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REPORT: INTERCULTURA DOCENTE:Dott.

ssa Silvia DAloe Veronica M Storia Del Concetto Etnia Il primo utilizzo della parola etnia proviene dal greco etnos, termine utilizzato per indicare quei popoli dalle istituzioni indistinte o con forme di organizzazioni sociali apolitiche, inferiori alla struttura della polis ossia di una comunit dotata di precise leggi e costumi. Il termine scompare per ricomparire tra il 700/800 utilizzato da Joseph-Arthur Gobineau, nellopera Essai sur lingalit des races humanies, il termine era utilizzato come sinonimo di razza, civilt, ma anche come prodotto della mescolanza razziale che provocher il declino dellumanit. Georges Vacher (francese teorico del razzismo) introduce il termine nella lingua francese definendola come segmenti di popolaizione omogenea che entrando in contatto con altre razze finiscono assimilando lingue e culture. E il contributo di Ferdinand (francese) che define la il etnismo come un gruppo di popoli che, pur di razza diversa, sono accumunati da lingua, religione e conoscenze comuni. In quel momento storico la parola etnia connotata da un significato difettoso, incompleto: un raggruppamento di popolazione mancanti di qualcosa di decisivo in rapporto dalla societ di appartenenza dellosservatore. Il XVIII secolo in Europa un periodo caratterizzato da due fenomeni economico-politici rilevanti: la nascita degli stati nazione e lespansione coloniale. Il valore-guida fondamentale era : la Patria, la Nazione, intesa come perfetta sovrapposizione di popolo con unorigine comune, territorio, lingua, istituzioni politiche e religiose Mentre i paesi civilizzarti Europei vengono considerati Nazioni, i popoli (minoranze dominate o dominabili) vengono definite Etnie, come somma di tratti negativi indicanti incivilt o arretratezza. Letnia si connota quindi come una nazione per difetto. Lo scopo del colonialismo, non di conoscere le popolazioni autoctone, ma dominarle ed amministrarle con finalit economica. Per poter controllare le popolazioni locali hanno dovuto frazionarle e classificarle con designazioni del tutto arbitrarie, in genere traducendo in categorie scientifiche (gruppi di mestiere, stereotipi per designare diversi gruppi sociali). Queste classificazioni, create a scopo politico-amministrativo, diventarono la base per la costruzione del sapere etnografico, che diventa la giustificazione scientifica delle strutture di poter coloniali. Letnia dunque un pre-concetto che ci parla pi delle categorie di giudizio dellosservatore, che delle effettive caratteristiche dellosservato. A partire dagli anni 60 si assiste a una decostruzione del concetto etnia: lattenzione si sposta dallindagine della realt empirica ai processi di etero e di auto attribuzione ed identificazione che portano un gruppo sociale a caratterizzarsi in termini etnici. Tali processi vengono definiti di etnicizzazione. Il concetto di etnia viene sostituito con il costrutto di etnicit: che indica quelle forme di categorizzazione fondate sulla distinzione tra noi/loro, che orientano le pratiche discorsive e sociali di un gruppo o di una collettivit. Il termine etnia attiva dunque delle differenze, diventa una categoria sociale, una barriera semantica usata per definire se stessi e gli altri. I contenuti culturali non sono il motivo della distinzione, ma il mezzo per distinguersi. Storicamente i gruppi di potere, etnicizzando gruppi e rapporti sociali, hanno ottenuto un triplice importante effetto, anticipabile dalla psicologia sociale: cancellare le differenze intra-gruppi, radicalizzare, rendendole invalicabili, le differenze inter-gruppo, non dando la possibilit di un rimescolamento tra gruppi, rendendo invalicabili i confini, permettte di mascherare i rapporti di subordinazione e le disparit di potere. Non se da alcuna etnia se non dentro e per effetto di contatti sociali.

Siamo passati a studiare le implicazioni del termine Cultura: deriva dal latino colere, coltivare,con riferimento alla propria natura che va coltivata con lo studio e il sapere. Legato alla visione aristocratica o enciclopedica Lantropologia democratizza il concetto includendovi la cultura materiale, i costumi e le abitudini, il sapere popolare tutto ci che umano diventa culturale. Rispetto allapproccio allo studio della cultura, si sono sviluppati due filoni: Universalista, Illuminista Secondo questo filone la cultura si sviluppa nel tempo, attraverso il progresso, in modo lineare passando da una cultura primitiva ad una pi evoluta e moderna. Si evidenzia una continuit e comparabilit tra le diverse culture dove le differenze sono dovute solo a sfasature temporali. Questa visione era legata alla prima fase del colonialismo caratterizzato dallo sfruttamento diretto delle risorse.. Particolarista Del Romanticismo Si considera ogni cultura apprezzabile in termini di differenze e non di gerarchie. Questa visione tipica della seconda fase del colonialismo , caratterizzato dallimpostazione di rapporti commerciali e dal controllo economico-politico. Le teorie antropologiche trasformano le culture in entit astratte, circoscritte ad un popolo ed un territorio, slegate dai rapporti tra attori sociali, studiabili in s, indipendentemente dalla variabile osservatore. In unepoca in cui, grazie ai mezzi di comunicazione, i significati si muovono svincolati dai movimenti delle persone, lequiparazione cultura-territorio, risulta sempre meno sostenibile, come anche lidea che il portatore di una cultura debba essere un popolo. La logica della discontinuit, andata sostituendosi verso gli anni 70 dallantropologo Jean-Loup Arselle che ha proposto la logica del meticciato che vede la cultura in una ottica di contaminazione, continuit e scambio. Non esistono quindi scontri di culture, ma solo scontri tra persone, la cultura il prodotto di interazioni, una rappresentazione strettamente dipendente dalla relazione tra losservatore e losservato. Si arriva a identificare una cultura soloe sempre per rapporto a qualche altra. Gli individui e i gruppi si identificano culturalmente pi in rapporto ad altre culture che non in relazione alla presunta oggettivit della propria. In un mondo tutto azzurro lazzurro non esiste. La svolta discorsiva in antropologia introduce tre assunti fondamentali L identificazione di culture sempre il risultato di un discorso, che pu essere scientifico, identitario (la mia cultura), di senso comune (le culture degli altri). Identificare culture non ci autorizza in alcun caso a considerarle come realt empiriche, come dati di fatto. Anche quando un discorso individua delle culture, ci possibile solo e sempre per rapporto a qualche altra. Gli individui e i gruppi si identificano culturalmente pi in rapporto ad altre culture che non in relazione alla presunta oggettivit della propria. I pesci non conoscono lacqua. In un mondo tutto azzurro lazzurro non esiste. Lautoidentificazione di una cultura sempre contestuale, molteplice limitata nel tempo. Posso individuare una cultura solo in relazione ad unaltra. Le culture nascono con linterazione in un contesto specifico. Quindi poich si tratta di unelaborazione discorsiva un errore identificare un individuo con la sua cultura dorigine. Spesso infatti lidentit culturale degli altri valutata in termini etnici, nazionali, religiosi pi che su criteri di istruzione, professione, classe sociale, genere, et.

Per introdurre il termine Straniero, abbiamo considerato il seguente manifesto tedesco: Il tuo Cristo ebreo. La tua macchina giapponese. La tua pizza italiana. La tua democrazia greca. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino straniero. Il concetto di straniero comporta uno specifico criterio di classificazione: Straniero per indicare una persona che non appartiene alla nostra nazione Immigrato che indica un individuo che si presuppone abbia fatto una scelta di vita pi o meno forzata, costretto dalle circostanze economiche. Extracomunitario per indicare un individuo il cui paese dorigine non appartiene alla comunit europea. Tali espressioni non sono asettiche come sembrano, ma racchiudono in s un pesante giudizio di valore, evidenziando il punto di vista dellosservatore e portando con s fortissimi pregiudizi etnocentrici, appiattendo ed inglobando storie di vita e strategie migratorie molto diverse. Esempi di etnocentrismo possono essere: lidea di nazione, le convenzioni geografiche, la prospettiva miserabilistica. Lo straniero , limmigrato rappresenta un elemento inquietante perch mete in crisi lartefatto dello stato-nazione spezzando la continuit tra uomo e cittadino. La separazione tra umanitario e politico cui stiamo assistendo ed il boom dellumanitario riconducibile a questo limite del concetto di stato nazione ed allo scollamento che ha prodotto tra diritti delluomo e del cittadino. A Dal Lago riflette: ci che hanno in comune immigrati marocchini, senegalesi, rumeni, profughi albanesi o zingari esclusivamente il fatto di non aver diritto a vivere nel nostro spazio nazionale o sopranazionale perch non italiani, non europei occidentali, non sviluppati, non ricchi. Rispetto al termine immigrato prevale inoltre il pregiudizio miserabilista che vede in ogni immigrato un disadattato, sospeso tra due mondi a rischio di patologie psichiatriche e psicosomatiche, disorientato e in crisi di identit. In realt la storia delle migrazioni ci dice il contrario. Su questo si baserebbe una certa etno-psichiatriache ricondurrebbe il disagio dellimmigrato alla rottura del legame con i simboli e le tradizioni della cultura dorigine. Si pu affermare che lo Straniero una categoria presente in ogni societ e che ogni societ ne produce un tipo specifico, secondo modalit uniche e irripetibili. Straniero chi non si adatta alle mappe normative, cognitive, morali o estetiche di un certo mondo e con la sua semplice presenza rende opaco ci che dovrebbe essere limpido. Il multiculturalismo un assunto che si basa quantomeno su un doppio errore: - che lindividuo sia per cos dire completamente o ampliamente sovradeterminato dalla cultura. - Che le societ fossero (o possano mai essere) monoculturali prima dellarrivo dei migranti La mediazione culturale presenta una serie di aspetti problematici: - I mediatori sono scelti dalle istituzioni locali e non dalle comunit con cui dovrebbero entrare in contatto. A noi sembrano cos portatori di una determinata cultura, a noi sembrano portatori di una cultura ma gli altri li considerano i loro rappresentanti largitimi. - Il rischio diventa dunque quello di istituire maggiori distanze. - Il mediatore rischia cos di trasformare lo straniero in uno straniero generico, appartenente ad un gruppo generico. - Rischia di reificare la cultura e di diventarne il rappresentate istituzionale, sottraendola alla sua natura aperta e fluida e impedendo agli individui di esercitare altre opzioni identitarie. Gli obiettivi delleducazione culturale a scuola: - Riconoscere e promuovere la prospettiva della relazione, lo scambio e la interazione.

Saper cogliere gli etnocentrismi e gli stereotipi sociali Predisporre le condizioni per facilitare la comunicazione e lo scambio tra tutti gli attori del sistema scolastico. Favorire la condivisione di punti di vista, stili di vita, obiettivi, desideri ed emozioni.

Lintercultura soprattutto progettazione, attivit multidisciplinari partendo da punti di vista diversi. Spesso nella scuola per lintercultura viene scambiata con la multicultura. Lintercultura non un contenuto, un metodo di lavoro. Leducazione interculturale si pu fare nelle scuole anche in assenza di stranieri.