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Autonomia scolastica Dodici anni fa, nella stagione delle riforme istituzionali finalizzate al decent ramento amministrativo e alla

valorizzazione delle autonomie locali in attuazione dell art. 5 della Costi tuzione, anche per il sistema d istruzione veniva realizzata una disposizione per l autonomia scolastica, destinata a modificare nel tempo i rapporti di potere e di responsabilit all interno dell Amminis trazione scolastica e del sistema nazionale di istruzione. In attuazione dell art. 21 della legge delega n. 59/1997 (cosiddetta legge Bassani ni) veniva approvato il Regolamento per l autonomia delle istituzioni scolastiche che conferi va loro poteri nuovi. Tale Regolamento veniva definito con Decreto Presidente della Repubblica dell 8 marzo 199, n. 275 ed entrava in attuazione dal 1 settembre 2000. Nel frattempo, mediante un altra norma delegata (Dpr 233/1998), si era proceduto a dimensionare, secondo fasce di popolazione scolastica, i circoli didattici, le scuole medie, g li istituti comprensivi e gli istituti superiori, conferendo loro personalit giuridica e denominandole istit uzioni scolastiche con dimensioni indifferenziate per i diversi settori scolastici. Il regolamento di cui al Dpr 275/1999 segnava la nascita dell autonomia scolastica , salutata, forse con un eccesso di ottimismo, come la madre di tutte le riforme. Rileggendo quel regolamento si ritrova ancora oggi tutta la carica innovativa di allora e tutto il potenziale, pressoch intatto, dell innovazione che esso portava e delle condizioni per preparare altri cambiamen ti strutturali che avrebbero potuto arrivare. Buona parte (o quasi tutto) di quel potenziale rimasto intatto e, generalmente i nespresso. Vi sono state scuole che ne hanno fatto buon uso, ma, pur nell esperienza apprezzabile, so no rimaste isolate e non hanno visto generalizzato e seguito il loro impegno e la loro attenzione a ll innovazione. Autonomia: riforma mancata? Vi sono due elementi contrapposti che hanno in parte impedito il completo decoll o effettivo e generalizzato dell autonomia scolastica. Da una parte il sistema centrale, pur esprimendo attenzione all autonomia e impegn o a rafforzarla e a valorizzarla, a volte ha sottratto spazio decisionale alle istituzioni vincola ndole a dispositivi organizzativi e gestionali definiti a livello centrale. Nella fase iniziale dell a riforma sembrato, a volte, che vi fosse una specie di sfiducia pregiudiziale a riconoscere tutto il potere autonomo derivante dalle norme, preferendo invece caricare le istituzioni scolastiche di competenze amministrative decentrate, anzich legittimare il loro potere istituzionale. D altra parte, invece, le istituzioni scolastiche hanno spesso continuato a cercar e suggerimenti e aiuti nell attuazione delle norme, come se non vi sentissero ancora emancipate. Ta

lvolta hanno, invece, affermato quasi una indipendenza dal sistema centrale, come se non appar tenessero all unico sistema di istruzione. Ma le norme non prevedono autonomia (indipendenza) dal sistema bens autonomia nel sistema. C stato e, qua e l, c ancora una voglia di affrancarsi dal sistema nazionale di istru zione secondo una logica che sa un po di anarchia. Vi sono state istituzioni scolastiche che in certe circostanze hanno rivendicato il loro diritto di decidere autonomamente se dare attuazione ad una legge (non gradita). Va detto che la legge sull autonomia non ha concesso alle istituzioni scolastiche il potere di decidere SE attuare una norma generale, ma ha conferito il potere e la responsab ilit di decidere COME applicarla. Alcuni anni fa il nuovo Titolo V della Costituzione ha dato riconoscimento di pr estigio alla autonomia delle istituzioni scolastiche, ma non le ha svincolate dal sistema di istruzione. Nel Regolamento dell autonomia scolastica (Dpr 275/1999) vi sono alcune norme che riteniamo opportuno richiamare per consentire, anche con una lettura approfondita, di capi re meglio la portata del cambiamento indotto.

L ultimo articolo del Regolamento, l articolo 17, contiene l elenco di precedenti norm e di legge che lo stesso Regolamento, in base ad una espressa delega normativa, ha potuto a brogare. Non faremo qui l elenco delle disposizioni abrogate, ma vogliamo solamente ricorda re che quelle disposizioni, cancellate dal Testo Unico delle norme in materia di istruzione (d ecreto legislativo 296/1994), prevedevano competenze gestionali o organizzative a carico degli uffi ci centrali (ministero dell istruzione) e vincolavano le scuole ad adottarle. Con quelle abrogazioni veniva tolto il vincolo di dipendenza organizzativa delle scuole verso il sistema centrale. Alcuni esempi per capire: - stata abrogata la competenza del ministero nel definire i programmi didattici d i insegnamento che prevedevano nel dettaglio contenuti, obiettivi e modalit didatti che di attuazione; - stata abrogata la competenza del ministero nel definire modelli organizzativi e gestionali, come ad esempio, i modelli di scheda individuale per la valutazione degli alunni , che fino a quel momento costituivano il modello ministeriale obbligatorio; -l organizzazione a moduli nella scuola primaria stata abrogata come modello organizzativo ministeriale obbligatorio, lasciando libere le scuole di adottare modelli didattico-organizzativi propri, compresi quelli stessi dei moduli (se graditi), come poi avvenuto in modo diffuso. Autonomia didattica e organizzativa L articolo 4 dell autonomia didattica per il singolo insegnante una delle disposizio ni dal maggiore potenziale innovativo sul piano didattico organizzativo. Nell incipit dell articolo si afferma che le istituzioni scolastiche operano nel ris petto delle finalit generali e concretizzano gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione. Le istituzioni scolastiche adottano le forme di flessibilit organizzativa che rit engono utile e possibile, tra cui -la definizione di unit di insegnamento non coincidenti con l'unit oraria della le zione e l'utilizzazione degli spazi orari residui; -l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principi o generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo; -l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da dive rse classi o da diversi anni di corso; -l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari. Il primo punto sopra richiamato riguarda la durata del cosiddetti moduli orari d

i durata inferiore all ora. riaffiorato recentemente un certo equino interpretativo che va fugato. Una scuola, ad esempio secondaria di I grado, che dal prossimo anno funzioner a 3 0 ore settimanali obbligatorie potr certamente trasformare quelle 30 unit orarie ciascun a in un modulo orario, ad esempio, di 50 minuti, risparmiando 10 minuti effetti per ogni ora pe r un totale di 300 minuti a settimana, pari a 5 ore. Quelle cinque ore risparmiate (ma obbligatorie) possono essere destinate a labor atori, gruppi di approfondimento, recuperi, ecc. assicurando a fine settimana le previste 30 ore da 60 minuti ciascuna. Ma la flessibilit avr consentito di realizzare un offerta formativa pi adeg uata alle esigenze degli alunni e alle scelte della scuola. L articolo 5 dell autonomia organizzativa al primo comma ricorda che essa: -deve essere coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e i ndirizzo di studio, -cura la promozione e il sostegno dei processi innovativi, -favorisce il miglioramento dell'offerta formativa.

L istituzione scolastica pu decidere l adattamento del calendario scolastico. Pu articolare l orario delle lezioni su cinque o sei giorni, prevedere lo svolgimen to di attivit nella fascia pomeridiana, definire l orario di svolgimento delle attivit. La scansione oraria delle varie discipline pu prevedere flessibilit e compensazion i. Va ricordato che ogni istituzione scolastica dispone del 20% di quota di istitut o. Ci significa che, in base all autonomia organizzativa, l istituzione pu introdurre nuove attivit e nuove discipline all interno dell orario obbligatorio, in sostituzione o diminuzione di altre. Su 30 ore di lezione settimanale quel 20% vuol dire 6 ore di quota di istituto r imesse alla autonoma determinazione di ciascuna istituzione scolastica. Organico funzionale Nel corso degli anni si parlato spesso di organico funzionale per l autonomia scol astica, cio di un organico arricchito, idoneo non solo ad assicurare i docenti strettamente necess ari per la normale attivit di insegnamento, ma anche a consentire momenti integrativi e di ampliamen to dell offerta formativa. La legge sulla semplificazione (n. 35/2012) ha previsto che ciascuna istituzione scolastica venga dotata di un organico dell'autonomia, funzionale all'ordinaria attivit didattica, educativa, amministrativa, tecnica e ausiliaria, alle esigenze di sviluppo delle eccellenze , di recupero, di integrazione e sostegno agli alunni con bisogni educativi speciali e di programm azione dei fabbisogni di personale scolastico, anche ai fini di una estensione del tempo sc uola . Si ora in attesa che tale dotazione straordinaria di risorse venga assegnata, da ndo cos attuazione all organico funzionale, anche se la stessa norma di legge prevede che tale dotazi one di organico arricchito non debba comportare aumento di spesa per lo Stato. La nuova rete scolastica Il Regolamento per l autonomia scolastica (Dpr 275/1999) prevede all art. 7 la possi bilit che le istituzioni, per il raggiungimento delle proprie finalit istituzionali operino fa coltativamente in rete, stabilendo in proposito specifici accordi. L'accordo di rete pu avere a oggetto attivit didattiche, di ricerca, sperimentazio ne e sviluppo, di formazione e aggiornamento; di amministrazione e contabilit, ferma restando l'aut onomia dei singoli bilanci; di acquisto di beni e servizi, di organizzazione e di altre att ivit coerenti con le finalit istituzionali. Con la legge n. 35/2012 sulle semplificazioni stata prevista la costituzione di reti territoriali tra

istituzioni scolastiche, al fine di conseguire la gestione ottimale delle risors e umane, strumentali e finanziarie. Le reti tra istituzioni scolastiche autonome, pertanto, vengono cos tituite d ufficio anzich per autonoma iniziative. Per questo nuovo soggetto istituzionale (da definire nei criteri di base e nelle modalit operative) la legge prevede la definizione di un organico di rete per le finalit previste, nonc h per l'integrazione degli alunni con bisogni educativi speciali, la formazione permanente, la preven zione dell'abbandono e il contrasto dell'insuccesso scolastico e formativo e dei fenom eni di bullismo, specialmente per le aree di massima corrispondenza tra povert e dispersione scola stica. Dimensionamento della rete scolastica Le istituzioni scolastiche autonome, al momento della loro costituzione nel 1999 , sono state dimensionate secondo una determinata quantit di alunni, compresa tra le 500 e le 900 unit (almeno 300 nelle piccole isole e nei Comuni montani). La legge n. 111/2011 ha rivisto drasticamente quei parametri per le istituzioni scolastiche del primo ciclo, elevandoli mediamente a mille alunni (500 nelle piccole isole e nei Comun i montani) e prevedendo anche la non assegnazione di dirigenti scolastici titolari nelle isti tuzioni costituite sotto tali livelli minimi di dimensionamento.

Per tutte le istituzioni scolastiche del primo ciclo la stessa legge ha previsto che esse siano tutte costituite esclusivamente come istituti comprensivi per garantire un processo di continuit didattica nell ambito dello stesso ciclo di istruzione. Il dimensionamento della rete scolastica stato affidato alle Regioni, in ossequi o alla previsione normativa in materia (decreto legislativo 112/1998) che riconosce loro tale comp etenza. Nei primi mesi del 2012 le Regioni hanno provveduto alla riforma della rete scol astica e alla costituzione nel primo ciclo di istituti comprensivi. In diversi casi le Regioni non hanno immediatamente definito il ridimensionament o della rete, preferendo graduarne l attuazione nell arco di due o tre anni. Gli assetti definitivi della rete potranno essere noti probabilmente nel 2013-14 .