civilt, la cultura, le conquiste, Domusdejanas editore, Selargius 2010, pag. 164
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AA.VV. Torre Canai a SantAntioco Ambiente e storia, Edizioni Stef, Cagliari 1994, p. 13

Questo arenile esposto ai quadranti orientali costellato, a partire dallestremit settentrionale, da strutture turrite e affini le quali si elevano ben oltre il limite meridionale dellinsenatura, giungendo alla non lontana estremit sud dellIsola di SantAntioco. Partendo da settentrione le emergenze si possono enumerare in un Nuraghe, sistemato a 42 mt s.l.m., denominato di Cala Bianca e costituito da macigni di calcare. Ancora seminterrato nella collina, visti i resti che spuntano dal piano di campagna, il Nuraghe di Cala Bianca doveva originariamente avere una struttura complessa. Scendendo di quota verso linsenatura scavalchiamo un rio che sfocia in spiaggia e costeggia delle fornaci rifasciate di basalto. Si giunge quindi, percorrendo un sentiero, al Pozzo de S'Acqua Durci, sistemato in pianura. A circa 50 mt di distanza ai piedi della collina mesozoica di Cala Bianca si trova un'altra fornace rifasciata di basalto e, da questa, in direzione sud, percorrendo meno di cento metri, si giunge ad una terza fornace di basalto interrata dalla sabbia. Abbiamo sottolineato la componente litica delle fornaci per evidenziare che in passato non vi cossero del calcare ma furono impiegate nella metallurgia. Vista la concentrazione di fornaci e l'abitudine, da parte dei fochisti dei secoli scorsi, di demolire i forni dopo le cotture del materiale, si suggerisce la corretta interpretazione del toponimo di Coe Cuaddu anzich con linflazionata ma insostenibile "coda di cavallo, con una pi probabile "cuocilo e nascondilo". Ad Occidente si eleva un gruppo collinare di pi cime, residuo di una caldera vulcanica, denominato Monte Arbus. Su una di queste cime insiste un Nuraghe trilobato, parte di un contesto estrattivo, denominato di Montarveddu, costituito da megaliti in andesite basaltica. Unaltra cima ancora, sistemata a Sud Ovest rispetto allinsenatura, ospita un altro Nuraghe trilobato, di nostra scoperta, detto SAcqua e sa Canna, in collegamento visivo con la costa. A spezzare la linea di costa appena a sud dellinsenatura di Coe Cuaddu si allunga in mare un promontorio dalle pareti scoscese detto Turri ospitante una torre spagnola edificata ristrutturando, nel 1757, il gi Nuraghe e Mori. Nel promontorio insistono tuttora una tomba dei giganti, un tempietto con antis e diverse strutture abitative da noi scoperte. I promontori a seguire, Bithia e sa Pispisia, mostrano rispettivamente toponimi e strutture a precipizio sul mare facenti da corollario al complesso. Il toponimo Bithia indica nella variante locale della lingua sarda una figura femminile che guarda o, riallacciandoci agli studi di Massimo Pittau, una figura sacerdotale in grado di ammaliare con lo sguardo. Archeologicamente parlando, nella localit denominata Bithia, possiamo rinvenire una struttura di forma sub rettangolare situata fronte mare. Il toponimo sa Pispisia mostra una localit dove si colloca, integro, un braciere fanale del diametro di un metro e quaranta compreso di un macigno ortostatico, il quale presenta, fronte mare, un lato abraso da ripetuti e intensi fuochi. Unaltra emergenza compare infine nellestremit Sud dellisola, denominata Su Portu de Sacqua e sa Canna, che si concretizza in un secondo fanale semi distrutto del diametro di un metro e sessanta. Sino al secolo scorso questa insenatura veniva frequentata da vaporiere e velieri per il carico dei derivati dalla lavorazione del calcare nonch dei metalli provenienti dal Sulcis. Le testimonianze portate dagli anziani ci raccontano dellabitudine di segnalare con dei fuochi il contorno della terraferma al fine di permettere lattracco dei natanti persino in condizioni di scarsa visibilit. Questo sistema di instradamento marino, in seguito ottimizzato dalla sostituzione dei fanali con fari alimentati da bombole a gas, trova origine nella preistoria ed pratica comune ai Popoli del Mare. Tuttora limpianto segnalatore residua di pochi fari sistemati sulladiacente isolotto del Toro e lungo il Golfo di Palmas ma nonostante ci linsenatura offre ancora un valido ed efficace riparo ai mercantili in transito quando si verificano condizioni di burrasca di maestrale. Come avveniva latterraggio nellinsenatura chiaramente diversa rispetto a oggi? Ipotizzando per il periodo nuragico prevalentemente una navigazione di piccolo cabotaggio la penetrazione nel Golfo di Palmas avveniva pi che altro da Sud. Credo che lavvicinamento al litorale fosse eseguito tenendo conto di riferimenti terrestri, in questo caso mirando quindi i fanali e i Nuraghi. Provenendo da Sud si possono tenere come riferimenti terrestri gli allineamenti e le sovrapposizioni prospettiche, in un supposto punto a, delle due coppie Nuraghe Montarveddu fanale Sa Pispisia e Nuraghe Cala Bianca Nuraghee Mori. Ad un certo punto della navigazione sarebbe possibile osservare che alle spalle del Nuraghee Mori inizia ad aprirsi la vista del Portu di Coe Cuaddu in quanto sarebbero ben visibili le fornaci sopra elencate in piena attivit. Proseguendo in direzione NE, supposta conosciuta la conformazione del fondale, si pu fare tappa

verso un punto b, tenendo a mira due coppie di sovrapposizioni prospettiche: quella del Nuraghe Sacqua e sa Canna fanale Sa Pispisia e del Nuraghe Montarveddu Nuraghee Mori. Il percorso di atterraggio ci mostra un altro punto definibile come c, dal quale possibile osservare lallineamento fisico di altre due coppie quali Nuraghe SAcquae sa Canna - Nuraghee Mori e delle due fornaci nel costone settentrionale dellarenile. Per la precisione si pu affermare che accostando a riva seguendo questo allineamento un navigatore della preistoria sarebbe atterrato direttamente in spiaggia, con la propria imbarcazione, aiutandosi attraverso altre due coppie di allineamenti. Il finale di questo approdo, punto d, viene infatti segnalato dalle coppie di allineamenti date da Nuraghe Montarveddu fornace in spiaggia e dalle fornaci sul costone settentrionale. Dopo questa breve simulazione possiamo riflettere sul fatto che i punti tracciati si collocano tutti quanti in un mare pi profondo di -15 mt, quindi gi presente nonostante i livelli inferiori dellEt del Bronzo. Possiamo osservare che se non avessimo rispettato questi allineamenti saremmo andati incontro a diversi incagliamenti, vista la presenza di altine appena sotto il pelo dellacqua, considerando inoltre che queste altine sarebbero stati scogli emersi durante il II millen. a.C. Queste simulazioni mostrano che ledificazione delle torri e dei fanali mirata senza dubbio ad un uso marittimo visto che si coglie lutilit delle strutture solo se apprezzate dal mare. Il Nuraghe trilobato de S'Acqua e sa Canna, costituente l'ultimo baluardo preistorico a Sud dell'Isola, svolgeva una triplice funzione. La prima era quella di avvistamento e instradamento: vista la sua elevazione era in grado di vedere i due porti e quindi di instradare eventuali imbarcazioni verso entrambe le comunit portuali a seconda delle condizioni meteo. La seconda funzione, quella del controllo dell'orizzonte derivata dallelevazione geografica, mostrava un orizzonte pi vasto di vedute pi ampie. In terzo luogo esso assolveva ad una funzione meteorologica, presunta dalla favorevole osservazione delle condizioni marine. Infine la considerazione che il porto di Coe Cuaddu fosse un porto vero e proprio sin da epoca preistorica scaturisce da due elementi fondamentali legati allantico culto della Dea Madre: la presenza nella toponomastica di una figura religiosa quale la Bithia (ripresa in tempi moderni in una sorta di sincretismo religioso6 e rinominata in altri contesti come Domus de Maria); la presenza di un tempio con antis votato alla Dea Madre nel promontorio di Turri7, proprio come era uso erigere nei principali sistemi portuali della fine del II millenio a.C..

M.CABRIOLU, Il popolo Shardana, La cultura, la civilt, le conquiste, Ed Domus de Janas, Selargius 2010, p. 212
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M.CABRIOLU, Il popolo Shardana, La cultura, la civilt, le conquiste, Ed Domus de janas, Selargius 2010, p. 212

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