Sei sulla pagina 1di 17

Seneca (detto anche Seneca Morale, Seneca Filosofo, Seneca Tragico, Seneca il Giovane) Seneca (Cordova, 5 a.C.

- Roma, 65 d.C.), grande intellettuale,uomo politico e filosofico, viene considerato il pi illustre esponente della prosa filosofica romana insieme Cicerone. Egli predicava di usare la filosofia come strumento per arrivare alla saggezza; considerava lo studio della filosofia essenziale per migliorare non solo la vita personale ma anche la societas.

LA VITA: Seneca nacque nel 4 a.C. da 1 ricca famiglia equestre di Cordova (Spagna). Giunta a Roma assai presto, viene istruito nella retorica nell'oratoria, permettendogli cos di iniziare giovanissimo il cursus honorum. Fu in contrasto con gli imperatori Caligola e Claudio, degradandosi cos intellettuale oppositore del regime. La sua contrariet nei confronti dell'impero di Claudio gli cost 1 esilio durato dal 41 al 48 d.C. in Corsica, che gli provoc una grave depressione. Nel 49 agrippina (nuova moglie di Claudio e madre di Nerone chiusa parentesi lo richiama a Roma, come precettore del figlio. Nel 54 d.C. muore per avvelenamento Claudio, facendo diventare cos Nerone imperatore, che per ancora tutelato dalla madre e dal filosofo. Gli anni tra il 54 e il 59 d.C. sono chiamati anche quinquennio felice poich sono anni di impero ispirati al principio di equilibrio e moderazione. Nerone diventa cos l'incarnazione del sovrano esemplare, del principe che poi diventer protagonista del suo trattato de clementia. Nel 59 per Nerone fece assassinare la madre a causa di alcune ingerenze, e i rapporti diventano tesi con il filosofo che nel 62 d.C. -dopo la morte del prefetto del pretorio burro-si ritira a vita privata, comprendendo che il lavoro fatto con Nerone fu fallimentare. in questo periodo in cui Seneca si dedica alla vita contemplativa e alle opere filosofiche. Nel 65 d.C. i rapporti tra Nerone Senato erano cos tesi che gli intellettuali organizzarono 1 congiura, soprannominata congiura dei pisoni, che per viene sventata. Seneca, che in questa congiura aveva 1 ruolo marginale, viene condannato a morte; il suo suicidio diventa cos la morte sacra per eccellenza, la rappresentazione dell'intellettuale disposto a morire per combattere contro 1 politica corrotta e ingiusta.

5 a.C. Nasce a Cordova in Spagna da 1 ricca famiglia equestre, dove viene a contatto con le idee filo-repubblicane ed anti-imperiali (Cordova si era schierata con Pompeo ai tempi della guerra civile). Giunto a Roma assai presto, riceve istruzione eclettica in retorica e filosofica: tra i suoi maestri egli ricorda Papirio Fabiano della scuola dei Sestii, lo stoico Attalo, il neopitagorico Sozione, da cui apprende abitudini di vita sobrie ed austere gi ereditate dalla madre. Entra a far parte della setta dei Sestii, molto attiva fra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C., che predica una morale intransigente ed un rigoroso ascetismo psicofisico (esame di coscienza, dieta vegetariana); la persecuzione di Tiberio nei confronti di questa setta lo costringe a fuggire in Egitto. 31-32 d.C. Torna a Roma e diviene senatore. Sotto Caligola (37-41) rischia la condanna a morte. 41 d.C. L'imperatore Claudio lo manda in esilio in Corsica, accusandolo di adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola e nipote di Claudio; qui rimane 8 anni. Torna a Roma grazie ad Agrippina, che lo vuole come precettore per il figlio Nerone. 54 d.C. Forse coinvolto nella morte per avvelenamento di Claudio, Seneca tenta di riscattarsi agli occhi dei Romani scrivendo il discorso di elogio che Nerone pronuncia in Senato in onore dell'imperatore. Seneca gestisce il potere del giovanissimo imperatore per pi di 4 anni, affiancato da Agrippina e dal prefetto del pretorio Burro (54-58 d. C. = "quinquennio felice"). 59 d.C. Agrippina muore per mano dei sicari di Nerone. Seneca scrive un discorso di accusa nei confronti della defunta e lo pronuncia in Senato: reazione indignata di Trasea Peto, leader dellopposizione stoica al principato, che lascia la seduta. 62 d.C. Muore il prefetto del pretorio Burro, che viene sostituito dal famigerato Tigellino. Nerone scavalca il suo precettore ed assume il potere, dietro le direttive di Poppea. Seneca, perci, si ritira a vita privata. Si sposa con la giovanissima Paolina. 65 d.C. Coinvolto nella congiura dei Pisoni, ormai inviso a Nerone e al nuovo prefetto del pretorio, riceve da Nerone l'ordine di uccidersi; sceglie la morte del saggio stoico, facendosi aprire le vene (la descrizione della sua morte riportata da Tacito negli Annales). La moglie Paolina vorrebbe seguire la sorte del marito, ma viene salvata dai soldati di Nerone.

LE OPERE: di FILOSOFIA: Dialogi (10) in 12 libri: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. De providentia (a Paolino) De constantia sapientis (ad Anneo Sereno) De ira (3 libri) Consolatio ad Marciam De vita beata De otio (ad Anneo Sereno) De tranquillitate animi (ad Anneo Sereno) De brevitate vitae (a Paolino) Consolatio ad Polybium Consolatio ad Helviam Matrem

De clementia in 3 libri. De beneficiis in 7 libri. Epistulae morales ad Lucilium: 124 lettere in 20 libri.

SCIENTIFICO-NATURALISTICHE: Naturales quaestiones in 7 libri. Miste di PROSA e POESIA: una satira menippea, la Apokolokyntsis divi Claudii o Ludus de morte Claudii. TEATRALI: 9 cothurnatae (= tragedie di ambientazione greca): 1. 2. 3. 4. Hercules furens Troades Phoenissae Medea

5. 6. 7. 8. 9.

Phaedra Oedipus Agamemnon Thyestes Hercules Aetaeus

ed una praetexta (= tragedia di ambientazione latina), sicuramente spuria, l'Octavia. LA FILOSOFIA: Saggio per S: Seneca la saggezza del sommo bene, perch porta la felicit. Lega non si mai sentito saggio, poich questo vive nella virt e raggiunge 1 stato attrattivo. Il saggio storico vive nella autarkeia (indipendenza interiore da ogni condizionamento esterno -> epicureismo, felicit si consegue soddisfando i bisogni primari) , ma avverte certi bisogni, come gli amici. Il saggio simile a Dio, anche se per alcuni cinici il saggio deve vivere in 1 condizione di isolamento al di sopra dell'uomo. Il saggio immerso nella vita, vive nella civitas, non perde nulla perch tutto con s; infatti egli vive la strada della saggezza, quindi 1proficriscens. Il saggio non 1 stolto, ovvero 1 persona che non programma la vita preda delle passioni spreca il proprio tempo, succube della malattie dell'animo; proprio questa malattia che non ci fa raggiungere i nostri obiettivi, e che c'ingabbia in 1 situazione di infelicit perenne. Anche se Seneca predica il ritiro dell'uomo nell'ozio, poich fondamentale conoscersi interiormente, egli non 1 individualista; egli pensa che migliorando se stesso sar maggiore il suo aiuto nella civitas (humanitas di Seneca). I negotium invece viene considerato negativo perch cercando l'arricchimento personale si perde il senso della vita.

Seneca si contraddistingue nella filosofia della riflessione sulla morale. infatti per Seneca l'intellettuale ha come scopo il raggiungimento della sua profondit interiore, ovvero quella felicit personale che interna a ogni uomo, e che va ricercata tramite la contemplazione e la ricerca interiore. Egli infatti vuole descrivere 1 etica aristocratica, che porti l'intellettuale ad essere superiore ad ogni bassezza umana, con il fine della ricerca del bene interiore.

indubbio che la filosofia stoica abbia permeato la filosofia dell'autore, ma Seneca si contraddistingue dai suoi precedenti greci, poich -come Cicerone- influenzato dalla concretezza romana, che fa s che la filosofia sia necessaria la vita delle persone -quindi non 1 oggetto astratto-. Ne consegue quindi 1 sintesi personale delle varie filosofie in voga (quindi presentante anche vari concetti di platonismo, epicureismo e di neopitagorismo), dove prediletto lo storicismo, ma pi male ragionevole. Egli infatti consapevole che inevitabile 1 scarto tra l'essere il dover essere, e quindi bisogna essere indulgenti con se stessi ma lottare contro ogni proprio vizio, nel tentativo di ricercare la Virtus del sapiens. esplicativa la sententiae la verit aperta tutti, ma non stata ancora conquistato dall'uomo. ovvio che ci saranno molti elementi contraddittori nel pensiero di Seneca e che questo tale metodo filosofico del tutto sistematico, poich si procede andando ad affrontare 1 questione a volta. Grazie per questa scelta filosofica, nel pensiero senechiano non esistono n dogmatismi n pregiudizi, quindi si dimostra ancora attuale. La filosofia senechiana afferma che la filosofia deve esortare al bene, mostrare la via della saggezza e il disprezzo delle opinioni correnti. I punti salienti della filosofia di Seneca sono 4: la concezione della sorte umana, della condizione umana, l' otium e l' humanitas. Seneca confuta la concezione provvidenziale storica, poich convinto che la sorte umana si compia unicamente sulla terra e l'uomo stesso pu e deve trovare la propria felicit; riprende invece il panteismo immanentista dello stoicismo, affermando che il principio divino esiste in tutta la natura, e quindi trovando in se stessi la verit, si ritrova in se stessi tale principio divino. Questa concezione sar poi reinterpretata da Sant'Agostino in chiave cristiana, poich i cristiani videro in Seneca delle convergenze etiche, ma in realt nel filosofo romano manca l'idea della rivelazione. La condizione umana per Seneca dipende direttamente dal tempo, che per -a differenza della concezione comune- non insufficiente ma pi che sufficiente se l'uomo, invece di perdere tempo in operazioni inutili, lo impiega nel raggiungimento della felicit interiore. Gli stolti (occupati) sono coloro che non programmano la vita, in preda alle passioni e e incapaci di comprendere che con il negotium si perde il senso della vita. esplicativa la citazione Longa est vita si plena est. Seneca suggerisce di vivere intensamente presente, senza rimpianti per il passato e senza speranze sul futuro e amando il proprio destino, poich l'unico modo con cui l'uomo possa sottrarsi alla propria condizione angosciosa.

Da secoli l'uomo cerca, tramite l'attivismo, di annebbiare la propria infelicit, ma in realt questo deve prendere coscienza della sua situazione reale e cercare la saggezza. infatti la saggezza il principio divino che permette di guardare la realt con occhio nuovo e veritiero. Grazie proprio a questo principio divino, l'uomo in grado di vivere intensamente ogni giorno senza vincolarsi e dando cos il giusto valore alle singole cose senza poter perdere nulla, poich un proficriscens. Nel tentativo di 1 ricerca interiore, l'uomo deve isolarsi dalla massa e rinunciare a 1 vita politica per ricercare questa saggezza. Diventa cos fondamentale per la conquista della propria libert l'otium, che per non il ritiro assoluto o 1 epicureo appagamento dei sensi, ma 1 tentativo di ricerca interiore senza per rinunciare alle amicizie e a vari bisogni primari dell'essere. Seneca inoltre riprende dalla dottrina degli scipioni, l' humanitas: la dottrina del saggio infatti deve essere fruibile a tutti,permettendo cos al sapiens di intervenire anche a livello politico. Questo binomio tra paideia e filantropia ben evidente nella sua concezione degli schiavi, che per quanto siano inferiori per ruolo sociale, in realt sono uomini e quindi capaci di scelte morali.

ANALISI DELLE SINGOLE OPERE: 1. Dialogi/ Dialogorum libri I Dialogi, non sono dialoghi di stampo platonico o ciceroniano (eccezion fatta per il De tranquillitate animi), ma seguono piuttosto la linea della diatriba cinico-stoica (lautore che parla in prima persona ha come interlocutore il dedicatario dellopera o un personaggio fittizio); quello operato da Seneca dunque un vero e proprio spostamento semantico del termine dialogus. Consolatio ad Marciam (39): dedicata a Marcia, figlia di Cremuzio Cordo, lo storico morto suicida, per consolarla della morte del figlio Metilio ; Seneca ne fa un'occasione per affrontare il delicato tema del suicidio, che, coerentemente con i princpi della dottrina stoica, visto come positivo se motivato da una scelta compiuta razionalmente: la vita non un bene in assoluto, ma utile e positiva solo se vissuta in modo decoroso; il suicidio dunque pu essere strumento di affermazione della libert individuale. La morte infatti ineluttabile, e quindi bisogna saperla affrontare; Marcia si deve consolare nel fatto che il futuro incerto, e quindi il figlio sarebbe potuto crescere malvagio. Se ne noti la grossolanit nella argomentazione filosofica. Modello di

questo dialogus la Consolatio ad se ipsum di Cicerone. De ira in 3 libri (41): in base ai princpi stoici della scuola di mezzo, sommo bene il lgos, e quindi tutto ci che non razionale male e va evitato. evidente in questo dialogo come sia influente la concretezza romana , che trasforma 1 sistema filosofico in 1 livello di comportamento. L'ira scelta di proposito fra le emozioni da evitare, in contrapposizione alla tesi aristotelico-peripatetica che ne fa uno strumento di stimolo all'azione. Per Seneca essa 1 sentimento incoerente per un uomo saggio e sapiente, poich la conoscenza necessita di 1 autocontrollo feroce. La rabbia quindi diventa per Seneca semplicemente un desiderio di punizione che si esprime in modo sbagliato; la giusta volont punitiva invece una lucida decisione maturata "a freddo", razionalmente. Seneca dunque mette in guardia sulle circostanze che provocano l'ira, onde prevenirla; come esempio della propria tesi porta all'imperatore Caligola, conosciuto da tutti come di 1 incordai feroce. Consolatio ad Helviam Matrem (42-43): dedicata a sua madre per la "perdita" del figlio, costretto in esilio in Corsica. Seneca afferma che l'esilio non 1 gran male, solo 1 cambiamento di luogo; in realt questa consolazione sembra pi un modo per convincere se stesso dell'utilit dell'esilio che 1 consolazione per la madre. Segue la topica consueta della consolatio ed espone le argomentazioni di consolazione tipiche del saggio stoico (autrkeia = autosufficienza). Consolatio ad Polybium (42-43): dedicata a Polibio, potente liberto e consigliere di Claudio, per la morte di un fratello. L'intento evidentemente adulatorio nei confronti del princeps, nel tentativo di convincerlo a richiamarlo in Roma dall'esilio forzato. De brevitate vitae (42? 62?): Dedicata a Paolino, afferma che la vita effimera, ma non mai troppo breve se vissuta intensamente. Non in quantit, ma in qualit si misura il valore della vita umana: "longa est vita si plena". E' invece esigua la parte di vita che vivono gli occupati, che si lasciano trasportare dalle cose dal tempo, e quindi non sanno sfruttarlo, diventando cos dipendenti dal tempo e privandosi della autrkeia. Il sapiens invece l'unico che conosce il giusto uso del tempo, poich si sa che nessuna attivit che non sia la ricerca della verit 1 spreco di tempo. Se Orazio, con il suo Carpe Diem, invitava cogliere l'attimo poich irripetibile (ottica tipicamente epicurea), Seneca invita l'uomo a vivere con intensit la propria vita ma con intensit tipica della sapienza, ovvero vivere con la saggezza che ci servir per 1 domani.

De constantia sapientis (42? 62?): Dedicata ad Anno sereno, Seneca vi espone nuovamente la tesi stoica dell'imperturbabilit del saggio; il sapiente non pu subire offesa perch in possesso dellunico vero bene: la serenit interiore. Sapiens non deve lasciarsi trasportare perch la sua forza della sua superiorit morale lo rendono invulnerabile. Inoltre egli colui che sa vincere ogni incertezza e sa dare giusto valore alle cose. De vita beata (58): la felicit, considerata come il sommo bene dalle filosofie ellenistiche, si ottiene, secondo gli epicurei, attraverso la hedon, il piacere, ed il rifiuto della sofferenza, identificata con il male; secondo gli stoici, invece, il dolore non un male, anzi necessario all'uomo per migliorarsi. Seneca identifica il sommo bene con la virtus, ossia l'autodisciplina che l'uomo deve imporre alla propria componente emotiva. In questo Seneca, esponente del Terzo Stoicismo, perfettamente coerente con i princpi della dottrina stoica; egli per conscio che le sue azioni non sono sempre coerenti con il suo pensiero: ma, si giustifica il filosofo, il saggio stoico non deve incarnare la verit, bens solo indicarla agli altri ("fate quel che dico, non fate quel che faccio"), mentre tenta di migliorarsi, eliminano giorno per giorno qualche vizio. De tranquillitate animi (61 d.C.): sappiamo per certo che questo dialogo posteriore al De constantia sapientis poich egli inizia meditare sul ritiro a vita privata, che far l'anno successivo; l'unico in forma effettivamente dialogica. Tratta della serenit dell'anima. Il destinatario, Anneo Sereno, introdotto a parlare per chiedere aiuto in un momento di turbamento psicologico: come si pu raggiungere la serenit? Seneca gli risponde spiegandogli come superare tale atteggiamento di irrequietudine e di insoddisfazione; notiamo come lui riesca a tramutare le sue dottrine filosofiche in rimedi pratici. La serenit non si raggiunge di certo cambiando luogo o viaggiando di continuo ("ovunque tu vada ti porti dietro te stesso") e nemmeno impegnandosi troppo nella vita attiva (poich questa potrebbe travolgerci), ma bens facendo il bene, vivendo in modo frugale, frequentando buone compagnie, accettando la necessit della sofferenza e della morte. evidente come il filosofo si lascia andare in 1 riflessione riguardo alla vita politica, che pu essere dannosa. De otio (62): in questopera tarda dedicata ad Anno sereno, posteriore al ritiro a vita privata, Seneca, per quanto riguarda la problematica relativa allotium (ossia alla vita contemplativa), prende le distanze dalla rigorosa etica stoica: quando l'impegno

politico diviene impossibile o richiede compromessi troppo squallidi, meglio ripiegare su altre attivit, quali letteratura e filosofia (posizione, questa, gi di Sallustio). Ne consegue l'esaltazione della vita contemplativa rispetto a quella attiva e una riflessione sull'impegno sul disimpegno; indubbiamente la vita contemplativa risulta superiore agli occhi del filosofo, poich il sapiens -anche se mosso dal senso del dovere civico- capace di capire quando i tempi sono maturi per lasciare l'attivit politica. Il saggio stoico deve essere utile alla collettivit; se ci gli impedito, lo sia almeno a se stesso e alla cerchia dei suoi amici.

De providentia (?): Seneca non intende in questa sede dimostrare l'esistenza di Dio e della Provvidenza, di cui convinto poich tali prove che l'uomo supera sono la dimostrazione della presenza di 1 ordine provvidenziale superiore, che tutto prevede e tutto finalizzare bene, e quindi prova automaticamente del' esistenza divina. L'interrogativo che invece si pone, e a cui cerca di dare risposta, piuttosto come possa un Dio provvidenziale ammettere l'esistenza del male, poich Lucilio -il dedicatario- non si spiega come mai sono propri saggi ad essere spesso colpiti negativamente dalla sorte. Seneca riprende qui la tematica della sofferenza, che non male, ma una sorta di banco di prova su cui la divinit saggia la tempra umana e con la quale le divinit perfezionano moralmente il sapiens; male per Seneca contrastare la volont divina (il che peraltro impossibile: apora concettuale). Tale trattato presenta diverse consonanze con le idee cristiane, anche se Seneca conosceva solo in via tangenziale il cristianesimo.

2. i trattati Seneca si caratterizza non solo per i suoi Dialogi, ma anche per delle opere filosofiche su argomenti specifici. De clementia (55-56 d.C.): non un vero e proprio trattato di politica: risale al quinquennio felice di Nerone, ed il suo scopo l'educazione del giovane principe. La posizione di Seneca nei confronti della monarchia denota una lucida coscienza politica: non hanno ormai pi senso le nostalgie repubblicane (e con esse l'opposizione stoica al principato): Seneca accetta dunque la forma istituzionale del principato (che peraltro specchio dellordinamento cosmico: un unico Dio, un unico logos, un unico princeps); ci che contesta la sua degenerazione e l'abuso di essa; per essere una figura positiva, il princeps devessere come un padre per i suoi sudditi (paternalismo illuminato). Il principe deve essere universale, virtuoso, clemente -quindi non certo come il

principe machiavellico- ma indubbiamente clemente, perch utile alla ragion di Stato. Il vero principe deve saper mostrare sia la clementia sia la severit, non rischiando cos di perdere credibilit agli occhi dei suoi sudditi, ma senza sfociare nella feritas; in questo punto il trattato del filosofo diventa quasi 1 considerazione utopica, poich egli immagina 1 imperatore-filosofo. Seneca quindi propone a Nerone di essere clemente e di usare la Virtus della clemenza nel suo governo, sicuro che sar cos 1 sovrano rispettato. De beneficiis (58-62 d.C.): ci mostra un Seneca ormai disincantato e deluso, che ha visto fallire in pieno il suo programma pedagogico e politico; proprio infatti nel 59 d.C. muore l'imperatrice agrippina. Rendendosi conto che non pi attuabile il progetto di humanitas politica, egli elabora 1 altro tipo di humanitas, attuabile a tutti gli uomini, ponendo rimedio alla povert e alla miseria delle masse, se educata alla generosit e alla benevolenza. E' la stessa ottica paternalistica in cui si inquadrava il suo programma politico, e possiede gi in nuce gli elementi della non lontana dottrina cristiana. incentrato sul significato del beneficio (che cosa significa "fare del bene"?) e soprattutto sulla disposizione danimo di chi lo fa e di chi lo riceve. Egli suggerisce di essere clementi e di fare beneficenza, non considerandolo n come 1 atto di piet n come 1 atto finalizzato, poich ne otterremo gratitudine. Naturales quaestiones (62 d.C.), in 7 l.: per la datazione si fa riferimento ad una cometa apparsa nel 60 d. C. e ad un terremoto che danneggi Pompei nel 62. Rispondono anch'esse alla necessit di ripiegare su attivit alternative all'impegno politico diretto, poich quando compone quest'opera si era gi ritirato a vita privata. Sono di fatto un tentativo di collegare scienza e morale, dove per la scienza non studiata con il metodo sperimentale galileano, ma si tenta di dare 1 spiegazione ai fenomeni naturali dalle dottrine filosofiche. Questo evidente gi dalla struttura delle singole quaestiones, ciascuna introdotta da un problema di carattere etico e conclusa in una specie di "morale" o comunque dalle conseguenze etiche della quaestio trattata, con il fine di divulgare e rasserenare l'uomo rispetto agli eventi naturali e di far capire all'essere umano la razionalit dell'universo. Lopera ha come argomento la scienza della terra, la fisica e i fenomeni atmosferici. Solo con lo studio dei fenomeni fisici si pu vincere la paura e lignoranza: quindi la fisica pertinente alla morale. Egli pensa che le tecniche le scoperte scientifiche non siano n 1 bene n un male, ma devono essere usate 2 i principi filosofici che rendono la vita. Ne consegue una visione provvidenzialistica dell'universo, che

ordinato da 1 mente superiore. Ha carattere dossografico (vengono cio riportate le opinioni di filosofi greci e latini). Si deplora il comportamento di chi mette le scoperte scientifiche al servizio dei propri vizi. Seneca conclude lopera con la certezza che le scoperte scientifiche continueranno e che le generazioni future conosceranno cose che ora non si conoscono. 3. Epistolario Epistulae morales ad Lucilium: sono le 124 lettere, divise in 20 libri. Scritte tra il 63 e il 64 d.C., Seneca impartisce degli insegnamenti al discepolo di tipo filosofico morale e etico. Il discepolo era Lucilio Iuniore, cavaliere campano che coltivava interessi letterali; da diversi critici Lucilio viene considerato quasi 1 alter ego del filosofo, ma sono state trovate delle notizie riguardo 1 omonimo frequentante gli ambienti storici. Seneca non pi un personaggio pubblico, e quindi si esprime in questa sede con un linguaggio pi discorsivo e colloquiale di quello a cui ci aveva abituati. Nonostante la forma privata dell'epistolario, avvertiamo comunque che Seneca teneva in considerazione la futura pubblicazione delle sue lettere; ne evidente traccia il tono delle lettere e il tentativo di convalidarne il valore per tutti gli uomini, poich tutti devono conoscere la sua dottrina (humanitas senechiana). Egli quindi non si rif al modello ciceroniano, ma al modello epicureo, ovvero intendendo la lettera come la trasmissione di 1 sapienza filosofica e morale, quindi come 1 scuola di vita che alla ricerca della perfezione della saggezza. Gli uomini per Seneca sono concubernales", ovvero compagni di tenda; l'innovazione del pensiero senechiano sta nel fatto che lui considera anche gli schiavi degni di tale considerazione. interessante notare come vengano riportati molti esempi quotidianit di spiegare come il sapiente si deve rapportare alle cose comuni. I temi trattati sono molteplici e vari e gi presenti in alcuni Dialogi, ma due sono i motivi ricorrenti: la figura del saggio stoico e la morte. Egli infatti afferma che bisogna imparare a morire, che occorre liberarsi dalla paura della morte (chiaro riferimento alle idee di Epicuro e Lucrezio) e che il saggio deve essere 1 uomo capace di morire in modo saggio e sapiente. La filosofia senecana trova nell'epistolario un'esposizione pressoch completa, anche se non sistematica. E' questo un "difetto" riconosciuto al pensiero senecano da alcuni critici: facilmente contestabile, per, se si considera che una filosofia focalizzata sull'etica, come tipico della Terza Sto, non necessita di sistematicit in senso classico. Sono varie le filosofie a cui Seneca si riferisce; in particolare

storicismo, platonismo antico e ed epicureismo. La filosofia senechiano ha molte affinit con lo stoicismo, come ad esempio la considerazione della valenza fondamentale della Virtus, la divulgazione di questa idea, il panteismo immanentista e il conseguente dualismo tra mens bona e furor (anima immortale fino a una palingenesi, poi ricongiungimento con il divino). 4. Le tragedie (opere poetiche) Le tragedie di Seneca, uniche tragedie latine pervenute integre a noi, sono state molto utili per la comprensione del teatro greco-romano e sono diventate modello per la tragedia moderna. Sono state attribuite a Seneca 10 tragedie, ma in realt 1 sicuramente spuria, Octavia, mentre 1 altra, Hercules Oetaeus", di dubbia paternit, poich Seneca scrive di passioni forti cruente. Di queste 10 tragedie, l'unica praetexta appunto dell'Ottavia, mentre le altre 9 sono delle cothurnatae. libera non rispetta lo spirito dei modelli greci, poich il suo tragico di tipo ideologico piuttosto che tematico. Se le forze contrastanti nel teatro greco erano solitamente l'eroe contro il fato, nella tragedia si richiama le forze in contrasto sono all'interno dell'animo umano. Si distinguono le tragedie dalle opere filosofiche poich in quest'ultime trionfa il logos, che invece risulta qui sconfitto: interessante notare come i personaggi di Seneca non dialogano fra di loro, poich parlano senza comprendersi. Si suppone che le tragedie dell'autore non fossero destinate alla rappresentazione, ma la lettura nelle sale dei recitazione, quindi per la recitatio. Anche la stessa cronologia della composizione crea dei dubbi, poich non si comprende se siano state composte per fini puramente artistici o con 1 obiettivo politico. Lo stile della tragedia fortemente influenzato dalla retorica asiana, quindi caratterizzato da 1 stile gonfio barocco e con elementi macabri. L' impressionante numero di elementi macabri sottolinea il contrasto tra mens bona e furor. Infatti cos si accentua la presenza di contrasti didattici, mostrando in negativo gli effetti del crollo della razionalit e il trionfo cos dell'irrazionalit. Il critico Bettini ha interpretato le tragedie del filosofo come mezzo per scandagliare gli abissi dell'umano, simboleggiati dai gesti estremi (incesto, parricidio, cannibalismo, uccisione dei figli), dimostrando cos quali passioni trascinano l'uomo a gesti estremi.

Octavia (unica praetexta): tale tragedia indubbiamente spuria poich si narra della morte di Nerone, avvenuto 3 anni dopo la morte del filosofo. improbabile che sia stata composta dal filosofo poich non solo questo compare 3 personaggi, ma la

morte dell'imperatore risulta fin troppo profetica probabilmente il vero autore il liberto Anno cornuto. T: morte della giovanissima Ottavia, 1 sposa di Nerone, sacrificata per permettere le nozze del princeps con Poppea. Tale matrimonio era stato organizzato da agrippina. Hercules Oetaeus (Ercole di Eta) : tragedia paternit poich a 1 dimensione pi ampia rispetto alle altre e 1 finale troppo poco tragico rispetto allo stile senechiano. Il modello da cui stata ripresa sono le "Trachinie" di Sofocle. T: Ercole ucciso sul monte Eta dalla tunica intrisa del sangue velenoso del centauro Nesso. Questa tunica gli era stata inviata dalla moglie Deianira poich accecata dalla gelosia nei confronti di Iole, bella schiava di cui Ercole si era innamorato. Pentita di tale omicidio, alla fine della tragedia si uccide pure la vedova. Hercules Furens (Ercole furioso): Seneca riprende da Euripide la tragedia "Eracle", anche se ne accentua gli aspetti truculenti. Vi sono diverse affinit con l'Orlando furioso di Ariosto. T: Ercole , per vendicarsi del rapimento dell'amata di Megara, uccide gli Lico e suoi figli, che avevano usurpato il trono di Tebe. Tale vendetta per scatena l' ira di Giunone, che lo fa impazzire e lo costringe a uccidere Megara e i suoi figli. Rinsavito, va ad Atene per purificarsi. Troades (le Troiane): descrive il dramma delle donne troiane destinate alla schiavit presso i capi greci, rappresentando cos i popoli vinti, ovvero quegli sconfitti dal destino. Il modello di riferimento sono le "Troiane" di Euripide. T: Le donne di Troia tentano invano di salvare Polissena (figlia di Priamo) e Astianatte (figlio di Ettore). Phoenissae (le Fenicie): modellata rispetto a la tragedia "Fenicie" di Euripide. T: Edipo, gi cieco, viene consolato da Antigone, ma la rivalit dei figli Eteocle e Polinice per succedere al trono tale che scoppia 1 guerra portando alla morte e la distruzione della citt. Medea: famosissima tragedia di Seneca, riprende il modello della "Medea" di Euripide. T: Medea a seguito Giasone in tutti i suoi viaggi ma questo decide di sposare Geusa, nonostante Medea abbia avuto dei figli con lui. Questa, impazzita (il furor), decide di uccidere i suoi figli e la rivale in amore.

Phaedra (La Fedra): La tragedia di estremo interesse documentario perch non rispecchia affatto la trama dell "Ippolito coronato" di Euripide, che dovrebbe esserne il modello; la critica suppone pertanto che il prototipo di questa tragedia fosse il perduto "Ippolito velato", dramma giudicato troppo scandaloso dal pubblico ateniese e pertanto "rifatto" da Euripide lanno successivo (428 a.C.) con il titolo di "Ippolito coronato". T: Fedra innamorata di Ippolito, ma questo la rifiuta quindi lei-per vendetta-lo accusa di averlo sedotto. Teseo, padre d'Ippolito, riconosce la ragione alla donna e fa uccidere il figlio, ma Fedra-mossa dal rimorso-confessa tutto al marito e si suicida. Oedipus (l'Edipo): La materia della tragedia ripresa da l'Edipo re di Sofocle. proprio questa tragedia far supporre che le tragedie di Seneca non fossero destinate alla recitazione, ma semplicemente alla lettura. Infatti nella tragedia di Sofocle, l'Edipo preso dalla rabbia, si acceca fuori dalla scena; nella tragedia invece di Seneca, l'Edipo si acceca davanti agli spettatori. evidente come tale scena truculenta non fosse attuabile in teatro. Ti: Edipo scopre di aver sposato la madre Giocasta e di aver ucciso il padre Laio. Mosso dal rimorso, si strappa gli occhi. Agamemnon (Agamemnon ): il modello la Agamemnon di Eschilo. T: Agamemnon ucciso dall'amante di Clitemnestra. Oreste (figlio di Agamemnon I) scampa la tragedia poi si vendicher su Egisto e la madre. Thyestes (Tieste): tra le pi celebri e le pi truculenti delle tragedie del filosofo, presenta alcuni spunti di tipo politico. Si potrebbe infatti considerare Atreo la rappresentazione di Nerone, considerando che negli ultimi anni del suo impero era solido partecipare a riti di dubbia moralit. particolarmente forte elemento magro, considerando l'elemento di cannibalismo presente nel dramma; infatti Tieste diventa Tomba vivente dei figli. T: Tieste seduce la moglie del fratello Atreo, quindi si crea 1 astio tra i 2 fratelli. Atreo, per vendicarsi, uccide i figli Tieste egli imbandisce come carne al fratello. 5. Satira menippea l'ultima opera del corpus senechiano il componimento prosimetro di tipo satirico Apokolokyntsis divi Claudii" (gi nel titolo parodistica: Apokolokyntsis sta per Apothesis); la critica per concorda sulla mancanza della vis polemica all'opera, che la tramuta cos da 1 invettiva satirica a 1 ludus. Quest' opera presenta 2 titoli: uno in greco (Apolokyntosis") e 1 in latino (Ludus de

morte Claudii"). In questi 2 titoli gi mettono in evidenza l'intenzione parodistica dell'opera: infatti il titolo greco significa zucchificazione, ovvero divinizzazione di 1 zuccone. In tutta l'opera vengono messi alla berlina le fissazioni maniacali di Claudio, la sua infermit fisica e la sua presunta stupidit. Si pu riscontrare anche 1 abbozzo del contrappasso dantesco: infatti Claudio, alla fine dell'opera, risulter ubbidire agli eventi sia da vivo che da morto. T: muore Claudio, e si presenta Giove, che non riconosce perch balbuziente. Ercole quindi deve capire chi e -scoperto che l'imperatore d'appena defuntodecidere insieme agli dei se divinizzare Claudio. Augusto pronuncia 1 violenta requisitoria contro il nipote e chiede 1 punizione. Quindi Claudio viene trascinato nell'Ade e assiste al suo funerale, ma negli inferi viene sottoposto ad 1 processo sommario dalle vittime e viene punito come aiutante del liberto Menandro.

Contenuto: Dopo che Mercurio riesce ad ottenere che Claudio esali finalmente lanima, cessando cos di sembrare vivo, si presenta a Giove un essere mostruoso, zoppo e che parla in modo incoerente. Viene creduto un mostro e sottoposto allattenzione di Ercole, convinto di dover affrontare la sua tredicesima fatica. Dopo aver interrogato Claudio, Ercole si esprime negativamente, ma Giove, nonostante tutto, sarebbe dellidea di divinizzarlo. Si avanza allora Augusto, che elenca tutte le malefatte di Claudio, per cui si decide di inviarlo agli Inferi. Accompagnato da Mercurio, passando per la via Sacra, Claudio assiste al suo funerale e si rende finalmente conto di essere morto. NellAde viene accolto da tutte le sue vittime e viene condannato a giocare ai dadi con un bossolo senza fondo. Caligola lo vorrebbe come suo schiavo, ma Claudio viene assegnato al suo liberto Menandro. LA LINGUA E LO STILE Dal punto di vista stilistico Seneca costituisce una vera rivoluzione nella prosa latina. La sua prosa caratterizzata dalla inconcinnitas, che lo porta a scrivere periodi asimmetrici brevi con semplici frasi incalzanti e ricche di sentenze, scarne ed essenziali (ovvero le sentetiae). Notevole il ricorso a figure retoriche quali la metafora e lanafora (questultima rende pi incalzante il periodare). Notevole anche la coordinazione per asindeto e labbondanza di ellissi del verbo, ma anche di altri termini, e la variatio dei tempi e dei modi verbali. Frequenti anche i neologismi. Si tratta di uno stile asiano, non per quello roboante e magniloquente dellepoca di Cicerone, bens un asianesimo pi raffinato e pi semplice, estremamente

drammatica ed espressivo, il cosiddetto asianesimo imperiale, adatto allanalisi psicologica. Tale stile sar poi ripresa da tacito. Lo scrittore mira alla verit e a colpire le coscienze con parole che siano lo specchio del pensiero, per provocare la riflessione. Per questo preferisce usare la paratassi invece che l' ipotassi. significativa la differenza concettuale tra Cicerone e Seneca riguarda alla letteratura: se per Cicerone la letteratura deve dovere ed electare, non movere e flectere (quindi doveva insegnare rallegrare, non scuotere gli animi), per Seneca la letteratura deve sconvolgere l'essere persuasiva.

Extra Delle molte tragedie del repertorio senecano che possediamo, la praetexta spuria (l'Octavia) forse la pi celebre: essa riguarda la morte della giovanissima Ottavia, sposa di Nerone, sacrificata per permettere le nozze del princeps con Poppea. Sicuramente falsa, in quanto troppo... "profetica" riguardo alla morte di Nerone, avvenuta dopo quella di Seneca, e poi per la comparsa dello stesso Seneca fra i personaggi, tuttavia un'opera interessante, il cui vero autore potrebbe essere Anneo Cornuto, liberto di Seneca e maestro di filosofia. Le 9 cothurnatae in nostro possesso sono tratte da opere dei tragici greci a noi note, eccezion fatta per il Thyestes. Le tragedie senecane presentano alcuni interessanti problemi interpretativi, a cominciare dalla cronologia della composizione, legata ad un quesito di base: sono state composte per fini puramente artistici o con obiettivi politici? Se infatti rientrano nel progetto pedagogico di educazione del princeps, sono databili ai primi anni del principato di Nerone; se invece si tratta di un ripiego artistico del Seneca deluso dalla politica, sono databili agli ultimi anni della sua vita. E ancora: erano destinate alla rappresentazione o alla lettura nelle sale di recitazione (recitatio)? L'uccisione dei figli di Medea in scena (quando sappiamo che, per questioni educative, sin dai primi tragici greci gli omicidi non potevano avvenire in scena) e lo stile tipico della recitatio inducono buona parte della critica a propendere per la seconda ipotesi. Infine da sottolineare che il tragico in Seneca non rispetta lo spirito dei modelli greci: un tragico, il suo, ideologico piuttosto che tematico: la realt esistenziale assolutamente negativa, e nell'opera compaiono come personaggi positivi solo e sempre i minori, i subalterni, destinati comunque a rimanere inascoltati. L'aspetto

che pi colpisce dei personaggi di Seneca che non dialogano fra loro: parlano, ma non si ascoltano. Lo stile della tragedia senecana fortemente influenzato dalla retorica asiana (stile gonfio, barocco, gusto per il macabro).