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Le novit dellUnione Europea post Fondi Strutturali Europei

Ecco cosa c allOrizzonte per il 2020


Strategie di rete e cultura progettuale per il Terzo settore, anima di una nazione depressa

LItalia nel 2030 sar un paese con 15 milioni di senza reddito o di lavoratori poveri, precari ma ugualmente bisognosi di servizi, assistenza, cultura. Saranno il frutto di questa depressione lunga che mangia il lavoro e le vite da ormai quattro anni. Il settore pubblico, la politica, probabilmente non avranno mezzi per sostenerli. Il Terzo Settore dovr prenderne il posto inventando soluzioni low cost. Cos nel suo primo intervento il professore Salvatore DAlesio, esperto di finanza comunitaria con doppio incarico tra le universit di Bari e Camerino. Loccasione, una serata voluta dal Centro Servizi per il volontariato (CSV in sigla) San Nicola della provincia di Bari per spiegare cosa avverr dall1 gennaio 2014, momento finale della lunga stagione dei Fondi strutturali europei (FSE). Lunga e parzialmente onorata la storia dei FSE, pensati dopo la Seconda Guerra Mondiale per la coesione sociale. Erano il simbolo di un patto di solidariet tra i popoli europei in risposta agli abomini delle guerre. Quelle provvidenze economiche a fondo perduto avrebbero dovuto avvicinare nel benessere diffuso i vari coinquilini del Vecchio Continente: i Fondi rappresentarono la parte centrale di una strategia politica che prese le mosse con il Patto di Roma del 1958 e furono attuati dal 1962. I famosi o famigerati FSE si dividevano in fondi FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale), FEOGA (Fondo europeo agricolo di Orientamento e Garanzia) e SFO (Strumento finanziario di Orientamento per la Pesca): lultimo settennato di fondi, iniziato a Capodanno del 2007, ha ora i mesi contati. Negli ultimi dieci anni lItalia ha attinto soltanto al 7% di quanto poteva ottenere dai FSE. Perch? Errori, miopia e inettitudine delle istituzioni, mancata informazione verso i poteri locali e tra questi e i mondi dellimprenditoria e dei soggetti sociali. Tanto per citare qualcuna delle concause, il professor DAlesio parla di poche partnership con le universit e con soggetti di altre nazioni europee. Tra breve il carrozzone degli aiuti comunitari si sposter verso le ultime entrate tra le ventotto nazioni dellarea Unione Europea. Al suo posto per lItalia la novit si chiamer Horizon 2020: ad essa spetter scaricare, impegnare 87 miliardi di euro sul fronte dellinnovazione e della ricerca. Orizzonte 2020 erogher finanziamenti su tre macro aree: Per garantire il primato dell'Europa nel settore scientifico, per l'innovazione dell'industria europea, specie a favore delle piccole imprese, infine per affrontare le sfide globali in ambito sociale e ambientale. Perderemo anche questi nuovi fondi? No se riusciremo finalmente a creare una cultura del progetto, dando maggiore centralit al Terzo settore, spiega DAlesio alla platea accaldata in un pomeriggio barese. In questo scenario il mondo del volontariato dovrebbe riuscire a creare posti di lavoro, dando risposte occupazionali ai soggetti in libera uscita dai settori dei servizi, del commercio, dellindustria e dellagricoltura. Sar un nuovo mercato, quello italiano, a forte impronta sociale, anche se fatto di persone con un reddito modesto. Aumenter la fiducia tra persone la solidariet, sar

attuato forse per davvero il principio di sussidariet, tanto caro al mondo cattolico. Chi pagher questi servizi creati dal settore del no profit? Difficile prevederlo da subito, ma gi ora solo il 36% delle organizzazione non commerciali vive di sussidi elargiti da pubbliche amministrazioni. Al lungo incontro di qualche sera fa gli organizzatori del locale CSV organismo decentrato previsto in ogni provincia dalla legge 266 che dett le regole in materia di volontariato nel 1991 hanno dato la parola anche a Fabrizio Melorio dellIstituto Don Sturzo di Roma. E con lui si continuato a parlare di smart community, di progetti da scrivere e da attuare. Serve fare sistema, alleanze, partenariati, reti. Il Terzo settore dovr dialogare con le aziende e luniversit. Linvito di Melorio di formare giovani progettisti e di imparare a scriverli questi benedetti progetti, mettere sulla carta le idee che pur ci sono. Infine, stata la volta degli interventi del posto, delle chiome argentate che hanno popolato la sala del noto albergo in Via Capruzzi per questa conferenza di approfondimento. Tutti i nodi vengono al pettine: tra le difficolt evocate da dirigenti di associazioni e cooperative presenti emergono let avanzata del popolo dei volontari, in linea con il resto dItalia, che vede maggiormente attivi gli ultra-quarantenni, non fosse altro perch forse hanno avuto gi modo di imboccare una precisa strada di vita. Degni di nota gli sfoghi sulla mancanza di conoscenza e di informazione, sulla farraginosit dei formulari burocratici per attingere ai fondi, sulla difficolt di fare rete, a causa dei personalismi di cui sono malate certi enti senza fine di lucro, e infatti gi oggi sono 795 le organizzazioni di volontariato a Bari e provincia. La prospettiva auspicata nelle conclusioni quella dei project financing, dellintervento imprenditoriale per gestire servizi che il settore pubblico non potr pi garantire. Le unioni di comuni potranno limitare i danni, spalmando su aree vaste i servizi impossibili da sostenere per i piccoli municipi indebitati. Un caso di successo merita il finale: si tratta di un raggruppamento di associazioni di Santeramo in Colle che ha messo su una rete antiviolenza chiamata Linea Azzurra, guadagnando un finanziamento della Fondazione con il Sud: qualcuno nel pubblico storce il naso, perch questa fondazione foraggiata dalle banche, bestie nere apparentemente in un consesso di questo tipo. Almeno fino ad ora. Cataldo Zappulla