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COLLegIO uNIVeRsItARIO DON NICOLA MAZZA

PADOVA Residenza Maschile di Padova via dei Savonarola, 176 35137 Padova tel. 049 8734411 fax 049 8719477 e-mail: gtosi@collegiomazza.it PADOVA Residenza Femminile di Padova via Belzoni, 146 35121 Padova tel. 049 8066111 fax 049 8071251 email: iscopoli@collegiomazza.it ROMA Residenza Maschile di Roma per studenti dellUniversit LUISS Guido Carli via di Trasone, 56 00199 Roma tel. 06 8622361 fax 06 86328886 email: segreteria.roma@collegiomazza.it VeRONA Residenza Maschile di Verona via S. Carlo, 5 37129 Verona tel. 045 8348536 fax 045 8349089 email: sancarlo@collegiomazza.it VeRONA Residenza Femminile di Verona Via Campofiore, 15 37129 Verona tel. 045 594780 fax 045 590275 email: campofiore@collegiomazza.it

N uovi Q uaderNi M azziaNi

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Collegio universitario Don Nicola Mazza Residenza di Roma

DON NICOLA MAZZA


Fondatore e promotore di esperienze di alta formazione e cultura universitaria

Commemorazione annuale 11 marzo 2010

N uovi Q uaderNi M azziaNi 12

Collegio Universitario Don Nicola Mazza Residenza di Roma

DON NICOLA MAZZA


Fondatore e promotore di esperienze di alta formazione e cultura universitaria

Commemorazione annuale 11 marzo 2010

Saluti
Direttore Generale del Collegio Universitario Don Nicola Mazza

Don Francesco MassagranDe

ggi qui ricordiamo don Nicola Mazza, a 220 anni dalla sua nascita, il 10 marzo 1790 a Verona, citt allora della Repubblica Serenissima di Venezia. Cos scrive il Mazza nel 1844:

Fin dai primi anni della mia giovent (avendo ora il cinquantaquattresimo anno della mia et) mi dolea il vedere uomini forniti di grandingegno condur la lor vita in opere di mano, nelle quali o un rozzo od al pi mezzano ingegno avria potuto bastare, oppure in queste, secondo che era larte, non poter andar innanzi nella perfezion della medesima, perch, non istrutti, erano privi delle cognizioni scientifiche necessarie. Mi piangea, io dico il cuore di ci, e mi parea un gran difetto nella societ. Tali pensieri mi si ravvolgeano sempre nella mente, e mi sentia un desiderio che i giovanetti conosciuti tali privi di mezzo per esser istrutti, venissero raccolti; anzi mi parea che la stessa societ il dovesse fare; perch da essi ne avrebbe e ne formerebbe quei membri, dei quali tanto ne abbisogna...

Don Nicola Mazza lo ricordiamo come educatore di giovani di alto ingegno ma sprovvisti di mezzi, impegnato nelloffrire loro un ambiente stimolante per farli crescere fino ai gradi pi alti della cultura universitaria, con un Collegio a Verona e un collegino universitario a Padova nella prima met dellOttocento. Nel 1948 a Padova don Giuseppe Tosi ha ripreso in grande lidea e liniziativa del Mazza portando alla laurea oltre tremila allievi che si sono brillantemente affermati in tutte le aree 3

scientifiche, didattiche e professionali. Il Mazza anche noto per aver pensato e avviato negli stessi anni una missione evangelizzatrice nellAfrica centrale, poi continuata e ingrandita dal pi noto allievo e missionario mazziano, il vescovo san Daniele Comboni. Da ventanni il Mazza anche a Roma, a servizio degli studenti universitari, per collaborare con lUniversit al fine di ottimizzarne lofferta formativa mediante una residenzialit che intende caratterizzarsi come convivialit che aggiunge valore agli studi. Per essere un convivio degno di questo nome il Collegio don Mazza, con assoluta trasparenza e convinta promozione della libert degli allievi, offre un progetto educativo che coniuga i valori e le mete della antropologia cristiana secondo la collaudata tradizione della Chiesa cattolica. Inoltre, fedele alla sua storia, il Collegio intende favorire offrendo pari opportunit di studio e di formazione superiore i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi: da sempre nelle istituzioni mazziane i contributi retta sono diversificati in rapporto alle disponibilit economiche della famiglia. Le tre relazioni programmate intendono evidenziare lo sfondo su cui prende rilievo lazione del Mazza: il diritto allo studio nella dottrina sociale della Chiesa il tema affidato al prof. Roberto Pessi; il Mazza educatore nellinsieme delle sue iniziative e attivit educative, sociali e 4

missionarie, loggetto della relazione del prof. Gianpaolo Romanato (Associato di Storia contemporanea allUniversit di Padova e membro della Pontificia Commissione di Scienze storiche, autore di studi su Pio X, Comboni, esplorazioni in Africa e Missioni dei Gesuiti in Paraguay); lattenzione della Chiesa di Roma agli studenti universitari e allUniversit il tema svolto dal Direttore dellUfficio della Conferenza Episcopale Italiana per leducazione la scuola e luniversit, don Maurizio Viviani. Iniziamo con i saluti del Presidente del Collegio Universitario don Nicola Mazza on. prof. Giuliano Zoso, anche a nome del Superiore don Corrado Ginami, e del vice Direttore Generale della LUISS, dr. Giovanni Lo Storto.

Presidente del Consiglio dAmministrazione del Collegio Universitario Don Nicola Mazza

giuliano Zoso

uesto mio un semplice indirizzo di saluto e di augurio. Sono particolarmente lieto di portare a tutti voi il saluto del Consiglio di Amministrazione del Collegio Universitario Don Nicola Mazza, costola e proiezione della Pia Societ di Don Nicola Mazza. Non casuale la scelta di celebrare questanno la Festa del Mazza proprio qui a Roma, nella Residenza di Via di Trasone. In primo luogo perch siamo nel ventesimo anno accademico della presenza mazziana a Roma. Singolare poi la coincidenza che vede in questanno la celebrazione del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. La libert dellEst europeo coetanea del Mazza a Roma. Ed da quella libert che nata questa Residenza, unambasciata di un regime dispotico trasformata in luogo di studio e di formazione alla libert secondo lispirazione di Don Nicola Mazza che oggi festeggiamo. Il decimo anno accademico di questa Residenza di Via di Trasone coincide anche con il primo anno di collaborazione del nostro Collegio con la Libera Universit di Studi Sociali Guido Carli. Una collaborazione che si sta rivelando proficua al di l di ogni nostra pi ottimistica previsione. Merito in primo luogo degli studenti mazziani di Roma, merito dei dirigenti della LUISS e della loro disponibilit, merito in particolare del lascito morale, spirituale, educativo di Don Nicola Mazza, cui vogliamo essere fedeli nel momento in cui cerchiamo di interpretare il suo insegnamento alla luce dei bisogni e degli ideali dei tempi nuovi. Noi ci richiamiamo a un personaggio, Don Mazza, appunto, che fu un animo inquieto, curioso, anticipatore. Un sensibile termometro dei tempi in cui viveva. A noi basterebbe saper far rivivere almeno una scintilla della sua straordinaria capacit di essere al passo con i tempi. Ci auguriamo di esserne capaci.

Vice Direttore Generale LUISS Guido Carli

giovanni lo storto

ono onorato di portare il saluto della LUISS Guido Carli e mio personale in questa sede, perch si tratta del primo evento pubblico di livello nellambito delliniziativa congiunta che vede coinvolti il Collegio Don Mazza e la LUISS Guido Carli nella gestione della Residenza di via di Trasone. I risultati sono gi visibili: la collaborazione fattiva e stimolante, frutto di una identit di progetto con i dirigenti del Don Mazza, ricambiata anche nel saluto del presidente Zoso. Il mio un intervento estremamente breve, ma il tema mi ha parecchio incuriosito, perch, in una qualche misura, un po distante dalle tematiche di cui ogni giorno sono chiamato ad occuparmi, ma che verso queste converge. Ad essere sincero, tutta lattivit del Collegio ad incuriosirmi. C lo stimolo di conoscere, di approfondire la figura di Don Mazza. Quale migliore occasione se non ascoltarne il ricordo da chi, ogni giorno, attraverso il proprio lavoro, ne onora la memoria? Anche se la mia analisi stata fin qui parziale e superficiale, ho gi trovato tutta una serie di spunti e di riferimenti che sono intimamente connessi alle attivit che noi realizziamo e di cui ci occupiamo. Penso alle parole citate da don Massagrande: piangeva il cuore di don Mazza per il grave difetto della societ. un tema che ci appartiene e che coinvolge direttamente listituzione che qui rappresento. Tra i compiti irrinunciabili della nostra societ c la formazione dei suoi giovani, c la necessit di concentrarsi e concentrare risorse sugli investimenti per la formazione, per listruzione, per lUniversit. E come pu una Universit restare insensibile alla tematica tanto cara a don Mazza di permettere che tutti abbiano una opportunit di 9

progresso sociale, attraverso un percorso di formazione e studio? Come pu permettere che tanti talenti siano esclusi sulla constatazione di un mero elemento economico dalla possibilit di essere valorizzati? Ecco perch ritengo che il don Mazza e la LUISS abbiano intrapreso un percorso nel quale si riconoscono e si ritrovano in virt dei propri fini istituzionali. Il motto rigore e libert lespressione di un principio che guida il Don Mazza e ispira scelte e gestione della LUISS. Libert di dare chance e rigore nella valutazione del merito. Noi facciamo del merito il momento centrale: gi allingresso alla nostra Universit la selezione rappresenta lattenzione tangibile a far s che solo i ragazzi pi meritevoli possano avere lopportunit di accedere al nostro percorso formativo. Si premia cos limpegno e la forza di volont. Elementi questi che caratterizzano la nostra comune identit. C una grandissima considerazione del merito nella valutazione del percorso dei nostri ragazzi, perch la LUISS, pur essendo una Universit non statale, ha istituito un sistema di borse di studio che serve a garantire la possibilit di accesso anche a ragazzi che non hanno possibilit economiche. Io stesso ne sono un esempio, perch se negli anni Novanta 10

non avessi avuto un percorso completo di borse di studio non mi sarei potuto laureare alla LUISS. Ci vorrebbe tanto altro tempo per ricordare lattualit dellinsegnamento di don Mazza: le missioni in Africa sono state loccasione per portare alla sua attenzione anche larabo, con un anticipo, rispetto al mondo della formazione e del lavoro che, solo oggi, comincia a comprenderne limportanza; listituzione dei collegi femminili stata pensata e realizzata per primo da don Mazza, eppure ancora oggi si discute di parit e quote rosa. E, allora, probabilmente siamo in ritardo ancora oggi su chi era in anticipo gi allora: c veramente tanto da imparare! Noi lavoriamo perch attraverso la formazione, le opportunit, il rigore si formino due individui nella stessa persona: non solo un laureato che abbia competenze professionali importanti per essere competitivo nel mondo del lavoro, ma anche e in questo cerchiamo di giocare la stessa sfida che ci ha insegnato don Mazza uomini e donne che siano buoni cittadini. E questo Paese e tutto il mondo ne hanno sempre, continuamente maggiore bisogno.

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La dottrina sociale della Chiesa e il diritto allo studio


Preside della facolt di Giurisprudenza LUISS Guido Carli ella recente enciclica Caritas in veritate si legge che luomo interpreta e modella lambiente naturale mediante la cultura, la quale a sua volta viene orientata mediante la libert responsabile, attenta ai dettami della legge morale (Caritas, 48). In tale prospettiva non pu non acquisire centralit il ruolo della formazione accademica, che, insieme alla ricerca scientifica, costituisce il naturale compito educativo dellistituzione universitaria, intervenendo, sotto il profilo personale, nel critico periodo di passaggio tra lacquisizione delle conoscenze e la messa in opera delle stesse nel mondo del lavoro. LUniversit, come ha ribadito S.S. Giovanni Paolo II, deve quindi divenire lambiente in cui si coltiva il sapere, il luogo dove la persona trova progettualit, sapienza, impulso al servizio qualificato della Societ (Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al VI incontro nazionale dei docenti universitari cattolici, del 5 ottobre 2001). Se il compito delleducatore quello di promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo sia per il bene dei vari gruppi in cui luomo membro ed in cui, divenuto adulto, avr mansioni da svolgere (Gravissimus educationis, 1), particolarmente complesso risulta lespletamento di tale compito per il docente di materie giuridiche. E infatti, linsegnamento giuridico, lungi dal concentrarsi sulla sua dimensione fondamentale la giustizia , rischia di perdersi in un arido esame dei profili tecnici propri della legislazione positiva, che, daltronde, risulta sempre pi dispersiva e alluvionale. In tale ottica, quindi, compito del docente valorizzare anche tematiche afferenti al diritto naturale, che possano costituire occasione per una 13

roberto Pessi

riflessione sui valori della giustizia, contribuendo a una formazione che sviluppa le capacit di giudizio, mette a contatto il patrimonio culturale acquistato dalle passate generazioni, promuove il senso dei valori, prepara alla vita professionale (Gravissimus Educationis, 5). Ma ancora prima della educazione universitaria la dottrina sociale della Chiesa presuppone, quale primo momento formativo, quello realizzato nella comunit familiare, essendo infatti i genitori i primi e principali educatori dei propri figli, non potendo alcun altro partecipante al processo educativo che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 2 febbraio 1994). La famiglia chiamata ad offrire uneducazione integrale, che promuova la formazione della persona umana in vista del suo fine ultimo, e contemporaneamente per il bene della societ di cui luomo membro e alle cui responsabilit, divenuto adulto, avr parte (Gravissimum educationis, 1). Tale integralit assicurata solo quando i figli vengono educati al dialogo, allincontro, alla socialit, alla legalit, alla solidariet e alla 14

pace, mediante la coltivazione delle virt fondamentali della giustizia e della carit (Familiaris consortio, 43). Ed ecco quindi che si impone la necessit di una sinergia tra genitori, quali titolari del diritto di istruzione, ed insegnanti, quali incaricati delegati dai genitori, che sia tale da garantire a questi ultimi la possibilit di formare e fare formare i propri figli nel rispetto dei loro principi morali e religiosi, scegliendo quindi la scuola ritenuta pi adatta alleducazione dei figli. Orbene, tale diritto dei genitori deve considerarsi originario (in quanto precede lorganizzazione statale), intangibile (in quanto nessun ordinamento positivo pu limitarlo o comprometterlo) e inalienabile (in quanto nessuno pu, contro la volont della famiglia, sostituirsi ad essa), di talch lo stesso deve ritenersi prioritario rispetto a qualsiasi altro potere. Daltronde, quanto appena messo in luce trova conferma in molteplici norme internazionali: basti pensare allart. 26 della Dichiarazione universale dei diritti delluomo approvata dallONU il 10 dicembre 1948, ai sensi del quale i genitori hanno diritto di priorit nella scelta 15

del genere di istruzione da impartire ai loro figli, nonch allart. 14 della Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea (approvata a Nizza il 9 dicembre 2000), che, allart. 14, riconosce espressamente la libert di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, cos come il diritto dei genitori di provvedere alleducazione e allistruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche. Il diritto allistruzione trova quindi espresso riconoscimento nellart. 34 della Costituzione repubblicana, che, oltre a sancire il principio per cui la scuola aperta a tutti, consacra lobbligatoriet e la gratuit dellistruzione inferiore e pone in capo alla Repubblica un obbligo positivo, essendo questa chiamata, con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, a rendere effettivo il diritto di istruzione dei capaci e meritevoli, ai quali, anche se privi di mezzi, riconosciuto il diritto di raggiungere i gradi pi alti degli studi. Sul punto, per, la dottrina costituzionalistica si divisa tra chi negava che la Costituzione avesse dato vita ad un diritto dei cittadini ad essere istruiti (Sandulli, p. 1244, Daniele, p. 101) corrispondendo ad un semplice beneficio concesso al privato dalla Pubblica Amministrazione e chi invece riconduceva listruzione ad un vero e proprio diritto soggettivo (Pototschnig, p. 367 Mengoni, p. 3), rilevando che, in un modello di Stato sociale costituzionalmente garantito, lo stesso, in forza del principio delleguaglianza sostanziale, non possa non riconoscere una serie di diritti positivi che presuppongano interventi dei pubblici poteri affinch, con riferimento al profilo in esame, il cittadino possa realizzare un pieno sviluppo formativo che ne renda effettiva e consapevole la partecipazione al governo della res publica. Tale ultima ermeneutica sembra maggiormente convincente anche alla luce dei lavori dellAssemblea costituente, e, soprattutto delle proposte poi confluite nel testo definitivo dellart. 34 Cost., quale quella dellOn. Moro, che riconosceva non tanto il diritto ad essere ammessi alle scuole, ma il diritto di ognuno a ricevere unadeguata istruzione ed educazione per la formazione della sua personalit, diritto che, secondo lOn. Marchesi doveva inoltre essere riconosciuto ad ogni cittadino senzaltra condizione che quella dellattitudine e del profitto. Come rilevato da Pototschnig (p. 368), quindi, le disposizioni costituzionali in materia di istruzione sono in effetti preordinate alla realizzazione di un sistema scolastico atto a consentire in modo sempre pi 16

pieno lo sviluppo della persona umana, che proprio nellistruzione ha la massima possibilit di realizzazione. Listruzione, per, oltre ad essere un compito dello Stato, viene qualificato dalla Costituzione, allart. 30, come un preciso ed indeclinabile dovere dei genitori il cui obbligo educativo non deve essere confuso con quello oggetto dellart. 34 Cost., il quale si limita a porre in capo allo Stato gli obblighi relativi allistruzione scolastica, rimanendo esclusivi titolari del diritto di istruire ed educare la prole i soli genitori. Lart. 34 Cost. impone comunque allo Stato di garantire il diritto dei cittadini di usufruire di ogni mezzo strumentale al raggiungimento del fine dellistruzione scolastica e di scegliere, conformemente allindirizzo educativo scelto dai genitori e/o dal discente, la scuola che si ritiene pi adeguata alla formazione del soggetto interessato. In tale prospettiva, quindi, il dovere della Repubblica quello di istituire scuole statali di ogni ordine e grado garantendo pertanto la distribuzione dellorganizzazione scolastica in ogni parte del territorio nonch, comunque, quello di attuare concretamente ed effettivamente il principio del pluralismo educativo. La Costituzione repubblicana, supera infatti un modello statalistico di connotazione hegeliana lo Stato etico in cui questultimo sarebbe stato lunico depositario del bene delleducazione, per garantire invece una libert della scuola (Lobello, p. 594), e cio il diritto soggettivo di qualsiasi soggetto dellordinamento di istituire scuole, nellambito delle quali venga in ogni caso garantita una completa libert circa lindirizzo culturale e lautonomia organizzativa. Lart. 33, terzo comma, della Costituzione, quindi, nel riconoscere il diritto per gli enti ed i privati di istituire scuole ed istituti di educazione, non esprime solo il riconoscimento di unarea di libert dei privati, rispetto allo Stato, ma lascia intravedere come alla realizzazione dellinteresse generale del Paese, rappresentato dallistruzione, debbano concorrere tanto la scuola dello Stato, quanto quella privata (Pototschnig). Proprio in tale prospettiva, deve essere ricordato il pensiero di S.S. Giovanni Paolo II, che proponeva una logica nuova nella quale non soltanto la scuola cattolica, ma le varie iniziative scolastiche che possono nascere dalla societ siano considerate una risorsa preziosa per la formazione delle nuove generazioni (). questo un passaggio obbligato, se vogliamo attuare un processo di riforma che renda davvero pi 17

moderno e pi adeguato lassetto complessivo della scuola italiana. (Giovanni Paolo II, Discorso 30 ottobre 1999). Ai genitori, quindi, deve essere conferito il diritto di fondare e sostenere istituzioni educative e, per quanto di loro competenza, le autorit pubbliche devono far s che i pubblici sussidi siano stanziati in maniera che i genitori siano veramente liberi nellesercitare questo diritto, senza andare incontro ad oneri ingiusti. Non si devono costringere i genitori a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari, che impediscano o limitino ingiustamente lesercizio di questa libert (Santa Sede, Carta dei diritti della famiglia, art. 5, b,). Tale ultimo profilo, in ultima analisi, costituisce espressione, in positivo, del generale principio di sussidiariet, che, sin dallenciclica Rerum novarum, informa tutti gli ambiti della dottrina sociale della Chiesa. Il principio di sussidiariet collega la garanzia della dignit della persona alla tutela della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realt territoriali locali, cio di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale (Catechismo della Chiesa cattolica, 1882). Il complesso di tali formazioni sociali costituisce la societ civile, intesa come linsieme dei rapporti tra individui e tra societ intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla soggettivit creativa del cittadino (Sollicitudo rei socialis, 15). In base al principio di sussidiariet, tutte le formazioni sociali di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (subsidium) quindi di sostegno, promozione, sviluppo rispetto a quelle minori. In tal modo, i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti e per vedersi negata, alla fine, dignit propria e spazio vitale. Il principio di sussidiariet, inoltre, ha tanto implicazioni in positivo come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alle entit sociali pi piccole quanto implicazioni in negativo, che impongono allo Stato di astenersi da quanto restringerebbe, di fatto, lo spazio vitale delle cellule minori ed essenziali della societ: la loro iniziativa, libert e responsabilit non devono essere soppiantate. 18

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Tale principio ha avuto esplicito riconoscimento nellordinamento costituzionale italiano, in cui il riferimento, contenuto nellart. 118 Cost., alla sussidiariet sia orizzontale, che verticale da considerarsi essenziale per il nuovo volto dello Stato democratico e pluralista, estendendosi quindi anche al settore dellistruzione. In merito, occorre quindi considerare che, nella prospettiva positiva del principio di sussidiariet, la dottrina sociale della Chiesa ritiene di fatto incompatibile con la finalit del pluralismo educativo lassenza di una politica di sostegno economico pubblico alle scuole non statali che ne abbiano necessit e rendano un servizio alla societ civile. Si rileva infatti che quando lo Stato rivendica a s il monopolio scolastico, oltrepassa i suoi diritti e offende la giustizia... Lo Stato non pu, senza commettere uningiustizia, accontentarsi di tollerare le scuole cosiddette private. Queste rendono un servizio pubblico e, di conseguenza, hanno il diritto di essere aiutate economicamente . (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Libertatis conscientia, 94). Sotto il profilo negativo, come anche chiarito da S.S. Giovanni Paolo II nellenciclica Centesimus Annus, gli organi burocratici di livello superiore non devono in alcun caso interferire sulla vita interna di una societ di ordine inferiore, astenendosi da interventi dominati da logiche burocratiche pi che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese (Centesimus annus, 48). In conclusione, quindi, listruzione realizzata dai soggetti privati (ed in particolare dalle scuole cattoliche), anche in vista delle rilevanti iniziative di solidariet sovente realizzate nellambito di tali enti, non pu non ottenere un pieno riconoscimento ed una completa garanzia da parte dello Stato, tanto sotto il profilo della non ingerenza ferme restando le forme di allineamento necessarie a garantire il riconoscimento a livello nazionale dei titoli conseguiti quanto sotto quello del supporto finanziario, che renda effettivo, in una prospettiva di eguaglianza sostanziale e non meramente formale, il principio del pluralismo nellistruzione e nella formazione.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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Cultura e culture nellopera di Nicola Mazza


Professore associato di Storia Contemporanea Universit di Padova al punto di vista politico, lOttocento segnato dalla fine del potere temporale, dalla rottura con il liberalismo e la modernit, dallavanzare dellincredulit e della miscredenza fu per la Chiesa cattolica il secolo forse pi tragico di tutta la sua storia. Una sequenza di sconfitte, di ritirate, di chiusure che isolarono la Santa Sede e la misero in rotta di collisione con tutto e con tutti. Ma se consideriamo quel periodo sotto il profilo religioso e non politico, la prospettiva cambia e dobbiamo parlare di uno dei periodi pi felici e innovativi di tutta la storia cristiana. Fu nel corso dellOttocento, infatti, che la carit cristiana ebbe modo di esprimersi attraverso una straordinaria esplosione di creativit, se mi permessa questespressione, di fronte ai nuovi, inediti bisogni materiali, morali ed educativi della civilt postrivoluzionaria, caratterizzata anche in Italia, sia pure in ritardo rispetto al resto dellEuropa, dallinizio dellindustrializzazione, dal cambiamento del volto delle citt, dalla nascita del mondo borghese e di un nuovo pauperismo, dallaumento della domanda di assistenza, di cultura e di istruzione. Da Giovanni Bosco a Giuseppe Cottolengo, da Antonio Rosmini a Giuseppe Cafasso a Lodovico Pavoni a Ferrante Aporti, furono innumerevoli i religiosi, alcuni noti ma molti ancora sconosciuti o semisconosciuti, che nel campo educativo, pedagogico e assistenziale, trasformarono le tradizionali forme caritative del cattolicesimo, fondando istituzioni e nuovi ordini che vennero incontro, molto pi di quanto non si immagini, ai bisogni sociali del nostro paese negli anni precedenti e successivi allunificazione. Anche la storiografia accademica sta scoprendo questo mondo se23

gianPaolo roManato

misommerso ma vivacissimo, dal quale usc trasformato soprattutto il ruolo femminile, con la nascita della figura della suora, cio di un nuovo modello di donna consacrata: attiva, autonoma, presente nel secolo e attenta ai suoi infiniti bisogni, mentre prima esisteva quasi soltanto la monaca di clausura, che si estraniava dal mondo chiudendosi in un monastero. Il vecchio giudizio di Benedetto Croce, che nella Storia dEuropa (Editore Laterza, 1938, p. 96) definiva il cattolicesimo ottocentesco prevalentemente politico e incapace di generare nuove forme e persino nuovi ordini religiosi non ha davvero nessun fondamento e deve essere non solo rivisto ma addirittura capovolto. Verona una delle citt italiane in cui questo nuovo cattolicesimo dalla carit attiva e operosa fu pi incisivo. Tutti gli stranieri che vi transitarono non mancarono di notarlo, da Goethe, che fece in riva allAdige la prima tappa del suo viaggio in Italia, allaustriaco Alois Schlr, che scrisse attorno al 1840 un libro intero sulla religiosit veronese e i suoi protagonisti, intitolandolo Filantropia della fede (Editrice Mazziana, Verona, 1992). Una delle figure pi caratteristiche di questa Verona ottocentesca ancora poco conosciuta fu don Nicola Mazza (1790-1865), il fondatore dei due istituti scolastici, uno maschile e uno femminile, che avevano lobiettivo di fornire ai capaci e meritevoli, come diremmo oggi, ma sprovvisti di denaro, quella preparazione che da soli non avrebbero mai potuto raggiungere. Cominci nel 1828 con le ragazze e cinque anni dopo allarg liniziativa ai soli giovinetti poveri forniti di ingegno, moralit e buona volont, con lobiettivo di portarli fino ai gradi pi alti dellistruzione, cio al titolo universitario da conseguirsi allateneo di Padova. Il suo metodo pedagogico, caratterizzato da una specie di classismo alla rovescia, largamente in anticipo sui tempi, per lintransigente preferenza accordata al povero sul ricco, si fondava su una disciplina severa e su una straordinaria ampiezza culturale, che faceva largo posto alle lingue straniere (francese, inglese, tedesco, spagnolo, con lobbligo per gli studenti di parlare tra di loro nella lingua che stavano studiando) e alle discipline geografiche. Perch la geografia? Perch gli anni in cui Mazza fonda i suoi istituti non sono soltanto quelli della Restaurazione, cio del ritorno allordine e alla disciplina, che a Verona significavano il Regno del Lombardo-Veneto incorporato nellAustria asburgica. Sono anche quelli in cui inizia la scoperta del mondo extraeuropeo e in particolare dellAfrica, che poi diventer il mito di almeno tre generazioni di italiani. Mito che allini24

zio, con lavvio dei primi grandi viaggi di esplorazione nelle remote regioni della Nigrizia, come si chiamava allora lAfrica nera, a sud del deserto, fu esplorativo, favolistico, avventuroso, ma che diventa poi una realt ben pi concreta, economica e commerciale, attraverso il progetto del taglio dellistmo di Suez, cui si appassion tutta lEuropa e, negli anni a cavallo della met del secolo, soprattutto il governo viennese, ben consapevole del vantaggio che ne sarebbe derivato ai porti di Trieste e di Venezia. Oggi nessuno ricorda pi che il progetto esecutivo del taglio di Suez, lopera tecnicamente pi grandiosa compiuta nell800, non si deve al francese Ferdinand de Lesseps ma ad un ingegnere veneto, direttore delle ferrovie austriache, Luigi Negrelli, che si avvalse dellaiuto di Pietro Paleocapa, ingegnere padovano e anchegli pubblico funzionario a Venezia, prima di emigrare a Torino e di diventare ministro dei Lavori Pubblici del governo subalpino. Di Suez, dellEgitto che si stava modernizzando e aprendo allEuropa e dellAfrica che cominciava a svelare i suoi misteri si parlava molto, insomma, negli ambienti colti del Lombardo Veneto. E se ne parlava anche a Verona, citt molto meno chiusa e provinciale di quanto si potrebbe credere, pensando che sotto lAustria fu trasformata nel perno del sistema militare e difensivo asburgico, diventando in pratica una citt fortificata, una grande caserma. Non un caso se pochi anni dopo si sbriglier proprio a Verona la fantasia dello scrittore Emilio Salgri, che ambient in Africa un intero ciclo dei suoi romanzi. Mazza era certamente filoaustriaco austriacante, si sarebbe detto una volta ma era uomo complesso, ricco di fermenti e di intuizioni, interiormente libero. Era amico di patrioti che sono entrati nella storia nazionale, alcuni dei quali saranno fra i martiri di Belfiore, era molto legato ad Antonio Rosmini. Recepiva le idee nuove che circolavano nella citt, una delle quali era appunto lAfrica, il continente del futuro, secondo le ottimistiche previsioni di allora (e noi oggi sappiamo quanto vane furono quelle illusioni), dove, al Cairo, lavorava come diplomatico del governo viennese il figlio di una delle figure pi in vista della Verona del tempo, il conte Giovanni Scopoli. E cos il suo progetto educativo e culturale a favore dei giovani capaci e meritevoli ma privi di mezzi, come diremmo oggi, si arricch di un capitolo nuovo: il capitolo che prevedeva lapertura di una missione in Africa. Non abbiamo tempo di seguire la complicata vicenda attraverso la 25

quale questidea pass dalla fantasia alla realt. Baster dire che Mazza, un uomo che sapeva esercitare sui suoi allievi un carisma fortissimo, convinse alcuni di essi che avevano scelto il sacerdozio il suo collegio era aperto a laici che sceglievano le professioni liberali e a chierici che optavano per il sacerdozio a farsi missionari in Africa. allora che lo studio della geografia divenne sistematico, mentre alle quattro lingue gi insegnate si aggiunse larabo, che Mazza affid ad un docente di madrelingua, cio ad un egiziano reclutato a Milano. Mazza era uomo dell800 e viveva in una citt compatta, ben lontana da quella che oggi chiamiamo interculturalit. Pensando ad una missione in Africa sognava la cristianizzazione di un continente ancora vergine e non si poneva i problemi che sorgeranno dopo, quando i missionari cominciarono ad operare sul campo: lo sbalzo di civilt fra lEuropa e lAfrica primitiva, il rapporto con lIslam, la difficolt di comunicazione con popoli che usavano lingue sconosciute e senza una codificazione scritta, la difficolt di trasmettere il cristianesimo a chi non laveva mai conosciuto. Ma indubbio che dalla sua intuizione nacquero impensabili e duraturi sviluppi, non solo in termini di cristianizzazione missionaria ma anche di scambio di civilt, di culture, di conoscenze. I missionari di Mazza entrarono in Africa siamo negli anni Cinquanta dell800 attraverso lunica strada allora percorribile: il corso del Nilo, che attraversava lEgitto. E cos impattarono nellIslam. LIslam egiziano ottomano non era certo quello fondamentalista e orgoglioso di oggi, ma i nostri missionari, che furono fra i primi europei a stabilire contatti stabili con il mondo islamico, ebbero ugualmente limpressione di trovarsi di fronte ad una montagna tetragona e inespugnabile. Nei rapporti che mandarono a Verona e alla Santa Sede dove si avverte che in Africa la Chiesa cattolica deve far presto, altrimenti perder definitivamente la partita africana, perch dove arriva lIslam non arriva pi la croce in questi rapporti c lintuizione di un grandioso problema di incontro-scontro di civilt e di culture di cui oggi, e solo oggi, siamo in grado di avvertire tutte le implicazioni. Ma lintuizione africana di Mazza port ad unaltra imprevista conseguenza. I missionari furono autorizzati dal governo egiziano a svolgere il loro proselitismo solo al di fuori dellarea islamizzata, cio verso le popolazioni nere dellattuale Sudan a sud di Khartoum. Per raggiungerle dovettero improvvisarsi esploratori lungo il corso dellAlto Nilo. Percorsero cos migliaia di chilometri nella regione che oggi sta a cavallo fra 26

Sudan e Uganda proprio negli anni in cui in Europa esplodeva la febbre del Nilo e laffannosa ricerca delle sue sorgenti ancora misteriose, che si pensava fossero la porta daccesso al cuore dellAfrica nera. Il mistero del Nilo divenne la pi appassionante questione geografica del tempo, il porro unum degli infiniti misteri africani. Come si sa saranno gli inglesi a risolvere per primi il mistero giungendo alle sorgenti del fiume, ma ci che non si sa, o che pochi sanno, che furono i missionari del Vicariato apostolico dellAfrica Centrale, la circoscrizione ecclesiastica fondata dalla Santa Sede nel 1846 e nella quale si inserirono i sacerdoti mazziani, che fornirono allEuropa, con i rapporti dei loro viaggi di esplorazione lungo il fiume e sulle sue sponde, le informazioni di cui si avvarranno gli inglesi per arrivare alle sorgenti del fiume. Furono in particolare i rapporti scritti da Ignaz Knoblecher (1819-1958), un missionario sloveno responsabile del vicariato, di cui esiste nel Museo etnologico di Lubiana un ricco fondo di reperti relativi alle popolazioni nilotiche, e da Angelo Vinco (1819-1853), il primo missionario mazziano giunto in Sudan, che diedero allEuropa le chiavi daccesso alle mitiche sorgenti del Nilo. Nelle memorie di Speke e Grant, i due ufficiali inglesi cui si attribuisce il merito della scoperta, il debito nei confronti dei due sacerdoti ammesso, come ampiamente riconosciuto in un celebre romanzo ottocentesco, Cinque settimane in 27

pallone di Jules Verne, che nelle pagine iniziali sintetizza con grande precisione la questione della scoperta delle sorgenti del fiume. E fra i missionari mazziani che si conquistarono fama e prestigio fra gli africanisti della prima ora va annoverato Giovanni Beltrame (18241906), uno dei pochissimi che riuscirono a sopravvivere al micidiale clima delle regioni nilotiche, che scrisse libri e rapporti allora molto apprezzati sulle sue esplorazioni ed esperienze dAfrica e che poi divenne, qualche anno prima di morire, superiore generale dellIstituto mazziano. Ma il pi celebre e meritevole fra gli allievi di Mazza, fra i figli della sua pionieristica intuizione della missione in Africa, fu Daniele Comboni (1831-1881), il vero fondatore della missione in Sudan, nonch fondatore delle congregazioni missionarie tuttora prospere e attive in ogni continente, soprattutto fra le popolazioni pi diseredate e abbandonate. Comboni fu interamente plasmato da Mazza, ma in Africa, di fronte ai mille problemi concreti cui dovette far fronte, ripens e rivide lidea del fondatore, spogliandola dei suoi aspetti romantici e utopici e trasformandola in un progetto concreto, sostenibile, realizzabile. Negli ultimi anni della sua vita collabor attivamente con il pi celebre fra gli europei operanti allora in Sudan, Charles Gordon, il mitico Gordon pascia, allora funzionario del governo egiziano ma in realt battistrada del colonialismo britannico, il quale, pur se frenato dal pregiudizio anticattolico della sua rigida educazione anglicana, ebbe grande stima delloperato di Comboni, bench fosse un sacerdote romano, ne favor le opere e avrebbe voluto avvalersi dellaiuto delle sue suore, se Comboni ne avesse avute a disposizione in numero sufficiente da poterne cedere allamico inglese. Un progetto, quello di Comboni, che ha superato la sfida del tempo, sopravvissuto alla rivolta islamica della Mahdia, che infiamm il Sudan nellultimo quindicennio dell800 e poi al colonialismo angloegiziano, e ha dato vita allattuale chiesa sudanese. Oggi in Sudan, una delle terre delezione, come ben sappiamo, del moderno fondamentalismo islamico, non esiste pi nulla del passato coloniale, solo ricordi in via di estinzione. Lunica istituzione giunta in quel paese dallEuropa che riuscita a sopravvivere, trasformandosi e incarnandosi fino a diventare una realt locale, cio unistituzione interamente sudanese, con un episcopato nero, la chiesa. Ci frutto della duttilit dellistituzione ecclesiastica, unistituzione che per sopravvivere 28

ha dovuto, nel corso dei secoli, imparare a mutare conservando sempre lo stesso volto. Gestire le proprie diversit interne e saper convivere con la diversit degli innumerevoli contesti storici con i quali venuta in contatto durante la sua storia, senza per farsene fagocitare, stato per la Chiesa cattolica una ragion dessere, una condizione indispensabile di sopravvivenza. Ebbene, in una Universit come la LUISS, proiettata verso il futuro, verso gli incroci delle culture, attenta alla natura e al funzionamento delle organizzazioni internazionali, credo sia utile dedicare attenzione alla versatilit del cattolicesimo romano; alla sua capacit di mutare e di adattarsi ad ogni realt locale senza smarrirsi, senza perdere lidentit, rimanendo sempre se stesso; al suo sistema di governo rigidamente centralistico ma capace di gestire la proteiforme complessit di una macchina oggi estesa in tutti i cinque continenti. Credo che il cattolicesimo sia oggi lunica istituzione internazionale e soprannazionale dove la cultura dorigine e le culture di adozione riescono a convivere, sia pure in un equilibrio difficile e sempre da rinnovare. Cultura e culture nel cattolicesimo non confliggono, ma sanno ancora coabitare e integrarsi, bench con crescenti difficolt, senza che la cultura di Roma schiacci le nuove culture e senza che le nuove culture disgreghino quella dorigine. Capire allora la natura, il funzionamento, le motivazioni, il linguaggio, le regole formali di questa singolare istituzione, al di l dei pregiudizi e degli slogan, credo sia un esercizio tuttaltro che inutile per chi si avvia ad operare professionalmente nel mondo della globalizzazione. A Nicola Mazza allora, alla sua intuizione veronese, che dal piccolo mondo veneto della restaurazione ha saputo allargarsi verso orizzonti tanto ampi e impensati, deve andare un pensiero di gratitudine, di riconoscenza e di ammirazione.

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Chiesa e pastorale universitaria


Per un servizio alle giovani generazioni
Direttore dellUfficio Nazionale per lEducazione, la Scuola e lUniversit della CEI

MauriZio viviani

n quale modo la Chiesa pu contribuire alla crescita integrale dei giovani universitari? Pare opportuno, al fine di abbozzare una risposta, precisare alcuni elementi che evidenziano lurgenza, la necessit e la modalit dellimpegno della Chiesa a servizio dei pi giovani, soprattutto nella fase in cui perfezionano i loro studi nelle aule dellUniversit e la loro formazione nei Collegi universitari. Si intende, pertanto, far cenno ai seguenti aspetti: le trasformazioni della cultura e il mutato rapporto tra questa e la Chiesa; lo stato di emergenza educativa come effetto di una crisi di trasmissione di valori che interessa non soltanto la Chiesa, ma lintera societ; le messa a fuoco di alcune linee di impegno educativo come forma concreta per un qualificato servizio della Chiesa ai giovani durante il loro percorso universitario.

Le trasformazioni della cultura e il mutato rapporto tra questa e la Chiesa

I
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l nostro tempo, segnato da una marcata e rapida transizione culturale, caratterizzato dalla compresenza e convivenza di orizzonti di pensiero estremamente differenziati1. Oggi non pi soltanto la
coMMIssIone epIscopaLe deLLa ceI per LeducazIone cattoLIca, La cuLtura, La scuoLa e La comunit cristiana e luniversit, oggi, in Italia, EDB, Bologna, 2000, n. 4.

LunIVersIt,

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Chiesa a gestire la cultura, o a pronunciare pareri validi per tutti, o ad indicare le linee generali del comportamento e del costume sociale. In Italia la Chiesa, pur essendo ancora un riferimento per molti, non ha pi quellincidenza sulla cultura e sulla societ che aveva fino a pochi decenni fa. Alcuni sociologi hanno espresso delle stimolanti considerazioni riguardo al mutato rapporto tra la cultura e la Chiesa nel tempo presente. Il sociologo Garelli sostiene che la cristianit intesa come il tempo in cui la quasi totalit dei cittadini si dichiarava appartenente allistituzione ecclesiastica e praticava la fede cristiana tramontata in Europa nel giro di pochi decenni, soprattutto a causa delle trasformazioni culturali e sociali. Nella cristianit listituzione esercitava una grande influenza sulla vita delle persone. Ci garantiva una socializzazione omogenea e una trasmissione dei valori cristiani in tre ambiti fondamentali: famiglia, scuola, parrocchia. Vi era una sorta di monopolio religioso da parte della Chiesa. Tale fase di monopolio si protratta in Italia fino al periodo successivo alla seconda guerra mondiale e allinizio del boom economico. Nella cristianit vi era un ampio consenso attribuito dalla popolazione ai valori religiosi e nella stretta alleanza tra agenzie educative sociali e religiose. Si trattava di unepoca in cui la fede costituiva la base della convivenza civile e della socialit, in cui la Chiesa si presentava sulla scena sociale come il soggetto etico di riferimento2. La Chiesa trova oggi una tangibile difficolt a trasferire i valori che le sono propri non solo a quanti partecipano ai percorsi delliniziazione cristiana, ma anche nella societ civile e nella cultura. La sociologa francese Hervieu-Lger rimarca questa difficolt, presentando una sua originale e provocatoria lettura della realt del cristianesimo3. In riferimento al contesto francese, intravede una sorta di exculturazione (exculturation) del cristianesimo, intendendo cos una vera e propria espulsione fuori dalla cultura dei riferimenti cristiani e dellistituzione ecclesiale;
Cfr. F. gareLLI, Religione e modernit: il caso italiano, in herVIeu-Lger et aLII, La religione degli europei. Fede, cultura religiosa e modernit in Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Ungheria, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1992, 17. 3 Per una lettura approfondita del fenomeno del cristianesimo occidentale, si rimanda a d. herVIeu-Lger, Catholicisme, la fin dun monde, Bayard ditions, Paris 2003; Id., Il pellegrino e il convertito. La religione in movimento, Il Mulino, Bologna 2003; Id., Verso un nuovo cristianesimo? Introduzione alla sociologia del cristianesimo occidentale, Queriniana, Brescia 1989.
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come se si trattasse di una progressiva estinzione della secolare modalit di presenza della Chiesa nella societ. Sostiene che la Chiesa ha smesso di costituire, nella Francia di oggi, il riferimento implicito e la matrice del nostro panorama globale. [...] Nel tempo dellultramodernit la societ uscita dalla religione elimina perfino le impronte che essa ha lasciato nella cultura4. Il sociologo Bellet offre una lettura diversa del rapporto tra cultura e Chiesa. A suo parere, il cristianesimo, pur minacciato dalla secolarizzazione, non pare destinato a esiti tristi, quali la sua scomparsa, o il dissolvimento dei suoi valori nella societ, o la sua sopravvivenza tramite una restaurazione di identit. Egli auspica che la Chiesa prenda atto di ci che sta morendo, ovvero la sua presenza nella forma della cristianit5. Aggiunge che se la Chiesa prendesse coscienza del mutato rapporto con la cultura, potrebbe cogliere meglio linedito che si sta rivelando, ovvero linaugurazione di un tempo nuovo, difficile da interpretare, ma potenzialmente fecondo per la Chiesa stessa: qualcosa si annuncia, e noi non sappiamo che cosa sar. Ma come se fossimo sulla linea di partenza, sul limitare di una nuova era dellumanit. [...] La questione : in questo luogo inaugurale, il Vangelo pu apparire come Vangelo, ossia come parola appunto inaugurale che apre lo spazio della vita?6. Il filosofo Vattimo, pur essendo un convinto assertore del crollo della credibilit e dellinfluenza della Chiesa sulla societ, auspica con forza la riscoperta del Vangelo e lindividuazione di una nuova modalit di proporlo nella cultura. Egli intravede la possibilit che il cristianesimo eserciti di nuovo un grande fascino nella nostra cultura, superando cos lattuale situazione di stallo e di messa in discussione radicale della Chiesa. convinto che il pluralismo postmoderno permetta di ritrovare la fede cristiana7. Per il sociologo Campanini si sta aprendo una stagione per un cristianesimo di qualit, una stagione nuova, in cui non va fatto affidamento ai numeri e alle statistiche, ma alla forza diffusiva del Vangelo nella
herVIeu-Lger, Catholicisme, la fin dun monde, 288. Hervieu-Lger, per altro, della convinzione che si apra una nuova strada per la Chiesa: quella di un cristianesimo forse pi fragile ma sicuramente pi fecondo. 5 Cfr. M. BeLLet, La quatrime hypothse. Sur lavenir du christianisme, Descle De Brouwer, Paris 2001. 6 Cfr. M. BeLLet, La quatrime hypothse, 17. 7 Cfr. G. VattIMo, Dopo la cristianit. Per un cristianesimo non religioso, Garzanti, Milano 2002, 9.
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cultura. E perch questa testimonianza di fede non rimanga patrimonio di poche anime elette, ma possa raggiungere, se non propriamente le masse, significative componenti della societ, occorre evitare che i cristiani si rinchiudano in se stessi, come sterili nostalgici di un bel tempo antico, e che si attrezzino per affrontare il cambiamento e per vivere nel tempo presente, che un tempo fecondo per il Vangelo, a condizione che siano persone capaci di incarnarlo in modo trasparente, credibile e culturalmente attrezzato8. Tali autorevoli letture, pur distanziandosi sensibilmente tra loro, sono accomunate da due convinzioni: in pochi decenni il rapporto tra la cultura e la Chiesa decisamente cambiato; e la Chiesa non ha pi linfluenza determinante sulla societ.

Lemergenza educativa come effetto di una crisi di trasmissione di valori


a cultura ha oggi delle caratteristiche diverse dal passato: globalizzata, ma paradossalmente ancorata al territorio; veicola una nuova concezione dello spazio e del tempo (si parla di uno spazio e di un tempo virtuale); non ha pi un centro simbolico dellesistenza (quel centro che nella cristianit era sostenuto dalla grande narrazione della Bibbia e scandito dallanno liturgico della Chiesa); invasa dalla comunicazione digitale e dai new-media; porta a vivere le relazioni e gli affetti in una modalit liquida; meticciata, ovvero frutto di una continua contaminazione tra diversi sistemi antropologici e sociali; ed tendenzialmente individualista. La cultura di oggi offre innumerevoli possibilit un tempo impensabili. Si pensi solo alla straordinaria quantit di informazioni rese possibili da internet in ogni angolo del pianeta. Ma, a fronte di numerosi vantaggi, va pure registrata una serie di elementi problematici. Tra i pi urgenti vi la generale difficolt nella trasmissione dei valori, siano essi culturali, sociali o spirituali e, congiuntamente, la difficolt nelleducare le giovani generazioni. La Chiesa non la sola a soffrire di questa difficolt nella trasmissione dei valori. La difficolt pare investire tutte le istituzioni e tutte le agenzie
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Cfr. g. caMpanInI, Le sfide del cambiamento, Via Verit e Vita 55 (2006) 1, 3.

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educative. La crisi della pastorale giovanile e, segnatamente, dellIniziazione cristiana va, pertanto, iscritta in una pi ampia crisi dei processi educativi che investe, appunto, tutte le istituzioni: famiglia, associazioni, enti, scuole, partiti, sindacati, governo. Tutte, infatti, faticano non poco nella trasmissione dei valori fondanti della cittadinanza e della cultura9. soprattutto la famiglia a veder ridotto lo spazio di azione nella trasmissione dei valori ai pi giovani. Il filosofo Antiseri sostiene che nel contesto odierno abbiamo una famiglia debole, un contesto sociale e politico privo di spinta propulsiva e un mondo dellinformazione poco attento ai valori. a partire dalla crisi della famiglia che Antiseri parla
9 Cfr. A. Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, Rubbettino, Soveria Mannelli (CT) 2009; h. derroItte, Iniziazione e rinnovamento catechistico: i criteri per un ripensamento della catechesi parrocchiale, Notiziario Ufficio Catechistico Nazionale 34 (2005) 3, 17.

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di emergenza educativa, espressione che mai come in questi ultimi anni si imposta nel dibattito culturale italiano. Egli convinto che lindebolimento della famiglia causato dallimmersione della stessa in un ambiente ricco di modelli non esemplari, come la televisione (cattiva maestra secondo Popper, che ha portato alla fine dellesperienza del dialogo, come ha scritto H.G. Gadamer), linformazione, la politica. Ci ha indebolito le istituzioni formative10. Papa Benedetto XVI ha pi volte parlato di emergenza educativa, evidenziando la difficolt di tanti educatori a trasmettere i valori umani e cristiani alle giovani generazioni. Oggi, in realt, ogni opera di educazione sembra diventare sempre pi ardua e precaria. Si parla perci di una grande emergenza educativa, della crescente difficolt che sincontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dellesistenza e di un retto comportamento, difficolt che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si pu dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi. Unemergenza inevitabile per le caratteristiche stesse della societ odierna e delle culture imperanti, che hanno finito per insinuare il dubbio della stessa bont della vita. E in questo contesto di emergenza educativa, risulta ancora pi difficile dare punti di riferimento. Il Rapporto-proposta La sfida educativa sostiene che: Il dramma del nostro sistema educativo di non riuscire pi a dare punti di riferimento capaci di orientare la vita individuale e sociale dei giovani11. Questo dramma quotidianamente vissuto da numerosi genitori, insegnanti ed educatori. Essi sono spesso confusi, disorientati, pieni di sensi di colpa, pi attenti a non commettere gli errori della generazione precedente che a costruire relazioni autentiche, positive e coinvolgenti con i ragazzi, offrendo ragioni per vivere. Da pi parti, e soprattutto da Benedetto XVI, si sottolinea che, per far fronte allemergenza educativa, necessaria unalleanza educativa, ovvero un patto tra la famiglia, le istituzioni sociali e religiose, le agenzie educative, la scuola e luniversit. Solo un patto educativo, una rete educativa, in cui Chiesa e societ civile mettono a disposizione le loro migliori energie, pu offrire una risposta credibile, autenticamente orientata a sostenere lattivit educativa in un contesto cos problematico.
Cfr. aVVenIre, 7 marzo 2010, 12. coMItato per IL progetto cuLturaLe deLLa conFerenza epIscopaLe ItaLIana (Ed.), La sfida educativa. Rapporto-proposta sulleducazione, Editori Laterza, 2009, 71.
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Lindicazione proposta da Benedetto XVI pare proprio saggia, pertinente e opportuna. La strada da percorrere proprio lalleanza educativa. Questa va sicuramente preferita al fatalismo rassegnato o, ancora, a una proposta educativa disarticolata e scialba. Compito della Chiesa , quindi, di fare proposte alte, di offrire ragioni per vivere e per sperare. Tale compito va svolto in sinergia, in stretta alleanza con le altre agenzie educative, mettendo saggiamente in campo le proprie risorse, basandosi su principi educativi del Vangelo e sul suo straordinario patrimonio formativo accresciutosi nei secoli. A riguardo dello specifico contributo della Chiesa nellambito delleducazione, il salesiano Tonelli nel recente Convegno nazionale su La pastorale della scuola di fronte allistanza educativa ha evidenziato quale sia uno dei compiti principali della pastorale della Chiesa: realizzare lintegrazione fra fede e vita12: uneducazione cristianamente orientata ne tiene conto non solo facendo atti religiosi, ma anche maturando mentalit, atteggiamenti e prassi che siano qualit della vita correlabili con la visione della fede, nel pieno rispetto della libert di ciascuno. Si tratta, in concreto, di far maturare nei giovani certi valori, ambiti di vita e atteggiamenti esistenziali che rispecchiano e vivono in se stessi le dinamiche della fede, della speranza e della carit, come la solidariet, la legalit, la gratuit, il perdono, il binomio identit e alterit, linteriorit, il rapporto con la morte. Ogni educatore cristiano dovrebbe saper indicare quegli aspetti dellesperienza che, nella situazione concreta in cui agisce, hanno maggiormente forza nellaprire al senso totale della vita, sia mostrando gli aspetti esistenziali che sgorgano dalla visione di Dio per il bene delluomo, sia gli aspetti esistenziali che dalla riflessione delluomo aprono verso il Trascendente. Unazione educativa con i giovani si deve nutrire dellincrollabile fiducia che pure loro, come noi, possono arrivare alla maturazione umana, professionale e spirituale. unazione educativa di alto profilo e rigorosa a preparare il terreno ad una nuova classe dirigente, a categorie professionali altamente qualificate, a laureati in grado di migliorare la qualit della vita. Limpegno educativo della Chiesa e delle altre istituzioni educative va sorretto dalla convinzione che i giovani possano creare un mondo
12 Il Convegno della Pastorale della scuola, organizzato dallUfficio Nazionale per leducazione, la scuola e luniversit della Conferenza Episcopale Italiana, si svolto a Roma dal 18 al 20 febbraio 2010.

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migliore di quello che ci stato consegnato e di quello in cui oggi viviamo. Ci si augura che i giovani di oggi possano spendere meglio, tra qualche anno, il capitale di conoscenze professionali, di doti relazionali, di esperienze di collaborazione in team, che giorno dopo giorno acquisiscono nelle aule scolastiche e universitarie, e in tutti i luoghi di formazione. Uno dei compiti della Chiesa di donare fiducia, soprattutto ai pi giovani. Questi tra venti anni, o poco pi, avranno il compito di guidare il paese, di governare la societ, di trasmettere limmenso patrimonio culturale che ha forgiato la nostra civilt, con le integrazioni e le intuizioni frutto della loro creativit e del loro ingegno.

Alcune linee di impegno educativo nellUniversit


a Chiesa ha sempre mostrato una grande passione educativa per i giovani. Tale passione va oggi rinforzata, vista lodierna stagione di emergenza educativa che va affrontata dalla Chiesa con seriet e con grande impegno, in collaborazione con le altre agenzie educative. Tale comune impegno deve generare una vera e propria risposta educativa, una risposta qualificata, non di circostanza n, tanto meno, superficiale. Pertanto, limpegno educativo della Chiesa nei prossimi anni deve avere una maggiore intensit e una qualit ancora pi elevata di quanto non sia avvenuto in passato. Don Bosco ci ricorda che leducazione un affare di cuore. Lazione educativa non pu prescindere dalleducazione del cuore, degli affetti, dei sentimenti, degli atteggiamenti. Leducazione , pertanto, un servizio che deve aiutare la persona a costruire la sua identit personale in tutte le sue poliedriche manifestazioni. Da molto tempo la Chiesa considera lUniversit e, in maniera pi vasta, la cultura universitaria una realt dimportanza decisiva. Il mondo delluniversit costituisce per la Chiesa motivo di particolare interesse, perch il messaggio cristiano penetri nei diversi contesti culturali13. Tuttavia va osservato che lapertura al mondo della cultura e delluniversit appare spesso assente dalla pastorale ordinaria e ancora troppo debole nella sua interazione con la pastorale giovanile14. Vengono indicate tre azioni importanti, se non addirittura strategiche,
coMMIssIone epIscopaLe deLLa ceI per LeducazIone cattoLIca, La cuLtura, La comunit cristiana e luniversit, oggi, in Italia, n. 1. 14 Ibidem, n. 10.
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LunIVersIt,

La scuoLa e

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con le quali la Chiesa pu rendere ancora pi efficace la pastorale con i giovani, soprattutto nella fase del loro impegno universitario. A) Recuperare la tradizione educativa. La Chiesa dispone di una grandissima tradizione educativa, spesso poco conosciuta e non sempre adeguatamente valorizzata. La Chiesa pu svolgere al meglio il servizio educativo recuperando il poderoso patrimonio pedagogico ed educativo, arricchitosi nei secoli grazie alle intuizioni, alle riflessioni e allattivit sul campo di straordinari educatori. Tra questi va senzaltro annoverato don Nicola Mazza, che ha saputo essere un grande maestro dei 39

giovani, con una spiccata attenzione a quelli pi promettenti e meno abbienti. Molti educatori ne hanno raccolto leredit educativa e il suo carisma ispira ancor oggi persone ed istituzioni. B) Investire nella cultura e nellUniversit. Thomas Stearns Eliot, uno dei massimi poeti del Novecento, ha scritto: Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura, se ne va il nostro stesso volto. La Chiesa, faro della cultura nei secoli passati, pu offrire anche oggi un servizio assai prezioso per la crescita culturale delloccidente. Lo intende fare nel nome del Vangelo come nobile forma di servizio alla persona e non per proselitismo o per riacquistare la leadership culturale di un tempo. Lo vuole fare per contribuire alla crescita culturale della societ e alla crescita integrale delle persone, in particolar modo dei giovani. In questa direzione, la Chiesa pu concretizzare meglio il suo servizio con qualche passo avanti nellimpegno a servizio dei giovani che frequentano lUniversit. Infatti, ancora troppo esigue sono le persone e i mezzi destinati dalla comunit cristiana a questo ambito; mentre occorre maturare la consapevolezza che anche lUniversit costituisce un ambiente di forte e urgente impegno pastorale, oltre che un fronte determinante per lattuazione del progetto culturale15. Una modalit per servire i giovani che frequentano le aule universitarie si concretizza nelle Cappellanie e nei Collegi universitari. Le centinaia di collegi universitari di ispirazione cristiana presenti sul territorio nazionale testimoniano lattenzione della Chiesa verso i giovani studenti universitari e il loro futuro professionale. I collegi promuovono lospitalit e laccompagnamento educativo e spirituale degli studenti e si propongono come ambienti di maturazione umana e cristiana, di formazione culturale e civile16. C) Promuovere lo sviluppo integrale dei giovani. Molti educatori cristiani sanno quanto sia prezioso affiancare e accompagnare i giovani nello sviluppo integrale della loro persona. Il loro un compito spesso difficile, che richiede competenze e grandi doti umane e spirituali. Ad essi la Chiesa deve guardare non soltanto per sostenerli nella loro spesso ingrata azione educativa, ma anche per fornire loro tutti gli strumenti che possono rendere la loro azione pi efficace e pi incisiva. Limpegno della Chiesa per la promozione dello sviluppo integrale dei giovani universitari intende valorizzare anche le associazioni, gli
15 16

Ibidem, n. 2. Ibidem, n. 13.

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enti, le aggregazioni e i movimenti che si occupano del mondo dellUniversit. Tale impegno sostenuto dal sogno che tutti i giovani universitari, ottenuta la laurea, siano non solo competenti nel loro ambito e pronti ad affrontare le sfide professionali e culturali delloggi e del domani, ma siano anche umanamente e spiritualmente cresciuti. In questo modo, i laureati saranno avvantaggiati nellaffrontare le sfide che a breve si presenteranno loro: essere competenti professionisti; umanizzare lambiente di lavoro; generare cultura in una societ sempre pi multietnica e multiculturale; educare alla cura di s, degli altri e del creato; e, per chi ha il dono della fede, vivere nella Chiesa coltivando lamicizia con Dio.

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Don Nicola Mazza


(1790-1865)

Appendice

l Servo di Dio Don Nicola Mazza nacque a Verona il 10 marzo 1790. Educato in una famiglia cristiana esemplare, fin da piccolo dimostr una particolarissima sensibilit di carit cristiana verso i poveri e i diseredati. Alunno del Seminario Diocesano, fu ordinato sacerdote il 26 marzo 1814. In tempi politicamente e socialmente difficili, si affid al suo Vescovo per fare quanto lobbedienza gli chiedeva. Per quasi quarantanni fu insegnante nel seminario, per tutta la vita fu assiduo confessore quotidiano, ricercatissimo da molte persone devote per il suo efficace ministero. Ma la sua nota caratteristica fu la carit espressa specialmente nelle sue istituzioni. Nel 1828 fond un istituto per fanciulle in pericolo, abbandonate od orfane, istituto cui diede una particolare struttura familiare, nuova per lepoca. Nel 1833 fond un istituto maschile per giovanetti poveri ma dotati da Dio di qualit ottime, ingegno, criterio e bont, accogliendoli paternamente e seguendoli negli studi pi alti lasciando per loro la libert di scelta del loro stato. Molti furono sacerdoti e laici estremamente esemplari e portati da lui fino alle universit ed accademie.

Ma queste due istituzioni trovarono il loro vero culmine nellopera missionaria che il Servo di Dio fin da giovane cullava nel suo cuore. Se non pot partire come missionario, innamorato dellAfrica, primo in Italia mand alcuni suoi preti nellAfrica centrale con lo scopo di preparare il terreno per una vera e propria missione italiana nellAfrica centrale. La missione fu una pesantissima croce per lui. Ben quattro giovani preti morirono per le febbri malariche. Sembrava un tremendo fallimento. Ma il pi giovane dei suoi missionari, Daniele Comboni, allarg lorizzonte del Mazza con il suo famoso Piano per la rigenerazione dellAfrica del 1864, e dopo la morte del Servo di Dio avvenuta il 2 agosto 43

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1865, poich listituto mazziano non era pi in grado di continuare data la situazione difficile in cui si trov, il Comboni continu da solo lopera missionaria iniziata dal Mazza. Bene scrisse il primo biografo del Comboni: Senza il Mazza non si sarebbe avuto il Comboni (Positio Vol. I, Responsio p. 90). Uomo eminentemente attivo, il Mazza fondava tutta la sua vita e i suoi progetti in una ricerca spirituale intensissima. Austero come un anacoreta, pregava per ore, specialmente di notte, aveva una illimitata ed eroica fiducia nella Provvidenza. Ricercava la volont di Dio in ogni cosa e sempre dimostr un profondo attaccamento alla Chiesa ed al Papa. Certamente esercit in modo eroico tutte le virt, specialmente la carit: tutta la sua vita stata un dono ai fratelli, specialmente ai pi bisognosi. Ebbe intuizioni felicissime: lintuizione teologicamente fondata che i giovani dovevano essere aiutati per far fruttificare i doni ricevuti da Dio indipendentemente dai mezzi economici. Per la missione poi, intu in maniera nuova che lAfrica si redime con lAfrica redenta, cercando di educare giovani africani per crearne degli apostoli. Fino allultimo si adoper per proseguire lopera missionaria. Pochi mesi prima di morire, invi il Comboni a Roma per chiedere ancora una missione. Fu scrive il Comboni stesso lultimo atto che il santo vecchio compiva nellardente suo zelo per la salute delle anime e lultimo fiore, per cos dire, che completava la ricca corona, frutto dei grandi suoi meriti Io lasciai Verona per non pi rivedere quaggi colui che mi aveva dato una seconda vita e durante lo spazio di ventitr anni mi era stato padre, maestro, guida amorevolissima (Positio Vol. I, Pars II Documenta, p. 370. Lettera del Comboni). Altra notevole testimonianza del Comboni la troviamo alla Prefazione alla II edizione del suo Piano per la rigenerazione dellAfrica: Ora lanima benedetta di questo granduomo fatta cittadina del Cielo. Egli spar dalla terra il mattino del 2 agosto di questanno, vittima dellevangelica carit di cui personificava tutto leroismo e la delicatezza Dalla suo tomba, a cui traggono ogni d anime meditabonde e bisognose di spargere un fiore ed una lacrima alla cara memoria del grande Benefattore, esce per noi una parola di conforto e di speranza, che egli dal seno di Dio interceda la grazia creatrice delle grandi cose ai superstiti continuatori dellopera 44

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cristiana e civile da esso iniziata (Positio Vol. I, Responsio ad Animadversiones, p. 104). Fu ritenuto un santo, in vita e dopo morte. Infinite sono le attestazioni. Non ultimo segno della santit di vita del Mazza leducazione cristiana che egli seppe realizzare nei suoi giovani, la quale sfoci nellautentica santit di alcuni suo allievi, come San Daniele Comboni ed il Beato Giuseppe Tovini, laico bresciano campione del movimento cattolico del secondo Ottocento. Lopera del Mazza continua attraverso tre famiglie religiose: la Societ di Vita Apostolica dei preti e laici impegnata in scuole e collegi universitari in Italia e in attivit missionarie nel nordest brasiliano; lAssociazione Pubblica di Fedeli Cooperatrici e Cooperatori di Don Nicola Mazza e la Congregazione Istituto della Carit del Sacro Cuore. Suore di Don Mazza, tutte opere che continuano lo spirito e il carisma del Fondatore verso giovani poveri di mezzi ma dotati di ottime qualit. La Causa di Beatificazione inizi a Verona ancora nellanno 1925 con successive tappe e momenti di stasi dovuti, questi, a varie difficolt delle nostre comunit: dallottobre del 1990 si trova presso la Congregazione per le Cause dei Santi, e la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis stata discussa dai Consultori Storici il 1 ottobre 2002 ed stata approvata allunanimit.

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Indice

Saluti don Francesco Massagrande................................................................................................................. 3 gIuLIano zoso ..................................................................................................................................................... 7 gIoVannI Lo storto ........................................................................................................................................ 9 roBerto pessI, La dottrina sociale della Chiesa e il diritto allo studio ........ 13 gIanpaoLo roManato, Cultura e culture nellopera di Nicola Mazza........ 23 Mons. MaurIzIo VIVIanI, Chiesa e pastorale universitaria. Per un servizio alle giovani generazioni ................................................................................ 31 Appendice Don Nicola Mazza (1790-1865)................................................................................................. 43

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Nuovi Quaderni Mazziani


1. Celestino Corsato, SantAntonio Abate (251-356) 2. Gianluca Dal Cin, I percorsi accademici degli studenti mazziani dal 1990 al 2000 a Padova 3. Massimo Gomiero, Lo sguardo oltre il confine. Don Angelo Vinco (1819-1853) tra missione ed esplorazione 4. Serena Guariento, Il Cinemazza come pretesto. La Sala-teatro tra cinema e vita in Collegio negli anni 1960-70 5. AA.VV., Le sfide della libert. Atti del Ciclo di conferenze, a.a. 2003-2004 6. AA.VV., La variabile tempo. Atti del Ciclo di conferenze, a.a. 2004-2005 7. Giovanni Scanagatta, Temi di dottrina sociale della chiesa. Questioni di etica cristiana applicata 8. AA.VV., Lampo di genio. Atti del Ciclo di conferenze, a.a. 2005-2006 9. Serena Guariento (a cura di), Signori, vi ho consegnato il mio cuore: rendetemi il vostro. Don Giuseppe Tosi nel ricordo di allievi, collaboratori, familiari e amici a trentanni dalla morte 10. Andrea Bobbio (a cura di), Riflessioni e strumenti per lorientamento professionale 11. AA.VV., 1954-2004. Cinquantanni di unIstituzione che educa a pensare in grande