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Gruppo di lavoro

GESTIONE IMPIANTI DI DEPURAZIONE


Facolt di Ingegneria - Universit degli Studi di Brescia


A AT TT TI I
43
a
Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria-Ambientale

Le verifiche di funzionalit come strumento per
lottimizzazione di impianti e infrastrutture del
Servizio Idrico Integrato

Gioved 27 gennaio 2011

Palazzo Cittanova
Cremona

Coordinatore: prof. ing. Carlo COLLIVIGNARELLI


Con la collaborazione di:



PRESENTAZIONE DELLA GIORNATA DI STUDIO E DEL GRUPPO DI LAVORO


i
Nel maggio 1998, presso la Facolt di Ingegneria dellUniversit di Brescia, si
costituito il GRUPPO DI LAVORO sulla GESTIONE DEGLI IMPIANTI DI
DEPURAZIONE, che coinvolge oltre cento tra ricercatori universitari e tecnici
gestori di impianti, con lobiettivo di studiare le tematiche pi importanti sulla
gestione degli impianti di depurazione, attraverso uniniziativa avente carattere di
continuit. Nel corso degli anni, il Gruppo di lavoro si occupato di diverse
problematiche inerenti la gestione degli impianti di depurazione e
potabilizzazione: criteri di monitoraggio, verifiche di funzionalit, smaltimento
dei fanghi, gestione delle acque meteoriche, costi e tariffazione, sistemi di
distribuzione dellacqua potabile, riutilizzo delle acque di scarico, certificazione
ambientale, emissioni odorigene, ecc. I risultati dei lavori sono stati presentati in
numerose Giornate di Studio e sono stati raccolti in volumi pubblicati da vari
Editori: Il Sole 24 Ore, CIPA, Aracne, CLUB.
Le verifiche di funzionalit hanno rappresentato, storicamente, uno degli aspetti
pi qualificanti e innovativi della cultura tecnica dei gestori degli impianti di
depurazione. A questo argomento, nel contempo, il mondo della ricerca ha
dedicato, ormai da molti anni, particolare attenzione, tradottasi in
approfondimenti teorico/pratici che hanno condotto alla messa a punto di
metodologie sempre meglio perfezionate. In definitiva, su questo argomento si
verificata una proficua saldatura tra lesperienza dei gestori e quella dei
ricercatori: il Gruppo di lavoro Gestione Impianti di depurazione dellUniversit
di Brescia ha registrato questa sinergia nel corso della sua storia.
Nellultimo anno di lavoro del GdL, il tema delle verifiche di funzionalit
(tradizionalmente incentrato sui processi di depurazione delle acque di scarico)
stato ripreso ed ampliato a tutti i settori legati al ciclo idrico integrato: fognature,
impianti di potabilizzazione, sistemi acquedottistici, utilizzando allo scopo le
specifiche competenze di ricercatori e gestori di questi servizi. Il lavoro di
elaborazione ancora in corso e si propone, nel giro dei prossimi mesi, di
pervenire alla messa a punto di metodiche standard di verifica funzionale per i
diversi settori.
Nella presente Giornata di Studio (che rappresenta il seguito di una prima
iniziativa sullargomento tenutasi lo scorso 29 settembre a Mortara, PV) vengono
presentati i risultati relativi ad alcune metodiche innovative che toccano,
peraltro, come si vede dal programma delle relazioni, tutti gli aspetti citati. In
particolare, vengono presentate verifiche di funzionalit nel campo di:
reti fognarie;
processi biologici di depurazione dei liquami;
trattamenti del fango di depurazione;
processi di potabilizzazione delle acque.
La giornata si concluder con una tavola rotonda con la partecipazione di
rappresentanti dei Soggetti coinvolti nella gestione, nel controllo e nella
pianificazione.

RELATORI
Ing.AlessandroAbb
AssegnistadiricercadiIngegneriasanitariaambientale,
UniversitdiPAVIA
Prof.GiorgioBertanza
O di i di i i i bi l i i di
MATTINO
8:30 Registrazionedeipartecipanti
9:00
Indirizzidisaluto
POMERIGGIO
Altreverifiche
Presiedono:LuigiMasotti,StefanoBina
OrdinariodiIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
BRESCIA
Ing.StefanoBina
Amministratoredelegato,ASMVoghera(PAVIA)
Ing.GiorgioBrianza
BusinessDevelopment SettoreAcqua,ABBSpaProcess
Automation Division,Lenno (COMO)
Prof.CarloCollivignarelli
OrdinariodiIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
9:15
IntroduzioneallaGiornatadiStudio
CarloCollivignarelli
Verifichediprocesso
P i d E i R ll L i F hi i
14:00
Verifichedelleperditenegliacquedotti
AlessandroMuraca
14:20
Verificheidraulichesugliimpiantiditrattamento
SergioPapiri
BRESCIA
Ing.MariaCristinaCollivignarelli
RicercatricediIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
PAVIA
Ing.BarbaraMariannaCrotti
DottorediricercainIngegneriasanitariaambientale,Universit
diPAVIA
Ing.SaraFertonani
UfficioTecnico,AEMGestioni,CREMONA
Presiedono:EnricoRolle,LucianoFranchini
9:30
IlmanualedelGruppodiLavorosulleverifichedi
funzionalit
GiorgioBertanza
9:40
14:40
Verifichestrutturaliedurabilitdeimanufattiin
calcestruzzo
GiovanniPlizzari
ESEMPIAPPLICATIVI:
Ing.PaolaFoladori
RicercatricediIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
TRENTO
Ing.LucianoFranchini
DirettoreAATOVeronese,VERONA
Ing.FrancescaGialdini
AssegnistadiricercadiIngegneriasanitariaambientale,
UniversitdiBRESCIA
Ing.AndreaGuereschi
9:40
Efficienzaefunzionalitdellastrumentazioneonline
GiorgioBrianza,MarcoValagussa
10:00
Testrespirometricietitrimetrici perladeterminazionedei
parametricineticidelfangobiologico
PaolaFoladori VeronicaMenapace
15:00
IlcollaudodegliimpiantidipotabilizzazionediCremona
SabrinaSorlini
15:15
Sperimentazioniincorso
FrancescaGialdini BarbaraMariannaCrotti
DirigenteSettorePianificazioneeSviluppo,AEMGestioni,
CREMONA
Dott.EugenioLorenzi
ResponsabileLaboratori,RicercheeControlli,Divisione
FognaturaeDepurazione,SMATTORINO
Prof.LuigiMasotti
AssociatodiIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
FERRARA
Ing.VeronicaMenapace
PaolaFoladori,VeronicaMenapace
10:20
Determinazionedellapotenzialitdiundepuratore
GiorgioBertanza
10:40PAUSA
FrancescaGialdini,BarbaraMariannaCrotti
15:30
VerifichesullimpiantodidepurazionediCremona:
PrestazioniMariaCristinaCollivignarelli
IdrodinamicaAlessandroAbb
AerazioneSabrinaZanaboni
AssegnistadiricercadiIngegneriasanitaria ambientale,
UniversitdiTRENTO
Ing.TullioMontagnoli
ResponsabileSettoreFognatureeDepurazione,A2A BRESCIA
Prof.AlessandroMuraca
AssociatodiCostruzioniidrauliche,UniversitdiBRESCIA
Prof.SergioPapiri
AssociatodiCostruzioniidrauliche,UniversitdiPAVIA
Dott.RobertaPedrazzani
11:10
Problematichenelmonitoraggiodeimicroinquinanti
RobertaPedrazzani
11:30
Controlloquantitativodegliscarichiinretefognaria
SaraFertonani
16:00TAVOLAROTONDA
coordinano:
VincenzoRiganti,AndreaGuereschi
partecipano:
RicercatricediFondamentichimicidelletecnologie,Universitdi
BRESCIA
Prof.GiovanniPlizzari
OrdinariodiTecnicadellecostruzioni,UniversitdiBRESCIA
Prof.VincenzoRiganti
DocentediNormazione ecertificazione,UniversitdiPAVIA
Prof.EnricoRolle
OrdinariodiIngegneriasanitariaambientale,SAPIENZA
UniversitdiROMA
SaraFertonani
11:50
Controlloqualitativodegliscarichiinretefognaria
TullioMontagnoli
12:10
Verifichediprocessodelladigestioneanaerobicadeifanghi
rappresentantidiEntidiGestione,
Regioni,ARPA,...
17:00CONCLUSIONI
Ing.SabrinaSorlini
RicercatricediIngegneriasanitariaambientale,Universitdi
BRESCIA
Sig.MarcoValagussa
HachLange,MILANO
Ing.SabrinaZanaboni
AssegnistadiricercadiIngegneriasanitariaambientale,
UniversitdiPAVIA
EugenioLorenzi
12:30DISCUSSIONE
13:00PRANZO
INDICE DELLE RELAZIONI


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a
Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria-
Ambientale

LE VERIFICHE DI FUNZIONALIT COME STRUMENTO
PER LOTTIMIZZAZIONE DI IMPIANTI E
INFRASTRUTTURE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

CREMONA
27 gennaio 2011



VERIFICHE DI PROCESSO



Giorgio Bertanza

Il manuale del Gruppo di Lavoro sulle verifiche di
funzionalit

pag. 1
Giorgio Brianza
Marco Valagussa
Efficienza e funzionalit della strumentazione on-line pag. 10

Paola Foladori
Veronica Menapace
Test respirometrici e titrimetrici per la determinazione
dei parametri cinetici del fango biologico


pag. 32
Giorgio Bertanza

Valutazione della capacit di trattamento effettiva di un
impianto di depurazione municipale

pag. 39
Roberta Pedrazzani Problematiche nel monitoraggio dei microinquinanti

pag. 44
Sara Fertonani Controllo quantitativo degli scarichi in rete fognaria

pag. 49
Eugenio Lorenzi Verifiche di processo della digestione anaerobica dei
fanghi
pag. 56

Silvia Rondi La stima degli odori nella Valutazione dImpatto
Ambientale

pag. 44
INDICE DELLE RELAZIONI


iii

ALTRE VERIFICHE


Alessandro Muraca Verifiche delle perdite negli acquedotti

pag. 65
Sergio Papiri Verifiche idrauliche sugli impianti di trattamento

pag. 86
Giovanni Plizzari Garantire durabilit e controllo della fessurazione in
elementi in c.a. con lutilizzo del calcestruzzo
fibrorinforzato: studio sperimentale

pag. 93
Sabrina Sorlini Il collaudo degli impianti di potabilizzazione di Cremona

pag. 103
Francesca Gialdini
Barbara Marianna
Crotti

Sperimentazioni in corso

pag. 109
Maria Cristina
Collivignarelli
Alessandro Abb
Sabrina Zanaboni
Verifiche sullimpianto di depurazione di Cremona:
prestazioni, idrodinamica ed aerazione
pag. 120


IL MANUALE DEL GRUPPO DI LAVORO SULLE VERIFICHE DI FUNZIONALIT

Giorgio Bertanza

DICATA, Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio
e Ambiente
Facolt di Ingegneria, Universit degli Studi di Brescia, Via Branze, 43 25123 Brescia
e-mail: giorgio.bertanza@ing.unibs.it



1. Il Servizio Idrico Integrato (SII) come processo produttivo

Il Servizio Idrico Integrato (SII) stato oggetto di studio del Gruppo di Lavoro Gestione Impianti
di Depurazione (GdL) a partire dal 1998, anno in cui ebbe inizio la sua attivit.
I convegni svolti e i volumi editi hanno preso in esame di volta in volta aspetti differenti del SII (la
gestione tecnica degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane e industriali, il trattamento
dei rifiuti liquidi, la gestione dei fanghi di depurazione, il riutilizzo delle acque di scarico, la
gestione dei piccoli impianti di depurazione, gli aspetti economici della gestione, le reti di
distribuzione dellacqua potabile, le acque di rete e le acque confezionate, la rimozione
dellarsenico nei trattamenti di potabilizzazione, la gestione dei sistemi di qualit ambientale, la
gestione delle acque meteoriche, gli odori negli impianti di trattamento acque e rifiuti )
riproponendo talora il medesimo tema, per necessit di aggiornamento a seguito dellapplicazione
di nuove tecnologie, dellemanazione di nuove normative o di sopraggiunte esigenze economiche
del mercato ( proprio il caso, ad esempio, dei criteri di monitoraggio e verifica di funzionalit degli
impianti, che furono fra i primi temi affrontati dal GdL, poi ripresi di recente). In calce si riporta un
elenco delle pubblicazioni scientifiche scaturite dallattivit del Gruppo di Lavoro (elenco delle
giornate di studio e altre informazioni sul sito: http://dicata.ing.unibs.it/sanitaria/GdL/).
Una produzione cos ampia e diversificata delinea la complessa articolazione (e, nel contempo, ne
scaturisce essa stessa) del SII. Esso, infatti, pu essere inteso come una filiera, ovvero una serie di
processi o trattamenti tra i quali sinstaurano consequenzialit ma che possono anche essere studiati
e gestiti distintamente; una prospettiva diversa, seguita nella presente relazione, vede invece il SII
come un impianto produttivo complesso (Figura 1). Le materie prime (lacqua captata, gli
inquinanti introdotti durante lutilizzo, i reagenti chimici) e linput di energia rappresentano
ovviamente il punto di partenza; attraverso fasi successive di trasformazione (la potabilizzazione
e la depurazione) e di trasporto (rete acquedottistica e fognatura) si giunge ai prodotti finali, che
sono rappresentati dallacqua potabile, dalleffluente finale dellimpianto di depurazione, dai fanghi
di potabilizzazione e depurazione.





Fig. 1 Schematizzazione semplificata del SII come processo produttivo.

1
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
Ogni sequenza del SII caratterizzata da specifiche peculiarit; considerandolo, infatti, come un
processo produttivo, possibile distinguere una serie di componenti assolutamente diverse:
- strutture:
o in cemento armato
o in carpenteria mettalica
o tubazioni
- apparecchiature:
o meccaniche
o elettriche
o elettroniche
- processi
o fisici
o chimici
o biologici

Il corretto funzionamento (in ogni sua componente) di questo complesso produttivo consente il
raggiungimento delle prestazioni richieste, che corrispondono a requisiti di efficacia ed efficienza.


2. Le verifiche di funzionalit: cosa sono e che ruolo hanno

La valutazione dellefficacia e dellefficienza di ogni singola componente del SII e del SII nel suo
complesso comporta lesecuzione di una serie di verifiche di funzionalit, dove per verifica di
funzionalit si intende la misura delle prestazioni reali e il confronto delle stesse con le prestazioni
attese.
La verifica di funzionalit , pertanto, un imprescindibile strumento che consente di mantenere e
migliorare le prestazioni del SII, costituendo il punto di partenza per lindividuazione di eventuali
interventi correttivi e/o di adeguamento.
Se, da un lato, immediato il significato di verifica di funzionalit, dallaltro sono molteplici le
accezioni che essa pu assumere in questo contesto. Inoltre, considerando a titolo esemplificativo
alcune operazioni di verifica comunemente svolte, quali:
a. la ricerca delle perdite in un acquedotto
b. la verifica del rispetto degli standard di qualit dellacqua potabile distribuita
c. il controllo dei consumi energetici di una stazione di sollevamento di una rete fognaria
d. la verifica della correttezza dei parametri di processo di un digestore anaerobico (T, ORP,
alcalinit, rapporto CH
4
/CO
2
nel biogas )
si notano chiaramente due tipologie fondamentali di verifica. Alla verifica b, infatti, si pu
rispondere in modo affermativo o negativo tertium non datur; le verifiche a, c, d, invece, possono
comportare risposte complesse, articolate e non sempre univoche, nella definizione del giudizio
finale di idoneit.
Ci premesso, volendo concretizzare con due semplici esempi limportanza delle verifiche di
funzionalit applicate alle varie componenti del SII, si consideri innanzitutto il seguente
parallelismo.
Una persona giovane, non particolarmente allenata, intraprende una corsa e percorre 100 m in
1321 (un tempo discreto!); la stessa persona, giunta al traguardo, colpita da infarto al miocardio.
Un impianto di depurazione delle acque reflue rispetta perfettamente i limiti allo scarico, ma i
consumi energetici specifici superano 5 kWh/m
3
trattato.
Nel primo caso, evidente che per verificare la funzionalit del sistema (il soggetto che corre)
necessario monitorare non solo il tempo di percorrenza, ma anche la frequenza cardiaca e la
pressione arteriosa sotto sforzo, mentre nel secondo caso, accanto alla mera verifica del rispetto dei
limiti allo scarico si devono quanto meno misurare gli assorbimenti di energia elettrica!
2
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
Le verifiche di funzionalit devono quindi considerare ogni componente del SII e contestualizzarla,
al fine di gestirla in modo non avulso dal sistema, n di perdere in efficacia e approfondimento nella
sua valutazione.
Il secondo esempio si discosta dal precedente.
Si prenda il vano di carico di un furgone, della capienza di 3 m
3
. Allo stesso modo, vi sia un reattore
di disinfezione di un impianto di potabilizzazione del volume di 500 m
3
.
Nel primo caso, si osserva che lo spazio utile pu essere ridotto per esempio dalla presenza della
ruota di scorta, della scatola degli attrezzi e dalla bombola del GPL. Nel secondo caso, invece, si
constata che il reattore a miscelazione completa e, quindi, per il calcolo del parametro C x t
(associabile allefficienza di disinfezione) si deve adottare un coefficiente moltiplicativo del volume
pari a 0,3.
Studiare la funzionalit significa quindi anche indagare leffettiva capacit, la potenzialit di un
sistema, a prescindere dalle specifiche tecnico-costruttive o impiantistiche, ma rappresentandone la
reale operativit.
Appare evidente, alla luce degli esempi sopra illustrati, che, nella gestione di qualsivoglia fase del
SII non sia affatto sufficiente effettuare le cosiddette analisi in uscita, ma che gli elementi da
tenere sotto controllo siano numerosi e diversi e che richiedano lintervento di competenze con
preparazione differente e multidisciplinare.


3. Le verifiche di funzionalit: passato e presente

Tra i primi lavori, in Italia, ad affermare limportanza fondamentale delle verifiche di funzionalit
sugli impianti di depurazione delle acque reflue e a proporre specifiche metodologie sperimentali di
verifica vanno sicuramente citati i seguenti: Collivignarelli et al. (1979a), Collivignarelli et al.
(1979b), Collivignarelli et al. (1979c), Collivignarelli e Urbini (1981), Urbini et al. (1982).
A partire dalle prime esperienze sul campo (presso limpianto di depurazione di Cervia) e delle
prime pubblicazioni, le verifiche di funzionalit proposte sono diventate numerose, dettagliate e
sempre pi mirate, andando a considerare ogni singola componente del SII.
Si ricordi, a tal proposito, quanto pubblicato in anni pi recenti (Bertanza e Collivignarelli, 2006;
Collivignarelli e Sorlini, 2007) e in alcuni dei gi citati volumi a cura del Gruppo di Lavoro
Gestione Impianti di Depurazione.
Alcune verifiche sono state gi tradotte in veri e propri standard, come ad esempio nel caso delle
verifiche di capacit di trasferimento dellossigeno da parte dei sistemi di aerazione (tra gli altri:
German ATV, 1996).
Da ultimo, e per rimarcare limportanza di queste verifiche, si ricorda che, in seno allInternational
Water Association (IWA), almeno due Specialist Gropus si occupano esplicitamente di queste
tematiche; nella fattispecie i gruppi: Water loss e Benchmarking and performance assessment.


4. Le nuove verifiche: verso la standardizzazione. Il Manuale sulle verifiche di
funzionalit di impianti e infrastrutture del servizio idrico integrato

Nella presente relazione ci si riferisce a nuove verifiche attribuendo a questo aggettivo non gi il
significato di pi complesse, totalmente innovative o che richiedano strumenti pi sofisticati,
ma, piuttosto:
- pi razionalizzate
- possibilmente semplificate
- standardizzate.
Per partire un po da lontano: in seguito alla seconda rivoluzione industriale e allampliamento dei
mercati, si profila la necessit di definire norme e criteri condivisi per valutare oggettivamente e
3
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
confrontare la qualit di un prodotto o di un servizio erogato. E nel 1898 che nasce infatti
lAmerican Society for Testing and Materials (dal 2001 ASTM International), una delle principali
organizzazioni mondiali per lo sviluppo di standard. Rimanendo nel settore dellIngegneria
Ambientale, interessante ricordare che solo sette anni pi tardi, nel 1905, veniva data alle stampe
la prima edizione degli Standard Methods for the Examination of Water and Wastewater. Oggi
lutilizzo degli standard (si ricordino, per esempio le norme ISO, citate in precedenza tra la
normativa volontaria) esteso ai principali settori industriali, commerciali, e istituzionali.
E superfluo citare esempi di utilit degli standard: dalleffettuazione di unanalisi chimica, alla
realizzazione di un manufatto in acciaio inox, fino allacquisto di una risma di carta avente fogli di
dimensioni prestabilite, come quello su cui sono stampati questi atti
La standardizzazione contribuisce, in generale, a elevare i livelli di qualit, sicurezza, affidabilit,
efficienza e consente di attribuire un valore economico a tali benefici. Nellambito di una misura o
di una verifica, la standardizzazione consente di renderla pi facilmente realizzabile in pratica e in
un certo senso a certificarla, definendo esattamente, tra laltro, le procedure, le modalit di
presentazione dei risultati e la variabilit intrinseca dei medesimi, quindi la loro significativit.
Per tale motivo, indispensabile, a questo punto, procedere a una sistematica standardizzazione
delle verifiche di funzionalit, qualora non siano gi state contemplate da norme ad hoc (come nei
casi gi citati) in modo da poterle applicare:
- in sede di collaudo
- in fase di gestione
Il Gruppo di Lavoro sta attualmente procedendo alla raccolta ordinata e allorganizzazione delle
norme esistenti; per quanto attiene alle verifiche di funzionalit proposte nel corso degli anni, frutto
dellesperienza condivisa di ricercatori e gestori, esse sono in fase di revisione e aggiornamento, in
vista di una loro possibile standardizzazione.
Vi , infatti, la consapevolezza che solo attraverso una operazione di questo tipo lenorme mole di
lavoro svolta in questi anni e concretizzatasi in indicazioni tecniche dettagliate o addirittura in linee-
guida, possa essere davvero fruita e condivisa da tutti coloro che operano nellambito del SII,
nonch, possa rappresentare un utile strumento di conoscenza per gli utenti finali dello stesso.

La struttura del redigendo Manuale, ancora in versione provvisoria, riportata in Figura 2, con
lindicazione dei numerosi Autori impegnati nel lavoro (il GdL peraltro aperto a qualsiasi ulteriore
collaborazione). In Figura 3 invece riportato lo schema secondo il quale viene preparato ciascun
capitolo del manuale stesso.


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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Fig. 2 Indice provvisorio del Manuale.


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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Fig. 3 Traccia per la stesura di ogni capitolo del Manuale.

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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

C. Collivignarelli, G. Iannelli, M. Iannelli e M.Olmo (1979a): "Studio sperimentale sul
comportamento di un reattore a fanghi attivi in bacino unico" - Inquinamento n. 6, giugno.
C. Collivignarelli, L. Fortina e G. Urbini (1979b): "Modelli cinetici ed idrodinamici integrati per lo
studio del comportamento dei reattori biologici a fanghi attivi - Nota 1: Elaborazione dei
modelli", Ingegneria Ambientale - vol. 8 n. 3, maggio.
C. Collivignarelli, L. Fortina e G. Urbini (1979c): "Modelli cinetici ed idrodinamici integrati per lo
studio del comportamento dei reattori biologici a fanghi attivi - Nota 2: Risultati sperimentali" -
Ingegneria Ambientale - vol. 8 n. 4, luglio.
C. Collivignarelli e G. Urbini (1981): "Nuovi criteri tecnici per il collaudo funzionale degli impianti di
depurazione" - Atti del 2 Corso di Aggiornamento su Tecniche per la difesa
dall'Inquinamento - Universit degli Studi della Calabria - giugno.
G. Urbini, C. Collivignarelli e M. Olmo (1982): "Nuovi metodi di verifica sperimentale della
funzionalit di impianti a fanghi attivi: esempio applicato all'impianto di Cervia" - Ingegneria
Ambientale, vol. 11, n. 6, ottobre 1982.
German ATV rules and Standards. Advisory Leaflet ATVM209E Measurement of the oxygen
transfer in activated sludge aeration tanks with clean water and in mixed liquor June-1996-
ISBN 3-934984-50-9
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 1: aspetti normativi e sicurezza. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 2: monitoraggio. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 3: collaudo e verifiche di funzionalit. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 4: upgrading. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 5: gestione, manutenzione e controllo. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 6: trattamenti congiunti di reflui speciali negli impianti biologici
municipali. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione. Vol. 7: aspetti economici. Ed. C.L.U.B., Brescia, 1999.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
depurazione delle acque di scarico. A cura di C. Collivignarelli, V. Riganti, M. Pergetti, Ed. Il
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Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione delle acque di scarico
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V. Riganti, La tariffazione degli scarichi industriali, n. 1 (gennaio) vol. XXXIII (2004) IA -
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L. Franchini La tariffazione degli scarichi industriali limpostazione della normativa italiana, n. 1
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S. Bina, La tariffazione degli scarichi industriali Le normative regionali: stato di fatto, n. 1
(gennaio) vol. XXXIII (2004) IA - Ingegneria Ambientale, pag. 31-35
C. Mazzari, G. Azzini, La tariffazione degli scarichi industriali Le tariffe applicate nelle regioni:
un confronto; n. 1 (gennaio) vol. XXXIII (2004) IA - Ingegneria Ambientale, pag. 35-39
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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
M. Pergetti S. Canedoli, La tariffazione degli scarichi industriali Proposte per un nuovo criterio di
definizione della tariffa per gli scarichi industriali in fognatura, n. 1 (gennaio) vol. XXXIII
(2004) IA - Ingegneria Ambientale, pag. 39-42
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. Ottimizzazione del trattamento e
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rete a quelle confezionate. A cura di C. Collivignarelli, S. Sorlini, Volume Collana Ambiente,
Ed. Cipa, Milano, dicembre 2005
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La gestione degli impianti di
trattamento di rifiuti liquidi. A cura di C. Collivignarelli, F. Avezz, V. Riganti, Manuale di
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G. Bertanza, C. Collivignarelli (2006): Le verifiche di funzionalit per lottimizzazione della
depurazione delle acque di scarico urbane Collana ambiente, vol. 28, ISSN 1121-8215,
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Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. La Gestione delle acque meteoriche di
dilavamento. A cura di G. Bertanza, S. Papiri, Manuale di Ingegneria ambientale, volume 5,
Ed. Cipa, Milano, novembre 2006
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. Influenza dei sistemi di distribuzione
sulla qualit dell'acqua potabile. A cura di C. Collivignarelli, S. Sorlini, Aracne Editrice,
Roma, settembre 2007
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. Riutilizzo delle acque reflue con
destinazione duso industriale. A cura di F. Avezz, S. Cavallari, M. Anselmi, Volume
Collana Ambiente, Ed. Cipa, Milano, ottobre 2007
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione. Ecogestione nel servizio idrico
integrato: elementi per l'applicazione della norma ISO 14001:04. A cura di R. Canziani, E.
Perotto, M. Vaccari, Aracne Editrice, Roma, gennaio 2007
C. Collivignarelli, S. Sorlini (a cura di) (2007): Collaudo tecnico e funzionale degli impianti di
potabilizzazione criteri convenzionali e avanzati, CIPA Ed. , Volume 7 ISBN 978-88-
95591-03-2.
Gruppo di lavoro Gestione degli impianti di depurazione (2009): Riutilizzo delle acque reflue
industriali per uso interno - A cura di M. Vaccari, M.C. Zanetti, Volume n. 34 Collana
Ambiente, Ed. Cipa, Milano, novembre 2009, pp. 164, ISBN 978-88-95591-06-3
9
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
GRUPPO DI LAV
GESTIONE IMPIANTI DI D
Facolt di Ingegn Facolt di Ingegn
Universit di Bre
Effi i F i lit d Efficienza e Funzionalit de
Marco Valagussa Marco Valagussa
e.mail: marco.valagussa@hach-lange.it
Le verifiche di funzionalit come strum
i f t tt d l S e infrastrutture del Ser
43

Giornata di Studio di Ingeg


Coordinatore : Prof Car Coordinatore : Prof Car
Giovedi 27 GE
Palazzo C
Corso Gari Corso Gari
Crem
ORO
EPURAZIONE
neria neria
escia
ll St t i O Li lla Strumentazione On-Line
Giorgio Brianza Giorgio Brianza
e.mail:giorgio.brianza@it.abb.com
mento per lottimizzazione di impianti
i i Id i I t t rvizio Idrico Integrato
gneria Sanitaria - Ambientale
rlo COLLIVIGNARELLI rlo COLLIVIGNARELLI
ENNAIO 2011
Cittanova
ibaldi 120 ibaldi 120
mona
Il servizio idrico integrato
Utenze industriali
Utenze r
Stazione di pompaggio
acque reflue
Sedimentazione
secondaria
Stoccaggio acqua
Trattamento acque reflue
Trattamento
Aerazione e trattamenti
finali
Stazione di pompaggio
acqua pulita
residenziali Sistemi di irrigazione
Impianti di
dissalazione
Trattamento di ozonizzazione
fanghi
Sedimentazione e filtrazione
Stazione pompaggio
Trattamento chimico/fisico
A i i t
Stazione pompaggio
Approvvigionamento
acqua
Incenerimento fanghi
Reimmissione acqua
nellambiente
10
In ogni insediamento urbano due princip
dellacqua: quello delle Acque Primarie dellacqua: quello delle Acque Primarie
pali sistemi di conduzione
e quello delle Acque Reflue e quello delle Acque Reflue
Acque Pr Acque Pr rimarie rimarie
11
Limpiego di strumentazione di a
Gestione pi razionale delle singole fa
idrico integrato acque grazie allimpiego
sistemi di verifica/controllo/regolazione
Migliore comprensione dei meccanism
processi processi
Incremento efficienza globale dellimpi
Riduzione dei costi gestionali delle var
di impianto: approvvigionamento, adduz
distribuzione ,scarico e depurazione , p
Ottimizzazione della gestione dell
presenza di grosse fluttuazioni e
anomali nei carichi entranti

Da qui limportanza di avere s


strumentazione di misura ed analisi
affidabile affidabile
analisi e misura
si del ciclo
o di
mi dei
ianto
rie fasi
zione ,
limpianto in
sversamenti

sempre una
efficiente e
La valutazione delle perdite degli acquedotti e de
dall'uso di acque distribuite dagli acquedotti. (D.M
La misura della Portata e Pressione permettono la
per una efficiente ed efficace gestione dellacqued
Serbatoio
Valvola riduttrice di p
District meterin District meterin
p
Stazione di pompaggio
Inverter
Misuratore di distretto
Mi di
Soft-starter
Misuratore di zona
Valvola di intercettazione di zona
Valvola di intercettazione di distretto
elle fognature di smaltimento dei reflui derivanti
M 99 / 07)
a stesura del Bilancio idrico
dotto.
R t di t ib i i
pressione
ng ng acquedotto
Rete distribuzione in
pressione
p
Distretti
12
Misura Po
Box di protezione con
trasmettitore a batterie ,
data logger , G.S.M
S di
Primario ,
sensibilit portate
Sensore di
pressione
sensibilit portate
notturne, interrato minor
costo installazione
Centro di controllo
Comunicazione modem/PC
A M R A t ti M t R di
ortata
A.M.R. Automatic Meter Reading
Coordinatore perdite , interventi
Diagnostica strumenti
R l f i
Verifica funzionalit e precisione
Rete telefonica
Acquisitore
Misura Po
Alimentazione a batteria
Alimentato tramite una batteria con autonomia sin
ininterrottamente senza pregiudicare la frequenza
Datalogger
Datalogger a tre canali per la memorizzazione di Datalogger a tre canali per la memorizzazione di
di memorizzazione sono liberamente configurabil
scaricati sul posto direttamente su un PC
Sensor Memory Sensor Memory
Tutti i dati di configurazione e calibrazione sono m
consente facili installazioni e configurazioni, ed in
ripetizione delle fasi configurazione rendendola p ripetizione delle fasi configurazione rendendola p
CalMaster2
Verifica di buon funzionamento in campo tramite
le caratteristiche del trasmettitore, del primario e
durante la costruzione del misuratore. Ogni verific
certificato in formato cartaceo
ortata
no a 5 anni. Durante questo periodo lo strumento funziona q p
a dei dati acquisiti o laccuratezza (0,5%)
tutti i dati misurati (portata volume pressione) Gli intervalli tutti i dati misurati (portata,volume, pressione) Gli intervalli
i e hanno unautonomia sino a 3 mesi. I dati possono essere
memorizzati allinterno di una memoria posta nel primario. Ci
n caso di sostituzione del trasmettitore non richiesta la
pi semplice e sicura con notevoli diminuzioni di costi pi semplice e sicura, con notevoli diminuzioni di costi
un dispositivo esterno: il Calmaster. Calmaster controlla tutte
del cavo, confrontandole con quelle originarie ottenute
ca pu essere documentata tramite la produzione di un
13
Misura Po
Elevata Accuratezza
Accuratezza standard 0,4%, oppure 0,2% classe 1
C tifi i d MID Certificazione secondo MID
In accordo alle recenti legislazioni CE, in materia d
Sensor Memory Sensor Memory
Tutti i dati di configurazione e calibrazione sono m
consente facili installazioni e configurazioni, ed in c
d ll f i fi i d d l i li delle fasi configurazione rendendola pi semplice e
Configurazione facile e guidat
Le fasi di configurazione sono semplificate grazie a Le fasi di configurazione sono semplificate grazie a
produzione ABB. Inoltre il sistema easy-setup guid
facilitandone la comprensione.
Diagnostica semplificata Diagnostica semplificata
Il software impiega la simbologia ad
lindividuazione e la risoluzione di pr
Elevata stabilit
Verifica di buon funzionamento automatic
dati di fabbrica memorizzati nel sistema: F
ortata
1 come da raccomandazioni internazionali OIML
di certificazione per uso fiscale
memorizzati allinterno di una memoria posta nel primario. Ci
caso di sostituzione del trasmettitore non richiesta la ripetizione
i t li di i i i di ti e sicura, con notevoli diminuzioni di costi
ta
allinterfaccia utente in italiano comune a tutti i nuovi strumenti di all interfaccia utente in italiano comune a tutti i nuovi strumenti di
a loperatore nelle prime fasi di impostazione del trasmettitore
icone secondo lo standard NAMUR, persemplificare
roblemi.
ca in continuo basata su una verifica comparativa con i
Fingerprint .
Misura Po
Calibrazio
Loop per calibazione Loop per calibazione
DN max 3.000 mm
Portata max 3 mc/se
Capacit serbatoio 1
Accreditato da NAMA
ortata
one
e a flusso continuo e a flusso continuo
ec
.000 mc
AS, NATA, NIST
14
Verifica di fun
Misuratore di portata
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Verifica di lettura e Calibrazione:
1 volta / anno o 1 volta/ ogni 2 anni verificare la funzionalit e tar
digitali , seriali ,ecc)
I nst al l azi one convenzi onal e
33
4
2
1
5
6
1. Camer a o pozzet t o
2. Tr asmet t i t or e I P65
3. Pr ot ezi one o conchi gl i a
4 Cav o 4. Cav o
5. Condui t
6. Pr i mar i o
nzionalit
a elettromagnetico
unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
ratura del trasmetitore con simulatori specifici ( uscite analogiche ,
I nst al l azi one i nt er r at a
3
2
4
3
5
1
4 5
1. Pr i mar i o i nt er r at o
2. Pr ot ezi one o conchi gl i a
3. Tr asmet t i t or e I P67
4. Cavo 4. Cavo
5. Condui t
Misura Pre
Sfiati e spurghi Sfiati e spurghi
essione
15
Misura Pre
Azzeramento tradizionale
INSTALLAZIONE
Livello=0
4mA
0 mm H2O
essione
20mA
3000 mmH2O
1 2 3 4 5 6 1 2 3 4 5 6
Misura Pre
INSTALLAZIONE
Livello=0
4 mA
0 H2O 0 mm H2O
essione
20mA
3000 H2O 3000 mmH2O
1 2 3 4 5 6
16
Verifica di funzionalit
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolar
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento
funzionamento dello stesso come specificate nel manuale u
Verifica di lettura:
Comparare lo strumento con calibratore di pressione certifi
Verifica prese di pressione :
L t t i d l di f d d l i it id Lo strumento riconosce dal rumore di fondo del circuito idra
occlusioni delle prese di pressione
Misura Pressione
rmente funzionante
o siano conformi alle specifiche tecniche di
utente fornito dal costruttore
cato, da riverificare c/o centri riconosciuti periodicamente
li i ifi t aulico se si sono verificate
Acque Reflue
17
Alcuni es applicazione
Misura Po
Alcuni es. applicazione
U
inj
U
rec
moto a pelo libero
ortata
moto a pelo libero Full-Pipe-Detection
Upper Coil
Liner
El t d i A Electrode pair A
Electrode pair B
Lower Coil

Electrode pair C
Electrode pair D
Impianto di depurazione a
S i hi i i Scarichi civi
Scarichi industriali
Lacqua delleffluente dallimpianto d
acqua superficiali o destinata al r
definiti in termini qualitativi e quantita
acque reflue urbane
ili ili
di depurazione, re-immessa nei corsi
ri-uso deve soddisfare requisiti ben
ativi (D.Lgsl. 152/06,D.M.185/03 )
18
Impianto di depurazion
alcuni punti d
Acque
In
p
Sedimentatore
Primario
Fase di riduzione
NO PO
3
FANGHI
PRIMARIO
NO
3
-
, PO
4
3-
SECONDARIO
Aerazione
TERZIARIO
Ingresso Impianto
pH, Conducibilit
TERZIARIO
Sedimentatore
Finale
ne acque reflue urbane ,
di monitoraggio
e reflue grezze
ngresso
gg
Griglia ,
Stacci , &
Fase Biologica
Trituratore
ACTIVI FILTRAZIONE BIOLOGICA
Scarico Finale
FTU, NH
3
, NO
3
-
, PO
4
3-
Fase Biologica
D.O., NH
3
Vasca a
Fanghi
Attivi
Filtri
Bi l i i
Attivi
Biologici
Filtrazione
Ingresso Impianto
NH -
e
a sabbia
Sterilizzazione
Acque reflue
NH
3
-
Acque reflue
Scarico o Ritilizzo
Impianto di depurazio
E quindi fondamentale, per il rispetto
gestione dellimpianto nel suo comple
chimico fisici nelle varie fasi di tratta chimico-fisici nelle varie fasi di tratta
di misura e di analisi che forniscano u
ne delle acque reflue
o dei limiti normativi e per una corretta
esso, monitorare i principali parametri
amento grazie allimpiego di strumenti amento grazie allimpiego di strumenti
uninformazione in tempo reale
19
Misura Po
U
2
U
1
Di
E1
GND
E2
Z1
Z2 Z2 R
m
Tu
El
Bo
Ri
GND
Guasto Guasto
Ri
Co
Im
Co
Fi
Fuori specifica Fuori specifica
Manutenzione necessaria Manutenzione necessaria
Fi
Se
Co
Manutenzione necessaria Manutenzione necessaria
Funzioni di controllo Funzioni di controllo
ortata
Fingerprint Diagnosi ScanMaster
iagnostica
ScanMaster
ubo Vuoto
lettrodo di Tubo Pieno
olle di Gas
ivestimento Elettrodi
Sw per verica in situ di :
Integrit sensori e trasmettitori
Funzionalit
ivestimento Elettrodi
onducibilit
mpedenza Elettrodi
ontrollo messa a Terra
ngerprint & Trending
Funzionalit
Memorizzati in data base
Stampa
ngerprint & Trending
ensore di Temperatura
ontrollo messa a terra
Ingresso Imp g p
pH, pH, conducibilit, conducibilit, Ammoniaca, Ammoniaca, Carico Carico OO
monitoraggio, sicurezza operatica, avvertimento
Vari altri parametri (campionatore automatic Vari altri parametri (campionatore automatic
sversamenti anomali
pianto p
Organico, Organico, Solidi Solidi Sospesi Sospesi..per scopi di
immediato in caso di picchi entranti
co) a seconda delle esigeze per rilevazione co) a seconda delle esigeze per rilevazione
20
Sedimentazione (prim (p
Livello Livello Fanghi Fanghi per garantire corretta
fango dal processo di sedimentazione ed g p
maria e secondaria))
gestione operativa di estrazione del
evitare inutili sprechi di energia p g
Rimozione chimica
PO PO4 4:: linformazione in tempo reale del
un risparmio nelluso degli agenti chim p g g
produzione di fanghi
del Fosforo
la concentrazione di fosforo garantisce
mici precipitanti e una riduzione della p p
21
Processo biol
Ossigeno Ossigeno disciolto disciolto:: il controllo ottimi
unelevata efficienza e resa del processo p
energia e quindi riduzione di una delle pri
logico
zzato della fase di areazione porta ad
depurativo, ad un notevole risparmio di p , p
incipali voci di costo di un impianto
Processo biol
NH NH4 4 && NOx NOx:: la misura in continuo
rimozione dellazoto (nitrificazione e den (
logica di controllo e regolazione ancora
concentrazione di Ossigeno
logico
dei parametri chiave del processo di
nitrificazione) permette di adottare una ) p
a pi efficace del solo controllo della
22
Processo biologico &
SST SST:: la misura in continuo della conce
ossidazione garantisce le migliori condiz g g
ottimizza i consumi energetici e di p
disidratazione
& Linea Fanghi
entrazione dei solidi sospesi in vasca di
zioni dei fanghi attivi; nella linea fanghi g ; g
polielettrolita legati alle varie fasi di
Effluente Imp
pH, pH, cond cond. ., , FNU, FNU, NH NH4 4,, carico carico organ organ
rispetto dei limiti normativi e la massi p
dellimpianto
pianto
nico, nico, ecc.nelleffluente garantisce il
ma sicurezza operativa per il gestore p p g
23
Misura dellOssig
Esistono 2 tipologie di misura di questo paramet
Amperometrica con
cella di Clark
Circuito
di ricezione di ricezione
del segnale
1
-
+
Anod
in Piombo
Si basa sul funzionamento di un
sistema costituito da anodo, catodo,
soluzione elettrolitica e membrana
C t d
Elettrolita
alcalino
soluzione elettrolitica e membrana
Catodo
in Argento (A
Membrana
permeabile allO
2
geno disciolto
ro:
Ottica a
luminescenza luminescenza
00R
do
o (Pb)
Si basa sul funzionamento di
un polimero
chemiluminescente con
Ossigeno (O
2
) Ossigeno (O
2
)
chemiluminescente con
misura del tempo di
riemissione
Ag)
dalla soluzione dalla soluzione
Verifica di funzionalit
(t l i l t (tecnologia elet
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano con
alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come specific alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come specific
utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve es
pulita con lausilio di una spugna morbida, in modo da rimuovere lev
accumulatosi sullelemento di misura. Loperazione di pulizia comu
Usare soluzione detergente sgrassante in caso di grassi ed olii
Verifica di lettura:
Una volta che la sonda stata pulita, inserire la sonda nellapposito
alla sonda . Inserire il valore di altitudine a cui si trova la sonda
Lasciare che il valore di ossigeno e temperatura di stabilizzino e
corretta
Unulteriore controllo pu essere effettuato inserendo la sonda con
ppm
Manutenzione: Manutenzione:
Sostituire il gruppo sonda (membrana, elettrolita ed elettrodo) una v
Eseguire la procedura di calibrazione (come specificato nel manuale
Misura Ossigeno
tt hi i ) ttrochimica)
unzionante
nformi
cate nel manuale cate nel manuale
ssere periodicamente
ventuale sporco
unque raccomandata almeno ogni 30 gg
o sacchetto, versare acqua (25-50 ml) e fissare il sacchetto intorno
e verificare, in base alle tabelle esistenti, che la lettura fornita sia
una soluzione di bisolfito di sodio; la lettura deve essere uguale a 0
olta allanno
e utente del costruttore) una volta ogni 2 mesi
24
Verifica di funzionalit
(t l i (tecnologia
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve es
modo da rimuovere leventuale sporco accumulatosi sullelemento d p
Usare soluzione detergente sgrassante in caso di grassi ed olii
Verifica di lettura:
Una volta che la sonda stata pulita, inserire la sonda nellapposigt
alla sonda
Inserire il valore di altitudine a cui si trova la sonda
Lasciare che il valore di ossigeno e temperatura di stabilizzino e
corretta
Unulteriore controllo pu essere effettuato inserendo la sonda con
ppm pp
Manutenzione:
Sostituire lelemento sensibile di misura una volta ogni 2 anni
Non necessario effettuare alcuna calibrazione
Misura Ossigeno
tti ) a ottica)
unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
ssere periodicamente pulita con lausilio di una spugna morbida, in
di misura
to sacchetto, versare acqua (25-50 ml) e fissare il sacchetto intorno
e verificare, in base alle tabelle esistenti, che la lettura fornita sia
una soluzione di bisolfito di sodio; la lettura deve essere uguale a 0
Misura dellAzoto
Esistono varie tecnologie per la misura in continu
Analizzatore colorimetrico
Analizzato
Da installare in ambienti chiusi
Analizzato
tecnol
o Ammoniacale
uo di questo parametro:
re on-situ con
Sonda Insitu con
re on situ con
logia GSE
Sonda Insitu con
tecnologia ISE
25
Verifica di funziona
(analizzatore co (
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva: Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, lelemento di
acquoso deve essere periodicamente pulito con lausilio di u
accumulatosi sullelemento stesso
Lanalizzatore necessita di periodica sostituzione dei reagenti chim
impostata (tipicamente ogni 4-8 settimane)
Lanalizzatore necessita di periodica sostituzione della soluzione di
li i i t t (ti i t i 2 i) analisi impostata (tipicamente ogni 2 mesi)
La cella di analisi (componenti in vetro) deve essere periodicamente
Verifica di lettura e Calibrazione:
La verifica della lettura pu avvenire in soluzioni di NH4-N a conc
portatili e valori determinati dal laboratorio chimico
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d
Manutenzione ordinaria:
La frequenza di sostituzione delle parti di ricambio specificata nel
alit Misura NH4
olorimetrico))
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
pompaggio, prelievo, filtrazione e condizionamento del campione
na spugna morbida, in modo da rimuovere leventuale sporco
mici ad intervalli di tempo che dipendono dalla frequenza di analisi
calibrazione ad intervalli di tempo che dipendono dalla frequenza di
e pulita da parte delloperatore.
centrazione nota o, in alternativa, per comparazione con strumenti
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore
manuale utente; contattare il costruttore.
Verifica di funzionalit
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva: Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, lelemento di filt
con lausilio di una spugna morbida, in modo da rimuovere leventua
La cella dellanalizzatore sebbene dotata di funzioni di autopulizia La cella dell analizzatore, sebbene dotata di funzioni di autopulizia
citrico (consultare manuale utente e contattare il costruttore)
Lanalizzatore necessita di periodica sostituzione dei reagenti chim
tempo che dipendono dalla frequenza di analisi impostata
Verifica di lettura e Calibrazione:
Lo strumento dotato di funzioni di auto-pulizia e autocalibrazione
La erifica della lett ra p a enire in sol ioni di NH4 N a conc La verifica della lettura pu avvenire in soluzioni di NH4-N a conc
portatili e valori determinati dal laboratorio chimico
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d
M t i di i Manutenzione ordinaria:
La frequenza di sostituzione delle parti di ricambio specificata nel
Misura NH4 (GSE)
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
trazione auto-pulente deve comunque essere periodicamente pulito
ale sporco accumulatosi sullelemento stesso
ed autocalibrazione deve essere periodicamente pulita con acido ed autocalibrazione, deve essere periodicamente pulita con acido
mici, soluzione di pulizia e soluzioni di calibrazione, ad intervalli di
centra ione nota o in alternati a per compara ione con str menti centrazione nota o, in alternativa, per comparazione con strumenti
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore
manuale utente; contattare il costruttore.
26
Misura dellAzoto
Lanalizzatore in-situ con tecnolog
Tecnologia di misura
Lo strumento determina la concentrazione
di azoto ammoniacale mediante un elettrodo di azoto ammoniacale mediante un elettrodo
ione sensibile (ISE)
Lelettrodo deve essere dotato di elettrodo
per compensazione del K+ e del pH per
evitare le interferenze dovute alla presenza
nella matrice di altre sostanze
Si raccomanda luso della sonda con un
sistema di pulizia automatico ad aria / acqua
Ammoniacale
ia ISE
Verifica di funzionalit
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve e
modo da rimuovere leventuale sporco accumulatosi sullelemento s modo da rimuovere l eventuale sporco accumulatosi sull elemento s
Verifica di lettura e Calibrazione:
Verificare periodicamente il valore fornito dalla sonda con valori di rif
Se i valori rientrano nel range di accuratezza definito, la lettura rite
Se la differenza tra il valore letto dallo strumento e quello determina q
della matrice (a 1 o 2 punti) consultare manuale utente e contattar
La verifica della lettura pu avvenire anche in soluzioni di NH4-N a c
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d
Manutenzione ordinaria:
La frequenza di sostituzione della cartuccia di misura raccomanda
di sostituzione pu aumentare.
Misura NH4 (ISE)
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
essere periodicamente pulita con lausilio di una spugna morbida, in
tesso tesso
ferimento determinati dal laboratorio chimico
enuta accettabile e lo strumento affidabile.
to dal laboratorio supera i range ammessi, procedere alla corezione p g , p
re costruttore
concentrazione nota.
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore
ata una volta allanno; a seconda della matrice acquosa, lintervallo
27
Misura de
Voltme Voltme
Ad alta imp
Elettrodo
V t i Vetro o misura
Esistono varie tecnologie per la misura in contin
Elettrodo convenzionale Elett
comb
el pH / ORP
etro etro
pedenza
Elettrodo di
riferimento riferimento
nuo di questo parametro:
El tt d diff i l Elettrodo differenziale
trodo
binato
Verifica di funzionalit
(elettrodo co (
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve e
modo da rimuovere leventuale sporco accumulatosi sullelemento s modo da rimuovere l eventuale sporco accumulatosi sull elemento s
La frequenza di sostituzione del gruppo elettrodo di riferimento e
seconda della matrice acquosa, lintervallo di sostituzione pu aume
Verifica di lettura e Calibrazione:
Verificare che la temperatura letta dallo strumento sia corretta (ausil
Dopo aver pulito accuratamente la sonda di pH (ORP), immergerla i
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d
corretta, procedere alla calibrazione dello strumento secondo le in
Manutenzione ordinaria:
La frequenza di sostituzione del gruppo elettrodo raccomandata u La frequenza di sostituzione del gruppo elettrodo raccomandata u
di sostituzione pu subire delle variazioni
t Misura pH/ORP
ombinato))
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
essere periodicamente pulita con lausilio di una spugna morbida, in
tesso tesso
ed elettrodo di misura raccomandata una volta ogni 6 mesi; a
entare.
io con termometro ad alta precisione)
in una soluzione a pH noto (mV noti)
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore; se la lettura non
ndicazioni riportare nel manuale utente
na volta ogni 6 mesi; a seconda della matrice acquosa lintervallo na volta ogni 6 mesi; a seconda della matrice acquosa, l intervallo
28
Verifica di funzionalit
(elettrodo diff (
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve e
modo da rimuovere leventuale sporco accumulatosi sullelemento s modo da rimuovere l eventuale sporco accumulatosi sull elemento s
Verifica di lettura e Calibrazione:
Verificare che la temperatura letta dallo strumento sia corretta (ausil
Dopo aver pulito accuratamente la sonda di pH (ORP), immergerla i
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d p
corretta, procedere alla calibrazione dello strumento secondo le in
Manutenzione ordinaria: Manutenzione ordinaria:
La frequenza di sostituzione del ponte salino raccomandata una v
sostituzione pu aumentare.
t Misura pH/ORP
ferenziale))
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
essere periodicamente pulita con lausilio di una spugna morbida, in
tesso tesso
io con termometro ad alta precisione)
in una soluzione a pH noto (mV noti)
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore; se la lettura non p ;
ndicazioni riportare nel manuale utente
olta ogni 2 anni; a seconda della matrice acquosa, lintervallo di
Misura della co
-
-
+
-
-
-
-
+
+
-
-
-
-
+
+
-
Tecnologia conduttiva (per
acque pulite)
-
+
Cationi
onducibilit
+
+
-
+
+
+
+
-
+
+
+
+
+
+
-
+
+
+
+
Tecnologia induttiva (p
acque sporche)
-
+
Anioni
29
Misura induttiva del
Tecnologia induttiva
Tecnologia di misura
La sonda costituita da due bobine isolate
dal campione nel quale sono immerse dal campione nel quale sono immerse
La prima bobina alimentata da una
tensione crea un campo magnetico variabile; p g ;
il campo magnetico crea nel fluido una
corrente elettrica; la bobina secondaria rileva
la corrente generata dal movimento degli ioni
nel fluido e ne ricava la conducibilit
Assenza di polarizzazione, possibilit di
i i fl idi i i misura in fluidi aggressivi
la conducibilit
Verifica di funzionalit M
Ispezioni preliminari:
Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu Verificare che lo strumento oggetto della verifica sia regolarmente fu
Verificare che le condizioni di installazione dello strumento siano co
specificate nel manuale utente fornito dal costruttore
Pulizia e manutenzione preventiva:
In base alle condizioni di esercizio ed installazione, la sonda deve e
modo da rimuovere leventuale sporco accumulatosi sullelemento s modo da rimuovere l eventuale sporco accumulatosi sull elemento s
Verifica di lettura e Calibrazione:
Verificare che la temperatura letta dallo strumento sia corretta (ausil
Dopo aver pulito accuratamente la sonda, immergerla in una soluz
conducibilit si stabilizzino
La misura ritenuta affidabile e corretta se rientra nelle specifiche d
corretta, procedere alla calibrazione dello strumento secondo le in
Manutenzione ordinaria:
Non necessaria la sostituzione di alcuna parte di ricambio e/o con
Misura Conducibilit
unzionante unzionante
onformi alle specifiche tecniche di funzionamento dello stesso come
essere periodicamente pulita con lausilio di una spugna morbida, in
tesso tesso
io con termometro ad alta precisione)
ione a conducibilit nota, attendendo che il valore di temperatura e
di accuratezza e ripetibilit dichiarati dal costruttore; se la lettura non
ndicazioni riportare nel manuale utente
sumabile.
30
Pressione
Porta
Temperatura
Livello
Interfaccia
ata
Analisi qualit
31



Test respirometrici e titrimetrici per la determinazione dei parametri cinetici
del fango biologico

PAOLA FOLADORI, VERONICA MENAPACE, ROBERTA VILLA
DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE ED AMBIENTALE, UNIVERSIT DEGLI STUDI DI TRENTO, VIA MESIANO 77, 38123
TRENTO paola.foladori@ing.unitn.it

INTRODUZIONE

Una corretta progettazione e una gestione efficiente degli impianti di depurazione a fanghi attivi
richiedono unadeguata conoscenza dellattivit del fango biologico. Tra le tecniche di monitoraggio
dellattivit biologica, accanto ai convenzionali test basati sulle dinamiche delle concentrazioni dei
substrati misurate attraverso analisi chimiche, si sono andate progressivamente affermando
nellultimo decennio la respirometria ed i metodi di titolazione pH/DO-stat, viste le molteplici
possibili applicazioni, la rapidit di esecuzione e la possibilit di automazione.

Applicando al fango biologico di un impianto a fanghi attivi test basati su analisi chimiche,
respirometrici, o titrimetrici possibile determinare:
- la velocit di nitrificazione, espressa come mgNH
4
-N gSSV
-1
h
-1
;
- la velocit di denitrificazione, espressa come mgNO
3
-N gSSV
-1
h
-1
;
- la velocit di rilascio/assunzione di fosforo in condizioni anaerobiche/aerobiche, espressa come
mgP gSSV
-1
h
-1
;
- la velocit di rimozione della sostanza organica, espressa come mgCOD gSSV
-1
h
-1
.
Si tratta di utili parametri gestionali importanti per conoscere le potenzialit di rimozione del
processo biologico; tali parametri cinetici possono essere valutati in poche ore e per questo i test
possono essere facilmente ripetuti con frequenza settimanale, mensile o stagionale per mantenere
sotto controllo le prestazioni dellimpianto. Possono essere effettuati anche ogni qual volta si
presuma linsorgenza di problemi operativi in grado di interferire con il processo biologico.

I test basati su analisi chimiche (quali AUR, NUR, PUR) vengono condotti semplicemente in un
reattore aerato e miscelato dal quale vengono prelevati campioni ad intervalli temporali prefissati e
sui quali vengono effettuate analisi chimiche di ammonica, nitrato, nitrito, ortofosfato a seconda
del test. Questi test sono di facile esecuzione e sono prevalentemente condotti in modo manuale,
mentre lautomatizzazione pi rara richiedendo lausilio di sensori o sonde ionoselettive.

I test respirometrici prevedono lutilizzo di un apparato dedicato detto respirometro, costituito da
un reattore termostatato, aerato e miscelato, un ossimetro dotato di sistema di acquisizione dati e
connessione con PC, controllo on-line dellaerazione mediante apposito software.

I test titrimetrici richiedono un apposito biosensore a titolazione che consente di lavorare a
concentrazione di pH e/o ossigeno disciolto costanti, permettendo, quindi, di realizzare la
titolazione pH-stat e/o DO-stat. Esistono biosensori commerciali dotati di sistema di dosaggio dei
titolanti, sistema di controllo automatico dello stesso e ambiente software per PC dedicato alla
visualizzazione grafica dei dati acquisiti ed alla loro gestione ed elaborazione.

Per la misura dei principali parametri cinetici del fango biologico si pu ricorrere ad uno o pi test,
di seguito descritti, come si pu evincere dalla seguente tabella.

PARAMETRI CINETICI DEL FANGO BIOLOGICO TIPI DI TEST
Cinetica di nitrificazione AUR, Respirometria, Titolazione
Cinetica di denitrificazione NUR
Cinetica di rimozione del fosforo PUR
Cinetica di ossidazione del carbonio biodegradabile Respirometria, Titolazione
32
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"




TEST BASATI SU ANALISI CHIMICHE

Aur-Test (Ammonia Utilisation Rate Test)
LAUR un metodo semplice di misura della velocit massima di nitrificazione, v
N,max
, espressa
come mgNH
4
-N gSSV
-1
h
-1
. Il test indica se nel fango esaminato esiste una biomassa nitrificante,
ne misura la velocit massima, ma pu essere utilizzato anche per valutare linfluenza delle
condizioni ambientali sullattivit nitrificante o per evidenziare la potenziale tossicit di reflui. La
modalit di esecuzione del test stata proposta originariamente da Kristensen et al. (1992). In un
reattore batch di alcuni litri, il fango attivo viene usato tal quale o miscelato con acqua pulita (o
alternativamente con leffluente dellimpianto di depurazione eventualmente filtrato) in modo da
ottenere una concentrazione di 3-4 gSST/L. La miscela viene aerata con continuit in modo che
lossigeno disciolto non risulti mai limitante (OD > 4 mgO
2
/L). Si opera a temperatura costante di
circa 20C e si controlla che il pH della miscela, durante la prova, rimanga allinterno dellintervallo
ottimale per la reazione di nitrificazione (7.5-8.0). Allinizio del test si aggiunge una quantit nota
di azoto ammoniacale in modo da avere una concentrazione iniziale di circa 20-30 mgNH
4
-N/L. Ad
intervalli temporali di 15-30 minuti e per un periodo complessivo di 3-4 ore vengono prelevati
campioni di fango attivo, sui quali si procede, previa filtrazione, allanalisi per la determinazione di
azoto ammoniacale, nitroso e nitrico. Il parametro v
N,max
, ovvero il valore di AUR, si calcola come
pendenza della curva di produzione di azoto nitrico + azoto nitroso (NO
x
-N
prodotti
in Figura 1) e,
come controllo, anche come pendenza della curva di consumo dellazoto ammoniacale (NH
4
-N in
Figura 1). Nellesempio di Figura 1, la durata di 2 h e si ottiene v
N,max
=10.8 mgN L
-1
h
-1
;
considerando una concentrazione di SSV di 3.2 gSSV/L si ottiene v
N,max
=3.4 mgN gSSV
-1
h
-1
.

y = 10.8x + 6.3
R
2
= 0.99
0
5
10
15
20
25
30
35
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5
tempo (h)
m
g
N
/
L
NH4-N
NOx-Nprodotti

Figura 1. Andamento di NH
4
-N e NO
x
-N
prodotti
nel tempo durante il test di AUR.

NUR-test (Nitrate Utilisation Rate test)
Il NUR un metodo rapido di stima dellattivit denitrificante del fango biologico. Questo test pu
avere diverse finalit: la verifica della presenza nellimpianto di una biomassa denitrificante e la
misura della relativa cinetica, ma anche la caratterizzazione dei substrati carboniosi per la
denitrificazione. Nel test NUR devono essere garantite le condizioni ottimali per lo svilupparsi della
denitrificazione, ovvero adeguata presenza di substrato carbonioso e di nitrati ed assenza di
ossigeno disciolto.
La modalit di esecuzione del test stata proposta originariamente da Kristensen et al. (1992). In
un reattore batch di alcuni litri, il fango biologico viene eventualmente diluito con acqua pulita in
modo da ottenere una concentrazione di 3-4 gSST/L. La miscelazione nel reattore deve avvenire
avendo cura di limitare la diffusione dellossigeno dellaria sovrastante, per garantire lo svolgimento
del test in condizioni anossiche. Si opera a temperatura costante di 20C. Allinizio del test si
aggiunge una quantit nota di nitrati in modo da avere una concentrazione iniziale di 20-30
mgNO
3
-N/L e si aggiunge substrato carbonioso fino ad una concentrazione di COD di 150-200
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mg/L. Non viene aggiunto un substrato esterno, invece, nel caso si richieda la determinazione del
NUR endogeno. Ad intervalli temporali di 15-30 minuti e per un periodo complessivo di 3-4 ore
vengono prelevati campioni di fango attivo, sui quali si procede, previa filtrazione, allanalisi per la
determinazione di azoto nitroso e nitrico. Il parametro v
D
, ovvero il valore di NUR si calcola come
pendenza della curva di utilizzazione dellazoto nitrico. Dallesempio di Figura 2. Andamento di NO
3
-N
nel tempo durante il test di NUR.
si ottiene v
D
=6.7 mgN L
-1
h
-1
; considerando una concentrazione di SSV di 2.7 gSSV/L si ottiene
una velocit specifica di denitrificazione pari a 2.5 mgNO
3
-N gSSV
-1
h
-1
.

y = -6.672x + 25.4
R
2
= 0.9726
0
5
10
15
20
25
30
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0
tempo (h)
m
g
N
/
L
NO3-N
NO2-N

Figura 2. Andamento di NO
3
-N nel tempo durante il test di NUR.

La Figura 3 mostra un test NUR realizzato in presenza di COD sia rapidamente che lentamente
biodegradabile. Dal grafico si possono osservare 2 diverse velocit di utilizzo dellazoto nitrico
dipendenti dal tipo di COD biodegradabile impiegato nel processo di denitrificazione. Inizialmente
viene impiegato il COD pi velocemente biodegradabile, realizzando la massima velocit di
denitrificazione, successivamente viene utilizzato il COD particolato lentamente biodegradabile e la
velocit di denitrificazione si riduce. Si osserva infatti che la concentrazione di NO
3
-N diminuisce
rapidamente entro la prima ora di test con v
D
= 15.5 mgN L
-1
h
-1
(4.8 mgNO
3
-N gSSV
-1
h
-1
), mentre
la diminuzione meno rapida nel tempo da 1 a 4 h ottenendo v
D
= 6.1 mgN L
-1
h
-1
(1.9 mgNO
3
-N
gSSV
-1
h
-1
).
PRIMO TRATTO
y = -15,489x + 33,162
R
2
= 0,9899
SECONDO TRATTO
y = -6,0749x + 24,523
R
2
= 0,995
0
5
10
15
20
25
30
35
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0
tempo (h)
m
g
N
/
L
N03-N

Figura 3. Andamento di NO
3
-N nel tempo durante il test di NUR in presenza di 2 tipi di substrato carbonioso.

PUR-test (Phosphorus Uptake Rate test)
Il PUR un metodo rapido di stima dellattivit dei batteri fosforo accumulanti, detti PAO
(Phosphorus Accumulating Bacteria). Questo test pu avere diverse finalit: la verifica della
presenza nellimpianto di una frazione di batteri PAO, ma anche la verifica dei fattori che
influenzano la rimozione biologica del fosforo.
Nel test PUR devono essere garantite le condizioni ottimali per lo svilupparsi dellattivit dei batteri
PAO, ovvero adeguata presenza di ortofosfato e di substrato carbonioso.
34
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La modalit di esecuzione del test stata proposta originariamente da Kang et al. (1991). Il fango
biologico in studio viene versato in un reattore batch di alcuni litri e miscelato. Si opera a
temperatura costante di 20C. Devono essere garantite condizioni di anaerobiosi per la prima fase
del test (2 ore circa). Nella seconda fase del test (4 ore circa) si applicano condizioni aerobiche.
Allinizio del test si aggiunge nel reattore del substrato carbonioso in modo da garantire una
adeguata concentrazione di COD (100-150 mg/L). Ad intervalli temporali di 30 minuti e per un
periodo complessivo di 6 ore circa vengono prelevati campioni di fango attivo, sui quali si procede,
previa filtrazione, allanalisi per la determinazione del fosforo ortofosfato. Il parametro v
p
, ovvero il
valore di PUR (velocit di rilascio/assunzione di fosforo in condizioni anaerobiche/aerobiche,
espressa come mgP gSSV
-1
h
-1
), si calcola come pendenza della curva di rilascio/assunzione del
fosforo.
In Figura 4 riportato landamento tipico di un test di PUR utilizzando fango attivo di un impianto
dotato di rimozione biologica del fosforo ed in presenza di un refluo. Le velocit riscontrate
durante le fasi di rilascio e assunzione di fosforo sono pari a:
1. Fase anaerobica:
h gSSV
mgP
L gSSV h L
mgP
v
rilascio P
50 . 0
/ 0 . 3
1
51 . 1
,

2. Fase aerobica:
h gSSV
mgP
L gSSV h L
mgP
v
assunzione P
40 . 0
/ 0 . 3
1
19 . 1
,

y = 1.51x + 2.28
y = -1.19x + 7.96
0
1
2
3
4
5
6
0 1 2 3 4 5 6
Tempo (h)
P
-
P
O
4

(
m
g
/
L
)
FASE
ANAEROBICA
FASE
AEROBICA

Figura 4. Profilo di PO
4
-P di un fango attivo con presenza di batteri PAO dopo addizione di un refluo.


TEST CON BIOSENSORI - TEST RESPIROMETRICI

Test respirometrico per la determinazione della cinetica di nitrificazione
Il test di misura della cinetica di nitrificazione mediante respirometria permette la misura della
velocit massima di nitrificazione v
N,max
, cos come proposto da Andreottola et al. (2002). In un
reattore batch si aggiungono alcuni litri di fango biologico che viene miscelato e ossigenato
mediante un aeratore a setto poroso in modo che lossigeno disciolto non risulti mai limitante (OD
> 2 mgO
2
/L). Si opera in genere a temperatura costante di 20C. Allinizio del test si aggiunge una
quantit nota di azoto ammoniacale per la misura della cinetica dei batteri AOB (Ammonia
Oxidising Bacteria) o azoto nitroso per la misura della cinetica dei batteri NOB (Nitrite Oxidising
Bacteria). Se si implementa un test di respirometria chiusa, si va a monitorare in continuo la
concentrazione dellOD, alternando fasi di aerazione e fasi di non aerazione, nelle quali lOD
diminuisce in seguito al consumo da parte della biomassa ma senza diventare mai limitante. Per
ognuno dei tratti decrescenti viene calcolata la pendenza detta OUR (Oxygen Uptake Rate) e tale
valore viene associato al tempo medio del medesimo tratto. La successione di punti di coordinate
(t; OUR) determina il respirogramma dal quale si ricava il parametro v
N,max
, ovvero il valore di
massima velocit di nitrificazione insieme ad altri parametri stechiometrici considerati allinterno
35
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


della legge di Michaelis-Menten, ma per ricavare tali parametri dettagliati si consiglia limpiego di
un software specifici che permettono unelaborazione automatica del respirogramma.
Osservando lesempio di Figura 5, relativo al respirogramma ottenuto dopo aggiunta di azoto
ammoniacale, in modo semplice si calcola la velocit massima di nitrificazione per via grafica
mediante la seguente espressione approssimata:
V
NOB AOB N
x mgN mgO
OUR
v v
1
/ 57 . 4
2
max
max , max ,

dove OUR
max
dato dalla differenza tra lOUR massimo dopo laggiunta del substrato e lOUR
endogeno e x
V
la concentrazione di SSV nel fango.

0
10
20
30
40
50
60
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5
Tempo (h)
O
U
R

(
m
g
O
2

L
-
1

h
-
1
)
respirazione esogena durante il
processo di nitrificazione
aggiunta NH
4
respirazione endogena
OURmax

Figura 5. Tipico respirogramma relativo al consumo di azoto ammoniacale.

Nellesempio di Figura 6 invece mostrato il respirogramma in presenza di azoto nitroso, da cui si
ricava la cinetica di nitratazione, pari a:
V
NOB
x mgN mgO
OUR
v
1
/ 14 . 1
2
max
max ,


0
5
10
15
20
25
30
35
40
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5
Tempo (h)
O
U
R

(

m
g
O
2


L
-
1

h
-
1
)
respirazione esogena
durante il processo di
nitrificazione
aggiunta di
NO
2
respirazione endogena
OUR
max

Figura 6. Tipico respirogramma relativo al consumo di azoto nitroso.

Test respirometrico per la determinazione della cinetica di rimozione della sostanza
organica biodegradabile
Il test di rimozione della sostanza organica mediante respirometria permette la misura della
massima velocit di rimozione della sostanza organica, v
COD,max
. La modalit di esecuzione del test,
cos come proposta da Andreottola et al. (2002), prevede di aggiungere al fango attivo aerato del
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substrato carbonioso biodegradabile ed in genere solubile per valutare l'attivit specifica
eterotrofa.
In un reattore batch si aggiungono 1-2 litri di fango biologico. La miscela viene ossigenata in modo
che lossigeno disciolto non risulti mai limitante (OD > 2 mgO
2
/L). Si opera a temperatura costante
di 20C. Allinizio del test si aggiunge una quantit nota di substrato carbonioso biodegradabile. Se
si implementa un test di respirometria chiusa, si va a monitorare in continuo la concentrazione
dellOD, alternando fasi di aerazione e fasi di non aerazione, nelle quali lOD diminuisce in seguito
al consumo da parte della biomassa ma senza diventare mai limitante. Per ognuno dei tratti
decrescenti viene calcolata la pendenza detta OUR (Oxygen Uptake Rate) e tale valore viene
associato al tempo medio del medesimo tratto. La successione di punti di coordinate (t;OUR)
determina il respirogramma dal quale si ricava il parametro v
COD,max
.
La Figura 7 mostra il risultato di questo test respirometrico, in cui si individuano diverse fasi. Il
primo tratto ha durata di 5 h e vengono rimossi i substrati carboniosi presenti originariamente nel
fango attivo al momento del prelievo (per questo la preaerazione del fango necessaria prima di
effettuare il test). Successivamente si raggiunge la respirazione endogena, con valori di OUR di
circa 12 mgO
2
L
-1
h
-1
. A 9.2 h circa viene aggiunto il substrato solubile rapidamente biodegradabile,
che porta ad un immediato incremento della velocit di respirazione.
Dal respirogramma si osserva che dopo laggiunta del substrato biodegradabile solubile si verifica il
fenomeno dellaccumulo. Infatti dopo 1.4 h, dallaggiunta del substrato, si ha lesaurimento del
substrato biodegradabile solubile aggiunto nel bulk liquido e la biomassa comincia ad ossidare i
composti stoccati a livello intracellulare. Tale ossidazione si completa a 17 h circa, 6 h dopo
laggiunta del substrato, come si pu vedere dal fatto che la velocit di respirazione torna sui valori
della respirazione endogena. La massima velocit di rimozione del carbonio data dalla differenza
tra lOUR massimo dopo laggiunta del substrato e lOUR endogeno: per il respirogramma in Figura
7, si ottiene OUR
max
= 45 mgO
2
L
-1
h
-1
, da cui si calcola il valore per unit di SSV:
d kgSSV
kgCOD
h gSSV
mgCOD
L gSSV
h L mgO
x Y
OUR
v
V H
COD
0 . 1 6 . 42
/ 2 . 3
1
67 . 0 1
45 1
1
1 1
2 max
max ,


0
10
20
30
40
50
60
70
0 5 10 15 20
tempo (h)
O
U
R

(
m
g
O
2

L
-
1

h
-
1
)
aggiunta substrato
biodegradabile
esaurimento del substrato
biodegradabile solubile
esaurimento del
substrato accumulato
accumulo
respirazione endogena

Figura 7. Respirogramma relativo allossidazione del carbonio dopo laggiunta di un substrato rapidamente
biodegradabile.


TEST CON BIOSENSORI - TEST TITRIMETRICI

Test titrimetrico per la determinazione della cinetica di nitrificazione
Il metodo titrimetrico, applicato al fango biologico, permette di determinare lattivit dei batteri
nitrificanti.
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Mediante tecnica pH-stat possibile valutare la velocit dei batteri AOB (Ammonia Oxidising
Bacteria) monitorando la concentrazione di ione idrogeno, misurata mediante semplice sonda di pH
e mantenuta costante in seguito allaggiunta di titolante alcalino.
Mediante tecnica DO-stat lossigeno disciolto ad essere monitorato mediante un ossimetro e
laggiunta di perossido di idrogeno, che consente di operare a livello costante di OD, permettendo
di valutare la cinetica di nitrificazione completa (AOB+NOB) o la sola cinetica dei batteri NOB
(Nitrite Oxidising Bacteria).
Le due tecniche a titolazione possono essere utilizzate contemporaneamente.

Bibliografia
Andreottola G., Foladori P., Ferrai M., Ziglio G. (2002). Respirometria applicata alla depurazione
delle acque. Principi e metodi. Laboratorio di Ingegneria Sanitaria Ambientale, Dipartimento
di Ingegneria Civile e Ambientale, Universit degli studi di Trento
Kang, S.J., Asfalk, T.J., Englert, C.J. and Deline, R.R., (1991): A new procedure for screening
feasibility of biological phosphorus removal for a wastewater. Wat. Sci. Tech. 23, pp. 595-
602.
Kristensen, G., Jorgensen P., Henze M., (1992): Characterization of functional microorganism
groups and substrate in activated sludge and wastewater by AUR, NUR and OUR. Wat. Sci.
Tech. 25 (6), pp. 43-57


38
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


VALUTAZIONE DELLA CAPACITA DI TRATTAMENTO EFFETTIVA DI UN
IMPIANTO DI DEPURAZIONE MUNICIPALE

Giorgio Bertanza
giorgio.bertanza@ing.unibs.it


1. Premessa

La capacit di trattamento effettiva di un impianto di depurazione, ovvero la sua
potenzialit, un dato di riferimento molto importante.

Si vorrebbe che la potenzialit di un impianto fosse un dato univoco e semplice da valutare,
dal quale fare discendere tutta una serie di considerazioni. Ad esempio, piacerebbe che la
potenzialit di un determinato impianto potesse essere espressa in termini di abitanti
equivalenti (es. 100.000 AE) e possibilmente coincidesse con il dato di progetto. Da questo
numero si vorrebbero poi dedurre: il grado di sovraccarico (o sottoutilizzo dellimpianto)
organico e idraulico e quindi un giudizio sulle prestazioni depurative ottenute, la capacit di
sopportare nuovi allacciamenti civili (o industriali), la capacit di ricevere rifiuti liquidi, la
possibilit di produrre un fango con determinate caratteristiche qualitative, ecc.

In realt gli impianti di depurazione sono sistemi molto complessi, che lavorano in condizioni
dinamiche (si pensi anche solo al continuo variare delle caratteristiche quali-quantitative del
liquame), che includono almeno un processo biologico (con tutte le incertezze nel prevederne
il comportamento), che sono costituiti da pi unit in serie e apparecchiature ausiliarie
(sistemi di pompaggio, sistemi per fornitura dellaria ecc.), ciascuna delle quali ha una propria
capacit. Inoltre gli impianti non ricevono solo sostanza organica e nutrienti, ma molteplici
altre sostanze, per diverse delle quali sono anche tenuti a rispettare determinati limiti di
emissione (e nei fanghi).

Per esemplificare si rifletta su questa semplicissima considerazione: certamente, dovendo
progettare un impianto da 100.000 AE, si otterranno risultati diversi (in termini di volume
complessivo dei reattori biologici nitrificazione+denitrificazione- e dei sedimentatori) se il
dato di partenza sar una portata di 24.000 m
3
/d (con una concentrazione di BOD di 250
mg/L) oppure 30.000 m
3
/d (con una concentrazione di BOD di 200 mg/L). Pi evidente
ancora la differenza se si assumono limiti in uscita per lazoto differenti. Come si pu allora
pretendere di attribuire una potenzialit ad un impianto senza considerare i limiti di emissione
e prescindendo dalle caratteristiche effettive del liquame che lo alimenta?

Per cercare di dare una risposta a questa tematica molto complessa, Bertanza e Collivignarelli
(2007) hanno proposto un approccio metodologico che di seguito viene descritto nei principi.
Si rimanda alla citata pubblicazione e ai riferimenti di letteratura per gli approfondimenti.
Il Gruppo di Lavoro Gestione impianti di depurazione sta peraltro predisponendo un manuale
di verifiche di funzionalit che include anche questa procedura in tutti i suoi dettagli. Alcuni
esempi di applicazione della stessa verranno illustrati nella presentazione orale dello
scrivente.




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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


2. Fattori che determinano la capacit di trattamento di un impianto

La quantificazione della capacit di trattamento (=potenzialit) di un impianto di
depurazione funzione della dimensione dellimpianto stesso e della tecnologia impiegata,
dellet della struttura, delle procedure gestionali adottate, dei limiti da rispettare allo scarico
ecc.. La potenzialit da riferirsi non solo ai parametri convenzionali (come BOD, COD, N
ecc.) ma anche a metalli pesanti, composti organici specifici (es: il dieldrin) o categorie di
composti (es: i solventi clorurati), sostanze conservative (es: i cloruri) ecc. Ci richiede il
calcolo dei bilanci di massa per diverse sostanze (attraverso la valutazione del livello di
degradazione, volatilizzazione, ripartizione tra fase solida e liquida ecc.) al fine di stimare la
concentrazione risultante di ogni contaminante in ogni flusso (acque e fanghi) e verificare il
non superamento di diversi vincoli, ovvero limiti specifici (per esempio nelleffluente per lo
scarico, nel fango per il suo riuso o smaltimento, nel reattore biologico per evitare linibizione
della biomassa ecc.).


3. Lapproccio metodologico proposto

3.1 BILANCIO DI MASSA DEI CONTAMINANTI

In funzione del loro comportamento in relazione al processo biologico di depurazione, i
contaminanti possono essere suddivisi in diverse categorie; la seguente proposta include le
sostanze elencate nella normativa italiana riguardante i limiti allo scarico in acque superficiali
(D.lgs 152/06, parte III, allegato 5, tabella 3), con esclusione di pH, temperatura, colore,
odore, materiali grossolani, cloro attivo libero, E. coli, saggio di tossicit acuta). Si tratta
ovviamente di una classificazione di tipo ingegneristico non necessariamente legata, cio,
alle caratteristiche chimiche delle diverse sostanze ma funzionale al nostro scopo, che quello
di delineare il comportamento prevedibile per le stesse sostanze nellimpianto.
Di seguito si riporta la suddivisione proposta:
A. parametri convenzionali, utilizzati comunemente per il dimensionamento di un
processo biologico: solidi sospesi totali, BOD, COD, fosforo, azoto nelle diverse
forme;
B. metalli pesanti e sostanze con comportamento simile: alluminio, arsenico, bario,
cadmio, cromo, ferro, manganese, mercurio, nichel, piombo, rame, selenio, stagno,
zinco, cianuri;
C. sostanze conservative: boro, solfati, cloruri, fluoruri;
D. solfuri e solfiti;
E. grassi ed oli animali/vegetali;
F. sostanze organiche: idrocarburi totali, fenoli, aldeidi, solventi organici aromatici,
solventi organici azotati, tensioattivi totali, pesticidi fosforati, pesticidi totali (esclusi i
fosforati), aldrin, dieldrin, endrin, isodrin, solventi clorurati.
Per ognuna delle suddette categorie, viene proposta una metodologia per il calcolo del
bilancio di massa (di seguito si riportano i principi, in sintesi).

3.1.1 Parametri convenzionali
La rimozione nelle fasi di pre-trattamento viene, in favore di sicurezza, trascurata.
Per quanto riguarda lefficienza di rimozione nei sedimentatori primari e i rendimenti di
abbattimento nel comparto biologico, per liquami di natura domestica, essi possono essere
calcolati in funzione delle condizioni di funzionamento (temperatura, ossigeno disciolto, et
del fango ecc.) secondo i criteri standard di progettazione di impianti a fanghi
attivi.considerati i dati di letteratura.
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3.1.2 Metalli pesanti e sostanze con comportamento simile
Il bilancio di massa dei metalli pesanti richiede di quantificare i rendimenti di rimozione in
sedimentazione primaria cos come i coefficienti di ripartizione liquido/solido, caratteristici di
ogni specifico metallo, che peraltro sono influenzati dalle condizioni di processo (si pensi ad
esempio alleffetto del dosaggio di coagulanti in sedimentazione primaria) e dalla
speciazione; valori di riferimento possono tuttavia essere desunti dalla ampia letteratura
scientifica disponibile in materia.

3.1.3 Sostanze conservative
Per questi composti, per definizione, si pu assumere lipotesi cautelativa che non vi sia
rimozione in nessuna fase dellimpianto.

3.1.4 Solfuri e solfiti
Si ipotizza una perdita di questi composti, per strippaggio/ossidazione nel reattore
biologico.

3.1.5 Grassi ed oli animali/vegetali
Si pu assumere una determinata efficienza di rimozione, ascrivendola, in via cautelativa,
esclusivamente ai pre-trattamenti (disoleatura).

3.1.6 Sostanze organiche
Per il bilancio di massa delle sostanze organiche, si pu stata trascurare, in favore di
sicurezza, la eventuale rimozione nei pre-trattamenti meccanici. Inoltre, possono essere
trascurati gli effetti derivanti dalleventuale rilascio delle sostanze organiche durante il
trattamento dei fanghi e il loro conseguente ricircolo in testa allimpianto con i surnatanti.
Per ogni gruppo di sostanze organiche considerato nel D.lgs. 152/06 si rende necessaria la
valutazione dei seguenti aspetti:
tendenza alla volatilizzazione;
tendenza al bioaccumulo sul fango primario e sulla biomassa (fango biologico):
normalmente, in presenza di sedimentazione primaria, prevale ladsorbimento sul
fango primario, potendosi quindi trascurare laccumulo sul fango biologico;
biodegradabilit.
La valutazione quantitativa di questi processi resa difficile da due ordini di problemi:
innanzitutto il prevalere delluno o dellaltro fenomeno dipende dalle condizioni ambientali
(es. temperatura, pH ecc.) e di processo (es. et del fango, aria insufflata ecc.). Inoltre, molti
dei parametri indicati nella Tabella 3, All. 5 della parte III del D.lgs. 152/06 rappresentano
una classe di composti (es. idrocarburi), piuttosto che una sostanza specifica (es. benzene).


3.2 FATTORI LIMITANTI (VINCOLI) PER VALUTARE LA CAPACITA DI TRATTAMENTO

La valutazione della capacit di trattamento richiede la preliminare definizione di un numero
di fattori limitanti (vincoli) che vanno selezionati in funzione del tipo di sostanza in esame:
necessit di rispettare i limiti per lo scarico in acque superficiali o per il riuso delle
acque trattate;
necessit di rispettare i limiti di concentrazione nei fanghi (misti o solo secondari) per
il loro riutilizzo in agricoltura (o per le altre forme di smaltimento);
necessit di evitare un eccessivo accumulo nel fango con rischi di inibizione
dellattivit della biomassa;
necessit di evitare il raggiungimento nel mixed liquor di concentrazioni tali da
determinare lintossicazione della biomassa eterotrofa;
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necessit di evitare il raggiungimento nel mixed liquor di concentrazioni tali da
determinare lintossicazione della biomassa nitrificante.


3.3 CAPACIT EFFETTIVA DELLIMPIANTO

La determinazione della capacit di trattamento dellimpianto dipende da molti fattori tra cui:
la dimensione dellimpianto e la tecnologia impiegata;
i limiti da rispettare in uscita;
le condizioni operative mantenute: concentrazione di ossigeno disciolto nei reattori di
ossidazione, concentrazione di solidi sospesi nel mixed liquor, carico del fango ed et
del fango, eventuale dosaggio di reattivi chimici in alcune sezioni dellimpianto ecc;
le caratteristiche quali-quantitative del liquame entrante e la loro variazione nel tempo
a breve, medio e lungo termine, in condizioni di tempo asciutto e in tempo di pioggia;
lefficienza effettiva: lefficienza di rimozione dei vari composti deve essere calcolata
sotto diverse condizioni operative, calcolando i bilanci di massa (con i criteri
suesposti) sulla base dei dati gestionali;
le condizioni delle strutture civili e delle apparecchiature elettro-meccaniche presenti:
aderenza delle medesime alle previsioni progettuali (es. corrispondenza tra la capacit
reale dei sistemi di fornitura dellossigeno e capacit nominale dichiarata dal
fornitore/costruttore), possibile (naturale) riduzione delle prestazioni a seguito
dellinvecchiamento delle apparecchiature e strutture.
Per i comparti di sedimentazione, la verifica della capacit di trattamento sar incentrata sui
parametri idraulici, comunque sempre tenendo conto della necessit di valutare i molti aspetti
sopra menzionati. Infine, non va dimenticato che una verifica completa deve necessariamente
riguardare anche la linea fanghi.
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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PROBLEMATICHE NEL MONITORAGGIO DEI MICROINQUINANTI


ROBERTA PEDRAZZANI


DIMI Facolt di Ingegneria, Universit degli Studi di Brescia, Via Branze, 38, 25123 Brescia.
e-mail: roberta.pedrazzani@ig.unibs.it


1. Introduzione

La comunit scientifica internazionale sta ponendo una forte attenzione sui rischi che i
microinquinanti organici diffusi nellambiente attraverso gli scarichi idrici e i fanghi di
depurazione possono determinare nei confronti di tutte le forme di vita, compresa quella
umana. Anche la normativa ambientale a livello europeo (Direttiva 2000/60/CE) e
nazionale (D.L.vo 152/06) sta prendendo in considerazione questa problematica. In
particolare, riguardo ai microinquinanti organici, vengono proposti limiti di presenza
nellambiente e nel fango sempre pi stringenti (COM(2006)397 e WDS(2000),
rispettivamente). Il problema assume particolare rilevanza nellottica dellauspicato (e in
molti casi gi praticato) riutilizzo dellacqua di scarico (nelle numerose possibili forme) e
dei fanghi.
Gli impianti di depurazione a fanghi attivi, sviluppati per rimuovere il materiale organico
quantificato con parametri aspecifici (BOD e COD), i nutrienti (N e P) e i solidi sospesi
(inquinanti che, essendo usualmente presi in considerazione nella gestione e
progettazione, possono essere definiti inquinanti convenzionali: Bertanza e
Collivignarelli, 2006), hanno in effetti mostrato la capacit di rimuovere specifiche
sostanze organiche presenti in concentrazioni estremamente basse. Tuttavia, i fenomeni
in gioco sono molto complessi e, ad oggi, mancano strumenti operativi che consentano
di determinare il destino di queste sostanze allinterno degli impianti di depurazione. In
effetti, le prestazioni riscontrabili a scala reale non sono state indagate in maniera
sistematica sulla base di prolungate campagne di monitoraggio sperimentale. Questo sia
per ragioni di complessit (e talvolta incertezza) delle procedure analitiche, sia per i costi
delle analisi stesse, sia per le difficolt in generale connesse con la definizione dei
bilanci di massa in un impianto di depurazione che non lavora di fatto mai in condizioni di
stato stazionario.

2. I principali inquinanti emergenti

Un contaminante emergente un composto chimico o un materiale che caratterizzato
da una percepita, potenziale o reale minaccia per la salute umana o dell'ambiente o dalla
mancanza di standard igienici pubblicati. I contaminanti sono anche detti emergenti in
quanto una nuova fonte o una nuova via per l'uomo sono state scoperte o un nuovo
metodo di analisi o una nuova tecnologia di trattamento sono stati sviluppati.
Molti di questi inquinanti emergenti sono rilevabili in concentrazioni esigue (cosiddette
sostanze in tracce), dellordine di micro-nano e picogrammi per litro.

Si riporta in seguito un elenco di alcuni inquinanti acquatici potenzialmente in grado di
raggiungere un impianto di depurazione, secondo alcuni parametri fondamentali quali la
diffusione e la semplicit delle relative analisi.

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POPs (Persistant Organic Pollutants). Sono composti organici chimicamente stabili,
caratterizzati da una marcata tossicit, spesso interferenti endocrini, e da lunghi tempi di
vita nellambiente. Tra di essi si annoverano:
- PoliCloroBifenili (PCB)
- PoliCloroDibenzoDiossine (PCDD)
- PoliCloroDibenzoFurani (PCDF)
- Pesticidi Organo Clorurati (fra cui il DDT)
- Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)
- EsaCloroBenzene (HCB)
- composti organostannici
- ritardanti di fiamma bromurati
Le agenzie governative preposte alla protezione della salute pubblica e dellambiente
hanno avviato da anni programmi di studio e monitoraggio dei livelli della
contaminazione del rischio associato alla loro diffusione sul pianeta (Swedish
Environmental Protection Agency, 1998). A tal proposito, si cita la Convenzione di
Stoccolma (22 maggio 2001) sui POP, firmata da 151 paesi e comprensiva di 30 articoli
e 6 allegati, nella quale si prevede di eliminare la produzione di PCB (non lutilizzazione
o il trasporto) e di ridurre e/o eliminare diossine e furani (PCDD/F) prodotti e rilasciati
senza intenzione.
PPCPs. I PPCPs (Pharmaceutical and Personal Care Products, Farmaci e Prodotti per
la Cura Personale) sono una vasta ed eterogenea classe di composti chimici organici,
identificati come contaminanti emergenti in quanto immessi nell'ambiente in misura
sempre crescente. Presentano masse molari, complessit e bioattivit estremamente
differenti. Essi includono:
farmaci (uso umano e veterinario) e loro metaboliti, agenti diagnostici
droghe dabuso e loro metaboliti
prodotti per la cura e l'igiene personale (cosmetici, fragranze detergenti, insetticidi)
prodotti per la cura e l'igiene della casa
nutriceutici.
Tra le fragranze muschiate si annoverano i nitromuschi, i muschi policiclici e i muschi
macrociclici. A causa di preoccupazioni relative al loro livello di tossicit, la produzione
dei nitromuschi in declino in Europa gi da qualche anno. Solo due nitromuschi
rimangono prodotti in quantit significative oggi: il muschio xilene (MX) e il muschio
chetone (MK). Questi, insieme ai due muschi policiclici, il galaxolide (HHCB) e il tonalide
(AHTN), compongono il 95% del mercato europeo dei muschi sintetici. Oltre alla gi
accennata tossicit questi composti sono molto persistenti; a causa di ci e del loro uso
diffuso nei prodotti, sono distribuiti in grandi quantit nellambiente, soprattutto nei
sistemi acquatici e marini. Essi sono altamente lipofili, bioaccumulabili e peristenti,
potenziali interferenti endocrini.
I prodotti per ligiene della casa comprendono categorie estremamente differenziate di
composti, quali tensioattivi, addolcenti, complessanti, antirideponenti, alcalinizzanti,
sbiancanti, candeggianti ottici, antischiuma.
I PPCPs costituiscono un rischio per lambiente acquatico, gli alimenti e la salute umana,
in prima istanza a causa del loro massiccio e continuo uso e quindi della presenza
pressoch ubiquitaria a livello globale. Nella maggior parte dei casi si dispone di dati
tossicologici ed ecotossicologici incompleti e per nulla esaustivi, cosicch la valutazione
del rischio poco fattibile.
Principi attivi farmaceutici e loro metaboliti; agenti diagnostici. Quando i farmaci
vengono assunti, possono essere completamente metabolizzati dallorganismo,
trasformati, frequentemente coniugati con molecole polari (es. glucuronidi) o esserne
espulsi invariati. Unenorme mole di articoli scientifici, una massiccia opera di raccolta
dati ed emanazione di norme a livello di enti nazionali e internazionali testimoniano
limportanza ambientale della presenza di farmaci nellambiente e nel cibo destinato al
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consumo umano e animale. La pericolosit dei farmaci risiede sia nellefficacia esplicata
dal principio attivo stesso, dalla potenziale tossicit dei metaboliti e dalla estrema
diffusione degli stessi. Le categorie di farmaci comprendono: antibiotici, antinfiammatori,
analgesici, tranquillanti, regolatori del metabolismo lipidico, ormoni sintetici, ecc.
I farmaci veterinari sono largamente utilizzanti in tutto il mondo, come additivi per i
mangimi o per scopi profilattici e terapeutici. La categoria nettamente pi diffusa
costituita dagli antibiotici, tra cui gli amminoglicosidi, i -lattami, i macrolidi, i quinoloni, i
fluoroquinoloni, i solfonammidi e i tetraciclici; unaltra importante categoria quella degli
ecto- ed endoantiparassitari.
Accanto ai principi attivi farmaceutici si menzionano gli agenti diagnostici per uso clinico,
tra cui si citano i mezzi di contrasto iodurati per i raggi X.
EDCs (Endocrine Disrupting Compounds). Sono agenti esogeni che interferiscono
con la produzione, il rilascio, il trasporto, il metabolismo, il legame, lazione e
leliminazione degli ormoni naturali responsabili del mantenimento dellomeostasi
nellorganismo e della regolazione dei processi di sviluppo e di conseguenza causano
effetti avversi su un organismo, la sua progenie o una (sotto) popolazione.
Molti interferenti endocrini vengano rilasciati nellatmosfera come risultato delle attivit di
combustione (idrocarburi policiclici aromatici, diossine, ecc.); nelle acque sotterranee e
superficiali negli scarichi urbani e industriali sono stati rinvenuti ftalati, alchilfenoli e
fenoli, composti organostannici , ormoni naturali e sintetici.

3. Caratterisitiche chimico-fisiche

Per una migliore comprensione del comportamento che le sostanze possono presentare
nellambiente, utile conoscere il valore di alcune significative propriet chimico fisiche,
tra cui: la costante di Henry (H), la solubilit in acqua (sat) e i coefficienti di ripartizione
ottanolo/acqua (Kow). Esse indicano, rispettivamente:
la costante di Henry (H): rappresenta una stima della tendenza di una sostanza
chimica a ripartirsi, allequilibrio, tra aria e acqua. Un valore elevato indica che la
sostanza in questione tende a volatilizzare.
la solubilit in acqua (
sat
): rappresenta la concentrazione massima che una sostanza
pu raggiungere in acqua pura ad una data temperatura;
il coefficiente di ripartizione n-ottanolo/acqua (Kow): rappresenta la distribuzione,
allequilibrio, di una data sostanza tra n-ottanolo e acqua. Lottanolo viene usato
come modello della parte lipidica di un tessuto animale (per esempio in relazione ai
pesci). Generalmente il Kow un buon indicatore della tendenza di un substrato a
muoversi dallacqua al grasso, quindi della sua tendenza a muoversi dallambiente
acquatico alle matrici biologiche.


4. Il monitoraggio e la rimozione dei microinquinanti negli impianti di
depurazione
Al momento non risultano disponibili procedure analitiche standardizzate per la
determinazione di tutte le categorie di inquinanti in tracce/emergenti sopra elencate. Le
ragioni che giustificano questa lacuna metodologica risiedono:
nei valori di concentrazione alla quale si trovano nellacqua di scarico, nei fanghi e
nei sedimenti, che si presentano estremamente bassi (spesso inferiori a ppb);
nella qualit delle matrici da analizzare caratterizzate dalla presenza di moltissime
sostanze diverse, alcune delle quali interferiscono con gli strumenti analizzatori e il
metodo analitico determinando una certa difficolt nel garantire lattendibilit e la
ripetibilit dellanalisi;
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nella complessit delle molecole da determinare.

Molti composti organici persistenti passando attraverso gli impianti di depurazione senza
essere totalmente intercettati, vengono continuamente riversati nellambiente. In
particolare gli effluenti degli impianti di depurazione costituiscono una delle maggiori fonti
di diffusione nellambiente di alchilfenoli e alchilfenoli etossilati, proprio a causa
dellincompleta degradazione a cui sono soggetti.
In generale i processi a fanghi attivi mostrano una buona efficienza di rimozione degli
EDCs, tuttavia non permettono di raggiungere negli effluenti concentrazioni di estrogeni
sufficientemente basse da scongiurare effetti negativi nei pesci e nei microrganismi
Peraltro, uno dei principali svantaggi dei sistemi a fanghi attivi consiste nel generare
sottoprodotti di degradazione che poi si ritrovano nelleffluente e/o nei fanghi

In generale i percorsi di rimozione degli inquinanti organici durante il trattamento
biologico di depurazione comprendono i seguenti processiadsorbimento sui fiocchi di
fango e rimozione attraverso lestrazione del fango di supero;
degradazione biologica o chimica (prodotti finali CO
2
e acqua);
trasformazione (con genesi di sottoprodotti);
volatilizzazione (soprattutto durante laerazione).
Se i contaminanti sono adsorbiti sul fango attivo, il suo utilizzo in agricoltura potrebbe
essere una potenziale fonte per la contaminazione di suolo e acquiferi. Riguardo al
processo di biodegradazione, il substrato organico pu essere utilizzato, da parte dei
batteri, in diversi modi: come substrato anabolico (che determina un incremento di
biomassa), come fonte di energia oppure come elemento coinvolto in processi del
cometabolismo.
I parametri operativi che influenzano maggiormente la rimozione dei microinquinanti
organici sono: il tempo di ritenzione idraulica e let del fango; let del fango alta; una
significativa presenza di materiale organico a cui i composti idrofobi possono legarsi; una
totale separazione del materiale particolato e colloidale dalla fase liquida.

Le tecniche applicabili dopo il trattamento secondario biologico comprendono processi
diversi tra cui il dosaggio di reattivi chimici, il carbone attivo, la filtrazione, la radiazione
UV, i trattamenti elettrochimici, ecc., anche in combinazione tra loro.
Le tecnologie applicate devono rimuovere in maniera efficace i microinquinanti organici e
inorganici e, contestualmente, aumentare la resa di rimozione dei nutrienti e presentare
le seguenti caratteristiche :
capacit di trattare portate elevate;
capacit di agire alle tipiche condizioni di processo degli impianti di depurazione (pH
pressoch neutro, bassa temperatura, ecc.);
consumo di energia e di reattivi contenuto;
richiedere poco spazio;
efficacia nei confronti di un largo spettro di sostanze;
costi di investimento e gestione sostenibili.
Le differenti tecniche applicate hanno, rispettivamente, gli obiettivi di seguito elencati:
coagulazione, flocculazione e filtrazione: rimozione diretta delle particelle sospese e
colloidali; rimozione indiretta delle sostanze legate alle particelle rimosse (metalli
pesanti, inquinanti organici, nutrienti); possibile rimozione dei complessi di
coordinazione;
filtrazione biologica (denitrificazione): rimozione dellazoto;
adsorbimento su carboni attivi: rimozione di contaminanti organici (pesticidi, farmaci,
EDCs);
ossidazione avanzata: rimozione di contaminanti organici (pesticidi, farmaci, EDCs),
batteri e virus.
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Rimane comunque aperta la problematica inerente la formazione di sottoprodotti di
degradazione. Infatti, uno degli svantaggi dei processi chimici, ma anche biologici,
costituito dalla generazione di sottoprodotti (lelenco in continuo aggiornamento) la cui
presenza difficile da valutare e, soprattutto, la cui pericolosit incognita (anche
perch la contemporanea presenza di sostanze diverse determina effetti non prevedibili).
E necessario pertanto effettuare test tossicologici mirati, specifici e differenziati, per
acquisire una conoscenza pi precisa delleffettiva pericolosit degli scarichi e, quindi,
confrontare diverse tecnologie di trattamento terziario. A questo proposito, si richiama
lattenzione sul fatto che leventuale applicazione di trattamenti terziari dovr presentare
elevati rendimenti di rimozione ma anche sostenibilit economica ed ambientale
adeguate (valutazione del ciclo di vita).
In conclusione, nonostante la conoscenza riguardo a queste tematiche sia molto
aumentata nel corso degli ultimi anni, dal punto di vista applicativo (al di l dalle
imposizioni della normativa) il dibattito ancora molto aperto e rimane lesigenza di dare
una risposta alla domanda: opportuno (nel senso pi ampio del termine) investire nella
realizzazione e gestione di sistemi di trattamento pi spinti, specificamente mirati al
controllo dei microinquinanti?

Bibliografia

Bertanza G., Collivignarelli C. (2006). Impianti di depurazione: un nuovo approccio nella
progettazione Editoriale ospite, IA Ingegneria Ambientale, vol. XXXV, n. 12, 547.

Per la stesura della presenTe relazione si fatto riferimento a:

QUADERNO n48 INGEGNERIA AMBIENTALE
I microinquinanti organici nelle acque di scarico urbane: presenza e rimozione
Il caso degli interferenti endocrini (EDCs)
G. Bertanza, R. Pedrazzani, V. Zambarda, 2009

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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
CONTROLLO QUANTITATIVO DEGLI SCARICHI IN RETE FOGNARIA

Ing. Sara Fertonani A.E.M. Gestioni s.r.l.


1. La problematica

Nellambito della gestione del ciclo idrico integrato di indiscutibile importanza la conoscenza
delle portate in gioco allinterno dei sistemi acquedottistici, fognari e depurativi; essa costituisce
uno strumento che permette di ottenere informazioni attendibili e successivamente poter
diagnosticare eventuali disfunzioni e programmare interventi mirati su tali impianti.
Ricordiamo a tale proposito che il Testo Unico Ambientale (D.Lgs 152/2006 e s.m.i.) affronta in
pi punti il tema delle prescrizioni da inserire nelle autorizzazioni agli scarichi e delle modalit
ispettive finalizzate alla verifica delle condizioni reali (artt. 101, 128, 129, 137).
La normativa prevede infatti che l'autorit competente al controllo autorizzata a effettuare le
ispezioni, i controlli e i prelievi per accertare il rispetto di quanto dichiarato in sede autorizzativa.
Partendo da ci, quindi innanzitutto importante evidenziare il problema connesso alla misurazione
delle portate scaricate nella rete fognaria.
Nella rete acquedottistica, grazie al funzionamento in pressione e alla qualit del fluido, risulta
facilitata linstallazione di dispositivi di misura sia sugli allacciamenti privati che sulla rete di
distribuzione; per quanto riguarda invece la fognatura, lo scenario decisamente pi complesso e
articolato e presuppone indagini e valutazioni ben pi fini.
Dal punto di vista gestionale esistono a nostro avviso i seguenti principali ambiti di controllo
quantitativo degli scarichi in rete fognaria:
portate addotte da insediamenti produttivi,
portate addotte in tempo asciutto,
portate immesse dalla reticolo idrografico superficiale e sotterranee.

SCARICHI DA INSEDIAMENTI PRODUTTIVI
Per quanto riguarda questa tipologia, le informazioni disponibili sono in massima parte desumibili
dalle denunce annuali degli insediamenti industriali: tali valori per, per essere correttamente
interpretati, devono essere corredati da una serie di informazioni aggiuntive, quali la tipologia delle
acque scaricate, la presenza di pozzi privati e landamento temporale del volume immesso in
fognatura (portata istantanea).
Tali dati sono solo in parte ricavabili dai moduli di denuncia o dalla documentazione predisposta
dalla ditta in sede di rilascio dellautorizzazione allo scarico, occasione in cui il gestore della
fognatura chiamato a esprimente parere di competenza e pu imporre eventuali prescrizioni in
merito alle modalit di immissione dei reflui nella rete fognaria: ad esempio pu richiedere
linstallazione di misuratori in continuo della portata scaricata o porre il vincolo a scaricare solo
nelle ore notturne.
I problemi maggiori si rilevano nei casi, non cos rari, in cui la ditta, oltre a non comunicare il
volume annuo scaricato, non risulti nemmeno tra quelle in possesso di autorizzazione allo scarico ai
sensi del D.Lgs 152/2006. In tal caso lunica informazione sullo scarico desumibile dalla misura
dellacqua prelevata dallacquedotto, con tutte le incertezze conseguenti (contributo di eventuali
pozzi privati, aliquota inviata in corpo idrico superficiale).

SCARICHI IN TEMPO ASCIUTTO
Per quanto riguarda gli scarichi allinterno della fognatura in tempo asciutto, il problema principale
del controllo quantitativo legato al fatto che le portate che si hanno allinterno della rete fognaria
sono per la maggior parte dei casi ignote, specialmente in zone pianeggianti dove sono assenti salti
di quota e gli allacci delle utenze risultano difficilmente disconnessi dalla rete fognaria; i soli punti
di controllo sono gli impianti di sollevamento, in cui nei casi migliori si conosce lalgoritmo che
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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
regola il livello della vasca di aspirazione con la portata pompata, ma molto spesso sono note solo le
ore di funzionamento e le curve caratteristiche delle pompe. Il fatto di avere un limitato numero di
punti di potenziale verifica delle portate genera il problema di risalire a eventuali scarichi puntuali,
non avendo a disposizione valori istantanei e correlabili ad una certa sezione di chiusura della rete,
e non essendo in condizione di circoscrivere sufficientemente larea di provenienza.

SCARICHI DI ACQUE PARASSITE
Da sempre esiste il problema della determinazione delle portate parassite, che trova la sua origine
dalle non infrequenti connessioni di rete di bonifica/irrigazione e rete mista o a provvisorie
connessioni di scarichi di rete di acque bianche in fognatura mista, nonch a sfiori di canali ovvero
sfiori di fognatura divenuti scarichi di canali in fognatura per modificato regime idraulico (livello
idrometrico pi elevato), oppure da infiltrazioni dagli acquiferi superficiali, per cui lacqua viene
drenata dai giunti del collettore stesso quando il livello piezometrico superiore a quello di posa
della tubazione.
Lindividuazione dei collegamenti della fognatura alla rete idrografica superficiale e sotterranea
estremamente difficile, specialmente se non visibili dallesterno, come ad esempio nelle zone dove i
canali sono tombinati e non possibile determinare il livello della falda. Ancora pi complicato
quantificare le portate in gioco per i motivi di cui si accennava sopra.

2. I metodi

Esistono diverse tecniche di controllo quantitativo degli scarichi, pi o meno utilizzate e conosciute.
In teoria, la misura della portata lungo una canalizzazione fognaria a gravit sarebbe possibile, a
patto di avere un certo tipo di condizione (salti, disconnessioni,), di disporre di informazioni
geometriche certe e complete (pendenze, diametro interno, eventuali restringimenti, stato della
tubazione, ): esistono a tale proposito strumenti di misura del livello e di velocit, che possono
essere utilizzati per determinare la portata transitante in un certa tubazione.
Come detto, per, si tratta di sistemi difficilmente proponibili, specialmente in ambiti urbani di
pianura e in caso di reti complesse, non recenti, di cui spesso si sono recuperate informazioni solo
attraverso le ispezioni ma non si conosce il profilo esatto. Lincertezza della misura che ne deriva
vanifica lo scopo che ci si prefissi, cio monitorare gli scarichi in rete o le portate sfiorate in acque
superficiali durante levento meteorico.
La misura del livello ad ultrasuoni presenta sicuramente dei vantaggi, essendo lo strumento
relativamente semplice da posizionare e non a contatto col liquame, anche se di solito effettuata in
punti non presidiati e spesso vi il problema dellalimentazione a batteria.
Ove necessario, si ricorre invece alla misura della velocit per giungere alla determinazione della
portata transitante, il che presuppone per limmersione nel liquame del dispositivo, risultando
quindi assai pi problematica, essendo soggetta a problemi di intasamento, specialmente nel caso di
acque nere; affinch la misura sia affidabile, lo strumento necessita pertanto di una continua
manutenzione e di una validazione dei dati ottenuti.
Un metodo che certamente fornisce risposte interessanti quello della simulazione idrodinamica del
funzionamento della rete fognaria, che permette di conoscere landamento della portata in vari punti
nel tempo e quindi stimare i quantitativi che vengono immessi ad esempio durante larco della
giornata in tempo asciutto, a una volta note le condizioni al contorno (es. portate sollevate dagli
impianti di pompaggio). Lattendibilit dei risultati che si ottengono dal modello, di cui esistono
vari software commerciali, strettamente correlata al grado di conoscenza della rete, ovvero devono
essere note le caratteristiche geometriche, strutturali, funzionali del bacino, cos come lesatta
posizione di tutte le immissioni puntuali presenti nel sistema che si vuole esaminare. Tale tecnica
quindi risulta da una parte efficace ma dallaltra time consuming e viene applicata o in bacini
semplici e di dimensione contenuta oppure nel caso in cui, pur non avendo a disposizione dati reali,
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
si voglia perseguire altri scopi, quali una analisi di massima della rete (ad esempio ai fini del rilievo
della fognatura), introducendo delle condizioni al contorno ipotizzate.
Un metodo sicuramente efficace per il controllo delle portate su condotte fognarie in pressione
linstallazione di un misuratore elettromagnetico, universalmente collaudato per tale tipo di
applicazioni: affinch il valore misurato sia attendibile, tale sistema richiede per determinati tratti
rettilinei minimi della tubazione monte e valle dello strumento, oltre alla costanza nel tempo del
funzionamento in pressione; non da ultimo, il suo costo comincia a diventare piuttosto elevato nel
caso di diametri di grandi dimensioni.

3. Lesperienza di Cremona

A.E.M. Gestioni, societ di servizio del Comune di Cremona, gestisce tra gli altri anche il servizio
idrico integrato: prelievo, potabilizzazione, distribuzione, collettamento fognario e depurazione, con
la restituzione finale della risorsa allambiente.
La rete fognaria della citt di Cremona in particolare stata da sempre profondamente influenzata
dalla presenza di un diffuso reticolo idrografico che circonda e attraversa labitato, reticolo che in
passato ha costituito il ricettore naturale delle acque reflue, sia luride che piovane, determinando
linsorgere di uno schema piuttosto frastagliato e disomogeneo di condotti a gravit, in massima
parte di tipo misto. A supporto della rete, che si sviluppa su un territorio pianeggiante caratterizzato
da pendenze estremamente basse, e per un suo funzionamento e gestione ottimale, sono stati previsti
e realizzati numerosi impianti di sollevamento sia dei liquami che delle acque di pioggia, collocati
in punti strategici del sistema fognario, come mostrato nella planimetria seguente.

Figura 1. Principali collettori fognari, canali cittadini e impianti di sollevamento
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Attualmente la rete di pubblica fognatura serve il territorio di Cremona e di 8 comuni limitrofi ed ha
le caratteristiche riportate nella tabella seguente.

Tabella 1. Caratteristiche principali della rete fognaria di Cremona (2009)







Nellambito del controllo quantitativo degli scarichi, lesperienza gestionale di A.E.M. ha portato ad
individuare alcune vie percorribili in maniera pi efficace di altre.

Sicuramente lambito di maggiore successo quello relativo al controllo degli scarichi provenienti
dai grandi insediamenti produttivi, che destano particolare interesse dal punto di vista dellimpatto
sulla rete fognaria e dei quali si conoscono abbastanza le caratteristiche, essendo soggetti ad
Autorizzazione Integrata Ambientale.
Per tali insediamenti, che possiedono quasi sempre uno scarico in pressione (in uscita dal
trattamento interno), si cerca di prescrivere sistematicamente linstallazione di un misuratore di
portata elettromagnetico direttamente sulla tubazione di scarico, che rilevi in continuo la portata
istantanea immessa in fognatura, associato ad un data-logger a due canali (analogico e digitale), che
consenta la registrazione dei dati in relazione ad una scala temporale, il loro scaricamento e la
successiva elaborazione in modo da controllare gli orari di funzionamento delle pompe deputate
allo scarico.



Figura 2. Misuratore elettromagnetico di portata e data-logger a due canali

Tale sistema di controllo degli scarichi industriali, associato anche ad un campionatore automatico
refrigerato prescritto per il controllo qualitativo da parte dellente gestore, ha portato indubbi
vantaggi nella gestione della rete fognaria, in quanto si ha la possibilit di monitorare le portate
realmente immesse e verificare la rispondenza con quanto dichiarato e con quanto prelevato
dallacquedotto. Si ricorda infatti che le industrie, oltre ad essere approvvigionate dallacquedotto
civico (i cui prelievi sono facilmente evidenziabili), prelevano spesso autonomamente acque da
corsi idrici superficiali o da pozzi profondi. Una stima teorica dei consumi di acqua industriale
per addetto o per unit di prodotto spesso non in grado di evidenziare consumi di acqua ad uso
accessorio (raffreddamento, lavaggio, ), che possono essere molto elevati oltre che avere un
andamento irregolare con possibili punte e che solo misure dirette possono verificare.
Come accennato, gli insediamenti produttivi di grandi dimensioni, sui quali quindi dovrebbe essere
rivolta la maggiore attenzione in termini di controlli, sono ormai tutti soggetti ad A.I.A. E doveroso
segnalare per che, nellambito di esperienza del comune di Cremona, si riscontrata una difficolt
ad effettuare un controllo diretto da parte dellente gestore della fognatura, essendo lintera
Estensione totale (rete e collettori) 301 km
Abitanti civili serviti 84.595 ab
Utenze industriali 78
Impianti di sollevamento 27 urbani + 14 extra-urbani
Volume in ingresso al depuratore 14.361.297 m
3
/anno
Sfioratori di piena 240
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procedura A.I.A. coordinata dalla Provincia, la quale in ultima analisi pu decidere di inserire o
meno nellatto eventuali prescrizioni, senza parere vincolante del gestore.

Per quanto riguarda gli scarichi provenienti dal reticolo superficiale e sotterraneo, la loro
determinazione quantitativa resta invece ancora improponibile, per quanto detto prima riguardo
allinstallazione di misuratori su condotte a gravit. Rimane quindi purtroppo il problema gestionale
di far fronte ad un aumento della portata scaricata nella rete dovuto a tali acque parassite, il che
comporta una maggiore quantit di acqua da sollevare in corrispondenza delle stazioni di
pompaggio, nonch maggiore frequenza degli scarichi in corrispondenza degli scolmatori.
Un sistema utilizzato per localizzare quantomeno il punto di probabile immissione quello di
effettuare vari campionamenti per analizzare la qualit del liquame e rilevare una eventuale
diluizione degli inquinanti; per quanto riguarda i drenaggi dalla falda, si cercato di monitorare la
sua escursione posizionando dei piezometri sul territorio urbano.
Alla luce di quanto esposto, bene sottolineare il fatto che il gestore deve necessariamente acquisire
una conoscenza approfondita non solo della rete fognaria ma anche di quella irrigua e di bonifica
del proprio bacino. In tal senso A.E.M. sta conducendo uno studio finalizzato alla ricognizione e
modellazione dellintero sistema di drenaggio.

A tale proposito, indispensabile supporto per il controllo degli scarichi il sistema informativo
cartografico utilizzato e aggiornato da A.E.M. Gestioni: grazie allinserimento nel data base
territoriale di tutte le informazioni disponibili sulla rete fognaria (oltre agli altri servizi), stato
possibile ad esempio localizzare sulla mappa i punti di scarico sia delle utenze industriali che di
quelle private ed associarvi tutti i dati utili ad una loro futura consultazione; inoltre stato possibile
individuare sia graficamente che logicamente il legame tra tali immissioni ed il bacino di
riferimento, in modo da circoscrivere la zona di intervento in caso di eventuali scarichi anomali.



Figura 3. Esempio inserimento dati nel sistema informativo cartografico della rete fognaria
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Lobiettivo a lungo termine, una volta completate e validate le informazioni inserite, comprese
quelle relative ai punti di scarico industriali, desunte dai misuratori di portata installati, quello di
poter utilizzare il GIS come base per la simulazione di alcuni bacini significativi dal punto di vista
del funzionamento idraulico.
La cartografia giunta parzialmente in aiuto anche nel caso di necessit di identificare le eventuali
connessioni tra rete fognaria e rete idrografica superficiale e viene utilizzata per evidenziare i punti
critici in cui misurare la portata o il livello dei canali collegati alla rete. A tale proposito sono stati
installati misuratori di livello dei canali aggiuntivi, proprio a seguito di questo controllo: lo scopo
quello di valutare leffetto degli scarichi della fognatura nei corpi idrici o al contrario dei rigurgiti
dei secondi allinterno delle condotte di scarico.

Sempre nellottica di un monitoraggio della rete e dei punti di scarico, A.E.M. Gestioni si avvale di
un sistema di telecontrollo degli impianti di sollevamento urbani ed extra-urbani, indispensabile per
una pi efficiente gestione della rete, essendo in larga misura basata sul loro funzionamento. Al suo
interno arrivano anche i dati di registrazione dei livelli dei canali cittadini, di cui si diceva sopra, in
modo da poter estendere il controllo a tutti i punti ritenuti critici.
Il sistema di telecontrollo permette la registrazione dei principali parametri relativi alle pompe e
fornisce in particolare la portata sollevata istantanea, calcolata con un algoritmo basato
sullandamento temporale del livello in vasca di aspirazione. Partendo da questi valori, dei quali
possibile archiviare nel data base le totalizzazioni, possibile ad esempio effettuare un controllo dei
reali volumi annui immessi dalle reti dei comuni limitrofi collegati a Cremona mediante
pompaggio, in modo da affinare i parametri utilizzati per il canone di gestione del servizio e poter
effettuare un confronto con gli approvvigionamenti da acquedotto ed indirizzare eventuali
investimenti per la sistemazione della fognatura.
Per quel che riguarda gli impianti di sollevamento di acque meteoriche, il loro telecontrollo
rappresenta sicuramente un efficace sistema di monitoraggio delle portate scaricate nei corsi
dacqua durante gli eventi di pioggia.



Figura 4. Esempio pagina sinottica telecontrollo impianto di pompaggio acque meteoriche
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Infine, per quanto riguarda le portate addotte alla rete meteorica o ad un corpo idrico superficiale in
tempo di pioggia provenienti da zone di nuova espansione urbanistica, A.E.M. da tempo prescrive,
in sede di pianificazione territoriale, linstallazione di un limitatore di portata sulla tubazione di
scarico, a salvaguardia del funzionamento idraulico del bacino posto a valle, come peraltro indicato
nel P.T.U.A. della Regione Lombardia. Tale dispositivo, dotato di lama con un profilo tarato in
modo da regolare la sezione di passaggio del flusso al variare del livello idrico a monte, consente di
effettuare un controllo abbastanza fine sui quantitativi scaricati durante gli eventi meteorici (rispetto
dei 20 l/s per ettaro di superficie scolante impermeabile).



Figura 5. Esempio di limitatore di portata allo scarico


4. Conclusioni

Mentre per un impianto di depurazione i flussi dei diversi materiali sono maggiormente
controllabili, indirizzabili e selezionabili, diverso discorso si ha nel caso di una rete fognaria, in cui
ancora oggi si tende ad accettare quasi tutti i contributi senza porre troppo risalto alla tipologia degli
scarichi e alle conseguenze che possono derivare sia alla rete che al depuratore stesso.
E infatti ormai fuori discussione il fatto che sia indispensabile cercare di effettuare un serio e
mirato controllo di tutti gli ingressi potenzialmente pericolosi, sia in termini qualitativi che idraulici,
al fine di poter effettuare una gestione il pi possibile ottimale del servizio.
Parallelamente a questo aspetto, come peraltro previsto dal D.Lgs 152/2006, fondamentale anche
il controllo e lanalisi di qualit degli scarichi da parte di un laboratorio accreditato, con particolare
riferimento ai composti pericolosi, anche per problemi di concentrazioni di tali inquinanti nei fanghi
di depurazione.
In ultima analisi, si ritiene che alla base di tutto vi sia il fatto che da una parte il gestore del
depuratore non possa prescindere dallavere la conoscenza della rete, e viceversa dallaltra il gestore
della rete fognaria debba avere ben note le problematiche del depuratore.


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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
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GRUPPO DI LAVORO
GESTIONE IMPIANTI DI DEPURAZIONE
Facolt di Ingegneria
Universit di Brescia

43
a
Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale

CREMONA, 27 gennaio 2011

VERIFICHE DI PROCESSO
DELLA DIGESTIONE ANAEROBICA
DEI FANGHI


Eugenio Lorenzi
SOCIET METROPOLITANA ACQUE TORINO S.p.A
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Impianto di depurazione centralizzato SMAT
a servizio dellarea metropolitana torinese (Castiglione Torinese)



I 6 digestori della linea fanghi da 12.000 mc ciascuno
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Principali dati dellimpianto:
Abitanti equivalenti serviti: 2.500.000
Portata media trattata: 630.000 m
3
/d
Fanghi alimentati alla digestione: 4.000 m
3
/d
Biogas prodotto: 50.000Nm
3
/d

Impianto a fanghi attivi con sedimentazione primaria, trattamenti terziari di denitrificazione
biologica e defosfatazione chimica, filtrazione finale.
Preispessimento fanghi a gravit, digestione anaerobica in condizioni mesofile,
disidratazione dei fanghi su due linee: filtropresse e centrifughe con essicamento fanghi
centrifugati.

Viene descritto il caso di monitoraggio e gestione della fase di acidosi verificatasi su uno
dei 6 digestori dellimpianto. Il fango in alimento ai digestori una miscela di fango
primario e secondario ispessito a gravit proveniente dalla linea acqua. Nel fango
presente anche una componente di biomasse provenienti da unattivit di fermentazione
nel settore farmaceutico.

Sono stati riportati nella tabella allegata i risultati delle verifiche analitiche condotte sulla
fase solida e liquida nel periodo in esame (46 giorni) oltre ai dati relativi alla quantit di
fango alimentato, alla produzione di biogas ed alle verifiche qualitative sul biogas stesso.

Fra i vari parametri quelli che in questo caso descrivono meglio la situazione sono gli
andamenti di acidit, espressa come mg/L di acido acetico, alcalinit come mg/L di
carbonato di calcio e del loro rapporto, oltre alla portata (Nm
3
/d) di biogas prodotto.

Seguiamo levoluzione mediante questi parametri: nei primi quattro giorni la situazione in
equilibrio, con un rapporto fra acidit ed alcalinit ottimale, cio inferiore a 0,2. Nel
successivo fine settimana lequilibrio si altera, e dal giorno 7 si nota un progressivo
innalzamento del rapporto, legato ad un elevato aumento dei valori di acidit.
Seguendo i dettami della letteratura scientifica, la prima reazione per gestire la situazione
stata quella di ridurre lalimentazione di fango (fino al giorno 9). Per, verificato che ci
non consentiva il controllo dellacidit, si optato per una strategia innovativa: aumentare
lalimentazione su questo digestore, raddoppiando il volume di fango alimentato nelle 24
ore, ci principalmente al fine di salvaguardare gli altri digestori e di assicurare un
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

sufficiente grado di trattamento dei fanghi prodotti dalla linea acque. La strategia adottata
nei successivi 10 giorni ha causato nella fase liquida allinterno del digestore il progressivo
aumento della concentrazione di acidi volatili, fino a 6 volte la concentrazione iniziale, con
una parallela diminuzione a circa la met del valore iniziale dellalcalinit. Il rapporto
acidit/alcalinit quindi aumentato di oltre 10 volte, passando da 0,2 a 2,13.

2

Come evidenziato nel grafico successivo la produzione di biogas ha subto una
diminuzione iniziale, fino al giorno 14, quindi si stabilizzata su un valore di circa 5000



m
3
/d, per poi ritornare a salire in maniera molto pronunciata in valore assoluto. La
produzione volumetrica pur aumentando non ha pi raggiunto i valori iniziali.
0
2000
4000
6000
8000
10000
12000
1 5 9 13 17 21 25 29 33 37 41 45
(d)
Alimentazione
Fango (m
3
/d)
Produzione
Biogas
(Nm
3
/d)


RAPPORTO alcalinit/acidit
0
0,5
1
1,5
2
2,5
1 3 5 7 9 11 13 15 17 19 21 23 25 27 29 31 33 35 37 39 41 43 45
(d)
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Le verifiche sulla fase liquida presentano un andamento gaussiano, con una inversione di
tendenza attorno al giorno 20, un graduale ripristino dellalcalinit iniziale ed una
diminuzione dellacidit fino a riportare il rapporto acidit/alcalinit al di sotto di 0,3. Da
notare che non si intervenuti con dosaggio di reattivi alcalini per correggere il pH del
digestore. La perturbazione che si nota nei due grafici nei giorni 23 - 25 associata ad
una temporanea e relativa diminuzione dellalimentazione dei fanghi in alimento al
digestore.

Questo tipo di gestione dellepisodio di acidosi stato ripetuto in altre occasioni con esito
del tutto simile, consentendo di risolvere le situazioni critiche senza diminuire la quota di
fanghi inviati al trattamento.
Certamente la situazione dellimpianto del tutto particolare, trattandosi di un depuratore
con ben 6 digestori, nei quali la gestione del biogas comune, nel senso che vi un unico
ricircolo del biogas per tre digestori. Questo spiega i dati sulla composizione qualitativa del
biogas, che solo in un caso, il giorno 24, presenta una significativa diminuzione del tenore
di metano. Landamento dellacido solfidrico difficilmente interpretabile, ma non da
escludere una relazione fra laumento di H2S e lacidosi nei giorni 24, 30 e33.

Un altro aspetto da evidenziare sono le verifiche sulla fase solida, ossia la determinazione
dei solidi sospesi totali (SST) e volatili (SSV), eseguite sia sul fango in alimentazione, che
sullinterno digestore, che infine sul fango scaricato.
Una prima osservazione riguarda la variabilit dei dati nel tempo, che conferma la difficolt
di ottenere campioni di fango del tutto rappresentativi. Secondo, il confronto fra i dati
dellinterno digestore e quelli dello scarico: a prescindere dalla differente frequenza di
campionamento, si osserva come il maggior tenore di secco dello scarico indichi la
presenza di un flusso preferenziale nella corrente di ricircolo e di un deposito di inerti nella
parte inferiore del digestore. Il valor medio del rapporto SSV/SST invece risulta uguale.

Considerando la riduzione della frazione organica R sul digestore interessato dallacidosi,
espressa come
R = (F1-F2)/(F1*(1-F2))
dove F1 e F2 sono le frazioni SSV/SST nei fanghi prima e dopo la digestione, si ottiene
una riduzione R pari rispettivamente a 0,378 o 0,394 a seconda che per calcolare F2 si
utilizzi il campionamento allinterno digestore o allo scarico. Considerando invece la
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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
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riduzione sugli altri 5 digestori nello stesso periodo di tempo, si ottiene un valore di 0,436,
non molto superiore, il che indica che nonostante la situazione di acidosi e lelevata
alimentazione nel digestore si ottenuta mediamente una riduzione di sostanza organica
tra l85 ed il 90% rispetto ai restanti 5 digestori anaerobici.
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Tabella: Andamento dei principali parametri di controllo del digestore durante la fase di acidosi


ALIMENTAZIONE AL DIGESTORE INTERNO DIGESTORE SCARICO DIGESTORE BIOGAS
Volume SST SSV SSV/SST SST SSV SSV/SST Alcalinit Acidit R SST SSV SSV/SST Produzione Prod. Volum. CH4 H2S
Giorno m
3
fango mg/L mg/L - mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L Nm
3
Nm
3
/m
3
% %
1 400 2,54 1,90 0,75 1,91 1,04 0,54 2765 500 0,19 2,39 1,29 0,54 6.200 16
2 460 2,44 1,79 0,73 2730 480 0,18 6.600 14 63 100
3 450 3,49 2,55 0,73 1,85 0,96 0,52 2775 530 0,19 6.700 15
4 430 2730 550 0,19 5.400 13
5 400 sabato 6.500 16
6 410 2,40 1,94 0,81 domenica 6.100 15
7 300 2,70 2,24 0,83 2640 850 0,32 2,25 1,37 0,61 5.000 17
8 280 3,32 2,37 0,71 1,84 1,09 0,59 2610 820 0,31 5.400 19 70 110
9 270 2,77 2,15 0,78 2635 970 0,38 5.400 20
10 510 2,46 1,84 0,75 1,86 1,00 0,54 2600 1095 0,42 1,86 1,11 0,60 4.900 10
11 790 2430 1390 0,60 5.100 6
12 700 sabato 4.600 7
13 830 1,85 1,4 0,76 domenica 4.500 5
14 870 2,21 1,72 0,78 1940 2350 1,21 1,88 1,16 0,62 4.700 5
15 930 2,64 1,98 0,75 1,6 0,99 0,62 1715 2460 1,43 5.000 5
16 930 2,48 1,85 0,76 1675 2690 1,60 4.800 5
17 930 2,65 1,96 0,74 1,6 1,01 0,63 1550 2870 1,85 2,46 1,49 0,61 5.000 5 65 110
18 970 1515 2940 1,94 4.900 5
19 990 sabato 1415 2970 2,10 4.900 5 70 100
20 940 2,25 1,74 0,77 domenica 4.900 5
21 940 2,89 2,09 0,72 1360 2900 2,13 4.900 5
22 940 2,49 1,9 0,76 1,72 1,12 0,65 1350 2790 2,07 1,85 1,46 0,79 5.100 5
23 740 1,53 1,21 0,79 1440 2660 1,84 5.600 8
24 590 1,55 1,28 0,82 1540 2400 1,56 5.400 9 55 160
25 930 1770 2040 1,15 4.400 5
26 970 sabato 1820 1840 1,01 6.200 6
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27 960 2,71 2,04 0,75 domenica 6.100 6
28 930 2,46 1,98 0,8 1870 1690 0,9 2,04 1,44 0,71 6.300 7
29 950 3,98 3,06 0,77 1,78 1,35 0,76 1870 1670 0,89 6.600 7
30 930 2,96 2,28 0,77 1910 1650 0,86 7.900 8 67 150
31 930 4,29 3,19 0,74 1,82 1,26 0,69 1840 1610 0,88 9.000 10
32 940 1850 1660 0,90 9.300 10
33 940 sabato 9.800 10 70 300
34 940 1,02 0,9 0,88 domenica 9.300 10
35 920 2,86 2,28 0,8 2040 1330 0,65 1,86 1,24 0,67 9.100 10
36 910 3,09 2,24 0,72 1,94 1,39 0,72 2120 1160 0,55 9.700 11
37 950 4,25 2,26 0,53 2175 840 0,39 9.400 10
38 960 5,92 2,89 0,49 2,16 1,31 0,61 2355 640 0,27 2,18 1,28 0,59 9.400 10
39 940 9.600 10 65 100
40 970 sabato 9.900 10
41 970 5,88 3,44 0,59 domenica 10.200 11
42 970 4,2 2,49 0,59 2560 700 0,27 2,78 1,38 0,50 10.200 11
43 970 4,62 3,29 0,71 2,6 1,3 0,50 2525 590 0,23 8.200 8
44 930 4,76 2,99 0,63 2750 630 0,23 8.700 9
45 660 4,32 2,56 0,59 2,79 1,54 0,55 2770 620 0,22 8.000 12 65 50
46 950 2745 650 0,24 3,80 2,11 0,56 8.900 9
Media 3,14 2,20 0,73 1,93 1,19 0,62 2125 1530 0,86 2,30 1,39 0,62 6822 9,5

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Alessandro MURACA

Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente.
Universit di Brescia
Verifiche delle perdite negli acquedotti

1. Inquadramento del problema e definizioni

Il rapido incremento del costo dellacqua potabile, e la necessit di unadeguata
salvaguardia della risorsa, ha favorito un rinnovato interesse nella stima delle perdite
idriche, che rappresentano uno spreco e una diseconomia del servizio.
Per una semplice definizione delle perdite nei sistemi acquedottistici si ricorre al
bilancio idrico della rete, secondo la metodologia di calcolo suggerita da I.W.A.
(International Water Association, Alegre H. e Lambert A. - 2000).
Questa procedura comprende le seguenti definizioni, come indicato in tabella 1:

Tabella 1: componenti del bilancio idrico suggeriti da Iwa








System Input
Volume



Authorised
Consumption
Billed Metered
Consumption
(including
water exported)
Billed Metered
Consumption

Revenue
Water Billed
Unetered
Consumption

Unbilled
Authorised
Consumption
Unauthorised
Consumption










Non Revenue
Water
Metering
Inaccuracies








Water Losses

Apparent
Losses
Unauthorised
Consumption
Metering
Inaccuracies






Real Losses
Leakage on
Trasmission
and/or
Distribution
Mains
Leakage and
Overflows at
Utilitys
Storage Tanks
Leakage on
Service
Connections up
to point of
Customer
metering

I significati sono:
- System Input Volume, ossia il volume dacqua immesso;
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- Authorised Consumption, che rappresenta il volume fatturato o non
fatturato (billed o unbilled), che a sua volta si divide in misurato e non
misurato (metered o unmetered), ma il cui uso comunque autorizzato.
Comprende inoltre i volumi di acqua trasportati in altri sistemi idrici o le
grandi utenze. In tale componente sono inclusi i volumi dacqua necessari
al servizio della rete ed utilizzati dallEnte gestore;
- Water Losses, calcolato come differenza tra il volume immesso System
Input Volume e il consumo autorizzato Authorised Consumption;
- Real Losses, rappresenta il volume perso per perdite idriche fisiche
secondo la definizione data precedentemente, dipendente dalla frequenza,
portata e durata di ogni singola perdita;
- Apparent Losses, rappresenta il volume dovuto al consumo non autorizzato
e a tutti i tipi di errori strumentali associati alla misura del volume
immesso e del volume relativo agli utenti autorizzati.

Ovviamente queste stime sono tutte affette da errori, funzione della difficolt di
ricavare una esatta valutazione dei singoli componenti di bilancio.
Le cause pi frequenti di perdite, a parte gli abusi ed i prelievi non autorizzati, sono
riconducibili essenzialmente ai seguenti fattori:

- Pressioni di esercizio della rete non adeguate, in particolare durante le ore
di minimo consumo;
- Utilizzo di materiali e giunzioni con scarsa affidabilit e durabilit;
- Esecuzione non corretta degli allacciamenti allutenza e pianificazione
poco accurata della manutenzione della rete;
- Insufficiente controllo dei regimi transitori, specialmente in presenza di
valvole motorizzate o rilanci in rete.

La quantificazione delle perdite, e quindi la valutazione di un bilancio idrico, pu
essere comunque affetta da errori non trascurabili che, anche a parit di procedura,
dipendono moltissimo dallaccuratezza del dato disponibile.
La stessa stima degli utilizzi non contabilizzati dellacqua, per esempio per pulizia
strade, pu variare di valori non trascurabili la quantificazione della perdita di rete.
Le modalit di lettura o la precisione dei contatori, spesso non sostituiti per decenni,
possono variare in modo non trascurabile il significato e lattendibilit di uno dei
valori del bilancio considerato in genere assolutamente ottenibile.
Queste brevi considerazioni introduttive consigliano di valutare con estrema prudenza
i valori di letteratura disponibili sulle perdite degli acquedotti, che comunque possono
fornire unordine di grandezza del fenomeno.
La valutazione del COVIRI consente comunque di ritenere che le perdite medie delle
reti acquedottistiche italiane siano superiori al 35-40%.
E evidente che il recupero anche di met di questa percentuale consentirebbe, se
effettuata a costi compatibili, di contenere nel tempo laumento della tariffa del
Servizio Idrico Integrato.
Le Perdite Idriche, pur in assenza di una definizione univoca e condivisa, vengono
generalmente suddivise in:
- Perdite reali, causate da rottura o difetti della rete;
- Perdite commerciali, causate da consumi non contabilizzati o errori di
misura del volume.
66
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Considerando solo le prime, la letteratura anglosassone distingue, allinterno di questa
categoria, le seguenti componenti:
- Perdite di sottofondo, cio piccole infiltrazioni per mancanza di tenuta
nelle giunzioni identificate come Background Losses);
- Rotture, segnalate o non segnalate, (Reported Burst o Unreported Burst),
cio fuoriuscite localizzate, che sono quelle oggetto della ricerca perdite.

I trafilamenti di piccole quantit, o micro perdite, non sono in genere individuabili, a
meno che non si manifestino in punti dotati di pozzetti ispezionabili.
In generale, la prevenzione delle perdite, e la riduzione delle rotture e conseguenti
costi di manutenzione della rete, dipende essenzialmente dalla pressione di esercizio,
la densit e accuratezza delle prese di allaccio, e la scelta dei materiali con relativa
condizione di posa in opera. Le indagini condotte su un campione di 30 reti della
A2A, la pi grande municipalizzata nazionale, hanno dimostrato che la durabilit e
affidabilit della ghisa sferoidale, in termini di costi di manutenzione, assolutamente
competitiva nei confronti di tutti gli altri materiali utilizzati.
Lo studio evidenzia che la convenienza economica nelluso di materiali di ottima
qualit competitivo anche per classi di diametri medio piccole, fino a 80 mm.
Limportanza del materiale, a parte le differenze ben note nei meccanismi di rottura,
evidente da recenti studi che hanno definitivamente dimostrato la non adeguatezza,
per descrivere il fenomeno della fuoriuscita dellacqua da una rottura in una tubazione
in pressione, della classica equazione di foronomia.
Per molti materiali, e in particolare i plastici, infatti provato che la dimensione del
foro, o fenditura longitudinale, varia in funzione della pressione.
In definitiva la portata in uscita si valuta con la seguente espressione:

n
P Ar Ce Q
Con:
Q = portata effluente [l/s o m/s];
Ar = dimensioni apertura [m o cm];
Ce = coefficiente di afflusso (funzione della forma del foro);
P = pressione di esercizio [metri di colonna dacqua];
n = coefficiente funzione del materiale.
Fantozzi e Lambert suggeriscono una serie di valori dellesponente n, in funzione del
materiale utilizzato, che poi dipendono anche dal tipo di fessura, longitudinale o
trasversale, riportati in tabella 2:




Tabella 2: Coefficienti esponenziali della pressione correlate alla portata di efflusso da una rottura
MATERIALE COEFFICIENTE
Pead 1,5-2,5
PVC 1,0-1,5
Ferro-zinco 0,6-0,8
Cemento-Amianto 0,5-0,6
Acciaio-Ghisa 0,5

La tabella dimostra, a parit di pressione, quanto sia variabile la vulnerabilit di
diverse tipologie di materiale.
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Senza contare che le fessure, in tubazioni polimeriche, tendono ad aumentare
rapidamente le dimensioni nel tempo.

Una brillante trattazione teorica del fenomeno effettuata dal Prof. Milano (Acqua
2006), consente di correlare le perdite al campo di pressione attraverso la seguente
espressione:

1
0
ln
1 1
E S
D
V -
e
e
e
p p
p p
p p Q

In pratica la trattazione valuta anche resistenza e deformabilit del materiale.
Per i significati dei simboli, per semplicit, si rimanda alla trattazione originale.
Le conclusioni dellAutore, in estrema sintesi, confermano una crescita pi che
lineare delle perdite con lincremento della pressione sia per ghisa che per PVC.
Un comportamento migliore si avrebbe invece utilizzando tubazioni in PRFV. Questo
studio potrebbe indicare , a parte il costo e le poche applicazioni di questa tipologia di
materiale, la superiorit delle tubazioni strutturate o composite per la riduzione delle
perdite fisiche delle reti in pressione.
Questa conclusione gi in parte riscontrabile nelle reti interne agli edifici, dove
lutilizzo di materiali compositi sembra essere una soluzione efficace per contrastare i
trafilamenti. Ovviamente le classi di diametro utilizzate non sono paragonabili con le
reti esterne.

Indipendentemente dal materiale evidente che il controllo di pressione e dei
transitori consente di contenere notevolmente il valore delle perdite reali non
commerciali.











2. Il caso di studio dellacquedotto di Peschiera del Garda

Il Comune di Peschiera, situato nella sponda orientale allestremit sud del Lago
di Garda, ha unestensione pari a 17,64 kmq ed una popolazione residente, secondo il
rilievo del XIV censimento ISTAT 2001, pari a 8485 abitanti.
La rete acquedottistica, gestita in economia dal Comune fino allanno 2003,
attualmente affidata allAzienda Gardesana Servizi, che ha lamentato per alcune
disfunzioni e diseconomie di gestione.
Fra le principali merita ricordare:
1. La pressione eccessiva che, soprattutto nelle ore notturne, rilevabile nelle
tratte di rete prevalentemente nei dintorni dellOspedale e via Venezia;
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2. Un quantitativo di perdite che, da alcune stime effettuate dal Gestore, ha
un valore prossimo al 40-45% del volume immesso in rete;
3. Costi energetici eccessivi, probabilmente correlabili ad una utilizzazione
non ottimale degli impianti di sollevamento.

Lapprovvigionamento garantito da due campi pozzi che servono zone
dellabitato abbastanza definite e separate.
Per risolvere le problematiche prima descritte lAzienda Gardesana Servizi ha
effettuato uno studio sulle modalit di funzionamento della rete, individuando alcuni
interventi mirati alla eliminazione delle disfunzioni e delle diseconomie riscontrate.
Lo studio stato condotto dallAutore, dallIng. Fantozzi e dallIng. Garzon.
Sono state preliminarmente raccolte varie tipologie di dati, sia di carattere
amministrativo-gestionale, sia di natura tecnica con riferimento alle misure in
campagna effettuate sui pozzi.
Successivamente stata impostata una serie di campagne di misura in vari punti
della rete idrica allo scopo di verificare il campo di pressioni esistente sia in
condizioni di rete corrispondente allo stato attuale, sia in condizioni di rete modificata
operando una suddivisione in due distretti indipendenti.
E stato quindi messo a punto un modello matematico che, previa opportuna
taratura dei parametri idraulici, ha permesso la simulazione del funzionamento della
rete idrica in varie condizioni operative, fornendo la distribuzione delle pressioni sul
territorio e permettendo la valutazione di eventuali irregolarit o miglioramenti a
seguito di possibili modificazioni apportate allo sviluppo della rete stessa.
Lo studio ha consentito di individuare una serie di proposte operative orientate sia
allottimizzazione dei costi energetici per le operazioni di sollevamento idrico, sia alla
riduzione dei valori di pressione in determinate zone della rete idrica.
Nellarticolo verranno illustrati i risultati conseguiti con lintervento pi semplice
analizzato e posto in opera, consistente in una parzializzazione della rete in due
distretti.








2.1 Impianti e caratteristiche della rete

Lo sviluppo complessivo della rete idrica di Peschiera del Garda ammonta a
100,108 km di tubazioni, delle quali 5,5 km in acciaio, 55,9 km in fibrocemento, 27,3
km in polietilene rigido ad alta densit, ed infine 11,3 km in cloruro di polivinile.
La Tabella 3 riporta il dettaglio dellintera consistenza della rete idrica del
Capoluogo.

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Tabella 3: Strutture di trasporto della rete idrica di Peschiera del Garda
MATERIALE
DIAMETRO
NOMINALE
[mm]
LUNGHEZZA
[m]
SVILUPPI
PER
TIPOLOGIA [m]
MATERIALE
DIAMETRO
NOMINALE
[mm]
LUNGHEZZA
[m]
SVILUPPI
PER
TIPOLOGIA [m]
25.4 255.4 Pead PN10 110 53.7
40 1548.7 25 15.9
50 1978.9 32 1864.7
60 21.7 40 764.0
63.5 149.5 50 1493.6
76.2 8.0 63 7095.1
80 373.0 5478.6 75 3552.9
100 157.2 90 4066.3 27340.5
110 7.5 100 144.0
125 107.3 110 2687.4
150 163.4 125 1412.1
180 465.7 160 1933.3
200 212.0 180 5.0
250 30.5 200 1572.1
40 494.9 225 680.3
50 4724.2 25.4 59.9
60 22614.5 50 1.0
80 5211.6 63 306.4
90 4083.4 75 107.0
100 2789.8 55915.2 90 2105.2
125 1480.3 110 5498.1 11373.4
150 905.7 125 30.9
175 352.6 160 47.1
200 13024.5 200 2114.3
250 233.8 355 1103.4
Acciaio
Fe330 PN16
Fibrocemento
PN16
Pead PN16
PVC
sigma 100
PN10


Lapprovvigionamento alla rete idrica di Peschiera assicurato da due gruppi di
pozzi ed presente un serbatoio, denominato Monte Zecchino, alimentato tramite una
condotta dadduzione dai pozzi del gruppo Berra.
Lunico serbatoio della rete, si trova a quota 137,83 m.s.m. ed composto da una
struttura parallelepipeda in calcestruzzo contenente due vasche interne uguali.

Nella figura 1 si riporta una planimetria complessiva relativa allintera estensione
della rete acquedottistica su base cartografica C.T.R. con distinzione cromatica delle
tubazioni in funzione della misura dei diametri delle stesse.
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Figura 1: Sviluppo complessivo della rete idrica di Peschiera del Garda con distinzione cromatica
dei diametri delle condotte.
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2.2 Analisi delle portate immesse in rete

Lanalisi dei volumi immessi in rete basata sui dati medi mensili delle portate
sollevate dai pozzi ed immesse in rete nellanno 2006, riportati nella tabella 4.

Tabella 4- Portate medie mensili nell'anno 2006 sollevate dai pozzi di Peschiera e totali annuali
Pozzo Venezia
[mc/mese]
Pozzo Berra 1
[mc/mese]
Pozzo Berra 2
[mc/mese]
portata sollevata
totale [mc/mese]
Media giornaliera
[mc/giorno]
portata media
[l/sec]
gennaio 78245 18710 37420 134375 4335 50,2
febbraio 70673 16899 25349 112921 4033 46,7
marzo 78245 18710 28065 125020 4033 46,7
aprile 75721 18107 27160 120988 4033 46,7
maggio 74103 42213 63320 179636 5795 67,1
giugno 69175 42000 63000 174175 5806 67,2
luglio 120770 162368 0 283138 9133 105,7
agosto 85472 64712 69099 219284 7074 81,9
settembre 70990 27537 102697 201224 6707 77,6
ottobre 71532 23597 68111 163239 5266 60,9
novembre 49585 10342 90602 150530 5018 58,1
dicembre 50064 10485 80195 140743 4540 52,5
valori totali
anno 2006
894575
mc/anno
455680
mc/anno
655018
mc/anno
2005273
mc/anno
5494
mc/giorno
63,6
l/sec



Per quanto riguarda la stima della domanda, si hanno a disposizione solo i dati del
volume fatturato medio annuo.

Nella Tabella 5 vengono elencati i consumi idrici fatturati per lanno 2006
suddivisi per cinque tipologie dutenza.

Tabella 5 - Volumi idrici fatturati nel'anno 2006
tipologie d'utenza consumi fatturati [mc]
domestici residenti 696798
domestici non residenti 161079
enti e comunit 102790
usi turistici 167851
usi commerciali 80781


Effettuando la somma dei valori relativi alle cinque categorie di consumo, risulta
un volume idrico totale fatturato nellanno 2006 pari a 1.209.299 mc.
Dal confronto tra il volume annuale fatturato con il volume totale immesso in rete
(pari a 2.005.273 mc/anno) nel medesimo anno, emerge una sensibile differenza.
In particolare, il rapporto:


% 7 , 39
rete in immesso Vol.
fatturato Vol. - rete in immesso Vol.
% V
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indica un fattore di perdita relativo al volume immesso in rete praticamente pari al
40%, dunque di assoluta rilevanza ed indubbiamente meritevole di attenzione.




3.1 Misura di portata e di pressione

Il personale tecnico dellAzienda Gardesana Servizi ha effettuato delle campagne
di misura della pressione in sei punti della rete idrica, a partire dal 13 novembre 2006
fino al 31 gennaio 2007, rilevando , con scansione pari a sei minuti, anche i valori
delle portate emunte dai pozzi.
Complessivamente sono state raccolte, nelle posizioni indicate in figura 2 ,i valori di
fluttuazione della pressione e della portata per una durata totale di dodici mesi.




Figura 2 posizione dei punti di misura acquedotto di Peschiera
A partire dal giorno 14/12/2006 sono stati installati due inverter sulle due pompe
del nodo Venezia.
Mediante tali dispositivi programmabili possibile assicurare un livello
prestabilito nella pressione di mandata al variare della portata.
Il personale A.G.S. nel mese di gennaio 2007 ha sperimentato diverse modalit di
taratura (e quindi di mutua interazione) di tali inverter, in modo da scegliere quella
che garantisca una maggiore regolarit nellesercizio operativo e dei parametri
idraulici in uscita dalle pompe stesse.
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A supporto di quanto sopra scritto la figura 3, illustra il comportamento del giorno
29/11/2006, caratterizzato dal funzionamento senza inverter dei pozzi Venezia: in
particolare si osservato che il valore medio della pressione misurata risultava
superiore rispetto a quello registrato dopo linstallazione di tali dispositivi, di almeno
dieci metri di colonna dacqua ( figura 4 ) . Questo senza ripercussioni nelle pressioni
di esercizio.


Misura delle pressioni al nodo Venezia mercoled 29/11/2006
5
5.5
6
6.5
7
7.5
ore
p
r
e
s
s
i
o
n
e

[
b
a
r
]


Figura 3: Andamento delle pressioni al nodo Venezia prima dellinserimento degli inverter





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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Misura delle pressioni al nodo Venezia il 17/01/2006
4.00
4.25
4.50
4.75
5.00
5.25
5.50
5.75
6.00
ore
p
r
e
s
s
i
o
n
e

[
b
a
r
]


Figura 4: Andamento della pressione al nodo Venezia dopo linserimento degli inverter





3.2: Misure nelle condizioni precedenti la suddivisione in distretti

Sono state condotte varie campagne di misura della pressione idrica in diversi
punti della rete allo scopo di controllarne la distribuzione e landamento sul territorio;
cronologicamente i primi rilievi sono stati effettuati presso lOspedale, quindi vicino
al nodo di approvvigionamento Venezia ma altimetricamente posto pi in alto rispetto
a questo, ed in localit Corte Bertaiola, che per la sua particolare ubicazione pu
essere considerato un punto baricentrico sia del centro abitato che della rete
acquedottistica stessa. Nella figura 5 si riporta uno stralcio cartografico che individua
planimetricamente i tre punti di misura in esame.
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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


Figura 5: Ubicazione planimetrica dei punti di misura "Ospedale" e "Corte Bertaiola"

Il confronto tra le pressioni misurate il giorno 19/11/2006 in tali punti riportato nella
figura 6.
Misura delle pressioni domenica 19/11/2006
0.00
1.00
2.00
3.00
4.00
5.00
6.00
7.00
8.00
ore
p
r
e
s
s
i
o
n
i

[
b
a
r
]
Press. Corte Bertaiola [Bar]
Press. Ospedale [Bar]
Press. Venezia [Bar]

Figura 6: Andamento delle pressioni ai nodi Corte Bertaiola, Ospedale e Venezia il 19/11/2006




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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"




Dal suo esame si nota chiaramente che per lintera giornata di misure la pressione
in corrispondenza del nodo di approvvigionamento Venezia si mantiene ad un valore
decisamente eccessivo, prossimo a circa 7 bar, mentre in localit Ospedale si registra
un andamento temporale delle pressioni analogo ma caratterizzato da valori pi
contenuti, mediamente pari a circa 10 metri di colonna dacqua in meno.
Un discorso analogo pu essere effettuato anche per la misure di Corte Bertaiola,
dove per la differenza media delle pressioni rispetto a quelle rilevate al nodo
Venezia negli stessi istanti pari a circa 20 metri di colonna dacqua in meno.
In considerazione delle pressioni notevolmente elevate presenti ai nodi di
approvvigionamento, e quindi anche delle perdite corrispondentemente elevate lungo
la rete idrica, stata effettuata una ripartizione della medesima in due distretti,
ciascuno dei quali risulta indipendente dallaltro ed ognuno servito da un nodo di
approvvigionamento.
In tale maniera sono state create due reti idriche a s stanti caratterizzate da
unestensione molto pi ridotta rispetto a quella originale di partenza, entrambe
servite da pozzi dedicati e delimitate nella loro comune linea di confine dalle quattro
saracinesche sopra citate, la cui chiusura determina per lappunto la ripartizione in
questione della rete attuale nei due distretti indipendenti citati.
Si riporta nella figura 7 uno stralcio cartografico su base C.T.R., dove sono
facilmente identificabili tanto il confine dei due distretti quanto la dislocazione
planimetrica delle quattro saracinesche che li individuano.


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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


Figura 7: Linea di separazione in due distretti della rete idrica di Peschiera del Garda
3.3 Misure con rete parzializzata e pozzi sotto inverter

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Allo scopo di stimare il beneficio della partizione in due della rete idrica di
Peschiera, il giorno 17/12/2006 sono state effettuate nuove misure di pressione per
tutto larco della giornata negli stessi punti di rilievo del giorno 19/11/2006.
Ne risultato un diagramma, riportato nella figura 8, analogo a quello
precedentemente proposto, ma caratterizzato da un proficuo abbassamento di tutte le
pressioni rilevate pari a circa 20 metri di colonna dacqua rispetto alla campagna di
misure effettuate nel mese di novembre, ferme restando le differenze di pressioni
relative tra i punti di Venezia, Ospedale e Corte Bertaiola.
Un secondo grafico riportato nella figura 9 evidenzia proprio tali differenze di
pressione rilevate prima e dopo la parzializzazione della rete.


Misura delle pressioni domenica 17/12/2006
0.00
1.00
2.00
3.00
4.00
5.00
6.00
ore
b
a
r
Press. Corte Bertaiola [Bar]
Press. Ospedale [Bar]
Press. Venezia [Bar]

Figura 8: Andamento delle pressioni ai nodi Corte Bertaiola, Ospedale e Venezia il 17/12/2006
79
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Confronti delle pressioni con rete originaria (19/11/2006,
a tratto marcato) e parzializzata (17/01/2007, a tratto sottile)
2.00
3.00
4.00
5.00
6.00
7.00
8.00
ore
P
r
e
s
s
i
o
n
i

[
b
a
r
]
Press. Corte Bertaiola [Bar]
Press. Ospedale [Bar]
Press. Venezia [Bar]

Figura 9 Confronto tra gli andamenti delle pressioni del 19/11/2006 e 17/01/2007

Nella parte sinistra del grafico di figura 8 si nota la comparsa di fenomeni
ondulatori sullandamento delle pressioni rilevate in ciascun punto ed imputabili al
tipo di taratura, allepoca non ancora ottimizzata, della soglia di pressione
dintervento dei due inverter che controllano il funzionamento delle pompe dei pozzi
Venezia.
Una taratura dei dispositivi pi raffinata, basata su criteri di assegnazione di
livelli variabili alle soglie di pressione per lazionamento degli inverter, in grado di
produrre andamenti molto pi regolari delle curve di pressione nel tempo.
Per quanto riguarda la seconda sottorete, essa viene alimentata dal serbatoio di
Monte Zecchino che a propria volta viene approvvigionato dai pozzi Berra.
Analogamente a quanto fatto per le pressioni, possibile a questo punto effettuare un
confronto tra i valori di portata misurati prima e dopo la parzializzazione della rete nei
medesimi punti di rilievo, figura 10 e figura11.
A tale scopo sono stati tabulati i valori di portata immessa in rete relativi ad
unintera settimana di acquisizioni in ottobre 2006 ed in gennaio 2007, confrontando
separatamente i dati giornalieri.
La successiva Tabella 6 riepiloga i valori giornalieri per ciascun giorno della
settimana, riportando infine il dato volumetrico totale per la settimana stessa.





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Portate misurate immesse
(Luned 16-10-2006 - Luned 22-01-2007)
0.00
10.00
20.00
30.00
40.00
50.00
60.00
70.00
80.00
90.00
0
.
0
0
1
.
0
0
2
.
0
0
3
.
0
0
4
.
0
0
5
.
0
0
6
.
0
0
7
.
0
0
8
.
0
0
9
.
0
0
1
0
.
0
0
1
1
.
0
0
1
2
.
0
0
1
3
.
0
0
1
4
.
0
0
1
5
.
0
0
1
6
.
0
0
1
7
.
0
0
1
8
.
0
0
1
9
.
0
0
2
0
.
0
0
2
1
.
0
0
2
2
.
0
0
2
3
.
0
0
Tempo (ore)
P
o
r
t
a
t
e

(
l
/
s
)
Luned 16/10
Luned 22/01

Figura 10: Confronto tra le portate immesse nei giorni 16/10/2006 e 22/01/2007

Portate misurate immesse
(Marted 17-10-2006 - Marted 23-01-2007)
0.00
10.00
20.00
30.00
40.00
50.00
60.00
70.00
80.00
90.00
0
.
0
0
1
.
0
0
2
.
0
0
3
.
0
0
4
.
0
0
5
.
0
0
6
.
0
0
7
.
0
0
8
.
0
0
9
.
0
0
1
0
.
0
0
1
1
.
0
0
1
2
.
0
0
1
3
.
0
0
1
4
.
0
0
1
5
.
0
0
1
6
.
0
0
1
7
.
0
0
1
8
.
0
0
1
9
.
0
0
2
0
.
0
0
2
1
.
0
0
2
2
.
0
0
2
3
.
0
0
Tempo (ore)
P
o
r
t
a
t
e

(
l
/
s
)
Marted 17/10
Marted 23/01

Figura 11: Confronto tra le portate immesse nei giorni 17/10/2006 e 23/01/2007



Tabella 6 Differenze volumetriche calcolate nei vari giorni della settimana
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lunedi martedi mercoled gioved venerd sabato domenica
volumi Vg [mc] 1184.17 1272.25 809.13 785.59 849.78 568.47 688.31
portate [l/s] 13.71 14.73 9.36 9.09 9.84 6.58 7.97


Come si pu notare dal confronto dei due periodi, la giornata di luned evidenzia
una differenza di volumi pari a circa 1.184 mc, mentre tale differenza si riduce a circa
688 mc nella giornata di domenica. La media giornaliera di tali volumi non sollevati
risulta pari a 879,67 mc, mentre la cubatura totale settimanale risulta pari a 6.157,69
mc.
Estrapolando il dato complessivo settimanale ad una stima mensile, in prima
approssimazione il volume non sollevato dai pozzi risulta pari a circa 24.600 mc/mese
nel periodo invernale.
I dati gestionali relativi al primo semestre 2006 messi a disposizione da A.G.S.,
evidenziano che in tale periodo sono stati consumati 643 MWh di energia elettrica per
il servizio di sollevamento idrico dai pozzi, con un costo unitario pari a 0,122 /kWh.
Definendo ora come indice di consumo I
c
relativo ad un determinato periodo il
rapporto tra lenergia consumata ed il volume immesso in rete nel periodo
considerato, nel caso della rete idrica di Peschiera si ottiene un valore pari a 0,70
kWh/mc: tale valore risulta essere ulteriormente validato dal confronto con il valore
numerico dellindice di consumo relativo al primo semestre 2005, calcolato pari a
0,72. Supposta quindi linvarianza di tale indice anche per il secondo semestre 2006,
volendo stimare un risparmio energetico mensile imputabile alla minore cubatura
idrica sollevata dai pozzi, si effettua dapprima il prodotto tra lindice di consumo
sopra calcolato ed il volume idrico mensile non sollevato:

Energia risparmiata = I
c
V
mens
= 0,7 24600 = 17220 kWh/mese

Questo valore, moltiplicato per il costo unitario dellenergia, consente di ricavare
una stima del risparmio mensile cercato (considerando solo il contributo dellenergia
e non anche quello del trattamento), che risulta essere pari a:

Risparmio mensile per energia = 17220 0,122 2100 /mese.

Effettuando una proiezione semestrale si avrebbe cos un risparmio pari a 2.100 x
6 = 12.600 /semestre, mentre se si ritenesse applicabile una tale stima mensile anche
al periodo estivo, e quindi valida per tutto il periodo dellanno, si ottiene un risparmio
annuale pari a 2.100 x 12 = 25.200 /anno.

4. Calcolo del Bilancio Idrico e degli Indicatori di Performance IWA

Il calcolo del Bilancio Idrico stato eseguito secondo lapproccio Top-Down
standard proposto dallIWA, e coerentemente con le disposizioni legislative vigenti
(D.M. 99/97) (tabella 7).
82
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I risultati indicano un valore di Acqua Non Fatturata (NRW) pari al 42,7% del
volume immesso in rete, con unincidenza prevalente delle Perdite Reali (37,7% di
VIS, circa 713 [mc*1.000/anno]).

Tabella 7: Bilancio Idrico standard

4.1 Analisi dei risultati ottenuti con la parzializzazione della rete

A seguito dellinstallazione della suddivisione della rete in due distretti mediante
la chiusura di alcune valvole di rete e della installazione degli inverter, si potuto
ridurre la pressione, sempre con il rispetto della necessaria pressione minima di
esercizio anche agli utenti pi sfavoriti.
Nella figura 11 si evidenzia il beneficio ottenuto, in termini di riduzione della
portata immessa in rete per effetto della diminuzione della pressione. Il profilo di
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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

portata giornaliero si abbassato di circa 11 l/s per tutte le 24 ore del giorno con un
beneficio in termini di risparmio idrico annuo valutabile in circa 346.500 mc/anno
equivalenti a circa 69.300 /anno al costo marginale dellacqua pari a 0,2 /mc.
La minore pressione in rete consentir la riduzione della frequenza di rotture.
Tale effetto potr essere quantificato solo a seguito di rilevazione del numero di
riparazioni per mese prima e dopo gli interventi di riduzione della pressione.



Figura 11: Confronto delle portate immesse a Peschiera prima e dopo la regolazione della
pressione.

In via preliminare, sulla base delle esperienze maturate a livello internazionale, si
stima che la possibilit di stabilizzare la pressione in rete e ridurre di circa 17,7 metri
la pressione nel distretto Venezia comporti una diminuzione della portata di perdita
pari a circa il 32% e ad una riduzione del numero di rotture significativo prossimo al
50% del totale, con conseguente analoga riduzione dei costi di manutenzione.
Un calcolo pi accurato dei benefici ottenibili potr essere eseguito a seguito della
verifica delle effettive pressioni in rete grazie alla regolazione precisa degli inverter
ed alleliminazione dei transitori di pressione.
Inoltre la registrazione dei dati delle rotture su rete e su prese dopo la regolazione
ed il confronto con la situazione precedente consentir una piena verifica dei benefici
ottenuti.



Riferimenti bibliografici.

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43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"


M. Fantozzi, A.O. Lambert Applicazione in Italia dei pi recenti sviluppi nel calcolo
della frequenza economica di controllo delle perdite
Esperienze di applicazione dellapproccio IWA a piccolo sistemi idrici in
Italia,
Conferenza H2O sulla Gestione delle perdite idriche, Ferrara, Italy (2004);

M. Fantozzi, A.O. Lambert Trend internazionali nella gestione e nel reporting delle
perdite idriche e loro applicazione alle condizioni italiane 2000;

M. Giugni, N. Fontana Il controllo delle perdite ed il recupero energetico. Criteri
innovativi di gestione dei sistemi acquedottistici LAcqua, 4-2009;


A.O. Lambert, T. G. Brown, M. Takizawa, D. Weimer, A Review of performance
Indicators for a Real Losses from Water Supply Systems IWA/AQUA, 2009;


V. Milano Dipendenza delle perdite di una tubazione dalla pressione di esercizio
LAcqua, 4-2009.












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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
1
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a
Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria-Ambientale
Cremona, 27 gennaio 2011
VERIFICHE IDRAULICHE SULL`IMPIANTO DI TRATTAMENTO
SERGIO PAPIRI
Dipartimento di Ingegneria Idraulica e Ambientale dellUniversita di Pavia
1. Introduzione
Fino alla Iine degli anni `70 la progettazione degli impianti di depurazione delle
acque reIlue urbane veniva Iatta esclusivamente da ingegneri idraulici. Era di norma il
progettista della Iognatura che progettava anche l`impianto di depurazione.
Le competenze idrauliche, quando andava bene, erano buone mentre quelle
processistiche erano di norma piuttosto scarse: solo a partire dai primi anni `70 nelle
Universita vengono impartiti agli ingegneri idraulici i primi corsi di trattamento delle
acque reIlue.
Con il progredire del tempo e delle conoscenze, nelle Universita vengono oIIerti
sempre piu corsi specialistici che Iorniscono conoscenze chimiche e biologiche dei
processi depurativi sempre piu approIondite. Nasce il nuovo ingegnere sanitario.
Lo studio del processo, sempre piu complesso per la necessita di raggiungere
obiettivi di qualita del reIluo depurato sempre piu elevati, prende spesso il sopravvento
sull`idraulica dell`impianto, ma occorre tenere ben presente che non puo esserci
Iunzionalita del processo depurativo se nell`impianto non c`e Iunzionalita idraulica.
Per redigere un buon progetto di un impianto di trattamento occorre quindi unire
adeguate competenze processistiche ad adeguate competenze idrauliche.
I problemi associati ad una non ottimale Iunzionalita idraulica dell`impianto possono
essere svariati e avere conseguenze negative non solo dal punto di vista strettamente
Iunzionale ma anche ambientale e processistico.
In questa nota, dopo aver evidenziato alcune veriIiche idrauliche necessarie per il
corretto Iunzionamento dell`impianto di depurazione, si Iorniscono alcuni esempi di
problematiche derivanti da disIunzioni idrauliche emerse dall`analisi idraulica di
impianti esistenti.
2. Verifiche di funzionalit idraulica
I problemi associati ad una non ottimale Iunzionalita idraulica dell`impianto di
depurazione possono essere svariati, anche in considerazione del Iatto che gli impianti
di depurazione di medio/grandi dimensioni possono avere strutture idraulicamente
piuttosto articolate, impostate su piu linee, ciascuna caratterizzata da numerose sezioni
di trattamento, tra loro connesse da diversi manuIatti e molteplici collegamenti idraulici,
in parte a gravita e in parte in pressione.
In Iase di veriIica della Iunzionalita idraulica e essenziale, per l`individuazione di
possibili problematiche, appurare:
- la correttezza della stima delle portate massime di tempo asciutto eIIettuata in
Iase progettuale;
- la variabilita temporale eIIettiva delle portate reIlue di tempo asciutto, diurna e
stagionale;
- la variabilita stagionale delle portate delle acque parassite di inIiltrazione esterna;
- il corretto posizionamento e dimensionamento dello scaricatore di piena in testa
all`impianto;
- il reale Iunzionamento dei manuIatti partitori, anche al variare della portata
globale di alimentazione dell`impianto;
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2
- la correttezza del proIilo idraulico di progetto;
- la correttezza dei range di velocita nei collegamenti idraulici;
- l`assenza di by-pass idrodinamici.
2.1 Corretta stima delle portate massime di tempo asciutto
La sottostima delle portate massime di tempo asciutto puo comportare
l`attivazione dello scaricatore di piena di testa in tempo secco e/o il non rispetto della
normativa regionale sulle portate minime da convogliare alla depurazione in tempo di
pioggia, con gravi ripercussioni dal punto di vista ambientale sui corpi idrici ricettori e
dal punto di vista legale.
Un`indagine approIondita del territorio servito dall`impianto di depurazione, della
struttura plano-altimetrica della rete Iognaria e del livello della Ialda idrica e la base per
una corretta stima delle portate di progetto.
In Iase di progettazione, elementi quali la popolazione massima da servire, residente
e Iluttuante, l`analisi dei consumi idrici, la conoscenza delle attivita produttive e delle
portate ad esse associate, la stima delle portate parassite sulla base delle caratteristiche
della rete di Iognatura e della sua interIerenza con la Ialda idrica risultano parametri
Iondamentali per la corretta stima delle portate in aIIlusso all`impianto in tempo secco.
La corretta valutazione della portata di tempo asciutto necessita in sintesi della stima
delle seguenti grandezze:
- popolazione massima annua servita (residente Iluttuante);
- dotazione idrica del giorno di massimo consumo;
- coeIIiciente di punta orario;
- portate di punta delle acque reIlue di origine produttiva;
- portate parassite di inIiltrazione esterna.
La sottostima di uno o piu di tali parametri puo comportare l`attivazione dello
scaricatore di piena di testa in tempo secco e/o il non rispetto della normativa regionale
sulle portate minime da convogliare alla depurazione in tempo di pioggia.
In Iase di veriIica della Iunzionalita idraulica di un impianto, occorre innanzitutto
eIIettuare un`accurata analisi delle portate in aIIlusso all`impianto con la rilevazione
delle portate per lassi di tempo suIIicientemente lunghi (possibilmente un anno) e con
adeguata discretizzazione temporale (possibilmente oraria).
Tale analisi consente di individuare, e in qualche modo di quantiIicare, la presenza,
l`entita e la variabilita stagionale delle portate parassite di inIiltrazione esterna
(mediante l`analisi delle portate minime notturne), la variabilita stagionale della portata
massima di acque reIlue di tempo asciutto e la sua variabilita nell`arco della giornata.
L`analisi richiede la conoscenza di dati pluviometrici relativi al bacino servito dalla rete
di drenaggio aIIerente all`impianto, la conoscenza del tempo di corrivazione del bacino
drenato e inIormazioni su eventuali strutture di laminazione presenti nel sistema di
drenaggio.
Se da tale analisi emergono signiIicative discordanze rispetto ai dati di progetto, e molto
opportuno aggiornare la conoscenza sull`evoluzione del bacino servito, della rete di
drenaggio e dei consumi idrici.
2.2 Corretto posizionamento e dimensionamento dello scaricatore di piena in testa
all'impianto
Il corretto posizionamento e dimensionamento dello scaricatore di piena in testa
all`impianto sono elementi indispensabili non solo per limitare il carico inquinante
addotto allo scarico ma anche per il rispetto delle normative regionali.
InIatti si puo evidenziare che:
- un posizionamento non corretto puo comportare, in tempo di pioggia, nel caso di piu
collettori in arrivo indipendenti, l`invio al trattamento delle acque in aIIlusso meno
inquinate, anziche di quelle piu inquinate;
87
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
3
- un dimensionamento non corretto puo comportare, in tempo di pioggia, l`attivazione
dello scarico per portate in aIIlusso inIeriori al valore minimo consentito dalla
normativa regionale e dalla concessione provinciale;
- una progettazione attenta puo consentire di evitare/limitare lo scarico nel ricettore di
sostanze grossolane galleggianti trasportate dalla corrente in arrivo.
2.3 Corretto profilo idraulico e corretti range di velocit nei collegamenti idraulici
Negli impianti di trattamento e essenziale un corretto proIilo idraulico che richiede
un`accurata valutazione delle perdite di carico sia continue nei collegamenti idraulici Ira
i manuIatti, sia localizzate nei molteplici manuIatti presenti:
- un`eventuale sottostima di tali perdite di carico costringe il Gestore a ridurre la
portata massima inviata al trattamento, rispetto alle previsioni di progetto, con i
conseguenti problemi legali e di danno ambientale;
- una sovrastima 'prudenziale aumenta inutilmente i costi energetici poiche le
pompe di sollevamento lavorano con una prevalenza maggiore di quella necessaria.
Il rilievo e l`analisi del reale proIilo idraulico, associati alla conoscenza delle reali
portate transitanti, consente una taratura delle Iormule di stima delle perdite di carico
continue e localizzate utilizzate in sede di progetto, ma anche di individuare, ad
esempio, perdite di carico continue anormalmente elevate (sintomo di condotte
incrostate o parzialmente ostruite).
La veriIica del proIilo idraulico esistente consente di deIinire la portata massima
idraulicamente trattabile.
La mancata valutazione dei corretti range di velocita da mantenere nei collegamenti
idraulici Ira i manuIatti puo comportare la Iormazione di depositi in grado di ridurre la
portata trattabile.
La conoscenza dell`impianto reale con la variabilita reale delle portate convogliate al
trattamento consente di accertare se i range di velocita sono accettabili.
2.4 Manufatti partitori
Quasi tutti gli impianti di trattamento, esclusi quelli di modestissima entita, sono
strutturati su piu linee che, in taluni casi (impianti Irutto di ampliamenti successivi),
hanno anche potenzialita diIIerenti.
La portata massima inviata al trattamento biologico e normalmente minore di quella
massima sottoposta ai trattamenti primari.
La ripartizione della portata trattata Ira le varie linee e la ripartizione Ira portata
convogliata al trattamento biologico e portata sIiorata dopo il trattamento primario e
aIIidata ad appositi manuIatti idraulici. La corretta progettazione di tali manuIatti e la
veriIica del loro reale Iunzionamento idraulico e di Iondamentale importanza:
- un Iunzionamento non conIorme del manuIatto di ripartizione Ira le varie linee
induce sovraccarichi di alcune linee e sotto utilizzazione di altre, riducendo di Iatto
la potenzialita di trattamento complessiva dell`impianto;
- un Iunzionamento non conIorme del manuIatto di ripartizione Ira portata sIiorata
dopo i primari e portata convogliata al biologico puo generare malIunzionamento
dei sedimentatori Iinali per eccesso di portata o problemi legali per trattamento
completo di portate insuIIicienti rispetto a quanto autorizzato.
I manuIatti di ripartizione Ira portata sIiorata dopo i primari e portata convogliata al
biologico sono manuIatti che devono limitare ad un valore massimo predeIinito la
portata convogliata al biologico al variare della portata in arrivo al manuIatto e quindi
devono essere sostanzialmente diversi dai manuIatti di ripartizione della portata trattata
Ira le varie linee che invece devono eIIettuare sempre la medesima ripartizione al
variare della portata in arrivo al manuIatto. Nel secondo caso occorre operare con luci
tutte a stramazzo (con la medesima quota di sIioro) o tutte a battente con la stessa quota
del baricentro della luce); e inoltre indispensabile evitare Ilussi preIerenziali.
88
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
4
La veriIica del reale Iunzionamento idraulico di tali manuIatti richiede l`acquisizione di
dati di portata sulle varie linee di trattamento. Da tali veriIiche puo emergere la
necessita di apportare modiIiche ai manuIatti.
2.5 Jerifiche idrodinamiche
Particolarmente importante e un corretto dimensionamento idraulico dei comparti di
nitriIicazione, denitriIicazione e sedimentazione Iinale teso alla minimizzazione di
volumi morti e di Ilussi preIerenziali in grado di ridurre, in maniera anche consistente,
l`eIIicienza dei vari comparti. A tale scopo e importante il corretto posizionamento e
orientamento dei dispositivi di agitazione/miscelazione nei comparti biologici e la
presenza di adeguati deIlettori e lame di stramazzo in perIetta quota nei comparti di
sedimentazione.
Le veriIiche idrodinamiche hanno la Iunzione di evidenziare, su impianti esistenti,
la presenza eventuale di volumi morti e di Ilussi preIerenziali e di quantiIicarne la loro
entita.
3. Esempi di problematiche derivanti da disfunzioni idrauliche emerse dall`analisi
idraulica di impianti esistenti
Si riportano qui di seguito alcuni esempi di problematiche derivanti da disIunzioni
idrauliche emerse dall`analisi idraulica di impianti esistenti:
- errata stima della portata di progetto
Il carico idraulico massimo di progetto e stato quantiIicato in 66.000 m
3
/d per una
popolazione equivalente totale massima, nel periodo estivo, pari a 330.000 abitanti.
La portata massima in arrivo all`impianto si attesta per lunghi periodi su valori prossimi
a 120.000 m
3
/d.
Cio appare imputabile a vari Iattori: sottostima delle dotazioni idriche; sottostima dei
coeIIicienti di punta giornalieri; assenza di stima delle portate parassite, sicuramente
rilevanti in un sistema Iognario avente uno sviluppo di decine di chilometri e, per gran
parte del suo tracciato, parzialmente o totalmente immerso in Ialda.
0
20.000
40.000
60.000
80.000
100.000
120.000
140.000
160.000
180.000
0
1
/
0
1
/
2
0
0
9
1
5
/
0
1
/
2
0
0
9
2
9
/
0
1
/
2
0
0
9
1
2
/
0
2
/
2
0
0
9
2
6
/
0
2
/
2
0
0
9
1
2
/
0
3
/
2
0
0
9
2
6
/
0
3
/
2
0
0
9
0
9
/
0
4
/
2
0
0
9
2
3
/
0
4
/
2
0
0
9
0
7
/
0
5
/
2
0
0
9
2
1
/
0
5
/
2
0
0
9
0
4
/
0
6
/
2
0
0
9
1
8
/
0
6
/
2
0
0
9
0
2
/
0
7
/
2
0
0
9
1
6
/
0
7
/
2
0
0
9
3
0
/
0
7
/
2
0
0
9
1
3
/
0
8
/
2
0
0
9
2
7
/
0
8
/
2
0
0
9
1
0
/
0
9
/
2
0
0
9
2
4
/
0
9
/
2
0
0
9
0
8
/
1
0
/
2
0
0
9
2
2
/
1
0
/
2
0
0
9
0
5
/
1
1
/
2
0
0
9
1
9
/
1
1
/
2
0
0
9
0
3
/
1
2
/
2
0
0
9
1
7
/
1
2
/
2
0
0
9
3
1
/
1
2
/
2
0
0
9
Tempo [d]
Q

[
m
3
/
d
]
Q trattata Q in arrivo all'impianto
89
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
5
- Errato posi:ionamento dello scaricatore di piena in testa allimpianto
Come si evince dallo schema, la localizzazione dello scaricatore comporta che in
tempo di pioggia vengano scaricati, parzialmente o totalmente (in Iunzione delle portate
in arrivo dal collettore nord) i liquami provenienti dal collettore est e inviati alla
depurazione essenzialmente i liquami provenienti dal collettore nord. La problematica e
di grande rilevanza tenuto conto che, non solo non avviene una miscelazione dei
liquami in corrispondenza del sollevamento, ma vengono scaricati nel corpo idrico
ricettore i liquami con i carichi inquinanti maggiori (quelli convogliati dal collettore
EST).
- Collegamenti idraulici sovradimensionati
Sempre nel medesimo impianto, si e operata una sovrastima 'prudenziale nei
collegamenti idraulici tra le sezioni di dissabbiatura e sedimentazione primaria; cio
comporta la Iormazione di depositi anche consistenti in grado di ridurre anche
Iortemente la portata transitabile. InIatti le basse velocita determinano la
sedimentazione di parte delle sabbie non catturate dalla Iase di dissabbiatura e di parte
dei solidi sospesi sedimentabili, comportando la Iormazione di depositi e la
contemporanea riduzione della sezione utile di passaggio per il liquame.
Una sovrastima prudenziale nei collegamenti idraulici tra le sezioni di
sedimentazione Iinale e Iiltrazione comporta la sedimentazione di una Irazione dei
solidi sospesi totali nei periodi caratterizzati da minor portata e conseguentemente
minor velocita. Tali depositi vengono ripresi in sospensione in concomitanza di portate
elevate e determinano un Iorte sovraccarico nella sezione di Iiltrazione.
90
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
6
- Manufatti partitori mal progettati/eseguiti
Asimmetrie presenti nel sistema di ripartizione del Iango e del mixed liquor di ricircolo
nell`impianto di depurazione di Mortara comportavano che in un bacino di ossidazione
veniva ricircolato il 60 del totale e nell`altro il 40, in luogo del 50 richiesto su
ciascuna linea essendo le due linee identiche.
Il semplice inserimento di una lama centrale nell`ultimo tratto del canale di ricircolo,
nel quale la corrente e veloce, ha consentito di eliminare tale grave inconveniente
(cIr. Iigura).
4. Conclusioni
In considerazione dei numerosi risvolti ambientali, Iunzionali e processistici legati
all`analisi degli aspetti idraulici si puo quindi concludere che il corretto Iunzionamento
di un impianto di depurazione non puo prescindere da un`adeguata Iunzionalita
idraulica.
L`analisi delle portate in aIIlusso all`impianto con la rilevazione delle portate per
lassi di tempo suIIicientemente lunghi consente di individuare anche la presenza di
problemi nel sistema di drenaggio aIIerente: ingresso di portate parassite di inIiltrazione
esterna di entita anomala.
L`analisi delle portate in aIIlusso all`impianto e inoltre condizione indispensabile per
la quantiIicazione dei carichi inquinanti in ingresso.
91
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
7
La veriIica del proIilo idraulico esistente consente di deIinire la portata massima
idraulicamente trattabile.
L`analisi idraulica consente di individuare la presenza di manuIatti partitori o di
collegamenti idraulici Ira i manuIatti mal progettati o mal eseguiti.
Le veriIiche idrodinamiche consentono di evidenziare la presenza eventuale nei vari
bacini di volumi morti e di Ilussi preIerenziali e di quantiIicarne la loro entita.
L`analisi della Iunzionalita del processo depurativo e della Iunzionalita idraulica
sono quindi elementi Iortemente correlati.
92
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Garantire durabilit e controllo della fessurazione in
elementi in c.a. con lutilizzo del calcestruzzo fibro-
rinforzato: studio sperimentale
F. Minelli
1
, G. Tiberti
2
e G. A. Plizzari
3


SOMMARIO: Lo studio della formazione e della propagazione di fessure in elementi in
calcestruzzo armato tema ormai consolidato nella letteratura scientifica. Pi innovativa
invece la trattazione della fessurazione e del suo sviluppo in elementi strutturali in calcestruzzo
fibrorinforzato. Laggiunta di fibre ad elementi in calcestruzzo armato determina infatti un
quadro fessurativo caratterizzato da fessure ravvicinate di minor ampiezza.
Nel presente lavori si presentano i risultati di numerosi prove sperimentali su elementi
prismatici soggetti a trazione, contenenti una barra dacciaio centrale e fibre di acciaio.
Sono stati analizzati provini con diverse dimensioni, diametri della barre dacciaio,
percentuali di armatura, contenuti e tipologie di fibra. Particolare attenzione stata data
allo studio dellinfluenza delle fibre sullevoluzione del quadro fessurativo.
1 INTRODUZIONE
Lutilizzo di fibre, se sufficientemente rigide e resistenti, garantisce lo sviluppo di una
fessurazione pi distribuita, con un maggior numero di fessure di ampiezza minore. La
possibilit di trasmettere sforzi residui tra due facce di una fessura per la presenza di fibre
(tension softening), favorisce uno sviluppo controllato e stabile della fessura, evitando quindi
aperture eccessive per le verifiche allo stato limite di esercizio.
La durabilit oggi ampiamente riconosciuta come un requisito essenziale delle strutture in
calcestruzzo armato; le recenti Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14-2-2008)
introducono infatti importanti novit a riguardo, definendo il concetto di vita utile della
struttura, che il progettista deve garantire.
Durabilit delle strutture in calcestruzzo non significa esclusivamente rapporti
acqua/cemento controllati e dosaggi minimi di cemento (in altre parole bassa porosit tra
due fessure adiacenti); infatti, nella vita di esercizio, la fessurazione insita nelle strutture in
calcestruzzo armato determina il rischio di attacco (da parte di agenti atmosferici aggressivi)
dellarmatura, con conseguente depassivazione, corrosione, diminuzione dellarea resistente
ed espulsione del copriferro (Figura 1); durabilit, quindi, significa anche controllo della
fessurazione.
Una barra dacciaio nel c.a. ha un comportamento a trazione fortemente influenzato
dalladerenza tra acciaio e calcestruzzo. Dopo la prima fessurazione, il trasferimento di sforzi
di trazione nella porzione integra di calcestruzzo tra due fessure determina un effetto
irrigidente nella risposta strutturale dellelemento, effetto noto come tension-stiffening. Lo
sforzo medio allinterno del calcestruzzo tende via via a diminuire allaumentare della
fessurazione. Gi nel 1908. Mrsch (1908) spieg questo fenomeno nel modo seguente:
Because of friction against the reinforcement, and of the tensile strength which still exists in
the pieces lying between the cracks, even cracked concrete decreases to some extent the
stress of the reinforcement (Collins and Mitchell, 1997).


1
Ricercatore, Dip. di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente (DICATA), Universit di Brescia.
2
Post-Doc, Dip. di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente (DICATA), Universit di Brescia.
3
Professore Ordinario, Dip. di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente (DICATA), Universit di Brescia.
93
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Figura 1. Armature con tipiche fessure localizzate.
Molti altri autori hanno studiato e modellato questo fenomeno in elementi in calcestruzzo
armato (tra gli altri Beeby, 1971; Beeby e Scott, 2005). Tuttavia, con riferimento al calcestruzzo
armato fibrorinforzato (Fiber-Reinforced Concrete, FRC), questo fenomeno ancora non
pienamente compreso e condiviso nella comunit scientifica.
Lutilizzo e linteresse scientifico nei compositi fibrorinforzati ormai indubbio, come
dimostrato da numerose conferenze scientifiche internazionali sullargomento (ACI 544, 1999;
Di Prisco et al., 2004; Gettu, 2008).
Leffetto irrigidente e tenacizzante del rinforzo fibroso consiste nella capacit di trasferire
sforzi residui tra le facce di una fessura; questo fenomeno viene spesso indicato in letteratura
come tension-softening. Inoltre, laggiunta di fibre comporta un sostanziale miglioramento
delladerenza tra calcestruzzo e barre circostanti.
La combinazione di questi due effetti (quello irrigidente del tension stiffening e quello della
trasmissione di sforzi post-picco del tension-softening) comportano un sostanziale
cambiamento nel comportamento strutturale di elementi in calcestruzzo armato, soprattutto
per quel che riguarda la fessurazione, la distanza tra le fessure e la loro ampiezza. Anche le
modalit di collasso e la duttilit strutturale possono essere influenzate dalladerenza acciaio-
calcestruzzo ottimizzata dalle fibre (Meda et al., 2007). Mitchell (1996) present uno dei primi
studi sperimentali sullargomento evidenziando che laggiunta di fibre determina un quadro
fessurativo pi diffuso con fessure pi piccole e ravvicinate, cos come le fessure di splitting
vengono parecchio mitigate dalle fibre in presenza di bassi copriferri.
Bischoff (2004) ha condotto prove di tension-stiffening sia cicliche che monotone. stato
inoltre sviluppato un accurato modello analitico per la previsione del passo delle fessure,
includendo anche gli effetti del ritiro nel calcestruzzo. Il ritiro, che causa un iniziale
accorciamento del provino prismatico in calcestruzzo armato fibrorinforzato, deve essere
tenuto adeguatamente in conto per una corretta valutazione del tension stiffening.
Anche Noghabai (1998) ha proposto un modello analitico per la caratterizzazione del
comportamento strutturale di provini fibrorinforzati prismatici soggetti a trazione, sulla base di
una vasta sperimentazione.
Inoltre, utile sottolineare che, negli elementi strutturali pi comuni difficilmente si trovano
zone a momento costante. In questo contesto, nel passato alcuni studi sono stati condotti
per la caratterizzazione della fessurazione e del tension-stiffening in zone rappresentative
dellappoggio di continuit di una trave iperstatica caratterizzata da un elevato gradiente di
momento (Giuriani e Gelfi,1982 e Crespi et al., 1987).
Nella presente lavoro sono riportati i risultati di una campagna sperimentale comune tra le
Universit di Brescia e di Toronto (Canada) allo scopo di investigare e caratterizzare la
fessurazione e il suo sviluppo in elementi strutturali in calcestruzzo armato fibrorinforzato.
Numerose prove sono state condotte variando la resistenza del calcestruzzo, la percentuale
darmatura, la tipologia e il quantitativo di fibra. LUniversit di Brescia si occupata degli
elementi realizzati con calcestruzzo a normale resistenza, mentre lUniversit di Toronto si
94
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

occupata dellalta resistenza.
2 PROGRAMMA SPERIMENTALE
Presso il Laboratorio P.Pisa dellUniversit degli Studi di Brescia sono stati realizzati 88 provini
prismatici (tension ties) aventi la geometria mostrata in Figura 2. Tutti gli elementi hanno
lunghezza pari a 950 mm e le seguenti variabili sperimentali:
- 5 diverse sezioni quadrate (lati di 50, 80, 100, 150 e 200 mm),
- 3 diversi diametri della barra centrale dacciaio (10, 20 e 30 mm), che corrispondono ad
una percentuale di armatura variabile dall1.24% al 3.24%.

Bar diameter =10 mm
Bar diameter =20 mm
Bar diameter =30 mm
50
5
0
80
8
0
150
1
5
0
9
5
0
1
1
5
0
100
1
0
0
150 200
1
5
0
2
0
0
Reinforcement
Variation of the specimen
size, b
Variation of the longitudinal steel
ratio =3,24% to 1,24%
V
a
r
i
a
t
i
o
n

o
f

t
h
e

r
e
b
a
r

d
i
a
m
e
t
e
r
9
5
0
Reinforcement
b
LVDT
9
0
0
Base of measurement 4 LVDTs, one for each side
of the specimen
b
b

Figura 2. Geometria e dettagli dei provini e della strumentazione.
stato scelto un ricoprimento netto pari ad almeno 2,5-3 volte il diametro delle barre al fine
di evitare fessurazioni da splitting (Mitchell et al., 1996; Bigaj, 1999).
Non stato inserito alcun rinforzo trasversale che potrebbe funzionare da confinamento e
alterare le caratteristiche di aderenza (Giuriani e Plizzari, 1991).
Gli elementi strutturali sono stati tutti realizzati con calcestruzzo con classe di resistenza
nominale C 35/45.
Tabella 1. Propriet meccaniche e geometriche delle fibre adottate.
Designation 30/0,62 13/0,2
Tipo di acciaio
Basso tenore di carbo-
nio
Alto tenore di carbonio
Forma hooked straight
Resistenza a trazione
[MPa]
1270 2000
Lunghezza [mm] 30 13
Diametro [mm] 0,62 0,2
Rapporto di aspetto l/ 48 65
Numero di fibre per kg 13000 314000
Le fibre, tutte di acciaio, sono state aggiunte ai provini in dosaggi e tipologie differenti. Sono
state adottate sia macrofibre uncinate (lunghezza di 30 mm, diametro di 0.62 mm e rapporto
daspetto pari a 48) che microfibre rettilinee (aventi lunghezza, diametro e rapporto
daspetto pari a 13 mm, 0.2 mm e 65, rispettivamente). Sono stati considerati tre diversi
dosaggi di fibre (0,5%, 1% e 2%). Le microfibre sono state adottate solo in combinazione con
le macro, determinando quindi un sistema di rinforzo ibrido che pu essere utile sia nel
controllo della micro fessurazione, per la quale sono pi efficaci le microfibre, sia in quello
della macro fessurazione diffusa, per la quale sono indicate le macrofibre (Sorelli; 2003).
In Tabella 1 sono mostrate le caratteristiche delle fibre adottate mentre In Tabella 2 si
95
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

riportano le tipologie di calcestruzzo confezionato con i due tipi di fibra (il pedice m sta per
microfibra mentre M per macrofibra); la denominazione dei provini e tutte le caratteristiche
geometriche sono riportate in Tabella 3.
Nel seguito vengono presentati solo i risultati delle prove con contenuti in fibre sino all1%,
come mostrato in Tabella 3, relativi ad un totale di 52 prove.
Tabella 2. Rappresentazione delle fibre e loro quantitativi.
Type of concrete
Fibers 30/0,62 Fibers 13/0,2
30
0,62

13
0,20

0 (Plain) - -
0,5/M 0,5% -
1/M 1% -
1/M+m 0,5% 0,5%
2/M+m 1% 1%

Tabella 3. Programma sperimentale e denominazione dei provini (* test conclusi).
Vf
b
[mm]
As
[mm
2
]
Ac,eff
[mm
2
]
Reinf.
Ratio (%)
Coprif.
[mm]
Denomination
# of spe-
cimens
10
0*
50 79 2421 3,24 20
N 50/10 - 0 3
0,5%* N 50/10 - 0,5/M 3
1,0 %* N 50/10 - 1/M 3
0,5%+0,5%* N 50/10 - 1/M+m 3
1%+1% N 50/10 - 2/M+m 3
10
0*
80 79 6321 1,24 35
N 80/10 - 0 2
0,5%* N 80/10 - 0,5/M 3
1,0 %* N 80/10 - 1/M 3
0,5%+0,5%* N 80/10 - 1/M+m 3
1%+1% N 80/10 - 2/M+m 3
20
0*
100 314 9686 3,24 40
N 100/20 - 0 3
0,5%* N 100/20 - 0,5/M 3
1,0 %* N 100/20 - 1/M 3
0,5%+0,5%* N 100/20 - 1/M+m 3
1%+1% N 100/20 - 2/M+m 3
20
0*
150 314 22186 1,41 65
N 150/20 - 0 3
0,5%* N 150/20 - 0,5/M 3
1,0 %* N 150/20 - 1/M 3
0,5%+0,5%* N 150/20 - 1/M+m 3
1%+1% N 150/20 - 2/M+m 3
30
0*
150 707 21793 3,24 60
N 150/30 - 0 3
0,5% N 150/30 - 0,5/M 3
1,0 % N 150/30 - 1/M 3
0,5%+0,5% N 150/30 - 1/M+m 3
1%+1% N 150/30 - 2/M+m 3
30
0*
200 707 39293 1,80 85
N 200/30 - 0 2
0,5% N 200/30 - 0,5/M 3
1,0 % N 200/30 - 1/M 3
0,5%+0,5% N 200/30 - 1/M+m 3
1%+1% N 200/30 - 2/M+m 3
La composizione del calcestruzzo (Tabella 4) stata progettata adottando 8 classi di
aggregato cercando di riprodurre la curva granulometrica di Bolomey (1947). La dimensione
massima dellaggregato pari a 10 mm e la percentuale di fine stata pertanto
incrementata.
La resistenza a compressione stata misurata su cubi con lato di 150 mm mentre la resistenza
a trazione ed il modulo elastico sono stati determinati su cilindri con diametro di 80 mm ed
96
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

altezza di 240 mm; i risultati sperimentali sono riportati in Tabella 5.
Le prove sono state condotte in controllo di spostamento utilizzando la macchina universale
servo-controllata INSTRON, con una capacit di 500 kN. La Figura 2 mostra un provino con i 4
strumenti induttivi (LVDT), disposti uno per faccia, con una lunghezza di misura pari a 900 mm.

Tabella 4. Composizione del calcestruzzo
(quantitativi riferiti a 1 m
3
).

Tabella 5. Caratteristiche meccaniche del calce-
struzzo.

Weight
[kg]
Volume
[litre]

Type of
concrete
Days
after
casting
fcm,cube
[MPa]
fctm
[MPa]
Ecm
[MPa]
Cement Portland
42,5 R
400 127

0 (Plain)
28 48,5
3,71 29500
Water 189 188,6 34 49,0
Superplasticiser 4 3,3
0,5/M
21 46,0
3,33 24500
Aggregates 1742 652,3 42 48,8
Air assumed - 28,8 1/M 58 43,9 in corso 30500
Water/cement ra-
tio
0,47 -

0,5/M+0,5
m
77 54,2
2,81 27500
Si noti che laggiunta di fibre ha ridotto il
quantitative di aggregate di circa il 4%

0,5/M+0,5
m
116 51,2

3 RISULTATI DELLE PROVE SPERIMENTALI
Le prove sperimentali sono state condotte in controllo di spostamento del pistone verificando
il comportamento del provino fino al manifestarsi del ramo di incrudimento dell'armatura.
Non si sono rilevate significative fessure da spacco (splitting) nonostante si fosse raggiunto il
limite di incrudimento delle barre di armatura. Tali fessure sono state registrate solo nei provini
con barre da 30 mm o nei provini con barre da 20 mm in presenza del copriferro minimo
adottato e comunque in presenza di elevate deformazioni.
I risultati mostrano chiaramente come i tiranti con armatura tradizionale in FRC
presentano un comportamento strutturale significativamente diverso rispetto a quelli privi di
rinforzo fibroso. Infatti, dopo la fessurazione, le fibre garantiscono una notevole resistenza
residua post-picco tra i lembi delle fessure. E' ben noto che i calcestruzzi tradizionali
presentano invece un comportamento post-picco fragile il cui contributo viene
generalmente trascurato.
L'incremento di capacit resistente lungo la fessura influenza il comportamento dei
provini per due principali motivi (Bischoff, 2004; Figura 3):
1) per una prefissata deformazione media del provino, l'incremento di tenacit dovuto
alle fibre consente un aumento della resistenza media offerta dalla porzioni di calcestruzzo
integro tra le fessure. Per questo motivo, l'effetto irrigidente tipico di un calcestruzzo armato
(fenomeno di "tension stiffening") aumenta. Allo stesso modo, grazie alla presenza del
fibrorinforzo, per un prefissato valore del carico sul tirante di calcestruzzo armato, si rileva una
notevole riduzione della deformazione media del provino;
2) la resistenza residua post-fessurativa (tension-softening) dovuta all'azione delle fibre di
acciaio contribuisce alla riduzione della cosiddetta "lunghezza di trasmissione" (transmission
length) misurata a partire dalla fessura. Conseguentemente, l'apertura di fessura media
diminuisce. La lunghezza di trasmissione rappresenta lo spazio necessario per reintrodurre gli
sforzi di trazione nel provino attraverso gli sforzi di aderenza che si manifestano tra le barre di
armatura tradizionali ed il calcestruzzo circostante. Si osserva inoltre come il miglioramento
dell'aderenza acciaio-calcestruzzo, per effetto del rinforzo fibroso (Plizzari, 1999), possa
ulteriormente contribuire alla riduzione di tale parametro.
La Figura 3 mostra la risposta strutturale (indicata come carico applicato rispetto alla
deformazione assiale media) dei provini denominati come N 50/10 e N 80/10 (Tabella 3). La
deformazione media assiale del tirante stata calcolata come l'allungamento medio
misurato dai 4 trasduttori, diviso per la lunghezza della base di misura (circa 900 mm). In
97
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

entrambe i diagrammi riportato un confronto fra i provini in FRC, quelli privi di fibre e la
semplice barra (rappresentativa di un limite inferiore di riferimento).
I risultati riportati sono riferiti ad una deformazione media massima di 510
-3
in modo da
descrivere propriamente il comportamento sia agli stati limiti di esercizio (SLE), in cui il control-
lo della deformazione e dell'apertura di fessura costituiscono aspetti di primaria importanza,
sia allo stato limite ultimo (SLU). I diagrammi evidenziano chiaramente come i provini in FRC
presentino una risposta decisamente pi rigida. Tale tendenza si riscontrata anche dopo lo
snervamento in cui il contributo resistente offerto dal rinforzo fibroso risulta chiaramente indi-
viduabile e quantificabile. Come atteso, nei provini di riferimento (privi di fibre) non si verifica
un incremento di capacit resistente del tirante oltre il limite di snervamento della barra. Vi-
ceversa, la resistenza post-fessurazione offerta delle fibre lunga la fessura produce un incre-
mento della capacit portante globale del tirante.

Comparison specimens N 50/10 - F 10 - =
3,24%
0
10
20
30
40
50
60
0 1 2 3 4 5
Average strain []
A
x
i
a
l

l
o
a
d
,

N

[
k
N
]
Bare bar 10
Average response plain
Average response Vf=0,5%
Average response Vf=0,5%+0,5%
Average response Vf=1%
N Plain
N SFRC Vf=0,5%
N SFRC Vf=0,5%+0,5%
N SFRC Vf=1%
Comparison specimens N 80/10 - F 10 - =
1,24%
0
10
20
30
40
50
60
0 1 2 3 4 5
Average strain []
A
x
i
a
l

l
o
a
d
,

N

[
k
N
]
Bare bar 10
Average response plain
Average response Vf=0,5%
Average response Vf=0,5%+0,5%
Average response Vf=1%
N Plain
N SFRC Vf=0,5%
N SFRC Vf=0,5%+0,5%
N SFRC Vf=1%

(a) (b)
Figura 3. (a) N 50/10 e (b) N80/10 risposta strutturale per provini privi di rinforzo fibroso (plain) e con fibre di acciaio
(FRC).
La Figura 3 mostra, inoltre, l'incremento di carico N (indicato con la linea minor nella
parte inferiore del diagramma) rilevato dalle prove sperimentali sui tiranti in calcestruzzo
armato rispetto a quella di riferimento della barra. L'azione combinata dell'effetto irrigidente
e della capacit di trasmettere sforzi residuali lungo la fessura, entrambi incorporati nel
termine N, aumenta rapidamente fino al manifestarsi dello "stadio a fessurazione
stabilizzata nel quale il panorama fessurativo del provino ormai definito e le fessure
beneficiano del contributo resistente offerto dalle fibre.
Si osserva inoltre come, a differenza degli elementi in calcestruzzo bianco, l'effetto
irrigidente mostrato da quelli in FRC rimane costante e addirittura tende ad aumentare in
qualche campione. Al manifestarsi dello snervamento (stimato ad una deformazione pari a
circa 2,710
-3
), l'elevata capacit portante dei provini in FRC (rispetto a quelli in calcestruzzo
tradizionale) principalmente dovuta alla maggiore resistenza residua post-fessurativa
dovuta alle fibre.
Il secondo aspetto significativo investigato riguarda il panorama fessurativo e la sua
evoluzione, valutata in termini di numero di fessure, distanza tra le fessure e, ancora pi
importante, in relazione alla loro apertura media.
Tutti i campioni in FRC hanno presentato un quadro fessurativo ben distribuito con fessure
vicine, senza manifestare particolari localizzazioni nemmeno dopo il raggiungimento dello
snervamento della barra. A tal proposito, in Figura 4 vengono confrontati i quadri fessurativi
finali rilevati sui provini di riferimento e i provini in FRC; gli effetti benefici del rinforzo fibroso, in
termini di diffusione delle fessure, sono evidenti.
Sono chiaramente emersi gli effetti benefici dovuti alla presenza del rinforzo fibroso in
termini di controllo dell'apertura di fessura, come mostrato dai diagrammi che rappresentano
l'andamento del carico assiale rispetto all'apertura media di fessura (Figura 5a e b per i
provini N 50/10 e N 80/10, rispettivamente). L'apertura media di fessura stata stimata
dividendo l'allungamento medio misurato dai trasduttori per il numero di fessure rilevate nel
98
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

provino: si nota come quella dei campioni in FRC sia circa la met di quella rilevata da quelli
di riferimento in quanto le fibre garantiscono un maggiore numero di fessure di minor
ampiezza.


(a) (b)
Figura 4. Quadri fessurativi dei provini N 50/10: calcestruzzo bianco (a), FRC (b).

Comparison specimens N 50/10 - F 10 - =
3,24%
0
10
20
30
40
50
60
0,0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5
Average crack opening [mm]
A
x
i
a
l

l
o
a
d
,

N

[
k
N
]
Average response plain
Average response Vf=0,5%
Average response Vf=0,5%+0,5%
Average response Vf=1%
N Plain
N SFRC Vf=0,5%
N SFRC Vf=0,5%+0,5%
N SFRC Vf=1%
Comparison specimens N 80/10 - F 10 - =
1,24%
0
10
20
30
40
50
60
0,0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5
Average crack opening [mm]
A
x
i
a
l

l
o
a
d
,

N

[
k
N
]
Average response plain
Average response Vf=0,5%
Average response Vf=0,5%+0,5%
Average response Vf=1%
N Plain
N SFRC Vf=0,5%
N SFRC Vf=0,5%+0,5%
N SFRC Vf=1%

(a) (b)
Figura 5. Comportamento medio in termini di apertura delle fessure. Confronto tra i provini di riferimento (privi di fi-
bre) e quelli in FRC: N50/10 (a), N80/10 (b).
A titolo di esempio, al carico di snervamento (ben oltre quindi lo stato limite di esercizio),
l'apertura di fessura di circa 0,15 mm-0,25 mm per elementi in FRC (Figura 5): valore che
risulta pienamente compatibile con i requisiti previsti di solito agli SLE.
I valori delle distanze medie tra le fessure registrate per tutti i provini testati sono riassunti
in Figura 6a.; si pu notare che le fibre consentono un notevole incremento del numero di
fessure variabile dal 45% al 100% ed una corrispondente riduzione della distanza media tra le
stesse variabile dal 25% al 55%.
La Figura 6b mostra una stima della resistenza media residua a trazione dovuta alle fibre
(fres), calcolata come il valore medio N per unit di area in un intervallo di deformazione dal
3 10
-3
al 1012 10
-3
(corrispondente al plateau di snervamento rilevato nella risposta della
barra nuda). Dai grafici si pu notare la capacit del rinforzo fibroso di ridurre le aperture di
fessura e di garantire un panorama fessurativo pi diffuso.
Sulla base delle prove sperimentali svolte, risulta chiaro come le fibre siano in grado di
consentire un miglior controllo della fessurazione. A tal proposito, in Figura 7 si indicato
l'andamento della distanza tra le fessure rispetto al parametro / che viene adottato da
99
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

numerose normative per predirne le spaziature. I risultati sono stati confrontati con le
formulazioni proposte dal CEB-FIP Model 78 (1978) e 90 (1993), Eurocode 2 (1991 e 2005). Si
pu osservare come le evidenze sperimentali su calcestruzzi bianchi concordino con quasi
tutte le formulazioni disponibili in letteratura, eccetto per quella proposta dall'Eurocodice 2
(2005) che tende a sovrastimare notevolmente tale parametro.

Comparison specimens: average crack
spacing
0 50 100 150 200 250 300
=10, eff=3,24%
=10, eff=1,24%
=20, eff=3,24%
=20, eff=1,41%
Average crack spacing [mm]
SFRC Vf=1%
SFRC Vf=0,5%+0,5%
SFRC Vf=0,5%
Plain
Comparison specimens: estimated residual
post-cracking strength f
res
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5
=10, eff=3,24%
=10, eff=1,24%
=20, eff=3,24%
=20, eff=1,41%
f
res
[MPa]
Comparison specimens: average crack spacing and
estimated residual post-cracking strength f
res
Comparison specimens: average crack
spacing
0 50 100 150 200 250 300
=10, eff=3,24%
=10, eff=1,24%
=20, eff=3,24%
=20, eff=1,41%
Average crack spacing [mm]
SFRC Vf=1%
SFRC Vf=0,5%+0,5%
SFRC Vf=0,5%
Plain
Comparison specimens: estimated residual
post-cracking strength f
res
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5
=10, eff=3,24%
=10, eff=1,24%
=20, eff=3,24%
=20, eff=1,41%
f
res
[MPa]
Comparison specimens: average crack spacing and
estimated residual post-cracking strength f
res

(a) (b)
Figura 6. Apertura media delle fessure (a) e resistenza residua post-fessurativa degli FRC (b) evidenziate durante le
prove.
Average crack spacing: comparison with
standard formulations
0
50
100
150
200
250
300
350
400
0 300 600 900 1200 1500 1800
f /r
eff
[mm]
A
v
e
r
a
g
e

c
r
a
c
k

s
p
a
c
i
n
g

[
m
m
]
Plain
SFRC Vf=0,5%
SFRC Vf=0,5%+0,5%
SFRC Vf=1%
CEB - FIB Model Code, 1978
Eurocodice 2, 1991
CEB - FIB Model Code, 1993
Eurocodice 2, 2003

Figura 7. Distanza media tra le fessure rispetto al parametro /: confronto delle evidenze sperimentali con quanto
riportato nei riferimenti normativi.
4 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Sulla base dei risultati ottenuti nella campagna sperimentale, possono essere tratte le
seguenti principali conclusioni:
- il FRC migliora considerevolmente il comportamento del calcestruzzo agli stati limite di
esercizio attraverso una riduzione dell'apertura di fessura e determina un panorama
fessurativo ben distribuito con fessure vicine;
- le piccole aperture di fessura conseguibili mediante l'uso del FRC favoriscono un
miglioramento della durabilit delle strutture in calcestruzzo armato e della loro vita
nominale, anche in presenza di valori minimi del copri ferro;
- il FRC migliora leffetto irrigidente del calcestruzzo diminuendo gli spostamenti delle strutture:
100
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

tale aspetto di vitale importanza per il comportamento in esercizio;
- il FRC pu apportare una resistenza significativa anche in corrispondenza degli stati limite
ultimi SLU a seguito dell'incremento della capacit portante. Tale aspetto richiede per
ulteriori indagini per verificare l'effettiva duttilit conseguibile, in particolare in relazione ad
eventuali possibili localizzazioni delle deformazioni.
5 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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101
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

N. P. Jones and R. G. Ghanemed. The Johns Hopkins University, 13-16 June 1999 (Available on
CD).
Sorelli, L. 2003. Some Studies on the Assessment of the fracture Toughness of Fiber Reinforced
Concrete with an Emphasis on Hybrid Fibers System, Ph.D. Thesis, Department of Engineering
Materials, University of Brescia.
RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento speciale va agli Ing. Matteo Campanelli ed Emanuele Maffetti, agli
studenti Matteo Romelli, Daniel Sandoval Pea e Marco Franceschini, ed al tecnico di
laboratorio Sig. Andrea Delbarba per il loro prezioso lavoro nello svolgimento delle prove
sperimentali e nell'elaborazione dei dati.
Gli Autori vogliono inoltre esprimere la loro notevole gratitudine nei confronti dell'Alfa
Acciai SPA e del Sig. Enrico Salvi per aver fornito tutte le barre in acciaio impiegate nella
campagna sperimentale.
102
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Il collaudo degli impianti di potabilizzazione di Cremona
Ing. Sabrina Sorlini
Universit degli Studi di Brescia
1. Introduzione
A seconda delle fonti di approvvigionamento, acque superficiali (corsi di acqua, laghi e invasi), di
sorgente o sotterranee, devono essere realizzati adeguati impianti di trattamento in grado di
perseguire gli obiettivi di qualit previsti dal D. Lgs.31/01 che regolamenta la Qualit delle acque
destinate al consumo umano.
Ai sensi della Norma UNI 10516 Impianti di potabilizzazione acqua: ordinazione, fornitura e
collaudo, per collaudo funzionale dellimpianto si intende il collaudo di materiali, apparecchiature,
manufatti, ecc., rispetto alla loro funzionalit in opera e secondo le previste condizioni duso.
Loperazione di collaudo funzionale volta a determinare:
la conformit dellimpianto realizzato con il progetto approvato;
la corretta funzionalit dei diversi processi di trattamento dellacqua;
le caratteristiche dei residui originati dal processo (fanghi, soluzioni rigeneranti, acque di
controlavaggio, ecc.);
lidoneit dellimpianto a garantire allacqua i requisiti di qualit richiesti dalla norma vigente
(D. Lgs. 31/01) e il rispetto di tutte le norme che ne regolano il funzionamento e la compatibilit
ambientale.
A seconda della natura delle opere collaudate, esso pu essere svolto per parti o sullimpianto
complessivo e pu essere effettuato in condizioni simulate o in condizioni reali.
Le prove di collaudo si articolano inoltre in due principali fasi:
fase di avviamento, che riguarda il primo periodo della messa in funzione dellimpianto in cui
devono essere regolate le condizioni operative (portata, dosaggio dei reagenti, operazioni di
controlavaggio dei filtri, ecc.) e di processo (sviluppo della biomassa nei processi biologici,
ecc.). La durata di questa fase variabile e generalmente riguarda tutto il periodo necessario ad
una regolazione dei suddetti parametri in modo da garantire il funzionamento ottimale
dellimpianto;
fase di esercizio provvisorio, che riguarda il primo funzionamento dellimpianto in condizioni di
esercizio. Anche in questo caso la durata variabile e si pu ragionevolmente ipotizzare un
periodo di 4-6 mesi in modo da consentire un monitoraggio dellimpianto per un periodo
significativo.
103
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

2. Verifica di conformit al progetto
Un primo aspetto che il collaudatore deve verificare la corrispondenza tra il progetto e limpianto
per quanto riguarda in particolare:
dimensioni dei comparti di trattamento;
caratteristiche e volumi dei materiali di riempimento;
tipologia e caratteristiche delle apparecchiature elettromeccaniche;
tipologia e dosaggio previsto per i reattivi.

3. Verifiche in fase di avviamento
Le prove da condurre in fase di avviamento sono finalizzate alla verifica dei seguenti aspetti:
efficienza depurativa di ogni fase di trattamento dellacqua;
dosaggio dei reagenti;
caratteristiche dei sistemi di filtrazione o altri materiali di riempimento/supporto;
operazioni di controlavaggio dei filtri;
efficienza della linea fanghi;
caratteristiche dei residui prodotti;
3.1 Efficienza depurativa di ogni fase di trattamento dellacqua
Lefficienza di rimozione degli inquinanti pi critici presenti nellacqua deve essere
opportunamente valutata effettuando un monitoraggio dei principali parametri nellacqua grezza e
di quella in uscita da ogni fase di trattamento.
Per poter disporre di dati sufficientemente significativi su tale punto, si ritiene opportuno effettuare
almeno due monitoraggi completi, in condizioni di portata minima e massima di funzionamento, in
corrispondenza delle condizioni pi critiche di funzionamento (ad esempio prima del
controlavaggio dei filtri, prima del ciclo di rigenerazione delle resine, ecc.).
In aggiunta, possibile prevedere anche un monitoraggio nelle condizioni ottimali di
funzionamento dellimpianto (subito dopo i controlavaggi, dopo i cicli di rigenerazione dei
materiali, ecc.) da confrontare con quello svolto in precedenza.
La scelta dei parametri da monitorare verr effettuata sulla base delle caratteristiche dellacqua
grezza; si consiglia almeno lanalisi dei seguenti parametri:
un controllo dei parametri pi significativi in ingresso e uscita da ogni singola fase di
trattamento (T, pH, p.redox, torbidit, TOC, assorbenza UV, ammoniaca, nitrati, nitriti,
104
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

arsenico, ferro, manganese, clorito
1
, E.coli, Enterococchi, carica batterica totale a 22 e 36 C,
coliformi totali e fecali);
un controllo completo dei parameri previsti dal D.Lgs. 31/01 in ingresso e uscita dallimpianto.
Durante le prove verr controllata anche la portata alimentata allimpianto.
Nel caso specifico degli impianti di Cremona sono stati effettuati due monitoraggi, con portata
minima e massima rispettivamente, svolti al termine del ciclo di filtrazione dei filtri Nitrazur e
Aquazur. Sono stati analizzati tutti i parametri sopra elencati, nellacqua grezza e in uscita da ogni
trattamento.
3.2 Verifica del corretto dosaggio dei reagenti
Durante le prove di funzionamento suddette, in condizioni di portata minima e massima,
opportuno effettuare il controllo sui reattivi chimici impiegati nel processo, analizzando:
caratteristiche delle soluzioni impiegati (densit, concentrazione, ecc.);
dosaggio dei reattivi (mediante le portate registrate dalle pompe dosatrici);
concentrazione dei reattivi nelle vasche (mediante analisi dei campioni prelevati in punti
opportuni).
Confrontando la concentrazione rilevata analiticamente con il dosaggio di ogni reagente (registrato
dalla pompa) e la portata di acqua trattata sar possibile valutare il corretto funzionamento dei
sistemi di miscelazione.
Nel caso specifico stato effettuato un controllo sul dosaggio dei reagenti verificando la
concentrazione dei reagenti nel punto di miscelazione o immediatamente in uscita dal comparto di
miscelazione: ossigeno nel filtro biologico, cloruro ferrico e permanganato di potassio prima del
filtro a sabbia, biossido di cloro nella disinfezione finale, potenziale redox dopo ogni aggiunta di
ossidante, cloro residuo in uscita dalla vasca di disinfezione finale.
3.3 Caratteristiche dei sistemi di filtrazione o altri materiali di riempimento/supporto
Questo punto consiste nella verifica delle caratteristiche dei materiali di riempimento (mezzi
filtranti) o materiali particolare utilizzati come supporto per lo sviluppo della biomassa. In
particolare si prevede un controllo delle caratteristiche fisiche (dimensioni, densit), chimiche
(presenza di materiale organico o altri inquinanti) e biologiche (presenza di biomassa).
Negli impianti esaminati stato effettuato un controllo dello sviluppo della biomassa sul supporto
del filtro Nitrazur, mediante prelievo di 3 campioni di materiale filtrante a diverse altezze del filtro,
sia prima che dopo loperazione di controlavaggio.

1
Solo dopo la disinfezione finale.
105
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

3.4 Operazioni di controlavaggio dei filtri
Durante ognuna delle due prove (con portata minima e massima) opportuno eseguire una
operazione di controlavaggio dei filtri, sia biologico (Nitrazur) sia a sabbia (Aquazur), nel corso
delle quali vanno verificati i seguenti parametri:
corretta sequenza delle fasi di controlavaggio;
quantit di aria e acqua utilizzate;
durata di ogni fase;
consumi energetici;
variazione della perdita di carico sul filtro (tra prima e dopo in controlavaggio);
asportazione della biomassa dal filtro;
qualit della prima acqua filtrata dopo il controlavaggio (mediante ripetizione dellanalisi dei
parametri pi significativi sullacqua in uscita dal filtro).
3.5 Efficienza della linea fanghi
Dopo ogni operazione di controlavaggio va valutato il volume finale di acqua prodotto e inviato alla
linea fanghi.
Sulla linea fanghi necessario in primo luogo valutare lefficienza dei diversi trattamenti nella
riduzione dellumidit del fango. A tale scopo sono necessari i seguenti prelievi:
un prelievo dellacqua di controlavaggio (presumibilmente prelevato da serbatoio di accumulo
delle acque derivanti da controlavaggio sia del filtro biologico che chimico);
un prelievo del fango sedimentato e ispessito;
un prelievo del fango disidratato;
la verifica del dosaggio di polielettrolita.
Dalla analisi dei SST sar possibile verificare lefficienza dellispessitore e del disidratatore,
stimare la portata di acqua surnatante separata, determinare lincremento di SST dovuto allaggiunta
del polielettrolita.
3.6 Caratteristiche dei residui prodotti
Per i residui finali derivanti dallimpianto (surnatante, fango, salamoia esausta, carbone esausto,
ecc.) necessario effettuare una caratterizzazione secondo la normativa di riferimento per valutarne
le opportunit di smaltimento o recupero.
Nel caso specifico i residui prodotti sono lacqua surnatanante e i fanghi derivanti dal trattamento
dei acque di controlavaggio dei filtri nella linea fanghi. In ognuna delle due prove analizzate stato
effettuato un prelievo di fango per caratterizzarlo secondo la normativa per lo smaltimento in
discarica e per il recupero in agricoltura; stato inoltre prelevato anche un campione di surnatante
per verificare la compatibilit con i limiti della tab. 3 D. Lgs. 152/99 (s.m.i. D.Lgs. 258/00).
106
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

4. Verifiche in fase di funzionamento a regime
Le prove da condurre in fase di funzionamento a regime sono finalizzate a verificare alcuni aspetti
gi valutati in fase di avviamento:
lefficienza depurativa di ogni fase di trattamento dellacqua;
le caratteristiche dei reagenti;
le caratteristiche dei residui prodotti;
A queste verifiche va aggiunta anche lanalisi di principali dati di funzionamento.
Si suggerisce inoltre anche leffettuazione di alcune verifiche idrodinamiche sui principali comparti
di trattamento, in particolare su quelli che dalle attivit di monitoraggio hanno portato ad ipotizzare
un possibile malfunzionamento.
Sui punti da 4.1 a 4.3 prevista una replicazione di quanto effettuato in fase di avviamento con una
ripetizione mensile dei controlli estesa allintero periodo monitorato (che nel caso specifico era di 6
mesi). Su suggerisce di verificare questi punti in condizione di portata media.
4.1 Analisi di dati di funzionamento relativamente ai primi 6 mesi di funzionamento in condizioni di esercizio
provvisorio
Per tutti i parametri per cui effettuato un controllo in continuo (con rilevatori on-line o misuratori
portatili) o viene effettuata una frequente registrazione (portata trattata, parametri di qualit
dellacqua, cloro residuo, quantit di fango prodotto, portata di surnatante scaricata in fognatura,
consumo reagenti, consumi energetici, ecc.) utile svolgere una analisi dei dati relativi ai 6 mesi
funzionamento a regime per valutare:
portata trattata,
corretto funzionamento dei processi di trattamento (ad esempio il potenziale redox per le fasi di
ossidazione, il cloro residuo per il trattamento di disinfezione finale, ecc.),
consumo di reagente per tipologia,
rapporto tra fango prodotto e portata trattata,
consumi energetici.
4.2 Verifiche idrodinamiche
Il comportamento idrodinamico di un reattore un parametro che ha una notevole influenza sul
grado di efficienza del processo chimico-fisico e biologico in atto nel bacino. Le prove
idrodinamiche servono per riuscire a quantificare eventuali scostamenti dal comportamento ideale
e/o presunto, che si possono manifestare attraverso diversi tipi di anomalie: presenza di by-
pass,volumi morti, dispersione assiale accentuata, ecc..
La prova consiste nellapplicare una perturbazione ad un reattore mediante limmissione di un
tracciante e nellandare ad interpretare la curva di risposta (RTD-Retention Time Distribution) in
uscita dal reattore mediante lutilizzo di un modello teorico di funzionamento idrodinamico in grado
107
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

di simulare quello rilevato sperimentalmente. Dallanalisi del modello possibile determinare una
serie di coefficienti rappresentativi del funzionamento idrodinamico del reattore (miscelazione
completa, flusso a pistone, soluzione intermedia tra le due, ecc.) e della presenza di eventuali
anomalie (volume morto, by-pass, ecc.). Lutilit pratica di tali prove quella di individuare le
cause di eventuali malfunzionamenti e di suggerire alcune soluzioni correttive.
Negli impianti analizzati le prove sono state condotte sui comparti di pre-ossidazione/coagulazione,
filtrazione biologica e filtrazione su sabbia in condizioni di portata minima e massima.

5. Conclusioni
La procedura di collaudo rappresenta una fase di fondamentale importanza per certificare il
corretto funzionamento di un impianto prima della sua entrata in funzione a regime.
Per un buon collaudo necessario da un lato effettuare un esame analitico approfondito degli
aspetti impiantistici, tecnici e di processo e dallaltro esprimere un giudizio di sintesi sul corretto
funzionamento dellimpianto nel rispetto delle normative ambientali connesse.
Lapplicazione delle prove di collaudo negli impianti di potabilizzazione di Cremona Est e Ovest
risultata fondamentale per effettuare le seguenti valutazioni:
verificare il corretto dimensionamento degli impianti;
verificare le condizioni reali di funzionamento (carico idraulico, tempo di permanenza
idraulica, dosaggio dei reagenti);
valutare le rese depurative dei processi di trattamento e eventuali inefficienze;
ottimizzare le condizioni di funzionamento nel caso queste non risultassero ottimali
(dosaggio dei reattivi, modalit di controlavaggio dei filtri, ecc.);
verificare le cause di eventuali anomali e ipotizzare, conseguentemente, gli interventi
migliorativi (es. lesistenza di by-pass nella vasca di miscelazione rapida e conseguente
suggerimento di modifica del sistema di miscelazione meccanica);
valutare il possibile destino finale dei residui generati dal processo depurativo;
analizzare i dati gestionali, con particolare riferimento ai consumi (di acqua ed energia) e ai
costi di trattamento.

108
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Sperimentazioni in corso

Francesca Gialdini, Barbara Marianna Crotti, Sabrina Sorlini


1. Introduzione
La potabilizzazione delle acque pu essere conseguita attraverso schemi di trattamento
diversamente articolati, in funzione delle caratteristiche dellacqua grezza da trattare. Negli ultimi
decenni, il trattamento dellacqua destinata al consumo umano diventato sempre pi complesso sia
per far fronte ad un peggioramento della qualit della fonte sia per rispondere allesigenza di qualit
sempre pi elevata.
La direttiva europea 98/83/UE, recepita in Italia con il D.Lgs. 31/2001, ha introdotto alcune novit
che hanno avuto importanti implicazioni di tipo tecnico-gestionali negli impianti potabilizzazione.
Nasce quindi lesigenza, da un lato, di impiegare nuove tecnologie di trattamento, sempre pi
efficaci nei confronti dei nuovi inquinanti e, dallaltro, di adottare tecniche di gestione degli
impianti in modo da ottimizzarne il funzionamento.
Le problematiche riguardanti la funzionalit degli impianti di potabilizzazione (Collivignarelli e
Sorlini, 2005, 2008 e 2009) sono legate a molteplici aspetti:
la scelta di processi di trattamento in grado di rimuovere efficacemente gli inquinanti e, nel
contempo, di non peggiorare la qualit chimica dellacqua (formazione di sottoprodotti di
disinfezione, residui di reagenti, ecc.);
la progettazione di un impianto secondo criteri i grado di garantire il corretto funzionamento e,
quindi, il conseguimento degli obiettivi di qualit;
la gestione, che alla base di un efficiente funzionamento nel tempo, in grado di garantire
qualit, sicurezza ed economicit.
Gli strumenti utili per assolvere ai malfunzionamenti/problematiche degli impianti e, quindi, pi
nello specifico per il controllo di qualit delle acque destinate al consumo umano e delle rese
depurative di un impianto sono le verifiche di funzionalit (interventi di tipo gestionale) che
prevedono la stesura di idonei piani di monitoraggio e controlli interni, nonch leffettuazione di
specifiche prove sperimentali, direttamente sullimpianto o a scala di laboratorio, a seguito delle
quali si pu ricorrere a modifiche impiantistiche di tipo solo parzialmente strutturale, che,
consentono spesso consistenti risparmi nei costi di investimento.
Tali verifiche rivestono unimportanza particolare nel caso di impianti di piccola-media taglia, in
quanto dopo la realizzazione, fondamentale verificarne il corretto funzionamento al fine di
garantire una serie di requisiti che riguardano la qualit dellacqua, la funzionalit dei trattamenti, le
modalit gestionali, le caratteristiche dei residui prodotti, ecc. Spesso tali verifiche sono carenti o
del tutto assenti in tali tipologie di impianti.
Lesperienza di ricerca condotta presso alcuni impianti di potabilizzazione mostra come, attraverso
una corretta gestione (monitoraggio intensivo, prove sperimentali, ecc.), sia possibile ottimizzare
nonch potenziare le strutture esistenti e, nel contempo, garantire laccesso ad unacqua di buona
qualit (Sorlini et al. 2010) Lo scopo della presente ricerca quello di verificare ed individuare dei
criteri di ottimizzazione dei trattamenti applicati presso gli impianti di potabilizzazione di Cremona
al fine di migliorare la qualit dellacqua erogata nonch di indagare le problematiche tecnico-
gestionali dallimpianto stesso.
Lindagine stata condotta con lo scopo di individuare la tipologia di impianto (natura delle acque
grezze, ubicazione, caratteristiche tecniche), il funzionamento e le principali problematiche
gestionali nonch tecniche.
stata fatta unattenta analisi degli impianti di potabilizzazione, attraverso sopralluoghi, colloqui
con i gestori ed infine una campagna sperimentale ad hoc che ha previsto sia interventi di tipo
gestionale attraverso lattivit di monitoraggio (routinario ed intensivo) che leffettuazione di
verifiche di funzionalit.
109
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

2. Descrizione degli impianti di potabilizzazione di Cremona Est e Cremona Ovest
La citt di Cremona servita da due impianti di potabilizzazione della potenzialit massima di 450
L/s, situati uno a Est ed uno a Ovest della citt. Le centrali di potabilizzazione sono perfettamente
analoghe e sono in grado di fornire acqua complessivamente a 76000 abitanti.
Il nuovo sistema di approvvigionamento dellacquedotto, avviato nel 2006, composto da due
campi pozzi posti ad Est e ad Ovest della citt, i quali prelevano acqua proveniente da acquiferi
ubicati a diverse profondit (in media circa -230 m da p.c).
Gli impianti sono stati progettati al fine di rimuovere, dalle acque di falda, ammoniaca, arsenico,
ferro e manganese, oltre che metano ed idrogeno solforato in tracce, sostanze naturalmente presenti
a causa delle caratteristiche geologiche dei terreni.
Gli impianti di potabilizzazione si sviluppano secondo lo schema di funzionamento riportato in
Figura 1.


Figura 1 - Schema a blocchi degli impianti di potabilizzazione Cremona Est e Cremona Ovest

Le principali caratteristiche impiantistiche sono mostrate in Tabella 1.

Tabella 1 - Principali caratteristiche impiantistiche degli impianti di potabilizzazione di Cremona
Volumi di acqua trattabili 1620 m
3
/h per centrale
Volumi di acqua trattati 31000 m
3
/d (360 L/s)
Tempo di funzionamento medio 24 h/d
AERAZIONE SU CASCATA
Altezza totale gradini 1,5 m
FILTRO BIOLOGICO
Materiale filtrante Biolite
Pezzatura materiale 1,7 mm
Altezza totale materiale 2 m
Numero filtri per linea 2
Altezza totale letto di ghiaia 0,30 m
Larghezza fenditure per ugelli 2,5 mm
Portata totale compressori 640 m
3
/h
Ossigeno disciolto 10,2 mg/L O
2
MISCELAZIONE
Reagente impiegato in ossidazione KMnO
4

Concentrazione 0,63 mg/L
Reagente impiegato in coagulazione FeCl
3

Concentrazione 6,66 mg/L
Volume vasca 50 m
3

Tempo di contatto medio 3 min
FILTRO A SABBIA
Altezza mezzo filtrante 1 m
Dimensione singole colonne 8,63 m
Numero colonne e modalit di funzionamento 4 in parallelo
Tipo di massa filtrante Sabbia silicea
Dimensioni materiale di riempimento 0,95 mm
Carico idraulico 6,9 m/h
Tempo di contatto 20 min
DISINFEZIONE
Reagente impiegato ClO
2

Dosaggio 0,9 mg/L
Tempo di contatto 40 min
Volume disponibile 1.068 m
3

Aerazione
Filtrazione
biologica
Miscelazione
KMnO
4

FeCl
3

Filtrazione
a sabbia
Disinfezione
Rete Pozzi
ClO
2

110
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Gli impianti prevedono la seguente filiera di trattamento:
aerazione su cascate per la rimozione di metano (CH
4
) e idrogeno solforato (H
2
S);
filtrazione con ossidazione biologica di ammoniaca (NH
3
), ferro (Fe) e manganese (Mn);
miscelazione per il condizionamento chimico con permanganato di potassio (KMnO
4
) e cloruro
ferrico (FeCl
3
) al fine di abbattere arsenico e manganese residui;
filtrazione a sabbia per la rimozione delle sostanze precipitate e rimaste in sospensione;
disinfezione finale con biossido di cloro (ClO
2
).
Lacqua trattata viene accumulata e rilanciata alla rete di distribuzione.
Il funzionamento degli impianti completamente a gravit. Ogni unit di trattamento (fatta
eccezione per laerazione e la miscelazione) divisa su due linee indipendenti, questo per garantire
elasticit nella gestione e la possibilit di operare manutenzioni su porzioni di impianto senza
fermare il trattamento.
In tabella 2 sono riportate le principali caratteristiche di qualit dellacqua in ingresso ed in uscita
dalle varie fasi di trattamento.
Gli impianti si completano con una sezione per il trattamento dei fanghi provenienti dai
controlavaggi dei filtri costituita dalle seguenti fasi:
flocculazione;
sedimentazione-ispessimento;
disidratazione con centrifuga.
Una volta trattato, il fango viene inviato allo smaltimento finale in discarica.

Tabella 2 - Caratteristiche di qualit medie e massime dellacqua in ingresso ed in uscita dalle fasi di
trattamento
Parametro
Unit di
misura
Acqua
grezza
Uscita
BIOFILTRO
Uscita
FILTRO A
SABBIA
Uscita
IMPIANTO
Limite (o
indicatore)
Ammoniaca mg/L 2,40* <0,05 <0,05 <0,05 (0,50)
Ferro g/L 350* 40 27 10 (200)
Manganese g/L 60* 2 10 2 (50)
Arsenico g/L 24* 17 6 3 10
Clorito mg/L - - - 0,55 0,7
Fluoruri mg/L - - - 0,07 1,5
Nitriti mg/L - - - <0,05 0,50
Nitrati mg/L - - - 4,78 50
pH - 8,0 - - 7,9 (6,5 9,5)
Cloro libero mg/L - - - 0,2 (0,2)
Kubel mgO
2
/L 2,5 - - 0,69 5,0
Conducibilit a
25C
S/cm 500 - - 500 (2500)
Durezza F 20 - - 20 (15 50)
Cromo totale g/L - - - 2 50
Rame mg/L - - - 0,005 (1,0)
*valori massimi


3. Obiettivi delle verifiche di funzionalit svolte
La principale problematica legata agli impianti di potabilizzazione di Cremona lelevata richiesta
di ossidante in disinfezione finale, associata ad uneccesiva formazione di sottoprodotti di
disinfezione in uscita dallimpianto. La causa principale di tale problematica da ricercarsi in una
scarsa stabilit biologica dellacqua in uscita dal trattamento di filtrazione su sabbia. Per questo,
limpianto stato sottoposto ad una serie di verifiche di funzionalit dei comparti di trattamento.
La fase sperimentale consistita in una prima indagine conoscitiva finalizzata a verificare la
capacit ossidativa di tre reagenti ossidanti (KMnO
4
, ClO
2
e NaClO) nei confronti degli inquinati
presenti nellacqua, ed una seconda serie di prove tese a simulare i trattamenti realizzati presso
111
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
limpianto di potabilizzazione di Cremona al fine di valutare lincidenza che ogni singolo stadio ha
sulla richiesta di ClO
2
in disinfezione finale.
Le prime verifiche di funzionalit hanno dimostrato che lacqua in uscita dalla filtrazione su sabbia
presenta una significativa componente organica in forma disciolta che determina uneccessiva
richiesta di ossidante in disinfezione finale.
Per questo, la sperimentazione proseguita con ulteriori prove volte a valutare:
lapplicabilit di uno stadio di filtrazione mista sabbia-carbone in luogo dellattuale filtrazione
su sola sabbia;
limpiego di un ossidante alternativo al biossido di cloro (ipoclorito di sodio) in disinfezione
finale.
La tabella 3 riporta la prove sperimentali che sono state effettuate in laboratorio e presso limpianto
specificando per ognuna le condizioni operative in termini di reagenti impiegati, rispettivi dosaggi,
tempi di contatto, portate circolanti e carichi idraulici, parametri monitorati e strumenti impiegati
per leffettuazione dellanalisi di tali parametri.
Per la fase di aerazione stata eseguita unanalisi dei dati storici di monitoraggio forniti dal gestore
dellimpianto. Anche per la fase di filtrazione biologica stata eseguita unanalisi dei dati storici di
monitoraggio forniti dal gestore dellimpianto. Inoltre, stata avviata una ulteriore campagna di
monitoraggio dei parametri ammoniaca, ferro, manganese e arsenico in ingresso ed in uscita dal
comparto.

3.1. Comparto di miscelazione
Per questa fase di trattamento sono state condotte prove in laboratorio e presso limpianto.

3.1.1. Prove in laboratorio
Innanzitutto sono stati determinati i dosaggi dei tre ossidanti sulla base della stechiometria delle
reazioni chimiche con i principali inquinanti ossidati (ferro, manganese e arsenico). Quindi sono
state eseguite le curve di domanda degli ossidanti da parte delle acque in uscita dalla filtrazione
biologica. I campioni pre-ossidati sono stati infine sottoposti a caratterizzazione chimico-fisica e
biologica in corrispondenza di un tempo di contatto prefissato corrispondente al tempo di
permanenza in vasca di ossidazione in condizioni di portata media (4 minuti). Per i tre ossidanti
sono stati impiegati dosaggi pari al 75%, 100% e 125% delle domande di ossidante
precedentemente determinate; inoltre, per il permanganato di potassio, che il reagente impiegato
in vasca di miscelazione, stato testato un dosaggio pari a quello impiegato al momento della
sperimentazione nella vasca di ossidazione (0,7 mg/L).
Sono state quindi eseguite delle prove di simulazione della fase di pre-ossidazione seguita da
disinfezione finale, secondo lo schema indicato in Figura 2. Lo scopo stato quello di valutare
linfluenza dei trattamenti preossidativi sul trattamento di disinfezione finale, fase maggiormente
critica per limpianto in oggetto.





Figura 2 Prove di simulazione dei trattamenti eseguite in laboratorio

Il campione dacqua su cui effettuare la prova stato prelevato alluscita dal filtro biologico in
corrispondenza della met del ciclo di filtrazione (circa 24-25 ore dalla fine del controlavaggio).
Nel campione considerato stato dosato un reagente (KMnO
4
, ClO
2
, NaClO) avente funzione di
pre-ossidante in quantit sufficiente a soddisfare la relativa domanda corrispondente ai 4 minuti di
contatto. Ci significa che al campione stata dosata una quantit di ossidante pari alla domanda
Acqua in uscita dal
filtro biologico

Pre-ossidazione con
KMnO
4
, ClO
2
e
NaClO

Disinfezione
con ClO
2

112
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calcolata in corrispondenza del massimo tempo di contatto, e dopo 4 se ne registrato il consumo:
tale concentrazione di ossidante stata dosata su un identico campione per simulare la fase di pre-
ossidazione. Sullo stesso campione stata poi determinata la curva di domanda di ClO
2
e i
parametri indicati in Tabella 3 ai tempi indicati nella stessa tabella. In corrispondenza di 79 minuti
(tempo corrispondente alla portata massima nella vasca di disinfezione finale, ossia tempo minimo
di contatto) sono state eseguite le analisi finalizzate alla caratterizzazione chimico-fisica e
microbiologica dell'acqua.

Tabella 3 - Principali condizioni operative adottate nelle verifiche adottate nei comparti di trattamento
parametri analizzati e strumentazione impiegata
Comparto Prove Condizioni
Operative
Parametri
analizzati
Strumentazione
Filtrazione
biologica
Domanda di NaClO, KMnO
4
,
ClO
2

d = 5 mg/L
t = 0, 1, 4, 10, 30, 45,
1h, 1h30, 2h, 3h, 4h, 5h, 6h
Ossidante residuo,
UV
254

Spettrometro UV-
Visibile
Domanda di NaClO e ClO
2
a
diversi t dal controlavaggio
(prova sul campo)
d = 5 mg/L
t = 0, 2, 4, 10, 30, 1h,
2h, 3h
Ossidante residuo Spettrometro UV-
Visibile
Miscelazione Caratterizzazione chimico-
fisica di campioni pre-ossidati
a t = 4'
d = 75% - 100% - 125%
domanda ossidante
Per KMnO
4
anche d = 0,7
mg/L (= d impianto)
T, pH, redox,
Ossidabilit Kubel,
UV
254
, residuo
ossidante, As, Fe, Mn
Titolazione,
Spettrometro UV-
Visibile, ICP-OES
Caratterizzazione
microbiologica di campioni
pre-ossidati a t = 4'
d = 75% - 100% - 125%
domanda ossidante
Per KMnO
4
anche d = 0,7
mg/L (= d impianto)
Coliformi totali,
Escherichia Coli,
Aeromonas,
Enterococchi, Conta a
22C, conta a 36C
Terreni di coltura
Termostato
Influenza pre-ossidazione
(NaClO, KMnO
4
, ClO
2
) sulla
disinfezione finale
d
ox
= domanda ossidante a
t=4'
d
ClO2
= 5 md/L
t = 0, 4, 10', 30, 1h, 79',
2h, 2h40', 3h, 6h, 7h24',
24h, 48h
Ossidante residuo,
UV
254
, clorito, clorato,
pH, T
Cromatografia
ionica,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde
Caratterizzazione chimico-
fisica di campioni pre-ossidati
dopo 79' di contatto con ClO
2

d
ox
= domanda ossidante a
t=4'
d
ClO2
= 5 md/L
redox, OD, Ossidabilit
Kubel, UV
254
, As, Fe,
Mn
Titolazione,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde,
ICP-OES
Influenza chiariflocculazione
(FeCl
3
, Al
2
(SO
4
)
3
) sulla
disinfezione finale
d
ox
= domanda ossidante a
t=4'
d
coag
= da jar test
d
ClO2
= 5 md/L
t = 0, 4, 10', 30, 1h, 79',
2h, 2h40', 3h, 6h, 7h24',
24h, 48h
Ossidante residuo,
UV
254
, clorito, clorato,
pH, T
Cromatografia
ionica,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde
Caratterizzazione chimico-
fisica di campioni pre-ossidati,
chiariflocculati e dopo 79' di
contatto con ClO
2

d
ox
= domanda ossidante a
t=4'
d
ClO2
= 5 md/L
redox, OD, Ossidabilit
Kubel, UV
254
, As, Fe,
Mn
Titolazione,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde,
ICP-OES
Filtrazione
su sabbia
Domanda di NaClO e ClO
2
a
diversi t dal controlavaggio
(prova sul campo)
d
ox
= 5 mg/L
t = 0, 2, 4, 10, 30, 1h,
2h, 3h
Ossidante residuo Spettrometro UV-
Visibile
Capacit di adsorbimento della
sostanza organica da parte di
diversi GAC
d
GAC
= 2 10 20 - 50
100 mg/L
t = 2h
UV
254
Apparecchiatura
Jar-test
Spettrometro UV-
Visibile
Influenza dell'inserimento di
un filtro GAC a valle del filtro
a sabbia sulla domanda di
ossidante
d
GAC
= 2 g/L
t
GAC
= 2h
d
ClO2
= 5 mg/L
t = 0, 4, 10', 30, 1h, 79',
2h, 2h40', 3h, 6h, 7h24',
24h, 48h
Ossidante residuo,
UV
254
, clorito, clorato,
pH, T
Cromatografia
ionica,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde
113
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Comparto Prove Condizioni
Operative
Parametri
analizzati
Strumentazione
Influenza dell'inserimento di
un filtro GAC a valle del filtro
a sabbia sulla domanda di
ossidante
d
GAC
= 50 mg/L
t
GAC
= 2h
d
ClO2
= 1 mg/L
t = 0, 30, 1h, 2h
Ossidante residuo Spettrometro UV-
Visibile
Caratterizzazione chimico-
fisica di campioni sottoposti a
filtrazione su GAC e dopo 79'
di contatto con ClO
2

d
GAC
= 2 g/L
t
GAC
= 2h
d
ClO2
= 5 md/L
redox, OD, Ossidabilit
Kubel, UV
254
, As, Fe,
Mn
Titolazione,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde,
ICP-OES
Filtrazione
su sabbia
Curve di esaurimento di diversi
GAC in colonna (prova sul
campo)
t
GAC
= 10
Ci = 1,5 2,4 m/h
Q = 1,6 2,6 L/h
Direzione flusso =
downflow
d
ClO2
= 1 mg/L
t = 0, 30, 1h, 2h
UV
254

ossidante residuo
Clororesiduometro
Spettrometro
UV-Visibile
Disinfezione
finale
Simulazione trattamento
disinfezione finale
d
ClO2
= 5 mg/L
t = 0, 4, 10', 30, 1h, 79',
2h, 2h40', 3h, 6h, 7h24',
24h, 48h
Ossidante residuo,
UV
254
, clorito, clorato,
pH, T
Cromatografia
ionica,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde
Caratterizzazione chimico-
fisica di campioni disinfettati
con ClO
2
a t = 79'
d
ClO2
= 5 mg/L redox, OD, Ossidabilit
Kubel, UV
254
, As, Fe,
Mn
Titolazione,
Spettrometro UV-
Visibile, sonde,
ICP-OES
Caratterizzazione
microbiologica di campioni
disinfettati con ClO
2
a t = 79'
d
ClO2
= 5 mg/L Escherichia Coli,
Aeromonas,
Enterococchi, Conta a
22C, conta a 36C
Terreni di coltura
Termostato
Valutazione della sostituzione
del ClO
2
con NaClO:
potenziale di formazione di
THMs a diversi t dal
controlavaggio del filtro a
sabbia
d
NaClO
= 6 8 9 10 mg/L
t = 7d
ossidante residuo
THM
Termostato
Spettrometro UV-
Visibile
Cromatografo
ionico
Valutazione della sostituzione
del ClO
2
con NaClO: domanda
di NaClO
Formazione di THMs
d
NaClO
= 1 1,5 2 mg/L
t = 0, 10, 30, 1h, 79, 2h,
2h40,3h, 6h, 7h25, 1d, 2d
ossidante residuo
THM
Termostato
Spettrometro UV-
Visibile
Cromatografo
ionico


In laboratorio stata eseguita una prova di simulazione della sequenza di trattamento composta da
pre-ossidazione, chiariflocculazione, filtrazione su carta da 0,1 m e disinfezione finale, come
indicato in Figura 3.






Figura 3 Prove di simulazione dei trattamenti eseguite in laboratorio

Per quanto riguarda la chiariflocculazione, i dosaggi dei reagenti coagulanti (FeCl
3
e Al
2
(SO
4
)
3
)
sono stati determinati mediante prove di jar-test. Il campione dacqua su cui effettuare la prova di
simulazione stato prelevato alluscita dal filtro biologico in corrispondenza della met del ciclo di
filtrazione (circa 24-25 ore dalla fine del controlavaggio). Nel campione considerato stato dosato
un reagente (KMnO
4
, ClO
2
, NaClO) avente funzione di pre-ossidante in quantit sufficiente a
soddisfare la relativa domanda corrispondente ai 4 minuti di contatto. Successivamente stato
aggiunto al campione la quantit di coagulante precedentemente determinata, e si mantiene il tutto
Acqua in
uscita dal
filtro
biologico

Pre-ossidazione
con KMnO
4
,
ClO
2
e NaClO

Chiari-
flocculazione
con FeCl
3
e
Al
2
(SO
4
)
3

Disinfezione
con ClO
2

Filtrazione
114
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
in agitazione per circa 20 minuti. Passati altri 15 minuti in cui si lasciato sedimentare, il campione
stato filtrato su filtro da 1 m. Sullo stesso campione viene poi determinata la curva di domanda
di ClO
2
, e si effettua la valutazione dei parametri indicati in Tabella 3. A 79 minuti (tempo
corrispondente alla portata massima nella vasca di disinfezione finale, ossia tempo minimo di
contatto) sono state eseguite le analisi finalizzate alla caratterizzazione chimico-fisica dell'acqua.

3.1.2. Prove sul campo
Le prove di determinazione della domanda di due ossidanti (ClO
2
e NaClO) sono state ripetute,
presso l'impianto, su campioni prelevati a diversi tempi intercorrenti fra un controlavaggio del filtro
ed il successivo. Il dosaggio impiegato per i due ossidanti stato di 5 mg/L.

3.2. Comparto di filtrazione su sabbia
Anche per la fase di filtrazione su sabbia sono state condotte prove sul campo e prove in
laboratorio.

3.2.1. Prove di laboratorio
In laboratorio sono state condotte prove finalizzate a valutare la possibilit di inserimento di una
fase di adsorbimento su carbone attivo a valle della filtrazione su sabbia. In particolare, sono state
eseguite prove per la determinazione della capacit di adsorbimento della sostanza organica da parte
di diversi carboni attivi. Inoltre, stata determinata la curva di domanda di biossido di cloro a
seguito di un tempo di contatto acqua-GAC di 2 ore.

3.2.2. Prove sul campo
Le prove di determinazione della domanda di due ossidanti (ClO
2
e NaClO) sono state eseguite,
presso l'impianto, su campioni prelevati a diversi tempi intercorrenti fra un controlavaggio del filtro
ed il successivo. Il dosaggio impiegato per i due ossidanti stato di 5 mg/L.
La seconda parte della sperimentazione ha riguardato lottimizzazione della fase di filtrazione su
sabbia mediante l'inserimento di una fase di adsorbimento su GAC. In particolare, in uscita dal filtro
a sabbia sono state installate alcune colonnine contenenti differenti tipologie di carbone attivo
granulare; in tal modo, stato possibile confrontare i rendimenti dei vari carboni, in vista di un
possibile impiego futuro di un filtro misto sabbia-carbone.
A tal proposito, in questa serie di prove, sono state testate cinque colonnine funzionanti in parallelo
contenenti i seguenti carboni attivi granulari: Norit GAC 1240 (mesoporoso di origine minerale),
Norit GCN 1240 (microporoso di origine vegetale), Poractiv C24 (microporoso di origine vegetale),
Poractiv M21 (macro-microporoso di origine minerale) e Picahydro F22 (micro-mesoporoso di
origine minerale).
La Figura 4 rappresenta lo schema semplificato dellimpianto in cui sono state installate le varie
colonnine; tuttavia si consideri che esse sono state avviate in istanti diversi e che qui sono riportate
tutte nello stesso schema per semplicit di visualizzazione.


Figura 4. Schema semplificato dellimpianto e punti di prelievo dei campioni
= punti di prelievo dei campioni
115
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

La scelta del carbone attivo migliore stata fatta attraverso lesecuzione di tre tipologie di prove
sperimentali: una prima serie di prove finalizzata a valutare linfluenza del carbone attivo granulare
sulla domanda di ossidante, una seconda serie di prove mirate a verificare la capacit adsorbente del
carbone attivo stesso, ed infine una terza serie di prove volta a stimare la natura chimico fisica
della sostanza organica disciolta nellacqua da trattare mediante analisi spettroscopica a diverse
lunghezze donda. Tali prove sono state condotte sui campioni di acqua prelevati in ingresso ed in
uscita dalle colonnine installate in uscita dal filtro biologico, in uscita dalla fase di miscelazione ed
in uscita dal filtro a sabbia. Inoltre, le analisi sono state eseguite su campioni non filtrati e filtrati su
membrana a 0,45 m, al fine di stabilire se la sostanza organica presente nella matrice acquosa
fosse in forma sospesa o disciolta.

3.3. Comparto di disinfezione finale
In laboratorio stata eseguita una prova di simulazione del trattamento di disinfezione finale con
biossido di cloro secondo lo schema riportato in Figura 5.





Figura 5 Prova di simulazione della disinfezione finale eseguita in laboratorio

Il prelievo d'acqua in uscita dal filtro a sabbia stato effettuato dopo un tempo pari alla met della
durata del ciclo di filtrazione (circa 10-12 ore dalla fine del controlavaggio). Sul campione stata
determinata la curva di domanda di ClO
2
ed stata effettuata la valutazione dei parametri riportati
in Tabella 2. In corrispondenza di 79 minuti (tempo corrispondente alla portata massima nella vasca
di disinfezione finale, ossia tempo minimo di contatto) sono state eseguite le analisi finalizzate alla
caratterizzazione chimica, fisica e microbiologica dell'acqua.
Infine, sono state eseguite prove di verifica della sostituzione del biossido di cloro con ipoclorito di
sodio in disinfezione finale. Per prima cosa sono state eseguite prove di valutazione del potenziale
di formazione di trialometani totali (TTHMs), nonch prove di domanda dell'ipoclorito di sodio,
secondo le condizioni operative indicate in Tabella 3.


4. Risultati
Nel seguito sono presentati i principali risultati ottenuti dalle ricerche condotte presso gli impianti di
Cremona. Per la fase di aerazione, dall'analisi dei dati storici di monitoraggio forniti dal gestore
dellimpianto emerso che la fase di trattamento adeguata per i fini preposti, ovvero la rimozione
di tracce di idrogeno solforato e metano.

4.1. Comparto di filtrazione biologica
Per la fase di filtrazione biologica, i dati raccolti hanno permesso di confermare buone rese di
rimozione di ammoniaca, ferro e manganese, non rendendo necessaria alcuna ulteriore verifica. I
dati raccolti hanno inoltre mostrato che, per quanto riguarda il parametro arsenico, buona parte
dellossidazione dellAs(III) ad As(V) avviene in questa fase.
Sullacqua in uscita dalla filtrazione biologica, la minor domanda di ossidante stata ottenuta con
l'impiego di biossido di cloro in pre-ossidazione. Questo, tuttavia, ha comportato un maggior
contenuto, nell'acqua trattata, di cloriti e clorati Le prove eseguite su campioni prelevati a diversi
tempi di filtrazione hanno mostrato che, al procedere del ciclo di filtrazione, aumenta la richiesta di
ossidante da parte dellacqua. Inoltre, il maggior consumo di ossidante si registrato entro le prime
5 ore dal termine del controlavaggio.

Acqua in uscita dal
filtro a sabbia

Disinfezione
con ClO
2

116
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
4.2. Comparto di miscelazione
Tra le filiere che contemplano limpiego di cloruro ferrico come coagulante, la migliore, in termini
di contenimento della domanda di biossido di cloro e di minor formazione di cloriti, quella che
prevede il dosaggio di KMnO
4
in pre-ossidazione. Anche nel caso in cui il coagulante sia il solfato
di alluminio, la combinazione che minimizza il consumo di ClO
2
in disinfezione quella con
permanganato di potassio in pre-ossidazione: tale associazione di reagenti per non consente di
ottenere risultati degni di nota in relazione alla formazione dei sottoprodotti.
Le analisi chimico-fisiche, che accompagnano la rilevazione della curva di domanda, confermano la
sequenza KMnO
4
-FeCl
3
-ClO
2
, adottata in impianto, anche in termini di rimozione dellarsenico.
Per quanto riguarda le prove di simulazione della chiariflocculazione, si visto che le migliori rese
di rimozione dell'arsenico (circa il 76%) si ottengono impiegando KMnO
4
seguito da precipitazione
chimica con FeCl
3
. Come atteso, si sono registrate maggiori concentrazioni di ferro nella
configurazione che impiega FeCl
3
in fase di coagualzione, mentre l'impiego del permanganato porta
ad un significativo aumento del Mn dopo la preossidazione. Tuttavia, in uscita dall'intera filiera di
trattamento, i due metalli risultano al di sotto dei rispettivi limiti normativi.

4.3. Comparto di filtrazione su sabbia
Le domande di ossidante dell'acqua prelevata in uscita dal filtro a sabbia a diversi tempi dal
controlavaggio hanno mostrato un elevato consumo di ossidante, crescente allaumentare della
distanza di tempo dal termine del controlavaggio del filtro.
Relativamente alluscita dal filtro a sabbia, si nota che la domanda di ossidante da parte dellacqua,
anche a valle delle fasi di pre-ossidazione, di coagulazione e di filtrazione piuttosto elevata: se ne
deduce che i trattamenti intermedi sono poco efficaci nei confronti dei composti sensibili allazione
ossidante, conseguentemente spetta alla disinfezione supplire a tale carenza. Il confronto tra le
curve di domanda ottenute con questa serie di prove dimostra che la responsabilit delleccessivo
consumo di reagente ad un passo dalluscita dallimpianto da imputare alla componente
inquinante disciolta, molto probabilmente di natura organica.
Le prove con carbone attivo granulare hanno mostrato un buon abbattimento della sostanza
organica residua. Confrontando le filiere tradizionali, ossia costituite da trattamenti presenti
nellimpianto reale, con la filiera che prevede il contatto con il GAC si rileva che laggiunta del
carbone attivo, probabilmente in funzione delle caratteristiche adsorbenti del materiale impiegato,
abbatte di almeno il 50% la domanda di ClO
2
da parte dellacqua e conseguentemente la formazione
di cloriti e clorati. Il risultato registrato dimostra quanto ipotizzato durante lesecuzione della prima
serie di prove: buona parte del consumo di reagente in disinfezione finale dovuta alla presenza di
componenti disciolte, difficilmente rimovibili attraverso gli interventi previsti dalla filiera
tradizionale.
Per quanto riguarda le prove in colonna con diversi tipi di GAC, si notato che le curve di domanda
di ClO
2
relative ai carboni minerali GAC 1240, Poractiv M21 e Picahydro F22 presentano un
andamento pressoch simile, con buoni rendimenti lungo tutto il periodo di funzionamento; al
contrario, le curve relative ai carboni vegetali GCN 1240 e Poractiv C24 mostrano valori elevati
della domanda di ossidante gi dopo pochi giorni di funzionamento. Globalmente, si evince che il
carbone attivo che garantisce i valori pi bassi della domanda il GAC 1240, mentre i valori pi
elevati della domanda di ossidante si registrano con il GCN 1240.
Le prove di verifica della capacit adsorbente del carbone attivo granulare, eseguite su campioni in
uscita dalla colonnina con alimentazione in uscita dal filtro a sabbia mostrano che il carbone avente
la migliore capacit di adsorbimento il Poractiv C24; ci significa che tale carbone trattiene la
materia organica in modo pi efficiente rispetto agli altri carboni attivi.

4.4. Comparto di disinfezione finale
Le prove finalizzate a valutare la sostituzione del biossido di cloro con ipoclorito di sodio hanno
permesso di concludere che:
117
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
lacqua presenta un consumo particolarmente accelerato in corrispondenza dei primi minuti di
contatto, allincirca del 30%;
lacqua, dopo due giorni di contatto (tempo massimo di contatto dellacqua nella rete di
distribuzione) con lNaClO, consuma pi del 90% dellossidante inizialmente dosato.
I forti consumi sono giustificati dalla presenza della matrice disciolta che nessun trattamento
intermedio in grado di rimuovere. Poich la presenza di sostanza organica disciolta nellacqua la
principale causa della formazione dei trialometani in presenza dellipoclorito di sodio, sono stati
analizzati anchessi in quanto elementi nocivi per la salute umana e soggetti a severi limiti
normativi. I risultati ottenuti mostrano un quadro del tutto negativo:
la formazione di THMs aumenta progressivamente con laumentare del dosaggio iniziale di
cloro e con il trascorrere del tempo di contatto;
la matrice testata supera la concentrazione limite imposta dalla legge per i THMs (30 g/L) a
basse concentrazioni iniziali di NaClO e dopo poche ore di contatto acqua/ossidante.
dal contatto acqua/cloro il composto che si genera in quantit maggiori il cloroformio
(CHCl
3
);
le concentrazioni di THMs che si generano a partire dallacqua prelevata dai FS sono
indipendenti dalla fase di controlavaggio del filtro stesso: la quantit di ogni composto che si
crea la medesima in qualsiasi fase, di pi o meno criticit, del filtro.

5. Conclusioni
Le verifiche di funzionalit condotte hanno permesso di:
definire lo stato di fatto;
verificare le prestazioni dei singoli processi;
individuare le criticit tecnico-gestionali;
proporre interventi di up-grading dellimpianto.
Le verifiche hanno mostrato una elevata richiesta di biossido di cloro in disinfezione finale. La
proposta di miglioramento avanzata consiste nella sostituzione dellattuale filtro a sabbia con un
filtro misto sabbia carbone attivo, al fine di rimuovere la sostanza organica disciolta responsabile
del consumo di ClO
2
. In particolare, tutti i carboni utilizzati, anche se con rendimenti differenti,
hanno mostrato una significativa rimozione della sostanza disciolta e di conseguenza determinano
una diminuzione della domanda di ossidante, ma quelli che hanno fornito risultati migliori sono
stati quelli di origine minerale e di tipo me soporoso.
Tuttavia, i risultati ottenuti con le prove di adsorbimento in colonna, prima di passare
allimplementazione su scala reale, andranno verificate con ulteriori prove in impianto pilota dotato
di controlavaggi automatizzati, al fine di consentire il raggiungimento dellesaurimento del carbone
attivo in tempi pi lunghi rispetto a quelli verificati nelle prove in colonna.

1. Bibliografia
Collivignarelli C. e Sorlini S. Acque ad uso umano. Dalle acque di rete a quelle confezionate. Cipa
Editore. Dicembre 2005.
Collivignarelli C. e Sorlini S. Collaudo tecnico e funzionale degli impianti di potabilizzazione.
Criteri convenzionali e avanzati. Manuale tecnico operativo. Cipa Editore. Giugno 2008.
Collivignarelli C. e Sorlini S. Potabilizzazione delle acque. Processi e Tecnologie. Dario Flaccovio
Editore. Giugno 2009.
Sorlini S., Collivignarelli M.C., Crotti B.M. Controllo della qualit delle acque destinate al
consumo umano mediante monitoraggio e verifiche di funzionalit per lottimizzazione delle
condizioni di processo: il caso di Mortara (PV). Proceedings of X Sibesa: Smpsio Italo-Brasileiro
de Engenharia Sanitatria e Ambiental, 28 Febbraio 3 Marzo, Macei, Brasile.



118
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"
Ringraziamenti
Si desidera ringraziare lazienda AEM Cremona per aver supportato la ricerca. Si ringraziano
inoltre gli ingg. Valentina Ventura, Giulia Biemmi e Michela Biasibetti che in questo ambito hanno
condotto la loro tesi di laurea triennale.
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale

LE VERIFICHE DI FUNZIONALIT COME STRUMENTO
PER LOTTIMIZZAZIONE DI IMPIANTI E INFRASTRUTTURE
DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

Cremona 27 gennaio 2011

VERIFICHE SULLIMPIANTO DI DEPURAZIONE DI CREMONA

Maria Cristina Collivignarelli, Sabrina Zanaboni, Alessandro Abb

Dipartimento di Ingegneria Idraulica e Ambientale, Universit di Pavia,via Ferrata 1,Pavia,27100.

INTRODUZIONE
Limpianto di depurazione di Cremona attualmente costituito da tre linee di trattamento liquami e
tre linee di trattamento fanghi al servizio del trattamento dei reflui fognari del Comune di Cremona
(la terza linea entrata in esercizio a inizio Gennaio 2003).
La terza linea dellimpianto di depurazione centrale stata realizzata per permettere di far fronte al
progressivo aumento dei carichi idraulici affluenti allimpianto. Tale aumento dovuto al graduale
collettamento di Comuni del circondario cremonese al sistema di depurazione della citt di
Cremona. Il collettamento riguarder in tutto dodici Comuni.
Limpianto ha una potenzialit di progetto di180.000 A.E., corrispondenti ad un carico di BOD
5

pari a 10.800 kg/d (3.600 per ciascuna linea); la portata di progetto pari a 51.000 m
3
/d.
La linea acque dellimpianto (Figura 1), attualmente, prevede i seguenti trattamenti:
grigliatura;
sollevamento;
dissabbiatura/disoleatura;
sedimentazione primaria;
predenitrifcazione;
ossidazione-nitrificazione;
sedimentazione secondaria;
clorazione;
filtrazione;
disinfezione UV.

120
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Figura 1 Schema a blocchi della linea di trattamento acque.


Nella Figura 2 riportato lo schema a blocchi della linea di trattamento fanghi.
La linea fanghi dellimpianto, come si pu osservare, prevede i seguenti trattamenti:
grigliatura;
addensamento e/o pre-ispessimento;
digestione anaerobica;
post-ispessimento;
disidratazione meccanica;
essiccamento termico (attualmente disattivato).
Alla linea fanghi vengono alimentati, oltre al fango primario e di supero, anche i fanghi conferiti da
clienti industriali o da altri impianti di depurazione. In particolare i fanghi conferiti alimpianto
conto terzi possono essere immessi nella linea di trattamento fanghi in due differenti punti:
nel pre-ispessitore, a monte della digestione anaerobica (nel caso di fanghi non stabilizzati);
a valle della digestione anaerobica (nel caso di fanghi adeguatamente stabilizzati) in modo da
evitare il deposito di materiale inerte nei digestori.

Figura 2 Schema a blocchi della linea di trattamento fanghi.

Presso limpianto inoltre attiva una stazione di trattamento chimico-fisico di percolati e di liquami
da terzi, oltre ad un compattatore per il trattamento di fosse biologiche. Sono accettati, come gi
accennato, anche fanghi da terzi per lo smaltimento in impianto.
Leffluente dallimpianto di trattamento chimico-fisico, a partire dal 2008, viene immesso
direttamente nella fognatura a monte dellimpianto di depurazione.
121
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

1. PRESTAZIONI

1.1 STAZIONE DI PRE-TRATTAMENTO RIFIUTI
1.1.1 Volumi trattati
Nella Tabella 1 sono riportati, per gli anni 2007, 2008 e 2009, i quantitativi di rifiuti
complessivamente trattati presso limpianto di Cremona. Le informazioni riportate sono state
desunte dal Report di controllo ambientale aggiornato al 31/12/2009.
Si pu osservare che i conferimenti di rifiuti sono rappresentati in massima parte dal percolato della
discarica di Malagnino.

Tabella 1 Quantitativi di rifiuti sottoposti a pre-trattamento (fonte: Report di controllo ambientale, 2009).
Tipologia di rifiuti
Quantitativi trattati [kg]
2007 2008 2009
Fanghi industriali 218.200 114.020 168.400
Fanghi civili 10.800 0 37.940
Totale rifiuti fangosi 229.000 114.020 206.340
Altri rifiuti liquidi da terzi 19.730 13.180 110.140
Percolato di discarica da terzi 11.605.890 26.819.110 12.975.660
Percolato discarica Malagnino 21.597.710 25.983.040 20.871.500
Percolato discarica Porto Canale 240.220 30.740 2.329.500
Percolato discarica Corte Mad. 404.380 481.340 621.420
Totale percolati + rifiuti liquidi 33.867.930 53.327.410 36.908.220
Totale spurghi e fosse settiche 1.026.280 1.411.680 1.901.160
TOTALE RIFIUTI DA TERZI 34.894.210 54.739.090 38.809.380

1.1.2 Carichi inquinanti in ingresso
Nella Tabella 2 sono riportati, sempre per gli anni 2007, 2008 e 2009, i carichi inquinanti in
ingresso al comparto chimico-fisico. I valori indicati sono stati desunti dal Report di controllo
ambientale aggiornato al 31/12/2009.
Si nota che il COD diminuisce nel corso degli anni, soprattutto dal 2008 al 2009. Peraltro, nel 2009,
a causa dei lavori sulle linee 1 e 2 del depuratore, i conferimenti al chimico-fisico sono stati sospesi
dal 03/02/2009 al 18/05/2009.






122
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

Tabella 2. Stima dei carichi medi annuali dei principali inquinanti in ingresso al trattamento chimico-fisico (fonte:
Report di controllo ambientale, 2009).
Parametro
Carichi medi annuali [kg/anno]
2007 2008 2009
COD 284.845 264.837 80.780
BOD
5
60.095 143.962 67.623
Solidi sospesi - 9.836 5.893
Azoto totale 69.793 46.872 56.404
Ammoniaca 63.696 47.743 64.053
Azoto nitrico - 527,28 -
Azoto nitroso - 328,42 -
Fosforo totale 298,29 360,12 287,72

1.1.3 Rendimenti di rimozione
Il calcolo dei rendimenti abbastanza aleatorio, se si considera che i carichi in ingresso sono molto
variabili e difficili da stimare.
In ogni caso, lo scopo della stazione di pre-trattamento non quello di operare una rimozione spinta
del COD e dellazoto totale, bens quello di controllare i metalli pesanti.
Per quanto riguarda i principali metalli pesanti, nella Tabella 3 sono riportati i rendimenti medi
annuali; i dati attendibili sono disponibili solo per il 2009; infatti, come riportato nel report di
controllo ambientale (anno 2009), i dati sulleffluente chimico-fisico sono migliorati in
attendibilit grazie alla costanza dei controlli ed allinstallazione di un campionatore automatico
allo scarico.
Le prestazioni del trattamento chimico-fisico sono state buone (solamente il rame non ha
evidenziato alcun rendimento di rimozione).

Tabella 3 Rendimenti medi annuali di rimozione dei principali metalli pesanti (anno 2009).
Parametro
Rendimenti di
rimozione [%]
Cr
tot
27,9
Cu -
Zn 61,2
Pb 57,1
Hg 50,0
As 57,2
Se 50,0
Cd 50,0
Ni 27,5


123
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1.2 EFFICIENZA DELLIMPIANTO A FANGHI ATTIVI
1.2.1 Portate trattate
Nella Figura 3 riportato landamento della portata media giornaliera in uscita dallimpianto di
depurazione. In particolare, i valori di portata riportati nel diagramma comprendono, oltre al
liquame fognario, anche i rifiuti liquidi pre-trattati e scaricati in fognatura e le acque di ricircolo
dalla linea fanghi. Peraltro tali quantitativi sono trascurabili rispetto al refluo fognario (nel 2009
circa 38.800 m
3
, pari a circa 150 m
3
/d per 5 giorni alla settimana).
Nella Figura 3 sono state eliminate le portate corrispondenti ai giorni piovosi, ai periodi di
funzionamento anomali, ai giorni di sabato e domenica.

Figura 3 Andamento della portata in uscita dallimpianto di depurazione di Cremona.
0
10.000
20.000
30.000
40.000
50.000
60.000
70.000
80.000
0
1
/
0
1
/
2
0
0
7
0
2
/
0
2
/
2
0
0
7
0
6
/
0
3
/
2
0
0
7
0
7
/
0
4
/
2
0
0
7
0
9
/
0
5
/
2
0
0
7
1
0
/
0
6
/
2
0
0
7
1
2
/
0
7
/
2
0
0
7
1
3
/
0
8
/
2
0
0
7
1
4
/
0
9
/
2
0
0
7
1
6
/
1
0
/
2
0
0
7
1
7
/
1
1
/
2
0
0
7
1
9
/
1
2
/
2
0
0
7
2
0
/
0
1
/
2
0
0
8
2
1
/
0
2
/
2
0
0
8
2
4
/
0
3
/
2
0
0
8
2
5
/
0
4
/
2
0
0
8
2
7
/
0
5
/
2
0
0
8
2
8
/
0
6
/
2
0
0
8
3
0
/
0
7
/
2
0
0
8
3
1
/
0
8
/
2
0
0
8
0
2
/
1
0
/
2
0
0
8
0
3
/
1
1
/
2
0
0
8
0
5
/
1
2
/
2
0
0
8
0
6
/
0
1
/
2
0
0
9
0
7
/
0
2
/
2
0
0
9
1
1
/
0
3
/
2
0
0
9
1
2
/
0
4
/
2
0
0
9
1
4
/
0
5
/
2
0
0
9
1
5
/
0
6
/
2
0
0
9
1
7
/
0
7
/
2
0
0
9
1
8
/
0
8
/
2
0
0
9
1
9
/
0
9
/
2
0
0
9
2
1
/
1
0
/
2
0
0
9
2
2
/
1
1
/
2
0
0
9
2
4
/
1
2
/
2
0
0
9
2
5
/
0
1
/
2
0
1
0
2
6
/
0
2
/
2
0
1
0
3
0
/
0
3
/
2
0
1
0
0
1
/
0
5
/
2
0
1
0
0
2
/
0
6
/
2
0
1
0
0
4
/
0
7
/
2
0
1
0
0
5
/
0
8
/
2
0
1
0
0
6
/
0
9
/
2
0
1
0
0
8
/
1
0
/
2
0
1
0
0
9
/
1
1
/
2
0
1
0
1
1
/
1
2
/
2
0
1
0
Data
P
o
r
t
a
t
a

i
n

u
s
c
i
t
a

[
m
3
/
d
]
2007 2008 2009 2010


Analizzando landamento della portata, si possono individuare, per ciascun anno, un periodo
invernale ed uno estivo, nel quale la portata media assume, rispettivamente, un valore inferiore ed
uno superiore. Da questi si possono dedurre (in seguito ad una serie di elaborazioni) i seguenti
valori di riferimento:
- portata media invernale: 36.000 m
3
/d;
- portata media estiva: 42.000 m
3
/d.

Le portate trattate risultano comunque inferiori al valore di progetto (51.000 m
3
/d).
124
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

1.2.2 Suddivisione del carico influente tra liquame fognario e rifiuti liquidi pre-trattati
Nella Figura 4 riportata, per il 2009, la suddivisione dei carichi in ingresso allimpianto di
depurazione di COD, BOD
5
, azoto totale, e fosforo totale nei diversi contributi:
- liquame fognario;
- rifiuti liquidi in uscita dalla stazione di pre-trattamento;
- ritorni dalla linea fanghi.
Si pu osservare che il contributo dei rifiuti liquidi generalmente basso, ad eccezione dellazoto
totale (dove si attesta al 9% circa). Viceversa, per quanto riguarda la sostanza organica ed il fosforo
totale, il carico derivanti dai surnatanti dalla linea fanghi rappresenta una aliquota importante
rispetto al carico inquinante in ingresso allimpianto.

Figura 4 Contributo del liquame fognario, dei rifiuti liquidi pre-trattati e dei ritorni dalla linea fanghi al carico di
COD, BOD
5
, N
tot
e P
tot
in ingresso allimpianto di depurazione (2009).
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
COD BOD5 Ntot Ptot
C
a
r
i
c
o

m
e
d
i
o

a
n
n
u
a
l
e

i
n

i
n
g
r
e
s
s
o

[
%
]
Liquame fognario Rifiuti liquidi pre-trattati Surnatanti dalla linea fanghi


1.2.3 Rendimenti di rimozione dei principali inquinanti
Per quanto riguarda la sostanza organica, si nota che i rendimenti di rimozione sia per il COD, sia
per il BOD
5
, sono molto buoni e piuttosto stabili nel corso degli anni (Figura 5).
I rendimenti di rimozione dellazoto totale (Figura 6) sono aumentati nel tempo, passando dal 52%
circa nel 2007, al 68% nel 2010. Anche i rendimenti di nitrificazione e denitrificazione sono
aumentati; questultimo, in particolare, ha avuto un incremento di 17 punti percentuali, grazie agli
interventi effettuati negli ultimi due anni.
125
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
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In seguito allintroduzione della defosfatazione chimica, il rendimento di rimozione del fosforo
totale ha raggiunto, nel 2009 e 2010, valori superiori al 75%.

Figura 5 Andamento del rendimento di rimozione di COD e BOD
5
.
89,7 89,5
86,8
88,5
96,4 96,3
94,0
97,4
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
2007 2008 2009 2010
Anni
R
e
n
d
i
m
e
n
t
o

d
i

r
i
m
o
z
i
o
n
e

m
e
d
i
o

a
n
n
u
a
l
e

[
%
]
COD BOD5


Figura 6 Andamento del rendimento di rimozione delle forme azotate.
52,2
58,7
66,0
68,2
80,2
84,9 84,9
90,6
48,3
54,9
65,3 65,5
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
2007 2008 2009 2010
Anni
R
e
n
d
i
m
e
n
t
o

d
i

r
i
m
o
z
i
o
n
e

m
e
d
i
o

a
n
n
u
a
l
e

[
%
]
Ntot Nitrificazione Denitrificazione

126
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
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2. VERIFICA IDRODINAMICA
Le verifiche idrodinamiche svolte sullimpianto di depurazione di Cremona erano finalizzate a:
valutare leventuale non omogenea distribuzione della portata tra i tre setti in cui risulta diviso il
comparto di nitrificazione di ogni linea;
verificare leventuale presenza di anomalie (volumi morti o by-pass) nei diversi comparti;
quantificare la ripartizione delle portate sulle tre linee nel partitore posto a monte della
sedimentazione primaria.

Allo scopo sono state svolte le seguenti prove:
verifica idrodinamica sulla linea 1 con immissione del tracciante con modalit ad impulso in
testa al comparto di pre-denitrificazione;
verifiche idrodinamiche sul partitore posto a monte della sedimentazione primaria.


2.1 Linea 1
La verifica del comportamento idrodinamico sulla linea 1 ha interessato il comparto biologico (pre-
denitrificazione + ossidazione-nitrificazione).
La vasca di denitrificazione ha un volume pari a 1.530 m
3
, mentre il comparto di ossidazione-
nitrificazione un volume complessivo (considerando le tre vasche parallele) di 2.808 m
3
.
La prova idrodinamica ha avuto una durata di 8 ore (circa pari al doppio del tempo di ritenzione
idraulica).
Il tracciante utilizzato stato il cloruro di litio: ne sono stati introdotti circa 40 kg al fine di ottenere
una concentrazione iniziale di litio pari a 1,5 mg/L. Il tracciante stato introdotto con modalit ad
impulso, nella canaletta di ricircolo del fango, appena prima dellimmissione in testa alla
denitrificazione.
Durante la prova sono stati prelevati in diversi punti e a diversi istanti temporali 66 campioni con la
stessa modalit operativa.

Modellizzazione del comparto di denitrificazione
Per quanto riguarda il comparto di denitrificazione, la curva di risposta che meglio rappresenta la
situazione reale quella costituita da una serie di tre reattori a miscelazione completa senza volume
morto (Figura 7).


127
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Figura 7 Denitrificazione linea 1: dati sperimentali e curva di risposta (RTD) di una serie di tre reattori a
miscelazione completa con immissione del tracciante ad impulso.
LINEA 1 - DENITRIFICAZIONE
0,0
0,5
1,0
1,5
2,0
2,5
3,0
3,5
4,0
0 60 120 180 240 300 360 420 480
Tempo [minuti]
C
o
n
c
e
n
t
r
a
z
i
o
n
e

d
i

l
i
t
i
o

[
m
g

L
i
+
/
L
]
Dati sperimentali
Modello


Modellizzazione del comparto di ossidazione-nitrificazione
Per quanto riguarda lossidazione-nitrificazione, stato modellizzato ciascun setto.
Per tutti i setti, il modello che meglio rappresenta la situazione reale quello costituito da una serie
di due reattori a miscelazione completa senza volume morto.
I risultati ottenuti hanno evidenziato uno squilibrio nella ripartizione delle portate nei tre setti; in
particolare, secondo le elaborazioni svolte, nel setto 1 dovrebbe entrare una portata pari al 34%
rispetto al totale (portata di ingresso + ricircolo mixed-liquor + ricircolo fango), nel setto 2 un
quantitativo pari al 40%, mentre nel setto 3 il 26%.

2.2 Suddivisione della portata e dei carichi sulle tre linee
Allo scopo di valutare la suddivisione delle portate e dei carichi sulle tre diverse linee dellimpianto
di depurazione sono state svolte due verifiche idrodinamiche, denominate prova 1 e prova 2.

Prova 1
La prova 1 ha interessato il pozzetto partitore e le tubazioni di collegamento tra tale manufatto e le
vasche di sedimentazione primaria.
128
43 Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria Ambientale
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Il pozzetto partitore il cui schema rappresentato nella Figura 8, ha un volume complessivo di 172
m
3
(di cui 104,5 m
3
a monte dello stramazzo), mentre le tubazioni di collegamento ai tre diversi
sedimentatori hanno un volume rispettivamente pari a 27,5, 62,8 e 97 m
3
.
La prova 1 ha avuto una durata di 30 minuti.
Il tracciante stato introdotto, con modalit ad impulso ed in contemporanea, nei tre pozzetti a valle
dello stramazzo, cio laddove la portata stata appena suddivisa.

Figura 8 Schema del pozzetto partitore a monte della sedimentazione primaria.


Modellizzazione del comportamento idrodinamico prova 1
Per quanto riguarda la prova 1, le curve di risposta che meglio rappresentano la situazione reale
sono le seguenti:
per la linea 1, una serie di 28 reattori a miscelazione completa senza volume morto;
per la linea 2, una serie di 16 reattori a miscelazione completa senza volume morto;
per la linea 3, una serie di 24 reattori a miscelazione completa senza volume morto.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una ripartizione omogenea della portata sulle tre diverse linee
dellimpianto.



129
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Prova 2
La prova 2, oltre al collegamento tra il pozzetto partitore e la fase di sedimentazione primaria, ha
interessato anche il tratto di collegamento tra la dissabbiatura-disoleatura e il pozzetto partitore.
Le tubazioni di collegamento tra i due dissabbiatori ed il pozzetto partitore hanno un volume circa
pari a 11 e 35 m
3
, rispettivamente.
Lo scopo di questa prova era quello di verificare, attraverso limmissione del tracciante in uscita da
un dissabbiatore (quello lato palazzina uffici), se il liquame uscente da questultimo si distribuisca
omogeneamente sulle tre linee, oppure vada a gravare principalmente su una o due linee. In tal caso
si verificherebbe un sovraccarico organico e azotato delle linee interessate, perch in testa al
dissabbiatore in questione arrivano tutti i ritorni dalla linea fanghi.
Analogamente alla verifica precedente, la prova 2 ha avuto una durata di 30 minuti ed stata
eseguita successivamente alla prova 1. Il tracciante stato introdotto, con modalit ad impulso, nel
pozzetto di uscita di uno dei due comparti di dissabbiatura-disoleatura.

Modellizzazione del comportamento idrodinamico prova 2
stata effettuata una prima elaborazione riguardante il collegamento tra i dissabbiatori ed il
pozzetto partitore; lo scopo di questa fase stato quello di valutare la suddivisione del carico sulle
tre linee.
Il modello che meglio rappresenta il collegamento dissabbiatore-partitore quello costituito da una
serie di 4 reattori a miscelazione completa senza volume morto.
Dalle elaborazioni svolte stato possibile evidenziare che il carico ripartito in modo non
omogeneo: secondo i calcoli svolti, il carico uscente dal dissabbiatore lato palazzina (che riceve i
ritorni dalla linea fanghi) graverebbe sulla linea 1 per circa il 20%, sulla linea 2 per il 30%, sulla
linea 3 per il 50%.
Successivamente, allo scopo di verificare i risultati ottenuti in precedenza, sono stati elaborati, dal
punto di vista idrodinamico, anche i tratti a valle del pozzetto partitore, fino ai comparti di
sedimentazione primaria. Le curve di risposta che meglio rappresentano la situazione reale sono le
seguenti:
per la linea 1, una serie di 18 reattori a miscelazione completa senza volume morto;
per la linea 2, una serie di 11 reattori a miscelazione completa senza volume morto;
per la linea 3, una serie di 10 reattori a miscelazione completa senza volume morto.

I risultati ottenuti hanno confermato la ripartizione omogenea della portata sulle tre diverse linee
dellimpianto (risultato emerso dalla prova 1) e la suddivisione dei carichi gi evidenziata.
130
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

3. CALCOLO DELLA CAPACIT DI TRASFERIMENTO DELLOSSIGENO
La verifica dei sistemi di aerazione stata svolta sulla linea 1 e sulla linea 3 perch caratterizzate da
sistemi di diffusione dellossigeno diversi (diffusori aqua-strip, sulla linea 1, e aeratori ad asse
verticale, sulla linea 3).
La linea 2, sia dal punto di vista strutturale che gestionale, uguale alla linea 1, di conseguenza di
concerto con i gestori si ritenuto di non procedere ad una verifica sperimentale.

3.1 Linea 1
Mappatura dellossigeno
Per determinare la capacit di trasferimento dellossigeno stata effettuata in primo luogo la
mappatura dellossigeno in vasca di ossidazione.
In particolare per quanto riguarda la linea 1, per ogni setto, stata misurata la concentrazione di
ossigeno in diversi punti e a diverse profondit-(0,5 m, 1,5 m e 3 m dalla superficie).
Nella Figura 9 sono riportati i valori delle misure normalizzate (rispetto alla misura dellossimetro
fisso presente in ciascun setto), che confermano la suddivisione di ogni setto in due zone,
rispettivamente a maggiore e a minore concentrazione di ossigeno.

Figura 9 Linea 1: concentrazione media di ossigeno disciolto nei diversi punti di misura (linea 1).

131
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Elaborazione dei risultati e calcolo di kLa
Nel caso in esame, la prova effettuata sulla linea 1 dellimpianto di depurazione municipale di
Cremona ha previsto un monitoraggio della concentrazione dellossigeno disciolto in ognuna delle
tre vasche che compongono la linea. Le misure sono state effettuate sia tramite ossimetri mobili
(due per ogni vasca) che tramite ossimetri fissi (uno per vasca).
Dopo liniziale spegnimento, la riaccensione dei compressori avvenuta a partire dal 20 minuto ed
durata per un ora, per consentire il raggiungimento della massima concentrazione in vasca.
A titolo di esempio, nella Figura 10 sono riportati i valori della concentrazione di ossigeno disciolto
misurato in vasca, landamento del modello (A) e landamento dellerrore tra il valore ottenuto dal
modello rispetto a quello sperimentale (B), per la vasca 1.

Figura 10 - Andamento della curva di riossigenazione della vasca di ossidazione biologica 1 dopo la riaccensione dei
compressori (A). Andamento dellerrore tra valore simulato e valore reale (B) linea 1.
0
2
4
6
8
10
12
-20 -10 0 10 20 30 40 50 60
O
D

[
m
g
/
L
]
Tempo [min]
M 1
F
M 2
modello M 1
modello F
modello M 2

(A)
-1.00
-0.75
-0.50
-0.25
0.00
0.25
0.50
0.75
1.00
0 10 20 30 40 50 60
O
D

[
m
g
/
L
]
Tempo [min]
M 1
F
M 2

(B)
132
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"Le verifiche di funzionalit come strumento per l'ottimizzazione di impianti ed infrastrutture del SII"

I valori ottenuti per i due parametri (k
La
e C*), per ognuna delle vasche e per ogni punto di
campionamento, sono riportati in Tabella 4.

Tabella 4 - Valore di k
La
e C* (linea 1).

k
La

h
-1

C*
mg/L
VASCA 1
M 1 5,7 9,5
F 5,2 10,0
M 2 4,6 9,0
VASCA 2
M 1 6,8 9,2
F 5,4 10,1
M 2 5,3 12,4
VASCA 3
M 1 9,3 9,9
F 8,3 10,3

Il valore di k
La
viene riportato ad un valore standard di temperatura e in condizioni di acqua pulita
(tramite un coefficiente correttivo, , pari a 0,7). In funzione del volume di competenza di ogni
punto monitorato e dellossigeno disciolto a saturazione in condizioni standard, assunto pari a 9,07
mg/L, viene calcolato il valore complessivo di O.C. (Tabella 5).

Tabella 5 - Valore di OC (linea 1).
OC [kg/h]
VASCA 1
M 1 34,0
74.6 F 21,5
M 2 19,0
VASCA 2
M 1 45,7
83.7 F 19,1
M 2 18,8
VASCA 3
M 1 55,4
124.7
F 68,7
totale 283

Con un 15% di variabilit, questo valore coerente con i 250 kg/h riportati nella documentazione
DDA.
Con una portata d'aria massima di 3.242 Nm
3
/h (studio DDA), risulta una SOTE pari a 29,2%.
Considerando una potenzialit di 2 x 38,9 = 77,8 kW, risulta una resa energetica di 283/77,8 = 3,6
kgO
2
/kWh.

133
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3.2 Linea 3
Analogamente alla linea 1, anche in questo caso stata effettuata una prova in condizioni dinamiche
per la determinazione del coefficiente globale di trasferimento dellossigeno.
In funzione del volume di competenza di ogni punto monitorato e dellossigeno disciolto a
saturazione in condizioni standard, assunto pari a 9,07 mg/L, possibile calcolare i valori di O.C.
(Tabella 6).

Tabella 6 - Valore di OC (linea 3).
OC [kg/h]
VASCA 1 F 59,5
VASCA 2 F 24,4
VASCA 3
F 36,8
55,3 M 1 7,1
M 2 11,5
totale 139,2

Un confronto con lanalogo valore calcolato per la linea 1 (283 kg/h) evidenzia la grande differenza,
dovuta alla minore efficienza di tale sistema. In verit, durante la prova, uno dei sei aeratori non era
in funzione, per cui si potrebbe stimare, per la vasca 2, un O.C. pari alla media delle altre due
vasche (57,4 kg/h) per un totale di 172,2 kg/h.
Considerando che, durante la prova, si registrava un assorbimento complessivo dei due compressori
pari a 110 A, e ipotizzando, in prima approssimazione, il medesimo assorbimento in condizioni
standard, risulta un consumo di circa 2,65 kW, valore buono per questo tipo di aeratore (anche se
non inclusa lenergia delle turbine) e comunque di molto inferiore a quello calcolato per la linea 1.

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