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Le iscrizioni semitiche criptate nellarte italiana gotica e del primo Rinascimento

Abstract In quest studio ho analizzato limpiego delle ornamentazioni epigrafiche nella pittura italiana gotica e del primo Rinascimento, introducendomi, cos, un dibattito affrontato per la prima volta nella met dellottocento. In particolare Gustave Soulier nel suo Les influences orientales dans la peinture toscane, pone lattenzione sul tipo di ornamentazione visibile in queste opere, e sulla giusta definizione di tali ornati epigrafici fino ad allora definiti generalmente pseudo cufici o pseudo arabi. Nel corso degli anni questi temi non sono stati quasi mai affrontati, se non in maniera marginale, lasciando cos sospeso il dibattito sulla corretta definizione di queste testimonianze epigrafiche. Soltanto le iscrizioni presenti in alcune opere di Giotto sono state oggetto di recenti studi, che affrontavano per, soprattutto un genere di iscrizioni riconducibili ai caratteri dellalfabeto mongolo, del tutto avulse dal contesto semitico a cui facciamo riferimento. Ho constato limpiego di questo genere di ornamentazioni epigrafiche gi a partire dalle opere del Cimabue e di Duccio di Buoninsegna, riconducibili alla met del XIII secolo, precedenti ai dipinti di Giotto. Analizzando questi ornati, che campeggiano lungo le bordure dei troni, nei nimbi e sui tessuti dei personaggi rappresentati, ho riscontrato una grande diversificazione nella riproduzione di queste decorazioni che ci hanno indotto a fare alcune riflessioni riguardo allutilizzo del termine pseudoiscrizione. Se vero che nel periodo gotico queste iscrizioni risultano essere copie di iscrizioni originali presenti sui tessuti e sugli oggetti preziosi di manifattura islamica, tanto da renderci possibile anche alcune letture di testi originali, nel periodo rinascimentale, invece, sar proprio la ricerca umanistica ad attribuire laffermazione di questo genere di decorazione, come riferimento colto al Cristianesimo ed alla sua storia. Da qui anche una certa diffusione nelluso delle iscrizioni latine criptate, ovvero nelluso di quelle iscrizioni apparentemente identificabili come pseudoiscrizioni arabe o ebraiche, ma che celano invece caratteri latini camuffati e criptati. Questo tipo di iscrizioni contengono testi religiosi, per lo pi ripropongono il nome della Vergine o il saluto dellangelo alla Madonna: Ave Maria. E chiaro che un particolare gioco enigmistico atto a conferire, finalmente, un significato sicuro ai particolari segni grafici e al contempo creare una sorta di divertissement destinato ai fruitori dotti e a coloro i quali fossero in grado di decriptarne il testo, significativamente emblematico di un nuovo contesto culturale che trova nellumanesimo il riferimento principale. Il concetto di trasposizione di testi, da parte di non arabofoni, risulta essere in contrasto con questo tipo di ornamentazione epigrafica che sottende unelaborazione fantastica dei segni alfabetici. E da qui che si sviluppa e nasce la ricerca di un prototipo. L'iscrizione esiste ed tale ma la funzione che cambia rispetto al contesto islamico perch in questi caso espressa in chiave cristiana, mutuata dal contesto culturale che l'ha piegata ad una funzione propria. Questa fase imitativa risponde ad un gusto per l'esotismo che dovuto all'interpretazione di ci che rappresentava l'Oriente per l'Occidente.

Il fasto che si attribuisce poi in senso devozionale ai personaggi sacri come atto di omaggio devozionale, nel gioco colto dell'umanesimo, una sorta di rivolta anti-gotica. Questo visibile anche nell'uso della scrittura, nella ricerca di nuovi segni grafici, che partendo proprio dallo studio delle scritture antiche, e quindi anche semitiche, esprime un interesse antiquario e colto. Mi sembra importante poi sottolineare una distinzione, che il generico riferimento ad iscrizione islamica, omette. Fino a questo momento, infatti, col termine arabo-islamico sono state ignorate, invece, le iscrizioni che riproducono caratteri ispirati allalfabeto ebraico. Per questa motivazione ho deciso di riferirmi, nel titolo dello studio, alle iscrizioni semitiche, ampliando in questo modo lanalisi dei caratteri presentati anche ai segni pseudo ebraici. Riguardo alla definizione delle ornamentazioni impiegate, ho riscontrato un utilizzo assai vario di stili di scrittura pseudo araba. E bene quindi inquadrare anche il particolare contesto storico che ripropone e diffonde un certo tipo di decorazioni epigrafiche in caratteri semitici apparentemente appartenenti ad un ambito religioso diverso da quello cristiano. Durante tutto il Medioevo con lintensificarsi degli scambi commerciali nei bacini nord e sud-est del Mediterraneo, lintera Penisola ammira per la prima volta la straordinaria ricchezza dei tiraz di provenienza islamica e di alcuni oggetti preziosi, destinati ad arricchire le gi fastose corti e palazzi nobiliari dellaristocrazia italica. Nella pittura italiana ancora molto influenzata da una certa preziosit bizantina, caratterizzata da sfondi dorati e rappresentazioni bidimensionali, questo tipo di decorazioni risultano particolarmente apprezzate. Nei vari passaggi di riproduzione le iscrizioni, ricopiate da non arabofoni, perdono cos gradualmente la loro leggibilit mentre riusciamo a riconoscerne, nella maggioranza dei casi, i ducti delle lettere rappresentate e gli stili di scrittura. Possiamo cos verificare una variet di iscrizioni distinguibili in iscrizioni corsive ed iscrizioni cufiche. Il tipo di cufico utilizzato nelle iscrizioni generalmente un cufico semplice, caratterizzato da lettere angolari con terminazioni apicate o ad uncino. In un caso, per, vediamo anche riprodotto un tipo di cufico cosidetto quadrato ovvero organizzato in compartimenti quadrati i cui ducti riproducono forme geometriche. Nel caso delle iscrizioni corsive, invece, ritroviamo numerosi riferimenti al thuluth, stile impiegato soprattutto in contesto mamelucco che presenta curve a forma di calice, naskhi classico e a forma allungata come osservabile in alcune iscrizioni fatimidi. E evidente che, dallattenta analisi di queste iscrizioni, traiamo delle informazioni cos articolate che ci inducono ad una distinzione ben pi amplia da quella finora presentataci negli studio di settore. Un altro aspetto interessante invece legato proprio allutilizzo dei caratteri arabi. Ho riscontrato diverse posizioni di scettici che consideravano impropri i riferimenti islamici riportati nella pittura quasi esclusivamente religiosa del Gotico e del Rinascimento. Credo, invece, che la riproposizione di questi caratteri fosse strettamente connessa ad un significato religioso che evocasse, nellimmaginario collettivo, la lingua delle Sacre Scritture e della Terra Santa. Lo stesso discorso vale per le iscrizioni ebraiche laddove i segni non sarebbero stati veicolati dagli scambi commerciali quanto dalla diffusione dei manoscritti e dellepigrafia funeraria, appartenenti alle comunit ebraiche stanziate in Italia durante tutto il Medioevo. Anche in questo caso ho dimostrato che non si riscontrano esclusivamente semplici copie di caratteri ebraici, quanto una diversificata forma di riproduzioni.

E questo il caso della ceramica rinascimentale da me analizzata. Vediamo infatti che i segni sembrano essere ispirati esclusivamente dalla fantasia dellartista sottendono invece un significato diverso. Il riferimento agli angeli Aladiah e Sealiah che nella tradizione ebraica sono spesso riportati negli amuleti e quindi testimoniano un utilizzo beneaugurale e scaramantico. Con questo studio ho cercato di colmare i vuoti perpetrati negli anni e relativi alle definizioni approssimative di questi ornati epigrafici che testimoniano lintroduzione di elementi emblematici dellarte islamica, rappresentati dallepigrafia islamica, nella tradizione pittorica italiana del Gotico e del Rinascimento. Di seguito riporto alcuni parti del mio studio relative allanalisi delle seguenti sezioni. - Iscrizioni islamiche - Pseudoiscrizioni islamiche - Iscrizioni latine criptate - Iscrizioni ebraiche Le iscrizioni islamiche Lindividuazione dei testi ricorrenti1 nellepigrafia araba, rappresenta talvolta la sola base certa nellidentificazione delle iscrizioni di complessa decifrazione. Questa riflessione, per, non pu essere estesa a tutti i settori in cui essa si sviluppa nella sua vasta propagazione nei diversi media; si tratta di un aspetto riconducibile ai soli casi in cui le iscrizioni svolgono un ruolo comunicativo. il caso dellepigrafia funeraria, di quella monumentale e della numismatica. Riguardo, invece, alle iscrizioni mobiliari riprodotte su ceramiche, metalli, manufatti lignei e tessuti, ci si ritrova di fronte a testi di svariata provenienza. Fatta eccezione per alcuni sporadici tentativi di letture di professione di fede islamica, le decorazioni epigrafiche riprodotte nella pittura italiana gotica e del primo Rinascimento, non sono mai state considerate delle vere e proprie iscrizioni islamiche, perch ritenute prive di ogni possibile leggibilit. Questo il primo assunto che proveremo a controbattere, cercando di dimostrare che la leggibilit delliscrizione non legata soltanto ad una riproduzione colta e consapevole delle maestranze arabofone, quanto alla capacit dellartista di riprodurre in maniera attenta i decori a sua disposizione, e al grado di alterazione dei caratteri, a loro volta, presenti sui modelli disponibili. A questo proposito siamo riusciti ad individuare una vera e propria iscrizione islamica contenente versi coranici, nel dipinto della Maest della Madonna del Louvre, di Cimabue. Liscrizione (fig. 1) inserita alle spalle della Madonna, nel drappeggio del trono sui cui la Vergine seduta. La composizione epigrafica sembra essere suddivisa in quattro diversi compartimenti 2. La porzione cui facciamo riferimento quella riportata nel secondo rigo, in corrispondenza della spalla destra della Madonna. Il testo delimitato da due linee orizzontali di colore rosso. I caratteri sono, invece, realizzati in blu, ed occupano interamente il campo scritto. Non sono presenti punti diacritici. La lunghezza dell'alif e delle lettere con aste lunghe tende ad essere corrispondente allaltezza della fascia epigrafica. Lalif costituisce cos il modulo che regola, sostanzialmente, laltezza delle lettere alte. Nel testo sembrano essere presenti, inoltre, alcuni elementi decorativi con funzione riempitiva, tra cui elementi a forma di palmette bilobate.
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Spesso rappresentati da frasi strettamente legate alla tradizione islamica, tra cui le pi note sono la basmala ( frase con cui si aprono le sure del Corano), la ahda (professione di fede islamica), la tasliya (invocazione di Grazia o Benedizione, il tamid (Lode a Dio), oppure a espressioni relative alle datazioni, ai luoghi di produzione, alle edificazioni ecc.
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Non ci stato possibile verificare le iscrizioni riportate sui tre righi restanti, a causa della limitata definizione dellimmagine adoperata.

Il tipo di scrittura corsivo e presenta lettere apicate. Alcune parole sono disposte in maniera ortogonale rispetto allintera iscrizione. Non si rilevano ornamenti aggiunti al tracciato ordinario delle lettere, che presentano una forma tendenzialmente arrotondata e allungata. Le code delle mm, in posizione isolata, risalgono sempre verso lalto a riempire il rigo di scrittura. In due casi anche la parti terminanti delle ww, hanno una forma analoga. La sn iniziale costituita da un tratto unico, senza dentini, come in uso nel naskh mamelucco. Il nesso lm-alif reso in forma incrociata. Nella parola sono presenti i nessi lm-mm e -mm, cos come resi nella scrittura corsiva. La lettera kf finale, riprodotta nella sua forma classica con il trattino centrale.

Figura 1

Il testo composto da due distinti versetti coranici. Liscrizione sostanzialmente leggibile; si rilevano difficolt nellidentificazione dei ductus della parola , e nella parte finale del secondo versetto, ma in entrambi i casi, il testo ci sembra comunque corrispondente alloriginale. La lettura che proponiamo delliscrizione la seguente. ( ( )( Riportiamo la traduzione3. Entratevi in pace! Questo il Giorno[]4 []come Noi le richiamiamo alla vita e le rivestiamo di carne. E quando tutto questo gli fu chiaramente mostrato[]5 Il testo si riferisce a due versetti coranici appartenenti rispettivamente alla Sura del Qaf e alla Sura della Vacca. In particolare, di questultima sura, il versetto citato il 259 che, come ci segnala Bausani6, si riferisce ad un racconto assai diffuso nelle leggende orientali giudaico-cristiane.
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Per la traduzione dei versi coranici cfr, A. Bausani, Il Corano, Milano 2001 Cor. L, 34 parziale. Lintero versetto : Entratevi in pace! Questo il Giorno Eterno! 5 Cor. II, 259 parziale. Lintero versetto : E guarda anche le ossa come Noi le richiamiamo alla vita e le rivestiamo di carne. E quando tutto questo gli fu chiaramente mostrato disse: Riconosco ora che Dio sovra tutte le cose potente! 6 A. Bausani, op. cit., p. 516 Questo racconto, i cui elementi sono diffusi in molte leggende giudeo-cristiane orientali, ma le cui origini immediate sono difficili ad identificare, stato avvicinato da alcuni a I Re XIX, 4-8 (Elia addormentato nel deserto), da altri a Neemia II, II segg. (ricostruzione della mura di Gerusalemme). Il racconto a questo pi vicino sembra essere quello della versione etiopica del Libro di Baruch dove si narra che Abed Malek

Riguardo, invece, al versetto Cor. L, 34, non siamo in grado di attribuire significati specifici. Non dovrebbe, per, trattarsi di un testo raramente impiegato, poich, siamo risusciti ad individuarne la presenza, anche in una iscrizione successiva. Il Beato Angelico, infatti, nel 1428, riproduce lo stesso testo, ai bordi della veste del Bambino, nel Trittico di San Pietro Martire, (fig. 2).

Figura 2

Le due iscrizioni presentano forti analogie. In entrambi i casi si tratta di scrittura corsiva, tra loro assai simile. Il testo composto da quattro parole, invece che dalle cinque costitutive del verso originale, proprio come nel caso delliscrizione duecentesca; unulteriore analogia caratterizzata dalla parola che risulta essere, in entrambi le iscrizioni, parzialmente riprodotta. Nonostante le relazioni tra le due iscrizioni risultino essere rilevanti, non pensiamo sia, quella dellAngelico, una copia diretta della composizione epigrafica del Cimabue. Questo perch, alcuni ductus, non corrispondenti a quelli delliscrizione duecentesca, risultano comunque essere trascritti in maniera corretta. Escludendo, quindi, che lAngelico, potesse conoscere le regole della scrittura araba, tanto da variarne i ductus senza commettere errori, il riferimento ad un diverso modello, sembra quasi conseguente. Nel testo non sembrano essere presenti, particolari elementi decorativi. Il tipo di scrittura naskh. Tutte le lettere, fatta eccezione per la y iniziale, sono disposte in maniera parallela rispetto al rigo. Non si rilevano ornamenti aggiunti al tracciato ordinario delle lettere, che presentano una forma tendenzialmente allungata. La coda della mm, nella parola ,risale verso lalto a riempire il rigo di scrittura. Il nesso lm-alif reso in forma incrociata. Il testo identificato rappresenta soltanto una porzione delliscrizione della quale non siano riusciti a fornirne, ancora, una lettura completa. Nello studio sulle pseudoiscrizioni islamiche del Gentile da Fabriano7, viene individuata liscrizione recante il protocollo reale mamelucco, nella Madonna dellUmilt, del 1420-25 circa (fig. 3).

dorm sessantasei anni e al risveglio trov riedificata Gerusalemme, e il suo pane e i suoi fichi ancora freschi miracolosamente []. 7 V. Grassi, op. cit.

Figura 3

Questa lettura , a nostro avviso, particolarmente importante perch apre la strada ad una nuova serie di individuazioni analoghe, che di seguito proponiamo. E bene, comunque ricordare che, di questa iscrizione, non stato ancora possibile individuarne, il modello di riferimento. Infatti, liscrizione completa e leggibile del protocollo reale, riportata nel disegno del Pisanello Giovanni VIII Paleologo a cavallo, personaggi del seguito e frammento di iscrizione mamelucca (fig. 4), risulta essere successiva, datata intorno al 1438.

Figura 4

Gi nellarticolo della Grassi stato posto l'accento su una certa discrepanza, tra le diverse datazioni e lo stile delliscrizione riproposta, nelle due opere, in scrittura totalmente dissimile 8. La nostra analisi sembra confermare questa tendenza. Abbiamo riscontrato, infatti, altre tre iscrizioni riferibili al testo citato. Due, fra queste iscrizioni, recano, soltanto, parte della parola al-suln. Tutte le iscrizioni risultano essere successive a quelle del Gentile ma, anche in questo caso, non sembrano affatto essere copiate luna dallaltra, e soprattutto, non sembra seguire nessun ordine cronologico. Difatti, liscrizione del Beato Angelico (fig. 5), databile intorno al 1450, presente nella Vergine delle Ombre, sullabito di San Tommaso dAquino, pi complessa rispetto alle altre due, quella precedente del Masaccio nella Madonna Casini (fig. 6), 1426-27 e quella successiva del Lippi nella Madonna con Bambino di Monaco, 1460 circa (fig. 7). Molto probabilmente, il testo recante il protocollo reale mamelucco, deve essere stato oggetto di svariate riproduzioni, dal momento che lo si ritrova riproposto in diverse forme su altrettante numerose iscrizioni. E bene notare per, che in alcuni casi, liscrizione sembra essere una rielaborazione di quelle precedentemente riportante in altri dipinti.

V. Grassi, op. cit. p. 41: Un secondo problema costituito dalla differente datazione del dipinto di Gentile e del disegno di Pisanello: il primo generalmente attribuito allinizio del quinquennio fiorentino (1420-1425), o addirittura alla fase immediatamente precedente, e riporta liscrizione incompleta, mentre il disegno del Pisanello dovrebbe essere datato, secondo Vickers, intorno al 1438.

Figura 5

Nel caso del Beato Angelico, liscrizione resa in scrittura corsiva, e vi si legge distintamente il testo parzialmente riprodotto -n al-malik. Mentre, la prima parte delliscrizione che, dovrebbe recare la parte iniziale della parola al-suln, non risulta essere corrispondente. Anche negli altri due casi possibile individuare la parte iniziale della parola riprodotta allo stesso modo, ovvero, con dei segni che compongono una sorta di forma a V.

Figura 6

Figura 7

Nei casi del Masaccio e del Lippi, le lettere appaiono essere copiate nellottica della prossimit alle lettere latine. Vediamo, quindi, la nun prendere le sembianze di una E in caratteri maiuscoli, la alif somigliare ad una I, la ta assumere la forma caratteristica della B minuscola. Se questa due iscrizioni

sembrano essere particolarmente simili, lo stesso tipo di corrispondenza lo ritroviamo, ugualmente, con liscrizione dellAngelico, come dimostriamo nellesempio grafico riportato nella figura 8.

Figura 8

Altro artista, appartenente al periodo tardogotico, ad aver riportato in maniera fedele le iscrizioni presenti sui tessuti il Pisanello. Nella sua opera, infatti, oltre al disegno precedentemente citato, tutte le iscrizioni riportate risultano essere leggibili o parzialmente tali. NellAnnunciazione di Verona, la Vergine raffigurata assisa su un tappeto decorato da elementi epigrafici in stile cufico quadrato.

Figura 9

Gli ornati epigrafici compongono lintera decorazione del tappeto. Nella parte centrale sono visibili determinati segni grafici riconducibili ai ductus del nesso lm-alif (fig. 9). Lungo tutta la cornice campeggia, in maniera ripetuta, una decorazione epigrafica inserita in un modulo quadrangolare (fig. 10). Ci sembra di riconoscere il nome del Profeta Muammad, riportato nei segni caratteristici della scrittura cufica quadrata. Le quattro lettere, in forma angolare, che costituiscono il nome del Profeta

dellIslam, sono organizzate allinterno di un tracciato quadrato. Liscrizione organizzata in compartimenti composti da sottounit rettangolari. Scomponendo, ipoteticamente, il quadrato in quattro sezioni uguali, ciascuna lettera occuperebbe lo spazio di un nuovo quadrato generato. Cos, alla sezione superiore, appartengono le due lettere iniziali, mm e , ed a quella inferiore mm e dal. Le lettere sono legate tra loro da un tratto continuo, adagiato sul rigo, che corrisponde alla cornice dei quadrati stessi. Il tipo di iscrizione quadrata, recante il nome del Profeta, risulta essere somigliante alle decorazioni epigrafiche appartenenti al complesso della Madrasa Nimavard di Ifahn (Iran), come risulta dalle riproduzioni grafiche presentate nel sito Kufic.info9.

Figura 10

Le pseudo iscrizioni arabe Abbiamo visto come, diversi artisti, abbiano riprodotto vere e proprie iscrizioni, in maniera tanto attenta da consentirci una lettura dei testi arabi costitutivi. Spesso, per, questi testi non conservano, gi dai modelli originali, i tracciati propri della scrittura araba. In questi casi lanalisi paleografica stata spesso trascurata, perch considerata inefficace e marginale. Le pseudoiscrizioni che analizzeremo, ci presentano unampia visione dei generi di scrittura impiegati sui modelli e sui prototipi circolanti per le botteghe darte. Esse coprono un arco temporale che, partendo dal Duecento, si protrae fino alla fine del XV secolo. Gi il Cimabue, infatti, ci trasmette, oltre all'iscrizione coranica precedentemente presentata, anche uninteressante pseudoiscrizione corsiva, in caratteri arabi. Nella Madonna con Bambino e Angeli di Bologna, adagiato sul trono, un tessuto decorato da due fasce epigrafiche. Gli ornati epigrafici campeggiano nella parte superiore del dipinto, in corrispondenza delle spalle della Vergine, ed ai piedi del trono. I caratteri, di colore marrone scuro, sono disegnati su un fondo marrone tenue. Ancora una volta, la lettura a specchio ci ha consentito lindividuazione di alcuni particolari segni grafici. Prendiamo in analisi le due porzioni delliscrizione appartenente alla parte superiore del dipinto. Nella fascia, posta in corrispondenza
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http://www.kufic.info/architecture/nimavard/nimavard.htm

della spalla destra della Vergine (fig. 14), sono visibili una serie di nessi lam-alif, riproposti in sequenza alternata.

Figura 11

Questo genere di composizione potrebbe ricordare, come gi accennato, la professione di fede islamica. A nostro avviso, per, si tratta di una copia di iscrizione ricavata da un modello gi probabilmente illeggibile, di cui il relativo originale, avrebbe potuto contenere il testo della ahdah. Ulteriori esempi di pseudoiscrizioni e di riutilizzo di modelli precostituiti, del periodo gotico, ci vengono tramandati dallopera di Giotto. Gi lungo la cornice dorata di quella che, da molti studiosi, viene considerata come la tavola pi antica del Maestro toscano, la Madonna col Bambino di San Giorgio alla Costa, sono riconoscibili le forme di alcune lettere arabe (fig. 16).
Figura 12

Si tratta, anche in questo caso, di scrittura corsiva ma, a differenza delle pseudoiscrizioni del Cimabue, lo stile risulta pi elaborato. Infatti, vediamo sugli apici delle lettere alte alcune terminazioni a mezza punta di freccia e ad uncino. Le lettere in posizione finale presentano un occhiello lasciato aperto tipico della forma corsiva della lettera h; inoltre visibile, nella forma iniziale/isolata una lettera del gruppo dl/dhl. Una scrittura corsiva a trama fitta e intricata rappresentata, invece, negli ornati epigrafici del Mantegna. Nella pala di San Zeno, i nimbi dei santi sono decorati da particolari pseudoiscrizioni arabe. Come visibile nella figura 30, lo stile corsivo delle iscrizioni risulta essere particolarmente elaborato.

Figura 13

Le terminazioni delle lettere sono ornate da palmette bilobate, lalif inscritta nel rigo di cui determina laltezza. Le nun riportano lintera forma di mezzaluna occupando tutto il rigo. Nella parte centrale delliscrizione leggibile la parola Allah mentre, appena dopo la nun, crediamo di riconoscere la parte iniziale della basmalah: Bi-smi, due volte ripetuta. Questultima sarebbe orientata in maniera ortogonale rispetto al rigo. Nello stesso dipinto, sul nimbo della Vergine (fig. 31), compare nuovamente questo elemento grafico ed ancora una volta ruotato rispetto al testo e ripetuto due volte.

Figura 14

Lungo il bordo che orna il colletto del sontuoso abito della Madonna, presente uniscrizione corsiva che riporta, la pi volte rappresentata nun a forma di ayn (fig. 32), preceduta da sagome che potrebbero essere riferibili ad una evoluzione della parola sul n, come illustrato nel paragrafo precedente.

Figura 15

Il Mantegna riproduce, la stessa forma, nelliscrizione corsiva, ma in maniera meno ornamentale, sul carro trionfale di Cesare, appartenente al ciclo degli otto dipinti dedicato ai trionfi dellImperatore romano (fig. 33).

Figura 16

Nella parte finale delliscrizione , infatti, visibile la caratteristica nun, preceduta dalla solita composizione di lettere alte. Tutti i riferimenti citati fanno pensare a pseudoiscrizioni, o meglio a trascrizione di testi contraffatti, pi che a copie di iscrizioni originali, dal momento che soltanto pochi elementi risultano essere realmente riconducibili a lettere arabe riprodotte nella loro forma corretta. Artisti come il Ghirlandaio, il Lotto 10 e il Carpaccio, copiano nei propri dipinti un definito modello di ornamentazione epigrafica, pensando di riprodurvi semplici e astratti elementi decorativi, dei tappeti persiani ed ottomani. Il riferimento alla scrittura araba, ormai, completamente trascurato, per lasciare spazio a nuovi linguaggi visivi, espressione di una cultura pittorica gi orientata verso il manierismo. Concludiamo questa parte, proponendo ulteriori esempi di applicazione della tabella ideata da Erdmann per catalogare le ornamentazioni epigrafiche che derivano dalle diverse riproduzioni della parola Allah, nelle decorazioni presenti nei dipinti: Madonna col Bambino in trono, angeli e santi, (fig. 42) e San Girolamo nel suo studio, (fig. 43) del Ghirlandaio e nelle Scene della via di SantOrsola, (fig, 44) del Vittore Carpaccio.

Figura 17

La porzione delliscrizione evidenziata nella figura 42 da riferire al modello 1d della tabella di Erdmann 11 .

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Si veda Venis et lOrient 828-1797. Catalogo della mostra, a cura di S. Carboni, Paris 2006, pp. 125-126 11 K. Erdmann, op. cit., p. 39

Figura 18

Nel caso della figura 43, la pseudoiscrizione potrebbe rientrare nellordine del modello 4 b.

Figura 19

Nel dipinto del Carpaccio, infine, la pseudoiscrizione ci sembra riconducibile al caso 4 a.

Le iscrizioni latine criptate Riguardo allutilizzo delle iscrizioni latine criptate, ancora il Soulier a segnalarci, in maniera dettagliata, le diverse testimonianze nella pittura italiana gotica e del primo Rinascimento. Lo studioso francese inaugura un dibattito che, tuttavia, non produrr grandi sviluppi nel corso dei secoli, sebbene, nelle pagine del suo testo dedicato allinfluenze orientali nellarte toscana, vi siano gettate le basi per unanalisi metodologica volta alla decifrazione e alla lettura delle iscrizioni criptate. Ma limportanza dello studio di Soulier risiede, prima ancora che nel contributo alla decodificazione dei testi, nellindividuazione del ruolo svolto da questo genere di iscrizioni. E, infatti, attraverso luso di queste decorazioni epigrafiche assimilate dai segni gotici deformati ed avviluppati negli intrecci della scrittura araba, che limitazione dei caratteri cufici ha lasciato tracce nella pittura occidentale 1 2 . Questo genere di ornamentazione esordirebbe, nella pittura italiana, proprio alla fine del Duecento, in concomitanza, quindi, con larrivo dei irz, e degli oggetti preziosi di manifattura arabo-islamica, dal Mediterraneo. Analizziamo di seguito le iscrizioni riportate sulle aureole delle Madonne dipinte dal Gentile da Fabriano. Il tipo di scrittura riportata ci subito parsa estranea alle pseudoiscrizioni arabe, nonostante questultime presentino stili, talvolta, assai dissimili. Si tratta di caratteri isolati, con un ductus sempre ben definito, somiglianti a
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G. Soulier, op. cit., p. 190

lettere maiuscole. Abbiamo proceduto con una lettura a specchio delliscrizione delle Madonne di Pisa, di New York, di Washington e di Firenze, procedendo con una lettura a specchio e il capovolgimento del dipinto. Nella Madonna di Pisa (fig. 54), leggibile liscrizione latina ABE MARIA A. La A finale potrebbe spiegare il modulo ricorrente delliscrizione laddove la parola AVE, viene inserita sempre dopo il nome della Vergine. Il termine ABE potrebbe essere preso in prestito, ancora una volta, dalle iscrizioni del Buoninsegna che, nella Madonna di Berna riporta il ductus della V in maniera facilmente associabile ad una B maiuscola.

Figura 54

Nella Madonna di New York (fig. 55), ripetuto per due volte il nome della Vergine: MARIA MARIA A. Ancora una volta il testo riporta una A finale. Nelliscrizione della Madonna di Washington (fig. 56), invece, il significato ciclico delliscrizione, meglio espresso nella posizione intervallata delle parole, si legge: RIA MARIA MA, come accade per liscrizione centrale della Madonna Rucellai.

Figura 55

Figura 56

Nel caso della Madonna di Firenze (fig.57), invece non sembra esserci alcun riferimento atto a conferire una percezione periodica delliscrizione.

Figura 57

C da notare, per, che parte delliscrizione risulta essere coperta dallo spazio occupato dal velo della Vergine. Il testo leggibile risulta essere: MARIA MARIA. Le lettere si presentano in maniera unita, come gi abbiamo avuto modo di osservare in due esempi di iscrizioni presenti nella Madonna Rucellai del Duccio. Di seguito proponiamo, le tabelle esemplificative dei ductus relativi alle lettere M,R,I (fig 58) e alle lettere A (fig.59).

Figura 58

Figura 59

Suddividiamo, adesso, le A nei sottogruppi, secondo i criteri stabiliti per lidentificazione dei ductus della lettera. Gruppo II: B2, A5, A6, B4, A3, B6, B8, B3 Gruppo III: B1, Gruppo IV: A4, A7, A8, A9 (B1) La B1 pu essere considerata appartenente al gruppo IV, perch composta da tre gambe, e al gruppo III perch aperta al vertice e composta da elementi paralleli.

Le lettere del gruppo II hanno in comune, in questo caso, soltanto una struttura rettangolare, leggermente allungata verso lalto, e generalmente ben riprodotte. Il Gentile interviene, come visto, in maniera attenta e metodica nella raffigurazione delle iscrizioni criptate, sottolineandone la particolarit ciclica. Il suo sicuramente un approccio imitativo, riguardo a un certo tipo di ornamentazione epigrafica; ma egli non rinuncia, per, ad intervenire e a modificarne le specifiche forme strutturali, dimostrando cos, di meritare uno posto, tra le grandi personalit ideatrici di questo genere di iscrizioni. Dopo limportante contributo fornito dal Gentile, nellimpiego e nellelaborazione delle iscrizioni criptate, gli artisti quattrocenteschi preferiscono decorare le proprie opere affidandosi alla riproduzione e alla copia delle pseudoiscrizioni semitiche, piuttosto che alla riproposizione di questo particolare gioco enigmistico. Alla fine del Quattrocento, per, il giovane Bergognone, trova un sistema, per riproporre in chiave a lui pi contemporanea, il colto divertissement ideato dai grandi maestri del Gotico. Nella Madonna della National Gallery, corre lungo tutta la bordura dellabito, una pseudoiscrizione composta da segni che non sembrano appartenere a nessun alfabeto in particolare. Dopo unattenta analisi siamo riusciti ad individuare il nesso logico che disciplina queste iscrizioni. Si tratta di singole sovrapposizioni, alternate, di caratteri latini maiuscoli. Nella figura 60 riportato il lembo con liscrizione, seguito dalle esemplificazioni grafiche che mostrano il testo.

Figura 60

Liscrizione inscritta nel rigo, delimitata da due linee orizzontali, che corrono per tutta la lunghezza della composizione e fungono da cornice per il testo. I caratteri sono dorati, riprodotti su fondo blu. Liscrizione non presenta nessun segno accessorio. Le lettere latine si presentano in formato maiuscolo; tutte le lettere sono rese con la stessa altezza. I caratteri sono sovrapposti in modo da indurre ad una rilettura obbligata della la stessa porzione delliscrizione, prima di poter avanzare di posizione. Il testo completo delliscrizione Ave Maria Mater Dei Ora Pro Nobis [peccatoribus. Nunc et in] Hora Mortis Nostrae.

AVE

MARIA

MATER

DEI

ORA

PRO

NOBIS

HORA

MORTIS

NOSTRAE

Per usare le parole del Soulier le peintre sest certainement diverti embrouiller lcriture et intriguer le spectateur, en donnant son grimoire un aspect indchiffrable. Le iscrizioni ebraiche Se i riferimenti alle pseudoiscrizioni arabe nelle decorazioni pittoriche si sono dimostrati, nel corso dei secoli, approssimativi e generici, alle testimonianze della cultura ebraica non stata riservata, certo, maggiore attenzione. Sono rari i casi in cui, nei trattati di storia dellarte e di altri studi di settore, si trovino riferimenti espliciti a segni grafici di influenza ebraica. Ancora una volta il Soulier che, dimostrando una certa sensibilit verso gli studi orientalistici, gi agli inizi del secolo scorso, scrive esplicitamente di lettere ebraiche 13 .
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G. Soulier, op. cit., p 191 et surtout dans lAnnonciation de lglise du Ges, peint pour la mme ville, vraisemblablement quelques annes plus tard, la robe de lange sorne dun large bandeau couvert de caractres orientaux qui semblent vouloir tre des lettres hbraques, ainsi quil en avait t, par exemple sur le bonnet du grand-prtre dans la Prsentation au Temple dAmbrogio Lorenzetti (Uffizi).

Tra i primi artisti italiani ad attestare lutilizzo di tali ornamentazioni epigrafiche vi Simone Martini che dimostra, nella riproposizione dei segni in composizione decorativa, unapprezzabile fedelt ai ductus originali delle lettere. Abbiamo ritenuto particolarmente interessante analizzare le pseudoiscrizioni presenti nel polittico Orisini, nel San Martino ordinato Cavaliere e nella Sacra Famiglia. Le decorazioni del polittico Orsini risultano essere le pi fedeli alle lettere originali ebraiche. Gli ornati epigrafici corrono lungo il bordo del manto della Vergine (figg. 61 e 62); i caratteri dorati campeggiano sul fondo blu, delimitato da due righe, che inscrivono lintera composizione.

Figura 20

Figura 21

Nelle figure 61 e 62 sono evidenziati, con diverse intensit di grigio, le lettere riconoscibili dellalfabeto ebraico. Di seguito proponiamo una ripartizione in sottogruppi.
Nero: a cui appartengono le lettere tonde Grigio scuro: il segno pi frequente nelliscrizione Grigio: lettere di forma quadrangolare del tipo Grigio chiaro: lettere aperte a sinistra Bianco sporco: lettera a tre dentini

Anche in questo caso, le alef, sono di gran lunga le lettere pi rappresentate nellornamentazione epigrafica. Nelle pseudoiscrizioni ebraiche appare sempre e, in determinate circostanze esclusivamente, la prima lettera dellalfabeto ebraico. Potremmo avanzare unipotesi di parallelismo con quanto accade per le pseudoiscrizioni arabe, riguardo al nesso lmalif. Si tratta in entrambi i casi, infatti, di segni rappresentativi che esprimono, nella loro forma, lintero sistema alfabetico di appartenenza.

Inoltre, essi si presentano con profili gi noti al contesto occidentale. Questo spiega il motivo di una certa sproporzione nellimpiego frequente di queste lettere rispetto alla gamma di segni grafici di cui gli alfabeti semitici dispongono. La alef ebraica viene frequentemente riportata, infatti, in una forma particolarmente somigliante alla croce uncinata o svastica. Quando lartista, dovendosi ispirare ad una composizione epigrafica in caratteri ebraici, non dispone di un modello preciso a cui fare riferimento, affida lorganizzazione delle ornamentazioni alla sola immaginazione creativa ed molto probabile che in tal caso egli faccia ricorso, tra i rari segni ancora riconoscibili, ad una grande predominanza di alef , riprodotte nella forma di croce uncinata. E il caso delle decorazioni che il Martini propone sui tessuti dei personaggi della Sacra Famiglia. Rispetto al polittico Orsini, infatti, i segni risultano essere qui dipinti in maniera pi casuale ed approssimativa. Osservando i mantelli di San Giuseppe e di Ges (fig. 63), ci si rende conto di quanto la decorazione epigrafica sia, di fatto, tanto imprecisa quanto indefinita.

Figura 22

Nella figura 64, abbiamo evidenziato i segni in qualche modo riconducibili a lettere pseudo ebraiche. Oltre alla due alef, di cui la prima resa a forma di X e la seguente riprende la forma di croce uncinata, individuiamo il ductus di una lettera tonda (,) di una tzadi e di una lettera ad asta ,riconducibili a lettere pseudo ebraiche.

Figura 23

Le decorazioni epigrafiche in caratteri pseudo ebraici, trovano spazio anche nell'arte ceramica rinascimentale. Le comunit ebraiche presenti in Italia, durante tutto il Medioevo, apportano nelliconografia occidentale, un bagaglio di segni e simboli che caratterizzeranno la conformazione e lo sviluppo di interi schemi decorativi. Il patrimonio ereditato dalla cultura ebraica, verr riadattato e sviluppato in ambiti culturali diversi. Gli ornati epigrafici utilizzati nella decorazione di alcune ceramiche rinascimentali, non sembrano essere copie di modelli, pi o meno contraffatti, di iscrizioni ebraiche. La fedelt con la quale vengono riproposte le lettere e il tipo di composizione, induce ad ipotizzare una conoscenza dei segni ed un consapevole utilizzo. Rispondendo ad una richiesta del dott. Paolinelli 14 , ho analizzato le misteriose ornamentazioni epigrafiche di un piatto del primo Cinquecento, proveniente dal ducato di Urbino (fig. 74).

Figura 24

La decorazione epigrafica formata da ventiquattro lettere dellalfabeto ebraico. Il testo composto da otto ,otto ,sei ,e due ( fig. 75).
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AA VV. Le maioliche rinascimentali nelle collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia II, Perugia, 2007 pp. 248-252

Trattandosi di una lettura di caratteri semitici, partiremo dalla prima in alto e procederemo verso sinistra, in senso antiorario. Formeremo dei raggruppamenti composti da tre lettere, ottenendo, cos, una prima suddivisione in otto gruppi. Trattandosi di un insieme di tre lettere sulle ventiquattro complessive, il modulo sar costituito dalle tre lettere, equidistanti tra loro otto posizioni.

Figura 25

Di ogni gruppo possibile individuare, sul lato opposto, un gruppo gemello formato da tre medesimi segni in posizione speculare. Considerando, cos, i gruppi gemelli, parte di un unico raggruppamento, otteniamo, quattro gruppi di sei lettere i cui ductus sono presentati e confrontati nella fig. 80.
1. 2. 3. 4. ( fig. 76) ( fig. 77) ( fig. 78) ( fig. 79)

Poich questo tipo di composizioni sono basate sullutilizzo di una certa simbologia, spesso legata ad ambiti esoterici, e trovandoci a ragionare su un insieme composto da tre elementi speculari, apparentemente privo di significato, non ci parso azzardato il riferimento alla stella a sei punte, quale chiave di lettura per la decodifica del testo.

Figura 26

Figura 27

Figura 28

Figura 29

I vertici dei due triangoli che formano ciascuna stella, uniscono le tre lettere in un nome. Un triangolo segna la lettura in senso orario, laltro in senso antiorario. Procedendo in questo modo si legge, sulla stella centrale, il nome Sealiah e sulle tre stelle laterali, il nome Aladiah. Secondo la tradizione biblica Aladiah il nome del X angelo, mentre Sealiah, risulta essere il XLV. Il nome di Aladiah cos scritto ,mentre Sealiah corrisponde a . La rappresentata nella tradizione ebraica da un volatile. La viene indicata con un braccio, oppure unala. La indica una mano. La ,ha come valore grafico il torchio, spesso rappresentato da un tondo. Va da s il riferimento al disegno centrale 15 : il volatile il braccio e lala la mano il tondo

Figura 30

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Cfr, immagine 74

Il riferimento allangelo Aladiah molto frequentemente, nella tradizione ebraica, su amuleti, talismani ed altri oggetti portafortuna. La composizione criptata, sottende, dunque, unevidente relazione con ambienti che avessero una conoscenza abbastanza approfondita della cultura ebraica. Riteniamo pertanto si possa trattare di una committenza colta o una produzione ad opera di maestranze ebraiche, per quanto tale ipotesi sia stata recentemente esclusa dagli storici dellarte 16 . Tuttavia la questione che ci premeva sollevare, a nostro avviso, stata focalizzata. Non sempre, una composizione epigrafica generata in un contesto occidentale da definire, in maniera aprioristica, pseudoiscrizione o iscrizione fantastica ispirata a segni alfabetici, solo perch apparentemente indecifrabile. In particolare, nel contesto esoterico di ambito semitico, questo tipo di combinazioni enigmistiche tendono a sviluppare il lato occulto e segreto nelle iscrizioni, in quanto ne riservano la comprensione ad una ristretta cerchia di fruitori che sono a conoscenza del sistema di codifica del messaggio. proprio per questa ragione che le decorazioni del piatto da noi studiato sono sempre state ritenute, da osservatori ignari delle problematiche insite nelluso dei segni alfabetici delle lingue semitiche, delle pseudoiscrizioni fantastiche. Soltanto nel 2006 stata proposta una nuova lettura, accolta con poco entusiasmo negli studi di settore, che indica il testo in caratteri latini Dux f m, in riferimento al Duca Francesco Maria della Rovere 17 . Il nostro contributo, per quanto limitato, volto al consolidamento di un approccio multidisciplinare che, supportato da uno studio sistemico e accurato delle iscrizioni, possa contribuire ad una corretta ricostruzione delle fondamentali dinamiche legate agli aspetti storico-culturali dellarte e delle relazioni interetniche.

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Cfr. L. Donati, P. Prato Produzione ceramica ed ebrei a Faenza dal XV al XVII secolo in Faenza Bollettino del Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza Faenza, 2005. Pag. 115 17 Cfr F. Cioci, Simbologie ermetiche su maioliche metaurensi della corte roveresca in CeramicAntica, anno XVI, n. 11, 2006, p. 61