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IL POPOLO VENETO

Fondato nel 1921 n.18/2012 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

di Emanuele Bellato E quando ci domanderanno cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: noi ricordiamo, citazione dal celebre romanzo Fahrenheit 451 dello scrittore statunitense Ray Bradbury, recentemente scomparso. E noi ricordiamo anche quando gli altri dimenticano. Sono passati solo pochi giorni dal terribile sisma che ha sconvolto lEmilia e il dramma di una popolazione gi passato in secondo piano, almeno per quanto riguarda lattenzione dei media. Fortunatamente la solidariet in movimento e continuano gli attestati di vicinanza ed aiuto concreto provenienti da tutta Italia. Nelle tristi occasioni, e quando necessario, sappiamo riscoprirci fratelli dItalia. A tal proposito condivisibile la riflessione di Natalino Balasso (molto pi di un artista) postata su facebook: Smettiamo di chiamarla beneficenza. Aiutare le aziende emiliane delleccellenza alimentare e tecnologica in ginocchio dal terremoto non fare beneficenza. E fare un favore a questa Nazione, perch leccellenza di queste aziende sostiene il paese, il nerbo delleconomia italiana e perch, se non esistesse il tessuto economico delle piccole aziende di qualit, con la Fiat e altre megaindustrie saremmo gi a puttane da un pezzo. LEmilia produttiva indispensabile allItalia tutta per uscire dalla crisi ed affrontare le grandi sfide del futuro. Per questo anche il giornale online Il Popolo Veneto invita i lettori a sostenere le iniziative ufficiali a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Per esempio inviando un sms del valore di due euro al numero solidale 45500. Prendendo spunto dagli europei di calcio, in corso di svolgimento in Polonia ed Ucraina, dedichiamo alle popolazioni dellEmiliaRomagna il noto inno calcistico Youll never walk alone. Voi non camminerete mai soli!

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LASCESA TARDIVA DEI BARBARI SOGNANTI

di Ivano Maddalena Dopo aver rasentato lannientamento totale la Lega Nord cerca di ripartire. Il rinnovamento era necessario, forse giunge tardivo. Il voto alle urne in occasione delle amministrative ha dato un responso che vede la Lega Nord in forte calo. Ai ballottaggi ha vissuto una vera ecatombe perdendone 7 su 7. Gli indici di gradimento sono in calo, mai cos in basso se non agli albori. Non credo che tutto il disastro sia riconducibile alle male fatte dei figli di Umberto Bossi e di alcuni suoi fidi, del tesoriere Francesco Belsito, Rosi Mauro e altri ancora. Passatemi il paragone: come Benedetto XVI fatica a governare la curia vaticana cos il senatr Umberto Bossi fatica a governare la sua creatura: la Lega. Di fatto tutti e due hanno perso le redini e i cavalli corrono a briglie sciolte. Umberto Bossi dice di volere rimanere a lavorare, si candida o non si candida a segretario federale a fine giugno? Domanda a cui lo stesso Bossi ha gi risposto ma non si capito se s o no, o meglio il colpo di scena ci pu stare conoscendo il soggetto con cui si ha a che fare. Un giorno dice s e laltro no e sembra che stia a sfogliare una margherita. Cos facendo Bossi sta lasciando aperta la questione a sviluppi ulteriori ribadendo che non ancora giunto il tempo del suo pensionamento. A me pare che di fatto si avvicini ad ampie falcate luscita

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di scena definitiva di Bossi. I tasselli che portano al congresso della Lega Nord che si terr alla fine di giugno si stanno combinando tra loro e ci che emerge pi di un segnale. Un segnale forte fatto di indizi significativi. Un indizio importante, due di pi e la piega che stanno prendendo gli eventi sotto la spinta del triumvirato Maroni, Dal Lago, Calderoli evidente. Lelezione di Matteo Salvini a segretario della Lega Lombarda laltro ieri e quella di ieri di Flavio Tosi in Veneto vede chiaramente rafforzarsi la corrente vicina a Roberto Maroni che non ha fatto certo mistero di chi voleva alla segreteria della Lega Nord in Lombardia e in Veneto. Appunto Salvini e Tosi. Due maroniani della prima ora e di ferro. Maroni definisce Salvini e Tosi come due gemelli asserendo che con loro: la Lega Nord riparte con un gruppo dirigente giovane e capace. Di fatto tali risultati spianano la strada a Maroni per essere eletto segretario federale, al posto di Umberto Bossi, al congresso. Prende sempre pi piede la linea dei cosiddetti: barbari sognanti. Di fatto nella Lega Nord si sta vivendo una frantumazione che potrebbe far implodere la Lega stessa. Come se non fossero bastati gli scandali e i risultati alle amministrative il colpo di grazia potrebbe essere dato dal congresso federale dove potrebbe nascere qualcosa di nuovo, in quanto unit e identit del partito sono in forte crisi. Non ce ne duole certo. Maroni stesso rapido nellappello allunit: Adesso basta divisioni e polemiche, giriamo la brutta pagina degli ultimi mesi e cominciamo a scriverne una nuova: tutti uniti, schiena dritta, lanciamo ancora una volta la nostra sfida alle stelle. Lega per sempre. Parole pronunciate dopo lelezione a sindaco di Verona di Flavio Tosi. C un altro indizio che deve essere letto come cambiamento. In Lombardia, Salvini ha scelto come vicesegretari due under 40 Cristian Invernizzi e Stefano Borghesi. Ed soprattutto la nomina di Borghesi ad avere anche qualcosa di simbolico. Laureato in Economia e Commercio per anni segretario del partito a Brescia era in predicato per essere candidato al consiglio regionale come capolista. Invece ad essere candidato al tempo fu un certo Renzo Bossi, detto il trota con tutto quello che seguito. La nomina non un risarcimento, ma il segno della nuova linea, fatta di tanto lavoro sul territorio. In Veneto lelezioni del maroniano Flavio Tosi al posto del fedelissimo bossiano Giampaolo Gobbo, e a spese di Massimo Bitonci altro bossiano un altro indizio. Il sindaco di Verona, si prende la rivincita sulla linea bossiana e sugli appartenenti al cosiddetto cerchio magico. E lo fa con la stessa percentuale con cui ha vinto al primo turno le amministrative di maggio: con il 57% di voti. In casa Lega Nord questo successo non lascia spazio a polemiche ma solo a sorrisi rilassati e parole pacificatorie che guardano al futuro del movimento, ma di fatto Bitonci polemico nei confronti di Maroni. mDopo Bossi, leader unico, c una prospettiva che pi condivisa e collegiale sembra. Staremo a vedere al congresso di fine mese. Da questi indizi si evince che le vittorie dei maroniani conduce alla creazione di un centro di potere unico, quindi si torna allantico. Non ci sar pi Umberto Bossi e i sui fidi ma Roberto Maroni e i suoi fidi. In verit per i leghisti questa lunica strada percorribile per far sopravvivere il partito, non ci sono alternative per far ripartire la Lega. E mentre il cavallo della Lega Nord annaspa stiamo a sentir i grilli(ni) che cominciano pur loro a stonare: cos presto! Vero Grillo e Pizzarotti?

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CASINI E I SUOI IMPROBABILI AMICI

di Francesco Toscano
Continuando a dare voce a personaggi screditati come Pierferdinando Casini, le forze antipartitiche raggiungeranno giocoforza percentuali iperboliche. Anche oggi, il genero del pi noto Caltagirone, riempie inutilmente una pagina del giornale di via Solferino per diffondere ovviet e fesserie. Casini un concentrato di tutti i vizi che rendono superflua e dannosa la presenza sulla scena della classe dirigente italiana. Un mix raro di ipocrisia, opportunismo, cinismo, mancanza di ideali e cattive frequentazioni. Il bel Pierferdy, perenne promessa mai mantenuta della Repubblica, nonostante occupi militarmente la scena mediatica da quasi un ventennio, non mai riuscito a entrare veramente nel cuore degli italiani. Il suo partito, lUdc, inspiegabilmente dipinto dai tromboni di regime come forza decisiva per aspirare alla guida del paese, ha da sempre percentuali da prefisso telefonico. Nel nord dItalia, in pratica, lUdc non esiste, potendo perlopi contare sul voto di alcuni baroni meridionali esperti nella raccolta delle tessere. Un bacino elettorale, quello del mezzogiorno, che potrebbe risentire alle prossime elezioni politiche della mancanza di Tot Cuffaro, per lunghi anni braccio destro e sinistro di Casini, unico politico di rilievo nazionale finito dietro le sbarre in questa Italia grigia e compromissoria, generalmente garanzia di impunit per le classi dirigenti e padronali. Orfano di Cuffaro, Casini pu sempre contare sulla vicinanza del segretario del partito Lorenzo Cesa. Questultimo, pi

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che un politico, sembra la versione peggiorata del personaggio di Antonio Albanese Cetto La Qualunque. Sgrammaticato e dalleloquio incerto, Cesa avr certamente altre qualit, nascoste bene, che ne hanno probabilmente favorito una inspiegabile ascesa nellolimpo dellitalico potere. Ogni volta che vedo Cesa in televisione, senza aspettare neppure che apra bocca, compenetro in profondit labusato concetto di antipolitica. Il vicesegretario nazionale del partito dello scudocrociato risulta essere poi il calabrese Mario Tassone, una specie di David Copperfield in salsa bruzia, presente ininterrottamente nel Parlamento italiano dal 1979 (una era geologica fa) senza che nessuno se ne accorga. Su Buttiglione stendo direttamente un velo pietoso. Non chiaro con quale faccia Casini vada ancora in giro a proporre agli italiani una prospettiva di rinnovamento. Ancora meno comprensibile poi lostinazione con la quale i grandi media continuino a presentare agli italiani il capo di questa grottesca armata Brancaleone. Gli italiani fremono nellattesa che Casini fondi il sospirato Partito della Nazione (quale? Zimbabwe?), annunciato ai quattro venti da almeno un lustro, manco fosse il ritorno del Messia. Purtroppo Casini ha perso per strada facendo un altro giovane virgulto come Bruno Tabacci, passato ad infoltire il gruppo dei rutelliani, oramai in via di estinzione come il Mammut, proboscidato che abitava con maggiore grazia la regione dellodierno Ciad ai tempi del Pliocene. Nel merito, Casini oggi risponde alle domande di Marco Galluzzo, portavoce a sua insaputa del premier Monti, per dire che bisogna proseguire con le politiche impopolari. Solo cos, infatti, lo statista del tortellino bolognese potr continuare a recitare un ruolo pubblico. E arduo trovare nellemisfero settentrionale del globo terrestre qualcuno pi impopolare di lui e dei suoi improbabili amici.
IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 91 n. 18 / 2012 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 . Stampa in proprio (06/06/2012). Giornale gratuito

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I VEICOLI ELETTRICI PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il futuro della mobilit non pu aspettare. Ma lauto elettrica nel nostro paese si diffonder solo con un intervento tecnologico, culturale e politico. Queste le priorit da affrontare per non relegare l Italia ad essere fanalino di coda nell innovazione e nello sviluppo sostenibile E una delle risposte pi efficienti per uno sviluppo economico e sociale ecosostenibile. La storia, si sa che ha un lieto fine, ma la concretizzazione del racconto della mobilit elettrica nelle citt destinata a rimanere ancora nel limbo della scarsa conoscenza e, probabilmente, anche della diffidenza che accompagna da sempre ogni progetto pionieristico, soprattutto nel nostro Paese. Mauro Rossato, presidente di Vega Engineering, societ tra le prime in Italia ad occuparsi della progettazione di impianti per la ricarica dei veicoli elettrici, commenta la lentezza nellapproccio allinnovazione abbinata al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale. Questo accade - precisa Rossato - anche se a sostenere le nuove tecnologie sono le regole imposte dallUnione europea Secondo quanto previsto dal pacchetto denominato 20-20-20, le emissioni di CO2 dovranno essere ridotte del 20 per cento entro il 2020; ricordando che, per ora, le emissioni prodotte dai trasporti sono responsabili del 12 per cento delle emissioni di anidride carbonica di tutta lUe e del 24 per cento di quelle mondiali.

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Importante segnalare, poi, che le emissioni inquinanti del trasporto su strada negli ultimi dodici anni hanno subito un incremento del 27 per cento. E in Italia la situazione ancora pi grave: il settore dei trasporti responsabile del 32 per cento dei consumi energetici e del 30 per cento delle emissioni di CO2. Inoltre da uno studio comparativo eseguito, per conto della Comunit Europea, dallUnipede (Unione Internazionale dei Produttori e Distributori di Energia Elettrica), tra le emissioni complessive di veicoli con motore tradizionale muniti di marmitta catalitica e quelle emesse in centrale per la produzione dellenergia elettrica destinata alla ricarica dei veicoli elettrici, la conclusione depone in netto favore dei veicoli elettrici. Nellindagine dellUnipede il confronto tra le emissioni complessive dei veicoli con motore tradizionale ed elettrici, stato eseguito assumendo per la vettura a benzina catalizzata un consumo di 5,2 litri per 100 km, per quella diesel 3,9 litri per 100 km, per quella a GNC (metano a 200 Bar) 3,7 kg per 100 km, e per la vettura elettrica 18 kWh per 100 km. Ovviamente i calcoli sono stati effettuati considerando anche le emissioni relative alle fasi di produzione e trasporto dei combustibili e quelle delle centrali elettriche che producono lenergia per ricaricare i veicoli elettrici. Risultato: le emissioni di CO2 dei veicoli elettrici sono quasi la met di quelle dei veicoli a combustione.

Significativamente inferiori anche le emissioni di ossido dazoto, monossido di carbonio e di composti organici volatili. Solo i livelli di anidride solforosa risulterebbero pi elevati , ma bene precisare che proprio questo il solo agente inquinante il cui livello di concentrazione nell'atmosfera sistematicamente inferiore ai limiti consentiti. Per uno sviluppo economico sociale ecosostenibile pi che mai necessario intervenire culturalmente e tecnicamente - prosegue il presidente di Vega Engineering - affinch lauto elettrica si diffonda e plasmi un irrinunciabile anello mancante nella catena della mobilit sostenibile (treni e tram), soprattutto allinterno dellarea urbana. Intanto le previsioni di Enexis (azienda olandese di riferimento internazionale nel settore dellelettricit connessa allautomotive) dicono che dopo un periodo di sperimentazioni pilota in molte citt, si assister allo sviluppo di massa della mobilit elettrica dal 2017. E nei prossimi anni - spiega ancora lingegner Rossato - prender forma il mercato globale dell'infrastruttura di ricarica, componente necessario per vendere auto e altri veicoli elettrici. Per gli scettici, stando alle proiezioni di Enexis si tratta di 7,7 milioni di punti di ricarica installati entro il 2017.

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Parlando di veicoli elettrici, invece, secondo la Pike Research (istituto americano leader nella ricerca del settore delle energie rinnovabili e tecnologie pulite), nel 2012 saranno 257 mila i veicoli elettrici commercializzati in tutto il mondo, di cui oltre 61 mila in Europa. In Italia - come spesso accade - siamo in ritardo nelle politiche di incentivazione di questa nuova tecnologia. Comunque si stima che nei prossimi anni il mercato potenziale delle automobili elettriche in Italia potr essere di circa 30/35.000 unit vendute allanno. Come intervenire quindi per supportare questo cambiamento? Con un coinvolgimento collettivo al fine di diffondere i risultati raggiunti dalla tecnologia - insiste Rossato - Non tutti, in effetti, sanno o credono che lauto elettrica di oggi (solo elettrica o ibrida) sia in grado di sostituire lauto tradizionale; n che sia gi competitiva in termini di costi e prestazioni. Da parte nostra daremo avvio a partire da settembre 2012 ad una serie di iniziative di convegni e corsi di formazione per diffondere la cultura del veicolo elettrico. Nel frattempo abbiamo predisposto un servizio informativo sulle nuove tecnologie sulla nostra pagina di Facebook www.facebook.com/ImpiantiPerLaRicaricaDeiVeicoliElettrici. Indispensabile, inoltre, accelerare levoluzione tecnologica. E auspicabile un maggiore impegno da parte dei costruttori di automobili e dei relativi componenti dice lingegnere teso a migliorare ulteriormente le performance di veicoli a propulsione elettrica o ibrida, cos da porre in essere, in brevissimo tempo, le condizioni necessarie per sostituire nel mercato lauto tradizionale. La premessa fondamentale affinch ci possa concretizzarsi che sia assicurato agli utenti laccesso allenergia elettrica ovunque e in qualsiasi momento. E questo rappresenta senza alcun dubbio il perno attorno al quale ruota e ruoter il successo dellauto elettrica. Intanto gli incentivi per la e-mobility in Italia dovrebbero essere erogati a partire nel 2013. Solo cos decoller un mercato nuovo che consentir di risollevare il settore automobilistico e quello dellimpiantistica, creando nuovi posti di lavoro e migliorando i livelli di inquinamento delle nostre citt. Il tutto allinsegna di uno sviluppo ecosostenibile.

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DARFUR, LA TRAGEDIA DIMENTICATA

di Domenico Latino Io sono 180.000 morti. Tanti, troppi anche per me. In 18 mesi. 10.000 morti al mese. Pi di 300 ogni ventiquattrore. Provate a contarli, uno ad uno, nella mente, ad immaginarne let, il sesso, i volti, le espressioni, provateci, almeno per i primi dieci, poi continuate a contarecontate! Non riuscireste a farlo neanche con i morti di un solo giorno. Io invece li ho visti, tutti, in faccia. Uomini, donne, bambini. Bambini. Sotto un cielo infuocato, tesi come le loro mani, con il viso contro la terra rovente, intorno a capanne bruciate. Ho visto il loro ghigno, ho sentito la puzza dei loro corpi putrefatti, alterati, scomposti, rotti, disfatti, scassati.Il loro sangue a fiumi. Ho avvertito nellaria incenerita lodore disgustoso delle loro carcasse carbonizzate. Il vento acceso, incendiato mi porta le loro urla, le sento, forti, intense, battenti, ossessionanti, prolungate, martellanti. Gridano. Di terrore. Io sono 2 milioni e mezzo di persone colpite dalla guerra, di cui 1 milione e 400 mila hanno meno di 18 anni. Un popolo di ragazzi, giovani, innocenti, incolpevoli. Un milione e 700 mila sfollati, 210.000 rifugiati, in precari campi di accoglienza, allestiti in una regione desolata. Aridissima dinverno e annegata sotto lacqua nella stagione delle piogge destate. 800.000 anime che vagano, castigate e perdute per il Darfur. Io sono i grandi numeri. Un atroce conflitto irrazionale, tremendo, terribile. Le sue origini dissennate, stolte. Lontane. Ancora tensioni interetniche. Trib africane a carattere stanziale, agro-pastorale e trib nomadi di origine araba. Africani. Arabi. Uomini. In un ambiente sterile e devastato,

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percorso da vaghe piste desertiche, lotte e povert, carestie di portata biblica. Bande di cammellieri armati, guerra civile, violazione dei diritti umani, tutto questo, io sono. Il segreto di uno stupro, il silenzio di una dignit violata, gli abusi ripetuti, una donna violentata, percossa, con bastoni o fruste, prima, dopo, obbligata. Aggredita. Umiliata, a volte davanti ai familiari. In stato di gravidanza. Militari che usano le armi per costringere alla violenza. Strumento di guerra. Il dolore di vittime spesso emarginate, perfino messe in prigione. Responsabili impuniti. Mi accompagno lentamente a siccit, terra sterile, mare di sabbia. Mi fermo inesorabile, osservo, poi procedo rapidamente, mi agito tra morbi e malattie, epidemie danzano al mio seguito, in un ballo macabro, funebre, contagioso. Seguendo la via dei traffici commerciali, i movimenti delle popolazioni locali, ecco che meningite e poliomielite, vibrano funeste nellaria, spegnendo labili soffi vitali, falciando al rullo di battenti tamburi. Acque inquinate, vermi intestinali, dissenterie, zanzare, pungono, malaria. Basterebbero soluzioni reidratanti, antimalaricibasterebbero. Forse. Ma qui tutto cos instabile, come i confini di questo esteso e martoriato stato africano. Ed io sono anche gli attacchi efferati ai pochi e preziosi convogli umanitari. Quando si allungano le ombre e si avvicina la sera, ecco che inizia la mesta processione, di piccole anime dagli occhi larghi, verso pillole di vana tranquillit, lenta, indubbia direzione, campi, accoglienza. Con passo abbattuto, sfinito, si avvicinano adagio prendendo pian piano forma, schegge di vita: un mercato, frammento perduto, vistiti di donna dai colori accesi,forti, sgargianti, vistosi i grandi sorrisi, bianchi abiti duomo, in frantumi. E poi ancora pezzi di mango, odore di tabacco, topi secchi, datteri, zenzero, caff. Bellissime donne adornate con collane di perle e bracciali dargento. Lance in mano, poi ancora donne con carichi dacqua. Musiche, suoni, odori, colori, parole. Sorrisi che corrono. Si spengono e ancora strade polverose, colline rocciose e secche, coloratissimi pappagalli, qualche scimmia, spari, scarni bovini, tristi, faranno saltare le migliaia di mine disseminate per ogni dove. Contrasto, stridore, dolore, tanto dolore. Lembi di terra, rossa, irrigata col sangue, tanto sangue, respiri affannati, rantolano, boccheggiano, soffocano,soli. Esseri a pezzi, essere a pezzi, come lo spirito di un bimbo che abbraccia un fucile, felicit mitragliata, occhi celati da un elmetto adeguatamente grande per non tradire una falsa, impossibile, goffa, dura apparenza. Io sono il ritratto di una madre che piange, di un bambino che soffre, la vostra abbondanza, la loro miseria, la vostra gioia, il loro dolore, la vostra avarizia, la loro larghezza, la vostra pochezza. Io sono un figura grottesca, tormentosa, angosciante, crudele, straziante, triste, amara, da evitare, da schivare. Una foto da guardare, sopportare, dura, cancellare. A cena, la tavola preparata, a fine giornata, i capricci di tuo figlio, non guardare che meglio. Ha la pancia piena, un bimbo che fa pena. Deforme, irregolare, macilento, la grande testa, braccia e gambe scheletriche, le ossa e poi la pelle, spettro atterrito, sguardo assente, la mente corre forse per campi fioriti, ruscelli incantati, arcobaleni dorati,cieli sereni, senza scariche

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e fucilate, senza paura ne dolore, odio e ostilit, fame e carestia, guerre e malattie. Ma il corpo straziato, da debolezza e denutrizione, piaghe e ferite, morbi e infezioni. Io sono le mosche che girano per il viso di un infante, lacqua putrida e guasta che sventra un fanciullo, lavvoltoio che attende paziente le carni di una dolce, sofferente creatura. Io sono la vostra vergogna, il vostro smarrimento, il vostro imbarazzo. Il vostro silenzio. Guardate sgomenti e smarriti fate silenzio. Sssss! ed io sono. Il Sudan non solamente il pi grande Paese del continente africano; anche la frontiera tra il mondo arabo e lAfrica nera. Dal giorno della loro indipendenza nel 1957, le popolazioni del Sudan hanno finora conosciuto appena 10 anni di pace: per il resto, il Paese stato regolarmente scosso e attraversato da conflitti pi o meno atroci. Sulla distanza a volte incolmabile tra il governo centrale arabo e islamico di Khartoum e le periferie sudanesi popolate da numerose etnie nere africane, hanno potuto incidere numerose variabili: economiche, politiche e religiose, che spesso hanno creato i presupposti per uno stato cronico di conflitto. In soli due anni, gli scontri tra ribelli e governativi e le violenze dei Janjaweed (bande armate di predoni arabi) hanno causato una crisi umanitaria di proporzioni sconcertanti.In Darfur, la regione occidentale semidesertica grande quanto la Francia, a ridosso dal Ciad, le ragioni di conflitto permanente che valgono per il resto del Sudan si sommano alla lotta per le aree verdi, che con il passare degli anni e lavanzare della desertificazione sono andate sempre pi restringendosi.Qui, le differenze tra arabi e non arabi, passano anche per le attivit a cui questi due gruppi si dedicano: gli arabi, nomadi e prevalentemente dediti alla pastorizia, si spostano per la regione in cerca di pascoli secondo la stagione delle piogge o comunque il susseguirsi delle stagioni; i neri africani vivono di agricoltura e le loro rivendicazioni di propriet su quelle terre affondano le radici nelle storia e nei sultanati indipendenti che per secoli si avvicendarono al potere, ultimo proprio quello dei Fur (Dar-

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fur sta ad indicare appunto propriet tribale o territorio dei Fur), letnia nera principale dellarea insieme agli Zaghawa, ai Masalit e a unaltra decina di gruppi minori. Arabizzazione o meno, in Darfur sembrano pronti a entrare in gioco anche importanti interessi internazionali. Anche in Darfur, come per il Sud Sudan, qualcuno spiega lattenzione mondiale con la chiave del petrolio: secondo alcuni questa regione semidesertica sarebbe ricca di giacimenti, secondo altri invece rivestirebbe unimportanza chiave per lutilizzo dei giacimenti presenti a sud. Una delle ipotesi maggiormente accreditate quella che vede alcuni gruppi di potere e di pressione interessati a creare un oleodotto che colleghi direttamente i pozzi del sud e centro Sudan (quelli contesi per ventanni da Khartoum e Spla) con il gigantesco oleodotto, costruito dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale, che porta il greggio dai giacimenti del Ciad meridionale fino al porto di Kribi sulle coste atlantiche del Camerun per un totale di oltre mille chilometri di tubazioni. Io sono il genocidio, lo sterminio, leccidio, lindifferenza e legoismo, la disumanit e la paura, la vilt e la codardia. Io sono tutto quello che si poteva fare e che non si fatto, la cecit ottusa e la sordit dura, la finta assistenza e il soccorso negato, la falsa carit, la mancanza damore. Il potere, il petrolio, i soldi. Guardate ma non vedete, sentite ma non ascoltate, negate e non parlate. E buio ed silenzio. In quel momento i discepoli si avvicinarono a Ges dicendo: << Chi dunque il pi grande nel regno dei cieli?>>. Allora Ges chiam a se un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: <<In verit vi dico: se non vi convertirete e diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perci chiunque diventer piccolo come questo bambino, sar il pi grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me>>. Mt. 18,1-5.

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CANOPI E NOBILOMENI DI SERGIO TAZZER

Presentazione del libro Canpi e nobilomeni. Storia e miniere nellAgordino Le miniere e la loro gente. La storia della Serenissima che si incrocia con quella di alcune vallate del Bellunese e, a loro volta, alla cittadina boema di Kutn Hora. Sono questi alcuni degli elementi che si ritrovano in Canpi e nobilomeni. Storia e miniere nellAgordino, il nuovo libro di Sergio Tazzer, edito dalla Kellermann Editore di Vittorio Veneto, che sar presentato sabato 9 giugno alle 17 nella Sala don Tamis di Agordo dallarchitetto Irma Visalli. Una presentazione del libro si terr anche mercoled 13 giugno a Rivamonte Agordino dalle 14 alle 17 alla Casa della Giovent. Una miniera nel bellunese, una citt della Boemia, il cognome di famiglia. Sono questi i tre elementi alla base della ricerca storica che ha portato Sergio Tazzer a scrivere Canpi e nobilomeni. Storia e miniere nellAgordino (Kellermann Editore, 2012). Un libro che va a coprire un buco lasciato dalla mancanza di una ricostruzione dellattivit di quello che fu il fulcro delleconomia agordina per oltre cinque secoli. Le miniere sono quelle soprattutto della Valle Imperina, limportante giacimento a pochi chilometri da Agordo che, fin dal 400, forniva alla Repubblica di Venezia ferro, argento, rame, zinco, piombo e mercurio. Storia gloriosa quella di queste miniere, chiuse nel 1962

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e il cui sito oggi al centro di unimportante opera di recupero e salvaguardia architettonica e culturale. Tazzer ha voluto tracciare le tappe della storia delle miniere dalle origini fino alla fine del 700, sottolineando quanto esse siano state forte motore nelleconomia dellAgordino tra il XV e il XVIII secolo. Una miniera che, grazie alla famiglia Crotta, prima, e alla Repubblica di Venezia, poi, divent una delle pi importanti dEuropa, prima del lento declino e definitiva chiusura dall800 agli anni Sessanta del secolo scorso. Importanti per leconomia bellunese e veneta, le miniere furono anche luogo di incontro tra culture. Tedeschi e boemi arrivarono, infatti, a lavorare nelle profondit del sottosuolo delle montagne bellunesi e in questa terra si stanziarono, influenzando gli abitanti di queste valli con le loro tradizioni e con la loro lingua. Knappen la parola tedesca da cui deriva litaliana canpi: i minatori, gli uomini che in Valle Imperina e in altri giacimenti del Bellunese estraevano e

lavoravano il minerale. Alcuni di questi canpi stanziatisi nellAgordino giunsero dalle remote regioni della Boemia, fino a dove Tazzer ha spinto la sua ricerca. La citt di Kutn Hora, tra il XIV e il XVI secolo importante centro di estrazione dellargento e seconda citt della Boemia dopo Praga, prest, infatti, allAgordino molti minatori. Alcuni di loro qui si stanziarono dando, cos, i natali a varie famiglie bellunesi, tra cui proprio quella dei Tazzer. La storia di una miniera che si intreccia con quella di una citt boema e con la storia di una famiglia. Chi non si mai chiesto da dove derivi il proprio cognome? Proprio partendo da questa curiosit, Sergio Tazzer ha sviluppato la sua ricerca storica trovando lorigine nella lontana Boemia della sua e di molte altre famiglie (gli Andrich, i DellOsbel, i Ganz, i Mottes, i Tazzer, gli Zais, e molti altri) insediatesi tra le montagne bellunesi dellAgordino pi di cinque secoli fa e ancora esistenti. Una ricerca che ha portato alla luce nuove ed importanti notizie storiche per il territorio bellunese, privo, fino ad oggi, di uno studio diacronico sullattivit delle miniere agordine. Il racconto di Tazzer , inoltre, arricchito da aneddoti e curiosit che catturano lattenzione del lettore, fino a farlo sorridere. La storia di tante vite, diventata, cos, storia di una miniera, storia di una valle, storia di tutti coloro che vogliono conoscere il passato e il proprio territorio senza dimenticare le proprie origini. Sergio Tazzer Canpi e nobilomeni. Storia e miniere nellAgordino, Kellermann Editore 2012

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INTERVISTA CON LAUTORE SERGIO TAZZER Nellintroduzione al libro lei dice che il suo lavoro non un saggio storico. Come potrebbe, quindi, definirlo? Il libro un racconto, basato comunque su fonti certe, storiche, dipanate in un lungo periodo di presenza delle miniere e dei minatori, certo sotto la Serenissima, ma segnati da collegamenti vitali con la Mitteleuropa. Agordo e il Bellunese emergono come centri importanti per leconomia della Serenissima. vero che diventarono cos importanti proprio per la presenza delle miniere? Agordo, l'Agordino e le montagne bellunesi furono preziose per Venezia, poich fornivano metalli e minerali di importanza strategica per il suo Arsenale e per la sua Zecca. Belluno ebbe unimportanza eccezionale - declinata con l'introduzione delle polvere da sparo e delle armi da fuoco - nella fabbricazione delle spade, compresa la celebre Schiavona. Come considerava Venezia questi giacimenti e il territorio che questi occupavano? Erano solo importanti centri per leconomia o avevano anche un ruolo nello scacchiere politico del tempo? Venezia coltivava il mare e sapeva poco di terra. I nobilomeni, la classe dirigente veneziana, non erano per sprovveduti e rivolsero subito, parlo del XV secolo, la loro attenzione verso chi ne sapeva di pi in fatto di arte mineraria, ossia in Boemia ed in Tirolo. L'importanza del possesso delle miniere testimoniata dagli scontri e dalle guerre che si infiammarono intorno a questo patrimonio, da Cangrande della Scala alla Guerra dei Trent'anni e via elencando i raid e le razzie cui mise fine una Serenissima forte e decisa. Nelle miniere, inoltre, arrivarono a lavorare persone di culture e provenienze molto diverse. Da dove provenivano questi minatori? E come il territorio agordino risent di questi insediamenti e di queste influenze di popoli diversi? Il dato storico e culturale vivo rappresentato proprio dall'incontro della cultura montana bellunese con i canpi giunti da Kuttenberg (l'attuale Kutn Hora) e da altre localit minerarie di cultura tedesca. Tutti questi lavoratori giunti da altre montagne dapprima furono visti con sospetto dai locali e dalla stessa chiesa, impegnata a combattere l'eresia luterana. Poi costoro si accasarono e - tutto sommato - si integrarono. Sappiamo che anche il linguaggio fu influenzato dai minatori provenienti dalla Germania o dalla Boemia. La parola canpi una di queste. Cosa significa e da dove deriva?

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Canpi deriva dal tedesco Bergknappen, ossia minatori. Sono rimasti tuttora diversi vocaboli dialettali di origine tedesca nel dialetto dell'Agordino. Io mi sono dilettato a trascriverli nel libro come se si trattasse di una situazione di vita quotidiana di un canpo e della sua famiglia. Partendo dalla ricerca dellorigine del suo cognome lei arrivato fino in Boemia, nella citt di Kutn Hora. Ma quale collegamento c tra questa citt e le miniere della Valle Imperina? Kutn Hora (Hory Kutn nel medioevo) in realt era una citt di cultura e di tradizione tedesca e si chiamava Kuttenberg. Fino alla vigilia del secondo conflitto mondiale due terzi delle famiglie si dichiarava di lingua tedesca. Quale valore pu avere scoprire che la storia della famiglia Tazzer e quella di molte altre famiglie agordine legata a una storia pi ampia che sconfina al di l delle vallate bellunesi? un arricchimento culturale, una prospettiva nuova e diversa con cui possibile guardare ad una parte dell'Europa importante e della quale ora facciamo pienamente parte dopo la caduta della cortina di ferro. Nel suo libro sono presenti numerosi aneddoti e curiosit, come quella sul nome del dollaro, oppure quella sullimportazione del baccal nella nostra regione. Come ha fatto a venirne a conoscenza e soprattutto perch li ha voluti inserire allinterno di una ricerca storica? La storia non incipriata. Per comprenderla, per capirla compiutamente occorre guardare alla vita quotidiana dei suoi protagonisti, i popoli, la gente, le famiglie; cosa mangiavano, come si vestivano, come pregavano, quali erano le idee sulle quali fondavano la loro quotidianit. Indagando e studiando si giunge sempre a scoprire qualche elemento nuovo, che sembra secondario e che invece appare importante per capire: il caso - ad esempio - della piccola Joachimsthal, la cui moneta d'argento dal Medioevo ha fatto tantissima strada, tanto da dare il nome alla moneta attualmente pi diffusa e pi forte al mondo, il dollaro. Anche in questo caso, una lunga strada di migrazioni e di contaminazioni finanzierie e linguistiche.
Lautore: Sergio Tazzer, vive a Treviso, dov' nato nel 1946. Giornalista, stato direttore della sede Rai per il Veneto, capo della redazione trentina e della redazione centrale della Tgr a Roma. Sempre in Rai ha inventato, curato e condotto dal 1995 al luglio 2011 il settimanale radiofonico mitteleuropeo Est Ovest, in onda su Radio1 Rai. Saggista, studioso di storia contemporanea dei paesi dell'Europa centrale e balcanica ha scritto i seguenti volumi: Goldoni 79. Un teatro restituito a Venezia, Comune di Venezia, Venezia 1979; Maurilio De Zolt. 100.000 chilometri doro, Pagus Edizioni, Treviso, 1987, (in collaborazione con C. Cerise, F. Conconi, D. DIncal, G. Viel); Tito e i rimasti. La difesa dellidentit italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, Editrice Goriziana, Gorizia, 2008; Praga Tragica. Milada Horkov. 27 giugno 1950, Editrice Goriziana, Gorizia, 2008. Con la casa editrice Kellermann ha scritto: Piave e dintorni. 1917-1918. Fanti, Jger, Alpini, Honvd e altri poveracci, Kellermann Editore, Vittorio Veneto, 2011.

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IL GIOCO DI BORIS DI S.JONCOUR


Recensione di Michele Ottoveggio Fu in quel momento che senza chiedere niente a nessuno Boris prese una sedia e si sedette. Riabbass per un istante gli occhiali, Julie si vide in un riflesso, un'immagine che l'attravers come uno sconcerto, si scopr inebetita, subito si riprese. Quella sicurezza, quel modo di non chiedere, la mancanza totale di adesione al suo piccolo gioco le piacevano, la emozionava che un uomo possedesse quel genere di impertinenza. Assaporava gi il godimento sottile, la vittoria di riuscire a destabilizzare quel tipo, di metterlo a disagio in un modo o nell'altro. (Joncour Serge, Il gioco di Boris, Fazi Ed., 2006, pag. 14) Il romanzo di Serge Joncour discorre a proposito di dmoni, dmoni che sovrintendono la persistenza della violenza legata alla sopraffazione, al controllo, ad una mimesi che destruttura l'identit dell'uomo mutandolo in un'evidente appendice della fonte da cui trae nuova ragione. E questa ragione, questa motivazione che si sostituisce alla libera iniziativa come programma fondamentale dell'esistenza, si sporca di una ritrosia del vivere che spinge all'allontanamento, ad una ribellione che non da frutto, ad un'espressione brutale alla quale si conforma in vista di un esito necessariamente conflittuale in grado solamente di far deambulare, con una rabbia profonda e radicata, per gli spazi sparuti che la massa totale di quel reindirizzamento concedono, prevalentemente per un difetto non di metodo ma di cosciente perversione. Spieghiamoci meglio. Boris un giovanotto di cui non si conosce nulla, accolto, come amico del figlio-erede Philip, presso una ricca famiglia di produttori vinicoli che vantano una tenuta sull'isola di Brehat, al largo della Bretagna, in occasione delle festivit del 14 Luglio, durante le quali il delfino conserva l'abitudine di lanciare verso il mare fuochi d'artificio. Philip non presente a casa, ufficialmente negli Stati Uniti, lontano in verit per incompatibilit con il padre dal quale, per, continua a ricevere fondi. Fin dal suo arrivo, Boris conquista un ruolo all'interno del gruppo apparendo simpatico ed espansivo, fingendo disponibilit e blandendo la platea familiare con una frizzantezza che trasporta tutti in un vortice di entusiasmo. Apparentemente con naturalezza e senza

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metodologia, il giovane stringe la presa sulle persone con le quali ha a che fare creando uno spartiacque tra s e l'immagine del figlio lontano, sfumando quest'ultima in una fotografia sbiadita nella mente e convogliando le opinioni verso una maggiore rilevanza degli aspetti meno edificanti di Philip in contrapposizione alla costruita ed ostentata affidabilit di s. Il gioco di Boris, quindi, inizia a manifestarsi come un progressivo impoverimento della figura dell'altro, instillando nella memoria dei familiari un'evidenza che non si caratterizza su elementi falsati, poich effettivamente il rampollo non vanta una carriera pregressa costituita da incorruttibilit, ma molto pi semplicemente sfrutta queste inclinazioni in favore di una ripercussione che smuove le coscienze verso un fine stabilito. Il nuovo venuto si presenta indossando un abito completamente bianco che, nell'assolata campagna isolana, splende in tutta la sua candidezza colpendo l'immaginario collettivo; il colore ostentato denota gi come incipit della epifania dell'uomo una potente tendenza alla sicurezza, alla purezza d'intenti, all'energia positiva, ma dietro all'impeccabilit della mise, dietro al sorriso smagliante che viene sfoderato come approccio alle due figlie del padrone di casa, giace in agguato la mistificazione di un s reale abituato a gestire gli altri secondo logiche d'interesse che si inoltrano nel terreno dell'ossessione. E le armi in gioco si caratterizzano per una violenza intrinseca, quasi mai esplicita, gestita attraverso atteggiamenti tuttavia tollerabili anche se ufficialmente deplorati, come la sfrontatezza, la sanguignit, l'indomabilit della carne che si esprime, per esempio, nella gloria di un corpo seminudo che si getta fra le onde, nell'accentramento degli sguardi su di s, nella monopolizzazione accorta del tempo che scorre e delle abitudini familiari, nella quasi incapacit volitiva di richiedere il permesso. Boris un uomo che prende ci che desidera, allungando la mano ma con un fare suadente che si divide tra la percossa e la carezza. La sua fame insaziabile, perch il mondo gli appartiene interamente e ad ogni costo, sentendosi padrone in ogni situazione, quando si accende una sigaretta e rientra in mare con questa accesa, quando nuota o si getta sulla sabbia con la medesima disinvoltura. A poco a poco, gli abitanti della casa si lasciano ghermire volontariamente nei fili di questa ragnatela, assuefatti dalla sua onnipresenza e compiaciuti, per assurdo, anche delle materializzazioni di quell'ira profonda che si annida nel suo animo, virgulto coltivato e riflesso di quella crudelt centellinata ad arte che, come i raggi per la luce, fungono da rispondenza sul piano materiale della prima. Questa trappola, per, trova l'ostilit, del marito di Vanessa, AndrPierre, il quale intuisce come un presagio la macchinazione ordita, mantenendo rapporti con l'intruso all'insegna della freddezza se non dell'ostilit manifesta. Per lui, il nuovo arrivato non pi che un petto in mostra sotto ad una camicia bianca, villano e sfrontato come le forme del suo torace. Non pi che il suo modo di servire senza creanza del vino nei bicchieri dei suoi ospiti, come se fosse stato di sua propriet, usando della merce altrui come se ne avesse usato per s. I suoi risi sguaiati, la maniera scontata con la quale si rivolgeva a chiunque, dando del tu con libert; i denti bianchi sempre in primo piano ad elargire una convivialit esagerata: tutto questo era per Andr-Pierre simbolo di disgusto, di quel disgusto e riprovazione attraverso i quali aveva etichettato il giovane

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redarguendone dentro di s ogni inclinazione e considerando la sua presenza simile a quella di una blatta in un letto di seta. Il patriarca, fragile e ottimista, inizia a vedere in quell'estraneo quasi un alter ego del figlio, caricando i dialoghi intrattenuti di ipotesi che assumono via via i toni di una velata speranza, come se il carattere riottoso e velenoso del suo erede, forgiato a suo dire fra le mura del collegio frequentato, potesse trovare sfogo e catarsi nella socievolezza cos spumeggiante dell'altro. Il vecchio scorge in questi la nostalgia delle sue forze passate ed assopite. Giunge perfino ad ipotizzare una pazzia latente che muove sotto sotto l'inadattabilit del giovane figlio, giustificando la sua debolezza con un'indulgenza che si tinge di auto-commiserazione, di auto-assoluzione per il fallimento educativo. Boris l'imminenza del ritorno di quel ragazzo lontano, come se il seme della famiglia stesse gettando un'eco che si materializzava in quelle spoglie, carica di presagi che avrebbero dovuto trovare sfogo gi in una specie di introduzione, al ricongiungimento, fatto di aneddoti sull'amicizia tra i due, regolarmente creati ad arte dal primo sulla base di una intuizione che creava menzogna; menzogna, perch la formazione di Philip vantava una variet che si estendeva fino a comprendere anche la prigione, mezzo funesto di maturit-immaturit che lo colpisce sfregiandolo nell'animo. E l, esito del suo vagabondaggio, conclusione della sua ribellione senza sottofondo culturale sufficiente, finisce per essere coinvolto nella spirale della personalit del suo compagno di cella, Boris stesso, il quale, inizialmente per una questione di pura tranquillit, cerca di consolare la tristezza insanabile dell'altro, per poi tramutarsi in protettore intraprendendo quel mestiere perverso del dominio sul prossimo, accumulando potere su potere ed offrendo una protezione che riflette una luce sostanzialmente diabolica. E Philip subisce quel fascino, lui che cerca il potere, che si lascia ingannare dal luccichio; subisce quel fascino facendo la parte del bambino al fianco di un adulto. Il segreto di quel rapporto giace quindi nella prepotenza, nel piacere segreto che trova forma nell'immagine banale, ma altrettanto significativa, di Boris che sbircia per la casa od all'interno di un armadio sconosciuto, cos, per spingersi oltre il lecito, per mettere a nudo ci che altri hanno deciso di occultare. La sua un'indagine, perch curioso e vuole il potere sulle cose, divertendosi ad osservare la reazione della gente; intensifica una certa situazione mai avvenuta durante un racconto sulla sua giovinezza e su quella di Philip, dando risalto al ruolo vagamente deviato che l'ipotetico amico dovrebbe aver intrattenuto e disegnando una figura spaesata anche da un punto di vista sessuale, oltre che morale, quasi in opposizione alla solidit della sua esperienza. Come la terra della parte dell'isola su cui si svolge la vicenda, egli si presenta al contempo meraviglioso e terribile, ma per la poetica del caso, l'ambito legato all'asperit delle coste frastagliate e taglienti si apparenta con un animo sprezzante e traditore come le lame aguzze degli scogli che emergono dall'acqua al ritirarsi della marea, o alle pozze turbinanti di schiuma esaltate dal vento impetuoso. Il mare confonde le voci, la carne, i desideri, e li nasconde nel frangersi delle onde celando le cose sotto la coltre di quel blu notturno non temuto, per, da Boris, ma anzi sfruttato come mezzo di attuazione del suo programma, godendo dell'idea dei corpi nudi delle due sorelle sfidate da lui ad una gara di nuoto, le quali, prese nel vortice di quella sensualit cos azzardata, si lasciano trasportare lontano dalla costa e verso l'uomo gi distante, fisso nella loro mente come un punto di riferimento irresistibile. In lui, esse non possono non vedere che una fonte di novit, una via per spezzare la quiete di quella vita sempre uguale; ed i loro corpi vivono questa energia di rinnovamento insieme alla

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fantasia di un incontro diverso, emozionandosi anche della violenza che dal ragazzo indubbiamente traspare proprio per i fatto di essere tanto differente dal resto dell'universo maschile abitualmente frequentato. Egli l'energia virile, l'individuo intrattabile che offre una sfida, il maschio che abbisogna del centro dell'attenzione; e questo le eccita, mentre la figura di Philip sembra sovrapporsi a quella di un morto annegato che, una mattina, era stato ripescato nell'insenatura come segno evidente degli effetti di quel tratto infido d'oceano e della caduta di qualsiasi energia sessuale. In ritardo, lontano, declassato, egli si affiancata alle altre figure maschili della casa, il padre ed Andr-Pierre: la prima, infeconda e malata, decade dall'immaginario erotico sprofondando in una libido concentrata su altri versanti, come la barca in disuso od i tralci di uva, mentre la seconda, pur avendo testimoniato attraverso la riproduzione la propria capacit funzionale, si apparta nei confronti di Boris a causa di quella prevedibilit del comportamento, di quella regolarit della sua formalit, distogliendosi da qualsiasi parametro di euforica animalit e venendo ulteriormente disconosciuto dall'entusiasmo con il quale i due figli mostrano interesse alle moine dell'ospitato, dimenticandosi su due piedi delle direttive del genitore. Ed il gioco di Boris si basa soprattutto su questo, mettendo in scena il trionfo della volont sull'educazione passando anche per mezzi fraudolenti come la ridicolizzazione, facendo sentire non esplicitamente Andr-Pierre inadatto al compito di marito, padre, genero e dirigente dell'impresa di famiglia, ma colpendolo nel vivo della sua routine. Una volta tornato Philip, la soluzione al problema non pu che essere radicale, eliminando alla radice la fonte della destabilizzazione. Ma, in realt, di certi dmoni non ci si libera facilmente, perch hanno avuto accesso troppo profondamente. Tornano costantemente, per sedersi a fianco dopo aver afferrato una sedia, chiedendoci da bere con fare sprezzante e buttandoci in faccia la nostra incapacit di dirci autenticamente liberi.
Biografia: Serge Joncour nasce a Parigi il 28 novembre 1961. Dopo aver cominciato gli studi di filosofia, lascia l'universit per dedicarsi ad altro, svolgendo diversi mestieri tra i quali quelli di bagnino, cuoco, redattore pubblicitario, usciere, viaggiando instancabilmente e consacrandosi poi definitivamente alla scrittura. Dieci manoscritti rifiutati prima del suo debutto gli hanno permesso di riflettere profondamente sulle sue motivazioni. Estimatore di Calaferte e Huysmans, stato definito semplicemente scrittore, punto. Trova nel conflitto dei rapporti interpersonali e nelle problematiche relative alle incoerenze ed ambiguit della modernit una tematica estremamente fruttuosa, estendendo la sua ricerca e descrizione soprattutto nei meandri del nido familiare, crogiuolo di miserie e volutt nascoste, di passioni recise e violenze mascherate. La sua scrittura risulta agile e fresca, sensuale ed al contempo essenziale, priva di barocchismi o eccessive sospensioni teoretiche, conferendo ai propri personaggi un magnetismo che li avvicina indefessamente al lettore svelandogli il velo che copre il suo volto, delle sue angosce, delle sue ansie, delle sue paure. Rinchiude le personalit da lui create in una matassa di solitudine, cesellata con un senso moderato della crudelt, descrivendo gli eventi con ironia unita al dolore. Opere principali: Vu, Le Dilettante, 1998; Folio, 2000.Kenavo, Flammarion, 2000; Situations dlicates, Flammarion, 2001; In vivo, Flammarion, 2002; U.V., Le Dilettante, 2003 (trad. it.: Il gioco di Boris, Fazi Ed. 2006)

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ART NIGHT VENEZIA 2012

Il 23 giugno sar Ottavia Piccolo la "madrina" di Art Night Venezia 2012. La manifestazione prender il via dalle ore 17.00 nel cortile dell'Universit Ca' Foscari e avr il suo momento clou quando l'attrice, alle 21,30, in quello stesso cortile, al centro di una installazione luminosa di Marco Nereo Rotelli, legger 10 poesie della grande poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura, recentemente scomparsa. La performance si intitola "Preferisco i gatti" e sar accompagnata dalle note del sax di Milena Angele. La grande notte veneziana ha questa cifra: le parole della poesia, la musica, le luci d'artista. L'omaggio alla Szymborska proseguir con l'anteprima del film di Katarzyna KolendaZaleska "La vita a volte sopportabile. Ritratto ironico di Wyslawa Szymborska" con testimonianze, tra molte altre, di Woody Allen e di Umberto Eco. Nel frattempo la seconda edizione di Art Night Venezia sar gi nel suo pieno svolgimento e la citt sar invasa da decine di migliaia di giovani e meno giovani in costante, allegra transumanza tra i quasi duecento luoghi e le almeno quattrocento proposte di una magmatica e magica Notte. Il via ufficiale scocca alle 17. A batterlo, sempre a Ca' Foscari, sar il Magnifico Rettore, Carlo Carraro, insieme ai rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, dal Comune ai singoli musei, sedi culturali, teatri, luoghi della musica e librerie di tutta la citt. Dopo lo start up ufficiale, dalla porta d'acqua dell'Ateneo salper un innovativo corteo lungo il Canal Grande e le altre vie d'acqua della citt: InstArtNight Venezia/Ca'Foscari2012. Instagram, l'App scaricata da 50 milioni di persone in poco pi di un anno, il social network che sta diventando il pi diffuso nel mondo, chiama a Venezia i

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pi popolari fotografi e reporter per scattare fotografie e condividerle immediatamente in rete, mentre l'evento si svolge. Sar un Art Night Instameet alla scoperta delle sedi e di alcune parti della citt aperte per la Art night, il primo Instaboat d'Italia in aggiornamento continuo. Le foto saranno visibili da tutti in tempo reale a Ca' Foscari e sul sito www.veneziadavivere.com, che organizza l'Instameet con Instagramers Italia e Instagramers Venezia. Saranno presenti i bloggers e gli instagramers pi conosciuti in rete, e Ilaria Barbotti, manager della community Instagramers Italia. Ca' Foscari sar il meeting point per l'accoglienza di InstArtNight, l'accreditamento dei partecipanti e la consegna della mappa di tutti gli eventi e i vari gadget per gli Igers. L'evento su prenotazione fino ad esaurimento posti. A seguire, alle 19.00, la performance dello scrittore Paolo Nori, Paletot, un insolito "discorso sulla lingua italiana". In questa citt che per una notte sar pi viva di sempre, con le sedi della cultura, dell'arte e del sociale tutte aperte, sar un continuo susseguirsi di momenti "alti" e di proposte pi coinvolgenti e informali: per una notte cultura e intrattenimento andranno assolutamente a braccetto. Alla Segreteria Organizzativa, a Ca' Foscari, stanno giungendo le proposte che ogni partner ha ideato per la magica Notte. Saranno inaugurate mostre, come quella collettiva di illustrazioni "Nie Wiem" alla Biblioteca Universitaria delle Zattere o "Drawings from Within" di Matteo Pericoli all'Aula Colonne a San Sebastiano, mentre a Ca' Foscari si potr visitare, con guide garantite dagli stessi studenti dell'Ateneo, la grande retrospettiva di William Congdon. Ma naturalmente la Notte non offrir solo le iniziative che fanno capo all'Universit: La Fondazione Musei Civici di Venezia proporr l'apertura straordinaria di quattro delle sue prestigiose sedi museali: a Palazzo Mocenigo, oltre al Museo, sar possibile visitare anche spazi solitamente non aperti al pubblico con itinerari speciali nei depositi ricchissimi di tessuti rari e di straordinarie collezioni di abiti originali tra cui spicca la moda del Settecento. Il Museo di Storia Naturale, amatissimo dai bambini, sar reso ancor pi suggestivo da un modernissimo allestimento interattivo. A Ca' Pesaro si visiter la mostra "Spirito klimtiano. Galileo Chini, Vittorio Zecchin e la grande decorazione a Venezia" e in questa speciale occasione i "Liuti in contrappunto" del Conservatorio di Musica "Benedetto Marcello animeranno e faranno rivivere tutto il palazzo. Infine una sosta nella Casa di Carlo Goldoni dar modo di ammirare il nuovo allestimento che mette in luce la figura del grande commediografo veneziano. Tra le altre importanti istituzioni: Palazzo Grassi con la personale di "Urs Fischer Madame Fisscher", la Casa dei tre Oci alla Giudecca con "Elliott Erwitt- Personal Best". La galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa offre l'ultima possibilit di visitare la mostra "Doppio gioco-L'ambiguit dell'immagine fotografica". I teatri proporranno visite speciali, campi e campielli ospiteranno musica e spettacoli. Molte sono anche le iniziative previste per i bambini: dall'entusiasmante caccia al tesoro organizzata alla Fondazione Querini Stampalia ai laboratori creativi della Biennale a Ca' Giustinian: "Common Game", in previsione della Biennale di Architettura. Cos alla Collezione Peggy Gugghenheim per finire con le due sedi della libreria Giunti, dove il divertimento assicurato.

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Far piacere soprattutto ai pi giovani sapere che tutti gli appuntamenti sono proposti gratuitamente per tutto il pubblico senza vincolo di et e residenza. La seconda edizione di Art Night, manifestazione ideata e coordinata dall'Universit Ca' Foscari in collaborazione con il Comune di Venezia, coinvolger infatti tutti i soggetti che si occupano di arte e di cultura in citt. Una squadra senza eguali in Italia che metter in campo il proprio patrimonio culturale e un cartellone di eventi per trasformare la notte in un'esperienza unica. Giorno dopo giorno, le proposte si stanno facendo una piacevole e positiva valanga destinata ancora a crescere, in un entusiasmo che assolutamente contagioso. Impossibile dar conto di tutto o anche solo delle iniziative di rilievo, davvero moltissime. Tutti gli aggiornamenti sul programma sono a disposizione, in tempo reale, sulla pagina facebook della manifestazione. Cerca Art Night Venezia sul social network e sul sito http://virgo.unive.it/artnightvenezia Sar inoltre disponibile un'APP per Iphone che permetter agli utenti di spostarsi negli eventi della Notte veneziana seguendo le facili indicazioni fornite dai loro cellulari, visualizzando comodamente tutti i dettagli delle singole proposte in programma. Ideazione e coordinamento a cura della Prof. Silvia Burini Prorettore alle produzioni culturali e ai rapporti con le istituzioni scientifiche e culturali Dott.ssa Angela Bianco
Universit Ca' Foscari Venezia Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali Palazzo Malcanton Marcor Dorsoduro 3484/d 30123 Venezia Sito: www.unive.it/artnightvenezia Mail: artnightvenezia@unive.it T: 041 23466223-6227 F: 0412346210

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SILVANO SOPPELSA: METAMORFOSI


A Padova, Galleria Samon, via Roma, dal 9 giugno all'8 luglio 2012. Inaugurazione venerd 8 giugno, ore 18.00 (a seguire un intervento musicale di Roberto e Alessandro Tombesi del gruppo Calicanto) Larte di Silvano Soppelsa nasce da un confronto di ordine poetico tra lartista e le sue materie predilette: il legno e la pietra. Sono infatti le loro caratteristiche naturali, di cui lopera compiuta destinata a conservare limpronta, a suggerire gli svolgimenti formali caratteristici della sua produzione artistica. Lopera plastica di Silvano Soppelsa, apprezzata nel territorio veneto e non solo (nato ad Agordo, lartista vive e lavora a Padova) stata oggetto di importanti premi e riconoscimenti. Di rilievo anche lattivit dello scultore nel campo del restauro artistico. La mostra dedicata a Silvano Soppelsa e intitolata "Metamorfosi", sar inaugurata l'8 giugno 2012, ore 18.00, presso la Galleria Samon. "Nella scultura di Silvano Soppelsa si scorgono i tratti tipici della persona di montagna: robustezza, determinazione e grande interiorit. Soppelsa, nell'arte, ritrova la sua montagna e le sue origini, ma anche percorre il cammino di una ricerca ed emancipazione artistica interiore. E' curioso notare come, nonostante egli prediliga il legno, il primo riconoscimento ufficiale avuto dalla critica in un concorso nazionale di scultura lo ebbe nel 1993 con un'opera realizzata in pietra. In particolare gli sviluppi recenti della vicenda creativa dello scultore, trovando espressione entro numerose commissioni di carattere pubblico, hanno visto amplificare le facolt comunicative della sua opera: materializzata in figure idealmente sullorlo di un perenne mutare, essa ha accolto nella propria dimensione narrativa, accanto alla riflessione intimista, dati della cultura e dellimmaginario collettivo, cos come alcuni aspetti controversi o drammatici del nostro presente".
Silvano Soppelsa nasce ad Agordo (BL) il 4 marzo 1963 e vive fino a dieci anni nel suo paese d'origine: Celat di Vallada Agordina, una piccola frazione della Valle del Biois a mille metri di altitudine. Un paese povero ma ricco di sapori autentici: il vecchio panificio col forno a legna, le fontane d'acqua gelata, i boschi. In una gita a Falcade con la famiglia conosce Augusto MURER e ne visita lo studio. Tornato a casa realizza il suo primo lavoro: un piccolo San Francesco. Trasferitosi a Padova inizia giovanissimo a lavorare il legno, dapprima come apprendista falegname poi come restauratore di mobili. Ma per esprimere le immagini che iniziano a configurarsi nella sua mente dovr ancora aspettare. Nella seconda met degli anni ottanta inizia a dedicarsi alla scultura realizzando nel 1988 la sua prima partecipazione ad una mostra. Nel 1991 frequenta i corsi di disegno del Maestro Umberto Menin e successivamente, per due anni, quelli serali del Liceo Artistico "A. Modigliani" di Padova.