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Valerio Massimo Manfredi Il Tiranno 2003 ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.p.A.

, MILANO I EDIZIONE NOVEMBRE 2003 III EDIZIONE DICEMBRE 2003 ISBN 88-04-51814-6 TRAMA Sicilia, 412 a.C: comincia il duello infinito fra un uomo e una superpotenza. L'uomo Dionisio di Siracusa. La superpotenza Cartagine, signora dei mari e megalopoli mercantile. Dionisio, poco pi che ventenne, combattente intrepido dell'esercito siracusano, costretto ad assistere allo spaventoso massacro di Selinunte, splendida citt greca al confine con la provincia cartaginese, a causa delle titubanze del governo democratico. Lo sdegno e la rabbia alimentano in lui tre ferree convinzioni: le democrazie sono inefficienti; i cartaginesi sono i mortali nemici dell'ellenismo e devono essere sradicati dalla Sicilia; l'unico uomo in grado di condurre a termine una tale impresa lui stesso. Dionisio vuole trasformare la Sicilia in un'isola greca, e per realizzare il suo progetto disposto a travolgere qualunque ostacolo. Per raggiungere il controllo totale delle risorse economiche e militari della sua citt pronto a dannare la propria memoria per i secoli a venire, a essere marchiato a fuoco in eterno come Il Tiranno. Inizia cos l'avventura di un uomo che costitu il pi grande esercito dell'antichit, invent micidiali macchine da guerra, disegn e realizz le devastanti pentere, navi da battaglia a cinque moduli di cinquanta rematori, edific in pochi mesi la pi ampia cinta muraria mai vista. Ma anche l'avventura di un uomo che fu drammaturgo e statista, poeta e sottile tessitore di trame politiche, amante tenero e vigoroso, per tutta la vita legato alla memoria del suo sfortunato primo amore, la bellissima Arete. Contro i Cartaginesi combatt cinque guerre e decine di battaglie, fu ferito quattro volte, colpendo senza piet innumerevoli nemici e diversi amici e creando infine uno Stato che si estendeva fino all'estremit settentrionale dell'Adriatico. Chi stato Dionisio? Il mostro spietato ed egocentrico descritto dai detrattori o una personalit cos energica da generare sgomento, un intelletto capace di precorrere i tempi o un uomo sospinto da una forza di volont quasi sovrannaturale? Gli storici lo hanno condannato al pari di tutti i tiranni, ma non hanno potuto negargli la grandezza. La sua vicenda umana, iperbolica e visionaria, presenta momenti tenebrosi e slanci di straordinario coraggio, ombre insondabili e luci abbaglianti. Era una storia che aspettava solo di essere raccontata. E nessuno poteva farlo meglio di Valerio Massimo Manfredi, che in questo romanzo regala ai suoi lettori un protagonista memorabile che all'energia omerica unisce una machiavellica razionalit. Valerio Massimo Manfredi professore di archeologia all'universit Bocconi di Milano e in precedenza ha insegnato e tenuto conferenze nei pi prestigiosi atenei italiani e stranieri. Ha inoltre condotto spedizioni scientifiche e scavi in molte localit d'Italia e all'estero. Collabora come antichista a "Panorama" e al "Messaggero". Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, tra cui: Senofonte-Anabasi, La strada dei Diecimila, Le isole fortunate, Akropolis; con Luigi Malnati, Gli Etruschi in val Padana; con Lorenzo Braccesi, Mare greco e I greci d'Occidente; con Venceslas Kruta, I celti d'Italia. Come autore di narrativa ha pubblicato i romanzi: Palladion, Lo scudo di Talos, L'Oracolo, Le paludi di Hesperia, La torre della solitudine, Il faraone delle sabbie, la trilogia Alxandros, opera tradotta in tutto il mondo, Chimaira e L'ultima legione. Con Francesco Guccini e Giorgio Celli ha pubblicato Storie d'inverno e negli Oscar la raccolta dei suoi racconti I Cento Cavalieri. E' autore di cinema e di televisione con prestigiose produzioni internazionali. INDICE

Il Tiranno PROLOGO Trentuno capitoli EPILOGO NOTA DELLAUTORE CARTINE (INSERITE SOLO NEL DOC E NEL PDF, ovviamente) IL TIRANNO Alla memoria di mio padre Non c dubbio, infatti, che la Divinit adoperi certi uomini allo scopo di punire la malvagit di altri e ne faccia in qualche modo dei carnefici, prima di annientarli PLUTARCO CORINTO, 342 AVANTI CRISTO SECONDO ANNO DELLA CIX OLIMPIADE PROLOGO Luomo arriv poco dopo il tramonto quando le ombre cominciavano ad allungarsi sulla citt e sul porto. Avanzava a passo svelto portando a tracolla una bisaccia, e si volgeva intorno di tanto in tanto con una certa aria apprensiva. Si ferm nei pressi di unedicola di Persefone, e il lume che ardeva davanti allimmagine della dea ne rivel laspetto: i capelli brizzolati di chi ormai aveva superato la mezza et, il naso dritto e la bocca sottile, gli zigomi alti e le guance scavate, in parte coperte da una barba scura. Lo sguardo, inquieto e sfuggente, manteneva tuttavia unespressione di dignit e di contegno che contrastavano con laspetto dimesso e con il vestiario consunto, rivelando una condizione elevata anche se decaduta. Imbocc la strada che conduceva al porto orientale e cominci a scendere verso la darsena, dove erano pi numerose le bettole e le osterie frequentate dai marinai, dai commercianti, dagli scaricatori e dai soldati della flotta. Corinto viveva un momento di prosperit e i suoi due porti brulicavano di vascelli che importavano ed esportavano merci in tutti i paesi del mare interno e del Ponto Eusino. Nel quartiere meridionale dove cerano i magazzini del frumento era facile udire laccento siciliano in tutte le sue variazioni di tono: agrigentina, catanese, geloa, siracusana... Siracusa... a volte gli sembrava di averla dimenticata, ma bastava un nulla per richiamare alla memoria i giorni della sua infanzia e della maturit, per ritrovare le luci e i colori di un mondo ormai trasfigurato dalla nostalgia, ma soprattutto dallamarezza di una vita segnata inesorabilmente dalla sconfitta. Era giunto davanti alla taverna ed entr dopo essersi guardato intorno unultima volta. Il locale cominciava ad animarsi con gli avventori che venivano a mangiare una minestra calda e a bere vino schietto, come fanno i barbari e i poveracci. Nella bella stagione la gente si sedeva fuori sotto il pergolato a guardare i due mari, uno scuro gi preda della notte, laltro rosso dellultimo bagliore del crepuscolo, e le navi che si affrettavano per entrare nel porto prima che facesse buio. Dinverno, quando il vento di Borea scendeva dai monti a gelare le membra, si accalcavano allinterno in unatmosfera densa di fumo e di odori grevi. Loste attizz il fuoco, poi prese una scodella di zuppa e glielappoggi davanti, sul tavolo. La cena, maestro. Maestro... ripet laltro sottovoce con un tono appena percettibile di disappunto. Il cucchiaio era sul tavolo, legato a uno spago altrimenti la gente se lo portava via. Lo prese e cominci a mangiare, lentamente, assaporando quel cibo semplice e gustoso che gli scaldava le membra intirizzite.

Stavano arrivando le ragazze per i clienti che, dopo aver mangiato, cominciavano a bere o gi erano brilli perch bevevano da un pezzo con la scusa che faceva freddo e bisognava scaldarsi. Cloe non era particolarmente bella, ma aveva occhi neri e cupi e unespressione altera cos assurda per la sua condizione di giovane prostituta che gli ricordava quella delle donne siciliane. Forse lo era, chiss. O forse gli rammentava qualcuno, un amore giovanile nella sua terra di origine. Per questo la osservava, di tanto in tanto, e le sorrideva, e lei ricambiava il sorriso senza capirne il significato. Lo guardava con occhi increduli e un po beffardi. Se la trov di fianco quasi dimprovviso e dapprima ne rimase sorpreso, poi fece cenno alloste di portare unaltra scodella e gliela avvicin, deponendo al tempo stesso alcune monete sul tavolo. Non puoi anche fottere con quei soldi, maestro disse lei dopo aver contato con unocchiata le monete. No, infatti aveva risposto lui, calmo. Voglio solo offrirti un piatto di zuppa. Sei magra e se continui a dimagrire non sarai pi buona per i clienti, e ti metteranno alla macina. Perch mi hai chiamato a quel modo? Maestro? Luomo annu riprendendo a mangiare la sua zuppa. La ragazza alz le spalle. Ti chiamano tutti cos perch insegni, a pagamento, a leggere e scrivere. Ma pare che nessuno sappia come ti chiami in realt. Avrai un nome, no? Come tutti. E non me lo diresti? Luomo scosse il capo affondando ancora il cucchiaio nella zuppa. Mangia anche tu le disse finch calda. Cloe si port la scodella alle labbra e sorb rumorosamente il brodo. Si pul con la manica della tunica. Perch non vuoi dirmelo? Perch non posso rispose luomo. La ragazza gett unocchiata alla bisaccia che aveva appeso allo schienale della sedia. Che cosa c l dentro? Nulla che ti riguardi. Mangia, che sono arrivati dei clienti. Loste si avvicin. Vai in camera le disse indicando una porticina in fondo al locale. Ci sono due audaci marinai che hanno voglia di divertirsi. Hanno pagato anticipato. Vedi che restino soddisfatti. La ragazza mand gi ancora una cucchiaiata di zuppa, e prima di andarsene gli sussurr allorecchio: Attento, la tua borsa attira troppo lattenzione. C qualcuno che vorrebbe sapere che cosa contiene. Io non ti ho detto niente. E aggiunse ad alta voce: Grazie per la zuppa, maestro. Mi ha scaldato il cuore. Cloe venne affittata a due stranieri gi ubriachi. Grandi, grossi e sporchi. E poco dopo la sent gridare. Erano di quelli cui piaceva far male. Si alz e corse verso la porta in fondo al locale mentre loste gli gridava: Dove vai? Fermati, accidenti a te, fermati! Ma ormai aveva spalancato la porta e si era gettato dentro a quel bugigattolo buio gridando: Lasciatela stare! Lasciatela, bastardi! Segu un parapiglia che si trasform in una vera e propria colluttazione. Lo aggredirono in due spintonandolo fuori in mezzo al locale, ma lui reag brandendo una sedia. Intanto gli altri avventori si accalcavano intorno ai contendenti incitandoli a gran voce. Un terzo individuo gli si avvicin cercando di sfilargli la borsa ma lui lo colp con la sedia e and ad appoggiarsi subito dopo con le spalle al muro. Ormai era circondato. Spaventato dallaver osato tanto, grondava sudore e tremava mentre i suoi avversari si avvicinavano sempre pi minacciosi. Uno di loro gli si avvent contro colpendolo allo stomaco con un pugno e poi al volto, ma quando anche laltro fece per gettarglisi addosso apparvero dimprovviso tre energumeni mai visti prima che li stesero a terra uno dopo laltro a buttar sangue dalla bocca e dal naso. Poi, cos come erano apparsi, si allontanarono. Il maestro si assicur che la bisaccia fosse ancora al suo posto, pass in mezzo alla gente ammutolita e si diresse a sua volta verso luscita.

Lo invest una folata di vento freddo che lo fece rabbrividire. Solo in quel momento sent leffetto dei colpi che aveva ricevuto e al tempo stesso lallentarsi della tremenda tensione che lo aveva attanagliato fino a quel momento. Barcoll, si port le mani alle tempie come per bloccare il senso di vertigine che gli toglieva la terra da sotto i piedi, cerc un punto dappoggio che non cera, e cadde riverso in mezzo alla strada. Riacquist conoscenza molto dopo, quando cominci a piovere e lacqua gelata prese a scorrergli sul viso e lungo la schiena. Pass ancora del tempo e sent che qualcuno lo trascinava dallaltra parte della strada sotto la tettoia dove erano legati gli asini. Apr gli occhi e il chiarore che si diffondeva dalle finestre dellosteria gli permise di distinguere la faccia di un vecchio mendicante con la testa calva e la bocca sdentata. Chi sei? gli chiese. Chi sei tu, piuttosto. Non ho mai visto una cosa del genere. Quei tre sono spuntati dal nulla e hanno fatto un macello... poi sono spariti. Un simile sconquasso per un pezzente... Non sono un pezzente. Gi, sarebbe molto strano in effetti. Il vecchio lo tir su contro la parete e lo copr con un po di paglia. Aspetta, granduomo disse. Forse mi rimasto del vino. la mia paga per fare la guardia a questi asini per tutta la notte. Bevi, manda gi un goccio che ti scalda. Lo guard mentre ingollava qualche sorso di vino. Se non sei un pitocco, che cosa sei allora? Mi guadagno da vivere insegnando a leggere e scrivere ma io... Tu che cosa? Storse la bocca in un ghigno che avrebbe potuto essere un sorriso. Io fui il signore della pi grande e ricca citt del mondo... S, eh? Come no? E io sono il gran re di Persia. E mio padre stato il pi grande uomo del nostro tempo... Dammi ancora un po di vino. Ma che storie mi vai raccontando? Bevve alcuni lunghi sorsi. Che cosa c in quella bisaccia che tieni sempre cos stretta? Niente che valga la pena di rubare. C... la sua storia. La storia di un uomo che divenne signore di quasi tutta la Sicilia e di gran parte dellItalia, sconfisse i barbari in innumerevoli battaglie, invent macchine da guerra come non si erano mai viste, deport intere popolazioni, eresse la pi grande fortezza del mondo in soli tre mesi, fond colonie nel Tirreno e nellAdriatico, spos due donne nello stesso giorno... unico fra i Greci. Il vecchio gli porse ancora la fiasca del vino e si avvicin sedendosi a sua volta con la schiena appoggiata al muro. Per gli di! E chi sarebbe questo fenomeno, questo... Un lampo illumin a giorno la strada luccicante di pioggia e il volto tumefatto del maestro. Un tuono esplose in mezzo al cielo ma lui non si scosse. Strinse al petto la sua borsa e disse, scandendo le parole con enfasi: Il suo nome era Dionisio, Dionisio di Siracusa. Ma il mondo intero lo chiam... il tiranno!

Primo Un cavaliere si avvicinava a folle andatura sollevando un turbine di polvere bianca dalla strada di Kamrina diretto allingresso orientale della citt. Lufficiale di picchetto gli intim di fermarsi. Non ti avvicinare grid. Fatti riconoscere! Ma lordine fu inutile. Il cavallo cedette di schianto a meno di duecento piedi dalla cinta muraria stramazzando al suolo e il cavaliere rotol nella polvere. Aprite la posterla ordin lufficiale. Presto, andate a vedere chi e portatelo dentro! Quattro sentinelle uscirono di corsa e raggiunsero il cavaliere che giaceva immobile nella polvere. Il cavallo poco distante ansimava in agonia. Luomo grid di dolore quando cercarono di rivoltarlo, e mostr un volto sfigurato dalla fatica: sporco di polvere e di sangue.

Chi sei? chiese uno dei soldati. Vengo da Selinunte... voglio parlare con il vostro comandante, presto, presto, vi scongiuro. I soldati si guardarono lun laltro in faccia, poi fecero una portantina con le lance e gli scudi, ve ladagiarono sopra e lo portarono dentro. Uno di loro si attard un momento a dare il colpo di grazia al cavallo che si afflosci con un ultimo rantolo. Poco dopo il gruppo raggiunse il corpo di guardia. Lufficiale gli si avvicin impugnando una torcia e il messaggero lo guard: era un giovane dalla corporatura robusta, con capelli nerissimi e ondulati, occhi neri, labbra carnose. Mi chiamo Dionisio disse. Sono il comandante del corpo di guardia. Che cos successo, parla, per gli di! Devo riferire alle autorit, ora. questione di vita o di morte. I Cartaginesi hanno messo lassedio a Selinunte. Sono migliaia e migliaia, hanno macchine enormi, formidabili. Non possiamo resistere... abbiamo bisogno daiuto... Presto, in nome degli di... presto! E datemi da bere, per favore, muoio di sete. Dionisio gli porse la sua fiasca, poi diram immediatamente ordini concitati ai suoi uomini: Tu corri da Diocle, digli di raggiungerci al pritaneo: questione della massima urgenza. Ma star dormendo... obiett la sentinella. Buttalo gi dal letto, per Eracle, muoviti! Voi altri ordin al resto del picchetto andate a svegliare i membri del Consiglio e radunateli nel pritaneo. Devono ascoltare questuomo. Tu ordin a un altro vai a chiamare un chirurgo e digli che c unurgenza. Gli uomini corsero a eseguire ci che era stato loro ordinato. Dionisio si fece sostituire al corpo di guardia dal suo secondo in comando, un amico di nome Iolao, e scort per le vie buie della citt il gruppetto con la portantina, illuminando la via con la torcia che teneva nel pugno. Di tanto in tanto gettava unocchiata alluomo disteso sulla rozza barella e lo vedeva storcere i lineamenti in una smorfia di dolore a ogni sobbalzo, a ogni movimento brusco. Doveva essersi rotto le ossa in quella rovinosa caduta. Quando giunse a destinazione, i consiglieri stavano entrando alla spicciolata. Assonnati e di malumore, si erano fatti accompagnare da schiavi con le lanterne. Diocle, il comandante in capo delle forze armate, arriv quasi subito, ma quando vide Dionisio corrug la fronte. Che succede di tanto urgente? Che modo questo di... Dionisio alz la mano con un gesto secco a interrompere le sue parole. Aveva soltanto ventidue anni, ma era il guerriero pi forte della citt: nessuno gli era pari nel maneggio delle armi, nella resistenza alla fatica, alle privazioni e al dolore. Aveva un temperamento insofferente della disciplina e temerario, non aveva rispetto n per gli di n per gli uomini che dimostravano di non meritarlo. Pensava che avesse il diritto di comandare soltanto chi fosse pronto per primo a rischiare la vita per gli altri e chi dimostrasse in battaglia di essere pi forte e pi coraggioso di tutti. Non aveva alcuna considerazione per chi sapeva solo parlare senza essere capace di agire. E fissava sempre negli occhi un uomo prima di ucciderlo. Costui ha sfiancato il suo cavallo e si rotto le ossa per arrivare fin qua disse e ho pensato che fosse necessario ascoltarlo subito. Allora che parli rispose Diocle, spazientito. Dionisio gli si avvicin, lo aiut a sollevarsi un poco con la schiena e il messaggero cominci a parlare. Ci hanno assaliti allimprovviso arrivando da nord, da dove non ci saremmo aspettati un attacco. E cos sono giunti sotto le nostre mura. L hanno montato degli arieti basculanti su torri mobili, tronchi smisurati con la testa in ferro massiccio, e hanno cominciato a martellare le mura giorno e notte mentre gli arcieri dallalto delle torri spazzavano i ballatoi con un fitto tiro di sbarramento, bersagliando senza tregua i difensori. Abbiamo cercato di resistere in tutti i modi... Il loro comandante si chiama Annibale di Ghiskon: un fanatico implacabile. Dice di essere il discendente di quellAmilcare che mor immolandosi sullaltare a Imera settantanni fa, quando i vostri, assieme agli Agrigentini, annientarono lesercito di Cartagine. Vuole riscattare lonore del suo avo, ha detto. E non si fermer finch non avr compiuto la sua vendetta. Per tre giorni consecutivi gli attacchi sono stati respinti uno dopo laltro e lunica cosa che ci sosteneva in quello sforzo spaventoso era la speranza di vedervi arrivare con i

rinforzi. Perch non vi siete ancora mossi? La citt non pu resistere a lungo: siamo a corto di viveri, abbiamo perso molti uomini, molti altri sono feriti e non pi in grado di combattere. Abbiamo in linea i ragazzi di sedici anni e gli anziani di sessanta. Anche le donne si battono. Aiutateci in nome degli di, vi supplico, aiutateci! Diocle distolse lo sguardo dallespressione angosciata del messaggero selinuntino e lo volse intorno a scrutare i volti dei consiglieri ormai seduti nellemiciclo. Avete sentito? Che cosa dite di fare? Io dico di partire subito esclam Dionisio. Il tuo parere non ha alcuna importanza in questa sede lo zitt Diocle. Sei solo un ufficiale di rango inferiore. Ma quella gente ci aspetta, per Eracle! reag Dionisio. Stanno morendo, verranno massacrati se non arriviamo in tempo. Basta! replic Diocle o ti faccio cacciare. Il fatto intervenne un consigliere anziano di nome Heloris che la delibera non potr essere presa che domani, quando ci sar il numero legale dei consiglieri. Ma intanto, perch non lasciare andare Dionisio? Da solo? ironizz Diocle. Dammi un ordine disse linterpellato e prima dellalba ti metto in assetto di combattimento cinquecento uomini. E se mi concedi due navi fra due giorni sar dentro le mura di Selinunte... Il messaggero seguiva con angoscia quella disputa: ogni istante che passava poteva essere decisivo per la salvezza o lannientamento della sua citt. Cinquecento uomini? E dove li prendi? chiese Diocle. Me li d la Compagnia rispose Dionisio. La Compagnia? Sono io che comando, non la Compagnia! grid Diocle. Allora dammeli tu replic gelido Dionisio. Heloris intervenne di nuovo. Poco importa, a mio avviso, chi glieli pu dare, purch parta. Al pi presto. Qualcuno forse contrario? I consiglieri, che non vedevano lora di tornare sotto le coperte, approvarono allunanimit la spedizione, ma senza concedere le navi che servivano per il grosso delle truppe. Entr in quel momento il chirurgo con la borsa dei ferri. Prenditi cura di questuomo gli comand Dionisio, e usc senza nemmeno attendere lordine di Diocle. Poco dopo raggiunse il suo amico Iolao al corpo di guardia. Partiamo disse. Quando? E per dove? rispose il giovane allarmato. Allalba, per Selinunte. Siamo lavanguardia. Gli altri arriveranno con la flotta. Mi servono cinquecento uomini e li devo trovare allinterno della Compagnia. Fai subito passare la voce. Li voglio qui armati di tutto punto, con razioni per cinque giorni e un cavallo di riserva ogni tre uomini entro due ore al massimo. Ma non ci riusciremo mai. La Compagnia ti stima molto ma... Allora di loro che il momento di dimostrarlo. Muoviti. Come vuoi rispose Iolao. Fischi e subito si ud un nitrito e un rumore di zoccoli. Iolao balz a cavallo e part sparendo nelloscurit. Il quarto giorno uno degli arieti riusc ad aprire una breccia nelle mura e i mercenari campani al servizio dei Cartaginesi si precipitarono nel varco, spinti dal desiderio di distinguersi ma soprattutto dallavidit, perch il comandante aveva loro promesso il saccheggio della citt. I Selinuntini si assieparono a difesa della breccia facendo muro con gli scudi, ricacciarono indietro gli assalitori e ne massacrarono molti mentre questi si ritiravano in disordine calpestando i corpi dei loro stessi compagni. Il giorno successivo Annibale diede ordine di rimuovere i detriti e fece avanzare delle tettoie di protezione sotto le quali i suoi uomini potevano lavorare e sgombrare il passaggio. Gli arcieri, nel frattempo, dallalto delle torri di assalto continuavano a tenere sotto tiro i difensori per allontanarli dalla breccia. Il sesto giorno il passaggio era sgombro; gli arieti allargarono ancora di pi il varco aprendo la via alla fanteria dassalto dei mercenari libici, iberici e campani, che si lanci allinterno della citt levando agghiaccianti grida di guerra.

I Selinuntini, che avevano previsto la mossa, si erano preparati lavorando tutta la notte e avevano eretto delle barricate allingresso di ciascuna strada isolando i quartieri retrostanti. Da quei ripari contrattaccavano senza sosta respingendo i nemici e uccidendone in grande numero. Ma se il loro valore era al di l di qualsiasi immaginazione, le forze scemavano, a ogni ora che passava, per lo sforzo sostenuto nella costruzione delle barricate, per linsonnia e per la fatica di combattere senza tregua contro truppe sempre fresche e riposate. Il settimo giorno gli arieti aprirono una seconda breccia in un altro punto della cinta muraria e da quella dilagarono gli assalitori levando grida cos alte che gli uomini che ancora combattevano si sentirono gelare il sangue nelle vene. La seconda ondata si rivers contro le barricate come un fiume in piena contro un fragile argine. Gli ostacoli furono rimossi e i guerrieri selinuntini costretti ad arretrare verso la piazza del mercato, dove si raggrupparono uno a fianco dellaltro, cercando di opporre lultima disperata resistenza. In quei frangenti fu incredibile il valore delle donne. Salite sui tetti delle case gettavano sui nemici tutto ci che veniva loro alle mani: tegole, mattoni, travi e lo stesso facevano i ragazzi, consapevoli della sorte che li attendeva. In questo modo i Selinuntini riuscirono a prolungare ancora di un giorno lagonia della loro patria, nella speranza che ogni ora conquistata fosse unora guadagnata. La notte prima cera stata una segnalazione luminosa dalle montagne dellinterno e tutti pensavano che i soccorsi ormai non dovevano pi tardare molto a giungere. Ma il giorno successivo le ultime resistenze furono travolte. Stremati per lo sforzo delle lunghe giornate di combattimento, gli uomini si sbandarono e la lotta si framment in mille combattimenti individuali. Molti si ridussero a difendere le porte delle loro stesse case, e le urla di terrore dei figli e delle figlie riuscivano incredibilmente a spremere dai loro corpi esausti gli ultimi spasmi di energia. Ma quella loro ostinata resistenza non faceva che aumentare la rabbia dei barbari che, dopo avere preso finalmente il sopravvento, si abbandonarono alla strage pi sanguinosa che si fosse mai vista a memoria duomo. Uccidevano senza piet anche i bambini di pochi anni, sgozzavano gli infanti nelle culle. A sera molti di loro andavano in giro con decine di mani mozzate legate insieme come trofei e teste di nemici uccisi infilate sulle picche. Lorrore regnava ovunque, in ogni luogo echeggiavano pianti, grida di disperazione, lamenti di feriti e di morenti. Ma non era ancora finita. Per due giorni e due notti la citt fu abbandonata al saccheggio e le donne, le ragazze e i fanciulli furono deliberatamente lasciati da Annibale in preda alle violenze e agli stupri della soldataglia. Ci che ebbero a patire quegli sventurati indescrivibile, ma i pochi che sopravvissero e poterono raccontare quanto avevano visto dissero che non cera prigioniero che non invidiasse la sorte di coloro che erano caduti con onore con la spada in pugno. Non c infatti nulla di peggio per un essere umano che finire in bala di un altro essere umano. La citt fu distrutta duecentoquarantadue anni dopo la sua fondazione. Sedicimila persone furono massacrate. Seimila, quasi tutte donne, ragazzi e bambini, furono vendute in schiavit. Duemilaseicento si salvarono fuggendo dalla porta orientale perch i barbari si erano abbandonati al saccheggio e non badavano pi ad altro. Dionisio, alla testa di un drappello di una cinquantina di cavalieri, li trov mentre marciavano nel cuore della notte. Era in avanscoperta: precedeva il resto del suo contingente di unora circa. Il grosso delle truppe siracusane sarebbe sbarcato il giorno dopo alle foci dellHypsas. Troppo tardi. Alla vista dei cavalieri, i guerrieri superstiti si chiusero a cerchio intorno alle donne e ai ragazzi temendo di essere caduti in unimboscata e che la morte li avesse risparmiati solo per riservare loro una fine ancora pi amara. Ma quando si sentirono rivolgere la parola in greco gettarono a terra gli scudi e caddero in ginocchio piangendo e singhiozzando. Avevano marciato fin l sostenuti solo dalla forza della disperazione e ora, vedendosi finalmente in salvo, furono sopraffatti dai ricordi del disastro, dalle visioni dei massacri, degli stupri e delle atrocit cui avevano assistito e lorrore e lo sconforto li sommersero come le onde di un mare in tempesta.

Dionisio scese da cavallo e pass in rassegna quella schiera di sventurati. Gli uomini, alla luce delle torce, gli apparvero coperti di sangue, di polvere e di sudore, gli scudi e gli elmi ammaccati, gli occhi rossi per linsonnia, la fatica e il pianto, lespressione allucinata; erano pi simili a spettri che a esseri umani. Chi fra voi lufficiale pi alto in grado? chiese. Un uomo sui quarantanni si fece avanti. Io. Sono un comandante di battaglione e mi chiamo Eupite. E voi chi siete? Siamo siracusani fu la risposta. Perch arrivate soltanto adesso? La nostra citt stata annientata e... Dionisio alz la mano in un gesto perentorio, a interrompere la frase. Se fosse dipeso da me, il nostro esercito sarebbe arrivato due giorni fa. Ma il popolo deve riunirsi in Assemblea per deliberare e il collegio degli strateghi deve discutere come condurre lazione. Tutto quello che ho potuto ottenere stato di partire con unavanguardia. Ora fai venire avanti i feriti, prepariamo delle barelle per quelli che non sono in grado di camminare e cerchiamo di andarcene in fretta. Disponi le donne e i ragazzi al centro, i guerrieri davanti e dietro. Sui fianchi bastiamo noi. Dobbiamo arrivare ad Agrigento prima che i barbari si lancino al vostro inseguimento. Aspetta disse Eupite. Che c? Il tuo nome. Dionisio. Ascolta, Dionisio: noi ti siamo grati per essere accorso per primo in nostro aiuto. Proviamo umiliazione e vergogna per lo stato in cui siamo, ma vogliamo dirti una cosa. Mentre parlava gli altri guerrieri selinuntini avevano raccolto gli scudi e si accalcavano intorno a lui, tenendo le spalle ritte e stringendo lasta in pugno. Non appena avremo ripreso le forze torneremo indietro a ricostruire le nostre case e la nostra citt e se qualcuno mai, chiunque egli sia, vorr portare la guerra contro i Cartaginesi sappia che noi saremo sempre pronti a marciare in qualunque momento e che la vendetta da ora il solo scopo della nostra vita. Dionisio gli si avvicin e alz la torcia a illuminargli il volto e lo sguardo. Vi scorse tanto odio quanto non ne aveva mai visto negli occhi di un essere umano. Pass la torcia a rischiarare i visi degli altri guerrieri e in ognuno di loro scorse la stessa feroce determinazione. Me ne ricorder disse. Ripresero la marcia e avanzarono per tutta la notte fino a un gruppo di villaggi dove fu possibile trovare qualcosa da mangiare. Mentre i profughi affranti si distesero allombra di un oliveto, Dionisio torn indietro a cavallo per controllare che nessuno li seguisse. Fu allora che la sua attenzione fu attratta da quella che sembrava una macchia bianca in mezzo a un prato. Spron il cavallo e si avvicin. Una ragazza era distesa, apparentemente esanime, sullerba. Dionisio scese da cavallo, le sollev la testa e le accost alle labbra la fiasca con lacqua facendole bere qualche sorso. Dimostrava sedici anni al massimo, aveva il volto annerito dal fumo e quasi non si potevano distinguere i suoi lineamenti. Solo gli occhi, quando li apr, le brillarono di un colore dambra. Doveva essere caduta priva di forze durante la marcia notturna senza che nessuno se ne accorgesse. E chiss quanti altri dovevano essersi arresi alla fatica nel corso della notte. Come ti chiami? le chiese. La fanciulla bevve ancora un poco e rispose: Non dico il mio nome al primo che capita. Non sono il primo che capita, stupida, sono quello che ti salva la pelle. Fra un po i cani randagi avrebbero cominciato a mangiarti. Alzati, adesso, e monta con me. Ti riporto dagli altri. La ragazza si alz con fatica. Dovrei montare a cavallo con te? Non ci penso neppure. Allora resta qui. E se arriveranno i mercenari campani ti faranno passare la voglia di andartene in giro da sola. Mi chiamo Arete. Fammi montare. Dionisio laiut a salire sul cavallo e balz in groppa dietro di lei, spingendo lanimale al passo. C qualcuno della tua famiglia con i profughi?

No rispose Arete. La mia famiglia stata sterminata. Lo disse in un tono assente, come se parlasse di qualcosa che non la riguardava. Dionisio non aggiunse altro. Le porse di nuovo la fiasca perch si dissetasse. La ragazza bevve, poi si vers un po dacqua sulla palma della mano e si lav il viso asciugandosi con un lembo della veste. Arriv in quel momento un giovane a cavallo a grande velocit e si ferm a poca distanza da loro. Occhi chiari, stempiato: la fronte alta e una barba ben curata gli conferivano un aspetto pi maturo della sua et. Squadr la ragazza con unocchiata e subito si rivolse a Dionisio: Ah, sei qui! esclam. Avresti potuto avvertirci. Abbiamo pensato che fossi sparito. Va tutto bene, Filisto rispose Dionisio. Ho trovato questa ragazza che era rimasta indietro. Torna al villaggio e procurale un po di cibo. Probabilmente non mangia nulla da giorni. tuttossa. La ragazza lo guard stizzita e Dionisio rest colpito dalla bellezza del suo volto ora visibile, dai bellissimi occhi ambrati ombreggiati da lunghe ciglia scure. Era sciupata e affranta per gli orrori che aveva vissuto, ma era aggraziata e ben fatta, aveva dita lunghe e sottili e i capelli conservavano ancora qualcosa dei loro riflessi viola e del loro profumo. Dopo un po Dionisio si accorse che il suo corpo di adolescente era scosso da brevi sussulti. Piangeva in silenzio. Piangi le disse. Ti aiuter a superare i ricordi che ti assillano. Ma cerca di non pensarci troppo e non tormentarti. Il tuo dolore non far tornare in vita coloro che hai perduto. Lei non disse nulla, ma Dionisio sent che appoggiava il capo allindietro, contro la sua spalla, in una sorta di greve abbandono. Arete si riscosse quando giunsero in vista dei villaggi e degli altri profughi che si stavano rifocillando. Dionisio le pass una mano sotto lascella e la deposit a terra senza sforzo, come fosse una piuma. Laggi distribuiscono qualcosa da mangiare le disse. Vai, prima che finisca tutto. Ma vedendo che lei non si muoveva fece un cenno a Filisto perch portasse un po di cibo come gli aveva chiesto. Arriv con un pezzo di pane e una fetta di formaggio di pecora e li porse alla ragazza, che cominci a mangiare. Doveva essere mezzo morta di fame. Eppure, appena ebbe trangugiato il primo boccone, la sua attenzione venne attirata da un bambino che piangeva solo e in disparte, sotto una pianta di olivo. Gli si avvicin e gli offr il pane. Hai fame? gli chiese. Mangia. Ma il bambino scosse la testa e continu a piangere a dirotto. Si copriva il volto con le piccole mani come se non volesse vedere un mondo cos orribile. Arriv un altro gruppetto di profughi che erano rimasti indietro. Fra di loro Arete vide una figura che la colp: un giovane guerriero avanzava sostenendo a stento un vecchio macilento che doveva essere suo padre e tenendo con laltra mano un bambinetto di forse sette, otto anni, che gli andava dietro a fatica, piagnucolando. Arete si avvicin al bimbo, lo prese in braccio e gli indic quel gruppetto familiare. Guardali, piccolo. Non sembrano forse Enea con il padre Anchise e il figlioletto Iulo? Il fanciullo cess di piangere e guard il giovane, il vecchio e il bambino che gli passavano davanti in quel momento. La conosci la storia di Enea? Mangia qualcosa, su, che te la racconto... E cominci: Enea, il principe troiano, era rimasto lunico a difendere le mura, dopo la morte di Ettore. E la citt cadde mentre lui dormiva, come gli altri. Non gli rimase che andarsene e da l nacque la sua fama: quella dello sconfitto che fugge, con lunico patrimonio che gli rimane, la speranza. Qualcuno certamente lo vide e ne tramand la memoria: un bambino per mano, un vecchio paralizzato sulle spalle. E cos Enea divenne licona del profugo destinata ad avere una fortuna illimitata: migliaia, milioni di epigoni sotto tutti i cieli, in tutte le terre, fra genti di cui nemmeno avrebbe immaginato lesistenza... Il bambino, ascoltando, sembrava essersi un poco calmato e masticava di mala voglia un pezzo di pane. Arete continuava a raccontare, come pensasse ad alta voce: Accampati nel fango, nella polvere, fuggiaschi su carri, asini e buoi, essi, i profughi, sono limmagine indelebile di Enea che continua a vivere e vivr in eterno. Perch Troia brucia, oggi e sempre....

Discorso grave per un bambino cos piccolo, non trovi? risuon la voce di Dionisio alle sue spalle. Hai ragione rispose Arete senza voltarsi. Troppo grave. Ma io parlavo a me stessa, credo e aggiunse: Sono cos stremata che non so pi ci che dico. Erano parole bellissime rispose Dionisio struggenti. Ma io non mi rassegno a questonta. Non posso sopportarla. Mi vergogno dei miei concittadini che hanno perso tempo prezioso in inutili discussioni, in estenuanti diatribe, mentre i vostri si battevano contro nemici spietati sperando fino allultimo nel nostro soccorso. Settantanni fa, quando a Siracusa comandava un uomo solo, il nostro esercito marci in tre giorni e tre notti raggiungendo Imera assediata dai Cartaginesi e li sconfisse in una memorabile battaglia. Il giorno stesso in cui gli Ateniesi sconfiggevano i Persiani a Salamina. Quelluomo era un tiranno rispose Arete. Quelluomo era un uomo! rugg Dionisio. E fece ci che doveva essere fatto. Si allontan e Arete lo vide dare disposizioni ai suoi compagni, radunare i guerrieri selinuntini e incitarli a farsi forza e a proseguire la marcia. Avevano riposato s e no unora quando si alzarono, raccolsero gli scudi e ripresero il cammino. Molti di loro non avevano pi i sandali e si trascinavano sulle pietre del sentiero lasciando tracce insanguinate. Non si riusciva a capire quale forza potesse mai sostenerli. Ma Dionisio, in cuor suo, ne era consapevole e per questo aveva chiesto loro di riprendere il viaggio: sapeva che nessuno pi forte di un uomo che non ha pi nulla da perdere. Avanzarono per ore fermandosi soltanto a bere di tanto in tanto quando trovavano una fonte o a raccogliere per la via qualche frutto acerbo per calmare i morsi della fame. I bambini non avevano pi nemmeno la forza per piangere e, guardando i loro genitori o i compagni di viaggio, davano prova di incredibile animo e di commovente coraggio cercando di non sfigurare al loro confronto. Solo la sera del giorno seguente arrivarono i soccorsi: carri trainati da buoi, asini, muli e viveri in abbondanza. Vecchi e invalidi, donne e bambini vennero fatti salire sui carri e i guerrieri poterono caricarvi gli scudi marciando cos molto pi leggeri. Dopo altre due giornate di viaggio, verso sera arrivarono in vista di Agrigento. La magnifica citt, illuminata dal sole che tramontava, si ergeva davanti a loro come una visione. Alta su una collina, cinta da una poderosa cerchia di mura lunga cinque stadi, mostrava i suoi templi splendenti di mille colori, le statue e i monumenti e su, in alto, sulla sommit dellacropoli, il santuario poliade con gli acroteri dorati che scintillavano al sole come gemme. Il suono di una tromba echeggi lungo e teso nella valle e le porte si aprirono. I profughi passarono attraverso i monumenti della necropoli e salirono verso la porta occidentale, poi si inoltrarono nella citt passando in mezzo a una folla muta e attonita. Recavano ancora evidenti i segni del disastro cui erano scampati: ferite, contusioni, ustioni in tutto il corpo, sporcizia e vesti lacere, piedi sanguinanti, volti emaciati, capelli sudici di polvere e sangue raggrumato. A mano a mano che si inoltravano nella citt pi bella che fosse mai stata costruita in Occidente, la commozione degli astanti cresceva e molti non riuscivano a trattenere le lacrime davanti a una visione cos miseranda. Quegli sciagurati erano la prova dellinaudita ferocia dei nemici, dellatroce malvagit dei barbari. Le autorit cittadine, rendendosi conto delleffetto devastante che aveva sulla popolazione la vista dei profughi, diedero ordine di condurli verso la piazza del mercato, presso il grande lago artificiale, e di sistemarli sotto i portici per prestare loro le prime cure e provvedere cibo, acqua, vesti pulite. A ognuno fu dato un coccio di ceramica con inciso un numero e vennero tirate a sorte le famiglie che li avrebbero ospitati in attesa di trovare loro una sistemazione. Dionisio si avvicin ad Arete e le disse: Qui siete al sicuro. La citt potente e ricca, le mura sono le pi possenti di tutta la Sicilia. Ho una piccola casa da queste parti con un giardino di mandorli e un orticello. Sarei lieto se tu e il bambino accettaste la mia ospitalit. Non vuoi aspettare che ci estraggano a sorte? domand Arete. Io non aspetto mai replic Dionisio. La sorte cieca ma io non chiudo mai gli occhi del tutto, nemmeno quando dormo. Allora, accetti? Arete gli sorrise. Da che parte? gli chiese.

Di qua. Seguimi e si incammin tenendo il cavallo per la briglia. Ma proprio in quel momento udirono un grido: Krisse! e videro una donna che correva loro incontro continuando a chiamare quel nome. Il bambino si volt, si liber dalla mano di Arete e corse verso la donna gridando: Mamma! Si abbracciarono in mezzo alla piazza, fra la gente che guardava commossa. Non il primo disse Dionisio. Alcuni piccoli hanno ritrovato la madre o il padre che li credevano perduti. Altri hanno ritrovato mariti o mogli, o fratelli. E la loro gioia stata cos grande da far dimenticare tutto il resto che hanno perduto. Quasi mi dispiace disse Arete. Cominciavo ad affezionarmi a lui. E ora dovrei venire nella tua casa da sola? Non so se posso fidarmi. Certo che puoi fidarti rispose Dionisio. Sei troppo magra per i miei denti. Arete lo guard indispettita da quellespressione cos rude, ma il sorriso beffardo e quasi canagliesco di Dionisio non riusciva a irritarla. Anzi. Era probabilmente il suo aspetto, oltre che la sua personalit, ad affascinarla: era pi alto del normale e scuro di capelli, aveva occhi neri e lucenti, come il mare di notte; la pelle, abbronzata dal sole, era tesa sui potenti muscoli da combattente e lasciava trasparire turgide vene azzurrine sulle braccia e sul dorso delle mani. Quel ragazzo aveva aiutato i suoi concittadini a salvarsi, era stato il primo ad accorrere in loro aiuto e se fosse stato per lui forse Selinunte non sarebbe caduta. Selinunte... Anche il nome le sembrava dolce nellamarezza estrema dellesilio, nella perdita di tutto quanto aveva creduto suo e inalienabile: la casa, i familiari, i giochi da poco dimessi, le amiche con le quali tante volte era salita ai templi dellacropoli a portare doni agli di per la prosperit della citt e del popolo. Ricordava la grande piazza del mercato piena di gente e di mercanzie, le processioni, le passeggiate nei campi, le rive del fiume dove andava a lavare i panni con le amiche e a stenderli al sole Perch si profumassero con il vento che odorava di papaveri e di grano. C un profumo pi soave del grano in fiore? disse a un tratto mentre cominciavano a salire lerta verso la parte alta della citt. Che sciocchezza rispose Dionisio. Il grano non fa fiori. Certo che li fa, quando ancora verde, in maggio. Sono piccoli piccoli, dentro la spiga, di un colore bianco latte, ma il loro profumo cos dolce che si confonde con il profumo stesso della primavera. Lo sai quando si dice profumo di primavera ma non ci sono ancora le rose e le viole sono gi sfiorite? Ecco, quello il profumo dei fiori del grano... Dionisio la guard, questa volta con unattenzione quasi affettuosa. Sai molte cose, ragazza... Puoi chiamarmi Arete. Arete... Dove le hai imparate? Guardandomi attorno. E mai come ora capisco il valore dei tesori che ci circondano e che noi non notiamo. Come i fiori del grano... capisci? Credo di s. Sei stanca? Potrei adagiarmi su questo acciottolato e cadere nel Sonno pi profondo. Allora sar meglio che entri. La mia casa quella laggi. Dionisio leg il cavallo a un anello che pendeva dal muro, apr il cancello di legno ed entr in un cortiletto ombreggiato da un mandorlo e da un melograno fiorito. Prese una chiave da sotto una pietra e apr la porta. Linterno era molto semplice e austero: un tavolo con un paio di sedie, una panca da un lato, dallaltro un secchiaio con un orcio di terracotta per lacqua. In fondo, dalla parte opposta allentrata, cera una scala di legno che conduceva al piano superiore. La fece accomodare nellunica camera da letto e la copr con un panno leggero. Arete si addorment quasi subito e Dionisio rest a guardarla per un poco assorto. Un nitrito lo riscosse e scese da basso a prendersi cura del cavallo.

Secondo Arete si svegli e per un attimo fu presa dal panico non rendendosi conto di dove si trovava. La stanza era immersa in una semioscurit e dallesterno non veniva quasi alcun rumore. Si alz e and ad aprire la finestra che dava sul giardinetto interno. Vide il melograno e il mandorlo con le sue foglie ancora tenere: li riconobbe e ricord.

Doveva aver dormito per molte ore un sonno profondo e ormai calava la sera. Vide con sollievo una bacinella dacqua e una veste preparate per lei; si lav e si cambi. Cera una scala con sei o sette gradini di pietra che portava su una specie di sopralzo e cominci a salirla, a piedi scalzi, senza fare il minimo rumore. Quando si affacci al terrazzo del primo piano le si dischiuse alla vista uno spettacolo che la lasci stupita e commossa: Agrigento si stendeva davanti a lei e cominciavano ad accendersi i primi lumi nelle case. A destra, in alto, poteva vedere lAthenaion sulla cima dellacropoli e un esile filo di fumo che saliva forse dallaltare. A sinistra, disseminati sulla collina che fronteggiava il mare, gli altri templi degli di: uno proprio sulla cima, laltro a met, un terzo pi oltre allo stesso intervallo, dipinti di vividi colori, adorni di stucchi e di sculture, con bellissime piante e giardini tutto intorno. In basso, nella valle verso occidente, si ergeva una gigantesca mole ancora in costruzione, un tempio come mai ne aveva visti, cos alto da sopravanzare qualsiasi altra struttura, con la trabeazione sorretta da colossi di pietra alti almeno dodici piedi e il frontone adorno di grandi gruppi statuari, membra eroiche tese in titanici scontri. Poteva anche vedere la cinta delle mura con le sentinelle armate che andavano avanti e indietro sul ballatoio e, oltre le mura, la piana che si spingeva fino al mare, gi color del ferro. Altri due templi sorgevano pi lontano verso occidente, bianchi di stucchi e con profilature dorate sui frontoni e sugli acroteri. Dionisio era seduto su una sedia a braccioli e contemplava quello stesso spettacolo nellultima tenue luce del tramonto. A destra, appesa a un palo del pergolato, cera la sua armatura; appoggiata al muretto del parapetto, lo scudo e, accanto, la lancia. Indossava solo la clamide sul corpo nudo e doveva aver fatto il bagno perch, quando Arete si avvicin, non avvert per nulla la puzza di sudore di cavallo che non lo faceva quasi distinguere, allodorato, dal suo destriero. La pi bella citt dei mortali... disse Dionisio senza voltarsi. Arete non riusc a capire come avesse potuto avvertire la sua presenza essendo lei salita nel silenzio pi assoluto, ma pens che fosse sua abitudine tenere i sensi sempre tesi e allerta nelle lunghe veglie di guerra. incantevole rispose continuando a vagare con lo sguardo in quel paesaggio di incredibile bellezza. Cos lha chiamata Pindaro in un suo poema. Conosci Pindaro? Certamente, anche se non il mio preferito. La lirica mi piace di pi. Compose questode per celebrare la vittoria di Teron, signore di Agrigento nella corsa dei carri a Olimpia, settantanni fa. Sar stato ben pagato. Non poteva certo parlarne male. Discorso sciocco il tuo. Nessun denaro pu comprare lispirazione e davanti a te hai uno spettacolo che non ha pari non solo in Sicilia ma nel mondo intero. Non perdoni nulla disse la ragazza con un tono rassegnato nella voce. Pu capitare a chiunque di dire qualche sciocchezza. E io ho ancora nel cuore lo splendore della mia patria perduta... Lo puoi capire? Io vedo questa meraviglia e penso che al posto della citt che amavo c solo un ammasso di rovine. Non per sempre rispose Dionisio senza voltarsi. Torneremo e la ricostruiremo. Torneremo? Tu non sei selinuntino, sei siracusano... Io sono siciliano... un greco di Sicilia, come voi, come tutti gli altri, razza di bastardi figli di Greci e di donne barbare. Mezzi barbari ci chiamano nella cosiddetta madrepatria. Ma guarda che cosa abbiamo fatto noi, mezzi barbari: guarda quel tempio laggi sorretto da uno stuolo di giganti: pi alto e pi grande del Partenone. Guarda quel lago artificiale in fondo alla valle che riflette i colori del cielo nel mezzo della citt, e guarda i portici, le statue, i monumenti. I nostri atleti hanno fatto mangiare la polvere a quelli del continente. I figli degli emigrati hanno vinto in tutte le gare di Olimpia. La sai la storia di Euenetos? Lauriga, il campione olimpico? Lui. Quando torn in citt dopo la vittoria nella corsa dei carri i giovani agrigentini gli andarono incontro per onorarlo con una processione di milleduecento carri. Milleduecento, capisci? Duemilaquattrocento cavalli. Non ci sono forse in tutta la Grecia milleduecento carri al giorno doggi. Qui gli fanno i monumenti ai cavalli. Li seppelliscono in sontuosi sarcofagi proprio come gli eroi. Eccone uno laggi, con le colonne ioniche, lo vedi?

S, credo di s... ormai non c pi molta luce. Ma dimmi di quel tempio altissimo, sorretto dai giganti. dedicato a Zeus di Olimpia e sar terminato il prossimo anno. Su uno dei frontoni c la Gigantomachia. Zeus che vince i Giganti che poi sono condannati a reggere in perpetuo larchitrave del suo tempio. Sullaltro rappresentata la caduta di Troia... Oh, di, ma perch? Perch hanno scelto un tema di tale genere per il timpano? una storia triste. Lo so rispose Dionisio. Forse per allontanare un uguale destino, chiss. O forse perch gli Agrigentini hanno un senso della morte molto intenso... proprio perch amano la vita in modo eccessivo, esagerato. Vedi? Sono uno strano popolo: costruiscono monumenti come se dovessero vivere in eterno e vivono come se ogni giorno fosse lultimo della loro esistenza... Esit un momento poi aggiunse: Non sono parole mie. Sono di Empedocle, il loro pi grande filosofo. Parole bellissime e struggenti disse Arete. Vorrei tanto vederlo quando sar terminato. Lo vedrai, te lo prometto. Verr a prenderti, se fosse necessario, dovunque ti troverai e ti far visitare quella meraviglia e dimenticherai tutto ci che hai sofferto. Arete gli si avvicin e cerc i suoi occhi nelloscurit. Verrai a prendermi anche se sono troppo magra? Sciocca ragazza... disse Dionisio. Sciocca ragazza... Certo che verr. Non ti ho salvato la vita per lasciarti a qualcun altro. Se fossimo in unaltra situazione direi che ti fai gioco di me, ma mi hai trovato in una condizione cos miseranda, mi hai visto senza pi affetti, senza pi patria e senza pi lacrime e quindi devi essere sincero per forza. Se cos , allora perch non mi hai ancora baciata? Dionisio si alz, la strinse a s e la baci. Lei sent la sua nudit sotto la clamide leggera e si ritrasse, ma disse subito: Sono contenta che tu labbia fatto. Appena ti ho visto, in groppa a quel cavallo nero splendente, nellarmatura come Achille, ho pensato subito che sarebbe stata fortunata la ragazza che tu avresti scelto. E ho pensato che sarebbe stata fortunata anche quella cui tu avessi dato un bacio. Non si pu pretendere tutto nella vita. Dionisio scosse la testa. Sei una ragazza molto ciarliera. Non hai fame? Certo che ho fame, ma non mi sembra buona creanza dirlo. Allora andiamo a cena. Abbiamo un invito. Che invito? Andiamo da un uomo di questa citt, molto facoltoso. Si chiama Tellas. E tu potrai stare con sua moglie e le sue amiche. Sono ciarliera perch se sto zitta mi viene da piangere. Rispondi in ritardo e a sproposito. No. Ho paura di non fare una buona impressione. Cerco di reagire, ma sono come uno che tenta disperatamente di tenere la testa fuori dellacqua per non annegare. Non so se riuscirei a essere una persona di buona compagnia in queste condizioni. Non puoi restare qui da sola al buio, sarebbe ancora peggio. Aspettami gi, io mi vesto e ti raggiungo subito. Arete scese le scale e aspett nel piccolo patio tendendo lorecchio ai rumori della sera: i carretti sullacciottolato, il passo cadenzato delle prime pattuglie di ronda, le voci delle madri che chiamavano i bambini in casa. Fece appena in tempo ad asciugarsi le lacrime quando ud Dionisio che scendeva le scale. Tellas era un amico di mio padre prese a dirle Dionisio e quando mio padre mor durante la grande guerra contro gli Ateniesi, prese la nostra famiglia sotto la sua protezione. Io per sono sempre stato il suo preferito. Forse perch non ha figli e avrebbe molto desiderato un maschio. uno degli uomini pi abbienti e, visto che questa probabilmente la citt pi ricca del mondo, puoi immaginare quanto lo sia lui. I ricchi spesso sono dei porci che vorrebbero ingrassare sempre di pi. Lui ricco come Creso e grasso come un maiale ma buono e generoso, un uomo straordinario. Figurati che una volta stava ritto sotto il portico della sua casa a guardare un temporale quando pass uno squadrone di cavalleria geloa. Quei poveri ragazzi erano bagnati fradici, infreddoliti, e lui li chiam dentro a bere e a scaldarsi. Capisci? Uno squadrone intero di

cavalleria. Li ha fatti sedere e ha dato panni asciutti a tutti e da mangiare e da bere quanto ne volevano, finch non si rimesso al bello e sono potuti ripartire. Unaltra volta la citt lo mand a Reggio con unambasceria e i Reggini lo fecero parlare in teatro. Ma quando apr bocca, con la sua voce fessa e chioccia, piccolo e grasso com, uno si mise a ridere e poi un altro e poi il teatro intero. Si tenevano la pancia dalle risate. Sai che fece lui? Pensi che si arrabbiasse? Che desse in escandescenze? Niente affatto. Aspett che la finissero e disse: Fate bene a ridere: non sono n bello n imponente e non ho nemmeno una gran voce. Ma, vedete, dalle mie parti usa cos: gli uomini belli, aitanti ed eloquenti li mandano come ambasciatori nelle citt importanti, quelli piccoli, grassi e con la voce fessa, come me, nelle citt da quattro soldi come la vostra. Nessuno ebbe pi voglia di ridere. Arete rise, invece, divertita. Mi piacerebbe conoscerlo. Lo vedrai. un ospite gentile. Anche con le donne: Tu per parla solo se sei interrogata e quando ti congeda vai negli appartamenti femminili. Ti mander a chiamare quando sar il momento. Erano ormai giunti davanti allingresso della casa del loro ospite: un portico, quindi una porta di legno che si apriva in un muro bianco di calce con ai lati due rose rampicanti che spandevano un profumo leggero nellaria della sera. Un servo li fece entrare e li condusse nellatrio dove Tellas venne a riceverli. Dionisio, ragazzo mio, sono stato in ansia per tutto questo tempo quando ho saputo che te ne eri andato con una cinquantina di uomini ad affrontare lintera armata cartaginese. Beato te che hai ancora voglia di scherzare rispose Dionisio. Se avessi visto quello che ho visto io ti sarebbe passata da un pezzo. Tellas fece cenno ad ambedue di entrare. Non biasimarmi, volevo solo dirti che sei stato un pazzo ad avventurarti, con un pugno di uomini, in una situazione tanto pericolosa. Almeno ho aiutato i superstiti, li ho guidati per un itinerario pi sicuro, lontano dalle strade pi battute dove avrebbero potuto fare brutti incontri. Lo so, tu fai sempre la cosa giusta e alla fine hai sempre ragione. Perfino fastidioso. E questa soavissima colomba? Molto bella, anche se un po troppo magra, se conosco bene i tuoi gusti. Dove lhai presa? Non agrigentina, ovviamente. Quale padre di famiglia sano di mente ti permetterebbe mai di portartela in giro nottetempo a questo modo? Comunque, i suoi bei capelli lunghi mi dicono che ragazza di condizione libera e... selinuntina tagli corto Dionisio. Tellas s fece improvvisamente scuro in volto. Oh, povera figlia disse chinando il capo povera piccola. Li precedette lungo latrio illuminato da due file di candelabri di bronzo, ciascuno con quattro lampade. In questa casa si rispettano le tradizioni disse rivolto ad Arete e quindi mangerai con mia moglie e le sue amiche: sono persone simpatiche e ti troverai bene. Fece un cenno a una servetta che entrava in quel momento con un vassoio di focacce. Lei ti porter di sopra, nel gineceo. La serva, appoggiato il vassoio sulla mensa, si avvicin a Tellas che le bisbigli qualcosa allorecchio. Quando fu sparita con Arete su per le scale, si rivolse a Dionisio. Le ho chiesto di riferire alle donne di non affliggerla con domande importune. Deve avere sofferto dolori inimmaginabili. La sua famiglia stata massacrata dai barbari e, se mai si fosse salvato qualcuno, invidierebbe quelli che sono morti. stato tanto terribile? Non ho visto la citt. Ho incontrato i profughi a circa una decina di stadi di distanza, ma ho ascoltato i loro racconti. Mai in vita mia ho udito tanti orrori. Alcune fra le donne hanno perso il senno. Ne ricordo una, sui trentanni, che doveva essere stata molto bella. La notai la prima sera perch dondolava il capo su e gi cantando una nenia, sempre con la stessa voce monotona e gli occhi fissi nel vuoto. And avanti per ore. Il giorno dopo mi sedetti di fronte a lei per parlarle, per convincerla a mangiare qualcosa ma mi resi conto che non mi vedeva. Aveva le pupille dilatate e dentro a quegli occhi cera solo un abisso di tenebre. Nessuno riuscito a farle mangiare qualcosa. Morir, se non gi morta.

Quanti se ne sono salvati? Non saprei: fra i due e i tremila, se non mi sbaglio, ma ne moriranno ancora parecchi, per le ferite e per le torture sofferte. Un servo port una brocca e un vassoio e vers acqua sulle mani dei due commensali porgendo poi loro un lino per asciugarsi. Altri servi portarono in tavola la cena, piccione arrosto con mele selvatiche, pane con sesamo e vino rosso di Sibari, e i due uomini cominciarono a mangiare seduti e con ununica mensa appoggiata sul pavimento fra loro. Tellas faceva apparecchiare in quel modo quando considerava lospite un amico molto intimo e caro. E ora? Che cosa pensi che succeder? domand. I Selinuntini superstiti vogliono tornare nella loro citt e vendicarsi. Sono pieni dodio e di rancore, assetati di vendetta. E Siracusa? Siracusa la maggiore potenza dellisola. Si assumer le sue responsabilit. Finora non sembra che labbia fatto. Hai ragione. Siamo arrivati troppo tardi, abbiamo perso tempo in inutili discussioni. Questa la democrazia, no? Daltra parte, era difficile pensare a un assalto condotto con tanta determinazione e con un simile dispiegamento di mezzi. La citt caduta in nove giorni. Nove giorni, capisci? Non era mai successo prima a memoria duomo. Gi. Se Troia caduta in dieci anni... Ma le guerre oggigiorno sono tuttaltra cosa. Sono le macchine che fanno vincere le guerre, ormai, non pi gli uomini. I profughi mi hanno detto che le torri dassalto sopravanzavano le mura di almeno venti piedi e che sono arrivate smontate. Hanno scaricato dalle navi le parti numerate che poi sono state assemblate sul luogo in cui sarebbero state impiegate. E cerano arieti con la punta di ferro sospesi a tralicci di legno e operanti per oscillazione... Dionisio si ferm allimprovviso, si alz in piedi e trasse un sospiro. C qualcosa che non ti ho detto della ragazza. Sentiamo, se pensi che io sia degno della tua confidenza. Non selinuntina. Cosa? la figlia di Ermocrate. Non possibile. E invece ne sono sicuro. Lei non lo sa ma io lho riconosciuta. Lho trovata fra i profughi, mezzo morta di stenti e di fatica. Di del cielo! Niente di meno. Ma che ci faceva a Selinunte? Sai come sono andate le cose ultimamente a Siracusa. Ermocrate comandava la nostra flotta nellEgeo in appoggio agli Spartani contro Atene. Ma Diocle riuscito ad aizzargli contro il popolo dicendo che aspirava a realizzare un potere personale, che era un uomo pericoloso per la democrazia e altre simili infamie. Con laiuto dei suoi sostenitori sguinzagliati un po dovunque e ben piazzati nellAssemblea, lo ha reso odioso a tutti mentre lui era lontano e non poteva difendersi. riuscito a renderlo in viso al popolo e a farlo destituire con un ordine del giorno dellAssemblea. A quel punto partita una nave da guerra con lordine di destituzione e lingiunzione di presentarsi davanti al Consiglio per fare rapporto e rispondere alle accuse che gli venivano contestate. E lui? Se ne ben guardato. Appena ha letto il messaggio ha preso il largo con la sua unit da combattimento ed sparito. Nessuno sa dove si trovi ora. Comincio a capire. Cos la penso anchio, credo. Ermocrate intuiva che la sua famiglia era in pericolo e ha fatto trasferire tramite qualche amico fidato sia la moglie che la figlia a Selinunte, dove credo avesse degli amici. Non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto. Detto questo Dionisio si sedette di nuovo in silenzio. Fra i due vi fu un rapido contatto di sguardi. Tellas credette di vedere un sospetto atroce negli occhi del suo ospite. Non penserai che... Che il governo siracusano abbia ritardato i soccorsi intenzionalmente perch la famiglia di Ermocrate fosse annientata nel massacro di Selinunte? Difficile dirlo ma a pensar male non si sbaglia mai. Io non lo escludo. Demagoghi arruffoni, rottinculo sono capaci di qualsiasi cosa, te lo dico io.

Adesso esageri. Vorrei sapere piuttosto che intenzioni hai. Non lo so. Ho preso la ragazza con me perch non mi fido di nessuno. Ma io devo tornare indietro domani stesso e non posso portarmela dietro, anche se vorrei. Se qualcuno la riconoscesse, Arete passerebbe dei guai. E io con lei. Non voglio che sappiano come la penso, n da che parte sto. Sono un buon combattente e hanno bisogno di me. Per il momento gli deve bastare... Giusto. E poi? Non voglio nemmeno che lei sappia che lho riconosciuta. Perch? Perch se avesse voluto me lavrebbe detto lei. Non si fida abbastanza di me per il momento e non posso darle torto. sola, spaventata. Chiunque altro farebbe lo stesso al posto suo. Vai avanti. La terresti qui con te? Tellas sembr esitare. Per favore insistette Dionisio. Ma certo. Come puoi dubitarne? una brava ragazza, ha patito molto. La teniamo volentieri, se credi che si trover bene con noi. Dionisio sorrise sollevato. Le ho parlato di te. Le ho detto che sei grasso come un maiale e ricco come Creso ma che nonostante questo sei una brava persona... la migliore che io conosca. Tellas scosse la testa imbarazzato e spinse il vassoio verso lospite. Mangia, sarai stremato. Arete trascorse la serata e mangi in compagnia delle donne di casa, che evitarono dapprima di farle domande sulla sua disgrazia ma levento del massacro di Selinunte era una tale enormit che non poteva essere tenuto fuori n dalle mura della casa n dalla conversazione. La ragazza tent di cavarsela con poche asciutte risposte pronunciate in un tono che faceva capire chiaramente che largomento non doveva essere oggetto di chiacchiere curiose. Una delle presenti, per, non riusc a trattenersi. vero le chiese a un certo momento che tutte le donne sono state violentate? E chiaramente, nella sua crudele curiosit, intendeva dire: Sei stata violentata anche tu?. Arete rispose: Le donne hanno patito come gli altri e anche peggio avendo visto morire sotto i loro occhi figli e mariti. Quelle che sono sopravvissute rivivono le pi atroci sofferenze ogni volta che le ricordano o che qualcuno gliele fa ricordare. Le donne tacquero imbarazzate e la moglie di Tellas disse: Adesso basta, amiche mie. Lasciamola in pace. Ha bisogno di stare tranquilla, di ricominciare a vivere. Pensate se aveste dovuto assistere voi a tante atrocit. Arete cerc di alleggerire limbarazzo chiedendo loro notizie della citt e se era vero che vi si seppellivano, in sepolcri monumentali, i cavalli che avevano vinto gare importanti, che cera anche un cimitero per gli uccellini canori che tenevano compagnia alle signore nei ginecei. Ah, sar successo una volta o due in tutto rispose la moglie di Tellas ed ecco che si parla addirittura di necropoli per i cardellini. Sono solo chiacchiere, ragazza mia, a cui non devi prestare ascolto. Finita la cena, Arete fu riaccompagnata al piano terreno dove Dionisio sedeva solo. Dov il padrone di casa? chiese la ragazza. uscito un momento. Siediti. Pensavo che saremmo andati a casa. No rispose Dionisio. Tu resti qui. Perch? Perch domani prima dellalba ripartir per Siracusa e non posso portarti con me. Non ho bisogno di venire con te. Torner da sola. No. Non sai come muoverti, non sapresti dove trovare un alloggio per la notte. Nessuna donna viaggia se non accompagnata da un parente. E anche Siracusa un luogo pericoloso in questo momento. Abbi pazienza, appena possibile torner a prenderti, te lo prometto. E perch mai dovresti farlo?

Perch... perch se ho detto che torno vuol dire che torno rispose brusco. Ma quando tornerai? Appena potr. Qui starai bene, sarai al sicuro e non ti mancher niente... Arete chin il capo e rest in silenzio. ...E io non dovr preoccuparmi aggiunse Dionisio. La ragazza si alz in piedi a quelle parole e lo guard fisso negli occhi. Starai almeno lontano dai pericoli? No. E mi darai almeno un bacio prima di partire? S rispose Dionisio. Lattrasse a s e la baci sulle labbra. Poi, senza aspettare che Tellas ricomparisse, apr la porta e se ne and.

Terzo Dionisio si lev al primo canto del gallo e pens ad Arete. Quella ragazza spaurita e fiera, tenera e sfrontata, tuttavia fragile come un vaso da profumi, gli ispirava un sentimento che non voleva ammettere n accettare, unammirazione che lo aveva colpito la prima volta che laveva vista alla processione a Siracusa nel giorno della festa di Atena. La figlia di Ermocrate, il suo idolo, il suo modello. Non lavrebbe mai degnato di uno sguardo, aveva pensato allora, lei, figlia di un aristocratico, n avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe venuto il giorno in cui la sopravvivenza stessa della ragazza sarebbe dipesa da lui. Sentiva un certo fastidio rendendosi conto di esserne rimasto preso. E certo non per compassione, anche se cos aveva voluto pensare in un primo momento. La sera prima era sceso a guardarla dopo che era sprofondata in un sonno pesante. Laveva contemplata a lungo indugiando con la lucerna a scrutare ogni lineamento del viso, ogni onda del corpo lieve come spuma, i suoi piccoli piedi piagati. Poi era tornato sul terrazzo sotto la pergola a guardare il sole che scendeva verso il mare. Mise un pane nella bisaccia, riemp la fiasca di acqua fresca, prepar il cavallo e scese verso la piazza del mercato tenendolo per le briglie. I suoi uomini lo aspettavano gi pronti ed equipaggiati e stavano consumando la colazione gettando ogni tanto dei pezzetti di pane ai pesci ammaestrati del lago artificiale. Si misero in viaggio quasi subito e, quando furono usciti dalla porta orientale e discesi nella valle sottostante, si voltarono indietro a contemplare lo spettacolo meraviglioso dei raggi mattutini che colpivano in alto il tempio di Atena sullacropoli prima di scendere, lentamente, a illuminare i fianchi della sacra collina. Le mura altissime la circondavano da ogni parte e migliaia di mercenari affiancavano le truppe cittadine per presidiare la cinta poderosa. Troppo grande disse Dionisio osservando quella meraviglia. Che hai detto? chiese Filisto che gli cavalcava a fianco. La cinta muraria troppo grande. Potrebbe diventare indifendibile. Che sciocchezze vai pensando! esclam Filisto. Agrigento imprendibile. Troppo alta per essere battuta con torri dassalto e in pi ricchissima e pu dotarsi di ogni mezzo per provvedere alla propria difesa. Dionisio la guard ancora brontolando. Troppo grande, troppo grande... Passarono accanto allaccampamento del contingente siracusano che avrebbe dovuto soccorrere Selinunte e che se ne stava l in attesa di ordini che non arrivavano, quindi proseguirono al passo per tutta la giornata. Marciarono ancora per cinque giorni e il sesto, verso sera, arrivarono in vista di Siracusa. La citt era come una gemma incastonata fra la terra e il mare. Il suo cuore, lOrtigia, racchiudeva lisolotto roccioso su cui avevano posto il piede gli antenati giunti doltremare con un pugno di terra della patria di origine e il fuoco attinto dal sacro braciere che ardeva sullacropoli. I padri fondatori avevano scelto un luogo perfetto sia per la difesa che per i commerci. La citt aveva infatti due porti, uno a settentrione, il Lakkios, ridossato dallAfrico, e uno a meridione, ridossato da Borea. In questo modo non era mai isolata a causa del vento sfavorevole e stringerla dassedio era quasi impossibile.

Lavevano imparato, a loro spese, gli Ateniesi che avevano subto una durissima sconfitta dopo molti, inutili tentativi di espugnarla. L, nelle paludi malsane presso le foci dellAnapo, erano rimasti per mesi tormentati dalla calura, dalla dissenteria e dalle febbri a guardare le loro superbe triere marcire lentamente alla fonda. E Dionisio ricordava ancora, era solo un ragazzo allora, quando li aveva visti prigionieri sfilare incatenati fino alle orride latomie, le cave di pietra dove avrebbero consumato la loro esistenza senza che potessero pi vedere la luce del sole. Li marchiarono a fuoco, in fronte, uno per uno, con il marchio dei cavalli, e li condussero a marcire in quella immensa caverna buia dove il rumore degli scalpelli risuonava ritmato, ossessivo e senza sosta, dove laria era un denso polverio che accecava gli occhi e bruciava i polmoni. Erano stati risparmiati solo coloro che sapevano a memoria i versi delle Troiane di Euripide che inneggiavano alla pace. Che non si dicesse che i Siracusani erano rozzi e ignoranti! Eppure la citt aveva finito per copiare le istituzioni della odiata nemica: si era data una costituzione democratica che riduceva drasticamente i poteri e linfluenza politica dei grandi proprietari terrieri e dei nobili. A mano a mano che si avvicinavano potevano vedere il molo che collegava lisoletta di Ortigia alla terraferma, dove si stava espandendo un nuovo quartiere e, pi in alto, sullEpipoli, laltipiano che sovrastava la citt, una serie di posti di guardia che vigilavano verso lentroterra. Passarono accanto alla fonte Aretusa, la sorgente quasi miracolosa che sgorgava a pochi passi dal mare, ricca di acque limpidissime, la fonte che aveva permesso alla citt di nascere e di esistere e che i Siracusani veneravano come una divinit. Dionisio si ferm a bere, come faceva sempre quando tornava da un viaggio, e a bagnarsi gli occhi e la fronte. Gli sembrava con quel gesto di far scorrere nuovamente nel suo corpo la stessa linfa vitale che scorreva nelle vene nascoste e segrete della sua terra. La patria. Egli lamava di un amore possessivo e geloso, ne sapeva la storia e la leggenda fin dal giorno stesso della fondazione, ne conosceva ogni muro e ogni pietra, i rumori dissonanti del mercato e del porto e gli odori, cos intensi, della terra e del mare. Avrebbe potuto percorrere la citt da un capo allaltro con gli occhi bendati senza inciampare. Conosceva i maggiorenti e i mendicanti, i guerrieri e i delatori prezzolati, i sacerdoti e le prefiche, gli artigiani e i ladri, le prostitute di strada e le pi raffinate etere venute dalla Grecia e dallAsia. Perch era sempre vissuto in strada, ci aveva giocato da bambino con il fratello Leptines, sfidando le bande rivali a sassate. Tutto questo era la patria per lui, ununit indivisibile, non una moltitudine di individualit distinte con cui dialogare o discutere o scontrarsi. E la patria doveva essere la pi grande, la pi forte e la pi potente del mondo: pi di Sparta, che pure li aveva aiutati durante la grande guerra, pi di Atene, che ancora piangeva i suoi figli caduti nelle malsane paludi dellAnapo e sulle sponde infuocate dellAssinaro. Mentre avanzava al passo tenendo il cavallo per la briglia e rispondendo con un cenno a quelli che lo salutavano, rimuginava dentro di s: era furibondo per la sorte toccata a Selinunte, che avrebbe potuto essere evitata se fosse stato presente Ermocrate, ed era indignato per la sorte che Siracusa aveva riservato al suo valoroso ammiraglio, privandolo del comando in modo vergognoso, costringendolo a fuggire lontano per salvare la vita. E di l a poco avrebbe dovuto riferire a Diocle, il principale colpevole di quellazione indegna, luomo che, non fosse stato per la fortuna che laveva assistita, avrebbe potuto essere responsabile anche della morte di Arete. Diocle lo ricevette insieme a Filisto nella sala del Consiglio verso lora in cui il mercato era affollato. Sapeva della sua fedelt a Ermocrate ma era anche consapevole che era gi molto popolare e amato per il suo coraggio temerario, Per la sua infaticabile dedizione, per limpulsivit del carattere e per lo spirito combattivo che mai rivolgeva contro i deboli ma sempre contro i prepotenti e i prevaricatori. Per di pi, piaceva alle donne e nemmeno questo era da trascurare. stato un massacro, non cos? esord appena lo vide entrare. A parte duemilaseicento persone, tutti gli altri sono stati uccisi o ridotti in schiavit. I templi sono stati saccheggiati, le mura abbattute, la citt in rovina.

Diocle chin il capo e per qualche istante sembr che la catastrofe gli pesasse sullanimo e sulle spalle. Dionisio non disse altro perch era inutile: era chiaro dalla sua espressione ci che pensava e inoltre Filisto gli stringeva il braccio con la mano come se potesse in tal modo tenerne a freno le reazioni. Diocle sospir. Abbiamo dato disposizione di far partire unambasceria che incontri Annibale di Ghiskon al Pi presto. Vuoi trattare? chiese Dionisio scandalizzato. Offriremo un riscatto. Gli schiavi si possono comprare, no? E noi siamo acquirenti come gli altri. Anzi, ho dato disposizione di pagare una somma superiore al prezzo di mercato per riscattare quanta pi gente possibile. Lambasceria gi partita per raggiungere il cartaginese prima che si muova. La guida Empedio. Uno smidollato! sbott Dionisio. Filisto gli affond inutilmente le dita nel braccio. Quel barbaro gli sputer in faccia e lo caccer via a calci nel culo. Conosci una soluzione migliore? chiese Diocle irritato. Certamente. Usiamo i soldi per arruolare mercenari, costano assai meno. Piombiamo sui Cartaginesi che non se lo aspettano, li massacriamo e vendiamo schiavi i superstiti. Con il ricavato indennizziamo i prigionieri in modo che possano ricostruire le loro case e le mura della citt. Sembra facile a sentire te. Lo se uno ha fegato. Credi di averne soltanto tu? Cos si direbbe, visto che cero io con i miei uomini da quelle parti. La mia era la sola unit in grado di muoversi. Ormai ci che stato stato. Se lambasceria andr a buon fine sar gi un risultato. una questione di punti di vista intervenne Filisto, che non aveva ancora aperto bocca. Spero che non ce ne staremo con le mani in mano ad aspettare che quel barbaro faccia altre stragi. Se gli permettiamo di distruggere le citt greche una per una, alla fine rimarremo soli e non avremo scampo. Il nostro esercito allerta. Meglio cos ribatt Dionisio. E non dire poi che non ti avevo avvertito. Si rivolse a Filisto: Andiamocene, non mi sembra che ci sia altro da dire. Uscirono in strada e si diressero verso la casa di Dionisio, nella parte meridionale dellOrtigia. Le vie strette e ombrose della citt vecchia brulicavano di gente e risuonavano del ronzio confuso dellora meridiana, quando tutti sono indaffarati a trattare i loro affari o a svolgere le loro attivit. La catastrofe di Selinunte sembrava lontana nel tempo e nello spazio, come la caduta di Troia. Solo il ricordo di Arete era vicino e presente e Dionisio avrebbe dato qualunque cosa pur di poterla vedere anche per un momento. Empedio raggiunse Annibale mentre era accampato fra Selinunte e Segesta e chiese di essere ricevuto, cosa che ottenne senza quasi fare anticamera. Per arrivare a lui Empedio e il suo interprete furono condotti attraverso larea in cui erano custoditi i prigionieri e assistettero a scene di tale disperazione da rimanerne completamente sconvolti. Persone che fino a pochi giorni prima vivevano libere e agiate in case confortevoli, con vesti pulite ed eleganti, giacevano ora nei loro stessi escrementi e si nutrivano dei rifiuti che venivano gettati loro allinterno del recinto come fossero animali. Alcuni urlavano emettendo strida acute e parole senza senso. Altri gridavano ancora pi forte per farli smettere. Chi si rendeva conto che luomo che passava, scortato dalle guardie, era un greco si metteva a correre lungo il recinto lanciandogli accorate invocazioni di aiuto. Lo supplicavano in nome di tutti gli di di aver compassione di loro, di liberarli da quella condizione miseranda. Lui rispondeva che era l per aiutarli, che presto sarebbero stati liberi, e si sentiva riempire lanimo di orgoglio e soddisfazione mentre parlava, sicuro che la sua missione avrebbe avuto successo. I Cartaginesi erano mercanti, non guerrieri: perch mai avrebbero dovuto rifiutare un buon affare? Fatevi coraggio diceva, Sono venuto apposta per liberarvi. Vi riscatteremo, s, state tranquilli. Le vostre sofferenze finiranno presto.

Il comandante cartaginese era di et avanzata, ben oltre la settantina, aveva capelli e barba bianchi, pelle scura e occhi azzurri e gelidi. Qualche madre berbera delle trib dellAtlante doveva essersi inserita fra i suoi antenati. Lo accolse assieme allinterprete nella sua tenda: un padiglione di lana bianca sorretto da pali di cedro, con il pavimento coperto di stuoie colorate e di tappeti numidi. Su un tavolo cera vasellame doro che, dallaspetto, doveva provenire dai templi saccheggiati di Selinunte. Una tale ostentazione sembr a Empedio che non promettesse nulla di buono, ma fece comunque la sua offerta parlando a nome della citt e del suo governo: Riconosciamo che i Selinuntini hanno mancato nei tuoi confronti, avendo attaccato una citt vostra alleata, ma pensiamo che gi abbiano subito la pi dura delle punizioni. Siamo qui per offrire un riscatto, pagando un terzo in pi del prezzo di mercato, in argento e in contanti. Annibale inarc un sopracciglio allidea della montagna di denaro che quelluomo era in grado di spendere e lo ascolt attentamente, senza che lespressione del suo volto tradisse alcun sentimento, poi replic: Il crimine che i Selinuntini hanno commesso contro di noi non merita alcuna indulgenza. Mi hanno sfidato, bench avessero avuto la possibilit di arrendersi, e hanno causato molte perdite al mio esercito. giusto che vivano in schiavit per il resto dei loro giorni. Se per fra questi prigionieri dovessero esserci dei tuoi parenti, li far liberare come segno della mia buona disposizione danimo e, come dono ospitale, gratuitamente. So dai miei informatori che un certo numero si sono salvati. A costoro, se desiderano tornare, concedo di ripristinare le loro case, di coltivare i campi e di abitare nella loro citt a patto che non ricostruiscano le mura e che paghino un tributo annuo ai nostri esattori. Su queste decisioni non intendo discutere. Detto questo, conged il suo interlocutore. Empedio dichiar che alcuni fra i prigionieri erano suoi parenti e ne ottenne la liberazione: una giovane coppia con due bambini furono gli unici fra seimila prigionieri che egli pot ricondurre al suo ritorno a Siracusa. Tuttavia, un risultato tanto modesto diede comunque un significato alla sua missione ed egli ritenne perci di non averla intrapresa per nulla. Sulla via del ritorno si ferm ad Agrigento per riferire ai profughi selinuntini lesito del viaggio e le condizioni poste da Annibale di Ghiskon qualora avessero voluto insediarsi nuovamente nella loro citt. Nessuno accett e il loro odio crebbe a dismisura dopo che ebbero udito delle crudeli sofferenze dei concittadini e dei congiunti, condannati alla schiavit perpetua e a ogni tipo di umiliazione e di ingiuria, e con quale insolenza il barbaro aveva rifiutato il riscatto che era invece tenuto ad accettare secondo il diritto delle genti e la volont degli di. I capifamiglia sopravvissuti si riunirono nel tempio delle divinit ctonie, di senza volto che presiedono al mondo dei morti e delle tenebre, e giurarono che sarebbero vissuti soltanto per vendicarsi, che quando fosse giunto il momento nessun essere umano di sangue cartaginese sarebbe stato risparmiato: n uomo, n donna, n bambino. Consacrarono e votarono alle divinit infere le teste dei loro nemici mortali e su di loro scagliarono una maledizione inesauribile, un anatema che si estendesse di generazione in generazione fino allo sradicamento di quella stirpe aborrita. Empedio rientr quindi a Siracusa a riferire a Diocle quanto era accaduto. Intanto Annibale si mosse verso oriente e ben presto fu chiaro che dirigeva su Imera, la citt in cui era perito settantanni prima il suo antenato Amilcare. Conduceva con s unarmata di sessantamila uomini, cui si erano aggiunti anche contingenti di indigeni attirati dalle promesse di bottino e di schiavi. Il terrore si sparse dappertutto e gli Imeresi si apprestarono a difendersi fino allultimo respiro. La sorte di Selinunte non lasciava dubbi sulle intenzioni del nemico e ogni speranza era riposta nel valore e nelle armi. A Siracusa il collegio degli strateghi, sotto la presidenza di Diocle, decise linvio di un corpo di spedizione che portasse soccorso a Imera: se fosse caduta, nessuno avrebbe pi avuto fiducia nei Siracusani e le citt dei Greci dOccidente sarebbero state spazzate via come se non fossero mai esistite. Anche questa volta per le mosse di Annibale di Ghiskon furono assai pi rapide di quelle del governo siracusano e prima che Diocle avesse preso una decisione la sua armata era gi di fronte a Imera. Piazz il campo sulle alture che dominavano la citt per mettersi al sicuro da eventuali sortite e lanci contro le mura le torri mobili e gli

arieti e circa ventimila uomini delle sue truppe dassalto rafforzate da un certo contingente di indigeni siculi e sicani molto agguerriti e combattivi. Imera era un simbolo per i Greci della madrepatria e delle colonie perch settantanni prima, mentre gli Elleni del continente vincevano a Salamina contro i Persiani, quelli di Sicilia vincevano contro i Cartaginesi e poco tempo dopo avrebbero vinto contro gli Etruschi nelle acque di Cuma. Si disse perfino che le tre battaglie fossero state combattute nello stesso giorno, mese e anno, a simboleggiare che gli di avevano voluto il trionfo dei Greci su tutti i fronti contro i barbari dOriente e dOccidente. Ma per Annibale di Ghiskon quella citt era maledetta. Suo nonno Amilcare vi era stato sconfitto e si era dato la morte dopo aver visto sterminato il proprio esercito. Dallalba al tramonto, per la durata dellintera battaglia, aveva immolato vittime su vittime per invocare dai suoi di la vittoria ma quando, al calar del sole, aveva visto i suoi travolti e cacciati come bestie in fuga da ogni parte, si era gettato egli stesso sul rogo gridando tra le fiamme invocazioni di vendetta. Il padre di Annibale, invece, vi era stato sconfitto e poi condannato allesilio. Egli era il terzo della famiglia a tentare limpresa ed era deciso a vendicare i rovesci e le umiliazioni subite dai suoi predecessori e a riscattare il loro e il proprio onore. Diocle riusc a radunare in tutto quattromila uomini richiamando anche il contingente che aveva ad Agrigento e si pose in marcia per soccorrere Imera ed evitarle, se ci fosse riuscito, la sorte amara toccata a Selinunte. I Cartaginesi avevano intanto piazzato le torri dassalto in vari punti delle mura e le battevano incessantemente con gli arieti dallalba al tramonto, e a volte anche durante la notte, ma senza riuscire a smantellarle come avevano fatto a Selinunte. Gli Imeresi, infatti, le avevano costruite con grandi blocchi connessi a incastro in senso sia longitudinale che trasversale. Vista inutile o molto limitata negli effetti lazione degli arieti, i Cartaginesi li ritirarono e si risolsero a scavare una mina. Lavorarono per giorni e notti senza mai fermarsi, dandosi il cambio a turno, e aprirono una galleria fin sotto le mura rinforzandola a mano a mano che avanzavano con centine di legno di pino tagliato sulle montagne circostanti e impregnato di resina liquefatta. Di notte, per non essere visti dai difensori, scavavano i camini di aerazione, sia per dare aria ai minatori, sia per alimentare il fuoco al momento convenuto. Quando ebbero terminato, poco prima dellalba in una notte di cielo coperto un gruppo di incursori penetr nella galleria fino allestremit opposta e appicc il fuoco alle centine, che divamparono immediatamente sia per il legname di cui erano fatte, sia per le sostanze incendiarie di cui erano imbevute. Dallalto delle mura le sentinelle videro una fila di occhi rossi accendersi nella pianura: erano i riflessi del fuoco che ardeva sottoterra, visibili dai condotti di aerazione, dai quali, di l a poco, si sprigionarono ruggendo vortici di fiamme e di fumo e turbini di falistre, che salirono verso il cielo diffondendo nella pianura un acre odore di bruciato. In breve tempo le centine e i puntelli vennero ridotti in cenere e un tratto delle mura, rimasto senza sostegno, croll al suolo con grande fragore trascinando con s una parte dei difensori, che finirono maciullati tra i massi della rovina. Subito dopo, ancora prima che si diradasse la densa nube di fumo e di polvere, squillarono le trombe e i corni di guerra e i fanti libici, mauri e siculi dellarmata di Annibale si lanciarono allattacco. Il resto dellesercito intanto si schierava pronto a irrompere in citt appena gli assaltatori avessero sgombrato il passaggio e travolto chi avesse cercato di resistere. Ma quellorda urlante non fece a tempo a raggiungere la base della breccia che gi il varco brulicava di difensori. Nessuna manovra era passata inosservata, nessun evento era giunto inaspettato, nessun uomo in grado di portare le armi era stato lasciato indietro. Tale era stato leffetto delle atrocit commesse dai barbari a Selinunte che gli Imeresi non solo erano decisi a morire fino allultimo anzich darsi per vinti ma addirittura si lanciavano sugli assalitori con una violenza e un odio cos ardenti da non lasciare dubbi sulla loro determinazione. Furono alla base della breccia ancora prima che arrivassero gli assaltatori e presero posizione in falange, a una linea, poi a due e infine a tre, a mano a mano che accorrevano nuovi combattenti, disposti su un fronte curvo per impedire ogni accesso dalla breccia. Quindi, a un segnale dei loro comandanti, si gettarono in avanti tenendo

alte le lance strette nel pugno mentre alle loro spalle gli uomini e le donne rimasti allinterno della citt si misero subito a riparare il crollo portando ogni sorta di materiali per chiudere il varco aperto dalla mina. Cos tremendo fu limpatto e cos forte limpeto degli Imeresi che gli assalitori vacillarono e cominciarono ad arretrare. A quella vista Annibale, che stava ancora con le sue truppe migliori sulle colline, segnal di mandare dei rincalzi e le riserve gi pronte in pianura furono lanciate nella mischia. La battaglia continu per ore senza che nessuna delle due parti cedesse un palmo di terreno. Solo il calare delloscurit pose fine al combattimento. I mercenari di Annibale si trincerarono in pianura e i guerrieri imeresi tornarono verso la breccia ricongiungendosi alle loro famiglie. I pi anziani, che erano rimasti di riserva, presidiarono gli spalti per vigilare affinch i barbari non tentassero qualche colpo di mano con il favore delle tenebre. Anche le donne diedero esempi di straordinario valore. Madri di famiglia e ragazze che avevano lavorato tutto il giorno portando armi ai difensori e pietre per chiudere la breccia, senza un attimo di sosta n per bere n per mangiare, accorrevano ora incontro ai loro uomini che tornavano dal campo di battaglia, stremati, sanguinanti e coperti di polvere. Li aiutavano a spogliarsi delle armi, li accudivano in ogni modo possibile portando dalle case acqua calda, vesti pulite, cibo e vino per lavarli, rifocillarli e ristorarli. Mogli, madri, figlie e fidanzate mostravano una forza danimo perfino superiore a quella dei guerrieri, che pure si erano battuti con eccezionale valore, mostrando loro di non avere paura, di non temere la morte e di preferirla anzi alla schiavit e al disonore. Lodavano il valore dei loro uomini, eccitavano il loro orgoglio, mostravano di credere nella vittoria e nel favore degli di non meno che nel loro coraggio e nella loro abnegazione. Ai figli che ancora non erano in et di combattere additavano a esempio il valore dei padri e dei fratelli, insegnavano che nessun sacrificio era abbastanza grande per difendere la libert. La notte, con la brezza di mare, port un poco di sollievo dallafa opprimente; loscurit e il silenzio, succeduti alla luce abbacinante del giorno e alle urla della battaglia, indussero molti a concedersi un poco di riposo. Vegliavano i vecchi, troppo deboli per svolgere qualunque altro compito, troppo angosciati per cedere al sonno. Riuniti sotto i portici dellagor ricordavano le guerre che avevano combattuto da giovani e i rischi che avevano superato, cercavano qualche pretesto per farsi coraggio o le parole pi adatte per consolare chi fra loro non aveva visto tornare un figlio dal campo di battaglia. Alcuni raccontavano episodi accaduti nel passato di uomini dati per morti e poi miracolosamente riapparsi, ben sapendo tutti che la mala sorte assai pi frequente che la buona, li esortavano a farsi coraggio, che i rinforzi non avrebbero tardato ad arrivare. Il sommesso brusio della loro conversazione fu interrotto da un rumore di armi, da richiami nel buio, da un improvviso trambusto. Si raggrupparono istintivamente appoggiandosi al muro, gi preparati al peggio, quando risuon una voce: Sono arrivati i rinforzi, siamo salvi! Gli anziani corsero verso il punto in cui si era udita la voce e si assieparono attorno a un ragazzo di una quindicina danni bersagliandolo di domande: I rinforzi? Chi? Dove sono? Quanti sono? Chi li guida? Da dove vengono? Il ragazzo alz le mani per chiedere un po di calma. Per ora sono una ventina di uomini... Una ventina? Ci stai prendendo in giro? Una ventina circa conferm il ragazzo. Li guida un ufficiale siracusano che ha passato le linee nemiche. Ha detto che laggi, da qualche parte nella pianura, c un esercito di quattromila uomini guidati da Diocle. Sta parlando con i nostri comandanti. I vecchi si affrettarono verso la porta orientale dove erano stati accesi dei fuochi per rischiarare la zona della breccia: i comandanti erano raggruppati attorno ai sopravvenuti, guidati da un giovanotto armato solo di spada e pugnale e con i capelli

lunghi legati da un cordone di cuoio, che dimostrava poco pi di ventanni. Si avvicinarono per non perdere una parola di quanto stava dicendo. Diocle vuole entrare in citt questa notte di nascosto e domani attaccare allimprovviso con le forze che ha disponibili. Entrare in citt? chiese uno degli ufficiali. E come? I barbari sono quasi tutti nellaccampamento con pochi picchetti di guardia attorno a quei bivacchi che si vedono laggi. C una duna che corre lungo la costa abbastanza alta da nascondere alla vista chi cammini sulla battigia. I nostri uomini passeranno di l ma voi dovete schierare un contingente a presidiare la porta settentrionale finch rimarr aperta. Se siete daccordo, possiamo lanciare il segnale ora. Fece un cenno a uno dei suoi uomini, che accost al fuoco una freccia avvolta nella stoppa. Un momento disse uno dei comandanti imeresi. Chi ci assicura che non sia un inganno? Io rispose il giovane. Perch rester qui come ostaggio assieme ai miei uomini. E chi sei tu? chiese un altro ufficiale. Dionisio rispose il giovane figlio di Ermocrito. E adesso muoviamoci. Tolse larco di mano allarciere, incendi la freccia e la scagli verso lalto. Lontano, sulla cresta della duna, due sentinelle videro la piccola meteora solcare il cielo buio e si scambiarono un cenno dintesa. Il segnale disse uno dei due. Ce lha fatta anche stavolta. Avverti il comandante.

Quarto Prima che il sole tramontasse apparve al largo la squadra siracusana forte di venticinque triere. Avevano disalberato e avanzavano a remi, segno che i comandanti si tenevano pronti a qualunque evenienza. Diocle era accampato sulla spiaggia, nascosto alla vista dalla lunga duna costiera che la delimitava verso linterno, e stava predisponendo il contingente di soccorso che aveva portato per aiutare gli Imeresi sotto assedio. Fece segnalare ai navarchi di tenersi pronti a intervenire se vi fosse stato bisogno, poi attese che calasse la notte prima di dare il segnale di partenza: una parola dordine che pass di reparto in reparto. La colonna cominci a sfilare lungo il mare senza che i passi dei guerrieri siracusani, attutiti dalla sabbia umida, facessero il minimo rumore. Diocle era in testa, dietro di lui venivano le compagnie e i battaglioni, ognuno seguendo il proprio comandante. Le sentinelle rimasero acquattate sul crinale della duna per tenere docchio la pianura e controllare che i barbari non si accorgessero che un intero esercito marciava a poca distanza nel buio e nel silenzio, come unarmata di spettri. Quando giunsero in prossimit della meta, Diocle mand avanti un paio di esploratori che si avvicinarono al reparto imerese che montava la guardia alla porta settentrionale. Prima che il comandante del presidio lanciasse il chi va l si fecero riconoscere: Siamo lavanguardia dellesercito siracusano. Che gli di vi benedicano disse il comandante. Pensavamo che non arrivaste pi. Luomo fischi e lesercito venne avanti per linee di quattro uomini attraverso la porta settentrionale, questa volta s, in marcia cadenzata, facendo risuonare le mura e i portici del rumore dei loro calzari chiodati. Appena cominciarono a entrare si diffuse la voce che stavano arrivando i rinforzi e gli abitanti della citt, lasciate le loro case, si assieparono lungo la strada che conduceva verso lagor. Tale era la gioia al vederli che avrebbero voluto gridare e applaudire quei giovani che venivano a rischiare la vita per aiutarli ma rimasero in silenzio, ognuno contando con ansia le file che passavano. La speranza di salvezza cresceva a ogni reparto che si sommava a quelli che gi sparivano in alto, verso il colonnato dingresso della piazza principale. Tremila disse un vecchio quando lultima fila gli fu transitata davanti. Pochi comment un altro con tono deluso. vero rispose il primo per sono uomini scelti. Hai visto come marciano? Sembravano un uomo solo. Quelli, quando sono schierati in linea, fanno muro, te lo dico io, e ognuno di loro conta per tre.

Speriamo rispose il secondo perch non credo che avremo altri aiuti. Detto questo si allontan sparendo nelloscurit. Diocle tenne consiglio nellagor con gli ufficiali imeresi. Assumo il comando supremo, se non avete nulla in contrario esord. Nessuno parl. Quanti uomini potete schierare? chiese allora Diocle. Settemila gli fu risposto. Contando dai ragazzi di diciotto anni fino agli uomini di cinquanta. Pi tremila che siamo noi fanno diecimila. Quanti bastano. Domani usciamo in formazione di combattimento. Fronte di duemila uomini per profondit di cinque. un po allungato ma terr. Noi stiamo in prima linea perch siamo freschi e nessuno dei miei uomini ha pi di trentanni. Ognuno di loro porta razioni di cibo per quattro giorni: dovrete fornirci soltanto acqua. Lufficiale imerese pi alto in grado si fece avanti. Voglio ringraziare te e i tuoi uomini per essere accorsi in nostro aiuto. Domani vi mostreremo che non dovrete pentirvene. Lo so rispose Diocle. E adesso andiamo a dormire. Attacchiamo allalba, in silenzio, senza trombe. Gli daremo la sveglia di persona. I guerrieri si sistemarono sotto i portici dove era stata stesa della paglia e in breve lintera citt piomb nel silenzio. Diocle controll che tutti avessero il necessario, poi si prepar lui stesso per la notte. Dionisio apparve in quel momento, come dal nulla. filato tutto liscio, vedo. Infatti rispose Diocle e domani chiuderemo la partita con quei barbari laggi nella pianura. Ce ne sono altri sulle colline, lo sai, vero? ribatt Dionisio. Non ho bisogno che me lo dica tu. Meglio cos. Solo non capisco questa fretta di attaccare. Mi sembra evidente. Meno stiamo lontani da casa, meglio . La fretta cattiva consigliera. Io avrei cercato di conoscere meglio la situazione, la disposizione delle forze nemiche. Eventuali insidie. Tu non hai il comando. No, purtroppo rispose Dionisio, e si allontan. Uscirono, come aveva previsto Diocle, allalba, riposati e rifocillati, e marciarono per quasi uno stadio prima che echeggiasse dallaccampamento nemico il suono dei corni di guerra. Subito dopo larmata punica usc in campo aperto: erano Libici con le loro tuniche chiare, la piastra di ferro sul petto a difesa del cuore, il casco di bronzo e lo scudo dipinto con i colori delle loro trib; i Siculi con le lunghe vesti di lana grezza tinte di ocra, i caschi e i corsetti di cuoio; i Sicani con scudi di legno adorni delle immagini dei loro animali totemici; gli Iberici, con gli schinieri sbalzati decorati di stagno, le tuniche bianche orlate di rosso, gli elmi di cuoio che si estendevano con il paranuca fin sulle spalle, sormontati da una sottile cresta rossa che conferiva loro laspetto di creature quasi magiche; i Balearici, che roteavano le loro fionde facendole sibilare nellaria e i Mauri della cavalleria, dalla pelle scura e lucente, dalle foltissime chiome di capelli crespi. Cavalcavano a pelo focosi destrieri dellAtlante: impugnavano lunghe zagaglie e scudi di pelle di zebra e di antilope. Fanti e cavalieri di tante nazioni che obbedivano a pochi ufficiali cartaginesi, armati allorientale con elmi conici, pesanti corazze di cuoio decorato a vivaci colori, tuniche verdi e ocra frangiate di rosso e di giallo. Tutti quei guerrieri erano probabilmente digiuni ma lanciavano alte grida, saltavano alzando le armi con gesti minacciosi e si vedeva che leccitazione saliva a mano a mano che le file singrossavano: era il loro modo per vincere la paura che prende un combattente prima dellora dellattacco; cercavano di riempire di ferocia lo stomaco vuoto nellimminenza dello scontro. I Greci invece marciavano in assoluto silenzio e in perfetto ordine e quando sorse il sole i loro scudi lucidati a specchio lampeggiarono con un bagliore accecante, la terra trem sotto il pesante passo cadenzato. I Balearici tentarono un lancio con le loro fionde micidiali ma la gragnuola sinfranse sul muro di scudi senza fare danno e la distanza ormai era troppo breve per il tiro degli arcieri perch nel frattempo, a un ordine di Diocle, la falange greca si era lanciata di corsa coprendo in breve tempo lo spazio tra gli opposti fronti. I due schieramenti

cozzarono con gran violenza e subito lurlo dei mercenari punici si mut in grida di agonia. La pressione delle linee posteriori nemiche aveva spinto gli uomini della prima fila, soprattutto Libici, Siculi e Mauri, contro le lance spianate dei Greci, che li avevano trafitti in gran numero mentre le armi leggere dei mercenari potevano ben poco contro i pesanti scudi e le spesse corazze metalliche dei loro avversari. Dionisio, schierato allala sinistra con i soldati della sua Compagnia, uccise con un colpo di lancia al primo impatto un capo dei Mauri che aveva di fronte, un berbero dellAtlante con i capelli rossicci e gli occhi di un azzurro splendente, e trafisse con la spada il suo compagno che si era lanciato in avanti per vendicarlo. Bench le forze che aveva di fronte cominciassero a cedere, continuava a gridare ai suoi: Tenete la fila, uomini! State in linea! e batteva con la punta della lancia gli scudi di quelli che si spingevano troppo avanti per farli arretrare nei ranghi. La resistenza dellesercito punico, che si aspettava di scontrarsi con uomini stanchi e disperati, si fiacc nello scontro prolungato con gli opliti siracusani, saldi come rocce, e quando il loro comandante cadde e fu calpestato sotto i calzari dei nemici i Cartaginesi si diedero a fuga precipitosa. Diocle, ormai sicuro della vittoria, lanci i suoi uomini allinseguimento senza pi curarsi della compattezza dello schieramento. Soprattutto gli Imeresi, che a ogni nemico morto vedevano aumentare la speranza di sopravvivenza della loro citt, si abbandonarono alla mattanza senza pi curarsi di mantenere la disciplina. Ebbri di strage non videro che Annibale di Ghiskon aveva lanciato le sue truppe sul loro fianco destro, gi per la collina. Se ne accorse Dionisio e ordin a un trombettiere di suonare la ritirata. Diocle, che vedeva ormai a portata di mano la conquista dellaccampamento nemico, gli and incontro furibondo gridando: Chi ti ha detto di suonare In ritirata? Ti far arrestare per insubordinazione, ti far... Dionisio non gli lasci finire la frase: lo colp con un pugno in pieno viso facendolo stramazzare a terra, poi punt la spada alla gola del trombettiere che aveva smesso di soffiare nel suo strumento e gli ordin calmo: Suona. La tromba riprese a suonare la ritirata e altri trombettieri fecero eco al primo segnale. I guerrieri cercarono di ricompattarsi accorrendo sotto le insegne che Dionisio aveva fatto adunare in mezzo al campo, protette dai membri della sua Compagnia, ma molti furono accerchiati e massacrati prima di potersi mettere al sicuro nei ranghi. Anche Diocle, resosi conto del disastro, prese a prodigarsi per salvare il salvabile, e in capo a unora riusc a riformare lo schieramento e a ripiegare verso la citt. Gli Imeresi, che dapprima avevano esultato per la vittoria, avevano poi assistito impotenti dalle torri e dai bastioni della citt allimboscata di Annibale e al massacro di tanti dei loro figli. Quando lesercito rientr attraverso la porta orientale, si ripet il triste spettacolo che sempre accompagna il ritorno dei soldati dal campo di battaglia: padri, madri, mogli e fidanzate si assiepavano lungo la strada cercando ansiosamente di riconoscere i propri cari. Ed era terribile vedere su quei volti spegnersi la speranza a mano a mano che i superstiti sfilavano, senza elmo, per poter essere riconosciuti, la disperazione degli uni contrastare con la gioia di coloro che riconoscevano un figlio o un marito incolume. I comandanti di battaglione fecero lappello nellagor e i magistrati della citt contarono alla fine tremila caduti sul campo di battaglia. Il fiore della loro giovent era stato falciato e i corpi dei loro ragazzi giacevano dispersi nella pianura alla merc dei barbari e dei cani. A ogni nome chiamato senza risposta si levava acuto un lamento e il pianto delle madri cresceva fino a diventare un lugubre coro. In molti casi sia il padre che i figli erano dispersi e intere famiglie erano private per sempre della loro discendenza. Mancavano allappello anche trecentocinquanta uomini del corpo di spedizione siracusano. Dionisio si offr volontario per andare a trattare la restituzione dei prigionieri, nel caso ve ne fossero, e la tregua per raccogliere i morti. Diocle, che pure lo odiava, dovette prendere atto del suo coraggio e acconsent alla richiesta. Usc dalla porta orientale fra due magistrati a cavallo, senza armi e a capo scoperto ma rivestito della corazza e degli schinieri, e si inoltr fino al punto in cui Annibale di Ghiskon si era fatto costruire un padiglione in mezzo alla pianura e seduto su di un alto

scanno distribuiva ricompense a quelli, fra i suoi mercenari, che si erano maggiormente distinti nel combattimento. Il generale cartaginese lo accolse con atteggiamento sprezzante e prima che potesse parlare gli fece dire da un interprete che non avrebbe negoziato alcuna tregua, che era l per vendicare la memoria del suo antenato Amilcare e che non avrebbe avuto pace finch non avesse sterminato la stirpe degli Imeresi. Dionisio gli si avvicin pi che pot e, stendendo la mano in direzione del campo di battaglia, disse: Laggi fra quei morti giacciono anche quattro dei miei amici e membri della mia Compagnia. Io devo recuperare i loro corpi: un giuramento che ci lega. Se mi concederai almeno questo, io ti risparmier la vita quando verr il momento. Annibale di Ghiskon non credette alle sue orecchie quando linterprete ebbe tradotto. Tu... tu mi risparmierai la vita? disse scoppiando in una risata. Lo far conferm Dionisio senza battere ciglio. Mi dispiace rispose ma non posso fare eccezioni. Sii contento di tornare sano e salvo in citt. Voglio che sappiano dalla tua stessa voce ci che li aspetta. Quand cos disse Dionisio sappi che andrai incontro a una fine vergognosa. Chi non ha piet dei morti non merita la piet dei vivi. Addio. Mont a cavallo e torn indietro a riferire lesito infelice della sua missione. Trov la citt in subbuglio e in preda a grande agitazione. Alcuni passanti addirittura inveirono contro di lui gridando: Traditori! Vigliacchi! Ma che stanno dicendo? chiese Dionisio ai due magistrati che lo accompagnavano, ma quelli si strinsero nelle spalle non sapendo come spiegarsi un simile comportamento. Non farci caso disse un tale. Hanno perso la ragione. La guerra una cosa terribile. Dionisio non rispose ma era sicuro che fosse successo qualcosa di strano e ne ebbe conferma quando arriv al quartier generale, nella zona dellagor. I comandanti imeresi ne uscivano in quel momento, furibondi, imprecando. Che cosa successo? Parlate! disse loro Dionisio. Chiedilo al tuo comandante! rispose uno di loro e si allontan. Non gli avevano nemmeno riferito quale fosse stato lesito della sua missione tanto erano fuori di s. Trov Diocle attorniato dagli anziani della citt che facevano ressa intorno a lui gridando e implorando. Che cosa sta succedendo? domand Dionisio a gran voce. Qualcuno vuole dirmi che cosa sta succedendo? Le grida si calmarono un poco; uno dei vecchi gli si avvicin riconoscendolo e gli disse: Il tuo comandante ha ordinato levacuazione della citt. Che cosa? esclam Dionisio stupefatto. Che cosa hai detto? Hai sentito bene intervenne Diocle. La citt deve essere evacuata. Sei pazzo. Non puoi fare una cosa simile. Sono il tuo comandante, esigo rispetto! grid Diocle fuori di s. Portava evidente sullo zigomo destro la tumefazione del pugno che aveva ricevuto quella stessa mattina. Il rispetto bisogna meritarlo ribatt Dionisio. Questa gente si battuta con coraggio sovrumano: merita il nostro sostegno e siamo ancora in grado di farcela. Annibale ha perso pi del doppio dei nostri caduti. Possiamo far sbarcare i fanti di marina e... Non hai capito: la flotta di Annibale in rotta verso Siracusa. Dobbiamo tornare immediatamente dopo avere messo in salvo tutti quelli che possiamo. Dionisio lo fiss con espressione incredula. Chi ti ha detto questa cosa? Chi? Diocle sembr esitare poi rispose: Qualcuno che arrivato mentre tu eri fuori. Qualcuno? Che cosa significa qualcuno? Lo hai visto? Gli hai parlato? Conosci il suo nome? C chi lo conosce in citt? Diocle reag a quellincalzare di domande. Non sono tenuto a renderti conto delle mie decisioni. Sei un subalterno grid e devi solo obbedire ai miei ordini. Dionisio gli si avvicin ancora di pi. S, sono un subalterno, qui, in tempo di guerra e con la legge di guerra, ma tornati a Siracusa ridivento un cittadino: e mentre tu puoi accusarmi di averti dato un pugno in faccia, io posso farti incriminare di alto tradimento dallAssemblea. E ti assicuro che tutti gli amici della Compagnia sosterranno laccusa. Diocle fren a stento la collera. La citt indifendibile, lo capisci? Abbiamo perso un terzo delle nostre forze, ed perfettamente verosimile che la flotta di Annibale stia navigando verso Siracusa approfittando della nostra assenza. Lo dicono tutti e non pu non essere vero.

Ti assumi una responsabilit enorme rispose Dionisio. Il destino di questa citt e il sangue di questa gente ricadranno sulle tue spalle. Si volt e fece per allontanarsi ma Diocle lo richiam. Aspetta. Fermati, ti dico! E anche voi, ascoltate. Richiamate i vostri comandanti, convinceteli ad ascoltare il mio piano. Vi renderete conto voi stessi che lunica cosa sensata da fare. Ci vollero ore prima che i comandanti imeresi si convincessero a tornare. Dionisio e gli altri ufficiali siracusani erano pure presenti e Diocle cominci a parlare. So che cosa provate. So che avete giurato di difendere la citt fino allultimo ma riflettete, vi scongiuro: a che cosa servir il vostro sacrificio? A che scopo immolare le vostre vite se non sarete in grado di salvare quelle delle vostre spose e dei vostri figli? Morire sapendo che saranno schiavi alla merc di un nemico crudele vi sar forse di consolazione? Ascoltatemi invece. Ascoltate il mio piano che ho preparato in tre fasi. Questa notte sar luna nuova: con il favore del buio imbarcheremo donne e bambini sulla flotta, che li porter nel territorio di Messina e li lascer sotto la protezione e la guida di un reparto di fanteria di marina. Seconda fase: un altro gruppo seguir noi verso Siracusa per via di terra, lungo la duna costiera che ci ha nascosti alla vista entrando. Terza fase: la flotta torner prima dellalba e imbarcher quelli che sono rimasti. Se qualcuno non dovesse trovare posto sulle navi si disperder nella campagna o cercher di raggiungerci a Siracusa, dove otterr aiuto. Quando Annibale ordiner lassalto trover la citt vuota. Cal un silenzio di morte nella sala del Consiglio e nessuno os dire una parola: il solo pensiero di abbandonare la citt dove erano nati e vissuti era per loro pi terribile che la morte. A un certo momento uno si alz e parl per tutti. Ascolta noi, adesso, siracusano. Abbiamo deciso di resistere a ogni costo perch quel barbaro l fuori una belva assetata di sangue che ha giurato di sterminarci per colpe che non abbiamo. Ci siamo preparati a combattere perch voi ci avevate promesso di aiutarci, mentre adesso ci costringete ad arrenderci, ben sapendo che da soli non potremmo mai resistere. Questo piano una follia e tu lo sai bene. Hai venticinque navi l fuori e non sono certo navi da carico. Sono navi da guerra. Come pensi di trasportare tanta gente? Lo sai bene che molti resteranno qui indifesi, esposti a una morte orribile. Noi ti chiediamo invece di ripensarci e di rimanere con i tuoi soldati a batterti al nostro fianco. Ripareremo la breccia e combatteremo fino allultima stilla di sudore, fino allultima goccia di sangue. Non avrai da pentirti se rimarrai. Noi ti supplichiamo di rimanere. Non abbandonateci, in nome degli di! Mi dispiace rispose Diocle la citt indifendibile. Tornate alle vostre case, radunate le donne e i bambini. Non c pi molto tempo: sta per calare la sera. Traditori! grid una voce. Vigliacchi! grid unaltra. Ma Diocle non reag e si allontan in direzione della porta orientale. Dionisio sentiva quelle invettive bruciare come il fuoco sulla sua pelle ma non pot fare n dire nulla. Appena cal la notte cominci il triste esodo. Le donne non potevano staccarsi dal collo dei mariti, i bambini invocavano il nome dei padri piangendo disperati e dovettero essere costretti quasi a viva forza a mettersi in viaggio. Dionisio ebbe il compito di accompagnarli fino alla spiaggia e di farli salire a bordo delle navi. Il resto dellesercito siracusano, scortando un migliaio di persone circa, si mise in marcia lungo la spiaggia dietro la duna costiera cercando di allontanarsi il pi possibile dalle mura della citt ormai condannata. I soldati marciavano in silenzio e cos poterono udire, per tutta la notte, il pianto sommesso e straziante delle donne e dei bambini che abbandonavano la loro terra. La flotta raggiunse il confine del territorio messinese verso la terza ora della notte. Dionisio fece sbarcare i profughi assieme a una cinquantina dei suoi soldati con lordine di scortarli fino a Messina. Lui con pochi altri torn indietro, spesso dando man forte di persona ai rematori per raggiungere Imera prima che sorgesse lalba. Purtroppo un vento di ponente ritard di molto il loro ritorno, nonostante gli sforzi enormi degli equipaggi, e quando finalmente giunsero in vista di Imera dovettero assistere impotenti a uno spettacolo spaventoso.

Annibale, nella massima segretezza, aveva fatto scavare una seconda mina che fece crollare un vasto settore di mura proprio sotto gli occhi dei marinai siracusani che si affacciavano in quel momento nella baia. I mercenari punici dilagarono allinterno della citt facendo strage di tutti quelli che incontravano e catturandone moltissimi altri. Dionisio, sconvolto, corse dal navarco a poppa della nave ammiraglia su cui si trovava. Presto, accostiamo gli disse e sbarchiamo tutta la forza di cui disponiamo. I barbari saranno sparpagliati e intenti al saccheggio: se gli piombiamo addosso compatti possiamo ribaltare la situazione e... Il navarco lo interruppe con un gesto. Non ci penso nemmeno: gli ordini sono di portare in salvo la popolazione e poi di rientrare al pi presto a Siracusa, non di ingaggiare un combattimento. E qui purtroppo non c pi nessuno da salvare. Sono perduti, non c nulla che possiamo fare per loro. Si volse verso il nocchiero. Prua a oriente ordin e issate le vele. Facciamo rotta sugli stretti. La grande triera descrisse un largo semicerchio verso nord prima di puntare in direzione di Messina e le altre la seguirono una per una sfilando lungo la costa. I fanti imbarcati cercarono di distogliere lo sguardo da terra ma il vento port ugualmente alle loro orecchie le grida, pur attutite dalla distanza, della citt straziata. I prigionieri, in numero di tremila, furono torturati uno per uno con i pi atroci supplizi senza riguardo per let o per il sesso e poi scannati sulla pietra su cui dicevano fosse morto lantenato del duce cartaginese, Amilcare. Le mura furono demolite, la citt distrutta, e il tempio della Vittoria, costruito per ricordare la grande battaglia vinta settantadue anni prima contro i Cartaginesi, fu completamente raso al suolo. Imera per duecentotrentanove anni dopo la sua fondazione. Alla fine, sazio della sua vendetta e della vittoria, Annibale di Ghiskon, carico di bottino, torn a Palermo, dove lo attendevano le sue navi per ricondurlo a Cartagine. La minaccia della flotta cartaginese a Siracusa non era mai esistita se non nellimmaginazione e nellinfingardaggine dellalto comando che gi aveva lasciato perire Selinunte spianando la strada al barbaro verso il cuore della Sicilia. Filisto cess di dettare e lo scrivano ripose il calamo nellastuccio. Basta cos per oggi disse. Abbiamo raccontato anche troppe cose tristi. Il servo si inchin e usc dalla stanza. Filisto si accost al rotolo di papiro ancora fresco dinchiostro e lasci scorrere lo sguardo sulle poche righe che riassumevano il martirio di una citt fra le pi belle e gloriose dellOccidente greco. Sospir e si pass una mano sulla fronte come a contenere la forza distruttiva di quelle immagini. Dalla finestra poteva vedere una nave da guerra entrare nel porto settentrionale e i marinai gettare poco dopo una cima per lattracco. Il sole calava sullorizzonte facendo brillare gli acroteri del tempio di Atena nellOrtigia e i richiami dei gabbiani si confondevano con quelli delle rondini che tornavano ai loro nidi sotto ai tetti del grande santuario. Chiam un servo. Corri al porto e vedi che novit giungono con la nave che sta attraccando in questo momento, poi torna immediatamente a riferire. Il servo usc di corsa e Filisto continu a passeggiare avanti e indietro nel suo studio pensando a che cosa poteva essere accaduto a Dionisio, di cui non aveva pi saputo nulla da parecchio tempo. La notizia del massacro di Imera aveva sconvolto la citt e larrivo di Diocle con migliaia di profughi disperati al seguito, che si aggiungevano ai sopravvissuti di Selinunte gi sfollati ad Agrigento, aveva diffuso un senso opprimente di angoscia. Fino a pochi mesi prima Cartagine era per loro solo una citt lontana che manteneva una piccola base in unisoletta della Sicilia occidentale. Ora era una presenza minacciosa e incombente, un mostro che ingoiava le citt greche una dopo laltra annientando intere popolazioni. Oltre a ci, il fatto che Diocle avesse abbandonato insepolti i corpi dei guerrieri siracusani e alleati sotto le mura di Imera aveva provocato profondo dolore e costernazione presso centinaia di famiglie nella citt dove quasi tutti si conoscevano. Molti erano anche i dispersi e Filisto si chiedeva se fra di loro non ci fosse Dionisio. Era uno dei guerrieri pi forti e temerari, sempre il primo a incrociare il ferro con il nemico e lultimo ad abbandonare il campo di battaglia, e gli uomini come lui erano i pi esposti ai colpi della sorte.

Il servo torn che il sole era gi tramontato recando un messaggio importante. Uno degli ufficiali imbarcati sulla triera fa parte della Compagnia e ha necessit di incontrarti privatamente sotto il portico del tempio di Apollo al suono del primo turno di guardia. Che cosa gli hai risposto? chiese Filisto. Conoscendoti, padrone, ho risposto che ci saresti stato e che, in caso contrario, avresti mandato comunque me per fissare un altro appuntamento. Bravo, so che posso fidarmi di te. Ora portami il mantello e va in cucina a cenare. Non vuoi che ti accompagni con la lanterna, padrone? Fra poco sar buio. No, non importa. La luce della luna mi baster. Si avvi appena ud il suono della tromba annunciare dalle mura il primo turno di guardia, attravers il molo che collegava lOrtigia alla terraferma e si addentr nelle vie strette e tortuose della citt vecchia. Giunto in prossimit del piazzale antistante il tempio, scrut sotto il portico ma non vide nessuno. Attese un poco ancora prima di uscire allo scoperto, poi attravers la piazza quasi deserta e sal la gradinata che conduceva al portico anteriore. Quasi subito un uomo usc da dietro una colonna e gli and incontro. Sei tu Filisto? gli chiese. Sono io. E tu chi sei? Mi chiamo Cabria. Sono della Compagnia e conosco Dionisio rispose luomo e gli mostr il polso serrato da un bracciale di cuoio con incisa la figura di un delfino. Filisto alz la manica della tunica e ne mostr uno uguale. Ho un messaggio da parte di Dionisio soggiunse Cabria. Ti ascolto. Ti manda a dire che sta bene di salute ma che avrebbe preferito morire piuttosto che assistere a una tale atrocit. Lo capisco bene. Che altro? Si trova a Messina ma non ha intenzione di rientrare a Siracusa e ti chiede di aiutarlo. Parla. Ha bisogno di denaro... Lo immaginavo e ne ho portato con me disse Filisto mettendo mano alla borsa che portava appesa alla cintura. Inoltre desidera che tu faccia pervenire questa lettera a una ragazza di nome Arete che si trova ad Agrigento, ospite di Tellas aggiunse luomo porgendogli un piccolo astuccio cilindrico di cuoio. La ricever entro tre giorni al massimo. Se la ragazza decider di restare ad Agrigento, potrai tornartene a casa senzaltra preoccupazione. Se invece decidesse di mettersi in viaggio, Dionisio ti chiede, in nome dellamicizia che vi lega, di procurarle una scorta perch non corra pericoli. Digli che stia tranquillo: mi occuper di tutto personalmente. Gli diede il denaro e fece per allontanarsi. C dellaltro disse ancora luomo e gli fece cenno di avvicinarsi. Ti ascolto rispose Filisto, non senza una certa apprensione. Ermocrate sbarcato laltra notte a Messina con dieci navi da guerra e alcune centinaia di mercenari. Parli sul serio? chiese Filisto incredulo. la pura verit ed per questo che Dionisio non vuole rientrare. Devi passare parola a tutti quelli della Compagnia e dire loro di tenersi pronti. Anche a menare le mani, se fosse necessario. Anche a menare le mani ripet Filisto e pens a quanti giovani membri di quella societ segreta non attendevano altro che battersi al fianco di Dionisio. Senti... soggiunse poi, ma luomo che aveva detto di chiamarsi Cabria era gi sparito. Quinto Dionisio ad Arete, salve! Ci che ho visto e udito negli ultimi tempi non pu essere scritto. In parte ti verr riferito dalla persona che ti consegner questa lettera, per il resto lo apprenderai, spero, dalle stesse parole. Ti basti sapere che mai nella mia vita ho sofferto tanto orrore e

patito una tale umiliazione. Il disastro di Selinunte, cui hai assistito di persona, si ripetuto in forma ancora pi spaventosa e crudele con la caduta e la distruzione di Imera. In mezzo a tanta sventura e vergogna c solo un motivo per attivare la speranza: a Messina si stanno radunando navi e uomini, tutti coloro che sono veramente decisi a vendicare i misfatti perpetrati dai barbari. Io mi sono unito a questi uomini con un gruppo scelto della Compagnia e mi sono messo a disposizione per qualunque missione vogliano affidarmi. So che cos mi precludo ogni possibilit di affermarmi nella citt, di costruirmi un avvenire come uomo politico o come semplice cittadino e tuttavia ti chiedo di raggiungermi, di unire la tua sorte alla mia: di diventare la mia sposa. Come ho detto, non ho da offrirti altro che me stesso e credo che una donna saggia rifiuterebbe lofferta di un uomo come me, senza possedimenti e che non ha alcuna prospettiva se non quella di diventare forse, un bandito e un esiliato. Ma io spero che non ti dimostrerai affatto saggia e che ti metterai quindi in viaggio per raggiungermi. La persona che ti ha consegnato la mia lettera giunta per rendere il tuo trasferimento il pi possibile comodo e sicuro, date le circostanze. Se invece deciderai di non accettare la mia proposta, non te ne vorr e non dovrai considerarti in debito con me per nessun motivo. Ci che ho fatto per te lavrei fatto per chiunque avessi trovato nelle tue condizioni. Voglio che tu sappia che ho pensato a te per tutto il tempo in cui sono stato lontano e che star in ansia finch non ti avr vista. Arete chiuse la lettera e guard in faccia la persona che aveva di fronte. Ma io ti ho gi visto disse. Luomo sorrise. S, in quel villaggio fra Eraclea e Agrigento. Dionisio ti aveva appena trovata. Eri in condizioni terribili. Ora hai un aspetto molto migliore. Come ti chiami? Filisto rispose luomo. E sei amico di Dionisio? Pi che amico, lo seguirei agli inferi se fosse necessario. Allora, che cosa decidi? Andr a Messina. Lo speravo e ho gi preparato ci che occorre per il tuo viaggio. Quando vuoi partire? Ora rispose la ragazza. Ora? chiese stupito Filisto. A Messina mi attende luomo che ho sempre sognato. Perch dovrei aspettare? E io? disse una voce alle sue spalle. Io non conto nulla? Tellas! esclam la ragazza alzandosi e andandogli incontro. Lo sai che ti voglio bene, anche se mi hai tenuta sempre segregata nel gineceo. Ed per questo che ora te ne vuoi andare! disse Tellas sorridendo. Ma Dionisio ti ha affidato a me e quindi ti ho tenuta sotto sorveglianza, come luva matura. Credo che partiremo domani disse Filisto. Andremo per mare, con la stessa barca che mi ha portato fin qua. molto pi sicuro, ma dobbiamo attendere la luce e il vento favorevole. Sai qualcosa di preciso su quanto successo a Imera? chiese Tellas. So quello che mi stato riferito rispose Filisto ed sufficiente per fare impallidire il disastro di Selinunte. Arete chin il capo. Si vergognava della gioia che aveva provato al pensiero di raggiungere Dionisio pensando alla moltitudine di infelici che la guerra aveva creato, ai lutti infiniti che tanta gente a lei vicina per sangue, lingua, costumi e tradizioni aveva dovuto sopportare. Anche Tellas tacque e si udirono in quel momento i canti e gli schiamazzi di un gruppo di giovani e ragazze che accompagnavano una sposa alla casa dello sposo, e i monelli che gli correvano dietro gridando gioiose oscenit. C sempre qualcuno che fa festa in questa citt comment Tellas con un sospiro. Si fa festa per le ricorrenze religiose, se il raccolto stato buono e anche se stato cattivo perch poteva andare peggio; si fa festa per la nascita di un bambino ma anche per quella di un puledro, per i fidanzamenti e per i matrimoni, le vittorie nelle gare atletiche, perfino per i funerali: i vivi devono pur consolarsi della perdita di una persona cara.

Non ci vedo niente di male disse Filisto. Agrigento una citt ricca: la gente ha voglia di godersi la vita. Forse sar cos, ma a volte ho invece limpressione che si tratti di altro. Come se avessero il presentimento della fine imminente. Ma che dici, Tellas! reag la ragazza. Se i barbari hanno vinto solo perch ci hanno colti di sorpresa. Ora tutti sono preparati e pronti a difendersi... N Filisto n Tellas dissero nulla e nel silenzio della sera si ud il canto nuziale, intonato ora da un cantore solitario dalla collina dei templi, spandersi nella valle fino allagor, portato dal vento di mare. La moglie di Tellas apparve qualche tempo dopo scendendo dalle scale. Venite disse venite a vedere lo spettacolo. Tutti si alzarono e salirono sul terrazzo superiore da cui si dominava quasi lintera citt e i templi meravigliosi che svettavano sulla collina lungo la cerchia delle mura. In quel momento, a mezza costa, proprio davanti alla casa dello sposo, si era acceso un gran fuoco. E poco dopo, come obbedendo a un segnale, altri fuochi si erano accesi in vari punti, sia in alto sia in basso e perfino sullacropoli e alla base delle mura. Era una vista meravigliosa e commovente. I fal continuavano a moltiplicarsi finch sembr che lintera citt fosse in preda alle fiamme. Faillo di Megara, il padre della sposa, ha regalato una catasta di legna a tutti i negozianti della citt spieg la donna con lordine di accendere al suo segnale, proprio nel momento in cui lo sposo avrebbe portato la sposa nella camera da letto. Quei fuochi sono laugurio di un amore ardente e inestinguibile. Arete volse lo sguardo intorno ad ammirare il superbo spettacolo e si sent presa da un profondo struggimento. Tellas guard sua moglie, poi Arete, che aveva le lacrime agli occhi, e scosse la testa borbottando: Ah, le donne! Ma si capiva che voleva darsi un contegno e che la sua mente era occupata da pensieri angosciosi. Filisto lo prese per un braccio dicendo: Ho sentito che in casa tua si beve il miglior vino di Agrigento, ma finora non ne ho visto lombra. Ah, s, certo rispose Tellas riscuotendosi. Lasciamo le donne a godersi la festa e andiamo a stappare unanfora di quello buono. Potremmo cenare in giardino. Si comincia a star bene, fuori, di questa stagione. Si sedettero sotto il portico e il padrone di casa fece portare una brocca del vino migliore in attesa che fosse servita la cena. Filisto lo osservava mentre apprezzava il colore e il profumo del prezioso liquido, facendolo ondeggiare sul fondo di una coppa finissima, un vero pezzo dantiquariato, decorata a figure nere di satiri danzanti. E quando Tellas lalz per brindare allospite e laccost alla bocca, si capiva da ogni suo gesto come egli apprezzasse al massimo grado i frutti della civilt. I servi portarono le mense con pane fresco, carni e legumi e i due uomini cominciarono a mangiare. Non c ragione che tu ti preoccupi disse Filisto, dopo avere bevuto a sua volta qualche sorso di vino. Io non mi preoccupo, infatti. Mi dispiace separarmi dalla ragazza: un amore, una delizia. Mi mancheranno la sua sfrontatezza, la sua spontaneit, il suo fascino. Hai visto prima come intervenuta in un argomento di politica, non certo adatto per una donna e men che meno per una ragazza? Tu non hai figli, vero, Tellas? Non ne ho, infatti. un peccato. Saresti stato un ottimo padre. Pessimo invece. Li avrei viziati come ho viziato quella piccola impertinente. Bevve ancora un sorso di vino e prese a mangiare di buon appetito. Quando ebbero finito si fece portare ancora un piatto con uova sode, formaggio e olive. Mangio troppo sospir. E continuo a ingrassare. Ma non questo che ti preoccupa, se ho capito bene. I Cartaginesi torneranno. Non lo credo. Perch dovrebbero? Hanno avuto la loro vendetta, il loro bottino. Sono dei mercanti, vogliono tornare ai loro commerci e non vedono lora di licenziare tutti quei mercenari. Gli costano un occhio della testa.

E Agrigento ora la citt di confine prosegu Tellas come se Filisto non avesse parlato. Questo non significa che attaccheranno. E invece s. Dimmi: secondo te che ci fa Dionisio a Messina? Aiuta i profughi come ha sempre fatto. Forse, ma sicuramente si sta mettendo nei guai. Corre voce che molti dei superstiti si stiano riorganizzando per contrattaccare. E se lo fanno puoi star certo che Dionisio sar con loro. una testa calda, uno sventato, un temerario, uno che non sta bene se non pu menare le mani... Un coraggioso, un sognatore, un patriota, forse... un eroe? continu Filisto. Comunque i Cartaginesi reagiranno se provocati. Questo non si pu escludere, in effetti, ma non sicuro che avvenga. Le guerre costano, come ho gi detto. A che ora partirete domani? chiese Tellas. Presto, alle prime luci. Benissimo. Ci sar, anche se detesto gli addii. Ti ho fatto preparare un letto. I servi ti accompagneranno con un lume. Buonanotte. Buonanotte, Tellas rispose Filisto alzandosi e seguendo il servo che lo conduceva ai suoi appartamenti. Tellas rest solo sotto il portico a osservare in silenzio i fuochi nuziali che si spegnevano a poco a poco, uno dopo laltro, finch la citt si oscur del tutto. Si congedarono sulluscio di casa e Arete gett le braccia al collo di Tellas e di sua moglie e sembrava non volersene separare. Se poteste vedere i sentimenti che ho in cuore in questo momento disse vi rendereste conto di quanto vi voglio bene e vi sono grata per avermi trattata come una figlia. Non so cosa darei per ricambiare la vostra generosit. Levarti di torno sar gi un bel regalo: sei una impertinente, petulante... cominci Tellas per non mettersi a piangere. Arete pass allora dalle lacrime al riso. quello che intendo fare al pi presto: stammi bene, pancione! E anche tu, piccola rispose Tellas con gli occhi lucidi. Ti terr informato gli disse Filisto congedandosi, poi accompagn la ragazza verso la porta meridionale, che a quellora era gi aperta. Continuarono il loro cammino passando attraverso le grandi tombe monumentali che fiancheggiavano la strada. Arete le indicava al suo compagno parlandogli dei famosi atleti, dei filosofi e dei grandi reggitori che vi erano sepolti, cose che aveva imparato durante il suo soggiorno in citt. Ogni tanto si voltavano indietro a guardare lacropoli illuminata dai raggi dellaurora e i tetti e gli acroteri dei templi che sporgevano in alto, oltre le mura, mentre una tromba, dalla torre pi alta, salutava con alti squilli il sorgere del sole. La vista divenne ancora pi gloriosa quando simbarcarono e la nave cominci ad allontanarsi dalla costa. Allora i templi sulla collina e quello di Atena sullacropoli svettarono sulla citt come se la mano di un dio li innalzasse verso il cielo. Si vedeva distintamente nella parte occidentale il santuario ancora incompiuto di Zeus, il grandioso frontone gremito di figure disperate, i Giganti che reggevano il tetto immenso sulle spalle. Pensi davvero che la citt sia in pericolo? chiese Arete. No, non lo credo proprio rispose Filisto. Agrigento inespugnabile. Allora perch Tellas cos angosciato? Filisto distolse lo sguardo per non mostrare la sua inquietudine. Era dispiaciuto per la tua partenza, non per altro, e preoccupato: un viaggio per mare comporta sempre dei rischi. Arete tacque guardando la pi bella citt che gli uomini avessero mai costruito allontanarsi lentamente e abbassarsi sul profilo delle onde a mano a mano che la nave, spinta dal vento, prendeva velocit. A un tratto disse, come parlando fra s: Lo rivedremo? Filisto questa volta finse di non aver udito.

Raggiunsero Gela a notte fatta e si ancorarono alla foce del fiume da cui la citt prendeva il nome, rappresentato sulle sue monete dargento come un toro con il volto umano. La citt era costruita su uno sperone roccioso allungato da oriente a occidente e difesa da mura formidabili, fatte di grandi blocchi di pietra grigia. Era la Metropoli di Agrigento ed era stata fondata a sua volta da coloni di Rodi e di Creta quasi tre secoli prima. Da l era venuto Gelon, colui che aveva vinto i Cartaginesi presso Imera scatenando un odio inestinguibile e accendendo una sete di vendetta capace di colpire a tre generazioni di distanza. L dormiva Eschilo, il grande poeta tragico, e Arete volle visitarne la tomba prima che scendesse la notte. Era una sepoltura modesta, sormontata da una lapide che recava una breve epigrafe: ESCHILO GIACE QUI, FIGLIO DI EUFORIONE ATENIESE MORTO A GELA, RICCA DI MESSI. IL SUO VALORE POSSONO ATTESTARLO, PER AVERLO CONOSCIUTO, IL MEDO DALLE FITTE CHIOME E IL BOSCO SACRO DI MARATONA. Arete lesse commossa liscrizione. Non un cenno alla sua gloria di poeta, solo a quella di combattente comment. Era un uomo allantica rispose Filisto. Uomini siffatti sono molto rari ai nostri giorni. Ripartirono il giorno successivo prima dellalba, dopo essersi riforniti di acqua, e veleggiarono verso Kamrina, di cui poterono vedere, nel primo pomeriggio, il tempio di Atena emergere dai tetti rossi della citt. Kamrina sempre stata ostile a Siracusa, anche durante la guerra contro gli Ateniesi spieg Filisto ad Arete che osservava, appoggiata al parapetto dellimbarcazione, la citt risplendere in pieno sole. Le citt dei Greci sono come nidi di gabbiani attaccati alle rocce della costa disse Arete e circondate da terre abitate da barbari che non capiscono la nostra lingua n venerano i nostri di. Dovrebbero unirsi e aiutarsi luna con laltra e invece sono spesso divise, a volte addirittura nemiche mortali. Consumano le loro forze in continue lotte e quando il vero nemico si affaccia allorizzonte non c nessuno in grado di fermarlo... Filisto rest ancora una volta colpito e sorpreso da quellosservazione della ragazza che faceva pensare a una lunga consuetudine con gli argomenti politici insolita per una donna. Forse era quellaspetto della sua personalit che aveva conquistato il cuore di Dionisio. Rispose: proprio questa loro natura di insediamenti sparsi, di comunit giunte da molti luoghi diversi che rende difficile unintesa fra loro, se non addirittura una vera alleanza. Si uniscono quando vi sono costrette da un pericolo cos grande che minacci la loro stessa esistenza, ma spesso troppo tardi. triste perch quando i Greci di Sicilia hanno combattuto uniti hanno ottenuto grandi vittorie. E questo sar ancora possibile, secondo te? Forse. Ma ci vorrebbe un uomo capace di convincerli con ogni mezzo che lunione indispensabile per la sopravvivenza. Se necessario, costringerli. Un uomo simile sarebbe tiranno nella propria citt e in quelle degli altri rispose Arete con fermezza. Ci sono momenti in cui si pu rinunciare a una parte della propria libert se in gioco la vita stessa e la sopravvivenza di intere comunit, non credi? E vi sono situazioni nelle quali proprio il popolo a conferire a un uomo degno responsabilit eccezionali. Sembra che tu pensi a qualcuno in particolare quando pronunci queste parole disse Arete senza distogliere lo sguardo dalla piccola citt che si allontanava sulla spuma delle onde. esattamente cos. Quelluomo gi fra noi e tu lo hai conosciuto. Dionisio... stai pensando a Dionisio? esclam Arete voltandosi finalmente verso di lui. Ma assurdo: lui poco pi che un ragazzo. Let non vuol dire: ci che conta il coraggio, lintelligenza, la determinazione e lui dotato di queste qualit al massimo grado. Tu non immagini nemmeno quale fascino eserciti sulla gente e quanti siano quelli che lo ammirano e sono pronti a tutto per lui. Me lo immagino benissimo, invece rispose Arete con un sorriso.

Ci vollero altri due giorni per giungere in vista di Siracusa, dove approdarono sulla sponda meridionale del porto Grande. Filisto mand a terra un paio di uomini a comprare cibo al mercato e a prendere acqua ma rest a bordo assieme alla ragazza sapendo che Dionisio si aspettava da lui una custodia continua, attenta e prudente. Not che Arete era rimasta scossa al primo apparire della citt e non aveva potuto nascondere una forte commozione. Conosci qualcuno qui? le chiese Filisto. Ci ho trascorso linfanzia rispose Arete cercando di controllarsi. Davvero? Allora forse conosco i tuoi genitori. Non credo replic la ragazza e and a sedersi sul ponte di poppa come per interrompere la conversazione. Filisto non disse altro e si occup delle provviste. Diede ordine che si consumasse la cena a bordo e che nessun altro scendesse a terra. Prima che il sole tramontasse, Arete si avvicin ancora al suo accompagnatore. Si vede di qui la sua casa? gli chiese. Filisto sorrise indicando un punto davanti a s. Dirigi il tuo sguardo lass, sopra lAcradina, dove c il teatro. Ecco, ora segui una linea immaginaria fino al molo dellOrtigia. Vedi il terrazzo con la pergola, circa a met strada? Lo vedo. Ecco, quella la sua casa. l che vivono i suoi genitori? Non li ha pi. Suo padre Ermocrito mor durante la grande guerra quando gli Ateniesi assediavano Siracusa. E sua madre lo segu poco dopo nella tomba, per una malattia incurabile. A soli sedici anni ha dovuto provvedere alle sorelle pi piccole che ora sono tutte sposate in altre citt e a suo fratello Leptines. Arete non chiese altro e tenne gli occhi fissi sul tetto di tegole rosse e sul pergolato finch il sole non scomparve sotto lorizzonte. Passarono altri due giorni prima di giungere in vista dellEtna ancora incappucciato di neve, alto, con il suo pennacchio di fumo, su di un golfo meraviglioso, sulla pianura costiera piena di olivi e di viti che cominciavano a mettere le prime tenere foglie di primavera. Sulla costa si distendeva Naxos, la prima colonia dei Greci in Sicilia, con il suo tempio maggiore che sorgeva a poca distanza dalla spiaggia a indicare il punto in cui erano sbarcati i padri migratori guidati dal fondatore Tucles. Filisto spieg che nellagor cera laltare di Apollo Condottiero, colui che guidava i coloni che migravano dalla patria di origine in cerca di fortuna su lidi lontani. Da quellaltare, primo luogo sacro nellisola, partivano tutte le delegazioni dirette in Grecia a consultare loracolo di Delfi. Nessuna migrazione disse Filisto mai stata condotta senza la guida dellOracolo, che indicava il luogo in cui gli emigranti avrebbero dovuto fondare la nuova patria e il tempo pi adatto per affrontare il mare. Per questo in molte colonie c laltare ad Apollo Condottiero, e a volte addirittura un tempio, come a Cirene... Hai visitato Cirene? chiese Arete incuriosita. Certamente. una citt stupenda e proprio nella piazza c una grande iscrizione che riproduce il giuramento dei coloni. Conosci la storia della fondazione di Cirene? Un giorno te la racconter, bellissima, piena di avventure straordinarie. Forse potresti raccontarmela anche ora disse Arete. Meglio di no rispose Filisto. Pi ci avviciniamo alla meta e pi sento che la tua mente occupata da altri pensieri, come giusto che sia, se ne immagino il motivo. Non ti si pu nascondere molto replic Arete. Ho dedicato la mia vita allo studio delle vicende e della natura degli uomini e qualcosa spero di avere imparato, eppure sento che riuscirai comunque a sorprendermi, prima o poi. Ci sono molte cose in te che non riesco ancora a capire. Quando arriveremo a Messina? chiese Arete cambiando discorso. Questa sera stessa, se il tempo rimane buono. Il nostro viaggio quasi terminato. Entrarono nel grande porto falcato di Messina al tramonto e Arete esult come una bambina al vedere lo stretto che divideva la Sicilia dallItalia. E Reggio, dallaltra parte, si distingueva cos bene che sembrava di poterla toccare. Che luogo meraviglioso! esclam. Difficile immaginare che fossero qui Scilla e Cariddi.

Quello che a te appare come un luogo meraviglioso su cui si affacciano bellissime citt sembr invece selvaggio e tremendo ai primi navigatori che si avventuravano in queste acque: le forti correnti dello Stretto trascinavano le loro fragili imbarcazioni contro gli scogli da un lato o dallaltro. La vista dellEtna con i suoi fiumi di fuoco, i boati che squassavano la terra, lincombere delle rupi da oriente, le cupe foreste... tutto appariva immane e minaccioso. Perci immaginarono che prima di loro Odisseo, leroe errabondo, avesse gi solcato queste acque turbolente vincendo i mostri, debellando il ciclope, ingannando le sirene, eludendo i sortilegi di Circe... Arete volse lo sguardo verso la sponda siciliana, sul bellissimo porto brulicante di vascelli, nel momento in cui lacqua diventava colore del piombo e nubi lontane erano arrossate dagli ultimi raggi del sole. Perfino il pennacchio dellEtna si tingeva di colori irreali e cap che cosa intendeva Filisto con le sue parole. Ti ascolterei per giorni interi disse. stato un privilegio trascorrere con te questo tempo. Lo stato per me rispose Filisto. Arete abbass lo sguardo e chiese arrossendo: Secondo te, come ti sembro? Voglio dire... non trovi che sia troppo magra? Filisto sorrise. Mi sembri bellissima. Ma guarda, qualcuno viene verso di noi, e si direbbe che non veda lora di abbracciarti. Arete guard verso la darsena e ammutol: Dionisio correva verso di lei come un giovane dio, vestito solo di una clamide leggera, i capelli che gli ondeggiavano sulle spalle, gridando a gran voce il suo nome. Avrebbe voluto corrergli incontro e gridare anche lei, o magari piangere, ma non riusciva a fare nulla: rimase immobile e muta, aggrappata al parapetto e lo guardava come una visione di sogno. Dionisio spicc un balzo dallorlo del molo e afferr il parapetto della nave dallesterno. Si iss con le braccia scavalcandolo dimpeto e lei se lo trov di fronte. Riusc soltanto a dire: Come hai fatto a sapere che...? Perch ogni sera scrutavo limbocco del porto sperando di vederti arrivare. E non hai cambiato idea? Sei sicuro che... Dionisio tronc le sue parole con un bacio e la strinse a s. Arete gli gett le braccia al collo e si sent sciogliere nel calore del suo corpo, si abbandon alla sua forza, alle parole ardenti che le sussurrava allorecchio. Dionisio si stacc da lei e le disse sorridendo: Ora per necessario rispettare lusanza. Vieni, devo andare a chiederti in sposa. Ma che cosa intendi dire... a chi vuoi chiedermi in sposa? Io sono sola, io... A tuo padre, piccola. Ermocrate qui. Arete guard Filisto e poi di nuovo Dionisio dicendo: Mio padre? Oh... di del cielo, mio padre? Gli occhi le si riempirono di lacrime. Sesto A Ermocrate fu detto solo che Dionisio chiedeva di essere ricevuto e che cera una persona con lui che desiderava vederlo e si trov di fronte, allimprovviso, la figlia che credeva morta. Era un uomo duro, temprato dalle vicissitudini di una vita avventurosa, un aristocratico altezzoso e severo, ma fu sconvolto alla sua vista. Arete non os corrergli incontro per il rispetto nei confronti del padre cui era stata abituata fin da piccola e mosse soltanto qualche passo incerto verso di lui, senza osare guardarlo negli occhi. Era sempre stato per lei pi unimmagine, un idolo, che un genitore e quella situazione cos estrema, quella improvvisa e drammatica intimit le provocava un senso di panico e di vertigine, un batticuore che la soffocava. Ma il padre si alz appena si fu riavuto dallo stupore e le corse incontro stringendola a s in un lungo abbraccio commosso. E lei allora si abbandon; tutta la tensione si sciolse in un pianto liberatorio, gli si avvinghi al collo e rest l, in piedi in mezzo alla camera spoglia e austera, immersa nel calore di un abbraccio che aveva desiderato da sempre. Fu la voce di Dionisio a riscuoterli: Heghemn.... Ermocrate sembr accorgersi solo allora della sua presenza: lo guard con unespressione interrogativa, non riuscendo a spiegarsi come quel giovane guerriero

avesse potuto accompagnare alla sua presenza la figlia che aveva creduto perduta per sempre. Padre disse Arete a lui che devo la vita. Mi ha trovata esausta e quasi priva di sensi lungo la strada, e mi ha raccolta, aiutata, protetta... Ermocrate fiss negli occhi il giovane che aveva di fronte con uno sguardo improvvisamente ombroso e turbato. ...e rispettata concluse Arete. Ermocrate si sciolse da lei e si avvicin a Dionisio. Ti ringrazio per ci che hai fatto. Dimmi come posso ricompensarti... Ho gi avuto la mia ricompensa, heghemn, conoscere tua figlia stata la pi grande fortuna che mi sia toccata. Il privilegio di parlarle e di ascoltare le sue parole mi ha cambiato profondamente... Tutto andato a buon fine lo interruppe Ermocrate. Ti sono molto grato, ragazzo, non immagini quanto. Dopo che seppi della caduta di Selinunte e in nessuno modo riuscii ad avere notizie di mia figlia, fui tormentato dai pensieri pi angosciosi. Lincertezza sulla sua sorte mi procurava ancora pi dolore che se lavessi saputa morta, il pensiero che fosse prigioniera, trascinata schiava chiss dove, sottoposta a ogni possibile oltraggio e violenza non mi dava pace n giorno n notte. Non c tortura che possa eguagliare per un padre il dubbio sulla sorte di una figlia. Le mie propriet e le mie ricchezze sono state confiscate, ma mi resta ancora qualcosa: lascia che io ti ricompensi. Non c prezzo per ci che intendo chiederti, heghemn disse Dionisio con voce ferma e guardandolo dritto negli occhi perch io intendo chiederti proprio la figlia che ti ho appena restituito. Ma che cosa stai dicendo... cominci Ermocrate. Mi sono innamorata di lui, padre sintromise Arete. Appena lho visto, appena ho aperto gli occhi, capisci? E da quel momento non ho desiderato altro che di poter essere la sua sposa e vivere con lui tutti i giorni che gli di vorranno concedermi. Ermocrate rest muto e immobile come fulminato da tante emozioni inattese. Lo so, sono un uomo di umile condizione prosegu Dionisio e non dovrei nemmeno alzare lo sguardo su di lei, ma lamore che le porto mi d il coraggio di osare tanto. Sapr essere degno di tua figlia e anche di te, heghemn. Non ti pentirai di avermi concesso un cos grande tesoro. Io non te la chiedo perch voglio farmi una famiglia e assicurarmi una discendenza, oppure per stabilire un vincolo di parentela con una delle pi illustri casate della mia citt e nemmeno per reclamare il merito di avertela restituita. Avrei salvato chiunque avessi trovato in quelle condizioni. Te la chiedo perch senza di lei la mia vita mi verrebbe a noia, perch voglio amarla e proteggerla contro qualunque minaccia e pericolo, anche a costo della mia stessa vita. Ermocrate accenn gravemente con il capo senza dire nulla e Arete, avendo capito che acconsentiva, lo abbracci forte, sussurrandogli allorecchio: Grazie, padre, grazie... Sono felice perch sto con le sole persone al mondo di cui mi importi. Il rito si celebr il giorno seguente e poich Arete non aveva amiche che potessero accompagnarla alla casa del marito, e poich questi non possedeva a Messina alcuna casa, le famiglie pi nobili della citt offrirono una dimora per Dionisio e le loro figlie vergini che accompagnassero la sposa nel talamo e le sciogliessero la cintura della veste. E Arete pens ai fuochi di Agrigento e al canto solitario del poeta dalla collina dei templi, mentre saliva verso la casa in cui lattendeva Dionisio, leroe che pi somigliava a suo padre e che sempre aveva sognato, fin da bambina, quando ascoltava storie meravigliose seduta sulle ginocchia della madre. Il corteo era festoso, i ragazzi lungo la via gridavano e schiamazzavano, i bambini cantavano la filastrocca tradizionale che augurava alla coppia prole di ambo i sessi. Ecco che torna la rondinella Ecco che arriva anche la cornacchia E porta nel becco un bimbo O una bimba bella! Le giovinette che laccompagnavano spargendo petali di rose selvatiche davanti a lei erano quasi tutte graziose, vestite con i loro pepli della festa, ma nessuna eguagliava lo

splendore della sposa. La felicit la rendeva ancora pi incantevole: perch aveva voluto dimenticare ogni ricordo angoscioso per pensare solo al giovane uomo che lattendeva sulla soglia di quella modesta dimora ai piedi delle colline. Il sole calava dietro i monti quando giunse in vista della casa. Dionisio lattendeva sulla porta vestito di un elegante chitone bianco con ricami a palmette dargento lungo fino ai piedi, che certamente doveva avergli prestato qualche amico facoltoso. Accanto a lui aspettava il sacerdote per unire le loro mani con la benda sacra e benedire la sposa. Le ragazze accompagnarono Arete nel talamo accendendo le fiaccole che portavano in mano nella lucerna dellatrio e cantando linno nuziale. Le sciolsero i capelli e la pettinarono, poi le slacciarono il cingolo che le teneva la veste, la spogliarono e la misero a letto sotto il lenzuolo di candido lino. Fuggirono gi per le scale con gridolini maliziosi e Dionisio aspett finch tutto fosse tranquillo e silenzioso, quindi sal e si accost alla porta del talamo. Tese lorecchio e finalmente ud dallesterno echeggiare la serenata che aveva richiesto per la sua sposa per quella notte. Gi in strada, un cantore messinese, accompagnato dal flauto, uno strumento a corda, aveva intonato il suo canto: storia damore che raccontava di un ragazzo povero innamorato di una principessa dopo averla veduta passare sulla sua portantina. Spinse delicatamente la porta aprendo solo uno spiraglio e vide con sorpresa che il letto era vuoto. Entr allarmato nella stanza: anchessa era vuota e si sent subito il cuore in gola. Cerc di calmarsi, richiuse la porta alle sue spalle e si volse. Arete si era nascosta dietro il battente e ora stava orgogliosamente nuda di fronte a lui, in piedi contro il muro, e lo guardava con un sorriso malizioso e divertito. Dionisio scosse il capo e le si avvicin. Lo sai che una giovane sposa dovrebbe aspettare timida e trepidante sotto le lenzuola? Ti sembra questo il momento di fare degli scherzi? Arete sorrise. Pensi sempre che io sia troppo magra? Penso che tu sia molto bella rispose Dionisio e che mi ero completamente sbagliato. Allung una mano ad accarezzarle una guancia e lei gliela baci delicatamente, sfiorandola appena con le labbra semiaperte. Egli fece scorrere laltra fino ad accarezzarle il seno statuario e il ventre. Vide che Arete chiudeva gli occhi e sent la pelle di lei fremere al tocco delle sue dita. La sollev improvvisamente fra le braccia, con un gesto naturale e delicato quasi lei fosse leggera come una piuma, e la depose sul letto. Poi anchegli si spogli e le apparve come le statue degli atleti olimpici nelle piazze e degli di sui frontoni dei templi. Cera nella camera lultimo riverbero rosato della sera, che si posava sulla pelle di Arete come lo sguardo di Afrodite. La serenata risuonava adesso pi lontana e sommessa, cos simile a quella del cantore di Agrigento, accompagnata dal suono lieve del flauto e dal tremito argentino delle corde. Dionisio le si stese accanto e si sent avvolgere dal tepore e dal profumo di lei, la vide trasfigurarsi a mano a mano che lui riusciva a suscitare il piacere dal suo corpo verginale: gli occhi brillare di una luce dorata, le labbra inturgidirsi, il volto distendersi in una trasparenza quasi ialina. Rispondeva a ogni carezza, a ogni bacio con altrettanto calore, con innocente lussuria. Fu lei ad attirarlo dentro di s sciogliendo la sua ritrosia di guerriero con la calda intensit dello sguardo, con lincanto del suo seno immacolato, stringendo come unamazzone i suoi fianchi fra le cosce. Si amarono finch bruci la fiammella della lucerna, fino a giacere estenuati in uno stato di semincoscienza, come immersi in una beatitudine torpida e umida. Scivolarono dallamore nel sogno senza accorgersene: la luce perlacea di unaurora marina li trov ancora abbracciati, coperti solo della loro bellezza. Ermocrate non desiderava altro che tornare in patria e si mise in contatto con gli amici che ancora aveva a Siracusa perch sollecitassero lAssemblea a emanare un decreto che lo richiamasse dallesilio. Anche Dionisio invi messaggi a Filisto affinch mobilitasse tutti i membri della Compagnia per votare a favore del richiamo di Ermocrate e molti ne rimand a casa perch potessero prendere parte alla votazione. Ma Diocle, dopo le vergognose sconfitte di Selinunte e Imera, temeva che la presenza di Ermocrate lo avrebbe completamente offuscato e che il fascino del condottiero e la sua ardente oratoria avrebbero infiammato il popolo incitandolo alla riscossa. Temeva che

egli avrebbe trascinato la citt in una lunga guerra sanguinosa e che le istituzioni democratiche non avrebbero retto alla potenza della sua personalit. In una serie di tempestose adunate le opposte fazioni si scontrarono duramente nellAssemblea, ma alla fine fu chiaro che il popolo non voleva il ritorno, con Ermocrate, dello strapotere degli aristocratici e la mozione che ne chiedeva il richiamo dallesilio venne respinta con uno scarto minimo di voti. Fu lo stesso Dionisio a portare la notizia a Ermocrate che, scuro in volto, laccolse seduto nellatrio semibuio della sua casa, simile a una divinit corrucciata. Era ancora nel pieno del vigore del corpo e dellanimo e sprigionava dallo sguardo una potenza torva e minacciosa, che incuteva timore perfino agli amici. La parentela recentemente acquisita non aveva tolto a Dionisio il senso di reverente rispetto che gli aveva sempre portato e continu a chiamarlo, come qualunque semplice soldato, heghemn. Cos hanno rifiutato disse Ermocrate trattenendo a stento lo sdegno. stata una maggioranza esigua cerc di consolarlo Dionisio. In democrazia essere sconfitti per un voto o per mille non fa differenza. Infatti. E ora che cosa pensi di fare, se posso chiederlo? Segu un lungo silenzio, poi Ermocrate rispose: Non volevo tornare per sete di potere ma solo per guidare la riscossa contro i barbari. Lo so, heghemn. Visto per che la mia citt non mi vuole, la guider comunque da qui. Si alz e il tono della sua voce risuon potente come se stesse arringando il popolo nellAssemblea. Fai circolare fra i profughi la notizia che ancora sono a Messina che torniamo a Selinunte, che rioccupiamo la citt. Di loro che i giorni dellumiliazione sono finiti, che chiamino a raccolta i loro compagni superstiti, dovunque siano. Noi stessi li aiuteremo a ritrovarli, se ci forniranno notizie. Scriver un proclama che faremo circolare in centinaia, migliaia di copie, un proclama in cui chiamer a raccolta i profughi e gli sconfitti, coloro che hanno perso le loro famiglie e le loro case, che hanno ancora nelle orecchie le grida strazianti dei figli massacrati e delle spose violate; li chiamer ad accamparsi fra le rovine ancora fumanti della patria distrutta, restituir loro le armi e lonore, riporteremo nei templi le immagini dei nostri di e i simboli sacri della nostra religione. E poi attaccheremo, staneremo i nemici dovunque si trovino, daremo loro la caccia senza tregua e senza piet. Vai, ora! Dionisio si conged con un cenno appena percettibile del capo e usc per convocare i compagni e riferire loro il progetto e la volont di Ermocrate. In meno di sette giorni mille Imeresi e cinquecento Selinuntini erano pronti a marciare ai suoi ordini. Arete avrebbe voluto seguirlo dovunque andasse ma non pot opporsi alle volont congiunte del marito e del padre, che volevano rimandarla a Siracusa in un luogo sicuro per non esporla alle enormi fatiche di una marcia massacrante e ai pericoli di una campagna piena di incognite. Era cos furente per quella esclusione che Dionisio non riusc nemmeno a farsi ascoltare nel momento del commiato. Sei un bastardo, e figlio di un cane gridava fuori di s. Che cosa ti ho fatto per trattarmi cos? Parlami ancora a quel modo e ti gonfio di schiaffi come un otre! Provaci! Certo che ci provo! Sono tuo marito, per Zeus! Ti pentirai di avermi mandato via! Che cos, una minaccia? Prendila come vuoi! Ma non ti mando via, maledizione, ti mando a casa! E ti pare poco? A che ti serve una moglie, solo per fottere? Trovati una puttana, allora, o mettilo nel culo a qualcuno dei tuoi amici. Dionisio alz la mano per schiaffeggiarla ma lei lo fiss senza batter ciglio, sfidandolo apertamente. Va in malora! imprec, poi si volse e si diresse a grandi passi verso la porta. Dionisio... La voce di lei lo arrest prima che uscisse. Dionisio si ferm, senza voltarsi. Ci ho provato disse la ragazza.

Dionisio non rispose. La verit che non posso stare senza di te, mentre tu ci riesci benissimo, e la cosa mi fa impazzire. Non vero. Che cosa non vero? Che ci riesco benissimo. Conter i giorni e le ore che mi separeranno da te e ogni istante mi sembrer interminabile. Lo dici perch cos me ne andr senza seccarti con le mie scenate. Lo dico perch vero. Sul serio? Lei gli era ormai vicinissima e lui poteva sentire lodore della sua pelle e il profumo di viola dei suoi capelli. Sul serio rispose lui, e si volt. Se la trov di fronte, rossa in volto per il dispetto e la commozione. Allora portami a letto prima di andartene, bastardo. Il tuo reparto pu aspettare. Ti avranno per chiss quanto tempo. Io no. Lui la prese in braccio come aveva fatto la notte del loro matrimonio e la port su per le scale, fino alla camera da letto. Ma dove hai imparato a parlare a quel modo? le chiese mentre si slacciava la corazza e gli schinieri che aveva gi indossato. Sei la figlia di un nobile, unaristocratica: io credevo che... Al campo con i guerrieri. Mio padre a volte mi faceva venire e mi teneva con se per qualche giorno. A volte anche un mese o pi... E adesso disse lasciando cadere a terra la veste fai in modo che questo mi basti per tutto il tempo che resterai lontano. Marciarono per undici giorni attraverso linterno dellisola lungo laspra dorsale dei monti, senza che nessuno osasse importunarli e nemmeno avvicinarsi; si vedeva solo a volte qualche uomo a cavallo che li osservava dalle alture che fiancheggiavano il sentiero e poi spronava via al galoppo. Ermocrate camminava in testa alla colonna, instancabile. Primo ad alzarsi e indossare larmatura, ultimo a sedersi attorno al bivacco per consumare un pasto frugale. E prima di coricarsi si assicurava che tutti avessero mangiato abbastanza e avessero una coperta per ripararsi dal freddo ancora pungente a quelle altezze, come fa un padre con i suoi ragazzi. La sera del dodicesimo giorno giunsero in vista di Selinunte e i guerrieri si fermarono impietriti a guardarla. Sembrava impossibile che una citt tanto bella e grande fosse stata distrutta, che la sua popolazione fosse stata cos crudelmente massacrata e dispersa. Ermocrate sciolse i ranghi e i Selinuntini si sparsero per la citt aggirandosi come fantasmi fra i muri sgretolati, per le strade ingombre di macerie, fra i resti di corpi carbonizzati. Cercavano ognuno la propria casa, che in primavera profumava di calce fresca e destate di rosmarino e di mentastro, la casa in cui erano cresciuti, dove per tanti anni si erano riuniti la sera per consumare la cena, per ridere e scherzare, per raccontarsi ci che avevano fatto durante il giorno, gli ambienti in cui erano risuonate le voci dei bambini che giocavano e che ora, senza pi tetto, erano invasi solo dal gemito del vento che soffiava dai monti. Quando la trovavano, si aggiravano fra le mura cadenti toccando, quasi accarezzando, le pareti, gli stipiti delle porte. Raccoglievano, piangendo, qualche segno della vita di un tempo per conservarlo come un prezioso talismano: il frammento di una stoviglia, un modesto ornamento per le braccia o le caviglie, una spilla che aveva raccolto i capelli di una persona cara. Qua e l, in quelli che erano stati gli orti e i giardini, un melograno era riuscito a fiorire ma le sue corolle vermiglie, un tempo festosi segni di primavera, sembravano ora soltanto macchie di sangue sui muri anneriti dagli incendi. I tralci delle viti serpeggiavano al suolo intrecciandosi ai rovi che avevano messo radici dovunque. Solo al calar della sera, uno dopo laltro, i guerrieri selinuntini emersero dallintrico delle rovine seguendo il riverbero del fuoco che era stato acceso nellagor. L li aspettava Ermocrate assieme agli Imeresi e ai Siracusani che lo avevano seguito. Mangiarono per lo pi in silenzio, scambiando poche parole e oppressi dallangoscia dei ricordi, eppure, con il passare delle ore, il calore del fuoco e del cibo consumato insieme, la sensazione di essere animati dagli stessi sentimenti e dalla stessa determinazione, il riverbero delle fiamme sulle facciate dei templi deserti restituivano

loro una sensazione di orgoglio ritrovato, di territorio riconquistato, di suolo riconsacrato. Il giorno dopo raccolsero i resti dei morti e li seppellirono nella vicina necropoli, poi si divisero in gruppi a seconda dei compiti che erano stati loro assegnati. Alcuni scesero in mare a pescare con arco e frecce in mancanza di reti, alcuni si sparsero per i campi a cercare appezzamenti coltivati che potessero promettere un raccolto. Altri individuarono le case meno danneggiate e presero a sgombrarle dalle macerie e a riattarle. Altri ancora si sparsero nei boschi a tagliare tronchi per farne travi per i tetti, tavole per porte e finestre, fasciame per costruire imbarcazioni. In breve la citt mut aspetto, almeno nei quartieri prossimi allagor. Nei villaggi sulle colline, i fuochi che palpitavano di notte e le ombre che si aggiravano fra le rovine diventarono oggetto di racconti di ogni genere. Si diceva che erano le ombre dei morti che vagavano di notte senza pace fra i ruderi della citt distrutta e che quei fuochi erano i loro spiriti che ardevano di odio per i nemici che li avevano privati della vita. Ormai nemmeno i pastori si avventuravano fin sotto le mura temendo di fare incontri indesiderati. Ma non pass molto tempo che la verit divenne evidente e si diffuse ai tre angoli della Sicilia e oltre. Il proclama di Ermocrate aveva sortito leffetto voluto e da tutta lisola cominciarono ad affluire volontari, in gran parte Selinuntini e Imeresi. A centinaia, dapprima, poi a migliaia, a piedi e a cavallo, da tutte le direzioni, e anche dal mare. Arriv perfino uno che era fuggito dalla schiavit attraversando il mare dallAfrica con una specie di zattera che si era costruito con dei tronchi di palma. Lo trovarono, una mattina sulla spiaggia, pi morto che vivo e quando riprese i sensi e vide centinaia di guerrieri esercitarsi nellagor con lancia e spada cominci a gridare che voleva anchegli unarmatura e che si doveva subito invadere lAfrica. Lo calmarono a stento. Nel volgere di un paio di mesi si radunarono seimila combattenti pronti a tutto, perfettamente addestrati e ciecamente fedeli al loro comandante. Dionisio divenne il secondo in comando ed ebbe lincarico di guidare incursioni in territorio nemico per approvvigionarsi di cibo e di foraggio. Ma ben presto le azioni si fecero molto pi massicce e aggressive. Nel corso dellestate Ermocrate guid una serie di vere e proprie spedizioni, attaccando Lilibeo e Palermo di sorpresa e infliggendo durissime perdite alle guarnigioni di mercenari al servizio dei Cartaginesi. Fecero persino uno sbarco notturno con fanterie leggere nellisola di Motya appiccando il fuoco a un paio di navi da guerra nel bacino di carenaggio. I distaccamenti di mercenari al servizio di Cartagine che pattugliavano il territorio vennero intercettati e annientati. Bench sia Ermocrate che Dionisio cercassero di trattenere i loro uomini dagli eccessi, non poterono impedire che si compissero atrocit di ogni sorta, che rinfocolarono oltre misura gli odi e i rancori. Da Siracusa Filisto inviava notizie in continuazione tramite amici della Compagnia come Biton, Dorisco e Iolao, compagni dinfanzia di Dionisio, e si venne cos a conoscenza della grandissima preoccupazione di Diocle per queste azioni militari, che sicuramente avrebbero provocato una reazione cartaginese, ma anche della enorme popolarit che Ermocrate e lo stesso Dionisio stavano conquistando in patria per le loro imprese, soprattutto fra i giovani. Con gli stessi messaggeri Dionisio riceveva anche ardenti lettere damore da Arete, che si concludevano immancabilmente con la richiesta di raggiungerlo al pi presto. Dionisio la rivide di nascosto alcune volte durante linverno successivo, approfittando della stasi delle operazioni militari, ma non gli fu mai possibile trattenersi per pi di pochi giorni per non essere scoperto. Trascorreva tutto il tempo in casa e questo non poteva che far piacere ad Arete, che cos lo aveva soltanto per s. Allinizio della primavera successiva Ermocrate prese una decisione destinata a suscitare scalpore: alla testa del suo esercito attravers la Sicilia occidentale e raggiunse Imera. Desiderava che fosse chiaro il valore del suo gesto: voleva riunire i Greci di Sicilia in ununica potente alleanza, radunare unarmata senza precedenti e cacciare i Cartaginesi da tutta lisola. Proprio a Imera era stata combattuta e vinta la guerra settantanni prima sotto la guida di Siracusa: da Imera sarebbe cominciato il contrattacco. Per quello stesso motivo, per, laccanimento dei nemici sulla sventurata citt era stato spaventoso. La vista di quanto restava di Imera fu per i superstiti ancora pi straziante di quanto non fosse stato il ritorno fra le rovine di Selinunte. Qui la furia dei barbari non

aveva avuto limiti: avevano demolito casa per casa, sventrato le mura, appiccato il fuoco ai templi, abbattuto e sfregiato le statue, torturato a morte quelli che avevano trovato con le armi in pugno. I loro corpi smembrati erano ancora sparsi fra i ruderi e nel luogo dellultima mattanza, presso la grande pietra che aveva fatto funzione di altare sacrificale, la vista era talmente orribile che uno dei guerrieri pi giovani svenne. I corpi erano ammassati a migliaia e la terra sotto di loro era nera del loro sangue. Lo stesso Ermocrate ne rest completamente sopraffatto. Pallido di collera e di sdegno si aggirava intorno a quel cumulo di orrore ringhiando fra i denti parole che nessuno riusciva a capire. Ordin subito di celebrare le esequie per quei miseri resti e di dare loro sepoltura, poi mand altri uomini nella campagna, l dove si era svolto lultimo sanguinoso scontro, e fece raccogliere le ossa dei combattenti siracusani caduti durante lo sfortunato tentativo di soccorrere Imera, abbandonate da Diocle sul campo di battaglia. Spogliati delle armi e di tutto ci che avesse qualche valore, erano riconoscibili solo dal braccialetto di salice, un rametto spaccato in due per la sua lunghezza e con inciso, allinterno, il nome del guerriero, che portavano intrecciato intorno al polso alla maniera spartana. Fece quindi costruire bare di pino con sopra il nome di ciascun caduto e si accinse a riportarle in patria per la sepoltura. Era un gesto di enorme valore, non solo dal punto di vista etico. Ermocrate non ignorava certo il fortissimo impatto propagandistico che avrebbe avuto sul popolo, dal quale ancora sperava un decreto ufficiale di richiamo in patria. Con questo atto, la differenza di statura morale fra lui e il capo democratico, il suo avversario Diocle, appariva clamorosa. Da un lato il duce esiliato, mai sconfitto e privato del comando esclusivamente per motivi politici, tornava a rivendicare lonore di Siracusa e di tutta la grecit riportando, a quella stessa patria che lo aveva umiliato e disconosciuto, i figli caduti in battaglia. Dallaltro il suo rivale Diocle ancora subiva lonta di non avere impedito ai barbari di annientare due fra le pi illustri citt di Sicilia, di essere fuggito ignominiosamente abbandonando gli alleati alla pi feroce delle rappresaglie e i corpi dei suoi soldati alla profanazione, senza sepoltura, condannando le loro anime a vagare senza pace alle soglie dellAde. La notizia che Ermocrate riconduceva in patria i resti dei suoi figli caduti in combattimento suscit una violenta emozione fra il popolo, che si riun in Assemblea per deliberare un solenne funerale pubblico. Subito vi fu chi propose di richiamare immediatamente in patria Ermocrate. Diocle, che fino a quel momento si era tenuto in disparte, rendendosi conto della meschinit della propria situazione, si present a discussione gi iniziata e chiese la parola. Al suo improvviso apparire tutti tacquero: sullAssemblea scese un silenzio di tomba. Settimo Siracusani! esord Diocle. Capisco i vostri sentimenti, so che cosa provate. Anchio avevo amici caduti a Imera eppure non mi sono fermato a raccoglierne i corpi... Perch sei un codardo! esclam uno dei presenti. Silenzio! intim il presidente dellAssemblea lasciatelo parlare. Non lho fatto continu Diocle perch avrei rischiato di perdere altri compagni che ancora erano vivi. Ho preferito riportarveli sani e salvi. Cos facendo ho messo in salvo anche molti profughi che altrimenti sarebbero stati massacrati... E tanti altri hai abbandonato al loro destino! grid un altro. Gente che aveva creduto in noi, che a noi si era affidata. Ci hai disonorato tutti! Gli punt contro il dito, mentre pronunciava quelle parole, e Diocle vide che aveva al polso il bracciale con il delfino, il simbolo della Compagnia cui apparteneva Dionisio. Il presidente dellAssemblea richiam ancora allordine i presenti e Diocle riprese il suo discorso. Non ho avuto scelta, credetemi! La citt era condannata: nulla e nessuno avrebbe potuto salvarla contro lassalto di sessantamila uomini. Quel barbaro sanguinario non avrebbe mai lasciato lassedio finch non avesse sterminato tutti gli Imeresi. Almeno ho salvato donne e bambini e anche molti uomini... Ma non sono venuto qui per difendermi dalle vostre accuse. Ho agito in buona fede e ho combattuto

con coraggio. I compagni me ne sono testimoni. Sono qui invece per esortarvi a non lasciare entrare Ermocrate in citt... Un mormorio di proteste serpeggi fra i presenti. Alcuni imprecarono, altri lo insultarono. So che in questo momento egli vi appare come un eroe, un valoroso che ha sfidato i barbari, che si accampato fra le rovine di Selinunte, che vi ha riportato le ossa dei vostri figli. E forse lo . Ma egli anche un avventuriero, un uomo che mira a impadronirsi del potere. Siracusa una democrazia e le democrazie non hanno bisogno di grandi personaggi, di eroi. Hanno bisogno di cittadini, di persone normali che fanno il loro dovere ogni giorno e che servono il loro paese. Se Ermocrate entra in citt, come sopravvivranno le nostre libere istituzioni? Lo seguono Imeresi e Selinuntini, oltre a un gruppo di mercenari asiatici che paga con oro persiano, uomini fedeli a lui, non alla citt o alle istituzioni, e pronti a tutto per lui. Se il suo scopo era solo di restituirci i resti dei nostri caduti, allora perch si portato dietro migliaia di guerrieri? Perch sta radunando unarmata per cacciare i Cartaginesi dalla Sicilia intera echeggi unaltra voce, quella di Filisto. So da che parte stai! lo invest Diocle. E sappiamo bene che il tuo amico Dionisio ha sposato la figlia di Ermocrate. Sono amico di Dionisio e me ne vanto! esclam Filisto. un uomo coraggioso che si battuto senza mai risparmiarsi, esponendosi in prima fila al pericolo e alla morte. forse una colpa mantenersi fedeli allamicizia? Diocle non gli rispose e riprese il filo del suo discorso rivolgendosi ai membri dellAssemblea. Vi siete forse dimenticati dellarroganza degli aristocratici? Se lascerete che Ermocrate varchi le porte della citt, siate certi che egli ricondurr al potere i vostri vecchi padroni, che vi facevano frustare se non lavoravate come bestie i loro campi dallalba al tramonto, che nemmeno si degnavano di guardarvi in faccia quando vi incontravano per la strada, che si sposavano soltanto fra loro come se appartenessero a una razza diversa dal genere umano. Filisto reag. Non lo ascoltate, cittadini! Dice cos per distogliere la vostra attenzione dalla sua inettitudine, dal disonore che ha gettato su di noi lasciando gli alleati in balia del nemico, fuggendo di notte come un ladro, abbandonando insepolti i corpi dei vostri figli, alla merc dei cani e degli uccelli da preda. Io vi chiedo invece di accogliere Ermocrate dentro le mura della citt. stato destituito ingiustamente dalla sua carica mentre combatteva lontano alla testa della nostra flotta, gli stato negato il ritorno senza che avesse commesso alcun crimine. Ermocrate lunica speranza di questa terra, lunico condottiero in grado di cacciare i Cartaginesi dallisola, lunico che pu vendicare i vostri figli! A quelle parole la folla si scosse. Molti si alzarono in piedi gridando a Diocle: Levati di mezzo! Vogliamo i nostri morti! Parli solo per invidia! Molti altri per rimasero in silenzio. Le parole di Diocle in qualche modo avevano avuto su di loro un certo effetto. Alla fine i magistrati decisero di mettere ai voti lordine del giorno con due punti: la celebrazione di un funerale pubblico a spese dello Stato per onorare i caduti riportati in patria e il permesso a Ermocrate di rientrare in citt. La prima mozione fu approvata, la seconda respinta, ancora una volta con uno scarto minimo di voti. Tuttavia un gruppo di cittadini propose una terza mozione, che condannava Diocle allesilio per incapacit nella conduzione dellesercito e per codardia in presenza del nemico. La proposta fu approvata a larga maggioranza, come se i cittadini si sentissero in colpa per aver negato il ritorno al pi valoroso dei figli di Siracusa e volessero ripagarlo esiliando il suo principale avversario. Ermocrate ricevette per la seconda volta in poco tempo il rifiuto della sua citt n gli diede alcun sollievo il fatto che Diocle fosse stato condannato allesilio. Fu una delegazione dellAssemblea a recargli la notizia e luomo che parl a nome di tutti lo fece a malincuore, manifestando un profondo disagio, e si sent ancora peggio quando Ermocrate non gli diede alcuna risposta, limitandosi a chinare il capo sul petto in uno sdegnoso silenzio. Fu Dionisio a parlare. Potete prendere le bare con i resti dei vostri caduti e rendere loro gli onori funebri che meritano. Prima ve ne andrete e meglio sar.

Il convoglio part di l a poco e raggiunse la citt dopo unora di viaggio. Le bare furono allineate nellagor perch ogni famiglia riconoscesse il proprio congiunto. Dove il braccialetto di salice aveva permesso lidentificazione, il nome del caduto era stato inciso a fuoco sul legno della bara. Dove non era stato possibile assegnare un nome al corpo era stata scritta la parola scritta in greco che significava sconosciuto; dove erano state riunite membra sparse di diverse persone, era stata scritta la parola scritta in greco che significava molti. Il ritorno di quei resti diede nuova forza al dolore dei genitori e dei parenti e ogni angolo della citt risuon per tutta la notte di lamenti e di pianti. Il giorno successivo vennero celebrate le esequie. Le pire furono accese fuori dalla citt, nella zona meridionale, e quando il fuoco ebbe arso ci che era stato risparmiato dai cani e dai predatori, le ossa e le ceneri vennero restituite ai parenti perch le deponessero nella tomba. Anche Arete partecip, sola, al funerale perch aveva fra i caduti un cugino che le era sempre stato caro. Mentre si accingeva a tornare a casa, prima che calasse loscurit, sent che qualcuno la seguiva e affrett il passo. Si rese conto allimprovviso che a quellora soltanto una schiava o una prostituta poteva camminare da sola per la strada ed ebbe paura. Senza voltarsi si mise a camminare ancora pi veloce, quasi correndo per raggiungere la porta di casa e chiudersi dentro. Il passo che la seguiva si fece pi rapido e pi pesante, come il suo batticuore. Poi, dun tratto, scomparve. Arete si ferm, guard indietro. Nessuno. Tir un sospiro e svolt in fretta a sinistra, ma appena ebbe girato langolo and a sbattere contro una figura ammantata di scuro e non riusc a trattenere un grido. Ssst! Siopa! le intim una voce perentoria. Dionisio! esclam Arete riconoscendolo. Aveva il capo e il volto coperti da un cappuccio e le disse: Vai avanti, non ti fermare. Ti verr dietro fino a casa. Cos procedettero di buon passo lungo le strade del quartiere di Acradina fino alla casa della pergola. La vite aveva gi messo le foglie e anche il fico, che spuntava quasi dal muro proprio di fianco alla porta dingresso. Arete tolse la chiave dalla borsa, apr e fece entrare il marito, poi richiuse subito a doppia mandata e gli salt al collo abbracciandolo stretto. Dionisio la strinse a s a lungo, senza dire nulla. Ti preparo la cena? chiese Arete. Non ho molta fame rispose Dionisio. Come lha presa mio padre? Male. Come vuoi che labbia presa? Che cosa far ora? Credo che torneremo a Selinunte. Non ci sono altri luoghi in cui stabilirci. A questo punto verr con voi. Non ha senso che io rimanga qui. E invece s. Che cosa vuoi dire? Tuo padre preferisce che tu resti a Siracusa. E allora? Sono una donna sposata: non devo pi rendere conto a mio padre ma solo a mio marito. Non ho bisogno del suo consenso, solo del tuo. Anchio sono daccordo con tuo padre. Finch siamo a Selinunte troppo pericoloso. Sei un bastardo... disse Arete con le lacrime agli occhi, ma possibile che tu non mi voglia neanche un po di bene? Non ricominciamo a litigare replic Dionisio in tono conciliante. Sai benissimo che sei la persona che amo di pi al mondo. Per questo ho deciso di non portarti con me. Ma ascolta... una cosa che non dovrei rivelarti ma te la dir ugualmente: non credo che resteremo a lungo lontani. Che cosa intendi dire? chiese Arete asciugandosi le lacrime. Tuo padre torna a Selinunte ma io lo seguir solo nella prima parte del viaggio. Devo incontrare delle persone che possono aiutarmi a preparare il suo ritorno in citt. Il suo ritorno? E come? Meglio che tu non lo sappia. Credimi, questione di pochi giorni, meno di un mese di sicuro. E dopo non ci separeremo pi: finir per venirti a noia, vedrai. Arete scosse la testa. Non mi credi?

Ti credo rispose ed per questo che ho paura. Un simile ritorno non pu avvenire senza sangue. Non detto. Faremo in modo che la cosa si concluda rapidamente. Nemmeno tuo padre vuole spargimenti di sangue e la citt ha gi subto pesanti perdite. Ma un suo diritto rientrare: il decreto che lo condanna allesilio ingiusto. Inoltre, Siracusa senza una guida proprio mentre i Cartaginesi preparano una nuova invasione. Come fai a saperlo? Abbiamo i nostri informatori. In citt dicono che se i Cartaginesi tornano colpa vostra, perch vi siete installati a Selinunte e avete condotto azioni di guerra. E tu che cosa credi? Che almeno in parte hanno ragione. Abbiamo fatto ci che era necessario e mi stupisce che proprio tu, che hai assistito a quegli orrori, parli in questo modo. Le donne pensano in modo diverso. Voi uomini pensate solo alla vendetta, allonore, a mostrare il vostro valore di guerrieri, ma questo non fa che perpetuare gli odi, rinvigorire i rancori. Voi inseguite la gloria, noi piangiamo i nostri figli, i nostri fratelli, i nostri padri e mariti. Io sogno di vivere in pace in questa casa accanto a te, di ricevere gli amici e cucinare per loro sotto la pergola, nelle sere destate, guardando le navi che entrano in porto. Sogno di crescere dei figli e vedere un giorno i nostri nipoti. Sono sogni di poca importanza, lo so, ma per me sono la massima aspirazione. Dionisio la prese per le spalle e la fiss negli occhi. Anche le donne di Selinunte e di Imera avevano dei sogni, non credi? E qualcuno li ha mutati in incubi sanguinosi. E anche i profughi che si sono salvati, uomini e donne, hanno un sogno: tornare alle loro case per viverci per il resto dei loro giorni. Tutte le nostre citt sono sulla costa e sono state fondate negli unici luoghi adatti per vivere. Se vengono distrutte non c alternativa, se non di sparire come se non fossimo mai esistiti. Arete, questo che vuoi? Che i Greci di Sicilia spariscano come ombre, che le nostre citt vengano ridotte a cumuli di macerie, covi di bestie selvatiche? No... rispose debolmente Arete. Non voglio questo ma sono stanca di vivere sola nellangoscia, nel terrore che ogni volta che qualcuno bussa alla porta rechi la notizia che mi spezza il cuore. Allora dobbiamo cacciare i barbari dallisola. Solo cos potremo vivere in pace e costruire un futuro per i nostri figli. Tuo padre e io torneremo a Selinunte, poi guideremo la riscossa. Ma prima che ci avvenga, passer certo del tempo e noi avremo la possibilit di stare insieme tranquilli e goderci un poco la vita e... lamore. Arete si asciug le lacrime. In ogni caso, so bene che qualunque cosa io o chiunque altro dicesse non servirebbe certo a farvi cambiare idea, n a te, n a mio padre. incredibile come gli unici uomini che contano nella mia vita siano daccordo in tutto ci che mi fa stare male... Si vede che era il mio destino. Dionisio sorrise. Se proprio lo vuoi sapere, questa volta non cos. Ma che stai dicendo? Tuo padre non sa ancora nulla del mio piano. Ma... non capisco. Sar avvertito a tempo debito. Questo mi spaventa ancora di pi. Anzi, mi sembra una vera follia. Dionisio le fece una carezza. Stai tranquilla, so quello che faccio. E quando sar il momento, tutto si risolver in poche ore. Arete lo fiss con unespressione smarrita: le venivano in mente mille cose che avrebbe voluto confidargli, ragioni per dissuaderlo, dubbi, angosce, timori. Riusc solo a dire: Allora ti preparo qualcosa per cena? Per cena? ripet Dionisio. S o no? No rispose. Poi la prese in braccio e la condusse di sopra, nella camera da letto. Ermocrate lev il campo tre giorni dopo e molti a Siracusa trassero un sospiro di sollievo quando seppero che la colonna muoveva verso occidente. Dionisio usc pi tardi e da solo, a cavallo, diretto verso una localit dellinterno dove aveva dato appuntamento

agli uomini della sua Compagnia, fra cui gli amici pi intimi: Iolao, Dorisco, Biton; sarebbe stato presente anche Filisto. Diocle se ne era gi andato da Siracusa, obbedendo al decreto dellAssemblea. Scomparve nel nulla e di lui non si sent pi parlare. Forse fu pago del risultato che aveva ottenuto tenendo Ermocrate fuori dalla citt, o forse fu sopraffatto dalla vergogna e non volle pi far sapere nulla di s, vivendo in qualche luogo nascosto come una persona qualunque. Ermocrate e i suoi marciarono per sei giorni fino a giungere in vista di Selinunte, dove li attendevano molti altri guerrieri pronti a seguire il loro comandante verso qualunque meta. Dionisio intanto era arrivato al luogo della riunione segreta: una cava di tufo abbandonata sulla strada per Catania. L lo raggiunsero alla spicciolata un buon numero di amici, tutti membri della Compagnia e da ultimo lo stesso Filisto. Quando furono arrivati Dionisio mise delle sentinelle di guardia e cominci a parlare. Il decreto dellAssemblea uno scandalo esord e lesilio di Ermocrate uningiustizia mostruosa. Non c alcuna imputazione contro di lui: solo sospetti e malevolenze. In realt, lui il migliore di noi, un uomo valoroso la cui sola colpa di avere sempre servito la patria dappertutto, a prezzo di durissimi sacrifici, senza chiedere mai nulla in cambio. Ma non questo il punto: sappiamo per certo che i Cartaginesi preparano una nuova campagna per lanno prossimo e questa volta sono decisi a farla finita, anche con noi. Come puoi esserne certo? chiese uno dei presenti. Te lo spiego io intervenne Filisto. Un mese fa unambasceria cartaginese si recata ad Atene per accertarsi che il governo della citt continui a sostenere la guerra contro Sparta. Secondo voi per quale motivo? molto semplice: se gli Ateniesi tengono impegnati gli Spartani nellEgeo, questi ultimi non potranno intervenire in nostro soccorso, come fecero sette anni fa, nel caso Cartagine ci attacchi. E siate pur certi che lo far. Stando cos le cose continu Dionisio lunico uomo in grado di guidare il nostro esercito in questo conflitto, ormai inevitabile, Ermocrate. Avete visto che cosa successo a Selinunte e a Imera solo perch mancata unit di comando e determinazione: lo stesso accadr a Siracusa se continueremo a perdere tempo su questioni di teoria politica. Stiamo parlando di sopravvivenza. Siete daccordo su questo? Tutti assentirono. Bene. Allora noi lo faremo rientrare in citt. Facile a dirsi obiett Dorisco, un giovane di circa venticinque anni con i capelli rossi come il padre, venuto dalla Tracia, e gli occhi scuri come la madre siciliana. Ma nemmeno troppo difficile a farsi replic Dionisio. una pazzia ribatt Iolao, uno dei suoi fedelissimi e, come Dorisco, suo compagno dinfanzia. Il popolo ci far a pezzi. Agiremo di sorpresa continu Dionisio senza batter ciglio noi dallinterno ed Ermocrate dallesterno. Prenderemo il controllo della porta occidentale e la apriremo quando i nostri esploratori ci segnaleranno che Ermocrate pronto a fare irruzione. A quel punto sar questione di poche ore e avremo in mano la citt. Il popolo accetter il fatto compiuto. Se resteremo inerti dovremo assistere al solito spettacolo: la gente che discute per giorni e giorni in Assemblea prima di prendere una decisione la cui esecuzione verr affidata a dei principianti, a un commerciante di pesce salato o a un carpentiere navale anzich a un guerriero, figlio e nipote di guerrieri. Ricordate, amici: fino a qualche tempo fa i barbari ci temevano, forse sopravvalutando la nostra potenza semplicemente perch ci avevano visti sconfiggere gli Ateniesi, ma la condotta dissennata di Diocle li ha adesso convinti che non siamo in grado di difendere i nostri alleati e che dunque non saremo nemmeno in grado di difendere noi stessi. Attaccheranno, vi dico, e non si fermeranno finch non ci avranno sterminati e dispersi. Solo Ermocrate ci pu salvare. Credetemi, non abbiamo alternativa. Per me ha ragione! esclam Biton, il pi robusto, rissoso e impaziente fra i compagni di Dionisio, sempre pronto a fare a botte e, se necessario, a impugnare le armi. Allora, chi con me?

Tutti alzarono le mani. Benissimo concluse Dionisio. Siamo daccordo. Adesso non ci resta che organizzare lazione, ma prima rinnoviamo il nostro giuramento, quello che ci lega gli uni agli altri e che gli di maledicano colui che dovesse violarlo. Giuriamo che se qualcuno tradir gli daremo la caccia finch non lo avremo trovato e punito. I presenti giurarono. Far parte di una Compagnia significava avere importanti vantaggi nella vita sociale e politica e anche nellesercito, ma comportava anche impegni gravosi e rischi mortali in caso di defezione. Cos come erano arrivati, tutti si allontanarono alla spicciolata, uno alla volta o a piccoli gruppi, e presero itinerari diversi per il ritorno per non dare troppo nellocchio. Filisto, che non aveva parlato fino a quel momento limitandosi ad ascoltare e a osservare, si avvicin a Dionisio. Difficile pensare che, fra tanti, a nessuno venga la tentazione di tradire. Non mai successo rispose Dionisio calmo. Non mai stata in gioco una posta tanto importante. Stiamo parlando del destino della citt e forse anche della Sicilia intera ribatt Filisto. In ogni caso, un rischio che dobbiamo affrontare. Non si pu pi tornare indietro. Filisto rest in silenzio per un poco, osservando gli ultimi che montavano a cavallo e si allontanavano lungo la strada bianca di polvere, poi domand: Quando lo dirai a Ermocrate? Questa notte stessa partir uno dei miei a cavallo per avvertirlo. E lui acconsentir? Senza alcuna esitazione. Non desidera altro. Il ritorno la sua ossessione e sarebbe anche la mia se fossi nella sua condizione. Hai pensato a come coordinare la tua azione con la sua? Devono avvenire assolutamente nello stesso momento. User delle staffette, ma in ogni caso conosciamo bene i tempi per spostare un esercito da Selinunte a Siracusa. Pu darsi, ma ricorda: questo sar il punto pi difficile. Devi dedicarti soprattutto a questo problema. Il resto verr da s... Quando avverr? Fra quattordici giorni esatti, a partire da domani. Attaccheremo allalba e prima di sera sar tutto finito. Filisto gli si avvicin. Dionisio disse tu sai che non sono un uomo darmi ma di lettere e in questa azione ti sarei pi dimpaccio che altro. Dimmi che cosa posso fare per te. Nulla. Osserva e considera tutto quello che succeder per tramandarlo a chi verr dopo di noi. questo il tuo compito. Ci che resta di noi, una volta che abbiamo varcato la soglia dellAde, non il ricordo veritiero di ci che abbiamo compiuto ma limmagine che di noi stata plasmata dalla storia. Ora va, prima che si faccia scuro. Filisto accenn leggermente con il capo, si gett il mantello sulle spalle e raggiunse il suo cavallo. Ermocrate ricevette il messaggio di Dionisio scritto in codice su di una skytale alla maniera spartana la sera del terzo giorno e appena lo ebbe letto fu preso da grande agitazione. Il tono del messaggio lasciava intendere che cera da cogliere unopportunit che forse non si sarebbe pi ripresentata e che pertanto era necessario muoversi senza indugio. In una situazione che avrebbe richiesto unattenta riflessione, Ermocrate si lasci sopraffare dalle passioni, dal desiderio veemente di rivedere la patria, di conquistare il potere, di vendicarsi di coloro che avevano approfittato della sua lontananza per togliergli i diritti pi sacrosanti, per infamarlo e renderlo odioso al popolo. Chiese quanti uomini fossero disponibili immediatamente e gli fu risposto che poteva contare su poco pi di un migliaio di guerrieri pronti a muovere a un suo cenno. Gli altri erano fuori in vari luoghi a compiere azioni di disturbo contro i presdi cartaginesi e non sarebbero tornati prima di uno o due giorni. Non ho tempo di aspettarli disse. Riferite loro di mettersi subito in marcia appena saranno di ritorno e di raggiungermi a Siracusa. un errore, heghemn replic uno dei suoi ufficiali di nome Cleante. Che fretta c? Meglio muoverci a colpo sicuro con le nostre forze al completo. No. Mi dicono che questo il momento opportuno. Ora o mai pi.

Come vuoi rispose Cleante. Conta comunque su di me, ma resto del parere che aspettare un giorno non sarebbe gran cosa. Ermocrate sembr esitare un momento, preso dal dubbio. Lidea di giocarsi il tutto per tutto in quella decisione lo angosciava. Poi, dun tratto, sembr avere trovato la soluzione del problema. Forse non hai torto disse. Facciamo cos: io partir comunque, tu vienimi dietro a marce forzate con il secondo contingente. Qui a Selinunte lascerai mille uomini al massimo. Basteranno. Il resto conducili con te. Non solo fanteria pesante, porta anche dei peltasti, degli incursori. Niente cavalleria? Non ci serve. Dovremo combattere nelle strade, fra i vicoli... Ne abbiamo assai pochi disse Cleante. Raduner quelli che posso. Bene. Cos parto pi tranquillo. Augurami buona fortuna, amico. Da questa impresa dipendono il mio futuro, il tuo, quello della citt e forse della Sicilia intera. Buona fortuna, heghemn disse Cleante. E speriamo che i nostri alleati in citt siano altrettanto consapevoli di ci che stanno facendo. Lindomani, prima dellalba, il trombettiere suon ladunata e in poco tempo millecento opliti e duecento fra peltasti e incursori si raccolsero al centro dellagor. Ermocrate, indossata larmatura, li pass in rassegna che era ancora buio, quindi rivolse loro un breve discorso. Uomini! Questa volta ci attende un compito molto pi arduo e doloroso: torniamo a Siracusa, ma solo una parte dei nostri concittadini ci aspettano. Gli altri si batteranno contro di noi e dovremo ucciderli. Purtroppo non abbiamo scelta. Una volta che saremo tornati e avremo preso il potere, guideremo la riscossa contro i barbari e li cacceremo dalla Sicilia dopo aver loro fatto pagare leccidio di Selinunte e il massacro di Imera. Le ferite si rimargineranno e una nuova prosperit aiuter a dimenticare il passato. Ma ora dobbiamo dare compimento allimpresa. La nostra sar una corsa contro il tempo, per cui non voglio sentire da nessuno di voi la frase sono stanco. Dovremo camminare dalle prime luci fino a buio, fermandoci solo un poco a mezzogiorno per mangiare, per trovarci alla porta occidentale di Siracusa entro sei giorni al massimo. Marceremo quindi leggeri, mettendo gli scudi sui carri. La parola dordine Aretusa. Che gli di ci assistano. Non ho altro da dirvi. Subito dopo Ermocrate prese la lancia e si mise in cammino. Gli uomini, disposti in colonna per file di quattro, lo seguirono. Un ufficiale inton una canzone ma ben presto il passo del comandante si fece cos sostenuto che a nessuno rest il fiato per cantare e la marcia prosegu in silenzio per il resto della giornata. Ottavo Dionisio pass lordine di allerta agli uomini della Compagnia il terzo giorno dopo linvio del messaggio a Ermocrate e tutti si tennero pronti a intervenire al suo segnale. Il piano era di occupare la porta occidentale nel quartiere di Acradina, tenerla finch Ermocrate e i suoi non fossero entrati, quindi dividersi in due reparti. Il primo, ai suoi ordini, composto di incursori armati alla leggera, avrebbe liberato le strade dalle pattuglie di ronda. Il secondo, al comando di Iolao, avrebbe tenuto aperto un passaggio per la fanteria pesante guidata da Ermocrate, che a sua volta avrebbe occupato lagor. In seguito avrebbero dato lassalto allOrtigia e messo agli arresti i capi del partito avverso, dopo di che il popolo sarebbe stato convocato in Assemblea dagli araldi per essere informato del cambiamento della situazione politica in citt. Dionisio per non aveva fatto i conti con lansia di Ermocrate di raggiungere Siracusa al pi presto. Tale era stata la velocit della sua marcia che aveva preso un forte vantaggio sul secondo contingente guidato da Cleante. Questo era partito con pi di un giorno di ritardo ma, anzich recuperare lo svantaggio, ne aveva accumulato dellaltro cosicch, quando Ermocrate giunse nei pressi di Siracusa, le truppe di Cleante distavano due giorni di cammino. Lo stesso Cleante aveva inviato in avanscoperta degli esploratori a cavallo per scoprire dove fosse giunta lavanguardia di Ermocrate e aveva dato loro disposizione di avvertirlo del distacco accumulato; ma la missione non aveva sortito alcun effetto. Il primo contatto fra Dionisio e il suocero avvenne tramite un altro messaggio in codice.

Dionisio saluta Ermocrate. Noi siamo pronti ad agire nel giorno e nellora stabiliti. importante che tu entri con il massimo delle forze: i Siracusani dovranno avere limpressione che la citt occupata e in nostro potere. Se dovesse accendersi una battaglia nelle strade, lesito sarebbe molto incerto. Ermocrate fu colto ancora dal dubbio. Lui che non aveva mai esitato in vita sua di fronte al nemico era tormentato dallincertezza proprio nel momento in cui conduceva unazione militare contro la sua stessa patria. Si rendeva conto che se avesse aspettato troppo a lungo certo lo avrebbero notato e lallarme si sarebbe diffuso in citt. Forse lesercito sarebbe uscito contro di lui e avrebbe ingaggiato una battaglia campale dallesito segnato. Non si poteva pi aspettare: con un altro messaggio in codice conferm al genero che si sarebbe trovato alla porta occidentale nel giorno e nellora convenuti, e cio lindomani allalba. Ma i capi del governo cittadino avevano avuto sentore degli strani movimenti di truppe a occidente della citt e avevano disposto sentinelle in vari punti del territorio, lungo le rive dellAnapo e sulle colline, per non essere colti di sorpresa. Tuttavia Ermocrate riusc a ottenere un certo vantaggio facendo muovere le truppe in silenzio e al buio e riuscendo ad appostarle a pochissima distanza dalla porta occidentale. Quando vide il segnale di via libera si lanci allinterno trovandosi subito di fronte Dionisio e i giovani della sua Compagnia, armati e pronti a mettersi ai suoi ordini. Ermocrate lo abbracci. Finalmente ci siamo disse. Attacchiamo assieme in direzione dellagor e di l diamo lassalto allOrtigia. Se riusciremo a occuparla, avremo anche il controllo della darsena e del porto. Il resto verr da s. Hai dei gruppi di incursori leggeri? Certo rispose Dionisio. Eccoli. E present una cinquantina di peltasti armati di arco, frecce e spada corta e di piccoli scudi traci a mezzaluna. Allora vai avanti con loro a spianarmi la strada. Toglietemi di mezzo le pattuglie di ronda prima che diano lallarme. Dionisio annu con un cenno del capo e corse in avanti con i suoi uomini. Ermocrate si mise a sua volta in marcia imprimendo il ritmo di un passo di corsa al reparto, che lo segu schierato su file di sei, come consentiva la larghezza delle strade. Allavanzare di Dionisio e dei suoi peltasti il quartiere appariva stranamente silenzioso. Non cera anima viva per le strade. Qualche cane si svegliava dimprovviso al loro passaggio e si metteva ad abbaiare ma nessuno sembrava rispondere a quei furiosi latrati di allarme: porte e finestre rimanevano sbarrate. Dionisio continuava a correre con il cuore sempre pi oppresso dallansia, preoccupato dallavanzata troppo facile, dalla totale assenza di pattuglie di ronda. Fu quasi tentato di fermarsi e tornare indietro per convincere Ermocrate a desistere ma pens che forse si preoccupava per nulla, che la calma era dovuta allora antelucana e che la maggioranza delle pattuglie si sarebbe trovata fra la darsena e lOrtigia. A un tratto si profil davanti a lui, a un centinaio di passi di distanza, il colonnato che delimitava lingresso allagor, il vasto spazio destinato alle assemblee che si doveva attraversare per poi imboccare il breve molo che congiungeva lOrtigia alla terraferma. Biancheggiava appena al primo chiarore dellalba attraverso un velo di leggera foschia che saliva dal mare. Dionisio fece cenno ai suoi uomini di fermarsi e di appiattirsi contro i muri delle case ai lati della strada, quindi chiam Biton e Iolao, e li mand in esplorazione. Andate avanti mantenendovi rasente ai muri nella zona pi in ombra e portatevi fino a ridosso del colonnato: se non vedete nulla di sospetto fate un fischio e noi vi verremo dietro. Presidieremo lingresso e luscita dellagor finch non sar passata tutta la fanteria pesante, poi riprenderemo la testa dello schieramento e andremo avanti di nuovo ad aprire la strada del molo verso lOrtigia. Avete capito bene? I due accennarono di s e si avviarono senza fare il minimo rumore. Dionisio aspett con il cuore in gola che avessero raggiunto il colonnato. Intanto tendeva lorecchio a captare il passo cadenzato della fanteria pesante che si avvicinava al comando di Ermocrate. Passarono pochi istanti e si ud il fischio di Biton: via libera. Dionisio corse in avanti con i suoi. Non c un cane disse Iolao.

Meglio cos, ma tenete gli occhi aperti. Dionisio divise i suoi uomini in due gruppi. Voi con me disse ai primi. Andiamo alluscita verso lOrtigia. Voi altri restate qua con Biton e Iolao e aspettate che arrivi Ermocrate con i suoi. Quando saranno passati, raggiungetemi in testa alla colonna e procediamo di nuovo insieme. Gli uomini si separarono in due gruppi di una ventina ciascuno e il primo segu Dionisio, raggiungendo in breve tempo luscita orientale dellagor. Non cera nessuno nemmeno dallaltra parte e Dionisio si appost sotto il colonnato a presidiare il passaggio. Non trascorse molto tempo che apparve la testa della colonna di Ermocrate. Una buona parte dellazione era stata condotta a termine: lingresso dellOrtigia era ormai a poche centinaia di passi di distanza e di l a poco il primo raggio del mattino avrebbe colpito gli acroteri dorati del tempio di Atena nel punto pi alto dellisola: il saluto del sole a Siracusa. Invece si scaten linferno: proprio quando gli uomini di Ermocrate furono entrati nellagor, colonne di armati, fino a quel momento nascosti allinterno delle case, fecero irruzione dalle strade laterali, da destra e da sinistra, da oriente e da occidente bloccando tutte le uscite. Dai tetti degli edifici circostanti piovvero migliaia di dardi scagliati da arcieri invisibili che tiravano nel mucchio a colpo sicuro. Dionisio reag con gli uomini della sua Compagnia e cerc di forzare il blocco dalla parte orientale della piazza per aprire una via di uscita verso la darsena, ma gli assalitori avevano previsto una simile mossa e avevano schierato da quella parte un reparto scelto e numeroso, che contrattacc con vigore respingendo ogni assalto. La mischia divamp in ogni angolo della grande piazza e, con il diffondersi della luce, le proporzioni del disastro divennero visibili con spaventosa evidenza. Il sangue scorreva copioso dovunque, il terreno era disseminato di morti e di feriti, la morsa degli assalitori si faceva sempre pi stringente e nessuna via di scampo sembrava potersi aprire per i guerrieri assediati al centro del vasto spiazzo lastricato. Ermocrate cerc di radunare intorno a s i suoi uomini migliori per forzare laccerchiamento in un punto sulla destra della piazza, dove la ressa dei nemici sembrava essersi assottigliata. Anche per loro era difficile, in uno spazio cos ristretto, mantenere la coesione dei ranghi e luniformit della pressione. Dionisio, intuita lintenzione di Ermocrate, corse a dargli man forte con i suoi e tutti assieme si lanciarono in avanti impugnando le lance e gridando a gran voce per farsi forza e darsi coraggio a vicenda. Il fronte avverso ondeggi sotto la spinta di quel gruppo di disperati e cominci a cedere. I colpi di Dionisio, che si batteva ora con la spada in un durissimo corpo a corpo, abbatterono tre avversari uno dopo laltro e gli altri compagni, vedendo prossima la possibilit di uscire dalla trappola, presero a spingere con forza da dietro con gli scudi, imprimendo ancora pi potenza allimpeto di chi combatteva in prima linea. Alla fine lo schieramento nemico fu travolto e gli uomini di Dionisio cercarono di spingersi nel varco per trovare scampo verso i quartieri occidentali dellAcradina. Ma nello stesso istante uno degli ufficiali nemici, visto quanto stava accadendo, prese la mira con un giavellotto da una distanza di una decina di passi e lo scagli con precisione contro Ermocrate, che appariva in quel momento investito dalla luce del sole nascente, prendendolo in pieno petto. Colpito al cuore, Ermocrate stramazz fulminato e un grido di sgomento si lev dalle file dei suoi guerrieri, che tuttavia continuarono a combattere con accanimento ancora maggiore per vendicare la morte del loro comandante. Dionisio, che era gi quasi fuori della piazza, si volt indietro per capire cosa stesse succedendo ma un colpo di spada gli affond nella spalla destra. Lasci cadere con un grido di dolore larma che impugnava e trov ancora la forza di abbattere lavversario che laveva ferito con un gran colpo dello scudo. Iolao lo soccorse prima che cadesse e lo trascin via con s lasciandosi dietro una scia di sangue. Si fermarono ansimando allombra di un archivolto che si apriva fra due piccole strade laterali e di l poterono udire le grida del massacro che rimbombavano sui muri della citt come muggiti di animali in un mattatoio. Iolao lo sollev di nuovo, afferrandolo sotto lascella, e lo esort a rimettersi in cammino. Fra un po cominceranno a battere le strade per cercare i superstiti, dobbiamo andare via da qui. Dionisio si appoggi contro il muro e sembr colto dimprovviso da un pensiero terribile. Oh, di, Arete!

Che cosa? Devo correre da mia moglie. sola in casa e sono certo che sanno che io ho preso parte allassalto. Questa imboscata opera di un tradimento. Hai bisogno di un medico al pi presto o non te la caverai. Prima mia moglie. Aiutami, ti prego. Va bene ansim Iolao ma dobbiamo tamponare lemorragia o arriverai dissanguato. Si strapp un lembo del mantello e glielo compresse sulla ferita con una delle cinghie dello scudo, poi ripresero il cammino. La citt, intanto, si riempiva di gente che correva come impazzita da ogni parte, non rendendosi conto di quanto stava accadendo, e gi si udivano agli angoli delle strade gli araldi del governo che annunciavano a gran voce il tentativo di Ermocrate e di Dionisio di sovvertire le istituzioni della citt e promettevano generose ricompense per chi avesse catturato dei superstiti o li avesse denunciati. Te lavevo detto disse Iolao. Lo so, lo so, ma muoviamoci, ho paura... Iolao lo guard: era terreo in volto e lo sentiva freddo come il ghiaccio. Ansimava a ogni passo e sudava copiosamente per lo sforzo. Si ferm pi volte per fargli riprendere fiato e poi prima di affrontare la salita che portava verso la sua casa. Dionisio si appoggi a unedicoletta di Ecate che sorgeva allangolo di un trivio. Quando si mosse di nuovo lasci sul muro una larga chiazza di sangue. Dovettero fermarsi ancora, soprattutto quando incontravano reparti di soldati siracusani di pattuglia alla ricerca di fuggiaschi. Quelli che venivano raggiunti erano passati subito per le armi. E gi per la citt imperversava una canaglia di facinorosi, che cercavano le abitazioni dei congiurati per depredarle e devastarle. Ormai la casa della pergola era vicina e Dionisio era in preda a unangoscia insopportabile. Iolao lo appoggi contro il muro di cinta. Aspetta qui disse. Vado avanti io: potrebbe esserci qualcuno dentro che ci aspetta per ammazzarci. Si avvicin al cancelletto del giardino posteriore, entr dalla porticina di servizio e si inoltr verso latrio guardandosi intorno. Appena gli occhi si furono abituati alla penombra, il volto gli si contrasse in una smorfia di raccapriccio. Si volt immediatamente per tornare indietro ma si trov di fronte Dionisio, pallido come un morto, che si reggeva a stento sulle gambe. Non c pi nessuno l dentro disse Iolao cercando di apparire normale. Andiamo via... a cercare un medico. Non ti reggi in piedi. Ma aveva gli occhi ancora pieni di sgomento. Dionisio cap e lo scost con un braccio. Fammi passare. Ti prego... disse il compagno senza pi trattenere le lacrime. Ti prego, non entrare... Ma Dionisio aveva gi varcato la soglia, era gi entrato nella sua casa. Poco dopo si ud la sua voce spezzata dallorrore gridare frasi sconnesse, si udirono i suoi singhiozzi sconsolati echeggiare fra quelle mura imbrattate e scalcinate, Iolao gli si avvicin ma non os toccarlo n dire nulla. Dionisio era in ginocchio davanti al corpo nudo della sua sposa e piangeva sconsolatamente. Arete era quasi irriconoscibile: lavevano violentata fino a provocarle unemorragia spaventosa. Giaceva in un grumo ripugnante di sperma, sangue e sputi, aveva il volto tumefatto, le labbra spaccate, il corpo pieno di abrasioni e di lividi. Per sfregio, le avevano anche tagliato i capelli come a una prostituta. Dionisio la prese fra le braccia stringendola a s e cominci a dondolarsi avanti e indietro come se volesse cullarla, abbandonandosi a un pianto accorato, lamentoso, un lungo mugolio ferino che spezzava il cuore. Andiamo via, ti scongiuro disse a un certo momento Iolao. Torneranno a cercarti, stanne certo. Devi salvarti, Dionisio, devi salvarti per vendicare questo obbrobrio. Dionisio sembr riscuotersi alle parole dellamico. Hai ragione disse. Devo vendicarmi, devo trovarli, stanarli e poi ammazzarli tutti, uno per uno... ma non posso lasciarla qui... non voglio che il suo corpo soffra altri insulti. Lei non soffre pi, Dionisio, e se potesse ti direbbe di salvarti. Le sfior la fronte con una carezza. Aiutami a portarla gi, ti prego. C un nascondiglio in cantina. Io aspetter l con lei e le terr compagnia: ha sempre avuto paura del buio.

Iolao lo assecond accollandosi quasi del tutto il peso del corpo esanime della ragazza perch Dionisio sarebbe potuto venire meno a ogni istante. Sollevarono una botola, scesero alcuni gradini e si trovarono nel sotterraneo. Dionisio indic allamico un passaggio che portava a una camera scavata nel tufo, nascosta dietro uno scaffale per le anfore da vino. Ora disse vai in solaio: troverai una cassapanca con degli abiti puliti. Togliti le armi, cambiati, lavati la faccia: passerai pi facilmente inosservato. Vai da Filisto: abita nellOrtigia, nella casa con il portico dietro la fonte Aretusa. Digli che lo aspetto qui. Iolao accenn di s con il capo. Ho capito. So dov. Tu non muoverti e non fare mosse azzardate. Stai fermo pi che puoi. Vado a prenderti dellacqua: brucerai di sete. Dionisio non disse nulla. Se ne stava accucciato contro il muro e teneva abbracciato il corpo di Arete come se volesse scaldarla. Iolao gli port lacqua, si cambi e usc. Torn in capo a un paio dore precedendo di una cinquantina di passi Filisto e il medico, per non dare nellocchio. Trovarono Dionisio privo di sensi, ancora abbracciato al corpo di Arete. Filisto non pot trattenere le lacrime e rest qualche istante assorto in silenzio, sopraffatto dal tumulto delle emozioni. Di l a poco entr anche il medico. Insieme trasportarono Dionisio nella sua camera da letto e lo distesero. Respirava ancora ma il battito del cuore era debolissimo; il suo corpo era freddo e le labbra livide. Lo spogliarono e apparve lo squarcio che la spada gli aveva aperto fra la spalla e il muscolo pettorale. un miracolo che non gli abbia reciso i tendini del braccio e la grande vena che passa proprio qui disse il medico, indicando con il suo ferro chirurgico un punto sotto la clavicola. Ora tenetelo fermo. Filisto e Iolao gli immobilizzarono le braccia mentre il medico gli lavava la ferita con vino e aceto. Poi arrovent il ferro sul fuoco che avevano acceso dalla fiamma della lucerna e cauterizz la parte interna che continuava a sanguinare; da ultimo cominci a cucire il taglio esterno. Dionisio era sfinito a tal punto che non si mosse nemmeno. Emise solo un lungo mugolio quando il medico gli bruci la carne. Ora deve riposare. Ho fatto tutto quello che potevo, il resto nelle mani degli di: speriamo che la ferita non vada in cancrena. Filisto lo prese da parte. Non devi parlare con nessuno del tuo intervento qui. Se manterrai il silenzio, non avrai a pentirtene e sarai ricompensato anche per questo. Il medico accenn con il capo e allung la mano a prendere il denaro che Filisto gli porgeva: cinque belle monete dargento con limmagine di Aretusa circondata dai delfini. Che ne facciamo del corpo della ragazza? chiese Iolao. Filisto sospir. Per ora la seppelliremo nel sotterraneo, finch non sar possibile celebrare delle esequie e tumularla in una tomba degna del suo rango e dellamore che Dionisio aveva per lei. La deposero in una fossa scavata nel tufo e Filisto trattenne a stento le lacrime mentre mormorava: Accoglietela, o Demetra e Persefone, nel prato asfodelo, lasciate che beva le acque del Lete perch dimentichi gli orrori di questo mondo feroce e possa trovare pace, aspettando il giorno in cui si ricongiunger con lunico uomo che am nella sua vita. Risalirono nella camera di Dionisio e aspettarono che facesse buio. Filisto aveva gi organizzato ogni cosa. A un certo punto si present uno dei suoi servi con un carro carico di fieno trainato da un paio di muli ed entr nel giardino, al riparo del muretto di cinta. Vi deposero Dionisio coprendolo prima con un lenzuolo e poi con del fieno. Il carro si diresse verso la porta occidentale, dove in quel momento erano di guardia due membri della Compagnia pronti a uccidere le altre due sentinelle che erano di servizio con loro nel caso fossero state troppo diligenti nel controllare la gente e le mercanzie che passavano. Non fu necessario. Il carro attravers indenne la porta e si diresse verso le rive dellAnapo, dove lo attendeva una barca che prese a risalire la corrente in mezzo a folti cespugli di papiro. A notte fonda, nella citt ormai silenziosa dopo una giornata di sangue e di grida, nei pressi della casa della pergola fu udito levarsi un canto, linno damore di unantica melodia nuziale. Una serenata soave e straziante in quel luogo desolato e profanato, ultimo omaggio di un fuggiasco ferito e quasi moribondo al suo amore perduto.

Dei partecipanti alla sciagurata impresa non si salv quasi nessuno: dei prigionieri, furono passati per le armi tutti gli esuli siracusani che appartenevano allodiata casta dei padroni di terra. Coloro invece che avevano seguito Ermocrate nella speranza di vedere liberate e ricostruite le loro citt di Selinunte o di Imera ebbero salva la vita ma furono condannati comunque a lunghi anni di prigionia. Dionisio fu condannato a morte in contumacia non essendosi potuta trovare di lui alcuna traccia. Filisto fece spargere ad arte la voce che era morto per le ferite riportate e che il suo corpo era stato cremato di notte, di nascosto, dai suoi amici lungo le sponde paludose del Ciane. NellAssemblea si afferm un nuovo capopopolo di nome Dafneo, che si vant di avere ucciso pi di venti nemici nella notte terribile della battaglia dellagor. Proclam che la vittoria aveva sancito per sempre il trionfo della democrazia e che in futuro nessuno avrebbe mai pi osato aspirare alla tirannia. Le vanterie di Dafneo ne incoraggiarono altre e molti frequentatori delle osterie del porto cominciarono a millantare di avere goduto fra le cosce di quella puttanella, figlia del traditore Ermocrate. Nessuno avrebbe mai osato dire una cosa simile di una donna che avesse ancora un marito o un fidanzato o un fratello ma la memoria di Arete era indifesa e dunque si poteva dire di lei a man salva qualunque cosa. Ma Filisto aveva occhi e orecchie nei luoghi adatti, e molto denaro da spendere: in parte dal suo patrimonio e in parte dal tesoro della Compagnia. Sulla base delle informazioni che gli pervenivano cominci a compilare con diligenza un elenco con nomi e patronimici, indirizzi, professioni, frequentazioni e quantaltro gli avvenisse di imparare. La Compagnia, nonostante le perdite subite, era ancora forte e numerosa e quando circol la notizia, segretissima, che Dionisio era sopravvissuto e si nascondeva in montagna in un luogo quasi inaccessibile, molti si offrirono di raggiungerlo e di mettersi al suo servizio. In quegli stessi giorni un messaggero di Filisto, di nome Demetrio, fu inviato in Asia ad avvertire il fratello minore di Dionisio, Leptines, che viveva a Efeso. Uno schiavo gli apr la porta di casa dicendo che il padrone non cera. E dov? gli chiese linviato. Non so, quando esce di sera non mi dice mai dove va. Demetrio sospir. Vuol dire che lo aspetter finch non torna. Si tratta di cosa urgente. Intanto, potresti darmi qualcosa da mangiare, visto che non ho ancora cenato. Lo schiavo era riluttante a ospitare in casa quello sconosciuto ma non aveva nemmeno la forza di cacciarlo via. E cos gli serv un piatto di olive e un pezzo di pane. Demetrio cominci a mangiare accompagnando il cibo con qualche sorso di vino dalla sua fiasca. Di solito tarda molto? chiese. Di solito rientra alla mattina rispose lo schiavo. E invece Leptines arriv di l a poco, trafelato, sprangando la porta dietro di s. Chi sei, amico? gli chiese senza mostrare alcuna meraviglia. Mi chiamo Demetrio e mi manda Filisto per dirti che... Ma, mentre questi parlava, Leptines aveva gi aperto una cassapanca e agguantato una sacca con pochi effetti personali. Me lo dirai strada facendo. Questa citt diventata invivibile. Hai unimbarcazione? S, quella che mi ha portato fin qui... Benissimo. Muoviamoci allora... I mariti da queste parti sono molto permalosi quando ti trovano a letto con le loro mogli e possono diventare anche violenti... Uscirono di corsa mentre lo schiavo gridava: Padrone, ma io che devo fare? Niente! grid Leptines. Se arriva qualcuno, di che sono partito. Tienti quello che trovi in casa e che gli di ti assistano! Fecero appena a tempo a sparire in un vicolo laterale che un gruppo di individui armati di bastoni gi aveva raggiunto la sua casa e faceva irruzione allinterno. I due fuggiaschi corsero a perdifiato per le vie buie della citt fino a raggiungere limbarcazione di Demetrio, assicurata al molo con un paio di cime. La passerella! ordin Demetrio, che si era ormai reso conto dellurgenza della situazione.

Il marinaio di guardia lo riconobbe e allung la passerella verso terra, cosicch i due poterono salire e mettersi al sicuro. Leptines tir un gran respiro, si sedette su una panca e, come se nulla fosse accaduto, si rivolse a Demetrio. Allora? Come vanno le cose a Siracusa? Demetrio lo guard serio. Male rispose e non potrebbero andare peggio. Tuo fratello ha bisogno di aiuto. Leptines aggrott la fronte. C ancora qualche ora, prima che possiamo salpare. Raccontami tutto. La nave di Demetrio gett lancora nel porto Lakkios dieci giorni dopo e Leptines si precipit alla casa di Filisto. Dov Dionisio? chiese ancora prima di entrare. Filisto gli fece cenno di abbassare la voce e lo condusse nel suo studio. al sicuro. Ti ho chiesto dov insistette Leptines in tono perentorio. Non posso dirtelo rispose Filisto. troppo pericoloso. Se tu volessi scoprire dove si trova, visto che la moglie morta, chi terresti docchio? E per quanto tempo credi che il tuo arrivo in citt rimarr segreto? Leptines cap ci che Filisto intendeva dirgli e desistette. La notte della battaglia nellagor, Dionisio fu affidato ad alcuni amici della Compagnia che lo avevano trasportato in barca lungo il fiume Anapo finch era stato possibile, prima remando contro corrente e poi facendo trainare la barca da un asino che camminava sulla riva. Quando il letto del torrente si fece troppo accidentato, i compagni comprarono un altro asino da un contadino, fecero una barella e vi posero sopra il loro amico ferito, fissando le stanghe ai due asini, posti uno davanti e laltro dietro. In questo modo raggiunsero, senza scosse violente, le sorgenti del fiume: una specie di luogo incantato, una polla di acque cristalline in mezzo a un prato pieno di fiori di oleandri di tutti i colori e di ginestre dallintenso profumo, racchiusa fra altissime pareti di roccia perforate da innumerevoli loculi, scavati dagli antichissimi abitanti di quella terra per seppellire i loro morti pi vicino al cielo. Qualcuno era gi stato avvertito e un graticcio di legno fu calato al lume della luna con una carrucola cigolante fino al suolo; i compagni vi deposero Dionisio con grande cautela, lo legarono con corregge di cuoio e diedero una voce perch venisse issato. Stettero a guardare quel fragile giaciglio di bastoni intrecciati librarsi nel vuoto sulle loro teste fino a unaltezza vertiginosa e alla fine sparire dentro unapertura della roccia buia e nera come locchiaia di un teschio. Avevano condotto a termine con sagacia e abilit il compito che era stato loro affidato e ripresero quindi la via del ritorno per riferire a Filisto lesito della loro impresa. Dionisio si trovava ora in mani sicure, in un rifugio inaccessibile come un nido daquila in mezzo alle montagne, affidato alle mani esperte di chi lo aveva preso in consegna: un indigeno dellinterno di etnia sicula, un uomo di medicina presso la sua gente, venerato e rispettato. Filisto aveva pi fiducia in lui che nei medici siracusani, bravissimi ed esperti chirurghi, abituati comerano a pulire, cauterizzare e ricucire le ferite dei guerrieri che tornavano dai campi di battaglia, ma non altrettanto esperti nel curare le insidiose infezioni che spesso si sviluppavano dalle ferite. Dionisio giacque fra la vita e la morte in quel luogo isolato per diversi giorni, spesso immerso nel sonno provocato dalla spossante debolezza del dissanguamento e dalle pozioni soporifere, miste a miele selvatico, che gli faceva bere il vecchio siculo che si prendeva cura di lui. Quando alla fine riacquist conoscenza, le prime immagini e sensazioni che lo colpirono furono unapertura luminosa attraversata dalle nubi e dal volo degli uccelli, il cinguettare delle allodole, il profumo delle ginestre e il canto di una donna che sembrava venire dallinterno della solida roccia che lo circondava. Poi lei gli apparve: aveva la pelle dorata dal sole, occhi e capelli nerissimi e lo sguardo curioso e fuggevole di una creatura selvaggia. Nono Dionisio fece appena in tempo a rendersi conto di quella strana presenza che gi la creatura era scomparsa. Forse era unimmagine dellultimo suo sogno, o forse una delle

tante sembianze che Arete avrebbe assunto per visitarlo ogni volta che il ricordo di lei gli avesse ferito lanimo. Si lasci andare con un rantolo sul suo giaciglio e si pass la mano sinistra sulla ferita. Trov una cicatrice ancora dolorante al tatto, ma quasi asciutta. Si tocc il viso e sent che la barba gli era cresciuta lunga e folta. Era cos debole che ogni movimento gli procurava unimprovvisa e abbondante sudorazione e un palpito faticoso del cuore. Vide una ciotola dacqua e bevve a grandi sorsi, quindi cerc di trascinarsi allimboccatura del suo strano rifugio per guardare di fuori. Si trovava sullorlo di un precipizio, in fondo al quale il sole si rifletteva con un barbaglio intermittente in una conca dacqua purissima al centro di una distesa di fiori. I lunghi rami di un platano, distesi sulla polla e mossi dal vento, intercettavano con il loro ondeggiare i riflessi dorati dellastro. Si sent preso dalla vertigine e quasi risucchiato da quellabisso luminoso, sent che fra un attimo avrebbe potuto spiccare il volo e precipitare come unallodola inebriata dal sole; avrebbe posto fine in un momento allangoscia intollerabile che gli saliva dal cuore a mano a mano che si rendeva conto di quanto fosse incolmabile la sua solitudine. Lo ferm una mano irsuta e una voce aspra lo richiam alla realt. Se vuoi morire lo farai dopo che i tuoi amici mi avranno pagato. Ho promesso che ti avrei riconsegnato a loro completamente ristabilito. Chi sei? chiese Dionisio. Che cos questo posto? Chi sono non affare tuo. E questo un cimitero: il luogo pi adatto per uno che risulta morto. Parlava un greco rozzo ma efficace, con una pesante pronuncia sicula. Da quanto tempo sono qua? Da un mese. E altrettanto ci vorr perch tu recuperi completamente le tue forze. Vorrei scendere laggi vicino allacqua, credo che mi farebbe bene. Posso immaginare il profumo di quei fiori. E vorrei anche fare un bagno: qui c un odore rivoltante. Il vecchio gli mise vicino una cesta con pane e formaggio. Mangia. Se ti rimetti in forze ti far scendere laggi molto presto. Per ora lavati con lacqua dellotre disse indicando una pelle di capra sospesa a un chiodo. venuto nessuno a cercarmi? Pi volte, ma tu non eri in grado di vedere n sentire. Domani verr luomo che ti ha fatto portare fin qui. Filisto? Il vecchio annu. Lo guard ancora un momento come se volesse accertarsi di qualcosa e usc da una fessura nel fondo della grotta richiudendo dietro di s una specie di cancelletto di legno. Dionisio aspett che se ne fosse andato, quindi tolse il tappo dallotre e si fece scorrere addosso lacqua, assaporando il piacere di quel bagno rudimentale. Mangi e poi, spossato, si sdrai di nuovo e si addorment profondamente. Filisto arriv lindomani verso sera e fu introdotto nel rifugio di Dionisio. Si abbracciarono e restarono muti a lungo. Un groppo serrava loro la gola e nessuno dei due voleva mostrarsi sopraffatto dalle emozioni. Alla fine parl Filisto per primo. tornato tuo fratello, lo sai? Dobbiamo preparare il tuo rientro e... Chi stato? ringhi Dionisio. Ascolta... lasciati consigliare... ti ho sempre consigliato per il meglio, no? Non farti guidare dalla collera, non devi prenderlo come un fatto personale. stata unazione politica, non capisci? Chi ha scatenato la marmaglia ha voluto spezzarti, annientarti nello spirito, nel caso fossi sopravvissuto alle ferite del corpo. Conoscono il tuo valore, il tuo coraggio, la tua forza danimo, le tue idee, il fascino che eserciti sul popolo e soprattutto sui giovani, e li temono. Sanno di non avere nessuno da opporti nellAssemblea. I nomi ripet gelido Dionisio. Ho raccolto delle informazioni rispose Filisto dopo qualche esitazione. Ma se te le dico, tu mi prometti che non prenderai iniziative senza consultarmi? Io posso anche promettere replic Dionisio ma resta il fatto che li voglio morti. Dal primo allultimo. E su questo non sono disposto a trattare. Se vuoi aiutarmi te ne sar grato, se non vuoi restane fuori, far da solo... Tu... tu non hai visto quella scena... non puoi immaginare... Non sai che cosa provo ogni volta che mi risveglio e mi rendo conto

che tutto successo realmente. Si ferm perch la voce gli mancava e lasci cadere la testa sul petto. Me lo ha detto Iolao. Anchio volevo bene ad Arete, lamavo come una sorella e sono tormentato dal pensiero di non essere riuscito a proteggerla. Le cose a un certo momento sono precipitate; non c stato il tempo di organizzarci, i capi militari sono riusciti a tenere segreto il loro piano fino allultimo. Non filtrato niente, capisci? E io non potevo espormi pi di tanto. Ero sorvegliato. Sanno che siamo amici ma io devo dimostrare che prima delle faccende personali ho a cuore il bene dello Stato, altrimenti non sar pi in condizione di aiutarti, n avrei potuto farlo ora. Dionisio, credimi, quellorrore non mi lascia dormire, non mi d pace n tregua... Non ti sto incolpando, anzi, ti sono grato per ci che hai fatto per me, ti sono debitore della vita. Ma io devo seguire ci che lonore mi impone e la religione mi ordina. Lombra di Arete deve essere placata. Sono sicuro che lei non riesce a trovare pace... lei sta male... ha freddo... ha sempre freddo e ha paura del buio... Alz il volto. Lei mi chiama, lo sai? E mi viene a visitare in sogno... Ieri mi apparsa sotto laspetto di una creatura selvatica... Era sospesa nel vuoto, proprio l, davanti allimboccatura. Solo uno spirito pu restare sospeso nel vuoto... non credi? Sragionava e Filisto lo guard cercando di celare la compassione che provava per lui, fingendo di non vedere le lacrime che gli scendevano dalle palpebre sulle guance irsute. Dionisio lo fiss dritto negli occhi. Devono morire. Di morte lenta e molto dolorosa. Allora, che cosa decidi di fare? Sono con te, ovviamente rispose Filisto. Che altro potrei fare? Per ti scongiuro, lasciati consigliare. Ascolta: la Compagnia ancora forte e abbiamo uomini che ricoprono cariche importanti nellesercito e nellamministrazione, e anche fra i sacerdoti. Ho raccolto informazioni: so chi sono gli esecutori e anche alcuni dei mandanti. Il denaro apre molte bocche. Ma ci sono altri problemi. Sembra che i Cartaginesi attaccheranno la prossima primavera e ad Agrigento sono preoccupati: sono loro adesso la citt di confine. Ho ricevuto un messaggio da Tellas: da quello che gli risulta, lattacco quasi certo. Avverr in forze, con una flotta potente. Lui per si gi mosso. Ha convinto ottocento mercenari campani, di presidio nel territorio cartaginese, a passare ad Agrigento. Li ha pagati di persona, una somma enorme. Ma tu sai che i mezzi non gli mancano. Ci che mi preoccupa la nostra situazione. Se non terremo una condotta di guerra adeguata, se lasceremo cadere Agrigento, dopo toccher a Gela e poi sar la volta di Siracusa, non c dubbio.... Ma intanto, per prima cosa, bisogna preparare il tuo ritorno. Immagino che sul mio capo ci sia una taglia. No, perch risulti morto. Qualcuno lo ha testimoniato davanti alle autorit. E i morti non ritornano. Non sempre. Esiste una legge, ignorata dai pi, secondo la quale se un uomo dato per morto senza testamento i suoi beni vanno agli eredi pi prossimi, se ne ha, altrimenti vengono incamerati dallo Stato. Per questo ho fatto rientrare tuo fratello Leptines dallAsia. Nel caso per che il morto, per qualunque motivo, ricompaia non ha diritto a nulla, nemmeno alla cittadinanza, a meno che... A meno che? chiese Dionisio incuriosito da quella sequenza di ipotesi impreviste e dalla formidabile capacit di Filisto di organizzare trame di ogni genere. A meno che qualcuno non lo adotti. In questo caso egli pienamente reintegrato nelle sue funzioni e nei suoi diritti e diventa per di pi intoccabile. Si presume infatti che se un uomo creduto morto da tutti risulta invece vivo, ci avvenuto per volont degli di e nessuno pu permettersi di sfidarla. La sua ricomparsa e la sua adozione, insomma, vengono considerate alla stregua di una seconda nascita. E chi vorrebbe mai adottare uno come me? Filisto sorrise. Ti ricordi di Heloris, lallevatore di cavalli? S. Mi aiut nel Consiglio ad approvare la partenza del mio contingente per Selinunte. Infatti. Lho convinto senza fatica. Lui ne felice e onorato perch ti ammira moltissimo e dunque la cosa fatta. Questo il mio piano: tu resterai ancora qui finch non ti sarai del tutto ristabilito e non avrai riacquistato completamente le forze. A quel punto ti far rientrare in segreto: solo cos potrai ottenere giustizia su coloro che ti

hanno offeso. Quando li avremo raggiunti, uno per uno, organizzer la tua riapparizione, che dovr cogliere tutti di sorpresa. Dionisio tacque, incredulo e affascinato, come se non credesse a tanta abilit, ma si sent soprattutto riscaldato dalla consapevolezza di unamicizia cos profonda e fedele. Lo abbracci senza riuscire a pronunciare una parola, ma Filisto comprese ugualmente, dalla forza di quellabbraccio, ci che lamico sentiva nel cuore e voleva esprimergli. Riguardati e non fare sciocchezze disse. Torner appena posso. Dionisio annu e lo guard mentre usciva dal cancelletto. Allultimo momento, prima di sparire, Filisto si volse verso di lui. Senti... quella che hai visto... non penso fosse Arete, purtroppo... Credo che sia una disgraziata che abita in questa necropoli mezzo abbandonata. una creatura selvatica, una poverina rimasta senza genitori da piccola e cresciuta qui nel cimitero. Gli abitanti della zona credono sia uno spirito perch appare e scompare come uno spettro e si arrampica come un ragno su per questa rupe. Sai quanto sono superstiziosi i Siculi... Stammi bene. Dionisio scese alla fonte in fondo alla voragine dieci giorni dopo e gli sembr di rinascere quando pot gettarsi nudo in quelle acque purissime, respirare il profumo di tutti quei fiori, sentire la carezza del sole sulle spalle, del vento fra i capelli. Il luogo era di abbagliante bellezza, del tutto isolato per le rocce precipiti che lo circondavano quasi da ogni parte e per una proibizione religiosa molto rigida, che impediva laccesso dalla valle del Ciane se non in occasione di una festivit annuale, verso la fine dellestate. Un platano colossale sorgeva sulla riva e spandeva i suoi rami fin quasi a toccare la superficie dellacqua. Alcuni erano cos grossi da sembrare essi stessi degli alberi e molti nidi di uccelli erano sparsi qua e l tra le fronde. Il loro canto, mescolato a quello delle cicale, era lunico suono che echeggiava tra le pareti scoscese coperte di bionde ginestre, in quel giardino incantevole e nascosto come un piccolo Elisio. Dionisio sentiva la vita rifluirgli nelle vene e la forza gonfiargli di nuovo i muscoli e pens che fossero le virt forse miracolose della fonte a restituirgliele. Si distese sulla riva, sulla sabbia pulita, per farsi asciugare dal sole e si abbandon allonda dei ricordi. Gli sembrava ora di riconoscere nel canto di un usignolo la melodia dellultima serenata che aveva voluto fosse suonata in memoria della sua sposa prima di perdere conoscenza per il dolore, prima di lasciare la citt nascosto come un malfattore... Se solo Arete avesse potuto raggiungerlo per un istante... Se solo egli avesse avuto il dono del canto, come Orfeo, per commuovere la dura Persefone affinch lasciasse libero il suo amore di risalire alla superficie, di emergere dal lago di cristallo nella luce del sole per un istante, oh, di, anche solo per un istante! Lo riscosse invece un fruscio tra le frasche e vide quella creatura, accucciata nella biforcazione di un ramo a unincredibile altezza, che lo guardava, curiosa pi che intimorita. Era orribile a vedersi, con capelli ispidi e sporchi, cos lunghi che le coprivano il volto e quasi tutto il corpo. Aveva la pelle scura di chi si esposto al sole ogni giorno, e i piedi grigi per la polvere e le callosit. Dionisio non le prest ulteriore attenzione e chiuse gli occhi, preso da improvvisa stanchezza. Quando li riapr, la piccola valle era gi in ombra e la creatura ispida era seduta sul ramo pi basso, con i piedi quasi nellacqua. Doveva aver montato la guardia fino allora, come testimoniavano le innumerevoli foglie che aveva staccato dal platano per trastullarsi o passare il tempo e che ora galleggiavano sullacqua come una flotta di minuscoli vascelli spinti dal vento della sera. Si alz in piedi senza nemmeno coprirsi, perch gli sembrava di essere alla presenza di un animale piuttosto che di un essere umano. Chi sei? le chiese. Hai un nome? Bast il suono della prima parola per spaventarla. Corse via fra i rami dellalbero con grande agilit, quindi balz a terra e cominci ad arrampicarsi su per la parete. Le sue membra si distendevano su quelle rocce con una destrezza e una grazia incredibili, in apparenza senza sforzo e certo senza paura. Pencolava a volte fra due sporgenze, poi, con un breve ondeggiare, abbandonava luna e afferrava laltra issandosi, anche con un braccio solo, fino al successivo appiglio, senza curarsi dellabisso che si spalancava sotto di lei. A un tratto spar, inghiottita da una delle tante buie aperture che costellavano la rupe, lasciando il suo osservatore stupefatto e quasi a bocca aperta per la meraviglia.

Dionisio raccolse la tunica ormai asciutta che aveva cercato di lavare nella sorgente, la indoss e si avvi a lenti passi verso il suo rifugio. Vi trov la cena abituale di pane, formaggio e legumi e per la prima volta una brocchetta con del vino. Lo bevve con piacere, bench avesse un sapore aspro, e si sent riscaldato dalla forza di quel liquido rosso cupo. Ora che riusciva a muoversi e che sentiva tornare le forze, il luogo in cui si trovava gli sembrava uninsopportabile prigione. Non faceva che pensare a coloro che avrebbe voluto morti e che invece erano ancora vivi e ogni attimo di quelle vite illecite gli sembrava unoffesa intollerabile. Avrebbe voluto andarsene subito ma non sapeva che direzione prendere e si rendeva conto che, se fosse stato riconosciuto, avrebbe vanificato gli sforzi di tutti coloro che ancora gli volevano bene. Cominci cos a esercitarsi, per passare il tempo, ogni volta che gli era possibile, nuotando nelle acque fredde della fonte, gi in basso, finch un giorno rivide la misteriosa abitatrice della valle. Era seduta su una sporgenza della parete rocciosa con i piedi che penzolavano nel vuoto a una grandissima altezza e fu colpito dun tratto dallidea che anche lui avrebbe potuto fare la stessa cosa, arrampicarsi fin lass, fino alla grotticella dove abitava ormai da tanto tempo. Cominci a salire, lentamente, ignorando il dolore alla spalla destra, graffiandosi le mani e i piedi sulle asperit della roccia, sotto lo sguardo incuriosito di quella creatura. Quando fu salito per alcune decine di piedi, la ragazza cominci a spaventarsi e spar, ma Dionisio continu a salire, mordendosi le labbra per soffocare il dolore mentre la fatica si faceva pi pesante, ormai insopportabile. Non capiva perch lo stava facendo, ma continuava ad aggredire la roccia sempre pi nuda e aspra, come se il pericolo non contasse nulla, come in un gioco folle la cui posta era la vita. Finch si trov in un punto in cui era impossibile discendere e impossibile salire. Si volt indietro e vide labisso; sent il vuoto schiacciargli i polmoni, la fatica aggredirgli i muscoli con crampi dolorosi e pens che di l a poco sarebbe morto, sfracellato in fondo a quel baratro, ma era come se un simile evento non lo riguardasse. Non aveva pi paura di nulla. E cos fece la mossa che solo un uomo che non ha a cuore la vita avrebbe potuto fare: si lasci andare pensando di afferrarsi a una sporgenza della parete rocciosa una ventina di piedi pi sotto. Ma, appena ebbe lasciato la presa, una mano si serr attorno al suo polso come un artiglio e, con una forza incredibile, cominci a issarlo in alto. La creatura era avvinghiata con le gambe al tronco di un fico selvatico che sporgeva dalla roccia sopra di lui e, penzolando a testa in gi, lo aveva afferrato allultimo istante, apparendo chiss da quale anfratto. Lo iss fino a un punto da cui avrebbe potuto proseguire la sua ascesa senza pi grandi pericoli, poi si lasci andare e fece lei agevolmente la mossa che lui avrebbe di certo fallito. In pochi istanti scese fino in fondo con le agili movenze di un gatto selvatico e spar, nellombra del platano. Per molto tempo, durante la sua permanenza in quel luogo, non la rivide pi ma era certo che lei lo osservava. Forse anche nel sonno. Un giorno, quando ormai si sentiva prossimo alla completa guarigione, assistette a un evento che lo colp profondamente: la grande festa indigena delle Tre Madri. Il suo custode gli disse di non scendere nella valle per nessuna ragione al mondo, se teneva alla vita, ma di rimanere nascosto nel suo rifugio per tutto il tempo che sarebbe durata la cerimonia. Vi assistette quindi da quel punto di osservazione privilegiato, nella parte pi alta della parete rocciosa. Vide una lunga teoria di uomini e donne di ogni et salire dalla valle dellAnapo verso la sorgente, preceduta da quelli che dovevano essere i sacerdoti. Erano figure venerande di anziani dalle barbe candide, vestiti di tuniche di lana grezza lunghe fino ai piedi, che incedevano appoggiandosi a bastoni intagliati da cui pendevano sonagli di bronzo, che tintinnavano a ogni passo. Dietro venivano le immagini delle Tre Madri: statue di legno molto rozze, di cui era difficile distinguere le forme ma che avevano laspetto sommario di donne sedute che allattavano dai seni enormi due infanti ciascuna. Ogni statua era portata a spalle da sei uomini e ondeggiava avanti e indietro a ogni dislivello del terreno. Un gruppo di suonatori con flauti di canna, tamburelli e sonagli riempiva la stretta valle di stridule dissonanze. Quando la processione giunse in prossimit della fonte, le statue furono deposte a terra allombra del platano, i sacerdoti attinsero acqua dalla fonte con ciotole di legno e aspersero le immagini delle Tre Madri, intonando un canto monotono e ritmato su poche note basse e prolungate. Terminato il rito, quello fra

loro che sembrava presiedere la cerimonia fece un cenno e venne avanti una lunga teoria di ragazze, allapparenza molto giovani. Ognuna di loro si avvicinava alle tre statue, si inginocchiava davanti a ciascuna di esse e appoggiava la fronte sul suo grembo, forse per ricevere una benedizione di fertilit. La musica si fece pi intensa, i toni dei canti pi alti e acuti e quando, dun tratto, il suono di un corno echeggi solo e potente nella valle apparvero, come per un prodigio, un certo numero di giovani che erano rimasti nascosti fino a quel momento. Ogni ragazzo prese per mano una fanciulla e la condusse via in mezzo ai cespugli di oleandro, di mirto e di ginestra. La musica dei tamburelli, dei flauti e dei cembali aument fortemente dintensit fino a divenire un frastuono, che le pareti circostanti moltiplicavano e ampliavano a dismisura. Dionisio pens che quello strepito barbarico accompagnasse il rito dellaccoppiamento dei giovani che si erano appartati con le vergini prescelte, e certo non era lontano dal vero. Quel popolo primitivo, che viveva contento del poco sostentamento che la montagna poteva offrire, celebrava cos ci che tutti i popoli al mondo celebrano in modi diversi eppure uguali, il momento pi frenetico e struggente, pi intenso e misterioso dellesistenza umana: lamore che unisce un uomo a una donna e che perpetua la vita. Quando cal la notte e la valle si riemp di fuochi e del canto monotono di poveri pastori, Dionisio pens ai fuochi di Agrigento e al cantore invisibile che aveva intonato il suo imeneo fra le colonne dei templi sfolgoranti sulla collina. Sent pi acuto il dolore per la sua donna violata e uccisa, pi amaro il rimpianto per il suo amore perduto. Decimo Filisto venne a prenderlo alla fine del mese e lo accompagn in incognito ad Agrigento, lasciandolo in custodia a Tellas ancora per una quindicina di giorni. Prima di congedarsi gli porse una tavoletta dicendo: Un regalo per te. Che cos? chiese Dionisio. Lelenco rispose Filisto. Completo. Non manca nessuno. Non stato semplice n facile, ma l sono scritti tutti, anche i mandanti. Salut e se ne and. Tellas si avvicin e gli appoggi una mano sulla spalla. un elenco di vivi o di morti? gli chiese. Di morti rispose Dionisio scorrendo la lista. Di morti che ancora camminano. Ma per poco. Stai attento rispose Tellas. La vendetta pu essere un balsamo per un animo esacerbato ma pu anche dare inizio a una catena di sangue senza fine. Non credo rispose Dionisio. Io posso ucciderne molti. Loro possono uccidere solo me. In ogni caso, sar mio il vantaggio. Torn, di notte, alla fine del mese successivo e Filisto gli diede appuntamento in casa di Biton. Dionisio li abbracci forte, uno dopo laltro, senza dire una parola. Era da sempre il suo modo di reagire alleccesso di emozione. Finalmente! esclam Biton. Pensavo che non saresti pi tornato. Come ti senti? Meglio rispose Dionisio ora che sono a casa. C qui una persona che non vede lora di riabbracciarti disse Filisto. Apr la porta di una stanza che si affacciava sullatrio e apparve Leptines. I due fratelli restarono immobili senza dire nulla per un poco, poi si gettarono luno nelle braccia dellaltro. Ne avete passate di tutti i colori disse Filisto ma sembra che non abbiate niente da dirvi. Leptines si stacc dal fratello e lo squadr da capo a piedi. Per gli di disse mi aspettavo di peggio! Hai un ottimo aspetto. Anche tu rispose Dionisio. So che le cose non sono andate molto bene per te riprese a dire Leptines. Mi dispiace. Avrei potuto... La tua presenza non avrebbe cambiato molto, purtroppo... Sono contento di vederti. Anchio, per Eracle! Di nuovo insieme come da ragazzi. Ricordi quando facevamo a sassate con quelli dellOrtigia? Altroch rispose Dionisio con un sorriso.

Bene, adesso che sono tornato le cose cambieranno... e come! Non vedo lora di menare le mani. Da chi vogliamo cominciare? Dionisio lo prese in disparte e gli sussurr qualcosa allorecchio. Ho capito assent Leptines. Aspetter. Dionisio si conged e per qualche tempo rest nascosto, a turno, in casa di Iolao, Dorisco o Biton, per non mettere in pericolo Leptines o Filisto. Non si tagli la barba n i capelli e usc solo di notte coperto da un mantello sotto il quale nascondeva una spada e un pugnale, spiando le mosse dei suoi nemici, studiando i loro itinerari e le loro abitudini. Quando si sent sicuro, avvert Leptines: Io sono pronto, ma ho bisogno di aiuto. Te la senti? Stai scherzando? Non vedo lora, ti dico. Benissimo, mi aiuterai a prenderli ma il resto devo farlo io... capisci, no? Certo che ti capisco. Allora, muoviamoci. Uscirono quella stessa notte e le notti successive, silenziosi, inattesi, invisibili, inesorabili. E li presero, uno dopo laltro. Fu facile perch non si aspettavano nulla e non si cautelavano. Uno si chiamava Ipparco. Il secondo Eudosso. Il terzo Augias. Riuscirono a prenderli vivi e Dionisio li trascin da solo, comera nei patti, nel sotterraneo della casa della pergola. Li stese, legati mani e piedi, nel luogo in cui era sepolta Arete, poi tagli loro i genitali e lasci che si dissanguassero lentamente. Le loro grida uscirono distorte e soffocate da quel luogo, come mugolii di bestie o lamenti di spettri nel cuore della notte, ma, anzich richiamare qualcuno che li soccorresse, spaventarono a morte il vicinato alimentando terrificanti dicerie che si sparsero per lintera citt. Altri due furono uccisi per strada mentre tornavano da un festino. Si chiamavano Clito e Protogene. I loro cadaveri vennero trovati, gonfi e mezzo mangiati dai pesci, in una cala del porto Grande. Anche questi erano stati mutilati dei genitali ma non dai pesci: il taglio era troppo netto. A quel punto gli altri cominciarono a darsi conto che qualcuno stava spuntando una lista con il filo della spada e si riunirono per concertare un piano di difesa. Erano in sei: Filippo, Anattorio, Schedio, Calistemo, Gorgia e Callicrate, tutti piuttosto lesti di mano. Quattro erano scapoli e due sposati. Decisero di abitare assieme per qualche tempo e di rifornirsi di armi e di cibo in abbondanza. Stabilirono anche che avrebbero vegliato a turno, mentre gli altri riposavano, in modo da prevenire ogni attacco. Stavano svegli il pi possibile fino a notte inoltrata, perch temevano lincoscienza del sonno, troppo simile alla morte. Cercavano di farsi coraggio lun laltro, mangiavano e bevevano; a volte facevano venire delle ragazze da compagnia per stare allegri, per ubriacarsi e fottere fino allo sfinimento e dimenticare la minaccia mortale che pendeva sulle loro teste. Ma prima o poi il discorso tornava sempre su quellargomento, a volte in tono beffardo e spavaldo, a volte sottovoce, con laccompagnamento di scongiuri. Non ci faremo scannare come pecore! diceva Anattorio. Noi siamo sei e il bastardo da solo: di che avete paura? Da solo? ribatteva Schedio. Chi te lo dice che sia solo? Come ha fatto ad ammazzare cinque di noi, tutti svelti con la spada e il coltello, pezzi duomini abituati a combattere in prima linea e a reggere lo scudo per ore? Inutile perderci in discussioni replicava Gorgia. Dobbiamo solo resistere e guardarci le spalle lun laltro. Arriver il momento che dovr venire allo scoperto e allora lo prenderemo e gliela faremo pagare, oppure capir che non c niente da fare e si dar pace. Non gli conviene esporsi troppo. La citt pi pericolosa per lui che per noi. Secondo me, se riusciamo a tirare avanti per un mese lascer perdere. Non gli conviene, ve lo dico io, non gli conviene. E poi aggiungeva Callicrate pu darsi che ci diamo troppa pena per niente. Magari non lo sa che ceravamo anche noi e pensa di aver gi saldato il conto... Ma presto si stancavano del suono delle loro voci e il silenzio li metteva sotto, uno per uno; le immagini dello stupro si mescolavano a quelle dei corpi dei loro compagni, gonfi come rospi e verdi di putrefazione sullacqua ferma del porto Grande.

Una volta era spuntata anche la proposta di offrire un riscatto ma non aveva convinto nessuno. Non credo che ci siano abbastanza soldi in citt per calmare quel pazzo aveva tagliato corto Schedio, quello che conosceva meglio Dionisio. Lunica moneta che potrebbe accettare sono le nostre palle servite magari su un bel piatto di portata come uova sode. C qualcuno che disponibile al sacrificio? Tutti scoppiarono in una risata sguaiata e sinistra e la cosa fin l. Andarono avanti come avevano deciso: ogni notte, a turno, uno si metteva di sentinella sul tetto, acquattato nel buio, mentre gli altri dormivano, fino al momento del cambio. Pass parecchio tempo senza che accadesse nulla e cominciarono a pensare che davvero lincubo fosse finito e che il pericolo fosse ormai cessato. Invece, una notte di luna piena Gorgia, che era di guardia sul tetto, venne trafitto da una freccia scagliata con eccezionale precisione da una casa vicina e mor sul colpo. Poco prima del secondo turno di guardia le fiamme si alzarono da ogni lato intorno alla casa e divamparono altissime spinte dal vento di terra. Gli altri cinque bruciarono vivi e lincendio fu domato a stento, prima che si propagasse ad altre case, grazie allaccorrere di centinaia di persone che cominciarono a fare passamano con secchi dacqua e di sabbia per il resto della notte e il giorno successivo. Restavano soltanto i due mandanti, che ormai non avevano pi dubbi sulla natura di quelle morti, anche perch si venne a sapere che la notte precedente allincendio erano sparite tre anfore di pece dai magazzini del porto, nella zona del bacino di carenaggio, e che un inconfondibile odore di zolfo era stato percepito nel momento in cui il fuoco era divampato. Non si facevano quindi pi molte illusioni su ci che li aspettava se non avessero preso immediati provvedimenti. Erano due importanti membri del partito democratico di nome Euribiade e Pancrate e si rivolsero subito a Dafneo, che aveva la guida del partito e il controllo politico dellAssemblea, per ottenere protezione. Se volete che vi aiuti rispose loro Dafneo dovete dirmi di che cosa avete paura e perch. Ma voglio sapere ogni cosa per filo e per segno, o non muover un dito. Circolano strane voci su queste morti, voci a cui non vorrei dare credito perch se corrispondessero a verit dovrei io stesso intervenire per punire i responsabili. Non so se capite il mio discorso. Avevano capito benissimo, e si resero conto che dovevano badare a se stessi se volevano salvare la pelle. Decisero di comune accordo di lasciare la citt e di trasferirsi a Catania, sperando che prima o poi le acque si sarebbero calmate o che sarebbe stato possibile negoziare una riparazione o un riscatto. Per non dare nellocchio e per non perdere tempo in lunghi preparativi partirono allalba del giorno successivo, accompagnati solo da un paio di schiavi con un carro per i bagagli, e si incamminarono lungo la strada per Catania, unendosi a un gruppo di mercanti. Costoro avevano organizzato un trasporto di bestiame, un gregge di pecore e una ventina di schiavi da vendere al mercato assieme alle pecore, e furono contenti di aggregare i sopravvenuti: pi il gruppo era numeroso e meno era probabile che fosse attaccato da ladri o da briganti di strada. And tutto bene per tre giorni, tanto che i due cominciavano a rilassarsi e a stare di buon animo. Avevano anche fraternizzato con i mercanti: gente dellovest dellisola, a giudicare dallaccento, simpatici e allegri, che amavano condividere le provviste e accettavano di buon grado lottimo vino che i due facoltosi compagni di viaggio offrivano loro quando ci si accampava dopo il tramonto. Il quarto giorno il convoglio si ferm in una cittadina dove cera una fiera e una parte del bestiame fu venduta. Lindomani alcuni operai a giornata diretti nella pianura di Catania per la mietitura chiesero di aggregarsi e vennero ammessi nella compagnia per continuare assieme il viaggio. Ma quella stessa sera, i mietitori si spogliarono dei mantelli, lasciarono le falci ed estrassero le spade che portavano sotto. Circondarono il gruppo ingiungendo ai mercanti di levarsi di torno e ai due siracusani di gettare le armi e di mettere le mani dietro la schiena per legarli. Euribiade e Pancrate pensarono a una rapina e cercarono di negoziare. Siamo disposti a pagare disse Euribiade. Abbiamo del denaro con noi e, possiamo farne arrivare dellaltro da Catania o da Siracusa, in poco tempo.

Non vogliamo il tuo denaro rispose uno dei mietitori, un giovanotto di poco pi di ventanni, con i capelli folti e ricci come il vello delle pecore ma neri come lala di un corvo. Quella frase li spavent a morte. Sapevano bene quanto possa essere pericoloso un uomo cui non interessa il denaro. Che cosa volete, allora? domand Pancrate con voce incerta e lanimo pieno di sconfortanti presentimenti. Noi? rispose il ragazzo sorridendo. Noi niente. Addio. E si incammin seguito dai compagni di viaggio e dal bestiame e portandosi dietro anche gli schiavi. Il tintinnare dei campanelli delle pecore svan nella sera a mano a mano che si allontanavano, finch i due restarono soli in mezzo alla campagna silenziosa. Che stupidi siamo stati! disse Pancrate. Era da prevedere. Filava tutto troppo liscio. E adesso che cosa facciamo? chiese Euribiade. Cerchiamo di liberarci rispose Pancrate prima che arrivi qualcun altro. Su, muoviti, mettiti di spalle e cerca di sciogliere i miei nodi, poi io libero te. Ma Euribiade non si mosse. Lascia perdere disse con voce rassegnata. Sta arrivando qualcuno. Si vedeva infatti una figura a cavallo stagliarsi sul profilo di una collina. Il misterioso personaggio tocc con i talloni i fianchi dellanimale e cominci a scendere verso di loro. finita disse Pancrate. Ci far fare la fine degli altri... o peggio. Non detto rispose Euribiade. Se avessero voluto ucciderci lo avrebbero gi fatto. chiaro che siamo sempre stati sotto osservazione fin dalla partenza. Secondo me, quello vuole negoziare. Luomo scese da cavallo e si volt verso di loro, che lo fissarono sgomenti: un mantello nero gli scendeva dalle spalle fino ai piedi e il cappuccio gli copriva il capo. Il volto era nascosto da una maschera teatrale comica, ma a nessuno dei due venne voglia di ridere. Il personaggio li guardava immobile, senza dire una parola, e il suo sguardo invisibile li terrorizzava ancor di pi che se li avesse fissati dritto negli occhi. A un tratto estrasse dal mantello un coltello affilatissimo e disse: Potrei farvi morire fra le pi atroci sevizie e farvi maledire la cagna che vi ha messi al mondo. Siete daccordo? I due si resero conto del perch luomo indossava la maschera teatrale: non solo per coprire il volto ma anche per distorcere la voce. Siamo daccordo rispose Euribiade per tutti e due. Ma certo ci attribuisci colpe che non abbiamo. Le vostre colpe mi sono note fin nei minimi particolari. Mentre vi sto parlando, altri vengono raggiunti da una giusta punizione, non perch hanno preso parte a quella impresa atroce, ma solo perch se ne sono vantati. Ma si tratta di disgraziati che non contano nulla. Voi avete un peso politico da scambiare con qualcosa che a me interessa. Euribiade pens che fosse inutile discutere in merito allaccusa per non irritare ulteriormente quellessere mascherato e che fosse meglio passare subito alla trattativa. Non so a che cosa ti riferisci ma siamo pronti ad ascoltare la tua proposta rispose. Parla. Cos possiamo ragionare disse lo sconosciuto. Queste sono le mie condizioni: fra un mese una persona creduta morta torner in citt e si presenter davanti allAssemblea, sotto il patrocinio di un genitore adottivo, per riprendere i suoi diritti di cittadinanza. Voi sapete di chi sto parlando, non vero? Pensiamo di saperlo rispose Pancrate. Perch non abbiate dubbi vi dir che il suo nome Dionisio, creduto morto dopo il massacro di Ermocrate e dei suoi uomini nellagor. Il vostro voto nel Consiglio sar determinante. Posso assicurargli che questo voto sar favorevole, non cos? S, s, senzaltro risposero i due allunisono. Ero certo che avremmo trovato un accordo. Ma devo comunque ricordarvi che, qualora doveste rinnegare questo nostro patto, la vostra punizione sarebbe molto peggiore di quella toccata ai vostri sgherri. Si avvicin con il coltello in mano e i due tremarono temendo che volesse dar loro un assaggio della minacciata punizione. Lo sconosciuto invece tagli i legacci che tenevano loro avvinti i polsi e le caviglie. Poi volse loro le spalle, raggiunse il suo cavallo e si allontan al galoppo, sparendo presto oltre una collina.

Un mese dopo, lAssemblea convocata da Dafneo stava discutendo sui preparativi di guerra che i Cartaginesi stavano effettuando quando si alz Heloris e chiese la parola. Ti data facolt di parlare rispose il presidente dellAssemblea. Cittadini e autorit cominci luomo qualche tempo fa, mentre compivo un viaggio nellinterno per acquistare cavalli, trovai al bordo della strada un uomo gravemente ferito che non dava quasi pi segni di vita. Lo raccolsi e lo curai senza chiedergli chi fosse e solo quando fu guarito ed ebbe recuperato del tutto le forze mi rivel la sua identit. Disse di chiamarsi Dionisio e di essere il genero di Ermocrate... Un brusio di meraviglia e alcune imprecazioni echeggiarono fra i presenti. Heloris continu imperterrito: Non lo avevo mai incontrato di persona ma lo conoscevo per la sua fama di valoroso combattente, uno dei pi coraggiosi della citt. Altri mugugni di malcontento serpeggiarono fra i presenti. Ma questa volta si levarono numerose acclamazioni. La Compagnia si faceva sentire in molti punti dellemiciclo. So perch alcuni di voi protestano riprese a dire Heloris. Dionisio si messo contro la sua stessa patria partecipando allo sciagurato colpo di mano di Ermocrate ma vi chiedo di cercare di capirlo. I vincoli di sangue, lamore per la sposa e lammirazione per quelluomo che aveva per anni servito la citt con grande dedizione lo indussero a un gesto dissennato. Ha avuto una durissima punizione: la sua casa stata devastata, la sposa che amava violata e uccisa. Non vi sembra che abbia pagato un prezzo adeguato ai suoi errori, che pure la giovane et e linesperienza sarebbero bastate a scusare? sfuggito alla morte non certo per caso ma per volont degli di e ha riconosciuto con me le sue colpe. Io gli ho creduto e lho adottato come figlio e ora chiedo, cittadini e autorit, di riammetterlo fra voi, di restituirgli il diritto di votare in questa Assemblea e di riprendere il suo posto tra le file dei guerrieri schierati in battaglia. Si profila allorizzonte la minaccia di unaltra guerra e la citt ha bisogno di ognuno dei suoi figli, soprattutto dei pi valorosi. Con queste parole Heloris concluse il suo intervento e subito si scaten una vera e propria rissa fra avversari e sostenitori del redivivo Dionisio. Nessuno fra i membri della Compagnia mancava quel giorno nellAssemblea e la loro massiccia presenza valse dapprima a intimidire gli avversari pi facinorosi, poi a zittirli completamente. Si sentivano solo le grida: giusto! Dionisio un eroe, una vittima, non un colpevole!, Abbiamo bisogno del suo coraggio! Restituitegli i suoi diritti! Lultima parola a questo punto spettava al Consiglio, che si riun in seduta ristretta sotto il portico che chiudeva in basso lemiciclo. Non possiamo deliberare sotto una pressione di questo genere esord Dafneo. Hai ragione rispose un consigliere. C troppa gazzarra ed evidente che i sostenitori di Dionisio stanno intimidendo parte dei cittadini perch non esprimano il loro disappunto. Chi aveva parlato si chiamava Demonatte ed era parente di uno degli uomini bruciati vivi nella casa vicino al porto. A me non sembra che sia cos... cerc di dire Euribiade. Demonatte si volse di scatto verso di lui come se non potesse credere alle sue orecchie. Come, non ti sembra? Ma lo vedrebbe anche un cieco ci che sta succedendo in questAssemblea. E mi meraviglio di te, che sei stato fra quelli che volevano a ogni costo la condanna a morte di Dionisio, se fosse stato catturato. Pancrate cerc a sua volta di sostenere il compagno. Le cose possono cambiare. Solo i sassi non cambiano, per Eracle. C stata unevoluzione negli eventi che... Evoluzione? Una decina di persone sono state tagliate a pezzi o bruciate vive da un assassino crudele la cui identit non difficile indovinare e vi dir di pi: se insistete in questo assurdo atteggiamento, io chieder ufficialmente che si apra uninchiesta sul vostro conto. Certi improvvisi cambi di umore appaiono sospetti. La situazione si faceva pesante e Pancrate cerc di assumere una posizione pi accomodante e attendista, che potesse essere condivisa dai colleghi, e di rimandare nel frattempo lordine del giorno che prevedeva la riammissione di Dionisio nelle file della cittadinanza e nei ranghi dellesercito. Ma Euribiade gli diede di nascosto un colpo con il gomito segnalandogli con lo sguardo qualcosa nella parte alta dellemiciclo. Pancrate vide unespressione di panico negli occhi del compagno: lev lo sguardo al colonnato che concludeva in alto la cavea dellAssemblea, e anchegli non riusc a trattenere un sussulto: da una delle colonne pendeva una maschera teatrale comica, la stessa, si

sarebbe detto, che indossava il misterioso personaggio che li aveva avvicinati nelle campagne a sud di Catania. Il ghigno grottesco della maschera ricord loro efficacemente un patto non scritto ma non per questo meno vincolante. Pancrate sospir e rest in silenzio per qualche istante, dopo aver scambiato unocchiata significativa con il compagno. Poi, mentre Demonatte aveva ripreso con grande enfasi la sua requisitoria, gli sussurr qualcosa allorecchio. Euribiade allora chiese la parola e disse: Inutile rimandare i problemi che comunque dovremo affrontare. Tanto vale farlo subito. E perch non si ripeta la stessa situazione intimidatoria che si verifica ora nellAssemblea, io chiedo che il Consiglio voti adesso, a scrutinio segreto. Approvo conferm Pancrate. la cosa migliore. Non cera motivo di opporsi a una procedura abbastanza comune e nessuno si oppose. Lammissione di Dionisio fu approvata con un solo voto di scarto e Demonatte abbandon indignato il Consiglio. Dionisio ricevette la notizia dallo stesso Heloris, ma il padre adottivo gli consigli di non presenziare a riunioni per qualche tempo, cos da non provocare risse e disordini di cui i suoi avversari avrebbero potuto attribuirgli la responsabilit. Si present solo quando fu sicuro che la Compagnia si era assicurata il favore della stragrande maggioranza dellAssemblea, convincendo con le buone o intimidendo con le cattive i riottosi. Fece il suo ingresso con le guance ben rasate, i capelli raccolti dietro la nuca, vestito di una bellissima clamide azzurra, e si sedette in mezzo ai suoi amici, protetto e guardato a vista da ogni parte. Pancrate ed Euribiade gli lanciarono un sorriso accattivante come se volessero dimostrargli che latmosfera ormai in gran parte favorevole era opera loro. Anche Dionisio rispose con un sorriso e quelli furono certi che la partita fosse definitivamente chiusa. Invece si sbagliavano. Una sera, poco dopo limbrunire, Pancrate fu catturato mentre rincasava da una cena con amici. Fu legato e imbavagliato, infagottato in un mantello e condotto nel sotterraneo della casa della pergola. Due sere dopo Euribiade fu catturato nella sua stessa casa, nel cuore della notte. Aveva sentito abbaiare il cane e si era alzato con una lanterna per vedere che cosa stesse succedendo. Ud il cane guaire e poi pi nulla. Quando vide i suoi schiavi legati al cancello e imbavagliati, cap che cosa stava succedendo; ma era ormai troppo tardi: quattro uomini armati gli balzarono addosso, lo stordirono con un colpo di randello e lo portarono via chiuso in un sacco. Si svegli nella casa della pergola, nel sotterraneo; aveva di fianco Pancrate, pallido come un cencio che lo fissava atterrito, e di fronte, in piedi, con la spada in mano, Dionisio. Ma... cera un patto fra di noi... balbett. Non ricordo di aver fatto nessun patto rispose Dionisio. Luomo con la maschera comica... eri tu... o uno dei tuoi amici. Ci fu promessa salva la vita in cambio del nostro voto favorevole alla tua riammissione allAssemblea. Non ho mai indossato una maschera in vita mia. Io mostro sempre la faccia ai miei nemici. Ma noi ti abbiamo aiutato disse Pancrate, mentre il suo compagno singhiozzava sommessamente. vero e per questo vi sar concessa una morte rapida. Non biasimatemi: se ascoltassi il mio cuore vi farei a pezzi un po per volta e vi darei in pasto ai cani. Voi non immaginate che spettacolo mi si present davanti agli occhi quando varcai la soglia di questa casa dopo il massacro nellagor, che cosa ho provato nel vedere il corpo nudo e straziato di mia moglie. Chi lha torturata e stuprata almeno si assunto la responsabilit delle sue azioni, voi nemmeno quel coraggio avete avuto. Ti scongiuro insistette Euribiade. Stai commettendo un errore. Noi non centriamo, non abbiamo colpa di ci che successo. Ci dispiace... possiamo capire il tuo rancore, ma ti assicuro che noi non abbiamo colpa, credimi... In nome degli di, non macchiarti del sangue di due innocenti! Dionisio si avvicin. Pu darsi che io mi sbagli e in questo caso affronter il giudizio degli di. Ma lombra di Arete deve essere placata. Addio.

Non disse altro e li pass da parte a parte, uno dopo laltro, con un colpo netto alla base del collo. I loro corpi non vennero mai ritrovati. Filisto lo incontr di nascosto due giorni dopo in un oliveto dalle parti dellEpipoli. Mi avevi detto che li avresti risparmiati se fossi stato riammesso in citt gli disse in tono severo. Ho mentito rispose Dionisio. E se ne and. Undicesimo Nel corso dellestate lattenzione delle autorit e della gente comune di Siracusa fu distratta dalle notizie minacciose che gli informatori facevano pervenire sia da Cartagine sia dalla Grecia e i regolamenti di conti locali passarono presto in secondo ordine. Si venne a sapere che i Cartaginesi avevano mandato unambasceria ad Atene per convincere il governo della citt a continuare la guerra con gli Spartani anche dopo che il miglior generale ateniese, Alcibiade, era fuggito in Asia. In questo modo Sparta non sarebbe potuta intervenire in Sicilia in aiuto di Siracusa quando loro avessero deciso di attaccare. Si seppe poi che gli Ateniesi avevano inviato una loro delegazione a incontrarsi con i generali cartaginesi in Sicilia. Tale era lodio che nutrivano contro i Siracusani che avrebbero fatto patti con chiunque pur di nuocere alla citt che li aveva respinti e sconfitti sette anni prima. Il governo di Siracusa protest con una nota ufficiale contro quei preparativi di guerra ma senza ottenere nemmeno una risposta. Dafneo decise allora di mandare una flotta di quaranta navi nella Sicilia occidentale, riattando alla meglio il porto di Selinunte per prevenire uno sbarco cartaginese. Vi fu un primo scontro in cui i Siracusani affondarono una quindicina di navi nemiche ma, quando Annibale mise in mare al gran completo la sua squadra di ottanta grandi navi da battaglia, Dafneo ordin alla sua flotta di ritirarsi per non essere annientata e dispose subito linvio di ambascerie per chiedere aiuto ai Greci dItalia e anche agli Spartani. Questi ultimi mandarono un generale di nome Deuxippo con millecinquecento mercenari, che sbarc a Gela e da l raggiunse Agrigento, dove prese il comando anche degli ottocento mercenari campani che Tellas aveva convinto ad abbandonare i Cartaginesi con un ingaggio generoso. Annibale sbarc nelle immediate vicinanze della citt allinizio della primavera. Era ormai avanti negli anni e per questo gli avevano affiancato il cugino Himilko, pi giovane ed energico. Piazz una divisione a oriente della citt, per prevenire incursioni da quella parte, e costru un campo trincerato a occidente, cominciando a demolire le tombe monumentali della necropoli per innalzare una rampa di assalto verso le mura. Allinterno della citt nessuno sembrava prendere sul serio la minaccia dellesercito che aveva gi annientato Selinunte e Imera: le provviste erano abbondanti, le mura sorgevano su uno zoccolo roccioso molto alto sulla pianura ed erano quasi inaccessibili. Inoltre, si sapeva che presto sarebbe giunto da Siracusa Dafneo alla testa dellarmata confederata. Il clima era cos disteso che i comandanti dellesercito dovettero diramare unordinanza in cui si specificava che le sentinelle non potevano avere a disposizione sulle mura pi di un materasso e di due cuscini a testa. La cavalleria di tanto in tanto faceva qualche sortita di disturbo attaccando reparti isolati che andavano in giro a raccogliere foraggio per gli animali e provviste per gli uomini. In poco tempo il caldo divenne torrido e il puzzo dei rifiuti e degli escrementi di sessantamila uomini e cinquemila cavalli ammassati in basso, in una zona umida e poco arieggiata, giunse fino alla sommit delle mura. Tellas ogni mattina saliva sul camminamento di ronda a guardare la piana, approfittando dellora in cui il vento di terra portava lontano quel fetore rivoltante. La citt era ancora addormentata e lultimo picchetto di guardia smontava per lasciare il posto al presidio diurno. Il sole che sorgeva illuminava il grande santuario di Atena sullacropoli e poi, a mano a mano, le case, i giardini, i portici i colonnati e da ultimo limmensa mole del tempio di Zeus ancora in costruzione. I lavori non erano stati interrotti e gli scultori erano ancora allopera sul grande frontone che rappresentava la caduta di Troia: il groviglio di membra eroiche prendeva forme e contorni sempre pi netti ogni giorno che passava. Solo le figure degli di, alte sotto lo spiovente del

timpano e impassibili nello sguardo, erano state ultimate e alcune andavano anche tingendosi dei colori vivaci che i pittori stendevano loro sul volto e sulle membra, sulle chiome e sulle vesti. I Giganti del colonnato sembravano tendere i muscoli nel titanico sforzo di reggere il peso dellarchitrave istoriato; le dorature degli acroteri brillavano colpite dai raggi mattutini e stormi di ibis rosa si levavano dalla foce dellAkragas passando sopra i mandorli e gli olivi della valle. Lo spettacolo era cos incantevole, larmonia delle opere delluomo e delle opere della natura cos sublime che la vista della stupidit umana, che metteva a repentaglio con la guerra tanta meravigliosa bellezza, dava a Tellas un senso di profondo sconforto, un presentimento angoscioso di fine imminente. E il pensiero di Arete gli tornava insistente alla memoria: ricordava quanto le piacesse Agrigento, quanto trovasse affascinante quella citt cos eccessiva in tutto, cos inquieta e avida di vita, quanto desiderasse un futuro di sposa accanto alluomo che aveva scelto come compagno. Piangeva dentro di s la sua fine crudele, e non poteva trovare alcuna consolazione nel pensiero della vendetta consumata da Dionisio con uguale crudelt. Sperava solo che Agrigento potesse sopravvivere e recitava a volte sottovoce i versi di Pindaro come una preghiera. Agrigento... alta e luminosa sulla sua rupe, lo scintillare lontano del mare, i boschi di pini e di querce, gli olivi piantati dai padri fondatori, il fuoco sacro sullacropoli, mai spento da quando vi era stato acceso per la prima volta: poteva davvero tutto questo essere cancellato dun tratto come se non fosse mai esistito? Era mai possibile? Il fato di Selinunte e di Imera poteva mai perpetuarsi e ripetersi allinfinito? Una volta mentre era immerso nella contemplazione e nei suoi pensieri, Tellas fu riscosso dalle voci dei generali che avevano il comando dellesercito. Si facevano beffe del nemico, che appariva laggi lontano e impotente. Le sue navi, piccole per la distanza, sembravano inoffensive come le barchette con cui giocavano i fanciulli nella grande piscina in fondo alla valle. Erano cos sicuri di vincere... certo dovevano averne buoni motivi. Uno diceva: Guardateli, stanno accampati nella loro merda! Forse pensano di farci arrendere per la puzza! Quando nel campo cartaginese scoppi la peste, che falci migliaia di uomini e diffuse lo scoramento fra le truppe nemiche, sembr che le pi ottimistiche previsioni si fossero avverate. Il fumo delle pire e lodore insopportabile della carne bruciata ammorb laria per una vasta estensione del territorio circostante. Lo stesso Annibale si ammal e mor e, quando la notizia trapel fino in citt, la gente esult pensando che ormai i Cartaginesi avrebbero tolto lassedio e se ne sarebbero tornati a casa. Tellas fu a tal punto rincuorato che organizz anche unefficace messa in scena. Reclut un certo numero di attori del teatro tragico e li istru ad apparire di notte, come spettri, fra i ruderi delle tombe demolite dai Cartaginesi, levando alti lamenti e facendo udire orribili maledizioni in lingua punica. Luci non meno spettrali vennero accese nei cimiteri, durante le notti senza luna, e altre spaventose apparizioni si verificarono improvvise lungo i sentieri bui di campagna al passare di qualche gruppo di ausiliari cartaginesi intento a provvedersi di foraggio o di viveri. Il terrore superstizioso semin cos ancora maggiore sgomento fra le truppe assedianti, tanto che nessuno voleva pi uscire di notte. Ma il comandante superstite, Himilko, non era uno sciocco. Convoc gli indovini e ordin loro di suggerire subito un rimedio per placare gli spiriti dei morti cacciati dalle tombe, nel modo pi impressionante e spettacolare, e questi, dopo avere interrogato le sorti, sentenziarono che si doveva offrire un sacrificio umano. Un povero ragazzo indigeno, fatto schiavo nella precedente campagna, fu sgozzato sullaltare e il suo corpo gettato in mare. In seguito Himilko proclam che gli spiriti erano soddisfatti e che da allora in poi le cose sarebbero cambiate per il meglio. Un paio di torrenziali acquazzoni lavarono via il luridume che circondava laccampamento e la situazione miglior, accreditando il vaticinio degli indovini e le promesse del comandante, che fece riprendere alacremente i lavori di costruzione della rampa. Tellas ne osservava preoccupato i costanti progressi. Intanto a Siracusa Dionisio aveva riconquistato, giorno dopo giorno, una posizione di sempre maggiore prestigio e quando larmata confederata, forte di ventimila Siracusani, diecimila mercenari e ventimila Italiani delle citt alleate, fu pronta a mettersi in marcia, egli rivestiva il grado di aiutante di campo dello stato maggiore.

La notte prima di partire fece esumare le spoglie di Arete dal sotterraneo in cui giacevano per collocarle in una tomba bellissima costruita per suo ordine fuori dalla porta occidentale, lungo la strada che portava a Kamrina. Il corpo fu trovato incredibilmente intatto ed egli pens che il prodigio fosse un segno degli di, piuttosto che un effetto della salinit del terreno, come pensava Filisto, un evento miracoloso che la sua vendetta aveva reso possibile. Il funerale avvenne quasi di nascosto, dopo il calar del sole, e quando la lastra massiccia di calcare cal sul sepolcro, Dionisio volle rimanere solo a parlare con lei, a lungo, nella speranza che gli potesse rispondere. Alla fine si addorment ai piedi della tomba, sfinito dalla stanchezza e dalla veglia, e sogn di cadere dalla rupe a strapiombo sulla fonte di cristallo, cadere senza pi respiro, in una sorta di abbandono infinito e struggente. Lo svegli Leptines, che era divenuto quasi la sua guardia del corpo e lo seguiva dovunque, sempre abbastanza distante e abbastanza vicino. Andiamo gli disse torniamo a casa. Larmata confederata si mise in marcia il giorno dopo prima dellalba: davanti i Siracusani, in mezzo i mercenari, dietro gli alleati italiani; la cavalleria sui fianchi. In testa avanzavano Dafneo con lo stato maggiore e lo stesso Dionisio. Leptines cavalcava un poco pi indietro assieme al suo reparto di esploratori. La cavalleria vera e propria era composta quasi solo di aristocratici, che non tolleravano fra loro altre presenze. Percorsero lintera distanza fra Siracusa e Agrigento in sette giorni, ricevendo i rifornimenti dalla flotta che avanzava di conserva, sbarcando ogni tanto decine di scialuppe cariche di provviste che facevano la spola per ore fra le navi e la terraferma. Giunsero in vista della citt la sera del settimo giorno e si accamparono in prossimit del distaccamento orientale dellarmata cartaginese. Dionisio spron subito il suo cavallo, seguito da Leptines, Biton, Dorisco e alcuni altri amici della Compagnia in un giro di ricognizione e valut la forza dei nemici in circa trentacinquemila uomini. Vide anche che la citt non era certo inaccessibile e riusc a capire la strategia del nemico: il distaccamento orientale che avevano davanti avrebbe dovuto prevenire missioni di soccorso da Siracusa mentre il grosso dellesercito preparava lassalto finale con le macchine e gli arieti dalla rampa ormai completata. Prima che calasse la notte fece un giro nella parte nord delle mura, portandosi a ridosso della necropoli occidentale dalla quale si poteva vedere la rampa, che ormai aveva raggiunto la piattaforma naturale su cui sorgeva la citt. Per difendersi dai lanci degli arcieri i Cartaginesi avevano montato una specie di tettoia mobile su ruote, coperta di pelli non conciate ignifughe, per proteggere gli uomini che lavoravano alla massicciata. Quando rientr nellaccampamento fu avvertito che era in corso la riunione dello stato maggiore e si present immediatamente. Per prima cosa esord Dafneo dobbiamo attaccare la divisione orientale dellarmata di Himilko: sono in campo aperto, in terreno abbastanza pianeggiante. Andremo allassalto allalba, quando la temperatura ancora fresca: formazione chiusa, profondit di otto file; noi con gli alleati siciliani al centro, gli alleati italiani a destra, i mercenari sulla sinistra. La cavalleria ai due lati. E se larmata di Himilko ci attacca mentre siamo in pieno combattimento? chiese Dionisio. Io proporrei di mettere alcuni distaccamenti di cavalleria a distanza conveniente fra noi e il campo trincerato cartaginese a ovest, perch ci avvertano nel caso quelli si muovano. Il comandante della cavalleria, un aristocratico di antico lignaggio, tale Cratippo, lo guard con un certo fastidio, come se avesse pronunciato unoffesa. Non mi sembra che tu abbia alcuna autorit per decidere dellimpiego della cavalleria disse in tono sprezzante. Fate come volete ribatt Dionisio ma sono convinto che la cosa peggiore sia rigettare una proposta sensata per questioni di principio. Se dipendesse da me, ti avrei gi messo agli arresti con laccusa pi grave in tempo di guerra: quella di stupidit. Cratippo, allibito, fece per estrarre la spada e lavare col sangue loffesa, ma Dafneo pose fine alla disputa con un pugno sul tavolo. Filisto, che era ammesso come consigliere, non riusc a trattenere un sorrisetto maligno. Metteremo delle staffette disse Dafneo. Dobbiamo sapere che cosa succede al di l della nostra linea di combattimento. Posso parlare? chiese Dionisio.

A patto che tu non offenda nessuno rispose Dafneo. Ci siamo coordinati con gli Agrigentini dentro la citt? No rispose Dafneo. Perch? Perch? grid Dionisio. Perch mi sembra una pazzia non farlo! Come sapranno cosa devono o non devono fare? E come potremo noi approfittare dellappoggio forse determinante delle migliaia di guerrieri che stanno bene armati ed equipaggiati dentro le mura di Agrigento? Non sar necessario rispose secco Dafneo. Non abbiamo bisogno di loro e non mi fido dei loro mercenari campani: prima erano al servizio dei Cartaginesi e ora combattono contro di loro ma potrebbero di nuovo passare al nemico nel corso della battaglia. Domani attaccheremo e travolgeremo quei barbari. Poi, appena ci si presenter loccasione favorevole, attaccheremo il campo trincerato e li ricacceremo in mare. Non ho altro da dirvi. Potete andare. La sveglia sar data senza squilli di trombe, da uomo a uomo. La parola dordine Akragas. Buona fortuna. Dionisio si ritir nella sua tenda, si cambi, indoss un mantello scuro e usc dallaccampamento dal lato occidentale, assieme a Leptines, con il pretesto di passare di ronda nei posti di guardia. Ma appena fu fuori dalla portata di visuale, si mise a correre assieme al fratello gettandosi dentro il fitto bosco di lecci che giungeva fino a lambire la base della scarpata su cui si elevavano le mura di Agrigento. Quando fu abbastanza vicino ordin a Leptines di aspettarlo per coprirgli la ritirata. Subito dopo diede una voce alla sentinella che andava su e gi pattugliando il ballatoio. Ehi! grid. Ehi, tu! Chi va l? rispose la sentinella. Sono un soldato siracusano. Sono solo, fammi entrare, devo parlare con i tuoi capi. Aspetta disse luomo e chiam il suo ufficiale di picchetto. Che vuoi? gli domand lufficiale sporgendosi con prudenza dal parapetto. Devo entrare, presto ripet Dionisio. Sono siracusano e devo parlare con i vostri comandanti. Come ti chiami? Dionisio. C qualcuno che ti conosce in citt? S. Un uomo molto noto di nome Tellas. Gira alla tua destra fino a quei cespugli laggi disse lufficiale. Dietro c una posteria, mando uno ad aprirti. Ti teniamo sotto tiro: se cerchi di fare scherzi sei un uomo morto. Dionisio fece quanto gli era stato suggerito e poco dopo fu allinterno della citt, alla presenza di un gruppo di alti ufficiali. Chi ti ha mandato? chiese uno dei generali, un uomo sulla quarantina con una barba nera molto ben curata e unarmatura che sembrava pi una tenuta da parata che di combattimento. Nessuno. Vengo di mia iniziativa. Che cosa? esclam lufficiale e poi, rivolgendosi ai suoi colleghi: Questuomo non mi piace, potrebbe essere una spia. Io propongo di metterlo sotto chiave finch non ne sapremo di pi su di lui. Garantisco io per quel ragazzo! risuon una voce alle loro spalle. Era Tellas che saliva ansimando verso la base delle mura, tenendo con le mani lorlo anteriore della veste per non inciampare e avanzando con la velocit che gli consentiva la sua mole. I quattro generali si volsero verso di lui. Ma come continu Tellas con il fiato mozzo, asciugandosi la fronte non lo riconoscete? Dionisio, leroe che guid fin qui i profughi di Selinunte e che ha combattuto come un leone sotto le mura di Imera. Parla, ragazzo, i nostri valorosi comandanti sono tuttorecchi. Nessuno fiat: il prestigio e lautorit delluomo che aveva arruolato a sue spese quasi un migliaio di mercenari bastavano a ottenere la loro attenzione. Dionisio cominci a parlare. Siete sicuri che non vi siano spie fra voi? esord. Ma come osi... cominci lufficiale che aveva parlato per primo. Il ragazzo ha ragione ribatt Tellas. Riuniamoci dentro il tempio di Atena, dove non pu sentirci nessuno. Le spie sono sempre esistite e molte citt sono cadute per tradimento. Inutile scandalizzarci.

Allinterno il tempio era gi illuminato per la notte con le lampade e il gruppetto si radun in un angolo appartato della cella, dietro la statua di culto. In realt riprese a dire Dionisio in un certo senso potrei essere considerato io stesso una spia. I presenti si guardarono in faccia stupiti, ma Tellas gli fece cenno di continuare. S, una spia alleata. I miei comandanti non hanno ancora provveduto a mandarvi una delegazione per coordinare le nostre azioni e cos ho pensato di venire a riferirvi come stanno le cose. Il nostro esercito forte di quasi cinquantamila uomini bene armati e addestrati. La flotta la vedrete domani dagli spalti: circa trenta triere e una decina di unit da trasporto. Domani, prima dellalba, Dafneo vuole attaccare la divisione cartaginese che abbiamo davanti per concentrare subito dopo le nostre forze riunite intorno al campo trincerato. Suppongo che solo allora abbia intenzione di chiedere il vostro aiuto. Il tuo comportamento degno della pi severa punizione disse un altro ufficiale, pi anziano del primo, alto e segaligno, rivestito di unarmatura di cuoio nero decorata con borchie dargento. Dionisio non aveva mai visto in vita sua generali tanto eleganti. Hai preso uniniziativa pericolosa, senza consultare i tuoi superiori, hai rischiato di essere catturato dal nemico e quindi di rivelare segreti militari importanti, hai... Ho fatto ci che era giusto per salvare questa citt lo interruppe Dionisio con un gesto perentorio della mano rischiando la mia pelle e non quella degli altri. Perch ne ho gi viste cadere due e non voglio che cada anche Agrigento. Fate come vi pare, io vi ho avvertiti. Se avessi io il comando dellesercito agrigentino, ordinerei una sortita per prendere alle spalle i nemici che abbiamo di fronte e annientarli. Sar sufficiente lasciare un reparto di presidio alle mura perch, dopo la nostra vittoria, prenderemo dassalto a forze congiunte anche il campo trincerato a occidente della citt. Se i Cartaginesi tentassero di attaccare, approfittando delle scarse forze rimaste a difesa, noi li prenderemmo alle spalle schiacciandoli contro la base delle mura. Ecco ci che farei. Ma la responsabilit vostra. Volevo solo che lo sapeste. Se non avete altro da chiedermi, o messaggi da affidarmi, io rientrer allaccampamento prima che si accorgano della mia assenza e mi mettano ai ferri. Domani non voglio perdermi lo spettacolo. Io propongo di arrestarlo disse un terzo ufficiale, di sicuro un aristocratico allantica dal modo in cui portava raccolti i capelli lunghi in un concio sulla sommit del capo. Lo consegneremo al suo comandante a guerra finita e vedremo se avr ancora voglia di fare lo sbruffone. Dionisio gli si avvicin e lo fiss negli occhi da una spanna di distanza. Devi solo provarci disse. Tellas intervenne a sciogliere la tensione. Heghmones, vi prego, non c motivo di prendere decisioni tanto gravi. Avete ricevuto la visita informale di un ufficiale alleato, ecco tutto. Che c di strano? Attaccate non appena noi avremo impegnato il nemico disse allora Dionisio arretrando e guardando in faccia uno per uno i quattro generali che aveva di fronte. Attaccate senza aspettare un momento. Addio. Fece per andarsene, poi torn sui suoi passi e si ferm davanti a Tellas. Lo fiss con un lungo sguardo e da quello il suo vecchio amico cap che avrebbe voluto dirgli molte cose e che non riusciva a dirne nessuna. Gli batt una mano sulla spalla. Vai ora. Ci sar tempo per parlare, dopo che avremo sistemato questa faccenda. Dionisio si allontan senza una parola, come faceva quando aveva il cuore oppresso da oscure inquietudini. Tellas rest in silenzio ad ascoltare il rumore dei suoi passi che risuonavano fra le pareti del grande santuario. Com andata? chiese Leptines quando se lo vide apparire davanti come un fantasma. Male rispose Dionisio. Dodicesimo Himilko venne tempestivamente informato dellarrivo e della consistenza dellesercito confederato e dispose linvio di rinforzi: mercenari iberici e campani che andarono a

prendere posizione durante la notte, marciando in silenzio attraverso i boschi che si estendevano fra la citt e il mare. Dafneo, dal canto suo, schier prima del sorgere dellalba la sua armata sul fiume Himera e diede subito il segnale di attraversarlo a guado e di portarsi a ridosso del campo nemico. Lesercito avanz in colonna e poi, con ampia manovra, si schier frontalmente su otto file. Dafneo in persona, da sinistra, trasmise la parola dordine che corse velocissima fra i ranghi fino a raggiungere lestremit destra dello schieramento. E a mano a mano che la parola passava da un uomo allaltro, questi alzava lo scudo e abbassava la lancia cosicch sembrava di vedere unonda di bronzo e ferro propagarsi da un capo allaltro dellimponente formazione. Segu un lungo silenzio carico di tensione in attesa che la sottile linea luminosa che si profilava a oriente si allargasse a diffondere la luce sulla terra e a rendere visibile il suolo. Dafneo aveva fatto sapere che il segnale dattacco sarebbe scattato quando gli uomini avessero visto la loro ombra, e cos ognuno teneva fissi gli occhi sul terreno davanti a s aspettando con ansia crescente che prendesse forma la propria sagoma. Dun tratto le ombre si delinearono nette e lunghissime sul terreno e in quel medesimo istante le trombe squillarono, gli ufficiali lanciarono il grido di guerra che venne ripetuto a gran voce dai guerrieri, e la poderosa falange caric. Dal fronte opposto rispose il suono prolungato dei corni e lesercito cartaginese si lanci a sua volta allattacco, guidato dai mercenari iberici e campani, veterani di innumerevoli battaglie combattute sotto molti differenti stendardi. I primi rivestiti di placche metalliche sulle tuniche bianche, con in testa i caschi di cuoio crestati di rosso; i secondi con spessi corsetti di pelle, con elmi sormontati da spettacolari cimieri a tre pennacchi, protetti da grandi scudi dipinti. Avanzavano gridando e lanciando a ondate sciami di frecce e nugoli di pietre con le loro fionde micidiali. A ogni lancio la falange alzava gli scudi a parare la gragnuola che crepitava sui grandi bronzi come grandine, poi riprendeva ad avanzare di corsa per accelerare il pi possibile il momento dellimpatto, che si produsse con fragore spaventoso a mezzo stadio dal campo nemico. I due schieramenti crollarono uno sullaltro e la massa metallica degli scudi e delle lance dei Greci si abbatt come una valanga contro i Libici, gli Iberici e i Campani, superiori nel combattimento individuale per abilit ed esperienza, ma meno resistenti alla collisione con un fronte cos compatto e pesante. Il testa a testa dur a lungo mentre la lotta si faceva accanita e sanguinosa, poi la linea cartaginese cominci a cedere terreno sotto la spinta sempre pi forte degli avversari, seminando il terreno di morti e di feriti. Questi ultimi venivano finiti uno per uno con la punta delle lance dai guerrieri delle ultime file a mano a mano che avanzavano dietro ai compagni. Intanto sugli spalti di Agrigento si era radunata una gran folla di guerrieri che incitavano a gran voce i loro alleati come se quelli, immersi nel furore e nel frastuono del combattimento, potessero udirli. Ma certo le loro grida giungevano al campo trincerato, diffondendo sconforto e paura. A un certo momento, quando fu chiaro che le truppe di Himilko stavano cedendo terreno, i guerrieri agrigentini cominciarono a raccogliersi attorno ai comandanti chiedendo loro di aprire le porte e lanciarli nella mischia per prendere in mezzo i nemici e annientarli una volta per tutte. Che aspettiamo? gridavano. Muoviamoci, facciamola finita, una buona volta! Ammazziamoli tutti! Vendichiamo Selinunte e Imera! Fra i generali, quello che si chiamava Cratippo cerc di calmarli. Silenzio! esclam. Fate silenzio! Ascoltatemi! Il tumulto sembr attenuarsi ma il rumore della battaglia, che giungeva fin sugli spalti, diffondeva fra gli uomini una frenesia incontrollabile, uneccitazione fortissima che si poteva leggere nei volti, negli sguardi e nel fremito delle membra. Volevano tutti prendere parte a quella festa feroce, a quella crudele mattanza, prima che avesse termine. Ascoltate! ripet Cratippo. Se noi usciamo adesso, lasceremo sguarnita la citt e commetteremo lo stesso errore che condann Imera. Himilko potrebbe uscire dal campo trincerato, attaccare mentre siamo fuori e prendere Agrigento al primo assalto. Ve ne rendete conto?

Basta, vogliamo uscire in campo! grid uno dei presenti. Che comandanti siete? esclam un altro. Non sapete nemmeno guidare i vostri uomini in combattimento? Mentre ancora parlavano si diffuse la voce che si faceva una sortita per spazzare via i barbari dalla terra agrigentina. Migliaia e migliaia di guerrieri gi armati, impugnando lance e scudi, si ammassarono numerosi imprecando e schiamazzando. Quelli che stavano sul ballatoio ed erano in condizione di vedere ci che stava accadendo nella pianura gridavano ancora pi forte, come se stessero allo stadio o allippodromo, e il clamore saliva fino al cielo. Cratippo, considerando che avrebbe potuto perdere il controllo della situazione, chiam uno dei suoi aiutanti di campo, un giovane di poco pi di trentanni di nome Argeo, e gli parl allorecchio. Vai subito al quartier generale dei mercenari campani e ordina che sbarrino tutte le porte e che vi mettano dei presdi: non possiamo permettere che gli uomini si lancino fuori in disordine e lascino la citt indifesa. Presto! Argeo corse via facendosi largo a stento tra la folla che lo copriva di insulti gridando: Codardi, vigliacchi! Venduti! Pass del tempo prima che lordine fosse eseguito e, quando alcuni soldati raggiunsero quella improvvisata assemblea annunciando che le porte erano state sbarrate e presidiate, risuon un grido dalle mura: Guardate! Correte, venite a vedere! A quelle parole tutti si precipitarono su per le scale di accesso fino in cima al camminamento di ronda e si affacciarono dai parapetti: lesercito punico era in rotta, gli uomini correvano veloci verso il campo trincerato. Scoppi un grido di selvaggia esultanza, ma presto al clamore degli incitamenti si mescolarono imprecazioni di disappunto quando fu chiaro che Dafneo tratteneva i suoi uomini dallinseguire il nemico. Era evidente che temeva di cadere in unimboscata come era accaduto allesercito di Diocle a Imera. Se fossero stati pi vicini, avrebbero visto e udito Dionisio, schierato allala destra, ancora coperto di sangue per la strage, gridare come un ossesso quello che essi stessi gridavano, che bisognava andare avanti e sterminarli fino allultimo uomo. Invece non accadde nulla. Lesercito confederato si ferm obbedendo ai segnali delle trombe e in tal modo il grosso dellesercito cartaginese ripar, incolume, dentro alle fortificazioni del campo trincerato. A quella vista gli Agrigentini si rassegnarono al fatto compiuto. Lesercito confederato era lontano quasi due stadi e attaccare da soli non aveva senso. Vedevano amaramente svanire lopportunit di annientare la minaccia che gravava su di loro. Ben presto, per, alla delusione fecero seguito la frustrazione e poi la collera. I guerrieri si radunarono minacciosi attorno ai loro comandanti e cominciarono a gridare: Vi siete fatti corrompere!, Quanto vi ha pagati il barbaro?, Traditori!, Venduti bastardi! Tellas cerc di placare gli animi. State calmi! Non potete lanciare simili accuse senza un fondamento! Ma la sua voce debole e chioccia non riusciva a sovrastare lo schiamazzo crescente. Cominciarono a volare pietre e molte andarono a segno. Colpito alla testa, Cratippo cadde al suolo e dopo di lui gli altri tre suoi colleghi che rivestivano il comando supremo delle grandi unit dellesercito. Si salv solo Argeo, il giovane ufficiale che era andato a disporre i presdi dei mercenari alle porte. Arriv che i tre comandanti erano gi morti, mezzo sepolti sotto un cumulo di pietre. Gli uomini che li avevano lapidati stavano ora in cerchio attorno ai cadaveri, in silenzio, e nemmeno gli badarono quando apparve fra di loro e si avvicin pallido e muto ai corpi senza vita. Ora tutti erano invasi dallamarezza e dal disgusto per ci che avevano fatto e dalla consapevolezza che quella giustizia sommaria era la cosa pi ingiusta che avessero potuto fare, che forse avevano colpito con una punizione esagerata soltanto lindecisione o forse anche la semplice stupidit. Lo scontro era stato durissimo e i Cartaginesi avevano lasciato sul campo quasi seimila uomini, mentre lesercito confederato contava poco meno di trecento caduti ma la frustrazione era grande fra i combattenti che si erano visti sfuggire dalle mani una vittoria decisiva. Dionisio corse da Dafneo e grid: Perch non ci hai lasciato continuare? Perch ci hai fermati? Questa codardia, questo ....

Una parola in pi e ti faccio passare per le armi. Ora! Dionisio si morse le labbra e rientr nei ranghi macerandosi per la rabbia repressa. Dafneo non pens nemmeno ad attaccare il campo trincerato, difeso da un fossato, un vallo e una palizzata, e condusse i suoi uomini nellaccampamento orientale che i nemici fuggendo avevano lasciato libero. Quella notte stessa giunse una delegazione da Agrigento per raccontare ci che era accaduto in citt e come fossero stati puniti i comandanti. Dafneo rabbrivid e non seppe che cosa rispondere. Dionisio si fece avanti. Se avessi dato ascolto alle mie parole, questo non sarebbe successo e a questora Himilko sarebbe gi in fuga senza pi speranza di salvarsi. Nessuno pu fare profezie rispose Dafneo. In guerra la virt pi grande la calma. Ora sono loro sulla difensiva, chiusi nellaccampamento, mentre noi controlliamo tutte le vie di accesso e di uscita, possiamo tagliare i rifornimenti e farli cadere per fame. Appena i loro mercenari saranno senza cibo e senza paga, si ribelleranno e per Himilko sar finita. I fatti sembrarono per qualche tempo dare ragione a Dafneo. La stagione era ormai avanzata e qualcuno, in seguito nessuno fu in grado di dire chi fosse stato, rifer che le navi cartaginesi a Palermo erano gi nei bacini per la manutenzione o in secca e che non sarebbero uscite in mare fino alla primavera seguente. La flotta siracusana invece era ancora perfettamente efficiente e continuava a rifornire lesercito. Ogni volta che Himilko mandava fuori un reparto in cerca di provviste o di foraggio, la cavalleria siracusana si lanciava subito allinseguimento e lo annientava. Si attendeva la resa da un giorno allaltro, tanto pi che la cattiva stagione era ormai iniziata. Proprio in previsione del peggioramento del tempo si pens di organizzare un ultimo massiccio rifornimento di grano e altri viveri per Agrigento, prima che le condizioni del mare si facessero troppo pericolose per la navigazione. Ma quando la squadra siracusana apparve alla vista, si present dalla parte opposta, del tutto inattesa, la flotta cartaginese forte di quasi cinquanta navi in pieno assetto di guerra. La sorte della battaglia era gi segnata: le navi siracusane, a pieno carico, erano lentissime mentre quelle cartaginesi, gi disalberate, pi numerose e in favore di vento, potevano lanciarsi allassalto con una velocit e una capacit di manovra infinitamente superiori. Le poche navi siracusane in grado di contrattaccare furono quasi subito messe fuori combattimento, le altre furono costrette a spiaggiare proprio sul settore di costa che si estendeva dietro il campo trincerato e i mercenari di Himilko, che ormai erano allo stremo e stavano per disertare, si lanciarono a saccheggiarle trasportando allinterno il carico di grano destinato ad Agrigento, dopo aver massacrato gli equipaggi. Quellevento capovolse le sorti della guerra che sembrava gi vinta. Gli Agrigentini, che non si erano mai privati di nulla n avevano mai razionato le loro provviste, si accorsero dun tratto che le scorte alimentari rimaste erano scarsissime. Il comandante spartano Deuxippo, uno dei pochi generali rimasti, radun gli ufficiali e tenne consiglio. Quanti giorni possiamo resistere con quello che abbiamo? Tre, quattro giorni al massimo gli risposero. Allora dobbiamo evacuare la citt. Domani stesso. A quelle parole cal il silenzio: nessuno osava controbattere, ma al tempo stesso cercava dentro di s con ansia febbrile ogni altra possibile soluzione a una decisione tanto terribile. Dobbiamo avvertire il Consiglio disse uno degli ufficiali affinch dia la notizia alla popolazione. Un momento intervenne uno dei comandanti che fino allora non aveva parlato, uno di Gela che si chiamava Euritoo. Stai dicendo che dobbiamo svuotare una citt di duecentomila persone e andarcene... cos? E fece uno schiocco battendo una mano contro laltra. Cos ripet Deuxippo senza scomporsi. C qualche altra soluzione? Combattere, per esempio. Aprirci un corridoio verso linterno e approvvigionarci dalle campagne. Oppure dare battaglia in campo aperto assieme ai Siracusani. Possiamo ancora batterli! grid un altro, un giovane comandante di battaglione agrigentino.

Non ci fu bisogno di avvertire il Consiglio: guidati dallo stesso Tellas, gli anziani salivano in quel momento dal vicino bouleuterion per riunirsi assieme ai capi militari e valutare la situazione. Ho capito bene? disse subito Tellas. Qualcuno vuole evacuare la citt? Hai capito benissimo ribatt Deuxippo. Non abbiamo scelta. Senza cibo e rifornimenti non siamo in grado di resistere. Tu sei pazzo o vigliacco o le due cose assieme strill Tellas con la sua voce fessa. Noi apriremo le porte, faremo uscire i nostri ragazzi armati fino ai denti e romperemo il culo a quei bastardi rognosi. Poi ci riprenderemo il grano e tutto il resto e gli toglieremo per sempre la voglia di venire da queste parti! Se fosse cos semplice ribatt Deuxippo lo farei io stesso. Ma non cos. Quelli resteranno chiusi nel campo trincerato e non si lasceranno attirare in uno scontro in campo aperto. Aspetteranno di vederci esausti per fame, quindi attaccheranno e ci spazzeranno via. Meglio andarcene ora finch siamo ancora in tempo. Tellas scosse la testa. Non possibile... disse. Io non riesco a crederci. Possibile che non ci sia unaltra via? Possibile che non ci sia altra scelta? Ci deve essere un modo... ci deve essere! Non aveva finito di parlare che arriv una delle sentinelle che montavano la guardia sulle mura. I mercenari campani sono usciti dalla porta meridionale e sono diretti verso il campo cartaginese. Quando hanno saputo che non cera pi da mangiare hanno abbandonato il settore di mura che presidiavano! Lo vedete? disse Deuxippo. Se avessi avuto ancora dubbi, questo me li toglie definitivamente: pi di uno stadio della cinta muraria da questo momento sguarnito, vi rendete conto? Ma ci sono i Siracusani e gli alleati italiani l fuori, per Eracle! intervenne Tellas angosciato. Possiamo ancora farcela! Ascoltate, mettiamoci in contatto con Dafneo e i suoi alleati e decidiamo insieme il da farsi. Non dobbiamo precipitare cos le cose... Abbiamo ancora tempo... Ma la sua voce era stanca mentre pronunciava quelle parole, quasi spenta. Come vuoi rispose Deuxippo. Ma facciamolo subito. Chiam una sentinella. Prendi un cavallo, esci dalla porta orientale e raggiungi Dafneo. Digli che non abbiamo pi viveri e che stiamo pensando di evacuare la citt, a meno che lui non ci proponga una soluzione diversa e attuabile. Hai capito? S rispose la sentinella. E fece per incamminarsi. Aspetta disse Tellas. Digli che siamo pronti a incontrarlo dove vuole, anche adesso. E chiedi di un ufficiale chiamato Dionisio: laiutante di campo dello stato maggiore. Digli che vorremmo vedere anche lui, se ci sar un incontro. Lo far rispose la sentinella e se ne and. Poco dopo fu vista uscire al galoppo e dirigersi a grande velocit verso il campo siracusano. Si alz un vento freddo che gelava le membra e cominci a scendere dal cielo grigio una pioggerella rada. I presenti si ripararono sotto il portico e attesero a lungo in silenzio che il messaggero tornasse con la sentenza che avrebbe deciso della sorte di Agrigento. Ma intanto la notizia che si voleva evacuare la citt stava filtrando, si diffondeva come un incendio da una casa allaltra, da quartiere a quartiere e la disperazione non risparmiava nessuna dimora, nemmeno quelle fastose dei ricchi. Langoscia prendeva tutti al pensiero di lasciare il luogo in cui erano nati e vissuti e allangoscia si aggiungevano lincertezza e lincredulit. Non si giungeva a tanto dopo una lunga agonia ma improvvisamente, dopo molti mesi di guerra che per non avevano toccato quasi nessuno, non cerano state vittime nella citt n danni gravi ai patrimoni. La risposta di Dafneo arriv al calare della sera: dava appuntamento ai maggiorenti e ai comandanti militari agrigentini presso la necropoli orientale, nel punto in cui era fiancheggiata dalla strada che portava nellinterno verso Kmikos. La sentinella dichiar di averlo trovato avvilito e di pessimo umore. Non aspettatevi miracoli disse dopo che ebbe riferito lesito della sua missione. Il morale nel campo siracusano non mi parso pi alto che nella nostra citt. Aspettiamo a dirlo lo interruppe Tellas. Aspettiamo di sentire che cosa ha da proporci Dafneo. Una decisione estrema deve essere presa solo quando tutte le vie di scampo siano davvero precluse.

Subito dopo si misero in viaggio uscendo da una posteria dalla parte orientale e raggiunsero a cavallo il luogo convenuto. Tellas cavalcava una mula, un animale mansueto che conosceva benissimo le paturnie del suo padrone. Dafneo apparve fiancheggiato da due dei suoi ufficiali pi alti in grado e da Dionisio. Erano armati da capo a piedi e poco distante attendeva la scorta: una cinquantina di cavalieri e una trentina di peltasti incursori. Tellas not che, per quello che poteva vedere e per gli stemmi sugli scudi, erano siracusani, geloi e kamarinesi, tutti Greci siciliani, e la cosa gli parve strana. Parl comunque per primo, forte anche della presenza di Dionisio. Alcuni fra i nostri comandanti militari, in special modo Deuxippo, che qui alla mia destra, pensano che dovremmo evacuare la citt domani stesso perch le provviste a questo punto possono bastare solo per pochi giorni... E inoltre lo interruppe Deuxippo i nostri mercenari campani sono passati al nemico lasciando sguarnito quasi uno stadio della cinta muraria. Troppo grande pens dentro di s Dionisio e quelle parole gli sembr di averle gi pensate o pronunciate, chiss quando, come in sogno. Li ho visti disse Dafneo. vero riprese a dire Tellas ma ci sono in citt ancora migliaia di guerrieri bene armati e qui tu hai un esercito potente e ancora integro. Possiamo impegnarli e sconfiggerli, non cos? Dafneo non rispose subito alla domanda e quei lunghi attimi di silenzio pesarono come macigni sul cuore di ognuno. Dionisio fissava negli occhi il suo amico con unespressione di intenso sconforto. Infine Dafneo parl: Non pi, purtroppo: i Greci dItalia ci lasciano. Partono domani. Che cosa? esclam Tellas. Non parli sul serio. Purtroppo s. Se ne vanno, ti dico. E perch? Questi erano gli accordi: che sarebbero rimasti fino al solstizio dinverno; devono preparare i campi per la semina e non vogliono rischiare che il peggioramento del tempo li tenga lontani da casa troppo a lungo. In effetti mancano sette giorni al solstizio, ma non mi sembra che cambi molto... Non posso crederci... disse Tellas scuotendo il capo costernato. Non posso crederci... Come vedi disse Deuxippo che non sembrava attendere altro avevo ragione. Evacuare la citt la cosa migliore. Useremo le nostre truppe per proteggere i profughi. Potrete sistemarvi a Leontini disse Dafneo. La citt in costruzione... faremo aggiungere nuovi... Non vero... non vero Deve esserci una possibilit... esclam Tellas. Sei un guerriero, per Eracle! Devi dirmi perch non vuoi combattere: a che ti servono le armi che indossi? A che ti serve quella spada? Sembrava sempre pi angosciato e la sua voce stridula pareva il grido di un uccello ferito. Dovete rassegnarvi rispose Dafneo. Non possiamo rischiare. Se io gioco il tutto per tutto in una battaglia campale in condizioni di inferiorit numerica e perdo, lascio indifesa Siracusa... e se cade Siracusa la fine. Non posso farlo: dovete capire. Allora questo il vero motivo: hai paura di rischiare, non capisci che difendendo Agrigento difendi Siracusa? Non lo capisci? Commetti lo stesso errore che commise Diocle a Imera. Terribile... terribile e stupido... Dafneo abbass il capo senza dire nulla, mentre la pioggia cominciava a cadere pi fitta bagnando gli elmi, le corazze e gli scudi, facendoli brillare, a tratti, alla luce di lampi lontani. Tellas, con il volto bagnato di lacrime e di pioggia ma in atteggiamento di grande dignit, si rivolse a Dionisio. La pensi cos anche tu? Dimmi, la pensi cos anche tu? Dionisio scosse il capo in silenzio, quindi alz gli occhi e guard Dafneo e poi Deuxippo, con unespressione di bruciante disprezzo. Si sono messi daccordo, non vero? riprese a dire Tellas implacabile. Era tutto preparato. Forse anche loro si sono fatti corrompere... S, certo... Altrimenti perch qualcuno ci ha riferito che la flotta cartaginese era in disarmo proprio mentre stava per assalire quella siracusana? Perch?

Sei pazzo disse Dafneo sragioni. Non ti uccido perch sei un povero vecchio e sei fuori di te. Non posso ascoltarti un momento di pi. Si rivolse agli altri consiglieri agrigentini, che erano rimasti muti e sbigottiti ad ascoltare quelle parole terribili. Seguite Deuxippo disse fate ci che dice e avrete almeno salva la vita. Addio. Mont a cavallo e scomparve nel buio seguito dalla sua scorta. Tellas cadde in ginocchio singhiozzando, incurante della pioggia battente. Dionisio lo aiut a rialzarsi e lo strinse a s. Torna in citt gli disse, cercando di calmarlo torna a casa e prenditi cura di tua moglie. Preparatevi per la partenza. Vi accoglier in casa mia, vi amer come se foste i miei genitori... Ti prego... fatti coraggio. Un lampo illumin a giorno il desolato paesaggio della necropoli seguito da un rombo di tuono. Tellas si asciug il viso. Io non lascer mai la mia citt, ragazzo disse lo capisci? Mai! e si allontan con la sua mula. Il giorno seguente le autorit diffusero lordine di evacuazione e lintera citt si riemp di pianti e di grida disperate. La casa del Consiglio fu circondata da una folla inferocita ma non cera nessuno l che potesse ascoltare, n prendere altri provvedimenti oltre a quelli gi annunciati. Il panico dilagava ovunque, la folla si riversava di corsa verso la porta orientale come se gi il nemico fosse penetrato dentro le mura, sicch i soldati a stento riuscivano a contenerla e a incanalarla alla meglio lungo la strada che conduceva a Gela. Nel caos di urla e di gemiti, nel vortice di terrore che tutto travolgeva, furono abbandonati al loro destino i deboli, i vecchi e i malati, che non avrebbero potuto affrontare i disagi di una marcia di centinaia e centinaia di stadi. Alcuni si uccisero, altri attesero impassibili il loro destino pensando che comunque la morte sarebbe stata preferibile alla perdita della patria, dei luoghi pi cari, della vista della citt pi bella del mondo. Tellas e la sua sposa, che si rifiut di lasciarlo solo, furono tra questi. Invano Dionisio scrut le file dei profughi con sguardo ansioso, inutilmente grid il nome di quelle persone care, passando avanti e indietro a cavallo lungo la colonna in fuga, chiedendo a quelli che incontrava se li avessero visti. Non sapeva che nello stesso istante loro erano lass, sul punto pi alto della citt, sulla gloriosa Rupe Atenea, e guardavano senza pi lacrime il lungo serpente scuro che si snodava nella pianura, la folla immensa dei profughi che abbandonava Agrigento come un rivolo di sangue che scorre copioso da un corpo ferito a morte. Poi le vie risuonarono delle urla dei barbari che imperversavano dovunque saccheggiando, distruggendo, massacrando tutti quelli che trovavano. Incendiarono il grandioso tempio di Zeus gi nella valle, ancora rivestito delle impalcature di legno, e le meravigliose sculture della caduta di Troia, scolpite nella pietra del frontone, si animarono di tragico realismo nel bagliore delle fiamme. Allora Tellas prese per mano la sua compagna e si incammin verso il tempio poliade che dominava lacropoli con la sua mole eccelsa. Camminava tranquillo come se volesse godersi lultima passeggiata lungo la via pi sacra della citt. Si ferm sotto il colonnato, si volt indietro e vide la marea urlante dilagare verso la rampa che conduceva alla spianata e al podio. Allora entr nel tempio e chiuse la porta. Strinse a se in un ultimo abbraccio la compagna della sua vita, scambi con lei un silenzioso sguardo dintesa, poi prese una torcia e appicc il fuoco al santuario. Bruci con la sua sposa, con i suoi di e le sue memorie. Tredicesimo Tutte le strade e i sentieri che portavano verso Gela erano saturi di una folla enorme, disperata e atterrita. Erano donne, fanciulli e anziani. Gli uomini validi scortavano in armi la colonna dei profughi. I pi vecchi e i malati erano stati abbandonati perch non avrebbero potuto affrontare un viaggio tanto lungo e disagiato. Molte ragazze, anche di famiglie nobili e ricche, andavano a piedi, alcune portando in collo i fratellini pi piccoli, e davano prova di grande forza danimo e di coraggio perch ben presto i loro piedi delicati, abituati a eleganti sandali, si erano riempiti di vesciche e di piaghe. Stringevano il labbro inferiore fra i denti come guerrieri in battaglia e ingoiavano le

lacrime per non alimentare ancora di pi il pianto dei piccoli e langoscia dei genitori gi oppressi da una pena infinita per aver dovuto abbandonare improvvisamente la patria, la casa in cui erano sempre vissuti e le tombe degli antenati. Erano come piante sradicate da un vento di tempesta e trascinate via verso luoghi sconosciuti e inospitali. Al dolore si aggiungeva lo sbigottimento, perch molti fra loro nemmeno sapevano il motivo di una tale improvvisa e spaventosa calamit e apprendevano, passo dopo passo, frammenti di informazioni spesso assurde e contrastanti. Non avevano riparo contro linclemenza della stagione, n contro le asperit e le durezze di un viaggio malagevole; pochi avevano con s del cibo, e ancora meno avevano acqua. Avanzavano nella fanghiglia che ricopriva la strada e ogni tanto si voltavano indietro come se fossero richiamati da voci insistenti, dai ricordi, dai rimpianti e dalle immagini di una vita intera che si lasciavano alle spalle. Fra i molti tormenti che li affliggevano oltre alla fame e alla stanchezza cerano il vento freddo, la pioggia intermittente, il cielo plumbeo e ostile. Lunica consolazione era la presenza dei padri, figli e mariti che, ancora inquadrati nei reparti militari, cercavano per quanto possibile di marciare vicino a loro perch traessero dalla vista di volti amici la forza per continuare il cammino. Dionisio, aveva percorso pi volte avanti e indietro la lunga colonna cercando Tellas o la sua sposa e aveva chiesto informazioni a molti che conosceva o che gli era sembrato di conoscere ma senza risultato, finch un uomo gli aveva dato la risposta che gi paventava di ricevere: Tellas rimasto. Lho visto io assieme alla moglie. Mentre tutti fuggivano verso la porta orientale, lui saliva verso lacropoli tenendola per mano. Vecchio testardo! Ha sempre fatto a modo suo. A quelle parole, Dionisio spron il cavallo, raggiunse Dafneo in testa alla colonna e gli chiese licenza di tornare indietro. Sei pazzo. A fare che? rispose Dafneo. Sono rimasti indietro certi miei amici. Voglio cercare di aiutarli. Non c pi nessuno da aiutare, purtroppo. Lo sai come fanno quelli. Gli uomini validi li fanno schiavi per venderli, gli altri li uccidono. Chi erano i tuoi amici? Dionisio scosse il capo. Non importa disse non importa e torn indietro lungo la colonna. Lo aveva colpito limmagine di una ragazza sporca di fango e infreddolita che avanzava tenendo per mano un bambino e una bambina, forse i suoi fratellini pi piccoli. In qualche modo gli ricordava Arete e la situazione cos terribilmente simile in cui laveva conosciuta e gli parve quasi che gli di gli concedessero di aiutarla ancora, di lenire il dolore che certo non cessava di ferirla nellAde. Si avvicin alla giovane, scese da cavallo e le porse il suo mantello. Prendilo disse a me non serve. La ragazza gli rispose con un pallido sorriso e riprese il suo cammino sotto la pioggia. I Cartaginesi si installarono ad Agrigento dopo essersi impadroniti di un bottino enorme, quale si poteva trovare in una citt che in duecento anni di vita non era mai stata n vinta n saccheggiata. Non danneggiarono per le case, perch servivano loro per trascorrervi linverno. Cos facendo manifestavano levidente intenzione di non interrompere lazione militare e la campagna di conquista. Non si sarebbero fermati finch fosse rimasta anche una sola citt greca in Sicilia. Ora la nuova frontiera era Gela, la citt dove era morto Eschilo, il grande tragico. Sulla sua tomba nella necropoli era scritta unepigrafe che non dedicava una parola alla gloria del poeta ma solo al guerriero che aveva combattuto a Maratona contro i Persiani. Parole che suonavano ormai come un monito in quellangustia sempre pi incalzante. I profughi agrigentini furono sistemati a Leontini in attesa che si creassero le condizioni per il loro ritorno. Dafneo tenne consiglio a Gela con i suoi ufficiali, fra cui lo spartano Deuxippo, e i generali geloi. Che cosa pensate di fare? chiese. Quali sono le vostre intenzioni? Noi vogliamo resistere rispose il loro comandante in capo, un uomo sulla cinquantina di nome Meandro. Era un aristocratico, un duro alla vecchia maniera e appariva assolutamente determinato, anche se ogni lineamento del suo volto e ogni ruga della fronte denunciavano la preoccupazione che lo angustiava. Se questa la vostra decisione rispose Dafneo vi aiuteremo. Faremo quanto in nostro potere per respingere i barbari ed evitare unaltra catastrofe. Ci che accaduto

ad Agrigento non si ripeter. Si trattato di un imprevisto, forse anche di un tradimento che ci ha colti di sorpresa quando ormai potevamo dire di avere vinto. Non si pu mai dire di avere vinto finch il nemico non stato annientato ribatt asciutto Nicandro. Ma comunque vi ringrazio a nome della citt per essere disposti a schierarvi al nostro fianco. Deuxippo rester con voi disse Dafneo assieme ai suoi mercenari fino alla ripresa delle operazioni. Deuxippo un idiota pens fra s Dionisio se non un venduto. Ma non disse una parola. Se ne stava in piedi in fondo alla sala del Consiglio, con le spalle appoggiate allo stipite della porta e le braccia conserte come una cariatide, e il suo volto non tradiva alcuna emozione, come fosse di marmo. Pensava a Tellas e a sua moglie che amava profondamente e che non avrebbe rivisto pi, e alle sofferenze che dovevano aver patito prima di morire, ad Agrigento perduta e violata, alla ragazza cui aveva dato il mantello e che forse a quellora era caduta stremata nel fango, abbandonando i due piccoli a piangere sotto la sferza della pioggia. Avrebbe voluto anche lui piangere, gridare, inveire. Se ne and, esauriti i compiti affidatigli, lungo una strada buia che conduceva alla porta occidentale, assorto e pensoso, sicuro in cuor suo che Gela sarebbe caduta come erano cadute Selinunte, Imera e Agrigento, per lincapacit dei comandanti, per la codardia di Dafneo, per la stupidit di Deuxippo. Le autorit geloe gli avevano riservato un alloggio nel pritaneo ma lui aveva preferito affittare a proprie spese una casetta anonima a ridosso delle mura, perch non voleva stare con gli altri ufficiali, per i quali non nutriva alcuna stima. Entr, e subito sal sul terrazzo superiore a contemplare la vista della citt e del mare. Ecco ci che bisognava fare: osservare, studiare, conoscere, fissarsi in testa ogni particolare del territorio, delle vie daccesso e di fuga, i punti deboli della cinta muraria, i percorsi pi rapidi per i rifornimenti, il gioco delle correnti nel mare, dei venti nel cielo, i passaggi nellinterno e lungo la costa. Poi prendere una decisione, stringere i denti e andare avanti, a ogni costo, senza ascoltare nessuno, per travolgere, disperdere, annientare. Questo significava comandare unarmata e guidarla alla vittoria. Che cosa ne sapevano quegli imbelli parolai capaci solo di riempirsi la bocca di promesse altisonanti che non sarebbero mai riusciti a mantenere? Il sole sbuc per pochi attimi dalla fitta nuvolaglia irraggiando lultima luce rossa e violacea prima di sparire dietro lorizzonte. Il mare si fece subito liquido piombo, ingrossato sotto la spinta potente dellAfrico e i marosi orlati di schiuma grigia si accavallavano rombando fin sotto la collina di Gela. Cominciavano ad accendersi i lumi dentro alle case, il fumo dei focolari usciva dai tetti e la luna era un pallido fantasma dietro la cortina sfilacciata delle nubi. Sospir. Lo riscosse il rumore improvviso di qualcuno che bussava insistentemente alla porta da basso, e Dionisio, interrotti i suoi pensieri, scese al piano terreno e chiese: Chi ? Sono io, apri rispose la voce di Filisto. Entra, presto disse Dionisio aprendo la porta. Sei fradicio, dammi il mantello. Filisto entr, livido di freddo e battendo i denti. Aspetta che accendo il fuoco. Dionisio attinse una fiammella dal lume che ardeva davanti a unimmagine dipinta sul muro e laccost a un mucchietto di sarmenti sulla pietra del focolare al centro della camera spoglia. Subito si ud lo scoppiettare dei rami di pino che bruciavano liberando un piacevole tepore. Non ho granch da mangiare gli disse. Un pezzo di pane, se va bene, e un po di formaggio. Da bere, solo acqua. Non sono qui per mangiare n per bere replic Filisto. Ti porto i saluti di tuo fratello Leptines, del tuo padre adottivo Heloris e dei capi della Compagnia. La notizia della disfatta di Agrigento gi arrivata a Siracusa e la citt in fermento. Che cosa si deciso, qui a Gela? Di resistere rispose Dionisio mettendo il pane e il formaggio a scaldarsi sulla pietra del focolare e aggiungendo ancora un poco di legna. Filisto alz le spalle. Come ad Agrigento, come a Imera, come a Selinunte. Gi. Non possiamo assistere a un altro disastro senza fare nulla. C un solo modo per evitarlo disse Dionisio fissandolo negli occhi nel riverbero delle fiamme.

Lo credo anchio. Tu sei pronto? Lo sono rispose Dionisio. Anche noi. Allora procedi. Io vi raggiunger a Siracusa. Quando? Quando torna lesercito. Troppo tardi. Tutto pronto per la prossima Assemblea. Fra sette giorni esatti. Non posso allontanarmi cos. Dafneo non aspetta altro che accusarmi di diserzione e mettermi con le mani legate dietro la schiena davanti a una compagnia di arcieri. A questo ho pensato io. Domattina allalba ricever un ordine del Consiglio che chiede il tuo immediato rientro per ragioni di Stato. Falso, ovviamente. Tu cerca di opporti, come se la cosa ti dispiacesse. Ma non troppo, ovviamente. Ho capito. Benissimo. Ti aspetter a Kamrina in casa di Proxenos, il fabbricante di scudi, e dopo faremo il viaggio assieme. Dionisio annu in silenzio. Il suo sguardo si fiss immobile sulle fiamme del focolare. Hai saputo di Tellas? disse improvvisamente. Che cosa? rimasto ad Agrigento, con sua moglie. Era da immaginare che non avrebbe lasciato la citt. Accettare lumiliazione della sconfitta e della deportazione non era da lui. Li ho persi. Mi erano molto cari. Lo so. E anche loro ti amavano, come il figlio che hanno sempre sognato e che non hanno mai avuto. Molti dovranno pagare per questo. Sia greci che barbari. Filisto non rispose. Prese il mantello steso vicino al fuoco ad asciugare. Ma ancora bagnato disse Dionisio. Non importa. Non ho tempo di aspettare che si asciughi. Devo tornare. Ormai si fatto buio. Dormi qui e riparti domattina allalba. sempre buio, ultimamente: che differenza fa? Si gett il mantello sulle spalle e usc. Dionisio rest sulla soglia a guardare la figura incappucciata che si allontanava e ad ascoltare il tuono che brontolava lontano, sulle creste dei monti Iblei. Il giorno successivo venne convocato da Dafneo poco dopo il levar del sole. Devi partire immediatamente per Siracusa gli disse. Devi presentarti al Consiglio entro tre giorni al massimo. Potrai cambiare cavallo nei nostri presdi lungo la strada. Perch devo partire? Io sono pi utile qui. Devi partire perch ti ho dato questordine. Sapremo cavarcela benissimo anche senza di te. Dionisio finse di rassegnarsi con disappunto e prima di uscire gett unocchiata alla missiva che stava sul tavolo di Dafneo, con ancora vicino i frammenti del sigillo di cera. Poi guard negli occhi il suo comandante con unespressione difficile da decifrare ma che non prometteva niente di buono. Arriv a Kamrina prima di sera galoppando come un forsennato e raggiunse la casa di Proxenos, il fabbricante di scudi che ospitava Filisto, per passarvi la notte. In citt la notizia della caduta di Agrigento aveva sparso il panico e gi cera chi si preparava a partire per qualche destinazione dellinterno, specie quelli che avevano delle propriet agricole e delle fattorie, ma sia il governo della citt sia lAssemblea dei guerrieri avevano ormai deciso di inviare rinforzi a Gela, se fosse stata attaccata, e di difenderla a ogni costo. Finalmente hanno capito che nessuno si pu salvare da solo concluse Filisto. Credo che labbiano sempre saputo rispose Dionisio. Ad Agrigento cera unarmata due volte pi grande di quella che gli Ateniesi portarono contro di noi durante la guerra. sempre mancato un uomo capace di guidarla. vero comment Proxenos. quello che sta succedendo adesso ad Atene. Ci sono stato tre mesi fa a vendere una partita di armi. Non si sono mai ripresi dalla batosta che presero qui in Sicilia e adesso hanno cacciato lunico che ancora sapeva vincere una battaglia navale: Alcibiade, il nipote di Pericle. Lhanno accusato di essere andato a puttane mentre la sua flotta ingaggiava battaglia con Lisandro, il che sar anche vero, ma ora a chi hanno affidato il comando? A Conone: un poveraccio che non ha mai vinto

una battaglia in vita sua e che per prima cosa si fatto imbottigliare nel porto di Mitilene... A teatro, ci sei andato? lo interruppe Filisto per cambiare argomento. S, anche se ormai c rimasto poco da vedere. Morti Euripide e Sofocle, il teatro tragico finito. Lunica ridere. Ho assistito a una commedia di Aristofane e vi assicuro che sono morto dalle risate. Non s mai visto uno come lui che d dei rotti in culo ai politici, agli avvocati, ai filosofi e perfino a quelli del pubblico e tutti ridono come matti. Se gli Spartani vincessero intervenne Dionisio riportando il discorso sul primo argomento sarebbero liberi di mandare lesercito e la flotta in Sicilia ad aiutarci. Non contarci rispose Proxenos. Anche loro ne hanno abbastanza di guerre. Sono quasi trentanni che durano le ostilit. Comunque finisca, non ci saranno n vincitori n vinti. Tutti piangono i loro figli migliori falciati in battaglia, i campi bruciati, le messi distrutte, decine di citt annientate, popolazioni intere ridotte in schiavit. Per non parlare dei commerci al minimo, dei prezzi alle stelle, della penuria dei generi di prima necessit. Qui diverso insistette Dionisio. Ora in gioco la nostra stessa esistenza... ma non importa, ce la sbrigheremo da soli se necessario. S, da soli... Di l a qualche giorno Filisto e Dionisio arrivarono a Siracusa, in tempo per partecipare allAssemblea plenaria. Dionisio era iscritto a parlare con il numero dodici. Leptines gli era a fianco e ogni tanto scambiava occhiate e impercettibili segnali con altri amici della Compagnia, sparsi dovunque. Quando venne il momento, il cancelliere alz un cartello con la lettera M per significare che toccava al dodici e Dionisio prese la parola. Incurante del freddo invernale, portava solo la corta tunica militare e, dal podio su cui era salito, esponeva in tal modo come decorazioni i segni delle recenti ferite riportate in battaglia sulle braccia, sulle cosce, sulle spalle. Un boato lo accolse e acclamazioni da ogni parte. Egli alz le braccia muscolose a ringraziare e a chiedere il silenzio, quindi cominci a parlare. Cittadini e autorit di Siracusa! Sono venuto per annunciare una nuova catastrofe. So che gi vi giunta notizia della caduta di Agrigento e della fine di quella citt gloriosa, da sempre nostra alleata e sorella. Ma nessuno, credo, in grado di descrivervi come me quel disastro, il pi grande a cui abbiamo assistito in questi anni, avvenuto per la totale insipienza degli ufficiali che comandavano le nostre truppe... Il cancelliere si alz e lo richiam allordine. Attento a come parli: non ti permesso offendere uomini che ancora godono della fiducia della citt come supremi comandanti dellesercito. Allora sar pi preciso riprese a dire Dionisio e alzando la voce tuon: Io accuso, qui, davanti a voi, il comandante Dafneo e il suo stato maggiore al completo di alto tradimento e di collusione con il nemico! Il cancelliere lo interruppe ancora. Unaccusa di tale gravit, formulata in questo modo, un reato. Sei multato di dieci mine. Guardie, eseguite! Due mercenari in servizio si diressero verso Dionisio per esigere la somma che certo non aveva con s e, in tal caso, per arrestarlo. Filisto si alz immediatamente e levando il braccio grid: Pago io, prosegui! E nello stesso tempo mand il servo a versare dieci mine sotto gli occhi sbalorditi del cancelliere. Li accuso di tradimento prosegu Dionisio perch avendo a portata di mano la vittoria definitiva sul nemico ci hanno fermati in piena corsa e costretti a ripiegare. Hanno tradito doppiamente perch hanno approfittato del nostro senso di disciplina e di obbedienza alla patria e ai nostri comandanti per aprire ai barbari una via di scampo ormai del tutto preclusa. Grida, applausi, incitamenti scoppiarono in tutti i punti dellAssemblea, l dove nutriti gruppi della Compagnia manifestavano il proprio entusiasmo e la propria disapprovazione, e li comunicavano anche, con energia, a coloro che avevano vicino. Il cancelliere, intanto, allibito per quellinarrestabile orazione e per lincredibile procedura, spiava ansioso la sabbia scorrere nella clessidra aspettando il momento in cui, secondo il regolamento, avrebbe potuto irrogare una nuova multa, ancora pi pesante. Venti mine! url appena vide vuoto il vaso superiore, senza nemmeno curarsi di ci che Dionisio stesse dicendo.

Pagato! grid Filisto alzando il braccio. Esplose un altro boato come se la gente fosse allo stadio a incitare il proprio campione preferito e Dionisio riprese la sua irrefrenabile arringa evocando i momenti salienti della battaglia, le decisioni insensate, il drammatico colloquio con i rappresentanti della citt, lordine assurdo dellevacuazione. Raccont anche della notizia che le navi puniche erano gi in secca a Palermo quando invece si accingevano a piombare sulla flotta siracusana ignara. Attribu senza alcuno scrupolo quella falsa notizia a Dafneo e ai suoi amici, convinto, in cuor suo, che fosse la verit e che il fatto di non poterla per il momento provare fosse elemento secondario e di nessuna importanza. La voce sempre pi querula del cancelliere continuava ad annunciare multe sempre pi alte, immancabilmente coperte dalla fortuna in apparenza senza fondo di Filisto, s che a volte sembrava di essere al culmine della pi drammatica delle assemblee, altre volte sembrava di assistere a una vendita allincanto dove la merce pi venduta e pi comprata era la verit. Alla fine il cancelliere si rassegn e lasci dilagare senza pi freni leloquenza travolgente di Dionisio. Le sue parole infiammavano, i suoi ricordi e le scene che evocava commuovevano, facevano tremare, indignare, gridare di rabbia, di disappunto, di scandalo. Quando intu che ormai teneva lAssemblea stretta in pugno, concluse il suo intervento, sicuro che nulla gli sarebbe stato negato. Cittadini! tuon. I barbari sradicheranno anche la nostra citt, che pure ha sconfitto Atene, vedrete le vostre spose violate, i vostri figli schiavi prima di essere torturati a morte e passati a fil di spada. Io li ho visti, li ho combattuti, e ne ho uccisi a centinaia per salvare i nostri fratelli di Selinunte, di Imera, di Agrigento, ma non vale lamore n il valore di uno solo per la patria minacciata. Voi che rischiate la vita sulla linea di combattimento, voi che imbracciate lo scudo e impugnate la lancia dovete eleggere i vostri generali non sulla base del censo e del rango sociale ma sulla base della vostra stima personale! Dovete condannare in contumacia questi ufficiali senza onore che hanno tradito e si sono venduti al nemico, condannarli allesilio perpetuo e finanche a morte, se oseranno rientrare senza il vostro permesso in citt, e poi eleggere coloro che stimate: quelli che avete sempre visto combattere con onore e con passione, quelli che mai avete visto gettare lo scudo e darsi alla fuga. Quelli devono essere coloro che vi guidano in battaglia e che guidano i nostri alleati. Mettiamo fine una volta per tutte a questa vergognosa sequela di sconfitte e di massacri! Come possono dei barbari mercenari aver ragione di cittadini disciplinati e coraggiosi, se non aiutati dal tradimento? Ma vi dir di pi: coloro che ci governano sono degli incapaci immeritevoli delle cariche che ricoprono. Cacciamoli una volta per tutte ed eleggiamo chi riteniamo degno della nostra fiducia! Un immenso clamore si lev dallAssemblea, s che a fatica Dionisio e lo stesso Filisto riuscirono a sedarla. Subito dopo Heloris mise allordine del giorno la proposta di condannare in contumacia i generali felloni. Una volta che fu approvata a enorme maggioranza, present una lista di candidati a ricoprire le cariche di comando dei principali battaglioni dellesercito, sconosciuti, per lo pi, a parte Dionisio, che riscosse sostegno quasi unanime. Quando lasci lAssemblea a mezzogiorno fra le ovazioni, egli era luomo pi potente di Siracusa, gli altri ufficiali suoi colleghi erano meno che la sua ombra e gli dovevano tutto, inclusa lelezione. Tre giorni dopo Dafneo e i suoi ricevettero la copia del verbale di quella seduta, che sanciva la loro condanna allesilio. Dionisio venne investito ufficialmente della carica di comandante supremo delle forze armate e si present alle truppe rivestito di unarmatura splendente, decorata dargento e di rame, tenendo nella mano destra la lancia e nella sinistra lo scudo con limmagine di una gorgone con le zanne insanguinate. Le grida e le acclamazioni dei suoi guerrieri salirono fino al tempio di Atena sullacropoli, riverberando uneco sonora sulle grandi porte di bronzo. Quattordicesimo I generali siracusani esiliati se ne andarono a Henna e vi si stabilirono in attesa di tempi migliori e certo dovettero rendersi conto di che cosa avessero provato le centinaia, a

volte migliaia, di cittadini che erano stati cacciati solo perch la loro fazione politica era stata sconfitta. Dafneo si diede da fare per riorganizzare il rientro, ma fu trovato morto nella sua casa verso la fine dellinverno. Si disse che fosse stata unesecuzione sommaria ordinata da Dionisio ed eseguita da qualche membro della Compagnia. Dionisio intanto si preparava a consolidare il proprio potere in citt e a condurre la guerra a modo suo. Non voleva condizionamenti. Non voleva limitazioni. Difficile, in una democrazia gli fece osservare Filisto durante un incontro nel suo studio. Io voglio vincere e per vincere ho bisogno della pienezza del comando. Diocle laveva a Imera, e anche Dafneo ad Agrigento, ed entrambi hanno perso. Hanno perso perch erano degli incapaci. Se avessero avuto poteri ancora maggiori sarebbe andata peggio. A me non succeder: so come fare, te lo giuro, ho tutto chiarissimo in mente. Ricordi quella notte a Gela? S, cera un tempaccio... Dopo che te ne fosti andato, io cercai di coricarmi perch ero mortalmente stanco, ma non riuscivo a dormire e cos me ne andai in giro per la citt, intorno alle mura, sul camminamento di ronda, dalla parte del mare e verso linterno. Poi ci sono tornato altre volte, in incognito. Himilko colpir Gela fra poco, ai primi calori della primavera, e io lo far a pezzi. Attento. So quello che dico. Tu partirai appena sar possibile prendere il mare e andrai dai nostri alleati italiani a Locri, a Sibari, a Crotone, a Reggio e li convincerai che debbono inviare tutte le truppe che hanno disponibili. Convincili che se ci lasceranno cadere, dopo toccher a loro. Se necessario, costruisci un documento falso in lingua punica con un piano di invasione delle colonie greche in Italia, di che labbiamo sequestrato a una spia e... insomma, tu riesci benissimo in queste cose. Sai che cosa intendo. Lo so. Lo farai? Filisto sorrise. Ti ho mai deluso? Bene. Ora devo sbarazzarmi degli altri ufficiali, almeno di quelli che mi intralciano. Non puoi farlo. Certo che posso. Lo sai che significa, vero? Non come pensi tu. Per il momento voglio solo screditarli. Facciamo circolare la voce che se la intendono con i Cartaginesi, che prendono soldi da Himilko. Non contare su di me. Quei poveracci non hanno fatto nulla di tutto questo e tu lo sai. un mezzo odioso. necessario per la salvezza della citt. E la salvezza della citt coincide con il tuo potere. Con la mia guida. Io solo devo guidare il popolo in battaglia, perch io solo sono in grado di salvare la citt dallannientamento, i templi dalle profanazioni, il popolo dalla schiavit. Filisto rest in silenzio a lungo, non sapendo che cosa rispondere. Passeggiava avanti e indietro per il suo studio fissando il pavimento e sentiva pesare su di s lo sguardo di Dionisio. Lo sai? disse a un certo momento fermandosi proprio al centro della stanza. Tu saresti dovuto nascere allepoca degli eroi di Omero. Ecco, quello era il tuo tempo. Saresti dovuto nascere un re come quelli: Achille, Diomede, Agamennone... Ma quei tempi sono finiti... per sempre, e non torneranno pi. Viviamo in grandi citt dove tutti i ceti sociali vogliono essere rappresentati e dove i capi sono eletti e destituiti a seconda dei loro meriti e demeriti. A seconda dei loro intrighi! esclam Dionisio. Intrighi? E tu che cosa proponi? In che cosa sei migliore? Dionisio gli si avvicin in silenzio e tale era lardore del suo sguardo che Filisto temette che volesse aggredirlo. Invece abbass il capo e disse a voce bassa: Ho bisogno del tuo consiglio, della tua amicizia. Non lasciarmi solo. Io non so spiegarti in che cosa io sia migliore, posso soltanto chiederti se credi in me o no, se mi sei amico o no, se sei con me o contro di me, Filisto. Hai Leptines. tuo fratello.

Leptines un bravo ragazzo e mi fedele ma io ho bisogno della tua intelligenza, della tua esperienza e soprattutto, te lho detto, della tua amicizia... Che cosa mi rispondi? Mi chiedi ladesione cieca alle tue decisioni, e alla tua visione del mondo. ci che ti chiedo. In nome di tutto quello che ci lega, di tutto quello che abbiamo passato insieme. Filisto sospir. Sai che farei qualunque cosa per te. Ma esistono delle convinzioni morali cui difficile rinunciare... Pi che difficile: doloroso. Lo so. E per quanto possa sembrarti strano io ti capisco. In ogni caso, il problema arduo ma semplice: devi guardarti dentro e vedere se lamore che mi porti pi forte dei tuoi princpi. Niente altro. Ma ho bisogno di una risposta. Ora. Filisto tacque e si accost alla finestra a osservare i gabbiani che volavano fra gli alberi e le vele del porto Grande, sui tetti rossi dellOrtigia e sul tempio di Atena. Quando si volse aveva gli occhi lucidi e sembrava aver perso labituale sicurezza, il proverbiale controllo delle sue emozioni. Sono con te disse con un sospiro. Sono pronto a seguirti. Fino agli inferi? Fino agli inferi. Dionisio lo abbracci, poi lo fiss negli occhi. Sapevo che non mi avresti abbandonato. Sono stato sul punto di farlo. Sei sempre in tempo. Nessuno ti trattiene. Filisto non disse altro. Dionisio gli consegn un foglietto con una lista di nomi. Questi sono gli ufficiali che necessario toglierci dai piedi. Gli altri ci debbono lelezione e almeno per qualche tempo faranno quello che dico io. Filisto annu e prese il foglio, mentre Dionisio si allontanava verso luscita. Aspetta gli disse. Dionisio, gi sulla porta, si ferm. Non eri cos, non lo sei mai stato. Perch tanta spietata durezza? Brill un lampo di disperazione negli occhi di Dionisio, tanto improvviso e rapido da essere quasi impercettibile. Tu lo sai bene, il perch disse. E usc. Filisto torn a lenti passi verso la finestra a guardare i gabbiani che volavano. Solo le rondini che volteggiavano vicinissime sotto il tetto videro le sue lacrime. Sette giorni dopo gli stretti vicoli dellOrtigia risuonarono in piena notte del passo pesante dei mercenari di Dionisio: sei dei dieci ufficiali superiori che componevano il consiglio di guerra vennero arrestati mentre dormivano e tradotti in carcere sotto laccusa di intelligenza con il nemico. I quattro rimasti si affrettarono a ribadire la loro cieca fedelt al capo indiscusso. I carcerati vennero sostituiti con amici di Dionisio, fra cui il suo padre adottivo Heloris, il fratello Leptines i suoi amici Biton, Iolao e Dorisco, tutti membri della Compagnia. La primavera giunse tardi quellanno e una serie di fortunali impedirono a lungo la navigazione. Himilko lasci Agrigento quasi allinizio dellestate, dopo avere incendiato i templi, profanato i santuari e sfigurato le opere darte che li adornavano. Le statue degli di e degli eroi, molte delle quali erano autentici capolavori, furono fatte a pezzi a colpi di martello. I bronzi, gli argenti, gli ori e gli avori vennero invece razziati per essere inviati a Cartagine. Fra questi, il famoso toro di bronzo che si diceva fosse stato usato dal tiranno Falaride per torturare e uccidere i suoi avversari politici. I Cartaginesi lo inviarono a Tiro, loro Metropoli, in segno di omaggio e di deferenza. Poi larmata mosse contro Gela per via di terra, mentre la flotta seguiva per mare con i pezzi smontati delle macchine da guerra. I cittadini di Gela presero in un primo tempo la decisione di evacuare donne e bambini a Siracusa, ma le donne si rifiutarono di obbedire. Come prima di loro avevano fatto le donne di Selinunte e di Imera, si rifugiarono nei templi abbracciando gli altari e dissero che per nessuna ragione avrebbero abbandonato la loro citt e le loro case. Non fu possibile convincerle, ma il ripetersi di quei gesti e di quelle situazioni suonava quasi come la replica monotona di un presagio gi avveratosi troppe volte. Himilko pens dapprima di mettere un distaccamento a est della citt sul fiume Gela, come aveva fatto ad Agrigento, ma prefer rinunciarvi e si limit a costruire un campo

trincerato a ovest. Dopo di che mont le torri dassalto e cominci a battere le mura con gli arieti. Simili a quelle di Selinunte, le mura di Gela erano state costruite quando macchine del genere non erano nemmeno immaginabili e, ai primi colpi di arieti tanto grandi e potenti, cominciarono a sgretolarsi e a cedere. Ma di notte, mentre i guerrieri, stremati dalle fatiche dei combattimenti, cercavano di recuperare le forze nel sonno, donne, vecchi e bambini lavoravano come formiche per riparare i danni, chiudere le brecce, rinforzare la cinta dovunque apparisse debole o danneggiata. In questo modo pass pi di un mese senza che nessuna delle due parti potesse prevalere. Irritati dalla ostinata resistenza dei Geloi, i Cartaginesi si accanirono contro uno dei simboli pi sacri della citt: una statua gigantesca di Apollo che si trovava fuori delle mura, non lontano dal loro accampamento. Era alta ventidue piedi ed era l sulla spiaggia da tempi immemorabili, a segnare il punto in cui erano sbarcati i fondatori e a ricordare che era stato il dio Apollo Condottiero a guidarli attraverso il mare fino ai piedi della collina dove poi si era stabilita la loro comunit. I Cartaginesi, usando le macchine da guerra e gli argani delle navi riuscirono prima a svellerla dal piedistallo e poi a inclinarla. Da ultimo, facendola slittare su rampe di legno unte di sego, la caricarono su una nave che venne rimorchiata fino a Cartagine. Veder partire quella sacra immagine, allontanarsi da Gela, fu un colpo al cuore per tutti, come se anche la storia della citt venisse annientata dun tratto. Ma il coraggio e la rabbia erano ancora tanto forti da sostenere i combattenti e da infondere loro sempre nuove energie. Intanto il tempo passava e i generali geloi inviavano continue, disperate richieste di aiuto a Siracusa, dove Dionisio non aveva ancora del tutto risolto i problemi con lAssemblea. In unadunata tempestosa aveva proposto di richiamare gli esuli che avevano tentato il colpo di mano con Ermocrate, suscitando da pi parti indignate proteste. Con che coraggio possiamo chiedere aiuto ai nostri alleati proclam Dionisio in unaccorata perorazione chiedere loro di rischiare la vita per sostenerci quando noi impediamo a centinaia di Siracusani di combattere per la loro patria? Io non voglio qui discutere con voi la gravit delle mancanze che hanno commesso; e inoltre sapete tutti che non ho mai avuto simpatia per gli aristocratici e per i proprietari di terre: sono uno di voi, vengo dal popolo! Ma una cosa certa: molte volte hanno ricevuto offerte dai barbari di combattere nelle loro file, molte volte stato loro promesso, in cambio del tradimento, il ritorno e il ripristino della dignit perduta e delle propriet confiscate: hanno sempre rifiutato! Ora la patria ha bisogno anche di questi suoi figli, ora siamo esposti a un pericolo mortale, non possiamo pi permetterci alcun tipo di divisione! Io vi chiedo di richiamarli e di consentire che si redimano, se mai imputiate loro delle colpe. Ancora una volta loratoria travolgente di Dionisio ottenne leffetto voluto e il suo ordine del giorno venne approvato assieme al conferimento della carica di Comandante Unico, che gli dava poteri quasi assoluti. Finalmente, arrivarono gli alleati italiani accompagnati dallo stesso Filisto. Dionisio si sent rinascere e fu certo che avrebbe vinto, anche se ormai le notizie provenienti da Gela descrivevano una citt allo stremo, incapace di protrarre la sua resistenza ancora a lungo. Ma Dionisio non pensava solo alla campagna militare che lo attendeva. Convinto comera che il suo potere dovesse essere consolidato a ogni costo indugi finch non ebbe collocato i suoi amici nei punti chiave dello Stato e in tutti i centri di potere. Non ancora contento, prima di partire chiese, e di nuovo ottenne dallAssemblea, di raddoppiare lo stipendio dei suoi mercenari, producendo le prove che Himilko aveva infiltrato in citt dei sicari per assassinarlo. Quando finalmente si mosse si era quasi alla fine dellestate. I Greci di Sicilia erano quasi trentamila di cui ventimila Siracusani. Quelli dItalia quindicimila, i mercenari erano cinquemila. La cavalleria, quasi tutta composta di aristocratici, contava un paio di migliaia di uomini molto ben equipaggiati. Quando larmata confederata giunse in vista di Gela, si lev un tale grido dalle mura che venne udito fino nel campo trincerato dei Cartaginesi. Dionisio fece il suo ingresso in citt a cavallo, sfolgorante nellarmatura, con lelmo crestato appoggiato sulla fronte,

fra due ali di folla che gridava come impazzita di gioia. Dietro, a passo cadenzato, sfilavano le truppe scelte, coperte di bronzo e di ferro, con i grandi scudi decorati da figure fantastiche di mostri: gorgoni, serpenti, idre, istrici. Su quello di Dionisio, rivestito dargento abbagliante, campeggiava la triskele, il simbolo della Sicilia. Eppure, anche tra il fragore degli applausi e delle acclamazioni, anche in quella frenesia entusiastica, non mancava chi dentro di s ricordava che lesercito accampato laggi, verso occidente, aveva sempre vinto, inesorabilmente, implacabilmente. Aveva sradicato e distrutto una comunit dopo laltra senza che n uomini n di avessero mai potuto impedirlo. Dionisio tenne consiglio la sera stessa assieme ai generali geloi, alcuni dei quali erano nobili altezzosi e supponenti, e si trov subito in difficolt. Dopo la prima euforia si ricordarono che avevano gi visto quel giovanotto dal comportamento arrogante linverno precedente e non riuscivano a credere che tenesse nelle sue mani il comando supremo di una simile armata. Pensavano, invece, che la condotta della guerra dovesse essere ripartita con equit e le decisioni prese collegialmente. Leptines si occup di loro di persona facendone sparire quattro su sette, i pi coriacei, in capo a otto giorni. Poi diffuse la notizia che avevano disertato ed erano passati al nemico. I loro beni vennero confiscati e con il denaro Dionisio pag gli arretrati ai mercenari di Deuxippo, che non aveva pi un soldo. Lo detestava e lo considerava un incapace, ma per il momento aveva bisogno anche di lui e non aveva scelta. Dionisio tenne il consiglio di guerra sette giorni dopo sulla torre pi alta delle mura, da dove si dominava con la vista lintera citt, lentroterra, la linea della costa e il campo cartaginese. Erano presenti Leptines e Heloris, Iolao e Dorisco, tre ufficiali geloi e due italiani, il comandante della cavalleria, Deuxippo e anche Filisto, ammesso come consigliere del comandante in capo. Il mio piano perfetto cominci a dire Dionisio. Lo sto studiando da mesi, mi sono impresso in mente ogni movimento, ogni fase, ogni minimo particolare dellazione. Ci troviamo su un terreno difficile, perch la citt allungata su questa collina parallela al mare e Himilko stato astuto ad accamparsi cos vicino. Cos, non ci lascia spazio per manovrare. Se avessi avuto il comando dellesercito qui a Gela avrei fatto occupare quella posizione molto prima ma ormai ci che stato stato, ed inutile recriminare. Avrete notato che il campo poco difeso dalla parte del mare: evidentemente non si aspettano da quel lato nessuna minaccia e invece proprio da l che sar sferrato il colpo pi pericoloso. Faremo noi la prima mossa: Heloris condurr i Siciliani affiancati dalla cavalleria, avanzando da nord poco dopo il sorgere del sole e prenderanno subito la formazione di combattimento. Himilko penser che cerchiamo uno scontro frontale e risolutivo, come fece Dafneo ad Agrigento, e mander allattacco la fanteria pesante libica, svantaggiata perch avr il sole negli occhi. Ma nello stesso tempo gli Italiani attaccheranno dalla parte del mare e assaliranno il campo trincerato proprio nel punto in cui non difeso... E come? chiese uno dei generali geloi. Non c spazio per far passare un contingente abbastanza numeroso da sferrare un attacco. Dovrebbero avanzare in fila e quando i primi saranno pronti a lanciarsi allassalto gli ultimi saranno ancora indietro. Dionisio sorrise. Sbarcheranno dal mare, tutti assieme. La flotta, nascosta dalla collina, avanzer vicinissimo alla riva e lancer in terra cinque battaglioni, che resteranno fermi in quello slargo che vedete laggi, fuori del campo di visuale, in attesa di un segnale che dar io stesso dalla porta occidentale: un drappo rosso agitato tre volte. Nel frattempo io avr attraversato la citt da est a ovest alla testa delle mie truppe scelte e dei mercenari, mentre Heloris, al comando del grosso delle nostre forze, mander avanti la cavalleria in una manovra convergente. Dorisco e Iolao saranno comandanti in subordine. Himilko dovr dividere i suoi uomini per fronteggiare la doppia minaccia che gli verr da nord e da sud. Quello sar il mio momento. Mi trover alla porta occidentale pronto a sferrare lattacco. Non appena avr raggiunto le prime difese con gli incursori e i reparti dassalto, la fanteria pesante geloa dovr unirsi a noi per sostenere la nostra azione. Heloris intanto avr lanciato la cavalleria alle spalle del contingente che uscir in campo contro di lui, mentre la sua fanteria pesante lo attaccher frontalmente. Nel giro di unora la manovra congiunta delle mie truppe e degli alleati italiani avr avuto

ragione dei difensori del campo. Himilko sar stritolato fra il mio contingente, unito ai Geloi e agli Italiani, e quello di Heloris. Non avranno scampo. Risparmiate quelli che si arrendono in massa, possiamo venderli per pagare parte delle spese di guerra. Gli ufficiali cartaginesi dovranno essere passati per le armi immediatamente, ma senza torture. I reparti mercenari saranno accolti se disertano... Himilko lo voglio vivo, se possibile. Se qualcuno la pensa in modo diverso parli liberamente. Un buon parere sempre il benvenuto. Nessuno parl. Laudacia di un simile piano aveva colto i presenti alla sprovvista e nessuno sembrava avere obiezioni. Era tutto cos chiaro, cos evidenti erano i movimenti sul terreno, cos perfettamente coordinati i vari reparti. Ho io una domanda disse a un certo momento Deuxippo. Parla rispose Dionisio. Perch parti dal lato orientale di Gela con il tuo contingente? Questo ti costringe ad attraversare lintera citt per raggiungere la porta occidentale da cui intendi sferrare lattacco. Perch da qualunque altra parte mi muovessi sarei visto. Il mio sar il colpo di maglio decisivo. Uscir dalla porta Agrigentina come un attore dal fondo della scena e a quel punto comincer lo spettacolo! Che ne dite? Seguirono alcuni interminabili istanti di silenzio invece dellacclamazione che Dionisio si sarebbe aspettato, poi un ufficiale locrese di nome Cleonimo disse: Brillante. Degno di un grandissimo stratega. Da chi hai imparato, heghemn? Dal mio maestro e padre di mia moglie: Ermocrate. E dagli errori degli altri. Comunque replic Cleonimo servir anche fortuna. Nessuno dimentichi che avevamo gi vinto anche ad Agrigento. Filisto and a trovarlo a notte fatta. Ansioso? gli chiese. No. Vinceremo noi. Lo spero. Eppure... Eppure stai male e non riesci a dormire. E sai perch? Perch ora finalmente tocca a te. Gli altri comandanti avevano qualche scusante: poteri limitati, stati maggiori rissosi, discordie interne... Tu hai pieni poteri e larmata pi grande che si sia mai radunata in Sicilia negli ultimi cinquantanni. Se perdi, sar solo colpa tua e questo ti spaventa. Vincer. ci che tutti sperano. E il tuo piano molto interessante. Interessante? un capolavoro di arte strategica. S, ma ha un difetto. Quale? Sembra un gioco da tavolo. Sul campo la faccenda cambia: ci sono mille imprevisti. I collegamenti, la risposta del nemico e... il tempo, soprattutto il tempo. Come farai a coordinare i movimenti di un corpo darmata da campagna, un contingente da sbarco, un esercito cittadino in sortita e un battaglione di incursori che dovr muoversi attraverso la citt? Dionisio sogghign. Un altro stratega da poltrona. Non ti sapevo cos esperto di cose di guerra... Funzioner, ti dico. Ho predisposto dei punti di segnalazione e delle staffette. Deve funzionare. Filisto rest a meditare in silenzio e il vento di ponente port, appena percettibili, i canti delle truppe iberiche di Himilko che vegliavano attorno ai bivacchi. Dionisio and sul terrazzo che dava verso occidente. Domani a questora avranno meno voglia di cantare. Te lo assicuro. Cos vogliano gli di, amico mio rispose Filisto. Cos vogliano gli di. Buonanotte e buona fortuna. Dionisio lev gli occhi al mascherone gorgonico che campeggiava sul timpano orientale del tempio di Atena Lindia e si affacci dal camminamento di ronda verso settentrione a guardare nella pianura: larmata di Heloris, con il contingente siciliano, avanzava nella piana in formazione distesa, con venti battaglioni su due linee, e si distingueva perfino il comandante cavalcare al passo davanti a tutti.

Fece sventolare un drappo rosso dal tetto dellAthenaion e aspett che un simile segnale di risposta dalla testa dellarmata confermasse che lordine era stato recepito. Pass allora dalla parte opposta delle mura, verso sud, dove la flotta si dondolava allancora davanti alla foce del Gela e fece tre segnali con uno scudo lucidato che rifletteva la luce del sole appena sorto. Lammiraglia rispose subito inalberando uno stendardo rosso sul pennone di poppa. Di l a poco si videro i remi scendere in acqua e la grande unit da battaglia avanzare lentamente sotto costa verso ovest, seguita dalle altre navi in file di quattro. In quellistante si mise in moto a piedi il contingente dei Greci dItalia, gi radunati sulla spiaggia e in attesa di veder muoversi la flotta. Dionisio batt un pugno sul parapetto e grid, rivolto ai suoi ufficiali: Benissimo! Va tutto a meraviglia. Ora tocca a noi, dobbiamo attraversare la citt nello stesso tempo che impiegher la flotta a percorrere il tratto di costa fra la foce del fiume e il campo cartaginese. Il coordinamento delle operazioni successive dipende da noi. Via, muoviamoci! Sfilarono lungo il fianco meridionale del tempio scendendo verso il centro dellabitato e quindi imboccarono il dedalo di viuzze che si diramavano pi o meno parallele da una parte allaltra della citt. Ma ben presto iniziarono i guai. Dionisio aveva ordinato che tutti stessero chiusi in casa finch il suo contingente non fosse passato e invece la colonna si trov ben presto di fronte una via completamente intasata di gente che portava carri e masserizie verso la porta orientale, e cio nella direzione opposta a quella in cui marciavano le truppe. Era evidente che un buon numero di cittadini non credeva pi che lesercito confederato sarebbe riuscito a vincere. Si era anzi diffusa la voce che il comando supremo era tenuto da un ragazzo di ventiquattro anni che non aveva mai avuto in vita sua unesperienza di comando di una divisione, forse nemmeno di un battaglione. Dionisio si sent prendere da unangoscia improvvisa: limprevisto di cui aveva parlato Filisto, la Tyche, la fortuna capricciosa e malvagia, gi sincaricava dinceppare il perfetto meccanismo che lui aveva ideato. Fece subito gridare dagli araldi di sgombrare il passo e di lasciar passare la colonna, ma molti non udivano e chi udiva non poteva arretrare perch era spinto da dietro da quelli che non avevano sentito niente. E non era certo possibile aprirsi il passo con le armi in mezzo alla folla inerme di una citt amica e sorella.... Intanto Heloris continuava ad avanzare ma i campi arati di fresco, i ceppi degli olivi bruciati e rottami di vario genere intralciavano il cammino e ritardavano la marcia. La maggior parte delleffetto sorpresa and vanificata e quando finalmente i Siciliani furono in condizione di schierarsi in linea di combattimento lesercito di Himilko li aveva gi visti e si lanciava allattacco con grande foga. Dalla parte opposta gli Italiani stavano sbarcando e si raggruppavano in varie unit a seconda della citt di provenienza. Si tenevano al riparo del promontorio meridionale per non farsi scorgere, ma ben presto una staffetta li raggiunse gridando che il campo cartaginese era sguarnito da quella parte e che la fanteria pesante era tutta fuori impegnata nello scontro frontale con il corpo darmata di Heloris. Bisognava attaccare immediatamente prima che si accorgessero della loro presenza. No rispose Cleonimo, il comandante locrese siamo daccordo di aspettare il segnale di Dionisio dalla porta occidentale! Qui nessuno si muove senza il mio ordine. Le truppe si trattennero ma i comandanti si rendevano conto che i guerrieri erano gi pervasi dalleccitazione dellattacco, da quello che i veterani chiamavano orgasms: una sorta di congestione frenetica dellanimo e dei muscoli che precedeva la battaglia, e che caricava e comprimeva tutte le energie del corpo prima di lanciarsi nella mischia, ma che non era sopportabile per lungo tempo senza grave danno alle forze fisiche e morali dei combattenti. Dobbiamo deciderci, per gli di esclam un comandante sibarita di battaglione, di nome Carilaos. No rispose ostinato lufficiale locrese. Io ho promesso di aspettare il segnale. Carilaos, lufficiale sibarita, si volse a un compagno con unocchiata strana e quello subito grid: Il segnale! Il segnale! Guardate! Io non vedo nulla rispose il comandante locrese. Vi dico che lho visto, lass. E ora, guardate! Ecco le truppe di Dionisio!

Si vedeva infatti un contingente di fanteria pesante uscire dalla porta e schierarsi sulla sommit della collina. Non era Dionisio. Erano i guerrieri geloi che non vedendolo arrivare si erano schierati in posizione dominante per intervenire eventualmente in caso di necessit. Finalmente convinto il comandante locrese pens che in effetti il compagno di Carilaos avesse scorto il segnale e comunque, anche se cos non era, non si poteva pi aspettare a lungo. Diede quindi lordine di attaccare. Gli alleati italiani lanciarono il grido di guerra e, imbracciati gli scudi, uscirono allo scoperto e si misero a correre verso laccampamento. Coprirono la distanza in brevissimo tempo e ingaggiarono un combattimento furibondo con i difensori che accorrevano a bloccare laccesso. Riuscirono a forzarli indietro e a introdursi nellaccampamento ma si trovarono ben presto in minoranza rispetto al contingente al gran completo della fanteria iberica e campana lasciata da Himilko a difendere il campo. Dopo un furioso corpo a corpo, circondati da tutte le parti, gli Italiani cominciarono a indietreggiare e furono respinti verso la costa. I Geloi, a quella vista, si gettarono di corsa gi per la collina per aiutare gli alleati, che intanto erano finiti sulla battigia ed erano in grave difficolt. Per fortuna, dalle navi qualcuno diede ordine agli arcieri di entrare in azione e nubi di dardi si abbatterono sugli Iberici e sui Campani decimandoli, finch quelli non preferirono ritirarsi di nuovo allinterno dellaccampamento. Fallito il loro tentativo, i Greci dItalia si imbarcarono sulle navi e i Geloi, che ormai erano a contatto con il nemico, preferirono tornare indietro per non lasciare incustodita la citt. Quando finalmente Dionisio emerse dalla porta occidentale, vide che Heloris si stava ritirando verso nord, dopo avere assistito al fallimento degli altri attacchi, perch Himilko, con tutte le sue forze al gran completo, lo attaccava con netta superiorit numerica. Dionisio riusc a rientrare in citt appena in tempo per evitare una catastrofe. Gli alleati italiani avevano perso seicento uomini e Heloris pi di mille, pur avendo inflitto pesanti perdite al nemico. Ormai nessuno credeva pi che Dionisio fosse in grado di guidare una seconda azione contro i Cartaginesi. Il suo piano cos a lungo studiato e cos accuratamente preparato era fallito. La citt era allo sbando. Quindicesimo Dionisio convoc il consiglio di guerra quella notte stessa in un clima avvelenato da proteste, recriminazioni e accuse. Egli stesso era sconvolto e angosciato per un fallimento tanto clamoroso quanto imprevedibile, ma pens che doveva giocare il tutto per tutto, che non doveva difendersi ma attaccare, e cominci immediatamente a parlare a voce molto alta per sovrastare i mugugni degli ufficiali presenti e imporre il silenzio. Amici! esord. Il piano che io vi ho proposto e che voi avete approvato alla vigilia di questa sfortunata battaglia era perfetto. E ci che successo non spiegabile se non con il tradimento. Ci fu un prolungato brontolio fra i generali e qualche sogghigno fra i comandanti della cavalleria siracusana, tutti aristocratici. Non sto accusando nessuno dei presenti prosegu ma come vi spiegate ci che successo questa mattina? Quella folla di gente lungo lunica strada che noi avremmo dovuto percorrere per raggiungere in tempo la porta occidentale? Mio fratello Leptines lha percorsa almeno cinque volte con un drappello di armati per calcolare quanto ci sarebbe voluto a raggiungere il luogo di adunata. Ebbene, comandanti, questa mattina abbiamo impiegato un tempo cinque volte maggiore, che ho potuto misurare con la lunghezza dellombra della mia lancia! vero! conferm Leptines. Io stesso avevo diramato lordine di lasciare sgombro il percorso! Che ci faceva tanta gente in preda al panico a quellora, in quel luogo? Chi ha detto loro che doveva prepararsi a fuggire dalla porta di Kamrina? Le proteste cessarono. E c unaltra cosa continu Dionisio. Chi ha dato lordine di attaccare laccampamento? Non io certamente perch, quando sono arrivato, i nostri alleati italiani si stavano gi ritirando. Cleonimo fiss istintivamente lufficiale che gli aveva detto di aver visto il segnale fuori dalla porta occidentale e quello distolse lo sguardo. Lo aveva notato poco prima

scambiare poche parole con uno dei comandanti della cavalleria siracusana e la cosa gli era parsa strana. Disse: Sono stato io a dare lordine! Qualcuno dei miei ha gridato di aver scorto il segnale e subito dopo degli armati sono usciti dalla porta. Era fanteria geloa, ma da cos lontano come facevo a distinguerla? Non ti sto accusando, Cleonimo rispose Dionisio ma indaga, se puoi, sulluomo che ha gridato di aver visto il segnale: potresti avere delle sorprese. Inutile recriminare su ci che accaduto. Purtroppo siamo stati sconfitti e... cominci a dire un ufficiale della cavalleria siracusana, un tale Eloro, membro di una delle famiglie pi antiche della citt, discendente diretto, a suo dire, del fondatore stesso. Non vero! esclam Dionisio. Abbiamo subito perdite, lo sappiamo, ma ne abbiamo inflitte di molto pi gravi. In realt, se guardiamo a questo aspetto siamo noi i vincitori. Ma non voglio discutere. Io sono pronto ad attaccare nuovamente domani stesso. S, uomini, attacchiamo, con due soli corpi darmata: uno con le truppe da sbarco, dal mare, laltro con il grosso delle forze da terra. Attacchiamo i bastardi e vediamo chi ha luccello pi duro in mezzo alle gambe! Non funzion. Nessuno rispose a quellestemporanea chiamata alle armi. Non il posto adatto disse Cleonimo. Si visto oggi. E poi noi Italiani abbiamo gi tenuto consiglio. Questa campagna cominciata troppo tardi: se il tempo peggiora rischiamo di non poter pi attraversare lo Stretto. Le nostre citt rimarrebbero indifese. Anche noi abbiamo i nostri barbari da tenere a bada, come sapete bene. Io sono del suo parere conferm Eloro, il comandante della cavalleria siracusana. Molti dei nostri cavalli sono rimasti azzoppati in mezzo a quella ceppaia di olivo e abbiamo dovuto abbatterli. Non terreno per la cavalleria. Dionisio si sent improvvisamente franare il terreno sotto i piedi. Si volse al suo padre adottivo, Heloris. E tu? La pensi cos anche tu? Non una questione di coraggio qui, ragazzo; dobbiamo considerare tutti gli elementi in campo, la posta in gioco e le condizioni in cui ci troviamo. Mettiamo che il bastardo laggi e indic con il pollice alle sue spalle verso il mare decida di chiudersi dentro e non accettare battaglia. Chi glielo fa fare? Ma noi abbiamo cinquantamila uomini, qui, pi la popolazione della citt da sfamare: se cambia il tempo rischiamo un disastro. un dato di fatto conferm Carilaos. Se vuoi attaccare io sono con te protest Leptines. Anchio, per Zeus! esclam Dorisco. Anche noi lo appoggiarono Biton e Iolao, comandanti di battaglione della fanteria siracusana. Ma ormai Dionisio si rendeva conto che non cera pi morale, n spirito combattivo fra gli uomini. Il problema vero era che non credevano pi in lui. Non lo sentivano come il loro capo. Loro avevano combattuto e lui no, loro avevano affrontato il nemico e lui no, loro avevano rischiato la vita con la spada in pugno e lui no. E quando avevano avuto bisogno di guida e di appoggio lui non si era presentato. Si sent solo e angosciato. Leptines dovette accorgersi del suo stato danimo notando limprovviso sudore che gli imperlava la fronte e la pelle sopra il labbro superiore, perch gli si avvicin e gli mormor nel gergo stretto del loro quartiere: Attento, non mostrarti incerto o ti faranno a pezzi. Dionisio vide lespressione sgomenta di Filisto, che se ne stava in disparte vicino alla porta. Si rese conto che non aveva scelta, e allidea di ci che avrebbe dovuto fare di l a poco si sent ardere dalla vergogna, dalla rabbia e dalla frustrazione. Stava per commettere la stessa infamia che avevano commesso Diocle e Dafneo, stava per riempire ancora una volta le strade di profughi disperati, di bambini e donne in lacrime, stava per abbandonare al saccheggio i templi e le case di una citt antica di secoli, fondata per volere di un sacro oracolo. Si rendeva conto che il gesto pi onorevole per lui sarebbe stato di appartarsi con un pretesto e togliersi la vita con la sua stessa spada, una lama onorata, irreprensibile. Ma Leptines gli affond nel braccio le dita dure come pugnali ringhiando: Reagisci, per gli di! Dionisio si riscosse e parl. Con unespressione stravolta ma in tono fermo, con un timbro duro nella voce, disse: Ascoltatemi. Un comandante deve prevedere tutto, anche il tradimento che fa parte della guerra, e io in questo ho sbagliato, perch amo a

tal punto la mia citt e le altre citt degli Elleni di Sicilia e dItalia che non potrei tradirle per nessun motivo e in nessun caso. Dunque prender la decisione inevitabile, la pi amara. Svuoter questa citt dei suoi abitanti e li porter via, al sicuro. S, parlo a voi, valorosi comandanti geloi, a voi che vedrete la vostra gente sciamare per le vie dellesilio, questa notte. S, questa notte stessa. Parlo anche a voi, valorosi comandanti che siete venuti dallItalia ad aiutarci, a offrire le vite della vostra migliore giovent, e parlo a voi, amici siracusani. Io vi giuro per tutti gli di e per tutti i demoni che il barbaro non vincer, vi giuro che lo caccer dalle nostre citt, una dopo laltra le riprender, giuro che vi riporter nelle vostre case e che il nome degli Elleni di Sicilia e dItalia incuter tale terrore ai barbari che non oseranno pi nemmeno pensare di farseli nemici. Cal sulla sala un silenzio profondo. I generali geloi sembravano colpiti dal fulmine e non riuscivano a dire una parola. Gli Italiani mormorarono sottovoce qualcosa agli altri compagni ma nessuno poteva certo biasimarli quando avevano dato prova di eccezionale valore nello sbarco e nellassalto al campo cartaginese, pagando un prezzo altissimo di vite umane. I Siracusani si sentivano i pi diretti responsabili della decisione annunciata e anche il futuro, imminente bersaglio della successiva mossa cartaginese. Avevano laria di chi vive in un incubo e non ancora riuscito a svegliarsi. Dionisio prese ancora la parola. Facciamo lunica cosa che ci resta da fare, e facciamola subito. Duemila uomini della fanteria leggera resteranno tutta la notte sulle mura a tenere accesi i fuochi di segnalazione, cosicch i Cartaginesi penseranno che siamo ancora qui. I comandanti geloi faranno diramare immediatamente lordine di evacuazione, quartiere per quartiere, per non fare precipitare la citt nella confusione. I soldati di scorta verranno distribuiti a seconda del quartiere di appartenenza, in modo che possano ispirare sicurezza e tranquillit ai loro familiari, amici e vicini. Entro unora, al pi tardi, le prime colonne dovranno cominciare a uscire dalla porta occidentale, al buio e nel massimo silenzio. Unambasceria partir intanto per il campo cartaginese per trattare una tregua e la restituzione dei corpi dei caduti. Anche questo ci far prendere tempo. Prima dellalba le truppe rimaste sulle mura aggiungeranno altra legna ai fuochi e si sganceranno il pi rapidamente possibile prima che faccia giorno. Ringrazio i nostri alleati per laiuto che ci hanno dato e, salutandoli, voglio assicurare loro che ci rivedremo presto e che questa volta nulla e nessuno ci fermer. Non ho altro da aggiungere. Andate e che gli di vi proteggano. Detto questo abbracci uno per uno i generali dei Greci italiani che partivano e anche i comandanti geloi. Questi ultimi ricambiarono il saluto dapprima con freddezza, poi via via con maggior calore, vedendo lo sguardo di Dionisio pieno di doloroso sgomento. Dionisio rientr nel suo alloggio per prendere il suo bagaglio e prepararsi al viaggio. Filisto lo raggiunse poco dopo. Sei venuto a rinfacciarmi le tue previsioni infauste? gli domand. Sono venuto a ricordarti che il potere da solo non basta per vincere certe sfide. Sono venuto per ricordarti che hai appena ordinato unevacuazione e che te ne vai lasciando insepolti i corpi dei tuoi uomini caduti sul campo. Non cos? Perch la storia dellambasceria una farsa, non vero? Tu te ne andrai con il primo gruppo e li lascerai insepolti, come ha fatto Diocle a Imera, come ha fatto Dafneo ad Agrigento! Lo so! grid Dionisio. Conosco la storia! Risparmiami questi discorsi! Tu mi hai chiesto di darti la mia amicizia e la mia pi cieca fedelt. Ho diritto di sapere in chi ho riposto la mia fiducia! Dionisio si volse verso la parete nascondendo il viso sul braccio ed emise una specie di rantolo, poi disse: Che cosa vuoi sapere? Se le parole che hai detto al Consiglio dellalto comando erano sincere. Quali parole? Tutti quei bei discorsi sugli Elleni e sulla riscossa e sui giovani che sono caduti in battaglia... Voglio sapere se erano parole sincere che venivano dal cuore o se era una recita ipocrita per evitare di essere lapidato come tocc ai generali agrigentini. E questo ti basterebbe? Penso di s. Ma non potrei provarti la verit di ci che dico. No. Credo di no.

Allora tanto vale che tu creda ci che ti fa piacere credere. E ora rimoviamoci, ci attende una lunga notte. Cinse la spada, si mise lo scudo a tracolla, impugn una lancia e usc. Filisto avrebbe voluto fermarlo e parlargli ancora, ma la voce non gli usc. Rest solo nella stanza vuota ad ascoltare il pianto soffocato delle donne di Gela che riempiva le tenebre. Kamrina aveva mura robuste ed era difesa verso est da una palude che avrebbe impedito luso di macchine da guerra almeno da quel lato. Avrebbe quindi potuto essere difesa se Himilko si fosse fermato a Gela. Ma cos non fu. Appena si accorse che la citt era vuota, la abbandon al saccheggio dei suoi mercenari, fece massacrare tutti i vecchi e i malati, che erano rimasti indietro perch non avevano nessuno che si occupasse di loro, e si rimise in marcia. Non aveva timore della cattiva stagione, non gli importava del mare grosso che avrebbe potuto danneggiare la sua flotta. Ormai era certo che niente potesse resistergli e che le altre citt dei Greci di Sicilia sarebbero cadute una dopo laltra come in un terribile gioco da tavolo. Ogni giorno le staffette lasciate di retroguardia raggiungevano Dionisio prima del tramonto per dirgli esattamente dove si trovava larmata inseguitrice. Non si fermava. Non si sarebbe fermata davanti a nulla. I Greci dItalia si erano gi separati dallesercito confederato, incamminandosi per la via pi breve verso lo Stretto, e quindi non era nemmeno immaginabile abbozzare una resistenza. Anche Kamrina doveva essere abbandonata. Nonostante il notevole ed evidente malumore delle truppe, gli ordini di Dionisio venivano rispettati ed egli era ancora obbedito come il comandante supremo dellesercito siracusano. Il giorno successivo allevacuazione di Kamrina, Eloro, il comandante della cavalleria siracusana, rifer che erano stati segnalati movimenti sospetti in un punto della strada pi oltre, a una distanza di circa una cinquantina di stadi, e chiese il permesso di andare avanti ad assicurare il passaggio, se fosse stato necessario. Dionisio acconsent e lufficiale si allontan con il suo reparto al galoppo. Erano circa un migliaio di uomini. Leptines gli si avvicin. Dove vanno quelli? Sono stati avvistati movimenti sospetti a una cinquantina di stadi da qui. Non vorrei che fosse cavalleria leggera cartaginese che ci ha sorpassato. Sono andati avanti ad assicurare il passaggio. Assicurare il passaggio? Magari a tenderti una trappola. Non mi piacciono. Sono tutti aristocratici strafottenti e arroganti: ci disprezzano perch non facciamo parte della loro casta e parliamo con laccento dei quartieri bassi. E sono sicuro che godono della tua umiliazione. Non si curano del dolore di questi disgraziati... continu indicando la colonna dei profughi che avanzava lungo il sentiero. A loro interessa solo che tu sia stato sconfitto. Ricordatelo. Dionisio non disse nulla. Lingenuit era laccusa che gli bruciava pi di qualunque altra. Avrebbe preferito essere considerato un delinquente piuttosto che un ingenuo. Dov Filisto? domand. Non lo so. Lultima volta che lho visto era nelle retrovie, aiutava una vecchia che non riusciva a camminare. Non so cosa pensare. In fin dei conti io... Perch avevi sposato la figlia di Ermocrate? Scordatelo. Molti di quei rotti in culo hanno festeggiato e si sono ubriacati la notte in cui tu fosti ferito e lei fu... Basta! grid Dionisio, con tale veemenza che alcuni dei profughi che passavano in quel momento si voltarono dalla sua parte quasi spaventati. Come vuoi rispose Leptines ma le cose stanno come ti dico io anche se ti fa male. Come lo sai? chiese Dionisio dopo un poco. Sono cose che si vengono a sapere. Le sa anche Filisto. E se vuole te lo pu confermare. Lui mi ha detto che sia i responsabili che i mandanti sono stati tutti... colpiti. Oh, s, certo. Quei poveri figli di puttana che abbiamo castrato, massacrato, arrostito. Ma i signori, i nobili, i discendenti degli eroi e degli di, quelli non si sporcano le mani.

Non hanno nemmeno bisogno di darli certi ordini, a loro basta far capire che certe cose gli farebbero piacere. A volte nemmeno quello. sufficiente una mezza parola, uno sguardo in tralice se passa uno che non gli va a genio. Monta a cavallo gli ordin Dionisio. Prendi con te una ventina dei pi veloci e vagli dietro senza farti vedere. Poi torna e riferisci. Vai! Leptines non se lo fece ripetere. Url qualcosa nel suo gergo e un gruppo di incursori a cavallo lo raggiunsero da vari punti della colonna. A un suo segnale, si lanciarono al galoppo, veloci come il vento. Torn dopo un paio dore con il cavallo luccicante di sudore e quasi sfiancato per lo sforzo. Nel frattempo Dionisio si era lasciato raggiungere da Filisto, che dalla notte della fuga non gli rivolgeva pi la parola. Allora? chiese Dionisio. Non c niente l. Nessuna traccia n di Cartaginesi n di altri rispose Leptines. E la cavalleria? Spariti. Dissolti. Le tracce per vanno verso Siracusa. Filisto si avvicin, scuro in volto, e si rivolse a Leptines. Che accidenti stai dicendo? La pura verit. Gli ho sguinzagliato dietro una dozzina dei miei ragazzi con lordine di seguirli e di riferire a staffetta. Se ci muoviamo, a ogni venti stadi avremo una notizia fresca. Stanno andando a Siracusa per sollevare il popolo disse Dionisio. Ne sono certo. Non c dubbio concord Filisto. Dobbiamo muoverci subito o sar finita. Devi andare avanti a marce forzate con tutte le truppe disponibili. Dionisio guard la lunga fila di profughi che si trascinava per la strada e sent i battiti del cuore aumentare di forza e di intensit come quando era entrato in battaglia per la prima volta, a diciotto anni. Mi bastano pochi uomini disse. La cavalleria rimasta e gli incursori. Leptines, tu mi sostituirai qui... Non ci penso nemmeno, io vengo a Siracusa con te. il comandante supremo che ti parla ribatt duro Dionisio. Eseguirai i miei ordini. Intervenne Filisto. Hai bisogno di lui, Dionisio. una situazione di altissimo pericolo. Affida il comando a Iolao. Ti sempre stato fedele e comanda gi il quarto battaglione della falange. Va bene. Facciamo cos. Ma muoviamoci, per gli di! Iolao fu convocato durgenza per ricevere le consegne. Prima di montare a cavallo Dionisio lo abbracci e mentre aveva la bocca molto vicina al suo orecchio gli sussurr: Non devono patire nulla pi di quello che gi hanno patito. Difendili con la tua vita, se necessario. Si scost da lui e, fissandolo negli occhi, aggiunse a voce alta: E digli che lanno prossimo li riporter a casa. Glielo dir, heghemn. Ci vediamo a Siracusa. Dionisio mont a cavallo, salut con un cenno fugace Filisto e part di gran carriera assieme alla sua guardia di mercenari campani, a Leptines e ai suoi incursori. Un battaglione di fanteria pesante li segu a marce forzate. Venti stadi pi avanti incontrarono la prima staffetta composta di tre uomini che balzarono a terra coperti di sudore e di polvere. La stagione era ancora molto calda. Heghemn lo salutarono. Noi non abbiamo dubbi. La cavalleria diretta a Siracusa. Va bene. Raggiungete lesercito, fatevi dare da mangiare e da bere e riposatevi. Se tu lo consenti, vorremmo venire con te. Ti saremo utili e non siamo per niente stanchi. Allora fatevi dare dei cavalli freschi e venitemi dietro. Procedettero cos ad andatura veloce finch trovarono lultima staffetta a non pi di quindici stadi da Siracusa. La porta sbarrata rifer il capo del drappello e non abbiamo idea di che cosa stia succedendo in citt. C un presidio armato alla porta? No, che io sappia. Allora forse pensano che non siamo ancora qui. Muoviamoci. Ma uno dei cavalieri lo ferm. Heghemn... In nome degli di! sbott Dionisio. Dite tutto quello che avete da dire e muoviamoci, una buona volta! Hanno fatto una cosa che non ti piacer...

Dionisio cerc di pensare a come avrebbero potuto colpirlo a distanza ma non riusc a immaginare nulla. Hanno aperto la tomba della tua sposa, heghemn... continu il soldato. No! grid Dionisio. E hanno profanato il suo corpo... I cani lo hanno... Dionisio grid ancora pi forte, in preda a tale furore che il soldato ammutol e rest immobile a guardarlo mentre balzava a cavallo e si lanciava in avanti brandendo la spada come se avesse i nemici proprio davanti a s. Seguiamolo! grid Leptines. fuori di s! Ma, nella sua collera, Dionisio era perfettamente lucido. Passando davanti agli arsenali del porto Grande ordin di prendere della pece e appicc il fuoco ai battenti della porta per aprire un varco da cui fece passare la sua guardia e gli incursori. I cavalieri si erano radunati nellagor e stavano tenendo consiglio per convocare lindomani lAssemblea e dichiarare decaduto il potere del tiranno. Cos ormai avevano deciso di chiamare il loro avversario politico. Furono colti completamente di sorpresa e Dionisio, memore di come egli stesso, assieme agli uomini di Ermocrate, fosse stato circondato in quello spazio, lanci le sue truppe attraverso le strade e i vicoli tuttattorno per bloccare ogni via duscita, quindi diede lordine di attaccare ed egli stesso si lanci in avanti rabbioso, con la spada in pugno e lo scudo al braccio, immergendosi nella strage con frenesia delirante. Nessuno scamp. A nessuno fu concessa salva la vita, neanche a chi si gett piangendo ai suoi piedi implorando piet. Nel cuore della notte egli stesso, assistito solo dal fratello Leptines, bruci i resti profanati di Arete su una pira improvvisata, ne raccolse le ceneri e le seppell in un luogo segreto, noto soltanto a lui. E in quella stessa notte seppell in un luogo ancora pi segreto e nascosto del suo cuore ogni misericordia, ogni piet. Sedicesimo La riunione dei fedelissimi si tenne nella dimora di Filisto nellOrtigia. Erano presenti oltre a Dionisio e al padrone di casa, Iolao, Dorisco e Biton; poi giunse Heloris, accaldato per la fretta. Leptines arriv per ultimo e al cenno di Dionisio cominci a riferire quello che sapeva: Hanno saccheggiato Kamrina ma non si sono fermati. Stanno venendo qui. Ne sei sicuro? chiese Dionisio, senza scomporsi pi di tanto. Direi proprio di s. La strada che hanno imboccato conduce da queste parti e non credo che vengano in visita di cortesia. Potranno anche arrivare fin qui, ma qui verranno inchiodati. Le nostre mura hanno respinto gli Ateniesi. La nostra flotta intatta e anche lesercito. A che scopo tentare unimpresa che ha il destino segnato? Perch sono convinti di farcela intervenne Filisto. Ci sono riusciti quattro volte, perch non la quinta? I loro mercenari sono truppe di primordine e se muoiono nessuno si lamenta: niente funerali pubblici, niente discorsi, niente epigrafi. Li buttano in una fossa con sopra due palate di terra: uno stipendio in meno da pagare. Noi invece dobbiamo rendere conto di ogni uomo che perdiamo, alla sua famiglia e alla citt. E mi sembra giusto disse Dorisco. Siamo Elleni. Ognuno di noi ha una famiglia soggiunse Biton. Verissimo ammise Dionisio. Ma allora, come sono riusciti settantanni fa Teron di Agrigento e Ghelon di Siracusa ad annientare larmata cartaginese a Imera? Ve lo dico io come: perch avevano un vasto territorio da cui attingere ogni tipo di risorse umane e materiali. Noi siamo solo grumi di case attaccate agli scogli lungo la costa. Possono prenderci uno dopo laltro. Le nostre truppe, in teoria, sono superiori per armamento e tecnica di combattimento ma non c nei nostri eserciti una vera e propria trasmissione del comando: qualcuno decide che deve andarsene e se ne va. E nessuno pu fermarlo. Ti vengono meno quindici, ventimila uomini dun tratto e vai subito in pesante inferiorit numerica. E perch? Perch devono andare a casa a seminare. A seminare, capite? Per Eracle, la guerra una cosa seria! roba per professionisti.

Non sono daccordo obiett Iolao. I mercenari si vendono al migliore offerente e ti piantano in asso in qualunque momento, se gli fa comodo. Ricordate ad Agrigento? Fu la diserzione dei Campani che lasci la citt senza difesa. Non proprio cos ribatt Dionisio. I mercenari stanno con chi vince e non con chi perde, o destinato a perdere. Stanno con chi d loro lauti stipendi, possibilit di saccheggio, con chi li sa guidare e non spreca le loro vite senza ragione. Anche loro tengono alla pelle e sanno bene quanto valgono. Vorresti un esercito mercenario? chiese Heloris non senza una certa meraviglia. Almeno un nucleo, s. Gente che non faccia altro che il soldato, passi il proprio tempo solo ad addestrarsi, a portare le armi, a tirare di scherma. Gente che non abbia n campi da coltivare n botteghe da mandare avanti, che abbia solo la propria spada e la propria lancia come fonte di reddito. Lideale sarebbe che fossero greci, non importa di dove, ma greci. Leptines si alz in piedi. Io non credo alle mie orecchie: i bastardi si stanno avvicinando alle nostre mura e noi stiamo discutendo di quello che non abbiamo e dovremmo avere. Qualcuno ha idea di come cavarcela? Stai tranquillo rispose Dionisio si romperanno le corna contro le nostre mura e, se vengono avanti dal mare, usciamo con tutta la flotta e li coliamo a picco. Ma io non credo che sar necessario. Vedrete che tratteranno, noi siamo un osso troppo duro anche per loro. Per ora dobbiamo presidiare le mura, giorno e notte, rinforzare le porte e tenere la flotta alle bocche dei porti per non essere colti di sorpresa e bloccati allinterno. E aspettiamo. Aspettiamo? chiese stupito Leptines. Aspettiamo ribad Dionisio. Ognuno se ne and per eseguire gli ordini. Filisto torn a casa e si sedette allo scrittoio. Da tempo si era reso conto che gli eventi a cui assisteva meritavano di essere raccontati ed era convinto che anche ci che sarebbe successo in seguito avrebbe dovuto essere materia per unopera storica perch si sarebbe trattato della lotta pi accanita che si fosse mai vista fra Greci e barbari, non inferiore, comunque, alle guerre persiane narrate da Erodoto nelle sue Storie. Pensava anche di conoscere i piani futuri di Dionisio: la costruzione di un impero territoriale siracusano senza riguardo a nessuno, n Greci n barbari, e la creazione di un nuovo esercito a lui completamente fedele con cui ingaggiare un duello mortale, senza quartiere e allultimo sangue, con il nemico cartaginese. Prese un rotolo di papiro vergine dal cassetto, lo stese e lo ferm sul tavolo, poi cominci a scrivere un nuovo capitolo, quello che riguardava il suo amico Dionisio. Non dettava, Filisto, come facevano tutti coloro che intendevano comporre unopera letteraria di qualunque tipo, ma preferiva scrivere di persona, da umile scrivano, perch gli piaceva udire il lieve rumore della cannuccia che scorreva sul papiro lubrificata dallinchiostro e vedere le parole nascere e inseguirsi lun laltra sul bianco del rotolo. Assaporava in quel momento un potere pi grande di chiunque altro al mondo: quello di fissare gli eventi e le vicende umane per gli anni e forse i secoli a venire. Il potere di rappresentare gli uomini, i loro vizi e le loro virt in base al proprio inappellabile giudizio. Egli era in quel momento lhistor, colui che narra perch sa, e sa perch ha visto e udito, ma i termini del cui giudizio obbediscono soltanto alle categorie della sua mente e a nullaltro. E scriveva di Dionisio. Aveva assistito alla distruzione di citt stupende, al massacro di migliaia di uomini, donne e fanciulli, alla deportazione di intere popolazioni e, da ultimo, allo stupro e allassassinio della sposa amatissima, quando era ancora molto giovane, da parte dei suoi stessi concittadini durante disordini interni. E come suole accadere in questi casi, due concetti molto forti si erano impressi a fuoco nella sua mente: il primo era che le democrazie sono inefficienti nel caso in cui sia necessario prendere decisioni immediate e condurre azioni che comportino scelte radicali, e al tempo stesso non sono in grado di contenere gli eccessi della folla e dei facinorosi; il secondo, che qualunque cartaginese vivo in terra di Sicilia costituisce una minaccia per lesistenza degli Elleni e dunque preferibile che muoia. Per quanto riguarda i Greci, Dionisio aveva davanti a s il desolante spettacolo di quanto avveniva nelle Metropoli. Ottantanni prima, lalleanza

fra tutte le principali citt dellEllade aveva sconfitto limpero del Gran Re dei Persiani, il pi grande che sia mai esistito sulla terra, e ora quelle citt si dilaniavano in una lotta senza fine preparando la loro stessa rovina. Era dunque convinto che questo si debba evitare, almeno in Occidente, e che non vi sia altra via che la conquista, lunificazione dei Greci di Sicilia e dItalia in un unico Stato. E lautocrazia, nel suo modo di pensare, sarebbe stata lunico mezzo. Sapeva, io credo, quanta solitudine debba affrontare chi vuole governare da solo, quanti pericoli e insidie. Ma contava, almeno nei primi tempi, sugli amici che conosceva fin dallinfanzia e sul fratello Leptines. I genitori li aveva perduti quando era poco pi che un ragazzo. Dorisco era figlio di un mercante di grano ed era nato da una madre siciliana di Medina. Aveva la sua stessa et ed era audacissimo. Aveva partecipato ai giochi olimpici come pugile durante ladolescenza e aveva vinto nella categoria dei ragazzi. Aveva preso parte a tutte le campagne militari riportando numerose ferite di cui esibiva con orgoglio le cicatrici. Iolao, di poco pi attempato, era attento e riflessivo, virt che aveva sviluppato applicandosi allo studio con vari maestri. Si diceva che avesse anche frequentato scuole pitagoriche in Italia, a Sibari e Crotone, dove aveva appreso molte nozioni sui segreti del corpo umano oltre che dello spirito. Biton era il sopravvissuto di due gemelli cui era stato imposto il nome dei mitici Kleobis e Biton, gli eroi che avevano trainato il carro della madre da Argo fino al tempio di Hera, conquistando limmortalit. Era fortissimo, ma di carattere calmo. Avendo perso un fratello a lui identico, laveva poi identificato con Dionisio, cui era ciecamente fedele. Leptines oltre che un fratello era un amico, il massimo che uno possa augurarsi nella vita, ma lindole impulsiva, la propensione al vino e alle donne, le sue collere improvvise costituivano delle incognite in guerra, dove il valore e il coraggio che possedeva in grande quantit non sempre bastavano ad assicurare un esito favorevole delle operazioni. E in ogni caso questo era il rischio per Dionisio: fondare il suo governo su relazioni personali e familiari insostituibili. Quando esse vengono meno per i casi della fortuna, per le perdite in battaglia, per le malattie, la solitudine dellautocrate diventa sempre pi grande e lanimo suo sempre pi arido e simile a un deserto... Himilko si present davanti a Siracusa allinizio dellautunno, mise il campo nella pianura paludosa presso le foci del Ciane, perch era lunico luogo che consentisse di alloggiare tante migliaia di uomini, e ben presto invi un messo con la proposta di un armistizio. Era quindi evidente che lesercito cartaginese in quel luogo era pi una manifestazione di potenza che una minaccia reale. Doveva incutere paura pi che produrre un attacco vero e proprio. Dionisio ricevette lambasciatore di Himilko nellOrtigia, nella caserma dei suoi mercenari. Aveva da tempo abbandonato la casa della pergola nellAcradina, perch le memorie che evocava erano per lui insopportabili, e i tralci della vite si erano estesi un po dovunque, strisciando anche sul terreno, senza dare pi alcun frutto perch nessuno li potava. Ricevette lambasciatore nella camera di scherma, un vasto locale spoglio e nudo, tappezzato di lance e spade su tutte quattro le pareti, e lo accolse seduto su uno sgabello, scalzo ma armato di corazza, spada e schinieri e con lelmo corinzio appoggiato su una gruccia accanto a lui, s che sembrava una specie di maschera fredda e impassibile della guerra. Che cosa vuole da me il tuo padrone? chiese al capo dellambasceria quando fu introdotto alla sua presenza. Era un greco di Cirene, piccolo e con i capelli crespi, che faceva di professione il mercante di porpora. Il nobile Himilko cominci vuole dimostrarsi generoso. Intende risparmiare la tua citt, bench potrebbe conquistarla in breve tempo al pari di tutte le altre... Dionisio non disse nulla ma lo fiss con occhi gelidi, con uno sguardo penetrante come i ferri delle sue lance. Egli disposto a concedere ai Greci siciliani di tornare ad abitare nelle loro citt e a dedicarsi ai loro commerci e alle loro attivit. Non potranno per ricostruire le mura e dovranno pagare le tasse a Cartagine.

Fottuto bastardo pens dentro di s Dionisio. Vuoi ripopolare le citt perch ti servono i loro soldi e le loro tasse. Ma parl in tono distaccato, ostentando un timbro di voce indifferente. Ci sono altre condizioni? No rispose lambasciatore. Nientaltro. Ma il nobile Himilko ti offre anche di riscattare i prigionieri di guerra che ha catturato nelle ultime campagne. Capisco disse Dionisio. Lambasciatore rest interdetto ad aspettare una risposta che per non giungeva. Dionisio, lo guardava in silenzio, sicch il poveruomo cominci a sudare freddo sentendo su di s quegli occhi di ghiaccio. Avrebbe voluto chiedere qualcosa ma non osava. Aveva limpressione che se avesse rotto il silenzio sarebbe cascato il mondo. Alla fine prese il coraggio a due mani e domand: Che cosa... devo riferire al nobile Himilko? Dionisio lo guard con lespressione di chi si fosse svegliato dimprovviso da un sogno e disse: Non credi che io possa pensarci su, per un poco? Non una decisione semplice. Oh, s, certo rispose pronto lambasciatore. Certo... certo. Segu quasi unora di silenzio totale in cui Dionisio non lasci trapelare il minimo pensiero n mosse un solo muscolo del volto, come fosse una statua, mentre lambasciatore si passava di tanto in tanto un lino sulla fronte, che grondava sempre pi di sudore, appoggiandosi ora su una gamba ora sullaltra perch non cera nulla nella stanza su cui sedersi. Alla fine Dionisio lasci udire un lieve sospiro e fece un cenno con il dito indice per fare avvicinare lambasciatore. Questi si accost con passi leggeri e quasi circospetti, e Dionisio disse: Puoi dire al nobile Himilko, da parte mia.... S, heghemn... Che se potessi esprimermi secondo quanto mi detta lanimo gli risponderei... S? lo incoraggi a proseguire lambasciatore. Che pu farsi rompere il culo. Lambasciatore strabuzz gli occhi. Che pu...? Farsi rompere il culo ripet Dionisio. Tuttavia prosegu le mie responsabilit di governo mi impongono parole pi concilianti. Gli riferirai dunque che per il momento sono disposto a firmare la pace a queste condizioni e a riscattare tutti i prigionieri che sar possibile non appena lui avr tolto lassedio e posto fine alle ostilit. Lambasciatore annu, pago di avere ottenuto infine una risposta, poi arretr un passo alla volta fino alla porta e sgattaiol fuori. Himilko, che voleva unaccettazione incondizionata delle sue proposte di pace, decise di dare inizio senza pi indugi alle operazioni militari. Stette qualche tempo in dubbio su come impostare la sua azione. Il terreno era sfavorevole, le mura incutevano timore per la loro imponenza ed era di fatto impossibile bloccare i porti, entrambi presidiati dalle unit pi agguerrite e poderose della marina siracusana. I pochi tentativi di battere le mura con le macchine abortirono, e la calura soffocante di quellestate, che si prolungava ostinatamente verso lautunno, sollevava dalle paludi unumidit insopportabile che fiaccava le membra e scoraggiava gli animi. Il fetore degli escrementi di tante migliaia di uomini gravava sullavvallamento paludoso, rendendo laria irrespirabile, e presto scoppi la peste. Centinaia di corpi venivano posti ogni giorno sulle pire e il malcontento cresceva fra le truppe, fino a costituire una minaccia per il comandante e i suoi ufficiali. Himilko continuava a sperare che sarebbe accaduto, come ad Agrigento, qualcosa che avrebbe rovesciato la situazione. Era convinto che forse i Siracusani si sarebbero fatti tentare da un attacco frontale per terra o per mare, ma i giorni passavano e non accadeva nulla. Dionisio se ne stava chiuso dentro alla formidabile cinta muraria e continuava a ricevere rifornimenti dal porto Lakkios a nord, per cui gli abitanti non subivano perdite e non pativano la fame. Alla fine Himilko, contati i morti e i sopravvissuti, si rese conto di non avere pi la forza per condurre un assalto e decise di togliere lassedio. Rimand i mercenari campani nella parte occidentale dellisola a presidiarne le citt ed egli, imbarcati gli africani, fece vela verso Cartagine. In quei giorni Dionisio fu raggiunto dalla notizia che in Tracia la flotta spartana comandata da Lisandro aveva sorpreso quella ateniese in secca e quasi priva di

equipaggi e laveva annientata in un luogo chiamato i fiumi della capra, nome assurdo quanto levento stesso. Lammiraglio ateniese Conone si era salvato con otto navi riparando al Pireo. Atene era bloccata per terra e per mare e la sua situazione appariva disperata. Che cosa ne pensi? gli chiese Filisto. Per noi non cambia molto rispose Dionisio. In teoria gli Spartani saranno pi liberi di aiutarci, in pratica preferisco che stiano alla larga. Le nostre faccende ce le dobbiamo risolvere da soli ogni volta che possiamo. Non hai capito: intendevo dire che cosa pensi che ne sar di Atene. Vuoi sapere che cosa farei io se fossi al posto di Lisandro? S, se vuoi dirmelo. Gli Ateniesi sono i migliori. Hanno insegnato al mondo a pensare e anche solo per questo meritano di vivere, qualunque delitto abbiano commesso durante trentanni di guerra. Conta dunque solo leccellenza della mente? Non contano i comportamenti? Vuoi intavolare una discussione filosofica? Sono problemi che abbiamo gi dibattuto. La tua domanda avrebbe un senso se esistesse un giudice supremo che assolve e condanna, se esistesse una forza che protegge gli innocenti e punisce i malvagi, ma un tale giudice non esiste, e questa forza solo cieca e casuale violenza, simile a quella delle tempeste e degli uragani che colpiscono a caso, portando morte e distruzione dove capita. Eppure il giudice di cui parli esiste... Ah, s? E chi ? La Storia. La Storia il giudice. Essa ricorda chi ha fatto il bene degli esseri umani e condanna chi li ha oppressi, chi li ha fatti soffrire senza motivo. Ah, la Storia... rispose Dionisio. Capisco. Quindi, secondo te uno dovrebbe regolare i propri comportamenti pensando a ci che la Storia dir di lui quando sar solo cenere e non gli importer pi niente di niente? E la Storia poi, chi la scrive? Gente che non vale certo pi di me... Io la faccio la Storia, amico mio. Hai capito? Io so per certo di poter piegare gli eventi al mio volere, anche se tutto sembra dimostrare il contrario. Ricordati comunque che non hai ancora visto nulla... nulla, capisci? Il pi deve ancora accadere. Ti illudi: la Storia la vicenda stessa dellumanit filtrata dallintelligenza di persone che hanno il dono di capire. E la Storia va dove vuole, Dionisio, come un fiume enorme che ora corre con forza inarrestabile, tutto travolgendo sul suo cammino; ora invece avanza lentamente in pigre volute e sembra lasciarsi domare e guidare persino da uomini mediocri. La Storia un mistero, un impasto di passioni, orrori, speranze, entusiasmi, meschinit; sorte e casualit, cos come anche il prodotto di volont precise e caparbie come la tua, certo. La Storia il desiderio di superare la nostra miseria di uomini, lunico monumento che ci sopravvivr. Anche quando i nostri templi e le nostre mura saranno caduti in rovina, quando i nostri di e i nostri eroi saranno solo fantasmi, immagini sbiadite dal tempo, statue mutilate e corrose, la Storia ricorder ci che abbiamo fatto e il ricordo che sopravvivr di noi lunica immortalit che ci concessa. Bene rispose Dionisio allora prendi nota, Filisto, perch io so che tu stai scrivendo, da tempo. Io ho gi fatto la mia scelta e sono pronto a dannare la mia memoria per i secoli a venire, a essere ricordato come un mostro capace di qualunque nefandezza, ma anche come un vero uomo, un uomo in grado di piegare gli eventi al proprio volere. Solo questo tipo di uomini somiglia agli di. Solo se sei davvero grande la gente ti perdoner di avere limitato la sua libert, altrimenti ti far a pezzi e ti calpester appena avrai mostrato la minima debolezza. Filisto tacque, colpito da quelle parole presuntuose e arroganti, ma anche da quella fede quasi cieca nel proprio destino che Dionisio sapeva trasmettere con la voce e con lintensit febbrile dello sguardo. Che intenzioni hai, dunque? gli chiese dopo un poco. Devo arruolare altri mercenari, costruire una fortezza nellOrtigia, che sar la mia residenza, e dovr includere larsenale, in modo che nessuno possa bloccarmi dalla parte del mare, e una muraglia trasversale sullistmo, che tagli fuori il resto della citt sulla terraferma, perch i miei nemici possono giungere da qualunque parte, dallesterno e dallinterno. E quelli che vengono dallinterno possono essere i pi temibili e i pi crudeli: la ferocia dei fratelli la peggiore di tutte.

Filisto lo guard stupefatto. un progetto enorme. Dove troverai il denaro? Stai tranquillo, non lo chieder a te. Filisto reag, offeso. Non credo di essermi mai... Non volevo dire questo. Tu hai gi fatto troppo per me. Non voglio trascinarti nella mia rovina, se cos dovesse accadere. Voglio che tu abbia una buona vita, nei limiti del possibile. E, in ogni caso, nemmeno il tuo patrimonio, di cui non conosco la reale consistenza, basterebbe a coprire una simile spesa. Come farai, allora? Non lo so rispose Dionisio ma trover una soluzione. C sempre una soluzione per chi abbia il coraggio di pensare in grande. Ora ho bisogno di respirare aria fresca, aria di mare. Vuoi tenermi compagnia? Con grande piacere rispose Filisto. Allora copriti, meglio non destare curiosit malsane in citt. Uscirono dalla caserma da una porticina segreta, con le spalle e il capo coperti da un mantello con il cappuccio, e si incamminarono per le strade ormai scure dellortigia. Dionisio si diresse alla darsena, dove le grandi unit da battaglia della sua flotta erano tratte in secca per la manutenzione autunnale. Di l prese la strada che andava a nord, verso i moli commerciali. Guarda che strano disse a un certo punto Filisto. Laggi, al secondo molo. Dionisio guard e vide che una nave era riuscita ad attraccare con lultima luce del tramonto e ora stava sbarcando un carico di schiavi. Si avvicinarono e Dionisio ne not uno dai capelli biondissimi, quasi bianchi. Era completamente nudo e aveva la pelle tutta arrossata e bruciata dal sole. Lunica cosa che portava, oltre a un piccolo tatuaggio sul petto, era un collare rigido a forma di cordone che terminava sul davanti con due piccole teste di serpente scolpite nel legno. Dionisio lo osserv per qualche istante, poi disse a Filisto: Chiedi quanto costa. Filisto si avvicin al mercante. Il mio amico vuole sapere quanto costa il celta con la pelle bruciata. Di al tuo amico di tornare domattina sulla piazza del mercato e di mettersi in coda con gli altri per fare la sua offerta rispose il mercante senza nemmeno voltarsi. Dionisio sussurr qualcosa nellorecchio allamico, gli fece un cenno dintesa e si allontan. Filisto si avvicin ancora al mercante. Il mio amico molto interessato al tuo schiavo ed disposto a pagarlo una bella somma. Lo credo bene. Sai quanti vecchi culattoni si presenteranno domattina al mercato per contendersi luccello del biondo Apollo boreale? Non crederai che il tuo amico sia il pi carino, vero? Te lho detto: se vuole comprarsi quel magnifico esemplare dovr battersi a suon di stateri dargento con gli altri avventori. Filisto si cal il cappuccio sulle spalle scoprendo il volto. Il mio amico si chiama Dionisio ribatt. Ti dice niente? Il mercante cambi dimprovviso espressione e atteggiamento. Vuoi dire, quel Dionisio? chiese spalancando due occhiacci bianchi. Proprio lui rispose Filisto guardandolo con unespressione molto significativa. E se vuoi un consiglio, a questo punto gli farei anche un buon prezzo, se fossi al tuo posto. E quanto sarebbe un buon prezzo, secondo te? Cinque mine mi sembrerebbe onesto. Cinque mine? Ma vale almeno il triplo. Verissimo. quello che volevo offrirti ma ti sei lasciato scappare loccasione. Adesso ti devi accontentare, a meno che tu non voglia rischiare un pericoloso e malsicuro gioco al rialzo. Come faccio a essere certo che non ti fai gioco di me? Non puoi esserlo, infatti. Puoi decidere di fidarti di ci che ti dico oppure di non fidarti. Se ti va bene, domani prenderai il doppio al mercato. Se ti va male, non prenderai nulla del tutto. Cosa decidi? Va bene, accidenti a te rispose il mercante indispettito. Filisto gli diede la somma pattuita e le istruzioni per il recapito e raggiunse Dionisio presso la porta marina. Com andata? gli chiese. Cinque mine. In contanti. Un buon prezzo.

Infatti. Ti far rimborsare domani stesso. Perch ti interessa quello schiavo? Hai notato il collare che portava al collo? S, ma... E il tatuaggio sul petto? Mi sembra... Quelluomo fa parte di una specie di fratellanza guerriera assai temibile. Anzi, la pi temibile in assoluto. Sono gruppi nomadi che si comportano come branchi di lupi in cerca di preda, ma a volte si arruolano a pagamento. Sono talmente forti che vanno in battaglia nudi senzaltra protezione che la loro spada e il loro scudo. Non hanno alcun timore della morte e lunico scopo che hanno nella vita mostrare il loro coraggio in ogni occasione possibile. Non riesco a capire come abbia potuto essere catturato vivo. Sai se parla greco? No. Cerca di scoprirlo e chiedigli da dove viene, e come caduto prigioniero. Insomma, tutto quanto puoi sapere di lui. Se non parla greco, fatti aiutare da qualcuno dei nostri mercenari. Non mi hai ancora detto che cosa vuoi farne. La mia guardia del corpo rispose Dionisio. E se ne and. Diciassettesimo Il celta, libero dalle catene, entr con passo incerto nella vasta sala darmi debolmente illuminata da due sole lampade che pendevano dai muri. Davanti a lui cera un uomo seduto su uno sgabello, immobile, che gli dava le spalle. Il guerriero si avvicin, senza fare il minimo rumore con i piedi scalzi sullimpiantito di sasso. Si ferm a poca distanza dalluomo che sembrava una statua. Trattenne il respiro e individu in quel momento in fondo alla sala una porticina socchiusa: una via di fuga. Si spost, leggero come unombra, verso la lunga rastrelliera su cui erano allineate decine di lance e di spade luccicanti poi, fulmineo, afferr una spada, si volt pronto a colpire, ma i suoi occhi azzurri si oscurarono di sgomento vedendo lo sgabello vuoto. Un lampo di intuizione lo fece girare su se stesso appena in tempo per trovarsi di fronte alla minaccia silenziosa che lo aveva preceduto nelloscurit. Una spada cal fulminea ed egli riusc appena a parare il colpo. I due ferri si scontrarono sprizzando scintille e limprovviso clangore lacer il silenzio della grande sala vuota, rimbomb sui muri nudi e sul soffitto, i colpi si sommarono ai colpi, gli echi agli echi, il fragore divenne tremendo, assordante. Il celta era di incredibile agilit, il suo corpo nudo e lucente guizzava come quello di una fiera, con unenergia che sembrava crescere anzich scemare a ogni scontro. Dun tratto lavversario entr in pieno nellalone di luce delle lampade e l si ferm di nuovo, immobile. Anche lui era scalzo e nudo, ma aveva il volto completamente coperto da un elmo corinzio che lasciava brillare soltanto gli occhi nel buio della celata. Non ansimava: il petto era immobile, il corpo brunito sembrava di bronzo. A un tratto alz la spada in posizione orizzontale e punt la cuspide contro il torace dellavversario avanzando lentamente. Il celta si raccolse piegando le gambe, comprimendo le forze nellimminenza dello scatto, e fiss la punta della spada preparando il colpo che gli avrebbe dato la vittoria. Cal dallalto il fendente sul ferro proteso per farlo cadere ma la spada nemica evit fulminea limpatto ritraendosi. Mentre lui era sbilanciato in avanti, lavversario senza volto gli sferr un calcio dietro le ginocchia, poi lo colp con un altro calcio alla schiena facendolo stramazzare lungo disteso sul pavimento. Un attimo dopo il celta sent la punta della spada gelargli la schiena in mezzo alle scapole. La morte fredda risuon una voce distorta dentro lelmo non vero? La punta si sollev e il guerriero biondo ne approfitt immediatamente per afferrare la propria spada e roteare su se stesso come un serpente, ma subito si ritrov quella del nemico alla gola. Premeva, gli tagliava la pelle.

Era ancora armato, ma era certo che se avesse accennato il minimo movimento la punta aguzza avrebbe infranto subito la fragile soglia della vita, gli avrebbe reciso il respiro e il flusso del sangue. Si lasci andare sul pavimento, abbandonando la spada. Alzati si sent dire, e subito dopo la voce ebbe un volto. Lelmo si sollev appoggiandosi sulla sommit del capo e rivelando due occhi scuri e penetranti, una bocca carnosa e ben disegnata, un volto ombreggiato da una barba appena accennata ma scurissima. So che capisci il greco disse di nuovo la voce. Come ti chiami? Aksal. Di che trib sei, Insubri o Cenomani? Boi. Alzati in piedi. Si alz e lo sovrastava di quasi tutta la testa. I Boi sono in Gallia. Perch ti trovavi in Italia? Molti nostri passano la Liguria. Da dove? Montagne. Chi ti ha fatto prigioniero? Etruschi. Imboscata. Poi venduto. Perch hai tentato di uccidermi? Perch Aksal libero. Hai un solo modo di essere libero: servire me. Io sono Dionisio, e sono il capo di questa trib molto potente che si chiama Siracusa. Ci sono gi molti altri tuoi fratelli che combattono per me. Punt il dito contro il suo collare e sul suo tatuaggio e disse: Io so che cosa significano. Il guerriero si ritrasse come se fosse stato di nuovo punto dalla cuspide della spada. Dionisio continu: Anchio sono il capo di una compagnia come questa, guerrieri che hanno giurato di aiutarsi come fratelli e di non essere secondi a nessuno nelluso delle armi e nel coraggio. Siamo i migliori e per questo ti ho sconfitto. Ma ti ho anche salvato la vita. Ora decidi: vuoi essere la mia ombra o vuoi tornare dal tuo padrone? Tua ombra disse il celta senza esitazione. Bene. Vai a quella porta: ti daranno degli abiti, delle armi e un alloggio. Qualcuno ti insegner anche a parlare... Con il tempo. E tagliati i baffi. Sembri un barbaro. Aksal si diresse verso la porta con il lungo passo silenzioso e disparve. Dionisio si copr con una clamide e se ne and dalla parte opposta, verso il suo alloggio. Si abbandon sul materasso di crine, duro come il ferro, e sprofond nel sonno. Lo svegli nel mezzo della notte il fratello Leptines. Che succede? chiese Dionisio alzandosi a sedere sul letto, allarmato. Calma. Va tutto bene. Che ci fai qui a questora? Vengo da una riunione della Compagnia. Eravamo tutti a casa di Dorisco. Quando sono uscito mi si avvicinato un vecchio che sembrava un mendicante e mi ha detto: Non voglio niente. Porta questo a tuo fratello e digli che si legge con il sette. E gli porse una correggia di cuoio. Dionisio si alz, and in corridoio e la esamin al lume di una lucerna. Cerano delle parole scritte, tronche, per, e illeggibili. Una skytale disse. Che aspetto aveva il vecchio? Abbastanza corpulento, quasi calvo. Giusto una corona di capelli attorno alla nuca e alle tempie. Mi sembra che avesse gli occhi scuri, ma era buio... Tutto piuttosto scuro di notte. Davvero non ti ha detto nientaltro? No. Non aveva un accento? Voglio dire, parlava come noi? Oppure come un selinuntino? Come un agrigentino? O uno di Gela? Come uno straniero? Ha mormorato quelle poche parole sottovoce, mi ha dato quellarnese ed sparito. Lunica cosa che potrei dire che era greco, non barbaro. Dionisio medit in silenzio per qualche istante, poi disse: Aspettami qui, non ti muovere. Arrivo subito.

Torn nella camera da letto, apr una cassaforte nascosta nel pavimento ed estrasse una barretta di bronzo fra una decina che erano allineate allinterno. Vi avvolse intorno la correggia di cuoio, poi raggiunse di nuovo il corridoio per leggere il messaggio sotto la lucerna. Che dice? chiese Leptines. Niente che ti possa interessare rispose Dionisio. Ti ringrazio. Adesso vai a riposare. Domani vieni qui alla caserma e occupati delladdestramento della nuova recluta, un celta che ho comprato al porto. Niente lancia, solo armi corte e arco, ma di quello dovrebbe essere gi esperto. E chiedi a Filisto se pu trovargli un maestro che gli insegni il greco: parla come un bruto. Tu insediati qui e prendi il mio posto. Dovr assentarmi per un poco. Assentarti? E dove vai? Non posso dirtelo, ma tu stai attento. Tieni gli occhi aperti. Nessuno deve sapere che non ci sono: risulterebbe fatale. Per tutti. Ma quando torni? insistette Leptines. Al pi presto rispose Dionisio e scomparve allinterno della sua camera. Lalba lo sorprese mentre si inoltrava a cavallo verso linterno, risalendo la valle dellAnapo. La vegetazione era quasi inaridita per la lunga siccit e la terra tutto attorno al letto del fiume era screpolata e spaccata. Le greggi brucavano le stoppie dove ancora ce nerano o vagavano ciondolando la testa nellatmosfera densa e caliginosa. Ben presto la valle si incass fra alte sponde e il torrente si fece sempre pi stretto, finch, verso sera, luccicarono le acque della sorgente. Parve a Dionisio di rivivere la breve stagione che aveva trascorso fra la vita e la morte. Molto pi vicina alla morte che alla vita, eppure magica, delirante. Avvert di nuovo quellenergia dolente risvegliargli sentimenti perduti o sepolti, sent uno sguardo selvaggio ferirgli le spalle e la nuca. Percep il flusso vitale che promanava dalla sorgente, il profumo del mentastro appassito lungo le rive, il soffio degli uccelli da preda che spiccavano il volo dai loro rifugi sulla grande parete rocciosa. Una voce risuon improvvisa nella valle. Avvicinati. Chi sei? chiese Dionisio mettendo mano alla spada. Lascia, quella non serve. Vieni da questa parte. Si volse e vide unombra che scivolava dietro un oleastro. Gli and dietro. Lombra si ferm e si confuse con altre lungo la parete. Hai un nome? chiese Dionisio. No. Ho un messaggio. Quale? Qualcuno ha lasciato per te un tesoro. Chi? Se non lo sai tu non posso certo dirtelo io. Allora dimmi dov. Ad Agrigento, nello stagno, allaltezza della quarta colonna del portico. Ti serviranno animali da soma. Pi di tre, forse quattro. Chi ti manda? Uno che non pi. Scomparve come inghiottito dalla parete. Dionisio torn verso le rive della fonte a cercare un contatto con quelle linfe vitali quasi prodigiose. Fece per immergersi nelle acque fredde quando vide qualcosa muoversi sotto la superficie... una ninfa della fonte? Emerse improvvisamente, con i capelli che le scendevano luccicanti sulle spalle, le gocce che scorrevano come lacrime sul volto scuro, gli occhi neri sotto lunghe ciglia, le labbra colore della melagrana. Comera possibile? Come poteva essere quella la creatura selvatica che aveva visitato i suoi sogni e i suoi deliri febbrili? Gli si avvicin ancora e continu a emergere dallacqua, con le spalle e poi con il seno, fermo e sodo come i muscoli di un guerriero, il ventre piatto e teso e da ultimo il pube e le cosce dritte e lucide come bronzo. Ora gli era cos vicina che sentiva lodore della sua pelle. Un odore aspro ma lieve, simile a quello del vino acerbo. Mormor nella mente versi di Omero: Chi sei, signora? Una donna mortale o una delle dee che abitano il vasto Olimpo?

Lasci cadere la spada come Menelao davanti al seno nudo di Elena, come Odisseo davanti a Circe, poi si chin e raccolse un piccolo giglio selvatico, ultimo di quella lunga stagione rovente, e glielo porse. Lei si irrigid per un attimo, arretrando nellacqua, poi prese il fiore e lo mise in bocca, masticandolo lentamente. Dionisio lasci cadere anche la clamide e scese nella fonte. La prese senza sforzo in quellacqua purissima, e lei gli si avvinghi, mordendolo e graffiandolo, mugolando come una piccola fiera, gridando nellestasi, un grido rauco e ansante, che sattenu alla fine in un sospiro di abbandono. Si distesero luno accanto allaltra sulla sabbia della riva, lasciando che la brezza tiepida asciugasse i loro corpi. Pass del tempo e si ud ancora la voce che diceva: Prendila con te. Dionisio sussult, quasi avesse del tutto dimenticato la ragione per cui si trovava in quel luogo. Che dici? Non mai uscita da qui, non riuscir a muoversi nel mondo esterno a questa valle. Prendila con te ripet la voce. Ti seguir. Perch dovrei? Perch lei pu stare sottacqua tanto quanto nessun altro. Forse una ninfa delle acque: lhai conquistata e ti protegger, come Atena proteggeva Odisseo. Ti ho detto tutto ci che ti dovevo dire. Addio. Dionisio corse verso la parete rocciosa, da dove proveniva la voce, ma non trov nulla. Aveva parlato con uneco. Tagli con la spada un foro circolare al centro del suo mantello e lo infil dalla testa, glielo fiss ai fianchi con un rametto di salice intrecciato e lei, docile, lo lasci fare. Era come se lo aspettasse da tanto tempo, pronta a tutto pur di stare con lui. La valle era ancora buia ma in alto il sole cominciava a indorare il ciglio della rupe. Un nitrito soffocato echeggi a poca distanza e Dionisio vide tre cavalli legati a una tamerice. Guard allora la ragazza e le disse: Se vuoi venire con me, devi montare sul cavallo, cos. Balz sul suo animale e prese per la cavezza il primo degli altri tre. La ragazza lo segu a piedi per un poco, poi sembr fermarsi e guardare con una strana espressione il rozzo abito che indossava. Anche Dionisio si ferm e si volt per salutarla con un ultimo sguardo pensando che non avrebbe osato avanzare oltre il limite della grande conca rocciosa, ma lei si slanci di corsa e con un balzo mont in groppa al cavallo di testa, con unagilit sovrumana e una meravigliosa leggerezza. Lanimale non si adombr, come se la creatura fosse senza peso e senza odore, e continu tranquillo il cammino, guidato da quei piccoli piedi nudi e induriti dalla roccia. Quello stesso giorno, al calare della sera, le tagli i capelli con la spada allaltezza del collo e lei cambi ancora espressione, divent per un attimo un efebo tenebroso e poi, per un istante, per un solo, brevissimo, fuggevole istante, fu Arete. E lo guard con gli occhi di lei. Ripartirono prima dellalba e si inoltrarono per territori deserti e solitari che la guerra aveva svuotato e colpito a morte, viaggiando in silenzio per tutto il tempo. Lui ogni tanto la osservava in preda a un misterioso disagio. La presenza muta di lei accentuava in qualche modo la sua solitudine e, al tempo stesso, i luoghi desolati che stavano attraversando sembravano enfatizzare e magnificare allinfinito la presenza di quella creatura, fin quasi a divinizzarla. Camminarono per otto giorni attraverso le montagne, dormendo poche ore ogni notte, finch una mattina apparve loro Agrigento, alta sulla collina in unalba spettrale. Era deserta e gli animali selvatici - cani randagi, volpi, corvi - vi avevano preso dimora. Per le strade si vedevano ovunque i segni della distruzione, i resti miserabili di chi era rimasto ed era stato ucciso. Non os salire fino allacropoli ma pass davanti alla casa di Tellas ed entr. Lo accolsero pareti scrostate, mobili bruciati, preziosi vasi sparsi in cocci sui pavimenti, soffitti anneriti. Appoggi la testa contro un muro mentre le lacrime gli salivano agli occhi. La ragazza gli si avvicin e gli appoggi una mano sulla nuca. Sentiva distinto quale dolore lo feriva e cercava di prenderne dentro di s una parte. Dionisio si volt, la fiss negli occhi e disse: Vieni, andiamo allo stagno.

Trov lacqua tiepida, quasi calda, ma non vide pesci. Gli occupanti dovevano averli presi per cibarsene durante linverno precedente. Si tuff ma dovette fare pi di un tentativo per raggiungere il fondo. Vide infine due casse legate con corde di canapa ma ogni sforzo per sollevarle fu vano. A un certo momento recise le corde e guard allinterno: cerano centinaia di monete doro e dargento. Il tesoro di Tellas! Non aveva pi aria nei polmoni e spinse con le gambe per risalire ma qualcosa glielo impediva: la fune che aveva reciso gli si era attorcigliata a un piede e lo tratteneva sul fondo. Stava morendo? Era tutto finito? Gorgogli salivano lungo il suo corpo, le immagini della sua vita svanivano in una verde atmosfera irreale, lamenti di morenti gli passavano sotto la pelle, fiamme dincendi bruciavano nei polmoni, occhi di fanciulle in lacrime lo osservavano da altri mondi... Poi sent uno strattone e il suo corpo emergere veloce, quindi una forza straordinaria trascinarlo a riva. La ragazza selvaggia gli era salita con le ginocchia sul petto e gli spingeva il vomito fuori dallo stomaco, lacqua, e il fuoco, dai polmoni. Toss, sput, si contorse e finalmente respir. Si guard intorno e non vide nessuno. Ud ancora lacqua gorgogliare e vide la ragazza che gettava sulla riva due grandi manciate di monete doro e dargento e poi spariva nellacqua. And cos su e gi instancabile, senza mai un attimo di riposo, per lintera giornata, mentre Dionisio riempiva le bisacce da caricare sul dorso dei cavalli da soma. Era sera, ormai, e il tesoro era tutto fuori dallacqua: una ricchezza enorme. Andiamo disse, e si incammin verso i cavalli per caricare lultima sacca, quando dimprovviso ud un rumore e si ferm. Leccitazione fortissima di una giornata incredibile, la vista di tanto denaro, la presenza sua e di quella creatura nella citt spettrale lo avevano immerso come in una condizione onirica, ma quel rumore lo riport subito alla realt. Sent un brivido corrergli lungo la schiena. Era stato un pazzo ad agire da solo in quel modo e in quel luogo. Chi l? grid. Non ottenne risposta, ma scorse delle ombre strisciare da una casa allaltra, rasente ai muri. Monta a cavallo, presto! disse alla ragazza e con i gesti le fece capire ci che significavano quelle parole. Ma lei rimase immobile. Sembrava annusasse laria e scopriva i denti come una fiera, arretrando. Dionisio prese i cavalli e cominci a trascinarli verso la porta orientale. Ma anche da l giunsero dei rumori, dei richiami, e videro altre sagome avanzare verso di loro. Erano in trappola. Un paio di individui vennero avanti stringendo dei bastoni fra le mani. Erano coperti di stracci e avevano barbe e capelli lunghi: briganti? disertori?.. superstiti? Sembravano animali pi che uomini. Dionisio si ferm e sguain la spada. La ragazza invece raccolse due pietre e le scagli con micidiale precisione. Li colp entrambi in piena fronte e quelli si afflosciarono a terra uno dopo laltro senza un lamento. Ma altre grida di incitamento risuonarono dovunque e una marmaglia di forse una cinquantina di individui si gett in avanti brandendo bastoni e coltelli. Presto, via, scappiamo di l! grid Dionisio prendendo la ragazza per mano e abbandonando i cavalli. Ma gli inseguitori volevano evidentemente vendicare i loro compagni e continuarono a correre dietro di loro brandendo bastoni e coltellacci. Dionisio svolt per primo dietro langolo di una casa ma and a scontrarsi in pieno con uno che veniva dalla direzione opposta. Cerc di abbatterlo con un colpo di spada ma quello grid in greco: Fermo, accidenti a te, vuoi tagliarmi la gola? Leptines? E chi, se no? Si volse indietro. Su, abbattete quei rognosi, muovetevi. Una sessantina di mercenari e lo stesso Aksal si lanciarono in avanti massacrando i primi che incontrarono, poi con gli archi falciarono i superstiti che si erano dati alla fuga. Non ne scamp uno. Ti avevo dato un ordine preciso disse Dionisio quando fu tutto finito. Per Eracle, ti ho appena salvato la pelle. Hai un bel coraggio a... cominci Leptines. Ti avevo dato un ordine preciso! url Dionisio. Leptines abbass il capo mordendosi il labbro.

Me la sarei cavata comunque continu. Sono solo dei disgraziati pidocchiosi, ma la tua disobbedienza pu avere compromesso tutto. Lo capisci? Ho lasciato Dorisco a Siracusa: un ottimo ufficiale ed sempre stato membro della Compagnia. Non succeder niente. Ho pensato che fosse troppo pericoloso per te andare in giro da solo e mi sono messo sulle tue tracce. La prossima volta ti lascer crepare, va bene? La prossima volta farai ci che ti ho ordinato, altrimenti mi dimenticher che sei mio fratello e ti far passare per le armi per insubordinazione. Sono stato chiaro? Arriv Aksal tenendo per i capelli due teste mozzate. Aksal tua ombra, visto? E gliele mise davanti al naso. Dionisio storse la bocca. S, s, va bene. Prendete quei cavalli e leviamoci da qui, presto. Chi quella? chiese Leptines indicando la ragazza. Dionisio si volse dalla sua parte ma lei fugg via, sparendo nella citt deserta ormai immersa nel buio. Aspetta! grid. Aspetta! e le corse dietro, ma si rese subito conto che era inutile. Non lavrebbe mai trovata. Ma chi ? chiese ancora Leptines. Non lo so rispose asciutto Dionisio. Si misero in cammino passando attraverso i quartieri orientali fino a raggiungere la porta di Gela e sbucarono dalla parte della necropoli occidentale mentre sorgeva la luna alle loro spalle, spandendo il suo pallore sui templi della collina. Dionisio guard il fratello che avanzava silenzioso, accompagnando i passi con il frassino della lancia. Gli sembr strano che Leptines avesse assunto da solo una simile iniziativa. Dimmi la verit: chi ti ha suggerito di venirmi dietro? Filisto? Leptines si ferm e si volse verso di lui. No. Filisto non centra. Chi, allora? Quel tale. Quel tipo corpulento con la testa pelata, lo stesso che mi aveva dato il messaggio. Me lo sono trovato davanti nellatrio della caserma e mi ha detto: Tuo fratello in pericolo. Devi andargli dietro subito, sulla strada di Agrigento. Non ho fatto a tempo a dire una parola che era gi sparito. Che potevo fare? Dionisio non rispose. Riprese il cammino in silenzio e nessuno vide i suoi occhi luccicare nelle tenebre, n ud le parole che gli salivano alla gola con lemozione di una rivelazione improvvisa: Tellas... amico mio. Diciottesimo Tornato a Siracusa, Dionisio diede inizio a lavori imponenti: una residenza fortificata connessa allarsenale nel cuore della citt vecchia e un muro che sbarrava listmo dellOrtigia. Fece inoltre costruire trenta navi da guerra. Prese queste iniziative senza convocare lAssemblea e cos fu chiaro che egli non voleva limitazioni al suo potere. Un simile comportamento provoc violente reazioni da parte degli oppositori, soprattutto delle famiglie che erano rimaste collegate ai cavalieri esiliati a Etna. Denunciavano apertamente la tirannide che si era installata in citt e chiamavano il popolo a ribellarsi. Dionisio reag con spietata durezza. Sguinzagli i suoi mercenari a condurre massicci rastrellamenti, ad arrestare gli oppositori casa per casa e a tradurli nella fortezza dellOrtigia. L, dopo un processo sommario, venivano condannati allesilio. I loro beni sequestrati vennero poi distribuiti ai mercenari, che cos si sentirono legati a doppio filo al loro signore e benefattore, gratificati da un nuovo e prestigioso tenore di vita. Per tutto questo tempo non rivide pi la ragazza della fonte dellAnapo n si rec in quel luogo, preso comera da molti pensieri e preoccupazioni, ma talvolta, di notte, quando riposava nella grande camera spoglia del suo palazzo abitato solo da mercenari, pensava a lei e a come avevano fatto lamore immersi nella sorgente. Come le era apparsa miracolosamente diversa e come lo aveva seguito in quellavventura fra le mura di Agrigento. Pensava alla voce che gli aveva parlato dalle rocce, sommessamente, quasi non volesse farsi udire che da lui. Con il giungere della primavera cominciarono ad arrivare navi nel porto e, con le navi, le notizie. Atene era caduta, stremata per la fame e le privazioni di un lungo assedio, bloccata per terra e per mare; la potente Metropoli, in ginocchio, non aveva avuto altra

scelta che la resa incondizionata. Si diceva che gli alleati di Sparta, in particolare i Tebani e i Corinzi, avessero chiesto con insistenza che venisse rasa al suolo, ma Lisandro si era opposto: distruggere Atene sarebbe equivalso a privare la Grecia di uno dei suoi due occhi. Le condizioni erano state dure: smantellamento delle Lunghe mura, la possente fortificazione che collegava la citt al porto del Pireo, consegna della flotta da guerra a eccezione di otto navi e, la pi umiliante, un presidio spartano sullacropoli. Dionisio pens che linizio di quellinarrestabile declino era cominciato sotto le mura di Siracusa, dove la migliore giovent di Atene era stata falciata. Pens anche che era venuto il momento per dare inizio al suo piano e convoc il Consiglio: Heloris, Filisto, Leptines, Dorisco, Iolao e altri amici della Compagnia. La guerra in Grecia finita cominci. Atene ha perso. Migliaia e migliaia di uomini abituati da anni soltanto a combattere e incapaci di fare qualunque altra cosa sono ora disponibili per il migliore offerente. Tu, Leptines, partirai subito per Sparta e arruolerai tutti quelli che puoi. Cerca di incontrare Lisandro e, se riesci, a stabilire con lui unintesa. Mi dicono che un uomo pratico, che sa prendere atto delle situazioni. E Corinto? chiese Leptines. Corinto la nostra Metropoli e si sempre interessata delle nostre vicende interne, o per aiutarci o per esercitare pressioni. Porta qualche offerta per il tempio di Poseidone sullIstmo. Un atto formale di omaggio pi che sufficiente. Noi siamo pi forti di Corinto: non abbiamo bisogno di loro. Chi comanda ora Sparta, la vera potenza che ha vinto la guerra. E a Sparta Lisandro luomo pi potente, pi potente dei re. Intanto noi qui ci muoveremo. Tu Dorisco partirai con lesercito e condurrai a termine la sottomissione dei Siculi. Il nostro primo obiettivo Herbessos. Caduta quella citt, le altre seguiranno. Porterai con te le truppe cittadine. Io ti seguir di l a poco con i mercenari. E i Cartaginesi? chiese Filisto. Tutte queste attivit li metteranno in agitazione... Non si muoveranno rispose Dionisio. Ho saputo che la peste non ancora spenta, la citt indebolita e Himilko non gode pi di tanta considerazione. Non si muoveranno. Non subito. Dorisco part con larmata tre giorni dopo e marci verso la citt sicula di Herbessos, nellinterno. Invi una delegazione, mentre era ancora in viaggio, a dichiarare che i Siculi erano sempre stati sottomessi a Siracusa e che dovevano rientrare nel territorio siracusano. Gli abitanti della citt risposero che non accettavano una simile dichiarazione e le cose si trascinarono senza grandi progressi per diversi giorni. Dorisco, daltra parte, temporeggiava aspettando larrivo di Dionisio con i suoi mercenari per sferrare lattacco decisivo. Una notte, mentre passava in rassegna i posti di guardia lungo il perimetro dellaccampamento, fu circondato con la sua scorta da un gruppo di armati nascosti dietro una siepe, e assassinato. Subito dopo vennero uccisi i membri dello stato maggiore fedeli a Dionisio e gli altri ufficiali fecero adunare lesercito in assemblea e proclamare dagli araldi che la tirannide era decaduta e gli esuli erano richiamati. Ora era necessario ripulire la citt dai barbari al servizio di Dionisio e catturare il tiranno per giudicarlo e condannarlo alla pena che meritava. Lesercito, messo di fronte al fatto compiuto, approv lordine del giorno e si mise in marcia alla volta di Siracusa, ben presto rinforzato da numerosi contingenti di cavalieri che, evidentemente, dovevano essere stati allertati in anticipo su quanto sarebbe accaduto. Filisto fu il primo a essere informato del colpo di mano e subito si rese conto che certo non si trattava di unazione spontanea o improvvisata: larrivo dei cavalieri da Etna, il pronunciamento subitaneo degli ufficiali, lattacco diretto allOrtigia, tutto faceva parte di un piano ben congegnato e forse il peggio non era ancora venuto. Mand quindi un reparto di cavalleria veloce ad avvertire Dionisio e predispose il complesso piano di difesa a oltranza dellOrtigia. Frattanto attiv i contatti di cui disponeva e in capo a tre giorni il quadro della situazione fu completato da altre notizie. Tutte cattive. I cavalieri, dal loro rifugio di Etna, avevano preso contatto con Reggio e Messina, che avevano dato la disponibilit delle loro flotte per mettere il blocco ai due porti della citt. Ma non si erano limitati a quello: una delegazione era arrivata fino a Corinto, Metropoli di Siracusa, e aveva convinto il governo a inviare un condottiero con il

compito di ripristinare la legalit nella citt figlia. Non era di per s gran cosa sul piano militare, ma su quello ideologico era un colpo mortale. Bench le Metropoli non limitassero per nulla lindipendenza e le scelte politiche delle colonie, tuttavia un intervento diretto di un loro inviato per dirimere questioni interne assumeva il valore di un avallo incondizionato o di una condanna inappellabile. Corinto invi un generale di nome Nikoteles, un duro, veterano della grande guerra, di dichiarate simpatie oligarchiche. Aveva solo un punto debole, a quanto si diceva: gli piaceva il vino schietto, unabitudine pericolosa per un greco, abituato a diluirlo con tre o cinque parti di acqua, e specialmente per un soldato. Dionisio rientr con i mercenari a marce forzate e si chiuse nella fortezza; sbarr listmo e di notte fece tirare una catena attraverso la bocca del porto Lakkios. Aksal lo seguiva dovunque e dormiva per terra disteso lungo la soglia della camera da letto del padrone. La fine di Dorisco, amico fin dallinfanzia, aveva fiaccato il morale di Dionisio e aveva indotto nel suo animo un cupo pessimismo. Ben presto cominciarono gli attacchi al muro sullistmo e continuarono ad avvicendarsi per giorni e giorni, senza sosta, mettendo a dura prova le difese e le capacit di resistenza dei mercenari. Dionisio tenne consiglio con i fedelissimi: Filisto, Leptines, Iolao, Heloris e altri due o tre della Compagnia. Latmosfera era pesante. La situazione sotto gli occhi di tutti cominci Filisto. Non credo che possiamo farcela. Di fatto non si intravedeva alcuna via di uscita. Le uniche proposte che venivano avanzate riguardavano il quando o il dove fuggire o dove trovare rifugio. Heloris, vedendo che Dionisio sedeva immobile sul suo sgabello e non diceva nulla, ebbe limpressione che fosse rassegnato allinevitabile e, volendo sdrammatizzare con una battuta, se ne usc invece con una frase infelice che incrin da allora in poi i loro rapporti. Ricordatevi disse che un tiranno abbandona il suo posto solo se trascinato via per i piedi. Filisto abbass gli occhi, Leptines fece una smorfia. N la parola tiranno n limmagine di lui, cadavere, trascinato fuori dal palazzo come una bestia macellata dovevano essere piaciuti a Dionisio. Lo videro impallidire di rabbia e temettero, dal suo sguardo, che mettesse mano alla spada, ma non accadde nulla. Parl, come se niente fosse, con voce ferma e sicura. Tu, Leptines, partirai immediatamente, prima che arrivino i Reggini e i Messinesi a mettere il blocco. Andrai a Sparta, da Lisandro, e stringerai con lui un accordo. I Corinzi sono suoi alleati ma gli hanno sempre procurato dei grattacapi, inoltre sono troppo ricchi, troppo potenti rispetto agli Spartani e questo provoca gelosie e diffidenze che tornano a nostro vantaggio. La guerra finita e loro hanno migliaia di uomini che da anni sanno fare una sola cosa: combattere. Sono un problema e rappresentano un elemento di destabilizzazione. Noi siamo in condizione di risolverlo, almeno in parte: ne assumerai quanti ti possibile e tornerai al pi presto. Hai capito bene? Credo di s rispose Leptines. Non voglio incertezze. Devo essere assolutamente certo che farai quello che ti ho detto. Allora? Stai tranquillo. Fa conto di avere gi qui quegli uomini. Non ti dar lettere, sarebbe troppo pericoloso. Riferirai personalmente in nome mio. Sei mio fratello: come se parlassi io. Daccordo conferm ancora Leptines. Benissimo concluse Dionisio. Filisto... Parla. A te tocca una missione non meno delicata. Partirai questa notte stessa con un mercantile e andrai a ovest, sbarcherai in un punto riparato della costa e proseguirai a dorso di mulo, per non dare nellocchio, fino al confine del territorio cartaginese... Filisto si aggiust sulla sedia con un gesto apprensivo, ma Dionisio non mostr farci caso e continu: Prenderai contatto con i mercenari campani al servizio di Himilko che presidiano la provincia cartaginese e offrirai loro un ingaggio.... Che cosa? Ma stai parlando delle belve che hanno massacrato i Selinuntini e gli Imeresi, bestie sanguinarie che...

Sono macchine da guerra, non uomini. Avrebbero fatto lo stesso ai Cartaginesi, se avessero lavorato per noi. Abbiamo gi discusso di questo e ti ho detto che cosa ne penso. Ora stai bene attento: quelli si staranno annoiando al forte nei presdi della provincia e non vedono lora di menare le mani. Noi gliene daremo lopportunit. Offrigli quello che vogliono, ma portali dalla nostra parte. Appena hai concluso, fammelo sapere e io ti mander un ufficiale a prendere il comando. Preparati a partire ora. Abbiate fiducia: ci toglieremo da questa trappola e ribalteremo la situazione prima che linverno abbia termine. E se queste missioni dovessero fallire? chiese Heloris. Allora combatter fino allultimo, lotter con tale foga e tale potenza che quando cadr nessuno avr di che rallegrarsi, tali e tanti saranno i morti da piangere, bruciare e seppellire in questa citt. Nessuno di voi obbligato a seguirmi. Chi vuole andarsene pu farlo, posso cavarmela da me, specialmente se il male va per il peggio. Filisto annu gravemente con il capo. Pensava in cuor suo che era inutile e che alla fine sarebbero tutti morti ma disse: Partir al pi presto. Il tempo di radunare il denaro e preparare una nave. Leptines salp in capo a tre giorni e Dionisio lo accompagn al porto. Hai pi rivisto quelluomo? gli chiese mentre saliva sulla passerella per imbarcarsi. Quale uomo? Quello che ti disse di seguirmi ad Agrigento. No. Non lho pi veduto. Secondo te chi poteva essere? Non ne ho idea. Pensai che fosse daccordo con te e che tu lo conoscessi. Sul momento non mi preoccupai di saperne di pi. Perch mi fai questa domanda? Perch un mistero che non riesco a spiegarmi e io non ho mai creduto che esistessero misteri: soltanto problemi, problemi da risolvere... Ma adesso vai. Fa ci che ti ho chiesto e fallo bene. Ti auguro un buon viaggio. Leptines mise un piede sulla passerella, poi si volse indietro. Senti... Che cosa? Credi davvero che possiamo farcela? Voglio dire, non sarebbe meglio se... Ehi, che ti salta in mente? Che accidente stai dicendo? che mi sembra tutto inutile... Dionisio lo afferr per le spalle. Ascolta, per Eracle, ricordi quando eravamo ragazzi e quelli della banda dellOrtigia ci chiusero nel magazzino gi al porto e si preparavano a massacrarci di botte? Altro che! rispose Leptines. E non fosti tu, quella volta, a dire che non dovevamo cedere per nessun motivo? vero... E come and a finire? Che tu mi prendesti sulle spalle e mi facesti uscire dal tetto. Io andai a chiamare i rinforzi e... E che cosa stiamo facendo adesso? Leptines scosse il capo. Gi... Ma temo che ora la situazione sia piuttosto diversa. esattamente la stessa. Sono solo cambiate le proporzioni e le posizioni. Adesso siamo noi i padroni dellortigia... e vinceremo come vincemmo allora. Dimostrer che sono io luomo destinato a guidare non solo Siracusa, ma tutti i Greci di Sicilia e dItalia contro il loro mortale nemico. Ma ho bisogno di sapere che anche tu ci credi. Ogni giorno e ogni notte che passer in questa fortezza, ispezionando i ballatoi, dovr essere certo che tu stai arrivando con i rinforzi. Che arriverai da un momento allaltro, capisci? Allora? Che cosa mi rispondi? Ah, in culo al mondo, accidenti! esclam Leptines con la stessa espressione di gergo che avevano usato da ragazzi quando con la loro banda facevano a sassate con gli avversari dei quartieri alti. In culo al mondo rispose Dionisio. E adesso levati dai coglioni. Moll lui stesso la cima di ormeggio: la triera scivol via verso il centro della rada, poi ruot lentamente su se stessa, spinta dai rematori, e mise la prua al mare aperto. Filisto part il giorno seguente con un piccolo mercantile, portando nella stiva abbastanza monete dargento da pagare lingaggio di cinquemila uomini.

Appena in tempo: le flotte congiunte messinese e reggina apparvero poco dopo schierando le loro unit da battaglia a bloccare il porto Piccolo e il porto Grande. Lesercito entr lindomani dalla porta di Catania, fra lesultanza della folla, e and a presidiare listmo fra la citt e lOrtigia. Dionisio era solo. Heloris non godeva pi dei suoi favori e i giovani ufficiali della Compagnia non avevano abbastanza esperienza n capacit per parlare con lui da pari a pari. Percorreva le sale buie e i corridoi della fortezza a tutte le ore e spesso scendeva nei magazzini del porto a misurare le scorte che scemavano paurosamente, giorno dopo giorno, mentre gli assedianti non allentavano la morsa nemmeno per un attimo e continuavano a lanciare attacchi su attacchi, dallalba al tramonto. I mercenari cominciarono a disertare, dapprima uno alla volta poi a piccoli gruppi. Dionisio riusc a sorprenderne due sul fatto, con laiuto di Aksal. Fece suonare ladunata, illumin la corte interna con decine di torce, e li fece crocifiggere davanti alla forza schierata. Ma ormai si rendeva conto che non avrebbe potuto trattenerli a lungo con il terrore, che sarebbe bastato niente a provocare la dissoluzione del suo esercito. E allora lo avrebbero fatto a pezzi, lui, il tiranno, sarebbe stato ucciso e trascinato fuori per i piedi come aveva detto Heloris, macellato come una bestia, esposto al ludibrio, lasciato insepolto, alla merc dei cani e dei corvi... Una notte che passava lungo il muro dellistmo, avvolto in un pesante mantello di lana, gli parve di vedere un uomo corpulento, con la testa calva, camminare frettolosamente in direzione del porto e trasal. Ehi, tu! gli grid. Fermati! Ma luomo continu a camminare come se non avesse udito nulla e scomparve nel buio. Svan come se non fosse mai esistito. Dionisio pens che forse vedeva ci che non cera, che la fatica, la tensione e linsonnia gli stavano giocando brutti scherzi. Pens ad Arete, a Tellas, a Dorisco e alle persone cui aveva voluto bene. Tutti morti. E ora forse sarebbe toccato anche a lui. Ripens anche alla ragazza selvatica che forse era tornata nel suo rifugio lass, alle fonti dellAnapo, e certo nemmeno si ricordava pi di lui. Forse si era persa nel ritorno, o era stata catturata e venduta come schiava... Erano solo divagazioni, distrazioni da una realt sempre pi avversa e difficile che ormai conveniva guardare in faccia. I cavalieri dallaltra parte del muro continuavano a presidiare listmo, sicuri che fosse ormai solo questione di tempo... tempo che passava senza che accadesse nulla di nuovo. Tempo che gli veniva a mancare, giorno per giorno, ora per ora... Una mattina sul far dellalba, ricevette da Filisto un messaggio, attaccato allasta di una freccia. Lo riconobbe subito dalla scrittura, dagli svolazzi dei gamma e dei sigma. Cominciava: Devi trattare la resa con i cavalieri.... Fece per stracciarlo ma invece continu a leggere, sempre pi interessato a quel piano folle... assolutamente folle. Eppure... avrebbe potuto anche funzionare. Cosa aveva da perdere, in fondo? Convoc un araldo e lo invi con una proposta di negoziato ai cavalieri. Dirai loro che sono pronto a trattare la resa. La resa, heghemn? Ho capito bene? Hai capito benissimo: devi trattare la resa. Dirai che sono disposto ad abbandonare la citt, che chiedo solo cinque navi e cinquecento uomini di scorta. Nessuna ispezione a bordo. Far come dici, heghemn rispose laraldo. Si fece aprire le porte e usc con le insegne di pace dirigendosi al posto di guardia sullistmo. Un ufficiale di picchetto gli and incontro e poco dopo lo introdusse alla presenza dei suoi capi. Cominci cos la trattativa che si trascin per parecchi giorni, ma intanto la stanchezza si faceva sentire anche nel campo degli assedianti. La stagione era particolarmente inclemente: pioveva spesso e una notte venne anche una spolverata di neve. Le fatiche, le perdite e i disagi di quel lungo assedio cominciarono a seminare gravi tensioni e discordie fra i membri dellalto comando. In particolare, lalterigia aristocratica dei cavalieri diventava ogni giorno pi insopportabile per il resto degli ufficiali, che provenivano dalla classe media dei piccoli proprietari terrieri, dei mercanti e degli imprenditori del porto, al punto che un giorno si recarono dal comandante corinzio, Nikoteles, e gli chiesero di licenziarli, asserendo che la cavalleria era pi utile in campo aperto e che li avrebbero richiamati al momento opportuno. Nikoteles, costretto da tempo allimmobilit, aveva ricominciato a bere e rifer ai cavalieri, senza il minimo tatto, il parere degli altri ufficiali siracusani. Quelli, offesi, se

ne andarono furibondi per laffronto subito e presero la strada di Etna. Gli ufficiali rimasti, pur mantenendo una posizione intransigente nelle trattative, si erano fatti lidea che Dionisio avesse ormai deciso di abbandonare il campo e cominciarono ad allentare la sorveglianza, tanto pi che il condottiero venuto dalla Metropoli non dava certo esempio di disciplina e di temperanza. Con lultima luna dinverno, molti opliti chiesero di potersene andare a preparare i campi per la semina e furono accontentati. Listmo era cos stretto che non cera bisogno di truppe numerose per tenerlo. Era ci che Dionisio stava aspettando. La mattina successiva mand uno dei suoi, travestito da pescatore, fuori dal porto con una barchetta. I marinai reggini e messinesi lo lasciarono passare, dopo aver perquisito la piccola imbarcazione, e quello navig tutto attorno al promontorio Plemmirion fino a trovare un approdo sulla costa sud. Raggiunse una fattoria e parl con il padrone, un allevatore di bestiame, che mont a cavallo e spar in direzione nord. Prima di sera Filisto fu avvertito che listmo era scarsamente presidiato e che la porta occidentale della citt era aperta ogni giorno fino al tramonto. Gli fu anche riferito che, secondo informazioni attendibili, Nikoteles subiva i pesanti effetti del vino proprio verso il calar del sole. Filisto convoc il comandante dei mercenari campani, un tagliagole mezzo etrusco e mezzo napoletano con locchio sinistro coperto da una benda di cuoio, e lui si mise subito in azione. Su consiglio di Filisto, lasci tutti i carri da trasporto e le masserizie in una piccola citt dellinterno, e avanz a grande velocit quasi solo con soldati di cavalleria. Irruppe dalla porta nord completamente inatteso e attravers la citt al galoppo investendo la linea dassedio sullistmo con tale violenza da scaraventare in mare la maggior parte dei combattenti. Nikoteles fu trovato nel suo alloggio con la gola tagliata e non si seppe mai chi fosse il responsabile di quel delitto. Filisto incontr Dionisio personalmente nel cortile della fortezza. andato tutto come avevi previsto disse abbracciandolo. Non incredibile? Incredibile? rispose Dionisio. Io non ho mai avuto dubbi. Io s disse Filisto. Lo so. Ti si leggeva in faccia... Notizie di Leptines? Dovrebbe tornare da un giorno allaltro. Non sar facile forzare il blocco navale. Filisto sorrise. Non credo. Per quanto ne so arriva con Lisandro in persona. Che cosa? Se le mie informazioni sono giuste, proprio cos. Quel figlio di un cane ce lha fatta. Lisandro sta venendo qui per trattare con te un accordo. E arriva anche un migliaio di mercenari, tutti peloponnesiaci, i migliori. Non credo quindi che i Reggini e i Messinesi vorranno sfidare la potenza di Sparta. Abbiamo di nuovo la situazione in pugno, amico mio. Abbiamo vinto. Ho vinto ripet Dionisio, quasi non potesse ancora credere a quelle parole. Preso da un entusiasmo irresistibile, gett a terra il mantello e si lanci per le scale fino a raggiungere la torre pi alta della fortezza. Di lass fece risuonare le stesse parole a squarciagola, con un grido acuto come quello di un falco e tonante come lurlo di Achille dalle porte Scee. Tacque infine, ansimando. Guard il cielo che si oscurava allapprossimarsi della notte e la citt che ammutoliva, stupefatta, ai suoi piedi. Diciannovesimo La piccola squadra di Lisandro e le tre navi di Leptines arrivarono di l a pochi giorni ed entrarono nella rada senza alcun problema, perch le flotte di Messina e di Reggio avevano gi levato lancora. Nessuno aveva voglia di affrontare gli Spartani, anche se erano pochi, anche fosse stato uno solo, specialmente se si trattava del vincitore della grande guerra. Dionisio and a riceverli al molo. Sbarc per primo Leptines e gli and incontro per abbracciarlo.

Sei arrivato finalmente! esclam Dionisio. Se aspettavo te a questora ero morto e sepolto. Ho fatto pi in fretta che potevo ma non stata una cosa semplice. E poi sapevo che te la saresti comunque cavata. Invece c mancato poco... Lui com? Lisandro? Non me lo chiedere: non si riesce mai a capire come la pensa. ... come dire? Sfuggente. un grande comandante ma come carattere tutto il contrario di un soldato. Un figlio di puttana. Ecco, proprio cos. Allora ci intenderemo. Attento, eccolo che sbarca. Lisandro scendeva in quel momento dalla passerella della sua triera. Sulla sessantina, capelli brizzolati, occhi grigio verdi, pi grigi che verdi, stempiato ma con una certa zazzera sul collo, alla maniera spartana. Era disarmato e vestiva abiti civili, ma portava al dito un anello troppo vistoso per uno spartano: doveva essere un ricordo delle sue frequentazioni asiatiche ed era segno che lui era abbastanza forte da sfidare, in patria, le ire degli efori, rigidi custodi delle ferree costumanze di Sparta. Heghemn... lo salut Dionisio. Benvenuto a Siracusa. Heghemn lo ricambi Lisandro. Sono contento di vederti. Dionisio si compiacque di quel titolo che lui gli riconosceva: era una specie di legittimazione, segno che il suo potere in citt era accettato da Sparta. Fece quindi strada verso la fortezza, dove aveva fatto preparare la cena. Aksal lo scortava armato fino ai denti, simile in tutto, ormai a un guerriero greco; Lisandro, invece, sincammin senza un solo uomo di scorta. Evidentemente si sentiva forte a tal punto da non averne bisogno. Dionisio lo fece accompagnare nella sua camera perch potesse lavarsi e cambiarsi, se lo desiderava, ma lo vide scendere con lo stesso vestito che indossava sulla nave. Lo fece accomodare a capotavola e gli si sedette di fronte, dalla parte opposta. Leptines si sistem sul lato lungo, equidistante dalluno e dallaltro. Non cerano n mense n divani. Il tavolo era unasse di quercia piallata, alta mezza spanna; le sedie erano poco pi che sgabelli. Somiglia a Sparta, qua disse subito Lisandro e non si capiva se il suo tono era di compiacimento o di malcelato disappunto. Siamo gente semplice rispose Dionisio e conduciamo una vita sobria. Tuttavia, il vostro brodo nero troppo anche per noi. Ti abbiamo preparato del pesce e indic un piatto di portata che veniva servito in quel momento assieme al pane e a una bacinella di acqua calda per sciacquarsi le dita. Cos deve essere per i veri uomini darme rispose Lisandro e ancora non si capiva se stava facendo un complimento o del sarcasmo. Figlio di puttana pens dentro di s Dionisio. Poi, ritenendo che i convenevoli potessero considerarsi esauriti, and subito al nocciolo della questione. Mi sarebbe di grande aiuto conoscere il motivo della tua venuta qui, a Siracusa. Lisandro lo fiss negli occhi, improvvisamente serio, quasi freddo. Sparta ha vinto questa guerra ma non ha motivo di rallegrarsene. Abbiamo perso molti uomini e avuto molti danni, e lo stesso accaduto ai nostri alleati. Ora abbiamo stabilito i nostri presdi in tutte le citt della vecchia lega ateniese, comandati da nostri ufficiali con poteri anche politici, ma ci rendiamo conto che non sar facile mantenere questo ordine. I Persiani ci hanno aiutato solo perch Atene era sempre stata un pericolo per loro: da un momento allaltro potrebbero cambiare politica. Abbiamo quindi bisogno di amici e alleati dovunque. Sparta sempre stata amica di Siracusa e, anzi, deve forse a Siracusa la propria vittoria finale. stato sotto queste mura che la potenza ateniese venne fiaccata in modo irreversibile... Daltra parte voi non ce lavreste fatta senza il nostro aiuto. Qui per... rispose Dionisio in tono volutamente basso non si tratta di Siracusa, sono io che... la rappresento. Lisandro abbozz un ghigno che sarebbe potuto sembrare un sorriso. Sar chiaro con te, heghemn, trattare con un uomo solo pi facile che trattare con unAssemblea. Mi sono spiegato?

Benissimo. E sono, ovviamente, daccordo. Mio fratello ha detto che ci sar permesso arruolare mercenari in Peloponneso e che il primo contingente gi in arrivo. cos, ma liniziativa sua. Noi non centriamo. Ne siamo completamente fuori. Capisco perfettamente rispose Dionisio. E non pretendo di pi. Ti abbiamo aiutato a mantenere il potere perch in questo momento la cosa rientra nei nostri interessi. Spero che sia chiaro... Chiarissimo. Se le cose dovessero cambiare... Dovrei sbrigarmela da solo. Esatto. E come posso fare affinch le cose non cambino? Occupati della Sicilia. Lo far. Lisandro trasse un sospiro come se improvvisamente sentisse la stanchezza del viaggio. Forse vuoi ritirarti disse Dionisio. S, fra un poco rispose lo spartano. Il suo sguardo si pos su Aksal, che giganteggiava contro il muro, immobile alle spalle del suo padrone. Era armato alla greca con corazza e schinieri, ma aveva mantenuto il collare e i baffi, dei quali era stato impossibile privarlo. Che cos quello? chiese. La mia guardia del corpo. Ma di che paese ? Sembrerebbe un trace ma troppo grosso. un celta disse. Lho comprato al mercato. Un celta, eh? Ma sono tutti cos? Lui dice che i suoi fratelli sono ancora pi grossi. Ah, ho sentito dire che vivono sulle sponde dellOceano settentrionale e che, quando sale la marea e invade i loro villaggi sulla costa, entrano in acqua e oppongono gli scudi ai marosi come se tentassero di respingerlo... Devono presumere molto delle loro forze. Se un giorno si accorgeranno della bellezza e della ricchezza delle nostre terre, diventeranno un grosso problema. Difficile da controllare. .. Lo sogguard ancora. Per Zeus, sembra un titano! Ti risulta che abbia qualche punto debole? S, il sole. Non sopporta il sole e si brucia la pelle. I miei medici per hanno scoperto che una mistura di olio doliva e mallo di noce evita le scottature. Interessante comment sottovoce Lisandro davvero interessante... Era buono il tuo pesce. Ora, se permetti, andr a riposare. Gli strapazzi della guerra mi hanno reso debole. Non sono pi quello di una volta. Un servo venne a ritirare il piatto vuoto, che ora rivelava il disegno di un pesce sul fondo, e un altro accompagn lospite nella camera da letto. Dionisio fece un cenno ad Aksal e anche lui se ne and. Rimase solo Leptines, che fino a quel momento non aveva detto nulla. Mi sembra che sia andata bene, no? stato abbastanza chiaro. Ha detto che... Non ha detto niente lo interruppe Dionisio. venuto solo per vedere che tipo di uomo sono. E secondo te, ora lo sa? Secondo me, s. Per interessato a unalleanza con noi. Nientaffatto. Allora? Gli interessa solo una cosa: indebolire Corinto, che unalleata troppo potente e riottosa. Corinto uscita a pezzi da questavventura in Sicilia ed proprio quello che a loro fa comodo. Tutto qui. Se poi gli leviamo di torno un po di sbandati per arruolarli nel nostro esercito, sar ancora meglio. In fondo gli Spartani sono gente che non ama gli imprevisti e nemmeno le avventure e soprattutto, come accade ai veri soldati, non ama la guerra. Lisandro venuto qui solo per vedere se tutto tranquillo e se io non ho idee strane per la testa. Vedrai che ripartir presto. Ripart tre giorni dopo e non rimise mai pi piede in Sicilia. Dionisio si dedic alla preparazione del suo vero progetto: annientare i Cartaginesi in Sicilia e vendicare i massacri di Selinunte, Imera, Agrigento e Gela. Per mettersi in

condizione di por mano a una simile impresa, condusse per i tre anni successivi una serie di campagne sia con milizie cittadine che mercenarie, in proporzioni appropriate. Prese Etna, covo dei cavalieri, i suoi pi accesi oppositori, e la rase al suolo. Di l avanz verso linterno per sottomettere i Siculi, occup Herbita, quindi sal verso Henna, alta sulle montagne, in mezzo ai boschi, nel centro dellisola. L cera il santuario di Demetra e Persefone, la fanciulla andata sposa a Ade, il pi venerato di tutta la Sicilia. La vergine era stata rapita proprio su quei prati mentre giocava con le compagne e trascinata nel tetro regno delle ombre, nella squallida dimora dei morti. Cera un luogo evitato da tutti, anche dai pastori, dove si apriva un antro che metteva in comunicazione con laldil. Era la grotta dove si era dileguato il carro di Ade con Persefone, trainato da neri stalloni spiranti fiamme, inghiottito dallabisso. L era sceso Orfeo a cercare Euridice, la sposa adorata. Con il suo canto aveva commosso la signora del regno tenebroso, la bella ma sterile Persefone. E cera stato un patto: Euridice sarebbe tornata nel regno dei vivi, seguendo Orfeo di un passo ma lui, il sublime poeta, non avrebbe mai dovuto voltarsi finch non fossero giunti sulla superficie della terra, alla luce del sole. Se lo avesse fatto lei sarebbe sparita, per sempre. Orfeo prese dunque a risalire e immaginava dietro di s il passo troppo lieve dellamata, cercava di percepire il respiro freddo di lei sulle spalle e pensava a quando il sole lavrebbe riscaldato, a quando quelle labbra esangui avrebbero preso il colore della melagrana, sognava lumida bellezza di quella bocca che si sarebbe aperta come un fiore ai suoi baci. Ma non riusciva a credere, il sospetto di un inganno ingigantiva presso di lui finch, quando cominciava ormai a intravedere un sottile pallore, si volse indietro. E la vide, stupenda e accorata, per un istante, e poi non ud che il suo grido di terrore mentre veniva risucchiata dallErebo. Dionisio volle raggiungere quel luogo, nonostante tutti cercassero di dissuaderlo, per essere iniziato ai misteri, bevendo il liquido rosso di cui solo i sacerdoti conoscevano lorigine. Leptines lo accompagn, come Teseo aveva accompagnato Piritoo, ma, giunto a pochi passi dalla grotta, lui, che non aveva paura di nulla, che aveva affrontato ogni strage e massacro con il cuore incosciente, sbianc e si copr di sudore gelato. Fermati riusc soltanto a dire. Non andare. Non c nulla laggi, nulla da vedere. Ma Dionisio non gli diede retta e avanz, tutto solo, fino alla bocca della grotta. Era il tramonto e le ombre cominciavano ad allungarsi sullaltipiano. Sottili lingue di nebbia strisciavano fuori dai boschi come dita affusolate a velare la verde luce dei prati. Cominci a discendere tutto solo verso il punto in cui si diceva apparisse una volta allanno, la notte dellequinozio di primavera, il volto cereo di Persefone che saliva a visitare la Madre. Lui, che non credeva a nulla, credette che Arete potesse vederlo dal suo luogo triste. Pens che potesse udirlo quando si mise a invocare il suo nome con grida sempre pi forti, cos disperate che la grotta intera ne rimbombava. Si accasci alla fine esausto, quasi privo di forze, e avvert uno struggimento lieve, un senso diffuso di freddo che conquistava lentamente il suo corpo a partire dalle estremit. Era quello il bacio di Arete? Era il suo modo di avvicinarsi, di farsi sentire? Lui non aveva il dono di Orfeo e non sarebbe mai riuscito a intenerire Persefone e Ade velato di nero, ma pens ugualmente a una canzone, al canto melodioso di quellantica serenata, allinno del cantore di Agrigento che a lei piaceva tanto e che aveva riempito il suo cuore di dolcezza la notte del loro matrimonio. Oh, come non ci aveva pensato? Perch non aveva fatto venire un bravo cantore, abile nel toccare la lira, perch il canto le giungesse attraverso quella stretta gola? Si sentiva invaso da un sonno freddo, dimenticava il suo respiro come se non fosse pi importante, ecco la mente perdersi in un sogno: Arete prendeva le sembianze della ragazza selvaggia che lo aveva amato nella fonte dellAnapo, aveva i suoi occhi e la sua pelle, uguale il sapore delle labbra. Sent un tuffo al cuore, e la vide! La ragazza selvaggia era di fronte a lui, coperta di una veste stupenda, un peplo meravigliosamente lieve e trasparente come quello che le fanciulle dellOrtigia ogni anno regalavano alla dea nel suo tempio sullacropoli. I capelli erano raccolti dietro la nuca, cinti da un nastro rosso sangue. Le labbra erano rosse e umide, gli occhi profondi come la notte. Quale meravigliosa trasformazione! Come sarebbe stato possibile se lei

non fosse stata una creatura dellaltro mondo? Si sent perso fra le sue braccia, freddo come non era mai stato e allo stesso tempo ardente come il fuoco. E la ud parlare, per la prima volta in tanto tempo con la sua voce e chiamarlo finalmente per nome. Prendimi con te, se tu non puoi tornare le disse e sent risuonare dentro di s quelle parole come se le avesse pensate e non pronunciate, come se le avesse dette luomo che avrebbe voluto essere e che non era pi. Poi il volto e il corpo di lei si dileguarono nellombra. Il suo peplo fluttu come nebbia nellaria della sera. Si svegli in piena notte in un luogo silenzioso vicino a un fuoco scoppiettante. Apr gli occhi e vide il volto di Leptines. Lho vista. Sono certo che lei. Lho sempre saputo. Questa volta ha voluto darmene la certezza. Leptines non rispose. Lo sollev a sedere e gli massaggi a lungo le spalle, il collo e le braccia finch non riprese colore e calore. Poi disse: Andiamo. Le stelle che ti proteggono stanno per tramontare. Ottenuta la sottomissione dei Siculi, come gi molti anni prima aveva fatto Ghelon, vincitore dei Cartaginesi a Imera, Dionisio si volse alle colonie calcidesi di Naxos, Catania e Leontini. Era fermamente convinto che i Greci siciliani dovessero formare una sola coalizione contro il loro nemico naturale, dimenticando le discordie interne. Sapendo per che questo era impossibile, aveva deciso di ottenere quel risultato con la forza, come gi aveva fatto nella sua citt. Convoc Filisto e gli disse: Non voglio massacri quando ci accingiamo a una grande impresa panellenica. Queste citt devono cadere per tradimento. Filisto, ormai abituato a tutto, lo guard stupefatto. Che stai dicendo? Non sei daccordo? Il tradimento odioso per chi lo compie e per chi lo sollecita. Non finirai mai di sorprendermi, amico mio: continui a coltivare nel tuo animo inutili concetti etici derivati da quel vecchio sofista con il naso grosso e gli occhi porcini, che mette strane idee in testa ai giovani ateniesi. Socrate non un sofista. Lo invece. Non lui che dice: Il vero saggio colui che sa di non sapere? E non questo il pi ingannevole e allo stesso tempo il pi abile dei sofismi? Il vecchio figlio di puttana sicuramente convinto non solo di essere un saggio ma anche di saperla lunga. Dimmi che cosa vuoi tagli corto Filisto. Tutti gli uomini hanno un prezzo. Scopri chi sono i pi accessibili a Catania e a Naxos, pagali quello che chiedono e fatti consegnare le citt. Dopo ci ringrazieranno. Non occorre che ti dica che alcuni, per tradire, hanno bisogno di giustificazioni che li facciano sentire meno abietti di quello che sono. Fornisci loro le pi adatte. La causa panellenica, per esempio, mi sembra unottima giustificazione. Quanto al denaro, fallo passare come un indennizzo, unofferta per propiziare gli di, uneredit derivata da un antico patto ospitale, quello che ti pare, insomma... Mi dirai, alla fine, quanto sar costato. Niente sangue, Filisto, se possibile. In capo a un mese, Arcesilao gli consegn senza colpo ferire Catania e Procles gli consegn Naxos, la pi antica colonia dei Greci in Sicilia, cos antica che la statua del fondatore, al porto, era a tal punto corrosa dal vento e dalla salsedine da essere ormai irriconoscibile. Leontini, rimasta sola, si arrese senza opporre resistenza e Dionisio decise di trasferire tutti i suoi abitanti a Siracusa. Lanno dopo, Reggio e Messina, anchesse colonie calcidesi, pensando che presto sarebbe venuto il loro turno, armarono una flotta e un esercito che marci verso sud per ingaggiare battaglia con quello di Dionisio. Leptines propose di affrontarli in campo aperto e sterminarli per risolvere il problema alla radice ma Dionisio lo ferm appena in tempo e convoc, invece, nuovamente Filisto. Credi che possa funzionare anche con un esercito? Filisto si strinse nelle spalle. Non fare storie. Pu funzionare o no? Credo di s.

Allora procedi. Quei guerrieri fra un anno potrebbero essere in marcia al nostro fianco contro la provincia cartaginese. Non voglio che muoiano e non voglio che muoiano i nostri. E ora dimmi: se dovesse funzionare, quale azione pi etica, la mia, che si basa sulla corruzione, o quella suggerita dal tuo filosofo, che si basa sul rigore morale? Io non credo che si possa ragionare cos obiett Filisto. Semplicemente la questione posta in modo scorretto. Partendo da presupposti sbagliati non c dubbio che... Dionisio scosse il capo. Ah, i filosofi! Li evito come le merde dei cani per strada. Filisto sospir. Hai in mente qualcuno in particolare o devo scoprirlo io? Dionisio gli pass un foglietto con alcuni nomi vergati a carboncino e, quando Filisto lebbe letto, vi pass sopra il pollice e lo strofin fino ad annerire il foglio per renderlo illeggibile. Poi, mentre il suo consigliere se ne andava, soggiunse: Ormai ora della semina. Avrai buon gioco. Filisto raggiunse il suo alloggio per convocare gli agenti che operavano al suo servizio. In capo a tre giorni, a poche ore di distanza luno dallaltro, sia nellesercito reggino sia in quello messinese due alti ufficiali membri dello stato maggiore chiesero che fosse convocata lAssemblea dellesercito e parlarono con tale veemenza a favore della cessazione delle ostilit, denunciando lavventurismo dei due comandanti in capo, che al momento del voto la mozione che proponeva limmediato ritiro dellesercito ottenne una schiacciante maggioranza. Dionisio esult. Ora egli era il condottiero indiscusso della sua citt e presto lo sarebbe stato anche della sua nazione. Rientr a Siracusa in mezzo a due ali di folla acclamante e poco dopo convoc nuovamente Leptines, Filisto e un paio di amici della Compagnia. Il vecchio Heloris era ormai emarginato dai giovani ufficiali e non prendeva pi parte da tempo ai consigli nella fortezza dellOrtigia. giunto il momento che io prenda moglie esord. Filisto e gli altri si guardarono in faccia, colti completamente di sorpresa. Avevano la stessa espressione stupita e dunque nessuno era al corrente di quella notizia. Lei chi ? chiese Filisto. Vuoi dire loro. Loro? E perch mai? Perch prender due mogli. Leptines ridacchi e anche gli altri amici. Filisto balz in piedi. Che cosa c da ridere? A me sembra una buffonata. Che senso ha? Se hai tanta fregola, non ti manca certo la possibilit di sfogarti. Non capisci. Il mio duplice matrimonio avr un significato simbolico... Ascolta bene lo interruppe Filisto. Finora il popolo, in un modo o nellaltro, ti ha seguito. In fondo, ti stimano per le tue doti di intelligenza e di determinazione, per il tuo passato di eroico combattente, ma se cominci a compiere azioni di questo genere si metteranno a ridere, diventerai un personaggio da commedia. Leptines e gli altri ridacchiarono. Dionisio batt un pugno sul tavolo gridando: Basta cos! Tutti ammutolirono. Se volete sapere perch intendo sposare due donne nello stesso giorno ve lo dir. Altrimenti lo far lo stesso ma il primo che abbozzer anche solo un mezzo sorriso idiota non avr nemmeno il tempo di pentirsene. Sono stato chiaro? Filisto fece ammenda. Non intendevo offenderti, ma resto del mio parere: unazione sbagliata. Sar comunque curioso di sentire per quale ragione vuoi fare una cosa simile. Dionisio si calm. Sposer due ragazze: una siciliana e una italiana, per simboleggiare la mia condizione di capo e condottiero di ambedue le terre. La ragazza siciliana dovr essere ovviamente di Siracusa. Per quella italiana pensavo a una ragazza di Reggio, tanto per tendere loro la mano dellamicizia. Non mancheranno a Reggio bellissime vergini di ottima famiglia. Tu, Leptines, andrai a chiedere in sposa la siracusana, mentre tu, Filisto, andrai a chiederei in sposa litaliana a Reggio. Leptines alz un dito. Sono permesse domande? Se non sono idiote. una questione di punti di vista. Allora parla e non rompere pi i coglioni.

Immaginiamo che le spose vadano daccordo e che luna accetti di condividerti con laltra. Come conti di gestire la cosa nel privato? Voglio dire, farai costruire un letto a tre piazze o che? E quale conti di fottere per prima, litaliana o... Dionisio gli sferr un pugno in faccia mandandolo a rotolare sul pavimento. Poi si alz e usc sbattendo la porta. Mi sembra che te la sei proprio cercata disse Filisto aiutandolo ad alzarsi. Ventesimo I Reggini discussero a lungo in Assemblea la proposta di Dionisio di sposare una delle loro figlie mentre Filisto, che aveva portato la richiesta ufficiale, aspettava pazientemente. I pareri erano discordi: qualcuno sosteneva limportanza di farsi un alleato potente come il tiranno di Siracusa, altri pensavano che invece fosse troppo pericoloso proprio perch era un tiranno e un avventuriero e, se fosse caduto, avrebbe trascinato nella rovina tutti quelli che facevano parte della sua famiglia. Inoltre, la sorte di Naxos e di Catania era stata terribile e daltra parte si trattava di calcidesi come loro, giunti un giorno lontano dalla Metropoli di Calcide in Eubea. Altri ancora erano furibondi per la proposta, che giudicavano sfrontata e impudente, e proponevano di mandargli una prostituta come fidanzata per fargli capire la considerazione che avevano di lui. Alla fine prevalse lidea pi moderata: opporre un rifiuto che non suonasse per come un insulto. Filisto, sulla via del ritorno, si sentiva male allidea di riferire a Dionisio una simile risposta, che non lavrebbe certo soddisfatto. Quando fu ricevuto, not con sollievo che era presente anche Leptines, segno che i due fratelli avevano fatto pace e che la buriana era passata. Dionisio non sembr reagire con particolare disappunto. Disse soltanto: Se ne pentiranno. Mi dispiace aggiunse Filisto. Non colpa tua. Sono sicuro che hai fatto del tuo meglio... Hai detto che avrei sposato anche unaltra ragazza? Non avevo scelta. No, infatti, non lavevi. Sei proprio sicuro di non saperti accontentare di una moglie sola? Ci sono tante ragazze che possono soddisfarti nel letto... sei luomo pi potente a occidente del golfo ionico. Non questo il punto. Ho preso una decisione e non torno mai sui miei passi, lo sai. Voglio due mogli: una italiana e una siracusana. Ripartirai al pi presto. Per andare dove? A Locri. Che ne dici di Locri? Gi: la citt delle donne... Sono sempre stati nostri amici. Vedrai che accetteranno. Lo spero. Ma se mi dessero una scelta? Che tipo preferiresti? Bionda, bruna? interloqu Leptines. Dionisio abbass il capo e disse dentro di s: Arete... poi alz gli occhi in faccia a Filisto con unespressione strana. Bruna... s, la preferisco bruna... Nientaltro? Sono certo che i Locresi mi presenteranno le loro ragazze pi in vista. Fianchi alti, belle tette... aggiunse Dionisio. Devo dirti tutto io? Ma... non ha molta importanza, basta che sia di ottima famiglia e con una dote adeguata. Naturalmente assent Filisto. Partirai fra venti giorni esatti. Venti giorni? Perch, che succede fra venti giorni? Succede che sar pronta una cosa... Vieni, voglio che la veda tu stesso e uscirono. Un regalo? Un dono speciale? chiedeva Filisto seguendolo gi per le scale assieme a Leptines e allimmancabile Aksal. Aspetta e vedrai. Dionisio si diresse con passo deciso verso lingresso dellarsenale, mentre Filisto cercava di capire dallespressione di Leptines che mai volessero mostrargli in quel luogo

pieno di fumo e di rumore. Giunsero davanti a un bacino recintato da una palizzata e sorvegliato da uomini armati. Due di loro aprirono un portone e li fecero entrare. Filisto rest immobile, a bocca aperta per lo stupore. Una pentera disse Dionisio sorridendo e indicando la formidabile unit da battaglia appoggiata ai puntelli al centro del cantiere e quasi pronta per il varo. Una pentera? Ma che significa? chiese Filisto. Significa una nave a cinque moduli, cio con cento rematori in pi di una triera e con un rostro a tre cuspidi di ferro massiccio da venti talenti, il doppio pi pesante di quelli in uso finora. Bella, non vero? Lho progettata io. la pi grande nave da guerra mai costruita al mondo comment Leptines. Si chiama Boubaris. E sar quella che ti porter a Locri a prendere la mia fidanzata aggiunse Dionisio camminando lungo i fianchi della poderosa unit. Immagina lo stupore della gente che la vedr entrare nel porto, con laplustre e la polena ornate doro e dargento, con gli stendardi al vento. Immagina la voce che comincer a spargersi, i commenti dei marinai che si diffonderanno in molti altri porti, ingigantendo le dicerie, lo stupore e la meraviglia. E immagina quando tornerai: ho gi predisposto ogni cosa. Appena sar avvistata la Boubaris, dalla casa della mia fidanzata siracusana partir un carro con quattro cavalli bianchi. E al momento preciso in cui la ragazza scender dalla nave, qui allarsenale, dalla parte opposta del palazzo giunger laltra sulla sua quadriga risplendente... Filisto trasse un lungo sospiro. Bella cerimonia, non c che dire. Ma non tutto soggiunse Dionisio e condusse lospite su una piattaforma da cui potevano dominare buona parte dellarsenale. Guarda, altre ventinove unit come questa sono in costruzione. Di... esclam Filisto senza pi parole e lasci scorrere lo sguardo sulla distesa di giganteschi scafi attorno ai quali si affaccendavano centinaia di mastri dascia, calafati, carpentieri, cordai, armieri, fabbri. E non finita continu Dionisio. Ci sono altre meraviglie da vedere. Seguimi. Scese dalla piattaforma e si diresse verso il fianco laterale del palazzo, dove si apriva una porta secondaria che dava in una delle due corti interne. Filisto lo seguiva cercando di tenere il passo e strada facendo chiacchierava con Leptines. Boubaris... un nome curioso... Dove lavete pescato? Sono stato io a trovarlo rispose Leptines. Sai, da ragazzi avevamo unanatra da cortile tanto grossa e pesante che cos la chiamavo Boubaris, pesante-come-unbue. Unanatra... disse Filisto scuotendo la testa. Unanatra... mah! Entrarono nel cortile e Filisto rimase ancora pi frastornato e meravigliato: tre macchine gigantesche erano montate in mezzo alla corte e attorno a ciascuna di esse si affaccendavano una decina di artiglieri. Alcuni manovravano le braccia di un argano collegato alla corda di un arco enorme, che si metteva in tensione. Poi, a un ordine secco del caposquadra, il fermo rientr, la corda scatt e fece partire un pesante dardo di ferro massiccio che and a conficcarsi con un rumore sordo in una tavola spessa dieci pollici, trapassandola da parte a parte. Labbiamo chiamata ballista. Se viene puntata contro una schiera di fanti, pu fare una strage, se puntata contro la fiancata di una nave pu sfondarla, anche sotto la linea di galleggiamento, e da una distanza di cento piedi. E guarda quella. Indic una macchina in cui un lungo braccio di legno flessibile terminava con un cucchiaio, che conteneva un masso di forse cento libbre. Un sistema di argani lo metteva in tensione fino al limite di rottura e poi lo liberava di scatto. Il masso venne scagliato contro un muro di grandi conci di pietra lavica e lo polverizz. Questa, invece, labbiamo chiamata catapulta. Hai progettato tu anche queste? chiese Filisto stupefatto. S rispose Dionisio lavorando giorno e notte, prima sui disegni, quindi su modelli in scala costruiti dagli architetti e da ultimo con gli esemplari finiti che vedi adesso. Funzionano perfettamente. Ne stiamo costruendo cinquanta pezzi. Gli arieti di Himilko sembreranno giocattoli al confronto! Stai preparando la guerra disse Filisto.

S, finalmente caccer i Cartaginesi dallintera Sicilia. Raduner sotto le mie bandiere i superstiti di Selinunte, Agrigento, Imera e Gela, raccoglier mercenari da tutti i paesi e marcer fino a Motya e a Palermo. incredibile... mormor Filisto guardando ancora le macchine che flettevano le balestre con scricchiolii sinistri. E non hai ancora visto nulla intervenne Leptines. Se non sei troppo stanco, fai un giro per la citt e non crederai ai tuoi occhi. Stiamo allungando le mura di sette stadi, includendo lEpipoli, che sempre stata il nostro tallone di Achille, e stiamo costruendo un castello sulla cima, una fortezza inespugnabile di nome Eurialo. Una linea di bastioni da fare impallidire le Lunghe mura di Atene: sar il complesso di fortificazioni pi imponente che si sia mai visto. Andiamo, allora rispose Filisto non riesco ancora a immaginare che cosa stiate veramente facendo in questa citt. Ti accompagner Leptines disse Dionisio. Io devo occuparmi del collaudo delle mie macchine. Le voglio perfette quando sar il momento di schierarle sul fronte di combattimento. Attraversarono listmo dellOrtigia e si inoltrarono per lAcradina seguendo la cinta muraria che stava crescendo a vista docchio. Filisto non poteva credere ai propri occhi. Nei due mesi che era stato assente, la linea delle mura si era pi che triplicata e la citt era tutta un gigantesco cantiere. Migliaia e migliaia di scalpellini, facchini, manovali, di tiratori capimastri lavoravano contemporaneamente su tutta la cinta muraria. Dionisio ha inventato un sistema che fa miracoli spieg Leptines. Ha diviso lintero perimetro in settori della lunghezza di cento piedi e ha affidato ogni settore a una squadra autonoma guidata da un capo cantiere, che ha responsabilit dellesecuzione e dellavanzamento dei lavori. Ciascuna squadra viene pagata in base alla lunghezza del settore di muro che riesce a costruire, e il compenso cresce sempre di pi, quanto pi breve il tempo impiegato a completarlo. Cos ognuno produce il massimo rendimento, agli schiavi stata addirittura promessa la libert e questo li spinge a produrre sforzi altrimenti inimmaginabili. Lavorano a turni, giorno e notte, senza mai fermarsi, sotto la supervisione di ispettori che devono rendere conto direttamente a Dionisio, anche con la vita qualora la qualit dellopera fosse meno che soddisfacente. Camminarono per quasi unora fino a raggiungere lEpipoli e la fortezza Eurialo, circondata da un fossato. Di l potevano dominare con un solo colpo docchio la citt con i quartieri nuovi, il lungo serpente delle mura, i due porti e lOrtigia. In capo a tre mesi lintera cerchia e la fortezza saranno completate. Siracusa diverr inespugnabile. Lo credo rispose Filisto ma tutto questo non pu certo passare inosservato. A Cartagine verranno a saperlo e faranno preparativi adeguati ai nostri. Non detto. Abbiamo fatto circondare da mercenari il quartiere cartaginese. Nessuno pu entrare o uscire senza permesso. Al minimo sospetto li facciamo arrestare e mettere in prigione. Se necessario, usiamo la tortura. Ecco le prime conseguenze nefaste della guerra lament Filisto. Questa gente sempre vissuta con noi commerciando e facendo affari con reciproco vantaggio. Ora, improvvisamente, diventano nemici odiosi e pericolosi da rinchiudere, perseguitare... Hanno cominciato loro per primi, no? obiett Leptines. Nessuno sa chi abbia cominciato per primo, credi a me. E questa guerra diventer uno scontro fra due razze diverse, la nostra e la loro, e non si placher finch una delle due non sia stata annientata. Sei strano disse Leptines. Da che parte stai? Hai bisogno di chiederlo? Il fatto che i preparativi che ho visto mi preoccupano. Dionisio sta gettando risorse immani nella fornace della guerra, sicuro di vincere, ma dallaltra parte del mare c un nemico astuto e sfuggente, una grande potenza navale che pu tagliare le nostre rotte di approvvigionamento e di commercio... Ma Dionisio vuole anche sposarsi... desidera avere degli eredi. Il che significa anche vita, futuro, non credi? Gi, le due mogli. Almeno posso sapere chi la prescelta qui a Siracusa? Aristomache rispose Leptines, facendosi improvvisamente serio. La figlia di Hipparinos? Non posso crederci. da sempre un membro della Compagnia e non dei meno importanti.

S, ma da sempre un avversario di Heloris, il padre adottivo di Dionisio. Heloris dovr rassegnarsi. Le sue figlie, fra laltro, sono una pi brutta dellaltra. Aristomache stupenda. Sai, la conosco fin da quando eravamo ragazzi, giocavamo assieme nel cortile. Quando sono andato a chiederla in sposa ho potuto contemplarla: bella come Afrodite, il suo seno alto e fermo, le sue mani sono nate per accarezzare il corpo di un uomo e... Basta cos lo interruppe Filisto. Non voglio nemmeno pensare di avere udito queste parole. Anzi, non le ho mai udite. Tuo fratello ti taglierebbe la gola se lo sapesse. S... ammise Leptines. Probabilmente mi taglierebbe la gola. Con il ritorno della primavera, la Boubaris scese maestosa in mare aprendo le acque con il rostro come un aratro la terra e sollevando due onde simmetriche al suo passaggio. Dionisio era impaziente di collaudarla e aveva gi fatto trascinare al largo una nave cartaginese, catturata in un pattugliamento dalle parti di Selinunte, perch servisse da bersaglio. Salirono a bordo sia Filisto che Leptines e fu anche invitato il futuro suocero Hipparinos. A un cenno del navarca, il battitore cominci a scandire il ritmo di voga sempre pi veloce e sempre pi forte. La Boubaris, disalberata, si lanci sulle onde con una potenza impressionante, aiutata anche da un leggero vento a favore. A un ordine del navarca i remi rientrarono con sincronia assoluta, il rostro acuminato penetr nella fiancata del bersaglio con enorme fragore e spacc in due la nave cartaginese. Dionisio e i suoi amici erano saldamente assicurati al parapetto ma il momento dellimpatto fu terribile. Le corde di sicurezza lacerarono a tutti le vesti e la pelle e Filisto rischi di spezzarsi la schiena. I due tronconi affondarono in pochi istanti. La Boubaris pass oltre e poi vir, guidata dai timoni poppieri, mentre i remi di nuovo affondavano in mare. Un grido di esultanza si alz dallequipaggio e Dionisio corse a poppa per vedere i pochi resti del bersaglio che ancora galleggiavano fra le onde spumeggianti. Nike! Nike! grid. Abbiamo vinto! La pentera la nave pi temibile che solchi il mare ai giorni nostri. Tutti si congratularono, ma Filisto pensava fra s che i Cartaginesi non sarebbero certo rimasti fermi come il bersaglio ad aspettare di essere squarciati dai venti talenti di ferro di quel rostro mostruoso e che in battaglia le cose cambiavano di molto. Ma prefer non guastare la festa e si un anche lui alle ovazioni. Tanto pi che era proprio la Boubaris che di l a pochi giorni lavrebbe portato a Locri a prendere la fidanzata italiana di Dionisio. Perch hai chiamato Locri la citt delle donne? gli chiese Leptines mentre tornavano. Ricordi? Dopo che fosti rientrato da Reggio. Certo che lo ricordo. E se tu non fossi cos ignorante, non avrei bisogno di spiegartelo. Secondo le antiche cronache, mentre i Locresi della Metropoli erano in guerra, le donne, stanche di stare da sole a casa, andarono a letto con gli schiavi e partorirono dei figli. Quando i mariti tornarono dalla guerra, le ripudiarono e quelle si misero per mare e vennero in Italia con i figli, fondando Locri. Tutte le famiglie locresi, quindi, hanno per capostipite una donna, e le eredit e i nomi si trasmettono per via femminile. Per questo Locri detta la citt delle donne... Leptines ghign. Con questa storia della fondazione non mi sembra di buon augurio sposare una locrese, ma contento lui... Gi, contento lui... approv Filisto. La Boubaris rientr in darsena e subito gli architetti navali che lavevano costruita la ispezionarono fino allultimo chiodo per vedere se la struttura portante del rostro avesse delle incrinature, se il cavo di tensione sottocoperta si fosse rilassato anche di poco. Tutto era in perfetto ordine e la chiglia, che pure era stata allungata di quasi venti piedi, aveva retto perfettamente allimpatto. La prima pentera che fosse mai stata costruita si apprestava a divenire la regina delle battaglie. Riprese il mare pochi giorni dopo, per condurre Filisto a Locri, dove la fidanzata di Dionisio era gi stata prescelta per decisione della famiglia pi influente della citt che aveva offerto la sua figlia pi bella e pi nobile: Doris. Non era affatto bruna, come aveva desiderato Dionisio. Era bionda, invece, con occhi blu, capelli fini e splendenti come fili doro, seno alto, cos fermo da sostenere il peplo

con suprema eleganza; un peplo ionico, leggero come laria e cos morbido da lasciar trasparire il corpo. Sapeva benissimo di dover condividere il marito con unaltra, eppure era felice di venire a Siracusa: sembrava una bambina che andasse a una festa. Filisto pens che forse la sua famiglia doveva essere molto rigida e severa, al punto che passare dalla potest del padre a quella del marito potesse sembrarle comunque un sollievo, ma poi si sovvenne che a Locri i capifamiglia erano donne e dovette ricredersi. Forse era proprio la tradizione femminile che ignorava quella forma di esclusivo possesso tipica dei maschi ossessionati dal pensiero del dominio. Forse era contenta perch avrebbe avuto dei figli, o perch avrebbe giaciuto con un uomo di cui si dicevano meraviglie e non si poneva altri problemi. Dopo tutto la fama di Dionisio faceva pensare che davvero valesse come due uomini. Filisto partecip per tre giorni a festeggiamenti e cerimonie di ogni genere, e consegn, durante una di queste, il regalo dello sposo: un monile doro antichissimo e gocce dambra incise da un grande artista. Quindi imbarc la ragazza con la madre e la sua sterminata dote di denaro contante, vesti, mobili, gioielli, animali domestici, stoffe, profumi, quadri, statue, vasellame antico e moderno, immagini sacre per il culto domestico. Fra queste, Filisto fu colpito da una statuetta di Atena, assai rozza e primitiva, di nessuna bellezza, ma di grande fascino e che stranamente ritraeva la dea con gli occhi chiusi. Che cos? le chiese. una riproduzione del Palladio, la sacra immagine di Atena che rendeva invincibile la citt di Troia e che fu sottratta da Odisseo e Diomede. Ai piedi del Palladio, la notte della caduta della citt, Aiace Oileo, il nostro eroe nazionale, violent la principessa Cassandra. La dea chiuse gli occhi per non vedere lo scempio. Da allora ogni anno, in espiazione di quellantico stupro, la nostra citt manda a Troia due fra le vergini delle migliori famiglie a servire nel tempio di Atena iliaca. E ci sei stata anche tu, mia signora? domand Filisto. No, ma avrei tanto voluto andarci. Vedere larmatura di Achille, la sua tomba e quella di Patroclo... Sei molto istruita... Lo so, per voi Dori una donna istruita una specie di scandalo, ma qui la regola. Siamo noi donne a dettare le norme della convivenza e la nostra societ pi giusta ed equilibrata. E non hai paura di finire nel letto del pi terribile di questi Dori, quello che tutti chiamano il Tiranno? No rispose la ragazza sorridendo con gli occhi azzurri. Anzi, sono curiosa di vedere se allaltezza delle sue pretese. Parlarono a lungo e pi volte durante il viaggio, s che fecero amicizia e Filisto ritenne giusto far presente alla ragazza quale tipo di vita avrebbe condotto a Siracusa. Sai che cosa ti aspetta le disse. Dionisio ha fatto costruire due talami adiacenti alla sua camera da letto personale e dormir a turno con ciascuna di voi. Ma pranzerete e cenerete tutti e tre assieme, a meno che una non si senta male e non voglia rimanere nel proprio appartamento. Ma vi sconsiglierei di sentirvi male pi di una o due volte in un anno intero. Capisco disse Doris e si appoggi al parapetto della nave lasciandosi accarezzare dal vento di Zeffiro finch Filisto la riscosse dicendo: Guarda: Siracusa! Aristomache arriv su un cocchio trainato da quattro cavalli candidi e guidato da un auriga rivestito di una tunica intessuta di fili di porpora. Aveva capelli di un nero corvino con riflessi viola e indossava un peplo color di fiamma legato da una cintura doro. Doris giunse dal porto su di una lettiga sostenuta da otto schiavi, fra cui un etiope che suscit la curiosit degli astanti. Ma gli applausi della gente andavano alla siracusana e tutti si auguravano in cuor loro che fosse lei a dare lerede a Dionisio, che oramai il popolo accettava come un monarca fondatore di una dinastia. Varcarono contemporaneamente luna la porta orientale e laltra la porta occidentale della fortezza dellOrtigia, secondo un protocollo studiato molte volte dai cerimonieri con laiuto di figuranti.

La data era stata prescelta in modo che nessuna delle due ragazze in quel giorno avesse il suo periodo mestruale. Lo sposo indossava un chitone bianco molto semplice, lungo fino ai piedi, e portava un bracciale di ferro ornato da una sola pietra rossa. Si diceva che fosse forgiato con il ferro del pugnale con cui aveva ucciso gli assassini della sua prima moglie, Arete. Ebbe luogo una doppia cerimonia nuziale e subito dopo venne imbandito un banchetto con diecimila coperti, cui vennero invitati sia stranieri, come gli ufficiali e i sottufficiali dei mercenari, sia cittadini di ogni ordine e rango. Tutti notarono lassenza del padre adottivo dello sposo, il vecchio Heloris, che a tal punto si era ritenuto insultato dallesclusione delle sue due figlie dalla scelta di Dionisio che era andato in esilio a Reggio. L, in seguito, si mise alla testa dei cavalieri siracusani fuorusciti o scampati dalla presa di Etna, che in quella citt organizzavano una sorta di resistenza armata al tiranno. Terminato il banchetto ufficiale, le due spose vennero condotte ognuna nella propria camera da letto, spogliate e pettinate dalle ancelle. Un gruppo di suonatori inton un imeneo siracusano e subito dopo uno locrese. Dionisio entr prima nella stanza di Doris e la contempl a lungo al lume della lucerna, perch si era distesa completamente nuda sulle coperte, esponendo le sue forme gloriose allo sguardo del marito. Laveva istruita la madre e le aveva insegnato come muovere le anche per dare piacere allo sposo e per indurlo a scaricarle in grembo tutto il suo seme, cosicch alla siracusana non rimanesse nulla. Ma Doris aggiunse agli insegnamenti della madre ci che le suggeriva la sua ingenua e sfrontata libidine di ragazza, e prolung moltissimo lamplesso, lusingando lo sposo con parole suadenti e adulandolo in tutti i modi per appagarne la vanit. Quando venne il turno della siracusana, Dionisio sapeva che lavrebbe trovata maldisposta per la lunga attesa e forse indispettita allidea che non ci fosse pi seme per lei. Per questo egli si prodig invece per circondarla di tenerezze e per soddisfarne pi che fosse possibile i sensi. La baci sulle labbra, poi sul seno, sul ventre e per tutto il corpo e infine penetr dentro di lei, ma non riusc a destare dal suo corpo il trasporto che si sarebbe aspettato. Doris, che origliava dalla sua camera, fu stupita e in un certo senso soddisfatta di quello strano silenzio. Forse Aristomache era timida come tutte le ragazze doriche? Dionisio promise alla siracusana che la notte seguente avrebbe giaciuto con lei per prima, e ancora la teneva tra le braccia quando la porta si apr delicatamente e apparve Doris, con una lucerna in mano. Sorrise a entrambi e disse: Posso stare con voi? Ho paura a dormire sola. Aristomache stava per reagire, ma vedendo lo sguardo divertito di Dionisio cambi espressione. Doris si adagi nel letto e cominci ad accarezzare prima Dionisio, risvegliandone la virilit esausta dalla lunga notte damore, e poi la stessa Aristomache. La siracusana si irrigid, ma non la respinse per non fare irritare lo sposo, che sembrava invece molto divertito da quel gioco. Fu Doris la locrese a restare incinta per prima. Ventunesimo Dionisio decise di aspettare la fine del raccolto dei cereali prima di dare inizio alla guerra, cos che non ci fossero defezioni fra gli alleati dovute alle esigenze dellagricoltura, e nel frattempo invi a Cartagine unambasceria con una richiesta ultimativa: dovevano essere restituiti senza riscatto i prigionieri e il governo cittadino doveva riconoscere lindipendenza delle citt greche distrutte nelle guerre precedenti. Dionisio sapeva dai suoi informatori che la capitale punica era stata molto indebolita dalla peste, ma sottovalut lorgoglio del nemico. A Cartagine il governo si riun per discutere e quasi subito decise di respingere larrogante imposizione del tiranno siracusano. Himilko fu nuovamente nominato comandante in capo e incaricato di condurre la guerra con ogni mezzo. Si sapeva dei grandi preparativi di Dionisio e il timore diffuso era che, dopo avere conquistato la Sicilia, decidesse di sbarcare in Africa. Bisognava annientarlo prima che diventasse troppo pericoloso.

Intanto a Siracusa erano arrivati gli alleati italiani mentre i Reggini e i Messinesi mantenevano un atteggiamento fra lindifferenza e lostilit. Si temeva, anzi, che Reggio si alleasse con i Cartaginesi pur di umiliare lodiosa potenza di Siracusa. Tutto era pronto: duecento navi da battaglia, fra cui trenta pentere appena uscite dal cantiere, vennero poste agli ordini di Leptines. Ritto sulla prua della Boubaris, pass in rassegna limmensa armata che salpava le ancore per dirigersi verso Drepano, nella Sicilia occidentale. Seguivano cinquecento navi da trasporto con i viveri, lacqua, e le parti smontate delle nuove macchine da guerra. Lesercito di terra era composto da quarantamila fanti e tremila cavalieri, larmata di mare da quasi altrettanti. Fra di loro cera gran parte dei sopravvissuti di Selinunte, Agrigento, Imera e i profughi di Gela e di Kamrina. Nessuno di loro aveva dimenticato. Dionisio li arring dopo averli radunati e schierati davanti alla porta occidentale. Uomini! grid. Siciliani e Italiani delle citt elleniche di Occidente! giunto finalmente il momento della vostra vendetta. passato molto tempo, quasi dieci anni, dal giorno in cui vedeste morire le vostre citt, massacrare i vostri figli, violentare e uccidere le vostre spose! La voce sembr spezzarglisi mentre urlava quellultima frase. Io promisi allora a molti di voi che li avrei riportati a casa, che avrei ricostruito le loro citt, che avrei vendicato i loro morti. Avrei voluto farlo molto prima, credetemi, io so bene ci che avete provato perch lho provato io stesso sulla mia carne. Io fui il primo a soccorrere i Selinuntini, ero a Imera e ad Agrigento e subii lamara sconfitta di Gela, non per colpa, ma per lavversit della fortuna e per il tradimento. Quelli fra voi che allora avevano ventanni ora ne hanno trenta, quelli che ne avevano trenta ora ne hanno quaranta, ma io sono certo che il vostro odio e la vostra sete di vendetta sono cresciuti in questo tempo anzich scemare. So che combatterete senza risparmiare le forze, che nulla potr fermare il vostro impeto quando imbraccerete lo scudo e impugnerete la lancia. Questa non una guerra come molte ve ne sono state, scontri sanguinosi tra fratelli per meschine rivalit, per piccoli interessi commerciali. Questa la guerra dei Greci contro i barbari, come a Maratona, come alle Termopili e a Salamina. Come a Imera, e a Cuma, ottantanni fa! Tutta la Sicilia sar greca, come giusto che sia. Furono i nostri antenati, giunti poveri e affamati doltremare, a trasformarla, a creare meravigliose citt, ad aprire porti e mercati, a piantare olivi e seminare grano, a innalzare gloriosi templi gli di. Questi templi sono stati saccheggiati e distrutti, le tombe dei nostri antenati profanate, le nostre famiglie sconvolte e ferite, i nostri figli ridotti in schiavit. Ora basta! giunto il giorno che vi avevo promesso. Scatenate la vostra rabbia, uomini, ricordatevi di ci che avete patito, ricordate le grida delle vostre donne violate, lo strazio dei vostri figli, falciati per le strade e nelle case, sgozzati nelle culle... Vendicate il vostro onore! Non ci fermeremo finch lultimo dei nostri nemici non sar stato gettato in mare, finch lodiosa stirpe che ha distrutto le nostre citt non sar stata annientata. Io sar con voi, marcer con voi, manger lo stesso cibo, affronter le stesse privazioni e vi giuro, sugli di inferi e sulle mie memorie pi sacre, che non avr pace finch non avr condotto a termine questa impresa, dovesse costarmi la vita! Un boato accolse le parole di Dionisio, il fragore delle lance battute contro gli scudi di bronzo, ritmicamente, ossessivamente. Ma egli fece cenno che desiderava ancora parlare e il fragore si attenu fino al silenzio. Al servizio dei barbari tuon c un pugno di traditori greci, mercenari che hanno deciso di combattere contro il loro sangue in cambio di denaro. Io dico loro: Abbandonate i vostri padroni, unitevi a noi da uomini liberi e riscattate la vostra vergogna. Se non lo farete subito, la vostra punizione sar tremenda, molto pi dura di quella che attende i barbari! Attenti, stiamo arrivando!. Al suono delle sue parole, che evidentemente dovevano essere state concordate come segnale, risuonarono acuti squilli di tromba e il rullare dei tamburi diede il segnale di partenza, scandendo il passo della marcia. La grande armata sfil fra due ali di cittadini e di abitanti dellinterno, giunti da ogni parte per assistere al superbo spettacolo. Dionisio in persona, su un cavallo nero identico a quello che aveva la prima volta che aveva combattuto i Cartaginesi, incedeva

in testa coperto da una splendida armatura, affiancato dal gigantesco Aksal e dal suocero Hipparinos, che cavalcava un baio dalla criniera rilucente. Dietro venivano i tremila cavalieri in colonna per cinque, dietro ancora avanzava la fanteria pesante di linea divisa per citt, ciascun gruppo con i propri stendardi e le proprie insegne, in mezzo a uno scrosciare di applausi, di incitamenti, di canti. Sullo sfondo, sulle onde spumeggianti, sfilava la squadra navale, preceduta dalle gigantesche pentere che fendevano il mare con i grandi rostri a tre cuspidi, affilati come punte di lancia. Himilko si rese subito conto che questa volta la sfida era allultimo sangue e tent per prima cosa di costringere la flotta di Leptines a tornare indietro a difendere Siracusa. Lanci un attacco notturno con una decina di navi leggere al porto Lakkios e alla darsena. Arrivarono inattesi, incendiarono i cantieri e gli scafi in costruzione, e tentarono un assalto alla fortezza dellOrtigia, ma i mercenari peloponnesiaci rimasti a guardia della piazzaforte reagirono con grande coraggio e determinazione e li costrinsero a ripiegare. Subito dopo i Siracusani inviarono un vascello veloce per avvertire Leptines che lassalto era stato respinto e che non avevano alcun bisogno di aiuto. Dionisio intanto aveva raggiunto il luogo da cui voleva lanciare lattacco a Motya, la piazzaforte cartaginese che sorgeva su unisola al centro della laguna di Lilibeo, collegata alla terraferma da un molo artificiale. Fra la laguna e il mare aperto cera unaltra isola lunga e bassa dalla forma curiosa, da cui derivava il suo nome Stinco di capra, che due stretti bracci di mare separavano dalla terraferma. Il molo era stato costruito con andamento sud-nord per non intralciare la navigazione e gli abitanti di Motya, appena saputo che le forze nemiche erano in arrivo, avevano cominciato a demolirlo per non lasciare una facile via daccesso alle mura. Entrare nella laguna era relativamente facile da sud, dove la profondit del mare era sufficiente per far passare le grandi navi da guerra, ma era di fatto impossibile a nord, dove lacqua era troppo bassa, con secche e barene che solo i marinai fenici e cartaginesi del posto conoscevano alla perfezione. Leptines si ferm a Drepano, il porto di Erice, una citt degli Elimi, che erano abituati ad accogliere tutti coloro che non erano in grado di respingere, poi divise la flotta in due parti: le navi da trasporto furono ancorate a sud, dalle parti del promontorio di Lilibeo; la flotta da guerra entr invece nella laguna e attracc nelle vicinanze del promontorio settentrionale, non molto distante dal punto di partenza del molo che congiungeva Motya alla Sicilia e che i Motyei avevano in parte demolito. Dionisio lasci alla marina il compito di ripristinare il molo e di iniziare il montaggio delle macchine da guerra ed egli stesso, alla testa delle truppe di terra, invase il territorio di Palermo e di Solunto, devastando le campagne e saccheggiando le fattorie. Tent anche di prendere dassalto le citt elime di Segesta e di Entella, alleate dei Cartaginesi, ma senza riuscirvi. Decise quindi di tornare davanti a Motya a riprendere di persona il comando delle operazioni. Intanto Himilko, che incrociava al largo, era tenuto costantemente informato dellandamento delle operazioni dai marinai motyei. Era venuto a sapere che Leptines aveva spiaggiato le sue navi per impiegare gli equipaggi nella ricostruzione del molo e lanci la sua flotta allattacco. Incontr dapprima le navi da carico, nella zona di Lilibeo, e ne affond un buon numero, ma cos facendo compromise leffetto della sorpresa. Leptines e Dionisio vennero informati dellapprossimarsi della flotta nemica e fecero suonare lallarme e ladunata per i marinai. Le navi furono trascinate in acqua in gran fretta e gli equipaggi riuscirono a prendere posto a bordo prima che Himilko potesse piombare su di loro. Leptines mand avanti un paio di imbarcazioni leggere da ricognizione e le notizie che riportarono non rallegrarono nessuno. Si sono disposti a ventaglio con la prua a nord e chiudono limbocco della laguna. Siamo in trappola riferirono gli esploratori. Non ancora rispose Leptines. Dov mio fratello? Il comandante nel quartier generale. Allora portatemi l.

Leptines si cal nella scialuppa a rimorchio della Boubaris e raggiunse il quartier generale allimbocco dello stretto settentrionale per riferire la situazione. Dionisio si rannuvol. Io avrei tenuto un contingente della flotta fuori da questa maledetta laguna. Adesso che facciamo? Lanciamo le pentere e li spacchiamo in due. Niente affatto. proprio ci che vogliono loro. Si sono piazzati in quel budello cos noi non possiamo dispiegare la nostra superiorit numerica. E non voglio rischiare le nuove unit in una situazione cos svantaggiosa. Le pentere hanno bisogno di spazio per manovrare. Lo dici a me? Sono io il comandante della flotta sbott Leptines. E io sono il comandante in capo. Te lo sei dimenticato? grid pi forte Dionisio. mai possibile che tu debba sempre caricare a testa bassa come un toro? Una mossa sbagliata e siamo fottuti. Hai dimenticato come andarono le cose a Gela? Era tutto preordinato, tutto previsto, e alla fine abbiamo perso. Abbiamo la pi grande flotta e il pi grande esercito che la nazione greca abbia mai messo insieme: non possiamo fallire, hai capito? Proprio adesso che il molo quasi pronto... Allora sentiamo come pensi di cavartela, heghemn ribatt Leptines, pronunciando quellappellativo in tono ironico visto che da nord non si esce e se qualche nave si incaglia bloccher le altre. Dionisio rest in silenzio per un poco, poi disse: Passiamo da terra. Che cosa? S. Costruiamo uno scivolo, lo lubrifichiamo con il grasso e ci trasciniamo le navi, una per una, fino a farle scendere in mare dallaltra parte del promontorio. Leptines scosse il capo. E questa ti sembra una buona idea? Non potremo mettere in mare che una nave alla volta. Se i Cartaginesi se ne accorgono, le affonderanno una per una, a mano a mano che prenderanno il largo. No rispose Dionisio. Perch troveranno una sorpresa ad attenderli. Una sorpresa? Fai erigere una paratoia di vimini e frasche sulla riva del mare aperto, lunga trecento piedi e alta venti e vedrai. I lavori ebbero subito inizio: mentre un gruppo di marinai innalzava la paratoia, centinaia di carpentieri si mettevano allopera per costruire lo scivolo, una guida fatta di due travi parallele in legno di pino che, partendo dalla sponda della laguna, attraversava il promontorio fino a scendere in mare aperto dallaltra parte. Altri facevano sciogliere in grandi caldere grasso di maiale e sego di bue, che veniva spalmato sulle guide per favorire lo scivolamento. Le navi vennero prima allineate sullo scivolo e quindi trascinate con funi, ciascuna dal proprio equipaggio, centocinquanta uomini per parte. La costruzione dello scivolo non era visibile da Motya ma, quando le navi cominciarono a essere trascinate attraverso il promontorio, le sentinelle si resero conto di quello che stava succedendo e segnalarono a Himilko che il topo stava fuggendo dalla trappola. Lammiraglio punico diede lordine di issare le vele, di mettere i remi in mare e di avanzare verso settentrione tenendo lisola Stinco di capra sulla destra. In tal modo sarebbero rimasti nascosti alla vista fino allultimo momento e quando i Siracusani si fossero accorti del loro arrivo sarebbe stato troppo tardi. Dallammiraglia Himilko segnalava alle sue unit di procedere di conserva e di non disperdersi perch voleva un impatto massiccio e sincronico contro le navi nemiche. Quando apparvero alla vista, Himilko pot contarle: erano una sessantina e quindi il rapporto di forze gli era molto favorevole. Annientate quelle, sarebbe sbarcato, avrebbe distrutto lo scivolo e immobilizzato le altre in laguna, fino a farle marcire o obbligarle a combattere. Doppiato il capo settentrionale dellisola, vir decisamente a dritta verso la costa e quando fu alla distanza adatta ordin ai battitori il ritmo di speronamento. A quel punto le navi nemiche che avevano la prua a ovest virarono a dritta come se volessero sfilare verso nord e anche Himilko ordin la stessa manovra. Cos facendo diede il fianco alla costa, sulla quale appariva ora, molto ben visibile, una strana struttura: una sorta di paratoia di canne, stuoie e perfino vele di navi. E accadde limprevedibile: la paratoia cadde, segmento dopo segmento, rivelando una linea di mostri meccanici mai visti prima, ordigni gi in posizione di tiro con decine di armieri ai loro posti di

combattimento. Squill una tromba e, una dopo laltra, le enormi macchine entrarono in azione. La flotta di Himilko fu sommersa da una pioggia di massi lanciati dalle catapulte: le balliste invece, regolate per il tiro basso, scagliarono un nugolo di dardi di ferro massiccio che sfondarono le chiglie sotto la linea di galleggiamento e spazzarono i ponti, seminando morte e terrore. Le macchine erano state regolate per un lancio alternato: dopo le balliste tiravano le catapulte, mentre le prime ricaricavano. Contemporaneamente, la flotta che aveva attraversato il promontorio comp unampia virata per mettersi in rotta di speronamento, ma intanto Leptines era uscito dal braccio sud della laguna, travolgendo le poche forze lasciate a presidiarlo con le trenta pentere seguite dalle altre navi, per chiudere in trappola la flotta di Himilko. Lammiraglio cartaginese per, avvertito dalle segnalazioni dei Motyei, vir di bordo, si sottrasse al micidiale tiro dellartiglieria e prese il largo, evitando di un soffio di essere bloccato fra il contingente di Dionisio e quello di Leptines. Cos facendo abbandon Motya alla propria sorte e questo fu il ringraziamento per coloro che lo avevano salvato dal disastro totale. Grida di esultanza esplosero dalle tolde delle navi greche e dalla costa, dove gli armieri avevano dato eccezionale prova delle loro formidabili macchine da guerra. Dalle torri di Motya, i difensori della citt guardarono angosciati la flotta cartaginese sparire allorizzonte mentre, dalla parte opposta, le gigantesche macchine che lavevano messa in fuga venivano trascinate fino allinizio del molo, che adesso collegava nuovamente la terraferma con la loro isola. Ormai sapevano che sarebbero tutti morti. Era solo questione di tempo. Dionisio diede lordine di attaccare una mattina di fine estate, limpida e tersa dopo una notte di vento, e le macchine da guerra avanzarono lungo il molo stridendo e cigolando. Le balliste e le catapulte entrarono per prime in azione, gi dal tratto finale del molo, bersagliando i bastioni della citt e facendo strage dei difensori, poi andarono a posizionarsi nella parte nord dellisola, dove cera pi spazio, e lasciarono il posto agli arieti e alle torri dassalto. Gli abitanti di Motya sapevano bene che cosa li attendeva. Molti di loro avevano preso parte ai massacri di Selinunte e di Imera e si accinsero a una difesa a oltranza. Avevano preparato anchessi efficaci contromisure. Da alcune torri di legno fecero scorrere a sbalzo verso lesterno dei lunghi pali a bilanciere, cui erano appesi dei cassoni dai quali i soldati lanciavano verso le macchine degli assedianti giare piene di olio e di nafta infuocati. Dallaltro schieramento si provvide a rivestire le macchine con pelli scuoiate di fresco e a spegnere i princpi di incendio con secchi dacqua di mare passati da uomo a uomo a grande velocit. Per cinque giorni consecutivi le mura furono bersagliate dalle macchine da guerra e finalmente uno degli arieti riusc ad aprire una breccia nel settore nordorientale della cinta. Vennero fatte avanzare le torri dassalto che lanciarono le passerelle, e i Greci si precipitarono attraverso il varco penetrando in citt, ma i Motyei, avvantaggiati dalle strade strette, opposero una resistenza accanita battendosi con rabbiosa determinazione casa per casa, vicolo per vicolo, erigendo barricate e gettando ogni sorta di proiettili dallalto degli edifici che sinnalzavano come vere e proprie torri fino allaltezza di tre o quattro piani. Gli scontri sempre pi feroci e sanguinosi si protrassero per giorni e giorni. Gli assalti cominciavano allalba, duravano incessantemente per lintera giornata e si interrompevano solo con il calare delle tenebre, ma nonostante questo i progressi degli assedianti erano modesti. Allinterno di quellintrico di vie strette e tortuose, fra case altissime, era quasi impossibile agli assalitori dispiegare la loro superiorit numerica e la potenza del loro armamento. Alla fine Dionisio ebbe unidea. Radun nella tenda i capi dei profughi selinuntini, imeresi, geloi e agrigentini, il fratello Leptines e il capo degli incursori, il suo vecchio amico Biton. Uomini cominci i Motyei si sono abituati ai nostri assalti quotidiani e hanno ogni volta il tempo di preparare nuove forme di resistenza. Le loro barricate, erette nei vicoli stretti fra le alte pareti delle case, sono praticamente insuperabili. I Motyei, per, sanno ormai che i nostri attacchi avvengono sempre di giorno e dalle torri dassalto attraverso

la stessa breccia, perch non c spazio per piazzare torri in altri punti delle mura. Dobbiamo quindi sorprenderli... Si fece dare una lancia da una delle sue guardie e cominci a tracciare con la punta uno schema sulla sabbia. Attaccheremo di notte, con le scale, in un punto completamente diverso. Qui. Sarete voi a compiere limpresa. Una volta sulle mura dovreste aver facilmente ragione delle poche sentinelle che di solito si trovano in quella zona, dopo di che vi procurerete altre scale e le userete come passerelle per raggiungere i terrazzi delle case pi vicine alle mura. Entrerete dai lucernai e sorprenderete gli abitanti nel sonno. Altri guerrieri vi verranno dietro e prenderanno il controllo di un settore sempre pi vasto delle mura. Una freccia incendiaria sar il segnale che siete riusciti nellimpresa e a quel punto lanceremo un assalto con il grosso delle nostre forze, dalla parte della breccia. I Motyei non sapranno da che parte difendersi, si diffonder il panico e la citt sar nelle nostre mani. Ve la sentite? Non chiediamo di meglio risposero i comandanti. Benissimo. Leptines vi far trasportare con piccole imbarcazioni a fondo piatto, dipinte di nero. Le armi pesanti non vi serviranno: equipaggiamenti da peltasti per tutti, corsetti e scudi di cuoio. Lattacco avr luogo questa notte stessa, perch c luna nuova e perch possiamo ridurre al massimo il pericolo che la notizia trapeli. giunto il momento di prendervi la vostra vendetta. Che gli di vi assistano. Ce la faranno? chiese Leptines quando furono usciti. Ne sono sicuro rispose Dionisio. E ora vai. Io rester in attesa del vostro segnale. Leptines raggiunse la base navale, prepar le imbarcazioni e le scale e da ultimo prese a bordo gli incursori equipaggiati di tutto punto. Li guidava Biton, amico di Dionisio e membro della Compagnia. Leptines li sbarc in un punto in cui le mura erano quasi lambite dal mare e molto distanti dalla breccia e quindi assai poco vigilate. Il primo gruppo di incursori appoggi la scala e sal in gran silenzio. Pass poco tempo e due di loro si affacciarono facendo cenno di appoggiare le altre. La via era sgombra. In breve una cinquantina di guerrieri erano sulle mura. Divisi in due gruppi ripulirono il ballatoio dalle poche sentinelle per un tratto di un centinaio di piedi. Alcuni di loro indossarono le armature dei Motyei uccisi e ne presero il posto. Erano Selinuntini che parlavano anche la loro lingua. Gli altri continuarono a far salire i compagni dalle scale a pioli finch si radunarono sulle mura circa duecento uomini. Una cinquantina di loro restarono a presidiare il punto di salita, da cui continuavano ad arrivare senza sosta i guerrieri sbarcati dalle chiatte di Leptines. Gli altri calarono orizzontalmente alcune scale sulle terrazze delle case pi addossate alle mura e cominciarono a passarci sopra usandole a guisa di ponte. Poi aprirono i lucernai delle abitazioni e scesero allinterno. Sorpresi nel sonno, gli abitanti furono massacrati. Una ventina di uomini presidiarono le terrazze, poi le scale vennero appoggiate ad altre case e gli assaltatori procedettero nella loro micidiale missione. Quando fu dato lallarme e i Motyei sciamarono armati per le strade, impugnando fiaccole e gridando a gran voce per svegliare i compagni, alcune case erano gi state date alle fiamme e molte altre occupate dai nemici, che tenevano sorvegliato il varco sulle mura e continuavano a far salire altri compagni. Biton lanci il segnale convenuto e Dionisio, gi pronto sul molo, fece avanzare le torri dassalto e rovesci allinterno, dalla breccia, migliaia di guerrieri travolgendo le poche centinaia di difensori che erano stati lasciati di guardia. In breve, le voci contrastanti di attacchi molteplici in varie parti della cinta muraria sparsero il panico allinterno della citt e i Motyei si sparpagliarono in ogni direzione, molti a difendere le barricate che chiudevano lingresso ai vicoli in cui abitavano le loro famiglie. Quando il baluardo comune appariva infranto, ognuno ripiegava sul baluardo pi particolare, finch molti si trovarono, come gi i Selinuntini tanti anni prima a difendere le porte delle loro stesse case. Ed erano proprio i Selinuntini i pi scatenati e con loro gli Imeresi. Le grida di strazio che colpivano le loro orecchie ne richiamavano altre alla loro mente, quelle delle spose e dei figli morenti, quelle dei compagni massacrati e torturati. Schiumanti di rabbia, fuori di s per leccitazione sanguinaria della mischia, eccitati dal fulgore delle fiamme, si abbandonarono a una spaventosa carneficina e al saccheggio di quella fiorente citt, centro di ricchi commerci fra lAfrica e la Sicilia.

Dionisio, che aveva sperato di fare molti prigionieri da vendere come schiavi e ripagarsi cos in parte le spese della guerra, si rese conto di avere aizzato troppo i suoi guerrieri e corse ai ripari. Mand dovunque araldi che gridavano in fenicio alla popolazione di rifugiarsi nei templi che anche i Greci rispettavano, quelli di Eracle Melqart, quello di Era-Tanit e quello di Apollo-Reshef. In questo modo molti si salvarono e altri ancora quando gli ufficiali cominciarono a ordinare di risparmiare i prigionieri. Al tramonto la citt era sotto completo controllo e i prigionieri erano ammassati nelle piazze, legati e incatenati, per essere trascinati al campo greco sulla terraferma. Fra loro vi era un buon numero di guerrieri greci che avevano combattuto dalla parte dei Motyei. Erano in gran parte residenti che vivevano da tempo pacificamente con gli abitanti della citt, svolgendo le attivit, in cui eccellevano, di artigiani, architetti, scultori, bronzisti, decoratori, tessitori. A uno di loro, uno scultore italiano di Medma, era stata commissionata qualche tempo prima, da un ricco commerciante, una magnifica statua di marmo che rappresentava un auriga nel tipico costume punico. Costui, vedendo che i Greci infierivano su tutte le immagini e le statue che rappresentavano Cartaginesi o Fenici, laveva trascinata, nellinfuriare della battaglia, dietro il muro di cinta del suo laboratorio e laveva seppellita in gran fretta sotto un mucchio di detriti, non potendo sopportare lidea che la sua meravigliosa opera venisse fatta a pezzi dalla furia bellica. Fu preso subito dopo e trascinato con gli altri al campo. Si era distinto fra questi Greci di Motya il loro comandante, tale Deimenes, che fu condotto alla presenza di Dionisio. Il duce siracusano comand ai presenti di uscire e poi lo fece sedere. Sanguinava da molte ferite, aveva il volto annerito dal fumo, la pelle bruciata dalle fiamme, i piedi piagati. Che cosa devo fare di te e dei tuoi cominci Dionisio Greci che avete preferito combattere a fianco dei barbari contro il vostro stesso sangue? E cit una frase di Erodoto dalle Storie: Medizein... ellenes eontes. Abbiamo combattuto per la nostra citt rispose Deimenes con un filo di voce. La vostra citt? url Dionisio. S, perch qui siamo vissuti a lungo in pace e in prosperit. Qui sono nati i nostri figli. Qui avevamo il lavoro, la casa e gli amici. Da questa gente vengono le nostre mogli e le loro famiglie cui eravamo legati da sentimenti profondi. La patria il luogo in cui viviamo, in cui abbiamo gli affetti. Non abbiamo tradito nessuno, heghemn, non abbiamo fatto altro che difendere le nostre famiglie e le nostre case. Tu che cosa avresti fatto? E gli abitanti di Selinunte e quelli di Imera? ribatt Dionisio. Non vivevano forse anchessi in pace quando furono assaliti dai tuoi barbari e fatti a pezzi? Era gente che parlava la tua stessa lingua, che credeva nei tuoi stessi di... Il continuo stillare del sangue dalle ferite aveva creato una larga macchia rossa ai piedi di Deimenes, che rispose sempre pi debolmente: Ottantanni fa Selinunte combatt al fianco dei Cartaginesi contro Agrigento e Siracusa... Gli di, la lingua e i costumi comuni vengono chiamati in causa solo quando conviene e tu lo sai bene... Quando prevale un altro interesse nessuno pi ne parla... Risparmiaci, heghemn, mostra clemenza, e sarai ricordato come un uomo magnanimo. Dionisio rest in silenzio per qualche tempo mentre la macchia di sangue sul pavimento continuava ad allargarsi, si trasformava in un rivolo che scorreva, per linclinazione del terreno, verso i suoi piedi. Non posso disse alla fine. Devo dare un esempio. E deve essere un esempio terribile. Deimenes fu crocifisso sul molo e con lui tutti i Greci che avevano combattuto in difesa di Motya. Gli altri furono venduti come schiavi. Ventiduesimo Dionisio fece ritorno a Siracusa prima che venisse il brutto tempo. Biton fu lasciato a presidiare Motya con una parte dei mercenari e Leptines rimase con centoventi navi della flotta, con il compito di intercettare qualunque nave cartaginese tentasse uno sbarco e di affondarla. Il programma di Dionisio era di tornare lanno successivo con una

nuova spedizione e attaccare le altre citt puniche dellisola, Palermo, forse, e Solunto, e per questo non voleva che giungesse alcun aiuto dallAfrica. Filisto venne ad accoglierlo allingresso della citt con un piccolo corteo di maggiorenti, ma la vera accoglienza gliela tribut la popolazione mentre passava per le vie e per lagor, diretto allOrtigia. Lo acclamavano come un eroe ed egli si sent finalmente soddisfatto, appagato per quello che aveva desiderato e inseguito per tanti anni. Le cose sono andate come volevi gli disse Filisto entrando quella sera nel suo appartamento privato. Per ora s. Spero solo che Leptines non combini guai. troppo focoso, irruente, non riflette abbastanza. E in guerra il minimo errore pu costare molto caro. vero, ma Leptines fatto cos e sei stato tu ad affidargli il comando supremo della flotta. A chi altri? mio fratello. Infatti. Questo il problema per chi governa da solo, Non pu fidarsi quasi di nessuno, per questo deve sperare che i suoi parenti pi stretti, fatalmente destinati a diventare anche i suoi pi stretti collaboratori, siano allaltezza dei loro compiti. Ci sono anche gli amici della Compagnia, come Biton, che tiene Motya... Come Iolao... e come Dorisco aggiunse Filisto prima che lo ammazzassero. E anche tu, se non mi sbaglio soggiunse Dionisio. Se volevi farmi una tirata sulla solitudine del tiranno sei accontentato. S, alcuni dei miei migliori amici sono morti, comunque non sono solo: ne ho molti altri e hai visto tu stesso come mi ha accolto il popolo. Il popolo... ti far a pezzi e ti dar in pasto ai cani appena la fortuna dovesse girarti le spalle o ti mancassero i soldi per pagare i mercenari. Lo sai benissimo. Ma questa la grande innovazione, non capisci? I mercenari sanno che le loro generose paghe e i loro appannaggi dipendono da me e io so che la mia sicurezza dipende da loro. un rapporto fondato sulla convenienza e linteresse. Il pi solido. Per questo mi hai nominato per ultimo nella lista dei tuoi amici? chiese Filisto in tono beffardo. Perch sei qui, presente rispose Dionisio. Non ti sembra ovvio? Certo, certo... Ma ti vedo cambiare ogni giorno e non in meglio. Hai fatto massacrare i residenti greci di Motya. Non mi hanno dato scelta! url. Avevo fatto sapere che sarebbero potuti passare dalla nostra parte. Lhanno voluto loro! Lhai voluto tu ribatt Filisto impassibile. Maledizione! sbott Dionisio. Ancora gli influssi di quel tuo sofista ateniese... Socrate morto rispose Filisto asciutto. E non era un sofista. Morto? Gi. E da parecchio tempo. Non lo sapevi? Lo hanno condannato a bere la cicuta. Ah rispose Dionisio. E qual era laccusa? Corruzione dei giovani e introduzione di nuove divinit. successo dopo che Trasibulo ha preso il potere ad Atene. Unaccusa strana. Evidentemente cera sotto qualcosaltro. Comunque il tuo filosofo stato condannato da un governo democratico. Come vedi, anche una democrazia pu essere altrettanto intollerante e liberticida del governo di un uomo solo. Anzi, di pi. Io non uccido i filosofi, anche se non li sopporto. Filisto non disse nulla e Dionisio cambi discorso. successo niente mentre ero assente? Novit? Tutto a posto. I lavori sono stati ultimati, anche alla fortezza Eurialo, la gente abbastanza tranquilla, i fuorusciti a Reggio non sono presi per ora molto sul serio. Niente altro? S, una visita. Chi ? Un ateniese, si chiama Senofonte. Ha circa la tua et. Era un allievo di Socrate... Allora mandalo a farsi fottere. uno che ha compiuto unimpresa incredibile... Ha guidato la ritirata dei Diecimila. Lui? Quello che arrivato fino a Babilonia e poi... Lui.

Dionisio sospir. Volevo trascorrere questa serata con le mie mogli. Immagino che avranno voglia di vedermi e io desidero vedere loro. Puoi farlo tranquillamente. Le ragazze si divertiranno moltissimo ad ascoltare simili incredibili avventure. Non hanno molte distrazioni... Hanno me, per Zeus! Tu non sei una distrazione. Gi. Allora, per, devi restare anche tu. Filisto annu. Certo che rester. Non voglio perdermi questo racconto. la pi grande avventura di tutti i tempi, che io sappia. Un ateniese che vive a Sparta ed amico personale del re Agesilao. Gli Spartani hanno sconfitto e umiliato la tua citt. Che cosa devo pensare di te? chiese Dionisio. Senofonte lo fiss con i suoi occhi chiari e inespressivi. Era un belluomo, di fisico atletico, spalle larghe, barba ben curata, capigliatura folta e molto scura, non troppo lunga n troppo corta, elegante ma non azzimato. In una parola, un conservatore. Sono stati i demagoghi avventurieri a condurre alla rovina la mia citt. I conservatori hanno sempre cercato unintesa con Sparta, e se fosse stato per loro questa guerra non si sarebbe mai fatta. Ammiro gli Spartani e condivido i loro valori di frugalit, di onore, di moderazione. Dionisio annu per compiacenza, poi guard Aristomache e Doris e cap che si annoiavano a sentir parlare di politica. Venne dunque al punto. Sembra che tu abbia vissuto unavventura incredibile. Ci piacerebbe ascoltarla, anche se molti te lo avranno gi chiesto. Senofonte mand gi un sorso di vino e cominci: Quando i democratici guidati da Trasibulo riconquistarono Atene con un colpo di mano militare, io mi trovai a combattere dalla parte sbagliata. A ventisette anni non avevo pi un futuro politico nella mia citt, cos accettai linvito di un mio amico che si era arruolato come ufficiale mercenario agli ordini di Ciro, il fratello minore dellimperatore dei Persiani. Ciro voleva rovesciarlo e diventare imperatore al posto suo e chiese aiuto agli Spartani. La tentazione per loro era forte. Sparta ha vinto la guerra contro Atene anche grazie al denaro che Ciro le forniva in continuazione. Se poi fosse diventato re al posto di suo fratello, sarebbe stato debitore del trono a chi lo avesse aiutato. Daltra parte, il governo spartano era ufficialmente alleato del Gran Re e non poteva farsi scoprire ad aiutare il fratello minore in un tentativo di usurpazione. Cos si trov il modo di lanciare il sasso e di nascondere la mano, come si suol dire. Dionisio lo interruppe. Lasciami indovinare: gli Spartani hanno fatto sapere a Ciro dove cera un esercito mercenario disponibile e mentre lui lo arruolava si sono girati dallaltra parte. Pi o meno, ma non si sono limitati a questo. Il comandante di questo esercito mercenario, un duro di nome Clearco, era ufficialmente ricercato per omicidio a Sparta, ma in realt era un agente spartano. Geniale... comment Dionisio. E dicono che gli Spartani sono dei rozzi. Per, quando noi eravamo gi quasi in Siria, mandarono via mare un ufficiale regolare, un comandante di battaglione di nome Chirisofo. Ne ho sentito parlare dai miei mercenari. Pare fosse un ottimo ufficiale. E un caro amico... Il migliore che io abbia mai avuto. Aristomache e Doris si scambiavano dei commenti sottovoce, probabilmente sullaspetto dellospite, che riprese il suo racconto. Lobiettivo della nostra spedizione era segretissimo, ma quando arrivammo nel deserto di Siria i soldati puntarono i piedi: dissero che non avrebbero mosso un passo di pi se non gli avessero detto dove si andava e a fare che cosa. Ciro dovette scoprire il suo gioco: disse la verit e promise a tutti la ricchezza per il resto della vita. Fu facile convincerli e cos ci inoltrammo in quello sterminato paese. Spesso andavamo a caccia: struzzi, gazzelle e antilopi, otarde. Cerano animali di ogni specie... Anche leoni? chiese Doris. Ci sono, ma non ne abbiamo incontrati. Le battute di caccia continue li hanno quasi sterminati. Abbiamo visto cose straordinarie: la sorgente di bitume di Karmanda, che scorre fin dentro lEufrate, palme altissime con datteri grossi e saporiti e tanti altri alberi da frutta.

Babilonia lavete vista? chiese Dionisio. No rispose Senofonte ma ci siamo arrivati vicino... Una mattina, in prossimit di un villaggio chiamato Kounaxa, ci apparve improvvisamente larmata del Gran Re. Erano centinaia di migliaia, fanti e cavalieri di tante nazioni: persiani, etiopi, egizi, carduchi, assiri, medi, mossineci, armeni. Sollevavano un polverone, una nuvola bianca, per una larghezza di quattro o cinque stadi attraverso la pianura. Poi, quando cominciarono ad avvicinarsi, apparvero le schiere, scintillarono le armi e gli scudi, risuonarono grida selvagge in tutte le lingue, rullarono i tamburi. Avanzarono i carri falcati da guerra, costruiti per falciare uomini come spighe di grano... Era uno spettacolo spaventoso... E voi? chiese Dionisio versando personalmente da bere allospite. E voi? ripet Doris. Ciro voleva che attaccassimo al centro per uccidere il re. Cio suo fratello comment Dionisio. Esattamente. Per loro normale, si tratta di questioni dinastiche. Ma Clearco rifiut e attacc dritto davanti a s. Riuscimmo a sfondare e tornammo la sera sul campo di battaglia pensando di avere vinto, ma trovammo il corpo di Ciro decapitato e impalato... Doris e Aristomache sembrarono colpite da quellimmagine. Forse meglio che queste due signore si ritirino disse Filisto, che non aveva parlato fino a quel momento. Penso che da ora in poi il racconto si far molto impressionante e una di loro incinta. Aristomache, che non lo era, abbass il capo, poi orgogliosamente disse: Io posso restare. Dionisio accenn che era daccordo e Doris fu condotta dalle ancelle nel suo appartamento. Senofonte riprese il racconto, narrando linterminabile ritirata di cui era stato protagonista, in pieno inverno, attraverso lArmenia e il Caucaso. Davanti agli ascoltatori ammutoliti sfilarono paesaggi grandiosi e terribili, citt morte, fiumi vorticosi, picchi eccelsi coperti di neve che foravano il cielo, e ancora i combattimenti allultimo sangue con selvaggi feroci, scene di torture, saccheggi, esecuzioni sommarie, fughe precipitose... Senofonte era un narratore formidabile, e mentre parlava i suoi occhi cambiavano espressione e quasi colore, era come se egli rivivesse le cose che stava raccontando. Descrisse linterminabile girovagare senza meta in uno sterminato deserto di neve, gli uomini che morivano assiderati, molti che erano accecati dal sole delle altezze, i morti insepolti, i feriti e i malati abbandonati. E finalmente arriv lepilogo di quella marcia disperata. Io ero di retroguardia con il mio drappello di cavalieri quando udii un rumore, grida che venivano dalla testa della colonna. Pensai che ci avessero attaccato e balzai a cavallo spronandolo a tutta velocit, seguito dai miei uomini, e a mano a mano che avanzavamo vedevo i compagni gridare, piangere, gettare in aria le armi come impazziti di gioia. E il grido si faceva sempre pi forte e vicino ed echeggiava fra quei picchi nevosi: Il mare! Il mare!. Senofonte sospir. Eravamo salvi. O almeno cos pensavamo... Lo ascoltarono fino a tarda ora, quando tutti si ritirarono stanchi della lunga veglia. Dionisio fece accompagnare lospite nei suoi quartieri e poi and da Aristomache. Quella notte era il suo turno. Il giorno successivo pranz con Senofonte assieme a Filisto. Mi avevano detto che voi mangiate tre volte al giorno disse lospite ma pensavo fossero dicerie. E non dormiamo mai da soli aggiunse Dionisio sorridendo. Questa lusanza qui in Occidente. So che a Sparta si accontentano della loro zuppa di brodo nero a cena e nientaltro. Mi chiedo come facciano a trovare la forza per marciare e combattere. Il loro organismo abituato da secoli a spremere tutta lenergia da un cibo povero e semplice. In questo modo il loro mantenimento assai poco costoso. Inoltre, nessuno conosce la ricetta del brodo nero. Non si sa che cosa contenga. E mi dicono che dormono con la moglie un paio di volte al mese in tutto. Ma vero? Verissimo conferm Senofonte. Ah! Questa non vita. Io di mogli ne ho due, come hai potuto vedere, tengo compagnia a entrambe e nessuna si lamenta.

Sarebbe pi corretto dire che nessuna osa lamentarsi osserv ironicamente Filisto. Senofonte fece una smorfia che avrebbe potuto essere un sorriso. Lo so, voi delle Metropoli considerate mezzo barbari noi delle colonie. Ma vi sbagliate. qui il futuro dellellenismo. qui che ci sono le risorse, gli uomini, le idee innovative. Dovresti vedere le nostre navi, le nostre macchine da guerra. Oggi Filisto ti mostrer le fortificazioni... Quando torni a Sparta, riferisci quello che hai visto da noi. Lo far senzaltro rispose Senofonte. Certo, i vostri costumi possono sorprendere qualcuno, ma non me. Io ne ho viste tante che nemmeno potete immaginare. I Mossineci, per esempio, fanno in pubblico ci che noi facciamo in privato: si accoppiano, svuotano il ventre... E fanno in privato ci che noi facciamo in pubblico: parlano da soli. Interessante comment Filisto. Che cosa mi dici del nuovo re Agesilao? li interruppe Dionisio, riportando il discorso su argomenti che lo interessavano. un uomo valoroso e onesto, che ha a cuore il destino dei Greci dovunque si trovino. E quindi non pu che apprezzare il mio sforzo contro i barbari dellOvest. Senzaltro. Su questo non ho dubbi. Se dovessi avere bisogno di altri mercenari... Ce ne sono tanti in Peloponneso, uomini che non sanno fare pi niente altro che combattere. Io li conosco bene. Sono comunque i migliori: coraggiosi fino alla temerariet. Non sono legati ad alcun luogo in particolare, sono pronti a seguire chiunque gli prometta denaro, avventura, rischio. Quando un uomo vive emozioni tanto forti e tanto intense, non pu pi adattarsi a unesistenza normale. Filisto intervenne. E tu? Come ti senti? Puoi riadattarti a una vita normale? Oh, s, certo rispose Senofonte, dopo avere meditato in silenzio per un poco. Non sono stato io a cercare quellavventura. lei che ha cercato me. Ho dato il mio contributo. Ma ora vorrei dedicarmi ai miei studi, alla mia famiglia, alla caccia e allagricoltura. Certo, il mio sogno di tornare in patria, da uomo onorato, ma in questo momento certamente non posso. Hanno ucciso il mio maestro... forse ucciderebbero anche me... Scriverai il diario della tua spedizione? chiese Filisto. Ho preso degli appunti durante il viaggio. Chiss, forse un giorno, quando avr tempo... Ti fa questa domanda perch lui sta scrivendo una storia intervenne Dionisio. Non vero, Filisto? Una storia della Sicilia, in cui parla anche di me. Non ho ancora capito in che modo. Lo saprai a suo tempo disse Filisto. Lospite ateniese si trattenne ancora alcuni giorni, durante i quali visit le meraviglie della citt. Non gli fecero vedere le latomie, le cave in cui erano morti tanti suoi compatrioti. Bench vivesse a Sparta e fosse un fuoruscito, restava pur sempre un ateniese. Il resto dellinverno trascorse tranquillo, cadenzato dai dispacci quasi annoiati di Leptines che informavano Dionisio sulle operazioni stagnanti nella Sicilia occidentale. Cartaginesi non se ne vedevano ed era improbabile che se ne sarebbero visti prima dellestate, stando a quanto dicevano le spie. Gli informatori di Dionisio gli facevano poi sapere che Leptines passava il tempo divertendosi con ragazze bellissime, cibi e vini raffinati, feste e orge. Ma questo era il carattere di Leptines, dopo tutto. Nella primavera avanzata, Doris partor. Un maschio. Le nutrici e le balie glielo mostrarono immediatamente. Era un bel bambino, sano, senza difetti. Furono inviati dispacci a Sparta, a Corinto, a Locri, patria della puerpera. Il mondo doveva sapere che Dionisio aveva un erede che portava il suo nome. Vi fu un gran discutere a Siracusa sul primato della moglie italiana, che adesso era madre dellerede e quindi assumeva, per forza di cose, il rango di prima sposa. Soprattutto si parlava male della madre di lei, la suocera italiana di Dionisio. Era quella strega che aveva brigato in modo che Aristomache passasse in secondordine. E forse le

aveva anche somministrato, senza che si sapesse, dei farmaci per impedire che rimanesse incinta. Almeno non subito, non prima di sua figlia. Aristomache comunque rimase incinta a sua volta e partor anche lei un maschio, che chiam come suo padre, Hipparinos. Leptines, dal quartier generale della flotta, gli scrisse una lettera per congratularsi. Leptines a Dionisio, chaire! Sei padre! E io sono zio. Zio Leptines! Come mi chiameranno questi marmocchi appena sapranno parlare? Zio Leptines, portami un regalo, zio Leptines, comprami questo, comprami quello! Portami a vedere le corse, portami in barca a pescare. Fammi ammazzare un cartaginese. Non vedo lora. E tu come ti senti? Hai degli eredi, hai una discendenza, per Eracle! Qualcosa di te sopravvivr comunque, se non la fama. Come educherai il tuo primogenito, il bambino cui hai imposto il tuo stesso nome? Ne farai un guerriero come noi? Uno sterminatore di nemici? Credo di no. Non sar possibile. Non farti illusioni, non pu essere la stessa cosa. Noi siamo cresciuti in mezzo alla strada, fratello, scalzi e mezzo nudi. Lui non pu. Facevamo a sassate e a cazzotti con quelli dellOrtigia. Rientravamo a sera pieni di lividi e di contusioni e ne prendevamo delle altre da pap e mamma. Ricordi? La strada una grande maestra, non c dubbio, ma lui Dionisio II, per Zeus! Sar allevato da uno stuolo di nutrici e governanti, precettori, allenatori, addestratori, maestri di scherma, maestri di equitazione, maestri di greco, maestri di filosofia. Saranno loro a incoraggiarlo, a punirlo, a dirgli cosa deve o non deve fare. Tu non avrai tempo: sarai troppo occupato a guardarti il culo dai nostri concittadini in patria e a fottere quei faccia di culo di Cartaginesi allestero. Sarai occupato a farti erigere statue un po qua e un po l, a trattare sottobanco con alleati e nemici, a riscuotere tasse, ad arruolare mercenari. Ma se qualche volta dovessi avere un po di tempo, prendilo sulle ginocchia, il tuo bambino. Anche se non figlio di Arete. Prendilo sulle ginocchia e raccontagli la storia di un ragazzo che credeva nella lealt, nellonore, nel valore e nella gloria; un ragazzo che voleva percorrere una strada impervia e faticosa verso un destino di grandezza e che poi smarr la propria anima nei meandri del potere, nei risentimenti e nellodio. Dimentic se stesso e gli altri, arriv a un tal punto di presunzione da sposare due mogli, che pure riuscirono, entrambe, a essere per lui spose affettuose e fedeli. Doris la madre dellerede. Aristomache no. Ed soprattutto lei a sapere che nessuna donna potr mai scalzare dal tuo cuore il ricordo di Arete. Dai un poco di affetto anche a lei. Sono praticamente ubriaco e se non lo fossi non ti scriverei ci che sto per scriverti: ricordi lapparizione nella grotta di Henna? La ragazza con il peplo che era la stessa che vedesti alle sorgenti dellAnapo? Lei non Arete. la ragazza che impersona Persefone ogni anno alla festa della primavera e che i sacerdoti tengono nascosta durante gli altri mesi nella necropoli rupestre alle sorgenti del fiume. Quando invecchier la sostituiranno con una pi giovane. Arete morta. Lhai vendicata. Basta. Dedica quanto resta della tua mente o della tua anima, comunque tu la voglia chiamare, a coloro che ti sono rimasti. Molti dei nostri amici sono morti combattendo le tue guerre. Altri moriranno... Pensa anche a loro e tu stesso sarai diverso. Ti sentirai meglio circondato dal ricordo di chi ti ha amato piuttosto che dai ceffi dei tuoi lancieri campani. Se questa lettera dovesse mai arrivare sul tuo tavolo, mi faresti tagliare le palle dai tuoi sgherri. Per questo forse non te la far spedire. Se invece dovessi riceverla vorr dire che una volta sobrio la pensavo esattamente come da ubriaco. Stammi bene.

Ventitreesimo Lappuntamento era a Motya in casa di Biton che comandava la piazzaforte. Dionisio arriv dal molo a cavallo, con lacqua che lambiva i malleoli al suo animale; Leptines si fece condurre a terra dalla scialuppa della Boubaris. La nave ammiraglia era ancora pi impressionante di quando laveva vista lultima volta. La prua era stata scolpita con una testa di toro rivestita dargento, la vela era orlata di porpora e portava al centro una testa di gorgone con le zanne insanguinate e la lingua estroflessa in un ghigno feroce. Gli scalmi di ciascun remo erano rivestiti in bronzo lucidato a specchio, la testa dellalbero maestro in lamina doro. Lungo i due bordi erano schierate, lucide di grasso, sei balliste armate di dardi micidiali. Non stupenda? disse Leptines balzando a terra di fronte al fratello e indicando alle sue spalle limponente vascello. Non c dubbio. Ma non un po troppo vistosa? Ah, io voglio che se la facciano sotto i merdosi, appena la vedono. Devono capire che non hanno scampo di fronte alle mascelle dacciaio della mia Boubaris. Biton arriv con una dozzina di mercenari e diede il benvenuto a entrambi. Novit? chiese Dionisio mentre si avviavano verso la residenza del governatore. Tutto tranquillo per il momento rispose Biton ma non c da fidarsi. So che a Cartagine si stanno facendo grandi preparativi. Si parla di centinaia di navi da guerra, tre o quattrocento, ma c chi dice cinquecento. Larsenale dellammiragliato ne pieno. E mi risulta che le navi da carico sono in numero ancora maggiore. Leptines sembr perdere per un attimo il suo buonumore. Mi servono altre pentere disse almeno altrettante. Quante ne abbiamo in costruzione? Dieci rispose asciutto Dionisio. Dieci? E che ci faccio con dieci? Te le fai bastare. Non posso darti altro, per ora. Dov il resto della flotta? A Lilibeo rispose Leptines. un buon posto per tendere agguati. Appena quelli si fanno vedere li colo a picco. Speriamo bene comment Dionisio ma stai attento. Himilko furbo. Attacca solo quando sicuro di vincere. Hai capito? Non lasciarti trarre in inganno. Come stanno le mie cognate? chiese Leptines. Bene. Perch me lo chiedi? Cos. Lultima volta che ho visto Aristomache mi sembrava un po triste. Cose di donne... Non c da preoccuparsi. E il piccolo Dionisio? E laltro maschietto? Stanno bene, crescono in fretta. Cambi discorso. Tu, piuttosto, Biton, come pensi di tenere questo posto in caso di attacco? Ho un sistema di segnalazioni da Lilibeo che mi avverte se c un pericolo in vista. La breccia stata riparata e nei magazzini ci sono provviste sufficienti per tre mesi di assedio. Bene. Questa sar la sfida pi grande della nostra vita. Non dobbiamo e non possiamo perderla. Mi avete capito bene? Ti ho capito rispose Leptines ma se mi avessi mandato le pentere che ti avevo chiesto... Inutile recriminare. Tenete gli occhi aperti. Io devo convincere gli indigeni sicani che noi siamo i pi forti e che gli conviene stare dalla nostra parte. Quindi mi muover verso linterno, per il momento. Cenarono assieme poi, al calare della notte, Dionisio raggiunse la terraferma e Leptines risal a bordo della Boubaris. Himilko part molto tardi, quando lestate era quasi alla fine. Salp di notte, a luci spente per non farsi vedere, e navig al largo, invisibile dalla costa. A Leptines lasci come esca la testa del suo convoglio di navi da carico, e lui abbocc. Quando le vide, lente e pesanti, profilarsi allalba davanti al capo Lilibeo, salt sulla Boubaris come un cavaliere sul suo destriero e si lanci in avanti a gran velocit, tirandosi dietro le navi che a quellora del mattino potevano mettere insieme un equipaggio. Affond una cinquantina di vascelli nemici, di cui quattro speronati dalla

sua stessa ammiraglia; ne cattur unaltra ventina, ma il resto dellimmenso convoglio riusc a raggiungere indenne Palermo, dove si ricongiunse alle unit da combattimento arrivate dopo una lunga deviazione al largo. Quando venne a saperlo, Dionisio and su tutte le furie. Lo avevo avvertito, maledizione! Lavevo messo in guardia! Il corriere che gli aveva portato la notizia era un selinuntino e se ne stava in silenzio, senza sapere che cosa rispondere. Heghemn... tent di ribattere, ma Dionisio lo zitt. Taci!.. E adesso dov? Il navarco supremo? A Lilibeo. Troppo esposto. Gli porterai la mia lettera, ora. Dionisio dett il messaggio che fu inviato subito dopo a destinazione. Lui intanto si spost verso linterno, in direzione del territorio dei Sicani. Himilko, che nel frattempo aveva reclutato altri mercenari, attacc per terra e per mare. Prese Drepano ed Erice, dove install, nel punto pi alto della montagna, un segnalatore luminoso che trasmetteva di notte messaggi per Cartagine, che rimbalzavano da un paio di ripetitori su piattaforme galleggianti che facevano perno, a loro volta, sullisola di Cossira. Leptines voleva uscire per impegnare la flotta nemica, ma lo raggiunse prima, per fortuna, il messaggio in cifra del fratello. Dionisio, egemone panellenico di Sicilia a Leptines, navarco supremo, salve! Mi congratulo con te e con i tuoi uomini per laffondamento di cinquanta vascelli nemici. Ho informazioni di prima mano da Palermo. La flotta di Himilko ha nei nostri confronti una schiacciante superiorit di almeno tre a uno. Non hai alcuna speranza di successo e rischieresti inutilmente la nostra flotta. Ritirati. Ripeto: ritirati. Vai a Selinunte, se vuoi, e lascia dei ricognitori che ti portino notizie sulle mosse del cartaginese. Questo un ordine. E non hai altra possibilit se non obbedire. Stammi bene. Stammi bene? url Leptines dopo che ebbe letto. Stammi bene? E come faccio a star bene, per Zeus! Dobbiamo svignarcela da vigliacchi e cedere il campo a quel figlio di un cane? E Biton? Lo lasciamo l in mezzo a quella laguna da solo come un idiota? Che accidente gli racconto a Biton, eh? Che devo obbedire agli ordini? Il messaggero os prendere la parola. Il comandante mi ha detto che essenziale che tu esegua questi ordini, navarco, e... Taci! url Leptines, con tale veemenza che luomo non os pi aprire bocca. E adesso fuori! grid ancora pi forte. Fuori tutti! Non prese cibo n bevve un sorso di vino per il resto del giorno. Poi, a notte fonda, chiam un attendente. Fammi preparare la mia scialuppa. Usciamo. Usciamo? A questora? Muoviti, non ho molta pazienza. Luomo obbed e poco dopo Leptines, a capo coperto, entr nella scialuppa e ordin al timoniere di mettere prua a nord. Sbarc a Motya a met della notte e fece buttare Biton gi dal letto. Lamico si present a riceverlo vestito con il lenzuolo in cui dormiva e lo fece entrare. Sei matto ad andare in giro a questora con quel guscio di noce! E se finivi in bocca a un ricognitore cartaginese? Sai che colpo un pesce cos nella loro rete? Il fatto che questa faccenda te la dovevo dire di persona. Odio chi manda messaggi e non ha il coraggio di mostrare la faccia mentre dice certe cose... Ma... di che stai parlando? Prese una brocca da un tavolo e due coppe di ceramica. Un goccio di vino? Leptines scosse la testa. Ah, non ho voglia di niente. Allora, di che si tratta? Chi sono questi individui che si nascondono dietro i messaggi? Lui. Dionisio? Leptines annu. E che cosa dice?

Mi ordina di ritirarmi, di abbandonare Lilibeo. Dice che sono troppo esposto. Vuole che ripieghi su Selinunte, ma cos facendo... Mi lasci completamente solo. per questo che sei venuto fin qui nel cuore della notte? Leptines annu nuovamente. A te non ha comunicato niente? chiese poi. Biton scosse la testa. Lo vedi? Non si nemmeno degnato di avvertirti. troppo! Io dico che questo troppo! Biton cerc di calmarlo. Pu darsi che il messaggio mi arriver domani, o dopodomani. In guerra le comunicazioni sono molto precarie, lo sai. Pu darsi, ma la sostanza non cambia. Ma qual il motivo? Dice che ci superano tre a uno. un buon motivo. E per questo io dovrei lasciare un amico con il culo scoperto? Non hai scelta, Leptines. Prima che amici, noi siamo ufficiali dellarmata siracusana, e Dionisio il nostro comandante supremo. Nella Compagnia siamo sempre stati abituati a coprirci lun laltro, a sostenerci in ogni modo. Quando eravamo ragazzi e uno di noi era aggredito da quelli delle altre bande correvamo ad aiutarlo a costo di farci rompere il muso. sempre stata la regola fra noi e io non lo dimentico. Biton sorseggi un po di vino, appoggi la coppa sul tavolo e la schiena contro la sedia. Altri tempi, amico mio sospir. Altri tempi... Abbiamo fatto molta strada. Abbiamo goduto di molti privilegi al fianco di Dionisio: belle donne, belle case, bei vestiti, cibi raffinati, potere, rispetto... Ora lui ci chiede di fare la nostra parte per la buona riuscita della guerra e noi dobbiamo obbedire. Ha ragione lui. Se tu restassi qui, otterresti solo di farti massacrare. Invece devi salvare la flotta, tenerla per unaltra occasione pi favorevole. giusto cos. Siamo soldati, per Eracle! Ma perch non fa sgombrare anche te quel bastardo? Perch la conquista di questo isolotto costata tanto danaro e tanto sangue che abbandonarlo senza combattere apparirebbe unammissione di totale inettitudine. Dionisio non pu permetterselo. Motya cadr, ma dopo uneroica resistenza. Non saremo certo da meno dei suoi abitanti, noi che li abbiamo sconfitti. Non credi? Leptines non riusciva a dire una parola, e si mordeva le labbra. E adesso vattene, che ormai si sta facendo chiaro, e prendi il largo al pi presto. Prima , meglio . Leptines indugiava, e non sapeva risolversi a partire. Levati dai coglioni, ammiraglio lo incoraggi Biton e lasciami dormire ancora un paio dore, che domani ho da fare. Leptines si alz in piedi. Buona fortuna disse. E se ne and. Himilko si present davanti a Motya sette giorni dopo con centocinquanta navi da guerra e trentamila uomini. Biton aveva soltanto dodici navi e duemila uomini. Fu travolto in quattro giorni dopo una strenua resistenza. Il suo corpo fu impalato sul molo. Dionisio, che rischiava di essere tagliato fuori, non ebbe altra scelta che ripiegare. In quattordici giorni di marce forzate raggiunse Siracusa e vi trov la flotta allancora nel porto Grande. Leptines, che era arrivato gi da tempo, rest a bordo della Boubaris e non si fece vedere per parecchi giorni. Alla fine un ordine tassativo di Dionisio lo convoc al palazzo dellOrtigia. Mi dicono che in mia assenza hai fatto visita ad Aristomache. vero? Se per questo, ho fatto visita anche a tuo figlio. vero? S ammise Leptines. Non ti fidi di me? Non mi fido di nessuno. No, eh? E Biton, allora? Nemmeno di lui ti fidavi? Per rimasto in quel buco puzzolente a fare la guardia per te e a crepare. Lo hanno impalato, sai? Lhanno lasciato l a marcire finch i corvi e i gabbiani lhanno spolpato fino alle ossa. Nemmeno di lui ti fidavi? Rispondi, per Eracle! Rispondi maledizione! Non osare mai pi avvicinarti alle mie mogli in mia assenza.

tutto qui quello che avevi da dirmi? Dionisio non diede peso alla domanda e prosegu: Himilko salpato da Palermo diretto a est, verso Messina. Secondo me vuole passare lo Stretto e investirci da nord. Esci con la flotta e naviga fino allaltezza di Catania. Stai al largo, e non accettare provocazioni. Attaccherai solo al mio ordine. Leptines si alz e si diresse verso luscita. Ti ho fatto costruire altre dieci pentere. Leptines si ferm un attimo senza voltarsi, poi apr la porta e se ne and. Dionisio si copr la faccia con le mani e rest solo, in silenzio, al centro della grande sala. Leptines incontr Filisto al porto, intento a congedare una delegazione di ospiti stranieri che salpavano per tornare in patria. Lo salut appena con un cenno del capo. Dove vai cos di fretta? lo apostrof Filisto. Lasciami perdere rispose Leptines. Se ce lhai con me, parla. Non ce lho con te. Ce lho con quel bastardo di mio fratello. Hai creato un mostro. Se mai, abbiamo. Dionisio ha conseguito il potere grazie allaiuto di tutti noi. Ma non credo che tu voglia discutere sugli effetti corruttori del potere. No, perch ho fame. Non mi ha nemmeno invitato a cena. Ti invito io. Leptines indugi un momento. Sei stato tu a dirgli che ho fatto visita ad Aristomache? S rispose Filisto. E me lo dici cos? Mi hai fatto una domanda. Ho risposto. E perch glielo hai detto? Perch se lavesse saputo da altri sarebbe stato peggio. Glielo avrei detto io stesso. Ne dubito. Ti si legge in faccia limbarazzo quando nomini Aristomache. Non voglio pi parlare di questa faccenda. Ma a cena ci vuoi venire? Se non mi fai altre domande del genere. Sta bene. Andarono a casa di Filisto e i servi portarono acqua per lavarsi e vino fresco. La cena venne servita sul terrazzo perch il tempo era ancora abbastanza buono, sebbene si fosse gi in autunno inoltrato. Peggiora ogni giorno di pi disse Leptines a un certo momento. A me non sembra rispose Filisto. Non sembra? Ma che stai dicendo? Ha lasciato Biton solo a Motya senza un motivo al mondo. Le nostre vite non contano pi nulla, per lui conta solo mantenere il potere. E quanto ad Aristomache... Avevi detto che non volevi pi parlarne... Ho cambiato idea. Quanto ad Aristomache... Io trovo che sposare due mogli contemporaneamente sia stato un atto di arroganza estrema, che provoca in ciascuna di loro umiliazione, frustrazione e... Non ti facevo tanto tenero e sensibile, e comunque mi spiace deluderti, ma io non lo credo replic Filisto. Dionisio un uomo molto attraente, forte come un toro ed uno degli individui pi potenti al mondo. Le donne sono sensibili a queste cose, credimi. E se vuoi un consiglio... Non lo voglio. Te lo do ugualmente. Ascoltami bene. Le donne si annoiano nella reclusione del gineceo ed normale che ci avvenga. Immagina di dover restare chiuso fra quattro mura per la gran parte della tua vita... E cos istintivamente cercano dei diversivi e se intrattengono una conversazione tendono a esagerare le loro impressioni, i sentimenti, i problemi fino a ingigantirli. In realt, si tratta quasi sempre di ben poca cosa. Quelle due ragazze hanno tutto ci che una donna potrebbe desiderare: una casa stupenda, un marito simile a un dio, che ha forza e vigore pi che sufficienti per ambedue; hanno gioielli, figli, cibo, ancelle, letture, musica. Quando appaiono in pubblico sono al centro dellattenzione di migliaia e migliaia di persone, ammirate come divinit... Non c nulla che lusinghi di pi una donna che lammirazione degli altri.

Aristomache infelice ribatt Leptines, e si volse dallaltra parte, fingendo di guardare una coppia di triere che straccavano in darsena. Filisto rest in silenzio concentrandosi apparentemente sulla spigola arrosto che gli avevano servito. E nemmeno Leptines apr bocca per qualche minuto. Dimmi una cosa riprese infine Filisto. Tu hai avuto una storia con Aristomache prima che Dionisio la chiedesse in sposa? E credi che lo direi a te, se fosse vero? Perch no? Ti ho mai fatto del male? Giocavamo insieme, quando eravamo bambini, nel cortile fra le nostre case. Dionisio in quel momento era in montagna da nostro zio Demareto per curarsi da una tosse insistente. Tutto qui? Tutto qui. Quanti anni avevate? Io undici, lei nove. E vi prometteste eterno amore. Qualcosa del genere. Filisto sospir. Per Zeus, sei il secondo uomo pi potente della Sicilia, comandi una flotta di centoventi navi da guerra e venticinquemila uomini. Hai ammazzato in vita tua centinaia di persone e molte altre ne hai ferite, hai fottuto centinaia di femmine di ogni sorta e colore e... Lascia perdere lo interruppe Leptines. meglio cos... Io devo andare. Grazie per la cena. stato un piacere rispose Filisto. Ti vedr da qualche parte? Non per un po. Esco con la flotta. Bene. unattivit meno pericolosa che coltivare certi pensieri. Che cosa vuoi dire? domand Leptines. Lo sai benissimo. Buona fortuna. Leptines accenn appena con il capo, poi scese al porto e si fece riportare a bordo della Boubaris. Himilko si present davanti a Imera e gli abitanti si arresero spontaneamente. Non arrivavano a una quinta parte di quelli che erano stati e non pensarono neppure ad abbozzare una resistenza contro un nemico tanto feroce e implacabile. Larmata cartaginese prosegu quindi in direzione di Messina accampandosi a circa venti stadi dalla citt. I Messinesi fecero evacuare i figli e le mogli, mandandoli in montagna dai parenti e dagli amici o nelle loro propriet periferiche, dopo di che andarono a schierarsi in forze in un punto, fra il mare e le montagne, in cui la via era stretta decisi a sbarrare il passo al nemico. Ma Himilko pass oltre con la flotta e sbarc unaltra armata proprio nel porto. La citt, quasi indifesa, cadde senza colpo ferire e fu abbandonata al saccheggio e al massacro. Fra gli uomini validi una cinquantina in tutto si salvarono, attraversando a nuoto lo Stretto, e raggiunsero Reggio. Limpresa apparve tanto eccezionale che da allora divenne una prova agonistica che si disputava ogni volta che ricorreva lanniversario della prima traversata e veniva propiziata da una cerimonia in onore di Poseidone, il dio del mare. Himilko si mise alla testa dellesercito di terra e avanz verso meridione, dirigendosi su Catania dopo avere lasciato il comando della sua immensa flotta allammiraglio Mago. Nemmeno una forte eruzione dellEtna riusc a fermarlo. Una grande colata di lava era giunta fino al mare, sollevando una colonna di vapori tanto impressionante quanto il pennacchio di fumo che saliva dal vulcano. Ma Himilko mostr di non temere nulla e fece passare lesercito dietro la montagna infuocata, raggiungendo di nuovo la strada costiera in prossimit di Catania. E l si ricongiunse alla flotta. Dionisio decise di andargli incontro e radun le forze che aveva disponibili, richiamando anche la flotta di Leptines. Ma prima pass a salutare le sue mogli. Luna assieme allaltra, al solito, per non provocare gelosie. Ma sapeva che Aristomache, la siracusana, era di nuovo incinta e le rivolse raccomandazioni amorevoli. Riguardati, sono molto ansioso di vedere il nuovo bambino quando nascer. Davvero? rispose lei sorridendo. Davvero hai voglia di vederlo? Io gi lho sentito muovere.

Per quando prevista la nascita? Fra sei mesi al massimo. Allora nascer in tempo di pace. E che gli di mi ascoltino. Doris, laltra sposa, gli port il piccolo Dionisio perch gli desse un bacio e gli sussurr allorecchio: Sono sicura che anche il figlio di Aristomache ti somiglier come lui. Dionisio la guard con unespressione strana e Doris abbass lo sguardo. Le baci ambedue sulla bocca, poi cerc di baciare il bambino, ma il piccolo si mise a piangere. Perch piange ogni volta che mi avvicino? chiese Dionisio stizzito. Perch ti vede poco rispose Doris. Perch hai la barba e larmatura. Dionisio annu in silenzio e usc scortato dai suoi mercenari. Convoc la prima riunione dello stato maggiore nella sua tenda a poca distanza dalle linee nemiche. Parteciparono il suocero Hipparinos, Iolao, che comandava una divisione di assaltatori, Filisto, i comandanti degli alleati italiani e Leptines, che era tornato da Catania. Ho deciso di attaccare esord. Dobbiamo infliggere loro tali danni da costringerli a tornare a Cartagine per trascorrervi linverno. Il punto cruciale la flotta. Senza le navi che lo riforniscono, un esercito cos grande non pu sopravvivere. Si volse verso Leptines. Attaccherai dal largo, in schieramento compatto, e cercherai di affondare quanti pi vascelli possibile. Non lasciarti prendere dalla frenesia. Medita attentamente ogni tua mossa e attacca a colpo sicuro. Soprattutto, non disperdere le forze, per nessuna ragione. Noi ci schiereremo sulla spiaggia in modo da dare a Mago limpressione di essere schiacciato tra le nostre forze di terra e di mare. Ma in questa fase sarai tu ad affrontare il nemico. E sarai inferiore di numero, non dimenticarlo. Leptines si risent per quegli ordini e quelle raccomandazioni. Era lui il comandante in capo della flotta e sapeva il fatto suo. Dionisio insistette. Mantieni compatte le tue navi: quelli gi hanno una forte superiorit numerica. Ho capito rispose Leptines con un certo fastidio. Ho capito. Meglio cos ribatt asciutto Dionisio. Buona fortuna. Il giorno dopo Leptines, alla testa di una squadra di trenta pentere, incrociava a sud di Catania. Il resto della flotta siracusana, centodieci triere, seguiva in una lunga fila su linee di cinque. A un tratto vide lavanguardia della flotta di Mago avanzare sotto costa in direzione contraria alla sua. Erano una cinquantina di unit in tutto. In lontananza si vedevano scintillare le lance dei guerrieri di Dionisio schierati sul bagnasciuga, su un fronte di quasi uno stadio. Chiam il secondo in comando e gli ordin di segnalare al resto della flotta di mettersi in linea di combattimento con le navi dispiegate su due linee. I comandanti delle singole unit, visto il segnale dellammiraglia, cominciarono a manovrare per disporsi in linea con la prua verso terra. Leptines, intanto, visto che le unit cartaginesi erano abbastanza distanziate luna dallaltra e apparentemente in difficolt per il riflusso delle onde dalla costa, pens che quella fosse unoccasione irripetibile per affondarle e mettere in minoranza il nemico. Diede ordine alle pentere di seguirlo. Il secondo ufficiale reag, allibito. Comandante... Hai sentito il mio ordine ribatt Leptines. Attacchiamo. Gli altri ci verranno dietro. Comandante, gli altri non sono ancora schierati e gli ordini sono di restare compatti. Io... Qui siamo in mare e gli ordini li do io! grid Leptines. Ritmo di speronamento! Lufficiale obbed e fece cenno al battitore che cominci ad accelerare il ritmo di voga calando gran colpi di mazza sul tamburo. La Boubaris si lanci in avanti fendendo le onde con il rostro tricuspide, seguita dalle altre unit. Poco dopo una vedetta raggiunse Dionisio, schierato allestremit dellala sinistra. Heghemn grid. Leptines sta attaccando i Cartaginesi con le pentere. No, ti sbagli. Non pu essere rispose Dionisio impallidendo per la collera. Vieni a vedere tu stesso, heghemn. Da qui la situazione non chiara. Dionisio spron il cavallo e gli and dietro galoppando verso la sommit di una collina. Appena fu sulla cima non ebbe pi dubbi. Bastardo... ringhi fra i denti.

Ventiquattresimo Le pentere di Leptines piombarono alla massima velocit sulle navi cartaginesi facendole a pezzi. La Boubaris, in testa, spacc in due un vascello prima che riuscisse a mettere la prua al mare, poi descrisse un ampio cerchio e torn indietro tranciando tutti i remi della fiancata sinistra di unaltra nave, che rimase cos immobilizzata ad aspettare la carica successiva, che la colp violentemente a prua troncandole di netto le centine che reggevano il rostro. Affond in pochi attimi trascinando con s lintero equipaggio. Dalla riva si alz un boato dalle truppe siracusane che assistevano a quel formidabile scontro come a uno spettacolo in teatro. Ma Dionisio era furibondo. Alla sua sinistra poteva vedere ora la flotta di Mago che avanzava con il vento in poppa, puntando decisamente a incunearsi tra la squadra di Leptines e il grosso della flotta siracusana ancora arretrata. Chiam Iolao. Segnala che si disimpegni, maledizione! Fai segnalare che si disimpegni! Un altro boato dal basso e le grida frenetiche delle truppe salutarono il terzo, poderoso speronamento della Boubaris. Leptines caricava come un toro, alla sua solita maniera, senza pensare ad altro. Uno specchio di bronzo balen pi volte a segnalare lordine di Dionisio, ma Leptines doveva essere accecato dal furore della battaglia, dal lampeggiare di tante armi e dai riflessi del sole sulle onde. Oppure, semplicemente, non voleva obbedire e fingeva di non aver visto. Trombe! url Dionisio. Usate le trombe, suonate lallarme, capir! Le trombe squillarono e da terra il loro suono sembr lacerante, ma dovette essere nulla nel fragore dello scontro navale. Ritirati gridava fuori di s Dionisio dallalto della collina. Ritirati, bastardo! Via! Via! Ma ormai era troppo tardi. Larmata navale di Mago si stava dispiegando in tutta la sua immensa potenza tra lavanguardia siracusana allattacco e il resto della flotta ancora impegnata nella manovra di schieramento. Lammiraglio cartaginese aveva cos tante navi che pot dividere il suo contingente in due flotte, di cui una attacc le navi siracusane ancora al largo e laltra si distese con una manovra a tenaglia verso il gruppo di testa impegnato ad affondare le ultime navi cartaginesi dellavanguardia. A quel punto anche Leptines si accorse di essere in trappola. Il cerchio dei vascelli nemici gi si chiudeva e le sue pentere vennero schiacciate nella morsa. Non cera pi spazio per manovrare e la battaglia navale si mut in una battaglia di terra, con i soldati che saltavano da una nave allaltra ingaggiando scontri furibondi con gli equipaggi avversari e con i fanti imbarcati. Leptines si batteva come un leone con spada e ascia gettando in mare chiunque tentasse di abbordare lammiraglia. Gi dalla mia nave, sporchi bastardi! urlava. Gi dalla mia nave! Il combattimento prosegu con foga disperata e, bench la piccola squadra siracusana fosse ormai accerchiata, Leptines riusc ad aprirsi un passaggio. I suoi uomini, preso il controllo di un vascello nemico che stava di traverso, lo affondarono dallinterno squarciando la chiglia a colpi di scure, cosicch la Boubaris pot infilarsi nel varco e in breve acquistare velocit. Le altre navi superstiti le tennero dietro riuscendo addirittura ad affondare ancora tre imbarcazioni avversarie. Ma ormai lesito della battaglia era segnato. Il resto della flotta siracusana si batteva in netto stato di inferiorit e gli equipaggi erano demoralizzati dallassenza del loro comandante e dalla mancanza della nave ammiraglia che li guidasse. Leptines, dal canto suo, scamp per miracolo alla cattura spingendosi al largo e descrivendo un ampio cerchio fuori della vista dei nemici. I Cartaginesi riportarono una vittoria schiacciante, ma, non contenti del successo conseguito, lanciarono una miriade di imbarcazioni leggere con uomini armati di fiocina che infilzavano tutti i naufraghi che cercavano di raggiungere a nuoto la costa. Dionisio assistette impotente al disastro. Vide la sua flotta fatta a pezzi, i suoi uomini massacrati mentre si dibattevano fra le onde insanguinate. Al tramonto la costa era piena di cadaveri e di rottami. Le perdite furono enormi: cento navi e ventimila uomini.

Leptines arriv a met della notte e fu condotto nella tenda del fratello, dove si teneva una tempestosa riunione dello stato maggiore. Dionisio avrebbe voluto strangolarlo, ma quando lo vide coperto di sangue, ferito alla spalla destra e alla coscia sinistra, il volto tumefatto, un occhio gonfio e quasi chiuso, la pelle annerita dal fumo e dal fuoco, le labbra spaccate, ansante, stravolto e quasi irriconoscibile, non riusc n a muoversi n a dire una parola. Anche gli altri ufficiali tacquero e per qualche istante ci fu un silenzio di tomba sotto la tenda dellalto comando. Filisto si avvicin a Leptines con una brocca e gli vers da bere. Solo in quel momento ci si rese conto che nessuno aveva nemmeno offerto un bicchiere dacqua al comandante supremo della flotta, che si era battuto come un eroe per lintera giornata e che era tornato nel cuore della notte per riprendere il suo posto assieme agli altri combattenti. Leptines bevve a lunghi sorsi, poi croll al suolo. Dionisio allora fece un cenno ad Aksal, che lo sollev da terra e lo port nella sua tenda. Dionisio and a fargli visita prima dellalba. Era divorato dalla febbre e il volto era ancora pi gonfio, ma riusc a mormorare: Mi dispiace... io volevo... volevo.... Lo so rispose Dionisio. Sei sempre stato cos, non cambierai mai. Sono io stupido, che continuo a darti fiducia. Dovrei ammazzarti, dovrei passarti per le armi per insubordinazione ... Fallo rispose a stento Leptines. Non mimporta di morire. Ho gi perso Dorisco e Biton disse Dionisio non posso perdere anche te. Dormi adesso. Cerca di guarire... Che cosa avete deciso? rantol Leptines. Gli alleati vorrebbero attaccare lesercito di Himilko. Hanno ragione. Hanno torto. Se siamo sconfitti, Siracusa perduta. Ripiegheremo dentro alle nostre mura. Leptines non disse nulla, ma Dionisio lo ud piangere mentre usciva. Indignati per la decisione del loro capo di non combattere, gli alleati italiani decisero di tornare alle loro citt. Daltra parte, non si poteva certo pensare che tante migliaia di guerrieri trovassero alloggio fra le mura di Siracusa durante molti mesi. Filisto quella notte non dorm e si ritir a scrivere nella sua tenda fino allalba. Dionisio entr in una citt in lutto: da molte case si levava il lamento delle donne che piangevano i figli caduti, da molte finestre pendevano drappi neri e fronde di cipresso. Sui muri si leggevano scritte ingiuriose che maledicevano il tiranno. In poche ore il ricordo della folgorante vittoria dellanno precedente era svanito. Ora cera solo lamarezza della sconfitta, la paura per un avvenire incerto, il dolore cocente per le perdite subite. Filisto, tornato in citt, si ritir nella sua casa vicino al porto da cui ben presto avrebbe potuto vedere la flotta di Mago avanzare incontrastata a bloccare i porti e la darsena. Si sedette al tavolo e riprese a scrivere. Era il peggior disastro che fosse mai accaduto nella storia di Siracusa. La citt aveva perso la maggior parte della flotta, e molti cittadini erano periti in modo orribile fra le onde, infilzati come pesci, uno per uno. Al suo ritorno si diffuse la voce che Dionisio aveva di proposito esposto le truppe cittadine a un tale rischio in mare contro una forza preponderante, mentre non aveva rischiato la vita di uno solo dei suoi mercenari. I primi, infatti, erano pur sempre uomini liberi che avrebbero potuto prima o poi reclamare il ripristino della democrazia. I secondi, invece, costituivano il pilastro su cui si basava il suo potere. Dionisio reag con spietata durezza facendo arrestare tutti quelli che erano sospettati di aver diffuso tali dicerie, anche sulla base di una semplice delazione. Nonostante i rovesci militari e gli enormi sacrifici che imponeva ai suoi concittadini, egli era sempre fermamente convinto di essere la guida insostituibile nella lotta contro il mortale nemico cartaginese e che, in un momento cos cruciale per la sopravvivenza della patria, le discordie interne dovevano essere stroncate senza esitazione. Nel corso di quelle brutali epurazioni furono colpiti anche non pochi membri della Compagnia. La potente associazione che aveva sempre sostenuto Dionisio nella sua scalata al potere non manc di fargli giungere il suo avvertimento: otto dei suoi mercenari furono trovati uccisi in differenti luoghi della citt e altri due allinterno della caserma nellOrtigia. Tutti

e otto trapassati al cuore da una freccia con limmagine di un delfino incisa sullasta. Come a dire che la Compagnia poteva arrivare dappertutto. Oltre a ci, il numero dei mercenari uccisi era esattamente equivalente ai membri della Compagnia che erano stati eliminati. Fu Iolao a farlo notare a Dionisio. Attento gli disse hanno voluto farti capire che loro non li puoi toccare o te la faranno pagare. Ti hanno dimostrato che possono colpire come vogliono e quando vogliono. Dionisio rispose solo: Con loro far i conti unaltra volta. Era troppo di cattivo umore e non aveva voglia di discutere, per di pi capiva che Iolao aveva ragione ma non voleva ammetterlo. Lunico segno di speranza gli venne in quel periodo dalla nascita del secondo figlio di Aristomache. Era un maschio e fu chiamato Niseo. Il giorno successivo, al calare della notte, Filisto lasci il tavolo di lavoro e si incammin verso lOrtigia per fare visita a Leptines, che giaceva ancora infermo e febbricitante. Attravers i corridoi della fortezza, a malapena illuminati da qualche lucerna, fino a raggiungere un piccolo quartiere isolato nellala meridionale. Si avvicin alla porta della camera di Leptines e vide che era socchiusa. Si accost con cautela e ud allinterno una voce di donna che parlava sommessamente. Perch ti getti sempre nel pericolo in quel modo? chiedeva. Perch il mio dovere e perch devo dimostrargli che non ho bisogno di lui per... Ma saresti potuto morire lo interruppe angosciata la voce femminile. Sarebbe stato meglio. I miei uomini sono finiti in fondo al mare, in bocca ai pesci. No, ti prego, non parlare cos... disse ancora la voce femminile. Filisto si allontan ed entr in unaltra stanza vuota, adibita a magazzino, e tenendo la porta socchiusa vide uscire dopo un poco Aristomache. La riconobbe anche se aveva il capo coperto. Attese qualche tempo e poi entr nella camera di Leptines. Come stai oggi? gli chiese. Meglio ment. Sono contento. Abbiamo bisogno di te. Leptines storse la bocca in un ghigno. Di un ammiraglio senza flotta? Non credo che sarei molto utile. Smettila di compiangerti. Quello che successo solo colpa tua. Pu essere sgradevole obbedire agli ordini di tuo fratello, ma spesso pu anche essere la cosa giusta da fare. Comunque, se ti interessa, la tua Boubaris quasi intatta. La stanno rimettendo a nuovo nel bacino in darsena. Quante navi ci restano? chiese Leptines. Una trentina, di cui sedici pentere, inclusa la tua. Come dire nulla. Purtroppo s... Il chirurgo passato oggi? S e mi ha torturato per un bel po. Credo che mi odi. un bravo medico e forse riuscir a metterti in condizione di combinare presto altri guai. Non ho voglia di scherzare. Nemmeno io ma non dobbiamo abbandonarci alla disperazione. Abbiamo ancora delle possibilit. Nessuno mai riuscito a espugnare Siracusa. Si ferm sulla soglia, mentre usciva, perch avrebbe voluto aggiungere ancora qualcosa, ma non os. A quel punto pensava che sarebbe stato inutile. Gli disse soltanto: Cerca di essere prudente, se ti riesce e se ne and. Larmata navale di Mago apparve il giorno dopo allalba e la citt intera si precipit sulle mura a guardare. Era enorme: centinaia e centinaia di vascelli avanzavano quasi in parata facendo ribollire il mare con i remi, le vele spiegate al vento, i vessilli che sventolavano a poppa, segnali luminosi che balenavano fra nave e nave come un linguaggio misterioso che teneva insieme quellimmenso stuolo in perfetto ordine, simile a una schiera di soldati. La pi grande marina militare del mondo faceva mostra della sua potenza per diffondere lo scoramento fra gli assediati, per dare loro la sensazione che ogni difesa sarebbe stata inutile. Passarono al largo dellOrtigia, poi virarono a est dirigendosi verso il porto Grande.

Dionisio, Hipparinos e Iolao erano assieme sulla torre pi alta, rivestiti dellarmatura. Arriv anche Filisto. Vanno ad ancorarsi fra il Plemmirion e il Daskon disse. Questo significa che anche le truppe di terra andranno a sistemarsi da quella parte. Gi disse Dionisio con un ghigno, nella tomba di tutti gli eserciti che hanno assediato Siracusa. Non ci farei troppo affidamento osserv Iolao. Hanno il dominio incontrastato del mare, possono rifornire larmata di terra quando e come vogliono. Ci sopravanzano di numero in rapporto di tre a uno con lesercito e di cento a uno con la flotta. Abbiamo le nostre mura ribatt Dionisio. Non ci hanno mai tradito. vero comment Iolao ma la nostra arma pi potente unaltra: Aretusa. Aretusa? S. Perch secondo voi loracolo ordin agli antenati di fondare la citt attorno a questa fonte? Perch da lei che deriviamo la nostra salute... La conversazione fu interrotta dallarrivo di un messaggero. Heghemn, Himilko sta aggirando lEpipoli da settentrione con il suo esercito e si dirige verso lAnapo. Che ti dicevo? disse Dionisio. Vanno a mettersi nella stessa posizione dellaltra volta. Intervenne Filisto. Dimmi una cosa: secondo te perch lo fanno? Perch sono stupidi? Non credo. Himilko una volpe rispose Dionisio. che non hanno scelta. Non c unaltra pianura nelle vicinanze in grado di accogliere tanta gente. In realt, sanno benissimo che gi una volta, dieci anni fa, i comandanti ateniesi assistettero alla rovina della loro armata. Secondo me pensano di espugnare Siracusa durante linverno. Ecco perch non hanno paura di mettere il campo in quel luogo maledetto. Nessuno replic perch nessuno aveva mai considerato lidea che un esercito potesse mantenere un assedio durante tutto linverno, con linclemenza del tempo. Iolao si avvicin a Dionisio. Come sta Leptines? Ha sempre la febbre, non so se riuscir a cavarsela rispose, e la sua voce tradiva un profondo avvilimento. Posso vederlo? Certo. Gli amici possono sempre vederlo. Iolao annu e scese nella corte, dirigendosi verso il quartiere meridionale, dove era alloggiato Leptines. Licenzi il chirurgo e si occup personalmente del paziente, che prese a migliorare di giorno in giorno, prima molto lentamente e poi in modo pi visibile, finch la febbre spar. Come hai fatto? gli chiese dopo qualche tempo Filisto. Iolao rispose, con un sorriso: Non posso dirtelo. Conosci la medicina indigena, quella che gi fece guarire Dionisio alle fonti dellAnapo? No. Allora conosci la medicina pitagorica. Tu hai studiato a Crotone, non vero? Mi sono sempre chiesto come mai ancora un secolo fa gli atleti crotoniati vincessero tutto alle Olimpiadi. E che cosa ti sei risposto? Che cera un segreto sotto. Il segreto di una medicina iniziatica che sapeva come curare i corpi con lenergia della mente e con le risorse della natura. Iolao non disse nulla. Un segreto che credevo perduto ma che evidentemente qualcuno ancora possiede. Forse. Dipende dai maestri e dallincontro fortunato fra maestro e allievo. Comunque, con Leptines non stato facile. Era pi rivolto alla morte che alla vita. Lo penso anchio. E quale ritieni ne fosse la ragione? Inutile chiederlo: uscito sconfitto in una grande battaglia, ha perso davanti agli occhi dellesercito intero e in particolare del fratello. I suoi uomini, privi di guida sono stati massacrati... Eppure cera anche qualcosaltro che mi sfuggiva... qualcosa come... Come un amore senza speranza? chiese Filisto. Iolao lo fiss con uno sguardo enigmatico e annu. S... forse una cosa del genere... A volte gli uomini pi forti e pi coraggiosi hanno un animo da bambini, con insospettabili sensibilit... Ma non dire altro, nemmeno una parola, Filisto. Nemmeno una parola. E si allontan.

Lintenzione di Himilko si rivel quale Dionisio aveva immaginato. Gli abitanti di Siracusa poterono assistere dallalto delle mura alla realizzazione del suo piano. Per prima cosa occup il santuario extraurbano di Demetra e Persefone, le dee pi venerate in Sicilia, anche dagli indigeni, e lo spogli di ogni arredo e di ogni oggetto prezioso. Port via anche le due statue di culto realizzate in oro e avorio e le smembr per venderne le parti. Fu un sacrilegio che fece inorridire il popolo, per tradizione devotissimo a quelle divinit, e lo stesso Dionisio, che tuttavia non aveva mai dimenticato il suo incontro nella grotta di Henna. Poi Himilko cominci a costruire una fortezza sulla punta del promontorio Daskon, per controllare laccesso al tratto di spiaggia dove aveva tirato in secca parte delle navi e ancorato le altre. Intanto i mercenari iberici e mauri demolivano le grandi tombe monumentali che sorgevano lungo la via di Kamrina e usavano i materiali per costruire un campo trincerato a difesa di un secondo campo navale, presso il Plemmirion, il promontorio meridionale della baia. Un tentativo di mettere il blocco anche al porto settentrionale fall, perch le catapulte piazzate da Dionisio sulla punta del molo impedivano a qualunque nave di avvicinarsi a meno di cento piedi senza rischiare laffondamento. In questo modo rimaneva sempre una via aperta per i Siracusani, da cui mantenere i contatti con il mondo esterno. Gli immani preparativi del nemico diffondevano fra gli abitanti di Siracusa una grande inquietudine, un senso di impotenza. Sembrava loro che ogni giorno che passava e ogni progresso dei lavori li avvicinassero alla catastrofe. Dionisio si rese conto che doveva fare qualcosa per alleviare quella micidiale rassegnazione, per risollevare il morale della gente e il proprio stesso prestigio. Convoc quindi Filisto. Devi partire gli disse. Devi andare a chiedere aiuto agli Spartani e anche a Corinto, la nostra Metropoli. Non ho bisogno di molto, ma la gente deve rendersi conto che non siamo soli, che sono ancora in grado di ottenere aiuti, alleanze, soccorsi. Quando Siracusa era assediata dagli Ateniesi, bast larrivo di un piccolo contingente spartano per risollevare il morale e convincere il popolo che la vittoria era possibile. Ci servono navi. Con quelle che abbiamo non siamo in grado di organizzare operazioni abbastanza efficaci. Partirai domani stesso. Leptines ti terr aperto il varco e ti scorter con un paio di pentere fino in mare aperto. Far del mio meglio rispose Filisto e scese al porto per mettersi daccordo con Leptines e dare disposizioni per limbarco del suo bagaglio, che comprendeva sempre una cassa di libri piuttosto voluminosa. Leptines lo ricevette nella sua residenza dellammiragliato, vicino alla darsena. Ti trovo bene disse Filisto. Anchio ti trovo bene rispose Leptines. Sai che vado in Grecia. Lo so. Lui si degnato di avvertirmi. Non devi parlare cos. Dionisio ti affezionato e ti stima. Leptines cambi discorso. Quando pensi di essere pronto? Domani notte. Benissimo. Cos eviteremo di farci vedere. Filisto riusc a partire eludendo la sorveglianza cartaginese grazie a una manovra diversiva di Leptines e raggiunse sano e salvo la Grecia, recandosi prima a Sparta e poi a Corinto. Sparta gli diede solo un ufficiale, come consulente militare, Corinto invece mand una squadra di trenta navi con fanteria imbarcata ed equipaggi al completo, che raggiunse Siracusa allinizio della primavera. Leptines gli and incontro in alto mare con una piccola imbarcazione e predispose il piano per farli entrare in porto di notte e con la luna nuova. Nella darsena aveva fatto attrezzare degli attracchi riparati e di fatto invisibili dal mare e perfino dalla citt per nasconderci la piccola flotta corinzia. Solo cos avrebbero potuto agire di sorpresa. Convoc la prima riunione di stato maggiore nella sua residenza dellammiragliato e dopo aver dato il benvenuto allufficiale spartano cominci: Ho avuto notizia, questa mattina, che un convoglio di nove triere cartaginesi in arrivo per domani sera con rifornimenti e denaro per pagare i mercenari. Con il vostro aiuto intendo intercettarlo.

I presenti si guardarono in faccia perplessi e allarmati. Si chiedevano se fosse unidea di Leptines o se dietro ci fosse anche lapprovazione di Dionisio, ma nessuno os chiederglielo. Lufficiale spartano, che si chiamava Euridemo, rispose: Mi sembra una buona idea, ma sar necessario metterla in atto con molta attenzione. Infatti. Perci ho bisogno di piloti ed equipaggi in grado di navigare di notte disse Leptines. Tutti i nostri piloti sanno navigare di notte risposero gli ufficiali corinzi. Noi navigavamo di notte quando voi non sapevate ancora navigare di giorno. Leptines non raccolse: quelli della Metropoli erano sempre piuttosto arroganti e non conveniva contrastarli a proposito della loro superiorit. Disse soltanto: Molto bene. ci di cui abbiamo bisogno. Mi servono venti navi: dieci saranno nostre, e dieci vostre. Voglio gli uomini ai remi e gli equipaggi pronti ai posti di manovra allo squillo del secondo turno di guardia. Lo scopo della missione verr comunicato dai comandanti una volta al largo. Far io la rotta. Seguite la Boubaris. Il giorno successivo, a mezzanotte, la squadra usc dalla rada a lumi spenti e scivol al largo in silenzio. Venticinquesimo Leptines aveva predisposto tutto il possibile affinch limpresa notturna andasse a buon fine: erano state dislocate in mare alcune barche a intervalli di uno stadio una dallaltra con a bordo ufficiali della marina travestiti da pescatori intenti a pescare con la lanterna. Appena limbarcazione pi esterna vide le sagome delle navi cartaginesi, invi un segnale e la flotta siracusana si dispieg a ventaglio con la prua al mare e con il vento di poppa. Un altro segnale luminoso dallammiraglia e lattacco ebbe inizio. I Cartaginesi erano cos sicuri di avere di fronte unit amiche venute per scortarle in porto che quando si accorsero della verit non ebbero nemmeno il tempo di reagire. Ognuna delle loro triere venne abbordata da due navi siracusane e inondata da centinaia di incursori. Molti dei soldati imbarcati stavano addirittura dormendo quando si trovarono alla gola le spade dei nemici. I combattenti che tentarono di resistere furono uccisi, gli altri semplicemente disarmati; le navi vennero rimorchiate in rada e, il bottino, ricchissimo, scaricato e messo sotto custodia. Dionisio, che aspettava sul molo, and incontro di persona al fratello e lo abbracci. Ben fatto, per Zeus! Avevamo bisogno di una vittoria, anche piccola: domani sarai salutato come un eroe! Piccola? replic Leptines. Aspetta e vedrai: non siamo nemmeno a met dellopera. Che stai dicendo? Arriv trafelato Filisto indossando ancora la veste da notte. Che cosa sta succedendo qui? Potevate avvertirmi che... Himilko aspetta le sue navi per questa notte, no? disse Leptines. Infatti... rispose Dionisio. E le avr. Si rivolse agli ufficiali che aveva dintorno. Ognuno cambi le proprie armi e le proprie vesti con quelle dei prigionieri, i rematori si trasferiscano sulle navi cartaginesi: pronti a salpare al pi presto! Brillante comment Filisto assolutamente brillante: un piano degno di un grande stratega. Vengo con te disse Dionisio. Meglio di no rispose Leptines. unimpresa comunque molto rischiosa. Uno di noi due sufficiente, meglio che tu resti in citt. Per di pi hai famiglia, mentre io non ho nessuno. Finora andata bene, no? Lascia che me ne occupi io. Dionisio lo fiss negli occhi. Ti avrei ucciso a Catania... Lo so. E avrei fatto un errore enorme. A volte mi chiedo chi sia veramente il migliore fra noi. Io, ovviamente rispose Leptines. Dammi la parola dordine, bastardo! In culo al mondo intero! rise Dionisio. In culo! ripet Leptines e balz sul ponte di una nave cartaginese.

Filisto si commosse alla vista di quel ruvido saluto perch sapeva che i sentimenti pi profondi dellanimo di Dionisio erano ancora vivi sotto la crosta del potere che sinduriva ogni giorno che passava. Continuava a sperare, o forse a illudersi, che luomo alla fine avrebbe vinto sul tiranno. La squadra usc dal Lakkios e vir a dritta, tenendosi per quanto possibile a ridosso dellOrtigia, finch si trov esattamente di fronte il Plemmirion, dalla parte opposta al porto Grande. Pieg ancora a destra verso il Daskon, dove brillavano le luci del corpo di guardia cartaginese e si potevano distinguere le unit incaricate della sorveglianza. I soldati di vedetta salutarono le insegne di Tanit sulle navi che sfilavano e ricevettero in risposta un saluto nella loro lingua. Un ufficiale cartaginese era stato convinto, con una spada puntata alle reni, a tranquillizzarli con il suono familiare della sua voce. Ora la piccola flotta era libera di muoversi e Leptines la guid verso il fondo della rada, dove si dondolavano allancora una cinquantina di navi da guerra. Lattacco fu tanto veloce quanto violento: una decina di imbarcazioni furono speronate e affondate, immobili comerano, al primo colpo; le altre vennero date alle fiamme con una pioggia di frecce incendiarie. Una seconda ondata di dardi infuocati si abbatt sulle tende e sui depositi, mentre dappertutto risuonavano grida e il suono prolungato dei corni lanciava affannosamente lallarme. La confusione era tale che Leptines riusc ad agganciare una mezza dozzina di navi nemiche e a rimorchiarle fuori dalla baia. Allalba la sua squadra entr trionfalmente nel porto Lakkios accolta da una moltitudine in festa. Leptines si sent rinascere nellabbraccio della folla e in quello del fratello Dionisio, ma poi il suo sguardo si alz verso il muro della fortezza e sugli spalti della torre vide unesile figura femminile. Gli sembr che agitasse un braccio per salutare e pens in cuor suo che fosse Aristomache, cos piccola per la distanza, lontana e irraggiungibile. Imbaldanzita dal successo, la marina siracusana al comando di Leptines si lanci in una serie di attacchi, affondando numerose imbarcazioni da carico e non poche navi da guerra. I Cartaginesi, furibondi per le perdite subite, decisero di stanare il loro imprendibile avversario dal Lakkios e distruggere le sue basi con un assalto in forze. Questa volta anche Dionisio si imbarc sulla Boubaris e nella furiosa mischia che ne segu furono visti i due fratelli battersi uno accanto allaltro con incredibile valore, guidando allarrembaggio le truppe dassalto come quando avevano ventanni. Appoggiata dalle catapulte schierate sui due promontori che chiudevano lingresso al porto, la flotta siracusana ebbe buon gioco nello spazio ristretto del Lakkios e inflisse pesanti perdite al nemico, costringendolo alla fine a ritirarsi. Una decina di navi vennero catturate e riparate, cosicch la forza disponibile arriv alle cinquanta unit. Dalla parte di terra la cavalleria non fu da meno e comp decine di missioni di disturbo, attaccando le pattuglie cartaginesi che andavano in giro per la campagna in cerca di viveri e di foraggio, annientando i reparti militari che perlustravano il territorio e giungendo spesso a minacciare gli stessi avamposti di Himilko nella pianura dellAnapo. Pass cos, fra continue scaramucce, la primavera e giunse lestate: bollente, umida e afosa. E con lestate scoppi la peste nel campo cartaginese. I morti venivano gettati nella palude con un sasso legato alle caviglie e in questo modo il contagio si moltiplicava ancora di pi, attraverso le vene nascoste dellacqua. La calura soffocante aveva prosciugato molti pozzi anche allinterno delle mura, ma la fonte Aretusa continuava a fluire limpida e pura. Filisto ricord le parole di Iolao, quando aveva detto che l stava la salvezza della citt, e fece promulgare lordine di bere soltanto lacqua della sacra fonte finch non fosse terminata la guerra e non fossero tornate le piogge. Nelle interminabili giornate abbacinate da un sole feroce, Dionisio si sorprese spesso a pensare alla ragazza selvaggia che viveva nella valle dirupata alle sorgenti dellAnapo e al giorno in cui aveva fatto lamore con lei sulle rive della fonte, nudo e felice. Si chiedeva se fosse ancora viva e se si ricordasse di lui. N la sposa italiana sempre incline a concedere per avere, astuta amministratrice della sua bellezza, n quella siracusana, spesso malinconica e chiusa in s, gli avevano mai dato tanto piacere. Nemmeno la nascita dei suoi figlioletti, Hipparinos e Niseo, aveva tolto dal volto di Aristomache il velo di tristezza che quasi sempre lo adombrava.

Da tempo ormai Dionisio rifuggiva da incontri occasionali con donne sconosciute per paura di mettere a rischio la propria incolumit, e diradava le frequentazioni anche con coloro che avrebbero dovuto essergli amici. Aumentava cos la sua solitudine e tutti i pensieri si concentravano sullazione bellica, sul progetto politico del grande Stato greco dOccidente al quale dedicava ogni energia. Si chiedeva quanti in citt lo amassero e quanti lo odiassero, quanti lo ammirassero e quanti lo temessero. Fra queste considerazioni, il sospetto cresceva in lui ogni giorno di pi e con esso la paura che un attentato gli stroncasse la vita, vanificando gli sforzi compiuti, lenorme dispendio di vite umane, lo spaventoso prezzo di sangue pagato per un sogno di grandezza in cui forse era rimasto lunico a credere. Tante volte gli tornavano alla mente le parole del padre adottivo Heloris: Un tiranno abbandona il suo posto solo se trascinato via per i piedi. E limmagine collegata alle parole gli opprimeva il cuore e la mente senza che egli potesse confidarsi con alcuno. Mostrarsi debole e vulnerabile non gli era concesso, nemmeno con gli ultimi amici rimasti: Iolao, Filisto e lo stesso Leptines. Solo il gigantesco Aksal, inseparabile guardia del corpo, gli dava un senso di tranquillit, come larmatura che gli copriva il petto in battaglia. Un essere possente e ciecamente fedele, pronto a ogni suo cenno. Una volta, mentre discuteva un piano dattacco con gli ufficiali nel cortile della caserma, Leptines tolse la lancia a uno dei mercenari campani per disegnare con la punta sulla sabbia le linee dellazione e Dionisio trasal. Leptines gli lesse per un istante sul volto la collera e il terrore e non pot credere ai suoi occhi. Riconsegn la lancia alla guardia e si allontan in silenzio. Dionisio lo rincorse e lo ferm. Dove vai? E me lo chiedi? Non hai capito... Gli uomini hanno lordine di non lasciarsi disarmare da nessuno e io non posso permettere che... Sei ancora capace di una risposta sincera? gli chiese Leptines fissandolo negli occhi. Che cosa vuoi dire? Ne sei capace? url. S. Allora rispondi: hai pensato che io volessi ucciderti? Dionisio rest muto e a capo basso per alcuni interminabili istanti, poi disse: Lho pensato. Perch? Non lo so. Te lo dico io il perch: perch al mio posto tu ne saresti stato capace. No rispose questo no. La ragione che forse io odio me stesso pi di quanto possa odiarmi chiunque altro. Cal ancora il silenzio fra i due. Si guardavano negli occhi senza riuscire a pronunciare una parola. Che devo fare? chiese infine Dionisio. Attacca. Guida i tuoi uomini in prima fila. I Siracusani, non i mercenari. Quelli mandali da soli. Dimostra che sei uno di loro, che sei pronto a morire per le cose in cui credi. Non aggiunse altro e si incammin lungo il corridoio. Dionisio rest ad ascoltare il rumore dei suoi passi che svaniva in lontananza. Lattacco fu deciso solo nel momento in cui le truppe di Himilko sembrarono veramente allo stremo e quando il lezzo dei cadaveri insepolti divenne insopportabile. Dionisio decise allora di rimettere in opera il suo vecchio piano di battaglia fallito a Gela. Attaccheremo con tre corpi darmata annunci alla riunione dellalto comando. Io sar alla testa del reparto centrale, che punter dritto al forte di Daskon. Euridemo guider la seconda divisione con i mercenari da occidente. Leptines, tu condurrai lattacco dal mare sbarcando il terzo contingente. La decisione su quando sferrare lattacco finale sar presa sul posto, quando la sorte dello scontro sar chiara e le tre divisioni saranno in posizione al campo trincerato. La parola dordine sar Apollo Condottiero!. Le due divisioni di terra uscirono con il favore delle tenebre dopo che Leptines aveva lasciato il porto con la flotta, e Dionisio punt direttamente al forte di Daskon, prendendolo di sorpresa. Occupata la posizione vi stabil il quartier generale e segnal a

Euridemo di mandare avanti i mercenari proprio mentre Leptines doppiava il promontorio meridionale dellOrtigia. Lo spartano ordin di attaccare. Nonostante la decimazione causata dalla peste, gli Iberici e i Campani di Himilko reagirono con grande valore, respingendo i mercenari guidati da Euridemo e infliggendo loro pesanti perdite. Ma intanto Leptines aveva sbarcato la sua divisione di incursori e Dionisio si era avvicinato con il grosso delle truppe, lasciando solo un presidio alla spianata davanti al forte di Daskon. Le fortificazioni del campo trincerato di Himilko apparvero subito troppo agguerrite per un assalto frontale e Dionisio decise di non rischiare. Lanci invece le truppe contro le difese del campo navale. Presi in mezzo fra gli uomini di Leptines e le due divisioni di terra, i Mauri e i Libici posti a difendere le navi furono travolti e fatti a pezzi. Molte delle navi cartaginesi pi leggere erano spiaggiate e Dionisio ordin di appiccare loro il fuoco, trasformando il campo in un unico immenso rogo. Un violento vento di terra spinse il fuoco verso il mare e anche buona parte delle navi da trasporto vennero divorate dallincendio. Rimaste senza equipaggi, le triere ancorate in terza fila vennero in parte distrutte, in parte rimorchiate verso il porto Lakkios. Meno di un terzo riuscirono a prendere il largo con gli equipaggi dimezzati. Sulle mura della citt si era radunata una folla strabocchevole richiamata dallo spettacolo dellimmenso rogo, e la gente, fuori di s per la gioia di vedere distrutta la flotta nemica, levava altissime grida di incitamento verso i propri soldati, che poteva ben distinguere nella pianura sottostante. Molti, soprattutto vecchi e ragazzi, vista la gran quantit di imbarcazioni cartaginesi alla deriva nella rada, uscirono con ogni tipo di natante in grado di galleggiare per appropriarsene e rimorchiarle in porto. Tale fu il numero dei vascelli recuperati, che alla fine non si trov pi un solo spazio libero in darsena e si dovettero ancorare al centro del golfo o lungo la sponda settentrionale. La sera, Dionisio rientr alla testa delle sue truppe vittoriose, fra gli applausi della folla in delirio, e offici un solenne sacrificio di ringraziamento al tempio di Atena sullacropoli, cui assistettero anche le due spose, Doris e Aristomache, vestite degli abiti pi belli, luna tenendo per mano il piccolo Dionisio e laltra con Hipparinos e linfante Niseo ancora in fasce. Il campo trincerato cartaginese era tuttavia intatto e cos lesercito di Himilko, ma la flotta era in gran parte perduta. Si erano salvate solo una quarantina di navi delle oltre cinquecento, fra unit da battaglia e da carico, di cui era composta la gigantesca armata. Le sorti della guerra erano completamente rovesciate. Due giorni dopo, a notte fatta, una scialuppa si avvicin al castello dellOrtigia dalla parte del mare aperto e il barcaiolo diede una voce alle sentinelle. Un messaggio per il vostro comandante. Iolao fu subito avvertito al corpo di guardia e venne a incontrare di persona luomo sulla barca. Lo condusse da Dionisio, che stava cenando con Leptines e Filisto. Lospite notturno era latore di un messaggio da parte di Himilko. Parla disse Dionisio. Questo mio fratello e questi altri come se lo fossero. Luomo si tolse il cappuccio che gli copriva il viso e si rivel essere lo stesso ambasciatore che gi era venuto durante la guerra precedente per trattare la pace. Le cose sono cambiate da quando ci incontrammo lultima volta disse Dionisio, in tono tuttavia conciliante. Che cosa posso fare per il nobile Himilko? Il mio signore ti fa una proposta molto ragionevole, che spero accetterai. Dipende da quanto ragionevole rispose Dionisio. Per cominciare, ti offre trecento talenti in argento, lottanta per cento in contanti e il resto in barre. Linizio promettente ghign Leptines. In cambio, il nobile Himilko chiede che tu lo lasci partire con le sue truppe cartaginesi. Diecimila uomini in tutto. E i mercenari? E le truppe indigene? chiese Iolao. Non abbiamo abbastanza navi per loro. Ne farete ci che vorrete. Se accettate, la somma vi verr consegnata domani stesso in un luogo che vi dir, non lontano dal Plemmirion. Che cosa ne dite? Lasciaci ora rispose Dionisio. Dobbiamo deliberare. Poi ti far sapere.

Aksal lo condusse fuori dalla stanza e i quattro cominciarono a discutere. Non avrai intenzione di accettare disse subito Leptines. Deve arrendersi senza condizioni. Al massimo, puoi permettergli di svignarsela da solo e salvare la pelle. Il malloppo ci cadr in mano comunque quando avranno finito di imputridire in quel marciume. Non hanno scampo. Li chiudiamo da terra con la cavalleria e li blocchiamo dal mare con la flotta. Ora siamo alla pari. Anzi, noi abbiamo le pentere. Dionisio alz una mano per fermare quella perorazione. La disperazione pu compiere prodigi. Chi non ha pi nulla da perdere pu trovare tanta forza in s quale nemmeno puoi immaginare. vero concord Iolao, In ogni essere umano c una riserva nascosta di energia, una specie di tesoro sepolto che viene alla luce quando minacciato. lultima risorsa che la natura gli attribuisce per sopravvivere. Una cosa certa disse Filisto. I trecento talenti ci servono: le spese della guerra sono state enormi, gli stipendi ai mercenari sono in arretrato e dobbiamo anche risarcire le famiglie dei cittadini caduti in battaglia, ricostruire la flotta, pagare unindennit al contingente inviato dalla Metropoli. Non solo intervenne Iolao. Pi questa gente rimane nelle nostre vicinanze, maggiore la possibilit che la peste si diffonda anche tra noi. Se invece li lasceremo tornare, la semineranno in patria. gi accaduto laltra volta. So come si propaga quel tipo di malattia. Ne sono convinto anchio approv Filisto. Allora, che si fa? Leptines era fuori di s. Siete pazzi. Abbiamo finalmente la possibilit di sterminarli dal primo allultimo e voi li lasciate andare per trecento talenti? una bella somma ribad Filisto. Sentite, se per il denaro che volete lasciarli andare, io vi giuro che lo trover e ve lo porter. Bloccher laccampamento in modo tale che non potr uscire nemmeno una mosca. Ho ascoltato il vostro parere intervenne a quel punto Dionisio. Fate rientrare lambasciatore. Aksal ricondusse nella sala linviato di Himilko. Abbiamo meditato sulle tue proposte e vorrei farne una a mia volta... esord Dionisio. Perdonami, supremo condottiero lo interruppe garbato lambasciatore poco fa, mentre attendevo in anticamera, ho udito senza volere uno di voi, dalla voce piuttosto forte... Dionisio guard stizzito il fratello ancora rosso di collera. ...Mi sembrato di udire, dicevo, che avete lintenzione di mettere il blocco per non fare uscire il tesoro dal campo trincerato. Il fatto , amici miei, che il denaro... non nellaccampamento e, qualora questo negoziato fallisse, verrebbe immediatamente scaricato in mare, a una profondit dove nessuno potrebbe mai raggiungerlo. Un vero spreco, non trovate? Quando una decisione ragionevole soddisferebbe sia noi che voi. Dionisio sospir. Allora, posso conoscere la tua decisione? Dirai al tuo padrone che accetto. Lo scambio avverr in mare, a mezza via tra il vostro campo sullAnapo e il promontorio meridionale dellOrtigia. Appena avr visto il denaro, le prime navi potranno cominciare a salpare. Tutto avverr di notte e nella massima segretezza. Per noi sta bene conferm lambasciatore. Quando vorresti dare corso alla transazione? Domani stesso sar luna nuova replic Dionisio. Ci porterete il denaro allinizio del secondo turno di guardia. Tre segnali luminosi da parte nostra e tre da parte vostra. Molto bene, heghemn. Ora, se permetti, torno a riferire al mio signore lesito felice della mia missione e a tranquillizzarlo sulle tue buone intenzioni. Hai visto? disse Dionisio a Leptines appena lambasciatore fu uscito. Credi di poter fottere un cartaginese? In fatto di soldi, per di pi? Ho preso la decisione giusta. E adesso andiamocene a dormire: domani ci aspetta una lunga giornata e non delle pi facili. Gli ospiti salutarono per andarsene, ma Dionisio richiam Leptines. Che vuoi? Ho riflettuto sulla tua proposta. C del buono in quello che dicevi. Leptines lo guard sorpreso. Mi prendi in giro?

Affatto. Ascoltami bene: immagina che appena avvenuta la consegna del denaro qualcuno dallOrtigia noti strani movimenti allimbocco del porto Grande... Pu essere rispose Leptines ma questo significa che per il futuro non ci sar mai pi la possibilit di un accordo leale fra noi e loro. Non vero se, per esempio, ad attaccare saranno i Corinzi. Noi non siamo in grado di dare ordini alla marina della Metropoli. E questo lo sanno anche i Cartaginesi. Avrei preferito che tu non mi dicessi nulla. Non mi piace linganno, nemmeno ai danni del mio peggiore nemico. Se hai bisogno di me per qualunque altra cosa, sai dove trovarmi. Ti auguro di dormire bene. Se ne and. La notte successiva, allora convenuta, Dionisio usc con una scialuppa e raggiunse una triera che lo aspettava a uno stadio di distanza verso il mare aperto. Poi la nave da guerra avanz lentamente in direzione del porto. Ai lati e in posizione avanzata, a circa mezzo stadio di distanza, due piccole unit da ricognizione controllavano che non ci fossero sorprese o imboscate. Tutto fil liscio. Appena giunta nel luogo convenuto, la nave venne accostata da unimbarcazione cartaginese, dopo lo scambio di segnali, e cominci il trasferimento del denaro. Cera a bordo lambasciatore che aveva condotto la trattativa. Ti prego, heghemn disse subito fai che il conteggio avvenga al pi presto. La nostra flotta gi in prossimit del Plemmirion, pronta a prendere il largo. Dionisio annu e i suoi amministratori, pronti con le stadere, pesarono in poco tempo il denaro e diedero il via libera. Dirai al tuo signore che pu partire disse allambasciatore e di non fare mai pi ritorno. Vedi, la Sicilia come un frutto molto saporito ma con allinterno un nocciolo durissimo, su cui chiunque destinato a spezzarsi i denti. Ecco, Siracusa il nocciolo. Addio. La barca si allontan e Dionisio vide che lanciava segnali luminosi, probabilmente verso il Plemmirion dove Himilko era in attesa con la flotta. Come sar riuscito a ingannare i mercenari? chiese Iolao. Non sar stato difficile. Avr detto che stava preparando unincursione notturna. I Cartaginesi sono gli unici che sanno navigare bene di notte e nessuno si sar meravigliato che abbia imbarcato solo loro. Adesso torniamo, perch fra non molto ci sar del movimento da queste parti. Iolao annu e fece cenno al pilota di virare in direzione dellOrtigia. Il tesoro fu scaricato sugli scogli sotto il castello, dove si apriva un passaggio segreto che conduceva nei sotterranei della fortezza. Anche Dionisio e Iolao entrarono dalla stessa apertura e raggiunsero poco dopo i loro appartamenti. Pass ancora qualche tempo e si sentirono squillare trombe di allarme. Alcune guardie vennero a bussare alla sua porta. Heghemn, heghemn, i Cartaginesi se la svignano! Se ne sono accorti i Corinzi e stanno uscendo con le loro navi. Che dobbiamo fare? Come, che dovete fare? grid. Suona lallarme, per Zeus! Chiama mio fratello, tutti gli equipaggi alle navi, muovetevi! Segu un grande trambusto, ma gli unici a uscire in mare in tempo utile furono i Corinzi, che riuscirono a intercettare la coda della flotta cartaginese e ad affondare una decina di navi. Himilko scamp. Giunto in patria, confess pubblicamente, alluso semita, i suoi errori davanti al popolo e al Consiglio, poi si suicid. Ventiseiesimo La morte di Himilko e la diffusione della peste in Africa scatenarono la rivolta dei popoli soggetti a Cartagine, i Libici e i Mauri dellinterno, e la citt dovette impiegare tutte le residue energie per garantire la propria sopravvivenza. Dionisio ebbe cos mano libera in Sicilia. Occup la costa settentrionale dellisola fino a prendere Solunto, antica fondazione cartaginese a poca distanza da Palermo, e consolid la sua autorit sui Siculi. Si rese per conto che per realizzare il suo progetto di una Sicilia interamente greca, posta al centro del mare e delle terre, le risorse di cui disponeva non erano sufficienti. Doveva prima allargare i propri domini, creare il grande

Stato greco dOccidente che vagheggiava da tempo: un dominio personale che avesse in Siracusa il fulcro e si estendesse fino allistmo scilletico, il tratto in cui la penisola di fronte alla Sicilia pi angusta, fra lo Ionio e il Tirreno. In tal modo avrebbe avuto il controllo dello Stretto, la via dacqua da cui spesso erano giunte le minacce pi pericolose. Il nodo da sciogliere era Reggio, cos vicina che da Messina se ne potevano vedere i templi e, di notte, le luci. La citt gli era da sempre ostile. Ospitava Heloris, il padre adottivo che laveva ripudiato e che da anni era suo acerrimo nemico, e tutti i cavalieri esiliati. I vecchi aristocratici avevano cresciuto i figli nellodio pi feroce nei confronti del tiranno che aveva privato Siracusa della libert e loro della patria. Non perdevano occasione per diffondere sul suo conto la propaganda pi negativa e le calunnie pi vergognose, infarcite di aneddoti infamanti. Dionisio, dal canto suo, non se ne curava e proseguiva con i preparativi della guerra, daccordo con gli alleati italiani di Locri, cui lo legavano vincoli di famiglia. Cera da condurre a termine unultima impresa prima di marciare contro Reggio: la conquista di Tauromenio, la formidabile Roccaforte del Toro tenuta dai Siculi alleati di Cartagine. La consideravano una sorta di sacrario della loro nazione, protetta comera da una posizione quasi inaccessibile sulla vetta di uno spuntone roccioso. Di l si dominava la strada costiera che collegava Siracusa a Messina e allo Stretto, di l si vedevano le spaventose convulsioni dellEtna durante le eruzioni, oppure, nei tranquilli tramonti dinverno, la cima immacolata del vulcano tingersi di rosso prima del calare della notte. Dionisio tent un attacco notturno, in pieno inverno, durante linfuriare di una tempesta di neve. Scal la rupe con i suoi incursori dal lato in cui la parete era pi precipite e per questo meno sorvegliata, conducendo personalmente le sue truppe. Limpresa in un primo momento ebbe successo, ma appena i Siculi si resero conto dellinvasione, accorsero in massa ingaggiando un feroce corpo a corpo con gli assalitori, che si trovarono in breve in condizioni di pesante inferiorit. Dionisio, che si batteva alla testa dei suoi uomini, fu ferito e solo la possanza di Aksal lo salv dalla morte. Il gigantesco celta decapit lavversario con un sol colpo dascia, scaravent la sua testa in mezzo ai nemici attoniti e subito dopo li aggred con furia selvaggia, ruggendo come una belva e massacrandone un gran numero. In tal modo Dionisio pot essere sollevato e portato indietro verso il muro di cinta. Iolao guid la ritirata, ammassando compatti gli uomini nel punto da cui erano entrati. Aksal cal con una fune il suo signore ferito, mentre altri guerrieri scendevano per riceverlo alla prima spianata che si apriva lungo la rupe. Riuscirono a salvarlo, ma perdettero molti compagni nella discesa precipitosa, sotto il grande mare di massi e di ogni sorta di proiettili che i Siculi scagliavano dalle mura. Intanto Cartagine non aveva dimenticato lumiliazione patita e appena si fu ripresa dalla peste arruol mercenari iberici e balearici, sardi e sicani e schiacci in pochi mesi la resistenza dei Libici riducendoli di nuovo allobbedienza. Poi affid allammiraglio Mago il compito di rispondere allarroganza siracusana. I mezzi erano scarsi e la flotta assai ridotta di dimensioni, tuttavia Mago riusc ad avanzare indisturbato fino a Cephaloedion. Di l punt a sud verso linterno in direzione di Agira su cui regnava un tiranno locale, amico di Siracusa. Dionisio gli and incontro con lesercito e lo respinse per due volte in scontri parziali. Quando per il suo stato maggiore e gli alleati lo incitarono a infliggere il colpo finale, egli si rifiut, ritenendo di essere gi il vincitore e che non valesse la pena rischiare le forze in un attacco frontale. Pensava ormai alla spedizione contro Reggio e non voleva perdere nemmeno un uomo in un confronto che giudicava inutile, uno dei mille, stupidi episodi di scontro con i Cartaginesi che non avrebbe risolto nulla. Ma i suoi si indignarono per questa condotta rinunciataria, non sopportando lidea di essere giudicati dei codardi dai barbari, e, siccome erano in gran parte truppe cittadine, decisero di tornarsene a casa lasciandolo solo. Iolao li segu per mantenere il controllo della situazione, che sarebbe potuta precipitare in qualunque momento in assenza del capo supremo, mentre Filisto e Leptines restarono con Dionisio al comando della sua guardia personale e di un contingente di mercenari peloponnesiaci.

Riuscirono a rientrare senza problemi, ma Dionisio fu in ansia fino allultimo momento, terrorizzato allidea che in sua assenza la citt si sollevasse e le truppe cittadine occupassero lOrtigia. Non accadde nulla e fu quasi un prodigio. Mago, dal canto suo, si ritenne soddisfatto di averlo indotto a ritirarsi e torn con lesercito entro i confini della provincia cartaginese. Di l invi unambasceria proponendo la pace. Dionisio avrebbe riconsegnato Solunto e gli altri centri del Nord che aveva recentemente conquistato e in cambio Mago gli avrebbe riconosciuto il dominio sui Siculi, inclusi quelli di Tauromenio. Le condizioni erano convenienti per entrambi e la pace fu stipulata. Con la pace rifiorirono i commerci, i traffici e il flusso delle merci dal Ponto Eusino al golfo Adriatico, dalla Spagna allAfrica, dalla Grecia alla Gallia, allAsia, allEgitto. I due porti di Siracusa brulicavano di vascelli provenienti da tutte le parti del mondo, di artigiani e di mercanti, di operai e facchini che scaricavano legname dallItalia, ferro dallEtruria, rame da Cipro, papiro dallEgitto, silicio da Cirene, e caricavano per esportare: grano, olio doliva, manufatti di ogni genere, cavalli, armi. Dionisio guar dalla sua ferita e si ricord della forza e del valore di Aksal. Se avessimo alcune migliaia di mercenari come lui disse una volta a Filisto nessuno potrebbe fermarci. Devono essere combattenti indomabili. Attento rispose Filisto potrebbero anche diventare una minaccia. in atto uninvasione a nord. Lho saputo da nostri informatori veneti giunti da Adria con un carico di ambra. Sono molte trib, che vengono dallaltra parte delle Alpi con al seguito le famiglie. Una vera e propria migrazione. Hanno ingaggiato uno scontro durissimo con gli Etruschi fra lAppennino e il Po e quelli hanno chiesto aiuto ai loro fratelli che vivono nella patria originaria, fra lArno e il Tevere. Se sono tutti come Aksal, gli Etruschi non hanno speranza di respingerli osserv Dionisio. Il pretesto per lintervento contro Reggio fu offerto da una scaramuccia di confine fra la citt dello Stretto e Locri, che si mut presto in guerra dichiarata. Doris, la sposa locrese, apparve subito preoccupata perch in patria aveva molte persone che le erano care. La tua citt non ha nulla da temere la rassicur Dionisio. Anzi, alla fine della guerra sar ancora pi grande e pi ricca. Chi mi amico sa che da me pu ricevere soltanto benefici. Allora ricorda, appena sarai sbarcato nella mia citt, di offrire un sacrificio al nostro eroe nazionale, Aiace Oileo. Lo far, anche se non credo che il vostro Aiace verr a togliermi dimpiccio se mi trover in difficolt. Questo non vero. Lo sai che i Locresi lasciano sempre uno spazio vuoto in prima linea perch Lui vi prenda posto in battaglia? Dionisio sorrise e sembr guardare per qualche istante con curiosit i movimenti di suo figlio che giocava con un cavallino di legno. Davvero? disse poi distrattamente. Non lo sapevo. Certo. Pi di un secolo e mezzo fa i nostri combatterono una battaglia tremenda contro quelli di Crotone, presso il fiume Sagra. Il comandante crotoniate, visto quel varco aperto nella nostra prima linea, vi si gett per spezzare il nostro schieramento ma fu ferito da unarma invisibile e portato subito nelle retrovie. La ferita, nonostante le cure dei medici, che pi volte lavevano cauterizzata, non rimarginava e, anzi, emanava un fetore insopportabile, procurandogli dolori lancinanti. Si decise di consultare loracolo di Delfi che rispose: La lancia di un eroe ha inflitto la ferita, la lancia di un eroe la guarir. I sacerdoti, interpretando il vaticinio, dissero che egli doveva recarsi nella palude Meotide sulle rive settentrionali del Ponto Eusino, dove, in unisola, era conservata la lancia di Achille. Il comandante crotoniate intraprese un lunghissimo viaggio e, giunto in

quel santuario ai confini del mondo, applic alla ferita la ruggine della lancia delleroe e guar dincanto. una bellissima storia comment Dionisio. Devi raccontarla a nostro figlio. Mi porti con te? chiese Doris. Non ci penso per nulla. Il bambino piccolo, ha bisogno di te, e la guerra guerra. Un giorno, forse, quando tutto sar finito, quando si aprir un lungo periodo di pace e di prosperit, ti porter a Locri. Ci faremo costruire una bellissima casa e vi trascorreremo qualche periodo di tanto in tanto. Parli sul serio? chiese la ragazza. E andremo io e te soli? Dionisio si rabbui. Sai che non devi parlare cos. Aristomache deve essere per te come una sorella. Dovresti anzi essere tu a chiedere di portarla con noi. Io ho tentato di esserle amica. Ho perfino condiviso il letto con voi, la prima notte, ricordi? E lo avrei fatto ancora, ma lei gelosa, sempre malinconica... anche adesso che ha dei figli. Io non so come tu faccia a sopportarla... Basta cos! la interruppe brusco Dionisio. So dove vanno a parare questi discorsi. Sii contenta della tua situazione, che ogni donna al mondo invidierebbe, e non chiedere di pi. Doris si rivolse allancella. tardi, metti a letto il bambino. E tu, piccolo, dai un bacio a tuo padre. Il bambino baci timidamente il genitore senza staccarsi dalla mano della nutrice, che lo port via con s. Dormi con me questa notte? chiese Doris appena furono usciti. Lo sai che oggi devo stare con Aristomache. Ma Aristomache ha il suo periodo, mentre io no. Non ti sfugge nulla. Non ci vuole molto. Basta saperlo una volta e poi tenere il conto. Mentre diceva quelle parole, si slacci le fibbie della veste rimanendo nuda davanti a lui. Il corpo di Doris splendeva dellarmonia di forme che gli conferiva la pienezza della sua femminilit. Sei terribile... disse Dionisio scorrendo con lo sguardo il corpo sensuale della sposa, la pelle bianchissima su cui le lampade riflettevano un alone dorato. Lei gli si avvicin e lo abbracci, avvicinando i seni al viso di lui. Dionisio la baci con ardore e la trascin sul letto. Ma dopo disse con un sogghigno andr a dormire con Aristomache. I Celti hanno espugnato Roma! esclam Filisto entrando quasi di corsa nellappartamento di Dionisio. Che cosa? cos, i Romani hanno cercato di affrontarli, ma appena li hanno visti si sono presi un tale spavento che sono scappati a gambe levate. Molti si sono gettati nel fiume, altri sono fuggiti in una citt vicina, loro alleata. Come lhai saputo? Lhanno riferito dei mercanti etruschi di Cuma, che a loro volta lhanno saputo dai loro connazionali di Tarquinia. stato un disastro. La citt stata saccheggiata, i senatori che avevano deciso di rimanere massacrati. Ha resistito lacropoli, per un poco, ma poi hanno dovuto capitolare e pagare un grosso riscatto per avere la libert. Dionisio si volse ad Aksal. Hai sentito che cosa hanno fatto i tuoi fratelli? Hanno bruciato una delle citt etrusche pi potenti del Tirreno. Nessuno pu resisterci comment laconico il celta. Comincio a crederlo anche io. Anzi, vorrei mandarti un giorno da loro, assieme a Filisto, a proporgli se volessero combattere al mio servizio. Se tu comandi, Aksal va. Bene. Ma per Zeus, sono anni che vado dicendo di insegnare un po di greco a questa creatura! Il fatto rispose Filisto che nessun maestro ha mai resistito pi di qualche minuto. Temo che dovrai tenertelo cos com. In fondo non ti serve un fine letterato, ti serve un energumeno che ti faccia il vuoto intorno. E lui perfetto, mi sembra. Che cosa si sa di questi Celti? chiese Dionisio. Me ne avevi gi parlato, ma suppongo che ora se ne sappia qualcosa di pi.

Non molto: vivono nel Settentrione, suddivisi in trib soggette a capi, e secondo alcuni sarebbero gli Iperborei di cui parlano i miti. Secondo altri sarebbero discendenti di un tale Galata, generato da Eracle al suo ritorno dalla Spagna con i buoi di Gerione. Favole... comment Dionisio. Vivono in villaggi fortificati, venerano Apollo, Ares ed Efesto come noi, praticano i sacrifici umani, sono fedeli alla parola data, dicono sempre la verit... Sono dei barbari, insomma concluse Dionisio. Che cosa ti aspettavi? Ne hai qui un esemplare ormai da anni. Per quello che ho in mente, pi barbari sono e meglio . Ma vorrei che tu cominciassi a meditare su una cosa... Se mai riuscir ad arruolarne un buon numero, dovrai scoprire se non c nel mito qualche versione che li colleghi alla Sicilia. Credo proprio di no. Allora ne inventerai una. La gente che si trasferisce in terre straniere ha bisogno di scoprirvi qualcosa di familiare. Questi Celti sono un elemento di instabilit e si sono gi spinti molto a sud. Stai in guardia. Non ci sar nulla e nessuno che potr minacciarci quando avr portato a termine il mio progetto, quando avr tirato una muraglia dallo Ionio al Tirreno e la mia flotta dominer incontrastata lo Stretto, quando Siracusa sar la pi grande citt del mondo e i potenti della terra dovranno fare i conti con noi e contendersi la nostra amicizia. E ora attaccherai Reggio. Hanno assalito i miei alleati e parenti locresi... Dietro tuo suggerimento. La sostanza non cambia. Hai considerato, spero, che Reggio fa parte della Lega che riunisce gran parte dei Greci dItalia. Se una citt viene attaccata, le altre sono impegnate ad accorrere in suo aiuto. Lo so. E so anche come agire. Tu intanto resterai qui e avrai il comando della fortezza dellOrtigia. Filisto accenn lievemente con il capo, quasi imbarazzato per lonore che gli veniva attribuito. Leptines avr come sempre il comando supremo della flotta. Sai dov ora? Dove vuoi che sia? sulla Boubaris a far lucidare gli scalmi, la polena, laplustre, la testa dalbero. Se avesse moglie, non le vorrebbe certo pi bene che a quella nave. Allora fagli sapere che sar suo ospite per tutte le operazioni in mare. Dionisio si present davanti a Reggio verso la fine dellestate di quellanno con unarmata poderosa: ventimila uomini, mille cavalli e centoventi navi da battaglia di cui trenta pentere. Sbarc a est della citt e si diede a saccheggiarne e a devastarne il territorio. Ma la risposta della Lega non tard a farsi sentire. Sessanta navi salpate da Crotone entrarono nello Stretto per recare aiuto alla citt minacciata, ma Leptines vigilava e piomb sulla squadra in navigazione con lintera flotta. I Crotoniati, vista la schiacciante superiorit del nemico, cercarono scampo a terra e tentarono di spiaggiare le navi per proteggerle, subito aiutati dai Reggini, usciti in forze in loro soccorso. Leptines si avvicin fin quasi a toccare il fondo con le chiglie, fece lanciare degli arpioni e cerc di rimorchiare al largo le navi crotoniate. Inizi un bizzarro tiro alla fune fra gli equipaggi crotoniati che da terra cercavano di trattenere le loro navi, ancorandole al suolo con cime e picchetti, e i Siracusani, che cercavano di trascinarle in mare a forza di remi. La grottesca contesa fu interrotta dallesplodere di una tempesta, annunciata da unimprovvisa folata di Borea che prese al traverso gli scafi siracusani facendoli rollare paurosamente. Leptines diede il segnale di mollare tutto e di raggiungere il porto di Messina, ma il vento continuava a rinforzare ogni istante di pi, le onde singigantivano ribollendo di schiuma e si udiva in lontananza il brontolio minaccioso del tuono. I comandanti ordinarono di ammainare le vele e di disalberare, ma non poche navi erano state sorprese con la velatura al vento e furono rovesciate. I naufraghi non ebbero altra scelta che nuotare verso la costa italiana dove vennero subito catturati e imprigionati dai Reggini.

Il resto della flotta combatt duramente con la bufera per ore e ore. La Boubaris riusc a entrare nel porto di Messina per ultima, soltanto a mezzanotte, con molti remi spezzati e le stive piene dacqua. Il tempo si era guastato e Dionisio rientr a Siracusa, furioso per lo smacco subito. Per parecchio tempo se ne stette rinchiuso nella caserma dellOrtigia, inavvicinabile anche dagli amici pi intimi che, dal canto loro, evitavano di importunarlo, aspettando che la buriana passasse. Poi, un giorno, convoc Filisto. Ho bisogno di te esord appena fu entrato. Filisto lo guard in tralice. Aveva le occhiaie scure, segno di insonnia, e il colorito terreo. Sono qua rispose. Devi partire per una missione diplomatica. Mi devi stipulare unalleanza. Con chi? Con i Lucani. Devo piegare Reggio e anche la Lega italiana, se necessario. E intendo concludere tutto entro questanno. Lanno prossimo ci saranno le Olimpiadi e voglio aver portato a termine il mio progetto e presentarmi come... I Lucani? lo interruppe Filisto. Ho sentito bene? Vuoi allearti con i barbari contro una citt greca? Ma ti rendi conto di ci che stai dicendo? Me ne rendo conto benissimo. E non seccarmi con queste sciocchezze nazionalistiche. Gli Spartani si sono alleati con i Persiani contro gli Ateniesi pur di vincere la grande guerra e i Reggini una volta si allearono con i Cartaginesi contro di noi ai tempi di Ghelon... Per quando i Persiani vollero imporre il loro dominio sulle citt greche dAsia, re Agesilao di Sparta sbarc in Anatolia e li attacc in forze... Ma questo ha unimportanza relativa. il tuo cambiamento che terribile, che mi amareggia e mi addolora. Dov finito il giovane eroe che conoscevo? Il campione dei poveri contro gli aristocratici? Il combattente intrepido, il difensore degli Elleni, il nemico implacabile dei Cartaginesi. Il vendicatore di Selinunte e Imera? qui, davanti a te! grid Dionisio. Non ho forse combattuto i barbari fino a pochi mesi fa? Il mio corpo non ancora dolorante per le ferite ricevute a Tauromenio? Non ho forse servito la mia patria? Non lho resa pi grande e potente, temuta e rispettata? Gli Ateniesi ci corteggiano, gli Spartani anche: siamo invidiati per la nostra ricchezza e la nostra potenza e chi ha compiuto questo? Rispondi, per Zeus! Chi ha compiuto tutto questo? Tu, certo, ma anche tuo fratello Leptines, che ha rischiato la vita mille volte per eseguire i tuoi ordini, e anche Iolao, che non ti ha mai abbandonato e ha sempre creduto in te, e Dorisco, assassinato nella sua tenda, e Biton, massacrato a Motya, e anche io. S! Io che ho giurato di seguirti fino agli inferi, se necessario. Ma non chiedermi questo, Dionisio, non chiedermi di stipulare unalleanza con i barbari contro i Greci. contro di me, contro ci in cui credo. Ed anche contro di te, non capisci? La tua autocrazia gi uno scandalo per i Greci. Finora stata tollerata perch tu apparivi come un campione dellellenismo contro i barbari. Ma, se ti allei con i Lucani per assalire Reggio e la Lega italiana, ti copriranno dinfamia, ti sputeranno addosso, sarai rappresentato come un mostro. E sia! Non ho bisogno della loro considerazione. E invece s. Nessuno pu vivere senza la stima dei propri simili, ricordalo! Dionisio, che stava misurando a grandi passi il pavimento della sala delle armi, si ferm dun tratto al centro della stanza, fissando Filisto con uno sguardo stralunato. Io posso andare avanti benissimo anche da solo. Limportante vincere. Se avr successo, sar acclamato perch tutti avranno bisogno di me. E vincer, con o senza il tuo aiuto. Aspetto una risposta. Senza rispose Filisto. Vincerai, se potrai, senza il mio aiuto. Benissimo. Cos so su chi posso contare. Addio. Filisto chin il capo, poi lo guard per un istante con unespressione accorata. Addio, Dionisio rispose. E si diresse alla porta. Aspetta. Filisto si volse come sperando che qualcosa potesse ancora accadere. Leptines non deve saperne nulla, per ora. Ho la tua parola? La mia parola? Tu non credi pi da tempo n a parole donore n a giuramenti. A quelli degli amici, s rispose attenuando la voce.

Hai la mia parola rispose Filisto, e se ne and. Ventisettesimo Il trattato di alleanza che Filisto si era rifiutato di negoziare fu concluso comunque da un emissario messinese di Dionisio e nellestate successiva i Lucani scesero in forze verso Thurii, una colonia greca risorta mezzo secolo prima nel luogo in cui era stata distrutta Sibari. Intanto Leptines era stato mandato con la flotta nel Tirreno dalle parti di Laos. Dionisio infatti gli aveva detto che le sue truppe sarebbero giunte da oriente attraverso le montagne per prendere in mezzo le forze della Lega che avevano invaso il territorio dellamica Locri. I Thurii reagirono con grande decisione allattacco dei Lucani e quando videro che si ritiravano verso le montagne, invece di attendere il grosso dellesercito della Lega, in marcia da Crotone, si gettarono al loro inseguimento. Risalirono la valle del Carax fino a raggiungere il crinale delle montagne e, trovando la via sgombra, scesero dallaltra parte in direzione di Laos, che sorgeva sulla costa. Ma quando furono arrivati nella breve pianura tra i monti e il mare si trovarono di fronte unamara sorpresa. I Lucani non erano davanti a loro, bens alle loro spalle. Erano decine di migliaia, lintera forza di cui disponevano tutte le loro trib, e scendevano a valle gridando e agitando le armi. I Thurii si accorsero di essere completamente in trappola e fecero quadrato con la falange preparandosi a una resistenza a oltranza. Ma tale era la superiorit numerica del nemico che alla fine la battaglia si trasform in una carneficina. Un gruppo di circa quattromila guerrieri riusc a ritirarsi su una collina, dove continuarono a respingere gli assalti dei barbari. Altri mille, completamente accerchiati sulla spiaggia e senza pi alcuna possibilit di salvarsi, videro improvvisamente che alle loro spalle appariva una flotta greca e, sbarazzatisi delle armi, si gettarono a nuoto verso le navi. Non era la flotta reggina, come loro speravano, era quella siracusana, giunta puntuale per chiudere la trappola anche dal mare. Ma alla vista di quei disgraziati che sanguinavano e si dibattevano nellacqua cercando disperatamente di salvarsi, Leptines ebbe un soprassalto. Si rese conto che era un esercito barbaro a massacrare i Greci di Thurii sulla spiaggia, rivide per un istante la scena orribile degli equipaggi cartaginesi davanti a Catania che infilzavano i suoi marinai mentre cercavano di raggiungere a nuoto la costa e grid con quanto fiato aveva in gola: Salvate quegli uomini! Presto! I suoi ufficiali lo guardarono allibiti. Ma, heghemn, sono nemici... Sono Greci, per Eracle! Salvateli, tirateli su, ho detto! Lordine fu segnalato a Iolao che comandava lala destra e al resto della squadra, i cui ufficiali non ebbero pi dubbi quando videro la nave ammiraglia issare a bordo tutti i superstiti che incontrava. Appena messo piede sul ponte della Boubaris, un ufficiale thurio chiese di vedere il comandante. Lo condussero a prua da Leptines. Era sfigurato dai colpi ricevuti e dallimmane fatica sostenuta. Tremava per lo sforzo e non riusciva quasi ad articolare parola. Dategli dei vestiti asciutti ordin Leptines. Muovetevi, per Eracle, che aspettate? Heghemn... riusc a dire luomo a stento. Cosa farai di noi? Leptines lo guard e non ebbe pi dubbi. Sarete trattati con il riguardo che meritano dei valorosi combattenti. E sarete... riconsegnati alle vostre famiglie. Lufficiale secondo in comando lo guard stupefatto: aveva limpressione di essere capitato nel luogo sbagliato e nella guerra sbagliata. La voce del suo comandante lo riscosse. E adesso andiamo a terra. Il secondo impart lordine e mentre le altre navi continuavano nellopera di salvataggio, lammiraglia si avvicin alla spiaggia fin quasi a conficcare il rostro nella sabbia. Gi dalla prua della nave Leptines pot avere la visione quasi completa del campo di battaglia e ne rest sconvolto. Davanti a lui si stendeva il pi spaventoso carnaio che avesse mai visto in tutta la vita, un massacro di proporzioni mostruose. I cadaveri giacevano a mucchi dovunque, la terra era completamente intrisa di sangue, che scorreva in rivoli andando ad arrossare le acque del mare. Dieci, forse quindicimila

uomini erano stati abbattuti nel breve spazio di uno stadio, fra le montagne e la spiaggia, come animali in un mattatoio. La maggior parte di loro erano gi stati spogliati e denudati e mostravano le ferite ricevute e le mutilazioni. Molti corpi erano stati fatti a pezzi per sfilare pi agevolmente le armature che venivano ora ammucchiate dai Lucani a un lato del campo. Leptines avanzava in mezzo a quellorrore barcollando come in un incubo: vedeva i corpi efebici di ragazzi poco pi che adolescenti, e quelli massicci e muscolosi di uomini maturi, rigidi nel pallore della morte. Teste mozzate di barbuti veterani infilate sulle picche lo guardavano con occhi vitrei, la bocca spalancata in una muta, grottesca risata. E il ronzio delle mosche era dovunque, ossessivo e angosciante. Dun tratto leco della battaglia che ancora infuriava sulla sommit della collina sembr riscuoterlo e Leptines grid a Iolao rimasto sulla sua nave di mandargli linterprete. Quindi avanz verso il luogo in cui i capitrib aspettavano che lo scontro finisse per scatenare unaltra mattanza. Si rivolse a quello che sembrava il comandante in capo. Sono Leptines, fratello di Dionisio, signore di Siracusa e vostro alleato, e ti chiedo di porre fine a questo combattimento. Hai gi vinto gli disse. Lascia che io tratti la resa di quegli uomini. No rispose il capo. Noi siamo in guerra da lungo tempo con questa gente che ha occupato senza diritti il nostro territorio. Vogliamo che spariscano, dobbiamo sterminarli. Sar molto meglio per te risparmiarli. Sono disposto a riscattarli uno per uno. Ti do... venti dracme dargento ciascuno, va bene? Te ne do trenta... una mina, ecco, ti do una mina dargento per ciascuno. Accetti? Laveva raggiunto intanto il suo secondo che, appena udita quella proposta, lo afferr per il braccio. Heghemn, ma lo sai quanto ti coster? Almeno centocinquanta talenti: pi della met di tutto quello che abbiamo a bordo. il denaro che ci serve per le spese di guerra... Questa una spesa di guerra replic Leptines, poi, rivolto allinterprete domand: Vuoi chiedere a questo caprone se accetta la mia offerta, maledizione? Linterprete tradusse e il capo assent gravemente, con degnazione, come se concedesse un grande favore. Finalmente! esclam Leptines. Ora digli che devo raggiungere gli uomini sulla collina. Il capo grid qualcosa e la massa dei guerrieri lucani si ferm, poi prese lentamente ad arretrare. Da ultimo si apr per far passare lammiraglio siracusano che prese a salire lentamente il pendio fino a trovarsi davanti quattromila guerrieri thurii, stremati dalla fatica, feriti, ansanti, assetati, coperti di sudore insanguinato, che lo guardavano muti e attoniti. Solo il frinire assordante delle cicale risuonava in quel momento sulla collina bruciata dal sole. Leptines parl. Sono il navarca supremo della flotta siracusana e sono un vostro nemico, ma finora non sapevo che a questi barbari fosse stato ordinato il vostro completo sterminio. Ora il disastro compiuto, la strage consumata. Ma bench io sia un nemico, sono pur sempre un greco, parlo la vostra lingua e venero i vostri stessi di e dunque far il possibile per salvarvi. Ho offerto un riscatto per le vostre vite e, se vi arrendete, vi do la mia parola che non vi sar fatto alcun male e sarete restituiti alle famiglie che vi attendono. I vostri compagni che si erano gettati a nuoto pensando di andare verso la flotta reggina sono stati raccolti e curati e, assieme a voi, faranno ritorno alla vostra citt. Gli uomini lo guardarono stupefatti, non sapendo che cosa pensare. Alcuni gridarono frasi sconnesse, ormai incapaci di ragionare, altri si lasciarono cadere sulle ginocchia, altri ancora scoppiarono in un pianto dirotto. Gettate le armi e seguitemi disse Leptines. Non vi sar fatto alcun male. Se qualcuno vi aggredisse, io stesso darei ordine alle mie truppe di difendervi. A quelle parole, uno dopo laltro, a partire dai pi anziani, i guerrieri della collina gettarono a terra le spade e gli scudi e si incamminarono dietro a Leptines passando in mezzo alle file dei barbari armati e ancora eccitati per la strage. Avanzarono in silenzio, gli sguardi fissi nel vuoto, finch raggiunsero la spiaggia e si lasciarono cadere sulla rena.

Il capo dei Lucani li fece contare uno per uno, poi sal sulle navi a contare gli altri e tir le somme. Leptines pag senza batter ciglio centosettanta talenti in monete dargento, quindi negozi personalmente la pace fra le trib di quei barbari e gli ufficiali superstiti pi alti in grado in rappresentanza della citt di Thurii. Ottenne anche per loro il permesso di raccogliere i morti e deporli sulle pire. Al tramonto risal sulla Boubaris e ordin di mettere la prua a sud, in direzione di Messina, dove lo aspettava Dionisio e, forse, limpresa pi difficile della sua vita. Dionisio sapeva gi tutto e lo ricevette nel quartier generale a Messina, voltandogli le spalle. So che cosa pensi... cominci Leptines ma avresti dovuto esserci; tu non lhai visto quel massacro, quella distesa di cadaveri squarciati e fatti a pezzi, il sangue che arrossava la terra e il mare... Io non ho visto massacri? url Dionisio voltandosi di scatto. Tutta la vita sono stato in mezzo alle stragi. E anche tu, per Zeus! Non dirmi che la prima volta che vedi il sangue. Ma erano Greci, maledizione! Greci massacrati da barbari che agivano per nostro conto. Tu mi avevi parlato di un accordo con i Lucani, di un appoggio strategico, di azioni di disturbo, non mi avevi detto che gli avevi lasciato mano libera di annientare una intera citt! Basta! grid ancora pi forte Dionisio. Basta, ho detto! Hai compiuto un atto gravissimo di ribellione. Hai firmato una pace contro il mio disegno politico e contro la mia strategia militare. Hai dissipato una somma enorme che doveva servire per le operazioni belliche. Lo sai che cosa significa questo? Alto tradimento, insubordinazione, collusione con il nemico sul campo di battaglia! Leptines chin il capo come schiacciato dalla dura reazione del fratello, quasi non lavesse prevista. Quando alz gli occhi e incontr quelli di lui, iniettati di sangue, vide il volto arrossato dalla collera, le vene del collo turgide mentre urlava altre accuse e altre ingiurie, gli sembr di avere di fronte un estraneo, un essere crudele e disumano. Aspett che avesse finito e, mentre quello ancora ansimava per leccitazione incontrollabile dellira, replic: Lo so, e sono pronto ad accettarne le conseguenze. Ma prima voglio dirti una cosa: quando ho visto quellorrore mi sono ricordato dimprovviso che cos una citt greca, quasi lavessi dimenticato. Non parlo di Siracusa o di Selinunte o di Catania, di amici o nemici, parlo di una qualunque citt dove la gente discende da disgraziati costretti, tanti anni fa, a emigrare per cercare un po di fortuna oltremare. Arrivarono con nientaltro che le loro vite e le loro speranze. Non per costruire imperi, ma solo un simulacro, in piccolo, della patria dorigine: un luogo con un porto per i commerci, una collina per gli di, campi per il grano e gli olivi. Per ognuna di quelle citt che ha avuto un futuro, molte non sono mai nate, per ogni gruppo che ha conquistato un approdo, tanti sono finiti in fondo al mare, in bocca ai pesci. vero, ci siamo combattuti tante volte in guerre inutili per stupide rivalit, ma io non permetter pi che dei selvaggi annientino una citt greca per colpa mia. Ho fatto quel che ho fatto perch cos ho creduto giusto. Dionisio gli volt di nuovo le spalle e disse: Da questo momento sei destituito dal comando della flotta e in stato di arresto. Verrai tradotto a Siracusa e tenuto sotto custodia nel tuo quartiere nella caserma dellOrtigia, in attesa di una mia decisione definitiva. E ora liberami della tua presenza. Non voglio pi vederti. Leptines usc senza dire nulla e appena varcata la soglia trov due guardie che lo presero in consegna e lo condussero al porto. Chiese di dare un ultimo sguardo alla Boubaris e gli fu concesso. Se ne separ passando la mano ruvida sul parapetto lucido del dritto di prora da cui aveva guidato tante battaglie: la carezza daddio per unamica. Quelli che gli erano vicini videro che aveva le lacrime agli occhi. Dionisio affid a Iolao il comando della flotta e riprese le operazioni come se nulla fosse accaduto. Aveva radunato unarmata imponente: ventimila fanti, tremilacinquecento cavalli, cinquanta navi da guerra nuove di zecca che vennero ad aggiungersi alle altre gi alla fonda nel porto di Messina. Salp al primo vento favorevole, sbarc con le sue

truppe sulla costa ionica dellItalia, poco a nord di Reggio, e cominci a marciare verso settentrione. Intanto la Lega italiana aveva riunito le forze federali e le aveva affidate a Heloris, il vecchio aristocratico un tempo padre adottivo di Dionisio e ora il suo pi accanito avversario. Marciarono per cinque giorni consecutivi fino alle rive di un fiumiciattolo chiamato Elleporo, che scorreva in mezzo a colline brulle, bruciate dal sole. Qui si fermarono ma Heloris volle spingersi oltre con lavanguardia, tutta composta di cavalieri ansiosi di giungere a contatto con il nemico e forse di tentare qualche colpo di mano. Cos facendo si allontanarono di quasi due stadi dal grosso delle forze della Lega. Gli esploratori indigeni di Dionisio erano gi appostati dovunque, a piedi e a cavallo, nascosti fra le sterpaglie o nella macchia di lecci e di pini, e segnalarono immediatamente la situazione al comando. Dionisio non attese un istante e guid personalmente lattacco con truppe scelte, in rapide ondate successive: arcieri, poi incursori e, da ultima, la fanteria pesante di linea. Heloris e i suoi furono travolti e annientati prima che le richieste di soccorso fossero arrivate allesercito che si disponeva ad accamparsi al di l del fiume. I comandanti delle varie divisioni dellarmata federale decisero di ingaggiare battaglia comunque, ma dovettero attaccare privi dei loro generali e demoralizzati per la strage del contingente di punta e in breve furono sopraffatti. Una buona parte di loro, circa la met dellintero esercito, riusc a ritirarsi in ordine chiuso e a guadagnare la cima di una collina prospiciente la magra corrente dellElleporo. Dionisio la fece circondare precludendo laccesso al fiume. Non restava che aspettare: il sole cocente e lassoluta mancanza dacqua avrebbero fatto il resto. Iolao sbarc prima del tramonto, si fece dare un cavallo e raggiunse il comando dellarmata di terra prima che il sole calasse dietro i monti. Guard il campo di battaglia coperto di morti e larida collina su cui si erano trincerati i superstiti dellesercito della Lega italiana. Gli sembr che il tempo si fosse fermato. Si trovava davanti allo stesso scenario che gi aveva visto al fianco di Leptines pochi giorni prima, a Laos. Dionisio si accorse di quanto fosse scosso da quella visione e disse: Sembri sconvolto: non la prima volta che vedi un campo di battaglia. No, infatti rispose Iolao. che ho visto gi questa scena. Lo so rispose Dionisio. Immagino che tu abbia ormai preso la tua decisione. cos. Entr in quel momento una delle guardie. Heghemn disse gli Italiani chiedono di parlamentare. Sono qua fuori. Falli passare. Quattro ufficiali crotoniati entrarono nella tenda e si avvicinarono a Dionisio, che li ricevette in piedi, segno che lincontro sarebbe stato breve. Parlate disse. Il pi anziano di loro, un uomo sulla sessantina, col volto segnato da una profonda cicatrice, prese la parola. Siamo qui per negoziare un accordo. Siamo diecimila, bene armati e in posizione di vantaggio e possiamo ancora... Dionisio alz la mano per interromperlo. Il mio punto di vista disse molto semplice. Non avete scampo su quella collina nuda e arida e appena il sole sorger dallorizzonte la calura diverr insopportabile. Non avete acqua n cibo. E quindi non avete nemmeno scelta. Posso accettare da voi solo una resa incondizionata. la tua ultima parola? chiese lufficiale. Lultima rispose Dionisio. Lufficiale annu gravemente, poi fece un cenno ai suoi compagni e torn indietro. Iolao chin il capo in silenzio. Vai a dormire gli disse Dionisio. Domani sar una lunga giornata. Il sole si alz su un paesaggio desolato illuminando il terreno tuttattorno allElleporo ancora ingombro di cadaveri. Sciami di mosche verdi ronzavano sui corpi irrigiditi dalla morte e il canto monotono dei grilli gi aveva ceduto a quello stridente delle cicale. Non cera un alito di vento, e le rocce dellalveo si arroventarono ben presto facendo tremolare laria e creando lillusione di lucenti specchi dacqua l dove cerano soltanto

sabbia e sassi. In cima alla collina non si vedeva un solo albero che spandesse un po dombra, non un riparo dove cercare un po di sollievo alla vampa spietata del sole. Si udivano nella calura meridiana le strida dei corvi che venivano a banchettare su quel campo di morte e pi in l, sui rami delle piante, si vedevano gi scendere grandi avvoltoi dalle ali bianche e nere e dal lungo collo glabro. In basso, sotto il padiglione da campo, Dionisio sedeva leggendo i rapporti dei suoi informatori e aspettava. Un servo gli faceva vento con un flabello e gli versava acqua in una coppa e nel bacile in cui si rinfrescava di tanto in tanto i polsi. Iolao, poco distante, stava seduto immobile allombra di un lentisco. Pass cos gran parte della giornata senza che accadesse nulla. Poi, verso la met del pomeriggio, si vide che qualcosa stava succedendo in cima alla collina. Giunse leco di voci, forse grida, quindi un gruppo di uomini disarmati prese a scendere verso la valle in direzione del padiglione. Erano gli stessi che Dionisio aveva ricevuto il giorno prima e venivano a offrire la resa incondizionata delle loro truppe. Sono contento che abbiate preso la giusta decisione rispose Dionisio. Invochiamo la tua clemenza cominci luomo con la cicatrice sulla guancia. Oggi la fortuna dalla tua parte, ma un giorno potresti trovarti nelle nostre condizioni e... Dionisio lo interruppe, con il suo abituale gesto della mano. Dirai ai tuoi uomini che sono liberi di tornare alle loro case senza pagare alcun riscatto e senza temere alcun pericolo da parte mia. Lunica cosa che chiedo un trattato di pace fra noi, firmato dalle autorit della Lega italiana. Luomo lo guard stupefatto non riuscendo a capacitarsi di quanto stava accadendo. Mi puoi garantire che la Lega firmer? Posso garantirlo rispose lufficiale. Allora andate. Tornate a Thurii e non prendete pi le armi contro di me. Lufficiale non seppe cosa rispondere. Rest in silenzio cercando nello sguardo delluomo che aveva di fronte una spiegazione di un comportamento che contrastava completamente con tutto quello che di lui aveva sentito dire. Va ripet Dionisio. Penser io ai vostri morti. E lui si conged. Passarono armati in mezzo ai soldati siracusani schierati e con le lance abbassate, in segno di saluto. Dieci giorni dopo i Thurii mandarono a Dionisio il trattato firmato e una corona doro. Iolao la prese fra le mani. Un segno di gratitudine. Succede raramente. La clemenza la dote pi grande di un capo, soprattutto quando ha vinto, e questo dono ne il riconoscimento. Dionisio non rispose, sembrava concentrato nella lettura del documento che la Lega gli aveva inviato. Iolao attese che avesse finito e riprese a parlare. Davvero non puoi capire Leptines? Hai fatto la stessa cosa e sono sicuro che lo comprendi. Se la vista di questo massacro ti ha indotto alla clemenza, non puoi capire tuo fratello? Dionisio appoggi il rotolo con il trattato su un tavolo e rispose: Con questo gesto mi sono assicurato la neutralit della Lega, se non la sua amicizia. Ho quindi le mani libere per prendere Reggio, che ora completamente isolata. Iolao non pot nascondere la delusione. Che cosa credevi? gli chiese Dionisio. Che rinunciassi al mio progetto per una ragione sentimentale? Possibile che tu mi conosca cos poco? Pochi ti conoscono meglio di me, ma difficile rassegnarsi al pensiero che ci che ho sempre amato in te non esista pi. Il tempo cambia chiunque rispose Dionisio con voce atona. Daltronde, avresti potuto rifiutare questo incarico. Invece lo hai accettato e ora occupi il posto di Leptines. vero: sono il comandante supremo della flotta ma c un motivo... Certo. Anche tu vuoi il potere e sai che puoi averlo solo se si afferma il mio. Se io cado, tutti voi mi seguirete nella rovina. Tanto vale quindi sostenermi, senza concedere troppo a inutili nostalgie. C del vero in quello che dici rispose Iolao eppure non questa la ragione. Dimentichi che da sempre sono in grado di trovare dentro di me le buone ragioni per vivere, ragioni apprese dai miei maestri e mai rinnegate. Dionisio lo guard con unespressione indagatrice.

La ragione per cui ho accettato questo incarico prosegu Iolao non perch me lo hai chiesto tu. perch me lo ha chiesto Leptines. Non attese risposta. Usc dalla tenda e cavalc fino al mare, dove lo aspettava la Boubaris, pronta a salpare. Ventottesimo Filisto entr nellala orientale della caserma e si avvicin alla porta dellappartamento di Leptines, piantonata da due mercenari arcadi. Aprite ordin. Nessuno pu entrare: ordine del comandante supremo. Ho io il comando dellOrtigia in sua assenza e mi assumo ogni responsabilit. Aprite o chiamer il presidio. I due si consultarono con unocchiata, poi uno di loro tir il chiavistello e apr la porta lasciandolo entrare. Leptines era sdraiato su una branda con la schiena appoggiata al muro, le braccia conserte e lo sguardo fisso sulla parete di fronte. Non disse nulla, non si volt. Aveva gli occhi rossi, le labbra secche, la barba e i capelli incolti. Non puoi andare avanti cos. Sei ridotto da far piet. Leptines non rispose. So che cosa provi e io non sto meglio di te, ma ridurti in questo stato non giova a nessuno. Devi reagire. Ho radunato la Compagnia. Sono indignati per il trattamento che ti stato riservato da tuo fratello e mi pare di capire che sarebbero anche disposti a... Leptines parve riscuotersi. Si volse lentamente verso di lui e disse: Non dovevi. Non cera motivo. Ho disobbedito agli ordini e ne subisco le conseguenze. Non sono daccordo. Avevi ragione tu e io sono del tuo stesso parere. Per anni e anni lo abbiamo seguito nel suo progetto di costruire una Sicilia interamente greca. Abbiamo tollerato azioni esecrabili, come la presa di Messina e di Catania, in vista di un futuro di pace e di prosperit, ma ora lui conduce apertamente le ostilit contro i Greci italiani e questo non pi tollerabile. Io mi sono rifiutato di trattare lalleanza con i Lucani. Perch non me lo hai detto? chiese Leptines. Filisto gli si avvicin, prese uno sgabello e si sedette accanto alla branda. Perch non me ne ha dato la possibilit. Forse pensava che ti avrei convinto a sostenere la mia idea e non voleva che accadesse. Ha fatto condurre le trattative da uomini che gli dicono sempre di s e a te ha rivelato solo una parte di verit, mettendoti di fronte al fatto compiuto. Ti sei trovato davanti a unorda di barbari che massacravano dei Greci e hai reagito come qualunque persona civile avrebbe fatto. Per quello che pu valere, hai tutta la mia stima e la mia amicizia. E non solo la mia... Abbass la voce e prosegu: La gente stanca di queste continue guerre, di vedere mercenari stranieri arricchirsi a dismisura e ottenere privilegi che nemmeno ai cittadini sono concessi. Lui continua a chiedere sacrifici in nome di un futuro radioso che si allontana sempre di pi, invece che avvicinarsi. Ogni giorno che passa diventa pi tetro, sospettoso, intrattabile. Ha un erede e lo guarda a malapena le poche volte che trascorre un po di tempo a casa. Dice che il bambino trema appena lo vede, che un piccolo codardo. Capisci? Leptines sospir. Pensavo che avrei portato il bambino con me in campagna, gli avrei insegnato ad allevare le api e le galline. Lo volevo portare a pesca, ma lui geloso, non vuole che suo figlio sia influenzato da altri che non siano gli educatori che ha scelto. Gente senza cervello e senza cuore. Ne faranno un disgraziato che avr paura anche della propria ombra... Filisto tolse di tasca una mela e lappoggi sul tavolino a fianco del letto di Leptines. Mangia. Un po di sostanza la contiene. Leptines annu e addent il frutto. Che cosa sta facendo adesso? chiese fra un boccone e laltro. Ha posto lassedio a Reggio, ma la citt non cede. Iolao sta rientrando con una parte della flotta, lui rimasto. Questo quanto mi stato riferito. Iolao un bravo soldato. S, e pare che Dionisio voglia affidargli anche la nostra partecipazione alle Olimpiadi della prossima primavera. Mi sembra una buona idea.

Pessima. Almeno per Iolao. Per il modo in cui viene organizzata la nostra partecipazione. Ci copriremo di ridicolo. Inoltre le Olimpiadi sono una festa panellenica che ha luogo proprio mentre i Persiani tornano ad accampare diritti sulle citt greche dAsia. E noi ci presentiamo con unalleanza con i barbari contro una citt greca. Ti sembra una buona cosa? Leptines non seppe cosa rispondere. Ho tenuto una riunione ristretta con i capi della Compagnia, come ti ho detto continu Filisto. Vorrebbero un cambiamento radicale. Sono stanchi di questa situazione di incertezza perenne, dellatmosfera che regna in citt, della impossibilit di avere uno scambio di idee con chi ha il comando. Chiunque manifesti un punto di vista differente dal suo diventa subito un nemico, un sospetto da far pedinare, sorvegliare, o addirittura imprigionare. Molti invece guardano a te con simpatia. Ci che hai fatto a Laos visto come segno di unumanit che tuo fratello ha invece perduto. Leptines gett via il torsolo della mela e si volse. Non lo tradir, se questo che stai cercando di propormi. Filisto chin il capo. Pensi che io sia un traditore? Sei un politico, un letterato, un filosofo, ed nella tua natura esaminare diverse opzioni. Io sono un soldato: posso non essere daccordo, posso essere indisciplinato ma la mia lealt non in discussione. Ma qui stiamo parlando anche di lealt verso il popolo. Non conta quella per te? Il potere di Dionisio si giustifica solo se il popolo alla fine sar ripagato di tanti sacrifici, di tante lacrime e sangue. Leptines non rispose. Filisto si diresse alla porta, ma prima di uscire disse: C una persona che vuole vederti. Non ho grandi possibilit di muovermi. lei che verr da te. Quando? chiese Leptines alzandosi in piedi visibilmente emozionato. Questa notte, al secondo cambio della guardia. Ci saranno due uomini a me fedeli qui fuori e potrai stare tranquillo... Ricordati che anchio gli voglio bene. Non cambiato niente da questo punto di vista. Io... sarei ancora pronto a dare la vita per lui, se fosse necessario. Addio, rifletti su quello che ti ho detto. Si ud uno scalpiccio lieve, un parlare sommesso, poi il rumore del chiavistello che scorreva e la porta si apr. Apparve una figura femminile con il capo e il volto coperti da un velo. Leptines prese la lucerna dalla parete e glielaccost al viso. Aristomache... mormor quasi non credendo ai propri occhi. Sei tu. La donna si scopr e mostr il volto pallido, i grandi occhi neri, il naso perfetto. Che cosa sei venuta a fare? pericoloso, ... Non potevo pensare a te, qui, solo, rinchiuso come un ladro. Tu che hai rischiato la vita tante volte, che hai riportato tante ferite, tu che sei sempre stato al suo fianco... mio fratello, il mio comandante supremo. indegno di te. diventato un essere disumano, insensibile. Lunica cosa che gli importa conservare il potere. Leptines si volse verso la parete come se rifiutasse quelle parole. Un giorno dicesti di amarmi... mormor Aristomache. Eravamo ragazzi... bambini. Io dicevo la verit e tu anche. Io non ho mai dimenticato e nemmeno tu. Sei la moglie di mio fratello. per questo che mi disprezzi? No, ti sbagli. Io ti rispetto... ti venero quasi, come una divinit, come... Uninfelice. Ho accettato un matrimonio assurdo perch la mia famiglia me lo ha imposto, sempre per una questione di potere. Ho condiviso il letto di mio marito con unaltra. Nessuna donna di condizione libera, fosse anche la pi miserabile, ha mai dovuto subire una simile umiliazione. Ma ho sempre sentito il tuo sguardo su di me. Tutte le volte che eri presente e anche quando eri lontano... lo sguardo di un uomo buono, coraggioso, che mi avrebbe amata e rispettata. Non stato possibile, Aristomache. La vita ha deciso altrimenti e noi dobbiamo accettare, rassegnarci.

Ma io ti amo, Leptines, ti ho sempre amato da quando ti ho visto la prima volta con i capelli arruffati e le ginocchia spellate, fare a pugni con i ragazzi dellOrtigia. da allora che sei il mio eroe... Sognavo te per il mio futuro, Leptines. Da te avrei voluto un figlio, che ti somigliasse, che avesse la tua luce negli occhi... Ti prego la interruppe Leptines. Non dire altro. Sai che oramai impossibile. Aristomache tacque per qualche istante; sembrava non trovasse il modo o il coraggio di parlare. Che cosa c? la sollecit Leptines. Ci sarebbe una via di uscita... Lo so sembra una pazzia ma... Ti ha detto nulla Filisto? Leptines la guard con unespressione perplessa e indagatrice. Ha cominciato un discorso che non gli ho lasciato finire, ma ho limpressione che tu lo abbia ascoltato fino in fondo. Di che si tratta? Molti in citt vedrebbero di buon occhio che tu prendessi il potere. E per me sarebbe lunica speranza di... capisci che cosa voglio dire? Capisco benissimo rispose Leptines. E purtroppo non approvo nulla di ci che pensi, anche se ti amo. Credimi, una follia. Tutto finirebbe in un bagno di sangue, in un disastro. Io non sono luomo adatto per questo genere di cose. Non aderirei mai a una congiura contro mio fratello. E lo sai perch? Perch una congiura si conclude sempre con leliminazione fisica dellavversario. Mi vedi assassinare mio fratello? Non vero. Gli salveresti la vita e lo restituiresti alla sua umanit. No. Una sommossa sfugge facilmente di mano e lo abbiamo visto tante volte. Il solo pensiero del tradimento mi ripugna. Di una cosa puoi essere sicura: del mio amore, della mia devozione, del mio rispetto. Darei qualunque cosa per averti, ma quello no, non posso farlo. E ora va... Va prima che qualcuno scopra che sei qui. Apr la porta e la prese delicatamente per un braccio come per accompagnarla, ma lei si volse verso di lui e gli gett le braccia al collo, piangendo. In quello stesso attimo si ud il rumore del chiavistello che si apriva e subito dopo la figura di un uomo coperto dallarmatura si stagli nel vano della porta: Dionisio! Lei non ha fatto nulla disse subito Leptines. Non farle del male. Dionisio lo guard con unespressione corrucciata ma non pronunci una parola. La luce della lanterna gli tagliava in due il volto, gli scavava i lineamenti e incideva ancora pi profonde le rughe della fronte. Fece un cenno a una delle guardie, che prese Aristomache per un braccio e la port via. Con un altro cenno, fece richiudere la porta. Leptines la tempest di pugni gridando: Fermati, ascolta! Ascoltami, non andartene! Non ebbe altra risposta che il rumore dei passi ferrati dei mercenari lungo il corridoio. Il giorno seguente le due guardie che avevano fatto passare Aristomache furono giustiziate nel cortile della caserma, alla presenza del presidio schierato. Leptines venne prelevato dalla sua camera e condotto al porto, dove lo imbarcarono su una triera. Il comandante della nave era un membro della Compagnia, un ufficiale di nome Archelao che Leptines conosceva bene. Dove mi portate? gli chiese. Non lo so rispose. La destinazione mi verr comunicata da uno dei miei uomini quando saremo in alto mare. Ma la sua identit fino a quel punto mi sar sconosciuta. Mi dispiace, comandante. La nave prese il largo e fece rotta verso occidente. Lo stesso giorno Filisto ricevette la visita di Dionisio. Tradito da mio fratello e dal mio migliore amico, luomo cui avevo affidato la custodia della mia famiglia e le chiavi della mia fortezza. Tradito da te stesso, Dionisio. Dalla tua sfrenata ambizione, dal tuo avventurismo, da un egoismo sconfinato. Quanta gente morta per te, cercando di seguirti nelle tue folli imprese? No, io non ti ho tradito, Leptines la prima delle tue vittime. Ti ama e ti ciecamente fedele. Quanto ad Aristomache, non c stato fra loro nientaltro che un ingenuo amore infantile. Leptines un uomo tutto dun pezzo, non lha mai neppure sfiorata. E ora lhai mandato chiss dove. Dimmi: c un sicario su quella nave, vero? Uno che ha ordine di assassinarlo e di gettarlo in mare quando saranno cos lontani che il suo corpo non potr essere portato a riva dalla corrente e riconosciuto. cos? Dionisio non rispose. Se cos fosse avresti compiuto il pi atroce dei delitti, un crimine mostruoso. Fai inseguire quella nave, ora, e cerca di fermare questa atrocit, se ancora sei in tempo.

Per ci che mi riguarda, stavo solo cercando di salvarti da te stesso, dalla furia distruttrice che ti possiede come un demone. Non avrei mai potuto farti del male. vero, ho promesso di seguirti anche agli inferi, ma immaginavo imprese gloriose, non un incessante massacro, una sanguinosa, interminabile sequenza di orrori. Taci disse Dionisio non voglio pi ascoltarti. E invece mi ascolterai. Non ti chiedi perch il tuo migliore amico non vuole pi seguirti nella tua follia suicida? Fai uccidere anche me, se ci che hai deciso. Non mi importa. Ma di chi potrai fidarti? Ti resta Iolao, ma anche lui sta vacillando, anche lui scosso dal dubbio. il problema di chi, nella tua posizione, fa il vuoto intorno a s. Non potrai pi contare su nessuno, non avrai pi un solo uomo su cui fare affidamento. Ecco, io volevo evitarti questo, perch la solitudine il peggiore dei castighi. Non so che sorte mi hai riservato: certo lo sapr presto. Ma gi da tempo le nostre strade si erano divise, Dionisio, da quando mi rifiutai di negoziare unalleanza con popoli barbari contro citt greche. Ora, purtroppo, siamo alla conclusione estrema del dissidio. Tu hai la forza, le armi, il potere, io solo le parole e neanche pi quelle, visto che non ho pi nulla da dirti. Lesito di uno scontro tanto impari mi sembra scontato. Una cosa sola ti chiedo: non cercare altri colpevoli, perch non ci sono. Punisci me, perch non c nessun altro da punire. Lo far rispose Dionisio. Addio. Invece molti, soprattutto membri della Compagnia, furono ricercati, interrogati e imprigionati. Alcuni, si diceva, messi segretamente a morte. Questa volta per non vi furono risposte violente. Non si verific, apparentemente, alcuna reazione. Vi fu chi pens che anche la Compagnia avesse paura di Dionisio, ma chi conosceva bene quella societ sapeva che difficilmente avrebbe rinunciato a vendicarsi. Era solo una questione di tempo. Filisto, invece, si accorse solo di essere sorvegliato, ma niente di pi. Finch una sera venne un emissario dal palazzo dellOrtigia a dirgli di prepararsi per la partenza. Lo imbarcarono lindomani su un mercantile che portava un carico di vino e di olio, al comando dello stesso armatore, un mercante allingrosso di nome Sosibio. Il viaggio dur quasi un mese ed ebbe fine in una remota localit, allestrema propaggine del golfo Adriatico, allinterno di una vasta laguna. Era la citt che dava il nome al golfo, Adria, un insediamento di Veneti, a cui si era aggiunta nel corso degli anni una colonia di Greci, e in seguito, una di Etruschi. Era un luogo umido e afoso, circondato da paludi e infestato da zanzare perfino durante il giorno. Dionisio vi aveva installato una colonia mercantile che scambiava prodotti agricoli e metallurgici con ambra e cavalli da guerra. Filisto fu sistemato in una casetta non lontano dal mare, nel quartiere siracusano. Non cerano soldati ma era certo di essere circondato da spie e informatori, e che ogni suo movimento sarebbe stato tenuto sotto stretta sorveglianza. I primi tempi furono durissimi perch Adria era fatta in gran parte di capanne di legno e di paglia, completamente priva delle caratteristiche che rendevano amabile una citt greca. Non cera un teatro, non cera una biblioteca, non cerano una scuola n portici, fontane o monumenti di alcun genere. Anche i santuari erano miseri e spogli, non molto dissimili dalle altre capanne. Il terreno, infatti, era cos molle e cedevole che non poteva sopportare il peso di costruzioni di pietra. Quando arriv linverno, la situazione peggior ulteriormente perch saliva dalle paludi circostanti e dalla laguna una fitta nebbia, che tutto copriva e inghiottiva; si diffondeva unumidit che penetrava fino alle ossa e causava spesso dolori alle articolazioni. La desolazione del luogo, lincertezza del domani e la totale mancanza di notizie sulla sorte di Leptines precipitarono Filisto in uno stato di profonda costernazione. Si aggirava per ore lungo le rive del mare ascoltando il malinconico richiamo dei gabbiani e passava notti insonni arrovellandosi per la solitudine e la miseria in cui era confinato. A volte pensava di chiedere perdono a Dionisio, di implorarlo perch lo richiamasse da quel luogo aborrito ai confini del mondo, ma poi trovava la forza di resistere, di stringere i denti. Pensava che un saggio non si piega al potere, deve trovare nella forza della mente la ragione della propria indipendenza e della propria dignit. Riusc cos a passare il periodo pi rigido dellinverno e con il ritorno della primavera cominci a trovare qualche aspetto piacevole nella terra in cui abitava. Prese a girovagare nellinterno senza che nessuno glielo impedisse e si rese cos conto che forse Dionisio

non lo aveva rinchiuso in una vera e propria prigione. Gli aveva inflitto un esilio amaro, ma gli aveva lasciato una certa libert di movimento. Era una terra molto diversa dalla Sicilia, bassa e pianeggiante, ricca di boschi e di acque: not che la laguna era frequentata da numerosi vascelli provenienti soprattutto da oriente, ma anche da occidente. Vide un grande fiume che gli abitanti del luogo chiamavano Pado e che secondo i Greci era il mitico Eridano. Con il passare del tempo, cominciarono anche ad arrivare le notizie: amici della Compagnia che non lavevano dimenticato e che riuscivano a fargli giungere messaggi, sempre a voce. Venne cos a sapere che Leptines non era stato ucciso, era stato confinato in unisoletta della costa illirica di nome Lissos, dove Dionisio aveva stabilito unaltra colonia. Allinizio dellestate successiva torn ad Adria Sosibio, il mercante che lo aveva condotto in esilio, e gli port altre notizie. La nostra partecipazione alle Olimpiadi stata un totale fallimento. Il padiglione siracusano era troppo ricco, troppo lussuoso: pali di sostegno dorati, tende di porpora, funi di lino egizio, e la cosa urt subito la sensibilit dei Greci. Filisto, che lo aveva accolto in casa, lo fece accomodare dicendo: Possibile che nessuno lo abbia consigliato? I Greci delle Metropoli sono supponenti, pensano di essere poco meno degli di. Gli Ateniesi, poi, non ne parliamo. Amano la bellezza ma con semplicit: nessuno ha letto Tucidide, per Zeus? Le esagerazioni di qualunque tipo le considerano manifestazioni di barbarie. E non tutto continu Sosibio. Non andata meglio con il certame letterario. Io credo che Dionisio avesse voluto partecipare per dare di s limmagine di un uomo raffinato e sensibile. Uno dei migliori attori disponibili recit i suoi poemi ma furono accolti da fischi e da un coro di risate, a causa, dicono, della loro scarsa qualit. Filisto non pot evitare di provare soddisfazione a quella notizia. Fossi stato al suo fianco disse questo non sarebbe accaduto. Gli avrei consigliato di non partecipare, oppure avrei fatto scrivere i versi da un buon poeta. Purtroppo, ormai sar circondato solo da adulatori, che sicuramente avranno magnificato la qualit di quelle poesie e lui deve averci creduto. Qualcosa del genere ammise il suo interlocutore. E le gare sportive? Sosibio sbuff. Un disastro... Le nostre due quadrighe entrarono in collisione durante la corsa dei carri, provocando un groviglio inestricabile: tre aurighi persero la vita, due rimasero invalidi per il resto dei loro giorni. E non era ancora finita: un grande oratore ateniese, Lisia, tenne un discorso pubblico incitando i Greci a rovesciare il tiranno di Siracusa, che si era alleato con i barbari per annientare le citt greche dItalia e che teneva ancora cinta dassedio Reggio, violando apertamente la tregua sacra che imponeva la pace fra i Greci per lintera durata dei giochi. Il padiglione fu preso addirittura dassalto dalla folla che voleva cacciare i Siracusani dal recinto olimpico. E ora prosegu la notizia peggiore di tutte: Iolao, che guidava la spedizione durante il ritorno, incapp in una tempesta nel golfo di Taranto e affond con la sua nave. ... morto? chiese Filisto. Sosibio annu. Filisto pianse: perdeva lultimo degli amici che avevano visto gli anni doro dellascesa di Dionisio e che, in fondo, gli era pur sempre rimasto fedele fino allultimo. Quando riparti? chiese infine al mercante. Fra tre giorni, appena completato il carico. Riusciresti a fare arrivare un mio messaggio a Leptines? ancora a Lissos? Sosibio si scherm. troppo pericoloso. Ma se dovessi conoscere qualcuno che ci va, potrei fargli sapere che sei vivo e che stai bene. Ti sembra? Filisto lo ringrazi. Te ne sono riconoscente. Siamo molto amici e credo che gli far piacere sapere mie notizie. Si salutarono di nuovo tre giorni dopo, al porto. Sosibio stava gi con un piede sulla passerella quando si volse indietro. Ho dimenticato la cosa pi interessante disse La faccenda di Platone. Platone? ripet Filisto spalancando gli occhi. Stiamo parlando del grande filosofo? Proprio lui. Era in visita in Italia questa primavera e fece tappa in Sicilia e poi anche a Siracusa. Ricevette parecchi inviti, come puoi immaginare, nei circoli pi prestigiosi

della citt, credo anche da qualche associazione della Compagnia. Cominci dapprima a dire che il nostro lusso era deplorevole: labitudine di mangiare tre volte al giorno, di dormire con la moglie tutte le sere, di avere case troppo sontuose. Non contento, in una conversazione successiva cominci a trattare dei vizi, della corruzione e della depravazione delle istituzioni sotto la tirannide, specificando tuttavia che qualora non si possa rimuovere questa piaga, una via alternativa sarebbe che i filosofi educassero il successore del tiranno stesso onde trasformarlo a sua volta in un filosofo e farne quindi un degno reggitore. Ti rendi conto? Si candidava a precettore del giovane Dionisio. Un bel coraggio comment Filisto. Coraggio? Follia pura, direi. Ma loro due, intendo dire Dionisio e Platone, si sono incontrati faccia a faccia? Nemmeno per sogno. Quando tutte queste belle proposizioni gli sono state riferite, Dionisio ha raccomandato al capitano della nave che lo riportava in Grecia di venderlo ai pirati. Per Eracle! esclam Filisto allibito. Ai pirati? Proprio cos. I suoi discepoli hanno dovuto riscattarlo in un mercato di Egina, prima che finisse chiss dove. Filisto non pot evitare un sogghigno ricordando una battuta di Dionisio: I filosofi! Li evito come le merde dei cani per strada. Sosibio part e Filisto torn alle sue occupazioni: la stesura della storia della Sicilia, che gli riusciva ora particolarmente difficile a causa della scarsit di informazioni. Nel corso dellanno successivo egli fu incaricato dagli Adriesi, che ormai lo avevano in grande considerazione, di intraprendere una grande opera: un canale che collegasse il braccio pi settentrionale del Pado con la loro laguna, in modo da farne un centro di scambio e di transito ancora pi ricco e frequentato. E Filisto si mise allopera. Ventinovesimo Filisto trascorse ad Adria ancora cinque anni in una condizione anomala sotto molti punti di vista. Lesilio gli lasciava quasi completa libert. Lunica cosa che gli era vietata era rientrare a Siracusa. Accettata questa limitazione tuttaltro che indolore, egli si rese conto che, in realt, Dionisio lo aveva inviato in quel luogo con una missione non dichiarata: di essere, cio, la guida della colonia siracusana che vi si stava insediando. Intanto procedevano i lavori del grande canale che collegava il braccio settentrionale del Pado con la laguna di Adria e Filisto spesso vi sovrintendeva di persona installandosi nei cantieri per giorni, a volte per mesi. Era snellito e abbronzato e sembrava persino ringiovanito. Quando la grande opera giunse al termine e le paratoie vennero sollevate facendo defluire lacqua, lo spettacolo fu entusiasmante. Il canale imbrigliava e guidava le acque del grande fiume creando una nuova via che metteva in comunicazione la citt con tutto il vastissimo entroterra, ricco di ogni tipo di risorsa naturale: bestiame, pelli, grano, legname e anche vino, olio e prodotti metallurgici provenienti dallEtruria. Unopera di pace, finalmente, e di prosperit. Gli abitanti di Adria, grati al suo ideatore, gli dedicarono uniscrizione nel santuario locale e chiamarono il nuovo canale Fossa Filistina. Filisto, commosso, pens che forse quel nome avrebbe avuto maggior fortuna nel perpetuare la sua fama che non le sue opere storiche, cui continuava ad attendere con assiduit. Linsediamento siracusano di Adria non fu lunico. Unaltra colonia venne fondata su un promontorio a forma di gomito della costa occidentale che per questo fu chiamato Ancona. Nel frattempo, i Celti che avevano bruciato Roma otto anni prima si erano stabiliti definitivamente nel territorio degli Umbri, prossimo alla nuova colonia del promontorio, che divenne la base per il loro arruolamento. Un giorno di primavera attracc ad Adria una nave da guerra, una triera di nome Aretusa, che Filisto aveva visto molte volte allancora in darsena nel Lakkios e che era usata oramai solo per missioni diplomatiche. Subito dopo gli fu annunciata una visita e si trov di fronte Aksal, la guardia del corpo celtica di Dionisio. Gli era spuntato qualche capello bianco, e si era parecchio appesantito in vita, ma ne aveva guadagnato in imponenza.

Aksal! lo salut. Non mi sarei mai aspettato di vederti qui. Che cosa ti conduce in questo luogo alla fine del mondo? Padrone vuole miei fratelli come mercenari e dice che tu viene con me per fare accordo. Veramente io non ho ricevuto da lui alcuna istruzione o messaggio a tal proposito e quindi non mi sembra il caso di muovermi. Ma credo che potrai sbrigartela benissimo da solo. Il tuo greco non migliorato gran che, ma la tua lingua la parli benissimo, immagino. Aksal insistette. Padrone dice che se tu non vuole venire io ti prende con me lo stesso e allung due manacce come zampe dorso. Buono, buono lo calm Filisto. Vengo. Mi darai almeno il tempo per prepararmi... Domani noi parte. Ho capito. Ma devo trovare qualcuno che prenda in consegna i miei libri, le mie cose personali... Tu prende tutto disse ancora Aksal. Filisto ebbe un tuffo al cuore. Tutto? Che significa? Spiegati meglio, bestione. Tutta tua roba. Tu non torna pi in questo buco. No? E dove mi porti allora? Questo Aksal non dice. Ho capito rispose rassegnato Filisto. Ma in cuor suo non osava immaginare la meta finale di quel viaggio. Pensava che Ancona sarebbe stato gi un bel passo avanti. Doveva essere, infatti, una citt nel vero senso della parola. Giunsero a destinazione in capo a sei giorni: i primi due lungo le lagune, veramente rilassanti, gli altri quattro non proprio tranquilli, per un vento di ponente che tendeva sempre a spingerli al largo e faceva scarrocciare la non pi giovane Aretusa in modo preoccupante. Aksal, che pure non era alla prima esperienza di navigazione, era piuttosto teso e spesso, a qualche ondata pi forte delle altre, emetteva delle grida gutturali, forse per scaricare lagitazione. Ancona, in effetti, era una vera citt, da tutti i punti di vista. Aveva un bellissimo porto ridossato da Borea, con ripari per le navi da carico e per le unit da guerra, e unacropoli imponente in cima alla montagna che dominava il golfo. Lass Dionisio aveva fatto costruire un magnifico tempio che si vedeva da grande distanza e, in basso, lagor con i portici, che gravitava sul porto frequentato da una quantit di vascelli. Il mercato si present variopinto: cerano Greci delle colonie e delle Metropoli, Piceni dellinterno con i loro pittoreschi abiti di lana ricamata, Umbri, Etruschi e Celti, in gran numero, sia uomini che donne. Filisto fu colpito dalla bellezza delle donne celtiche: alte, di gambe snelle, seni abbondanti, trecce biondissime che arrivavano fino alla vita. Alcune si portavano i bambini in collo e facevano spesa dai banchi spendendo ottima moneta siracusana. Gli uomini erano impressionanti: altissimi di statura, muscolosi, esibivano il torques al collo, vestivano brache di lana strette alle caviglie, ma andavano a torso nudo e portavano lunghe spade appese a bei cinturoni di maglia o di lamina sbalzata. Il punto di reclutamento era in un locale del porto dove si incontravano i mediatori greci che parlavano celtico ma soprattutto celti che parlavano un greco non tanto differente da quello di Aksal. Filisto si sent rinascere: finalmente respirava di nuovo latmosfera di una polis, anche se un po meticcia. In capo a sette giorni sigl una ventina di ingaggi e pag gli anticipi, poi lAretusa riprese il largo. Filisto rest ammirato dalla presenza siracusana in quellarea: era evidente che, essendo preclusi i mercati del mare orientale in mano ai Cartaginesi, lAdriatico diventava per Dionisio una zona importante dove espandere sia i commerci che gli insediamenti coloniali. Dal comandante della nave apprese altre interessanti notizie. Lapertura dei nuovi mercati e la stabilit di quegli anni stavano portando grande prosperit in tutto il dominio di Dionisio e le sue mogli avevano dato alla luce altri figli e figlie. Allultima nata, una bimba partorita da Aristomache, era stato imposto il nome di Arete, per esplicita volont del padre. Al sentire quel nome Filisto pens che in fondo al cuore il tiranno doveva nutrire ancora dei sentimenti. Pens anche ad Aristomache, costretta a dargli dei figli bench amasse

un altro uomo, ma consider che infine il tempo sana molte ferite e ci abitua a sopportare con maggiore coraggio le sventure e le difficolt della vita. Un giorno Filisto si accorse che la nave virava verso oriente e pens che la sua destinazione finale fosse in qualche altro avamposto sperduto fra le infinite isole e insenature della costa illirica, dove Siracusa stava espandendosi con altri insediamenti. Poi, improvvisamente, la folgorazione: Lissos! Forse andavano a Lissos. Vi sbarcarono, infatti, non senza qualche difficolt, la sera del terzo giorno dalla loro partenza da Ancona. Poco dopo, sotto lo sguardo sornione di Aksal, Filisto si trov di fronte un vecchio, rimpianto, carissimo amico. Leptines! grid appena lo vide. Filisto! Si abbracciarono stretti, con le lacrime agli occhi. Figlio di un cane! diceva Filisto. Sei ancora tutto dun pezzo! Che gioia vederti, per Zeus, che gioia! Sei proprio tu, vecchio cacasentenze! esclam Leptines con la voce che gli tremava. Guardati l, sei bello come una puttana di Efeso! Il clima adriatico ti ha giovato! Doveri finito? Ad Adria, per lappunto. Adria... e dov? Filisto punt il dito a settentrione. Proprio in fondo al golfo. Le zanzare mi mangiavano vivo i primi giorni, poi mi hanno lasciato in pace, oppure io ci avr fatto labitudine. Quanto tempo... Di, quanto tempo! Si presero sottobraccio e camminarono nella luce dorata del tramonto su una bella strada lastricata che portava alla piccola citt, finch arrivarono allalloggio di Leptines: un palazzetto di pietra grigia con un cortile interno circondato su tre lati da un portico colonnato. Al centro si apriva un pozzo decorato a motivi floreali. Sei sistemato bene comment Filisto. Non mi lamento. Insomma, tuo fratello non ti ha trattato troppo male. No rispose Leptines piuttosto asciutto. E tu? Come te la sei passata? Potevo muovermi. Ho avuto responsabilit di governo, in un certo senso. Insomma, vivevo in una specie di libert condizionata. Hai visto dov finito Aksal? No, non ci ho fatto caso. Filisto si volt. Ma era dietro di me... Sai, tuo fratello mi ha dato lincarico di reclutare Celti sul mercato di Ancona. O meglio, cos mi ha riferito Aksal. Da lui, direttamente, non ho avuto una parola. E tu? Io neppure. Aksal mi ha ordinato di imbarcare tutta la mia roba, perch non torner pi ad Adria. Forse mi hanno trasferito qui. Mi piace il posto. Il clima, vedo, buono, e non ci sono zanzare. Potremmo fare qualche partita agli astragali, andarcene insieme a pescare. Sai, adesso che ci ho fatto labitudine a stare fuori dalla politica, devo dire che non mi manca poi molto. Era un mondo di pazzi... E tu? Io? rispose Leptines. Mah... E non disse altro. Gi comment Filisto tu sei un animale da combattimento. Ti devi sentire come la Boubaris in una bacinella. Pi o meno ammise Leptines. Sei mio ospite disse per cambiare argomento. Ho del pesce per cena. Ti va? Se mi va? Mangerei una crosta di pane secco pur di stare in compagnia di un vecchio amico. Cenarono insieme, nel cortiletto interno, sdraiati sui divani da pranzo e con tanto di mense e schiavi di servizio. Restarono svegli fino a tardi bevendo vino e ricordando i vecchi tempi. Filisto comunque si accorse che Leptines non sapeva quasi nulla di quanto era accaduto a Siracusa e nelle Metropoli in quegli anni. Doveva essere stato tenuto in una specie di isolamento. Tuo fratello ti ha mai scritto? chiese a un certo momento. Leptines scosse il capo. Inviato messaggi a voce? No. Capisco. Ma secondo te mi lasceranno qui? Non ne ho idea. Speriamo. A me farebbe piacere.

Si ritirarono a notte fonda e Filisto rest a guardare la luna piena che illuminava la rada e le poche navi alla fonda. Uno spettacolo meraviglioso. Anche l, cera un lembo di Grecia. Era sorto un tempio, una piazza, era stato costruito un porto, si diffondevano anche nellentroterra la lingua, i costumi, la religione degli Elleni. Si svegli di buon mattino con le strida dei gabbiani e ud poco dopo un certo trambusto alla porta dingresso. And a dare unocchiata e vide Aksal. Che succede? Noi partiamo rispose il celta. Noi chi? Noi: Aksal, te e comandante Leptines. Per Zeus, non dirmi che... Dov che andiamo? A Siracusa. Nave parte con marea. Presto. Filisto corse su per le scale ansimando e fece irruzione nella camera di Leptines. Partiamo! grid. Che stai dicendo? Me lha detto Aksal: torniamo a casa, amico mio, torniamo a casa! A quelle parole Leptines rimase come stordito, non sapeva che dire. Camminava avanti e indietro per la camera, guardava fuori dalla finestra. Devi sbrigarti disse Filisto. Aksal vuole salpare con la marea. Aksal non capisce niente. In porto abbiamo tanto fondo che la marea non la consideriamo per niente. Abbiamo tutto il tempo. Ehi, ma sei contento o no? Hai una faccia... Oh s, certo... Ma sto pensando a quando gli sar davanti. Non cera nessuno sul molo ad attenderli e nessuno parve riconoscerli quando scesero dallAretusa, come fossero sbarcati dei fantasmi. Si guardavano attorno meravigliati di tutti i cambiamenti che vedevano: le costruzioni, la gente. Ogni cosa sembrava nuova e diversa, e in qualche modo li faceva sentire estranei. A un tratto Leptines volse lo sguardo dalla parte dei bacini di riparazione e non riusc a trattenere le lacrime. Che c? chiese Filisto, che se nera accorto. Nulla rispose Leptines e si rimise in cammino, ma Filisto guard a sua volta in quella direzione e vide la Boubaris in disarmo. La sua enorme carcassa, tuttora inconfondibile per la polena, pareva lo scheletro di un cetaceo calcinato dal sole. Continuarono a seguire Aksal, e il brusio animato del porto nellora della sera era solo un ronzio di fondo, come di un alveare. LOrtigia. Laustero palazzo di Dionisio era rimasto immutato, e cos le facce arcigne dei suoi mercenari. Attraversarono il cortile, salirono le scale, sempre dietro ad Aksal, che non diceva una parola, e si trovarono di fronte alla sala delle udienze. La porta era socchiusa e il celta fece loro cenno di entrare. Dionisio era seduto su uno sgabello in un angolo e dava loro le spalle. Il seggio da cui riceveva le delegazioni straniere era vuoto. Si volse al rumore della porta che si chiudeva e si alz in piedi. Nessuno dei tre riusc ad articolare parola e la sala sembr cento volte pi grande di quanto non fosse in realt. Ci hai mandati a chiamare... disse alla fine Filisto. E parl come se fossero venuti a piedi dal quartiere vicino e non dai confini del mondo dopo anni e anni di separazione. S rispose Dionisio. E segu ancora un interminabile silenzio. Noi... voglio dire, tuo fratello e io, siamo contenti che tu lo abbia fatto disse ancora Filisto. Cerc di alleggerire latmosfera di piombo con una battuta di spirito. Mi annoiavo, a dire la verit, in quella laguna, in mezzo a tutte quelle zanzare. E tu? chiese Dionisio rivolto a Leptines. Leptines teneva il capo basso, gli occhi a terra. Non mi saluti neppure? insistette. Leptines gli si avvicin. Salve, Dionisio. Ti trovo bene. Anche tu hai un bellaspetto. Non sei stato troppo male. No. Non tanto. Ho bisogno del tuo aiuto. Davvero? Sto preparando lultima guerra contro i Cartaginesi. Lultima, capisci? E ho bisogno di te. Iolao morto. Lho saputo. Povero ragazzo. Ragazzo... continuiamo a usare quella parola da troppi anni.

Gi. Filisto li guardava e sent qualcosa spezzarglisi dentro, la commozione spingergli le lacrime sullorlo delle ciglia. Percepiva fra quei due uomini segnati da una vita impervia e dura un sentimento ancora intenso, cos potente da infrangere tutte le incrostazioni del rancore, dei sospetti, della paura, delle ragioni dello Stato, della politica, del potere. Il sentimento di unamicizia intensa e accorata, ferita e offesa e per questo, forse, ancora pi profonda. Che cosa mi rispondi? lo incalz Dionisio. Che cosa ti aspetti da me? Mi hai confinato su quello scoglio per cinque anni, senza una parola, senza un messaggio. Cinque anni... Forse meglio non rivangare il passato intervenne Filisto, infelicemente, e subito tacque rendendosi conto di aver detto una sciocchezza. Non potevo perdonarti quello che avevi fatto... Lo rifarei adesso, uguale identico, se mi trovassi nella stessa situazione ribatt deciso Leptines. E quindi puoi rispedirmi indietro anche subito. Dionisio sospir. Era combattuto fra i residui di una collera lontana e lemozione di avere di fronte dopo tanto tempo luomo pi leale e generoso che avesse mai conosciuto in vita sua. E quelluomo era suo fratello. Ho bisogno del tuo aiuto ripet e gli si avvicin di un altro passo. Si fissavano negli occhi a brevissima distanza e nessuno dei due abbassava lo sguardo. Filisto avrebbe voluto nascondersi. Sia chiaro rispose Leptines. Sei tu che mi hai mandato a chiamare. Non sono io che ho chiesto di tornare. Sta bene rispose Dionisio. Che altro? La tensione era tale che Filisto sentiva i brividi sotto la pelle, ma questa volta non profer parola. Ah! esclam Leptines. In culo! E se ne and. Dionisio aspett che avesse sbattuto la porta e ripet con un sogghigno: In culo... Hai bisogno anche di me? chiese Filisto. S rispose Dionisio siediti. Gli porse uno sgabello e gli rivolse la parola come se fossero passate poche ore dallultima volta che si erano visti. Ascoltami bene. Il trattato di pace con i Cartaginesi riconosceva loro il diritto di esigere tributi da Agrigento, Selinunte e Imera. Verissimo. Ora queste citt mi hanno inviato emissari dicendo che sono disposte a passare dalla nostra parte se noi siamo pronti a proteggerli. Per mi hanno fatto chiaramente intendere che non gli interessa cambiare una sudditanza con unaltra. Capisco. E che cosa vuoi che faccia? Andrai a incontrare i governanti di quelle citt e negozierai una formula di... annessione che ne rispetti lautonomia e non ne offenda la dignit. Hai capito bene? Benissimo rispose Filisto. tutto. tutto? ripet Filisto. Perch? Abbiamo altre cose da dirci? Filisto chin il capo. No rispose suppongo di no. Usc e trov Aksal ad aspettarlo per condurlo a casa. Quando entr vide che ogni cosa era in perfetto ordine: le pareti tinteggiate di fresco, i mobili, le suppellettili, come se non fosse mai partito. Si sedette, prese una tavoletta e uno stilo, trasse un profondo respiro e disse: Rimettiamoci al lavoro. Leptines venne a trovarlo qualche giorno dopo. Era scuro in volto e di umore nero. Che cosa ti aspettavi? disse Filisto lasciando le sue carte. Che ci gettasse le braccia al collo? Neanche per sogno. E sbagli, perch a suo modo lo ha fatto. Ti ha chiesto di aiutarlo: come se si fosse messo in ginocchio davanti a te. Perch rimasto solo come un cane. Non pu fidarsi di nessuno. Appunto. In teoria non potrebbe fidarsi nemmeno di noi. Quando ci siamo lasciati, la situazione non era per niente chiara.

Nel tuo caso, non nel mio. Vero. Infatti sono sicuro che i suoi sentimenti per te non sono affatto cambiati. Quanto a me, non credo che mi perdoner mai, e sai perch? Tu hai mancato con il cuore, io con la mente... Per gli servo. Sono il migliore nelle trattative diplomatiche e lunico che pu fargli un buon lavoro. Ma a me basta. Mi basta stargli vicino, lo ammetto. E quei discorsi, quei progetti di cambiamento in cui volevi coinvolgermi? Non ci pensiamo pi? Va tutto bene adesso? Filisto sospir. Gli uomini di lettere dovrebbero tenersi fuori dallazione. Non ci sono tagliati. Il mio goffo tentativo fu un errore madornale e ancora di pi cercare di coinvolgerti. Ma lo feci in buona fede, te lo giuro. Sei andato un po in giro in citt? Hai visto come vanno le cose? Qui nessuno pensa pi alla politica. Gli organismi amministrativi funzionano bene, il Consiglio cittadino pu deliberare in una quantit di settori delleconomia, dellordine pubblico, dellurbanistica, i confini sono guardati in maniera ferrea, leconomia va forte, circolano un sacco di soldi. Siracusa una grande potenza che tratta alla pari con Atene, Sparta, addirittura con la Persia. Non me ne ero reso conto. E lui, dicono che sia migliorato perfino nella composizione poetica. Un vero miracolo, se vero. Ha costruito un sistema che funziona e i fatti gli danno ragione. Let eroica un ricordo, amico mio. Ora siamo di fronte a un signore di mezza et, troppo severo con il figlio primogenito, che sempre pi timido e debole, mi dicono, bizzoso e spesso intrattabile, eppure ancora capace di concepire strategie di incredibile audacia. In fondo, se volesse, potrebbe godersi tranquillo la vecchiaia: ricevere gli ambasciatori esteri, presenziare alle feste pubbliche e alle rappresentazioni teatrali, andare a caccia, allevare cani. Invece prepara una spedizione contro Cartagine. Lultima, dice lui. Dopo di che lintera Sicilia sar greca e diventer lombelico del mondo, la nuova Metropoli. In fondo, se ci pensi bene, con la sua posizione al centro del mare, equidistante fra lEllesponto e le Colonne dErcole, questa la sua vocazione naturale. una grande visione la sua, capisci? Purtroppo c un problema di fondo che rende inutile lintera operazione. E sarebbe? chiese Leptines. semplice: che non ci sar un secondo Dionisio. Tutto poggia su di lui, come il cielo sulle spalle di Atlante. Il migliore dei tiranni non pu essere preferibile alla peggiore delle democrazie. Lui non sostituibile e quando cadr, la sua costruzione, per quanto grande e potente possa essere, cadr con lui. Sar solo questione di tempo. Allora chiese Leptines se tutto inutile, perch siamo tornati? Perch ci ha chiamati rispose Filisto. E perch lo amiamo. Trentesimo Qualcuno buss alla porta. Avanti disse Leptines e apr. Si trov di fronte Aristomache, bellissima come quando laveva vista lultima volta ma pi pallida. Gli ci volle un po di tempo per riaversi, come fosse stato fulminato da unapparizione. Entra le disse. Aristomache si tolse il velo. Sono contenta di vederti. stata una lunga separazione. Anchio sono contento di vederti. I miei pensieri erano sempre per te, nei giorni dellesilio. E ora sei qui... Non lavrei mai sperato. lui che ti manda? No. Gli ho chiesto di poterti vedere e me lo ha concesso. Leptines non seppe che dire. un gesto generoso disse Aristomache. Tu pensi? E tu, che cosa pensi? Forse crede che tu possa convincermi ad aiutarlo nella prossima guerra. Oh, no. Non cos. Sei libero di fare ci che vuoi. Il tuo appannaggio stato ripristinato. Le tue propriet sono intatte e ben tenute. Puoi scegliere una vita tranquilla e nessuno te ne far una colpa. Lui meno di tutti. Come lo sai? Me lo ha detto.

Avete parlato di me? Ogni giorno, da quando sei tornato. A volte... anche prima. Non ha mai voluto ammetterlo, ma la tua lontananza stata la peggiore sofferenza. Leptines si pass una mano sulla fronte. E che cosa... che cosa avete detto? Tu sei la persona pi importante che esista per lui. Pi di me, pi dei suoi figli, pi dellaltra sua moglie. Parole... Pi che parole. Sentimenti replic Aristomache con un tremito nella voce. Un patrimonio prezioso, lunico per cui valga la pena stare al mondo. Se potessi, vorrei convincerti a scegliere una vita tranquilla. Non hai pi responsabilit di governo n di comando. Hai pagato un duro prezzo per il tuo coraggio, il tuo valore e la tua onest. Leptines la guard a lungo in silenzio ascoltando i battiti del cuore. Non era pi abituato a emozioni cos forti. Sentiva per che quelle esortazioni, che pure gli venivano rivolte dalla donna che amava, andavano contro la sua inclinazione naturale. Rispose: Temo che una vita del genere non faccia per me. Per cinque anni sono rimasto su quello scoglio battuto dal vento e guardavo il mare, ogni giorno. Linattivit per me una tortura insopportabile. Avr tempo di riposare per leternit quando sar rinchiuso in una tomba. Dirai a mio fratello che sono disposto a impugnare la spada e a combattere per lui, ma solo contro il vecchio nemico. E solo per questo attender di essere convocato. Aristomache lo guard con occhi lucidi. Quindi tornerai a combattere. Se necessario, s. Pregher gli di perch ti proteggano. Ti ringrazio, anche se non credo che agli di importi molto di me. Molto di pi mi proteggeranno i tuoi pensieri. Quelli li avrai sempre, in qualunque momento del giorno e della notte. stata una grande consolazione rivederti. Abbi cura di te. Gli sfior la bocca con un bacio e se ne and. Non la rivide pi, da solo. I preparativi durarono tre anni, durante i quali Dionisio estese la sua egemonia al maggiore centro della Lega italiana, Crotone, malgrado questa si fosse alleata con i Cartaginesi. Il massiccio impiego dei mercenari celtici gli aveva dato la vittoria. Lalleanza fra la Lega e la citt punica in realt non era mai divenuta operativa, perch Cartagine era stata colpita ancora una volta dalla peste e aveva dovuto reprimere una nuova rivolta degli indigeni libici. Nel frattempo Dionisio, per rinsanguare le casse esauste del suo tesoro in vista di una nuova guerra e per dare una lezione ai pirati etruschi che si spingevano sempre pi a sud, lanci unincursione temeraria fin nel cuore del Tirreno, e un contingente da sbarco prese e saccheggi il loro santuario ad Agylla, che i Greci chiamavano, a causa del suo aspetto, Le Torri. Lincursione gli frutt pi di mille talenti e lesecrazione dei filosofi, che lo bollarono ancora una volta come un mostro che non aveva rispetto nemmeno per gli di. Intanto Filisto aveva concluso i nuovi trattati con Agrigento, Selinunte e Imera, includendole nella Grande Sicilia di Dionisio. Il territorio cartaginese si era ridotto allestremo angolo occidentale dellisola con le poche citt ancora in mano punica. Leptines non aveva seguito il fratello contro gli Etruschi come gi a suo tempo gli aveva fatto capire, ma si era preparato in ogni modo allo scontro definitivo con il nemico cartaginese. Si allenava in palestra ogni giorno con Aksal, per ore, nella lotta, nel pugilato, con scudo e spada. Quando i due prendevano il centro dellarena i presenti cessavano qualunque attivit e facevano ressa attorno allanello per assistere allo scontro fra i due titani. Il guizzare dei muscoli, il luccicare del sudore, lansimare convulso delle bocche spalancate rendevano straordinariamente realistico quello scontro cui mancava solo il sangue per somigliare in tutto e per tutto a un duello mortale. Quando Dionisio torn dallItalia invit a cena suo fratello e Filisto. Non cera nessun altro e lapparato era da accampamento militare: tavola piallata e sgabelli pieghevoli.

Hai visto? La Lega italiana si era alleata con i Cartaginesi. Loro non si fanno scrupoli a stringere patti con i barbari. Non giocare con dadi truccati: sai bene come stanno le cose. C chi considera la libert un bene supremo, pi grande della comunanza di sangue e di lingua. E li capisco. Dionisio annu gravemente. Per hai accettato di combattere con me la prossima guerra. S. Posso chiederti perch? No. Sta bene. Posso fidarmi di te? S. Come... ai vecchi tempi? Leptines chin il capo. Era bastata quella frase per scatenare in lui una ridda di ricordi e di emozioni tumultuose. Ti ho tenuto lontano, in esilio, perch vederti e pensare che mi avresti potuto tradire sarebbe stata una sofferenza intollerabile. Tu sei ancora capace di soffrire? chiese Leptines. Non lavrei detto. Come qualunque essere umano, come qualunque mortale. E ora che mi avvicino alle soglie della vecchiaia vorrei che tutto tornasse fra noi come una volta. E il mio tradimento? Ho avuto modo di meditare... Ogni cosa richiede tempo ma il mio si assottiglia, giorno dopo giorno. Voglio dirti una cosa: se io dovessi... morire, nella prossima guerra, sarai tu il mio successore e se lo vorrai sposerai Aristomache. Lei non ti dir di no. Ne sono certo. Sei luomo migliore che io conosca. Uomini come te ce ne sono sempre stati assai pochi e non credo che in futuro ve ne saranno pi. Se cadr in combattimento, disporrete che le mie ceneri siano unite a quelle di Arete. Promettetemelo. Filisto scambi unocchiata dintesa con Leptines e rispose: Stai tranquillo, sar fatto e si allontan. Dionisio si lev in piedi e si avvicin a Leptines. Non gli diede il tempo di alzarsi, strinse la testa del fratello contro il petto mentre lui, un attimo dopo, lo abbracciava stretto, in vita. Piansero in silenzio. Il primo sbarco cartaginese avvenne lestate di quello stesso anno a opera di Mago, che mosse da Palermo in direzione di Messina. Dionisio convoc una riunione dellalto comando ed espose il suo piano. La flotta non si sarebbe mossa dal porto. Sarebbero usciti solo con le forze di terra per intercettare lesercito nemico a nord e distruggerlo. I mercenari celtici avrebbero tenuto il centro al suo diretto comando, le milizie cittadine la destra agli ordini di Leptines, i mercenari campani e peloponnesiaci la sinistra con i loro comandanti di reparto. La cavalleria sarebbe rimasta di riserva per essere lanciata in un secondo momento a inseguire i fuggitivi. Lo scontro avvenne di l a dieci giorni, in una localit indigena nel centro dellisola chiamata Kabala e larma segreta di Dionisio si rivel vincente. La vista dei guerrieri celtici, giganteschi, con le lunghe criniere bianche, le braccia e il petto tatuati, semin il panico tra gli avversari e, quando si verific limpatto, la loro enorme potenza li volse in rotta rovinosa. Leptines lanci da destra le sue milizie guidandole di persona con un impeto insostenibile, agevolato dalla pendenza favorevole del terreno. Aggir i nemici con una manovra avvolgente, ammassandoli verso il centro, e lo stesso fecero i campani e i peloponnesiaci da sinistra. Lesercito punico fu annientato: diecimila furono uccisi, fra cui il comandante supremo, Mago; cinquemila vennero fatti prigionieri. Altri cinquemila, quasi tutti cartaginesi, riuscirono ad arroccarsi dietro un vecchio muro e a trincerarsi per la notte sotto la guida del figlio del generale caduto, un giovane valoroso che portava il nome fatale di Himilko. Prima che calasse il sole mandarono una delegazione a trattare la resa, ma Dionisio, che ormai si sentiva invincibile, impose condizioni durissime: lo sgombro immediato di tutta la Sicilia e il pagamento dei danni di guerra.

Gli inviati di Himilko fecero sapere che per una decisione di tale portata dovevano mandare un corriere a Palermo a conferire con i loro superiori e che in capo a quattro giorni avrebbero dato una risposta. Intanto chiedevano una tregua di cinque giorni. Dionisio e Leptines, ancora coperti di sangue e sudore per la battaglia, si ritirarono nella tenda per tenere consiglio. Che facciamo? chiese Dionisio. Abbiamo in mano cinquemila dei loro, questo vero, ma hai avanzato una richiesta che difficilmente possono accettare. Cercheranno di prendere tempo, ed quello che stanno facendo. Chiudiamo il cerchio intorno alla collina, cos saremo al sicuro dai loro trucchi. Lasceremo passare solo il corriere. Giusto. Facciamo cos. E adesso lasciali entrare. Gli inviati ascoltarono i termini della tregua, con visibile soddisfazione, quindi salutarono rispettosamente e rientrarono ai loro quartieri. Subito dopo Leptines mand la cavalleria e i Peloponnesiaci con ufficiali siracusani a chiudere il cerchio attorno alla collina e ad accendere fuochi dovunque. Il corriere si present a uno dei posti di blocco al calare delloscurit e venne lasciato passare. Si dilegu al galoppo in pochi istanti. Il resto della notte e anche il giorno seguente trascorsero tranquilli. Di tanto in tanto Leptines riceveva dispacci dai posti di guardia da cui non risultava niente di nuovo. Il terzo giorno, sul far della sera, cominci a insospettirsi, non essendo tornato il corriere e non parendogli verosimile che nulla si muovesse in cima alla collina. Prese il comando di un gruppo di fanteria leggera e avanz a piedi verso la sommit, con disposizione a ventaglio. A mano a mano che saliva cominciava a farsi strada nella sua mente un terribile presentimento. Oramai certo di non sbagliarsi lanci di corsa i suoi uomini oltre il muro e poi arriv lui stesso, ansimante, e scoppi in una risata beffarda: il luogo era deserto. Cercate dappertutto! url. Rivoltate ogni pietra! Non possono essere spariti cos. Cercate ho detto! Arriv poco dopo anche Dionisio e rimase impietrito alla vista del luogo deserto. Pallido, la mascella contratta, tremava di rabbia e di frustrazione. Heghemn grid un soldato. Da questa parte, presto! Leptines e Dionisio si precipitarono e si trovarono di fronte allingresso di una grotta, come tante ce nerano in quella regione brulla, una caverna naturale che scendeva nelle viscere della terra, si snodava per un percorso di quasi tre stadi e sbucava in aperta campagna da un orifizio nascosto da una fitta sterpaglia e da un intrico di rovi. Macchie di sangue sulle spine e lerba calpestata non lasciavano dubbi. Maledizione! imprec Dionisio. Inseguiamoli! Hanno ormai troppo vantaggio e avranno marciato a tutta velocit. Non li prenderemo mai. La sorte ci ha beffati privandoci di una vittoria definitiva. Ma comunque li abbiamo vinti e possiamo accontentarci. Torniamo indietro. Tre giorni dopo furono raggiunti da un corriere cartaginese che riferiva loro il messaggio di Himilko: era spiacente, ma doveva respingere le condizioni della resa. Mi prende anche in giro! rugg Dionisio. un suo diritto, mi sembra comment filosofico Filisto, che era venuto loro incontro. Ah! In culo! imprec Dionisio e spron il cavallo a tutta velocit. Dionisio impieg il resto dellanno a prepararsi per la ripresa della guerra che di certo, a quanto gli riferivano i suoi informatori, i Cartaginesi avrebbero posto in atto. Infatti, allinizio dellestate gli eserciti si rimisero in movimento. Dionisio e Leptines, accompagnati da Filisto, avanzarono da sud; Himilko da nord. Dopo un lungo studiarsi e provocarsi con scaramucce e finti attacchi, dopo essersi osservati da lontano tramite squadre di ricognitori, i due eserciti si trovarono luno di fronte allaltro in una localit della Sicilia occidentale che i Greci chiamavano Kronion. Dionisio ebbe lamara sorpresa di vedere che anche i Cartaginesi si erano dotati di un massiccio contingente di mercenari celtici, probabilmente arruolati nella stessa Gallia, o tramite le loro basi in Liguria. La battaglia ebbe inizio nella tarda mattinata e lesercito siracusano, allo squillo delle trombe e al grido della parola dordine, si lanci con grande forza allattacco, rincuorato dal successo ottenuto lanno precedente. In un primo momento lo scontro ebbe esito incerto, e ciascuna delle due armate ora cedeva, ora guadagnava terreno, sotto la

sferza di un sole accecante. Verso mezzogiorno i Celti che Dionisio aveva schierato al centro, fiaccati dalla calura, cominciarono a cedere terreno, scoprendo il fianco allala destra dove Leptines si batteva con incredibile valore. Dionisio, accortosi di quanto accadeva, grid al suo aiutante di campo di mandare rinforzi per coprire il fratello, ma ormai i Celti e i Balearici di Himilko si erano incuneati a fondo nel varco isolando quasi completamente lala destra siracusana che si trov cos in schiacciante inferiorit numerica. Sommerso da una moltitudine di nemici, Leptines non si perse danimo: si gett nel pi fitto della mischia ruggendo come un leone, menando fendenti micidiali, abbattendo un nemico dopo laltro finch le forze lo sostennero, poi croll trafitto al petto, al ventre, al collo. Alla sua caduta un grido di esultanza si alz dalle file nemiche e lo scoramento si diffuse fra i Siracusani, che cominciarono ad arretrare cercando di non scomporre i ranghi. Ben presto per, la loro ritirata si trasform in rotta aperta. La notizia raggiunse quasi subito anche Dionisio che si sent morire. Vide i suoi uomini cadere da ogni parte: i nemici lanciati allinseguimento non risparmiavano nessuno di quelli che incontravano. Fu quasi sul punto di rivolgere la spada contro di s quando arriv Aksal a cavallo, urlando come una furia infernale e roteando unenorme mannaia. Falci tutti quelli che si trov davanti poi, sporgendosi verso terra dal fianco del cavallo, afferr il suo padrone per un braccio, lo iss in groppa e spron a gran velocit verso unaltura situata a uno stadio di distanza, dove si trovava un posto di osservazione di retrovia presidiato da Filisto su cui sventolava uno stendardo siracusano. Qui giunto, balz a terra, affid Dionisio agli uomini dello sparuto presidio e diede fiato al suo corno. Il lungo lamento echeggi per la valle, vol sul campo della strage e chiam a raccolta i soldati dispersi. Dionisio rimase in piedi sotto lo stendardo per ore ad accogliere i suoi uomini, a rincuorarli, a schierarli in quadrato per lultima difesa. Solo con il buio cess la strage e a quel punto, stranamente, ud le trombe cartaginesi suonare la ritirata e vide larmata vittoriosa arretrare ben al di l del campo di battaglia. Solo allora si lasci andare e croll al suolo, privo di sensi. Quando riapr gli occhi cerc Aksal, ma nessuno sapeva dove fosse. Filisto lo fece cercare dappertutto. Lo chiamarono a gran voce battendo la campagna dintorno, ma senza esito. Riapparve poco prima dellalba, a piedi, stravolto dalla fatica e coperto di sangue, reggendo fra le braccia il cadavere di Leptines. Due uomini gli corsero incontro e lo aiutarono a deporre a terra, davanti al fratello impietrito, il corpo esanime del comandante. Aksal si avvicin a Dionisio dicendo: Cartaginesi vanno via. Che dici? chiese Filisto. Non possibile. S. Loro vanno via. Era vero. Larmata di Himilko, dopo aver riportato una schiacciante vittoria, inspiegabilmente si ritirava. Dionisio allora ordin di innalzare una pira e di lavare e comporre il corpo del fratello. Poi gli fece rendere lultimo saluto dai guerrieri schierati. Quando il loro grido si fu spento li conged. Andate disse con voce ferma. Lasciatemi solo. I soldati si misero in colonna e presero la via del ritorno. Soltanto un piccolo gruppo, al comando di Filisto, rimase a una certa distanza per proteggerlo. Dionisio allora prese una torcia e laccost alla pira. Guard il fuoco lambire la legna e alimentarsi con gli sterpi secchi, crepitando sempre pi forte fino a circondare il corpo del guerriero caduto in un vortice di fiamme. Filisto, che in un primo momento non aveva osato guardare, volse gli occhi al feretro che ardeva nelloscurit. Al riverbero delle fiamme vide unombra, un uomo in ginocchio, spezzato in due, che singhiozzava nella polvere. Trentunesimo

Filisto ricevette i termini della proposta di pace venti giorni dopo tramite un corriere che veniva da Palermo. Il messaggio era redatto in greco, recava la firma di Himilko e del Gran Consiglio di Cartagine. Diceva: Himilko, comandante dellesercito di Cartagine e governatore dellEpikratia di Palermo, Lilibeo, Drepano e Solunto a Dionisio, arconte di Sicilia, salve. I nostri due popoli hanno combattuto ormai troppe guerre causando luno allaltro solo sangue e devastazioni. Nessuno di noi ha la forza per annientare lavversario e dunque rassegnamoci ad accettare la situazione cos come sta. Noi abbiamo vinto lultima battaglia, voi avete ancora nelle vostre mani cinquemila dei nostri cittadini. Chiediamo dunque che sia nostra, come in precedenza, la citt di Selinunte e il territorio di Agrigento fino al fiume Halyco, mentre la citt rester vostra. Restituirete inoltre i prigionieri e pagherete mille talenti a titolo di danni di guerra. Voi riconoscerete i nostri confini, noi riconosceremo i vostri e lautorit di Dionisio e dei suoi discendenti sul territorio definito da questo trattato. Filisto prese il dispaccio e si fece annunciare al palazzo dellOrtigia, dove Dionisio si era rinchiuso da giorni rifiutando di vedere chiunque. Aksal gli sbarr il passo. Padrone non vuole nessuno. Digli che sono io, Aksal, e che devo assolutamente parlargli. cosa della massima importanza. Aksal scomparve allinterno e ricomparve poco dopo facendogli cenno che poteva entrare. Dionisio era seduto sullo scranno delle udienze: aveva Occhiaie scure, un colorito terreo, la barba e i capelli incolti. Sembrava invecchiato di dieci anni. Mi dispiace importunarti disse Filisto ma non posso farne a meno. I Cartaginesi ci propongono la pace. Dionisio parve reagire a quelle parole. Di loro iniziativa? Non hai fatto tu la prima offerta? Non mi sarei mai permesso senza informarti. No, liniziativa partita da loro. E che cosa vogliono? Filisto gli lesse il messaggio, vide che lo ascoltava con attenzione e prosegu: A me sembra una proposta molto ragionevole, dato il nostro presente stato di inferiorit. I danni di guerra possiamo discuterli. Con i Cartaginesi si riesce sempre a negoziare in materia di denaro. Ma la cosa pi importante il riconoscimento ufficiale della tua autorit e del diritto tuo e dei tuoi discendenti su questo territorio. un elemento fondamentale e non dovresti lasciarti sfuggire loccasione. Pensa a tuo figlio. Lo sai bene, non ha preso da te, e nemmeno dallo zio. Se gli lascerai uno Stato solido, riconosciuto nei suoi confini, la vita sar molto pi facile per lui, non credi? Dionisio liber un lungo sospiro, si alz e venne verso di lui. S, forse hai ragione. Vieni, fammelo leggere ancora una volta. Si sedettero a un tavolo, Filisto gli appoggi il foglio davanti e aspett che avesse letto. Hai ragione disse alla fine Dionisio. Seguir il tuo consiglio. Prepara il protocollo ufficiale e intavola le trattative per i danni di guerra. Non abbiamo tutto quel denaro. Forse possiamo cedere sul piano territoriale. Magari nellinterno, qualche distretto siculo non vitale per la nostra economia. S, si pu fare. Bene... Dionisio rest in silenzio, assorto. Allora... io vado disse Filisto e, vedendo che non otteneva risposta, arrotol il foglio e si diresse alluscita. Aspetta lo richiam Dionisio. S... Niente... niente. Puoi andare. Filisto accenn con il capo e usc. Per un attimo aveva pensato che volesse dirgli qualcosa di personale. Ma forse serviva ancora tempo... Passarono tre anni durante i quali Dionisio sembr riprendere un po per volta le sue abitudini dedicandosi alle faccende di governo e alla preparazione politica del

primogenito, per la verit senza grande soddisfazione. Il giovane preferiva organizzare feste con gli amici, invitare artisti, etere e poeti ed era sempre in evidente imbarazzo quando il padre lo convocava. La madre Doris, che il passare degli anni e la mancanza di moto avevano molto appesantito nelle forme, cercava di difenderlo. Sei sempre stato troppo duro con il ragazzo, lo spaventi. Cerco di farne un uomo, per Zeus, e un uomo di Stato, se potessi riuscirvi rispondeva Dionisio. S, ma come? Mai una parola gentile, mai un gesto affettuoso. Ci sei tu per quelle smancerie. Sono suo padre, per Eracle, non sua madre. Ne hai fatto uno smidollato, un incapace. Non vero! Ha delle qualit e se tu gli affidassi un incarico, una responsabilit qualunque, te lo saprebbe dimostrare. E poi si vede benissimo che tutto il tuo affetto va ad Arete, la figlia di quella... Zitta! sbottava Dionisio. Non una parola di pi. Arete mia figlia come tutti gli altri. la pi piccola ed una bambina adorabile. Anchio ho diritto a qualche soddisfazione dalla mia prole. Erano discussioni che finivano immancabilmente in litigi: Doris scoppiava in lacrime e andava a rinchiudersi nelle sue stanze per giorni, con le ancelle e le dame di compagnia. Filisto, invece, gli divenne pi intimo come consigliere e, bench egli non lo ammettesse mai del tutto, anche come amico. Lunico, ormai, che gli restava al mondo. Sistemati in modo definitivo il confine occidentale e i rapporti con Cartagine, Filisto cur le relazioni con Sparta, da sempre potenza protettrice di Siracusa, e durante la nuova guerra che questa aveva ingaggiato contro gli Ateniesi invi con lapprovazione dello stesso Dionisio dieci navi nellEgeo per prendere parte alle operazioni. Era una specie di atto dovuto, non un intervento con ambizioni espansionistiche. Ora Dionisio sembrava interessato alla letteratura, vecchia passione giovanile, mentre continuava a rimanere refrattario alla filosofia. Aveva fatto ampliare il teatro e vi faceva rappresentare delle sue opere, che venivano in generale applaudite. Conoscendo lautore, il pubblico non aveva peraltro alcuna intenzione di fargli torto. La spedizione in Egeo ebbe un pessimo esito: gli Ateniesi affondarono nove su dieci delle navi siracusane e lammiraglio che le guidava prefer suicidarsi che presentarsi al Lakkios con una nave sola. La politica in Grecia era a tal punto complicata che era difficile indovinare come si sarebbe evoluta, non da un anno allaltro, ma perfino da una stagione allaltra. I Tebani, intanto, avevano introdotto un nuovo tipo di schieramento militare detto obliquo, ideato da due loro generali di nome Pelopida ed Epaminonda, cos efficiente che erano riusciti a sconfiggere gli invincibili Spartani, un tempo loro alleati, in un luogo chiamato Leuttra. Spaventati da un simile successo, del tutto inimmaginabile, gli Ateniesi erano passati dalla parte di Sparta, loro vecchia nemica, per contenere i Tebani, ma le cose si stavano gi mettendo male per loro se non fosse stato per lintervento di Dionisio. Limpiego massiccio dei mercenari celtici e luso delle sue macchine ebbero un grande successo e ribaltarono la situazione. Atene arriv al punto di dedicargli una corona doro. Si disse che il re di Sparta Agesilao, dopo avere visto per la prima volta in azione le balliste e le catapulte di Dionisio, avesse esclamato: Di, oggigiorno il coraggio di un uomo non vale pi niente! Il conferimento della corona doro era unoccasione irripetibile: Dionisio ottenne la cittadinanza ateniese e tramite Filisto pose le basi per un trattato che legava il suo Stato in unalleanza con Atene, chiudendo una belligeranza che virtualmente durava da cinquantanni, dal tempo della grande guerra quando gli Ateniesi avevano assediato Siracusa. Ormai era accettato con tutti gli onori nel mondo delle Metropoli, riconosciuto e celebrato come il campione dellellenismo doccidente contro i barbari. I suoi trascorsi non proprio limpidi al riguardo vennero messi in ombra o dimenticati. Torn a Siracusa nellautunno di quellanno, sessantesimo della sua vita, e si propose, questa volta, di dedicarsi con impegno e con metodo alla preparazione del figlio per la successione.

Dionisio II compiva ventotto anni ed era ormai un uomo fatto. Fino a quel momento non aveva mai dato alcuna prova positiva di s. Era cresciuto negli agi dedicandosi ai piaceri del vino, del cibo e del sesso e il padre non lo stimava per nulla. Era colto e ben educato, ma fiacco e irresoluto. Anche Filisto cerc di prenderne le difese. Non puoi giudicarlo cos severamente gli disse una volta. Il figlio di un padre come te schiacciato dal confronto con la persona del genitore. Si sentir comunque inadeguato e insufficiente e ci lo far apparire in una luce sempre peggiore. Lui se ne rende conto e si sente ancora meno capace di dimostrare ci che vale. un circolo vizioso che non ha fine. Che cosa dovrei fare, secondo te? gli chiese Dionisio. Dovrei trattarlo a baci e carezze? Per Zeus, se non vuole diventare un uomo lo costringer io, con le buone o con le cattive! Ma erano solo parole. In realt Dionisio era convinto che nessuno potesse succedergli, che nessuno fosse allaltezza di un simile compito. A volte Filisto fu tentato di suggerirgli di restituire il governo al popolo, ma vi rinunci. Capiva troppo bene che, se una democrazia era in grado di governare una citt, non avrebbe mai potuto reggere uno Stato di tali dimensioni, che aveva avamposti fino in Epiro, in Illiria, Umbria e Padusa. Erano il rispetto e la paura nei confronti di un uomo solo che tenevano assieme una simile compagine. Un governo di cittadini non sarebbe mai stato altrettanto temuto n rispettato da altri governi di cittadini nelle citt sottomesse. Forse la situazione sarebbe rimasta stazionaria nellequilibrio politico, economico e culturale che Dionisio aveva saputo creare se non fosse giunta una notizia dallAfrica che lo mise in grande agitazione. Filisto, convocato durgenza, si precipit a palazzo. Che succede? chiese appena entrato. scoppiata la peste a Cartagine. Unaltra? E questa volta pare che ne stia sterminando un bel po di quei bastardi. Capisco che la cosa possa farti piacere. E non finita. I Libici sono in rivolta. Anche questa non una novit. Perch sei cos eccitato? Perch loccasione di cacciarli finalmente dalla Sicilia. Avevi detto che non ci avresti pi provato. Ho mentito. Intendo provarci di nuovo. Hai firmato un trattato. Solo per prendere tempo. Un uomo come me non rinuncia mai ai suoi progetti. Mai, capisci? Filisto chin il capo. Immagino sia inutile ricordarti che gi altre volte Cartagine stata provata dalla peste e dalle rivolte e che alla fine ha sempre reagito con forza e determinazione. Questa volta diverso. Perch diverso? Per due motivi: primo, quei cani hanno ucciso mio fratello e devono sputare sangue finch io non dico che basta. Secondo, ho sessantanni. Dovrebbe essere una ragione per mettere giudizio e dedicarti a una buona amministrazione. La guerra sempre un pessimo affare. Non hai capito. Intendo dire che se non riesco ora a condurre a termine il mio progetto non vi riuscir pi. Quanto a mio figlio, meglio non parlarne nemmeno. Ormai ho preso la mia decisione. Attacchiamo la prossima primavera con esercito, flotta e artiglieria. Attacchiamo con larmata pi grande che si sia mai vista e li facciamo a pezzi. E dove conti di trovare tanto denaro? Pensaci tu. Devo sempre dirti tutto io? Prendi a prestito i tesori dei templi: gli di mi applicheranno un interesse ragionevole, ne sono certo. E tassa la Compagnia. La nostra, a Siracusa, e quelle delle altre citt. Anche loro hanno una quantit di denaro. Non ci proverei, se fossi in te. Farai la figura di un sacrilego e, quanto alle Compagnie, dovresti ben sapere quanto sono potenti. C il rischio che te la facciano pagare. Anche la nostra. Forse ti hanno perdonato le epurazioni, o forse te le hanno temporaneamente condonate, ma quando si tratta di denaro non fanno sconti a nessuno.

Vuoi aiutarmi a trovare questi soldi s o no? Sta bene rispose Filisto. Non dirmi che non ti avevo avvertito. Quella che ci si presenta loccasione decisiva, credimi questa volta ce la faremo, e lEllade intera dovr rendermi onore. Mi dovranno erigere statue a Delfi e Olimpia, dedicare iscrizioni nei luoghi pubblici... Sognava. Ora che era accettato nei massimi consessi delle Metropoli, lui, uno delle colonie, per anni trattato con disprezzo e sufficienza, deriso nei suoi goffi tentativi letterari, voleva coronare la vita diventando il primo uomo nel mondo degli Elleni. Niente valse a dissuaderlo. Allinizio dellestate aveva ammassato unarmata enorme: trentacinquemila fanti, cinquemila cavalieri, trecento navi da battaglia, quattrocento navi da carico. La sua avanzata fu travolgente: Selinunte ed Entella lo accolsero come un liberatore, Erice gli si arrese; fu quindi la volta di Drepano, in cui venne stazionata la flotta. Ma davanti a Lilibeo dovette fermarsi. Le fortificazioni cartaginesi erano talmente imponenti, le difese cos agguerrite che qualsiasi tentativo di attacco si sarebbe concluso in un fallimento, o peggio, in una disfatta. La stagione volgeva al termine e Dionisio si prepar a rientrare. Era sua intenzione lasciare quasi tutta la flotta a Drepano per prevenire ogni possibile attacco dallAfrica, ma gli giunse una notizia che gli fece cambiare idea: un dispaccio segreto annunciava che a Cartagine era divampato un incendio nellisola dellammiragliato che aveva quasi distrutto larsenale. Lisola in parte artificiale dellammiragliato era una delle meraviglie del mondo, lunica struttura che Dionisio invidiasse alla grande rivale. Perfettamente sagomata in forma circolare, in mezzo a una vasta laguna, poteva ospitare nei suoi bacini coperti pi di quattrocento navi da battaglia. Al centro dellisola sorgeva il palazzo dellammiragliato che le dava il nome e in cui erano conservati i pi gelosi segreti della marineria cartaginese: le rotte delloro e dello stagno, e quelle che giungevano alle remote Esperidi, agli estremi confini dellOceano. Nel palazzo erano esposti i meravigliosi trofei delle pi audaci imprese di navigazione e dei viaggi delle carovaniere che si erano spinte ad attraversare il mare di sabbia fino alle terre dei Pigmei. Secondo alcuni, in quegli archivi inaccessibili erano conservate le mappe di mondi perduti e cera chi affermava che le strutture della maggior parte dei porti cartaginesi non facessero che riprodurre allinfinito lo schema di base della capitale dellantica Atlantide. Se lisola era veramente bruciata allora Cartagine aveva perduto il suo cuore e la sua memoria. Gli di sono con noi disse a Filisto lo vedi? Lascer un centinaio di navi a Drepano: basteranno. E la primavera prossima, appena il tempo si metter al buono, torneremo a sferrare il colpo risolutivo. Concentreremo tutti i nostri sforzi nellartiglieria, costruiremo altre macchine, ne far progettare di nuove... Gli brillavano gli occhi mentre parlava, era al colmo dellentusiasmo e anche Filisto cominciava davvero a credere che limpresa cui aveva votato quarantanni della sua vita fosse davvero prossima a concludersi felicemente. A tal punto Dionisio era sicuro di s che durante linverno si dedic a rifinire la stesura della sua nuova tragedia, Il riscatto di Ettore. Ne faceva recitare dei brani a un attore in presenza di Filisto per avere le sue impressioni. Intanto aveva inviato una delegazione ad Atene per iscriversi allagone tragico nella ricorrenza delle Lenee, le solenni festivit in onore di Dioniso. Dioniso era il dio da cui derivava il suo nome e questo gli pareva di ottimo augurio. Quando venne il giorno prestabilito, volle che Filisto lo accompagnasse. Devi venire anche tu. In fondo, mi sei stato di grande aiuto nel condurre a termine la mia opera. Io vengo volentieri rispose Filisto. Ma chi lascerai a occuparsi della preparazione della nuova spedizione? Dionisio sospir. Ci ho riflettuto a lungo, ma ritengo che i Cartaginesi avranno un bel da fare a riparare i danni dellarsenale, inoltre, ho un buon gruppo di ufficiali della marina che sanno il fatto loro. In terzo luogo, ho deciso di investire mio figlio di alcune, limitate responsabilit di supervisione per vedere come se la cava. Penso insomma che tu possa partire assieme a me. Non credere che lo faccia solo per la gloria letteraria. La

cosa che mi preme di pi perfezionare il protocollo dintesa con gli Ateniesi e giungere alla firma del trattato che ci far sedere fra le grandi potenze del mondo: il nostro debole sempre stata la marina, mentre gli Ateniesi hanno unesperienza pari o superiore a quella di Cartagine e potrebbero trasmetterci le loro tecniche e le loro conoscenze nel campo della guerra navale. Le ragioni esposte da Dionisio parvero convincenti e Filisto part, ma per nulla tranquillo. Avvertiva una sorta di disagio e uninquietudine che non lo abbandonava mai, che lo teneva sveglio nel cuore della notte a meditare e ad arrovellarsi. Troppo alta era la posta in gioco, troppi i rischi, troppe le incognite in quellinverno stranamente clemente e persino favorevole alla navigazione. Giunsero ad Atene a met del mese di Gamelione e trovarono la citt in pieno fermento per la preparazione delle rappresentazioni sceniche. Alloggiarono in una bellissima casa con giardino che avevano acquistato nei pressi del Ceramico e si dedicarono allallestimento senza badare a spese: ingaggio degli attori e del coro, confezione dei costumi, scelta delle maschere, realizzazione delle macchine sceniche. Il cartellone era gi esposto nel teatro, sullacropoli e nellagor ma Dionisio, a sue spese, lo aveva fatto affiggere in molti altri punti della citt, nei locali pi frequentati, nei portici e nelle biblioteche. Ed era certo che il suo nome, in ogni caso, sarebbe stato motivo di forte richiamo. Assistette di persona alle prove e non esit a cacciare gli attori che non si dimostravano allaltezza della parte e ad assumerne altri. Lo stesso fece con il coro e con i musici, cui fece ripetere infinite volte le danze e i canti che avrebbero accompagnato la rappresentazione. E venne il gran giorno. Il teatro era stipato, Dionisio e Filisto sedevano nei posti a loro riservati fra gli arconti della citt, i sacerdoti dei principali collegi e il sacerdote di Dioniso che presiedeva le celebrazioni. La tragedia fu rappresentata in modo impeccabile e in qualche passaggio si mostr anche di notevole intensit, rivelando le esperienze cui lautore doveva aver assistito nel corso di tante guerre, in tante estenuanti trattative per la liberazione di ostaggi e prigionieri. La scena in cui il vecchio Priamo si inginocchiava a baciare le mani ad Achille e il lugubre coro delle donne troiane si levava come un pianto a invocare la restituzione del corpo di Ettore commosse il pubblico. Lo stesso Filisto si stup di trovarsi con gli occhi umidi. Possibile che lautore avesse provato dei sentimenti? Che si fosse emozionato al punto da poter comunicare la sua commozione al pubblico che assisteva allo spettacolo? Inutile porsi la domanda: Dionisio era e sarebbe rimasto un enigma indecifrabile, una sfinge, per il resto dei suoi giorni. Eppure Filisto, assistendo a quella scena, riconobbe tanti aspetti del suo carattere, rivide tanti frammenti della sua vita trascorsa, tanti momenti di gloria e di abiezione. Dionisio aveva recitato la sua parte nella vita come un attore; spesso aveva celato, dissimulato, ingannato, aveva nascosto i propri sentimenti di uomo, ammesso che ne avesse, dietro la dura maschera del tiranno. Il finale fu salutato con un applauso, non travolgente, certo, ma nemmeno freddo, se si teneva presente che in quel teatro erano andate in scena le opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide e che quel pubblico, nonostante tutto, era il pi esigente del mondo intero. Alla conclusione della festivit, e con una certa sorpresa dello stesso autore, la tragedia ottenne il primo premio. Molti dissero che i partecipanti erano stati selezionati fra poeti cos modesti che perfino un modesto poeta come Dionisio aveva potuto vincere. Comunque stessero le cose, Dionisio celebr la vittoria con grande solennit e fasto, imbandendo un banchetto sontuoso in un giardino ai piedi dellImetto, cui furono invitate tutte le pi alte personalit di Atene. Poco prima di cena, Filisto fu avvertito che cera un corriere con un messaggio urgente da Siracusa. Lo ricevette personalmente intuendo che la notizia in arrivo avrebbe potuto guastare la festa. Non si sbagliava. Larsenale di Cartagine non bruciato disse il corriere appena Filisto gli chiese di parlare. Che significa, non bruciato? Purtroppo si trattato di un inganno. I Cartaginesi sono maestri in queste cose. Avremmo dovuto intuirlo.

Non possibile ribatt Filisto. I nostri informatori hanno assicurato di aver visto fiamme e fumo levarsi dallisola. Verissimo. Ma anche questo faceva parte della messa in scena. Hanno bruciato vecchi relitti in disarmo mentre la squadra vera e propria stava nascosta in vari approdi segreti lungo la costa settentrionale. Vieni al dunque. Inutile tirarla per le lunghe. Che cosa successo? Il nuovo ammiraglio cartaginese ha fatto irruzione nel porto di Drepano al primo albeggiare con duecento navi da battaglia. I nostri erano troppo inferiori di numero: hanno avuto la peggio. Filisto conged il corriere e rest per qualche tempo a meditare tutto solo sul da farsi. Alla fine decise di non dire nulla a Dionisio, per il momento, per non rattristarlo. Si distese al suo posto, mangi e bevve cercando di apparire completamente a suo agio. Quella notte stessa, dopo che gli ospiti se ne furono andati, verso lora del terzo turno di guardia, Dionisio si sent male. Aksal corse a svegliare Filisto. Padrone malato. Che cosa dici, Aksal? Lui molto male, vieni subito. Filisto si precipit e lo trov in uno stato terribile: scosso da convulsioni e conati di vomito, madido di sudore ma freddo come il ghiaccio, il colorito cinereo e le unghie scure. Fai venire il suo medico, Aksal, corri, a tre isolati da qui, in direzione dellagor. Corri, per gli di! Corri! Mentre Aksal si precipitava in strada, Filisto cerc di sollevare Dionisio a sedere e di farlo respirare; gli asciug la fronte, gli bagn le labbra riarse. Il letto sapeva di sudore e di urina. Dionisio sembr per un momento riprendersi, riacquistare un po di forza. finita mormor. finita, amico mio. Filisto si sent toccato da quella parola che non udiva da tanti anni e gli strinse forte la mano. Che dici, heghemn, che dici? Ora viene il medico. Ti riprenderai. Hai bevuto un po troppo, ecco. Fatti forza, vedrai che... Dionisio lo interruppe alzando stancamente la mano nel suo abituale gesto dimperio. No, non mi sbaglio. La morte fredda... senti? Che destino beffardo! Ho sempre combattuto in prima linea, sono stato ferito cinque volte e devo morire in un letto, pisciandomi addosso... come un uomo da nulla... Non vedr mai lalba della nuova era che ho sognato per tutta la vita... La Sicilia... al centro del mondo... La vedrai, invece. Torneremo a casa e finiremo questa guerra, una buona volta. Vincerai... Vincerai, Dionisio, perch sei tu il pi grande. No... No. Ho mandato a morire tutti gli amici che avevo: Dorisco... Biton... Iolao... e il mio Leptines. Ho sparso tanto sangue, per niente. Si ud un passo solitario in strada. Dionisio sembr illuminarsi. Arete... disse tendendo lorecchio. Arete... sei tu? Filisto abbass gli occhi umidi di lacrime. qui... rispose. qui, sta venendo da te. Dionisio sembr accasciarsi in un rantolo. Lo sent ancora sussurrare: Ricorda ci che hai promesso. Addio, chaire... poi pi nulla. Di l a poco il medico irruppe trafelato nella camera insieme ad Aksal, ma era troppo tardi. Non pot che constatarne la morte. Aksal si irrigid a quella vista. Il volto gli si indur in una maschera di pietra. Inton un lugubre lamento, il canto straziante della sua gente che accompagnava lultimo viaggio dei grandi guerrieri. Poi ammutol chiudendosi in un impenetrabile silenzio. Mont la guardia armato alle sue spoglie, giorno e notte, senza toccare cibo n bevanda e non lo abbandon pi, nemmeno quando il feretro fu posto sulla nave che lo riportava in patria. A Siracusa Filisto sincaric di persona delle esequie. Fece preparare una pira gigantesca nella corte della fortezza Eurialo, in cima allEpipoli perch tutta la citt vedesse salire la sua anima nel vortice di fuoco e di scintille che lavrebbe sospinta verso il cielo. Il corpo, rivestito della pi splendida armatura, fu messo sulla pira di fronte allesercito schierato e per dieci volte ventimila guerrieri di tutte le nazioni gridarono il suo nome, mentre le fiamme salivano ruggendo verso il cielo invernale. A notte fonda Filisto, accompagnato da Aksal, and a raccogliere le sue ceneri, insieme a lui si rec al sepolcro di Arete e le un, nellurna, alle ceneri di lei.

Quando ebbe compiuto quel semplice rito si asciug gli occhi e si volse al guerriero celta, spaventoso nellaspra magrezza dellastinenza, nel lutto che gli scavava il volto e gli anneriva le occhiaie. Ora torna al tuo quartiere, Aksal gli disse e interrompi il digiuno. Il tuo padrone non ha pi bisogno di te... Noi s. Se ne andarono e il sepolcro rest buio e silenzioso. Ma quando il rumore dei loro passi si fu spento del tutto, si alz dalle tenebre un canto solitario, linno struggente che accompagn la prima notte damore di Arete e Dionisio. E lultima. EPILOGO Nessuno riusc mai a spiegare la causa della sua morte. Dicono che Filisto avesse visto inciso il segno di un delfino sotto la coppa da cui il suo amico e signore aveva bevuto durante quella notte di festeggiamenti. Si ricord di come Dionisio avesse mandato a morte non pochi membri della Compagnia, ai tempi dellultima grande epurazione, e come avesse tassato senza riguardi le Compagnie nelle altre citt per finanziare la guerra imminente incurante di tutti gli avvertimenti. Alcuni ne attribuirono la causa semplicemente ai bagordi che seguirono la vittoria nellagone tragico alle Lenee. Altri vollero vedere la lunga ombra della mano di Cartagine su quella morte, perch solo cos avrebbe potuto annientare un nemico altrimenti irriducibile. Firmai io la pace, appena ebbi il potere per farlo, e cercai di mantenerla. Ma non incutevo paura a nessuno e perfino i filosofi volevano insegnarmi a governare... In capo a dieci anni la grande costruzione di mio padre era in rovina e non sarebbe risorta mai pi. Un vecchio generale inviato dalla Metropoli, Timoleonte, sconfisse i Cartaginesi e mi tolse il potere. Poi mi confin qui, a Corinto, da dove erano partiti i nostri padri fondatori, tanti secoli fa... Maestro! Che fai? Parli da solo? Il maestro si stropicci gli occhi e si guard intorno. Gli asini e lasinaio erano spariti, dallaltra parte della strada, e appoggiato al muro cera uno dei tre individui che lo avevano soccorso nella rissa della notte prima, uno degli inseparabili custodi cui la citt aveva affidato in modo discreto la sua sicurezza. Di fronte a lui cera loste con in mano una tazza di latte fumante. Bevi gli disse ti rimetter in sesto. Il maestro lo guard, poi guard il sole che si affacciava in quel momento allorizzonte, suscitando mille riflessi dorati dalla strada ancora luccicante per la pioggia notturna. Infil una mano nella bisaccia a cercarvi i rotoli. Erano al loro posto e tir un respiro di sollievo. Si alz a fatica, stir le membra doloranti e si pass ancora le mani sugli occhi, come se non riuscisse a svegliarsi da un sogno. Unaltra volta disse. Unaltra volta. Sincammin con passo incerto e loste rimase a guardarlo stupito, finch la sua figura si dissolse nel bagliore del sole nascente. NOTA DELLAUTORE La vicenda di Dionisio I di Siracusa talmente complessa che ho dovuto fare delle scelte di semplificazione, non solo per quanto riguarda alcuni degli eventi narrati, ma anche per quanto concerne i personaggi. I numerosi figli del tiranno vengono lasciati volutamente in ombra a parte i primi due, Dionisio II e Hipparinos, e la piccola Arete. Cos pure il personaggio del giovane cognato Dione, di grande rilievo nelle fonti antiche tanto che Plutarco gli dedica una delle sue biografie, stato rimosso in toto. Introdurlo e svilupparlo oltre la met del romanzo avrebbe costituito un problema narrativo di difficile gestione. Il personaggio di Iolao include anche quello del fratello minore di Dionisio, Thearides, che quindi non compare nella nostra storia.

A parte questo, la vicenda di Dionisio I stata narrata in sostanziale coerenza con le fonti, in particolar modo Diodoro Siculo, nella cui storia confluiscono sia Timeo di Tauromenio, sia lo stesso Filisto, che il lettore ha gi incontrato fra i protagonisti di questo romanzo. Il tema della Compagnia, che riecheggia in modo piuttosto esplicito quello della moderna mafia siciliana, non inventato e corrisponde alle cosiddette hetairiai, associazioni in parte segrete di cittadini attestate dalle fonti principali, che non di rado conseguivano i loro scopi con mezzi di intimidazione e anche con leliminazione fisica degli avversari. Tali associazioni esistevano anche in Grecia ma mi parso che in Sicilia il fenomeno, in et tanto antica, potesse assumere una valenza particolarmente significativa. Per quanto riguarda lonomastica, ho mantenuto i nomi in italiano dovunque esisteva un uso consolidato; ho usato i nomi greci (o cartaginesi) o dove luso era pi raro e meno conosciuto, oppure l dove la trascrizione italiana suonava sgradevole. Qualcuno potr stupirsi che io abbia usato italiani e siciliani al posto di italioti e sicelioti ma ho voluto eliminare una terminologia troppo specialistica e accademica a favore di una molto pi suggestiva, tenendo presente che in fondo i termini che ho adottato non sono altro che la traduzione letterale degli originali. Ovviamente le parole Italia e italiani si riferiscono qui sempre allestremit meridionale della Penisola, quella che noi oggi chiamiamo Calabria. Luso della lingua nelle frasi gergali, nelle imprecazioni e nei dialoghi stato derivato soprattutto dal teatro comico, che pi ci conserva tali espressioni. Langolo di visuale, da un punto di vista politico, lo stesso dei protagonisti della storia e non poteva essere altrimenti, anche se in pi casi e in pi situazioni sono messi in rilievo da personaggi anche secondari valori diversi e alternativi a quelli della civilt dei Greci, o comunque a quelli della politica dei Greci di Sicilia. Dionisio emerge come il grande protagonista che in realt fu, cos come il suo fallimento sostanziale appare la conseguenza dellerrore di base della sua gestione dello Stato: lassolutismo. Valerio Massimo Manfredi FINE