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2. I Sardi nel Mediterraneo.

Fin da epoche remote, e per via delle sue innumerevoli risorse, la Sardegna fu verosimilmente un crocevia di beni e di ricchezze provenienti dai commerci e dalla navigazione. Probabilmente culla della pi antica marineria, lisola riusc, come prima testimonianza di floridi commerci, a distribuire lossidiana estratta sul Monte Arci e nellIsola di SantAntioco1 dalle coste del Golfo del Leone sino alle coste della Puglia e poi fino in fondo alle foci del Danubio 2. Grazie a studi accurati sono stati indagati i circa 300 punti di estrazione del vetro vulcanico collocati sul Monte Arci e sono stati individuati diversi tipi di ossidiana pi o meno fragili probabilmente indicati per diversi usi. Naturalmente lossidiana testimoniata anche in altri contesti estranei alla Sardegna collocati nel Mediterraneo Occidentale quali le Isole Pontine, Lipari e Pantelleria. Degna di riflessione la constatazione che in questi ultimi contesti lo sviluppo della vita - o di una comunit in grado di estrarre e distribuire il materiale si manifest solamente in epoca storica, ponendo il dubbio su chi realmente fosse lo sfruttatore delle risorse. La distribuzione del materiale dei quattro principali giacimenti vede, nellambito dei contesti di fruizione sparsi tra larco franco ligure, la Corsica, lItalia Centrale e lEuropa Danubiana, una spiccata preferenza per il materiale Sardo nelle sue quattro varianti. Pare doveroso chiedersi, in virt dellassenza di forme civili negli altri contesti produttivi, quale altro gruppo umano distribu il materiale dando preferenza a quello Sardo. Lo scrivente, stimolato da altri studiosi quali ad esempio Mikkelj Tzoroddu, portato a ipotizzare che solo la marineria sarda fosse in grado, in epoca preistorica, di distribuire da sola sia il proprio materiale che quello estratto dai siti precedentemente citati fissando perci un vero e proprio controllo sul traffico di ossidiana3. La distribuzione del materiale, avvenuta in percentuali a favore del prodotto sardo (almeno il 50% del prodotto rilevato in ciascun sito di distribuzione), riconducibile almeno al 12.200 + 400 BP ( Before Present prima del presente), periodo indicato dalle datazioni ottenute dallossidiana rinvenuta nel Riparo Mochi (Egeo). Grazie a queste indelebili tracce nella storia possibile testimoniare la capacit dei sardi, tacciati di isolamento, di muoversi al di fuori del contesto isolano. Lelemento marino e la felice posizione geografica della Sardegna, al centro del Mediterraneo Occidentale, hanno costituito da sempre degli elementi di coesione anzich di isolamento. Basta riflettere su esempi quali il fiorire della Cultura campaniforme in Sardegna contemporaneamente a quella dellEuropa Centrale per capire quanto la Sardegna preistorica fosse in contatto con lEuropa continentale. Si pu ancora studiare il successivo fenomeno dellipogeismo e ascoltare Giovanni Lilliu imputare lorigine degli ipogei eneolitici francesi della conca di Parigi ad una matrice sarda di cultura Abealzu Filigosa4, per avere altre testimonianze relative agli spostamenti dei Sardi. In merito al rapporto profondo e assodato tra i Sardi ed il Mediterraneo possibile osservare larrivo precoce della metallurgia in Sardegna, congettura sostenuta pienamente dalle relative datazioni fatte da Tykot sulle lame di bronzo della necropoli di Mesu e Montes (Ossi Tomba II), imputate attorno al 3200 a.C e la spatola di Monte Baranta (Olmedo) del 2700 a.C.5. Grazie allelemento marino le popolazioni nuragiche si rivelano esportatrici, sotto molti punti di vista, di elementi quali ad esempio la cultura materiale legata alla produzione del vino, oppure la cultura materiale legata alla produzione di armi, oppure ancora delle tecniche relative alledilizia. Tra le regioni che condividono con la Sardegna del Bronzo Medio e del Bronzo Finale similitudini nelledilizia abitativa e in quella religiosa troviamo la Penisola Iberica, la Francia, la Corsica e le Baleari, tutte regioni raggiungibili unicamente attraverso il
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M. Cabriolu, La Preistoria a SantAntioco, Gruppo Ed. LEspresso, 2008 M. Tzoroddu, Kircandesossardos Sardegna, ricerca dellorigine, Zoroddu Editore, Fiumicino 2008, p. 58

D.Binder, J.Courtin, Un point sur la circolation de lobsidienne dans le domaine provencal, in Gallia Prehistoire, 36 (1994), p.310 322
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G.Lilliu, Aspetti e problemi dellipogeismo Mediterraneo, serie IX vol. X fasc. 2, in A. Moravetti (a cura di) Sardegna e Mediterraneo negli scritti di Giovanni Lilliu, Carlo Delfino Editore, Sassari1998, p.2450
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R.H.Tykot, Radiocarbon dating and absolute chronology in Sardinia and Corsica, Skeates & Whitehouse, London 1994, p.115-145

mezzo marino. Si possono inoltre riscontrare somiglianze marcate, in ambito culturale, tra la Sardegna nuragica e svariati contesti umani oltre mare quali lEtruria, il basso Tirreno, la Sicilia, le regioni ioniche e Creta, sia per quanto riguarda la ceramica della facies eoliana di Capo Graziano sia per la presenza in tutti questi territori di brocche askoidi esclusivamente sarde6. A prova della familiarit con lambiente acquatico si possono inoltre citare le ceramiche nuragiche testimoniate a Cadice, Huelva, Sevilla e sullAtlantico iberico a dimostrazione di una capacit commerciale di tutto rispetto7. La padronanza del mezzo acquatico permise ai Sardi di esportare lattivit edilizia e gli stili esclusivamente indigeni sino al Mediterraneo Orientale. La conferma di tale affermazione possiamo trovarla se analizziamo le capanne circolari del Levantino: strutture abitative e di vario genere caratterizzate nellarchitettura8 9 da elementi nostrani ravvisabili nellinconfondibile paramento murario a sacco tipico delle architetture sarde. La Grecia micenea richiese lintervento di mastri edili Sardi per edificare lUnterburg di Tirinto come per la fonte Perseia di Micene; le sepolture ipogeiche a cassone litico circondate da circoli di pietre del diametro di 8 mt circa, create nella penisola greca 10, richiamano fortemente i circoli tombali di Arzachena e di Goni. In aggiunta alle gi numerose testimonianze si possono citare gli Hittiti come committenti di una muraglia favolosa per le citt di Hattusha e di Buyukkake, oppure di un favoloso tunnel ad Alacha Huyuk in Anatolia11, tutte prove di unedilizia sarda giunta molto lontano. Infine sembra doveroso citare i contatti tenuti con lantico Egitto grazie allo sfruttamento delle reti commerciali. I traffici di merci e di uomini, avvenuti attraverso il Mediterraneo, sono ora testimoniati nei dipinti raffiguranti laspetto dei principi delle Isole del Cuore del Verde Grande recanti doni ai faraoni Ashepsut e Tuthmosis III o verosimilmente commercianti con il regno Egizio. I caratteri somatici e le armi raffigurate nei dipinti egizi ci dimostrano che i principi delle Isole del Cuore del Verde Grande non sono Micenei, bens appartengono al gruppo etnico dei Sardi o definiremmo meglio degli Shardana12, citati persino nelle cronache a El Amarna tra il XIII e il XII secolo a.C.. Gli Shardana si rivelano tra i protagonisti di quella lega definita dei Popoli del Mare e delle vicende ad essa legate quali ad esempio linvasione del Mediterraneo Orientale. Lantropologia ci fornisce ora i dati che ci supportano nellelaborazione di chi fossero i Popoli del Mare ed in particolar modo su chi fossero gli Shardana e la loro identit Sarda. Nonostante si conosca limmagine riprodotta sui bassorilievi egizi, di certo non ci ancora dato conoscere quale fosse la pigmentazione dei Sardi presenti in Egitto. Ad incoraggiarci in questa ricerca ritroviamo le analisi fatte sui rinvenimenti indigeni, le quali ci mostrano che lindice cranico degli uomini Sardi di cultura Ozieri accostabile alle popolazioni stanti nellEgitto predinastico e a Creta13. Dalle rappresentazioni dellet del Bronzo14 egizi e cretesi compaiono caratterizzati da un colorito abbronzato, che perci ci porta a considerare che la pigmentazione dei Sardi, stanti anche nel Levantino, potesse essere pi colorita rispetto a quella dei Sardi residenti nella Sardegna, magari a tal punto da meritare lappellativo di Phoinikes- uomini rossi. Dalle raffigurazioni egizie sui dipinti
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P. Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari 2009, p.37 Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p.37

L. Bernab Brea, Gli Eoli e linizio dellEt del Bronzo nelle Isole Eolie e nellItalia meridionale: archeologia e leggende, Arte Tipografica, Napoli 1985, pp.151-201
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G. Ugas, LAlba dei Nuraghi, Fabula, Cagliari 2005, p.199 F. Matz, Creta Micene Troia, Primato, Collana Le grandi civilt del passato, Roma 1958, p. 31 Ugas, LAlba dei Nuraghi, p. 200

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W. Wolf, Il mondo degli Egizi, Collana Le grandi civilt del passato, Primato, Trieste 1958, p.153
Ugas, LAlba dei Nuraghi, p.254 Ugas, LAlba dei Nuraghi, p.254

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delle tombe di Tebe del XV sec. a.C15 emergono degli individui armati di spade a sezione triangolare con costolatura mediana, la cui valutazione ci permette di allacciarci agevolmente alla produzione metallica Sarda. La produzione Sarda testimonia infatti che tali armi hanno una matrice indigena e che solo grazie al rapporto uomo sardo - mare questa produzione potuta giungere oltre le sponde del Mediterraneo e portate alla forgiatura di modelli come quelli individuabili nel Mid francese, nella regione di El Argar, a Filitosa, Castaldu e Cauria in Corsica. Ancora si pu affermare che lesportazione della metallurgia, avvenuta nel Bronzo Medio ad opera di agenti nostrani, ci permette di individuare forme bronzee tipiche esclusive sarde anche nella penisola Iberica, nella Locride, sullisola di Creta e nellattuale Israele. In conclusione si pu asserire che dal Bronzo Medio alla fine dellet del Ferro, i Sardi gestissero rapporti commerciali e tecnologici navigando in lungo e in largo nel Mediterraneo, anzich stare isolati nel proprio contesto geografico, entrando in contatto con diverse civilt, scambiandone i prodotti e cogliendone il Know How o gli elementi che consideravano a proprio vantaggio.

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Ugas, LAlba dei Nuraghi, pp.205-206