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IL DECADENTISMO Il concetto di DECADENTISMO appare pi problematico di quello di ROMANTICISMO, per ch mentre gli scrittori, che chiamiamo romantici, si definirono

tali, quelli che chiamiamo decadenti, non si autodefinirono, se non in minima parte. Con il termi ne decadentismo si designa unintera fase storico-letteraria, che ha avuto fortuna soprattutto in Italia allinizio del 900. La parola deriva da DECADENT, usato in Francia con significato dispregiativo nel la seconda met dell 800, contro i poeti maledetti (Verlaine, Baudelaire, Mallarm, R imbaud), che con la novit della loro arte e la loro vita irregolare e disordinata apparivano alla gente comune decadenti, cio corrotti e dissoluti. Essi non si of fesero di questo appellativo, anzi si impadronirono della parola e la usarono pe r ostentazione, facendone addirittura il titolo di una rivista Le Decadent, uscita nel 1886, per iniziativa di Baju. Il termine decadente inoltre entra in stretta relazione con SIMBOLISMO, che designa ancora oggi allestero gli stessi fenomeni decadenti. Croce ha definito decadenti tutte le manifestazioni letterarie ed artistiche del 900, perch esse erano caratterizzate da uno stato danimo di angoscia esistenziale. Il decadentismo come il Romanticismo, un fenomeno europeo perch gli artisti e gli scrittori che lo rappresentano appartengono ai pi diversi paesi europei. Il suo centro di irradiazione comunque la Francia, dove furono elaborate le pi important i poetiche derivate quasi tutte da intuizioni presenti in Baudelaire, padre dell a poesia moderna. Due furono i motivi per cui la Francia fu il centro del decade ntismo: 1) Ci fu un miracoloso fiorire di artisti, poeti e scrittori, che ridiedero alla Francia il primato nella cultura. 2)La Francia allinizio dell 800 aveva preso a prestito piuttosto che creato autonom amente il Romanticismo. GENESI FILOSOFICA: Esso nacque come reazione alla crisi del Positivismo e del pe nsiero scientifico. I limiti vengono messi in luce soprattutto dalla teoria dell a relativit di Einstein e dalle teorie fisiche di Bohr. Si ammette anche a livello scientifico lindeterminatezza, limprevedibilit e al rea lt dei fenomeni. Leffetto di queste dottrine fu la sfiducia nel Positivismo e nell a ragione. Nascono nuove correnti spiritualistiche e irrazionalistiche, lintuizi onismo di Bergson, che ammetteva e riconosceva lesistenza di un tempo soggettivo ed interiore, quasi sempre non in linea con il tempo oggettivo. GENESI STORICA: Gli ideali romantici e positivisti, la religione, la patria, la libert, il progresso, la scienza liberatrice furono smentiti dai feroci conflitti interni e internazionali, per cui tramonta lottimismo positivista e al suo posto subentra una visione pessimistica ed angosciosa della vita. Lintellettuale si trova a disagio nella nuova societ, tutta tesa alla produzione e al guadagno, essa inoltre con le sue ingiustizie sembra irridere gli ideali di libert e democrazia. Secondo la critica marxista lintellettuale assume latteggiamen to del ribelle , del poeta maledetto e satanico, che rifiuta la societ borghese e ne dissacra i valori. A prima vista pu sembrare che il Decadentismo sia la ripresa del soggettivismo romantico, ma tra questi due movimenti c stata lesperienza del Positivismo e del re alismo, il cui fallimento spinse il Decadentismo allestremo soggettivismo allirraz ionalismo assoluto. Pertanto mentre lindividualismo romantico consiste nellaffermazione dellio, per rea zione allappiattimento illuminista,lindividualismo decadente consiste invece nellan alisi compiaciuta delle proprie sensazioni, per reazione alla teoria dellimperso nalit dellopera darte , predicata dal Naturalismo e dal Verismo. Luomo romantico accompagnato dallaltruismo, dal senso di solidariet con gli altri, lindividualismo decadente recide invece il legame tra lindividuo e gli altri uomin i, concepisce lindividuo tutto chiuso in s, estraneo agli altri. E un individualismo asociale, a volte antisociale, dovuto alla mancanza di una fe de o di un ideale. Il Romanticismo aveva rifiutato la ragione degli illuministi, ma non laveva rifiutata come facolt generale, capace cio di interpretare la realt e di elaborare principi universali. Accanto allio-sentimento troviamo sempre, pert

anto, lio-ragione. Il Decadentismo nega invece alla ragione questo potere e non nega solo la ragion e individuale ma anche quella universale. Nega ogni validit ai valori universali, come il bene, il male, la famiglia, la morale e la patria. Il senso di mistero nel Romanticismo pertanto ebbe un carattere attivo di ricerca, perch era sorrett o dalla volont di spiegarlo, dal desiderio di cercare il valore assoluto delluomo. Nel Decadentismo invece il senso del mistero non pi attivo ma passivo e contempl ativo. Il mistero pi sofferto, esplorato con un doloroso smarrimento. Sul piano p olitico e sociale il romanticismo era di natura democratica, il Decadentismo di ispirazione elitaria e aristocratica. Quando finito il Decadentismo? Alcuni affermano prima delle AVANGUARDIE STORICHE e quindi con la prima guerra m ondiale. Altri attribuiscono al termine unaccezione pi ampia, valida per tutta la letteratura novecentesca. LA POETICA Binni, che stato uno dei primi a favore di una nozione di decadentismo ampia e p riva di ogni accezione negativa, ha affermato che molte sono le poetiche del Dec adentismo. Esse presentano per dei denominatori comuni. La poetica decadente strettamente connessa alla sua visione della vita, intesa c ome mistero. Dopo il fallimento della filosofia, incapace di fornire certezze e della scienza, incapace di mantenere le sue promesse di liberazione delluomo, la poesia resta lunico mezzo, che ci permette di comunicare con lignoto, con linconsci o e con lassoluto. La poesia non pi espressione del sentimento, ornamento di verit intellettuali, morali e religiose, ma illuminazione e rivelazione dellinconscio, dellignoto e dellassoluto. Il poeta non si sente pi VATE,MAESTRO DELLUMANITA, n guida del popolo, ma un VEGGENTE, un esploratore del mistero, dellinconscio e dellassolu to a cui perviene attraverso improvvise folgorazioni o intuizioni. Il poeta vegg ente pertanto invece di rendere la poesia una specie di dialogo con gli altri, la riduce ad un monologo, ad una rassegna delle sue raffinatissime sensazioni, a vvalendosi spesso di un linguaggio oscuro, comprensibile a pochi iniziati. La pa rola assume quindi un valore di suggestione musicale ed evocativa. Esso diede origine a diverse espressioni, proprio per questa caratteristica basi lare di individualismo, perci ogni poeta esprime il suo rapporto composito e diff icile con la realt, senza seguire regole ma solo il suo istinto. Direttamente collegate ad esso sono SIMBOLISMO E ESTETISMO. Il simbolismo nasce in Francia ad opera di Jean Morea, che ne pubblic il manifest o su FIGARO NEL 1886. Prende spunto da una delle pi celebri poesie di Baudelaire C orrespondances. In essa Baudelaire afferma che tutte le cose hanno tra loro un le game misterioso, per cui spesso una ne richiama unaltra. Un profumo, un colore o una musica possono richiamare ricordi lontani. Per i simbolisti la realt non quel la fenomenica, descritta dalla scienza, ma qualcosa di profondo e misterioso ch e vive sotto le parvenze sensibili e che solo il poeta, folgorato da improvvise intuizioni, pu cogliere. Poetare pertanto significa o ripiegarsi in se stesso per ascoltare le voci arcane provenienti dal subcosciente cogliere quindi le corris pondenze misteriose, o contemplare le cose non nel loro aspetto realistico, ma c ome simboli, segni del mistero, che al di l della realt percepita dai sensi. Da qui deriva il PANISMO , dal greco PAN ,TUTTO, che d voce alla tendenza a mesc olarsi e a immedesimarsi con il tutto, con lassoluto. Dato ci, caratteristiche del la poesia simbolista sono i simboli, le analogie e la sinestesia. SIMBOLO: Il poeta vede nelle cose non il oro aspetto realistico ma un simbolo di una realt profonda, che pu essere percepita solo con i sensi. ANALOGIA:Accostamento tra due cose o concetti simili, senza il come. SINESTESIA: Deriva dal greco sento insieme, accostamento di sensazioni diverse, avvertite simultaneamente . ESTETISMO: Sorge come reazione al PARNASSIANESIMO. IL PARNASSIANESIMO era stato un movimento di reazione sia alla poesia soggettiva e sentimentale del Romantici smo, sia alla letteratura di ispirazione oggettiva del realismo. Rifiutava il le game dellarte con la vita e concepiva larte come rappresentazione di un mondo ide ale di bellezza e armonia raffinata e perfetta. Parnassianesimo deriva da PARNAS

O, monte delle Muse e di Apollo e quindi indicava il distacco dellarte dalla vita . I decadenti capovolgono il concetto di arte dei parnassiani. Essi riprendono il concetto romantico del legame tra vita e arte, ma ne invertono i termini:NON LA VITA DEVE ISPIRARE LARTE, MA LARTE DEVE ISPIRARE LA VITA. La vita deve essere cost ruita come unopera darte e deve essere inimitabile, come sosterr DAnnunzio. Esteti saranno Huysmans con il romanzo A RITROSO,DAnnunzio con IL PIACERE, Wilde con IL RITRATTO DI DORIAN GRAY.Larte inoltre deve essere autonoma, non deve aver alcun scopo pratico, ma essere fine a se stessa. DIVERSI ATTEGGIAMENTI DEI DECADENTI Accanto al ripiegamento intimistico e autointrospettivo, allisolamento aristocrat ico dalla societ, abbiamo anche il VIATLISMO E LAVVENTURISMO. Il VITALISMO si trad uce spesso in sfida alla morte, affermazione di s e negazione della vita stessa. Si vogliono affrontare molteplici avventure con la presunzione dellonnipotenza. M a il decadente fondamentalmente un antieroe, un personaggio avulso dalla realt so ciale, ripiegato su se stesso, in attento ascolto del proprio io. Inquieto, torm entato e deluso, avverso alla borghesia e spesso incapace di vivere normalmente. Ci sar pertanto anche la figura dellinetto, il malato del 900. DECADENTISMO IN ITALIA Affiora in modo confuso nelle esperienze innovatrici degli scapigliati tra il 18 60-80, ma si mescola ad altri elementi letterari, per emergere in modo definitiv o nel 900. PASCOLI :Aspetto simbolistico e vittimistico DANNNUNZIO: Aspetto estetizzante, superomista e sensualistico PIRANDELLO: Aspetto dialettico, polemico, demolitore delle ipocrisie e dei luog hi comuni SVEVO: Aspetto apatico e rinunciatario CRITICA CROCE :Definisce il decadentismo una fabbrica del vuoto e un momento di stupidit. RUSSO: Si deve riconoscere al decadentismo il merito di aver provincializzato la letteratura italiana e di averla messa a contatto con le contemporanee letterat ure europee. GIOVANNI PASCOLI La vita di Pascoli una ricerca continua di uno spazio nascosto, egli infatti rif ugge, a differenza di DAnnunzio, da ogni gesto avventuroso e spettacolare. La sua esistenza solitaria, priva di eventi eccezionali, chiusa in una carriera di pro fessore, scandita da trasferimenti in sedi diverse e segnata dallossessiva ricerc a di uno spazio nascosto, atto a proteggere il poeta dal ricordo di una tragedia familiare avvenuta nellinfanzia. La stessa condizione di poeta professore pu indurre ad assimilare la sua vita a q uella di Carducci, di cui fu allievo, ma Pascoli fu lontanissimo dallestroversa v italit del Carducci, dal suo amore sanguigno e polemico, dalla sua serenit. Pascol i tende a sottrarsi al mondo, vive i rapporti con la societ come una costrizione, li riconosce come necessari, ma li adempie solo per potersi poi rinchiudere pi a fondo in una sorta di nido, di intima familiarit con s, con la natura, con le pic cole cose. Pertanto non si creer una nuova famiglia , ma rimarr ancorato a quella ancestrale, quella di origine, dei legami di sangue. Nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna. Passa uninfanzia felice in una famiglia agiata economicame nte nella campagna romagnola, poich il padre era amministratore dei Principi di T orlonia. 1867 Viene ucciso misteriosamente il padre, questo evento porta allo scardinamen to della famiglia dal punto di vista economico. Iniziano una serie di lutti, muo re la madre, la sorella pi grande e un fratello. Pascoli conclude gli studi liceali e universitari in grandi ristrettezze economi che ed inizia la sua carriera di professore. 1879 E lunico momento in cui partecipa alla vita politica del suo tempo, aderisce alle idee socialiste di Andrea Costa, ma durante una manifestazione viene preso

e messo in prigione per tre mesi. Questa esperienza gli port una grande depressio ne e lo spinse a rifiutare qualsiasi altra azione politica. 1884 Si stabilisce a Massa con le due sorelle Ida e Mari. La vita con le sorelle fu un modo per ricostruire quel nido, che aveva da tempo perso e quando Ida si s poser, la considerer una traditrice. Lontano dallamore e dal sesso rafforza il suo legame con Mari, con cui ebbe rappor ti ambigui. Conobbe DAnnunzio, perch questultimo fece una recensione su Myricae, ma la loro fu unamicizia a distanza. I due caratteri erano troppo diversi e incompa tibili. Pascoli lo vide sempre come un rivale pi felice e fortunato. 1895 Si stabilisce con Mari a Castelvecchio di Barga, vivendo appartato, uscendo solo per andare allUniversit di Bologna, dove ebbe la cattedra, pur non riscontr ando grande successo tra i suoi allievi. 1897 Ottiene una cattedra a Messina. 1903 Universit di Pisa. 1905 Accetta a Bolog na la cattedra del suo maestro Carducci, dove ancora una volta non trov successo presso gli studenti. Muore nel 1912 a Bologna. LE RACCOLTE PASCOLIANE In ogni momento Pascoli lavora a diverse forme diverse di poesia , seguendo cont emporaneamente contenuti e generi diversi che distribuisce in varie raccolte. Il fatto che egli passi con disinvoltura da un genere allaltro, da argomenti pi um ili a quelli civili, considerando le sue raccolte dei contenitori sempre aperti, testimonia una decisa vocazione sperimentale che gli consentiva di variare regi stri e linguaggi in relazione alla destinazione del componimento pi che allispiraz ione o allurgenza del sentimento. Il suo ambiente creativo il laboratorio. Pier P aolo Pasolini cos lo definisce: In Pascoli coesistono con apparente contraddizion e di termini OSSESSIONE, tendente a mantenerlo patologicamente identico a se ste sso, immobile, monotono e spesso stucchevole, e SPERIMENTALISMO, che tende a var iarlo e a rinnovarlo incessantemente. Coesistono quindi una forza razionale, che lo spinge alla fissit stilistica e una forza irrazionale che lo porta alle tend enze stilistiche pi disparate. Lo stesso Pascoli aveva voluto distinguere i diver si volumi con un motto latino per indicare le differenze, ma anche la profonda u nit fra una raccolta e laltra, i motti infatti sono ricavati da un verso virgilian o. Il frammento tratto dalle Bucoliche PAULO MAIORA CANAMUS, NON OMNES ARBUSTA IUVANT HUMILESQUE MYRICAE (CANTIAMO COSE UN PO PIU GRANDI, NON A TUTTI PI ACCIONO GLI ARBOSCELLI E LE UMILI TAMERICI). MYRICAE,il titolo tratto malverso di Virgilio. CANTI DI CASTELVECCHIO, il motto ARBUSTA IUVANT HUMILESQUE MYRICAE. Entrambe le raccolte contengono liriche di is pirazione pi umile, secondo le linee poetiche del fanciullino. Si ispirano alla v ita di tutti i giorni, colgono aspetti misteriosi e nascosti, grazie alla facolt del poeta di guardare la realt con occhi nuovi. PRIMI E NUOVI POEMETTI, il motto PAULO MAIORA. Tale opera canta cose un po pi gran di, meno private, meno modeste. Si passa dalla prima alla terza persona, per con seguire una maggiore oggettivit. In questa opera esprime la propria ideologia, l a propria visione del mondo in termini di sviluppo storico-sociale. ODI E INNI , il motto CANAMUS . Pascoli pone laccento sulla propria volont di cant are il mondo, di farsi poeta- vate e maestro di vita, esortandolo a seguire gli esempi che propone. Domina unottica celebrativa, forse perch sono dedicati a color o a cui non piacciono le umili tamerici. POEMI CONVIVIALI, il motto NON OMNES ARBUSTA IUVANT (NON A TUTTI PIACCIONO GLI A RBOSCELLI). Si ispira alla cultura greca e latina e raggiunge un alto livello st ilistico. LA PERSONALITA PASCOLIANA Dalle lettere di Pascoli abbiamo tratto un immagine di un uomo solo e chiuso nell a memoria della tragedia familiare, avvertita come unenorme ingiustizia. Il senso di amarezza, di delusione, di angoscia esistenziale lo spingono a difendersi an che in modo nevrotico e querulo dalla realt. Rifiuta una normalit adulta e regredi sce nel nido dellinfanzia. Privo di garanzie ideologiche, dopo la delusione socia lista, non confortato da dogmi razionalistici e scientismi, si piega sulla sua a nima addolorata, nel suo nido.

NIDO Il nido la sua casa originaria, quella paterna , cumulo di memorie e di aff etti da cui non vuole staccarsi. E un nido caldo, chiuso, segreto e raccolto in u na esistenza che non prevede rapporti con lesterno, brulicante per di intima comp licit, di istinti e affetti viscerali. NIDO COME CHIUSURA SENTIMENTALE Tale concezione del nido impedisce a Pascoli di vivere affettivamente una vita d i uomo adulto e di marito, per cui vive lamore come un eros adolescenziale, morbo so, giocato sulla repulsione e lattrazione per lignoto mondo sessuale. NIDO COME RIFIUTO DELLA STORIA Domina in molte pagine pascoliane un angoscioso smarrimento, una vera e propria paura per i tempi che si annunciano, per il disastro mostruoso che sta per cogl iere il genere umano. La scienza non ha prodotto n felicit n liberazione alluomo. Co mincia a serpeggiare in Pascoli quellatteggiamento tipicamente decadente di cris i nelle certezze positiviste e della crisi del mito delle magnifiche sorti e pro gressive. Alla storia viene contrapposta la natura vista come paradiso perduto. Una tale visione del proprio tempo non lo porta ad una consapevolezza titanica di leopardiana memoria , quanto invece solo allo smarrimento angoscioso e allauto commiserazione. LA POETICA E IL PENSIERO PASCOLIANO Per tale formazione della propria personalit riscontriamo in Pascoli un atteggiam ento negativo nei confronti del mondo e della vita. Il suo cosmo dominato dal mi stero e dal dolore, il mistero riguarda la sfiducia nei mezzi conosciuti delluomo ,n la religione, n la scienza n la filosofia possono chiarire i fini ultimi dellesi stenza umana. Luomo solo in un universo oscuro e misterioso di cui non si conosce nulla, se non una generica ostilit nei suoi confronti. Dunque vivere SOFFRIRE e a questo dolore esistenziale se ne aggiunge un altro di matrice storica ed umana, luomo oltre ad essere solo anche sciocco ed egoista, quindi cattivo e aggressivo verso i propri simili. Luomo una belva, per questo Pa scoli si rinchiude nel suo nido confortevole e protettivo, scegliendo la via del disinganno e della tranquillit infantile. Nasce da qui il triangolo NIDO-CASA-CULLA, tipica cosmografia pascoliana. Abbiamo gi detto che con Pascoli assistiamo alla massima sfiducia nel progresso s cientifico, ma questa sfiducia non sinonimo di negazione, perch se vero che i ca nali tradizionali sono fallaci e inutili, ve ne uno che consente alluomo di uscir e dal suo isolamento, per contattare solo attraverso rapidi bagliori gli altri e laltro da s, questo canale larte. Larte consente saltuari e fugaci contatti con la realt esterna e i frutti di tali contatti sono immagini isolate, che possono essere comunicate attraverso un ling uaggio simbolico, nido, casa, culla , orto, siepe, si caricano di valenze simbol iche che rimandano al pensiero pascoliano a-logico e a-razionale, come quello di un bambino. Ogni sua fantasia, come quella della nebbia che lo avvolge e lo protegge come un a recinzione, quindi regressiva, frutto di quella volont di fuggire dalla maturit e dallimpegno, per cercare un luogo fuori dallo spazio, un tempo fuori dal tempo in grado di assicurare le consolazioni dellinfanzia. LA POETICA PASCOLIANA Se larte la conoscenza per antonomasia, la poesia la SUMMA, perch fornisce alla r agione che gira a vuoto su se stessa, lintuizione e il preciso bagliore che fa in travedere ci che vi aldil del guscio della solitudine, in cui luomo si trova. La poesia a cui si riferisce Pascoli per una poesia particolare, che egli dettagl iamene definisce nel saggio Il fanciullino uscito per la prima volta nel 1897 e p oi completato e rifinito nel 1907 nel volume Pensieri e Discorsi. IL FANCIULLINO Tale termine ripreso dal Fedone di Platone, dove si parla dellimmortalit dellanima. Cebete e Simmia dicono che, pur essendo convinti delle parole del maestro Socrat e sullimmortalit dellanima, hanno comunque paura della morte, come se in loro ci f osse un fanciullino che non riesce a non provare queste paure. Per Platone il fanciullino era dunque il simbolo delle superstizioni e dei terro

ri della morte, che ci turbano fin dalla fanciullezza e rimangono anche quando s iamo adulti, nonostante le persuasioni contrarie della ragione. Pascoli si impadronisce di questa immagine e ne fa il simbolo dellirrazionale, c he nelluomo. Allinizio quando luomo piccolo i due fanciulli coincidono, giocano ins ieme, parlano allunisono, uno interiore, destinato a non crescere mai, a rimanere ingenuo e innocente, il secondo quello esteriore che cresce e diventa uomo. Man mano che il secondo cresce, il primo riesce sempre meno a far sentire la sua vo ce, fino a che si ammutolisce. Questo vale per la maggior parte degli uomini, ma non per il poeta, che al di l dellet anagrafica, mantiene vivo il fanciullino, che il DITTATORE della poesia, cio colui che detta dentro. La poesia diventa dunque la registrazione dello stupore, delle meraviglie e degl i sgomenti. La poesia quindi non si inventa ma si scopre perch si trova nelle cos e stesse, in esse bisogna saper vedere il particolare poetico e questo lo si pu f are se si guarda con occhi puri. Ma questo modo di guardare tipico del fanciulli no, che d ad ogni cosa il suo nome, cos deve fare anche il poeta. Anche le poetiche romantiche avevano parlato di POETA UT PUER intendendo una fan ciullezza ideale, in Pascoli invece si parla e si intende la fanciullezza reale, ed ecco che abbiamo PUER UT POETA il fanciullo poeta, facendo fare al poeta un vero e proprio regresso psicologico. Con linfanzia si identifica la poesia, ovver o con un luogo sottratto al caos e alle contraddizioni della societ contemporanea . Tale vagheggiamento nasce per il naturale desiderio di evasione dalla frenesia della civilt industriale. La sua infanzia un segno di innocenza e di pace a cu i lo spinge la condizione delluomo moderno. Il mito dellinfanzia certamente non pu essere confuso con quello di Leopardi, contrapposizione disperata dellillusione a lla realt, n con quello di Carducci, momentanea pausa dei tormenti interiori che a rdono nel suo cuore, n con quello di Pavese imbevuto di torbide inibizioni sessua li. Questo mito unevasione, una fuga dallalienazione delluomo, unincapacit di opporsi alla realt. E un mito decadente per il suo carattere di malattia, che lo priva di ogni serenit, che rende pi acuta la sua sensibilit, ma anche pi morbose le sue impr essioni. CONCEZIONE DELLA POESIA Il fanciullino come un novello Adamo mette il nome a tutto ci che vede e sente. L a poesia pertanto non ha finalit etiche, politiche o sociali, attraverso una mera vigliosa intuizione originaria, essa svela la sostanza nascosta della realt, tra ducendola in un linguaggio preciso e puntuale. Per assolvere a tale compito il poeta fanciullo dovr rifuggire da tutto quanto po ssa alterare la sua condizione di primitiva verginit sensoriale e intellettuale, dovr evitare le costruzioni concettuali che soffocano le disposizioni allascolto. Non vi possono essere quindi distinzioni spazio-temporali n catalogazioni storich e. La poesia vera quella che rifugge dalle sofisticazioni e dalle contraffazioni, p oesia pura, tutto il resto imitazione della poesia, poesia non pura. La sua poes ia ha una triplice funzione GNOSEOLOGICA <Suprema forma di conoscenza in grado d i sondare in modo simbolico il fondo nascosto delle cose. CONSOLATORIA < Allevia il dolore delluomo, chiuso nella sua condizione di atomo i nfinitesimale e malvagio, allinterno di un universo sconfinato. CIVILE <Celebra i massimi ideali di bont, giustizia e fratellanza, spesso per con toni retorici. POESIA COME RAPPRESENTAZIONE VISIONARIA ED ONIRICA DELLA REALTA. BARBERI SQUAROT TI Pascoli ha unottica totalmente rovesciata della rappresentazione oggettiva della realt. Cancella radicalmente le norme tradizionali di ordine, regolarit , prospet tiva, rispetto dei rapporti e delle proporzioni e li sostituisce con uno sguardo inquieto e irregolare, che privilegia i particolari senza una motivazione o una logica. EX ABRUPTO (DI COLPO) appaiono in primo piano oggetti e dati senza prep arazione e senza presentazione, e linfinitamente piccolo e linfinitamente grande s i presentano luno dopo laltro, senza gerarchie di valori e di significati. Lottica pascoliana non ha un centro oggettivo e razionalmente chiaro. Da qui nasc e limpressione di un procedimento visionario, antipositivista e antirealista, pro prio perch Pascoli d alla parola poetica un valore gnoseologico, che prevale sulla

consapevolezza del fallimento della scienza. La parola poetica va al di l del fe nomenico, ovvero dove la scienza si fermata, nel mistero lasciato inesplorato da lla scienza. Attraverso la descrizione non realistica ma visionaria ed onirica, Pascoli scopr e unanaliticit che rivela lillusoriet e linquietitudine di un mondo di oggetti senza ordine, senza misura, tutto inclinato verso la catastrofe. PROCEDURE STILISTICHE E MANIPOLAZIONE LINGUISTICA NELLA POESIA DI PASCOLI 1)Nella rappresentazione di scene rurali Pascoli tende a produrre effetti specia li, mediante la sovrapposizione di diverse sfere sensoriali (suoni, luci, color i). 2)Uso di costrutti ellittici, soppressione del verbo, uso dellanalogia (paragone senza il come). 3)Prevalenza della paratassi, perdita dei valori dellinterpunzione, enjambement. 4)Uso della sinestesia, spazi bianchi. 5) Ossimori 6)Particolare insistenza sugli oggetti fonici, uso di vocaboli fono espressivi, onomatopee, scambi tra suoni e parole. Queste tecniche mirano a destrutturate-ristrutturare il linguaggio poetico, graz ie anche alluso di diversi codici linguistici, lingua dotta, scientifica,linguagg io colloquiale, dialetto, lingue straniere. Eppure al di l di tutte queste innovazioni il verso appare comunque ancorato agl i schemi tradizionali, perch vecchio e nuovo in lui coesistono e contrastano. I C repuscolari porteranno allestremo queste novit. In effetti ha affermato FLORA, Pascoli non riesce a fare il salto di qualit, rima ne fermo allo sbigottimento dellarcano, dichiarando quasi unimpotenza conoscitiva. Non vi coscienza del mistero, cio dellirrazionale, ma incapacit di distinguere al d i l della percezione. Essa per Pascoli un fatto incommensurabile e per questo all e nuove tecniche linguistiche affianca i vecchi strumenti della tradizione, osci llando fra lessere se stesso(professionale e retorico) e il contrario di s (innova tore). MYRICAE Il titolo tratto dal verso virgiliano ARBUSTA IUVANT HUMILESQUE MYRICAE. Le tamerici sono piante piccoline di non grande importanza. Dietro ladozione di q uesto titolo vi un preciso programma, che connota la raccolta. 1)Carattere buco lico e rurale della rappresentazione di un modesto mondo quotidiano, profondamen te venato di pessimismo. 2)Si aggancia allidillio di Teocrito breve e pastorale, ma a volte anche drammati co e funebre. Le Myricae pascoliane sono composizioni brevi, anzi brevissime, rapidi quadretti , scene di infanzia, realizzati con un linguaggio semplice. Pascoli usa una grande variet di metri e molteplici combinazioni di strofe. Il li nguaggio si adatta alle piccole cose, ai momenti pi semplici della vita quotidian a e campestre, basandosi su termini molto precisi, che aderiscono perfettamente alla realt umile. Vi sono molti nomi di piante, di fiori, di uccelli, di attivit agricole, di picco li oggetti quotidiani, rimasti finora estranei alla tradizione poetica. Grazie ad un linguaggio, che Contini ha definito fono-simbolico, a-grammaticale e pre-grammaticale, che supera i parametri istituzionali e comunicativi della l ingua per evocare le cose attraverso i suoni, Pascoli ricrea questo mondo basso della campagna, che a lui sta tanto a cuore. Importante luso dellonomatopea <dare un nome ai suoni naturali o artificiali (gre -gre, don-don) e dellanalogia, del paragone senza il come. Myricae spesso offre un pietismo querulo, scene nostalgiche di vita dei campi, u na morale perbenista, in cui campeggia la tenacia dei vincoli familiari e la san it della casa. Ma i dati realistici si caricano di significati e di simboli, siam o di fronte alla poetica degli oggetti che non comporta il trionfo delloggettivit, ma anzi della soggettivit, perch il poeta scava allinterno di essi per cercare un significato nascosto e recondito, che sfugge agli uomini comuni. Quindi in fondo non siamo di fronte a rappresentazioni realistiche o impressionistiche, malgra

do al precisione linguistica, tutto ne esse si confondono con gli animali o e lorecchio del poeta sono intenti che i pi insignificanti, emanano. La un rapporto con quel mondo di morte,

ombrato dal mistero. Se ci sono presenze uma e le piante e sfumano in lontananza. Locchi a cogliere le vibrazioni che gli oggetti, an poesia qui un mezzo per ritrovare linfanzia e che Pascoli non teme.

I POEMETTI Escono con questo titolo nel 1897, nel 1904 con il titolo PRIMI POEMETTI. Lopera scritta in terzine, domina un andamento narrativo, sembra quasi un poema e pico. Si narra la vita di due sorelle contadine Rosa e Viola (Ida e Mari). Il nucleo ce ntrale dellopera scandito sul filo delle ore della giornata, dallalba alla notte, ognuna con le relative incombenze agricole. E considerata il pantografo di Myrica e, lingranditore per cui ci che li era un bozzetto o un quadretto, qui assume vas te proporzioni. Si evidenziano i personaggi, impersonali o simboli in Myricae. I l mondo qui decritto si carica di una forte valenza ideologica, perch in esso ved e realizzati gli ideali di giustizia e d equilibrio economico, tipici del suo so cialismo umanitario. Il suo occhio cos costantemente rivolto alla propriet terriera, di cui tesser lelogi o. In questa opera la poesia assume un valore edificante consolatorio, anche se le ansie del poeta vengono a volte a squarciare lidillio contadino. Rimane ancora irrisolto il problema affettivo, sublimato nella castit, la presenz a dei fantasmi dei genitori. Lidealizzazione della natura nasce pur sempre da una matrice negativa, da un ranc ore insanabile nei confronti del genere umano, che lo ha privato della figura pa terna. I CANTI DI CASTELVECCHIO Sono dedicati alla madre, la prima edizione del 1903. Sono unideale prosecuzione di Myricae e in effetti ritornano tutti i temi di Myricae, cos come la variet ling uistica e metrica. Lintitolazione leopardiana CANTI si riferisce pi ai tratti quantitativi (lunghezz a) che ai dati tematici. Egli stesso li defin autunnali, evidenziando una certa maturit umana e poetica, ri spetto alla prima raccolta. I temi sono la vita dei campi, il focolare domestico, i ricordi familiari e la p resenza consolatrice dei morti. Essi per vengono trattati con maggiore fluidit, non vi sono pi piccoli quadri, ma q uasi viene tessuto un discorso, attraverso paralleli e legami analogici. I Canti vengono scritti, quando Pascoli ha ricostituito, almeno parzialmente, il suo nido a San Mauro di Romagna, con la sorella Mari. Si sovrappongono dunque sp esso le immagini del nuovo paesaggio a quelle dellantico. Nelle nuove sensazioni vive quelle di un tempo pi lontano:linfanzia. Ascoltando i suoni di questo paesaggio ritrovato, egli ricorda tutto ci che ha pe rduto, fino a voler vedere ci che non pu vedere e a saper ci che non pu sapere, al d i l della pace ritrovata vi ancora lansia della morte e della distruzione cosmica. Pascoli vive ormai come cose lontane e rimaste chiuse nel bocciolo, lamore e il s esso, sentimenti ed esperienze, che annunciano vaghe felicit non vissute prima e non pi vivibili. Si intreccia quindi il desiderio dellignoto e lossessione del divi eto, la tenerezza e la dolcezza inappagate con lansia dellincapacit di provarle. Il corpo della donna e il sesso, pur essendo attraente, appaiono sempre come una violenza del mondo puro del nido, sorvegliato dai morti. Allidea dellamore (Eros) in Pascoli si associa sempre quella della morte (Thanatos ), poich lesperienza affettiva, angosciosa e distruttiva, malgrado il suo potere d i attrazione. Quindi qualsiasi trasgressione, anche immaginaria, viene punita pe rch in un cero senso tradimento e abbandono dellHortus Conclusus, del collegio cas a-nido, simbolo del fiore in Pascoli. Solitamente il fiore simbolo di giovinezza e di vita, nella poesia pascoliana in vece simbolo di morte, (descrive i fiori sbocciati fuori stagione o quelli che n

ascono sulle tombe), oppure il fiore simboleggia il sesso, come nel Gelsomino n otturno o in Digitale purpurea, verso il quale Pascoli ha una atteggiamento infa ntile e ambivalente fra curiosit e paura. Il fiore viene scrutato con curiosit mor bosa e inappagata. POESIA LATINA Scrivere in latino per Pascoli significa conferire alla poesia il valore di ling ua morta, ovvero capace di mettere in comunicazione con il mondo dei morti. La poesia latina destinata ad un pubblico assai limitato, perch il latino una ling ua di assoluta purezza originaria, sottratta alle contaminazioni e alle deformaz ioni del presente. Il latino rappresenta il ritorno alla fanciullezza dellumanit. POEMI CONVIVIALI Il titolo dipende dal fatto che alcune poesie erano state pubblicate sulla rivis ta il Convivio di De Bosis, una rivista molto raffinata, la voce pi autorevole de llestetismo. Ripercorre il cammino dellumanit dallantica e illimitata brama di conos cenza alla solidariet e alla fratellanza fra gli uomini, prospettata dal vangelo. Il linguaggio si fa pi elevato, le figure dominanti sono attinte dal mondo class ico, Alexandros, Solon, Ulisse. Se DAnnunzio attinge al classicismo per ricavarne suggestioni vitalistico-superumane , Pascoli opera una specie di transfert. Infatti il sentimento di autocommiserazione per il proprio destino infelice, lonn ipresente voluptas dolendi vengono proiettate nelle figure eroiche del passato, che si spogliano di qualsiasi valore esemplare. Leroe classico in Pascoli diviene quindi luomo del 900, che giunto ai confini del m ondo deluso dalle conquiste fatte e non pu pi andare oltre. Il classicismo pascoli ano ammalato di inquietitudine e denota una forte nostalgia del poeta per il mon do classico. LA GRANDE PROLETARIA SI E MOSSA Discorso pronunciato a Barga nel 1911 in onore dei caduti e dei feriti nella gue rra di Libia. Pascoli esalta limpresa coloniale italiana, poich essa permetteva a coloro che dov evano emigrare per povert dallItalia, di ricostruire in Libia (definita da Salvemi ni UN IMMENSO SCATOLONE DI SABBIA) una piccola Italia. Dalla concezione del nido familiare si passa a quella di NIDO NAZIONALE, un nido in cui cessa la lotta di classe. Il socialismo giovanile qui si colora di un umanitarismo evangelico e t olstoyano, per cui tutte le nazioni povere devono combattere contro le nazioni r icche. Attraverso questa guerra infatti le plebi contadine, secondo Pascoli, potranno r iscattarsi dalla loro posizione servile, avendo terra da lavorare. La prosa enfatica e retorica, vicina a quella di DAnnunzio (che Pascoli chiama f ratello maggiore e minore) TRIBUNO. I due NAZIONALISMI sono diversi: 1)Quello pascoliano animato da un senso realistico e concreto verso i problemi d el paese. 2)Quello dannunziano aggressivo, sprezzante ed elitario. DANNUNZIO Gabriele DAnnunzio nasce il 12 marzo 1863 a Pescara, da una famiglia borghese di umili origini, che viveva di rendita, grazie alleredit lasciata da uno zio. Il su o vero cognome era RAPAGNETTA, ma assunse quello dello zio che lo aveva adottato . A undici anni va a Prato al Collegio Cicognini, dove compie gli studi liceali in modo brillante. A Roma, dove si rec per seguire i corsi universitari, si lasci invece attrarre dalla vita mondana e dalla scrittura. Collabora ad alcune riviste come CRONACA BIZANTINA, FANFULLA DELLA DOMENICA E TR IBUNA, conquistando immediatamente il pubblico. Iniziano qui le sue avventure am orose e il poeta grazie alla sua abilit e raffinatezza riesce a creare un vero e proprio mito di s, per appagare la propria brama di affermarsi. Ogni opera che sc rive, viene quindi accompagnata da una serie di attivit pubblicitarie e spettacol

ari. Si sposa nel 1882 con la duchessina Maria di Gallese, da cui nascono tre fi gli, ma le avventure amorose mettono in crisi il matrimonio, che dura comunque fino al 1890. Importante la relazione con Barbara Leoni. Questa vita brillante lo porta per a contrarre molti debiti a cui fa fronte scriv endo opere. In difficolt economiche si ritira prima a Napoli, poi in Abruzzo, dove intreccia una relazione con la Gravina. Nel 1894 incontra Eleonora Duse, con cui inizia un rapporto che durer moltissimo, malgrado le numerose avventure a cui il poeta non rinuncia. Nel 98 interrompe l a vita familiare, abbandona la Gravina, divenuta sua moglie e si ritira alla Ca pponcina a Settignano, vicino a Firenze, la Duse abita in una villetta vicino, c he chiama Porziuncola. Molti sono i viaggi e frenetica lattivit letteraria fra la fine dell 800 e linizio de l 900. Nel 1910 fugge in Francia a causa dei debiti, ma continua a scrivere per il Cor riere della Sera. Con lo scoppio della prima guerra mondiale si arruola come vol ontario e sono celebri la Beffa di Buccari e il volo su Vienna. BEFFA DI BUCCARI: E un attacco condotto da tre torpediniere italiane, contro la f lotta austriaca, ancorata in Croazia a Buccari. Le torpediniere italiane lancian o tre bottiglie, contenenti un messaggio scritto da DAnnunzio: IN ONTA ALLA CAUTIS SIMA FLOTTA AUSTRIACA OCCUPATA A COVARE SENZA FINE DENTRO I PORTI SICURI LA GLOR IUZZA DI LISSA, SONO VENUTI A SCUOTERE LA PRUDENZA DEL SUO COMODO RIFUGIO I MARI NAI DI ITALIA, CHE SI RIDONO DI OGNI SORTA DI RETI E DI SBARRE, PRONTI SEMPRE A OSARE LINOSABILE. E UN BUON COMPAGNO, BEN NOTO, IL NEMICO CAPITALE FRA TUTTI I NE MICI, IL NEMICISSIMO QUELLO DI POLA, DI CATTARO E VENUTO CON LORO A BEFFARSI DELL A TAGLIA. IL VOLO SU VIENNA: Vennero lanciati dei foglietti nel 1918 su Vienna, durante la prima guerra mondiale VIENNESI IMPARATE A CONOSCERE GLI ITALIANI. Quando finita la guerra gli alleati non vollero riconoscere lannessione di Fiume, DAnnunzio la occup, reggendola fino al 1920, con la REGGENZA SUL CARNARO. Si Riti r per non versare sangue fraterno. Con lavvento del Fascismo DAnnunzio fu tagliato fuori dagli eventi storici e si ri tir sul lago di Garda, presso Gardone nella villa IL VITTORIALE. Il Vittoriale verr lasciato da DAnnunzio allo Stato Italiano, alla sua morte nel 1938. Mussolini ha detto di DAnnunzio : Qualche volta mi sembra di trattare con una don na ingioiellata, costosa e profumata. DAnnunzio come un dente guasto o lo si est irpa o lo si copre doro. Prefer coprirlo doro, dandogli il VITTORIALE. Schematizzare le opere letterarie di DAnnunzio o la sua attivit pressoch impossibil e, poich di volta in volta il poeta fu pronto ad immedesimarsi nelle suggestioni e nelle provocazioni mutevoli e a cogliere tutte le novit, che lEuropa proponeva. In effetti DAnnunzio un grande produttore di letteratura, rivela una creativit ecc ezionale e uninvidiabile prontezza nella scrittura, nellinvenzione e nella manipol azione di parole ed immagini. Egli tende sempre a presentarsi come IMMAGINIFICO E INIMITABILE, pronto a vivere una vita inimitabile e immaginifica. Questa creat ivit non nasce per da uninesauribile fantasia, quanto da una singolare ricettivit ne i confronti delle letture e delle esperienze pi vivaci. Ha sempre bisogno di unintonazione musicale, fornitagli da un altro autore per in trecciare temi e immagini. PRAZ lo ha definito UNA MONUMENTALE ENCICLOPEDIA DEL DECADENTISMO EUROPEO. DAnnunzio infatti usa i pi svariati modelli per seguire il mutare delle tendenze, delle idee e degli interessi. E uno sperimentalismo, supportato comunque da una WELTANSCHAUNG (FILOSOFIA DI VIT A) composta ed eterogenea ma precisa: il vitalismo, la concezione dellesistenza c ome fluido, lestetismo e il superomismo. MATRICE POETICA E sicuramente positivista e materialista, ma vi in pi un afflato mistico che sping

e lautore a identificarsi con la materia stessa, atteggiamento tipicamente decade nte. Tutto quanto abbia a che fare con il corpo, dalla sensibilit alla sensualit fino a lla malattia e al disfacimento diviene oggetto di culto ed esaltazione. Cos il po eta diviene un SACERDOTE LAICO, depositario di un mistero che non un MYSTERIUM F IDEI n metafisico, ma il mistero della Bellezza, che si incarna nella forza posit iva. Una bellezza che non va solo contemplata ma usata fino in fondo, in una bra ma di possesso che non conosce limiti. PRIMO VERE E CANTO NOVO PRIMO VERE 1879 DAnnunzio ha solo 16 anni, riprende le forme del classicismo card ucciano, ma serpeggiano gi alcune caratteristiche tipiche del poeta, che esploder anno in Canto Novo: INCONTENIBILE SENSUALITA E ENTUSIASMO, GUSTO E VOCAZIONE ALLA PAROLA SONTUOSA E ARTIFICIALE. CANTO NOVO 1882 Si pu considerare il diario di una vacanza estiva. E la prima affe rmazione della gioia vitalistica nella comunione con la natura e con le cose e i l canto allontana e rimuove lorrore del brutto e del deforme. La figura femminile LALLA, che allude al primo amore Giselda Zucconi, si intrec cia con il mondo della natura. Vi unidentificazione tra uomo e natura, attraverso la metamorfosi, che la parola rende con suggestioni incantevoli, creando delle impressioni sensoriali. Il lessico raro e prezioso, ricorrono termini tecnici e scientifici. IL PANISMO Inizia con Canto Novo lesperienza PANICA di DAnnunzio. Il PANISMO trae il suo nom e dal Dio PAN, dio greco della pastorizia e dei boschi, raffigurato come un esse re ibrido, met uomo met capra, appartenente alla stirpe dei fauni e caratterizzat o da una sessualit e lascivia smodata. Altri ritengono che derivi da ,che in greco significa tutto. Entrambe le etimologie rimandano ad un senso globale di concezione della natura, come forza vivente che anima spirito e materia. Luniverso vita e natura e tutto ci che esiste partecipa di quella. Lumanit, nel corso dei secoli, grazie alla civilt e alla cultura si creata un gusci o che o distanzia totalmente dalla natura e lo aliena da essa. Bisogna quindi in vertire la marcia per recuperare lantica alleanza con la natura. Bisogna trovare il modo per divenire un tuttuno con la natura, per cercare di scoprire in essa il significato dellesistenza. LESORDIO VERISTICO Una delle costanti dannunziane, immutabile e genuina fu la sua provincialit abruz zese, che inizialmente la critica letteraria gli rimprovera, come una ristrettez za di idee paesane. Pur essendo amante del lusso e delle avventure, spesso lAbruz zo gli si present come materia poetica, e nellamore per la sua terra ritrov gli acc enti pi genuini e meno esibizionisti della sua arte. Proprio dall essere abruzzese gli vennero impulsi primordiali e allo stesso tempo impulso e desiderio di bont. Appartengono allesordio veristico LE NOVELLE DELLA PESCARA 1902, in effetti tale raccolta ingloba raccolte precedenti: TERRA VERGINE 1880, IL LIBRO DELLE VERGINI 1884, SAN PANTALEONE 1886. Da un lato vi la tendenza a perseguire i moduli veri stici e a scandagliare il vasto repertorio della realt paesistica e quotidiana; d allaltro un interesse non per la diagnosi sociale, ma per una diagnosi ANCESTRALE degli strati barbari e primitivi, un gusto per tutto ci che sensuale ed erotico. DAnnunzio non si mette in linea di continuit con il Verismo, anzi, lontano dal per seguirlo, lo porta allesasperazione, proponendosi ben altri obiettivi e contenuti . Lo stesso stile pi che realistico, non si ferma infatti alla semplice realt ma mir a a cogliere tutti gli aspetti pi sfuggenti e pi intimi di essa e a trasmettere q uelle percezioni sensoriali acute e intense, che affondano la loro origine nella mitologia arcaica della popolazione abruzzese. Il poeta quindi scava nelle pass ioni e insegue gli urti violenti degli animi, spia la ferinit degli sguardi, degl

i istinti e delle forze nascoste in gente incivile ed emarginata dalla societ d el progresso, ma in continuo fermento con le proprie tradizioni e costumi. E pale se in queste raccolte la vitalit dei sentimenti destinata a crescere e ad afferm arsi con ancora pi violenza. IL PERIODO ROMANO Nelle opere di questo periodo domina sicuramente il KITSCH E IL PRERAFFAELLISMO. KITSCH : SPAZZATURA, ROBBACCIA. Parola tedesca con cui si indicano oggetti copia ti con falso effetto di vecchio e rustico. Indica anche gli oggetti fatti in ser ie e le forme di cultura ridotte a oggetti di consumo, che per pretende di presen tarsi come raffinata. PRERAFFAELLISMO: E un movimento di grande importanza nel campo della pittura ma c he poi si afferma anche in letteratura. I preraffaelliti volevano ricreare unarte naturale, semplice e carica di religios it, per identificarla con larte sviluppatasi prima di Raffaello. I preraffelliti si oppongono al mondo industriale e rivalutano modelli della cul tura medievale, come Dante e lo Stilnovo. Ma il mondo medievale che essi rivalut ano poggiava su un atteggiamento estetizzante, su immagini di languida sensuali t. DAnnunzio scrive lIsotteo e la Chimera, in cui si intrecciano figure mostruose e d eleganti. IL PIACERE IL PIACERE viene scritto fra il luglio e il dicembre del 1888 e pubblicato nel 1889, contemporaneamente a MASTRO DON GESUALDO. Il romanzo rientra specificatamente nella tipica corrente del Decadentismo, lEste tismo. Lestetismo una corrente letteraria che esalta larte al di sopra di tutto e in ess a risolve la vita stessa. LEstetismo nasce in Francia, con la formulazione ARTE P ER ARTE, da parte dei Parnassiani e di alcuni teorici inglesi, fra cui Walter P eter. Essi suggeriscono un modello di vita intellettuale, interamente dedicata a l culto della Bellezza, in cui la ricerca del Bello si risolve in assoluta liber t spirituale e materiale, opposta alla volgarit del mondo borghese. Diventa poi un modello di raffinatezza esteriore e di superiorit sociale. Lestetis mo propone modelli eccezionali, immagini eleganti,morbose e bizzarre, a disprezz o della volgare folla. Lesteta predilige la mondanit , la vita frivola e capriccio sa, gli oggetti minuti e preziosi. La vita stessa concepita come unopera darte, b asata su una ricchezza inutile e sullo spreco. Lestetismo cre una vera e propria moda culturale, attraverso una serie programmata di iniziative collettive, che conflu nello stile figurativo e decorativo LIBERT Y. Anche in DAnnunzio e in particolare in IL PIACERE presente lo stile liberty fl oreale, nel rapporto fra il protagonista e gli oggetti. Come in Huysmans in A RITROSO, cos nel PIACERE, Andrea Sperelli dimostra un profo ndo gusto per gli oggetti esotici, che poi altro non che fuga dal reale. Il romanzo IL PIACERE presenta ancora qualcosa di ingenuo, segnato dallentusiasmo dellautore per la conquista della cultura dellestetismo e della vita mondana rom ana. Protagonista ANDREA SPERELLI,ultimo rampollo di una famiglia aristocratica, educ ato dal padre a costruire la propria esistenza come unopera darte, a dominare e a possedere, HABERE, NON HABERI, POSSEDERE E NON ESSERE POSSEDUTO. Il romanzo scri tto in terza persona, malgrado la forte componente autobiografica, si apre con u n flash back, Andrea si incontra con lantica amane ELENA MUTI, ormai sposata ad un Lord inglese. Inizia cos, attraverso sfasature e scarti temporali, la narrazio ne della passata relazione tra Andrea e Elena, donna dalla sensualit dirompente e aggressiva, e poi il rinascere di quella passione nel protagonista. Al rifiuto di Elena, Andrea si tuffa nella vita mondana romana. Ferito in un duello passa la convalescenza presso una cugina, dove conosce MARIA FERRES, donna dolce e app assionata, opposta femminilit a quella di Elena Muti. In questo rapporto si inserisce per il desiderio e limmagine dellaltra donna, desid

erio morboso, perch Andrea geloso di Elena. Continua comunque la relazione con Maria e un giorno, mentre la sta salutando co n un lungo e appassionato abbraccio, la chiama Elena. I due si lasciano ed Andre a Sperelli va allasta dei mobili di Maria, la cui casa stata ipotecata, e compra un comodino. Il romanzo si chiude con unombra di stanchezza e di tristezza, che v ela unesperienza, inizialmente presentata come eccezionale. PERCHE SCRIVE IL ROMANZO? DAnnunzio sceglie di cimentarsi nel Romanzo, poich alla fine dell 800, questo genere veniva celebrato come il prodotto pi felice della fantasia moderna, il vero er ede dellepica antica. Non a caso Andrea Sperelli parla ad Elena di un romanzo, ch e sta scrivendo. Inoltre lautore avverte linevitabile declino che sta toccando al romanzo naturalis ta e verista, opere che DAnnunzio considera vere e proprie ricette grossolane e s uperficiali, preferisce dunque aprire la via ad un nuovo romanzo, che sia capace di esprimere lindefinito della vita spirituale. Il PIACERE viene dunque a propor si come polemica nei confronti del Naturalismo. IL PUBBLICO Primo tra i letterati del suo tempo DAnnunzio capace di instaurare un dialogo con i lettori, come maestro, educatore e seduttore. Parla ai lettori stanchi del CANAGLIUME MONOTONO DELLE OPERE VERISTE, offrendo i n cambio pietanze raffinate di facile digestione. Il libro post-naturalista, come far dire allo stesso Sperelli, deve finire in man o alle signore, appagando il bisogno di evasione delle tante Bovary italiane all a ricerca di risarcimenti sentimentali. Afferma PETRONIO che DAnnunzio SI RIVOLGE ALLE MOGLI PER I CUI MARITI SCRIVE Carducci. DAnnunzio era convinto che queste tematiche, quasi libertine, trovino ampia rison anza, sa per che non pu calcare la mano ed costretto in un certo senso a lavorare contro se stesso, i suoi gusti e le sue inclinazioni, tentando unoperazione scura mente riuscita, non sfociare nel pornografico e non scandalizzare. Il Piacere, p rima di uscire fu preceduto da uninsistente reclame, di cui DAnnunzio lautore e lesp erto. Infatti per DAnnunzio il LAURO, LA FAMA, non serve solo ad attirare il MIR TO, AMORE, ma a propiziare vantaggi immediati,DENARO. STRUTTURE NARRATIVE Lanno stesso in cui usc il romanzo il critico SCALINGER SOSTENNE CHE il Piacere, a rtisticamente prezioso, non era effettivamente un romanzo, in quanto non ne avev a n linquadratura n lo svolgimento. Leggendolo si avverte la forte frammentariet e d isorganicit. Il continuo saltellare fra passato e presente crea discontinuit narr ativa e eccessiva divagazione. Si ritorna al presente solo due libri dopo lINCIPI T. Si perde dunque il filo, la fluidit e la chiarezza. Il diario di Maria inoltre uni nserzione troppo estesa, pur non svolgendo alcuna funzione narrativa. Esso infat ti non altro che unulteriore rievocazione di ci che gi stato narrato. Il diario rac conta, da una prospettiva particolare, ci che Andrea ha gi narrato, la sua relazi one con Elena. Si crea una ridondanza inutile e noiosa. IL NARRATORE E sicuramente un narratore onnisciente, che non partecipa allazione, ma la segue e la commenta, cedendo la parola a Sperelli, suo interlocutore privilegiato. Spesso il punto di vista dellautore coincide con quello del protagonista, DAnnunzi o conosce tutto di Sperelli, della famiglia e dei suoi amori , ma lancia anche il proprio occhio oltre il romanzo, verso quel piacere che continuer a vivere co me una condanna. Il narratore non esita a dire spesso IO, ci bombarda con perifrasi come QUASI DI REI, NON SO CHE, DIRO COS. Altre volte il narratore esce dichiaratamente allo scoperto e commenta i ritual i dellamore, le civetterie della societ elegante. Il narratore quindi contemporane amente dentro e fuori la vicenda, a volte sparisce dietro lo scenario che ha dis egnato, a volte si fa avanti in modo perentorio per dire E MIO QUESTO ROMANZO. E comunque evidente che latteggiamento di DAnnunzio nei confronti della dedizione a

i piaceri, ambiguo. La trasgressione sessuale per DAnnunzio al tempo stesso il pi desiderabile dei pec cati e una minaccia per lautonomia, per lequilibrio e per i sogni di gloria del ma schio, che a causa del sesso rischia di rimanere imbrigliato nei lacci delledonis mo. DAnnunzio e Sperelli allo stesso tempo deprecano e vagheggiano quel mondo, lo ammirano e lo condannano. ANDREA SPERELLI Andrea Sperelli ricalca la figura di DES ESSEINTES DI HYUSMANS, ma anche la cont rofigura di DAnnunzio, che vi ha messo molta parte di s, dei suoi interessi e del le sue predilezioni. Ma Sperelli anche una figura tipicamente decadente, un uomo solo irrimediabilmente e dolorosamente, UN NAUFRAGO. La sua volubilit e la sua incoerenza lo allontanano dallesistenza normale e lo inclinano allindifferenza e a llapatia. Ad accentuare lisolamento contribuiscono la sensibilit raffinata e la voc azione estetica. Egli sempre in bilico tra inferno e paradiso, dietro la facciata dellelegante di sinvoltura di gentiluomo si annida il tarlo dellautoanalisi, un bisogno celebrali stico di introspezione. SPERELLI E UN ACCIDIOSO SCONTENTO DI SE. ELENA E MARIA Elena la tipica femme fatale, una classica bellezza mediterranea, che subito si ammanta di un fascino misterioso e perverso. Dietro il suo sguardo intrigante vi quello di Barbara Leoni. Come Sperelli anche DAnnunzio, proprio a causa di ques ta donna, impara cosa sia la gelosia . Un morbo che contamina il sangue e lanima , contro ogni rimedio. Ad Elena appartiene la posizione della sensualit aggressiva ed ambigua, sempre om brata da unaria di mistero e il suo essere capricciosamente volubile mette a repe ntaglio lequilibrio psichico di Sperelli. Ed con lei che Sperelli non prova ALCUN RITEGNO ALLE MUTUE PRODIGALITA DELLA CARN E E DELLO SPIRITO. Entrambi PROVAVANO UNA GIOIA INDICIBILE A LACERARE TUTTI I VE LI E A PALESARE TUTTI I SEGRETI, A VIOLARE TUTTI I MISTERI, A POSSEDERSI FIN NEL PROFONDO A PENETRARSI, A MESCOLARSI, A COMPORRE UN ESSERE SOLO. Ma in effetti questa bellezza, cos assiduamente perseguita, poi si riveler una for ma vuota, un paravento fragilissimo, dietro al quale si cela IL NULLA, aperto da lla crisi dei valori di fine 800. Il tema del piacere e della erotica sensualit si riconnette quindi ad unoscura con danna, ad uninevitabile rovina futura contro cui la volont non pu nulla. Anzi i personaggi dannunziani sembrano perseguire lautodistruzione, come massima ed estrema forma di volutt. Contrapposta e complementare ad Elena Maria. Maria una TURRIS EBURNEA, una torre davorio, che attrae lo Sperelli, per la casta intangibilit, per la raffinatezza priva di civetteria. Maria riecheggia Elena, h a qualcosa di lei, solo che molto pi difficile da conquistare. Elena < Medusa voluttuosa che avvince seduce e strazia. Maria < Timida, fragile, sentimentale, vittima predestinata di torbidi piaceri s adici. Maria spiritualizza in un certo senso Sperelli, ma lei non pu sottrarsi al suo c arnefice, che infonde in lei il desiderio di andare contro le convenzioni. Maria comunque, pur operando un cambiamento in Andrea, non riesce a rendere pi co erente il suo carattere. IL PAESAGGIO E GLI OGGETTI Il paesaggio molto importante in DAnnunzio, per linflusso del parnassianesimo. Des crive con grande minuziosit, facendo UNA PICTURA UT POESIS. Descrive la Roma dei Papi, la Roma delle ville con toni decisi, senza sfumature. Questa natura urbana si profila plasticamente neoclassica. E come una pittura fiamminga la descrizion e del paesaggio dannunziano, dove non si accettano macchie, indecisioni di conto rno, come limpressionismo. E importante anche il rapporto tra luomo, lambiente e logg etto. Luomo sembra comunicare in modo arcano con le cose che lo circondano e queste a

mplificano la condizione interiore del protagonista, anzi potremmo dire che in S perelli lidea dellamore e della bellezza si lega sempre allambiente, in cui lamore n asce. Allinizio del Romanzo ad esempio, mentre aspetta Elena, gli oggetti che lo circon dano, rievocano in lui i momenti passati . Quegli oggetti in mezzo ai quali avev a amato, goduto e sofferto, acquistano qualcosa della sua sensibilit. Non sono so lo i testimoni dei suoi amori, ma ne sono partecipi. LO STILE Lo stile rappresenta lideale estetico di Sperelli, la pagina aulica e raffinata, ogni parola posta in un luogo preciso con un valore preciso. Tutto artificio, le tteratura creata a tavolino dove lo studio e la ricercatezza prevalgono sulla sp ontaneit, leleganza pertanto diviene esagerata. Anche il linguaggio cerca di manif estare il fascino dellarcano e fa a meno del modulo comunicativo. La pagina dannu nziana il trionfo del calcolo sulla spontaneit, si inarca superba sopra le cose. IL POEMA PARADISIACO 1893 E suddiviso in tre sezioni HORTUS CONCLUSUS (GIARDINO CHIUSO) HORTUS LARVARUM (GIARDINO DEGLI SPETTRI ) HORTULUS ANIMAE (GIARDINETTO DELLANIMA) Ogni parte preceduta da un prologo e seguito da un epilogo. Il POEMA PARADISIAC O muove su tendenze nuove, il poeta sembra stanco dei passati eccessi, sembra an elare ad una sorta di ripiegamento interiore, volto alla pace, alla solitudine e al riposo. Recupera quindi gli antichi affetti familiari e ritorna in Abruzzo. E un primo momento ma rapidissimo di Notturno in DAnnunzio, che dopo la fase solar e caratterizzata da IL PIACERE, cerca di recuperare gli affetti pi puri. E un avvi cinamento del poeta al Simbolismo, che come per ogni altra tendenza letteraria, si trasforma tra le mani duttili del poeta. Il simbolismo gli serve per cercare il mistero della vita nellintimo della natura, ma il senso di scacco gnoseologico tipico dei simbolisti, viene sostituito da unottimistica fiducia nelle proprie d oti di visionario. DAnnunzio convinto che la verit nascosta dietro le apparenze fe nomeniche, in attingibile al pensiero e al discorso logico, possibile afferrarla per mezzo di una sensibilit acutissima ed esprimerla in modo evocativo, indirett o e simbolico. Il poeta sazio dei piaceri della carne recupera una sensualit ingenua ed infantil e legata ad un lontano passato. I ROMANZI DELLA TERZA VIA Dopo il Piacere DAnnunzio tenta nel romanzo un approfondimento psicologico, unanal isi volta agli stati patologici, ai turbamenti e alle sensazioni sotterranee. Se gue quindi i romanzieri che avevano aperto la strada della terza via, ovvero ad un romanzo misto di scrupolo naturalistico unito allindagine psicologica e allauto analisi. GIOVANNI EPISCOPO 1891 E la storia di un umile personaggio, che molto somiglia a quelli del sottosuolo d i Dostoevskij o a quelli tolstoyani. Egli racconta come ha ucciso un amico che l o dominava e lo umiliava. E un tipico UMILIATO ED OFFESO. LINNOCENTE 1892 E un romanzo alla SLAVA, che trae le sue influenze dal romanzo russo. Duplice era la lezione ricavabile da quelle letture, da un lato riscopre i temi della bont e della piet, nel segno di una fratellanza universale (TOLSTOY E DOSTOEVSKIJ), dal laltro la spietata analisi psicologica di un animo lacerato. Lopera si presenta come la confessione di un personaggio che appartiene al bel mo ndo romano,Tullio Hermil, un nobile pieno di qualit intellettuali, sempre pronto allanalisi di s. Lautore segue i conflitti interiori del protagonista, che dopo diversi amori, ria

vvicinatosi alla moglie Giuliana, trascurata da tanto tempo, la trova incinta di un altro. Si reca con lei nella villa di campagna e qui in silenzioso accordo espongono il bambino al freddo, provocandone la morte. Tullio simula una bont falsa, sembra p ronto ad accettare la situazione, dentro per nutre un sentimento di rifiuto, vers o quel ricostituito paradiso familiare e un odio incontenibile verso linnocente. Tullio freddo e impassibile, una specie di caso clinico, travalica i limiti dell a semplice nevrosi e dellassenza di volont, in cui era ingabbiato Sperelli. In lui vi una dissociazione interna come nei personaggi di Dostoevskij. LA SUDDIVISIONE DANNUNZIANA Mentre noi abbiamo operato tale suddivisione, che vede poi di seguito LA FASE SU PEROMISTICA, DAnnunzio ne aveva creata unaltra, sullesempio dei romanzi ciclici del l 800 di Balzac, Verga e Zol. Aveva creato tre TRILOGIE. I ROMANZI DELLA ROSA La rosa il simbolo della volutt e della passione invincibile. Appartengono ad es sa IL PIACERE, LINNOCENTE, IL TRIONFO DELLA MORTE. I ROMANZI DEL GIGLIO Il giglio il simbolo del superuomo,che si purifica dalle passioni. Il superuomo non pi schiavo delle passioni ma si serve di esse per realizzare la propria volon t di potenza. Per questo ciclo scrisse solo LE VRGINI DELLE ROCCE. I ROMANZI DEL MELOGRANO Pomo dai molti granelli, simbolo dei frutti che possono derivare dalla liberazio ne dalle passioni. Per questo ciclo scrisse solo IL FUOCO. LA FASE SUPEROMISTICA Noi consideriamo superomistici i tre romanzi IL TRIONFO DELLA MORTE, LE VERGINI DELLE ROCCE E IL FUOCO. IL TRIONFO DELLA MORTE 1894 E articolato in sei libri. Questo romanzo indaga il male che mina allinterno il pe rsonaggio principale, GiorgioAurispa, tipico intellettuale dannunziano. Aurispa un nobile di origine abruzzese, che ha molti caratteri in comune con Sperelli. S embra per aver perso la sua disponibilit e il suo gusto per la conquista ed vitti ma di sottili turbamenti psicologici, che il narratore analizza con cura. La mal attia di Aurispa riassume il contrasto tra una forte volont di vita, sostenuta da grandi doti intellettuali e il fascino esercitato su di lui dalla passivit e dal la morte. La sua creazione artistica quindi fermamente ostacolata. Giorgio intraprende una relazione amorosa con Ippolita Sanzio (ha caratteri di Barbara Leoni) donna spo sata, tutta votata allesperienza erotica. Attraverso questo rapporto Giorgio cerc a di soddisfare il suo desiderio di assoluto, ma finisce col vedere Ippolita com e una NEMICA, una divoratrice, che con la sua sensualit divora la sua creativit. Giorgio si ritira dalla vita mondana, ma fallisce anche questo tentativo e non t rova la pace eppure a Guardiagrele. Qui lontano da tutti, solo con Ippolita, ved e crescere le sue fantasie distruttive. Giorgio si uccide gettando con s anche lam ante. Aurispa incarna il fallimento dellintellettuale. Il romanzo dedicato allamic o Michetti e questo ESCAMOTAGEA GLI PERMETTE DI DISTANZIARSI DAL SUO PERSONAGGIO , PER AFFERMARE IL PROPRIO CREDO NEL SUPERUOMO. LE VERGINI DELLE ROCCE 1895 E unopera assurda ed ambiziosa, dominata da una violenta polemica contro il medioc re e volgare mondo borghese e plebeo, da una riproposizione dei valori aristocra tici. Claudio Cantelmo, il protagonista un nobile pieno di qualit intellettuali, che si rifugia in Abruzzo, alla ricerca di una donna di nobile stirpe, degna di gener are un figlio, destinato a salvare lItalia e a divenire il futuro superuomo. Cerc a questa donna in una famiglia nobile, CAPECE-MONTAGA, dove vi sono tre sorelle. Ma le tre vergini, vittime di un cupo destino familiare, rimangono cristallizzat e in quel paesaggio di pietre e di acqua. Domina la concezione del matrimonio di Nietzsche, per cui bisogna sposarsi non

per amore ma per procreare un essere superiore. Anche tale protagonista vive un fallimento completo. IL FUOCO 1896 Il fuoco simbolo della creativit dellartefice. Narra sullo sfondo di Venezia la st oria di Stelio Effrena (ex frenis < senza freni) con la Foscarina (Eleonora Duse ). Il romanzo si divide in due parti in cui Venezia si disegna attraverso lepifania (la manifestazione9 del fuoco. Stelio Effrena un artista (detto limmaginifico) c he incarna il PERFETTO ESTETA DANNUNZIANO. E un superuomo sicuro di s, che sogna una nuova forma di arte drammatica, nata da lla fusione della parola, del colore, del suono (poetica del musicista Wagner). Egli ambisce ad abbracciare il fondo pi intenso e pi oscuro della realt, ma lamore p er la Foscarina impedisce e frena la sua creativit. Abbandona la Foscarina per re alizzare il suo progetto artistico, ma cede di nuovo allamore per unaltra attrice. E un altro intellettuale sconfitto perch preda di una dirompente passione. IL SUPERUOMO Dopo i romanzi della terza via e il POEMA PARADISIACO, ovvero dopo quei momenti di ripiegamento interiore malinconico, a cui mancava una vera profondit, DAnnunzi o torna a manifestare la propria vitalit conquistatrice. Ma il suo ideale di Est eta si dibatteva tra il gusto di provocare il pubblico, lossessione decadente per il negativo, la sensualit sfrenata e le aspirazioni sublimi. Queste ambivalenze sembrano trovare una sintesi ambiziosa nella scoperta di Nietzsche, filosofo te desco, di cui legge COSI PARLO ZARATHUSTRA in francese. Ci probabilmente lo port a fraintedere la concezione del superuomo nicciano, che da DAnnunzio viene ridotto ad unideologia di facile consumo. Il superuomo diventa per il poeta strumento per liberarsi dalla crisi del modell o decadente e per affermare la possibilit del divenire della storia e della natur a. Nietzsche aveva parlato di UBERMENSCH, ovvero di OLTREUOMO, di un uomo nuovo, ch e sarebbe sorto dalla radicale critica di tutte le tradizioni estetiche, morali e religiose, libero da ogni trascendenza, immerso nel presente per affermare le sue capacit istintuali. Il superuomo nicciano nasceva dalla totale eliminazione d ella societ borghese e di tutte quelle ideologie superstiziose (il cristianesimo) che rendono luomo schiavo. Il superuomo un uomo eccezionale, destinato a dominare sugli uomini malriusciti, che si liberato da ogni condizionamento. DAnnunzio fraintende questo concetto e il suo superuomo ancora perfettamente ins erito nella societ, cos come , un superuomo che appaga il desiderio di evitare ogni appiattimento. Il superuomo dannunziano ancora unesteta che si occupa di politic a, privo di qualsiasi spiritualit, solo un anticonformista. ASOR ROSA ha definito il superuomo dannunziano solo un simulacro (unombra) di quello nicciano. La situazione politica italiana daltra parte sembrava incrementare tale mito, poi ch la classe parlamentare e politica si dimostrava incapace di gestire il paese. Appariva sempre pi evidente la necessit di creare un governo forte e risoluto, di l a poco nascer il FASCISMO. La sete di successo dellesteta diventa brama di potere nel superuomo, in questa f ase DAnnunzio incarna in un certo senso la figura del poeta VATE-TRIBUNO, ovvero del poeta trascinatore delle masse, grazie alla sua abilit oratoria e alla sua sp regiudicata energia. DAnnunzio rivendica, attraverso il superuomo, anche un nuovo valore della poesia, della parola e dello stile, strumenti per creare la VITA I NIMITABILE E IMMAGINIFICA, e per salvare la letteratura dalla crisi. In base a questa nuova poetica luomo era in grado di scoprire realt sconvolgenti, mettendo si in contatto con lanima delle cose. Come si pu notare vi comunque una forte sproporzione fra gli obiettivi, che il su peruomo si pone e le forze che ha per raggiungerli, far desiderio e realt. Il tra tto distintivo del superuomo dunque il VELLEITARISMO, ovvero proporsi grandi pr ogetti, con linconscia consapevolezza di essere sconfitti in partenza. Tale atteg giamento si riscontra nella megalomania politica di Crispi.

IL TEATRO La conoscenza di Nietzsche e di Wagner spingono DAnnunzio a ipotizzare un teatro che associ la potenza della parola, della musica, della danza, che ponga il sup eruomo in contatto con la folla. Il teatro dannunziano vuole riportare in auge un elemento tipico del teatro grec o, IL DIONISIACO, ovvero quellelemento diametralmente opposto allAPOLLINEO del neo classicismo. DAnnunzio non cerca armonia ed equilibrio, ma vitalit sfrenata e una parola che me tta in luce il fondo pi oscuro e violento della natura. Il drammaturgo dovrebbe i mporsi alla folla come il mitico Perseo, che recide e d esibisce la testa di MED USA, il mostro che pietrifica chi lo guarda. Le opere pi importanti sono Citt mort a e La Figlia di Jorio. LE LAUDI DEL CIELO, DEL AMRE, DELLA TERRA, DEGLI EROI. 1896-1903 Ciclo di Laudi con cui il poeta si propone come campione di una rinascenza eroic a, proponendo una poesia che canta la gioia. Egli si fa artefice e sacerdote di una religione terrena, eroica e corporea, quella pagana e vitalistica dellantica Grecia. Il termine Lauda indica un uso anticristiano del termine francescano. Aveva prog ettato 7 libri, secondo la costellazione delle Pleiadi, ma ne scriva solo 5. MA IA, ELETTRA, ALCYONE, MEROPE, ASTEROPE.

MAIA o LAUS VITAE Nasce dallentusiasmo suscitato in lui dal viaggio in Grecia del 1895. Non certam ente una riscoperta neoclassica, anzi rivolta agli aspetti dionisiaci della Grec ia, ovvero rapporto fisico fra uomo e natura. Inneggia alla vita, per la sua ine sauribile molteplicit, celebra se stesso come eccezionale protagonista di eroiche avventure. Sotto il nome di Ulisse traccia il resoconto del suo viaggio, un via ggio di conoscenza e di sdegnosa solitudine. Finita la descrizione del viaggio, il poeta torna alla realt contemporanea, quella delle citt e dellindustria, che orm ai sembra quasi accettare. Questa raccolta vuole essere un messaggio di una nuova vita per gli eroi e i su peruomini, una vita basata sullabbandono allebrezza dei sensi e dellistinto. E chiaro il mito del superuomo, cio delleroe che tale perch dotato di una vitalit pi intensa, di una pi forte capacit di godimento e afferma la sua volont di potenza at traverso 4 elementi fondamentali VOLONTA. VOLUTTA, ORGOGLIO, ISTINTO, LA QUADRIGA IMPERIALE. ELETTRA Le poesie di Elettra hanno un impianto celebrativo e civile, volto allesaltazione di alcuni eroi,come Garibaldi, Victor Hugo, Verdi, assunti come modello di pens iero. Nella seconda parte vengono celebrate le citt del silenzio, come PISA, FERRARA, R AVENNA, citt, un tempo grandi e punti di riferimento per lItalia, sia dal punto d i vista culturale che politico, ed ora avvolte nelloblio e da un destino di morte . Esse sono per ancora il simbolo di una futura grandezza. MEROPE Parla della guerra di Libia, vista in modo negativo da DAnnunzio, che prospettava una grande guerra. ASTEROPE Canta la prima guerra mondiale. ALCYONE E diviso in cinque sezioni, dedicate ai mesi estivi. MESE DI GIUGNO < Celebra il paesaggio dalla primavera allestate, tra Fiesole e Fi renze. MESE DI LUGLIO < Si celebra il trionfo del sole e dellestate, ambientata in Versi lia. MESE DI AGOSTO < Riferimenti ai miti classici connessi con lestate, soprattutto q uelli inerenti la metamorfosi. A questo mese sono dedicate due sezioni. MESE DI SETTEMBRE < Ambientata in Versilia, domina la malinconia per la stagione

che volge al termine e per il mito estivo che sta per scomparire, trascinando c on s il sogno superumano. Domina comunque indiscusso il mito del superuomo, ormai totalmente disciolto nel la natura, avendo superato qualsiasi barriera si frapponga fra soggetto ed ogget to. Vi unincessante osmosi fra UOMO E NATURA <PANISMO. Luomo si naturalizza e la natur a si antropomorfizza, collante di ci la metamorfosi. Lio del poeta si fonde cos nella natura per possederla, conseguendo un duplice ris ultato SOGGETTIVO <Assorbimento superomistico della forza del mondo, in modo da potenziare la propria forza di gioire, sentire e godere. OGGETTIVO < Trasfigurazione della natura in figurazioni umane e divine. LAlcyone il poema dellestate, considerata la miglior opera poetica, lo stile si fo nda su parole musicali e eufoniche e mettono in luce la trasfigurazione delluomo e della natura. Ricorre allespediente dellelencazione per rendere evidente tutti gli aspetti del mondo circostante. La parola non destinata alla descrizione ma a llevocazione, allimpressione e alla suggestione. LE FAVILLE DEL MAGLIO 1911-1914 Sono prose pubblicate su IL CORRIERE DELLA SERA. Faville < scintille, frammenti e schegge emesse dagli strumenti della sua arte. Maglio < MARTELLO. Sono Frammenti che spesso erano semplici appunti, vi una tendenza allanalisi in teriore, a creare veri e propri apologhi, favole con un nascosto senso e signifi cato morale. Una delle pi importanti faville IL COMPAGNO DAGLI OCCHI SENZA CIGLI. Racconta la visita inquietante di Dario, un vecchio compagno di collegio, grave mente malato. Si affacciano in lui numerosi ricordi che rendono ancora pi intolle rabile la vista del compagno. Si fa vivo in DAnnunzio lorrore per il passato, un p assato che rifiuta di ricordare, perch getta un senso di morte sul presente. DANNUNZIO NOTTURNO 1921 Dopo lincidente di guerra nel 1916, che gli comport una grave ferita allocchio, il poeta fu costretto ad una lunga convalescenza, al buio. Cominci quindi a scriver e una prosa di riflessione e ricordo, su dei piccoli CARTIGLI< strisce di carta dove possibile scrivere una sola frase, trascritti poi dalla figlia Renata. E stata definita unopera che esplora lombra, poich in una condizione di buio, mai vi ssuta dal poeta, si annulla la presenza fisica e sensuale della realt, per lascia re posto ad una concetrazione sul proprio IO. Affiorano dal buio sensazioni e ri cordi, la madre morta, lamico Giuseppe Miraglia, morto in unazione aeronautica. Le immagini emergono e si aggregano in maniera libera, mentre il tema della mort e ricorre in modo ossessivo, quasi con un certo compiacimento macabro del poeta, incapace di liberarsi dellabituale prospettiva estetizzante. Rimane la ricchezza lessicale, ma il registro alto in accordo con sensazioni pi p acate, rispetto alla fase solare. Siamo di fronte ad un ripiegamento interiore, non pi temporaneo, ma definitivo, c he nasce dalla consapevolezza del proprio disfacimento fisico e quindi del conse quenziale ostacolo a vivere una vita inimitabile. Il poeta questa volta in bilico fra il vitalismo passato e limpossibilit di sottra rsi al dolore attuale e vivo. Molti critici hanno considerato questo il vero DAnnunzio, quello pi spontaneo e g enuino, scevro di ogni artificiosit. Vi comunque ancora il superuomo a vagare in questo buio, come ha detto Salinari, un superuomo che si manifesta nellimpegno li nguistico e tecnico di render i colori , le visioni e le allucinazioni della cec it. Al di l di ogni critica DAnnunzio un intellettuale, che ha lasciato un segno nella letteratura italiana, un poeta con cui si devono fare i conti per leterogeneit d elle tematiche e dei contenuti, oltre che dello stile. DAnnunzio verr ATTRAVERSATO,ovvero i suoi temi verranno ripresi e capovolti.

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