Sei sulla pagina 1di 32

- 1 -

Koi vtc

ANNO VII N.RO 06
del 01/06/2012


P Pa ag g. . p ps si ic co ol lo og gi ic ca a
M Me el li is se en nd da a
O Or rf fe eo o
C Ca ap pt ti iv vi i
T Te es sc ch hi i d di i c cr ri is st ta al ll lo o
N Ni ic co od de em ma at te e
M Mi in na a 4 4^ ^ p pa ar rt te e
L La a s st tr ra ag ge e d di i R Ra am ms st te ei in n
A Ai is so op po os s f fa av vo ol le e i in n n na ap p. .
D Da a T To or rr re e d de el l L La ag go o P P. .
E El le em m. . d di i p pa ar re em mi io ol lo og gi ia a
M Mo om me en nt to o t te en ne er ro o
P Pa ag gi in na a m me ed di ic ca a
A An nt tr ro op po ol lo og gi ia a
F Fr ra an nc ce es sc co o C Ci il le ea a
A An nd dr ra ao ou us s
C Ci ir rc ce e
E Er ro os s n ne ei i s se ec co ol li i
C Cr ri it ti ic ca a l le et tt te er ra ar ri ia a
C Co on nc co or rs so o d di i p po oe es si ia a
P Pr ro og ge et tt to o O On nl ly y I It ta al li ia a
P Pi ia at tt ti i t ti ip pi ic ci i
D Da al ll la a R Re ed d. . d di i B Be er rg ga am mo o
D De en nt tr ro o l la a s st to or ri ia a
I Il l p pe er rs s. .g gg gi io o d de el l m me es se e
K Ke er rm me es ss se e V VI IT TE ER RB BO O
D De e c co og gn no om mi in ne e d di is sp pu ut t. .
D De en nt tr ro o l la a c ci it tt t
L Le ev vi io or ra a - - P Pu ub bb bl li ic ci it t










LE PROBLEMATICHE ADOLESCENZIALI

I COMPORTANENTI A RISCHIO (parte seconda)

Oggi, tra gli adolescenti, lesigenza dessere visibili ed unici ap-
pare esasperata ed il rischio, spesso, rappresenta una condizione
essenziale per avere successo in una societ che sempre pi compe-
titiva e sempre meno garantita .
Studi recenti hanno accertato che il saper trasgredire ed affrontare
il rischio divenuta quasi una moda, che non necessariamente porta
a disagio o a rischio evolutivo. In pratica, come se il rischio non fosse evitato, ma
piuttosto cercato proprio perch contiene in s un aspetto affascinante ed attraente.
Lazione rischiosa ritenuta vitale perch permette al giovane di riscattare quei
sentimenti di paura e di incertezza, che sperimenta nel corso del processo di crescita,
legati al cambiamento del corpo e allampliamento delle esperienze personali.
1

Non bisogna, poi, sottovalutare il ruolo degli altri: nel definire la propria identi-
t, infatti, ladolescente cerca dei modelli di identificazione nuovi, tra coetanei e
compagni, lottando per differenziarsi e per sottolineare il voluto allontanamento dai
genitori.
Molte azioni rischiose, pi o meno pericolose, sono intraprese con gli altri, perch
cos risulta pi semplice per ladolescente vivere in modo tangibile la propria identit,
presentata al gruppo per ottenerne il riconoscimento e laccettazione. In tal modo, il
legame sociale con i coetanei si rafforza, in una sorta di ritualizzazione, come ad
esempio, il rituale della sigaretta o dello spinello, che talvolta sono solo rituali di
passaggio, a cui possono aggiungersi azioni aggressive, attivit sessuale precoce e
non protetta, ed altro.
Non basta per limitazione; ladolescente ha continuamente bisogno di misurarsi
con i suoi coetanei e ci pu essere un rischio per la messa in atto di comportamenti
gravosi, dovuti ad unalterazione della reale percezione del pericolo, che condurrebbe
il giovane ad esporsi in modo azzardato, pur mantenendo lillusione del controllo.
Tali comportamenti possono riguardare la guida ed i giochi pericolosi, le azioni
devianti, il consumo di sostanze psicoattive, il comportamento sessuale e alimentare,
ma sono possibili anche azioni salutari, anche se comunque rivolte allemulazione ed
al superamento.
Alcuni comportamenti sono messi in atto per saggiare le reazioni degli adulti
(genitori e insegnanti), per vedere fino a che punto si pu arrivare e fino a quanto
valgono i limiti ed i divieti imposti. Altre volte, si trasgredisce, per osservare quanto
ladulto sia effettivamente interessato e attento al comportamento del ragazzo.
Correre rischi fa parte della crescita psicologica che caratterizza ladolescenza, in
particolar modo, nelle culture occidentali, improntate allindividualismo che incorag-
giano lespressione di s. Inoltre, ristrutturazione continua della cellula famiglia ed i
cambiamenti abnormi avvenuti in questi anni, nella nostra societ, portano ad una
necessaria ridefinizione del concetto di rischio.
2

Oggi, i genitori sono portati ad assecondare incondizionatamente i figli e questa
incapacit assoluta di dire no, unita allassenza di regole ben precise, non fanno che
alimentare il circolo vizioso delle richieste esaudite. Il bambino prima e ladolescente
poi vedono limmediata soddisfazione di ogni desiderio, senza dover compiere il
minimo sforzo per ottenerli. L dove tutto garantito, spesso non c neanche alcun
rischio da correre; ergo, non c pi spazio per la trasgressione che, per certi aspetti,
potrebbe risultare necessaria alla crescita.
Franco Pastore
_______________________________________________________

1. PETTER, PROBLEMI PSICOLOGICI DELLA PREADOLESCENZA. ED. LA NUOVA ITALIA.
2. PIETROPOLLI CHARMET GUSTAVO; I NUOVI ADOLESCENTI; RAFFAELLO CORTINA EDITORE.

European Journalism Legitimation - membership in the GNS Press Association - The ECJ promotes publishing, publication and communication work of all types - P. Inter.nal



Antropos in the world




















































LA DONNA NELLA STORIA

MELISENDA DI GERUSALEMME a cura di Andropos



- 2 -

Melisenda era lerede della dinastia, proveniente dalla
Contea di Rethel in Francia, che governava Gerusalemme,
dopo la conquista della prima crociata. Ella fu designata a
succedere a suo padre prima del 1129.
Di solito le donne ereditavano territori solo perch la
guerra e la violenza portavano molti uomini ad una morte
prematura, ma le donne che venivano riconosciute come
regine regnanti raramente esercitavano la loro autorit.
Tuttavia, contemporanee di Melisenda governarono
effettivamente, come Urraca di Castiglia, l'Imperatrice
Matilde ed Eleonora d'Aquitania (1121 1204).
Figlia maggiore del re Baldovino II di Gerusalemme e
della principessa di origine armena Morfia di Melitene.
Melisenda non fu una semplice reggente per suo figlio
Baldovino III, ma esercit l'autorit che le spettava per
diritto ereditario e legge civile.
Durante il regno di suo padre Melisenda fu designata "filia
regis et regni Jerosolimitani haeres" (figlia del re ed erede
del regno di Gerusalemme) ed ebbe la precedenza su altri
nobili e sul clero cristiano nelle occasioni cerimoniali.
Sempre pi spesso fu associata a suo padre nei documenti
ufficiali, compreso il conio delle monete, la concessione di
feudi ed altre forme di patrocinio e nella corrispondenza
diplomatica. Baldovino crebbe sua figlia come una capace
successore e Melisenda godette del supporto della Alta
Corte di Gerusalem-me, una sorta di consiglio reale
comprendente la nobilt ed il clero del reame.
Baldovino pens anche che Melisenda doveva sposare un
potente alleato, uno che avrebbe protetto Melisenda e
salvaguardato la sua eredit di regina per lei ed i suoi
futuri eredi. Egli voleva solo un consorte per sua figlia,
non un re-consorte che governasse. Baldovino scelse Folco
V d'Angi, un rinomato comandante militare crociato, che
in futuro sarebbe divenuto nonno paterno di Enrico II
Plantageneto, infatti uno dei figli del precedente matrimo-
nio di Folco era Goffredo, che in quegli anni era sposato
con l'Imperatrice Matilda, futura Regina d'Inghilterra in
quanto erede designata di Enrico I d'Inghilterra. Per tutta la
durata dei negoziati Folco insist per divenire regnante
congiuntamente a Melisenda e Baldovino acconsent,
poich Folco era relativamente ricco ed avrebbe portato
con lui truppe e molta esperienza militare in difesa di
Gerusalemme. Il matrimonio fu celebrato nel 1129 e, nel
1130 Melisenda partor un figlio ed erede, il futuro
Baldovino III. Baldovino II come mani-festazione della
sua volont di fare di Melisenda la sola regina di Geru-
salemme e per rafforzarne la posizione, la design custode
del giovane Baldovino, escludendo completamente Folco.
Dopo la morte di Baldovino II, nel 1131, Melisenda e
Folco ascesero al trono come regnanti con-giunti ma, con
l'aiuto dei suoi cavalieri crociati, Folco escluse Melisenda
dalla concessione di titoli e da altre forme di patrocinio,

ed abol pubblicamente la sua autorit. Que-
sto trattamento alla loro regina irrit i
membri dell Alta Corte, che vedeva-
no minacciata la propria posizione dal
dominio di Folco sul reame. L'allontana
mento tra marito e moglie fu un utile stru-
mento politico che Folco us nel 1134, quando accus
Ugo II di Le Puiset, Conte di Giaffa, di avere una
relazione con Melisenda. Ugo era il barone pi potente
del regno, cugino di Melisenda e membro della famiglia
reale; era devotamente leale alla memoria di Baldovino II
e questa lealt ora andava a Melisenda, sebbene lo stesso
Ugo avesse maggiori diritti al trono in qualit di erede
maschio. Fonti contemporanee, come Guglielmo di Tiro,
non danno credito all'infedelt di Melisenda sottolinean-
do invece che Folco favoriva eccessivamente i nuovi
crociati francesi appena arrivati da Angi a discapito
della nobilt nativa del regno. Se Melisenda fosse stata
colpevole, probabilmente, la chiesa e la nobilt non si
sarebbero pi tardi mobilitate per la sua causa.
Ugo si alle con la citt musulmana di Ascalona e
riusc a respingere lesercito che gli era stato inviato
contro, tuttavia non poteva mantenere la sua posizione
indefinitamente. La sua alleanza con Ascalona gli cost il
supporto a corte. Il Patriarca negozi i termini di una
pace non troppo onerosa per Ugo che fu esiliato per tre
anni. Poco dopo, un fallito tentativo di assassinare Ugo fu
attribuito a Folco od ai suoi sostenitori. Per il partito della
regina questa fu una ragione sufficiente per sfidare aper-
tamente Folco, prima che il pubblico affronto costituito
dalle infondate accuse di infedelt di Folco compromet-
tessero totalmente la posizione di Melisenda.
Attraverso quella che fu una vera rivolta di palazzo i
sostenitori della regina presero il sopravvento su Folco, la
cui influenza dal 1135 in poi si deterior rapidamente.
Uno storico scrisse che i sostenitori di Folco a palazzo
"andarono in terrore per le loro vite". Guglielmo di Tiro
scrisse che Folco "non osava prendere iniziative, neppure
in questioni banali, senza informare [Melisenda]".
La vittoria di Melisenda fu completa, dai documenti
storici la si vede di nuovo concedere titoli nobiliari, feudi,
incarichi ed uffici.
Marito e moglie si riconciliarono nel 1136 e nacque un
secondo figlio, Amalrico. Quando Folco fu ucciso in un
incidente di caccia nel 1143, Melisenda prese il lutto sia
pubblicamente che privatamente. Comunque le sono stati
attribuiti numerosi amanti.
Nel 1161, Melisenda fu colpita, probabilmente, da un
ictus. La sua memoria fu gravemente compromessa e lei
non pot pi prendere parte agli affari di stato. Le sue
sorelle, la contessa di Tripoli e la badessa di Betania,
lassisterono prima che morisse l11 settembre 1161.



- 3 -

Antropos in the world


















































MITOLOGIA GRECO-LATINA







































VESUVIOWEB.COM
Di Aniello Langella
1

Cultura, arte, ricerche di sapore antropologico,
sulla vasta area tra il vulcano ed il mare: La porta di
Capotorre Villa Angelica Le torri aragonesi Vico
Equense - Sorrento e Capri - I Funari La villanella
Diz.rio torrese Eros a Pompei La lenga turrese -
Santa Maria di Costantinopoli a Torre del Greco di A.
Langella - Lincendio vesuviano del 26 aprile
del 72 Il monastero della SS.Trinit di Vico Equense
Lincendio vesuviano dellaprile del 1872 Sopranno-
mi sarnesi di A. Mirabella Il Vesuvio e la sirena
Storie di lazzari e briganti.

Ed ancora: 29 - Pillole linguistiche napoletane - Mazza e
ppivezo La cantata dei pastori - Salvatore Argenziano - Na
Capuzzata - 30 Carlo Iandolo - Pillole Lingistiche Napoletane
- Cafone - Otto Storie Turrese - Aniello Langella.

Novit di maggio- giugno:
U Dio quanto largo stu cortiglio. Di F. Tessitore.
Villa De Curtis, un Patrimonio a rischio, di G.Maddaloni.
Napoli, le bombe e lultima guerra mondiale, di Caffarelli.
Quanno cartte Musullino di Salvatore Argenziano.
A. Langella Passeggiando a Villa dei Misteri a Pompei.
Il Re Gioacchino Murat al Pizzo, una cronaca del
1907.




Orfeo, che i greci consideravano come il maggior
poeta vissuto prima di Omero, dicevano di lui che, col
suo canto dolcissimo, aveva il potere di muovere gli
alberi e di rendere mansuete le belve. Basti dire che era
Figlio della Musa Calliope e del sovrano tracio Eagro.
Tornato dalla Colchide, si era stabilito nella Pieria,
sulle coste meridionali della Tracia, e l spos la bella
ninfa Euridice. In quello stesso tempo, dalla lontana
Libia, in cui era nato da Apollo e da Cirene, si trafer in
Tracia. Aristeo, benemerito per aver insegnato agli
uomini molti utili precetti agricoli e per averli tra l'altro
iniziato all'apicoltura, si innamor pazzamente di
Euridice e di continuo l'impotunava con le sue proteste
d'amore. Un giorno che Euridice, per sfuggire Aristeo,
aveva preso un viottolo tra i campi, fu morsa da un
serpente velenoso nascosto tra l'erba e mor. Le ninfe
amiche di lei diedero la colpa di questa morte ad
Aristeo e, per fargli dispetto, distrussero gli sciami dei
suoi alveari.
In quanto ad Orfeo, il suo strazio per la morte
inaspettata della sua adorata sposa non pu essere
descritto: piangeva, si disperava, si aggirava come un
pazzo per le aspre gole della montuosa Tracia, ma nulla
poteva lenire il suo immenso dolore: l'immagine di
Euridice lo seguiva dappertutto e rendeva pi
tormentosa la sua angoscia. Alla fine, persuaso di non
poter pi vivere senza Euridice, decise di andare a
cercarla nell'Erebo, e scese infatti laggi, nelle tene-
brose case dei morti. Gli di dell'Averno sono inesora-
bili, non si commuovono alle lacrime degli uomini.
Tuttavia i desolati accenti della sua lira, il suo
lamentoso canto funebre, le sue affannate implorazioni
avevano fatto accorrere le anime dei trapassati da ogni
pi remoto angolo, e tutte ascoltavano, silenziose come
gli uccelli della notte.
Cerbero non latrava pi, Caronte non traghettava
pi le ombre, la ruota d'Issione si era fermata, Tantalo
non sentiva pi sete e fame, tutti i tormenti erano stati
sospesi per virt dei quel canto. Hades, il malinconico
re di quel lugubre regno, sent per la prima volta nel
gelido cuore un sentimento di piet e concesse a Orfeo
la grazia di riportare Euridice rediviva alla luce del
sole. Con un patto per: che lungo il cammino non si
volgesse mai a guardare la sua sposa.
Senonch, quando i due sposi furono giunti alla fine
della via sotterranea e gi si vedeva, in fondo al cuni-
colo, disegnarsi in un alone la porta che conduce alla
luce, Orfeo non riusc pi a contenere la propria impa-
zienza e si volse indietro, dove doveva essere la sua
Euridice.

Euridice c'era infatti, ma, appena Orfeo pos su di lei
lo sguardo, ella impallid e, come ombra trasparente, si
dissolse nella nebbia
La porta dell'Inferno si richiuse subito dopo il pas-
saggio di Orfeo; e invano il desolato poeta rest l fuori
per ben sette mesi aspettando che si riaprisse. Persuaso
alla lunga della vanit della sua attesa, Orfeo torn tra
gli uomini, ma cambiato! Non suon pi la lira, non
cant pi. Odiava ormai tutte le donne e le trattava con
disdegno; n pot pi sopportare i tripudi rumorosi dei
riti baccanici. Le Menadi, offese da questo manifesto
suo disprezzo, un giorno, nel delirio di un baccanale,
gli si gettarono addosso come cagne e lo fecero a brani.
La sua testa e la sua lira furono gettare in mare: la
corrente marina le trasport sulle rive dell'isola di
Lesbo, l'isola dei poeti.



ORFEO ()
a cura di Franco Pastore
1) A. Langella nato a Torre del Greco. Nel 1978, si laurea in Medicina e
Chirurgia alla Federico II di Napoli. In seguito, si specializza in Ortopedia e
Traumatologia a Padova ed in Riabilitazione a Trieste Assunto in Ente
Ospedaliero Monfalcone, nel 2000, fonda il Gruppo Archeologico del
Mandamento Isontino. Ha scritto numerose pubblicazioni scientifiche
e, da pi di 30 anni, studia Torre e il Vesuvio con amore e dedizione.


Antropos in the world




















































IL TEATRO COMICO ROMANO
La parola commedia tutta greca: , "comoda", infatti, composta da , "Kmos", corteo festivo e ,"od",
canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinit elleniche, con probabile
riferimento ai culti dionisiaci . Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare
una pestilenza invocando il favore degli di. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un componimento poetico che
comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a met strada fra la tragedia e l'elegia. Dante, infatti, intitol comeda il suo
poema e consider tragedia lEneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed una sua autonomia durante le
fallofrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C. In altre citt si erano sviluppate
forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Spettacoli simili si svolgevano alla corte del
tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi.
A Roma, prima che nascesse un teatro regolare, strutturato cio intorno a un nucleo narrativo e organizzato secondo i canoni
del teatro greco, esisteva gi una produzione comica locale recitata da attori non professionisti, di cui non resta tuttavia
documentazione scritta. Analogamente a quanto era accaduto nel VI secolo a.C. in Attica, anche le prime manifestazioni
teatrali romane nacquero in occasione di festivit che coincidevano con momenti rilevanti dellattivit agricola, come laratura,
la mietitura, la vendemmia.
PLAUTO: CAPTIVI (193 a.C.)

- 4 -
Come la satura, anche la recitazione dellatellana pre-
letteraria fu prerogativa dei giovani romani. Essi, nel tenta-
tivo di soddisfare il loro desiderio di recitazione senza incor-
rere nelle pene previste dalla legge per un cittadino che si
dedicasse in forma professionale alla carriera dellattore,
diedero vita ad una forma teatrale per dilettanti, caratte-
rizzata da unaccesa oscenit e da una forte aggressivit
verbale, oltre che dalla ricorrenza di maschere fisse (per
esempio, Marcus, "lo sciocco", Pappus, "il vecchio avaro").
Latellana trov collocazione in coda alla rappresentazione
degli spettacoli teatrali regolari di tipo tragico, con il nome
di exodium Atellanicum. Il teatro comico regolare si svilupp
a Roma, insieme a quello tragico, a partire dalla seconda
met del III secolo a.C.: l'aspetto rilevante che di questa
produzione comica non sono sopravvissuti solo frammenti,
come nel caso della tragedia latina arcaica, ma un cospicuo
numero di opere che costituisce un'eccezionale documen-
tazione: ventuno commedie di Plauto e sei di Terenzio.
Titus Maccus Plautus, nacque a Sarsina, tra il 255 e il
250 a.C.; i tria nomina si usano per chi dotato di
cittadinanza romana, e non sappiamo se Plauto labbia mai
avuta. Un antichissimo codice di Plauto, il Palinsesto
Ambrosiano, rinvenuto ai primi dell800 dal cardinale
Angelo Mai, port migliore luce sulla questione. Il nome
completo del poeta tramandato nel Palinsesto si presenta
nella pi attendibile versione Titus Maccius Plautus; da
Maccius, per errore di divisione delle lettere, era uscito
fuori il tradizionale M. Accius . Plauto fu un autore di
enorme successo, immediato e postumo, e di grande
prolificit. Inoltre il mondo della scena, per sua natura,
conosce rifacimenti, interpolazioni, opere spurie. Sembra
che nel corso del II secolo circolassero qualcosa come
centotrenta commedie legate al nome di Plauto: non
sappiamo quante fossero autentiche, ma la cosa era ogget-
to di viva discussione. Nello stesso periodo, verso la met
del II secolo, cominci una sorta di attivit editoriale, che
fu determinante per il destino del testo di Plauto.
La grande comicit generata dalle commedie di Plauto
prodotta da unoculata scelta del lessico, un sapiente
utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano, e da
una fantasiosa ricerca di situazioni ad effetto comico.
La commedia: Nella Grecia centrale, Egione, un

vecchio Etole, era padre di due figli, uno dei quali era
stato rapito alla nascita e ormai dato per disperso, e l'altro
che era appena caduto prigioniero nella guerra contro gli
Elei. Egione, cos, diventa commerciante di schiavi al
fine di trovarne uno da poter scambiare col secondo
figlio. Tra gli schiavi che compra abbiamo Filocrate con
il suo servo di nome Tindaro. Questi ingannano Egione
scambiandosi la loro identit in modo che Filocrate
venisse liberato cos da riuscire ad andare dagli Elei per
contrattare la liberazione di Filipolemo, figlio di Egione.
Quest'ultimo, per, si accorge dell'inganno e cos decide
di vendicarsi condannando Tindaro ai lavori forzati.
Pochi giorni dopo, per, Filocrate torna portando con s
Filopolemo e il responsabile di tutta la sofferenza di
Egione, Stalagmo, cio colui che ad Elea aveva venduto
anni prima uno dei due figli di Egione.
Stalagmo dichiara che Tindaro era proprio il figlio di
Egione e cos quest'ultimo, tra la stupefazione, decide di
incatenare Stalagmo e di dare ricchezza e vita prosperosa
ai suoi due figli tanto attesi e tanto ricercati.

SINOSSI: Questa breve ma intricata commedia di Plauto
si pu definire una commedia del buon costume,
poich non vi sono versi sconci e personaggi come la
cortigiana malvagia, il lenone e il servo sbruffone, come
accade nella maggior parte delle commedie. Non vi si
trovano n palpeggiamenti, n intrighi amorosi, n
sostituzione di bimbi, n truffe di denaro. Non c il
giovane innamorato che riscatta una sgualdrina di
nascosto dal padre.
Il tema centrale laffetto paterno: infatti Egione
disposto a sacrificare anche il patrimonio familiare pur di
poter riavere il proprio figlio sano e salvo dalla prigionia.
Il dolore dovuto alla scoperta dellinganno esalta ancora
di pi questa tematica, e la carica di frustrazione, quella
di un padre che aveva gi perso tempo prima un figlio,
rapitogli da uno schiavo.
E' presente anche la rottura scenica sotto forma di
metateatro come nell'atto IV la frase: "Ora sul collo il
mantello io mi getto, come fanno nelle commedie i
servi".



- 5 -

Antropos in the world



















































I GRANDI MISTERI
I TESCHI DI CRISTALLO
A cura di Andropos

I teschi di cristallo sono modelli di teschio uma-
no, ricavati da blocchi di cristallo di quarzo tra-
sparente. Alcuni di questi manufatti furono dichia-
rati reperti archeologici mesoamericani precolom-
biani dai loro scopritori.
Dei primi teschi di cristallo se ne ha notizia
nell'Ottocento. Il British Museum ne possiede uno
dal 1897. Anche un altro ente importante, la Smith-
sonian Institution, ha un teschio dal 1992.
Tra i teschi posseduti da privati, famoso quello
di "Mitchell-Hedges". Secondo il racconto di Fre-
derick Albert Mitchell-Hedges e della figlia adot-
tiva Anna, sarebbe stato trovato nel 1920, in una
spedizione a Lubaantun, nell'Honduras Britannico
(attuale Belize). Non vi per traccia della scoperta
del teschio nei resoconti della spedizione e questo
sarebbe confermato dalla Jane Maclaren Walsh.
Tra i pi noti teschi di cristallo ci sono quelli
chiamati "Max" e "Sha Na Ra". "Max", di propriet
dei coniugi Parks, sarebbe stato trovato in Gua-
temala negli anni Venti, ma anche in questo caso
non c' alcuna documentazione a sostegno di tale
affermazione. "Sha Na Ra" sarebbe stato trovato in
Messico da Nick Nocerino, personaggio televisivo
autodefinitosi esperto di teschi di cristallo.
Nocerino non rivel mai l'origine del ritrova-
mento, attribuendo la riservatezza a presunte "que-
stioni di sicurezza per il personale coinvolto, a
causa della situazione politica messicana".
Negli anni ottanta sull'onda della moda lanciata
dalle pubblicazioni su questi artefatti comparvero
numerosi altri teschi, dal Texas a Los Angeles; ad
alcuni di questi venivano attribuite origini avventu-
rose o poteri taumaturgici, ma di nessuno di questi
si potuta provare l'autenticit. Secondo i cultori
dei teschi di cristallo, di tali oggetti si parlerebbe
nelle tradizioni dei Maya e di altre culture native
americane, ma queste asserzioni sono da ascrivere
piuttosto ad un folclore posteriore.
Nel 1970 il teschio Mitchell-Hedges venne affi-
dato al laboratorio della Hewlett-Packard guidati da
Frank Dorland in quanto centro di eccellenza per la
ricerca sui cristalli. I risultati vennero pubblicato in
un articolo dal titolo "history or hokum?" dove il
secondo termine possiamo tradurlo con "nonsenso".
In esso risulta soltanto che stato scolpito in un



blocco unico di materiale.
L'articolo conclude che si tratta di un bellissimo
pezzo artistico, ma non c' modo di datarlo.
Nel 1996, i teschi del British Museum e della
Smithsonian Institution sono stati sottoposti ad ana-
lisi presso il British Museumche hanno rivelato segni
di lavorazione con strumenti disponibili nella Europa
della seconda met dellOttocento. In quella occa-
sione erano stati portati anche i teschi "Max" e "Sha
Na Ra", ma il British Museum, in applicazione della
propria norma di non fornire valutazioni su oggetti
provenienti da collezioni private, non ha espresso
alcun giudizio su di essi.
In passato, intorno al teschio inglese si erano
catalizzati racconti folclorici quanto infondati, che
suggerivano che il teschio si muovesse all'interno
della teca. Anche il fatto che il teschio fosse stato
rimosso dall'esposizione aperta al pubblico una
leggenda urbana: il teschio oggi esposto all'interno
della prima sala dell'ala sinistra, sul lato sinistro del-
la parete dove si apre la porta d'ingresso.
Ricerche documentarie negli scritti relativi alle
collezioni del museo, hanno portato a identificare
nell'antiquario francese Eugne Boban l'organizza-
tore di un traffico di falsi.
Altri teschi furono analizzati insieme a quello del
British, tra cui quelli di Nocerino e quelli americani.
Nessuno di questi aveva evidenze che potessero
supportare una presunta antichit, mentre anzi le
probabilit spingevano a pensare ad un'origine molto
pi moderna.
Comunque, tante sono le congetture, troppe, per
poter dipanare lalone di mistero che ancora circonda
i teschi di cristallo.






VESTIRO DI NUVOLA

poi al tramonto
tutto tace.
La paura mia compagna
lei che custodisce le mie ore
a lei affido i miei pensieri.
Il mio nome non ricordo.


PASQUALINA GENOVESE
___________
P. Genovese DOrazio, da Riflessioni suggestive -
La mia infanzia vola via
verso linfame destino.
Sulle mie labbra
lultima Preghiera
che
vestir di nuvola




Antropos in the world




















































NICODEMATE
LA GUERRA DEI PRONOMI PERSONALI (II parte)
di Renato Nicodemo









- 6 -
Nelle Marche e in Ciociaria si d il tu che
presente anche in alcuni romanzi di DAnnunzio
dove c il tu, sorella rivolto dallumile contadino
alla nobildonna locale. I siciliani usano Vossa
(Vostra Signoria) e il lei.
Il voi decadde a partire dal Cinquecento con lin-
troduzione del lei durante il di dominio spagnolo nel-
la penisola.
Foscolo afferm: Mi d non poco fastidio il
teutonico lei; meglio il romano tu o il rispettoso ed
autorevole voi.
Leopardi, in una lettera al padre, scritta da
Portici, pur usando la forma Ella, notava: qui parla-
no col Voi, non collignobile spagnolismo dellElla
per cui si parla a una persona presente come se fosse
altrove
1

Mazzini usava il voi quando scriveva e parlava
con la madre.
Annibale Caro, da parte sua, not che il voi una
forma diretta, mentre il lei indiretta, nel senso che
col voi linterlocutore grammaticalmente presente,
mentre col lei assente. O meglio, come stato no-
tato, usando il lei il parlante non si limita a inter-
loquire semplicemente con chi ha davanti a lui in
senso materiale ed empirico; egli in realt parla ad un
altro, che n pi n meno lessere razionale
che abita in ciascuno di noi e che attraverso ciascuno
di noi si esprime ed abita il mondo [ ] E come se
[ci si] voglia rivolgere allanima di chi lo ascolti.
E nota la battaglia Anti-Lei del Fascismo nata da
un elzeviro sul Corriere di Bruno Cicognani che, il
15 gennaio 1938 propose labolizione del lei, perch
questa paroletta turpe, infetta, esecrabile, disgu-
stosa. E soprattutto antistorica.[] Si torni al tu,
espressione delluniverso romano e cristiano. Sia il
voi segno di rispetto e gerarchia.
Il Duce, letto ed apprezzato larticolo, diede su-
bito a Starace lordine di provvedere in merito. E
questi eman una delle sue inconfondibili circolari in
cui si aboliva il lei (giudicato femmineo, sgram-
maticato, transessuale, straniero e servile) e le com-
plicate forme servili (ella, vossignoria, vostra grazia,
vostra altezza, vusci, ecc.) imponendo il voi e valo-
rizzando anche il tu : simbolo dellamore cristiano tra
gli uomini.(Il cristianesimo usava ed usa il tu; Cristo
dava il tu a tutti ed i cattolici danno del tu a Dio, alla



Madonna ed ai santi)
2
.

La battaglia dell Anti-Lei fu sostenuta da fior di
intellettuali (successivamente riciclatisi secondo il
costume italiano): Elsa Morante, Elio Vittorini,
Salvatore Quasimodo, Vasco Pratolini, Concetto
Marchesi, Giorgio Strehler, Arturo C. Jemolo,
Massimo Mila, Renato Guttuso , Antonio Baldini,
Goffredo e Maria Bellonci, Walter Binni, Tommaso
Landolfi, Mario Luzi, Marinetti, Ada Negri ,
Orestano, Ezra Pound, Praz, Vittorini, Pietro Bar-
gellini, Stefano Landi, Alberto Savino, Giorgio
Pasquali e millanta altri firmaioli.
Qualcuno compose anche questi non proprio
sublimi versi: A chi ti d del lei ancora adesso, /
non dare il voi n il tu: dagli del fesso.
3

In verit anche il voi ebbe i suoi avversari: Pietro
Verri dalla colonne del suo Il Caff promosse una
campagna contro il lei e il voi (Il voi scriveva- lo
abbiamo adottato per burbanza pensando di valere
almeno due).
La rivista femminile Lei, rivolta alla donna e
quindi impossibile intitolarne la testata col voi, do-
vette cambiare il titolo in Annabella!
Non mancarono le battute, come quella di
chiamare Galilei Galivoi o cambiare il nome del
comune di Gradisca in Gradite e storielle, come
quella di Starace che rifer al Duce: Nel Mezzo-
giorno gli italiani usano il tu, al Centro e al Nord il
lei. Ma proprio di Voi non ne vogliono sapere.

________________________________________

1. Descrizione del sanculotto di Denis Richet in La Chiesa e la
Rivoluzione francese p. 98
2. Labolizione del lei non fu imposta per legge, ma resa
obbligatoria per i fascisti.
3. ASVERO GRAVELLI, LAnti-Lei, raccolta di testimo-
nianze di intellettuali italiani sulla necessit di abolire
lodiosissimo lei.


Renato Nicodemo: nato a Laurito, laureato in Pedagogia e
Dirigente scolastico. Abilitato per linsegnamento delle lettere,
autore di articoli pedagogicodidattici, di legislazione scolastica e
noterelle. Appassionato di studi mariani, cura la pagina mariana
di alcune riviste cattoliche. Ha al suo attivo numerose
pubblicazioni; qui di seguito alcuni titoli: La Vergine nel
Corano, La Vergine nella Divina Commedia, Antologia mariana,
Umile ed Alta, Il bel paese, I nuovi programmi della scuola
elementare, Verso i nuovi Orientamenti ed altro.




- 7 -

Antropos in the world



















































OMAGGIO AD UN GRANDISSIMO ARTISTA - A cura di Andropos

MINA (parte quarta)

Nel 1969, Mina pubblica l'ultimo 45 giri "sanremese"
della sua discografia (Ma che freddo fa / Un'ora fa). Nel
mese di marzo esce l'LP I discorsi, versione commer-
cializzabile del precedente Le pi belle canzoni italiane
interpretate da Mina, che non era uscito nei negozi poich
legato a un concorso per i lettori delle riviste Rusconi.
Rispetto al precedente album, I discorsi annovera due brani
(La canzone di Marinella e la stessa I discorsi) in
sostituzione di E se domani e La musica finita,
quest'ultima rimasta inspiegabilmente fuori catalogo per
ben trentasei anni. Il 45 giri primaverile comprende sul lato
A Non credere (rifiutata, tra gli altri, da Iva Zanicchi) e sul
lato B Dai dai domani (la brasiliana A praa di Carlos
Imperial, tradotta in italiano da Paolo Limiti). Non credere,
che subito piacque moltissimo a Mina, divenne un grande
successo e fu promosso in moltissime trasmissioni
radiofoniche e televisive (il telequiz-spettacolo A che gioco
giochiamo?, ma anche in show tradizionali come Doppia
coppia, domenica ma senza impegno, Ieri e oggi, ecc.).
Nel mese di giugno, Mina registra una seconda puntata di
Senza Rete, dov' affiancata ancora una volta da Giorgio
Gaber (che l'accompagner anche in tourne) e dove
presenta i due brani dell'ultimo 45 giri, dinanzi all'entu-
siasmo generale della platea. Non credere rimarr per tutta
la stagione estiva ai vertici dell'hit-parade, rivelandosi uno
dei grandissimi successi dell'anno (3 posto tra i singoli pi
venduti), nonch il primo vero exploit.
Sono di questo periodo le prime richieste da parte di
Frank Sinatra per una collaborazione con Mina in una serie
di spettacoli dal vivo (con la presenza anche di Dean
Martin), che ne sancirebbero il suo lancio nello show
business statunitense, lancio mai avvenuto per la rinuncia
della stessa cantante. I motivi di questa decisione non sono
mai stati del tutto chiariti da Mina, ma sono state fatte nel
corso degli anni varie ipotesi, tra cui una improvvisa fobia
del volare in aereo, problemi di salute, il non volersi
distaccare dai propri cari e la paura di uno star-system
molto pi articolato, ampio ed impegnativo rispetto a quel-
lo italiano.
Augusto Martelli, arrangiatore di molte sue canzoni,
ormai considerato il compagno di Mina da diversi anni. Il
loro matrimonio viene varie volte annunciato da riviste di
gossip, ma non sar mai celebrato. I due conviveranno fino
alla fine degli anni sessanta. Nel 1971 sceglie come arran-
giatore e direttore d'orchestra Pino Presti, da tempo suo
bassista. Diverr il suo inseparabile arrangiatore e collabo-
ratore musicale di quegli anni e lavorer per lei fino agli
ultimi concerti del 1978. I successi Grande, grande, grande
(1972) ed E poi... (1973) mostrano una Mina in splendida
forma, sensuale, accattivante, tanto da essere la principale
musa ispiratrice del celeberrimo duo di composi-tori
Mogol/Lucio Battisti, che le affidarono i successi Insieme
(1970), Io e te da soli, Amor mio (1971) e La mente torna
del (1972). Nel 1972 di nuovo protagonista di Teatro
10 con Alberto Lupo, con cui canta la si-
gla finale Parole parole, una delle sue
pi grandi hit, contenuta nell' album
Cinquemilaquarantatre. L' addio alle
scene era gi stato annunciato da Mina
nel 1972, anno in cui per tutta l'estate ten-
ne una serie di concerti accompagnata da una
grande orchestra composta da eccellenti musicisti. Nel
1973 per, la cantante riappare nei caroselli per la
Cedrata Tassoni, e fa un'unica apparizione televisiva in
Hai visto mai?, dove presenta il singolo Lamento d'amo-
re. In seguito nello stesso anno si verifica un evento
tragico per la vita privata della cantante: Virgilio Crocco,
suo ex-marito e padre di Benedetta, muore l'8 ottobre
investito da un'auto.
Il 1974 l'anno del suo ultimo show televisivo,
Milleluci, condotto con al fianco una allora emergente
Raffaella Carr. Poco tempo prima della trasmissione
Mina dichiar in un'intervista: Sono stata molto male,
dopo Milleluci non canter pi, infatti sua la sigla
finale Non gioco pi, nel cui testo sembra esserci un
presagio al suo imminente ritiro. L'addio televisivo in
grande stile, infatti questo programma pu essere defi-
nito l'ultimo grande show della Televisione italiana. Il
ritiro dal video sembra definitivo, anche se la radio la
vede ancora partecipare a Gran Variet nel 1979.
Nonostante il suo ritiro dalle scene, anche in seguito
molte delle sue canzoni diventeranno grandi successi, tra
cui Anche un uomo (1979), sigla della riedizione del quiz
Lascia o raddoppia?; Morir per te, che nel 1982 riesce
ad entrare addirittura tra i primi 100 singoli della
classifica dance americana di Billboard); Rose su rose,
scritta da Massimiliano Pani (1984); Questione di feeling
(1985), duetto con Riccardo Cocciante; Via di qua
(1986), duetto con Fausto Leali; Lui, lui, lui (1988);
Neve (1992); Amore (1994), secondo duetto con
Riccardo Cocciante; Volami nel cuore (1996); nonch
tutto il disco Mina Celentano, realizzato nel 1998 con
Adriano Celentano. Fino alle pi recenti Grande amore
(1999), Oggi sono io (2001), Vai e vai e vai, Portati via
(2005), Mogol-Battisti (2006), duetto con Andrea
Mingardi e Adesso facile (2009), con gli Afterhours,
quest'ultimo uno dei pochissimi brani, insieme a Volami
nel cuore, Che t'aggia d ad avere il supporto di un
videoclip promozionale. Il 17 ottobre 2011, Mina
immette in rete il brano Questa canzone, che anticipa il
suo album di inediti Piccolino uscito il 22 novembre.
____________________
LIMPORTANTE E FINIRE:
http://www.youtube.com/watch?v=i55vTIpICK8&feature=player_detailpage
LA VOCE DEL SILENZIO:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=hpVtgJyCtkk
ANCORA,ANCORA,ANCORA:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=tkmNkb_1dGM



Antropos in the world




















































IL RACCONTO DEL MESE: Di Franco Pastore
IL CORAGGIO DELLA VERITA( parte 5
a
-)
La tragedia di Ramstein


- 8 -
Aveva ragione il Presidente Pertini, ero stato poco
saggio: leccesiva chiarezza nellagire, coinvolgen-
do il proprio universo conoscitivo, era stata unim-
prudenza unica. Infatti, nel Settembre dellottanta,
fui arrestato, con un cumulo infinito dimputazioni
militari e punito, come avete gi letto.
Nel febbraio del 1981, fui sospeso dall'impiego e
dallo stipendio, con un assegno di sussistenza di
circa trecentomila lire mensili.
Fu nel 1983, che fui ufficialmente
te radiato dallArma ed il provvedi-
mento recava la firma dello stesso
Pertini, firma che, allesame calligra-
fico, risult falsa.
Una catarsi che non so se imputare
alla mia appartenenza al Movimento De-
mocratico Militare, o alla ostinata ricerca della veri-
t, nella tragedia di Ustica ed in tutte quelle, dove le
responsabilit erano state insabbiate, anche ricorren-
do alla soppressione dei testimoni.
Alla fine, eccomi qua, delegittimato da chi avreb-
be dovuto difendermi ed affiancarmi, umiliato nella
mia essenza di uomo ed in quella professionalit
regolarmente acquisita negli anni, con i brandelli di
una famiglia, un tempo felice, tra i banchi di una
libreria, dove nemmeno la fantasia riesce pi a
volare. Potevo lavorare in una compagnia aerea
privata? Sarei stato ucciso con una bomba al fosforo,
com capitato al mio amico Sandro Marcucci, o ai
tenenti Naldini e Nutarelli delle Frecce tricolore.
Nutarelli, insieme al collega Naldini, era partito
dalla base aerea di Grosseto la sera della strage di
Ustica su un F-104 biposto da addestramento. La
circostanza era piuttosto atipica, giacch entrambi i
piloti erano due istruttori qualificati, e non un istrut-
tore e un allievo.
Il volo (n. 433) avrebbe portato i piloti da Gros-
seto a toccare Firenze, Bologna e Villafranca per poi
rientrare alla base toscana. Il volo sarebbe stato
accompagnato da altri due F-104. Stando alla rico-
struzione, il volo sarebbe entrato in contatto col DC-
9 I-TIGI su Firenze, rilevando anche tre altri velivoli
in volo nella scia dell'aereo commerciale. I due piloti
avrebbero quindi tentato di segnalare in codice la
situazione al comando. Pi testimoni di cos! Una
perizia disposta dall Aeronautica militare tedesca
dopo lincidente accaduto nel 1988 a tre aerei delle

Frecce Tricolori sui cieli di Ramstein, in Germania,
durante unesibizione acrobatica nella base Nato,
proverebbe che il velivolo solista, schiantatosi
contro quelli dei due colleghi sarebbe stato sabotato.
Una circostanza che emersa dalle indagini difen-
sive, condotte dallavvocato Daniele Osnato, il le-
gale che assiste i familiari di alcune vittime del
disastro del Dc9, nellambito della nuova indagine
aperta dai pm di Roma sulla strage di Ustica, dopo
le dichiarazioni dellex presidente della Repubblica
Francesco Cossiga.
Lipotesi del legale che lincidente di Ram-
stein, costato la vita ai militari Ivo Nutarelli, Mario
Naldini e Giorgio Alessio, non fu determinato da un
errore del pilota solista Nutarelli, ma che invece il
velivolo venne sabotato per impedire al tenente
colonnello di testimoniare davanti al giudice istrut-
tore Rosario Priore sulla strage di Ustica.
Il legale, nel tradurre la perizia tedesca, ha sco-
perto che Nutarelli, durante lesibizione nei cieli
tedeschi, accortosi che qualcosa non andava nella
strumentazione di bordo, che avrebbe segnalato alti-
metrie errate, tent invano di frenare, tirando gi il
carrello e il freno aerodinamico.
Ma, andiamo per gradi! Secondo la ricostru-
zione dei fatti, il programma della manifestazione
aerea era ormai al culmine e la Pan si apprestava a
eseguire la figura del cardioide; lAermacchi
Mb 339 del solista, il tenente colonnello Diego
Raineri, in netto anticipo sul resto della formazione,
colp altri due velivoli, che precipitarono al suolo
come palle infuocate. Cinquantuno furono le vittime
e 400 i feriti ricoverati in vari ospedali.
Seguirono dure pole-
miche e molti chiesero di
sciogliere il reparto, altri
posero sotto accusa tutte
le manifestazioni aeree.
I parametri di sicurezza fu-
rono triplicati e si cerc di
ricostruire limmagine di un reparto che, in effetti,
il fiore all'occhiello dellAeronautica militare ita-
liana.
Intanto. in Italia ed allestero nacquero, circa
ottanta Club, a sostegno dellattivit delle Frecce
tricolori.









- 9 -

Antropos in the world


















































appena 32 anni da un non verificato infarto.
Il maresciallo Alberto Dettori, dello stesso cen-
tro radar, trovato appeso ad un albero. Il maresciallo
Antonio Pagliara, controllore della Difesa Aerea
presso il 32 CRAM di Otranto, morto in un inci-
dente stradale.
Il colonnello Giorgio Teoldi, comandante del-
l'Aeroporto Militare di Grosseto, morto in un inci-
dente stradale.
Il sindaco di Grosseto Giorgio Furetti, poco
tempo dopo aver manifestato l'intenzione di volere
raccontare ai giudici una circostanza appresa indi-
rettamente, muore anche lui, investito da un mo-
torino.
Il Generale Licio Giorgieri, morto in un
attentato terroristico, comandante del Registro Ae-
ronautico Italiano
Il consulente informatico per l'omicidio D'An-
tona e delle procure di Roma e Palermo, Michele
Landi, confessa agli amici di essere a conoscenza
di novit su Ustica: viene trovato impiccato, il 4
aprile del 2002.
L'ultimo, Adamo Bove, poco pi di un anno fa,
ex poliziotto e responsabile della security gover-
nance di Telecom Italia, saltato gi da un viadotto
della Tangenziale di Napoli, il 21 luglio 2006. Una
lista di morti troppo lunga perch sostenga la tesi
delle coincidenze, piuttosto, lampante che nel
nostro paese, dicendola con Arthur Blair, vi sia una
certa consuetudine a manovrare il presente, per far
tacere le responsabilit del passato.
Quale futuro pu avere una nazione, che si regge
sulla menzogna dei suoi governanti?
Comunque, esiste una mafia ben pi potente di
quella che conosciamo, che avviluppa il nostro
paese, impedendogli di essere, nellambito dellEu-
ropa, un faro di coerente civilt.


Risultava palese che le persone che portano alla
luce verit scomode non sono per nulla tutelate
e, nella completa indifferenza delle istituzioni,
corrono gravi pericoli, o vengono schiacciate da
procedure tali, da impedire loro una vita
normale. Altre volte ancora, vengono soppresse
con inusitata ferocia, come dimostra la lunga
lista di persone, tutti coinvolti nel caso Ustica,
venute a mancare nell'imminenza di una
deposizione, o semplicemente perch erano
depositarie dinformazioni compromettenti:
Il maresciallo Zummarelli, travolto da una
Honda 600 nel periodo in cui era impegnato
nelle indagini sul Mig libico, poco tempo prima
aveva confidato ad un amico giornalista, Gaeta-
no Sconzo, di temere per la propria vita.
Il maresciallo Antonio Muzio, ucciso con tre
colpi di pistola nell'addome mentre si trovava
nella sua casa di Pizzo Calabro, aveva lavorato
all'aeroporto di Lamezia Terme: uno scalo diret-
tamente coinvolto nella vicenda del Mig libico,
del suo recupero sulla Sila e della sua restitu-
zione a Gheddafi (dal settimanale Europeo n. 9
del 28 febbraio 1992)
Il colonnello Sandro Marcucci, precipitato col
suo Piper il 2 febbraio 1992 sulle Alpi Apuane,
che, sul quotidiano Il Tirreno, appena cinque
giorni prima della sua morte, aveva duramente
attaccato, accusandolo di corruzione, il generale
dell'Aeronautica Zeno Tascio, comandante del-
l'aeroporto di Pisa dal 1976 al 1979, responsabile
dei servizi segreti dell'Aeronautica all'epoca del
disastro di Ustica.
I capitani della pattuglia acrobatica delle
Frecce Tricolori Ivo Nutarelli e Mario Naldini,
morti insieme a Giorgio Alessio, nella tragedia
di Ramstein. Il capitano Maurizio Gari,
controllore di volo nel centro radar di Poggio
Ballone, stroncato ad
NOTERELLA DI RENATO NICODEMO: IL DIRITTO
1







_____________
1) Renato Nicodemo, Il Bel Paese o dellItalia capovolta (Noterelle) - Collana Verso il futuro, Editrice Menna Avellino 1988, pag.56- 57.
2) V.Butera, A LICERTA E RU CURZINI, poeta calabrese.


Non mi intendo di questioni giuridiche, ma penso di non sbagliare se ritengo che Diritto non pu
significare che di-rit-to, che non piega n da una parte, n dallaltra, n storto o tortuoso. Eppure, a
vivere in Italia, sembra che Diritto voglia dire proprio storto, tortuoso, oscuro e che, pertanto, la via pi
breve per vedere applicata una norma, o per avere giustizia, non mai retta: E ppe dire a Ddonnu
Titta/ca, ccu tutta a giumutria, /a cchi storta diogne bbia/ quasi sempe ra dritta!...
2

Ma il nostro paese non la culla del diritto?
Si, solo che a forza di cullarlo, s addormentato!


Antropos in the world



















































- 10 -















































Il leone ed il toro
(Aov ko too)

Un leone da lungo tempo meditava di
uccidere un forte toro. Un giorno decise di
riuscire nel suo intento con l'astuzia. Gli
fece sapere di aver catturato un montone
e lo invit al banchetto. Aveva preparato
tutto per assalirlo, una volta seduto a
tavola il toro and all'appuntamento:
vide molte pentole, lunghi spiedi, ma di
montone nessuna traccia. Allora, senza
dire una parola, se ne and. Il leone lo
richiam e gli chiese il motivo del suo
comportamento, visto che non gli era
stato fatto nessun affronto. E il toro
rispose: - Ho una buona ragione per
andarmene: vedo tutto pronto per cucinare
non un montone, ma un toro.
_________________
Asopo CCXI
Lexicon necessarium:
Capette : passato remoto, cap.
Asctte e crza: usc rapidamente.
Friarje: futuro semplice da frje, friggerai;
dal lat. Frgere, con caduta di g e
suono di transizione j.


STRANEZZE E PINZILLACCHERE

Le richieste di tasse e sacrifici da parte di un governo
sarebbero legittime se il governo dimostrasse che sono
necessarie e idonee a un programma realistico e utile al
paese. Quelle del governo Monti non sono necessarie,
perch il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbli-
che parassitarie e gonfiate, e non lo fa; non sono idonee,
perch, conti alla mano, non risolvono la crisi, ma paio-
no aggravarla con lavvitamento fiscale; inoltre non rien-
trano in un programma di interesse nazionale, anzi non si
capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo.
Sullultima versione della TRECCANI: neet,
acronimo che nella lingua inglese significa not in
education, employment or trainingriferito a giovani che
non hanno un lavoro, non lo stanno nemmeno cercando
e non frequentano corsi di aggiornamento.
La Germania stata pi che abile a costruire le
fondamenta, su cui si poggia ledificio Europa, a proprio
vantaggio: uno studio di Bank of Scotland ci racconta
come la crisi non stia colpendo proprio tutti. Anzi, c
chi sta guadagnando e guarda caso sono proprio i tede-




O LIONE E O TORO

Nu lione troppo determinato
a sbrana nu toro smaliziato,
decidette do fotte con lastuzia.
Nvitnnele a nu banchetto, con arguzia,
dictte che gli offriva un bel montone,
ch aveva catturato nd burrne.
O toro si rec allappuntamento
e, guardnnele, captte in un momento,
ca stve proprio lui sul menu
e mentre chille andava su e gi,
asctte e crza, senza na parola,
cercanne e scappa, immediatamente,
da chella casa e da chllu fetente.
-Ma dove vai? - E chiedtte o re leone,
cercando doacchiappa dnte o spuntne,
- Io non so fesso piezze e pruvulne,
to vu mtte scritto nd cervlla
ca nu me friarje dnte a padella!-

______________
Fabula docet ( )
Listinto di sopravvivenza superiore ad ogni astuzia.
Spesso, una gentilezza finta n asconde linganno.
Lintelligenza meglio da forza



(Da Asopos, favole in napoletano di F. Pastore)



schi. Non solo perch hanno costruito la Banca Centrale
in modo che si occupi prevalentemnete di tenere a bada
linflazione, il vero incubo al di l del Reno, ma anche
perch con lintroduzione delleuro hanno messo fuori
gioco le economie che si basavano sulla proprio mo-
neta debole per favorire leconomia interna e sfrut-
tare le esportazioni. Aggiungendoci la qualit tedesca,
il gioco fatto e improvvisamente il mercato tedesco si
allargato a tutta Europa.
M. Pantaleoni: Qualunque imbecille pu inventare
e imporre tasse. Labilit consiste nel ridurre le spese,
dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti
allimporto delle tasse; fissare le tasse in modo che non
ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno
che lo danneggino il meno possibile
Il grande sogno: Eliminare il Senato e dimezzare il
numero dei deputati, ottenendo contemporaneamente:
- pagare meno stipendi - meno veti incrociati - meno
mercanteggiamenti - meno raccomandazioni - meno
affari poco puliti - pi velocit nella legificazione, ecc.

AISOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO




- 11 -

Antropos in the world















































DALLA REDAZIONE DI TORRE DEL LAGO PUCCINI

SILVANO CARROLI ED I GIOVANI TALENTI























Vorrei adoperarmi con forza in questa citt che ere-
dit di Puccini, poter costruire qualcosa di importante
cercando giovani meritevoli e poterli utilizzare trovando
una collaborazione a livello istituzionale. Ho visto siti in
cui si potrebbe fare musica ad alto livello e con poche
risorse. Vorrei adoperarmi per Puccini.
Sono convinto ci siano sale e scuole che possano
essere adibite a questa iniziativa. Villa Bottini sarebbe
perfetta. Vorrei creare uno staff. I giovani non hanno pi
riferimenti. Sarebbe bello organizzare stage personaliz-
zati su ogni opera, previa audizione in cui i giovani
verranno suddivisi a seconda delle peculiarit.
questo laugurio e liniziativa che il baritono vene-
ziano Silvano Carroli si propone per recuperare i giovani
talenti rendendo giustizia alla loro passione per la lirica,
in una societ, quella odierna, in cui si trovano come
smarriti perch hanno perso i punti di riferimento. Nella
maggior parte dei casi si tratta di voci pregiate che
vengono distrutte dagli stessi maestri oppure per la
mancata concordanza tra voce e repertorio musicale che
vanno ad affrontare. Sono stato invitato a Torre del Lago
da giovani cantanti che volevano la mia opinione. Questi
ragazzi erano perduti, e mi hanno cercato. Silvano
Carroli, baritono di grande eccellenza, artista di una
cultura lirica internazionale e, in quanto fortemente
ispirato da Puccini e grande interprete della sua opera,
ulteriore punto di orgoglio per Lucca. Nato a Venezia nel
1939, manifest fin da bambino la sua predisposizione al
canto e frequent loratorio della basilica di San Marco,
che poi stato costretto ad abbandonare per motivi
familiari. personaggio dotato di vasta cultura che ha
acquisito in parte come autodidatta, in parte grazie ad un
eccellente insegnante di lettere che gli ha trasmesso un
bagaglio cos vasto che oggi al liceo non si
acquisisce.[]. La sua passione per la lirica trova le sue
radici pi profonde nella tradizione familiare: il nonno
paterno era appassionato di Pertile di Montagnana, il
nonno materno amava Gigli. La passione mi arrivata
allorecchio ha confessato la melodia rimasta. Mia
madre un giorno mi regal un abbonamento alla stagione
lirica invernale alla Fenice di Venezia e dalla prima fila
del loggione ascoltavo tutti i pi grandi lirici. []
Al 1963, 6 giugno, risale il suo debutto ufficiale nel
ruolo di Marcello nella Bohme di Puccini. Per prepa-
rarmi a questopera ho preso lezioni di qualsiasi cosa.
Si faceva vera e propria arte scenica, ho preso lezioni
di scherma e di danza. Ha elogiato a questo proposito
Boris Christoff, uno dei maggiori interpreti del secolo
scorso oggi questa cura del particolare non c pi,
ha affermato. A proposito dei suoi maestri di canto ha
confessato che Mario Del Monaco stato la sua pi
grande ispirazione: Mi ha dato la possibilit di acquisire
una tecnica che consiste nelladattare lo spartito alla


propria voce e mai il contrario. []
( S. Toniolo - dalla Gazzetta di Lucca)

ENTRANDO A SCUOLA
NON SI PUO MORIRE

SIENA, dal nostro corrispondente Sabato 19 maggio,
alle 21,30, in piazza SALIMBENI, sono stati realizzati
un presidio ed una fiaccolata in memoria della studen-
tessa 16enne MELISSA BASSI, barbaramente uccisa
nell' attentato che ha colpito l'Istituto professionale "
MORVILLO- FALCONE " di Brindisi.
Ad organizzare la manifestazione sono state le istitu-
zioni locali, le organizzazioni sindacali e le forze po-
litiche. Il presidio ha testimoniato la ferma condanna del
vile attentato, perpetrato su ragazzi innocenti che si
recavano " Nell' unico posto dove in Italia si pu ancora
andare", come ha giustamente evidenziato da uno stu-
dente universitario, durante la manifestazione. Oltre 1000
persone hanno gremito la piazza, con la doverosa presen-
za di rappresentanze istituzionali , sindacali e delle forze
dell' ordine. Il sindaco
FRANCO CERRUZZI,
intervistato, ha definito
laccaduto come un at-
to criminale, barbaro,
odioso e feroce. Azione
questa, ha continuato,
che ci rimanda alle pagine pi nere della storia d'Italia.
Il Presidente della Provincia di Siena, SIMONE BEZZI-
NI ha poi aggiunto che far esplodere delle bombe di
fronte a una scuola, il gesto pi vile che si possa com-
piere. Comunque, ci si aspetta una risposta immediata e
compatta dello Stato e di tutte le forze democratiche del
paese.
Il sindaco di PIENZA, Fabrizio FE', intervistato, ha
detto testualmente: " Siamo indignati per tutto ci, l'ac-
caduto inqualificabile e richiede maggiore interesse da
parte dello Stato e delle Istituzioni verso i problemi del
popolo e della Nazione. A questo punto ha preso la pa-
rola la rabbia impotente di alcuni studenti, che non riu-
scendo a contenere lo sgomento hanno gridato al mega-
fono: Ascoltino le Istituzioni escano dai loro buchi,
dai loro nidi! A sostegno di quelle parole, un lungo
applauso esploso nella piazza, tra centinaia di fiaccole.
Silvestri Pastore Cesare
Criminalit, ideologia, follia?
stavolta non c possibilit di licenziare questa tragedia
con una scrollata di spalle a breve termine stavolta se ne
deve parlare di questo dolore insopportabile per non
attenuare ulteriormente quel senso di comunit e di con-
divisione che nel nostro paese va consumandosi.
Vincenzo Andraous



Antropos in the world



















































PROVERBI, DETTI E MODI DI DIRE
OVVERO, ELEMENTI DI PAREMIOLOGIA




- 12 -


Sirica Dora
Ca preta se prova ll'oro, cu ll'oro a femmena e
ca femmena lomme.
A femmena ca canta dce nda nda scena, pe
givinotte inesperti na sirena.
Fmmena nobil e natura nu tesore ca smpe
dura.


Aiere parlave 'e femmene e selvaggina...ogge sule 'e
'spitale 'e 'mmericine.
Si a tavula si' lupo e a lietto si' lione... 'a femmena
ch' 'o mmassimo,'o port'essa 'o cazone.
Esplicatio: Con la pietra si prova loro, con loro la
donna e con la donna si prova luomo. Solo gli ingenui
si fanno incantare dalle moine femminili. Anche gli
uomini pi audaci, in vecchiaia diventano deboli ed
inermi. Se luomo mangia con appetito ed bravo a
letto, il merito tutto della sua donna.



Implicanze semantiche:
PRETA: s.f., pietra. Etimologia: metatesi
dallaccusativo latino petra-m. Derivati:
pretella, pretata.

CAZONE: s.f. dal latino cantione-m; da ca-
no - is cantum re, 3 coniug. latina.
Derivato: canzunire, canzunclla.

GIUVINOTTE: s.m., giovanotto.Etimologia: dal latino
iuvenis, con suffisso diminutivo.
FEMMENA: sost ed agg. femmina. Etimologia:dallacc.
latino femina-m, con raddoppio popolare della post-tonica
m, normale in parola sdrucciola. Derivati: Femmenajuolo,
femmenillo, femmeni, femmenire, femmenlla.

TAVULA: s.f. tavola. Etimologia: dallaccusativo latino
tabula-m. Derivati: Tavulata, tavulella.
IN TEMA DI PARAMIOLOGIA RELIGIOSA a cura di Andropos
La paremiologia, dal greco tooio ( proverbio,
detto), la scienza che studia i proverbi, i modi di dire ed
ogni frase che ha il fine di trasmettere la conoscenza
basata sull'esperienza.
La paremiologia comparativa studia nei proverbi
differenti linguaggi e culture. Essa si occupa dei proverbi,
delle informazioni accumulate in moltissimi anni di storia.
Queste informazioni possono in genere essere di: socio-
logia meteorologia, gastronomia, storia, zoologia, lingui-
stica, religione, agronomia.
Anche in contesti religiosi, la Paremiologia trova largo
impiego, offrendo una forma di saggezza mistica di antica
data. Esempi:
Dio non paga il sabato unespressione tratta
dalla Bibbia. Fa parte di una serie di scongiuri ri-
tuali latini del III secolo d. C. Dal rito scaramantico
si poi arrivati alla linearit dellaffermazione
pronunciata tre volte come preghiera dovrebbe of-
frire protezione dalle sciagure per tutta la giornata
del sabato c, naturalmente, lidea della paga di
Dio come il giusto conto finale
Per un punto Martin perse la cappa Si tratta
della storia del Reverendo Martin Stewart Johnes,
duca di Kensington, che, aglinizi dellOttocento, si
rifiut di compiacere re Edoardo, durante una
partita a carte Cos Edoardo accett la sconfitta
per un solo punto, ma gli revoc il ducato di K.
appunto Martin Lost his K. lespressione
originale.
Detti e modi di dire:

San Benedetto...una rondine sotto il tetto!!
L'abito non fa il monaco.
Non c' Cristo che tenga.
Stare insieme come il diavolo e lacqua santa.
Il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi.

meglio star da papa che da canonico .
Morto un papa se ne fa un altro.
A chi ben crede Dio provvede.
All'uccello cieco Dio fa il nido.
San Martino..castagne e vino!
Sant 'Agata ..ricchezze e Santa Rosalia ..bellezze!
Chi fa la spia non figlio di Maria!
Epifania..tutte le feste porta via!
Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi.
Dio li fa e poi li accoppia.
Chillu sfrucula a mazzarlla e San Giuseppe.
Quannu lu cunto nu torna, hai voglia dacal li Santi
cu tutta la Marnna.

CHE COSE LA VITA?
What is life?

Che cos' la vita?
E' la luce
di una lucciola,
nella notte.
E' il respiro
di un bisonte,
in un'alba invernale.
E' una piccola ombra,
che corre sull'erba
e si perde
nel tramonto.
Isapo-Muxika

_____________

Issapmahksika o Isapo-Muxika o Crowfoot o Piede di Corvo,
guerriero e capo dei Siksika, guerriero e capo dei Siksika
(Blackfeet o Piedineri) (1830 - 1890).




- 13 -

Antropos in the world





















APPROFONDIMENTO LINGUISTICO




























MOMENTO TENERO


SUL FAR DEL MATTINO
di
Franco Pastore
Dalla raccoltaAspettando lalba






LE FIGURE RETORICHE A cura di Andropos




Ruba una barca ai tuoi sogni
e conducimi nel tuo destino!
Non son rimaste che briciole,
solo il pensiero divino.
Ruba al tuo cielo una stella,
e mettila al cuore vicino!
Una luce negli occhi ti brilla,
tu fai di me un bambino.
Raccogli, sul far del mattino,
un piccolo grande sorriso,
come un fanciullo birichino
conservalo sopra il tuo viso,
per un tremulo, dolcissimo,
struggente bacio damr.
Ecco, mi vieni vicina,
ancor dorme lallodola,
sulle rose la brina.

Il video:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=cCW5D3UbWwM

LA MOGLIE DELLOSTE
Commedia musicale in due atti, tratta dalla 12 novella de
IL NOVELLINO di MASUCCIO SALERNITANO.
Autore: Franco Pastore
Regia di Matteo Salsano.


Richiedi il Dvd ad antropos@fastwebnet.it
per un costo complessivo di 6,50.





Si ha lanalessi, dal greco anlpsis, "prendere
nuovamente" nel senso di fare una retrospezione o
flashback = lampo all'indietro, quando nella narrazione
vengono ricordati eventi passati mentre il tempo reale
scorre. Lanalessi perci un rivolgimento della struttura
della fabula cio della sequenza logica e cronologica
degli avvenimenti e pu essere introdotta nel corso del
racconto da demarcatori temporali del tipo "Alcuni anni
fa" in opposizione a "ora", oppure da verbi come "ricor-
dare", "pensare".
Esempi:
NellIliade, il narratore, dopo aver evocato la contesa
fra Achille e Agamennone, punto di partenza del suo
racconto, ritorna indietro di una decina di giorni per
esporne la causa in una quarantina circa di versi
retrospettivi.
Un racconto quasi interamente basato sullanalessi
La cognizione del dolore di Gadda. In questa opera
infatti continuamente la narrazione si interrompe per
recuperare episodi del passato.
LUlisse di James Joyce o Alla ricerca del tempo
perduto di Proust sono altri chiari esempi di analessi.
Spesso, le analessi sono utilizzate per narrare fatti
accaduti prima dellinizio della sequenza di eventi che
corrisponde alla storia primaria.





La loro funzione principale quella di colmare le lacune
presenti nelle informazioni che si hanno su alcuni fatti
cruciali: ad esempio, un flashback sulle origini di un
personaggio mostra allo spettatore gli elementi-chiave che
hanno contribuito al suo sviluppo durante gli anni della
crescita. A volte, per, lutilizzo viola apertamente il suo
carattere esplicativo e viene utilizzato per confondere lo
spettatore e creare un colpo di scena, come accade in
Paura in Palcoscenico.
L'analessi al cinema diventa flashback, un salto all'indietro,
con la visualizzazione di eventi gi accaduti in precedenza.
Il flashback pu essere soggettivo o impersonale: nel primo
caso, la rievocazione si affida al ricordo di uno dei per-
sonaggi, mentre nel secondo si sceglie di tornare indietro
per presentare alcuni fatti, interrompendo il flusso 'naturale'
della storia.
ANALESSI



Antropos in the world



















































LA PAGINA MEDICA
IL MANGIATORE COMPULSIVO
Mangiare un bisogno, mangiare un piacere, impa-
rare a mangiare pu diventare un gioco.
Divertirsi con i bambini e trasmettere loro informazioni,
sensazioni e un atteggiamento corretto verso il cibo
l'obiettivo del libro di Raffaella Oppimitti Giochiamo a
mangiare.
Ladulto si prepara iniziando dal bambino. Abbandonare la
dieta per sempre e mangiare molto meno. Imparare a
mangiare e soddisfarsi con i cibi che le piacciono. Smettere
di mangiare in eccesso e perdere peso.
Lasciare dietro di s le preoccupazioni per il cibo ed en-
trare in una vita pi soddisfacente. Dimagrire, alimen-
tandosi secondo le esigenze del suo organismo. Questi i
passaggi che potrete sperimentare e che vi condurranno ad
una alimentazione corretta e a perdere il peso in eccesso.
Spesso, durante la lettura di queste note, sentirete parlare di
alimentazione compulsiva. Chi il mangiatore compul-
sivo? Il mangiatore compulsivo e' colui che mangia
anche quando non ha fame.
I grassi che seguono una dieta pensano che sia necessario
limitare quello che mangiano, non importa il metodo. Il
primo passo per risolvere il problema del cibo e'
riconoscere che la maggior parte delle diete non danno
risultati. Si puo' stare a dieta un giorno o un anno, ma alla
fine, in un dato momento, si viola la dieta, si faranno
"sgarri". Il mangiatore compulsivo non pu immaginare la
propria vita senza limitazione del cibo, ma anche senza
immaginarsi a mangiare tutto quello che passa alla sua
vista. La speranza che la prossima dieta possa finire in un
modo diverso una illusione.
Dieta/eccesso/disprezzo di se stesso: un ciclo che pu
durare tutta la vita, e a volte veramente cos. Il nostro
corpo resiste alla dieta. Fare molte diete favorisce
l'accumulo di grasso. Le diete creano, spesso, pi che
curare l'abitudine di mangiare ansiosamente.
Purtroppo, viviamo in una societ ossessionata dal
controllo del peso e del cibo. Si entra nel circolo vizioso
dieta/eccesso perch si insoddisfatti del corpo e si teme di
non controllare ci che si mangia.
Anche se pu sembrare incredibile, milioni di persone si
svegliano tutte le mattine , si guardano allo specchio ed
esclamano "Oddio!". Non solo e' inquietante che tante
persone rifiutino il proprio corpo, ma anche che questo
rifiuto ha conseguenze gravi. La disistima verso se stessi
non conduce ad un cambiamento di vita, ma ispira una
sensazione di sconfitta. Quanto pi ci si sente inaccet-
tabili, meno possibilit di cambiare si hanno. I bambini
sono meglio disposti a fare qualcosa se si sentono amati ed
appoggiati pi di quando si sentano minacciati o intimoriti.
Noi adulti non siamo diversi. Anche noi abbiamo bisogno
di sentirci bene per poter cambiare.
Perch si mangia senza fame? Uso il termine "com-
pulsivo" per indicare che il bisogno di mangiare solo
psicologico, che manca la necessit fisica di mangiare,
cio quei segnali che il nostro corpo ha per farci capire
che bisogna introdurre carburante; il mangiatore
compulsivo mangia anche se non ha il cosiddetto buco
allo stomaco. Essere grassi non sempre sinonimo di
alimentazione compulsiva, come l'essere magri non la
esclude. Magro e grasso sono, in buona parte, determinati
geneticamente e per alcune persone il peso pu avere la
stessa relazione con il cibo che ha l'essere alti o bassi.
Il sovrappeso quel peso che riflette il cibo in eccesso
rispetto alle necessit del corpo. Il peso normale quello
che si sar raggiunto dopo aver curato l'abitudine di
mangiare compulsivamente. Senza disciplina e volont
infantile, incapace alla sobriet, goloso, senza controllo,
debole, spiacevole, ma soprattutto grasso: quello che
molti pensano dei grassi, quello che molti grassi
pensano di se stessi. Dobbiamo dire che falso. I grassi
hanno seguito diete diverse, provato medici e digiuni,
mai hanno risparmiato energie, tempo, denaro e volont
in cerca di una risposta ai problemi. Il vero problema la
difficolt di affrontare l'ansia senza cibo e ci che
richiede il problema la calma, non il controllo del cibo.
Le persone di successo hanno problemi e ostacoli come
tutte le altre, ma sanno sperimentare e rendere pratiche le
soluzioni dei problemi che tutti i giorni si pongono.

Regimen Sanitatis Salernitanum
- Caput V -
Quomodo tibi comedandum est
Alias, de dispositione ante cibi sumtionem

Tu numquam comedas, stomachum
nisi noveris esse purgatum
vacuumque cibo, quem sumpseris ante.
Ex desiderio poteris cognoscere certo;
haec tua sunt signa, subtilis in ore diaeta.

Della disposizione ad cibo

Tu a mangiar non sii mai tratto,
se non hai stomaco affatto
vuoto e libero dai pasti
donde innanzi lo gravasti.
Di ci avrai nellappetito
segno certo e non mentito:
ch le fauci ognor discreta
son misura della dieta.







- 15 -


Antropos in the world

















































NOTE ANTROPOLOGICHE
UN LEGAME CHE RISALE AL PLEISTOCENE (II parte)
IL RAPPORTO UOMO - CANE

- 14 -
In Egitto il Levriero egiziano era un animale da compa-
gnia e veniva utilizzato nella caccia, ma fin anche lui per
essere adorato, trasformandosi in Anubi, il dio della
morte, poi divenuto il guardiano dei morti.
Anubi veniva rappresentato come uno sciacallo o un
cane, soprattutto nelle sculture; o come una figura umana
con la testa di sciacallo o di cane, soprattutto in pittura. Il
suo colore sempre il nero, perch tale era il colore dei
corpi dopo aver subito il processo di imbalsamazione.
Quando il culto di Osiride crebbe, Anubi sub una sorta
di declassamento, diventando da dio della morte solo il
guardiano dei morti. A lui comunque fu attribuita linven-
zione della mummificazione e i sacerdoti egizi, durante
tale rito, si coprivano il volto con una maschera di cane
per personificare Anubi stesso.
Nella Roma imperiale, quella delle conquiste e delle
guerre, si inizi a utilizzare i cani come fedeli compagni
anche sui campi di battaglia. Limpiego dei cani era di due
diversi tipi: cane da collegamento e cane da attacco.
Per lattacco e la difesa venivano utilizzati i Molossi,
che avevano zanne come tenaglie e attorno al loro collo
venivano messi dei collari con lame appuntite, in modo che
spesso il nemico scappava ancor prima di affrontare il
combattimento con il nemico a quattro zampe. La sorte dei
cani da collegamento era di sicuro peggiore. Essi
ingoiavano un piccolo tubo di rame in cui veniva racchiuso
il messaggio. Una volta arrivato a destinazione il cane
veniva ucciso, visto che in guerra non cera di certo il
tempo di aspettare lespulsione in modo naturale. LImpero
Romano cadde, i barbari arrivarono e inizi il Medioevo,
periodo in cui ai cani tocc una pessima sorte, vivevano
nelle strade, formavano branchi spesso feroci, alla ricerca
di cibo, una sorta di regressione alla loro vecchia vita da
lupi. Probabilmente i modi di dire negativi, che riguardano
i cani, risalgono a questo periodo, solo come un cane,
vita da cani, freddo cane, figlio di cane, mangiare
da cani. La caccia, una delle attivit da sempre
apprezzata in ambito canino, salv il cane.
Nel Medioevo tutti iniziarono ad andare a caccia,
ricchi e poveri, i frutti degli orti non bastavano nei periodi
di carestia e cos tutti iniziarono ad utilizzare i cani per le
battute di caccia, che erano sempre improvvisate con le
armi e i metodi utilizzati nelle guerre. Poco a poco
iniziarono le vere e proprie specializzazioni canine per la
caccia, giunte fino a noi. I Bracchi cercavano le prede, i
Levrieri le inseguivano, i Segugi stanavano i cervi, e i
Molossi uccidevano i bisonti e gli orsi. Anche i piccoli
cani iniziarono ad essere utilizzati per stanare le tane dei
conigli e delle volpi, erano i primi Terrier.
Gli uomini iniziarono ad allevare i cani, e a creare i
primi incroci. Pare infatti che il primo Pastore Tedesco sia
stato il frutto di alcuni incroci provati in un monastero

tedesco. I monaci cercavano un cane che potesse difen-
derli da eventuali attacchi esterni. Nacque anche una mo-
da, importata dalloriente, di recarsi a caccia con tantis-
simi cani, anche centinaia, che aprivano la strada per la
battuta. I cani parteciparono anche in prima persona alle
battaglie dei soldati di Elisabetta I contro i rivoltosi irlan-
desi, e alla conquista delle Americhe insieme ai naviga-
tori spagnoli.
Cos come in Grecia e a Roma, comparvero dei trattati
per la cura del cane, per la sua alimentazione, per tenerli
bene, per curare il pelo. Cerano anche alcuni consigli
medici, anche se i primi accenni di medicina veterinaria
arriverano attraverso gli scienziati Arabi. Alla fine del
Medioevo erano ancora forti per alcune credenze
mediche, sul potere curativo dei cani. Il sangue di un
cane bianco poteva curare la pazzia, quello di un cane
nero garantire a una donna un parto senza dolori. E i
cani continuavano ad essere uccisi.
Arriv poi il benessere, la gente riprese ad essere pi
tranquilla e serena, ad essere meno preoccupata per il
cibo, luomo usc da un periodo oscuro per la sua anima, e
cos anche il cane ne trasse il suo beneficio e divenne
anche solo un semplice compagno di vita. Si pu dire
per che le crudelt che tuttoggi conosciamo verso i
nostri amici cani forse derivano da quel periodo di
brutture ed ignoranza, di fame, di superstizioni, che ha
comunque lasciato un segno dentro noi esseri umani.
Tornando al Rinascimento, possedere un bel cane era un
vezzo e una moda, iniziarono i primi sport cinofili, il
Greyhound venne infatti importato in tutta Europa dal-
lInghilterra e la vita dei cani divenne domestica. Andare
a passeggio con un cane era un piacere, e le donne del-
laristocrazia amavano coccolare i loro cani e riempirli
di nastrini e piccoli gioielli, li portavano sempre con loro
e per entrare nelle grazie di una dama bisognava neces-
sariamente piacere al cagnolino di turno.
Siamo quindi arrivati a un punto della storia in cui i
cani non sono pi solo utili, non servono alluomo per
cacciare, per combattere o per spaventare, ma stanno
diventando quella parte indispensabile della vita umana, e
se tutto iniziato come un vezzo in fondo pu anche
andarci bene!

l'antica amicizia, la gioia di essere cane e di
essere uomo tramutata in un solo animale che
cammina muovendo sei zampe e una coda intrisa
di rugiada. (Pablo Neruda)

L'uomo nella sua arroganza si crede un'opera
grande, meritevole di una creazione divina. Pi
umile, io credo sia pi giusto considerarlo di-
scendente dagli animali. (Charles Darwin)





Antropos in the world


















































STORIA DELLA MUSICA - A cura di Ermanno Pastore
IL MELODRAMMA: Francesco Cilea

- 16 -
Il melodramma italiano defin la sua struttura di opera
seria grazie al compositore Alessandro Scarlatti e si afferm
con Pietro Metastasio, autore di 27 testi, messi in musica
negli anni a seguire pi di ottocento volte. Metastasio stabil
la struttura drammaturgica e la metrica delle arie, auspican-
do una assoluta seriet nelle sceneggiature. In contrappo-
sizione, a Napoli nacque lOpera Buffa. Lo spunto venne da-
gli intermezzi musicali che gli autori inserivano tra un atto e
laltro per intrattenere il pubblico. Queste brevi scenette, che
narravano in chiave comica episodi tratti dalla quotidianit,
avevano un grande successo tra gli spettatori e nellarco di
poco tempo diventarono un genere teatrale a s stante.
Rispetto allopera seria, lopera buffa era molto pi libe-
ra da schemi precostituiti: i compositori sispiravano a vicen-
de legate alla vita di tutti i giorni che il pubblico capiva con
maggior facilit, riuscendo ad identificarsi nei personaggi.
Lopera buffa raggiunse lapice della sua espressione con Il
Barbiere di Siviglia di Rossini. Proprio Rossini, insieme a
Bellini, Donizetti e Verdi rappresent il periodo di maggior
popolarit del melodramma che nel frattempo assunse il
nome di Opera. Sul finire dell'Ottocento sorse la Scuola
verista, un movimento che, pur non rinunciando alla conce-
zione tradizionale del melodramma, lo rese pi vero ed ade-
rente alla vita quotidiana. Tra i musicisti ricordiamo Masca-
gni, Leoncavallo, Cilea, Giordano, oltre, naturalmente, a
Giacomo Puccini.
Francesco Cilea, nativo di Palmi. in provincia di
Reggio Calabria, fu Avviato agli studi musicali
presso il Conservatorio San Pietro a Majella di
Napoli, si distinse per diligenza e precoce ingegno,
meritando una medaglia d'oro dal Ministero della
Pubblica Istruzione e una nomina di "primo alunno
maestrino". Al termine degli studi nel 1889, Cilea
present l'opera Gina, che fu rappresentata con
successo nel teatrino del conservatorio. Questa
piccola opera, in cui l'ingenuit del libretto fa a gara
con quella della musica, fu apprezzata dall'editore
Sonzogno, che commission a Cilea La Tilda,
un'opera verista in tre brevi atti, sulla falsariga di
Cavalleria rusticana. Su libretto di Angelo
Zanardini, La Tilda debutt con successo il 7 aprile
1892 al teatro Pagliano di Firenze. Rappresentata in
numerosi teatri italiani, approd al teatro
dellEsposizione di Vienna il 24 settembre dello
stesso anno, insieme alle altre opere di casa
Sonzogno. La sera del 27 novembre 1897 al Teatro
Lirico di Milano debutt la terza opera di Cilea,
L'Arlesiana, dal dramma di Alphonse Daudet, su
libretto di Leopoldo Marenco. Nel cast spicca il
nome del giovanissimo Enrico Caruso, che esegu
con gran successo Il lamento di Federico, la romanza
destinata a mantenere ancora oggi vivo il ricordo di

quest'opera. Il 6 novembre 1902, al Teatro
Lirico di Milano, il compositore
riscosse vivi applausi con Adria-
na Lecouvreur, un opera in
quattro atti su libretto di Artu-
ro Colautti ambientata nel set-
tecento francese e basata su
una pice di Eugne Scribe.
Adriana Lecouvreur oggi l'opera
di Cilea pi nota al pubblico mondiale
e rappresenta il punto di incontro pi felice tra la
spontaneit di un melodismo di scuola napoletana e
una scrittura armonica e timbrica aggiornata sui
recenti modelli francesi.
L'ultima opera di Cilea, rappresentata al Teatro alla
Scala di Milano la sera del 15 aprile 1907 sotto la
direzione di Arturo Toscanini, la tragedia in tre atti
Gloria, ancora su libretto di Colautti, basata su una
pice di Victorien Sardou. Quest'opera mostra il
notevole aggiornamento compositivo di Cilea rispet-
to i suoi contemporanei, ma fu proprio questo lato di
per s interessante e notevole a rendere l'opera diffi-
cile per il pubblico. Nonostante il suo grande valore e
una buona serie di successi, nel complesso il risultato
totale pot definirsi un insuccesso. L'insuccesso di
quest'opera, in seguito sempre difesa dal composi-
tore, e un boicottaggio teatrale dell'editore Ricordi
all'Adriana, non contrastato in modo efficace da Son-
zogno, fu tale da spingerlo ad abbandonare definiti-
vamente il teatro d'opera. Vi sono, per, notizie di
alcuni progetti operistici successivi, di cui soprav-
vivono parti o abbozzi di libretto, come Il ritorno
dell'amore di Renato Simoni, Malena di Ettore
Moschino e La Rosa di Pompei, ancora di Moschino,
del 1924. Cilea mor il 20 novembre 1950 a Varazze,
che gli offr cittadinanza onoraria e dove trascorse gli
ultimi anni della sua vita.




Un libro inchiesta sulla trage-
dia di Ustica, un viatico intri-
gante, raccontato da uno dei
protagonisti: un eroico capita-
no della Aeronautica Militare,
che ancora aspetta giustizia.
Per prenotare:
3387052764 3771711064
e-mail: antropos@fastwebnet.it



- 17 -


Antropos in the world


















































PER UN RITORNO IN SOCIETA DI PERSONE MIGLIORI
Di Vincenzo Andraous



La conferenza sul carcere terminata da qualche
giorno, qualcosa mi rimanda a quanto abbiamo
ascoltato, detto e risposto. Qualcosa sta di traverso,
come se lincontro svolto poggiasse le gambe su un
tavolo tarlato, su un interrogativo che scava.
Dialogare sul valore della pena, della legalit, della
giustizia, nasce da una esigenza profonda di sapere, di
conoscere, per contribuire al bene comune, oppure il
risultato di una curiosit, dettata da una morbosa
disattenzione. per fare qualcosa di diverso, un rumore,
un ritmo, una specie di crociera da spendere per
passare in rassegna le isole del castigo, negli spazi
dove si obbligati a pagare il proprio debito con la
societ.
La sensazione che il pubblico-contribuente non
conosca il carcere, erroneamente percepito come terra
di nessuno, mentre apprezza quello rappresentato dai
films o dai fumetti, delle storie inventate.
Sovraffollamento irraccontabile, carenza endemica di
personale, investimenti al lumicino, non fanno altro
che rendere teatrale la sofferenza che transita dentro le
celle di un penitenziario, la tragedia che incombe sui
troppi morti che escono con le gambe in avanti, una
cartellonistica suicidiaria che oramai travalica perfino
il pi alto dei muri di cinta.
Non c pi neppure sufficiente coerenza a deno-
minare i detenuti per ci che sono diventati: numeri in
quantit industriale, da trattare senza troppi rimorsi di
coscienza.
C chi interviene per sostenere la cultura come
badante di una pena ammalata, chi invoca il lavoro
come unico strumento di riordino, chi confida nel-
limportanza di incontri autorevoli per fornire
supporto a un vero e proprio ripensamento culturale.
Siamo in tanti a spendere parole, significati, contenuti,
a indicare le molte strade da percorrere, siamo in pochi
a individuare le possibili terze vie da intraprendere, in
ogni caso partendo dal rispetto di una doverosa esi-
genza di giustizia di chi vittima, e scoprendo nuove
opportunit di riscatto e riparazione.
Bisogna osservarlo bene il carcere, se intendiamo
svolgere una analisi corretta che non ci faccia perdere
contatto con la sostanza delle cose, con gli strumenti
occorrenti per arginare il perseverare del suo mecca-
nismo perverso.
Detenuti tossicodipendenti commettono reati per
farsi, per comprare, per vendere, non si tratta di un
vizio, gi malattia, forse potrebbe essere buona cosa
la presa in carico in comunit dai requisiti a registro,
dove spesso laccoglienza cura e salvezza di vita.



Detenuti extracomunitari, ultimi tra gli ultimi, troppi
e accatastati luno sullaltro, in attesa di un altro niente
che non sta a buona vita domani, forse occorre pi
autorevolezza nel protocollare intese umanitarie che
risultino davvero condivise anche nei paesi di origine.
Detenuti autoctoni, microcriminalit, eccesso di reati
che fanno emergenza, creano urto, fastidio e rabbia, un
bacino-utenza da ripensare: dove collocare, adibire a
lavori socialmente utili, dentro una pena che risulti
finalmente un esercizio di responsabilit.
Sul carcere mille cose si tolgono dove gi poco c, il
cosiddetto fiore allocchiello non basta pi a coprire
quanto disperante lo spettacolo del disonore che non
si vuole fare vedere, nella pi disumana indifferenza.
Amnistia no, ma i tribunali rimangono oppressi e im-
pantanati da milioni di carte usurate dal tempo e finan-
che destinate alla prescrizione, camere di sicurezza
elette a domicilio, detenzioni domiciliari che poco
servono, c in atto uno svuotamento delle idee, al
punto che non c neppure un giusto a sottolineare la
condizione in cui sopravvive gran parte della comunit
ristretta: non c solamente delinquenza, ma una
quantit corposa di persone espansa su tutto il territo-
rio, che potrebbero essere diagnosticate doppia diagno-
si, patologie da disturbi della personalit borderline, un
disagio psichico per niente difficile da appurare, dove
la problematica principale non sta nelluso e nellabuso
di sostanze, nei reati, nella trasgressione che gi de-
vianza, ma in un vero e proprio schianto mentale tra
start adrenalinico e latitanza emozionale dalle conse-
guenze imprevedibili.
Indipendentemente dalle varie e bizzarre ortopedie
penitenziarie intese a fare camminare correttamente
dentro percorsi socialmente condivisi ( cosa ci sar mai
di socialmente condivisibile in un carcere che ancora
non c, e peggio, non si riappropria del suo ruolo e
della sua funzione ) occorre confermare quanto davve-
ro fa sicurezza, salvaguardia della collettivit, forse
ora di ritornare a pensare a un carcere che societ,
perch ne fa parte e disegna legalit, possiede giustizia
sufficiente a creare momenti di riparazione.
Un carcere che ci dice chi entra nelle sue viscere, ma
soprattutto chi, non cosa esce: urgente impegnarsi
per un carcere diverso, per auspicare il ritorno nella
societ di persone migliori, questo quello che si dice
un preciso interesse collettivo.


IL DISCOBOLO:
I PIU GRANDI SUCCESSI DI SEMPRE
http://www.ildiscobolo.net/




Andropos in the world


















































UNA DONNA NELLA LETTERATURA A cura di Andropos

CIRCE Kkq
- 18 -

Figlia di Elios e della ninfa Perseide, sorella di
Eete (re della Colchide) e di Pasifae (moglie di Mi-
nosse), nonch zia di Medea, Circe vive nell'isola di
Eea.
Secondo un'altra tradizione figlia del Giorno e
della Notte.
Altri ancora credono che il re Eete fosse suo
padre, Ecate sua madre e Medea sua sorella.
Ulisse, dopo aver visitato il paese dei Lestrgoni,
risalendo la costa italiana, giunge all'isola di Eea.
L'isola, coperta da fitta vegetazione, sembra disabi-
tata e Ulisse invia in ricognizione parte del suo
equipaggio al comando di Euriloco. In una vallata gli
uomini scoprono che all'esterno di un palazzo, dal
quale risuona una voce melodiosa, vi sono animali
feroci. Tutti gli uomini, con l'eccezione di Euriloco,
entrano nel palazzo, e vengono bene accolti dalla
padrona, che altro non che la maga Circe. Gli
uomini vengono invitati a partecipare ad un banchet-
to ma, non appena assaggiate le vivande, vengono
trasformati in maiali, leoni, cani, a seconda del
proprio carattere e della propria natura. Subito dopo
Circe li spinge verso le stalle e li rinchiude.
Euriloco torna velocemente alla nave e racconta
ad Ulisse quanto accaduto; Ulisse decide di andare
dalla maga per tentare di salvare i compagni. Diri-
gendosi verso il palazzo, incontra il dio Ermes,
messaggero degli di, che gli svela il segreto per ri-
manere immune agli incantesimi di Circe: se mi-
schier in ci che Circe gli offre da bere un'erba ma-
gica chiamata , non subir alcuna trasfor-
mazione ( canto X dellOdissea).
Ulisse raggiunge la maga, la quale gli offre da be-
re come aveva fatto con i suoi compagni; ma Ulisse,
avendo avuto la precauzione di mescolare il moly
con la bevanda, non si trasforma in animale. Egli
minaccia di uccidere Circe la quale riconosce la pro-
pria sconfitta e rid forma umana ai compagni di
Ulisse e anche a tutti gli altri, tramutati in bestie
feroci.
Ulisse trascorre con lei un anno e da lei ha un
figlio, Telegono, e forse anche una figlia chiamata
Cassifone. Un'appendice della Teogonia di Esiodo
racconta che i loro figli sono due: Anzio e Latino,
che regnarono sui Tirreni.
Ulisse costretto a cedere ai desideri dei suoi
compagni, che vogliono tornare a casa, e chiede a
Circe la strada migliore per il ritorno: la maga gli





consiglia di visitare gli inferi e di consultare la
ombra dell'indovino Tiresia; di poi, Ulisse riparte
con la sua nave, intenzionato a raggiungere Itaca e la
fedele Penelope sua sposa.


.
(1)

Ho d' lithios hsper probatn b b legn badizei.
"Lo stupido si muove come
una pecora che fa be be."
1) Dal "Dionisalessandro" del commed.fo Cratino: Il frammento in
questione venne portato dagli etacisti come prova evidente che la
lettera eta () era pronunciata con timbro "e", dato che le pecore, ora
come allora, fanno "bee" e non "bii" o "vii".
ODISSEA -
Proemio - , , ,
, -
Narrami, o Musa, dell'uomo dal-
l'agile mente, che tanto vag, dopo che distrusse sa-
cra la citt di Troia.
CIRCE
e io sguainai la spada affilata dalla coscia,
e su Circe saltai come per ucciderla. Lei grid e
gettandosi ai piedi mi afferr le ginocchia e
singhiozzando disse: Chi sei e da dove vieni fra
gli uomini? Dove sono la tua citt e i tuoi
genitori? Mi stupisco perch pur avendo bevuto il
veleno, non hai subito lincantesimo. Nessuno,
nessunaltro uomo pot sopportare il veleno, una
volta che il liquido ha superato la barriera dei
denti. Ma forse nel petto hai una mente che rifiuta
gli incanti, oppure tu sei Odisseo, laccorto che
doveva venire, come mi predicava sempre Ermes
verga doro, *** con lagile nave nera.
Ma dai, riponi ora la spada nel fodero. E noi
saliamo sul mio letto, che uniti dal letto e dal-
lamore possiamo fidarci a vicenda. Cos diceva,
ma io le risposi: O Circe, come mi inviti a esserti
amico, tu che hai trasformato in porci i miei
compagni nel tuo palazzo, e avendo qui me, ora
mi tenti ad entrare nella stanza nuziale, a salire sul
tuo letto, per farmi poi, una volta nudo, vile e
impotente? Non salir certo il tuo letto, o dea, se
non avrai il coraggio di fare il gran giuramento,
cio che non recherai alcun altro danno a me.
Cos dissi, e lei giur come stabilito,e quando
ebbe finito di recitare la formula del giuramento,
allora tutto per Circe, salii il bellissimo letto.


- 19 -

Antropos in the world


















































LEROS NEI SECOLI A cura di Andropos
RINASCIMENTO E IL LIBERO AMORE
Non c'erano limiti di sorta per i re e le regine di
avere uno o pi amanti. Ma ovviamente non erano
solo i sovrani, anche gli alti dignitari di corte, i ricchi
borghesi e cos via. Le persone con cui si intrattene-
vano in rapporti sessuali erano chiamati compagni di
piacere. E' pi o meno attorno al XVII-XVIII secolo
che si delinea la figura della "favorita", l'amante uffi-
ciale del sovrano. La Pompadour era una di queste
donne, che godeva dei favori di principi e primi
ministri. Cos come sappiamo che la Du Barry era
l'ultima favorita di Luigi XV: a lei si rivolgevano i
rappresentanti di altri paesi per ottenere qualcosa dal
debole sovrano francese.
Generalmente erano scelte tra le dame di corte, ma
avevano anche un'estrazione meno nobile. Erano
ballerine, cantanti e attrici, quest'ultima una profes-
sione nuova per le donne che, si sa, fin dall'antica
Grecia non comparivano mai in scena: nelle tragedie
elleniche la figura femminile veniva interpretata da
uomini. Tra i ballerini e i giullari si annoveravano
uomini castrati capaci di interpretare nelle opere di
canto le parti del soprano: nel 1562 un certo
Gerolamo Rossini faceva parte della Cappella
Pontificia come soprano nei cori della Chiesa. Nel
Settecento si inserisce il godimento nei giochi
d'amore. In una pagina delle "Liasions angereux" una
donna scrive al suo adoratore: "Ma crede proprio,
mio svenevole amante, di aver violentato tutte le
donne che ha posseduto?" C' tra le donne il piacere
di venire corteggiate. Madame d'Epinay - la signora
che proteggeva Rousseau si incapricci di un
cantante e prese con questi il suo primo
appuntamento per un convegno galante in una stanza
da letto. Spariscono via via le inibizioni. La fa da
protagonista un personaggio come Casanova, che
entra nella storia e nella leggenda con le sue
avventure. Come sia diventato l'emblema del don
Giovanni non si riesce a spiegare. Eppure suoi
intrighi, le sue fughe da un paese all'altro, fughe
rocambolesche, i suoi inganni non sembra abbiano
suscitato tanto interesse, come invece le sue trame
amorose, le sue avventure con le belle e nobili dame
di questa o quella citt. Forse il suo fascino era
proprio in quel suo vagabondaggio.
Nell'Ottocento con la lotta delle suffragette per
conquistare alla donna un suo ruolo, affrancato da
una condizione di inferiorit, subentrano altri tipi di
rapporti, meno convenzionali, ma sicuramente pi
spregiudicati.

Si liberano da taluni pregiudizi, capita di incon-
trare riandando nella storia del XVIII e poi nel XIX
secolo figure di donne di estrazione modesta che
sanno affermarsi sovente anche in campo letterario:
e sono cameriere o sartine che conquistano il cuore
di gentiluomini.
Pamela il titolo di un romanzo scritto in forma
di epistolario da una cameriera, un libro che Prevost
tradusse in francese e si propag per tutta Europa.
Voltaire compose un dramma, Goldoni ne trasse
due impareggiabili commedie. Samuel Richardson
ne scrisse il seguito con "La storia di Clarissa
Harlow", ovvero la storia di una ragazza sedotta e
poi abbandonata. Esplode l'erotismo nel periodo
romantico. Diversi stati d'animo, fatti di amore e
sofferenza. E' il sex appeal dello spirito che si trova
dalla rivoluzione francese e dall'et napoleonica in
poi. Sorgono numerosi salotti in cui la padrona di
casa una donna che intrattiene i suoi ospiti, artisti,
uomini di teatro, generali e ufficiali.
E' l'epoca di Stendhal, che predilige gli amori
liberi e che consiglia i rapporti prematrimoniali.
Siamo ormai vicini ai giorni nostri, con la George
Sand che cambiava i propri amanti con disinvoltura,
passando da uno all'altro senza troppi scrupoli mo-
rali. I1 compagno le serviva semplicemente come
incentivo alla sua autosoddisfazione narcisistica:
nei suoi sogni, nei suoi desideri ricercava un uomo
sempre differente. E' il Romanticismo in cui poesia
e musica esercitano una grande attrazione sessuale.
I rapporti erotici vengono pienamente descritti dal
marchese de Sade nella sua opera, in cui sono pre-
sentati i giochi amorosi, che verranno denominati
dal suo nome sadici. I1 sesso non pi tab, le
danzatrici ostentano le loro gambe nei saloni e nei
tabarin. Siamo al Novecento, ai tempi del Moulin
Rouge e del Can Can parigino.























BERTRAND RUSSEL

Gli uomini temono il pensiero pi di qualsiasi cosa al
mondo, pi della rovina, pi della stessa morte. Il pen-
siero rivoluzione, terribile e non bada ai privile-
gi, a istituzioni stabilite ed alle abitudini confortevo-
li.
Il pensiero senza legge, indipendente da qualsivo-
glia autorit ed incurante della saggezza della et.
IL pensiero pu contemplare labisso e non averne
timore.



Antropos in the world



















































CRITICA DARTE
VILMA BUDRIENE




- 20 -
Nata a Telsiai, in Lituania,Vilma Budriene
1
ma-
dre felice di Eva ed Elijus. Ha studiato presso lo
Istituto Delle Belle Arti di Telsiai
2
, dove
ha seguito lindirizzo Oggetti decorativi
in metallo , diplomandosi, nel 1982, co-
me artista-gioielliere. Successivamente, si
laureata come docente delle elementari, presso la
Universit di K.Preikso di Siauliai.
Dal 1985 al 1993, ha insegnato presso la scuola
elementare di Vievnai; e dal 1993 al 2006, stata
docente di storia dellarte e dellimmagine presso la
scuola media di Telsiai, dove aveva anche lincarico
di vice-preside .
Dal 1997 al 2010, ha insegnato arte ed immagine
anche nellorfanotrofio di Telsiai, aggiungendo alle
sue qualifiche, nel 1998, quella di esperta di
didattica e metodologia.
Ho partecipato ai vari corsi di formazione per
insegnanti, con seminari all'estero; si perfezionata
nella lingua inglese in Gran Bretagna ed ha
condiviso la sua esperienza educativa con i colleghi
in Svezia.
Parallelamente ha coltiva-
to con passione e maestria la
pittura, cimentandosi con suc-
cesso in tecniche diverse:
dallacquerello alla pittura ad
olio e quella a tempera.
1

La prima personale risale
al 1998, nella citt natale di
Telsiai. Di poi, ha partecipato
attivamente a concorsi e collettive darte e, dal 1998,
membro dellAssociazione dArte e Folclore.
Notizie sulla sua attivit si possono trovare sia sul
catalogo "Who is Who delle donne lituane del
2007, che sul giornale " Kalvotoji emaitija.
Il tema preferito dei suoi lavori la natura.



___________________
1) Vilma Budriene filmato:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=6wRD9wRNwtM

2) capol. della Contea di Teliai. A causa delle vicissitudini storiche, la citt co-
nosciuta in altri modi: in tedesco: Telsche, Telschi; polacco: Telsze; in russo:
, , . Durante l'occupazione sovietica, la citt divenne
tristemente famosa per il massacro di Rainiai mentre, a seguito dell'occupazione
nazista, la numerosa comunit ebraica stata completamente cancellata.



Profilo critico
L artista, perfettamente consapevole dellinti-
mo legame tra luomo e la natura, realizza le sue
opere, con la finalit di trasferire nel dipinto
quelluniverso sentimentale che
la identifica e caratterizza, per-
permettendole di sublimare sul-
la tela paesaggi, che sembrano
grondare di vita. In altre opere,
prevale una sorta dattesa, che
si traduce, poi, in un velo sotti-
le di struggente malinconia.
Altre volte, anche le figure
statiche sembrano fluire in un PANTA REI
storico-generazionale, che trasmette allosserva-
tore una intima e profonda sensazione di pace.
Concludendo, non occorre essere un cultore
darte pittorica per avvertire una sorta di beneficio
interiore, risultato evidente di un approccio panso-
fico allarte figurativa, che pone le opere dellarti-
sta in un contesto di peinture sicle .
Franco Pastore
QUANDO LA PASSIONE SI TRASFIGURA NELLARTE


UNO SPAZIO NELL'ALBA

Mi trovo in felici fiumi d'amore
a dondolare caldi respiri di silenzio.
Si posano in vena
veloci notti ed archi di dolcezza.
Dammi luce e polline vivo
in forma di brivido,
tu che sei uomo
e arcipelago in trasparenza
sul mio seno.
Nel curvare liscio di schiene e profumo,
il destino gi pioggia,
memoria d'azzurro maturo.
E il nostro volto
uno spazio nell'alba.
Michela Zanarella




Michela Zanarella nata a Cittadella (Padova) nel 1980. Ha frequentato
l'istituto tecnico commerciale Giacinto Girardi di Cittadella conseguendo
il diploma di perito aziendale e corrispondenza in lingue estere nel 1999.
E' stata ospite alla trasmissione radiofonica di Rosanna Perozzo su Radio
cooperativa a Padova. Numerosi gli articoli su quotidiani quali il Mattino
di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, la voce dei Berici. Ha
partecipato alla trasmissione televisiva "Poeti e Poesia" di Elio Pecora.








- 21 -

Antropos in the world


















































POLITICA E NAZIONE
DI TASSE SI MUORE
ovvero, il pensiero spicciolo del cittadino comune













A causa della crisi econo-
mica e delle troppe tasse,
dallinizio del 2012,ci so-
no stati 30 suicidi, tra gli
imprenditori e non, che
non ce la facevano pi a
subire le troppe tasse, la burocrazia e la recessione.
Questi poveretti hanno ripiegato sul suicidio, quale
gesto estremo di ribellione contro un sistema che
non riesce a cogliere la gravit della situazione, che
si venuta a creare nel nostro Paese.
La responsabilit tutta dei politici, che non sono
stati in grado, nel corso molti lustri, di adempiere in
modo giusto al proprio mandato, dimenticando che il
loro compito esclusivo era quello di curare gli inte-
ressi del popolo che li aveva eletti a tale scopo. Al
contrario, si erano adoperati solo ad arraffare tutto
quel che potevano, per procurarsi benefici e privilegi
di ogni genere, senza curarsi di reggere il timone
dello Stato con cura sapiente, saggia, attenta e re-
sponsabile.
Il capitano governa in mare la propria nave,
superando scogli, tempeste e venti contrari, per con-
durla felicemente in porto. I nostri politici invece
hanno naufragato, perch non hanno saputo reggere
il timone dello Stato. Viene quasi spontaneo para-
gonarli a capitan Schettino che, per stoltezza ha
causato la morte di innocenti passeggeri.
Al punto in cui siamo, con il fisco che incide per
il 55 per cento sulle tasche dei poveri italiani, men-
tre i politici hanno quasi paura ad operare i tagli su
stipendi e privilegi che li riguardano, incapaci, tra
laltro, di intervenire con decisione sulla spesa pub-
blica e varare una valida riforma sulle dinamiche del
lavoro, rischiamo proprio di finire male.
Non spettava a Giorgio Napolitano proporre e
favorire, nel mezzo di una grave emergenza econo-
mica e finanziaria, un governo Monti, ignorando vo-
lutamente il principio che la Presidenza della Re-
pubblica, per Costituzione, non pu avere respon-
sabilit politiche, n tantomeno pu scegliere un
capo di governo.
Dove sono i miglioramenti promessi? Alla fine
non restano che chiacchiere e queste, si sa, non dant
panem, come sosteneva il buon Marziale.
Il clima che si creato nella nostra nazione
insopportabile e non sembra questa la strada per
risalire la china. Ma siamo logici: dove si prendono i
soldi se i salari diminuiscono e leconomia regredi-
sce? Quante persone devono ancora morire?
Bene farebbe Monti a rileggere, capendone il si-
gnificato, il trattato di economia di Maffeo Panta-
leoni (1854 1924), che cos recita: Qualunque
imbecille pu inventare e imporre tasse. Labilit
consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno ser-
vizi efficienti, corrispondenti allimporto delle tasse
che vanno fissate in modo che non ostacolino la pro-
duzione e il commercio.
A Monti, dunque, non ci resta che rammentare un
vecchio proverbio napoletano, che recita cos:
Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di
Napoli non ne impegna. Ovvero, le promesse
vane ed improduttive degli asini non hanno pi
alcuna presa su chi dopo aver sacrificato una vita al
lavoro e alla famiglia stato ridotto alla fame ed al
suicidio.
Mario Bottiglieri

NON TUTTI SANNO CHE quando una
societ fa richiesta di rimborso del suo credito,
Equitalia contatta l'Agenzia delle Entrate, la quale
genericamente risponde che il contribuente "sog-
getto a contestazione" ed invita, a sua volta Equita-
lia a non procedere al pagamento dei rimborsi. E
poich Equitalia non subisce alcuna penale se non
corrisponde il rimborso, il gioco fatto. Certo
Equitalia paga gli interessi dopo il sessantesimo
giorno, ma se uno non obbligato a pagare il capi-
tale, che credibilit ha il pagamento degli interes-
si? Con tale gioco, l'Agenzia delle Entrate pu mo-
strare di aver conseguito enormi risultati nell'atti-
vit di accertamento dellevasione, mentre Equita-
lia tacitamente svincolata dal pagamento di una
enormit di danaro. Tutto ci, senza che un qua-
lunque giudice possa dire alcunch in merito!
I fascicoli dormienti, poi, nascondono spesso la
consapevolezza dell'Agenzia daver formulato con-
testazioni fittizie, al solo scopo di inibire i rimborsi
o, peggio ancora, di far apparire i suoi verificatori
come meritevoli di bonus, mostrando un risultato
gonfiato nella lotta all'evasione. E ci, in alto loco,
lo sanno perfettamente. Molti nomi di dirigenti di
Equitalia e dell'Agenzia delle Entrate coincidono, a
cominciare dal dott. Attilio Befera; perci poco
credibile che il tutto succeda, di continuo, per caso
o per negligenza verso il Diritto.







Antropos in the world



















































PIATTI TIPICI DEL MEDITERRANEO - A cura di Rosa Maria Pastore

( prima parte )




- 22 -
Ai primi freddi, sulle bancarelle dei mercati cominciano
ad apparire i carciofi destinati a ravvivare la tavola
invernale, piuttosto povera di ortaggi. Originario della
Sicilia, il carciofo oggi coltivato in molti Paesi mediter-
ranei ed una delle pi appezzate verdure invernali.
IL CARCIOFO E UN FIORE E NON UN FRUTTO
La pianta del carciofo (Cynara Scolymus) unerbacea
perenne, della specie Cynara Cardunculus. Ha un grosso
stelo dritto, alla cui sommit si trova uninfiorescenza che
costituisce la parte commestibile. Se il carciofo non
venisse raccolto precocemente ma fosse lasciato sul suo
stelo, le foglie (brattee) si aprirebbero e sbocce-
rebbe un bel fiore azzurro. Il suo nome, cos
strano, pare derivi dal vocabolario in uso
presso gli antichi greci ed arabi, che gi ne
conoscevano le virt terapeutiche e nutritive.
VALORE ALIMENTARE E DIETETICO
Il carciofo non ha certo un gran valore nutritivo ( 60
calorie per ogni 100 grammi di parte utile), per contiene
il 15% di zuccheri, in gran parte sotto forma di un amido
chiamato inulina, ben assimilabile e assai utile ai
diabetici. Linulina infatti formata da fruttosio, lo zuc-
chero presente nella frutta, che viene rapidamente utiliz-
zato dallorganismo senza elevare il tasso di zucchero nel
sangue. Il carciofo, inoltre, ha un buon contenuto di Sali
minerali (specie di manganese) e un discreto tasso di
vitamine. La sua digeribilit facile, a patto che non si
mangino le parti coriacee, ricche di cellulosa. Le foglie di
carciofo sono ricche di tannino, una sostanza astringente
dalle propriet toniche e benefiche sullapparato inte-
stinale: quando presente in abbondanza il tannino an-
nerisce la bocca e le mani e talvolta pu legare i denti.
IL CARCIOFO E IL FEGATO
Il carciofo stato decantato come rimedio sovrano per il
fegato. Effettivamente, anche se le diete a base di carciofi
non devono suscitare troppi entusiasmi, qualcosa di vero
c. Ricerche effettuate con seriet hanno infatti dimostra-
to la presenza di un principio attivo (cinarina), che esplica
una benefica influenza sul fegato e sulle vie biliari, favo-
rendo la formazione della bile e regolarizzando lintestino.
La cinarina per contenuta in quantit minima nella
parte commestibile del carciofo, mentre presente in buo-
na quantit nel gambo e nelle foglie. Chi vuole quindi
sfruttare le benefiche propriet del carciofo per il fegato,
deve preparare un infuso delle foglie e dello stelo (gr. 200
per litro), facendoli bollire lentamente in acqua per pochi
minuti, lasciando riposare e filtrando poi il tutto. Il decotto
di carciofo, che ha un sapore gradevole, pu essere bevuto
a bicchieri, il mattino a digiuno e la sera prima di cori-
carsi. Il carciofo, facile da digerire sia cotto sia crudo,
indicato a ogni et, salvo intolleranze individuali. Data
una sua lieve azione irritante sui reni per bene limitarne
luso in caso di nefriti, reumatismi e calcolosi renale.




COME SCEGLIERE I CARCIOFI
Un carciofo, per essere buono, deve essere compatto e
pesante; le sue foglie devono avere un colore verde
omogeneo ed essere ben chiuse: le foglie aperte a co-
rolla, infatti, indicano che il carciofo stato raccolto
troppo tardi. Un carciofo troppo vecchio contiene malta
pi cellulosa di uno fresco e le sue foglie, anche le pi
interne, sono legnose e indigeste. Se le foglie sono anne-
rite allestremit vuol dire che il carciofo stato conser-
vato troppo a lungo dopo la raccolta; esso acquista un
aspetto avvizzito e un sapore pi pronunciato. Attenzione
ai punti neri o ai buchi alla base del carciofo: spesso sono
il punto dingresso dun parassita, che pu rovinare com-
pletamente linterno dellortaggio. In questo caso bene
gettare via il carciofo senza cercare di utilizzare le parti
sane. Sia cotto che crudo il carciofo deve essere sempre
consumato rapidamente, perch di difficile conser-
vazione: specialmente dopo la cottura esso va facilmente
incontro a decomposizione e acquista una tinta verdastra.

VARIETA DEI CARCIOFI
I carciofi si coltivano in molte regioni dItalia, con carat-
teristiche esteriori un po diverse, mentre il sapore non
presenta, nelle diverse variet, differenze molto marcate.
I carciofi migliori sono quelli romani, quelli toscani,
quelli veneti e quelli liguri. I pi precoci sono i grossi
carciofi siciliani e quelli sardi, pi piccoli e spinosi, in
seguito compaiono i toscani e i tipici carciofi romani, dal
gusto amarognolo, con foglie tozze e senza spine. Gli
ultimi sono quelli della riviera ligure, allungati e spinosi,
con foglie tenere e di sapore gradevole.

COME SI PREPARANO
Quale che sia la ricetta prescelta, i carciofi vanno sempre
preparati alla stessa maniera. Bisogna eliminare, prima di
tutto, le foglie dure esterne e spuntare le foglie che ri-
mangono, in modo da eliminare le spine. Quando la sta-
gione pi avanzata si forma allinterno del carciofo una
peluria che viene chiamata fieno e che bisogna toglie-
re. Il gambo va tagliato, ma non troppo scartato, perch
di sapore delicatissimo. Bisogna tuttavia togliere tutta la
parte esterna che amara, lasciando la parte interna, di
colore verde molto chiaro, che va tagliata a bastoncini e
unita ai carciofi nel corso della preparazione.

I FONDI DI CARCIOFO
Per alcune preparazioni classiche (soprattutto della cuci-
na francese) si utilizzano i fondi di carciofo, che sono la
parte pi delicata del carciofo stesso e rappresentano la
base carnosa in cui sono inserite le foglie. Essi vengono
venduti in alcune citt, come a Venezia, gi preparati, in
tutti i negozi di verdura, mentre in altre citt si trovano
solo in alcuni negozi specializzati. I fondi di carciofo si
prestano a preparazioni delicatissime e vengono spesso
utilizzati come contorno allarrosto.





- 23 -

Antropos in the world


















































DALLA REDAZIONE DI BERGAMO
PROGETTO ARCHEOSTAGE 2012







Uno straordinario connubio tra monumentalit e
bellezza naturale caratterizza il Parco Archeologico
di Velia, nellattuale Comune di Ascea Marina in
provincia di Salerno, dove dal 27 maggio al 3 giu-
gno 2012 si svolger anche questanno il Progetto
Archeostage, giunto con successo alla 18^ edizione.
Organizzato dallex dirigente scolastico Bruno
Ippolito, in collaborazione con la Soprintendenza ai
Beni Archeologici delle province di Salerno, Avel-
lino e Benevento, lArcheostage offre da anni agli
studenti bergamaschi della scuola secondaria su-
periore unesperienza unica nel panorama scolastico
nazionale: quella di scoprire larcheologia lavorando
a stretto contatto con gli esperti del settore, in uno
dei Parchi archeologici pi prestigiosi della Magna
Grecia, quello della greca Elea, divenuta Velia sotto
i Romani, dove sorse la pi antica scuola medico-
filosofica del mondo occidentale.
Fondata sulle coste del
Cilento intorno al 540-
535 a. C. da coloni gre-
ci provenienti da Focea,
in Asia Minore,la greca
Elea fu la patria dei fi-
losofi Parmenide e Ze-
none, sede della pi antica scuola filosofica e medica
del mondo occidentale e luogo di costruzione della
monumentale Porta Rosa, scoperta nel 1964 dal-
larcheologo Mario Napoli, che costituisce il primo
esempio di arco greco a tutto sesto di IV secolo a. C.
In questo straordinario sito archeologico, 80 stu-
denti, selezionati in base al merito scolastico,prove-
nienti dai Licei scientifici Lussana e Maschero-
ni di Bergamo, dal Liceo Artistico di Bergamo,
dallIstituto Tecnico Commerciale e Turistico Vit-
torio Emanuele II e dallIstituto Comprensivo di
Treviolo Cesare Zonca della citt di Bergamo, con
i rispettivi docenti accompagnatori, potranno in
prima giornata effettuare la visita guidata dellantica
Elea con larcheologo Carmelo Rizzo. Un vero e
proprio museo a cielo aperto, che dallautunno 2005
vanta due prestigiose sedi espositive permanenti,
collocate sullacropoli della citt greca: la Cappella
Palatina dell XI secolo, che ospita la sezione greca
dei reperti dellantica Elea, e lex Chiesa di S. Maria
di Porto Salvo, dove sono collocati i reperti della
sezione romana. Nei giorni successivi, sotto la guida
dell archeologo Rizzo e del restauratore Valter

Tuccino della Soprintendenza ai Beni Archeologici
delle province di Salerno, Avellino e Benevento, gli
studenti parteciperanno a tutte le specifiche fasi
di indagine che la moderna ricerca scientifica sul
campo impone: dal saggio
di scavo, effettuato nella
area prospiciente lInsula
II nel quartiere meridiona-
le della Citt, al lavaggio
e restauro di materiale ce-
ramico preziosissimo pro-
veniente da Palinuro, fino alla pulitura e restauro
del pavimento a mosaico a tessere bicromate del
frigidarium delle terme romane di II sec. d.C.,
dove da anni lavorano con seriet e rigore profes-
sionale gli studenti del Liceo Artistico di Bergamo,
dotati di specifiche competenze teorico-pratiche,
sotto la guida del restauratore Tuccino.
Per i ragazzi si tratta di unesperienza fonda-
mentale - ha dichiarato larcheologo Carmelo Rizzo,
che gi lo scorso anno ha seguito gli studenti ber-
gamaschi nel lavoro di scavo nellInsula II - poich
aiuta a comprendere la specificit del lavoro del-
larcheologo, che deve possedere competenze pluri-
disciplinari, lavorando in quipe con figure profes-
sionali diverse. Lesperienza diretta serve ad assu-
mere la consapevolezza critica che uno scavo ar-
cheologico deve essere condotto secondo modalit
rigorosamente scientifiche, perch sempre un in-
tervento distruttivo.
Nella settimana Archeo-
stage si svolgeranno an-
che visite guidate ad Er-
colano, al Museo e alla
area archeologica di Pae-
stum e nel centro storico
di Salerno.
Si tratta di unesperienza che resta per sempre
impressa nella memoria dei nostri studenti di-
chiara lex Preside Ippolito, coordinatore del Pro-
getto da 18 anni finalizzata alla conoscenza di-
retta del nostro immenso patrimonio archeologico,
che merita rispetto, salvaguardia e valorizzazione.
Sono proprio le nuove generazioni a dover assumere
questa consapevolezza, perch solo conoscendo le
proprie radici possibile interpretare il presente e
proiettarsi fiduciosamente verso il futuro.
Maria Imparato







Antropos in the world



















































- 24 -






Cos parl Zarathustra unopera basilare del filosofo
tedesco Friederich Nietzsche, il cui pensiero costitu uno
spartiacque nella cultura occidentale, dalla fine dellOtto-
cento, per poi inoltrarsi nel Novecento. I temi che egli
affront nella sua vasta produzione restano ancora oggi
vivi e i quesiti da lui aperti in gran parte irrisolti.
Lo stesso autore consider questopera incomprensi-
bile; solo Nietzsche, reduce dei suoi vissuti, delle sue
esperienze, possedeva la chiave necessaria alla sua pi
profonda analisi. Levolversi del libro non fu uniforme, le
quattro parti da cui costituito risultano il frutto di una
complessa evoluzione del suo essere (e, di riflesso, del suo
pensare, come egli stesso avrebbe asserito). I temi affron-
tati sono certamente numerosi; il principale, che accom-
pagna lopera nel suo significato, laspirazione al Su-
peruomo, il superamento di s, descritto da Nietzsche
come il progredire dellumanit verso una nuova forma al
di sopra della propria essenza. Il filosofo, inoltre, esorta
gli uomini a liberarsi dallidea di un mondo oltre il
mondo, sostenuta dal Cristianesimo nonch dalla meta-
fisica. Il sostanziale distacco dellautore dalle considera-
zioni della sua epoca si manifesta con la concezione di
volont di potenza delluomo, la quale apre le porte a un
rivoluzionario metodo di pensiero, in contrasto con il
nichilismo passivo di Schopenauer. Cos, seguendo idee
che fa proferire a Zarathustra, analizza il complesso della
societ e afferma che non esistono certezze, confutando in
questo modo lentit dello stato e della religione. Dice,
infine, di parlare "a dei compagni, non a un gregge",
rifiutando cio di essere venerato in quanto dux, bens in
qualit di essere umano con la propria volont, in questo
caso indipendente dal conformismo del sistema.
Cos parl Zarathustra rappresenta, per lautore,
lelemento proprio della sua filosofia, in cui il pensiero si
manifesta per mezzo di un profeta, che si rivela essere il
messia di Nietzsche.
Il cos parl Zarathustra certamente lopera pi
ricca e complessa che Nietzsche abbia mai scritto e che,
gi per il suo stile, crea delle grandi difficolt. Essa, infat-
ti, si presenta sia come un grande poema sia come una
grande opera filosofica. Tanti filosofi hanno scritto su
questopera, sviluppando interpretazioni spesso assai
distanti tra loro, che non indicano lincoerenza dellopera
di Nietzsche, ma lenorme ricchezza che questo testo
porta con s, una ricchezza che non si lascia imbrigliare in
ununica tesi interpretativa, lasciando aperta la strada per
infinite altre interpretazioni.
I temi che questo testo affronta sono le vie portanti
dellintero pensiero di Nietzsche: la dottrina del superuo-
mo, la volont di potenza e leterno ritorno.
Ma questi temi non sono affrontati da Nietzsche me-
diante una sintassi filosofica, o con i consueti aforismi,
come nelle opere precedenti, qui ci troviamo di fronte ad
un nuovo testo. Un testo che fa suo sia il rigore del
discorso filosofico, che la proliferazione semantica del
testo poetico, nel senso che i grandi temi del pensiero di
Nietzsche sono sciolti in un tessuto poetico di grande
impatto, fatte di visioni che mostrano lo strato profondo
del suo discorso filosofico. Questo significa per che il
linguaggio poetico non semplicemente labito che
Nietzsche sceglie per esporre i suo argomenti filosofici,
questi argomenti sono un tuttuno con le visioni
poetiche, sono per cos dire la carne di questi temi.
Esporre ad esempio il tema delleterno ritorno mediante
una visione enigmatica non per Nietzsche una scelta
secondaria, ma una necessit che inerisce lo stesso
significato del tema, la visione cio un tuttuno con il
senso delleterno ritorno.
Unermeneutica dellopera di Nietzsche richiede
quindi questa premessa, in cui cio forma e contenuto
vengano ascoltati come un unicum. Questo unicum mo-
stra il tramonto dellOccidente e laurora di una nuova
dimensione delluomo. Pars destruens e pars con-
struens sono qui intimamente inanellati, e si incarnano
in visioni straordinariamente significative.
Lo Zarathustra non certamente un personaggio che
Nietzsche si inventato. Zarathustra colui che deve
annunciare una nuova dimensione del mondo e quindi
dellessere. Il titolo dellopera Cos parl Zarathustra.
Questo significa che il compito di Zarathustra quello
di parlare: Zarathustra un parlatore che porta un
annuncio. Nella lingua tedesca la parola che indica il
carattere orale dello Zarathustra Frsprecher, che
significa sia portavoce che avvocato. Ed infatti nel
brano Il convalescente Zarathustra dice Io, Zarathustra,
lavvocato della vita, lavvocato del dolore, lavvocato
del circolo.
Chiarisce Heidegger: Zarathustra parla a favore
della vita, della sofferenza, del circolo, e questo egli
proclama. Questi tre termini; vita sofferenza
circolo sono connessi, sono la stessa cosa. Dire che
tutti e tre questi termini sono la stessa cosa vuol dire che
si alimentano vicendevolmente. La vita per Nietzsche
sinonimo di volont, di potenza, ma ogni cosa che vive
soffre. Il mondo un insieme di forze che si contra-
stano, si urtano, tutte spinte dalla stessa tendenza,
appunto la volont di potenza.


I GRANDI PENSATORI: a cura si Andropos

FRIEDERICH NIETZSCHE: COSI PARLO ZARATHUSTRA
ARECHI II, il principe che ebbe la sfortuna di trovarsi
sulla strada di Carlo Magno, al quale diede i suoi figli in
ostaggio, per conservare la vita ed il principato di Salerno.
Autore del dramma: Franco Pastore
-------------
Richiedi il Dvd ad 5,00 pi le spese di spedizione a:
antropos@fastwebnet.it koinotes@antropos.eu

Tel. Redazione Salerno: 089.223738



- 25 -


Antropos in the world

















































DENTRO LA STORIA A cura di Andropos
Dialogo tra un onorevole
ed un pastore cilentano








Nel clima dei festeggiamenti per lUnit dItalia, lono-
revole Bertolazzo si concede unescursione, con amici e
colleghi, alle pendici del Cervati.
Ad un certo punto, incerti sulla direzione da prendere,
lonorevole, che fa da capogruppo, chiede informazioni ad
un pastore che pascola in zona:
Onor.le: Scusi buon uomo, la strada giusta per la chiesa
di San Pietro?
Pastore: Chi ddici?
Onor.le: Sono lon.le Bartolazzo, vuol cortesemente dirmi
la direzione da prendere per la chiesa di San
Pietro?
Pastore: Vai sempe annnto, fino a chella preta jnca,
poi, gira a sinistra e buttate abbscio (al ca-
prone) scillaaa ca sto parlnnu cu frteto!
Onor.le: Grazie buon uomo sono le persone come
lei che salveranno lItalia!
Pastore: Amicu, so li cani che salvano li ppcure, no
li crapuni!
Onor.le: Mi perdoni, ma non riesco a capirla!
Pastore: (girandosi indietro verso il gregge) Stai par-
lanno cu la pecura o a srata la crapa?
Onor.le: Lei, lei, cio voi
Pastore: E si nu capisci a mm, che so unu sulu,
cumme vuo cap unItalia intera?
Onor.le: Scusi, ma lei un uomo troppo semplice per
capire il cumulo delle responsabilit
Pastore: Ancora ca parli cu le capre? Mica mo stai nd
lu Parlamntu!
Onor.le: Siete un povero pastore, non potete capire!
Pastore: Si, so povero, ma oggi tutti i Taliani onesti
so poveri: pasturi, contadini, cummercianti,
padri di famiglia licinziati, mprindituri e
pinsionati aviti fattu nu scumpigliu!... E
nu dicere ca nu pozzo cap, ca io le pecore,
le saccio purt a lu pascolo, ma vui aviti
purtatu lu popolo a la ruvina!
Onor.le: Io!?....
Pastore: Tu, Bastianazzo e tutti llati cazzi ca sguver-
nano lItalia ca li ppecure, nu le sapiti pa-
scul! Anche se
Onor.le: Anche se ?
Pastore: Pecure e crapuni mai so jti daccordo!
Onor.le: Tutto dipeso dalle difficolt del momento,
ma se ci aiutate, se pagate le tasse, se avete
un poco di pazienza,tutto torner a posto!
Pastore: E turneranno vivi tutti chilli ca si so accisi?
Onor.le: Per quelli, ci vorrebbe solo il Padreterno!
Ma noi, difensori dei valori
Pastore: Mo mi vuo fa ncazz? Ma cchi dici? Di
quali valori possono parl i mariuoli e gli
incapaci?
Onor.le: Non vi permettete non vi consento!
Pastore: Nu mi pirmitti e nu mi cunsienti?... Io cu
la roncula ti piglio e da li cani ti faccio
sbrana! Forse che li dibbiti li abbiamo
fatti noi? Forse che noi abbiamo ammini-
strato, magnanno ca cchi nuse nn pote?
E ci siamo fatti le case comprato le lve-
re a li figli scimuniti ?...
Onor.le: No, non volevo dire questo!...
Pastore: Ah no! Mo mascolti fino nfnno vui
siti tanta magnapane a tradimentu, troppi,
pe unItalia accuss piccula! E arrubbati e
tiniti li vizzi: lu cuocu, lu barbiere, lauto
blu, lu miereco franco, cu li mmerecine, la
pinziona grossa pe tutta la vita, la puttanaz-
za, lu mmangiri a quattro vozze, ma che
mangiate lingue di pappavallo? E nui?
Pascimmu li ppcure, faticammo cu surore
e avimma pure paga? Paga sto tazzo, caro
onorevole Bartolazzo!
Onor.le: Forse meglio che prosegua avete detto,
se non sbaglio, gi a sinistra?
Pastore: Destra o sinistra, sempe abbascio vai!
Anche li ppecure, ogni tanto, si ribellano
a lu capruni
Onor.le: Vado, vado, ma non finisce qua!
Pastore: E chi ffai?... Mi fai sequesta li ppcure?
E doppu? Cu lu tazzu che ti mangi la
ricotta e lu ffurmaggio!...
Onor.le: Da oggi, non manger pi formaggio di
pecore, lo giuro!
Pastore: Cumpaaa di chistu passo, pristo
mangiarrai sulu nzlta di citruli, chilli ca
cultiva mugliereta, nda lu campo de li
ccrna de srata!
Onor.le: Andiamo, andiamo che ci perdiamo di
dignit a parlare con questo bifolco!
Pastore: Vattnni, va che la dignit ve lavti
iucta da tantu!...
Onorevole!?. prrrrrrrrrrrrr .



Antropos in the world



















































IL PERSONAGGIO DEL MESE -
RAFFAELE VIVIANI (parte prima)


- 26 -
Raffaele Viviani nacque nel 1888 a Castellammare di
Stabia, il 9 gennaio, altri sostengono invece che egli fosse
nato il giorno 10 gennaio alluna e venti di notte.
Va precisato che il vero cognome del commediografo
era Viviano e, solo quando lattore napoletano divenne
noto, il suo cognome dorigine fu mutato in Viviani.
Figlio Teresa Sansone, casalinga, e del cappellaio e
addobbatore di feste Raffaele Viviani; successivamente,
il padre divenne impresario e vestiarista teatrale dellAre-
na Margherita di Castellammare di Stabia. In questo teatro
recitavano i Pulcinelli, ma quando venne alla luce
Papiluccio, cos veniva chiamato il Nostro dai suoi cari,
il padre dovette far fronte ad un sequestro tributario che,
port lintera famiglia Viviani ad una profonda crisi eco-
nomica. Fu cos che nel 1893, il padre del nostro giovane
attore, raccogliendo il materiale di scena e i costumi che
gli erano rimasti, decise di ricominciare una nuova vita nel
capoluogo di Napoli. Qui Raffaele Viviani padre, costru
il teatro Masaniello presso Porta Capuana, e fu proprie-
tario di piccoli teatri popolari. Giorno dopo giorno il padre
trasmetteva al figlio Papiluccio la sua grande passione per
il teatro. Infatti il piccolo Viviani inizi allet di quattro
anni e mezzo a calcare le tavole dei palcoscenici popolari
di Napoli. Egli indoss un frac e cant in uno spetta-
colo marionettistico, fu allora che egli mostr le sue doti
grandiose.
Era appena un ragazzino quando gli mor il padre, e
alla morte di questi fu costretto a ricoprire il difficile ruolo
di pater familias. Doveva occuparsi della madre e della
sorella Luisella, anchella giovane attrice e grande cantan-
te. I tre vissero nella pi cupa disperazione e miseria;
Raffaele da buon scugnizzo, passava le sue intere giornate
per le strade e per i vicoli di una Napoli pericolosa e
criminale. Ma sapendo di avere un talento naturale, decise
di sfruttarlo appieno. Nonostante fosse una persona
analfabeta, che non sapeva n leggere e n scrivere, volle
studiare da autodidatta per migliorarsi, e seppe riscattarsi
socialmente e culturalmente dopo un lungo tirocinio da
artista poliedrico quale egli era. In breve tempo fu ammi-
rato e apprezzato in tutti i teatri dItalia, dEuropa e oltre
Oceano. Con la sua compagnia di teatro di prosa dialettale
(fondata nel 1917 e diretta personalmente da lui fino al
1945) di cui fece parte anche la sorella Luisella, recit
ovunque, a Napoli, a Roma, a Milano (1906), Genova
(1907), Torino(1907), Alessandria (1907), Malta (1907),
Budapest (1911), Parigi (1915), Tripoli (1925), Argentina,
Uruguay e Brasile.
Il suo debutto di attore-autore e regista, avvenne il 27
dicembre del 1917, al Teatro Umberto di Napoli, quando
inscen il dramma O vico, commedia in un atto in versi,
prosa e musica. Il suo teatro era fatto di creature vive e
non di figure romanzesche-letterarie; sulla sua scena ci
sono ritratti umani tragico-comici della societ napoleta-
na. Il suo non era un popolo piccolo bor-
ghese di matrice scarpettiana, ma era
un popolo di scugnizzi, di spazzini.
di guappi, di prostitute, di ladri, di
miseri vagabondi, di venditori ambu-
bulanti, di vicoli, di rioni e di quartieri
napoletani degradanti, dove si vive una
esistenza faticosa e penosa, di indigenza e
di emarginazione. Non mi fisso sempre una trama, mi
fisso lambiente; scelgo i personaggi pi comuni a que-
sto ambiente e li faccio vivere come in questo ambiente
vivono, li faccio parlare come li ho sentiti parlare []
1

Sulle tavole del suo palcoscenico diede vita dunque ai
sentimenti, alle ansie, alle passioni, alle gioie, ai proble-
mi, alle lotte, alle ingiustizie e alle rivendicazioni di que-
sta umile plebe napoletana. Il popolo vivianesco diventa
quindi metafora dellintero universo. Don Rafele analiz-
za attentamente la realt sociale in cui vive, per poi
inscenare sul palcoscenico vari e diversi personaggi
popolari, o meglio quelli che noi, nei precedenti articoli,
abbiamo definito personaggi teatrali fissi. Il teatro
popolare di Viviani costituito dunque da svariate
macchiette alcune di esse sono state da noi menzionate
nellarticolo Le macchiette di Raffaele Viviani, in Il
teatro popolare. Pertanto le macchiette di Papiluccio
presentano una vena crudelmente neorealistica e una
comicit e unironia ricche di tragico sentimentalismo.
A questo punto sembra opportuno citare i diversi giudizi
espressi dagli intellettuali sul teatro vivaneo; Federico
Frascani considera la Napoli di Don Rafele reali-
sticamente viva; Rodolfo Di Giammarco reputa vio-
lento e sarcastico il realismo di Viviani; Peppino De
Filippo afferma che il teatro di Papiluccio un teatro
verista-popolaresco-macchiettistico
2
I vicoli bassi di Napoli sono presenti nei suoi
drammi: 'O vico (1917), Borgo SantAntonio (1918),
Via Partenope, Piazza Municipio, Porta Capuana
(1918), Nterr a Mmaculatella (1918), Tuledo 'e notte
(1918), Festa di Piedigrotta (1919), E piscature
(1925), Guappo e cartone (1932), La tavola dei
poveri (1936) ed altri. Tuttavia la scena realistica-
popolare di Viviani fatta di umorismo, di versi, musica,
acrobaticit, canti e balli; essa un insieme di numeri
che fanno parte di un genere teatrale minore, detto per
lappunto Variet. Questultimo si diffuse verso fine Ot-
tocento e primo Novecento.

1) R. Viviani, Dalla vita alle scene. Il romanzo della mia vita; Guida Editori,
Napoli, 1977
2) Peppino De Filippo, Una famiglia difficile

R.VIVIANI: Emorta muglierema
http://www.youtube.com/watch?v=N-8xijG7rB8&feature=player_detailpage
R.VIVIANI: La morte di Carnevale
http://www.youtube.com/watch?v=T4_Hv7gA8j4&feature=player_detailpage#t=22s




- 27 -

Antropos in the world



















































IMMAGINI DUN ALTRO TEMPO:

AL SANTUARIO S. ROSA DI VITERBO, MIRABILE KERMESSE
DI SCENA, LACCADEMIA F.PETRARCA


Lo scrittore F. Pastore, in sintesi, espone ai con-
venuti le finalit culturali che lo hanno guidato in
circa qurantacinque anni di attivit letteraria,
nel campo della poesia, della prosa e del teatro.


F.Pastore legge agli astanti, una delle sue
ultime liriche: SUL FAR DEL MATTINO-


Da destra: lo scritt. F. Pastore, la dott.ssa Genovesi,
Presidente dellAccademia, lartista G.Mustang,
lamico Carlo DAcunzo. Alle spalle:
il fantasista e presentatore Angelo Blasetti.






Come da precedente comunicato stampa, il giorno
26 maggio, alle ore 17, nella Sala del Pellegrino,
presso il Santuario Santa Rosa di Viterbo, stata
attribuita allo scrittore e commediografo salernitano
Franco Pastore la Grande Targa Citt di Viterbo -
Onorevole Giulio Marini Sindaco della citt, quale
conferimento alla carriera.
Promotrice ed esecutrice della prestigiosa attribu-
zione stata la nota ACCADEMIA FRANCESCO
PETRARCA, da sempre eccezionale sostenitrice di
valori e mecenate darte.
ln un contesto di ampio respiro culturale, sia
per il luogo, dove ha reso la sua anima S. Rosa, sia
per la ricca esposizione delle belle opere del bravo
Giovanni Minio, la cerimonia di premiazione ha
avuto il suo inizio.
Si trattato di un delizioso ed avvincente PANTA
REI, che ha offerto ai convenuti uno spettacolo di
alta cultura, attraverso lintelligente conduzione
dellottima Pasqualina Genovesi, la versatilit del
brillante Blasetti e la professionalit del noto mu-
sicista Georg Mustang.
Numerosi gli altri premiati, provenienti da ogni
parte della penisola, dei quali il bravo Blasetti ha dato
sapiente lettura di brani e brevi poesie.
Gradidissimo lomaggio a Napoli ed alla Cam-
pania, con la drammatizzazione de LA LIVELLA
del principe De Curtis, in arte Tot, e la simpatica
esecuzione alla chitarra di classici dellottocento
napoletano.
Poco dopo le venti, la manifestazione si con-
clusa con il commosso saluto della dott.sa Genovesi,
la quale, nel ricordare gli altri appuntamenti culturali
dellAccademia, sia in loco, che al Campidoglio, ha
sottolineato che il sodalizio accademico non persegue
finalit di lucro e che prosegue, nelle sue molteplici
attivit, con forze ed energie proprie.
Di l a poco, prendemmo la via per Salerno, ma
non potei non esternare allamico DAcunzo, la
strana sensazione di aver lasciato, in Viterbo,
labbraccio di unaffettuosa famiglia.
Franco Pastore




Antropos in the world


































































































DE COGNOMINE DISPUTMUS a cura di Gaetano Rispoli



- 28 -
Il soprannome lorma di una identit forte, che si
imposta per una consuetudine emersa dimprovviso, il rico-
noscimento di una nobilt popolare, conquistata in virt di un
ruolo circoscritto alla persona, quasi una spinta naturale a
proseguire nella ricerca travagliata di un altro s. Il sistema
antroponimico era dunque binominale, formato da un nome
seguito o da unindicazione di luogo (per es.: Jacopone da
Todi), o da un patronimico (Jacopo di Ugolino) o da un
matronimico (Domenico di Benedetta) o da un attributo
relativo al mestiere (Andrea Pastore), et cetera. Il patrimonio
dei cognomi era pertanto cos scarso, che diventava necessa-
rio ricorrere ai soprannomi, la cui origine non ha tempi e
leggi tali, da permettere la conoscenza di come si siano for-
mati, e la maggior parte di essi resta inspiegabile a studiosi e
ricercatori.
Spesso, la nascita di un soprannome rimanda ad acco-
stamenti di immagini paradossali ed arbitrari. Inutilmente ci
si sforzerebbe di capire il significato e lorigine di sopran-
nomi come "centrellaro" o come "strifizzo" o "trusiano", lavo-
rando solo a livello di ricerca storica e filologica. E cos,
moltissimi soprannomi restano inspiegabili, incomprensibili,
perch si perso ormai il contesto storico, sociale e culturale
o, addirittura, il ricordo delloccasione in cui il soprannome
nato. Verso il XVIII secolo, il bisogno di far un po d'ordine e
la necessit di identificare popolazioni diventate ormai troppo
popolose porta all'imposizione per legge dell'obbligo del
cognome.
Questo mese, ci occuperemo dei cognomi: Bertolo-
Bortolo Bertolini Bertoletti Bertolazzi
Bertola e Bertolotti sono tipici della zona centro
occidentale dell'Italia settentrionale, Bertolaia, rarissimo,
tipico milanese, Bertolan, quasi unico, sembrerebbe vene-
to, Bertolani tipico del modenese e delle vicine province
di Mantova, Reggio Emilia e Lucca, Bertolazzi ha un cep-
po nel milanese, uno tra veronese e bresciano ed uno nel
parmense, Bertoletti, tipicamente lombardo specifico del-
la zona che comprende bresciano, bergamasco, milanese e
cremasco, Bertoli, Bertolini e Bortolotti sono diffusi in
tutto il nord, Bertolin tipicamente veneto, particolarmente
diffuso nel padovano e nel veneziano, Bertolino tipica-
mente piemontese, Bertolo ha un ceppo nel torinese ed uno
nel Veneto, Bertolone ha un ceppo piemontese, in partico-
lare tra vercellese, biellese e torinese, un ceppo genovese
ed uno siciliano, soprattutto nel nisseno e nel catanese,
Bertoloni invece tipico del bresciano, di Mazzano, Bre-
scia e Travagliato, Bertolotto decisamente piemontese e
ligure, del torinese, cuneese, savonese, genovese e spezzino
in particolare, Bortoli ha un ceppo vicentino ed uno mode-
nese, Bortolazzi ha un ceppo veronese ed uno emiliano,
Bortolini ha un ceppo nel basso trentino, uno veneto, in
particolare nel trevigiano, ed uno tra modenese e bolo-
gnese, Bortolino quasi unico, Bortolo, assolutamente
rarissimo, parrebbe del milanese, Bortolot specifico di
Vittorio Veneto nel trevisano e di Zopp di Cadore e Len-
tiai nel bellunese, Bortoloto, praticamente unico, proba-
bilmente dovuto ad un'errata trascrizione di Bortolotto

che ha un nucleo veneto in particolare a Resana,
Castelfranco Veneto, Conegliano, Vittorio Veneto e
Treviso nel trevisano, a Padova, Maser di Padova,
Albignasego ed Abano Terme nel padovano, a Vicenza
ed a Venezia, derivano tutti, direttamente o tramite
modificazioni ipocoristiche o accrescitive, dal nome
medioevale Bartolus, Bertolus o Bortolus (Barto-
lomeo) di cui abbiamo un esempio in questi atti
medioevali: "...Postquam super venit Bartolus predi-
ctus filius dicti Sanctis...", "...Bertolus filius quondam
Petri de Ceronibus, Zeninus dictus Cuchetus de
Buscho,..." ed a Trento nel 1649 leggiamo: "...Specta-
biles domini notarii Bortolus Nicolini de Prasio et
Felix Honoratus de Bono ambo Iudicariarum...", o da
variazioni come questa in una Cartula Donationis
dell'anno 1165 a Pavia: "Anno ab incarnatione domini
nostri Iesu Christi millesimo centesimo sexagesimo
quinto, quarto die mensis septembris, indictione tercia
decima. Tibi Ottoni de Bibiano, filio quondam Rufini,
nos Bertolottus, filius quondam item Rufini de Gum-
berto, et Sigebaldus, pater et filius, qui dicimus...".
PERSONAGGI:
Lodovico Bertolazzi, conte di Trento (1700).
Andrea Bertola fu Santino di Bianzone, Decano della
magnifica comunit di Bianzone per l'anno 1796.
Carlo Bertolazzi, scrittore, commediografo e giornali-
sta italiano. Autore verista, venne considerato nel
secondo dopoguerra uno dei pi apprezzati autori
d'ispirazione nazional-popolare.
Enrico Bertolino (Milano, 4 luglio 1960) un comico,
conduttore televisivo e cabarettista italiano.
Marco Bertolotto (Quiliano, 8 sett. 1959) medico e
politico italiano, ex Presid. della Provincia di Savona.



Mare

La brezza ha una speranza
lungo lorizzonte:
una nenia che alberga tra il cielo
ed uno spazio che scivola.
Una vela, tre vele, venti vele,
le tante vele che intagliano
arcobaleni incandescenti.
Laria ti accarezza
come un mutamento
nel capriccio celeste,
corrode il sorriso
che vorresti affondare
nel flessuoso millennio,
sino a divenire lincavo delliride
e rischia di fluttuare tra le immagini
di un umido segnale.
A. Spagnuolo



- 29 -


Antropos in the world


















































DENTRO LA CITTA DI SALERNO

COME E DIFFICILE ESSERE UOMINI!
di S. Gargano
Laspetto pi deleterio di questa crisi economica il processo di disumanizzazione, attualmente in
atto nella societ italiana e, quinti, a Salerno. Una sorta di vento maligno ha incattivito un po tutti, tanto
che trincerati dietro il nostro bisogno, abbiamo dimenticato di essere persone, tra altre persone, con i loro
stessi problemi, con le loro incertezze ed anche di pi.
Aprirsi agli altri, vuol dire interpretare quel senso di cristianit, che, oltre a costituire il principio degli
gli insegnamenti del Vangelo, costituisce la matrice, o meglio ancora il DNA della nostra storia e della
nostra civilt. Eppure, a parte lo Stato, con le sue famigerate agenzie di riscossione, nessun altro attenta al
nostro piatto di minestra; ergo lasciamoci andare verso una visione pi serena della vita e dei rapporti
umani, senza avvelenarli con sentimenti ideosincratici, o di esterofobia: affratellarsi significa crescere in
un pi vasto universo conoscitivo.
Lamicizia non una parola astratta, n un aforisma che, metaforicamente, induce ad un isolomento
malevolo e dannoso, anzi, Aristotele, nell Etica Nicomachea
1
, dice, con tono incisivo e brevit espressi-
va, che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, neppure se avesse tutti gli altri beni messi insieme.
Ed allora? Ridiventiamo persone e non esitiamo a spendere una buona parola, magari anche correndo il
rischio di rimetterci, al bar, qualche buon caff.
______________________
1) Aristotile, Etica Nicomachea, libro VIII






La Rivista ANTROPOS IN THE WORLD, di lettere
arti e scienze, bandisce il premio internazionale di
Poesia, riservato a poeti italiani e stranieri,
Salerno in the world
Si pu partecipare con una lirica edita o inedita,
mai premiata in altri concorsi. I componimenti do-
vranno essere redatti in cinque copie e rigorosa-
mente in lingua italiana, mentre le generalit del-
lautore accompagneranno gli elaborati, inseriti in
busta chiusa ed inviati al seguente indirizzo:
Al Direttore responsabile di Andropos in the
world, prof. Franco Pastore, via Posidonia, 171/h
84128 Salerno Italy.
Per le spese di segreteria richiesto linvio di
10,00 da spillare alla domanda di partecipazione,
redatta nei modi previsti dalla consuetudine: nome,
cognome, indirizzo, numero di telefono, titolo del
lavoro e la dicitura chiede di partecipare al pre-
mio. Le medesime modalit valgono anche per i
partecipanti stranieri.
Il termine ultimo di presentazione degli elaborati
fissato per il trenta MAGGIO 2012.
La giuria, composta da noti esponenti del mondo
della cultura, sar resa nota al momento della pre-









miazione. Il giorno e la sede della premiazione sa-
ranno comunicati sulla rivista entro il 30 maggio.
I premi consisteranno in: coppe e medaglie, og-
getti ed opere darte, libri e pubblicazioni, labbona-
mento gratuito al giornale per un anno e la pub-
blicazione sulla rivista dei lavori premiati.
Per informazioni: androposintheworld@fastwebnet.it
N.d.D.
SALERNO IN THE WORLD
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA


UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SALERNO
CONVEGNO LITALIA E LE MAFIE

SALERNO, - Il 30 maggio, il Magnifico Rettore,
dellAteneo salernitano, Prof. Raimondo Pasquino, in
occasione del convegno sul tema LItalia e le mafie
inaugurer il Giardino della legalit Falcone e
Borsellino' dedicato alle vittime campane di tutte le
mafie.
La legalit non solamente un principio, il
cemento su cui si regge una comunit democratica,
sottolinea il rettore Pasquino che aggiunge:
Ricordando le vittime delle mafie rinnoviamo
quellimpegno che ogni giorno, non solo come
istituzioni, ma come cittadini, ciascuno di noi
chiamato a svolgere.



Antropos in the world

















































LEVIORA


La barzelletta illustrata da Paolo Liguori -





















Cose dellaltro mondo
Due colleghi in ufficio: - Come finita la tua lite con la moglie? - E' venuta da me strisciando -.
- E cosa ha detto?- - Esci da sotto il letto! -
Sui simpatici ed ottimi carabinieri
Un tenente dei carabinieri si avvicina ad una prostituta.
- Senta, quanto vuole per la mia compagnia?- - Trenta euro -.
- Comapagniaaaa, avanti! -
Son cose da pazzi
Un elefante incontra un uomo nudo e gli chiede: - Ma come riesci a respirare con una proboscide cos
piccola? -
vecchia, ma sempre efficace
- Perch i nani ridono mentre giocano a calcio?-
- Perch lerba gli solletica i coglioni! -
La pi stupida del mese
Un turista cinese in vacanza sulla riviera romagnola chiede informazione:
- Scusi signole, qui Emilia Lomagna? -
- No, ma pi avanti Luisa lo succhia!?
Freddure
Come sai che un politico dice le bugie?- - Gli si muovono le labbra-
Perch le donne hanno il cervello?- - Perch con la passera sarebbero troppo potenti -.
-Marito chiede a moglie: - Vuoi che passiamo un bel week-end?- - Ma certo! - - Allora ci vediamo
luned!
Pap! Pap! Incendio! La casa sta andando a fuoco!
- E dai allora usciamo velocemente ma non urlare che svegli la mamma!
- Come si accoppiano i ricci? - Attentamente, molto, molto attentamente.






- 30 -




- 31 -

Antropos in the world
LANGOLO DELLA SATIRA

LA BALLATA DEI PECORONI
















































Cancello ed Arnone News
Di Matilde Maisto
Soluzione dinformazione giovane e brillante
redazione@cancelloedarnonenews.com





DENTROSALERNO
Quotidiano on line
Direttore Rita Occidente Lupo

info@dentrosalerno.it


PARTECIPIAMO.IT
portale darte e letteratura
www.partecipiamo.it
http://www.dentroroma.it/ smagat3@yahoo.it












IL BASILISCO
PERIODICO DI CULTURA
PRESID. ROCCO RISOLIA
E-mail:rrisoli@tin.it
Tel./fax 089.750196-089.7014561


A.L.I.A.S.
Accademia letteraria italo-australiana
scrittoriContatti:http://www.alias.org.au/





Er governo tra gli scanni
spende, spande e fa malanni:
svende, tassa e martorizza,
ma sto gregge non si stizza.

Menano forte sti leoni
a poveracci e pecoroni;
non c gusto pi a campa
la sola novit.

Hai voglia de suona
quella solita canzone,
che ben pria dellunit
apprendemmo dal Borbone.

Sono tutti pulitini
ed ognuno ne fa vanto,
ma se scavi e vai a fondo,
trovi cacca e puzza canta.


Trovi sordi sgraffignati,
case e lussi da nababbi,
puttanazze arruffianate
agi e titoli comprati.

Trovi regole gregarie,
oltre norma, o fuori legge,
tutto fatto alla sordina,
con politica mappina.

Governanti da strapazzo,
non siam noi i truffatori,
non rompete il catenazzo,
siete voi i debitori!

Ed ancora ci si ammazza,
o fratelli tanto gonzi?
e pigliamoli con la mazza
o a calcioni, questi sfronzi

ANDROPOS

LANGOLO DELLA PUBBLICIT
mondodigioie.blogspot.it

















































La teleweb ANTROPOS IN THE WORLD e la sua
rivista non hanno finalit lucrative, n sono esse legate
ad ideologie politiche. Perci, agiscono nella totale
libert di pensiero, in nome di una cultura, che ha a
cuore i valori che rappresentano il cardine della societ
civile e della vita,nel pieno rispetto per la persona
umana e contro ogni forma di idiosincrasia. Pro pace,
sempre contra bellum.






( Ac qui s t o Spaz i o / we b de l 26/ 04 / 0 6 - Ar uba S . P. A. )
Membership in the GNS Press Association Reg. ID 7676 8 - IPC
Richiesta autorizz.ne al Tribunale di Salerno del 25.03.2008
Patrocinio Comune di Salerno prot. P94908 27.05.2009
Patrocinio Provincia di Sa. prot. 167/st 23.09.2009


Rivista e tele-web omonima:
ht t p: / / www. andr opos . i t

i n ver si one eur opea
ht t p: / / www. andr opos . eu
Canale videoYutube
http://www.youtube.com/user/MrFrancopastore


Direzione e gestione
Via Posidonia, 171/h, Salerno
telefono/segr.tel: 089.723814
Fax: 089.723814 ECDL:IT1531440

Contatti telematici:
ant r opos @f ast webnet . i t
koinotes@andropos.eu

Distribuzione:
Spedi zi one on l i ne

Fondatore/Editore/Dir.responsabile:
Member of G.N.S PRESS Association
European Journalist
dott. Prof. Franco Pastore
f r anc opas t or e@f as t webnet . i t
ant r opos@mai l . com


Direttore:
Rosa Maria Pastore
romapas@katamail.com
r os amar i apas t or e@andr opos. eu
http://rosemaryok.skyrock.com/

Redazione di Salerno
Via Camillo Sorgenti, 21 (tel.089.223738)
dott. Renato Nicodemo
dott. Prof. Alberto Mirabella
Sofia Gargano


Redazione di Pagani
Piazza Corpo di Cristo 84016
dott. Flaviano Calenda
f l avi anoc al enda@k at amai l . c om
Redazione di Angri
Via Badia,6 Angri (Sa) (081.946895)
Carlo DAcunzo

Redazione di Quaglietta di Calabritto
ant r opos@f as t webnet . i t
Redazione di Torre del Lago Puccini
Comune di Viareggio - Via F.DellAquila, 29/b
Silvestri Pastore Cesare
silvestricesare@virgilio.it
Redazione di Bergamo
Via Perosi, 20 (cell:3470706133)
Dott.Prof.ssa Maria Imparato
mariaimparato1@virgilio.it

Collaborazioni:
dott. Vincenzo Andraus
dott. Marco De Boris
dott. Prof. Natalino Gentile
Mario Bottiglieri
Michela Zanarella
Consulente DArte
M.tro Gaetano dott. Rispoli

Consulente musicale
M.tro Ermanno Pastore

Consulente grafico
Paolo Liguori

Webmaster
Pastore Rosa Maria






Ai sensi e per gli effetti del D. Lg. 196/03, le informa-
zioni contenute in queste pagine sono dirette esclusi-
vamente al destinatario. Vietato, pertanto, utilizzarne
il contenuto, senza autorizzazione, o farne usi diversi da
quelli giornalistici .




I collaboratori, volontari, non percepiscono compenso
alcuno e si assumono le responsabilit di quanto
riportato nei propri elaborati.


Dal Dettato costituzionale:
- Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il
proprio pensiero, con la parola, lo scritto ed ogni altro
mezzo di diffusione. La stampa non pu essere soggetta
ad autorizzazioni o censure - (Art. 21)
- La Costituzione italiana assume la cultura come valore
fondamentale e inserisce tra i principi fondamentali la
disposizione che impegna la Repubblica a promuoverne
lo sviluppo. Il patrimonio culturale di un Paese
rappresenta la testimonianza visibile e tangibile della
storia di quella Nazione - (art.9)


Gli indirizzi e-mail in nostro possesso, in parte ci sono
stati comunicati, in parte provengono da elenchi di
pubblico dominio in Internet, altri sono stati prelevati,
da messaggi e-mail a noi pervenuti. Secondo l'articolo n.
1618 Par. 111 deliberato al 105 congresso USA, in
conformit alla D.Lgs. 196/2003 ed a norma della Leg.
675/96, nel rispetto del trattamento dei dati personali, il
suo indirizzo stato utilizzato esclusivamente per linvio
della presente rivista.

Regalate un abbonamento gratuito alla rivista, a
parenti, amici e conoscenti interessati, segnalandoci la
loro e-mail. Infatti, il giornale viene inviato solo ad e-
mail segnalate ed opportunamente selezionate.



Su www.andropos.eu, in News, i numeri della
rivista degli ultimi tre anni. Per comunicazioni,
invio di materiali, richieste di pubblicit e colla-
borazioni: 089.223738 Fax: 089.723814
Cellulare: 3771711064
E-MAILS : androposintheworld@fastwebnet.it
koinotes@andropos.eu - editore@andropos.eu


Spedizione virtuale on line
Per spedizione virtuale omaggio, massimo 3 mesi
Per copia cartacea: 1,50 pi spese di spedizione.
Per abbonamento annuo al cartaceo: 35,00
Per abbonamento annuo al virtuale: 20,00






ANTROPOS IN THE WORLD, Rivista e Teleweb,
hanno, inoltre , il patrocinio del Comune di Pagani, di
S. Valentino Torio, degli Enti Carminello e SS. Corpo di
Cristo. Il giornale inviato ad e-mails opportunamente
selezionate, eventuali errori saranno corretti, alla
prima richiesta di CANCELLAZIONE.





- 32 -
Realizzazione cartacea Via Posidonia 213/215 (Sa) - tel. 089 759725