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Risiera di San Sabba: un campo di sterminio dimenticato

Alla periferia di Trieste, nel popoloso rione di Servola, tra stadio, case e centri commerciali, si trova la Risiera di San Sabba, un vecchio stabilimento per la raffinazione del riso e di altri cereali utilizzato dai nazisti come campo di sterminio. Unico campo di concentramento in Italia ad avere un forno crematorio, la Risiera di San Sabba costituisce una delle pagine pi oscure e vergognose della nostra storia, non solo per quanto successe allora, ma anche per quanto si deliberatamente voluto coprire dopo, a guerra finita. Secondo i calcoli, nella Risiera morirono circa cinquemila persone, ma il numero di coloro che vi transitarono ben maggiore: oltre ventimila prigionieri di nazionalit, religione e fede politica diversa furono accomunati da un unico crudele destino: bruciare nella Risiera o essere deportati per un viaggio quasi sempre senza ritorno.

Certo, le potenzialit di sterminio del campo triestino erano ridotte: niente a che vedere coi settecentomila ebrei uccisi durante la campagna di Russia ed i 10 milioni che passeranno attraverso i camini dei grandi lager della morte. Qui le dimensioni erano limitate e sul posto potevano essere eliminati solo quanti, fra partigiani ed ebrei, era in grado di smaltire il piccolo forno, che aveva una capacit giornaliera di non oltre 60-70 cadaveri. Pochi per i piani di sterminio nazisti, ma comunque troppi per chi, al momento della disfatta, non vuole lasciare testimonianze compromettenti. Come quel Lorenz Hackenholt che, prima di fuggire, ha cura di minare il forno crematorio della Risiera con la speranza di cancellare le tracce del crimine. Per tutti gli altri, un altro camino sarebbe stato ad attenderli altrove.

Da impianto industriale a fabbrica degli orrori


L'insieme di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso fu costruito nel 1898 nel quartiere periferico di San Sabba. Non pi adibiti ad uso industriale sin dal 1913, gli edifici furono requisiti ed utilizzati all'occupante nazista inizialmente come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo 1'8 settembre 1943, con il nome di Stalag 339. Gi verso la fine di ottobre il complesso venne per strutturato come Polizeihaftlager (letteralmente campo di detenzione di polizia), per essere utilizzato sia come centro di raccolta di detenuti in attesa di essere deportati in Germania ed in Polonia, sia come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a morte. Cos organizzato, ci volle veramente poco perch si trasformasse in un vero e proprio campo per la detenzione ed eliminazione dei partigiani, detenuti politici ed ebrei rastrellati in zona. La vecchia Risiera ben si prestava ai piani criminosi nazisti. Tutto il complesso era gi recintato e per il controllo bastava il corpo di guardia al cancello, unica entrata. Le modifiche da fare erano davvero poche. Fu sufficiente murare le finestre che davano verso lesterno e adattare il vecchio essiccatoio (con relativa ciminiera di 40 metri) a forno crematorio per avere, in breve tempo e con poca spesa, a disposizione un efficiente campo di sterminio con tanto di magazzino e caserma per la truppa. A gestirlo furono chiamati militari e ufficiali nazisti ampiamente collaudati: direttamente dalla Polonia arriv a Trieste il meglio dellAktion Reinhard, responsabile delle pi efferate atrocit nei confronti di oltre due milioni di ebrei sterminati nei campi di Belzec, Sobibor, Treblinka e Majdanek. Nel campo erano presenti diversi edifici che oggi non esistono pi. Dopo la liberazione, il campo fu adibito dal governo militare alleato a campo raccolta per sfollati e successivamente vi fu allestito un campo profughi che accolse gli esuli istriani, giuliani e dalmati, rimasto in funzione fino al 1954. Il 15 Aprile 1965, con decreto del Presidente della Repubblica, la Risiera di San Sabba viene dichiarata monumento nazionale. Lo stato di abbandono e degrado che la accompagn sino a quel momento (dopo il suo abbandono, il campo fu tra laltro parzialmente distrutto da un incendio) imponevano a quel punto urgenti interventi di riqualificazione dellarea e pertanto il Comune di Trieste decise nel 1966 di indire uno speciale concorso per trasformare la Risiera in museo, impresa tuttaltro che semplice visto lo stato in cui si trovava. La scelta del vincitore cadde sull'architetto Romano Boico, il cui progetto decisamente futuristico venne poi realizzato ed inaugurato nel 1975. La Risiera semi distrutta dai nazisti in fuga - sosteneva larchitetto - era squallida come l'intorno periferico; questo squallore totale poteva per assurgere a simbolo e monumentalizzarsi. Per far ci, occorreva togliere e restituire pi che aggiungere. Eliminati gli edifici in rovina, il contesto andava perimetrato con mura cementizie alte undici metri, articolate in modo da configurare un ingresso inquietante nello stesso luogo dell'ingresso esistente. Il cortile cintato doveva dare limpressione di una basilica laica a cielo libero. Il museo, stringato ma vivo, doveva sorgere nell'edificio centrale, al livello del cortile, sopra il quale diventavano disponibili numerosi vani per l'Associazione deportati. Un terribile percorso in acciaio, leggermente incassato, avrebbe dovuto, infine, indicare l'impronta del forno, del canale del fumo e della base del camino. Uniche parti da lasciare inalterate dovevano essere le diciassette celle e quelle della morte. E questa proprio la Risiera cos come la vediamo oggi, profondamente diversa da quella di allora, ma

immutata nella sua essenza, con alcune parti che fortunatamente si sono conservate intatte (almeno nel loro aspetto esteriore) sino a noi. Lentrata odierna, pur mantenendo la stessa direttrice, non ha niente a che vedere con lingresso originario. Al posto del primo cortile, dove si trovavano il corpo di guardia e labitazione del comandante (ora abitazione del custode), nonch un grande edificio a tre piani con uffici ed alloggi per sottufficiali e per le donne ucraine (poi demolito) ed un altro edificio che fungeva da officina e garage (fatto saltare dai tedeschi), si trovano adesso una zona sistemata a verde ed un angosciante stretto e lungo corridoio compresso tra due altissimi muri di cemento che conduce direttamente al cortile interno.

vecchia entrata

entrata odierna

Nel cortile interno, al quale potevano accedere solo gli elementi pi fidati, si giungeva attraverso un sottopassaggio a volta, sbarrato da un alto cancello di ferro. Nel sottopassaggio, a sinistra, si apriva una buia stanzetta, tristemente nota come "cella della morte. A parte linsegna metallica vicino alla porta, questa cella rimasta comera. L venivano ammucchiati i prigionieri destinati ad essere eliminati nel giro di poche ore, provenienti dalle carceri o catturati nel corso di rastrellamenti, non solo a Trieste ma anche in Veneto ed in Slovenia. Secondo le testimonianze dei pochi sopravvissuti, spesso i prigionieri dividevano gli angusti spazi di tale cella con i cadaveri destinati alla cremazione.

sottopassaggio di accesso al cortile interno

interno cella della morte

Usciti dal porticato, la successiva porta a sinistra che si affaccia sull'ampio cortile immette in un grande salone (edificio F) che i nazisti avevano attrezzato con 17 minuscole celle, in ognuna delle quali venivano stipati fino a sei prigionieri: in esse partigiani, politici ed ebrei aspettavano per giorni, talvolta per settimane, il compiersi del loro drammatico destino. Le prime due celle erano usate per la tortura e la raccolta del materiale prelevato ai prigionieri, spogliati di ogni loro avere: in esse sono stati scoperti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identit sequestrati non solo ai detenuti ed ai deportati, ma anche alle persone inviate al lavoro coatto. Documenti attualmente conservati presso l'Archivio di Stato a Lubiana, dove a suo tempo furono portati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera. Le porte e le pareti di queste anticamere della morte erano ricoperte di graffiti e scritte, purtroppo andate perdute. L'occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la trasformazione in campo di raccolta profughi ed il successivo stato si abbandono col tempo le hanno pian piano cancellate. Fortunatamente a testimoniarne lesistenza rimangono i diari dello studioso e collezionista Diego De Henriquez (conservati nel piccolo Civico Museo di guerra per la pace a lui intitolato), che a suo tempo ne fece un'accurata trascrizione. Nei due piani sopra le celle erano sistemate le camerate per gli ufficiali ed i militari delle SS ed i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano impiegati alcuni fortunati prigionieri considerati temporaneamente utili alla vita del campo. Per loro la triste sorte era, almeno per un po, rimandata.

Gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati ai campi di concentramento in Germania e Polonia erano ammassati negli stanzoni dell'edificio a tre piani che segue (edificio G). Uomini e donne di tutte le et e bambini, anche di pochi mesi, venivano qui parcheggiati in attesa di essere trasportati verso i Lager nazisti d'oltralpe ed andare cos

incontro ad un comune tragico destino che solo pochi, giunti a destinazione, sono riusciti ad evitare. Delle oltre quindicimila persone deportate, solo poche centinaia fecero ritorno. I lavori di ripristino della struttura hanno eliminato soffitti e pavimenti dei tre piani originari, di cui ora si vedono solo le strutture portanti di legno. E per esse che questo enorme stanzone ha preso il none di sala delle croci.

Sala delle croci interno attuale

esterno laboratori di sartoria e calzoleria sopra le celle e sala delle croci

Nel lungo tratto ora demolito, oltre l'attuale muro di cinta, cerano i depositi dei beni razziati agli ebrei e le stalle per il bestiame predato durante le azioni di rappresaglia nei villaggi d'Istria e sul Carso. Di essi non rimane traccia. Nel cortile interno, proprio di fronte alle celle, sull'area oggi contrassegnata da una piastra metallica, sorgeva l'edificio destinato alle eliminazioni, un vecchio essiccatoio con tanto di ciminiera (edificio E + E1), che i nazisti ben adattarono a forno crematorio. Per incenerire un numero maggiore di cadaveri, dopo essersene serviti fino al marzo 1944, l'impianto del preesistente essiccatoio fu trasformato ed adattato allo scopo su progetto di Erwin Lambert, vero esperto in materia. Il locale del forno crematorio era interrato e vi si accedeva attraverso una scala metallica ed un mobile di cucina ne mascherava la porta di

accesso. Un condotto sotterraneo (il cui percorso oggi segnato sulla piastra d'acciaio che individua larea in cui sorgeva ledificio) univa il forno alla ciminiera. Il collaudo della nuova struttura avvenne ufficialmente il 4 aprile 1944 con la cremazione di una settantina di ostaggi fucilati il giorno precedente nel poligono di tiro di Opicina, alla periferia nord di Trieste. Le uccisioni avvenivano solitamente per fucilazione o gassazione, usando i motori diesel degli autocarri. Alcune testimonianze hanno per rivelato che spesso veniva usato anche un altro metodo molto pi sadico e dalle conseguenze ancor pi macabre: luccisione con un colpo di mazza ferrata alla nuca. Non sempre la mazzata uccideva subito i malcapitati, per cui accadeva che non di rado il forno ingoiasse persone ancora vive. Le esecuzioni, di solito effettuate da SS ucraine fatte appositamente ubriacare, avvenivano di sera, dopo il coprifuoco imposto al popoloso rione di Servola, accompagnate dal fragore dei motori, dai latrati di cani appositamente aizzati e da musiche ad alto volume per coprire le grida ed i rumori. Le operazioni di cremazione iniziavano subito dopo e sagoma del forno crematorio si concludevano al mattino presto, col trasbordo della cenere e delle ossa combuste che, raccolte in grossi sacchi di tela che venivano successivamente trasportati con un automezzo sino ad un punto isolato del porto di Trieste, caricati su barcone e quindi abbandonati al largo del golfo. Per eliminare le prove dei loro crimini, secondo una prassi ormai consolidata e sperimentata in altri molti altri campi al momento del loro abbandono, nella notte fra il 29 ed il 30 aprile 1945, dopo oltre un anno di utilizzo intensivo, l'edificio del forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare con la dinamite dai nazisti in fuga.

resti del forno crematorio fatto saltare

cadaveri rinvenuti nella risiera

Qualcosa sopravvisse per alla distruzione. Tra le macerie del forno furono rinvenute ossa e ceneri umane ed una delle mazze in ferro usate per uccidere i prigionieri. Di essa rimane per solo una copia (realizzata da Giuseppe Novelli nel 2000 ed ora esposta nel Museo), poich loriginale stato trafugato nel 1981 da ignoti nostalgici. La sagoma del forno crematorio ancora ben visibile sul fabbricato retrostante, mentre a simboleggiare la

spirale di fumo che usciva dal camino stata posta sull'impronta metallica della ciminiera una futuristica scultura in profilati metallici.

area del forno: sagoma del camino e piattaforma metallica

L'edificio centrale a sei piani fra i due cortili (edificio C), posto dietro forno di essiccazione alla destra del portico di ingresso, serviva come caserma. Ai piani superiori erano sistemate le camerate per i militari SS germanici, ucraini ed italiani (impiegati in Risiera prevalentemente con funzioni di sorveglianza); al pian terreno si trovavano cucine, mensa e spaccio. Gli stessi locali ospitano oggi rispettivamente alcuni vani per l'Associazione deportati ed il Museo della Risiera, inaugurato nel 1975.

Edificio C adibito a caserma visto dal cortile interno e dallesterno

Allestremit del cortile, sulla destra, il grande edificio oggi adibito alle commemorazioni al tempo dell'occupazione fungeva da autorimessa ed officina per i mezzi delle SS. Un luogo in apparenza innocuo, che risuonava invece alquanto funesto: in quel locale

stazionavano infatti anche i neri furgoni delle SS con lo scarico collegato all'abitacolo da un tubo rimovibile, usati per la gassazione delle vittime. Qui stata allestita una mostra permanente sulla storia di Trieste, dalla fine della prima guerra mondiale fino all'arrivo delle truppe alleate, nel giugno del 1945 Il Museo e ladiacente mostra permanente (realizzata da Elio Apih nel 1982, poi ampliata) illustrano piuttosto esaurientemente la storia della Risiera. Attraverso riproduzioni di documenti e testimonianze di vario tipo viene ricostruito dettagliatamente il quadro delle vicende storiche, politiche e militari dellintera regione durante la prima met del Novecento. Grazie ad alcune importanti donazioni, dal 2002 il Museo ha mutato la sua originale connotazione didattica ed divenuto a tutti gli effetti un luogo di conservazione della memoria, ove si espongono testimonianze tangibili e dirette della sofferenza e della tragedia umana. Nella Sala delle Croci sono stati infatti ricoverati, in apposite bacheche ricavate nei muri, alcuni oggetti personali razziati agli ebrei triestini dai nazisti. Ritrovati dagli alleati allinterno di bisacce di juta, furono spediti a Roma, dove rimasero dimenticati per decenni in un sotterraneo del Ministero del Tesoro. Solo nel 2000 la Comunit Ebraica di Trieste ne venne in possesso, decidendo di esporne una parte nel proprio Museo (intitolato a Carlo e Vera Wagner) e donare il resto al Museo della Risiera ed al Museo "Yad Vashem" di Gerusalemme. Orologi, occhiali, pettini, un anello, un portacipria, una spilla, un bocchino per sigarette, alcune posate: semplici oggetti personali duso quotidiano che, proprio attraverso la loro normalit, parlano degli uomini e delle donne che li hanno posseduti. Allinterno del Museo hanno trovato anche collocazione le donazioni della sezione locale dellANED (Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti) e di alcuni suoi membri triestini deportati ad Auschwitz, Buchenwald, Dachau e Mauthausen. A testimonianza che la Risiera di San Sabba no fu solo un campo di eliminazione in cui trovarono la morte fra le tre e le cinquemila persone, ma anche un campo di smistamento e di avviamento allo sterminio. Accanto ad unurna con le ceneri provenienti dai forni crematori di Auschwitz, donata dallANED, sono esposti i beni personali conservati dai deportati triestini offerti a perenne memoria: una divisa indossata da una deportata ad Auschwitz e a Mauthausen, una di un deportato a Buchenwald, mappe e documenti sottratti alle SS del campo di Buchenwald, lasciapassare, documenti di riconoscimento, fotografie, ciclostilati realizzati dopo la liberazione, disegni, piante dei campi e di luoghi di sepoltura. Ma soprattutto il lungo rotolo di carta su cui una deportata a Ravensbrck aveva segnato i nomi e gli indirizzi delle compagne, riuscendo a conservarlo ed a riportarlo in patria perch tenuto nascosto per mesi sotto la divisa.

divise dei detenuti

mazze usate per le uccisioni

Il contesto storico: dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera


La conduzione disastrosa delle campagne di guerra per l'esercito italiano (1), lo sbarco in Sicilia delle truppe americane, i continui bombardamenti e le difficolt crescenti per la popolazione civile affrettarono in maniera considerevole la crisi del fascismo. Il 25 luglio del 1943, nel corso della riunione del Gran Consiglio, Benito Mussolini venne messo in minoranza e costretto a lasciare il Governo. In sua sostituzione il Re pose a capo del governo il Maresciallo Pietro Badoglio, che il 5 Settembre, in gran segreto, perfezion l'accordo con gli alleati per un immediato cessate il fuoco. L'armistizio fu ufficialmente comunicato alcuni giorni dopo, l'8 Settembre, buttando nello smarrimento e nel caos l'esercito italiano e nelle braccia dellex alleato tedesco tutto il centro e nord Italia. La guerra continua, ma da occupante lItalia diventa Paese occupato: al sud dagli eserciti alleati in lenta avanzata; al nord dai tedeschi, per nulla intenzionati a lasciare aperta al nemico una comoda porta verso il Reich. Con lesercito italiano allo sbando e gli angloamericani ancora lontani, facile per i tedeschi prendere in mano la situazione. Senza incontrare resistenza, non solo riescono a liberare Mussolini dalla sua prigione sul Gran Sasso, ma il 23 Settembre gli impongono di formare uno stato fantoccio (la Repubblica Sociale Italiana) che estenda la propria giurisdizione su tutta la parte dell'Italia centrosettentrionale occupata dalle truppe naziste. Con una sola eccezione: il Friuli Venezia Giulia, che cessa di far parte dello Stato Italiano per diventare territorio direttamente amministrato dal Terzo Reich. Inizia cos il periodo pi oscuro dell'occupazione nazista in Italia. Con la costituzione della zona di operazione dellAdriatisches Kstenland (Litorale Adriatico), unampia area gravitante sullalto Adriatico e sul bacino della Sava comprendente le province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana, si realizza quella che di fatto costituisce lultima conquista territoriale dellimperialismo nazista. Trieste, lIstria ed il Friuli rappresentano infatti una piattaforma economica e politica indispensabile per lespansionismo germanico nel sud Europa e nellarea mediterranea. Nel contempo rappresentano anche una cerniera strategica essenziale fra il settore balcanico (sconvolto dalla guerra partigiana e minacciato dallavanzata sovietica), il fronte italiano e la Germania meridionale. Un territorio cos strategicamente importante non poteva non meritare la massima attenzione e quindi uno staff degno della sua importanza. Il governo del Litorale Adriatico, di cui Trieste costituiva il capoluogo fu affidato da Hitler al Gauleiter della Carinzia, laustriaco Friedrich Rainer, un fanatico ed influente nazista austriaco che odiava lItalia. Secondo le sue concezioni etnico-razziali, il Friuli e la Trieste, 1944 - da sinistra a destra: Globocnik, Rainer, and Kbler. Venezia Giulia erano per la gran parte estranei alla nazione italiana, il che giustificava pienamente la loro separazione dallo stato italiano. Lalto commissario Rainer assume ufficialmente pieni poteri il 1 ottobre del 1943, fissando sin da subito i capisaldi della sua praticamente illimitata sovranit. In breve tempo, tutti i

Prefetti delle ex province italiane ed i Podest dei comuni vengono sottoposti al controllo diretto dei suoi uomini, affiancandoli con i cosiddetti "consiglieri" ed usando ogni metodo repressivo per sedare qualsiasi protesta interna od esterna alle istituzioni. Rainer prende anche il comando diretto delle varie milizie territoriali (italiane, croate e slovene) presenti nella vasta area. Queste milizie collaborazioniste locali, a vario titolo e con diverse denominazioni, furono tutte poste al servizio degli occupanti passando alle dipendenze delle SS. Negli ex territori italiani passano cos alle sue dipendenze sia le formazioni della milizia fascista (che qui non si trasformeranno, come nella neo-costituita repubblica di Sal, in Guardia Nazionale Repubblicana, ma assumeranno il nome di "Milizia Difesa Territoriale") che i vari reparti di polizia, che impiegati anche nelle operazioni di rastrellamento, si macchieranno, al pari delle truppe naziste di occupazione, di crimini orrendi. Fra i reparti di polizia pi tristemente famosi va ricordato lIspettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, agli ordini dellispettore generale Giuseppe Gueli, con sede presso "Villa Triste" in via Bellosguardo a Trieste. Creato sin dallaprile 1942 con specifici compiti di repressione della guerra partigiana e di controllo della classe operaia nelle grandi fabbriche, questo ispettorato continu il suo "servizio" dopo l8 settembre fornendo ai tedeschi una preziosa e fattiva collaborazione contro gli antifascisti e nella cattura degli ebrei, diventando tristemente noto soprattutto per le feroci azioni della banda Collotti", la sezione operativa comandata dal commissario Gaetano Collotti.

Zona d'operazione litorale adriatico 1943-1945

Il controllo poliziesco e la repressione politica, razziale ed antipartigiana vengono affidati alla supervisione delle SS, al cui comando viene posto Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, gi organizzatore dei massacri di oltre due milioni e mezzo di ebrei in Polonia.

Con Globocnik arrivano a Trieste gli uomini dell'Einsatz-kommando Reinhard, un nutrito seguito di professionisti della morte composto da ben novantadue specialisti (tra i quali numerose SS ucraine), distintosi in modo sinistro nelle varie operazioni di sterminio in Germania, Polonia e Russia e nei campi della morte polacchi di Belzec, Sobibor e Treblinka. Gli Einsatzgruppen o Einsatzkommandos erano reparti speciali, creati allo scopo di "condurre la lotta contro i nemici ostili al Reich alle spalle delle truppe combattenti" e di svolgere compiti di particolare "impegno" per lattuazione della politica di occupazione, di repressione e di sterminio praticata dal Terzo Reich nei territori invasi. Questi gruppi dipendevano dallRSHA, cio dallufficio centrale della polizia di sicurezza del Reich (Reichssicherheits-hauptamt), a sua volta dipendente dal Ministero degli Interni alla cui testa vi era il Reichsfhrer SS Heinrich Himmler. L'Einsatzkommando Reinhard costituisce territorialmente diversi uffici contrassegnati dalla sigla R. Il gruppo che opera a Trieste ha la sigla R1, quello che opera a Udine ha la sigla R2, quello di Fiume ha la sigla R3. Tale sigla impressa sui documenti e sulle celle della Risiera. Primo comandante dell'Einsatzkommando R1 a Trieste nominato Christian Wirth, arrivato a Trieste pochi giorni dopo l8 settembre con alcuni suoi uomini che con lui avevano partecipato al "T4, il terribile progetto nazista sulleutanasia Aktion Tiergarten 4, che dal 1939 operava per leliminazione di tutti i malati inguaribili. Un manipolo di uomini perfetti per il compito che li attendeva. Sospeso ufficialmente il al centro: Christian Wirth progetto su pressioni del mondo ecclesiastico, nel 1941 il personale del T4 venne infatti mandato in Polonia per organizzare, nel quadro della "soluzione finale, i campi di sterminio dl Treblinka, Sobibor,. Belzec. Operazione effettuata con successo, visto che le fonti ufficiali polacche stimano (in modo molto prudenziale) in circa due milioni gli ebrei e in cinquantamila gli zingari (dei quali circa un terzo bambini) uccisi in questi campi. Tra i suoi uomini ci sono anche Franz Stangl, il "Boia di Treblinka" (ritenuto responsabile da un tribunale tedesco della morte di 900.000 persone) ed Erwin Lambert, lo specialista nella costruzione di forni crematori. Ucciso in

unimboscata partigiana a Erpelle il 26 maggio 1944, gli subentrer a capo della R1 August Dietrich Allers, il cui braccio destro non a caso sar Joseph Oberhauser, comandante della Risiera di San Sabba.

da sinistra: Franz Stangl, Dietrich Allers, Joseph Oberhauser

Nonostante tutte le atrocit perpetrate (dettate pi che da esigenze militari, da ambiziose manie di arricchimento personale dei gerarchi e dei loro subordinati ai danni dei malcapitati), gli sviluppi del conflitto e leroica ribellione dei popoli qui conviventi costringeranno ben presto lapparato repressivo nazista ad abbandonare anche questa sua ultima conquista territoriale.

Trieste 1945: aereo alleato sulla risiera

manifesto di propaganda antislava

cartello avviso pericolo partigiani

Trieste 1944-45: quartier generale SD e nazisti nella risiera

LOlocausto triestino
Prima della seconda guerra mondiale gli ebrei triestini erano circa 5000. Dopo le leggi razziali fasciste del 1938 e listituzione, anche a Trieste, di uno dei famigerati Centri per lo studio del problema ebraico (erano quattro in tutta Italia), molti ebrei decisero di emigrare allestero. Ci nonostante, i nazisti riuscirono a deportare nei campi di sterminio pi di 700 ebrei triestini, dei quali solo una ventina sopravvissero e fecero ritorno. Nella Risiera per, accanto agli ebrei triestini, furono imprigionati e deportati moltissimi ebrei e partigiani catturati in Veneto, in Friuli, a Fiume ed in Dalmazia. Fin dallinizio delloccupazione, i nazisti rastrellano metodicamente la popolazione ebraica triestina. La prima retata avviene il 9 ottobre 1943, nel giorno di Kippur, il grande digiuno penitenziale. La seconda ha luogo venti giorno dopo, mentre il 23 novembre si colpisce la Comunit di Gorizia. Infine, ma non ultima, la deportazione che il 20 gennaio del 1944 colp lospizio per anziani e malati Pia casa Gentiluomo, una delle pi feroci tra le retate effettuate dai tedeschi nel triestino. Eppure, nonostante ci, di fatto nella Risiera, luogo di detenzione e sterminio, le vittime ebree furono meno di un centinaio. Il motivo molto semplice: per gli ebrei il campo di San Sabba era infatti solo una sistemazione temporanea in attesa della deportazione verso Auschwitz e gli altri campi di sterminio nazisti. Lepilogo, per, anche per loro alla fine sarebbe stato lo stesso. Dei 123 convogli che partirono dallItalia verso i campi di sterminio nazisti, ben 69 partirono da Trieste, cui si devono aggiungere altri 30 convogli diretti verso i campi di lavoro.

deportazione di ebrei dallItalia

Ma bene ricordare che queste 15 mila vittime sono appena una goccia rispetto al mare dellOlocausto, che vide 6 milioni di ebrei e 5 milioni di altri civili uccisi dalla follia razziale e dallodio nazionalsocialista. Pi di 10 milioni di persone considerate indesiderabili sterminate per colpa di una fanatica ideologia sempre pronta a riemergere dalle sue ceneri. Zingari, omosessuali, testimoni di Geova, mendicanti, vagabondi, venditori ambulanti, oppositori politici, delinquenti abituali e tutti coloro che potevano essere definiti "antisociali" andarono incontro a persecuzioni e morte certa. Senza contare gli slavi, i polacchi ed i russi, popoli considerati inferiori degni solo di essere schiavizzati e sfruttati sino alla morte. Ma prima di tutto ebrei, causa, secondo loro, di tutti i mali del mondo. La maggior parte mor nei campi di sterminio, evoluzione naturale dei gi ben collaudati campi di concentramento, situati prevalentemente nellest Europa (Polonia) ed appositamente dotati di attrezzature progettate per uccidere in forma sistematica. Sebbene la decisione di dare avvio alla cosiddetta "soluzione finale" (Endlsung) per lo sterminio sistematico e scientifico degli ebrei fosse stata presa solo dopo l'invasione dell'Unione Sovietica (e discussa tecnicamente il 20 gennaio del 1942 a Berlino, durante la conferenza

di Wannsee), di fatto molti ebrei erano gi morti a causa delle misure discriminatorie adottate contro di loro sin dai primi anni del Terzo Reich. Le prime misure persecutorie furono emanate il 1 Aprile 1933 e consistevano nel boicottaggio da parte dei nazisti dei negozi e delle imprese degli ebrei. Alle ore 10.30 dio quel sabato mattina, centinaia di migliaia di nazisti si mobilitarono per dare il via alla prima grande azione nazionale contro la popolazione ebraica. In tutto il paese, dalle grandi citt ai piccoli villaggi, nazisti armati ed in uniforme si piazzarono di fronte ad ogni negozio, ad ogni ufficio ed ogni impresa di propriet ebrea impedendo a chiunque, clienti o fornitori, di entrare. Nello stesso tempo, automobili appositamente equipaggiate con potenti altoparlanti circolavano per le strade invitando la gente a collaborare per una buona riuscita delliniziativa. Contrariamente ai piani originari, il boicottaggio sistematico ed organizzato dur un giorno soltanto (anche se continu in scala ridotta in numerose localit) ma segn linizio di una lunga serie di provvedimenti che di l a poco avrebbero segnato la cacciata definitiva degli ebrei dal mondo degli affari.

1933 -1934: boicottaggio negozi ebrei

Il 7 Aprile 1933 fu emanata la legge per la Riforma dell'Amministrazione Pubblica, che espulse tutti i non-ariani dagli uffici pubblici, nonch una legge che regolamentava il permesso per l'esercizio della professione legale, proibendo l'ammissione alla professione forense a tutti gli avvocati discendenti da non-ariani. Erano considerati tali, secondo una definizione data ufficialmente l'11 Aprile 1993, tutti coloro che avevano un padre o un

nonno ebreo. Norme analoghe furono promulgate nei giorni successivi nei confronti dei consulenti tecnici, dei giurati e dei giudici commerciali. Il 22 Aprile 1933 un decreto sui servizi sanitari, riguardante il piano della salute pubblica, neg il rimborso delle spese a quei pazienti che consultavano medici non-ariani (restavano al momento esclusi dal provvedimento quei medici ebrei che erano veterani di guerra o che avevano sofferto a causa della guerra). Infine il 25 Aprile 1933 usc la legge contro la sovrappopolazione delle scuole tedesche, che fissava all1,5% del corpo studentesco il numero massimo di ebrei iscrivibili alle scuole secondarie tedesche (tranne nelle zone dove gli ebrei costituivano oltre il 5% della popolazione, dove era permessa una percentuale di studenti del 5%).

1934 -1935: umiliazione pubblica degli ebrei nelle strade e nelle scuole

Lantisemitismo in Germania un fenomeno antico, che trascende i confini tedeschi (gli stessi cristiani da secoli propagandavano uno stereotipo negativo degli ebrei, ritenuti gli assassini di Cristo inviati del diavolo) ed il partito nazista appena salito al potere fece di tutto per utilizzare questo risentimento per aumentare i propri elettori ed il proprio consenso. Promulg quindi s delle leggi antiebraiche, ma esse non furono per il momento scrupolosamente applicate. Tra il 1933 e il 1934 la politica razziale nazista si mantenne infatti su toni abbastanza morbidi per non allarmare elettorato e politici moderati di cui ancora Hitler aveva bisogno. Il 2 agosto 1934 il presidente della Repubblica Paul von Hindenburg mor e non venne sostituito; grazie ad una serie di alchimie politiche, Adolf Hitler riusc con il consenso dei suoi alleati di governo a concentrare presso di s sia i poteri di Cancelliere che quelli di Presidente, assumendo cos il completo controllo sull'iter legislativo ed esecutivo senza pi nessun timore di opposizioni. La Wehrmacht fu inoltre obbligata a prestare un giuramento di fedelt direttamente alla persona del Fhrer, che in tal modo ottenne pieno sostegno anche da parte dellesercito regolare. Dopo la notte dei lunghi coltelli (29-30 giugno 1934), le SS di Heinrich Himmler divennero il potere dominante in Germania, particolarmente solerte nell'assecondare la politica antisemita di Hitler che grazie a loro poteva esercitare un controllo ancora maggiore sul governo e sulla popolazione tedesca. Un complesso di circostanze che permise ad Hitler di accelerare senza rischi la realizzazione della propria politica razziale, gi ampiamente descritta molti anni prima nel suo Mein Kampf. Sostanzialmente la base del pensiero nazista sempre stata l'idea di una societ suddivisa in due categorie: da una parte la Volksgemeinschaft (la comunit di popolo), che avrebbe dovuto costituire la futura ossatura sociale della Germania; dallatra i Gemeinschaftsfremde (stranieri della comunit), che non appartenevano al corpo storico e

culturale della Germania ariana. Senza pi oppositori istituzionali, padrone assoluto dello Stato e di tutti i suoi organismi, la politica razziale nazista divenne sempre pi radicale nelle sue posizioni per il trattamento delle minoranze, soprattutto nei confronti degli ebrei. Il 1935 segn la svolta decisiva. Nel mese di maggio gli ebrei furono banditi dall'esercito e nell'estate dello stesso anno la propaganda nazista anti-ebraica apparve nei negozi e nei ristoranti tedeschi con i famigerati cartelli "vietato l'ingresso agli ebrei Il 15 settembre, durante l'annuale congresso del partito a Norimberga, vennero annunciate due nuove leggi (che per questo presero il nome di leggi di Norimberga) che impiegavano una base pseudo-scientifica per la discriminazione razziale nei confronti della comunit ebraica tedesca: la legge sulla cittadinanza del Reich (che negava agli ebrei la cittadinanza germanica) e legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco (che proibiva i matrimoni e le convivenze tra ebrei e tedeschi). Gli ebrei smisero quindi di essere considerati cittadini tedeschi e divennero stranieri in patria, perdendo tutti i diritti connessi alla cittadinanza, primo fra tutti quello di voto. Per evitare contaminazioni di sangue, la legge proibiva alle donne tedesche al di sotto dei quarantacinque anni di lavorare presso famiglie ebree, allepoca ancora in possesso dei loro patrimoni e quindi in alcuni casi ancora in grado di avere a servizio personale ariano. Ma ancora per poco. Nel 1936 gli ebrei furono banditi da tutte le professioni, dal 1 marzo 1938 il governo tedesco non stipul pi contratti con aziende appartenenti ad ebrei e dal 30 settembre dello stesso anno solo dottori "ariani" poterono curare i tedeschi "ariani". Il 7 novembre 1938, durante quella che tristemente ricordata come notte dei cristalli, squadre di SS compirono raid contro i negozi ebrei della citt distruggendone le vetrate ed incendiando numerose sinagoghe. Nell'evento persero la vita circa 100 ebrei ed altri 20.000 furono deportati verso i campi di concentramento da poco creati. Molti cittadini tedeschi inorridirono nello scoprire la reale portata dei danni ed Hitler, temendo per la propria reputazione, diede ordine di addossare la responsabilit dellaccaduto agli stessi ebrei, che furono cos condannati (oltre al danno, anche la beffa) ad un risarcimento collettivo di un miliardo di Reichsmark, somma raccolta con la confisca del 20% della propriet di ogni ebreo.

7 novembre 1938: la notte dei cristalli

Nel 1939, allo scoppio della guerra, tutte le imprese ebree erano ormai fallite o erano state persuase a cedere la propria attivit. Spogliati dei loro averi e dei loro capitali, gli ebrei, ormai privi di qualsiasi mezzo per poter esercitare la bench minima pressione sul partito nazista e sul governo, non poterono pi in nessun modo reagire alle azioni antisemite. Ormai erano separati in tutto e per tutto dal resto della popolazione tedesca.

Leggi di Norimberga illustrate

Per i nazisti, secondo le leggi di Norimberga, era considerato di "sangue tedesco" e quindi a pieno titolo cittadino del Reich chiunque avesse quattro nonni tedeschi. Per contro,

veniva automaticamente considerato ebreo chiunque avesse tre o quattro nonni ebrei, chiunque appartenesse alla Comunit Ebraica al 15 Settembre 1935 o vi si fosse iscritto successivamente, chiunque fosse sposato con un ebreo o un'ebrea al 15 settembre 1935 o successivamente e chiunque discendesse da un matrimonio o da una relazione extraconiugale con un ebreo al o dopo il 15 settembre 1935. In mancanza di differenze esteriori percepibili, i nazisti stabilirono che, per determinare la razza originaria degli slavi, la fede religiosa praticata dagli stessi era sufficiente a qualificarli come ebrei, e quindi sub-umani. Nel mezzo stavano i cosiddetti Mischlinge (ibridi), cio coloro che non potevano essere classificati automaticamente come ebrei ma avevano comunque una parte di sangue ebreo. Questi erano divisi in due gruppi: quelli di primo grado, cio coloro che avevano due nonni ebrei, e quelli di secondo grado, ovvero coloro che avevano un solo nonno ebreo. Per loro, rispetto agli ebrei, vigeva un trattamento di favore, nel senso che gli si offriva ancora qualche possibilit di essere utili al Reich. Ovviamente i Mischlinge erano ufficialmente esclusi dal partito nazista e da tutte le sue organizzazioni ed era loro proibito far parte dell'Amministrazione Pubblica e svolgere determinate professioni. Potevano per essere arruolati nell'esercito tedesco, dove ovviamente gli era per preclusa ogni carriera non potendo conseguire mai il grado di ufficiali. Pian piano anche la loro sorte si uniform a quella degli ebrei: dalla sterilizzazione si pass alla detenzione nei campi di concentramento o, per quelli di primo grado, di sterminio.

Documento identit di Mischlinge tedesco

Mischlinge: equiparazione e deportazione come ebrei

Bench Hitler ed i massimi gerarchi nazisti non utilizzino mai la parola sterminio nei documenti ufficiali o in pubblico e non abbiano mai esplicitato le vere intenzioni che si celavano dietro la soluzione finale, anzi abbiano fatto tutto il possibile per occultarne le prove, i tedeschi sapevano. Nessuna assoluzione a posteriori possibile per loro. Anche senza prove o dichiarazioni ufficiali, la realt era facilmente intuibile. Da chiunque. Alcuni aspetti della persecuzione nazista degli ebrei e di altri oppositori erano di dominio pubblico in Germania sin dallinizio. Tutti erano a conoscenza del boicottaggio e delle leggi dell'aprile del 1933, poich ad esse fu dato ampio risalto sulla stampa e, fra l'altro, i trasgressori venivano di norma puniti ed umiliati pubblicamente. Lo stesso accadde per i provvedimenti antiebraici successivi. La notte dei cristalli fu un'azione che si svolse davanti agli occhi dell'intera popolazione. La stessa esistenza e funzionamento dei campi di concentramento non era sconosciuta, anzi fu pi volte addirittura pubblicizzata per renderli meglio adatti allo scopo: terrorizzare la popolazione circa il destino che spetta a chiunque si opponga al regime. Era noto a tutti il trattamento riservato ai detenuti dei campi e non ci voleva molta fantasia per immaginare cosa poteva accadere alle migliaia di

persone che vi erano rinchiuse. Di pubblico dominio fu anche il programma di eutanasia dell'agosto del '41 per la soppressione dei minorati mentali e fisici della Germania e dell'Austria. In questo caso le proteste levatesi nel mondo ecclesiastico portarono allabbandono del progetto, che in nome dell'igiene razziale aveva nel frattempo gi eliminato circa 100.000 delle cosiddette "bocche inutili". Ma sugli ebrei anche la Chiesa fece finta di non sapere. Eppure era noto in tutta la Germania che essi erano spariti dopo essere stati inviati verso l'Est. I fumi dei forni crematori erano ben visibili dai villaggi vicini ed erano imprenditori tedeschi quelli che sfruttavano sino alla morte i deportati nei campi non uccisi immediatamente. Tedesche erano anche le migliaia e migliaia di persone che direttamente o indirettamente presero parte alla spartizione del bottino dei deportati e parteciparono al meticoloso perfezionamento della Soluzione Finale. Erano infatti comuni cittadini tedeschi i principali delatori da cui provenivano le denunce che portavano alla cattura di molti loro connazionali ed il movente, il pi delle volte, poco o nulla aveva a che fare con la fede nazista o lodio razziale: nella quasi totalit dei casi, stando agli stessi rapporti della polizia, il movente era riconducibile a meschini interessi privati o futili motivazioni personali. No, nessuna assoluzione possibile per loro. Per troppi, in Germania, girare la testa dalla parte opposta stata sino allultimo la soluzione pi comoda.

1942-43: i campi di sterminio e la soluzione finale

Ripulita la Germania, la stessa sorte tocc inevitabilmente al resto dellEuropa occupata. Con lavvio della soluzione finale, in tutti i territori occupati ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai Nazisti, agli ebrei rimaneva una sola possibilit, se non ancora catturati: abbandonare l'Europa. E lItalia nazi-fascista non poteva certo fare eccezione.

Il processo farsa di Trieste


Non sempre la giustizia internazionale riuscita a colpire i responsabili delle atrocit compiute nel corso della II guerra mondiale. Spesso per ragioni oggettive, ma il pi delle volte per scarsa volont dei Governi di andare a fondo, timorosi di scoprire spiacevoli connivenze o pi semplicemente per opportunismo politico. La stessa sorte toccata anche alla Risiera di San Sabba. Oggi, a distanza di oltre 60 anni, molte verit sono finalmente venute fuori, ma intanto i responsabili di tutte quelle atrocit non solo sono rimasti impuniti, ma hanno potuto godersi liberamente alla luce del sole per tutti questi anni i frutti delle loro razzie macchiate del sangue di tanti innocenti. Perch ci sia potuto accadere non affatto un mistero se si inquadrano le vicende storiche di quel triste passato nel giusto loro contesto. Un contesto che non giustifica laccaduto e neppure ne assolve i protagonisti, ma per lo meno getta un po di luce su una vicenda rimasta troppo tempo nellombra della memoria storica. A met degli anni '50, alla magistratura di Trieste fu trasmesso un rapporto sui crimini commessi durante il funzionamento del lager. Nonostante lampia documentazione presentata, non si avviarono indagini di alcun tipo, ostacolate sul nascere da ipotetici conflitti di competenza tra magistratura civile e militare appositamente tirati in ballo per mantenere il silenzio sulla vicenda. Dieci anni dopo ad interessarsi della Risiera fu la magistratura tedesca, impegnata in processi contro i criminali nazisti. Ma anche in questo caso lazione legale non and oltre la semplice raccolta di testimonianze ed in ogni caso senza alcun risvolto giuridico per lItalia. L'istruttoria si riapr solo nel 1975, quando la Corte di Cassazione finalmente attribu il caso alla giustizia ordinaria. Il processo, celebrato l'anno successivo, non coinvolse alcun italiano nonostante la partecipazione alla gestione del campo. Si concentr invece sulle responsabilit tedesche, prendendo in esame solo i crimini commessi contro i civili, escludendo quelli contro i prigionieri politici. Furono centinaia i testimoni convocati dal giudice istruttore, ma la maggior parte di essi, soprattutto quelli che avrebbero potuto fornire le testimonianze pi compromettenti e rivelatrici, non si presentarono nemmeno, forti del fatto che, in quanto cittadini tedeschi non erano tenuti a presentarsi davanti alla giustizia di un altro paese. Comera logico aspettarsi, a pi di trentanni dalla fine della guerra anche il folto gruppo dei responsabili imputabili si era ormai notevolmente assottigliato. Solo due, tra i gerarchi nazisti, finirono sotto processo: il comandante della Risiera Joseph Oberhauser (nel frattempo diventato un rispettabile birraio a Monaco di Baviera) ed il suo diretto superiore August Dietrich Allers, riciclatosi come famoso avvocato ad Amburgo, assente per dal banco degli imputati in quanto misteriosamente deceduto lanno prima. Il processo si concluse nell'aprile del 1976 con la condanna all'ergastolo dell'unico imputato rimasto, lultimo comandante del lager Joseph Oberhauser, pena ovviamente mai scontata. Non solo non si present al processo, ma anche dopo la condanna la giustizia italiana non ne chiese mai l'estradizione, adducendo la scusante che gli accordi italo-tedeschi che regolano la materia si limitano ai crimini successivi al 1948. Cos, come tutti o quasi i suoi benemeriti colleghi di un tempo, anche il carnefice Oberhauser pot tranquillamente continuare a gestire i propri affari in una Monaco noncurante del suo passato sino alla sua morte, avvenuta all'et di 65 anni il 22 novembre 1979 per cause naturali. E tutti gli altri? Friedrich Rainer, lalto commissario del Litorale e quindi massimo gerarca in campo, fece di tutto per ottenere salva la vita in cambio di una preziosa collaborazione

per frenare lavanzata bolscevica verso occidente. Riusc anche a far sparire le tre casse dei fascicoli pi compromettenti che lo riguardavano, che pare siano state prontamente intercettate dagli inglesi mentre tentava disperatamente di metterle in salvo in Carinzia. Ma non gli serv a molto: arrestato dagli americani, fu consegnato agli jugoslavi che lo processarono per crimini di guerra a Lubiana e lo impiccarono il 19 luglio 1947. Odilo Globocnik, il numero due nella graduatoria dei responsabili dei crimini commessi nel Litorale, feroce comandante dellAdria Kommando avido di denaro e di potere, risulta ufficialmente morto, suicida per non cadere nelle mani degli alleati dai quali era stato nel frattempo catturato e dai quali era riuscito misteriosamente a fuggire. Di lui esiste solo un certificato di morte, il suo corpo ed il suo enorme tesoro accumulato in Polonia e a Trieste, sono spariti nel nulla. Ernst Lerch, suo fidato braccio destro, ha potuto invece godersi tranquillamente la vita nella sua natale Klagenfurt come rispettabile uomo daffari, sino alla morte avvenuta nel 1997. Di lui si sa con certezza che era buon amico del colonnello statunitense Alfred Bowman, il pi alto funzionario del governo militare alleato a Trieste nel 1947, poi finito in carcere per peculato. Fuggito in Carinzia, venne arrestato da un commando britannico il 31 maggio 1945 assieme ai suoi compagni Globocnik, Hfle e Michalsen e, come loro, riesce poco dopo a scappare. Pi volte processato, sempre riuscito a cavarsela negando ogni responsabilit circa lo sterminio degli ebrei nei campi polacchi e nessuno gli ha mai chiesto di rendere conto del suo periodo a Trieste. I fascicoli che lo legavano al corrotto funzionario americano, seppur trasmessi alla magistratura, non ebbero alcun seguito. Franz Paul Stangl, laguzzino degli ebrei, il boia di Treblinka, meticoloso amministratore SS della Risiera, fu l'unico comandante di un campo di sterminio a finire in unaula di tribunale, ma non italiana e non per i fatti italiani. E soprattutto non prima di aver passato molti anni in libert. Scappato grazie allaiuto di alcuni potenti personaggi del Vaticano prima in Medio Oriente poi in Brasile (dove lavorava per la Volkswagen), viene scovato da Simon Wiesenthal nel 1967 ed estradato in Germania, dove verr processato e condannato all'ergastolo per crimini di guerra. Morr in carcere il 28 giugno 1971. Il giudice istruttore Sergio Serbo a partire dal 1970 aveva tentato in tutti i modi di far luce sulla vicenda, ma i presupposti erano tuttaltro che invitanti. Prima di lui, gi i giudici tedeschi, venuti personalmente a Trieste raccogliere deposizioni e testimonianze contro i responsabili nazisti, erano giunti alla fatidica conclusione: nei paesi occidentali (ed in Germania in particola modo) i processi contro i criminali nazisti devono dimostrare la buona volont nel perseguire i colpevoli, ma non devono assolutamente giungere a conclusioni che sovvertano lordine costituito, denunciando connivenze e responsabilit per crimini che il tempo aveva ormai trasformato in rispettabilit borghese. Non dimentichiamo che nella sola Germania centinaia di migliaia di nazisti avevano continuato, dopo la guerra, la loro attivit ricoprendo incarichi in polizia, esercito ed amministrazione dello stato. E molti di loro, cos come molti collaborazionisti nei paesi occupati, sono passati direttamente elle dipendenze degli anglo-americani e dei loro servizi segreti. Perch tutti questi silenzi e queste coperture? La risposta ha un solo nome: anticomunismo. A met del 1944, quasi tutti i maggiori gerarchi del Litorale erano ormai convinti che il III Reich sarebbe stato sconfitto e che per loro non ci sarebbe stata speranza alcuna se fossero caduti nelle mai dei partigiani jugoslavi, sempre pi agguerriti e vicini alla vittoria. Lunica salvezza erano gli anglo-americani, coi quali bisognava scendere a patti se si voleva salvare la pelle dal pericolo slavo e possibilmente godere per il resto della

vita le immense ricchezze accumulate. Ci sono quindi fondati motivi per pensare che sin da allora il Litorale si stesse attrezzando per accordarsi con gli anglo-americani per fermare gli slavi bolscevichi in avanzata verso occidente: avere salva la vita in cambio di una pi agevole avanzata alleata in Carinzia e nel cuore dellAustria per creare un solido baluardo contro i sovietici vittoriosi ad est. Pur di salvare la pelle, le SS, le SD, i pezzi grossi della Wermacht e dellamministrazione del Litorale si fecero in quattro per favorire lavanzata inglese nel Veneto, nel Friuli e d in Austria. La guerra fredda fra ChurchillTruman da una parte e Tito-Stalin dallaltra era gi cominciata da un pezzo ed i tedeschi sapevano che potevano approfittarne a loro vantaggio. In questo contesto la Risiera di San Sabba divenne subito merce di scambio. Questo tipo di trattative non fu per una prerogativa tedesca. Alla fine del '44 la fascista X Mas del principe Junio Valerio Borghese cerc contatti con gli inglesi ed i partigiani non comunisti per costituire un fronte comune anti-jugoslavo. E in questo contesto che si inseriscono molti episodi spregevoli della resistenza italiana enfatizzati nel dopoguerra (e purtroppo ancora oggi) per denigrare la gloriosa rivolta partigiana nel suo complesso. Eccidi come quello di Porzus, nel febbraio 1945, si possono spiegare (ma mai giustificare) solo con lassurda ricerca di paradossali alleanze come quelle che si volevano mettere in campo. Ai primi di febbraio del 1945 la brigata partigiana Osoppo, formata da ex alpini della divisione 'Julia' e da formazioni di partigiani cattolici, iniziava le trattative coi fascisti della X MAS per formare una barriera comune di fronte ai jugoslavi che si stavano avvicinando alla frontiera italiana. Il 7 febbraio, a Porzus, i garibaldini ne fucilarono 19, accusandoli di partecipare alle trattative. Una reazione sicuramente sproposita ma che denotava una certa lungimiranza di vedute: dalla disciolta Brigata Osoppo nacquero infatti successivamente il III corpo Volontari della Libert, i Volontari per la difesa dei confini italiani ed i Gruppi Tricoloristi, ben tre formazioni armate di stampo neofascista create con precise finalit anticomuniste, pronte ad insorgere qualora i comunisti riuscissero a giungere al potere in Italia attraverso libere elezioni. Con la benedizione della Chiesa e con i soldi dei primi governi dellItalia libera. Stretta nella morsa tra nazismo e comunismo, la Venezia Giulia, andava assolutamente colonizzata il prima possibile e con qualsiasi mezzo, cos come il resto del Nord Italia. Fu proprio per questo motivo che il 13 aprile 1945 il generale americano Clark, comandante delle forze alleate in Italia, impart ai partigiani un preciso ordine di smobilitazione: bisognava impedire assolutamente ogni contatto tra i partigiani italiani e quelli jugoslavi (ormai alle porte di Trieste) e con esso ogni eventuale aiuto ad una insurrezione armata comunista mirante ad instaurare una repubblica sovietica nell'Italia settentrionale. Ma linsurrezione generale era ornai avviata e non si ferm. Come non si fermarono i contatti tra i partigiani garibaldini italiani e quelli comunisti jugoslavi. Gli anglo americani sapevano da molto tempo ci che vi avveniva, ma hanno fatto di tutto, dopo, per ostacolare il normale corso della giustizia. Perch? Semplice: per non rivelare al mondo di essere scesi a patti coi nazisti. Il nemico stava cambiando colore e Trieste si apprestava a diventare una preziosa pedina nel gioco internazionale della guerra fredda. Grande responsabilit, per gli stessi motivi, va attribuita anche alle alte gerarchie ecclesiastiche, non solo locali ma anche romane. E noto come Papa Pacelli, il Pio IX che ora si vorrebbe beatificare, avesse una vera e propria predilezione verso i tedeschi e fosse assai ben disposto verso i nazisti, male minore rispetto agli atei comunisti. A Trieste e nel Litorale il clero, magari con una certa riluttanza, era apertamente dalla parte dei nazisti perch gli slavi non erano solo slavi (e quindi, da buoni nazionalisti italiani, acerrimi nemici) ma anche bolscevichi e come tali combattuti con tutele forze. Non si pu negare che ci furono in Italia come nellIstria numerosi preti e suore che aiutarono gli ebrei a

nascondersi e vissero il dramma della guerra dalla parte dei patrioti ribelli, ma i loro superiori, quelli che contano, non ebbero dubbi con chi schierarsi. Lo stesso vescovo di Trieste, Mons. Antonio Satin, accesissimo nazionalista, mal sopportava i tedeschi ma anche per lui nazismo significava anticomunismo prima ancora che antislavismo. E noto il suo impegno per liberare alcuni nomi prestigiosi, come la famiglia dello scrittore medaglia doro generale Gianni Stupatrich, ma poco o nulla fece per le persone normali o per i partigiani catturati. Infine non vanno dimenticati lomert e lopportunismo dei friulani e dei triestini in particolar modo, con molta probabilit figli o nipoti di quelli che applaudirono larrivo delle SS nel 1943, che sinora hanno fatto di tutto per favorire il silenzio sulle vicende della Risiera. Con questi presupposti, in Italia un nuovo fascismo sar sempre pronto a rinascere. Sembra per che la Risiera sia stata dimenticata anche dai vittoriosi titini, giunti per primi in citt ma impegnati, su loro stessa ammissione, in tuttaltre faccende: la pulizia etnica del territorio finalmente riconquistato. Entrati a Trieste con un giorno e mezzo di anticipo rispetto all'8a armata anglo-americana, i partigiani di Tito poterono spadroneggiare in citt per alcune settimane prima che il presidente americano Harry Truman (da poco subentrato a Roosevelt dopo la sua morte improvvisa) si rendesse conto che era in corso un brutale tentativo di annessione e protestasse energicamente presso Stalin. Paradossalmente sono stati proprio i sovietici ad obbligare Tito a ritirarsi perch cos dichiar Stalin l' Urss non aveva alcuna intenzione di iniziare la terza guerra mondiale a causa della questione triestina. I militari alleati (specie il maresciallo inglese Harold Alexander, comandante delle forze di stanza nel Mediterraneo) non intendevano scontrarsi con gli jugoslavi e preferirono tenere sulle prime un atteggiamento di estrema prudenza. Almeno fino allintervento risolutore di Stalin, che il 12 giugno 1945 pose fine ai 40 terribili giorni di occupazione di Trieste da parte delle truppe jugoslave, che abbandonarono la citt cedendo il passo al governo militare alleato. Si spegneva cos la prima scintilla di un conflitto che presto avrebbe visto occidente e blocco sovietico fronteggiarsi minacciosamente, provocata dall'ambizione di un leader comunista che in futuro far di tutto per evitare che tale conflitto abbia conseguenze letali per lintera umanit. Ci che fecero in citt durante i 40 giorni di occupazione non comunque meno deplorevole dellopportunismo occidentale cos conciliante verso gli ex occupanti sconfitti, anzi, al contrario, aggiunge un altro vergognoso capitolo alla triste storia di questa piccola parte della nostra penisola.

BIBLIOGRAFIA:
Autori vari: "Dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera - Aned 1978 Flkel F.: "La Risiera di San Sabba lolocausto dimenticato" - Mondadori Ed. 1979. Bon S. . La persecuzione antiebraica a Trieste (1938-1945) - Del Bianco Ed. 1972 Collotti E.: "Il Litorale Adriatico nel nuovo ordine europeo" - Vangelista Ed. 1974 Scalpelli A. (a cura di) : "San Sabba. Istruttoria e processo per il Lager della Risiera". Aned Mondadori Ed. 1988. Stuhlpfarrer K. : "Le zone di operazioni Prealpi e Litorale Adriatico 1943 - 1945" - Adamo Ed. 1975. Vinci A.M. (a cura di): "Trieste in guerra - Gli anni 1938 - 1943". Ist. Reg. per la storia del movimento di liberazione nel F.V.G - Trieste 1992.

Dal web:
http://digilander.libero.it/lopreda/risieras.htm http://www.windcloak.it/cultura/risiera/risom.htm http://www.lager.it/sansabba.html http://www.deportati.it/risiera_canale/default.html

NOTE DELLAUTORE:
Il presente lavoro viene pubblicato esclusivamente per finalit divulgative al fine di mantenere viva nelle nuove generazioni la memoria delle atrocit perpetrate nei campi di concentramento e di sterminio nazisti ed in nessun caso potr mai essere utilizzato a scopi commerciali. Tulle le informazioni contenute in questo articolo sono desunte dai siti e dai testi citati nella bibliografia e dalle didascalie dei pannelli espositivi del memoriale visitato dallautore nel 2008. Tutte le immagini e le fotografie storiche provengono dai siti sopracitati o da altre pagine web facilmente individuabili tramite i principali motori di ricerca. Le fotografie pi recenti provengono dal mio archivio personale ed in minima parte dal web, dove non sempre possibile rintracciarne lautore per richiederne le dovute autorizzazione allutilizzo. Qualora i proprietari detentori dei diritti delle fotografie utilizzate ritengano che esse debbano essere tolte o che si debba aggiungere una dettagliata citazione della fonte da cui sono tratte, sono pregati di contattarmi affinch possa celermente provvedere in merito.

AUTORE: FRANCO BORGIS - mail: francoborgis@tiscali.it